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Newton Archeologia

I PRIMI ITALIANI congelati dal Vesuvio

TESTO Marco Merola FOTO Pasquale Sorrentino

Duemila anni prima di Pompei il Vesuvio seppell un popolo fuori dal comune, che viveva in pace e democrazia e invent la propriet privata. Unincredibile scoperta ha riportato alla luce gli italiani dellEt del Bronzo
Archeologi in una delle capanne ritrovate a Nola. Sulla destra, in primo piano, il fornetto insolitamente moderno dove cuocevano il cibo e, presumibilmente, fondevano il metallo.

ra uno scavo come tanti, e nessuno avrebbe osato immaginare che lenorme voragine nella zona di Nola (vicino Napoli), destinata alle fondamenta di un centro commerciale, avrebbe regalato uno dei pi importanti ritrovamenti archeologici degli ultimi anni. Sepolto sotto sei metri di terra, venuto alla luce un villaggio che, quasi 4000 anni fa, fu distrutto da una devastante eruzione vesuviana detta delle pomici di Avellino. Un cataclisma pari a quello che colp Pompei venti secoli dopo. Nola un caso unico nella storia

dellarcheologia, destinata a diventare una pietra miliare nello studio della vita al tempo dellEt del Bronzo. E potr rispondere a fondamentali domande: cosa cera in Italia prima della nascita della civilt romana? Quali popolazioni vivevano? Dove e come? Rispetto ad altre civilt del bacino del mediterraneo, infatti, quella italica relativamente giovane. Per capirci: mentre nel Mezzogiorno si viveva ancora nelle capanne, in Egitto la sfinge e la piramide di Cheope esistevano gi da quasi mille anni.

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Un volto su cui il tempo non passato


Tecnologia, studio e tanta pazienza per ricostruire le sembianze dei nolani
agli uomini e donne avevano 4000 anni fa, Vesuvio sottrasse Ridarevita rendendoneallequandodiil Nola laspetto che loro la eterne le spoglie. Ci prover lantropologo e paleontologo Francesco Mallegni, noto in tutto il mondo per aver ricostruito il volto di un marinaio depoca romana (nella foto) sulla base del teschio rinvenuto nello scavo pisano di San Rossore [vedi Newton Novembre 2000, pag. 70]. Per questo delicatissimo compito, lesperto si avvarr della sua grande esperienza nellelaborare i dati sugli aspetti antropometrici, paleodemografici, paleopatologici e paleonutrizionali dei gruppi umani antichi del Bacino del Mediterraneo. In pratica analizzer ci che stato portato alla luce a Nola, miscelandolo con le tecniche quotidianamente impiegate dalla medicina forense [vedi Newton Ottobre 2000, pag. 120]. Sar un lavoro lungo e minuzioso, ma lobiettivo vale ogni sforzo: guardare in faccia il passato di ciascuno di noi.

CAPANNE COI LUCERNARI SUI TETTI, FORNI, BROCCHE E SUPPELLETTILI. I NOSTRI AVI DELLET DEL BRONZO ERANO PRIMITIVI MA NON TROPPO

Secondo unesperta dellquipe che si occupa degli scavi di Nola, Claude Albore Livadie, archeologa del Consiglio nazionale delle ricerche francese e docente allIstituto Universitario Suor Orsola Benincasa di Napoli fu proprio leruzione delle pomici levento di passaggio da una civilt primordiale, basata sul modello di societ tribale, a una pi avanzata tecnologicamente e pi incline alle arti. in questo periodo, infatti, che sono avvenuti i contatti, prima sporadici poi frequenti, con culture estremamente raffinate come quella del mondo Miceneo, approdata inizialmente sulle zone costiere e poi diffusasi nellentroterra. Insomma: proprio in questo momento che gli italici cominciano a crescere.

Lo scavo di Nola (foto grande) ha portato alla luce manufatti insolitamente civili per uomini quasi primitivi. Come la brocca che larcheologa Claude Albore Livadie ripulisce (a sinistra) o il forno (foto 1 in basso). Le capanne, pietrificate dalleruzione, erano erette su pali orizzontali e verticali (nella foto 2 si notano i segni) e avevano persino porte dingresso (foto 3).

Un tesoro ben custodito


Per la prima volta gli studiosi si sono trovati di fronte non solo a frammenti di manufatti e abitazioni ma a strutture tridimensionali, capanne di cui si distinguono chiaramente le pareti (che seguono un andamento a ferro di cavallo), le divisioni interne e perfino le recinzioni esterne. emerso addirittura un lucernario, elemento architettonico assolutamente insolito per quei tempi. Ora possibile ricostruire con precisione (sarebbe la prima volta) gli ambienti nei quali vivevano e lavoravano i nostri antenati. E persino i loro volti. Le tre capanne sono state rinvenute nello stato in cui si trovavano nellattimo delleruzione, spiega ancora Claude Albore Livadie. Dagli inconfondibili segni dei crolli delle tettoie siamo in grado di capire con esattezza quali furono gli effetti distruttivi della furia del Vesuvio. Ci ha in primo luogo permesso di datare con certezza linsediamento. Tutto ci che stato scavato nellarea infatti coevo, perch tutto fu sepolto nello stesso

momento dalle pomici che piovevano abbondanti dal vulcano. La studiosa si riferisce al livello evolutivo definito facies di Palma Campania, in onore del pi significativo (finora, ovvio) insediamento del Bronzo Antico rinvenuto nel 1979 a Palma Campania, nella zona di Nola. Proprio grazie a pomici e cinerite, che hanno saturato gli ambienti delle capanne, sono arrivati fino a noi i calchi delle strutture, continua Livadie. Si tratta di un evento importan-

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I testimoni del terrore


Gli scheletri di San Paolo Belsito raccontano una delle pi grandi tragedie dellantichit
da una colonna di da lampi, dai boati i piedi bruciati Accecatiassordatigigantescadel Vesuvio,fumo avvoltafuga, dalla spessa coltre di pomici, disorientati, sfiniti dalla un uomo e una donna si adagiarono al suolo. Invano tentarono di proteggersi dal violento bombardamento di pomici e frammenti lavici portandosi le mani al volto. I loro corpi, come quelli degli altri abitanti del villaggio, furono seppelliti in poche oreda quelleruzione (delle Pomici di Avellino) che un giorno tra il 1880 e il 1680 a.C., pose fine alla cultura degli abitanti di Palma Campania. E cos, con le mani al volto, sono stati ritrovati nella campagna di San Paolo Belsito (nei dintorni di Nola) gli scheletri di una donna di circa 21 anni, di bassa statura, e di un uomo di circa 40-50 anni, molto robusto ed alto almeno un metro e settanta. Nel 2000, nella stessa zona stata portata alla luce unintera necropoli, anchessa risalente allet del Bronzo. Fino a oggi sono emersi tredici individui, ma c ancora da scavare. Per questo sar creato, nella zona, un centro per la ricerca sullera pre-vesuviana.

GLI UOMINI NEI CAMPI O AD ACCUDIRE LE BESTIE; LE DONNE IN CUCINA, AL TELAIO O A CONCIARE LE PELLI; UN GRUPPO DI SAGGI DECIDEVA PER IL BENE DI TUTTI: COS SI VIVEVA AL SUD 4000 ANNI FA

Nella sequenza, le fasi di restauro del copricapo di zanne di cinghiale, uno dei ritrovamenti pi importanti del sito. Non ne ancora chiara la funzione: era un segno distintivo dei capi clan o solo un ornamento tipico?

tissimo, perch ora sappiamo con certezza come erano fatte le capanne e comerano utilizzate.

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Alcuni scheletri ritrovati a San Paolo Belsito, una delle zone pi colpite dalleruzione delle Pomici di Avellino tra il 1880 e il 1680 avanti Cristo.

Nasce la propriet privata


Anche locchio pi smaliziato ed avvezzo alle meraviglie dellarcheologia non pu rimanere impassibile di fronte alla suggestione offerta da questo villaggio. Proviamo a capire come viveva la trib che lo abitava. Lorganizzazione del villaggio raconta larcheologa, la medesima di

quella che abbiamo intuito osservando le tracce di altri insediamenti trovati nella zona [circa 40 siti in poco meno di 6 chilometri quadrati, ndr]. Siamo ormai certi che ciascuna capanna era abitata da gruppi composti da 6 o 7 individui e che ogni clan delimitava il proprio terreno con palizzate e steccati. Circostanza che conferma quanto gi si pensava, cio che proprio nel Bronzo Antico sia nato il concetto di propriet privata.

Lesperta continua a spiegare, e sembra quasi di vedere gli abitanti dei villaggi dellagro nolano. Gli uomini si dedicavano principalmente alla pastorizia ed allagricoltura, senza per disdegnare la caccia. Le donne, oltre ad occuparsi della casa, erano bravissime a lavorare i tessuti e le pelli. Forse cera un gruppo di saggi che decideva per tutti, ma le loro sentenze erano certamente democratiche. Nelle tombe scavate lo scorso anFebbraio 2002

no nella necropoli di San Paolo Belsito, continua la Livadie riferendosi a un altro paesino vicino Nola, non abbiamo trovato armi, n paramenti reali o altri oggetti che potessero far pensare alla supremazia di una casta sulle altre o addirittura di un singolo. Per la scelta dei villaggi ci si basava sulla morfologia della zona. Si preferivano zone pianeggianti o collinari, in prossimit del guado di un fiume, di una via principale o di un passo, comunque in posizioni ben difendibili, nelle quali sentirsi sicuri. nel Bronzo Medio, circa 150 anni dopo, che cominciano sfiducia e bellicosit tra gruppi vicini. Infatti gli insediamenti di questo periodo si trovano arroccati in zone montagnose e inaccessibili, e nelle tombe individuali vengono sepolti solamente i guerrieri.

Inestimabile tesoro
La ricerca di nuovi reperti potrebbe andare avanti per anni, ma
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lombra della costruzione del centro commerciale (per ora bloccata) grava minacciosa sul futuro del sito. La Sovrintendenza archeologica di Napoli e Caserta ha assicurato che i lavori continueranno almeno fino a marzo, ma anche se terminassero oggi avrebbero gi offerto materiale per anni di studi. Le tre capanne scoperte fino a questo momento erano infatti piene di oggetti dogni genere; unulteriore prova di quanto sia stata immediata e senza preavviso leruzione che le distrusse. Un deposito-laboratorio stato allestito nelle vicinanze per analizzare e riassemblare il tesoro. Decine di vasi dalle forme pi varie e decorati con inaspettata maestria, tazze, suppellettili, oggetti da lavoro, perfino fornetti dalal foggia insolitamente moderna per cuocere il cibo e, probabilmente, per fondere i metalli (da qui il nome Et del Bronzo). Insomma tutto il corredo di una casa civile. Loggetto sul quale si stanno in

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Un occhio laser al servizio dellarcheologia


Una tecnologia del futuro per non perdere neanche un dettaglio del passato
scavo di Nola sar ricordato anche perch, per la stato uno strumento ad Loprima volta, mappareutilizzatoarcheologico. Graziealta tecnologia per un sito allinnovativo scanner laser Cyrax 2500, la societ italiana Tecno In riuscita ad ottenere unimmagine tridimensionale perfetta dellarea su cui, in seguito, fare tutti gli opportuni rilievi e le misurazioni del caso. Questo possibile in quanto lo scanner laser agisce ad altissima definizione e velocit, ogni volta che il raggio verde si posa su una superficie permettendo di acquisire nuvole di punti con una densit di 1000 al secondo ed una accuratezza di 2 millimetri. Limmagine che si ottiene (a sinistra), non virtuale, ma una rappresentazione perfettamente fedele di ci che lapparecchio ha visto. Per gli archeologi sar come essere nello scavo pur restando seduti al Pc.

NOLA HA ANCORA MOLTI SEGRETI DA RIVELARE, MA SERVE ALTRO TEMPO. LE LEGGI DEL COMMERCIO CEDERANNO A QUELLE DELLARCHEOLOGIA?
questi giorni confrontando gli studiosi un misterioso copricapo di zanne di cinghiale, del quale ancora non si capita bene la funzione.

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In alto a sinistra lo scanner laser in azione sul sito e, pi in basso, la mascella di un antico animale ritrovata durante lo scavo. Qui sopra, la punta di una freccia sempre in osso.

Il cappello del single


Era parte integrante dellabbigliamento di uno sciamano? Veniva adoperato per riti magici? Era semplicemente un oggetto in dotazione a tutti i clan del villaggio e serviva per identificare i capi? Oppure si trattava di un prodotto tipico dellartigianato del villaggio nolano? Ancora non si sa. A confermare la prima ipotesi il fat-

to che sia stato trovato nella insolita capanna di un single; in favore della seconda e della terza teoria c la circostanza che pezzi di osso uguali a quelli che costituiscono la struttura del copricapo sono stati trovati, in seguito, anche in altre capanne. Nel frattempo loggetto nei laboratori del Museo Archeologico di Napoli dove gli esperti stanno cercando di ricreare anche il supporto in cuoio o in tela che avrebbe dovuto avere allepoca. Nola ha svelato solo una piccola parte dei suoi segreti; il resto, forse,

lo porter con s per sempre quando le capanne saranno di nuovo ricoperte dalla terra, sua zelante custode per ben 4000 anni, per la costruzione del centro commerciale. Abbiamo fatto diversi saggi di scavo che hanno confermato la presenza di un livello pi antico al di sotto di quello sul quale stiamo lavorando, conclude Claude Albore Livadie. Si tratta di un insediamento precedente di una ventina danni, altrettanto interessante. Speriamo solo di avere il tempo N per portarlo alla luce.
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