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EPICA

La grande riscoperta dell'epica avviene nell'800, con il Romanticismo, per il forte interesse verso il Medioevo (crogiuolo di popoli, culla di nazioni [Francia e Inghilterra iniziano nel Medioevo a diventare nazioni], le invasioni barbariche portano aria nuova nella cultura classica ormai in declino). Altro interesse romantico: cultura popolare. I fratelli Grimm, oltre a curare la prima grammatica tedesca e scrivere edizioni critiche, si interessano di mitologia germanica e compongono raccolte di fiabe, sulla base di racconti derivati dalle interviste alle popolazioni della Selva Nera. Analogamente Niccol Tommaseo raccoglie canti lirici e Costantino Nigra (ideatore della linea La Spezia-Rimini) raccoglie canti popolari piemontesi. L'epica inizia con Iliade e Odissea. Questione omerica: stato davvero Omero a scrivere i due poemi? I Romantici sostengono di no, che siano raccolte di aneddoti mitologici. E' piuttosto improbabile, vista l'unit stilistica che li lega, siamo d'accordo per sul fatto che Omero (aedo) possa aver fatto una raccolta di tradizioni orali. Negli anni 50 del 900 Perry e Lord, studiosi americani, andarono in Serbia per analizzare la grande tradizione epica orale e come avveniva la trasmissione di questi poemi, essenzialmente di tema eroico. Il cantore non leggeva, andava di villaggio in villaggio e distribuiva la 'performance' in pi puntate, in cambio otteneva un modesto pagamento. Poteva durare una settimana o un mese a seconda di estate/inverno: il cantore modulava in maniera duttile la materia fissa che aveva in testa. Ecco perch ad esempio della Chanson de Roland abbiamo una versione di 4002 versi e una di 8000. L'epica quindi un genere orale che occasionalmente trova esito nella scrittura. L'Eneide, quindi, epica o no? E' stata scritta a tavolino, va letta e non rappresentata, ha un progetto politico (visto che stata composta per Augusto). L'epica tende ad essere anonima finch qualcuno non la scrive. E' patrimonio comune di un popolo ben definito, di una comunit, che si riconosce nei valori dell'epica stessa e nell'eroe che li incarna. L'epica ha quindi una funzione di specchio e ha un'impostazione manichea (da Manicheismo: dio buono e dio cattivo): il bene opposto al male, il bianco contro il nero, visione molto netta di chi il bravo e chi il cattivo. L'epica non ha sfumature e, per mantenere coesa la comunit, prescinde dalle differenziazioni sociali, interclassista: il povero e il ricco vi si riconoscono allo stesso modo perch prima di tutto appartengono alla stessa comunit. Epica delle lingue post-latine. Prime testimonianze: Nibelungen Lied: triste vicenda dei Burgundi (Sigfrido, Brunilde, Crimilde, Attila...); Edda (di Snorri Sturluson): saghe norrene (Odino, Thor...) raccontati in maniera gi cristianizzata. In ambito romanzo, una delle prime attestazioni la Chanson de Roland. Carlo Magno, imperatore con pi di 200 anni, deve assediare Saragozza per sottrarre la Spagna dal dominio arabo e conquistarla. Suo nipote: Roland. Nel Medioevo intercorreva un grande legame tra zio e nipote della sorella. Avuncolato: (nel sistema pre-borghese di intendere la famiglia, non mononucleare ma allargata, dove i figli legittimi e non venivano educati allo stesso modo e crescevano insieme) la moglie ha un livello sociale pi elevato del marito, solitamente un vassallo (matrimonio ipergamico) e il figlio, a partire dagli 8 anni circa, viene allevato dal fratello ricco della madre, per garantirsi un erede e farlo cavaliere. Roland il figlio della sorella di Carlo, che era rimasta vedova e aveva sposato Gano, il cattivo della storia e patrigno di Roland, da cui aveva avuto altri figli. L'odio tra Gano e Roland generato anche tensioni economiche e socio-politiche: Gano un barone feudale che possiede vastissimi territori e detiene quindi molti poteri in ambito giurisdizionale, Roland invece un ministrales, un funzionario pubblico alla corte di un signore che in cambio lo mantiene. Gano pro-pace, perch la guerra porta povert, sottrae uomini all'agricoltura e gli allevamenti vengono decimati. Roland invece pro-guerra, perch in caso di vittoria ci guadagna il bottino, che viene spartito tra i soldati, tra cui le armi. I ministeriali sono juvenes, cio non sposati, spesso secondo/terzogeniti che non avendo ereditato feudi e case, nell'attesa di sposarsi vivono presso lo zio o il padre. L'assedio di Saragozza durava da molto tempo e la situazione era abbastanza stabile. Carlo decide di negoziare la pace col sultano ed indeciso su chi mandare a Marsilio, l'emiro che risiedeva a Saragozza. [Auxilium: il feudatario deve dare al signore, in base all'estensione dei territori, un tot di cavalli e soldati in caso di guerra / Consilium: il signore d in gestione i territori ma chiede ai suoi baroni in cambio consulenza per le decisioni da prendere]. Carlo convoca i suoi baroni, consapevole del fatto che l'ultimo ambasciatore mandato a Marsilio era stato ucciso senza neppure essere ascoltato. Roland propone a Carlo Gano, piuttosto pauroso, ma d'altronde interessato anche alla pace. Gano per non finire male si accorda segretamente con Marsilio promettendo la fine dell'assedio e facendo in modo che le truppe arabe possano mettere mano sul tesoro dell'esercito franco. Gano comunica ai suoi di avercela fatta e si organizza il rientro in Francia. Davanti vi un'avanguarda, con il corpo grosso dell'esercito, dietro una retroguardia, con i soldati pi lenti e le salmerie (che contenevano tende, armi, vettovaglie e alcuni oggetti preziosi che potevano essere venduti in caso di necessit. Gano propone Roland a capo della retroguardia e gli viene consegnato il bastone della guida. All'altezza delle gole di Roncisvalle l'esercito assalito dai musulmani, che sono molto pi numerosi. Olivier, legato a Roland per companionaggio, cio amicizia sia affettiva che bellica, e per aver promesso in sposa a Roland la sorella Alda, invita Roland a suonare l'olifante, un corno ricavato dalla zanna di un elefante e dal suono molto forte, per avvisare l'avanguardia dell'assalto. Roland, pi prode di Olivier ma sicuramente meno saggio, forte del suo cavallo sveglio e della sua spada indistruttibile (la durlindana), non lo suona. L'arcivescovo dei Franchi Turpino benedice l'esercito e lo esorta a combattere, assicurando il paradiso in caso di morte. La retroguardia viene massacrata, rimane solo Roland che, vista la desolazione attorno, sale su un poggio, si volta verso la Spagna (per non morire da vile che scappa) tenta di rompere la durlindana perch nessuno se ne appropri dopo la sua morte e suona l'olifante con una potenza tale da fargli esplodere il cervello. L'arcangelo Michele scende e lo conduce in paradiso. Roland muore al duemillesimo verso circa, quindi ha una vita letteraria piuttosto breve. La seconda parte racconta di Carlo che piange sul corpo di Roland e d la notizia ad Alda (che muore), del miracolo del sole fermato per permettere ai Franchi di sconfiggere i musulmani, di Marsilio che chiama in aiuto l'emiro del Marocco che duella con Carlo e perde, di Gano che viene processato, quindi legato a quattro cavalli e squarciato.

Quanto c' di vero? Carlo non ha 200 anni. L'imboscata di Roncisvalle un fatto vero e datato 778, questo significa che Carlo non era ancora imperatore, ma un giovane capo barbaro sulla trentina. Nel 778 l'esercito di Carlo lasciava Saragozza e la retroguardia venne veramente massacrata a Roncisvalle ma non da musulmani, bens da predoni baschi (vascones), con lo scopo di prendere il bottino. Nella retroguardia erano presenti un certo Ruotulandus (da cui magari Roland), prefetto del limes bretone e quindi comandante delle truppe della Bretagna e il siniscalco dell'imperatore, persona di fiducia che gestiva la politica di corte ed era a capo delle guardie di palazzo. L'avvenimento viene taciuto negli annuali successivi al 778, solo una quindicina di anni dopo se ne parla: forse per insabbiare la questione o forse, ipotesi pi recente, perch per contrattare l'abbandono di Saragozza sarebbe stato preso in ostaggio l'emiro della citt, ecco spiegato il perch di tali autorit nella retroguardia. I musulmani nel testo sono presentati come pagani. I cristiani, pur conoscendo il loro monoteismo, sostenevano che le divinit venerate dall'Islam fossero Maometto (un profeta), Apollo (un dio pagano) e Tervagante (un dio totalmente inesistente). Com' composta? Dcasyllabes: verso comodo, un po' come il nostro endecasillabo. Pu avere cesura dopo la 4^ o dopo la 6^ sillaba. Pu essere composto attraverso formule (pi facilmente memorizzabili) ad esempio gli epiteti epici (Carlo dalla fiorita barba, prode Orlando, dolce Francia...). assonanzati: identit delle sole ultime due vocali: pane-case. La stessa assonanza caratterizza tutta la lassa. in lasse: di lunghezza variabile (nella Ch. de R. mai meno di 5 e mai pi di 70 versi). Accostamento delle lasse secondo parallelismo, per esempio con inizio similare (ahi durendal, ahi durendal...), oppure che iniziano con gli stessi versi che concludono la lassa precedente. Tecnica simile alla cinematografia: piccoli spostamenti di fuoco e di campo che permettono di guidare il nostro sguardo interiore lungo la narrazione. Questa struttura aiuta a mantenere la concetrazione nella fruizione orale. Alla fine di alcune lasse della Ch. de R. di Oxford (4002 versi) presente la sigla AOI, di cui non si sa il significato. L'ultimo verso della Chanson recita ci falt la geste que Turoldus declinet (qui finisce il poema che Turoldo ha: scritto/trascritto/rimaneggiato?)

CHANSON DE GESTE
Pron.: tSanson de dZEste (poi chanon) da res gesta (lat): imprese. Geste significa anche lignaggio (famiglia, genealogia), quindi si pu riassumere dicendo che si tratta di poemi che raccontano le imprese di una famiglia. Ce ne sono arrivate circa 70/100 e da Bertrand de Bar-sur-Aube (che opera un secolo dopo la Ch. de R., scrive Gerart de Vienne, ma non si sa se sia effettivamente uno scrittore o un rimaneggiatore) apprendiamo il metodo di classificazione medievale. Esistono tre gesta degne di essere cantate: quelle di Carlo o dei suoi fedelissimi: i sudditi sono fedeli ad ogni costo al re quelle di Garin de Monglaine, che ruotano attorno a Guillaume d'Orange. Ciclo del fiero lignaggio, in cui i vassalli cercano la propria autonomia e si domandano se effettivamente il re abbia sempre ragione quelle di Doon, cio dei Magonzesi (Mayance), una famiglia cattiva, chiamato anche ciclo dei vassalli ribelli, in seguito all'ereditariet dei feudi che inizia a rendere i vassalli autonomi. Poemi cupi, problematici, dilemma sul perch del tradimento. Tra questi: Gerart de Vienne. Nei tre cicli individuati da Bertrand: c. di Carlo: re buono, giusto vassallo vicino; c. di Garin: sovrano incapace (Ludovico il Pio) vassallo rimane comunque fedele, tra questi: Guillaume, personaggio realmente esistito, fattosi monaco dopo una vita da combattente e diventato pure santo. Il personaggio fantastico identificato dall'epiteto au nez court (dal naso mozzo) dal combattimento contro gli arabi durante l'assedio di Roma (evento di finzione) per conto dell'imperatore; c. di Doon: tra cui Gormont e Isembard in cui il vassallo (Isembard, cristiano) rinnegato dal re (Gormont, pagano). Unica chanson in octosyllabes ma andata perduta. Come si generano le chansons? Da un protagonista che piace e spesso si crea un intero ciclo dedicato a lui, in cui si racconta della sua discendenza, oppure della sua infanzia (enfances, sottogenere dell'epica in cui si raccontano gli antefatti): per esempio Berta da li pi grandi, in cui si racconta come nato Roland, e la Chanson d'Aspremont, sull'adolescenza di Roland e del duello contro un pagano poi convertito al quale aveva sottratto la durlindana. Il nemico (pagani, musulmani) viene sempre descritto come prode e bello, l'unica sua pecca il non essere cristiano, perch si ha pi gloria nel vincere contro un nemico valoroso piuttosto che contro uno infimo e brutto. Molti di questi poi si convertono, come la moglie di Guillaume. Esistono poi le Gesta della Crociata, in cui si narrano vicende contemporanee, come la presa di Gerusalemme. E' un ciclo piuttosto esiguo che comprende 3 chansons: Canzone di Antiochia, Presa di Gerusalemme, Les captifs (i prigionieri).

Cantar de mio Cid Editato molto presto. Rappresenta una fotografia esatta della situazione socio-politica del periodo in cui la vicenda si svolge: ogni riferimento storico e geografico attestato e pure il Cid Campeador un personaggio realmente esistito. L'unico codice che lo tramanda sprovvisto della prima pagina, quindi inizio in medias res. Inizia col Cid che lascia Burgos, perch accusato ingiustamente dagli altri baroni, invidiosi. Analogamente a Guillaume, il Cid rimarr fedele comunque al re che lo ha cacciato per vilt. Il Cantar diviso in tre parti: Cantar del destierro: partenza da Burgos Cantar de las bodas: il re per farsi perdonare fa maritare le due figlie del Cid coi due Infantes de Carrin che per, credendo di meritare di meglio, le violentano e abbandonano nella fortesta di Corpes Enfrenta del Corpes: il Cid affronta i due Infantes per rivendicare l'onore violato Poche altre Chanson in area iberica: una sul Cerco de Zamora e una sui 7 fanciulli di Lara, che vengono presi in ostaggio e uccisi. Paradosso di Fauriel: Fauriel affermava che tutta l'epica romanza aveva un'origine provenzale: la produzione in lingua provenzale di epica era ricchissima ed andata perduta, ma non abbiamo dati per dimostrarlo. In realt oggi si pi dell'idea che ogni genere abbia la sua lingua.

LIRICA
Riferimenti con la poesia elegiaca latina in prima persona, come quella di Properzio e Catullo. Il sistema ideologico di riferimento quello feudale: il cadetto, non potendo ambire al feudo per ereditariet dato che spettava al primogenito, o se lo andava a cercare altrove (motivo per andare a combattere a Gerusalemme) o restava nella corte del signore (mesnie cio 'masnada' da cui poi maison) come juven. Quindi alla fine a corte si stanno un sacco di giovani uomini non sposati e una sola donna, che la moglie del signore. Nasce un vero e proprio patto (la fin'amor): lo juven promette fedelt alla dama in cambio di una mer (mercede): anzitutto il saluto, di grande importanza (vedi in Tanto gentile... di Dante), uno sguardo, un bacio, fino al compimento fisico, preceduto da un asag, che consiste nel giacere nudi nel letto senza far niente. Se la donna si rifiuta o non si decide lo juven pu rompere il patto e viceversa (esistono canzoni su questo tema). Tutto ci nell'ottica del matrimonio medievale che comunque non contemplava l'eccesso di passione nella coppia. L'amante si chiama ami, se il rapporto solo fisico invece dru (o druda). L'obiettivo la joi, cio il piacere fisico. Siccome la donna sposata, nelle liriche la persona a cui ci si rivolge celata dietro uno pseudonimo (come la dangereuse), spesso anche maschile (mi dons [mio signore], il bel cavaliere perch la dama si divertiva a giocare con lo spadone) ricalcando in pieno il sistema feudale. Il primo trovatore attestato Guglielmo IX, nonno di Eleonora d'Aquitania (colei che sposando prima il re di Francia e poi re Enrico II d'Inghilterra il Plantageneto [facendo di fatto passare met Francia sotto il dominio inglese] fu causa dello scoppio della Guerra dei Cent'anni). Tuttavia egli sostiene di non essere il primo, avendo studiato alla scuola di Ebolo da Ventadorn (potrebbe essere quindi quest'ultimo). Le sue opere sono met di natura cortese, met di argomento erotico/osceno, quindi si presume che la lirica romanza nasca gi divisa in due rami, uno pi elegante e uno pi spinto. Guglielmo, per la sua attitudine libertina, fu pi volte scomunicato. La lirica romanza nasce in Provenza, quindi in lingua occitana. Questo fare poesia si chiama trobar (da cui trovatore). Per alcuni il termine deriva da tropare (fare tropi, cio riempire i melismi dei canti, S. Marziale di Limoges: famoso per i suoi tropi) quindi il trobar risalirebbe al canto dei monaci. Per altri deriverebbe da trovare, come invenire da invenio, nel senso di inventare qualcosa di nuovo. Gi all'epoca di Eleonora d'Aquitania la lirica provenzale si sposta pi a nord. Qui i trovatori, che scrivono in lingua d'ol, sono trovieri. Trovatrici (poche): trobairitz. Molti trovatori, forti del successo riscosso, si allontanano dalla Provenza per far conoscere il proprio genere in giro per l'Europa (chi in Ungheria, chi a Genova, chi nella gioiosa marca trevigiana, perch simila a una corte provenzale). Il poeta Uc de Saint Circ raccoglie una gran quantita di poesie in provenzale, le divide per autori, mettendo a cappello di ognuno una vida, cio una biografia, molte volte inventata e affiancando delle razs, cio delle spiegazioni. In Italia, in quella che sar la Scuola Siciliana, verranno accolti schemi metrici, contenuti, finezza e parole forti di questa poesia, tranne la musica: la lirica italiana nasce senza performance, il cantautore diventa poeta e si specializza nel campo che preferisce (amore, politica, comicit...). I due pi grandi trovatori incarnano i due diversi modi in cui si realizza la fin'amor: Bernart de Ventadorn: un sondadier, un assoldato, pagato anche per commettere veri e propri crimini per volont dei signori. Scrive la pi nota lirica provenzale, La Lauseta (l'allodoletta). In effetti l'allodola (per quel riguarda il canto degli uccelli diurno), l'usignolo (per quello notturno) e la rondine (portatrice di primavera) sono molto ricorrenti nelle liriche provenzali. L'amore per Bernart spirituale e incondizionato, egli ama e continua ad amare anche se non viene corrisposto, quando amo mi abbandono completamente (su questo filone l'elevazione della figura femminile continua anche dopo la morte, quando la donna diventa angelo: massima condizione per poter amare perch ormai amore puramente spirituale e si evita pure il contrasto con la religione).

Raimbaut d'Aurenga: grandissimo feudatario, signore d'Orange (<Aurenga, cio lignaggio d'oro) Scrive Non chant ni per auzel ni per flor e Ar resplan la flors enversa (il fiore rovesciato: la galaverna sul fiore ha per il poeta l'effetto della primavera nel bel mezzo dell'inverno) L'amore per Raimbaut carnale, finalizzato essenzialmente al compimento fisico, un amore che come inizia pu anche finire.

Tra le due visioni opposte si inserisce quella di Chrtien de Troyes, un romanziere che scrive solo due liriche, tra cui Amor que m'a tolu a moi. Per lui l'amore non una cosa totalizzata, spirituale e procrastinata all'infinito, ma nemmeno solamente carnale: un amore costante, cio l'amore coniugale, che per i canoni dell'epoca abbastanza fuori dal comune. Il fuoco della lirica si sposta dall'amata alla maniera di amare. La metrica non importava molto, si puntava pi sulla rima e sullo schema originale e particolare. La trattatistica dell'epoca distingue 3 tipi di trobar: trobar leu: lieve, leggero, soave. Vi appartiene Bernart de Ventadorn trobar clus: oscuro, ermetico, ricco di allegorie. Esponenti: Marcabru, e in Italia ha risonanze nella scuola guittoniana trobar ric: ricco di parole complicate. Vi appartiene Raimbaut d'Aurenga Componimenti poetici sottogeneri della lirica provenzale: Alba: triste momento in cui l'amante deve scappare dalla camera da letto dell'amata, dopo il canto dell'usignolo e il segnale della guaita (sentinella) che annunciava l'inizio del giorno. Ne esistono anche alcune di argomento sacro in cui l'alba del sole paragonata a Cristo.

Pastorella: rappresenta una vacanza dalla cortesia. I trovatori, stanchi di correr dietro a dame pretenziose, cercano l'amore tra le donne pi umili. Iniziano tutte col cavaliere che un mattino di primavera esce col suo cavallo e va per la campagna, finch si imbatte in pastori allegri che danzano e cantano. Avviene l'incontro con la pastorella e il cavaliere le propone di fare l'amore. La pastorella di solito o accetta (e in cambio il cavaliere offre un bracciale, un mantello, una sacca di pelle...) o dice di no, lui si, lei no, finch lui la violenta e lei alla fine lei si pure soddisfatta e riceve il suo compenso, oppure si rifiuta categoricamente e dal bosco spuntano fuori il padre, il fratello o il fidanzato che mettono in fuga il cavaliere. Pastorella soggettiva: scritta in prima persona / Pastorella oggettiva: scritta in terza persona. La prima pastorella stata scritta da Marcabru che inventa una pastorella filosofa: il cavaliere le spiega l'amor cortese ma lei gli rende ben nota la differenza tra i due e che meglio che si vada a cercare una del suo rango. Anche Cavalcanti scriver alcune pastorelle.

Andrea Cappellano scrive in latino il trattato De Amore in cui spiega il comportamento del cavaliere (cortesia) nelle sue relazioni amorose, come parlare, come rapportarsi con le rustiche (che egli paragona alle bestie e quindi sconsiglia) e chiarisce che il vero e unico rapporto amoroso quello extraconiugale. Betran de Born preferisce gli argoment politici e bellici, e in effetti di professione mercenario: attende con trepidazione la primavera non come i poeti d'amore per i fiori e uccellini, ma per poter finalmente partire in battaglia. Si serve di un altro genere: il sirvientes (da sirven: servitore) che acquista due significati: 1. la condizione di asservimento del poeta, 2. un genere parassita, si serve della musica di un'altra lirica per entrare pi facilmente nell'orecchio e nell'interesse dell'ascoltatore. Esistono poi le canzoni a ballo: la pi famosa la estampida, da estampir (battere il piede). Le danze femminili potevano realizzarsi in carola (in tondo) o in tresca (ci si d la mano alternati uno davanti e uno dietro), come ad esempio la Kalenda Maya (primi di maggio, periodo in cui le donne acquisterebbero il potere almeno una volta all'anno di poter scegliere l'uomo al quale concedersi). Nella Francia settentrionale si diffondono le chansons de toile (cantate che si immagina intonassero le fanciulle mentre ricamavano), e le chansons de femmes, con taglio pi narrativo, che possono ricordare le cantigas de amigo (galizianoportoghesi): donne che cantano, rivolgendosi alla madre, alla nutrice o all'uccellino posatosi sul davanzale, la lontananza dall'amato che partito e non si sa se ritorner. Queste cantiche deriverebbero dalle hargas (fibbia, chiusura) componimenti sorti in ambito mozarabo, posti alla fine delle muwassaha (cintura o collana di perle colorate), un genere di altissimo livello in arabo classico e di contenuto formale (elogio di una citt, bellezza di una gazzella, di un fiore...). Le 52 hargas che si conoscono sono state ritrovate nella biblioteca di Alessandria d'Egitto a met del XX sec. Sono componimenti brevi (generalmente di quattro versi) scritti in un linguaggio mozarabo basso, forse frammenti di canzoni amorose cantate da donne. I compositori delle muwassaha le avrebbero prese in prestito per concludere le loro poesie che, seppur di argomento astratto ed elevato (hargas: sentimenti semplici), di voce maschile (h.: femminile), di lingua araba (h.: protospagnolo), condividono con le hargas la rima: la rima della harga la stessa che poi si adopera per l'intera muwassaha. I trovatori potrebbero aver tratto dalle hargas l'uso della rima, ma rimane ancora in dubbio la diretta discendenza, visto che le liriche provenzali sono prettamente di soggetto maschile.

ROMANZO
Nasce nel Medioevo. Qualcuno considera il Satyricon di Petronio gi romanzo ma comunque ha caratteristiche diverse. Il romanzo nasce in versi e in concomitanza con l'affermarsi delle lingue romanze. Romanus = quanto compete Roma e i suoi abitanti. All'inizio Roma faceva distinzione tra romani e soci, cio quelli che abitavano fuori dall'Urbe. Poi subentra un'altra dicitura: provinciali. L'editto di Milano (313) concede la cittadinanza romana a tutti gli abitanti dell'impero. Tuttavia si mantiene una certa distinzione: d'altronde chiamare uno di Spagna romano fa strano. Viene coniato il termine romanicus e tutti quei toponimi che vogliono caratterizzare la romanit del territorio (Romagna, Romana). Il romanicus divenne anche il modo per designare tutte le lingue dell'impero, da cui fabulare romanice o parabolare romanice (entrambe sostuiscono gi il deponente loquor). Romanice poi evolve in roman e oltre alle connotazioni di avverbio e aggettivo assume pure quella di sostantivo: roman comprende tutto ci che scritto in lingua volgare (un'evoluzione analoga a quella di caseum formaticum in cui il determinante sostituisce il nome principale). Infine roman diventa il genere in volgare per eccellenza, cio la vera novit della lingua romanza: il romanzo. Differenza lirica/romanzo: la lirica parla di sentimenti / il romanzo racconta una storia. EPICA E' un processo. Tradizione orale che viene recuperata, rielaborata per essere poi trascritta. Si basa, trae spunto, segue pi o meno fedelmente gli avvenimenti storici. Ci si riconosce un popolo, ha fine etico: coagulare attorno a degli ideali una popolazione. Viene tramandata oralmente, ripetuta a memoria o rivisitata dagli aedi che ne fanno una performance. E' in lasse assonanzate. Ha uno svolgimento lineare. ROMANZO Ha una forte spinta autoriale ed evidentemente scritto da uno solo. Pochi legami con la storia, quasi tutto inventato. Ha fini puramente diversivi. E' fatto per essere letto, spesso per mezzo di un lettore collettivo. E' in distici (fr. couplets) di octosyllabes rimati a rima baciata. Ha un intreccio pi complesso (entrelacement): possono essere messe in scena pi avventure che si concatenano fra loro anche con scarti temporali.

In genere il cavaliere si allontana da corte in cerca di avventure: pu andargli bene oppure non succedergli proprio niente. E' il caso che lo muove ed sempre il caso a muovere il romanzo. Le avventure possono pi o meno sconvolgere il cavaliere ma poco o nulla cambiano nel mondo che lo circonda. Il romanzo mostra un mondo incantato: appaiono fate e streghe (non distinte nel Medioevo), maghi, animali prodigiosi, realt meccaniche fantastiche (sottomarini, uomini che possono volare...), lupi mannari, uomini che si trasformano in uccelli, nani, giganti, unicorni. Questi elementi fantastici sono attinti da leggende popolari del mondo celtico e bretone. Goffredo di Montmouth, chierico, scrive Historia Regum Britanniae (storia dei re di Britannia). Premesso che il concetto di storia nel Medioevo ben diverso da quello attuale (non aveva alla base fonti attendibili e oggettive), Goffredo attinge a cronache, leggende orali e a ci che lo storico Nennio affermava riguardo l'esistenza di un difensore dell'identit etnica dei bretoni, Arturus Britannus (cio Art, dux bellorum, capo banda), che avrebbe catalizzato il particolarismo delle trib britanniche (Angli, Sassoni, Iuti), in seguito alla vittoria nella battaglia di Bedonhill, riuscendo per un certo tempo a mantenerle unite. Dopo la sua morte le trib si sarebbero disgregate e Angli, Sassoni e Iuti avrebbero invaso l'Inghilterra portando la loro lingua. Notare che spesso nelle narrazioni, Bretagna e Britannia vengono spesso confuse. Art probabilmente era un celto-romano; i monaci non avevano una gran considerazione di lui perch pare che spesso, coi suoi, razziasse bestiame e coltivazioni dei conventi. In seguito si cominci pure a credere che non fosse ancora morto, ma che fosse ancora in attesa di rivendicare l'invasione germanica (alcuni credono stia ancora dormendo nel cratere dell'Etna). Per secoli Art riesce a creare attorno a s una tale fama che Goffredo da dux bellorum lo eleva a vero re, tanto che Enrico II Plantageneto, arrivato in Inghilterra, deve affermare di aver scoperto la tomba di Art e della moglie (mai esistita) Ginevra per poter presentarsi alla popolazione come sovrano effettivo. Il re Art di Goffredo primus inter partes (primo fra pari) e infatti non siede su un trono ma a una tavola rotonda. Il mondo della cavalleria (la moda del momento) soppianta lo scenario delle invasioni barbariche, trasformando Art da rude capo banda a re cortese che combatte a cavallo. In realt non protagonista di nessun romanzo, non fa mai niente di eclatante, semplicemente a capo dei cavalieri migliori del mondo. Questi ultimi si allontanano da politica, tempo, religione e compiono le loro imprese solo per fare bella figura con le loro dame. Il nome Art deriverebbe da arktos (orso in greco, il re degli animali nel Medioevo) e Ginevra dal lago svizzero (notare che il simbolo della Svizzera un orso). [La leggenda vuole che gli orsi amassero accoppiarsi con femmine umane. Tacito racconta che presso i Germani, l'uccisione di un orso rappresenta per un ragazzo il passaggio all'et adulta.] Robert Wace, chierico anglo-normanno, scrive Roman de Brut, il primo vero romanzo. Parla delle origini dei duchi di Normandia e per ingentilirne il carattere normanno, fa risalire la loro dinastia direttamente a Enea, avendo il nipote Bruto conquistato a suo tempo l'Inghilterra. Il genere romanzo si divide in materie:

ROMANZO ANTICO O DI MATERIA CLASSICA Roman d'Eneas (basato sull'Eneide: vicende di Enea, del suo arrivo in Lazio) Roman de Thebes (basato sulla Tebaide: guerra dei Sette contro Tebe raccontata da Stazio) Roman de Troies (basato sull'Iliade: guerra di Troia) Roman d'Alexandre (una versione in octosyllabes, una in dcasyllabes e una in dodcasyllabes [alessandrini])

Contando che il greco nel Medioevo non era molto letto, i romanzieri trassero la materia su cui scriveri dagli epitomi, cio dei bignami, riassunti delle opere classiche scritti dai maestri per gli studenti. Forte appiattimento storico sul presente. Le categorie di tempo e spazio vengono deformate: Enea viene presentato come un cavaliere medievale col suo castello, Lavinia una perfetta dama di corte, Alessandro Magno parla perfettamente il latino ed esperto di falconeria. Le vicende vengono medievalizzate. Viene inserito un dato centrale: l'amore. Enea conquista il Lazio perch innamorato di Lavinia. Notare che si comincia a scrivere d'amore quando la situazione europea relativamente calma, nessun popolo barbaro da scacciare, nessun territorio da difendere. Questo amore sempre la fin'amor, descritta nella sua psico-patologia (descrizione dell'innamoramento di Lavinia per filo e per segno), nella sua fenomenologia fisica (le mani sudano, il cuore batte forte...). Ripresa di Ovidio, che nel De amore analizza gli elementi psico-fisici dell'amore.
ROMANZO DI MATERIA BRETONE L'autore che spicca di pi Chrtien de Troyes. La sue protettrici sono Marie de Champagne e Alice di Blois, figlie di Eleonora d'Aquitania e del re di Francia. Sul conto di Chrtien si sa poco: forse un chierico, forse un araldo d'armi (cio un esperto del galateo dei tornei e dei combattimenti, della guerra fatta per gioco insomma). Opera tra il 1170 e il 1190/1200. Scrive una Filomela
Venne violentata da Tereo re della Tracia che, nonostante avesse sposato la sorella Procne, era innamorato non corrisposto di lei. Per impedirle di riferire le violenze le tagli la lingua, ma Filomela riusc ad informare la sorella ricamando un messaggio per lei su una tela che le fece pervenire. Non appena saputo il fatto, Procne uccise il figlio avuto con Tereo e glielo diede in pasto di nascosto. Non appena Tereo cap quanto avvenuto si diede alla ricerca delle due sorelle che nel frattempo s'erano rifugiate. Le due invocarono l'aiuto dagli dei, e furono trasformare in due uccelli: Procne in una rondine, Filomela in un usignolo. Anche Tereo fu trasformato in uccello, un'upupa. L'immagine della sua lingua mozzata una reminiscenza di castrazione, un'impressione che rafforzata dalla descrizione grafica resa da Ovidio nelle Metamorfosi.

e una Ars d'amar, ma non ci arrivata. Romanzi: 1. EREC ET ENIDE. Erec, figlio del re Lac, dopo una breve avventura ottiene di poter sposare Enide, figlia di un valvassore e quindi di ceto inferiore. Una volta sposati, per, Eric da eroico cavaliere si trasforma in un pantofolaio che vuol stare solo a letto con la moglie, e tutti lo deridono alle sue spalle. Enide viene a conoscenza di ci e ne soffre, finch una volta, scoppia a piangere ed costretta a rivelarlo al marito, il quale si arrabbia e passa la seconda parte del romanzo a dimostrare di poter essere benissimo un cavaliere valoroso anche da sposato (situazione abbastanza rara). L'ultima avventura chiamata gioia della corte a seguito della quale i due sposi vengono incoronati a Nantes. 2. CLIGS. E' l'anti-Tristano. Fenice (Isotta) rifiuta di concedersi a Cligs (Tristano) dal momento che deve sposarsi con suo zio Alessio (Marco), ma un filtro eviter la consumazione con Alessio e lei pu tranquillamente continuare la sua storia con Cligs. Il mito di Tristano e Isotta stato ricostruito attraverso le versioni di Broul (storia cruda e molto concreta) e Thomas (storia cortese, fatta di emozioni forti), da cui poi derivano la Folie di Oxford (basata su Thomas) e la Folie di Berna (basata su Broul). Nella versione del 1900 di Joseph Bedier, contenuta la vicenda del Malpass: Marco punisce Isotta per l'infedelt e la relega ai lebbrosi. Tristano si traveste da lebbroso e la raggiunge. Isotta si siede sulla sua schiena e giura al marito che Dio mi fulmini se qualcun altro oltre a te stato tra le mie gambe. Dio non la fulmina e Marco la perdona. 3. YVAIN o il cavaliere del leone. Il titolo originale tratto dall'ultimo verso: qui finisce il romanzo del cavaliere del leone.
Corte di Art. Dopo pranzo, mentre uno a uno i cavalieri raccontano le loro storie, Art, assonnato, va a riposare in camera, raggiunto a breve da Ginevra. Calogrenant inizia a raccontare un'avventura (ch pi una disavventura). Mentre andava per la landa desolata raggiunse un castello abitato da un valvassore con le sue due figlie e l pass la notte. Il giorno dopo, nella radura poco distante, scorse un uomo orribile (un villano) che guardava alle sue bestie. Gli chiese se l attorno ci fosse qualche avventura. Inizialmente il villano non capisce, parlano due linguaggi piuttosto diversi, ma alla fine gli consiglia di andare a una fontana l in zona in cui, se vi si versa una coppa d'acqua, si scatena una tempesta infernale capace di uccidere ogni animale e distruggere ogni pianta circostante. Il cavaliere fece come gli venne detto e alla fine della tempesta apparve un cavaliere dalle armi vermiglie che duell con lui e lo fece scappare. Nel frattempo Ginevra si era svegliata e aveva udito la storia. Propone a tutta la corte di andare a vedere questo prodigio, anche per vendicare l'offesa subita da Calogrenant. La partenza fissata per tre giorni dopo. Yvain fugge di soppiatto e anticipa tutti gli altri. Raggiunge la fontana, scatena la tempesta, duella col cavaliere rosso e lo ferisce. Quest'ultimo scappa e Yvain lo rincorre finch, sul ponte levatoio che portava al castello del cavaliere, la chiusura della porta fa s che il cavallo rimanga tranciato a met. Il cavaliere rosso muore. Dal castello si affaccia una fanciulla, Lunette, dama di compagnia di Laudine (vedova del cavaliere), che consegna a Yvain un anello che rende invisibili cosicch egli possa entrare nelle sue camere. L vede Laudine piangere e se ne innamora. Lunette spinge Laudine a considerare l'idea di risposarsi affinch ci sia un uomo a difendere la fontana. Comunica alla sua signora che parte per la corte di Art alla ricerca di un cavaliere, ma in realt ne approfitta per preparare per bene Yvain all'incontro. Inizialmente Laudine non vuole saperne di sposare l'assassino di suo marito ma Lunette le fa notare che se Yvain lo ha ucciso evidentemente era pi forte di lui. I due si sposano e la corte di Art arriva per festeggiare Yvain. Galvan suggerisce a Yvain di continuare a combattere nei tornei anche se ora sposato. Laudine chiarisce a Yvain che se entro un anno non sar di ritorno considerer finito il matrimonio. Yvain parte ma, trascorso un anno, si dimentica dell'avvertimento: Lunette lo raggiunge, gli sfila l'anello e se ne va senza proferire parola. Yvain impazzisce e diventa una bestia a tutti gli effetti: gira nudo, sbrana la carne cruda e, buttata la spada e rubato un arco, gira per le foreste massacrando animali e in tutto questo perde pure l'uso della parola. Un eremita ha pena per lui ed disposto a dargli del pane in cambio di carne fresca. Yvain si addormenta sotto un albero. Tre fanciulle sulle loro mule bianche, inviate dalla fata Morgana, guariscono Yvain e lo fanno rinsavire. Decide di riconquistare Laudine e intraprende una serie di avventure per accrescere il suo onore. In una di queste salva un leone dalle grinfie di un drago-serpente (mozzandogli accidentalmente la coda) e il leone diventa il suo inseparabile compagno. Laudine nel frattempo spronata a scegliersi un conte da sposare.

Yvain arriva e sconfigge tutti i pretendenti ma Laudine irremovibile. Cos, su consiglio di Lunette, Yvain va alla fontana e scatena una tempesta dietro l'altra e Laudine si convince a risposarlo.

Differenza Erec/Yvain: Erec si sposa e non esce pi di casa. Yvain invece si sposa e non si fa pi vedere. Chrtien auspica una via di mezzo. Il leone un animale molto raffigurato nell'iconografia cristiana dell'epoca. Galvan a un certo punto abbandona la storia dicendo che deve andare in un altro romanzo, per poi tornare di nuovo in questo per i festeggiamenti a palazzo, durante i quali ha una liaison con Lunette. L'altro romanzo Lancelot, commissionato da Maria, che chiede a Chrtien un romanzo su misura, come piace a lei. 4. LANCELOT o il cavaliere della carretta.
Lancillotto viene allevato dalla donna del lago (che vivrebbe in fondo a un lago, che poi in realt una valle). Entra alla corte di Art, rivelandosi il miglior cavaliere che esista, e si innamora di Ginevra. Giunge a corte Meleagant, perfido cavaliere figlio del re di Gorre, il regno del non ritorno e chiede in dono ad Art, Ginevra, ed egli costretto ad accettare. Galvano e Lancillotto partono per salvare la regina. Passa un nano che conduce una carretta destinata al trasporto dei malfattori condannati al patibolo, bloccati in una gogna e spesso insultati e malmenati lungo il tragitto. Il nano sa dove si trova il regno di Gorre, quindi ricatta i due cavalieri a patto che salgano sulla carretta. Galvano si rifiuta e, presa la sua strada, verra travolto dalle onde mentre attraversa il ponte sommerso. Lancillotto ci pensa tre passi poi sale sulla carretta. Raggiunge Ginevra, duella con Meleagant, libera la regina ma questa non le parla, offesa dall'esitazione dei tre passi. I due fanno ritorno e il re di Gorre si riappacifica con Art.

L'amore clandestino tra Lancillotto e Ginevra non convince molto Chrtien, che pi per l'amore coniugale. Aithed: componimento poetico dove si nota l'importanza di portar via la regina da un regno, pi che uccidere il re, per appropriarsene. Chrtien fa terminare il romanzo da Godefroi de Leigni, anch'egli alla corte di Maria, mentre lui se ne allontana per andare da Filippo d'Alsazia, dove scrive il suo ultimo romanzo. 5. PERCEVAL, ou le conte du Graal.
Perceval un bambino gallese che vive con la mamma e i servitori in una foresta. Un giorno, mentre era in giro col cavallo, vede passare degli esseri ricoperti di un qualcosa di rilucente che egli credette angeli ma che in realt, gli dissero di essere i cavalieri di Art. Rimasto affascinato, chiede alla mamma di poterlo diventare anche lui, ma la mamma non dell'idea: si trovavano a vivere isolati nella foresta perch tutti gli altri suoi figli e il marito avevano fatto una brutta fine nei tornei di cavalleria. Lasciata la madre, che dopo la sua partenza muore dal dolore, Perceval, vestito da boscaiolo, raggiunge la corte del leggendario sovrano. Qui, messosi in luce per coraggio e virt, viene nominato cavaliere da re Art. Perceval decide di partire per il desiderio di rivedere sua madre e accertarsi che stia bene, in quanto per seguire il suo sogno di diventare cavaliere l'aveva lasciata svenuta al di l di un ponte. Nel viaggio scoprir che essa era rimasta uccisa per la sofferenza di vederlo partire. Iniziano cos le nuove avventure, durante le quali il giovane giunge al castello del Re Pescatore (un omino che aveva visto su una barchetta pescare di sera) che reca su di s un'inguaribile ferita (non ha le gambe): sino a quando essa non sar rimarginata regneranno sulla sua terra tristezza e carestia. In una sala del maniero, durante una cena, appaiono in successione diversi oggetti, tra cui una lancia sanguinante e un graal, un piatto che al suo apparire sprigiona una grande luce. Ricordandosi le parole di sua madre, la quale gli aveva consigliato di parlare e domandare il meno possibile, si risolve col non chiedere al Re Pescatore perch la lancia sanguinasse e a chi serviva il graal, pur provandone l'impulso. Questi oggetti, infatti, venivano portati in una stanza celata ai suoi occhi, all'interno della quale stava il padre del Re. La sua mancata domanda porter disgrazia al Re Pescatore e alla sua terra, che per mezzo di quelle semplici domande avrebbe potuto essere risanata. Per questo motivo al suo risveglio tutto sparito, nessuno a parte lui sembra essere presente nel castello, ed egli deve ricominciare le sue peregrinazioni. Durante una lunga serie di nuove avventure, egli dovr rendersi degno di ritrovare il graal, ponendo rimedio al suo errore e salvando cos la terra malata e il Re Pescatore. Un eremita rivela a Perceval che il Graal porta al padre del Re Pescatore un'ostia, nutrimento spirituale. Perceval viene a conoscenza della sua appartenenza alla Famiglia del Graal e che il Re Pescatore suo zio.

Qui si ferma il racconto, rimasto incompiuto. L'opera ha visto almeno tre continuatori ma nessuno sapr mai realmente come sarebbe andata a finire la storia. La vicenda tratta da un altro libro che Filippo fece leggere a Chrtien, nel quale si parla di Perlesvaus (per le valli). Lo stesso Filippo, che aveva partecipato ad una Crociata, aveva recuperato una fialetta contenente quello che lui credeva il sangue di Cristo. Il graal in italiano tradotto come gradale, cio un grosso piatto fondo dove si serve il pesce cotto col sugo, quindi un oggetto piuttosto comune. Il pesce, tra l'altro, un simbolo sacro, in pi il re pescatore (analogia con pescatore di uomini). Il graal pu avere elementi di contatto con il calderone dell'abbondanza (quello che per Greci e Latini era la cornucopia). La spada insanguinata viene erroneamente messa in relazione con la lancia di Longino che, leggendariamente (non c' nei Vangeli), avrebbe trafitto il costato di Cristo facendone sgorgare sangue e acqua: alcuni zampilli colpirono gli occhi del cieco Longino che riacquist la vista. In realt, che noi sappiamo, non vi alcuna relazione tra il graal e la spada. Sempre alla corte di Filippo troviamo Robert de Boron, che riprende il mito di Art, cristianizzandolo, e trasforma il graal nel Calice santo, il cui primo custode sarebbe Giuseppe di Arimatea. Le vicende cristiane si mescolano con la cavalleria medievale. Il suo ciclo di romanzi comprende: 1) Giuseppe di Arimatea, 2) Perlesvaus o l'alto libro del Graal, 3) Mago Merlino, 4) la vicenda di Art, 5) Didot Perceval. Con Galahad, figlio di Lancillotto (nato, tra l'altro, non da amore carnale), verr svelato il mistero del Graal. Altra categoria di romanzi: i romanzi realistici (privi di fate, maghi, misteri...). Jean Renart racconta, per esempio, di innamorati che scappano per difendere il loro amore. Il romanzo in seguito abbandona i versi: sceglie la prosa e inizia ad allungarsi, in concomitanza con la sostituzione della cartapecora con la carta (ricavata da stracci e pi economica). Un romanzo famoso: Lancelot en prose. Unico romanzo provenzale dell'epoca: Flamenca (forse da fiamminga, o fiammante, quindi dai capelli rosso fuoco). Giuntoci anonimo e privo del finale, i giullari che compaiono al suo interno sono un'importante testimonianza della grande tradizione trobadorica.
Flamenca sposa Archimbaut, il quale, gelosissimo, la rinchiude in una torre, dalla quale pu uscire solo per recarsi alle terme e a messa. Notata da Guillem in chiesa, egli si fa chierico per poterle parlare pochi istanti durante il segno della pace. I due iniziano una conversazione fatta di bisillabi che si protrai per mesi. Guillem raggiunge Flamenca alle terme e inizia il loro amore. Archimbaut, notate le qualit cavalleresce di Guillem, lo accetta a corte e i due amanti possono finalmente avere una relazione nel pieno stile dell'amor cortese.

RACCONTO
Mentre il romanzo sicuramente pi lungo e ha una struttura non lineare (intreccio spesso complicato, pi storie in una), il racconto, o narrazione breve, presenta una diegesi lineare: inizio-svolgimento-fine, senza divagazioni, con pochi personaggi.
Di argomento sacro: AGIOGRAFIE. Biografie sulla vita dei santi e sui miracoli da loro compiuti. Jacopo da Varazze scrive la Legenda Aurea: raccoglie le vite dei santi principali per circulum anni, cio in ordine di comparsa sul calendario. Sono testi abbastanza dinamici, in cui sono anche inserite esperienze di martirio.

EXEMPLA. Storielle adoperate per spiegare in modo semplice ai fedeli i contenuti teologici della messa. Scritti originariamente in latino, vengono poi tradotti in volgare.
Esempi: il racconto di una pia monaca che mangia una foglia di lattuga raccolta dall'orto senza farsi il segno della croce prima, non accorgendosi che sulla foglia vi era un diavoletto, pu avere come messaggio il non lasciarsi vincere dalla gola e il ricordarsi di benedire sempre il cibo che ci donato; oppure una donna dagli abiti sfarzosi che, entrando in chiesa, non si accorge che sul suo strascico vi erano alcuni diavoletti che la prendevano in giro; oppure ancora una donna fissata col trucco che vede riflesso allo specchio il suo viso putrido e in decomposizione.

Di argomento profano: FABLIAUX. Termine piccardo, zona dalla quale si diffonde a partire dai primi anni del XIII secolo, da fabulellum (piccola favola). Sono brevi narrazioni in versi (distici in octosyllabes a rima baciata, esattamente come nel romanzo) di argomento comico, a volte anche osceno (tipo gli amori carnali tra chierici). Vengono definiti contes rire en verses e sono un'anteprima del racconto boccaccesco. Il primo autore a noi giunto Jean Bodel, un autore a tutto tondo. Scrive 9 fabliaux, La Canzone dei Sassoni (una chanson de geste), i Congs (i Congedi, rivolti ai suoi amici prima di trasferirsi nel lebbrosario, avendo contratto la lebbra) e Le Jeu de Saint Nicholas (vedi Teatro).

LAIS. Termine bretone (< laid) che indicherebbe qualcosa che ha a che fare con la musica. Potrebbero essere stati brani cantati, oppure solo musicali i cui titoli avrebbero poi ispirato la stesura delle narrazioni corrispondenti. Hanno le stesse caratteristiche metriche dei fablieux. Lais di materia classica: per esempio il Lai d'Aristotele di Henri d'Andeli, rielaborazione di elementi e personaggi del Roman d'Alexandre. Aristotele tenta di spiegare ad Alessandro Magno, suo discepolo, che bene non farsi abbindolare dal fascino
femminile. La moglie di Alessandro, per fargli cambiare idea, riesce a farlo innamorare di lei e sotto gli occhi di Alessandro lo cavalca come un asino per il cortile, dimostrando che anche il filosofo non ha saputo resistere.

Lais di materia realistica: per esempio il Lai de l'ombre di Jean Renart.

Una dama sposata rifiuta l'amore di un cavaliere, cos questi le mostra ci che ama pi di lei: getta l'anello nel pozzo e lei cercando di guardarvi dentro scorge nell'acqua la sua immagine riflessa. Lei rimane cos sedotta da tanta raffinatezza che alla fine gli dona il suo anello e tutto il suo amore.

Lais di materia bretone: di cui la pi importante autrice Maria di Francia. Di lei sappiamo poco: sapendo scrivere in anglo-normanno possiamo dedurre che non viva a lungo nella sua patria e che sia monaca (forse parente di Enrico II il Plantageneto) o sposata con un un barone mezzo normanno mezzo irlandese. In effetti la traduttrice del Tractatus de Purgatorio Sancti Patricii, scritto in latino da un monaco cistercense irlandese (che lei traduce nel Purgatorio di San Patrizio) e con i tempi di diffusione di allora difficile che abitasse lontano dall'Irlanda. E' autrice anche del primo adattamento in francese delle Fables (favole) di Esopo, attingendo anche a precedenti traduzioni in antico inglese. Rimane per famosa per i suoi 12 lais di argomento amoroso (1170-1180 ca.), con inserimenti di elementi fantastici come lupi mannari e fate. Tra questi: il Lai del Caprifoglio, sulla vicenda di Tristano e Isotta.

In ambito provenzale, da ricordare le vidas e le razs (vedi indietro: Lirica, Uc de Saint Circ) e le novas, ispirate alle vite dei trovatori che, ad esempio, spiegano ai loro discepoli le regole per essere trovatore.

TEATRO
Genere di punta del mondo classico, ha presso i latini grandi autori come Plauto (completamente ignorato in epoca medievale) e Terenzio. Tale era l'importanza di tale genere nella cultura latina che in ogni citt che i Romani conquistavano, una delle prime opere che vi costruivano era il teatro. Poi i costi elevati e l'avversione cristiana fecero in modo che il genere teatrale per diverso tempo venisse completamente abbandonato e i teatri di conseguenza vennero smantellati. La diffidenza da parte della Chiesa era dovuta all'impiego di maschere nella rappresentazione teatrale: l'attore, mentre recita, come se fosse due persone contemporaneamente e la maschera e il trucco deformano il volto di chi fatto a immagine e somiglianza di Dio. [In latino maschera si dice persona. Nell'editto di Rotari (643) compare due volte il termine masca, glossato striga, quindi strega, dal latino strix (che designava l'animale notturno - il barbagianni o la civetta - che secondo la tradizione allattava coi suoi numerosi seni i bambini delle donne prive di latte e spesso li uccideva succhiandone il sangue). Masca rimane di dubbia derivazione, forse da marsica (che secondo Mario Alinei avrebbe seguito il processo analogo di persica > pesca); masca rimane comunque nei dialetti franco-provenzali come forma per inidicare la strega e potrebbe condividere l'etimo di mascara e maquillage, tutti termini inerenti al trucco, al coprire bene o male il volto, come una maschera appunto.] La difficolt in epoca medievale di farsi un'idea dell'argomento, talmente era stato bistrattato, si vede in Averro che nelle sue traduzioni aristoteliche non capisce bene cosa intenda il filosofo greco per teatro e in Isidoro di Siviglia che crede che si tratti di attori che mimano quello che un lettore legge.

La primissima forma di teatro medievale data dalle Visitatio sepulchri, o Quem quaeritis? (Chi cercate?), dalla domanda d'esordio dell'angelo alle tre Marie giunte al sepolcro di Cristo, prima di annunciare loro la sua resurrezione. Nel mattutino di Pasqua (che si teneva alle 3 o alle 5 di mattina, X sec.) alcuni monaci inscenavano la vicenda, seguita subito dopo dall'Alleluia. Successivamente, l' Auto de los Reyes Magos (1170 ca.) sulla vicenda dei Re Magi e il Jeu d'Adam (sempre XII sec.), di cui ci arrivato un solo manoscritto: storia di Adamo ed Eva (che viene in questo caso tentata da un diavolo galante), di Caino e Abele, dei profeti Isaia e Daniele, cui segue la genealogia che port alla nascita di Cristo. E' l'unica rappresentazione teatrale medievale provvista di note di regia (indicazioni sui movimenti dei personaggi, sui vestiti...). Poi il Jeu de Saint Nicholas di Jean Bodel, la prima rappresentazione in lingua romanza di carattere profano.
Un re saraceno vuole testare la veridicit del potere di San Nicola, cio quello di far ritrovare le cose perdute. Dopo aver annunciato che il suo tesoro si trova incustodito, viene derubato dai ladri. Questi, fuggiti in una locanda, vengono raggiunti da San Nicola in persona che ordina loro di restituire tutta la refurtiva. Il re, colpito da ci, si converte al Cristianesimo.

Adam d'Arras (Adam de la Halle) scrive il Jeu de la Feuille (1270 ca.) (della fogliata, piccola cappella coperta da un pergolato dove si custodivano le reliquie della Vergine patrona dei giullari [il 4 giugno si celebra la guarigione di tre giullari dal fuoco di S. Antonio per intercessione della Vergine e questo Jeu stato scritto in occasione della vigilia di tale festa]). Contiene un messaggio sarcastico per l'odiata citt natale: scopo dell'autore mettere in scena i vizi dei suoi abitanti.
E' la storia di Adam che, combattuto tra l'andare a Parigi, a studiare e diventare chierico, e il restare per sposarsi, sceglie la seconda ma ben presto si pente. Ad un banchetto cui partecipano tre fate che promettono di realizzare i desideri di Adam (andare a Parigi) e dell'amico Riquesse Auris (diventare pi ricco) i due si dimenticano di posizionare un coltello a una delle fate mentre apparecchiano la tavola. Questa si infuria e realizza l'esatto contrario dei desideri richiesti.

Altra sua opera il Jeu de Robin e Marion, una pastorale in stile musical (parti recitate alternate a parti cantate) che racconta la storia d'amore dei due protagonisti.