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Il sentiero dello Yoga.

Il sentiero verso la luce Di Carla Zocchi

Nei precedenti incontri abbiamo considerato lo Yoga secondo alcuni dei suoi significati filosofici, filologici e storici con qualche breve riferimento alla pratica, secondo linsegnamento del mahyogi Patajali. Oggi ci riferiamo soprattutto al lavoro del sdhaka che si impegnato a percorrere il sentiero dello Yoga. Allo scopo di evitare confusioni, dubbi che disturberebbero inevitabilmente questo lavoro, inteso nel senso di applicazione pratica, sentiamo la necessit di risalire alla fonte pi classica ed autorevole: gli Yogastra di Patajali. Tenteremo di capire linsegnamento senza lasciarci distrarre da interpretazioni personali, soggettive nostre o di altri commentatori, per quanto essi possano essere dei grandi yogi o filosofi. Per ottenere una reale comprensione occorre considerare lo Yoga una scienza e, come tale, ne consegue la necessit di sperimentare direttamente quanto ci viene proposto di volta in volta. Come g precisato in precedenza, sono indispensabili le prime due tecniche avanzate da Patajali in I, 12: Abhysa vairgybhym tannirodhah, si ottiene la soppressione delle citta vtti con lesercizio costante ed il non attaccamento. Diamo per scontato che la prima comprensione di questo sistema, cio quella sperimentata sul piano intellettuale, ormai acquisita. Brevemente ne rivediamo i punti essenziali. Alla domanda: Che cos lo Yoga? Patajali risponde in I, 2: Yogas citta-vtti nirodhah. Sappiamo cos citta. Potremmo dire la mente, lemanazione di cit, Pura Coscienza, manifestata in questo nostro piano tridimensionale. Sappiamo che vtti sono le modificazioni della mente, cio tutto il lavoro che la mente compie ininterrottamente distraendo se stessa dalla sua natura reale. In I, 6 vengono elencate le citta-vtti: prama viparayaya vikalpa nidr smtayah, conoscenza reale, conoscenza erronea, fantasia, sonno, memoria. Nel stra I, 2 che abbiamo citato prima compare anche il termine nirodhah, la soppressione delle attivit della mente. A questo punto ovviamente non ho la certezza di quanto possa essere utile o necessario giungere a questo stato di nirodhah delle citta-vtti, liberare la mente, privarla anzi di tutto il suo contenuto, perci di tutto il conosciuto. Come gi abbiamo avuto modo di osservare altrove, questo lavoro assume una dimensione paradossale, apparentemente non auspicabile n realizzabile, quanto mai irreale, che ci procura un senso di sgomento. Non vogliamo rinunciare al nostro conosciuto. Preoccupazione inutile, superflua. Nirodhah non si realizzer mai senza aver praticato lo yoga nelle sue otto parti per lungo tempo, senza interruzione e con devozione riverente.

Per incominciare a capire occorre praticare anzitutto lo yoga preliminare e pratico, il kriyyoga. La nostra attuale dimensione lentamente o meglio gradualmente si trasformer portandoci a stati di comprensione sempre pi profondi. Avevamo in precedenza esaminato questo processo che si svolge gradualmente. In II, 15 ci descritto lo stadio di viveka, facolt di discriminazione, che consente al sdaka di entrare nel sentiero dello yoga. Lo sviluppo della discriminazione lo porta a rendersi conto, profondamente, della impermanenza di tutto ci che manifesto, ed una salvaguardia contro lillusione cosciente e incosciente (lettera di K. H. ad Olcott). Nel secondo stadio, (II, 28) jna dpthi, il sdaka percorre il sentiero. Lilluminazione spirituale fin qui acquisita gli permette di praticare lascesi che lo porter alla consapevolezza della Realt, al terzo stadio, viveka khyti. La sintesi di questo progredire verso la Luce enunciata in II, 28: yogngnusthnd auddhi-kaye jna-diptir viveka-khyteh, distruggendo le impurit con la pratica graduale dello yoga, sorge la luce della conoscenza, che evolve, sfocia nella consapevolezza della Realt. Se e quando sorge in noi la necessit di viveka-khyti, quando ci sentiamo attratti dalla luce limpidissima che ancora non conosciamo, per cui non sappiamo neppure se veramente esiste, quando la nostra tensione ha raggiunto limiti insostenibili, pu nascere in noi una fede immensa nel lavoro che ci porter in questa dimensione sconosciuta. E da considerare eletto quellessere che ha accesa in cuore la fiamma della fede (eletto nel senso di adatto, pronto per questo lavoro, non di privilegiato). Anche se non ha ancora messo il piede sul sentiero, gi percepisce la Luce ed il calore della fiamma, e la sua vita incomincia ad essere permeata da nanda, la gioia divina, la gioia del Padre. Pi che mai si rende conto di essere una goccia infinitamente piccola nelloceano infinitamente grande. Nonostante il contenuto di questa presa di coscienza, anzi in funzione di essa, fa suo lincitamento del Maestro (La Voce del Silenzio, pag. 43): Indica la Via, per quanto oscuramente, per quanto perduto nella folla, come la stella della sera, a coloro che percorrono il proprio sentiero nelloscurit. E ancora a pag. 31: Il discepolo chiede: O Maestro, che far per giungere alla Sapienza? O Saggio, che far per giungere alla perfezione?. Cerca i Sentieri. Ma, o Lanu, sia puro il tuo cuore prima di cominciare il viaggio. Prima di muovere un passo, impara a distinguere il vero dal falso, leffimero dallimperituro. Soprattutto impara a distinguere la scienza del cervello dalla scienza del cuore, la dottrina dellOcchio da quella del Cuore. A questo punto, dopo aver intuito la presenza di nanda, la beatitudine del Padre, ci sentiamo spinti verso lEterno, Vero, Immutabile Sat, il Santo Spirito che col suo potere ci procura la volont di agire; ci sentiamo spinti verso Cit, la luminosa intelligenza che dona conoscenza (il figlio, il Cristo). E il momento di impegnarsi nel kriyyoga. Ecco come viene enunciato da Patajali: Tapah-svdhyyevara-pranidhnanikriy-yogah. La prima parte di

questo sdhana pda tratta della filosofia dei kleah gi da noi esaminata in una relazione precedente (le cause del dolore. La fine del dolore). Nella seconda parte, dal stra 29 in poi, sono descritti i primi cinque aga della pratica dello yoga. Essi corrispondono alla purificazione che deve avvenire sui piani cosiddetti inferiori delluomo, i quali sono esterni rispetto ai piani sottili, ove verranno praticate le ultime tre parti dellastgayoga, il samyama, il perfetto controllo. Le prime cinque parti vengono definite bahiragayoga, che concerne il lavoro da compiere sui piani esterni, esteriori, cio la nostra personalit, il mondo tridimensionale che conosciamo. In II, 29 si dice: Yama-niyamsanaprnyma -pratyhra-dhran-dhyna-samdhayo stav angni. Queste le otto parti dello yoga, di cui le prime cinque sono comprese nel bahiragayoga. Yama corrisponde ai voti di astinenza e ha valore verso gli altri: ahimssatysteya-brahmacaryparigrah, non violenza, verit, astensione dal furto, continenza sessuale, non avidit. Niyama sono i voti di osservanza verso se stessi: auca-samtosa-tapah-svdhyyevara-pranidhna, purezza, appagamento, austerit, lo studio di s, labbandono a vara. Consideriamo ora brevemente i voti di astinenza e quelli delle osservanze. Ahims, lastenersi dalla violenza, lassenza di oppressione verso ogni essere vivente sempre in ogni situazione. Non a caso stata indicata per prima fra le pratiche di yama e niyama. Le astensioni e le osservanze che sono elencate in seguito sono le radici di ahims, le alimentano e ciascuna di esse non pu essere portata alla perfezione senza lapplicazione di ahims. Ahims mette in evidenza uno dei concetti pi indicativi su cui fondata la filosofia yoga: il concetto dellunicit della vita, lunit nella diversit. Potremmo dire che ci porta ad una visione non duale di tutto ci che . Relativamente allessere umano, vediamo espressa la possibilit di unicit, di integrazione per usare un termine a noi noto nel suo significato, nel stra I, 41: ksna-vtter abhijtasyeva maer grahtr-grahanagrhyesu tatsthatadajanat sampattih, nel caso di colui le cui citta vtti siano state attenuate, come nel caso di una gemma traslucida (che poggi su una superficie colorata) una fusione o assorbimento completo delluno nellaltro del conoscente, della cognizione e del conosciuto. Infatti, qui la dualit si fa evanescente fino a scomparire per lasciare posto allunit, riflesso di quellUnica Realt che si trasformata in triplicit per necesit di manifestazione. Perci quando il purusha nel suo stato naturale, in quanto avvenuto il processo di nirodhah relativamente alle citta vtti, ossia la fusione di grahtr-grahana-grhya, il tre diventa Uno. La nostra triplice personalit scompare, rimane luno; il purusha se stesso, fondato nella sua natura reale. Tornando agli yama, dopo ahims citato satya. Esso indica lastensione totale da ogni espressione (in parole, pensieri, azioni, emozioni) che non corrisponda scrupolosamente a quanto noi conosciamo come vero. Il lavoro comincia con leliminazione delle forme pi grossolane di menzogna e gradualmente saremo

consapevoli anche delle falsit pi sottili che verranno affrontate per impedirne lesistenza. Il terzo yamah asteya, letteralmente astenersi dal furto, non rubare. E chiaro che il sdhaka per ottenere la purificazione della sua totale personalit non intender che gli richiesto soltanto di astenersi dallappropriarsi di oggetti altrui. La sua astensione dovr portarsi alle forme pi sottili che coinvolgono emozioni, mente, intelletto, concetti etici, ecc. Il quarto yamah brahmacarya, la continenza sessuale, il totale controllo nei pensieri, emozioni, azioni. Brahmacarya non limitato alla sfera sessuale. Esso si estende a tutti i sensi. Apparentemente impossibile eliminare ci. Infatti se i nostri sensi sono efficienti non pensabile si possa impedire loro di ricevere lo stimolo nel contatto con gli oggetti. Quel che conta in questo lavoro di yoga non ci che proviene dallesterno, in questo caso lo stimolo, bens conta latteggiamento del sdhaka nei confronti di tali esperienze, che inevitabilmente creano conflitti, poich lo scopo del suo lavoro il portare la mente al suo stato naturale, libera dalle citta vtti. In queste esperienze, kama, il desiderio, presente a dismisura portando confusione mentale ed emozioni. Consideriamo quale disordine, confusione, si instaura nella mente di una signora che a tutti i costi vuole un oggetto, sia un gioiello, una pelliccia o altro. Nella mente di un uomo che vuole un auto e, purtroppo, anche nella mente di un bimbo che, cresciuto adeguandosi allesempio che gli forniamo, desidera un oggetto. Osservando il disordine mentale, la confusione, i conflitti, le paure che nascono dal desiderare qualcosa (di perituro, di impermanente diremo noi), risulta chiaramente la necessit assoluta di astenersi dal desiderio da parte di chi si prefisso di ritrovare la propria mente, la mente naturale, che lucida, intelligente, senza conflitti e paure. Perci il rimedio sta nel controllo delle emozioni, impedendo al desiderio di sorgere. In tal modo i due kleah: rga e dvea si dissolvono. Si ottiene uno stato di equilibrio, di quiete in cui non esiste attrazione per ci che piacevole, n repulsione per ci che spiacevole. Il quinto yamah aparigrah, lassenza di avidit, lassenza del senso del possesso, riferito agli oggetti concreti, alle emozioni che vorremmo acquisire e trattenere, a tutto ci che la mente vorrebbe assimilare con atteggiamento e significato di possesso. Il primo dei cinque voti delle osservanze, niyama, auca, la purezza. Chi percorre il sentiero dello yoga ha la necessit inevitabile di purificare i propri veicoli. Poich la mta dello yogi il kaivalya, la condizione in cui il purusha fondato nella propria natura reale, che Pura Coscienza, nellunione col tutto, il nirvaa, evidente che deve abbandonare lattaccamento ai suoi corpi, sia i grossolani che i sottili. Per questo lavoro indispensabile che i suoi veicoli siano purificati, affinch possa verificarsi il passaggio dai primi (i grossolani) ai sottili fino alla estinzione totale di identificazione con tutto ci che manifesto, ci che conosciuto. Nella condizione di kaivalya, i tre gua vengono riassorbiti in quanto non pi utili allo scopo del purusha che nella sua immobilit Pura Coscienza. Perci il

lavoro di purificazione abbraccia tutti gli attributi della materia, abbandonando ci che tamasico, ci che rajasico fino a giungere a quanto detto in III, 56: sattva-puruayoh uddhi-smye kaivalyam, si attinge il kaivalya quando vi uguaglianza di purezza tra purusha e sattva. Quando sattva raggiunge la purificazione perfetta cessa lidentificazione con purusha. Lo yogi sa che sattva non se stesso, bens un attributo della materia (di prakti) che egli ha reso puro ed ora gli permette di agire nel regno di prakti, libero dalle illusioni. Realmente fondato nel suo svarpa, egli un uomo perfetto, un adepto dello yoga, il cui compito di guidare lumanit verso la perfezione, verso la Luce. Il secondo niyama samtoa. Laccontentarsi, non inteso nel senso ordinario del termine, ma con un sottofondo etico. Anche qui occorre tenere presente che la vita dello yogi deve essere permeata di quiete, di equilibrio affinch la sua mente possa raggiungere lo stato di calma perfetta. E ci non gli sarebbe acconsentito senza questa situazione di appagamento totale nei confronti di ogni attivit della mente stessa che lo potrebbe spingere verso lesterno. Se suo compito di allontanare da s vikepa (tendenza della mente di proiettarsi verso lesterno), non gli rimane che accontentarsi sempre, in ogni occasione. Non dobbiamo confondere questo stato con labulia o linerzia. Esso al contrario uno stato in cui la mente attiva e dinamica, ma non pi proiettata verso lesterno. Il suo compito di scendere nel profondo ove purusha immobile, silenzioso E. Il terzo niyama tapah. Come tradurre in termini nostri tapah? Autodisciplina, austerit, ascesi? E lintera natura delluomo che deve essere plasmata, trasformata per portarlo ad un self-control totale. Per cui anche le pratiche successive di sana, pranayma, pratyhra ed oltre, consentono al sdhaka la realizzazione di tapah. Al quarto abbiamo svdhyya. Esso comporta nella fase preliminare lo studio dei testi sacri, degli yoga darana, di tutta la letteratura disponibile per la comprensione intellettuale dello yoga. Nella fase successiva il lavoro viene svolto personalmente dal sdhaka che, nellambito della sua mente e dei suoi corpi, riflette su ci che stato oggetto di studio e incomincia a sperimentare di persona. Si trover ad essere sempre pi portato verso il discernimento. Comincer ad assorbire nel profondo le nozioni recepite dallintelletto, sentendosi spinto sempre pi fortemente verso lottenimento della Conoscenza. Per ultimo elencato vara praidhna. Tradotto letteralmente equivale ad abbandonarsi ad vara, a Dio. Anche questo voto richiede applicazioni preliminari diverse a seconda dello stadio evolutivo, delle tendenze, dei samskra del sdhaka. Nella sua pratica superiore ha la capacit di procurare il samadhi. Nella sua fase iniziale implica un lavoro quale asserito nella formula: sia fatta non la mia, ma la tua volont. Partendo da questo punto, lo sforzo incessante porta gradualmente ad una interiorizzazione sempre pi profonda. Ne consegue lo sgretolamento di asmit, lidentificazione con i propri veicoli.

La pratica avanzata di vara praidhna porta il sdhaka a diventare un canale cosciente del divino. Con lattenuazione e la conseguente scomparsa di asmit, sar pronto e adatto a prestare il suo servizio allumanit. Abbiamo descritto i singoli voti che sono richiesti da yama e niyama, voti che rappresentano la base, le fondamenta su cui lo yogi costruisce la sua nuova vita. Ora passiamo al terzo degli otto aga elencati da Patajali nel stra II, 46: sthira-sukham-sanam, la posizione comoda e confortevole. Questa sintetica descrizione riferita al corpo fisico che non deve provocare confusione, azioni di disturbo nella mente. Deve assumere perci una posizione che permetta di mantenere limmobilit per lungo tempo, e ci pu avvenire se la posizione comoda e comfortevole. In questa posizione il sdhaka pu praticare il praymah, il quarto aga. Esso consiste nel controllo della inspirazione e della espirazione portate ad una padronanza tale da permettere la cessazione delle due per un tempo pi o meno lungo. Questo il kumbhaka. Anche il pra passa sotto il controllo della mente. Questo esercizio, apparentemente facile e alla portata di chiunque, sconsigliato quando le precedenti pratiche di yama, niyama e sana non sono ancora giunte ad una quasi perfetta realizzazione. Non conviene perci dilungarsi su questo argomento che rappresenta una tecnica pericolosa se non viene praticata osservando le norme richieste. Lultimo aga dello yoga esteriore pratyhra, astrazione. La comprensione profonda di questo termine pu acquisirsi solo con lesercizio, il quale efficace solo se pratichiamo almeno parzialmente le precedenti parti costituenti lo yoga. Ecco il stra II, 54: sva-visaysamprayoge citta-svarpnukra ivendriynm pratyhrah. Il pratyhrah limitazione della mente da parte dei sensi mediante il ritirarsi dai rispettivi oggetti. Questa linterpretazione di Taimni. Corrado Pensa traduce da Vysa: Quando i sensi non sono pi in contatto con i propri rispettivi oggetti, essi giungono come ad assumere la forma della mente. P. Magnone cos traduce linterpretazione del re Boja (XI sec.): Il raccoglimento ha luogo quando i sensi, sganciandosi dagli oggetti loro propri, si conformano per cos dire alla mente. Nel corso degli anni successivi alla stesura di questi appunti, ho sentito la necessit di riflettere a lungo sul significato di alcuni stra. La comprensione del stra II, 54 richiede una visione profonda: Affinch la mente possa rimanere silenziosa nel suo stato naturale, deve abbandonare ogni contatto con i sensi, i quali ancora sono attivi, perci percepiscono gli oggetti: questo pratyhrah (28 settembre 2005). Lultimo stra di questa sezione che stata definita sdhana pda per le sue peculiari caratteristiche, cos enunciato: tatah param vayatendriynm, allora vi il massimo dominio dei sensi. Alluomo comune questa appare come una grande conquista. Ma gli yogi sanno che, anche se era indispensabile raggiungere questo traguardo, esso non rappresenta altro che la prima tappa di un lungo cammino. Il bahiragayoga lo pone nella condizione di aver eliminato le cause di turbamento provenienti dallesterno della mente. Ora, che protetto da disturbi esterni, pu dare inizio al lavoro interiore che consiste in primo

luogo nel dissolvimento delle proprie citta vtti, utilizzando per riuscirci le ultime tre parti dellastaga yoga: dhran, dhyna e samdhih. Rileggiamo lultimo stra senza la presunzione da parte nostra di fornire un commento: purushrtha-nyn gunm pratiprasavah kaivalyam svarpapratisth v citi-akter iti, il kaivalya quella condizione (dellilluminazione) che segue il ri-assorbimento dei gua a causa del fatto che divengono privi dello scopo del purusha. In tale condizione il purusha fondato nella propria natura reale, che Pura Coscienza. Iti.

Carla Zocchi