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La Giostra Celibe Marilena Renda

Quando risponde s, sembra una parola straniera. Jean-Jacques Viton

come falso veder bestia quand'ombra (Inferno, 2, 48)

Figura abbraccia un'altra Figura Rarefatta l'aria non c' dio caldo a tenere accanto questo del tanto sparito: una puntura nel bosco, un comando, una gara, dei segni. Non c' bisogno, dirselo a mente: copri col corpo il mio niente.

Figura raccoglie la testa di Figura Una mano lava l'altra e tutte due ripiegano l'inganno. Figura sei una macchina guarda il tuo collo non morbido e cade dammi subito il tuo collo che cade.

Figura vuole vivere nell'immaginazione di Figura Hai una casa nell'immaginazione voglio abitare nella tua fantasia fammi spazio nell'immaginazione non c' niente nella tua fantasia.

Figura vuole portare Figura in un altro posto Vieni nella terra tra i vermi nelle fiamme che fanno e non fanno niente. Quando tocchi un animale lo vedi che vivo. Hai paura che vivo. Ho paura, lo vedo che vivo.

Figura non risponde Figura ha deciso di mancare non ci sono pareti in questa casa non ci sono animali e non strofinano. Chiedi sempre la mia attenzione fai crash a terra non fai attenzione.

Figura tesse a lungo per Figura Di notte ti trasformi, te ne vai lontano, decidi di mancare, non porti bagaglio. Ho un arazzo a fiori che dice: croce. Siamo fabbriche di tessuti diversi.

La matrice della giostra Una volta diceva agli altri le sue sofferenze. L'ho sentita disegnare gesti nell'aria. Erano gli altri a infilarmi le dita hai lasciato gli altri sempre toccare macchina matrice, figura sparita mi hai lasciata dentro le macchine toccata, mancante, condotta a mancare.

La profezia di Figura dice: Non lasciare le cose per terra tieni per te le scarpe, le spore, la medicina. La profezia di Figura dice: resterai vedova presto, sarai una vedova giovane e io, non mi troverai.

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Figura porge una medicina a Figura Figura porge una medicina a Figura e l'orologio dir la nuova trasformazione.

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Figura non si rassegna ai celibatari Metti un rombo dentro la mia testa passa diritto dal clitoride alla testa le idee migliori vengono piegando in due le mani e dalle mani nascono dei suoni.

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Figura lascia una casa Allinea matite per l'equilibrio del guscio lo sa che tardi e non vuole lasciare. Qui ci sono stimmate, qui la met di una mano.

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Figura prova una nuova nostalgia Quando Figura vede la macchina pensa di essere un fiore che pulsa. Quelli hanno lingua a palate. Gli stacchi il cuore, rimane la lingua.

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Figura si volta per dare le spalle Prendi l'aria fresca agli occhi quando la notte passa io sar in gramaglie suoni dai capelli e niente da mangiare. Figura si volta per dare le spalle: sei rotondo non mi entri in pancia preferisci morire e non funzionare.

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Figura riconosce uno scenario familiare Tu sei bella, mia sposa mancata. Hai quel taglio che non finisce e dura da qui a qui, asciugato. Figura raggiante contro muro bianco: si spande una goccia e sembra metallo.

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Arrenditi, dice Non faccio sogni, dice Figura. Solo macchie a matita, dove il rosso non tocca la pupilla. Arrenditi, o la giostra ti getter nel buio.

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Figura si sporge per toccare un corpo La notte tu dormi male esiti solo un poco e sarai un animale vuoi trasformarti non vuoi restare.

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Figura tiene la mano aperta Figura non fa guerra con in bocca un pugno di mosche. Figura un'altra sposa ed sazia di essere nuda.

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Figura perde acqua dalle mani Figura disegna scaglie sulla schiena rossa di vernice. Non portare Figura, alle mani non serve.

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Figura ripete il suo nome allo specchio Le cose non devono spostarsi mai. Non cronometro quello attaccato al tuo petto, mantice, e mentre respira ripete: Lena, Figura, radice che si vuole immobile. Passer, passato, sfiata.

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Figure ricordano di essere vive Figure ricordano di essere vive: la lingua batte dove affila il sudore. Arrotolare le foglie per fare un telo e sopra i muscoli tenerti, gridare.

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Figura ripete un gesto noto Vedi come sono fragile, dice Figura, quanto forte ti tengo nel sonno, come non ti guardo, come mi ricordo, ripeto il gesto, fin dove sono presente. Ecco la nebbia dove sono, la lingua che mi pronunci.

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Figura, al buio, ricorda il gesto Figura ha lingua di scappati, e punte di carne che sporgono, e paura delle favole attorno. Noi due non siamo niente. Cos'altro c' che vuoi vedere? Figura, tu non la puoi tenere.

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Figura ripete alla voce un nome Figura ripete alla voce un nome che suo, che serve al sonno, al veleno che scioglie. Ti far vedere, dice, come splende e latra, come splende e latra, il sorriso sopra la mia voce.

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