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Le Favole - Esopo e Fedro

Le Favole - Esopo e Fedro

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LE FAVOLE di ESOPO e FEDRO

Raccolta ad opera di Flavia Zanchi

Le favole e le fiabe sono nate in tempi remoti e si sono tramandate oralmente di generazione in generazione e di paese in paese; in esse possiamo trovare tracce di tradizioni, credenze, riti antichissimi. Il piacere di ascoltare o leggere le favole e le fiabe non ha tempo né età: basta abbandonarsi alla narrazione fantastica che dà emozioni e divertimento pur nella ricchezza di significati importanti. Il termine favola deriva dal latino fabula, dal verbo fari, che significa parlare, a sottolineare il racconto orale di qualsiasi narrazione fantastica, leggenda, mito, novella, fiaba. Le origini della favola sono popolari; prima di divenire genere letterario, la favola è vissuta come mezzo di tradizione orale di principi e valori quotidiani tra le più diverse culture primitive. Scrive G. Pascucci: “ La favola è di per sé una forma narrativa, a sfondo moralistico, che prima di ricevere un definitivo suggello letterario, vive di propria vita, aliena dal ridursi canonizzata in una trascrizione fissa, o redazione scritta, e che si propaga, diffonde e tramanda di paese in paese, di generazione in generazione, per via di semplice tradizione orale. Essa è quindi antichissima, anteriore a qualsiasi forma di letteratura, perdendosi le sue origini nella primitiva sapienza dei popoli, ancor non giunti a piena luce di storia.” Possiamo concludere quindi che la favola è il genere più antico e universale… Elenco di alcuni autori di favole: Esopo Fedro Jean de La Fontane Gianni Rodari Trilussa Lev Tolstoj Leonardo da Vinci Jean Pierre Claris De Florian Luciano Folgore

Cosa contraddistingue la fiaba dalla favola? Le fiabe sono compositi narrativi i cui protagonisti non sono quasi mai animali (a differenza delle favole), ma persone umane, coinvolti in avventure fantastiche con personaggi dai poteri magici come: fate, orchi, giganti, draghi, ecc.. La favola è invece un racconto breve, contiene sempre una morale, cioè un insegnamento.

Esopo: le favole di Esopo
L’inventore della favola è considerato Esopo, uno scrittore greco vissuto nel VI secolo a.C., da cui prese ispirazione il poeta latino Fedro, vissuto nel I secolo d.C. Della vita di Esopo gli antichi sapevano poco. Nativo della Frigia, visse come schiavo a Samo nel VI sec. a.C. Divenne presto un personaggio leggendario; si disse che viaggiasse molto in Oriente, in Grecia, soprattutto a Delfi. Sono arrivate fino a noi redazioni di favole di Esopo di tarda età ellenistica, anche di età bizantina derivanti in parte da raccolte più antiche. Le sue favole si presentano con uno stile breve ed essenziale, i personaggi sono di solito animali, con caratteristiche a tipo fisso, uomini e dei , a volte anche piante; alla fine hanno una breve morale. Esopo ha un suo carattere particolare: mediante le sue divertenti storie mette in luce pregi e difetti degli uomini con intenzione educativa e bonariamente satirica. Presso i Romani la favola esopica, volgarizzata e accresciuta da Fedro, servì anche ad usi scolastici. La creazione di Esopo ha avuto ed ha molta fortuna ed è stata imitata da favolisti di tutti i tempi e di tutti i paesi; ma anche se favole si incontrano in vari scrittori greci e latini, colui che ne fissò il genere fu appunto Fedro. Presso il mondo medievale ed umanistico vasta fu la popolarità di Esopo, di cui si riprese il genere con varie riduzioni e rifacimenti moralistici. La grande fama di Esopo e dei suoi protagonisti è dovuta alla semplicità e freschezza di efficacia educativa, dai temi perennemente vivi delle favole che riflettono la sapienza morale del popolo ma anche dalla forma allegorica. Esopo proponeva e risolveva indovinelli, non si sa se per conto del re Licero di Babilonia - che poi intratteneva una tenzone di enigmi col re egiziano Nectanebo - oppure direttamente con Nectanebo: Qual è quel grande tempio poggiato su di una colonna la quale è circondata da 12 città ciascuna delle quali ha 30 puntelli ognuno presidiato da due donne, una bianca e una nera, che ne sovrintendono il perimetro? Il mondo è il tempio, l’anno è la colonna, i mesi sono le dodici città, i giorni i puntelli, il giorno e la notte le due donne. Sorge dovunque, in mare o in terra, è lunga e grande alla nascita e alla morte mentre è piccola in gioventù. È l’ombra che varia la sua lunghezza col movimento del sole. Due sorelle nascono e muoiono ogni giorno e l’una causa la morte dell’altra. Il giorno e la notte che segnano i rispettivi confini di esistenza. Qual è quella cosa che ognuno aspira a raggiungere ma che se gli fosse offerta immediatamente rifiuterebbe come si rifiuta un pessimo affare?

La vecchiaia.

Fedro: le favole di Fedro
Fedro,vissuto tra il 15 a. C. e il 50 d.C., è per noi quasi uno sconosciuto: le poche notizie che abbiamo sulla sua vita si ricavano dalle sue opere. Portato a Roma come schiavo dalla Tracia, ancora bambino, ricevette un’educazione letteraria. Fu poi assegnato alla familia di Augusto, cioè al complesso dei servi dell’imperatore; buon conoscitore della lingua greca ebbe compiti di pedagogo, cioè di insegnante. Per i suoi meriti fu liberato dalla condizione di schiavo e visse come liberto nella casa imperiale anche sotto Tiberio, Caligola e Claudio , avendo assunto il prenome e il nome del suo padrone: Caius Iulius Phaedrus . Visse quindi nell’età imperiale che va da Tiberio a Claudio (19-45 d.C.) quando, morto Augusto, ci si avvia verso un ordinamento politico sempre più vicino alla monarchia assoluta. Gli ideali civili della Romanità, la profondità del pensiero e la stessa letteratura vengono a trovarsi in una condizione di crisi, con perdita della libertà e interventi repressivi nei confronti degli intellettuali. In questo periodo Fedro scelse la strada della protesta, piuttosto che quella dell’adulazione del principe e lo strumento della sua opposizione divenne la favola, che permetteva una espressione dissenziente, ma allusiva attraverso l’uso dell’allegoria. La denuncia morale nelle sue favole non nasce da motivi personali, ma dall’interesse per la natura dell’uomo; il fine della sua opera è quello di fare riflettere sui costumi e sui comportamenti umani, non di singoli individui. I personaggi delle favole di Fedro sono animali che parlano il linguaggio degli uomini del tempo: rappresentano le tendenze e i difetti degli uomini: “ il leone incarna la forza e la prepotenza, la volpe l’astuzia e la bassa ipocrisia, lo sparviero la rapacità, il lupo l’ingordigia infida, l’agnello la mansuetudine perseguitata, l’asino la rassegnata sottomissione, il cane ( più simile alla varia indole umana ) ora la fedeltà ora l’ingordigia ora la servilità contenta di sé” ( P. Frassinetti ). La morale nelle favole di Fedro investe sia l’ambito della sfera privata , sia quello della vita pubblica, a volte ben distinti, a volte intrecciati in una stessa favola. Troviamo elementi legati alla morale privata nelle favole: “ Il cervo alla fonte “ (bellezza e bontà non sempre coincidono ), “ Il cane e il pezzo di carne “ ( l’ingordigia ), “La volpe e la cicogna “ ( chi la fa l’aspetti ), “ La volpe e l’uva “ ( chi non può mostra di non volere ), ecc. Temi a carattere più politico o privato che sfocia nel pubblico ritroviamo nelle favole: “ L’aquila e la cornacchia “ ( non c’è scampo dai potenti ), “ Il lupo e il cane” ( Il valore della libertà ), “ Il lupo e l’agnello “ (oppressori e oppressi ), “ La rana e il bue “ ( i ceti sociali ), ecc. E’ autore di cinque libri di favole; i primi due furono pubblicati sotto Tiberio ( imperatore dal 14 d.C. al 37 d.C.). In essi Fedro, richiamandosi apertamente all’autore greco Esopo, spiega le caratteristiche della favola. La favola conta per il suo contenuto, per la sua saggezza e perché permette di dire indirettamente ciò che in certe condizioni non sarebbe facile dire apertamente. Il ricorso al mondo animale è dettato anche dall’esigenza di comunicare messaggi che in maniera esplicita non potevano essere diffusi in periodi storici caratterizzati da regimi totalitari, come nella Roma imperiale.

Le favole di Esopo

TRA IL DIRE e IL FARE… Un giorno i topi si riunirono a congresso per escogitare il modo di sfuggire all’orribile gatto che abitava nel loro stesso appartamento. Ad un tratto un giovane topolino esclamò: - Vi dirò io che cosa dobbiamo fare…una cosa semplice: attaccare un campanello alla coda del gatto. Quando si muoverà, il campanello suonerà e noi sapremo dov’è la bestiaccia. I topi si misero a strillare saltellando di gioia finchè un vecchio topone domandò: - E chi andrà ad attaccare il campanello? Tutti tacquero. Nessuno dei topi era disposto a tentare l’impresa. Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare.

IL LEONE e IL TOPO Mentre un leone sonnecchiava nel bosco, topi di campagna facevano baldoria. Uno di loro, un po’ sbadato, nel correre si buttò su quel corpo sdraiato. Povero disgraziato! Il leone con una rapida zampata lo afferrò deciso a sbranarlo. Il topolino supplicò clemenza e promise, in cambio della libertà, eterna riconoscenza. Il re della foresta scoppiò a ridere e lo risparmiò. Una sera, poco tempo dopo, il leone, attraversando la foresta, cadde in una rete tesa dai cacciatori, si impigliò nelle maglie e rimase prigioniero. Il topolino udì i suoi ruggiti di lamento e accorse in suo aiuto. Senza perdere tempo, con i suoi dentini aguzzi si mise a rosicchiare la corda. Dopo averlo liberato gli disse: - Ecco! Tempo fa hai riso di me perché credevi di non poter ricevere la ricompensa del bene che mi hai fatto. Ora sai che anche un piccolo topolino può essere d’aiuto ad un grande leone! -

LA GALLINA dalle UOVA D’ORO Un contadino possedeva una meravigliosa gallina che, ogni mattina, invece del solito uovo, deponeva nel pollaio nientemeno che un uovo d’oro. Non accontentandosi di quest’uovo quotidiano, il contadino immaginò che la gallina avesse un mucchio d’oro nelle viscere ma, quando la uccise, trovò che dentro era fatta come tutte le altre galline. Così, per la speranza di trovar la ricchezza tutta in una volta, restò privo anche del suo modesto provento. Accontentatevi di quello che avete e guardatevi dall’essere insaziabili.

LA LEPRE e LA TARTARUGA Un giorno la lepre si vantava con gli altri animali: - Nessuno può battermi in velocità. Sfido chiunque a gareggiare con me. - - Accetto la sfida - disse la tartaruga con la sua solita calma. La lepre, scoppiando a ridere, esclamò: - Questa è buona! - Ma la tartaruga replicò: - Non vantarti prima di aver vinto! - Così fu stabilito il percorso e dato il via. La lepre partì come un fulmine e prese subito un enorme vantaggio sulla tartaruga. Poi si fermò e, per mostrare disprezzo verso la tartaruga, si sdraiò a fare un sonnellino. La tartaruga intanto proseguiva per la sua strada, pianin pianino, un passo dopo l’altro e, quando la lepre si svegliò, la vide vicinissima al traguardo. Allora la lepre si mise a correre con tutte le sue forze ma era ormai troppo tardi per vincere la gara. Fu così che la tartaruga sorridendo disse: - Non serve correre, bisogna partire in tempo! –

IL CORVO e LA VOLPE Un corvo aveva rubato un pezzo di carne ed era andato a posarsi sul ramo di un albero. Lo vide la volpe e le venne voglia di quel boccone prelibato. Si fermò ai suoi piedi e incominciò a lodarlo per la bellezza delle sue piume lucenti; disse che nessuno era più adatto di lui ad essere il re degli uccelli, e che lo sarebbe diventato senz’altro, se avesse avuto anche la voce. Il corvo, allora, volendo mostrare che neanche la voce gli mancava, si mise a gracchiare con tutte le sue forze lasciando cadere il pezzo di carne. La volpe si precipitò ad afferrarlo e beffeggiando il corvo esclamò: - Se poi, caro il mio corvo, tu avessi anche il cervello, non ti mancherebbe altro per diventare re! -

LA VOLPE e IL LEONE Una volpe che non aveva mai visto un leone, la prima volta che se lo trovò davanti, provò un tale spavento alla sua vista che quasi ne morì. La seconda volta che lo incontrò, si spaventò sì, ma non proprio come la prima. Quando poi lo vide per la terza volta, trovò tanto coraggio da avvicinarsi a lui ed attaccare persino bottone. L’abitudine rende tollerabili anche le cose più spaventose.

LA CORNACCHIA e LA BROCCA Una cornacchia mezza morta di sete trovò una brocca che una volta era stata piena d’acqua. Quando infilò il becco nella brocca per abbeverarsi, si rese conto che vi era rimasto soltanto un goccio d’acqua sul fondo. Provò e riprovò inutilmente. D’un tratto le venne un’idea e, preso un sasso, lo gettò nella brocca. Poi prese un altro sasso e lo gettò nella brocca. Ne prese un altro e gettò anche questo nella brocca. Ne prese un altro e gettò anche questo nella brocca. Ne prese un altro e gettò anche questo nella brocca. Ne prese un altro e gettò anche questo nella brocca. Ne prese un altro e gettò anche questo nella brocca. Pian piano vide l’acqua salire verso di sé e, dopo aver gettato ancora altri sassi riuscì a bere salvandosi la vita. A poco a poco si arriva a tutto.

Flavia Zanchi, classe I8

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