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APPENDICE

UN’ESPERIENZA DIDATTICA

Durante l’anno scolastico 1996-97, nell’ambito della Commis- mutamenti stagionali. Riproponiamo soltanto due dei tratti di pae-
sione per la sperimentazione didattica promossa saggio analizzati, i quali, a nostro parere, sono tra i più espressivi.
dall’Amministrazione comunale di Civita Castellana, la Legam- Gli esempi non a caso riguardano il pianoro e una siepe lungo
biente Le Forre condusse un corso di conoscenza e di consapevo- l’Amerina che più manifestano il cambiamento attraverso il tem-
lezza del paesaggio per le scuole elementari del I Circolo didatti- po. La necropoli lungo la tagliata invece, con la predominante
co1. presenza di sempreverdi e le sue pareti tufacee, mantiene inaltera-
Il corso proponeva un metodo di lettura degli elementi del pae- to il suo aspetto attraverso le stagioni. Prova ne è che la stessa,
saggio (forme, colori e suoni)2 attraverso vari livelli d’analisi: nelle visite successive, è passata in secondo piano nella percezio-
dapprima visiva e uditiva, con l’esplicitazione delle sensazioni; ne dei ragazzi. Di fatto, l’attenzione è stata attirata soprattutto da
poi di riconoscimento culturale degli elementi stessi, invogliando quegli elementi del paesaggio che mostrano forti mutazioni nei
i ragazzi ad usare le loro conoscenze. Si è cercato a questo propo- colori, nella tessitura, nella trasparenza, nella luce, con una sor-
sito di creare degli stimoli per far emergere nei ragazzi la co- prendente percezione anche dei fattori climatici.
scienza del paesaggio. Questo di solito viene da loro assorbito a-
criticamente: non è raro, infatti, che trovino difficoltà a riconosce-
re in una fotografia la loro città. Così i ragazzi hanno percorso IL PAESAGGIO VISTO DAI BAMBINI
l’itinerario della Via Amerina, dalla Strada Statale Nepesina fino
al Rio Maggiore, ricalcandolo in tre stagioni diverse. Essi hanno
tentato di riconoscere, attraverso l’udito, la vista e le sensazioni, i Il campo arato
vari elementi del paesaggio e di coglierne le differenze tramite i
Mi trovo di fronte ad un campo arato in un giorno autunnale.
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Si ringraziano particolarmente le insegnanti del plesso XXV aprile che hanno In questo paesaggio i limiti sono il Monte Soratte, che è
fornito il lavoro effettuato con Legambiente. l’elemento evidente, e la fascia orizzontale del bosco composto di
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L’analisi del “paesaggio sonoro” è stata condotta, all’interno del corso, dal alberi verdi.
maestro Fabio Galadini.

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I colori che connotano il paesaggio sono tutti chiari e caldi: È una giornata invernale e mi trovo di fronte al campo arato
dal marroncino al giallo senape, dal verde pisello al verde cupo. che avevo già osservato durante la prima uscita sulla via Ameri-
Il tutto reso uniforme da sfumature rossicce. na.
La sensazione che provo in questo paesaggio di pianura è di La fascia orizzontale che fa da confine è più rada e composta
libertà: sensazione piacevole perché abituata io in città e distur- di alberi secchi, tranne qualcuno sempreverde che spunta qua e
bata dallo smog delle auto e dal soffocamento degli edifici, ho là.
voglia di correre e vivere la libertà. I colori che connotano il paesaggio sono il marroncino dei
rami secchi, il verde chiaro del prato, tratti di marrone dove an-
cora non c’è l’erba.
La sensazione che provo in questo paesaggio è sempre di li-
bertà, per non dire che la bellezza del prato mi fa venire voglia di
rotolarmi e di sdraiarmi.
Il silenzio è interrotto ogni tanto dal cinguettio degli uccelli
che sembrano salutarci e dal rombo improvviso di un aereo.

Fig. 1. Il campo arato in autunno. Fig. 2. Il campo arato in inverno.

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È una giornata primaverile un po’ rigida, infatti è piovuto per La siepe
due giorni, il sole appare e scompare.
Sono di nuovo di fronte al campo arato. I limiti sono sempre È una giornata di autunno: il cielo è sereno ma qua e là si ve-
gli stessi: il Monte Soratte e la fascia orizzontale degli alberi che dono cirri bianchi.
adesso hanno una vegetazione fitta fitta, con tante sfumature di Mi trovo davanti alla siepe formata da un groviglio di arbusti
verde. Davanti a noi si stende un grande campo coltivato a grano non molto alti: rovi con more, prugnolo con spini, ginestre sem-
con spighe verdi, tranne una fascia di colore marrone dove il ter- preverdi.
reno sembra mosso dal trattore. I colori sono caldi: varie sfumature di giallo, di rosso, di ver-
La sensazione che provo non è desiderio di sdraiarmi perché il de.
terreno è umido, al contrario ho voglia di proseguire sulla strada Il colore predominante è il giallo.
costeggiata dalla siepe e che si inoltra nel bosco. La sensazione che provo è di chiusura e di incertezza perché
Sento forte la voglia di muovermi e proseguire. non riesco a vedere oltre la siepe.
La strada prosegue e sono curioso di vedere cosa c’è sul nostro
cammino.

Fig. 3. Il campo arato in primavera. Fig. 4. La siepe in autunno

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È un pomeriggio d’inverno ma il clima è primaverile. La siepe Lungo la stradina che conduce al bosco, alla nostra sinistra,
ha cambiato aspetto, la maggior parte degli arbusti sono secchi, vediamo la siepe rallegrata da ciuffi di fiori di ginestra: sembra-
brulli, i colori sono spenti. no girandole di luce.
L’unico arbusto rimasto verde è la ginestra. Camminiamo veloci per questa strada che sembra in festa.
La roverella è l’unica pianta che nella siepe mantiene attacca- Abbiamo voglia di proseguire. Siamo allegri.
te ai rami le foglie secche, che farà sicuramente cadere quando
nasceranno quelle nuove.
Il pruno, forse perché il clima è primaverile, è in fiore: i rami
sono pieni di fiorellini bianchi, piccoli e delicati.
Il paesaggio mi rende triste e voglio andare avanti.

Fig. 5. La siepe in autunno. Fig. 6. La siepe in primavera.

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Abbiamo riportato dei brani scritti da bambini dagli otto ai
dieci anni, per riflettere sul significato di analisi del paesaggio e
sugli esiti che essa può produrre. A differenza di noi adulti il cui
sentire e il cui vedere passano attraverso le conoscenze acquisite e
la nostra memoria storica, i bambini hanno invece sensazioni im-
mediate, emozioni impulsive. Gli esiti tuttavia, a nostro parere,
non sono lontani: un paesaggio è fatto di chiusure visuali (che i
bambini esprimono nella preoccupazione di non vedere quello
che c‘è oltre), di aperture (che loro esprimono come sensazioni di
libertà), di colori (che trasmettono caldo o freddo, tristezza o alle-
gria), di forme (la presenza costante e rassicurante del Monte So-
ratte).
Un paesaggio è, infine, anche per noi, una somma di emozioni
che derivano dalla nostra capacità di lettura. Come in un’opera
teatrale di cui siamo spettatori e al contempo attori, esso riflette
“la rappresentazione di sé che l’uomo sa dare attraverso il pae-
saggio”3

3
E. Turri, Il paesaggio come teatro op. cit.

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