Sei sulla pagina 1di 114

CORSO DI LIS

Linguaggio Italiano dei Segni

La grammatica
Fonologia, morfologia e sintassi
FONOLOGIA MORFOLOGIA E
SITASSI DELLA LINGUA DEI
SEGNI ITALIANA

1. Fonologia della LIS

I primi studi sulla fonologia della lingua dei segni risalgono agli

anni sessanta, quando William Stokoe2, osservando i segni

dell’American Sign Language (ASL), individuò tre parametri di

formazione dei segni3: configurazione, luogo e movimento; in un

secondo momento, ulteriori analisi hanno condotto

all’individuazione della posizione delle mani, scomponibile in

orientamento del palmo e direzione del metacarpo4. Anche se

nel corso degli ultimi decenni le ricerche sulla fonologia delle

lingue dei segni hanno suggerito ulteriori modelli di analisi

fonologica5, in Italia le indagini svolte sulla LIS hanno

privilegiato la suddivisione in parametri di formazione dei segni,

opportunamente adattata alla LIS. In questo paragrafo

riepilogherò le analisi dei quattro parametri di formazione dei

segni nella versione indicata per lo studio della fonologia della

40
LIS, in quanto propedeutici alla comprensione dei capitoli

successivi.

Per quanto riguarda la notazione della LIS, gli studi realizzati

fin ora6 non hanno condotto ancora ad una definizione

sufficientemente agevole ed univoca di una forma scritta; le

varie forme di notazione, che per la maggior parte utilizzano

programmi software, sono state ideate partendo dalle necessità

contingenti dettate dalla ricerca che si stava conducendo.

Infatti, i vari sistemi vengono utilizzati soprattutto dagli

studiosi. Il modello fonologico proposto qui ha una sua notazione,

schematizzato nelle tavole 1 e 2 per la quale rimandiamo a

Radutzky (1992).

I parametri di formazione dei segni della LIS

Come per l’American Sign Language, ogni segno della LIS può

essere scomposto in quattro parametri di formazione dei segni:

configurazione (che corrisponde alla posizione assunta dalla


mano), luogo (che sarebbe il punto, del corpo o dello spazio, in cui
41
il segno viene articolato), movimento (che descrive il tipo di

movimento che la mano esegue durante l’articolazione del segno)

e infine posizione delle mani (la disposizione delle mani rispetto

al segnante e dell’una rispetto all’altra).

I tratti distintivi dei segni sono stati individuati sulla base di

coppie minime, vale a dire di una coppia di segni che ha in comune

tutti i parametri eccetto uno; ad esempio la coppia di segni

AFRICA e SODDISFAZIONE hanno in comune configurazione,


movimento e posizione delle mani; cambia però il luogo di

articolazione che per il primo è davanti al volto, per il secondo

sul petto. Ogni lingua dei segni seleziona solo alcuni tipi di

parametri tra quelli anatomicamente possibili che la

caratterizzano rispetto alle altre. Ad esempio la configurazione

W (indice, medio e anulare stesi) che è molto diffusa in ASL

perchè corrispondente all’iniziale di molti termini americani, non

viene utilizzata nella LIS.

42
La configurazione

Per le configurazioni manuali della LIS si veda la tavola n.1,

allegata, dove sono indicate tutte quelle possibili eccetto le

forme allofone7 che generalmente ricorrono in seguito a

fenomeni di coarticolazione.

Luoghi

In LIS sono stati individuati 16 luoghi di articolazione dei segni8

(tavola 2):

sorprende vedere come 15 di essi siano collocati sul corpo

mentre lo spazio neutro, che corrisponde allo spazio antistante il

corpo del segnante, è uno solo. Se fonologicamente lo spazio è un

parametro indistinto, per questo è neutro, esso non lo è dal

punto di vista morfologico e sintattico, nei capitoli successivi si

chiarirà che se da un lato lo spazio neutro ha la funzione di luogo

dell’indifferenziato, dell’impersonalità, dall’altro le relazioni

morfosintattiche si stabiliscono in punti ben precisi

43
determinando così la specificità dello spazio morfosintattico che

si oppone alla neutralità dello spazio fonologico.

Per quanto riguarda i segni articolati sul corpo occorre precisare

che le mani non devono essere necessariamente in contatto con il

punto identificato. È sufficiente che siano molto prossime ad

esso: le articolazioni su determinati punti del viso, come occhio,

naso e bocca, tendono a spostarsi più in basso o al lato per

consentire una maggiore visibilità di movimenti labiali ed

espressioni del volto (Radutzky 1990, 2000).

La localizzazione dei segni sul corpo e nello spazio neutro

determina una serie di regolarità morfologiche e sintattiche

poiché i primi subiscono delle restrizioni su movimento e

spostamento mentre i secondi sono liberi di muoversi e di

spostarsi nello spazio neutro determinando così flessioni e

concordanze.

44
Movimenti

Il parametro del movimento è il più difficile da descrivere: un

segno contemporaneamente può incorporare più tipi di

movimento; inoltre può essere eseguito lentamente,

velocemente, può essere bloccato o allungato (per i particolari si

rimanda ai vari tipi di movimento schematizzati nella tavola 2).

Per questo motivo più studiosi si sono interessati all’argomento9

e, come è stato accennato all’inizio del capitolo, sono stati

proposti modelli fonologici diversi. Friedman (1978) suddivide i

tratti di movimento in quattro categorie: Direzione, Maniera,

Contatto, Interazione.
Osservando questo parametro alla luce dei citati studi sull’ASL,

Radutzky (1987) ripropone la stessa suddivisione della Friedman

e la rivisita per la LIS fissando così le categorie e individuando

per ognuna di esse dei simboli per i quali si rimanda alla tabella

allegata10.

45
Posizione delle mani

Per posizione delle mani si considera quella precedente all’inizio

del movimento. Essa è data dalla combinazione di orientamento

del palmo (che può essere rivolto in avanti, o verso il segnante, o

verso il lato destro o quello sinistro, verso l’alto o il basso) e

direzione della mano rispetto al corpo del segnante. Ciò che

viene riferito a direzione della mano è l’asse che va dal polso al

metatarso; anche quest’asse può avere gli stessi sei

orientamenti del palmo appena descritti;

anatomicamente però non tutte le combinazioni sono possibili o

“comode”. Ad esempio con il palmo della mano sinistra rivolto

verso il segnante, la direzione dell’asse polso-metatarso può

essere orientata verso l’alto, verso destra e, se si coinvolge il

sollevamento del gomito, anche verso il basso. La mano destra,

con lo stesso orientamento del palmo potrà essere direzionata in

maniera speculare alla prima: in alto, a sinistra e in basso. Nei

segni a due mani va considerata anche la posizione di una mano

rispetto all’altra.
46
47
48
49
2. I tratti sovrasegmentali

I tratti sovrasegmentali in LIS sono costituiti da un complesso

di espressioni, coinvolgenti il volto (dall'inarcamento delle

sopracciglia alla direzione dello sguardo), il corpo (come la

postura della testa o del busto) e i movimenti delle labbra, che

accompagnano la produzione di segni manuali.

Diversi studi sulle lingue dei segni (Neidle ed altri 1997, 2002,

Bahan1996, Corina Bellugi e Reily 1999 per l’ASL e Franchi 1987,

Pizzuto ed altri 1990, Cecchetto Geraci e Zucchi, 2004a, 2004b

per la LIS) hanno mostrato che tali tratti costituiscono un

complemento importante del sistema fonologico, morfologico e

sintattico, il loro ruolo è paragonabile a quello dell’intonazione

nelle lingue verbali.

In morfologia i tratti sovrasegmentali assolvono a varie funzioni:

ad esempio la torsione della testa e del busto, insieme alla

direzione dello sguardo contribuiscono alla specificazione dei

ruoli tematici del verbo; specifiche espressioni del volto e

posture contribuiscono alla definizione dei gradi dell’aggettivo.


50
Alterazioni di alcuni tratti di movimento come l’accelerazione,

l’interruzione improvvisa o il rallentamento, non solo modificano

il significato dei verbi ma assumono anche una connotazione

espressiva: un segnato “ampio”, fatto di gesti grandi, equivale

all’urlato delle lingue orali, un segnato “ristretto” e poco marcato

ha la stessa valenza del bisbigliato.

In sintassi i tratti sovrasegmentali coadiuvano la definizione del

significato e della funzione di alcuni tipi di preposizioni poichè

sono coestensive sia all’articolazione manuale del segno,

corrispondente alla testa della categoria funzionale considerata,

sia al suo dominio di c-comando. In altre parole è l’espressione

che caratterizza i tipi di preposizioni. Alcuni studi sulla LIS

hanno dimostrato che i tratti sovrasegmentali caratterizzano le

frasi interrogative sì/no e Wh- (Cecchetto, Geraci e Zucchi

2004b), la frase relativa (Branchini e Donati 2005) e la frase

negativa Geraci (2006). In questo studio verranno illustrate le

espressioni del volto e le posture coinvolte nel sintagma

determinante.
51
In LIS specifiche marcature, che coinvolgono posture e

direzioni dello sguardo, sono state identificate come body

markers, la loro funzione è stata considerata come parte del

fenomeno dell’“impersonamento” (Aiello 1997; Pizzuto e altri

1990). L’impersonamento può essere accostato al discorso

diretto delle lingue orali in quanto il segnante “impersona” il

soggetto (animato) della frase. Esso viene attivato da due

parametri: la collocazione nello spazio immaginario dei

personaggi e lo spostamento dello sguardo che astrae la

conversazione dall’interlocutore reale e la rivolge ad un

interlocutore immaginario. La collocazione nello spazio è sempre

esplicita. Durante la narrazione lo spostamento dello sguardo

verso un punto è già un segnale di impersonamento: è il body

marker che indica che non si sta più parlando all’interlocutore,

ma si sta assumendo il ruolo del soggetto della narrazione.

Questo cambiamento di ruolo del narratore non è introdotto da

espressioni, avviene senza locuzioni particolari. Il cambiamento

di espressione e la direzione dello sguardo, sono gli elementi che


52
introducono il soggetto del discorso e il suo interlocutore

collocato nel punto in cui si direziona lo sguardo. In questa

maniera vengono stabiliti i punti dello spazio che marcano i ruoli

e ogni qualvolta ci si vuole riferire ad uno di essi, occorre

ruotare il busto o le spalle e collocarsi nella sua direzione. In

questo senso l’impersonamento è grammaticalizzato in quanto

direzionando sguardo e postura vengono indicati i ruoli assunti

dai soggetti della narrazione.

L’impersonamento, quindi, è consentito solo con le entità

animate. L’uso dei body markers consente un diverso ordine dei

segni nella frase. E’ stato notato (Pizzuto ed altri 1990) che

alcuni tipi di frasi, che nella forma non marcata avrebbero come

ordine Soggetto-Verbo-Oggetto, con l’uso dei body markers

possono avere un ordine diverso. Inoltre sembra che la forma

passiva dei verbi sia resa possibile solo attraverso

l’impersonamento.

53
3. Morfologia

In LIS, come in altre lingue dei segni, le variazioni morfologiche

dei processi flessivi si manifestano nello spazio. Il segnante

arbitrariamente individua dei punti ai quali associa le diverse

entità del discorso, ciascun punto individuato è impiegato per

stabilire le concordanze con l’elemento ad esso associato.

Gli studi condotti fin ora sulla LIS (Volterra 1987; Pizzuto ed

altri, 1995 per citarne alcuni) individuano le classi nominali e

verbali dei segni sulla base del punto di articolazione dei segni.

Poiché la flessione è legata a variazioni dei tratti di movimento,

luogo e orientamento, un segno articolato su una parte del corpo

non offre molte possibilità di variazioni perché i punti di

articolazione sul corpo sono parametrizzati, vale a dire che ogni

punto del corpo costituisce un tratto fonologico distintivo del

segno per cui variando il luogo di articolazione e direzione del

movimento, cambia il suo significato. Nello spazio, invece, non

sono state individuate coppie minime di segni. Per questa ragione

esso è neutro. Tuttavia dal punto di vista morfosintattico lo


54
spazio non è neutro, infatti è il luogo dove si realizzano le

variazioni grammaticali. Le flessioni perciò vengono effettuate

attraverso le seguenti alterazioni:

• Luogo: i punti di articolazione dei segni, essendo legati agli

argomenti collocati nello spazio, variano in funzione di questi. Il

luogo è anche il parametro delle informazioni riguardanti il

tempo: la prossimità dal segnante segnala la prossimità

dell’evento (verso il futuro in avanti e verso il passato sulle

spalle).

• Orientamento e della direzione: il verso di un verbo stabilisce

relazioni di reciprocità, le direzioni (ad esempio nei verbi di

movimento) marcano agente e paziente o agente e beneficiario.

Nelle espressioni di tempo il palmo orientato verso avanti

segnala posteriorità mentre orientato verso il segnante segnala

anteriorità.

• Numero: la ripetizione di un segno assumere diversi significati:

se si accompagna anche ad una variazione dei punti di

articolazione, ha un senso di pluralità o distribuzionalità; se la


55
ripetizione mantiene inalterati gli altri tratti, indica ripetitività

o abitualità dell’evento. L’articolazione con due mani, per i segni

ad una mano, assume valore rafforzativo o significato di

numerosità o di impersonalità.

Durata e dell’ampiezza del segno: questo tipo di alterazione

veicola modalità e aspettualità; essa segnala un evento abituale,

un atto lento o repentino o veloce o improvviso.

• Postura e delle componenti non manuali: questo tipo di

alterazioni sono abbastanza complesse in quanto in esse vanno

distinte quelle che determinano una variazione morfosintattica

(come i body markers, espressioni legate a particolari

proposizioni, flessioni) e quelle che sono legate ad espressioni

tipiche del dialogo (come l’intonazione e l’espressività in genere).

La flessione per aspetto, come ad esempio l’iterazione che

veicola ripetitività o abitualità, oppure la l’ampiezza del segno

che veicola la dimensione di un elemento11, caratterizzano i

nomi, i verbi e gli aggettivi. Ad esempio il segno per tondo,

articolato in maniera ampia significa un grande tondo, il segno


56
per malato ripetuto significa sempre ammalato. Il segno uovo

ripetuto significa tante uova.

L’iterazione però non veicola tanto il senso di quantità, essa ha

più propriamente il senso della numerosità, vale a dire che il

plurale non richiede necessariamente la ripetizione di nome

verbo e aggettivo, che sembra essere determinata per lo più da

un valore enfatico, né richiede concordanza. Infatti una frase

può presentare il verbo al plurale ed il nome al singolare (frase

1) il nome al plurale ed il verbo al singolare (frase 2) nome e

verbo al singolare ed il plurale veicolato da un aggettivo di

quantità (frase 3). Gli elementi che veicolano pluralità sono in

neretto, la numerosità è contrassegnata dal simbolo + al pedice.

57
La flessione per aspetto merita uno studio approfondito che non

è possibile affrontare in questa sede, mi limiterò solo a

coglierne alcuni aspetti necessari a spiegare alcuni fenomeni

grammaticali.

La distinzione in diverse classi dei nomi e dei verbi realizzata da

Volterra ad altri (1987) poggia le sue basi proprio sul tipo di

variazione che ognuna di esse consente: più è possibile variare la

posizione, il verso e l’orientamento del palmo più il sistema

flessivo è aperto. Il criterio di distinzione delle classi nominali e

verbali quindi è legato al tipo di flessività. Nei prossimi

paragrafi considererò le classi nominali e verbali e il tipo di

flessione che ognuna di esse ammette.

58
4. La flessione nominale

Le ricerche realizzate sulla LIS (Pizzuto, 1987; Pizzuto ed altri,

1990 1997) hanno individuato due classi di nomi: la prima,

invariabile, nella quale vengono raggruppati i nomi articolati sul

corpo (dalla testa al tronco); la seconda, flessiva, raccoglie i

nomi articolati nello spazio neutro. La flessione dei nomi

considerata da Pizzuto ed altri (1997) è quella per numero. Nei

prossimi capitoli vedremo che la flessione non riguarda solo la

possibilità di iterazione del nome e quindi di pluralizzazione, ma

riguarda anche la concordanza con un verbo attraverso la

localizzazione in un luogo specifico dello spazio e la concordanza

di specifici tratti di forma. Per quanto riguarda il genere, se

molte in molte lingue il genere o la classe viene marcato dal nome

stesso, o dall’articolo, o da un morfema (come accade per

l’italiano in cui i nomi marcano i due generi: maschile e

femminile), ci sono molte lingue in cui la categorizzazione dei

nomi è affidata ai classificatori (Aikehnvald, 2000).

59
La LIS è una lingua di quest’ultimo tipo, infatti, i classificatori

categorizzano i nomi numerabili e concreti. Nel capitolo 4 si

chiarirà il tipo di categorizzazione che i classificatori operano

sui nomi.

I nomi articolati nello spazio consentono concordanze del nome

con il verbo attraverso l’articolazione del segno da un punto

generico ad uno specifico, inoltre consentono all’articolazione del

nome di essere spostata, di essere ripetuta nello stesso luogo, di

essere ripetuta nello spazio, di subire alterazioni quali

l’ampiezza del segno o il movimento nello spazio. I nomi articolati

sul corpo non permettono tutte queste variazioni, molte di esse

infatti vengono assunte dai classificatori i quali perciò non solo

categorizzano i nomi, ma costituendo delle proforme del nome,

ne assumono anche le variazioni di articolazione. Ad esempio il

nome città è articolato nello spazio. L’articolazione può essere

localizzata in un punto specifico dello spazio, concordando ad

esempio con un predicato, oppure può essere modificata

nell’ampiezza così da incorporare i tratti di dimensione: città


60
grande sarà articolato con un segno ampio, città piccola con un
segno ristretto; infine l’articolazione può essere iterata in

diversi punti dello spazio veicolando significato di numerosità.

Un nome articolato sul corpo, come pecora, non può essere

modificato nelle dimensioni quindi richiede un aggettivo di

dimensione, espresso in forma lessicale e non sottoforma di

tratti. Un nome segnato sul corpo per essere localizzato nello

spazio richiede un classificatore o un’indicazione, per essere

iterato richiede un classificatore. Nel paragrafo seguente

vedremo che l’uso dei classificatori rende omogeneo il

comportamento morfologico delle due classi di nomi e che ci sono

ulteriori elementi da considerare per una diversa

sottocategorizzazione dei nomi.

Nel paragrafo successivo esporrò molto brevemente alcune

caratteristiche dei classificatori nominali, che ci aiuteranno a

comprendere l’uso che se ne fa in LIS.

61
I classificatori in LIS

Il termine classificatore generalmente è utilizzato per indicare

un sistema di categorizzazione dei nomi, per questo motivo i

classificatori possono essere distinti in diverse tipologie a

seconda del significato, dello status, delle condizioni di uso,

della funzione.

La definizione del ruolo (o dei molteplici ruoli) dei classificatori

in LIS è un compito molto complesso, perché essi interagiscono

con differenti tipi di elementi linguistici assumendo di volta in

volta un valore diverso.

Sulla base della descrizione dei classificatori operata da

Aikhenvald (2000), in LIS sono individuabili classificatori

nominali, numerali, locativi, deittici e verbali.

Ogni tipo di classificatore richiederebbe uno studio

approfondito e monotematico.

Poiché, per ovvie ragioni, non è possibile affrontarlo in questa

sede e, poiché il sintagma determinante, che è il filo conduttore

62
degli argomenti trattati, non può prescindere dalla sua

trattazione, sebbene con molti limiti perché non esistono studi

sul suo status grammaticale, discuterò del classificatore solo

quando è importante per completare un quadro di riferimento. In

questo paragrafo fornirò alcuni elementi necessari per

comprendere la modalità di selezione del classificatore, in

seguito si chiariranno alcuni contesti di uso. La descrizione non è

esauriente tuttavia fornisce alcuni elementi utili alla

comprensione del DP in LIS; essa ha lo scopo di tracciare alcuni

sentieri di ricerca. Innanzitutto osserveremo i tratti

morfologici dei classificatori sulla cui base viene operata una

prima sottocategorizzazione dei nomi, poi daremo un rapido

sguardo ai contesti d’uso e vedremo che attraverso

l’incorporazione di tratti semantici i classificatori,

originariamente nominali possono diventare locativi, deittici,

numerali e verbali. Infine daremo un ultimo sguardo ad altre

forme di sottocategorizzazione dei nomi.

63
Elementi di morfologia dei classificatori

In LIS la sottocategorizzazione dei nomi è stabilita dalla

tipologia di classificatore che il nome seleziona. La selezione dei

classificatori avviene su base semantica e generalmente si

riferisce alle caratteristiche esteriori del nome. Corazza (1990)

ha individuato gli elementi semantici sulla cui base viene

selezionato il classificatore e ha distinto i classificatori in

cinque categorie principali.

a. Classificatori di presa. Sono stabiliti dalla posizione e dalla

forma che la mano deve assumere per tenere in mano l’entità

considerata. Ad esempio tenere in mano un bicchiere fa

assumere alla mano una posizione ed una configurazione diversa

che tenere mano una canna da pesca oppure un foglio. Ognuna

delle posizioni che la mano assume costituisce un classificatore

di presa diverso.

b. Classificatore di superficie. In questa categoria la forma che

la manoassume, rappresenta la superficie dell’oggetto che

intende rappresentare.
64
Ad esempio un foglio avrà una configurazione idonea a designare

una superficie ampia, compatta e liscia (conf. B), mentre un

nastro avrà una configurazione (H) 12 con superficie più

ristretta.

c. Classificatore descrittivo. In cui la mano assume la forma

idonea a descrivere un entità, ad esempio descrivere una linea

nello spazio richiede la punta dell’indice, descrivere una striscia

richiede la punta dell’intera mano.

d. Classificatore di perimetro. In questa categoria la mano

assume la forma del perimetro dell’entità che rappresenta, ad

esempio un perimetro circolare viene realizzato con due mani

che assumono la configurazione

C: in questo modo si possono designare le forme cilindriche;

oppure l’angolo retto viene realizzato con la configurazione L.: la

forma assunta dalla mano rimanda a referenti come il perimetro

di una cornice o di un quadro.

e. Classificatore di volume/quantità. La configurazione della

mano in questa categoria dà informazioni circa il peso e il


65
volume. Questo tipo di classificatore è utilizzato anche per

designare i liquidi. Ad esempio la sigaretta che si accorcia o il

liquido in un bicchiere.

Corazza (1990) nell’individuare la morfologia dei classificatori ha

specificato anche alcune restrizioni, soprattutto di tipo

morfologico, sul loro uso.

Da un punto di vista semantico ciò che emerge da quest’analisi è

che tutti i tipi di classificatori individuati sono riconducibili alla

forma del nome. Il classificatore nominale, selezionato sulla base

della forma del nome, può incorporare altri tratti semantici.

Parte del capitolo 4 sarà dedicato a questo argomento.

Contesti di uso dei classificatori

Ai fini dell’analisi sintattica, oltre a comprendere come avviene

la selezione del classificatore, ci interessa chiarire i contesti

d’uso del classificatore.

66
Le principali circostanze in cui si osserva l’utilizzo dei segni

classificatori sono legate a diversi contesti linguistici, ad

esempio vengono utilizzati come morfemi per creare alcuni

neologismi. In questa sede individuerò quelli che ci aiutano a

comprendere alcuni fenomeni sintattici.

I classificatori co-occorrono con il nome e sono elementi

semanticamente legati al nome in quanto fungono da proforma

del nome, sintatticamente però occorre indagare quando sono più

assimilabili agli elementi anaforici, quando ai pronominali e

quando alle espressioni referenziali. I contesti di uso sono i

seguenti:

• Proprio perché specificano le proprietà esteriori di un’entità, i

classificatori ricorrono nelle descrizioni, che riguardano la

forma.

• I classificatori, incorporando i tratti di luogo, aiutano a

stabilire alcune relazioni spaziali tra gli elementi di una frase.

Sostituendosi al nome, ne indicano la posizione nello spazio e la

relazione di prossimità che intrattiene con gli altri elementi


67
(sopra sotto di fianco eccetera) La disposizione spaziale può

alludere anche ad una prossimità di tipo concettuale come il

grado di parentela ad esempio. Le relazioni spaziali sono la base

della costruzione di molti sintagmi preposizionali.

• I classificatori, come proforma del nome, vengono largamente

adoperati nella flessione dei nomi non flessivi e, come vedremo

nel capitolo 4, anche di molti nomi flessivi. Quando utilizzati per

i plurali, codificano informazioni sulla disposizione nello spazio.

• Nell’uso comune della LIS spesso i classificatori si comportano

da verbi: la radice lessicale, data dalla configurazione manuale,

incorpora i morfemi costituiti dai tratti di movimento che sono

di matrice verbale.13

• I classificatori, incorporando i tratti di numero, veicolano

informazioni sul duale per tutti i classificatori numerabili,

oppure con numerazioni fino a quattro se l’elemento nominale ha

una forma lunga, cioè assimilabile alla forma di un dito della

mano.

68
I Classificatori Nominali

Poiché l’interesse principale di questo studio è la categoria del

nome, illustrerò principalmente i classificatori nominali in quanto

essi hanno un ruolo importante nella costituzione del DP perché

veicolano diversi tratti.

Ci sono numerose prove empiriche a sostegno dell’ipotesi che

alcuni tipi di classificatori appartengono al DP. Un primo fatto è

costituito dagli elementi prosodici: il tratto sovrasegmentale

che caratterizza il DP occorre anche sul classificatore. Ad

esempio:

Nella frase 4 si può osservare come il tratto sovrasegmentale

del DP è coestensivo al nome e al classificatore.

La seconda prova è costituita dal fatto i tratti del

classificatore, selezionato sulla base della forma del nome,

codificano la modificazione del nome. Ad esempio i tratti di


69
forma e di volume del classificatore della frase 4 qualificano la

forma e la dimensione nome.

Il classificatore è una proforma del nome e lo sostituisce nelle

flessioni. Ad esempio molti plurali vengono realizzati attraverso

la ripetizione nello spazio del classificatore che con il quale

ricorre con il nome che non può essere reduplicato.

Nella frase 5 il classificatore oltre a specificare forma e

posizione del nome specifica anche il numero perché è ripetuto

nello spazio (segnalato nella glossa dai simboli ++).

La quarta prova empirica è data dal fatto che i tratti di luogo

del classificatore costituiscono la referenzialità del nome. In

seguito si chiarirà che attraverso il classificatore è possibile

definire i tratti dello spazio che costituiscono la referenzialità

del nome.

In presenza di un nome accompagnato dal classificatore

nominale, il verbo concorda con il classificatore. ad esempio nella


70
frase 6 il l nome è al singolare, il verbo viene ripetuto nello

spazio in corrispondenza dei luoghi in cui sono statiarticolati

rispettivamente i classificatori.

In questo modo si osserva come la flessione verbale concordi

con il classificatore nominale.

Incorporazione dei tratti di numero e luogo nel

classificatore.

Fin ora abbiamo visto la morfologia dei classificatori e, in base al

contesto d’uso, abbiamo visto che in LIS i classificatori nominali,

assimilando vari tratti possono trasformarsi in classificatori

numerali, verbali, locativi. Più avanti, nel capitolo 6, vedremo

come essi assumono anche una funzione deittica. Per il momento

guardiamo i tipi di tratti che incorporano.

71
Ho già affermato che la selezione può essere riconducibile alla

forma del nome; il classificatore di forma che utilizza le dita può

incorporare anche i tratti di numero occorre però che le dita

siano rappresentative della forma dell’entità rappresentata, vale

a dire che in LIS le entità strette e lunghe (persone, fili, tubi,

alberi eccetera) che possono essere rappresentate dalle dita di

una mano possono selezionare una classificatore numerale fino

quattro. Ad esempio quattro alberi in fila. Gli altri nomi possono

solo selezionare il classificatore numerale duale costituito da un

classificatore di forma per ogni mano. Ad esempio il

classificatore per libro, articolato da ognuna delle due mani,

significa due libri, con lo stesso tipo di classificatore non è

possibile incorporare un numero maggiore a due. Nel capitolo 4

esaminerò nel dettaglio questo aspetto.

Il classificatore di forma può incorporare anche i tratti di luogo

diventando così classificatore locativo come si può osservare

nella frase 7.

72
La categoria del luogo è data dalla posizione degli elementi nello

spazio e dalla loro relazione (avanti, dietro eccetera). In LIS, se

occorre stabilire la relazione tra gli elementi, l’uso dei

classificatori locativi è sempre necessario.

Il classificatore deittico è associato alla deissi, la modalità di

incorporazione dei tratti non differisce da quella illustrata per il

classificatore locativo. Un classificatore (selezionato sempre

sulla base della forma) è deittico quando la sua localizzazione

identifica una specifica entità rispetto ad un altro oppure

assume un valore anaforico. Per ulteriori dettagli si rimanda al

capitolo 6.

Benché sia riconosciuto che i classificatori sono elementi

lessicali che fanno parte della lingua, essi non hanno ancora un

posto nei dizionari LIS questo perché essendo elementi che

incorporano più tratti è difficile cristallizzarli in una forma

definita citazionalmente.
73
I classificatori come elementi di categorizzazione dei nomi

Abbiamo osservato che una prima sottocategorizzazione dei

nomi è costituita dalla suddivisione in nomi numerabili e concreti

da non contabili e astratti che non selezionano affatto un

classificatore. Una successiva sottocategorizzazione è

costituita dalla forma del nome (Corazza 1990). Un attenta

osservazione dei classificatori consente di verificare l’esistenza

di altre forme di sottocategorizzazione, ad esempio esistono

classificatori che, benché selezionati per forma, designano

particolari entità. Un gruppo di questi è costituito dalle parti del

corpo. Esiste un classificatore per la testa, uno per gli occhi, uno

per la bocca e uno per le gambe. Questi classificatori hanno la

funzione di descriverne, nei dettagli i movimenti e possono

essere usati solo per riferirsi alle entità umane. Ad esempio il

classificatore V (indice e medio stesi) designa le gambe degli

umani, esso può assumere varie posizioni, (seduto, in piedi a

testa in giù, in ginocchio) può diventare classificatore verbale


come correre, ma può essere utilizzato solo con gli esseri umani.
74
Un'altra forma di sottocategorizzazione è data dal fenomeno

dell’impersonamento, descritto nel paragrafo 2 di questo

capitolo, infatti poiché, come abbiamo visto, tale forma di

flessione è possibile solo con gli esseri animati, essa

sottocategorizza i nomi in esseri animati e no.

Indagare su questi aspetti può essere molto importante.

Benedico e Brentari (2004) ad esempio, per l’ASL, hanno

individuato che i classificatori verbali di parti del corpo avendo

un soggetto esterno, quindi con un’interpretazione agentiva, sono

del tipo ergativo, mentre i classificatori verbali che si

riferiscono all’intera entità (ad esempio il dito indice che si

riferisce ad un uomo) hanno un argomento interno per cui sono

75
del tipo in accusativo. I classificatori verbali di presa (handling)

sono del tipo transitivo.

Le tre classi verbali

L’accordo verbale si esprime attraverso l’associazione tra i punti

dello spazio e gli argomenti del verbo: l’articolazione del verbo

marca i punti in cui sono stati localizzati gli argomenti per cui

l’accordo si manifesta con l’identificazione dei tratti dello

spazio. Nel capitolo successivo, chiarirò come tali tratti siano

associati alle persone verbali, per il momento, per discutere

l’accordo verbale e la legittimazione degli argomenti nulli, mi

limiterò a definirli argomenti del verbo.

Come per i nomi, le classi verbali sono state distinte sulla base

dei loro tratti flessivi. Ricerche compiute sulla LIS (Pizzuto

1987, Caselli ed altri 1994)14 hanno individuato tre classi di

verbi. Quelli della prima classe, avendo come punto di

articolazione un punto specifico del corpo, possiedono maggiori

restrizioni perché non consentono alterazioni di orientamento


76
della mano e verso del movimento; i verbi della seconda classe

sono quelli che consentono maggiori variazioni in quanto marcano

soggetto e complemento; i verbi della terza classe invece

marcano solo un argomento. Per la realizzazione dell’accordo

manuale, è necessario che i punti dello spazio segnico siano

associati agli argomenti del verbo. Questa forma di marcatura

manuale può ricorrere con un’altra marcatura, non manuale, che

si serve della direzione dello sguardo, della rotazione della testa

e/o delle spalle che, puntando in direzione del complemento

diretto, individuano soggetto e oggetto del verbo.

L’accordo non manuale è più evidente con i verbi non flessivi ed è

possibile solo con alcune persone verbali, ad esempio non è

possibile (oppure non è fonologicamennte realizzato) con la

prima e la seconda persona. Quando è coinvolta la terza persona,

sia come soggetto sia come oggetto, la realizzazione dell’accordo

non manuale è manifesta.

Ad un primo sguardo sembra che ciò che viene definito

“impersonamento” per la LIS (Pizzuto ed altri 1990) è stato


77
riconosciuto come un sistema di flessione dei verbi non flessivi

dell’ASL (Bahan ed altri 2000, Neidle ed altri 2000) e della

LIS (Zucchi 2004). A corroborare questa ipotesi c’è il fatto che

i verbi della prima classe sembrano essere pertinenti delle

entità animate, anche i pronomi di prima persona sono

caratterizzati dal tratto +animato, per cui la loro flessione viene

resa possibile attraverso specifiche marcature dei tratti

sovrasegmentali (body markers) caratteristici

dell’impersonamento che, non per caso, è possibile solo con le

entità animate. In realtà la questione andrebbe approfondita per

stabilire se si tratta di discorso diretto e quindi di reale

impersonamento, oppure, seguendo la tesi di Bahan ed altri

(2000), si tratti di una forma di flessione o se le due posizioni

coincidono. Il fatto che questa forma di flessione è possibile

solo con esseri animati, induce a considerare anche l’ipotesi di

logoforicità15 come ha illustrato Lillo-Martin per l’ASL (1990,

1995). Questo tema va certamente approfondito per la sua

78
particolarità, ad esempio anche le costruzioni impersonali

possono essere coinvolte in questa forma di flessione:

La particolarità di questa frase sta nel fatto che il pronome

soggetto della secondaria o non è coreferenziale con

l’antecedente, si tratta cioè di un pronome forte con un pieno

ruolo di soggetto.

Questo sistema di flessione è molto comune nelle lingue dei

segni in quanto oltre che per la LIS e per l’ASL, è stato

descritto anche per la lingua dei segni danese DSL (Engberg-

Pedersen 1995) e per la lingua dei segni del Quebec (QSL)

(Poulin e Miller 1995).

Prima di descrivere i modi in cui le diverse classi verbali marcano

gli argomenti, è opportuno specificare che tutti i verbi, nella

forma non marcata, partono dalla prima persona e si realizzano

nello spazio non marcato. Bahan (1996) e Supalla (1996)

79
ritengono che la forma non marcata in ASL corrisponde alla

prima persona invece che alla terza, come avviene per molte

lingue orali. In LIS tale forma non marcata ricorre molto spesso

non solo come forma impersonale, ma anche con soggetto e/o

oggetto specificato.

Nei paragrafi successivi descriverò le tre classi verbali della

LIS e il loro comportamento in relazione alla marcatura degli

argomenti e alla luce di quanto detto, mi soffermerò sulla

discussione degli argomenti nulli che ha meritato un interessante

dibattito per l’ASL.

80
La flessione dei verbi della prima classe.

La flessione manuale (attraverso l’orientamento del palmo e le

variazioni di direzione del segno) dei verbi della prima classe,

ovvero quelli localizzati sul corpo (fig.1), non consente variazioni

di direzione o verso, ragione per cui rimane invariata.

Esempi di verbi della prima classe sono pensare, mangiare, bere,

credere, volere, ideare, amare, sentire, ricordare, preoccuparsi,


telefonare, dimenticare. Il soggetto di un verbo intransitivo,
nella forma non marcata, è necessario che venga specificato.

Nella forma marcata l’individuazione del soggetto avviene per

effetto delle espressioni del viso che estraneano la

conversazione dall’interlocutore; il parlante, assumendo postura

ed espressioni idonee, assume il ruolo del soggetto. In tal caso è

possibile omettere il soggetto anche se è necessario che esso

sia il topic del discorso.

Es. frase 16.


81
In presenza di un complemento diretto, le espressioni non

manuali di accordo marcano soggetto e complemento diretto sul

quale sono orientati la direzione dello sguardo o della testa o

delle spalle. Vale a dire che le spalle e/o la testa marcano la

posizione del soggetto, la direzione dello sguardo si orienta

verso l’oggetto realizzando così gli accordi per soggetto ed

oggetto.

Un verbo articolato sul corpo che prende due argomenti è

CONOSCERE.

Il soggetto (Gianni) e il complemento diretto (Pietro), vengono

articolati e localizzati nello spazio. Durante l’articolazione del

verbo, la rotazione delle spalle e la direzione dello sguardo,

partendo dal soggetto (j), si dirigono verso il complemento

82
diretto (k). La marcatura dei ruoli da parte del verbo è possibile

anche attraverso l’inclinazione della testa durante la sua

articolazione. Il principio generale è che la direzione dello

sguardo, la rotazione della testa e/o delle spalle parte dal

soggetto e si direziona verso il complemento diretto. In taluni

casi si assiste ad uno spostamento del verbo nello spazio segnico.

Ad esempio il verbo conoscere viene spostato dalla posizione

iniziale (in questo caso sul lato della fronte) allo spazio

antistante il punto di articolazione del corpo, in modo tale che il

verso della mano possa essere puntato sul complemento diretto.

L’acquisizione, da parte del verbo, di una sorta di “direzionalità”,

costituita dall’articolazione nello spazio o anche solo dalla

direzione dello sguardo, lo rende assimilabile ai verbi flessivi.

Anche in questo caso, è possibile avere la forma non marcata da

espressioni non manuali, occorre però occorre specificare

soggetto e oggetto e l’ordine degli elementi nella frase sarà

Soggetto Verbo Oggetto.

83
Nel caso in cui i nomi sono articolati sul corpo, quindi sono non

flessivi, l’associazione con i punti dello spazio avviene attraverso

altre modalità. Nella prima modalità durante l’articolazione del

nome la testa si inclina su un lato (in direzione del soggetto) e

guarda nella direzione opposta, in questa maniera ad ogni lato

vine associato un argomento (es.n.16); nella seconda modalità, il

nome viene collocato nello spazio attraverso un’indicazione (es.

n.17); nella terza il nome viene collocato nello spazio con un

classificatore (es. n.18).

84
La flessione dei verbi della seconda classe

In questa classe vengono raggruppati i verbi articolati nello

spazio neutro con due punti di articolazione (fig.2). Questi verbi

prendono due o tre argomenti, ma ne marcano due. In essi

possiamo distinguere due sottoclassi di verbi:

quelli che nel punto di articolazione iniziale marcano il soggetto e

nel punto finale il fine o il beneficiario16 (spedire, insegnare,

dare, uccidere, aiutare, pagare)


• quelli che nel punto iniziale marcano la provenienza e nel punto

finale l’agente (prendere, sfruttare, copiare, ricevere sceglire).

I punti di articolazione di questi verbi marcano i ruoli

grammaticali. Vediamo alcuni esempi del primo gruppo di verbi

85
Semanticamente questa tipologia di verbi esprime una direzione,

per questo motivo, come è mostrato dagli esempi, il primo punto

di articolazione marca l’agente (io, Gianni), il secondo il

complemento diretto (Pietro nella frase 19). Dove non è espresso

esplicitamente un complemento diretto il secondo punto di

articolazione del verbo concorda o con un argomento nullo (tu

nella frase 20) con un punto non marcato dello spazio neutro (0

nella frase21).

Il secondo gruppo di verbi marca prima il complemento diretto,

costituito dal tema-provenienza, e poi l’agente. Anche in questo

caso, quando il nome è articolato sul corpo, esso viene collocato

nello spazio da un’indicazione oppure da un classificatore che ne

chiarisce la collocazione.

86
Nella forma non marcata, con i nomi articolati sul corpo, il primo

punto di articolazione del verbo coincide con il segnante. Ad

esempio il nome mamma è articolato sul corpo, nella forma non

marcata, il primo punto di articolazione del verbo, che marca il

soggetto, parte dal segnante e si flette come se fosse alla prima

persona. Nella forma marcata invece, occorre collocare il nome

nello spazio secondo le modalità già descritte per i verbi della

prima classe, ovvero tramite l’inclinazione della testa durante

l’articolazione del segno mamma, per questo un lato viene

associato al soggetto articolato sul corpo (frase 26), oppure con

un classificatore che diventa proforma del nome (frase 27) o,

infine, con una deissi, associarvi un punto dello spazio (frase 28).

I tratti non manuali sul verbo non sono obbligatori.


87
La flessione dei verbi della terza classe

In questa classe vengono raggruppati i verbi articolati nello

spazio neutro che marcano un solo argomento (fig.3). Questo

gruppo di verbi si divide in due sottoclassi: la prima, composta da

verbi intransitivi, marca il soggetto, la seconda raggruppa verbi

transitivi che marcano o il soggetto o il paziente semantico, così

se sono usati transitivamente concordano con l’oggetto, se sono

usati intransitivamente concordano con il soggetto.

Del primo gruppo fanno parte verbi come dubitare, divorziare,

lavorare, crescere, verbi posturali come alzarsi, stare in piedi


eccetera. Del secondo gruppo fanno parte i verbi affittare,

cucinare, migliorare, rinviare, stampare, spostare, tradurre.


Vediamo alcuni esempi con i due sottogruppi.
88
L’accordo verbale si esprime attraverso specifiche marcature

del soggetto o del complemento diretto, attraverso

l’articolazione del verbo nel punto dello spazio associato

all’argomento. Le marcature degli spazi costituiscono un

argomento che necessita di ulteriori studi perché esse sono

evidenti nelle frasi elicitate, nelle conversazioni spontanee,

invece tale marcatura non è evidenziabile. La frase 29 ad

esempio ha il soggetto articolato sul corpo, il verbo non marca

uno specifico punto ma è articolato nello spazio neutro, come

evidenziato dall’indice 0 al pedice. Con questo tipo di verbi le

forme marcate possono essere: manuali, non manuali, oppure

ricorrere insieme.

89
Vale la pena osservare che nelle forme di flessione non marcate

la costruzione privilegiata è SVO, soprattutto per i verbi che

non vengono flessi manualmente mentre, nelle forme con

flessione marcata dai tratti sovrasegmentali, la costruzione

privilegiata è SOV.

Il raggruppamento dei verbi nelle tre classi suddette è il frutto

di ricerche che si basano su analisi morfo-fonologiche. In realtà

il comportamento di molti verbi cambia anche se hanno gli stessi

luoghi di articolazione, sono necessarie ulteriori analisi

finalizzate all’individuazione dell’omogeneità delle regole di

comportamento di specifici gruppi verbali. Ad esempio all’interno

della seconda classe sono individuabili i verbi di movimento che

marcano innanzitutto gli spazi (se non sono specificati marcano

le persone), e la funzione del luogo può essere assimilato a quello

della preposizione, un altro esempio è costituito

dall’inaccusatività di molti verbi della terza classe, invece i verbi

della prima classe sono pertinenti degli esseri animati. Questo

90
solo per citare qualche spunto di ulteriore analisi che è

necessario compiere.

Argomenti nulli

La differenza di comportamento di verbi flessivi e non flessivi

non è solo una peculiarità della LIS, anche l’American Sign

Language (ASL) presenta dei comportamenti analoghi. Questa

caratteristica ha portato ad un dibattito sulla questione del

parametro del pro-drop per L’ASL. I dati sul soggetto nullo sono

interessanti perché ci permettono di determinare la natura e la

distribuzione di argomenti, come le categorie vuote, assenti

foneticamente ma sintatticamente presenti. Lillo-Martin (1991)

considerando gli studi sulla legittimazione del soggetto ed

oggetto nullo per le lingue con una ricca morfologia di accordo da

una parte (Chomsky 1981, 1982, Rizzi 1982, 1986 tra gli altri), e

della legittimazione attraverso il topic nelle lingue che mancano

di accordo dall’altra (Huang 1982,1984 Jaeggli e Safir 1989), ha

proposto un’analisi per l’ASL che prevede, per i verbi flessivi, la


91
legittimazione degli argomenti nulli dovuta alla presenza di una

ricca morfologia di accordo mentre, per i verbi non flessivi, gli

argomenti nulli sarebbero legittimati dalla presenza di un topic

poiché essi, più che essere argomenti nulli, costituirebbero delle

variabili legate dal movimento dell’argomento in posizione di

topic. gli argomenti nulli per i verbi non flessivi sarebbero così

legittimati dalla catena di topic. In altre parole con i verbi non

flessivi sarebbero ammessi dei topic nulli perchè in ASL quando i

topic nulli non legano una variabile, gli argomenti nulli dei verbi

non flessivi non sono permessi. A sostegno di quanto affermato,

Lillo- Martin fornisce prove del fatto che l’ASL, come il cinese, è

una lingua “discourse oriented” piuttosto che “sentence

oriented”.

Bahan e altri (2000) criticano questa posizione affermando che

in letteratura le strategie di legittimazione degli argomenti nulli

sono da ricondurre o alla ricca morfologia di accordo o alla

legittimazione del topic nelle lingue che mancano di accordo,

l’analisi proposta da Lillo-Martin (1991) costituirebbe un sistema


92
ibrido di legittimazione degli argomenti nulli. La proposta di

Bahan et al. (2000) per l’ASL si fonda sulla rilevazione dei

marcatori di accordo non manuali che determinerebbero così una

evidente flessione sia per i verbi manualmente flessivi, sia per i

verbi manualmente non-flessivi. In questo senso gli argomenti

nulli per l’ASL verrebbero legittimati dal sistema flessivo.

Poiché, come è stato già illustrato, il sistema di accordo dei

verbi della LIS è analogo all’ASL, i ragionamenti condotti per

L’ASL possono essere applicati anche alla LIS.

Alla luce delle considerazioni fatte per l’ASL, vale la pena

osservare l’applicazione della lista delle proprietà delle lingue

‘pro-drop’ (Rizzi 1982, 1986;

Jaeggli e Safir 1989) alla LIS e tentare una discussione

sull’argomento. Qui di seguito verificherò ogni singola proprietà

del pro-drop.

a. IL SOGGETTO NELLE FRASI TEMPORALIZZATE PUÒ

ESSERE NON ESPRESSO.

93
In LIS, come per l’ASL, tale affermazione è vera con i verbi che

marcano gli argomenti in maniera manuale, le marcature non

manuali sostituiscono le marcature manuali con i verbi non

flessivi ma, come vedremo, non sempre sono possibili.

Riprendiamo gli esempi per ogni classe di verbi: l’esempio 32 per

la classe non flessiva, l’esempio 33 per la classe flessiva che

marca due argomenti, le frasi 33 e 34 per la classe flessiva che

marca un solo argomento.

94
Come si può osservare, tutti i verbi sia i flessivi sia i non flessivi

con i tratti sovrasegmentali, marcano specifici punti dello spazio

a cui sono associati specifici argomenti. La risposta alla frase 32

non richiede accordo non manuale e l’esplicitazione di soggetto o

di oggetto non è obbligatoria. Allo stesso modo il verbo bruciare

nelle frasi 34 e 35 può rimanere non marcato se il soggetto è

espresso (frase 34) oppure è noto (frase 35b).

I dati rilevati non sono del tutto omogenei: se è vero che in

presenza di un verbo flesso il soggetto può essere omesso, è

anche vero che con un verbo non flesso, il soggetto può essere

omesso se riconducibile ad un topic. Inoltre i tratti

sovrasegmentali, che consentono la flessione dei verbi non

flessivi, non sono ammessi con la flessione della prima e della

seconda persona verbale le quali, in assenza di topic, necessitano


95
dell’esplicitazione del soggetto e dell’oggettoncome si può

osservare dalle frasi 36-39.

In entrambe le frasi non è necessario esprimere un soggetto

anche se il verbo viene flesso in un luogo specifico localizzato più

96
in alto dello spazio cosiddetto “neutro”. Nel capitolo 7 fornirò

alcune ipotesi in proposito.

c. IL SOGGETTO SI PUÒ TROVARE IN POSIZIONE

POSTVERBALE

Tale affermazione sembra non essere valida per la LIS

Sull’impossibilità di invertire il soggetto le posizioni non sono del


tutto concordi: le frasi con inversione soggetto-verbo, più che
essere completamente escluse, sembrano essere accettate come
influenza della lingua italiana, cioè si tratta di italiano segnato.
d. POSSIBILITÀ DI ESPRIMERE IL SOGGETTO DELLA FRASE
SECONDARIA NELLA PRINCIPALE, E ATTRAVERSO UN
COMPLEMENTATORE, INTRODURRE LA SECONDARIA .
In LIS, come del resto in ASL, mancando di complementatori
come il che dell’italiano non è possibile spiegare questa
generalizzazione del parametro.
97
e. ESTRAZIONE LUNGA DALLA POSIZIONE DI SOGGETTO
LASCIANDO VUOTA LA POSIZIONE ORIGINARIA.

L’applicazione di questo test non è semplice: I pareri degli


informanti sono contrastanti perché l’indicazione coinvolta come
pronome di ripresa è appena accennata, infatti è possibile
coglierla solo nei filmati delle frasi spontanee. Nelle frasi non
spontanee la tendenza è quella di omettere il pronome di ripresa
in presenza della flessione, anche solo non manuale. Nel capitolo
7 si chiarirà che questo genere di indicazioni è un pronome
clitico.
Nelle frasi seguenti propongo la versione data nelle
conversazioni spontanee, in esse si può notare che del soggetto
estratto dalla sua posizione di base per la topicalizzazione,
nonostante la flessione, manuale o non manuale, del verbo, deve
essere necessariamente riempita da un pronome costituito
dall’indicazione (IX) che è coreferenziale con il soggetto
estratto. Il soggetto estratto è caratterizzato da una
marcatura non manuale generalmente costituita dall’inarcamento
delle sopracciglia, la stessa espressione caratterizza il topic e il
DP. In questa sede non mi soffermerò sugli aspetti non manuali
che meritano osservazioni sistematiche per una discussione
approfondita per stabilire se il loro ruolo ha anche un valore
grammaticale.

98
verbi non flessivi:

verbi flessivi che marcano soggetto e complemento:

verbi flessivi che marcano l’argomento interno:

99
Dalle frasi si può osservare che comunque venga espressa la
flessione17, il verbo richiede un soggetto esplicito, le frasi con il
pro sono considerate non grammaticali (frasi 47, 53 e 55) o
dubbie (frasi 49 e 51).
Se si hanno dei dubbi sulla grammaticalità del pro con la terza
persona, la prima e la seconda persona verbale richiedono
sempre la presenza di un pronome di ripresa

L’estrazione dell’oggetto ci da la possibilità di verificare che la

flessione nonmanuale non è sufficiente a legittimare la categoria

vuota.

100
In realtà Jaeggli e Safir (1989), data la diversità dei sistemi
flessivi che legittimano il soggetto nullo, propongono di guardare
oltre la condizione della ricca morfologia di accordo ed esplorare
proprietà flessive differenti come l’Uniformità Morfologica che
verrà chiarita qui di seguito.

I SOGGETTI NULLI SONO CONSENTITI IN TUTTE E SOLO


LE LINGUE CON PARADIGMI FLESSIVI
MORFOLOGICAMENTE UNIFORMI.

Un paradigma è uniforme se tutte le sue forme sono complesse,

ovvero formate da una radice più un morfema flessivo, oppure

nessuna di esse è complessa.

In LIS, se si escludono i tratti sovrasegmentali, possiede dei

paradigmi uniformi per la prima e la seconda classe verbale: la

classe dei verbi non flessivi è espressa sempre nella sua forma

citazionale (paradigma uniformemente non derivato), la classe

101
dei verbi flessivi ha, in tutte le persone verbali, specificato un

verso e una direzione, per cui è uniformemente

morfologicamente complessa. La terza classe, è uniformemente

complessa se marca l’argomento interno, è uniformemente non

complessa se marca l’argomento esterno. Se però consideriamo

anche i parametri non manuali, il discorso cambia. Le marcature

non manuali, sono espresse nella flessione della terza persona ma

non della prima e della seconda persona. In tal caso il paradigma

della LIS non è più uniforme ma è misto.

Il quadro delineato fin ora non consente ancora di trarre

conclusioni univoche sul parametro del soggetto nullo. Prima di

addentrarsi in ulteriori analisi occorre fare chiarezza sulle

indicazioni coinvolte come il pronome di ripresa. Nel capitolo 7

tenterò un primo approccio all’identificazione delle forme

pronominali. Si spera che questi argomenti vengano approfonditi

ulteriormente nella prospettiva dell’identificazione delle

categorie vuote in LIS.

102
Uno sguardo al sintagma nominale in LIS

In questo paragrafo discuterò una procedura con la quale i

termini di una frase possono essere distinti in nomi, verbi, o

aggettivi. Partendo da alcuni esempi è possibile osservare diversi

fenomeni, quali l’assenza fonologica della copula, la posizione

degli aggettivi, la distinzione tra il sintagma nominale e il

sintagma verbale, il valore sintattico dei tratti sovrasegmantali.

Esaminiamo due frasi in cui la parola antico nella frase n.60 è un

predicato e nella n. 61 un aggettivo:

I tratti sovrasegmentali, che distinguono il costituente verbale

dal costituente nominale, non sono sempre uguali; fatta

eccezione per la tensione delle guance, che veicola il significato

di un referente familiare, tutti gli altri tratti, consistenti


103
principalmente dall’inarcamento delle sopracciglia e dallo

spostamento della testa indietro, non ricorrono in una maniera

omogenea tale da classificarli come identificativi del DP o del

VP, tuttavia durante l’articolazione della frase è possibile

osservare una cesura tra il primo e il secondo costituente.

Attraverso la glossatura con il programma “Sign Steam”18, è

possibile determinare, con maggiore chiarezza, tutti i tratti

sovrasegmentali che si interrompono e cambiano tra i due

costituenti.

La frase n.60 è una frase principale, specifici tratti

sovrasegmentali, coestensivi all’intera frase, fungono da

marcatori argomentali così che da frase compiuta diventa un

argomento del predicato verbale rotto della frase n.61.

Higginbotham (1987) distingue sintagmi nominali di tipo

argomentale che supportano un ruolo tematico e sintagmi

nominali di tipo predicativo che mancano di ruolo tematico. Gli

esempi 60 e 61 mostrano in maniera evidente questo contrasto.

104
Essi possono essere accostati a quelli che fa Longobardi (1994:

618-619) per l’italiano con le frasi 62 e 63 (rispettivamente 19a

e 19 b in Longobardi).

Il fatto che nella frase 62 il termine medico è un predicato

nominale, è supportato dall’prova empirica che non può costituire

la testa di una frase relativa come invece può esserlo la

corrispondente espressione nominale della frase 63.

Anche in LIS la frase 64 non può essere testa di una relativa,

mentre il corrispondente costituente nominale della frase 65

ospita una frase relativa.

105
Da ciò si evince che se in italiano l’inserimento dell’articolo

trasforma un predicato NP in un argomento DP, in LIS ciò che

trasforma un predicato NP in argomento DP sono i tratti

sovrasegmentali.

Gli elementi prosodici, costituiti dai tratti sovrasegmentali,

permettono di distinguere se un elemento appartiene allo stesso

costituente nominale. Ad esempio

I due DP sono separati da una pausa e da un movimento della

testa che consiste in un cenno della testa tra i due sintagmi.

L’indicazione può distribuirsi solo sul primo sintagma, solo sul

secondo, oppure su ambedue i sintagmi con una breve

interruzione come nella frase 66.

A questo punto risulta chiaro che i tratti sovrasegmentali ci

aiutano a distinguere le proprietà dei costituenti, le loro funzioni

possono essere assimilate agli elementi funzionali che in altre

lingue, come l’italiano, possono essere espressi foneticamente.


106
1. Proprietà morfologiche degli aggettivi in LIS

Gli aggettivi in LIS sono caratterizzati da alcune proprietà

morfologiche e che verranno descritte rispettivamente nel

paragrafo 1.1 e 1.2. Prima descriverò i tratti di accordo degli

aggettivi i quali possono essere astratti o manifesti. Poi

rivolgerò la mia l’attenzione ad altre proprietà morfologiche

dell’aggettivo in LIS che coinvolgono la sua modificazione.

La concordanza degli aggettivi

Come i nomi e i verbi, anche gli aggettivi vanno distinti in due

classi: quelli flessivi, segnati nello spazio (alto, nuovo, blu) e

quelli non flessivi, segnati sul corpo (bello, rosso, vecchio).

L’accordo morfologico degli aggettivi implica la modifica dei

tratti di luogo e orientamento del segno che devono essere

orientati verso il nome, cioè nome e modificatori devono avere lo

stesso luogo di articolazione. Con gli aggettivi non flessivi (quelli

articolati sul corpo, che non consentono variazioni di luogo),

l’accordo viene realizzato con la direzione della postura, che


107
talvolta coinvolge anche lo sguardo, che si rivolge verso il punto

indicato dal determinante o dal nome articolato in uno specifico

punto dello spazio1. L’accordo tra aggettivo e nome non è

obbligatorio: spesso anche gli aggettivi flessivi non vengono

articolati nel punto in cui è localizzato il nome al quale si

riferiscono ma vengono articolati nello spazio neutro. Lo

spostamento dell’aggettivo, dallo spazio neutro ad uno spazio

specifico, diventa obbligatorio nelle forme marcate, ad esempio

in presenza di una congiunzione in cui ogni nome, con l’aggettivo

corrispondente, viene marcato in uno spazio distinto (frase 1 e

2), oppure nelle forme in cui l’aggettivo assume anche un valore

anaforico, vale a dire che la localizzazione in uno specifico punto

dello spazio è associata ad un referente appena menzionato

(frase 3). Nella frase 3 possiamo anche notare come

l'articolazione nello spazio dell'aggettivo blu non richiede

l'indicazione che invece è obbligatoria con l'aggettivo non

flessivo rosso (gli indici al pedice delle glosse segnalano le

concordanze).
108
Ad esempio:

Nelle forme non marcate, come quelle che non richiedono una

distinzione di due referenti, come le frasi 1, 2, e 3, ma il

referente è unico (es. frase 5), più che di concordanza si

potrebbe parlare di “assimilazione” nel senso indicato da Mac

Laughlin per l’ASL (1997:206). In ASL l’indicazione che ricorre

con il nome è un avverbio di luogo se è postnominale, è un

articolo se prenominale (Mac Lauglin 1997, Neidle ed altri 2000).

Per comprendere meglio il fenomeno dell’assimilazione

considerariamo la distinzione tra la seguente coppia di frasi:

109
Durante l’articolazione del sintagma l’indicazione (che localizza

nello spazio il referente rendendo manifesto l’accordo) è

l’elemento che compare nel luogo più esterno al segnante. Gli

altri segni vengono assimilati lungo la direttrice spaziale che va

dal segnante al punto indicato. Quando l’indicazione è post

nominale, i segni si dispongono dal segnante fino al punto indicato

(Assimilazione Spaziale Regressiva Fig.1), quando invece

l’indicazione è prenominale i segni partono dal punto più esterno

fino al segnante (Assimilazione Spaziale Progressiva Fig. 2)

Nelle figure 1 e 2, l’immagine in grigio rappresenta il segnante

(visto dall’alto) con lo spazio antistante rappresentato dal

semicerchio. All’interno del semicerchio ogni cerchietto

rappresenta il punto di articolazione dei corrispondenti segni.

Come si può osservare i luoghi di articolazione di ogni segno non

coincidono ma sono dislocati lungo una direzione (indicata dalla

freccia) che, nel primo esempio (Assimilazione Spaziale

Regressiva), va dal primo segno (blue) del sintagma, che è


110
articolato più vicino al segnante, e arriva all’indicazione (IX),

ultimo segno del sintagma; nel secondo esempio (Assimilazione

Spaziale Progressiva), la direzione della variazione dei luoghi

parte dal primo segno del sintagma, che questa volta è

l’indicazione (IX) con valore di determinante e, come per

l’avverbio, è più lontana dal segnante, e arriva all’ultimo segno del

sintagma (blue) che è più vicino al segnante. In sostanza

invertendo l’ordine dei segni si inverte anche la direzione della

freccia.

Mac Laughlin (1997) osserva che il punto davanti al segnante è

neutro, per questo motivo si tratta di forme che non operano

accordo. Esse vanno distinte da altre due forme che operano

accordo perché il punto di articolazione più vicino al segnante

non è di fronte ad esso bensì orientato verso l’indicazione, vale a


111
dire che nell’Assimilazione Spaziale Regressiva la mano parte da

una posizione già orientata verso l’indicazione, nell’Assimilazione

Spaziale Progressiva la mano arriva in un punto prossimo al

segnante ma orientato sulla direttrice indicazione-segnante.

In LIS le indicazioni, sia che veicolino avverbi sia veicolino

determinati, sono tutte postnominali per cui possiamo trovare

solo l’Assimilazione Spaziale Regressiva per i segni i cui punti di

articolazione sono tutti nello spazio. Ad esempio i luoghi in cui si

articolano i segni della frase:

corrispondono ai punti indicati nello schema nella figura 3:

In questo tipo di assimilazioni non si distinguono, come per l’ASL,

forme che prevedono un accordo rispetto a forme che non lo


112
prevedono. Se c’è un indicazione i segni partono tutti da un luogo

non marcato (che nello schema corrisponde al luogo dove viene

segnato auto, esso può stare, indifferentemente, davanti al

segnante o nella direzione della freccia). Viceversa, se non c’è

indicazione ed è necessario operare una distinzione tra un

referente ed un altro, i segni hanno una localizzazione ben

definita come nelle frasi 1, 2, 3.

Riepilogando, in LIS gli aggettivi hanno forme di accordo che

sono manifeste solo in alcune forme marcate ovvero quando un

aggettivo diventa un proforma del nome nello spazio (fig.3). In

presenza di un’indicazione, la funzione dell’accordo viene assunto

da quest’ultima, mentre nome e aggettivo subiscono gli effetti

dell’assimilazione.

La modificazione degli aggettivi

Come è già stato osservato per L’ASL (Mac Lauhlin 1997) gli

aggettivi in LIS posseggono due tipi di flessione: aspetto e

intensità. Nel capitolo 2 abbiamo visto che la modificazione


113
consiste in variazioni dell’ampiezza e della durata

dell’articolazione, variazioni delle componenti non manuali,

ripetizione dell’articolazione del segno. La combinazione della

variazione di questi tratti veicola la modificazione dell’aggettivo.

La modificazione aspettuale degli aggettivi è simile alla

modificazione aspettuale propria dei verbi, come è già stato

notato da Klima e Bellugi (1979) e poi ripreso da Mac Lauhlin

(1997), può essere applicata alla classe di aggettivi che si

riferiscono a qualità che possono cambiare (ammalato, felice).

Tali aggettivi, attraverso l’iterazione del segno, possono essere

flessi per aspetto continuativo. Ad esempio:

Come già ha notato da Mac Lauglin (1997), gli aggettivi flessi per

aspetto ricorrono nelle costruzioni frasali e non all’interno di NP

per cui solo quando gli aggettivi si comportano da predicati con

una copula vuota.

114
L’intensità di un aggettivo viene modificata da variazioni del

segno costituite dalle espressioni del volto, dall’ampiezza del

segno, dalla durata dell’articolazione e dalla tensione del

movimento. Tali modificazioni, incorporandosi agli aggettivi,

contribuiscono anche a definire i gradi dell’aggettivo e altri tipi

di modificazione (ad esempio la frase 7). Con gli aggettivi di

forma può essere specificata anche la dimensione, come è

dimostrato nella frase 8. Su questi aspetti, ulteriori dettagli

verranno forniti nel paragrafo 6:

Proprietà distribuzionali

Nel capitolo2 abbiamo visto che il DP è caratterizzato da

specifici tratti sovrasegmentali che si distribuiscono su tutta la

sua estensione, all’interno di questa estensione troviamo il nome

seguito dagli aggettivi. A differenza di molte lingue (ad esempio


115
italiano, ASL, inglese) in cui la posizione degli aggettivi rispetto

al nome opera una distinzione tra predicativi ed attributivi, in

LIS tutti i tipi di modificazioni seguono il nome. Tuttavia, come

vedremo nel paragrafo successivo, la differenza tra i tipi di

modificazione è determinata dai tratti prosodici che

caratterizzano gli aggettivi.

Aggettivi attributivi e predicativi

Gli aggettivi attributivi non possono essere marcati

diversamente dal nome a cui si riferiscono. Inoltre, tra nome e

aggettivo, non può interporsi nessun materiale lessicale (D’Este,

2003). Invece gli aggettivi predicativi evidenziano una maggiore

marcatura attraverso un maggiore inarcamento delle sopracciglia

rispetto al resto del DP. Oltre alla marcatura data dalle

espressioni del volto, alla fine dell'aggettivo predicativo sembra

essere necessario un particolare gesto costituito dalla

configurazione 5 (mano aperta con le dita stese e aperte) oppure

dalla configurazione F (mano aperta con i polpastrelli di pollice


116
ed indice che si toccano)., oppure da 8una pausa dopo la

pronuncia dell’aggettivo predicativo. Il fatto che possono essere

possibili ulteriori configurazioni manuali, induce a ritenere che si

tratti di un gesto che ha la funzione di marcare anche

manualmente l'aggettivo, anziché un segno con un suo valore

grammaticale.

Nelle frasi 9 e 10 quindi, l'aggettivo in neretto è

prosodicamente più marcato e tra i due aggettivi c’è una breve

pausa. L’indicazione, che nella forma non marcata si trova alla

fine del DP, non può stare in nessun modo tra il nome e il suo

modificatore diretto.

117
Quindi aggettivi sia attributivi che predicativi sono postnominali.

Tuttavia in LIS esistono alcune eccezioni rispetto alla posizione

dell’aggettivo attributivo che in alcuni casi precede il nome. Tra

queste eccezioni sono attestate primo ministro e ex studente. Il

fatto che la parola ex, che viene realizzata con la dattilologia,

riprende ma non traduce la corrispondente parola italiana,

induce a ritenere che la posizione prenominale sia dovuta ad un


prestito dall’italiano che, da modificazione diretta, ha

determinato in LIS la formazione di un nome composto. Questo

fatto attesta che la modificazione diretta contribuisce alla

formazione di nomi comuni (Sproat e Shih 1988) così potrebbe

trattarsi un nome composto, derivato direttamente da attributo

+ nome dell’italiano, anche la parola primo ministro.

Le regole che presiedono all’intonazione, in LIS costituita dai

tratti sovrasegmentali, sembrano seguire la stessa sorte della

118
modificazione diretta e indiretta indicata da Sproat e Shih

(1991) per il cinese mandarino. In LIS la modificazione diretta,

costituita dall’assegnazione diretta del ruolo tematico da parte

dell’aggettivo al nome, è caratterizzata dall’estensione dello

stesso tratto sovrasegmentale, senza interruzioni, su tutto il

dominio di c-comando di un proiezione funzionale che domina il

nome e il suo modificatore. Ci sono numerose prove a sostegno

dell’ipotesi che nella frase 9 l’aggettivo marcato costituisce una

modificazione indiretta: innanzitutto la presenza di una pausa

intonativa tra i due aggettivi con l’intensificazione del tratto

sovrasegmentale che rende marcato il secondo aggettivo; in

secondo luogo la presenza dell’aggettivo marcato (quello in

neretto) dagli stessi tratti sovrasegmentali di una frase

relativa.

119
Nella frase 12 possiamo osservare che la frase relativa non ha

un pronome relativo inoltre, i tratti sovrasegmentali che la

caratterizzano sono identici al sintagma marcato delle frasi 10 e

11. Questi indizi, seguendo le tesi di Chomsky (1955), Kayne

(1994), Larson (2004) tra gli altri, che vogliono gli aggettivi

predicativi derivanti da relative ridotte, ci fanno dedurre che

l’aggettivo marcato è equivalente ad una frase relativa ridotta.

Un terzo elemento a favore dell’ipotesi che l’aggettivo marcato è

un tipo di modificazione indiretta, è il fatto che in entrambe le

frasi è possibile introdurre un segno, glossato come PE che

caratterizza le frasi relative in LIS.

La lettura delle due frasi relative è restrittiva. Il significato

dell’aggettivo italiano nella frase 9 e dell’aggettivo buono nella

120
frase 10 è ambigua tra una lettura restrittiva o non restrittiva

(più avanti si chiarirà anche questo aspetto).

Gli aggettivi delle frasi 9 e 10, poichè sono marcati, e poiché

sono aggettivi derivati da frasi relative ridotte, non sono oggetti

alle restrizioni di ordine prevista per modificazione diretta

(Sproat e Shih 1991, Scott 2002). L’ordine non marcato della

stessa frase è il seguente:

Questi cinque indizi (pausa intonativa, tratti sovrasegmentali

uguali alle relative, possibilità di inserzione del PE, significato

restrittivo dell’aggettivo marcato, libertà di ordine degli

aggettivi) ci inducono a concludere che questi aggettivi siano

predicativi e che la differenza del tipo di modificazione del

nome è affidata ai tratti prosodici.

121
Da un punto di vista semantico in LIS, come già accennato per le

frasi 9 e 10, risulta molto chiara la lettura restrittiva degli

aggettivi marcati rispetto a quella non restrittiva degli aggettivi

non marcati. Cinque (2005) individua negli aggettivi prenominali

delle lingue romanze una lettura non restrittiva opposta alla

lettura ambigua tra restrittiva e non restrittiva degli aggettivi

postnominali.

In LIS, poiché gli aggettivi sono tutti postnominali, la differenza

tra le proprietà semantiche relative alla distribuzione degli

aggettivi è affidata alle marcature prosodiche. Come è stato già

detto, gli aggettivi attributivi sono legati al nome dallo stesso

tratto sovrasegmentale, ragion per cui la loro lettura è non

restrittiva, quando invece sono marcati la loro lettura è ambigua.

122
In LIS è piuttosto complicato rilevare le altre caratteristiche

semantiche evidenziate da Cinque (2005b) riguardo all’ordine

speculare degli aggettivi attributivi e predicativi nelle lingue

romanze rispetto alla distribuzione degli stessi aggettivi nelle

lingue germaniche, però, poiché in LIS, aggettivi attributivi e

predicativi sono tutti postnominali, gli esempi riportati

dimostrano che la modificazione diretta è quella più vicina al

nome mentre la modificazione indiretta, derivata dalla frase

relativa, è quella più lontana dal nome, ciò concorda con le

posizioni di Cinque (2005a, 2005b).

Aspetti della modificazione diretta

La descrizione degli aggettivi delle LIS merita un discorso più

ampio rispetto a quello fatto in questa sede in cui, come primo

lavoro sull’argomento, ho privilegiato gli aspetti sintattici di

tutta la proiezione del sintagma determinante.

Prima di analizzare la distribuzione dei modifiatori diretti del

nome all’interno del DP mi sembra opportuno chiarire alcuni


123
aspetti che riguardano gli aggettivi relazionali per due motivi:

innanzitutto sono molto diffusi e costituiscono un capitolo

importante della modificazione diretta, poi perché non sono

marcati da specifici morfemi che rendono possibile una

categorizzazione quando viene espresso nella forma citazionale:

in LIS un aggettivo che deriva da un nome è omofono al nome

corrispondente, ad es: finanziario e finanza hanno un segno

identico, ciò che rende possibile l’identificazione della categoria

sintattica dell’aggettivo è la sua posizione di contiguità al nome

con gli stessi tratti sovrasegmentali e con nessun elemento che

si può interporre tra nome e modificatore diretto.

Il ruolo tematico viene assegnato all’aggettivo in maniera

diretta, nome e aggettivo quindi appartengono allo stesso

124
dominio di c-comando, tale evidenza è data anche dal tratto

sovrasegmentale che rimane invariato durante l’articolazione di

nome e aggettivo. Seguendo Cinque (1994, 2000, 2005a, 2005b)

e Scott (2002) esiste una proiezione FP che costituisce la

proiezione che domina l’AP e l’NP. In questa maniera è possibile

ottenere una modificazione diretta tra i due nodi.

Gli aggettivi relazionali in LIS sono molto diffusi tanto da

sostituire il sintagma preposizionale in tutte le situazioni in cui

esso caratterizza fortemente il nome. Ad esempio in LIS

abbiamo i seguenti sintagmi aggettivali:

125
Riguardo agli aggettivi di provenienza occorre precisare che se

la caratterizzazione non è pragmaticamente forte, è necessaria

una marcatura di possesso. Se invece il nome è plausibilmente

proveniente dal luogo indicato, la marcatura non è necessaria6;

ad esempio:

126
Restrizioni nella gerarchia degli aggettivi non marcati

Stabilito che la modificazione diretta è tale quando non è

marcata, e che essa è unita al nome dallo stesso tratto

sovrasegmentale, diamo ora uno sguardo alla gerarchia degli

aggettivi attributivi che, come previsto da Sproat e Shih

(1988,1991), sono caratterizzati da un ordine fisso che è il

seguente: “Quality > Size > Shape > Colour > Provenance”. La

gerarchia proposta dai due studiosi si riferisce alle restrizioni

dell’ordine degli aggettivi in inglese e in cinese mandarino, in

queste lingue il nome segue gli aggettivi. In LIS, in cui il nome

precede il gruppo di aggettivi, vediamo che l’ordine non marcato

è esattamente speculare, ovvero:

PROVENIENZA, COLORE, DIMENSIONE, QUALITÀ. Riguardo

agli ordini che coinvolgono la forma, i pareri dei segnanti sono

discordi probabilmente perché viene coinvolto un classificatore

che potrebbe conferire all’aggettivo una posizione diversa.

Tratteremo questo argomento nel paragrafo che riguarda i

classificatori (parg.6) e nel capitolo 4.


127
Per il momento limitiamo la nostra osservazione alle restrizioni

sugli aggettivi che non coinvolgono classificatori: il primo ordine

di aggettivi è quello più naturale, gli altri ordini sono meno

naturali anche se ad alcuni parlanti possono sembrare possibili.

Tutti i casi in cui il nome si interpone tra gli aggettivi o si trova

in posizione finale, sono sicuramente agrammaticali

128
Questo indica che in LIS il nome deve risalire, con pied piping,

necessariamente ad una posizione più alta.

Per quanto riguarda gli aggettivi di forma e dimensione, se

espressi in uno stesso sintagma, essi si presentano incorporati

tra loro, per questo motivo selezionarli, per stabilire la

precedenza dell’uno o dell’altro, richiede l’analisi di altri

argomenti come lo status grammaticale del classificatore che

incorpora i tratti di forma e i tratti di dimensione. Scott

(2002), esaminando l’ordine fissato degli aggettivi nelle diverse

lingue, propone che esso faccia parte della Grammatica

Universale, a tal fine l’autore, assumendo le posizioni di Cinque

(1994), sostiene che gli aggettivi non sono aggiunti ma

specificatori di distinte proiezioni funzionali in relazione stretta

con l’interpretazione semantica. Forma e dimensione, quindi,

sembrerebbero essere veicolate da tratti generati nelle teste

dominate dai tratti funzionali di ShapeP, SizeP, LenghtP, etc. In


129
LIS l’aggettivo di dimensione si può presentare sia sottoforma

lessicale, separato dal nome, sia sottoforma di tratti,

incorporato al nome se questo è del tipo flessivo. L’argomento

dei tratti verrà affrontato in maniera più dettagliata nel

paragrafo 6. Per il momento, poiché è ossibile isolare l’aggettivo

che definisce esclusivamente la dimensione, mi concentrerò sulla

forma lessicale per stabilire la sua posizione rispetto agli altri

modificatori nominali che vengono realizzati come forme

lessicali indipendenti per verificare se il loro ordine è

compatibile con l’ipotesi di Scott (2002).

Stabilire quanto la dimensione sia marcata non è semplice

perché, come già spiegato nel paragrafo 1.2, il tratto


130
sovrasegmentale che caratterizza l’aggettivo predicativo è

identico al tratto che lo modifica. Cioè, il tipo di marcatura che

si trova sull’aggettivo grande e lo caratterizza come predicativo,

è lo stesso tratto di molto grande. Questi fatti complicano la

definizione in termini di marcature. In ogni caso gli ordini

indicati senza punto interrogativo sembrano essere più naturali

rispetto agli altri. Poiché molti degli ordini indicati con il punto

interrogativo possono sembrare naturali ad alcuni segnanti

nativi, va precisato che è necessario che essi vengano articolati

con la stessa espressione per stabilirne l’ordine meno marcato.

Se accompagnati da tratti sovrasegmentali diversi, altri ordini

diventano possibili.

Nel paragrafo 6 si chiarirà come la proiezione funzionale

relativa alla forma sembra essere più bassa rispetto a quella

della dimensione. Intanto si può affermare che l’ordine

gerarchico degli aggettivi in LIS, escluso la forma, è speculare

rispetto all’inglese e al cinese mandarino.

131
Per spiegare come mai l’ordine degli aggettivi in LIS è speculare

rispetto a lingue come l’inglese o il cinese mandarino, assumerò la

posizione di Cinque (1994, 2005b) che, sottoponendo a critica

quanto ritenuto da molti (Abney 1987, gli stessi Sproat e Shih

1988, 1991, Baker 2003 tra gli altri) che considerano gli

aggettivi delle teste, afferma che gli aggettivi sono dei sintagmi

generati nello specificatore di particolari classi funzionali (FP).

Scott (2002) individua nell’FP una gerarchia con un ordine di tipo

semantico, contribuendo così a definire un quadro che non aveva

ancora avuto ancora spiegazione chiara sulla motivazione di tale

ordine fisso.

Diamo uno sguardo alla relazione semantica tra gli aggettivi per

poi passare alla configurazione strutturale. Come si può

osservare dalla struttura (fig.5), AP è generato nello

specificatore di FP. Scott (2002), operando un parallelismo tra

DP e CP, suggerisce come valore di FP quello che Cinque (1999)

aveva indicato essere il valore delle proiezioni funzionali

all’interno della proiezione estesa del CP, nel cui specificatore


132
sono generati i sintagmi avverbiali. Le proiezioni massimali

funzionali (FP) indicate da Cinque (1999) hanno una gerarchia

universale fissa. Tale gerarchia (modo, tempo, aspetto, etc.)

intrattiene una relazione semantica con ogni classe di avverbi

generati nei rispettivi specificatori. Poiché la controparte

nominale degli avverbi (modificatori del verbo) sono gli aggettivi

(modificatori del nome), Scott cerca di ridefinire nel dettaglio

la gerarchia degli aggettivi. Gli aggettivi sono proiezioni

massimali generate nello specificatore di un FP con il quale sono

in relazione semantica. In questo modo un aggettivo è allo stesso

tempo una testa, e come tale ha è un elemento lessicale, e una

proiezione massimale generata nello specificatore di una

proiezione funzionale FP, in virtù di quest’ultima funzione, la sua

interpretazione è influenzata dall’ordine gerarchico della

proiezione FP nella quale è generato. In tal senso si spiega anche

la diversa interpretazione di aggettivi come povero che in

Italiano ha diverse accezioni a seconda se è prenominale o

postnominale. La differente interpretazione infatti è dovuta alla


133
relazione semantica stabilita con la proiezione funzionale in cui

esso viene generato.

Come ha evidenziato Scott, tale soluzione comporta che FP può

ospitare anche altri tipi di proiezioni come PP, AdvP, ClP, ognuna

di esse riceverebbe da FP l’interpretazione semantica. In tal

senso si comprende come UOMO BAFFI riceva l’interpretazione

di uomo baffuto. Vale a dire che BAFFI è generato nello

specificatore della proiezione FP che ospita, ad esempio, la

posizione di “Subjective Comment” (Scott 2002). Oppure PIZZA

ITALIA riceva l’interpretazione pizza italiana perché ITALIA

riceve la sua interpretazione dalla proiezione funzionale FP

relativa, ad esempio, a “Nationality/OriginP”. La variante LIS

(descritta nella nota 6) che non ammette ITALIA come


134
aggettivo ma richiede un marcatore di possesso avrà un PP,

anziché un AP, generato nella medesima posizione dell’AP. Cioè la

proiezione FP può ospitare nel suo specificatore gli elementi di

uno stesso campo semantico (Scott 2002:103).

Questo è un argomento che, trattato insieme ai classificatori,

potrebbe contribuire a definire più dettagliatamente la proposta

di Scott (2002) sulla gerarchia universale sulle proiezioni

funzionali dell’AP.

Struttura della modificazione diretta e indiretta.

Analizziamo adesso la struttura della modificazione in LIS. A tal

fine assumerò la posizione di Cinque (2005b), che prevede che le

proiezioni della modificazione diretta siano generate più vicine al

nome, mentre quelle della modificazione indiretta, derivando da

relativa ridotta, si trovano in una posizione strutturale più alta

all’interno della proiezione estesa del DP. Cinque (2005a)

prevede sopra ogni proiezione funzionale che ospita un

aggettivo, una proiezione di AgrP il cui specificatore deve


135
ospitare i movimenti dell’ NP che deve risalire dalla posizione più

bassa della proiezione estesa del DP. L’NP si può muovere da solo

oppure, dopo aver ruotato intorno ad un aggettivo, si solleva

insieme alla della categoria che domina, con movimenti di pied-

piping.

Assumendo questa teoria si spiega l’ordine inverso degli

aggettivi in LIS.

Riprendiamo le frasi 9 e 22 indicate qui rispettivamente con i n.

29 e 30:

L’aggettivo di provenienza nella frase 29 è marcato e, rispetto a

quanto indicato per la modificazione diretta, ha un ordine libero;

secondo quanto indicato da Cinque (2005 b) il movimento è

schematizzato nella figura 6.

136
Fig.6

L’NP, dalla posizione in cui è generato, ruota intorno all’AP e sale

alla posizione di specificatore di AgrP dove controlla i tratti di

accordo generati nella testa AgrP°; AgrP2 domina FP2 nel cui

specificatore è generato il modificatore diretto; l’intero

sintagma, con movimento di pied-piping, scavalcando l’aggettivo

predicativo, viene ospitato nella posizione di specificatore di

AgrP1, trovandosi così immediatamente a sinistra della

modificazione indiretta. In questa maniera si spiega anche la


137
distribuzione dei tratti sovrasegmentali: alcuni tratti sono

pertinenti alla proiezione estesa del DP (infatti si

distribuiscono sull’intero dominio del DP); ulteriori tratti si

distribuiscono solo sul dominio della relativa ridotta. La risalita

dell’NP modificato, sopra la proiezione della relativa ridotta,

spiega anche la lettura restrittiva dell’aggettivo predicativo

italiano. Ciò equivale a dire che dell’insieme dei buoni gelati, solo
quelli italiani costano di più.

Nella frase 30 invece, l’aggettivo di provenienza non è

prosodicamente marcato, per questo motivo è più vicino al nome

lo modifica direttamente, l’aggettivo di misura, modifica il nome

modificato (Sproat e Shih (1988)).

138
Schematizzando l’NP vaso viene prima modificato dall’aggettivo

di provenienza

Alla stessa maniera possono essere spiegati gli altri ordini degli

aggettivi delle frasi indicate in questo capitolo.

Alcune considerazioni sull’Universale 20 di Geenberg

Cinque (2005a) spiega, alla luce della teoria antisimmetrica della

sintassi (Kayne 1994), l’ordine attestato in molte lingue del

mondo dei quattro elementi (dimostrativo, numerale, aggettivo,

nome) e considerati eccezioni dell’Universale 20 di Greenberg

(1963) il quale prevede solo questi ordini possibili: come ordine


139
prenominale Dim > Num > Ag > N, come ordine post nominale lo

stesso ordine N > Dim> Num > A oppure il suo ordine speculare N

>A > Num > Dim. Cinque precisa che dei 24 ordini possibili solo 14

sembrano essere attestati nelle lingue naturali.

In questo paragrafo considererò l’ordine dei quattro elementi

attestato nella LIS. A tal fine utilizzerò le stesse spiegazioni di

Cinque (2005a) il quale assume, come ordine profondo, l’ordine

prenominale dell’Universale 20 di Greenberg (Dim > Num > A >N)

e dimostra che tutti gli altri ordini attestati nelle lingue sono

delle derivazioni di quest’ordine dovuti a movimenti, totali o

parziali, dell’NP più eventuale pied-piping delle categorie che

dominano l’NP. Spiegherò inoltre come in LIS sia possibile

ottenere ordini diversi da quello non marcato.

Consideriamo una frase in cui aggettivi numerali, dimostrativi e

qualificativi modificano un nome, l’ordine più naturale in LIS

risulta essere N > A > Num > Dim.

140
Gi altri ordini non sono grammaticali oppure necessitano di

marcature con specifici tratti sovrasegmentali. Ad esempio

l’ordine degli aggettivi meno marcato è il seguente:

Seguendo Cinque (2005a) quest’ordine deriva dai seguenti

movimenti: prima il sollevamento dell’NP alla posizione di

specificatore di AgrP che domina l’aggettivo, poi con movimento

di pied-piping si solleva tutto il sintagma e viene ospitato nella

posizione di specificatore dell’AgrP che sovrasta NumP e, ancora

una volta, il tutto si solleva più in alto fino all’AgrP che domina il

dimostrativi.

141
Gli altri ordini attestati in LIS sono:

Questi due libri nuovi sono miei

In 32a l’NP si muove intorno prima all’aggettivo e poi al numerale

ed infine, si solleva, con con pied-piping, attorno al dimostrativo.

142
32b e 32c sono più rari. In essi la posizione prenominale del

dimostrativo richiede una ripetizione dell’indicazione alla fine

del costituente, ovvero :

Dim > N > Num > A > Dim

Quest’ordine è derivato dal movimento di NP intorno alla

proiezione funzionale dell’aggettivo e poi intorno alla proiezione

del numerale. Senza piedpiping in 32b, con pied-piping in 32c.

Oltre quelli indicati, gli altri ordini non sono grammaticali oppure

necessitano di marcature. A titolo di esempio, citerò qualche

ordine non grammaticale (frasi 33ad) e qualche ordine marcato

frasi (34a 34b).

143
Questi fatti dimostrano come anche la LIS rientra nei casi di

lingue citati da Cinque 2005 per i quali l’ordine speculare degli

elementi nel sintagma nominale è il risultato di tutti i possibili

movimenti del nome e dei suoi modificatori.

La modificazione incorporata al classificatore

Stabilito che gli aggettivi sono dei sintagmi, diamo uno sguardo

ad un tipo di modificazione che presenta delle caratteristiche


144
particolari perché si manifesta incorporata al classificatore. Per

una discussione più dettagliata della funzione del classificatore

si rimanda al paragrafo 4.1 del secondo capitolo. Poiché nella

gerarchia della modificazione diretta ho escluso l’aggettivo di

forma e lasciato incompleto l’aggettivo di dimensione,

provvederò a darne una descrizione più dettagliata in questo

paragrafo, senza però esaurire l’argomento che necessita di una

trattazione più approfondita; in questa sede mi limiterò a

descrivere il fenomeno e a fare delle possibili ipotesi sulla

struttura, sulla base di quanto affermato fino ad ora sugli

aggettivi; in sostanza fornirò un’introduzione all’analisi di un

elemento che fa parte della proiezione estesa del DP e,

relativamente a questo capitolo, contribuisce alla modificazione

del nome.

I classificatori nominali vengono selezionati dal nome su base

semantica (Aikhenvald 2000:81). In LIS la selezione si basa sulla

forma del nome7. La forma determina la scelta della

configurazione manuale. Per forma può essere considerata la


145
superficie, il perimetro, il tipo di presa, il volume. Ad esempio la

parola libro può selezionare la configurazione manuale B8 (mano

aperta con le dita stese e compatte) se interessa focalizzare

l’attenzione sulla sua superficie, può selezionare la

configurazione C (dita curve e pollice che si oppone ad esse) se il

focus è la presa del libro o il volume del libro, può selezionare la

configurazione L (pollice ed indice stesi) se il focus è il suo

perimetro9.

I classificatori nominali in LIS co-occorrono con il nome e, con i

loro parametri semantici, lo categorizzano e ne definiscono non

solo la forma, ma incorporano anche l’estensione, la dimensione,

la consistenza, la funzione, la localizzazione e il volume –

quantità, quest’ultimo riguarda anche i liquidi10.


In questo momento focalizziamo la nostra attenzione su forma,

volumequantità, estensione, dimensione e consistenza mentre


rimandiamo ai capitoli successivi la localizzazione e la quantità

mentre la funzione sembra essere una prerogativa dei


classificatori verbali.
146
Consideriamo la frase 8, che qui ripeterò come 35, e le frasi 36

e 37.

Nella frase 35 il classificatore di perimetro incorpora la

modificazione relativa alla dimensione. Nella frase 36, il

classificatore volume incorpora la dimensione, in 37 il

classificatore di superficie incorpora la consistenza. Ciò che

voglio dimostrare qui è che il classificatore, sia di volume, sia di

perimetro, sia di superficie è un classificatore che categorizza

la forma, e i tratti che incorpora sono elementi di modificazione

del classificatore stesso.

Infatti se nella frase 35 al posto dell’orologio circolare ne

avessimo uno romboidale, il classificatore sarebbe un


147
classificatore di perimetro romboidale; se nella frase 36

stessimo parlando del volume di un cavo anziché di quello di un

libro, avremmo un classificatore idoneo a rappresentare la

circonferenza di un cavo (classificatore C sia con mano destra

sia con mano sinistra, che si uniscono per formare una

circonferenza). Nella frase 37, se stessimo parlando della

superficie di un nastro anziché di un foglio, avremmo un

classificatore con una configurazione di superficie più stretta

(classificatore H: indice e medio stesi e uniti tra loro). In

sostanza la selezione dei classificatori viene fatta sulla base

della forma del nome.

Ad esempio un classificatore di superficie piatta non può

riferirsi ad un filo o al volume di un cubo.

A questo punto sembra che il classificatore abbia la prerogativa

di incorporare i tratti di estensione, dimensione, consistenza e

volume-quantità. In tal senso, alla luce degli studi

sull’incorporazione di Baker (1988) e agli studi da esso ispirati, il

148
classificatore va trattato come una testa che incorpora le altre

teste durante la sua risalita della proiezione estesa del DP.

Questo dà ragione di pensare che i tratti di forma e i tratti

relativi alle dimensioni sono delle teste. Assumendo la

restrizione sul movimento di testa (Travis,1984) che prevede

che il movimento di testa deve essere locale per cui non può

oltrepassare altre teste, dobbiamo necessariamente assumere

che il classificatore si muove passando per ogni testa che

incontra e ne incorpora i tratti; se una di esse fosse riempita,

bloccherebbe il movimento del classificatore.

Secondo questa interpretazione, il classificatore deve essere

generato in una testa molto vicina all’NP così che risalendo dalla

sua posizione incorpori i vari tratti di ShapeP, WidthP, LenghtP,

SizeP (Scott 2002) generati tutti nelle rispettive teste.

Benché generati nelle teste, i tratti relativi alla dimensione e

alla forma ci aiutano a rispondere al dubbio rimasto in sospeso

circa la posizione speculare degli aggettivi di forma e di

dimensione trattati nel paragrafo 4. L’osservazione che il


149
classificatore viene selezionato sulla base della forma (shape)

che eventualmente viene successivamente modificata dai tratti

di dimensione (whidt, lenght, size etc), concorda con l’assunzione

che la gerarchia delle proiezioni funzionali che dominano questi

tratti, sia speculare a quella indicata da Sproat e Shih

(1988,1991). Resta da stabilire il tipo di modificazione che il

classificatore apporta al nome. A tal proposito possiamo

osservare che se da un lato il classificatore costituisce una

proforma del nome e i tratti modificano questo proforma in

maniera diretta11, dall’altro, il nome, che ricorre con il

classificatore, viene modificato dal classificatore stesso. Ad un

primo sguardo ai tratti sovrasegmentali la modificazione,

apportata dal classificatore sul nome, sembra essere indiretta.

Ad ogni modo resta da stabilire la relazione tra nome e

classificatore per chiarire questo aspetto.

Il movimento di testa del classificatore verrà illustrato nel

capitolo sei (paragrafo 5.4). Questa ipotesi per il momento non è

sostenuta da ulteriori dati, nel capitolo 4, dove illustrerò


150
l’accordo per genere e numero, si chiariranno altri aspetti per i

quali sembra che la proiezione del classificatore stia sopra le

proiezione degli aggettivi e, poiché concorda con il nome per la

forma, e sia omofono agli aggettivi di forma per questo

l’aggettivo può essere confuso con un classificatore. La prova di

questa ipotesi è il fatto che, seppure in forme ridondanti,

aggettivo di forma e classificatore co-occorrono. Questa

ipotesi, che vuole che i classificatori non siano teste, bensì

sintagmi, risolverebbe anche il contrasto che si crea tra alcuni

aggettivi che sono sintagmi ed altri che, per essere incorporati

al classificatore, devono essere necessariamente delle teste. Ma

questo aspetto verrà discusso nel capitolo 4.

L’ipotesi della risalita del classificatore da una posizione bassa

della proiezione estesa del DP fino alla posizione di

determinante (capitolo 6 paragrafo 5.4), verrà sostenuta da

ulteriori dati nei capitoli successivi.

151
A cura di!
Corsi Imparare Facile Online