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Ladozione dellidentit assira da una parte della Chiesa siroorientale, il genocidio del 1915 e la diaspora

Alessandro Mengozzi Universit degli Studi di Torino

Il patriarca della Chiesa Santa Cattolica Apostolica Assira dOriente ha sede a Chicago nellIllinois. Il Sinodo comprende quattro metropoliti a capo delle arcidiocesi di: India (Kerala), Libano (competente anche per Siria ed Europa), Iraq e Russia, Australia e Nuova Zelanda e otto vescovi di singole diocesi: Baghdad, Stati Uniti occidentali, Europa (con sede in Svezia), Canada, Siria, Iraq settentrionale e Russia, due vescovi indiani. Altre sedi vescovili si trovano negli Stati Uniti orientali (e Chicago), California e Iran e varie comunit in Georgia e persino in Cina.1 Torneremo sulla denominazione assira assunta da una parte della chiesa di tradizione siriaca orientale, un tempo denominata nestoriana, con terminologia eresiologica e da trattare con cautela in una descrizione storica.2 Un percorso cronologico a ritroso, necessariamente selettivo, ci permetter di cogliere alcuni degli avvenimenti e delle premesse che spiegano la situazione attuale. La geografia delle diocesi e la sede patriarcale riflettono, infatti, la storia recente e la dispersione dei fedeli nei vari continenti. Se guardiamo ai dati numerici tratti dallottima presentazione delle chiese siriache orientali di Herman Teule,3 vediamo come circa
1 Si veda il sito Church of the East (www.edtha.com). Nel 1968, a causa del modo in cui il patriarca, allora residente a San Francisco, aveva adottato il calendario gregoriano (1964) e probabilmente per altri motivi e rivalit tre vescovi elessero patriarca lex vescovo della diocesi indiana, fondando in questo modo lAntica Chiesa dOriente, con sede patriarcale a Baghdad. 2 S.P. Brock, The Nestorian Church: A Lamentable Misnomer, Bulletin of the John Rylands Library 78.3 (1996): 23-35. Il termine, tuttavia, deve aver goduto di un certo prestigio anche tra gli assiri in epoca recente. Per es., nelle contese legali della Chicago degli anni 40 sulle quali torneremo in breve nellultima parte, sulla diaspora , il partito degli immigrati assiri fedeli al patriarca Mar Shimun contest duramente lappropriazione del termine nestoriana e dOriente da parte della comunit ecclesiale vicina al riformista Sadook, la cui ordinazione sacerdotale non era riconosciuta e che fu poi scomunicato dal patriarca. La comunit non riconosciuta dal patriarca riteneva luso del termine nestoriana essenziale per la sua sopravvivenza e la richiesta del partito avversario quello vicino al patriarca ed evidentemente interessato ad evitare che altri si impossessassero dellappellativo nestoriana un tentativo di distruggere lintera struttura ed organizzazione spirituale e morale, oltrech lunit della chiesa. Si veda D.P. Wolk, Church Colony vs. Congregation: A Struggle for Control of the Church of the East in Chicago during the 1940s, Journal of Assyrian Academic Studies 22.1 (2008): 35-37 [15-58]. 3 H. Teule, Les Assyro-Chaldens. Chrtiens dIrak, dIran et de Turquie, Turnhout 2008 : 2008: 167-70. Sulla storia della Chiesa dOriente e dei cristiani della regione, si vedano anche: W. Baum and D.W. Winkler, The Church of the East: A Concise History, London-New York 2003 (ed. orig., Die Apostolische Kirche des Ostens, Klagenfurt 2000); J.M. Fiey, Jalons pour une histoire de lglise en Iraq, CSCO 310, Leuven 1970; Idem, Assyrie Chrtienne, Beirut 1965 (voll. I et II), 1968 (vol. III); M. Galletti, Le Kurdistan et ses chrtiens, Paris 2010 (ediz. aggiornata e ampliata di M. Galletti, Cristiani del Kurdistan, Roma 2003); A. Mengozzi, I cristiani di tradizione siriaca del Vicino e Medio Oriente, in A. Ferrari (a c. di), Popoli e chiese dellOriente cristiano, Roma 2008: 135-76; A. Mooken, The History of the Assyrian Church of the East in the Twentieth Century: With Special

tre quarti dei fedeli della Chiesa dOriente sono oggi dispersi in una diaspora globale e circa la met risiede negli Stati Uniti dAmerica, soprattutto a Chicago e in California. Il quarto che risiede nel Vicino Oriente formato tra il resto da comunit emigrate dai territori dorigine nelle grandi citt irachene, soprattutto Baghdad e Mosul, e dai discendenti dei circa 10.000 assiri che si insediarono nella Siria sotto mandato francese tra 1934 e 37.4
Vicino Oriente Baghdad Regione autonoma del Kurdistan Mosul Totale Iraq Siria (Khabur) Iran Libano Totale nel Vicino Oriente Diaspora Stati Uniti Australia e Nuova Zelanda Canada India Federazione russa Svezia Regno Unito Belgio Armenia 8.0005 9.000 8.000 25.000 12.000 7.000 4.000 48.000 100.000 15.000 10.000 10.000 5.000 4.000 3.000 2.000 2.000

Reference to the Syriac Literature in Kerala, Kottayam 2003; J. Yacoub, Babylone chrtienne. Gopolitique de lEglise de Msopotamie, Paris 1996 ; Idem, I cristiani dIraq, Milano 2006 (ed. orig., Tours 2003). Lesclusione dei cattolici caldei e dei siri di tradizione occidentale (ortodossi o cattolici) dipende dalle scelte e dagli interessi dei singoli autori, ma risulta talora artificiale quando non insostenibile in una trattazione storica. Lo si vedr anche nel presente contributo, che intende concentrarsi sugli assiri, i siri orientali non uniti a Roma, ma che fa inevitabilmente riferimento ai cristiani delle altre chiese. 4 Stabilitisi in una trentina di villaggi lungo il Khabur, nella Siria nord-orientale, hanno saputo sfruttare al meglio le possibilit offerte dal fiume per lirrigazione. I loro insediamenti in Siria riflettono ancora in qualche modo la struttura tribale e clanica dei paesi dorigine sulle montagne del Hakkari nellattuale Turchia sud-orientale. Due volumi della collana tedesca Semitica Viva sono dedicati alla descrizione dei dialetti aramaici moderni parlati dagli assiri sul Khabur e a numerose testimonianze orali sulla loro storia, la vita quotidiana in Siria e nei paesi dorigine: Sh. Talay, Die neuaramischen Dialekte der Khabur-Assyrer in Nordostsyrien, Wiesbaden 2008; Idem, Neuaramische Texte in den Dialekten der Khabur-Assyrer, Wiesbaden 2009. Si vedano anche A.M. Fernandez, Dawn at Tell Tamir. The Assyrian Christian Survival on the Khabur River, Journal of Assyrian Academic Studies, 12.1 (1998): 35-47; G. Bohas et F. Hellot-Bellier, Les Assyriens du Hakkari au Khabour : mmoire et histoire, Paris 2008, e, allargando lo sguardo alle comunit che nellAnti-Libano parlano variet occidentali di neo-aramaico: R. Contini, Appunti sulle minoranze arameofone in Siria, in A.M. Di Talla (a c. di), Studi berberi e mediterranei, 2005: 143-57. 5 LAntica Chiesa dOriente conta approssimativamente altrettanti 8.000 fedeli a Baghdad, sede patriarcale, e ha sedi vescovili e metropolitane in Siria e Libano, Stati Uniti occidentali, Iraq e Germania (Magonza).

Georgia Paesi Bassi Totale della diaspora Totale

2.000 1.800 154.800 202.800

I dati forniti sono approssimativi e, come specifica Teule, vanno trattati con molta prudenza. Le fonti non sono sempre del tutto e ugualmente affidabili e spesso contano tra gli assiri fedeli non della Chiesa dOriente, ma di altre chiese siriache quali i caldei (cattolici appartenenti alla tradizione siriaca orientale, come gli assiri) e talora siri ortodossi e cattolici, appartenenti alla tradizione siriaca occidentale. Inoltre, i recenti avvenimenti, che hanno cambiato radicalmente la fisionomia dellIraq e colpito in modo particolare alcune minoranze (estorsioni, rapimenti, attentati), hanno causato una nuova emorragia di cristiani. Teule d stime ipotetiche di 20.000 rifugiati cristiani iracheni in Siria e 4.000 in Turchia. Molti raggiungono familiari o chiedono asilo in Europa o in Nord America. Nella Regione autonoma del Kurdistan ci sono daltra parte segnali positivi di convivenza: i cristiani godono di una buona libert di associazione e di espressione culturale e politica, fioriscono scuole e case editrici che usano il siriaco accanto a curdo ed arabo.6 Questo fa ben sperare che si arresti il processo di cancellazione della presenza cristiana e della cultura siriaca in Iraq, cancellazione che pu dirsi invece quasi completamente avvenuta in Turchia con le drammatiche vicende della prima guerra mondiale, sulle quali torneremo. La situazione irachena ora anche siriana quanto mai incerta e difficile da descrivere quantitativamente, ma lemigrazione continua non fa che aumentare il divario tra la maggioranza di assiri appartenenti alla diaspora e la minoranza rimasta nel Vicino Oriente. Ladozione dellidentit assira Quando si parla di assiri, si pensa normalmente ai bassorilievi di caccia al leone del British Museum o alle tavolette cuneiformi e affiorano memorie da libri di scuola su una delle grandi civilt e uno degli imperi che controllarono la Mesopotamia dei primi due millenni avanti Cristo. Questo precisamente il collegamento che gli appartenenti alla Chiesa dOriente intendono evocare e rivendicare, quando si dichiarano assiri: La concezione nazionalistica condivisa da praticamente tutti gli assiri moderni, che abbiano studiato o no, a cominciare dalla punta di diamante degli studiosi tradizionali rabbi per la precisione di quello che identifico come il Risveglio assiro moderno, dalla met dellOttocento fino agli anni 60 del Novecento. Tutti gli assiri moderni abbracciano emotivamente il
Si veda, per es., E.Y. Odisho, Assyrian (Aramaic): A Recent Model for its Maintenance and Revitalization, in A.C.D. Panaino and A. Piras (eds.), Schools of Oriental Studies and the Development of Modern Historiography, Melammu Symposia 4, Milano 2004: 183-96.
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collegamento [con lantica civilt assira] come fondamento e ampliamento della loro identit nazionale e storica, nella forma di un movimento nazionalistico oggi noto come athurayutha assirismo.7 Nella storia del cristianesimo, non raro che una chiesa scelga di chiamarsi o, pi spesso, sia da altri denominata con riferimento ad una tradizione geograficamente o linguisticamente determinata (si pensi alle denominazioni romana, latina, greca, anglicana). Quello che colpisce nel caso degli assiri che questo sia avvenuto su basi fondamentalmente nazionalistiche e in riferimento ad una nazione pagana riscoperta archeologicamente, pur avendo a disposizione un termine tradizionale con connotazioni decisamente cristiane, come siriaca.8 Quando negli anni 70 del Novecento, la Chiesa dOriente ha adottato la denominazione assira ha infatti fatto propria la convinzione della maggioranza dei suoi fedeli, che i cristiani siri orientali siano i discendenti in epoca moderna degli antichi assiri. Ridurre a una mera questione di correttezza storica o filologica lidentificazione tra cristiani siro-orientali moderni e assiri antichi significherebbe sminuire la portata culturale di un caso davvero singolare di rivivificazione di una civilt antica, dissepolta dagli archeologi dopo due millenni di silenzio e adottata come stimolo e simbolo di unidentit nazionale moderna. Al di l della corrispondenza tra etnonimi antichi e moderni, opportuno chiedersi per quali ragioni storiche, tra Ottocento e Novecento, a molti cristiani sia parso non solo legittimo, ma anche motivato e desiderabile definirsi eredi degli assiri.9 Nei suoi due volumi intitolati Narrative of a Residence in Koordistan e pubblicati a Londra nel 1831, C.J. Rich usa il termine cristiani assiri, ma lidentificazione dei cristiani del Kurdistan come discendenti degli antichi assiri pare sia da attribuire al viaggiatore-archeologo Henry Layard, che proprio negli anni 40 dellOttocento port alla luce e riscopr le vestigia dellantica civilt assira. La missione protestante americana iniziata a Mosul nel 1849 fu chiamata missione di Assiria. A Urmia (Iran nord-occidentale), invece, pare fossero i missionari anglicani, e non gli americani, a impiegare il termine assiri per denominare i siri orientali. Nel 1886 fu dato alla missione anglicana in Kurdistan il
7 E.Y. Odisho, The Ethnic, Linguistic and Cultural Identity of Modern Assyrians, in R.M. Whiting (ed.), Mythology and Mythologies: Methodological Approaches to Intercultural Influences, Melammu Symposia 2, Helsinki 2001: 139 [137-48]. 8 Cos argomentava gi il missionario anglicano John Arthur Maclean, autore di una grammatica comparativa e soprattutto di un dizionario tuttora fondamentale delle principali variet cristiane di aramaico moderno. Si veda J. Joseph, The Modern Assyrians of the Middle East: Encounters with Western Christian Missions, Archaeologists, and Colonial Powers, Leiden 2000: 18. A livello popolare e no, le denominazioni suraye per i siri orientali in generale e sureth per le loro parlate neoaramaiche sono rimaste le pi diffuse fino alla prima guerra mondiale. 9 W. Heinrichs, The Modern Assyrians: Name and Nation, in R. Contini et alii (a c. di), Semitica. Serta philologica Constantino Tsereteli dicata, Torino 1993: 99-114. Si vedano, per es., J.M. Fiey, Assyriens ou aramens?, LOrient Syrien 10 (1965): 14445 e la vivace polemica tra R.N. Frye (Assyria and Syria: Synonims) e J. Joseph (Assyria and Syria: Synonyms?), Journal of Assyrian Academic Studies 11.2 (1997): 30-43.

nome di missione dellarcivescovo di Canterbury tra i cristiani assiri. Anche tra gli anglicani, tuttavia molti missionari attivi sul campo evitarono la denominazione assiri, preferendo quella di cristiani siri orientali, eventualmente distinguendo tra caldei e nestoriani.10 I termini caldei e assiri circolavano dunque nel XIX secolo come denominazioni pi o meno alternative dei siri orientali. Una volta specializzatosi il significato di caldei per indicare quelli uniti a Roma, con tanto di avallo ufficiale da parte della Curia romana e della cancelleria ottomana, il termine assiri si prestava ad essere utilizzato esclusivamente per quanti non accettarono lunione con Roma. La ricerca di unidentit e di ununit nazionale deve aver convinto i siri orientali a cogliere loccasione offerta da Layard, quando sugger che le minoranze linguistiche e religiose del Kurdistan potevano considerarsi ci che restava di Ninive e dellAssiria tanto quanto i grezzi cumuli e i palazzi in rovina. J.P. Fletcher, membro della missione anglicana, arriv a scrivere nel 1850 che i caldei e i nestoriani erano gli unici testimoni viventi sopravvissuti delle antiche Assiria e Babilonia.11 Non mancano precedenti. Martiri siri orientali sono descritti come di discendenza assira: il caso del principe persiano Mar Behnam figlio di Sennacherib, grande re dellAssiria12 e di Mar Qardagh, del grande popolo, della discendenza del regno degli assiri. Suo padre era un discendente della famosa stirpe della casa di Nimrud e sua madre della famosa stirpe della casa di Sennacherib.13 Lautore di unappendice allopera dello storico siro ortodosso Michele il Grande (XII secolo) dimostra consapevolezza e trova conferma nella Bibbia e in autori come Eusebio di Cesarea e Flavio Giuseppe di una certa continuit, anche linguistica, tra caldei-aramei e assiri della Siria e Mesopotamia pre-cristiane e i cristiani di lingua siriaca.14 Ma sono state soltanto le scoperte
H.L. Murre-van den Berg, From a Spoken to a Written Language. The Introduction and Development of Literary Urmia Aramaic in the Nineteenth Century, Leiden 1999: 37. 11 J. Joseph, The Modern Assyrians of the Middle East: 17. 12 A. Harrak, Tales about Sennacherib: The Contribution of the Syriac Sources, in P.M. Daviau et al. (eds.), The World of the Arameans: Studies in Honour of P.E. Dion, Sheffield 2001: vol. 3, 182 [167-89]. 13 J. Walker, The Legend of Mar Qardagh. Narrative and Christian Heroism in Late Antique Iraq, Berkeley-Los Angeles CA 2006: 20. Sembra trattarsi di un topos della letteratura martirologica, che come osserva Harrak (Tales about Sennacherib, cit.: 182) meriterebbe uno studio sistematico e approfondito. J. Walker (The Legacy of Mesopotamia in Late Antique Iraq: The Christian Martyr Shrine at Melqi (Neo-Assyrian Milqia), ARAM 18-19 (2006-2007): 483-508) inserisce la genealogia assira di Mar Qardagh in una rete pi complessa di tradizioni locali, di derivazione biblica o popolare, e collega la storia del martire (scritta nei primi decenni del VII secolo) al riuso di un luogo di culto neo-assiro e mazdeo presso Arbela (Erbil), nellIraq settentrionale. 14 J.B. Chabot, Chronique de Michel le Syrien Patriarche jacobite dAintioche (1166-1199), Paris 1899-1905: Appendice II, vol. IV, 748-51 (testo) e vol. III, 442-47 (traduz.). Ringrazio Pier Giorgio Borbone per avermi segnalato questo brano, che va studiato accuratamente, tenendo conto delluso degli etnonimi siri, assiri e caldei e dei toponimi ad essi collegati in tutta lopera di Michele Siro. Lautore sembrerebbe sostenere la sostanziale equivalenza tra i termini caldei e assiri, la continuit linguistica tra caldei-assiri e cristiani arameofoni (non pare quindi abbia memoria della tradizione
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archeologiche di Botta e Layard, incrociate con la cultura biblica del loro pubblico e dei missionari europei e americani, a offrire una patria ideale, una storia e una civilt, alle quali attingere a piene mani nellinventare una nuova tradizione nazionale.15 Con il Risveglio assiro moderno dellOttocento, furono riportati in vita nuovi e importanti aspetti della cultura per sottolineare il collegamento con gli antichi assiri e la loro cultura. Unonda travolgente di cambiamento attravers lintera comunit assira nella scelta dei nomi. Nomi quali Assur, Sargon, Sennacherib, Esarhaddon, Semiramide cominciarono ad essere usati accanto o al posto di nomi cristiani quali Isho, Abdisho, Yuhannan ecc. Si cominciarono anche a festeggiare le antiche feste assire insieme a quelle cristiane. Questo risveglio stato il fondamento su cui poggia lo spirito dellassirismo.16 Per capire a cosa abbia portato una simile operazione culturale, basta collegarsi ad uno dei numerosissimi siti web assiri: a scritte in alfabeto siriaco orientale si alternano caratteri cuneiformi; pullulano lamassu, tori alati con la testa umana, statue dei sovrani mesopotamici, laquila di Sargon. Sulla bandiera assira, oltre agli usuali colori che rimandano al sangue dei caduti e alleroismo dei patrioti, scorrono i simboli dei fiumi di Mesopotamia: Tigri, Eufrate e Grande Zab (immagine xyz). Lidea di una nazione assira unitaria senza uno stato proprio, disseminata tra vari stati del Vicino Oriente, lIran e la diaspora in tutto il mondo si radicata in molti fedeli della Chiesa dOriente, fino a indurre come si detto la gerarchia ecclesiastica ad adottare il nome di Chiesa assira dOriente. Ma stata trasmessa, nonostante lo scetticismo o laperta opposizione del clero e di parte delle comunit, anche a fedeli appartenenti alle chiese caldea e sira ortodossa. Per indicare unitariamente gli assiri e i caldei, in quanto appartenenti a una stessa nazione o alla stessa tradizione cristiana siriaca orientale, si sta diffondendo la denominazione assiro-caldei. Nella foga di radunare connazionali assiri, il nome stato talora esteso a tutti i cristiani orientali, etiopi compresi.17

linguistica e letteraria accadica, ovvero assiro-babilonese) e il ruolo dei greci nella trasformazione dei nomi. Anche la cultura araba pi antica ha idee piuttosto vaghe sulla Mesopotamia pre-cristiana e prearamaica (J. Hmeen-Anttila, Mesopotamian National Identity in Early Arabic Sources, Wiener Zeitschrift fr die Kunde des Morgenlandes 92 (2002): 53-79). Lo stesso Michele Siro (vol. 1 32, traduz.) spiega athoraye con suryaye e non credo che in quel passaggio intenda per athoraye gli abitanti di Mosul ( < abitanti di Assur partenopei per napoletani , denominazione che pare in uso ancora fino ad epoca recente), come ritiene J. Joseph (Assyria and Syria: Synonyms?, cit.: 40). 15 Per il concetto di invenzione della tradizione si veda E.I. Hobsbawm e T. Ranger (a c. di), Linvenzione della tradizione, Torino 1994 (ed. orig. Cambridge 1983). 16 E.Y. Odisho, The Ethnic, Linguistic and Cultural Identity of Modern Assyrians, cit.: 146. 17 R. Macuch, The Assyrian (rn) Community in Iran and Literature of the Assyrians in Iran, Encyclopaedia Iranica, London-New York 1987: vol. III, 819 [817-24]. Sulla popolarit dellidentit nazionale assira tra siri di ogni denominazione si veda M. Woniak, National and Social Identity Construction among the Modern Assyrians/Syrians, Parole de lOrient 36 (2011): 569-83.

Il fenomeno di costruzione di unidentit storica sulla base di scoperte archeologiche non riguarda, peraltro, soltanto gli assiri, ma trova eloquenti paralleli nella convinzione di taluni copti di rappresentare la legittima discendenza degli antichi egizi e di taluni maroniti di essere i veri discendenti dei fenici. Analoghi percorsi di distinzione da scomodi vicini sono stati e sono sfruttati anche da musulmani nella propaganda nazionalista e di fatto anti-panaraba dei singoli stati, in Egitto, Libano, Siria o Iraq. Loperazione culturale ha i presupposti teorici e si avvale di meccanismi tipici della costruzione identitaria nazionalista: lequazione multipla antichit = purezza e unit originaria = autenticit = legittima occupazione di un territorio; distinzione da un gruppo etnicizzato come intervenuto pi recentemente e usurpatore nel caso dei cristiani orientali i musulmani arabi, curdi o turchi; riappropriazione selettiva, ma acritica e pervasiva, di quelli che si ritengono i tratti caratteristici e i meriti universali della civilt degli antenati; rivitalizzazione della lingua, dellonomastica, della toponomastica e dellarte antiche;18 ricorso a ricostruzioni para-mitiche della storia e ad un discorso auto-etnografico fondato su pochi stereotipi ben radicati: collegamento indiscusso e indiscutibile con gli antichi assiri, assiri moderni eredi degli inventori della ruota e della scrittura e del loro vasto impero, importanza della famiglia; uso di argomentazioni linguistiche e di etimologie pi o meno spregiudicate: aramaico (moderno) = siriaco = assiro-babilonese,19 lingua pi antica dellarabo, siri = assiri... , grandi narrazioni che finiscono per far presa anche tra chi nazionalista non n vuole essere.20 Oltre allindubbio fascino dellantica Assur come fonte dispirazione per inventarsi o ricrearsi una tradizione nazionale, anche negli aspetti pi folkloristici, ladozione dellidentit assira ha molteplici vantaggi ideologici. Permette di bypassare le divisioni antiche e recenti tra le varie comunit cristiane di tradizione siriaca, in una sorta di rimozione collettiva di scomodi scismi e mal sopite rivalit, di superare o almeno mitigare la conflittualit tra trib e famiglie, risolvendo in un nazionalismo tendenzialmente unitario il tradizionale tribalismo, consolidato in
Alcuni intellettuali assiri propongono un riscatto apologetico della memoria storica degli assiri antichi, secondo loro ingiustamente accusati di barbarie, tecniche militari brutali (deportazioni, impalamenti). Si veda A. Mengozzi, Dalla Mesopotamia alla California: uno sguardo ecolinguistico sulle lingue letterarie neoaramaiche, in A. Valentini et alii (a c. di), Ecologia linguistica, Roma 2003: 451-72. 19 E.Y. Odisho, The Ethnic, Linguistic and Cultural Identity of Modern Assyrians, cit.: 145. Laccadico (assiro-babilonese) e il gruppo di lingue letterarie (aramaico biblico, siriaco classico, aramaico giudaico babilonese e palestinese ) e dialetti moderni comunemente noto come aramaico appartengono a rami ben distinti delle lingue semitiche. 20 Allattacco e invasione dallesterno, vera come nel caso di curdi e turchi sugli assiri o presunta o temuta come nel caso dello stato centralista o dellimmigrazione sul Nord Italia , si oppone uniperreazione identitaria, quasi allergica, che spinge al ritorno allantico (galli e celti contro romani) e allinvenzione di tradizioni (toponimo Padania, antroponimo Eridanio, rito dellampolla del Po). Il nazionalismo assiro ha convinto tutti i siri della Chiesa dOriente e circola soprattutto a livello popolare tra caldei, siri cattolici e ortodossi, mentre il Nord Italia ha reagito variamente, dal massimalismo secessionista al puro folklore, dallopposizione unitarista allappoggio ad un federalismo moderato.
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epoca ottomana dalla simbiosi con lelemento curdo.21 Consente agli assiri di smarcarsi nettamente dai vicini arabi, turchi e soprattutto curdi, e dalle loro culture. Sposta laccento da unidentit centrata sulla religione a unidentit culturale e politica, laica o almeno laicale, espressione dintellettuali piuttosto che di prelati. Serve inoltre a legittimare storicamente la rivendicazione e a sostenere culturalmente laspirazione, tragicamente frustrata dopo la prima guerra mondiale, se non a rioccupare parte dei territori un tempo appartenuti agli assiri, per lo meno a ritornare alle case e alle terre dalle quali i cristiani sono stati brutalmente cacciati, una rivincita e un risarcimento che molti assiri hanno sognato e molti continuano a sognare e/o progettare politicamente. Probabilmente non un caso che la denominazione assiri (athoraye) si sia diffusa tra i fedeli della Chiesa dOriente, sostituendo il pi tradizionale siri (suraye) proprio nel periodo tra le due guerre mondiali,22 quando lo shock per i massacri e le violenze della Grande Guerra era ancora vivissimo tra i superstiti e fuga ed emigrazione erano le uniche vie di salvezza. Deportazioni, genocidio e pulizia etnica23 La prima guerra mondiale segn la fine degli imperi e lorganizzazione degli stati e dei confini su basi nazionali. Il crollo dellImpero Ottomano, in particolare, compromise definitivamente i delicati equilibri interetnici che avevano permesso alle minoranze cristiane di sopravvivere, pur in contesti spesso ostili e sempre discriminatori, e talora persino di raggiungere un certo grado di prosperit. Ovunque questo fosse possibile e rientrasse negli interessi delle grandi potenze, per es. nei Balcani ed entro certi limiti nelle repubbliche caucasiche presto occupate dalla Russia bolscevica, la guerra trasform un grande impero transnazionale in una serie di stati-nazione. A pagare il prezzo pi alto per la formazione di una
Di simbiosi e adozione dellorganizzazione sociale curda parla M. Chevalier, Les montagnards chrtiens du Hakkri et du Kurdistan Septentrional, Paris 1985. Cultura, lingua e folklore siri orientali sono fortemente influenzati dal modello curdo (vedi, per es., M.L. Chyet, Neo-Aramaic and Kurdish. An interdisciplinary Consideration of their Influence on Each Other, Israel Oriental Studies 15 (1995): 219-52). Se affidabile la didascalia dellimmagine xy, evidente come larcivescovo nestoriano abbia assunto costume, posa e tratti di un capo-trib, vescovo conte circondato da servitori armati. 22 J. Joseph, The Modern Assyrians of the Middle East, cit.: 19. 23 Documentazione e studi sul genocidio di assiri e caldei stanno aumentando negli ultimi anni. Si vedano soprattutto: S. de Courtois, Le gnocide oubli. Chrtiens dOrient, les derniers aramens, Paris 2002 (trad. ingl., The Forgotten Genocide: Eastern Christians, The Last Arameans, Piscataway NJ 2004); F. Hellot-Bellier, Les chrtiens dIran au XIXe sicle (1800-1918) : une page se tourne, in R. Gyselen (d.), Chrtiens en terre dIran : implantation et acculturation, Paris 2006: 79-104 ; J. Rhtor, Les chrtiens aux btes: souvenirs de la guerre sainte proclame par les Turcs contre les chrtiens, Paris 2005 (trad. it. in M. Impagliazzo, Una finestra sul massacro: documenti inediti sulla strage degli armeni, 1915-1916, Milano 2000: 95-250); G. Yonan, Ein vergessener Holocaust. Die Vernichtung der christlichen Assyrer in der Turkei, Gttingen 1989. Nella presentazione che segue si seguir soprattutto il lavoro di D. Gaunt, Massacres, Resistance, Protectors: Muslim-Christian Relations in Eastern Anatolia During World War I, Piscataway NJ 2006.
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Turchia nazionale e nazionalista, destinata peraltro ad essere dilaniata al suo interno dalla questione curda, furono proprio i cristiani: greci, armeni e siri. Secondo la cultura militare di fine Ottocento e inizio Novecento, le minoranze costituivano un potenziale rischio per la sicurezza dello stato, soprattutto se residenti in territori di confine e vicino a possibili o effettivi scenari di guerra. Andavano pertanto spostate e le procedure di deportazione comportavano spesso, soprattutto nelle fasi iniziali, metodi sufficientemente atroci e brutali da vincere la resistenza delle popolazioni e indurle allobbedienza o alla fuga. Durante la prima guerra mondiale i tedeschi adottarono metodi di questo tipo sul fronte franco-belga e la Russia, zarista prima e sovietica poi, fece della deportazione un vero e proprio strumento di strategia militare e di controllo politico del territorio. Gi prima dellinizio della guerra, le autorit ottimane si preoccuparono di espellere o eliminare le minoranze cristiane, sospettate o accusate di parteggiare per potenze nemiche. Dalla primavera del 1914 i greci furono costretti ad abbandonare regioni occidentali ritenute strategiche e alcuni degli ufficiali coinvolti nelle operazioni contro i greci ebbero poi negli anni successivi un ruolo centrale nei massacri di armeni e assiro-caldei. Verso la fine dellOttocento, era chiaro che i rapporti tra cristiani e musulmani in territorio ottomano andavano deteriorandosi irrimediabilmente. Nel 1895, la notizia di una protesta armena ad Istanbul, soffocata peraltro dalla polizia, caus in tutto il paese uccisioni e distruzioni ai danni dei cristiani, che continuarono fino allinizio del 1896. Le stragi di cristiani degli anni 1894-96 sono anche note come massacri hamidiani, dal nome del sultano Abdul Hamid II, che, soprattutto in seguito alle guerre turco-russe, cerc di preservare lintegrit dellImpero rilanciando unideologia (pan-)islamista e fondamentalmente anti-cristiana. Il 14 aprile del 1909 scoppiarono tumulti in Cilicia. Nelle due settimane successive la polizia, forse desiderosa di dimostrare la propria lealt al sultano contro i Giovani Turchi, allora alleati con un partito armeno, infier contro la popolazione cristiana presso la citt di Adana. Quasi tre mila cristiani furono massacrati. Fu un episodio isolato, nel quale tuttavia per la prima volta furono coinvolti non soltanto armeni, ma anche cristiani di altri gruppi etnici, soprattutto siri ortodossi e caldei. Lestromissione delle trib indipendenti cristiane delle montagne del Hakkari, oggi nella Turchia sud-orientale, rappresenta uno dei casi pi tristemente riusciti di pulizia etnica. Il ministro degli interni turco Talaat si fece scrupolo ben prima della guerra di eradicare la presenza cristiana in un territorio montano e difficilmente accessibile, ma dannatamente importante per la sua vicinanza al fronte. Nellottobre del 1914, ordin per decreto la deportazione dei nestoriani dal confine persiano a province dellAnatolia centrale quali Ankara e Konya. Il governo ottomano sospettava i loro contatti con gli stranieri e temeva un loro appoggio al nemico russo in unarea strategica per la difesa dei confini. I cristiani avrebbero dovuto essere dispersi tra la popolazione turca musulmana in comunit di non pi di venti abitazioni. Era chiaro lintento di distruggere la loro cultura e il loro tradizionale sistema di vita.

Il Patriarca Mar Shimun continu a mandare relazioni e proteste al governatore di Van, mentre sua zia Surma annotava stupita e inorridita le vessazioni commesse dalle autorit turche contro i cristiani.24 Non si rendevano conto che si trattava dellesecuzione di un piano governativo. Comprese le intenzioni dellesercito turco, nel novembre del 1915 gli assiri cercarono di organizzare una resistenza armata e di chiedere aiuto ai russi, che tuttavia non intervennero. I cristiani delle montagne sopravvissuti ai combattimenti e ai massacri cercarono di fuggire verso Urmia, dove furono accolti dalle missioni francese e americana o dispersi nei villaggi cristiani della regione. Spesso trovarono la morte per stenti e malattia. Gli assiri non ebbero maggiore aiuto dagli inglesi che appoggiarono militarmente nel loro progetto di sottrarre alla Turchia la regione di Mosul, ricca di petrolio, e di annetterla allIraq. Quando i turchi invasero Mosul, truppe assire guidate dal generale Agha Petros contribuirono alla controffensiva britannica. La promessa che gli inglesi avrebbero fatto di creare a fine guerra una patria indipendente per gli assiri non fu mai mantenuta. Le montagne del Hakkari furono annesse alla Turchia e nessun assiro vi pot far ritorno. Quando verso la fine del 1914 lesercito russo si ritir da Urmia (oggi Iran nord-occidentale), truppe turche e curde riuscirono facilmente ad occupare la regione e a insediare in citt un governatore turco. Tra febbraio e maggio, mentre la Russia cominciava a organizzare un rientro in territorio persiano, le autorit ottomane si diedero alla persecuzione sistematica della popolazione cristiana, soprattutto siriaca, con esecuzioni di massa, rapimenti, estorsioni, distruzione e confisca di beni. Nel febbraio del 1915 cominciarono vere e proprie azioni militari contro gli armeni nella regione di Van. Al diffuso timore per una sollevazione armena e al sospetto che gli armeni collaborassero con i russi, lesercito rispose disarmando soldati e ufficiali armeni. Il 27 maggio Talaat ordin per decreto la deportazione di tutta la popolazione. possibile che le autorit ottomane avessero pianificato deportazioni brutali, ma non letali, limitate a una parte della popolazione e non totali, per colpire soltanto gli armeni e non altri cristiani. Piani e realt purtroppo, per, non sono la stessa cosa.25 Infatti, nei primi mesi, le azioni militari in Anatolia orientale furono dirette contro tutti i cristiani e non solo contro gli armeni e lesito non fu la deportazione, perch pochissimi arrivarono a destinazione. Molti, soprattutto gli uomini giovani, furono uccisi immediatamente nelle loro citt e villaggi. Molte donne furono violentate e molti bambini rapiti. I superstiti dei primi massacri furono costretti a marce disperate, senza cibo o alcuna forma di assistenza. Le carovane improvvisate
24 Attraverso la biografia-romanzo di Surma, C. Weibel Yacoub (Surma lAssyro-Chaldenne (1883-1975) : dans la tourmente de Msopotamie, Paris 2007) riuscita a ritrarre la vita della comunit assira nel momento pi buio della sua storia. 25 D. Gaunt, Massacres, Resistance, Protectors, cit.: 65.

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di donne, anziani e bambini, furono attaccate o subirono ancora violenze stupri e uccisioni dalle scorte, formate da militari, gendarmi o da balordi armati. Molti cadaveri furono abbandonati fuori dai villaggi e lungo le strade.26 Alleati (Germania) e nemici (Russia, Francia e Inghilterra) furono informati dai missionari e dalle rappresentanze diplomatiche delle atrocit e dei massacri. Erano consapevoli del rischio che le violente azioni militari degenerassero nello sterminio totale della popolazione cristiana. Nonostante le loro proteste, le autorit locali e gli ufficiali dellesercito responsabili non furono rimossi dal governo di Istanbul n condannati in alcun modo. In un telegramma inviato al governatore di Diyarbakir il 12 luglio 1915, Talaat, lungi dal condannare la violenza e le stragi di innocenti disarmati perpetrate in seguito allordine di deportazione, si limit a riportare quasi letteralmente i timori degli alleati tedeschi, specificando che le misure politiche e disciplinari adottate contro gli armeni non dovevano in alcun modo essere estese a tutti i cristiani.27 Le violenze tuttavia continuarono, con una sospensione verso fine luglio probabilmente per il Ramadan e colpirono indiscriminatamente i cristiani di ogni denominazione. Il 19 luglio a Midyat e il 16 agosto a Nisibi furono massacrati i siri ortodossi. Nel giugno precedente avevano assistito alle stragi dei concittadini armeni e si erano illusi di aver comprato con ingenti somme di denaro la propria salvezza. Iniziative del governo centrale quali la deportazione forzata causarono violenze e brutalit atroci, ad opera di autorit locali e con lappoggio della popolazione locale, fino ad arrivare al genocidio, secondo uno schema tragicamente noto da casi come la Shoah, i massacri in Bosnia e Ruanda, i programmi di pulizia etnica messi in atto dai regimi comunisti di Stalin, Mao e Pol Pot.28 Ci furono musulmani che tentarono di opporsi alla violenza generalizzata, curdi e minoranze religiose come gli yezidi che cercarono di nascondere e proteggere i vicini di casa cristiani, ma indubbio che parte della popolazione locale partecip alle violenze e che decreti e ordini delle autorit ottomane trovarono terreno fertile in un clima di sospetto e ostilit diffusa contro i cristiani. La convivenza con i curdi non era daltra parte mai stata pacifica e la simbiosi di cui parla Chevalier (Les montagnards chrtiens du Hakkri, cit.) implicava la subordinazione dei cristiani, sfruttati dai musulmani curdi come mano dopera contadina e artigiana secondo un meccanismo molto simile alla servit della gleba nel Medio Evo europeo. Disarmati, come imposto ai sudditi non musulmani in terra dIslam, erano costretti ad affidarsi ai capricci della protezione dei signorotti curdi locali e ad assistere a periodiche scorribande e saccheggi dei loro villaggi, spesso coinvolti nei continui e violenti scontri tra trib curde rivali. Nella stessa
26 Molti lettori ricorderanno scene e immagini drammatiche del film La masseria delle allodole (2007) dei fratelli Taviani. 27 D. Gaunt, Massacres, Resistance, Protectors, cit.: 73-74. 28 D. Gaunt (Massacres, Resistance, Protectors, cit.: 308) discute le specificit del genocidio dei cristiani ottomani rispetto allo schema teorico elaborato da M. Mann, The Dark Side of Democracy: Explaining Ethnic Cleansing, Cambridge 2005.

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chiesa siro-orientale, dallepoca mongola, il patriarcato non era pi riuscito a garantire lunit e la concordia interna. Le comunit cristiane sembravano condannate ad un clima costante di guerra civile tra trib e clan, con una delle parti che chiedeva aiuto o legittimazione alla Chiesa di Roma, a partire dal XVI secolo, e, soprattutto a partire dal XIX secolo, alle missioni e alle potenze straniere. Al termine della guerra, il progetto delle autorit turche poteva ben dirsi portato a termine: non cera pi praticamente traccia nella Turchia orientale delle minoranze non musulmane che per secoli avevano abitato quei territori. Alla conferenza di Parigi del 1919, la delegazione assiro-caldea present i seguenti dati approssimativi sul numero di assiri e caldei caduti in battaglia o massacrati tra il 1914 e il 1919.29
Persia Governatorato di Van Governatorato di Diyarbakir Governatorato di Mamuret ul-Aziz Governatorato di Bitlis Governatorato di Adana, Deir al-Zor e altri Distretto di Urfa Totale 40.000 80.000 63.000 15.000 38.000 5.000 9.000 250.000

Poich la stessa delegazione indicava la presenza tra Persia e Turchia ottomana di circa 563.000 assiro-caldei prima della guerra, le perdite denunciate ammontano a circa il 45%. La dichiarazione dellONU del 1984 sulla prevenzione del crimine di genocidio non stabilisce criteri quantitativi, ma certamente lo sterminio di quasi met di una minoranza etnico-religiosa e il tentativo di determinare la comparsa della sua cultura rientrano in questa categoria di crimine.30 Gi nel maggio del 1915, allinizio della fase pi drammatica di persecuzione, lopinione pubblica internazionale denunciava come crimini contro lumanit e la civilt quelli perpetrati contro i cristiani di Anatolia, decenni prima che genocidio e pulizia etnica fossero codificati come crimini nel diritto internazionale.31 La diaspora Rispetto al genocidio armeno, il tragico destino degli assiro-caldei ha ricevuto e riceve minore attenzione da parte degli studiosi e nellopinione pubblica. Tuttavia, come dimostrano la pulizia etnica pianificata e portata a termine sulle montagne del Hakkari e la proporzione di assiri e caldei scomparsi a causa dei combattimenti e
D. Gaunt, Massacres, Resistance, Protectors, cit.: 300-01. Nonostante il nome della delegazione, non chiaro se i caldei siano stati conteggiati e in quale misura. 30 H. Travis, Native Christians Massacred: The Ottoman Genocide of the Assyrians during World War I, Genocide Studies and Prevention 1.3 (2006): 327-71. Per una discussione storicogiuridica sul concetto di genocidio si veda B. Mantelli, Genocidio, Seminario sui genocidi del Novecento, Milano 2008: http://www.deportati.it/static/upl/ma/mantelli.pdf. 31 D. Gaunt, Massacres, Resistance, Protectors, cit.: 315.
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dei massacri, non si tratt soltanto di un sottocaso o di un effetto collaterale del genocidio degli armeni. Gli assiri continuano a non avere uno stato o una qualche forma di autonomia32 e non hanno neppure mai potuto riprendere possesso delle terre che i loro avi erano riusciti a mantenere indipendenti dallo stato ottomano e in relativa autonomia tra le trib curde coterritoriali. Hanno dovuto fuggire e cercare di sopravvivere, discriminati quando non perseguitati tra Siria, Iraq e Iran, o dispersi nella diaspora globale. Lemigrazione assira negli Stati Uniti inizi nei primi anni del Novecento, in risposta alla cronica insicurezza e miseria del Hakkari. Il flusso migratorio si intensific immediatamente dopo i massacri del 1915, soprattutto da Urmia, e quando fu chiaro che gli inglesi non avrebbero appoggiato la creazione di unenclave assira nel nuovo Iraq. Lindipendenza dellIraq nel 1932 peggior la situazione e gli assiri conobbero una seconda stagione di persecuzioni e massacri. Fonti assiro-caldee parlano di decine di villaggi saccheggiati e rasi al suolo nellestate del 1933 e di tre mila vittime tra gli assiri che tentavano la fuga in Siria o che si trovavano come rifugiati nel Nord del paese. Lo stesso patriarca si rifiut di rinunciare formalmente alla sua autorit temporale e dovette lasciare lIraq. Fu deportato a Cipro, si trasfer a Londra e infine a Chicago nel 1940. Studi sugli insediamenti assiri mostrano come la distribuzione sul vasto territorio nord-americano rifletta in certa misura la mappa delle divisioni tradizionali delle terre dorigine, divisioni interne dalle radici antiche, confessionali e/o tribali. Cos, la comunit caldea pi importante si concentra a Detroit, mentre veri e propri quartieri assiri si trovano a Chicago, Turlock, San Diego. Secondo la studiosa assira Arianne Ishaya, il continuo flusso migratorio ha assicurato la ricarica umana e culturale indispensabile per la preservazione dellidentit nazionale. Attraverso la rete delle relazioni familiari e delle organizzazioni caritative, gli assiri nord-americani assicurano sostegno economico ai loro connazionali rimasti nel Vicino Oriente, dai quali ricevono periodicamente in cambio risorse umane e stimoli culturali rinvigorenti.33 La diaspora ha dato vita alle pi disparate situazioni di integrazione, pi o meno riuscita o subita, alcune delle quali sono state studiate soprattutto per quanto riguarda la costruzione di unidentit etnica.34 Limpressione generale che gli

Nellincerta e complessa realt politica e culturale irachena, sono molto difficili da tracciare i confini territoriali, ma anche etnici e confessionali, di uneventuale regione autonoma assiro-caldea, cos come vagheggiata o richiesta da molti gruppi politici assiri, soprattutto nella diaspora. 33 Si vedano, per es., Y. Benjamin, Assyrians in Middle America: A Historical and Demographic Study of the Chicago Assyrian Community, Journal of Assyrian Academic Studies 10.2 (1996): 1846; A. Ishaya, From Contributions to Diaspora: Assyrians in the History of Urmia, Iran, Journal of Assyrian Academic Studies 16.1 (2002): 55-76; Eadem, Assyrian-Americans. A Study in Ethnic Reconstruction and Dissolution in Diaspora, Journal of Assyrian Academic Studies 17.2 (2003): 1938; Eadem, Settling into Diaspora: A History of Urmia Assyrians in the United States, Journal of Assyrian Academic Studies 20.1 (2006): 3-27. 34 Si vedano, per es., M. al-Rasheed, Iraqi Assyrians in London: The Construction of Ethnicity, Lampeter 1998; Y.S. Hanoosh, The Politics of Minority: Chaldeans between Iraq and America, Diss.

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assiri dAmerica abbiano ben superato gli stenti iniziali: i giovani ottengono ottimi risultati nelle universit e ci sono professionisti e imprenditori assiri di grande successo. I cambiamenti nella struttura della famiglia tradizionale hanno causato drammi personali, ma consentito anche utili strategie di adattamento. Lintegrazione ha portato per es. a un importante miglioramento della condizione della donna: possibilit di studiare e lavorare fuori casa, maggiore indipendenza economica, emancipazione culturale e psicologica. Linserimento in societ di tradizione cristiana, ma secolarizzate, ha paradossalmente riproposto, e probabilmente continuer a proporre in futuro, il problema dellerosione della base demografica delle chiese di tradizione siriaca. La stessa dinamica di fusione mediante matrimoni misti, invocata per spiegare lislamizzazione del Vicino Oriente di epoca pre-ottomana,35 potrebbe diventare un fattore determinante nellindebolire la presenza assiro-caldea nelle terre di migrazione, questa volta per fusione con cristiani di altre tradizioni, laici o atei, militanti o meno. C chi parla del nazionalismo assiro come unica strategia possibile per la sopravvivenza.36 Sarebbe interessante disporre di dati sulle tendenze potenzialmente centrifughe coppie e matrimoni misti e centripete per le comunit della diaspora: tendenza endogamica tradizionale, con scelte regolate dalla famiglia o dal clan, ora parzialmente rimpiazzate dalle associazioni etnicamente e/o confessionalmente omogenee. Altrettanto interessante sarebbe lo studio delle relazioni intergenerazionali come fattore coesivo, dallalto verso il basso assistenza ai bambini, sostegno per gli studi e linserimento nel mondo del lavoro, supporto finanziario per lindipendenza economica delle nuove generazioni e dal basso verso lalto: assistenza agli anziani, resistenza allintegrazione in favore della patria e della societ tradizionale di padri e nonni, pi o meno idealizzate. Come abbiamo visto la chiesa assira ha il suo patriarca negli Stati Uniti e diocesi dallIndia alla Nuova Zelanda. Anche le altre chiese di tradizione siriaca non hanno tardato a organizzare in terra di migrazione parrocchie e diocesi, risolvendo in vario modo il problema della formazione del clero e dellautonomia delle diocesi e comunit locali rispetto alla sede patriarcale, rimasta nelle terre di origine o emigrata come nel caso degli assiri. Istruttivo a questo proposito il conflitto nella Chicago degli anni 40 tra una comunit di immigrati assiri organizzati secondo il modello ecclesiale congregazionalista, tipico delle chiese protestanti in America, e la parte della comunit fedele al patriarca e ad una visione pi tradizionale della chiesa di immigrati come colonia di una chiesa

The University of Michigan 2008; N. Atto, A Flock Without a Shepherd, Parole de lOrient 36 (2011): 191-200. 35 Ph. Fargues, I cristiani arabi dellOriente: una prospettiva demografica, in A. Pacini (a c. di), Comunit cristiane nellislam arabo, Torino 1996: 55-74. 36 P. BetBasoo, Assyrian Nationalism: A Mechanism for Survival, www.aina.org/aol/peter/survival.htm.

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gerarchicamente organizzata altrove, come tipico della chiesa cattolica e di molte chiese ortodosse negli Stati Uniti.37 Come a tutte le minoranze, in Svezia riconosciuto ad assiri e siri ortodossi il diritto a studiare nelle scuole la propria lingua e sono quindi fiorite esperienze di didattica delle parlate aramaiche moderne. Un po ovunque le comunit cristiane di tradizione siriaca si sono organizzate in associazioni laiche, talora confederate dal circolo per anziani al club studentesco, dal partito politico allaccademia di studi o alla squadra di calcio , che alimentano il senso di appartenenza, la preservazione e linvenzione di tradizioni, impegnandosi in varia misura per il riconoscimento delle specifiche identit e/o di unauspicata unit nazionale aramaica, sira, assira o assiro-caldea. Esistono case editrici e riviste, emittenti radiofoniche, televisioni e trasmissioni televisive, siti internet e portali multimediali, spesso bilingui o plurilingui. Larticolazione delle varie associazioni e delle loro iniziative a livello sociale, politico e culturale parallela, ma non necessariamente sovrapponibile, al sistema di appartenenze confessionali. Anche a prescindere dalla tradizione ecclesiale di riferimento il rapporto tra un gruppo e laltro, cos come tra laici e clero, ora sereno e costruttivo ora teso e conflittuale, a seconda delle situazioni e delle circostanze. Chiesa martire e dal glorioso passato missionario, minoranza cristiana sradicata con brutale violenza dal brandello di terra nel quale si era dovuta ritirare, gli assiri dimostrano ancora oggi di saper mettere feconde radici ovunque si trovino, in tutti gli angoli del pianeta. Nazione senza uno stato, gruppo etnico senza un territorio in cui possa essere maggioritario, decimata nel primo genocidio del XX secolo, tradita e perseguitata, la comunit assira dispersa in tutto il mondo si ripiegata, forse in qualche misura intrappolata, in unidentit etnica che trae ispirazione dalla Mesopotamia antica. Coltiva il sogno di un improbabile ritorno dello splendore antico, variamente mitizzato, o progetta politicamente la creazione di una regione autonoma assira nellIraq settentrionale. Cerca di sperimentare vie non soltanto religiose, ma anche laiche e politiche, per la costruzione di unidentit nazionale forte e unitaria.

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D.P. Wolk, Church Colony vs. Congregation, cit.

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Immagine xy (Library of Congress, Bain Collection)

Immagine xyz (FunnyShirtz)

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