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CORSO BASE

IMPIANTI ELETTRICI

MODULO 1 DISTRIBUZIONE DELLENERGIA

Vesione 03 / 2010

Corso Base di Impianti Elettrici - Modulo 1

Ing. Stefano ELIA

RICHIAMI DI ELETTROTECNICA

Obiettivi generali dellelettrotecnica


Lelettricit

ha

modificato

radicalmente

il

mondo.

Lo

sfruttamento

dellelettricit per scopi civili ed industriali cominciato agli inizi del XX secolo.
Oggi assolutamente impensabile la vita senza lutilizzo dellenergia elettrica.
Pensiamo alle migliaia di oggetti che non potrebbero essere usati; ormai, senza
elettricit praticamente niente pu funzionare. Un mondo senza elettricit
oggi assolutamente impensabile.
Lelettricit che comunemente utilizzata in tutti gli oggetti che abbiamo
citato ha essenzialmente due scopi:

trasportare energia e convertirla. Ad esempio, un ascensore utilizza


energia elettrica per compiere un lavoro meccanico; in questo caso
si dice che lenergia elettrica viene convertita in energia meccanica.
Un treno oppure un tram utilizza lenergia elettrica per muoversi
sulla

superficie

terrestre,

vincendo

gli

attriti

le

forze

aerodinamiche;

trasportare informazioni sotto forma elettrica. Ad esempio, il


telefono funziona per mezzo dellelettricit, ma lo scopo del sistema
telefonico non quello di trasferire energia, bens comunicazione, e
quindi informazione. Lo stesso si applica ai sistemi di telefonia
cellulare, ai sistemi telegrafici, a quelli televisivi e radiofonici; ed
anche alle singole apparecchiature, da quelle pi elementari (radio,
registratori, televisori) a quelle pi complicate (radar di bordo,
radiotelescopi, antenne).

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Lelettricit che viene utilizzata per scopi energetici viene generata in


impianti detti centrali elettriche. Le centrali di tipo convenzionale sono di vari
tipi: termoelettriche, idroelettriche, nucleari, eoliche, solari, etc
Nelle centrali termoelettriche, lenergia dei combustibili (gas naturale, olio
pesante, carbone) viene utilizzata per muovere una turbina (a gas o a vapore)
che accoppiata ad un generatore elettrico, un dispositivo che tramuta energia
meccanica in energia elettrica. Nelle centrali idroelettriche, una turbina
idraulica (Francis, Pelton, Kaplan,...) tramuta energia di posizione in energia
meccanica; di nuovo, un generatore elettrico converte energia meccanica in
energia idraulica. Nelle centrali nucleari, lenergia del combustibile nucleare
utilizzata per riscaldare ed a surriscaldare lacqua, che viene utilizzata per
muovere una turbina a vapore la quale accoppiata ad un generatore elettrico.
Le centrali eoliche e solari, anche se riferite ad energie rinnovabili, coprono
solo una piccola parte del fabbisogno totale e normalmente vengono utilizzate
in luoghi dove non ci sia altra forma conveniente per la generazione o il
trasporto dellenergia (zone polari, montagne).
Scopi ed obiettivi dellelettrotecnica:

determinare in ogni punto ed in ogni istante i valori di corrente e di


tensione, di campo elettrico e di campo magnetico;

calcolo di grandezze associate alla tensione ed alla corrente, ad esempio


potenza ed energia elettrica;

calcolo di valori minimi, massimi, medi ed efficaci di tensione, corrente,


potenza, energia. Il tutto dedicato a:

contabilizzazione dellenergia;

dimensionamento dei sistemi, degli impianti e dei dispositivi;

sicurezza e protezione.

fornire metodologie di analisi applicate a:

calcolo di circuiti;

calcolo di campi;

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misure su circuiti;

misure su campi.

dare metodi di progettazione:

metodi di analisi e di ottimizzazione;

programmi di calcolo;

programmi di dimensionamento.

I numeri complessi
Che cosa vuol dire determinare la radice quadrata di un numero? Vuol dire
calcolare quellaltro numero il quale, moltiplicato per se stesso, d proprio il
numero di partenza.
Ad esempio, quale la radice quadrata di 4? E 2, perch (2 x 2) = 4. In
effetti, anche 2 la radice quadrata di 4, perch (-2 x -2) = 4. In generale,
se a un numero maggiore di zero e b la sua radice quadrata, anche b la
radice quadrata di a.
Ma che succede se a negativo? Ad esempio, quale la radice quadrata
di 2? Non esiste, semplicemente. Per a noi far comodo inventare una
soluzione a questo problema. Cos ci viene in mente di dire: un numero
negativo pu sempre essere posto sotto la forma (-a), in cui a un numero
positivo. Daltronde, -a = (-1) x a. Allora la radice quadrata di (-a) si scrive:

a = a ( 1 ) = a ( 1 )
Il problema non cambiato molto, perch ora abbiamo il prodotto della
radice quadrata di un numero positivo (a) per la radice quadrata del numero
negativo (-1). La radice quadrata di un numero positivo ora possiamo
eseguirla, ma rimane la radice quadrata di un numero negativo (-1). Poich
per questa operazione pu essere eseguita per qualsiasi numero negativo,
adesso ci inventiamo un fatto: chiamiamo j la radice quadrata di (-1):

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j = ( 1 )
Ma, si dir, la radice di un numero negativo non esiste, non pu esistere!
E vero, ma ce lo possiamo immaginare: e perci diciamo che j un numero
immaginario. Anzi, siccome j x j = -1, allora noi chiamiamo j lunit
immaginaria. Con questo sistema, la radice quadrata di 16 pari a j4, quella
di 100 a j10, quella di 400 a j20, e cos via. j un numero strano, in
quanto, come abbiamo detto, j x j = - 1, ed ha anche delle propriet
abbastanza difficili da capire: basti pensare che 1 / j = - j . Daltronde, j un
numero immaginario, e si possono pensare stranezze molto pi astruse di
questa!
Ora, i numeri immaginari sono del tutto simili a quelli reali, ma non
devono essere confusi con essi. Ed quindi possibile immaginare un numero
che sia un po reale ed un po immaginario, ad esempio 4 + j 6. Questi numeri
(che hanno una parte reale ed una parte immaginaria) si chiamano numeri
complessi.
Vediamo qualche regola sui numeri complessi:

a ( jb ) = jab

a /( jb ) = j( a / b )

( a + jb ) / c = ( a / c ) + j( b / c )

( a + jb ) /( jc ) = ( a / jc ) + ( jb / jc ) = ( b / c ) j( a / c )
( a + jb ) + ( c + jd ) = ( a + c ) + j( b + d )
( a + jb ) ( c + jd ) = ( a + c ) j( b + d )

( a + jb ) ( c + jd ) = ( ac bd ) + j( ad + bc )
( a + jb ) /( c + jd ) = [( ac + bd ) + j( ad + bc )] /( c 2 + d 2 )

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Nozioni introduttive di matematica e di trigonometria


Un angolo una parte di piano contenuta tra due semirette ed un arco di
circonferenza. Gli angoli si misurano generalmente in gradi. Tra gli angoli
notevoli ricordiamo:

angolo di 90 gradi (angolo retto)

angolo di 180 gradi (angolo piatto)

angolo di 360 gradi (angolo giro)

Tab.1 Angoli fondamentali

Per convenzione, gli angoli sono indicati con le lettere minuscole


dellalfabeto greco: ...
In generale, sarebbe possibile misurare un angolo con basi differenti da
quella convenzionale (360 gradi per un angolo giro). Si potrebbero comunque
ideare metodi di misura degli angoli per i quali langolo giro vale 100 gradi,
oppure 1000 gradi, oppure 33 gradi, oppure 2 gradi. Qualsiasi valore attribuito
allangolo giro potrebbe avere un senso, in quanto lasciato alla scelta
dellutilizzatore.
C per un sistema di misura degli angoli che , per cos dire, intrinseco.
Consideriamo la Fig.1, nella quale disegnato un angolo piatto, un arco e due
semirette che delimitano un angolo (chiamato in Fig.1). Un modo possibile di
misurare langolo a consiste nel definirlo come rapporto tra la lunghezza
dellarco e quella del raggio:
= (lunghezza arco) / ( lunghezza raggio)

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Q
raggio

arco

Fig.1 Definizione dellangolo in radianti

Questo modo di misurare un angolo si chiama in radianti.


Poich la lunghezza della circonferenza pari a 2 r (il valore numerico di
3.1415927...) il valore dellangolo giro in radianti pari a 2 .

Angolo in gradi
0
30
45
60
90
180
270
360

Equivalente in radianti
0
/ 6 = 0.52
/ 4 = 0.85
2 / 3 = 2.09
/ 2 = 1.57
= 3.14
3 / 2 = 4.71
2 = 3.14

Tab.2 - Conversione gradi - radianti

Prendiamo adesso in esame un angolo generico, che chiameremo


nuovamente . Consideriamo (per convenzione) che larco di cerchio che lo
definisce abbia sempre inizio nel punto P, e che abbia sempre direzione
antioraria.
Prendiamo in esame la proiezione del punto Q sullasse orizzontale, e sia R
il punto risultante da questa proiezione (Fig. 2). E ovvio che, per il teorema di
Pitagora, la lunghezza del segmento OR, quella del segmento RQ e quella del
raggio OQ sono legate dalla relazione:

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(OR)2 + (RQ) 2 = (OQ) 2


Il rapporto tra la lunghezza QR e la lunghezza OQ viene comunemente
chiamato seno dellangolo , e viene indicato con il simbolo sin:
sin = (QR) / (OQ)
Analogamente, il rapporto tra la lunghezza OR e la lunghezza OQ viene
comunemente chiamato coseno dellangolo , e viene indicato con il simbolo
cos:
cos = (OR) / (OQ)

Q
arco

raggio

Fig.2 Definizione di seno di un angolo

Al variare dellangolo tra 0 e 360 gradi, o, ci che lo stesso, tra 0 e 2


radianti, le nuove grandezze cos introdotte (seno e coseno) hanno valore
massimo 1 e valore minimo 1. Inoltre, qualsiasi sia langolo esse sono
comunque legate dalla applicazione del teorema di Pitagora:
(sin . sin )+ (cos . cos ) = sin2 + cos2 = 1
Di seguito sono riportati alcuni valori significativi di funzioni seno e coseno
di alcuni angoli particolari.

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angolo (gradi)
0
30

angolo (radianti)
0
/ 6 = 0.52

seno ()
0
0.866

45

/ 4 = 0.85

60

2 / 3 = 2.09

0.5

90
180
270
360

/ 2 = 1.57
= 3.14
3 / 2 = 4.71
2 = 6.28

1
0
-1
0

2/2

= 0.707

coseno ()
1
0.5

2 / 2 = 0.707
3 / 2 = 0.866
0
-1
0
1

Tab.3 Seni e coseni di angoli noti

Le funzioni seno e coseno sono comunemente chiamate funzioni


trigonometriche, insieme alla tangente, alla cotangente, alla secante ed alla
cosecante. Per i nostri scopi sufficiente definire la tangente:
tangente() = seno() / coseno()
Non sar inutile descrivere landamento delle due funzioni seno e coseno
al variare dellangolo , che riportato nella Fig. 3.
La Fig. 3 conferma le grandezze definite nella tabella: la funzione coseno
parte dal valore 1 per zero gradi, arriva al valore 0 a 90 gradi, ha valore 1 a
180 gradi, si azzera di nuovo a 270 gradi, ed arriva al valore 1 a 360 gradi. La
funzione seno parte dal valore 0 per zero gradi, arriva al valore 1 a 90 gradi,
ha valore 0 a 180 gradi, raggiunge il valore 1 a 270 gradi, e presenta
nuovamente il valore 0 a 360 gradi.
1

0.5

-0.5

-1
0

30

60

90 120 150 180 210 240 270 300 330 360

sin(alfa)

cos(alfa)

Fig.3 Funizioni seno e coseno

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Come si fa praticamente a calcolare il valore del seno e del coseno di un


angolo? La maggior parte delle calcolatrici da tavolo permette questa
operazione; ma possibile anche per mezzo della Fig.3, tracciando una
verticale per il valore dellangolo voluto ed andando a leggere sullasse
verticale il valore del seno e del coseno (che, ricordiamo, sempre e
comunque inferiore ad 1 e maggiore di -1).
La Fig.4 riassume quanto finora descritto.

arco

raggio

seno

coseno

Fig.4 Principali definizioni trigonometriche

Corrente e tensione
Un corpo in cui il numero di cariche negative (elettroni) supera quello delle
cariche positive (protoni) si dice carico negativamente. Un corpo in cui invece il
numero di carico positive supera quello di cariche negative si dice carico
positivamente. Le cariche distribuite sulla superficie di un corpo elettrizzato
sono soggette alle forze repulsive che ne determinano la distribuzione

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superficiale. La risultante delle forze agenti sulla carica situata su un


elementino di superficie si dice Tensione elettrostatica.
Per corrente elettrica si intende un flusso ordinato di elettroni.
Il movimento di cariche elettriche pu presentarsi in percorsi definiti
allinterno di materiali come rame ed alluminio che sono perci considerati
buoni conduttori di elettricit.
Al contrario i mezzi materiali isolanti quali porcellana, mica,vetro, aria
sono mediocri conduttori. Gli isolanti impediscono alle cariche elettriche di
uscire dai loro percorsi abituali.
La corrente rappresenta la velocit di movimento delle cariche elettriche in
un circuito,ossia lungo un percorso chiuso.
La corrente una grandezza vettoriale.
Ha bisogno per essere definita di un valore per lintensit ,di uno per la
direzione ed uno per il verso.
La direzione definita dalla geometria del corpo, il verso convenzionale
opposto a quello reale di scorrimento degli elettroni nel materiale conduttore.

Fig.5 - Flusso di cariche elettriche

Ricapitolando, la tensione pu essere altrimenti chiamata differenza di


potenziale tra due punti a diverso potenziale elettrico di un circuito; questa
disponibilit di energia pu dar luogo ad un flusso di cariche elettriche (una
volta chiuso il circuito) chiamato corrente elettrica.

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Unit di misura delle grandezze elettriche


Si definiscono di seguito le principali grandezze elettriche:
L' Ampere (A) l'intensit di una corrente costante che percorrendo due
conduttori paralleli indefiniti di sezione trascurabile, posti a distanza di un
metro nel vuoto, produce una forza di 2 . 10-7 Newton per ogni metro di
lunghezza.
L'Ampere/metro (A/m) l'unit di misura dell'intensit del campo
magnetico.
Il Coulomb (C) la quantit di elettricit trasportata in un secondo da 1 A,
l'unit di misura della carica.
Il Volt (V) la differenza di potenziale elettrico tra due punti di un
conduttore attraversato da una corrente costante di 1 A che dissipa la potenza
di un Watt.
L'Ohm () la resistenza di un conduttore ai cui capi una differenza di
potenziale di 1 V produce una corrente di 1 A.
L'Henry (H) l'induttanza di un circuito in cui si manifesta una forza
elettromotrice

di

quando

la

corrente

elettrica

nel

circuito

varia

uniformemente alla velocit di 1 A/sec.


Il Farad (F) la capacit di un condensatore tra le cui armature si
manifesta una differenza di potenziale di 1 V quando caricato da un Coulomb
di elettricit.
Il Weber (Wb) il flusso magnetico che concatenando un circuito produce
in esso una tensione di 1 V quando si riduce a zero, a velocit costante, in un
secondo.
Il Tesla (T) l'induzione magnetica uguale ad 1 weber su un metro
quadrato (densit di flusso magnetico)
Si riporta di seguito l'elenco della maggior parte delle grandezze elettriche
specificando il simbolo e l'unit di misura:

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Grandezze scalari e vettoriali


Alcune grandezze fisiche sono perfettamente determinate dal numero che
fissa la loro misura. Tali grandezze si dicono scalari.
Esempi: Lunghezza di un segmento, la durata di un intervallo di tempo,
lenergia necessaria per sollevare un corpo, la temperatura.
Nello studio di situazioni fisiche e quindi anche elettrotecniche si
incontrano regioni dello spazio in ogni punto delle quali definita una certa
grandezza scalare: tali regioni si chiamano campi scalari e nel caso in cui la
grandezza in questione sia costante nel tempo il campo si dice stazionario.
Altre grandezze, invece, non sono definite soltanto da un numero che fissa
la loro misura, ma anche di una direzione ed un verso.
Tali grandezze si dicono vettori. Esempi: lo spostamento di un corpo, la
velocit di un corpo, laccelerazione, ossia la variazione della velocit di un
dato corpo, le forze agenti sul corpo. Un vettore viene di solito indicato con la
lettera scritta con una quantit maggiore di inchiostro (A) o con la lettera

munita di una freccia sulla testa A .


Convenzionalmente, sul piano del disegno un vettore viene descritto con
un segmento orientato, dotato quindi non solo di direzione ma anche di verso.
Se si indicano con P1 e P2 linizio e la fine del segmento orientato che
rappresenta un vettore, la direzione del vettore quella della linea che
congiunge P1 e P2, il verso quello indicato dalla freccia, ossia quello che porta
da P1 e P2, mentre la lunghezza o modulo o intensit la misura del segmento
P1 P2, Fig.6.
La lunghezza si indica con | A |.
Un vettore di lunghezza unitaria si dice versore.

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Fig.6 - Rappresentazione di un vettore

A volte potrebbe essere di notevole interesse considerare un particolare


segmento che rappresenti il vettore A: quello che ha origine nel particolare
punto P1. Tale vettore si dice vettore applicato e si usa il simbolo P1A.
Il vettore di lunghezza 0 si chiama vettore nullo;la sua direzione ed il suo
verso non sono per determinabili.
Relativamente alle propriet grandezze vettoriali si pu affermare quanto
segue.
Due vettori si dicono uguali se hanno la stessa lunghezza, la stessa
direzione e lo stesso verso.
Se due vettori hanno la stessa intensit,la stessa direzione ma verso
opposto allora A=-B ,Fig.7.
Dati due vettori si definisce somma o risultante un vettore C=A+ B
ottenuto portando il punto iniziale di uno dei due segmenti a coincidere con il
punto finale dellaltro e congiungendo lorigine di A con il punto finale di B.
Questa la regola del parallelogramma. Fig.8.

Fig.7 - Vettore e suo opposto

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Fig.8 - Regola del parallelogramma

Il prodotto di un vettore per uno scalare s un nuovo vettore che ha la


stessa direzione del primo, lunghezza s volte quella del primo, verso
coincidente oppure opposto a quello del primo secondo che s sia positivo o
negativo.
Al fine di chiarire il concetto di componente di un vettore si definisce
quanto segue: sia A un generico vettore ed r una retta dello spazio che
individui su di esso una generica direzione. Si traccino le rette c e d passanti
ognuna per uno dei due estremi di A e perpendicolari ad r. I punti di
intersezione di c e d su r sono i punti R1 ed R2. Il segmento che congiunge
questi due punti un nuovo vettore A di lunghezza pari al segmento R1 R2
direzione r e verso da R1 ad R2.
Tale vettore la componente ortogonale del vettore secondo la retta r
(Fig.9).

Fig.9 - Componenti di un vettore

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Se si costruiscono le componenti di un vettore OA secondo tre rette


orientate x,y,z ortogonali fra loro (x,y,z) sono detti assi cartesiani e
rappresentano schematicamente lo spazio tridimensionale in cui viviamo) si
ottengono le coordinate cartesiane di A: Ax ,Ay ,Az. Fig.10.
In generale:

A =

Ax2 + Ay2 + Az2

Fig.10 - Assi cartesiani e coordinate cartesiane

Dati due vettori, si definisce prodotto scalare tra di essi e lo si indica, in


base a convenzioni internazionali, A B, il prodotto dellintensit del primo
vettore per lintensit della componente del secondo vettore secondo una retta
r parallela al primo vettore ed orientata come esso.
Il risultato delloperazione una grandezza scalare, cio un numero:
C = A B cos

(con angolo tra A e B)

Dati due vettori si definisce, invece, prodotto vettoriale dei due e per
convenzione si indica con C il risultato di tale prodotto, quelloperazione tra
vettori che porta alla costruzione di un nuovo vettore cos definito: C=AB.
Lintensit di tale nuovo vettore uguale al prodotto dellintensit del
primo per lintensit della componente del secondo vettore su una retta s
perpendicolare al primo vettore e passante per lestremo senza freccia di esso.

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La direzione perpendicolare al piano formato dai due vettori di cui dovr


trovare il prodotto vettoriale.
Il verso tale che i tre vettori definiti formino una terna destra levogira.
Per individuare facilmente il verso del vettore prodotto si pu usare una
regola semplice: si ponga la mano destra in modo che le dita nello stringersi a
pugno si muovano nella stessa maniera della rotazione che porterebbe il primo
vettore sul secondo attraverso un angolo minore di 180: la direzione ed il
verso del pollice eretto danno verso e direzione del vettore prodotto. Fig.11.

Fig.11 - Regola della mano destra - Terna levogira - Terna levogira


entrante

Si definisce quindi il prodotto vettoriale come C = A B sin.

La resistenza elettrica
La resistenza un parametro caratteristico del materiale e rappresenta la
resistenza che il materiale in questione pone quando viene attraversato dalla
corrente.
La resistenza funzione della resistivit del materiale del materiale,
della lunghezza l del conduttore e della sezione trasversale S. Un conduttore
con le caratteristiche sopra citate presenta una resistenza data da : R = l / S.
La resistenza si misura in . La resistivit si misura in [ m], ed indica la
resistenza di un conduttore di lunghezza pari ad 1 m e di sezione pari ad 1 m2.

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Alternativamente, poich i valori precedentemente definiti sono molto


piccoli, la resistivit pu essere indicata in [ mm2 / m], ed indica la resistenza
di un conduttore di lunghezza pari ad 1 m e di sezione pari ad 1 mm2.
A temperatura costante la resistenza ha un valore costante e positivo.
L'inverso della resistivit la conducibilit: =1/, l'inverso della
resistenza la conduttanza: G= 1/R= S/l .
Per dare una spiegazione fisica della resistenza, si pu procedere iniziando
a dire che in un atomo isolato gli elettroni sono ripartiti secondo definiti livelli
di energia. La ripartizione degli elettroni dell'atomo per differenti livelli tale
da rendere l'energia totale minima e i livelli pi profondi corrispondenti alla
minore energia. Se si fornisce energia ad un elettrone lo si pu elevare rispetto
al suo livello primitivo. Si dice allora che l'atomo eccitato.
Il livello di energia dell'atomo pi vicino al nucleo quello in cui gli
elettroni sono pi attirati al nucleo, mentre gli elettroni sul livello pi esterno
sono quelli che sono attratti dal nucleo con una forza minore.
Quando si fornisce energia ad un elettrone che si trova al livello pi
esterno dell'atomo (l'atomo viene eccitato), questa energia pu essere
sufficiente per separare l'elettrone dal nucleo.
La conducibilit di un materiale dipende dalla facilit con cui un elettrone
pu essere separato dal proprio nucleo, infatti si considerata la corrente
come un flusso ordinato di elettroni, quindi: quanto pi facile che in un
atomo un elettrone si separi dal proprio nucleo, tanto pi il materiale composto
da tali atomi si considera conduttore. Esistono materiali pi o meno conduttori
a seconda dell'energia con cui il nucleo attrae a s gli elettroni.
Un materiale si dice isolante se composto da atomi che trattengono con
maggiore energia i propri elettroni, ostacolando il passaggio di corrente.
Esistono materiali pi o meno isolanti.
I conduttori sono generalmente dei metalli.

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L'esperienza mostra che la resistivit di un metallo cresce con la


temperatura c e con il grado di impurezza.
La resistivit pu esprimersi con la formula:

= 0 (1 + 0 c )
in cui 0 e 0 sono rispettivamente la resistivit e il coefficiente di
temperatura

0C.

Poich

le

prove

sono

generalmente

effettuate

temperature vicine a 20 C si preferisce generalmente la formula:

= 20 (1 + 20 )

con:

= c 20 C

il coefficiente 20 pu variare molto in alcune condizioni particolari. Per


alcuni metalli, quali il piombo lo stagno, alluminio, lo zinco, la resistivit si
annulla bruscamente ad una temperatura assoluta di alcuni gradi.

Tab.4 - Resistivit, conducibilit e coefficiente di temperatura di


conduttori a 20C

Nelle leghe la legge di variazione della resistivit con la temperatura


generalmente complessa a causa delle modifiche che la temperatura determina
nella loro struttura. Le leghe hanno una resistivit pi grande della resistivit
dei metalli componenti. Ci spiega l'impiego diffuso del rame elettrolitico.
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Nel

campo

degli

impianti,

va

posta

particolare

attenzione

alla

configurazione elettrica del terreno; ci e di vitale importanza per gli impianti


di messa a terra.
Le propriet elettriche dei materiali costituenti il terreno possono essere
caratterizzate dai valori di resistivit t, di permettivit t e di permeabilit
magnetica t. Tali grandezze specifiche sono influenzate da parecchi parametri
e quindi di difficile valutazione. La conduzione del terreno generalmente di
tipo elettrolitico e si manifesta in una soluzione acquosa di sali comuni.
In generale la resistivit del terreno non costante, ma varia a seconda di

molti fattori. Se si vuole progettare un impianto di terra per proteggere una


struttura, per esempio da fulminazione atmosferica o da qualsiasi altro tipo di
sovratensioni pericolose, la resistivit del terreno del luogo in cui si vuole fare
il progetto un parametro molto importante. Tale valore dipende dalla
conformazione del terreno (argilloso, calcareo ecc.), dall'umidit (un aumento
dell'umidit determina una diminuzione della resistivit), dalla temperatura e
dal contenuto di sali sciolti nel terreno.

La legge di ohm in corrente continua


Si consideri un conduttore metallico (filo conduttore), una lampada, una
pila ed un interruttore. Collegando opportunamente tali elementi si ha il
circuito di Fig.12.

Fig.12Circuito con generatore di corrente continua (pila),


interruttore e carico (lampada)

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Al momento della chiusura dell'interruttore si ha un passaggio di corrente


nel circuito (filo conduttore e lampada) che determina l'accensione della
lampada.
La differenza di potenziale esistente tra i poli della pila causa il passaggio
della corrente continua nel circuito; infatti, come gi detto, il passaggio di
corrente va dal punto a potenziale maggiore verso il punto a potenziale
inferiore. Si indica con V la differenza di potenziale tra i poli (+ e -) della pila,
con R la resistenza del filo e della lampada e con I la corrente che circola.
La legge di Ohm mette in relazione tali grandezze:
V=RI
In funzione della conduttanza G la formula sopra indicata si scrive:
V=I/G
Convenzionalmente si attribuiscono alla tensione V e alla corrente I versi
opposti.
Quindi in generale un circuito schematicamente costituito da:

uno o pi generatori ( come la pila gi vista);

uno o pi componenti circuitali o utilizzatori, dispositivi di cui ci si


serve per un determinato scopo (lampada come nell'esempio
precedente);

conduttori che servono a collegare al generatore gli utilizzatori.

Fig.13 - Caduta di tensione su una resistenza

Quanto ai componenti circuitali si pu distinguere tra essi quelli ohmici da


quelli non ohmici. I componenti ohmici sono quelli il cui comportamento
completamente descritto dalla legge di Ohm ossia:

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Fig.14 - Caratteristica V-I di un resistore lineare

I componenti non ohmici invece sono quelli che non seguono la legge di
Ohm.
La Fig.15.a rappresenta la caratteristica tensione-corrente di un diodo; la
Fig.15.b rappresenta la caratteristica tensione-corrente per un tubo a gas a
bassa pressione.

Fig.15 Caratteristiche V-I, rispettivamente, di un diodo e di un


tubo a gas a bassa pressione

In altri termini la legge di Ohm, sopra descritta, rappresenta la caduta di


tensione che si verifica al passaggio di corrente attraverso una resistenza.

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Si consideri un circuito costituito da una pila e da due resistenza R1 e R2,


come in Fig.16:

Fig.16 Circuito con due resistenze serie

Al passaggio di corrente nel circuito la differenza di potenziale misurata tra


il punto A ed il punto C maggior della differenza di potenziale misurata tra i
punti B e D; essendo il potenziale in C uguale a quello in D ci significa che il
potenziale in A maggiore di quello in B si ha quindi una differenza di
potenziale
Va-Vb = Vab= R1I
In questo caso Vab rappresenta la differenza di potenziale (o caduta di
tensione) sul circuito dovuta alla resistenza R1.

Resistenze in serie ed in parallelo


Per applicare la legge di Ohm ad un insieme di conduttori filiformi
necessario definire la loro resistenza equivalente e cio la resistenza che per
una stessa corrente I produce la medesima caduta di tensione.

Corso Base di Impianti Elettrici - Modulo 1

24

Ing. Stefano ELIA

Fig.17 Resistenze in serie

Si considerino le resistenze R1, R2, R3, di Fig.16. Si Dice che tali resistenze
sono collegate in serie. Particolarit del collegamento in serie che ogni
resistenza attraversata dalla stessa corrente I, mentre ai capi di ciascuna
resistenza si trova una tensione (proporzionale al valore della singola
resistenza) e comunque minore della tensione V applicata. Quindi in un
collegamento serie la tensione V che si applica ai capi del collegamento si
distribuisce tra le resistenze che ne fanno parte. Per la legge di Ohm si pu
quindi scrivere:
V= V1+V2+V3 = R1I + R2I + R3I = (R1+R2+R3) I =RI
R viene quindi chiamata resistenza equivalente del collegamento serie.
Nel caso in cui R1=R2=R3 allora si ha R=3R1 e V=3R1I . In questo caso su
ogni resistenza si ha la stessa caduta di tensione (o, in altri termini, la stessa
differenza di potenziale).
Si considerino due resistenze collegate in serie; ai capi del collegamento
sia imposta una tensione V. Si vuole trovare la tensione V1(ai capi di R1) e V2
(ai capi di R2) conoscendo R1, R2, V; a tal fine si ricava la corrente I :

I=
Essendo poi V1=R1I

V1 =

V
R1 + R2

e V2=R2I:

R1
V
R1 + R2

V2 =
e

R2
V
R1 + R2

Si ha invece un collegamento parallelo quando:


In questo tipo di collegamento le resistenze si trovano sottoposte tutte
alla stessa differenza di potenziale (oppure tensione), mentre (contrariamente
a ci che avviene per il collegamento in serie) sono attraversate da correnti
differenti.

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25

Ing. Stefano ELIA

Fig.18 Resistenze in parallelo

Si pu quindi scrivere:
I=I1 + I2 + I3 = G1V +G2V + G3V = (G1+G2+G3)V = GV
Con G si intende la conduttanza equivalente. Si trova quindi la resistenza
equivalente R=1/G.
Nel caso in cui R1=R2=R3, allora le tre resistenze oltre ad essere poste alla
stessa tensione V sono anche attraversate dalla stessa corrente I1 e la
conduttanza equivalente G =3G1, mentre I=3G1V.
Si considerino due resistenze collegate in parallelo. Si vuole calcolare la
corrente I1 e I2 conoscendo il valore della corrente I, ed i valori di R1 e di R2:

I1 = G1 V =

I=I1+I2

V
R1

I 2 = G2 V =

V
R2

Sostituendo si ha :

1
R + R1
1
V = 2
I = +
V
R
R

R
R
2
1
2
1

V = RI =
I1 =

R R
I
= 1 2 I
G R1 + R2

R2
I
R1 + R 2

I2 =

R1
I
R1 + R2

Se R1=R2 allora la corrente su ciascun ramo la met di I.

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26

Ing. Stefano ELIA

Pot enza ed energia in regime continuo


In un circuito elettrico costituito da una sorgente di tensione (ad esempio
una batteria) ed un resistore di resistenza R, se V la differenza di potenziale
ai capi della batteria ed I la corrente nel circuito, la potenza elettrica (P)
associata alla corrente I :
P=VI
Mantenendo questa situazione nel tempo (t) la batteria eroga una
energia:
E= Pt
che si trasforma in calore nella resistenza R.

B
Fig.19 Generatore di tensione alternata caricato su resistenza

La potenza complessiva che eroga il generatore viene tutta assorbita dalla


resistenza R che rappresenta il carico del sistema.
Quindi, in accordo con la legge di Joule, la corrente I che attraversa un
conduttore di resistenza R dissipa in esso energia elettrica che si trasforma in
calore:
P=VI=RI2
Una sorgente ideale di tensione continua Es costituisce un bipolo attivo
come rappresentato nella figura seguente (una pila rappresenta una sorgente
non ideale di tensione).

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27

Ing. Stefano ELIA

Definizione di bipolo: un componente elettrico accessibile da due morsetti


(detti poli).
Definizione di n-polo: un componente elettrico accessibile da n morsetti
(detti poli).
La freccia indica il verso di misura della tensione definita come differenza
tra il potenziale maggiore (+) e quello minore (-). La potenza elettrica
associata al bipolo attivo percorso da corrente continua I (come nel caso della
pila) :
P=EsI
Tale potenza uscente dal bipolo o entrante in esso a seconda che Es ed I
abbiano versi concordi o discordi. Il bipolo nel primo caso rappresenta un
generatore nel secondo caso un utilizzatore.

Fig.20 Generatore di tensione reale

Una sorgente reale di tensione ha una propria resistenza R ed


rappresentata dal bipolo attivo di Fig.20.
La potenza dissipata nella resistenza R vale Pd= RI2 ed sempre uscente
dal bipolo resistivo. La potenza associata ai morsetti esterni, tra i quali
presente la tensione V :
Pm =V I
Ed uscente o entrante a seconda che V ed I abbiano versi concordi o
discordi.

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28

Ing. Stefano ELIA

Fig.21 Potenze uscenti (a) e potenze entranti (b)

Per il bipolo attivo di fig. a) Pd e Pm sono potenze trasmesse all'esterno,


mentre P's la potenza ricevuta dalla sorgente Es. Nell'equazione di bilancio le
potenze uscenti hanno segno opposto a quello delle potenze entranti.
Ritenendo positive le potenze uscenti, secondo la convenzione dei generatori,
si ha:
- P's + Pd + Pm =0
ovvero
- Es I+ RI2 + VI =0
Da cui si ottiene:
V= Es - RI
Tale equazione rappresenta la legge di Ohm generalizzata.
Nel bipolo di Fig.20.b la sorgente di tensione Es, con verso opposto a
quello di I, si oppone alla tensione impressa V. Ritenendo positive le potenze
entranti, secondo la convenzione degli utilizzatori, e indicando con P's la
potenza uscente dalla sorgente Es si ha:
- P's - Pd + Pm =0
ovvero
- Es I - RI2 + VI =0
da cui:
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29

Ing. Stefano ELIA

V= Es + RI
Se il bipolo passivo cio Es =0 le espressioni miste diventano:
V= - RI
V= RI
Con i versi di V ed I indicati nella Fig.22.

Fig.22 - Bipoli passivi con tensione e corrente aventi versi di


riferimento concordi (a) e discordi (b)

Il segno negativo nella prima espressione indica che per una assegnata V
la I negativa e dunque ha un verso reale opposto a quello scelto di
riferimento.

Fig.23 - Versi di riferimento di tensioni e correnti di bipoli attivi

Corso Base di Impianti Elettrici - Modulo 1

30

Ing. Stefano ELIA

Pi generalmente, il bipolo attivo costituito da una sorgente ideale di


tensione Es con in serie la resistenza Ri. La tensione ai morsetti esterni A e B
vale:
V = Es - Ri I
Infine si distinguono due particolari tipi di funzionamento del dipolo: il
funzionamento a vuoto (senza carico) e quello in corto circuito (carico massimo
limitato solo dalla resistenza interna del generatore).

Fig.24 - Funzionamento a vuoto

Dove si hanno i seguenti valori di corrente e tensione:


I=0
V0 = Es

fig.25 - Funzionamento in cortocircuito

Dove, invece, si possono relazionare corrente e tensione secondo la


seguente espressione (derivante dalla legge di Ohm):
(V = 0)
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Es = Ri Icc

31

Ing. Stefano ELIA

Il te orema di thevenin
Il teorema di Thevenin permette di calcolare la corrente in qualsiasi lato di
una rete di generatori e resistenze complicata.

Fig.26 Schema del teorema di Thevenin

Si vuole calcolare la corrente che passa sulla resistenza R. L'uso di tale


teorema permette di sostituire alla rete attiva un circuito molto pi semplice
costituito da una tensione equivalente calcolata tra A e B (VAB) e una
resistenza equivalente calcolata tra i due punti.
Si devono quindi seguire questi passaggi:
1)

si stacca il ramo dove si vuole calcolare la corrente dal resto del

circuito (chiamata rete attiva);


2)

si calcola la tensione della rete attiva tra i punti in cui era prima

inserito il ramo;
3)

si calcola la resistenza equivalente della rete attiva (vista dai

morsetti A e B) pensando di eliminare tutti i generatori di tensione presenti e


sostituendoli con resistenze pari alle resistenze interne di ciascun generatore.
In particolare se i generatori sono ideali allora si immagina di cortocircuitare i
relativi morsetti;
4)

si ottiene quindi un generatore di tensione equivalente dove in

serie posta una resistenza equivalente, il bipolo cos ottenuto si unisce al


ramo precedentemente staccato: in questo modo si deve ottenere un circuito
dove il calcolo di corrente sia molto pi facile di prima.

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32

Ing. Stefano ELIA

Per generatore ideale di tensione continua si intende un generatore che


eroga costantemente una tensione continua di valore costante e inoltre privo
di una propria resistenza interna. Per generatore ideale di corrente continua si
intende un generatore di corrente che eroga costantemente corrente continua
di valore costante.
Esempio pratico di applicazione del teorema di Thevenin:
Una resistenza R collegata ai morsetti A e B di un alimentatore,
costituito dal parallelo di due generatori di tensione continua e1 ed e2

di

uguale resistenza interna r. Al morsetto A sono portate entrambe le polarit


positive dei due generatori. Determinare la d.d.p VA-VB.
Valori numerici:
e1 = 230 V;
e2 = 215 V;
r = 2 ;
R= 6.5 .

I
1

2
R

e
1

2
B

Fig.27 Circuito intero da analizzare

Primo passo: si stacca la resistenza di carico R. Ovviamente, ci si trova di


fronte ad un circuito differente dal precedente, in quanto non c pi la
resistenza R: si dice che il circuito a vuoto rispetto ai morsetti A-B. E quindi
presente una tensione a vuoto V0.

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33

Ing. Stefano ELIA

V
0
e

2
B

Fig.28 Circuito a vuoto

Si calcola la tensione a vuoto. La corrente Ia vale:

Ia =

e1 e2
2r

e di conseguenza, applicando la legge di Ohm ad uno qualsiasi dei due


bipoli costituiti dalla serie tra i generatori di tensione e le resistenze r, si trova
la tensione a vuoto tra A e B, cio la V0:

V0 = e2 + I a r

V0 = e1 I a r
V 0 = e1

e1 e 2
r
2r

V0 = e2 +

e e2
V0 = e1 1
2

e1 e 2
r
2r

V0 = e 2 +

e1 e 2
2

e e2
V0 = 1
2

e e2
V0 = 1
2
Con i dati del problema, V0 = 15 V.

Si rende passiva la rete (si tolgono i generatori di tensione e si


sostituiscono con dei corto-circuiti; se ci sono anche dei generatori di corrente,
questi si sostituiscono con dei circuiti aperti): si calcola quindi la resistenza che
si vede dai morsetti A B.

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34

Ing. Stefano ELIA

RTh

B
Fig.29 Circuito disalimentato

Questa resistenza (che nella figura precedente chiamata RTh) ha valore


pari al parallelo tra le due r, e perci vale r / 2.

1
1 1 2
= + =
RTh r r r
e con i dati del problema, RTh = 1.0 . Il circuito finale mostrato in Fig.30.

r
Th

I
R

V
0
B
Fig.30 Circuito equivalente di Thevenin

La corrente nella maglia vale:

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35

Ing. Stefano ELIA

I=

V0
R + rTh

Con i dati del problema:

I=

15
A = 2A
6.5 + 1

e quindi la tensione tra A e B vale:

V AB = RI = 6.5 * 2(V ) = 13V

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36

Ing. Stefano ELIA

Il teorema di Norton
Secondo tale teorema il generatore reale di tensione corrisponde a quello
rappresentato in Fig.31.

Fig.31 Circuito equivalente di Norton

Pu

essere

rappresentato

con

un

generatore

reale

di

corrente

elettricamente equivalente di Fig.31.b.


Definizione di Generatore di corrente: Bipolo attivo ai cui capi la
corrente costante, indipendentemente dalla tensione (che dipende
dalle condizioni di carico). Esempio: transistor.
Definizione di Generatore di tensione: Bipolo attivo ai cui capi la
tensione costante, indipendentemente dalla corrente (che dipende
dalle condizioni di carico). Esempio: pila.
Infatti posto:

I sc =

Es
= I cc
Ri

Si ha per i due bipoli nel funzionamento a vuoto:


V0 = Es

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V0 = Ri Isc= Es

37

Ing. Stefano ELIA

e nel funzionamento in cortocircuito:


I cc =

Es
Ri

I cc = I sc =

Es
Ri

Per Isc si intende la corrente del bipolo a) una volta cortocircuitato. Quindi
ogni sorgente reale di tensione pu essere trasformata in una equivalente
sorgente reale di corrente e viceversa.
Per chiarire le regole di trasformazione per generatori, si pu iniziare dalla
sorgente reale di tensione, formata da un generatore di tensione Es e da una
resistenza in serie Rs, il generatore reale di corrente equivalente dato dal
parallelo tra un generatore di corrente Is,eq = Is / Rs ed una resistenza Rs.
Data una sorgente reale di corrente, formata da un generatore di corrente
Ip e da una resistenza in parallelo Rp, il generatore reale di tensione
equivalente dato dalla serie tra un generatore di tensione Vp,eq = Ip Rp ed
una resistenza Rs.

Grandezze alternative sinusoidali


I circuiti elettrici di potenza sono alimentati da tensione continua o
alternata sinusoidale. La prima si mantiene costante nel tempo ed quella
fornita, ad esempio, dagli accumulatori e dalle batterie; continua anche la
tensione di alimentazione dei treni, dei tram e delle metropolitane.
La seconda (cio la tensione sinusoidale) ha landamento di una sinusoide
come riportato in Fig.32.

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38

Ing. Stefano ELIA

Fig.32 Andamento sinusoidale della tensione

I parametri che descrivono una grandezza sinusoidale sono:

valore massimo Vm;

valore efficace Veff;

frequenza f [Hz], periodo T [s], pulsazione .

Il valore massimo rappresenta il valore di cresta massimo (positivo o


negativo) che l'andamento riportato sopra raggiunge, il valore efficace e quello
che si ottiene dal valore massimo con la seguente espressione:

Veff =

Vm
2

Il valore efficace un parametro molto importante. Ci dice quale sarebbe


il valore della tensione continua che, sulla stessa resistenza, provocherebbe lo
stesso valore medio di potenza dissipata.
La frequenza ci dice quante volte in un secondo si ripete la sinusoide; il
periodo ci dice quanti secondi passano prima che la sinusoide si ripeta, e la
pulsazione semplicemente il periodo moltiplicato per 2 volte pigreco (in
pratica per 6,28).
Se la tensione in un circuito elettrico ha andamento sinusoidale, anche la
corrente che circoler nel circuito riprender lo stesso andamento.

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39

Ing. Stefano ELIA

La frequenza di una grandezza alternata sinusoidale indica il numero di


oscillazioni che la grandezza stessa compie nell'unit di tempo (cio in un
secondo) e si misura in Hertz (Hz). Dall'inverso della frequenza si ricava
direttamente il periodo T che indica invece il tempo necessario alla grandezza
per compiere un'oscillazione completa, il periodo si misura in secondi. Infine la
pulsazione si misura in radianti al secondo. Quest'ultima grandezza viene
utilizzata nelle espressioni in funzione del tempo delle grandezze elettriche (ad
esempio tensione e corrente), tutto rilevabile, ad esempio nella Fig.33.

Fig.33 Sfasamento di due sinusoidi

Di seguito viene presentata lespressione della tensione in funzione del tempo e


della pulsazione.

v(t ) = V sin(t + )

= 2f
dove langolo langolo relativo allistante in cui si sta considerando
linizio dellosservazione.
Le relazioni fondamentali che descrivono le grandezze sinusoidali sono
quindi:
frequenza

f = 1/T (Hz)

periodo
pulsazione

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T = 1/f (s)
= 2f = 2/T (rad/s)

40

Ing. Stefano ELIA

Queste verranno riprese in seguito per il metodo simbolico.

Circuiti magnetici ed induttanze


Si prenda in considerazione il dispositivo mostrato in figura: un anello di
materiale ferromagnetico sul quale sono avvolte N spire, alimentate da un
generatore di tensione V. Da ricordare che le induttanze possono essere
avvolte anche in aria o su altri materiali, non necessariamente su ferro.
T

r
m
re
r
i

A
A-A

Fig.34 Induttanza avvolta su ferro

La lunghezza media dellanello vale lm = 2 rm, e la sua sezione vale S.


Se la corrente iniettata dal generatore vale I, quale sar linduzione magnetica
(cio il vettore B) allinterno del nucleo?

Sed la spira fosse solamente una, dalla legge di circuitazione si


otterrebbe:

H 2rm = I

Corso Base di Impianti Elettrici - Modulo 1

41

Ing. Stefano ELIA

da cui:

B = 0 r H = 0 r I / 2rm
Il fatto che le spire siano N, ognuna con una corrente I, equivalente a
pensare che le spire siano una con una corrente (NI). Si ha cos:

B( N ) = 0 r H = 0 r NI / 2rm
Quanto vale il flusso nel nucleo? Evidentemente BS. Di conseguenza:

BS = = 0 r NIS / 2rm
NI =

2rm

0 r S
1

A secondo membro, la quantit dopo luguale molto simile ad una


resistenza: ci sono le propriet del materiale, la lunghezza del percorso e la
sezione. A questa quantit viene dato il nome di riluttanza del circuito
magnetico. La riluttanza mette in relazione il flusso nel circuito magnetico e la
corrente nel circuito elettrico.

l
0 r S

Linduttanza pu definirsi come la capacit che ha corrente di creare un


flusso che si concatena con un circuito. Autoinduttanza relativa agli effetti di
un circuito su se stesso, mentre mutua induttanza relativa agli effetti di un
circuito su di un altro.
Il componente che presenta una induttanza si chiama induttore,
esattamente nello stesso modo in cui un resistore ha una resistenza ed un
condensatore ha una capacit.
In generale un induttore viene indicato con la lettera L. Il simbolo
circuitale dellinduttanza riportato sotto.
induttanza in aria

Corso Base di Impianti Elettrici - Modulo 1

42

Ing. Stefano ELIA

induttanza in ferro
Fig.35 Induttanza in aria e su ferro

Un induttore generalmente formato da una serie di spire (il risultato si


chiama solenoide) avvolte intorno ad un supporto.
Questo supporto (generalmente carta o cartone o plastica) di forma
cilindrica pu essere vuoto o contenere un materiale ferromagnetico se si
vogliono avere valori pi alti di campo magnetico e quindi di flusso.
Il valore dellinduttanza si ricava con la formula:

L=

N
I

in cui N il numero di spire, il flusso comune a tutte le spire, I la


corrente nellavvolgimento.
L definito come coefficiente di autoinduzione. Alla quantit N
attribuito il nome di flusso concatenato con lavvolgimento.
Il flusso concatenato = N rappresenta La totalit del flusso
concatenato non con la singola spira, ma con linsieme delle spire che
compongono un avvolgimento.
Ricordiamo che:

NI = ,

da cui

/ I = N /

e sostituendo nellespressione dellinduttanza, si ottiene:

N N 2
L=
=
I

Linduttanza si misura in Henry (H). Questa grandezza (come il Farad per


le capacit) difficilmente raggiungibile con normali equipaggiamenti, per
questa ragione vengono usati quasi esclusivamente i sottomultipli.

Corso Base di Impianti Elettrici - Modulo 1

43

Ing. Stefano ELIA

Il coefficiente di mutua induttanza, come possibile prevedere, pu


essere definito solo se ci si trova in presenza di due circuiti in quanto viene
calcolato come fattore di influenza del flusso di un circuito concatenato con le
spire dellaltro.
Il coefficiente di mutua induttanza si definisce come il rapporto tra il flusso
generato da una corrente e concatenato con un circuito diverso con la corrente
che lha generato; ovvero:

M12 =

12
i1

Anche questo valore si misura in Henry.


Il valore di L importante nei circuiti alimentati con tensione alternata in
quanto al crescere di questo cresce la fem generata con il fenomeno descritto
da Lenz e quindi cresce quella che si definir pi avanti con il nome di
impedenza che sarebbe, per i circuiti in corrente alternata, lequivalente della
resistenza nei circuiti ohmici in corrente continua.
In un circuito funzionante in corrente alternata, il vettore che rappresenta
la corrente assorbita da un utilizzatore, rappresentato da due componenti
distinte in quadratura tra loro: quella della corrente attiva IA e quella della
corrente reattiva IL. Il diagramma mostrato nella Fig.36:

Fig.36 - Diagramma vettoriale in un circuito induttivo-resistivo

Corso Base di Impianti Elettrici - Modulo 1

44

Ing. Stefano ELIA

dove V la tensione di alimentazione e lo sfasamento fra tensione e


corrente.
Nei carichi puramente resistivi, caso particolare, la componente reattiva IL
(detta componente in quadratura) si annulla, di conseguenza la corrente risulta
tutta in fase con la tensione V. La componente attiva di corrente in fase con
la tensione applicata al circuito ed quella che pu produrre lavoro, mentre
quella reattiva, in ritardo di 90 rispetto alla tensione applicata al circuito.
Il valore in modulo della corrente risultante deriva dalle due componenti in
fase ed inquadratura con la tensione secondo la seguente formula:

I = I A2 + I L 2
dove:
I a = I cos = corrente in fase con la tensione

I L = Isen = corrente in quadratura con la tensione


Quella reattiva, invece, si definisce come la potenza che ha come unico
scopo, in piccole quantit, quello di magnetizzare il ferro delle macchine
elettriche permettendogli di funzionare. Se assorbita in grandi quantit deve
essere prodotta localmente con il rifasamento e non deve attraversare linee
elettriche provocando cadute di tensione.
La potenza apparente il semplice prodotto dei moduli della tensione
applicata e della corrente. Viene utilizzata solamente per definire la potenza
massima di una macchina, di una linea o di un impianto e quindi viene
considerata nel caso migliore con il cos=1.
Considerando l'induttanza L alimentata con tensione sinusoidale si pu
notare che:

in corrente continua essa offre impedenza nulla;

in corrente alternata offre impedenza crescente con la frequenza;

in corrente alternata la corrente varia con = 2f = 2/T;

Corso Base di Impianti Elettrici - Modulo 1

45

Ing. Stefano ELIA

Per

la corrente si trova in ritardo di 90 rispetto alla tensione.


la

comprensione

utile

ora

valutare

alcuni

risultati

che

si

riscontrerebbero ipotizzando che il generatore inserito nel circuito possa


variare sia il valore della tensione, sia il valore della frequenza.
Prendiamo in esame un generatore che alimenta un induttore a 50 Hz. I
grafici della tensione e della corrente quello del grafico di Fig.37:
tensione [V]

corrente [I]

400

300
200

0.5

100
0

-100
-200

-0.5

-300
-400
0

10

15

20

25

30

35

-1
40

tempo [ms]
tensione

corrente

Fig.37 Corrente e tensione in un induttore

Se adesso, a parit di tensione massima, la frequenza si raddoppia, il


risultato in Fig.38:

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46

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tensione [V]

corrente [A]

400

300
200

0.5

100
0

-100
-200

-0.5

-300
-400
0

10

15

20

25

30

35

-1
40

tempo [msec]
tensione

currente

Fig.38 Corrente e tensione in un induttore a frequenza doppia

Come si vede, la tensione rimasta immutata, ma il numero di oscillazioni


raddoppiato e il valore massimo della corrente si in pratica dimezzato.
Dagli andamenti delle grandezze sopra si pu notare che, a parit di
frequenza, la i(t) cresce proporzionalmente alla v(t). Il rapporto tra la prima e
la seconda resta comunque invariato se la frequenza non varia.
Come si invece discusso, con la frequenza questo rapporto varia
assumendo un valore crescente con la tensione. In altre parole, aumentando la
frequenza e lasciando inalterato il valore massimo della tensione, la corrente
diminuisce.
Per quanto visto, la corrente risulta essere in dipendenza della tensione
con un fattore che varia con la frequenza ma non con la tensione stessa.
Volendo ricavare la legge che regola questo comportamento si ha per i valori
massimi:

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47

Ing. Stefano ELIA

I MAX =

VMAX
XL

in cui XL=L. In sostanza il valore massimo della corrente cresce


allaumentare della tensione perch il numeratore della frazione cresce, ma
cresce anche al diminuire della frequenza in quanto il denominatore decresce.
Come ovvio, gli induttori non generano n utilizzano potenza attiva, e
quindi energia. Ma la potenza istantanea v(t) i(t) in generale diversa da zero,
anche se il suo valore medio proprio zero. Perci, come per i resistori si
definisce una potenza attiva:
P = Veff Ieff = R Ieff Ieff = R I2eff
Per gli induttori si definisce la potenza reattiva QL:
QL = Veff Ieff = X Ieff Ieff = L I2eff

I condensatori
Il condensatori sono semplici dispositivi in grado di immagazzinare energia
elettrostatica. Essi sono essenzialmente costituiti da due lastre metalliche
(dette comunemente armature) separate da un materiale dielettrico. I
condensatori sono contrassegnati dalla lettera C ed il loro simbolo circuitale
quellod i Fig.39.

Fig.39 Simbolo del condensatore

Ogni condensatore caratterizzato da tensione nominale Vn capacit C


Il funzionamento del condensatore in principio molto semplice: si tratta
di due lastre metalliche sulle quali si depongono cariche elettriche positive e
negative (tutte le positive su una lastra, tutte le negative sullaltra). Per questa

Corso Base di Impianti Elettrici - Modulo 1

48

Ing. Stefano ELIA

ragione, una lastra carica elettricamente ad un valore +Q (Coulomb) e laltra


al valore Q (Coulomb).
Perch le cariche non si annullano a vicenda, ricombinandosi? Perch tra
le due lastre interposto un materiale isolante, che impedisce il contatto tra le
cariche stesse. Tra le due lastre si stabilisce quindi un campo elettrico, e di
conseguenza una tensione V.
Al raddoppiare della quantit di carica, la differenza di potenaziale tra le
armature raddoppia, ed al dimezzarsi si dimezza. Si dice che la tensione
proporzionale

alla

carica.

Questo

concetto

pu

essere

espresso

matematicamente:
Q = C V
La costante di proporzionalit C si chiama capacit del condensatore e si
misura in Farad (F).
In pratica, la capacit del condensatore indica il valore del rapporto Q/V,
dove Q la carica che si accumula sulle due armature (si ricorda che su
unarmatura ci sar +Q e Q sullaltra) e V la differenza di potenziale ai capi
delle armature.

+Q

++++

-Q

---- ----

Fig.40 Ripartizione delle cariche nel condensatore

In relazione alla realizzazione costruttiva del condensatore, la capacit


pu essere ricavata dalla seguente espressione:

C =

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49

S
d

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In cui dipende dallisolante interposto tra le armature ed la costante


dielettrica, S la superficie di una delle due armature e d per la distanza tra le
armature. La capacit si misura in Farad (F) ma questa utilizzata assai poco,
in quanto piuttosto si usano i sottomultipli: F, nF , pF.
Nelle applicazioni pratiche, i condensatori vengono disposti in serie o
parallelo come riportato in Fig.41.

serie

parallelo
Fig.41 Condensatori in serie ed in parallelo

Ricordiamo il significato dei termini.


Si dice che due bipoli sono:

elettricamente in parallelo = quando sono sottoposti alla stessa


tensione

elettricamente in serie = quando sono attraversati dalla stessa


corrente

In ognuna delle due figure precedenti, il parallelo (o la serie) di due (o


pi)

condensatori

pu

essere

sostituito

da

un

adeguato

condensatore

equivalente?
Riformuliamo la domanda. Nella figura seguente viene messo, al posto di
due condensatori in parallelo di capacit note C1 e C2, un condensatore
equivalente Ceq. E possibile fare ci? Questo condensatore esiste? E se esiste,
quale il valore della sua capacit?

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50

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C1
A

C2
A

B
Ceq

Fig.42 Condensatori in parallelo e capacit equivalente

Si pu ragionare cos. I due condensatori sono sottoposti alla stessa


tensione V (sono infatti in parallelo) e di conseguenza le quantit di carica
sulle due armature hanno il valore:
Q1 = C1 V
Q2 = C2 V
Di conseguenza, il condensatore equivalente al parallelo tra i due quello
che presenta una capacit pari alla somma delle capacit dei due condensatori.
IN PARALLELO:

Ceq = C1 + C2

Consideriamo ora due condensatori in serie. Come si vede dalla figura,


larmatura di destra del condensatore 1 elettricamente connessa allarmatura
di sinistra del condensatore 2 nel punto C. Su una armatura c carica positiva,
e sullaltra c carica negativa: quindi tra le due armature deve esserci una
carica netta nulla, perci queste cariche devono essere uguali in valore e
opposte in segno.

+Q

-Q

+Q

-Q

C2

C1

Fig.43 Condensatori in serie

Per i due condensatori si ha:

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51

Ing. Stefano ELIA

Q1 = C1 V1
Q2 = C2 V2
(ricordiamo che ora non c alcun motivo per cui V1 debba essere uguale
a V2, mentre abbiamo appena dimostrato che Q1 deve essere uguale a Q2).
Si ha quindi:
V1 = Q / C 1
V2 = Q / C 2

Poich i due condensatori sono in serie, la tensione tra i due punti A e B


pari alla somma delle due tensioni:
V

V1 + V2

Q / C1 + Q / C2

Quale il condensatore equivalente alla serie dei due? Quello che, a parit
di tensione V immagazzina sulle armature la stessa carica. Quindi:
V = Q / Ceq

Di conseguenza:
1 / Ceq = 1 / C1 + 1 / C2
oppure, come si scrive pi comunemente:
IN SERIE:

Ceq = C1 C2) / (C1 + C2)

Costruttivamente i condensatori sono realizzati avvolgendo (in contenitori)


strati sottilissimi di fogli metallici con interposti materiali isolanti che hanno la
funzione di dielettrico, come mostrato in Fig.44.

Fig.44 Condensatore avvolto

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52

Ing. Stefano ELIA

Le applicazioni in cui i condensatori vengono impiegati sono molteplici: in


particolare vengono usati per rifasare localmente carichi induttivi come motori
lampade a scarica fluorescenti. Oppure il rifasamento pu essere concentrato
su tutto un gruppo di utilizzatori.
In Fig.45 visibile il diagramma vettoriale di tensione e corrente in un
utilizzatore, in questo caso, trattandosi di un circuito puramente capacitivo, la
corrente sfasata di 90 in anticipo rispetto alla tensione.

Fig.45 - Diagramma vettoriale in un circuito capacitivo-resistivo

Considerando la capacit C alimentata con tensione sinusoidale si pu


notare che:

in corrente continua essa offre impedenza infinita (non passa


corrente attraverso il condensatore);

in corrente alternata offre impedenza decrescente con la frequenza;

in corrente alternata, a parit di valore massimo della tensione, la


corrente varia con = 2f = 2/T;

la corrente si trova in anticipo di 90 rispetto alla tensione.

utile

per

la

comprensione

ora

valutare

alcuni

risultati

che

si

riscontrerebbero ipotizzando che il generatore inserito nel circuito possa


variare sia il valore massimo della tensione, sia il valore della frequenza.
Consideriamo che il condensatore sia alimentato da un generatore di
tensione di valore massimo costante e frequenza variabile, ad esempio 50 Hz e
100 Hz. I grafici seguenti illustrano i risultati.
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53

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tensione [V]

corrente [A]

200

400
300
200

100

100
0

-100
-100

-200
-300
-400
0

10

15

20

25

30

35

-200
40

tempo [msec]
tensione

corrente

Fig.46 Tensione e corrente in un condensatore

Nel grafico sopra viene riportata la tensione v(t) a 50 Hz, e nello stesso
grafico riportata la corrente che scorre attraverso la capacit nel circuito in
esame i(t). Si pu notare quanto detto al punto 4 sopra.
tensione [V]

corrente [I]

400

200

300
200

100

100
0

-100
-200

-100

-300
-400
0

10

15

20

25

30

35

-200
40

tempo [ms]
tensione

corrente

Fig.47 Tensione e corrente in un condensatore a frequenza doppia

Nel grafico sopra viene riportata la tensione v(t) a 50 Hz, e nello stesso
grafico riportata la corrente che scorre attraverso la capacit nel circuito in
esame i(t). Si pu notare quanto detto al punto 4 sopra.

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54

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Dagli andamenti delle grandezze sopra riportati si pu notare che la i(t)


cresce proporzionalmente alla v(t). A parit di frequenza, comunque, il
rapporto tra la prima e la seconda resta invariato.
Come si invece dimostrato, aumentando la frequenza e lasciando la
tensione inalterata, la corrente aumenta.
La corrente risulta per quanto visto, essere in dipendenza della tensione
con un fattore che varia con la frequenza ma non con la tensione stessa.
Volendo ricavare la legge che regola questo comportamento si ha per i moduli
delle grandezze:

IC =

V
V
=
= VC
1
xC
C

in cui xC=C. In sostanza la corrente cresce allaumentare della tensione


perch il numeratore della frazione cresce, ma cresce anche allaumentare
della frequenza.
Ovviamente, anche i condensatori come gli induttori non generano n
utilizzano potenza attiva, e quindi energia. Ma, come per gli induttori, la
potenza istantanea v(t) i(t) in generale diversa da zero, anche se il suo
valore medio proprio zero. Perci, in cmpleta analogia agli induttori, si
definisce la potenza reattiva QC:
QC = Veff Ieff = X Ieff Ieff = (-1/ C) I2eff
Come si vede, la potenza reattiva capacitiva sempre negativa.

IL METODO SIMBOLICO
Dopo aver visto il comportamento dei bipoli passivi sottoposti a tensione
sinusoidale, si pu introdurre un modo per operare con le grandezze
alternative sinusoidali.

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55

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Alla base di questo metodo c una considerazione: quella di trattare le


grandezze sinusoidali attive quali tensioni e correnti, con espressioni del tipo
gi visto:

v(t ) = V sin(t + )
= 2f
Con il metodo simbolico si trattano grandezze di questo tipo come vettori
che ruotano alla velocit angolare . Questi vettori nel percorrere un giro
completo hanno come proiezione del loro estremo su di un asse verticale tutti i
valori compresi tra il valore massimo ed il suo opposto negativo della sinusoide
che li rappresenta. Le grandezze sinusoidali vengono quindi identificate come
fasori cio vettori rotanti.

Fig.48 Il vettore rotante nel tempo

Per operare con questa nuova rappresentazione devono essere adattati


tutti i diversi modi di calcolo. Esiste a questo proposito un teorema molto noto,
detto teorema di Kennelly e Steinmetz. Dato un sistema di bipoli attivi e
passivi (in pratica, generatori di corrente e tensione, resistori, induttori auto e
mutui, condensatori) in cui tutte le sorgenti (cio i generatori) sono in
alternata alla stessa frequenza, allora la legge di Ohm e quelle di Kirchhoff gi
studiate per i circuiti in corrente continua continuano ad essere valide, purch
alle resistenze si sostituiscano le impedenze ed ai valori continui di tensione e
corrente i rispettivi fasori.
Che cosa una impedenza? E un numero complesso in cui la parte reale
la resistenza, e la parte immaginaria la reattanza (cio linduttanza
moltiplicata per oppure linverso del prodotto della capacit per ). Ad

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56

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esempio, un resistore ha impedenza pari a R + j 0, un induttore ha impedenza


pari a 0 + j L, un condensatore ha impedenza pari a 0 + 1 / (j C).
Se si ha un resistore in serie ad un induttore ed un condensatore,
limpedenza ha valore:

Z = R + jL +
Il valore

1
1

= R + j L

jC
C

L comunemente chiamato reattanza induttiva, mentre

chiamata reattanza capacitiva.


Questo significa che tutto quanto abbiamo studiato fino adesso per la
corrente continua vale ancora, purch sostituiamo i valori reali con numeri
complessi:
V = RI

diventa

V=ZI

In cui V ed I sono dei fasori, e Z un numero complesso.


Che cosa vuol dire lequazione precedente? Che la legge di Ohm la
stessa di prima, solo che, se la resistenza fosse ad esempio nulla, la corrente
non sarebbe infinita, perch sarebbe limitata dalla induttanza o dalla capacit.
Ragionamenti del tutto analoghi possono essere fatti per le leggi di
Kirchoff.
Ed interessante capire quale la relazione tra valore massimo della
tensione e valore massimo della corrente.
Si ha infatti:

Vmax = R 2 + X 2 I max = R 2 + ( X L X C ) 2 I max e


2

Vmax

= R + L
I
C max

Le stesse, identiche equazioni potrebbero essere scritte per i valori


efficaci.

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57

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Ripetiamo quindi che la parte reale dellimpedenza R, la parte


immaginaria ci che risulta dalla somma fra parentesi (pu risultare positiva,
negativa o nulla, in dipendenza dei valori di induttanza, capacit e frequenza).
Se la reattanza positiva la reattanza si dice induttiva, se negativo si dice
capacitiva. Nel caso di connessioni serie o parallelo delle impedenze le relazioni
che si usano per determinare la Z equivalente sono le stesse impiegate con le
resistenze sulla parte dello studio dei circuiti in regime continuo ovvero:
(Z1+Z2)/ Z1Z2 nel caso di connessione parallelo e Z1+Z2 per quella serie.
In questo caso, per, le impedenze non sono numeri reali, ma numeri
complessi, dotati di parte reale e parte immaginaria.
Introdotti tutti gli operatori necessari ora possibile riepilogare alcune
equazioni che regolano il funzionamento dei circuiti.
V=ZI
V=VMcos+jVMsin
I=IMcos+jIMsin
Z=R+jX=Zcos+jZsin
=arctg(X/R)

Se sono definite due impedenze e si vuole calcolare la loro somma:


Zs= (Z1+Z2 ) =(Z1cos1+Z2cos2) +j(Z1cos1 +Z2sin2)
Quanto riportato nella formula precedente corrisponde alla somma di due
numeri complessi, che equivale alla somma di due vettori nel piano in cui le
ascisse sono i valori delle parti reali dellimpedenza, sulle ordinate ci sono
quelli immaginari; gli assi sono reale Re ed immaginario Im ed il piano in cui
sono definiti il piano di Gauss.
Solitamente viene stabilito come riferimento langolo che ha la tensione
rispetto lasse dei valori reali ed a questo vengono riferite tutte le altre fasi
delle correnti. Come ad esempio in Fig.49.

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58

Ing. Stefano ELIA

Fig.49 Vettori rotanti di tensione e corrente in un carico


resistivo-capacitivo

Nellandamento riportato sopra per lesempio, si considerato un carico


resistivo-capacitivo che causa uno sfasamento tra tensione e corrente, con
questultima in anticipo di un angolo compreso fra 0 e 90 in funzione di
quanto sia numericamente prevalente la parte capacitiva rispetto alla parte
resistiva dellimpedenza.

IL SISTEMA TRIFASE
Il sistema di distribuzione e trasmissione trifase di gran lunga e il pi
usato nel mondo per i flussi di energia elettrica.
Come si realizza un sistema trifase di tensioni? Si prendono tre generatori
di tensione sinusoidale di uguale valore massimo e di uguale periodo, ma
sfasate temporalmente. Ad esempio, nel caso dei 50 Hz (cio della frequenza
di esercizio europea) la tensione tra gli estremi di tutti e tre i generatori
raggiunge un valore massimo positivo di 311 V ed un valore massimo negativo
di 311V; la durata di una sinusoide della tensione pari a 20 ms
(millisecondi) cos in un periodo ci sono 50 sinusoidi, ma le tre sinusoidi sono
spostate in direzione orizzontale una rispetto allaltra: si dice che sono sfasate.
Il loro sfasamento di 360 / 3 = 120, pari a circa 6.666 ms. Questo significa
che, se allistante 0 parte la prima tensione, dopo 6.666 millisecondi parte la
seconda tensione, dopo 13.333 millisecondi parte la seconda tensione, dopo 20
millisecondi riparte la prima, e cos via, 50 volte al secondo per ogni tensione

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59

Ing. Stefano ELIA

(in Europa: negli USA ed in altre parti del mondo la freuqneza di rete di 60
Hz, e quindi 60 volte al secondo).
tensione [V]

400
300
200
100
0
-100
-200
-300
-400
0

10

15

20

25

30

35

40

tempo [msec]
V1

V2

V3

Fig.50 Sistema trifase di tensioni, visualizzazione delle sinusoidi

Fig.51 Posizione dei tre vettori di fase del sistema trifase

Da un punto di vista pratico, prima della connessione avevamo a


disposizione sei conduttori; adesso ne abbiamo a disposizione soltanto quattro,

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60

Ing. Stefano ELIA

e cio i conduttori che fanno capo ai punti (R, S, T, O). Uno qualsiasi dei
quattro punti (ad esempio il punto O) potrebbe essere collegato a terra.
Comunque, avendo a disposizione quattro conduttori, un utilizzatore
monofase (ad esempio una lampadina) potrebbe essere collegato in due soli
modi:

tra uno dei punti R, S, T ed il punto O (tensione fase-neutro, detta


anche tensione stellata);

tra due qualsiasi dei punti R, S, T (tensione fase-fase, detta anche


tensione concatenata).

E ovvio che, nel caso a), lutilizzatore sarebbe sottoposto ad una delle tre
tensioni dei generatori; ma cosa accadrebbe se lutilizzatore fosse collegato
come in uno dei casi b)? La Fig.52 fornisce la soluzione a questo quesito: in
essa sono rappresentate la V1(t), la V2(t) e la loro differenza.

tensione [V]

600
400
200
0
-200
-400
-600
0

10

15

20

25

30

35

40

tempo [msec]
V1(t)

V2(t)

V1(t) - V2(t)

Fig.52 Differenza fra due tensioni di fase

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61

Ing. Stefano ELIA

Abbastanza inaspettatamente, la differenza tra le due tensioni maggiore


delle tensioni stesse, e non in fase con nessuna delle due.
Le tensioni tra il punto O ed i punti R, S, T vengono chiamate tensioni
stellate; quelle tra le coppie di punti R-S, S-T, T-R vengono chiamate tensioni
concatenate. Il punto O detto centro stella del sistema di tensioni stellate.
Le tensioni stellate vengono anche dette tensioni di fase.
La somma delle tre tensioni di fase, istante per istante, zero; la somma
delle tre tensioni concatenate, istante per istante, zero. Convenzionalmente,
le tensioni di fase sono indicate con la lettera E, e le concatenate con la lettera
V: ER, ES, ET, e VRS, VST, VTR.
Il legame tra il valori efficaci e massimi delle tensioni di fase e
concatenate un coefficiente che si ricava geometricamente: si ha V = E 3 .
Quindi, se la tensione di fase ha un valore efficace di 200 V, la tensione
concatenata ha un valore efficace di 380 V.
Operando con i fasori si ottengono le seguenti rappresentazioni
ER = Eg ;

ER+ES+ET=0

ES = (-0,5-j 3 /2) Eg
ET = (-0,5+j 3 /2) Eg
In funzione della pulsazione si pu scrivere anche:
ER = EMAX cost
ER + ES + ET = 0
ES = EMAX cos (t - 2/3)
ET = EMAX cos (t - 4/3)
Il sistema cos definito si dice simmetrico in quanto in qualsiasi istante la
somma delle tensioni identicamente nulla.

Corso Base di Impianti Elettrici - Modulo 1

62

Ing. Stefano ELIA

Se il carico, che verr disposto come si vedr tra poco, equilibrato,


allora il sistema anche simmetrico con le correnti a somma istantanea nulla
come per le tensioni.
Nei sistemi in questione vanno visti due tipi di connessioni molto
importanti e sono le connessioni a triangolo e le connessioni a stella. Queste
riguardano sia il generatore che lutilizzatore.
Per il sistema di generatori gli schemi possibili sono quelli di seguito
mostrati.
R

S
E

T
3

Fig.53 Collegamento a triangolo dei generatori, possibilit di


alimentazione solo con concatenata

E
1
0

Fig.54 Collegamento a stalla dei generatori, possibilit di


alimentazione sia a tensione concatenata sia stellata

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63

Ing. Stefano ELIA

I valori delle tensioni sono equivalenti ed il loro valore efficace definito


come gi visto per le grandezze sinusoidali generiche come Veff = VMAX / 2 .
Considerando ora un intero sistema elettrico con generatori ed utilizzatori
si avrebbe ad esempio un circuito con generatori connessi a stella ed
utilizzatori resistivi-induttivi-capacitivi connessi anchessi a stella.
Il conduttore che collega i due centri-stella si chiama conduttore di neutro
e pu anche non essere presente in un sistema elettrico. Il suo scopo quello
di far richiudere la corrente risultante I0 = I1+ I3+ I3 e creare e mantenere per
il circuito un potenziale di riferimento che pu essere quello di terra
(convenzionalmente nullo).

R
I
1
E
1

Z
I
0

I
S

E
3

0
Z

T
I

Fig.55 Sistema trifase completo, generatori e carico collegati a 4


conduttori (3 fasi pi neutro)

Ovviamente, possibile qualsiasi collegamento degli utilizzatori e dei


generatori: ad esempio triangolo-triangolo, triangolo-stella, stella-triangolo,
stella-stella.
Come ultimo aspetto dei sistemi trifase, si valuta ora la potenza che pu
transitare. Innanzitutto la potenza istantanea totale associata al sistema trifase
uguale alla somma delle potenze istantanee associate ciascuna fase, cio
P(t)=eg1(t) i1(t) + eg2(t) i2 (t) + eg3 (t) i3(t)
Il valore medio nel tempo di questa potenza dato da:

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64

Ing. Stefano ELIA

P=3 E I cos
In cui E ed I sono i valori efficaci della tensione e della corrente, cos il
coseno dell'angolo tra tensione e corrente di una generica fase, il cosiddetto
fattore di potenza. La potenza cos ricavata si chiama potenza attiva. Nei
sistemi con tensioni alternate sono definite anche le potenze perch attiva ed
apparente, pari rispettivamente a:
Q = 3 E I sin
Pa=3 E I
Esiste una relazione tra le tre potenze:
Pa2=P2 + Q2

Corso Base di Impianti Elettrici - Modulo 1

65

Ing. Stefano ELIA

COMPONENTI PRINCIPALI DEGLI IMPIANTI


ELETTRICI E RELATIVI LIMITI

Trasformazione dellenergia elettrica e livelli di tensione


La conversione dellenergia elettrica avviene principalmente tramite
trasformatori, come visualizzato in figura. In alcuni casi vengono effettuate
delle conversioni per mezzo di dispositivi statici (raddrizzatori, inverters);
mediamente la trasformazione viene affidata ai pi economici ed affidabili
sistemi elettromagnetici. Di fatto, quindi, in questa sede saranno trattate le
conversioni di energia elettrica di natura sinusoidale solo per quanto riguarda i
livelli di tensione efficace.
Il trasporto dellenergia elettrica comporta delle scelte progettuali e
tecniche condizionate da problematiche di varia natura. In generale, nella
filiera

generazione-trasmissione-distribuzione

lenergia

subisce

in

media

quattro conversioni nei trasformatori di potenza. Ne consegue limportanza di


aumentare il rendimento e lefficienza energetica del processo di conversione.
Il sistema di conversione deve adattarsi per quanto possibile alle necessit
dellimpianto in termini di corrente e di tensione richiesta. E importante
verificare che il sistema di trasformazione risponda alle specifiche dettate
dallutenza.
La filiera dellenergia elettrica parte dalla generazione in centrale con un
sistema di produzione in media tensione. Successivamente lenergia viene
trasportata in alta tensione per diminuire le perdite e le cadute di tensione
sulle lunghe tratte. Si ha poi una distribuzione in media tensione ed infine una
pi capillare in bassa tensione. La figura seguente mostra la struttura della
catena di trasformazione appena descritta.

Corso Base di Impianti Elettrici - Modulo 1

66

Ing. Stefano ELIA

Livelli di tensione e distribuzione, schema unifilare

I livelli di tensione sopra esposti rispondono a degli standard internazionali


che non sempre vengono rispettati, e possono dipendere dai paesi e, allinterno
di questi, delle singole zone.
Lo stesso schema pu essere ridisegnato, anzich unifilare, nella sua
configurazione trifase e/o monofase, come segue in figura. Da notare come,
lato BT, vengono alimentati tanto dei palazzi con collegamento trifase quanto
delle singole abitazioni con collegamento monofase.

Schematizzazione trifase della distribuzione di energia, dal


produttore al consumatore

In funzione della natura degli apparecchi utilizzatori, della loro potenza,


dei cicli produttivi, la tensione di consegna va scelta fra tutti i livelli esistenti:
alta, media o bassa.

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67

Ing. Stefano ELIA

Il valore di riferimento con il quale il sistema denominato e al quale sono


riferite le proprie caratteristiche il livello di tensione; questo viene riferito a
valori efficaci ed a tensioni concatenate nel caso di sistemi trifase.
Di rilevante importanza definire gli impianti in funzione del livello di
tensione impiegato. Tensioni maggiori aumentano il livello di pericolosit. Le
categorie di impianto vengono suddivise come segue:
CATEGORIA

LIVELLO DI TENSIONE
< 50V C.A.
< 120V C.C.
50V 1000V C.A.
120V 1500V C.C
1000V 30000V C.A.
1500V 30000V C.C.
> 30000V

Cat. 0
Cat. I
Cat. II
Cat. III

DENOMINAZIONE
Bassissima Tensione
Bassa Tensione
Media Tensione
Alta Tensione

Livelli di tensione divisi per categorie

Secondo la pratica corrente si parla di bassa, media e alta tensione


secondo il seguente criterio:

bassa tensione (BT) quando Vn 1000 V (categoria zero e prima);

media tensione (MT) quando 1000 V < Vn 30 000 V (categoria


seconda);

alta tensione

(AT) quando Vn >30 000 V (categoria terza).

I diversi punti del sistema elettrico sono caratterizzati da diversi livelli di


tensione. I motivi che portano a una scelta tecnicamente ed economicamente
corretta dei vari valori sono diversi, ad esempio:

isolamento delle macchine e delle apparecchiature, che deve essere


proporzionato alla tensione di esercizio; poich i trasformatori, che
sono macchine statiche, sono pi facilmente isolabili degli alternatori
si preferisce produrre con tensioni di 1530 kV ed elevare la
tensione a valori adatti al trasporto mediante i trasformatori;

a parit di potenza apparente (sistema trifase in alternata) la


corrente I = A/(3V) diminuisce all'aumentare della tensione e
pertanto conveniente effettuare il trasporto, specie nel caso di
potenze rilevanti, alla tensione pi elevata possibile;

Corso Base di Impianti Elettrici - Modulo 1

68

Ing. Stefano ELIA

livelli di tensione delle utenze: la maggior parte delle utenze

funziona a bassa tensione e pertanto occorrono i vari stadi di


trasformazione della tensione, dai valori di trasporto (220 kV, 380
kV) a quelli di utilizzo, che sono 220 V e 380 V nella maggior parte
dei casi;
sicurezza degli utenti, che aumenta al diminuire della tensione e

pertanto, per le parti di impianto a diretto contatto con le persone,


preferibile adottare bassi livelli di tensione.

Distribuzione elettrica in un edificio


La distribuzione elettrica in un edificio sicuramente la pi esplicativa e
didattica, la banale domestica/residenziale viene da se.
La cabina di trasformazione alimenta tutti i circuiti di bassa tensione
tramite

il

Quadro

Generale

di

Bassa

Tensione

(QGBT).

La

cabina

di

trasformazione pu essere pubblica (ENEL) o privata di propriet dellente.


A seguire viene indicato come si effettua una accurata analisi dei carichi
presenti e delle sezioni diverse da alimentare con un quadro elettrico dedicato.

Totale potenze necessarie ad alimentare tutti i piani ed i servizi


della struttura, divisi per forza motrice e luce

Corso Base di Impianti Elettrici - Modulo 1

69

Ing. Stefano ELIA

Devono essere definiti i concetti di qualit, continuit, disponibilit dei


carichi e dei servizi svolti e un criterio di classificazione degli utilizzatori.
L'analisi intesa ad individuare e descrivere le esigenze degli utilizzatori finali, in
termini di conseguenze sulla sicurezza dei servizi e sul funzionamento della
struttura

nelle

sue

varie

funzioni,

dovrebbe

essere

svolta

in

stretta

collaborazione e sulla base dei dati forniti dalla committenza. Potrebbero


essere considerate tre classi di utilizzatori in funzione delle esigenze del
servizio:

ordinari,

preferenziali,

privilegiati.

Per chiarezza, in maniera molto pi intuitiva, gli americani usano


chiamarli:

long breack,

short breack,

no breack.

Gli utilizzatori ordinari (tabella seguente) sono quelli che consentono il


regolare funzionamento di tutti i servizi e che la cui mancanza non comporta
situazioni di pericolo per i clienti e per il personale e per gli impianti, o di grave
disagio. La mancanza dell'alimentazione elettrica a questi utilizzatori
tollerabile anche per un tempo relativamente lungo (ordine delle ore) ed
possibile attendere il ripristino dell'alimentazione ordinaria o l'intervento del
servizio di manutenzione per la sostituzione dei componenti guasti. Per
l'alimentazione di questi carichi si pu adottare uno schema di tipo semplice
radiale, con unica sorgente di alimentazione ragionevolmente affidabile.

Corso Base di Impianti Elettrici - Modulo 1

70

Ing. Stefano ELIA

Classificazione sistemi ordinari

Gli utilizzatori preferenziali (tabella seguente) sono quelli che condizionano


il regolare funzionamento dei principali servizi specifici del committente per
motivi diversi dalla sicurezza dei clienti e del personale e diversi dalla sicurezza
contro danni gravi agli impianti ed all'attivit svolta. Per questi servizi non
ammessa l'attesa per la sostituzione di componenti, n possibile attendere il
ripristino delle sorgenti esterne, ma necessario che l'alimentazione sia
disponibile entro tempi compatibili con il particolare servizio in termini di:

massimo tempo di attesa per il ripristino dell'alimentazione;

autonomia di questa.

Per gli utilizzatori preferenziali deve essere adottata un'alimentazione


ridondante, ad esempio con schema doppio radiale, sia a livello di sorgenti sia
di collegamenti intermedi. La ridondanza pu estendersi anche agli utilizzatori
finali se del caso.

Corso Base di Impianti Elettrici - Modulo 1

71

Ing. Stefano ELIA

Classificazione dei sistemi preferenziali

Gli utilizzatori privilegiati (tabella seguente) sono quegli utilizzatori dal cui
corretto funzionamento dipendono direttamente la sicurezza dei clienti e del
personale e la sicurezza contro danni gravi agli impianti e alla gestione del
committente (ad esempio, elaborazione dati). Per questi utilizzatori prescritta
l'alimentazione di continuit; deve essere stabilito il limite di autonomia di
questa sorgente di alimentazione. Gli utilizzatori privilegiati saranno alimentati
attraverso uno schema ridondante con almeno due sorgenti indipendenti,
commutabili automaticamente e con tempi di ripristino adeguati. Determinati
utilizzatori privilegiati possono eventualmente essere alimentati in modo tale
da consentire il funzionamento anche in presenza di un primo guasto
dell'impianto di alimentazione.

Corso Base di Impianti Elettrici - Modulo 1

72

Ing. Stefano ELIA

Classificazione sistemi privilegiati

Per quanto riguarda le sorgenti di alimentazione interne, pu essere scelta


la soluzione seguente: sistema misto gruppo elettrogeneratore e gruppo di
continuit. L'analisi preliminare deve definire il tempo massimo di entrata in
servizio e l'autonomia. Per quanto riguarda la scelta del numero e delle
caratteristiche dei generatori da impiegare, in relazione alle specifiche esigenze
e al numero degli utilizzatori, pu essere adottata la soluzione che prevede di
predisporre per tutti gli utilizzatori preferenziali e privilegiati un'unica sorgente
di energia elettrica (alimentazione), capace di soddisfare a tutte le esigenze dei
carichi.
Lo schema di distribuzione principale generalmente di tipo radiale, non
esistono mai anelli chiusi con due fonti di alimentazione su un circuito.
Nelle figure seguenti sono mostrati gli schemi di distribuzione radiale
classica e radiale con colonne montanti e derivazioni.

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Ing. Stefano ELIA

Distribuzione radiale classica dove ogni quadro di piano


alimentato da un circuito separato direttamente dal QGBT, ogni
quadro di piano, a sua volta, deriva tutte le alimentazioni per i
diversi carichi

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Ing. Stefano ELIA

Distribuzione radiale con colonne montanti alimentate dal QGBT e


quadri di piano che derivano verso i singoli carichi

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Ing. Stefano ELIA

Analisi di carico
Adeguare esattamente la produzione e la distribuzione di energia alla
richiesta non ovviamente la cosa pi semplice del mondo, ma con laiuto di
statistiche, previsioni, stime, analisi e sulla base dei dati in tempo reale circa la
produzione e la richiesta, gli addetti ai lavori riescono nellimpresa, sia pur con
qualche momento di sovrapproduzione.
La prima difficolt del progetto consiste nel capire chi e come assorbe!
Qui entra in ballo diagramma di carico, ovvero la curva dellenergia
elettrica richiesta dallutenza in funzione del tempo.
Secondo il periodo di tempo preso in considerazione si possono avere
diagrammi di carico giornalieri, settimanali, annuali.
Vanno inoltre analizzati i casi eccezionali che, anche se di rara frequenza,
possono creare problemi occasionali allimpianto.
Spesso nel settore residenziale i diagrammi di carico giornalieri hanno un
andamento analogo nei primi cinque giorni della settimana, presentano un
massimo di potenza in genere nella giornata di mercoled, mentre assumono
un andamento diverso per il sabato e i giorni festivi, con riduzione della
potenza richiesta. Invece, negli altri settori, nellindustria ad esempio, cosi
semplice?
I diagrammi di carico presentano un andamento caratteristico tipico per
ogni utenza singola o per un gruppo omogeneo di utenze, quali lilluminazione
pubblica e quella privata, la trazione elettrica, gli usi elettrosiderurgici, ecc.
Landamento del diagramma di carico varia a seconda della stagione
dellanno considerata, tuttavia esso presenta sempre due massimi (punte di
carico) ed un minimo notturno.
Ponendo in ordinate la potenza richiesta ed in ascisse il tempo, larea del
diagramma di carico rappresenta lenergia giornaliera richiesta.

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Ing. Stefano ELIA

Ad esempio, il diagramma di carico di un giorno feriale pu avere un


aspetto molto simile a quello in figura, per il residenziale.

esempio di diagramma di carico giornaliero residenziale: le punte di


carico (A), il carico base (B) e le eccedenze (C) vengono
sottolineate

A grandi linee, il dimensionamento dellimpianto, cos come ladeguamento


della produzione alla richiesta, avviene continuamente per tutta la vita del
sistema.
E necessario imparare a capire i limiti dei componenti per comprendere
quanto le punte di carico possono essere sopportate dallimpianto.
In fase di sopralluogo, possono essere fatte facilmente delle misure di
energia e potenza tramite gli economici e moderni analizzatori di rete
disponibili sul mercato.

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Ing. Stefano ELIA

Strumento analizzatore di rete: permette di visualizzare tensioni,


correnti, sfasamenti, potenze, energie, distorsioni armoniche e
forme donda

Un corretta analisi di carico deve comunque continuativamente essere


effettuata in fase di esercizio; ancora una volta si sottolinea limportanza della
manutenzione. Lo scenario energetico di un edifico potrebbe cambiare nel
tempo rendendo il progetto inadatto a servire lutenza.
Oggi sono disponibili sul mercato una quantit incredibile di strumenti da
quadro che possono essere montati anche su ogni singola partenza. Ogni
carico o circuito cos monitorabile con una spesa esigua. Di seguito alcuni
strumenti analizzatori: leggono tensione, corrente, potenza, sfasamento
tensione-corrente, energia

Corso Base di Impianti Elettrici - Modulo 1

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Ing. Stefano ELIA

Strumenti analizzatori e visualizzatori delle grandezze


elettrotecniche di rete da per installazione su quadro elettrico

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79

Ing. Stefano ELIA

Baricentro elettrico
La posizione ottima in cui porre la cabina di trasformazione coincide con il
baricentro elettrico, che il

punto in cui si considera concentrata la potenza

assorbita dalla somma dei carichi dellimpianto.


La stessa considerazione va comunque fatta per i quadri generali di BT (in
genere indicati con la sigla QGBT); questi devono trovarsi possibilmente nel
centro del baricentro elettrico dellarea alimentata. In parole semplici va ridotto
il transito di potenza su linee troppo lunghe, ci viene realizzato avvicinando il
quadro alla zona che ha il maggiore assorbimento. Nel caso in cui vi siano
diverse zone ad elevato assorbimento necessario realizzare una dorsale con
conduttori sovradimensionati (possibilmente blindosbarre) in maniera da
abbattere le cadute di tensione e le perdite sul grosso trasferimento di
potenza. Dal circuito principale si possono derivare dei sottoquadri con
conduttori pi piccoli che servano le zone limitrofe.

Schematizzazione dei carichi elettrici sulla superficie e calcolo delle


coordinate del baricentro elettrico

Corso Base di Impianti Elettrici - Modulo 1

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Ing. Stefano ELIA

Se il baricentro elettrico risulta pi vicino ai carichi che assorbono maggior


corrente, posizionando la cabina o il QGBT sul baricentro, risultano pi corti i
cavi BT di sezione maggiore, e si ottiene un evidente risparmio economico.

Definizione ed identificazione dei carichi convenzionali


Per poter scegliere le caratteristiche dei componenti di un impianto, quali
sezione dei conduttori, correnti nominali degli interruttori, trasformatori,
bisogna valutare lintensit della corrente che fluisce nei circuiti, considerando
ovviamente la condizione peggiore.
Ogni carico va identificato con alcuni parametri fondamentali che
permettono la definizione del relativo comportamento elettrico; detti parametri
possono essere identificabili nei seguenti:

tensione nominale (trifase, monofase);

corrente nominale (ad allo spunto, se molto diversa dalla nominale);

fattore di potenza (cos );

funzionamento intermittente / continuo;

diagramma di utilizzo del carico in funzione del tempo (mediamente


riferito alla giornata lavorativa).

Fattore di utilizzazione
Se il carico unico, il problema di facile soluzione; in caso contrario,
specialmente se i carichi hanno diagrammi di carico non noti a priori, bisogna
ricorrere a coefficienti calcolati su base statistica e definire un carico
convenzionale, che pu essere una corrente o una potenza.
Si definisce il fattore di carico o di utilizzazione come il rapporto fra
potenza utilizzata a potenza nominale:
Ku = P / Pn
Corso Base di Impianti Elettrici - Modulo 1

81

Ing. Stefano ELIA

Il funzionamento pu avvenire in tre vari modi:

carico nominale, se P = Pn;

sovraccarico, se P > Pn;

carico ridotto, se P < Pn.

Eda ancora, facendo capo alla definizione dei fattore di utilizzazione Ku,
possiamo definire ancora le tre situazioni possibili, in funzione di questo:

carico nominale, se Ku = 1;

sovraccarico, se Ku > 1;

carico ridotto, se Ku < 1.

Nella tabella seguente sono mostrati dei coefficienti tipo che normalmente
trovano riscontro nei comuni ambienti industriali e civili.

Coefficienti di utilizzazione medi

Fattore di contemporaneit
Se si hanno pi utilizzatori collegati alla medesima alimentazione, quindi
allo stesso circuito protetto, lecito pensare che non tutti funzionino allo
stesso istante. Quindi la potenza media assorbita minore della somme delle
singole potenze degli utilizzatori. Un inutile sovradimensionamento, ottenuto

Corso Base di Impianti Elettrici - Modulo 1

82

Ing. Stefano ELIA

sommando banalmente le potenze di tutti gli utilizzatori, porterebbe solamente


a delle perdite economiche.
Di conseguenza la potenza totale di definisce come segue:

Si definisce quindi come fattore di contemporaneit per utenze industriali


e civili il seguente rapporto:

Nelle tabelle seguenti vengono indicati i fattori di contemporaneit tipici


per, rispettivamente, utenze industriali ed utenze civili.

Fattori di contemporaneit tipici per utenze industriali

Corso Base di Impianti Elettrici - Modulo 1

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Ing. Stefano ELIA

Fattori di contemporaneit tipici per utenze civili

Calcolo del carico convenzionale


Considerato che nelle utenze industriali si hanno motori asincroni trifase,
che costituiscono la maggior parte dei carichi, il carico convenzionale pari alla
corrente assorbita dai motori. Tenendo conto del rendimento di tali motori, la
potenza assorbita da un motore in condizioni risulta pari a:

di conseguenza la corrente nominale risulta ricavabile dallespressione


della potenza secondo la seguente formula:

Una volta calcolata la potenza necessaria vanno applicati i coefficienti di


contemporaneit e di utilizzazione.
Nelle tabelle seguenti vengono indicati i valori di potenza tipo per gli
ambienti pi comuni, sia industriali sia civili.

Potenza necessaria ad ambienti industriali in VA/m2

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Ing. Stefano ELIA

Potenza necessaria ad ambienti non industriali in VA/m2

In particolare, necessario porre particolare attenzione allalimentazione


di motori. Le macchine elettriche richiedono una grossa corrente di spunto
allavviamento; ed ovvio che limpianto deve essere calcolato per permettere
il passaggio di tale corrente. Caso frequente quello degli ascensori: per quelli
elettrici si ha Ib=1.8 In e per quelli oleodinamici si ha Ib=1.2 In. (dove Ib la
corrente di impiego della conduttura ed In la corrente nominale del
dispositivo di protezione).

Limite tecnico dei trasformatori


I trasformatori hanno una temperatura di esercizio massima, che sar
chiamata f1, dai materiali che costituiscono lisolamento della macchina.
Esiste

una

classificazione

CEI

dei

materiali

isolanti

in

base

alla

temperatura massima ammissibile:

classe A, Tmax = 105 C: carta, seta, cotone impregnati;

classe E, Tmax = 120 C: resine poliesteri;

classe B, Tmax = 130 C: mica, fibra di vetro, impregnati con


collanti organici;

classe F, Tmax = 155 C: materiali citati in classe B, ma impregnati


con altri collanti non necessariamente organici;

classe H, Tmax = 180 C: materiali citati in classe B, ma impregnati


con collanti organici a base di silicone;

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85

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classe C, Tmax > 180 C: mica, porcellana, vetro.

Ovviamente, la temperatura raggiunta da ogni materiale allinterno del


trasformatore deve essere inferiore a quella ammessa dalla relativa classe di
isolamento. Ci implica una mappatura della temperatura allinterno del
trasformatore, operazione questa molto complessa e possibile in generale solo
con metodi numerici molto sofisticati, del tipo agli elementi finiti (FEM, Finite
Element Method): questo tipo di analisi effettuato a cura dalla Azienda
costruttrice.
Il trasformatore la parte pi importante della cabina di trasformazione.
La sua scelta condiziona la configurazione della cabina ed effettuata sulla
base di diversi fattori. Non essendo argomento specifico di questa trattazione e
volendo dare alcune indicazioni di carattere generale si pu affermare che per
piccole potenze, fino a 100200 kVA, si pu installare un solo trasformatore,
mentre per potenze superiori 10001500 kVA si suddivide la potenza su pi
unit, considerando le singole potenze dei trasformatori che danno i costi pi
bassi. Nella fascia intermedia se richiesta una continuit nel servizio si
sceglier la soluzione con pi trasformatori, altrimenti si potr scegliere la
soluzione pi economica di un solo trasformatore.

Trasformatore in olio

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Spaccato del trasformatore in bagno dolio

Trasformatore in resina

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Ing. Stefano ELIA

Spaccato del trasformatore in resina

Unaltra

caratteristica

da

considerare

nella

scelta

il

tipo

di

raffreddamento che pu essere in aria o in olio. Nel caso di trasformatori


raffreddati in olio con quantitativi superiori ai 500 kg necessario prendere
provvedimenti contro la fuoriuscita dellolio prevedendo un pozzetto per la
raccolta mentre per quantitativi superiori a 25 kg ma inferiori a 500 kg
sufficiente che sia impedito il propagarsi dellolio allesterno, che la cabina
abbia una resistenza al fuoco minima di 60 minuti (REI 60) e che sia ventilata
solo verso lesterno. In funzione del tipo di raffreddamento i trasformatori sono
siglati come segue:
Corso Base di Impianti Elettrici - Modulo 1

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Ing. Stefano ELIA

AN:

raffreddamento a circolazione naturale daria;

AF:

raffreddamento a circolazione forzata daria;

ONAN:

raffreddamento a circolazione naturale di olio e di aria;

ONAF:

raffreddamento a circolazione forzata di olio e naturale di

aria;
OFAF: raffreddamento a circolazione forzata di olio e di aria.
La scelta pi frequente cade sui tipi AN e ONAN perch, non essendo quasi
mai possibile presidiare le cabine, sconsigliabile utilizzare macchine che
impieghino ventilatori o circolatori di olio.

Dati di targa di un trasformatore in olio da 400 kVA, da notare i


diversi livelli di tensione che pu accettare la macchina

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Dati di targa di un trasformatore in resina da 800 kVA, da notare i


diversi livelli di tensione che pu accettare la macchina ed il gruppo
orario

Il risultato semplicemente la determinazione del cosiddetto hot spot,


cio il punto caldo (il punto della macchina a massima temperatura): ma in
generale la macchina assume una distribuzione di temperatura variabile da
punto a punto per ogni istante di tempo. Al fine di semplificare lanalisi, per
effettuare studi di prima approssimazione, si pu considerare una macchina
reale equivalente ad un corpo in grado di distribuire istantaneamente il calore
al suo interno, in maniera tale che tale corpo assume una temperatura
uniforme, anche se variabile da istante ad istante. In questo caso, si parla di
modello termico del trasformatore ad una sola costante di tempo.
Laumento di temperatura della macchina rispetto alla temperatura
dellambiente esterno dipende dalla quantit di calore che viene sviluppato al
suo interno a causa delle perdite e dalla capacit della macchina di smaltire
questo calore.

Allaumentare della potenza passante, aumenta la potenza

Corso Base di Impianti Elettrici - Modulo 1

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Ing. Stefano ELIA

dissipata nella macchina per effetto delle perdite nel ferro e di quelle nel rame.
Maggiori le perdite, maggiore la sovratemperatura; maggiore la temperatura
ambiente, minore la massima sovratemperatura accettabile, in quanto il
vincolo il contenimento della temperatura rispetto alla classe di isolamento.
Questo il motivo per il quale, ad esempio, i trasformatori possono elaborare
una maggior quantit di potenza nei mesi invernali rispetto a quelli estivi.
In generale, la Ditta costruttrice fornisce indicazioni sul limite termico
della macchina e, quindi, sulla massima sovraccaricabilit. Le informazioni sulla
regolazione del carico sui trasformatori isolati in olio possono essere tratte
dalla norma CEI 14-15. Ove insorgessero difficolt, per esempio in ordine alla
selettivit di intervento rispetto agli interruttori BT di partenza, la protezione
MT contro i sovraccarichi potrebbe essere sostituita da quella gi realizzata
mediante l'interruttore BT di macchina, oppure da altri dispositivi, tipo le sonde
termometriche.
Sempre con riferimento al modello di macchina ad una costante di tempo,
lequazione che regola landamento della temperatura di macchina , in
funzione della temperatura ambiente a, di seguito riportata

= a + ( f a )(1 e t / )
dove la costante di tempo definita come segue
= Rt Ct = Ct / Gt

essendo Ct la capacit termica della macchina e Gt la conduttanza termica


(capacit di scambiare calore con lesterno).
Quando il tempo t tende allinfinito, la temperatura tende al valore f,
che viene perci detto valore di regime. Come gi detto, tale temperatura
dipende dalla potenza dissipata allinterno della macchina e quindi dalla
potenza elaborata. In Fig.2 viene mostrato il grafico con gli andamenti della
temperatura di macchina in funzione del tempo; viene, inoltre, rappresentato il
circuito termico equivalente della stessa:

Corso Base di Impianti Elettrici - Modulo 1

91

Ing. Stefano ELIA

Fig.2 Andamento della temperatura in funzione del tempo e


circuito termico equivalente

dove W lenergia termica da dissipare. Secondo la Fig.2, possibile


definire un valore della potenza di macchina sulla base della quale viene
raggiunta la sovratemperatura di regime: tale potenza proprio la potenza
nominale di macchina.
E comunque possibile far lavorare la macchina ad una potenza superiore
(regime di sovraccarico) di quella consentita, ma solamente in funzionamento
discontinuo, in modo da dare al trasformatore il tempo sufficiente a smaltire il
calore accumulato e di conseguenza a non superare i limiti termici. Infatti il
funzionamento della macchina ad una temperatura troppo elevata pu
danneggiare

irreparabilmente

approssimazione

ci

lisolamento

comporta

la

degli

avvolgimenti.

sostituzione

degli

In

prima

avvolgimenti

(riavvolgimento) ma in generale tale danneggiamento comporta la integrale


sostituzione del trasformatore, stante lelevato costo delloperazione.
Con riferimento al grafico di Fig.2, la curva inferiore relativa al
funzionamento su potenza nominale (P1). La curva superiore relativa ad una
potenza maggiore P2, che, a partire dalla temperatura ambiente, porterebbe la
macchina ad una temperatura finale di regime f2. Come gi detto, la
temperatura f1 non pu essere superata. Ci non ovviamente possibile; per
possibile fino al tempo tmax utilizzare la macchina con la potenza P2.

Corso Base di Impianti Elettrici - Modulo 1

92

Ing. Stefano ELIA

Ovviamente, minore la temperatura di partenza e maggiore il tempo per


cui questa potenza pu essere elaborata.
Come gi accennato, non immediato calcolare la durata e lentit del
sovraccarico possibile; normalmente questo un dato che viene fornito dal
costruttore. Nella seguente tabella elencata, a titolo di esempio, la durata di
sovraccarico di una macchina in olio disponibile in commercio, a partire dal
livello di carico precedente al sovraccarico.
Carico
Precedente
[%]
50
70
90

10

20

Sovraccarico [%]
30

40

50

3h
2h
1h

1h 30min
1h
30min

1h
30min
15min

30min
15min
8min

15min
8min
4min

Tab.2 - Durata dei sovraccarichi temporanei ammissibili nei


trasformatori in olio per funzionamento in temperatura ambiente

E evidente che non possibile superare i limiti di sovraccaricabilit: la


scelta della macchina dipende quindi da un accurato studio sulla curva di carico
pi probabile. Tale studio deve essere effettuato dallEnte utilizzatore; quindi
importante conoscere esattamente le necessit limite dellimpianto e per
quanto tempo i picchi devono essere sopportati. In pratica, per lacquisto di un
trasformatore, necessario conoscere il diagramma di carico dellutenza.
Quando in un impianto gi realizzato si rende necessario lincremento
dellenergia elaborata dal trasformatore in un periodo di tempo non troppo
breve (almeno un giorno), non sempre indispensabile sostituire le macchine
esistenti; talune volte possibile ridurre il carico di punta, o comunque rendere
il carico pi uniforme nel tempo. Ci si ottiene con una ridistribuzione
(temporale

ed

impiantistica)

degli

assorbimenti,

con

una

corretta

organizzazione della contemporaneit nellalimentazione degli utilizzatori.


Se invece limpianto deve essere realizzato, sfruttando con accortezza il
limite di macchina non solo possibile acquistare una macchina pi piccola, ma
raggiungibile pi facilmente una condizione per cui il trasformatore lavora
quasi sempre a pieno carico. In altri termini, la riorganizzazione degli
assorbimenti deve tendere ad eliminare, per quanto possibile, i picchi di
potenza massima assorbita: una condizione ideale consiste in un diagramma di

Corso Base di Impianti Elettrici - Modulo 1

93

Ing. Stefano ELIA

carico a potenza costante, nel quale il valore medio coincide con il valore
massimo.
Di particolare interesse sono le tabelle che correlano la sovraccaricabilit
di macchina con la temperatura esterna. Ai fini del dimensionamento del
trasformatore, necessario anche considerare i locali nei quali questo
alloggiato, la ventilazione e la temperatura esterna, per poter sfruttare anche i
benefici di sovraccarichi permanenti. Se cos non si facesse, si rischierebbe di
acquistare una macchina con potenzialit troppo elevate, che sar quindi
costretta a lavorare quasi sempre con fattore di carico basso, e quindi con
basso rendimento.
Nella Tab.3 riportata la percentuale di sovraccaricabilit permanente
della macchina, riferita, ovviamente, al 100% del carico (fattore di carico
unitario).

Sovraccarico

Riduzioni di
carico

Temperatura
massima
ambiente [C]
0
10
20
30
35
40
45
50

Sovraccarico o
riduzione di
carico [%]
40
30
20
10
5
0
-6
-15

Tab.3 - Sovraccarichi o riduzioni di carico permanenti nei


trasformatori in olio funzionanti a temperature ambiente diverse
dalla normale

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94

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Dati caratteristici dei piu comuni trasformatori MT/BT per la


distribuzione elettrica

LIMITE TECNICO DEI CAVI


Il cavo la parte di impianto che, subito dopo il trasformatore, va
accuratamente calcolata e protetta. Un cavo mal calcolato pu portare ad
avere forti cadute di tensione come pu portare al cedimento dellisolate per
sovratemperatura, questultimo provoca generalmente incendio.
Il punto di partenza per discutere dei cavi elettrici definire di quali parti
essi siano composti. Le tre parti fondamentali sono: il conduttore (rame o
alluminio), lisolante elettrico (PVC, carta impregnata, EPR, XLPE) per evitare
il contatto diretto e la protezione meccanica esterna (guaina, canalina, tubo).
In Fig.3 rappresentato un cavo tribolare con lindicazione di tutte la parti
componenti.

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95

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Fig.3 - Sezione di un cavo tripolare

I cavi si possono distinguere in funzione della: tensione di esercizio:

cavi per bassa tensione, impiegati nelle categorie zero ed uno;

cavi per media ed alta tensione, impiegati nelle categorie due e tre.

I cavi si possono distinguere in funzione dellisolante:

materiale elastomerico;

materiale termoplastico;

materiale minerale;

carta impregnata.

I cavi si possono distinguere in funzione del numero delle anime:

unipolari;

bipolari;

tripolari;

multipolari;

con/senza conduttore di protezione per il collegamento allimpianto


di terra.

Alcune caratteristiche funzionali dei cavi sono:

E: tensione nominale disolamento verso terra, cio tra ogni


conduttore e massa;

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96

Ing. Stefano ELIA

V: tensione nominale disolamento tra le fasi, non definibile per i


cavi unipolari;

portata, intesa come la massima corrente che pu circolare in ogni


conduttore senza che la temperatura superi quella ammissibile
dallisolante;

temperatura di servizio;

temperatura massima in corto circuito;

propagazione della fiamma e dellincendio;

resistenza al fuoco;

emissione di gas e fumi.

Di particolare importanza familiarizzare con le sigle dei cavi; questo


significa poter riconoscere anche cavi gi installati in sede di riparazioni e
manutenzioni. Stessa importanza ha il distinguere i cavi tra loro al momento
dellinstallazione.
Di seguito due tabelle che riportano le sigle principali utilizzate per
lidentificazione dei cavi.

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Sigle dei cavi BT armonizzati

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Ing. Stefano ELIA

Sigle dei cavi BT non armonizzati

Ogni conduttore pu avere un determinato colore solo ed esclusivamente


in funzione del compito a lui assegnato dal progettista (secondo la norma CEI
16-4, CEI-UNEL 00722 e 00712).

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99

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I colori devono essere sempre rispettati per non creare situazioni di


pericolo agli addetti ai lavori e per non causare errori nella manutenzione.
Il pi importante, il conduttore di terra GIALLO/VERDE deve essere
utilizzato solo ed esclusivamente per i collegamenti di terra! Altrettanto
importante il conduttore di neutro che deve essere assolutamente blu.
Risulta quindi evidente il divieto di utilizzare il giallo/verde ed il blu per i
conduttori di fase.
In particolare nei sistemi TN-C, in cui conduttore di neutro (N) e di messa
a terra (PE) coincidono in un unico PEN, si possono trovare due situazioni:
conduttore giallo/verde con fascettatura blu alle estremit oppure conduttore
blu con fascettatura giallo/verde alle estremit.
Per i colori dei conduttori di fase non esistono prescrizioni particolari,
possono essere utilizzati tutti i colori (nero, marrone, grigio, arancione, rosa,
rosso, turchese, violetto, bianco).
Riassumendo, in generale i colori dei conduttori utilizzati negli impianti
comuni sono: nero, marrone e grigio per il conduttore di fase, blu per il
conduttore neutro e giallo verde per il conduttore di terra.
E' ammesso l'utilizzo di conduttori di colori diversi solo per i conduttori di
fase e neutro a patto che l'uso dei colori abbia un criterio definito il quale deve
essere

necessariamente

descritto

in

un

allegato

alla

dichiarazione

di

conformit; se per esempio trovate dei conduttori di colore bianco o rosso e


non vi stata rilasciata la documentazione l'impianto non in regola poich
questi colori sono solitamente usati per i circuiti a bassissima tensione e se
qualcuno si fa male maneggiando tali conduttori senza avere letto la
documentazione allegata (o se questa non esiste) i responsabili sono i padroni
dell'immobile e non l'installatore!
Quindi se dovete adeguare l'impianto assicuratevi che l'installatore usi
solo i colori a norma, in caso contrario richiedete uno schema elettrico
dell'impianto con una descrizione del codice colori usato.

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100

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Un buon elettricista non ha bisogno di orientarsi con cavi di svariati colori


poich sa quello che fa ed in un attimo riconosce tra decine di fili quello giusto,
senza contare il fatto che se si sbaglia a collegare tra loro fili di colore uguale si
rischia solo di accendere la lampadina sbagliata, mentre creando un nodo con
colori diversi si rischia un cortocircuito. Le principali colorazioni sono riassunte
nella seguente tabella.
CONDUTTORE

USO

COLORE CONFORME ALLE NORME

Conduttore di
protezione,
equipotenziale
e di terra
Conduttore di
protezione,
equipotenziale
e di terra

Unipolare
giallo-verde
Unipolare
con guaina
e fascetta
giallo-verde
Unipolare
blu chiaro
con fascetta
giallo-verde
Unipolare
giallo-verde
con fascetta
blu chiaro

Conduttore PEN

Unipolare con guaina nessuna


colorazione imposta

Conduttore di fase

Conduttore PEN

Unipolare nessuna
colorazione imposta
Unipolare
con guaina
e fascetta
blu chiara

Conduttore di fase

Unipolare
blu chiaro

Conduttore
di neutro

Conduttore blu chiaro di cavo


multipolare

Ammesso l'uso
come conduttore
di fase se il neutro
non distribuito

Conduttore
di neutro

Colori dei cavi

I parametri elettrici principali che descrivono il comportamento di un cavo


sono la resistenza e la reattanza, (trascurando la capacit e conduttanza).
Normalmente, detti valori sono tabellati nei manuali tecnici in funzione dei tipi
di cavi, per calcolare agevolmente i dati di progetto.
La portata di un cavo dipende da vari fattori, quali sezione, materiale,
temperatura di funzionamento e coefficiente termico dellambiente in cui
posto. In particolare, noto che la potenza dissipata per effetto Joule

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101

Ing. Stefano ELIA

P = R I2
Tale potenza viene dissipata in calore e la temperatura allinterno del
conduttore tende alla sovratemperatura di regime.
Per capire cosa sia questa quantit, si consideri un cavo per il quale la sua
temperatura si mantenga costante in ogni punto. Si supponga, inoltre, che
lambiente in cui si trova tale corpo mantenga una temperatura costante, sia
cio in grado di assorbire lenergia termica rilasciata dal corpo riscaldato senza
aumentare la propria temperatura. Si supponga di fornire calore al corpo in
questione; inizialmente esso si trova a temperatura ambiente e poi inizia a
riscaldarsi,

cedendo

calore

verso

lambiente

esterno.

Lincremento

di

temperatura interna aumenta via pi debolmente fino a che non si arriva alla
condizione di regime termico; in cui tutto il calore prodotto viene ceduto
allambiente.
Nel caso in cui il cavo non riesca a scambiare con lambiente tutto il calore
che accumula la sua temperatura pu salire fino al cedimento dellisolante. In
questo caso si avrebbe un corto circuito verso laltra fase (o neutro) o verso
terra. Nel caso peggiore di corto circuito di bassa potenza (alta impedenza di
corto) si potrebbe addirittura mantenere nel tempo un punto caldo o uno
scintillatore non rilevati dalle protezioni; questa situazione permanente
porterebbe certamente ad un elevato rischio di incendio.
In poche parole, si pu asserire che la portata aumenta se:

aumenta la sezione del conduttore (con legge quadratica);

si

sceglie

un

isolante

pi

resistente

al

calore

(aumenta

la

temperatura di servizio).
Invece, si pu asserire che la portata diminuisce se:

aumenta la temperatura ambiente;

aumenta la resistivit del conduttore;

se si aumenta il numero dei cavi o se si usano cavi raggruppati;

se si chiude il cavo in luoghi isolati termicamente con lesterno.

Corso Base di Impianti Elettrici - Modulo 1

102

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Importante rilevare come la scelta corretta di un cavo porti dei benefici


non solo in termini di sicurezza ma anche in termini economici.
Per scegliere un cavo dal punto di vista della portata, si fa uso delle
tabelle seguenti.
Normalmente si evita di effettuare gravosi calcoli termici, le sezioni, gli
isolanti, le condizioni di posa e gli altri dati di progetto vengono normalmente
scelti tramite programmi appositi oppure tramite le tabelle che si trovano su
tutti i manuali tecnici.
Ad es. un cavo tripolare in PVC, di sezione 6 mm2, posato su passerella
distanziato da altri cavi, con temperatura ambiente 40 ha una portata pari a
I = 41 * 0.87 = 35.7 A.
Di seguito sono riportate, a titolo di esempio, alcune delle principali tabelle
di calcolo delle sezioni dei cavi, in funzione del tipo di posa.

Portate (A) dei cavi unipolari senza guaina, per BT, isolati in PVC,
posati entro tubi o cabalette, temperatura ambiente 30C,
temperatura ammissibile 70C, in rame (CEI-UNEL 35024-70)

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103

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Portate (A) dei cavi multipolari per BT, posati in aria distanziati,
temperatura ambiente 30C, in rame (CEI-UNEL 35024-70)

Portate (A) dei cavi unipolari senza guaina, per BT, isolati in PVC,
posati in cabalette metalliche aperte, temperatura ambiente 30C,
in rame (CEI-UNEL 35024-70)

Per la scelta del tipo di cavo da installare va valutato prima di tutto il tipo
di posa; questa scelta deve essere compatibile con i requisiti di affidabilit e di
sicurezza richiesti allimpianto. Nella tabella seguente sono riportati i tipi di
posa permessi in funzione del tipo di cavo.

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104

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Scelta del tipo di cavo in funzione della posa (Norma CEI 64-8/5)

Nella tabella seguente sono riportate le portate dei cavi in regime


permanente, tutto in funzione del tipo di posa, del tipo di isolante e del numero
di conduttori. Le portate in regime di corto circuito e di sovraccarico verranno
approfondite

successivamente

nella

parte

relativa

alla

protezione

delle

condutture.

Corso Base di Impianti Elettrici - Modulo 1

105

Ing. Stefano ELIA

Tabella riassuntiva delle portate dei cavi BT in regime permanente


secondo la norma CEI-UNEL 35024-70

Corso Base di Impianti Elettrici - Modulo 1

106

Ing. Stefano ELIA

In particolare, quando si parla di coefficiente di correzione significa che un


valore noto va moltiplicato per un dato coefficiente al fine di ottenere una
variazione del dato di partenza (come in tabella seguente). Moltiplicare per un
coefficiente maggiore di uno significa aumentare la portata, invece per un
coefficiente minore di uno significa diminuire la portata. Un coefficiente di
correzione pu dipendere, ad esempio, dal materiale dellisolante, dal numero
di cavi nello stesso tubo, dalla temperatura estena, etc.

Coefficienti di correzione della portata in relazione alla temperatura

Caduta di tensione
Se la resistenza di un cavo troppo elevata (a causa della ridotta sezione
o della elevata lunghezza) si possono avere, infondo alla linea, delle cadute di
tensione. Nella norma CEI 64-8 si raccomanda di contenere la c.d.t ai morsetti
dellutilizzatore entro il limite del 4% della tensione nominale. Il motivo che i
motori elettrici sono costruiti per funzionare in servizio normale, con una
variazione di tensione non superiore al 5 % del valore nominale. Un
abbassamento eccessivo di tensione causa sicuramente:

problemi per le utenze pi sensibili;

diminuzione del rendimento;

un aumento del tempo di avviamento dei motori.

Corso Base di Impianti Elettrici - Modulo 1

107

Ing. Stefano ELIA

Poich la coppia motrice di un motore asincrono trifase varia in funzione


del quadrato della tensione, ne consegue che importante contenere il valore
della caduta di tensione entro il 10% nella fase di avviamento del motore.
Inoltre tale inconveniente anche sinonimo di perdite poich la potenza
dissipata proporzionale al quadrato della corrente.
Il valore della caduta di tensione, noti i valori di resistenza e reattanza dei
cavi (tabelle del produttore), pu essere calcolato mediante la formula
classica:

V = K IB L (R cos + X sen )
il realtivo valore percentuale :
u % = ( U / Un ) 100
dove: IB la corrente assorbita dallutenza in A, K un fattore di tensione
pari a 2 nei sistemi monofasi e bifasi e a 1,73 nei sistemi trifasi, L la
lunghezza della linea in km, R la resistenza di un chilometro di cavo (/km),
X la reattanza di un km di cavo (/km), Un la tensione nominale
dellimpianto (in V, volt) e cos il fattore di potenza del carico.

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108

Ing. Stefano ELIA

Limite tecnico dei quadri elettrici


Il limite di un quadro elettrico, oltre allovvio dimensionamento di cavi ed
organi

di

sezionamento/interruzione,

si

basa

sulla

conoscenza

del

comportamento termico che sempre il pi importante per tre principali


ragioni:

tendenza a installare gli apparecchi elettrici entro quadri (sicurezza),


sempre pi spesso realizzati in materiali isolanti (di modesta
efficacia nella dissipazione del calore);

evoluzione degli apparecchi, che sempre pi spesso contengono


elettronica e le cui dimensioni sono sempre pi ridotte;

tendenza a riempire i quadri al massimo, con coefficienti di


contemporaneit sempre pi elevati.

La causa del surriscaldamento sempre l'effetto Joule (P = R I2), vale a


dire, a causa della resistenza dei cavi o delle connessioni e della temperatura
ambiente si possono raggiungere temperature pericolose allinterno del quadro.
L'apparecchio elettrico progettato nel rispetto delle norme di prodotto
che definiscono le temperature massime da non superare per la sicurezza delle
persone:

temperatura

della

scatola

degli

organi

di

manovra,

sovratemperatura massima per i terminali; questo verificato con prove di


tipo dei prodotti. In un quadro elettrico, poich i materiali sono sottoposti a
condizioni di utilizzazione molto variate, le cause di sovratemperatura sono
molteplici. La tabella seguente presenta le cause principali, i loro effetti ed i
possibili rimedi.
Tutto il problema consiste nel garantirsi, al momento della progettazione
del quadro, che i suoi componenti funzioneranno in condizioni di temperatura
meno gravose di quelle previste dalle loro norme di prodotto. Gli apparecchi di
connessione, (interruttori, contattori, ecc...), dovranno evidentemente poter
essere attraversati dalla corrente prevista senza problemi. Oltre allobiettivo di

Corso Base di Impianti Elettrici - Modulo 1

109

Ing. Stefano ELIA

sicurezza per le persone ed i beni, non devono essere perduti di vista altri due
obiettivi.

Ventilazione forzata per quadri elettrici

Va ricordato che gli interruttori automatici con sensore termico, in poche


parole quelli che limitano i sovraccarichi, sono sensibili alla temperatura
esterna; in pratica un aumento della temperatura del quadro si traduce in un
abbassamento della soglia di intervento dellinterruttore termico con possibilit
di scatti intempestivi (nonostante la corretta scelta dellinterruttore).
Come soluzione si trovano le seguenti possibilit:

progettare accuratamente i quadri anche dal punto di vista termico;

utilizzare quadri modulari gi calcolati e collaudati dal costruttore


per la potenza di interesse.

Corso Base di Impianti Elettrici - Modulo 1

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Problemi termici dei quadri elettrici ed effetti

Corso Base di Impianti Elettrici - Modulo 1

111

Ing. Stefano ELIA

LIMITE TERMICO DEGLI APPARECCHI


Al fine di chiarire quanto pu essere sfruttato un apparecchio elettrico
(motore, trasformatore, etc.) o una parte di impianto necessario definire il
concetto di tipo di servizio; definizione data dalla norma CEI-EN 60034-1 /
IEC 34-1.
Ogni parte di impianto va analizzata dal punto di vista termico; va, quindi,
verificato che tutte le parti possano scambiare il calore prodotto con lesterno
senza superare il limite di funzionamento a regime. In alcuni casi, detto limite
pu essere superato ma solo per brevi periodi intervallati da periodi di
interruzione del servizio che permettano il raffreddamento; questo il caso del
servizio intermittente.
Servizio continuo S1: funzionamento del motore a carico costante per un
periodo di tempo indefinito, comunque sufficiente a raggiungere lequilibrio
termico.

Servizio S1

Corso Base di Impianti Elettrici - Modulo 1

112

Ing. Stefano ELIA

Servizio di durata limitata S2: funzionamento del motore a carico costante per un
periodo di tempo limitato, insufficiente a raggiungere lequilibrio termico, seguito da
un periodo di riposo sufficiente a riportare il motore a temperatura ambiente.
Esempio: S2 60 minuti.

Servizio S2

Servizio intermittente periodico S3: funzionamento del motore secondo un ciclo


comprendente un periodo di tempo a carico costante (N) ed un periodo di tempo di
riposo

(R).

La

corrente

di

avviamento

non

influisce

sulle

temperature.

Esempio:S3 25%.

( N / (N + R ) )x 100%

Corso Base di Impianti Elettrici - Modulo 1

Rapporto di intermittenza

113

Ing. Stefano ELIA

Servizio S3

Servizio intermittente periodico con avviamenti che influenzano il riscaldamento


S4: funzionamento del motore secondo un ciclo comprendente un tempo di
avviamento notevole (D), un periodo di funzionamento a carico costante (N) e un
periodo di tempo di riposo (R).

( (D + N ) / (D + N + R ) ) x 100%

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114

Rapporto di durata di ciclo

Ing. Stefano ELIA

Servizio S4

Servizio intermittente periodico con avviamenti e e frenature che influenzano il


riscaldamento S5: funzionamento del motore come S4 ma con laggiunta di una
frenatura elettrica.

( ( D + N + F ) / ( D + N + F + R ) ) x 100% Rapporto di durata di ciclo

Corso Base di Impianti Elettrici - Modulo 1

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Ing. Stefano ELIA

Servizio S5

Servizio ininterrotto periodico con carico intermittente S6: funzionamento del


motore secondo cicli identici comprendenti un periodo di funzionamento a carico
costante ed un periodo a vuoto senza alcun tempo di riposo.

( N / ( N + V ) ) x 100%

Corso Base di Impianti Elettrici - Modulo 1

Rapporto di intermittenza

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Ing. Stefano ELIA

Servizio S6

Corso Base di Impianti Elettrici - Modulo 1

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Ing. Stefano ELIA

Obbligo di progetto
Gli impianti elettrici, data lodierna complessit devono in ogni caso essere
progettati. Un elaborato chiaro e leggibile deve comunque essere consegnato
dal tecnico al committente anche se non richiesto un progetto firmato da
tecnico abilitato. Per quanto riguarda gli obblighi di progetto interviene la
nuova legge DM 37/08.

Tabella impianti

Casi di obbligatoriet di predisposizione e deposito del progetto indicati dal DM n. 37 del


21/1/2008

ELETTRICI

(art. 5.2.a) Impianti elettrici di cui allart. 1 comma 2 lettera a) del DM n. 37/08 per tutte le
utenze condominiali e per utenze domestiche di singole unit abitative aventi potenza
impegnata superiore a 6 kW o per utenze domestiche di singole unit abitative di superficie
superiore a 400 mq; (art. 5.2.b) impianti elettrici realizzati con lampade fluorescenti a catodo
freddo, collegati ad impianti elettrici, per i quali obbligatorio il progetto e in ogni caso per
impianti di potenza complessiva maggiore di 1.200 VA rese dagli alimentatori.
(art. 5.2c) Impianti di cui allart. 1 comma 2) lettera a) del DM n. 37/08, relativi agli
immobili adibiti ad attivit produttive, al commercio, al terziario e ad altri usi, quando le
utenze sono alimentate a tensione superiore a 1000 V, inclusa la parte in bassa tensione, o
quando le utenze sono alimentate in bassa tensione aventi potenza impegnata superiore a 6
kW o qualora la superficie superi i 200 mq.
(art. 5.2d) Impianti elettrici relativi ad unit immobiliari provviste, anche solo parzialmente,
di ambienti soggetti a normativa specifica del CEI, in caso di locali adibiti ad uso medico o per
i quali esista pericolo di esplosione o maggior rischio di incendio, nonch per gli impianti di
protezione da scariche atmosferiche in edifici di volume superiore a 200 mc.

RADIOTELEVISIVI,
ELETTRONICI, ANTENNE,
SCARICHE ATMOSFERICHE

(art. 5.2.e) Impianti di cui allart. 1, comma 2), lettera b) del DM n. 37/08, per gli impianti
elettronici in genere, quando coesistono con impianti elettrici con obbligo di progettazione.

RISCALDAMENTO

(art. 5.2.f) Impianti di riscaldamento di cui allart. 1, comma 2) lettera c) del DM n. 37/08,
per le canne fumarie collettive ramificate, nonch impianti di climatizzazione per tutte le
utilizzazioni aventi una potenzialit frigorifera pari o superiore a 40.000 frigorie/ora.

GAS

(art. 5.2.g) Impianti di cui allart. 1, comma 2 lettera e) del DM n. 37/08, per il trasporto e
lutilizzazione di gas combustibili con portata termica superiore a 50 kW o dotati di canne
fumarie collettive ramificate, o impianti relativi a gas medicali per uso ospedaliero o simili,
compreso lo stoccaggio.

ANTINCENDIO

(art. 5.2.h) Impianti di cui allart. 1 comma 2 lettera g) del DM n. 37/08, se sono inseriti in
una attivit soggetta al rilascio del certificato di prevenzione incendi e comunque quando gli
idranti sono in numero pari o superiore a 4 o gli apparecchi di rilevamento sono in numero
pari o superiore a 10.

Obbligo del progetto per impianti elettrici

Corso Base di Impianti Elettrici - Modulo 1

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Ing. Stefano ELIA