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Un episodio della mia giovent

di Gianni Marchetto Venaria 15 Novembre 2011

Era il 1962, avevo 20 anni, era il tempo del rinnovo contrattuale dei meccanici. Abitavo a Rivoli, lavoravo alla Castor di Cascine Vica (una azienda che produceva lavatrici) a 50 ore la settimana su 2 turni a 164 /ora. Giorno di sciopero, naturalmente lo facevo, anche se non mi interessava il perch, bastava ci fosse per starmene a casa. Era Luglio, erano quasi le 2 del pomeriggio, sono con altri miei amici al bar, passa di l il Biso (fratello del Moro). Era questi un mio coetaneo, lui per di famiglia da sempre comunista (lo conoscevo dal paese Taglio di Po nel Basso Polesine da dove arrivavamo), a differenza di me lui politicizzato, io invece un sottoproletario senza arte ne parte, il quale ci fa: s, venite con me e noi dove?, a fare un po di casino risponde lui. E noi immediatamente tutti con lui sul filobus che ci porta in quel di Cascine Vica. Smontiamo e a piedi andiamo nella zona industriale e ci fermiamo vicino ad una fonderia (da sempre piena di crumiri) e vediamo che lui raccoglie da terra dei sassi (e noi con lui) e facciamo per lanciarli verso delle vetrate che davano sulla strada, al che sentiamo un grido alle nostre spalle uel bruta banda, banda dpiciu, co feve l (brutta banda, banda di coglioni, cosa fate l), ci giriamo e vediamo una testa rossa e un viso butterato che sporge dal finestrino di una Fiat 500, era Pinot Piovano, ex partigiano, licenziato per rappresaglia dal Cotonificio Leumann, ora funzionario della CGIL (mi aveva iscritto lanno prima alla CGIL), il quale prosegu tutto in torinese se avete intenzione di tirare i sassi, almeno tirateli nelle vetrate giuste, non vedete che quelle l sono quelle degli spogliatoi degli operai,.. (e ci indic le vetrate della palazzina del padrone), e se ne and cristonando.

Per me stata una lezione: da quel giorno ho imparato che i sassi bene averli sempre accanto a s e se per caso occorre tirarli, vanno tirati, per nelle finestre giuste..