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Siena Valli e la mosca nella bottiglia

Ricordo perfettamente il primo caso risolto da Siena Valli. Allepoca, la bella Siena mi considerava il suo miglior amico, ruolo che, in mancanza di meglio, mi sforzavo di godere il pi possibile. Proprio in virt di questa circostanza mi trovai al suo fianco quando avvenne il delitto che inaugur la lunga serie delle sue indagini, se cos vogliamo chiamarle, e potei seguire lo svolgersi dell'inchiesta ufficiale, la designazione del presunto assassino, la messa in dubbio di questa ipotesi da parte della mia amica e la sua formulazione di una contro-ipotesi tanto paradossale quanto fondata. Una storia a mio parere interessante anche perch dimostra gi la caratteristica vincente del metodo di Siena: quella capacit unica di coniugare un grande intuito femminile a un sorprendente, e solitamente maschile, uso della logica. E sono sicuro che i molti estimatori di Siena e delle sue successive imprese saranno colpiti come lo fui io dalla facilit con cui sciolse il paradosso della mosca nella bottiglia, come lavremmo chiamato in seguito. Eravamo giunti sul luogo dellomicidio un venerd, per assistere a un delitto di entit minore e del tutto legalizzato: un matrimonio civile, seguito da tre giorni di festa. Siena era stata compagna di banco della sposa al liceo, e anche se ricevere linvito laveva un po sorpresa, lidea di essere rimasta nei pensieri di una persona che non vedeva da pi di dieci anni laveva commossa al punto di vincere la sua abituale ritrosia ai viaggi, per quanto brevi. Temendo di non conoscere nessun altro degli invitati, aveva quindi chiesto a me di farle da cavaliere, e io avevo accettato immediatamente, anche se questo mi avrebbe procurato non poche grane con i colleghi della squadra mobile. La villa del delitto, quando la raggiungemmo dopo unora ininterrotta di tornanti su per le montagne modenesi, ci fece una notevole impressione. Al fondo di un lunghissimo viale alberato ai cui lati si estendevano due giardini molto ben curati, uno allinglese e uno allitaliana, il corpo principale delledificio svettava con i suoi quattro piani di intonaco ocra e bianco, sormontati da uno splendido torrino circolare rifinito a stucchi. Unampia scala di marmo scivolava verso il piazzale antistante con un movimento sinuoso ispirato, mi disse Siena, a una famosa scalinata barocca. In cima si apriva lingresso donore, un portone alto tre metri e largo sei incorniciato di fregi art nouveau e sormontato da una bella meridiana decorata. In definitiva, un tentativo ben riuscito di comunicare un semplice messaggio: Siamo ricchi sfondati, e ci teniamo che lo sappiate. Tutto quel ben di Dio, mi spieg la mia amica, apparteneva allo sposo, lultimo discendente di unantica famiglia nobiliare che un tempo quella montagna non labitava, la possedeva. Poi si sa come vanno queste cose: a forza di godere il privilegio di far nulla, il patrimonio si era ridotto a un nulla; egocentrismi, celibati e qualche incidente di caccia avevano sfrondato i rami famigliari; la ricchezza del terziario aveva svuotato paesi e valli. Nel giro di due generazioni, lo sposo, Massimo Augusto Cacci Berardini, era diventato lultima generazione. E ora, comment Siena, con il suo solito gusto per i bisticci, gli tocca generare. Per farlo aveva scelto bene, pensai fermando lauto ai piedi della scala barocca: a riceverci era venuta la sposa stessa, e constatai che si trattava davvero di una bella donna, che non dimostrava pi di venticinque anni pur avendone otto di pi, e i cui modi, nonostante provenisse da una ricca famiglia della Modena bene, erano semplici e diretti come quelli di una ragazza qualunque. Siena, sono cos felice che tu sia qui, disse Chiara Masi stringendo le mani dell'amica e fissandola con quegli occhi che scoppiavano di gioia, gli occhi di una sposa il mattino del suo matrimonio. Quando ti ho mandato linvito, per un attimo ho temuto che mi avresti giudicato male, dopo tanto tempo. Ecco unaltra che invita chiunque, per far vedere che si sposa da regina...

Ma no, figurati, abbozz Siena, ma la sposa non le bad. Chiamami scema, dammi della matta, ma io lho come sentito, capisci? Ho sentito che dovevo averti al mio matrimonio. Come se fosse destino. Come se fosse di buon augurio. Cosa rispondere a una dichiarazione del genere? Siena non trov nulla, e si limit a sorridere stringendole pi forte le mani. Forse fu meglio cos. Era davvero destino che fosse stata invitata, e lavremmo visto fin troppo presto. Ma difficilmente si sarebbe potuto definirlo di buon augurio.

Ci vennero assegnate stanze separate, addirittura su piani diversi. La prima circostanza me laspettavo; per la seconda non ebbi il cuore di chiedere a Siena se fosse una sua richiesta. Ci sistemammo, ci demmo una rinfrescata, e poco prima delle undici ci ritrovammo nel salone di ingresso, grande e fresco come linterno di una chiesa. Facciamo due passi nel giardino, che dici? mi chiese Siena. Io per risposta le porsi il braccio, che lei con mia delizia accett. Fuori cera un bel sole caldo, ma laltitudine e un alito di vento costante temperavano la calura. Passeggiare tra i bassi cespugli geometrici a pochi metri dalle vasche della fontana centrale era un piacere daltri tempi. Sembrava di essere immersi in un romanzo di Forster o Edith Wharton, dissi alla mia amica, e lei, molto forsterianamente o whartonianamente, sorrise senza rispondermi, continuando a passeggiare al mio fianco nella luce dorata del mattino. Superammo diverse coppie e terzetti di altri invitati, alcuni seduti sulle panchine incassate tra le siepi pi alte, altri stesi nellerba curata del giardino inglese. Siena osservava tutti con la sua solita attenzione svagata: sembrava che il suo sguardo rimanesse fisso su un punto molto al di l dellorizzonte, ma sapevo che se le avessi chiesto un resoconto di ci che avevamo visto mi avrebbe potuto elencare una per una le persone che avevamo incontrato, descrivendomi in dettaglio ci che indossavano, con chi si intrattenevano, cosa avevano detto e cosa stavano facendo. Osservare era in fondo il suo grande talento, cui da tempo si era dedicata quasi completamente, abbracciando un mestiere e uno stile di vita ariosi, tranquilli, lenti. Vedere il mondo intorno a lei anzich guardarlo come facevano tutti, entrarci dentro e non solo attraversarlo: questa era la sua filosofia di vita, e ci si applicava con la seriet ostinata della studentessa di filosofia che era stata. Ebbi un ennesimo esempio delle sue doti di osservazione proprio nel corso di quella passeggiata, ormai unora dopo, mentre stavamo rientrando per il rinfresco di mezzogiorno (il matrimonio era fissato per le otto e mezzo di sera, al tramonto). Nei pressi della grande fontana circolare che interrompeva il viale principale del giardino italiano, su una panchina in piena luce sedevano quattro ragazze sui venticinque anni, una pi bella dellaltra, una pi maliziosa dellaltra. In piedi di fronte a loro, un uomo sui trenta si produceva in uno spettacolo di battute e allusioni che non riuscivo a cogliere, ma che evidentemente riscuotevano successo. Scoppi di risa e mani sul volto, tre di loro si mostravano pi che felici di subire lattacco dello charmant. Solo la quarta non aveva il coraggio di guardarlo in viso. Se ne stava un po' discosta, e studiando come imbarazzata la punta delle proprie scarpe. Probabilmente le battute dell'uomo non le garbavano. Tre su quattro era comunque un buon record. Che tombeur, dissi tra il divertito e lammirato. Speriamo che almeno con una abbia successo... Siena, che sembrava non aver guardato un istante in direzione del gruppetto, si volt verso di me, inarc le sopracciglia e sorrise. Con una di quelle tre? Non credo proprio. Sta con la quarta, quella che non gli bada. Se non avessi conosciuto Siena, avrei potuto dubitare di questa affermazione: ci sono al mondo persone che lanciano giudizi senza basi reali, e alle volte se ne convincono oltre ogni evidenza fino a credere di sapere ci che in effetti hanno solo immaginato. Ma Siena non era cos, e quando diceva qualcosa di solito aveva ottimi elementi per sostenerlo. Li hai visti insieme prima? chiesi. Lei si volt verso il gruppetto, lo consider un attimo. No, rispose poi. Ma evidente, se osservi bene. Le ragazze sono tutte e quattro belle, forse la pi bella propria la quarta. Lui per

non la guarda mai. Fa lo spettacolo come se esistessero solo le altre tre. E lei, aggiunse voltandosi di nuovo verso me, non sembra nemmeno infastidita dal fatto che lui la ignori completamente. Il che, per una bella ragazza di fronte a un uomo di fascino, non affatto normale. Quindi sa gi che lui suo, come lui sa che lei sua. Mantengono le parvenze per non ingelosire le amiche, che comunque sono troppo vanesie e interessate per accorgersi di qualcosa. Cos ragionava Siena Valli. Cos osservava Siena Valli. Dopo il rinfresco, per dovere di cronaca, mentre rientravo nella mia stanza per riposarmi una mezz'ora, intravidi un uomo e una donna abbracciati al buio in una nicchia del corridoio al terzo piano. Si stringevano e baciavano come non ci fosse un domani. Naturalmente erano luomo dello spettacolino e la quarta ragazza. Il matrimonio, officiato in una cappella privata immersa nel parco della villa, tra un boschetto da fiaba e un lago pieno di ninfee, fu splendido: sobrio, rapido, persino divertente. Lo sposo era molto pi vecchio della sposa, pare avesse dodici anni di pi, e la circostanza aveva suggerito di studiare tutti i particolari per rendere cerimonia e festa i pi giovani possibile. Fra laltro, quasi tutti gli invitati erano dalla parte di Chiara. Lui non aveva pi famiglia, e ben pochi amici, a quanto si capiva. Mentre i neosposi si prestavano alla tortura consentita del book fotografico, io e Siena ci mescolammo al resto degli invitati, assiepati attorno ai lunghi tavoli del rinfresco in piedi. Anche qui, non si era badato a spese, e a non trattenersi cera il rischio concreto di cenare prima di cena, tra canap, polenta avvolta nel lardo di Colonnata, caviale, vitel tonn e insalate di riso. N io n Siena mangiammo granch, io perch dovevo stare in forma (la squadra mobile deve essere mobile), lei perch preferiva di gran lunga ascoltare le conversazioni altrui. Mi abbandonava regolarmente nelle mani di qualche donzella non accompagnata e abbastanza intraprendente per poi tornare a salvarmi venti minuti dopo con il bottino di chiacchiere che aveva captato: flirt in corso, situazioni economiche, professioni di amicizia o di odio nei confronti degli sposi, giudizi sulla villa, sulla cerimonia, sul buffet e soprattutto sullidea volgare e un po da parvenu di organizzare un matrimonio con festa di tre giorni. incredibile quanti invitati siano scandalizzati allidea di festeggiare da venerd a domenica, mi confid Siena. Ho detto scandalizzati? Dovrei dire disgustati. Eppure sono venuti, commentai. Eppure sono venuti, annu lei, scuotendo la testa divertita. Poi mi fece notare un curioso personaggio che si muoveva a scatti ai margini del buffet: era un uomo sui cinquantanni, dai capelli corti e la corporatura massiccia, la fronte madida di sudore, gli occhi cerchiati che saettavano nervosamente qua e l. Vestiva in modo decisamente poco consono a un matrimonio, con dei pantaloni color cachi spiegazzati e una polo azzurrina troppo stretta. Non portava cintura, aveva le tasche gonfie all'inverosimile e ai piedi calzava orrendi sandali di pelle intrecciata. Dal fatto che di quando in quando i camerieri in livrea si fermavano a dirgli una parola gentile, deducemmo che fosse un famigliare. Continua a fissare il cibo, not Siena interessata, ma si muove solo lungo il perimetro della festa. Non ha mosso un passo verso i tavoli. Magari il cuoco, buttai l. Unidea in fondo peregrina, ma l'identit dell'uomo mi interessava davvero poco: volevo solo foraggiare la conversazione con Siena, che per si disinteress a sua volta e torn a immergersi nel magma del gossip nuziale. Del resto, chi avrebbe potuto immaginare limportanza di quelluomo nervoso per ci che sarebbe successo poi? Cenammo, a lungo e sontuosamente, quindi assistemmo agli scherzi riservati allo sposo (si paga sempre un prezzo, quando si ruba una donna giovane e bella) e presenziammo alla noiosa distribuzione dei doni e delle bomboniere. Verso le due gli sposi si ritirarono in una delle loro stanze (argomento chiacchieratissimo era infatti che di norma dormissero separati), lasciando terreno libero agli invitati, che si sparpagliarono tra la sala da ballo, gli angoli pi bui dei giardini e le stanze da letto. Fu una serata piacevole. Non bevvi quasi nulla per poter riaccompagnare Siena,

come sempre molto brilla, alla sua stanza. Sulla soglia mi tenne un lungo discorso sulla meravigliosa amicizia che lega gli esseri umani di buona volont, sullimportanza di prendersi il tempo per osservare e conoscere il mondo e i suoi abitanti, sulla quantit di cibo che avrebbe dovuto mangiare per essere meno sbronza, o magari di pi. Alla fine cit Nietzsche e credo Kant, quindi mi scocc un bacio tra la guancia e lorecchio e si infil traballando nella stanza. Io non avevo sonno per nulla e tornai nella sala da ballo, a cercare qualcuna di quelle donzelle non accompagnate e abbastanza intraprendenti. Dura la vita del miglior amico. Non vi racconter troppi particolari della seconda giornata, il sabato: gli sposi comparvero a colazione verso le undici, sorridenti e stanchi quanto si addice a due sposi; il pranzo venne servito al sacco nel boschetto del parco; la cena si rivel unorgia di cibi etnici disparati, cucinati ottimamente ma serviti con un po di confusione geografica. Di nuovo si ball fino a tardi, ma questa volta la sposa rimase a presenziare pi a lungo dello sposo, che forse per tatto o forse per et pens di lasciarla alle sue amiche per una sera. Fu cos che Siena ebbe modo di parlarle unultima volta: ricordarono insieme gli anni del liceo, i tic e le manie di alcuni professori, le strade prevedibili o sorprendenti dei loro compagni di classe (tra i quali, scoprii, figuravano uno squalo di Piazza Affari e un cabarettista televisivo di medio successo). Io fuggii tutta la sera da Matilde, che avendo scoperto la notte prima la mia passione sfrenata per la buona letteratura (Non ci posso credere: bello, coraggioso e pure intelligente!) aveva deciso di portarmi a casa come souvenir. Cap che non cera possibilit solo quando, alle tre di notte, mi vide trasportare di peso Siena verso la sua camera. Di nuovo brilla, la mia amica mi tenne un discorso pi lungo rispetto la sera prima, argomentando sulla necessit di preservare la bellezza pura e incontaminata ovunque la si trovasse, citando numerosi esempi antichi e moderni di pensatori che avversavano il cedimento alle passioni in qualsiasi forma e infine ripetendomi a memoria un bel pezzo del canto quinto dellInferno dantesco. In camera questa volta dovetti infilarcela io, ma non ebbi cuore di spogliarla, e la lasciai svenuta sul letto, la luce dellabat-jour accesa nel caso si svegliasse di soprassalto senza ricordare dovera. Ci ritrovammo il mattino dopo a colazione, verso le dieci. Nella sala da pranzo imbandita sedevano gi una cinquantina di invitati che sorbivano caff nero e conversavano rado e a bassa voce. La festa doveva essersi trascinata a lungo, pensai. A un certo punto, mentre Siena mi raccontava uno strano sogno che aveva fatto sul giardino inglese della villa, entr nella sala anche lo sposo, vestito in giacca e camicia impeccabili, con il volto molto stanco. Sorrisi al pensiero che forse la moglie lo aveva raggiunto nella sua stanza, nonostante lui, era risaputo, russasse come un trattore. Si sedette al tavolo da due riservato agli sposi, e chiese un caff doppio. Il mio sorriso si allarg. Ero felice per lui, povero diavolo. Una ragazza bella, pi giovane, e abbastanza ricca da non sospettare che lavesse scelto per soldi: chi non lavrebbe invidiato? Difatti la sala, dopo il suo ingresso, si era data a un mormorio discreto che per, moltiplicato per i cinquanta e passa presenti, sembrava la risacca del mare sulla spiaggia. Non so lo sposo come facesse a sopportarlo. Vero che da l a poco avrebbe dovuto sopportare ben di peggio. C qualcosa di strano, dichiar Siena qualche minuto dopo. Stava fissando lo sposo senza fissarlo, la sua specialit, e mi fece segno di imitarla. Quando guardai lo vidi alle prese con un t e un croissant alle albicocche molto buono che avevo preso anche io. Non ci vedevo nulla di strano. Hai fonti secondo cui il vero sposo allergico alle albicocche? scherzai. Siena rimase seria. Davvero: non ha alzato gli occhi una volta. Non normale. E la sposa dov'? In effetti non aveva staccato mai lo sguardo dal piatto. Magari sta poco bene. O ha dei pensieri. Che pensieri? Si appena sposato. Sorrisi senza dire nulla. Siena cap e sorrise a sua volta. Certe donne sembrano credere che il matrimonio risolva tutti i problemi. Certi uomini sembrano credere che il matrimonio causi tutti i problemi.

Tornammo alla nostra conversazione, ma ora cera un filo di tensione che non riusciva pi a dissiparsi, e che ci costrinse a tenere costantemente sottocchio il poveruomo che faceva colazione da solo. Proprio questo era l'intuito femminile di cui vi parlavo. Cera qualcosa di strano, Siena laveva sentito e non si poteva dubitarne. Molto presto ne avremmo avuto la conferma. Erano le undici e diciassette minuti, lo ricordo con precisione. Lo sposo alz dun tratto la testa, guard fisso il grande orologio che dominava la sala da pranzo e dopo qualche secondo si rivolse con un cenno al maggiordomo che sovrintendeva le operazioni nella sala. Questo si avvicin discretamente, si pieg in avanti per ricevere una richiesta allorecchio, poi annu, si raddrizz e con compostezza usc dalla sala. Passarono pochi minuti e un cameriere in livrea arriv di gran carriera e and a parlare con lo sposo. Gi il suo volto era un programma: bianco, teso, velato da un lieve sudore nonostante la mattina fosse fresca. Lo sposo ascolt poche parole e allarg gli occhi. Si volt completamente verso il cameriere, come per sentire meglio ci che gli veniva detto, poi lasci cadere sul tavolo il fazzoletto di stoffa che teneva in mano, si alzo in piedi e rapidamente, scansando la sedia e il ragazzo, corse fuori dalla sala. Siena, allarmata, si volt verso di me. Io, allarmato, mi tirai in piedi, scostai la sua sedia e feci strada verso luscita. Lo sposo non era pi in vista, ma immaginammo fin troppo bene dove si fosse diretto. Percorremmo rapidamente i corridoi e le scale che portavano alle stanze gemelle degli sposi, e mentre stavamo per svoltare nellultimo corridoio vedemmo un cameriere arrivare di corsa con in mano un estintore. Allora accelerammo il passo, girammo langolo e ci trovammo di fronte la scena di quel matrimonio che non dimenticher mai: assiepati ai lati di una porta chiusa, la porta della sposa, stavano due ali di persone, otto tra ospiti, famigliari e camerieri. Il maggiordomo era chino sulla maniglia, un ginocchio a terra, e la agitava freneticamente in su e in gi, facendo forza. Lo sposo, in piedi contro la porta quasi la volesse attraversare di peso, bussava insistentemente e gridava Chiara! Chiara, svegliati! Chiara sono io! Poi afferr la maniglia a sua volta e tent anche lui di forzarla, invano. Cosa succede? chiesi a mezza voce, pi per un riflesso che per conferma. La sposa chiusa dentro e non risponde, disse un invitato, pi per angoscia che per risposta. Il maggiordomo scosse la testa, si tir in piedi: Bisogna sfondarla, disse. Il cameriere con lestintore si fece avanti in quel momento. Sono qui, disse ansante. Lo sposo si volt fulmineo, gli strapp lestintore, presa una rincorsa di un paio di metri e lo abbatt con violenza contro il legno, poco sopra la maniglia. La porta cedette allistante, e lo sposo entr per primo, seguito a ruota da un secondo uomo pi anziano e da una donna sui trentacinque anni. Il padre e la sorella di Chiara. Noialtri rimanemmo fuori, per decenza, mentre dallinterno si sentiva lo sposo gridare Oh mio Dio! e il padre della sposa Chiara! Chiara! No! Poi di nuovo lo sposo ripet il nome della ragazza ed emise un urlo pi alto, straziato. Sentii i peli rizzarsi sulle mie braccia, e in un attimo non fui pi il cavaliere di Siena al matrimonio di una sua amica, ma Marco Messeti, sottotenente della volante di Modena. Mi feci largo tra i curiosi ed entrai nella stanza. Sul letto, un ampio letto matrimoniale coperto di organza e ancora rifatto, la sposa era adagiata in una posa innaturale, la testa voltata di lato per oltre novanta gradi, gli occhi spalancati, molto sangue sulle lenzuola. Lo sposo era inginocchiato di fianco a lei, il viso in lacrime sepolto nel suo grembo. Il padre della sposa era seduto su una sedia poco distante, bianco in volto e in preda a una crisi respiratoria, assistito dallaltra figlia, la figlia ancora viva. Polizia! gridai allora. Nessuno si muova. Nessuno tocchi nulla. Presidiai la stanza fino allarrivo dei carabinieri, e ci volle quasi unora, ma del resto eravamo sperduti in montagna. Con mia sorpresa, era intervenuto il maresciallo in persona, non una semplice pattuglia. Con sorpresa ancora maggiore, lo conoscevo: era un amico di un vecchio commilitone.

Anche lui mi riconobbe, e fu pi bravo di me, ricordava anche il mio nome: Messeti! Sono il maresciallo Scotta, ricorda? Che ci fa lei qui? mi chiese. Invitato al matrimonio, sorrisi mestamente. Lui annu, mi strinse la mano. Brutta storia, aggiunse gettando un occhio oltre la mia spalla. Mi feci di lato: ora che erano arrivate le forze dellordine potevo tornare a essere un semplice civile. Quando successo? mi chiese. Scrollai le spalle. Io lho vista verso luna di stanotte, ma sono andato via presto. E lavete ritrovata alle undici e mezza. Pi o meno, s. Sono entrati in molti nella stanza, dopo lo sfondamento? Solo questi tre, risposi indicando sposo, padre e sorella della sposa. E io li ho seguiti dopo cinque secondi. Mi sono messo di mezzo perch non venissero inquinate le prove. Scotta annu, avevo fatto bene. Di quando in quando si incontrano carabinieri che non ce lhanno con la polizia, e viceversa. Quando succede sempre una benedizione. Mi super per raggiungere il letto, dove lo sposo era ancora inginocchiato al fianco della morta. Lo guard per un istante con compassione, poi si volt verso due carabinieri che senza attendere altri cenni andarono dallo sposo, lo presero con delicatezza per le braccia e lo invitarono a venire via con loro. Luomo non oppose resistenza. Scotta si chin di fianco al letto. Senza toccare nulla percorse con lo sguardo il corpo di Chiara: era ancora vestita, ma la camicetta sembrava strappata nella parte bassa, e la gonna era tirata abbondantemente sopra le ginocchia. Adagiata sul letto a quel modo, poteva sembrare addormentata, magari di schianto dopo i bagordi della festa, non fosse stato per la testa inclinata e ritorta oltre i limiti naturali. Negli occhi spalancati, le pupille erano ben visibili, rovesciate verso lalto senza possibilit di rimedio. Il sangue era troppo abbondante, e usciva chiaramente dallorecchio. Vidi Scotta scuotere la testa. Secondo lei, Messeti? Un incidente? Dunque non ero solo un civile. Ero un collega, chiss se anche un sospettato. No, risposi io deglutendo, e mentre lo dicevo sentii le tenebre addensarsi attorno alla stanza, intorno alla villa, intorno agli invitati, ai famigliari, allo staff. Quello che era accaduto aveva un nome diverso, terribile, e toccava a me pronunciarlo per primo: Omicidio. Il medico legale arriv dopo unaltra mezzora e conferm i nostri sospetti. Il collo di Chiara Masi era stato spezzato con un colpo secco, tenendo la testa ferma e torcendola di scatto verso sinistra, come nei film dazione. Nella realt, per uccidere qualcuno a quel modo occorre molta forza, per cui dovevamo sospettare di un uomo, o di una donna molto robusta. Il delitto era avvenuto intorno alle due di notte. La donna doveva essere stordita o ubriaca lavremmo saputo per certo con lautopsia e non aveva sofferto. Almeno questo. Riferii la notizia a Siena, che era rimasta tutto il tempo seduta su una sedia nel corridoio, osservando e ascoltando in comprensibile angoscia tutto ci che accadeva. Che Chiara fosse morta l'aveva capito gi dallurlo animale del marito. Ma che la morte fosse dipesa non da cause naturali n da un incidente, quello laveva dedotto studiando le facce dei carabinieri che presidiavano la stanza e captando frammenti di conversazione tra il maresciallo Scotta e il medico legale. Siete proprio sicuri che non si sia rotta il collo da sola, per incidente? Scossi la testa. Mi dispiaceva darle questa notizia: anche se non si conoscevano pi, lei e Chiara un tempo erano state amiche, e se sempre difficile accettare la scomparsa di qualcuno con cui si condiviso un pezzo di vita ci sembra, a torto o a ragione, che con lui scompaia qualcosa di noi quando la morte violenta sembra di aver subito quella violenza sul proprio corpo. Il medico legale pi che certo, ma era sufficiente studiare il corpo con attenzione: adagiato in maniera troppo composta, e non porta segni di contusione o ferite esterne. Siena annu. Chi sospettano, allora? Mi strinsi nelle spalle. Al momento chiunque, tranne donne gracili e bambini.

Quindi ci tratterranno? S. Dovranno interrogare tutti gli invitati... Sono pi di duecento! e tutto lo staff. Ci vorranno parecchie ore, anche con dei rinforzi. Poi dovranno perquisire la villa e i terreni. Addio, disse Siena sbuffando. Un tratto distintivo del suo carattere era linsofferenza per le perdite di tempo. Io sono innocente, e anche tu. Non possono lasciarci andare? Ma un altro tratto distintivo era il desiderio di risolvere problemi, qualsiasi e di chiunque fossero. Infatti subito dopo mi chiese della chiave. Ah, hai origliato, le risposi sorridendo. S, in realt una pista c. Vedi, la stanza era chiusa, e la chiave stata trovata allinterno, su un gancio attaccato alla porta. Quindi lassassino doveva avere una copia. Per questo volete perquisire tutti. Annuii. Se trovassimo la copia Ma non molto probabile, giusto? mi interruppe. Un assassino con un minimo di cervello lavrebbe gettata via subito. Potreste non trovarla mai. O trovarla in circostanze pensate per depistarvi. Non ci sottovaluti, signorina, disse la voce di Scotta alle mie spalle. Purtroppo abbiamo una certa esperienza in queste cose. Succedono pi spesso di quanto si creda. Il maresciallo era venuto per dirmi qualcosa, e ora pregai che non si irritasse scoprendomi a discutere i dettagli del suo caso con una civile sconosciuta. Per questo la presentai come una carissima amica della vittima, e per di pi una testimone oculare dello sfondamento della porta. Il maresciallo abbocc, o forse volle essere galante. Era facile voler essere galanti con Siena. Maresciallo Michele Scotta, le disse, tendendole la mano. Siena Valli, rispose lei, e subito torn alla carica. Mi diceva Marco il sottotenente Messeti che state cercando la copia della chiave usata dallassassino. Si rende conto che inutile, vero? Scotta inclin la testa di lato, lespressione interdetta. Io imprecai dentro di me. Quando prendeva la via della logica, Siena poteva diventare molto tranchant. Il fatto , continu lei, persuasa che quel silenzio imbarazzato fosse un incoraggiamento, che di copie potrebbero essercene mille, e comunque potrebbe non servire nemmeno una chiave, per aprire una porta del genere. Il maresciallo continuava a tacere. Di fatto, prosegu Siena, una serratura come quella, con una toppa da film erotico, si pu aprire anche con una forcina. Io non lo saprei fare, ma lei avr conosciuto gente in grado, no? Il maresciallo ora sorrideva. Una toppa da film erotico... Divertente. Quando abbiamo chiamato il fabbro non ci venuto in mente di chiamarla cos. Avrebbe capito al volo. Non sto scherzando, disse Siena. Non la chiave che risolver il caso. la logica. Scotta stava per replicare qualcosa quando uno dei suoi uomini, un brigadiere, gli venne a sussurrare allorecchio. Visibilmente colpito, il maresciallo chiese: Ma lha detto il fabbro del paese? Quello che fa la manutenzione regolare? Il brigadiere conferm. Me lo porti qui, allora, disse Scotta, poi si rivolse di nuovo verso noi, o meglio verso Siena. Sa? Potrebbe aver ragione. La chiave potrebbe non essere affatto la soluzione. Anche se non per i motivi che diceva lei. Il brigadiere torn con il fabbro, un uomo di et avanzata ma con il volto liscissimo, da bambino. Veniva voglia di allungare la mano e accarezzarlo, cosa che ci trattenemmo tutti dal fare. Il signor Canovi? chiese il maresciallo. Faccia da Bambino annu. Signor Canovi, se capisco bene lei lunico fabbro del paese, e serve la villa da molto tempo. Quasi quarantanni, signor maresciallo.

Allora la persona che mi occorre. Abbiamo un problema con quella porta, disse indicandola. Il fabbro la guard e annu. Qualcuno lha aperta da fuori anche se la chiave era appesa allinterno. Quindi devono aver fatto una copia. Lei ne sa qualcosa? Faccia da Bambino tir in dentro un labbro, lo mordicchi qualche secondo, poi lo lasci andare e sospir. Eh, signor maresciallo, come ho detto al brigadiere... Son porte vecchie, antiche, con chiavi antiche. Copie non si riescono pi a fare. Sa quante volte me lhanno chiesto? Ma non si riesce. O si cambia il meccanismo oppure nulla. Ma ne certo? Serrature come quelle, aggiunse il maresciallo gettando unocchiata a Siena, si aprono con niente, persino con una forcina E lei dice che non riuscirebbe a fare un duplicato avendo la chiave di partenza? Eh, son mica chiavi medievali, che fai un calco e crei lo stampo Non sembra ma a guardarci hanno un sacco di denti, livelli, inclinature. Le facevano bene, una volta, non come oggi, che basta metterle in una macchina e in un minuto tiri fuori tre copie. E comunque, aggiunse gettando a sua volta un'occhiata a Siena, quella storia delle forcine una gran stupidaggine, sa? Non so se Siena arross. Io arrossii. Il maresciallo per non parve badarci. Consider per qualche istante lultima dichiarazione di Faccia da Bambino e poi lo conged dicendo: Naturalmente controlleremo le sue dichiarazioni. Sicurissimo che duplicare questa chiave sarebbe impossibile? Ed ecco come a volte insistere appena un poco, buttando l in extremis l'ennesima variazione della stessa domanda, cambiare drasticamente la vita di una persona. Perch solo allora, solo all'ultimo tentativo forse corroborato dalla vaga minaccia di ulteriori controlli Faccia da Bambino ritenne fosse venuto il momento di rivelarci lelemento pi prezioso che lindagine avrebbe fruttato: No, glielho detto, disse. Duplicarla non possibile. Ma se serve, si pu sempre chiedere la gemella al custode, Severo. Lui ha la doppia originale di tutte le porte della villa. Quando il brigadiere fu di ritorno insieme al custode, Siena stava intrattenendo il maresciallo con alcuni aspetti della teoria conversazionale di non so chi una sua deformazione di ex ricercatrice di filosofia per cui teorizzava sempre su tutto con tutti, finendo per far impazzire o innamorare i suoi interlocutori. Per questa ragione fui io il primo a riconoscere il custode e a trasalire: era quel cinquantenne nervoso e mal vestito che avevamo notato ai margini della festa due sere prime, luomo che si muoveva a scatti e fissava di continuo il cibo senza osare avvicinarsi. Tuttora aveva indosso quei pantaloni cachi sgualciti, le tasche gonfie fino a scoppiare, e i suoi occhi correvano senza sosta in tutte le direzioni, un tic spaventoso accentuato senz'altro dal timore della circostanza. Ecco il custode, signor maresciallo. Era in giardino a riparare un irrigatore. Scotta ringrazi il brigadiere e lo commiat. Si rivolse dunque allaltro uomo con un tono dolce, accondiscendente. Pi scaltro di me, aveva riconosciuto negli stessi segni che io avevo scambiato per nervosismo i tratti di una malattia del comportamento: un lieve autismo, o forse schizofrenia curata con ansiolitici. Lei il custode della villa, dunque? Sul viso delluomo si alternarono in pochi secondi allegria, paura, sospetto, smarrimento assoluto. Alla fine decise di rispondere annuendo profondamente con la testa, senza dire nulla. E si chiama? incalz il maresciallo. Io, io, io balbett il poveretto, abbassando di scatto la testa a fissare il pavimento e rimanendo in silenzio per lunghi istanti. Poi la risollev, sempre di scatto, e dichiar quasi urlando: Severo Cacci, Severo Cacci. Il mio nome. Severo Cacci Berardini. Il mio nome. Il maresciallo aggrott le sopracciglia, ma fu Siena a dar voce alla sua perplessit: Cacci Berardini come il padrone di casa? Siete parenti, lei e lo sposo? Luomo altern di nuovo felicit, preoccupazione e smarrimento sul suo volto, poi si mise a dondolare avanti e indietro con la testa, grugnendo infine una specie di s. Cugini? chiese il maresciallo, sempre pi cortesemente. Fratelli, esclam Severo Cacci. Siamo fratelli, s, fratelli. Fratelli!

Sospirai. Questo era un bel guaio. Lunico potenziale sospettato era il fratello maggiore dello sposo, ed era autistico. La stampa ci sarebbe andata a nozze (perdonate il bisticcio). Daccordo, disse come tra s il maresciallo, poi voltandosi verso uno dei suoi uomini: Appuntato, veda un po se Caralli, lo psicologo, in casa, e gli chieda di venire qui il prima possibile. Abbiamo un caso delicato. Il professor Igino Caralli era in casa, e venne molto volentieri, e molto in fretta: i montanari, si sa, son tutti matti, e dove essere matti normale, uno psicologo non serve a molto. Ogni occasione di lavoro era quindi benvenuta, specie se poteva portare pubblicit come un'indagine dei carabinieri. Non appena arrivato, Scotta gli spieg rapidamente la situazione, cosa che accrebbe esponenzialmente l'eccitazione del professore, quindi i due si rinchiusero con il custode in una stanza poco lontano quella del delitto, accompagnati da un appuntato con carta, penna e registratore per le deposizioni. Quando riemersero, unoretta dopo, sia il maresciallo sia lo psicologo erano scuri in volto. Persino lappuntato scuoteva la testa. Lunico che non sembrava di malumore era proprio il sospettato, il cui volto continuava a proiettare uno spettacolo mutevolissimo, dalla felicit totale allo spaesamento pi profondo nel giro di pochi secondi. Il maresciallo venne verso me e Siena. Come andata? chiesi. Male, molto male, sospir Scotta. Quel disgraziato non si rende conto di nulla: gli ho chiesto se vero che ha lunica copia della chiave e ha detto di s tutto contento. Quando gli ho spiegato il motivo per cui glielo chiedevo ha fatto una faccia come se non avesse capito mezza parola. Poi gli ho domandato dove era ieri notte tra luna e le tre e si rifiutato di dirmelo, ripetutamente. Sostiene che un segreto. Allora gli ho domandato se poteva aver dimenticato in giro le chiavi di scorta, o se le avesse prestate a qualcuno di recente, anche per poco. Ha giurato solennemente di no, che lui con le chiavi ci dorme e ci va in bagno, e me le ha pure mostrate. Pare le tenga in tasca giorno e notte. vero, disse Siena, labbiamo visto anche noi: ha sempre le tasche gonfie. Le chiavi, appunto. Bel guaio. Non potei che annuire. Se tutto questo era stato registrato, in pratica ci trovavamo di fronte a un reo confesso: cera lo strumento, cera loccasione, cera lassenza di un alibi, e lostinazione sospetta a non fornirne uno. Mancava solo il movente, ma di quelli son pieni i fossi, come dicono dalle mie parti. E mi tornarono in mente la gonna sollevata, la camicetta un po strappata. Forse davvero lui, il colpevole. Invidia, gelosia. Il fratello minore che si sposa mentre lui No, tagli corto Siena. Non possibile. Non stato lui. Persino il maresciallo, che con le sue parole amareggiate dimostrava di non essere troppo felice della piega presa dagli eventi, rimase stupito dalla forza di questa dichiarazione. Fu per lo psicologo a parlare. Cara signorina, purtroppo pi che possibile. successo molte volte, con questo genere di malati. Vede, il signor Cacci Berardini un ciclotimico depressivo, ovvero un bipolare schizoide, e come tale trattato chimicamente. Ora, io non sono uno psichiatra, ma E lui non un malato, lo interruppe Siena, piuttosto contrariata. Filosofi e psicologi: mai visti due andare daccordo. un uomo con un disturbo, e fino a prova contraria un uomo innocente con un disturbo. Ma io vi dico che di sicuro non stato lui. Ne ho la certezza. Scotta inclin di nuovo la testa con quell'espressione tra linterdetto e lammirato. E come fa ad averne la certezza, signorina Valli? Siena si volt verso di lui, fissandogli addosso i suoi splendidi occhi castani, e disse semplicemente: Intuito femminile. Il maresciallo sorrise, lo psicologo sorrise, il brigadiere sorrise. Persino Severo Cacci, per un istante, sorrise. Quindi si rabbui, si volt da unaltra parte e inizi a tamburellarsi nervosamente le dita contro un fianco.

Signorina Valli, inizi a rispondere il maresciallo, con un tono non molto diverso da quello che aveva usato poco prima con il custode, ma in quellistante una donna di mezzet e mezza altezza arriv di gran passo dal corridoio. Fermatevi! urlava. Fermatevi! Non ha fatto nulla, non stato lui! Vedendola, Severo Cacci si illumin di colpo. La signora Bersi! La signora Bersi! Quindi si volt verso di Siena, e con tono cospiratorio ripet: La signora Bersi . E si mise a ridere come un bambino. Si scopr che la notte precedente il custode laveva passata per con Anita Bersi, di anni ottantatre, cuoca della famiglia Cacci Berardini da quasi cinquantacinque anni. Di gran lunga la dipendente pi stagionata della tenuta, Anita Bersi era un donnino fragile ma risoluto, che sorvegliava lamministrazione della villa con maggior efficienza del maggiordomo, un uomo troppo giovane e troppo amante della vita, a suo dire, per riuscire bene nel ruolo. Assunta dal padre dello sposo, era stata ereditata dalla generazione successiva, e pianificava di allevarne presto una nuova. Era stata cos sollevata, alla notizia delle nozze del piccolo Massimo! E ora, che tragedia Per non potete sospettare di Severo. Come potete pensarlo? Non vedete poverino come messo? polemizz con il maresciallo e lo psicologo mentre il custode, pochi metri pi in l, fissava rapito un riquadro geometrico della moquette. Secondo voi perch doveva fare una cosa del genere? Neanche ci parlava, con la signorina. A lui le donne fanno paura Lo psicologo si schiar la voce. Ecco, vede, cara signora, in realt proprio questo il punto. La paura, nei soggetti con ritardo schizofrenico, pu celare spesso una componente aggressiva che La cuoca neanche gli diede ascolto. Comunque la notte scorsa Severo era con me. Mi ha aiutato in cucina fino alle due e mezza, e poi abbiamo preso un t e mi sono fatta battere a dama. Due volte. Saremo andati a letto che erano le quattro, guardi. Non un po tardi, in giorni cos indaffarati? mi stupii ad alta voce. Che le devo dire? Io sono vecchia e dormo poco. Lui, invece, tutta questa agitazione gli ha messo addosso lansia, poverino. Ha anche ripreso a muoversi a scatti Mi voltai di nuovo a guardarlo e cos facendo incrociai lo sguardo di Siena: fissava la cuoca con espressione rapita, evidentemente meditava su qualcosa. Speravo non fosse di nuovo il suo intuito femminile. C' un limite quotidiano che un uomo pu sopportare, di intuito femminile. Bene, disse il maresciallo con un tono tuttaltro che felice. Se c un testimone c un alibi, e se c un alibi non c il sospettato. Quindi dovremo iniziare le perquisizioni e gli interrogatori. Cos dicendo guard il suo orologio da polso. Erano gi le tre del pomeriggio, e non cera speranza di finire prima di sera. Avremmo dovuto avvisare gli ospiti che la loro tre giorni di festeggiamenti avrebbe avuto un inatteso sforamento nel luned. Unora pi tardi, sedevo con Siena su una panchina del giardino italiano, cercando di godere un po del sole e del riposo forzato di quel pomeriggio. N io n lei eravamo tra i sospettati, ma lo stesso il maresciallo non ci avrebbe lasciato rientrare a Modena in serata, per non creare precedenti e malumori, ma anche, sospettavo, per avere qualcuno con cui confrontarsi sugli sviluppi del caso. Io, da parte mia, iniziavo a dubitare che il caso si sarebbe sviluppato: da conoscitore del campo, sapevo che due crimini su tre vengono risolti nel giro di mezzora, e quando non accade rimangono quasi sempre insoluti. O ci sono prove schiaccianti, insomma, o con gli indizi si va poco lontano. E qui il caso era troppo ingarbugliato per portare a soluzioni immediate. Ripassai il problema con Siena: In pratica abbiamo un delitto avvenuto in una stanza chiusa, con una chiave allinterno e una allesterno. La chiave allinterno poteva usarla solo la morta, e i morti non usano le chiavi. La chiave allesterno poteva usarla solo un matto, e un matto non ha motivo di usare le chiavi. In pi non c un movente. In pi c un bellalibi. Quindi, in sostanza, non abbiamo in mano niente. Chiaramente ci siamo persi qualcosa per strada. Dici? domand Siena con tono interlocutorio. Immaginai stesse ancora meditando, e le chiesi perch avesse fissato in quello strano modo la cuoca, poco prima.

Ah, lhai notato. Pensavo solo che cera qualcosa di strano, nei suoi modi. Poi ho capito cosa. Probabilmente se ci ragioni un attimo ci arrivi anche tu. Ora, evidente che a quei tempi avrei sopportato da Siena qualsiasi cosa, se subivo questo genere di osservazioni. Va detto per che non erano condotte con cattiveria, non cera n malizia n superiorit nella sua voce. che chi sa nuotare da appena nato raramente si sofferma a pensare a chi non ha mai imparato davvero nemmeno da adulto. Facciamo che me lo dici tu e risparmio un po di neuroni, ti va? le dissi. Lei sorrise, forse anche un po compiaciuta, e poi torn seria. Te lo dico se prometti di tenerlo per te. Daccordo, al massimo lo confesser allo psicologo, risposi stando allo scherzo. Ma Siena non scherzava. Giura che non lo riferirai al maresciallo, daccordo? Mi serve pi tempo per ragionare, e se glielo dici subito finita. La premessa reiterata mi impensier, ma era Siena, e cos giurai. Grazie. Allora, hai visto come arrivata di corsa, la cuoca? Secondo te che bisogno cera? Mica lo volevano impiccare, il custode E poi quando parlava del fratello dello sposo hai sentito che tono usava? Tutto lopposto di quando parlava di Severo. Con lui era cos dolce... Be, sai, data la sua malattia No, no, non credere: in montagna, una volta, la gente non era poi cos tenera con i matti. No, era molto protettiva con lui, persino troppo. Ecco perch non devi dire nulla al maresciallo. Scusami ma ancora non capisco. Mi dici per favore che cos che non devo dire, cos so che non devo dirlo e non lo faccio? Che Severo, lo schizofrenico, figlio suo. Della cuoca. Ci misi un attimo per mettere a fuoco la rivelazione. Cosa? E se si viene a saperlo la testimonianza della cuoca perde parecchio peso. Io ancora dovevo digerire la frase di prima, per cui ripetei: Cosa? Di, che hai capito. Massimo e Severo sono fratelli, ma di madre diversa. Massimo era figlio di sua madre, e Severo, be, della cuoca. Se ci pensi, rafforzerebbe persino lipotesi che a uccidere sia stato Severo, magari spinto dalla signora Bersi: pensa alle questioni di eredit, eccetera. Siena, quella che hai detto una cosa enorme. Come ti venuta in mente? Lei mi sorrise, con quel suo splendido sorriso malizioso, e disse soltanto: Intuito femminile. Quindi non posso dire nulla al maresciallo, perch tu devi avere pi tempo per pensare. Esatto. Ma pensare a cosa? E se poi hai torto i colpevoli sono davvero il custode e la cuoca? Io non ho torto, e se anche fosse dove potrebbero scappare? Una ha ottantanni e laltro schizofrenico. Non credo nascondano una moto da cross nel capanno degli attrezzi Prima o poi la parentela salter fuori, magari il maresciallo lo sta scoprendo in questo istante, e quando lo sapr prender entrambi, li porter a Pavullo e fine dellindagine preliminare. No, mi serve un po di tempo per pensare. Da capo, Siena: pensare a cosa? A come si fa a uccidere qualcuno in una stanza chiusa. Dovevo immaginarlo. Siena aveva studiato logica per anni, e lunica cosa che le piaceva davvero nella vita era risolvere problemi, scardinare aporie, mostrarsi pi abile del pi abile enigmista. Ascolta, le dissi, nessuno pu uccidere in una stanza chiusa. Quella roba da romanzo giallo, nella realt sono casi inesistenti. Vedrai che salter fuori una spiegazione razionale. E anzi, la pi semplice e probabile ce labbiamo gi, servita da te stessa su un piatto dargento. Perch non tagliamo corto e andiamo dal maresciallo Ehi, non cominciare! Hai giurato. Alzai le mani, mi arresi (facilmente come sempre, davanti a Siena). Daccordo, ma sei stata tu a insegnarmi il rasoio di Occam

Siena sorrise. Le piaceva il ruolo di docente, specie se lallievo ero io con la mia totale ignoranza filosofica. S, vero. Dove ci sono una spiegazione semplice e una complessa si deve sempre preferire quella semplice. Ma chi ti dice, aggiunse voltandosi a guardarmi, che il custode e la cuoca siano la spiegazione pi semplice? E secondo te un omicidio in una stanza chiusa sarebbe meno complesso? Non lo so. Pu darsi. Lintuito femminile mi dice che deve essere cos. Vediamo cosa ne pensa la logica, che dici? Ci lanciammo cos a ragionare su tutte le possibilit reali di entrare e uscire da una stanza chiusa a chiave senza avere la chiave. Io ricordavo vagamente un film con delitto in cui il trucco dell'omicida consisteva nel girare con delle forcine la chiave infilata nella serratura dalla parte interna. Ma qui non andava bene, perch la chiave di Chiara non era stata ritrovata nella toppa, ma appesa a un gancio. Magari lassassino era presente quando stata sfondata la porta e si infilato allinterno durante la confusione, ha sfilato la chiave dalla toppa e lha appesa al gancio, disse Siena con un velo di dubbio. No, dovetti concedere a malincuore. Prima di me sono entrati solo lo sposo, il padre di Chiara e la sorella, e dopo di me nessuno. Lavrei visto se qualcuno armeggiava con la porta. Lipotesi successiva era che lassassino fosse ancora allinterno della stanza quando eravamo entrati, ma anche qui la mia obiezione funzionava troppo bene. A meno che lassassino fosse un Arturo Brachetti in grado di trasformarsi in un cuscino o in una sedia, nella stanza chiusa non cera nessuno, solo il cadavere (che a quel punto, pensai macabramente, a sua volta non era pi nessuno). Altre ipotesi potevano essere passaggi segreti, ma il maresciallo aveva fatto controllare le pareti e il pavimento palmo a palmo senza trovare doppi fondi; ovviamente la finestra, ma eravamo al quarto piano, senza balconi, senza cornicioni e senza appigli per scalare; oppure una finta morte. Questa non la capii subito, fu Siena a escogitarla e spiegarmela: Immagina che lassassino fosse uno di voi quattro che siete entrati nella stanza. La sera prima droga la sposa, che se ne torna da sola in stanza, si chiude dentro e poi cade in una specie di catatonia. La mattina voi sfondate la porta, e il primo che raggiunge Chiara, ancora viva, le spezza il collo con un gesto secco. Che ne dici? Sbuffai. Dico che troppo letterario. Ti immagini il rischio? Spezzare il collo a una donna davanti a possibili testimoni Non esiste. Ma se i tre fossero stati daccordo Voglio dire, lo sposo, il padre di Chiara e la sorella: entrano insieme, uno fa il lavoro sporco e gli altri coprono la visuale Ci pensai un istante, ma no, le variabili erano troppe e ingestibili: Il rischio era comunque enorme, non potevano nemmeno sapere chi sarebbe entrato con loro! E poi metti che la droga non fosse stata sufficiente O che non fossero riusciti a uccidere Chiara al primo colpo E se poi lei urlava? No, no: letteratura, cinema. Siena sospir. Sono daccordo con te. Eppure Eppure cosa? Di, Siena, ammetti che una cosa impossibile e andiamo dal maresciallo. Mai. Impossibile solo ci che non ancora stato dimostrato possibile. Lunica alternativa all'omicidio in una stanza chiusa che sia stato il custode, e io sento, io so, che non stato il custode. Ergo Ergo sarai una brava filosofa, ma qui la tua logica fa un po acqua, mia cara. Anzitutto, sentire e sapere sono due cose ben diverse. Poi In quel momento fummo interrotti dall'arrivo di un carabiniere: Dottor Messeti? Mi voltai a guardarlo e non riuscii a trattenere un sorriso: Ma che dottore e dottore. Io ho studiato da architetto! Siena mi diede una gomitata: Non prenderlo in giro, sussurr. Mi scusi, architetto. che il signor maresciallo voleva parlarle. Hanno scoperto una cosa sulla cuoca. Una cosa molto importante. Pu venire subito? Mi voltai verso Siena, vidi il suo sguardo crucciato. Game over, amica mia. Intrighi di famiglia battono intuito femminile uno a zero.

Il maresciallo prese la notizia piuttosto bene: Volete dire che sapevate questa cosa unora fa e non avete detto niente per pensare con agio ad alternative di fantasia? Be, rispose Siena contraddicendo ci che aveva detto a me poco prima sulla panchina, da un punto di vista strettamente logico, avere una forte convinzione non lo stesso che sapere. Noi avevamo una forte convinzione, ma non volevamo depistare la sua indagine suggerendole ipotesi non verificate Qui il maresciallo non si trattenne e scoppi addirittura a ridere. Signorina Valli, lei avrebbe dovuto fare lavvocato, sa? A dire il vero, signor Scotta, proprio quello che faccio. Pi o meno. Certo, certo, continu il maresciallo senza ascoltarla. Comunque a questo punto ritiro i segugi e sospendo gli interrogatori. Sono quasi le sette, lasciamo tornare a casa gli invitati. Siena fu scioccata dalla prospettiva. Ma non ha ancora in mano un colpevole certo! Scotta scosse la testa: Nessuna indagine accerta il colpevole, mai. Al pi isoliamo forti sospettati, ma persino il reo confesso innocente fino al processo. S, ma in questo caso Il maresciallo sollev una mano, come per fermare il traffico di parole che Siena stava per rovesciargli addosso. Guardi, io apprezzo molto il suo intuito, signorina Valli.. Non che ci sia stato cos utile, oggi, ma diciamo che intuisco che la sua intuizione buona e giusta. La realt dei fatti, per, che qui ci troviamo di fronte a un delitto impossibile a meno di supporre che il custode, lunico con accesso a una chiave della porta, abbia per qualche suo imperscrutabile istinto ucciso la moglie del fratello. So gi che la televisione mi manger a pranzo e a cena per settimane, ma cos stanno le cose: lunica testimone l'anziana madre di un figlio illegittimo e sventurato. Mi spiace. Qui non mi trattenni, linformazione poteva tornarmi utile: Quindi i giudici invalideranno la testimonianza sulla base che la cuoca una parente stretta del sospettato, cos? Scotta allarg le braccia. In realt non lo so. La legge non mai cristallina, e io non conosco tutta la giurisprudenza. Come investigatore, per, il mio lavoro terminato: ho tutti gli elementi, dal movente alloccasione, e soprattutto, e qui si rivolse di nuovo a Siena, ho la logica dalla mia: lalternativa unimpossibilit bella e buona. Probabilmente la difesa trover la strada aperta per obiezioni e attenuanti, ma gli indizi sono pesanti. Non mi restano molti dubbi. Era andata. Era finita. Il discorso del maresciallo aveva convinto anche me. Dopotutto non avevo mai davvero dubitato del custode, pi che altro reggevo la fiaccola per amore di Siena. La quale, per, proprio quando il muro contro di lei si era fatto pi alto, trov non so come non me lo spiegher mai il coraggio di rilanciare. Ma certo, la sentii dire. Ma certo. Una strada aperta... Poi si rivolse al maresciallo con uno sguardo diverso, come se fino ad allora avesse scherzato e ora fosse il momento di fare sul serio. Allora basta, basta cos: le dico chi davvero il suo assassino, se le interessa. Anzi, lassassino e il complice, perch almeno in questo ha ragione: i colpevoli sono due. Qui il maresciallo avrebbe potuto fare un cenno ai suoi uomini, e quasi me laspettavo che ci prendessero entrambi di peso e ci sbattessero fuori dalla villa, gi da quella bella scalinata barocca. Si vedeva per che Siena era entrata nelle sue simpatie: Non mi dica, signorina Valli, che gli assassini siete lei e il sottotenente Messeti. Il brigadiere alle spalle del maresciallo scoppi a ridere. Io stesso trovai la battuta divertente, per quanto mi si stesse apertamente prendendo in giro. Siena invece rispose con tutta seriet, come se la possibilit non fosse da scartare. In effetti no, signor maresciallo, non siamo stati io e Marco. Per eravamo vicini ai colpevoli, molto vicini, la mattina in cui il corpo stato ritrovato. Ora che ho capito cos successo, mi sembra cos ovvio che quasi mi vergogno a rivelarlo a tutti quanti. Suvvia, ribatt il maresciallo, vagamente intrigato. Vinca questa vergogna e ci dica ci che ha capito. Se il custode e la cuoca sono innocenti, il momento giusto per dimostrarlo.

Lo far senzaltro. Lo far subito. Prima per devo chiedervi un favore: quando vi avr spiegato chi ha ucciso Chiara Masi, come ha fatto e perch, in cambio dovrete fare un controllo sulle finanze di una persona. Per corroborare la mia tesi, solo per questo. Il maresciallo ci medit sopra un istante. Non una prassi comune, disse infine, ma in casi di estrema gravit, in casi molto motivati intendo, si pu fare. Sempre che la sua rivelazione abbia un fondamento, chiaro. Avanti. Cominci. Vediamo se la sua logica ci convince. Allora Siena inizi a raccontare. Dieci minuti dopo Scotta telefonava al suo superiore per richiedere un controllo straordinario sulle finanze del nuovo presunto assassino. Il mattino dopo, di buon'ora, ero seduto nellufficio del maresciallo Scotta nella stazione dei carabinieri di Pavullo. Insieme a me cerano il maresciallo stesso e i tre parenti pi stretti di Chiara Masi: Massimo Augusto Cacci Berardini, vedovo della vittima; Tommaso Masi, il padre; e Cinzia Masi, la sorella. Scotta li aveva convocati promettendo ragguagli sulle indagini. I tre sapevano soltanto che il custode della villa era stato fermato come sospettato del delitto, e che gli altri invitati erano stati fatti rientrare la sera prima. Lincontro aveva dunque laria di una chiusura definitiva dellindagine, cosa che rispondeva a verit. La ragione della mia presenza era facile da spiegare: insieme ai tre, ero lunica persona che fosse entrata nella stanza di Chiara prima dellarrivo delle forze dellordine. Dopo aver mescolato un poco le carte sul suo tavolo, il maresciallo alz gli occhi sui suoi ospiti e li ringrazi per essere intervenuti in quel momento cos difficile. Come sapete, le indagini di ieri hanno dato rapidi frutti. Grazie ad alcune felici intuizioni siamo riusciti a isolare in fretta i presunti colpevoli, ovvero lassassino e un complice insospettabile che, mi spiace dirlo, fa parte dello staff della villa. Il vedovo, seduto allestrema destra della stanza, strizz gli occhi e scosse la testa. Anche lassassino, continu Scotta, una persona a voi nota. Un famigliare, a dirla tutta. Il vedovo a questo punto si lasci sfuggire un singhiozzo. Cinzia Masi, al suo fianco, allung una mano per toccargli la spalla. Aveva gli occhi lucidi di pianto, la mandibola contratta nel lutto pi grande, ma riusciva ancora a preoccuparsi del dolore di un altro. Di questo sono capaci le donne. Mio fratello mormor a mezza voce il vedovo. Come ha potuto? Come ha potuto? Intanto scuoteva la testa, si torceva le mani. Non colpa sua disse Cinzia allungando anche laltra mano sulla sua spalla e stringendogliela come per aggrapparsi a una boa in mezzo al mare. Non stata colpa sua... Il maresciallo allora si schiar la voce, riprese a parlare. Ha ragione, signorina Masi. Non stata colpa sua. Non lo mai stata. Non del custode, voglio dire. Severo Cacci Berardini, il principale sospettato di questo orribile delitto, innocente. Siete venuti qui pensando di sapere chi fosse lassassino, ma in realt non lo sapevate. O meglio, due tra voi non lo sapevano. Perch il terzo lassassino. Chi ha ucciso Chiara Masi siede infatti qui con noi in questo preciso istante. Ci volle qualche istante perch le parole facessero effetto su Tommaso e Cinzia Masi; qualcosa di pi perch penetrassero tra i singhiozzi disperati del vedovo di Chiara. Solo quando ebbe la loro totale, spaesata attenzione, il maresciallo prosegu: Anche noi abbiamo creduto per tutto il tempo che il custode fosse lassassino, o almeno un suo complice. Dopotutto lunica copia della chiave ce laveva lui. Ma purtroppo, o per fortuna, alla fine abbiamo scoperto un particolare inaspettato, molto spiazzante. La chiave, la copia in possesso del custode, non funziona. difettosa. Entra nella serratura ma non la fa scattare. Quindi il custode innocente. Ma disse il padre di Chiara. Ma impossibile Il maresciallo si volt verso di lui con un lieve sorriso sulle labbra. Perch impossibile? Luomo tent di spiegarsi: Se la porta era chiusa a chiave, deve esserci una copia funzionante!

Il vedovo intervenne a sua volta: Esatto! La copia del custode! Mi dispiace. stato stabilito al di l di ogni dubbio: non esiste nessuna copia funzionante. Lunica chiave che poteva aprire o chiudere quella porta era allinterno della stanza, insieme al corpo della povera Chiara. E allora chi lha uccisa, lo spirito santo? sbott il vedovo. Il maresciallo si appoggi all'indietro sullo schienale della sedia. No, no, niente del genere. Come vi ho detto, lassassino in questa stanza proprio ora, e naturalmente non sono io. Ma lasciate che qualcuno pi in grado di me vi spieghi come siamo giunti a scoprirlo. Scotta premette il pulsante dell'interfono sulla sua scrivania: Fate passare la signorina Valli. Mentre Siena entrava nella stanza sentii il mio cuore accelerare. Era un azzardo, farla intervenire. Forse era anche contrario a qualche regolamento, sicuramente alletica professionale. Ma sia io sia il maresciallo avevamo concordato che nessuno avrebbe potuto illustrare meglio di lei il ragionamento che aveva portato alla scoperta del colpevole. Scotta cerc di spiegarlo con poche parole ai tre sospettati seduti davanti a lui, ma si incart subito. Allora le cedette la parola e si prepar a fare anche lui da spettatore allatto finale di quel complicato dramma. Siena sulle prime mi sembr un po imbarazzata. Temo, esord, che questo non sia davvero il mio posto. Ma Chiara era unamica, e glielo devo . Menzionare il nome della vittima le diede coraggio. Quando riprese, la sua voce non tremava gi pi, e i suoi occhi erano fermi, decisi, fissi all'obbiettivo. Dopotutto le avevamo chiesto una lezione di logica: nulla di pi facile, per una come lei. Inizier ricapitolando quello che successo domenica mattina. Eravamo tutti presenti, per cui potreste pensare che non ce ne sia bisogno. Ma in realt quando si guarda una cosa non sempre la si vede per davvero. Ora proveremo a fare questo, vedere, e correggetemi se troverete errori nella mia ricostruzione. Si appoggi alla scrivania del maresciallo, e alternando lo sguardo sul vedovo, sul padre di Chiara e su Cinzia, inizi il suo racconto La mattina di domenica, alle undici e venti circa, lo sposo, innervosito dallassenza di Chiara allora di colazione, ha chiesto al maggiordomo di andarla a chiamare. Il maggiordomo si recato alla stanza della sposa, e pochi minuti dopo ha spedito un cameriere ad avvertire che la signora era chiusa allinterno e non rispondeva. Lo sposo accorso, ha tempestato la porta di pugni, ha tentato insieme al maggiordomo di forzare la maniglia. Non riuscendoci, e non ricevendo alcuna risposta dall'interno, ha sfondato la porta con un estintore. All'interno della stanza c'era solo il cadavere di Chiara, che qualcuno aveva ucciso brutalmente. Questo stato rilevato anche dal medico legale, e non esistono dubbi al riguardo. Siena fece una pausa. Nella stanza il silenzio era assoluto. Ora la cosa si fa pi complicata: la chiave di Chiara infatti era appesa all'interno della porta, e dalla stanza non si poteva uscire in altro modo che aprendola con quella chiave: anche questo stato appurato senza ombra di dubbio. Il classico delitto della stanza chiusa, dunque. Siccome esisteva una sola copia della chiave, in possesso del custode, si sospettato da subito di lui. C'era, vero, la testimonianza della cuoca, ma da un lato si scoperto che la cuoca era la madre del custode, e dallaltro lato una testimonianza non mai forte come la logica. La logica dice che se la stanza era chiusa a chiave e lunica chiave allesterno della stanza era in mano al custode, allora il colpevole o quantomeno un complice del colpevole non poteva che essere il custode stesso. Ci siamo fin qui? I tre sospettati annuirono. Bianchi in volto allo stesso modo, presi e angosciati dal racconto allo stesso modo, non avrei saputo distinguere il colpevole dagli innocenti, se fosse toccato a me. Per fortuna ci aveva gi pensato Siena con il suo intuito e la sua logica. Molto bene. Ed ecco dove sta l'inghippo. Non so se avete mai sentito nominare Ludwig Wittgenstein, un filosofo del secolo scorso. Wittgenstein sosteneva una cosa molto interessante sull'impossibilit di risolvere certi problemi. Secondo lui, quando ci troviamo di fronte a una domanda che non sembra ammettere risposte, allora non sono le nostre risposte il problema, ma la domanda stessa. Se un problema sembra irrisolvibile, insomma, forse la soluzione sta nel cambiare i termini del problema, o addirittura nello smettere di porselo.

Avevamo discusso con Siena se fosse il caso di fare lunghi preamboli filosofici. Io naturalmente ero contrario, ma lei pensava che pi larga lavesse presa e pi probabilit di successo avremmo avuto dove per successo intendeva far intuire ai due innocenti nascosti tra i tre sospettati quale fosse il vero colpevole, e come avesse agito. Wittgenstein, continu Siena, portava un bellesempio, quello della mosca che finisce dentro a una bottiglia. Cercando di uscire dalla parte del fondo, la mosca rischia di passare il resto della sua vita sbattendo il muso contro il vetro sigillato, mentre la via d'uscita, l'unica e reale possibilit di fuga dalla trappola in cui si infilata da sola, in effetti il collo della bottiglia, cio il passaggio che ha usato in origine per entrarci, il luogo stesso da cui partita. Perdonate la lungaggine, ma importante capire il meccanismo per vedere come si applica al nostro problema, ovvero: come possibile commettere un omicidio e poi fuggire da una stanza chiusa dall'interno? Cos formulato, il quesito privo di possibili risposte. Si dovrebbe concludere che l'omicidio non possibile, ma purtroppo per Chiara e per noi, l'omicidio stato fin troppo possibile. Quindi sbagliata la domanda. E credo che ormai inizierete a capire anche voi come vada riformulata, in modo da ammettere una risposta logica. I tre convenuti nella stanza si guardarono smarriti tra loro, ma Siena non aveva nessuna intenzione di aggiungere altro. Era convinta di aver fornito tutti gli elementi necessari. Passarono lunghi secondi, poi, quando pensavo che il vedovo o il padre della vittima sarebbero sbottati contro quella presa in giro, la sorella di Chiara apr bocca per la prima volta e disse: Non sono sicura di capire. Secondo lei il problema non reale, ma di linguaggio. Se troviamo il modo di riformulare il problema, magicamente comparir la soluzione. cos? Pi o meno, rispose Siena, annuendo per incoraggiamento. La sorella di Chiara insistette. Eppure non vedo come sia possibile. Voglio dire: se la stanza era chiusa dall'interno... Non fin mai la frase. Rimase l, immobile, gli occhi che si allargavano sempre pi, la bocca aperta in una O di orrore mentre il suo corpo era scosso da un brivido di comprensione. Non possibile, disse infine. Non possibile... Il padre si volt verso di lei, preoccupato, spaventato. Che succede, Cinzia? La sorella di Chiara chiuse gli occhi, si morse il labbro. Una lacrima le sfugg tra le palpebre, le tagli in due la guancia. Cinzia! insist il padre. Allora lei riapr gli occhi, annu a Siena e si rivolse al padre, con voce roca e stanca, infinitamente stanca. La stanza non era chiusa, pap. La porta di Chiara non mai stata chiusa. Sul volto delluomo si allarg unincomprensione abissale. Che assurdit era quella? Di cosa parlava sua figlia? La porta? Non era chiusa? Che significava? Si volt verso Siena Valli, come a cercare un appiglio. La mia amica gli sorrise mestamente. Proprio cos, disse con un filo di voce. Proprio cos. Quando si volt a guardare il vedovo, bianco in volto come un cadavere (Come Chiara, pens Siena), stravolto come un condannato a morte (Lui che vivo, pens Siena), vide che luomo fissava tranquillamente lo spazio davanti a s, incapace di qualsiasi espressione. La porta era aperta, sin dallinizio, disse Siena con voce morta. L'unica certezza che non era stata messa in dubbio nemmeno per un istante era il fondamento dellinganno che poteva incastrare due innocenti, e lasciare libero il vero assassino e il suo complice. La stanza non era chiusa. Noi lo credevamo perch avevamo visto, tutti insieme, lo sposo e il maggiordomo cercare di forzarla, tentare in ogni modo di aprirla. Ma il maggiordomo e lo sposo dovevano fingere, o avrebbero scoperto per primi che la porta era gi aperta. E se fingevano perch a lasciarla aperta erano stati loro. Avevano ucciso Chiara e poi inscenato tutta la pantomima per procurarsi testimoni e depistare le indagini in partenza. Volevano incastrare il custode, fratello bastardo dello sposo. Grazie al maresciallo Scotta abbiamo anche il movente. bastato gettare uno sguardo sui conti del signor Cacci Berardini: perdite su perdite, negli ultimi anni, e un prestito faraonico per organizzare un matrimonio faraonico. Chiara era ricca, ma avrebbe scoperto fin troppo presto che suo marito era

rovinato. Che laveva sposata solo per i soldi. E che progettava di goderseli da solo. Non cos, signor Cacci? Lo sposo continuava a guardare davanti a s senza alcuna espressione. Poi, nel silenzio assoluto, apr finalmente la bocca per dire poche frasi: Era un piano perfetto. Come potevo immaginare che la chiave di scorta non funzionasse? Un piano perfetto... Perfetto. Neanche una parola sul movente, neanche un accenno a Chiara, o a suo padre, a sua sorella, le cui vite aveva piegato per sempre. Neanche lombra di un sentimento, tantomeno di un pentimento. Il maresciallo, alla fine, si alz in piedi, e con disgusto evidente premette il pulsante dellinterfono per chiamare due guardie. Lei mi fa ribrezzo, disse al vedovo mentre veniva ammanettato. Non merita nulla, nessuna piet. Per questo voglio che lo sappia: la chiave di scorta, quella in mano a suo fratello, funzionava a perfezione. Avrebbe aperto senza problemi la porta della stanza. stata la logica, non un caso fortuito, a incastrarla. La logica, e le parole che ha appena pronunciato. Ora portatelo via. Non lo voglio pi vedere. *** Qualche tempo dopo, ero a Torino per testimoniare su un caso di tangenti quando trovai in una bancarella di via Po una raccolta di racconti sull'enigma della camera chiusa. La copia era vecchia, abbastanza malmessa, ed era il seguito di unaltra collezione Mondadori ormai introvabile. Decisi ugualmente di comprarla, e lessi alcuni racconti sul treno di ritorno. Proprio come nel caso risolto da Siena, in ognuna delle storie c'era un omicidio consumato in una stanza chiusa dall'interno, ma in genere le soluzioni erano complesse, arzigogolate, e le spiegazioni variavano dal totalmente inverosimile al noiosamente tecnico. Solo un paio di autori avevano trovato meccanismi onesti, che non imbrogliavano il lettore inserendo all'ultimo istante dati nuovi e non tralasciavano indizi cruciali in prima battuta. Comunque rimaneva limpressione che un vero assassinio in una camera chiusa fosse impossibile da compiere anche nel regno della fantasia. Poi, pi o meno all'altezza di Voghera, quando ormai mi ero stancato e stavo per mettere via il libro, mi imbattei in un titolo interessante: Il caso della camera chiusa-aperta, di un certo Man E. Kelly. Scorrendo il racconto frettolosamente notai che il meccanismo era molto simile a quello usato dal vedovo Cacci Berardini per uccidere Chiara Masi. Anzi, pi che simile: era identico. Ricominciai da capo, lessi il racconto per intero, e pi leggevo pi mi spaventavo: anche le modalit di depistaggio erano le stesse, anche il buon Kelly aveva previsto chiavi gemelle, un custode fidato, la complicit di un servitore e un numero di illusionismo davanti a una porta chiusa solo in apparenza. Alla fine della lettura ero sbalordito: l'investigatore, non una donna ma un uomo molto effemminato, citava addirittura un filosofo nel suo discorso finale: il mio amato Occam, con il suo sempre affilato rasoio. Non resistetti. Presi il telefono e chiamai subito Siena per raccontarle lincredibile coincidenza. Lei mi ascolt con pazienza, poi dichiar che le coincidenze non sono mai incredibili e mi domand se avessi letto con attenzione la biografia di questo Man E. Kelly. Non l'avevo fatto, risposi, e non capivo nemmeno che c'entrasse con la questione. Lei rise e mi disse di richiamare dopo averla guardata, se ancora ne sentivo la necessit. In seguito mi giur di non aver mai letto quel libro, n di aver mai sentito nominare lautore del racconto prima di allora. Ciononostante mi sentii molto spaesato, e vagamente preso per i fondelli, quando saltai alle ultime pagine della raccolta e scorsi queste poche righe di presentazione:
MANFRED EDWARD KELLY il nome di un giallista inghiottito dalle nebbie del tempo. Di lui si conosce un solo racconto, qui antologizzato; le circostanze della sua vita o eventuali altre pubblicazioni sono per il resto ignote. Compulsando gli annali, i curatori hanno potuto evincere un solo fatto degno di nota al suo riguardo: nacque nella stessa citt, nello stesso giorno e nella stessa ora di un celebre filosofo analitico, Ludwig Wittgenstein. Il che, naturalmente, non significa nulla di nulla.