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Comune di Sant’Anastasia (Na)

CONCORSO NAZIONALE DI POESIA

“CITTA’ DI SANT’ANASTASIA”
VIII EDIZIONE 2009 / 2010

PICCOLA ANTOLOGIA DEL PREMIO

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Presentazione

Siamo così giunti all’ottavo anno. Senza interruzioni, fin dalla prima edizione delll’ormai lontano
2002, il concorso nazionale di poesia “Città di Sant’Anastasia” è andato avanti grazie alla volontà,
all’entusiasmo degli organizzatori e dei sostenitori, in particolare il Circolo “IncontrArci”, che
immancabilmente hanno creduto nella bontà e nell’importanza di questo particolare appuntamento
con la poesia e con i poeti provenienti da tutte le regioni d’Italia. Un concorso di poesia è valido
quando ha l’unico scopo di promuovere la cultura poetica e contribuire così alla crescita artistica,
letteraria e persino sociale non solo a livello nazionale, ma anche a livello locale. C’è bisogno, nel
mondo intero come nelle nostre più piccole comunità e città, troppo spesso devastate e sfibrate da
incalzanti problemi sociali, di una maggiore sensibilità e comprensione. La poesia può essere, anzi
lo è senz’altro, uno dei mezzi per accrescere nell’animo umano questa sensibilità, questa maggiore
propensione nei confronti dei valori della natura e dell’uomo.
E il concorso di poesia che si svolge qui a Sant’Anastasia aderisce senz’altro a questo spirito. Per
questo motivo è nato e per questo motivo riteniamo che debba proseguire, anno dopo anno,
nonostante le indubbie difficoltà, non ultime quelle economiche, ma sempre con quell’entusiasmo e
con quella competenza che ci contraddistingue.
Un grazie agli amici organizzatori, al Comune di Sant’Anastasia che ha sempre patrocinato
l’iniziativa, ma un grazie particolare ai poeti partecipanti, sempre di ottimo livello, che con la loro
preziosa e qualificata adesione hanno contribuito al successo del nostro concorso.
Un grazie anche alla Giuria, che, valutando i testi senza assolutamente conoscerne l’autore, è
sempre riuscita ad individuare i lavori migliori dal punto di vista del contenuto, della forma e dello
stile, dimostrando la sua grande e indiscutibile competenza in materia.

Giuseppe Vetromile

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Le poesie premiate

Cose che avvengono

Che buffa storia mi racconti, Anna: la bambina


ti sistema la parrucca e a te scappa da ridere.

Per ancorarci alle cose abbiamo stilato degli elenchi,


ci siamo ingegnati di dare una sistemazione al mondo,
per quanto labile, precaria, affidata
al povero fiato di versi esigui
e tu, vedi, per esempio dici: ho tre figli, ho quattro nipoti.

Tutto questo mi ricorda il rimpianto che affiora dalle vecchie


foto e la tua nascita nel quarantadue sotto le bombe.

Lo sai che ci vorrebbe una lingua molto affilata, un vocabolario


senza tentennamenti, pur con le necessarie interferenze.

Esistono inventari, litanie di cose, avvenimenti,


e al fondo una palese incongruenza ma tutto all’interno
di un equilibrio in continuo assestamento.

E’ ancora qui la tua giovane voce che nel telefono si perde.

Vedo le strade coerenti di quel paese delle Marche,


le piccole mattonelle rosse che parlano di necessità
e di precisione, di come tutto s’incastoni
in un prestabilito disordine. Il tuo tumore
percorre le stesse vie in penombra, s’affaccia in quelle piazze
che annegano nel sole. Certi versi possiedono il sapore
di una luce ingenua e lo sguardo s’attarda al calendario.

Natale, mi dici, resta uno dei miei traguardi.

Riesco a immaginare il silenzio, la clandestinità


di quelle cellule, persino la cospirazione in atto.

Ci sono cose che avvengono, penso all’incontro della bandiera


con il vento, al fragore dei treni, alla fibrillazione del tuo cuore.

Paolo Polvani, Barletta (Ba)


1° premio sez. A

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Motivazione:

“Ci sono cose che avvengono”, constata l’autore di questa intensa e cadenzata lirica, come se
volesse, e in realtà lo fa con una delicatezza estrema, puntualizzare l’ineluttabilità di certi
avvenimenti che sono “incasellati”, fanno parte di un elenco, nell’amara quotidianità della vita:
anche il tumore “percorre le stesse vie”, cioè s’inoltra, si propaga con forza prepotente e
inarrestabile. Il narrato poetico, basato su un’ottima struttura espositiva, è intriso di amarezza che
rasenta quasi l’ironia; eppure, nell’accettare le “cose che avvengono”, c’è sempre un fondo di
speranza: “Natale, mi dici, resta uno dei miei traguardi”.

Paolo Polvani è nato nel 1951 a Barletta, dove vive.Ha pubblicato diversi libri di poesia con
importanti Editori. Sue poesie sono state pubblicate dalle seguenti riviste: Steve, La corte,
Anterem, L’immaginazione, L’area di Broca, Offerta speciale, L’ortica, La Vallisa, Portofranco,
Contrappunto, Quinta generazione, Le voci della luna. Inoltre è presente nelle seguenti antologie:
Poeti della Puglia, editrice Forum, Forlì, 1979; per le edizioni del Laboratorio di Modena: Il corso
della poesia; I nomi del fuoco; La casa; Il silenzio; Novantacinque.

Sapori dell’alba e della sera

La madia adagiò il fiore


delle spighe più volte atteso
e più volte allargato dall’impasto
di lievito caldo.
Geometria di gesti
e di tempo per guardare il capo
bianco del padre varcare
la soglia all’ombra del letto
di foglie di mais; l’aratro
ancora umido di terra.

Il segno della croce sulla crosta


benedì il tenero rigonfio
dei pani a forma di grembo,
nell’aria sostarono i pensieri.
E l’Angelo soffiò sui trucioli del forno.

Avevamo imparato dal volo


degli uccelli a dimenticare
il presente e negli occhi delle vigne
una forte presenza di gocce a venire
restò sul manto delle piccole api
a farci sognare esodi lontani.

Mia madre si terse il sudore


con panno grezzo e diede senza parola
il pane con olio e sale:
fatica disciolta, i passeri nel cuore.

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La grazia di Dio profumava d’antico.

Infine il corpo grande del nonno


occupò tutta la prima camera
vegliando i tesori della raccolta.
Zanzare azzurre donarono alle lune
un luccichio di campane lontane e dimenticate.

Sul tardi, panni neri varcarono la soglia:


cessò il correre di zoccoli sui ciottoli vicini.
Una mano allungò di nuovo piccoli pani
grondanti di sapori, sparirono le voci. Accucciata,
l’ombra della sera regnava ai piedi del camino.

Benito Galilea, Roma


2° premio sez. A

Motivazione:

E’ difficile raffigurare in poesia quadri e situazioni di vita agreste senza cadere nella sdolcinatura e
nella retorica che tali quadri di vita familiare sovente provocano: immagini e narrazioni forse troppo
abusate. Non cade nel tranello l’autore di questa splendida poesia, che pur trattando quei temi, del
resto quasi sacri per l’alto contenuto di valori familiari, lo fa con un dettato poetico alto ed
originale, ritmato, fortemente evocativo e rinnovativo. Il suo discorso, infatti, è impronta esclusiva
del suo talento poetico, che riprende il “sapore dell’alba e della sera” riproponendolo in chiave
attuale, di assoluto pregio e bontà lirica.

Nato in Calabria nel '44, Benito Galilea vive a Roma dal 1984, dopo 16 anni a New York.
Incluso in antologie e riviste letterarie, studiato nelle scuole, le sue poesie sono state tradotte in
inglese, francese, russo, spagnolo e latino.
Ha vinto numerosi Premi letterari ed ha pubblicato numerose raccolte di poesie:
Tra gli altri si sono interessati alle sue opere: Geno Pampaloni, Margherita Guidacci, Walter
Mauro, Francesco Petrocchi, Guglielmo Petroni, Francesco d'Episcopo, Massimo Grillandi, Dino
Carlesi, Giorgio Barberi Squarotti, Giuseppe d'Errico, Luciano Luciani ecc.

Eravamo proprio noi

Non sarà certo il chiarore di un vermentino


a salvarmi stasera in questa bettola di lusso
risate e focacce quasi tiepide, e tu, la pelle delle mani,
gioco pigro dei bracciali, oro che suona
come ottone. Siamo fuggiti per gettarci,
lepri cieche, l’uno nelle braccia dell’altra,
entrambi sorridendo davanti al mirino.
Non sarà certo il tuo vinello né la tua voce liscia
fresca di bollicine, a salvarmi dal conto,

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dal bilancio, addizione puntuale del dare e dell’avere,
coperto e servizio compreso, la mancia proporzionale,
si vous voulez, al vostro buon cuore.
Non sarà il tuo occhio per nulla azzurro, né il tuo capello
biondo pseudonaturale, e neppure il racconto di fiaba
senza alcun possibile verdiano brindisi trionfale.
Eppure, bevi amore, accosta labbra rosse di vita al vetro
avido! E’ ancora sera, è ancora presto, la cameriera
ha sempre voglia di scherzare, bevi amore, e parlami
di sogni che senza te non so stillare. Bevi,
non importa quanto, non importa come pagheremo.
C’è ancora il buio, spreme mosto denso,
profumato. Domani risaliremo lenti verso
la stazione, lo sguardo a terra, ebbro quanto basta
per credere che ieri sera quei due seduti a sfiorarsi
occhi e mani sopra il cristallo dei bicchieri
eravamo proprio noi.

Ivano Mugnaini, Massarosa (Lu)


3° premio sez. A

Motivazione:

La narrazione di un incontro in una “bettola di lusso” procede con versi concatenati in un corpo
poetico dal contenuto lieve e quasi banale: la storia di una qualsiasi serata in osteria. Ma proprio qui
sta la grande bravura dell’autore, dimostrando cioè che è possibile fare alta poesia anche trattando
argomenti semplici. Alta poesia nelle immagini, nelle figurazioni, nei modi di dire, nel piegare i
termini usuali al proprio talento poetico espressivo, è segno di padronanza della tecnica, di
ispirazione e di frequentazione del pianeta poesia.

Ivano Mugnaini si è laureato in Lettere con una tesi sul teatro rinascimentale. Ha pubblicato
racconti, poesie e recensioni su riviste, tra cui, Poeti e Poesia, Italian Poetry Review, Gradiva, La
Mosca, L’ Immaginazione. Il suo racconto Desaparecidos è stato pubblicato da Marsilio. Ha
pubblicato la raccolta di racconti La casa gialla, i romanzi Il miele dei servi e Limbo minore
(Piero Manni, Lecce), e le sillogi Controtempo e Inadeguato all’eterno, Pisa, Felici, 2008. Dirige
la collana di narrativa di Puntoacapo editrice. Cura il blog letterario “DEDALUS” ,
www.ivanomugnaini.splinder.com .

Si campa, rispondeva
prima che decidesse di smettere,
prima che cercasse scampo altrove,
che l’ultima zolla franasse
e fosse il vuoto, fosse la caduta…

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Tutta la vita ho lasciato oltre il davanzale
che bastano i muscoli e le ossa
per raggiungere l’asfalto
e poi da lì chissà magari risalire
dare un’altra occhiata alla casa al figlio
e finalmente capirne qualcosa di quel figlio disgraziato
disgraziato io che l’ho messo al mondo
e non ce l’ho saputo abituare
ma vedi ormai non ci so stare più nemmeno io
e poi voltandomi potrei vedere lei
lei che era andata avanti
che il cuore più non le reggeva per lo strazio
di quel figlio cresciuto senza vita
che nemmeno la morte l’ha voluto quella volta.
A me il cuore tiene ancora
soltanto la mano trema da tempo
da tempo sono caduti i denti
e il bottone dei pantaloni è saltato
ma sotto questa camicia sudicia
il cuore va sta saldo e solo,
solo lui è rimasto e solo lui devo fermare
adesso che tutto il resto è fermo è perso…

Lucianna Argentino, Roma


Premio Speciale “Napoli Cultural Classic” di Anna Bruno

Motivazione:

E’ un testo forte e tragico, questo componimento senza titolo che si snoda attraverso un discorso
rapido, quasi senza fiato, a descrivere la storia di una famiglia, forse come tante, che non è riuscita a
trovare il giusto equilibrio morale e civile: “e finalmente capirne qualcosa di quel figlio disgraziato
/ disgraziato io che l’ho messo al mondo / e non ce l’ho saputo abituare”.
Argomento quanto mai attuale, trattato con dure figurazioni, curate fin nei minimi particolari (“da
tempo sono caduti i denti / e il bottone dei pantaloni è saltato…”), con un linguaggio consono e
coinvolgente.

Lucianna Argentino è nata a Roma nel 1962. Fa parte della redazione del blog letterario collettivo
"Viadellebelledonne". E’ coautrice con Vincenzo Morra del libro “Alessio Niceforo, il poeta della
bontà” (Viemme, 1990). Ha pubblicato i seguenti libri di poesia: “Gli argini del tempo” (ed.
Totem, 1991), “Biografia a margine” (Fermenti Editrice, 1994) con la prefazione di Dario
Bellezza e disegni di Francesco Paolo Delle Noci, segnalato al premio Montale nel 1995.
“Mutamento” (Fermenti Editrice, collana “Il tempo ansante” diretta da Plinio Perilli, 1999), con
la prefazione di Mariella Bettarini, “Verso Penuel “ (Edizioni dell’Oleandro, 2003), con la
prefazione di Dante Maffia (Premio Donna Poesia 2006). “Diario inverso” (Manni Editori, 2006),
con la prefazione di Marco Guzzi. Con Pagina-Zero ha realizzato un e-book tratto dalla raccolta
inedita "Le stanze inquiete".

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Da San Paolo del Brasile
mi scrive Carlo Ernst:

San Paolo, 18 aprile 2008

esistono moltissimi, non infiniti,


volti umani: per una bizzarria
della natura (alcuni per fortuna,
altri in maggior numero a dispetto)
tutti si ripetono a distanze
geografiche pure molto grandi:

agli antipodi dell´Europa (qui


dove qualche disagio mi spedì)
vivono i doppioni dei lontani
e io ne incontro al mese due o tre
e li fermo, scruto, chiedo dove
tengono il mio analogo nascosto

San Paolo, 5 giugno 2008

l’auracaria e il pino
che più o meno agli antipodi
ombreggiano pietosi te e me
con le radici si abbracciano
nel centro esatto della terra
e fanno un unico albero bifronte

San Paolo, 11 agosto 2008

a ogni sguardo che incrociamo


con uno dei tanti esseri
che la vita ci impone
(né valgono a far barriera
gli occhiali da sole)
del tempo residuo perdiamo
una piccola frazione:
che moltiplicata per tante
fa ore, preziosi giorni,
e gli anni che se ne vanno
prendono il largo e annegano

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San Paolo, 15 dicembre 2008

non si comprende perché


dicesi «normale»
la perpendicolare
che è condizione eccezionale:

tanto che non si manifesta


per niente qui in Brasile:

dove nulla con nulla


si allinea in alcun modo,
ogni cosa ha il suo verso
e un angolo di 90 gradi non esiste

Marco De Gemmis, Napoli


Premio Speciale Lions Club International Comitato Esecutivo Cittadinanza Umanitaria”
dell’arch. Giacomo Vitale

Motivazione:

Un componimento strutturato nella forma epistolare, in cui l’autore manifesta pensieri e note
paesaggistiche scritte da un amico di San Paolo del Brasile, Carlo Ernst. Il tono è pacato, ma non
per questo i versi risultano privi di una forte carica emotiva, ben imbrigliata in un linguaggio
poetico sapiente ed espressivo: “L’auracaria e il pino / che più o meno agli antipodi / ombreggiano
pietosi te e me / con le radici si abbracciano / nel centro esatto della terra / e fanno un unico
albero bifronte”. Proprio da questi versi traspare una profonda filosofia di vita, che vede l’umanità
unita da comuni radici al centro esatto della terra, pur nella diversità apparente delle razze.

Marco De Gemmis è nato e lavora a Napoli. Per “Bibliopolis” ha pubblicato il volume di poesie
“Seconde singolari (cento poesie)”. Attualmente sta lavorando a una raccolta dal titolo “Seconde
cento poesie”.

“La Bella e la bestia”

Gli occhi negli occhi


le ciglia tra ciglia
s'incontrano al bar
fumigose guardando
scontrose fuggendo

-nel bene e nel male


solo astrazione-

conflitti ammirando
in un agone di rosa
spiantata strappata
spinata spelata
-spez

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zet
ta
ta-
impietosamente assetata.

E languida nel rosso


ferroso del cono
vesuviano di sguardi.

Rossella Luongo, Avellino


1° premio sez. B

Motivazione:

Due mondi, due realtà in eterno conflitto, pur nella loro ineluttabile, integrata, quotidiana esistenza:
“la bella e la bestia”, metafora quanto mai centrata e indovinata per descrivere lo stato degli estremi
in un ambiente vesuviano, e aggiungerei metro-napoletano, “spezzettato”, divaricato tra profondo
degrado morale e civile, e altissimi e positivi valori di creatività, di sentimento mediterraneo, di
attaccamento alla vita. In tutto questo, la figura centrale del cono vesuviano è crogiolo di nuove
speranze, di sguardi sul futuro.
Linguaggio appropriato, scarno e figurativo, che bene si sposa con la resa del contenuto.

Rossella Luongo, avellinese, è avvocato e pubblicista dal 1995, recentemente consulente legale ed
editoriale per Samuele Editore, Fanna (PN). Suoi versi e racconti sono apparsi su riviste e
antologie di settore, ha ottenuto riconoscimenti per la poesia e la prosa e ha pubblicato due
raccolte di poesie: “La Fata e il Poeta” per Fermenti Ed., Roma 2007, e “Canti metropolitani”
per Samuele Editore, Fanna (PN), 2009. Di prossima uscita un suo romanzo dal titolo “Latte
acido”. Il suo spazio è: www.rossellaluongo.it

*
Stremata sulle nuche ventila la notte
ventagli di stelle a schiarire tra i portoni
dove le vecchie stanno sui gradini a vegliare.

Ma ora

Che la piazza si allaccia ai polsi come spago


appoggio bene l’orecchio ai muri
ingoio l’aria che sbuca dai fori
con la lingua cerco il vento
l’ansia dei colori sui balconi.

È bello − sai − girare il passo


dove tu cammini nella luce
che sventola come fiocco
come battere di tacco sull’asfalto
mentre corro i desideri a petto duro.

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Sono conche di fiato queste braccia
dove ti respiro a gola aperta
dentro tu
che ci butti il sole…

*
Superiamo col naso l’orlo
del lavabo che ci prende
nella stretta del gorgo
nel risucchio che finisce
come sempre.

Coi polsi io rimango


impigliato alle stoviglie
con negli occhi i lampi delle sere…

Cala ora un’attesa sulla fronte


di cene consumate insieme
di piatti a raccogliere pensieri
adesso
che è la certezza del tuo viso
a farmi vero, il palmo teso
aperto contro il muro.

Francesco Iannone, Salerno


1° premio sez. “Giovani”

Motivazione:

La descrizione di uno stato d’animo, più che un luogo fisico, come la piazza, ed anzi, in questo
interessante componimento poetico le due cose, il luogo e l’anima, sono intimamente legati (“Ma
ora / che la piazza si allaccia ai polsi come spago…”), in un discorso a mosaico che bene integra i
momenti di ricerca dell’autore. Nel nocciolo della lirica, “E’ bello – sai – girare il passo / dove tu
cammini nella luce…”), il poeta concentra la massima intensità del suo dire, dimostrando un’ottima
padronanza dell’esposizione poetica.

Gli occhi di un addio

Presagio di tempesta s’ode tra gli umori del cielo


che oggi da ovest abbaglia, da est spaura
e tuona come il tonfo d’ un’onda su uno scoglio.
Un azzurro e poi quel grigio che sconfina nel nero
persino gli alberi piangono sul lido.
La palma esile perde una, due, tre foglie

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si piega come l’arco forgiato del guerriero
abbracciato all’ultima vitale speranza.
Mi vedo in bilico su quella corda tesa
come una goccia di sangue esitante…
La pioggia intensa riposa con forza su questo foglio bianco
in queste righe
tra questo pianto disperato.
L’ultima lettera per te, amore, è sudicia di orrori.
Le urla della guerra arrivano fin alle miei mani
trasportate dal vento e tremano, forte, tremano.
Mi sento l’ultimo arrivato di questa missione
l’ultimo uomo e il primo ad essere chiamato alla morte.
Il cielo tuona ancora ma è sparito l’azzurro
mentre un flash mi ricorda il vestito della nostra bambina
quello a fiori rossi e gialli…
Ancora un tuono
la memoria si infrange al di là delle nubi
è il presente
che uccide le emozioni
quello che muore nell’ultimo sospiro della tempesta.

Domenico Cassese, Palma Campania (Na)


1° premio sez. “Poeti del territorio”

Motivazione:

Poesia caratterizzata da un forte simbolismo, in cui la descrizione del paesaggio (“Paesaggio di


tempesta s’ode tra gli umori del cielo… “; “La palma esile perde una, due, tre foglie…”), si integra,
quasi si fonde con quella dell’animo (“Mi vedo in bilico su quella corda tesa / come una goccia di
sangue esitante…”). E’ dunque un componimento di sicura resa poetica, che esprime l’angoscia e
l’impotenza dell’uomo nei confronti di una natura in tempesta, metafora di un più lacerante
sconvolgimento o crisi interiore.

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I dati del concorso:

Numero totale dei Partecipanti: 195. Numero complessivo dei testi presentati: 374, di cui 22 relativi
alla sezione B (ambiente e territorio vesuviano).

La distribuzione dei Partecipanti

ESTERO 2
SARDEGNA 3
SICILIA 10
BASILICATA 3
CALABRIA 9
PUGLIA 10
ABRUZZO E MOLISE 5
CAMPANIA 57
LAZIO 23
UMBRIA 1
MARCHE 7
TOSCANA 18
EMILIA R 6
VENETO 7
FRIULI 1
LIGURIA 7
TRENTINO 3
LOMBARDIA 14
PIEMONTE 8

0 10 20 30 40 50 60

Composizione della Giuria:

Anna Bruno, Ciro Carfora, Luisa Della Porta, Gerardo Santella, Rossella Tempesta,
Raffaele Urraro. Coordinatore: Giuseppe Vetromile.

ALBO D’ORO:

I Edizione 2002: Clara Di Stefano (sez. A).

II Edizione 2003: Salvatore Cangiani (sez. A); Giovanni Caso (sez. B).

III Edizione 2004: Armando Saveriano (sez. A); Salvatore Cangiani (sez. B).

IV Edizione 2005/6: Gennaro Grieco (sez. A); Vincenzo Russo (sez. B).

V Edizione 2006/7: Carmen De Mola (sez. A); Armando Saveriano (sez. B); Alessandro Nannini
(sez. giovani); Massimo De Mellis (sez. Sant’Anastasia).

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VI Edizione 2007/8: Giovanni Bottaro (sez. A); Agostina Spagnuolo (sez. B); Vanina Zaccaria
(sez. giovani); Alessandra Mai (sez. Sant’Anastasia).

VII Edizione 2008/9: Rodolfo Vettorello (sez. A); Adolfo Silveto (sez. B); Erlinda Guida (sez.
giovani); Raffaele Liguoro (sez. autori locali)

La manifestazione è promossa e patrocinata


dal Comune di Sant’Anastasia

Si ringrazia inoltre per il Patrocinio Morale:

PARCO NAZIONALE DEL


VESUVIO

Si ringrazia per la collaborazione:

 Associazione Culturale
“Napoli Cultural Classic” (Poetessa Anna Bruno)

 Lions Club International


Comitato Esecutivo Cittadinanza Umanitaria
(Arch. Giacomo Vitale)

ORGANIZZAZIONE CURATA DA

CIRCOLO INCONTRARCI
PIAZZA C. CATTANEO 9, 80048
SANT’ANASTASIA (NA)
TEL. 081.5301490
E-mail: incontrarci@tiscali.it
Sito web: http://incontrarci.blogspot.com
CIRCOLO
LETTERARIO
ANASTASIANO
http://circololetterarioanastasiano.blog
spot.com
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