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Meccanica Quantistica

non relativistica
Dispense per il Corso di Istituzioni di Meccanica
Quantistica - Laurea Triennale in Astronomia
F. Paccanoni Febbraio 2005
ii
Prefazione
Questo testo presenta in forma ridotta, adatta quindi al nuovo Corso di
Laurea in Astronomia, gli argomenti di Meccanica Quantistica che per molti
anni hanno fatto parte del programma di Istituzioni di Fisica Teorica. Ai
testi di E. Merzbacher e J.J. Sakurai devo la linea logica della presentazione
e, di questi testi, alcuni paragra compaiono qui con piccole modiche perch`e
in questo modo venivano svolti a lezione.
Questo testo `e diviso in cinque capitoli:
Il Capitolo 1 `e dedicato, nella prima parte, allo spin e ai sistemi a due
livelli. Partendo dallesperimento di Stern e Gerlach si arriver`a a com-
prendere i postulati fondamentali della meccanica quantistica nei casi
semplici in cui la complessit`a matematica non oscura il concetto sico.
Nella seconda parte vengono esposte le basi matematiche dello spazio
degli stati, spazio vettoriale complesso, e degli operatori che agiscono
su di esso.
Il Capitolo 2 d`a linterpretazione sica del formalismo sviluppato nel sec-
ondo capitolo. Appaiono qui alcuni dei pi` u importanti concetti della
meccanica quantistica, dalla teoria della misura alle regole di commu-
tazione canoniche.
Il Capitolo 3 descrive lo stato di moto di un sistema quantistico. La di-
namica quantistica viene sviluppata sia nella visuale di Schrodinger
che nella visuale di Heisenberg e gli ultimi paragra del capitolo sono
dedicati alloscillatore armonico.
Il Capitolo 4 tratta di un problema importante in meccanica quantistica:
il momento angolare. Dopo aver trovato gli autovalori e gli autostati
del momento angolare si accenna al problema della composizione dei
momenti angolari in un caso semplice.
Il Capitolo 5 descrive brevemente alcuni metodi di approssimazione in mec-
canica quantistica, essenzialmente le basi della teoria perturbativa, con
esempi.
L Appendice `e dedicata ai postulati della meccanica ondulatoria e ad
alcune propriet`a dellequazione di Schrodinger. Sono anche qui raccolti
iii
iv PREFAZIONE
i complementi ai diversi capitoli che non fanno parte del programma
ma possono chiarire i concetti pi` u importanti.
Pu`o essere utile leggere con cura i problemi proposti, perche in essi sono
contenute molte informazioni e spiegazioni che non hanno trovato posto nel
testo.
Indice
Prefazione iii
1 Lo spin 1
1.1 Introduzione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1
1.2 Stern-Gerlach . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 2
1.3 Stati di spin . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 5
1.4 Sovrapposizione e indeterminazione . . . . . . . . . . . . . . . 8
1.5 Lo spazio degli stati . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 9
1.6 Ket e bra . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 12
1.7 Operatori lineari . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 14
1.8 Autovalori e autoket . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 16
1.9 Matrici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 19
1.10 Cambiamento di base . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 22
2 Interpretazione sica 27
2.1 Misure . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 27
2.2 Applicazioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 29
2.3 Osservabili compatibili e incompatibili . . . . . . . . . . . . . 34
2.4 Le relazioni di indeterminazione . . . . . . . . . . . . . . . . . 38
2.5 Lo spettro continuo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 40
2.6 Operatore di traslazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 44
2.7 Regole di quantizzazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 49
3 Dinamica quantistica 51
3.1 Lequazione del moto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 51
3.2 Autoket dellenergia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 55
3.3 La visuale di Heisenberg . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 59
3.4 Relazione di indeterminazione tempo-energia . . . . . . . . . 64
3.5 Un esempio: oscillazioni dei neutrini . . . . . . . . . . . . . . 65
3.6 Costanti del moto e propriet`a di invarianza . . . . . . . . . . 69
3.7 Loscillatore armonico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 70
3.7.1 Autovalori e autoket di H . . . . . . . . . . . . . . . . 71
3.7.2 La rappresentazione N . . . . . . . . . . . . . . . . 73
v
vi INDICE
3.7.3 Evoluzione temporale delloscillatore . . . . . . . . . . 75
4 Il momento angolare 77
4.1 Isotropia dello spazio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 77
4.2 Relazioni di commutazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 80
4.3 Autovalori e autostati del momento angolare . . . . . . . . . 84
4.4 Rappresentazioni delloperatore di rotazione . . . . . . . . . . 87
4.5 Composizione di momenti angolari . . . . . . . . . . . . . . . 90
5 Teoria perturbativa 95
5.1 La perturbazione come causa di transizioni . . . . . . . . . . 95
5.1.1 Probabilit`a di transizione . . . . . . . . . . . . . . . . 98
5.1.2 Perturbazione indipendente da t . . . . . . . . . . . . 100
5.1.3 Perturbazione periodica. Risonanze . . . . . . . . . . 103
Appendice 107
.1 Meccanica Ondulatoria . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 107
.1.1 I postulati . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 107
.1.2 Propriet`a generali dellequazione di Schrodinger . . . . 108
.1.3 Evoluzione del valor medio di una osservabile . . . . . 109
.2 Note al Capitolo 3 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 110
.2.1 Loperatore densit`a . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 110
.2.2 Oscillatore armonico in equilibrio termodinamico . . . 114
.3 Note per il Capitolo 4 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 115
.3.1 Denizione generale di un gruppo . . . . . . . . . . . . 115
.3.2 Denizione di rappresentazione . . . . . . . . . . . . . 116
.3.3 Operatori innitesimi di una rappresentazione . . . . . 117
.3.4 Gli angoli di Eulero . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 118
.3.5 Simmetrie discrete, loperatore parit`a . . . . . . . . . 121
.4 Note al Capitolo 5 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 124
.4.1 Teoria di Rayleigh-Schrodinger . . . . . . . . . . . . . 124
.4.2 Interazione fra dipoli magnetici . . . . . . . . . . . . . 127
Bibliograa 133
Elenco delle gure
1.1 a) Schema dellapparato di Stern-Gerlach: gli atomi dargen-
to emessi dal forno T vengono collimati dalla fenditura F e,
deessi dal gradiente del campo magnetico, condensano sul-
la lastra L; b) Espansioni polari dellelettromagnete: B
z
`e
positivo e B
z
/z negativo, la traiettoria della gura (a) cor-
risponde ad un atomo con
z
negativo e componente z dello
spin positiva. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 2
1.2 Esperimenti di Stern-Gerlach in successione. . . . . . . . . . . 6
1.3 Rappresentazione degli stati di spin nello spazio complesso.
Spin su e gi` u si riferiscono allapparato di Stern-Gerlach della
gura (1.1a). . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 11
2.1 Misure ideali in successione di osservabili incompatibili. . . . 36
2.2 Misure ideali in successione in assenza del ltro B. . . . . . . 37
2.3 Misure di componenti incompatibili dello spin. . . . . . . . . 38
2.4 La misura di S
x
non viene fatta. . . . . . . . . . . . . . . . . 38
1 Denizione degli angoli di Eulero . . . . . . . . . . . . . . . . 119
2 Livelli energetici di due particelle di spin 1/2 nel campo stati-
co B
0
. A sinistra compaiono i livelli di H
0
mentre, a destra,
i livelli perturbati dallinterazione dipolo-dipolo. . . . . . . . . 130
vii
viii ELENCO DELLE FIGURE
Capitolo 1
Lo spin e lo spazio degli stati
1.1 Introduzione
La meccanica ondulatoria riguarda la descrizione quantistica di una parti-
cella considerata come punto materiale senza struttura interna. In tal caso
lo stato della particella pu`o essere completamente specicato dando la sua
funzione donda in funzione delle sue coordinate spaziali x, y, z che, come
vedremo, costituiscono un insieme completo. Una descrizione alternativa
ed equivalente si basa sulle componenti dellimpulso p
x
, p
y
, p
z
che pure rap-
presentano un insieme completo di variabili dinamiche poich`e (p
x
, p
y
, p
z
)
contiene le stesse informazioni sullo stato di (x, y, z). Lintegrale di Fourier
lega le due descrizioni equivalenti e permette di calcolare da e viceversa.
E importante capire che la completezza di un insieme di variabili di-
namiche `e legata ad un particolare modello del sistema sico che vogliamo
descrivere. Nuovi fatti sperimentali possono richiedere una profonda modi-
ca del modello e una descrizione pi` u dettagliata e, di solito, pi` u complessa. Il
modello semplice di particella puntiforme permette di risolvere molti proble-
mi fondamentali della sica atomica e nucleare ma levidenza sperimentale
mostra che a molte particelle elementari, come elettroni, protoni e neutroni,
dobbiamo attribuire un momento angolare intrinseco, o spin, e un momento
magnetico ad esso associato.
Lintroduzione di questa nuova variabile dinamica ci sar`a di guida nel-
la costruzione di una forma molto pi` u generale ed astratta della meccanica
quantistica che permetter`a una descrizione unicata della meccanica ondu-
latoria e della teoria dello spin. Dal punto di vista del sico, lastrattezza
matematica non sembra molte volte una virt` u ma il formalismo generale
che costruiremo permetter`a di arontare in modo semplice ed elegante un
gran numero di problemi relativi a sistemi sici ben diversi dalla particella
puntiforme. Sistemi a molte particelle, nuovi gradi di libert`a come lo spin
1
2 CAPITOLO 1. LO SPIN
isotopico e lo stesso campo elettromagnetico potranno essere descritti con il
medesimo formalismo.
1.2 Lesperimento di Stern e Gerlach
Levidenza sperimentale per il momento magnetico intrinseco dellelettrone
si basa sullesperimento di Stern e Gerlach. Gli atomi, o le molecole, di cui
vogliamo misurare il momento magnetico, vengono fatti passare attraver-
so un campo magnetico non uniforme B e sono deessi da una forza che,
secondo la sica classica, `e data da
F = ( B)
dove `e il momento magnetico delle particelle che compongono il fas-
cio. Nella regione, attraverso la quale passa il fascio, la direzione di B
varia lentamente ma la sua intensit`a dipende molto dalla posizione. Quin-
di, se la proiezione di nella direzione di B `e indicata con
B
si ha
approssimativamente
F =
B
B. (1.1)
La forza pu`o essere determinata dalla deessione subita dal fascio, misurata
dalla traccia lasciata su uno schermo (una lastra fotograca nellesperimento
originale), e, conoscendo la forza, si ricava
B
. Uno schema dellapparato di
Stern e Gerlach `e mostrato in g.(1.1)
T
E E

I
T F
N
S
O
z L
y
(a)
E
T

d
d
z
x
N
S
(b)
Figura 1.1: a) Schema dellapparato di Stern-Gerlach: gli atomi dargento
emessi dal forno T vengono collimati dalla fenditura F e, deessi dal gra-
diente del campo magnetico, condensano sulla lastra L; b) Espansioni polari
dellelettromagnete: B
z
`e positivo e B
z
/z negativo, la traiettoria della
gura (a) corrisponde ad un atomo con
z
negativo e componente z dello
spin positiva.
1.2. STERN-GERLACH 3
I risultati di questi esperimenti erano sorprendenti. Classicamente si
prevedeva una singola traccia continua, corrispondente a valori di
B
nel-
lintervallo , +, le osservazioni mostravano invece un certo numero di
tracce distinte ed equidistanti che dimostravano la natura quantistica, di-
screta, del momento magnetico. Poich`e si misurava la proiezione del mo-
mento magnetico lungo lasse dellapparato e questa poteva assumere solo
valori discreti, `e diventato abituale parlare di quantizzazione spaziale. Stern
e Gerlach hanno anche misurato i valori permessi di
B
ed hanno trovato
che i valori di
B
, entro gli errori sperimentali, andavano da un minimo,
, ad un massimo, +, che viene convenzionalmente considerato come il
momento magnetico della particella.
Per interpretare questi risultati ricordiamo lipotesi di Amp`ere che pro-
priet`a magnetiche della materia sono riconducibili a correnti elettriche. Cos
`
i,
le correnti dovute agli elettroni negli atomi producono un momento magneti-
co associato al momento angolare orbitale dalla relazione classica
=
e
2m
e
c
L (1.2)
in unit`a cgs-Gauss
1
. Ci si aspetta che lequazione (1.2), essendo una sem-
plice relazione di proporzionalit`a, valga anche in meccanica quantistica .
Poich`e ogni componente di L ha 2l + 1 autovalori, la proiezione di lungo
una direzione ssa nello spazio, come quella di B, dovrebbe avere anche lei
2l + 1 autovalori e dovrebbe potersi esprimere nella forma

B
=
eh
2m
e
c
m =
0
m
dove il numero quantico magnetico m pu`o assumere i valori l, l+1, . . . , l
1, l. Per un elettrone il magnetone di Bohr

0
=
[e[h
2m
e
c
(1.3)
ha il valore 9.2732 10
21
erg/gauss.
Essendo l un intero, ci aspettiamo un numero di tracce dispari, (2l +1),
nellesperimento di Stern e Gerlach. Lesperimento classico, in cui veniva
usato un fascio di atomi dargento, dava invece due tracce, cio`e un numero
pari, e un valore di [[ eguale a
[[ =
[e[h
2m
e
c
. (1.4)
Inizialmente, non comprendendo le straordinarie conseguenze dellesperi-
mento, si `e tentato di spiegare il risultato supponendo che il singolo elettrone
1
La carica e pu`o essere sia positiva che negativa (o nulla) ed e < 0 per lelettrone.
4 CAPITOLO 1. LO SPIN
di valenza (largento `e paramagnetico ed ha un singolo elettrone di valenza;
per questo si trova nel primo gruppo del sistema periodico) si trovasse nello
stato P (l = 1), ma che lo stato con m = 0 fosse soppresso in modo tale che,
di 2l + 1 = 3 tracce, solo due fossero visibili. Questa era una ipotesi non
plausibile, data la temperatura a cui veniva creato il fascio e il fatto che, in
un potenziale attrattivo, la stato di energia minima `e uno stato S (l = 0) e
non uno stato P.
Possiamo anche chiederci se lequazione classica (1.1) possa essere usata
in presenza di un fenomeno quantistico. Le relazioni di indeterminazione
mostrano che la descrizione classica del moto degli atomi dargento `e corret-
ta. Lincertezza sulle lunghezze, dellordine di qualche millimetro (come la
larghezza delle fenditure che collimano il fascio), e lincertezza sulle velocit`a,
dellordine di qualche metro al secondo, mostrano che
l v
h
M
Ag
`e sicuramente soddisfatta perch`e M
Ag
1.8 10
22
g e h 10
27
erg sec.
Questo `e il motivo per cui lelettrone, che `e loggetto che ci interessa mag-
giormente in questo esperimento, deve viaggiare attaccato allatomo. Se
ripetessimo lesperimento di Stern e Gerlach con elettroni liberi, le tracce
non sarebbero visibili per eetti di interferenza.
Linterpretazione corretta `e arrivata dopo che Goudsmit e Uhlenbeck,
partendo da risultati spettroscopici, hanno avanzato lipotesi di un elettrone
puntiforme con un momento di dipolo magnetico nito la cui proiezione pu`o
assumere solo due valori. A questo momento magnetico, in base alla teoria
degli spettri atomici, veniva associato un momento angolare intrinseco, lo
spin, per il quale possiamo trovare una ragione dessere indipendente dalla
spettroscopia. Infatti, se lelettrone non possedesse un momento angolare
intrinseco, il momento angolare di un atomo isolato non potrebbe conser-
varsi. Lelettrone atomico, in moto in un campo elettrico E, vede anche un
campo magnetico v E/c ed interagisce con esso tramite il suo momento
magnetico intrinseco. Lenergia potenziale associata con queste forze `e

v
c
E
e, se il campo di forze `e centrale: E = f(r) r, `e proporzionale a v r,
ossia a
r p = L.
Il fattore di proporzionalit`a dipende solo dalla coordinata radiale r. Cos
`
i
lenergia dellelettrone dipende dallorientazione relativa del momento mag-
netico rispetto al momento angolare orbitale e loperatore Hamiltoniano con-
tiene un termine di interazione proporzionale a L oltre al potenziale cen-
trale. E evidente che L, le cui componenti non commutano, non pu`o pi` u
1.3. STATI DI SPIN 5
essere una costante del moto. Solamente se lelettrone partecipa con lo spin
intrinseco, associato a , al momento angolare in gioco si pu`o riottenere la
conservazione del momento angolare totale.
Nellesperimento di Stern e Gerlach, latomo dargento possiede un mo-
mento magnetico eguale al momento magnetico di spin dellelettrone pi` u
esterno e possiamo aermare che, in questo esperimento, si misura lo spin
dellelettrone. Scegliendo gli assi come in gura (1.1a), il risultato delles-
perimento e la relazione (1.2) ci portano a concludere che la componente z
dello spin dellelettrone `e una grandezza sica quantizzata che pu`o assumere
solamente due valori: h/2. Il postulato della meccanica quantistica rela-
tivo alle grandezze siche misurabili, che vedremo in dettaglio nel prossimo
capitolo, aerma che questa componente dello spin `e descritta da un opera-
tore lineare ed Hermitiano S
z
. S
z
avr`a uno spettro discreto che comprende
solo due autovalori, h/2. Poich`e tutte le direzioni dello spazio hanno le
stesse propriet`a e lasse dellapparato, denito dalla direzione del campo
magnetico B, pu`o essere orientato arbitrariamente, la misura della compo-
nente dello spin in una direzione arbitraria dovr`a dare uno dei due risultati:
+ h/2 oppure h/2. Quindi, anche S
x
e S
y
, per esempio, avranno gli stessi
autovalori di S
z
.
A dierenza degli operatori ed autofunzioni del momento angolare or-
bitale, che sono funzioni determinate delle variabili spaziali, gli operatori
ed autofunzioni dello spin non hanno, come vedremo, una espressione fun-
zionale in termini delle variabili spaziali. Sarebbe errato, daltra parte, as-
sociare lo spin a qualche rotazione spaziale interna della particella che, nel
caso dellelettrone, resta puntiforme. Lo spin deve essere considerato come
una nuova variabile dinamica, oltre a x, y, z. Inoltre, essendo proporzionale
ad h, `e un eetto puramente quantistico. Vedremo nel prossimo paragrafo
come si pu`o descrivere lo stato sico di una particella con spin.
1.3 Descrizione degli stati di spin
Con un apparato di Stern-Gerlach si possono eseguire alcuni esperimenti
ideali sugli atomi dargento e, con laiuto dei postulati della meccanica on-
dulatoria, arrivare ad una rappresentazione degli stati di spin di un elettrone.
Il dispositivo di gura (1.1a) pu`o agire come polarizzatore atomico se, al-
luscita dallelettromagnete, blocchiamo la componente con autovalore h/2
di S
z
, che chiameremo S
z
, e lasciamo passare la componente con autova-
lore + h/2 di S
z
, S
z
+. Si produce cos` un fascio di atomi che sono tutti nello
stesso stato di spin con componente +h/2 lungo z. Tale dispositivo agisce
sugli atomi come un cristallo di tormalina agisce su unonda luminosa e ne
deduciamo che le onde elettroniche possono essere polarizzate. Sul fascio
di atomi, cos` preparato, un secondo apparato di Stern-Gerlach agisce come
6 CAPITOLO 1. LO SPIN
un analizzatore e, se lo stato di spin degli atomi non `e perturbato fra la
preparazione e la misura, permette di misurare una qualsiasi componente
dello spin.
Indichiamo con SGn un dispositivo di Stern-Gerlach con il campo mag-
netico non uniforme nella direzione n e supponiamo di preparare un fascio di
atomi dargento in uno stato in cui S
z
`e + h/2. La misura di S
z
con il disposi-
tivo di gura (1.2a) mostra che una sola componente del fascio, S
z
+ compare
nello stato nale: per il postulato della riduzione del pacchetto donda solo
la componente S
z
+ esce dallanalizzatore, come si osserva sperimentalmente.
Nel secondo esperimento, rappresentato nella gura (1.2b),
E
SGz
E
SGz
E
S
z
+
S
z
+
E
SGz
E
SGx
E
E
S
z
+
S
x
+
S
x

E
SGz
E
SGx
E
SGz
E
E
S
z
+
S
x
+
S
z
+
S
z

(a)
(b)
(c)
Figura 1.2: Esperimenti di Stern-Gerlach in successione.
la misura di S
x
distrugge ogni precedente informazione su S
z
. Sebbene gli
atomi siano stati preparati nello stesso modo, c`e una indeterminazione nel
comportamento degli atomi presi individualmente e lintensit`a dei fasci S
x
+
e S
x
che escono da SGx `e la stessa. Il terzo esperimento, in gura (1.2c),
`e di pi` u dicile interpretazione. Pur avendo bloccato la componente S
z

dopo il polarizzatore, questa riappare nella misura di S


z
se, nel frattempo,
misuriamo S
x
. Questi esempi sono spesso usati per illustrare il fatto che, in
meccanica quantistica, non possiamo determinare simultaneamente S
z
e S
x
.
I risultati di questi esperimenti presentano diverse analogie con le misu-
re possibili in un semplice esperimento di ottica che consiste nel far passare
unonda luminosa piana, monocromatica e polarizzata linearmente attraver-
1.3. STATI DI SPIN 7
so uno, o pi` u, analizzatori. Se la direzione di propagazione dellonda coincide
con lasse z e scegliamo x come versore che descrive la sua polarizzazione,
londa `e caratterizzata da un campo elettrico della forma
E(r, t) = E
0
xe
i(kzt)
, (1.5)
dove E
0
`e una costante e si sottointende che, del secondo membro di (1.5),
dobbiamo prendere la parte reale, la sola che abbia signicato sico.
Facciamo ora passare questonda attraverso un prisma di nicol o una
lamina di polaroid (analizzatore) e ruotiamo, nel piano (x, y), lasse ottico
dellanalizzatore. Con gli assi ottici, dellanalizzatore e del polarizzatore,
paralleli si ha il massimo di trasmissione, con gli assi ottici incrociati la
trasmissione `e nulla e, se gli assi ottici formano un angolo fra di loro,
lintensit`a dellonda uscente `e proporzionale a cos
2
secondo la legge di
Malus. In particolare, un fascio di luce polarizzata con il campo elettrico
(1.5), se passa attraverso una lamina di polaroid con lasse ottico a 45
o
rispetto allasse x, e versore x

= ( x+ y)/

2, acquista una componente della


polarizzazione lungo lasse y. La misura della polarizzazione lungo x

annulla
ogni precedente informazione sulla polarizzazione dellonda. Lanalogia con
gli esperimenti di Stern e Gerlach in successione, in gura (1.2), diventa pi` u
stretta se si stabilisce la seguente corrispondenza
atomi S
z
luce polarizzata x, y (1.6)
atomi S
x
luce polarizzata x

, y

. (1.7)
Questa corrispondenza suggerisce che si potrebbe rappresentare lo stato di
spin di un atomo dargento con un vettore in uno spazio vettoriale bidimen-
sionale astratto. Proprio come x e y costituiscono una base per il vettore
polarizzazione della luce `e ragionevole introdurre i vettori di base [+ > e
[> che corrispondono rispettivamente agli stati S
z
+ e S
z
. Ricordiamo
che lasse z, per convenzione, gioca un ruolo particolare nellesperimento di
Stern e Gerlach. Ogni stato di spin potr`a essere rappresentato come com-
binazione lineare di questi vettori di base
2
. In particolare, per i vettori che
rappresentano gli stati S
x
+ e S
x
, la corrispondenza (1.7) rende possibile
la seguente congettura
[>
x
=
1

2
([+> +[>), (1.8)
perch`e x

= ( x + y)/

2, ma y

= ( x + y)/

2. Cos`, la componente, non


bloccata che esce dal secondo dispositivo SGx della gura (1.2c) deve essere
considerata come una sovrapposizione di S
z
+ e S
z
nel senso della (1.8) e
questo spiega perch`e due componenti emergono dal terzo dispositivo SGz.
2
Nella notazione di Dirac, tali vettori si chiamano ket.
8 CAPITOLO 1. LO SPIN
Per descrivere gli atomi S
y
, in questo formalismo, notiamo che, se nel-
lesperimento di gura (1.2b) ruotiamo lapparato SGz di /2 attorno al-
lasse z e sostituiamo SGx con un dispositivo SGy, la situazione risultante
dovrebbe essere la stessa. Ritornando allanalogia con londa luminosa, con-
sideriamo un fascio di luce polarizzato circolarmente che possiamo ottenere
facendo passare luce polarizzata linearmente attraverso una lamina quarto
donda. Otteniamo una combinazione lineare di luce polarizzata lungo x e
di luce polarizzata lungo y con E
y
che oscilla sfasato di /2 rispetto ad E
x
:
E =
1

2
E
0
_
xe
i(kzt)
+ ye
i(kzt/2)
_
=
1

2
E
0
e
i(kzt)
( x i y). (1.9)
Quando facciamo passare questa luce polarizzata circolarmente attraverso
una lamina di polaroid otteniamo di nuovo luce polarizzata linearmente.
Se stabiliamo che un atomo S
y
+ corrisponde ad unonda destrogira ed
un atomo S
y
ad unonda levogira, possiamo descrivere anche gli stati di
spin degli atomi per i quali una misura di S
y
d`a i valori h/2 tramite i
vettori
[>
y
=
1

2
([+> i[>). (1.10)
Lo spazio a due dimensioni introdotto per descrivere lo spin degli atomi
dargento deve essere uno spazio vettoriale complesso. Ritorneremo nel se-
guito su queste corrispondenze, e sui risultati (1.8) e (1.10), quando avremo
chiarito la struttura di questo spazio vettoriale e le leggi di trasformazione
degli stati di spin per rotazioni nello spazio tridimensionale ordinario.
1.4 Sovrapposizione e indeterminazione
I concetti esposti nel precdente paragrafo sono alla base di tutti i futuri
sviluppi e discendono dal principio di sovrapposizione che deriva dalla li-
nearit`a dello spazio degli stati e porter`a ad una dinamica quantistica lineare.
Cerchiamo di chiarire meglio il signicato e limportanza di questo princi-
pio prendendo dal libro di P.A.M. Dirac, Quantum Mechanics, le frasi pi` u
illuminanti. Deniamo dapprima il concetto di stato.
Consideriamo un qualsiasi sistema atomico, composto di particelle o cor-
pi con propriet`a note (masse, momenti di inerzia, ecc.) che interagiscono con
forze che seguono leggi note. Ci saranno molti moti possibili delle particelle
consistenti con le forze date, ognuno di questi moti `e chiamato uno stato del
sistema. Possiamo denire uno stato come un moto imperturbato che `e vin-
colato da condizioni compatibili con la teoria; tali condizioni sono imposte
preparando opportunamente il sistema, per esempio tramite lapparato di
1.5. LO SPAZIO DEGLI STATI 9
Stern e Gerlach, e lasciandolo indisturbato dopo la preparazione. Classi-
camente, si pu`o specicare uno stato dando i valori di tutte le coordinate
e delle velocit`a delle varie parti componenti il sistema ad un certo istante.
Lesperimento di Stern e Gerlach ci mostra che non possiamo osservare lo
spin degli atomi dargento con tutti i dettagli suggeriti dalla teoria classica.
Per una trottola classica, per esempio, possiamo specicare contemporanea-
mente tutte le componenti del suo momento angolare, cosa che non accade
per lo spin degli atomi.
Il principio di sovrapposizione della meccanica quantistica si applica agli
stati di un sistema dinamico qualunque e assume che fra questi stati esista
una relazione particolare tale che, quando il sistema `e con certezza in uno
stato, possiamo considerarlo come se fosse contemporaneamente in ciascuno
di due o pi` u altri stati. Lo stato originale deve essere considerato come una
specie di sovrapposizione di due o pi` u nuovi stati in un modo che non si
presenta nella teoria classica. Dal punto di vista di un matematico, questo `e
un processo sempre permesso e usuale in ottica sica quando si considera la
decomposizione spettrale di unonda e si risolvono le sue componenti tramite
i teoremi di Fourier. La necessit`a di questa decomposizione, tuttavia, non
compare mai in meccanica classica. Il nuovo stato `e completamente denito
dagli stati in cui si scompone quando sono noti i loro pesi relativi nel processo
di sovrapposizione. Il risultato di una misura coincider`a con il risultato
relativo ad uno degli stati che compaiono nella sovrapposizione con una
probabilit`a che dipende dal suo peso relativo. Se lesperimento `e ripetuto un
gran numero di volte, ogni particolare risultato sar`a ottenuto in una frazione
denita del numero totale di volte, cosicch`e c`e una probabilit`a ben denita
di ottenerlo ed `e questa probabilit`a che la teoria permette di calcolare.
La natura non classica del processo di sovrapposizione si chiarisce se
consideriamo la sovrapposizione di due stati, chiamiamoli [1 > e [2 >, tali
che, se osserviamo il sistema nello stato [1 > siamo sicuri di ottenere il
risultato 1 e, se lo osserviamo nello stato [2 >, siamo sicuri di ottenere il
risultato 2. Se sovrapponiamo questi due stati e osserviamo il sistema, il
risultato sar`a qualche volta 1 e qualche volta 2, in accordo con una legge
probabilistica che dipende dai pesi relativi di [1 > e [2 > nel processo di
sovrapposizione. Non otterremo mai un risultato intermedio, losservazione
potr`a dare solamente una delle due risposte: 1 oppure 2.
1.5 Lo spazio degli stati
Ricordiamo che, in meccanica ondulatoria, il primo postulato stabilisce che
lo stato sico di una particella, al tempo t, `e descritto completamente dal-
la funzione donda normalizzata (r, t). Linsieme delle possibili funzioni
10 CAPITOLO 1. LO SPIN
donda costituisce uno spazio vettoriale complesso
3
e, per il terzo postula-
to della misura di una grandezza sica, qualsiasi stato sico pu`o essere
rappresentato come una somma
=

c
i

i
,
dove le
i
sono le autofunzioni di un operatore hermitiano e c
i
sono numeri
complessi. Questo risultato deve essere interpretato nel modo seguente: data
una base
i
, i coecienti c
i
caratterizzano lo stato di una particella in
modo altrettanto completo della funzione donda .
La situazione `e analoga a quella incontrata nello spazio tridimensionale
ordinario: la posizione di un punto nello spazio pu`o essere descritto da una
terna di numeri, che rappresentano le sue coordinate rispetto al sistema di
assi che abbiamo scelto. Cambiando gli assi, una diversa terna di numeri
corrisponder`a allo stesso punto. Ma il concetto geometrico di vettore, come
classe di segmenti orientati, e il calcolo vettoriale ci permettono di evitare
lintroduzione di un sistema di assi semplicando notevolmente sia le formule
che il procedimento logico del calcolo.
Sostituiamo quindi il primo postulato, sullo stato, con il seguente: lo
stato quantistico di qualsiasi sistema sico `e caratterizzato da un vettore
di stato che appartiene ad uno spazio astratto, che chiamiamo spazio degli
stati del sistema. Ci`o non solo semplica il formalismo ma permette una
sua generalizzazione a sistemi sici la cui descrizione quantistica non pu`o
essere fatta mediante una funzione donda che dipende solo dalle coordinate
spaziali. Nel caso degli atomi dargento dellesperimento di Stern e Ger-
lach `e facile visualizzare il vettore di stato. Per un sistema con spin 1/2,
3
Ricordiamone brevemente la denizione: si chiama spazio vettoriale un insieme M
di elementi qualsiasi per i quali sono state denite due leggi di composizione, la somma
fra elementi di M e il prodotto per un numero reale o complesso. Ambedue queste leggi
di composizione soddisfano le stesse propriet`a richieste nella denizione dei vettori dello
spazio tridimensionale ordinario della geometria classica:
a)

X +

Y =

Y +

X commutativit`a
b)

X + (

Y +

Z) = (

X +

Y ) +

Z associativit`a
c) dati due vettori

X e

Y , esiste un unico vettore

Z tale che

X =

Y +

Z.

Z `e la dierenza
di

X ed

Y e, la dierenza fra vettori eguali, denisce il vettore nullo. Il vettore
opposto ad

X,

X, `e denito come quel vettore che, sommato ad



X, d`a il vettore
nullo.
Ad un vettore

X la moltiplicazione per il numero, reale o complesso, fa corrispondere
un nuovo vettore

X (prodotto di

X per il numero) con le seguenti propriet`a:
a) 1

X =

X
b) (

X) = ()

X associativit`a
c) ( +)

X =

X +

X
(

X +

Y ) =

X +

Y distributivit`a.
1.5. LO SPAZIO DEGLI STATI 11
trascurando tutti gli altri gradi di libert`a, lo stato pi` u generale pu`o essere
considerato come combinazione lineare dei vettori di base [+> e [>, che
abbiamo gi`a introdotto,
[>= c
1
[+> +c
2
[>, (1.11)
con c
1
e c
2
numeri complessi. La gura (1.3) rappresenta schematicamente
questa situazione.
E
T
&
&
&
&
&
&
&
&
&
&
&
&b
[+>
[>
[ > c
1
c
2
Spin su
Spin gi` u
Figura 1.3: Rappresentazione degli stati di spin nello spazio complesso. Spin
su e gi` u si riferiscono allapparato di Stern-Gerlach della gura (1.1a).
Sempre in base al terzo postulato, [c
1
[
2
e [c
2
[
2
sono, rispettivamente, le
probabilit`a di trovare + h/2 e h/2 in una misura di S
z
.
In altri casi, se la funzione donda dipende da una variabile, per esempio
x, che pu`o assumere qualsiasi valore reale fra e +, le dimensioni
dello spazio degli stati diventa innito non numerabile. Tuttavia, lanalogia
con la geometria ordinaria resta e le componenti del vettore di stato su
questa base innita forniranno tutti i valori (complessi) che pu`o assumere
la funzione donda.
Nel seguito, useremo la notazione di Dirac per il vettore di stato. Questa
elegante notazione ha molti vantaggi quando si abbia a che fare con proble-
mi agli autovalori per operatori Hermitiani e unitari. I prossimi paragra
saranno dedicati alle propriet`a formali dello spazio degli stati e agli operatori
che agiscono su questo spazio.
12 CAPITOLO 1. LO SPIN
1.6 Spazio vettoriale complesso e spazio duale
Consideriamo uno spazio vettoriale lineare a n dimensioni, dove n dipende
dalla natura del sistema sico che consideriamo. Nel caso dellesperimento
di Stern e Gerlach, questo spazio complesso ha due dimensioni che cor-
rispondono al numero di traiettorie possibili che un atomo dargento pu`o
percorrere dopo aver attraversato lelettromagnete. Abbiamo visto che, in
altri casi, n pu`o diventare innitamente grande e potranno sorgere problemi
di convergenza delle serie, innite, e dubbi sulla legittimit`a di certi limiti.
Il passaggio da uno spazio ad un numero nito di dimensioni, che consideri-
amo ora, ad uno spazio ad innite dimensioni richieder`a ulteriori condizioni
sui vettori e sugli operatori che, nel seguito, specicheremo solo in parte e
supporremo sempre soddisfatte. Abbiamo gi`a denito uno spazio vettoriale
nella nota (3) e, anche in quel caso, si trattava di uno spazio complesso,
quello delle funzioni donda della meccanica ondulatoria.
Nel paragrafo precedente abbiamo associato ad ogni stato dinamico di un
sistema sico un vettore di stato, che chiamiamo ket e che rappresentiamo
con il simbolo [ >; il ket `e rappresentato da [>. Se moltiplichiamo un ket
[> per un numero complesso c, otteniamo ancora un ket e, come vedremo,
[> e c[> rappresentano lo stesso stato sico
4
. I ket formano uno spazio
vettoriale lineare e ogni combinazione lineare di pi` u ket `e ancora un ket, per
esempio
c

[> +c

[>= [ >,
dove [ > `e un vettore dello spazio dei ket e, c

, c

sono numeri complessi.


I k vettori [
i
>, (i = 1, 2, . . . k) si dicono linearmente indipendenti se la
relazione
k

i=1

i
[
i
>= 0, (1.12)
ha come unica soluzione
1
=
2
= . . . =
k
= 0. Si dice che uno spazio
vettoriale ha n dimensioni se il numero massimo di vettori linearmente in-
dipendenti `e n. Le altre propriet`a dei ket possono essere dedotte dalla nota
(3).
Ad ogni spazio vettoriale pu`o essere associato il suo duale. Ogni fun-
zione lineare del ket [ >, ([ >), denisce un vettore nello spazio duale,
che chiamiamo bra ed indichiamo con il simbolo < [. In eetti, ([ >)
possiede la propriet`a di sovrapposizione caratteristica dei vettori perch`e,
essendo lineare, si ha
(c

[> +c

[>) = c

([>) +c

([>),
4
Lo stato `e rappresentato da un raggio nello spazio vettoriale complesso, intendendo
con raggio una direzione in questo spazio.
1.6. KET E BRA 13
e ogni combinazione lineare di due funzioni,
1
e
2
, gode della stessa propri-
et`a. Rappresentiamo con il simbolo <[> il valore (in generale complesso)
assunto dalla funzione ([ >) per il particolare ket [>
5
.
Per introdurre una metrica nello spazio degli stati, supponiamo che ci
sia una corrispondenza biunivoca fra i vettori dello spazio dei ket e dello
spazio dei bra: ad ogni ket [ > corrisponde un bra, coniugato ad [ >,
che indichiamo con il simbolo < [. Questa corrispondenza duale, che
permette di considerare lo spazio dei bra come immagine speculare dello
spazio dei ket, `e una corrispondenza antilineare. Al ket c[> corrisponde il
bra c

<[ e, il bra coniugato al ket


c

[> +c

[>,
`e
c

<[ +c

<[.
La corrispondenza biunivoca fra i due spazi ci permette di denire il
prodotto interno, o scalare del ket [ > con il ket [ > come il numero
complesso < [ >. Per consistenza con le propriet`a del prodotto scalare
delle funzioni donda della meccanica ondulatoria postuliamo che
<[>=<[>

, (1.13)
cio`e che il prodotto interno di [> per [ > sia il complesso coniugato del
prodotto interno di [ > per [>, e che la norma di un ket sia reale e non
negativa
<[> 0. (1.14)
La realt`a della norma discende immediatamente dalla (1.13) e il segno di
eguaglianza in (1.14) vale solo se [ > `e il ket nullo. Due ket si diranno
ortogonali se il loro prodotto interno `e nullo.
Dai postulati (1.13) e (1.14) `e facile ottenere la disuguaglianza di Schwarz;
per due ket arbitrari
[ <[> [
2
<[><[> . (1.15)
Questa disuguaglianza pu`o essere usata per denire un angolo fra due ket
dal confronto con lanaloga propriet`a per il prodotto scalare di due vettori
(reali) nello spazio ordinario
[A B[
2
[A[
2
[B[
2
.
5
Questo spiega lorigine della terminologia usata da Dirac: il simbolo < . . . > `e
chiamato bracket in inglese.
14 CAPITOLO 1. LO SPIN
Problema. Dimostrare la disuguaglianza di Schwarz (1.15).
Soluzione
Si costruisce il ket
[ >= [> +[>,
dove `e un parametro complesso che calcoliamo ottimizzando la disuguaglianza
(1.14) per [ >:
<[ >= (<[ +

<[)([> +[>) 0. (1.16)


La forma migliore per questa disuguaglianza si ottiene scegliendo in modo da
rendere minimo il membro sinistro di (1.16). Derivando, per esempio, rispetto a

si trova il minimo per <[ ([> +[>) = 0, e quindi


=
<[>
<[>
.
Sostituendo qesto valore di in (1.16), si ottiene la disuguaglianza di Schwarz. Il
segno di uguaglianza in (1.16) vale solo se [ > `e il ket nullo, cio`e se [ > e [ >
sono multipli luno dellaltro (paralleli).
Se un ket non `e nullo, possiamo costruire un ket normalizzato [ >
dividendo [> per la sua lunghezza
_
<[>, o norma,
[ >=
1
_
<[>
[>
con la propriet`a < [ >= 1. Poich`e [> e il suo prodotto per un numero
complesso, c[>, rappresentano lo stesso stato sico, si pu`o richiedere che i
ket, usati per rappresentare gli stati sici, abbiano norma uno. Lambiguit`a
nella rappresentazione di uno stato, tramite il ket [ >, si riduce allora alla
possibilit`a di moltiplicare [ > per una fase arbitraria.
Nelle considerazioni fatte nora `e essenziale che i ket abbiano una nor-
ma nita. Quando tratteremo gli spettri continui, sar`a necessario intro-
durre dei vettori di lunghezza innita. Si dimostra che `e possibile costruire
combinazioni lineari normalizzabili di questi vettori.
1.7 Operatori lineari
Il secondo postulato, sulle grandezze siche, aerma che ogni grandezza sica
misurabile `e descritta da un operatore lineare e Hermitiano che abbiamo
chiamato osservabile. Osservabili sono, per esempio, le componenti dello
spin, di cui abbiamo parlato allinizio del capitolo.
1.7. OPERATORI LINEARI 15
Un operatore trasforma ogni ket dello spazio degli stati in unaltro ket
dello stesso spazio e diremo che il ket [ > `e il risultato dellazione di un
operatore A sul ket [> se
[>= A([>) = A[> .
e che A `e loperatore nullo se [ > `e nullo qualunque sia [ >. Lultimo
passaggio, nellequazione precedente `e lecito se A `e un operatore lineare
A(c

[> +c

[>) = c

A[> +c

A[> . (1.17)
Gli operatori possono essere moltiplicati per una costante, sommati o
moltiplicati fra di loro. Queste operazioni sugli operatori soddisfano le
seguenti regole:
1. la somma `e associativa e commutativa,
2. il prodotto fra operatori `e associativo e distributivo rispetto alla som-
ma ma, in generale, non `e commutativo
6
.
Un esempio banale di operatore lineare `e loperatore identit`a, indicato con
1, con la propriet`a [>= 1[> qualunque sia [>
7
.
Deniamo ora lazione di un operatore A sullo spazio duale dei bra. La
linearit`a di A implica che il prodotto scalare <[ (A[>) sia una funzione
lineare di [ >. A questa funzione `e associato un bra < [ =< [A e la
corrispondenza fra <[ e <[ `e lineare. Potremo quindi scrivere
(<[A) [>=<[ (A[>) =<[A[>, (1.18)
visto che le parentesi diventano inutili. La convenzione `e sempre quella di
porre i bra a sinistra degli operatori ed i ket a destra.
Il ket A[>e il bra <[Anon sono, in generale, coniugati luno dellaltro.
La corrispondenza duale denisce un operatore lineare, chiamato Hermitiano
coniugato di A, o aggiunto di A, che si indica con il simbolo A

:
A[><[A

. (1.19)
In base allequazione (1.18), avremo che
<[A[>=<[ (A[>= [(<[A

) [>]

=
6
La non commutativit`a fra due operatori, A e B, si esprime dicendo che il loro
commutatore [A, B] = AB BA `e diverso dalloperatore nullo.
7
Loperatore c1, dove c `e un numero complesso, moltiplica ogni ket per c e pu`o essere
scritto semplicemente come c. Nel seguito, useremo il carattere grassetto per tale operatore
solo se `e necessario per la chiarezza del testo.
16 CAPITOLO 1. LO SPIN
=<[A

[>

. (1.20)
Notiamo anche che laggiunto, di un prodotto di operatori, rovescia lordine
degli operatori: (AB)

= B

. Per denizione, un operatore lineare H si


dice Hermitiano se coincide con il suo aggiunto
H = H

(1.21)
e, per esso, in base alla relazione (1.20)
<[H[>=<[H[>

. (1.22)
Se moltiplichiamo il ket [ > per il bra <[, nellordine, otteniamo un
operatore, [ >< [, che si chiama prodotto esterno di [ > e < [ ed `e
facile dimostrare che ([ ><[)

= [><[. E suciente applicare questo


operatore ad un generico ket [ >:
([><[) [ >= [> (<[ >),
e calcolare il corrispondente duale
(<[ >)

<[ = (<[>) <[ =<[ ([><[).


In tutti questi calcoli, la propriet`a associativa della moltiplicazione gioca
un ruolo fondamentale. Altri prodotti leciti fra ket compaiono quando si
considera il prodotto tensoriale di due spazi vettoriali che pu`o descrivere un
sistema quantistico di due particelle o gradi di libert`a indipendenti relativi
alla stessa particella, per esempio lo spin e il momento angolare orbitale di
un elettrone.
Per calcolare laggiunto di unespressione complicata, in cui compaiono
numeri complessi, bra, ket ed operatori, esiste una regola semplice: sostituire
ovunque i numeri con il loro complesso coniugato, i bra con i ket coniugati e
viceversa, gli operatori con il loro Hermitiano coniugato e invertire lordine
dei bra, dei ket e degli operatori. Per esempio: il coniugato del ket AB[>
<[C[ > `e il bra <[C

[><[B

.
1.8 Autovalori e autoket
Il ket non nullo [a

> `e chiamato autoket delloperatore lineare A se


A[a

>= a

[a

> (1.23)
e, quindi, leetto delloperatore A su [a

> `e semplicemente quello di molti-


plicarlo per un numero (in generale complesso) a

. Per denizione, a

`e un
autovalore di A e [a

> lautoket associato ad esso, nel seguito verranno


1.8. AUTOVALORI E AUTOKET 17
indicati con la stessa lettera. Se esistono pi` u autoket, linearmente indipen-
denti, associati allo stesso autovalore si parla di degenerazione e lordine
della degenerazione, per denizione, `e pari alle dimensioni del sottospazio
degli autoket relativi allo stesso autovalore. Assumiamo, per ora, che, per
ciascun autovalore, ci sia solo un ket linearmente indipendente, il problema
della degenerazione verr`a considerato pi` u avanti.
Di particolare interesse `e il caso in cui A `e Hermitiano e, se osservabile
8
,
rappresenti una qualche grandezza sica. Se A = A

, la corrispondente
duale della relazione (1.23) diventa < a

[A = a

< a

[. Supponiamo che a
sia unaltro autovalore di A e consideriamo il prodotto scalare di [a

> per
il ket A[a >= a[a >
< a[A[a

>= a

< a[a

> .
Daltra parte, il prodotto scalare di (1.23) per il ket [a > d`a < a[A[a

>=
a

< a[a

>, e la dierenza fra queste due relazioni `e


0 = (a

) < a[a

> . (1.24)
Di conseguenza, se a

= a, otteniamo
a

= a

= reale,
perch`e < a

[a

> > 0, e se a

,= a, vediamo che gli autoket associati ad


autovalori diversi sono ortogonali
< a[a

>= 0, se a

,= a.
Abbiamo quindi dimostrato che, per un operatore Hermitiano,
1. gli autovalori sono reali;
2. gli spettri degli autovalori, relativi ai ket e ai bra, sono identici;
3. autoket associati ad autovalori distinti sono ortogonali e possono essere
normalizzati
< a[a

>=
aa
. (1.25)
Se ogni vettore di norma nita pu`o essere sviluppato in serie di questi au-
toket, si dice che essi formano un sistema completo e che loperatore Hermi-
tiano, come osservabile, ha una interpretazione sica. Il numero di autoket,
in tal caso, `e pari alle dimensioni n dello spazio degli stati e, per sempli-
care la scrittura, adottiamo ora una notazione alternativa indicandoli con
il simbolo [a
(i)
>, dove i = 1, 2, . . . , n, e a
(i)
saranno gli autovalori reali
8
Le osservabili sono operatori Hermitiani, ma non `e sempre vero il viceversa.
18 CAPITOLO 1. LO SPIN
corrispondenti: A[a
(i)
>= a
(i)
[a
(i)
>. La condizione che gli [a
(i)
> siano
ortogonali e normalizzati, ovvero ortonormali, assume la forma
< a
(i)
[a
(j)
>=
ij
, (1.26)
e questi autoket costituiscono una base nello spazio vettoriale complesso.
Essendo autoket delloperatore A, diremo che essi sono i vettori di base
della rappresentazione A.
Un ket [> arbitrario potr`a essere sviluppato su questa base
[>=
n

i=1
b
i
[a
(i)
>, (1.27)
con b
i
numeri complessi. Il prodotto scalare di (1.27) con lautoket [a
(j)
>
d`a, ricordando lortonormalit`a della base (1.26),
< a
(j)
[>= b
j
,
e, quindi
[>=

i
[a
(i)
>< a
(i)
[>=

i
([a
(i)
>< a
(i)
[)[>, (1.28)
avendo usato la propriet`a associativa della moltiplicazione. Larbitrariet`a di
[> permette di ricavare da (1.28) una importante relazione
n

i=1
[a
(i)
>< a
(i)
[ = 1, (1.29)
nota come relazione di completezza o di chiusura. Nel seguito, useremo
molto spesso le equazioni (1.26) e (1.29) che sono le equazioni fondamen-
tali della rappresentazione A. Loperatore identit`a, 1, pu`o essere inserito
ovunque senza cambiare il risultato, per esempio
<[>=<[(

i
[a
(i)
>< a
(i)
[)[>=
=

i
< a
(i)
[>

< a
(i)
[>=

i
[ < a
(i)
[> [
2
,
da cui, se [> in (1.27) `e normalizzato ad uno, si ottiene

i
[b
i
[
2
=

i
[ < a
(i)
[> [
2
= 1.
Loperatore [a
(i)
>< a
(i)
[ `e lineare ed Hermitiano e, applicato ad un
generico ket [> seleziona la parte di [> parallela ad [a
(i)
>. Per questa
1.9. MATRICI 19
ragione `e chiamato operatore di proiezione o proiettore, e se deniamo il sim-
bolo P
i
per esso, P
i
[a
(i)
>< a
(i)
[, vediamo che gli operatori di proiezione
hanno la seguente propriet`a
P
i
P
j
=
ij
P
j
, (1.30)
che discende dallortonormalit`a della base. La relazione di completezza pu`o
essere riscritta come
P
A
=
n

i=1
[a
(i)
>< a
(i)
[ =
n

i=1
P
i
= 1, (1.31)
e loperatore P
A
proietta tutto lo spazio dei ket e realizza la decomposizione
dellunit`a rispetto agli autovalori di A.
1.9 Ket e operatori come matrici
Nella rappresentazione A, in cui A[a
(i)
>= a
(i)
[a
(i)
> (i = 1, 2, . . . , n), per
ogni ket [ > si ha
[>= P
A
[>=
n

i=1
[a
(i)
>< a
(i)
[>, (1.32)
come abbiamo visto, e le quantit`a < a
(i)
[ > possono essere considerate
come gli elementi di una matrice ad una colonna di cui i `e lindice di riga.
La conoscenza di questa matrice determina completamente il ket [> nella
base data. Analogamente, per ogni bra <[ si ha
<[ =<[P
A
=
n

i=1
<[a
(i)
>< a
(i)
[, (1.33)
e le quantit`a <[a
(i)
>, complesse coniugate delle componenti del ket [ >,
< a
(i)
[ >, possono essere considerate come gli elementi di una matrice
ad una riga ed n colonne, essendo ora i lindice di colonna. Con questa
convenzione, il bra, coniugato duale di un ket dato, `e rappresentato dal
complesso coniugato del trasposto
9
del vettore che rappresenta questo ket.
Se calcoliamo, con questa convenzione, il prodotto scalare di due ket
<[>=<[P
A
[>=

i
<[a
(i)
>< a
(i)
[>,
9
La matrice trasposta di una matrice M, M
T
, si ottiene da M tramite lo scambio delle
righe con le colonne
(M
T
)
kl
= M
lk
.
20 CAPITOLO 1. LO SPIN
otteniamo un numero complesso, prodotto di una matrice ad una riga ed n
colonne per una matrice con n righe e una colonna.
Anche gli operatori possono essere rappresentati mediante matrici, in
questo caso si tratta di matrici quadrate (nn). Ogni operatore lineare, B,
pu`o essere scritto nella forma
B = P
A
BP
A
=

i

k
[a
(i)
>< a
(i)
[B[a
(k)
>< a
(k)
[, (1.34)
e ci sono n
2
numeri (in generale complessi) della forma < a
(i)
[B[a
(k)
>, dove
n `e la dimensione dello spazio dei ket. Possiamo pensare questi numeri come
elementi di una matrice quadrata in cui i `e lindice di riga e k lindice di
colonna. La matrice B
ik
=< a
(i)
[B[a
(k)
> rappresenta loperatore B nella
base denita dagli autoket di A. La relazione (1.20), che denisce loperatore
aggiunto
<[B

[>=<[B[>

,
pu`o essere riscritta nella forma
B

ik
=< a
(i)
[B

[a
(k)
>=< a
(k)
[B[a
(i)
>

= B

ki
(1.35)
per gli elementi di matrice. La matrice che rappresenta loperatore aggiunto,
B

, si ottiene prendendo la complessa coniugata della trasposta della matrice


che rappresenta B. Tutti i prodotti deniti per i vettori e gli operatori sono
rappresentati dai prodotti delle matrici corrispondenti. Cos`, il prodotto di
due operatori F = BC `e rappresentato dagli elementi di matrice
< a
(i)
[F[a
(k)
>=< a
(i)
[BP
A
C[a
(k)
>=

l
< a
(i)
[B[a
(l)
>< a
(l)
[C[a
(k)
>,
cio`e dagli elementi della matrice, prodotto delle matrici corrispondenti a B
e C. Analogamente, lequazione <[ =<[B pu`o essere espressa come una
relazione fra matrici
<[a
(i)
>=

k
<[a
(k)
>< a
(k)
[B[a
(i)
> .
Nella rappresentazione A, la forma della matrice associata allopera-
tore A `e particolarmente semplice perch`e A[a
(i)
>= a
(i)
[a
(i)
> e
< a
(i)
[A[a
(k)
>= a
(k)
< a
(i)
[a
(k)
>= a
(k)

ik
. (1.36)
Quindi la matrice che rappresenta A, nella base dei suoi autoket `e diagonale
e lequazione
A = P
A
AP
A
=

i
a
(i)
[a
(i)
>< a
(i)
[ =

i
a
(i)
P
i
, (1.37)
1.9. MATRICI 21
`e chiamata decomposizione spettrale delloperatore Hermitiano A. Prima
di mostrare con un esempio lutilit`a della (1.37), `e importante sottolineare
il fatto che, mentre un operatore `e denito indipendentemente dalla scelta
della base, la sua rappresentazione matriciale dipende dalla scelta partico-
lare della base di ket usata.
`
E conveniente quindi usare una notazione che
distingue fra loperatore e la sua rappresentazione matriciale.
Consideriamo, come esempio, un sistema di spin 1/2 per il quale avevamo
introdotto la base costituita dai ket [+> e [>, autoket di S
z
con autovalori
h/2,
S
z
[>=
h
2
[> . (1.38)
La scelta di una base ortonormale implica che < +[+ >=< [ >= 1 e
<+[>=<[+>= 0. La relazione di chiusura (1.29)
[+><+[ +[><[ = 1,
assicura la completezza della base, cio`e ogni stato, rappresentato dal generico
ket [>, pu`o essere scritto come sovrapposizione di [+> e [>
[>= c
1
[+> +c
2
[>,
con c
1
=< +[ > e c
2
=< [ > numeri, in generale, complessi. La
decomposizione spettrale (1.37) permette di scrivere S
z
nella forma
S
z
=
h
2
([+><+[ [><[). (1.39)
Nel costruire le matrici che rappresentano gli operatori momento angolare si
`e soliti associare gli indici di riga, e di colonna, alle componenti del momen-
to angolare in ordine decrescente, cio`e lindice 1 corrisponde alla massima
componente del momento angolare, lindice 2 a quella immediatamente pi` u
bassa e cos` via. Nel caso di spin 1/2, otteniamo dalle equazioni (1.32) e
(1.33)
[+>
.
=
_
1
0
_
, [>
.
=
_
0
1
_
,
e
<+[
.
= ( 1 0 ), <[
.
= ( 0 1 ),
mentre lequazione (1.34) permette di associare una matrice a S
z
S
z
.
=
h
2
_
1 0
0 1
_
.
Il simbolo
.
= sta per `e rappresentato da e ci ricorda che vettori e opera-
tori non vanno identicati con le matrici che li rappresentano in una base
particolare.
22 CAPITOLO 1. LO SPIN
1.10 Cambiamento di base
Una rappresentazione A denisce, tramite gli autoket delloperatore A,
una base nello spazio vettoriale complesso e presenta una certa analogia con
lintroduzione di un sistema di coordinate nello spazio euclideo ordinario.
Alle rotazioni dei sistemi di coordinate della geometria analitica corrispon-
deranno trasformazioni, da una rappresentazione ad unaltra, nello spazio
degli stati della meccanica quantistica. Nellesempio, alla ne del precedente
paragrafo, abbiamo considerato la rappresentazione S
z
ma avremmo po-
tuto usare la rappresentazione S
x
in cui i ket di base sono [>
x
. I due
diversi insiemi di vettori formano una base nello stesso spazio e siamo inte-
ressati a trovare come le due descrizioni sono legate fra loro o, in altre parole,
a studiare come si realizza un cambiamento di base o di rappresentazione.
In una rappresentazione A, in cui i ket di base sono gli autoket [a
(i)
>
delloperatore A, un ket generico [ > `e sviluppato secondo la (1.28)
[ >=

i
[a
(i)
>< a
(i)
[ > .
In unaltra rappresentazione B, in cui la base `e denita dagli autoket
[b
(i)
> di B, il ket [ > si scriver`a come
[ >=

i
[b
(i)
>< b
(i)
[ > .
Ambedue le basi sono ortonormali
< a
(i)
[a
(j)
>=
ij
, < b
(i)
[b
(j)
>=
ij
,
e complete

i
[a
(i)
>< a
(i)
[ =

i
[b
(i)
>< b
(i)
[ = 1.
Con laiuto di queste relazioni si pu`o stabilire qual`e il legame fra le due
rappresentazioni
< b
(i)
[ >=< b
(i)
[P
A
[ >=

j
< b
(i)
[a
(j)
>< a
(j)
[ > . (1.40)
I numeri complessi < b
(i)
[a
(j)
> sono i coecienti della trasformazione che
realizza il cambiamento di rappresentazione da A a B. Lortonormalit`a
e la completezza di entrambe le basi mostra che

i
< a
(j)
[b
(i)
>< b
(i)
[a
(k)
>=< a
(j)
[a
(k)
>=
jk
, (1.41)
e

j
< b
(i)
[a
(j)
>< a
(j)
[b
(k)
>=< b
(i)
[b
(k)
>=
ik
. (1.42)
1.10. CAMBIAMENTO DI BASE 23
La matrice, che nella base [a
(i)
> ha elementi U
ji
=< a
(j)
[b
(i)
>, connette la
vecchia base con la nuova e soddisfa le condizioni (1.41) e (1.42)

i
U
ji
U

ik
=
jk
,

j
U

ij
U
jk
=
ik
,
cio`e la matrice [U
ij
[ `e unitaria. Loperatore U, denito dalla [b
(i)
>= U[a
(i)
>
per ogni i, che fa passare dalla base [a
(i)
> alla nuova base [b
(i)
>, `e U =

k
[b
(k)
>< a
(k)
[. Loperatore U `e unitario
UU

= U

U = 1 (1.43)
e, chiaramente, < a
(j)
[U[a
(i)
>=< a
(j)
[b
(i)
>. Notiamo che lequazione
(1.40) pu`o essere riscritta come
< b
(i)
[ >=

j
< a
(i)
[U

[a
(j)
>< a
(j)
[ >, (1.44)
ed `e facile ottenere la relazione tra i vecchi elementi di matrice ed i nuovi
per un operatore C,
< b
(k)
[C[b
(l)
>=

m

n
< b
(k)
[a
(m)
>< a
(m)
[C[a
(n)
>< a
(n)
[b
(l)
>=

n
< a
(k)
[U

[a
(m)
>< a
(m)
[C[a
(n)
>< a
(n)
[U[a
(l)
>,
che rappresenta una trasformazione di similitudine per loperatore C
C

= U

CU. (1.45)
In questo cambiamento di rappresentazione, alcune propriet`a caratteristiche
della matrice < a
(m)
[C[a
(n)
> restano inalterate; il determinante, la traccia,
gli autovalori di questa matrice non cambiano. Sia infatti
C[c
(i)
>= c
(i)
[c
(i)
>, (1.46)
lequazione agli autovalori per loperatore C, che supponiamo Hermitiano.
Nella rappresentazione A, la (1.46) diventa

j
< a
(k)
[C[a
(j)
>< a
(j)
[c
(i)
>= c
(i)
< a
(k)
[c
(i)
>, (1.47)
e, come equazione fra matrici, `e un insieme di n equazioni lineari e omogenee,
nelle incognite < a
(k)
[c
(i)
> che possiede soluzioni non banali se, e solo se,
det(C
kj

kj
) = 0. (1.48)
Questa equazione di grado n nellincognita `e chiamata equazione secolare o
caratteristica, essa possiede n radici reali
10
e, se le radici sono tutte distinte,
10
C `e Hermitiano per ipotesi.
24 CAPITOLO 1. LO SPIN
fornisce n autoket linearmente indipendenti tramite le loro componenti sulla
base [a
(i)
>. Le n radici di (1.48), = c
(i)
, sono gli autovalori di C. La
propriet`a dei determinanti
det (MN) = det M det N,
e la trasformazione (1.45) mostrano che gli autovalori sono indipendenti dalla
rappresentazione
det (C

1) = det [U

(C 1)U] = det (C 1) = 0,
perch`e UU

= 1. Inoltre, se sviluppiamo lequazione secolare (1.48) in


potenze di
()
n
+ (Tr C)()
n1
+. . . + det C = 0, (1.49)
il coeciente di ogni potenza di deve essere indipendente dalla scelta della
rappresentazione. Lequazione (1.49) ci permette di concludere che
Tr C =

i
c
(i)
, det C =

i
c
(i)
.
Scegliamo ora un autovalore c
(1)
, soluzione dellequazione caratteristi-
ca (1.48), e calcoliamo il corrispondente autoket. Supponiamo che c
(1)
sia
una radice semplice dellequazione caratteristica e riscriviamo il sistema di
equazioni (1.47) nella forma

j
(C
kj

kj
c
(1)
) < a
(j)
[c
(1)
>= 0, (1.50)
che mette in evidenza il fatto che il sistema comprende (n 1) equazioni
linearmente indipendenti; la n-esima discende dalle precedenti e quindi `e
automaticamente soddisfatta. Ma abbiamo n incognite, quindi il sistema ha
innite soluzioni, e tutte le < a
(k)
[c
(1)
> (k = 1, . . . , n) possono essere
determinate univocamente se ssiamo una di esse, per esempio < a
(1)
[c
(1)
>.
Otteniamo allora un sistema di (n 1) equazioni lineari non omogenee,
con determinante non nullo, perch`e le (n 1) equazioni sono indipendenti
e, a membro destro di ognuna di esse, compare il termine con k = 1. Gli
autoket associati a c
(1)
dieriscono solo per il valore scelto per < a
(1)
[c
(1)
> e
possiamo dire che, a meno di un fattore costante, un solo autoket corrisponde
a questo autovalore. Se lautoket `e normalizzato ad uno, questo fattore
costante diventa un fattore di fase. Questa operazione deve essere ripetuta
per ogni autovalore e, alla ne, fornir`a una base ortonormale e completa. Si
pu`o dimostrare che questo `e vero anche in presenza di autovalori ripetuti (o
di degenerazione).
1.10. CAMBIAMENTO DI BASE 25
Notiamo che, se due operatori A e B commutano, gli autoket di A sono
anche autoket di B. Infatti, se [A, B] = 0,
< a
(i)
[[A, B][a
(j)
>= (a
(i)
a
(j)
) < a
(i)
[B[a
(j)
>= 0,
e quindi < a
(i)
[B[a
(j)
>= 0 per ogni coppia (i, j) per cui a
(i)
,= a
(j)
. Se non
c`e degenerazione, loperatore B `e rappresentato da una matrice diagonale
nella rappresentazione A:
B =

k
[a
(k)
>< a
(k)
[B[a
(k)
>< a
(k)
[,
e
B[a
(i)
>=

k
[a
(k)
>< a
(k)
[B[a
(k)
>< a
(k)
[a
(i)
>=< a
(i)
[B[a
(i)
> [a
(i)
> .
(1.51)
La (1.51) non `e altro che lequazione agli autovalori per loperatore B, gli
autovalori di B sono
b
(i)
=< a
(i)
[B[a
(i)
>
e possiamo indicare con il simbolo [a
(i)
b
(i)
> un autoket simultaneo di A e B.
Questa possibilit`a sar`a considerata, pi` u in dettaglio, nel prossimo capitolo.
Problema. Studiare il problema agli autovalori per un operatore unitario U.
Soluzione
Un generico operatore unitario pu`o sempre essere scritto nella forma
U =
U +U

2
+i
U U

2i
= A+iB,
dove A e B sono entrambi Hermitiani. A e B commutano, perch`e U commuta
con U

per la (1.43), e i loro autoket comuni [a

> sono anche autoket di U con


autovalori
u

= a

+ib

(a

, b

reali).
Si ha anche
A
2
+B
2
=
1
4
(U +U

)
2

1
4
(U U

)
2
= U

U = 1,
da cui otteniamo che a
2
+b
2
= 1 e, quindi, gli autovalori di U hanno modulo uno
e, ponendo a

= cos c

e b

= sin c

, possono essere scritti nella forma


u

= e
ic

. (1.52)
Una conseguenza importante della (1.52) si ottiene denendo un operatore C con
autovalori c

e autoket [c

>= [a

>. Essendo questa una base completa, avremo


per U la decomposizione spettrale
U =

e
ic

[c

>< c

[ = e
iC
. (1.53)
26 CAPITOLO 1. LO SPIN
Ogni operatore unitario pu`o essere espresso, tramite un operatore Hermitiano, con
una relazione della forma (1.53).
Il formalismo descritto in questi paragra deve essere completato con
una discussione del caso in cui `e presente una degenerazione, pi` u autoket
corrispondono allo stesso autovalore, e dello spettro continuo. Ambedue
questi problemi verranno arontati nel prossimo capitolo.
Bibliograa consigliata: [1], [3], [4].
Capitolo 2
Interpretazione sica del
formalismo generale
2.1 Misure
Il postulato sulla misura aerma che la misura di una grandezza sica deve
dare come risultato uno degli autovalori dellosservabile corrispondente. Es-
so non `e di facile interpretazione e richiede alcune precisazioni. In parti-
colare, cosa signica laermazione che i soli valori che pu`o assumere una
grandezza sica / sono quelli dello spettro degli autovalori delloperatore
A (osservabile) ad essa associato ?. Prima di fare una misura dellosserv-
abile A, il sistema `e rappresentato da un ket che possiamo scrivere come
combinazione lineare di autoket di A
[ >=

a

[a

>< a

[ >, (2.1)
A[a

>= a

[a

> essendo lequazione agli autovalori per loperatore A. La


misura, di solito
1
, cambia lo stato del sistema che precipita in uno degli
autoket dellosservabile A, [a

> per esempio,


[ > quando si misura A =[a

> . (2.2)
In questo caso, diciamo che lautovalore a

, corrispondente allautoket [a

>,
`e il risultato della misura di A. Si tratta di un cambiamento non causale,
una perturbazione non controllabile provocata dallinterazione del sistema
con lapparato di misura. Pensiamo quindi di poter eseguire una misura i-
deale in cui tutti gli eetti, dovuti alle condizioni particolari in cui la misura
`e stata fatta, possono essere trascurati e solo la perturbazione non con-
trollabile, specica dei fenomeni quantistici, entra in gioco. In una misura
1
La sola eccezione si verica quando lo stato del sistema `e gi`a un autostato della
osservabile che viene misurata.
27
28 CAPITOLO 2. INTERPRETAZIONE FISICA
ideale, lapparato di misura funziona come un ltro perfetto e seleziona
solo una componente dello sviluppo (2.1). In questo senso, lapparato di
Stern-Gerlach fornisce una misura ideale dello spin degli atomi dargento.
La seconda parte, del postulato della misura, aerma che la probabilit`a
che il sistema salti in qualche particolare autoket di A, [a

>, `e data da
Probabilit`a che il risultato sia a

= [ < a

[ > [
2
, (2.3)
se [ > `e normalizzato: < [ >= 1, altrimenti il membro destro di (2.3)
deve essere diviso per < [ >. Lequazione (2.3) denisce una distribuzione
statistica delle misure della grandezza sica /, associata allosservabile A.
Sperimentalmente, questa distribuzione corrisponde alla distribuzione dei
risultati ottenuti quando si eettua la misura di / su un gran numero di
sistemi sici preparati in modo identico, indipendenti e che si trovano, allis-
tante della misura, nello stesso stato dinamico. Tutti i sistemi sono carat-
terizzati, allinizio del processo di misura, dallo stesso ket [ > e deniscono
ci`o che si chiama un insieme puro. Un esempio di insieme puro `e fornito
dagli atomi dargento , tutti nello stato [+>, che escono da un apparato di
Stern-Gerlach SG z con la componente [> bloccata.
Linterpretazione probabilistica della misura, data da (2.3), `e uno dei
postulati fondamentali della meccanica quantistica ed `e in accordo con le
propriet`a generali di una probabilit`a, denita come rapporto fra il numero di
casi favorevoli al vericarsi di un certo evento e il numero di casi possibili. La
probabilit`a di un qualsiasi evento deve essere positiva , o nulla, e la somma
delle probabilit`a, relative a tutte le possibili alternative, deve essere uno.
Entrambe queste condizioni sono soddisfatte da (2.3). Ritroviamo anche il
postulato di riduzione del pacchetto donda perch`e, se [ > coincide con
[a

>, la probabilit`a di ottenere a

, come risultato della misura, `e uno mentre


`e nulla, per ogni altro autovalore a ,= a

, a causa dellortogonalit`a tra [a

>
e [a >.
Ad ogni stato dinamico del sistema corrisponde una certa distribuzione
statistica dei valori che possono assumere le variabili dinamiche che carat-
terizzano lo stato. Conoscendo, da (2.3), questa distribuzione statistica
possiamo denire il valore di aspettazione, o valor medio, di A nello stato
[ >, che supponiamo normalizzato ad uno,
< A >=< [A[ > (2.4)
e, per una funzione qualunque, F(A), di una osservabile data A,
< F(A) >=< [F(A)[ > . (2.5)
Qualunque sia F(A), lespressione (2.5) non cambia se moltiplichiamo il ket
[ > per un fattore di fase exp(i) arbitrario ( `e reale). Ad ogni stato
2.2. APPLICAZIONI 29
dinamico corrisponde un vettore denito a meno di un fattore di fase o, in
altre parole, lo stato `e denito da un raggio nello spazio degli stati, come
abbiamo gi`a visto nel primo capitolo.
Possiamo riscrivere la denizione (2.4) nella forma
< A >=

a

a
< [a >< a[A[a

>< a

[ >=
=

a

[ < a

[ > [
2
, (2.6)
essendo < a[A[a

>= a

< a[a

>= a

a
. Lultima riga dellequazione
(2.6) `e in accordo con la nostra nozione intuitiva di valore medio come
somma dei prodotti dei valori misurati, a

, per la probabilit`a di ottenerli. E


importante distinguere gli autovalori di una osservabile dai suoi valori medi.
Misurando S
z
di un atomo dargento, con lapparato di Stern-Gerlach, i
risultati possibili sono h/2 ma il valore medio di S
z
, < S
z
>, che risulta
dalla misura su molti atomi, pu`o assumere ogni valore reale compreso fra
h/2 e + h/2.
2.2 Applicazione dei postulati della misura ai si-
stemi di spin 1/2
Il postulato della misura, discusso nel paragrafo precedente, permette di
determinare gli autoket [>
x
e [>
y
degli operatori S
x
e S
y
e di confermare
i risultati gi`a ottenuti per analogia con la polarizzazione della luce. In un
esperimento di Stern-Gerlach sequenziale, prepariamo dapprima un fascio
di atomi di spin 1/2, tutti nello stato [+ >
x
, e facciamo quindi passare il
fascio attraverso un dispositivo SG z. Otteniamo due componenti, [>, di
eguale intensit`a e ci`o signica che le probabilit`a di ottenere gli autovalori
h/2 di S
z
sono le stesse e pari a 1/2. Dalla (2.3) abbiamo che
[ < +[+ >
x
[ = [ < [+ >
x
[ =
1

2
(2.7)
e, a meno di una inessenziale fase globale,
[+ >
x
=
1

2
[+ > +
1

2
e
i
1
[ >, (2.8)
con
1
reale. Il ket [ >
x
deve essere ortogonale a [+ >
x
, perch`e le due
alternative si escludono a vicenda, e questa condizione porta a
[ >
x
=
1

2
[+ >
1

2
e
i
1
[ >, (2.9)
sempre a meno di una fase globale.
30 CAPITOLO 2. INTERPRETAZIONE FISICA
Possiamo anche costruire loperatore S
x
, dalla sua decomposizione spet-
trale
S
x
=
_
+
h
2
_
[+ >
x x
< +[ +
_

h
2
_
[ >
x x
< [,
e, inserendo le equazioni (2.8) e (2.9),
S
x
=
h
2
_
e
i
1
[+ >< [ +e
i
1
[ >< +[
_
(2.10)
che determina loperatore Hermitiano S
x
nella base degli autoket di S
z
.
Ripetendo lo stesso ragionamento per S
y
, si ottiene
[ >
y
=
1

2
[+ >
1

2
e
i
2
[ > (2.11)
e
S
y
=
h
2
_
e
i
2
[+ >< [ +e
i
2
[ >< +[
_
(2.12)
con
2
reale, ma diverso da
1
.
Se consideriamo un fascio di atomi di spin 1/2, che si muovono nella
direzione z, e eseguiamo un esperimento SG x seguito da SG y, dovremo
avere in analogia con (2.7)
[
y
< [+ >
x
[ = [
y
< [ >
x
[ =
1

2
, (2.13)
perch`e il fascio [ >
x
si scinde in due componenti con la stessa intensit`a
nella misura di S
y
, e quindi le due probabilit`a devono avere lo stesso valore.
Calcoliamo ora, usando (2.8) e (2.11),
y
< [+ >
x
y
< [+ >
x
=
1
2
_
< +[ e
i
2
< [
_

_
[+ > +e
i
1
[ >
_
=
=
1
2
_
1 e
i(
1

2
)
_
,
e sostituiamo questo risultato in (2.13), ottenendo
1
2

1 e
i(
1

2
)

=
1

2
,
che `e equivalente a
_
1 cos(
1

2
) = 1. (2.14)
Vediamo che deve essere

2
=

2
(2.15)
e che lintroduzione dei numeri complessi appare come un aspetto essenziale
della meccanica quantistica. Se, infatti, scegliamo opportunamente la fase
2.2. APPLICAZIONI 31
globale nella denizione degli autoket di S
z
, [ >, possiamo porre
1
=
0, mentre la scelta di
2
,
2
= /2, `e legata alla scelta del sistema di
coordinate: levogiro o destrogiro. La scelta corretta, per un sistema di
coordinate levogiro, risulta essere
2
= /2. Per riassumere, abbiamo
[ >
x
=
1

2
[+ >
1

2
[ >, (2.16)
e
[ >
y
=
1

2
[+ >
i

2
[ >, (2.17)
mentre
S
x
=
h
2
[[+ >< [ +[ >< +[], (2.18)
e
S
y
=
h
2
[i [+ >< [ +i [ >< +[]. (2.19)
Notiamo che i risultati (2.16) e (2.17) sono in accordo con quanto trovato
precedentemente perch`e solo la fase relativa fra [+ > e [ > ha signica-
to sico. Nella base dei suoi autoket, loperatore S
z
`e diagonale ed ha la
seguente decomposizione spettrale
S
z
=
h
2
[[+ >< +[ [ >< []. (2.20)
A questo punto diventa particolarmente interessante e semplice intro-
durre il formalismo a due componenti di Pauli per i sistemi di spin 1/2.
Nella rappresentazione matriciale dei ket, bra e operatori abbiamo la cor-
rispondenza per i ket di base (autoket di S
z
)
[+ >
.
=
_
1
0
_
e [ >
.
=
_
0
1
_
, (2.21)
mentre, per un arbitrario ket di stato, si avr`a
[ >
.
=
_
< +[ >
< [ >
_
, (2.22)
e, analogamente, i bra saranno rappresentati da matrici ad una riga e due
colonne. La matrice colonna (2.22) `e chiamata spinore a due componenti e
si pu`o scrivere nella forma
[ >
.
=
_
c
+
c

_
, < [
.
=
_
c

+
c

, (2.23)
32 CAPITOLO 2. INTERPRETAZIONE FISICA
dove c
+
e c

sono, in generale, numeri complessi. Dalle equazioni (2.18),


(2.19) e (2.20) si trovano immediatamente le matrici che rappresentano gli
operatori di spin S
k
(k = 1, 2, 3 ovvero x, y, z) e, ponendo
S
k
.
=
h
2

k
,
si ottiene

x
=
_
0 1
1 0
_
,
y
=
_
0 i
i 0
_
,
z
=
_
1 0
0 1
_
, (2.24)
che sono le famose matrici di Pauli. In questo formalismo, il valor medio
< S
k
> pu`o essere espresso tramite e
k
:
< S
k
>=< [S
k
[ >=

a

a=
< [a

>< a

[S
k
[a >< a[ >=
=
h
2

k
. (2.25)
Alcune propriet`a della matrici di Pauli sono evidenti
Tr(
i
) = 0, det(
i
) = 1,
2
i
= 1. (2.26)
Lultima equazione delle (2.26), insieme alla propriet`a

i
=
i
, mostra che
le matrici di Pauli sono sia unitarie che Hermitiane. LHermiticit`a `e legata
al fatto che gli operatori S
k
sono osservabili. Da (2.24), o dalle equazioni
(2.18), (2.19) e (2.20), troviamo anche le regole di commutazione
2
[
i
,
j
] = 2i
ijk

k
, (2.27)
che si traducono nelle corrispondenti regole per gli operatori di spin
[S
i
, S
j
] = ih
ijk
S
k
, (2.28)
e le relazioni di anticommutazione

i
,
j
= 2
ij
. (2.29)
Problema. Dimostrare lidentit`a
( a)( b) = a b +i (a b),
dove a e b sono vettori tridimensionali che commutano con .
2
La somma sugli indici ripetuti `e implicita.
2.2. APPLICAZIONI 33
Soluzione
Si ha
( a)( b) =

j
a
j

k
b
k
=
=
1
2

j,k
a
j
b
k
(
j
,
k
+ [
j
,
k
]).
Dalle (2.27) e (2.29) si ottiene
( a)( b) =

j,k,l
a
j
b
k
(
jk
+i
jkl

l
) =
= a b +i (a b).
Le relazioni di commutazione (2.28) sono quelle di un qualsiasi momento
angolare. Ricordiamo che, per loperatore momento angolare orbitale L, ad
esempio, valgono le relazioni di commutazione
[L
i
, L
j
] = ih
ijk
L
k
.
Le relazioni di anticommutazione (2.29), invece, costituiscono una propriet`a
peculiare dello spin 1/2.
Possiamo anche denire gli operatori S = S
x
x + S
y
y + S
z
z e S
2
=
S
2
x
+S
2
y
+S
2
z
. Dalla (2.29), moltiplicando per h
2
/4, otteniamo
S
i
, S
j
=
h
2
2

ij
,
da cui S
2
i
= h
2
/4; loperatore S
2
risulta essere un multiplo delloperatore
identit`a
S
2
=
3
4
h
2
1
e, quindi, commuta con tutte le componenti di S
[S
2
, S
j
] = 0.
Problema. In presenza di una interazione spin-orbita, nellHamiltoniano
compare un termine della forma L S. L non `e pi` u una costante del moto
perch`e non commuta con lHamiltoniano. Mostrare che il momento angolare
totale J = L +S commuta con L S.
Soluzione
34 CAPITOLO 2. INTERPRETAZIONE FISICA
Consideriamo la componente J
z
e il suo commutatore con S L, ricordando che
[S, L] = 0 perch`e loperatore L agisce solo sulle coordinate x, y, z mentre S mescola
le componenti di uno spinore,
[S L, J
z
] = S [L, L
z
] + [S, S
z
] L =
ihS
x
L
y
+ihS
y
L
x
ihS
y
L
x
+ihS
x
L
y
= 0.
In modo analogo, si pu`o dimostrare la commutativit`a per le altre componenti di
J.
2.3 Osservabili compatibili e incompatibili
Due osservabili A e B si dicono compatibili se gli operatori, A e B, commu-
tano
[A, B] = 0 (2.30)
e incompatibili quando
[A, B] ,= 0. (2.31)
Per esempio, S
2
e S
z
sono osservabili compatibili mentre S
x
e S
z
sono osser-
vabili incompatibili. Se lequazione (2.30) `e soddisfatta e [a

> `e un autoket
comune di A e B, allora si ha anche [A, B][a

>= 0 ed `e possibile dimostrare


il teorema:
Se due osservabili commutano, esse possiedono un insieme ortonormale com-
pleto di autoket comuni e, viceversa, lesistenza di un insieme comune e
completo di autoket assicura la commutativit`a delle due osservabili.
Fisicamente, questo signica che le variabili dinamiche rappresentate da
queste due osservabili possono essere denite, in modo preciso, simultanea-
mente: sono delle variabili compatibili. In particolare, `e possibile eettuare
simultaneamente una misura ideale delle variabili / e B e il ket di stato,
dopo la misura, sar`a un autoket comune di A e B.
Dimostriamo dapprima che, se A e B sono osservabili compatibili e gli
autovalori di A ([a

>) sono non degeneri, gli elementi di matrice < a[B[a

>
sono diagonali
< a[B[a

>=
a

a
< a

[B[a

> . (2.32)
Infatti
< a[[A, B][a

>=< a[(AB BA)[a

>= (a a

) < a[B[a

>= 0
quindi < a[B[a

> deve annullarsi, a meno che a = a

, e questo prova
lequazione (2.32). Cos` A e B possono essere rappresentate da matrici
diagonali con lo stesso insieme di ket di base, gli autoket di A. Allora
B =

a

a
[a

>< a

[B[a >< a[ =

a
[a >< a[B[a >< a[
2.3. OSSERVABILI COMPATIBILI E INCOMPATIBILI 35
e, facendo agire B su un autoket di A, si ha
B[a

>=

a
[a >< a[B[a >< a[a

>= (< a

[B[a

>) [a

> . (2.33)
Ma (2.33) `e proprio lequazione agli autovalori per loperatore B, con auto-
valore
b

< a

[B[a

>, (2.34)
e, perci`o, il ket [a

> `e un autoket simultaneo di A e B e lo possiamo indicare


con [a

, b

> perch`e
A[a

, b

>= a

[a

, b

>, (2.35)
e
B[a

, b

>= b

[a

, b

> . (2.36)
Viceversa, se A e B posiedono un insieme ortonormale e completo di autoket
comuni, si ha
AB[a

, b

>= a

[a

, b

>= BA[a

, b

> (2.37)
e
[A, B][a

, b

>= 0,
che, essendo vera per ogni ket della base
3
, vale anche in senso operatoriale,
cio`e [A, B] = 0.
Possiamo ora arontare un problema importante, legato al concetto
di degenerazione, che avr`a una soluzione semplice in base al teorema ap-
pena dimostrato. Un operatore Hermitiano A pu`o avere due o pi` u au-
tovalori coincidenti (degeneri), cio`e pi` u autoket linearmente indipenden-
ti possono appartenere allo stesso autovalore. Supponiamo, per esempio,
che un autovalore a

corrisponda a due autoket linearmente indipendenti e


normalizzati:
A[a

1
>= a

[a

1
>, A[a

2
>= a

[a

2
> .
Evidentemente, qualsiasi combinazione lineare [a

1
> +[a

2
> `e pure un
autoket di A con autovalore a

.
Poich`e gli autoket di un operatore Hermitiano A formano un insieme
ortonormale completo, `e possibile usare questo insieme di autoket come ket
di base caratterizzandoli con gli autovalori corrispondenti. Tuttavia, se `e
presente una degenerazione, pi` u autoket appartengono ad un particolare
autovalore e il simbolo [a

> non `e suciente per caratterizzare il ket. Ma,


se potessimo trovare un secondo operatore Hermitiano B, che commuta con
A e tale che il sistema di autoket comuni [a

, b

> sia unico, allora avrem-


mo risolto il nostro problema e, in tal caso, diremo che A e B formano un
3
Pu`o succedere che (2.37) sia vera in un sottospazio dei ket anche se A e B non sono
compatibili. Per esempio, uno stato con = 0 (stato S), `e autostato simultaneo di L
x
e
L
z
, anche se L
x
e L
z
non commutano, con autovalore zero per entrambi gli operatori.
36 CAPITOLO 2. INTERPRETAZIONE FISICA
insieme completo di osservabili compatibili. Altrimenti, si dovr`a trovare un
terzo osservabile C, che commuta con A e B, e cos` via, nch`e gli autoket
comuni siano caratterizzati in modo univoco. In generale, diremo che le
osservabili A, B, . . . , G formano un insieme completo di di osservabili com-
patibili se esse possiedono un insieme completo di autoket comuni e uno solo.
In altre parole, ogni autoket [a

, b

, . . . , g

> `e caratterizzato univocamente


dagli autovalori di queste osservabili
4
.
In un esperimento si dovr`a preparare il sistema eettuando su di esso la
misura simultanea di un insieme completo di osservabili compatibili, il suo
stato dinamico sar`a cos` completamente determinato allistante iniziale. Lo
stato del sistema cambier`a poi, secondo lequazione di Schrodinger, in mo-
do noto e, successivamente, si potr`a prevedere esattamente la distribuzione
statistica dei risultati di una data misura.
Consideriamo, ora, le osservabili incompatibili che, come abbiamo vis-
to, non possono avere un insieme completo di autoket in comune. Misure
successive di osservabili che non commutano cambiano, in generale, il ket
di stato del sistema e presentano alcune peculiarit`a che posssiamo chiarire
tramite un esempio. Pensiamo ad una successione di misure ideali, di tre os-
servabili non compatibili A, B, C, che generalizzi gli esperimenti sequenziali
di Stern e Gerlach, considerati nel secondo capitolo, nel senso che, in ogni
misura, si seleziona un solo autoket dellosservabile corrispondente. Uno
schema dellapparato `e mostrato in Fig. 2.1.
E
A
E
B
E
C
E
[a

>
[b

>
[c

>
Figura 2.1: Misure ideali in successione di osservabili incompatibili.
Supponiamo che sia normalizzata ad uno lintensit`a del fascio che esce
dal primo dispositivo, che misura A. Allora, lintensit`a del fascio nale, o la
probabilit`a di ottenere [c

>, `e il prodotto delle probabilit`a


[ < c

[b

> [
2
[ < b

[a

> [
2
(2.38)
Sommiamo, ora, su b

per calcolare la probabilit`a di ottenere c

, come risul-
tato dellultima misura, indipendentemente dal risultato della misura di B.
4
Un esempio semplice `e fornito dal momento angolare orbitale. Gli autovalori di L
2
e
L
z
sono, rispettivamente, h
2
(+1) e hm; per caratterizzare il momento angolare orbitale,
`e necessario specicare sia che m: |, m >.
2.3. OSSERVABILI COMPATIBILI E INCOMPATIBILI 37
B funziona sempre come un ltro perfetto e si ripete la misura per ogni auto-
valore di B, bloccando tutti gli altri. Ci`o signica che si considera la somma
delle probabilit`a di ottenere c

per ogni possibile risultato della misura ideale


di B. Si ottiene cos`

[ < c

[b

> [
2
[ < b

[a

> [
2
=

b

< c

[b

>< b

[a

>< a

[b

>< b

[c

>,
(2.39)
e possiamo vedere come leettiva registrazione delle probabilit`a, di passare
attraverso le diverse vie b

, inuisca sul risultato che otteniamo nella misura


di C. Sarebbe infatti errato pensare che, avendo sommato su tutti i pos-
sibili risultati della misura di B, lespressione (2.39) rappresenti anche la
probabilit`a di ottenere c

nel dispositivo di Fig. 2.2.


E
A
E
C
E [a

>
[c

>
Figura 2.2: Misure ideali in successione in assenza del ltro B.
Ora, la probabilit`a di ottenere c

`e [ < c

[a

> [
2
e possiamo sempre consi-
derare il fascio puro [a

>, che esce dal primo ltro (A), come combinazione


lineare di autoket di B
[a

>=

b

[b

>< b

[a

> .
Quindi, la probabilit`a diventa in questo caso
[ < c

[a

> [
2
=

< c

[b

>< b

[a

>

2
=
=

b

b
< c

[b

>< b

[a

>< a

[b >< b[c

>, (2.40)
che `e diversa da (2.39). Il risultato della misura di C varia a seconda che
la misura di B sia stata fatta o no, anche se consideriamo tutti i possibili
risultati della misura di B.
Se A e B, oppure B e C, avessero un insieme completo di autoket comuni,
cio`e
[A, B] = 0 oppure [B, C] = 0,
38 CAPITOLO 2. INTERPRETAZIONE FISICA
le due probabilit`a (2.39) e (2.40) coinciderebbero, come si pu`o facilmente
vericare. La diversit`a fra queste due espressioni `e una caratteristica delle
osservabili incompatibili.
Le gure che seguono dovrebbero chiarire completamente questo impor-
tante concetto. Si ha infatti
E
SGz
E
SGx
E
SGz
E
E
S
z
+
S
x
+
S
z
+
S
z

(c)
50%
50%
Figura 2.3: Misure di componenti incompatibili dello spin.
ma
E
SGz
E
SGx
E
SGz
E
E
E
S
z
+
S
x
+
S
x

S
z
+
S
z

(c)
100%
0%
Figura 2.4: La misura di S
x
non viene fatta.
2.4 Le relazioni di indeterminazione
Data una osservabile A, deniamo lo scarto quadratico medio o uttuazione
di A come
A = (< A
2
> < A >
2
)
1
2
, (2.41)
dove il valore medio di A deve essere preso nello stato sico che stiamo
considerando. Nella maggior parte dei casi, A rappresenta lincertezza su
A e si annulla quando lo stato in questione `e un autoket di A. Per esempio,
se A `e losservabile S
x
, e lo stato considerato `e lautoket [+ > di S
z
, abbiamo
dalla (2.18): < S
x
>= 0 e < S
2
x
>= h
2
/4. La uttuazione S
x
, in questo
stato, `e
S
x
=
h
2
,
mentre S
z
`e nullo. Cio`e, nello stato [+ >, S
z
`e ben denito mentre S
x
`e
mal denito.
2.4. LE RELAZIONI DI INDETERMINAZIONE 39
Consideriamo, ora, due osservabili, A e B, che vericano lequazione
[A, B] = iC, (2.42)
con C operatore Hermitiano
5
. Allora, per qualsiasi stato, varr`a la seguente
disuguaglianza
AB
1
2
[ < [A, B] > [ =
1
2
[ < C > [. (2.43)
Per dimostrarlo, introduciamo le osservabili

A = A < A >,

B = B < B > .
E chiaro che
[

A,

B] = iC,
e che
A =

A =<

A
2
>
1/2
, B =

B =<

B
2
>
1/2
.
Supponiamo che lo stato dinamico del sistema sia rappresentato da un ket
[ >, normalizzato, e applichiamo la disuguaglianza di Schwarz (si veda il
capitolo I) ai ket

A[ > e

B[ >:
(A)
2
(B)
2
=< [

A
2
[ >< [

B
2
[ > [ < [

A

B[ > [
2
. (2.44)
Separando il prodotto

A

B nella parte Hermitiana e anti-Hermitiana, si
ottiene

A

B =
1
2

A,

B +
1
2
[

A,

B] =
1
2

A,

B +
i
2
C,
e si pu`o riscrivere la disuguaglianza (2.44) nella forma
(A)
2
(B)
2

_
1
2

A,

B
_
2
+
_
C
2
_
2
e, a maggior ragione,
AB
1
2
[ < C > [. (2.45)
Le relazioni di indeterminazione di Heisenberg, posizione-impulso, di-
scendono direttamente dalla (2.45) se A `e una componente delloperatore
posizione, B `e la corrispondente componente delloperatore impulso e C `e
proporzionale alloperatore identit`a: C = h1.
5
Il commutatore di due operatori Hermitiani, X = [A, B], `e anti-Hermitiano, X =
X

, e il suo valore medio `e immaginario puro.


40 CAPITOLO 2. INTERPRETAZIONE FISICA
Problema. Trovare le condizioni per cui il prodotto A B `e uguale al suo
valore minimo [ < C > [/2 .
Soluzione
La disuguaglianza di Schwarz deve ridursi ad una identit`a, quindi

A[ > e

B[ >
devono essere paralleli:

B[ >=

A[ > (2.46)
con costante arbitraria, e il valor medio <

A,

B > deve essere nullo:
<

A,

B >= ( +

) < [

A
2
[ >= 0,
cio`e +

= 2Re = 0 e deve essere immaginario puro.


Dalla condizione (2.46) si ha anche
< [

A

B[ >= (A)
2
e < [

B

A[ >=
1

(B)
2
,
e, sommando i membri destri di queste due equazioni si deve ottenere zero (valor
medio dellanticommutatore), mentre la dierenza deve dare i < C >:
(A)
2
+
1

(B)
2
= 0 e (A)
2

(B)
2
= i < C > .
Eliminando B da queste equazioni, si pu`o esprimere tramite A
=
i < C >
2(A)
2
. (2.47)
Vedremo, quando considereremo le osservabili posizione e impulso, le conseguenze
di questa condizione.
2.5 Lo spettro continuo
Finora abbiamo considerato uno spazio degli stati di dimensioni nite, n.
Se n diventa innito, i problemi matematici, riguardanti la convergenza
delle serie e la completezza della base, diventano pi` u complessi in questo
limite. Possiamo ancora denire la matrice che rappresenta un operatore
Hermitiano ma, per esempio, la sua traccia diventa la somma di inniti
autovalori (e il suo determinante il prodotto di inniti autovalori) e pu`o non
esistere nel limite continuo. Nel seguito, ci sar`a suciente sapere che esiste
una formulazione matematica rigorosa di uno spazio vettoriale lineare con
innite, anche non numerabili, dimensioni e che le generalizzazioni esposte
nel seguito dovranno essere accompagnate da una certa cautela nel denire le
propriet`a di un operatore. Per esempio, se n `e nito, la condizione UU

= 1
`e suciente per aermare che loperatore U `e unitario mentre, se n ,
anche la condizione U

U = 1 deve essere soddisfatta indipendentemente.


2.5. LO SPETTRO CONTINUO 41
Supponiamo che loperatore Hermitiano A
< [A[ >=< [A[ >

,
presenti uno spettro degli autovalori che consiste di punti discreti e di una
parte continua. Gli autoket corrispondenti agli autovalori discreti possono
essere normalizzati ad uno mentre, nella parte continua dello spettro, as-
sumiamo che lautoket sia una funzione continua dellautovalore. Linter-
pretazione sica della teoria richiede che, nella parte continua dello spet-
tro, abbiano signicato sico solo quelle soluzioni, dellequazione agli au-
tovalori A[a

>= a

[a

>, per le quali a

`e reale ed `e possibile adottare la


normalizzazione
< a

[a >= (a

a), (2.48)
in analogia con
< a

[a >=
a

a
per gli autovalori discreti. Con queste normalizzazioni, tutte le formule,
per i casi discreto e continuo, sono molto simili ed `e suciente sostituire il
simbolo di Kronecher con la funzione generalizzata di Dirac e la somma
discreta sugli autovalori con un integrale. Cos` un ket arbitrario [ > pu`o
essere scritto come
[ >=

a

[a

>< a

[ > +
_
[a > da < a[ >, (2.49)
dove la somma corre sugli autovalori discreti e lintegrale viene esteso alla
parte continua dello spettro. [ < a

[ > [
2
`e la probabilit`a di trovare il
valore a

, per losservabile A nello stato [ >, se siamo nella parte discreta


dello spettro. Analogamente, [ < a[ > [
2
da `e la probabilit`a di trovare
un valore compreso fra a e a +da, quando a giace nella parte continua
dello spettro.
Un esempio, tratto dalla meccanica ondulatoria per una particella pun-
tiforme che si muove in una dimensione, permette di chiarire questi concetti.
Sia [ >il ket di stato della particella. Poich`e possiamo misurare la posizione
della particella sullasse x, deve esistere un operatore Hermitiano x, osserva-
bile, i cui autovalori formano un continuo perch`e una misura della posizione
d`a, come risultato, un numero reale compreso fra e +. Indichiamo
con [x

> i corrispondenti autoket


x[x

>= x

[x

>,
che, con la normalizzazione
< x[x

>= (x x

), (2.50)
42 CAPITOLO 2. INTERPRETAZIONE FISICA
formano un insieme ortonormale e completo
_
[x

> dx

< x

[ = 1 (2.51)
Partendo dallo sviluppo del ket [ > su questa base
[ >=
_
+

[x

> dx

< x

[ >, (2.52)
possiamo chiarire cosa si intende per una misura ideale dellosservabile po-
sizione. Immaginiamo un rivelatore molto sottile, posto in modo tale da
scattare solo quando la particella si trova in x

. Quando il rivelatore scatta,


lo stato [ > precipita in [x

> e, subito dopo la misura, possiamo dire che


lo stato `e [x

>. In pratica, un rivelatore reale pu`o localizzare la particella


in un piccolo intorno di x

(x

/2, x

+ /2) e la misura della posizione


produce un brusco cambiamento di stato che si pu`o schematizzare cos`:
[ >=
_
+

[x > dx < x[ >


_
x

+/2
x

/2
[x > dx < x[ > .
Se < x[ > non cambia in modo apprezzabile in questo piccolo intervallo,
e scriviamo dx

al posto di , la probabilit`a che il rivelatore scatti `e data da


[ < x

[ > [
2
dx

.
Ovviamente, la probabilit`a di trovare la particella da qualche parte, tra
e +, deve essere uno
_
+

dx

[ < x

[ > [
2
= 1, (2.53)
che `e certamente vera se il ket [ > `e normalizzato: < [ >= 1. Tutto ci`o
`e in accordo con la denizione generale data sopra.
Nella relazione (2.52), le componenti < x

[ > dello sviluppo deniscono


una funzione complessa della variabile reale x

e permettono di stabilire un
legame esplicito fra la funzione donda della meccanica ondulatoria e il ket
di stato. La relazione corretta, fra il ket di stato [ > e la funzione donda

(x

) risulta essere

(x

) =< x

[ >, (2.54)
e i valori complessi, che assume la funzione

(x

), sono le componenti del


ket [ > in uno spazio vettoriale ad innite dimensioni in cui x

etichetta i ket
di base. Poich`e la base `e fornita dagli autoket delloperatore x, possiamo dire
che la meccanica ondulatoria `e la meccanica quantistica in rappresentazione
x o rappresentazione coordinate. Da questo punto di vista,

(x

) `e solo
uno dei molti modi possibili di rappresentare il ket di stato.
2.5. LO SPETTRO CONTINUO 43
Possiamo convincerci che questo legame `e corretto considerando, per
esempio, il prodotto scalare di due ket
< [ >=
_
< [x

> dx

< x

[ >=
_
+

(x

(x

) dx

, (2.55)
o il valor medio di una funzione f(x) delloperatore x. Si ha infatti, dalla
< x[x[x

>= x

(x x

),
che gli elementi di matrice di f(x) sono
< x[f(x)[x

>= f(x

) (x x

),
e, in generale,
< [f(x)[ >=
_
+

(x

)f(x

(x

) dx

, (2.56)
in accordo con le convenzioni della meccanica ondulatoria. Il risultato (2.56)
discende immediatamente dalla
f(x)[ >=
_
[x

> dx

< x

[f(x)[x > dx < x[ >=


=
_
[x

> dx

f(x

(x

).
Lestensione a tre dimensioni della nozione di autoket di posizione richiede
lipotesi che la base [x

> sia completa e quindi che i tre operatori x, y, z


formino un insieme completo di osservabili compatibili. Dovremo perci`o
assumere che
[x
i
, x
j
] = 0, (2.57)
(i, j = 1, 2, 3) dove, come al solito, x
1
, x
2
, x
3
stanno per x, y, z. Le tre
componenti del vettore posizione possono essere, allora, misurate simultane-
amente con precisione arbitrariamente grande e il ket di stato di una par-
ticella puntiforme (senza spin) pu`o essere sviluppato sugli autoket di x,
x[x

>= x

[x

>, nel modo seguente


[ >=
_
[x

> d
3
x

< x

[ > . (2.58)
Non `e dicile generalizzare tutte le formule, che abbiamo ottenuto in una
dimensione, al caso tridimensionale purch`e ci si ricordi che (2.57) `e alla base
di questa generalizzazione e che, ora,
< x[x

>=
3
(x x

) = (x x

)(y y

)(z z

),
mentre < x

[ >=

(x

).
44 CAPITOLO 2. INTERPRETAZIONE FISICA
2.6 Operatore di traslazione
Avendo visto che lestensione al caso tridimensionale non presenta dicolt`a,
restiamo in una dimensione e deniamo loperatore di traslazione T (), come
loperatore che cambia uno stato localizzato attorno ad x

in uno stato
localizzato attorno ad x

+:
T ()[x

>= [x

+ > . (2.59)
x

e sono numeri con le dimensioni di una lunghezza e, per la (2.59), [x

>
non `e un autoket di T (). In rappresentazione coordinate, gli elementi di
matrice delloperatore traslazione sono
< x[T ()[x

>=< x[x

+ >= (x x

), (2.60)
e, se consideriamo due traslazioni successive e ,
T ()T () = T ()T () = T ( +), (2.61)
cio`e due traslazioni successive sono equivalenti a una traslazione risultante
che non dipende dallordine in cui abbiamo eseguito le due traslazioni.
Per denizione, T () preserva lortonormalit`a e la completezza dei ket
di base ed `e quindi un operatore unitario che possiamo scrivere nella forma
T () = e
iA()
, (2.62)
con A() operatore Hermitiano. Se poniamo = in (2.61), otteniamo
(T ())
2
= T (2) ovvero 2A() = A(2).
Non `e dicile, a questo punto, provare che, per ogni numero razionale n, vale
la relazione nA() = A(n) e che, se loperatore A `e una funzione continua
di ,
A(n) = nA(1),
per tutti i numeri reali n. Segue che A() e che T () ha la forma
T () = e
ik
, (2.63)
dove k `e un operatore Hermitiano. Se rappresenta uno spostamento
innitesimo, = dx

,
T (dx

) = 1 idx

k (2.64)
e loperatore k `e chiamato il generatore delle traslazioni innitesime
6
.
6
Nel caso tridimensionale, lequazione (2.64) diventer`a: T (dx

) = 1 idx

k.
2.6. OPERATORE DI TRASLAZIONE 45
Leetto di T (), su un ket arbitrario, discende dalla relazione
T ()[ >= e
ik
[ >= T ()
_
[x

> dx

< x

[ >=
=
_
[x

+ > dx

< x

[ >=
_
[x

> dx

< x

[ >, (2.65)
dove il cambiamento di variabile non cambia gli estremi di integrazione che
sono e + per tutti gli integrali. Cos`, nella traslazione, lo stato con
funzione donda

(x

) =< x

[ > `e mutato nel nuovo stato con funzione


donda

(x

) =< x

[ >=

(x

).
Sviluppiamo in serie di potenze di (Mac-Laurin) il secondo ed ultimo
termine dellequazione (2.65) e uguagliamo i coecienti delle potenze
n
.
Notando che
< x

[ >=

n=0
1
n!
_

n

n
< x

[ >

=0
_

n
=

n=0
(1)
n
n!

_

n
(x

)
n
< x

[ >

=0
_

n
=

n=0
(1)
n
n!
_

n
x
n
< x

[ >
_

n
,
si ottiene
k
n
[ >=
1
i
n
_
[x

> dx


n
x
n
< x

[ > . (2.66)
Leetto di una qualsiasi funzione di k, che pu`o essere sviluppata in serie di
potenze, sar`a quindi
f(k)[ >=
_
[x

> dx

f
_
1
i

(x

), (2.67)
e, in particolare,
< [k[ >=
_
+

(x

)
_
1
i

(x

)dx

(2.68)
Dalla (2.66) si pu`o calcolare il commutatore [x, k]. Infatti, per un ket
arbitrario [ >, si ha
xk[ >=
1
i
_
[x

> dx

< x

[ >
e
kx[ >=
1
i
_
[x

> dx

(x

< x

[ >),
quindi, sottraendo dalla prima equazione la seconda,
(xk kx)[ >=
1
i
_
[x

> dx

< x

[ >= i[ > . (2.69)


46 CAPITOLO 2. INTERPRETAZIONE FISICA
Valendo la (2.69) per un ket arbitrario [ >, vale la relazione fra operatori
[x, k] = i1, (2.70)
che `e una relazione familiare e mostra che loperatore di traslazione ha un
signicato sico e che hk, o ( h/i)/x

, corrisponde alla componente x


dellimpulso. Ritorneremo, fra un momento, a questo importante risultato.
Per loperatore Hermitiano k possiamo scrivere lequazione agli autova-
lori
k[k

>= k

[k

>,
con k

reale. Notiamo che anche loperatore T () ha gli stessi autoket,


con autovalori exp(ik

). Se, nella equazione (2.66) con n = 1, poniamo


[ >= [k

> e moltiplichiamo a sinistra per < x[, otteniamo lequazione


dierenziale
ik

< x[k

>=

x
< x[k

> .
La soluzione di questa equazione `e
< x[k

>= g(k

)e
ik

x
, (2.71)
senza nessuna limitazione sui valori di k

, a parte la condizione di realt`a.


Quindi lo spettro di k comprende tutti i numeri reali fra e +. Lorto-
normalit`a degli autoket di k determina g(k

) a meno di un fattore di fase.


Infatti
< k[k

>= (k k

) =
_
< k[x

> dx

< x

[k

>=
= g

(k)g(k

)
_
+

e
i(k

k)x

dx

= 2[g(k

)[
2
(k

k).
Perci`o, a meno di un fattore di fase che scegliamo eguale ad uno, g(k

) =
1/

2 e
< x

[k

>=
1

2
e
ik

. (2.72)
Lidenticazione di hk con limpulso p della particella ha motivi pi` u
profondi che non la semplice analogia delle relazioni (2.70) con la regola di
commutazione
[x, p] = ih1 (2.73)
Abbiamo visto infatti che, allautoket dellosservabile k, corrisponde londa
piana (2.72). Daltra parte, unonda piana corrisponde ad una densit`a di
probabilit`a costante per la presenza della particella lungo lasse x. In accor-
do con la relazione di De Broglie, p

= hk

, ci`o signica che limpulso della


particella `e ben denito. Cio`e exp(ik

) caratterizza lautoket corrispon-


dente a p

= hk

. Loperatore k corrisponde al vettore donda della teoria


classica.
2.6. OPERATORE DI TRASLAZIONE 47
Loperatore p = hk `e Hermitiano e denisce una base tramite i suoi
autoket [p

>,
p[p

>= p

[p

>,
e i suoi autovalori sono reali. Gli autoket di p possono essere normalizzati
[p

>=
_
[x

> dx

< x

[p

>=
1

2
_
e
ip

/h
[x

> dx

,
e possono essere usati come base di una rappresentazione, che chiameremo
rappresentazione impulso , mentre le funzioni (2.72)
< x

[p

>=
1

2
e
ip

/h
.
sono le funzioni di trasformazione dalla rappresentazione x alla rappresen-
tazione p.
Un ket di stato arbitrario, [ >, pu`o essere sviluppato sulla base [p

>
[ >=
_
[p

> dp

< p

[ >,
e il legame fra la rappresentazione coordinate e la rappresentazione impulso
`e dato dalla
< p

[ >=
_
< p

[x

> dx

< x

[ >=
1

2
_
e
ip

/h
< x

[ > dx

.
(2.74)
Se indichiamo con

(p

) =< p

[ >,
la funzione donda nella rappresentazione p, vediamo che essa `e la trasfor-
mata di Fourier di

(x

(p

) =
1

2
_
+

(x

)e
ip

/h
dx

, (2.75)
e, viceversa,

(x

) =
1

2
_
+

(p

)e
ip

/h
dk

. (2.76)
Consideriamo ora una particella nello spazio tridimensionale. Ogni traslazione
in questo spazio pu`o essere ottenuta mediante traslazioni successive lungo i
tre assi coordinati. Possiamo ripetere per lasse y e lasse z quello che abbi-
amo detto per le traslazioni lungo lasse x. Se [x

> `e il ket che corrisponde


ad una particella, localizzata in x

, avremo
T ()[x

>= [x

+ >
48 CAPITOLO 2. INTERPRETAZIONE FISICA
dove
T () = e
ip/h
. (2.77)
Una propriet`a fondamentale delle traslazioni impone che traslazioni suc-
cessive in direzioni diverse, per esempio nelle direzioni x e y, commutino.
Il gruppo delle traslazioni `e commutativo (o abeliano). I generatori delle
traslazioni innitesime, deniti generalizzando lequazione (2.64), devono
commutare
[p
i
, p
j
] = 0. (2.78)
Anche la generalizzazione della relazione (2.70) diventa semplice perch`e le
traslazioni lungo assi ortogonali sono indipendenti e quindi
[x
i
, p
j
] = ih
ij
1, (2.79)
con i, j = 1, 2, 3.
Inoltre, dalla relazione di De Broglie, si ha che la probabilit`a di trovare,
per una particella nello stato [ >, un impulso compreso fra p

e p

+dp

`e
[ < p

[ > [
2
dp

= [

(p

)[
2
dp

.
Dalle (2.45) e (2.79) discendono immediatamente le relazioni di indeter-
minazione di Heisenberg
x
i
p
i

h
2
. (2.80)
Problema. Si determinino le condizioni che devono essere imposte alla
funzione donda anch`e la disuguaglianza
x p
x

h
2
,
si riduca ad una uguaglianza.
Soluzione
Dalle condizioni (2.46) e (2.47), con A = x e B = p
x
, otteniamo
(p
x
< p
x
>)[ >=
ih
2(x)
2
(x < x >)[ >,
che, moltiplicata a sinistra per < x

[, d`a
_
h
i
d
dx

< p
x
>
_

(x

) =
ih
2(x)
2
(x

< x >)

(x

), (2.81)
essendo, dalla (2.66),
p
x
[ >=
h
i
_
[x

> dx

(x

).
2.7. REGOLE DI QUANTIZZAZIONE 49
Il pacchetto donda gaussiano, soluzione normalizzata di (2.81),

(x

) =
1
[2(x)
2
]
1/4
exp
_

(x

< x >)
2
4(x)
2
+i
< p
x
> x

h
_
, (2.82)
`e chiamato, per questo motivo, pacchetto donda di minima incertezza.
Notiamo che, nel limite x , il pacchetto donda gaussiano (2.82)

(x

) =
1
[2(x)
2
]
1/4
exp
_

(x

< x >)
2
4(x)
2
+i
< p
x
> x

h
_
,
diventa unonda piana, che si estende su tutto lo spazio, con < p
x
>
/h =< k >; la probabilit`a di trovare la particella in un intorno dx

di
x

, [
k
(x

)[
2
dx

, `e indipendente da x

. Se x 0, otteniamo da (2.82)
una funzione donda, nello spazio delle coordinate, simile ad una di Dirac:
la probabilit`a di osservare la particella si annulla molto rapidamente per
[x

< x > [ > 2 x.


E istruttivo calcolare, seguendo questa linea, la funzione donda nello
spazio degli impulsi, per la quale sia x p
x
= h/2. Lo stesso risultato
pu`o essere ottenuto facendo la trasformata di Fourier della (2.82). Questo
esercizio viene lasciato al lettore
7
.
2.7 Regole di quantizzazione
Le relazioni di commutazione fra gli operatori Hermitiani, che rappresentano
le coordinate e gli impulsi
[x
i
, x
j
] = 0, [p
i
, p
j
] = 0, [x
i
, p
j
] = ih
ij
1,
che abbiamo trovato nella sezione precedente, sono consistenti con il prin-
cipio di corrispondenza. Possiamo formulare questo principio nel modo
7
Tutti gli integrali, che servono, possono essere ricondotti allintegrale di Eulero
(z) =
_

0
e
t
t
z1
dt (Rez > 0),
ed `e suciente sapere che
(1/2) =

, (n + 1) = n!,
con n intero, e che vale la relazione di ricorrenza
(z + 1) = z(z).
50 CAPITOLO 2. INTERPRETAZIONE FISICA
seguente:
Se un sistema quantistico ha un analogo classico, i valori medi degli operatori
si comportano, nel limite h 0, come le corrispondenti quantit`a classiche.
Vedremo infatti, nel prossimo capitolo, che lanalogia formale fra la teoria
classica e la teoria quantistica `e realizzata completamente nella visuale di
Heisenberg della dinamica. Le regole dellalgebra delle parentesi di Poisson
classiche sono simili a quelle dei commutatori e vale in generale (Dirac, 1925)
lim
h0
< [G, F] >
ih
= G
c
, F
c

class.
(2.83)
dove F e G sono operatori e G
c
, F
c
sono le corrispondenti grandezze clas-
siche. Le parentesi di Poisson sono denite, tramite tutte grandezze classiche
G
c
, F
c
=

i
_
G
c
x
i
F
c
p
i

G
c
p
i
F
c
x
i
_
.
Per completare le regole di quantizzazione, oltre alle relazioni di com-
mutazione fondamentali, dovremo introdurre un operatore Hermitiano H,
identico in forma allHamiltoniano classico
8
, in cui tutte le coordinate e gli
impulsi sono rimpiazzati dai corrispondenti operatori. Lasciamo al prossimo
capitolo la verica della corrispondenza (2.83) e notiamo solo che la validit`a
delle seguenti regole di commutazione
[x
i
, G(p)] = ih
G
p
i
, [p
i
, F(x)] = ih
F
x
i
, (2.84)
che discendono dalle (2.83), pu`o essere derivata dalle relazioni fondamen-
tali di commutazione, per tutte le funzioni G(p) e F(x) che possono es-
sere espresse come serie di potenze nei loro argomenti, come il lettore pu`o
facilmente dimostrare (per induzione completa).
Bibliograa consigliata: [1], [3], [2].
8
La condizione che H sia Hermitiano risolve ogni possibile ambiguit`a.
Capitolo 3
Dinamica quantistica
3.1 Lequazione del moto
Secondo il postulato fondamentale dellevoluzione temporale, lo stato di un
sistema sico, allistante t, `e completamente determinato da un ket [, t >
in uno spazio vettoriale caratterizzato dalla natura del sistema. Inoltre,
se [, t
0
> `e lo stato iniziale di un sistema isolato, il ket [, t >, che rap-
presenta il suo stato allistante successivo t, `e esattamente determinato da
[, t
0
> se, nel frattempo, non eseguiamo misure sul sistema. Questa forma
quantistica del principio di causalit`a cessa di valere se il sistema interagisce
con uno strumento, il risultato della misura non `e causale ma `e determi-
nato da una distribuzione statistica. Assumiamo anche che il principio di
sovrapposizione valga durante levoluzione temporale: se [, t
0
> e [, t
0
>
evolvono separatamente in [, t > e [, t >, allora una sovrapposizione dei
ket [, t
0
> +[, t
0
> evolver`a in [, t > +[, t >. Ci`o signica che la
corrispondenza fra [, t
0
> e [, t > `e lineare e denisce un operatore lineare
|(t, t
0
), che chiamiamo operatore di evoluzione temporale:
[, t >= |(t, t
0
)[, t
0
> . (3.1)
Poich`e, per quanto detto sopra, |(t, t
0
) non dipende da [, t
0
>, segue
che
[, t
2
>= |(t
2
, t
1
)[, t
1
>=
= |(t
2
, t
1
)|(t
1
, t
0
)[, t
0
>= |(t
2
, t
0
)[, t
0
>,
e gli operatori di evoluzione godono della propriet`a gruppale
|(t
2
, t
0
) = |(t
2
, t
1
)|(t
1
, t
0
), (3.2)
mentre, per denizione, |(t, t) = 1. La condizione (3.2) implica che
[|(t, t
0
)]
1
= |(t
0
, t),
51
52 CAPITOLO 3. DINAMICA QUANTISTICA
e unaltra propriet`a importante discende dalla richiesta che la norma del ket
[, t > resti costante nel corso del tempo. Supponiamo che, al tempo t
0
, il
ket di stato [, t
0
> normalizzato sia sviluppato su un insieme di autoket di
qualche osservabile A
[, t
0
>=

a

[a

>< a

[, t
0
> .
Ad un istante successivo, abbiamo
[, t >=

a

[a

>< a

[, t >
e, in generale, i moduli dei singoli coecienti dello sviluppo saranno diversi
[ < a

[, t
0
> [ , = [ < a

[, t > [.
Ma, se vogliamo che [ < a

[, t > [
2
sia la probabilit`a di trovare il sistema, al
tempo t, con il valore a

per losservabile A, la somma di tutte le probabilit`a


dovr`a essere sempre eguale ad uno

[ < a

[, t
0
> [
2
=

a

[ < a

[, t > [
2
= 1.
Se il ket di stato `e inizialmente normalizzato ad uno, < , t
0
[, t
0
>= 1, deve
rimanere normalizzato ad uno in tutti gli istanti seguenti, < , t[, t >= 1,
e questa condizione richiede che loperatore di evoluzione sia unitario:
|

(t, t
0
) |(t, t
0
) = 1. (3.3)
Per una traslazione innitesima nel tempo possiamo scrivere
|(t +dt, t) = 1
i
h
H(t)dt, (3.4)
con H operatore Hermitiano
1
che, in analogia con la meccanica classica dove
lHamiltoniana `e il generatore dellevoluzione temporale, identichiamo con
loperatore Hamiltoniano. Vedremo che questa identicazione `e in accordo
con la legge di Einstein
E = h,
e che, da essa, si riottiene lequazione di Schrodinger della meccanica ondu-
latoria.
1
E facile provare che loperatore H `e Hermitiano per lunitariet`a di U, equazione (3.3).
Infatti deve essere
(1 +
i
h
H

dt)(1
i
h
Hdt) = 1 +
i
h
(H

H)dt + O(dt
2
) = 1
e, quindi, H = H

.
3.1. LEQUAZIONE DEL MOTO 53
Poich`e, dalla (3.2), si ha
|(t +dt, t
0
) = |(t +dt, t)|(t, t
0
),
in base alla (3.4), per | deve valere lequazione dierenziale
d|(t, t
0
)
dt
= lim
0
|(t +, t
0
) |(t, t
0
)

=
i
h
H(t)|(t, t
0
),
che pu`o essere scritta nella forma
ih
d|(t, t
0
)
dt
= H(t)|(t, t
0
), (3.5)
con la condizione iniziale |(t
0
, t
0
) = 1. Lequazione (3.5) per loperatore
di evoluzione temporale permette di ricavare |(t, t
0
) se conosciamo loper-
atore H. Conoscendo |(t, t
0
) `e possibile ottenere il ket di stato [, t >,
per qualsiasi t, applicando |(t, t
0
) ad [, t
0
> e risolvendo cos` il problema
dellevoluzione. La dinamica quantistica richiede lesistenza delloperatore
H, ma non contiene una ricetta generale per costruirlo. Le regole di quan-
tizzazione, enunciate nel capitolo precedente richiedono che H sia identico
in forma allHamiltoniana classica in cui le coordinate e gli impulsi sono
sostituiti dai corrispondenti operatori. Questo `e possibile se il sistema quan-
tistico ha un analogo classico, altrimenti si deve ricorrere alle propriet`a di
simmetria del sistema quantistico e ai risultati degli esperimenti.
Lequazione del moto del ket di stato discende immediatamente da (3.5).
Se moltiplichiamo (3.5), a destra, per [, t
0
> otteniamo
ih
d|(t, t
0
)
dt
[, t
0
>= H(t)|(t, t
0
)[, t
0
>,
ma [, t
0
> non dipende dal tempo e quindi lequazione del moto cercata `e
ih
d[, t >
dt
= H(t)[, t > . (3.6)
La scelta di una funzione Hamiltoniana classica , per un sistema conserva-
tivo, della forma
H
class
(x, p) =
p
2
2m
+V (x),
dove x, p sono il vettore posizione e limpulso classici, permette di ritrovare
lequazione di Schrodinger della meccanica ondulatoria. Loperatore Hamil-
toniano ha la stessa forma con x e p operatori e, nella rappresentazione
coordinate,
x[x

>= x

[x

>,
avremo, per loperatore V (x)
< x

[V (x)[, t >= V (x

) < x

[, t >
54 CAPITOLO 3. DINAMICA QUANTISTICA
e, per lenergia cinetica
2
< x

p
2
2m

, t >=
h
2
2m

2
< x

[, t >,
dove

f(x

) `e il gradiente di f(x

) rispetto ad x

. Dalla (3.6), moltiplicando


a sinistra per < x

[ e ponendo
< x

[, t >=

(x

, t), (3.7)
si ha lequazione di Schrodinger
ih

(x

, t)
t
=
_

h
2
2m

2
+V (x

)
_

(x

, t). (3.8)
Il problema principale che dobbiamo risolvere ora `e perci`o quello di ri-
cavare le soluzioni dellequazione (3.5) per loperatore di evoluzione. Spesso
H non dipende dal tempo e, allora, | pu`o essere ottenuto per intervalli di
tempo niti applicando la relazione (3.2) ripetutamente a n intervalli tem-
porali, ognuno di lunghezza = (t t
0
)/n. Dalla (3.4) abbiamo, con dt =
e |(t
0
, t
0
) = 1,
|(t, t
0
) = lim
0
n
_
1
i
h
H
_
n
= lim
n
_
1
i
h
(t t
0
)
n
H
_
n
.
Il limite `e la denizione della funzione esponenziale e
|(t, t
0
) = e

i
h
(tt
0
)H
. (3.9)
Se loperatore Hamiltoniano dipende esplicitamente dal tempo, la costruzione
di |(t, t
0
) con il procedimento che porta a (3.9) non vale pi` u. Se tut-
tavia [H(t
1
), H(t
2
)] = 0, cio`e gli operatori Hamiltoniani a tempi diversi
commutano, `e facile provare che la soluzione di (3.5) `e
|(t, t
0
) = e

i
h
_
t
t
0
H(t

)dt

, (3.10)
perch`e
d|(t, t
0
)
dt
=
i
h
H(t) e

i
h
_
t
t
0
H(t

)dt

=
i
h
H(t)|(t, t
0
).
2
Riscriviamo, allo scopo, lequazione (2.67) nella forma
f(p
x
)| >=
_
|x

> dx

f
_
h
i

_
< x

| >,
per ogni componente di p.
3.2. AUTOKET DELLENERGIA 55
Nel caso pi` u generale, in cui gli operatori H(t) a tempi diversi non com-
mutano, |(t, t
0
) resta sempre denito dalla (3.5) e una soluzione formale di
questa d`a lequazione integrale
|(t, t
0
) = 1
i
h
_
t
t
0
H(t

)|(t

, t
0
)dt

, (3.11)
che soddisfa la condizione iniziale, |(t
0
, t
0
) = 1, e pu`o essere risolta per
iterazione
3
.
Dallequazione (3.6) `e possibile calcolare levoluzione temporale del valor
medio di un operatore A, che non dipende esplicitamente dal tempo,
ih
d
dt
< , t[A[, t >= < , t[H

A[, t > + < , t[AH[, t >=


=< , t[[A, H][, t >, (3.12)
ricordando che H `e Hermitiano. Se A commuta con H, il valor medio di A `e
costante e si dice che A stesso `e una costante del moto. Tramite lequazione
(3.12) si riprende il contatto con le quantit`a misurabili e, per il principio
di corrispondenza, con i concetti classici. Se A dipende dal tempo, per
esempio nel caso in cui `e presente un campo esterno che agisce sul sistema e
varia nel tempo, al membro destro di (3.12) dovremo aggiungere il termine
ih < , t[A/t[, t >:
ih
d
dt
< A >=< [A, H] > +ih
_
A
t
_
. (3.13)
3.2 Autoket dellenergia
Se il sistema `e conservativo la sua energia, rappresentata dalloperatore H,
non dipende esplicitamente dal tempo e loperatore di evoluzione |(t, t
0
) `e
dato dallespressione (3.9). Lazione di questo operatore su un ket generico
[, t
0
> pu`o essere facilmente valutata se i ket di base, usati per sviluppare
[, t
0
>, sono autoket dellenergia o, pi` u in generale, di un operatore A che
commuta con H: [A, H] = 0. Allora, se [a

> `e un autoket di A,
H[a

>= E
a
[a

>, (3.14)
dove abbiamo indicato con E
a
gli autovalori di H. Avremo anche
e
i(tt
0
)H/h
=

a

a
[a >< a[e
i(tt
0
)H/h
[a

>< a

[ =
3
Si ottiene una serie, la serie di Dyson, inserendo in (3.11), come approssimazione
zero, U(t

, t
0
) = 1 ottenendo 1 (i/h)
_
t

t
0
H(t)dt, in prima approssimazione, e cos`
via. Si arriva ad uno sviluppo perturbativo che, troncato ad un certo ordine, approssima
loperatore di evoluzione con la precisione voluta (se la serie converge).
56 CAPITOLO 3. DINAMICA QUANTISTICA
=

a

[a

> e
i(tt
0
)E
a
/h
< a

[, (3.15)
che permette di risolvere ogni problema se `e noto il ket iniziale [, t
0
> e il
suo sviluppo sulla base [a

>. Infatti, se
[, t
0
>=

a

[a

>< a

[, t
0
>=

a

c
a
(t
0
)[a

>, (3.16)
si ha, dalla (3.15),
[, t >= e
i(tt
0
)H/h
[, t
0
>=

a

[a

> c
a
(t
0
)e
i(tt
0
)E
a
/h
(3.17)
e il generico coeciente dello sviluppo varia nel tempo, ma il suo modulo
resta costante. Le fasi relative delle varie componenti cambiano, invece, nel
tempo perch`e le frequenze di oscillazione sono diverse.
Se lo stato iniziale `e un autoket comune di A e H, [, t
0
>= [a

>, allora il
sistema resta in tale autostato per tutti gli istanti seguenti. Ci`o `e consistente
con lequazione (3.12): se A e H commutano, A `e una costante del moto,
cio`e il suo valor medio < A > `e costante. In un autostato dellenergia, anche
il valor medio di unaltra osservabile B, che non commuta necessariamente
con A o H, `e indipendente dal tempo. Infatti, poich`e
[a

, t >= |(t, t
0
)[a

, t
0
>,
si avr`a
< a

, t[B[a

, t >=< a

, t
0
[|

(t, t
0
)B|(t, t
0
)[a

, t
0
>=
=< a

, t
0
[e
i(tt
0
)E
a
/h
Be
i(tt
0
)E
a
/h
[a

, t
0
>=
=< a

, t
0
[B[a

, t
0
>, (3.18)
che non dipende da t. Per questo motivo, un generico autostato dellenergia
viene chiamato stato stazionario.
Diverso `e il caso in cui lo stato iniziale `e una sovrapposizione di pi` u
autoket dellenergia. In questo stato, non stazionario, si ha inizialmente lo
sviluppo (3.16) e, dalla (3.17),
< , t[B[, t >=

a

a
c

a
(t
0
)c
a
(t
0
) < a

[B[a > e
i(tt
0
)(E
a
E
a
)/h
.
(3.19)
Il valor medio ora consiste di una somma di termini oscillanti con frequenze
determinate dalla condizione di Bohr

a a
=
E
a
E
a

h
. (3.20)
3.2. AUTOKET DELLENERGIA 57
La considerazione di un sistema quantistico con uno spazio degli stati
bidimensionale, come per esempio uno spin 1/2, permette di risolvere com-
pletamente il problema dinamico e di chiarire alcuni punti importanti. Come
base scegliamo gli autoket, [a
1
> e [a
2
>, dellHamiltoniana H, i cui auto-
valori sono rispettivamente E
1
e E
2
H[a
i
>= E
i
[a
i
> i = 1, 2. (3.21)
Questa base `e ortonormale, < a
i
[a
j
>=
ij
(i, j = 1, 2), e un ket di stato
arbitrario al tempo t = t
0
, [ >, pu`o essere sviluppato su questa base
[ >= c
1
[a
1
> +c
2
[a
2
> . (3.22)
Supponiamo che le radici dellequazione caratteristica per H siano distinte,
E
1
,= E
2
, e che t
0
= 0. Evidentemente, lequazione (3.17) risolve il problema
dellevoluzione temporale
[, t >= c
1
e
iE
1
t/h
[a
1
> +c
2
e
iE
2
t/h
[a
2
>, (3.23)
ma `e interessante arrivare allo stesso risultato per altra via.
Se f(H) `e una funzione, sviluppabile in serie di potenze, delloperatore
H, avremo che
f(H)[ >= c
1
f(E
1
)[a
1
> +c
2
f(E
2
)[a
2
>,
ed `e facile provare la seguente uguaglianza fra operatori
f(H) = f(E
1
)
E
2
1 H
E
2
E
1
+f(E
2
)
E
1
1 H
E
1
E
2
,
notando che essa vale per un ket arbitrario [ >. Infatti (E
2
1H)/(E
2
E
1
),
agendo sul ket (3.22) proietta il sottospazio relativo allautoket [a
1
>
E
2
1 H
E
2
E
1
[ >= c
1
E
2
E
1
E
2
E
1
[a
1
>= c
1
[a
1
>
e, analogamente, (E
1
1H)(E
1
E
2
) `e il proiettore su [a
2
>. Avremo quindi
e
iHt/h
= e
iE
1
t/h
E
2
1 H
E
2
E
1
+e
iE
2
t/h
E
1
1 H
E
1
E
2
,
che, evidentemente, rid`a lequazione (3.23) e, se raccogliamo gli operatori 1
e H, pu`o essere scritta nella forma
e
iHt/h
=
1
E
2
E
1
_
E
2
e
iE
1
t/h
E
1
e
iE
2
t/h
_
+
+
H
E
2
E
1
_
e
iE
2
t/h
e
iE
1
t/h
_
. (3.24)
58 CAPITOLO 3. DINAMICA QUANTISTICA
Un sistema il cui Hamiltoniano ha due autovalori distinti pu`o essere
chiamato un sistema a due livelli. La formula (3.24) risponde a tutte le
questioni che possiamo porci sul suo moto. Consideriamo, per esempio,
un elettrone, con momento magnetico eh/(2m
e
c) (e < 0 per lelettrone),
in un campo magnetico esterno, statico, uniforme e diretto lungo lasse z.
LHamiltoniana classica del sistema, H
class
= B, diventa loperatore
H =
_
e
m
e
c
_
S B =
_
eB
m
e
c
_
S
z
. (3.25)
Gli autoket [+ > e [ > di S
z
, con autovalori h/2, sono anche autoket di
H e i corrispondenti autovalori dellenergia sono
E

=
ehB
2m
e
c

h
2
se poniamo = [e[B/(m
e
c), in modo che la dierenza E
+
E

sia proprio
h. Supponiamo che , per t = 0, il sistema si trovi in un autoket di S
x
, per
esempio [+ >
x
[ >= [, 0 >= [+ >
x
=
1

2
([+ > +[ >),
e vogliamo calcolare lampiezza di probabilit`a per una transizione dallo stato
iniziale [+ >
x
allo stato [ >
x
. Ricordando che H = S
z
e ponendo E
2
=
E
+
ed E
1
= E

, dalla (3.24) si ottiene


x
< [e
iS
z
t/h
[+ >
x
=

h
x
< [S
z
[+ >
x
_
e
it/2
e
it/2
_
,
perch`e
x
< [1[+ >
x
= 0 per lortogonalit`a degli autoket di S
x
, e dalla
x
< [S
z
[+ >
x
=
h
4
(< +[ < [) ([+ >< +[
[ >< [) ([+ > +[ >) =
h
2
,
si ricava nalmente
x
< [e
iS
z
t/h
[+ >
x
=
1
2
_
e
it/2
e
it/2
_
. (3.26)
Nella probabilit`a, che si ottiene da questa espressione facendone il modulo
quadro, appare un termine di interferenza
T
|+>
x
|,t>
x
=

e
it/2
e
it/2
2

2
= sin
2
_
t
2
_
. (3.27)
3.3. LA VISUALE DI HEISENBERG 59
Allistante t = /, il sistema si trova certamente in [ >
x
e la proba-
bilit`a di ritornare in [+ >
x
`e determinata dal modulo quadro del coeciente
delloperatore identit`a in (3.24):
T
|+>
x
|+,t>
x
=

e
it/2
+e
it/2
2

2
= cos
2
_
t
2
_
. (3.28)
La somma delle due probabilit`a `e uno per qualsiasi t perch`e loperatore di
evoluzione temporale `e unitario.
Il valor medio di S
x
pu`o essere facilmente calcolato dallequazione (3.12).
Il calcolo diventa ancora pi` u semplice se ricordiamo che il valor medio di un
operatore A `e dato da
< A >

=

a

[ < a

[ > [
2
,
cio`e dalla somma dei prodotti degli autovalori per le corrispondenti proba-
bilit`a. Avremo allora
< S
x
>=
_
h
2
_
cos
2
_
t
2
_
+
_

h
2
_
sin
2
_
t
2
_
=
=
h
2
cos(t). (3.29)
Si lascia come esercizio al lettore il calcolo di < S
y
> e la dimostrazione che,
in questo caso, < S
z
>= 0. Si ottiene quindi un moto di precessione dello
spin nel piano x y.
3.3 La visuale di Heisenberg
Nella descrizione dei fenomeni, adottata nora, lo stato del sistema `e rappre-
sentato da un vettore ket [, t > che evolve nel tempo. Invece le grandezze
siche, almeno quelle che non dipendono esplicitamente dal tempo, sono
rappresentate da osservabili che non dipendono dal tempo e i loro autoket
sono vettori ssi nello spazio degli stati. Questa descrizione dei fenomeni
quantistici porta il nome di visuale di Schrodinger
4
perch`e lequazione del
moto
ih
d[, t >
dt
= H[, t >,
porta direttamente allequazione donda scoperta da Schrodinger. Lesisten-
za di altre formulazioni, o visuali, equivalenti della meccanica quantistica
4
La chiamiamo visuale, e non rappresentazione, perch`e non si tratta di una rappresen-
tazione dei vettori e degli operatori tramite matrici; c`e la stessa dierenza che si presenta
fra trasformazioni unitarie delle matrici e trasformazioni unitarie dei ket e degli operatori.
60 CAPITOLO 3. DINAMICA QUANTISTICA
`e dovuta al fatto che le entit`a matematiche, come i ket di stato e gli ope-
ratori, non sono direttamente accessibili alla misura. Solo gli autovalori e
i prodotti scalari di ket entrano nelle predizioni della teoria: nella misura
di un osservabile A si trova uno dei suoi autovalori a

e la probabilit`a di
quel particolare risultato `e data da [ < a

[ > [
2
, se [ > indica lo stato
del sistema. Ne segue che ogni formulazione della meccanica quantistica `e
accettabile, come la visuale di Schrodinger, se nella nuova visuale:
1. le osservabili hanno lo stesso spettro di autovalori, come nella visuale
di Schrodinger,
2. i prodotti scalari del ket di stato con i ket di base, o le proiezioni del
ket di stato sulla base, non cambiano nella nuova visuale.
Una qualsiasi trasformazione unitaria soddisfa entrambe queste condizioni
perch`e, se
[ >= U[ > e [

>= U[ >,
si ha
<

[ >=< [U

U[ >=< [ >,
mentre, se A `e un operatore che trasforma [ > in [ >: [ >= A[ >,
loperatore che trasforma [ > in [

>,

A, `e determinato dalla
U[ >= UAU

U[ >,
cio`e

A = UAU

.
Nella nuova visuale, gli autovalori restano gli stessi
A[a

>= a

[a

>(UAU

)(U[a

>) = a

(U[a

>), (3.30)
solo gli autoket cambiano, da [a

> ad [ a

>= U[a

>.
Si passa dalla visuale di Schrodinger alla visuale di Heisenberg eettuan-
do sul ket di stato e sulle osservabili la trasformazione unitaria dipendente
dal tempo, |

(t, t
0
). Indichiamo con lindice S le vecchie grandezze e con
lindice H le nuove. Il ket di stato
[, t >
S
= |(t, t
0
)[, t
0
>
S
,
che rappresenta lo stato dinamico del sistema allistante t, diventa un ket
immobile
[ >
H
= |

(t, t
0
)[, t >
S
= [, t
0
>
S
, (3.31)
mentre una osservabile A
S
della visuale di Schrodinger viene trasformata in
A
H
(t) = |

(t, t
0
)A
S
|(t, t
0
). (3.32)
3.3. LA VISUALE DI HEISENBERG 61
Anche se A
S
non dipende esplicitamente dal tempo, A
H
cambia continua-
mente nel tempo.
Il valor medio di una osservabile `e lo stesso in entrambe le visuali
H
< [A
H
(t)[ >
H
=
S
< , t[||

A
S
||

[, t >
S
=
=
S
< , t[A
S
[, t >
S
, (3.33)
come deve essere per la relazione fra valor medio e risultato della misura.
Ricordando lequazione (3.5)
ih
d|(t, t
0
)
dt
= H|(t, t
0
),
deriviamo la (3.32) rispetto al tempo
ih
dA
H
dt
= |

HA
S
| +ih|

A
S
t
| +|

A
S
H| =
= |

[A
S
, H]| +ih|

A
S
t
| (3.34)
e notiamo che, se poniamo H
H
= |

H|, si ha
|

[A
S
, H]| = [A
H
, H
H
],
mentre |

A
S
/t | denisce loperatore A
H
/t. Lequazione (3.34) di-
venta allora
ih
dA
H
dt
= [A
H
, H
H
] +ih
A
H
t
, (3.35)
che `e nota come equazione del moto di Heisenberg. Confrontandola con
lequazione del moto in visuale di Schrodinger, (3.13), vediamo che i valori
medi sono spariti, (3.35) `e una equazione fra operatori.
Ricapitolando, la visuale di Heisenberg si ottiene imprimendo allo spazio
dei ket della visuale di Schrodinger un moto di insieme tale che lo stato di-
namico del sistema quantistico sia rappresentato da un ket immobile [ >
H
.
Ogni ket, indipendente dal tempo, della visuale di Heisenberg rappresenta un
moto possibile del sistema. Daltra parte, le osservabili cambiano nel tempo
secondo la (3.32) e gli autoket di queste osservabili cambiano anchessi per
la (3.30)
[a

, t >
H
= |

(t, t
0
)[a

, t
0
>
S
. (3.36)
Una conseguenza importante della (3.36) `e che i ket di base, nello spazio
degli stati, cambiano con il tempo e, dalla (3.36), si ha
ih
d
dt
[a

, t >
H
= |

(t, t
0
)H

|(t, t
0
)|

(t, t
0
)[a

, t
0
>
S
=
62 CAPITOLO 3. DINAMICA QUANTISTICA
= H
H
[a

, t >
H
, (3.37)
che, a parte il segno meno, `e lequazione di Schrodinger per il ket di stato
5
.
Se vogliamo che il ket di stato resti immobile, gli operatori e i loro autoket,
cio`e la base, devono ruotare in direzione opposta.
Abbiamo quindi trovato due visuali perfettamente equivalenti e si pos-
sono costruire molte altre visuali intermedie in cui il moto del ket di stato `e
determinato da una parte delloperatore Hamiltoniano. In pratica, la visuale
di Schrodinger `e utilizzata pi` u spesso, perch`e una equazione fra vettori `e, in
genere, pi` u facile da risolvere di una equazione fra operatori, ma la visuale
di Heisenberg ha una connessione pi` u stretta con la sica classica. In vi-
suale di Heisenberg, il moto di un sistema quantistico si traduce in un moto
delle osservabili dinamiche che descrivono il sistema, esattamente come in
meccanica classica. Consideriamo, infatti, un sistema con analogo classi-
co, per esempio una particella puntiforme senza spin. Le coordinate, x
i
, e
gli impulsi, p
i
, diventano operatori che dipendono dal tempo in visuale di
Heisenberg. Le regole di commutazione fondamentali valgono ancora purch`e
le osservabili vengano prese a tempi uguali
[x
k
(t), x
j
(t)] = [p
k
(t), p
j
(t)] = 0, [x
k
(t), p
j
(t)] = ih
kj
1, (3.38)
e lequazione del moto (3.35) d`a
dx
i
(t)
dt
=
1
ih
[x
i
(t), H], (3.39)
e
dp
i
(t)
dt
=
1
ih
[p
i
(t), H]. (3.40)
In base al principio di corrispondenza e allequazione (2.83), queste espres-
sioni diventano formalmente identiche alle equazioni di Hamilton
dx
i
dt
=
H
p
i
,
dp
i
dt
=
H
q
i
. (3.41)
Il commutatore [A
H
, H
H
]/ih, nel limite h 0, pu`o essere infatti identicato
con la parentesi di Poisson classica A
class.
, H
class.
.
Concludiamo questo paragrafo illustrando, con un esempio, lequivalen-
za fra la visuale di Schrodinger e quella di Heisenberg. Consideriamo un
sistema che, allistante t
0
, si trova in un autoket [a

> dellosservabile A.
Ci chiediamo: qual`e la probabilit`a che, al tempo t, esso si trovi in un au-
toket [b

> dellosservabile B ?. Poich`e, allistante t, il sistema `e nello stato


|(t, t
0
)[a

>, la risposta, nella visuale di Schrodinger, `e fornita dal quadrato


del modulo di < b

[|(t, t
0
)[a

>:
[ < b

[|(t, t
0
)[a

> [
2
(3.42)
5
Notiamo che, se vale la soluzione (3.9) per U, H
H
= H indipendente dal tempo.
3.3. LA VISUALE DI HEISENBERG 63
Se ci poniamo la stessa domanda nella visuale di Heisenberg, la risposta `e
ancora pi` u semplice. Il ket di stato del sistema `e [a

>
H
= [a

> e non cambia


nel tempo, ma lautoket di B `e cambiato e la probabilit`a `e il quadrato del
modulo di
H
< b

, t[a

>
[
H
< b

, t[a

> [
2
. (3.43)
Le due probabilit`a coincidono
T
|a

>|b

,t>
H
= [
H
< b

, t[a

> [
2
= [ < b

[|(t, t
0
)[a

> [
2
, (3.44)
e T viene chiamata probabilit`a di transizione dallo stato [a

> a [b

>,
modulo quadro di una ampiezza di transizione.
Problema. Calcolare, nella visuale di Heisenberg, i commutatori degli ope-
ratori posizione, a tempi diversi, per una particella libera di massa m. Quali
conclusioni possiamo trarne per lincertezza sulle coordinate ?.
Soluzione
LHamiltoniana `e
H =
p
2
2m
e, poich`e p
j
commuta con ogni funzione di p
k
, si ha dalla (3.35)
dp
j
dt
=
1
ih
[p
j
, H] = 0, (j = 1, 2, 3),
e loperatore impulso `e una costante del moto, lo stesso a tutti gli istanti: p
j
(t) =
p
j
(0). Ricordando che, dalla (2.84),
[x
j
, F(p)] = ih
F
p
j
,
abbiamo anche
dx
j
dt
=
1
ih
[x
j
, H] =
p
j
m
=
p
j
(0)
m
. (3.45)
Risolvendo la (3.45) si ha
x
j
(t) = x
j
(0) +
_
p
j
(0)
m
_
t,
che ricorda lequazione classica di un moto rettilineo e uniforme. Ora `e possibile
calcolare il commutatore degli operatori x
j
(t) e x
j
(0) a tempi diversi notando che,
a tempi eguali, vale la (3.38)
[x
j
(t), x
j
(0)] =
_
p
j
(0)
m
, x
j
(0)
_
= i
h
m
t. (3.46)
Applicando la relazione di indeterminazione (2.43), si ha
x
j
(t) x
j
(0)
ht
2m
. (3.47)
64 CAPITOLO 3. DINAMICA QUANTISTICA
Questa relazione implica che, anche se la particella `e ben localizzata per t = 0, la sua
posizione diventa sempre pi` u incerta al passare del tempo. A questa conclusione
si pu`o giungere anche studiando levoluzione temporale di un pacchetto donda
gaussiano.
3.4 Relazione di indeterminazione tempo-energia
In meccanica quantistica il tempo `e un parametro, non `e una variabile di-
namica, e non `e possibile denire lo scarto quadratico medio, o uttuazione,
del tempo. La relazione di indeterminazione tempo-energia ha unorigine
ed una interpretazione diversa dalle relazioni di indeterminazione posizione-
impulso. Partendo dalla visuale di Heisenberg `e facile dare un enunciato
rigoroso di questa relazione.
Poich`e [ >
H
non dipende dal tempo, levoluzione nel tempo del valor
medio di una osservabile A
H
`e determinata dallequazione
d < A >
dt
=
d
dt
H
< [A
H
[ >
H
=
H
< [
dA
H
dt
[ >
H
,
e, se A non dipende esplicitamente dal tempo, tramite la (3.35) si ottiene
d < A >
dt
=
1
ih
< [A, H] > (3.48)
che coincide con (3.12). Supponiamo che A sia una osservabile di un sistema
quantistico il cui Hamiltoniano H non dipende esplicitamente dal tempo.
Consideriamo la disuguaglianza (2.49), dimostrata nel capitolo precedente,
AB
1
2
[ < [A, B] > [.
Se identichiamo B con lHamiltoniano H del sistema e poniamo
E = (< H
2
> < H >
2
)
1/2
,
otteniamo la disuguaglianza
A
[d < A > /dt[
E
h
2
, (3.49)
avendo usato lequazione (3.48) per eliminare il valor medio del commuta-
tore. Il tempo
A
, denito dalla

A
=
A
[d < A > /dt[
,
3.5. UN ESEMPIO: OSCILLAZIONI DEI NEUTRINI 65
`e un tempo caratteristico dellevoluzione della distribuzione statistica di A:
`e il tempo necessario anch`e il centro di questa distribuzione, < A >,
si sposti di una quantit`a pari alla sua larghezza A o, in altre parole,
il tempo necessario anch`e questa distribuzione statistica sia modicata
sensibilmente.
In tal modo si pu`o denire, per ogni variabile dinamica del sistema,
un tempo caratteristico di evoluzione. Se `e il pi` u piccolo dei tempi cos`
deniti, pu`o essere considerato come un tempo caratteristico di evoluzione
del sistema stesso: in un intervallo di tempo inferiore a , la distribuzione
statistica dei risultati di una qualunque misura non cambia sensibilmente.
Dalla disuguaglianza (3.49) discende la relazione di indeterminazione tempo-
energia
E
h
2
. (3.50)
Nel problema della precessione dello spin in campo magnetico, con Hamil-
toniana (3.25), il ket di stato, che inizialmente `e [+ >
x
, comincia a perdere
la sua identit`a dopo un tempo

h
2E
=
1

,
come risulta chiaro dalla (3.29), perch`e < S
x
>, al tempo , diventa h/3.7
mentre inizialmente era h/2.
3.5 Un esempio: oscillazioni dei neutrini
Nella radioattivit`a un neutrone libero, con una vita media di 918 secondi,
decade spontaneamente secondo la reazione
n p +e

+
e
e, viceversa, un fascio di neutrini
e
prodotto in un acceleratore pu`o intera-
gire con un neutrone di un nucleo per dare un protone

e
+n p +e

. (3.51)
Esiste in natura una particella, il leptone , le cui propriet`a siche sono
analoghe, a parte la massa m

200 m
e
, a quelle dellelettrone e sono noti
fenomeni di radioattivit`a in cui interviene il leptone ma associato con
un neutrino diverso, il

. Si osserva cos` la reazione

+n p +

(3.52)
e il modo dominante nel decadimento del mesone
+
`e

+
+

66 CAPITOLO 3. DINAMICA QUANTISTICA


ma `e stato rivelato anche il decadimento

+
e
+
+
e
.
Non sono stati osservati nora processi in cui il

`e associato allelettrone,
o il
e
al , e le reazioni (3.51) e (3.52) permettono di distinguerli.
Il neutrino interagisce debolmente e
e
,

sono autostati delle inter-


azioni deboli che si accoppiano solo allelettrone e al , rispettivamente
6
.
Questi autostati deboli del neutrino non sono, in generale, stati di massa
denita ed esistono limiti sperimentali talmente restrittivi sulle masse che
hanno portato nora a pensare che
e
e

siano particelle fermioniche a


massa nulla che si propagano con la velocit`a della luce. Ci sono tuttavia
alcune osservazioni sperimentali, in disaccordo con la teoria, che potrebero
trovare una soluzione se i neutrini avessero massa.
Nei processi di fusione nucleare che avvengono sul sole, il cui eetto
complessivo `e
4p
4
He + 2 e
+
+ 2
e
,
vengono prodotti molti neutrini elettronici
e
e il usso di questi neutrini
`e predetto da modelli teorici delle reazioni nel sole, i modelli solari. Questi
neutrini di bassa energia, circa 1 MeV , vengono rivelati sulla terra da stru-
menti, sensibili principalmente ai
e
, che misurano ussi di neutrini molto
pi` u bassi di quelli predetti dai modelli solari. Questo risultato potrebbe es-
sere spiegato se i neutrini avessero massa e fosse possibile la conversione di
un
e
in un neutrino diverso.
I neutrini atmosferici sono prodotti dallinterazione dei raggi cosmici
con latmosfera terrestre e quindi rivelati da strumenti posti in laboratori
sotterranei per limitare il rumore dovuto ad altre particelle. Un neutrino
infatti, a dierenza di altre particelle, pu`o attraversare la terra senza subire
interazioni ed `e estremamente dicile da rivelare. Sperimentalmente, il
rapporto

/
e
`e risultato molto minore di quanto ci si aspettava e, sebbene
il usso di raggi cosmici che producono i neutrini atmosferici sia isotropo, si
`e misurata una inesplicabile asimmetria nel usso di

provenienti dallalto
rispetto a quelli provenienti dal basso. Il usso di
e
rispetta invece questa
simmetria alto-basso.
Poniamoci quindi il problema di come si possa misurare la dierenza di
massa fra i neutrini
e
e

tramite un eetto di oscillazione quantistica.


Supponiamo che i neutrini siano prodotti in un acceleratore con un impulso
6
Esiste un terzo neutrino, associato al leptone che ha una massa pari a circa 3000 m
e
,
il neutrino

. Nel seguito non lo considereremo in quanto sono sucienti due tipi di


neutrino per capire il fenomeno delle loro oscillazioni.
3.5. UN ESEMPIO: OSCILLAZIONI DEI NEUTRINI 67
p ben denito e che, se E `e la loro energia, si abbia E mc
2
per cui
E =
_
p
2
c
2
+m
2
c
4
pc +
m
2
c
4
2pc
, (3.53)
e che i neutrini si propaghino, con ottima approssimazione, alla velocit`a
c della luce. Se H `e lHamiltoniana di un neutrino libero di impulso p,
indichiamo con [
1
> e [
2
> gli autostati di H
H[
1
>= E
1
[
1
> E
1
= pc +
m
2
1
c
4
2pc
, (3.54)
H[
2
>= E
2
[
2
> E
2
= pc +
m
2
2
c
4
2pc
, (3.55)
dove m
1
e m
2
sono le masse dei due autoket [
1
> e [
2
> e supponiamo che
m
1
,= m
2
con m
1
> m
2
. Gli autostati dei neutrini prodotti o rivelati non
sono [
1
> e [
2
> ma delle combinazioni lineari
[
e
>= [
1
> cos +[
2
> sin , (3.56)
[

>= [
1
> sin +[
2
> cos , (3.57)
dove `e langolo di mescolamento che dipende dalla teoria considerata. I
ket [
1
> e [
2
> sono ortonormali come lo sono [
e
> e [

>.
Se, allistante t = 0, si produce un neutrino di impulso p nello stato [

>
`e facile calcolare lo stato del neutrino al tempo t, [(t)>, in funzione di [
1
>
e [
2
>
[(t)>= e
iHt/h
[

>= [
1
> sin e
iE
1
t/h
+[
2
> cos e
iE
2
t/h
. (3.58)
Dalla equazione (3.58) possiamo calcolare la probabilit`a che questo neutrino
(prodotto nello stato [

> a t = 0) sia rivelato nello stato [


e
> al tempo t.
Calcoliamo dapprima lampiezza di probabilit`a
<
e
[(t)>= cos <
1
[(t)> +sin <
2
[(t)>=
= sin cos e
iE
1
t/h
+ sin cos e
iE
2
t/h
e inne, ponendo E = E
1
E
2
, la probabilit`a
T

e
(t) = [ <
e
[(t)> [
2
= sin
2
(2) sin
2
_
Et
2h
_
. (3.59)
Notiamo che, dalle equazioni (3.54) e (3.55), E `e esprimibile tramite la
dierenza dei quadrati delle masse m
2
= m
2
1
m
2
2
E = E
1
E
2
=
m
2
1
m
2
2
2pc
c
4
=
m
2
c
4
2pc
. (3.60)
68 CAPITOLO 3. DINAMICA QUANTISTICA
Poich`e i neutrini vengono rivelati ad una distanza dal punto di produzione
`e conveniente esprimere la probabilit`a (3.59) tramite e, essendo il tempo
di volo pari a t = /c, si avr`a dalla (3.60)
T

e
(t) = sin
2
(2) sin
2
_
m
2
c
4
4hc


pc
_
, (3.61)
dove hc 210
10
eV Km. Ci si aspetta una dierenza di massa m
2
molto
piccola e quindi lesperimento non riveler`a oscillazioni a meno che il rapporto
/pc non sia sucientemente grande. Per esempio, in un esperimento in cui
pc = 10 GeV = 10
10
eV ,
m
2
c
4
4 hc

pc
0, 125 m
2
c
4
(eV )
2
(Km),
e se vogliamo rivelare un eetto dellordine di m
2
c
4
1 (eV )
2
con una
probabilit`a apprezzabile dovr`a essere, indipendentemente dal valore di ,


2 0.125
12.6 Km.
Nella pratica questo esperimento pu`o cercare o la creazione di neutrini
e
nel fascio di

o la scomparsa di una parte del usso originale e, determi-


nata sperimentalmente la probabilit`a in (3.61), tracciare una curva in un
diagramma (sin
2
2, m
2
c
4
). Si determinano cos` le regioni permesse per
questi parametri. Ricordiamo che 1 eV 1.6 10
19
J.
Problema. Calcolare la uttuazione di H, denito dalle equazioni (3.54) e
(3.55), nello stato [

> in equazione (3.57). Dalla relazione di indetermi-


nazione tempo-energia determinare il tempo caratteristico di evoluzione di
questo stato. A quale distanza dal punto di produzione il [

>, che viaggia


con velocit`a vicina a c, comincia a perdere la sua identit`a ?.
Soluzione
Posto
c = (< H
2
> < H >
2
)
1/2
si ha
(c)
2
= E
2
1
sin
2
+E
2
2
cos
2
(E
1
sin
2
+E
2
cos
2
)
2
=
=
1
4
(E
1
E
2
)
2
sin
2
(2) (3.62)
e, dalla relazione di indeterminazione tempo-energia si ottiene
c =
1
2
(E
1
E
2
) sin(2)
h
2
,
dove `e il tempo caratteristico di evoluzione, e quindi

h
(E
1
E
2
) sin(2)
.
3.6. COSTANTI DEL MOTO E PROPRIET
`
A DI INVARIANZA 69
Poich`e = /c, il comincer`a a perdere la sua identit`a ad una distanza

hc
(E
1
E
2
) sin(2)
=
(2pc)( hc)
c
4
m
2
sin(2)
.
3.6 Costanti del moto e propriet`a di invarianza
Ricordiamo dapprima come si aronta questo problema in meccanica clas-
sica. Se la Lagrangiana, funzione delle coordinate q
i
e delle loro derivate q
i
(i = 1, 2, . . . , n), non dipende dalla coordinata j-esima si ha
L
q
j
= 0,
e, dalle equazioni del moto, segue che
d
dt
L
q
j
= 0.
Essendo, per denizione, L/ q
j
= p
j
limpulso generalizzato, si ottiene
dp
j
dt
= 0.
Cos`, se L non cambia per la traslazione q
j
q
j
+q
j
, il momento canonico
coniugato di q
j
si conserva o, in altre parole, p
j
`e una costante del moto.
Analogamente, dalle equazioni di Hamilton, se
H
q
j
= 0,
allora dp
j
/dt = 0.
In meccanica quantistica, la nozione di costante del moto diventa parti-
colarmente semplice in visuale di Heisenberg. Una variabile dinamica, che
non dipende esplicitamente dal tempo, `e una costante del moto se losserv-
abile C
H
, che la rappresenta in visuale di Heisenberg, resta costante nel
tempo. Per una costante del moto vale quindi la relazione, dalla (3.35),
ih
dC
H
dt
= [C
H
, H
H
] = 0, (3.63)
e costanti del moto saranno quindi tutte le osservabili che commutano con
lHamiltoniana. Ci`o `e vero anche nella visuale di Schrodinger, perch`e
C
H
(t) = C
H
(t
0
) = C
S
= C.
70 CAPITOLO 3. DINAMICA QUANTISTICA
In visuale di Schrodinger, se il sistema si trova in un autostato di C, allis-
tante t
0
, con autovalore c

, si avr`a, poich`e C commuta con loperatore di


evoluzione,
C|(t, t
0
)[c

>= |(t, t
0
)C[c

>= c

|(t, t
0
)[c

> .
In altre parole, se (3.63) `e soddisfatta, un autoket di C rimane sempre un
autoket di C con lo stesso autovalore. Diremo, in tal caso, che c

`e un buon
numero quantico.
Nel problema, che precede questa sezione, abbiamo visto che limpulso
p `e una costante del moto per una particella libera. LHamiltoniana in-
fatti commuta con p ed `e facile mostrare che `e anche invariante per una
traslazione innitesima
T () = 1 i
p
h
.
Linvarianza di H rispetto alla traslazione T implica che
T

HT = H,
ma questa relazione `e certamente soddisfatta, perch`e [p, H] = 0 per una
particella libera.
3.7 Loscillatore armonico
Insieme con latomo di idrogeno, loscillatore armonico `e uno dei pochi pro-
blemi realistici che si sappia risolvere esattamente in meccanica quantistica.
In meccanica classica, loscillatore armonico `e una particella che si muove
lungo un asse, per esempio lungo x, soggetta ad una forza di richiamo pro-
porzionale alla sua distanza da un punto sso sullasse. Il problema quan-
tistico corrispondente `e quello di una particella, in una dimensione, con
Hamiltoniano
H =
p
2
2m
+
m
2
x
2
2
(3.64)
dove le osservabili x e p soddisfano le relazioni di commutazione [x, p] = ih1.
Limportanza delloscillatore armonico `e dovuta al fatto che un Hamilto-
niano della forma (3.64) compare in elettrodinamica quantistica, e pi` u gen-
eralmente in teoria quantistica dei campi, nella teoria delle vibrazioni delle
molecole e dei cristalli e in tutti i problemi in cui intervengono oscillazioni
quantizzate.
3.7. LOSCILLATORE ARMONICO 71
3.7.1 Autovalori e autoket di H
Consideriamo dapprima il problema degli autovalori di H, nellequazione
(3.64), che ci fornir`a anche gli stati stazionari del sistema. E conveniente
introdurre un nuovo operatore, non Hermitiano,
a =
_
m
2 h
_
x +i
p
m
_
, (3.65)
e il suo aggiunto a

=
_
m
2 h
_
x i
p
m
_
. (3.66)
La relazione di commutazione [x, p] = ih1 d`a
[a, a

] = 1 (3.67)
e, ponendo
N = a

a, (3.68)
si ottiene facilmente
H = h(a

a + 1/2) = h(N + 1/2). (3.69)


Da (3.67) e (3.68), otteniamo anche le identit`a importanti
Na = a(N 1), Na

= a

(N + 1), (3.70)
ed ora abbiamo tutti gli elementi per determinare gli autoket comuni di N
ed H.
Se [ > `e un autoket di N e lautovalore corrispondente, avremo
N[ >= [ >, < [ > > 0, (3.71)
ed `e facile vedere che deve essere positivo o nullo. Infatti, la norma del
ket (a[ >) deve essere positiva o nulla, quindi
(< [a

) (a[ >) =< [N[ >= < [ > 0, (3.72)


e 0. Il caso = 0 implica anche a[ >= 0, mentre la norma di a

[ > `e
sempre positiva
(< [a) (a

[ >) =< [(N + 1)[ >= ( + 1) < [ > .


Le identit`a (3.70) provano che a[ >`e un autoket di N con autovalore (1)
Na[ >= a(N 1)[ >= ( 1)a[ >, (3.73)
72 CAPITOLO 3. DINAMICA QUANTISTICA
e, analogamente, a

[ > `e un autoket di N con autovalore ( + 1):


Na

[ >= a

(N + 1)[ >= ( + 1)a

[ > . (3.74)
Possiamo pensare di applicare loperatore a pi` u volte ad un autoket [ > di
N creando la successione di autoket
7
a[ >, a
2
[ >, . . . a
p
[ > . . .
con i corrispondenti autovalori, per la (3.73),
1, 2, . . . , p, . . .
Questa successione ha certamente un numero nito di termini perch`e gli
autovalori di N sono limitati inferiormente dallo zero: 0. In altre
parole, i ket di questa successione sono tutti nulli a partire da un certo ket,
per esempio, da a
n+1
[ >: lazione di a sullautoket non nullo a
n
[ >, che
corrisponde allautovalore n, d`a zero; per la (3.72), anche n deve
essere nullo, cio`e = n con n = 0, 1, 2, . . .. Lo spettro degli autovalori di N
`e dato dalla successione dei numeri interi non negativi.
Dalla (3.69) otteniamo il risultato importante: lequazione agli autovalori
per H diventa
H[n >= h(n + 1/2)[n >, (3.75)
e gli autovalori sono
E
n
= h(n + 1/2). (3.76)
Possiamo anche determinare tutti gli autoket normalizzati di H
< n[n

>=
nn
, (3.77)
partendo dal ket [0 >. Se confrontiamo le equazioni (3.73) e (3.74) con
lequazione agli autovalori N[n >= n[n >, si vede che deve essere
a

[n > [n + 1 >, a[n > [n 1 >,


e, dalla condizione di normalizzazione (3.77),
a

[n >=

n + 1 [n + 1 >, a[n >=

n[n 1 >, (n > 0) (3.78)


mentre
a[0 >= 0. (3.79)
Con laiuto delle equazioni precedenti si pu`o esprimere un autoket [n >
generico tramite il ket [0 >
[n >=
1

n
a

[n 1 >=
1
_
n(n 1)
(a

)
2
[n 2 >= . . . =
7
Questo procedimento si chiama metodo della scala o ladder method.
3.7. LOSCILLATORE ARMONICO 73
=
1

n!
(a

)
n
[0 > . (3.80)
La generalizzazione ad uno spazio a 2, 3, . . . dimensioni segue le stesse
linee. LHamiltoniano totale `e la somma di tanti Hamiltoniani della for-
ma (3.64), e lo spazio degli stati `e il prodotto diretto degli spazi degli stati
relativi a pi` u oscillatori unidimensionali. Il ket di stato sar`a della forma
[n
1
, n
2
, . . . >= [n
1
> [n
2
> . . . dove gli indici si riferiscono ai diversi oscilla-
tori armonici unidimensionali. Lenergia del sistema sar`a, in p dimensioni,
(n
1
+ n
2
+ . . . + n
p
+ p/2) h ma, a dierenza del caso unidimensionale, gli
autovalori saranno degeneri. In eetti ci saranno pi` u successioni diverse di
numeri interi (n
1
+n
2
+. . . +n
p
) che danno la stessa somma.
3.7.2 La rappresentazione N
I ket [0 >, [1 >, [2 >, . . . formano una base ortonormale completa di una
rappresentazione che chiameremo rappresentazione N. Dalle equazioni
(3.77) e (3.78) si ottengono gli elementi di matrice
< n

[a[n >=

n
n

, n1
, e < n

[a

[n >=

n + 1
n

, n+1
che, assieme alle relazioni
x =

h
2m
(a +a

), p = i

mh
2
(a a

),
permettono di ricavare gli elementi di matrice degli operatori x e p
< n

[x[n >=

h
2m
(

n
n

, n1
+

n + 1
n

, n+1
), (3.81)
< n

[p[n >= i

mh
2
(

n
n

, n1

n + 1
n

, n+1
). (3.82)
Siccome a, a

, x e p non commutano con N, nella rappresentazione N le


matrici che rappresentano questi operatori non sono diagonali e si invita il
lettore ad esplicitare la struttura di queste matrici sulla base delle formule
appena ricavate.
Nel formalismo che stiamo sviluppando, gli operatori N, a

ed a non
hanno alcun signicato sico immediato. In teoria quantistica dei campi, e
nella teoria delle vibrazioni dei cristalli e delle molecole, il problema degli
autovalori di H ha unaltra interpretazione. Poich`e i livelli energetici sono
equidistanti di h, si pu`o considerare H come lHamiltoniano di un sistema
di corpuscoli indistinguibili, che possiedono tutti lenergia h e il cui numero
^ pu`o cambiare. Ogni autostato di H corrisponde ad un valore ben preciso
74 CAPITOLO 3. DINAMICA QUANTISTICA
di ^ e quindi ad un valore determinato dellenergia dellinsieme. Cos` [n >
rappresenta uno stato con n corpuscoli, [0 > il vuoto con zero corpuscoli
e, quando si passa dallo stato [n > allo stato [n + 1 >, il numero di cor-
puscoli cresce di una unit`a e lenergia totale aumenta di h. Loperatore
a

trasforma, in questa interpretazione, uno stato di n corpuscoli in uno


stato con (n + 1) corpuscoli: a

`e un operatore di creazione. Loperatore a


diminuisce, invece, di uno il numero di corpuscoli presenti: a `e un operatore
di annichilazione o distruzione.
Troviamo, ora, le autofunzioni dellenergia nello spazio delle coordinate:
< x

[n >. Moltiplichiamo lequazione (3.79) per il ket [x

> e, ricordando la
(3.65), otteniamo
< x

[a[0 >=
_
m
2h
< x

[x +i
p
m
[0 >= 0.
Come abbiamo gi`a visto, < x

[p[ >= ih < x

[ > /x

e lequazione
precedente diventa una equazione dierenziale per < x

[0 >:
_
x

+
h
m
d
dx

_
< x

[0 >= 0, (3.83)
che, denendo la scala delle lunghezze delloscillatore come
x
0

h
m
,
pu`o essere risolta nella forma (normalizzata)
< x

[0 >=
_
1

1/4

x
0
_
e

1
2
_
x

x
0
_
2
. (3.84)
Le autofunzioni dellenergia per gli stati eccitati si ottengono dalla (3.80)
< x

[n >=
1

n!
< x

[(a

)
n
[0 >=
=
1

n!
_
1

2x
0
_
n
_
x

x
2
0
d
dx

_
n
< x

[0 >,
che, per la (3.84), possiamo scrivere nella forma
< x

[n >=
_
1

1/4

2
n
n!
_
_
1
x
n+1/2
0
_
_
x

x
2
0
d
dx

_
n
e

1
2
_
x

x
0
_
2
. (3.85)
La relazione di questa soluzione con quella ottenuta dallequazione di Schro-
dinger sviluppando in serie lautofunzione, si basa sullidentit`a fra operatori
_
x

d
dx

_
e
1
2
x
2 d
dx

1
2
x
2
_
,
3.7. LOSCILLATORE ARMONICO 75
e sulla denizione dei polinomi di Hermite
H
n
(x) = (1)
n
e
x
2
_
d
dx
_
n
e
x
2
. (3.86)
3.7.3 Evoluzione temporale delloscillatore
Consideriamo loscillatore armonico in visuale di Heisenberg. Quello che
abbiamo fatto nora varr`a ad un certo istante, per esempio a t = 0, e gli
operatori x, p, a, a

possono essere considerati come operatori nella visuale


di Schrodinger, per ogni t, o come operatori nella visuale di Heisenberg per
t = 0. Trascureremo, nel seguito, lindice H e, anche se non lo scriveremo
esplicitamente, x signicher`a x
H
(t), ecc..
Scriviamo le equazioni di Heisenberg per gli operatori a e a

ih
da
dt
= [a, H] = ha, ih
da

dt
= [a

, H] = ha

, (3.87)
dove abbiamo usato le (3.67) e (3.69). Non `e dicile risolvere queste equazioni,
le soluzioni sono
a(t) = a(0)e
it
, e a

(t) = a

(0)e
it
. (3.88)
Queste equazioni mostrano che N ed H sono indipendenti dal tempo anche
nella visuale di Heisenberg e permettono di ricavare x(t) e p(t) dalle (3.65)
e (3.66). Infatti, dalle equazioni (3.88), esplicitando a e a

in termini di x e
p, si ha
x(t) +i
p(t)
m
=
_
x(0) +i
p(0)
m
_
e
it
,
x(t) i
p(t)
m
=
_
x(0) i
p(0)
m
_
e
it
,
e, sommando e sottraendo queste due equazioni,
x(t) = x(0) cos(t) +
p(0)
m
sin(t), (3.89)
p(t) = mx(0) sin(t) +p(0) cos(t). (3.90)
In un oscillatore armonico classico, la posizione e limpulso sono funzioni
periodiche semplici del tempo con pulsazione . Finora lanalogia con il caso
quantistico `e perfetta. Se ssiamo lenergia delloscillatore classico, i valori
medi su un periodo della posizione e dellimpulso sono nulli, inoltre lenergia
cinetica e lenergia potenziale medie sono eguali ed indipendenti dal tempo.
76 CAPITOLO 3. DINAMICA QUANTISTICA
Loscillatore quantistico in uno stato stazionario, [n >, ha unenergia ben
precisa e costante nel tempo: (n + 1/2) h = E
n
. In uno stato stazionario,
otteniamo subito da (3.89) e (3.90)
< n[x[n >=< n[p[n >= 0,
perch`e a e a

hanno elementi diagonali nulli nella rappresentazione N,


mentre
< n[x
2
[n >=
h
2m
< n[a

a +aa

[n >=
E
n
m
2
(3.91)
e
< n[p
2
[n >=
mh
2
< n[a

a +aa

[n >= mE
n
. (3.92)
Lidentit`a dei valori medi classici e quantistici, per ogni n, `e una propriet`a
caratteristica del solo oscillatore armonico.
Dalle equazioni (3.91) e (3.92) otteniamo immediatamente le relazioni di
indeterminazione per gli operatori x e p nello stato [n >
xp =

E
n
m
2

_
mE
n
=
E
n

= (n + 1/2) h, (3.93)
e, per lo stato fondamentale, con n = 0, le relazioni di indeterminazione sono
soddisfatte come uguaglianza. Ci`o non deve stupirci in quanto la funzione
donda nello stato fondamentale `e un pacchetto donda gaussiano.
Capitolo 4
Il momento angolare
4.1 Isotropia dello spazio ordinario e trasformazioni
del ket di stato
Largomento che aronteremo nel seguito riguarda le rotazioni nello spazio
tridimensionale ordinario e la loro descrizione formale nello spazio astratto
dei ket; esso ha un ruolo importante in molte applicazioni della meccanica
quantistica. La meccanica quantistica `e basata sullipotesi fondamentale
che lo spazio tridimensionale ordinario obbedisca alle leggi delle geometria
Euclidea e sia omogeneo e isotropo. Ci`o signica che possiamo cambiare
la posizione e lorientazione dellintero apparato di misura e del sistema
quantistico senza modicare il risultato dellesperimento. Ci`o `e vero nello
spazio vuoto per un sistema chiuso, o isolato, ma, in sica quantistica che si
occupa di processi atomici o nucleari in cui gli eetti gravitazionali hanno
di solito un ruolo trascurabile, anche la gravit`a pu`o essere quasi sempre
dimenticata. Per esempio, se ruotiamo lintero apparato di Stern e Gerlach,
attorno a qualsiasi asse e di un angolo arbitrario, il risultato delle misure di
spin non cambia.
Per una rotazione del sistema sico, cambia tuttavia il ket di stato che lo
descrive. Data una operazione di rotazione R, nello spazio tridimensionale
ordinario, possiamo associare ad essa un operatore T(R) nello spazio dei
ket, in modo che
[>
R
= T(R)[>, (4.1)
dove [>
R
e [> rappresentano i ket di stato del sistema ruotato e del siste-
ma originale, rispettivamente. Mentre R agisce sullo spazio tridimensionale
in cui viviamo, loperatore T(R) agisce su uno spazio vettoriale complesso
le cui dimensioni dipendono dal sistema sico considerato.
Sappiamo, dalla meccanica classica, che il momento angolare `e il genera-
tore delle rotazioni, come limpulso e lHamiltoniana sono, rispettivamente,
77
78 CAPITOLO 4. IL MOMENTO ANGOLARE
i generatori delle traslazioni spaziali e dellevoluzione temporale. Deniamo
quindi loperatore momento angolare J richiedendo che loperatore per una
rotazione innitesima attorno allasse x
k
di un angolo d sia
T( x
k
, d) = 1 i
J
k
d
h
(4.2)
o, in generale,
T( n, d) = 1 i
_
J n
h
_
d, (4.3)
dove n `e il versore dellasse di rotazione.
Se tutte le probabilit`a devono essere invarianti per rotazione, T(R) dovr`a
essere un operatore unitario e ci`o implica, come ben sappiamo, che gli op-
eratori J
k
(k = 1, 2, 3) siano Hermitiani. Una rotazione nita si ottiene
tramite successive rotazioni innitesime attorno allo stesso asse. Per esem-
pio, se vogliamo loperatore corrispondente ad una rotazione nita di un
angolo attorno allasse z, considereremo il limite
T( z, ) = lim
n
_
1 i
_
J
z
h
_

n
_
n
= e
iJ
z
/h
. (4.4)
Lesponenziale di un operatore `e denito, come al solito, dal limite in (4.4)
o dallo sviluppo in serie di potenze dellesponenziale. Lequazione (4.4) si
pu`o facilmente generalizzare al caso di una rotazione nita attorno ad un
asse denito dal versore n
T( n, ) = e
iJ n/h
. (4.5)
Per ottenere le relazioni di commutazione delle componenti dellopera-
tore momento angolare, richiediamo che la corrispondenza fra le rotazioni R
dello spazio tridimensionale e gli operatori di rotazione T(R) sia biunivoca
e postuliamo che gli operatori T(R) godano delle stesse propriet`a gruppali
delle rotazioni R. Per chiarire il signicato di questo postulato `e necessario
aprire una parentesi.
Consideriamo, per esempio, una rotazione nello spazio tridimensionale
attorno allasse z x
3
. Se `e langolo di rotazione attorno a questasse, le
coordinate x
i
, (i = 1, 2, 3), di un punto trasformano nel modo seguente
x
1

= x
1
cos x
2
sin , x
2

= x
1
sin +x
2
cos , x
3

= x
3
. (4.6)
Se pensiamo ai vettori x
i
e x
i

come matrici con tre righe e una colonna,


la matrice di trasformazione, ortogonale e con determinante uno, corrispon-
dente a (4.6) `e
R
3
() =

cos sin 0
sin cos 0
0 0 1

, (4.7)
4.1. ISOTROPIA DELLO SPAZIO 79
e la matrice R
3
() soddisfa la relazione
R
3
(
1
+
2
) = R
3
(
1
)R
3
(
2
),
come `e facile vericare eseguendo il prodotto delle matrici R
3
(
1
) e R
3
(
2
).
Se sviluppiamo la matrice R
3
() in serie intorno al punto = 0 si ottiene
1
R
3
() = 1 +r
3
+. . . ,
dove
r
3
=

0 1 0
1 0 0
0 0 0

. (4.8)
r
3
`e la matrice corrispondente ad una rotazione attorno allasse z, denita
dalla condizione che 1 +r
3
`e, a meno di innitesimi di ordine superiore, la
matrice di rotazione di un angolo innitesimo attorno allasse z.
Allo stesso modo si deniscono le matrici
r
1
=

0 0 0
0 0 1
0 1 0

, r
2
=

0 0 1
0 0 0
1 0 0

, (4.9)
che corrispondono alle rotazioni attorno agli assi x e y, rispettivamente,
come `e facile vericare permutando circolarmente gli indici x, y, z delle righe
e delle colonne. Per denizione
2
r
k
=
dR
k
()
d

=0
(4.10)
e, daltra parte,
d
_
e
r
k
_
d

=0
= r
k
. (4.11)
Dalle equazioni (4.10) e (4.11) segue, per lunicit`a della soluzione di una
equazione dierenziale, che
R
k
() = e
r
k
, k = 1, 2, 3. (4.12)
r
1
, r
2
, r
3
vengono chiamati gli operatori innitesimi della rappresentazione
di SO(3) nello spazio tridimensionale. Il gruppo di tutte le matrici ortogonali
e di determinante uno costituiscono una realizzazione del gruppo SO(3). Si
1
Una serie di matrici A
(1)
+ A
(2)
+ . . ., dove A
(n)
= |a
(n)
jk
|, `e convergente se ognuna
delle serie s
jk
= a
(1)
jk
+a
(2)
jk
+. . . `e convergente. La somma della serie `e la matrice |s
jk
|.
2
La derivata di una matrice a(t) = |a
jk
(t)| `e la matrice |a

jk
(t)| ottenuta derivando
ogni elemento di a(t).
80 CAPITOLO 4. IL MOMENTO ANGOLARE
spiega cos` il nome dato a questo gruppo: 3 si riferisce alle dimensioni dello
spazio, O alle matrici ortogonali e S signica speciale, riferendosi al fatto che
il determinante `e uno. La determinazione di tutte le rappresentazioni dor-
dine nito del gruppo SO(3), in uno spazio 1 a n dimensioni, `e basata sul
fatto che gli operatori innitesimi sono sempre legati fra di loro dalle stesse
relazioni delle matrici innitesime r
k
, k = 1, 2, 3 anche se le dimensioni
dello spazio sono diverse, Ci`o che rimane la stessa, in ogni rappresentazione,
`e lalgebra dei commutatori, o algebra di Lie del gruppo SO(3), che si ottiene
da (4.8) e (4.9) calcolando le grandezze [r
i
, r
k
] = r
i
r
k
r
k
r
i
, i, k = 1, 2, 3.
Queste relazioni fondamentali hanno la forma
[r
1
, r
2
] = r
3
, [r
2
, r
3
] = r
1
, [r
3
, r
1
] = r
2
, (4.13)
oppure, in forma pi` u compatta,
[r
i
, r
j
] =
ijk
r
k
, (4.14)
dove
ijk
`e il tensore completamente antisimmetrico di rango 3, in tre di-
mensioni, e la somma su k `e sottointesa.
4.2 Relazioni di commutazione del momento an-
golare. Esempi
Le relazioni di commutazione (4.14), degli operatori innitesimi di SO(3),
permettono di determinare le relazioni di commutazione del momento an-
golare. Abbiamo infatti postulato che gli operatori di rotazione T(R) nello
spazio dei ket abbiano le stesse propriet`a gruppali delle rotazioni R dello
spazio tridimensionale ordinario. Confrontando le equazioni (4.12) con la
(4.5), vediamo che, in questo caso, i generatori innitesimi r
k
sono stati
scritti nella forma
r
k
= i
J
k
h
(k = 1, 2, 3). (4.15)
Le relazioni fondamentali (4.14), che sono le stesse in ogni rappresentazione
di SO(3), diventano
[J
i
, J
k
] = ih
ikl
J
l
(4.16)
ovvero, esplicitamente,
[J
x
, J
y
] = ihJ
z
, [J
y
, J
z
] = ihJ
x
, [J
z
, J
x
] = ihJ
y
. (4.17)
Le (4.16), o le (4.17), sono note come le relazioni fondamentali di com-
mutazione del momento angolare e sintetizzano in modo compatto tutte le
propriet`a fondamentali delle rotazioni in tre dimensioni e il loro eetto sullo
spazio dei ket di qualunque sistema sico.
4.2. RELAZIONI DI COMMUTAZIONE 81
Abbiamo gi`a ricavato esplicitamente le formule, analoghe alle (4.16), per
gli operatori di spin nellequazione (2.28)
[S
i
, S
k
] = ih
ikl
S
l
, (4.18)
usando le rappresentazioni esplicite (2.18), (2.19) e (2.20) per questi opera-
tori nella base degli autoket di S
z
. Non `e ovvio a priori che in natura esista
eettivamente la realizzazione dimensionalmente pi` u bassa (bidimensionale)
della (4.16), ma numerosi esperimenti provano lesistenza dello spin e che
questa realizzazione esiste.
Supponiamo di eseguire una rotazione nello spazio tridimensionale di un
angolo attorno allasse z. Leetto sul ket di un sistema di spin 1/2 `e
[>
R
= T( z, )[>, (4.19)
dove [> `e il ket prima della rotazione ed [>
R
il ket dopo la rotazione, e
dalla (4.4) si ha
T( z, ) = e
iS
z
/h
. (4.20)
Leetto di questa rotazione sui valori medi < S
x
> e < S
y
>, per esempio
< S
x
>
R
<[S
x
[>
R
=<[T

( z, )S
x
T( z, )[>, (4.21)
pu`o essere valutato con lo stesso metodo usato in un problema analogo, la
precessione dello spin in campo magnetico, nel capitolo precedente. LHamil-
toniana di uno spin 1/2 in campo magnetico era della forma H = S
z
,
dallequazione (3.25), e loperatore di evoluzione temporale era
|(t, 0) = e
iHt/h
= e
iS
z
t/h
,
che ha la stessa struttura delloperatore di rotazione (4.20), se identichiamo
con t. Si capisce allora perch`e H causa la precessione dello spin.
La formula fondamentale (3.24) vale anche se poniamo H = S
z
e t = e
identichiamo E
2
e E
1
con h/2, rispettivamente. Otteniamo una relazione
importante fra operatori
e
iS
z
/h
= 1cos
_

2
_
2
i
h
S
z
sin
_

2
_
, (4.22)
che pu`o essere generalizzata al caso in cui S
z
`e sostituito dalla proiezione
dello spin in una direzione arbitraria di versore n
e
iS n/h
= 1cos
_

2
_
2i
S n
h
sin
_

2
_
, (4.23)
perch`e loperatore S n ha gli stessi autovalori di S
z
, h/2, per lisotropia
dello spazio.
82 CAPITOLO 4. IL MOMENTO ANGOLARE
Il calcolo di < S
x
>
R
in (4.21) diventa semplice se usiamo la (4.22)
e
iS
z
/h
S
x
e
iS
z
/h
=
=
_
1cos
_

2
_
+
2i
h
S
z
sin
_

2
__
S
x

_
1cos
_

2
_

2i
h
S
z
sin
_

2
__
=
= S
x
cos
2
_

2
_
+
2i
h
[S
z
, S
x
] sin
_

2
_
cos
_

2
_
+
4
h
2
S
z
S
x
S
z
sin
2
_

2
_
. (4.24)
Dalle (4.18), ricordando che gli operatori S
i
anticommutano mentre S
2
i
=
h
2
/4, si ottiene facilmente
e
iS
z
/h
S
x
e
iS
z
/h
= S
x
cos S
y
sin (4.25)
e, per il valor medio nello stato ruotato,
< S
x
>
R
=< S
x
> cos < S
y
> sin . (4.26)
Con lo stesso procedimento si ottiene
< S
y
>
R
=< S
x
> sin + < S
y
> cos (4.27)
mentre < S
z
>
R
=< S
z
>. Il valor medio delloperatore di spin si comporta,
per rotazioni, come se fosse un vettore classico
< S
k
>
R
=
3

l=1
R
kl
< S
l
> (k = 1, 2, 3), (4.28)
dove la matrice R, in questo esempio, `e proprio la (4.7). Ci`o `e vero anche
per un qualsiasi momento angolare, per questo motivo gli operatori S, J
e L si chiamano operatori vettoriali. E importante notare che, mentre la
(4.28) `e vera per qualsiasi momento angolare, la relazione (4.22) vale solo
per lo spin 1/2. Il fatto che gli operatori S
i
anticommutino `e una propriet`a
caratteristica del solo spin 1/2.
Nel formalismo a due componenti di Pauli, le formule (4.22) e (4.23)
assumono una forma pi` u semplice. Poich`e, nella base degli autoket di S
z
, si
ha
S
.
=
h
2
.
dove ha come componenti le matrici di Pauli, la formula generale (4.23)
diventa
e
iS n/h
.
= e
i n/2
= 1cos
_

2
_
i nsin
_

2
_
, (4.29)
4.2. RELAZIONI DI COMMUTAZIONE 83
Dalla (4.29) `e facile ottenere la matrice che rappresenta loperatore di ro-
tazione di un angolo attorno allasse con versore n. Si ottiene la matrice,
unitaria e di determinante uno,
e
i n/2
=
_
cos

2
in
z
sin

2
(in
x
n
y
) sin

2
(in
x
+n
y
) sin

2
cos

2
+in
z
sin

2
_
(4.30)
come il lettore pu`o facilmente vericare ricordando che n `e un versore:
n
2
x
+ n
2
y
+ n
2
z
= 1. Ogni matrice unimodulare (cio`e il determinante vale
uno) e unitaria della forma (4.30) pu`o essere interpretata come una rap-
presentazione di una rotazione nello spazio dello spin e ha la struttura
generale
_
a b
b

_
, (4.31)
dove a e b sono numeri complessi e [a[
2
+ [b[
2
= 1 per la condizione di
unimodulariet`a. Le matrici (4.31) formano un gruppo che si chiama SU(2),
dove 2 `e la dimensione dello spazio, U sta per unitario e S si riferisce alla
propriet`a che il determinante vale uno.
La corrispondenza fra SO(3) e SU(2) non `e biunivoca. Matrici ortogonali
ed unitarie rappresentano entrambe delle rotazioni ma, mentre una rotazione
di 2 nello spazio tridimensionale ordinario corrisponde alla matrice unit`a,
una rotazione di 2 nello spazio degli stati di spin 1/2 cambia segno a tutti
i ket di stato. Infatti, dalla (4.29), T( n, 2)
.
= exp(i n) = 1 e
[>
R(2)
= [> .
Solo una rotazione di 4 riporta tutti i ket di stato nelle condizioni iniziali
e, ad ogni matrice di SO(3) corrispondono due matrici di SU(2), la matrice
(4.31) e la matrice che si ottiene da questa cambiando segno ad a e b.
Problema. Nel formalismo di Pauli, costruire lautospinore di n, con
autovalore +1, dove n `e un vettore unitario in una direzione denita dagli
angoli polari e .
Soluzione
Se n fosse diretto lungo lasse z la soluzione sarebbe

+
=
_
1
0
_
,
autoket di
z
con autovalore +1. Si tratta quindi di ruotare il versore dellasse
z nch`e assume la direzione (, ) e vedere quale eetto ha questa rotazione sullo
spinore. Dobbiamo eseguire dapprima una rotazione attorno ad Oy di un angolo
84 CAPITOLO 4. IL MOMENTO ANGOLARE
, T( y, ), e poi una rotazione attorno a Oz di un angolo , T( z, ); loperatore
corrispondente alla rotazione complessiva `e quindi
T
tot
(, ) = T( z, )T( y, )
Entrambi gli operatori di rotazione possono essere calcolati esplicitamente dalla
(4.30) e
T
tot
(, )
.
=
_
e
i/2
cos(/2) e
i/2
sin(/2)
e
i/2
sin(/2) e
i/2
cos(/2)
_
. (4.32)
Lautospinore di n con autovalore +1 `e quindi
=
_
e
i/2
cos(/2) e
i/2
sin(/2)
e
i/2
sin(/2) e
i/2
cos(/2)
__
1
0
_
=
=
_
e
i/2
cos(/2)
e
i/2
sin(/2)
_
e n = +.
4.3 Autovalori e autostati del momento angolare
La soluzione dellequazione agli autovalori per il momento angolare segue
dalle relazioni di commutazione (4.16). Consideriamo il problema agli auto-
valori per una delle componenti di J, diciamo J
z
, e costruiamo gli operatori
J
+
= J
x
+iJ
y
, J

= J
x
iJ
y
, (4.33)
e
J
2
= J
2
x
+J
2
y
+J
2
z
. (4.34)
Di questi tre operatori, solo J
2
`e Hermitiano, J

`e laggiunto di J
+
. Dalle
relazioni di commutazione (4.16) deduciamo che
[J
z
, J

] = hJ

, (4.35)
[J
+
, J

] = 2hJ
z
, (4.36)
e
[J
2
, J] = 0, (4.37)
che si dimostra in modo analogo alla [S
2
, S] = 0 per lo spin 1/2. Notiamo
anche lidentit`a
J
2
J
2
z
hJ
z
= J

, (4.38)
che discende dalla (4.34) e dalle relazioni
J

= J
2
x
+J
2
y
i[J
y
, J
x
] = J
2
x
+J
2
y
hJ
z
.
4.3. AUTOVALORI E AUTOSTATI DEL MOMENTO ANGOLARE 85
Poich`e, dalla (4.37), J
z
commuta con J
2
`e possibile ottenere autoket simul-
tanei per questi due operatori. Se indichiamo gli autovalori di J
z
con mh e
quelli di J
2
con h
2
, il problema agli autovalori diventa
J
z
[m>= mh[m>, (4.39)
J
2
[m>= h
2
[m> . (4.40)
Gli autovalori m e , appartenenti allo stesso autoket, devono soddisfare la
disuguaglianza
m
2
. (4.41)
Questa disuguaglianza segue dal fatto che
J
2
J
2
z
=
1
2
(J
+
J

+J

J
+
) =
1
2
(J
+
J

+
+J

)
e un operatore della forma AA

ha valori medi non negativi


<m[J
2
J
2
z
[m> 0.
Ora procediamo come nel caso delloscillatore armonico con il metodo
della scala. Se facciamo agire le (4.35) sul ket [m>, otteniamo
J
z
J
+
[m>= (m+ 1) hJ
+
[m>, (4.42)
J
z
J

[m>= (m1) hJ

[m>, (4.43)
mentre
J
2
J

[m>= h
2
J

[m> .
Quindi, se [m> `e un autoket di J
z
e J
2
con autovalori mh e h
2
, allora
J

[m > `e pure un autoket di questi stessi operatori ma con autovalori


(m 1) h e h
2
. Confrontando le (4.42) e (4.43) con la (4.39) possiamo
scrivere
J

[m>= c

(, m) h[, m1>, (4.44)


dove c

(, m) sono numeri complessi da determinare.


Per una dato valore di la disuguaglianza (4.41), m
2
, limita il valore
in modulo di m. Ci sar`a quindi un valore massimo di m, m = j, per ogni
dato. Se applichiamo J
+
allautoket [j > non possiamo ottenere un nuovo
autoket e
J
+
[j >= 0.
Se moltiplichiamo questa condizione per J

e ricordiamo lidentit`a (4.38),


otteniamo
J

J
+
[j >= (J
2
J
2
z
hJ
z
)[j >= ( j
2
j) h
2
[j >= 0,
86 CAPITOLO 4. IL MOMENTO ANGOLARE
dalla quale segue la relazione fra j e
= j(j + 1). (4.45)
Analogamente deve esistere un valore minimo di m, m = j

, tale che J

[j

>=
0, ovvero
J
+
J

[j

>= ( j
2
+j

) h
2
[j

>= 0,
e quindi
= j

(j

1). (4.46)
Le equazioni (4.45) e (4.46) sono consistenti solo se
j

= j oppure j

= j + 1.
La seconda soluzione viola lipotesi che j fosse il pi` u grande valore di m, e
j

il pi` u piccolo. Quindi


j

= j.
Siccome gli autovalori hanno sia un limite superiore che inferiore, dato o j
deve essere possibile raggiungere [, j > da [j > applicando loperatore J

un numero suciente di volte. Quando si scende di un gradino, m decresce


di una unit`a e segue che j j

= 2j deve essere un intero non negativo.


Perci`o j deve essere o un intero o un semi-intero non negativo, cio`e i valori
possibili di j sono
j = 0,
1
2
, 1,
3
2
, 2, . . . (4.47)
e conveniamo di usare il simbolo [j, m> per gli autoket simultanei di J
2
e
J
z
. Per un dato valore di j gli autovalori di J
z
sono 2j + 1 in numero e
m = j, j 1, j 2, . . . , (j 1), j,
mentre la (4.40) diventa
J
2
[j, m>= j(j + 1) h
2
[j, m> . (4.48)
Con laiuto dellidentit`a (4.38) calcoliamo ora i coecienti c

nelle (4.44).
Notiamo che la corrispondente duale della (4.44) `e, nella nuova notazione,
<j, m[J

=<j, m1[c

h,
e quindi
<j, m[J

[j, m>= [c

[
2
h
2
<j, m1[j, m1> .
Assumendo che gli autoket [j, m> siano normalizzati ad uno e ricordando
che
<j, m[J

[j, m>=<j, m[(J


2
J
2
z
hJ
z
)[j, m>=
4.4. RAPPRESENTAZIONI DELLOPERATORE DI ROTAZIONE 87
= [j(j + 1) m
2
m] h
2
,
concludiamo che
[c

[
2
= j(j + 1) m
2
m = (j m)(j m+ 1).
Le fasi possono essere scelte arbitrariamente e, di solito, vengono poste eguali
a zero. Abbiamo allora
J
+
[j, m>=
_
(j m)(j +m+ 1) h[j, m+ 1>, (4.49)
e
J

[j, m>=
_
(j +m)(j m+ 1) h[j, m1> . (4.50)
Da queste equazioni possiamo ricostruire le matrici che rappresentano gli
operatori J
+
, J

, J
x
= (J
+
+ J

)/2 e J
y
= (J
+
J

)/(2i) nella base degli


autoket comuni di J
z
e J
2
. Notiamo infatti che, dalle (4.49) e (4.50) si ha
<j

, m

[J

[j, m>=
_
(j m)(j m+ 1) h
j

,m1
. (4.51)
Nella derivazione delle (4.51) abbiamo usato solamente le relazioni di
commutazione e il fatto che J `e un operatore Hermitiano. La soluzione del
problema agli autovalori cos` ottenuta si estende a tre operatori qualsiasi che
soddisfano le relazioni di commutazione (4.16), per esempio agli operatori
di spin isotopico
3
che appaiono in sica delle particelle.
4.4 Rappresentazioni delloperatore di rotazione
Siamo ora in grado di studiare gli elementi di matrice delloperatore di
rotazione T(R):
T
(j)
m

m
(R) =<j, m

[T(R)[j, m> . (4.52)


Gli elementi di matrice fra stati con j diverso sono nulli perch`e T(R)[j, m>
`e ancora un autoket di J
2
con lo stesso autovalore j(j + 1) h
2
:
J
2
T(R)[j, m>= T(R)J
2
[j, m>= j(j + 1) h
2
T(R)[j, m> .
La matrice (2j + 1) (2j + 1) formata dagli elementi T
(j)
m

m
(R) `e chiamata
la rappresentazione irriducibile (2j + 1)-dimensionale delloperatore T(R).
La matrice (77) ne `e un esempio con j = 1/2.
3
Le forze nucleari non distinguono fra protoni e neutroni che dieriscono per la loro
carica, il momento magnetico e la massa. Se si potesse spegnere linterazione elettroma-
gnetica neutrone e protone sarebbero indistinguibili come un elettrone con spin |+ > e
un elettrone con spin |> in un campo magnetico che, pur avendo energie diverse, sono
sempre lo stesso elettrone. Protone e neutrone sono gli stati |+> e |> di una entit`a con
spin isotopico 1/2 e lHamiltoniana delle interazioni forti `e invariante per rotazioni nello
spazio dello spin isotopico. Queste trasformazioni formano un gruppo SU(2), analogo al
gruppo delle trasformazioni di uno spinore per rotazioni.
88 CAPITOLO 4. IL MOMENTO ANGOLARE
Per capire il signicato sico della matrice di rotazione, consideriamo
uno stato [j, m > e vediamo leetto su questo stato di una rotazione R
nello spazio tridimensionale ordinario
[j, m>T(R)[j, m> .
Anche se j non cambia, otteniamo in generale stati con m diverso da quello
originale perch`e
T(R)[j, m>=

m

[j, m

><j, m

[T(R)[j, m>=
=

m

[j, m

> T
(j)
m

m
(R). (4.53)
Perci`o T
(j)
m

m
(R) `e lampiezza di probabilit`a di trovare lo stato ruotato in
[j, m

> essendo [j, m> lo stato originale.


Abbiamo gi`a calcolato, nellequazione (4.32) dellultimo problema, la
matrice di rotazione (per j = 1/2) che corrisponde ad una rotazione di un
angolo attorno ad Oy, T( y, ). In tal caso potremmo scrivere
T
(j=1/2)
m

m
( y, ) =
m=1/2 m=-1/2
m

= 1/2
m

= 1/2
_
cos(/2) sin(/2)
sin(/2) cos(/2)
_
, (4.54)
ma, per momenti angolari maggiori, il metodo usato per ottenere la (4.54)
diventa pi` u lungo e laborioso visto che la (4.29) non vale pi` u. La soluzione
pi` u semplice si basa sul fatto che, per quanto riguarda le propriet`a di trasfor-
mazione per rotazioni e solo per queste, possiamo visualizzare ogni oggetto di
momento angolare j come un oggetto composto di 2j particelle di spin 1/2.
Formule esplicite per le rappresentazioni irriducibili delloperatore T(R) ,
con j qualsiasi, si trovano nei testi citati nella bibliograa.
Consideriamo ora il caso del momento angolare orbitale, allora j `e un
intero non negativo. Per una particella senza spin, o per la quale ignoriamo
lo spin, il suo momento angolare coincide con il momento angolare orbitale
L = r p.
Per loperatore L, valgono le relazioni di commutazione che abbiamo trovato
per J. Sappiamo dalla meccanica ondulatoria che, per una particella priva
di spin in un potenziale a simmetria sferica
4
, lequazione donda `e separabile
in coordinate sferiche e le autofunzioni delenergia si possono scrivere come
<x

[n, , m>= R
n
(r)Y
m

(, ), (4.55)
4
Classicamente, in un potenziale centrale, la forza ha momento nullo rispetto al centro
e il momento angolare si conserva. La componente della velocit`a perpendicolare al raggio
4.4. RAPPRESENTAZIONI DELLOPERATORE DI ROTAZIONE 89
dove la posizione della particella, x

, `e specicata dalle coordinate sferiche


r, , e n rappresenta il numero quantico radiale per uno stato legato o
lenergia per onde sferiche libere. La forma (4.55) per la funzione donda `e
una conseguenza della simmetria dellHamiltoniana per rotazioni, H com-
muta con L
z
e L
2
e questi tre operatori deniscono un insieme completo
di osservabili compatibili con autoket comuni. In (4.55) `e stata messa in
evidenza la dipendenza angolare tramite le armoniche sferiche
< n[l, m>= Y
m

(, ), (4.56)
dove [ n> `e lautoket delloperatore che rappresenta la direzione specicata
da e , `e un intero non negativo e m +.
La connessione fra le armoniche sferiche e le rappresentazioni degli ope-
ratori di rotazione pu`o essere stabilita partendo dalla relazione
[ n>= T(R)[ z> (4.57)
dove
T(R) = T( z, )T( y, ).
Scrivendo la (4.57) come
[ n>=

m
T(R)[, m><, m[ z>,
e, moltiplicando questultima equazione per [, m

>, si ottiene
<, m

[ n>=

m=
T
()
m

,m
(R) <, m[ z> (4.58)
per la condizione di normalizzazione
<

, m

[, m>=
,

m,m
,
vettore pu`o essere espressa, in modulo, come L/(mr) e lenergia totale diventa
E =
1
2m
p
2
r
+
L
2
2mr
2
+V (r)
dove p
r
`e la componente radiale dellimpulso. Il problema diventa unidimensionale (nella
variabile r) con un potenziale eettivo
V
eff
(r) = V (r) +
L
2
2mr
2
.
La situazione in Meccanica Quantistica `e analoga se deniamo p
r
nella forma
p
r
=
h
i
1
r

r
r
90 CAPITOLO 4. IL MOMENTO ANGOLARE
e per il fatto che T(R) ha elementi di matrice nulli fra stati con diversi.
Poich`e <, m[ z>= Y
m

(0, ) e, per = 0, Y
m

`e nulla per m ,= 0, si ha
5
<, m[ z>=

2 + 1
4

m0
e, dalla (4.58),
Y
m

(, ) =

2 + 1
4
T
()
m

0
(R), (4.59)
che fornisce la relazione cercata fra le armoniche sferiche e le matrici di
rotazione.
4.5 Composizione di momenti angolari
Quando si considerano contemporaneamente due sistemi sici distinti, che
sono descritti in due spazi vettoriali diversi, gli stati del sistema composto
sono vettori nello spazio che `e il prodotto diretto dei due spazi vettoriali. Lo
stesso succede se si considerano due insiemi distinti di variabili dinamiche
relative allo stesso sistema. La descrizione di una particella con spin, per
esempio, deve tener conto dei gradi di libert`a spaziali, oltre allo spin, e i ket
di base saranno della forma
[x

, >= [x

> [>,
e ogni operatore nello spazio dei ket [x

> commuta con ogni operatore nello


spazio bidimensionale generato da [>. Ogni operatore che riguarda uno
solo dei due spazi nel prodotto diretto, agisce come un operatore identit`a sul-
laltro spazio e, se consideriamo gli operatori di rotazione, invece di scrivere
J = L +S, `e pi` u corretto scrivere
J = L 1 +1 S, (4.60)
dove il primo operatore identit`a agisce sullo spazio bidimensionale di spin
e il secondo sullo spazio innito dimensionale degli autoket delloperatore
posizione. La funzione donda di una particella con spin diventa allora
<x

, [>=

(x

)
che, ricordando il formalismo di Pauli, possiamo disporre in un vettore
colonna
_

+
(x

(x

)
_
,
5
Ricordiamo che
Y
(0)

(, ) =
_
2 + 1
4
P

(cos )
e che P

(1) = 1.
4.5. COMPOSIZIONE DI MOMENTI ANGOLARI 91
dove [

(x

)[
2
sono le densit`a di probabilit`a di trovare la particella in x

con
spin su o gi` u, rispettivamente.
Consideriamo ora la somma di due momenti angolari (il caso pi` u sem-
plice) in generale
J = j
1
+j
2
dove j
1
e j
2
sono i momenti angolari di due sistemi diversi che formano,
insieme, il sistema in considerazione. Supponiamo che si conosca un insieme
completo di autoket
[ j
1
j
2
m
1
m
2
>
comuni agli operatori j
2
1
, j
2
2
, j
1z
e j
2z
. rappresenta linsieme degli autoval-
ori delle osservabili A che formano, insieme con j
2
1
, j
2
2
, j
1z
e j
2z
un insieme
completo di osservabili compatibili. Notiamo che A, j
2
1
e j
2
2
commutano con
J e cerchiamo di costruire gli autoket di J
2
e J
z
tramite gli autoket di questi
operatori.
E facile mostrare che vale il seguente teorema fondamentale:
Nello spazio a (2j
1
+1)(2j
2
+1) dimensioni sotteso dai ket [ j
1
j
2
m
1
m
2
>
(, j
1
, j
2
ssi; m
1
e m
2
variabili),
1. i valori possibili di J sono
j
1
+j
2
, j
1
+j
2
1, . . . , [j
1
j
2
[
cio`e J prende tutti i valori tali che j
1
+ j
2
+ J `e intero e che j
1
, j
2
e
J possono formare i lati di un triangolo;
2. ad ognuno dei valori possibili di J corrisponde una, e una sola, serie
di (2J + 1) autoket [J M > del momento angolare totale.
Un esempio semplice ci permetter`a di capire il signicato di questo teore-
ma. Consideriamo due particelle diverse di spin 1/2, per esempio lelettrone
e il protone in un atomo di idrogeno, senza tener conto degli altri gradi
libert`a. Loperatore di spin totale `e
S = S
1
1 +1 S
2
(4.61)
e lo spazio degli stati ha 4 = 2 2 dimensioni. Le componenti di S
1
e S
2
obbediscono le solite regole di commutazione e inoltre
[S
1k
, S
2l
] = 0, (k, l = 1, 2, 3).
Quindi loperatore di spin totale obbedisce le stesse regole di commutazione
di S
1
e S
2
:
[S
k
, S
l
] = [S
1k
+S
2k
, S
1l
+S
2l
] = [S
1k
, S
1l
] + [S
2k
, S
2l
] =
92 CAPITOLO 4. IL MOMENTO ANGOLARE
= ih
klj
S
1j
+ih
klj
S
2j
= ih
klj
S
j
,
e S
2
commuta con S
2
1
e S
2
2
ma non commuta con S
1z
e S
2z
. Infatti
[S
2
, S
1z
] = [S
1
2
+S
2
2
+ 2S
1
S
2
, S
1z
] = 2[S
1
S
2
, S
1z
] =
= 2[S
1x
S
2x
+S
1y
S
2y
, S
1z
] = 2ih(S
1y
S
2x
+S
1x
S
2y
),
e il commutatore di S
2
con S
2z
`e eguale ed opposto al precedente, in modo
che S
2
commuti con S
z
.
Il prodotto diretto degli spazi di spin, individuati dalle due particelle,
fornisce una base ortonormale formata dagli autoket dei quattro osservabili
S
2
1
, S
1z
S
2
2
, S
2z
, indichiamola con [
1
,
2
>. Esplicitamente questa base
sar`a determinata dai ket
[
1
,
2
> = [+, +>, [+, >, [, +>, [, > (4.62)
e
S
2
1
[
1
,
2
>= S
2
2
[
1
,
2
>=
3
4
h
2
[
1
,
2
>,
S
1z
[
1
,
2
>=
1
h
2
[
1
,
2
>, S
2z
[
1
,
2
>=
2
h
2
[
1
,
2
> . (4.63)
Anche le quattro osservabili S
2
1
, S
2
2
, S
2
, S
z
commutano e formano un insieme
completo di osservabili compatibili diverso dal precedente perch`e S
2
non
commuta con S
1z
e S
2z
. Indichiamo con [s, m> la nuova base che soddisfa
le equazioni
S
2
1
[s, m>= S
2
2
[s, m>=
3
4
h
2
[s, m>,
S
2
[s, m>= s(s + 1) h
2
[s, m>, (4.64)
S
z
[s, m>= mh[s, m>, (4.65)
dove i valori di m variano fra s e +s con passo di una unit`a. Il problema
che vogliamo risolvere `e quello di trovare i valori possibili di s e di m e di
esprimere i ket [s, m> tramite la vecchia base.
Gli autovalori di S
z
sono gli stessi in entrambe le rappresentazioni e
S
z
[
1
,
2
>= (S
1z
+S
2z
)[
1
,
2
>=
1
2
(
1
+
2
) h[
1
,
2
>,
cio`e m =
1
2
(
1
+
2
) e m pu`o assumere i valori +1, 0, 1. I valori m = 1 e
m = 1 non sono degeneri, mentre m = 0 `e due volte degenere perch`e `e
associato a due autoket linearmente indipendenti [+, > e [, +>. I valori
possibili di s sono s = 1, perch`e m = 1 `e il massimo valore di m, e s = 0
perch`e lautovalore m = 0 si presenta due volte e solo uno di questi fa parte
del sottospazio caratterizzato da s = 1. Gli stessi argomenti determinano i
possibili valori di j nel caso generale in cui j
1
e j
2
sono arbitrari.
4.5. COMPOSIZIONE DI MOMENTI ANGOLARI 93
Il ket [+, +> della base (4.62) `e il solo autoket di S
z
associato con m = 1.
Possiamo scegliere la fase del ket [s = 1, m = 1> in modo tale che
[1, 1>= [+, +> . (4.66)
Gli altri stati del tripletto m = +1, 0, 1 si determinano applicando lo-
peratore a scala S

= S
1
+ S
2
a questo stato e usando la relazione
(4.50)
S

[1, 1>= h
_
(1 + 1)(1 1 + 1)[1, 0>= h

2[1, 0>,
che d`a
[1, 0>=
1
h

2
S

[1, 1> . (4.67)


Esplicitamente, tramite la base [
1
,
2
>,
[1, 0>=
1
h

2
(S
1
+S
2
)[+, +>=
1

2
([, +> +[+, >), (4.68)
e, applicando ancora una volta S

a [1, 0> si trova


[1, 1>= [, > . (4.69)
Lo stato [s = 0, m = 0 >, stato di singoletto, deve essere ortogonale agli
autoket [1, m> determinati sopra. A meno di una fase si ha
[0, 0>=
1

2
([+, > [, +>). (4.70)
Questo metodo pu`o essere generalizzato alla composizione di momenti an-
golari arbitrari. I coecienti che compaiono a membro destro delle (4.66),
(4.68), (4.69) e (4.70) sono gli esempi pi` u semplici di coecienti di Clebsch-
Gordan, elementi di matrice della trasformazione che connette la base [
1
,-

2
> alla base [s, m>.
Bibliograa consigliata: [1], [3], [7], [8], [2].
94 CAPITOLO 4. IL MOMENTO ANGOLARE
Capitolo 5
Teoria perturbativa
In ogni campo della sica i problemi risolubili esattamente sono molto pochi
e la meccanica quantistica non fa eccezione. Esistono sistemi sici, come
loscillatore armonico e latomo di idrogeno, con Hamiltoniane abbastanza
semplici da permettere di risolvere esattamente lequazione agli autovalori
ma se, per esempio, vogliamo tenere conto delle correzioni dovute al fatto che
il protone non `e puntiforme, lequazione per latomo di idrogeno non `e pi` u
solubile esattamente. Per i casi frequenti in cui una soluzione analitica non
`e possibile, esistono metodi di approssimazione che permettono di ottenere
soluzioni analitiche approssimate e una stima dellerrore senza far ricorso ad
un calcolatore.
La teoria perturbativa usa due metodi diversi a seconda cha la pertur-
bazione causi un cambiamento negli stati del sistema non perturbato oppure
il sistema, per eetto della perturbazione, compia transizioni fra stati non
perturbati diversi. Con il primo metodo si paragonano gli stati stazionari
del sistema perturbato con quelli del sistema non perturbato, con il secon-
do metodo si considera uno stato stazionario del sistema non perturbato e
si studia la sua variazione nel tempo sotto linuenza della perturbazione.
Nelle applicazioni, sceglieremo il primo metodo quando la perturbazione
non dipende dal tempo e il problema stesso non si riferisce ad alcun istante
particolare di tempo mentre il secondo metodo deve essere usato, indipen-
dentemente dal fatto che la perturbazione dipenda o no dal tempo, se il
problema coinvolge il tempo come nei fenomeni transienti o nel calcolo delle
probabilit`a di emissione o di assorbimento.
5.1 La perturbazione come causa di transizioni
Consideriamo ora i metodi approssimati di soluzione dellequazione di Schro-
dinger. Sapendo che il sistema quantistico in esame si trova in un certo stato
allistante t
0
si tratta di determinare il suo stato al tempo t e, in pratica,
di determinare il pi` u esattamente possibile loperatore |(t, t
0
) che fornisce
95
96 CAPITOLO 5. TEORIA PERTURBATIVA
levoluzione nel tempo del ket di stato nella visuale di Schrodinger. Aron-
tiamo quindi il secondo dei due casi cui abbiamo accennato nellintroduzione
a questo capitolo.
Loperatore di evoluzione |(t, t
0
) e sempre denito dallequazione
ih

t
|(t, t
0
) = H(t)|(t, t
0
) (5.1)
con la condizione iniziale
|(t, t
0
) = 1.
Lequazione di Schrodinger (5.1) `e equivalente allequazione integrale
|(t, t
0
) = 1
i
h
_
t
t
0
H()|(, t
0
)d (5.2)
nella quale loperatore identit`a compare per soddisfare la condizione iniziale.
Supponiamo ora di poter scrivere lHamiltoniano H nella forma
H(t) = H
(0)
(t) +V (t) (5.3)
dove H
(0)
(t) `e lHamiltoniano di una equazione di Schrodinger che sappiamo
integrare esattamente. Se |
(0)
(t, t
0
) `e loperatore di evoluzione corrispon-
dente ad H
(0)
(t), supponiamo che |
(0)
(t, t
0
) si sappia costruire in modo
esatto. Per esempio, se H
(0)
non dipende dal tempo, si avr`a semplicemente
|
(0)
(t, t
0
) = e
iH
(0)
(tt
0
)/h
e anche tutti gli autoket e autovalori di H
(0)
saranno supposti noti.
Per poter considerare lequazione integrale (5.2) come punto di partenza
per uno sviluppo perturbativo dovrebbe comparire sotto il segno di inte-
grale la perturbazione V (), che consideriamo piccola nel senso precisato
nei paragra precedenti, e non H(). Conoscendo |
(0)
(t, t
0
) conviene allora
porre
|(t, t
0
) = |
(0)
(t, t
0
)|
I
(t, t
0
), (5.4)
con |
I
(t
0
, t
0
) = 1, e sostituire (5.4) nella (5.1) ottenendo
ih|
(0)
|
I
t
=
_
H|
(0)
ih
|
(0)
t
_
|
I
Se moltiplichiamo a sinistra questa equazione per |
(0)
e usiamo lequazione
del moto per |
(0)
si ha, per lunitariet`a degli operatori di evoluzione
ih
|
I
t
= (|
(0)
V |
(0)
)|
I
. (5.5)
5.1. LA PERTURBAZIONE COME CAUSA DI TRANSIZIONI 97
Ponendo
V
I
(t) = |
(0)
(t, t
0
) V (t) |
(0)
(t, t
0
) (5.6)
otteniamo una equazione dierenziale per loperatore |
I
analoga alla (5.1)
in cui H(t) `e sostituito da V
I
(t) e una equazione integrale nella forma
desiderata
1
|
I
(t, t
0
) = 1
i
h
_
t
t
0
V
I
()|
I
(, t
0
) d. (5.7)
Lequazione integrale (5.7) pu`o, almeno formalmente, essere risolta per it-
erazioni. Calcoliamo |
I
(, t
0
) dallequazione (5.7) e lo sostituiamo nellinte-
grale del secondo membro della stessa equazione ottenendo
|
I
(t, t
0
) = 1
i
h
_
t
t
0
V
I
()d +
_
i
h
_
2
_
t
t
0
d
_

t
0
d

V
I
()V
I
(

)|
I
(

, t
0
).
(5.8)
Iterando ancora, cio`e calcolando |
I
(, t
0
) dalla (5.8), sostituendolo nella
(5.7) e ripetendo lo stesso processo allinnito, si ottiene uno sviluppo in
serie
|
I
(t, t
0
) = 1 +

n=1
|
(n)
I
(t, t
0
) (5.9)
dove |
(n)
I
`e lintegrale
|
(n)
I
=
_
i
h
_
n
_
t
t
0
d
n
_

n
t
0
d
n1
. . .
. . .
_

2
t
0
d
1
V
I
(
n
)V
I
(
n1
) . . . V
I
(
1
). (5.10)
con lordine cronologico dei tempi di integrazione t >
n
>
n1
> . . . >

1
> t
0
.
Dalla condizione di unitariet`a e dalla legge di composizione degli ope-
ratori di evoluzione temporale si ricava la relazione |

(t, t

) = |(t

, t) e
possiamo ottenere uno sviluppo analogo a (5.9) per |(t, t
0
) se moltiplichiamo
la (5.9) per |
(0)
(t, t
0
) e ricordiamo le (5.4), (5.6). Notando che
|
(0)
(t, t
0
)|
(0)
(
n
, t
0
)V (
n
)|
(0)
(
n
, t
0
)|
(0)
(
n1
, t
0
)V (
n1
)
|
(0)
(
n1
, t
0
) . . . |
(0)
(
1
, t
0
)V (
1
)|
(0)
(
1
, t
0
) =
|
(0)
(t,
n
)V (
n
)|
(0)
(
n
,
n1
)V (
n1
) . . . |
(0)
(
2
,
1
)V (
1
)|
(0)
(
1
, t
0
),
1
Si tratta di una nuova visuale, intermedia fra la visuale di Schrodinger e quella di
Heisenberg, che viene chiamata visuale di interazione. In questa visuale, levoluzione del
ket di stato, |, t >
I
= U
I
(t, t
0
)|, t
0
>
S
, `e determinata solo dalla perturbazione V
I
(t) e
questa evoluzione sar`a molto lenta se la perturbazione `e piccola.
98 CAPITOLO 5. TEORIA PERTURBATIVA
si ottiene lo sviluppo
|(t, t
0
) = |
(0)
(t, t
0
) +

n=1
|
(n)
(t, t
0
) (5.11)
con
|
(n)
=
_
i
h
_
n
_
t
t
0
d
n
_

n
t
0
d
n1
. . .
. . .
_

2
t
0
d
1
|
(0)
(t,
n
)V (
n
)|
(0)
(
n
,
n1
)V (
n1
) . . .
. . . |
(0)
(
2
,
1
)V (
1
)|
(0)
(
1
, t
0
). (5.12)
Gli sviluppi (5.9) e (5.11) sono il punto di partenza dei calcoli pertur-
bativi che vedremo nei prossimi paragra. Se |
(0)
(t, t
0
) dierisce poco da
|(t, t
0
) questi sviluppi in serie di potenze di V potranno convergere rapi-
damente e, mentre |
(0)
rappresenta lapprossimazione di ordine zero, |
(n)
rappresenta la correzione di ordine n a questa approssimazione. Vista la
dicolt`a pratica del calcolo degli ordini superiori, lutilit`a di questi sviluppi
dipende in modo essenziale dalla rapidit`a della loro convergenza.
5.1.1 Calcolo perturbativo delle probabilit`a di transizione
Il signicato delle correzioni perturbative allapprossimazione di ordine zero
risulta evidente se H
(0)
non dipende dal tempo. Loperatore di evoluzione
diventa allora
|(t, t
0
) = e
iH
(0)
(tt
0
)/h
(5.13)
e scegliamo una rappresentazione in cui H
(0)
`e diagonale con autovalori
E
0
k
e autoket [a
k
> entrambi noti (k = 1, 2, . . .). La scelta di uno spettro
discreto non `e necessaria ma rende pi` u chiari gli sviluppi successivi. In questa
base la perturbazione V (t) `e determinata dai suoi elementi di matrice, che
indichiamo con la notazione semplicata
V
kj
(t) =< a
k
[V (t)[a
j
>, (5.14)
e poniamo

kj
=
E
0
k
E
0
j
h
, (5.15)
che `e la frequenza di Bohr della transizione [a
j
>[a
k
>.
Supponiamo ora che il sistema si trovi, allistante iniziale t
0
, in un au-
tostato di H
(0)
, per esempio [a
j
>. Vogliamo calcolare la probabilit`a di
trovare il sistema, allistante successivo t, in unaltro autostato [a
k
> di
H
(0)
. Indichiamo con W
jk
questa probabilit`a
W
jk
= [ < a
k
[|(t, t
0
)[a
j
> [
2
, (5.16)
5.1. LA PERTURBAZIONE COME CAUSA DI TRANSIZIONI 99
che `e la probabilit`a di transizione da [a
j
> ad [a
k
>. Se V (t) fosse nullo
si avrebbe |
(0)
(t, t
0
)[a
j
>= exp(iE
0
j
(t t
0
)/h)[a
j
> e W
jk
sarebbe nulla
per k ,= j data lortonormalit`a della base < a
k
[a
j
>=
kj
. Se sostituiamo
nella (5.16) lo sviluppo (5.11) otteniamo
< a
k
[|(t, t
0
)[a
j
>=

n=1
< a
k
[|
(n)
(t, t
0
)[a
j
> (5.17)
dove |
(n)
`e dato dalla (5.12). E istruttivo calcolare i contributi delle
correzioni agli ordini pi` u bassi. Al primo ordine si ha
< a
k
[|
(1)
(t, t
0
)[a
j
>=
i
h
_
t
t
0
d
_
e
iE
0
k
(t)/h

V
kj
()e
iE
0
j
(t
0
)/h
_
, (5.18)
mentre, al secondo ordine,
< a
k
[|
(2)
(t, t
0
)[a
j
>=
1
(ih)
2

n=1
_
t
t
0
d
_

t
0
d

_
e
iE
0
k
(t)/h
V
kn
()e
iE
0
n
(

)/h

V
nj
(

)e
iE
0
j
(

t
0
)/h
_
. (5.19)
Per ricavare la (5.19) abbiamo usato due volte la relazione di chiusura per
gli autoket di H
(0)
e, inne, la relazione di ortonormalit`a.
Possiamo interpretare queste ampiezze di transizione nel seguente modo:
al primo ordine il sistema resta nello stato [a
j
> no allistante in cui
la perturbazione V () lo fa passare allo stato [a
k
>, al secondo ordine la
perturbazione agisce due volte e V
kn
() induce una transizione allo stato
intermedio [a
n
> che viene chiamato stato virtuale per distinguerlo dagli
stati reali [a
k
> e [a
j
>. Al terzo ordine compariranno due stati virtuali
e la perturbazione agir`a tre volte e cos` via. La probabilit`a di transizione
allordine n sar`a
W
jk
[ < a
k
[|
(1)
(t, t
0
)[a
j
> + < a
k
[|
(2)
(t, t
0
)[a
j
> +. . .
. . . + < a
k
[|
(n)
(t, t
0
)[a
j
> [
2
e, esplicitamente, la probabilit`a di transizione al primo ordine `e
W
jk
[ < a
k
[|
(1)
(t, t
0
)[a
j
> [
2
=
1
h
2

_
t
t
0
e
i
kj

V
kj
() d

2
, (5.20)
perch`e il modulo cancella le fasi che non dipendono da . In questa ap-
prossimazione, ma non agli ordini superiori,
W
jk
W
kj
.
Nel seguito ci limiteremo a considerare solamente le transizioni del primo
ordine.
100 CAPITOLO 5. TEORIA PERTURBATIVA
5.1.2 Perturbazione indipendente da t
Lespressione (5.20) per la probabilit`a di transizione al primo ordine pu`o
essere calcolata esplicitamente nel caso in cui V non dipenda esplicitamente
dal tempo. Se t
0
= 0 e indichiamo con [a > lo stato iniziale e [b > lo stato
nale, ambedue autoket di H
0
, lequazione (5.20) d`a
W
ab

1
h
2
[V
ba
[
2
f(t,
ba
) (5.21)
dove la funzione f(t, ) `e
f(t, ) =

_
t
0
e
i
d

2
= 2
1 cos t

2
. (5.22)
Il graco di f(t, ) in funzione di , a t ssato
2
, presenta un picco molto
pronunciato attorno al valore = 0 con una larghezza pari a 2/t. Laltezza
del picco `e t
2
, come si vede facilmente sviluppando in serie la funzione f(t, )
intorno al punto = 0, e larea sotto la curva `e
_
+

f(t, )d = 4
_

0
sin
2
t

2
d = 2t.
Fra i vari limiti che riproducono la funzione generalizzata di Dirac consid-
eriamo il seguente
() =
1

lim
t
1 cos t
t
2
,
e, nel limite t , si ha
f(t, )[
t
2t(). (5.23)
Per un dato valore di t, W
ab
dipende in modo semplice dallo stato
nale b; `e una costante, che comprende il modulo quadrato dellelemento
di matrice della perturbazione, modulata dal fattore f(t,
ba
) che dipende
dalla frequenza di Bohr della transizione a b. Poich`e questo fattore di
modulazione ha un picco molto pronunciato di larghezza 2/t per
ba
= 0, le
transizioni avvengono preferibilmente verso gli stati la cui energia `e compresa
in un intervallo di larghezza
E
0

2h
t
intorno allenergia dello stato iniziale. Si pu`o dire che le transizioni conser-
vano lenergia non perturbata a meno di 2h/t. Lanalogia con la relazione
2
E utile notare che f(t, ) = t
2
(sin u/u)
2
dove u = t/2 e che, a t ssato, questa
funzione d`a la gura di dirazione per lintensit`a della luce trasmessa da una fenditura
rettilinea indenita
5.1. LA PERTURBAZIONE COME CAUSA DI TRANSIZIONI 101
di indeterminazione tempo-energia `e apparente ma non rigorosa. Lenergia
in esame `e lenergia H
(0)
e non lenergia totale del sistema e il tempo t `e
il tempo della misura di H
(0)
e non il tempo caratteristico di evoluzione
del sistema. Per uno stato b dato, f(t,
ba
) determina il comportamento di
W
ab
come funzione di t. Se la transizione conserva rigorosamente lenergia
non perturbata,
ba
= 0, f(t,
ba
) cresce come t
2
, altrimenti `e una funzione
oscillante fra 0 e 4/
2
ba
con il periodo 2/
ba
. W
ab
oscilla con lo stesso
periodo attorno al valore medio 2[V
ba
[
2
/(E
b
E
a
)
2
mentre cresce come t
2
solo per valori piccoli di t rispetto a questo periodo.
3
Se lenergia E
b
appartiene alla parte continua dello spettro di H
(0)
non
possiamo misurare la probabilit`a di trovare il sistema in uno stato ben deni-
to al tempo t, ma solo la probabilit`a di transizione ad un certo insieme di
stati nali. Chiariremo questo punto con un esempio concreto: la diusione
di una particella, senza spin e di massa m, da un potenziale V (r) che non
dipende dal tempo. Supponiamo che lo stato iniziale della particella sia lau-
toket di H
(0)
[a>, appartenente allo spettro discreto, e sviluppiamo questo
autostato sulla base degli autoket [p > con impulsi ben deniti e energie
E = p
2
/(2m),
4
Le autofunzioni corrispondenti sono onde piane e la densit`a
di probabilit`a associata con una misura dellimpulso `e
[ < p[V [a, t > [
2
=
1
h
2
[ < p[V [a> [
2
f
_
t,
E E
a
h
_
. (5.24)
Un rivelatore ideale dovrebbe emettere un segnale quando la particella `e
diusa con limpulso p
b
, ma un rivelatore reale emetter`a un segnale quando
limpulso p della particella diusa appartiene ad un angolo solido
b
che
comprende p
b
e lenergia della particella `e compresa in un intervallo E
b
con centro in E
b
= p
2
b
/(2m). Nello spazio degli impulsi questi intervalli
deniscono una regione D
b
, parte di un cono con vertice nellorigine e asse
p
b
, e la probabilit`a che il rivelatore emetta un segnale `e quindi
W(p
b
, t) =
_
pD
b
d
3
p[ < p[V [a, t > [
2
. (5.25)
Trasformiamo ora lintegrale (5.25) facendo comparire un integrale sulle-
nergia con il cambiamento di variabile p =

2mE, p
2
dp = m

2mE dE. Si
ha
d
3
p = p
2
dp d = m

2mE dE d (E)dE d, (5.26)


dove la funzione (E) = m

2mE `e chiamata densit`a degli stati nali, e


3
E bene ricordare che, essendo una probabilit`a, W
ab
non pu`o mai superare il valore
uno.
4
Abbiamo eliminato lapice, scrivendo p invece di p

, non essendoci nel seguito


possibilit`a di confondere loperatore p con lautovalore p

.
102 CAPITOLO 5. TEORIA PERTURBATIVA
sostituendo in (5.25)
W(p
b
, t) =
1
h
2
_

b
; EE
b
ddE (E)[ < p[V [a> [
2
f[t, (E E
a
)/h]
(5.27)
dove f(t, ) `e la funzione denita nellequazione (5.22). Se t `e sucien-
temente grande la funzione f[t, (E E
a
)/h] pu`o essere approssimata con
2ht(E E
a
) mentre la variazione di (E)[ < p[V [a > [
2
con lenergia
sar`a certamente pi` u lenta. Supponiamo di poter trascurare la variazione di
questa funzione su un intervallo di energia di larghezza 4h/t con centro in
E
a
e che
b
sia molto piccolo. Allora, se E
a
appartiene allintervallo E
b
(E
b
E
a
)
W(p
b
, t) =
b
2
h
t [ < p
b
[V [a> [
2
(E
b
= E
a
), (5.28)
altrimenti W(p
b
, t) = 0. Questa probabilit`a cresce linearmente con il tempo
e il tempo t, pur essendo sucientemente grande per poter approssimare la
funzione f(t, ) con una (), `e limitato dalla condizione che una probabilit`a
come W non pu`o mai essere maggiore di uno.
Se introduciamo la densit`a di probabilit`a di transizione per unit`a di
tempo e per unit`a di angolo solido
b
,
w =
2
h
[ < p
b
[V [a> [
2
(E
b
= E
a
) (5.29)
otteniamo una velocit`a di transizione indipendente dal tempo. Lequazione
(5.29) `e una caso particolare della regola doro di Fermi.
Consideriamo, come applicazione della (5.29), il problema della diusione
elastica di una particella da parte di un potenziale V i cui elementi di matrice
nella rappresentazione coordinate sono dati da
< r[V [r

>= V (r)(r r

). (5.30)
Se lo stato iniziale del sistema `e un autoket dellimpulso
[a, t
0
= 0>= [p
a
>,
la probabilit`a di diusione di una particella incidente con impulso p
a
negli
stati con impulso p in un intorno del valore p
b
(con [p
b
[ = [p
a
[) `e data, per
unit`a di tempo e di angolo solido attorno a p = p
b
, dalla (5.29)
w(p
a
, p
b
) =
2
h
[ < p
b
[V [p
a
> [
2
(E
b
= E
a
). (5.31)
Per unonda piana incidente si ha
< r[p>=
_
1
2h
_
3/2
e
ipr/h
5.1. LA PERTURBAZIONE COME CAUSA DI TRANSIZIONI 103
e, essendo per la (5.26) (E) = m

2mE, otteniamo
w(p
a
, p
b
) =
2
h
m
_
2mE
a
_
1
2h
_
6

_
d
3
r e
i(p
a
p
b
)r/h
V (r)

2
(5.32)
dove, a membro destro, compare la trasformata di Fourier del potenziale.
Se dividiamo la probabilit`a (5.32) per la corrente di probabilit`a associata
allonda piana incidente
J
a
=
_
1
2h
_
3
hk
a
m
=
_
1
2h
_
3

2E
a
m
,
otteniamo la sezione durto di diusione in approssimazione di Born

Born
(, ) =
w(p
a
, p
b
)
J
a
=
=
m
2
4
2
h
4

_
d
3
r e
i(p
a
p
b
)r/h
V (r)

2
(5.33)
dove e sono gli angoli polari di p
b
.
5.1.3 Perturbazione periodica. Risonanze
Al primo ordine, la probabilit`a di transizione W
ab
W
ab
=
1
h
2

_
t
t
0
e
i
ba

V
ba
()d

2
,
`e proporzionale al modulo quadrato dellampiezza con la frequenza
ba
nella
decomposizione spettrale della funzione V
ba
(t), con la convenzione di porre
V
ba
= 0 al di fuori dellintervallo (t
0
, t). Questa analisi armonica `e parti-
colarmente semplice quando la perturbazione V non dipende dal tempo ed
ha come conseguenza, labbiamo visto nel paragrafo precedente, la conser-
vazione dellenergia non perturbata. Il caso pi` u generale in cui V (t) `e una
funzione periodica del tempo `e altrettanto semplice e d`a luogo al fenomeno,
importante dal punto di vista pratico, della risonanza.
Supponiamo che V sia una funzione periodica semplice del tempo con
frequenza . Essendo V un operatore Hermitiano pu`o essere scritto nella
forma
V = Ae
it
+A

e
it
(5.34)
dove loperatore A non dipende dal tempo. Ponendo t
0
= 0, per semplicit`a,
la probabilit`a di transizione W
ab
al primo ordine `e
W
ab

1
h
2

< b[A[a>
_
t
0
e
i(
ba
+)
d+ < b[A

[a>
_
t
0
e
i(
ba
)
d

2
(5.35)
104 CAPITOLO 5. TEORIA PERTURBATIVA
che dobbiamo confrontare con la (5.21). Nella (5.35) lampiezza di tran-
sizione si compone di due termini ma, se t `e abbastanza grande, il primo
termine diventa grande solo quando
ba
+ ha un valore vicino a zero cio`e
quando lenergia E
b
giace in un intervallo di larghezza 2h/t attorno al
valore
E
b
= E
a
h, (5.36)
mentre il secondo termine diventa importante solo nellintervallo, con la
stessa larghezza, attorno al punto
E
b
= E
a
+ h. (5.37)
Capita, in molte applicazioni, che t 2/ e quindi sia abbastanza
grande anch`e le due regioni (5.36) e (5.37) siano distinte. In tal caso
W
ab
diventa apprezzabile solo per le transizioni nelle quali il sistema non
perturbato emette o assorbe la quantit`a di energia h in accordo con le-
quazione (5.36) o (5.37), rispettivamente. Nel primo caso, vale la (5.36), so-
lamente il primo termine appare nellampiezza di transizione e la probabilit`a
di transizione si riduce a
W
ab

1
h
2
[A
ba
[
2
f(t,
ba
+).
La dierenza importante con la (5.21) sta nella sostituzione di
ba
con
ba
+
. Possiamo anche considerare transizioni ad un gruppo di livelli situati in
un intervallo di energia E (2h/t) attorno al punto E
a
h e denire
una probabilit`a di transizione per unit`a di tempo che ha ancora una forma
simile alla (5.29), la sola dierenza `e che ora gli stati nali hanno unenergia
inferiore di h a quella dello stato iniziale. Le stesse considerazioni possono
essere fatte per le transizioni nelle quali il sistema assorbe lenergia h.
Nel caso, ancora pi` u generale, in cui V `e una funzione periodica, ma non
periodica semplice, del tempo con frequenza vale lo sviluppo di Fourier
V =

n=1
_
A
n
e
int
+A

n
e
int
_
,
il contributo dei diversi termini di questa serie alla probabilit`a di transizione
non interferiscono, se t 2/, perch`e le transizioni causate da ciascuno
dei termini corrispondono a scambi diversi di energia.
Problema. Un atomo di idrogeno `e sottoposto ad un campo elettrico oscil-
lante c = c
0
cos t la cui frequenza angolare `e superiore alla sua frequenza
di ionizzazione me
4
/(2 h
2
). Latomo si trova inizialmente nel suo stato fonda-
mentale, qual`e la probabilit`a di transizione per unit`a di tempo ad uno stato
ionizzato (si pu`o supporre che le funzioni donda che rappresentano stati
5.1. LA PERTURBAZIONE COME CAUSA DI TRANSIZIONI 105
ionizzati siano onde piane) ? Qual`e la distribuzione angolare dellelettrone
emesso in questo processo di eccitazione dellatomo ? .
Soluzione
LHamiltoniano quantistico dellelettrone dellatomo di idrogeno sottoposto al cam-
po elettrico oscillante c `e
5
5
P `e limpulso generalizzato, si vedano le dispense di Teoria dei campi,
H =
1
2m
[PeA(t)]
2
+U(R)
dove U(R) `e il potenziale centrale creato dal nucleo e R il raggio vettore dellelettrone
rispetto al nucleo supposto immobile nellorigine. Visto che il potenziale vettore A non
dipende dalla posizione, come E, possiamo scrivere
H = H
0
+V (t),
dove H
0
`e lHamiltoniano dellatomo di idrogeno imperturbato, H
0
= P
2
/(2m) +U(R), e
V (t)
e
m
P A(t) (5.38)
avendo trascurato il termine in A
2
. Nel nostro caso, dalla relazione E = A/t,
otteniamo dalla (5.38)
V (t) =
e
m
P E
0
sin(t), (5.39)
che `e equivalente alla forma pi` u intuitiva
V (t) = eR E
a meno di una trasformazione di gauge.
Possiamo riscrivere la (5.39) come
V (t) =
e
2im
P E
0
_
e
it
e
it
_
che `e nella forma (5.34) e solo il secondo termine corrisponder`a allassorbimento dellen-
ergia h se t `e sucientemente grande. Possiamo quindi ripetere il ragionamento che ci
ha portato alla (5.29) e scrivere la probabilit`a di transizione per unit`a di tempo come
w =

2 h
e
2
m
2

2
| < p
b
|p E
0
|a> |
2
(E
b
E
a
+ h)
b
. (5.40)
Il calcolo dellelemento di matrice < p
b
|p E
0
|a> si esegue facilmente ricordando che
< R|p|a>= ih
a
(R)
e che
E
0
< p
b
|p|a>= E
0

_
d
3
R < p
b
|R> (ih)
a
(R)
dove
a
(R) `e lautofunzione dello stato fondamentale dellatomo didrogeno. Quindi, per
lHermiticit`a di p
< p
b
|p|a>=
_
1
2ha
0
_
3/2
1

_
d
3
r e
ip
b
r/ h
(ih)e
r/a
0
=
=
_
1
2ha
0
_
3/2
1

_
d
3
r
_
ihe
ip
b
r/ h
_
e
r/a
0
=
106 CAPITOLO 5. TEORIA PERTURBATIVA
Bibliograa consigliata: [2], [3], [1], [6].
=
_
1
2ha
0
_
3/2
p
b

_
d
3
r e
ip
b
r/ h
e
r/a
0
. (5.41)
Con integrazioni elementari si ottiene
_
d
3
r e
ip
b
r/ h
e
r/a
0
=
8
a
0
1
1/a
2
0
+p
2
b
/h
2
,
ed inne, dalle (5.40) e (5.41)
w =
4e
2
m
2
h
4
p
b
(E
0
p
b
)
2
a
3
0
[1 + (p
b
a
0
/h)
2
]
4

b
.
Se indichiamo con langolo fra E
0
e p
b
, la distribuzione angolare dellelettrone emesso `e
data da cos
2
.
Appendice
.1 Meccanica Ondulatoria
.1.1 I postulati
E utile ricordare sinteticamente le basi di quello che si `e gi`a studiato. La mec-
canica ondulatoria che, come vedremo, coincide con la meccanica quantistica in
rappresentazione coordinate, `e basata su sei postulati che elenchiamo di seguito.
1. Stato. Lo stato sico di una particella al tempo t `e descritto completa-
mente dalla funzione donda normalizzata (r, t), [(r, t)[
2
`e la densit`a di
probabilit`a di trovare la particella nella posizione r al tempo t. Se
1
e
2
descrivono stati del sistema anche una loro combinazione lineare descrive una
situazione sica possibile (principio di sovrapposizione).
2. Grandezze siche. Ogni grandezza sica misurabile `e descritta da un oper-
atore lineare e hermitiano; questo operatore `e una osservabile (per esempio:
p = ih).
3. Misura. La misura di una grandezza sica / deve dare come risultato uno
degli autovalori dellosservabile corrispondente. Se
A
j
= A

j
(A hermitiano)
e
_

j
dV =
ij
qualsiasi stato sico pu`o essere rappresentato come una somma
=

c
i

i
, c
i
=
_

i
dV
e la probabilit`a di ottenere come risultato della misura di / lautovalore A

i
`e [c
i
[
2
(decomposizione spettrale).
4. Riduzione del pacchetto donda. Se la misura della grandezza sica /
sul sistema nello stato d`a come risultato A

i
, lo stato del sistema immedi-
atamente dopo la misura `e
i
(nel caso non degenere, in generale la proiezione
normalizzata sul sottospazio di A

i
).
5. Evoluzione nel tempo. Levoluzione nel tempo dellautofunzione `e deter-
minata dallequazione di Schrodinger
ih

t
=
_

h
2
2m

2
+V (r)
_

107
108 APPENDICE
dove V (r) `e lenergia potenziale classica della particella.
I seguenti principi permettono di chiarire la relazione fra meccanica ondulatoria
e sica classica.
Il principio di corrispondenza (Bohr 1923) nota che le predizioni della mecca-
nica quantistica tendono al limite classico quando o h 0, oppure quando i
numeri quantici dei sistemi legati diventano grandi, n .
Il principio di indeterminazione (Heisenberg 1927) collega le larghezze intrin-
seche di pacchetti donda niti, x k 1 e t 1, con la scala h
attraverso le relazioni di De Broglie e di Planck, p = hk ed E = h. Ne
risultano le relazioni di indeterminazione x p
>
h e t E
>
h che
ritroveremo, in forma pi` u precisa, nel seguito.
Il principio di complementariet`a (Bohr 1928) stabilisce che qualsiasi espe-
rimento pu`o rivelare o la natura ondulatoria o la natura particellare della
radiazione o della materia, ma non entrambe.
.1.2 Propriet`a generali dellequazione di Schrodinger
Consideriamo una particella di massa m in un potenziale reale V (r) che si annulla
a distanza innita, r , in ogni direzione. In uno stato stazionario (autostato
dellenergia) lequazione di Schrodinger indipendente dal tempo pu`o essere scritta
nella forma (h = h/2)
H(r) =
_

h
2
2m
+V (r)
_
(r) = E(r) (42)
e, in questa equazione agli autovalori, lautofunzione (r) corrisponde allautovalore
E delloperatore H.
Il problema agli autovalori (42) `e ben denito solo se specichiamo le condizioni
di regolarit`a e le condizioni al contorno cui deve soddisfare lautofunzione . Tali
condizioni devono essere compatibili con linterpretazione data alla funzione donda,
che vedremo in dettaglio nel prossimo paragrafo. Imponiamo, per il momento, che
(r) e le sue derivate parziali del primo ordine siano funzioni continue, uniformi e
limitate, in tutto lo spazio. Si pu`o allora dimostrare che valgono i risultati seguenti,
che accettiamo senza dimostrazione,:
1. Se E < 0, lequazione (42) ha soluzione solo per certi valori di E che for-
mano uno spettro discreto. Le autofunzioni corrispondenti si annullano al-
linnito, in modo che lintegrale
_
[(r)[
2
dr, esteso a tutto lo spazio delle
congurazioni, sia un integrale convergente. Si dice allora che la particella si
trova in uno stato legato essendo nulla la probabilit`a di trovare la particella
allinnito.
2. Se E > 0, lequazione (42) pu`o essere risolta per qualsiasi valore positivo
di E. Si dice che le energie possibili formano uno spettro continuo. Ma le
autofunzioni corrispondenti non si annullano allinnito perch`e il loro com-
portamento asintotico `e analogo a quello di unonda piana exp(ik r). La
particella non `e pi` u localizzata in un dominio nito e le funzioni donda di
questo tipo compaiono essenzialmente nei problemi durto. Si parla allora di
uno stato non legato oppure di uno stato stazionario relativo ad un urto.
.1. MECCANICA ONDULATORIA 109
.1.3 Evoluzione del valor medio di una osservabile
Sia /(r, p, t) una grandezza classica in cui r e p cambiano nel tempo in accordo
con le equazioni del moto. In /(r, p, t) appare quindi una dipendenza esplicita dal
tempo e una dipendenza implicita tramite r e p. Alla grandezza classica /(r, p, t)
corrisponde un operatore Hermitiano, una osservabile, A = /(r, p, t) che si ottiene
da / rimpiazzando r e p con operatori i cui autostati ed autovalori non dipendono
pi` u dal tempo. La dipendenza dal tempo di r e p, caratteristica dellevoluzione
temporale dello stato classico, compare ora nella funzione donda (r, t).
In meccanica ondulatoria si denisce il valor medio di una osservabile A come
< A >=
_
dr

(r, t)/(r,
h
i
, t)(r, t) (43)
ed `e questo numero, che dipende solo da t, che deve essere confrontato con il valore
assunto dalla grandezza classica /(r, p, t) allistante t.
Le equazioni
ih

t
= H, ih

t
= (H)

,
permettono di ottenere levoluzione temporale di < A > e di mostrare come ci`o
fornisca un legame fra la meccanica classica e la meccanica ondulatoria. Con laiuto
dellequazione
_

(H)dr =
_
(H)

dr
otteniamo infatti, dalla (43),
d
dt
< A >=
1
ih
< AH HA > +
_
A
t
_
(44)
e, se A non dipende esplicitamente dal tempo,
d
dt
< A >=
1
ih
< [A, H] > . (45)
Una semplice applicazione di questultima equazione alle osservabili r e p ci per-
metter`a di ottenere il teorema di Ehrenfest.
Consideriamo una particella in un potenziale indipendente dal tempo V (r) con
Hamiltoniano
H =
p
2
2m
+V (r).
I commutatori degli operatori r e p con H si possono derivare dalle regole di com-
mutazione canoniche, [x, p
x
] = ih 1, [y, p
y
] = ih 1, [z, p
z
] = ih 1 e tutte le altre
parentesi di commutazione nulle, e sono
[r, H] =
ih
m
p, [p, H] = ihV (r).
Si ottengono cos` due equazioni
d
dt
< r >=
1
m
< p > (46)
110 APPENDICE
e
d
dt
< p >= < V (r) > (47)
che esprimono il teorema di Ehrenfest e ricordano le equazioni classiche del moto
di una particella. Combinandole si ottiene infatti
m
d
2
< r >
dt
2
= < V (r) >
che `e lanalogo della seconda legge di Newton essendo il secondo membro una
forza.
Supponiamo che la funzione donda (r, t), che descrive lo stato della particel-
la, sia un pacchetto donda come quello studiato nel problema allinizio di questo
capitolo. Indichiamo con < R > (t) il centro del pacchetto donda allistante t, al
passare del tempo il centro del pacchetto descrive una traiettoria. Se le dimensioni
del pacchetto sono molto minori delle altre distanze in gioco, possiamo approssimare
il pacchetto donda stesso con il suo centro e la descrizione quantistica della parti-
cella non dierisce di molto da quella classica. Resta da vedere se eettivamente il
centro del pacchetto obbedisce alle leggi della meccanica classica.
La forza classica nel punto r
c
in cui si trova il centro del pacchetto `e
[V (r
c
)]
r
c
=<r>
che, in generale, non coincide con
< V (r) > .
In altre parole il valor medio di una funzione non `e uguale al valore che essa as-
sume prendendo il valor medio della variabile. Solamente se il pacchetto donda `e
sucientemente localizzato si ha
< V (r) > [V (r
c
)]
r
c
=<r>
e, in tal caso, il moto del pacchetto diventa quello di una particella classica di massa
m in un potenziale V (r). Ci`o si verica per molti sistemi macroscopici quando le
lunghezze donda di de Broglie sono molto minori delle distanze su cui il potenziale
varia sensibilmente.
.2 Note al Capitolo 3
.2.1 Loperatore densit`a
Il formalismo della meccanica quantistica sviluppato nora fornisce predizioni statis-
tiche per un insieme di sistemi sici preparati in modo identico. In una misura ide-
ale, tutti gli elementi di questo insieme devono essere caratterizzati da un medesimo
ket di stato [ >. Abbiamo gi`a considerato esperimenti ideali in cui lapparato di
Stern e Gerlach, con una delle due componenti bloccata, agisce da ltro fornendo
fasci di atomi tutti nello stesso stato di spin. Ma, se consideriamo gli atomi dar-
gento che escono dalla fornace prima di entrare nellapparato di Stern e Gerlach, ci
.2. NOTE AL CAPITOLO 3 111
rendiamo conto che il formalismo che abbiamo a disposizione non permette di de-
scrivere questo insieme di atomi che `e completamente casuale per quanto riguarda
lorientazione dello spin. Si tratta di un insieme non polarizzato e nessun ket di
stato, anche il pi` u generale, pu`o descrivere questo insieme.
Quando abbiamo a che fare con un insieme statistico di N sistemi, tutti con
la stessa struttura ma in stati quantistici diversi, tutto quello che possiamo fare
`e una specie di censimento per sapere che una frazione N
1
/N di sistemi si trova
nello stato [
1
>, N
2
/N nello stato [
2
> e cos` via. Non potendo identicare i
singoli membri dellinsieme, ci accontentiamo di dire che un sistema dellinsieme ha
certe probabilit`a w
1
, w
2
, . . . di trovarsi negli stati rappresentati dai ket [
1
>, [
2
>
, . . .. Evidentemente le popolazioni percentuali dei vari stati devono soddisfare la
condizione di normalizzazione

i
w
i
= 1, (48)
e w
i
0. Per esempio, per un sistema di spin 1/2, il 40% degli spin pu`o trovarsi
nello stato [+ >, il 30% nello stato [+ >
x
e il restante 30% nello stato [ >
y
.
Vediamo che i ket [
i
> non devono essere necessariamente ortogonali, anche se
possiamo sempre supporre che siano normalizzati, e che il numero di termini, nella
somma (48) pu`o non coincidere con la dimensionalit`a dello spazio degli stati, che `e
due in questo caso.
Data una certa miscela statistica di stati, supponiamo di eettuare la misura
di una osservabile A. Il valor medio < A > dei risultati della misura ha una
certa probabilit`a w
i
di essere uguale a < A >
i
=<
i
[A[
i
>, supponendo che
<
i
[
i
>= 1. Possiamo quindi scrivere
< A >=

i
w
i
<
i
[A[
i
>, (49)
e, se [a

> `e un autoket di A,
< A >=

w
i
[ < a

[
i
> [
2
a

. (50)
Il concetto di probabilit`a compare in (50) due volte: in [ < a

[
i
> [
2
, per la
probabilit`a che lo stato [
i
> si trovi in un autostato [a

> di A, e nel fattore w


i
che d`a la probabilit`a di trovare nellinsieme uno stato dinamico caratterizzato da
[
i
>.
E comodo descrivere una miscela statistica tramite loperatore densit`a
=

i
w
i
[
i
><
i
[, (51)
perch`e il valor medio della osservabile A `e la traccia di (A)
< A >= Tr(A). (52)
Infatti, in una base generica [b

>
< A >=

i
w
i

b
<
i
[b

>< b

[A[b >< b[
i
>=
112 APPENDICE
=

b
_

i
w
i
< b[
i
><
i
[b

>
_
< b

[A[b >,
e gli elementi di matrice di diventano in questa base
< b[[b

>=

i
w
i
< b[
i
><
i
[b

> .
Quindi
< A >=

b
< b[[b

>< b

[A[b >= Tr(A).


Loperatore `e Hermitiano, come si vede subito dalla denizione perch`e il proiettore
[
i
><
i
[ `e Hermitiano, e
Tr() = 1, (53)
perch`e il valor medio delloperatore identit`a 1 `e 1. Loperatore densit`a `e un
operatore Hermitiano denito positivo
6
e la sua traccia `e uno.
Dalla (50) otteniamo la probabilit`a che il risultato della misura di A sia proprio
il suo autovalore a

nella forma

i
w
i
[ < a

[
i
> [
2
che possiamo scrivere come Tr([a

>< a

[). Poich`e `e suciente conoscere per


calcolare tutte le quantit`a sicamente misurabili, valori medi e distribuzioni statis-
tiche, possiamo considerare identiche due miscele statistiche che abbiano lo stes-
so operatore densit`a. Ogni miscela quantistica di stati `e completamente denita
dal suo operatore densit`a. Il formalismo delloperatore densit`a permette anche di
trattare i casi puri come caso particolare di una miscela statistica. Un insieme puro
`e specicato da w
k
= 1 per un certo [
k
> e w
i
= 0 per i ,= k; in questo caso
= [
k
><
k
[,
e
2
= `e un operatore idempotente. Abbiamo anche, ma solo per un insieme
puro, Tr(
2
) = 1.
Calcoliamo, come esempio, la matrice densit`a di un fascio puro di atomi con
spin 1/2, tutti nello stato [+ >, nella base degli autoket di S
z
. Si avr`a
= [+ >< +[
.
=
_
1
0
_
( 1 0 ) =
_
1 0
0 0
_
,
e
< S
z
>= Tr(S
z
) =
h
2
, < S
x
>= 0, < S
y
>= 0.
Se il fascio di atomi fosse completamente polarizzato nella direzione negativa del-
lasse x, e quindi nello stato [ >
x
, si avrebbe
= [ >
x x
< [ =
1
2
([+ > [ >)(< +[ < [)
.
=
_
1/2 1/2
1/2 1/2
_
.
6
Un operatore Hermitiano X `e denito positivo se < |X| > 0, qualunque sia | >.
.2. NOTE AL CAPITOLO 3 113
In entrambi i casi, come si pu`o vericare facilmente,
2
= e Tr(
2
) = Tr() = 1.
Problema. Scrivere la matrice densit`a per un fascio parzialmente polarizzato di
spin 1/2, miscela statistica al 75% e 25% di due insiemi puri negli stati [+ > e
[+ >
x
, rispettivamente.
Soluzione
Dalla denizione (51) si ha
=
3
4
[+ >< +[ +
1
4
[+ >
x x
< +[
.
=
_
7/8 1/8
1/8 1/8
_
.
Il calcolo dei valori medi delle osservabili d`a
< S
x
>=
h
8
, < S
y
>= 0, < S
z
>=
3h
8
.
Si noti che, in questo caso,
2
,= e Tr(
2
) = 13/16.
Problema. Il fascio di atomi di spin 1/2, che escono dalla fornace nellapparato
di Stern e Gerlach, non `e polarizzato e pu`o essere considerato come una miscela
incoerente degli stati [+ > e [ > in eguali proporzioni. Il suo stato di spin pu`o
essere scritto come
1

2
(e
1
[+ > +e
2
[ >), (54)
dove e
1
ed e
2
sono numeri complessi di modulo 1 con fase relative casuali
7
, cio`e
soddisfano le relazioni
[e
1
[
2
= [e
2
[
2
= 1, e

1
e
2
= e

2
e
1
= 0, (55)
dove la barra sopra una grandezza indica la media su tutti i valori della fase relativa.
Calcolare la matrice densit`a, nella base [+ >, [ >, di questa miscela statistica e
i valori medi delle osservabili di spin.
Soluzione
Calcoliamo dapprima il proiettore relativo allo stato incoerente (54)
1
2
(e
1
[+ > +e
2
[ >)(e

1
< +[ +e

2
< [) =
=
1
2
([+ >< +[ +[ >< [ +e
1
e

2
[+ >< [ +e
2
e

1
[ >< +[). (56)
Loperatore densit`a `e la media, su tutti i valori della fase relativa, dellespressione
(56) e, dalle (55), si ottiene
=
1
2
[+ >< +[ +
1
2
[ >< [
.
=
_
1/2 0
0 1/2
_
.
7
Si noti la dierenza con un ket di stato in cui la fase relativa deve essere denita.
114 APPENDICE
Questo insieme pu`o essere considerato come una miscela incoerente di un insieme
[+ > e un insieme [ > con eguale peso (oppure di [+ >
x
e [ >
x
con lo stesso
peso).
Poich`e , in queto caso, `e proprio la matrice unit`a, divisa per 2, si ha
Tr(S
i
) =< S
i
>= 0, (i = 1, 2, 3),
perch`e Tr(S
i
) = 0. Il risultato < S >= 0 `e ragionevole perch`e non ci deve essere
nessuna direzione privilegiata dello spin in un insieme completamente casuale di
spin 1/2.
Concludiamo questa sezione derivando levoluzione temporale di una miscela
statistica. In visuale di Heisenberg, loperatore densit`a resta immobile (
H
=
t=t
0
)
mentre le grandezze siche sono rappresentate da osservabili che evolvono nel tempo
secondo lequazione di Heisenberg (3.35).
Passiamo alla visuale di Schrodinger. Se, allistante t
0
, lo stato dinamico del sis-
tema `e rappresentato dalla miscela di ket [
1
, t
0
>, [
2
, t
0
>, . . . con i pesi statistici
w
1
, w
2
, . . ., ogni componente della miscela evolve nel tempo
[
i
, t >= |(t, t
0
)[
i
, t
0
>,
mentre i pesi statistici w
i
restano gli stessi se linsieme non viene perturbato.
Avremo quindi
(t) =

i
|(t, t
0
)[
i
, t
0
> w
i
<
i
, t
0
[|

(t, t
0
) =
= |(t, t
0
)(t
0
)|

(t, t
0
),
e, dallequazione di Schrodinger per |(t, t
0
),
ih

t
= H H = [, H]. (57)
Le grandezze che gurano in (57) sono operatori nella visuale di Schrodinger e,
malgrado la somiglianza, questa equazione non ha nulla a che fare con lequazione
di Heisenberg. Lequazione (57) `e lanalogo quantistico del teorema di Liouville in
meccanica statistica classica
8
.
.2.2 Oscillatore armonico in equilibrio termodinamico
Un oscillatore armonico, in equilibrio termodinamico con un termostato alla tem-
peratura T, non `e in uno stato puro, cio`e `e impossibile descrivere il suo stato con
un ket [ >. Si dovr`a trattare come una miscela statistica di stati stazionari [n >
8

class.
/t = {
class.
, H} dove
class.
`e la densit`a nello spazio delle fasi e la
parentesi `e quella di Poisson. Da qui, il nome di operatore densit`a per .
.3. NOTE PER IL CAPITOLO 4 115
con pesi proporzionali ad exp(E
n
/(kT)), dove k `e la costante di Boltzmann ed
E
n
= (n + 1/2) h. Loperatore densit`a ha la forma
=

n
e
E
n
/(kT)
Z
[n >< n[, (58)
dove
Z =

n
e
E
n
/(kT)
, (59)
per soddisfare la condizione di normalizzazione (48).
Vogliamo calcolare lenergia media di questo oscillatore
< H >= Tr (H) =
1
Z

n
E
n
e
E
n
/(kT)
, (60)
e cominciamo con il calcolo di Z. Si ha, dalla (59),
Z =

n
e
(n+1/2) h/(kT)
= e
h/(2kT)

n
_
e
h/(kT)
_
n
,
e riconosciamo, nellultima somma, la serie geometrica per cui
Z =
e
h/(2kT)
1 e
h/(kT)
. (61)
La somma in (60) pu`o essere calcolata facilmente notando che
dZ
dT
=
1
kT
2

n
(n + 1/2) he
(n+1/2) h/(kT)
,
si ha quindi
< H >= kT
2
1
Z
dZ
dT
e, dopo alcuni semplici calcoli,
< H >=
1
2
h +
h
e
h/(kT)
1
. (62)
Si ritrova la formula di Planck, a meno della costante h/2, per lenergia media
di un oscillatore quantizzato. Si noti che h/2 corrisponde allo stato fondamentale
delloscillatore e, in questo stato, nessuna energia pu`o essere irraggiata dalla cavit`a.
Come energia media, nella formula di Planck, dovremo prendere quindi < H >
h/2.
.3 Note per il Capitolo 4
.3.1 Denizione generale di un gruppo
Un insieme G di elementi g
1
, g
2
, . . . `e chiamato un gruppo se:
1. `e denita in G una legge di composizione g
1
g
2
, detta prodotto di due elementi
qualunque g
1
, g
2
G, e g
1
g
2
G;
116 APPENDICE
2. (g
1
g
2
)g
3
= g
1
(g
2
g
3
) per tre elementi qualunque g
1
, g
2
, g
3
G;
3. G contiene un elemento e tale che
e g = g e = g (63)
per ogni g G; lelemento e `e detto elemento unit`a del gruppo G;
4. per ogni elemento g G, esiste un elemento h G tale che
hg = g h = e. (64)
Lelemento h `e detto inverso dellelemento g e si indica con g
1
.
Notiamo che, in un gruppo G, pu`o esistere un solo elemento unit`a e ad ogni elemento
g corrisponde un solo inverso g
1
. Notiamo anche che, in generale, g
1
g
2
,= g
2
g
1
;
se g
1
g
2
= g
2
g
1
per ogni g
1
, g
2
G il gruppo si dice commutativo o abeliano
9
.
Se gli elementi g
1
, g
2
, . . . sono tutte le rotazioni possibili dello spazio tridi-
mensionale attorno ad un punto sso, indichiamo queste rotazioni con i simboli
R, R

, R, . . ., le condizioni precedenti sono tutte soddisfatte. Il prodotto RR

di
due rotazioni `e la rotazione ottenuta eettuando prima la rotazione R

, poi la ro-
tazione R; lelemento unit`a del gruppo sar`a la rotazione di un angolo nullo e linverso
di una rotazione R sar`a quella che, eettuata dopo R, ripristiner`a la situazione in-
iziale. Il gruppo di tutte le rotazioni, indichiamolo con SO(3) (vedremo fra un
momento perch`e), `e chiamato gruppo delle rotazioni dello spazio tridimensionale.
Una rotazione nello spazio a tre dimensioni puo essere applicata ai vettori
di base o ai vettori dello spazio, queste due possibilit`a dieriscono per il segno
dellangolo di rotazione. E infatti equivalente lasciare un vettore sso e ruotare la
base oppure lasciare la base ssa e ruotare il vettore in senso opposto. Nel seguito
useremo questultima possibilit`a. Le componenti di un vettore v, che indichiamo
con v
i
dove i = 1, 2, 3, possono essere pensate come gli elementi di una matrice con
tre righe ed una colonna e una rotazione R come una matrice 3 3 con elementi
R
ij
. Allora v

i
= R
ik
v
k
rappresentera leetto della rotazione
10
e la condizione che
la rotazione non cambi la lunghezza del vettore e langolo fra due vettori impone
la condizione
R
ik
R
il
=
kl
(65)
cio`e la matrice R `e una matrice ortogonale e il suo determinante `e eguale ad uno.
Il gruppo di tutte le matrici ortogonali e di determinante uno costituiscono una
realizzazione del gruppo SO(3). Si spiega cos` il nome dato a questo gruppo: 3 si
riferisce alle dimensioni dello spazio, O alle matrici ortogonali e S signica speciale,
riferendosi al fatto che il determinante `e uno.
.3.2 Denizione di rappresentazione
La nozione di rappresentazione di un gruppo generalizza quella di funzione espo-
nenziale. Si pu`o denire la funzione esponenziale e
ax
, rappresentazione del gruppo
9
Queste sono solo alcune indicazioni indispensabili sulla teoria dei gruppi, per la teoria
generale si vedano i testi specici.
10
Si applica la convenzione che gli indici ripetuti si intendono sommati da 1 a 3.
.3. NOTE PER IL CAPITOLO 4 117
additivo dei numeri reali, come la soluzione continua dellequazione funzionale
f(x +y) = f(x)f(y), (66)
che soddisfa la condizione iniziale f

(0) = a. La generalizzazione di questa equazione


al caso di un gruppo qualunque G, ci conduce a considerare le funzioni scalari,
denite su G, che vericano lequazione
f(g
1
g
2
) = f(g
1
)f(g
2
). (67)
Ma, nel caso di un gruppo non commutativo, tali funzioni sono troppo poche perch`e
dallequazione (67) si otterrebbe
f(g
1
g
2
) = f(g
1
)f(g
2
) = f(g
2
)f(g
1
) = f(g
2
g
1
).
Perci`o le funzioni scalari, che soddisfano lequazione (67), saranno insucienti a
fornire la decomposizione di una funzione arbitraria F(g) denita sul gruppo G.
Per ottenere una famiglia sucientemente ricca di soluzioni dellequazione (67),
si deve abbandonare le funzioni scalari e considerare funzioni i cui valori sono o
delle matrici oppure delle trasformazioni lineari. Poich`e il prodotto di matrici non
`e commutativo, la famiglia di tali soluzioni `e sucientemente grande. Arriviamo
cos` alle soluzioni dellequazione funzionale
T(g
1
g
2
) = T(g
1
)T(g
2
), (68)
dove g
1
e g
2
sono elementi del gruppo G e T `e una funzione, denita su G, che
assume i suoi valori nellinsieme delle trasformazioni lineari di uno spazio vettoriale
/. Queste soluzioni sono chiamate rappresentazioni del gruppo G. La rappresen-
tazione T(g) `e detta esatta se lelemento unit`a, e, `e lunico elemento del gruppo
per il quale T(e) = E, dove E `e la trasformazione identit`a in /. / si chiama
lo spazio della rappresentazione T(g). Una rappresentazione `e detta irriducibile se
non esistono in /sottospazi invarianti rispetto a questa rappresentazione, eccetto
lelemento nullo (0) e lo spazio / tutto intero.
Riconosciamo nellinsieme delle matrici ortogonali 3 3 con determinante uno,
una rappresentazione del gruppo SO(3), lo spazio della rappresentazione essendo
la spazio tridimensionale ordinario 1
3
.
.3.3 Operatori innitesimi di una rappresentazione
Supponiamo che ad ogni valore reale di un parametro t corrisponda un elemento
del gruppo G e che, per ogni coppia di parametri reali (t, s), si abbia
g(t)g(s) = g(t +s). (69)
Si dice allora che i g(t) formano una sottogruppo ad un parametro del gruppo
G. Dallequazione (69) si ricava che g(0) = e e che g(t) = g
1
(t). Esempi di
sottogruppi ad un parametro sono linsieme delle rotazioni attorno ad un asse sso,
sottogruppo delle rotazioni dello spazio euclideo, e il sottogruppo delle traslazioni
in una direzione ssa che fa parte del gruppo delle traslazioni dello spazio.
118 APPENDICE
Se T(g) `e una rappresentazione di un sottogruppo ad un parametro g(t) del
gruppo G ed esiste il limite
A = lim
t0
T(g(t)) E
t

dT(g(t))
dt

t=0
, (70)
si dice che loperatore A `e loperatore innitesimo della rappresentazione T(g),
associata al sottogruppo ad un parametro g(t). Se /
1
`e il sottospazio, dello spazio
/della rappresentazione di G, sul quale sono deniti gli operatori exp(tA), si avr`a
d(e
tA
)
dt

t=0
= A. (71)
Dalle equazioni (70) e (71) segue, per lunicit`a della soluzione di una equazione
dierenziale, che
T(g(t)) = e
tA
. (72)
Per un sottogruppo ad una parametro g(t), loperatore innitesimo A di questo
sottogruppo denisce la rappresentazione T(g). Negli esempi che troveremo nel se-
guito, lo spazio degli operatori innitesimi ha dimensione nita e questa dimensione
`e uguale a quella del gruppo, cio`e al numero di parametri necessari per denire il
gruppo. Nel caso del gruppo delle rotazioni dello spazio euclideo tridimensionale
questa dimensione `e pari a tre, perch`e occorrono tre parametri per denire una
rotazione nello spazio: i tre angoli di Eulero oppure due angoli, che deniscono il
versore dellasse di rotazione, e langolo di rotazione.
.3.4 Gli angoli di Eulero
Finora abbiamo specicato una rotazione nello spazio tridimensionale ordinario
tramite il versore n, che d`a la direzione e il verso dellasse di rotazione, e langolo
di rotazione. Sono necessari quindi tre numeri reali, oltre allangolo di rotazione
dobbiamo specicare langolo polare e azimutale del versore n. Anche una matrice
di SO(3) ha tre parametri indipendenti perch`e i nove elementi della matrice 3 3
sono vincolati dalla condizione di ortogonalit`a
RR
T
= 1,
che corrisponde a 6 equazioni indipendenti essendo la matrice RR
T
= R
T
R sim-
metrica.
Un altro modo di caratterizzare una generica rotazione in tre dimensioni usa
gli angoli di Eulero. Per descrivere le rotazioni di un corpo rigido attorno ad un
punto sso O, scegliamo un sistema di assi cartesiani sso nello spazio Oxyz e un
sistema di assi sso con il corpo. Inizialmente gli assi dei due sistemi di riferimento
coincidono e indichiamo con OXYZ il sistema di assi, sso con il corpo, dopo le
rotazioni di Eulero. Introducendo un asse Ou perpendicolare al piano OzZ, si veda
la gura 1, gli angoli di Eulero sono
11
= (Oy, Ou), = (Oz, OZ), = (Ou, OY).
La rotazione `e il risultato delle tre rotazioni seguenti, nellordine
11
La denizione adottata qui dierisce un p`o da quella usata comunemente nella teoria
del giroscopio. La denizione data `e la pi` u conveniente in meccanica quantistica, come
vedremo pi` u avanti.
.3. NOTE PER IL CAPITOLO 4 119
T

Q
E

e
e
e
e
e
e
e
e
eu
x
u
y
z
Z
X
Y
O

Figura 1: Denizione degli angoli di Eulero


1. rotazione R
z
() di un angolo attorno ad Oz (Oy diventa Ou),
2. rotazione R
u
() di un angolo attorno ad Ou (Oz diventa OZ),
3. rotazione R
Z
() di un angolo attorno ad OZ (Ou diventa OY).
Indichiamo la rotazione risultante con R(, , ) = R
Z
()R
u
()R
z
(). Questa for-
ma delle rotazioni di Eulero non `e tuttavia conveniente per i nostri scopi. E preferi-
bile lavorare solo con rotazioni fatte rispetto agli assi ssi nello spazio (Oxyz) e non
`e dicile trovare le relazioni necessarie per questa trasformazione. Consideriamo,
per esempio, la rotazione attorno ad Ou di un angolo che si pu`o ottenere anche
con le seguenti operazioni: prima si riporta lasse Ou sullasse Oy con la rotazione
R
1
z
(), poi si ruota di un angolo attorno ad Oy e inne si ruota di un angolo
rispetto ad Oz. Leetto su un qualsiasi vettore dello spazio `e chiaramente lo stesso
e possiamo scrivere
R
u
() = R
z
()R
y
()R
1
z
(). (73)
Analogamente, si ha
R
Z
() = R
u
()R
z
()R
1
u
() (74)
e, sostituendo le (73) e (74) in R(, , ), si ottiene la formula nale
R(, , ) = R
Z
()R
u
()R
z
() =
= R
z
()R
y
()R
1
z
()R
z
()R
z
() =
= R
z
()R
y
()R
z
(), (75)
120 APPENDICE
dove lultimo passaggio `e reso possibile dal fatto che rotazioni rispetto allo stesso
asse commutano.
Loperatore associato alla rotazione (75), nello spazio dei ket in considerazione,
`e espresso da
T(, , ) = T( z, )T( y, )T( z, ). (76)
La rappresentazione matriciale, per un sistema con spin 1/2, nella base degli autoket
di S
z
`e, facendo uso della (4.29),
T(, , )
.
= exp
_
i

2
_
exp
_
i

2
_
exp
_
i

2
_
=
=
_
e
i/2
0
0 e
i/2
__
cos(/2) sin(/2)
sin(/2) cos(/2)
__
e
i/2
0
0 e
i/2
_
. (77)
Il prodotto delle tre matrici in (77) `e una matrice unitaria e unimodulare. Gli
elementi di matrice della rotazione attorno ad Oy sono reali, per la scelta fatta
degli angoli di Eulero, ed `e lunica rotazione che contiene elementi di matrice non
diagonali. Gli elementi di matrice delloperatore T(, , ) nella rappresentazione
scelta hanno un signicato importante, sono le ampiezze di probabilit`a di trovare lo
stato ruotato in un particolare stato di spin. Per generalizzare quanto abbiamo fatto
nora, per lo spin 1/2, ad un generico momento angolare dobbiamo prima studiare
gli elementi di matrice delloperatore J per un momento angolare arbitrario.
Problema. Nel formalismo di Pauli, costruire lautospinore di n, con autovalore
+1, dove n `e un vettore unitario in una direzione denita dagli angoli polari e .
Soluzione
Se n fosse diretto lungo lasse z la soluzione sarebbe

+
=
_
1
0
_
,
autoket di
z
con autovalore +1. Si tratta quindi di ruotare il versore dellasse
z nch`e assume la direzione (, ) e vedere quale eetto ha questa rotazione sullo
spinore. Ricorrendo agli angoli di Eulero, dobbiamo eseguire una rotazione attorno
ad Oy di un angolo e una rotazione attorno a Oz di un angolo , la rotazione di
Eulero `e quindi
R( = , = , = 0).
Loperatore di rotazione corrispondente `e gi`a stato calcolato esplicitamente in (77)
e
T(, , 0)
.
=
_
e
i/2
cos(/2) e
i/2
sin(/2)
e
i/2
sin(/2) e
i/2
cos(/2)
_
.
Lautospinore di n con autovalore +1 `e quindi
=
_
e
i/2
cos(/2) e
i/2
sin(/2)
e
i/2
sin(/2) e
i/2
cos(/2)
__
1
0
_
=
.3. NOTE PER IL CAPITOLO 4 121
=
_
e
i/2
cos(/2)
e
i/2
sin(/2)
_
e n = +.
.3.5 Simmetrie discrete, loperatore parit`a
Oltre alle operazioni di simmetria gi`a viste, come le traslazioni e le rotazioni nello
spazio che dipendono da parametri che variano con continuit`a e perci`o sono dette
simmetrie continue, esistono altre operazioni di simmetria che non possiedono ques-
ta caratteristica. La parit`a e linversione temporale sono associate ad operatori che
non possono essere ottenuti applicando successivamente delle trasformazioni in-
nitesime. Nel seguito considereremo solo la parit`a, o inversione spaziale, da cui
derivano importanti regole di selezione per le ampiezze di transizione.
Se indichiamo con loperatore unitario che rappresenta leetto di una in-
versione spaziale sul ket di stato [ >, `e naturale richiedere che il valor medio
delloperatore posizione x fra stati [> cambi di segno
<[

x[>= <[x[> . (78)


Essendo vera per qualunque [>, la relazione (78) richiede che

x = x,
ovvero, moltiplicando a sinistra per loperatore unitario ,
, x = 0. (79)
Poich`e anticommuta con loperatore x, avremo anche
x[x

>= x[x

>= x

[x

>
e [x

> `e un autoket di x con autovalore x

; perci`o, a meno di una fase,


[x

>= [ x

> . (80)
Dalla (80) abbiamo anche
2
[x

>= [x

>, cio`e
2
`e loperatore identit`a, e vediamo
che `e sia unitario che Hermitiano e i suoi autovalori possono essere solamente
1,

1
=

= . (81)
Anche limpulso p, che classicamente `e mdx/dt, anticommuta con ed `e quindi
dispari per parit`a, come x. Sia x che p sono operatori vettoriali polari, nel
senso che il loro valor medio trasforma come un vettore polare (dispari rispetto alla
parit`a), mentre un momento angolare deve comportarsi come un vettore assiale.
Nello spazio tridimensionale ordinario linversione spaziale, che cambia le coordinate
x
k
in x
k
, (k = 1, 2, 3), `e rappresentata dalla matrice ortogonale
R
(parit`a)
=
_
_
1 0 0
0 1 0
0 0 1
_
_
,
122 APPENDICE
e, a parte il segno, coincide con lidentit`a. R
(parit`a)
commuta quindi con tutte
le matrici ortogonali che rappresentano una qualsivoglia rotazione. In meccanica
quantistica `e naturale postulare la corrispondente relazione per gli operatori unitari
T(R) = T(R),
da cui segue che
[, J] = 0, (82)
valida evidentemente anche per S e L. Dalla (82) otteniamo che loperatore S p
si comporta come uno pseudoscalare

S p = S p,
mentre, per uno scalare vero come L S, si avr`a

L S = L S.
La funzione donda di una particella senza spin il cui ket di stato `e [ >,
(x

) =<x

[>, trasforma per parit`a nel seguente modo


<x

[[>=< x

[>= (x

). (83)
Se [> `e un autoket della parit`a, [>= [>, dalla (83) si ottiene immediata-
mente
(x

) = (x

) se [>= [>, (84)


e lo stato [> `e pari o dispari a seconda che la corrispondente funzione donda resti
la stessa, oppure cambi di segno, per parit`a.
Non tutte le funzioni donda di interesse sico hanno parit`a denita nel senso
della (84), per esempio un autoket dellimpulso non `e un autoket della parit`a,
e p anticommutano, e unonda piana exp(ip

/h), che `e la funzione donda di


un autoket dellimpulso, non ha parit`a denita. Questo potrebbe sembrare strano
perch`e lHamiltoniana H di una particella libera commuta con p ed `e invariante
per parit`a
[H, ] = 0. (85)
Se la (85) `e soddisfatta e [n> `e un autoket di H con autovalore E
n
H[n>= E
n
[n>,
anche il ket (1/2)(1 )[n> `e un autoket di H con autovalore E
n
ed `e anche un
autoket della parit`a con autovalori 1, perch`e
2
= 1. Se [n> `e un autoket non
degenere di H, [n> e (1/2)(1 )[n> devono essere lo stesso stato, altrimenti si
violerebbe lipotesi di non degenerazione, e quindi [n > `e anche un autoket della
parit`a. Nel caso degli autoket di p si ha degenerazione, perch`e [p

> e [ p

> hanno
la stessa energia, e dobbiamo costruire le combinazioni lineari (1/

2)([p

> [p

>
) per avere autoket della parit`a con autovalori 1. Nel linguaggio delle funzioni
donda, exp(ip

/h) non ha parit`a denita mentre cos(p

/h) e sin(p

/h)
ce lhanno.
.3. NOTE PER IL CAPITOLO 4 123
Possiamo ora chiarire lorigine delle regole di selezione dovute alla parit`a. Se
[> e [> sono autostati della parit`a
[>=

[>, [>=

[>, (

= 1) (86)
allora
<[x[>=<[

[>=

<[x[ > (87)


per la (86), e < [x[ > `e nullo se

hanno lo stesso segno. La (87), nota


anche come regola di Laporte prima della nascita della meccanica quantistica, si
esprime nel linguaggio delle funzioni donda dicendo che
_

dr = 0
se

hanno la stessa parit`a. Analogamente, un operatore pari avr`a elementi


di matrice non nulli solo fra stati della stessa parit`a.
Nellapplicare queste regole di selezione `e, molte volte, importante conoscere
la parit`a delle funzioni donda associate agli autoket di L
2
e L
z
che sono autoket
della parit`a perch`e L e commutano. E suciente allo scopo esaminare la trasfor-
mazione delle armoniche sferiche Y
m

(, ) quando x

o, in coordinate polari
sferiche, quando
r r, , +.
Basta considerare Y
0

(, ) perch`e tutti gli stati con m ,= 0, a sso , si ottengono


da [, m = 0 > applicando ripetutamente gli operatori L
+
e L

che commutano
con , e quindi hanno la stessa parit`a. Ma Y
0

(, ) `e proporzionale a P

(cos ) che
soddisfa la relazione
P

(cos( )) = P

(cos ) = (1)

(cos ),
e quindi
[, m>= (1)

[, m> . (88)
Concludiamo questa appendice notando che linvarianza dellHamiltoniana rispet-
to allinversione spaziale non `e una propriet`a universale della natura e, nel caso delle
interazioni deboli, questa simmetria viene a mancare. In un processo di decadimen-
to possiamo avere stati nali che sono sovrapposizione di stati con parit`a opposta e
la distribuzione angolare dei prodotti di decadimento pu`o dipendere da grandezze
pseudoscalari come, per esempio, < S > p. La non conservazione della parit`a nelle
interazioni deboli `e stata provata sperimentalmente.
124 APPENDICE
.4 Note al Capitolo 5
.4.1 Modica dei livelli energetici causata da una pertur-
bazione
Supponiamo di conoscere gli autoket e gli autovalori dellenergia di una Hamiltoni-
ana H
0
, cio`e di aver risolto esattamente lequazione agli autovalori
H
0
[n
(0)
>= E
(0)
n
[n
(0)
> . (89)
La teoria perturbativa di Rayleigh-Schrodinger permette di ottenere i livelli di en-
ergia di un sistema sico il cui Hamiltoniano pu`o essere diviso nelle due parti
Hermitiane
H = H
0
+V (90)
dove chiameremo H
0
la parte non perturbata e V la perturbazione. Il parametro
reale varia fra zero e uno e permette di accendere o spegnere la perturbazione,
per = 0 lHamiltoniano diventa quello imperturbato mentre per = 1 la pertur-
bazione riacquista il suo vero valore V . Gli autovalori e gli autoket di H sono eviden-
temente funzioni di e possiamo applicare la teoria perturbativa quando questi au-
tovalori e autoket si possono sviluppare in serie di potenze di nella speranza che gi`a
i primi termini dello sviluppo possano fornire una approssimazione sucientemente
accurata. Si tratta del primo metodo cui abbiamo accennato nellintroduzione a
questo capitolo.
Assumiamo che lo spettro di H
0
non sia degenere e cerchiamo di trovare una
espressione approssimata per gli autovalori e gli autoket dellequazione
(H
0
+V )[n>= E
n
[n>, (91)
dove si sottointende che [n> ed E
n
sono funzioni continue di , per 0 devono
tendere a [n
(0)
> e E
(0)
n
. Anche la variazione di energia dellennesimo livello, che si
annulla per 0,

n
E
n
E
(0)
n
(92)
sar`a una funzione continua di e, tramite essa, possiamo riscrivere lequazione (91)
in una forma pi` u adatta alle approssimazioni che faremo
(E
(0)
n
H
0
)[n>= (V
n
)[n> . (93)
Se moltiplichiamo lequazione (93) per [n
(0)
> a sinistra notiamo che, in virt` u della
(89), il ket (V
n
)[n> ha componente nulla lungo [n
(0)
>
< n
(0)
[(V
n
)[n>= 0 (94)
ottenendo cos` una relazione importante

n
< n
(0)
[n>= < n
(0)
[V [n> . (95)
Per determinare [n > dalla (93) dobbiamo invertire loperatore (E
(0)
n
H
0
)
assicurandoci che loperatore inverso (E
(0)
n
H
0
)
1
non agisca su [n
(0)
> perch`e in
tal caso il risultato non sarebbe ben denito. Partendo dalla relazione di chiusura
.4. NOTE AL CAPITOLO 5 125
dei ket imperturbati,

[k
(0)
>< k
(0)
[ = 1, deniamo un operatore di proiezione
che proietta su tutti gli autoket eccetto [n
(0)
>

n
1 [n
(0)
>< n
(0)
[ =

k=n
[k
(0)
>< k
(0)
[. (96)
Loperatore (E
(0)
n
H
0
)
1

n
`e ora ben denito
1
E
(0)
n
H
0

n
=

k=n
1
E
(0)
n
E
(0)
k
[k
(0)
>< k
(0)
[ (97)
e, poich`e (V
n
)[n>= (1 [n
(0)
>< n
(0)
[)(V
n
)[n>=
n
(V
n
)[n>
per la relazione (94), possiamo ottenere [n> dalla (93) nella forma
[n>= [n
(0)
> +
1
E
(0)
n
H
0

n
(V
n
)[n> . (98)
Il primo termine a membro destro della (98) `e la soluzione dellequazione omogenea
che assicura il limite corretto
lim
0
[n>= [n
(0)
> .
Lautoket perturbato non risulta per`o normalizzato ad uno perch`e < n
(0)
[n>= 1,
ci`o non `e grave perch`e, se `e necessario, possiamo sempre normalizzare gli autoket
perturbati alla ne dei calcoli. Le formule che otterremo saranno pi` u semplici con
questa normalizzazione e anche lequazione (95), che insieme con la (98) ci dar`a i
risultati cercati si semplica

n
= < n
(0)
[V [n> . (99)
Sviluppiamo ora [n> e
n
in potenze di
[n>=

k=0

k
[n
(k)
>, (100)

n
=

k=1

(k)
n
(101)
e uguagliamo nellequazione (99) i coecienti delle diverse potenze di . Otteniamo
cos`, allordine k-esimo,

(k)
n
=< n
(0)
[V [n
(k1)
> (102)
e, al primo ordine,
E
n
() = E
(0)
n
+ < n
(0)
[V [n
(0)
> +O(
2
).
Vediamo che, per calcolare la variazione di energia allordine
k
, `e suciente
conoscere [n > solo no allordine
k1
. Confrontando gli sviluppi (98) e (100)
abbiamo
[n
(1)
> +
2
[n
(2)
> +. . . =
1
E
(0)
n
H
0

n
(V
(1)
n

126 APPENDICE

(2)
n
. . .) ([n
(0)
> +[n
(1)
> +. . .) (103)
e, tenendo conto che
n
[n
(0)
>= 0 e quindi il termine con
(1)
n
non contribuisce
la primo ordine, troviamo
[n
(1)
>=
1
E
(0)
n
H
0

n
V [n
(0)
> . (104)
Ora diventa facile calcolare la correzione, al secondo ordine in , allenergia imper-
turbata

(2)
n
=< n
(0)
[V
1
E
(0)
n
H
0

n
V [n
(0)
>
e, se poniamo
V
kl
< k
(0)
[V [l
(0)
>,
ottenere usando la (96)

n
= E
n
E
(0)
n
= V
nn
+
2

k=n
[V
nk
[
2
E
(0)
n
E
(0)
k
+. . . (105)
Nel caso che H
0
non abbia livelli degeneri, il metodo accennato sopra permette di
calcolare le correzioni allordine desiderato. Alla ne del calcolo deve essere posto
eguale ad uno.
Avendo calcolato
(2)
n
, possiamo dare una stima dellerrore che si commet-
terebbe tenendo solo la correzione al primo ordine in . Consideriamo infatti il
termine in
2
in (105) e indichiamo con E il valore assoluto della dierenza fra
lenergia E
(0)
n
, del livello che stiamo considerando, e quella del livello pi` u vicino.
Per ogni p, abbiamo
[E
(0)
n
E
p
[ E
e il limite superiore di [
(2)
n
[ sar`a
[
(2)
n
[
1
E

k=n
< n
(0)
[V [k
(0)
>< k
(0)
[V [n
(0)
>

1
E
< n
(0)
[V [1 [n
(0)
>< n
(0)
[]V [n
(0)
>

1
E
[< n
(0)
[V
2
[n
(0)
> (< n
(0)
[V [n
(0)
>)
2
]
che possiamo riscrivere nella forma
[
(2)
n
[
1
E
(V )
2
(106)
dove V `e lo scarto quadratico medio, o uttuazione, della perturbazione V nello
stato imperturbato [n
(0)
>. Nel limite in cui 1, la (106) indica lordine di
grandezza dellerrore commesso se teniamo conto solo della correzione al primo
ordine.
Il metodo che abbiamo sviluppato si applica anche se H
0
ha autovalori degeneri
purch`e il ket imperturbato [n
(0)
>, che vogliamo correggere, sia unico e ben denito,
.4. NOTE AL CAPITOLO 5 127
cio`e il livello E
(0)
n
sia non degenere. Supponiamo ora che ci sia una degenerazione
di ordine g per il livello E
(0)
n
prima di accendere la perturbazione V , ci`o signica
che esiste un sottospazio di dimensione g in cui g autoket di H
0
corrispondono tutti
alla stessa energia imperturbata E
(0)
n
. La perturbazione V potr`a togliere completa-
mente, o in parte, questa degenerazione ma non `e pi` u possibile determinare a quale
ket imperturbato tenderanno i ket perturbati nel limite 0. La base di ket
imperturbati in questo sottospazio a g dimensioni pu`o essere scelta arbitrariamente
ma non `e detto che il ket perturbato tenda ad uno di questi ket, scelti a priori, in
quanto potrebbe tendere ad una loro combinazione lineare.
Vale comunque la regola generale: per calcolare gli autovalori (al primo ordine)
e gli autoket (allordine zero) dellHamiltoniano H in corrispondenza ad uno stato
imperturbato degenere E
(0)
n
, `e suciente diagonalizzare la matrice che rappresenta
la perturbazione, ristretta al sottospazio associato con E
(0)
n
.
.4.2 Interazione fra dipoli magnetici
Un esempio semplice di applicazione della teoria perturbativa stazionaria si ha
studiando i livelli energetici per un sistema di due particelle di spin 1/2 poste in
un campo magnetico statico B
0
e interagenti tramite il loro momento di dipolo
magnetico. Questo esempio illustra entrambi i casi della teoria perturbativa e,
partendo dal caso non-degenere, aronteremo anche il problema della degenerazione
se le particelle sono identiche.
Siano S
1
e S
2
gli spin delle due particelle, che indicheremo nel seguito con (1)
e (2), e M
1
, M
2
i corrispondenti momenti magnetici
M
1
=
1
S
1
, M
2
=
2
S
2
(107)
dove
1
e
2
sono i rapporti giromagnetici delle due particelle ( = e/(m
e
c) per
lelettrone, e < 0).
12
Calcoliamo ora il potenziale di interazione V del momento
magnetico M
2
dovuto al campo creato da M
1
in (2). Supponiamo le due particelle
sse nello spazio e indichiamo con r = nr il vettore che congiunge la particella (1)
con la (2), allora il campo magnetico creato dalla particella (1) in (2) `e
B = A
dove
13
A =
M
1
r
r
3
.
Con laiuto della formula
(a b) = (b )a (a )b +a( b) b( a)
12
Per un protone, il rapporto giromagnetico `e
p
= 2.79e/(m
p
c).
13
Questa espressione per A discende dalla
A =
1
c
_
j
R
dV
e, nel seguito, useremo le unit`a di misura CGS-Gauss.
128 APPENDICE
si trova
B = M
1
_

r
r
3
_
(M
1
)
r
r
3
.
Ma (r/r
3
) = 0, se r ,= 0, e
(M
1
)
r
r
3
=
1
r
3
(M
1
)r +r
_
M
1

1
r
3
_
=
=
M
1
r
3

3r (M
1
r)
r
5
da cui, sapendo che r = nr,
B =
1
r
3
[3 n(M
1
n) M
1
]. (108)
Finalmente, lenergia di interazione magnetica, V = M
2
B, diventa
V =
1

2
1
r
3
[S
1
S
2
3(S
1
n)(S
2
n)]. (109)
Lespressione (109) viene ora considerata come una perturbazione allHamilto-
niano imperturbato delle due particelle in un campo magnetico statico B
0
parallelo
ad Oz, B
0
= B
0
z. Ponendo
1
=
1
B
0
e
2
=
2
B
0
si ha
H
0
=
1
S
1z
+
2
S
2z
, (110)
mentre, in presenza dellinterazione dipolo-dipolo V , lHamiltoniano totale del sis-
tema diventa
H = H
0
+V (111)
e supponiamo che B
0
sia abbastanza grande per poter trattare V come una per-
turbazione. Con la notazione usata in 5.7, abbiamo per gli autoket e autovalori di
H
0
H
0
[
1
,
2
>=
h
2
(
1

1
+
2

2
)[
1
,
2
> (112)
con
i
= , (i = 1, 2).
Siano e gli angoli polari di n, n = (sin cos , sin sin , cos ), e ricordiamo
che
S
x
cos +S
y
sin =
e
i
2
(S
x
+iS
y
) +
e
i
2
(S
x
iS
y
) =
=
1
2
(e
i
S
+
+e
i
S

),
e che
S
1
S
2
= S
1z
S
2z
+
1
2
(S
1+
S
2
+S
1
S
2+
).
Possiamo quindi riscrivere la (109) come
V =

2
r
3
_
3
_
S
1z
cos +
1
2
sin
_
S
1+
e
i
+S
1
e
i
_
_

_
S
2z
cos +
1
2
sin
_
S
2+
e
i
+S
2
e
i
_
_
S
1
S
2
_
(113)
.4. NOTE AL CAPITOLO 5 129
nella quale possiamo isolare il termine diagonale nella base [
1
,
2
>,

2
r
3
(3 cos
2
1)S
1z
S
2z
(114)
e, fra i termini che rovesciano entrambi gli spin, quelli che possono agire solo sui
ket [+, > e [, +>

2
4r
3
(3 cos
2
1) (S
1+
S
2
+S
1
S
2+
). (115)
Gli altri termini o rovesciano solo uno dei due spin oppure provocano transizioni
del tipo [+, +>[, >.
Se le frequenze
1
e
2
in (112) sono diverse, i livelli sono tutti non degeneri e
leetto di V pu`o essere calcolato al primo ordine conoscendo gli elementi diagonali
della perturbazione, dati dalla sola (114),
<
1
,
2
[V [
1
,
2
>=

2
r
3
(3 cos
2
1)

2
h
2
4

1

2
h, (116)
avendo denito
=
h
4

2
r
3
(3 cos
2
1).
In gura (2) sono evidenziati sia i livelli energetici dellHamiltoniano imperturbato
H
0
, con
1
>
2
> 0, sia leetto della perturbazione al primo ordine sui vari livelli.
Anch`e valga la teoria perturbativa dovr`a essere
1

2
.
Se applichiamo a questo sistema un campo a radiofrequenza B
1
cos t par-
allelo ad Ox, otteniamo nello spettro alcune linee di risonanza magnetica che
corrispondono alle frequenze di Bohr che possono apparire nellevoluzione di
<
1
S
1x
+
2
S
2x
>=
1
2
<
1
(S
1+
+S
1
) +
2
(S
2+
+S
2
) > .
Le transizioni indotte da S
1x
, fra gli stati [+, +> [, +> e [+, > [, >,
hanno una frequenza di Bohr pari ad
1
, in assenza di perturbazione, mentre se
`e presente linterazione dipolo-dipolo appaiono due linee con frequenza
1
+ 2
e
1
2. Analogamente, S
2x
connette gli stati [+, + > [+, > e [, + >
[, >. In assenza di perturbazione la frequenza di Bohr di queste transizioni `e
pari ad
2
ma, se accendiamo la perturbazione, si ottengono due linee con frequenza

2
+ 2 e
2
2. Lo spettro di risonanza magnetica che, nel caso imperturbato,
consiste di due linee alle frequenze
1
e
2
si scinde per eetto della perturbazione
in due doppietti con centro in
1
e
2
. Lintervallo fra le due componenti di ogni
doppietto `e pari a 4.
Se le due particelle hanno lo stesso rapporto giromagnetico allora

1
=
2
= = B
0
(117)
e, dalla (112), si deduce che gli autoket [+, > e [, +> sono associati allo stesso
autovalore nullo di H
0
. Il livello con energia 0 `e quindi due volte degenere. Gli
autovalori corrispondenti agli autoket [+, +> e [, > sono +h e h rispet-
tivamente. In un esperimento di risonanza magnetica si trover`a una sola linea
130 APPENDICE

d
d
d
d

T
c
c
T
h(
1
+
2
)/2
h(
1

2
)/2
h(
1

2
)/2
h(
1
+
2
)/2
h
h
h
h
[+, +>
[+, >
[, +>
[, >
Figura 2: Livelli energetici di due particelle di spin 1/2 nel campo statico
B
0
. A sinistra compaiono i livelli di H
0
mentre, a destra, i livelli perturbati
dallinterazione dipolo-dipolo.
di frequenza angolare in assenza di perturbazione. Linterazione dipolo-dipolo
cambia i livelli non degeneri di una quantit`a che `e ancora h, ma ora
=
h
4

2
r
3
(3 cos
2
1).
e lenergia degli stati [+, +> e [, > aumenta di h.
Nel sottospazio dei ket di base [+, >, [, +>, che corrispondono allo stesso
autovalore, leetto della perturbazione V si ottiene diagonalizzando il minore di V
relativo a questo sottospazio. Gli elementi diagonali sono gli stessi di prima
< +, [V [+, >=< , +[V [, +>= h, (118)
mentre lelemento non diagonale < +, [V [, + > ha un contributo dal termine
(115), e solo da questo,
< +, [V [, +>=

2
4r
3
(3 cos
2
1) < +, [(S
1+
S
2
+S
1
S
2+
)[, +> .
Ricordando la relazione (4.51) che, in questo caso, pu`o essere riscritta nella forma
< m

[S

[m>=
_
(1/2 m)(1/2 m+ 1) h
m

,m1
.4. NOTE AL CAPITOLO 5 131
con m = 1/2, otteniamo
< +, [V [, +>=
h
2

2
4r
3
(3 cos
2
1) = h (119)
e la matrice da diagonalizzare diventa
h
_
1 1
1 1
_
= h(1 +
x
).
Gli autovalori sono 2 h e 0 e i corrispondenti autoket sono ([+, > +[, + >
)/

2, che possiamo identicare con lo stato di tripletto [1, 0>, e ([+, > [, +>
)/

2 che `e lo stato di singoletto [0, 0 >. Poich`e S


x
= S
1x
+ S
2x
commuta con lo
spin totale S = S
1
+S
2
, quando si applica il campo a radiofrequenza le transizioni
sono possibili solamente fra gli stati di tripletto: [+, + >= [1, 1 > [1, 0 > e
[1, 0 > [, >= [1, 1 >. Le frequenze di Bohr corrispondenti sono + 3
e 3, lo spettro di risonanza magnetica `e composto ora da un doppietto con
centro in e separazione fra le due componenti pari a 6. Il lettore `e invitato a
disegnare i livelli energetici di H
0
e di H in questo caso.
Un esempio realistico a cui si applica il calcolo fatto sopra `e realizzato nel-
la molecola dacqua presente in un monocristallo di gesso in cui i protoni della
molecola dacqua occupano posizioni sse nel cristallo. Poich`e linterazione dipolo-
dipolo decresce rapidamente con la distanza, si possono trascurare i protoni delle
altre molecole dacqua. Lo spettro osservato di risonanza magnetica contiene ef-
fettivamente un doppietto e la separazione fra le componenti dipende dallangolo
fra B
0
e la congiungente i due protoni. Ruotando il cristallo rispetto a B
0
varia la
distanza fra le due componenti del doppietto ed `e possibile determinare le posizioni
delle molecole dacqua rispetto agli assi del cristallo.
132 APPENDICE
Bibliograa
[1] E. Merzbacher, Quantum Mechanics, Wiley International.
[2] A. Messiah, Mecanique Quantique, Dunod (Traduzione inglese: it Quantum
Mechanics, North Holland).
[3] J.J. Sakurai, Meccanica quantistica moderna, Zanichelli.
[4] P.A.M. Dirac, Quantum Mechanics, Oxford University Press,
(Traduzione italiana: I principi della Meccanica Quantistica, Boringhieri).
[5] J.L. Basdevant, Mecanique quantique, Ecole Polytechnique.
[6] C. Cohen-Tannoudji, B. Diu, F. Laloe, Quantum Mechanics, Wiley-
Interscience
[7] N.Ja. Vilenkin, Fonctions sp`eciales et th`eorie de la repr`esentation des groupes,
Dunod
[8] A.R. Edmonds, Angular momentum in quantum mechanics, Princeton
University Press
133
Indice analitico
Algebra di Lie, 80
Ampiezza di
transizione, 63
Angoli di Eulero, 118
Approssimazione
di Born, 103
Armoniche sferiche, 89
Autofunzione, 108
Autoket, 16
Autovalore, 16, 108
Base, 18
Bra, 12
Commutatore, 15
Commutatori a tempi eguali, 62
Composizione di momenti angolari, 90
Corrispondenza duale, 13
Costanti del moto, 55, 69
Decomposizione spettrale, 21
Degenerazione, 35
Densit`a
degli stati nali, 102
Disuguaglianza di Schwarz, 14, 39
Equazione del moto di
Heisenberg, 61
Equazione di
Schrodinger, 108
Schrodinger, 53, 55
Equazione secolare, 23
Equilibrio termodinamico, 114
Formalismo di Pauli, 31, 82, 83, 120
Formula di
Planck, 115
Generatore
dellevoluzione temporale, 52
delle traslazioni, 44
Gruppo
SO(3), 80, 116
SU(2), 83
denizione, 115
rappresentazioni, 117
Hamiltoniana, 52
Indeterminazione tempo-energia, 64
Insieme
puro, 28, 112
statistico, 111
Insieme completo di osservabili, 36
Interazione fra dipoli magnetici, 127
Isotropia dello spazio, 77
Ket, 12
Magnetone di Bohr, 3
Matrice
di rotazione, 87
ortogonale, 116
Matrici di Pauli, 32
Miscela incoerente di stati, 113
Miscela statistica di stati, 111
Misura, 2729
ideale, 27
Momento angolare
autoket, 84
autovalori, 84
orbitale, 88
relazioni di commutazione, 80
Neutrini, 65
atmosferici, 66
oscillazioni, 6769
solari, 66
Operatore
aggiunto, 15
di proiezione, 19
Hermitiano, 16
Hermitiano coniugato, 15
134
INDICE ANALITICO 135
innitesimo, 118
lineare, 14
momento angolare, 78, 84
osservabile, 17
parit`a, 121
unitario, 23
Operatore densit`a, 111
Operatore di
annichilazione, 74
creazione, 74
evoluzione temporale, 51
rotazione, 77
traslazione, 44
Operatori vettoriali, 82
Ortonormalit`a, 18
Oscillatore armonico, 70115
Osservabile, 14
Osservabili
compatibili, 34
incompatibili, 34
Pacchetto donda, 49
Parentesi di Poisson, 50
Parit`a, 121
regole di selezione, 123
Potenziale centrale, 89
Principio di
complementariet`a, 108
corrispondenza, 50, 108
indeterminazione, 108
sovrapposizione, 8
Probabilit`a, 28
Probabilit`a di transizione, 63, 98
Prodotto
diretto, 90
esterno, 16
interno, 13
scalare, 13
Proiettore, 19
Quantizzazione
spaziale, 3
Rapporto giromagnetico, 127
Rappresentazione, 18
N, 73
coordinate, 42
esatta, 117
impulso, 47
irriducibile, 117
Rappresentazione matriciale, 19
Regola doro di Fermi, 102
Regole di
quantizzazione, 49
Relazione
di chiusura, 18
di completezza, 18
di De Broglie, 48
Relazioni di
Heisenberg, 48
indeterminazione, 3840, 76
Relazioni fondamentali di commutazione,
49
Rotazioni di R
3
, 116, 118
Serie di Dyson, 55
Singoletto, 93
Sistema a due livelli, 58
Sistema completo, 17
Spazio
degli stati, 10
duale, 12
vettoriale, 12
Spettro continuo, 40, 108
Spettro discreto, 108
Spin, 18
Spin isotopico, 87
Spinore, 31
Stato
legato, 108
quantistico, 10
stazionario, 56, 108
virtuale, 99
Stern e Gerlach, 2
Teorema di Ehrenfest, 109
Teorema di Liouville, 114
Teoria
di Rayleigh-Schrodinger, 124
perturbativa, 95
Tripletto, 93
Valore
di aspettazione, 28
medio, 28
Vettore di stato, 11
Visuale di
Heisenberg, 60
interazione, 97
Schrodinger, 59