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INTRODUZIONE

Troviamo sempre delle spiegazioni a tutto ci che succede intorno a noi. Non accettiamo il verificarsi di fenomeni ai quali non vi una spiegazione chiara e condivisa. Educhiamo i nostri figli a fare il loro corso della vita seguendo determinate griglie/binari riconosciuti, approvati dalla cultura/societ. Capita di avere delle potenzialit, stati di consapevolezza, possibilit ben nascoste perch potrebbero causare problemi esistenziali per il fatto di poter non essere comprese da altri. Capita, per, fortunatamente, che alcuni, per caso o per una loro forte determinazione, riescano a sperimentare una percezione fuori dal normale che porta a una maggior consapevolezza e a scoprire il proprio potenziale, questo pu accadere grazie ad incontri con persone definite straordinarie, che hanno facolt, possibilit di trasmettere i loro saperi, le loro conoscenze a persone che ritengono possano apprendere questi modi altri di vivere unesistenza, ad esempio CASTANEDA, grazie ad un maestro. CASTANEDA, studioso, antropologo, interessato alla scoperta del mondo e di pi mondi, incontra un vecchietto, sembrerebbe per caso, questo vecchietto definito un esperto, saggio, sciamano, stregone che affermer che lincontro non stato un caso, ma un incontro deciso da forze/energie superiori, e, tra loro, inizia una relazione maestro allievo, ma inizia un percorso non accademico solamente, ma ricco di esperienza vera, quella in grado di causare un cambiamento, nella persona, una trasformazione, e non sar solamente un semplice passaggio di nozioni dal maestro allallievo. Si tratta di quel tipo di esperienza che riesce ad elevare la consapevolezza. Don Juan, avendo poco tempo a disposizione per trasmettere tutto il suo sapere allallievo Castaneda, ha utilizzato metodi stravaganti per demolire le rigide barriere mentali di Carlos-uomo accademico.

CAPITOLO I: CONOSCENZA

Nel 1968 fu pubblicata la singolare tesi di dottorato di uno studente di antropologia. Era il risultato di cinque anni di esperienze di Carlos CASTANEDA presso lo sciamano don Juan Matus, che nel corso di diversi incontri gli faceva sperimentare una concezione del mondo altra rispetto a quella razionalista della civilt occidentale. Nella concezione sciamanica, ci che davvero conta ritenuto lincontro delluomo con linfinito, la facolt da acquisire il vedere, per arrivare ad acquisire questa facolt auspicabile luso rituale di piante considerate sacre dagli indiani del Messico come il peyote. Nellambito della conoscenza, don Juan parla di alleati e di nemici. Nel sistema di credenze di don Juan, lacquisizione di un alleato significava esclusivamente utilizzare gli stati di realt non ordinaria prodotti dalluso di piante allucinogene. Don Juan defin un alleato come un potere capace di portare un uomo oltre i confini di s, vale a dire un potere che consente alluomo di trascendere la realt ordinaria. In base agli insegnamenti di don Juan, gli alleati sono due. Il primo contenuto nelle piante di Datura comunemente conosciute come stramonio, che don Juan chiamava con uno de nomi spagnoli della pianta, yerba del diablo (erba del diavolo). Anche se secondo don Juan lalleato presente in qualsiasi specie di Datura, ogni stregone tenuto a coltivarne una certa quantit. Da quel momento le piante diventavano sue, non soltanto perch passano sotto la sua propriet, ma anche nel senso che si identificano con lui. Il secondo alleato si trova in un fungo. Don Juan chiam questo alleato humito (fumino), suggerendo che esso fosse simile al fumo o alla miscela che ricavava dal fungo. 1

C. Castaneda, Gli Insegnamenti di don Juan, Milano, Rizzoli, 1999:261-262

Lidea che un alleato possa essere domato implica che esso potenzialmente sfruttabile. Don Juan spieg questa caratteristica come linnata capacit dellalleato di essere utilizzabile: dopo averlo domato, lo stregone ottiene il controllo del suo potere particolare, il che significa che pu manipolarlo a suo vantaggio. La manipolazione di un alleato presenta due aspetti: 1) un alleato un veicolo; 2) un alleato un aiutante. Un alleato un veicolo nel senso che serve a trasportare uno stregone nel regno della realt non ordinaria. Laltro aspetto della capacit di un alleato di essere manipolato espresso nellidea che esso sia un aiutante. Questo significa che, dopo essere stato usato dallo stregone come veicolo, un alleato pu essere utilizzato di nuovo come assistente o come guida per aiutarlo a raggiungere qualsiasi obiettivo abbia in mente al momento dellingresso nel regno della realt non ordinaria.2 Per quanto riguarda i nemici, mise in guardia CASTANEDA nel considerarne quattro attraverso il seguente dialogo: Quando un uomo comincia a imparare, non ha mai obiettivi chiari. Il suo scopo impreciso, il suo intento vago. Spera di ricevere compensi che non si materializzano mai, perch non sa ancora nulla delle difficolt che bisogna affrontare per imparare. Piano piano inizia a imparare, allinizio un poco alla volta, poi velocemente. Presto i suoi pensieri cozzano, perch quello che impara diverso da ci che si era immaginato, o su cui aveva fantasticato, e cos inizia ad avere paura. Imparare non mai come uno se lo aspetta. Ogni fase rappresenta un nuovo compito, e la paura provata dalluomo comincia ad aumentare senza piet, inesorabilmente,. Il suo scopo diventa un campo di battaglia. Ecco che si imbatte nel primo dei suoi nemici naturali: la Paura! Un nemico terribile, insidioso e difficile da sconfiggere. Si nasconde dietro ogni angolo, vaga in

C. Castaneda, Gli Insegnamenti di don Juan, Milano, Rizzoli, 1999:266-267

cerca di una preda e aspetta. Se luomo, terrorizzato dalla sua presenza, fugge via, la sua ricerca sar compromessa per sempre. Che cosa pu fare per superare la paura? La risposta molto semplice: non deve scappare. Deve sconfiggere la paura e andare avanti suo malgrado lungo la via verso la conoscenza. Non deve fermarsi, neppure quando sopraffatto dal terrore. E questa la regola! Verr il momento in cui il suo nemico batter in ritirata. A quel punto luomo inizia ad avere fiducia in se stesso, il suo intento si rafforza e imparare non gli fa pi paura. Quando arriva questo momento felice, luomo pu affermare senza ombra di dubbio di aver sconfitto il suo primo nemico naturale. Luomo on avr mai pi paura, nemmeno se gli capita qualcosa di nuovo? No. Una volta sconfitta la paura, luomo libero per il resto della vita perch, al suo posto, ha ottenuto la chiarezza, una chiarezza mentale che cancella la paura. Ormai luomo conosce i propri desideri e sa cosa fare per esaudirli. Riesce a prevedere le nuove fasi del suo percorso verso la conoscenza, e una estrema chiarezza circonda tutto. Sembra che nulla possa essergli celato. E cos ha incontrato il suo secondo nemico: la Chiarezza! Quello stato mentale, cos difficile da ottenere, dissolve la paura, ma allo stesso tempo acceca. Consente alluomo di non mettersi mai in discussione. Gli fa credere di poter fare tutto ci che desidera, perch vede le cose con chiarezza. Luomo coraggioso perch lucido, e non si ferma davanti a niente. Ma un errore, manca qualcosa. Se luomo cede a questo finto potere, soccomber al suo secondo nemico e brancoler sulla via verso la conoscenza. Si affretter quando dovr invece essere paziente, o sar paziente quando dovr affrettarsi, e andr avanti cos finch non sar pi in grado di imparare nulla. Cosa deve fare per non essere sconfitto? Quello che ha fatto con la paura: deve combattere la chiarezza e usarla solo per vedere, deve aspettare pazientemente e ponderare a lungo prima di procedere; soprattutto, deve convincersi che la chiarezza quasi un errore. E verr il momento in cui capir che essa era solo un abbaglio. In questo modo avr sconfitto il suo

secondo nemico e nulla potr pi nuocergli. Questo non sar un errore, n un abbaglio, ma il vero potere. In quel momento sapr che il potere che ha inseguito a lungo finalmente suo. Con lui pu fare tutto quello che vuole. Ha il controllo del suo alleato, per il quale ogni suo desiderio un ordine, e vede tutto quello che lo circonda. Ma ecco che luomo si imbattuto nel terzo nemico: il Potere! Il potere il nemico peggiore e la cosa pi facile da fare, naturalmente, cedere. Dopotutto, luomo si sente veramente invincibile. E lui che comanda; inizia a correre rischi calcolati e finisce col dettare le regole, perch un capo. Un uomo che arriva a questo punto del percorso non si accorge quasi che il suo nemico lo sta mettendo alle strette. E improvvisamente, senza rendersene conto, avr perso la battaglia. Il suo nemico lo avr trasformato in un uomo crudele e capriccioso. Come fa un uomo a sconfiggere il terzo nemico, don Juan?. Deve sfidarlo di proposito e comprendere che il potere che in apparenza ha conquistato non gli appartiene mai veramente. Deve mantenere il controllo e gestire con attenzione e lealt tutto ci che ha imparato. Se riesce a capire che la chiarezza e il potere, senza autocontrollo, sono errori imperdonabili, raggiunger un punto in cui avr il dominio su tutto. Allora sapr come e quando usare il potere e avr sconfitto il suo terzo nemico. A quel punto luomo sar arrivato alla fine del viaggio verso la conoscenza e, quasi senza preavviso, si imbatter nellultimo dei suoi nemici: la Vecchiaia! E il nemico pi crudele di tutti, lunico che non potr mai sconfiggere completamente, ma solo allontanare. In questa fase della vita luomo non ha pi n paure, n unimpaziente lucidit, e il potere sotto controllo. Egli, per sente un grande desiderio di riposare, e se si lascia andare completamente alla tentazione di sdraiarsi e dimenticare, se si abbandona alla stanchezza, perder lultima battaglia e il suo nemico lo ridurr in un debole vecchio. Il desiderio di mettersi da parte annuller tutta la sua lucidit, il suo potere e il suo sapere.

Ma se egli si scuote di dosso la stanchezza e vive il suo destino fino in fondo, allora potr essere chiamato un uomo di sapere, fosse anche solo per il breve istante in cui riesce a vincere il suo ultimo, invincibile nemico. Quel momento di lucidit, potere e conoscenza sufficiente.3 Il primo compito dellinsegnante far capire che il mondo che pensiamo di vedere solo unimmagine, una descrizione del mondo. Ogni sforzo dellinsegnante mira a dimostrare questo punto allapprendista. Ma accettarlo sembra essere una delle cose pi difficili; noi ci compiacciamo di una nostra particolare immagine del mondo, che ci induce a sentire e ad agire come se del mondo conoscessimo tutto. Un insegnante, fin da suo primo intervento, si propone di interrompere quellimmagine. Gli stregoni chiamano questa In diverse occasioni don Juan tent di dare un nome alla sua conoscenza, a mio beneficio. A suo parere il termine pi adatto era nagualismo, anche se un po oscuro. Dire semplicemente conoscenza rendeva tutto troppo vago, e chiamarla negromanzia era spregiativo. La padronanza dellintento era troppo astratto e la ricerca della libert totale troppo lungo e metaforico. Alla fine, non riuscendo a trovare un lemma pi appropriato, la chiam magia, pur ammettendo una certa in accuratezza. Nel corso degli anni egli mi aveva fornito varie definizioni della magia, ma aveva sostenuto che le definizioni cambiano con il crescere della conoscenza. Quel che ti ho mostrato, continu don Juan tutto ci che ho sottoposto alla tua attenzione, non era che un accorgimento per convincerti che c pi di quanto appaia a un primo sguardo. Non c bisogno che venga qualcuno a insegnarci la magia, perch in realt non c nulla da imparare. Occorre solo che un maestro ci convinca dellincalcolabile potere che abbiamo sulla punta delle dita. Che strano paradosso! Ogni guerriero sulla via della conoscenza crede, una volta o laltra, di star acquisendo cognizioni magiche, ma tutto quello che fa lasciarsi convincere del potere nascosto dentro di s, che riuscir a raggiungere.4
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C. Castaneda, Gli Insegnamenti di don Juan, Milano, Rizzoli, 1999:115-119 C. Castaneda, Il potere del silenzio, Milano, Rizzoli, 2001:7-9

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