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Petrolio: il punto di non ritorno ormai superato - Le Scienze

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07 febbraio 2012

Petrolio: il punto di non ritorno ormai superato


Molto pi dellambiente in pericolo, saranno i dolori delleconomia alle prese con unofferta ormai incapace di crescere a farci ridurre luso dei combustibili fossili di James Murray e David King
In molte parti del mondo, e in particolare negli Stati Uniti, un insistente dibattito sulla qualit della scienza del cambiamento climatico e i dubbi sulle dimensioni degli impatti ambientali negativi hanno fatto da remora alle scelte politiche di riduzione della crescita delle emissioni di gas-serra. Ma pu esserci una ragione pi persuasiva per abbassare le emissioni globali: limpatto del calo dellofferta petrolifera sulleconomia. La produzione di combustibili fossili di cui possiamo disporre minore di quanto molti credano. A partire dal 2005, la produzione convenzionale di petrolio greggio non cresciuta di pari passo con la crescita della domanda. Noi sosteniamo che il mercato del petrolio passato a un nuovo e diverso stato, in una di quelle che in fisica si chiamano transizioni di fase: oggi la produzione anelastica, incapace cio di seguire la crescita della domanda, e questo spinge i prezzi a oscillare in modo selvaggio. Le risorse degli altri combustibili fossili non sembrano in grado di colmare il buco. I ripidi picchi dei prezzi dei combustibili che derivano da questa situazione possono provocare crisi economiche, e hanno contribuito a quella da cui il mondo si sta risollevando. ben poco probabile che leconomia del futuro sia in grado di sopportare quel che ci riservano i prezzi del petrolio. Solo allontanandoci dai combustibili fossili possiamo, al tempo stesso, assicurare pi solide prospettive economiche e affrontare le sfide del cambiamento climatico. una trasformazione che richieder interi decenni, ma necessario che abbia inizio subito. La produzione di petrolio greggio cresciuta di pari passo con la domanda dal 1998 al 2005. Ma poi qualcosa cambiato. La produzione rimasta grosso modo costante per tutti gli ultimi sette anni, malgrado un aumento del prezzo di circa il 15 per cento allanno (considerando il prezzo del Brent sulla piazza di Londra), dai circa 15 dollari al barile del 1998 agli oltre 140 dollari al barile del 2008. Il prezzo continua a riflettere la domanda: sceso fino a circa 35 dollari al barile nel 2009 grazie alla recessione del 2008-2009, per poi risalire con il miglioramento delleconomia globale fino ai 120 dollari al barile, e ridiscendere al suo attuale valore di 111 dollari. Ma la catena di fornitura non stata capace di tenere il ritmo della crescita della domanda e dei prezzi. Lidea di un picco del petrolio che la produzione globale dovesse raggiungere un massimo e poi declinare in giro da decenni, con gli accademici impegnati a discutere se fosse gi stato superato o se dovesse ancora venire. La tipica risposta degli operatori del settore far notare la crescita delle stime delle riserve globali i quantitativi sotterranei noti che possono essere commercialmente prodotti.

Barry Lewis/In Pictures/Corbis

La produzione dei campi petroliferi sta declinando in tutto il mondo a tassi compresi tra il 4,5 per cento e il 6,7 per cento allanno

Ma questi dati sono fuorvianti. Il reale volume delle riserve accertate oscurato dal segreto; le previsioni delle aziende petrolifere di stato non sono verificate e sembrano essere esagerate. Inoltre, e soprattutto, le riserve richiedono spesso dai 6 ai 10 anni di perforazioni e sviluppo per entrare a far parte dellofferta, e nel frattempo avr cominciato a esaurirsi qualche altro campo petrolifero pi vecchio. molto pi sensato guardare invece agli andamenti della produzione effettiva, e questi sono meno incoraggianti. Anche se le riserve sono, a quanto pare, in crescita, la percentuale disponibile per la produzione sta scendendo. Negli Stati Uniti, per esempio, la produzione come percentuale delle riserve costantemente diminuita dal 9 per cento del 1980 al 6 per cento di oggi. La produzione dei campi petroliferi in tutto il mondo sta declinando a tassi compresi pi o meno tra il 4,5 per cento e il 6,7 per cento allanno. solo aggiungendo la produzione proveniente da nuovi pozzi che la produzione complessiva mondiale sta riuscendo a restare costante.

Nel 2005 la produzione globale di greggio convenzionale ha raggiunto i 72 milioni circa di barili al giorno. Da allora in poi, la capacit produttiva sembra aver raggiunto un tetto al livello di 75 milioni di barili al giorno. Il grafico che mette a confronto prezzi e produzione dal 1988 a oggi mostra questa evidentissima transizione, da un periodo in cui lofferta era in grado di rispondere elasticamente alla crescita dei prezzi dovuta allaumento della domanda a un periodo in cui non riesce pi a farlo. Il risultato che i prezzi oscillano selvaggiamente in risposta a modesti cambiamenti della domanda. Gi altri hanno fatto osservare che intorno allanno 2005 c stato questo cambio di passo nelleconomia del petrolio, ma questo un punto che va fermamente inculcato nella mente di tutti coloro che hanno il compito prendere decisioni di ordine politico.

Facile accesso Non stiamo restando senza petrolio; ma stiamo finendo il petrolio che pu essere prodotto con facilit e a basso prezzo. Le proiezioni dellEnergy Information Administration degli Stati Uniti prevedono una crescita del 30 per cento della produzione petrolifera da oggi al 2030. Tutto lincremento attribuito a progetti non identificati petrolio, vale a dire, che ancora deve essere scoperto. Anche se la produzione dei campi gi esistenti dovesse miracolosamente smettere di diminuire, un aumento del genere richiederebbe per il 2030 una nuova produzione di 22 milioni di barili al giorno. Se continuer, realisticamente, un declino del 5

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per cento

Ocean/Corbis

allanno, avremmo bisogno di nuovi campi petroliferi che diano pi di 64 milioni di barili di petrolio al giorno di nuova produzione una cifra grosso modo equivalente allintera produzione odierna. A nostro avviso, molto improbabile che ci accada. Non sar il petrolio non convenzionale a colmare la differenza. La produzione di petrolio a partire dalle sabbie bituminose del Canada la cosiddetta ultima dose del petrodipendente - dovrebbe raggiungere, secondo le attese, appena i 4,7 milioni di barili al giorno per il 2035. Quello ottenuto dalle sabbie bituminose del Venezuela attualmente meno di 2 milioni di barili al giorno, con ben poche prospettive di spettacolari aumenti.

Molti studi recenti suggeriscono che il carbone disponibile sia meno abbondante di quanto finora dato per assodato
La produzione di petrolio ha toccato il tetto Fino al 2005, la produzione ha seguito la domanda, ma poi rimasta ferma malgrado laumento dei prezzi sia continuato. La linea azzurra indica la produzione, in milioni di barili al giorno; quella in rosso il prezzo del petrolio in dollari USA/barile.

Molti credono che il carbone sar la soluzione ai nostri problemi energetici, e che rimarr a buon mercato ancora per decenni. Ma parecchi studi recenti suggeriscono invece che il carbone disponibile meno abbondante di quanto si sia Transizione di fase finora dato per assodato. La produzione di carbone degli Stati Uniti ha toccato il Il brusco cambiamento verificatosi nelleconomia del petrolio ben visibile nel diagramma di dispersione prezzi/produzione. Sono evidenziate una fase elastica (la produzione in grado suo massimo nel 2002, e la produzione mondiale di energia da carbone, secondo le di rispondere alla domanda, modulando i prezzi), un punto di transizione e la successiva proiezioni, dovrebbe toccare il suo acme gi nel 2025. fase anelastica (in cui la produzione non tiene pi il passo della domanda, con ampie
oscillazioni dei prezzi). Lasse verticale indica i prezzi spot a livello mondiale (dollari USA/barile) e quello orizzontale la produzione di petrolio greggio (milioni di barili di petrolio al giorno).

A ogni aggiornamento delle cifre delle riserve di carbone, le stime sono in genere riviste al ribasso: lammontare stimato delle riserve mondiali (che per il 79 per cento sono detenute da Stati Uniti, Russia, India, Cina, Australia e Sud Africa) stato ridotto di pi del 50 per cento nel 2005, al livello di 861 gigatonnellate (miliardi di tonnellate). Il relativo studio poneva la produzione finale di carbone (il quantitativo totale che lumanit sar in grado di estrarre dal suolo) a 1163 gigatonnellate. Una stima indipendente della produzione finale formulata nel 2011 arrivata a un valore di sole 680 gigatonnellate, del 40 per cento pi bassa del valore stimato nel 2005 e circa cinque volte inferiore a quanto era stato assunto in alcuni precedenti scenari ad altro consumo di carbone dellIPCC (lorganismo dellONU sul cambiamento climatico). Il comitato del National Research Council degli Stati Uniti incaricato della valutazione di ricerca, tecnologia e risorse carbonifere ai fini della politica energetica ha osservato nel 2007 che le attuali stime delle riserve di carbone sono basate su metodi che non sono stati mai pi sottoposti a revisione o riesame dopo la loro prima formulazione nel 1974 [] i metodi aggiornati indicano che solo una piccola frazione delle riserve precedentemente stimate costituita da riserve effettivamente estraibili. Il gas naturale ancora abbondante, e ne sono state effettuate grosse scoperte di recente, in particolare in Israele e in Mozambico. Le centrali a gas naturale forniscono il 25 per cento dellelettricit generata negli Stati Uniti, e la cifra in aumento. La produzione del gas naturale convenzionale negli Stati Uniti ha toccato il massimo nel 2001, ma le aziende energetiche hanno fatto grossi sforzi per promuovere lidea che la fatturazione idraulica delle rocce scistose (o scisti bituminosi) condurr a una vera e propria et del gas naturale. Non c alcun dubbio sul fatto che le risorse di gas ricavabile dalle rocce scistose negli Stati Uniti sono immense, ma recenti rapporti fanno pensare che sia le riserve che i futuri tassi di produzione siano stati sostanzialmente esagerati. Per siti come gli scisti di Barnes e Fayetteville, dove possibile studiare una lunga storia di produzione, vi stato un declino annuo dei tassi di produzione estremamente forte. Il consulente geologico Arthur Barman, direttore della Labyrinth Consulting Services di Sugar Land, nel Texas, ed esperto di livello mondiale dellestrazione di gas da rocce scistose, ha posto questo declino a livelli compresi tra il 60 e il 90 per cento. Fra i pozzi di estrazione del gas dagli scisti in attivit da pi di cinque anni, circa il 30 per cento ormai sub-commerciale in seguito a tale rapido declino, unito al basso prezzo del gas. Ostacoli alla crescita Cosa vuol dire tutto questo per leconomia globale, cos strettamente legata alle risorse fisiche? Delle 11 recessioni verificatesi negli Stati Uniti dopo la Seconda guerra mondiale, 10, fra cui la pi recente, sono state precedute da un balzo improvviso dei prezzi del petrolio. Sembra esser chiaro che non stato solo un problema creditizio, il cosiddetto credit crunch, a dar lavvio alla recessione del 2008, ma anche lassai meno pubblicizzata e discussa stretta dei prezzi del petrolio. Gli alti prezzi dellenergia pesano sui bilanci delle famiglie e remano contro la ripresa economica.

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Sia gli Stati Uniti che lEuropa spendono 1 miliardo di dollari al giorno per importare petrolio. Il prezzo medio della benzina negli Stati Uniti salito dai 75 centesimi al litro del 2010 ai 95 centesimi al litro del 2011. E dato che negli Stati Uniti se ne consumano circa 1,4 miliardi di litri al giorno, il paese ha speso circa 280 milioni di dollari al giorno in pi per acquistare benzina, lasciando meno denaro a disposizione per le spese discrezionali. Un altro efficace esempio delleffetto della crescita dei prezzi del petrolio lo si pu vedere in Italia. Nel 1999, quando il paese ha adottato leuro, lattivo commerciale annuo del paese era pari a 22 miliardi di dollari. Da allora, la sua bilancia commerciale cambiata in modo notevolissimo, e oggi lItalia ha un passivo di 36 miliardi di dollari. Anche se le cause di questa svolta sono molte, fra cui la crescita delle importazioni dalla Cina, laumento del prezzo del petrolio la pi importante di tutte. Malgrado un calo delle importazioni pari a 388.000 barili al giorno rispetto al 1999, lItalia spende oggi 55 miliardi di dollari allanno per importare petrolio, rispetto ai 12 miliardi del 1999. La differenza prossima al corrente deficit della bilancia commerciale. Il prezzo del petrolio ha probabilmente dato un forte contributo alla crisi delleuro nellEuropa meridionale, i cui paesi dipendono completamente dal petrolio estero.

Malgrado un calo delle importazioni pari a 388.000 barili al giorno rispetto al 1999, lItalia spende oggi 55 miliardi di dollari allanno per importare petrolio
Redlink/Corbis

LAgenzia Internazionale per lEnergia ha detto con grande chiarezza che leconomia globale a rischio quando i prezzi del petrolio sono superiori ai 100 dollari al barile come sono stati negli ultimi anni, e come certamente continueranno a essere, data la risposa anelastica della produzione globale. Storicamente, il legame tra produzione petrolifera e crescita economica globale molto stretto. Se la produzione di petrolio non pu crescere, ci implica che non pu crescere neppure leconomia. E questa una prospettiva cos spaventosa che molti hanno semplicemente evitato di prenderla in considerazione. Il Fondo Monetario Internazionale, per esempio, continua a prevedere una crescita economica pari al 4 per cento del prodotto interno lordo per i prossimi 5 anni, vicina ai massimi storici del periodo successivo al 1980. Eppure, per realizzarla ci vorrebbe o un eroico incremento della produzione di petrolio del 3 per cento allanno, o un aumento dellefficienza delluso del petrolio, o una crescita a maggiore efficienza energetica o una rapida sostituzione del petrolio con altre fonti di combustibili. Economisti e politici discutono continuamente di politiche che portino al ritorno alla crescita economica, ma dato che mancano di riconoscere la centralit del problema dellalto prezzo dellenergia, non hanno identificato la necessaria soluzione: svezzare la societ dai combustibili fossili. Nel Regno Unito, un gruppo di lavoro costituito da alcuni grandi gruppi (la Industry Taskforce on Peak Oil and Energy Security) e il Department of Energy and Climate Change del governo sono assai consapevoli di questi rischi, e si sono impegnati a lavorare insieme per salvaguardare il paese e la sua economia dalla crescita dei prezzi del petrolio. Il gruppo, formatosi nel 2008, ha messo in guardia la Gran Bretagna dal farsi trovare impreparata dalla stretta petrolifera, e ha detto che le politiche rivolte ad affrontare il picco petrolifero devono essere inserite tra quelle prioritarie. Nel 2011, il suo presidente, John Miles, ha detto: Dobbiamo definire i rischi e sviluppare ragionevoli piani demergenza. Ci vuol dire ripensare criticamente a ci che dovremmo fare da subito se sapessimo che nei prossimi cinque anni i prezzi del petrolio si impenneranno. Un analogo riconoscimento congiunto da parte del governo federale e del settore privato assente negli Stati Uniti, in cui le relative azioni sono state in larga misura intraprese a livello di singolo stato o di singola citt. Il governo britannico ha preso con una decisione parlamentare limpegno a diminuire le emissioni di biossido di carbonio dell 80 per cento, rispetto ai livelli del 1990, entro il 2050. il Congresso degli Stati Uniti ha respinto ogni impegno di questo genere. Agire pi in fretta Cambiamento climatico e nuovi sviluppi nella produzione di combustibili fossili sono in genere visti come fenomeni Michael Interisano/Design Pics/Corbis separati. Ma in realt sono strettamente legati. Del rischio di una limitazione dellofferta di combustibili fossili bisogna certamente tenere conto quando si considerano le incertezze legate ai futuri cambiamenti climatici. Gli approcci di cui c bisogno per affrontare gli impatti economici della scarsit di risorse e quelli del cambiamento del clima sono gli stessi: andare oltre la dipendenza dalle fonti energetiche date dai combustibili fossili. Mentre le implicazioni dei cambiamenti del clima non hanno indotto che a lente risposte politiche, le conseguenze economiche tendono a spingere allazione a breve termine. Dai dati storici sappiamo che quando i prezzi del petrolio si impennano, leconomia risponde nel giro di un anno. I governi che trascurano di fare i loro piani rispetto al declino della produzione di combustibili fossili subiranno colpi potenzialmente assai seri alleconomia ben prima che linnalzamento del livello dei mari inondi le loro coste o i raccolti agricoli comincino catastroficamente a mancare. Le soluzioni non hanno nulla di segreto o di misterioso. Globalmente, noi otteniamo 55 x 10 ^ 18 joule di energia utile da 475 x 10 ^ 18 joule di energia primaria ricavata da combustibili fossili, biomasse e centrali nucleari. La differenza dovuta a perdite energetiche e inefficienze dei processi di trasmissione e conversione. Incrementando lefficienza, potremmo ottenere la stessa quantit di energia utile bruciando meno combustibile. Dobbiamo specificare degli obiettivi di conservazione per migliorare lefficienza delluso dellenergia ricavata dai combustibili fossili. Di ci fa parte tassare il petrolio per tenere alti i prezzi e incoraggiare riduzioni del suo impiego; incoraggiare lenergia nucleare; domandarsi se e come la crescita economica possa andare avanti senza aumenti della disponibilit di combustibili fossili; abbassare i limiti di velocit sulle strade e incoraggiare il trasporto pubblico; o rimodulare gli incentivi fiscali a favore dello sviluppo delle energie rinnovabili. una trasformazione che richieder decenni, quindi bisogna cominciare il pi presto possibile. Sottolineare gli imperativi economici a breve termine imposti dai prezzi del petrolio dovrebbe bastare a spingere i governi ad agire subito.

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Roger Wood/CORBIS

---------------------------------James Murray lavora alla School of Oceanography dellUniversit dello stato di Washington a Seattle, Washington 98195, USA. stato fondatore e direttore del Program on Climate Change dellUniversit dello stato di Washington. David King dirige la Smith School of Enterprise and the Environment dellUniversit di Oxford, Oxford OX1 2BQ, ed chief scientific adviser della banca UBS. stato chief scientific adviser per il governo britannico nel periodo 2000-2007. (L'originale di questo articolo stato pubblicato su Nature, n.481, 26 gennaio 2012; riproduzione autorizzata)

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