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Due pensieri a

confronto
http://www.letteratu.it/2013/03/25/luce-irigaray-femminista-della-differenza-sessuale/
1. Isteria
2. Necessità di creazione di un linguaggio
femminile
3. Costruzione dell’identità femminile
4. Il rapporto con la madre
5. Misoginia
La psicoanalisi ha sempre mostrato un particolare interesse per lo studio
delle nevrosi, in particolare verso l’isteria, riconosciuta spesso come un
disturbo esclusivo del genere femminile.

Il temine deriva dal greco Hysterion, utero.


Per chiarire il suo punto di vista, Irigaray
prende spunto dall’Orestea di Eschilo:

Clitennestra uccide il marito Agamennone


insieme all’amante, Egisto. La sua morte
sarà vendicata dal figlio Oreste, che
ucciderà a sua volta la madre, Clitennestra.
Dopo l’uccisione della madre entrambi i
figli, Oreste ed Elettra, impazziranno; ma se
Oreste viene dichiarato innocente da Atena,
quindi assolto, Elettra resterà pazza.
Di conseguenza, il figlio ritorna alla sua
normale condizione, mentre Elettra viene
condannata per sempre.
 Irigaray si serve di quest’opera per evidenziare come le donne stiano
scontando una follia che non è loro.
 Secondo Irigaray, l’isteria, sebbene non sia una prerogativa femminile,
potrebbe rappresentare «un luogo privilegiato in cui si custodisce […]
ciò che viene ridotto al silenzio, per le donne, dei loro desideri primi in
funzione d’una cultura che non permette di dirli».
 L’isteria sarebbe quindi una derivazione dell’oppressione femminile, il
tentativo delle donne di esprimersi con un linguaggio che è stato loro
tolto e che nemmeno loro conoscono.

L.Irigaray, Il corpo a corpo con la madre in Sessi e Genealogie,


p.22
Secondo Irigaray il discorso non è mai neutro e universale e nasconde sempre
una dimensione sessuata e culturale: «sotto quello che si dice è possibile
scoprire il soggetto, la sua economia, i suoi rapporti col mondo e con l’altro, la
sua energia potenziale». Il linguaggio è quindi lo specchio della realtà, una
realtà dominata dagli uomini. Il linguaggio non appartiene quindi alle donne,
poiché ha un’impronta maschile.

Bisogna quindi che le donne creino un linguaggio tutto loro, che riesca a
rispecchiare il loro essere. Solo così si può «rendere possibile l’autoaffezione
femminile, che è stata rimossa e censurata, poiché il femminile non viene
determinato se non da e per il maschile».
L. Irigaray, I tre generi in Sessi e genealogie, Milano, La Tartaruga Edizioni, 1986 p.198
L.Irigaray, Domande in Questo sesso che non è un sesso. Sulla condizione sessuale, sociale e culturale delle donne, Milano, Feltrinelli, 1980,
p.110.
La scrittura è un modo per affermarsi e riappropriarsi di se stesse.
Irigaray insiste sulla necessità di fondare una sintassi femminile, un’altra
scrittura, che affermi un’altra «economia del senso». La scrittura
femminile non potrà quindi che essere percepita come un qualcosa di
rivoluzionario, perché sconosciuta e nuova:

«Un testo femminile non può che essere sovversivo: se si scrive, lo fa


sollevando, vulcanico, la vecchia crosta immobiliare, portatrice degli
investimenti maschili, e non altrimenti […]».
Non può esistere un linguaggio femminile se non esiste un’identità
femminile. Bisogna prima creare un modello positivo a cui tendere.
Per farlo è necessario avere dei modelli di riferimento. Secondo Irigaray:

«L’assenza di un Dio femminile fa sì che le donne rimangano prive di un


modello a cui tendere […]. Immerse in una tradizione che presenta
l’autorealizzazione femminile solo nelle sembianze di madre o protettrice
dell’uomo, senza un Dio che rappresenti la perfezione della soggettività».

«Lo scopo ci è sempre stato proposto fuori di noi: l’uomo, il bambino, la


città…ci manca di metterlo in noi e fuori di noi, di amarci e volerci».

L. Irigaray, Donne Divine in Sessi e genealogie, cit., p.93


L. Irigaray, Donne Divine in Sessi e genealogie, cit., p. 32
Bisogna quindi distaccarsi dagli unici modelli proposti: uomo e madre

 Per quanto riguarda l’imitazione del mondo maschile, Irigaray esprime il


suo dissenso nei confronti di chi, per affermarsi, si rifà al mondo maschile.
Le donne che «si atteggiano a uomini, che imitano il genere maschile […]
sono colpevoli verso i due generi».
 Un altro ostacolo per l’affermazione dell’identità femminile è
rappresentato dall’identificazione della donna con la madre. Per Freud il
figlio rappresenta la realizzazione del compito femminile, tanto che «solo
il rapporto con il figlio dà alla madre una soddisfazione illimitata». Irigaray
sottolinea che diventando madre la donna «sarebbe la Madre, totalmente
identificata con la maternità». In questo modo perderebbe il diritto ad
essere presa in considerazione come soggetto, venendo assimilata ad una
funzione.
S.Freud, La femminilità – Introduzione alla psicoanalisi, in Opere, vol.11, Boringhieri, Torino, 1933, p.239
L’Irigaray, Speculum. L’altra donna, cit., p.70
È urgente che ci rifiutiamo di sottometterci
ad un ruolo sociale de/soggettivato, quello
di madre, richiesto da un ordine sottoposto
alla divisione del lavoro –
produttore/riproduttrici – che ci chiude in
una semplice funzione. È mai stato chiesto
ai padri di rinunciare ad essere uomini?
Cittadini? Non dobbiamo rinunciare ad
essere donne per essere madri.
 Irigaray afferma che il potere patriarcale si fonda sull’uccisione della madre.
Per acquisire potere, l’uomo ha separato le donne tra loro, spezzando la
relazione tra madre e figlia.

 L’oppressione inizia già al momento della nascita, quando il bambino riceve


il nome del padre. È come se quest’ultimo volesse sostituirsi alla madre,
impadronendosi del suo potere di generare con lo scopo di diventare l’unico
creatore.

 Uccidere la madre ha quindi senso perché le viene riconosciuta potenza.


Irigaray ci invita a ritornare alla madre e a rispettarla; affinché le donne
possano preservare la propria identità è necessario che si situino all’interno di
una genealogia femminile in modo da «non riuccidere la madre che è stata
immolata all’origine della nostra cultura».

L.. Irigaray, Il corpo a corpo con la madre in Sessi e genealogie,


cit.p.29
Per restituire alla madre il diritto di esprimersi, non basta pensarla come
donna, ma è necessario ritornare a lei, ricostruendo un legame che è
stato volutamente spezzato: quello tra madre e figlia.

Anche questa volta Irigaray si contrappone alla visione di Freud, secondo


cui si deve rompere il legame madre-figlia affinché la figlia possa
diventare donna. Irigaray sostiene il contrario, e per spiegare la sua tesi si
serve del mito di Demetra e Core.
Il dio degli inferi rapisce Demetra per
sposarla, sottraendola alla madre, Core,
divinità della terra e della fertilità.

Quest’ultima, addolorata per la


mancanza della figlia, provoca siccità e
carestia.

Giove acconsente infine a restituirle la


figlia, ma Ade aveva fatto mangiare alla
fanciulla dei chicchi di melagrana, in
modo che essa, avendo spartito il cibo
dei morti, non potesse più tornare con i
vivi.

Giove decide quindi che per due terzi


dell’anno Demetra potrà rimanere con
la madre nel mondo dei vivi, ma dalla
fine dell’autunno alla primavera dovrà
essere, nel regno dei morti, sposa di
Ade. Da qui l’alternarsi delle stagioni.
La fertilità della terra è associata alla relazione tra madre e figlia, poiché
quando Core si trova negli inferi la terra diventa sterile, mentre quando si
unisce alla madre rinasce.

Irigaray interpreta lo sfruttamento e la distruzione della terra «come un effetto


di quella interruzione di genealogia femminile di cui Freud, per esempio,
riafferma la necessità». Secondo il suo punto di vista è indispensabile riunirsi
alla madre, e per fare ciò è necessario affermare l’esistenza di una genealogia di
donne. Tuttavia, ritornare alla madre non serve a diventare un tutt’uno con lei,
ma a definire il proprio profilo attraverso un confronto alla pari.

L.Irigaray, L’universale come mediazione in Sessi e genealogie, cit.,p 29


C’è una genealogia di donne nella nostra
famiglia: abbiamo una madre, una nonna, una
bisnonna materne e delle figlie. Di questa
genealogia di donne, dato il nostro esilio nella
famiglia del padre-marito, tendiamo a
dimenticarne l’esistenza e perfino rinnegarla.
Cerchiamo di situarci in questa genealogia
femminile per conquistare e custodire la nostra
identità
La distruzione del modello madre-figlia può essere interpretata come una
metafora utile per indicare la rottura del rispetto reciproco fra donne, che
secondo Irigaray è causa dell’incapacità delle donne a comunicare tra loro.

Le donne faticano a non assecondare i valori patriarcali perché vivono in un


mondo in cui vengono spinte ad essere nemiche di se stesse. Irigaray afferma
che le donne «sono sempre state messe in condizioni di rivalità reciproca e che
il legame tra donne rappresenta un primo passo di consapevolezza e
solidarietà, necessario ad acquisire forza e riprendere parola». Un legame che
non significa chiusura verso l’altro.

R.Monticelli, Introduzione a Il riso della Medusa di H.Cixous in Critiche femministe e teorie letterarie,
cit.p.211