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Il celibato e la verginit per il Regno.

La genealogia di Ges sembra scritta apposta per mettere in luce il posto della verginit nella storia della salvezza. Per 42 volte si ripete il nome di un uomo che genera un altro uomo: Abramo gener Isacco, Isacco gener Giacobbe, ecc. Nessuna donna vi compare se non incidentalmente a rappresentare il peccato: Tamar, la prostituta, detta dea, ladultera. Ma ecco che arriviamo alla fine e tutto cambia. Giacobbe gener Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale nato Ges chiamato Cristo. Dalla quale, non dal quale, neppure dai quali. La catena si interrompe, la donna, la quale prima non era nulla, ora tutto. A pensarci bene, quale rivoluzione anche nella storia della condizione femminile. Lumanit come un fiume che adesso arrivato a una chiusa e riparte a un livello pi alto. ci che Ireneo chiama la ricapitolazione, cio il riprendere le cose dallinizio per portarle al loro compimento. Una frase celebre di Ireneo : come il primo Adamo fu plasmato dalla vergine terra, non ancora arata e seminata, cos il nuovo Adamo plasmato dalla Vergine Maria. Alla luce della verginit di Maria, vogliamo continuare la nostra riflessione sul celibato e la verginit per il regno dei cieli. In occasione del 16 centenario del Concilio Ecumenico di Costantinopoli, nel 381, quello che defin la divinit dello Spirito Santo, il santo Padre Giovanni Paolo II scrisse una lettera apostolica in cui tra laltro diceva: Tutta lopera di rinnovamento della Chiesa, che il Concilio Vaticano II ha cos provvidenzialmente proposto e iniziato, non pu non realizzarsi se non nello Spirito Santo, cio con laiuto della sua luce e della sua forza. E queste ultime parole sono sottolineate nelloriginale. Questa affermazione vale in modo del tutto particolare per il rinnovamento del celibato e della verginit consacrata e cercheremo di vedere subito perch. Io dico che lo Spirito Santo non fa cose nuove, ma fa nuove le cose, cio non crea dottrine e istituzioni nuove ma rinnova perennemente quelle create da Cristo, e una di esse proprio il celibato e la verginit. Questi sono valori splendidi che le mode e il tempo non possono alterare. Si potranno coalizzare tutte le forze e la sapienza di questo mondo, le scienze umane, per protestare contro questo ideale, fino a definirlo come ha fatto una nostra antropologa uninfamia del passato (a questo si possono aggiungere tutte le infedelt e i peccati di coloro che hanno scelto di abbracciare questi stati), ma essi resteranno perch li ha piantati Ges. Nessuno potr sradicare questa pianticella che il Figlio di Dio ha piantato con le proprie mani venendo in questo mondo. Potranno variare le modalit di attuazione, le leggi e i canoni che li regolano, ma mai verranno a mancare nella Chiesa la verginit e il celibato per il Regno. Partecipando a degli incontri vocazionali io ho avuto, a volte, limpressione che linvito a vocazioni di speciale consacrazione venissero fatti con questo tacito sottinteso: abbracciate la nostra vita, nonostante che essa comporti il celibato e la verginit, potrete infatti contribuire alla venuta del Regno, aiutare i poveri, coscientizzare le masse, vivere liberi dalle cose, promuovere la giustizia sociale. Dovremmo convertirci, perch questa mancanza di fede. E dovremmo avere il coraggio di invitare i giovani ad abbracciare la vita consacrata non nonostante la verginit e il celibato, ma a causa di essi o almeno anche a causa di essi. In passato questo ha attirato schiere di giovani. Il braccio del Signore non diventato pi corto oggi nel 21 secolo. In questultima meditazione vorremmo dunque riflettere sulla dimensione pneumatica del celibato e della verginit. Il posto dello Spirito Santo. Partendo dalla parola di Paolo in I Corinti 7,25, Quanto alle vergini non ho alcun comando del Signore, ma do un consiglio. In passato la verginit, come anche la povert volontaria e lobbedienza, sono state spiegate di preferenza con la categoria dei consigli evangelici, e su questo abbiamo la lucida sintesi di S.Tommaso dAquino nella Somma che viene sempre ripresa anche nella legislazione canonica. Quello che si poteva dire e capire della verginit e del celibato con tale concetto, stato credo ormai ampiamente illustrato e ben poco si pu aggiungere.

Forse perci conviene che cerchiamo di vedere quello che si pu capire partendo da unaltra categoria, usata dallapostolo proprio nello stesso contesto, la categoria di carisma. Ciascuno ha il proprio carisma, il proprio dono da Dio, chi in un modo, chi in un altro. ICor7,7. Cio lo sposato ha il suo carisma e il celibe, invece, ha il suo carisma. Lidea di dono, del resto, implicita nella stessa parola con cui Ges istitu questo stato nuovo nel mondo: Non tutti possono capire ma solo coloro ai quali donato di capire. Dunque alla base c un dono. Se la verginit essenzialmente un carisma, allora esso una manifestazione particolare dello Spirito, perch cos definito il carisma. Se allora un carisma pi un dono ricevuto da Dio che non un dono che noi facciamo a Dio, il carisma definita gratia gratis data, un dono gratuito. Per i vergini vale in particolare la parola di Ges: Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi. Non si sceglie la verginit, il celibato per entrare nel Regno, per salvarsi meglio lanima!, ma perch il Regno entrato in te, ti ha requisito!, si impossessato di te, ti ha scelto e tu senti il bisogno di rimanere libero da ogni legame per rispondere a questa chiamata. Se ci sono tanti che vogliono rimanere liberi per dedicarsi allarte o altre cause della vita, perch non ci devono essere persone che chiedono di rimanere libere per dedicarsi al Regno dei Cieli? Si profila anche qui la necessit di una bella e santa conversione che consiste nel passare dallatteggiamento di chi crede di aver fatto un grande sacrificio nella vita, allatteggiamento tutto contrario di chi si accorge di aver ricevuto un incredibile dono e si mette a ringraziare, non ha pi parole per ringraziare! A volte i nostri fratelli laici ci inducono in tentazione perch dicono magari, alcuni di essi: che bravi che siete stati a rinunciare ad avere una famiglia vostra, una carriera, per chiudervi in seminario. E noi finiamo per credere di aver davvero fatto un grande sacrificio, mentre la realt il contrario. Contrario che al momento in cui uno percepisce in modo pi o meno chiaro la propria vocazione, non pu non capire che quella una grazia straordinaria, forse, dal punto di vista esistenziale, la pi grande grazia dopo il Battesimo. Questo, in ogni caso, stato il modo in cui io ho percepito allinizio lo sbocciare della mia vocazione. La mia storia non ha nulla di speciale, ma la voglio accennare ugualmente perch questo anche al servizio della Parola di Dio. Io avevo 12 anni, era nel 1946, era da poco terminata la guerra, ero entrato in un seminario dei Cappuccini nelle Marche, non ancora sicuro di quello che avrei fatto nella vita. Dopo pochi mesi dalla mia entrata, ci fu un ritiro spirituale, il primo della mia vita. Ascoltare lannuncio delle verit eterne, lamore di Dio, Ges Cristo, la vita eterna, linferno, mi ricordo ancora limpressione della predica sullinferno, capii che la vita una cosa seria, che ne avevo una sola. Insomma, sentire quelle cose e sentirmi chiamato, sentire dentro di me chiara la vocazione religiosa, ma quello che ancora mi stupisce che a 12 anni ebbi cos chiara la visione della grandezza del dono che al sacerdote venuto a saggiare la mia vocazione io dicevo, con grande convinzione, che quella era la pi grande grazia ricevuta dopo il Battesimo. Un giorno ricordo che si andava a passeggio con tanto di abitino, anche i fratelli pi piccoli, eravamo a passeggio ed eravamo su una collina che sovrastava la citt di Fano, una collina dove c una abbazia di Camaldolesi. E mi ricordo che dicevo al mio compagno: vedi, a noi il Signore ha concesso di camminare come al di sopra del mondo. Ma quello che mi stupisce che dentro di me cera una chiarezza cos forte che tutti i miei studi posteriori mi sono stati in grado di ricostruire la grazia di Dio. E questo un ragazzo di 12 anni che aveva ancora negli occhi lorrore della guerra. Non vero che a 12 anni troppo presto per parlare di vocazione, se poi oggi non lo so, ma a quel tempo non lo era. Se dunque la verginit e il celibato sono un carisma, allora essi vanno vissuti carismaticamente!, cio come si vive di solito un dono! Nessuno a Natale riceve un bel dono, un regalo con lo spirito rassegnato, distratto, senza esprimere nessuna gioia, sarebbe un villano naturalmente.

Anzitutto il dono si riceve con umilt: Che cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto? E se l'hai ricevuto, perch te ne vanti come non l'avessi ricevuto? ICor 4,7 S. Ignazio di Antiochia scriveva: Se uno riesce a rimanere nella castit a onore della carne del Signore, vi rimanga con umilt, perch se se ne vanta perduto, e se si ritiene da pi del Vescovo (a quei tempi erano sposati) rovinato! Di una comunit di vergini, credo Royale, un visitatore apostolico, nel suo rapporto, dopo aver visitato questa comunit, scrisse: quelle donne sono pure come angeli, ma orgogliose come demoni. I celibi e i vergini sono pi esposti alla tentazione dellorgoglio e dellautosufficienza e il motivo che loro non si sono mai inginocchiati davanti a unaltra creatura, non si sono mai, mettendosi in ginocchio, come si faceva una volta nel chiede la mano a un fanciulla, non sono mai resi mendicanti stendendo la mano e dicendo: dammi il tuo essere che il mio non mi basta. E dunque sono esposti a questa autosufficienza, questa non dipendenza. Vivere la castit con umilt significa non presumere delle proprie forze, riconoscere di essere vulnerabili, vulnerabilissimi e appoggiarsi unicamente sulla grazia di Dio mediante la preghiera. Per noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, perch appaia che questa potenza straordinaria viene da Dio e non da noi. 2Cor 4,7 Paolo ha detto delle verit eterne che pi passano i secoli e pi ci si accorge di quanto erano vere! Conosciamo ci che dice a questo proposito il nostro amico Agostino: Nella mia esperienza credevo che la continenza dipendesse dalle proprie forze e io ero consapevole di non averle! Ero cos stolto da ignorare ci che sta scritto: Nessuno pu essere continente se tu non glielo concedi. E tu me lo avresti certamente concesso se con il genio del mio cuore avessi bussato ai tuoi orecchi e gettato in te la mia preoccupazione. E conosciamo anche il suo grido di vittoria dopo che ebbe scoperto questo: Oh Dio, Tu mi comandi di essere casto, ebbene, dammi ci che mi comandi e poi comandami ci che vuoi. Se la verginit un carisma allora deve essere vissuta, in secondo luogo, con libert, perch dove c lo Spirito del Signore, l c la vera libert. Una libert, si capisce, non esteriore, non libertinaggio, non un velo della carne, direbbe Paolo, ma una libert che significa assenza di complessi, di tab, di paure, di disagio. Bisogna guardare le cose come le guardava Ges, avere quegli stessi occhi, occhi che riceviamo ogni mattina assieme al suo corpo, nellEucaristia; quindi li possiamo chiedere ogni mattina a Ges i suoi occhi. Con che libert Ges poteva parlare di tutto!, della donna, del parto, dei fatti della vita, dei bambini, oh come Ges stringeva a s i bambini. Si fatto certamente un gran torto alla verginit in passato quando la si circondata di una selva di paure, di sospetti, di attento a questo, attento a quello, facendo di questa vocazione una specie di strada sulla quale tutti i cartelli indicatori dicono: pericolo!, pericolo! Abbiamo permesso al mondo di credere che quello che opera in lui, principio della sensualit, pi forte di quello che opera in noi, principio dello spirito. Mentre S. Giovanni dice a chiare lettere: Colui che in voi pi grande di colui che nel mondo, cio la forza che opera in voi, lo Spirito, pi forte della forza della carne, se si usano i mezzi dello Spirito. Oggi c qualcosa di nuovo che lo Spirito Santo vuole fare, vero che abbiamo bisogno di qualcosa di nuovo, una scossa! Ci chiama a testimoniare al mondo linnocenza originaria delle creature e delle cose. Il mondo sprofondato molto in basso, il sesso ci montato alla testa, a tutti, unubriacatura. Ricordare quel giornale che parlava di 167 milioni di siti che oggi possono mettere a disposizione il sesso, nella sua versione pi trasgressiva, agli uomini e anche agli adolescenti. Bisogna ridestare nelluomo la nostalgia dellinnocenza e di semplicit che porta neil cuore anche se tanto spesso ricoperta di fango. Non di uninnocenza di creazione, perch questa labbiamo perduta, ma di una innocenza di redenzione che ci stata restituita da Cristo e che si pu alimentare coi Sacramenti.

S. Paolo additava questo programma ai primi cristiani che vivevano in un ambiente che non era migliore del nostro, diceva: Siate irreprensibili e semplici, figli di Dio immacolati in mezzo ad una generazione perversa e degenere nella quale dovete splendere come astri nel mondo, tenendo alta la parola di vita. In questo modo noi possiamo davvero aiutare quei giovani che stanno riscoprendo la nuova verginit. Li possiamo aiutare dicendo loro che possibile questa lotta, a credere che la castit possibile e che essa, come diceva Tagore, essa non segno di mancanza damore, o di rifiuto dellamore, ma segno di abbondanza di amore. Infine, se la castit per il Regno un carisma, essa va vissuta con gioia. In passato clero, religiosi e religiose, hanno scelto di testimoniare, ce ne sono anche i motivi, con il colore del loro abito, regolarmente nero, o con altri segni, soprattutto laspetto di disprezzo del mondo, di rinuncia al mondo. Sarebbe quanto mai opportuno che le comunit religiose, manifestassero anche laltro aspetto del loro carisma, quello di essere anticipazione, nella fede e nella speranza, della luminosit e della gioia della Gerusalemme celeste, dove si dice che tutti portano una veste bianca, di lino puro e splendente. In questo i domenicani e i cistercensi sono avanti di noi francescani, loro hanno gi labito bianco. Non riportare, insomma, del mistero pasquale soltanto la Croce, ma anche la Risurrezione. Forse pi importante! La Croce oggi il mondo la conosce, la conosce, ne pieno, di croci, invece la Risurrezione la crediamo solo per fede, non per esperienza. E qualcuno allora deve ricordare questo, questo perch la nostra speranza. E questo spostamento del centro visibile in alcune nuove comunit religiose che hanno scelto anche nel nome di testimoniare nel mondo doggi di essere profezia di questa vita nuova, Gerusalemme celeste, della vera bellezza, della vera gioia. Per esempio ho in mente le fraternit monastiche di Gerusalemme, chiamati anche monaci di citt, nati a Parigi, oggi sono anche in varie citt dEuropa, anche a Firenze. Le loro liturgie, il loro abito, parlano di questa Gerusalemme celeste, e le persone che vanno ad ascoltare le loro liturgie se ne accorgono! Ges ci ha lasciato unimmagine che vale per tutti i discepoli, ma soprattutto per i consacrati, clero e religiosi, la parabola delle 10 vergini che vanno incontro allo sposo per entrare nel banchetto, e certamente non erano vestite a lutto, andavano alla festa. Ma forse il risultato pi importante che si ottiene considerando il celibato e la verginit un carisma, quello di far cadere finalmente la tacita contrapposizione tra celibato-verginit e matrimonio che tanto ha afflitto tutti e due i carismi. Io amo molto i padri della Chiesa, per devo fare loro una riserva. I trattati sulla verginit sia dei padri greci, Crisostomo, Nisseno, quelli latini, Ambrogio e Agostino, prima di iniziare a parlare della verginit, prima, per met devono demolire il sacerdote, parlano dei mali del sacerdote, e la verginit era edificata sulle rovine del sacerdote, del matrimonio. Nel NT la verginit ha un motivo essenzialmente positivo, il Regno dei Cieli, il Signore. Nei padri acquista un motivo prevalentemente negativo, ascetico, la rinuncia al matrimonio o laffrancamento dalle passioni. In Ges il motivo per il Regno prevale sul fatto, il non sposarsi. Qui spesso il fatto di non sposarsi prevale sul motivo per il Regno dei Cieli. Nella nozione di carisma e in quella di vocazione, le due forme di vita possono vivere riconciliate fra loro, e Ges stesso ce ne d lesempio, perch il lgion sulla continenza perfetta impersonato da altri due lgion, uno sullindissolubilit del matrimonio, allinizio non era cos, e subito dopo quello sui bambini, che anchessi ci parlano della bellezza del matrimonio. Ora facciamo un passo avanti. Il carisma dice S. Paolo, una manifestazione particolare dello Spirito per lutilit comune, e S.Pietro lo conferma dicendo che ciascuno deve vivere secondo il carisma o la grazia che gli stata data mettendola a servizio degli altri. Cosa significa tutto questo? Che il celibato e la verginit sono anche per gli sposati, e il matrimonio anche per noi.

La verginit consacrata, quindi, non un affare privato, una scelta personale, per lutilit comune. Nella Chiesa vergini e sposati si edificano a vicenda. Gli sposati sono richiamati da noi al primato di Dio. Il matrimonio bello e santo ma non tutto perch passa la scena di questo mondo, tutto ci che passa non che un simbolo, diceva Goethe alla fine del Faust. E poi noi ricordiamo agli sposati il primato della parola di Dio. Ma anche i vergini e i celibi imparano da loro qualche cosa. Imparano la generosit, la dimenticanza di s, il servizio della vita, una certa libert che viene dal trovarsi libera da anni dellesistenza. In molti ordini religiosi, compreso il mio, un tempo ci si alzava a mezzanotte per recitare il mattutino che era di tre notturne. Poi vennero i tempi moderni, lapostolato dei sacerdoti, lo studio degli studenti, e un po alla volta questa pratica andata in disuso, eccetto forse in qualche luogo di formazione. Ebbene si accettato questo fatto. Nel mio ministero ho avuto la possibilit di accostare delle famiglie, in particolare a Milano avevo un gruppo di dieci famiglie giovani con molti bambini con i quali facevamo un cammino insieme. E io a contato con loro ho avuto una bella lezione: ho capito che queste persone non si alzavano una notte, ma due, tre, quattro, cinque; se cera il bambino piccolo che piangeva bisognava dargli la medicina, calmarlo, e la mattina alle sette via col bambino per portarlo allasilo o dai nonni, a timbrare il cartellino per entrare in fabbrica, tempo buono e tempo cattivo, salute buona o cattiva. Allora mi son detto, qui se non corriamo ai ripari, siamo in grave pericolo! Il nostro genere di vita, se non sorretto da autentica osservanza della regola per i religiosi, da zelo pastorale e da un vero rigore di orario e di abitudini, rischia di diventare una vita allacque di rose e di portarci alla durezza del cuore. Quello che dei buoni genitori sono capaci di fare per un figlio, per il loro figli carnali, il grado di dimenticanza di s, le rinunzie che fanno, dovrebbe essere la misura di ci che dovremmo fare noi per i nostri figli spirituali, per la Chiesa, per i poveri. E c lapostolo Paolo che dice ai Corinti: Io mi spender e mi consumer per voi. Questo mostra lutilit che vi sia nella comunit cristiana una sana integrazione di carismi per cui sposati e celibi non vivono rigidamente separati, ma in modo di aiutarsi, esaltarsi a vicenda a crescere. Non vero che la vicinanza dellaltro sesso e delle famiglie, per chi non sposato sia sempre un pericolo, una minaccia, lo se uno non ha fatto ancora liberamente la propria scelta, allora lo anche per lo sposato. Una giusta conoscenza della vita degli sposati, aiuta noi sacerdoti a non rimanere per tutta la vita con lidea romantica del matrimonio che si poteva avere da seminaristi o da adolescenti. Ed terribile. Perch la conoscenza ci abilita a un sano realismo che necessario per annunciare la parola di Dio. Io sono convinto che se i sacerdoti e i religiosi conoscessero la vita degli sposati, ma non come ci viene mostrata in televisione, com nella realt, benedirebbero Dio da mattina a sera per il dono ricevuto e sarebbero tanto pi comprensivi nei confronti degli sposati. In passato, quando si viveva in un clima di cristianit, la distinzione pi necessaria era quella tra le componenti diverse di questa comunit, tra il clero, i religiosi e i laici. Oggi non pi cos. Oggi la distinzione pi necessaria non quella tra le componenti allinterno della Chiesa, ma quello tra la Chiesa, comunit credente, e il mondo esterno secolarizzato da evangelizzare. Questo certamente non significa rinunciare ognuno al proprio stile di vita. Oggi stanno nascendo nuove forme di comunit dove ci sono famiglie e consacrati che vivono insieme. Ma anche in questo stato si sente il bisogno di un ambiente proprio per ognuno per coltivare ognuno il proprio carisma. Abbiamo basato il nostro discorso sul fatto che la verginit un carisma, un dono ricevuto da Dio, ma come nella Messa offriamo a Dio quel pane e quel vino che abbiamo ricevuto dalla sua bont, perch da dono ricevuto divenga dono offerto, cos la verginit da dono ricevuto deve diventare dono offerto a Dio sacrificio vivente e imitazione eucaristica di Cristo. La cosa pi bella che possiamo fare di rinnovare il nostro Eccomi, il nostro s. Se esso sincero ha il potere di annullare anche il passato pi compromesso e rendere una persona pi bianca della neve. Parlando dei santi innocenti, Peguy ha scritto: Non sar mai detto che ci che recuperato, difeso palmo a palmo, ripreso, raggiunto, sia lo stesso di ci che non stato mai perduto, che una carta imbiancata sia lo stesso di una carta bianca, e che una tela imbiancata sia una tela bianca e che unanima imbiancata sia come unanima bianca. Questo vero, caro Peguy, ma Dio capace di smentire anche questa legge, e lo ha fatto spesso.

In un senso spirituale, vergini non si nasce, ma si diventa. In questo tempo di Avvento abbiamo davanti agli occhi lesempio luminoso di Maria. Soprattutto oggi abbiamo letto il Vangelo dellAnnunciazione. Ella ha detto a Dio il suo s e lo ha detto con gioia! Il verbo che Luca mette in bocca alla Madonna e che in latino suona Fiat, in greco allottativo, ghenoito. Lottativo un modo del verbo che non esprime una rassegnata accettazione della volont altrui, ma piuttosto desiderio, impazienza che una certa cosa si compia. come se Maria dicesse: sono felice che si compia in me la tua parola. A dire il vero Maria non disse n Fiat n Ghenoito perch non parlava n latino, n greco. Ogni volta che nella traduzione latina della Bibbia troviamo lespressione Fiat, e nella versione greca troviamo la parola ghenoito, in ebraico c una parolina che noi conosciamo bene!, non stata tradotta perch troppo importante, troppo bella, uscita dal cuore di Maria, dal cuore di Ges, il quale diventato addirittura questa parola personificata, Maria da buona ebrea ha detto a Dio: Amen. Che voleva dire tutto, cos piace a te, cos piace a me, sono felice. Totale disponibilit. Maria ha detto Amen, e ci invita a dire anche a noi un bel Amen nuovo, a rinnovare il nostro s a Dio. Terminiamo con una bella preghiera della liturgia ortodossa del Natale che ha per oggetto proprio Maria. Che cosa possiamo offrirti oh Cristo in cambio di esserti fatto uomo per noi? Ogni creatura ti reca la testimonianza della sua gratitudine: gli angeli il loro canto, i cieli la stella, i magi i doni, i pastori ladorazione, la terra una grotta, il deserto la mangiatoia, ma noi ti offriamo una Madre vergine. Buon Natale a tutti.