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Ambrogio di Milano, testi

Il canto del gallo, le lacrime di Pietro dopo il rinnegamento:


Anche il canto del gallo è gradevole nella notte – non solo gradevole ma per di più utile, perché
come un buon coinquilino sveglia chi ancora sonnecchia, avvisa chi è già desto, conforta chi è in
viaggio, indicando con il suo squillante segnale che la notte sta per terminare. Al suo canto il
brigante abbandona l’agguato e la stessa stella del mattino ridestandosi si leva e illumina il cielo: al
suo canto il navigante ansioso depone la sua angoscia ed ogni tempestosa procella, suscitata spesso
dai venti della sera, si placa; al suo canto l’animo devoto di slancio si dà alla preghiera e riprende
inoltre la lettura interrotta; al suo canto infine la stessa Pietra della Chiesa lava la colpa commessa
con la sua negazione prima che il gallo cantasse. Al suo canto ritorna in tutti la speranza, si allevia
la pena dell’infermo, si attenua il dolore della ferita, si mitiga l’arsura della febbre, in chi è caduto
ritorna la fiducia, Gesù fissa con lo sguardo chi vacilla, richiama chi è nell’errore. Così rivolse a
Pietro il suo sguardo e subito la colpa scomparve, fu cacciata la negazione, seguì la confessione del
peccato. La Scrittura ci insegna che tutto ciò non accadde per caso, ma per volontà del Signore. Sta
scritto infatti che Gesù disse a Simone: Non canterà il gallo prima che tu mi rinneghi tre volte. Ben
saldo di giorno, di notte Pietro si confonde e prima del canto del gallo cade, e cade tre volte,
affinché tu sappia che egli è caduto non solo per un’incontrollata esuberanza del suo parlare, ma si è
confuso per il tentennamento del suo animo. Egli, tuttavia, dopo il canto del gallo diventa più saldo
e ormai degno di essere guardato da Cristo; infatti gli occhi del Signore si posano sui giusti.
Riconobbe che era venuto il rimedio dopo il quale non avrebbe potuto più sbagliare e, passando
dall’errore alla virtù, pianse con profonda amarezza per lavare con le lacrime la propria colpa.
Guarda anche noi, Signore Gesù, affinché anche noi riconosciamo i nostri errori, laviamo con
lacrime di pentimento la nostra colpa, meritiamo il perdono dei peccati. Di proposito abbiamo
prolungato il nostro discorso, perché anche per noi cantasse il gallo e desse un aiuto alle nostre
parole, affinché, se nel discorso si fosse insinuato un qualche errore, tu, o Cristo, ce ne concedessi il
perdono. Concedimi, ti prego, le lacrime di Pietro; non voglio il tripudio del peccatore. Piansero gli
Ebrei, e furono liberati attraverso il mare, mentre le onde si spalancavano davanti a loro. Il Faraone
si rallegrò di tener prigionieri gli Ebrei, e peri sommerso insieme con il suo popolo. Anche Giuda
esultò per la ricompensa del suo tradimento, ma si strangolò con il laccio della sua stessa
ricompensa. Pietro pianse il suo errore e meritò di cancellare gli errori altrui.
Ma ormai è giunto il tempo di finire, concludendo il discorso, il tempo in cui è meglio tacere o
piangere, il tempo in cui si concede generosamente il perdono dei peccati. Anche per noi canti nel
sacro rito questo mistico gallo, perché nelle mie parole ha cantato il gallo di Pietro. Pianga per noi
Pietro, il quale seppe piangere a dovere per sé, e faccia rivolgere verso di noi il pio volto di Cristo.
Si affretti la passione del Signore Gesù, che ogni giorno condona le nostre colpe e opera in noi la
grazia del perdono.
Esamerone V, 24,88-91

Il mare e la vita in esso prodotta


«Dio, dunque, vide che il mare era un bene. E di fatto questo elemento è splendido a vedersi, sia
quando biancheggia per il sollevarsi delle masse d'acqua e delle creste ondose, e gli scogli
spumeggiano di nivei spruzzi, sia quando, dolcemente increspandosi la sua superfìcie allo spirare di
brezze più miti, acquista il cupo colore cangiante, proprio della serena bonaccia, che spesso
abbacina gli occhi di chi lo contempla da lontano, allorché non sconvolge i lidi circostanti con la
violenza dei suoi marosi, ma li saluta come abbracciandoli, con sereni amplessi - e con che suono
gradito, con che giocondo mormorio, con che soave e armonioso rimbalzare delle onde! - Tuttavia
io penso che con quelle parole non si sia voluto dare una valutazione dell'incanto che tale creatura
ha per i nostri occhi, bensì esprimere che esso corrisponde perfettamente al pensiero del Creatore,
conforme al motivo della sua operazione [...].
Perché enumerare le isole, che il mare ci offre spesso agli sguardi come tanti monili, ove
coloro, che con costante proposito di mortificazione, rinunziano alle attrattive della sregolatezza
mondana, preferiscono vivere nascosti al mondo, e schivare gli scabrosi anfratti di questa vita?
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Perciò il mare è rifugio alla temperanza, palestra di vita mortificata, solitudine austera, porto sicuro,
tranquillità nel secolo, vita frugale nel mondo, e inoltre incentivo al raccoglimento per le persone
fedeli e consacrate a Dio, sì che le loro salmodie rivaleggiano col mormorare delle onde che
sciabordano lievemente, e le isole echeggiano col loro applauso alla danza composta dei flutti santi,
risuonando degli inni dei cristiani. E come potrei descrivere compiutamente la bellezza del mare,
che il Creatore vide? Che altro devo aggiungere? Che cos'è il canto del mare, se non un'eco dei canti
dell'assemblea cristiana? Perciò è molto giusto che la chiesa sia paragonata al mare: in principio,
all'entrare della folla fedele, essa rigurgita da tutti gli ingressi delle sue onde e poi, mentre il popolo
prega tutto insieme, scroscia come il riflusso di onde spumeggianti, quando il canto degli uomini,
delle donne, delle vergini, dei ragazzi fa eco ai responsori dei salmi come l'armonioso fragore delle
onde. Che dire poi dell'acqua che lava i piedi allo spirar della brezza salutare dello Spirito Santo?
Il Signore ci conceda tutto questo: di navigare su di un legno veloce al vento di una rotta
precisa, di approdare a un porto sicuro, di evitare che gli spiriti maligni ci scuotano con assalti più
gravi di quanto siamo capaci di sostenere, di scampare ai naufragi della fede, di godere una
profonda bonaccia; e se talora qualche evento sollevasse contro di noi i flutti tempestosi di questo
mondo, di avere per timoniere il Signore Gesù, il quale destandosi in nostro aiuto, comandi con una
sola parola, plachi la tempesta e restituisca al mare la tranquillità.
A lui onore e gloria, lode, eternità dai secoli, e ora e sempre per tutti i secoli. Amen».
Esamerone, V, 21-24

L'esempio della Madonna


«Ed entrando da lei, l'angelo disse: "Salve, piena di grazia, il Signore è con te, benedetta tu fra
le donne". Ma essa, come lo vide, rimase turbata all'entrare di lui».
«Riconosci la vergine dalle sue maniere, riconosci la vergine dalla sua verecondia, riconosci la
vergine dalla sua risposta, riconoscila dal mistero che in lei si compie. E caratteristica delle vergini
aver soggezione, intimorirsi qualora un uomo entri nella loro casa, e trepidare se un uomo rivolge
loro la parola. Le donne imparino a imitare un simile proposito di pudicizia. Maria, se ne stava tutta
sola nelle sue stanze segrete, dove nessun uomo poteva vederla, ma solo un angelo scoprirla: e
mentre se ne stava sola, senza amicizie, sola, senza presenze indiscrete, per non contaminarsi con
chiacchiere grossolane, viene salutata dall'angelo. Imparate, vergini, a evitare la spensierata
leggerezza delle parole; Maria temeva perfino il saluto di un angelo».
Commento al Vangelo di san Luca, II, 7-8

Il martirio di sant'Agnese, vergine


«E torna bene a proposito parlare oggi delle vergini, perché è il natale di una vergine: è bello,
che il nostro libro prenda inizio dal suo elogio: è il natale di una vergine, seguiamone la castità. È il
natale di una martire, immoliamo sacrifici pacifici. E il natale di santa Agnese; l'ammirino gli
uomini, non si scoraggino i fanciulli, stupiscano le spose, la imitino le vergini. Ma che cosa posso
dire che sia degno di lei, se nemmeno il suo nome mancò di una splendida lode? La sua
consacrazione fu tanto superiore all'età, la sua virtù fu tanto superiore alla natura, da sembrarmi
ch'essa abbia ricevuto non un nome di persona, ma un presagio di martirio che indicava che cosa
sarebbe stata. Ma io so ove procurarmi un aiuto. Essa subì il martirio a dodici anni. Quanto
abominevole la crudeltà, che non risparmiò nemmeno un'età così tenera; ma quanto grande al
contrario l'efficacia di una fede, che anche da quell'età ha tratto i suoi testimoni! Ma c'era posto in
quel corpicciolo per una ferita mortale? E colei, che non aveva posto per ricevere un colpo di spada,
ebbe forza di vincere la spada? Eppure, a codesta età, le bambine non sono capaci di sostenere lo
sguardo irato dei genitori, e, se si scalfiscono con l'ago, si mettono a piangere per quelle punture
come se fossero ferite. Costei, invece, senza spaurirsi per le mani insanguinate dei carnefici,
immobile tra i violenti strattoni delle catene stridenti, eccola offrire il suo corpo alla lama del
giustiziere furibondo, pronta a morire senza ancora sapere che fosse la morte; e come trascinata
contro volontà verso l'altare, eccola tendere fra le fiamme le mani a Cristo, e pur tra i fuochi sa-
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crileghi tracciare il segno della vittoria del Signore; eccola introdurre il collo e le mani nei ceppi
ferrati. Ma nessun ceppo poteva stringere membra tanto esili [...].
A quante minacce dovette ricorrere il carnefice per farsi temere e a quante lusinghe per farsi
ascoltare; e quanti furono a desiderarla in sposa! Ma essa: "Anche questo sarebbe un affronto verso
lo Sposo, fargli aspettare colei che gli deve piacere. Egli solo mi avrà, perché mi ha scelto per
prima. Perché indugi, sicario? Perisca pur il mio corpo, che può essere amato solo da sguardi che mi
ripugnano". Stette immobile, pregò, piegò il capo. Allora avresti visto spaventarsi il carnefice, come
se fosse lui il condannato, tremargli le mani di sicario, impallidire per il timore di una pena che non
lo riguardava, mentre la fanciulla per sé non aveva paura. Ecco dunque in una sola vittima un
duplice martirio, quello della purezza e quello della fede: si conservò vergine e meritò il martino a
un tempo».
Le vergini, 1,2; 5,7-9

Eterno creatore dell’universo,


che regoli il corso della notte e del giorno,
e fai succedere le ore alle ore, per mitigarne il tedio,
già canta il nunzio del giorno,
sentinella attenta nella notte profonda,
luce notturna ai viandanti,
che divide una parte della notte dall’altra.
Per opera sua Lucifero svegliato
libera il cielo dalle tenebre;
per opera sua tutto lo stuolo dei vagabondi
cessa di fare il male.
Per opera sua il navigante riprende le forze
e si calmano le distese del mare:
quando lui canta quegli che è la pietra della chiesa
lava il suo peccato.
Perciò: suvvia, alziamoci;
il gallo eccita coloro che giacciono,
riprende i dormiglioni,
il gallo accusa coloro che rinnegano la fede.
Quando canta il gallo ritorna la speranza,
viene ridonata la salute ai malati,
viene riposto il pugnale del malfattore,
torna la fede a coloro che sono caduti nel peccato.
Gesù, osserva coloro che vacillano,
e correggici col tuo sguardo;
se tu ci guardi, cadono i peccati
e la colpa viene lavata dal pianto.
Tu, luce, risplendi ai nostri sensi
allontana il sonno della mente;
te per primo chiami la nostra voce,
e a te sciogliamo voti.
Inno dell’aurora (al canto del gallo)