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13/10/2015

Addio al mito del posto fisso: il lavoro diventa percorso - La Stampa

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Addio al mito del posto fisso: il lavoro diventa percorso


Secondo lindagine di Community Media Research per La Stampa Due italiani su
tre preferiscono rischiare, ma con prospettive di carriera

Giovani al lavoro in una start up

DANIELE MARINI

12/10/2015

Molte nostre certezze sono diventate pi fragili in questi periodi di profonde


trasformazioni. Il lavoro innanzitutto. Non una novit: anche in altri periodi
abbiamo vissuto momenti difficili sul mercato del lavoro. Basta andare con
la memoria alla disoccupazione giovanile a met degli Anni 80 per trovare
tassi ancora pi elevati di quelli attuali.
Tuttavia, in precedenza derivavano da crisi connesse a fasi di sviluppo:
dopo un momento di assestamento, leconomia riprendeva a crescere come
prima e la disoccupazione rientrava nei parametri fisiologici. Le imprese
ricominciavano ad assumere e le persone potevano trovare un posto di
lavoro: fisso. E per fisso, cio stabile, sicuro, non si pensava solo al
pubblico impiego. Unoccupazione in una grande fabbrica, in unazienda
chimica o dellenergia, piuttosto che in una banca si poteva considerare
unassicurazione sulla vita. Una certezza che consentiva di fare progetti
relativamente duraturi.

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Oggi, lisola felice del posto fisso si erosa e vede come abitanti solo i
dipendenti pubblici. Per tutto il resto, il lavoro stabile nel tempo unisola
che non c (pi). Le trasformazioni delleconomia hanno reso tutto pi
flessibile e volatile, spingendo le imprese a rivisitare i loro modelli
organizzativi: allinsegna delladattabilit e delle nuove tecnologie per
aumentare produttivit e competitivit. E contenendo loccupazione.

IL PESO SULLE FAMIGLIE


Ma non c solo questo. Negli ultimi due decenni si sono realizzati ripetuti
interventi nella regolazione di un mercato del lavoro divenuto ingessato, a
favore di una sua ineludibile maggiore duttilit. Per contro, per, lassenza
di una rivisitazione del sistema degli ammortizzatori sociali e degli interventi
volti a sostenere loccupabilit dei lavoratori, scarica su famiglie e individui
lonere di un sostegno, della ricerca del lavoro o la ricollocazione di chi
viene espulso. Il fatto che solo il 4% circa dei collocamenti transiti dagli
uffici dei Centri Pubblici per lImpiego, la dice lunga sul peso che grava
sulle famiglie. Linsieme di questi aspetti rende (anche) il lavoro pi incerto
e spiega perch quando si palesi un concorso pubblico, il numero dei
partecipanti sia di gran lunga superiore alle disponibilit.
Si potrebbe dire che, nonostante tutti i segnali vadano in senso opposto, la
richiesta di un posto fisso sia ancora laspettativa fondamentale nei
confronti del lavoro. Ma proprio cos? La ricerca sugli orientamenti verso
il lavoro (Community Media Research, in collaborazione con Intesa
Sanpaolo, per La Stampa) offre risultati controintuitivi, meno scontati
rispetto alle rappresentazioni offerte dai media. Potendo scegliere, due terzi
degli italiani preferirebbero un lavoro che offra possibilit di crescita
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professionale e di reddito, anche se flessibile (69,8%), mentre il restante


terzo (30,2%) pur di avere un posto fisso rinuncerebbe alle possibilit di
carriera.
CAMBIAMENTO CULTURALE
Dunque, per la maggioranza della popolazione il lavoro immaginato pi
come un percorso, che un posto. Si tratta di un cambiamento culturale
rilevante rispetto alle epoche precedenti e mette in luce come, a parit di
condizioni, la dimensione della gratificazione personale e dellinvestimento
soggettivo sul lavoro abbiano assunto un ruolo centrale nelle preferenze
delle persone. Non un caso che un simile orientamento sia sostenuto dalle
generazioni pi giovani e dagli studenti, dai maschi, chi ha un titolo di studio
elevato, da chi vive nel Nord-Est. Fin qui le aspettative, i desiderata, che
indicano una metamorfosi nelle culture del lavoro, di cui spesso non si tiene
conto nel discorso pubblico e nelle relazioni sindacali.
Tuttavia, queste propensioni si scontrano con una realt del mercato del
lavoro che, nonostante i primi segnali positivi provenienti dalla riforma del
Jobs Act del Governo Renzi, appare ancora problematico. Nella
popolazione prevale ancora un sentimento di preoccupazione e
disorientamento. Se da un lato, si vede nel lavoro in proprio quello che pi
di altri permette alle persone di valorizzare le proprie capacit (80,9%);
dallaltro lato palpabile la preoccupazione per il futuro: l84,6% ritiene sia
giusto trasferirsi allestero per fare il lavoro desiderato, il 74,1% prevede
che i giovani di oggi occuperanno in futuro una posizione sociale peggiore
rispetto a quella dei loro genitori, il 68,5% pensa che i giovani desiderosi di
fare carriera abbiano come unica speranza quella di trasferirsi allestero.
C una distonia fra la propensione diffusa presso larga parte della
popolazione a un lavoro che si snoda lungo un percorso di carriera in grado
di realizzare una crescita professionale e rimunerativa, da un lato. E,
dallaltro, unimmagine del Paese che non ancora in grado di offrire reali
opportunit, soprattutto per le giovani generazioni. Cos, si sogna un lavoro
professionalmente gratificante, anche se difficile trovare in questa Italia il
lavoro dei propri sogni.

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