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COMUNE DI ALFONSINE

PIANO COMUNALE DELLE ATTIVIT ESTRATTIVE

1. PREMESSA

1. PREMESSA
Il Piano delle Attivit Estrattive (PAE) del Comune di Alfonsine redatto sulla base delle scelte e delle previsioni del vigente Piano Infraregionale delle Attivit Estrattive (PIAE) della Provincia di Ravenna. Il PAE lo strumento di pianificazione territoriale che regola le attivit estrattive, nonch il recupero delle aree di cava mediante la realizzazione di interventi di sistemazione finale atti alla valorizzazione naturalistico- ambientale ad attivit ultimata. Lestrazione di inerti deve essere regolamentata nellambito di una pianificazione di settore in quanto pu creare, se non gestita in modo adeguato, fenomeni irreversibili sullambiente. Lobiettivo comunque quello di soddisfare sia lambito puramente economico che quello naturalistico- ambientale, razionalizzando lo sfruttamento della materia prima al fine di mantenere in buone condizioni lambiente su cui si interviene. Questo piano pone lattenzione sulla tutela e salvaguardia ambientale, e di conseguenza su quelle modalit di estrazione e di recupero avanzate che permettano il perseguimento di tale obiettivo. Sulla base degli indirizzi ed i criteri che hanno condotto alla formazione del PIAE provinciale, il PAE comunale si propone di: 1. ottimizzare lutilizzo delle risorse provenienti da attivit diverse al fine di diminuire il fabbisogno di materiali provenienti dalle cave; 2. tutelare il patrimonio ambientale e paesistico del territorio attraverso lanalisi dei fattori di maggiore vulnerabilit/sensibilit e sfruttando aree estrattive gi in essere; 3. aumentare la compatibilit ambientale dei processi di estrazione, in base a una gestione delle attivit estrattive secondo principi di riduzione degli impatti, al contenimento e mitigazione degli impatti inevitabili, alladozione di interventi compensativi e di valorizzazione del territorio sulla base dello Studio del Bilancio Ambientale proposto a livello comunale; 4. perseguire la regolazione idraulica e la messa in sicurezza del territorio; 5. perseguire la minimizzazione degli impatti ambientali conseguente allapertura delle cave. La presente documentazione di PAE stata suddivisa in tre sezioni: 6. Relazione Generale e relativi elaborati cartografici; 7. Valutazione di Sostenibilit Ambientale; 8. Norme Tecniche di Attuazione.

RELAZIONE GENERALE

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2. QUADRO NORMATIVO

2. QUADRO NORMATIVO

La L.R. 17/91 e s.m.i. Disciplina delle Attivit Estrattive regola gli strumenti di pianificazione per le attivit estrattive (artt. 6 e 7). In particolare affida alla Province il compito di redigere il Piano Infraregionale delle Attivit Estrattive (PIAE), pianificazione settoriale del PTCP che regola lestrazione di inerti ai sensi degli artt. 26 e 27 della L.R. 20/2000 e s.m.i. Il PAE ai sensi dellart .7 della L.R. 17/91 deve essere redatto sulla base delle previsioni contenute nel PIAE, ed in particolare il piano individua: a. le aree ulteriori rispetto ai poli individuati dal PIAE da destinare ad attivit estrattiva, entro i limiti definiti dallart. 6 della suddetta legge, le relative quantit estraibili, nonch la localizzazione degli impianti connessi; b. le destinazioni finali delle aree oggetto dellattivit estrattiva; c. le modalit di coltivazione delle cave e di sistemazione finale delle stesse anche con riguardo a quelle abbandonate e non sistemate; d. le modalit di gestione; e. le azioni per ridurre al minimo gli impatti ambientali prevedibili.

Le procedure per lapprovazione del PAE sono quelle indicate dallart. 34 della L.R. 20/2000 e s.m.i. Disciplina generale sulla tutela ed uso del territorio. Il Piano viene adottato dal Consiglio Comunale ed poi depositato presso la sede del Comune per sessanta giorni dalla pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione dell' avviso dell' avvenuta adozione, contestualmente lavviso viene pubblicato su almeno un quotidiano a diffusione locale e il Comune pu attuare ogni altra forma di divulgazione ritenuta opportuna. Entro la scadenza del termine di deposito di 60 gg chiunque pu formulare osservazioni. Contemporaneamente al deposito, il Piano viene trasmesso alla Provincia che, entro il termine perentorio di sessanta giorni dalla data di ricevimento, pu formulare riserve relativamente a previsioni di piano in contrasto con i contenuti del PSC o con le prescrizioni di piani sovraordinati. Nei sessanta giorni successivi il Consiglio Comunale approva il piano, adeguandolo alle riserve formulate o si esprime sulle stesse con motivazioni puntuali e circostanziate. Il Piano entra in vigore dalla data di pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione dell' avviso dell' approvazione.

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2. QUADRO NORMATIVO

Il PAE deve inoltre fare riferimento alla Circolare Regionale dellAssessore allAmbiente n. 4402 del 10 giugno 1992 Criteri per la formazione dei Piani infraregionali e comunali delle attivit estrattive. Lautorizzazione allattivit estrattiva, sulla base dei poli individuati nel PAE, deve seguire liter indicato nella L.R. 9/99 e s.m.i. Disciplina della procedura di valutazione dellimpatto ambientale nel testo revisionato a seguito dellintegrazione con il D.Lgs 152/2006 Norme in materia ambientale come modificato dal D.Lgs 04/2008 Ulteriori disposizioni correttive ed integrative del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante norme in materia ambientale, in quanto tale legge prevede che tutti i progetti di estrazione di inerti devono essere soggetti a valutazione. Pi in dettaglio, le cave con meno di 500.000 m3 di materiale estratto o di unarea interessata inferiore a 20 ha, ovvero meno di 250.000 m3 o 10 ha se allinterno di aree naturali protette, sono sottoposte alla procedura di verifica (screening), come peraltro indicato nellAllegato B.3.i della L.R. 9/99 e s.m.i.; invece le cave con pi di 500.000 m3 di materiale estratto o di unarea interessata superiore a 20 ha, ovvero pi di 250.000 m3 o 10 ha se allinterno di aree naturali protette e se la procedura di verifica si conclude con esito negativo, sono sottoposte alla procedura di valutazione di impatto ambientale (VIA), come peraltro indicato allAllegato A.3.i . Con la Delibera del Consiglio regionale n. 173 del 4 aprile 2001 stato approvato latto di indirizzo e coordinamento tecnico per lattuazione della L.R. 20/2000 sui contenuti conoscitivi e valutativi dei piani e sulla conferenza di pianificazione.

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3. STATO DELLA PIANIFICAZIONE

3. STATO DELLA PIANIFICAZIONE


3.1 STATO DI ATTUAZIONE DEGLI STRUMENTI DI PIANIFICAZIONE PRECEDENTI (PIAE 93 E PAE 96)
Il precedente PIAE della Provincia di Ravenna, adottato con Delibera del Consiglio Provinciale n. 309/53212 del 14/12/1993 e approvato con Delibera di Giunta Regionale n. 1746 del 23/07/96, indicava il polo Molino di Filo, suddiviso nelle seguenti aree estrattive:

Cava A S. Anna, localizzata a E- SE di Molino di Filo. La potenzialit del giacimento era di 400 000 m3, per una superficie di 15,2700 Ha; i quantitativi estraibili furono valutati pari a 228 400 m3 di argilla;

Cava B Campeggia, localizzata ad S- SW di Molino di Filo.

La potenzialit del giacimento risultava di 376 600 m3, per una superficie di 19,9800 Ha; i quantitativi estraibili erano pari a 376 600 m3 di argilla. Il PIAE 93 in data 15/05/1997 autorizzava quindi al Comune di Alfonsine una superficie totale coltivabile di 35,2500 Ha e un volume di materiale estraibile per lintero polo di 320 000 m3 anzich dei 605 000 m3. potenziali complessivi. Similmente il PAE 96, adottato con Delibera del Consiglio Comunale n. 74 del 19/07/1995 e approvato con Delibera del Consiglio Comunale n. 41 del 29/04/1996, recepiva le indicazioni del PIAE 93 inserendo come volume autorizzato 320 000 m3. Sulla base dei volumi concessi, a seguito della conclusione con esito positivo della procedura di valutazione di impatto ambientale, il progetto di attivit estrattiva per la cava A S.Anna e cava B Campeggia venne autorizzato per un quantitativo di 362 731 m3 di materiale su una superficie di 27.68.51 Ha. In sede di aggiornamento del PIAE, adottato con Deliberazione di Consiglio Provinciale n 111/48653 del 18/07/2000 e approvato con Deliberazione di Giunta Regionale n 1518 del 31/07/2001, il Comune di Alfonsine manteneva i medesimi quantitativi estraibili gi assegnati dal PIAE 93. Allatto della redazione del PIAE 02, le disponibilit residue dal PAE 96 (aggiornato nel 2000) erano di 436 483 m3 (di cui 385 000 m3 non autorizzati e 116 483 m3 autorizzati). In planimetria allegata di seguito (figura 1), individuato il perimetro del polo di cui sopra.

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Figura 1 - Perimetrazione PIAE ' PAE' 93 96

3.2 PIANO INFRAREGIONALE DELLE ATTIVIT ESTRATTIVE (PIAE) DELLA PROVINCIA DI RAVENNA 2002- 2011
Il Piano Infraregionale delle Attivit Estrattive stato adottato con Delibera del Consiglio Provinciale n. 21 del 22/3/2005 e approvato con Delibera del Consiglio Provinciale n. 75 del 26/7/2005. Il piano si pone come obiettivi per il periodo 2002- 2011 di: a. minimizzare lutilizzo di risorse non rinnovabili tramite:

individuazione di strumenti per incentivare il recupero e lutilizzo del materiale proveniente da altre fonti (es. accordi di programma); pianificazione delle attivit future destinando a cava solo quelle aree strettamente necessarie a garantire gli effettivi fabbisogni di materiale inerte; massima valorizzazione del materiale estratto che dovr essere utilizzato in modo da sfruttare appieno le sue caratteristiche meccaniche, fisiche e chimiche; progressiva ristrutturazione/riconversione delle attivit estrattive; miglioramento/adeguamento degli impianti di trasformazione. limitazione allescavazione di nuove cave e recupero delle cave esistenti; tutela dei sistemi dunosi costieri soggetti ad intensi sfruttamenti negli anni passati. Essi rappresentano un elemento di elevata sensibilit ambientale sia per le condizioni idrogeologiche e naturalistiche che li caratterizzano, sia per la loro ubicazione strategica

b.

tutela del patrimonio ambientale e paesistico del territorio tramite:


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allinterno della fascia costiera. Per tali ragioni il presente Piano propone di limitare a situazioni

assolutamente

particolari

che

non

presentano

soluzioni

alternative,

lasportazione di inerti da queste zone; tutela delle falde acquifere impedendo qualsiasi forma di contaminazione delle acque da scavi o per facilitazione allingresso di inquinanti;

individuazione di specifiche norme per regolare alcune attivit che possono trasformarsi in attivit estrattive non regolamentate.

c. aumentare la compatibilit ambientale dei processi di estrazione tramite:

promozione di strumenti volontari quali certificazioni ISO 14 001 ed EMAS per tutte le aziende che entrano nella filiera produttiva; riqualificazione del patrimonio paesaggistico attraverso il recupero ambientale delle aree soggette ad attivit estrattiva; individuazione nuovi poli per lestrazione di sabbia/ghiaia solo nelle aree potenzialmente idonee come indicato dalla cartografia di Piano.

I criteri generali su cui il Piano si basa sono: a. la conferma delle previsioni del PIAE vigente (PIAE 93), tenendo conto dei quantitativi residui; b. Le attivit estrattive esistenti al di fuori della zona compresa tra le SS. Adriatica e Romea ed il litorale di tale area, saranno dimensionate tenendo conto dei fabbisogni complessivi desumibili dal quadro conoscitivo e del trend di estrazione di ciascun polo/ambito registrato nellultimo decennio. Il fabbisogno cos calcolato per ciascun polo/ambito non potr superare il periodo di validit del presente Piano e sar sottoposto ad un monitoraggio annuale e alla verifica (al quinto anno) del Piano stesso. In particolare per il settore argilla: c. cercare di dare risposta ai fabbisogni espressi dalle aziende utilizzatrici gi presenti sul territorio provinciale; d. considerare le necessit di alimentazione degli impianti di lavorazione; e. mantenere i legami tra sito estrattivo e fornace qualora limitrofi; f. accorpare aree contigue a quelle gi oggetto di attivit estrattiva, con priorit rispetto allapertura di altre aree. Il PIAE prevede per il Comune di Alfonsine zone di espansione sia per la cava A che per la cava B. Il quantitativo di materiale estraibile concesso stato quantificato in base al trend medio di estrazione registrato negli ultimi anni per poi ricavare un valore medio annuo di inerte estratto moltiplicato per il numero di anni di validit del presente Piano sulla base dei criteri sopra citati. Pertanto, sulla base delle disponibilit residue del PAE 96 di 436 483 m3 (di cui185 000 m3 non autorizzati e 116 483 m3 non autorizzati), il PIAE 02 concedeva lestrazione del

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materiale residuo (anche quello in precedenza non autorizzato) ed un ulteriore ampliamento di 29,0000 Ha cos suddivisi: 9,0000 Ha per la cava A e 20,0000 Ha per la cava B. Su tali superfici veniva concessa una volumetria pari a 600.000 m3 di materiale. In conclusione il PIAE autorizza lestrazione di 1 036 483 m3 di materiale argilloso. In planimetria allegata di seguito (figura 2), individuato il perimetro del polo autorizzato come test descritto.

Figura 2 - Perimetrazione PIAE ' 02

Tale formulazione del PIAE non ha mai trovato conferma in apposita documentazione comunale (PAE). A distanza di 5 anni dallavvio delle procedure di approvazione del PIAE 02, ai sensi del comma 9 dellart. 6 della L.R. 17/91 e come indicato dallart. 5 delle N.T.A. del Piano stesso, il PIAE vigente stato sottoposto a verifica ed aggiornamento allo scopo di garantirne la validit decennale. La Variante del PIAE vigente infatti prevede il pieno soddisfacimento dei fabbisogni di materiali inerti (ghiaia e sabbia) e pone particolare attenzione ai fabbisogni di argilla per le cave a servizio degli impianti fissi di trasformazione, al fine di garantire la validit decennale delle previsioni estrattive ritenute strategiche per leconomia ravennate. I contenuti della Variante di Piano sono sintetizzati di seguito: a. b. c. verificare leffettivo stato di attuazione del PIAE vigente; aggiornare lo stato di attuazione dei documenti di pianificazione comunali; definire lo stato di fatto delle attivit estrattive dei poli/ ambiti del Piano a fine 2006;
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d. e.

quantificare le disponibilit residue dei poli/ambiti previsti dal PIAE e dai PAE comunali a fine 2006 aggiornare le stime dei fabbisogni provinciali per i prossimi sette anni (2007-2013) in modo da evitare che, a causa dei tempi che possono intercorrere per lapprovazione del nuovo PIAE, possano verificarsi interruzioni della regolare attivit estrattiva.

Preso atto in primo luogo delle considerazioni espresse dal comune di Alfonsine in merito ai tempi che si intendono praticare per consentire ai PAE in fase di redazione di raccordarsi allaggiornamento del PIAE e in secondo luogo, considerato il fatto che si sta procedendo alla individuazione di una area di cava di argilla e limo argilloso da utilizzare esclusivamente nelle attivit di produzione di laterizi insediate nel comune di Alfonsine in adiacenza alle aree di cava gi attualmente presenti, il PIAE mette quindi a disposizione il quantitativo di materiale necessario per una conduzione certa della attivit di produzione del laterizio che si svolge nel Comune di Alfonsine. Vengono quindi proposti come ampliamento superfici e volumi massimi estraibili pari a 2 700 000 m3. Tale quantitativo verr estratto nel periodo 2010/2015. A tale periodo infatti si riferisce il presente PAE del Comune di Alfonsine che esamina la situazione locale in maniera pi approfondita ed ad una scala di maggior dettaglio. Inoltre, per gli interventi di modifica alla morfologia fisica del territorio (oltre a quanto gi previsto per questi specifici interventi dal PIAE vigente allart. 7), stato assegnato al comune Alfonsine (a seguito di debita richiesta), una disponibilit pari a 100 000 m3 di materiale. In planimetria allegata di seguito (figura 3), individuato il perimetro del polo autorizzato. Di tale perimetro si espliciteranno nel seguito della presente documentazione importanti considerazioni.

Figura 3 - Perimetrazione PIAE ' 08

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3.3 PIANO REGOLATORE GENERALE


Il Piano Regolatore Generale del Comune di Alfonsine, redatto ai sensi della L. 1150/42 e s.m.i. e della L.R. 47/78 e s.mi., stato adottato con Delibera Consigliare n.90 del 19/03/90 e approvato con Decreto Regionale n.2313 del 01/06/93. Il Comune di Alfonsine fa parte, con i comuni di Bagnacavallo, Bagnara di Romagna, Cotignola, Conselice, Fusignano, Lugo, Massalombarda, Russi e S. Agata sul Santerno, dell' Associazione Intercomunale della Bassa Romagna. Il nuovo Piano Strutturale in forma associata, previsto dal D.Lgs. 267/2000, dalla L.R. 3/99 e L.R. 20/2000, gi stato approvato e si configura come piano a valenza sovracomunale che considera le strategie e lassetto del territorio a vasta scala. Si ricorda che le fasi di transizione fra i due strumenti urbanistici sono regolate dal regime di salvaguardia (art.12 L.R. 20/2000) per cui tra i due strumenti di pianificazione comunali (PRG e PSC) da considerarsi valido quello pi restrittivo in relazione allintervento oggetto di valutazione. La situazione attuale, sulla base del PRG vigente, con le destinazioni urbanistiche del territorio in esame indicata Tavola 2 Pianificazione e di seguito descritta. Il territorio del Comune di Alfonsine classificato per lo pi come Zone Agricole Normali. Esistono due zone a Nord del Fiume Reno individuate come zone PAE per attivit estrattive, normate daIlart. 61 delle NTA del PRG. Inoltre sono presenti allinterno del polo delle zone di rispetto fluviali, normate dallart 59 F delle medesime NTA. Si precisa inoltre che la fascia di rispetto fluviale del Fiume Reno, a sud del polo esistente inoltre una zona di tutela di cui allart. 20 del P.T.C.P. di cui si dir nel proseguo della relazione. In conclusione le aree ricomprese nel polo sono sostanzialmente a destinazione agricola, per attivit estrattiva e di tutela dai corsi dacqua.

3.4 PIANO STRUTTURALE COMUNALE


Il Piano Strutturale Comunale Associato della Bassa Romagna, di cui fa parte il Comune di Alfonsine, stato adottato con Delibera Consigliare n.48 del 29/07/2008 e approvato con Delibera Consigliare n.24 del 16/04/2009. Dallanalisi della Tavola 3.1 - Carta dei vincoli e delle tutele del PSC, in estratto in Tavola 2 Pianificazione, si evince che il polo estrattivo insiste, nella sua interezza, su aree regolamentate dallarticolo 2.12 Canali storici e terreni interessati da bonifiche storiche di pianura,

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3. STATO DELLA PIANIFICAZIONE

dallarticolo 2.16 Aree soggette a particolare amplificazione del rischio sismico e dallarticolo 2.26 Aree a rischio moderato di esondazione nel bacino del Po (fascia C) . In particolare nelle aree interessate dalle bonifiche storiche si applicano le seguenti disposizioni di tutela: a. i terreni agricoli ricadenti nelle aree di cui al primo comma sono assoggettati alle disposizioni relative al territorio rurale , alle condizioni e nei limiti derivanti dalle ulteriori disposizioni di cui al presente articolo, fatta salva l' efficienza del sistema idraulico; b. vanno evitati interventi che possano alterare le caratteristiche essenziali degli elementi dell' organizzazione territoriale quali, ad esempio, canali di bonifica di rilevanza storica e manufatti idraulici di interesse storico; vanno evitati in particolare i seguenti interventi: modifica e interramento del tracciato dei canali di bonifica di rilevanza storica; eliminazione di strade, strade poderali ed interpoderali, quando affiancate ai canali di bonifica di rilevanza storica; rimozione di manufatti idraulici direttamente correlati al funzionamento idraulico dei canali di bonifica o del sistema infrastrutturale di supporto (chiaviche di scolo, piccole chiuse, scivole, ponti in muratura, ecc.); c. demolizione dei manufatti idraulici di interesse storico. qualsiasi intervento di realizzazione di infrastrutture viarie, canalizie e tecnologiche di rilevanza non meramente locale deve essere previsto in strumenti di pianificazione e/o programmazione nazionali, regionali e provinciali e deve essere complessivamente coerente con la predetta organizzazione territoriale;
d.

gli interventi di nuova edificazione devono essere coerenti con l' organizzazione territoriale e di norma costituire unit accorpate urbanisticamente con l' edificazione preesistente; la realizzazione di nuovi centri aziendali agricoli quindi ammessa solo se in posizione accorpata ad altri centri aziendali o nuclei edilizi preesistenti.

Relativamente alle aree a rischio sismico, il polo rientra in aree per le quali richiesta la verifica del loro possibile inserimento nelle zone che richiedono unanalisi approfondita (terzo livello di approfondimento). Nel caso vengano programmati interventi edilizi ricadenti in porzioni di queste aree, devono essere eseguite in sede di PUA, o di POC in caso di interventi non soggetti a PUA, le medesime indagini indicate per il secondo livello e inoltre indagini di dettaglio finalizzate a definire: la profondit del bedrock sismico locale e la sua variazione di quota entro i confini del POC; le velocit delle onde di taglio Vs almeno per i primi 30 metri dal p.c misurate con strumentazione idonea ad ottenere un grado di definizione elevato;

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3. STATO DELLA PIANIFICAZIONE

la stratigrafia e le tessiture dellintervallo litologico almeno dei primi 15 m di sottosuolo, anche per la stima degli effetti locali indotti dalla liquefacibilit e dei cedimenti indotti; le quote piezometriche e le soggiacenze della falda locale.

Relativamente alle aree a rischio moderato di esondazioni nel bacino del Po, ovvero della porzione a Nord del Fiume Reno, fino allapprovazione del Piano di bacino, soggetto alle disposizioni del Piano Stralcio per lassetto idrogeologico approvato con DPCP 24/05/2001 e successive modificazioni e integrazioni (sinteticamente richiamato come PAI-PO), nonch alle Direttive applicative emanate dallAutorit di bacino stessa. La suddetta porzione di territorio comunale ricadente nellambito di competenza dellAutorit di bacino del Po classificata a rischio moderato (R1), interessabile da inondazione per piena catastrofica, ossia al verificarsi di eventi di piena pi gravosi di quella assunta come piena di riferimento. Ai fini della tutela delle fasce fluviali lintero territorio classificato in fascia C. Oltre ai vincoli di cui sopra, che peraltro non interferiscono con le attivit estrattive che verranno proposte nel proseguo della relazione, nella porzione meridionale dellarea A passa un elettrodotto ad alta tensione per i quale stato individuata una fascia di attenzione di tipo cautelativo ai fini della successiva identificazione delle rispettive fasce di rispetto. Il RUE deve evidenziare nella propria cartografia la rete degli elettrodotti ad alta e media tensione, nonch i nuovi elettrodotti ad alta tensione da realizzare di cui sia stato presentato il progetto da parte dellEnte gestore, ai fini della definizione delle relative fasce di rispetto ai sensi del D.M. 29/05/2008. Infine nella porzione pi orientale della medesima area stata inoltre individuata la fascia di rispetto ai metanodotti ai sensi del D.M. 24/11/84. Infine per questultime fasce individuate dovranno essere rispettate le distanze di rispetto o in alternativa dovr essere richiesta adeguata proroga delle stesse preventivamente al rilascio dellautorizzazione allattivit estrattiva.

3.5 VINCOLI DERIVANTI DALLA PIANIFICAZIONE


Il territorio comunale di Alfonsine, normato da una pianificazione sovraordinata (PTCP, Autorit di Bacino, vincoli naturalistici, ecc) peraltro recepita nello strumento di pianificazione comunale del PRG e nel PSC approvato il 29/04/09. 3.5.1 PIANO TERRITORIALE DI COORDINAMENTO PROVINCIALE DI RAVENNA (PTCP) Il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale di Ravenna, approvato con Delibera di Giunta Regionale n. 94 del 01/02/2000, specifica a livello provinciale il Piano Territoriale Paesistico Regionale (PTPR), strumento sovraordinato per la tutela e la conservazione dei caratteri storici

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3. STATO DELLA PIANIFICAZIONE

e paesaggistico-ambientali del territorio, e rappresenta lo strumento pianificatorio provinciale di riferimento per i piani settoriali sovraordinati dal piano in oggetto. Con lentrata in vigore della L.R. 20/2000 ed in particolare a quanto indicato allart. 43, il PTCP si dovuto adeguare a tale legge regionale. Pertanto ladeguamento del PTCP stato adottato con Delibera di Giunta Provinciale n. 51 del 06/06/2005 e poi approvato con Delibera di Giunta Provinciale n. 9 del 28/02/2006. Allinterno del PTCP viene trattato il settore delle attivit estrattive, che verr maggiormente specificato allinterno dello strumento di pianificazione specifico del PIAE a livello provinciale, in recepimento delle indicazioni e prescrizioni contenute allinterno del PTCP, e del PAE a livello comunale, in recepimento di quelle indicate allinterno del PIAE. Il territorio di Alfonsine, nella zonizzazione del PTCP, compreso quasi per la sua totalit allinterno dellUnit di paesaggio Valli del Reno, eccetto unesigua parte localizzata allestremo nord-est che rientra nellUnit di paesaggio Gronda del Reno. Relativamente alle Sotto-Unit, il territorio comunale rientra in quella del Paesaggio del Reno, la parte a nord della S.S. 16 Adriatica, e del Paesaggio delle bonifiche di Lavezzola e Alfonsine, a sud della medesima strada. Si tratta comunque di un paesaggio a scarsa valenza naturalistica e paesaggistica, eccetto aree puntuali, di cui si dir nel prosieguo della relazione (la Riserva naturale di Alfonsine). Dallanalisi delle tavole 2.3 e 2.4 del PTCP (Tavola 2 Pianificazione) ed in particolare larea di studio del piano in oggetto, si evince che il territorio si trova nelle vicinanze di aree vincolate da precise norme tecniche di attuazioni. Il Fiume Reno, il Fiume Santerno, il Torrente Senio, il Canale Destra Reno, il Canale di Fusignano e il Fosso Vecchio sono vincolati dallarticolo 3.17 Zone di tutela dei caratteri ambientali di laghi, bacini e corsi d'acqua. Tali zone costituiscono ambiti appartenenti alla regione fluviale, intesa quale porzione del territorio con termine agli alvei e caratterizzata da fenomeni morfologici, idraulici, naturalistici-ambientali e paesaggistici connessi all' evoluzione attiva del corso d' acqua o come testimonianza di una sua passata connessione. La pianificazione comunale, sempre alle condizioni e nei limiti derivanti dal rispetto delle altre disposizioni del PTCP, pu localizzare parchi, percorsi ciclabili e spazi di sosta anche sugli argini, corridoi ecologici e sistemazioni a verde destinabili ad attivit di tempo libero, capanni per l' osservazione naturalistica, etc... Sono comunque consentiti interventi sui manufatti edilizi esistenti compatibili con gli strumenti urbanistici comunali, gli interventi nei complessi turistici all' aperto eventualmente esistenti volti ad adeguarli ai requisiti minimi richiesti, l' ordinaria utilizzazione agricola del suolo e l' attivit di allevamento in forma non intensiva qualora si

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trattasse di nuovo impianto, la realizzazione di varie infrastrutture tecniche e di impianti tecnici, etc... Il Fiume Reno, il Fiume Santerno e il Torrente Senio sono vincolati dallarticolo 3.18 Invasi ed alvei di laghi, bacini e corsi d'acqua in cui sono ammessi esclusivamente interventi finalizzati alla ricostituzione degli equilibri naturali alterati e alla eliminazione, per quanto possibile, dei fattori incompatibili di interferenza antropica; eventuali occupazioni temporanee che non riducano la capacit di portata dell' alveo, debbono essere realizzate in modo da non arrecare danno o da risultare di pregiudizio per la pubblica incolumit in caso di piena. Il Fiume Reno, il Fiume Santerno e il Torrente Senio sono vincolati dallarticolo 3.19 Invasi ed alvei di laghi, bacini e corsi d'acqua comprendono ambiti territoriali caratterizzati oltre che da rilevanti componenti vegetazionali e geologiche, dalla compresenza di diverse valenze (storicoantropica, percettiva, ecc.) che generano per l' azione congiunta un interesse paesistico. Lungo i corsi dacqua di pianura tutelati, il cui limite esterno non coincida con limiti fisici ma corrisponda ad unampiezza approssimativa di m.150 dallalveo, si intende che lampiezza effettiva dellarea su cui si applicano le prescrizioni pari a 150 m misurati dalla sponda ovvero dal piede esterno dellargine. Le linee di comunicazione, gli impianti atti alla trasmissione di segnali radiotelevisivi e di collegamento, gli impianti per l' approvvigionamento idrico e per lo smaltimento dei reflui e dei rifiuti, sistemi tecnologici per il trasporto dell' energia e delle materie prime e/o dei semilavorati, le opere temporanee per attivit di ricerca nel sottosuolo di carattere geognostico sono ammesse, qualora siano previste in strumenti di pianificazione nazionali, regionali e provinciali ovvero, in assenza di tali strumenti, previa verifica della compatibilit rispetto alle caratteristiche ambientali e paesaggistiche del territorio interessato Nelle medesime aree agli strumenti di pianificazione provinciali compresi quelli di settore e a quelli comunali compete, l' eventuale previsione di attrezzature culturali, ricreative e di servizio alle attivit del tempo libero, rifugi e posti di ristoro, campeggi, progetti ed interventi di restauro e ricostituzione delle tipologie ambientali di particolare rilevanza soprattutto in relazione alla tutela della diversit biologica. Sono comunque consentiti interventi sui manufatti edilizi esistenti compatibili con gli strumenti urbanistici comunali, gli interventi nei complessi turistici all' aperto eventualmente esistenti volti ad adeguarli ai requisiti minimi richiesti, l' ordinaria utilizzazione agricola del suolo e l' attivit di allevamento in forma non intensiva qualora si trattasse di nuovo impianto, la realizzazione di varie infrastrutture tecniche e di impianti tecnici, ecc... Nel territorio comunale di Alfonsine sono presenti alcuni dossi di pianura, morfostrutture che per rilevanza storico testimoniale e/o consistenza fisica costituiscono elementi di connotazione degli

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3. STATO DELLA PIANIFICAZIONE

insediamenti storici e/o concorrono a definire la struttura planiziale sia come ambiti recenti di pertinenza fluviale sia come elementi di significativa rilevanza idraulica influenti il comportamento delle acque di esondazione. Tali forme sono vincolate dall articolo 3.20 Particolari disposizioni di tutela di specifici elementi: dossi di pianura e calanchi. I dossi, in base alla loro diversa funzione e/o rilevanza vengono graficamente distinti in: a) Paleodossi fluviali tipo A particolarmente pronunciati: paleoalveo del Po di Primaro e paleoalveo che si stacca dal Fiume Santerno e confluisce nel Po di Primaro nei pressi del Canale di Fusignano. b) Dossi di ambito fluviale recente tipo B: Torrente Senio. c) Paleodossi di modesta rilevanza tipo C: alcuni nei pressi dellabitato di Alfonsine. L' individuazione cartografica dei dossi di tipo C costituisce documentazione analitica di riferimento per i Comuni che, in sede di adeguamento dello strumento urbanistico generale alle disposizioni di cui al presente Piano, dovranno verificarne la diversa rilevanza percettiva e/o storico-testimoniale attraverso adeguate analisi, al fine di stabilire su quali di tali elementi valgano le tutele per i dossi di tipo A e B. Nelle aree interessate da paleodossi o dossi di tipo A e B, o ritenute dai comuni meritevoli di tutela fra quelli di tipo C, le nuove previsioni urbanistiche comunali dovranno avere particolare attenzione ad orientare l' eventuale nuova edificazione in modo da preservare:

da ulteriori significative impermeabilizzazioni del suolo, i tratti esterni al tessuto edificato esistente; l' assetto storico insediativo e tipologico degli abitati esistenti prevedendo le nuove edificazioni preferibilmente all' interno delle aree gi insediate o in stretta contiguit con esse; l' assetto morfologico ed il microrilievo originario.

Relativamente ai dossi di tipo A, nella realizzazione di fabbricati ed infrastrutture andranno salvaguardate le caratteristiche altimetriche dei dossi. Gli interventi di rilevante modifica all' andamento planimetrico o altimetrico dei tracciati infrastrutturali, andranno accompagnati da uno studio di inserimento e valorizzazione paesistico ambientale. I comuni nell' ambito dei propri regolamenti edilizi potranno prevedere idonee prescrizioni per la esecuzione dei lavori, in particolare in relazione alla limitazione degli sbancamenti al sedime degli edifici, alle tecniche di riduzione dell' impermeabilizzazione nella pavimentazione delle superfici cortilive, nonch allo smaltimento diretto al suolo delle acque pluviali, etc, al fine di garantire una significativa funzionalit residua della struttura tutelata nei termini di contributo alla ricarica delle eventuali falde di pianura. Le attivit produttive di tipo artigianale o industriale dovranno garantire la qualit e la protezione della risorsa idrica; a tal fine la previsione di nuove attivit di cui sopra o

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3. STATO DELLA PIANIFICAZIONE

l' ampliamento di quelle esistenti, dovranno essere corredate da apposite indagini e relative prescrizioni attuative che garantiscano la protezione della risorsa idrica. Nelle aree interessate da paleodossi o dossi di tipo A non sono ammesse le attivit estrattive e le migliorie fondiarie che comportano la modifica della morfologia fisica del territorio. Nelle aree interessate da paleodossi o dossi di tipo A e B, o ritenute dai comuni meritevoli di tutela fra quelli di tipo C non sono ammessi: a) le nuove discariche per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, speciali ed assimilati; b) gli impianti di smaltimento o di stoccaggio per le stesse tipologie di materiali, salvo che detti impianti ricadano all' interno di aree produttive esistenti e che risultino idoneamente attrezzate. La porzione del territorio a Nord del Fiume Reno fino al confine comunale, coincidente con quello provinciale, vincolata dallarticolo 3.23 Zone di interesse storico testimoniale Terreni interessati da bonifiche storiche di pianura. I Comuni in sede di formazione e adozione degli strumenti urbanistici generali procedono alla individuazione dei Canali di bonifica di rilevanza storica e manufatti idraulici pi significativi sotto il profilo della organizzazione del sistema idraulicostorico e provvedono a dettare la disciplina per la loro tutela ai sensi dellart. A8 della L.R. 20/2000. I Comuni dovranno provvedere a definire le relative norme di tutela, con riferimento alle seguenti disposizioni: a) i terreni agricoli sono assoggettati alle disposizioni relative alle zone agricole dettate dalle leggi vigenti e dalla pianificazione regionale, provinciale, comunale, alle condizioni e nei limiti derivanti dalle ulteriori disposizioni di cui al presente articolo, fatta salva l' efficienza del sistema idraulico; b) va evitata qualsiasi alterazione delle caratteristiche essenziali degli elementi dell' organizzazione territoriale: qualsiasi intervento di realizzazione di infrastrutture viarie, canalizie e tecnologiche di rilevanza non meramente locale deve essere previsto in strumenti di pianificazione e/o programmazione nazionali, regionali e provinciali e deve essere complessivamente coerente con la predetta organizzazione territoriale; c) gli interventi di nuova edificazione devono essere coerenti con l' organizzazione territoriale e di norma costituire unit accorpate urbanisticamente con l' edificazione preesistente. I Comuni in sede di formazione e adozione degli strumenti urbanistici generali orientano le loro previsioni con riferimento ai seguenti indirizzi: a) vanno evitati interventi che possano alterare le caratteristiche essenziali degli elementi delle bonifiche storiche di pianura quali, ad esempio, canali di bonifica di rilevanza storica e manufatti idraulici di interesse storico; b) vanno evitati i seguenti interventi, quando riferiti direttamente agli elementi individuati ai sensi del secondo comma:
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3. STATO DELLA PIANIFICAZIONE


modifica e interramento del tracciato dei canali di bonifica di rilevanza storica; eliminazione di strade, strade poderali ed interpoderali, quando affiancate ai canali di bonifica di rilevanza storica; rimozione di manufatti idraulici direttamente correlati al funzionamento idraulico dei canali di bonifica o del sistema infrastrutturale di supporto (chiaviche di scolo, piccole chiuse, scivole, ponti in muratura, ecc.);

demolizione dei manufatti idraulici di interesse storico.

3.5.2 PIANIFICAZIONE DI BACINO Il bacino idrografico definito dalla L. 183/89 come "il territorio dal quale le acque pluviali o di fusione delle nevi e dei ghiacciai, defluendo in superficie, si raccolgono in un determinato corso d' acqua, direttamente o a mezzo di affluenti...". Spetta alle Autorit di Bacino (AdB), istituite a seguito dellemanazione della L. 183/89 seguita poi dalla L.R. 14/93 che ne precisa ulteriormente le funzioni e le finalit ai quali l' Ente chiamato a dare puntuale risposta, la redazione del principale strumento dell' azione di pianificazione e programmazione, ovvero il piano di bacino idrografico, mediante il quale, secondo lart.17 comma 1, sono "pianificate e programmate le azioni e le norme d' uso finalizzate alla conservazione, alla difesa e alla valorizzazione del suolo e alla corretta utilizzazione delle acque, sulla base delle caratteristiche fisiche e ambientali del territorio interessato". I contenuti specifici e gli obiettivi del piano sono definiti dall' art.3 c.1, e dall' art.17 c.3, che rendono conto della molteplicit e della complessit delle materie da trattare e della portata innovativa del piano. comunque prevista una certa gradualit, nella formazione del piano e la facolt, di mettere a punto anche altri strumenti pi agili, tra cui i piani stralcio, pi facilmente adattabili alle specifiche esigenze dei diversi ambiti territoriali e pi efficaci nei confronti di problemi urgenti e prioritari o in assenza di precedenti regolamentazioni. I piani stralcio, in base al comma 6-ter dellart.17, sono atti settoriali, o riferiti a parti dell' intero bacino, che consentono un intervento pi efficace e tempestivo in relazione alle maggiori criticit ed urgenze. Il piano di bacino pu dunque essere redatto ed approvato anche per sottobacini o per stralci relativi a settori funzionali che in ogni caso devono costituire fasi interrelate alle finalit indicate dal comma 3 dell' 17. art. Le AdB di competenza del territorio comunale di Alfonsine sono lAutorit di Bacino del Fiume Reno e lAutorit di Bacino del Po. AUTORIT DI BACINO DEL FIUME RENO

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3. STATO DELLA PIANIFICAZIONE

Competono allAdB Reno i seguenti sottobacini: Fiume Reno, Torrente Senio, Torrente Sillaro ed Torrente Idice. LAdB Reno gestisce, nel territorio comunale di Alfonsine, i sottobacini Fiume Reno, del Torrente Senio e del Torrente Santerno. Per il Torrente Senio stato redatto il Piano Stralcio per il Bacino del Torrente Senio, invece il Fiume Reno e il Torrente Santerno sono inclusi nel Piano Stralcio per lAssetto Idrogeologico (del Fiume Reno). Il Piano Stralcio per il Bacino del Torrente Senio stato approvato dalla Giunta della Regione Emilia-Romagna per la parte di sua competenza territoriale con deliberazione 1945/01. Il presente piano ha valenza settoriale in quanto finalizzato alla stabilit del territorio, alla conservazione del suolo e alla salvaguardia degli elementi urbanistici. Inoltre definisce le condizioni e i limiti alla trasformazione degli utilizzi del territorio e delle risorse naturali, privilegiando gli usi compatibili e lo sviluppo sostenibile delle attivit che in esso si svolgono. I contenuti del presente piano devono essere recepito a livello comunale, in quanto la pianificazione subregionale risulta essere la pi idonea per recepire i contenuti del PSAI, per garantire attraverso funzioni di controllo e di promozione la realizzazione delle azioni di tutela e di salvaguardia previste dal piano. Lart. 80 del D.P.R. 616/77 stabilendo che le funzioni amministrative relative alla materia urbanistica concernono la disciplina delluso del territorio comprensive di tutti gli aspetti conoscitivi, normativi e gestionali riguardanti le azioni di salvaguardia e di trasformazione del suolo, nonch di trasformazione dellambiente e pertanto conferma che la pianificazione territoriale comunale, oltre a esercitare la funzione relativa alla materia urbanistica, deve disciplinare luso del territorio anche in funzione della salvaguardia dellambiente. Tale funzione inoltre specificata nellart. 13 comma 2 punto 4 della L.R. 47/78, ovvero che il PRG deve provvedere alla individuazione delle aree da sottoporre a speciali norme ai fini della difesa del suolo, della tutela dellambiente e della salvaguardia della salute pubblica ...[omissis], e nellart. 33, comma 2, lettera a) nella predisposizione delle aree da sottoporre a tutela sono comprese le aree che presentino caratteristiche geomorfologiche tali da non essere idonee a nuovi insediamenti .... [omissis]. Quindi la pianificazione territoriale comunale non solo uno strumento che regola lattivit edilizia ma, nelle attribuzioni pi ampie conferitegli dalla legislazione vigente, lo strumento che, attraverso la pianificazione delle aree extraurbane, regola gli usi e le trasformazioni dei suoli e definisce le norme per la gestione.

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3. STATO DELLA PIANIFICAZIONE

Sulla base di quanto sopra il PSAI il punto di riferimento delle Amministrazioni Comunali il punto per le politiche ambientali e di difesa del suolo, superando le dimensioni territoriali comunali certamente non adeguate a risolvere problematiche ambientali a scala di bacino. Le Amministrazioni Comunali devono adeguare i propri strumenti urbanistici recependo i contenuti del PSAI ed in particolare dovranno: a) individuare e attuare politiche e governo del territorio in funzione delle limitazioni duso e della vulnerabilit dellambiente fisico, promuovere e diffondere tecniche di lavorazione, assetti e sistemazioni adeguate, anche attraverso specifici accordi agroambientali locali che privilegino laccesso a incentivazioni economiche regolamentate dai programmi regionali; b) esercitare la funzione di controllo nella corretta applicazione e nel mantenimento nel tempo delle norme, delle prescrizioni e degli interventi attraverso lapplicazione di uno strumento di gestione del territorio extraurbano quale il Regolamento di Polizia Rurale, gi esistente nel testo unico della legislazione Provinciale e Comunale del 1911, che andr opportunamente adeguato ai contenuti del PSAI; c) sar facolt delle Amministrazioni Comunali proporre modifiche al corpo normativo o agli ambiti di applicazione dello stesso. Eventuali proposte alternative potranno essere avanzate solo sulla base di specifici approfondimenti, indagini e analisi territoriali condotte secondo i criteri e le metodologie adottate per la redazione del presente PSAI e dovranno essere sottoposte alle procedure di modifica indicate nelle norme di piano. Lo PSAI individua le aree soggette a rischio suddividendole in: a) aree ad elevata probabilit di inondazione: spazio di terreno del tratto montanonel quale defluisce la piena di progetto con tempo di ritorno (TR) di 25 anni. In tale spazio ricompreso il corso dacqua. Tali aree sono perimetrate e riportate nelle tav 5 e costituiscono una specificazione interna delle fasce di pertinenza fluviale (art.11 NTA); b) aree a bassa probabilit di inodazione: spazio di terreno del tratto montano nel quale defluisce esclusivamente la piena di progetto con tempo di ritorno (TR) di 500 anni (art.14 NTA); c) aree di potenziale allagamento: sono da considerare aree di potenziale allagamento per crisi da sormonto e/o collasso arginale le aree prospicienti il tratto arginato, ad esclusione di quelle soggette alleffetto dinamico della piena (art.16 NTA). La parte orientale del territorio comunale, compreso labitato di Alfonsine, dallo scolo Fosso Vecchio allo scolo Canal Vela e la porzione del Canale Destra Reno fino al Canale dei Molini di

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3. STATO DELLA PIANIFICAZIONE

Fusignano rientra nelle aree di potenziale allagamento, regolamentate dall' art.16 in cui la realizzazione di nuovi manufatti edilizi, opere infrastrutturali, reti tecnologiche, impiantistiche e di trasporto energia sono subordinate alladozione di misure in termini di protezione dallevento e/o di riduzione della vulnerabilit. I comuni devono provvedere a definire e ad applicare tali misure in sede di adozione degli strumenti della pianificazione urbanistica comunale, e comunque in sede di adozione di nuove varianti e di attuazione degli strumenti urbanistici attualmente vigenti. Il riferimento per le misure da adottare la presenza di un tirante idrico sul piano campagna pari a 50 cm. Lambito tipologico esemplificativo delle misure da adottare il seguente: a) impostazione del piano di calpestio del piano terreno al di sopra del tirante idrico di riferimento; b) diniego di concessione edilizia per locali cantinati o seminterrati; c) esecuzione di recinzioni non superabili dalle acque; d) realizzazione di accorgimenti atti a limitare od annullare gli effetti prodotti da allagamenti nelle reti tecnologiche ed impiantistiche. Pu essere proposta a livello comunale una diversa perimetrazione della fascia sulla base delle specificit morfologiche locali e/o di ulteriori studi idraulici. Inoltre il tratto del Torrente Senio che attraversa il centro abitato indicato come fascia soggetta a modifica e regolamentata dagli artt. 11 e 21. Per tali aree deve essere applicato lart.11 comma 1 (realizzazione di interventi connessi alla gestione idraulica, nuove reti tecnologiche e relativi manufatti, divieto di realizzazione di nuovo manufatti, etc...) fino alla completa realizzazione degli interventi strutturali previsti, e solo successivamente alladeguamento si applicano tutte le norme previste per la fascia di pertinenza fluviale normate dallart.13. La procedura di modifica della perimetrazione delle fasce soggette a modifica avviata dalla Autorit di Bacino ad avvenuta realizzazione degli interventi strutturali relativi alla riduzione del rischio nelle aree stesse come indicato nellart.21. Il Piano Stralcio per lAssetto Idrogeologico stato approvato, per il territorio di competenza, dalla Giunta della Regione Emilia-Romagna con deliberazione 567/2003 e riguarda i sottobacini del fiume Reno e dei torrenti Idice, Sillaro, Santerno, essendo i restanti territori del bacino oggetto di gi intervenuta pianificazione (Torrente Senio, Torrente Samoggia, sistema idraulico del Navile-Savena Abbandonato. Per quanto attiene ai contenuti specifici, il piano tratta le problematiche di rischio di frana e di stabilit dei versanti e di rischio idraulico della rete idrografica principale e di assetto della stessa al fine di ridurre in tutte le situazioni il rischio a livello socialmente accettabile.

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3. STATO DELLA PIANIFICAZIONE

Relativamente al rischio idraulico e lassetto della rete idrografica il Progetto di Piano, sulla base degli studi idraulici condotti sulle aste principali, ha individuato le aree ad elevata probabilit di inondazione, cio inondabili con eventi con tempi di ritorno di 30 o 50 anni, e le fasce di pertinenza fluviale, come risultano combinando i criteri idraulico (aree inondabili per eventi con tempo di ritorno fino a 200 anni), morfologico (i terrazzi idrologicamente connessi) e naturalistico ambientale. A tali zonizzazioni sono poi state associate norme duso del territorio ed un programma di interventi nelle situazioni a rischio idraulico elevato o molto elevato. In particolare il piano, nella sezione rischio idraulico e assetto della rete idrografica per il bacino del Torrente Senio, si pone come obiettivi: a) la riduzione del rischio idraulico ed idrogeologico; b) il risanamento delle acque superficiali e la riqualificazione ambientale dei territori limitrofi al reticolo idrografico principale; c) il risparmio, il riutilizzo, il riciclo e la razionale utilizzazione delle risorse idriche superficiali, garantendo la presenza del minimo deflusso costante vitale nel reticolo idrografico principale. Per lassetto della rete idrografica definisce gli obiettivi specifici e le azioni finalizzate al loro raggiungimento per ci che concerne il rischio idraulico e persegue inoltre gli obiettivi specifici relativi allassetto idrogeologico ed alla qualit e alluso delle acque, definiti dai rispettivi piani di settore, soltanto mediante le azioni riguardanti specificamente il reticolo idrografico e le aree idraulicamente o funzionalmente connesse. Per il rischio idraulico prevede: a) di garantire da subito il non incremento del rischio idraulico; b) di mitigare il rischio idraulico, in tempi brevi e medi, fino al punto in cui possibile arrivare senza alterare sostanzialmente gli assetti territoriali ed urbanistici attualmente esistenti e garantendo comunque lassenza di rischi rilevanti a livello di bacino; c) l' inizio di un processo finalizzato a determinare le condizioni necessarie per raggiungere, in tempi ora indefinibili, un livello di rischio idraulico "socialmente accettabile" su tutto il territorio del bacino del Reno. Nella parte del territorio comunale di pertinenza del sottobacino del Fiume Reno e del, non sono presenti n aree ad elevata probabilit di inondazione, n aree a bassa probabilit di inondazione e n aree di potenziale allagamento. AUTORIT DI BACINO DEL FIUME PO

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3. STATO DELLA PIANIFICAZIONE

LAdB Po gestisce, nel territorio comunale di Alfonsine ed in particolare a Nord del Fiume Reno, il sottobacino del Po di Volano compreso nel bacino di Burana Po di Volano, il quale rientra nel Piano Stralcio per lAssetto Idrogeologico (PAI). Il PAI stato adottato, per il territorio di competenza, stato adottato con Deliberazione del Comitato Istituzionale n. 18 del 26 aprile 2001 e approvato con DPCM 24/05/2001. Esso rappresenta lo strumento che consolida e unifica la pianificazione di bacino per l' assetto idrogeologico, coordinando il Piano Stralcio per la realizzazione degli interventi necessari al ripristino dellassetto idraulico, alla eliminazione delle situazioni di dissesto idrogeologico e alla prevenzione dei rischi idrogeologici, nonch per il ripristino delle aree di esondazione - PS 45, il Piano stralcio delle Fasce Fluviali PSFF e il Piano straordinario per le aree a rischio idrogeologico molto elevato- PS 267 (in taluni casi precisandoli e adeguandoli al carattere integrato e interrelato richiesto al piano di bacino). Lambito territoriale di riferimento del PAI costituito dal bacino idrografico del fiume Po, chiuso allincile del Po di Goro, con esclusione quindi del territorio del Delta del Po, per il quale previsto un atto di pianificazione separato il Piano Stralcio per l' Assetto Idrogeologico del Delta e la cui delimitazione idrografica assunta rappresentata rispettivamente a nord, dallargine sinistro del Po di Venezia e successivamente da quello del Po di Maistra e a sud dallargine destro del Po di Goro. I contenuti del Piano si articolano in interventi riguardanti: a) la messa in sicurezza dei centri abitati e delle infrastrutture; b) la salvaguardia delle aree naturali di esondazione dei corsi d' acqua; c) la limitazione degli interventi artificiali di contenimento delle piene; d) gli interventi di laminazione controllata; e) gli interventi diffusi di sistemazione dei versanti; f) la manutenzione delle opere di difesa, degli alvei e del territorio montano; fluviali. Rispetto ai Piani precedentemente adottati il PAI contiene per lintero bacino: a) il completamento del quadro degli interventi strutturali a carattere intensivo sui versanti e sui corsi dacqua, rispetto a quelli gi individuati nel PS45; b) lindividuazione del quadro degli interventi strutturali a carattere estensivo; c) la definizione degli interventi a carattere non strutturale, costituiti dagli indirizzi e dalle limitazioni duso del suolo nelle aree a rischio idraulico e idrogeologico e quindi:

g) la riduzione delle interferenze antropiche con la dinamica evolutiva degli alvei e dei sistemi

il completamento, rispetto al PSFF, della delimitazione delle fasce fluviali sui corsi d' acqua principali del bacino;
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3. STATO DELLA PIANIFICAZIONE

l' individuazione e perimetrazione delle aree a rischio idrogeologico, nella parte del territorio collinare e montano non considerata nel PS267.

Il PAI si configura come piano "cornice", che vede la sua attuazione nella dimensione dei Piani redatti dalle Amministrazioni locali (Piani territoriali, Strumenti urbanistici vedi PRG, Piani di settore) che, attraverso la verifica di compatibilit, ne realizzano un aggiornamento continuo. A seguito dell' approvazione del PAI nelle Regioni maggiormente interessate (Emilia-Romagna, Liguria, Piemonte, Lombardia, Valle dAosta, Veneto), stata avviata la revisione degli strumenti urbanistici e di area vasta, oggi vigenti, per verificarne la congruit rispetto ai problemi idrogeologici. Conseguenza di questa operazione di vasta portata, considerando la particolarit del bacino sul piano nazionale per le sue dimensioni, ma anche per gli eventi idrologici che lo hanno interessato e che continuano a manifestarsi, laggiornamento del Piano, che si tradotto in termini di varianti e/o integrazioni dei contenuti sia normativi che tecnici. Il PAI individua tre tipologie di fasce (di cui una individuata in tutto il territorio comunale di Alfonsine di pertinenza del AdB Po): a) Fascia di deflusso della piena (Fascia A), costituita dalla porzione di alveo che sede prevalente del deflusso della corrente per la piena di riferimento, ovvero che costituita dall' insieme delle forme fluviali riattivabili durante gli stati di piena; b) Fascia di esondazione (Fascia B), esterna alla precedente, costituita dalla porzione di alveo interessata da inondazione al verificarsi della piena di riferimento. Il limite di tale fascia si estende fino al punto in cui le quote naturali del terreno sono superiori ai livelli idrici corrispondenti alla piena di riferimento ovvero sino alle opere idrauliche esistenti o programmate di controllo delle inondazioni (argini o altre opere di contenimento); c) Area di inondazione per piena catastrofica (Fascia C), costituita dalla porzione di territorio esterna alla precedente (Fascia B), che pu essere interessata da inondazione al verificarsi di eventi di piena pi gravosi di quella di riferimento. In particolare la Fascia C, quella che interessa il territorio comunale di Alfonsine di competenza dellAdB Po normata dallart. 31 delle NTA del PAI. Secondo il comma 1 in tale fascia il Piano, deve perseguire lobiettivo di integrare il livello di sicurezza alle popolazioni, mediante la predisposizione prioritaria da parte degli Enti competenti ai sensi della L. 24 febbraio 1992, n. 225 e quindi da parte delle Regioni o delle Province, di Programmi di previsione e prevenzione (anche per i territori delimitati dalle Fasce A e B), tenuto conto delle ipotesi di rischio derivanti dalle indicazioni del presente Piano. Il comma 2 affida alle Province, sulla base delle competenze ad esse attribuite dagli artt. 14 e 15 della L. 8 giugno 1990, n. 142, di assicurare lo svolgimento dei compiti relativi alla rilevazione, alla raccolta e alla elaborazione dei dati interessanti la protezione civile, nonch alla realizzazione dei Programmi di previsione e
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3. STATO DELLA PIANIFICAZIONE

prevenzione sopra menzionati. Gli organi tecnici dellAutorit di bacino e delle Regioni si pongono come struttura di servizio nellambito delle proprie competenze, a favore delle Province interessate per le finalit ora menzionate. Le Regioni e le Province, nellambito delle rispettive competenze, curano ogni opportuno raccordo con i Comuni interessati per territorio per la stesura dei piani comunali di protezione civile, con riferimento allart. 15 della L. 24 febbraio 1992, n. 225. Ed infine al comma 4: Compete agli strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica, regolamentare le attivit consentite, i limiti e i divieti per i territori ricadenti in fascia C. In Tavola 2 Pianificazione viene individuata la suddivisione del territorio in base alle varie Autorit di Bacino competenti e le eventuali fasce vincolate dalle NTA dei Piani considerati sopra. 3.5.3 PIANO PROVINCIALE DI TUTELA E RISANAMENTO DELLA QUALIT DELLARIA (PPTRQA) Il Piano approvato con Delibera di Consiglio Provinciale n.78 del 27/07/2006. In attuazione ai principi individuati dal PTCP, ha come obiettivo la tutela della qualit dellaria e dellambiente, individuando soluzioni e/o interventi atti a garantirne una buona qualit e dove possibile migliorarla. Pertanto le tre azioni fondamentali che il piano si prefigge sono: 1. individuazione delle criticit; 2. valutazione dei determinanti; 3. previsione degli interventi di risanamento. Gli obiettivi che il piano si prefigge sono: 1. miglioramento della qualit dellaria 2. uso e gestione consapevole delle risorse energetiche 3. promozione di una mobilit sostenibile 4. agevolare il ricorso a fonti rinnovabili 5. informazione e sensibilizzazione di tutti i soggetti coinvolti. Sulla base delle criticit stata definita una zonizzazione a livello provinciale stimando le emissioni pi significative a livello comunale al fine di predisporre piani di azione (nel breve periodo), piani di risanamento (valore di concentrazione dellinquinante maggiore del valore limite) e piani di mantenimento (valore di concentrazione dellinquinante minore del valore limite). Sulla base della zonizzazione vengono introdotte le definizioni di zone e gli agglomerati.

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3. STATO DELLA PIANIFICAZIONE

ZONA A, parte del territorio in cui alta la probabilit del superamento del valore limite e/o delle soglie di allarme e per la quale prevista I' attuazione di piani e programmi a lungo termine. Sono compresi i Comuni di Alfonsine, Bagnacavallo, Bagnara di Romagna, Castelbolognese, Conselice, Cotignola, Faenza, Fusignano, Lugo, Massa Lombarda, Russi, Ravenna, S.Agata sul Santerno e Solarolo. ZONA B: parte del territorio dove i valori di qualit dell' sono inferiori al valore limite e per la aria quale prevista l' attuazione di piani di mantenimento. Sono compresi i Comuni di Brisighella, Casola Valsenio e Riolo Terme. AGGLOMERATI, porzione di Zona A (con popolazione superiore a 250.000 abitanti o con densit di popolazione per km2) dove il rischio di superamento del valore limite e/o delle soglie di allarme particolarmente elevato; in tali aree prevista I' adozione di piani d' azione a breve termine. il caso di Ravenna (R9) e di Faenza e Castel Bolognese (R10). Dallanalisi del piano si rilevano criticit principalmente per due inquinanti: PM10 e NOx. Il PM10 e il particolato derivano sia dalle emissioni del traffico veicolare che da attivit produttive come le ceramiche e lindustria dei laterizi, fonderie di metalli ferrosi e non, industria del vetro, grandi impianti di combustione ed impianti di produzione dellenergia elettrica. Le emissioni di NOx invece derivano principalmente dagli impianti di combustione di tutte le tipologie industriali ove sia presenti processi di combustione e/o produzione di energia elettrica. Per il territorio comunale di Alfonsine, i dati rilevati da Arpa nella rete di controllo della qualit dellaria e il confronto con i limiti di legge evidenziano che c il superamento dei limiti, sia giornalieri che per la media annuale, per il PM10. In particolare le emissioni sono prodotte per il 46% da mezzi agricoli, il 31% dai trasporti stradali, il 17% dalle emissioni industriali, il 6% dagli allevamenti e il restante da combustione e da riscaldamento civile. Relativamente alla emissioni prodotte dallattivit oggetto del presente Piano, ovvero da attivit estrattiva, sono da valutare quelle relative al PM10 e particolato in quanto prodotti dal traffico veicolare indotto che peraltro percorre una viabilit interna e non si immette in quella esterna in quanto tutto il materiale estratto sar conferito agli impianti esistenti sul lato Nord dellarea A del polo della di Gral s.p.a. e Vela s.p.a.. 3.5.4 PIANO DI TUTELA DELLE ACQUE Il Piano di Tutela delle Acque della Regione Emilia-Romagna approvato con Delibera dell' Assemblea legislativa n. 40 del 21 dicembre 2005. Tale piano stato individuato lo strumento unitario di pianificazione delle misure finalizzare al mantenimento e al raggiungimento degli obiettivi di qualit ambientale per i corpi idrici significativi superficiali e sotterranei, degli

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3. STATO DELLA PIANIFICAZIONE

obiettivi di qualit per specifica destinazione, nonch della tutela qualitativa e quantitativa del sistema idrico. I principali obiettivi sono: 1. attuare il risanamento dei corpi idrici inquinati; 2. conseguire il miglioramento dello stato delle acque ed adeguate protezioni di quelle destinate a particolari utilizzazioni; 3. perseguire usi sostenibili e durevoli delle risorse idriche, con priorit quelle potabili; 4. mantenere la capacit naturale di auto depurazione dei corpi idrici, nonch la capacit di sostenere comunit animali e vegetali e ben diversificate. Tali obiettivi, atti alla prevenzione e riduzione dellinquinamento delle acque, sono perseguibili attraverso: 1. lindividuazione degli obiettivi di qualit ambientale e per specifica destinazione dei corpi idrici; 2. la tutela integrata degli aspetti qualitativi e quantitativi nellambito di ciascun bacino idrografico; 3. il rispetto dei valori limite agli scarichi fissati dalla normativa nazionale nonch della definizione di valori limite in relazione agli obiettivi di qualit del corpo recettore; 4. ladeguamento dei sistemi di fognatura, il colletta mento e la depurazione degli scarichi idrici; 5. lindividuazione di misure per la prevenzione e la riduzione dellinquinamento nelle zone vulnerabili e nelle aree sensibili; 6. lindividuazione di misure tese alla conservazione, al risparmio, al riutilizzo ed al riciclo delle risorse idriche. In sede di definizione dei contenuti del piano, la Regione Emilia-Romagna, in accordo con le Autorit di Bacino e le Province, supportate da Arpa, ha concordato gli obiettivi per ciascun bacino idrografico, individuando le principali criticit connesse alla tutela della qualit e alluso delle risorse, limpatto esercitato dalle attivit antropiche e le caratteristiche qualitative delle acque superficiali e qualitative.quantitative delle acque sotterranee. Entro il 31/12/2016, ogni corpo idrico significativo (sia superficiale che sotterraneo) deve raggiungere lo stato di qualit ambientale buono. Al fine di assicurare il raggiungimento dellobiettivo finale ogni corpo idrico superficiale classificato o tratto di esse deve conseguire almeno i requisti dello stato sufficiente entro il 31/12/2008. Al fine di raggiungere gli obiettivi di qualit prefissati e previsti dal D.Lgs 152/99, attualmente sostituito dalla Parte III del D.Lgs 152/2006 come modificato dal D.Lgs 4/2008, per i corsi dacqua superficiali non state individuate una serie di misure da applicare, in termini di scenario, agli orizzonti temporali del 2008 e 2016 facendo riferimento principalmente a: a) rispetto dei deflussi minimi vitali (DMV);
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3. STATO DELLA PIANIFICAZIONE

b) c)

azioni di risparmio e razionalizzazione della risorsa nei comparti civile, agricolo industriale;

applicazione della disciplina degli scarichi delle acque reflue urbane agli scarichi derivanti dagli agglomerati con popolazione compresa fra 2 000 e 15 000 AE, ovvero fra 2 000 e 10 000 AE se ricadenti in aree sensibili nonch trattamenti appropriati previsti dalla D.G.R. 1053/2003 per gli agglomerati con popolazione inferiore a 2 000 AE;

d) e) f) g) h)

applicazione dei trattamenti pi spinti del secondario per labbattimento del fosforo dellazoto;

predisposizione delle vasche di prima pioggia o di altri accorgimenti atti a ridurre i carichi inquinanti sversati nei corpi ricettori durante gli eventi di pioggia; valutazione della riduzione dei carichi connessi agli effluenti zootecnici in relazione allaggiornamento delle aree vulnerabili a nitrati; riduzione degli apporti inquinanti in relazione allutilizzo delle migliori tecniche disponibili, per le aziende industriali che ricadono nellambito di applicazione della normativa IPPC; rinaturalizzazione di alcuni tratti fluviali definiti dalle Autorit di Bacino competenti.

Le Autorit di Bacino ricadenti nel territorio della Regione Emilia-Romagna hanno definito gli obiettivi e priorit di interventi per il bacino idrografico di competenza. In particolare per il Comune di Alfonsine, lAdB del Po, a scala di bacino ha evidenziato i fenomeni di inquinamento o di degrado che interessano i corpi idrici ricadenti sul territorio di competenza, invece lAdB del Fiume Reno ha individuato le criticit con maggior grado di dettaglio territoriale focalizzando lanalisi sullo stato ambientale dei corpi idrici e sullo scostamento dagli obiettivi definiti dal D.Lgs 152/99, attualmente sostituito dalla Parte III del D.Lgs 152/2006 come modificato dal D.Lgs 4/2008. AUTORIT DI BACINO DEL FIUME PO Le criticit individuate sono: 1. 2. 3. 4. 5. eutrofizzazione delle acque interne e costiere; degrado qualitativo delle acque superficiali per la presenza di microrganismi patogeni e metalli pesanti; degrado qualitativo delle acque sotterranee per la presenza di nitrati e pesticidi; sovrasfruttamento delle acque superficiali e sotterranee; degrado degli abitati naturali e seminaturali di elevato valore naturalistico, ambientale e paesaggistico. Le priorit di intervento hanno evidenziato la necessit di intervenire su tre comparti: civileindustriale, agrozootecnico e reticolo drenante.

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3. STATO DELLA PIANIFICAZIONE

Larea individuata come polo estrattivo in parte insiste sul Bacino del Po ed in particolare il sottobacino del Po di Volano. Il Po di Volano, corpo idrico significativo, classificato con uno stato scadente ed stabilito il raggiungimento e mantenimento dellobiettivo di qualit sufficiente al 2008 e buono al 2016. AUTORIT DI BACINO DEL FIUME RENO Le criticit sono riconducibili allinquinamento di origine organica e industriale ed in particolare: 1. 2. 3. immissione nei corpi idrici di carichi inquinanti superiori alle capacit di diluizione ed autodepurazione dei corsi dacqua; prelievi idrici per uso irriguo e potabili; artificializzazione degli alvei naturali

Le priorit di intervento sono state individuate per singolo corpo idrico e riguardano gli aspetti qualitativi e quantitativi delle acque superficiali riassumibili in: d. e. f. g. h. i. riduzione dei prelievi; riduzione del carico inquinante; adeguamento, potenziamento e miglioramento tecnologico del sistema fognario e depurativo; regimazione idraulica delle acque finalizzata anche al conseguimento di caratteristiche di qualit migliori e maggiormente compatibili con lambiente circostante; miglioramento della qualit chimica e microbiologica delle acque; la verifica delle entit e modalit dei rilasci di acqua dagli invasi.

Larea individuata come polo estrattivo in parte insiste sul Bacino del Reno ed in particolare sul Fiume Reno, corpo idrico significativo, classificato con uno stato scadente nella stazione di Bastia ed stabilito il raggiungimento e mantenimento dellobiettivo di qualit sufficiente al 2008 e buono al 2016. stato adottato inoltre il documento preliminare del Piano di Tutela delle Acque della Provincia di Ravenna, redatto in linea con il Piano di Tutela regionale, che ha come principi guida: 1. il risanamento dei corpi idrici inquinati; 2. il conseguimento del miglioramento dello stato delle acque ed adeguate protezioni di quelle destinate a particolari utilizzazioni; 3. il perseguimento di usi sostenibili e durevoli delle risorse idriche con priorita'per quelli potabili; 4. il mantenimento della capacita'naturale di autodepurazione dei corpi idrici, nonche'la capacita' sostenere comunita' di animali e vegetali ampie e bene diversificate reso possibile anche da un adeguato deflusso minimo vitale (DMV).

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3. STATO DELLA PIANIFICAZIONE

Le priorit di intervento sono: a) gestione quantitativa:


applicare le norme di Piano, compreso il DMV; spostare i prelievi da sotterranei a superficiali, per azzerare il deficit idrogeologico; adeguare la disponibilit di superficie con invasi medio-grandi e con derivazioni e reti da CER; riconvertire a produzioni agricole ed industriali meno idroesigenti; risparmiare risorsa, sia a livello di consumo, sia soprattutto a livello di distribuzione, specialmente irrigua; revocare appena possibile le concessioni non compatibili;

b) gestione qualitativa:

ridurre gli apporti di azoto e fosforo diffuso (concimi, liquami, etc.); completare il collettamento degli agglomerati non connessi; vincolare le espansioni insediative alle potenzialit degli impianti di collettamento sia dei reflui, sia delle acque meteoriche; applicare quanto prima le norme sugli sfioratori di piena e sulle vasche di prima pioggia; migliorare ulteriormente la conduzione dei depuratori, con ulteriori abbattimenti e con possibile riuso fertirriguo dei reflui, ove previsto imporre e verificare la conformit delle maggiori immissioni in fognatura;

promuovere zone filtro, rinaturalizzazioni, fasce tampone, etc.; adeguare gli impianti industriali minimalmente alle BAT.

Larea individuata come polo estrattivo non rientra tra i punti di azione locale. 3.5.5 VINCOLI NATURALISTICI Nel territorio della Regione Emilia-Romagna sono stati istituiti 127 Siti di Importanza Comunitaria (SIC) per la tutela degli ambienti naturali e di 75 Zone di Protezione Speciale (ZPS) per la tutela dell' avifauna rara, per 256.866 ettari complessivi corrispondenti al 12% dellintero territorio. Questo costituisce un traguardo importante per la realizzazione di una rete di aree ad elevato pregio ambientale, alle quali vanno altres aggiunte anche le aree protette, Parchi e Riserve Naturali regionali e statali, per un totale di quasi 300.000 ettari. Il paesaggio dellEmilia-Romagna, che trae le proprie caratteristiche dal complesso e millenario rapporto tra vicende naturali e modificazioni antropiche si rispecchia in una serie quasi infinita di varianti naturali, a volte di notevole estensione, come ad esempio la Sacca di Goro, il Grande Po, le Foreste Casentinesi, le praterie dei monti Cimone e Cusna, anche se pi spesso di ridotta e frammentata superficie, limitata in recessi quasi nascosti, veri e propri microcosmi brulicanti di vita, ma sempre di grande rilevanza naturalistica.

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3. STATO DELLA PIANIFICAZIONE

La conservazione della diversit biologica presente nel territorio e la tutela di habitat e di specie animali e vegetali rilevanti sono gli obiettivi della Direttiva 92/42/CE denominata anche "Habitat" e della Direttiva 79/409/CE denominata anche Uccelli. La Direttiva Habitat ha come obbiettivo la salvaguardia della biodiversit mediante la conservazione degli habitat naturali, nonch della flora e della fauna selvatiche nel territorio dei paesi membri dell' Unione Europea. Sono previsti a tal fine ladozione di misure volte a garantire il mantenimento o il ripristino, in uno stato di conservazione soddisfacente, degli habitat naturali e delle specie di interesse comunitario. Sulla base degli elenchi indicati in Allegato I per gli habitat e dell' Allegato II per le specie vegetali ed animali, sono stati individuati i Siti di Importanza Comunitaria (SIC) destinati a divenire, a seguito della loro elezione da parte dellUnione Europea, le ZSC che costituiranno linsieme di aree della Rete Natura 2000, rete per la conservazione del patrimonio naturale europeo. La Direttiva Uccelli prevede una serie di azioni in favore di numerose specie di uccelli, rare e minacciate a livello comunitario e lindividuazione da parte degli Stati membri dellUnione di aree da destinarsi alla loro conservazione, le cosiddette Zone di Protezione Speciale (ZPS). Lo scopo della Direttiva la conservazione di tutte le specie di uccelli viventi naturalmente allo stato selvatico nel territorio dei paesi membri dell' Unione Europea; essa si prefigge la protezione, la gestione e la regolazione di tali specie e ne disciplina lo sfruttamento e si applica agli Uccelli stessi, alle loro uova, nidi ed habitat. Nei siti in cui sostano o nidificano le specie elencate nell' allegato I della direttiva sono state designate le Zone Speciali di Conservazione (ZSC ovvero SIC prima della loro elezione a ZSC da parte della commissione europea), al fine di conservare gli habitat in cui tali specie compiono le diverse fasi del loro ciclo biologico. Pertanto sulla base di tali Direttive, gli stati dellUnione Europea devono contribuire alla costituzione della Rete Ecologica Natura 2000 in funzione della presenza e della rappresentativit sul proprio territorio di questi ambienti e delle specie rilevanti, individuando quindi aree di particolare pregio ambientale ovvero i Siti di Importanza Comunitaria (SIC) e le Zone di Protezione Speciale (ZPS). Attualmente la Rete Natura 2000 in Emilia-Romagna costituita da 146 aree per un totale di circa 256.800 ettari (pari all' 11,6% dell' intero territorio regionale): i SIC sono 127, mentre le ZPS sono 75 ( da tenere presente che ci sono 56 SIC e ZPS che coincidono fra loro). Nelle vicinanze del polo estrattivo proposto, localizzata larea SIC-ZPS IT4070021 Biotipi di Alfonsine e Fiume Reno, che verr descritta nel proseguo della relazione generale nellapposito paragrafo 4.2.3. e rappresentata in (Tavola 2 Pianificazione).

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3. STATO DELLA PIANIFICAZIONE

Unarea protetta ospita una diversit biologica, ricchezza di specie ed habitat ed ulteriormente accresciuta dalla presenza di elementi rari e di elevato valore conservazionistico. Questo prezioso patrimonio naturale dovuto quindi alla notevole complessit di ambienti naturali e, in particolare, alla presenza di habitat assai diversificati, dagli ambienti costieri a quelli planiziali. Sono considerate aree protette: parchi nazionali, parchi infra/regionali, riserve naturali, zone umide e aree di riequilibrio ecologico. Inoltre nel territorio comunale di Alfonsine sono presenti sia due aree protette, la Riserva Naturale Speciale di Alfonsine e parte dellarea di PreParco del Parco Regionale del Delta del Po, che unarea ZPS IT4060008 Valle del Mezzano e Valle Pega.

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4. ANALISI DEL TERRITORIO

4. ANALISI DEL TERRITORIO


Il materiale necessario allapprovvigionamento degli impianti di produzione del laterizio presenti a Molino di Filo da ricondursi alle seguenti tipologie di massima: argilla; limo; sabbia ovvero sabbiella.

Tali materiali sono rintracciabili nellarea del polo estrattivo individuato dal PIAE e concesso al Comune di Alfonsine. Ci da ricondursi allorigine geomorfologica e geo- deposizionale dei terreni del polo (di cui si dir in altra parte della presente documentazione) estrattivo, che consente il reperimento nella stessa area del polo di tutte e tre le tipologie dei materiali sopra indicati. Tali materiali sono indispensabili per lapprontamento delle varie miscele connesse ai processi produttivi del laterizio. Anche da questo punto di vista la definizione del polo quindi da considerarsi particolarmente felice. Occorre comunque considerare come sostanzialmente il litotipo argilloso prevalga largamente sulle altre due tipologie di materiale ed il polo si possa quindi configurare come destrazione della risorsa argillosa. Le aree di espansione, previste dal presente PAE, e che saranno successivamente descritte riportano le diciture del PAE precedente e sono:

AREA A S. Anna, localizzata a E- SE di Molino di Filo Possibili soggetti cavatori: Cooperativa Agricola Braccianti Giulio Bellini di Filo di Alfonsine (RA) (attuale soggetto cavatore e richiedente- PIAE) e/o Gruppo Vela s.p.a.;

AREA B Campeggia, localizzata ad S- SW di Molino di Filo Possibili soggetti cavatori: Cooperativa Agricola Braccianti Giulio Bellini di Filo di Alfonsine (RA) (attuale soggetto cavatore e richiedente- PIAE) e/o GRAL s.p.a.

Il PIAE poi individua una ampia fascia di terreno che si configura come futuro raccordo fra le Aree A e B. lo strumento provinciale non concede attualmente volumetrie estraibili su tale ampia fascia di territorio. Tale fascia di territorio deve essere individuata come di futura espansione (oltre la pianificazione temporale dellattuale PIAE) dellestrazione delle risorse necessarie al polo di produzione del laterizio di Molino di Filo. Per lesatta ubicazione e definizione areale delle aree destrazione consentite dal PIAE ed adottate dalla presente documentazione di PAE si rimanda alla Tavola 5 Vincoli e fasce di rispetto. I siti in oggetto non presentano particolari elementi morfologici ed antropici di disturbo allestrazione, alcuni elementi di limitazione sono distribuiti solo ai bordi di alcune delle aree

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4. ANALISI DEL TERRITORIO

proposte; tali elementi riconducono comunque alla normale individuazione di fasce di rispetto e delle relative distanze di rispetto (come da appositi testi di Legge Nazionale e Regionale) alle quali lestrazione dovr attenersi e che saranno individuate in Tavola 5 Vincoli e fasce di rispetto del presente PAE, alla quale si rimanda, nonch riportate alle allegate NTA (sulla base altres di documenti di Pianificazione Territoriale Regionale, Provinciale, Comunale e di settore connessa a vari aspetti territoriali e/o urbanistici). A tale descrizione relativa allinserimento complessivo dellintero polo estrattivo nel territorio del Comune di Alfonsine e delle singole aree estrattive nel polo complessivo, si aggiungeranno brevemente di seguito alcune considerazioni circa ulteriori elementi del paesaggio e del territorio, anche in considerazione delle loro interazioni con la futura attivit estrattiva. Ci considerando una attivit come sino ad oggi condotta sulle aree destrazione gi attualmente presenti (Aree A e B).

4.1 INQUADRAMENTO GEOLOGICO- IDROGEOLOGICO


Al fine di determinare leffettiva disponibilit e potenzialit delle risorse estraibili come ubicate dal PIAE della Provincia di Ravenna nel Comune di Alfonsine si considereranno i seguenti aspetti: a) caratteristiche geologiche, geomorfologiche e giacimentologiche dellarea del polo (oltrech di un significativo intorno di questa area) e delle varie aree di cava proposte allinterno dello stesso polo; b) idrologia superficiale, idrogeologia ed eventuali interferenze con le acque superficiali e sotterranee. Si proceder altres allindividuazione di eventuali fenomeni negativi che potrebbero essere indotti dallattivit estrattiva. Ci sulla base di indagini e studi puntuali condotti sullarea del polo e sulle varie aree destrazione proposte. Le considerazioni derivanti da dette indagini sono state estese (ove ritenuto congruo) ad un intorno significativamente allargato. Onde evidenziare eventuali fenomeni (connessi allattivit estrattiva) che potrebbero eventualmente estendersi anche oltre larea relativa allattivit estrattiva. Si altres proceduto ad una valutazione di massima dei metodi, dei modi e dei relativi limiti alle varie attivit estrattive, in considerazione del contesto territoriale in cui queste si eserciteranno ed avendo come obbiettivo principale la minimizzazione di eventuali modifiche e turbative allambiente, in accordo con le direttive del PIAE Come gi precedentemente indicato ci si potuti riferire alle esperienze di coltivazione gi da lungo tempo condotte in Cava S. Anna ed in

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4. ANALISI DEL TERRITORIO

Cava Campeggia, potendo constatare elementi di forza e di debolezza delle suddette coltivazioni, sia dal punto di vista dello sfruttamento del giacimento che delle possibilit di ripristino ambientale. Sulla base delle indagini e degli studi eseguiti e di ulteriori considerazioni di carattere ambientale e socio-economico verranno infine indicate le modalit di coltivazione e di ripristino ambientale del polo destrazione complessivo che lAmministrazione Comunale intende perseguire, coerentemente a quanto indicato dal PIAE. A tali indicazioni complessive dovranno uniformarsi le previsioni e le progettazioni di ogni singola attivit estrattiva (dei tre soggetti estrattori). Il presente studio basato sui risultati di una raccolta di dati stratigrafici storici di varia natura e sui risultati di alcuni approfondimenti geognostici appositamente eseguiti, discendenti da rilievi di campagna, sondaggi stratigrafici e raccolta di campioni di terreno. Si poi ricostruito il quadro idrogeologico locale (e dei terreni circostanti larea del polo per un intorno sufficientemente allargato) tramite misure freatimetriche in punti di misura circostanti larea in esame e nei punti di esecuzione dei sondaggi stratigrafici e tramite la raccolta di misure freatimetriche di bibliografia, lassetto che ne deriva riportato in Tavola 7 Isofreatiche e Idroisobate. 4.1.1 GEOLOGIA E GEOMORFOLOGIA Dal punto di vista geologico il Polo estrattivo in oggetto pu essere collocato allinterno della vasta pianura facente parte del bacino subsidente Pliocenico- Quaternario Padano. La successione litologica in profondit caratterizzata da sedimenti incoerenti di et pliocenicoquaternaria, con depositi marini, deltizi e lagunari, la cui parte superiore rappresentata da un complesso di sedimenti quaternari- olocenici di facies continentale, con spessori variabili nelle diverse zone (dai 300 m circa in corrispondenza della dorsale ferrarese ai 2000 m circa, riscontrabili sulla costa), costituiti da alternanze di sabbie, limi ed argille con intercalazioni di torbe in giacitura lenticolare. La deposizione di tali litotipi legata allazione, da parte della rete idrografica, di trasporto e sedimentazione dei materiali provenienti dallerosione delle catene montuose presenti a Nord e a Sud della stessa pianura. Questo bacino deposizionale interessato da fenomeni di subsidenza legati allevoluzione delle strutture tettoniche profonde, con abbassamenti maggiori nelle sinclinali e minimi nelle anticlinali, hanno influenzato levoluzione idrografica della zona (subsidenza differenziata). Bondesan (1988) ha valutato che i valori medi di subsidenza naturale sono non minori o nellordine di grandezza di 12 mm/anno. Per di pi, questi fenomeni, negli ultimi decenni si sono sommati agli effetti della subsidenza

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artificiale, legati ai vari interventi antropici (estrazione di gas metano o altri idrocarburi, estrazioni off- shore ecc.). Dallanalisi della Carta geologica di Pianura dellEmilia-Romagna alla scala 1: 250 000 (a cura della Regione Emilia-Romagna, Direzione Generale Sistemi Informativi e Telematica Servizio Sistemi Informativi Geografici- Ufficio Geologico) si evince come larea in esame si sviluppi prevalentemente su depositi costituiti da Argille limose, argille e limi argillosi laminati, con locali concentrazioni di materiali organici parzialmente decomposti e come, per la zona in parola si tratti di Depositi ai primi stadi di alterazione di alterazione, con fronte di alterazione <1,00 m (50100 cm). Tali depositi della Piana Alluvionale, sono ascrivibili allOlocene tardo- antico (VI Sec. d. C.) - Et Moderna e la loro origine da mettere in relazione alle Aree interfluviali ed ai depositi di palude. In corrispondenza dellattuale corso del Fiume Reno (presente in loco dal XVII Sec. a seguito di una rettifica artificiale dellantico corso del Po di Primaro) si possono rilevare Sabbie medie e fini in strati di spessore decimetrico passanti lateralmente ed intercalate a sabbie fini e finissime limose, subordinatamente limi argillosi, localmente sabbie medie e grossolane in corpi lenticolari e nastriformi. Tali depositi della Piana Alluvionale(ascrivibili allOlocene tardo- antico, VI Sec. d. C. Et Moderna) sono ascrivibili alla deposizione fluviale ed ai relativi paleo- argini (naturali) dei corpi idrici incanalati). A carico di tali depositi nel corso degli ultimi dieci anni circa stata condotta unattivit estrattiva. Tale coltivazione (Area B: Cava Campeggia gi precedentemente citata) ha rilevato come tale depositi, normalmente rinvenibili dal piano di campagna presentino spessori massimi compresi fra 3,00 e 4,00 m circa. Lubicazione in pianta dei punti di emergenza a giorno (rinvenimenti superficiale/sub- superficiale) riportata dalleditando Foglio 222 Lugo della Carta Geologica dItalia alla scala 1: 25 000, da cui si evince come solamente una piccola porzione dellArea di espansione B, regolata dal presente PAE sia interessata dalla deposizione di tali litotipi sostanzialmente limosi. In corrispondenza poi della S.P. 68 Ponte della Bastia Longastrino si rileva invece la deposizione di Sabbie da medie a fini in strati di spessore decimetrico passanti lateralmente ed intercalate a sabbie fini e finissime limose, localmente sabbie grossolane in corpi lenticolari e nastriformi. Tali depositi ascrivibili alla Piana Deltizia sono riconducibili alla deposizione fluviale da Canali distributori e argini (naturali), del paleo Po di Primaro, presente lungo lattuale tracciato della S.P. 68 sino al XVII- XVII Sec. Si pu incidentalmente concludere come le sabbie del Paleo Primaro siano di ambiente deposizionale ben distinto da quelle rintracciabili in coincidenza dellattuale Fiume Reno, le

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prime afferiscono al grande apparato deltizio lungamente costituito dal complesso del Fiume Po (dallEridano dellambiente della Padusa alla perdita di importanza in et settecentesca del ramo pi meridionale del grande edificio fluviale e cio proprio il ramo del Primaro), le seconde sono da ricondurre ai corsi fluviali di provenienza appenninica e cio allintreccio delle terminazioni del Santerno che nel corso dei secoli ha spostato il proprio corso da Ovest as Est (sino al XV Sec. si gettava nel Primaro allaltezza di Lavezzola, nel XVI Sec. allaltezza di Taglio Corelli e, come gi precedentemente riportato nel XVII Sec. le due terminazioni test menzionate venivano collegate e contemporaneamente in tale alveo veniva immesso lex Primaro divenuto nel frattempo Reno a seguito di grandi manipolazioni dellassetto idraulico a grande scala perpretate pi a monte). La differente genesi potrebbe in teoria ricondurre a deposizioni caratterizzate da diverse granulometrie, infatti il Primaro presentava dimensioni maggiori ma similmente al paleo Santerno era ormai prossimo alla propria terminazione in mare, il paleo Santerno era di dimensioni inferiori ma la lunghezza da esso affrontata in pianura era ben minore di quella del Primaro ed era anche ben pi vicino alla terminazione del proprio corso (o di tributario del Primario o di impaludamento) la conclusione che le granulometrie sono normalmente pi grossolane per i depositi del paleo Primaro e ci ampiamente confermato dalle risultanze delle indagini di campagna. Come gi ricordato il paleo Primaro scorreva ove oggi trova sede la S.P. 68 (della Prov. di Ferrara), la quale funge sostanzialmente da confine fra le provincie di Ferrara ed il Comune di Argenta a Nord e la Provincia di Ravenna ed il Comune di Alfonsine a Sud. Tale strada si presenta altamente e bruscamente rilevata sulle campagne ferraresi e ben pi modestamente pronunciata sui territori alfonsinesi. Lassetto altimetrico di questi ultimi territori riportato in Tavola 3 Ubicazione polo estrattivo in scala 1: 5 000 e, come si vedr in altra parte della presente relazione riconduce a particolari considerazioni dal punto di vista dellassetto idrologico locale. La congiunzione dei due corpi idrici di diversa provenienza, come ben evidente dallassetto altimetrico e topografico del territorio (di una fascia sufficientemente allargata di esso) e come gi precedentemente riportato circa i terreni del Comune di Argenta, ha quindi generato un ambiente di tracimazione fluviale indifferenziata. Una caratterizzazione geomorfologica sinottica dellintera area del polo, comprensiva quindi delle singole aree di cava riportata in Tavola 3 Geomorfologia. Di seguito si proceder ad una descrizione geologica (latu-sensu) delle singole superfici o aree destrazione previste dal PIAE e quindi dal presente PAE.

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4.1.1.1 Assetto geologico Area A Per la porzione a N- E dellArea A, occorre osservare come le sabbie (latu- sensu) del paleo Primaro siano gi state oggetto di estrazione nel territorio del Comune di Argenta e di estrazione (ante legislazione relativa alla pianificazione da PIAE PAE) anche nel territorio di Alfonsine. A proposito di tale area, si pu riferire come i materiali estratti siano stati utilizzati nella produzione dei laterizi da parte della Fornace Molino (allepoca non ancora di propriet Vela S.p.a.) i litotipi sabbiosi e limosi estratti sono quindi particolarmente atti alla produzione dei laterizi. Lare in questione vide lo spianamento del dosso rilevato del paleo Primaro, larea attigua allespansione verso est del polo estrattivo (come riportato allapposita tavola allegata) tale espansione stata indagata e le risultanze stratigrafiche confermano la presenza di litotipi sabbiosi (sabbie da medie a fini) nella parte pi rilevata del dosso ed in seguito sabbioso- limosi ed ancora limosi ed infine argillosi nelle bassure dei terreni pi distali dal dosso stesso. A conferma dellassetto geologico e geomorfologico locale, come precedentemente descritto. La interdigitazione dei diversi ambienti deposizionali, da quello fluviale a quello palustre rende larea particolarmente appetibile dal punto di vista dellattivit estrattiva, ci anche in connessione con il particolare assetto dei terreni della propriet. Che quasi a configurarsi come i tipici terreni allungati caratteristici dei territori montuosi e collinari delle campagne francesi e centro- italiane di antica frequentazione normanna, tendono a distribuire in egual misura le ricchezze e le penalizzazioni dei terreni fra i vari proprietari. Ci ha quindi consentito di trovare nella stessa propriet i terreni alti e di medio impasto e distanti dalla falda (i tipici brucioni del dialetto locale dove coltivabile con profitto solo la vite e poche alte colture) ed i terreni forti o grassi e prossimi alla falda dove i seminativi trovano rigoglio. Tale particolare assetto particolarmente vantaggioso ed appetibile per chi come il proponente in questione, la Fornace Molino- Vela, producendo mattoni di tipologia faccia a vista debba porre la massima attenzione alla realizzazione di una adeguata miscela per la realizzazione della quale sono indispensabili in diverse percentuali (da identificare volta per volta) le tre classiche tipologie granulometriche: sabbie, limi e argille. Larea in esame si costituisce quasi come una miscela gi predisposta in natura! Allo stato attuale delle conoscenze (che il progetto di coltivazione dovr debitamente approfondire) prevedibile che il materiale estraibile dallarea in parola possa consentire la realizzazione dellapprontamento della miscela di produzione per i prossimi otto anni circa. Ci unitamente allargilla grossa (utilizzando la terminologia contadina e dei fornaciai) presente nella parte pi depressa dellarea in questione e che la Fornace Molino- Vela ha richiesto di poter estrarre anche dallarea di espansione individuata dal PIAE a Sud dellattuale Cava S. Anna.

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4. ANALISI DEL TERRITORIO

Incidentalmente si vuole fare osservare, come verr anche meglio specificato in apposito punto della presente relazione che la coltivazione dellarea di cui sopra (quella prossima alla S.P. 68 ed al paleo argine del Primaro) dovr essere loccasione di sanare labbandono dellarea attigua mai dotata di apposita progettazione di ripristino, che se fosse anche solo meramente agricola dovr affrontare e risolvere aspetti ad oggi ancora problematici (ad esempio assetto idrologico puntuale e complessivo ed evacuazione delle acque meteoriche) ed uniformare lassetto topografico- altimetrico dei terreni (contermini). Anche a Sud dellArea A previsto un ampliamento sul quale estrarre materiali prevalentemente argillosi. Tale area si sviluppa in continuit con la precedente (ed attualmente ancora coltivata) Cava S. Anna; lespansione venne concessa dalla precedente formulazione de PIAE e pu trovare ora applicazione estrattiva. La definizione geologica (latu-sensu) dellarea in oggetto di assoluta continuit con la Cava S. Anna, le cui esperienze di coltivazione hanno consentito una ottimale conoscenza diretta dellassetto litostratigrafico. Assetto nel quale largamente prevalgono i litotipi fini e cio le argille che (quindi quasi per contrappasso) vengono definite dal punto di vista agricolo e di utilizzo in fornace terra grossa. Larea oggetto del presente documento di programmazione solo localmente ed in maniera totalmente minoritaria (come si pu rilevare dalle orto- fotografie aree) interessata dalla presenza di modesti corpi idrici divagativi. La presenza quindi di litotipi limosi e/o limo-sabbiosi assolutamente trascurabile. Per la vecchia Cava S. Anna si rilev invece un episodio divagativo ben pi consistente che tracciava larea da Nord a Sud e che traeva origine dal paleo- corso del Primaro (precedentemente descritto). Al letto delle argille si rilevano poi presenze di litotipi organico- torbosi di una certa consistenza e spessore. Tale letto presenta andamento indicativo che denota un innalzamento e quindi un approssimarsi al piano di campagna in corrispondenza od in prossimit dello Scolo Menate e pi o meno parallelamente al corso dello scolo stesso. Lo Scolo Menate pur di evidente origine antropica pare essere lungamente presente nelle campagne del polo ed possibile che sia stato tracciato in sostanziale continuit con lantica divagazione fluviale precedentemente descritta, quindi possibile che le presenze torbose siano da ascriversi a deposizioni da fondo di fosso, il cui andamento non comunque facilmente prevedibile e non potr quindi che ricondursi alle esperienze dirette di coltivazione dellattiguavecchia Cava S. Anna. Larea in esame presenta i seguenti caratteri: 1. 2. Estensione: 47.00.00 Ha cira Quantitativo estraibile concesso: 700 000 m3 di materiale argilloso, argillo-limoso, limoso, limo- sabbioso e sabbioso.

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Una sezione litodeposizionale indicativa dellarea riportata nella Tavola 4 - Litologia. 4.1.1.2 Assetto geologico Area B In continuit con larea di estrazione denominata Cava Campeggia e comunque a Sud dello Scolo Menate il PIAE ubica unarea caratterizzata dalla presenza di argille (ancora identificabili come terra grossa) e di limi; mentre non sono presenti litotipi sabbiosi. Lespansione concessa dal PIAE si sviluppa anche ad Est dellattuale area di estrazione. Tale espansione era gi stata concessa dalla precedente definizione del PIAE (non attuata) e pu ora trovare esatta definizione. larea invero di dimensioni assai modeste ma consentir lesaurimento del giacimento sostanzialmente definibile come limoso attualmente in coltivazione. La coltivazione di tale area dovr essere coerente a quanto realizzato nella vecchia Cava Campeggia. Si dovr cio realizzare una coltivazione per profondit molto modeste, addirittura inferiori a due metri di profondit dal p.c. Una coltivazione quindi del giacimento per profondit ben inferiori alle sue massime potenzialit che sono comunque modeste, dato che gi a profondit di circa 3,00 m circa dal p.c. si esauriscono il litotipi limosi. Lo specificare tale particolare importante in relazione allassetto geologico del letto del Fiume Reno o meglio dei terreni sui quali esso scorre, nonch relativamente alla congruenza dellubicazione della cava in oggetto con eventuali tematiche di stabilit/sicurezza delle arginature di guardia del fiume stesso. A parte il fatto che la dimensione dellarea in oggetto ben inferiore alla gi coltivata Cava Campeggia ed in considerazione del fatto che la coltivazione si svolger alle stesse distanze di massimo avvicinamento al piede dellargine (sinistro) del fiume e sulla scorta che in Cava Campeggia non si mai registrato alcun fontanazzo, n alcun altro minimo segnale di instabilit allargine e/o di dissesto alcuno, si ritiene che lasportazione di una cos modesta porzione di un giacimento anchesso modesto, a distanze maggiori di 150 dal piede dellargine non possa costituire alcuna occasione di rischio; come fra laltro gi ampiamente verificatosi in maniera diretta nel corso della coltivazione della Cava Campeggia. A Nord dellattuale area di estrazione (e fra questa e lo Scolo Menate), sulla base di quanto concesso dal PIAE, si sviluppa unarea di notevole estensione che ricomprende unarea di ben pi modeste estensioni (e sita nellangolo meridionale- occidentale dellarea in esame) originariamente concessa dalla precedente (non attuata) definizione del PIAE. Questultima area era allepoca di propriet della Coop. Braccianti ed stata successivamente ceduta a GRAL unitamente a tutta la superficie compresa fra lattuale Cava Campeggia e lo Scolo Menate. Lassetto stratigrafico dellarea in esame presenta continuit deposizionale con la Cava Campeggia solo per le porzioni che mettono in continuit le due cave. In effetti il giacimento

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limoso dellattuale Cava Campeggia presenta un deciso assottigliamento verso Nord. Il letto dei litotipi limosi va cio approssimandosi al piano di campagna. E lattuale limite Nord della vecchia Cava Campeggia, che la separa dalla nuova area di espansione pare poter essere preso come ideale confine deposizionale fra il dominio sostanzialmente limoso della Cava Campeggia ed il dominio prevalentemente argilloso della nuova area despansione. Ci riportato anche dalla caratterizzazione geologica locale compresa nel Foglio 222 della Carta Geologica dItalia, si deve per osservare che mentre il Foglio 222 riporta una sorta di bordatura e/o di seno limoso che si intrude verso larea di futura espansione, la caratterizzazione da orto- fotografie aeree ed i sondaggi stratigrafici eseguiti ridefiniscono il seno riportato dal Foglio 222 verso Sud e cio verso lattuale corso del Fiume Reno. Resta comunque invariato lo spessore modesto e sostanzialmente superficiale di tali depositi. La stratigrafia dellespansione dellArea B a Sud della Cava Campeggia costituita da argille sino alla profondit media di circa 7,00 m dal p.c. Profondit alla quale si rileva la presenza di un orizzonte organico- torboso dotato di notevole consistenza (spessore) e continuit spaziotemporale. Logicamente lassetto lito-deposizionale dovr essere pi attentamente delineato in fase di progettazione dello sfruttamento del giacimento. Larea in esame presenta i seguenti caratteri: 1. 2. Estensione: 104.00.00 Ha circa Quantitativo estraibile concesso: il PAE concede lestrazione di 2 000 000 di m3 di materiale argilloso, argillo-limoso e limoso. Una sezione litodeposizionale indicativa dellarea e riportata alla Tavola 4 - Litologia. 4.1.1.3 Futura area di espansione del prossimo P.A.E. Dati i consumi complessivi annui, valutati in circa 400 000/500 000 m3, delle fornaci GRAL e Vela-Molino di Filo, i quantitativi messi a disposizione dal presente PIAE/PAE consentiranno la produzione dei laterizi (in condizioni normali) per i prossimi 6- 7 anni circa. Il Piano Provinciale ha per gi indicato quale dovr essere la futura area di espansione sulla quale reperire ulteriori quantitativi di materia prima. Tale area iscritta fra le aree di espansione della Cava S. Anna (Area A) e della Cava Campeggia (Area B) oggetto del presente PAE. Tale area di futura espansione (che sar cio oggetto del prossimo e/o dei prossimi PAE) si sviluppa su terreni sostanzialmente argillosi che possono occasionalmente trovare soluzione di continuit in lenti limose e/o limoso- sabbiose attribuibili a modesti corpi idrici divagativi (e connessi al paleo- corso del Primaro) dotati di ridotta persistenza spazio- temporale. altres

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normale rinvenire tasche organico- torbose di estensione e spessore non meglio descrivibile nella attuale fase. Si esclude comunque la presenza di importanti deposizioni sabbiose ascrivibili a paleo corsi idrici di importanti dimensioni, mentre le deposizioni organico torbose possono essere distribuite in tasche a seguire le deposizioni dei modesti idrici divagatici come fondo-di fosso o anche su estensioni pi diffuse a marcare episodi depositivi palustri caratterizzati da maggiore anossicit. In questo ultimo eventuale caso occorrer valutare attentamente le implicazioni di tale assetto sulleventuale attivit estrattiva relativamente a modalit destrazione e volumetrie discendenti. Larea presenta comunque una estensione pari a: 163.43.00 Ha circa Allo stato attuale il PIAE non concede alcuna indicazione circa le volumetrie estraibili. 4.1.2 CARATTERIZZAZIONE DEI MATERIALI ESTRAIBILI Il presente PAE tratta sostanzialmente dellestrazione dal polo in esame (Area A e Area B) di materiale prevalentemente argilloso, altres comunque consentita la possibilit di estrarre materiale a maggior presenza granulare, ovvero materiale limoso, limoso- sabbioso ed anche materiale sabbioso. Come gi riportato in altre parti della presente documentazione tali materiali sono necessari alla formazione delle miscele che si usano nel processo di produzione dei laterizi. Sulle aree di cava A e B si provveduto alla raccolta di campioni di terreno ed alla raccolta di dati bibliografici (in possesso dei vari soggetti proponenti le attivit estrattive). Per le finalit del presente PAE lesecuzione dei suddetti sondaggi avvenuta a campione, onde addivenire ad una caratterizzazione di massima della potenzialit estrattiva dellarea del polo. Sar compito delle varie documentazioni progettuali destrazione ampliare le conoscenze circa le qualit dei materiali estraibili. La distribuzione delle risorse giacimentologiche gi stata precedentemente descritta per ogni singola area estrattiva, comunque possibile delineare il seguente assetto complessivo per lintero polo estrattivo: 1. orizzonte rimaneggiato dalle lavorazioni agricole dello spessore di circa 40 cm; 2. argille plastiche normalmente di colore grigio o grigio- nocciola e che localmente pu tendere al grigio-azzurro chiaro, tali argille sono normalmente presenti sino alla profondit media indicativa di 7,00 m dal p.c.; 3. esteso episodio depositivo costituito da argille organiche o torbose e/o torbe alla profondit indicativa di 7,00 m dal p.c.;

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Assetti locali difformi a tale assetto sono rintracciabili in corrispondenza dellespansione N- E dellArea A ed E dellArea B, per le quali si rimanda alle precedentemente riportate descrizioni ed alle relative sezioni. Non si esclude che si possano riscontrare assetti localizzati difformi da quanto test riportato, il riportare per tale assetto complessivo ha valenza nei confronti della profondit massima consentita destrazione e di ci che ne consegue relativamente alla coltivazione complessiva del polo ed anche agli assetti di ripristino possibili e che il presente documento di PAE, intende indicare/normare come linea generale di indirizzo. Ci pu essere esteso, seppure con i limitati delle attuali conoscenze lito-stratigrafiche (mentre cio sulle aree che saranno sede di espansione immediata ovvero le aree oggetto del presente documento -come precedentemente individuate e descritte- si sono condotte analisi stratigrafiche e/o si sono potuti raccogliere dati di bibliografia, per la futura fascia di espansione del polo ci si limitati ad analizzare dati geologici e litostratigrafici a grande scala e/o locali reperibili in bibliografia). La strategia di ripristino delle aree A e B trattate dal presente documento di PAE si pone come prodromo per il ripristino dellampia fascia di territorio che unir le singole aree di estrazione oggetto del presente PAE (come gi precedentemente citato). Tale approccio basato su logiche e precise volont pianificatorio- ambientali. Potr tuttavia configurarsi la situazione per la quale quanto ad oggi configurato per la futura espansione del polo possa trovare smentita (anche solo) parziale nei futuri approfondimenti (ad esempio relativi agli approfondimenti stratigrafici puntuali o meglio nella profondit massima di congruo sfruttamento del giacimento) ma le logiche e le precise volont pianificatorie proprie del presente documento di PAE manterranno la propria validit di indirizzo complessivo di conduzione/sfruttamento ma soprattutto di ripristino delle future aree estrattive. 4.1.3 LINEAMENTI IDROLOGICI Larea del polo delineata dai corpi idrici del Fiume Reno a Nord e del paleo alveo (e paleo argine naturale, di destra idraulica) del Po di Primaro a Sud. Il Po di Primaro un corso dacqua estintosi sostanzialmente nel XVII Secolo e lattuale corso del Reno rappresenta un drizzagno antropico che collega il ponte della Bastia ad Ovest con il largo meandro di Longastrino ad Est. Tale drizzagno costitu occasione di risanamento idraulico delle confluenze dei torrenti Idice, Sillaro e Santerno nellex Primaro (attuale Reno) e dei territori paludosi sui quali si sviluppa il polo estrattivo oggetto della presente documentazione. Allinterno dellarea del polo si rileva una fitta rete di corpi idrici a funzionalit idraulica, ovvero di scolo/sgrondo dei terreni ed a funzionalit agricola/irrigua. Il maggiore di tali corpi idrici lo Scolo Menate che ha andamento Est-Ovest e direzione di drenaggio verso Est, ovvero verso

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limpianto idrovoro di Menate, che scola tramite sollevamento le acque dei terreni compresi fra largine del Reno e la S.P. 68. La rete dei canali chiaramente di origine antropica. La gestione dei regimi idrici e delle quote dacqua strettamente regolata da attente pratiche di gestione messe in atto dal Consorzio di Bonifica del II Circondario, Polesine di S. Giorgio. Il reticolo idraulico fortemente gerarchizzato e come gi indicato, la direzione complessiva di deflusso verso Est ed in seguito (dallidrovora di Menate) verso Nord e cio verso il Canale Circondario delle Valli del Mezzano. Il Fiume Reno pensile sulle campagne circostanti e quindi sullarea del polo estrattivo. Gli scoli ed i corpi idrici secondari non presenta argini o altre strutture di difesa, anzi sono incisi nelle campagne e non presentano impermeabilizzazioni delle sponde. Non presente altra idrologia di superficie se non riconducibile a modesti fossi e capifossi di drenaggio che recapitano nello Scolo Menate in maniera diretta e solo in una situazione ben localizzata, in maniera indiretta ovvero tramite sollevamento idraulico, tramite apposito impianto idrovoro. Tale necessit di sollevamento da ricondursi alla presenza di una vecchia area di cava, che venne coltivata ormai molti anni or sono (20- 30 circa) e precedentemente alle necessit di programmazione settoriale riconducibili allapprontamento degli strumenti PIAE/PAE e della documentazione di progettazione. Larea attigua alla porzione N-E dellAREA A ed attualmente (e recentemente) di propriet del Gruppo Vela S.p.a.-Fornaci Molino. La citata coltivazione venne condotta da un soggetto terzo non pi attualmente attivo. Tale coltivazione ha sostanzialmente dato vita ad episodi di dissesto (non solo idraulico) ai quali il presente documento di programmazione intende porre rimedio. Ad esempio risulta allo scrivente che episodi pi o meno estesi di alluvionamento o meglio ristagno superficiale di acque meteoriche, siano frequenti. Infatti la coltivazione dellarea ha dato origine alla creazione di uno scalino (fra i terreni dellarea e quelli dellattuale Cava S. Anna presente immediatamente a Sud) che non pu che essere superato tramite il sollevamento delle acque tramite impianto idrovoro. Tale impianto idrovoro peraltro presente e venne realizzato dal vecchio soggetto estrattore, attualmente risulta essere gestito dalla Cooperativa Braccianti unitamente alla Fornace Molino del Gruppo Vela. La funzionalit dellimpianto non presenta problematicit se non quelle ascrivibili alla manutenzione dei fossi che afferiscono allimpianto stesso. Larea in oggetto stata solo recentemente rilevata dal Gruppo Vela- Fornace Molino. Sino a poco tempo fa i proprietari non espletavano la normale manutenzione del fosso, originando le situazioni di ristagno sopra citate. Ora con la ridefinizione delle propriet, si costituita una situazione maggiormente favorevole e comunque la progettazione dellestrazione loccasione per risolvere definitivamente tale problematica idraulica. Nel senso che la progettazione della nuova area di cava dovr risolvere tale problematica anche prevedendo leventuale

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potenziamento/ridefinizione dei corpi idrici e/o dellimpianto di sollevamento e/o tramite la revisione della gestione e manutenzione di questi elementi, anche sulla base di quanto richiesto dal Consorzio di Bonifica e di quanto dovr essere approfonditamente evidenziato dalla documentazione di progettazione. Documentazione che dovr comprendere approfonditi studi circa la piovosit, circa le caratteristiche di permeabilit dei terreni, circa la definizione delle portate idrauliche e dei volumi di acqua da evacuare ecc. La progettazione della nuova area di cava potr altres prevedere soluzioni alternative completamente diverse, dovr per comunque sanarsi la situazione localizzata di ristagno. Per quanto riguardi altre eventuali situazioni di criticit idraulica/alluvionamento superficiale si rimanda allapposita cartografia e comunque il concetto che le singole progettazioni degli interventi di estrazione dovranno essere occasione di sanatoria ad eventuali problematicit idrauliche locali resta punto fermo del presente documento di programmazione.

Relativamente poi alla futura espansione dellarea del polo sulla superficie estesa che collega le Aree A e B, si pu allo stato attuale semplicemente prevedere o proporre che la progettazione dellintervento o degli interventi destrazione debba- dovr essere unitariamente indirizzata alla realizzazione di un assetto idraulico complessivo che compendi le necessit di definitivo risanamento idraulico dellintera estesa, le necessit di costituire ambienti di riqualificazione naturale e le eventuali necessit di costituire riserve dacqua e/o casse despansione (come previsto dalla relativa Legislazione regionale). Logicamente tutto ci dovr essere condiviso (e/o avvallato/approvato) con gli enti gestori del territorio. 4.1.4 LINEAMENTI IDROGEOLOGICI Si pu senza tema di smentita confermare il modello idrogeologico locale che descrive Il sistema acquifero ad acque dolci come costituito dalla seguente successione di strutture idrogeologiche cos descrivibili procedendo dallalto al basso: a) primo acquifero libero, sede della falda freatica che, data la natura normalmente caratterizzata da debolissima permeabilit dei terreni superficiali, risulta scomposto in singole falde non bene individuabili, normalmente sospese e caratterizzate da una complessa e modesta circolazione idrica sotterranea che, data ancora la natura dei terreni pu non avere elementi di connessione con il reticolo idrico superficiale ovvero pu essere ricondotta al solo aspetto piezometrico. Lalimentazione di tali falde avviene per infiltrazione secondaria e/o per percolazione diretta e quindi sostanzialmente riconducibile ad alimentazione meteorica.

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b)

Sistema di pi acquiferi confinati (multiacquifero) ad acque dolci, sino alla profondit compresa fra 50 e 100 m s.l.m.m. Lalimentazione di queste falde avviene nella zona di infiltrazione collinare e pede-collinare.

c)

Acque salmastre del cuneo salino ad alimentazione marina, dagli studi a carattere regionale (Riserve idriche sotterranee della Regione Emilia-Romagna, ad opera della regione stessa e dellENI, Agip, Divisione Esplorazione e Produzione, 1998), si pu situare, per larea in esame, il livello dellinterfaccia con le falde salmastre/salate dorigine marina ad una profondit ampiamente maggiore di 50 m dal p.c. Lattivit estrattiva non potr quindi avere alcuna influenza diretta od indiretta con tali acque profonde. Ci garantito dato che le estrazioni avverranno per profondit inferiori a 10,0 m dal piano di campagna.

Le superfici del polo e dellarea proposta allestrazione, nonch un loro significativo intorno presentano un naturale deflusso fortemente condizionato dai livelli idraulici del Fiume Reno. Si pu infatti rilevare che le connessioni litologiche con i litotipi sostanzialmente limosi presenti nei terreni del polo in corrispondenza della Cava Campeggia (come gi in precedenza riportato) e del suo futuro ampliamento verso Nord, non divergono molto dalla natura di aquitard o di aquiclude complessiva dei terreni del polo. Ci determina una condizione di falda freatica superficiale confinata complessivamente non in collegamento con lo stesso corpo idrico. Sullarea del polo estrattivo, dallanalisi dei dati idrogeologici di riferimento, il regime dei deflussi sotterranei appare stabile su periodi temporali molto estesi. Ci logicamente determinato dalla regolazione antropica dellampia fascia di territorio in oggetto e della relativa regimazione dei corpi idrici principali e delle loro connessioni. Dato che la ricarica della falda freatica e/o delle falde superficiali sospese avviene in maniera diretta grazie alle precipitazioni ed in relazione anche al regime termico- stagionale, normale attendersi una variazione dei livelli della falda di entit sino al metro o anche superiore in occasione di periodi di particolare siccit o di particolare piovosit. normale cio attendersi, come avviene su unamplissima porzione della Pianura Padana nella quale sono inseriti i territori del basso romagnolo e della contermine Provincia di Ferrara, oscillazioni verso il basso dei livelli freatici, durante i periodi caldi e secchi, cosiccome possibile attendersi avvicinamenti dei livelli freatici al piano di campagna durante periodi di particolare e prolungata piovosit. Per quanto riguarda eventi di alluvionamento locale, sulla base dei dati messi a disposizione dal Consorzio di Bonifica si potuto ricostruire la carta presente in allegato ed alla quale si rimanda per maggiori dettagli. Da tale carta si pu comunque evincere come solo in corrispondenza dellestensione a Sud dellArea A, si riscontra un episodio di alluvionamenti prolungato, cio caratterizzato da persistenza temporale notevole, sino a 48 h; tale episodio relativo allanno 1996 (4 Novembre). Lepisodio in questione interessa una porzione di territorio amplissima, fra
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lo Scolo Menate a Nord ed una distanza di circa 200 m dal piede dellargine del Reno a Sud. Lo stesso episodio ha comunque anche interessato i Comuni di Argenta e pure di Conselice per fasce di territorio estremamente estese (anche a distanze rilevanti dallarea in esame), ci da ricondurre ad una estesa e generalizzata crisi dellintero sistema gerarchico di bonifica (dei vari consorzi) allora presente. Comunque a seguito di tali eventi e di eventi ben pi recenti che non hanno interessato larea del polo estrattivo, il Consorzio di Bonifica ha eseguito estesi lavori di adeguamento del reticolo idrico, che hanno esteso ed ampliato la sicurezza idraulica del territorio. Si pu quindi escludere il rischio da alluvionamento delle aree del polo estrattivo (complessivo) in esame. Dal punto di vista metodologico e come gi precedentemente citato, i litotipi presenti, in accordo con le definizioni di Jacob Bear (1979), sono stati suddivisi in: a) b) acquiferi: formazioni che contengono acqua e permettono il flusso di significative quantit nelle normali condizioni di campo, costituiti in zona da sabbie medio- fini e sabbie grosse; acquiclude: formazioni francamente argillose o limo argillose, che possono contenere acqua, anche in quantit rilevante, ma sono incapaci di trasmettere volumi apprezzabili nelle normali condizioni di campo, tuttavia a fini applicativi sono normalmente considerate impermeabili. Lacquifero freatico compreso nei depositi argillosi e/o argillo - limosi quasi omogeneamente presenti sulle aree in esame, ovvero in queste largamente predominanti. Tali depositi presentano elevata impermeabilit (sia verticale che orizzontale), del valore di 10-8 che stato possibile determinare in situ (prove di permeabilit in pozzetto) e/o in laboratorio geotecnico (prove con permeametro), il dato coincide con quanto rilevabile dalla bibliografia tecnica di riferimento. Per larea del polo in esame il limite di tetto idrodinamico a flusso entrante ed a condizioni di portata; esso infatti costituito dalla superficie freatica. Tale superficie varia nel tempo in funzione della maggiore o minore infiltrazione nel terreno di acque meteoriche o di drenaggio a loro volta a controllo antropico (come gi riportato in altri punti della presente relazione). Non si invece rilevato, alle profondit indagate un limite geologico di letto o basale a flusso nullo. Data quindi la sostanziale elevata impermeabilit dei terreni che saranno oggetto delle varie attivit di cava, si sono potuti constatare gradienti idraulici e deflussi modesti che delineano superfici orizzontali o sub-orizzontali. Solamente in corrispondenza dellArea B si potranno attendere deflusso caratterizzati da gradienti piezometrici/topografici maggiori.

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4.1.5 LINEAMENTI DI SISMICITA LOCALE Il Comune di Alfonsine classificato di Zona Sismica 2 (dallO.PC.M. 3274/2003 in avanti). I singoli progetti destrazione dovranno opportunamente provvedere allindividuazione della classificazione dei terreni (tramite misura delle Vs), nel caso che tali progetti prevedano la realizzazione di opere che presentino interazione fondale con i terreni in oggetto. Anche la verifica di stabilit degli eventuali fronti di scavo (da intendersi come di profondit maggiore a 2,00 m) dovr logicamente essere condotta in condizioni sismiche. Si dovranno rispettare i contenuti del D.M. 14/01/2008 (N.T.C.) anche relativamente allindividuazione degli eventuali rischi da liquefazione degli orizzonti saturi granulari e di addensamento/cedimento dei depositi coesivi. Occorre comunque osservare come lestrazione di un giacimento sabbioso determini la diminuzione delleventuale rischio di liquefazione derivante dalla presenza del giacimento stesso, lo stesso rischio dovr comunque essere messo in relazione alla presenza di elementi (antropici) eventualmente esposti al rischio stesso.

4.2 INQUADRAMENTO AGRO- VEGETAZIONALE E FAUNISTICO


4.2.1 IL SUOLO Lattivit di rilevamento dei suoli dellEmilia- Romagna iniziata nel 1976 ed stata eseguita secondo tre livelli di dettaglio: livello di inquadramento regionale (scala 1: 250 000), livello di semi-dettaglio (scala 1: 50 000) per lintero territorio regionale di pianura e per zone campione in collina e montagna sono disponibili carte, con cataloghi illustrativi, e livello di dettaglio (scala 1: 10 000) solo per aziende sperimentali che forniscono conoscenze pi puntuali sul comportamento dei suoli in aree rappresentative, estrapolabili a territori pi vasti mediante il ricollegamento alle carte 1: 50 000 e 1: 250 000. Per lanalisi della porzione di territorio comunale di Alfonsine in cui inserito il polo estrattivo, si fatto riferimento alla carta dei suoli in scala 1: 50 000, in cui vengono descritti i principali suoli di pianura. Nella carta dei suoli, le aree con caratteristiche del suolo omogenee sono chiamate delineazioni e sono individuate da un numero; ciascuna delineazione pu essere caratterizzata dalla prevalenza di uno o pi suoli ed ogni suolo individuato da una sigla. Il territorio comunale di Alfonsine caratterizzato dalla presenza di 13 tipologie di suoli diverse descritte in seguito e che fanno parte delle delineazioni indicate nella successiva tabella. La definizione di tali suoli funzionale alla definizione dei contenuti di geologia generale e di litostratigrafia locale sui quali anche si basa il presente documento di PAE.

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Delineazione BAU1 BOC1 CPO1 GAR1 GLS2 LBA1 PRD1 RSD1 SEC1 SMB1 SMB2 VIL1 134 209 212 224 1047 1108
MF = molto Frequente; PF = poco frequente; ModF = moderatamente frequente

VIL2 PF

PF PF MF MF PF S ModF ModF PF MF

ModF ModF

PF

ModF ModF

Suoli BAU1 - Baura franca argillosa-limosa Sono suoli molto profondi e moderatamente alcalini fino ad oltre un metro e mezzo di profondit, a tessitura franca argillosa limosa e moderatamente o molto calcarei nella parte superiore e a tessitura franca argillosa limosa o franca limosa e molto calcarei in quella inferiore. Sono presenti nella piana deltizia del fiume Po, in zone di transizione e raccordo tra i dossi abbandonati del Po, con pendenza che varia tipicamente da 0,05 a 0,1%; molto profondi, su alluvioni a tessitura media; a moderata disponibilit di ossigeno. La densit di urbanizzazione debole. L' attuale dei suoli in prevalenza a seminativo semplice, con subordinati frutteti. uso Sono necessarie saltuariamente opere atte a regolare il deflusso delle acque (scoline poco profonde, baulature). Questi suoli rientrano negli Haplic Calcisols, secondo la Legenda FAO (1990); nei fine silty, mixed, mesic Aquic Ustochrepts, secondo la Soil Taxonomy (Chiavi 1994). Suoli BOC1 - La Boccaleone franca limosa Sono suoli molto profondi, molto calcarei, moderatamente alcalini, a tessitura franca limosa nella parte superiore e franca limosa o franca in quella inferiore. Sono presenti nella pianura deltizia in ambiente di argine naturale nelle aree di dosso fluviale, su depositi di canale e di tracimazione, con pendenza che varia da 0,1 a 0,2% circa. Il substrato costituito da sedimenti alluvionali calcarei, a tessitura media e moderatamente grossolana. Luso agricolo prevalente a frutteto e seminativo. Secondo la classificazione della Soil Taxonomy (Chiavi 1994) rientrano nei coarse silty, mixed, mesic Aquic Ustochrepts e per la classificazione FAO si tratta di Calcaric Cambisols. Suoli GAR1 - Garusola franca sabbiosa

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Sono suoli molto profondi, molto calcarei, moderatamente alcalini, a tessitura franca sabbiosa o sabbiosa franca. Sono presenti nella pianura deltizia interna in ambiente di argine naturale nelle aree di dosso fluviale, su depositi canale, ventaglio di rotta e tracimazione e nella pianura alluvionale, su depositi di canale e ventagli di rotta con pendenza che varia da 0,1 a 0,2%. Il substrato costituito da sedimenti alluvionali calcarei a tessitura grossolana. Luso agricolo prevalente a seminativo. Secondo la classificazione della Soil Taxonomy (Chiavi 1994) rientrano nei mixed, mesic Typic Ustipsamments e per la classificazione FAO si tratta di Calcaric Arenosol. Suoli LBA1 - La Boaria argillosa-limosa Sono suoli molto profondi, molto calcarei, moderatamente alcalini ed a tessitura argillosa limosa o, subordinatamente, franca argillosa limosa. Sono presenti nella pianura alluvionale, in ambiente di argine naturale distale o di bacino interfluviale, nelle aree pi depresse o in quelle ribassate, intercluse tra gli argini fluviali con pendenza sempre inferiore allo 0,1%. Il substrato costituito da sedimenti calcarei, a tessitura fine. Luso agricolo prevalente a seminativi, prati e, subordinatamente, frutteti. Secondo la classificazione della Soil Taxonomy (Chiavi 1994) rientrano nei fine, mixed, mesic Udertic Ustochrepts e per la classificazione FAO si tratta di Calci-Vertic Cambisols. Suoli PRD1 - Pradoni franca argillosa-limosa Sono suoli molto profondi, molto calcarei e moderatamente alcalini; a tessitura franca argillosa limosa nella parte superiore, franca argillosa limosa o franca limosa in quella inferiore. Sono presenti nella pianura alluvionale, nell' ambiente di argine naturale distale e di bacino interfluviale con pendenza che varia da 0,1 a 0,2%. Il substrato costituito da alluvioni a tessitura media e fine. La densit di urbanizzazione elevata. L' agricolo del suolo a seminativo semplice con subordinate colture arboree (soprattutto uso vigneto). Possono essere necessarie opere atte a regolare il deflusso delle acque, quali canali di scolo poco profondi, baulature del terreno, scoline. Secondo la classificazione della Soil Taxonomy (Chiavi 1994) rientrano nei fine silty, mixed, mesic Aquic Ustochrepts, mentre per la classificazione FAO si tratta di Calcaric Cambisols. Suoli RSD1 - Risaia del Duca argillosa-limosa

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4. ANALISI DEL TERRITORIO

Sono suoli molto profondi, a tessitura argillosa limosa, molto calcarei e moderatamente alcalini; da non salini a leggermente salini nella parte superiore e da leggermente a molto salini in quella inferiore. Sono presenti nella piana alluvionale, in ambiente di bacino interfluviale, fino al pi recente passato, per buona parte, occupato da acque palustri, prosciugate con opere di bonifica idraulica nel corso dei vari secoli con pendenza che varia da 0,01 a 0,1%. Il substrato costituito da alluvioni a tessitura fine. La densit di urbanizzazione molto scarsa. Sono molto frequenti le aziende agricole di grandi dimensioni. L' agricolo del suolo in prevalenza a seminativo semplice. uso Scoline profonde delimitano appezzamenti di forma solitamente stretta ed allungata, con baulatura marcata; sono frequenti impianti di drenaggio profondo delle acque. Secondo la classificazione della Soil Taxonomy (Chiavi 1994) rientrano nei fine, mixed, mesic Ustic Endoaquerts e per la classificazione FAO si tratta di Eutric Vertisols. Suoli SEC1 - Secchia franca Sono suoli molto profondi, molto calcarei; moderatamente alcalini, a tessitura franca nella parte superiore e franca o franca limosa in quella inferiore. Sono presenti in dossi fluviali debolmente rilevati della pianura alluvionale con pendenza che varia da 0,1 a 0,5%. Il substrato costituito da alluvioni a tessitura media. La densit di urbanizzazione elevata. L' agricolo del suolo a seminativo semplice, vigneto e frutteto. uso Sono necessarie saltuariamente e solo a livello aziendale delle opere atte a regolare il deflusso delle acque (scoline poco profonde, baulature). Secondo la classificazione della Soil Taxonomy (Chiavi 1994) rientrano nei fine loamy, mixed, mesic Udifluventic Ustochrepts e per la classificazione FAO si tratta di Calcaric Cambisols. Suoli SMB1 - SantOmobono franca limosa Sono suoli molto profondi, molto calcarei, moderatamente alcalini, a tessitura franca limosa nella parte superiore e franca limosa o franca argillosa limosa in quella inferiore. Sono presenti nella pianura alluvionale in ambiente di argine naturale con pendenza che varia da 0,1 a 0,2%. Il substrato costituito da alluvioni a tessitura media. La densit di urbanizzazione elevata. L' agricolo del suolo a seminativo semplice, vigneto e frutteto. uso

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4. ANALISI DEL TERRITORIO

Sono necessarie saltuariamente e solo a livello aziendale delle opere atte a regolare il deflusso delle acque (scoline poco profonde, baulature). Secondo la classificazione della Soil Taxonomy (Chiavi 1994) rientrano nei fine silty, mixed, mesic Udertic Ustochrepts, mentre per la classificazione FAO si tratta di Calcaric Cambisols. Suoli SMB2 - SantOmobono franca argillosa-limosa Sono suoli molto profondi, molto calcarei, moderatamente alcalini, a tessitura franca argillosa limosa nella parte superiore e franca limosa o franca argillosa limosa in quella inferiore. Sono presenti nella pianura alluvionale in ambiente di argine naturale con pendenza che varia da 0,1 a 0,2%. Il substrato costituito da alluvioni a tessitura media. La densit di urbanizzazione elevata. L' agricolo del suolo a seminativo semplice, vigneto e frutteto. uso Sono necessarie saltuariamente e solo a livello aziendale delle opere atte a regolare il deflusso delle acque (scoline poco profonde, baulature). Secondo la classificazione della Soil Taxonomy (Chiavi 1994) rientrano nei fine silty, mixed, mesic Udertic Ustochrepts, mentre per la classificazione FAO si tratta di Calcaric Cambisols. Suoli VIL1 - Villalta franca sabbiosa molto fine Sono suoli molto profondi, molto calcarei, moderatamente alcalini; a tessitura franca sabbiosa molto fine nella parte superiore e franca sabbiosa o franca in quella inferiore. Sono presenti nella pianura alluvionale nell' ambiente di argine naturale, su depositi di ventaglio di rotta o di canale e diramazioni secondarie con pendenza che varia da 0,1 a 0,8%. Il substrato costituito da alluvioni a tessitura medio-grossolana. La densit di urbanizzazione elevata. L' agricolo del suolo a frutteto, vigneto e seminativo semplice. uso Non sono necessarie opere atte a regolare il deflusso delle acque. Secondo la classificazione della Soil Taxonomy (Chiavi 1994) rientrano nei coarse loamy, mixed, mesic Udifluventic Ustochrepts e per la classificazione FAO si tratta di Calcaric Cambisols. Suoli VIL2 - Villalta franca Sono suoli molto profondi, molto calcarei, moderatamente alcalini; a tessitura franca nella parte superiore e franca sabbiosa o franca in quella inferiore. Sono presenti nella pianura alluvionale nell' ambiente di argine naturale, su depositi di ventaglio di rotta o di canale e diramazioni secondarie con pendenza che varia da 0,1 a 0,8%. Il substrato costituito da alluvioni a tessitura medio-grossolana. La densit di urbanizzazione elevata.
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4. ANALISI DEL TERRITORIO

L' agricolo del suolo a frutteto, vigneto e seminativo semplice. uso Non sono necessarie opere atte a regolare il deflusso delle acque. Secondo la classificazione della Soil Taxonomy (Chiavi 1994) rientrano nei coarse loamy,mixed, mesic Udifluventic Ustochrepts, mentre per la classificazione FAO si tratta di Calcaric Cambisols. La porzione del territorio comunale di Alfonsine, in cui saranno inserite le aree A e B del Polo del Molino di Filo nel presente PAE, caratterizzata dalla presenza principalmente della delineazione 212 ed inoltre della delineazione 134 nelle vicinanze del Fiume Reno. La delineazione su cui insister il polo estrattivo caratterizzato da un suolo molto frequente, ovvero il suolo RSD1 - Risaia del Duca argillosa-limosa che ne conferma la tipologia del giacimento su cui si intende procedere con lattivit estrattiva. Come gi descritto in precedenza, questo tipo di suolo presente nella piana alluvionale, in ambiente di bacino interfluviale, fino al pi recente passato, per buona parte, occupato da acque palustri, prosciugate con opere di bonifica idraulica nel corso dei vari secoli. In queste terre la pendenza varia dal 0,01 al 0,1%. Il substrato costituito da alluvioni a tessitura fine. Sono caratterizzati da suoli molto profondi, a tessitura argillosa limosa, molto calcarei, da non salini a leggermente salini nella parte superiore e da leggermente a molto salini in quella inferiore, e a moderata disponibilit di ossigeno con caratteristiche fisiche condizionate dallelevato contenuto in argille espandibili e sono soggetti ad intensa fessurazione nel periodo secco, sono molto adesivi e plastici e richiedono notevole tempestivit nellesecuzione delle lavorazioni, che devono essere effettuate in condizioni di umidit buone. Le difficolt di drenaggio rendono necessaria l' adozione di una efficiente rete scolante per lallontanamento delle acque in eccesso. I suoli, dal punto di vista del comportamento chimico, sono caratterizzati da alta C.S.C., pH moderatamente alcalino e contenuto in calcare elevato. A fronte di una buona disponibilit di alcuni elementi presenti in forma cationica (Ca, K), pu verificarsi bassa disponibilit di molti microelementi (in particolare metallici), possono essere favoriti i processi di fissazione a carico del P e pu forse manifestarsi carenza di Mg dovuta ad antagonismo con il Ca. Dal punto di vista agroambientale invece, il loro comportamento condizionato dall' elevata capacit di trattenere e/o degradare i potenziali inquinanti organici e minerali (metalli pesanti). 4.2.2 LA FLORA E LA FAUNA Il territorio comunale di Alfonsine, ed in particolare larea sulla quale individuato il polo estrattivo, caratterizzato intensa attivit agricola, in cui sono prevalenti specie a coltivo-

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4. ANALISI DEL TERRITORIO

seminativo semplice di scarso pregio naturalistico. In particolare le aree individuate da questo strumento di pianificazione risultano estremamente semplificate, poich sottoposte allazione antropica che ne hanno modificato la fisionomia originaria, e caratterizzate da colture a seminativo semplice, che non costituiscono pertanto elementi tipici del paesaggio agrario a valenza paesaggistica di rilevante importanza; ne conferma infatti il PTCP che su tali aree non individua vincoli di alcun genere. La vegetazione naturale inoltre costituita da specie infestanti e/o ruderali che non rivestono particolare importanza dal punto di vista naturalistico e conservazionistico. La superficie che caratterizza le aree del polo pianeggiante e risulta esterna alle fasce di rispetto del Fiume Reno (200 m dal piede dellargine) a Sud e del paleoalveo del Po di Primaro coincidente con la S.P. 68 Ponte della Bastia Longastrino a Nord. Tale dosso risulta essere lunico elemento di importanza paesaggistica presente nelle vicinanze, per il quale il PTCP individua vincoli e fasce di rispetto dal quale le aree del polo risultano escluse. Per maggiori dettagli si rimanda al paragrafo 3.4.1 in cui viene indicato lart. 3.20A delle NTA del PTCP che norma appunto i paleodossi fluviali particolarmente pronunciati. Inoltre a Sud del polo presente unarea SIC- ZPS denominata Biotipi di Alfonsine e Fiume Reno (IT4070021) che coincide pi precisamente con il percorso del Fiume Reno gi ampiamente descritta al paragrafo 3.4.3. Dal punto di vista faunistico, lambiente caratterizzato da specie animali a carattere commensale che trovano rifugio e nutrimento nelle colture a seminativo. Tra i mammiferi e micromammiferi sono presenti lepre, riccio (nei terreni agricoli e terreni incolti), toporagno e topi selvatici (nei campi coltivati a cereali), tra gli uccelli invece allodole, fagiani, storni, gazze, passeri e cardellini; inoltre vi la presenza di roditori e quindi anche dei relativi predatori, sia notturni che diurni come i mustelidi (faine e donnole) e i rapaci (civette e poiane). Inoltre si rileva negli ambienti umidi presenti nelle vicinanze, in particolare in cava S.Anna e negli specchi dacqua di piccola estensione (al massimo qualche ettaro), una presenza molto diversificata di specie animali, tra cui anatidi, limicoli, aldeidi, etcin questi ambienti a batimetrie differenti caratterizzati da una vegetazione spontanea che offre maggiori possibilit di rifugio e di nidificazione.

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4. ANALISI DEL TERRITORIO

4.2.3 SITI DI INTERESSE COMUNITARIO (SIC) E ZONE A PROTEZIONE SPECIALE (ZPS) Nel territorio comunale di Alfonsine presente unarea SIC- ZPS Biotipi di Alfonsine e Fiume Reno (IT4070021) e unarea ZPS Valle del Mezzano e Valle Pega (IT4060008). Solo la prima si trova nelle vicinanze delle aree del polo. BIOTIPI DI ALFONSINE E FIUME RENO (IT4070021): SIC- ZPS Inquadramento dellarea Il sito costituito da tre aree situate nel comune di Alfonsine, distanti alcuni chilometri una dallaltra, caratterizzate da ambienti molto diversi. La pi settentrionale (SIC e ZPS), si estende dalle fasce boscate ripariali igrofile della golena destra del fiume Reno lungo una macchia boscata mesofila a Quercus robur, Populus alba, Acer campestre e Ulmus minor allinterno della golena abbandonata del Canale dei Mulini; al margine di tale macchia boscata sorge un antico fabbricato, oggi abbandonato, sede di una interessante colonia di Rinolofo maggiore Rhinolophus ferrumequinum. La seconda area (SIC e ZPS), situata attorno allincrocio di vari canali a Sud dello stradone Bentivoglio, comprende un boschetto igrofilo periodicamente allagato a Fraxinus oxycarpa, Salix alba, Ulmus minor, con una piccola garzaia, una piccola zona umida recentemente ripristinata su seminativi ritirati dalla produzione attraverso lapplicazione di misure agroambientali, due zone umide preesitenti e un tratto degli scoli Arginello e Tratturo. La terza area (solo ZPS), situata a Nord-Est del centro abitato di Alfonsine, costituita da una ex cava di argilla con bacino allagato (Stagno di Fornace Violani) ricco di vegetazione elofitica e bordato di siepi arboree. Habitat Quattro habitat di interesse comunitario, dei quali uno prioritario, coprono circa il 40% della superficie del sito: stagni temporanei mediterranei, foreste a galleria di Salix alba e Populus alba, boschi misti di quercia, olmo e frassino di grandi fiumi, laghi eutrofici naturali con vegetazione di Magnopotamion o Hydrocharition. Recenti ricerche indicano la presenza anche dei seguenti habitat di interesse comunitario: formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da cespugli su substrato calcareo (Festuco-Brometalia) con stupenda fioritura di orchidee, bordure planiziali, montane e alpine di megaforbie igrofile, percorsi substeppici di graminacee e piante annue dei Thero-Brachypodietea. Vegetazione Non sono presenti specie di interesse comunitario, da segnalare per specie rare come Leucojum aestivum e Euphorbia palustris. Mammiferi

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4. ANALISI DEL TERRITORIO

segnalata una specie animale di interesse comunitario: il Chirottero Rhinolophus ferrumequinum. Tra i numerosi altri mammiferi presenti sono da segnalare Myotis daubentoni e la Puzzola. Uccelli Sono presenti regolarmente almeno 21 specie di interesse comunitario di cui 8 nidificanti; tre di esse (Garzetta e Nitticora) nidificano in una garzaia presso il boschetto dei tre canali. Le altre specie nidificanti (Tarabusino, Falco di palude, Cavaliere dItalia, Martin pescatore e Averla piccola) sono localizzate nelle zone umide recentemente ripristinate e nello stagno dellex-cava Violani. Il sito ospita inoltre numerose altre specie, soprattutto durante le migrazioni. Rettili Presenza di una popolazione di Testuggine palustre Emys orbicularis, specie di interesse comunitario, dello stagno dellex-cava Violani. Anfibi Presente una specie di interesse comunitario: Tritone crestato Triturus carnifex. Abbondante la Raganella italica Hyla intermedia. Pesci Presenza Invertebrati Presenti i Lepidotteri Lycaena dispar, specie di interesse comunitario, e Zerynthia polyxena. Il sito include inoltre le tre stazioni (13 ettari in tutto) della Riserva Naturale Speciale Alfonsine di cui si dir in altra parte della documentazione di PAE. di una specie di interesse comunitario: Cobite comune Cobitis taenia.

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5. CALCOLO DEL FABBISOGNO

5. CALCOLO DEL FABBISOGNO


Il calcolo dei fabbisogni di materiali estrattivi stato articolato in stima dei fabbisogni di materiale inerte e in stima dei fabbisogni di materiali ad uso industriale (argille e gesso). La seconda stima, quella dei materiali ad uso industriale, quella che viene approfondita allinterno di questo strumento di pianificazione in quanto tutto il materiale estratto sar costituito da argille, limi e sabbie che verranno poi utilizzate dalle industrie presenti in situ. La stima dei consumi di questi materiali solo limitatamente basata sullandamento del consumo di materiale negli anni passati da parte dellallora non ancora definibile Polo di produzione dei laterizi. Infatti nel frattempo a Molino di Filo la capacit produttiva e commerciale delle industrie locali che utilizzano il materiale estratto in loco aumentata esponenzialmente. Ci si baser quindi sulle richieste esplicitate allAmministrazione Provinciale e Comunale, dai soggetti trasformatori locali. Tali richieste sono state attentamente valutate e vagliate dalle due Amministrazioni citate ed hanno trovato definizione nei documenti di PIAE poi debitamente ripresi in toto dal presente documento di PAE.

5.1 PREVISIONE PER IL PIAE 2002- 2011


Per il comune di Alfonsine, il PIAE indicava solo la stima dei fabbisogni decennali di argilla per laterizi. Questa venne elaborata sia sulla base dei quantitativi effettivamente estratti, tra il 1994 e il 2002, e sia sulla base delle esigenze del gestore dellallora singola fornace. Il calcolo medio annuo del materiale estratto per il Polo di Molino di Filo (area A e B) venne effettuato relativamente al periodo dellautorizzazione (relativa alla coltivazione delle cave) valida dal 1997 al 2001, e risultava essere pari a 30 977 m3. Come input vennero utilizzati i dati relativi alle dichiarazioni annuali del materiale estratto dal 1994 al 2002.

5.2 PREVISIONE PER LAGGIORNAMENTO DEL PIAE 2002- 2011


La stima dei fabbisogni venne condotta considerando le dichiarazioni di materiale estratto annualmente tra il 2002 e il 2006 fornite dai proprietari delle cave. Tali dati corrispondevano in pratica alle esigenze produttive dei gestori delle fornaci. La verifica condotta presso i gestori evidenzi la necessit di non utilizzare solo questi dati per stimare il fabbisogno di materiale per il funzionamento della fornace ma di verificare quanto indicato dal gestore stesso come fabbisogno. Il presunto fabbisogno annuo, sulla base del periodo di rilevamento 2002/2006, corrispose a

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5. CALCOLO DEL FABBISOGNO

14 255 m3 annui e delineava una fase di rallentamento della produzione/commercializzazione (legata alla messa in amministrazione controllata della fornace) e quindi del corrispondente rallentamento dellestrazione.

5.3 PREVISIONE PER LATTUALE PAE


La stima dei fabbisogni di materiali estrattivi da ricondursi al fabbisogno di materiale ad uso industriale (argille e limi), in quanto tutto il materiale estratto sar costituito da argille limi e sabbie che saranno utilizzate nella produzione di laterizi, dalle industrie presenti in loco. La stima dei consumi di questi materiali, basata sullandamento degli anni passati e sulle previsioni per i prossimi anni dipende dai consumi interni determinati dalla capacit produttiva e commerciale delle industrie che utilizzano il materiale estratto. Tale capacit produttiva stata stimata in accordo con il PIAE, pari a 500 000 m3 annui. Dei quali 400 000 sono da ascriversi allimpianto GRAL e 100 000 allimpianto Vela Fornaci Molino. A tali quantitativi si somma quanto precedentemente previsto dal PIAE e mai estratto (come indicato dal PIAE stesso), ne risulta quindi un quantitativo estraibile pari a 2 700 000 m3. precedentemente gi stato riportato che 700 000 m3 saranno destinati allestrazione dallAREA A e 2 000 000 di m3 dallArea B.

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6. MODALIT DI COLTIVAZIONE

6. MODALIT DI COLTIVAZIONE
6.1 AREE INDIVIDUATE PER LATTIVIT ESTRATTIVA
Lubicazione dei siti di cava allinterno dellarea del polo estrattivo individuato

dallAmministrazione Provinciale di Ravenna attraverso la programmazione del PIAE determinata in base alle proposte estrattive pervenute al Comune di Alfonsine e ritenute congrue e quindi accettate dalla stessa Amministrazione Provinciale. Le richieste di estrazione pervenute a Provincia e Comune sono da ricondursi ai seguenti soggetti: Si Cooperativa Agricola Braccianti G. Bellini di Filo di Alfonsine (RA); GRAL s.p.a.; Fornace Molino, Gruppo Vela S.p.a. ricorda che ogni attivit estrattiva sar regolata sulla base di apposite

Autorizzazioni/Concessioni e relative Convenzioni, eventuali cambi di propriet e/o subentri di soggetti diversi saranno appositamente regolate da quanto previsto dalle Normative Nazionali e Regionali che regolano il settore estrattivo. Si poi in presenza di un ulteriore richiesta che si configura per allesterno del polo e delle necessit produttive dei laterizi; di tale fattispecie che si configura non come intervento estrattivo vero e proprio ma bens come occasione di localizzata riqualificazione ambientale si dar conto in apposita parte della documentazione di PAE. La fattispecie comunque prevista e regolata dal PIAE e dai suoi contenuti. Nella sostanza il PAE individuer quindi indicazioni e prescrizioni per le future attivit di cava e per la redazione dei relativi progetti destrazione e ripristino, che dovranno essere redatti dai vari soggetti estrattori. I soggetti estrattori dovranno attenersi a tali indicazioni/prescrizioni. Le definizioni insite nel presente PAE tengono conto delle potenzialit estrattive, della qualit del materiale da estrarre e dellimpatto che le attivit in oggetto potranno generare nei confronti del territorio. Riguardo alla superficie complessiva disposta dal PIAE, il presente documento di PAE definisce le superfici estraibili (e cio le future superfici di espansione) a 151.00.00 Ha (in linea con quanto previsto dal PIAE), su tali superfici si potranno estrarre i 2 700 000 m3 concessi dal PIAE. Lestensione e lesatta definizione del polo riportata in tavola 1 - Ubicazione, alla quale si rimanda.

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6. MODALIT DI COLTIVAZIONE

Le varie aree indicate per le attivit estrattive contenute nel polo sono funzionali allo sfruttamento pi logico delle risorse. In sostanza oltre a consentire lestrazione dei materiali che soddisfano le necessit degli impianti di lavorazione, lubicazione di tali aree si rivela altres la pi consona dal punto di vista logistico e dellassetto delle diverse propriet, anche in relazione allassetto della viabilit daccesso e di servizio (come meglio specificato in apposito punto del presente PAE). Il presente PAE si pone lobbiettivo di uniformare le future attivit estrattive a quelle sino ad oggi condotte. Ci ove queste abbiano dimostrato efficacia non solo di sfruttamento del giacimento ma anche di ripristino ambientale. Ove invece ci non sia sufficientemente avvenuto, il presente PAE si prefigge lo scopo di essere occasione di miglioramento, nonch occasione di uniformare ed adeguare le situazioni residuali connesse a precedenti attivit estrattive non normate (da ricondursi cio a periodi precedenti alla definizione del complesso pianificatorio PTCP- PIAEPAE). 6.1.1 CALCOLO DEI VOLUMI ESTRAIBILI Il volume dei materiali concessi allestrazione stato calcolato sulla base delle richieste pervenute a Provincia e Comune e relative alla produzione di laterizi prevista nel prossimo quinquennio. Le superfici sono state invece concesse in base alla disponibilit dei soggetti esercenti le attivit estrattive (tramite disponibilit proprie od appositi accordi con terzi) ed in base alla disponibilit del soggetto estrattore che storicamente ha condotto lattivit estrattiva in quello che attualmente stato individuato come polo estrattivo. A tale soggetto, la Cooperativa Agricola Braccianti G. Bellini di Filo di Alfonsine (RA), la precedente e mai attuata (per motivazioni varie) definizione del PIAE, concedeva superfici e quantitativi despansione delle due aree sulle quali storicamente conduceva la propria attivit estrattiva, ovvero: Area A: Cava S. Anna; Area B: Cava Campeggia;

Comunque anche il materiale che sar estratto dal soggetto estrattore Coop. G. Bellini non potr che essere destinato alla necessit produttive delle fornaci, ci sulla base di quanto rigidamente ed esplicitamente indicato dal PIAE. Come gi precedentemente riportato il PIAE concede lestrazione di 2 700 000 m3 di materiale sullintera area del polo, in seguito ad approfondimenti e considerazioni discendenti dallanalisi di numerosi elementi locali il presente PAE suddivide tale quantitativo come di seguito indicato. Area A: cava S. Anna: 700 000 m3 di materiale Area B: cava Campeggia: 2 000 000 m3 di materiale
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6. MODALIT DI COLTIVAZIONE

6.1.1 MODALITA DI COLTIVAZIONE DELLE CAVE DEL POLO


Il PAE vuole consolidare lutilizzo delle corrette pratiche estrattive sinora utilizzate nelle cave S. Anna e Campeggia che nel corso del loro lungo periodo di sfruttamento/coltivazione non hanno mai originato problematiche di dissesto ambientale o territoriale. Come gi in precedenza riportato le due cave sono state coltivate in maniera sostanzialmente superficiale (per profondit comprese fra 1,50 per la Cava Campeggia e 2,50 m dal p.c. per la Cava S. Anna). La nuova definizione del PIAE concedendo volumetrie ben pi consistenti e presuppone quindi modalit di coltivazione a profondit ben maggiori soprattutto per lespansione dellArea B. Il presente PAE impone comunque che la transizione dalla coltivazione superficiale (attualmente eseguita) alla coltivazione profonda (prevedibile per la futura espansione) per lArea B (dove logicamente si andr ad intaccare la falda) avvenga con la massima gradualit. Anche per lArea A si prevede un approfondimento degli scavi, anche se probabilmente per profondit inferiori a quelle dellArea B. Le logiche di continuit e di gradualit degli approfondimenti di scavo ha valenza paesaggistica, ci si propone cio di avvicinare i ripristini ambientali finali ad una situazione la pi possibile assimilabile ad assetti il pi possibile naturali. Logicamente data la natura delle opere previste (estrazione di risorsa fossile) ci dovr contemperarsi con le necessit che stanno alla base della decisione di sacrificare materiale naturale. In sostanza, per lArea A, le modalit di coltivazione del giacimento prevedono lasportazione del materiale tramite mezzi meccanici (pala e scavatori meccanici) ed il successivo accumulo temporaneo su porzioni di area appositamente destinate. Lo scavo potr interessare la falda freatica. Delle attitudini della falda (naturali oscillazioni stagionali ecc.) s gi detto in altra parte della presente relazione. Evidentemente un piano che metta in conto lestrazione di materiale argilloso e limo- sabbioso nelle basse pianure padane deve affrontare la tematica dellestrazione in falda. Si deve comunque considerare che si intaccheranno le falde freatiche sospese (ovvero falde non correttamente definibili freatiche sulla base delle pi accettate definizioni di bibliografia tecnica di riferimento) e che le lunghe esperienze di coltivazione relative alla Cava S. Anna ed al vicino territorio della Provincia di Ferrara/ Comune di Argenta (si porta come esempio la Cava Garusola) hanno dimostrato come il fenomeno di depauperamento della falda pur essendo evidentemente ed innegabilmente presente per riconducibile ad effetti molto modesti. Si rilevano infatti modesti (centimetraci) abbassamenti del pelo libero della falda che si protraggono su distanze molto ridotte (poche decine di metri) dallo specchio di cava. Le situazioni geologicodeposizionali e idrogeologiche delle due cave citate sono altamente congruenti e quindi

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6. MODALIT DI COLTIVAZIONE

ottimamente comparabili in quanto in qualche modo tributarie della stessa vena fossile di alimentazione, quella del paleo Primaro. Vena che o per continuit diretta (caso della Cava Garusola) o per perdite di sub- alveo e/o controllo piezometrico (Cava S. Anna e sua espansione) alimentano le aree citate. Lelemento di difformit fra Cava Garusola (FE) e Cava S. Anna- Area A costituito dalla quota delle cave rispetto alla vena alimentante del paleo Primaro. Mentre la Cava Garusola abbondantemente al di sotto del Primaro (come lo tutta la fascia di territorio della Provincia di Ferrara) la soggiacenza della Cava S. Anna- Area A molto inferiore. Il fattore piezometrico quindi ridotto e contrariamente a quanto avviene in Cava Garusola, nella Cava S. Anna, gli scavi destrazione non sono sempre costantemente in falda. La presenza delle acque cio regolata dalla stagionalit (delle precipitazioni e del regime termico). Le interazioni con la falda in questo caso determinano quindi un assetto paesaggisticoambientale assimilabile ai naturali prati umidi. La progettazione degli interventi dovr comunque essere dotata ed anzi dovr essere basata sullapposito bilancio idraulico previsionale. Per lArea B, date le esigenze estrattive del presente PAE, la coltivazione del giacimento despansione non si potr realizzare sullintera superficie alle stesse ridotte profondit adottate dallattuale coltivazione della Cava Campeggia. Solo la modesta espansione verso Est dellattuale Cava Campeggia sar condotta per le stesse attuali profondit massime. Larea compresa fra lattuale Cava Campeggia e lo Scolo Menate potr essere coltivata per profondit massime pari a 7,00 m dal p.c. Fra lattuale Cava Campeggia e le zone di massimo approfondimento dovr esservi gradualit e dovranno massimamente evitarsi gradini morfologici e/o batimetrici. Logicamente linserimento di tale nuova modalit estrattiva dovr richiedere la massima attenzione progettuale. La progettazione dovr dettagliare le metodologie di estrazione in falda ed Il bilancio idraulico dovr tenere attentamente conto di tali metodologie. Dovranno tenersi in attento conto aspetti quali stabilit dei versanti di scavo e di abbandono. Dovr assolutamente garantirsi la stabilit delle eventuali strutture antropiche presenti nellintorno (anche allargato) dellarea di cava, di qualsiasi natura esse siano. Anche la progettazione del ripristino dovr essere basata su una attenta valutazione dellambiente circostante e delle conseguenze dellinserimento di un nuovo ambiente in quello dellattuale stato di fatto. Si ricorda ulteriormente come le progettazioni destrazione dovranno trovare il consenso delle apposite strutture tecniche di valutazione, che fra laltro dovranno/potranno valutare il corretto inserimento delle porzioni sulle quali si (eventualmente) proporr lestrazione alla profondit massima di 7,00 m dal p.c., anche dal punto di vista degli aspetti di congruit gi precedentemente citati. Non inopportuno insistere sul fatto che non tutta lintera Area B potr essere coltivata alla profondit massima di 7,00 m dal p.c. Tale profondit deve inoltre altres essere intesa come la
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6. MODALIT DI COLTIVAZIONE

massima raggiungibile qualora il progetto destrazione/recupero dimostri la congruenza (sotto i molti punti di vista sopra ricordati) di tale profondit.

6.1.2 ASPETTI IDROLOGICI CONNESSI ALLATTIVIT ESTRATTIVA


Dal punto di vista idrografico, lattivit estrattiva, date le metodologie e le tecniche che verranno utilizzate, non modificher e non dovr in alcun modo modificare lorganizzazione della rete di scolo (come descritta allapposito punto della presente documentazione), a meno che ci non venga proposto e/o accettato dagli Enti che governano il territorio dal punto di vista idraulico (Consorzio di Bonifica, Autorit di Bacino del Fiume Reno). Come gi in precedenza citato ci pu andare nella direzione di realizzare riserve dacqua e/o possibilit di immagazzinamento/laminazione/espansione delle acque di piena del Fiume Reno e/o del reticolo di bonifica. Le ubicazioni destrazione previste dal presente PAE sono in continuit con aree di cava sulle quali lattivit estrattiva si svolge ormai da lungo tempo, le esperienze cos maturate non hanno mai ricondotto a problematiche idrauliche a carico del reticolo idrico locale. Si sono per potute riscontrare nel tempo situazioni altamente localizzate di sofferenza idraulica, specialmente a seguito di periodi di prolungata e/o intensa piovosit, tali situazioni sono per da ascrivere alla mancanza di normale manutenzione dei corpi drenanti piuttosto che alla complessit della situazione topografico- idrografica. Il presente PAE, come gi citato si prefigge anche di normalizzare tali situazioni tramite lattenta ed apposita definizione dei documenti autorizzativi delle singole attivit estrattive (ovvero le Convenzioni che per Legge dovranno intercorrere fra i soggetti estrattori e lAmministrazione Comunale) ed a seguito di una attenta valutazione delle varie documentazioni progettuali. Nella fattispecie si potr richiedere ai vari soggetti estrattori di impegnarsi nella messa in sicurezza e/o la manutenzione di elementi idraulici e/o porzioni del territorio che seppure esterne alle varie aree di cava siano connesse alla funzionalit idraulica del territorio complessivo. In sostanza le attivit estrattive che saranno svolte, la loro progettazione e la loro esecuzione dovranno massimamente garantire la sicurezza idraulica delle aree stesse, del territorio complessivo del polo estrattivo e delle aree contermini (in un intorno ampiamente allargato) alle stesse aree estrattive. Anzi il complesso di ogni singola attivit estrattiva dovr essere garanzia di miglioramento idraulico delle superfici del polo e della fascia di territorio compresa fra il Fiume Reno, la Strada Provinciale 68 e le frazioni di Filo e Longastrino. Le progettazioni delle varie attivit estrattive dovranno quindi perseguire come primo obbiettivo tale miglioramento idraulico, facendo proprie le indicazioni e le Norme che il presente Piano

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propone agli appositi punti e condividendo (nelle apposite sedi) tali progetti con le Autorit competenti (Consorzio di Bonifica, Autorit di Bacino ecc.), adeguandosi ad ogni singola puntuale richiesta che eventualmente emerga da questi stessi enti. Allapposita tavola allegata alla presente documentazione (ed alle annesse N.T.A.), si riportano le varie distanze di rispetto dai vari elementi del territorio (fra i quali i vari corpi idrici) che necessitano di opportuni rispetti. Dal punto di vista idraulico queste distanze (oltre ad essere ovviamente congrue a quanto previsto dalla pianificazione territoriale) garantiscono senza ombra di dubbio la non variazione delle varie caratteristiche dei corpi idrici localmente presenti. Ci comunque non toglie che la progettazione dei singoli interventi dovr verificare e garantire che lassetto idrologico locale e complessivo non subisca alcuna variazione, anzi ogni singolo intervento destrazione dovr essere occasione di potenziamento ed implementamento del reticolo idraulico e delle sue funzionalit e potenzialit. Gli assetti e modalit/metodologie di coltivazione dovranno essere attentamente valutati da questo punto di vista e come precedentemente riportato, il confronto con gli Enti che gestiscono gli aspetti idraulici del territorio sar di primaria ed imprescindibile importanza. Similmente dicasi per le modalit e tipologie degli interventi di ripristino ambientale che oltre ad una attenta ed approfondita valutazione delle congruenze ambientali territoriali e paesaggistiche dovranno perseguire gli scopi idraulici indicati dagli Enti gestori di tale aspetto. In generale comunque si ricorda come oltre ad una accurata valutazione circa la garanzia della stabilit delle opere idrauliche attualmente presenti sullarea in esame (arginature, opere di presa e di presidio, stabilit del fondo dei vari canali, funzionalit delle idrovore e quantaltro), preventivamente allapertura delle operazioni estrattive e della successiva realizzazione delle varie opere di ri-naturalizzazione, occorrer eseguire un attento bilancio idrico connesso allapertura dei bacini di estrazione, ove lattivit estrattiva avverr in falda.

6.1.3 ASPETTI IDROGEOLOGICI CONNESSI ALLATTIVIT ESTRATTIVA


Le operazioni connesse alla coltivazione dei giacimenti che prevedano una qualsiasi interazione con la falda freatica dovranno essere basate su un attento bilancio idraulico previsionale (che dovr essere a sua volta basato su di attento studio dello stato di fatto). Eventuali abbattimenti forzati della falda (anche se puntualmente/altamente localizzati) dovranno essere attentamente valutati, progettati e realizzati, con riferimento alle metodologie ed ai livelli di abbattimenti che potranno essere messi in opera, soprattutto in relazione allindividuazione delle distanze massime di garanzia alle opere idrauliche locali. comunque preferibile evitare tali abbattimenti forzati. Lutilizzo di tale metodologia potrebbe essere previsto nei punti di approfondimento

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destrazione (dellArea B quindi) e quindi in terreni coesivi fortemente impermeabili. Nonostante lalta impermeabilit lazione di abbattimento della falda dovr essere comunque attentamente definita. Nella sostanza, per concludere e ribadire, occorrer produrre uno studio idrogeologico di elevato dettaglio nel quale vengano individuate tutte le prevedibili variazioni della situazione idrogeologica locale naturale, tali variazioni dovranno essere valutate anche in considerazione alla stabilit delle opere idrauliche locali (arginature e altri manufatti), ci sia in relazione alla situazione naturale, sia in relazione alle prevedibili modificazioni che tale situazione verr a subire a causa dellattivit estrattiva e considerando altres le finalit delle progettazioni di ripristino ambientale. Anche circa il chimismo della falda freatica, i singoli progetti estrattivi dovranno prevedere un adeguato studio. Tale studio dovr trovare lavvallo delle autorit di controllo competenti ma si pu brevemente indicare che dovr essere costituito dalla raccolta di opportuni campioni di acqua di falda e delle acque presenti nel reticolo idrologico superficiale e da successive analisi di laboratorio. I progetti di estrazione dovranno prevedere un appropriato Piano di Monitoraggio delle acque durante la coltivazione del giacimento ed anche post- opera. Si precisa comunque che tale studio dovr altres delineare lo stato di fatto precedente lapertura delle singole attivit di cava. A seguito dellindividuazione delle condizioni precedenti allattivit di cava, tramite analisi da eseguirsi regolarmente ad attivit di cava in corso, sar possibile valutare eventuali modifiche legate alla conduzione dellattivit estrattiva. In tal caso si dovr procedere ad una attenta analisi e verifica delle procedure estrattive ed eventualmente si dovr valutare le opportune variazioni da apportare alle stesse modalit estrattive.

6.1.4 STABILIT DELLE SCARPATE DI SCAVO


Con riferimento alla Legislazione Nazionale e regionale che regola il settore estrattivo, i progetti destrazione dovranno contenere un attento studio della stabilit delle scarpate di scavo, sia in fase di lavorazione che in fase di ripristino ambientale (qualora vi sia difformit fra lassetto delle scarpate caratterizzanti le due distinte fasi), che in fase di abbandono (a seguito ci del ripristino finale). Ad oggi, nelle attuali cave presenti nel polo, le profondit di scavo erano talmente modeste da restare abbondantemente sotto laltezza critica, non quindi possibile e non lo si ritiene nemmeno n formalmente corretto, n di competenza dello strumento di pianificazione imporre inclinazioni massime consentite. Lo studio circa la stabilit delle scarpate dovr per essere basato su indagini geotecniche opportunamente approfondite che prevedano la raccolta di campioni di terreno indisturbati da condurre ad opportune analisi di laboratorio geotecnico (che dovranno essere dotati delle necessarie Auotizzazioni Ministeriali sulle terre). Si
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potranno/dovranno altres realizzare indagini penetrometriche statiche lungo il perimetro degli ipotizzati fronti di scavo, in numero opportuno. Le verifiche dovranno essere condotte tenendo in considerazione la sismicit dellarea come discendente dallOPCM 3274/03 (e successive) e secondo i contenuti della corrente Normativa Sismica 8D.M. 14/01/08- N.T.C.). Come da disposizioni di Legge, il soggetto estrattore dovr ogni anno presentare apposita relazione relativa alla stabilit dei fronti di scavo eseguiti, nel caso si riscontrino problematiche di stabilit anche localizzate si dovranno prendere gli opportuni procedimento progettuali e realizzativi.

6.1.5 ASPETTI LOGISTICI DI VIABILIT FUTURA ED ATTUALMENTE ESISTENTE


Lubicazione e la conformazione complessiva del polo estrattivo (e delle varie proposte di cava) delineano un assetto complessivo di basso impatto/disturbo alle attivit antropiche ed alle infrastrutture pubbliche. Il polo estrattivo e le relative aree di cava sono infatti sufficientemente lontane dai centri abitati dei Comuni di Alfonsine e di Argenta ed il traffico veicolare che ne deriver non interesser strade provinciali o altre importanti direttrici di traffico locale. Si ricorda infatti che il PIAE consente lestrazione di materiale ad esclusiva destinazione delle fornaci GRAL e Molino di Filo Vela. Anche i volumi destrazione consentiti sono infatti stati calcolati sulle esclusive necessit dapprovvigionamento delle due realt industriali. Il materiale non pu quindi essere destinato ad altri soggetti e quindi non potr circolare sulla viabilit pubblica (ad esempio la S.P. 68 ed altre esterne al polo). Ci possibile in quanto le ubicazioni di cava sono a tergo delle fornaci e non necessitano di transito sulla S.P. 68. Da questo punto di vista lubicazione del polo estrattivo particolarmente felice allinterno dellintera realt provinciale. Nel complesso quindi occorrer solamente porre particolare attenzione alle poche abitazioni sparse presenti ai bordi dellarea estrattiva proposta, che verranno meglio indicate in apposita documentazione grafica allegata ed alle relative fasce di rispetto (anchesse rappresentate in Tavola 5 Vincoli e fasce di rispetto. Gli interventi di abbattimento dei disagi connessi allattivit estrattiva e di ripristino ambientale dovranno dunque essere valutati e realizzati con particolare attenzione nei confronti di tali obbiettivi sensibili; la messa in opera di tali interventi dovr comunque in ogni caso precedere linizio di qualsivoglia attivit destrazione e/o di cantierizzazione. Il recapito agli impianti di produzione dei laterizi di propriet di GRAL e Vela della totalit del materiale estratto avverr quindi attraversando fondi agricoli e le due seguenti strade comunali: Via Rondelli ad Ovest;

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Via Chiavica di Legno ad est.

Al riguardo di tali strade i soggetti gestori delle attivit si impegneranno e saranno impegnati da apposite convenzioni (fra di essi e lAmministrazione Comunale) a garantire il totale rispetto del mantenimento delle caratteristiche fisiche, geometriche e di transitabilit delle stesse strade e dei servizi/pertinenze ad esse connesse. Nella sostanza tali convenzioni obbligheranno i gestori a mantenere le strade, sia dal punto di vista ordinario che straordinario. Le convenzioni potranno altres eventualmente imporre (se del caso) la realizzazione di migliorie allopera stradale stessa da cedere poi alla normale disponibilit Comunale. LAmministrazione Comunale si riserva poi di valutare le varie proposte di viabilit interna ed eventualmente di individuare ed imporre percorsi alternativi. La viabilit dovr trovare altres lapprovazione degli altri Enti che gestiscono opere e manufatti idraulici (canali, fossi ed altre ulteriori opere idrauliche) e stradali (ad esempio i ponti). Il presente documento di PAE indica, in Tavola 5 Vincoli e fasce di rispetto, ai progettisti dei singoli interventi estrattivi due (per lArea A e per lArea B) corridoi di viabilit allinterno dei quali dovranno svilupparsi le singole proposte di transito da e per le singole cave. La progettazione complessiva e di ogni singolo aspetto tecnico di tali viabilit dovr essere attentamente valutata relativamente alla tipologia dei transiti, al loro numero ed alla loro frequenza (annua, giornaliera e oraria), ai disagi connessi in rapporto agli eventuali recettori sensibili ed alle mitigazioni necessarie. Le distanze dai vari elementi del territorio dovranno rispettare quanto previsto di legge. Si osservi comunque che i corridoi di transito proposti dal presente PAE sono in logica continuit con il transito sinora utilizzato e con la conformazione del polo estrattivo e delle propriet dei terreni in esso contenuti ed anche in logica continuit con ci che presumibilmente sar la futura espansione del polo estrattivo. Ad oggi lattuale soggetto estrattore (oltrech proprietario delle superfici delle due cave: S. Anna e Campeggia), per il recapito dei materiali estratti al piazzale delle due fornaci (GRAL e Molino di Filo- Vela) utilizza i seguenti percorsi: 1) dalla Cava S. Anna: semplice attraversamento della Via (strada Comunale) Chiavica di Legno o breve percorrenza di questa (il piazzale della fornace GRAL posto sostanzialmente di fronte alla Cava S. Anna, quello della Fornace Molino- Vela dista 100 m circa). 2) dalla Cava Campeggia: attraversamento di ponticello su scolo consortile lungo Via Rondelli (strada Comunale), semplice attraversamento della stessa Via Rondelli, transito su pista in terra battuta lungo lo Scolo Menate tracciato su terreni di Propriet Coop. Braccianti, immissione sulla Via Chiavica di Legno e transito su di questa sino ai piazzali delle fornaci

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GRAL e Molino di filo- Vela, per una lunghezza di circa 300 m circa per GRAL e circa 400 m circa per Vela. Le due strade Comunali presentano fondo di ghiaia, labbattimento delle polveri e la sistemazione degli eventuali dissesti sempre stato a carico, come da Convenzione, del soggetto estrattore. La pista lungo lo Scolo Menate di propriet della Coop. Braccianti (scorre su terreni della propriet) che lha realizzata e che comunque tenuta a mantenerne la transitabilit in totale sicurezza per i mezzi di cava e per i mezzi di servizio del Consorzio di Bonifica. Relativamente a tale pista e come gi precedentemente riportato, i soggetti utilizzatori dovranno osservare le distanze di rispetto allo Scolo Menate; qualora si dovesse verificare che tali distanze non fossero attualmente completamente conformi, i nuovi progetti destrazione dovranno uniformarvisi senza alcun ulteriore indugio. Logicamente data lubicazione delle due aree despansione che si dispongono ai margini Est e Sud della Cava S. Anna ed in sostanziale continuit con questa (e che vanno ad allargare il polo estrattivo verso Est) si individuano i seguenti due percorsi allinterno dei quali dovr svilupparsi la viabilit di progetto: 1) area a Sud della Cava S. Anna: si dovr transitare sulla Via Chiavica di Legno sino al piazzale delle fornaci, ovvero qualora fattibile (dato lassetto delle propriet dei vari terreni), realizzare una pista parallela a Via Chiavica di Legno atta allesclusivo transito dei mezzi di cava. 2) area ad Est della Cava S. Anna: si dovr transitare lungo la Via (strada Comunale) Filo ovvero e la cosa altamente preferibile dato che, visto lassetto delle propriet dei vari terreni appare fattibile, realizzare una pista parallela a Via Filo atta allesclusivo transito dei mezzi di cava. Sino ad oggi il transito degli automezzi di cava sulla Via Chiavica di Legno stato sufficientemente ridotto da non richiedere la pavimentazione della stessa, lAmministrazione Comunale si riserva in fase di valutazione dei vari progetti destrazione di richiedere leventuale pavimentazione (asfaltatura) ovvero il potenziamento complessivo (comprensivo anche di costituzione di un nuovo ed appositamente progettato e realizzato pacchetto di usura) di Via Chiavica di Legno e di Via Filo qualora si decidesse di utilizzare questultima per il transito dalla cava ai piazzali delle fornaci. Sicuramente comunque, qualora si decidesse (e la cosa venisse accettata) di transitare su Via Filo, si richieder lasfaltatura della strada stessa. Si osservi infatti che su tale via si affaccia una civile abitazione che dovr essere attentamente considerata relativamente alle mitigazioni ai disturbi che vi saranno apportati dal transito complessivo.

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6. MODALIT DI COLTIVAZIONE

6.1.4.1 Analisi di massima del traffico previsto sui corridoi di viabilita proposti Brevemente occorre osservare come il P.I.A.E. conceda al polo oggetto della presenta documentazione, lestrazione di 2 700 000 m3 circa di materiale. Ci implica un transito complessivo di 270 000 camion circa (135 000 in andata ed altrettanti in ritorno) sulla durata temporale di cinque anni, quindi 54 000 transiti annui e quindi pari a circa 235 transiti giornalieri (calcolati per 230 giorni lavorativi annui), in pratica circa 30 transiti/ora (8 ore lavorative al giorno). In realt riferendo tale cifra ad ogni singola direttrice di traffico che afferisce alle varie proposte di cava si evince che il collettore finale di Via Chiavica di Legno dovr sopportare circa 200 transiti giornalieri pari a 25 transiti/ora, da cui il potenziamento della struttura stradale precedentemente riportato. Lungo la Via Filo (ovvero lungo la preferibile pista alternativa) si realizzer invece una mole di transito ben pi modesta e pari a circa 18 transiti/giorno e cio circa 2,5 transiti/ora da tenere comunque in attenta considerazione data la presenza della civile abitazione precedentemente citata.

6.2 AREA DI TRASFORMAZIONE E MODIFICA DEL TERRITORIO


Durante liter di aggiornamento del PIAE di Ravenna, il Comune di Alfonsine ha chiesto linserimento nellelenco dei comuni che intendono realizzare migliorie fondiarie e/o opere di modifica alla morfologia fisica del territorio, come indicato allart. 7 delle NTA del PIAE. Il PIAE ha concesso lestrazione di 100 000 m3 di materiale per tali tipologie di intervento. Il presente documento individua unarea idonea per la realizzazione di interventi di trasformazione e modifica del territorio. Larea peraltro gi caratterizzata dalla presenza di un ambiente umido e localizzata in una porzione del territorio idoneo e compatibile con gli strumenti di pianificazione comunali e provinciali. Larea in questione rientra tuttavia nella fascia di pertinenza fluviale PF.V normata dallart.18 delle NTA del Piano Stralcio per Lassetto Idrogeologico del Fiume Reno, sar quindi necessario richiedere apposito parere di compatibilit allente competente, parere che sar quindi vincolante alla realizzazione del progetto. Tale intervento si configura come un intervento di rinaturalizzazione di unarea sulla quale attualmente si svolge attivit agricola a seminativo semplice. Lintervento prevede la realizzazione di un ambiente umido in continuit con quello gi esistente della medesima propriet.

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6. MODALIT DI COLTIVAZIONE

Larea, localizzata nelle vicinanze dellargine destro del Fiume Reno lungo Via Tre Pertiche, ha una superficie di 03.70.00 Ha circa ed prevista la rimozione di materiale di natura argillosa. Lestrazione potr avvenire per profondit massime di circa 2,50 m e dovr essere dotata dei necessari approfondimenti progettuali, fra i quali dovr prevedersi necessaria procedura di verifica di compatibilit ambientale (screening). Si ritiene che tale area non consentir lestrazione dellintero quantitativo di materiale previsto e tabellato dal PIAE, eventuali ulteriori richieste che dovessero porsi anche successivamente alladozione del presente documento potranno svolgersi nei termini e con le modalit previste dal PIAE e dalla presente documentazione di pianificazione qualora si configurino come occasione di modifica e trasformazione del territorio e sino allesaurimento dei quantitativi a disposizione.

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8. LE FASI AUTORIZZATIVE DELLE ATTIVIT INDIVIDUATE DAL PAE

7. MODALIT DI RIPRISTINO E SISTEMAZIONE FINALE


Scopo del presente paragrafo di indicare una linea di indirizzo e sviluppo complessivo, unitario ed a lunga pianificazione temporale che possa indirizzare lo sfruttamento e la successiva destinazione e riqualificazione del territorio del polo estrattivo oggetto del presente documento di pianificazione. Le opere e gli interventi di ripristino ambientale dovranno ricondurre ad una unitariet complessiva che leghi le due aree del polo oggetto del presente documento di programmazione (estensione dellattuale Cava Campeggia ad Ovest e della Cava S. Anna ad Est come precedentemente citato) e che delinei un ambiente complessivo di ripristino; tale ambiente dovr essere caratterizzato dalla migliore interazione possibile della variabilit di situazioni che discenderanno dal pi congruo sfruttamento delle risorse giacimentologiche e dalla successiva realizzazione di assetti ambientali sostenibili (o i pi sostenibili possibile) dal punto paesaggistico e naturalistico. In sostanza la coltivazione dei giacimenti non sar consentita in maniera massivamente uniforme, ma si dovranno realizzare diverse batimetrie (ove gli scavi avverranno in falda) sino a sfumare verso coltivazioni poco pi che superficiali, ovvero fuori falda. Si dovranno cio alternare e/o affiancare specchi dacqua (laghi di cava) profondi, poi meno profondi, sino a stagni/prati umidi che presentino fasce circostanti a destinazione agricola e/o di fruizione paesaggistica. Per destinazione agricola potr comunque intendersi una coltivazione diversa da una intenso sfruttamento estensivo e/o fortemente meccanizzato e/o fortemente chimico. Anzi dovr preferirsi una differenziazione dallutilizzo delle classiche pratiche agricole. Fra laltro dovr preferirsi la messa in opera di colture rustiche. Tutto ci dovr essere occasione di ricostituzione di ambienti agricoli di antica presenza nei pressi delle aree in esame, dove le alberature, anche di alto fusto e/o i boschi o boschetti trovavano posto nelle immediatezze degli specchi dacqua residuali. Si deve infatti osservare come lantico ambiente compreso fra la Strada Provinciale Bastia Longastrino e largine del Reno fosse costituito da paludi e boschi idrofili (si veda al proposito il di seguito allegato stralcio della Carta Napoleonica dell1814 che con eccezionale dovizia di particolarI descrive in maniera quasi artistica tale assetto).

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8. LE FASI AUTORIZZATIVE DELLE ATTIVIT INDIVIDUATE DAL PAE

Figura 4 - Stralcio della carta napoelonica

Tale ambiente complessivo dovr altres essere occasione fisica di raccordo fra le porzioni di territorio rappresentate dalle zone di protezione dellargine del Fiume Reno e delle Valli del Mezzano (in Provincia di Ferrara, a meno di dieci chilometri a Nord dellarea complessiva del polo estrattivo oggetto della presente documentazione). Occorrer a tal proposito aggiungere come gi attualmente la recente conduzione di numerosi fondi agricoli si sia indirizzata verso la creazione di zone umide (di superficie molto ridotte) che sono occasione di transito, riparo e pascimento di numerosa fauna ed avifauna stanziale e di passo caratteristica delle Valli del Mezzano. La realizzazione dellambiente molto pi ampio ed articolato di cui alloggetto dovr quindi prevedere come dato di input della progettazione, le fattispecie test proposte. Si dovranno ulteriormente prevedere spazi ed azioni di fruizione (latu-sensu) ambientale, quali la realizzazione di percorsi ciclo- pedonali, la realizzazione di punti atti alla sosta dei visitatori, la realizzazione di punti per la pratica del bird-watching, linserimento di cortine verdi, siepi ed alberature che anche tramite appositi supporti possano essere occasione per scolaresche ed appassionati di avvicinarsi alla ricostituita natura originaria (come precedentemente indicato) dei luoghi. Si vuole aggiungere che nel contermine Comune di Argenta (Provincia di Ferrara) a poco meno di qualche chilometro dallarea oggetto della presente documentazione, sono presenti aree di cava e poli destrazione, le cui modalit di ripristino prevedono quanto test riportato. Ci a ribadire quanto precedentemente enunciato e cio che il ripristino ambientale del polo in esame deve essere loccasione che consentir di creare un grande ambiente naturale ovvero un grande territorio compreso fra il Fiume Reno e le Valli del Mezzano, dove lagricoltura e la vita della fauna possano convivere in modo maggiormente equilibrato di quanto oggi non avvenga e

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8. LE FASI AUTORIZZATIVE DELLE ATTIVIT INDIVIDUATE DAL PAE

nel contempo possa creare occasione deducazione alla natura e di svago unendo fra laltro territori ascritti a diverse amministrazioni provinciali ma da sempre affratellati dallorigine del proprio territorio e della propria gente e dalla profonda radicazione nella vita delle campagne e prima ancora delle originarie valli paludose delle genti stesse. Questi enunciati sono relativi anche alla prossima espansione del polo (la futura estensione del polo destrazione di Molino di Filo gi pi volte ricordata e cio quella che andr a raccordare le attuali aree di espansione delle aree A e B). Nel senso che le modalit di sistemazione delle aree A e B dovranno costituire il prodromo di ci che si dovr realizzare (come sistemazione/destinazione finale) sullintero grande futuro polo. E ci avverr come se le aree A e B fossero una sorta di nuclei laterali dai quali iniziare e successivamente sviluppare, verso il centro, lazione di ripristino. Azione che complessivamente sarebbe pi corretto chiamare quindi di riqualificazione ambientale complessiva.

7.1 ASPETTI IDROGEOLOGICI CONNESSI AL RIPRISTINO AMBIENTALE DELLE SINGOLE AREE ESTRATTIVE
Come gi pi volte citato in precedenza nella presente documentazione, il presente documento di pianificazione intende anche presentare la possibilit che i singoli progetti di ripristino delle singole aree da coltivare possano valutare la possibilit di prevedere un utilizzo idraulico di porzioni delle stesse aree da ripristinare. Date infatti le forme delle aree del polo destrazione e data la sostanziale assenza di attivit, ed insediamenti umani, estese porzioni dellarea in esame potrebbero configurarsi come casse di espansione e/o bacini idrici ad uso irriguo. Nella sostanza i bacini idrici derivanti dalle coltivazioni del giacimento potranno/potrebbero contestualmente rappresentare occasione di parziale aiuto e sostegno in occasione di episodi di crisi del sistema di bonifica, in occasione di eventi meteorici di eccezionale gravit e contestualmente occasione di stoccaggio delle acque per un utilizzo irriguo, anche tramite leventuale creazione di arginature a basso impatto, cio ridotta altezza/modesta inclinazione. Su estese superfici, la capacit di recepire (stoccare) quote dacqua anche modeste pu infatti rappresentare interessanti alternative di scarico del reticolo idraulico. Logicamente tale possibilit dovr essere attentamente valutata ed inserita nelle varie progettazioni di ripristino ambientale gi precedentemente esposte. La condivisione di tali singole eventualit con il Consorzio di Bonifica condizione necessaria ed indispensabile. Si ricorda che nel caso si volessero perseguire tali possibilit occorrer ricondursi alle apposite legislazioni e regolamentazioni Nazionali e Regionali.

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8. LE FASI AUTORIZZATIVE DELLE ATTIVIT INDIVIDUATE DAL PAE

8. LE FASI AUTORIZZATIVE DELLE ATTIVIT INDIVIDUATE DAL PAE


8.1 ATTIVIT ESTRATTIVE
8.1.1 NORMATIVA COMUNITARIA, NAZIONALE E REGIONALE DI RIFERIMENTO Direttiva 85/337/CEE Valutazione dell' Impatto Ambientale di determinati progetti pubblici e privati con le modifiche apportate dalla Direttiva 97/11/CEE e dalla Direttiva 2003/35/CEE. Decreto del Presidente della Repubblica 12 aprile 1996. Decreto Legislativo 152/2006 Norme in materia ambientale e smi. Decreto Legislativo 4/2008 Ulteriori disposizioni correttive ed integrative del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante norme in materia ambientale Legge Regionale n.9/99 Disciplina della procedura di valutazione dellimpatto ambientale. Deliberazione della Giunta Regionale 1238/2002 Approvazione Direttiva generale sullattuazione della L.R. 9/99 Disciplina della procedura di valutazione dellimpatto ambientale e delle Linee guida generali per la redazione e valutazione degli elaborati per la procedura di verifica (scrrening) e del SIA per la procedura di VIA (art.8, L.R. 9/99). Legge Regionale n.17/91 Disciplina delle attivit estrattive. Legge Regionale n.7/2007 Disposizioni in materia ambientale. Modifiche ed integrazioni a leggi regionali. 8.1.2 PROCEDURA DI VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE Il settore delle attivit estrattive un settore ad alto rischio in quanto produce impatti sia temporanei che permanente sul territorio, in particolare relativamente alla trasformazione dellambiente e del paesaggio e al consumo delle risorse non rinnovabili. Tuttavia si configura come un settore di elevata importanza economica in quanto fornisce il materiale necessario alle industrie di trasformazione. A tal proposito, seppur producendo degli effetti sul territorio, la valutazione delle matrici ambientali deve essere il punto di partenza per la corretta localizzazione e la gestione dellattivit estrattiva. Un primo passo per valutare la compatibilit ambientale la redazione di piani di settore, sia provinciali che comunali. Il PIAE ha il compito di determinare il corretto fabbisogno di inerti, sulla base delle risorse disponibili e sulle richieste di mercato, e lidonea localizzazione delle aree, valutando in questa fase i vincoli, le aree di tutela sul territorio, le matrici ambientali coinvolte per poi definire i criteri per la coltivazione e la sistemazione finale.

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8. LE FASI AUTORIZZATIVE DELLE ATTIVIT INDIVIDUATE DAL PAE

Il PAE tratta in maggior dettaglio gli interventi considerati dal PIAE, recependone le sue previsioni e fissa le destinazioni finali e la localizzazione degli impianti di prima lavorazione. Sulla base degli strumenti sopra citati vengono poi presentati i progetti di attivit estrattiva, relativi alle aree individuate dal PIAE/PAE, per la procedura di verifica (screening) e/o per la procedura di valutazione di impatto ambientale (VIA). Liter procedurale e la definizione dei contenuti di questi progetti dovranno rispettare i disposti normativi indicati nella L.R. 9/99 e s.m.i. Disciplina della procedura di valutazione dellimpatto ambientale nel testo revisionato a seguito dellintegrazione con il D.Lgs 152/2006 Norme in materia ambientale come modificato dal D.Lgs 04/2008 Ulteriori disposizioni correttive ed integrative del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante norme in materia ambientale, MATRICI AMBIENTALI DA VALUTARE Le attivit estrattive producono degli impatti sia permanenti che temporanei, sia negativi che positivi. Essenzialmente gli impatti sono di carattere ambientale ed in particolare coinvolgono le seguenti matrici: aria, acqua, suolo e sottosuolo, flora e fauna, Di seguito vengono indicati gli impatti negativi per ogni matrice considerata: 1. Aria: a. incremento del livello di inquinamento atmosferico derivante dal traffico veicolare indotto dallattivit; b. immissioni di polveri nellambiente derivanti dalla movimentazione del materiale estratto; c. modiche nel microclima nel caso di realizzazione di uno specchio dacqua di elevate dimensioni. 2. Acqua: a. variazioni della superficie della falda a seguito della realizzazione dello scavo; b. aumento della vulnerabilit della falda con possibile trasferimento, se presenti, degli inquinanti attraverso la falda stessa; c. la realizzazione di uno specchio dacqua determina una maggior esposizione della superficie della falda per cui modifica lequilibrio di bilancio idrologico ante-operam. d. Inquinamento delle acque superficiali nel caso di sversamenti accidentali sul suolo; e. Inquinamento delle acque superficiali per scarichi diretti; f. Inquinamento delle acque superficiali per la movimentazione di materiali contaminati. 3. Suolo e sottosuolo: a. sfruttamento del suolo; b. consumo di una risorsa non rinnovabile. 4. Flora e fauna: a. modifiche degli habitat naturali; b. disturbo per le specie faunistiche presenti.
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8. LE FASI AUTORIZZATIVE DELLE ATTIVIT INDIVIDUATE DAL PAE

5. Sistema insediativi e socio-economico: a. eventuale incremento del traffico locale da parte del traffico indotto se i mezzi devono percorrere la viabilit principale; b. sfruttamento eccessivo della risorsa non rinnovabile. 6. Clima acustico: a. Incremento dei valori di immissione derivante dai mezzi a servizio dellattivit b. disagi per le abitazioni presenti nelle immediate vicinanze 8.1.3 MONITORAGGIO E CONTROLLO Allinterno della documentazione richiesta sia per la procedura di verifica che per quella di valutazione di impatto ambientale, richiesto dalla normativa vigente la predisposizione di un piano di monitoraggio in cui sono previste le misure per ridurre, compensare o limitare gli impatti ambientali negativi. I risultati del monitoraggio proposto devono essere trasmessi annualmente allAutorit competente come indicato allapposito articolo delle NTA del PIAE. Lo Studio di Bilancio Ambientale, presente sia nel documento di Valutazione di Sostenibilit Ambientale e Territoriale (ValSAT) del PIAE di Ravenna che nella Valutazione di Sostenibilit Ambientale del PAE, hanno consentito di stimare gli impatti che le attivit estrattive inducono sulle principali componenti ambientali e territoriali della provincia ravennate e ad ogni polo estrattivo stato attribuito un livello di criticit (LK) in funzione dellimpatto indotto dalle attivit di cava (Ie) e della valenza strategica (Vs). In particolare, il Polo di Molino di Filo, a seguito delle SBA del PIAE di Ravenna, ricade nel livello di criticit LKIV criticit elevate, combinazioni di elevata tutela e grandi dimensioni. Ad ogni livello di criticit corrisponde un ben determinato piano di monitoraggio e controllo, che nel caso in esame (M5) prevede: 1. monitoraggio delle acque sotterranee; 2. monitoraggio ambiente idrico superficiale e sotterraneo; 3. monitoraggio fotografico delle fasi di esecuzione; 4. monitoraggio rumore/vibrazioni e polveri delle acque sotterranee. Tuttavia, poich in fase di redazione del PAE, le superfici di escavazione sono state ridotte da 322.80.00 Ha a 151.00.00 Ha, e visti gli esiti dello SBA del PAE, ovvero che gli impatti attesi calcolati risultano meno di un terzo rispetto a quelli massimi fissati, si fissa un livello di criticit LK II criticit moderate e un relativo piano di monitoraggio M2 che prevede: 1. monitoraggio delle acque sotterranee; 2. monitoraggio ambiente idrico superficiale e sotterraneo;
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8. LE FASI AUTORIZZATIVE DELLE ATTIVIT INDIVIDUATE DAL PAE

Sia lallegato 1 delle NTA del PIAE di Ravenna che lapposito allegato delle NTA del PAE, indicano in che modo eseguire il monitoraggio, che pu essere integrato o modificato su richiesta di Comune e Provincia in seguito allaggiornamento del quadro analitico che si verr progressivamente a delineare, anche in relazione ad eventuali situazioni critiche riscontrate. Il monitoraggio delle acque sotterranee prevede le misure delle quote piezometriche e dei valori di alcuni parametri fisico-chimici (potenziale redox, ossigeno disciolto, pH, conducibilit elettrica, temperatura dellacqua), da effettuarsi con rilevazioni in situ con cadenza almeno semestrale (indicativamente nel periodo di massima stratificazione termica estiva e dopo le piene autunnali). Il monitoraggio dellambiente idrico superficiale e sotterraneo prevede una campagna di analisi, da effettuare prima dell' inizio della coltivazione della cava e durante la fase di coltivazione, nei piezometri e nei laghi allinterno dellarea di cava. Devono essere eseguite analisi della qualit delle acque con ricerca dei seguenti parametri con frequenza semestrale (indicativamente nel periodo di massima stratificazione termica estiva e dopo le piene autunnali): pH, ossigeno disciolto, conducibilit, temperatura, azoto ammoniacale, nitroso e nitrico, fosforo solubile e totale, silice reattiva disciolta. I rilevamenti devono essere eseguiti nel bacino di cava lungo la colonna di massima profondit, intervallando i prelievi come di seguito riportato: zero metri (pelo libero dellacqua), un metro, due metri, quattro metri, otto metri, dodici metri, ecc., fino a raggiungere la quota di fondo lago. Lo scopo quello di ricostruire in modo sufficientemente attendibile landamento dei parametri campionati lungo la verticale del bacino lacustre. Per i laghi di cava di superficie inferiore a 100.000 m2 sufficiente individuare ununica stazione di rilevamento; per laghi di cava di superficie superiore le analisi summenzionate devono essere ripetute su due stazioni di campionamento distinte. Al termine della fase di coltivazione della cava, per un periodo di un anno le analisi della qualit delle acque devono essere eseguite secondo quanto indicato nel progetto di ripristino. 8.1.4 COMMISSIONE (C.T.I.A.E.) Conclusa la procedura di verifica (screening) con lesclusione da ulteriore procedura di VIA o di VIA con esito positivo, deve essere presentata la Domanda di Autorizzazione allattivit estrattiva che sar rilasciata dal Comune di Alfonsine, previo parere della Commissione Tecnica Infraregionale delle Attivit Estrattive. La documentazione necessaria per ottenere lautorizzazione per lattivit estrattiva deve essere conforme allart. 13 della L.R. 17/91 e s.m.i. e deve trattare i seguenti argomenti: 1. Titolo conferente la disponibilit dei terreni: TECNICA INFRAREGIONALE DELLE ATTIVIT ESTRATTIVE

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8. LE FASI AUTORIZZATIVE DELLE ATTIVIT INDIVIDUATE DAL PAE

a. il titolo di disponibilit pu essere rappresentato dal titolo di propriet dell' area; b. nel caso la richiesta sia presentata dal titolare del l' Attivit Estrattiva non proprietario del terreno, occorre sia presentata copia, con attestazione di conformit all' originale, del titolo, regolarmente registrato ai sensi di legge, in cui sia evidenziato il tipo di rapporto giuridico con la propriet (contratto d' affitto, con cessione o altro). 2. Certificato di iscrizione alla Camera di Commercio o, per le Societ, Certificato della Cancelleria del Tribunale, dal quale risulti la ragione sociale, la sede, l' indicazione del Legale rappresentante. 3. Estratti di mappa catastale e partita catastale del l' area interessata dall' Attivit Estrattiva. 4. Relazione geologica, idrogeologica e giacimentologica contenente i seguenti elementi: a. caratteristiche pedologiche del suolo; b. inquadramento geomorfologico e relativa cartografia in scala non inferiore a 1:5 000; c. inquadramento geologico e relativa cartografia in scala non inferiore a 1:5 000 sulla base di indagini geognostiche effettuate ad hoc, rappresentate in colonne lito-stratigrafiche e in almeno 2 sezioni geologiche ortogonali in scala non inferiore a 1:100; d. individuazione giacimentologica sulla base delle indagini effettuate in situ e delle analisi di laboratorio (geotecniche e granulometriche) effettuate sui campioni prelevati; e. inquadramento idrologico e cartografia in scala non inferiore a 1: 5 000 (eventualmente abbinata a quella idrogeologica) con individuazione del reticolo idrografico esistente; f. inquadramento idrogeologico, eventuali interferenze con lattivit in progetto e relativa cartografia in scala non inferiore a 1:5.000 con ubicazione dei piezometri, direzione di deflusso della falda, spartiacque e rappresentazione delle curve delle isobate e delle isofreatiche. 5. Piano di coltivazione della cava: a. relazione tecnica contenente i seguenti elementi:

individuazione delle caratteristiche agro-vegetazionali e degli ordinamenti colturali delle aree limitrofe; dati catastali, superficie totale, superficie destinata all' escavazione (con eventuale ipotesi di escavazione nelle aree di rispetto), superficie delle aree di rispetto, di manovra ed altro, rispetti alle distanze;

profondit massime di scavo, volume totale, volume utile asportabile, volume materiali da accantonare per le opere di risistemazione, fasi temporali di sfruttamento e relativi quantitativi annui estraibili sulla base delle caratteristiche del giacimento;

tipologia di uso del materiale estratto, modalit di accumulo del cappellaccio e dei materiali di scarto;
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viabilit pubblica e di cantiere; descrizione delle opere preliminari; verifica di stabilit per le scarpate di scavo prossime all' altezza critica (ai sensi del DM LL.PP. 11.3.88 e s.m.i.), nelle condizioni geotecniche pi sfavorevoli che si possano presentare in cava durante la coltivazione;

valutazione delle possibili interferenze dell' attivit estrattiva ed individuazione degli interventi mitigatori per la tutela del suolo e dell' ambiente;

b. planimetria corografica su base C.T.R. almeno in scala 1:2 000, sulla quale riportare il perimetro dell' area di cava; c. rilievo plani-altimetrico quotato dello stato ante-operam in scala non inferiore a 1:1 000 con la rappresentazione delle curve di livello equidistanziate almeno di 1 m e con adeguato numero di sezioni longitudinali e trasversali: le quote altimetriche devono essere riferite a capisaldi altimetrici di riferimento visibili ed inamovibili, muniti di schede monografiche; nel rilievo dovranno essere adeguatamente rappresentati viabilit, impianti, manufatti, elettrodotti, metanodotti, l' uso reale del suolo, tutti gli elementi paesistici che interferiscono con l' attivit estrattiva (rete drenante esistente, le zone boscate. quelle denudate, quelle coltivate, le eventuali evidenze morfologiche, nonch le alberature e le zone cespugliate presenti nella zona di attivita estrattiva), le tracce delle sezioni topografiche, etc; d. progetto di escavazione in scala non inferiore a 1:1 000, opportunamente quotato e riferito ai diversi anni di attivit, con adeguato numero di sezioni longitudinali e trasversali, chiaramente ubicate nelle tavole di cartografia; la rappresentazione grafica dovr contenere le seguenti indicazioni:

profondit massime di scavo, dell' inclinazione delle scarpate di escavazione in relazione alle caratteristiche tecniche dei materiali; distanze di rispetto del perimetro di cava dalle infrastrutture, fabbricati, rete idrografica, etc; progredire degli eventuali ritombamenti o delle opere di risistemazione correlate alle fasi di escavazione; viabilit di cantiere e/o pubblica; opere preliminari; localizzazione degli impianti di lavorazione e trasformazione; lotti annuali di scavo; recinzione dell' area di cava; viabilit interna ed esterna allarea di cava in entrata e in uscita;

e. carta, in scala non inferiore a 1:1 000 contenente con le seguenti indicazioni:

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8. LE FASI AUTORIZZATIVE DELLE ATTIVIT INDIVIDUATE DAL PAE


opere di protezione del suolo; fossi perimetrali per la raccolta e lo smaltimento delle acque provenienti dai fondi limitrofi.

6. Progetto di sistemazione finale della zona: a. relazione tecnica contenente i seguenti elementi:

progetto di sistemazione della zona durante e al termine dell' attivit estrattiva, definendo i lotti di ripristino, le modalit, nonch la destinazione del suolo al termine della sistemazione finale al fine di favorire un beneficio ambientale;

calcolo delle volumetrie necessarie per il tombamento e/o per ogni opera di sistemazione finale prevista; modalit di sistemazione e geometria delle scarpate ; rete di raccolta e smaltimento delle acque superficiali e sotterranee; eventuali interventi di rinaturalizzazione e ricostruzione vegetale;

b. elaborato grafico in scala non inferiore a 1:1 000 opportunamente quotato, con adeguato numero di sezioni longitudinali e trasversali con le seguenti indicazioni:

quote di risistemazione delle scarpate di ripristino; destinazioni finale delle aree; sistema di raccolta delle acque interne all' area di cava e del sistema definitivo di raccolta ed allontanamento delle acque provenienti dal dilavamento dei terreni circostanti;

impianti vegetazionali in previsione, e delle eventuali attrezzature, sentieri, con i relativi particolari costruttivi; eventualmente aree od opere di cui prevista in Convenzione la cessione al Comune;

7. Programma economico- finanziario: a. il programma esamina la produzione media annua, lutilizzazione e la destinazione del materiale scavato, sistemi e fasi di lavorazione in relazione alle macchine utilizzate e alle unit lavorative impiegate; b. Computo Metrico Estimativo per l' esecuzione delle opere di risistemazione della cava, secondo quanto previsto nel progetto, per l' importo da garantire tramite fideiussione bancaria o assicurativa, secondo quanto stabilito in convenzione; 8. Documentazione fotografica: a. panoramica di insieme e foto di dettaglio dellarea ante-operam b. planimetria indicativa dei punti di presa delle fotografie. 9. Proposta di convenzione:
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8. LE FASI AUTORIZZATIVE DELLE ATTIVIT INDIVIDUATE DAL PAE

a. la convenzione pu essere formulata in conformit allo schema di convenzione- tipo predisposto dalla Regione Emilia-Romagna con deliberazione G.R. n. 70 del 21.1.92 (o da sue modifiche e varianti elaborate a cura del l' Amministrazione comunale, o della stessa C.T.I.A.E.) che deve essere adottato con atto amministrativo dal Comune stesso. 10. Designazione del direttore dei lavori ai sensi del DPR 128/59. 11. Ogni altra documentazione e certificazione prevista dalla legge statale, ad esempio la domanda di escavazione in deroga alle distanze di rispetto indicate nelle NTA.

8.2 INTERVENTI DI MODIFICA E TRASFORMAZIONE DEL TERRITORIO


Per la definizione delliter procedurale e la definizione dei contenuti di questi progetti si rimanda al rispetto dei disposti normativi indicati nella L.R. 9/99 e s.m.i. Disciplina della procedura di valutazione dellimpatto ambientale nel testo revisionato a seguito dellintegrazione con il D.Lgs 152/2006 Norme in materia ambientale come modificato dal D.Lgs 04/2008 Ulteriori disposizioni correttive ed integrative del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante norme in materia ambientale, in quanto tali progetti rientrano nella categoria B.1.19 Dighe e altri impianti destinati a trattenere le acque o ad accumularle in modo durevole.

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