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Fabrizio Mancini

arte&fotografia

MATTIA VAN DICK


ALLA SCOPERTA DI HUMAN ANIMAL
Il chiaroscuro di Caravaggio e la libert
libert espressiva
espressiva di Michelangelo
rielaborate in chiave fotografica per trovare un posto alla decadenza umana e
rappresentare un mondo che non c pi,
pi, un tempo nel quale ognuno di noi
fatica a ritrovarsi.

uomo visto come unanimale


randagio che si muove sulle
rovine del mondo, lo percorre
senza meta, ne attraversa la
desolazione cercando comunque di esibire lo
splendore che fu. Una lotta impari gi
segnata dal sapore amaro e indelebile della
sconfitta. La rappresentazione di un narciso
post-nucleare. E questo Human Animal,
il nuovo progetto fotografico di Mattia Van
Dick.
E se Cleopatra si rese custode di un fascino
senza tempo e icona di autentica bellezza,
Human Animal sovverte i canoni,
incuriosendo e conquistando per la
sfrontatezza con cui rifugge dalleffimero
senso estetico e va incontro alla
rappresentazione pi cruda del tempo in cui
stiamo vivendo. Per questo il fotografo usa i
modelli o le modelle come mezzo attraverso
cui raggiungere il suo obiettivo e non come
soggetti fotografici fine a se stessi e di cui
esaltarne le virt estetiche.
Gli interpreti non sono chiamati a esibire la
loro bellezza, ma a trasmettere il senso pi
profondo di una storia, a rappresentare la
libert creativa del progetto, a provocarci
senza pudore, con irriverenza e audacia.
MATTIA VAN DICK ha assunto il
chiaroscuro quale cifra espressiva delle sue
fotografie. In questo senso Human Animal
si dimostra il vestito perfetto per esprimere il
talento tecnico del fotografo. Tutti gli scatti
sono realizzati esclusivamente con luce
naturale ed esaltano il contrasto del
chiaroscuro. Anche gli strumenti impiegati
sono volutamente minimale. Non alterare la
realt nellattimo dello scatto il dogma di
Mattia Van Dick.
In questo senso poco importa se non vi
perfezione. Al contrario deve essere esaltata
limperfezione in ogni sua espressione.
Limperfezione dei corpi e degli ambienti,
unita alle tenebre del buio talvolta squarciate
da violenti fasci di luce, sono il richiamo pi
evidente alla decadenza e al lato pi oscuro
presente in ciascuna delle nostre anime.
Sono gli sguardi che scrutano senza mai
essere visti. Occhi che scivolano lievi,
distaccati, indulgenti e rispettosi lungo la
sequenza di una scena, in attesa di ci che un
giorno accadr. Si muovono nellombra
senza mai svelarsi, e in silenzio fanno rientro
nel buio dellanima,
sedimentando le
immagini liquide raccolte durante il loro
lento viaggio attraverso il mondo. Sono
questi occhi, nascosti e invisibili, a narrarci
21 dicembre 2016 / FAMoA

di cose mai viste, mai pensate, mai


immaginate. Sono questi occhi a custodire
segreti dai contorni tanto profondi quanto
sfumati e impalpabili. Sono gli occhi delle
verit rifiutate con cui ognuno di noi, un
giorno o laltro, si trover a fare i conti.
I due elementi della fotografia di Mattia Van
Dick, la luce e il buio, non vengono messi in
contrasto tra loro e non creano mai
unapparente dissonanza,
piuttosto si
complementano, mettendo in evidenza un
fatto importante: la luce diventa protagonista
assoluta del messaggio. Ci troviamo davanti
a un chiaroscuro enigmatico e inquietante
che sollecita lanima. La luce e il buio non
sono meramente fisici, ma hanno valenza
allegorico-simbolica. La loro funzione
riconosciuta quella di sottolineare lumana
decadenza e le tenebre nelle quali stiamo
inesorabilmente sprofondando.
Come nei dipinti di Caravaggio, ai quali
Mattia Van Dick si ispira, la luce evidenzia
corpi verissimi, con tutti i loro difetti.
Bench non siano immagini conformi ai
canoni estetici del nostro tempo, la tecnica
caravaggesca rielaborata in chiave moderna
dal fotografo, risulta irresistibilmente
carismatica. Grazie alluso geometrico,
equilibrato e
mirato della luce, le
fotografie di Mattia Van Dick hanno il potere
dirompente di colpirci profondamente,
sollecitando il pathos emotivo nel luogo
dellio. La luce diventa una sorta di
spotlight, un riflettore sul palcoscenico che
mette a fuoco i dettagli e le tematiche volute
dal fotografo. Attraverso la luce che fa da
filtro alle immagini, si consuma un dramma.
Essa diventa rivelatrice di dettagli meno
gradevoli, ma veri! Piedi sudici, corpi
consumati dal trascorrere del tempo, foglie
mezze morte, sporcizia. la confessione di
una realt piuttosto che di unimmagine
volutamente stereotipata.
Il contrasto netto e mai sfumato determina
effetti potenti e drammatici che risultano
ulteriormente amplificati dal realismo
psicologico presente in ogni immagini
Attraverso la sapiente manipolazione del
chiaroscuro, Mattia Van Dick si prefigge di
raggiungere tre effetti specifici che sono
diventati caratteristici del suo stile: intensit
drammatica, armonia visiva e profondit
psicologica.
Inoltre, larmonizzazione calcolata di luce ed
ombra crea spesso stati d'animo che
pervadono le sue figure, in modo da
infondere loro un senso di malinconia,
abbandono e mistero.

Allo stesso tempo, l'armonia ritmica visiva di


luce e di ombra, crea un senso di movimento.
Gli squarci di luce disegnano sovente figure
geometriche definite che conferiscono ordine
e ritmo alle immagini, dando vita a una
poesia visiva di ombre che si alternano con
riflessi ricchi e lussureggianti di colori. Ci
avviene in particolare nel capitolo intitolato
The Dark Side. Con la dimensione della
profondit psicologica evocata da Mattia Van
Dick attraverso l'uso consapevole del
chiaroscuro, si arriva ad apprezzare il punto
pi significativo della sua tecnica.
Nei suoi ritratti troviamo che i corpi sono
profondamente segnati dalle ombre. Questo
li rende simili a un testo da decifrare da parte
dello spettatore. Il risultato che ai
protagonisti viene offerta unultima flebile
speranza di riscatto, che resta per sospesa
nel mistero dei loro pensieri perpetuamente
avvolti nell'ombra. Pertanto, la profondit
psicologica aperta dal chiaroscuro di Mattia
Van Dick apparentemente senza fondo.
Abbiamo cio una forte sensazione che
qualcosa di serio accada nella mente di questi
personaggi, ma l'esatta natura dei loro
pensieri e sentimenti , nella migliore delle
ipotesi, solo oscuramente implicita.
L'oscurit qualcosa di negativo, buio
dove la luce non , ed per questo motivo
che la sua luce colpisce le figure e oggetti
come fossero dei solidi, forme impenetrabili,
e non le dissolve.
I CORPI SONO sono laltro elemento
portante del progetto Human Animal.
Come detto sono forme solide e
impenetrabili e come le sculture di
Michelangelo, esse sono chiamate a svelare
ci che di per se contenuto nella materia.
Con la loro bellezza e i loro difetti, rivelano
una condizione interiore che si esprime
attraverso la suggestione di pose raramente
plastiche o artefatte, in cui vi la proiezione
psicologica e la tensione dellartista.
In
definitiva in
Human
Animal
limperfezione e talvolta lincompiutezza,
anzich un limite appaiono come una
significativa espressione di creativit,
attraverso cui approdare a quella libert
espressiva che caratterizza il progetto al di l
dei
vincoli
classici e dellestetica
accademica.
In questo Human Animal la titanica lotta
delluomo per la propria libert espressiva.

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