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LIMBA ITALIAN CONTEMPORAN

Lector univ. drd. GETA POPESCU Specialitatea B OBIECTIVE Cursul i propune s prezinte ntr-o form sintetic prile de vorbire, flexibile i neflexibile, probleme de prim importan pe care limba italian le ridic studentului din anul I, zi, frecven redus sau nvmnt la distan, interesat de achiziionarea unor structuri i construcii specifice limbii. n prezentarea categoriilor morfologice se insist asupra regulilor i excepiilor, avnd ca suport numeroase exemple, i pe diferenele fa de limba romn, respectndu-se caracterul specific al limbii italiene. Semestrul I MORFOLOGIA 1. LARTICOLO Larticolo non ha un significato lessicale autonomo. Serve solo a determinare il sostantivo a cui associato, e con il quale concorda in genere e in numero. Infatti c un legame molto stretto tra larticolo e il sostantivo. Solo in determinate condizioni il sostantivo pu fare a meno dellarticolo (con alcuni nomi propri, di persona, Mario, di citt, Parigi), mentre larticolo sempre seguito da un sostantivo. Larticolo ha pure la propriet di rendere sostantivi anche le parole che non lo sono; in realt, qualsiasi parte del discorso, accompagnata dallarticolo, si pu trasformare in sostantivo: aggettivi: unire lutile al dilettevole; il rosso il mio colore preferito; verbi: tra il dire e il fare c di mezzo il mare; lumiliare gli altri malvagit; In italiano larticolo rappresenta due opposizioni fondamentali: 1. classe / membro Il cane (= i cani, tutti i cani) lanimale pi fedele. / Un cane abbaia nella strada. 2. noto / nuovo Il bambino nel giardino. / Un bambino legge un libro. articolo determinativo indeterminativo maschile femminile maschile femminile singolare il, lo (l) la (l) un, uno una (un) plurale i, gli le Come si vede, lopposizione tra determinativo e indeterminativo avviene in modo diverso al singolare e al plurale: al singolare, larticolo ha forme specifiche: il bambino / un bambino; la donna / una donna; al plurale, larticolo ha forme specifiche solo per indicare la determinatezza, mentre lindeterminatezza indicata dallassenza dellarticolo (a volte si usano gli articoli partitivi: dei, degli, delle): i bambini / _ bambini (dei bambini); le donne / _ donne (delle donne). Davanti a sostantivi che hanno una stessa forma per il maschile e il femminile o per il singolare e il plurale, larticolo ne specifica il genere e il numero: il / la cliente; la / le crisi. 1.1. Larticolo determinativo Larticolo determinativo indica una cosa che si suppone gi nota. 1.1.1. Forme dellarticolo determinativo il, I La forma il si usa davanti ai nomi maschili che cominciano per consonante, tranne s impura, z, x e i gruppi gn, pn, ps: il fiore, il treno, il ragazzo, il cane. La forma corrispondente per il plurale i: i fiori, i treni, i ragazzi, i cani. lo (l), gli

La forma lo si usa davanti ai nomi maschili che cominciano con: - s impura: lo sbaglio, lo scandalo, lo spettacolo, lo studente; - z: lo zio, lo zero, lo zucchero, lo zolfo; - x: lo xilofono, lo xenofobo; - i gruppi gn, pn, ps: lo gnomo, lo pneumatico, lo pseudonimo; - la semiconsonante i: lo iato, lo iogurt, lo Jonio. Davanti alla semiconsonante u si usa larticolo lo (eliso in l) per le parole italiane: luomo, luovo, e larticolo il per le parole di origine straniera: il week-end, il whisky, il windsurf. Per il plurale si usano rispettivamente le forme: gli: gli uomini e i: i week-end. Nelle parole comincianti per h si usa larticolo lo (eliso in l), che al plurale diventa gli: lhamburger, lhandicap, lhashish; gli hamburger. Si ha lo invece di il in alcune locuzioni avverbiali: per lo pi, per lo meno. Dinanzi ai nomi maschili che cominciano per vocale larticolo lo si elide in l: lalbero, lesercizio, lincendio, lospite, luomo. La forma corrispondente per il plurale gli: gli sbagli, gli zii, gli xilofoni, gli gnomi, gli iati, gli hamburger, gli alberi. la (l), le La forma la si usa davanti ai nomi femminili comincianti per consonante e per la semiconsonante i: la donna, la scolara, la zia, la iena. Davanti a vocale larticolo la si elide in l: laula, lescursione, lisola, loca. Con i nomi comincianti per h, a differenza del maschile, si usa la forma non elisa: la hall, la holding. La forma corrispondente per il plurale le (che non si elide mai): le donne, le aule, le hall. 1.2. Larticolo indeterminativo Larticolo indeterminativo indica una cosa generica, indefinita, ancora non nota; la sua funzione quella di introdurre nel discorso un sostantivo di cui non si parlato in precedenza. 1.2.1. Forme dellarticolo indeterminativo un La forma un si usa davanti ai nomi maschili che cominciano per consonante, tranne s impura, z, x e i gruppi gn, pn, ps: un fiore, un treno, un ragazzo, un cane. Inoltre si usa dinanzi ai nomi maschili inizianti per vocale, per la semiconsonante u e per h: un uragano, un whisky, un hobby. uno La forma uno si usa davanti ai nomi maschili che cominciano con s impura, z, x, i gruppi gn, pn, ps e con la semiconsonante i: uno sbaglio, uno zio, uno xilofono, uno gnomo, uno pneumatico, uno pseudonimo, uno iato. una La forma una si usa davanti ai nomi femminili che cominciano per consonante e si elide in un davanti a vocale (ma non davanti a i semiconsonante): una donna, una scolara, una zia, una iena, una hall; unaula, unescursione, unisola. Larticolo indeterminativo non ha plurale; con funzione di plurale si possono usare le forme dellarticolo partitivo: dei, degli, delle, gli aggettivi indefiniti: alcuni, numerosi, parecchi, qualche (+ nome al singolare) o semplicemente il nome al plurale, senza nessunaltra indicazione: Sono apparse delle difficolt. Sono apparse alcune difficolt. E apparsa qualche difficolt. Sono apparse _ difficolt. 1.3. Usi particolari dellarticolo determinativo 1.3.1. Nomi geografici I nomi di citt e di piccole isole non hanno generalmente larticolo: Roma, Venezia, Bucarest, Mosca, Vienna, ma LAquila, La Spezia, LAia, LAvana, La Mecca, Il Cairo; Capri, Corf, Ischia, Procida, Malta, Rodi, ma lElba, la Capraia, la Gorgona. Ricevono invece larticolo quando sono accompagnati da un determinativo, attributo o complemento: lindustriosa Milano, la Venezia dei dogi, la Firenze del Rinascimento. Richiedono larticolo i nomi che indicano:

monti: il Vesuvio, lo Stromboli, lEtna, i Balcani, i Pirenei, gli Appennini; la Maiella, le Alpi, le Ande, le Dolomiti. fiumi: il Po, il Tevere, il Tamigi, il Danubio, lArno; la Senna, la Loira, la Marna. laghi: il Garda, il Como, il Trasimeno. mari: il Mediterraneo, il Ligure, il Tirreno, lo Jonio, lAdriatico. oceani: il Pacifico, lAtlantico. isole grandi: la Sicilia, la Sardegna, la Corsica, le Eolie, le Filippine, le Azzorre; il Madagascar, i Caraibi, ma Cipro, Creta, Giava. regioni: il Lazio, il Piemonte, lAbruzzo; la Toscana, la Lombardia. Stati: la Francia, la Romania, lItalia; il Portogallo, il Brasile, lo Yemen, lEgitto, gli Stati Uniti dAmerica. continenti: lEuropa, lAsia, lAfrica. Questi nomi possono fare a meno dellarticolo quando sono usati come complemento di specificazione: il re di Francia, lambasciatore di Gran Bretagna, ma: il presidente degli Stati Uniti, il rappresentante della Svizzera; o come complemento di luogo, introdotto dalla preposizione in: andare in Australia, vivere in Toscana, recarsi in Italia, ma: abitare nel Piemonte, fermarsi nel Lazio. Con tutte le altre preposizioni si usa sempre larticolo: viaggiare per lAmerica, dirigersi verso il Giappone, tornare dal Brasile, correre attraverso lEgitto, navigare verso la Spagna. 1.3.2. Nomi propri di persona e cognomi I nomi propri di persona rifiutano normalmente larticolo: Tra poco verr Marco. Ho scritto a Paola. Nelluso regionale dellItalia settentrionale per i nomi propri femminili vengono di solito preceduti dallarticolo: Ho rivisto la Carla. Prendono invece larticolo quando sono accompagnati da un determinativo: limperatore Augusto, Stefano il Grande, Michele il Bravo. I cognomi di donne richiedono larticolo: la Deledda, la Serao, la Loren, come pure i cognomi di uomini al plurale: i Visconti, i Medici, gli Estensi, gli Sforza. Con i cognomi di uomini al singolare luso non costante; nel linguaggio parlato si omette larticolo: Ho incontrato Rossi. Davanti ad alcuni cognomi di personalit famose non si usa larticolo: Garibaldi, Pirandello, Colombo, Verdi, Kennedy, davanti ad altri invece larticolo si usa: il Tasso, il Leopardi, lAriosto. 1.3.3. Aggettivo possessivo Larticolo si omette davanti ai nomi di parentela preceduti da un aggettivo possessivo (con loro invece si usa larticolo): mio padre, tua madre, suo fratello, sua moglie, nostra zia, vostro nipote, ma: il loro padre, la loro madre, ecc. Ammettono larticolo: i nomi di parentela al plurale: le mie sorelle, i tuoi zii, i suoi nipoti; i nomi di parentela accompagnati da un attributo: la mia cara moglie; i nomi di parentela seguiti dal possessivo: lo zio suo; i diminutivi: la tua sorellina, la vostra zietta; gli affettivi: il mio pap, il tuo babbo, la sua mammina, il vostro figliolo. Non hanno larticolo alcuni appellativi onorifici, quando sono preceduti da Sua e Vostra: Sua Maest, Sua Santit, Sua Eminenza, Vostra Altezza, Vostra Eccellenza. 1.4. Omissione dellarticolo nella maggioranza delle locuzioni avverbiali: in fondo, a proposito, a piedi; con alcuni complementi di luogo: tornare a casa, abitare in montagna, uscire da casa, andare a letto, a teatro (ma: al cinema, allo stadio); davanti a nomi che formano con il verbo espressioni predicative: aver fame, sete, paura, sonno, sentire freddo, caldo, affetto, dare fastidio, fiducia, importanza, spazio, prendere posto, posizione, fare amicizia, paura, soldi; in alcune locuzioni: sala da pranzo, abito da sera, scarpe da tennis, vino da pasto; nei proverbi: Cane che abbaia non morde;

nei titoli dei libri o dei capitoli: Grammatica italiana, Canto quinto; nelle insegne: Entrata, Partenze, Ristorante, Pescheria; nel linguaggio della pubblicit: Vendo appartamento zona centrale; 1.5. Preposizioni articolate Quando larticolo determinativo preceduto dalle preposizioni di, a, da, in, su, si unisce con esse dando luogo alle cosiddette preposizioni articolate: il lo (l) la (l) i gli le di del dello (dell) della (dell) dei degli delle a al allo (all) alla (all) ai agli alle da dal dallo (dall) dalla (dall) dai dagli dalle in nel nello (nell) nella (nell) nei negli nelle su sul sullo (sull) sulla (sull) sui sugli sulle Si usa ancora la preposizione articolata col che proviene dalla preposizione con pi larticolo determinativo il. 1.6. Articolo partitivo Le forme articolate della preposizione di (del, dello, dell, della, dei, degli, delle) si usano anche con valore di articolo partitivo; in questo caso indicano una parte, una quantit indeterminata. Larticolo partitivo viene usato soltanto con i nomi massa, quei sostantivi che non indicano un singolo oggetto, ma una certa quantit: E caduta della pioggia. Al singolare larticolo partitivo equivale a un po di, alquanto: Ho comprato soltanto del pane. Al plurale esso sostituisce linesistente plurale dellarticolo indeterminativo ed equivale a alcuni, qualche: Ho visitato delle citt straniere. 2. IL SOSTANTIVIO Il sostantivo (o nome) una parte variabile del discorso che indica persone, animali, cose, idee, fatti, entit reali o irreali. I sostantivi costituiscono una classe aperta, che si arricchisce continuamente di nuovi elementi. 2.1. Classificazione dei nomi I nomi propri designano un particolare individuo, di una specie o categoria: un essere umano, e rientrano in questa categoria: -i nomi propri di persona: Carlo, Monica, ecc.; -i cognomi: Rossi, Rinaldi, ecc.; -i soprannomi: Lorenzo dei Medici, il Magnifico. un appellativo geografico (continenti, nazioni, regioni, citt, monti, fiumi, laghi, mari, oceani): Europa; Francia, Portogallo, Austria; Veneto, Calabria; Firenze, La Mecca, Il Cairo; Monte Cervino, Etna, Stromboli; Po, Arno, Senna; Como; Mediterraneo, Adriatico, Ionio; Pacifico, Atlantico, ecc. Possono anche riferirsi a pi persone o cose: i Romani, gli Appennini, le Alpi, ecc. I nomi comuni designano ogni possibile individuo, di una specie o categoria: esseri umani: ragazzo, scolaro, uomo; donna, bambina; animali: leone, uccello, scorpione; scimmia, anatra; oggetti: tavolo, albero; casa, pianta. I nomi collettivi designano un gruppo di individui: esseri umani: popolo, esercito; flotta, folla; animali: gregge (di pecore), mandria (di cavalli); oggetti: fogliame, pietrame; mobilia. Alcuni nomi collettivi subiscono al plurale un mutamento di significato: la gente (= gli uomini), le genti (= le popolazioni). I nomi concreti designano realt materiali percepibili dai sensi: libro, casa; prete, dottoressa; gallo, mosca, ecc.

I nomi astratti designano concetti non percepibili dai sensi: coraggio, amore; bont, gioia, ecc. I nomi numerabili designano entit delimitabili: quaderno, letto, astuccio; finestra, porta, ecc. I nomi non numerabili o nomi massa designano: sostanze: vino, sale; farina, acqua, ecc.; materiali: legno, ferro; gomma, seta, ecc. Questi nomi hanno alcune propriet: non possiedono il plurale: (sg.) il latte, (pl.) -; vengono usati al plurale solo in contesti tecnicoscientifici: Il fruttosio e il glucosio sono zuccheri semplici. prendono larticolo partitivo singolare: Vorrei del pane. 2.2. Nomi primitivi, derivati e alterati I primitivi sono nomi semplici, senza alcuna aggiunta n allinizio (prefisso) n alla fine (suffisso); sono formati soltanto da radice + desinenza: mont-e, vent-o, cas-a, ecc. I derivati si formano con laggiunta di prefissi e suffissi. Il loro significato nettamente distinto da quello del nome primitivo da cui derivano: acqua un elemento naturale; acquaio la vaschetta dove si lavano le stoviglie; acquaiolo luomo che vende acqua; acquata significa pioggia improvvisa e breve. Anche gli alterati si ottengono mediante suffissi. Tali suffissi per non mutano radicalmente il significato del nome, lo modificano soltanto, dando ad esso una particolare sfumatura: accrescitiva, diminutiva, vezzeggiativa o peggiorativa. Esistono quindi quattro categorie di nomi alterati: accrescitivi (conferiscono al nome unidea di grande): suffissi: -one/-a: librone, nuvolone, donnone; casona; -otto: barilotto; -ozzo: predicozzo. diminutivi (conferiscono al nome unidea di piccolo): suffissi: -ello: vinello, asinello; -erello: alberello; -etto/-a: ragazzetto; borsetta, saponetta; vezzeggiativi (lalterazione esprime insieme allidea di piccolezza un sentimento di carezzevole simpatia): suffissi: -icino: cuoricino; -iccino: libriccino; -olino: pesciolino, cagnolino, topolino; peggiorativi (lalterazione indica disprezzo e talvolta ironia): suffissi: -accio/-a: ragazzaccio, diavolaccio; parolaccia; -astro/-a: poetastro, medicastro; sorellastra; -ucolo: poetucolo. Attenzione ai falsi alterati del tipo: bottone, montone, barone, mattone, mulino, pulcino, mattino; salina, ecc. Vi sono poi sostantivi che nacquero come effettivi alterati, ma che, col passare del tempo, hanno acquistato un significato autonomo: pagliaccio, panettone, orecchio, ginocchio, fratello, agnello, occhiello, castello, contadino, postino, pescivendolo; fanciulla, nuvola, pagella, sorella, sigaretta, ecc. 2.3. Il genere del nome Rispetto al genere, il nome pu essere maschile o femminile. Per quanto riguarda le persone e gli animali, la distinzione avviene in relazione al sesso: sono di genere maschile i nomi degli esseri animati di sesso maschile: Carlo, padre, scrittore; gatto, leone; sono di genere femminile i nomi degli esseri animati di sesso femminile: Carla, madre, scrittrice; gatta, leonessa.

Tuttavia non sempre esiste una corrispondenza tra genere grammaticale e genere naturale: ci sono infatti nomi di persona che, pur essendo femminili sotto il profilo grammaticale, designano per lo pi uomini: la guardia, la recluta, la scorta, la sentinella, la spia; ce ne sono altri invece che si riferiscono a donne, sebbene siano di genere grammaticale maschile: il soprano, il mezzosoprano, il contralto. In questi casi, laccordo va fatto tenendo conto del genere grammaticale: La sentinella attenta. Le reclute sono arrivate. Il soprano bravo. I mezzosoprani sono applauditi. Per i nomi di cosa, la distinzione tra genere maschile o femminile puramente convenzionale e ha soltanto una funzione grammaticale: solo luso ha stabilito che parole come fiume, clima siano maschili, mentre altre come cartella, crisi siano femminili. Oltre alla consultazione del vocabolario e allesperienza, gli elementi che ci possono aiutare a determinare il genere di un nome sono il significato e la desinenza. Secondo il significato, sono di genere maschile: i nomi degli alberi: il melo, il pero, il pioppo, labete, larancio, lolmo, ecc.; sono femminili: la palma, la quercia, la vite, lacacia. i nomi dei fiori: il bucaneve, il crisantemo, il garofano, il giglio, il gladiolo, il girasole, il mughetto, il narciso, il papavero, il tulipano, lanemone, ecc.; sono femminili: la camelia, la dalia, la margherita, la ninfea, la peonia, la petunia, la rosa, la viola. i nomi dei metalli e degli elementi chimici: il bronzo, il ferro, il rame, largento, loro; il carbonio, lo zolfo, lidrogeno, lossigeno, luranio, ecc. i nomi dei mesi e dei giorni della settimana: il febbraio, lottobre; il mercoled, il sabato, ecc.; femminile la domenica. i nomi dei monti: il Monte Bianco, lo Stromboli, lHimalaya, i Pirenei, gli Appennini, ecc.; sono femminili: la Maiella, le Alpi, le Ande, le Dolomiti. i nomi di fiumi, laghi, mari, oceani: il Nilo, il Volga, lArno; il Garda; il Tirreno, lo Jonio, lEgeo; il Pacifico, lAtlantico, ecc.; sono femminili: la Garonna, la Loira, la Marna, la Senna. i nomi dei punti cardinali: il Nord, il Settentrione, il Sud, il Mezzogiorno, il Meridione, lEst, lOriente, lOvest, lOccidente. Sono di genere femminile: i nomi dei frutti: la ciliegia, la mela, la pesca, lalbicocca, ecc.; sono maschili: il dattero, il fico, il lampone, il limone, il pistacchio, lananas. i nomi delle scienze: la chimica, la lessicologia, leconomia, ecc. maschile il diritto. i nomi delle nozioni astratte: la cultura, la fede, la virt, ecc. sono maschili: il coraggio, lamore, leroismo, ecc. i nomi di continenti, Stati, regioni, citt, isole: lEuropa; la Romania, lArgentina; la Toscana; la dotta Bologna, la Milano dei Visconti; la Groenlandia, le Antille ecc. sono maschili: il Belgio, il Per, lo Zaire, lEgitto, gli Stati Uniti; il Piemonte, il Lazio; Il Cairo; il Madagascar. Secondo la desinenza, sono di genere maschile: i nomi con la desinenza in -o: il libro, il quadro, lo sviluppo, lastuccio, ecc. sono femminili: la foto, la mano, la moto, la radio, lauto. Il sostantivo eco femminile al singolare: una forte eco e maschile al plurale: gli echi. - i nomi terminanti in consonante, di origine straniera: il bar, il camion, il deficit, il film, il tram, lo sport, lautobus, ecc. sono femminili: la holding, la hall. Sono di genere femminile: -i nomi con la desinenza in -a: la casa, la pianta, la terra, laula, ecc. sono maschili vari nomi derivanti dal greco, con terminazione in: ma: il clima, il diploma, il problema, il tema, il teorema, il dramma, il programma, il telegramma; ta: il despota, il gesuita, il pilota, il poeta, il profeta, latleta, leremita; altri nomi come: il duca, il papa, il sof, il nulla; alcuni nomi propri: Andrea, Ela, Mattia, Nicola. - i nomi con la desinenza in -i: la crisi, la diagnosi, la tesi, lanalisi, leclissi, loasi;

maschile il brindisi. - i nomi terminanti in -t e -t: la civilt, la verit, lausterit, luniversit; la giovent, la servit, la virt; sono maschili: il caucci, il fal, il tab. - i nomi con la desinenza in -e possono essere: maschili: il dente, il dolore, il fiume, il padre, il ponte, lamore, ecc.; femminili: la fame, la madre, la mente, la notte, lemozione, ecc. 2.4. Formazione del femminile La distinzione dei nomi in maschili o femminili, per ci che riguarda i nomi di cosa, rappresenta una pura convenzione, e lo abbiamo gi detto, ha un valore esclusivamente grammaticale. I nomi di cosa non possono subire trasformazioni nel genere, quindi rimangono sempre o maschili o femminili. Esiste per una categoria di nomi molto simili tra di loro, ma con sensi diversi a seconda del genere: banco (di scuola); banco corallino; banca (dei dati) vendere sotto banco = di nascosto colpo colpa colpo di telefono = telefonata rapida essere in colpa colpo di Stato; un colpo di pistola; per colpa di qualcuno far colpo = suscitare ammirazione corso = viale corsa corso di un fiume di corsa = in fretta; corsa a ostacoli; capitano di lungo corso corsa agli armamenti costo = spesa; rischio (fig.) Costa Azzurra costo di produzione; a nessun costo foglio (bianco) = non scritto foglia (morta) = secca tremare come una foglia modo = maniera moda modo indicativo; avverbio di modo; lalta moda = lindustria dellabbigliamento per modo di dire = per esempio pianto pianta; il gladiolo una pianta scoppiare in pianto stivali a larga pianta la pianta di una citt porto (militare) porta porto darmi udienza a porte chiuse condurre in porto un affare chiudere la porta in faccia a qualcuno mettere qualcuno alla porta = mandarlo via posto (di segretario) posta essere a posto = in ordine spedire per posta prenotare un posto tasso tassa (postale) tasso di mortalit; tasso del 60% velo vela velo da sposa barca a vela Vi sono poi alcuni nomi di cosa che, pur conservando la medesima forma, possono essere maschili o femminili, certo con significato diverso: il capitale (sociale) la capitale (di uno Stato) il finale (di un dramma) la finale = gara conclusiva = proposizione finale il fine = lo scopo la fine (del mondo) proporsi un fine; lieto fine; essere in fin di vita a che fine? dare, porre fine a qualcosa condurre un affare a buon fine alla fine = finalmente; in fine = in conclusione il fronte (freddo, caldo) la fronte (parte della testa)

fronte popolare; fronte di liberazione; far fronte comune contro gli invasori il moto = il movimento verbi di moto

a fronte alta mettere a fronte due testimoni stare, essere, trovarsi di fronte = dirimpetto la moto

2.4.1. Nomi di persona e di animale La maggior parte dei nomi di esseri animati pu avere sia il maschile sia il femminile, e passa dalluno allaltro cambiando la desinenza o aggiungendo un suffisso. 2.4.1.1. Nomi in -a I nomi che al maschile finiscono in -a formano il femminile aggiungendo al tema il suffisso essa: duca duchessa, papa papessa, poeta poetessa. 2.4.1.2. Nomi in -o I nomi che al maschile terminano in -o prendono al femminile la desinenza -a: figlio figlia, maestro maestra, scolaro scolara, zio zia, amico amica. Fra i nomi di animali: cavallo cavalla, gatto gatta, lupo lupa. Molti nomi propri, di varia desinenza al maschile, diventano femminili con la desinenza -a: Francesco Francesca, Giovanni Giovanna, Giuseppe Giuseppa. 2.4.1.3. Nomi in -e I nomi che al maschile escono in -e formano il femminile in due modi: alcuni cambiano la desinenza in -a: cameriere cameriera, padrone padrona, signore signora; marchese marchesa; altri, e si tratta di nomi indicanti professione o titolo nobiliare, prendono il suffisso -essa: presidente presidentessa, studente studentessa; barone baronessa, conte contessa, principe principessa. Fra i nomi di animali: elefante elefantessa, leone leonessa. 2.4.1.4. Nomi in -tore I nomi che al maschile finiscono in -tore formano il femminile in -trice: benefattore benefattrice, direttore direttrice, lettore lettrice, pittore pittrice, scrittore scrittrice, senatore senatrice, traditore traditrice, amministratore amministratrice, attore attrice, imperatore imperatrice, ispettore ispettrice. Ma dottore fa dottoressa. Alcuni nomi hanno, accanto alla forma in -trice, quella popolare, regionale, in -tora: stiratore stiratrice, stiratora. Altri hanno solo la forma in -tora: pastore pastora, tintore tintora, impostore impostora. 2.4.1.5. Nomi in -sore I nomi che al maschile finiscono in -sore sono adoperati raramente al femminile, ottenuto aggiungendo -itrice alla radice del verbo da cui derivano: difensore difenditrice (difendere) o difensora, possessore posseditrice (possedere), uccisore ucciditrice (uccidere). Ma professore fa professoressa. 2.4.1.6. Casi particolari Alcuni nomi usano il suffisso diminutivo per formare il femminile: eroe eroina, re regina, zar zarina; gallo gallina; laccrescitivo per formare il maschile: strega stregone; capra caprone. Formano il femminile in modo del tutto particolare i nomi: abate badessa, dio dea, doge dogaressa; cane cagna. 2.4.1.7. Nomi indipendenti Alcuni nomi hanno radici diverse per il maschile e il femminile: padre madre, pap (babbo) mamma, fratello sorella, marito moglie, genero nuora, padrino madrina, patrigno matrigna, compare comare, uomo donna, celibe (scapolo) nubile (zitella), frate suora, maschio femmina. Fra i nomi di animali: montone pecora, maiale (porco) scrofa, toro vacca, bue mucca, fuco ape.

2.4.1.8. Nomi di genere comune Alcuni nomi hanno ununica forma per il maschile e per il femminile; essi possono essere distinti solo dallarticolo o dallaggettivo che li accompagna. Appartengono a questa categoria: alcuni nomi in -e: il cliente la cliente, il custode la custode, il nipote la nipote, il preside la preside. i nomi che corrispondono a forme sostantivate di participio presente: il/la cantante, un/unamante, un/uninsegnante. i nomi in -ista e -cida: il/la finalista, il/la giornalista, il/la pianista, un/unartista; il/la suicida, un/unomicida. alcuni nomi in -a di derivazione greca: il/la collega, il/la pediatra, un/unatleta, un/unipocrita. I nomi dei primi due gruppi sono ambigeneri non solo al singolare, ma anche al plurale: i clienti le clienti, i cantanti le cantanti, ecc. Per quanto riguarda gli altri nomi, essi presentano nel plurale forme diverse sia al maschile che al femminile: i giornalisti le giornaliste, i colleghi le colleghe, ecc. 2.4.1.9. Nomi di genere promiscuo Alcuni nomi di animali hanno ununica forma, o maschile o femminile, per indicare tanto il maschio quanto la femmina: il corvo, il delfino, il falco, il gorilla, il leopardo, il serpente, il topo, lo scorpione, lusignolo, ecc. la balena, la giraffa, la iena, la lepre, la pantera, la tigre, la volpe, la mosca, la rondine, laquila, lanatra, loca, ecc. In questi casi, per distinguere il genere naturale, si aggiunge maschio o femmina: possiamo dire quindi la volpe maschio, la volpe femmina oppure il maschio della volpe, la femmina della volpe. 2.5. Formazione del plurale Il plurale dei nomi si forma mutando la desinenza del singolare, ed esistono tre classi. 2.5.1. Nomi in -a I nomi che al singolare terminano in -a formano il plurale: in -i se sono maschili: il problema -i problemi, il panorama -i panorami, il programma -i programmi, il poeta -i poeti, il profeta -i profeti, il papa -i papi, il sistema -i sistemi, il telegramma -i telegrammi; in -e se sono femminili: la pianta le piante, la strada le strade, la pecora le pecore, ecc. Fra i nomi femminili, ala e arma prendono al plurale la -i: le ali, le armi. I nomi in -ista, -cida e alcuni con terminazione in -a, di genere comune, cambiano la desinenza: in -i se sono maschili: il giornalista -i giornalisti, il pianista -i pianisti, lartista gli artisti; il suicida -i suicidi, lomicida gli omicidi; in -e se sono femminili: la giornalista le giornaliste, la violinista le violiniste, lartista le artiste; la parricida le parricide. I nomi in -ca, -ga escono al plurale: in -chi, -ghi se sono maschili: il duca -i duchi, il monarca -i monarchi, il patriarca -i patriarchi; il collega -i colleghi, lo stratega gli strateghi; in -che, -ghe se sono femminili: la banca le banche, la barca le barche, la basilica le basiliche, lamica le amiche; la bottega le botteghe, la delega le deleghe. Il/la Belga fa al plurale maschile Belgi, al plurale femminile Belghe. I nomi femminili in -ca, -ga (con la -i tonica) formano il plurale in -ce, -ge: la farmacia le farmacie, la scia le scie; la bugia le bugie, la magia le magie, la nevralgia le nevralgie, lallergia le allergie. I nomi femminili in -cia, -gia (con la -i atona) conservano la -i, se le consonanti c o g sono precedute da vocale (I), perdono invece la vocale, se sono precedute da consonante (II); quindi il plurale sar: (I) -cie, -gie: la camicia le camicie, la ferocia le ferocie, la fiducia le fiducie, la socia le socie, laudacia le audacie; la ciliegia le ciliegie, la valigia le valigie. (II) -ce, -ge: la caccia le cacce, la pronuncia le pronunce, la provincia le province, la roccia le rocce; la frangia le frange, la pioggia le piogge, la spiaggia le spiagge. 2.5.2. Nomi in -o

I nomi che al singolare finiscono in -o prendono al plurale la desinenza -i: il bambino -i bambini, il cappello -i cappelli, lo scolaro gli scolari, limpiegato gli impiegati; il lupo -i lupi, ecc. Uomo forma il plurale in -i, ma con un mutamento nel tema: uomini. Dei pochi nomi femminili in -o, alcuni sono invariabili: foto, moto, auto, mentre mano fa mani. Leco al singolare femminile, al plurale maschile: gli echi. I nomi in -co, -go non hanno un comportamento costante nella formazione del plurale. In genere, se sono piani, escono in chi, -ghi; se sono sdruccioli, escono in ci, -gi: (piani): il cuoco -i cuochi, il bruco -i bruchi, il fuoco -i fuochi, il fico -i fichi, larco gli archi; il fungo -i funghi, il drago -i draghi, il lago -i laghi, lalbergo gli alberghi (indicano per lo pi cose). (sdruccioli): il comico -i comici, il medico -i medici, il monaco -i monaci, il sindaco -i sindaci; il teologo -i teologi, lo psicologo gli psicologi (indicano per lo pi persone). Fra i nomi piani, ci sono alcuni che si comportano diversamente: il greco -i greci, il nemico -i nemici, il porco -i porci, lamico gli amici. Fra gli sdruccioli, lo stesso: il carico -i carichi, il rammarico -i rammarichi, il solletico -i solletichi, lo scarico gli scarichi, lincarico gli incarichi; il dialogo -i dialoghi, il catalogo -i cataloghi, il monologo -i monologhi, il prologo -i prologhi, il profugo -i profughi, lobbligo gli obblighi, lepilogo gli epiloghi. Alcuni nomi presentano entrambe le forme: chirurgo chirurghi, chirurgi; mago maghi, magi: re magi; stomaco stomachi, stomaci; sarcofago sarcofaghi, sarcofagi. I nomi in o (con la -i tonica) formano il plurale in i: il mormorio -i mormorii, il pendio -i pendii, il ronzio -i ronzii, lo zio gli zii, laddio gli addii, loblio gli oblii. Il dio fa al plurale gli dei. I nomi in io (con la -i atona) perdono al plurale la -i del tema; escono quindi in una sola -i: il bacio -i baci, il figlio -i figli, il foglio -i fogli, il giglio -i gigli, il raggio -i raggi, il viaggio -i viaggi, lo studio gli studi, locchio gli occhi, lozio gli ozi, lorologio gli orologi, lesercizio gli esercizi. Tempio ha il plurale templi, rispetto a tempo che fa al plurale tempi. Alcuni nomi in -o, che al singolare sono di genere maschile, diventano al plurale di genere femminile con la desinenza in -a: il riso (= il ridere) le risa, il paio le paia, il centinaio le centinaia, il migliaio le migliaia, il miglio le miglia, luovo le uova. 2.5.3. Nomi in -e I nomi che al singolare terminano in -e, maschili o femminili, al plurale cambiano la desinenza in -i: il giudice -i giudici, il padre -i padri, il cane -i cani, il leone -i leoni, lo stupore gli stupori. la canzone le canzoni, la legge le leggi, la madre le madri, lazione le azioni. Bue fa al plurale buoi; mille ha una forma speciale di plurale derivata dal latino: -mila. I nomi femminili in -ie sono invariabili; alcuni per non hanno la stessa forma: la moglie le mogli, la superficie le superfici, leffigie le effigi. 2.5.4. Nomi invariabili I nomi che conservano al plurale la stessa forma del singolare sono chiamati invariabili. Per distinguere il numero dobbiamo osservare larticolo, laggettivo, in generale il contesto. Appartengono a questa categoria: alcuni nomi maschili in -a: il/i boa, il/i boia, il/i gorilla. alcuni nomi femminili in -o (nomi accorciati): la/le radio, la/le foto, la/le moto, la/le bici, la/le metro (= la metropolitana), la/le dinamo, l/le auto. Rientrano in questa categoria anche pochi nomi maschili: il/i frigo, lo/gli zoo. i nomi femminili in -ie: la/le carie, la/le serie, la/le barbarie, la/le specie. Effigie, moglie e superficie escono al plurale in -i: effigi, mogli, superfici. i nomi in -i: il/i brndisi, il/i bsturi, l/gli alibi; la/le crisi, la/le tesi, la/le diagnosi, la/le metropoli, l/le analisi, l/le ipotesi, l/le oasi. i monosillabi: il/i re, il/i t; la/le gru. i nomi uscenti in vocale tonica: il/i caff, il/i luned, il/i fal; la/le citt, la/le virt, l/le entit. i nomi terminanti in consonante, di origine straniera: il/i film, il/i bar, il/i gas, il/i tram, il/i goal, il/i camion, il/i deficit, lo/gli sport, l/gli autobus, l/gli album. 2.6. Nomi difettivi Ci sono molti nomi che si usano soltanto al singolare o soltanto al plurale; essi sono chiamati nomi difettivi.

Si usano al singolare: i nomi astratti: il coraggio, lamore, leroismo; la pazienza, la piet, la bont, la fame, la sete, la sapienza, la superbia, lumilt, ecc. i nomi di metalli e di elementi chimici: il piombo, il cromo, lo zinco, lalluminio, lossigeno, luranio, ecc. i nomi di cereali: il grano, il granturco, il riso, lorzo; la segale, lavena, ecc. i nomi di prodotti alimentari: il latte, il miele, il sale, il pepe, il burro, lo zucchero, lolio, ecc. i nomi delle varie discipline: la chimica, la fisica, la linguistica, laritmetica. alcuni nomi collettivi: il fogliame, il bestiame; la prole, la plebe. alcuni nomi di malattia: il tifo, il diabete; la malaria, la peste, la bronchite, la polmonite. alcuni nomi che indicano feste: il Natale, il Capodanno; la Pasqua, la Pentecoste, lEpifana, lAscensione. i nomi che indicano cose uniche in natura: il Sole, luniverso, lequatore; la Luna. Si usano al plurale: alcuni nomi indicanti oggetti in cui si possono distinguere due parti: i calzoni (= i pantaloni), gli occhiali; le forbici, le manette, le mutande, le tenaglie (= le cesoie), le redini. alcuni nomi che indicano una pluralit: i viveri, i maccheroni, gli spinaci, gli spaghetti, gli spiccioli; le stoviglie, le spezie, le vicinanze (= i dintorni), le dimissioni. i nomi dotti che in latino mancavano del singolare: i posteri, i fasti, gli annali; le calende, le ferie, le nozze, le tenebre, le esequie (= i funerali). alcuni nomi propri geografici: i Pirenei, gli Appennini, le Ande; i Caraibi, le Baleari, ecc. Alcuni nomi presentano un diverso significato a seconda che siano singolari o plurali: la gente (persone, uomini) le genti (popolazioni); il resto (ci che rimane) -i resti (= le macerie). 27. Nomi con doppia forma di singolare Appartengono a questo gruppo alcuni nomi maschili con due terminazioni, in -iero, -iere: nocchiero, nocchiere nocchieri; sparviero, sparviere sparvieri. 2.8. Nomi con doppia forma di plurale Parecchi nomi maschili terminanti in -o, oltre al plurale in -i, ne hanno un altro, con la desinenza in -a, di genere femminile: essi sono chiamati nomi sovrabbondanti. Il plurale maschile indica per lo pi il senso figurato, mentre quello femminile il senso proprio; tuttavia nellitaliano di oggi tale differenza non osservabile in tutti i casi. lanello gli anelli (di metallo) le anella (dei capelli) anello di matrimonio gli anelli della tenda anello di Saturno il braccio i bracci (del fiume) le braccia (del corpo) il braccio della gru i bracci della croce a braccia aperte (fig.) il cervello i cervelli = gli ingegni le cervella (materia cerebrale) uscire di cervello= impazzire bruciarsi le cervella = uccidersi sparandosi alla testa il dito i diti (considerati singo le dita (in senso collettivo) mettere il dito sulla piaga larmente) leccarsi le dita un dito di vino il filo i fili (del telegrafo) le fila (di un tessuto) filo derba tirare qualcuno per i fili le fila di una congiura filo di Arianna il fondamento i fondamenti = le basi le fondamenta (di un edificio) i fondamenti di un sistema gettare le fondamenta il gesto i gesti = i movimenti le gesta (imprese gloriose) gesto di rabbia gesti teatrali le gesta dei Romani il labbro i labbri = i margini (di una le labbra (della bocca) ferita) avere una parola sulla punta delle labbra i labbri sono ancora aperti

il membro

i membri (di un partito) i membri del parlamento il muro i muri (di una casa) mettere qualcuno al muro parlare al muro il vestigio i vestigi

le membra (del corpo) membra superiori, inferiori le mura (di una citt) chiudersi fra quattro mura

le vestigia vestigia umane le vestigia di unantica civilt 2.9. Nomi con doppia forma al singolare e al plurale

Pochi sono i nomi che rientrano in questo gruppo: il frutto -i frutti; la frutta le frutta (le frutte): significati diversi: la frutta le frutta, le frutte (linsieme dei frutti commestibili); (linsieme dei frutti serviti alla conclusione di un pasto); il frutto i frutti (in senso proprio e figurato) il nocciolo del frutto frutti di mare (crostacei, molluschi) il frutto delleducazione i frutti della caccia, della pesca senza frutto = senza risultato azienda che non d frutti 2.10. Plurale dei nomi composti Il procedimento della composizione consiste nellunire due o pi parole diverse per creare parole nuove; i nomi ottenuti in questo modo si chiamano nomi composti. Il comportamento dei nomi composti per quanto riguarda il passaggio dal singolare al plurale cambia secondo il tipo di parole da cui sono costituiti. 2.10.1. Sostantivo + sostantivo I nomi formati da due sostantivi mutano nel plurale soltanto la desinenza del secondo termine: il cavolfiore -i cavolfiori, il manoscritto -i manoscritti, larcobaleno gli arcobaleni, ma il pescespada -i pescispada. la banconota le banconote, la ferrovia le ferrovie, lautostrada le autostrade. I nomi composti con la parola capo non si comportano allo stesso modo: in alcuni di essi si mette al plurale il secondo elemento: il capogiro -i capogiri, il capolavoro -i capolavori, il capoluogo -i capoluoghi. in numerosi casi si mette al plurale il primo elemento, soprattutto quando capo significa persona che sta a capo di qualcosa: il capostazione -i capistazione, il caposcuola -i capiscuola, il caposquadra -i capisquadra, il capofamiglia -i capifamiglia. in pochi casi entrambi gli elementi si mettono al plurale: il caporedattore -i capiredattori, il caposaldo -i capisaldi. pochi di essi hanno due forme di plurale: il capocomico -i capocomici, i capicomici; il capocuoco -i capocuochi, i capicuochi; il capotreno -i capitreno, i capotreni. quando il composto femminile, rimane invariato al plurale: la capoclasse le capoclasse, la capobanda le capobanda, la capostazione le capostazione, ma la caporedattrice le caporedattrici, la capocuoca le capocuoche. 2.10.2. Sostantivo + aggettivo I nomi formati da un sostantivo seguito da un aggettivo trasformano al plurale entrambe le parole componenti: il pellerossa -i pellirosse; il camposanto -i campisanti, i camposanti, ma il palcoscenico -i palcoscenici; la cassaforte le casseforti. 2.10.3. Aggettivo + sostantivo I nomi formati da un aggettivo seguito da un sostantivo trasformano al plurale solo il secondo elemento: il bassorilievo -i bassorilievi, il francobollo -i francobolli, il galantuomo -i galantuomini, il mezzogiorno -i mezzogiorni, laltoparlante gli altoparlanti, ma laltoforno gli altiforni, il bassofondo -i bassifondi, ma il purosangue -i purosangue (invariato); la mezzanotte le mezzenotti, la mezzaluna le mezzelune.

2.10.4. Verbo + sostantivo I nomi formati da un verbo e un sostantivo si comportano in maniera diversa a seconda che il sostantivo sia singolare o plurale: se il sostantivo plurale, il nome composto resta invariato: il cavatappi -i cavatappi, il lustrascarpe -i lustrascarpe, il portafogli -i portafogli, lo stuzzicadenti gli stuzzicadenti; la lavastoviglie le lavastoviglie. se il sostantivo singolare, il nome composto pu assumere la desinenza del plurale o pu rimanere invariato. Riceve la desinenza del plurale, se il sostantivo componente di genere maschile: il girasole -i girasoli, il grattacielo -i grattacieli, il marciapiede -i marciapiedi, il parafulmine -i parafulmini, il passaporto -i passaporti, lo spazzacamino gli spazzacamini. rimane invece invariato, se il sostantivo componente di genere femminile: il bucaneve -i bucaneve, il portacenere -i portacenere, il posacenere -i posacenere, il portavoce -i portavoce, il salvagente -i salvagente, laspirapolvere gli aspirapolvere, ma lasciugamano gli asciugamani. 2.10.5. Verbo + verbo, verbo + avverbio I nomi costituiti da due forme verbali o da una forma verbale e un avverbio restano invariati al plurale: il dormiveglia -i dormiveglia, il fuggifuggi -i fuggifuggi, il saliscendi -i saliscendi, il viavai -i viavai, landirivieni gli andirivieni. 2.10.6. Preposizione (o avverbio) + sostantivo I nomi formati da una preposizione (o un avverbio) e un sostantivo non sono in realt nomi composti, ma prefissati. Essi non seguono una regola precisa: alcuni rimangono invariati: il dopoguerra -i dopoguerra, il senzatetto -i senzatetto. altri mutano la desinenza del secondo elemento: il dopopranzo -i dopopranzi, il sottopassaggio -i sottopassaggi, il sottaceto -i sottaceti, lantipasto gli antipasti. la soprattassa le soprattasse, la sottoveste le sottovesti, la telecronaca le telecronache, la fotomodella le fotomodelle. 3. LAGGETTIVO Laggettivo pu modificare il significato del sostantivo a cui si riferisce, aggiungendo a questo una qualit o una determinazione. Rispetto al sostantivo, laggettivo si trova in una condizione di dipendenza grammaticale. Nelle frasi: I miei nonni possiedono una villa spaziosa. Carla indossa un abito nuovo. gli aggettivi spaziosa e nuovo dipendono rispettivamente da villa e da abito, ed la sola scelta possibile. Non possiamo dire n una villa *spazioso, spaziosi, spaziose e nemmeno un abito *nuova, nuovi, nuove. 3.1. Le categorie dellaggettivo Gli aggettivi vengono distinti in qualificativi e determinativi (o indicativi). Gli aggettivi qualificativi si uniscono ai sostantivi per esprimere particolari qualit: grande, piccola, caldi, fredde, bianco, neri, ecc. Gli aggettivi determinativi aggiungono al sostantivo una determinazione, che serve a individuarlo meglio, precisandone: il possesso: mio, sua, nostre, vostri, ecc.; la posizione: questo, quella; la quantit: molti, poche, nessuno, ecc.; il numero: uno, due, terzo, sesto, ecc.

3.2. Aggettivi qualificativi Gli aggettivi qualificativi sono numerosissimi; si tratta di una classe aperta di elementi, che pu essere sempre aumentata. 3.2.1. Genere e numero dellaggettivo qualificativo Per quanto riguarda il genere e il numero, laggettivo qualificativo si comporta come il sostantivo. masch. femm. sing. pl. sing. pl. -o -i -a -e forme distinte per i due generi e per i due numeri: cattivo, cattiva, cattivi, cattive; simpatico, simpatica, simpatici, simpatiche; bianco, bianca, bianchi, bianche; lungo, lunga, lunghi, lunghe; -i participi passati dei verbi (1): letto, letta, letti, lette; uscito, uscita, usciti, uscite. -a -i -a -e forma unica per il genere; forme distinte per il numero: entusiasta, entusiasti, entusiaste; belga, belgi, belghe; realista, realisti, realiste; suicida, suicidi, suicide; -e -i -a -i forme distinte per il genere; forma unica per il numero: bonaccione, bonacciona, bonaccioni. -e -i -e -i forma unica per il genere; forma unica per il numero: elegante, eleganti; verde, verdi. -i participi presenti dei verbi (2): rappresentante, rappresentanti; uscente, uscenti. (1) Sono numerosissimi i participi passati con valore aggettivale, che posono diventare sostantivi. Il passaggio dalla funzione verbale a quella aggettivale tipica del participio passato, poich ha quattro desinenze, quindi si comporta come un aggettivo qualificativo della I classe: tessuto (participio passato di tessere) pu diventare: aggettivo: panno tessuto; sostantivo: limportazione dei tessuti. I sostantivi provenienti dai participi passati sono innumerevoli: il condannato, il ferito, un fatto, il fidanzato, il passato, il ritratto, un ammalato, linvitato, linfinito; la promessa, una scoperta, la spesa, lofferta, ecc. (2) Il participio presente pu esprimere anche una qualit: stella errante; le avventure dei cavalieri erranti; le trib erranti del deserto. Dal participio allaggettivo, poi al sostantivo, il passaggio molto rapido: brillante (participio presente di brillare): La luna brillante sul mare (valore di participio che brilla) Un discorso brillante (valore di aggettivo) Il brillante dellanello (valore di sostantivo, con senso specifico: pietra preziosa, diamante). Gli aggettivi qualificativi nati dalla forma del participio presente sono assai numerosi e tra questi molti sono diventati sostantivi: il cantante, il comandante, il combattente, il commerciante, il presidente, lagente, ecc. Gli aggettivi composti indicano una doppia qualit: chiaroveggente, sacrosanto, verosimile, aerodinamico, socialdemocratico, sordomuto, grigioverde, ecc.; possono anche risultare da due aggettivi uniti con un trattino: socio-economico (o socioeconomico), italo-inglese, russo-americano, tecnicoscientifico, ecc. Entrano nella categoria degli aggettivi invariabili: le locuzioni avverbiali: dappoco, dabbene (= perbene): uomo dabbene; pari, impari (= dispari): numero pari; alcuni nomi indicanti colore: blu, rosa, viola; coppie di aggettivi indicanti gradazione di colore: verde cupo (= verde scuro), azzurro pallido, rosso chiaro; coppie formate da un aggettivo e un sostantivo: rosso fuoco, verde bottiglia; alcuni aggettivi di recente formazione composti da anti e un sostantivo: sistemi antifurto, maschera antigas, rifugio antiatomico, trattato antinucleare.

3.2.2. Le forme dellaggettivo bello maschile singolare: bel libro maschile plurale: bei libri bello spettacolo begli spettacoli bellalbero begli alberi femminile singolare: bella ragazza femminile plurale: belle ragazze bellamica belle amiche il plurale belli si usa posposto: uomini belli; si usa sostantivato: i belli e i brutti. 3.2.3. Posizione dellaggettivo qualificativo In italiano laggettivo qualificativo pu essere collocato prima o dopo il sostantivo. In formule ormai fisse, laggettivo precede il sostantivo: il Pubblico Ministero, la buona o la cattiva fede, i buoni uffici. Ben pi frequenti sono i casi in cui il qualificativo segue il sostantivo: il popolo italiano, il continente europeo, la marina militare, lanno venturo, lavvocato penale, lintervento bellico, il conto corrente, ecc. Talvolta la differente posizione dellaggettivo rispetto al sostantivo comporta una diversit di significato: uno studente povero (che non ha sufficienti risorse economiche) / quel povero ragazzo non guarir pi (desta piet per la sua malattia); un funzionario alto (= di statura elevata) / un alto funzionario (= dimportante livello). 3.2.4. Nominalizzazione dellaggettivo qualificativo Quasi tutti gli aggettivi, in unione con larticolo o con un altro determinante, un numerale o un aggettivo indefinito, possono essere sostantivati: i ricchi e i poveri; i Romani vinsero i Cartaginesi; quattro giovani; molti stranieri. Talvolta loriginario valore di aggettivo non pi sentito dai parlanti: i mobili, il buio, la stradale (= polizia stradale), la circolare (= linea di autobus con percorso ad anello). Un aggettivo usato con valore neutro pu sostituire un sostantivo astratto: il bello la bellezza; il vero la verit; il giusto la giustizia: Gli scrittori cercano di rappresentare il vero. 3.2.5. Accordo dellaggettivo qualificativo Laggettivo qualificativo concorda nel genere e nel numero con il sostantivo cui si riferisce: uno scolaro studioso; Carla studiosa; Ugo e Paolo sono studiosi; Rita e Franca sono studiose. Quando si riferisce a pi nomi dello stesso genere, tutti al singolare, tutti al plurale o alcuni singolari e altri plurali, laggettivo prende il genere dei nomi e si mette al plurale: La carta e la penna sono pronte. eppure si dice: lingua e letteratura italiana. Quando si riferisce a pi nomi di genere e di numero diversi, laggettivo viene posto per lo pi al maschile plurale: I miei fratelli e le mie sorelle sono tutti lontani. Ha un album e una rivista interessanti. Debbo prendere delle pillole e uno sciroppo amarissimi. E possibile anche: Debbo prendere uno sciroppo e delle pillole amarissime. In questultimo esempio laccordo al femminile dovuto alla vicinanza del sostantivo di genere femminile. 3.2.6. Gradi dellaggettivo qualificativo Con laggettivo qualificativo possiamo esprimere non soltanto la qualit, ma anche la misura (il grado) in cui tale qualit posseduta: bello, pi bello, bellissimo. Bello di grado positivo, perch esprime solo una qualit, senza indicarne la misura; pi bello di grado comparativo, perch esprime una qualit stabilendo un confronto; bellissimo di grado superlativo, perch esprime una qualit in misura molto alta. Il grado dintensit di un aggettivo pu variare in due modi:

relativamente ad altri oggetti della stessa specie, istituendo un paragone con un altro oggetto (grado comparativo): La tua casa pi grande della mia. o con un gruppo di oggetti (grado superlativo): Questo appartamento il pi grande del palazzo. in assoluto, senza introdurre confronti con altri oggetti (grado superlativo assoluto), mediante: laggiunta di un suffisso: una casa grandissima; di un prefisso: una casa stragrande; per mezzo di avverbi: una casa molto grande; ripetendo o rafforzando laggettivo: una casa grande grande, una valigia piena zeppa. 3.2.6.1. Grado comparativo Il grado comparativo stabilisce un confronto tra due termini rispetto a una stessa qualit: Luca pi intelligente di Ugo. Luca meno intelligente di Andrea. Luca intelligente quanto (= come) Franco. oppure tra due qualit rispetto a uno stesso termine: Luca pi intelligente che studioso. Mario meno intelligente che studioso. Gianni tanto intelligente quanto studioso. Il comparativo si articola quindi in tre proporzioni: maggioranza, minoranza, eguaglianza, ciascuna delle quali si esprime in un determinato modo. Il comparativo di maggioranza si ottiene facendo precedere laggettivo da pi, mentre davanti al secondo termine di paragone possiamo mettere che o di. Che si mette davanti a un nome o a un pronome retto da preposizione oppure quando si paragonano tra loro due verbi: E pi facile a dirsi che a farsi. due aggettivi: Carla pareva pi rassegnata che persuasa. La preposizione di si mette davanti a un nome o a un pronome non retti da preposizione o davanti a un avverbio: Gianna pi giovane di Rita. Monica correva pi veloce di me. Il comparativo di minoranza presenta la stessa costruzione con la sostituzione di pi con meno: Elena meno intelligente di Bianca. Maria meno intelligente che studiosa. Il comparativo di eguaglianza si ottiene introducendo il secondo termine con lavverbio quanto (= come), mentre il primo termine pu essere usato da solo: Sono intelligente quanto (= come) Franco. Laggettivo pu essere preceduto anche da tanto (= cos): Sono tanto (= cos) intelligente quanto (= come) Franco. 3.2.6.2. Grado superlativo Il superlativo pu essere di due tipi: relativo e assoluto. Il superlativo relativo esprime il grado massimo o minimo di una qualit. Si differenzia formalmente dal comparativo per la presenza dellarticolo determinativo davanti allaggettivo: E il pi bel romanzo che io abbia mai letto. o al sostantivo: E lattore meno adatto per questo ruolo. Il superlativo assoluto in -issimo indica la qualit al massimo grado: Giulio un amico carissimo. Non hanno gradazione alcuni aggettivi che contengono gi in s lidea del superlativo: colossale, divino, eccezionale, enorme, eterno, gigantesco, immenso, infinito, immortale, meraviglioso, onnipotente, perfetto, straordinario, ecc. Altri aggettivi invece hanno un significato assolutamente preciso, specifico, preci rifiutano ogni gradazione: cubico, sferico; fisico, chimico, industriale, siderurgico; annuale, periodico; bronzeo, ferreo; calabrese, asiatico; fluviale, lacustre, montano; filiale, fraterno, orfano; doppio, duplice, triplice; annuale, mensile, notturno, quotidiano, ecc. Lintensificazione del significato dellaggettivo di grado positivo pu essere ottenuta anche ricorrendo ad altri procedimenti:

facendo precedere laggettivo dagli avverbi di quantit: molto, assai, tanto, troppo, incredibilmente, estremamente, terribilmente, oltremodo: Tuo figlio assai intelligente. mediante luso di avverbi intensificativi: davvero, sul serio, veramente, proprio: Sono davvero arrabbiato. mediante la ripetizione dellaggettivo: un abbraccio forte forte; una casa piccina, piccina; mediante i prefissi: arci-, stra-, extra-, iper-, sopra (sovra-), super-, ultra-: arcicontento, straricco, extrafino, ipersensibile, sopraffino, sovraccarico, supersonico, ultramoderno, ecc.: E una strada superaffollata. In alcune espressioni un aggettivo o una locuzione comparativa possono intensificare il significato dellaggettivo di grado positivo: ubriaco fradicio, innamorato cotto, ricco sfondato, pieno zeppo, bagnato fradicio, stanco morto, brutto forte, buio pesto, pazzo da legare, buono come il pane, testardo come un mulo, ecc.: Ho incontrato un mendicante bagnato fradicio. 3.2.6.3. Comparativi e superlativi organici Seguono il modello latino anche i cosiddetti comparativi e superlativi organici, costituiti da ununica forma del tutto autonoma rispetto al corrispondente aggettivo di grado positivo: positivo comparativo di maggioranza superlativo relativo assoluto buono migliore il migliore ottimo cattivo peggiore; nel peggiore dei casi il peggiore pessimo; essere in pessimi rapporti con qc. grande maggiore; Stato maggiore il maggiore massimo; il massimo poeta, Dante piccolo minore; opere minori il minore minimo molto pi il pi I primi quattro hanno anche le forme non organiche: pi buono, il pi buono, buonissimo; pi cattivo, il pi cattivo, cattivissimo; pi grande, il pi grande, grandissimo; pi piccolo, il pi piccolo, piccolissimo. 3.2.7. Aggettivi qualificativi alterati Sulla scia dei sostantivi, molti aggettivi qualificativi possono frequentemente acquistare, mediante particolari suffissi, forme alterate con diverso valore: accrescitivo: -accio: cattivaccio, malignaccio; -one: credulone, cattivone, grassone, semplicione, stupidone. diminutivo: -etto: grandetto, piccoletto, poveretto, rotondetto; -icello: grandicello; -ino: bellino, bruttino, carino, piccolino, poverino. vezzeggiativo: -otto: bassotto, sempliciotto; -uccio: magruccio, palliduccio. peggiorativo: -astro: biancastro, giallastro, nerastro; -iccio: rossiccio, umidiccio; -ognolo: amarognolo, giallognolo, azzurrognolo. 3.3. Aggettivi determinativi (indicativi) Gli aggettivi determinativi (o indicativi) hanno la funzione di specificare il sostantivo esprimendo una determinazione: possessiva: la mia casa; dimostrativa: quella casa; indefinita: alcune case; interrogativa: quale casa? numerale: due case. Al contrario degli aggettivi qualificativi, essi costituiscono una classe chiusa di elementi, non suscettibili dincremento attraverso i meccanismi della formazione delle parole. Unaltra particolarit che li differenzia che in genere questi aggettivi possono avere anche valore di pronome. 3.3.1. Aggettivi possessivi Questi aggettivi hanno una duplice funzione: da un lato specificano loggetto posseduto, dallaltro precisano la persona del possessore:

singolare plurale maschile femminile maschile femminile I mio mia miei mie II sg. tuo tua tuoi tue III suo sua suoi sue I nostro nostra nostri nostre II pl. vostro vostra vostri vostre III loro loro I possessivi hanno quattro forme distinte; soltanto la III persona plurale loro invariabile; mio, tuo, suo, hanno al plurale maschile le forme miei, tuoi, suoi; tutte le altre forme sono regolari. Laggettivo possessivo concorda in genere e in numero con il sostantivo cui si riferisce: il vostro appartamento; la nostra automobile; i miei libri; le tue braccia. In un solo caso per si deve tener conto anche del possessore: nella III persona plurale: bisogna dunque usare suoi per il maschile, sue per il femminile, quando il possessore uno solo: Franco mi ha mostrato i suoi terreni e le sue case. e loro quando i possessori sono due o pi: I nonni mi hanno mostrato i loro terreni e le loro case. Litaliano dispone anche di altri aggettivi possessivi: proprio e altrui. Proprio pu sostituire il possessivo di III persona singolare e plurale, solo quando si riferisce al soggetto della frase: Carlo e Luigi hanno fatto i propri doveri. Serve a rafforzare laggettivo possessivo: Monica si imposta con le sue proprie forze. Altrui indica un possessore indefinito; invariabile e di solito viene posto dopo il nome; corrisponde a di un altro, di altri: Bisogna rispettare le opinioni altrui. 3.3.1.1. Uso dellaggettivo possessivo Laggettivo possessivo precede di solito il sostantivo cui si riferisce. Viene posposto: nelle frasi vocative ed esclamative: Figlia mia!; quando si vuole conferire un rilievo particolare: il fratello suo; quando si vuole accentuare lidea di possesso: questa casa mia; In alcuni casi larticolo determinativo si omette: davanti ai nomi indicanti una relazione di parentela: mia sorella, tuo nipote, sua madre, nostro fratello, vostra zia. In altri casi larticolo si conserva: quando il nome di parentela al plurale: i nostri fratelli, le vostre zie; quando il nome qualificato da un aggettivo: la mia nipote preferita; con loro e proprio: il loro padre, la propria madre; con i nomi alterati: la tua zietta; con i nomi affettivi: pap, babbo, mamma, mammina, figliolo, figliola: la mia mamma, il tuo pap, la sua figliola. 3.3.2. Aggettivi dimostrativi Questi aggettivi determinano una persona o una cosa, in stretto legame al rapporto di vicinanza o di lontananza nello spazio, nel tempo o nel discorso. La sua particolare funzione quella di mostrare, ed chiamata funzione deittica. La funzione dellaggettivo dimostrativo molto simile a quella dellarticolo determinativo; per questo motivo i membri delle due classi occupano la medesima posizione nel sintagma nominale (precedono il sostantivo) e sono in distribuzione complementare, la presenza delluno esclude la presenza dellaltro. Quindi si pu dire: il gatto oppure questo (o quel) gatto. Le forme sono questo, codesto, quello, e ciascuna di esse ha un uso ben definito: Questo indica persona o cosa vicina a chi parla: Questa ragazzina cresce in fretta. (vicinanza nello spazio); Questo pomeriggio Maria va a teatro. (vicinanza nel tempo); Queste minacce non mi spaventano. (vicinanza nel discorso). al singolare si elide davanti a vocale: questanno, questisola; al plurale non si elide mai: questi anni, queste isole;

persona

la forma femminile questa diventa sta in alcuni composti: stamattina (= stamane, stamani), stasera, stanotte, stavolta. Quello indica persona o cosa lontana sia da chi parla sia da chi ascolta: Conosci quel signore? (lontananza nello spazio); Quellanno il raccolto fu abbondantissimo. (lontananza nel tempo); Cercher di seguire quei consigli. (lontananza nel discorso). al maschile singolare e plurale si comporta come larticolo determinativo, quindi presenta forme diverse a seconda di come inizia il sostantivo cui legato: quel banco quei banchi; quello scolaro quegli scolari. al singolare si elide davanti a vocale: quellorologio, quellenciclopedia; al femminile plurale non si elide mai: quelle enciclopedie. Gli aggettivi dimostrativi possono essere rafforzati dagli avverbi di luogo qui (o qua), l (o l) che si pospongono al sostantivo cui laggettivo si riferisce: Voglio questo giornale qui. Chi quel tipo l? Si considerano dimostrativi anche gli aggettivi stesso e medesimo, che indicano identit tra due elementi: Ho comprato lo stesso tipo di gelato. Loro hanno le medesime idee. Essi possono avere valore rafforzativo e si pospongono in genere al sostantivo cui si riferiscono: Il direttore stesso (= medesimo, in persona) si congratul con loro. Un altro aggettivo con funzione dimostrativa tale: Dopo tali parole, nessuno pot rispondere. pu essere anche aggettivo indefinito. 3.3.3. Aggettivi indefiniti Gli aggettivi indefiniti danno unindicazione generica e approssimata. singolare plurale maschile femminile maschile femminile ogni ogni qualche qualche qualunque qualunque qualsiasi qualsiasi qualsivoglia qualsivoglia ciascuno ciascuna nessuno nessuna alcuno alcuna alcuni alcune taluni talune certuno certuna certuni certune certo certa certi certe tale tale tali tali poco poca pochi poche alquanto alquanta alquanti alquante parecchio parecchia parecchi parecchie molto molta molti molte numeroso numerosa numerosi numerose tanto tanta tanti tante troppo troppa troppi troppe altrettanto altrettanta altrettanti altrettante tutto tutta tutti tutte altro altra altri altre diverso diversa diversi diverse vario varia vari varie Ogni invariabile; indica una totalit di persone o cose considerate singolarmente: Ogni uomo mortale. Ogni proposta verr esaminata con particolare attenzione. Ciascuno ha anche forma di femminile; equivale a ogni, ma meno usato: Ciascuno scolaro ricevette dei libri. al maschile subisce il troncamento davanti a consonante o a vocale: ciascun cittadino, ciascun uomo;

al femminile si elide davanti a vocale: ciascunamica. Qualunque invariabile: Telefonami a qualunque ora. pu inoltre collegare due proposizioni, e in tal caso si costruisce con il congiuntivo: Ci rivedremo a qualunque ora tu voglia. Nessuno variabile nel genere, manca per del plurale, e ha sempre valore negativo; si comporta come ciascuno per quanto riguarda lelisione e il troncamento: Nessun pericolo lo spaventa. Nessuno studente lavora la domenica. Nessun uomo perfetto. Nessuna (nessun) impresa priva di ostacoli. in frasi che hanno gi unaltra negazione, sempre posposto al verbo: Non c nessunattivit che minteressi. Qualche invariabile, richiede un sostantivo singolare e indica una pluralit indeterminata: Per le strade cera solo qualche persona. Alcuno si adopera al singolare nelle frasi negative, come equivalente di nessuno; subisce lelisione o il troncamento negli stessi casi di ciascuno e nessuno: Non posso darti alcun (= nessun) aiuto. al plurale usato per indicare un numero indeterminato, ma non grande, di persone o cose; equivale a qualche: Lho incontrato alcuni giorni (= qualche giorno) fa. Certo sinonimo di tale, e al singolare di solito accompagnato dallarticolo indeterminativo un: Ha telefonato un certo (= un tale) signor Rossi. Pu essere anche aggettivo qualificativo, e in tal caso analogo a sicuro. La sua collocazione cambia a seconda che svolga luna o laltra funzione: quando aggettivo indefinito si mette davanti al sostantivo: E unattivit che d un certo (= un qualche) utile. Mi ha riferito certe (= alcune) notizie. quando invece aggettivo qualificativo si pospone al nome: E unattivit che d un utile certo (= sicuro). Mi ha riferito notizie certe (= sicure). Tale varia nel numero, ma non nel genere; indica una persona che non si pu o non si vuole identificare esattamente; al singolare preceduto dallarticolo indeterminativo un: C di l un tale signor Moretti che desidera parlarti. in correlazione con quale o con se stesso esprime identit: E tal quale il padre. Tale la moglie, tale il marito. pu avere anche funzione dimostrativa. Poco indica una scarsa quantit: Mancano pochi minuti alla partenza. Molto indica una quantit notevole, in opposizione a poco: Ci vuole molta pazienza. Parecchio indica una quantit rilevante, ma inferiore rispetto a molto: In questo periodo abbiamo parecchio lavoro. Tanto equivale a molto: Abbiamo sprecato tanto (= molto) tempo. in correlazione con quanto o con se stesso stabilisce un paragone (comparativo di eguaglianza): Cerano tanti posti quanti erano gli invitati. Tanto denaro guadagna, tanto ne spende. Troppo indica eccesso: Non mangiare troppi dolci. Tutto indica la totalit e si costruisce con larticolo o il dimostrativo inseriti fra laggettivo e il nome: Ha girato tutto il mondo. Chi ti ha dato tutte queste cose? particolare luso di tutto con i numerali, ai quali si unisce per mezzo della congiunzione e: Cerano tutti e tre (= tutte tre) i fratelli. Cerano ancora tutte e due le sorelle. Diverso, vario hanno valore qualificativo: Ha visitato diversi paesi. Soltanto alcuni indefiniti mostrano la possibilit del grado superlativo: molto, poco, tanto: moltissimo, pochissimo, tantissimo. 3.3.4. Aggettivi interrogativi Questi aggettivi servono a domandare la qualit, lidentit, la quantit del sostantivo cui si riferiscono. Essi sono: singolare plurale

maschile femminile maschile femminile che che che che quale quale quali quali quanto quanta quanti quante Che invariabile ed equivale a quale; di uso pi comune nella lingua parlata: Che novit ci sono? Quale variabile nel numero, ma non nel genere: Quale pretesto hanno trovato? Quali consigli le daremo? al singolare pu subire il troncamento davanti a vocale: Qual la tua opinione? Quanto variabile nel genere e nel numero; serve per chiedere la quantit: Quanto denaro hai speso? Quante domande mi faranno? Questi aggettivi si usano anche nelle proposizioni interrogative indirette: Non so che giudizi abbia espresso. Dimmi a quali conclusioni sei giunto. Gli chiesi quanti figli avesse. Possono avere anche funzione esclamativa: Che coraggio! Quale audacia! 3.3.5. Aggettivi numerali Per esprimere il concetto di numero, litaliano si serve principalmente degli aggettivi numerali, che si distinguono in: cardinali: uno, due, tre, ecc. ordinali: primo, secondo, terzo, ecc. moltiplicativi: doppio, triplo, ecc. collettivi: un paio, una decina, ecc. distributivi: ad uno ad uno, a due a due, ecc. frazionari: un terzo, due terzi, ecc. La categoria grammaticale dei numerali in realt alquanto eterogenea; essa comprende: aggettivi: cinque persone; sostantivi: uscito il sette al lotto; pronomi: cerano entrambi. cifra araba numerale cardinale cifra romana numerale ordinale 1 uno I primo 2 due II secondo 3 tre III terzo 4 quattro IV quarto 5 cinque V quinto 6 sei VI sesto 7 sette VII settimo 8 otto VIII ottavo 9 nove IX nono 10 dieci X decimo 11 undici XI undicesimo 12 dodici XII dodicesimo 13 tredici XIII tredicesimo 14 quattordici XIV quattordicesimo 15 quindici XV quindicesimo 16 sedici XVI sedicesimo 17 diciassette XVII diciassettesimo 18 diciotto XVIII diciottesimo 19 diciannove XIX diciannovesimo 20 venti XX ventesimo 21 ventuno (ventun) XXI ventunesimo 22 ventidue XXII 23 ventitr XXIII 24 ventiquattro XXIV 25 venticinque XXV 26 ventisei XXVI 27 ventisette XXVII 28 ventotto XXVIII

29 30 40 50 60 70 80 90 100 1000 1001 1100 2000 100000 1000000

ventinove trenta quaranta cinquanta sessanta settanta ottanta novanta cento mille mille uno millecento duemila centomila un milione

XXIX XXX XL L LX LXX LXXX XC C M MI MC MM

trentesimo quarantesimo cinquantesimo sessantesimo settantesimo ottantesimo novantesimo centesimo millesimo

3.3.5.1. Aggettivi numerali cardinali Questi aggettivi determinano una quantit numerica precisa. Sono invariabili, allinfuori di uno che al femminile fa una, e di mille che fa al plurale mila, forma derivata dal latino: tremila, centomila. Uno si tronca e si elide secondo le regole dellarticolo determinativo: un ragazzo, un albero, unanitra. I composti con uno possono subire il troncamento: ventun giorni, trentun minuti. Le decine da venti in poi, unite a uno o a otto, troncano la vocale finale: sessantuno, sessantotto, novantuno, novantotto. I numeri costituiti da pi elementi si scrivono uniti: quarantanove, ottantasei. Oltre che in lettere, gli aggettivi numerali cardinali si possono scrivere in cifre, cifre arabe, usate soprattutto nel campo matematico. 3.3.5.1.1. Uso degli aggettivi numerali cardinali Questo tipo di aggettivo si mette, in genere, prima del sostantivo: animali a quattro zampe, i dieci comandamenti. Si possono trovare posposti in particolari contesti: nella terminologia scientifica: un blocco di marmo del peso di chili 25; nel linguaggio giuridico: condannare limputato alla pena di mesi sei di reclusione. In alcuni casi, posposti al nome, i cardinali acquistano valore di ordinali: leggi a pagina 20 (= alla pagina ventesima). Questo tipo di costruzione si usa soprattutto per indicare le ore e le date, e in tal caso il sostantivo viene spesso sottinteso: sono le (ore) sette (o 7); nacque nel (lanno) 20 dopo Cristo. Soltanto nellindicare il primo giorno del mese si adopera lordinale al posto del cardinale: Il Primo Maggio la festa del lavoro. In molti casi i cardinali vengono sostantivati: E un uomo sui sessanta (= sulla sessantina, sessantenne). E una notizia sicura al cento per cento. 3.3.5.2. Aggettivi numerali ordinali Essi indicano lordine di successione in una serie numerica. Sono tutti variabili nel genere e nel numero, quindi si accordano al sostantivo. I primi dieci ordinali hanno ciascuno una forma particolare derivata dal latino; tutti gli altri, dallundici in poi, si formano aggiungendo il suffisso -esimo al cardinale, che perde generalmente la vocale finale: undicesimo, settantesimo, centesimo, millesimo. Accanto a queste forme, possiamo trovarne altre di uso pi limitato, letterario: decimoprimo, decimosecondo, ecc. Gli ordinali possono essere scritti in cifre romane, chiamate cos perch era appunto questo il sistema di rappresentazione dei numeri usato dagli antichi Romani. 3.3.5.2.1. Uso degli aggettivi numerali ordinali Anche questaltro tipo di aggettivo precede di solito il sostantivo: Abbiamo viaggiato in prima classe. Si pospongono:

nellindicare lordine di successione di papi, sovrani, e si scrivono sempre in cifre romane: Enrico IV, Vittorio Emanuele II, Luigi XIV, Giovanni Paolo II. nelle scritte: classe terza, aula sesta, capitolo nono, canto quinto, atto quarto, scena prima. Gli ordinali si adoperano per indicare i secoli; a partire dal XIII, questi vengono indicati con numerali cardinali sostantivati, scritti con maiuscola: il secolo XIII il Duecento (1201-1300); il secolo XIV il Trecento (1301-1400); il secolo XV il Quattrocento (1401-1500); il secolo XVI il Cinquecento (1501-1600); il secolo XVII il Seicento (1601-1700); il secolo XVIII il Settecento (1701-1800); il secolo XIX lOttocento (1801-1900); il secolo XX il Novecento (1901-2000). Gli ordinali sono prevalentemente introdotti dallarticolo determinativo: La prima (= la prima donna) sorrise, la seconda (= la seconda donna) non si mosse. E molto frequente luso degli ordinali come sostantivi: Abbiamo ascoltato la sesta (sinfonia) di Beethoven. 4. IL PRONOME Il pronome una parte variabile del discorso che permette di designare qualcuno o qualcosa, senza nominarli direttamente, e di precisarne poi alcune caratteristiche riguardanti la quantit, la qualit o lo spazio. La categoria dei pronomi comprende anche una serie abbastanza numerosa di parole alle quali non corrispondono sempre significati precisi; in molti casi il significato dipende soltanto dal contesto linguistico: Conosco Luca, anche se non lo vedo da anni; o extralinguistico: Prendi questo! (si suppone un gesto del parlante). 4.1. Pronomi personali Se nella proposizione: Egli uscito egli sta al posto di un qualsiasi nome, comune o proprio: il professore, Marco, ecc.; nelle proposizioni: Io scrivo una lettera. Tu lavori pure la domenica. io e tu non sostituiscono nessun nome. I pronomi di I e II persona rappresentano rispettivamente chi parla e chi ascolta. Il pronome di III persona indica invece quello di cui si parla: Secondo me, tu dovresti andare subito da tua sorella e fare la pace con lei. Secondo il numero, tutti i pronomi personali hanno il singolare e il plurale. Secondo il genere, sono invariabili nella I e II persona, variabili nella III persona. I pronomi personali presentano inoltre forme differenziate in rapporto alla funzione sintattica svolta: hanno una forma per il soggetto e due forme per i complementi, una tonica (o forte), laltra atona (o debole). 4.1.1. Pronomi personali soggetto singolare plurale io noi tu voi egli, lui essi, loro esso F. essa, lei, ella esse, loro Il pronome di III persona dispone di una maggiore variet di forme: tre coppie al sing.: egli ella, lui lei, esso essa; una sola coppia al plurale: essi esse, ma anche la forma loro, con valore sia di maschile sia di femminile. Al maschile: egli, lui si usano con riferimento alle persone: Ho parlato con il direttore ed egli (lui) mi cap subito. esso usato invece per cose o animali: Un importante compito ti stato affidato: esso andr fatto entro dopodomani. pers. I pers. II pers. III M.

Io ho un cane: esso abbaia sempre. Al femminile tale differenza non esiste tra lei ed essa, mentre ella caduta in disuso, forma letteraria, solenne. Al plurale le forme essi, esse indicano tanto le persone quanto le cose o gli animali; loro invece usato solo con riferimento alle persone: Loro (essi) sono rientrati ieri sera. Nelluso familiare, ma pure nella lingua scritta, si sono affermati come pronomi di III persona, in funzione di soggetto, le tre forme di complemento: lui, lei, loro, mentre le altre: egli, essa, ella, essi, esse caratterizzano luso letterario. Le forme lui, lei, loro sono obbligatorie: quando si vuole mettere in rilievo il soggetto; in questo caso il pronome si mette dopo il verbo: Quella bugia lha detta lei. dopo come, quanto, cio in complementi di paragone: Io ne so quanto lei. nelle contrapposizioni: Lui dice sempre di s, lei di no. quando il verbo allinfinito, al participio o al gerundio: Partito lui, la madre rimase sola. nelle esclamazioni: Beati loro! dopo anche, neanche, pure, neppure, nemmeno: Verranno anche loro? Neppure lui lo sapeva. Anche le forme soggettive della I e II persona, io, tu, sono talvolta sostituite dalle forme complementari me, te: dopo come, quanto: Sono contento quanto te. nelle esclamazioni: Povero me! In italiano luso del pronome personale in funzione di soggetto piuttosto limitato: _Ha letto una notizia interessante. _Sei tornato presto. Il pronome viene espresso: quando si vuole dare particolare rilievo al soggetto, soprattutto nelle contrapposizioni: Io lavoro dalla mattina alla sera, tu invece non fai che divertirti. quando ci sono forme verbali (particolarmente nel congiuntivo) che potrebbero creare ambiguit: Tutti gli amici pensavano che tu amassi Carla. ( necessario il pronome per evitare ambiguit) 4.1.2. Pronomi personali complemento 4.1.2.1. Forme toniche singolare plurale pers. I me noi pers. II te voi pers. III M. lui, esso loro, essi F. lei, essa loro, esse riflessivo s s Alla I persona singolare io, corrisponde in funzione di complemento la forma me: Cercava me. E venuto da me. Alla II persona singolare tu, corrisponde come complemento te: Vogliono te. C una lettera per te. Le forme noi voi sono comuni tanto al soggetto che ai complementi: Hanno fiducia in voi. Il pronome di III persona, in funzione di complemento, s, quando ha valore riflessivo, cio quando si riferisce al soggetto della frase: Ha troppa stima di s. quando invece indica una persona diversa dal soggetto assume le forme lui, lei, loro: Vado con loro. Le forme esso, essa, essi, esse, in funzione di complemento, si riferiscono soltanto alle cose o agli animali: Laereo il mezzo pi veloce: con esso molto facile raggiungere posti lontani. In funzione di complemento oggetto per si deve usare la forma atona lo: Vedi quel libro? Compramelo. Le forme complementari toniche possono essere rafforzate con laggettivo didentit stesso: Non sono per niente contento di me stesso.

4.1.2.2. Forme atone I pronomi atoni si differenziano da quelli tonici: non hanno forme soggettive corrispondenti; precedono o seguono immediatamente la forma verbale; il costrutto verbo pi pronome atono non pu essere spezzato da altri elementi: Comunicai loro le notizie pi recenti. Tra il pronome atono e il verbo pu inserirsi soltanto un altro pronome atono: Il pacco me lo spedir domani. non possono essere usati in costruzioni enfatiche; non possono comparire in assenza del verbo. singolare plurale pers. I mi ci pers. II ti vi compl. oggetto M. lo li F. la le pers. III compl. di termine M. gli loro (gli) F. le loro (gli) riflessivo si si Le forme atone si adoperano solo per il complemento oggetto in Accusativo e per il complemento di termine (o indiretto) in Dativo. Accusativo Dativo mi: Mi chiamavano Pupa. Mi raccont tutto. ti: Ti accompagno a casa. Ti mandai un bel regalo. ci: Ci inganna sempre. Ci hanno scritto una lettera. vi: Vi ascolto con attenzione. Vi penso sempre con affetto. La forma atona del pronome di III persona si nelluso riflessivo, cio quando il soggetto identico: (Loro) si guardarono allo specchio. Alla III persona singolare e plurale, quando non si riferisce al soggetto della proposizione, il pronome presenta una duplice serie di forme (come si pu osservare dal seguente schema): Accusativo Dativo singolare: lo: Lo vidi fuggire subito. gli: Gli descrissi il quadro. la: La incontro ogni giorno. le: Le rivolsi la parola. plurale: li: Li seguivo da lontano. loro: Comunicai loro tutte le notizie. le: Le salutai tutte. Loro, a differenza degli altri pronomi atoni, posposto al verbo. Le forme lo, la, essendo eguali a quelle dellarticolo determinativo, possono subire lelisione. Allorquando lapostrofo pu creare confusione sul genere, si evita di elidere la vocale per non creare ambiguit. Quindi si deve scrivere: Lo aiutai di tutto cuore. La aiutai di tutto cuore. e non: Laiutai di tutto cuore. Nellitaliano parlato sempre pi frequente luso di gli al posto di loro: Li invitai a casa e gli offrii un caff. (invece di: offrii loro) 4.1.2.2.1. Forme accoppiate di pronomi atoni I pronomi atoni me, te, se, ce, ve possono essere usati in coppia con altri pronomi sempre atoni: lo, la, li, le, ne: me lo me la me li me le me ne te lo te la te li te le te ne se lo se la se li se le se ne ce lo ce la ce li ce le ce ne ve lo ve la ve li ve le ve ne Le funzioni dei due pronomi di ciascuna coppia sono ben distinte: quello che occupa il primo posto un complemento di termine, laltro invece un complemento oggetto o un altro complemento: Te lo giuro! Me ne ricorder senzaltro. Il pronome atono gli seguito da lo, la, li, le, ne diventa glie-: glielo, gliela, glieli, gliele, gliene, forme usate per qualsiasi genere e numero: Glielo dissi subito. Scrisse una lettera alla nonna e gliela invi.

4.1.2.2.2. Collocazione dei pronomi atoni Le forme atone dei pronomi personali precedono in generale il verbo, sono proclitiche. In alcuni casi queste particelle pronominali seguono il verbo, diventano cio enclitiche, formando una sola parola. Ci accade: con un infinito (si perde la vocale finale): Pensavo di dirtelo. Con alcuni verbi servili (dovere, potere, sapere, volere) il pronome pu anche precedere questo tipo di verbo: Non posso accettarti come amico. / Non ti posso accettare come amico. Voglio regalarglielo. / Glielo voglio regalare. Se un verbo servile regge due infiniti, abbiamo pi possibilit: Devo poter farlo. / Devo poterlo fare. / Lo devo poter fare. con un gerundio: Conoscendolo meglio, cominciai a stimarlo. con un imperativo: Leggimi la lettera! Non muoverti! / Non ti muovere! Se limperativo tronco, il pronome raddoppia la consonante iniziale: Stammi bene a sentire!Vattene! con un participio passato: Salutatolo, si allontan subito. 4.1.2.3. Altri usi di lo, ci, vi, ne Il pronome atono lo, complemento oggetto, pu riferirsi a unintera frase: Ho parlato con Franco; tutti lo hanno notato. (Tutti hanno notato il fatto che io ho parlato con Franco). Nellesempio: La nostra squadra vincer sicuramente. Chi lo dice? ha valore neutro ed equivale a ci, questa cosa. Ci = vi sono pronomi di I e II persona plurale con funzione di complemento oggetto o di termine. Possono inoltre avere le funzioni di: avverbio di luogo: Ci siamo stati in due. (= l, in quel luogo) Sono usati particolarmente in costruzione con il verbo essere nel senso generico di esistere, trovarsi: Cera una volta... Vi sono tanti animali strani nel mondo. pronome dimostrativo, con valore neutro: Non ci fare caso! (= a ci) Non ci capisco nulla. (= di ci) Espressioni: farcela = riuscire: Ce la fai? S, ce lho fatta! avercela con qualcuno: Ce lebbe con me! restarci male: Ci sono restato molto male! averci (registro colloquiale): Ci ho pochi soldi. Ne ha valore di avverbio di luogo ed equivale a di qui, di qua, di l, di l: Giunsi a Milano il mattino e ne ripartii la sera. Spesso questa particella preceduta dalle forme pronominali atone, mi, ti, si, ci, vi, che diventano me, te, se, ce, ve: Non era un ristorante elegante, quindi me ne andai subito. equivale a: di lui, di lei, di loro; da lui, da lei, da loro: Ho un amico italiano, ma da tempo non ne ho pi notizie. (= di lui) Appena la conobbe, ne fu affascinato (= da lei) equivale a: di questo, di questa, di questi, di queste; da questo, da questa, da questi, da queste: E un affare poco chiaro e io non ne voglio sapere niente. (... io non voglio saperne niente). Lessi il romanzo e ne fui impressionato. (= da questo) ha valore neutro, quando si riferisce a una frase: Credi davvero che Rita abbia detto tutta la verit? Ne dubito. (= di ci) Espressioni: aversene a male = offendersi: Se ne ebbero a male con lui. non poterne pi = essere stufo: Non ne posso pi. valerne la pena: Ne vale la pena di provarci! ne va della nostra vita = E in pericolo, in gioco, la nostra vita. 4.2. Pronomi allocutivi

Quando nel parlare o nello scrivere ci si rivolge a un interlocutore con cui non si in confidenza, si usano i pronomi allocutivi di rispetto, di cortesia: confidenziale di rispetto sing. tu Lei (Ella forma letteraria) Voi pl. voi Loro Lei troppo gentile, dottore. Lei, signorina, attesa. Ella, signor presidente, ha sempre ragione. Loro, signori, sono pregati di stare calmi. Alle forme soggettive Lei, Loro, corrispondono, in funzione di complemento: le forme toniche: a Lei, (a) Loro, di Lei, di Loro; e le forme atone: La, Le (per Lei, Ella) ; Li, Le, Loro (per Loro): Accusativo Dativo Stavo cercando proprio Lei, ingegnere. A Lei, signore, non devo nessuna spiegazione. La prego gentilmente di scusarmi. Le esprimo tutta la mia gratitudine. 4.3. Pronomi possessivi I pronomi possessivi sono formalmente identici agli aggettivi possessivi. Nelluso pronominale, il possessivo sempre preceduto dallarticolo determinativo: Il nostro bambino e il vostro non vanno mai daccordo. I miei, i tuoi, i suoi, ecc. possono indicare i genitori, i parenti: Vivo con i miei. Salutami i tuoi. oppure gli amici, i compagni: Non potr pi contare sullaiuto dei suoi. Alla mia, alla tua, alla sua, ecc., nei brindisi, sottintendono salute: Su, beviamo: alla nostra! 4.4. Pronomi dimostrativi singolare plurale maschile femminile maschile femminile questi quegli costui costei costoro costoro colui colei coloro coloro ci Questi si riferisce a persona vicina, quegli, a persona lontana, e si adoperano soltanto al maschile singolare in funzione di soggetto; per i complementi, si ricorre a questo, quello: Sono giunti alla festa Franco e Luca: questi era atteso, quegli no. (Luca) (Franco) Colui, colei, coloro servono ad indicare soltanto persone, spesso con una sfumatura negativa; hanno tutti i generi e i numeri e possono essere usati sia come soggetto sia come complemento: Chi costui? Non parlarmi di coloro! colui, colei, coloro si possono usare con il pronome relativo che o il (la) quale, i (le) quali: Colui che arriver in ritardo non sar pi ammesso. Ricordati di coloro i quali ti hanno dato una mano. colui che, colei che sono spesso sostituiti da chi: Fidati di chi ha pi esperienza di te. Ci invariabile e ha soltanto valore neutro; pu essere usato in funzione sia di soggetto che di complemento: Ci che dici molto grave. Non sapevo ci. / Non lo sapevo. con valore di complemento spesso sostituibile con le forme pronominali atone: lo, ci (vi), ne: Pensaci bene! 4.5. Pronomi indefiniti singolare maschile femminile uno una qualcuno qualcuna plurale maschile femminile -

ognuno ognuna chiunque chiunque chicchessia chicchessia qualcosa alcunch checch checchessia niente nulla altri (un altro) Uno, di uso molto frequente, serve per indicare una singola persona, in modo per indeterminato, quindi senza precisarne lidentit: C uno al telefono che ti vuole parlare. Ho incontrato una che ti conosce. acquista spesso valore impersonale: In certe situazioni uno non sa come comportarsi. (= non si sa) in correlazione con il pronome altro pu indicare sia persona sia cosa, e ammette anche il plurale, sempre preceduto dallarticolo indeterminativo gli o le: Gli uni dicono di s, gli altri di no. Le locuzioni lun laltro, luno con laltro esprimono reciprocit: Si amavano lun laltro. Vi dovete aiutare gli uni con gli altri. Qualcuno, variabile nel genere, si usa esclusivamente al singolare. Indica una quantit indeterminata di persone o cose: Solo qualcuno riusc a salvarsi. Alcuno ha entrambi i generi e i numeri: Alcuni sono daccordo, altri no. Ognuno, ciascuno sono variabili nel genere; si usano soltanto al singolare: Ognuno dei candidati present il proprio programma. Ciascuno pu esprimere il proprio pensiero. Chiunque usato al singolare, tanto al maschile quanto al femminile: Chiunque di noi sarebbe disposta ad aiutarlo. a volte pu avere contemporaneamente valore di pronome indefinito e di pronome relativo; in questo caso equivale a qualunque persona (che) e regge lindicativo o il congiuntivo: Chiunque afferma questo un bugiardo. Non farlo, chiunque te lo chieda. Niente, nulla sono pronomi negativi con valore neutro e significano nessuna cosa. Sono invariabili e si accordano al maschile: Non gli fa paura niente. Non fa nulla dalla mattina alla sera. quando precedono il verbo non richiedono altra negazione: Nulla perduto. Altro significa altra persona e richiede larticolo: Se non lo farai tu, lo far un altro. Non badare a quello che dicono gli altri. Altri si adopera soltanto al maschile singolare e significa unaltra persona, qualcun altro; il suo uso ridotto, esclusivamente letterario: Non io, altri afferma questo. 4.6. Pronomi relativi Oltre alla funzione di sostituire un nome, il pronome relativo ha anche quella altrettanto importante di mettere in relazione due proposizioni. La frase Ho visto tuo padre che andava a casa equivale a due proposizioni: Ho visto tuo padre. Tuo padre andava a casa in cui il soggetto della seconda sostituito da un pronome relativo. Il pronome relativo ha dunque una duplice funzione: di congiunzione (in quanto unisce la proposizione di cui fa parte, chiamata appunto relativa, con la proposizione reggente) e di pronome (in quanto sostituisce un nome presente anche nella proposizione reggente, chiamato antecedente). Oltre che da un nome, lantecedente pu essere costituito da un altro pronome: Tu, che sei il pi esperto, perch non ci vuoi lavorare? da un infinito sostantivato: Il lavorare, che una necessit per ciascun individuo, a me non interessa. o da unintera proposizione: Non eravamo per niente preparati alla missione, il che ci preoccupava abbastanza. I pronomi relativi sono: variabili invariabili

che cui chi Che invariabile; si usa per entrambi i generi e i numeri. La concordanza in genere e in numero si fa con il sostantivo di cui che il sostituente. Tra tutti i pronomi relativi che di uso pi frequente; pu adoperarsi come soggetto e come complemento oggetto per persone, cose ed animali: soggetto: Ho conosciuto un medico che sa fare il proprio mestiere. Leconomia una materia che non minteressa molto. complemento oggetto: Puoi prestarmi le riviste che hai letto? per i complementi indiretti si ricorre alle forme cui (il/la quale, i/le quali): Il film di cui (del quale) ti ho parlato, ha vinto lOscar. Nella lingua parlata ormai diffuso luso di che in funzione di complemento indiretto, chiamato che indeclinato, che si pu ritrovare in proverbi ed espressioni idiomatiche: Paese che vai usanza che trovi. E ormai accettato il che con valore temporale, al posto di in cui, quando lantecedente un sostantivo indicante tempo, del tipo il giorno, il mese, lanno, la volta: Il giorno che ci siamo incontrati fu molto felice. Ogni volta che lo ascolto, lo trovo interessante. Il pronome che pu riferirsi anche a unintera proposizione; in questo caso ha valore neutro, significa la qual cosa, ci ed preceduto di solito dallarticolo il o dalla preposizione articolata: Voglio smettere di fumare, il che non affatto facile. (= e ci) Cui invariabile; si usa per entrambi i generi e i numeri. Si adopera soltanto come complemento di termine (o indiretto), preceduto da una preposizione semplice. Pu essere sostituito dalle forme il (la) quale, i (le) quali: Il problema di cui (del quale) abbiamo discusso non si pu affatto risolvere. Il fine a cui (al quale) tendo sembra impossibile ai miei genitori. La regione da cui (dalla quale) provengo la Sardegna. La casa in cui (nella quale) abito si trova in campagna. Il solo pronome relativo formato da due elementi il (la) quale, i (le) quali; il pronome pi chiaro e completo, perch precisa sempre il genere e il numero. Si pu usare sia come soggetto sia come complemento, oggetto (molto raro e letterario) o indiretto (di uso corrente, accanto a cui): Seduta sul marciapiede cera una vecchia, la quale (che) chiedeva lelemosina. Il libro, del quale (di cui) ho fatto la recensione, stato pubblicato da poco. Ho incontrato tua zia, alla quale (a cui) ho raccontato tutto laccaduto. Questa la cella dalla quale (da cui) fuggito il prigioniero. Luso della forma composta preferibile: quando lesatta indicazione del genere e del numero serve ad evitare possibili ambiguit: Parlai col figlio della signora Rossi, il quale (il figlio) abita vicino a noi. Parlai col figlio della signora Rossi, la quale (la signora Rossi) abita vicino a noi. quando il relativo distante dallantecedente: Molte storielle mi ha raccontato la nonna quandero piccola, le quali erano non solo divertenti, ma anche istruttive. quando ci sono altri vari che: Ho saputo che Franco, il quale non mi ha finora detto niente, ha deciso di non venire al mio matrimonio che avr luogo questa domenica. Possono acquistare valore relativo gli avverbi dove (ove) e donde (onde); a differenza di dove, gli ultimi tre sono di uso letterario: Il paese dove (in cui, nel quale) sono nato la Romania. 4.7. I pronomi doppi: chi, quanto Chi si riferisce esclusivamente ad esseri animati; invariabile e si usa soltanto per il singolare, maschile e femminile (il genere si pu ricavare dal contesto o dallaccordo grammaticale). E un pronome doppio, poich unisce in s le funzioni di due pronomi diversi: uno dimostrativo (colui, quello; colei, quella) oppure indefinito (qualcuno, uno; qualcuna, una); laltro relativo (che, il/la quale). Per questa sua particolarit lunico pronome relativo che si possa usare in forma assoluta, cio senza essere preceduto da un sostantivo:

il (la) quale i (le) quali

Chi (colui che) studia promosso. C chi (qualcuno che) crede ancora al Principe Azzurro. Si adopera come: soggetto, sia nella reggente che nella relativa: Chi dice questo sbaglia. La coppia correlativa chichi corrisponde a lunolaltro, gli unigli altri, alcunialtri: Chi preferisce il mare, chi la montagna. Quanto ha contemporaneamente funzione dimostrativa e relativa. Al singolare usato con valore neutro e si riferisce soltanto a cose; equivale a (tutto) quello che, (tutto) ci che: Far quanto possibile. (= tutto ci che) Al plurale si usa nelle forme quanti, quante, che si riferiscono sia a persone che a cose ed equivalgono a (tutti) quelli che, (tutte) quelle che: Quanti desiderano iscriversi devono presentare la domanda. (= Tutti quelli che) 4.8. Pronomi interrogativi Questi pronomi si usano tanto nelle proposizioni interrogative dirette quanto in quelle indirette, e possono avere funzione di soggetto o di complemento. singolare plurale maschile femminile maschile femminile chi chi chi chi che quale quale quali quali quanto quanta quanti quante Chi invariabile e si riferisce soltanto a persone, esseri animati: Chi sono quelle signore? Chi chiami? (Accusativo) A chi ti rivolgi? (Dativo) Nelle interrogative indirette il pronome occupa la posizione preverbale, sia quando soggetto sia quando complemento oggetto: Voglio dirti chi incontrai quel giorno. Che invariabile e si riferisce soltanto a cose; ha dunque valore neutro ed equivale a qualche cosa; al suo posto si pu usare che cosa o cosa: Che successo? (= Che cosa) successo? A che pensi? Quale invariabile nel genere, ma possiede il singolare e il plurale: Quale dei tuoi amici ti pi caro? Quanto variabile sia nel genere che nel numero; serve a chiedere la quantit con riferimento tanto a persone quanto a cose: Quanto mancher alla partenza? Quanti hanno aderito alla vostra proposta? I pronomi interrogativi possono essere usati anche in funzione esclamativa: Guarda chi si vede! Ma che dite! LISTA DE SUBIECTE PENTRU EXAMEN SEMESTRUL I 1. Uso e omissione dellarticolo determinativo. 2. Il genere del nome secondo il significato e la desinenza. 3. Il nome: la formazione del femminile. 4. Il plurale dei nomi. 5. Gradi dellaggettivo qualificativo. 6. Gli aggettivi indicativi. BIBLIOGRAFIE Obligatorie

Angelo Chiuchi, Fausto Minciarelli, Marcello Silvestrini, In italiano Grammatica italiana per stranieri, Edizioni Guerra, Perugia, 1990. Carlo Iandolo, Italiano giovane - Grammatica italiana, Fratelli Ferraro Editori, Napoli, 1992.
Facultativ

Michele Dardano, Pietro Trifone, Grammatica italiana, Zanichelli, Bologna, 1995. Alfredo Ghiselli, Carlo Casalgrande, Lingua e parola, Sansoni Editore, Firenze, 1986.

Luca Serianni, Grammatica italiana, Utet, Torino, 1988.