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Verifica dei poteri 2.0.


Critica e militanza
letteraria in Internet
(1999-2009)

Francesco Guglieri
Michele sisto

Si tratta di registrare gli strumenti critici, di verificarne


i poteri, di decidere a quale livello del mare cominciano
i nostri calcoli, entro quale arco di meridiani e di pa-
ralleli consideriamo validi i nostri discorsi.
(Franco Fortini, Verifica dei poteri)

Produrre degli effetti in un campo, non foss’altro che


semplici reazioni di resistenza o di esclusione, significa
già esistervi.
(Pierre Bourdieu, Le regole dell’arte)

Tutto ciò che so l’ho imparato da google


(anonimo web)

«I luoghi dell’opinione e del gusto letterario», scriveva Fortini nel 1960,


sono stati sorpresi nel giro di pochi anni dall’insorgere ed estendersi di
forme per noi nuove di industria della cultura che hanno mutato aspetto
e funzione ai tradizionali organi di mediazione fra scrittori e pubblico,
come l’editoria, le librerie, i giornali, le riviste, i gruppi politici e d’opinione.
Alla motorizzazione la società letteraria ha resistito anche meno dei nostri
storici centri urbani.1
Rileggendo oggi viene naturale chiedersi come abbia reagito “la società
letteraria” all’informatizzazione. E prima ancora alla progressiva concen-
trazione dell’editoria e dell’informazione sotto il controllo di pochi grandi
gruppi.2
Sì, ma quale società letteraria?

1 F. Fortini, Verifica dei poteri, in Id., Verifica dei poteri. Scritti di critica e di istituzioni letterarie, nuova
edizione accresciuta, il Saggiatore, Milano 1969, p. 41.
2 I riferimenti d’obbligo per questo processo che, avviatosi negli Stati Uniti, ha investito Inghilterra,
Francia e Germania prima di acuirsi anche in Italia, sono P. Bourdieu, Une révolution conservatrice
dans l’édition, in «Actes de la recherche en sciences sociales», 126/127, 1999, pp. 3-32, e i due
volumi di A. Schiffrin, Editoria senza editori e Il controllo della parola (Bollati Boringhieri, Torino 2000
e 2006).

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Il presente

1. La crisi della critica negli anni ’90, tra industria culturale e “tradimento
dei critici”
Per provare a capire cosa ha rappresentato Internet nel campo letterario
italiano, bisogna tenere ben presente il contesto in cui la rete ha fatto ir-
ruzione. Il panorama dei tardi anni ’90 appariva, a chi ci viveva, tanto de-
solante da far scrivere ad uno sconsolato Alfonso Berardinelli che, addi-
rittura, «di industria culturale e dei danni connessi alla sua influenza non
si parla quasi più». La situazione è così grave che «arrivato a un certo
grado di inefficacia permanente, il pensiero critico e la cosiddetta Kul-
Francesco turkritik si arrendono. Non ci sono più né rimedi né alternative».3 Se la
Guglieri,
Michele Sisto “macchina” dell’industria culturale pervade tutto, ogni anfratto, ogni
piega sociale e immaginaria, se neutralizza, perché la prevede e anzi la
richiede, ogni critica e ogni tentativo di resistenza, allora non resta che
abbandonarsi (non senza un pizzico di ressentiment o di cinica euforia)
allo spettacolo del crollo (altri, parafrasando Žižek che a sua volta para-
frasava un film di fantascienza,4 qualche anno dopo avrebbero detto «al
deserto del reale»). Questo il clima intellettuale, verrebbe da dire emotivo,
che respirava chi, in quegli anni, faceva o si apprestava a fare critica.
Quello di cui si faceva dolorosa esperienza era (ed è tuttora) la pro-
gressiva erosione degli spazi nei quali classicamente si esercitava l’auto-
nomia della critica. Chiariamoci: autonoma in senso bourdieusiano, ovvero
che risponde principalmente alle regole del campo di produzione ristretta,
a quelle che il sociologo francese chiamava le “regole dell’arte”. Ma allora
a quale autonomia appellarsi se non solo non ci sono più i luoghi in cui
esprimerla, ma sembra venuta meno l’idea stessa di un “campo di produ-
zione ristretta”? In altri termini ci si può chiedere, come faceva appunto
Bourdieu all’inizio degli anni Novanta, «se la divisione in due mercati,
che è caratteristica dei campi di produzione culturale dopo la metà del
XIX secolo – con, da un lato, il campo ristretto dei produttori per i pro-
duttori, e, dall’altro, il campo della grande produzione e la “letteratura
industriale” – non sia minacciata di scomparire, dal momento che la logica
della produzione commerciale tende sempre più a imporsi sulla produ-
zione d’avanguardia (nel caso della letteratura, per esempio, attraverso
i vincoli che gravano sul mercato dei libri)».5 Le concentrazioni editoriali
e le ristrutturazioni interne delle case editrici maggiori alleggeriscono il
peso delle redazioni nelle scelte di indirizzo e ricerca. Le riviste letterarie
(e cioè il veicolo principale del dibattito critico e militante del Novecento)
scompaiono, e le poche superstiti sopravvivono a stento, scontando una

3 A. Berardinelli, Dov’è finita l’industria culturale [2004], in Id., Casi critici. Dal postmoderno alla mutazione,
Quodlibet, Macerata 2007, p. 83.
4 Un film, Matrix, che, guarda caso, ipotizzava un’umanità segregata in un’illusoria realtà virtuale,
schiava di un’acefala “macchina mondiale” computerizzata…
5 P. Bourdieu, Le regole dell’arte. Genesi e struttura del campo letterario, il Saggiatore, Milano 2005, p. 434.

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marginalità a volte sofferta, a volte rivendicata. La critica militante, quella


sui quotidiani e sui settimanali, è tollerata solo nella forma della recen-
sione, o, peggio ancora, della ciclica polemica: ovvero come passaggio –
e oltretutto sempre meno necessario – della vita commerciale del pro-
dotto-libro. Una critica come guida all’acquisto, orientamento del gusto,
che a volte fa assomigliare le terze pagine dei giornali a poco più che pro-
paggini degli uffici stampa delle case editrici. Quando un giovane Tiziano
Scarpa nel 1997 ironizzava sui recensori dei giornali (i vari D’Orrico, Pac-
chiano, ecc.) riproducendone i tic e i vezzi in un’irresistibile parodia,
spernacchiava un giornalismo culturale con cui sentiva, come scrittore,
di condividere poco o nulla.6
La critica accademica, per contro, riesce a sottrarsi a questo abbraccio
Verifica
solo al prezzo di un isolamento che a volte rischia di tradursi in uno sde- dei poteri 2.0.
gnato arroccamento. Negli anni ’90 appare cristallizzata soprattutto in Critica
e militanza
dolenti analisi del proprio stato. Non solo in Italia, certo: da Vere presenze letteraria
in Internet
di Steiner al Canone occidentale di Bloom, fino al recente Todorov della (1999-2009)
Letteratura in pericolo, la bibliografia (anche limitandosi ai nomi più im-
portanti e ai testi divulgativi) è lussureggiante. Nel nostro paese si passa
dalle Notizie dalla crisi di Cesare Segre (1993), all’Eutanasia della critica di
Mario Lavagetto (2005), fino al caso di un Ferroni che Dopo la fine (sot-
totitolo: Sulla condizione postuma della letteratura, 1996) torna a lamentare
l’«evaporazione di una cultura critica» in Scritture a perdere (2010).
Sta di fatto che gli unici libri di critica ancora in grado di accendere
un minimo di discussione pubblica, di smarcarsi dalla pubblicistica con-
corsuale e finire in mano a un lettore non specialista (o quantomeno ad
arrivare alle pagine dei giornali e da lì a un più vasto “dibattito”), sono
proprio quelli che hanno come oggetto la critica stessa: quasi che la critica
possa darsi ormai solo in forma crepuscolare, nel suo venire meno.
Insomma, era questo clima che spingeva un giovane Emanuele Trevi
sull’orlo di una crisi di nervi a scrivere:
Avevamo di fronte un’“ufficialità” culturale, incarnata dall’Università e
dal giornalismo di prestigio, dai salotti e dai premi letterari… In quella
dimensione, la letteratura e l’esperienza estetica avevano (come conti-
nuano ad avere) la fissità marmorea e un po’ demente delle istituzioni.
Macchine sociali produttrici di consenso, di prestigio, di modelli di af-
fermazione esclusivamente individuali. Disperatamente, molti di noi cer-
cavano altro.7
Cercare altro, allora. E questo altro, per alcuni, è stato Internet.

6 T. Scarpa, Fantacritica (nel senso dell’aranciata) [1997], in Id., Che cos’è questo fracasso?, Einaudi, Torino
1999, pp. 27-30.
7 E. Trevi, Istruzioni per l’uso del lupo, Castelvecchi, Roma 2002, p. 10. La prima edizione – a cui queste
parole della nuova Introduzione fanno riferimento – è del 1993.

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Il presente

2. Cinque buoni motivi per una verifica


«Se le lotte permanenti tra i detentori di capitale specifico e coloro che
ne sono ancora privi costituiscono il motore di una trasformazione con-
tinua dell’offerta di prodotti simbolici, è pur vero che esse possono portare
a quelle trasformazioni profonde dei rapporti di forza simbolici che sono
i ribaltamenti nella gerarchia dei generi, delle scuole o degli autori solo
quando possono appoggiarsi su cambiamenti esterni favorevoli».8 Quando
scriveva queste parole, Bourdieu non poteva certo avere in mente Internet:
eppure il web può a buon diritto essere annoverato tra i cambiamenti
Francesco esterni che favoriscono una rinegoziazione dei rapporti di forza nel campo
Guglieri,
Michele Sisto letterario. La rete fa esattamente questo: offre ai “nuovi entranti” dei tardi
anni ’90 ciò di cui hanno maggiormente bisogno, un mezzo per scavalcare
mediazioni che in quel momento sono in mano ad altri.
Il web ha poco da offrire agli scrittori già affermatisi negli anni ’90,
come Tabucchi, Baricco o perfino Ammaniti (per non dire delle ge-
nerazioni precedenti, gli Eco, Magris, Calasso…), ma diventa un ca-
talizzatore di forze e figure “subalterne”, personaggi a vario titolo mar-
ginali (o che come tali si presentano) ai quali la rete appare per quello
che allora era: una terra vergine in attesa di essere colonizzata. Basta
passare in rassegna i nomi e le storie di coloro che, tra la fine del de-
cennio e i primi anni del successivo, animano la discussione letteraria
in rete (in fondo gli attori principali, i “nodi” attorno cui si raccolgono
comunità, gruppi, esperienze, energie, non sono molti): il Luther Blis-
sett Project (poi Wu Ming) emerge da contesti extraletterari legati ai
centri sociali e ai movimenti; Valerio Evangelisti è un autore di genere
(e che proprio in nome di una rivendicata minorità del genere muo-
verà le sue battaglie più spiccatamente letterarie); Giuseppe Genna,
a sua volta scrittore di genere, sconta anche la sua vicinanza, reale o
presunta, a posizioni politiche di destra; Scarpa, scrittore-critico av-
viatosi alla consacrazione con il gruppo dei Cannibali sotto le insegne
del “pulp”, cerca un riconoscimento che lo liberi definitivamente da
un’etichetta sentita ormai come limitante; sulle traiettorie eccentriche
di una ricerca letteraria personale e molto caratterizzata si muovono
Dario Voltolini, perseguendo una forma breve astraente e antinarrativa,
e Giulio Mozzi, con i versi del Culto dei morti nell’Italia contemporanea;
Antonio Moresco, l’autore delle Lettere a nessuno e del Paese della merda
e del galateo, è forse quello che più di tutti ha insistito sulla propria fi-
gura di eterno outisder; Carla Benedetti, che pure è professore univer-
sitario, arriva dalla pressoché unanime stroncatura del suo Pasolini
contro Calvino da parte dei colleghi. La scelta di farsi forti di questa
vera o presunta marginalità è evidente fin dai nomi che scelgono per

8 Bourdieu, Le regole dell’arte, cit., p. 192.

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i loro siti, blog e rubriche: il fantomatico calciatore Luther Blissett,


l’ambivalente locuzione cinese Wu Ming (che varrebbe tanto “cinque
nomi” quanto “senza nome”), la donna-vampiro Carmilla, la bateso-
niana Società delle Menti, I Miserabili, la Nazione Indiana unita contro
i visi pallidi…
Eppure, in questi dieci anni, la militanza letteraria che si è prodotta
in rete (o che dalla rete è stata ripresa) ha provocato nel campo let-
terario dei mutamenti oggettivi, dei quali è necessario prendere atto
per almeno cinque buoni motivi: 1) gran parte del dibattito critico
militante sulla letteratura contemporanea si è trasferito in Internet,
o comunque trova nella rete diffusione e amplificazione; 2) la rete si
è affermata come il luogo in cui più che in ogni altro si è disposti a
Verifica
mettere sotto osservazione e in discussione le istituzioni letterarie, dei poteri 2.0.
dall’editoria alla critica; 3) il dibattito militante in rete – comunque Critica
e militanza
lo si valuti e per quanto spesso piagato da una violenza dialettica fuori letteraria
in Internet
controllo – ha costituito di fatto una spinta potente al cambiamento; (1999-2009)
4) attraverso la rete, che è prima di tutto luogo di incontro e aggre-
gazione di esperienze ed energie, la discussione letteraria, pur con
alti e bassi notevoli, si allarga a un pubblico che fino ad allora ne era
rimasto ai margini; 5) i nuovi entranti nel campo letterario, coloro
che intorno ai vent’anni si affacciano adesso alla scrittura, alla critica
o al lavoro editoriale, già compiono – e compiranno in misura sempre
crescente – una parte rilevante della loro socializzazione letteraria at-
traverso Internet.
In questo tentativo di storicizzare e mappare lo spazio letterario del
web dovremo necessariamente lasciare in ombra alcuni aspetti che,
non solo in Italia, sono stati e sono tuttora oggetto di discussione: ad
esempio l’enorme produzione letteraria (o, meglio, di scritture) in
rete, l’uso di identità anonime o pseudonime, l’immenso sottobosco
di sedicenti scrittori e autentici paranoici che infestano gli spazi dei
commenti nei blog letterari (dove il fermento di ambizioni sbagliate e
risentimenti personali trovano a volte un fin troppo agevole canale di
espressione), o certi abbagli di chi vede nella rete, e in generale nel-
l’innovazione tecnologica di per sé, un positivo superamento di ogni
mediazione editoriale e critica. Ci siamo concentrati sulla militanza let-
teraria, più che sulla vera e propria critica, perché da quest’ultimo pun-
to di vista la rete ha prodotto poco. Infine, pur trovando suggestiva
l’ipotesi che Internet, allargando indiscriminatamente l’agorà critica,
possa in prospettiva erodere il principio della consacrazione letteraria
fino a scalzarlo, ci è parso più importante, oggi, tentare di mettere in
luce le lotte, le prese di posizione e le nuove strutture attraverso cui i
processi di accumulazione di capitale simbolico specifico ancora si ri-
producono, adesso allargati anche alla rete.

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Il presente

3. Pionieri del web: Luther Blissett, Società delle Menti, Vibrisse (1999-2003)
Tra i primi a strutturare nei territori ancora incontaminati del web uno
spazio dedicato alla letteratura e alla critica sono gli animatori del Luther
Blissett Project. Il gruppo, o meglio la rete di «artisti e agitatori»9 che
lavora sotto lo pseudonimo collettivo Luther Blissett non ha però prove-
nienza né interessi strettamente letterari. Si presenta più generalmente
come parte attiva di un progetto politico e militante – di ascendenza va-
gamente situazionista – che «ingaggia una guerriglia dentro/contro un’in-
dustria culturale in via di radicale trasformazione», in particolare orche-
Francesco strando «beffe mediatiche come forma d’arte». I bersagli vanno da Chi
Guglieri,
Michele Sisto l’ha visto? alla Biennale di Venezia a un giornalismo sempre più morbo-
samente assetato di messe nere, stupri, pedofili, sassi dai cavalcavia, car-
nevalate del mago Otelma. Internet in questa fase – era l’epoca dei siti
statici e dei portali – viene usato sostanzialmente come la sede virtuale di
un circolo politico, da dove si diramano comunicati e rassegne stampa
sulle azioni del gruppo e dove se ne conserva l’archivio.
Se l’efficacia di una terapia a base di «beffe mediatiche» è dubbia – e
con gli anni i suoi limiti appariranno sempre più evidenti agli stessi pro-
pugnatori – la diagnosi non manca di lucidità: il progressivo scivolamento
dell’intellettuale militante (e dello scrittore) nella marginalità, nell’inef-
fettuale, ha cause che non sono endogene, ma sistemiche. Se lo scrittore
o il critico non riescono più a incidere sul reale non è soltanto per la pro-
pria inadeguatezza ma innanzitutto per la trasformazione complessiva
del sistema letterario, a cominciare dal fatto che, ormai da decenni, «le
scelte fondamentali si compiono nelle direzioni editoriali».10 Non a caso
l’aspetto più interessante del LBP sta nella messa in discussione del diritto
d’autore: i testi redatti sotto l’«identità multipla» Luther Blissett sono di-
stribuiti gratuitamente o resi disponibili in rete, sovvertendo il copyright
nel copyleft e in altre forme di licenza più adeguate alle trasformazioni
che i nuovi mezzi di comunicazione telematica impongono alla circola-
zione dei beni simbolici.
A un qualcosa di assimilabile a una vera e propria militanza letteraria
il LBP, o quantomeno alcuni suoi membri, giunge solo nei primi anni
Duemila, in seguito al considerevole successo del romanzo Q, pubblicato
da Einaudi Stile libero ma disponibile anche in rete (sotto licenza Creative
Commons). Come ogni nuovo entrante che ambisca al riconoscimento
specifico i quattro autori – Roberto Bui, Luca Di Meo, Federico Guglielmi
e Giovanni Cattabriga, tutti intorno ai trent’anni, alcuni attivi nell’editoria
– si adoperano, con reiterate prese di posizione critico-letterarie, per le-

9 Le espressioni tra virgolette sono tratte da http://www.wumingfoundation.com/italiano/biogra-


fia.htm
10 Fortini, Verifica dei poteri, cit., p. 46.

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gittimare la propria produzione di fronte ai dominanti del campo lette-


rario, e nella fattispecie a emancipare l’etichetta di “letteratura di genere”
dalle valenze negative di cui soffre all’interno del campo di produzione
ristretta (perché condizionata dalle esigenze eteronome del mercato). Il
gruppo – che arricchitosi di un quinto membro, Riccardo Pedrini, assume
il nome Wu Ming – ricorre a diverse strategie, dall’alleanza con autori
che condividono lo stesso interesse (come Carlo Lucarelli, recensore en-
tusiasta di Q sulla «Stampa», o Valerio Evangelisti, più avanti Genna), allo
scouting (con «I Quindici» e il sito «Wu Ming Foundation»), al conio di
categorie interpretative, come quella di una nuova «epica» (New Italian
Epic), a cavallo tra la proposta di allargamento del canone e il brand au-
topromozionale.
Verifica
Tra i più attivi, prolifici, generosi e discutibili animatori del web lette- dei poteri 2.0.
rario delle origini c’è senz’altro Giuseppe Genna: milanese, scrittore a Critica
e militanza
inizio carriera di un noir (Catrame, per Mondadori) e di racconti (Assalto letteraria
in Internet
a un tempo devastato e vile), nonché impiegato nella nascente editoria online (1999-2009)
e in Mondadori. Nei circa quattro anni, a partire dal 1999, durante i quali
gestisce «Società delle Menti», rubrica letteraria del portale Clarence,
Genna inaugura un modo nuovo di parlare di libri in rete, esasperandone
i tratti provocatori – dalla beffa alla paranoia complottarda, giù giù fino
a categorie tutte sue come “ultrapsichico” – e trasformando i suoi articoli
in qualcosa di più simile a performance dadaiste dalla prosa ipertrofica
che a vere e proprie recensioni. Distribuisce pagelle, divide scrittori e
libri in «promossi e stroncati» con giudizi lapidari ed estremi, ricorre a
qualsiasi gesto – l’insulto, il gossip, la caricatura – pur di catturare l’at-
tenzione di un pubblico che va molto al di là della ristretta cerchia degli
addetti ai lavori: e ci riesce, perché è irresistibile, esilarante, capace tanto
di improvvise illuminazioni quanto di clamorose cantonate. Anche in
questo caso, come per il LBP, l’interesse non sta negli argomenti critici
portati, spesso pretestuosi e contradditori, quanto piuttosto nella robusta
polemica nei confronti del mondo letterario, e nel linguaggio con cui
viene condotta. «Le sue recensioni, all’inizio – scriverà Nicola Lagioia –
(per l’energia che ci metteva, e la mancanza di doppiezza) avevano lo
stesso effetto liberatorio che aveva la fine del “politichese” in un contesto
completamente diverso».11
Gli addetti ai lavori, scrittori e critici, lo leggono ma senza dare a ve-
dere di farlo, come si leggerebbe un giornalino sporco dal barbiere, sor-
ridendo alle “sparate” del tipo: «Non poteva mancare tra le stroncature
di questo mese: la collanina einaudiana Stile Libero, che è il detersivo
con cui una grande casa editrice pensa di lavare il proprio marchio per

11 N. Lagioia, commentando un post di Tiziano Scarpa: http://www.nazioneindiana.com/


2004/04/02/la-lista-della-spesa/

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Il presente

piacere ai “ggiovani”, è nuovamente nel nostro mirino. I suoi editor, il


buon Severino Cesari e il messicano impazzito Paolo Repetti, ci hanno
provato ancora: e noi li puniamo».12 Anche dopo la chiusura di «Società
delle Menti», nel 2003, Genna proseguirà la sua opera di animatore del
web letterario: con blog, molto seguiti, come «I Miserabili» e «Giuseppe
Genna, il Miserabile scrittore» (giugenna.com), in cui dà fondo a una
scrittura iperbolica e a giudizi in cui la sfumatura è bandita programma-
ticamente. L’autore, del resto, è ben consapevole della rottura che sta
cercando di produrre:
Francesco
Guglieri,
Michele Sisto La speranza, sin dall’inizio – scriverà con sguardo retrospettivo – era di
riuscire a utilizzare un nuovo medium – la Rete – per dare una scossa a
una società letteraria che, più che autoreferenziata e avvolta dalla camicia
di forza delle solite pratiche recensorie, mi sembrava addirittura inesistente.
Confortava queste speranze la massa di lettori di Società delle Menti: aven-
do la possibilità di conoscere le statistiche di accesso, ero felicissimo di
constatare che una media giornaliera di 10.000 lettori unici accedeva alle
pagine di SdM.13

Fatta la tara delle generosità e dei limiti, l’esperienza di «Società delle


Menti» ha l’effetto di mostrare come il web possa fare concorrenza (seb-
bene spesso ancora un po’ goffamente) alle pagine culturali dei giornali.
Tra i primi tentativi in questo senso va annoverata anche la newsletter
«vibrisse», che lo scrittore, editor e docente di scrittura creativa Giulio
Mozzi diffonde a partire dal 2000 attraverso una mailing-list. Come diret-
tore della collana Indicativo presente di Sironi, Mozzi scopre o riscopre
diversi autori (Tullio Avoledo, Leonardo Colombati, Giorgio Falco, Carlo
Coccioli) e parallelamente in rete prosegue questa attività di scouting e
di analisi critica del sistema letterario attraverso una costellazione di siti
in progressiva espansione: la sua homepage personale giuliomozzi.com,
il blog «vibrisse, bollettino», il laboratorio di recensioni «Bottega di lettura»
e la prima casa editrice on-line italiana, «vibrisse libri». Ad altra strategia
risponde il sito di Enrico De Vivo, «Zibaldoni e altre meraviglie», che
mantiene la forma di una rivista tradizionale, ma a partire dal 2002 è il
luogo dove fanno la loro prima apparizione sul web testi di autori e critici
come Gianni Celati, Franco Arminio o Paolo Nori, alcuni dei quali si da-
ranno più tardi una più stabile presenza in rete.
Ma in questo primo periodo il baricentro del web letterario si assesta
tra il LBP/«Wu Ming Foundation» e la «Società delle Menti». Genna e

12 G. Genna, recensione a Bassotuba non c’è di Paolo Nori: http://www.clarence.com/contents/cul-


tura-spettacolo/societamenti/archives/001385.html
13 G. Genna, Chiudere Società delle Menti?: http://www.clarence.com/contents/cultura-spettacolo/so-
cietamenti/archives/001738.html

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Wu Ming 1 (Roberto Bui) figurano tra i più attivi collaboratori di «Car-


milla», rivista fondata nel 1995 dallo scrittore ed ex storico del movimento
operaio Valerio Evangelisti (sottotitolo: «Letteratura, immaginario e
cultura d’opposizione»), che nel 2003 si trasferirà sul web.
In questo gioco di legittimazione reciproca, che contribuisce alla le-
gittimazione dell’intero web letterario, ha un ruolo rilevante la giornalista
culturale e scrittrice Loredana Lipperini che, prima sulle pagine del quo-
tidiano «la Repubblica» e a partire dal novembre 2004 sul suo frequen-
tatissimo blog «Lipperatura», offre aggiornamenti quotidiani con recen-
sioni, spunti e notizie, dedicando grande attenzione in particolare ai ro-
manzi di Wu Ming, Genna, Evangelisti.
Verifica
dei poteri 2.0.
4. L’autogestione delle istituzioni letterarie nell’era del blog: Nazione Indiana Critica
e militanza
(2003-2005) letteraria
in Internet
La disponibilità di un nuovo strumento, il cosiddetto blog (contrazione (1999-2009)
di web-log, “diario in rete”: i primi servizi gratuiti per creare un proprio
blog iniziano a comparire tra il 2000 e 2001), amplia ulteriormente le pos-
sibilità di autogestione in rete: non solo permette di pubblicare in maniera
più facile e veloce, senza il bisogno di ulteriori passaggi intermedi (come
redazioni o webmaster), ma grazie alla possibilità di lasciare commenti e
ad altri accorgimenti tecnici facilita anche lo scambio e la circolazione dei
contenuti (con il rischio d’altro canto di un entropico aumento del “rumore
di fondo”). Tra i primi, nel campo letterario, ad avvalersene in modo ef-
ficace è il gruppo di scrittori, critici, artisti e intellettuali di varia estrazione
riunitisi a Milano per iniziativa di Dario Voltolini e di Antonio Moresco
pochi giorni dopo gli attentati dell’11 settembre.

Sento la necessità – scrive Moresco nella lettera di convocazione dell’in-


contro –, assieme ad alcuni amici coi quali è iniziato un rapporto di con-
fronto e di stima, di pormi integralmente di fronte a tutto questo anche
come scrittore. […] Per un bisogno di invasione e comunione, perché le
cose sono intrecciate, perché mi sembra che questo drammatico inizio di
secolo e di millennio faccia piazza pulita di tutte le piccole ideologie e fis-
sazioni teoriche e concettuali che tengono imprigionata da decenni l’attività
artistica, di pensiero e di conoscenza, e contro le quali sto sbattendo il
muso da tempo, fin da quando ero sotto terra.14

Tra gli amici di cui parla Moresco ci sono Carla Benedetti, da qualche
anno sua alleata e sostenitrice in diverse battaglie letterarie; Tiziano Scarpa,
che troverà il titolo, Scrivere sul fronte occidentale; e anche Giuseppe Genna,

14 A. Moresco, Lettere a nessuno, Einaudi, Torino 2008, p. 555.

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Il presente

che su «Società delle Menti» aveva dedicato uno speciale ai Canti del caos
aderendo entusiasticamente alle istanze moreschiane. Lo scopo dell’in-
contro è ragionare su ciò che il crollo delle Torri ha rappresentato, tanto
a livello simbolico, linguistico, immaginario, quanto sul piano politico,
nella realtà storica dei rapporti di forza tra nazioni e classi sociali. Am-
messo, dice la maggior parte degli autori intervenuti, che si possano (o
si debbano) distinguere i due piani: una delle prime cose che uscirà dal-
l’incontro è proprio questa necessità di smantellare la contrapposizione
tra il dominio dell’estetico (o meglio: dell’“esperienza estetica” ridotta a
Francesco “stile di vita”, consumo), in cui ricondurre e limitare la parola dello scrit-
Guglieri,
Michele Sisto tore, e le altre sfere sociali. Moresco parla della necessità di uno «straboc-
camento», di affrancarsi da certe «abitudini mentali» («che viviamo nel-
l’epoca della virtualità e dell’irrealtà / che l’unica dimensione possibile
è ormai quella della ripetizione / che la storia è finita»15), in larga parte
riconducibili a ciò che si è chiamato postmoderno (specie nella particolare
accezione che il termine ha assunto in Italia). Seppure confusamente,
viene in sostanza invocata la possibilità per gli scrittori più prossimi al
polo autonomo di tornare ad agire sul piano sociale, in virtù del capitale
simbolico accumulato attenendosi alle regole specifiche del campo let-
terario.16 Senonché il meccanismo simbolico di legittimazione che ha ca-
ratterizzato quasi tutto il Novecento, quello dello scrittore-intellettuale
di stampo zoliano, appare drammaticamente inceppato, al punto che ci
si deve chiedere se il di per sé generoso tentativo di ripristinarlo non sia
anacronistico e non debba risolversi in una involontaria parodia di posture
che non hanno più reale rispondenza nella posizione oggettiva degli scrit-
tori nella società.
Il carattere contraddittorio di molti degli interventi di Scrivere sul fronte
occidentale, che nel sostenere con forza la giusta esigenza di ripensare la
funzione dello scrittore indulgono per lo più a un’analisi assai semplificata
dello stato delle cose, è tra i motivi per cui il volume che li raccoglie, pub-
blicato l’anno dopo da Feltrinelli, viene accolto con qualche insofferenza.
Su «Alias» Andrea Cortellessa stigmatizza la retorica dello sconfinamento
di Moresco, la sua «presunzione di verità posseduta», avvicinandola alla
«beceraggine bellicista» di un’Oriana Fallaci (in testa alle classifiche da
settimane con La rabbia e l’orgoglio): «Rieccoci alla guerra sola igiene del
mondo – scrive. – Dateci Vitalità! Forza! Violenza! Dateci (soprattutto) il

15 Scrivere sul fronte occidentale, Feltrinelli, Milano 2003, p. 5.


16 Questa idea della letteratura e dell’agire in nome di essa si fonda ed è resa possibile dall’esistenza
stessa di un campo letterario e delle sue tensioni strutturali. In questo senso la strategia di Moresco,
per quanto non sempre in modo consapevole e conseguente, si colloca all’interno della storia
del campo, che può essere rivoluzionato solo facendo «assumere alle rivoluzioni la forma di un
ritorno alle fonti, alla purezza delle origini; e facendo allo stesso tempo appello ai principi universali
dell’arte e al nomos fondamentale del campo, il disinteresse, la negazione della logica economica,
l’indipendenza dal mercato» (Bourdieu, Le regole dell’arte, cit., p. 164).

162
allegoria61

Potere! La fiamma è bella!». Ce n’è anche per Genna, «trentaduenne au-


torizzato ad annunciare apocalissi avendo all’attivo un paio di gialletti
Mondadori» che «cura un sito internet autodefinito “società delle menti”
(sic!), dove la “sortita barbarica” e la “semiologia disinibita” di Scrivere sul
fronte occidentale sono difese a spada tratta contro il “cerume pavido di chi
desidera essere sordo al mondo”».17
Com’era prevedibile su «Società delle Menti» compare una piccata ri-
sposta all’articolo di «Alias», in cui si ribadisce il ruolo rivestito dal sito
come «l’area letteraria di uno dei più importanti portali italiani, unico e
riconosciuto punto di riferimento online da più di tre anni per chiunque
voglia discutere e informarsi liberamente di letteratura».18 Al di là delle
polemiche e degli attriti personali, però, lo scambio assume un certo in-
Verifica
teresse perché è tra i primi casi, se non il primo in assoluto, in cui un di- dei poteri 2.0.
battito letterario tracima dalla carta stampata alla rete e viceversa. La rete, Critica
e militanza
e gli attori che vi hanno accumulato almeno una parte del loro capitale letteraria
in Internet
simbolico, iniziano a essere presi in considerazione. (1999-2009)
Dal gennaio del 2003 il gruppo del Fronte occidentale decide di dar vita
a un blog collettivo. Nasce «Nazione Indiana», che nella sua formazione
originaria, oltre a Moresco, Scarpa, Benedetti e Voltolini comprende An-
drea Bajani, Benedetta Centovalli, Federica Fracassi e Renzo Martinelli
di Teatro Aperto, Andrea Inglese, Helena Janeczek, Giovanni Maderna,
Giulio Mozzi, Piersandro Pallavicini. L’intento di una “nazione indiana”
«composta da molti popoli diversi, orgogliosamente diversi e orgogliosa-
mente liberi di migrare attraverso le loro praterie» (l’idea è ancora di
Moresco) è quello di uscire da una situazione in cui «ciascuno viene re-
legato nel suo ruolo e nel suo campo e trova uno spazio solo se accetta
di rimanere confinato entro questi limiti, delegando a specialisti e me-
diatori il compito di raffigurarlo e di collocarlo in una apposita nicchia
preordinata, in un piccolo gioco chiuso e – a noi pare – senza futuro».19
La rete, al contrario, permette di «tornare a una economia di scambio
da Nazione Indiana dove contano soprattutto le cose che facciamo – che
ognuno fa a suo modo scegliendo di volta in volta argomenti, stili, generi
che lo attirano di più – e non la nostra “qualifica professionale” precon-
fezionata».20
Su «Nazione Indiana» vengono pubblicati materiali di ogni genere,
in un eclettismo che ricorda quello delle riviste militanti del Novecento,
dalla «Voce» di Prezzolini al «Politecnico» a «Lo Straniero»: i primi post
sono dedicati principalmente all’invasione statunitense dell’Iraq (siamo

17 A. Cortellessa, Sento puzza di 1915, in «Alias», 22, 15 giugno 2002.


18 G. Genna, Stupore manifesto: http://www.clarence.com/contents/cultura-spettacolo/societamenti/
speciali/020617manifesto/
19 www.nazioneindiana.com/chi-siamo.
20 Ibidem.

163
Il presente

nel marzo del 2003 e la guerra stava per cominciare); nei mesi poi si ac-
cumulano poesie, recensioni a libri, film e spettacoli teatrali, brani di
classici, racconti, esperimenti di scrittura (le scimmie di Voltolini), inter-
viste, segnalazioni di incontri, scritti di viaggio, commenti alle notizie
del giorno; fin dal giugno 2003 Scarpa e Voltolini postano i racconti sul
“Sistema” camorristico del ventiquattrenne Roberto Saviano, subito se-
guiti con grande interesse. Molti materiali provengono da fuori dalla
rete, da giornali e riviste cartacee, molti altri sono elaborati apposita-
mente. I commenti allargano la discussione verso altri siti, richiamando
Francesco artisti, scrittori, critici che si muovono lungo traiettorie diverse, ma con
Guglieri,
Michele Sisto disposizioni analoghe.
Lo stato delle istituzioni letterarie è sicuramente uno dei temi più di-
scussi su «Nazione Indiana»: come si accede alla pubblicazione, chi con-
trolla e decide ciò che viene pubblicato, quali forze e micropoteri regolano
la circolazione delle idee, l’influenza che “il funzionamento della mac-
china” ha sulla produzione letteraria e sull’idea stessa di letteratura. Ven-
gono riportati (ed estesi) sul blog gli articoli che Carla Benedetti scrive
per l’«Espresso» in merito allo stato della letteratura e della critica italiana:
una sorta di riattualizzazione delle tesi apocalittiche del Pasolini corsaro,
aggiornate alle nuove condizioni economico-editoriali interpretate, prin-
cipalmente, attraverso la lente di Schiffrin. Nel 2005 il post Genocidio cul-
turale porta la polemica a una soglia critica. «Una mutazione genetica ha
trasformato il mercato del libro in una “monocultura del best seller”, spaz-
zando via la “vecchia” editoria di progetto», attacca Benedetti quando il
secondo thriller firmato da Giorgio Faletti arriva in testa alle classifiche.
Il problema, rincara, non è però solo il mercato: «ciò che è davvero inedito
non sta dentro a questi libri, ma nel deserto che si è aperto intorno, e
nella quasi totale mancanza di consapevolezza da parte del cosiddetto
mondo della cultura, che sembra assistere in silenzio alla desertificazio-
ne».21 Anche per Scarpa «gran parte di coloro che chiamiamo critici let-
terari sono semplicemente beejay. Sono book-jockey, fantini del libro».22
La discussione si allarga fuori dalla rete, si prolunga per settimane: si
parla di «censure operate dalle leggi solo apparentemente impersonali
del mercato», di «autocensure introiettate», di «“pubblico” manipolato
e forgiato ed esibito poi come alibi», di «restaurazione» in atto, finché
Moresco, in occasione del Salone di libro di Torino, propone di tirare le
fila, chiamando a un confronto tutti coloro che intendono attivamente
reagire a questo stato di cose: «persone che – ciascuna a suo modo – scri-
vono senza arrendersi, librai che non accettano di trasformarsi in venditori
di saponette, editori nuovi che nascono o si rafforzano cercando di seguire

21 http://www.nazioneindiana.com/2005/01/18/genocidio-culturale/
22 http://www.nazioneindiana.com/2005/02/24/il-beejay/

164
allegoria61

altre strade, singole persone che lavorano anche all’interno della grande
editoria e dei giornali e della nuova frontiera della rete animate da un
diverso atteggiamento e da una vera passione».23 L’appello all’autogestione
delle istituzioni letterarie, lo stesso che ha portato alla nascita di «Nazione
Indiana», si radicalizza in un più ampio appello all’assunzione di respon-
sabilità personale:

si può anche fare diversamente – scrive Moresco –, non uniformarsi, non


entrare in dialogo costruttivo, dire di no, anche se ciò che ci sta di fronte
è o appare infinitamente più potente di noi. Si può anche dissentire, di-
sobbedire, pensare diversamente, comportarsi diversamente. Si può anche
essere non organici, “antisociali”, inattuali, se la “società” in cui siamo im-
mersi ci fa orrore, tenere aperta la nostra ferita, acceso il fuoco, continuare Verifica
dei poteri 2.0.
a pensare, a sognare che anche all’interno di questa stessa società e questo Critica
orrore e persino dei singoli che ne fanno parte ci sia in qualche remoto e militanza
letteraria
punto della loro persona un’eguale ferita e uno stesso fuoco, che in nessun
in Internet
altro modo noi possiamo sperare o sognare di raggiungere se non mostran- (1999-2009)
do in modo indifeso la nostra stessa ferita e il nostro sogno.24

L’analisi delle istituzioni letterarie non è lontana da quella che Bour-


dieu propone per il caso francese, ma le proposte non vanno oltre quelle
avanzate quarant’anni prima da Fortini, nei cui termini opporre «un or-
dine di comuni rifiuti» al «progresso del regime»25 equivaleva sostanzial-
mente al moreschiano «dire di no» alla «restaurazione». Forse proprio
per la vaghezza degli obiettivi (nulla viene detto su che cosa concretamente
potrebbero o dovrebbero fare i partecipanti al confronto per reagire alla
«restaurazione»), sono molte, anche all’interno di «Nazione Indiana», le
riserve, i dubbi, le perplessità. L’insistito richiamo alla «purezza», alla «ra-
dicalità», allontana chi vede in queste parole d’ordine il rischio che la
riattivazione, di per sé necessaria, di un conflitto in cui la letteratura abbia

23 http://www.nazioneindiana.com/2005/04/09/la-restaurazione/. Si è discusso a lungo, su «Na-


zione Indiana», a proposito dell’opportunità dell’uso del termine «restaurazione», che presup-
porrebbe una «rivoluzione», ovvero un cambiamento in positivo nel settore cultural-letterario, di
cui non si potrebbe dire se e quando ci sarebbe stato. È peraltro interessante osservare come Mo-
resco sembri tradurre nei termini militanti dell’appello la constatazione scientifica espressa da
Bourdieu nel linguaggio sociologico: «Finché ci saranno agenti per sostenere i piccoli editori, pic-
coli editori per pubblicare giovani autori sconosciuti, librerie per proporre e promuovere i libri
di giovani scrittori pubblicati da piccole case editrici, critici per scoprire e difendere gli uni e le
altre, tutti o quasi tutti donne [!], il lavoro senza contropartita economica, fatto “per amore del-
l’arte” e “per l’amore dell’arte”, rimarrà un investimento realistico, sicuro di ottenere un minimo di
riconoscimento materiale e simbolico» (Bourdieu, Une révolution conservatrice dans l’édition, cit., p.
26, trad. nostra). Del resto anche Bourdieu auspicava che l’oggettivazione sociologica avesse l’ef-
fetto di incoraggiare «tutti coloro che credono ancora nella possibilità e nella necessità di difendere
la libertà dell’arte di fronte al denaro a prendere atto dei loro interessi solidali e ad affermarli
consapevolmente per meglio organizzare la resistenza» (ibidem).
24 A. Moresco, Piccola nota, www.nazioneindiana.com/2005/02/13/piccola-nota
25 F. Fortini, Istituzioni letterarie e progresso del regime, in Id., Verifica dei poteri, cit., in particolare le pp. 89-92.

165
Il presente

un ruolo di primo piano, avvenga lungo le direttrici approssimative e vel-


leitarie di una sostanziale “falsa coscienza”.
Il dissenso di maggior peso è probabilmente quello di Giulio Mozzi,
data la sua autorevolezza non solo come scrittore e editor ma anche come
uno dei primi animatori del web letterario. Pesano dunque le sue parole
quando, con la sottigliezza caratteristica del suo stile, smonta l’argomen-
tazione di Moresco: «Lavoro da qualche anno con un editore – scrive. –
Il mio lavoro è molto impuro. Sono disponibile al compromesso. Compio
talvolta gesti ruffiani. Uso l’ambiguità. Ho i miei alibi. Posso esibire più
Francesco di “qualche buon libro che pure ho pubblicato”. Non ho la sensazione
Guglieri,
Michele Sisto di “conoscere molto bene” il “funzionamento generale della macchina”
nella quale mi trovo. Non credo che “il peggio di me” abbia preso il so-
pravvento, ma mi rendo conto che c’è il pericolo (d’altra parte: quando
succede, chi se ne accorge?)».26
Non è esagerato definire la Restaurazione e le polemiche che ne se-
guirono come una sorta di guerra civile interna al web letterario. La di-
scussione è lacerante al punto da spingere Moresco, Scarpa, Benedetti,
Voltolini e altri a uscire da «Nazione Indiana».

5. Articolazione e differenziazione del web letterario (2006-2009)


«E c’è poi da ripensare e da reinventare – scrive Moresco all’indomani
di questa “guerra civile” – tutto il problema degli strumenti e del modo
migliore e più dinamico di stare anche dentro la rete, che non è solo quel
regno delle libertà e delle possibilità che generalmente viene descritto,
ma anche una macchina sbriciolante e immobilizzante dove tendono con-
tinuamente a riprodursi – magari moltiplicate – le stesse logiche che do-
minano all’esterno».27 «Nazione Indiana» ha però dimostrato che la rete
è un potente strumento di legittimazione; al punto che, tra il 2005 e il
2006 il sito goliardico VMO28 ha un certo successo mettendo in parodia
i tic e le pose di Moresco, Benedetti e Scarpa.
Nel gennaio 2006 i tre danno vita a un nuovo sito, «Il primo amore»:
ora il gruppo è più ristretto, selezionato;29 il rumore di fondo della rete
viene tagliato insieme ai commenti ai post; gli stessi post sono radi, non
più di uno al giorno, spesso meno. Mentre «Nazione Indiana 2.0» rimane
la principale sede della discussione e della polemica letteraria in rete, «Il

26 http://www.nazioneindiana.com/2005/04/14/preterizione/
27 Moresco, Lettere a nessuno, cit. p. 668.
28 Iniziali del fake Vincenzo Maria Ostuni.
29 Aderiscono al nuovo progetto alcuni membri di «Nazione Indiana»: Dario Voltolini, Sergio Baratto,
Sergio Nelli, Benedetta Centovalli, Giovanni Maderna e Gabriella Fuschini; a questi si uniscono
Giovanni Giovannetti e Anna Ruchat. Collaboreranno anche, tra gli altri, Helena Janeczek, Aldo
Nove, Massimiliano Parente, Giorgio Vasta.

166
allegoria61

primo amore» si assesta sulla misura più tradizionale della rivista, dedi-
candosi soprattutto alla ricerca e al consolidamento di una prospettiva
coerente e condivisa (dall’aprile del 2007 il gruppo pubblica anche una
rivista cartacea, continua a organizzare incontri e occasioni di confronto,
rafforza la collaborazione con la casa editrice Effigie, promuovendo una
collana e una serie di testi vicini alle posizioni del gruppo).
Il nuovo progetto, sebbene vi collabori quasi tutto il nucleo fondatore
della prima «Nazione Indiana», appare orientato decisamente più del
precedente sulle tematiche e sulle prospettive di Moresco. La riflessione
su critica e istituzioni letterarie prosegue (si discute Il controllo della
parola di André Schiffrin, Carla Benedetti interviene sul ruolo degli edi-
tor, Massimiliano Parente sulle classifiche, Tiziano Scarpa sui romanzi
Verifica
d’eccellenza, un’intera rubrica – Il richiamo della foresta – è dedicata alla dei poteri 2.0.
valorizzazione di opere trascurate del passato o del presente), ma il ba- Critica
e militanza
ricentro si sposta progressivamente verso altri temi, raccogliendo l’ap- letteraria
in Internet
pello moreschiano a «guardare il mondo da una prospettiva più am- (1999-2009)
pia»:
Noi abbiamo pensato di chiamare la nostra rivista, leopardianamente,
“Il primo amore”, perché, nella condizione in cui siamo, bisogna attingere
anche ad altre forze e ad altre possibilità ancora e sempre latenti dentro
di noi per riuscire a pensare e a immaginare e a sognare qualcosa che
abbia la radicalità sentimentale, emotiva e mentale necessaria per tentare
di muovere uno spazio immobilizzato. Perché ormai il primo amore è
diventato l’ultimo amore, il primo e l’ultimo amore sono diventati l’unica
possibilità, una cosa sola. […] Abbiamo bisogno dell’impensato, dell’in-
concepito. Ci vuole qualcosa di infinitamente più profondo di una rivo-
luzione: ci vuole una rigenerazione.30
Questa prosa (e posa) massimalista, questo stile dell’estremismo – «un’en-
fasi del pensare, che sceglie per il pensiero scenari mitologici, in cui si riceve
il messaggio assoluto o si consumano le violenze decisive della storia e del
fato»31 – impone una tensione che, sovrapponendosi all’oggetto fin quasi a
nasconderlo, rischia di risolversi nel mero gesto, ma ha d’altra parte la positiva
funzione, almeno in determinate congiunture, di stimolare altri – i nuovi
entranti, i più giovani – a produrre opere letterarie non conformi e a fare
della letteratura un fermento per la trasformazione del mondo sociale. Al
netto dei limiti fin qui evidenziati, la “funzione-Moresco” ha l’effetto di sti-
molare attraverso una petizione di futuro32 l’aggregazione di gruppi nelle

30 http://www.ilprimoamore.com/testo_443.html
31 A. Berardinelli, Stili dell’estremismo: Fortini, Zolla, Tronti, Calasso, in Id., Casi critici, cit., p. 185.
32 «Non si può compiere nessuna giustizia storica se non si impegna il futuro. Non ci può essere nessuna respon-
sabilità altrui e passata verso il nostro presente se non nella misura in cui ve n’è una nostra verso l’avvenire.
Scegliere una discendenza vuol dire scegliere una tradizione» (Fortini, Verifica dei poteri, cit., p. 63, corsivo
dell’autore).

167
Il presente

zone più autonome del campo letterario, rafforzando così il polo dell’auto-
nomia.
Le strutture più tradizionali della sfera pubblica letteraria non hanno
naturalmente smesso di svilupparsi: se da una parte la crescente mono-
polizzazione del mercato librario minaccia di ridurre anche l’Italia a un
paesaggio editoriale «senza editori», dall’altra non sono mancate – e con
maggiore frequenza negli ultimi anni – tentativi di tenere vivo e rafforzare
il polo autonomo: dalle riviste (come «Lo Straniero» o l’appena rilanciata
«Alfabeta2») ad alcune collane e ai premi letterari (il Dedalus di Porde-
Francesco nonelegge). Nel complesso di queste più ampie trasformazioni va consi-
Guglieri,
Michele Sisto derata la progressiva espansione del web letterario: vengono inaugurati,
tra i moltissimi altri, i siti di ricerca poetica «Absoluteville» (2005) e
«GAMMM» (2006), il blog «La poesia e lo spirito» (2007), la «Comunità
provvisoria» di Franco Arminio (2008), il blog della minimum fax «mi-
mima et moralia» (2009) e numerosi blog personali di scrittori.33
Nonostante le numerose, e spesso rilevanti, diversità tra gli spazi let-
terari organizzati in rete, si possono evidenziare alcuni elementi comuni
che rendono possibile considerare questa scena letteraria come un sot-
tocampo34 relativamente autonomo.
Distinzione strutturale dalla sfera pubblica letteraria tradizionale. Fin dal-
l’inizio, come si è visto, gli attori del web criticano gli attori e le istituzioni
dominanti, dall’università all’editoria. La critica più radicale consiste tut-
tavia nel fatto che questi attori, i quali naturalmente provengono da queste
strutture e spesso vi rimangono (circostanza che invita ad evitare contrap-
posizioni schematiche tra chi sta dentro il web e chi sta fuori), si danno
una nuova organizzazione e nuove regole. La principale tra queste è il li-
bero accesso alla discussione critico-militante, che viene garantita dalla
possibilità di postare commenti: chiunque può esprimere la sua opinione
su qualunque testo venga pubblicato, ad esempio, su «Nazione India-
na».35
Rifiuto della logica economica. Tutto o quasi ciò che gli attori di questa
scena letteraria in rete fanno è volontario e non viene retribuito. Il che
naturalmente non esclude che essi possano aspirare a profitti simbolici.

33 Nel 2009 è stato pubblicato il primo studio sul web letterario, che analizza attraverso la categoria
di “informazione letteraria” le pagine di «Nazione Indiana», «Carmilla», «Wu Ming Foundation»,
«vibrisse» e «Il primo amore»: G. Iannuzzi, L’informazione letteraria nel web. Tra critica, dibattito,
impegno e autori emergenti, Biblion, Milano 2009.
34 «Ogni sottocampo ha una propria logica, regole e regolarità specifiche e ogni tappa nella divisione
di un campo comporta un vero e proprio salto qualitativo (come per esempio quando si passa
dal livello del campo letterario considerato nel suo insieme al sottocampo del romanzo o del tea-
tro)»: P. Bourdieu, Risposte, Bollati Boringhieri, Torino 1992, p. 80.
35 L’esistenza di «Nazione Indiana» e di altri luoghi con i “commenti aperti” è un’acquisizione legata
alla storia del sottocampo e consente, a sua volta, la differenziazione di siti che non prevedono
commenti, ma accettano di fatto che i loro contenuti vengano discussi “in altra sede”.

168
allegoria61

Ciononostante, e in modo sorprendente, i principali blog e pagine web


hanno una vita relativamente lunga, a volte al di sopra della media delle
riviste letterarie del Novecento.
Facilità di accesso al campo (in cambio di competenze tecniche). Che il campo
letterario sia caratterizzato, rispetto ad altri campi, da un «livello di co-
dificazione molto debole» e da una relativamente alta «permeabilità
delle frontiere» è stato messo in evidenza dallo stesso Bourdieu. Poiché
il livello di codificazione del sottocampo letterario nel web è ancora più
debole, esso offre ai nuovi entranti, se non ancora una posizione o un
riconoscimento autorevole, almeno la possibilità di accedere alla sfera
pubblica letteraria in modo più immediato e più rapido, a condizione
(niente affatto scontata, soprattutto per chi ha una certa età) che si do-
Verifica
tino delle competenze tecniche di base e che accettino le regole (o l’as- dei poteri 2.0.
senza di regole) della discussione nel web. In cambio il web offre loro Critica
e militanza
il vantaggio di collocarsi dove, e in misura crescente, «circolano le in- letteraria
in Internet
formazioni che fanno parte della competenza specifica dello scrittore (1999-2009)
e dell’artista, dove si stabiliscono relazioni e si acquisiscono protezioni
utili per accedere alla pubblicazione, e dove si conquistano talvolta le
posizioni di potere specifico – gli status di editore, di direttore di rivista,
di collana o di opere collettive – che possono servire all’accrescimento
del capitale specifico».36
Ancora un aspetto. La gran parte degli attori sin qui osservati condi-
vide la disposizione a esercitare una sorta di funzione sostitutiva (rispetto
soprattutto ai media e alla politica) nella sfera pubblica. Su «Carmilla»,
«vibrisse», «Nazione Indiana», «Il primo amore» e «Lipperatura» si leg-
gono decine di interventi dedicati alla riforma della legge 194, alla crisi
dei rifiuti a Napoli, alla lotta alla mafia, alle morti bianche o al terremoto
in Abruzzo. Questo ritorno all’interventismo sociale, ovvero a una po-
stura37 dell’impegno che la precedente generazione (e non solo i “can-
nibali”) aveva manifestamente abbandonato, risponde non solo alle peg-
giorate condizioni di salute della sfera pubblica (per cui un’opera di
controinformazione e di formazione dell’opinione torna ad essere ne-
cessaria) ma, nella logica specifica del campo, a una strategia di distin-
zione, che respinge nel passato le posizioni dei predecessori e converte
in capitale simbolico specifico (letterario) i profitti provenienti da lotte
condotte altrove (in particolare nel dibattito politico-civile). Se si prende
a riferimento lo schema delle forme di politicizzazione nel campo lette-
rario proposto da Gisèle Sapiro38 si può constatare che nel web italiano

36 Bourdieu, Le regole dell’arte, cit., p. 302.


37 J. Meizoz, Postura e campo letterario, in «Allegoria», 56, 2007, pp. 128-137 e Id., Postures littéraires.
Mises en scènes modernes de l’auteur, Slatkine Érudition, Genève 2007.
38 G. Sapiro, Forms of politicization in the French literary Field, in «Theory and Society», 31, 2003, pp.
633-652.

169
Il presente

non sono rappresentati né i «notabili» (scrittori istituzionali, vicini alle


élites politiche, che tendono a sottomettere la letteratura a istanze morali
e interessi nazionali) né gli «esteti» (che al contrario difendono la lette-
ratura da ogni tentativo di condizionamento etico o politico), bensì quasi
esclusivamente l’«avanguardia» e i «giornalisti-scrittori», il cui capitale
di riconoscimento globale è più basso. I gruppi dell’«avanguardia» sono
costituiti da giovani pretendenti che considerano la letteratura come
uno strumento di sovversione sociale ma non trascurano le esigenze spe-
cifiche dell’arte né il principio di autonomia: esprimono il loro desiderio
Francesco di intervento «come esprime la sua protesta chi non ha potere», vale a
Guglieri,
Michele Sisto dire «attraverso manifesti e clamorose manifestazioni artistiche che ven-
gono firmate dal gruppo nel suo insieme».39 I «giornalisti-scrittori» ten-
dono invece a mettere insieme letteratura e cronaca prendendo posizione
attraverso generi letterari quali la satira, l’intervista, il reportage o il pam-
phlet.
Da questa tensione tra avanguardia e giornalismo nasce il prodotto
più noto tra quelli direttamente o indirettamente riconducibili alla “fun-
zione-Moresco” e alle iniziative nate in rete: Roberto Saviano. Saviano
inizia a pubblicare i suoi racconti-reportage su «Nazione Indiana», nel
2005 organizza sotto l’egida del gruppo il convegno Giornalismo e verità,
insieme a Carla Benedetti, e a curare l’editing di Gomorra in Mondadori
è un’altra “indiana”, Helena Janeczek: è lecito dunque che Tiziano Scarpa
voglia trarre i profitti simbolici del successo del libro osservando, senza
fare nomi, che «per una volta, anche la cosiddetta “società letteraria” (am-
messo che esista), l’“intelligencija italiana”, ha fatto la sua parte».40 Ed è
indubbio che il successo di Saviano – il quale anche dopo Gomorra continua
ad essere presente in rete, non solo attraverso il suo sito personale ma
anche intervenendo sui blog e in altre sedi – contribuisce non poco alla
legittimazione dello spazio letterario del web.
Quando nel 2008 Paolo Nori inaugura il suo blog personale fa il suo
ingresso nel web letterario se non il primo «esteta», certo la prima «avan-
guardia» che rifiuta espressamente le modalità dell’intervento sul mondo
sociale fino a quel momento dominanti. Esponente di un gruppo di scrit-
tori cresciuto negli anni ’90 intorno a Gianni Celati, accomunati dall’in-
teresse per la lingua del quotidiano come materiale per il lavoro letterario
e più tardi riuniti nella rivista «L’Accalappiacani», Nori non è un nuovo
entrante: gode già di un certo riconoscimento sia nel suo circuito letterario
che da parte del pubblico. Rifacendosi ai più eccentrici scrittori sovietici
quali Daniil Charms o Venedikt Erofeev, si fa portavoce di un’idea di let-
teratura secondo la quale uno scrittore deve rifiutare qualsiasi apparte-

39 Ivi, p. 645.
40 http://www.ilprimoamore.com/testo_183.html

170
allegoria61

nenza (soprattutto politica) ed essere responsabile solo verso la propria


scrittura. Già quando nel 2001 aveva partecipato all’incontro Scrivere sul
fronte occidentale la sua presa di posizione era stata decisamente divergente.
Ciò che fanno gli scrittori, aveva sostenuto, non può in alcun modo in-
fluenzare il destino del mondo:

Cioè secondo me nella semplicità a cui mi vien da ridurre la questione io


credo che dopo l’11 settembre gli scrittori debbano cercare di scrivere dei
bei libri come dovevano cercare di fare prima, dell’11 settembre. Cioè se-
condo me il convegno sull’11 settembre sarebbe stato meglio non farlo.
Sarebbe stato più interessante trovarci a parlare della funzione della ripe-
tizione nella lingua della prosa, o della gabbia sintattica dell’italiano stan-
dard, o di come è difficile scrivere un romanzo a tesi, perché almeno erano Verifica
cose delle quali, forse, avremmo saputo parlare, invece dell’11 settembre dei poteri 2.0.
Critica
secondo me non ne abbiamo parlato bene, ma non perché non siam bravi, e militanza
io ho proprio l’impressione che sia un fatto di strumenti, che non avevam letteraria
in Internet
gli strumenti, ci mancavano i chiodi e senza chiodi noi per il momento (1999-2009)
mi sembra non siamo capaci, di far stare su il quadro.41

Pur senza celare le proprie simpatie politiche (per il comunismo


“emiliano” ad esempio, o l’anarchia), Nori si avvicina al polo dell’arte
per l’arte più di quanto qualunque attore del web letterario abbia sinora
fatto. Non si lascia dettare temi e tempi dalla situazione sociale o dai
giornali; piuttosto guarda la situazione sociale e anche i giornali dal
punto di vista della letteratura, come usavano fare un Viktor Šklovškij
o un Karl Kraus. Attraverso il suo lavoro quotidiano sul blog e perfino
quando nei suoi «pubblici discorsi» prende posizione su grandi questioni,
non trasmette l’idea che la letteratura debba intervenire nel mondo,
ma al contrario che il mondo possa essere svelato nella letteratura. E
questa è una rottura netta con la postura dell’impegno, per lo meno
nella forma in cui era incarnata da Moresco o Saviano, e determina uno
spostamento in avanti della problematica del sottocampo che fa apparire,
ancora una volta, “invecchiate” le prese di posizione fino ad allora do-
minanti al suo interno.

6. Il «sistema sanguigno della repubblica delle lettere», oggi


Allora, riassumendo: cosa accade? La critica “ufficiale”, quella che vive
sulle riviste cartacee e sui giornali, per tutta una serie di motivi (ne ab-
biamo accennati solo alcuni), attraversa una generale crisi di legittimità.
Mancano gli spazi dove esercitarla. L’autonomia (di giudizio, di canone)
erosa. Il conseguente ripiegamento su di sé la rende sorda alle richieste

41 P. Nori, Il quadro, in Scrivere sul fronte occidentale, cit., p. 144.

171
Il presente

di riconoscimento da parte degli scrittori più giovani (non solo anagra-


ficamente), così come i normali processi di ricambio e dialettica interna
al campo appaiono inceppati: alcuni scrittori e critici a vario titolo subal-
terni, marginali (o detto altrimenti: dominati all’interno del campo let-
terario), vedono nel web uno spazio dove potersi riunire, riconoscere,
esprimere. Questo spazio, per iniziativa di alcuni attori (inizialmente
molto pochi, per lo più scrittori), si dà una struttura, conquista un’auto-
revolezza, diventa una sede credibile per discussioni a cui partecipano
anche altri critici, altri scrittori, inizialmente lontani e diffidenti rispetto
Francesco a Internet.
Guglieri,
Michele Sisto Nel 2006 il Best off della minimum fax, una sorta di rivista-libro che sul
modello di simili iniziative americane raccoglie quanto di meglio si sia
pubblicato nel corso dell’anno, è affidato al guest editor Giulio Mozzi, il
quale include nella sua scelta molti testi (tutti saggi) che sono apparsi la
prima (e spesso unica) volta in rete.

Quando Antonio Pascale, l’anno scorso, incluse nel suo Best off alcuni pezzi
pubblicati da riviste in rete – scrive Mozzi nell’introduzione –, ci fu chi si
stupì, chi rimase perplesso, chi scrollò la testa, chi si entusiasmò e chi disse:
“Finalmente”. A solo un anno di distanza le cose sono ancora un po’ più
complicate. In parole povere: il circuito dei mezzi di comunicazione si è
saldato. Oggi può succedere che un critico letterario pubblichi un articolo
assai polemico in un settimanale a grande tiratura, e un’altra versione (più
lunga e approfondita) dello stesso articolo in una rivista in rete; che un
giornalista gli risponda non sul giornale, ma nel proprio blog; che la di-
scussione venga ripresa da un paio di quotidiani; che le riviste in rete ri-
pubblichino, suscitando ampie discussioni, tutti questi materiali; che altre
riviste in rete li riprendano o semplicemente li discutano linkandoli; che
nuovi articoli vengano pubblicati qua e là, sulla carta e nella rete; eccete-
ra.42

Se fino a qualche anno prima il «sistema sanguigno della repubblica


delle lettere» era formato da poche riviste tradizionali (più o meno pre-
stigiose, più o meno diffuse), oggi esso «è costituito da quegli stessi soggetti,
più una quantità di pubblicazioni avviate nella rete, più le versioni per la
rete delle riviste già pubblicate in carta, più una ormai collaudata consue-
tudine a mettere in circolazione qualunque materiale risulti rilevante,
più una grande quantità di pubblicazioni personali in rete che senza avere

42 G. Mozzi, Prefazione, in Best off 2006. Letteratura e industria culturale. Il meglio delle riviste letterarie italiane,
a cura di G. Mozzi, minimum fax, Roma 2006, p. 8. Si noti che gli esempi portati da Mozzi si riferi-
scono ad attori concreti, i pochi ai quali si deve il risultato che possa succedere quello che egli descrive:
il critico letterario che pubblica sul settimanale ad alta tiratura («L’Espresso») è Carla Benedetti, il
giornalista che risponde non sul giornale («la Repubblica») ma sul proprio blog è Loredana Lip-
perini, tra le riviste che ripubblicano i materiali in rete c’è «Nazione Indiana», ecc.

172
allegoria61

il carattere di rivista contribuiscono alla circolazione e alla produzione


di materiali, eccetera».43
Quanto più la struttura del sottocampo letterario del web si consolida
e si differenzia, tanto maggiore è la sua influenza sul campo letterario
nel suo insieme. Il numero degli scrittori e critici che volenti oppure
obtorto collo prendono parte a discussioni in rete va aumentando, mentre
«Nazione Indiana 2.0» ne diviene il principale crocevia (con medie di
20-30.000 contatti giornalieri). Sulla questione del «ritorno alla realtà»
nella narrativa contemporanea sollevata da «Allegoria» e sul saggio di
Wu Ming 1 New Italian Epic si confrontano nei commenti di «Nazione
Indiana» numerosi attori fino a quel momento estranei al web, tra cui
Andrea Cortellessa, Raffaele Donnarumma, Nicola Lagioia, Tommaso
Verifica
Ottonieri e Tommaso Pincio. Quando Paolo Nori nell’autunno 2009 dei poteri 2.0.
accetta l’invito a collaborare con «Libero» si apre un ampio dibattito Critica
e militanza
sulla questione se, e fino a che punto, uno scrittore possa venire a com- letteraria
in Internet
promessi con un sistema editoriale e mediatico egemonizzato dal Pre- (1999-2009)
sidente del Consiglio. Una questione complessa se si considera, come
ha invitato a fare Helena Janeczek,44 che appartiene a Berlusconi il mag-
giore gruppo editoriale italiano, Mondadori, e perfino la principale
casa editrice di cultura, Einaudi. La discussione, che inizia su «Nazione
Indiana 2.0», trova larga eco nei media, sul «Corriere della sera» come
sul «manifesto», anche alla radio, e all’inchiesta sulla «responsabilità
dello scrittore» lanciata dai redattori del blog rispondono tra i molti
altri il sociologo Alberto Abruzzese e gli scrittori Erri De Luca, Ferruccio
Parazzoli, Franco Cordelli, Laura Pugno e Gianni Celati. Una delle di-
scussioni più intense del 2009 (con 514 commenti e larga eco su «Il pri-
mo amore», «Carmilla», altri siti e giornali) è quella sviluppatasi a partire
da una stroncatura del pamphlet New Italian Epic apparsa su «Alias» a
firma di Emanuele Trevi: nel confronto, serrato e di grande interesse,
le posizioni dei partecipanti – tra cui gli stessi Wu Ming 1 e Trevi 45 –
emergono con una chiarezza e profondità (a volte addirittura eccessiva)
impensabile sulla carta stampata.
L’ecosistema della discussione letteraria è dunque notevolmente più
ampio e complesso da quando si è costituito il sottocampo del web. Mag-

43 Ivi, p. 11.
44 http://www.nazioneindiana.com/2010/01/20/pubblicare-per-berlusconi/
45 È interessante registrare le sue reazioni di neofita, che in poche decine di commenti deve appren-
dere regole e consuetudini sedimentatesi in dieci anni di storia del web letterario: dopo un primo
impatto entusiastico («ho scoperto il magico mondo dei comments con qualche decennio di ri-
tardo, ma ormai è una dipendenza!»; «è bellissimo chiacchierare così di cose supreme!»), Trevi
si scontra con i principali inconvenienti del web: «avrei tante cose da raccontare […] ma ragazzi,
bisognerà trovare un minimo di ordine in questo guazzabuglio!!!»; «perché la maggior parte delle
persone non si firma con nome e cognome?» (http://www.nazioneindiana.com/ 2009/02/14/nel-
la-stanza-separata/).

173
Il presente

giore complessità non significa necessariamente maggiore profondità


critica o capacità di produrre cambiamento. Può anche significare maggiore
dispersività, o il rischio – sempre presente – di rimanere frastornati dal
clamore delle polemiche, dei commenti, della proliferazione di identità
e di voci. Il mezzo, accanto a grandi potenzialità, ha evidenti limiti intrinseci.
Quando tra il proprio pensiero e il renderlo pubblico c’è solo un tasto da
premere, quando ciascuno può essere, per così dire, editore di se stesso,
la tentazione della reazione immeditata, della chiacchiera fine a se stessa
è indubbiamente forte, anche per coloro che – in altre sedi – mostrano di
Francesco aver saldamente incorporato l’habitus dell’ascolto e dell’interlocuzione
Guglieri,
Michele Sisto proprio della discussione letteraria. Non si possono, d’altra parte, chiudere
gli occhi di fronte a un reale effetto di “divulgazione” che la rete ha svolto
in questi anni rispetto alle istituzioni letterarie: soprattutto per i più giovani,
Internet è ormai una palestra imprescindibile.
Delle ambivalenze, delle contraddizioni, delle prospettive antinomiche
aperte dal web letterario si potrebbe scrivere ancora a lungo, tante sono
le questioni che abbiamo necessariamente lasciato a margine o appena
accennato. Ma è bene concludere qui questa verifica – la quale non ha
altre pretese che quella di offrire un canovaccio, una serie di ipotesi aperte
– e sottoporla a sua volta alla verifica di coloro che il web letterario hanno
costruito, e degli altri interessati ad osservarlo, ricostruirne la storia, im-
maginarne l’avvenire. Le loro reazioni – in articoli, saggi, interviste, com-
menti (se queste pagine avranno una vita anche nella rete) – vorremmo
raccogliere tra qualche mese in una “seconda puntata”.

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