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Lawrence Sudbury Il Graal dentro di noi

A E., S. e D., le tre donne della mia vita e ad Ari, piccolo grande amico silenzioso.

Il Graal dentro di noi


Un' ipotesi d'interpretazione su base simbolica

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I) Introduzione
Un bisogno ineludibile risaputo che, dal punto di vista psicologico, il bisogno di conoscenza si pone tra i primissimi bisogni umani, subito successivi al soddisfacimento delle cosiddette necessit primarie1. Quando, poi, tale conoscenza riguarda le questioni ultime, le grandi domande riguardo al nostro essere, la necessit di risposte convincenti, finali e definitive, soprattutto in un periodo di declino delle religioni tradizionali, diventa di un'impellenza incontrovertibile2. Ovviamente, quando ci poniamo domande sul significato della vita, normalmente lo facciamo riguardo al suo valore: perch esista e quale sia il suo obiettivo. Ci accorgiamo, allora, che molti dei valori per cui lottiamo quotidianamente sono puramente strumentali e che, con ogni probabilit, non
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Cfr., tra gli altri, M. Fullman, The Soul and the Need, New York, Cooper, 1998, passim. Don Cupitt, The Great Questions of Life, San Francisco, Polebridge Press, 2006, pag. 7

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verremo mai a capo del mistero del nostro esistere. Subentra cos, in alcuni, il senso di disillusione che porta a ritenere le risposte ultime non solo irraggiungibili ma addirittura inesistenti (perdita definitiva di senso), in altri, un affidarsi spesso cieco alle risposte preconfezionate delle religioni, a cui ci si abbandona con un atteggiamento fideistico che non risolve il bisogno intrinseco di conoscenza ma funge unicamente da segnaposto, da marca di un'assenza3. Se, dunque, vero che [...]il pensiero confinato nei suoi limiti e non pu penetrare n comprendere la sfera superiore del nostro essere[...] e che [...]nessuna filosofia, nessun sistema di pensiero pu rivelare con parole ci che divino, immutabile ed eterno[...]4, , d'altra parte, altrettanto vero che, a livello conscio o inconscio, il senso di vuoto di una dissonanza cognitiva radicale5 permane e porta a quell'impellenza di ricerca che, per quanto mai esaustiva, diventa tratto distintivo dell'essere umano.
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Kelley L. Ross, Ph.D., The ''Need to Know" and the Meaning of Life, in The Proceedings of the Friesian School, Fourth Series, 2003 AA.VV., Al di l dello specchio, in Cercare se stessi, Ed. Il Ragno Incantato, 2005, pag. 2 Fullman, citato, pag.41

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La ricerca come genere letterario Se diamo come scontata la definizione di letteratura come espressione scritta, spesso metaforica, del sentire e dell'agire umano6, ci rendiamo presto conto che i bisogni di cui trattavamo poc'anzi sono stati e sono cos impellenti nell'uomo da aver dato vita, sin dai primordi di quella che generalmente definiamo storia, a un genere letterario ben preciso e codificato, definito in italiano, non sempre propriamente, viaggio iniziatico e in inglese, con espressione pi generica e, forse per questo, maggiormente omninglobante, quest. Si tratta, proprio perch legato a bisogni umani archetipici e profondissimi, di un genere letterario antichissimo, se non addirittura il pi antico in senso assoluto nel cammino dell'umanit: quest l'Epopea di Gilgamesh, che esce dalla sua terra in cerca dei segreti della vita eterna, quest la vicenda dell'Ulisse omerico, con i pericoli che l'eroe incontra mentre cerca di raggiungere il suo obiettivo, quest
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Elisabeth Argyle-Stewart, Introduction to Literature, Boston U.P., 1996, pag. 22

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il viaggio degli Argonauti alla conquista del Vello d'oro7... Da una lettura comparata di questi esempi primigeni del genere letterario emergono alcuni elementi interessanti: 1) una quest si delinea essenzialmente come la narrazione di un viaggio, reale, mentale o iniziatico, verso un obiettivo di estrema importanza; 2) la vera portata di tale viaggio non consiste tanto nel raggiungimento dell'obiettivo, quanto nel viaggio stesso, che diventa valorialmente autoreferenziale nel momento in cui presuppone un progressivo allargamento del campo conoscitivo e autoconoscitivo del protagonista; 3) dal punto di vista narrativo in senso stretto, lo schema generale della quest, pur con qualche variante episodica, normalmente piuttosto codificato e ripetitivo. La quest prende il via da un iniziatore che necessita di qualcosa o di qualcuno estremamente importante per lui. Questo obiettivo presuppone un grandissimo impegno per essere raggiunto. L'iniziatore chiede o impone a qualcuno di intraprendere la ricerca o decide di partire da solo. Segue
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Wikipedia, -Quest-, http://en.wikipedia.org/wiki/Quest

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un viaggio lungo e irto di pericoli in cui il ricercatore pu essere solo o con alcuni compagni. I pericoli che il ricercatore deve affrontare possono presentarsi durante il viaggio per raggiungere l'oggetto (rischi esterni che possono portare a una temporanea sospensione della ricerca) o una volta esso sia raggiunto (rischi interni, direttamente legati all'oggetto stesso). Nella maggioranza dei casi il ricercatore, raggiunto l'oggetto, deve comunque affrontare una prova d'iniziazione per dimostrarsi degno dell'acquisizione dell'obiettivo. La quest, infine, normalmente si completa con il ritorno del ricercatore (che non necessariamente ha raggiunto il suo scopo) al punto di partenza: si d dunque alla quest una forma narrativa non circolare ma orbitale o, meglio ancora, spiraliforme, nel senso che, se pur il ritorno avviene nel luogo narratologico di origine, il protagonista (eroe, ricercatore) a non essere pi il medesimo, in virt delle prove di vario grado, correlate alla ricerca stessa, sostenute8.
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Cfr. ad una libera interpretazione delle funzioni narratologiche della quest in Paul Barrette, The Quest In Classical Literature:

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Risulta assolutamente palese, dunque, che il viaggio iniziatico, la quest, si configura, essenzialmente come una grande metafora simbolica della vita umana e del suo progressivo cammino di conoscenza. Se, comunque, ci che pi conta il viaggio, l'itinerario di sviluppo, ci avviene dal momento che l'obiettivo, l'oggetto della ricerca resta sempre, pur sotto il velame di simboli e metafore, sostanzialmente il medesimo, cio la Conoscenza globale, l'assunzione di senso della propria esistenza, che si articola in modo differente a seconda del contesto storicosociale di riscrittura dell'archetipo culturale fondamentale: si tratter dell'eternit per Gilgamesh in una civilt come quella assira in cui il senso della morte e la spasmodica volont del suo superamento sono di pregnanza assoluta9; sar il ritorno pacificato per Ulisse in un periodo, come quello omerico, di guerre continue per il predominio sull'Egeo; sar l'arricchimento (il fondamentale significato simbolico del vello d'oro10) per Giasone, in un periodo in cui
9 10

Structuralism And Databases, McMaster University, 2004 Cfr. Roberto Bonconsiglio, Gli Assiri, Areth, 1991, passim Cfr. Allen Sanderson, The Myth of Jason, Penguin Paperbacks, 1997,

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si afferma lo sviluppo mercantile e protocapitalista della Grecia arcaica. interessante notare come progressivamente si verifichi un sempre maggiore distacco tra simbolo e contenuto del simbolo: sembrerebbe quasi che ogni astrazione si andasse via via concretizzando, oggettualizzando, mano a mano che l'archetipo si attualizza nella storia culturale dell'umanit. Si pensi solo ai tre esempi citati: Significato
Immortalit Pace Arricchimento

Oggetto Quest
Immortalit Ritorno a casa Vello d'oro

Tipologia oggetto
Astratto-concettuale Astratto-reale Concreto-oggettuale

Si tratta di un processo culturale poco studiato che, probabilmente, potrebbe essere dovuto alla presa di distanza (anche in chiave cronologica) rispetto al nucleo concettuale fondativo archetipico e alla progressiva perdita di vista, da parte degli autori, del senso finale originario del mito della quest. Di fatto un tale processo di oggettualizzazione

dell'obiettivo della ricerca iniziatica prosegue nel tempo


passim

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raggiungendo un apice con quella che diventer la quest per eccellenza e che oggetto della presente indagine: la quest del Graal.

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II) Il Graal
Un oggetto misterioso Con il Graal si arriva a quello che, probabilmente, il limite estremo dell'oggettualizzazione nella simbolizzazione dell'obiettivo della quest: nella pi comune accezione, si ritiene che il Graal sia un oggetto, ma, sull'interpretazione di quale oggetto esso sia, esistono le pi svariate (e a tratti fantasiose) interpretazioni. La pi diffusa tra esse, quella che identifica il Graal come la coppa utilizzata da Ges Cristo nell'Ultima Cena e successivamente usata da Giuseppe d'Arimatea per raccogliere il Sacro Sangue del Crocifisso , con ogni probabilit, tra le pi difficilmente accettabili dal punto di vista storico-filologico, essendo certamente databile in un periodo piuttosto posteriore rispetto alla diffusione del mito graaliano e identificabile con la pubblicazione (11801199) del poema epico Joseph d'Arimathie di Robert de Boron: si tratterebbe, in sostanza, di un'operazione compiuta in clima crociato per inglobare un mito pre-esistente e ricondurlo in ambito cristiano, quando, al contrario, come 11

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dice Julius Evola, [...]la tradizione cattolica nulla sa circa il Graal, e lo stesso dicasi per i primi testi del cristianesimo in genere11. Per provare a fare un po' di ordine nella selva di riferimenti, cerchiamo di creare una sorta di schema riguardo alle possibili interpretazioni del Graal12. In primo luogo, esistono almeno tre possibili approcci interpretativi: 1) un approccio, nettamente pi antico e maggioritario, che, come gi osservato, considera il Graal come un oggetto dalle precise caratteristiche fisiche (linea archeologica). Stante, come avremo modo di osservare in seguito, la vaghezza delle informazioni certe, qui le congetture dei vari studiosi hanno subito divaricazioni enormi, tali che, solo per menzionare i testi di ricerca degli ultimi cinquant'anni, il Graal stato identificato, per citare alcuni esempi significativi e ripetitivi, con:
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Julius Evola, Il Mistero del Graal, articolo apparso sul quotidiano Il Popolo di Roma il 30 marzo 1934.
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Sulla scorta dell'ottimo articolo di Mariano Tomatis Sacro Graal presente sul sito internet del CICAP (http://www.cicap.org)

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una coppa; una reliquia del Preziosissimo Sangue; un calderone dell'abbondanza; un piatto da portata d'argento dell'Ultima Cena; una pietra celeste; il piatto di Cristo; una spada; la lancia di Longino o una lancia bianca sanguinante;

un pesce; una colomba con la Santa Comunione nel becco; il perno della Terra; un Vangelo segreto; manna dal cielo; una luce accecante; una testa tagliata (possibilmente del Cristo); una tavola (la Tavola Rotonda?); la Sacra Sindone; 13

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l'Arca dell'Alleanza; un relitto dallo spazio; una linea di forza aghartica13.

2) Una seconda categoria di studi preferisce accantonare le ricerche sul campo, ritenendole soltanto l'aspetto vulgato e volgare di una ricerca dai tratti pi simbolici e spesso esoterici. All'interno di questa visione, il Graal diventa un simbolo dal valore universale che si presenta in varie forme all'interno di differenti sistemi miticoreligiosi. Secondo Julius Evola, per esempio, il Graal rappresenterebbe la Tradizione occidentale ghibellina, contrapposta a quella giudaico-cristiana. Per Ren Guenon sarebbe simbolo del Sacro Cuore di Cristo. Per Carl Jung, un archetipo dell'inconscio. Per Jesse Weston, un simbolo sessuale e di fertilit. Come si potrebbe determinare con rigore storico-scientifico quale tra queste interpretazioni la pi aderente alla realt? evidente che ognuna possiede una ricchezza di significato e una
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Per questo elenco, comunque non esaustivo, cfr. Karen Ralls,The Templars and the Grail, Quest Books, 2003, passim

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funzionalit ben specifica nel contesto all'interno del quale sorta. Si pu far riferimento a questo tipo di studi con il termine di Linea Simbolica14. 3) Una terza categoria, alla quale pi avanti ci atterremo per poi passare a un approccio di secondo tipo, si limita a considerazioni di natura filologica intorno al tema del Graal, studiandone le origini letterarie e individuando il progressivo evolversi del mito attraverso i secoli, con l'analisi delle diverse simbologie che mano a mano si sono delineate intorno a esso: si tratta di quella che pu definirsi Linea Filologica. Anche in questo caso le interpretazioni sono quantomai discordi, identificando, di volta in volta, tre origini principali:

la tradizione celtica di un recipiente dall'Altro Mondo o delle armi con poteri soprannaturali (Loomis15, Jackson16, e.a.);

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Mariano Tomatis, citato. Roger Loomis, The Grail. From Celtic myth to Christian symbol.,Cardiff: U.W.P.; N.Y.: Columbia U.P., 1963. xiv + 287 pp. Kenneth Jackson, Les sources celtiques du roman du Graal. In Les romans du Graal aux XIIe et XIIIe sicles. Colloques Internationaux du C.N.R.S., 3, Strasbourg 1954. Paris: C.N.R.S.,

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la tradizione araba o bizantina della pietra sacra dal cielo (Kormak17, Reinsfeld18, e.a.);

una tradizione cristiana, di origine probabilmente gnostica o eretica, di un talismano miracoloso del Cristo (Bournmouth19, Di Rillo20, e.a.).

Persino

per quanto

riguarda la parola Graal,

le

interpretazioni riguardanti la sua origine sono numerose. Le tre pi diffuse e, apparentemente, pi motivate dal punto di vista storico sono:

Graal

dalla

corruzione

vetero-francese

del

latino

gradalis o cratalis (piatto di portata largo e profondo in cui a Roma venivano serviti cibi in successione, cio gradatim, ai ricchi) lascerebbe intendere che il Graal sia, in effetti, il piatto usato da Cristo nell'Ultima Cena.
1956. pp. 21331 Vladimir Kormak, The Black Stone and the Graal, Oxford, O.U.P., 1993, pp. 83 ss. Arthur Reinsfeld, The Route of a Legend, Cambridge Philological Review, XIV, 11, 1998, pp. 46 ss. Robert Bournmouth, Catharism and Graalism, London, Penguin, 2001, pp. 31 ss. Marantonio Di Rillo, Il Graal: una conquista gnostica, Amphora, Siracusa, 2005, passim

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In realt, per, questa interpretazione sembra basarsi su una confusione tra nucleo mitico-graaliano e un testo del cronachista cistercense Elinardo (circa 1230) che narra del sogno di un eremita del 717 riguardante il piatto dell'Ultima Cena e del conseguente libro, scritto dall'eremita stesso, intitolato Gradale;21

Graal dall'unione corruttiva del latino gratus (piacevole) con il francese agrr (dare piacere), da cui Greal o Greel, portato col tempo alla forma che conosciamo. Numerosi filologi22 diffidano di una tale interpretazione, ritenendola etimologicamente, se non impossibile, scientificamente troppo azzardata. Per altro, si tratta di un'ottica che nulla aggiunge al nostro campo di conoscenza sull'oggetto della ricerca, dicendoci unicamente che il Graal una cosa bella, ma non spiegando minimamente di che cosa si tratti;

infine, Graal dalla mozzatura erronea del termine, ancora una volta francese, Sang Real (Sangue Reale), da cui

21 22

Cfr. Etimologia del Graal in Wikipedia (http://www.wikipedia.org) Ad esempio Jacques Belmont, Demistification et etimologie, Paris, Revue, 1999, pag. 86

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San Greal (in vetero- francese appunto Santo Graal). Si tratta di una interpretazione pi tarda rispetto alle precedenti (si comincia a diffondere solo intorno alla fine del Medioevo) ma, come avremo modo di osservare, gravida di implicazioni (al di l delle ormai note fantasiose deduzioni su legami dinastici tra Ges Cristo e i Merovingi di Lincoln, Baigent e Leigh23 utilizzate nel notissimo Codice da Vinci di Dan Brown), in particolare riguardo alle interpretazioni dei reali significati di quel termine sangue. Sembrerebbe, dunque, che il Graal svolga funzioni diverse a seconda degli autori che ne parlano e che porti ad interpretazioni differenti, spesso lontanissime le une dalle altre, sulla sua essenza e sul suo reale significato. Probabilmente, come affermato nella Catholic

Encyclopedia24, una corretta indagine ricostruttiva del nucleo mitico originario pu avvenire unicamente sulla base di una comparazione storico-analitica tra differenti versioni
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Cfr. Lincoln, Baigent, Leigh, Il Santo Graal, Milano, Mondadori, 1982, passim AA.VV., The Catholic Encyclopedia, CD-ROM, New Advent, 2005

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storiche: quanto ci accingiamo a fare nel prossimo paragrafo.

Le origini letterarie del Graal A prima vista, potrebbe sembrare che il filone letterario graaliano si estenda lungo un arco storico pressoch infinito, dalle origini della letteratura occidentale fino ai giorni nostri. In effetti, per, il corpus centrale dei romanzi del Graal si dispiega in un periodo temporalmente molto limitato, sostanzialmente tra il 1180 e il 1240. In questo lasso di tempo, l'esplosione del tema realmente impressionante, con una quantit notevole di scritti in francese, ma anche in tedesco, inglese, norvegese, italiano e portoghese. Dopo il tredicesimo secolo, le aggiunte al nucleo narrativo originario sono pressoch nulle e si pu tranquillamente affermare che il ciclo, come gran parte dei temi medioevali, venga completamente dimenticato gi all'inizio del Rinascimento, per essere recuperato solo dal movimento romantico all'inizio dell' '800, sviluppandosi in opere anche di enorme spessore quali Il Santo Graal e Gli 19

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Idilli del Re (1869) di Tennyson e il celeberrimo Parsifal musicato da Wagner (1882).25 L'impatto letterario delle leggende del Graal si protrae fino al 20 secolo. The Wasteland di T. S. Eliot (1925) usa il Graal come metafora del mondo moderno. Charles Williams descrive un conflitto moderno tra bene e male introducendo il Graal nel suo romanzo War in Heaven (1930), mentre le sue opere poetiche Taliessin through Logres (1938) e The Region of the Summer Stars (1944) sono rifacimenti metafisici dei romanzi cavallereschi. Nova di Samuel R. Delany (1968) associa il Graal alla balena bianca di Melville e ne fa una fonte di energia fantascientifica. La landa desolata in cui risiede il Graal Hollywood nel Lancelot di Walker Percy (1978), ma Las Vegas svolge lo stesso ruolo in Last Call di Tim Powers (1992). Moles, infine, cerca una pietra bianca simile al Graal nella storia della bestia parlante del Duncton Wood di William Horwood (1980).26
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Cfr. Richard Barber, The Holy Grail: Imagination and Belief, Harvard University Press, 2004, passim Cfr. Sandra Miesel, Articolo pubblicato su Crisis Magazine Settembre 2004 con il titolo The Real History of the Holy Grail, pag. 41

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Il momento storico pi significativo per quanto concerne la ricerca di un significato dell'oggetto Graal resta, comunque, il periodo delle origini. Si diceva di una incredibile proliferazione letteraria. Comunemente si ritiene che la prima apparizione del Graal nella letteratura avvenga con il Conte del Graal di Chrestien de Troyes e dei suoi continuatori. Si tratta di una vasta compilazione poetica di circa 60.000 versi, composta tra il 1180 e il 1240. Segue il poema epico in medio-alto germanico Parzival di Wolfram von Eschenbach, scritto tra il 1205 e il 1215. A questi va aggiunto il racconto folkloristico gallese noto come Mabinogion, che conosciamo solo attraverso un manoscritto del tredicesimo secolo ma il cui materiale certamente precedente e, basato su questo, il gi tardo poema inglese Sir Percyvelle del quindicesimo secolo. Tra le versioni successive al Conte e ad esso ispirate, la pi antica la gi menzionata trilogia metrica di Robert de Boron, composta presumibilmente tra il 1270 e il 1312, di cui solo la prima parte, il Joseph d'Arimathie, e una porzione della seconda, il Merlin, ci sono giunte, pur esistendone una versione 21

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prosaicizzata nel cosiddetto manoscritto Didot. La storia pi dettagliata del Graal si trova in Grand St. Graal, un voluminoso romanzo in prosa francese della prima met del XIII secolo, in cui si narra di Cristo stesso che si sarebbe presentato a un pio eremita per consegnargli il manoscritto da cui viene tratto il racconto. Oltre a queste opere, esistono tre ulteriori romanzi francesi quasi coevi, incentrati in particolare sulla ricerca, ma che danno anche informazioni sul Graal: il pi noto la Queste del St. Graal, poi interamente riscritto in anglo-normanno da Mallory nella sua Morte d' Arthur, mentre gli altri due sono il cosiddetto Didot Perceval o La petite queste e il lungo e prolisso Perceval le Gallois, noto anche come Perlesvaus.27 Di fatto, per, in questa grande proliferazione produttiva, solo pochissimi scritti appaiono essere realmente originali: la gran parte dei testi sono solo continuazioni o rielaborazioni personali, secondo il costume trobadorico, di alcune opere fondative individuabili, essenzialmente, nelle prime tre menzionate. Di queste, il Mabinogion (o, pi
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Note storico-letterarie tratte da The Catholic Encyclopedia, citato

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propriamente, I Mabinogion28), nucleo fondante di un altro ciclo, non propriamente graaliano ma collegato a esso, quello arthuriano, tratta qualcosa di solo parzialmente (e a seconda delle interpretazioni) assimilabile al Graal e quindi, nell'ambito della nostra ricerca, pu essere tranquillamente escluso da ulteriori approfondimenti. Dei restanti due scritti, il Conte del Graal viene normalmente indicato come il vero iniziatore del filone. Scritto in ottonari a rima baciata, dopo il 1180, la storia di Perceval, adolescente semplice e ignaro del mondo, allevato nella solitudine e nel silenzio della selva dalla madre che, avendo perduto il marito e i figli maggiori in imprese cavalleresche, pensa cos di tenerlo lontano da ogni pericolo. Un giorno Perceval incontra alcuni cavalieri che destano in lui una irresistibile vocazione alla cavalleria. Lascia la madre e raggiunge la corte di re Arthur, dove il saggio Gornemant lo inizia alla vita cavalleresca. Grazie a dure prove diventa un perfetto cavaliere. Decide, raggiunta la
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Cfr. Jeffrey Gantz, The Mabinogion, London and New York, Penguin Books, 1976, pag. 23

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consapevolezza di s , di raggiungere la madre. Durante il viaggio giunge al castello del Re Pescatore, sofferente per un'insanabile ferita. L vede apparire la misteriosa processione della lancia sanguinante e del prezioso Graal, che tutti i cavalieri della Tavola Rotonda cercano, ma che solo Perceval predestinato, per la purezza del suo cuore, a trovare. Tuttavia, per troppa discrezione il giovane cavaliere non osa interrogare il suo ospite sul significato di questa cerimonia. Il mattino seguente tutto sparito. Perceval riprende il viaggio, ma apprende che la madre morta di dolore. ora invaso da un nuovo desiderio, quello di rintracciare il Graal e la lancia insanguinata, penetrandone il segreto. Un giorno, alla corte di re Arthur, un giovane gli rivela il suo involontario errore: non aver chiesto cosa fosse la processione del Graal quando ne aveva avuta la rivelazione. Il suo silenzio ha impedito al Re Pescatore di guarire e ha provocato grandi sventure. Perceval riprende la ricerca. Un venerd santo incontra un eremita, fratello del Re Pescatore. Dopo averlo confessato e assolto, l'eremita lo avvia a vita di penitenza e preghiera e gli svela una parte del 24

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mistero: il Graal contiene un'ostia con cui il Re Pescatore sostenta la propria vita. Qui si interrompe il poema, che narra poi (continuato da altri) le avventure di Gauvain29. Scritto da Chr(s)tien (Khristianus) de Troyes, poeta attivo tra il 1160 e il 1190, di cui sappiamo solo che, come si ricava dalle sue opere, era originario della Champagne (provenienza attestata anche dai tratti regionali della lingua da lui usata) e che svolse la maggior parte della sua attivit alla corte comitale di Troyes per legarsi, da ultimo, a Filippo d'Alsazia conte di Fiandra, cui dedic la sua opera maggiore (lasciata incompiuta alla morte), il Conte ci racconta del Graal pi per quello che non dice che per quello che dice. Nel testo, infatti, che, per altro, non ha, relativamente al periodo di composizione, uno spiccato carattere religioso30, il Graal non mai chiaramente identificato. Di esso, alla sua prima apparizione nel poema, si dice in realt solo che un contenitore e unicamente nella parte finale del poema,
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Riassunto tratto da AA.VV., Chrtien de Troyes, in Antenati Open Project, 1984-2006 (http:// www.girodivite.it/antenati) Come giustamente nota Albert Redfield nel suo Mistery of the Grail, London, Compton, 1998, pgg. 121-123

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proprio nel punto in cui si interrompe la parte realmente scritta da Chrtien, si specifica: l santo Graal conteneva ci di cui si nutriva il vecchissimo padre del re pescatore, che stava in una camera contigua e che non si nutriva come voi di cibo terreno. Ma ogni volta che veniva offerta un'altra portata, il santo Graal passava nuovamente per la sala e veniva portato a lui, al vegliardo che si nutriva solo del contenuto del Graal. Eri stato accompagnato l da Gurnemanz, che ti aveva detto di non far troppe domande. Perci non avevi chiesto perch la lancia sanguinasse, n che cosa significasse la coppa del Graal, di cui neanche sapevi il nome31 Dunque, il Graal sarebbe una coppa contenente l'Ostia, una
31

Cfr. Giovanni Spena Garroni, Le Comte du Graal, Torino, Carrocci, 1981, pag. 98

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sorta di incrocio tra la patena e il calice eucaristico. Le cose, per, sono meno semplici di quanto possano apparire. In realt il traduttore, definendo il Graal coppa, si lasciato influenzare dall'interpretazione pi ricorrente, di derivazione per, come si gi avuto modo di notare, posteriore (da Robert di Boron): Chrtien, nel verso sottolineato, parla propriamente di basin e non di coppa e basin in veterofrancese sta a significare ogni sorta di contenitore32, ragion per cui, dovremmo pi correttamente parlare di contenitore del Graal o di Graal come contenitore, il che non aggiunge nulla a quanto gi sapevamo, se non che il nostro Graalcontenitore, pu contenere in s l'Ostia. La ricerca di significato sull'oggetto Graal subisce dunque, nel momento in cui il pi antico scritto che ne tratta non specifica assolutamente la natura oggettuale del nostro oggetto di analisi, una brusca interruzione. Ci viene per in aiuto un dato cronologico e testuale di notevole importanza.
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Cfr. Pierre Rohmer, Dictionaire Philologique Romand, Marseille, Mediterrane, 1992, pag. 267

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Analizzando

l'ultimo

testo

base

da

cui

attingere

informazioni originali, il Parzival di Wolfram Von Eschenbach, si pu notare immediatamente che si tratta di uno scritto posteriore al Conte, quantomeno perch, anche senza ricorrere a prove filologiche e storico-linguistiche, Wolfram cita apertamente Chrtien, dicendo che la sua interpretazione del Graal come contenitore errata. Ci che pi ci interessa quella che Wolfram definisce come la sua fonte diretta: egli afferma di aver tratto la sua materia (e conseguentemente la sua interpretazione del Graal) da un testo datogli dal suo protettore, Hermann di Turingia, da questi posseduto fin dal 1177. Aggiunge, inoltre, di averlo integrato con le informazioni che gli provenivano dai racconti di un certo Kyot (Guiot?) di Provenza, quasi certamente un trovatore errante di cui non si ha, oggi, alcuna conoscenza (il che ha fatto pensare molti critici contemporanei33 che si trattasse di un semplice artificio letterario che, per, per ragioni che vedremo, non avrebbe molto senso). A sua volta, Kyot avrebbe appreso le sue
33

Ad esempio Ellie Crystal in The Alchemy of Time, N.Y., EAN, 2003

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conoscenze sul Graal da un manoscritto arabo di tale Flegetanis, abbandonato nella biblioteca di Toledo (riconquistata dai cristiani di Alfonso VI nel 108534) . Ora, mettendo insieme i vari passaggi e i riferimenti cronologici fornitici da Wolfram stesso, chiaro che ci troviamo davanti a una fonte, per quanto indiretta, ben precedente rispetto al Conte. Vale dunque la pena di indagare pi a fondo sul Parzival di Wolfram Von Eschenbach.

Il Parzival e la pietra Anche riguardo a Wolfram Von Eschenbach si sa abbastanza poco: nativo della Franconia (c.1170), soggiorn a lungo alla corte del langravio Hermann di Turingia, dove forse incontr Walther von der Vogelweide. Le sue liriche sono scritte in altotedesco medio e sono prevalentemente d'argomento amoroso secondo la tradizione del minnesang. Vi sono spunti di forte concentrazione poetica: suggestive,
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Cfr. Jesus Cantahar, Historia de la Ciudad de Toledo, Toledo, Perineo, 2006, pgg. 154 ss.

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in particolar modo, le albe, con la rappresentazione del distacco degli innamorati al termine della notte felice. Esse si distinguono, all'interno della tradizione, per la loro visione morale e per l'esaltazione della fedelt35. Wolfram per, soprattutto, l'autore di uno dei poemi pi ampi e profondi del panorama europeo del tempo, appunto il Parzival. Di per s, la trama di quest'opera, composta da circa 25.000 versi e databile tra il 1200 ed il 1210, ha molti tratti comuni con il Conte: Parzifal, ragazzo ingenuo e rozzo, lascia il castello dove vive protetto dalla madre e, come i cavalieri che ammira e il cui modello segue, impara a essere riservato e a tacere. Ma deve imparare anche ad andare oltre le regole dell'educazione cortese e dell'etica cavalleresca e a parlare e interrogare quando il destino lo vuole. Sia la madre prima di partire, sia il vecchio cavaliere Gurnemanz, che si fatto carico della sua educazione cortese, gli hanno raccomandato comportamenti gentili e prudenti, e soprattutto il riserbo. Ma questa educazione mondana, approvata dai suoi simili, non gli giover nell'incontro fatale con il Re Pescatore Anfortas.
35

Cfr. Antenati, citato

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Parzifal giunge, guidato dal suo cavallo che procede a briglie sciolte, al palazzo del re, che ferito, con una piaga sempre aperta, simbolo del peccato carnale inconciliabile con la purezza che i guardiani del santo Graal debbono conservare. Anfortas soffre senza speranza, e con lui tutta la corte. Basterebbe che Parzifal facesse una sola domanda, quella vera, e chiedesse al re cosa lo fa soffrire: la guarigione del re riporterebbe la gioia alla sua corte. Parzifal invece, memore del riserbo cortese, tace, commettendo una colpa fatale di cui, come negli antichi drammi greci, inconsapevole. Solo dopo molte avventure, umiliandosi e riconoscendo la superiorit della incomprensibile volont divina che lo ha condannato alla disperazione, Parzifal potr ritornare al castello del Graal, interrogare Anfortas ed essere, infine, proclamato egli stesso re36. Lasciando da parte il tema, per altro di grande interesse e spesso analizzato in molti saggi37, relativo al discrimine tra perfezione cortese-mondana e perfezione cristiana-mistica e
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Cfr. Antenati, citato, passim Ad esempio Enrico Accarati, L'Etica Cistercense e la Mistica Medioevale, Roma, Theorema, 1998, passim

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quello, collegato a tale concetto, del processo di elevazione morale dalle tenebre terrene alla luce divina, tipico degli scritti mistici medioevali, temi che, probabilmente, dovevano, nelle intenzioni della riscrittura di Wolfram di elementi precedenti, risultare centrali, i veri nuclei d'interesse per il nostro percorso risiedono, in particolare, nella visione che l'autore tedesco eredita del Graal come di una pietra. Prima di affrontare a fondo l'analisi di questo dato , per, opportuno cercare di liberare il campo da possibili obiezioni riguardanti la predatazione degli elementi significativi del racconto rispetto alla redazione del poeta francone. Che Wolfram si rifaccia a Chrtien non solo chiaro dai numerosi riferimenti testuali al suo predecessore, ma, come gi accennato, l'autore stesso a richiamare, seppure in forma negativa, il Conte, sottolineando l'errore interpretativo del poeta francese. Il che, per altro, non stupisce minimamente: in periodo trobadorico l'acquisizione e la reinterpretazione della materia di un altro poeta, lungi dall'essere considerati una sorta di plagio, erano visti come 32

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un elemento di pregio, per la capacit di aggiungere un nuovo tassello a un ciclo consolidato38. Perch, dunque, Wolfram avrebbe dovuto accampare altre fonti per il suo racconto? E poi, quali fonti? Prosaicizzando il testo, Wolfram afferma, quasi letteralmente: Il ben noto maestro Kyot trov a Toledo, in mezzo ai manoscritti abbandonati, la materia di questa avventura, scritta in caratteri arabi. Prima dovette imparare a decifrare la scrittura (ma non cerc di iniziarsi alla magia nera); fu un gran vantaggio che egli avesse ricevuto il battesimo, perch altrimenti questa storia sarebbe rimasta sconosciuta. Non esiste infatti nessun pagano abbastanza saggio da poterci rivelare la natura del Graal e le sue segrete virt. Un pagano (arabo), un certo Flegetanis, era molto famoso per il suo sapere. E' lui che scrisse l'avventura del Graal. Il pagano Flegetanis era in grado di predire il declino di
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Cfr. Romano Antonacci, La poesia bassomedioevale, Bari, Laterza, 1988, pgg. 41 ss.

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ogni stella e il momento del suo ritorno. Esaminando le costellazioni scopr misteri profondi di cui parlava tremando. Si trattava, diceva, di un oggetto che si chiama il Graal. Ne aveva letto chiaramente il nome nelle stelle. Un gruppo di angeli l'aveva deposto sulla terra e poi era volato via, al di l delle stelle. Da allora solo degli uomini diventati cristiani con il battesimo, puri come angeli, avrebbero dovuto prenderne cura. Cos scrisse Flegetanis. Kyot, il saggio, cerc nei libri latini dove mai potesse vivere un popolo abbastanza puro e incline a una vita di rinunce per diventare custode del Graal. Lesse le cronache dei regni di Francia, di Bretagna e d'Irlanda, finch, in Anjou, trov quel che cercava.39 Insomma, ci che viene scritto dal misterioso pagano Flegetanis deve passare dal filtro di Kyot, il cristiano, per essere poi leggibile per altri cristiani (non dimentichiamoci che siamo in pieno clima crociato!): per quale ragione Wolfram avrebbe dovuto rischiare di depauperare la materia del suo scritto citando come fonte
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Trasposizione tratta da Edmond Bergheaud, Analisi storicoletteraria del Santo Graal, in AA.VV., A la Recherce du Graal, Editions de cremille, Geneve, 1970, pgg. 40-42 , trad. di M. Tomatis

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prima un pagano se cos non fosse stato realmente? Forse per dare un maggiore prestigio alla sua opera? Ma non sarebbe bastato il riferimento al celeberrimo poema di Chrtien (che oggi definiremmo un vero e proprio best seller dell'epoca)? E ancora: su che basi si fondano le presunzioni critiche riguardanti l'interpretazione di Kyot come artificio letterario? Essenzialmente sulla impossibilit di avere notizie storiche su questo poeta, ma si tratta di un fatto assolutamente normale: stiamo parlando di un trovatore probabilmente della fine del XII secolo, cio di un periodo in cui questi cantori, per lo pi erranti, erano numerosissimi e solo di pochissimi di essi ci giunta qualche pur minima notizia storica (si pensi solo a quanto poco sappiamo dello stesso Chrtien...). Inoltre Kyot (o, pi probabilmente, vista la provenienza, Guiot), evidentemente, trattava di materia di provenienza musulmana e molto difficilmente sarebbe potuto passare indenne dalle maglie inquisitoriali, sia nel periodo immediatamente successivo alla sua presunta produzione sia, soprattutto, in periodi posteriori di roghi di 35

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libri e damnationes memoriae. Infine, senza un ponte reale con civilt extraeuropee, in che modo avrebbe potuto Wolfram inserire cos vasti riferimenti al mondo orientale? Ezio Albrile, recensendo un testo di Giuseppe Acerbi, scrive: Chiunque legga con occhio filologico il Parzival di Wolfram von Eschenbach non pu non notare infatti le fortissime affinit con il mondo iranico pre-islamico, che vanno dal nome del padre di Parzival, Gahmuret (e a loro volta rinviano allUomo Primigenio del mito mazdeo, Gayomart, il Gehmurd dei Manichei ), sino alla liturgia con l"acqua di vita" tramite cui viene battezzato Feirefiz, il fratello levantino (e quindi oscuro) di Parzival40. A sua volta Robert Graham menziona elementi di parallelismo tra i riferimenti storici del Von Eschembach e la Tavola Solare etiopica, lo Jamshid persiano e addirittura il Cridavena, il paradiso hindu41.
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41

Cfr. Ezio Albrile, Arcebi e il Graal, Centro Studi La Runa (http://www.centrostudilaruna.it), 2000 Cfr. Robert Graham, From East to West: a Cultural Journey in Middle Ages, Hoffenback, Toronto, 2003, passim

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Riferimenti

di

questo

tipo

sarebbero

stati

davvero

impossibili per un cavaliere tedesco di inizio 1200, a meno di non pensare, come Lincoln, Baigent e Leigh42, a una supposta affiliazione di Wolfram ai Templari (come vedremo largamente citati nel Parzival), cio all'Ordine monastico-cavaleresco che sar il vero trait-d'union culturale tra medioriente e occidente. un'ipotesi suggestiva che spiegherebbe, tra l'altro, la spiccata spiritualit di S.Bernardo (estensore della Regola dell'Ordine) che permea tutto il poema di Wolfram. Ma anche in questo caso perch parlare tanto diffusamente dei Templari nel testo e poi negarne una eventuale paternit della materia in oggetto, attribuendola a uno sconosciuto trovatore? Non sembrerebbe una cosa sensata, soprattutto qualora il Von Eschenbach avesse voluto, come appare evidente, scrivere un lungo elogio dei Templari e della loro mistica. Conseguentemente, dunque, l'ipotesi della finzione letteraria sembra da escludere e rigettare. Sgomberato il campo da possibili dubbi sull'origine della
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Lincoln, Baigent e Leigh, citato

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definizione graaliana nel Parzival, possiamo finalmente concentrarci sulla definizione stessa. Una pietra, dunque, semplicemente una pietra, grigia e umile, cos come umile deve essere colui che intenda conquistarla43. Ma, naturalmente, non si tratta di una pietra qualunque. Wolfram la descrive come: ...una pietra del genere pi puro [...] chiamata lapis exillis. [Se un uomo continuasse a guardare] la pietra per duecento anni, [il suo aspetto] non cambierebbe: forse solo i suoi capelli diventerebbero grigi44. E questa non che una delle sue incredibili caratteristiche: i suoi guardiani, i Templeisen, vivono nutrendosi unicamente della sua energia; solo chi conosce una totale purezza morale pu sollevarla e trasportarla e ogni anno il suo potere rinnovato grazie a un' Ostia consacrata che, durante il Venerd Santo, una colomba posa su di essa.
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44

Cos Ren Guenon, Simboli della Scienza Sacra, Torino, Adelphi, 1990, pag. 67 Parafrasi tratta da: Arcangelo Morigi, Parsifal - Storia di un mito, Aret, Roma, 1991, pag. 37

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Pi avanti nel poema, Wolfram ci fornisce ulteriori spiegazioni sulla sua origine: si tratterebbe, secondo il poeta tedesco, di un frammento dello smeraldo caduto dalla fronte di Lucifero durante la sua caduta. In un primo tempo esso sarebbe stato affidato in custodia agli angeli neutrali (quelli, cio, che nella grande lotta celeste non avevano preso posizione n per Dio n contro di Lui)45, per poi passare nelle mani di Adamo nel Paradiso terrestre46 e, dopo la cacciata di questi, essere consegnato a Titurel, il Re Pescatore, primo re del Graal, che, coadiuvato dai suoi Templeisen, custodisce la Santa Pietra nel castello di Munsalvaesche47. Come intendere il senso della definizione che Wolfram d del Graal come Lapis Exillis? Le interpretazioni sono state numerose e spesso notevolmente discordanti. Di per s, Lapis Exil(l)is significherebbe pietra sottile, il che potrebbe essere inteso come piccola pietra, simbolo di
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47

Cfr. Bergheaud, citato, pgg. 53 ss. Cfr. Julius Evola, Il Mistero del Graal, Roma, Mediterranee, 1994, pag. 76 Cfr. Bergheaud, citato, pgg. 61 ss.

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umilt o come, secondo un successivo utilizzo alchemico del termine, pietra di difficile invenimento. D'altra parte, tali interpretazioni comporterebbero la caduta della L, che non sarebbe necessaria nella evoliana48 interpretazione di Lapis Exilis, pietra dell'esilio, ad intendere l'elemento rimanente dopo la cacciata di Adamo (sebbene abbiamo osservato che, dopo la cacciata, durante l'esilio, la pietra non rimane ad Adamo, cio agli uomini comuni...). L'interpretazione pi diffusa resta comunque quella

abbracciata anche dal grande Ren Guenon49 che intende Lapis Exiliis come crasi di Lapis Ex-Coelis, pietra del cielo, sia in quanto caduta dal cielo con Lucifero, sia come chiave di volta, pietra angolare (dunque posta dall'alto) dell'Edificio cristiano, semioticamente assimilabile al Cristo stesso. In realt, per, osservando oggettivamente questa

interpretazione, non si pu non avvertire una certa dissonanza. Perch, in un apparato fortemente improntato
48 49

Cfr. Evola, citato, pgg. 112 ss. Cfr. Guenon, citato, passim

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all'esaltazione cristiano-crociata, velare il significato ultimo dell'oggetto della quest con una crasi che lo rende quasi irriconoscibile? E, a maggior ragione, perch farlo quando poi viene inserito all'interno di un apparato in cui si intersecano numerosi riferimenti biblici (dalla caduta di Lucifero all'Ostia consacrata)? Allargando, inoltre, il discorso all'intera opera di Wolfram, questa dissonanza in qualche modo permane. Spesso, leggendo l'intero testo poetico, si ha l'impressione di una sorta di giustapposizione, non sempre perfettamente amalgamata, tra elementi cristiani ed elementi altri, precedenti, quasi che il poeta tedesco abbia voluto cristianizzare, con una patina di simboli e riferimenti, una materia che (come d'altra parte ci dice egli stesso, raccontandoci delle sue fonti), direttamente o indirettamente (Kyot?), gli era giunta in altra forma, una forma che, per i suoi numerosi addentellati a simboli estranei all'occidente cristianizzato, potremmo tranquillamente sbilanciarci a definire medio-orientale. Lasciando, comunque, per ora da parte l'analisi delle origini 41

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del significato simbolico del Graal, su cui ritorneremo diffusamente in seguito, resta il fatto che, sulla base di quanto esposto in precedenza, siamo in grado di definire il Parzival, in virt delle sue fonti letterarie, la prima vera storia scritta riguardante la tradizione occidentale del Graal e che si tratta di una storia scritta che definisce, qualunque ne sia l'interpretazione possibile, il Graal come una pietra. da questo punto, dunque, che la nostra indagine deve proseguire.

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