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AQUILA DI SANGUE

di Alessandro Girola (alex.gir@tin.it)

Testo di Alessandro Girola (alex.gir@tin.it) Sito dell'autore: http://www.alessandrogirola.com/ Disegno in copertina di ~(dettaglio) ***

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UNO

I tedeschi che venivano da Asuncin arrivarono a Corabao il 16 marzo del '70. Pur essendo un miserabile villaggio al margine della Foresta Amazzonica, gli interessi di tutti gli abitanti erano gi indirizzati all'imminente Coppa del Mondo, che si sarebbe tenuta in Messico. Questo, ovviamente, oltre alla solita routine quotidiana del paese: lavoro nelle piantagioni di caucci, alcool e puttane. Corabao era un posto dimenticato da Dio, un insediamento di frontiera, in cui le famiglie tradizionali erano davvero poche. Il resto degli abitanti erano operai, braccianti, prostitute, indigeni e avventurieri. Io e Zez appartenavamo a quest'ultima categoria. Herr Loessner arriv con la sua delegazione, a bordo di una camionetta coperta noleggiata a Borba, il centro urbano pi vicino. Sapevo gi da un paio di giorni che sarebbe arrivato, perch Paulo, il pilota che riforniva i sorveglianti delle piantagioni, era tornato a Corobao avvertendomi che c'erano questi tedeschi che chiedevano informazioni per trovare la guida italiana che lavora qui vicino. E di guida italiana c'ero solo io nel raggio di una cinquantina di chilometri. Su Loessner ero riuscito a recuperare pochissime informazioni. A quanto pare era un industriale del legname che aveva fatto affari in Paraguay, arricchendosi al punto di avere amici influenti in seno al Governo di Asuncin. Tuttavia non ero certo uno sprovveduto: con ogni probabilit Manfred Loessner era uno dei tanti nazisti sfuggiti al crollo del Reich nel '45. Come loro era riparato in un paese amico con le tasche piene di 5

soldi insanguinati. Il Sud America ne era pieno e il Paraguay non faceva certo eccezione. Io e Zez ci facemmo trovare nel bar di Tolo, che era poi l'unico locale degno di questo nome, in un villaggio che contava a malapena seicento anime. I tedeschi erano in sei, cinque facilmente identificabili come gorilla, visto che indossavano tute da fatica di colore verde scuro, pantaloni mimetici e anfibi rinforzati. Veri figli di Germania: alti, palestrati e marziali negli atteggiamenti e nell'aspetto. Erano tutti sui trent'anni, tranne uno, che ne dimostrava pi di cinquanta, ed era pi snello e basso rispetto ai compagni. Fu quello che m'inquiet di pi. Il sesto membro del gruppetto vestiva invece una camicia bianca e una cravatta regimental, oltre a un panama immacolato che proteggeva una boccia pelata e dalla strana forma. Doveva avere una settantina d'anni, come testimoniavano la pelle maculata, tipica di chi ha una pessima alimentazione, e il volto asciutto, rugoso. Ovviamente lui era Herr Loessner. Il capo dei suoi pretoriani scambi un'occhiata con il grasso Tolo, che indic il nostro tavolo senza smettere di pulire il bancone lordo di birra e gusci di arachidi. I tedeschi ci raggiunsero, guardando pi Zez che non il sottoscritto. Forse non si aspettavano di trovare un colossale ascaro d'Eritrea, imponente e minaccioso a dispetto dei cinquantaquattro anni che dichiarava di avere. Herr Pellegrini? si present Loessner, fermandosi a mezzo metro dal tavolo. Parl in un portoghese sgraziato, ma comprensibile. Sono io. Gli indicai la sedia, senza mostrare sorpresa. Visto che c'erano solo due posti liberi davanti a noi, furono occupati dall'industriale e dal suo braccio destro, ovvero l'bersoldier di mezz eta, mentre i virgulti di Germania si piazzarono al tavolo 6

attiguo, depositando gli zaini per terra. Tolo inizi a spillare delle birre senza nemmeno raccogliere le ordinazioni. I gusti alcolici dei nuovi arrivati erano palesi. Sembra quasi che ci stesse aspettando , comment il tirapiedi di Loessner, in un portoghese assai migliore, a dispetto della pronuncia nasale. cos. Qui a Corobao le notizie viaggiano assai veloci. Signor... ? Brinz. L'uomo lanci un'occhiata infastidita a Zez, che era seduto a braccia conserte, immobile come un Apollo africano. Lui ... ? Il mio assistente. Pu chiamarlo semplicemente Zez, visto che il suo nome eritreo quasi impronunciabile per noi europei. Deve per forza assistere alla nostra conversazione? Mi irritai. Chi era quel Brinz per venire a casa mia a sollevare problemi? Se la cosa le d fastidio libero di tornare ad Asuncin. Anche subito. Loessner sorrise, togliendosi il panama. Suvvia, calmiamoci tutti. Fa troppo caldo per bisticciare, oltre a essere estremamente inelegante. Ovviamente herr Zez pu restare e dire la sua sulla proposta che le voglio fare. Sorseggiai la tequila, mentre Tolo arrivava coi boccali di birra, sparendo poi dietro il bancone, col solo desiderio di risultare invisibile. Intanto squadrai il vecchio che avevo davanti. Aveva un aspetto al contempo viscido e da gentiluomo prussiano. Pi che altro sembrava in grado di atteggiarsi secondo convenienza. Io sono una guida, al limite un autostrasportatore. Se ha bisogno di entrare nella foresta, il mio lavoro, posti dei ben determinati limiti che sar lieto di elencarle. Se cerca altro, ha fatto tutta questa strada per niente. 7

Voglio entrare nella foresta , replic prontamente Loessner. So che lei commercia nel campo del legname. Devo avvertirla che nel raggio di almeno trenta chilometri da questo infame villaggio ci sono gi ben due multinazionali che hanno contratti regolari col Governador del distretto di Amazonas1. Non credo che ci siano altre disponibilit, se non nell'interno, dove ancora impossibile lavorare sulle grandi produzioni. La ringrazio per le informazioni, ma non un contratto commerciale che cerco. Ne avevo il sospetto. Sospirai. E allora perch vuole spingersi nella Foresta Amazzonica? Per spirito d'avventura? Cerco una persona. Un norvegese. Morten Jarstein. Il nome non mi diceva nulla, ma la rivelazione di per s era fin troppo bizzarra. E lei viene a cercare un norvegese proprio qui, in culo al mondo? Il tedesco non si scompose. Ho i miei motivi. E poi Patricia non sbaglia mai. Se lei dice che Jarstein si trova qui non pu essere che vero. Due domande: chi Patricia? E per qui, che intende esattamente? Patricia Castillo, una nota medium di Buenos Aires, nonch mia gradita ospite in questa spedizione. Al momento ci attende in un hotel a Borba. La mander a prendere quando sar il momento di partire. Non opportuno che una signora si mescoli per troppo tempo con questi indios. La notizia che Loessner si portava appresso una specie di veggente rafforz le mie convinzioni: quel tedesco doveva essere un ex nazista, di quelli fissati con l'esoterismo e la magia. Sicuramente il suo vero nome era un altro, ma preferivo non saperlo.
1 Amazonas il pi esteso stato del Brasile, situato nella parte settentrionale del Paese.

Riguardo alla sua seconda domanda, il signor Brinz le mostrer direttamente il nostro piano di viaggio. Il cane da guardia dell'industriale tir fuori una dettagliata cartina militare dallo zaino in tela e la dispose con attenzione sul tavolo. Notai che raffigurava lo stato di Amazonas e parte dei distretti confinanti. Una linea rossa partiva da Borba, arrivava a Corobao e poi attraversava la foresta pluviale, spingendosi nell'interno, fino ad attraversare uno degli affluenti minori del Rio delle Amazzoni, per poi spingersi in un punto quasi inesplorato, ben lontano dalle frontiere agricole dell'uomo bianco. Un cerchio tracciato con lo stesso pennarello rosso comprendeva una zona a fitta vegetazione, quasi cinque chilometri quadrati di territorio, a occhio e croce. L non c' nulla , sentenziai. Solo alberi, animali e indigeni, probabilmente anche bellicosi. Siamo lontani da ogni pista commerciale e da ogni sentiero degno di questo nome. Il signor Jarstein dovrebbe trovarsi da quelle parti , afferm Loessner, fiducioso. A fare cosa, se posso chiedere? Diciamo che disperso. L'aereo sperintale che lo trasportava, sorvolando l'Amazzonia, precipitato sopra questa maledetta foresta nel '45. Ci ho messo anni per localizzare il punto preciso dove cercare. Guardai Zez, che osservava la cartina, senza fiatare. Toccava a me sbrigare il tutto. E l'ha finalmente localizzato grazie a una medium. Loessner annu. Sono passati venticinque anni. Cosa le fa pensare che il suo norvegese sia ancora vivo. Brinz sbuff, irritato. Allora, vuole farci da guida o no? Gli altri aspetti della faccenda li lasci a noi. Non ci serve certo un italiano impiccione, solo un esploratore esperto. Forse ne 9

possiamo trovare di pi concilianti. E sia , risposi. Se c' una categoria che non manca qui in zona quella degli avventurieri. Di nuovo Loessner intervenne a far da paciere. In realt io ho bisogno di lei. Non solo per la sua provata capacit come guida, ma anche perch forse noi condividiamo, uhm, preziosi valori. Socchiusi gli occhi, sospettoso. Per esempio? Il vecchio crucco prese qualcosa dalla tasca dei pantaloni e me lo appoggi davanti. Era un anello d'argento, inciso con disegni runici e su cui spiccava una testa da morto. Sul retro era ben visibile una svastica. Riconobbi un raro Totenkopfrings2. Vidi che gli altri mastini ci stavano fissando. Se avessi fatto un gesto inconsulto, mi avrebbero attaccato. Assunsi un'aria rilassata e uno sguardo inespressivo. Non ho ancora capito quali valori ci uniscono. Io la conosco. Loessner mi fiss, senza pi sorridere. Ah s? Sergente Bruno Pellegrini, XXXI Battaglione Guastatori d'Africa, sopravvissuto alla disfatta di El-Alamein insieme al suo reparto, guidato dal maggiore Paolo Caccia Dominioni. Dopo aver disertato dall'Esercito fugg in Marocco, dove visse di brigantaggio per diversi mesi, ai danni delle truppe alleate che avevano liberato il paese. Capitolato il fascismo decise di cambiare definitivamente aria e si procur un passaggio per il Sud America. Pi o meno la stessa strada che percorsi io nel '45, quindici giorni prima della morte di Hitler. Rimasi impressionato. Non che la mia identit fosse segreta, ma quel crucco sapeva fin troppe cose. Il mio anno e mezzo
2 Totenkopfrings si riferisce l'anello dell'onore delle SS (tedesco: SSEhrenring) conosciuto anche come appunto Totenkopfring. Non era una decorazione ufficiale della Germania nazista, ma piuttosto un regalo personale del Reichsfhrer-SS Heinrich Himmler.

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trascorso a Tangeri era poi una storia conosciuta da pochi. Avevo ammazzato diversi alleati insediatisi nella citt liberata, facendo passare quegli atti per furti a mano armata. Cosa che in parte era vera, se ci si aggiungeva la mia volont di vendicare i camerati caduti a El Alamein. Di sicuro qualcuno me l'avrebbe fatta pagare volentieri per quegli assassinii, anche a quasi venticinque anni di distanza. Vecchie storie di un mondo che non esiste pi. Cercai di ostentare sicurezza, ma Loessner mi aveva turbato. Magari un domani esister ancora. Quando accadr, gente come lei ci sar preziosa. In realt io odiavo i nazisti tanto quanto i rossi. O, per essere pi precisi, non me ne fregava pi niente di nessuno. Tuttavia ero conscio che oramai Loessner mi aveva messo all'angolo. Rivelandomi la sua identit mi aveva reso partecipe del suo segreto. Se non l'avessi aiutato, mi avrebbe fatto fuori. Magari non subito, ma presto. Per andare fin l serviranno provviste, equipaggiamento e probabilmente anche armi. Abbiamo tutto , tagli corto Brinz. A quel punto non avevo molta scelta. In fondo se quei crucchi volevano pagarmi per gironzolare nella foresta alla ricerca di un loro compare, probabilmente un gerarca del Nasjonal Samling3, peggio per loro. Comunicai a Loessner il prezzo giornaliero, non trattabile, per me e per Zez. D'accordo. Accett senza battare ciglio. Quando vorreste partire per questa spedizione? Il pi presto possibile. Anche dopodomani, se lo ritiene opportuno.
3 Nasjonal Samling nome in norvegese del partito fascista Unione Nazionale. stato un partito politico norvegese fondato il 17 maggio del 1933 dal politico Vidkun Quisling su una base ideologica nazionalsocialista.

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Avevo una bruttissima sensazione e ben poca voglia di collaborare con quel vecchio nazista. Eppure non potevo permettermi di fare troppo lo schizzinoso. Accettai.

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DUE

Il giorno seguente lo dedicammo ai preparativi del caso. I tedeschi, che da passaporto risultavano di nazionalit paraguagia, presero alloggio nella stamberga di Jos Marco, l'affittacamere a cui si rivolgevano occasionalmente gli operai della fabbrica di gomma che apriva da giugno a febbraio, sfruttando il periodo ottimale per la lavorazione del caucci. Loessner aveva con s una mole impressionante di equipaggiamento e anche delle armi automatiche di buona qualit: fucili d'assalto Heckler & Koch G3, pistole mitragliatrici M-56 jugoslave, fabbricate sul progetto dei gloriosi Schmeisser tedeschi, Walther P38 lucidate a dovere. Ritenni dunque opportuno prendere con me i ferri migliori della mia rastrelliera, un Remington a pompa per me e un Garand da cecchino per Zez, vecchio ma affidabile. Sinceramente temevo pi di dovermi difendere dai miei stessi compagni di viaggio che non dagli indios. Familiarizzai un po' coi giovani teutonici comandati da Brinz. Due di loro erano purosangue germanici: Otto e Oliver. Il terzo, dai tratti somatici meno ariani, era infatti per met ispanico e si chiamava Francisco, ovviamente in onore del generale Franco. L'ultimo, che parlava anche un po' di italiano, era addirittura un ungherese. Si chiamava Lazlo e dichiar orgogliosamente di essere il figlio di un capitano della 26te Waffen-Grenadier-Division der SS Hungaria. Erano tutti giovani nazisti che idolatravano Loessner e temevano Brinz. Otto era il secondo in comando nonch il pi 14

minaccioso del gruppo: un fascio di muscoli ansioso di compiere eroiche imprese a suon di mitragliate. Nella vita di tutti i giorni costituivano la milizia privata al servizio dell'industriale, ma era ovvio che ambivano a un destino pi glorioso. Cercai inutilmente di capire chi fosse questo norvegese che anelavano di trovare, ma scoprii ben poco. Lazlo, il pi chiacchierone del gruppetto, mi disse solo che herr Jarstein avrebbe saputo ridare lustro e gloria ai figli del Reich. Mi convinsi dunque che doveva trattarsi di un gerarca particolarmente amato, o forse dotato di un tesoro cos cospicuo che valeva la pena di essere recuperato. In fondo erano tanti i nazisti fuggiti prima del crollo. Molti di loro si erano portati dietro soldi, oro e opere d'arte trafugati in anni di persecuzione agli ebrei. Zez mi disse di essere poco contento di quell'incarico, ma che ovviamente avrebbe fatto la sua parte, come sempre. Il monumentale ascaro era un compagno silenzioso ma fedele. Si riteneva ancora in debito con me per averlo salvato dalla vendetta bramata dai patrioti eritrei che si erano schierati fin dall'inizio contro il Governo coloniale italiano, e che dopo la liberazione volevano ammazzare gli ascari che pi si erano arruolato nell'Esercito del Duce. Nel tardo pomeriggio uno scalcinato taxi di Borba port a Corobao la medium tanto amica di Loessner. A dispetto di quel mi aspettavo si rivel una donna affascinante, tanto da risvegliare i miei sopiti istinti da vecchio donnaiolo livornese. Patricia Castillo non aveva pi di quarant'anni, era minuta ma proporzionatissima, con lunghi capelli castani, occhi color nocciola e curve da pin-up, per quanto ben nascoste sotto un completo coloniale di certo poco adatto a mimetizzarsi nella foresta pluviale. 15

Loessner ce la present in fretta e furia, dimostrandosi cos geloso della giovane veggente, che sembrava piuttosto una piacente attrice di teatro, o una dama di compagnia. Dopo che Patricia fu opportunamente segregata in una stanza dell'alberghetto di Jos Marco io tenni l'ultima riunione operativa con Brinz. Il piccoletto, tale appareva se paragonato ai suoi subalterni, si espresse di nuovo contro l'ingaggio di un paio di portatori indios, sostenendo che si sarebbero arrangiati da soli. Doveva essere un ex militare di qualche tipo, lo capii dal modo di esprimersi e dalla risolutezza con cui parlava. La sera i crucchi si divorarono un paio di arrosti da Tolo, tranne Loessner e la Castillo, che preferirono un sobria cena a base di frutta e verdura. Io e Zez non fummo invitati, perci ci ritirammo a casa mia dopo gli ultimi accordi per la partenza dell'indomani. Di certo a Corobao dovevano essere tutti ben felici di liberarsi da quell'inquietante combriccola di tedeschi armati. In una citt pi grande non sarebbero scampati all'attenzione della Polizia, ma l, alla frontiera con le terre degli indios, nessuno si preoccupava di quelle cose. Partimmo sul presto, sfruttando un passaggio lautamente pagato a uno dei camionisti che lavoravano per la multinazionale francese insediata nella zona. Il suo percorso coincideva col nostro, almeno per il primo tratto, percorribile lungo una strada costruita tra alberi e vegetazione. A bordo del pesante camion coperto c'era poca voglia di conversare. Patricia sopportava stoicamente le scomodit del viaggio, pur non prestando molta attenzione a nessuno, se non a Loessner e a Brinz. Zez era ignorato dai tedeschi, ma Otto lo guardava con espressione di sfida, pur essendo evitato 16

dall'ascaro silenzioso. Dopo tre ore arrivammo alla fabbrica della multinazionale, un moderno impianto di raccolta del caucci, che spiccava come una mosca bianca nella foresta colossale e antichissima, violata dalla solita avidit umana. Mentre i ragazzi di Brinz scaricavano gli zaini e le armi io mi avvicinai a uno dei sorveglianti francesi dell'impianto industriale, offrendogli una sigaretta. Come vanno le cose da queste parti? Problemi con gli indigeni? L'uomo, che mi conosceva di vista, scroll le spalle. Qui no. Se ne stanno quieti. Nell'interno ci sono i soliti casini tra le varie trib. I Desano sono in conflitto coi Ticuna per disputarsi un campo di manioca a confine tra i due territori. Noi ce ne stiamo neutrali e controlliamo solo che non rompano le palle agli operai che lavorano nella zona dei Ticuna. Buono a sapersi, ma non mi bastava. Nessuno dei vostri agronomi si spinto oltre le piste commerciali? Diciamo oltre il Rio Tempesta? Il francese diede un bel tiro di sigaretta. Ci hanno provato tre mesi fa, ma la piccola spedizione che abbiamo mandato avanti tornata con le braghe piene di merda. Dissero di aver trovato dei cadaveri di indios torturati in modo orribile e legati agli alberi. Chiunque aveva fatto quel casino spavent cos tanto l'ingegnere a capo della spedizione che lasciarono perdere immediatamente. Brutte nuove, purtroppo. Ripartimmo a piedi con tutto il rispetto che la foresta pluviale richiedeva. I giovani crucchi erano abbastanza svegli da capire che non bisognava scherzare col fuoco. Li avevo istruiti per bene sulle bestie pericolose che avremmo potuto incontrare: anaconde, giaguari, ragni velenosi e addirittura voraci pipistrelli vampiri. Tuttavia loro sembravano temere soprattutto 17

gli indios, pur sapendo che anni di colonizzazione li avevano istruiti a pi miti consigli. Il percorso fino alla radura indicata sulla cartina avrebbe richiesto due giorni di cammino costeggiando il Rio Tempesta per almeno met del viaggio. Avevo anche valutato l'idea di procurarci delle canoe per velocizzare il tutto, ma le altre guide di Corobao me lo avevano sconsigliato. Il piccolo affluente era basso in diversi punti e alcune tratte erano infestate dai coccodrilli. Per la prima mezza giornata di marcia guidai il gruppo, lasciando Zez in retroguardia. I tedeschi procedevano coi fucili in pugno, vestiti in uniformi da fatica. Pur non avendo mostrine o bandiere da mettere in mostra erano coordinati e marziali. Brinz doveva averli addestrati bene. L'ufficiale camminava sicuro, impugnando il suo M-56 come senz'altro aveva fatto su qualche fronte durante la Seconda Guerra Mondiale. La Castillo era rapita dalla flora pluviale, che effettivamente in molti punti del percorso dava il meglio di s, tra orchidee, alberi kapok e bromiliaceae dalle forme rigogliose. Poco prima della sosta per il pranzo incrociammo un'anaconda enorme che penzolava a pochi metri dal loro cammino. Lo evitammo senza togliere le dita dai grilletti delle armi. Consumammo le razioni sedendosi in un minuscolo spiazzo non lontano dalle sponde del Rio Tempesta. Zez controll l'eventuale presenza di coccodrilli in zona, poi si accomod al mio fianco, ingollando gallette di riso, ananas e guaran, ottimo per recuperare l'energia persa durante la marcia. Mangiai guardando Patricia, che mi rivolse un timido sorriso. Probabilmente il mio ruolo di guida doveva risultarle affascinante, ora che mi vedeva all'opera. Riprendemmo il cammino con ancor pi attenzione, visto che 18

da quel punto in poi quasi nessuno aveva attraversato la foresta. Perfino i cartografi avevano lavorato basandosi sulle riprese aeree. Del resto quella zona era inutile alle multinazionali, che faticavano assai meno a lavorare in territori pi vicini ai bordi vivibili della foresta. Arrivammo a sera stravolti dalla stanchezza. Proseguiamo ancora per un'ora , ordin Brinz, picchiettando il dito sull'orologio da polso. Non se ne parla. Anche se sono solo le sette qui viene buio presto. Gli alberi fanno da tetto naturale e nel giro di una ventina di minuti la luce solare non riuscir pi a filtrare attraverso foglie e rami. Facciamo come dice lei , intervenne Loessner. Il vecchio sembrava provato, ma meno del previsto. Da buon prussiano teneva duro e non si lamentava. Facemmo campo, montando tre tende. Per me e Zez ce n'era una a parte. Se l'ascaro era ben contento di non dormire coi crucchi, a me spiaceva non potermi infilare nel sacco a pelo con Patricia, che divideva lo spazio con l'industriale e Brinz. Azzardai l'accensione di un piccolo fal, dove scaldammo la carne secca comprata al villaggio. Otto tir fuori una bottiglia di tequila, che fece girare tra i camerata. Francisco ne pass un goccio anche a me, pur non mostrando particolare entusiasmo nell'avermi seduto al suo fianco. Tra i pretoriani di Loessner era senz'altro il pi nervoso. Mentre i tedeschi discutevano e scherzavano nella loro lingua, che comprendevo piuttosto bene, io riuscii a intercettare le attenzioni di Patricia. Herr Loessner mi ha detto che lei professa un mestiere assai particolare... Non lo chiamerei mestiere , replic lei. Il mio un dono che metto a disposizione di chi ne ha bisogno. Quindi condivide anche lei la causa del nostro condottiero. 19

Visto che il nazista stava raccontando qualcosa di particolarmente divertente a Brinz, ne approfittai per fare un po' di ironia. Il barone un grande uomo. Quando mi parl dei suoi progetti mi conquist subito. Solo per lui sono qui, a sfidare le belve e i selvaggi. Cos Loessner era un barone. Buono a sapersi. Cos'hanno di cos suggestivo questi progetti? Finora ne so cos poco, eppure anch'io sono un fedelissimo della causa. Mentii, ma senza esagerare. Del resto il vecchio nazista mi considerava un fascista della prima ora. Perch disilluderlo? Presto avremo un nuovo leader, che ci porter fuori da quest'epoca oscura, dove l'uomo pare avviato verso l'autodistruzione. Senza i valori che guidavano i nostri padri non siamo nulla, solo pedine nel gioco tra i materialisti che si sono spartiti il mondo. E il nuovo leader sar questo norvegese, oppure Loessner? In quel momento il vecchio nazista si accorse della nostra conversazione e intervenne in tono duro. Tutto a suo tempo, sergente Pellegrini. Non sia troppo ansioso di scoprire i miei piani. Nessuno mi chiama pi sergente. Non dovrebbe averne a male. Non replicai. Salutai con un cenno del capo e mi allontani per dare una controllata al perimetro. Non avevamo incontrato indios per tutto il giorno, ma potevano essere l, nascosti tra gli alberi a spiarci. Quale trib viveva da quelle parti? Forse gli Yanomami, che erano particolarmente violenti contro i coloni europei. Accarezzai il Remington, sperando di non doverlo usare. Avevo accoppato diversi selvaggi, in oltre vent'anni di lavoro nella foresta pluviale, ma non mi era mai piaciuto. Col tempo avevo perso la sete di sangue che mi aveva animato da 20

giovane. Nel '61 mi ero trasferito a Corobao proprio per abbandonare altri scenari dove gli scontri tra i coloni e gli indios erano assai pi violenti. La foresta taceva. Cercai di ascoltare rumori insoliti, ma il chiacchiericcio dei crucchi copriva tutto. Stanco e nervoso mi ficcai nella tenda. I turni di guardia erano decisi fin dalla mattina e il mio era l'ultimo, prima dell'alba.

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TRE

Quando Lazlo mi svegli capii che la notte era passata tranquilla. Da l a un'ora avrebbe albeggiato. La foresta non aveva mai taciuto. Gli uccelli notturni avrebbero presto lasciato il posto a quelli diurni, con cui avrei condiviso quell'ultimo turno di guardia. Posso rimanere qui un po' con te? Non ho molto sonno. Il ragazzone ungherese mi stava abbastanza simpatico, perci accettai e gli offrii una sigaretta. Certo che tu hai fatto una vita davvero avventurosa , mi disse dopo un paio di minuti di silenzio assorto. Ad ammazzare e scappare, s. Niente da invidiare. Hai combattuto a El-Alamein. I suoi occhi brillavano di invidia e ammirazione. Faticando a portare a casa la pelle, esatto. Gli inglesi sono dei veri mastini e noi eravamo armati con roba del '15-'18. Ma avevate degli ideali, delle convinzioni forti e molto coraggio. L'avevano indottrinato davvero bene. Dimmi, tu sei nazionalsocialista? Certo che s , rispose, convinto. E credi che ci che Hitler e Himmler hanno fatto agli ebrei sia coraggioso? Era necessario. Se non altro non era un negazionista. Quelli erano i peggiori. Evitai comunque di obiettare. Non ne valeva la pena, e comunque Lazlo non aveva certo maneggiato dei fusti di 23

Zyklon-B. Finita la sigaretta mi lasci solo. Trascorsi il mio turno di guardia affilando la lama del machete e studiando il percorso che ci attendeva. In me stava nascendo lo spirito dei vecchi esploratori portoghesi che per primi erano sbarcati da quelle parti. In fondo ero ben pagato e dovevo solo fare il mio lavoro. Se poi Loessler non avesse trovato il suo compare norvegese, beh, peggio per lui. Riprendemmo la marcia con buono spirito di sacrificio. Lasciai la testa del gruppo a Zez, raccomandandogli di non perdere mai di vista il fiume, che ci faceva da punto di riferimento. Man mano che procedemmo la sensazione di entrare in un territorio inviolato divent fortissima. Dissi a Loessner che ben difficilmente qualcuno precipitato da quelle parti poteva essersela cavata, ma il barone si limit a sorridere e a tirare avanti. Avevo anche notato una cosa bizzarra. I soldati, Brinz compreso, indossavano degli strani braccialetti a cui erano appese delle pietre di forma cubica, simili a dei dadi. Facevano di tutto per tenerle nascoste sotto le maniche delle uniformi da fatica, ma ogni tanto saltavano fuori. Forse era un simbolo di riconoscimento della loro unit, o qualcosa del genere. Mi ripromisi di indagare con Lazlo appena possibile. A met giornata Patricia chiese di fermarci, ma non perch era stanca, bens perch aveva percepito qualcosa. La osservai mentre si inginocchiava nell'erba, chiudendo gli occhi e massaggiandosi le tempie. Trovai la scena un po' ridicola, ma Loessner era assorto e attento, quasi cerimonioso nei confronti della medium argentina. Patricia si riebbe dopo poco meno di cinque minuti. Riapr gli 24

occhi e indic una direzione a nord-est. Di l. Viurr si trova da quella parte. Ora che siamo vicini lo percepisco assai meglio. una presenza... fortissima. Chi Viurr? , le domand Zez. Un altro nome della persona che stiamo cercando , tagli corto Brinz, che poi si rivolse a me. Dobbiamo fare una deviazione. Frulein Castillo le indicher il percorso esatto. Un momento, cos' questa storia? Io non far alcuna deviazione alla cazzo. Senza voler mancare di rispetto alla signorina, ma abbandonare il piano di viaggio in questo modo molto pericoloso. Non ci perderemo , interloqu Loessner, trepidante. Protesto. Non avevo intenzione di finire in qualche guaio per le fisse esoteriche di un vecchio rincoglionito. Fai quello che ti si chiede, mangiaspaghetti. Otto mi punt il dito al petto, ringhiante. Senza pensarci due volte gli afferrai la mano, torcendo poi il braccio con violenza. Il crucco croll a terra, imprecando per il dolore. Francisco fece per estrarre la pistola, ma si trov il Garand di Zez a mezzo metro dalla fronte. Basta cos! url il barone. Capisco le sue rimostranze, Pellegrini, ma devo insistere. Aggiungo l'offerta di mille dollari americani per questo imprevisto. Ci pensai su. Fu lo sguardo fiducioso di Patricia a convincermi. Mollai Otto, che si trattenne a fatica dal saltarmi addosso. Brinz lo guard con disappunto e gli fece cenno di tornare nei ranghi. Oliver, il pi silenzioso dei giovani soldati, gli sussurr qualcosa nell'orecchio. Va bene , sbuffai. Allora ditemi dove dobbiamo andare, e che qualcuno si occupi di segnare ogni deviazione su quella maledetta cartina.

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Perdemmo di vista il Rio Tempesta per inoltrarci in una fittissima macchia di vegetazione. Per procedere dovemmo lavorare di machete, visto che non c'era alcun tipo di sentiero, nemmeno abbozzato. Se non altro il duro lavoro di deforestazione serv a sbollire gli animi, anche se ero certo che Otto non avrebbe dimenticato lo scorno subito. Verso sera individuai finalmente un posto adeguato a far campo. A quel punto era chiaro che i due giorni previsti di marcia sarebbero diventati tre, o forse quattro. Per fortuna avevo abbondato nel caricare lo zaino di provviste. Stavamo dispiegando le tende quando sentii un gemito alle mie spalle. Mi voltai appena in tempo per vedere la lunga freccia piumata che sbucava dal petto di Francisco. Il soldato ispano-tedesco si guard la ferita con un'espressione stupita, quasi buffa, quindi cadde a terra a faccia in gi. Subito dopo si scaten l'inferno. Altre frecce volarono dalle ombre degli alberi, sfiorandoci pi volte. Per tutta risposta i crucchi fecero quadrato, grandinando proiettili intorno a loro. I crepitii dei fucili automatici erano assordanti. Io mi sdraiati tra erba e fiori, armando il Remington. Sparare a casaccio non aveva molto senso, perci cercai di individuare un bersaglio. Una freccia si piant a venti centimetri dalla mia testa. Per fortuna avevo visto da dov'era partita: un cespuglio da cui sbucavano due mani dalla carnagione olivastra, a ore due da me. Sparai di rimando, certo di aver colpito il mio aggressore. La tempesta di dardi prosegu ancora, finch Oliver non trov una soluzione ai nostri guai. Apr il suo enorme zaino e ne tir fuori uno strano marchingegno, che riconobbi come una versione ridotta del temibile lanciafiamme russo LPO-50, un'arma moderna di cui avevo sentito parlare da alcuni mercenari di Manaus. 26

Oliver punt il bocchettone dell'arma davanti a s e sventagli una fiammata micidiale che puzzava di carburante diesel. Sentii delle urla terribili, quindi tre indios uscirono dagli alberi, avvolti da lingue di fuoco dalla testa ai piedi. A quel punto i loro compari decidettero, per chiss quale motivo, di lanciarsi in un assalto all'arma bianca. Sbucarono ululanti dagli alberi, una dozzina o forse meno. Erano armati di corte lance dalla punta indurita col fuoco, forse avvelenate. Avevano i corpi, esili e scattanti, pittografati dalla testa ai piedi. Una cosa che non avevo mai visto. Sparai al pi vicino, disintegrandogli la faccia. Un secondo selvaggio mi travolse di lato, mancandomi con la punta della lancia, ma sbattendomi a terra di peso. Lo sentivo su di me, scalciante e sbavante, pronto a strapparmi la gola a morsi. Poi, di colpo, smise di agitarsi. Con la coda dell'occhio vide Zez torreggiare su di noi, col machete insanguinato. L'ascaro mi aiut ad alzarmi, scrollandomi di dosso il cadavere dell'indios a cui aveva spaccato il cranio come una noce di cocco. I nostri compagni di viaggio se la stavano cavando egregiamente, soprattutto grazie a Oliver e al suo lanciafiamme, che aveva cotto a puntino altri due nativi. Ben presto ne rimasero in piedi solo tre, che batterono in ritirata, inseguiti dalle raffiche di Otto e Lazlo. Controllai Loessner, che non aveva lesinato l'uso della pistola. Patricia era aggrappata al braccio sinistro del barone, come in una scena di un vecchio film d'avventura in bianco e nero. Il povero Francisco invece non si muoveva affatto, trapassato al cuore da una freccia scagliata con precisione da cecchino. State tutti bene? , domandai, ricaricando il Remington. S , rispose Brinz, dopo aver rivolto uno sguardo al commilitone abbattuto. Mi hanno ferito al braccio , comunic Otto. Ma per 27

fortuna solo di striscio. Osservai il taglio provocato dalla punta di una lancia. Era superficiale, ma temevo che l'arma potesse essere avvelenata. Ignorando le occhiatacce irritate del crucco medicai la ferita, tacendo sui miei sospetti. Cosa ne facciamo di Francisco? , domand Lazlo, sostituendo il caricatore dell'arma con mani tremanti. Prendete le sue munizioni e lasciamolo qui. La foresta un cimitero che va bene per tutti. Mi aspettavo proteste, invece Brinz annu. Mentre i soldati svuotavano lo zaino dell'ispano-tedesco, esaminai i cadaveri degli indigeni. Non erano di nessuna trib di mia conoscenza. I pittogrammi, o forse erano tatuaggi, ricoprivano tutto il loro corpo e mi erano in un certo senso familiari. Impiegai un paio di minuti per realizzare: erano identici alle rune del Totenkopfrings di Loessner. Siamo vicini alla nostra meta. Il barone sbuc alle mie spalle, intuendo ci che pensavo. Ha una spiegazione per questo, vero? Annu. Quando troveremo Jarstein non avremo pi problemi. Si fidi di me. Intende dire che questi guerrieri sono al comando del suo misterioso amico norvegese? Probabilmente s. Ma ora venga, dobbiamo muoverci. evidente che non possiamo far campo qui. Avevo mille obiezioni da muovere al vecchio ma non ne feci nemmeno una. Se avessi deciso di tornare indietro Brinz mi avrebbe fatto cambiare idea a suon di mitra. A quel punto valeva ben la pena proseguire e confidare nella buona sorte. Patricia, la strada. La medium mi guard con occhi ancora pieni di terrore. Quando il barone la scosse, riusc per a indicarmi il punto in 28

cui proseguire. Guardai Zez, che cap al volo, mettendosi in marcia alla testa del gruppo. Pensai per un secondo a Francisco, destinato a putrefarsi in quel punto della foresta, dimenticato dal resto del genere umano. Potevo solo sperare di non condividere la stessa sorte. Marciammo per pi di due ore, mentre il buio calava su di noi. Acconsentii all'accensione di un paio di torce elettriche. Di pi avrebbero attirato troppi occhi su di noi, anche se ero convinto che eravamo gi osservati a ogni passo. A un certo punto, sempre seguendo le indicazioni di Patricia, il cammino si fece in leggera salita. Attraversata una macchia di enormi mangrovie sbucammo sulla riva di un fiumiciattolo a me sconosciuto, che scorreva verso sud. Ne individuai diverse rapide, parecchi metri davanti a noi. Per fortuna la medium concord nel proseguire lungo il corso d'acqua, che era pur sempre un punto di riferimento. Dopo altri quaranta minuti di cammino eravamo tutti stremati, specialmente Loessner, che ordin di fermarci. Gli risposi di spostarci ancora un po', in un punto in cui la vegetazione sembrava aprirsi in una piccola radura. Una volta arrivati l la nostra stanchezza si tramut in puro orrore. Nel piccolo spiazzo tra le mangrovie e gli alberi di ananas erano piantati cinque pali. A ciascuno era legato un indios. Non erano pittografati, quindi dovevano essere di una trib diversa rispetto a quelli che ci avevano attaccati. Le schiene dei poveracci erano aperte dalla base del collo fin quasi alle natiche. Qualche spietato macellaio aveva separato le costole dalla spiena dorsale delle vittime, rompendole in modo da farle sembrare delle orribili ali ossee. Illuminando il cadavere pi vicino a me notai che la cassa toracica era vuota: i polmoni erano stati rimossi. 29

Trattenni a stento il vomito, cosa che invece non riusc a fare Lazlo. Patricia invece fiss gli indios morti, chiudendo gli occhi, come in preghiera. Sentii Brinz bofonchiare qualcosa in tedesco al barone: Aquila di sangue .

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QUATTRO

Stanco di essere trattato come una marionetta, affrontai il vecchio nazista faccia a faccia: Lei conosce il significato di questo scempio, vero? S. Quindi tacque. Osservai il resto del gruppo. A parte Lazlo, che era ancora intento a svuotarsi le budella, Otto pareva febbricitante, forse per colpa della ferita ricevuta. Oliver non aveva pi riposto nello zaino il suo lanciafiamme portatile, e si guardava intorno con malcelato nervosismo. Brinz era pronto a dar man forte al suo padrone, ma anche Zez, piazzato sul lato destro della radura, impugnava il Garand con fare minaccioso. Solo la Castillo era assorta nella sua silenziosa preghiera. il rituale dell'Aquila di sangue , ammise infine Loessner, spezzando la tensione. Un metodo di tortura ed esecuzione usato dai popoli norreni. Immaginai lo scenario, ricomponendo i pezzi del puzzle. Il suo amico norvegese un fottuto macellaio nazista, degno di Mengele. Per qualche strano motivo sopravvissuto nella foresta pluviale e ha insegnato le sue barbarie a questi indios. Ora lei vuole ritrovarlo, ma non riesco ancora a capire il perch. Si portato appresso un po' di bottino dei giudei? Brinz fece per attaccarmi ma il barone lo ferm con un cenno secco del braccio. Quindi si rivolse a me: Quando Morten Jarstein lasci la Norvegia aveva solo due anni. Di certo non lo si pu accusare di nulla. Allora mi faccia capire, una volta per tutte. 32

Lui nato per essere il nuovo leader del Reich. Nemmeno Hitler era a conoscenza dell'Operazione Viurr, perch avrebbe fatto di tutto per bloccarla. Io appartenevo a un ristretto circolo di ufficiali delle SS che credevano fosse arrivato il tempo di cambiare Fhrer, visto che Hitler ci stava portando alla disfatta totale gi nel '43. E un bimbo norvegese era degno di ricevere questo onore? Mascherai il sarcasmo e Loessner non diede a intendere di averlo colto. Non solo un bimbo. Jarstein l'ingranaggio di un meccanismo molto complesso, che affonda nelle radici pi pure del misticismo ariano. Intuii vagamente ci a cui si riferiva. Sapevo che i nazisti avevano una vera e propria fissa per l'eugenetica, l'occultismo e altre discipline del genere. Il fatto che Loessner avesse organizzato una spedizione cos costosa solo per cercare un presunto futuro Fhrer non faceva altro che denotare la sua follia. Eppure quegli indios morti che avevo davanti davano almeno un minimo di credibilit alle sue parole. Le discussioni a dopo , tagli corto Brinz. A quanto pare non possiamo fare campo qui, ma dobbiamo comunque fermarci a prendere fiato. Mio malgrado ammisi che aveva ragione. Spostiamoci in cima alle rapide e accampiamoci l. Avremo una buona visuale su ci che si muove sotto di noi. Era un misero contentino, visto che anche lass la foresta era cos fitta da poter nascondere insidie ovunque. Tuttavia i crucchi approvarono. Ci muovemmo a ritroso, seguendo il fiumiciattolo contro corrente e risalendo sui gradini naturali che costeggiavano le rapide, alte pi o meno tre metri e mezzo. L sopra il torrente si allargava e proseguiva tra la vegetazione. C'era abbastanza spazio per piantare le tende tra i ciottoli a riva. Anche se non 33

era il punto sicuro che avevo sperato, eravamo comunque cos esausti che era impensabile cercarne un altro. Nel giro di pochi minuti preparammo una cena fredda. Accendere un fal era troppo rischioso, perci ci accontentammo di gallette, fette di ananas e carne in scatola. Il buio avvolgeva tutto. Solo grazie a un minimo di luce lunare che filtrava tra le fronde riuscivamo a guardarci l'un l'altro. Io e Brinz stabilimmo i turni di guardia, questa volta doppi. Avrei voluto chiedere altre informazioni al barone, ma il vecchio si era addomentato mentre ancora masticava il cibo. L'et si faceva sentire e le molte ore di marcia lo avevano distrutto. Avvicinare Patricia era altrettanto difficile, visto che il mastino di Loessner non la perdeva d'occhio. A quel punto mi dedicai a Otto, che sembrava messo male. La sua pelle scottava ed era sudato, pallido. Quelle scimmie mi hanno avvelenato, vero? , mi domand, col terrore dipinto negli occhi. Forse solo un'infezione. Butta gi un paio di antibiotici e domattina vedremo che fare. Possiamo sempre chiamare soccorso via radio. Otto non rispose. Sapeva che il barone non l'avrebbe mai permesso. Ingoi le medicine senza fiatare e mi comunic che avrebbe regolarmente svolto il suo turno di guardia. Troppo stanco per protestare, mi limitai ad annuire e scivolai nella tenda, dove Zez gi russava. A svegliarmi fu l'urlo di Lazlo. Io e il mio amico ascaro balzammo in piedi con le armi in pugno. Una volta aperta la tenda ci trovammo di fronte alla novella SS ungherese che combatteva corpo a corpo con uno di quei piccoli indios tatuati. Il selvaggio cercava di sgozzarlo con un pugnale di pietra, e 34

Lazlo si difendeva brandendo la P38, senza per riuscire a utilizzarla. Otto, che era di turno insieme a lui, non si vedeva da nessuna parte. Feci cenno a Zez di controllare il perimetro e corsi in soccorso del giovane magiaro. Un calcio ben assestato gli stacc di dosso quella piattola diabolica. L'indios rotol tra le piante, rialzandosi poi con un gesto atletico. Mi guard con odio puro, i lunghi capelli che nascondevano solo il parte la faccia lunga e smunta, piena di pittogrammi. Gli sparai senza troppe remore, devastandogli il torace con la scarica di pallini del mio Remington. Apparentemente non c'erano altri nemici in vista, ma non ero per niente convinto da quella faccenda. Infatti Lazlo si affrett a confermare i miei sospetti: Pellegrini! Non vedo pi Otto. Non c' da nessuna parte. Brinz e Oliver ci raggiunsero, pronti al peggio. Il capo dei pretoriani di Loessner punt il dito contro l'ungherese. Tu eri di guardia con lui. Possibile che non hai visto nulla? Signore... temo di aver ceduto a un colpo di sonno. Brinz lo colp in pieno stomaco col calcio della mitraglietta, piegandolo in due. Imbecille! Sapevo che non eri degno di questa missione! Fece per percuterlo di nuovo, quando Zez richiam la nostra attenzione. Anche Loessner e la Castillo sono spariti. A riprova delle sue parole ci mostr la tenda del barone, che aveva un largo squarcio su uno dei lati. Li hanno rapiti! biascic il capo dei pretoriani. E nessuno si accorto di nulla, nemmeno voi due presunti esperti! Lo ignorai, concentrandomi sull'accampamento. Trovai quasi subito delle tracce che proseguivano verso nord-est, divergendo dal corso del torrente senza nome. A giudicare dalla piante schiacciate gli indios, solitamente di passo leggero, stavano trasportando i prigionieri. 35

Possiamo seguirli , sentenziai infine. Sar meglio per lei , replic Brinz, sventolandomi la canna della mitraglietta sotto il naso. Lo ignorai. Non c'era tempo da perdere. Quanto vantaggio potevano avere i selvaggi? Contando che uno di loro aveva attaccato Lazlo, che forse era un ulteriore obiettivo dei rapitori, potevano essere di una ventina di minuti davanti a noi. Senz'altro si erano mossi con estremo silenzio, prendendo dapprima Loessner e Patricia, dopo aver steso Otto che vigilava proprio in direzione della loro tenda. Lazlo si trovava sull'altro lato del campo, perci se ne erano occupati per ultimo. Mi misi in testa al gruppo, oramai ridotto e provato, facendo cenno a Zez di controllare la retroguardia. Avevo dormito poco pi di due ore, ma dovevo farmele bastare. Anche se avessi chiamato soccorso, quale elicotterista ci avrebbe trovato, a un'ora dall'alba e in un punto sconosciuto della foresta? Capii ben presto che i selvaggi stavano guadagnando rapidamente terreno. Le numerose soste per cercare le tracce accumularono circa un'ora di vantaggio a loro favore. Tacqui la cosa per non provocare Brinz, che era gi fin troppo nervoso di suo. Purtroppo quelle maledette scimmie conoscevano bene la foresta e si muovevano con sicurezza, senza mai fermarsi. A un certo punto albeggi, e se non altro fu pi facile seguire la pista tra la fitta vegetazione che avevamo tutt'intorno. Arrivammo in vista dell'ennesima radura. Le tracce passavano proprio di l. Ad attenderci c'era uno spettacolo che mai mi sarei aspettato di trovare. Al centro del piccolo spiazzo c'era una sorta di monumento fatto di pali intrecciati, a mo' di obelisco. Era alto pi di due metri e sulla sua sommit era 36

legata una piastra di metallo su cui qualcuno aveva disegnato una grossa svastica. Sotto di essa era incollata una foto in bianco e nero. Guardando meglio mi accorsi che era l'intera facciata di un documento d'identit, forse un passaporto. Incredibile... Brinz si tolse il berretto, scuotendo il capo. Lei sa di che si tratta? , gli domandai. Il nazista si avvicin al monumento e osserv pi da vicino la foto, senza togliere il dito dal grilletto della pistola mitragliatrice. Quindi torn da noi. Credo sia il tumulo di Jan Kempe. Il professor Kempe, per essere preciso. Era sull'aereo col vostro amico norvese, nel '45? intuii. S. Jan era la mente dell'Operazione Viurr. Era un grande antropologo e un mistico della Thule-Gesellschaft4. Deve aver fatto da precettore a Morten per tutti questi anni. Cominciavo a non poterne pi di tutte quelle stronzate esoteriche. Se i selvaggi hanno tributato l'onore della sepultura a questo Kempe, perch non dimostrate loro di far parte della stessa schiatta? Magari la smetteranno di tentare di ammazzarci. Brinz mi fulmin con lo sguardo. Lei pensi solo a ritrovare il barone. Cos'altro si aspetta da quei selvaggi? Loro capiscono solo la legge del pi forte. Picchiett il dito sulla mitraglietta. Ossia questa. Nemmeno i Panzerkorps avrebbero vita facile, in questa foresta. Gli indios potrebbero abbatterci uno a uno. Italiano, non mi aspettavo nulla di meglio te. Pass a un tu dispregiativo. Ti vanti di aver combattuto a El-Alamein, ma siete stati proprio voi mandolinari a cedere su tutto il fronte. Ma qui comando io, e tu mi ubbidirai.
4 La Societ Thule (in tedesco: Thule-Gesellschaft) fu una societ segreta di estrema destra e costitu il nucleo originale del Partito nazista, Nationalsozialistische Deutsche Arbeiterpartei.

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Stavo per colpirlo con un pugno quando una serie di sibili mi misero in allarme. Non feci in tempo a capacitarmi di che stava accadendo che un dardo ligneo mi si conficc nella coscia sinistra. Mi voltai in tempo per scorgere un maledetto indios armato di cerbottana, nascosto tra le mangrovie. Anzi, non ce n'era solo uno: erano in molti. I dardi piovver su di noi. Reagimmo sparando ai bersagli pi visibili. Oliver inond la foresta di fuoco, ma solo per qualche istante, per poi crollare a terra. Anch'io iniziai a perdere le forze nel giro di pochi secondi. Non riuscii nemmeno pi a reggere il Remington. Sapevo che era accaduto: i dardi delle cerbottane erano intinti di veleno. L'unica cosa che potevo sperare era una morte rapida e indolore. Mi lascia cadere bestemmiando. Quando riaprii gli occhi mi stupii. Ero dunque morto e finito in qualche regno d'oltretomba? Proprio io, ateo da sempre? Invece no: ero vestito solo con la canottiera e i pantaloni, e avevo mani e piedi legati con corde di fattura artigianale, ma robustissime. Mi guardai intorno, pur avendo la vista ancora offuscata. Ero in una sorta di enorme capanna, lo si capiva dal tetto in legno e paglia intrecciata. I miei compagni erano sdraiati a terra e legati, proprio come il sottoscritto. Mancavano sempre Loessner, Patricia e Otto. Solo Zez era gi sveglio. Mi lanci uno sguardo carico di tensione, senza parlare. Nell'ampio locale della capanna c'era poco altro: pezzi di legno concavi usati come piatti, otri di pelle che potevano contenere acqua o qualche altro intruglio di cui si abbeveravano gli indios, e infine dei piccoli contenitori di ceramica, pieni di miscugli di colore rossastro. Preferii non immaginarne la 38

natura. Uno alla volta si svegliarono anche gli altri. Lazlo mi guard con occhi spaventati. Pellegrini, dove ci hanno portati? Non avevo una risposta certa. Forse nel loro villaggio. Come per confermare la mia ipotesi, dall'esterno della capanna si lev una musica di flauti, che erano gli strumenti pi usati da molte trib della foresta pluviale. Nei miei anni di lavoro come guida avevo imparato a riconoscere diverse melodie, ma quella mi era al contempo aliena e familiare. Fu Brinz a riconoscerla. Ma La cavalcata delle Valchirie! Era vero. Quei selvaggi, poco pi evoluti rispetto agli uomini del Neolitico, stavano suonando il celebre brano di Richard Wagner. Che deliro questo? , si lament Oliver, cercando inutilmente di liberare le mani. Nulla di buono, ci giurerei , replic Zez, che aveva recuperato il suo consueto stoicismo. Mentre la musica cresceva d'intensit, spaventandoci di conseguenza, sentimmo qualcuno avvicinarsi. Infine la porta di foglie della capanna si spalanc. Entrarono due indios nude, molto giovani e tatuate di rune perfino sui seni acerbi. Ciascuna di loro portava arco, frecce e coltello di selce. Si piazzarono ai lati della porta, lasciando passare una figura che catalizz la nostra attenzione. Era un uomo sulla trentina, alto un metro e novanta, dalle spalle possenti, biondo come solo gli scandinavi sanno esserlo, e dal fascino vichingo. Indossava una veste lunga, simile a un saio da frate, ma ricavata da pezze e tessuti differenti, cucite assieme con maestria. All'altezza del petto spiccava una runa rossa, dipinta forse col sangue. La tunica era tagliata all'altezza delle ascelle lasciando scoperti i bicipiti possenti, pittografati con altre rune. L'uomo avanz verso di noi. Trovai annichilente la sua 39

presenza. Aveva al contempo regalit e forza bruta che pareva trattenuta a stento. Eppure sorrideva, sebbene gli occhi, azzurri come il mar Baltico, fossero insondabili, gelidi. Si ferm al centro della capanna e parl.

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CINQUE

Stranieri, io sono Viurr, ma anche Sigrfr, e Valfr. Sono Gunnarr e Gllnir. Sono Httr e Hertr. Ma voi tutti potete conoscete il mio nome pi celebre. Sono Wotan, Signore della battaglia. Strabuzzai gli occhi, incredulo. Quel tizio, che doveva essere Morten Jarstein, aveva parlato in un tedesco impeccabile, dichiarando di essere il padre degli Di della tradizione norrena. Brinz si tir in ginocchio. Signore, noi siamo venuti per lei. Non le siamo nemici. Indossiamo anche le rune in suo onore. Mostr il braccialetto. Il barone Loessner era un buon amico di Jan Kempe, il suo precettore. Ho parlato col vecchio, so chi siete. Ma questo non vi rende automaticamente alleati e amici. Il mio popolo questo. Indic le due virago di guardia sulla porta. Loro mi hanno cresciuto e ora io li comando. Presto saranno pronti per estendere il mio dominio. Che parlasse come un invasato nazista non c'era dubbio. Provai anche un inutile soddisfazione nel vedere Brinz che sbiancava, spaventato. Il suo popolo siamo noi , insistette il mastino di Loessner. Ci sono ben altre conquiste che attendono un bermensch come lei, mi creda. Basta! tuon con voce cavernosa. Avrete occasione di dimostrare il vostro valore con un'ordalia. Se vivrete, ascolter la vostra proposta. 42

Un'ordalia? , inteloquii. Contro le mie valchirie. Jarstein indic le indios armate. Brinz valut la cosa e sembr riprendere coraggio. Annu, tenendo la schiena dritta, a dispetto della posizione genuflessa. Accettiamo. Non che avessimo molta scelta, tuttavia il nazista credeva di aver vita facile contro quelle ragazzine. Non sarebbe stato cos, lo sapevo. Per ce la potevamo fare. In fondo eravamo cinque uomini addestrati al combattimento, potevamo almeno giocarcela. Vi dar un paio d'ore per riprendere le forze. Potrete bere e mangiare e avrete la libert di visitare il villaggio. Inutile dire che tentare la fuga sarebbe folle. Chiunque prover questo gesto vigliacco subir l'Aquila di sangue. Come toccato al vostro compagno. Otto? ipotizz Lazlo. Jarstein annu. Lo troverete l fuori. A un suo cenno entrarono altri due indios, questa volta maschi. Si chinarono su di noi e tagliarono i legacci. Ero ancora indebolito, troppo per tentare una reazione. Nessuno lo fece. Il norvegese ci osserv mentre ci massaggiavamo le braccia intorpidite. Due ore da adesso: il tempo che vi concedo per prepararvi all'ordalia. Cinque di voi contro cinque delle mie valchirie. Decisi di intervenire. La donna... Patricia. Come sta? Mi guard con quegli occhi perforanti, facendomi sentire piccolo e inutile. Lei sta bene. ospite nel mio tempio, ma non potete incontrarla. Il vecchio invece a vostra disposizione. Lo troverete qui fuori. Detto ci il presunto Odino usc, seguito dalla sua scorta, lasciandoci soli. Per prima cosa mi affacciai a una delle finestre della capanna. La capanna era al centro di un villaggio, 43

costituito da altri tuguri pi piccoli, ricavati in un tratto di foresta disboscata. Appena al margine delle costruzioni gli alberi svettavano come sentinelle, ricordando che quello era comunque il loro dominio. C'erano diversi indios che si davano da fare nelle consuete attivit quotidiane: preparare il cibo, modellare dei recipienti di ceramica, costruire frecce e lance. Tutti i membri della trib con pi di dieci anni erano pittografati o tatuati. In una sorta di piazzetta centrale diversi pali formavano una sorta di orribile cuccagna. Ai loro piedi erano accatastate ossa ritorte. Uno solo aveva ancora un ospite fresco: Otto era legato con la faccia rivolta contro il legno. La sua schiena era aperta, le costole aperte a formare delle ali innaturali, la cassa toracica svuotata. Bestie maledette, luridi vigliacchi... Oliver serr un pugno, rabbioso. A quanto pare il nuovo Fhrer non vi ama molto , ironizz Zez. Gli dimostreremo che si sbaglia. Brinz ci credeva davvero. Sono solo ragazzine. Le faremo a pezzi. Lazlo cerc di autoconvincersi. Sono gatte selvatiche. Se abbassate la guardia vi mangeranno vivi. Era il massimo che potevo fare: distribuire consigli. Comunque sia, non un'impresa impossibile. Se anche l'ascaro si sbilanciava cos perch anche lui credeva nel nostro successo. Il che mi rincuor. Dopo un breve conciliabolo decidemmo di uscire per cercare il barone. Uscimmo guardandoci intorno con circospezione. I selvaggi ci osservarono con occhi freddi, immoti. Faticavo a considerarli esseri umani, e non certo per le scemenze eugenetiche a cui credevano Loessner e Brinz. Un'indigena anziana, brutta come una megera, ci offr un pastone di manioca e del succo di guaran. Consigliai ai 44

crucchi di mangiare e bere: anche se il sapore era strano, si trattava di alimenti energetici. Mentre masticavamo quella robaccia girammo tra le capanne. Sul perimetro del villaggio c'erano arcieri pronti a ucciderci al minimo accenno di fuga. In fondo a un viottolo fangoso intravedemmo la fiancata laterale di una sorta di palafitta ancora pi grande della nostra prigione, e dall'aspetto ben pi robusto. Intuimmo che si trattava del tempio di Jarstein. In quel momento vedemmo uscire il barone e lo chiamammo a gran voce. Il vecchio sorrise e ci venne incontro. Sembrava in buona salute, perfino pimpante. Vedo che state bene , ci salut. Brinz tagli corto e gli raccont dell'incontro col superuomo norvegese e dell'ordalia che ci attendeva. Temo che purtroppo non ci sia altro molto per farci accettare da lui , replic il vecchio. Tuttavia dovreste cavarvela. Le valchirie che ha addestrato saranno pure abili guerriere, ma si tratta pur sempre di ragazzine. Perch lei stato trattato diversamente? Mi guard con sufficienza. Io sono il mistico, non un guerriero. E poi ho portato dei doni che Wotan ha ritenuto sufficienti. Signore, dunque davvero lui? L'Operazione Viurr ha avuto successo? Brinz pose la domanda con rispetto quasi religioso. Credo di s , rispose Loessner, stando sul vago. La Castillo? , gli domandai. Ospite del tempio. Sta bene. Visto che non sembrava essere in vena di raccontare qualcosa di utile, lo lasciai alle chiacchiere con Brinz e i due soldati rimasti in vita. Mi allontanai di qualche passo, seguito da Zez. Ce la caveremo anche questa volta. Non lo diceva solo per rincuorarmi, ci credeva davvero. 45

Evitai di ricordargli che quei nazisti non avrebbero usato particolari riguardi a un eritreo. Ci avremmo pensato a tempo debito. Maledii il momento in cui qualcuno aveva indirizzato Loessner a me. Forse era una punizione per tutti gli inglesi che avevo sgozzato durante la mia permanenza in Marocco. Qualcuno in passato mi aveva parlato di karma negativo, ma io non avevo mai dato credito a tali scemenze. Il tempo trascorse alla svelta. Il barone si era ritirato dopo pochi minuti, tornando al tempio. Ebbi l'impressione che fosse pronto a venderci per molto meno di trenta denari. L'avrei tenuto d'occhio. A un certo punto uno dei selvaggi si avvicin al nostro gruppetto, facendoci cenno di raggiungere il centro del villaggio. Un centinaio di indios o forse pi si erano riuniti attorno ai pali sacrificali, stringendosi intorno a una sorta di arena circolare dal diametro di circa dieci metri. Cinque guerriere erano allineate fianco a fianco, nude a eccezione di striminziti gonnellini di stracci che cingevano i loro fianchi. Erano armate di coltelli di selce, affilatissimi. Jarnstein fece la sua comparsa fendendo la folla, che si chinava in segno di rispetto. A un suo cenno due anziani si avvicinarono a noi porgendoci le medesime armi. Le afferrammo con circospezione, soppesandole. l'ora dell'ordalia , annunci il gigante scandinavo. Cinque contro cinque. Se sopravviverete dar credito alle vostre parole. Se vi arrenderete, verrete giustiziati. Scorsi il barone, stipato tra i selvaggi. Avrebbe tifato per noi? Probabilmente s, se non voleva restare tutta la vita a fare il mistico bianco alla corte di Jarnstein. Mi preparai alla battaglia, ma non tutto era ancora compiuto. Il norvegese si avvicin alle valchirie che abbassarono il capo, rispettose. Con un gesto solenne alz le mani su di loro. 46

Percepii qualcosa nell'aria, come un'elettricit statica che mi rizz i peli sulla pelle e i capelli in testa. Dall'aria stranita di Brinz, Zez e degli altri intuii che il fenomeno non riguardava solo me. Jarnstein alz un canto gutturale in una lingua sconosciuta. La sua voce possente risuon come amplificata da un megafono. Dopo pochi secondi qualcosa nelle selvagge inizi a cambiare. La loro muscolatura crebbe in modo innaturale. Gli occhi si iniettarono di rosso, saturando la sclera, e dalle loro bocche socchiuse inizi a colare del sangue, fino a quando spuntarono delle zanne ricurve, simili a quelle dei grandi felini. Che stregoneria questa? sussurr Lazlo, al mio fianco. Non c'era risposta, ovviamente. Io stesso ero sconcertato, incredulo. Quelle indios minute erano diventate degli scimmioni sbavanti e minacciosi. Valutai la situazione accandonando le domande metafisiche. Eravamo tre cinquantenni con buona esperienza di combattimento e due aitanti soldati ariani abituati per a ben altro genere di scontri. Toccava a noi veterani gestire la situazione. Mi rivolsi a Brinz. Combattiamo spalla a spalla fin quando sar possibile. Saranno loro ad attaccare noi e non viceversa. Sfruttiamo questo fattore. Il nazista, pur disprezzandomi, cap la bont della mia strategia e annu. Guardai Zez, forse il migliore del nostro quintetto nel combattimento col coltello. L'ascaro stava osservando le valchirie con un misto di atavico terrore e istinto da combattente. Poi Jarstein alz il braccio. Si dia il via all'ordalia! I selvaggi ci spinsero nell'arena. Solo i pali ci separavano dalla cinque guerriere. Non c'era una spiegazione logica per spiegare la loro trasmutazione, n ci doveva interessare in quel momento. 47

Come avevo immaginato, furono loro a lanciarsi su di noi. Caricarono con agilit sorprendente, ululando come babbuini africani. Io mi trovai spalla a spalla con Zez, che aveva messo un palo dietro di noi, ben misero scudo, ma pur sempre meglio di nulla. Una selvaggia mi salt al collo, mulinando il coltello in modo schizofrenico. Evitai la prima rasoiata per un soffio e affondai la mia lama. La colpii a un seno, ma senza riuscire a penetrare pi di tanto. La valchiria sgran gli occhi per il dolore ma poi mi cal addosso con tutto il suo peso. Rotolammo a terra avvinghiati. Con la coda dell'occhio mi accorsi che l'ascaro era impegnato con la sua avversaria e non poteva aiutarmi. Alzai un ginocchio, colpendo la selvaggia alla bocca dello stomaco. Lei continu a sbavarmi sangue in faccia, senza muoversi di un centimetro. Visto che le tenevo bloccati i polsi cerc di mordermi. Le zanne mi graffiarono la guancia destra, scavando la carne. Urlai e bestemmiai. Tent un altro morso, questa volta mancandomi. Dovevo reagire, altrimenti presto o tardi mi avrebbe sgozzato. La colpii con una testata. Il naso della selvaggia si spezz e lei inarc la schiena, mollando un po' la presa. Ne approfittai per far leva sulle ginocchia e spingerla via. Agile come una scimmia si rialz al volo, pronta a vendicarsi. Attesi la sua carica, sdraiato su un gomito, quindi la colpii nuovamente in faccia, questa volta col tacco dello scarpone. Si ribalt a terra. Questa volta fui sui di lei. La lama del coltello affond nella sua gola. La sgozzai senza rimorsi. Il tempo di riprendere fiato e guardai come se la stavano cavando i miei compagni. Zez scambiava stoccate con la sua avversaria. Brinz aveva un brutto taglio sul braccio sinistro, ma la selvaggia che l'affrontava era messa peggio, visto che le budella le fuoriuscivano da uno sbreccio nell'addome. 48

Oliver e Lazlo si difendevano ancora spalla a spalla, ma in quel momento l'ungherese abbass la guardia e una valchiria riusc a mordergli la faccia. Con orrore la vidi strappargli il naso e il labbro superiore con un unico morso. Mi lanciai in suo soccorso. La guerriera non mi vide arrivare, impegnata com'era a massacrare quel poveraccio. La trafissi col coltello nel fianco, sotto l'ascella. Moll la presa e si volt, giusto in tempo per ricevere un secondo affondo, questa volta sotto la mandibola. Croll nel terriccio, morta sul colpo. Lazlo urlava gorgogliando sangue, ma poi si lasci a sua volta cadere. Se esisteva un Dio, presto l'ungherese sarebbe morto dissanguato. Nel mentre i miei compagni avevano avuto la meglio. Anche le altre valchirie erano morte. Zez aveva solo dei graffi superficiali, Brinz si tamponava il braccio sanguinante e Oliver zoppicava, con un coltello conficcato nella coscia sinistra. Jarstein si avvicin a noi camminando tra i cadaveri delle sue guerriere. Per un attimo temetti il peggio, invece sorrise in modo ferale. Grande combattimento. Avete onorato il Signore della battaglia. Visto che nessuno parlava decisi di rispondere io: Ora tocca a lei onorare la parola che ci ha dato. Lo far. Il mio sciamano medicher le vostre ferite. Vi aspetto fra due ore al mio tempio. Era pur sempre meglio di niente. Non mi fidavo di quel folle, ma se non altro non ci avrebbe uccisi subito. Prima che un vecchio nano rugoso, lo sciamano, ci portasse via, guardai un'ultima volta il povero Lazlo. Anche se era un nazista fanatico non meritava una morte cos schifosa.

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SESTO

Il vecchio stregone ci ricuc al meglio, curando le ferite con un impasto schifoso e puzzolente, ma dall'innegabile potere emostatico. Una sua ancella ci offr anche da bere e da mangiare. Spiluccai dei semi di guaran ma null'altro. Brinz era esaltato, a dispetto della morte di Lazlo. La ferita al braccio era brutta ma non grave come mi era apparsa in un primo momento. Quella di Oliver era forse pi seria. La lama di selce aveva mancato di poco l'arteria femorale. Di certo il giovane avrebbe zoppicato per un bel po' di tempo. Parlammo poco. Zez era cupo, forse al pensiero di incontrare l'autoproclamatisi Wotan-Odino. Di certo quello che aveva fatto durante la trasmutazione delle valchirie sconfinava nel regno della magia, dei miracoli. Chi era quel norvegese venerato dagli indios? Dopo due ore vennero a prenderci. Sei guerrieri ci scortarono fino al tempio. Ci guardarono senza mostrare emozioni, come se fossimo bestie, o alieni. Per entrare nella palafitta c'era da salire una scalinata lignea. Aiutai Oliver, visto che il suo comandante non aveva alcuna intenzione di farlo. Il ragazzo mi guard con gratitudine, anche se era troppo orgoglioso per ringraziare. A dispetto delle sue prevenzioni sugli italiani, inculcate da quella testa marcia di Brinz, combattere insieme creava senso di cameratismo. Fummo introdotti in un locale ampio, spazioso. In fondo alla stanza c'era una porta sorvegliata da un indios. Un trono di legno dominava la scena. Sulla parete dietro di esso era appesa 51

una vecchia carta dell'Europa hitleriana, datata 1943. Al suo fianco spiccava una foto in grandi dimensioni che raffigurava un uomo sulla sessantina, con grossi baffi bianchi, vestito con un completo da esploratore: Jan Kempe. Accanto al trono era ammucchiate le nostre armi, compreso il lanciafiamme di Oliver, dotato di una bombola di riserva, e anche il mio fido Remington. Il resto della stanza era occupato da dei rudimentali divanetti, simili ai triclini romani. Su uno di essi era seduto il barone Loessner, con tanto di panama in testa e Walther P38 al fianco. Ci sorrise affabilmente. Accomodatevi. Wotan ci raggiunger presto. Ci sedemmo, troppo stanchi per non ascoltare il suo consiglio. Accarezzai per un momento l'idea di avvicinarmi alle armi, ma la lancia della sentinella mi avrebbe raggiunto molto prima di riuscire a impugnarne una. Siete stati fantastici , esclam il vecchio. Lui rimasto molto impressionato dalle vostre doti marziali. Sono certo che ci aiuter. Ha un impero da guidare, non solo questi quattro selvaggi subumani. Mentre Brinz s'illuminava d'orgoglio, io decisi che era arrivato il momento di risolvere gli enigmi. Barone, non mi vorr far credere che quel norvegese davvero il Dio Odino, vero? Lo . Prese un bel respiro, poi attacc a raccontare. Nel '43 le sorti della guerra volgevano a sfavore del Reich per colpa della manifesta inettitudine di Adolf Hitler. Un ristretto gruppo della Thule-Gesellschaft decise di rimediare a questa situazione. Ma chi poteva sostituire una persona che veniva oramai venerata come una divinit? La risposta, per quanto folle, arriv da Kempe: dovevamo reincarnare un vero nume. Wotan fu la nostra scelta pi ovvia. Ascoltai, troppo attonito per replicare. Scegliemmo una giovane ariana purissima, una norvegese gi 52

dedita al wotanismo. La facemmo accoppiare col pi degno ufficiale delle SS della divisione Nordland5 al nostro servizio. Mentre loro copulavano noi mistici dell'Operazione Viurr eseguimmo un antico rituale, sacrificando dei partigiani come tributo al padre degli Di. Li immolammo con l'Aquila di sangue. In tal modo Odino ci concesse la sua benevolenza, incarnando uno dei suoi mille nomi nel bambino concepito quella notte: Morten Jarstein. Purtroppo non ci fu il tempo per crescerlo adeguatamente sul posto, cos nel '45 decidemmo di nasconderlo in un paese amico, il Brasile. Ma l'aereo a reazione che lo trasportava ebbe un incidente proprio qui, cos Morten... naufrag nella foresta insieme a Kempe e ai pochissimi altri membri della spedizione. Perch ci avete messo cos tanto a ritrovarlo? , chiese Zez, a sua volta impressionato dal racconto. Non avevamo notizie precise sull'accaduto. Quando mi trasferii in Paraguay consultai molti veggenti per localizzare il nostro Viurr, ma nessuno ci riusc. Continuai a tentare finch, tre mesi fa, riuscii a trovarlo grazie a Patricia. Probabilmente dopo la morte di Kempe la vera natura di Morten stata libera di manifestarsi, mentre prima era il professore a manipolarlo e a nasconderlo. Ma ora sono qui per mostrargli il suo grande destino. Quello che Jarstein ha fatto prima... con le selvagge... Non riuscivo nemmeno a trovare un nome adatto per il fenomeno a cui avevo assistito. Se fossi un romantico le direi che Wotan ha evocato lo spirito delle valchirie per possedere quelle primitive. In realt non so di preciso cos' successo. Forse ha cambiato il loro codice
5 L'11 SS-Freiwilligen-Panzergrenadier-Division Nordland fu una divisione meccanizzata delle Waffen-SS formata a partire dal luglio del 1943 da volontari collaborazionisti. La maggior parte di tale formazione proveniva dalla Scandinavia.

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genetico intervenendo col puro potere mesmerico che possiede, oppure ha veicolato forze invisibili nei corpi delle indigene. Quel che importa che l'ha fatto. Ad Asuncin ho una falange di ragazzi in gamba come Oliver, Otto e gli altri. Altri fedelissimi della causa, sia qui in Sud America che in Europa, non aspettano altro che un nuovo leader sotto cui riunire i loro camerati. Pensi se disponessimo di veri supersoldati, creati dalla volont superiore di Jarstein. Senza contare tutti i suoi altri poteri, che ancora non conosciamo! Il mondo presto torner a temerci. Loessner non era un cattivo da operetta. Era un vecchio invasato, cresciuto a nazismo e misticismo, pronto a tutto pur di rimodellare il pianeta secondo i suoi folli ideali. Cosa altro si poteva dire di un uomo che aveva creato un Dio per poi farlo marciare al passo dell'oca? certo che Jarstein ci aiuter? , gli domandai. In realt ero disgustato da quella storia, ma potevo ritenermi fortunato per la simpatia che il barone sembrava riservarmi. Oh, s. Finora pensava che questo... bosco fosse un degno terreno di guerra. Ma presto gli illustrer traguardi ben pi ambiziosi. E poi il dono che gli ho fatto stato molto convincente. Prima che potessi chiedere lumi sul misterioso dono, la porta dell'altra stanza si apr, lasciando entrare il presunto Wotan, al solito vestito con la tunica da santone, che sarebbe stata ridicola, in altre occasioni. Al suo fianco c'era Patricia. La medium era a seno nudo, con un solo gonnellino di foglie cucite tra loro a nascondere le parti intime. Provai una certa eccitazione, a dispetto di tutto il resto. Poi mi accorsi che lo sguardo della Castillo era fisso nel vuoto, come quello di un pesce. Forse era stata drogata al punto da renderla simile a un burattino. 54

Non si tratta di droga , esclam Jarstein, guardandomi negli occhi. Trattenni il fiato. Dunque era anche in grado di leggere il pensiero? Mentre Brinz chinava il capo con fare ossequioso, io sbirciai le reazioni degli altri. Zez era come congelato dalla semplice presenza del norvegese, e Oliver non sembrava poi cos tanto convinto delle scemenze nazi-occultiste in cui era coinvolto. Il gigante scandinavo si sedette sul suo trono e Patricia si accomod al suo fianco, inginocchiandosi come un'ubbidiente ancella. Cercai di incrociare il suo sguardo, ma sembrava priva di volont cosciente, persa chiss dove. Avete combattuto bene , ci concesse il presunto Wotan. Maest, presto avr molti guerrieri di pari ardore, su cui comandare. Il servilismo di Loessner era ripugnante. Tuttavia anch'io sentivo la presenza soverchiante di Jarstein. Era come trovarsi alla presenza di un leone, nudi e disarmati. Il norvegese mostrava anche la medesima ferocia a malapena sopita, tipica del predatore che pareva sonnecchiare, ma che poteva sbranarti in un attimo. Guider i suoi guerrieri, barone, ma lei mi ha promesso anche altro. Il vecchio annu. Avr di che nutrire il suo potere. Persone speciali, come quella donna. Il norvegese sembr soddisfatto. Accarezz Patricia, come se si trattasse di un cagnolino. Molto bene. Ho scoperto che questo mio corpo umano dev'essere mantenuto come si conviene, per poter essere utilizzato al meglio. All'improvviso accentu la presa sulla testa della donna, affondando le dita tra i capelli. Al che accadde una cosa incredibile e disgustosa. Patricia inizi ad avvizzire come un frutto marcio. Parve invecchiare a una velocit impossibile: la 55

pelle liscia e sensuale venne solcata da orribili rughe, i capelli ingrigirono e poi addirittura si staccarono e caddero a terra come foglie secche. Al contempo la stanza fu permeata da un'energia invisibile, tale che di nuovo sentii i peli del corpo rizzarsi, elettrizzati. L'intero corpo di Morten Jarstein brillava di una fluorescenza iridescente, in special modo la mano che stringeva la testa della povera medium. Il processo di assorbimento termin solo nel momento in cui il corpo della donna divent cos secco e svuotato da sbriciolarsi al pari della carta bruciata, fino a comporre un mucchietto di ossa ingiallite e spezzettate a fianco del trono. Wotan, perch in quel momento tale mi pareva, alz la testa e socchiuse gli occhi, come godendosi l'ultimo sorso di un ottimo vino. Fu in quel momento che agii. Non lo feci per eroismo, ma solo perch in passato mi era capitato per davvero di dover combattere un leone, e quindi sapevo come comportarmi. Era capitato in Cirenaica, in una notte di bisboccia coi commilitoni del XXXI Battaglione Guastatori d'Africa. Ci eravamo spinti fuori dai confini sicuri di Giarabub, incontrando una di quelle bestie maestose, forse proveniente dalla zona di Siwa. I miei due compagni rimasero paralizzati al cospetto del predatore, sbucato da dietro una macchia di palme da dattero. Fui l'unico a reagire nel solo modo utile per salvarci: scaricai i sei proiettili del Carcano contro il leone, riuscendo ad ammazzarlo. Anche in questa occasione l'istinto di sopravvivenza prevalse sul magnetismo animale del predatore. Scattai verso Loessner e lo colpii con un manrovescio, strappandogli al contempo la P38 dalla fondina. Riuscii ad armare il colpo prima che uno sbavante Brinz mi balzasse al collo. Gli sparai in faccia, voltandomi poi verso Jarstein. Il Dio norreno mi guard con occhi furenti. Per un momento sentii il corpo schiacciato da un peso invisibile. Reagii con la 56

pura forza di volont. Quei pochi attimi di paresi mi servirono per per comprendere ci che dovevo fare. Forse un proiettile non sarebbe bastato a uccidere Wotan, perci mirai alla bombola del lanciafiamme LPO-50. Fu sufficiente per far detonare il liquido incendiario. Le fiamme inglobarono Jarstein e il suo trono, devastando anche la parete dietro a esso. La deflagrazione fu tale da sbalzarci tutti all'indietro. Mi rialzai mentre la capanna andava a fuoco. Il barone mi si lanci addosso maledicendomi in tedesco. Lo scaraventai nel rogo senza alcun rimorso, quindi guardai i superstiti del gruppo originario. Zez, seppur scosso, era con me. Oliver digrign i denti e per un attimo temetti di doverlo abbattere, ma poi capii che era solo la fatica e il dolore di rialzarsi in piedi. Gli tesi una mano e lui l'accett. Presto, fuggiamo prima che gli indios si decidano a vendicare il loro Dio! Il consiglio dell'ascaro era l'unico valido. Guadagnammo l'uscita prima di essere inghiottiti dalle fiamme. I primi selvaggi ci aspettavano ai piedi della scala, pi stupiti dall'accaduto che non pronti a sbudellarci. Ma non sarebbe durato a lungo, ne ero certo. Aiutando lo zoppicante Oliver scendemmo a gran falcate. Una delle valchirie, per fortuna in sembianze umane, fu la prima a sbarrarci il passo. La fulminai con un proiettile tra gli occhi. Gli altri si scansarono. Alcuni corsero di sopra, incuranti delle fiamme. Volevano salvare Jarstein. Ne approfittammo per correre via. Ci lanciammo oltre il perimetro del villaggio, ora sguarnito, correndo come se avessimo il diavolo alle calcagna. Per oltre venti minuti tenemmo la velocit massima di cui eravamo capaci, anche perch alle nostre spalle si stava levando una musica di guerra. Cercai di orientarmi ma alla fine decidemmo per un percorso 57

semplice: in linea retta verso est, sperando di giungere presto fuori dal territorio di quella trib. Dopo oltre quattro ore di marcia forzata Oliver croll a terra. La gamba ferita non lo reggeva pi e il suo corpo bruciava di febbre. Con un coraggio che mi commosse ci disse di proseguire senza di lui. Sapevo che gli indios ci erano ancora dietro, ma gli promisi che gli avrei presto mandato dei soccorsi. Annu, senza parlare. Gli lasciai la P38, quindi io e Zez riprendemmo la marcia. Potevamo fare qualcosa in pi per salvarlo? Ora me lo chiedo, ma in quel momento ammetto che pensai solo a portare in salvo la pelle. Corremmo finch cal il buio. Le nostre gambe erano cos piene di acido lattico che a malapena ci tenevano in piedi. Avrei dato qualsiasi cosa per potermi riposare. Avevamo guadato un torrente, ma non mi pareva lo stesso dell'andata. Quando il mio orologio segnava le cinque e trentacinque del mattino crollai a terra. L'ascaro si chin per aiutarmi, ma barcoll a sua volta, devastato dalla stanchezza. Riposiamo solo un po' , mi disse, ben sapendo che non ci saremmo mai pi rialzati. Dopo una decina di minuti sentimmo i primi rumori in lontananza. Qualcuno arrivava da dietro di noi. Raccogliemmo dei sassi, misera difesa, ma che almeno ci avrebbero permesso di morire combattendo. Poi udii qualcos'altro. Un elicottero che si avvicinava, illuminato dal sole nascente. Mi tirai piedi a fatica. Il destino ci stava dando una possibilit, l'ultima. Mi sbraccia, pur sapendo che c'erano poche possibilit che il pilota ci vedesse. Invece lo fece. Solo in seguito avrei scoperto che l'elicottero era di una multinazionale britannica che cercava tre operai ubriachi che nottetempo si erano persi nella foresta. Per assurdo erano proprio gli inglesi, miei vecchi nemici, che mi stavano salvando. 58

L'elicottero si abbass verso una radura sulla nostra sinistra. Corremmo per intecettarlo, ma in quel momento i primi indios sbucarono brandendo le lance. Per fortuna il mercenario a bordo del Westland Scout non era uno che andava per il sottile. Sventagli i selvaggi con la Bren6 segandoli in due. Il pilota scese fino a un metro e mezza da terra, dandoci la possibilit di montare a bordo. Ci tirammo su con la forza della disperazione, aiutati dal mitragliere, un tizio corpulento, dalla faccia coperta da una ispida barba rossastra. Una volta in salvo l'elicottero si rialz alla svelta, mentre altri selvaggi sbucavano tirandoci contro frecce che rimbalzarono contro la paratia metallica. Quando ci fummo alzati in quota di sicurezza, arrischiai un'occhiata oltre il portello del Westland, mentre il mercenario ci tempestava di domande, senza smettere di masticare tabacco. Ancora oggi, dopo molti anni, non sono sicuro di averlo visto davvero. Eppure tra i selvaggi c'era qualcun'altro: un uomo assai pi alto di loro, scarnificato, anzi no, gravemente ustionato. Ed era l, a fissarmi con l'unico occhio azzurro scampato alle fiamme.

6 Con la denominazione Bren (BR = Brno EN = Enfield) era indicata una famiglia di mitragliatrici leggere adottata dalle forze britanniche a partire dagli anni trenta.

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