Sei sulla pagina 1di 164

MUCCHIO

m e n s i l e d i m u s i c a c i n e m a l i b r i p o l i t i c a e a t t u a l i t à

Euro 6 Il Mucchio Selvaggio - Anno XXXIV - N. 674 - Settembre 2010 www.ilmucchio.it

ISSN 1121-354X
9!BLF<G<:RTSOOUoYeZ[ZaZbZi
CLASSIC ROCK
John Mellencamp
Little Willie John
Birkin-Gainsbourg
Poste Italiane Spa - Sped. in a. p. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 1, DCB - Roma

Cars
R.E.M.

TIM
ROBBINS
L’amico americano
Vaselines
Jonathan Demme
Uranio impoverito
Malascuola
Wallace Records
Sesso & Pallone
Mafia Spa
Arcade Fire
Immigrazione
Prodezze Fuori Area

MUSICA: PHILIP SELWAY, THE BOOKS, BOB DYLAN, VELVET SCORE, SKREAM, ROBERT PLANT, BLACK MOUNTAIN, CAMPBELL & LANEGAN, GRINDERMAN, BLONDE REDHEAD, WOLF PARADE,
MAVIS STAPLES, !!! CINEMA: SUMMER WARS, ROSEMARY’S BABY, MILANO FILM FESTIVAL LIBRI: MAURIZIO BRAUCCI, SIMONE CALTABELLOTA, JOE BOYD, REBECCA JAMES, GLENN COOPER
MUCCHIO
7 OPEN
MUCCHIO
m e n s i l e d i m u s i c a c i n e m a l i b r i p o l i t i c a e a t t u a l i t à

Lettere aperte

12PRIMO PIANO
Euro 6 Il Mucchio Selvaggio - Anno XXXIV - N. 674 - Settembre 2010 www.ilmucchio.it

Mensile di musica, cinema, libri, politica e attualità


Via Antonio Silvani, 8, scala D - 00139 Roma
Tel. 06.8121374; Fax 06.8108317 Tim Robbins, Vaselines, Sesso & Pallone, Immigrati alla radio,
www.ilmucchio.it Il selvaggio West in videogioco, Jonathan Demme, Mafia,

LA COPERTINA ALTERNATIVA
Uranio impoverito, Istruzione, Celibato (II parte), Wallace Records,
Direttore editoriale:
Max Stèfani (maxstefani@ilmucchio.it) Prodezze Fuori Area, Maurizio Braucci
Redattore capo:
Daniela Federico (danielafederico@ilmucchio.it)

57MUSICA
Art Direction: Linda Robinson

In redazione (redazionespettacoli@ilmucchio.it): MUSICA: PHIL SELWAY, THE BOOKS, BOB DYLAN, VELVET SCORE, SKREAM, ROBERT PLANT, BLACK MOUNTAIN, CAMPBELL & LANEGAN, GRINDERMAN, BLONDE REDHEAD, WOLF PARADE,
MAVIS STAPLES, !!! CINEMA: SUMMER WARS, ROSEMARY’S BABY, MILANO FILM FESTIVAL LIBRI: MAURIZIO BRAUCCI SIMONE CALTABELLOTA, JOE BOYD, REBECCA JAMES, GLENN COOPER
Valentina Cassano (valentinacassano@ilmucchio.it)

58 INTERVISTE
Beatrice Mele (beatricemele@ilmucchio.it)
Andrea Provinciali (andreaprovinciali@ilmucchio.it)
Valeria Garofalo (miss stagista)

Comitato di redazione: Philip Selway, Arcade Fire, The Books


Massimo Del Papa (maxdelpapa@gmail.com)

64 FUORI DAL MUCCHIO


Federico Guglielmi (MD7213@mclink.it)
John Vignola (vignola.j@gmail.com)

Consulenti alla redazione:


Alessandro Besselva Averame (a.besselva@tin.it) Velvet Score, Nevica su Quattropuntozero, Bonaveri, Marco Fabi, Baby Blue
Luca Castelli (lucacastelli@yahoo.it)

66 SOUNDLAB
Eddy Cilìa (e.cilia@inwind.it)
Damir Ivic (damir@iol.it)
Aurelio Pasini (aurelio.pasini@tin.it)
Dancity, Skream, Matthew Dear, Raudive...
Collaboratori: Fabio Massimo Arati, Simone Arcagni,

70 SUL PALCO
Carlo Babando, Luca Baldazzi, Michele Benetello,
Luca Bernini, Riccardo Bertoncelli, Paolo Bianchi,
Antonio Bibbò, Alessandro Bolli, Giulia Bondi, Carlo
Bordone, Giuseppe Bottero, Annarita Briganti, Alessio
Brunialti, Daniele Caluri, Fabio Cagnetti, Chiara Colli, Sonar, La Tempesta sotto le stelle, Beach House, Paul Weller, Devendra Banhart, Pearl Jam,
Liborio Conca, Marco Di Marco, Marco Drago, Beatrice Gong, ZZ Top, Crosby Stills And Nash, LCD Soundsystem, Serj Tankian...
Finauro, Manano Foschini, Nicoletta Gemmi, Giulia

76 STORIE DI R’N’R
Guiducci, Chiara Lalli, Claudio Lancia, Paride Leporace,
Federica Linke, Giovanni Linke, Ilaria Mancia, Claudia
Mangano, Andrea Marotta, Giorgio Nerone, Francesca
Ognibene, Riccardo Orioles, Giuliano Ortali, Emiliano
Pagani, Gabriele Pescatore, Alex Pietrogiacomi, Vittorio George Jackson di Bob Dylan

78 RECENSIONI
Pio, Massimo Pirotta, Natale Plebani, Elena Raugei,
Giovanni M. Ripoli, Mario Rumor, Hamilton Santià, Lucia
Santoro, Alessandra Sciamanna, Diego Sileo, Daniele
Silipo, Stefano Solventi, Antonio Tettamanti, Cristiano
Tinazzi, Giancarlo Turra, Gianluca Veltri, Carlotta Vissani, Black Mountain, Campbell & Lanegan, Grinderman, Blonde Redhead, John Mellencamp, Mavis Staples, Tav Falco,
Antonio Vivaldi, Dario Zonta !!!, OMD, Wolf Parade, Women, Big Boi, Hjaltalín, Interpol, Eels, Roots, We Are Scientists, Pernice Brothers, Junip,
Foto: Stefano Masselli, Ilaria Magliocchetti Lombi Lone Wolf, Pete Molinari, Best Coast, The Pipettes, Lloyd Cole, Martina Topley-Bird, Zola Jesus

100 FREAK
Operazioni speciali: Antonio Portieri

Diffusione, abbonamenti e arretrati:


Luca Maioli (lucamaioli@ilmucchio.it) Robert Plant

103 CLASSIC ROCK


Amministrazione:
Rita Di Fazio (ritadifazio@ilmucchio.it)

Distribuzione: Parrini & C.


Via di Santa Cornelia, 9 - 00060 Formello (Rm) John Mellencamp, Cars, R.E.M., Little Willie John, Birkin-Gainsbourg, Cure, Julian Cope...

119 CINEPLEX
Prestampa: Graphic Art 6 srl (graphicart6@tiscali.it)
Via Ludovico Muratori, 9/13 - 00184 Roma
Stampa: Arti Grafiche Srl
Via Vaccareccia, 57 - 00040 Pomezia (Rm)

Pubblicità: Daniela Federico - 06.8121374


danielafederico@ilmucchio.it Bumba Atomika, Videocracy e Draquila, Summer Wars, Rosemary’s Baby...

131 BOOKLET
Registr. Tribunale di Roma n. 16947 del 6/10/1977
“Il Mucchio Selvaggio” è una pubblicazione mensile
della Stemax, Società Cooperativa a r. l.

Direttore responsabile: Max Stèfani


Simone Caltabellota, Joe Boyd, Rebecca James, Glenn Cooper, Riccardo Staglianò...

148 RUBRICHE
Sede legale: Via Ottorino Gentiloni, 4 - 00139 Roma

Spiritual Guidance: John Belushi

©Stemax Coop a r. l. 2010 Mediapolis, Balloons, Crampi, Helter Skelter, My Private Life, Short Talks, Seppia...
tutti i diritti di produzione sono riservati

Chiuso in redazione il 26/07/2010 foto di copertina di Eva Vermandel


EDIT
di Max Stèfani

“Se non si riesce a cambiare il


nostro Paese nonostante la buona
volontà di tanti, allora tanto vale
cambiare il proprio Paese, cioè
andarsene”. (Federico Fellini)

S
correndo le cronache di questi giorni di luglio, con i tre- missione centrale di questo governo non era forse quella di
cento arresti milanesi che dovrebbero aver decapitato la introdurre nel Paese massicce dosi di meritocrazia, di responsa-
’Ndrangheta al Nord, ti accorgi che ormai nessun ceto bilità, di equità, a partire dalla scuola pubblica, dall’università,
sociale, nessuna categoria professionale è fuori dalla dai bilanci degli enti locali? Niente è stato fatto. Per salvare gli
melma. Ci trovi dentro il poliziotto e il giudice, l’imprendi- automatismi di carriera è stata subito smontata la promessa di
tore e il generale, il direttore dell’ASL o del Genio Civile (espe- premiare gli insegnanti migliori e sono bastati pochi allevatori
rienza personale recente), così come il prefetto, il banchiere e sponsorizzati dalla Lega per introdurre una quota iniqua come
l’immancabile politico di turno. quella sulle quote latte.
Un clima civile in cui gli imprenditori e i pubblici amministratori Ci vorrebbe una sorta di galateo civile, di sensore morale che ci
chiudono gli occhi. Fingono di non vedere. Danno per scontato che avvisi ogni qualvolta entriamo in contatto con il malaffare. Senza
“così fan tutti”, che l’unico modo per sopravvivere è quello di accet- questo galateo nessun paese può resistere alle seduzioni e alle
tare intermediazioni opache e frequentazioni compromettenti. minacce della malavita. E l’esempio deve venire dall’alto.
Tutto questo nella capitale morale dell’Italia, quella che dovrebbe
mostrare la via al resto del Paese. Copertina a un attore, anche musicista, Tim Robbins. Sembra una
Tutti sono cattivi, a destra come a sinistra, tutti delinquenti, tutti forzatura, ma il personaggio c’è. Parliamo di calcio, restiamo
rubano, non c’è onestà, rispetto per il prossimo, non c’è futuro, sulla mafia (in omaggio a Dell’Utri), scuola, tanto cinema (Jona-
non c’è speranza. than Demme su tutto), libri, giornalismo e molta musica.
Molti italiani reagiscono scendendo in piazza o scrivendo ai gior- Le copie distribuite a Roma e Milano vedono l’omaggio della rivi-
nali lettere traboccanti d’indignazione contro la casta, i suoi pri- sta spagnola “Finerats”. Si tratta di graphic arts, quindi di tutto
vilegi e i suoi scandali. Anche a noi per la copertina a Valentino quel mondo di “urban artists” che si dedica dai graffiti ai fumetti,
Rossi: “Uno sporco evasore fiscale sul Mucchio?”. Ma ho l’im- dalle illustrazioni alle installazioni di arte contemporanea. 
pressione che molti, dopo essersi arrogati il diritto ad essere indi-
gnati, si sentano moralmente autorizzati a fare ciò che hanno
appena condannato.
D’altra parte il segreto del berlusconismo non è la scarsa educa-
zione civica e democratica degli italiani? Cosa poteva funzionare Gr
meglio di un Paperon de’ Paperoni che è come ogni italiano vor-
a
pu ndi, ZZ
rebbe essere, abile e consumato populista che dice agli italiani ciò no nto p gra TO
che vogliono sentirsi dire, ovvero che sono belli, intelligenti, sim- gio chie er g diss
n P!
(ch Qu o c org imi Z
. st l i
patici, furbi, che a loro non gliela fa nessuno? tam e do ella inqu aniz Z To
Il tutto avviene a pochi giorni di distanza dalla sentenza di con- ral ent vreb di fa e eu zato p! U
danna a sette anni di reclusione per Marcello Dell’Utri per “asso- bit tro e a c be e r pag ro pe ri ch nico
o h s ec
ciazione mafiosa”. Una terribile verità perché lega, attraverso la da udin ner i ac sere are r il ap
o q p ih -
mediazione di Dell’Utri, la Cupola di Cosa Nostra a Berlusconi in l Bea e che so) uist gara il po arch an-
Ve ch ho è a u nt sto eg
ne
per un periodo di circa vent’anni, un arco di tempo che abbraccia to. Bum risc una n big ito g auto -
l’intera sua carriera imprenditoriale, il suo successo nel settore di ont bru lie rat
Jes ra tt u
immobiliare, poi in quello televisivo e in quello commerciale, da
ca
rlo olo to ttissi o, p i-
alb ao in m a e-
Milano2 fino alla Finivest e al suo ingresso in politica, senza solu- ert gg Vene a-
os i - to
zione di continuità. ind es
ici olo -
Berlusconi non è mai riuscito a fornire una spiegazione credibile @y
ah
ai finanziamenti con i quali intraprese la sua scalata imprendito- oo
.it
riale. Tanto meno i suoi due angeli custodi, Previti e Dell’Utri.
Inoltre, a leggere la manovra economica, ci si rende conto che il
Centro Destra disconosce tutto ciò di cui si era fatto portatore. La

5
OPEN
Caro Max le scrivo, così mi distraggo un po’. La funzione del
giornalismo, anni fa, era quella di fornire la profondità, le nuvo-
le, al cielo; un tentativo onesto di passare dal verosimile della
cronaca alla verità della storia. Ecco, in questi anni i padroni del
vapore pretendono un panorama scevro di cumulocirri, azzurro
come la carta da parati di certi soggiorni. Appunto, bello il
Mucchio, sempre meglio, ma schiacciato huxleyanamente dal

LETTERE
rumore bianco altrui; quello delle mille notizie che si cancellano
e si sovrappongono come in un drone infinito. Mi è piaciuto
l’accenno sportivo sul Giro sul Mucchio di luglio/agosto e vorrei
convincerla ad allargare gli orizzonti: al MS (ehi, sembra taba-
gismo occulto..) farebbe bene più sport. Sarebbe bello appro-
fondire il discorso su Gaul e Anquetil: il lussemburghese lo co-
nobbe mio padre ai tempi della Gazzola; Jacquot fu veramente
un personaggio inimmaginabile, oltre il concetto nietszchiano
del superuomo. Vabbè, la saluto come farebbe un giovane.
Booyakasha!?

APERTE
Simone - info@enomisossab.com

Ciao Max! Non so cosa pensi della tanto pubblicizzata reunion


dei Litfiba; ti dirò, quando si sciolsero nel ‘99, ho letto il libro
scritto da Pelù nel quale raccontava la loro storia. Beh, il litigio
era sicuramente fresco, ma era incredibile quanti insulti e quan-
te dure parole nei confronti di Renzulli venivano proferite. Ad-
dirittura Pelù stesso si dava del pirla per aver condiviso per
tanto tempo la band con quell’elemento, che a suo dire avreb-
be avuto ancora più successo senza Renzulli. Oggi si riuniscono,
e lo stesso Piero ha pure la faccia tosta di dire “abbiamo ritro-
vato l‘intesa artistica e personale”. Quando si dice... i soldi. Evi-
dentemente anche Pelù, dopo aver vaneggiato di rivoluzioni
proletarie mentre si comprava mega ville con uliveti annessi
nelle campagne fiorentine, probabilmente è un po’ a corto di
liquidi... Intesa artistica? Che schifo. Almeno Renzulli non è cer-
✎ maxstefani@ilmucchio.it to simpatico, ma la chitarra la sa suonare...
Marco - amicimarco@virgilio.it

Discorso difficile. Come avrai visto sul numero scorso Guglielmi ha


parlato bene sia del disco sia del concerto. Personalmente non ho
mai sopportato Piero e nella mia discoteca ci sono solo i loro primi
tre dischi, quelli con Maroccolo insomma. Il resto è stato poca cosa
e da Terremoto in poi da sciogliere nell’acido. Un paio di anni fa
capitai a casa di Pirelli a Firenze e gli chiesi: “Perché per il 30ennale
della band, nel 2010, non fate un grande concerto a Firenze, magari per
beneficenza così nessuno vi accusa di farlo per soldi? Scegliete voi la for-
mazione. Sarebbe grandioso!”. Marie mi rispose: “Piero? Bleah. Pen-
1985 sa che i nostri figli frequentano la stessa scuola e neanche si salutano!
Neanche morti. Mai!”. Evidentemente, però, hanno cominciato a
rimuginarci sopra, visto che Ghigo non riusciva a suonare neanche
.
iche a Romearto alla bocciofila dietro casa e Piero scivolava ogni giorno più in bas-
d nc re
so. Così ecco il tour, il disco dal vivo con inediti, il lancio in pompa
De ere Lig e co(mi patava
a
magna su “XL”, i cd ristampati per “L’Espresso” (senza il logo ori-
ed nte oli an tto ginale del Mucchio, ai tempi sponsor entusiasta della band fioren-
o a v ime Mai he c a fa no tina - le prime due biografie ufficiali dei Litfiba sono state non a
t pr n c h fa
o sta de to co o?) iano Ste lata. caso di Ronzani e Guglielmi) con nuovo libretto accluso, la gente a
n c o e r , n c a o il
So bbli ap ger ò L ica artic tare a
u far la fila ai concerti… È l’effetto karaoke che ha portato anche me,
r
Pu e si è ana . Pe ded a e re ci ivev di recente, a vedere CSN e gli ZZ Top. A riempire gli stadi e i palaz-
ch il m nda ima lung a pu i scr zetti questa estate sono stati gli over 50 o, se dice bene, i reduci del
sia ca ba lliss olto tev nzan ? mo
co grunge (vedi Pearl Jam) che è stato l’ultimo movimento “ge-
Ta a be i, m ra po Ro na” Gia nerazionale” del rock. Comunque, meglio successo e denaro ai nostri
un nzan c’e o? O ristia
Ro che io, n lia C due eroi, uno quasi e l’altro ben più che cinquantenne, comunque
à
Gi cch mig belli vispi sul palco, che ai musicisti di “X Factor” o “Amici”.
Mu r “Fa
pe Mi dispiace, ma il numero di luglio/agosto non lo compro. O-
gnuno deve avere il diritto di scegliere una e una sola rivista.
Posso capire un allegato a 30 centesimi con un quotidiano. Ma

7
OPEN
LETTERE
pagare 10 euro per un numero in più è
troppo. Sono rammaricato e suona stra-
no, ma questa scelta la faccio proprio
perché vi voglio bene. Al prossimo mese!
Pino Morelli

APERTE
Ciao Direttore, perché quest’estate l’ab-
bonato non ha avuto la possibilità di ac-
quistare l’Extra senza dover ricomprare
una seconda volta il Mucchio? Trovo as-
surdo penalizzare così chi sostiene ogni
anno la rivista abbonandosi!
gianluca - benellog@libero.it

Se fosse andato ancora in edicola da solo,


Extra sarebbe costato comunque 10 euro.
Questo spiega perché non c’è nessuna di-

CHI NON
scriminazione per gli abbonati, i quali per
conto loro hanno già molti gadget omaggio
durante l’anno, in particolare tre libri in arri-
vo nei prossimi mesi e un prezzo concor-

MUORE
renziale rispetto al prezzo dell’edicola. La
vera forzatura c’è stata verso coloro che ac-
quistano in edicola solo il Mucchio e non

SI RIVEDE
Extra, ai quali è stato chiesto un esborso
maggiore. La doppia tiratura, con e senza
Extra, sarebbe stata ideale, ma non è stato
possibile fare altrimenti.

Ciao Max, a parte i soliti complimenti di


rito per gli ultimi numeri, ti scrivo per
sapere se hai visto cosa ha combinato
quel “geniaccio” di Battiato per i PGR di
Ferretti. Ma soprattutto, hai visto con chi
hanno pubblicato e distribuito questa
raccolta speciale, i nostri cari “alternati-
Mr Obama
vi”? Ma cosa sta succedendo? Ormai gli Che ne pensi dell’Internet Kill Switch
artisti fanno a gara a pubblicare cd con di Obama? Ogni società operativa
All’epoca dei primi passi questi di “XL”! E ormai non si tratta dei nei settori Internet, telefonia o siste-
ufficiali, nei tardi Sixties, soliti noti in cerca di marchette o pro- mi informativi degli Stati Uniti sarà
il suo nome era una ga- mozione facile tipo Fabri Fibra, ormai soggetta al controllo e sottoposta al
ranzia per i cultori del anche i nomi di punta della cosiddetta comando del nuovo centro naziona-
rock-blues, ma la noto- scena indie stanno seguendo questa le di sicurezza e comunicazioni
rietà su vasta scala giun- strana moda, vedi prima i Casino Royale, (Nccc) che ha pieni poteri.
se negli anni 70 grazie poi gli Afterhours, Caparezza, i Linea 77, Può fermare tutto quando ritiene sia
ad album più ammiccan- la Bandabardò e adesso Battiato con i il caso. Un black-out della Rete?
ti al pop come The Joker PGR! Senza contare i pezzi inediti che Paola
(1973), Fly Like An Eagle altri gruppi “regalano” ai fan pubblican-
(1976) e Book Of Dreams doli sul sito di “XL”, vedi Teatro degli È assurdo e secondo me irrealizzabi-
(1977). Ben diciassette Orrori e Almamegretta. Qua c’è sotto le. E poi con quali risorse? E con
anni dopo Wide River, il qualcosa di poco chiaro, ad esempio, chi quali conseguenze? Potrebbero
quasi sessantasettenne la paga la produzione (registrazione, anche esserci dei problemi dal punto
Steve Miller è ritornato mixaggio, SIAE, grafica, stampa, ecc…) di vista legale, specie con alcuni con-
con un album di studio, di questi prodotti? E gli artisti ci guada- tenuti della Costituzione americana.
Bingo!: un party-record, gnano qualcosa oppure parte dell’im- E poi è assurdo pensare ai sistemi
nelle parole dello stesso porto va a “XL” per coprire le spese di informatici, o a Internet come a
cantante/chitarrista di produzione e pagare la marchetta pub- qualcosa che riguarda solo un paese.
Milwaukee, contenente blicitaria? Non sarebbe il caso di farci Non per niente si chiama
solo cover di brani fir- una bella inchiesta o di interpellare i World Wide Web.
mati da B.B. King, How- gruppi citati sopra per capire meglio la
lin’ Wolf, Jimmy Reed, dinamica di questi progetti?
Earl King, Otis Rush, Ps: il mio amico di Sassari, Gianni Tetti,
Jimmie Vaughan e altri. scrittore in erba, ancora non si capacita
della bella recensione che avete fatto per
il suo libro I cani là fuori, Neo Edizioni, sul

ILMUCCHIOSELVAGGIO
8X4 Cd nel MUCCHIO
Max Stèfani
Sun Dial
Other Way Out
numero di gennaio. È uscita la recensione anche su “Frigidaire”, ma sinora il pezzo più John Mayall
forte della sua collezione di articoli e recensioni è proprio il vostro! So Many Roads
Tom Petty
Giovanni Salis Mojo
Paolo Benvegnù
Immagino paghi tutto “XL”, ma non lo so per certo. Per conto degli artisti, mi aspetto che Dissolution
vadano dove c’è più miele, che sia denaro o anche solo la possibilità di raggiungere un mag-
gior numero di lettori, cosa nella quale non vedo niente di male. Lo faremmo tutti. “XL”, caso
Federico Guglielmi
più unico che raro, non guadagna dalle vendite in edicola, ma dalla vendita di spazi pubblici- Vaselines
tari, spesso facenti parte di un pacchetto con quelli di altre riviste. Al punto che la proprietà Sex With An X
non è neanche interessata alle vendite. Non credo che gli artisti ricevano un qualche com- Black Mountain
Wilderness Heart
penso, ma di certo tali entrate permettono al giornale di pagare questo tipo di operazioni, M.I.A.
cosa che purtroppo non accade al Mucchio. Temo che in questi casi agli artisti vada solo la Maya
Angel Witch
parte dei diritti d’autore. Detto questo, sono comunque contento se “XL” sponsorizza artisti Angel Witch
che stimo, piuttosto che qualcuno dei tanti noti incapaci che c’è in giro e il merito di questa
scelta va al direttore Luca Valtorta. Dal mio canto, ribadisco però che il Mucchio, restando
fuori da qualunque logica di mercato pubblicitario, può permettersi una libertà di espressio- Giovanni Linke
ne e una capacità di approfondimento che nessun’altra rivista può sperare di avere. Ed è per Jeremy Jay
Splash
questo che un certo tipo di artisti, come il tuo amico Tetti, fanno un punto d’onore delle The Books
buone recensioni avute dal Mucchio, piuttosto che di quelle avute da giornali ben più diffusi. The Way Out
DM Stith
Heavy Ghost Appendices
Caro Max, qualche numero fa, nelle lettere, un tuo affezionato lettore scrisse affranto Autechre
e disperato sulla sua Poggibonsi, polverosa ed invivibile cittadina (per mancanza di Move Of Ten
eventi social-culturali), cercando in te una spalla su cui piangere e tanta solidarietà gli
desti, dato che tu hai la sfortuna di vivere vicino Terni; tutti posti brutti, pieni di im-
mondizia, brutture, che si vedono anche attraverso Google Earth. Da allora un solo Riccardo Bertoncelli
John Mc Laughlin
pensiero affligge me e il mio compagno, entrambi individualmente abbonati al nostro To The One
meraviglioso Mucchio: noi che abbiamo la fortuna di vivere a Napoli, città esente dalle Eels
Tomorrow Morning
problematiche di cui sopra, invitiamo te e l’amico lettore a trasferirvi nella nostra ri- Chumbawamba
dente città scevra da tali problemi; certo, ti puoi ritrovare nella location di film, o fic- Abcdefg
tion quali Gomorra, Pacco doppio pacco e contropaccotto, il Camorrista, o l’Imbal- The Coral
Butterfly House
samatore; oppure ritrovarti su un’isola pedonale con i collegamenti alla terraferma
interrotti; tutto questo rende il nostro vivere quotidiano avventuroso e colorito; e cosa
vuoi che sia mettere in conto il donare involontariamente il tuo stipendio ad un pas- Aurelio Pasini
seggiatore un po’ veloce che si scorda di lasciarti documenti e borsa, mentre fai lo sla- Arcade Fire
The Suburbs
lom tra la merda dei cani sui marciapiedi, quando questi sono liberi dalle auto in sosta Black Mountain
in doppia fila? E come non godere dell’applicazione del condono Berlusconi sull’allar- Wilderness Heart
gamento delle proprie magioni, realizzato rigorosamente sui marciapiedi succitati? I. Campbell & M. Lanegan
Hawk
L’elenco è sterminato, ma la vita qui scorre gioiosa e bellissima ed ha ancora aspetti J. Birkin & S. Gainsbourg
umani. Vi invitiamo a provare il brivido di “un anno vissuto pericolosamente”; potrem- Je t'aime... moi non plus
mo diventare scambisti delle nostre dimore, dalle quali poter scappare per Barcellona
appena cambiate idea.
ziajulia74@libero.it Alessandro Besselva
J. Birkin/S. Gainsbourg
J. Birkin/S. Gainsbourg
Ciao Max, a quasi 40 primavere mi sono deciso a scriverti. Leggo il Mucchio da 20 anni, Hjaltalin
Terminal
da quando vi ho scoperto a naja (a qualcosa è servito, no?), a parte la parentesi setti- Talking Heads
manale, non perdo un numero. Con voi, con i vostri articoli e i reportage, sono cre- Little Creatures
sciuto, mi sono incazzato, ho riflettuto. Confesso che compro il Mucchio per la sua par- Pigbag
Volume 1
te musicale, fanatico di musica indie alternativa, ho trovato spesso riscontri con i miei
gusti e scoperto dischi formidabili grazie alle vostre recensioni. Ringrazio, a tal propo-
sito, Giancarlo Turra che nel numero di maggio mi ha fatto riscoprire un gruppo mera- Damir Ivic
viglioso... i Galaxie 500! Sono rimasto folgorato e ho comprato tutti i loro cd. Clark
bariv70@libero.it Totems Flare
Raudive
Chamber Music
Mi ha telefonato l’impiegata di una società di recupero crediti, per conto di Sky. Mi dice 2 Banks Of 4
Junkyard Gods
che risulto morosa dal mese di settembre del 2009. Mi chiede come mai. Le dico che dal Nils Petter Molvaer
4 aprile dello scorso anno ho lasciato la mia casa e non vi ho più fatto ritorno. Causa ter- Hamada
remoto. Il decoder Sky giace schiacciato sotto il peso di una parete crollata. Ammutolisce.
Quindi si scusa e mi dice che farà presente quanto le ho detto a chi di dovere. Poi, pre-
murosa, mi chiede se ora, dopo un anno, è tutto a posto. Mi dice di amare la mia città, John Vignola
The Beatles
ha avuto la fortuna di visitarla un paio di anni fa. Ne è rimasta affascinata. Ricorda in par- The Beatles (White Album)
ticolare una scalinata in selci che scendeva dal Duomo verso la basilica di Collemaggio. E I Am Kloot
mi sale il groppo alla gola. Le dico che abitavo proprio lì. Lei ammutolisce di nuovo. Poi Sky At Night
Philip Selway
mi invita a raccontarle cosa è la mia città oggi. E io lo faccio. Le racconto del centro mili- Familial
tarizzato. Le racconto che non posso andare a casa mia quando voglio. Le racconto che, Dennis Wilson
Pacific Ocean Blue
però, i ladri ci vanno indisturbati. Le racconto dei palazzi lasciati lì a morire. Le racconto

9
dei soldi che non ci sono, per ricostruire. E

COM’ERANO
che non ci sono neanche per aiutare noi a
sopravvivere. Le racconto che, dal primo
luglio, torneremo a pagare le tasse ed i
contributi, anche se non lavoriamo. Le rac-
conto che pagheremo l’ICI ed i mutui sulle
case distrutte. E ripartiranno regolarmen-
te i pagamenti dei prestiti. Anche per chi
non ha più nulla. Che, a luglio, un terre-
motato con uno stipendio lordo di 2 mila
euro vedrà in busta paga 734 euro di retri-
buzione netta. Che non solo torneremo a
pagare le tasse, ma restituiremo subito
tutte quelle non pagate dal 6 aprile. Che
lo Stato non versa ai cittadini senza casa,
che si gestiscono da soli, ben 27 mila,
neanche quel contributo di 200 euro men-
sili. Che i prezzi degli affitti sono triplicati.
Che io pago, in un paesino di cinquecento
Ian Hunter Patterson (1939) è anime, quanto Bertolaso pagava per un
inglese. La sua carriera musicale appartamento in via Giulia, a Roma. La
comincia quando decide di tra- sento respirare pesantemente. Le parlo
sferirsi a Londra nel 1966 e in- dei nuovi quartieri costruiti a prezzi di re-
contra Mike Ronson. Nel 1969 sidenze di lusso. Le racconto la vita delle
esce il primo disco come Mott persone che abitano lì. Come in alveari
The Hoople. Del 1972 è il grande senz’anima. Senza neanche un giornalaio
successo di All The Young Dudes o un bar. Le racconto degli anziani che

IANHUNTER
prodotto da David Bowie. Nel sono stati sradicati dalla loro terra. Lon-
1975 inizia la carriera solistica tani chilometri e chilometri. Le racconto
sempre con Ronson. L’album dal dei professionisti che sono andati via. Del-
le iscrizioni alle scuole superiori in netto
calo. Le racconto di una città che muore. E
lei mi risponde, con la voce che le trema.

COME SONO
“Non è possibile che non si sappia niente
di tutto questo. Non potete restare così.
Chiamate i giornalisti televisivi, la stampa.
Trova l’intruso
Dovete dirlo. Devono scriverlo”. Loro non Ciao Max, ci sono voluti solo 33 anni
scrivono, voi fate girare. per spostare il Mucchio Selvaggio
Cristina Scimia dalle riviste porno a quelle di moto...
(lettera inviata prima del 7 luglio, ndr) Pensa quando metterai in copertina
Mary Quant per parlare dei Beatles:
Grande intervista sul Mucchio di luglio/ proveremo l’emozione di sfilare la
agosto all’immenso Lucky. Ero suo fan e rivista tra “Vogue”, “Vanity Fair” e la
l’ho visto correre decine di volte, era spet- faccia di Alfonso Signorini!
tacolare. Ha solo omesso un particolare, fabrizioleopardi@hotmail.com
che la sua carriera è finita al curvone di
Salisburgo quando all’ultimo giro cercò di Più che altro ci ho messo venti anni a
passare Uncini all’esterno, cadde a 240... e vederlo spostato dalle riviste porno a
da allora gli venne il braccino... ma rimar- quelle musicali. Anche se mi giocai
rà sempre nel mio cuore!!! tutto quando mettemmo in
Roberto Giberti copertina una modella di Vivienne
vivo Welcome To The Club del Westwood con addosso un strap-on
1980 riassume benissimo la sua Ciao Max, sono abbonato da quasi un in uno dei primi numeri del settima-
carriera. Grande disco! Nel 1993 anno e per l’ennesima volta il giornale mi nale e più recentemente con la
muore per cancro Ronson. Nel è arrivato con un certo anticipo rispetto al escort. Ma diciamo che il Mucchio
2001 è in tour con Ringo Starr mese che rappresenta (24 giugno). Poi, peregrina da 33 anni nelle edicole a
con la sua All-Starr Band. L’ul- magari, un giorno capirò il perché di una seconda delle immagini di prima
timo suo disco è del 2009, Man copertina simile con Rossi... o ne discute- pagina. Se pensi a Giorgio Bocca, il
Overboard. Hunter continua a remo insieme, se ne avrete, ne avrai vo- prete disegnato da Caluri con un’evi-
suonare in giro per il mondo e glia. Un gran bel numero, comunque. dente erezione sotto la tonaca, il
nel 2009 ha fatto due concerti a Tanto per cambiare. Ciao, a presto! Gesù di Mantegna, Ratzinger-
Londra con i Mott riformati. Alessandro Piantini Veltroni, gli scontri del G8 di
Grande successo. Genova... è lo scotto che si paga a
Mai avrei pensato di vedere Valentino non essere omologati e politicamen-
Rossi in copertina sul Mucchio, che delu- te corretti. Non sanno dove metterti.

ILMUCCHIOSELVAGGIO
sione! Un evasore fiscale! Moto-rock è un abbinamento che ci
può stare, ma Rossi-Mucchio poco o niente. Allora, per restare in
tema moto, era meglio una copertina a Easy Rider o a Dennis
Hopper, visto che ci ha appena lasciato! O era meglio Biaggi,
I GRANDI ALBUM
anche perché è l’unico italiano che potrebbe vincere un mondia-
le... e perché non chiedere a Lucchinelli della cocaina? Dai Max, DEL ROCK ITALIANO
non mentire, Rossi sta sulle palle pure a te.
Pietro

In effetti non pensavo che Rossi stesse sulle palle a così tanta gente.
PROSSIME USCITE
Spero, per il bene del Mucchio, che sia piaciuta invece ai fan che pro- Ottobre 2010 - Siberia dei Diaframma
babilmente neanche sanno dell’esistenza di questo giornale. L’idea di Novembre 2010- Le radici e le ali dei Gang
base era di mettere Lucchinelli in copertina, ma Marco non aveva sue
foto, vecchie o nuove, ad alta definizione. Diciamo che con il compu- Dicembre 2010 - Mediamente isterica
ter non è una spada. Abbiamo, quindi, optato per una copertina gene- di Carmen Consoli
rica sulla MotoGP. Tra le poche gratis a nostra disposizione, quella
scelta ci sembrava la migliore. Si capiva che era Rossi ma non era un
primo piano. Sulle tasse evase credo che l’unico errore di Vale rispetto
ai suoi colleghi milionari sia stato quello di farsi beccare (o meglio,
aveva un manager idiota come Gibo Badioli). Mi pare che quasi tutti
(MotoGP o Formula 1 che sia) abbiano residenza in paradisi fiscali per
non pagarle. Fu beccato se non sbaglio anche Capirossi. Ed è prassi
comune, purtroppo, nel mondo dello spettacolo (rock o cinema che
sia) come dello sport. Sulla cocaina, o sulla droga in generale, la pren-
de o l’ha presa il 90 percento della gente che ho intervistato negli ulti-
mi trent’anni. Sarebbe stata una domanda banale. Marco non era certo
uno spacciatore e se è andato dentro è perché la legge è fatta male.

Caro Max nella puntata di “Matrix” dedicata a Amiche per


l’Abruzzo, si è capito che la scuola elementare che doveva essere
ricostruita con i fondi raccolti dal concerto è nella zona rossa che
non è ancora stata riaperta. Pertanto, anche se la scuola venisse
ricostruita con quei fondi (anche se è stato stimato che occorre-
rebbero molti più soldi) i bambini non potrebbero andarci finché Gli abbonati riceveranno gratuitamente
tutta la zona non sarà in sicurezza. Queste cose, tra una censura e
l’altra, sono venute fuori in trasmissione e c’erano la Mannoia e la
i volumi in allegato al Mucchio;
Nannini incazzate nere per l’immobilismo assurdo che non con- tutti gli altri potranno acquistarli su
sente di utilizzare questi soldi. Io non capisco perché ci si scaglia
contro chi, con la propria arte, cerca di dare una mano, invece di
www.ilmucchio.it a euro 10 ciascuno
protestare contro chi fa sì che i problemi che ci sono là vengano (spese di spedizione incluse) o assicu-
taciuti, oltre a non far nulla per risolverli.
Paola
rarseli a costo zero abbonandosi al mensile

Dopo che è stato provato da te che il denaro del cd non si sa dove


e come sia stato usato (certo non per gli scopi prefissati), le Amiche
per l’Abruzzo ci riprovano con il dvd. Ma se invece di schiantarci le
palle con queste canzoni agghiaccianti sganciassero un milione di
euro a testa non farebbero prima? Sono tutte delle ipocrite perbe-
niste che hanno scelto una via diversa per vendere qualche dvd o
per passare in radio con una canzone femminista e ignorante.
Stefano

Probabilmente, se fossi milionario farei una donazione per L’A-


quila senza cantare canzoni merdose, ma guadagno mille euro al
mese e mi faccio tre ore di treno tutti i giorni per andare a lavo-
rare e quando sento la Pausini che fa Madre Teresa di sto cazzo mi Su www.ilmucchio.it sempre disponibili i primi
girano i coglioni, mi girano anche quando canta comunque.
Stefano Corvetti
tre volumi: Hai paura del buio? - Afterhours;
Linea Gotica - CSI; Il Vile - Marlene Kuntz.
Ho già scritto come la penso su questo genere d’iniziative umanita- Puoi acquistarli (euro 10 cadauno, spese
rie italiane. Non nascondo che magari qualcuno ci crede anche, ma è di spedizione incluse) sia con carta di credito
un dato di fatto che il risultato finale è quasi inesistente e nel frat-
tempo ci mangiano tutti. Non ultimi i protagonisti che ne hanno un su www.ilmucchio.it/shop.php sia tramite
ritorno mediatico senza prezzo. Il fatto che le ragazze ci riprovino an- bollettino postale da intestare a
cora una volta con il dvd è quantomeno imbarazzante. Stemax Coop, C/C n° 92407006,
via A. Silvani, 8, 00139 Roma
11
TIM ROBBINS
Attore, regista, attivista e anche - ufficialmente fra alcune settimane,
quando il suo esordio arriverà nei negozi - cantautore, Tim Robbins
è un personaggio di grande spessore, capace di lavorare nel big business
senza esserne contaminato più di tanto. Proprio il suo (inatteso) disco
ci ha offerto l’opportunità di un incontro faccia a faccia in quel di Londra,
dal quale sono ovviamente derivati discorsi non solo musicali
ma anche cinematografici e culturali a 360 gradi. Non ci aspettavamo
del resto nulla di diverso, da quello che è a tutti gli effetti,
al di là degli inevitabili alti e bassi, una nostra icona.
di Carlo Bordone - foto di Amanda Reelick

T
anto per cominciare, Tim Robbins è altissimo. Si sapeva, girare un film (Catch A Fire, di Philip Noyce, Ndr). Il mio è uno stra-
d’accordo, ma fa comunque un effetto intimidente quando ti no mestiere. Un giorno sei lì a ciabattare in casa, poi ti arriva una sce-
stringe la mano dall’alto dei suoi due metri di coolness holly- neggiatura e tre settimane dopo ti ritrovi dall’altra parte del mondo a
woodiana. L’altra cosa che colpisce, soprattutto se ci si atten- sforzarti di entrare nella pelle di persone che non hai mai conosciuto
deva di incontrare l’Andy Dufresne de Le ali della libertà, è e che non avevi nessuna intenzione di conoscere. A cercare di imme-
quanto dimostri più dei suoi cinquantuno anni. Non sono tanto i desimarti in una mentalità estranea, a sforzarti di provare compas-
capelli precocemente bianchi a dare questa impressione, quanto sione per gente che non avresti mai immaginato meritevole di com-
la gravitas da vecchio saggio trasmessa dal tono di voce basso e passione. Tipo, nel mio caso, un poliziotto sudafricano bianco, uno
pacato, dal sapore di certe riflessioni, e da uno sguardo che tra- che durante l’apartheid faceva il torturatore. Per interpretarlo al
disce una malinconia che di glamour cinematografico ha ben meglio dovevo vedere la realtà dal suo punto di vista. È proprio que-
poco. L’incontro con l’attore, regista, attivista politico e da poco sto genere di sfida che rende interessante il mio mestiere. Mi sono
anche novello cantautore si svolge durante uno dei giorni calci- immerso a tempo pieno nella storia del Sudafrica, e nel corso della
sticamente più infausti degli ultimi decenni: è infatti appena ter- lavorazione del film ho capito quale incredibile miracolo sia stata la
minata Italia-Slovacchia, e sulla tv nell’angolo bar della sede lon- transizione pacifica guidata da Mandela. Chiunque avrebbe previsto
dinese della PIAS, dove si tiene la nostra chiacchierata, scorrono fiumi di sangue per le strade, lo scatenarsi delle vendette private; inve-
gli highlights (si fa per dire) della nostra Corea 2.0. Naturalmente ce, grazie al lavoro della commissione di riconciliazione nazionale, è
a Robbins, americano progressista tutto d’un pezzo, dello psico- stato possibile traghettare il Paese verso il futuro ispirandosi a quello
dramma lippiano non frega assolutamente nulla, e la butta subi- che, di base, è un modello gandhiano. E tutto questo per la lungimi-
to sul politico. Sulla Storia. “Grande cosa i Mondiali di calcio per il ranza di un solo uomo. Poco prima di ripartire, ebbi la possibilità di
Sudafrica, mi auguro che sull’onda dell’entusiasmo ci possano essere incontrare privatamente Mandela, parlammo di questo ma anche di
ulteriori miglioramenti sociali ed economici. Mandela si è dimostrato musica e di sport. Un momento emotivo fortissimo. Dedicargli una
un politico di razza anche in questo caso, no?”. Sì. Forse. Non so. canzone era il minimo che potessi fare”.
In realtà sto ancora pensando al gol annullato a Quagliarella, ma
il fatto che il brano che chiude il disco di Tim (Lightnin Calls) Con uno come Robbins è facile partire subito per la tangente e
abbia come sottotitolo “Song For Mandela” mi permette di tam- indirizzare il dialogo sui massimi sistemi, ma il dovere di crona-
ponare la momentanea defaillance politico-calcistica. Ha forse co- ca impone di concentrarsi, almeno inizialmente, sul suo fresco
nosciuto personalmente il leader sudafricano? “Sì, ho avuto que- esordio come songwriter. Si intitola semplicemente Tim Robbins &
sta straordinaria fortuna quattro anni fa, mentre ero in Sudafrica a The Rogues Gallery Band, ma pare che il suo autore si sia gingilla-

ILMUCCHIOSELVAGGIO
COPERTINA

13
tutto a un certo punto dovesse… (pausa, Ndr)… finire male, che
cosa rimpiangi di non aver fatto nella tua vita, Tim?’. La risposta
IL DISCO mi è venuta immediata: ‘Rimpiangerei di non aver mai inciso le
mie canzoni’. Il giorno dopo - proprio così, esattamente il giorno
TIM ROBBINS dopo - ho prenotato due ore in un piccolo studio vicino a casa mia e
AND THE ROGUES GALLERY BAND ho registrato un demo di quindici pezzi, solo voce e chitarra. Alcuni
PIAS/Self erano brani che avevo da parte da un bel po’ di tempo, ma la mag-
gior parte sono stati scritti in anni recenti. Il mio era un intento di
Considerati il padre folksinger e i pura documentazione: tornato a casa, ho messo il cd su uno scaffale
nomi da lui coinvolti quindici an- e non l’ho più riascoltato. Sei mesi dopo mi sono detto: ‘Massì, sen-
ni fa nella colonna sonora di Dead tiamolo’, e mi sono sorpreso non solo di quanto mi piacessero quelle
Man Walking (da Bruce Springsteen a Tom Waits fino canzoni, ma addirittura di non essere troppo imbarazzato dalla mia
a Steve Earle, Suzanne Vega, Michelle Shocked, Patti voce. Mi serviva un secondo parere, però. Così ho chiamato Hal
Smith, Eddie Vedder e Johnny Cash), sarebbe stato il- Willner: ci conosciamo da tanto tempo ed è un amico, sapevo che se
logico aspettarsi da Tim Robbins un disco all’insegna fosse stato il caso sarebbe stato onesto in modo persino brutale. Dopo
dell’hardcore o dell’hip hop. Poteva anche essere, aver ascoltato il demo mi ha detto ‘Ok, qui dentro c’è un album;
ma la cosa più prevedibile era che l’ennesimo iscrit- quando vuoi iniziare a registrare?’. Si fosse anche solo limitato a un
to al club “attori-musicisti” seguisse la strada dello ‘Mmm, beh, sì carino, però…’ avrei lasciato perdere”.
storytelling e delle roots, senza bruschi scarti e/o e-
dulcorazioni commerciali: le incognite, semmai, riz- Non fatichiamo a credergli. Nella cartella stampa della casa di-
guardavano il dosaggio delle varie influenze e le sfu- scografica si anticipa la risposta di Robbins all’inevitabile doman-
mature, ma certo nessuno dubitava che i risultati da sul perché ha aspettato così tanto per far conoscere al mondo
non sarebbero stati seri e credibili, specie sapendo le sue canzoni: “Avevo troppo rispetto per la musica”. Un approccio
che della “regia” del lavoro si era occupato un ma- estremamente umile, da fan più che da star, che immaginiamo sia
estro di gusto, poco propenso alle miserie di stagio- tornato molto utile quando si è ritrovato in studio a “dirigere” un
ne, come Hal Willner. cast di musicisti provetti come quelli della Rogues Gallery Band
Composto da nove episodi per una durata totale “da willneriana. “Nel gruppo che ha lavorato all’album ero quello con
vinile”, Tim Robbins And The Rogues Gallery Band meno esperienza musicale, in assoluto. Il regista, se vogliamo chia-
predilige i toni folk malinconici e ombrosi al vigore marlo così, è stato Hal. Io mi limitavo a cantare i pezzi ai musicisti,
r’n’r (tirato in ballo, e senza particolare incisività, a spiegare loro come era nata quella certa canzone, la storia e le emo-
solo molto sporadicamente) sposando classicità vin- zioni che vi stavano dietro. Per il resto, mi sono fidato totalmente di
tage e Americana. Lo fa in canzoni sobrie ed elegan- Hal e della sensibilità dei suoi musicisti. Del resto, anche dirigere un
ti, peraltro non eccessivamente ingentilite e/o appe- film è un processo di collaborazione: posso avere delle idee, ma spero
santite dalla produzione, pervase da un evidente tra- sempre che qualcuno ne abbia di migliori. Saper ascoltare è molto
sporto emotivo e intonate con voce magari poco dut- importante. E poi mi è piaciuto molto quello che Hal mi ha detto il
tile ma abbastanza efficace con i suoi toni profondi e primo giorno in studio: “Tim, non ho la minima idea di come potrà
la sua comunicatività. Un album, insomma, che segue venire fuori questo disco, potrebbe anche essere una schifezza
il solco di una tradizione ben precisa, senza velleità assoluta”. Beh, l’ho trovato molto onesto, e umile. È stata una spe-
innovative e senza pretese di rappresentare null’al- cie di rivelazione”.
tro se non il (sincero) desiderio di raccontare (e rac-
contarsi) in musica di chi ha pudicamente deciso di Per quanto banale, il gioco di parallelismi tra le due forme d’arte
dargli vita. Non uno “sfizio” da star annoiata, non un bazzicate da Robbins, il cinema e la musica, durante la conver-
divertissement, non un tentativo di speculare sulla sazione diventa quasi inevitabile. Robbins vi si sottopone pa-
propria fama: piuttosto, un piccolo “esorcismo” per- zientemente, sia quando si tratta di illustrare eventuali differen-
sonale - l’accoppiata cinquant’anni / fine di una lun- ze di metodologia tra lo scrivere una canzone e una sceneggia-
ga relazione sentimentale può sbalestrare e indurre tura - “il processo mentale è identico, quello che cambia è la sua ve-
al cambiamento - per (ri)trovarsi guardandosi den- locità, dato che uno script lo rimodello decine di volte; d’altra parte
tro. E suonando, perché è bello che dove finiscono le per scrivere una canzone si deve obbedire a una struttura poetica
dita, per dirla con Fabrizio De André, “debba in qual- abbastanza rigida” - sia quando gli si chiede di entrare nei detta-
che modo incominciare una chitarra”. gli riguardo un paio di brani all’apparenza più “cinematografici”
Federico Guglielmi degli altri. “Toledo Girl si ispira a una ragazza che ho conosciuto,
ma il suo ricordo è totalmente trasfigurato per ragioni narrative. Il
tema del brano è l’impossibilità di due persone di stare insieme, ma
la vicenda viene raccontata con l’immaginario dell’incidente auto-
to per un po’ con l’idea di chiamarlo Midlife Crisis. Autobiografia mobilistico. Sì, lo ammetto: è un po’ influenzata da Cronenberg
o autoironia? “Pensandoci bene, tutte e due assieme. Quell’idea di (sorride, Ndr). Time To Kill invece ha un aggancio molto più reali-
titolo era ovviamente scherzosa, ma all’origine del progetto c’è co- stico. Mi trovavo nel bar di un albergo in Colorado, una sera, e un
munque una sorta di crisi esistenziale. Un paio di anni fa mi sono ragazzo è venuto da me dicendomi ‘Sei Tim Robbins, vero? Vorrei
ritrovato in un momento terribile. Per farla breve: la mia vita stava raccontarti una storia’. La storia era la sua. Il ragazzo era un ex ma-
andando in pezzi. Girava tutto storto, professionalmente e umana- rine di stanza in Iraq, appena congedato con onore. Mi raccontò di
mente. Avevo appena dovuto rinunciare a girare un film: non riusci- aver fatto delle cose atroci, come sparare a una coppia di ragazzi
vo a tirare su il budget necessario, in quel periodo Wall Street era sul- innocenti a un posto di blocco e aver torturato dei prigionieri. Gli
l’orlo della bancarotta e ci ho rimesso un sacco di soldi miei, per un chiesi come mai non ne parlava con i suoi famigliari e i suoi amici,
progetto che non si è mai realizzato. Una notte, una di quelle in cui e lui rispose che non poteva disilluderli: per loro era una specie di eroe
ti rigiri nel letto e ti fai un sacco di domande, mi sono chiesto: ‘Se di guerra. Un aspetto secondario di quella vicenda, forse, ma non

ILMUCCHIOSELVAGGIO
COPERTINA

“Clint Eastwood è il classico libertario dell’Ovest, come Johnny Cash,


appartiene a quella cultura, mentre uno come Schwarzenegger no,
evidentemente. Sono progressisti e allo stesso tempo conservatori”

con la Rogues Gallery Band

meno tragico. Era come se svuotasse le sue budella sul tavolo davan- Non può non tornare in mente, a questo punto, la figura di quel
ti a me; fu commovente, e tremendo allo stesso tempo. Tornato in Bob Roberts, cantante country fascistoide e rampante candidato
camera, scrissi la canzone quella notte stessa. È forse il brano del senatore, che Robbins interpretò nel finto documentario con cui
disco a cui sono più legato: mi onora la fiducia che quel ragazzo ha esordì alla regia nell’ormai lontanissimo 1992. “Poteva sembrare
riposto in me, affidandomi la sua storia, e ho sentito la responsabili- uno stereotipo sul redneck tutto dio-patria-famiglia-torta di mele e
tà di non deluderlo, raccontandola in modo degno”. musica country, ma ti assicuro che nella pancia dell’America di gente
così ce n’è quanta ne vuoi. Non devi sforzarti troppo per inventartela.
Le atmosfere sonore dell’album ci permettono di parlare dell’e- Come tutti gli appassionati di country, cerco sempre di convincere i
ducazione sentimental-musicale di Robbins. Approva vigorosa- miei amici radical-chic newyorkesi che si tratta di una musica davve-
mente quando gli dico che personalmente le canzoni mi sembra- ro popolare, almeno in origine, e che personaggi come Merle Hag-
no provenire da tre luoghi stilistici, soprattutto: il songwriting gard, Johnny Cash e Hank Williams non hanno niente a che fare con
americano classico dal taglio più o meno country, il tex mex e il l’industria della melassa di Nashville, ma certo è un cliché difficile da
folk di stampo irlandese. “Adoro tutti quei generi, ma ci hai preso ribaltare. Neanche io, del resto, sono un grande fan delle canzoni stile
soprattutto per quel che riguarda il tex mex, trovo che sia una forma ‘vieni qui che ti racconto la mia vita tragica’: la mia donna mi ha
musicale molto genuina e vitale. Il country fa parte del mio DNA, così lasciato, ho perso il lavoro, il cane è morto, piangerò nel mio bicchie-
come il folk: mio padre si dilettava a fare il folksinger di protesta a re di tequila e così via. Mi piace che ci sia una storia, in una canzone,
metà degli anni Sessanta, ogni tanto mi portava con lui sul palco a non dei luoghi comuni. Però mi rendo conto che sono proprio quei
strimpellare un banjo. Sono uno di quegli americani con le radici par- luoghi comuni, spesso, a dare universalità a certe canzoni, perché par-
ticolarmente incasinate: nelle vene ho sangue irlandese, inglese, spa- lano dell’esperienza di tutti e toccano il cuore di tutti. Ognuno ha le
gnolo, francese. Anche per questo, alla fine, mi piacciono tutti i tipi di sue battaglie da portare avanti e le sue sfortune da affrontare, che sia
musiche roots. Ovviamente amo molto anche il rock’n’roll, e avendo progressista o conservatore”.
avuto vent’anni nel 1978 non potevo rimanere immune dal punk. Una distinzione, quest’ultima, che a un americano, benché di
Ultimamente però, sarà perché sto invecchiando, ho trascurato quel provata fede liberal come Robbins, appare comunque più sfu-
genere di cose più rumorose”. mata che da noi. Del resto, per rendersene conto basta farlo par-

15
ROBBINS DI PROFILO
L’anno chiave è il 1992. L’America si libera di George Bush Sr e
passa nelle mani di Bill Clinton. Un attore piuttosto alto, che sa
usare il cervello, imbrocca la sua più importante interpretazione
e la sua prima, particolarissima regia. Parliamo di Tim Robbins,
che all’epoca ha trentaquattro anni. Parliamo del suo vivido
ritratto di un cinico produttore hollywoodiano ne I protagonisti
di Robert Altman, e di quel ficcante mockumentary consacrato
alle nefandezze della politica che era Bob Roberts. Giornali e rivi-
ste cominciano a spingere l’astro nascente e iniziano a definirlo
“il nuovo Orson Welles”. Entrambi vengono dal teatro, entrambi
invadono lo schermo con la loro corporeità, entrambi mostrano
teste pensanti e poco allineate (Orson in senso polemico, Tim in
senso politico). Sarà la sua rovina, quel paragone. Paradossal- I protagonisti, 1992
mente non per il motivo più ovvio, e cioè che il talento del Nostro
si ferma a diverse spanne dal genio di
Welles. No, il fatto è che a Robbins glie-
l’hanno tirata, con quell’etichetta: per- per pagare la retta. Quando ne esce,
ché a quel punto sapeva di essere de- con alcuni compagni di studio e di
stinato, come Orson, a un lento e con- gioco (ha una passione divorante per
traddittorio declino dopo lo sfolgoran- baseball e hockey) fonda la Actor’s
te esordio. E chi ha amato le notevoli Gang, compagnia dedita a un teatro
gesta di questo ragazzone nei prolifici arrabbiato e sperimentale di cui Rob-
anni 90 non può non ammettere che da bins, quasi trent’anni dopo, è ancora
qualche anno la sua stella appaia assai direttore artistico. Negli anni 80 è quin-
meno lucente. di costretto ad un’attività artistica schi-
zofrenica. Da una parte, a teatro, si
Timothy Francis Robbins nasce a West conquista lodi sperticate affrontando
Covina, contea di Los Angeles, nel Brecht e Jarry. Dall’altra, la dura e spes-
1958. Ultimo di quattro figli, è ancora so ingrata gavetta in tv e sul grande
un bambino quando assieme alla fa- schermo. Appare nel serial ospedaliero
miglia fa le valigie per New York, dire- St Elsewhere e nella soap Santa Bar-
zione Greenwich Village. D’altronde il bara. Poi piccole parti in Top Gun e
padre, Gill, è un cantautore folk, e qua- Howard e il destino del mondo, fino
le posto migliore in quegli anni? Tim alla svolta del 1988. Svolta in tutti sensi,
cresce newyorkese e liberal fino al mi- quella di Bull Durham - Un gioco a tre
dollo: dodicenne debutta on stage col mani, commedia ruspante dedicata al
padre cantando una canzone di pro- sottobosco delle serie minori del base-
testa. Pochi mesi dopo inizia a calpesta- ball. Perché nel triangolo comico-amo-
re le assi dei palcoscenici teatrali, che roso che mette su insieme a Kevin
non abbandonerà più. Quando è tem- Costner e Susan Sarandon, oltre a mo-
po di andare al college, Tim sceglie di strare per la prima volta il suo talento,
tornare al sole della natia California, con Susan Sarandon Tim trova anche l’amore. Se infatti
all’U.C.L.A, e un lavoro come cameriere Costner ha la meglio su di lui nella pel-

lare di un uomo come Clint Eastwood, che Tim conosce ovvia- ritti individuali secondo loro inalienabili, per esempio quello di pos-
mente molto bene: oltre ad avergli dato la possibilità di vincere sedere armi. Il concetto è: finché non fai del male a me o ai miei
un Oscar con Mystic River, il vecchio Harry ha preso le sue dife- cari, puoi vivere la tua vita come meglio credi. Un tipo di conviven-
se in varie occasioni davanti agli occhi iniettati di sangue dell’o- za basata non sull’amore ma sul rispetto delle sfere private e della
pinione pubblica più destrorsa. “Clint è un perfetto esempio di comune decenza. Non sarà molto idealistico, ma per qualcuno fun-
come categorie tipo left-wing e right-wing siano inservibili a spiega- ziona. Ormai tendo a diffidare sempre più delle categorie di como-
re la realtà delle persone. Lui è il classico libertario dell’Ovest (o del do: voglio formarmi un giudizio su una persona dopo avergli parla-
West, che in questo caso suona decisamente più appropriato, to, non in base a ciò che vota o ai giornali che legge. Le targhette di
Ndr), una figura archetipica nella storia degli Stati Uniti. C’è chi riconoscimento servono solo a quelli dei grandi network, che ti inse-
crede che i veri liberal stiano solo sulla costa Est, ma non è affatto gnano a odiare chi non la pensa come te. Se guardi un telegiornale
vero. Storicamente, gli stati più progressisti erano quelli dell’Ovest. di Fox News ti aizzano contro le persone di sinistra, bollate tutte
Il primo a dare il diritto di voto alle donne è stato l’Oregon. Lo so come antiamericane, mentre se ne guardi uno della MSNBC ti
bene, la mia famiglia arriva da quelle parti. Clint, come Johnny vogliono convincere che chiunque voti a destra è un cripto-fascista.
Cash, appartiene a quella cultura, mentre uno come Schwar- Il punto è che abbiamo tutti molte più cose in comune di quante
zenegger no, evidentemente. Sono dei progressisti e allo stesso tem- possiamo immaginare”. A proposito della realtà distorta dai me-
po dei conservatori, semplicemente perché vogliono conservare di- dia a proprio uso e consumo, l’impressione che si ricavava du-

ILMUCCHIOSELVAGGIO
COPERTINA

licola, nella vita reale Tim Robbins e Susan Sarandon danno vita
a uno dei più lunghi sodalizi sentimentali della nuova Hollywood.
Vent’anni e due figli senza mai sposarsi, prima della separazione
annunciata con uno stringato comunicato nel dicembre 2009.
Un’unione sentimentale, professionale e politica. Nei ‘90 diven-
tano quasi un brand da affiancare a ogni causa liberal: sono belli,
bravi, impegnati e ci credono davvero. Per Tim è un periodo di
grazia, per qualche hanno azzecca scelte e toni, senza paura di
spaziare: il poliziotto fedifrago di America oggi, il prigioniero
ostinato e ingegnoso de Le ali della libertà, l’imbranato di talen-
to di Mr. Hula Hoop dei Coen, fino al terrorista di Arlington Road
e, alla chiusura del decennio, il fricchettone antipatico di Alta
Fedeltà. In mezzo alla galleria di interpretazioni, due regie molto
ambiziose e dal destino diverso. Il j’accuse contro la pena di mor- Le ali della libertà, 1994
te di Dead Man Walking (1995), pur modesto nei risultati, fa gua-
dagnare a lui la nomination per la regia e alla Sarandon l’Oscar
come protagonista. L’ambizioso affresco Il prezzo della libertà, su
arte e impegno sociale nella New York degli anni 30, si perde
invece nel nulla.

Nel 2000 arriva George Bush Jr. Poi l’11 settembre e l’Iraq. La car-
riera d’attore di Robbins ne risente, perché quella di attivista poli-
tico diventa preponderante. Lui e la Sarandon sono in prima
linea nelle manifestazioni pacifiste, vengono massacrati dai me-
dia patriottici, boicottati persino dal Presidente della Baseball
Hall Of Fame, dove si cancella una manifestazione per il quindi-
cinale di Bull Durham. Durante l’era Clinton c’erano prese di posi-

Mystic River, 2003

zioni e battaglie ideali. Al massimo, nel 1999, c’era da restar sedu-


ti senza applaudire mentre Elia Kazan, ex “delatore” ai tempi
della caccia alle streghe, veniva onorato con un Oscar alla carrie-
ra. Durante l’era Bush, invece, la battaglia si fa quotidiana, con-
creta. E lascia i segni. Ci piace vedere, nel personaggio tormenta-
to e delittuoso di Mystic River che fa guadagnare l’agognata sta-
tuetta a Robbins, un segno dei tempi, un precipitato delle soffe-
renze del periodo. Periodo peraltro finito. Forse, con Obama
ormai saldamente in sella alla Casa Bianca, Tim potrà tornare ai
Arlington Road, 1999 fasti di un tempo.
Giorgio Nerone

rante l’era Bush è che chi si opponeva alla guerra fosse profon- vivere in una società democratica, nella quale possiamo esercitare il
damente isolato dal corpo del Paese reale, chiuso nel proprio nostro diritto di parola”. Ci sarebbero molti altri argomenti da toc-
bunker patriottico e mobilitato a pieno regime nella lotta al ter- care con un simile interlocutore: dal teatro off della Actor’s Gang
rorismo. Quelli che ci mettevano la faccia, che si trattasse di Tim al baseball, dalla pena di morte ai Pearl Jam (con i quali Tim deve
Robbins, Gore Vidal, Bruce Springsteen o Sean Penn, venivano andare a cena poche ore dopo, come mi ricorda la solerte signo-
spacciati come rappresentanti di un’elite artistico-intellettuale rina dell’ufficio stampa invitandomi tacitamente a tagliar corto).
senza alcuna presa sulla gente “normale”. “Era vero l’esatto con- Purtroppo è rimasto solo il tempo, prima di salutarci, per un a-
trario: erano proprio Bush e la sua cricca a non avere il sostegno del neddoto riguardante quello che per il sottoscritto è il momento-
Paese. A qualunque manifestazione andassi, da Detroit a Denver, Robbins più cult di tutti, che in qualche modo ha a che fare con
da Chicago a Los Angeles, persino nel Texas di Bush, c’erano mi- la musica: il cameo nei panni di Ian, l’orrendo fricchettone new
gliaia di persone che si opponevano e che mi testimoniavano la loro age che ruba la ragazza a John Cusack in Alta fedeltà. “Ah ah, a-
solidarietà. I neo-con avevano solo un’arma dalla loro, sfortunata- doro anch’io quella particina. Quando John e Stephen Frears me l’a-
mente la più potente di tutte: la propaganda. Sono stati bravissimi vevano proposta, ho risposto che accettavo ma ad un’unica condizio-
a smontare la realtà e a usare i media come un manganello: hanno ne: poter indossare una parrucca che mi facesse assomigliare, almeno
convinto pochissime persone, ma ne hanno costrette al silenzio una una volta nella vita, a Steven Seagal. Beh, mi hanno accontentato”.
infinità. La buona notizia è che, nonostante tutto, continuiamo a E finalmente lo vedo distendersi in una risata.

17
VASELINES
A volte ritornano, ma molto di rado in forma smagliante. Questo è
quanto invece accaduto agli scozzesi Vaselines, divenuti una piccola
leggenda underground e ritrovatisi in studio, vent’anni dopo il loro
scioglimento, per l’ottimo Sex With An X (Sub Pop/Audioglobe).
Ne abbiamo approfittato per parlare con Eugene Kelly, che
condivide la titolarità del progetto con Frances McKee.
di Elena Raugei

L
e luci dei riflettori erano decisamente altrove quando, 1989 dalla 53rd & 3rd di Stephen McRobbie, frontman dei
nella Glasgow del 1986, un duo di nome Vaselines connazionali Pastels, che con la sua etichetta omaggiava
gettava le sue fondamenta con spirito do it yourself. l’omonimo brano dei Ramones. Immediatamente dopo,
Anzi, molto probabilmente nessuno si sarebbe pur- come un fulmine a cielo (relativamente) sereno, la deci-
troppo ricordato di Eugene Kelly e Frances McKee se sione di mollare tutto, sopraggiunta nella stessa settima-
un certo Kurt Cobain non avesse regalato loro un’inatte- na in cui l’esordio sulla lunga distanza arrivava finalmen-
sa, relativa notorietà postuma: “Non possiamo evitare la te sugli scaffali dei negozi: “Sentivamo semplicemente che
connessione con i Nirvana, che hanno dato la chance alla nostra non c’era niente che potessimo fare. Continuare a scrivere canzoni
musica di essere conosciuta, ascoltata nel mondo. Non saremmo la assieme in una maniera che funzionasse era molto difficile perché non
band che siamo se non avessimo avuto il loro aiuto, per cui possiamo avevamo più casa discografica, non avevamo soldi, non avevamo
solo ringraziarli. Anche se, ovviamente, vorremmo vivere nel presente futuro. Ci fermammo”.
e non nel passato”. L’illustre discepolo di Seattle aveva sponsoriz-
zato la coppia, conosciuta tramite un programma radiofonico di Peccato che Kurt non sia più tra noi, allora, perché avrebbe sicu-
Calvin Johnson dei Beat Happening, con roboanti dichiarazioni di ramente goduto come un matto alla notizia dell’uscita di Sex With
stima - “most favorite songwriters in the whole world”, mica scher- An X, registrato all’Analogue Catalogue di Mossley, nei dintorni di
zi… - e soprattutto con tre riletture destinate a divenire più celebri Manchester: “Tornare assieme è stato davvero fantastico. Ci siamo
delle versioni originali: da Son Of A Gun e Molly’s Lips, contenute riuniti nel 2008, per uno show di beneficenza. Ci siamo divertiti e
in Incesticide, a Jesus Wants Me For A Sunbeam, ovvero una paro- siamo andati in America per altri concerti. A quel punto tutto ciò che
dia dell’inno cristiano I’ll Be A Sunbeam, scelta per l’MTV Un- dovevamo fare era scrivere nuove canzoni da suonare, da inserire in
plugged In New York. Non è un caso se i Vaselines salirono per l’ul- un disco”. Pur mantenendo un basso profilo, c’è da specificare che
tima volta su un palco proprio per aprire un concerto dei Nirvana, i nostri, ehm, supereroi non sono rimasti nel frattempo con le
in quel di Edimburgo. Oppure se Eugene raggiunse Kurt per l’e- mani in mano: Eugene ha dato vita ai Captain America - poi tra-
secuzione della stessa Molly’s Lips, in occasione del festival di mutatisi in Eugenius per via di una bega legale con la Marvel
Reading del 1991. L’interesse in crescendo attorno alla formazio- Comics - e collaborato con personaggi come Evan Dando o Isobel
ne scozzese è andato di pari passo con la pubblicazione di un Campbell, oltre a essere coinvolto nel supergruppo scozzese The
paio di antologie comprensive dell’intero catalogo d’epoca: di- Reindeer Section; Frances, in onore della quale Cobain aveva per-
ciassette canzoni autografe e una cover, sommate a una take sino battezzato la figlia, si è dedicata alla numerosa prole e agli
alternativa. Sì, perché il lascito storico dei Vaselines - spalleggiati insegnamenti di yoga rimanendo attiva con i Suckle. Entrambi si
all’epoca da James Seenan al basso e Charlie Kelly, fratello di sono tolti pure lo sfizio di dare alle stampe una prova solistica:
Eugene, alla batteria - si limita a un paio di ep (Son Of A Gun e Man Alive per lui e Sunny Moon per lei, che nell’estate del 2006
Dying For It) e un unico album (Dum-Dum) editi fra il 1987 e il hanno fornito il presupposto per un tour in combutta, ideale con-

ILMUCCHIOSELVAGGIO
MUSICA

19
testo per rispolverare qualche brano della band di origine. A supera ogni più rosea aspettativa, se per Sex With An X si parla
dimostrazione di un legame umano e di una stima professionale di dodici inediti, più due b-side, registrati in appena tredici gior-
che non si sono mai incrinati: “Nel corso degli anni, a Glasgow, ci ni: “Rimettersi a scrivere è stato molto facile: avevamo del materia-
siamo sempre mantenuti in contatto e ci siamo ritrovati da amici. le misto, dei brani non completi e abbiamo iniziato a lavorare in otti-
Quando sei un solista, possiedi il controllo e sei il boss di te stesso. ca Vaselines”. I musicisti chiamati a dare una mano sono Stevie
Quando fondi un gruppo, si tratta di scrivere canzoni assieme, trova- Jackson alla chitarra e Bob Kildea al basso, provenienti da un en-
re degli accordi, dei compromessi con altre persone”. Da lì il passo semble che ha incrociato più volte il percorso dei Vaselines: “Con
per la reunion, se così si può definire, è più breve del previsto. Il i Belle & Sebastian ci conosciamo da tempo e siamo diventati amici.
28 aprile del 2008, sempre a Glasgow, i Vaselines vanno appunto Anni fa dovevamo fare un concerto e hanno imparato le nostre can-
in scena a sorpresa per una manifestazione di beneficenza, alla zoni molto velocemente, per cui ne è risultato un grande show.
quale fanno successivamente ruota altri concerti di successo tra Quando è giunto il momento di registrare Sex With An X, abbiamo
America, Regno Unito, Giappone e Brasile… compresa la parteci- così pensato di coinvolgerli assieme a Michael McGaughrin, batteri-
pazione al festival per il ventesimo anniversario di quella Sub Pop sta dei 1990s”. Se Eugene ricorda nello specifico la performance
che nel 2009 confeziona la consigliatissima raccolta Enter The del 16 maggio 2008, nella cornice del Tigerfest, i Belle & Se-
Vaselines, ristampa “deluxe” della precedente The Way Of The Va- bastian hanno selezionato i Vaselines per l’evento Bowlie Week-
selines arricchita da un secondo supporto con demo e pillole d’an- ender, presentato dall’All Tomorrow’s Parties e previsto per il
tan immortalate live a Londra e Bristol. Lo status di band di culto prossimo dicembre: un’affinità che non accenna a esaurirsi. A
calza a pennello: una rivalutazione sorprendente e bizzarra, dac- proposito di appuntamenti live, a partire dalla metà di settembre
ché la concisa avventura non aveva di certo influito sulle cronache sono in programma una dozzina di tappe a supporto di Sex With
che contano, ma dall’altro lato assolutamente legittima, se non An X: “Per adesso sono previste date sino a ottobre, in Gran Bre-
doverosa in virtù dell’originalità di un songbook brillante e in gra- tagna e negli Stati Uniti. Quando il disco uscirà vedremo se ci saran-
do di stamparsi in testa all’istante, in maniera indelebile. Il con- no offerte da parte di altri paesi europei. Vorremmo comunque con-
fronto fra passato e presente si fa inevitabile: “Alla fine degli anni tinuare a suonare e viaggiare. Nel prossimo anno speriamo di capi-
80 non avevamo molti fan e non facevamo molti concerti, mentre tare in Italia, Germania e così via…”.

K
quando ci siamo riuniti c’è stato parecchio interesse attorno a noi.
Non sono sicuro di cosa sia accaduto. Non abbiamo mai pensato di elly e la McKee non si sono limitati, dunque, a suonare dal
essere o non essere una band di culto perché ci siamo sempre con- vivo ma, al contrario di altre band più o meno coeve rifor-
centrati solo ed esclusivamente sulla scrittura delle canzoni. Ovvero matesi di recente, hanno deciso senza tentennamenti di as-
abbiamo pensato a noi e alla nostra musica, non alle reazioni della sumersi il rischio di un ritorno in campo a trecentosessan-
gente”. La celebrazione dei giorni che furono, però, non basta. ta gradi: “Vent’anni fa non c’era alcun tipo di pressione e rea-
No, c’è bisogno di dare libero sfogo a un’urgenza espressiva che lizzammo Dum-Dum solo per noi stessi, mentre ci rendevamo conto
che stavolta ci sarebbero state più attenzioni e aspettative. Abbiamo
però cercato di divertirci e non pensare troppo alla possibile risposta
del pubblico”. Oltre ai microfoni e alle chitarre, i co-leader si spar-
tiscono al solito tutte le mansioni compositive: “Quando soprag-

TIME TRAVELS
giunge un’idea per un brano, contribuiamo entrambi al suo sviluppo
e per completarlo ci mettiamo a suonare insieme in una stanza,
lavorandoci sopra e parlandone. Il songwriting, il processo creativo, è
fifty-fifty”. Sex With An X è stato prodotto, come il precedente
Quali brani predilige un indie cult hero per rappresen- Dum-Dum, dal fido Jamie Watson, ma ovviamente il tutto - mag-
tare la sua discografia? “Pensando alla vecchia produ- giori, del resto, i mezzi a disposizione - suona molto più nitido,
zione, Jesus Wants Me For A Sunbeam ha davvero una conferendo una freschezza assolutamente contemporanea:
buona melodia. Forse la mia canzone preferita del nuo- “Volevamo lavorare di nuovo con Jamie, con cui non avevamo avuto
vo album è My God’s Bigger Than Your God”. Che musi- più a che fare da quando aveva catturato con un registratore a 16
ca ascolta oggi un indie cult hero attivo da quasi un tracce ciò che erano i Vaselines all’epoca di Dum-Dum. Ci teneva-
quarto di secolo? “In prevalenza vecchi dischi e ci sono mo, poi, che Sex With An X suonasse ovviamente più moderno”.
sin troppe nuove proposte, ma una band valida, con cui L’(anti)formula stilistica dei Vaselines, tanto elementare quanto
tra l’altro abbiamo suonato in America, è The Dutchess inconfondibile, resta d’altronde invariata, sia sul piano contenu-
And The Duke. Ci sono poi diversi artisti della Sub Pop tistico sia per fortuna in termini di ispirazione. L’amalgama vin-
che stanno pubblicando bei dischi, come le Dum Dum cente è data da una ruspante, contagiosa attitudine punk-rock e
Girls o gli Avi Buffalo” (nel 2009 i Vaselines hanno inve- da melodie appiccicose, dalla squisita foggia pop: “Il sound è
ce aperto un concerto di una testa di serie della scude- garage-rock ma le melodie sono molto semplici e pop perché cer-
ria americana, i Mudhoney). Cosa pensa un indie cult chiamo di renderle catchy, facilmente memorizzabili. Rock e pop,
hero dell’attuale scena musicale rispetto a quella della insomma, vanno a braccetto”. Qualsiasi etichetta di genere risul-
fine degli anni Ottanta? “A Glasgow naturalmente terebbe francamente riduttiva e forzata: “Non ci piace essere defi-
l’ambiente è cambiato parecchio: adesso ci sono molti niti una band twee. Quando abbiamo avviato il nostro sodalizio,
locali dove poter suonare e studi dove poter registrare. eravamo legati a un altro tipo di musica, a gruppi che suonavano le
Se le cose sono più facili, in giro ci sono talmente tanti chitarre sulla scia dei Kinks. Le nostre voci sono rock, ma si può par-
gruppi che la situazione generale è abbastanza confu- lare semplicemente di pop music”. Un altro tratto caratteristico,
sionaria”. Cosa suggerirebbe un indie cult hero alle che contribuisce a definire la personalità del progetto, è l’alter-
nuove leve del futuro? “Di continuare a provare, suo- nanza, il ricorrente intreccio delle voci: “Certi pezzi sembrano a-
nare dal vivo, scrivere canzoni e non permettere mai a datti per me e altri per Frances, che in Sex With An X interpreta can-
nessuno di giudicarle spazzatura”. zoni dalle quali era partita a livello testuale. In altre situazioni can-
tiamo insieme per tutta la durata del brano, cantiamo diverse strofe
come se fosse una conversazione. Proviamo varie alternative per af-

ILMUCCHIOSELVAGGIO
MUSICA

“Con i Belle & Sebastian ci conosciamo da tempo e siamo amici. Quando


è giunto il momento di registrare Sex With An X, abbiamo così pensato
di coinvolgerli assieme a Michael McGaughrin, batterista dei 1990s”

i Vaselines una ventina d’anni fa

frontare i ritornelli e valutiamo quale sia la migliore”. Voci che scan- Cave, andrebbe bene persino con il pianoforte e ha a che fare con la
discono liriche sovente concise e circolari, baciate da un’ironia malvagità, ma del resto già in Dum-Dum puntavamo a qualcosa di
che non viene mai meno: è il caso della vivace Overweight But cupo, tenebroso”. L’approccio estremamente ludico è confermato
Over You oppure dell’iniziale, incalzante Ruined e dell’orecchiabi- dalla morbida traccia conclusiva, che si intitola per l’appunto Exit
le singolo apripista I Hate The 80s, che menzionano Fleetwood The Vaselines: “Volevamo che l’ultimo brano in scaletta fosse un
Mac e Duran Duran col sorriso sulle labbra. Non dimentichiamo saluto, come se fosse l’ultimo mai pubblicato dai Vaselines. Compor-
che stiamo parlando della stessa band che in passato ha riletto re canzoni e fare musica per noi è un divertimento, che comprende
in chiave completamente stravolta l’inno trash You Think You’re la scelta delle copertine e la ricerca di titoli a effetto, mai lasciati al
A Man di Divine e ha sfornato filastrocche tutt’altro che edifi- caso. Penso sia importante prestare attenzione ai dettagli”.
canti come Son Of A Gun, Rory Rides Me Raw, Sex Sux (Amen), Sex With An X testimonia a suon di fatti che i Vaselines hanno an-
Monsterpussy, Bitch, Dum-Dum o Let’s Get Ugly, seppur senza cora parecchio da dire e trasmettere, forse anche perché vent’an-
sottovalutare l’alienata intensità di cartucce come Dying For It, ni fa non ebbero il tempo materiale di esprimere sino in fondo il
Jesus Wants Me For A Sunbeam o No Hope: “Non ci sono tecniche loro notevole potenziale. In cuor nostro non vorremmo mai, quin-
alla base, ma cerchiamo di combinare elementi divertenti o sgrade- di, che Eugene e Frances possano decidere di rifermarsi, di iber-
voli, non troppo lineari, noiosi o seri. Ci sono senz’altro dei testi con nare un’altra volta la loro adorabile creatura: “Possiamo aspettare
un pizzico di humour”. La notizia più importante, comunque sia, di vedere cosa accadrà sul piano creativo, ma non siamo sicuri che
è che Sex With An X procede senza giri a vuoto né momenti di faremo un altro disco perché non l’abbiamo pianificato. Ora come
stanca: non mancano ballate anticonvenzionali (la title track), ora mi sta bene così e sono felice del fatto di aver portato a termine
classici istantanei (Such A Fool, Mouth To Mouth e My God’s Big- un secondo album dei Vaselines. Non sappiamo davvero cosa ci at-
ger Than Your God) o irresistibili botta-e-risposta (Turning It On e tenda per il futuro, anche perché dobbiamo cercare di goderci Sex
Poison Pen). C’è spazio persino per episodi dall’impronta mag- With An X insieme agli ascoltatori”. Magari tra questi ultimi ce n’è
giormente cantautorale, nell’ordine The Devil’s Inside Me e White- uno, lassù, che si sarà già imparato tutte le nuove canzoni a me-
chapel, che evidenziano l’acquisizione di un’indiscussa maturità: moria, mettendo da parte il fucile per strimpellarle con la chitarra
“The Devil’s Inside Me potrebbe essere una torch song alla Nick al collo e intonarle a squarciagola. Have fun, amico.

21
HARD BALL
Quello spiritaccio di Carlo Petrini ha scritto un altro libro, il più
spietato. Questa volta se n’è uscito col tabù più impronunciabile, il più
impermeabile di tutti. Questa volta si parla di sesso nel mondo del calcio.
di Massimo Del Papa

A
lla faccia di chi gli vuole primo. Eppure, come e più delle alla fine si tira indietro tu te la
male, Carlo Petrini è anco- altre volte, le cose che racconto prendi con la forza, questo non si
ra vivo. Il male ce l’ha den- non sono smentibili. Mi accusa- discute”.
tro, lui lo combatte, quello rono, in passato, di essere un Pensare che, ai tempi, l’atleta
rispunta, in altri posti, per pornografo: ebbene qui c’è tutto, più famoso e pagato del mon-
altre strade. Ma Carlo, cui dedi- parlo a ruota libera di cazzi e di do, Mike Tyson, finì in galera ed
cammo nel 2007 una lunga fiche nel mondo pallonaro; ma ebbe la carriera di fatto stron-
intervista sul Mucchio n. 638, ha non sono certo io, ridotto come cata, a seguito di una contro-
un angelo biondo in carne e sto, ad essere pornomane: i pro- versa accusa di violenza carna-
ossa, si chiama Adriana, che tagonisti sono altri, con le loro le. Adesso sul video compaio-
ogni volta lo salva. E lui rico- facce pulitine da mariti e padri no Cristiano Ronaldo, Rooney,
mincia, perdendo i suoi pezzi. modello, che poi la sera vanno a gente che ha avuto processi
“Sono quasi cieco, debbo farmi scoparsi due ragazzine insie- per stupro e ne esce sempre
leggere le notizie”. Ma lo spirito me...”. Quello che anzitutto immacolata, le società copro-
non si squaglia, anzi è più duro colpisce, scorrendo il libro, è no, pagano, nessuno fiata. “Per
che mai e con quello spiritaccio chiano, alludono, nel pecoreccio l’attitudine sfrenata, scontata, forza! I giornali sono pagati per
Carlo Petrini ha scritto un altro vanno in gol. Mentre assisto a alla violenza, i casi di stupro non vedere, non sapere e di con-
libro, il più atroce, il più spieta- quel penoso, in tutti i sensi, non si contano. Come si spie- seguenza non dire: è questa l’in-
to. Questa volta se n’è uscito col siparietto, sto proprio leggendo ga tanta furia, e anche un simi- formazione che abbiamo, anche
tabù più impronunciabile, il più l’ultimo libro di Carlo Petrini, ex le disprezzo per le donne nei nel pallone, specialmente da noi.
impermeabile di tutti. Più del calciatore che lotta con gli effet- calciatori? “Sai, hanno impara- Basta vedere chi la gestisce in
doping, delle scommesse, della ti di un doping selvaggio: Piedi to, hanno avuto dei buoni prece- buona parte, il nostro Presidente
corruzione, della mafia che “sui- nudi. Calcio e sesso, scopate e pal- denti. Prendi Kluivert: una ra- del Consiglio nonché del Milan. È
cidò” Donato Bergamini a Co- lonate (Kaos Edizioni) è una gazza, sua vittima, racconta la un servaggio continuo, che ha la
senza. Questa volta si parla di discesa negl’inferi di uno sport camera dove è stata violentata, sua parte di responsabilità in
sesso e non è gossip, non quel- criminale e osceno dove nessu- racconta tutto, ogni minimo questo troiaio che è il pallone. Mi
la penosa pantomima delle na nefandezza è proibita, qual- particolare, come se ci fosse na- chiedi cosa provo raccontando
“notti mondiali” che Costanzo siasi violenza ammessa e scor- ta... Non succede niente, Klui- queste cose, parlandone adesso
ha trasformato in una succursa- rono noti stupratori che poi vert è assolto. Con precedenti di con te? Amarezza. Profonda ri-
le del suo vecchio talk show, sono i campioni che in questi questo genere, come puoi pre- pulsa per l’omertà che copre il
sempre in quel modo morboso, giorni vediamo impegnati nelle tendere che chi viene dopo non si perbenismo, ed è generale, uni-
da vecchietti con l’aiutino, ag- partite del Mondiale. senta incoraggiato a fare altret- forme. Nessuno deve parlare,
grappati a “er viaggra” per cal- Ma di questo non si parla, vero tanto, se non peggio? E poi nel nessuno parla: non c’è neanche
ciatori ed arbitri, col “feffuolo- Carlo? “Ma cosa vuoi” - la voce pallone non sei abituato a sentir- bisogno di chiarirlo questo, è
go” con barbetta e papillon che s’è fatta ancora più profonda, ti dire di no, la ragazzina che ti noto a tutti, condiviso da tutti.
ridacchia, tutti ridacchiano in baritonale - “di questo libro non punta in discoteca è chiaro che Non sai quanti ex colleghi in pas-
quel bordelletto sciapo, ridac- sta parlando nessuno: tu sei il la presumi disponibile, se quella sato mi hanno rimproverato pro-

ILMUCCHIOSELVAGGIO
CALCIO

prio di avere lavato i panni spor- almeno un 10 percento di atleti


chi in pubblico, di avere detto la omosessuali. Il che non è niente di Cristiano Ronaldo
verità”. interessante e di strano di per sé,

C
perché, come scrivo nel libro, l’o-
arlo Petrini non ci vede più mosessualità è una condizione
ma nella foschia del suo normale e diffusa dell’umanità.
sguardo sembra ritrovare Ma nel calcio no! Nel calcio guai
a colpo sicuro la furia di a parlarne. Poi s’incremano,
quando giocava, infilando posano nudi col pallone sul cazzo,
la porta con la stessa decisione ma guai a dubitare!”. Anzi, si
con cui oggi infilza un mondo registra una marcata omofobia,
che lo ha tradito, che non rico- il che è davvero stupefacente
nosce più. Mai cercato scuse, i dato il livello di mondanità, di
suoi libri sono tutti spietati atti spregiudicatezza di uno sport
d’accusa anzitutto verso se sempre più confuso, colluso coi
stesso. Ma adesso è qualcosa di mondi dello spettacolo, della
diverso, di lunare, uno sport moda, della pubblicità. “È vero,
troppo distante dal suo. “È cam- ma consideriamo che i calciatori
biato tutto. Proprio tutto. Pensa, sono i nuovi gladiatori. Quindi
c’era un mio collega che ripeteva debbono emergere sempre come
sempre che ‘l’uomo deve sapere di uomini duri, rocciosi, che sfonda-
tabacco e di merda’. Oggi, sanno no reti come fiche. Figuriamoci!”.
di Dolce & Gabbana, di Della A proposito: uno che, dal tuo
Valle, di giacchine Armani, tutti libro, si distingue per diffidenza
leccati, rifiniti... C’è gente che verso i gay è il solito Moggi e,
prima di una partita sta mezz’ora dopo la disfatta azzurra in
esatta davanti allo specchio a Sudafrica, c’è già chi lo rimpian-
sistemarsi il cerchietto, le ciocche ge, lo invoca. Sarà mica che ce
spioventi, si truccano pure, caz- lo ritroviamo prodigiosamente
zo!... Scusatemi eh, ma gli uomi- tra le palle un’altra volta? “Mah,
ni degli anni Sessanta e anche io a questo punto non penso
Settanta non erano così!”. Non possa tornare Moggi. E poi lui in
erano così e a me vien voglia di Nazionale non può fare più un
provocarlo Carlo, “Hai visto però cazzo. Moggi dovrebbe essere
che bei tatuaggi avevano, almeno fuori da tutto. Quanto ai vertici di ri, di traffici, di occasioni peri- dubitarne, di non crederci, ma
quelli erano da titolo mondiale, Federazione, Abete, Riva, dirigen- colose. “Porci senza ali”, li chia- poi ci sono i nomi, ci sono le
dai, ammettilo, non un granché ti, accompagnatori, figure ibride... ma Petrini alludendo al libro di date: “Che cazzo me ne frega, io
in campo ma quelli erano i fuori tutti dalle palle! Solo così si controcultura che faceva im- non ho più niente da perdere e
tatuaggi migliori del mondo”. Lui può riprendere un po’ in mano il pazzire lui e i compagni nelle poi queste sono tutte cose vere”,
sorride divertito, ma è più un nostro calcio. Ma pensa che ai noiose clausure dei ritiri pre- e se vai a controllare corrispon-
ghigno. Poi scuote la testa e con vertici della Federazione non c’è partita. Ma questi porci sono dono, non c’è margine d’er-
la solennità di quel vocione mai stato uno che sapesse di cal- pesanti, non volano, stra- rore. Neanche di gossip. L’in-
cavernoso scandisce lento, lu- cio, uno che l’avesse praticato! mazzano nelle case d’appunta- tervista è finita, Petrini è volato
gubre, cupo: “Ma come cazzo si Perché siamo in Italia, e quindi è mento come la “Viva Lain” via come un fantasma che ha
fa. Me lo dici, oggi, che bisogno una poltrona come un’altra. dove s’infilavano quelli del Toro lasciato una scia di morte, che
c’è di fare un richiamo sessuale coi Abete ha ridato fiducia a Lippi, e e della Juve, ma ce ne sono in si attacca, che contagia. Mai
tatuaggi? Ai nostri tempi due Lippi è stato tradito dalla sua stes- ogni città, dovunque ci sia sentita così in 12 anni di inter-
erano le categorie dei tatuati: i sa superbia. Lui aveva promesso almeno una squadra, e intorno viste, e dire che il Mucchio mi
marinai e i galeotti. Quando ne mari e monti, ed è scivolato su a questi microcosmi del piace- ha permesso di raccontare di
vedevi uno capivi: ‘Quello è stato una buccia di banana. Io sono re i mondi pericolosi del narco- stragi, di mafia, di terrorismo,
in galera’. Adesso invece sono stati contento che l’Italia sia uscita traffico, della criminalità orga- di violenza, del peggio di que-
a fare una partita...”. Il parados- subito. Che cazzo vuoi perdonar- nizzata, del racket, della prosti- sto Paese infernale. Ma questa
so è che poi questi signorini gli, a una rappresentativa così!”. tuzione, dello spionaggio, e poi è la storia più sporca, più infa-

M
tutti creme, cremine, profumi, l’ipocrisia. Tanta, infinita ipocri- me. Più difficile da raccontare.
balocchi & maritozzi, s’indi- i accorgo che stiamo sia. E questo libro è pieno di Fa tutto così schifo, e provoca
gnano solo a sentire il fantasma uscendo dal seminato misfatti e di disperazione. così tanta nausea. Se solo i tifo-
omosex nel pallone. Ecco, qui del libro, il calcio do- Perché cos’altro resta quando si sapessero, se solo scoprisse-
siamo proprio alla falsità supre- vrebbe essere faccenda si legge dello stupro di un ro. Ma non lo faranno, non
ma: nessuno ha mai visto un gay corporale, sì, fisica, su- gruppo di semidei pallonari su avranno il coraggio e forse è
sui campi di calcio, negli spoglia- dore, forza, gesto, prodezza, una stupida minorenne troppo meglio così.
toi! Quando si sa benissimo - ma ma qui annega in una staticità fiduciosa delle sue armi? Nelle Dialogo nel libro: “Abete si è
guarda, ti dico che non è neppure da modelli perversi. Anche il pagine di Piedi nudi le storiacce incontrato con Della Valle”. “Sì
il segreto di Pulcinella, è una cosa corpo, nel calcio, diventa una non finiscono mai, un carosel- ma... e fanno flop tutti e due”.
pacificamente accolta - che nel droga. Una droga che ne con- lo di violenza, di tragedie, di “Madonna! Guarda, mi farei...
calcio c’è almeno, e resto basso, tiene altre. È il crocevia di affa- assurdità che ti vien voglia di mi farei otto seghe!”. 

23
ITALIENI
Dopo le esperienze pionieristiche degli anni Ottanta, oggi in Italia
ci sono quasi centocinquanta testate e trasmissioni realizzate
da cittadini stranieri. In Emilia-Romagna venti si sono unite
nella rete Miere, in Piemonte il sindacato dei giornalisti ha
fondato l’Associazione Stampa Interculturale.
di Sibilla Bentivoglio

I
n principio fu Radio Shabi, sia dell’informazione migrante presenza di giornalisti immigrati pubblici. Così, Faustin Akafack
settimanale di informazio- in Italia. La difficoltà di censire la stampa italiana potrebbe cre- e Tahar Lamri sono diventati ri-
ne in lingua araba con mu- queste esperienze, figlie della scere e ampliare i propri punti di spettivamente segretario e pre-
sica maghrebina, in onda il crescita della presenza immi- vista: la migrazione e la presenza sidente di una rete che collega
venerdì sera su Radio Po- grata nel nostro Pae- di culture diverse sul territorio tra loro diciannove testate, i
polare di Milano: era il 1980. se, comincia dalla definizione, potrebbero uscire dalle pagine di Media interculturali dell’Emilia-
Nel 1988 nascono il primo men- “perché le culture sono qualcosa cronaca nera, e perché no, po- Romagna, nata con la collabo-
sile e la prima trasmissione di fluido, che tendono a fondersi trebbero guadagnare anche nuo- razione del COSPE e della Re-
televisiva: rispettivamente “As- più che a sommarsi”. Sotto la vi lettori”. gione, in un territorio, quello e-
sadakah - una finestra sul Medi- dicitura “multiculturali” o “in- A Faustin fa eco lo scrittore al- miliano-romagnolo, che conta
terraneo” e “Nonsolonero” su terculturali” rientrano sia i gior- gerino Tahar Lamri, ravennate già oltre il 10 percento di resi-
Rai3. Le redazioni sono compo- nali di comunità, rivolti a per- d’adozione e firma del set- denti stranieri, con punte intor-
ste da giornalisti stranieri, a sone della stessa nazionalità e timanale “Internazionale”: “Al- no al 20 percento in piccoli co-
volte affiancati da colleghi italia- scritti nella lingua d’origine, sia l’Italia manca un grande giorna- muni come Galeata (Fc) o Luz-
ni, e nell’etere e tra le rotative i giornali plurilingue rivolti a le come ‘Le Monde’, ‘El Pais’, zara (Re).
cominciano a diffondersi lingue tutti i migranti, sia i programmi ‘The Guardian’. E i giovani sono “In tempi come questi, ‘c’è un
diverse da quella di Dante. in italiano, o in lingua, che si pagati così poco che non possono albanese, un cinese, un came-
“Dopo quelle esperienze pionieri- rivolgono anche agli autoctoni. permettersi nemmeno le telefo- runense...’ sembra l’inizio di
stiche, la vera crescita dei mezzi “Oggi la sfida è poter fare entra- nate per un’inchiesta. La spe- una barzelletta razzista. La no-
di informazione fatti da stranieri re sempre più giornalisti di origi- ranza è che le nuove generazioni, stra finisce con l’unione di venti
e per stranieri in Italia comincia ne straniera, o giovani cosiddetti quelle in cui italiani e stranieri testate e non fa molto ridere, ma
a metà degli anni Novanta fino di seconda generazione nei gior- sono cresciuti insieme, possano solo sperare di continuare a cre-
ad arrivare ai 146 media multi- nali mainstream”, afferma Fau- innovare il giornalismo portando scere”, commenta il 25enne
culturali registrati sul territo- stin Akafack, giornalista came- una diversa sensibilità”. Prima di Darien Levani, giornalista di
rio italiano alla fine del 2008”, runense che nel 2003, insieme arrivare a una presenza stabile “Albanianews”, testata di in-
spiega Alessia Giannone del all’amico e collega Raymond di giornalisti di origine stranie- formazione sulla cultura al-
COSPE, organizzazione fioren- Dassi, ha fondato in un garage ra nelle redazioni, l’obiettivo banese in lingua italiana. Fon-
tina che ha sostenuto diverse bolognese Asterisco Radio, da intermedio è dare sostenibilità data ufficialmente a novembre
esperienze di informazione in- sette anni sul Web con un 80 economica alle tante testate 2009, la rete MIER unisce gior-
terculturale e promosso la ri- percento di programmi in ita- fondate e gestite da cittadini nali, trasmissioni, siti Internet,
cerca “Un diverso parlare”, che liano e altri in francese, cinese stranieri, spesso nate in conte- Web radio o Web tv. Gran parte
costituisce uno dei più recenti e spagnolo. “Siamo convinti - sti associativi e grazie a finan- delle testate sono curate da
punti di riferimento sulla galas- prosegue Faustin - che con la ziamenti una tantum di enti giovanissimi (l’età media dei

ILMUCCHIOSELVAGGIO
PANORAMICHE

la redazione di Crossing Tv di Bologna al completo

400 mila stranieri che vivono di vista”. È grazie al denaro di tre al remoto obiettivo di far nelle comunità d’origine o nei
in Emilia-Romagna è di 32 un premio giornalistico, vinto rispettare ai media locali la quartieri di residenza, che sono
anni), “ma ci sono anche i dino- per un’inchiesta sulle schede “Carta di Roma”, che disciplina precluse ai giornali tradizionali e
sauri dell’immigrazione”, ironiz- telefoniche internazionali, che linguaggio e stile da adottare che possono rivelarsi preziose e
za Tahar Lamri: “Testate come Raymond Dassi (oggi assesso- per scrivere di migranti, preve- insolite”.
la ravennate ‘Città meticcia’ o ‘Il re in un comune del bologne- de stage che hanno portato Navigando sul Web, qualche
tamburo’ di Bologna”. se) e Faustin Akafack creano giovani di origine straniera nel- esempio si trova: dall’articolo

A
nel 2003 la propria Web radio. le redazioni, da Radio Città del di Associna che si propone di
lcuni dei media sono sorti Altre realtà, come l’emittente Capo di Bologna alla “Gazzetta sfatare i luoghi comuni sui fu-
prima di tutto per diffon- Web Crossing tv, sono nate di Reggio”, con l’obiettivo di nerali cinesi (in risposta a un
dere notizie utili, dal rin- grazie ai fondi regionali per rendere quest’ultime sempre pezzo apparso su “La Repub-
novo dei permessi di sog- l’informazione interculturale, più professionali. Il sindacato blica”), al reportage sui “diffici-
giorno alle informazioni circa 250 mila euro l’anno che dei giornalisti, in Piemonte, ha li” della Romagna raccontati
per la tutela della salute, a volte la Regione stanzia attraverso fondato ANSI, una sezione dal punto di vista dei cittadini
in trasmissioni multilingue o- bandi provinciali. dedicata alla stampa intercul- immigrati, fino all’editoriale di
spitate da radio e tv locali con Non tutte le esperienze, però, turale, e anche il COSPE conti- Darien Levani di “Albanianew”
la collaborazione di Comuni, sono riuscite a sopravvivere nua a lavorare a sostegno delle dedicato alla “Gazzetta dello
ASL e Province. In altri casi, la negli anni, e diversi progetti si decine di piccole testate spar- Sport”. Secondo l’autore, la Ro-
spinta a fare un proprio giorna- sono scontrati con gli alti co- se, soprattutto, per il nord e il sea sarebbe il giornale italiano
le nasce dall’insoddisfazione sti economici delle traduzioni, centro Italia. L’idea è creare più letto dagli immigrati, per-
per quello che c’è in giro: “Aste- della stampa, e della distribu- altre reti come MIER, che pos- ché “è l’unico spazio dove un
risco è nata come magazine ra- zione, o con la difficoltà di far sano fare fronte comune nella ghanese albanese rom romeno
diofonico - racconta Faustin A- convivere la periodicità rego- raccolta pubblicitaria e nell’at- serbo ucraino brasiliano bulgaro
kafack - leggevamo i giornali lo- lare con un impegno giornali- trarre finanziamenti, “ma non spaccia ruba delinque. È l’u-
cali, segnavamo con un asterisco stico fondato quasi sempre sul anche, in prospettiva, lavorare nico spazio dove un nigeriano
le notizie che parlavano di immi- volontariato. Nel 2009 la come un’agenzia di stampa”, non cerca di venderti oggetti inu-
grati in modo scorretto e cerca- Regione ha promosso anche spiega ancora Akafack: “perché tili, ma segna e trascina la sua
vamo di contrapporre un’infor- un Protocollo sulla comuni- i giornalisti di origine straniera squadra verso la salvezza o verso
mazione fatta dal nostro punto cazione interculturale, che ol- spesso hanno accesso a fonti, la Champion’s League”. 

25
THE WILD BUNCH
Il videogioco Red Dead Redemption, uscito lo scorso maggio, ha già
venduto 5 milioni di copie. Manca il doppiaggio in italiano, sostituito
da piccolissimi sottotitoli, ma se amate il selvaggio West, piena libertà
d’azione e uno scenario vivo e credibile, vi si offre la possibilità
di diventare un eroe alla Tex Willer o un bastardo bandito.
di Christopher Williams

C
on Red Dead Redemption John Marston, il protagonista I padri di famiglia sono rari no di queste contrapposizio-
la Rockstar Games getta del gioco, è un uomo a cavallo nel mondo del western perché ni, alcune tipiche, come natu-
un ulteriore sguardo criti- tra due mondi in un continen- la dura vita di frontiera richie- ra contro civilizzazione, vita
co sulla cultura e sulla te sulla strada della civilizza- de eroi solitari e individualisti. selvaggia contro vita domesti-
società americana. Sia- zione. È un ex-fuorilegge (cir- Di solito abbondano i vedovi ca, legge contro libertà, altre
mo lontani dai paesaggi urbani costanza abbastanza insolita (basta vedere i film di East- correlate tra di loro, come
di fine millennio di Grand Theft per un western), è un uomo wood): uno status che sem- ragione contro fede, o prag-
Auto: ora lo scenario è quello sposato che cerca di mettere la bra garantire al cowboy, al matismo contro idealismo. È
del selvaggio West all’inizio del testa a posto occupandosi di pistolero o al fuorilegge la ne- proprio quest’ultima opposi-
Novecento. La scelta di am- un ranch e dedicandosi all’e- cessaria indipendenza e la zione a tenere Marston in
bientare un western nel 1911 ducazione di suo figlio. Mar- possibilità di fuggire dalle scacco e a funzionare da spar-
potrebbe sembrare strana (di ston, però, sarà subito preso in responsabilità. In altre parole, tiacque per gli altri personag-
solito queste storie si svolgono trappola, schiacciato tra passa- consente di diventare l’incar- gi del gioco. E in ogni caso
a metà dell’Ottocento). Invece to e futuro: i paladini della civi- nazione stessa della libertà. tutti sono delle contraddizioni
è perfetta, perché il gioco parla lizzazione (le autorità federali) Sta qui l’impasse fatale di Mar- ambulanti, sia gli idealisti, che
proprio dei momenti di cam- lo reclutano per dare la caccia ston, che proprio per proteg- si rivelano dei buffoni dalle
biamento, del passaggio fra il e sterminare la sua vecchia gere la sua famiglia è costret- teste vuote, sia i pragmatici
tramonto di un’epoca e l’inizio gang. In gioco ci sono le vite di to a tornare alla vita violenta che sono in realtà sadici
di una nuova. sua moglie e di suo figlio. del suo passato. Il gioco è pie- senza cuore.

ILMUCCHIOSELVAGGIO
WESTERN

Marston cerca di rimanere con ce della storica ambivalenza Leone, Marston gioca su en-
un piede da una parte e uno della cultura americana, allo trambi i fronti proprio perché
dall’altra, consapevole del suo stesso tempo idealista e prag- non sa da che parte stare. Il
passato e allo stesso tempo matica. Emerson ha scritto suo obiettivo fondamentale va
fiducioso di poter ricominciare saggi in cui esalta le qualità oltre queste singole missioni,
da capo con la sua famiglia. metafisiche della natura, ma è perché deve salvare la sua
Gli uomini e le donne che in- anche l’autore di Fiducia in se famiglia. Gli ufficiali dell’eser-
contra sono spesso idealisti stessi, uno studio sulla vita cito messicano, nei raid, si
puri che rappresentano diversi pratica e una delle prime o- prendono le ragazze come pre-
tipi di cambiamento: quello pere di etica individuale. mio, il capo rivoluzionario ap-
sociale e politico (come nella Per Emerson questi opposti profitta delle sue seguaci: in
parte del gioco ambientata nel possono tranquillamente ri- fondo tra le due forze in cam-
Messico sull’orlo dell’ennesi- conciliarsi, ma Red Dead de- po non c’è grande differenza. Il
ma rivoluzione) e quello civile scrive una cultura americana pragmatismo dei mezzi cor-
(come le neonate forze federa- costantemente in tensione tra rompe gli ideali dell’ordine ci-
li a capo della missione di i due poli. Gli americani ama- vile e della libertà rivoluziona-
Marston). no gli hippy almeno quanto si ria, e l’ambiguità di Marston mestico da sua moglie e inse-

T
prendono gioco di loro, e non dà più molto fastidio. gna al figlio come andare a
uttavia, l’idealismo fini- odiano i soldati ma corrono a I bivi morali si riflettono anche caccia e allevare bestiame.
sce in gran parte per ce- celebrarli nelle parate. Mar- nei processi storici del Ven- In qualche modo, queste ulti-
dere alle spinte degli in- ston stesso cerca di rimanere tesimo Secolo che fanno da me fasi fanno ritornare il gio-
teressi particolari dettati nel mezzo, tra idealismo e sfondo al videogioco. catore alla situazione di par-
dal pragmatismo. Il capo pragmatismo, tra la legge e il Nella terza parte del gioco tenza, perché le istruzioni di
rivoluzionario, Reyes, è un uo- piacere della trasgressione. Marston si trova in una vera e Marston al figlio sono le stesse
mo di solidi principi che vuole Sicuramente non è un sadico, propria città con strade asfalta- che si ricevono nel tutorial che
aiutare il suo popolo, ma è ma non è neanche il primo a te e automobili, a pochi chilo- precede il gioco vero e proprio
anche un incorreggibile don- lanciarsi in aiuto degli altri. Per metri dalle montagne inconta- e rendono il giocatore consa-
naiolo, uno che non può fare a esempio, quando il protagoni- minate popolate da cervi e alci. pevole che ogni sua azione o
meno di sfruttare le persone. sta incontra degli sconosciuti Mentre la sfida finale tra il pro- scelta può essere giudicata da
Edgar Rosa, il funzionario go- nel bel mezzo della natura sel- tagonista e il leader della sua chi ci osserva.
vernativo a capo di Marston, vaggia, il giocatore può decide- vecchia banda di criminali è un Il padre lascia al figlio Jack
ammette verso la fine del gio- re se fermarsi ad aiutarli, igno- lungo epilogo che ricorda la un’eredità molto incerta. Mar-
co la contraddizione implicita rarli o approfittare di loro. Nei narrativa ottocentesca. ston alla fine non è né un idea-
nel cercare di far progredire la fatti la scelta dipende molto Il ritorno a casa di Marston, lista né un pragmatico e il suo
società tenendo in ostaggio la dagli obiettivi del giocatore in nell’ultima fase del gioco, offre tentativo di redimersi attraver-
moglie e il figlio di un suo di- quel determinato momento l’opportunità di esp0lorare la so la famiglia (così come il
pendente. In quella scena del gioco. Nella parte del gioco risoluzione della storia in Paese cerca la salvezza nell’i-
Ross allude agli scrittori meta- che si svolge in Messico le modo approfondito. Nei film dea di progresso) risulta inevi-
fisici amanti della natura, e li ambivalenze emergono chiara- di oggi non si fa in tempo a tabilmente oscuro e ambiguo
considera a loro volta contrad- mente: qui Marston lavora per vedere l’ultimo cattivo stecchi- come il suo carattere.
ditori. Probabilmente si riferi- Reyes, il leader della rivoluzio- to in terra che già partono i
sce ai romantici americani, ne popolare, e allo stesso titoli di coda, mentre la storia
uomini come Ralph Waldo E- tempo collabora con l’esercito di Marston ha un finale che fa Tratto dalla rivista “Popmatters”,
merson ed Henry David Tho- americano. Come il protagoni- pensare all’Odissea. L’eroe va- per gentile concessione di “Inter-
reau, che forse sono alla radi- sta di Per un pugno di dollari di gabondo ritorna al focolare do- nazionale”. 

27
JONATHAN
DEMME
Onorato all’ultima edizione del Napoli Film Festival, Jonathan Demme è
uno dei più importanti registi che siano ancora in vivace attività, capace di
spaziare da un thriller stravisto come Il silenzio degli innocenti a film musi-
cali, dichiaratamente rock, dedicati a Talking Heads, Robyn Hitchcock,
Neil Young. Anche le sue parole irrompono, fuori dalle convenzioni della
macchina hollywoodiana. Ne abbiamo raccolte il più possibile.
di Adriano Ercolani

Durante la sua carriera ha diret- paragonarlo ai miei lavori prece- In questo momento storico, nel un film tratto da un comic book
to thriller, film politici, comme- denti. Se non trovo che un film 2010, Hollywood sta attraver- o da un videogioco. I budget si
die nere, drammi. C’è un genere sia valido quanto Il silenzio degli sando un’incredibile transizione sono ridotti a tal punto che, se
che le piace più degli altri? innocenti, penso che avrei paura della quale, forse, neanche si volessi fare un film narrativo,
I thriller mi piacciono molto. a realizzarlo. rende conto. Si realizzano sem- che viene automaticamente
Sono fortunato perché ho avuto pre meno film narrativi e sem- considerato un film di nicchia,
l’opportunità di fare Il silenzio Lei ha iniziato a fare film nei pre più film dal grosso budget, un film artistico, gli studios vor-
degli innocenti e The Manchurian primi anni 70, un periodo du- pieni di effetti speciali: lungo- rebbero che gli attori famosi
Candidate, anche questo un rante il quale c’era molta liber- metraggi tratti da fumetti, da fossero disposti a lavorare gua-
thriller molto intenso. Perciò, tà nel mondo del cinema, sia videogiochi, che sono molto po- dagnando una parte del com-
sfortunatamente, i miei stan- all’interno sia fuori dal sistema polari al momento. C’è questa penso che prenderebbero, in-
dard sono molto alti, vorrei imposto da Hollywood. Ha la idea che non valga la pena di vece, per i film di videogiochi.
tanto girare un altro thriller forte stessa libertà oggi nel realizza- realizzare film narrativi, perché Questa importante transizione,
ma non potrei fare a meno di re i progetti che le piacciono? non avranno mai il guadagno di quindi, è dovuta anche alla crisi

ILMUCCHIOSELVAGGIO
AUTORI

economica. Nel nostro Paese, dità ha lasciato la sua scuola il suo valore”. Penso sia una C’è una piccola differenza. Il
così come altrove, la crisi è an- all’interno del suo modo di fare grande filosofia. So che Roger lavoro di regia è lo stesso, ma
cora forte e la gente ha paura di cinema? continua a fare film diretta- lavorare con i Talking Heads,
spendere: se hanno denaro cer- Penso che la lezione più mente per la tv via cavo. Sta che arrivano con la casa disco-
cano di tenerselo stretto. È un importante dell’eredità di Cor- realizzando tanti film con la grafica ed hanno alle spalle una
momento difficile. D’altro can- man sia l’idea di incoraggiare i sua società, la Concorde: ha grossa infrastruttura di persone
to, abbiamo tutti una videoca- nuovi registi, dare la pos- 80 anni e va ancora forte. che ti stanno sempre intorno,
mera digitale e penso che ci sia sibilità ai cineasti emergenti di significa anche che c’è un’eco-
un pubblico, soprattutto giova- fare cinema, insegnare loro Parliamo pure del suo lavoro logia umana più densa. Robyn
ne, che abbia voglia di film nar- come si fanno i film per il pub- con musicisti molto diversi Hitchcock è molto indipenden-
rativi. Perciò credo che in que- blico. Lavorare con Corman ha tra loro: da Robyn Hitchcock te. È arrivato e abbiamo fatto
sto momento di transizione ci significato, tra le altre cose, ai Talking Heads, da Bruce quello che c’era fare. Nessuno
sia un cambiamento anche per i imparare a raccontare una sto- Spring steen a Neil Young. è meglio dell’altro, è solo più
registi di film narrativi e per il ria, come avere in un film tutti Perché ha scelto di lavorare facile lavorare con l’artista indi-
loro pubblico. La domanda è gli elementi che interessano al nello specifico con questi arti- pendente. La prima volta che
questa: dove andranno a vedere pubblico. Conquistare que- sti? ho lavorato con Neil Young è
questi film? Nelle sale cinema- st’ultimo significa automatica- Se decidi di fare un film sulla stato per Heart Of Gold. Ave-
tografiche? Non credo, a meno mente avere un’altra possibili- musica e vuoi che venga bene, vamo un grosso budget a di-
che non vengano investiti dei tà, che è quella di girare un non puoi che lavorare con quel- sposizione, durante la lavora-
soldi per fare arrivare questi film altro film. Penso che questa li che hai appena nominato. La zione c’è stata una forte pre-
al cinema. Li vedranno su In- sia una bella eredità, l’idea risposta è che se lavori con dei senza della casa discografica,
ternet, sui loro cellulari o su della “porta aperta”: le perso- grandi artisti che vogliono pre- anche perché avevamo bisogno
qualche mezzo che non è stato ne della società di Corman sentare e interpretare le loro di molti soldi da parte loro. Il
ancora inventato? Non lo sap- danno più possibilità ai giova- canzoni al meglio, allora farai nostro secondo film Neil Young:
piamo, ma credo molto nella ni di lavorare. Penso sia una un film fantastico. Trunk Show è stato più casalin-
longevità dei film narrativi. Mi cosa importante. Roger era go, l’abbiamo girato fuori dalla
sembra solo che al momento anche uno che diceva: “Nei Come si organizza una produ- sede della società. Penso sia
abbiamo qualche difficoltà nel tuoi film mettici una consapevo- zione di questo genere? Quan- liberatorio quando puoi lavora-
trovare un mezzo per farli vede- lezza sociale, aggiungici anche to differisce lavorare con un re in modo più indipendente,
re e soldi per realizzarli. tanta nudità e senso dell’umori- musicista indipendente ed comunque la qualità resta la
smo. Mettici le tue idee. Devi alternativo come Robyn Hitch- stessa. Perché alla fine si tratta
Lei ha iniziato a lavorare con avere qualcosa da dire. Foca- cock rispetto a rockstar come i di grandi artisti, che interpreta-
Roger Corman. Che tipo di ere- lizzati sulla storia, qualunque sia Talking Heads o Neil Young? no il loro lavoro e se tutto va

29
STOREFRONT DEMME
IL CINEMA mano è rimasta abbassata, recuperate questo documentario.
Il silenzio degli innocenti (1991) (*****) Girato utilizzando registrazioni, filmati e interviste d’epoca,
Tratto dall’omonimo romanzo di Thomas Harris e premiato il film non è solo un memento sulla necessità della libera in-
meritatamente con i cinque Oscar più “pesanti” (miglior film, formazione, ma anche il ritratto di un eroe moderno, narci-
regia, attore e attrice protagonista, sceneggiatura), Il silenzio so, impetuoso, idealista, coraggioso, innamorato di Haiti e
degli innocenti è uno di quei rari film per i quali si possa sco- del suo popolo. Talmente legato alla propria missione da mo-
modare il concetto di perfezione. Hitchcockiano negli oliatis- rire sotto i colpi di sconosciuti sicari, all’alba di un giorno di
simi ingranaggi del racconto, post-moderno nella gestione primavera e dei suoi settant’anni, di fronte all’ingresso della
dei piani spaziali e temporali, contemporaneo nell’utilizzo di radio.
immagini ai confini dello splatter, il film beneficia tanto della
mano sicura di Demme in cabina di regia quanto dello stato LA MUSICA
di grazia dei due attori principali: Jodie Foster nel ruolo della Stop Making Sense (1984) (****)
tenace recluta FBI Clarice Starling e soprattutto Anthony Energia. Contagiosa e creativa. È quella che esplode ancora
Hopkins, in grado di regalarci con Hannibal Lecter l’ultimo oggi dai fotogrammi di Stop Making Sense, il film-concerto
memorabile villain della storia del cinema. dei Talking Heads registrato a Hollywood nel dicembre del
1983. Non un normale live show, bensì un vero e proprio rac-
Philadelphia (1993) (***) conto costruito da Demme e dalla band, che inizia con David
La perfezione de Il silenzio degli innocenti è talmente poten- Byrne a intonare Psycho Killer in solitudine su un palco deser-
te da propagarsi anche nei primi cinque minuti del film suc- to e prosegue con la graduale aggiunta degli altri membri
cessivo. Le strade di Philadelphia cullate dalla ballata di Bruce della band e di elementi coreo/scenografici. Dagli effetti visi-
Springsteen ti catturano con una morsa emotiva decisamen- vi (le proiezioni) agli abiti di scena (il vestito extra-extra-large
te anomala per dei titoli di testa. Ispirato a un vero caso giu- di Byrne), tutto appare oggi un po’ rudimentale. Eppure si
diziario, Philadelphia ha il merito di affrontare un tema - la respira ancora un’atmosfera ingorda, dinamica, entusiasta,
discriminazione nei confronti dei malati di AIDS (ancor più se sudata, carica di quel battito animale che Byrne sarebbe poi
omosessuali) - all’epoca ancora tabù tanto per Hollywood andato a cercare alle mille latitudini del mondo.
che per buona parte della società. Dopo essersi scatenato tra
maniaci scorticatori e psichiatri cannibali, Demme si trova tra Storefront Hitchcock (1998) (***)
le mani una materia da melodramma, che riesce a gestire Quattordici anni dopo aver catturato l’elettrizzante circo dei
senza lasciarsi (quasi mai) travolgere da Tom Hanks (premio Talking Heads, Jonathan Demme torna nei dintorni della mu-
Oscar) e dal sentimentalismo. sica rock da una direzione obliqua. Il suo omaggio a Robyn
Hitchcock è all’insegna del minimalismo: un negozio sulla
The Agronomist (2003) (****) quattordicesima strada di Manhattan, una vetrina dietro la
Alzi la mano chi conosce la storia di Jean Léopold Do- quale sfilano le curiose formichine della brulicante Grande
minique, agronomo convertito al cinema (prima) e alla radio Mela, qualche piccola variazione scenografica tra un pezzo e
(poi), animatore per mezzo secolo dell’unica stazione indi- l’altro (pannelli colorati, una candela, bizzarre sculture) e
pendente haitiana, voce della società civile contro le dittatu- Deni Bonet (violino) e Tim Keegan (chitarra/voce) a fare da
re dei vari “Papa Doc” e “Baby Doc” Duvalier. Se la vostra scarno supporto musicale. Il resto è in mano a Hitchcock, alla
sua beffarda logorrea, alla chitarra e a quelle canzoni - inten-
se e surreali - che trovano qui una riuscita rappresentazio-
sul set di Rachel sta per sposarsi
ne/interpretazione visiva.

Neil Young: Heart Of Gold (2006) (**)


Tanta acqua è passata sotto i ponti, e si vede. Registrato al
Ryman Auditorium di Nasvhille, nell’estate del 2005, come
anteprima del nuovo album Prairie Wind, questo film-con-
certo di Neil Young sta agli antipodi rispetto alla cavalcata
con i Talking Heads di due decenni prima. Il dinamismo è so-
stituito da una celebrazione della tradizione musicale ameri-
cana (e di Young), che parte dal teatro del concerto e si dif-
fonde attraverso visioni di praterie, cowboy, fattorie, Hank
Williams e suonatori di dobro. Non manca nemmeno il to-
tem, che è lo stesso Neil Young, figura gigantesca che si muo-
ve sul palco come John Wayne ne Il pistolero di Don Siegel:
con andatura dolente, carisma sconfinato e una chitarra co-
me pistola con cui sforacchiare il mondo con stile.
Luca Castelli

ILMUCCHIOSELVAGGIO
AUTORI

bene tu cerchi di fare il meglio


per catturare la loro arte. con Neil Young

Pensa che alcuni di questi musi-


cisti abbiano influenzato il suo
lavoro, magari anche nei suoi
film di finzione?
Penso di aver acquistato più
fiducia in me stesso nel filmare
le altre cose grazie al modo in
cui filmo la musica, perché sono
contrario ad usare troppo il
montaggio. La mia aspirazione
con i film di finzione è essere
capace di avere un forte punto
di vista su quello che accade, in
modo da non dover tagliare:
insomma, provo a creare ener-
gia artificiale. L’accumulo di
energia delle riprese non mon-
tate, quello è il modo migliore
per presentare quel particolare
momento. Vorrei poterlo fare
sempre di più anche con la fic-
tion. L’idea è quella di: “Non fer-
marti!”, perché ogni volta che
c’è un taglio in un film, in un
certo modo devi iniziare tutto
daccapo per costruire la verità
che vuoi presentare.
sante. Ha descritto cosa stava sta succedendo in Palestina ed pravvissuto. Era una persona
Pensa che la musica abbia succedendo in Iraq e cosa stava Israele perché hanno paura del che da quel momento fino al
mantenuto un’importanza so- succedendo nel nostro Paese. potere del sostegno incondizio- giorno in cui è morto, anni do-
ciale come quella che, ad e- Le canzoni sono molto intense, nato ad Israele. C’è il timore che po, voleva solo essere positiva.
sempio, aveva 40 anni fa? credo sia uno dei suoi migliori se esprimi il sostegno o una Un uomo incredibile. Una volta
Io faccio parte della generazione album. Penso, però, che al mo- sensibilità verso il popolo pale- avevo ingaggiato Roger Corman
hippy, quella che andava contro mento lui sia una voce solitaria. stinese allora sarai bollato come per Beloved, Roger aveva accet-
la guerra, quella del potere ai Pink ha scritto una bella canzo- una persona a favore dei terrori- tato di interpretare il proprieta-
neri. La musica della mia gene- ne: Dear Mr. President. Queste sti. Carter non ha paura di dire rio della casa dove viveva Oprah
razione era molto coinvolta da però sono le eccezioni che con- la verità. Sono stato felice di fare Winfrey, doveva arrivare alla gui-
queste tematiche, dalla condi- fermano la regola. Abbiamo bi- quel film perché penso sia fon- da del suo carro quando il per-
zione umana. Mi sembra che sogno di più impegno. damentale che l’America si as- sonaggio di Oprah aveva una
oggi non ci sia rimasto molto di suma le proprie responsabilità crisi isterica. All’ultimo momen-
questo, spesso mi ritrovo a cer- Negli ultimi anni lei ha diretto nel Medio-Oriente, la smetta di to Roger non è più potuto veni-
care qualcosa del genere. C’è anche due documentari meravi- parlarne solamente e agisca af- re. Allora ho chiamato Robards
della musica fantastica e talvol- gliosi, l’acclamato The Agrono- finché venga fatta la cosa giusta, e gli ho detto: “Jason, Roger do-
ta nell’hip-hop si può trovare un mist e soprattutto a Man From che venga creato uno stato indi- veva interpretare questo ruolo ma
messaggio forte, ma non si Plains. È stato importante per lei pendente per la Palestina e fini- è dovuto partire. Non ha battute.
vede più una comunità musica- filmare e poi mostrare al pubbli- sca l’oppressione del popolo Ti piacerebbe farlo?”. E lui: “Ge-
le che reagisce a quello che suc- co le idee di Jimmy Carter, uno palestinese. sù, sono arrivato a questo punto?
cede. Forse sono solo delle fasi. dei presidenti americani più Mi toccano le rinunce di Roger
Mi piace pensare che i nuovi liberal dei nostri tempi? Lei ha lavorato con uno dei più Corman. Ok, lo faccio”. È venuto
cantanti, autori e compositori, La voce di Jimmy Carter è molto grandi caratteristi della storia di ed è stato grandioso. Ho sapu-
prima o poi considereranno im- importante. In America è stato Hollywood, Jason Robards. Co- to che era nell’ufficio della pro-
portante parlare di questi temi isolato dal partito democratico- me ricorda questo attore incre- duzione e sono andato a salu-
attraverso la loro musica. Capi- perché al suo interno pensava- dibile? tarlo, l’ho trovato nel guarda-
ranno anche che le canzoni pos- no che fosse troppo radicale, Jason Robards era un attore roba, in mezzo alla stanza con
sono cambiare i cuori e le men- mentre al momento loro cerca- brillante e una delle persone più quaranta comparse e parlava
ti. Penso sia molto significativo no di avere un’immagine più eccezionali che abbia mai in- con tutti, tutti ridevano. Era una
che durante la seconda invasio- popolare. Ha notato che Carter contrato. Un senso dell’umori- gioia, un grande uomo. Sono
ne dell’Iraq Neil Young abbia non ha fatto un discorso all’i- smo fantastico. Una volta ha a- sicuro che lo avrà visto nel film
fatto uscire un album intitolato naugurazione di Obama? La vuto un terribile incidente stra- di Roger Corman Il massacro del
Living With War, che include die- cosa mi è sembrata una farsa. dale. Era alla guida ubriaco, a- giorno di San Valentino, grande
ci canzoni che guardano alla Non vogliono che le persone del veva 55 anni e rimase molto col- film americano, grande inter-
guerra in maniera molto interes- loro partito parlino di quello che pito dal fatto di essere so- pretazione. 

31
MAFIA TRASFUSA
La mafia non è qualcosa che si ferma decapitandola, le sue teste
ricrescono immediatamente come quelle dell’Idra. O la sradichi,
o puoi vincere tutte le battaglie del mondo ma la guerra la perderai.
di Massimo Del Papa

V
engono magnificate le quanto avvenuto in due secoli di rurale, rozza, che le guerre ricor- anche la diapositiva di un mo-
continue operazioni che lotta alla criminalità organizza- renti che l’hanno sconvolta, in mento passato. Se i vent’anni di
decapitano, così si ripete, ta, le cui mutazioni genetiche e tutte le sue formazioni, tra gli globalizzazione sono stati deci-
questa o quella cosca da strategiche, all’inizio del Ventu- anni Settanta e i Novanta, sono sivi per le mafie mondiali, che
una parte all’altra del Mez- nesimo Secolo, vengono com- più effetti collaterali che sostan- l’hanno capita e cavalcata prima
zogiorno e, a risalire le propag- prese poco e male. za. Le mafie, ci è stato spiegato, di tutti traendo beneficio dai
gini maligne, nell’intera Peni- Da molto tempo, almeno da mandano a scuola i loro figli, meccanismi di apertura di im-
sola. Effettivamente queste reta- trent’anni, siamo stati edotti entrano nei salotti buoni, sfor- prese, mercati e territori, crean-
te sono continue e mettono sulle mimetizzazioni della ma- nano manager e tecnici, conta- do per tempo dinamiche globali
sgomento, quaranta oggi qua- fia, il primo a capirle fu Giovanni bili e professionisti, la mafia di settori criminali, dalla droga
ranta domani vien da chiedersi Falcone con l’intuizione decisi- sale di livello, diventa dei collet- alla prostituzione alle diaspore,
se rimarrà qualcuno a piede va, aggredirne i patrimoni, col- ti bianchi, avvolge gli appalti, il quadro muta ancora dopo gli
libero in Italia. Qualcuno di one- pirla al cuore. Da allora si ripete inquina la politica e la stritola. assestamenti post Muro di
sto. E ci vogliono, niente da dire: che la mafia non è più quella Tutto questo è verissimo, ma è Berlino, e nuovamente all’indo-
il ministro dell’Interno Maroni mani del trauma delle Torri
fa il suo dovere così come si Gemelle. Evento che ha concen-
danno da fare Magistratura e trato la sicurezza americana sul
Forze dell’Ordine. È anche com- problema del terrorismo islami-
prensibile che il Governo, a ra- co distogliendolo in parte da
gione o a torto, se ne vanti. quello delle criminalità organiz-
La sensazione però è che sfugga zate, (alle quali, anzi, è stata
a molti il rovescio della meda- chiesta collaborazione da par-
glia, che non sta solo nella te dell’FBI), senza l’immediata
malavita che emerge, e che nelle comprensione che queste ulti-
sue proporzioni atterrisce; c’è me si avvalgono anche delle
un lato molto peggiore in que- schegge politico-religiose. Tutto
sto perenne svuotare col cuc- oggi è più collegato e più legato
chiaio il mare di criminalità: sta di prima, più intricato, più orga-
nel fatto che è appunto un ma- nico e, come avverte Jean-Fran-
re, che non basta decapitarlo, çois Gayraud, questore della
come si dice, come ci si com- Polizia Nazionale di Francia, nel
piace. La mafia, nome or- suo Divorati dalla mafia (Elliot),
mai comune per designare real- quello di una mafia in grado di
tà planetarie, che mantengono controllare il potere politico
tratti d’analogia ma si diversifi- rischia di diventare un alibi che
cano in funzione della geopoliti- svia dalla precisa comprensione
ca, non è qualcosa che si ferma di una situazione ben più allar-
decapitandola, le sue teste ri- mante. Le forme organizzate
crescono immediatamente co- della criminalità oggi, in Italia
me quelle dell’Idra. O la sradi- come nel resto del mondo, il
chi, o puoi vincere tutte le batta- dal film Gomorra
salto di qualità l’hanno già fatto,
glie del mondo ma la guerra la trasformandosi dapprima in
perderai. Che è precisamente Stati, come nei Paesi satelliti del

ILMUCCHIOSELVAGGIO
QUESTIONI

Comunismo all’inizio dei No- interne e internazionali, come fa


vanta, quindi evolvendosi in so- l’America quando le fa comodo,
vrastati, in multinazionali non quando addirittura non sono
solo del crimine. Alla figura del- emanazioni di poteri criminali
la criminalità rozza, evoluta in usciti dal crollo dei regimi satel-
quella d’imprenditrice dei mer- liti, come l’intera fascia balcani-
cati illegali, si sostituisce - an- ca, albanofona, fino alla propag-
cora Gayraud - “Quella dell’im- gine della Turchia, pesantemen-
prenditrice violenta dei mercati le- te condizionata dalla maffya.
gali. L’immissione di profitti illeciti Nessuna nazione è immune da
su mercati legali, cioè, origina una compenetrazione con for-
imprese mafiose legali e gestione me evolute e pervasive di mala-
di attività mafiose legali e non se- vita strutturata, la cui dimensio-
condo parametri imprenditoriali”. ne intercontinentale pregiudica

L
un controllo territoriale e perfi-
e mafie, per dimensione e no una identificazione definita,
per consistenza, più che in sia in senso spaziale che di tipo
posizione dialettica col orizzontale ovvero legata alla
potere politico diventano sua penetrazione in senso geo-
organismi fatti anche di politico, articolata quanto e più
politica così come sono fatti di di quella dei singoli Stati. La
istituzioni, di interi settori della trama delle alleanze tra forma-
società. Il processo è andato zioni criminali finisce di compli-
oltre le strategie (che pure per- care il quadro. Il livello di com-
mangono) di colonizzazione prensione del fenomeno, al
della finanza e dell’economia, limite dell’indeterminatezza on-
per raggiungere un livello supe- nicomprensiva, risulta alquanto
riore di compenetrazione. Non problematico.
ha più senso oggi, anno 2010, Tutto questo non ha niente a
distinguere un mondo del male che vedere con la critica, incon- pretendeva di contrapporsi a un zione ha il sapore di una cen-
che si contrappone, per quanto sistente e immatura, che acco- mondo ostile, incapace di as- sura. Da cui il nostro infinito
infettandolo, al mondo poten- muna liberaldemocrazia con sicurare la dignità e l’onore, alla perdonismo, nato da un’ipo-
zialmente sano della società e mafia, che individua nel Capi- “mafiosità” che indicava la zona crisia virtuosa, confessionale,
delle sue articolazioni. Non c’è talismo la genesi della criminali- moralmente morbida, l’attitu- ma che ormai ha tutta l’aria di
ambiente, non c’è aspetto che tà organizzata. È, piuttosto, il dine al compromesso, alla di- essere l’unico atteggiamento
non venga a patti con la sua portato di una confusione di ef- strazione complice, all’omertà socialmente possibile nella
parte negativa, dalla politica allo fetti e di cause, dalla forte acce- condivisa della società, siamo ragionevole assenza di qualsia-
sport (e il clan Palazzolo a lerazione tecnologica alle dina- passati ad una trasfusione ma- si alternativa. Il 23 giugno a
Johannesburg ha osservato as- miche di scontro tra Paesi, dal fiosa, qualcosa di endemico, Marzamemi, in Sicilia, un ra-
sai attentamente i recenti Mon- crollo di un regime comunista che non ha più senso tentare di gazzotto che correva in scooter
diali di calcio), allo spettacolo, la semiplanetario, che ha origina- eliminare perché troppo legato sulla battigia, rimproverato da
musica, la comunicazione, il to conseguenze disastrose an- al nostro codice genetico. Qual- una giornalista Rai e dal suo
commercio, la produzione, la che in senso criminale, fino alle cosa che, a toglierlo di mezzo, ci compagno, è tornato con dieci
distribuzione, lo smaltimento perversioni di un liberismo che porterebbe all’estinzione socia- compari che hanno massacra-
delle scorie. L’intero spettro non ha e non tollera più freni, le: se ce l’abbiamo dentro, la to la coppia, un vecchio che
della finanza è pressoché indi- limiti, controlli. È come se le mafia non esiste più e questo è tentava di difenderli e perfino
stinguibile nelle sue componen- mafie avessero capito meglio e il suo maggiore successo. Que- un poliziotto intervenuto. Tutti
ti “bianche” e “nere” così come prima che il mondo andava a- sta entità per trasfusione, come finiti all’ospedale con fratture
nella zona grigia, di collusione, vanti e come procedeva, e nel un virus, è quella che porta un multiple. I responsabili sono
di confusione, fattasi indistin- mondo si sono immerse fino a viaggiatore come David Lane a stati identificati e se la sono
guibile grazie al supporto delle rendersi indistinguibili, dimen- chiedersi: “Ripartire dalle regole, cavata con una ramanzina. Che
tecnologie, della rete di Internet sione che non a caso è sempre d’accordo, ma da dove si comin- cosa è stata quella spedizione
che ha permesso di sviluppare stata la strategia prima, l’unica cia?”. Da dove, se non c’è aspet- punitiva impune, se non un’a-
velocemente le reti del credito; e davvero irrinunciabile di ogni to del vivere che non sia inqui- cerba manifestazione di mafia?
questa cos’altro è se non mafia mafia che si rispetti. Un po’ co- nato, da dove se la percezione Che cosa sono state la rasse-
endemica, inseparabile dalle me nel famoso aforisma di Bau- di ciò che è davvero illecito e gnazione, l’indifferenza civile,
altre componenti sociali? Non delaire sul diavolo, il cui primo e comunque moralmente inaccet- la rinuncia, subìta o voluta
esiste al mondo azienda di forti fondamentale successo è far tabile si è sfilacciata fino a di- dallo Stato, a reagire, a proteg-
dimensioni che non sia indotta credere che non esiste. ventare del tutto evanescente? gere i suoi cittadini e addirittu-
(o costretta, ma in questo di- Nella stessa percezione sociale Si dice, specialmente da noi: un ra i suoi tutori, se non la con-
scorso importa relativamente andrebbe colta l’ulteriore evolu- minimo di elasticità bisogna ferma che non esiste più una
poco) a competere su logiche di zione della impalpabile consi- consentirla, altrimenti non si mafia “cattiva”, esogena, ma
malavita planetaria; gli stessi stenza mafiosa. Da entità im- può tirare avanti. Ma l’elasticità solo una nube tossica che tutti
Stati tollerano le varie forme cri- pronunciabile ma tangibile, dal- si è estesa all’infinito, ormai respiriamo, convinti che sia l’u-
minali estese e organizzate, l’Onorata società che in origine qualsiasi veto, qualsiasi obie- nica aria possibile? 

33
MAFIA SPA
In Italia, a ogni minuto segnato dal vostro orologio, imprenditori
e commercianti consegnano alle mafie 160.000 euro. Dopo
59 minuti la cifra si è moltiplicata e arriva a dieci milioni. Trascorso
un giorno nei forzieri della criminalità economica si conteggiano
250 milioni di euro versati dall’economia ufficiale.
di Paride Leporace

B
envenuti in Italia. Dove il regole - per modo di dire - cari- parti, è quella sommersa e cri- sommersa in una conferenza
lavoro è nero, a volte ne- cano il peso fiscale sui lavora- minale. I teorici la definiscono stampa a Montecitorio, diser-
rissimo. E non solo per i tori dipendenti e su quei picco- “economia direttamente non tata dalla stampa parlamenta-
“colored” che raccolgono li imprenditori che pagano tas- osservabile” perché va gover- re ed economica perché se
arance di carta a Rosarno. se e contributi tenendo in piedi nata da Guardia di Finanza e manca lo spettacolo i media
Un paese di evasori, che grazie la baracca nazionale. La ric- Forze dell’Ordine. Ma anche italiani non hanno interesse a
a commercialisti ben pagati e chezza autentica, dalle nostre gli uomini in divisa, quando raccontare. Come magra con-
schierano mele marce, rischia- solazione nell’aula c’erano i
no di alimentare altri conti neri parlamentari Luigi Zanda del
e pratiche illegali, come quella PD e il “finiano” Fabio Granata

7 ANNI A DELL’UTRI
dei camionisti che infilano le che hanno dato sostegno all’i-
banconote nel libretto di circo- niziativa. Invece quel rapporto
lazione per ammorbidire il meritava focus e primi piani
controllo. che forse mai leggerete.
“Nel ’92 ci fu trattativa tra Stato e Mafia” (Pisanu) Al fenomeno dell’economia Secondo stime molto attendi-
“Mangano è stato un eroe per come si è comportato con sommersa e criminale hanno bili l’economia sommersa ita-
me. Ha lavorato bene ad Arcore” (Dell’Utri) dedicato un poderoso studio liana ingloba il 20 percento del
“Andreotti era accusato da più pentiti di me” (Dell’Utri) due figure nobili della Prima nostro PIL. È una delle più alte
“Chi fa parte della Mafia è fuori dalla Chiesa” (La CEI. Repubblica, due socialisti per d’Europa insieme, guarda ca-
Immagino a fumare?) bene: Elio Veltri e Giorgio Ruf- so, alla Grecia.
“Era Dell’Utri a fare da ponte tra Mafia e PDL” (Spatuzza) folo. Il primo è stato sindaco di L’economia italiana si regge
“È assurdo dare credibilità e ascolto a un mafioso” Pavia, parlamentare opposito- sull’illegalità di massa. In due
(Capezzone) re di Craxi, ha denunciato mol- anni il ministero del Welfare su
“Un conto è provare che uno è mafioso, ma l’appoggio te malefatte economiche di Di 842.000 aziende ispezionate
esterno non dimostra nulla, è meno grave” (Bossi) Pietro e non ha perso il vizio ne ha registrato ben 522.000
“Quello di Dell’Utri è un messaggio rassicurante che ha della denuncia. Giorgio Ruffo- non in regola con 534.000 la-
voluto mandare al popolo di Cosa Nostra. Che si trova lo è stato ministro dell’Am- voratori sotto inquadrati ri-
recluso in carcere. Gli dice: siete dei martiri” (Ciancimino) biente, deputato, senatore, spetto alle loro funzioni. Tra
“Non capisco tutto questo entusiasmo per una sentenza europarlamentare, ha fondato questi 334.000 risultavano la-
che condanna per mafia a sette anni la persona più vici- “Micromega” e da sempre stu- vorare in nero. Ecco perché
na a Berlusconi. E mettere Mangano nel pantheon del- dia e osserva con articoli e libri manovre, crisi e stangate le pa-
l’eroismo è moralmente e politicamente inaccettabile” i limiti del capitalismo e le sue gano sempre gli stessi.
(Briguglio, PDL) disfunzioni. Lo scorso giugno Chi invece calcola il rapporto
hanno presentato i risultati del tra il denaro in circolazione e le
loro studio sull’economia transazioni in contanti riesce a

ILMUCCHIOSELVAGGIO
QUESTIONI

comprendere i guadagni di
quella linea della Palma evoca-
ta da Sciascia ne Il giorno della
civetta e che ormai ha conqui-
stato la Penisola. Il “Sole 24
Ore” computa 170 miliardi di
euro l’anno. Probabilmente è
un calcolo per difetto. Siamo
abbastanza adulti per ben sa-
pere i ritorni d’investimenti
della droga e soprattutto della
cocaina, adoperata ormai an-
che dai manovali per incre-
mentare il cottimo. Un pusher
che investe 1000 euro sulla
polvere la prima settimana ne
guadagna 3000, la seconda
9000, la terza 27.000. Nessu-
na attività imprenditoriale ha
guadagni di questo tipo.
L’ONU calcola in Italia un
milione di consumatori. È noto
che la ’Ndrangheta calabrese è
la più grande importatrice
mondiale di cocaina che ac-
quista in contanti dai narcos Marcello Dell’Utri
sudamericani.
Non v’illudete che la repres-
sione stronchi il fenomeno.
Per un corriere arrestato ci so-
no pronti i suoi sostituti. Da tici che sostengono che quelle dicare il crimine della città, mi no prestiti garantiti ai titolari
anni la Destra iperliberista a- regioni hanno ricchezza diffu- caccereste perché l’avrei rovi- delle grandi “lavanderie” di
mericana sostiene che proibi- sa dicono una bugia. Si tratta nata”. Con le nuove norme in denaro sporco, mentre im-
re la droga non risolve il pro- di soldi concentrati in pochis- arrivo che impediscono ai ma- prenditori puliti cadono sotto
blema. E non lo afferma per sime mani. gistrati di parlare si taciteranno la mannaia di Basilea 2 che

M
motivi etici o edonistici. An- anche queste voci scomposte. nega il credito a chi vuole inve-
che le migliori operazioni di afia SPA è un’azienda In Italia dal 1997 ad oggi nes- stire. E che dire della finanza
polizia difficilmente riescono del mondo globalizzato suno ha mai tradotto il libro vaticana che ha blindato qual-
a risalire ai canali di riciclaggio che può fare a meno americano The New War: The siasi inchiesta italiana, bloc-
dei proventi della droga. Si della lupara comprando Web Of Crime That Threatens cando tutte le rogatorie che
reinveste in diverse attività ap- e corrompendo politica, America’s Security in cui l’au- hanno cercato di capire cosa
parentemente lecite. Un rap- affari, media e disperati di ogni tore, il senatore e futuro candi- succede nella banca IOR e che,
porto del CENSIS, realizzato sorta. In ogni provincia italiana dato alla Casa Bianca John Ker- a leggere le testimonianze ai
per la Commissione Parla- operano consorterie criminali. ry, scrive che: “Per assicurarsi giudici di Massimo Cianci-
mentare Antimafia, rileva in Aggiorno ormai da diversi anni protezioni ad alti livelli i mafiosi mino, ha ospitato cassette di
quattro regioni meridionali la mappa delle cosche calabre- italiani si concentrano sui politi- sicurezza con denari non certo
(Sicilia, Calabria, Campania e si a Milano cercando di studia- ci, comprano numerosi ufficiali di destinati alle opere pie?
Puglia) una presenza mafiosa re il flusso migratorio da picco- grado elevato e corrompono poli- I meritori Elio Veltri e Giorgio
in 610 comuni con una popo- li paesi dell’Aspromonte, e re- tici di altri paesi”. Ruffolo propongono di forma-
lazione di 13 milioni di abitan- sto perplesso per come si ten- È andata meglio, ma non mol- re un gruppo di persone inte-
ti pari al 22 percento della de a rimuovere il problema che to, quando George Bush ha ressate “per ragioni disinteres-
popolazione italiana e al 77 sembra interessare solo sparu- inserito la ’Ndrangheta tra le sate” a seguire dati e studi
percento della popolazione ti giornalisti e magistrati anti- organizzazioni canaglia che sulla situazione italiana. Parti-
delle quattro regioni. A questo mafia. Non è un caso che più inquinano la globalizzazione. I colare attenzione si vuole de-
22 percento corrispondono il di un terzo delle segnalazioni processi per riciclaggio che ar- dicare al tema dei paradisi fi-
14,6 percento del PIL naziona- italiane sul riciclaggio di soldi rivano a sentenza in Italia so- scali laici e cattolici “rilevando
le, il 12,4 percento dei deposi- sporchi degli operatori finan- no pochissimi. Nessuno mai criticamente le iniziative, e so-
ti bancari ed il 7,8 percento ziari si registrano in Lombar- ha indagato con determinazio- prattutto le non iniziative e i col-
degli impieghi. Onestamente dia. Nella rossa Emilia, a Mo- ne nei paradisi fiscali e nelle pevoli silenzi”. Forse potrebbe
le cifre generali mi sembrano dena, 600 aziende sono in banche svizzere. Anonimi bro- nascere anche un sito tema-
eccessive ma un dato è inop- odor di mafia. Il procuratore ker con i computer trasferisco- tico. Eventualmente ve ne da-
pugnabile: il PIL delle regioni della Repubblica, Vito Zancani, no capitali al sicuro e attraver- remo notizia, perché chi gua-
in questione è tra i più bassi di recente ha affermato, ri- so lettere di credito incremen- dagna con il sommerso ha in-
d’Italia, la disoccupazione la volgendosi ai modenesi: “Se tano ingenti guadagni. Poi in teresse a non far emergere cer-
più alta della Penisola. Gli ere- per magia avessi il potere di sra- Italia gli istituti bancari offro- te informazioni. 

35
RAPPORTO 41
Salt Lake City, Stati Uniti. 1989. Due scienziati americani,
Martin Fleischmann e Stanley Pons, annunciano la possibilità di produrre
reazioni nucleari a bassa energia. È la fusione nucleare fredda.
di Cristiano Tinazzi

L
a provano attraverso un news24 manda in onda un’in-
esperimento in laborato- chiesta sul Rapporto 41. Dopo
rio, ma parte della comuni- quasi quattro anni esce Il segre-
tà scientifica svilisce il loro to delle tre pallottole (Edizioni
lavoro bollandolo come su- Ambiente), scritto dal giorna-
perficiale e non riproducibile. lista di Rainews24 Maurizio Tor-
Bassora, Iraq. 1991. Ultimo realta, intervistato per l’occa-
giorno di guerra. Gli USA sgan- sione, e da uno dei membri del
ciano un ordigno vicino al con- gruppo di ricerca dell’ENEA,
fine con l’Iran. I sismografi re- Emilio del Giudice. Un roman-
gistrano un evento di magnitu- zo inchiesta che suggerisce una
do 4,2 della scala Richter. Com- clamorosa spiegazione dei fatti
patibile con l’esplosione di una e formula nuove inquietanti
bomba nucleare da cinque chi- ipotesi.
lotoni. Otto anni dopo, un’é-
quipe di scienziati dell’ENEA di Come è nata l’idea di questo
Frascati (capitanata da Giu- libro?
liano Preparata e della quale Un professore di fisica, durante
fanno parte, fra gli altri, Emilio una conferenza a Firenze, sug- porta una serie di conseguenze riuscito a fare questo tipo di
Del Giudice e Antonella De gerì a uno dei nostri giornalisti enormi: tutta la politica dei armi. Abbiamo anche trovato
Ninno), viene incaricata dal di indagare su una ricerca fatta trattati di non proliferazione un ingegnere americano, vete-
premio Nobel Carlo Rubbia, da un gruppo di scienziati del- improvvisamente perde senso rano dell’operazione Desert
allora presidente dell’ENEA, di l’ENEA. Avevano dimostrato perché si è già arrivati alla pos- Storm in Iraq, che ci ha parlato
effettuare una ricerca sulla fu- che era riproducibile la fusione sibilità di creare una pallottola dell’uso di una bomba nucleare
sione a freddo. Preparata muo- nucleare a freddo, ma l’ENEA nucleare che può avere una di piccole dimensioni, passata
re nel 2000, per una serie di in- aveva bloccato il programma forza enorme e una dimensio- letteralmente inosservata per-
spiegabili microtumori nell’in- senza spiegarne il motivo e più ne minuscola. ché è stata usata insieme al
testino, compatibili con un av- parlavi con loro più capivi che cosiddetto uranio impoverito.
velenamento da polvere ra- c’era una ragione e non poteva- E queste armi sarebbero già Ci sono tracce che lasciano pre-
dioattiva. A Fleischmann viene no dirla. Abbiamo così contat- state utilizzate? supporre l’esistenza di armi
diagnosticato lo stesso tipo di tato un membro del team di Abbiamo realizzato dei servizi nucleari di nuova generazione e
tumore. Lui riesce a salvarsi. ricerca, il fisico Emilio Del Giu- in Libano su alcuni crateri cau- che la cosiddetta “bomba spor-
Il gruppo, ora diretto da Anto- dice, con il quale abbiamo scrit- sati da bombe a Khiam, al con- ca”, quella che potrebbe essere
nella De Ninno, termina il pro- to il libro. Del Giudice ci ha fine con Israele, dopo la guerra prodotta da un terrorista ipote-
prio lavoro rilasciando il Rap- spiegato il motivo: questa sco- del 2006, e trovare tracce del- tico, in realtà è già stata usata
porto Tecnico ENEA RT 2002/ perta elimina il problema della l’uranio arricchito in questi luo- dagli eserciti della NATO, sia
41/FUS, noto come Rapporto massa critica (un ordigno ghi è stata una scoperta. Ha nella prima sia nella seconda
41, che conferma la correlazio- nucleare tradizionale ha come senso solo se lo usi per pro- Guerra del Golfo sia in Af-
ne tra la produzione 4He (Elio massa critica circa dieci chili di cessi nucleari. Non poteva ghanistan, Libano e Kosovo,
4) e l’eccesso di calore. No- uranio, quantità di materiale fis- quindi che essere un ordigno dove si è letteralmente avvele-
nostante il risultato eccezio- sile necessaria affinché una rea- nucleare molto piccolo e cali- nato il ciclo alimentare e l’aria
nale, l’ENEA blocca il pro- zione nucleare a catena possa brato e questo ci ha fatto pen- che si respira, provocando
gramma. Il 19 ottobre 2006 Rai- autosostenersi, Ndr). Ciò com- sare che qualcuno era già patologie che hanno colpito gli

ILMUCCHIOSELVAGGIO
QUESTIONI

FOTO DI PROPRIETÀ DI GREENPEACE


stessi militari che operavano in con l’esplosione dell’ordigno mano il mercato. Credo sareb- l’ambiguità calcolata”, un argo-
quel territorio. Abbiamo anche nucleare, della stessa portata be ottimo se la gente leggesse mento molto interessante: da
trovato un documento, il me- di quello descritto dal veterano qualcosa di così verosimile. quando è scomparso il pericolo
morandum Groves, redatto nel statunitense. Il padre della fu- Che potrebbe essere vero. Che dell’Unione Sovietica d’altra
1943 da James Bryant Conant, sione a freddo si è trovato tanti forse è vero. Noi siamo dei parte non si poteva rinunciare
Presidente del Consiglio Nazio- piccoli tumori nel proprio inte- giornalisti e non vogliamo stu- alla possibilità di utilizzare l’ef-
nale della Ricerca per la Difesa e stino e ha dovuto farsene ta- pire qualcuno. Abbiamo solo fetto deterrente del nucleare.
rettore dell’Università di Har- gliare un pezzo, ed era pedi- raccontato quello che abbiamo Non si può dire che verrà u-
vard, e desecretato solo nel nato da un personaggio come trovato attraverso il piacere del sato, ma non si può nemmeno
1975, nel quale Conant sugge- Teller, fisico nucleare padre racconto. dire il contrario. L’atomica verrà
riva ai responsabili dell’ammini- della bomba a idrogeno, come usata, come probabilmente è
strazione americana l’utilizzo ci ha confermato nella sua in- Quando qualcuno pubblica un già stato fatto, in maniera mol-
dell’uranio “sporco” per inqui- tervista. Giuliano Preparata, lo testo pieno di dati e fonti ci si to mirata, accompagnata da
nare le città nemiche con nuvole scienziato più vicino a Fleisch- aspetta anche che, oltre alla una nuvola di materiale radio-
di nanoparticelle radioattive, mann che lavorava alla fusione sceneggiatura di un film e al attivo tale che non si riesca ad
fatti poi verificatisi nella realtà, a freddo in Italia, è morto per la piacere del lettore, vi sia anche individuarla. Perciò il titolo Il
ossia nelle aree effettivamente stessa presenza di microtumo- una risposta di tipo politico... segreto delle tre pallottole: la pri-
bombardate con tonnellate di ri. Da questi fatti noi ne abbia- Quando noi facciamo un lavoro ma è all’uranio cosiddetto im-
uranio sporco dai cosiddetti mo tratto un romanzo, una bel- giornalistico chiediamo sempre poverito; la seconda contiene
paesi democratici. Un omicidio la storia che può anche essere alla controparte la propria opi- uranio leggermente arricchito;
perfetto che non lascia traccia. assolutamente finta. Giudicate nione: dopo aver fatto un servi- la terza è quella di cui nessuno
voi. Il lettore capirà se ciò che zio di quattro minuti sulla veri- deve sospettare l’esistenza. 
Se fosse tutto dimostrato si stiamo raccontando è frutto tà del veterano che ci racconta-
aprirebbero degli squarci di della fantasia, se è verosimile va dell’uso della terza bomba
verità: il primo sulla questione ma non vero, se è inverosimile atomica, abbiamo chiesto al
della non proliferazione che sa- ma vero. Pentagono di commentare e la
rebbe un’immensa bugia, il risposta che ci hanno dato è “in
secondo sulla tecnologia della Che reazioni vi aspettate da quale giorno è successo?”. È co-
fusione a freddo... questo libro? me se tu chiedessi a tua moglie
Sfidare tutti coloro che lavora- Credo che potrebbe essere se è stata infedele e lei ti ri-
no in questo settore non ci in- un’ottima sceneggiatura per un spondesse in quale giorno. Il
teressa. Noi le prove le abbia- film. Molto spesso è più facile Segretario di Stato James Baker
mo trovate: la presenza di un trovare delle verità nella fiction nel 1991 dichiarò che la linea
evento sismico tra Bassora e il che nei giornali pubblicati da politica dell’amministrazione
confine iraniano, concomitante gruppi editoriali che hanno in era quella della “dottrina del-

37
MALASCUOLA
Tra maestro unico, tagli di cattedre e proteste dei precari, qual è il
futuro della scuola italiana? Ne abbiamo parlato con Claudio
Cremaschi, docente di matematica e fisica, sindacalista, dirigente
scolastico, esperto di didattica e formazione, autore di un libro,
Malascuola, che ha fatto tanto discutere e ha il merito di coniugare
finalmente la denuncia con una proposta costruttiva.
di Gabriele Barone

N
egli ultimi anni si sono zione dei nostri alunni sono tra anche se ci vorranno anni. Al-
succeduti numerosi mi- i più bassi d’Europa, che conti- trimenti saremo condannati al-
nistri dell’Istruzione in- nuano a crescere la dispersio- l’immobilismo e alla decaden-
tenzionati a cambiare il ne e l’insuccesso scolastico. za, non solo in campo scolasti-
volto della scuola: c’è chi Quali sono le ragioni più pro- co. Possiamo continuare a
vuole abolire gli esami a settem- fonde di una situazione così proporre riforme scolastiche
bre, chi li rivuole, chi vuole il drammatica? che vengono cancellate al pri-
maestro unico e i grembiulini, Non esiste un destino immu- mo cambio di maggioranza,
chi riscopre le tabelline, chi pre- tabile. Vent’anni fa la Finlandia come è successo con la rifor-
ferisce i giudizi, chi i voti e il 5 in era agli ultimi posti. Oggi, do- ma Berlinguer e poi con quella
condotta. È evidente che si trat- po una riforma radicale, prima della Moratti?
ta di questioni nominalistiche, sulla professione docente, poi
di un gattopardesco cambiare i sull’impianto della scuola, gui- Fai una dura critica alle pre-
nomi delle cose senza cambiare troducendo l’informatica, le da la classifica, insieme alla cedenti politiche basate su im-
niente. In realtà i problemi veri “educazioni” (sessuale, strada- Corea, per quanto riguarda i missioni in ruolo di massa dei
della scuola sono altri: gli spre- le, alimentare, alla legalità, ec- test internazionali sui risultati docenti, dequalificazione del
chi, il basso stipendio degli inse- cetera). Per quale motivo la scolastici. personale e trattamento eco-
gnanti, la mancanza di valuta- scuola italiana non riesce dav- nomico da fame (gli stipendi
zione e di controllo del loro ope- vero ad essere riformata? La scuola è purtroppo terreno dei docenti italiani sono tra i
rato, di una crescita economica Le colpe sono imputabili a go- di scontro ideologico e politi- più bassi d’Europa). Secondo
e professionale, l’orario di lavo- verni di segno diverso, ma an- co, ma ritieni che sia possibile te quale sarà il destino dei do-
ro. Questi sono solo alcuni dei che a corporativismi e miopie raggiungere un accordo abba- centi precari, regolarmente a-
temi affrontati in un libro fuori sindacali. È un po’ il carattere stanza ampio (coinvolgendo bilitati e specializzati, costretti
dai soliti schemi ideologici, Ma- del nostro Paese che non ha quindi maggioranza e opposi- a contratti saltuari o addirittura
lascuola di Claudio Cremaschi mai saputo proporre riforme zione) su quello che occorre a non avere più alcuna possibi-
(Piemme, pp. 304, euro 17,50). incisive, che intacchino davve- fare: sicurezza scolastica, aule lità di lavoro?
Il volume, basato su un’analisi ro vecchie incrostazioni e pic- e laboratori efficienti, aumento I sistemi di reclutamento cam-
attenta e circostanziata degli a- coli interessi. Salvo il periodo dello stipendio degli insegnan- biano da paese a paese. Ma non
spetti organizzativi e gestionali del primo Centrosinistra (guar- ti, riforma della scuola secon- conosco nessun sistema folle
del nostro sistema scolastico, da caso con la riforma della daria di secondo grado, agevo- come il nostro. Eppure non è
contiene anche una serie di pro- scuola media), si è intervenuti lazioni e premi per gli studenti difficile sapere quanti insegnan-
poste per renderlo più efficiente sempre e solo sulle emergen- più meritevoli. Non ti sembra ti serviranno, nei prossimi anni,
e qualificato. ze. E non mi riferisco solo alla una proposta utopistica? per ordine di scuola e per area
scuola. Il clima per il cambiamento disciplinare. Sarebbe sufficiente
Molteplici sono stati nel corso non mi sembra propizio. Ma un sistema di formazione inizia-
degli anni i tentativi di modifi- Scrivi che i rapporti OCSE se- non vedo alternativa: occorre le e reclutamento che ammet-
care e migliorare la scuola, in- gnalano che i livelli di forma- lavorare in quella direzione, tesse - in modo selettivo - solo il

ILMUCCHIOSELVAGGIO
QUESTIONI

numero dei docenti di cui ci sa- ogni studente in Italia è la più non è quanto si spende ma il
rà effettivo bisogno, o poco più. alta rispetto agli altri Paesi (se- modo in cui lo facciamo. Il pro- UN PO’ DI NUMERI
Avremmo una selezione iniziale conda solo agli Stati Uniti) e che blema è che spendiamo male.
del personale motivato, una il personale della scuola sarebbe Non ho niente in contrario, figu- Nel triennio 2009-2012
preparazione riservata a un nu- eccessivo. La tua tesi è che oc- riamoci, all’aumento delle spe- spariranno 133 mila cat-
mero ridotto di aspiranti docen- corre ridurre drasticamente il se per l’istruzione, ma non illu- tedre per un totale di 8
ti, l’eliminazione alla radice del numero degli insegnanti per diamoci che basti spendere di miliardi di euro. Tagliate
precariato. Mi sembra un pro- poterne incrementare lo stipen- più per migliorare la qualità del anche 300 cattedre di so-
getto che non ha alternative cre- dio, ma - mi chiedo - tutto ciò in sistema. Alitalia, Poste, ecc. in- stegno. Quasi 37 mila a-
dibili. È ovvio che nella realizza- base a quali criteri? E poi perché segnano. E anche la scuola. lunni in più sono stati sti-
zione occorreranno alcune me- non pensare a ridurre le spese pati in 4 mila classi in me-
diazioni che tengano conto di militari, il numero dei parlamen- Nel contesto europeo l’Italia no. Ridotti anche gli edifi-
legittimi interessi. Si possono tari o eliminare i privilegi della presenta un tasso di scolarizza- ci scolastici: 92 in meno. In
fare compromessi transitori, se “casta”? zione inferiore alla media e un solo anno gli insegnan-
si ha chiaro dove porta il cam- Così è troppo facile. Pensi che quasi la metà della popolazione ti di ruolo sono calati del 4
mino intrapreso, e non si fanno non sia d’accordo sulla riduzio- italiana ha solo la licenza media. percento senza nessun re-
le ennesime sanatorie che poi ci ne delle spese militari (sono un Quali “ricette” suggerisci per cupero da parte dei pre-
riportano al punto di partenza. vecchio antimilitarista obietto- affrontare il problema della di- cari che hanno dovuto sa-
In ogni caso non dimentichia- re ante-litteram) o della casta? spersione e dell’insuccesso sco- lutare quasi 14 mila incari-
mo che oltre alle aspettative dei Possiamo fare un elenco infini- lastico? chi. Meno 6 percento in
docenti precari, degli abilitati, to. Ma possiamo anche ricorda- Non esistono “ricette” semplici. un anno del personale di
ecc, ci sono anche le aspettative re che il nostro Paese ha altri Anche perché le cause degli segreteria, bidelli e tecnici
- altrettanto serie - dei giovani bisogni, non solo la scuola. Il insuccessi dipendono da diver- di laboratorio. Nel 2005 il
neolaureati o laureandi, la ne- più alto debito pubblico, infra- si fattori: le condizioni sociali, secondo governo Berlu-
cessità di svecchiare il corpo do- strutture indecorose, edifici sco- l’inadeguatezza di una scuola sconi decise l’immissione
cente; e soprattutto, prima delle lastici decrepiti, insicuri, e co- insopportabilmente noiosa, la di ruolo dei primi 9167
pur legittime aspettative dei la- struiti - anche quelli più recenti - mancanza di stimoli allo studio docenti di religione. Ades-
voratori della scuola, quella secondo una concezione degli perché la scuola non funge da so sono diventati 26.326
degli studenti, delle famiglie e spazi e dei tempi della scuola ascensore sociale, la rigidità del- unità, 1,5 percento in più
della società di avere una scuola assolutamente superati. Aule e l’impianto costruito per materie del 2009.
efficace, che promuova e premi corridoi: sembrano uffici, ca- e obiettivi uguali per tutti, l’im-
i capaci e meritevoli. serme, non spazi dove crescere preparazione di gran parte del
e apprendere. Qui c’è da inve- personale scolastico… Oggi la care soldi e a pararsi da possibi-
Nel tuo libro cerchi di ribaltare il stire, e servono soldi. Come nel- risposta si riduce a retorici ap- li ricorsi delle famiglie. Se i ra-
luogo comune secondo cui si la ricerca, nel diritto allo studio. pelli alla severità o alla litania gazzi italiani terminassero la
spende poco nella scuola e af- Io sostengo, dati alla mano, che dei corsi di recupero, che non scuola secondaria a 18 anni, co-
fermi invece che la spesa per il nostro problema principale servono a niente, se non a spre- me nella maggior parte dei pae-

39
ne dell’insegnamento della reli- degli altri paesi, saranno consi-
gione che però non mi sento di derate radicali e “rivoluziona-
liquidare con qualche battuta rie”, sicuramente è facile che
generica. tutto resti com’è. Purtroppo nei
confronti della scuola vedo due
Sostieni l’opportunità della chia- atteggiamenti prevalenti. Uno -
mata diretta degli insegnanti da schematicamente “di destra” -
parte dei Presidi, liberando così inneggia alla restaurazione: il
gli uffici scolastici provinciali dal ritorno alle materie, ai voti, alle
gravoso compito di stabilire bocciature, ai grembiulini, al
ogni anno cattedre e organici. maestro unico… l’altro, “di sini-
Non si rischia così di incentiva- stra”, è chiuso nella difesa del-
re un sistema poco trasparente l’esistente, contrario a ogni
basato su favoritismi e cono- cambiamento, nell’illusione che
scenze personali? bastino “più soldi per la scuola”
Non è vero, non mi piace la per salvare un’istituzione che
“chiamata da parte dei presidi”. non regge, e non da oggi.
Non credo in una scuola dove il Quello che temo accadrà l’ho
Claudio Cremaschi “potere” è concentrato nel diri- scritto, con un po’ di amarez-
gente, che anzi deve essere a za, nelle ultime pagine di
sua volta sottoposto a controlli Malascuola. 
e valutazioni. Io sostengo l’as-
si europei, anziché a 19 - anzi, a l’accetta, che non incidono as- sunzione dei docenti da parte
20 o 21 come succede alla metà solutamente sui tanti sprechi, delle scuole, che è tutta un’altra
degli studenti, che ripetono al- che ci sono. Per far questo oc- cosa. Esattamente come i di- QUALE FUTURO?
meno un anno - realizzeremmo correrebbe conoscere dall’inter- pendenti comunali sono assun-
un enorme risparmio che po- no i meccanismi di formazione ti per concorso pubblico dai co- “Non esiste un paese euro-
trebbe essere reinvestito per delle classi, degli organici, il di- muni, non dai sindaci. Ho cer- peo dove il governo possa
migliorare la qualità. E qualità mensionamento delle scuole; cato di argomentare la questio- tagliare fondi all’istruzio-
vuol dire riduzione dell’insuc- intervenire sul calendario scola- ne con un articolo su www.edu- ne senza provocare rivolte
cesso. Insomma, è una spirale stico, allungandolo e diminuen- cationduepuntozero.it. di piazza. I giovani europei
virtuosa che occorre innescare. do le ore settimanali. Insomma, sanno benissimo che l’uni-
Quello che è certo è che non occorrerebbe un’idea di scuola Cosa ne pensi dell’introduzione ca speranza di avere un fu-
sono gli appelli alla severità che che oggi non c’è. Ma, mi spiace del maestro unico nella scuola turo nel mondo globaliz-
migliorano la scuola. Basta dirlo, non è solo la Gelmini a primaria? Non ti sembrano ridi- zato consiste nel ricevere
osservare la farsa dell’ammis- non avere un progetto. cole le giustificazioni di caratte- una buona formazione in
sione agli esami di maturità con re pedagogico, che sostengono scuole e università di ec-
tutte sufficienze, che ha prodot- Nel libro affronti anche la que- la necessità per il bambino di far cellenza. Ora da noi le
to soltanto un aumento dei falsi stione spinosa degli insegnanti riferimento a una sola figura di scuole pubbliche non han-
in atto pubblico e dell’ipocrisia di religione. Sono docenti nomi- docente? no soldi per la carta nei
collettiva. nati dalle Curie ma pagati dallo Le motivazioni addette non so- cessi e le università se la
Stato. Non vengono assunti tra- no solo ridicole, sono proprio battono nelle classifiche
Cosa ne pensi della riforma mite regolare concorso pubbli- sbagliate. E tuttavia è stupido internazionali con l’Africa.
Gelmini? Riesci a coglierne a- co, circa 15 mila sono di ruolo e ribattere che la nostra scuola Ebbene il governo demoli-
spetti positivi oltre ai drammati- hanno uno stipendio più alto primaria è tra le migliori del sce quel poco che rimane e
ci tagli sul personale e sui fondi rispetto ad altri colleghi. Qual è mondo. Non è vero. I dati OCSE gli studenti stanno zitti e
scolastici? In molte scuole man- la tua posizione in merito? dicono il contrario. E per giunta buoni. Ad aspettare cosa?
cano i soldi per comprare il ges- Nel libro mi occupo in verità questi scadenti risultati sono Un lavoretto per l’estate e
so, la carta igienica, il sapone, la solo degli aspetti che riguarda- raggiunti a carissimo prezzo, vi- un altro per l’autunno? A
carta per le fotocopie, ecc. no gli sprechi connessi anche sto che nelle scuole primarie ab- prendersela con gli immi-
Quella della Gelmini non è una con l’attuale formula di insegna- biamo un maestro ogni 11 bam- grati? In Italia non esiste
riforma. È un riordino degli in- mento della religione. Mentre si bini, contro i 19 di altri paesi. sostegno ai giovani disoc-
dirizzi della scuola secondaria, aumenta ovunque il numero di Non parlo del Burundi, ma di cupati, non esiste una po-
che era pure necessario, dopo il alunni per classe, gli insegnanti Francia, Germania, Giappone. litica della casa. Tutto è de-
proliferare degli ultimi trent’an- di religione sono assegnati uno legato a mamma e papà. Il
ni che ha portato a una moltipli- per classe a prescindere dal nu- Ho il timore che tutto resti così lavoro, quando c’è, fa schi-
cazione degli indirizzi, a speri- mero di ragazzi che effettiva- com’è per l’opposizione dei sin- fo, è precario e sottopaga-
mentazioni senza fine, all’au- mente “si avvalgono”. Perciò, dacati, dei governi e dei docenti, to. Ma sempre più spesso
mento insensato delle ore di le- specie nelle ultime classi delle categoria quest’ultima fin trop- non c’è. Vi sta bene? Per-
zione. Ma è un riordino che ci ri- scuole secondarie, ci si trova po “conservatrice”. La scuola ché non vi ribellate? A che
porta indietro di quasi un se- con insegnanti di religione con italiana riuscirà mai ad adeguar- serve andare avanti così?
colo, non è la riforma di cui la classi di dieci, otto, cinque allie- si agli standard europei? Avete rinunciato alla di-
scuola ha bisogno. Le condizio- vi. In alcuni casi persino con un Finché indicazioni di puro buon gnità del vivere”
ni penose delle scuole sono la solo allievo. Se non sono spre- senso, praticate o in corso di ap- (Curzio Maltese)
conseguenza di tagli fatti con chi… Poi, è ovvio, c’è la questio- plicazione nella maggior parte

ILMUCCHIOSELVAGGIO
IL CELIBATO
seconda parte
Ogni forma di Chiesa necessita di denaro per mantenere in vita
il suo apparato organizzativo. Matrimonio, adulterio, eredità,
adozione, incesto, divieti sessuali, decime, donazioni… tutto è buono
per l’accumulazione di capitali. La Chiesa, quando poggia sullo Stato
o quando è essa stessa uno Stato, ha un ruolo predatorio.
di Philippe Simonnot - la prima parte è stata pubblicata sul Mucchio 672/673

C
ome si passa dalla rinun- genere. Se la comunità fa le veci sono unite dal legame dei figli, si da. Ma il bilancio finanziario
cia alla carne alla santifi- della famiglia, a essa andrà con- danno nondimeno delle catene dell’operazione è probabilmen-
cazione del matrimonio? segnata la parte di eredità che si per caricarne il collo sventurato te positivo. La famiglia è dun-
Apparentemente vi è solu- lascia, o lo stipendio che si gua- delle proprie anime”. L’adozione, que concepita nella sua forma
zione di continuità tra l’in- dagna. San Girolamo giunge e- così mal vista dal Cristianesimo, più stretta possibile. Per di più
segnamento evangelico della splicitamente a questa conclu- è abbandonata per i mille e cin- essa è fondata su un matrimo-
castità e l’innovazione del IX Se- sione quando consiglia alla quecento anni successivi alla nio dichiarato indissolubile dal-
colo. Ma solo apparentemente. vedova Furia di lasciare in eredi- caduta dell’Impero Romano l’origine, altra cosa che va nel
La famiglia non ha valore positi- tà il proprio denaro alla Chiesa: d’Occidente. In Francia, biso- senso degli interessi patrimo-
vo nella Chiesa primitiva. In un “A chi allora devi lasciare le tue gnerà attendere il 1892 perché niali della Chiesa. Nel Nuovo
primo momento, quindi, è fuori grandi ricchezze? A Cristo, che riappaia una giurisprudenza in Testamento il matrimonio è so-
questione fare dell’unione co- non può morire. Chi nominerai materia. In Inghilterra, la prima lo un ripiego rispetto alla purez-
niugale un sacramento per san- tuo erede? Colui che è già il tuo legge sull’adozione risale al za di principio del celibato.
tificare la famiglia: “Sono venuto Signore. Tuo padre se ne rattriste- 1926. Fino ad allora, una coppia Tuttavia la sua indissolubilità è
infatti”, proclama il Cristo stes- rà, ma Cristo ne sarà lieto”. San- sterile non poteva ricorrere all’a- stata stabilita da Cristo, seppure
so, “a dividere il figlio dal padre, t’Agostino consigliava dal pro- dozione per trasmettere il pro- in un solo e unico passo del
la figlia dalla madre e la nuora prio canto alle persone che ave- prio patrimonio. Per questa Vangelo secondo Matteo: “Che
dalla suocera; e nemici dell’uomo vano figli di includere Cristo fra stessa ragione, il numero pro- l’uomo non separi ciò che Dio ha
saranno i suoi familiari. Chi ama i loro eredi, donando alla Chiesa babile di coppie senza eredi le- unito!”. L’indissolubilità è coe-
il padre o la madre più di me non una parte uguale alle altre. Nel gittimi è cresciuto di molto e rente con la concezione econo-
è degno di me e chi ama il figlio o V secolo Salviano, sacerdote di con esso la probabilità che le e- mica della famiglia. Perché l’im-
la figlia più di me non è degno di Marsiglia, completa il sistema redità finissero nelle tasche possibilità di rompere vincoli
me”. La nuova parentela non è esprimendo il proprio sdegno della Chiesa. A chi possono e- del matrimonio limita necessa-
di sangue, essa risiede nella pic- nei confronti di coloro che, non largire donazioni se non alla riamente il numero di eredi le-
cola compagnia che segue Ge- avendo figli propri, adottano Chiesa, queste coppie la cui u- gittimi, e ancor più il numero di
sù. “Chi è mia madre e chi sono i quelli degli altri, che egli chiama nione è stata disdegnata da Dio eredi maschi, diversamente da
miei fratelli?”, domanda Cristo. “progenie dell’impostura”. L’ado- e che cercano di assicurarsi la una situazione in cui fosse pos-
E risponde, indicando i suoi di- zione, istituzione tipicamente salvezza dell’anima dopo una sibile il divorzio. E, su un punto
scepoli: “Ecco mia madre e i miei romana, che ha permesso ai morte senza discendenti? Due di certo essenziale, notiamo che
fratelli. Chiunque, infatti, fa la Cesari di scegliersi il successore piccioni con una fava: la Chiesa l’Ebraismo e l’Islam, che per-
volontà del Padre mio che è nei al di fuori del proprio lignaggio, tiene a proprio carico gli orfani, mettono entrambi il ripudio, so-
cieli, questi è mio fratello, mia so- viene ora additata al pubblico che l’adozione le avrebbe tolto, no più vicini tra loro di quanto
rella e mia madre”. Non è diffici- ludibrio. “Con questo sistema”, e recupera i capitali in mancan- ognuno di essi lo sia al Cristia-
le trarre conseguenze economi- continua Salviano, “persone di- za di eredi. L’orfanotrofio e l’a- nesimo. Se il pater familias non
che da una concezione del sprezzabili ed empie, che non dozione si giustificano a vicen- può risposarsi, nemmeno in ca-

ILMUCCHIOSELVAGGIO
QUESTIONI

Sinodo in corso

so di sterilità della moglie, se tra cugini di primo grado è au- vare una fonte apprezzabile di trimenti, sarebbe stato impos-
non può fare ricorso a una con- torizzato dalla legge. L’edificio rendita monetizzando dispense sibile. Questo genere di pro-
cubina, come fece Abramo, per verrà completato all’inizio del II alle proibizioni da lei stessa cessi, ricordiamolo, era natural-
rimediare a questa sterilità, o Millennio includendo nella proi- definite. E non ha mancato di mente costoso per i querelanti e
semplicemente soddisfare il bizione il settimo grado. Con il farlo, specialmente con i poten- remunerativo per la Chiesa. Il
proprio piacere, sono tutti eredi rischio di compromettere il ti di questo mondo, le cui stra- papato stesso, fungendo sem-
in meno da candidare alla suc- ricambio generazionale. Infatti tegie di successione erano note- pre più da organismo d’appello
cessione del patrimonio, e tutte il modo della Chiesa di contare i volmente ostacolate e contra- in questi procedimenti di conte-
occasioni in più, per la Chiesa, gradi di parentela porta a fare di state dall’estensione della proi- stazione o di convalida dei pre-
di fruire di un’eventuale dona- questo settimo grado l’equi- bizione dell’incesto. La proce- sunti matrimoni incestuosi, a-
zione. valente del quattordicesimo gra- dura poteva funzionare in tutti e veva diretto interesse a esten-

L’
do secondo la tradizione roma- due i sensi. Una famiglia aveva dere l’applicazione del tabù del-
aumento dei divieti relati- na. La Chiesa ha dunque proibi- bisogno di una dispensa di ince- l’incesto, perché in questo mo-
vi all’incesto rende più to l’incesto in modo estremo. sto per poter soddisfare i propri do il suo arbitrio veniva richie-
difficile il matrimonio. È Non potendosi trovare alcuna disegni patrimoniali attraverso sto più spesso. Senza contare
vero che questo genere di giustificazione per questo allar- un matrimonio con un cugino che gli ostacoli moltiplicati dal
tabù potrebbe essere al- gamento, né nell’Antico né nel troppo vicino per i dettami diritto canonico per disturbare
l’origine di ogni civiltà, ma la Nuovo Testamento, è giocofor- canonici. Un’altra, che voleva le strategie patrimoniali dei
Chiesa, a partire dal IV secolo, za ripiegare su una spiegazione contestare il progetto di una potenti agevolavano i suoi dise-
gli dedicherà particolare atten- economica. E infatti questa eso- famiglia rivale, poteva de- gni, nella misura in cui ad alcu-
zione. La proibizione dell’incesto gamia estrema - contrario esat- nunciare il matrimonio prospet- ne dinastie si impediva di costi-
- etimologicamente ‘non casto’ - to dell’endogamia ebraica -, au- tato come incestuoso. In en- tuirsi, di prosperare, di esten-
riguarda innanzitutto, sotto il mentando le difficoltà del ma- trambi i casi, l’affare veniva por- dersi e di diventare rivali del
regno di Teodosio I (intorno al trimonio incestuoso, favorisce tato davanti a un tribunale ec- potere del papa o di altri princi-
385), i matrimoni tra cugini di automaticamente la dispersio- clesiastico, con tutte le spese pi della Chiesa. All’epoca del-
primo grado. Poi raggiungerà ne dei patrimoni, e altrettanto del caso, e le possibilità di cor- l’istituzionalizzazione del ma-
cugini sempre più lontani. Il ter- automaticamente accresce le ruzione. Il procedimento per in- trimonio, il ricambio generazio-
zo grado viene proibito dalla possibilità per la Chiesa di ere- cesto poteva anche essere usa- nale è tanto più compromesso
Chiesa nel VI secolo, mentre al- ditarne almeno una parte. Sen- to per ottenere dalle autorità ec- in quanto, contrariamente a
la stessa epoca il matrimonio za contare che essa poteva tro- clesiastiche un divorzio che, al- quello che potrebbero credere i

43
La Basilica di San Pietro

“È lecito sostenere che la Chiesa cattolica abbia costituito un fattore


di stagnazione, specialmente per quegli enormi investimenti
‘non produttivi’ e ‘non convertibili’ rappresentati dalle cattedrali”

nostri contemporanei, abituati a tero è anche chi ama con eccessi- ripresa da San Paolo (“C’è un tichi, ordinando di non accop-
identificare le famiglie numero- vo ardore la propria moglie”. Ci- tempo per gli abbracci e un tempo piarsi durante le mestruazioni,
se con le famiglie cattoliche, l’u- tando il moralista pagano Sesto, per astenersene”), fa sapere ai la gravidanza e l’allattamento,
nione cristiana a quei tempi è aggiunge: “Nei confronti della maschi troppo focosi che “agli ma estende anche il comanda-
programmata per una fecondità sposa d’altri, in verità, ogni amore uomini era prescritto non soltanto mento della domenica - contra-
minima, esattamente al contra- è vergognoso; nei confronti della di astenersi dalle donne degli altri, riamente al sabbat ebraico, gior-
rio di quanto la religione racco- propria, lo è l’amore eccessivo”. ma anche dalle proprie e di cono- no di piacere - a tutti i giorni
manda agli ebrei. La Chiesa fa “Ti sei congiunto dal di dietro con scere i periodi determinati per l’ac- dell’Avvento, alle feste di Natale,
innanzitutto la guerra al piacere, tua moglie o la tua serva?”, osa coppiamento”. La Chiesa mette- al periodo della Quaresima, alla
anche se esso è legalizzato dal chiedere Reginone di Prüm illu- rà grande cura nel moltiplicare e Settimana Santa, a quella di Pa-
matrimonio. Si estende così la stre monaco letterato del IX allungare i periodi di astinenza. squa, all’Epifania, all’Ascensio-

C
nozione di adulterio. Un solo secolo. “Se l’hai fatto, farai peni- ne, alla Pentecoste, ai giorni di
sguardo posato sulla moglie del tenza per quaranta giorni” (la on una regolamentazione San Giovanni e di San Michele,
vicino, e sei già adultero. Lo sei stessa pena dell’adulterio). I- puntigliosa, costruita pa- alla Festa degli Apostoli, ai dodi-
anche, secondo Sant’Agostino, dem per il marito che non avrà zientemente dal VI secolo ci giorni delle Quattro tempora,
se dissoci l’atto carnale dalla la forza di astenersi dalla moglie all’inizio del II millennio, la alle grandi litanie, ai tre giorni
procreazione ricorrendo alla incinta durante gli ultimi qua- Chiesa proibisce l’accop- delle Rogazioni e, per finire, a
contraccezione, all’aborto o al- ranta giorni della sua gravi- piamento in periodi specifici tutti i giorni dell’anno in cui si
l’abbandono del neonato. San danza. Ricordando una famosa sempre più numerosi. Essa non intenda fare la comunione. Noi,
Girolamo va ancora oltre: “Adul- frase di Giona d’Orléans, già soltanto fa suoi tabù molto an- che abbiamo dimenticato quan-

ILMUCCHIOSELVAGGIO
QUESTIONI

to il commercio carnale sia pec- condizione anche solo con quel- l’alto Medioevo è cruciale: in morale. La Chiesa, quando pog-
caminoso per il cristiano e di la di cui gode nell’Ebraisno e un’economia in cui i costi di tra- gia sullo Stato o quando è essa
conseguenza incompatibile con nella religione islamica. Ma qui sporto e di informazione sono stessa uno Stato, ha un ruolo
ogni ricorrenza religiosa, vedia- intendiamo concentrarci soltan- molto elevati, in cui di conse- predatorio analogo a quello del
mo troppo spesso in queste to sull’aspetto economico del guenza dominano le tendenze Tempio di Gerusalemme o delle
proibizioni solo stravaganze di matrimonio. Di cosa si tratta? al ripiegamento autarchico, la teocrazie islamiche, e in questo
una Chiesa maniaca della re- Di fronte a una società germa- cellula familiare è insieme luogo senso rappresenta certamente
pressione sessuale. A meno di nizzata che lasciava l’uomo più di consumo, di produzione e di un ostacolo allo sviluppo econo-
pensare che le proibizioni au- o meno libero nelle sue avven- sicurezza contro i rischi della mico, come altrove abbiamo
mentano il piacere quando ven- ture sessuali, i vescovi, con in vita. Per la Chiesa non si tratta mostrato per il caso dello Stato
gono violate… Questa lussuosa testa Giona d’Orléans e Inc- dunque soltanto di percepire pontificio. In un recente volu-
regolamentazione della lussuria maro di Reims, danno forma nel diritti a ogni matrimonio, di trar- me, Ekelund e altri sostengono
conduce teoricamente, secondo IX secolo alla dottrina del matri- re profitto dalle spese compor- che la Chiesa cattolica abbia
i minuziosi calcoli sul Medioevo monio cristiano. Alla poligamia tate da eventuali procedure - co- costituito un fattore di stagna-
dello storico Jean-Louis Flan- di fatto, al ripudio della moglie a sa che naturalmente essa non zione, specialmente per quegli
drin, a una frequenza media dei discrezione del marito, essi op- manca di fare - ma anche di enormi investimenti “non pro-
rapporti sessuali compresa tra pongono l’uguaglianza assoluta estendere il proprio controllo su duttivi” e “non convertibili” rap-
1,8 e 3,7 volte al mese. Nessuna dell’uomo e della donna nel ma- un momento importante della presentati dalle cattedrali. Bi-
popolazione fino a oggi osserva- trimonio monogamico e indis- vita umana. Parallelamente, da- sognerà aspettare Lutero per
ta era scesa così in basso, osser- solubile: una lex mulieribus et ta l’insistenza sulla castità nel sbloccare la situazione, inve-
va Flandrin. La rinuncia alla car- viris, una sola legge per le donne matrimonio, diventava più diffi- stendo il risparmio non in beni
ne si insinua ora fin nel privato e per gli uomini. All’unione uffi- cile tollerare in questo ambito ecclesiastici voluttuari, ma in
dell’alcova coniugale. La prolife- ciosa o al rapimento rituale del- scarti di condotta tra i membri attività “utili”. Questi autori ri-
razione di divieti sessuali “pote- la sposa si sostituisce il matri- del clero. Di qui un rinnovamen- prendono la famosa tesi di We-
va mettere in pericolo l’equilibrio monio in piena regola, precedu- to nella lotta contro i “nicolaiti”, ber. Ma significa ignorare il ruo-
demografico della società occiden- to dalla pubblicazione dei bandi, sacerdoti che non ammetteva- lo propriamente capitalista di
tale”; essa era quindi “pericolo- da un’indagine sulla parentela no la legge del celibato e che tanti papi, vescovi, abati che in-
sa”, stima lo storico. Forse peri- (per evitare il rischio di incesto, avevano tendenza a diventare vestono nel modo più razionale
colosa per la riproduzione della così come sopra definito), dal- sempre più numerosi con lo possibile il denaro che deriva
società, ma non per le finanze l’autorizzazione dei genitori e sbriciolamento del potere epi- dallo sfruttamento della “parte
della Chiesa, perché una fecon- dalla benedizione del prete. Si scopale. Cedere su questo pun- benedetta”, proprio perché ri-
dità ricondotta artificialmente al esige il mutuo consenso degli to avrebbe annullato gli effetti tengono che quel denaro non
minimum minimorum moltipli- sposi, un impedimento in più a che ci si attendeva da tutta la appartenga a essi, ma a Dio o ai
cava la probabilità di coppie che eventuali strategie dinastiche costruzione del matrimonio ca- poveri. 
muoiono senza eredi (soprat- dei genitori. Viene eliminata nonico. Porre fine al celibato dei
tutto se si tiene conto della forte ogni forma di divorzio, salvo in preti, infatti, avrebbe portato
mortalità infantile dell’epoca) e caso di incesto o di impotenza alla nascita o alla rinascita di
allo stesso tempo la probabilità accertata del marito. I diritti dei una casta sacerdotale ereditaria
di donazioni o di lasciti alla figli vengono protetti contro i - cosa che si è verificata in que-
Chiesa, attraverso il mecenati- tentativi di aborto o le negligen- sta o quella diocesi, per esem-
smo sopra descritto. La conclu- ze dei genitori. “Una legislazione pio a Lucca, in qualche abbazia -
sione di questa evoluzione pluri- clericalizzante come i falsi di Be- in contrasto con gli obiettivi pa-
secolare è il “matrimonio cano- nedetto Diacono”, constata lo trimoniali della Chiesa e del pa-
nico” istituito dalla Chiesa caro- storico Jean Chélini, “tendeva ad pato, oltre che con i loro scopi
lingia. Il già citato Giona d’Or- affermare il monopolio del matri- meno mondani. Se la Chiesa, in
léans e Incmaro di Reims svol- monio religioso come sola forma epoca carolingia, rafforza la pro-
geranno un ruolo importante di unione tra uomo e donna giuri- pria armatura ideologica ed eco-
nella definizione delle nuove re- dicamente valida”. nomica, è perché ha fatto la sua

M
gole, aggiungendo la loro pietra comparsa un nuovo concorren-
a un edificio la cui costruzione è onopolio: soffermiamoci te religioso, là dove meno lo si
cominciata fin dai primissimi su questo termine dello aspettava, ai confini del deserto: Testo tratto dal libro Il
tempi della Chiesa, con grande storico. Si tratta infatti l’islam. Un concorrente temibi- mercato di Dio. La matrice
coerenza. Ancora una volta è proprio di questo. La le, dato che si è già diffuso nel economica di Ebraismo,
necessario ricordare, soprattut- Chiesa carolingia si sen- giro di pochi decenni in più di Cristianesimo, Islam di Phi-
to su un argomento così delica- te abbastanza forte, abbastanza metà del mondo mediterraneo. lippe Simonnot (Fazi Edi-
to, che non intendiamo ridurre radicata nella società, fin nel Notiamo intanto che, sotto i tore, pp 336, euro 18,50)
l’istituzione del matrimonio cri- profondo delle campagne, da Carolingi, la decima cambia na- già recensito sul Mucchio
stiano a una questione econo- tentare di stabilire un nuovo tura e diventa obbligatoria, con n. 669. Sul numero di lu-
mica. D’altronde è oggi ormai monopolio, di importanza note- effetti deleteri sullo sviluppo glio/agosto ne è stata pub-
evidente che il diritto canonico vole, quello della definizione, economico, in risposta alle teo- blicata una prima parte di
in materia ha fatto molto per la della consacrazione e del con- crazie islamiche che sorgono a cui questa è il logico pro-
promozione e l’emancipazione trollo del matrimonio legale. Un sud del Mediterraneo e per le sieguo.
della donna nei paesi cristiani. atto evidentemente fondamen- quali il dovere di elemosina, la Per gentile concessione
Per rendersene conto, del resto, tale per la vita della società, la Zakat, è spesso assimilabile più della Fazi.
è sufficiente confrontare la sua cui importanza economica nel- a una tassa che a un obbligo

45
WALLACE
Da oltre undici anni anni la Wallace Records è una delle realtà più vive
del panorama indipendente italiano. Mirko Spino, ideatore e factotum
dell’etichetta, spiega perché lo Stivale non è riuscito a calpestarla.
di Filippo Dionisi

Q
uello della Wallace è un Sì, ne sono convinto. Nel mio oggi non è cambiato niente: Circa al 50 percento, anche se
piccolo miracolo che pas- caso raggiungo l’indipendenza sono e rimarrò solo a gestirla negli ultimi due anni l’estero sta
sa attraverso il gusto e la grazie a un normale lavoro, ma perché la Wallace rispecchia in crescendo parecchio. Ho una
costanza, perché degli ol- in generale è bene slegare il tutto i miei gusti musicali, che distribuzione ufficiale in Italia,
tre centotrenta dischi cu- concetto di impresa da quel- sono piuttosto eterogenei: nel- con Audioglobe, ma arrivo pure
rati dal Dottor Spino nel suo la- lo di promozione culturale. Se l’etichetta trovi dal folk di sola in USA e Benelux. Essendo poi il
boratorio di Trezzano Rosa non pensi a un ritorno economico chitarra fino alla sperimenta- mio catalogo piuttosto ampio e
ce n’è uno che sia uscito male o inevitabilmente ti confronti zione elettronica minimale, diversificato, mi appoggio a
per caso. Zu, Damo Suzuki, Ro- con “quello che vuole il pubbli- passando per punk, jazz, hip strutture interessate solo ad al-
solina Mar, Bugo, Bachi da Pie- co” e così non osi mai, perdi hop e noise. Penso che la chia- cune uscite: una gran bella sod-
tra, Ovo e Xabier Iriondo (con i spirito di innovazione e non fai ve distintiva della Wallace stia disfazione è l’impegno di Chris
suoi numerosi progetti) sono altro che rafforzare il gusto nel mettere in catalogo stili co- Cutler per qualche titolo. Molto
solo alcuni degli artisti che sono massificato. Non è detto che il sì differenti nella forma ma af- feedback arriva sempre e co-
passati o stazionano nella scu- pubblico voglia per forza quel- fini nel “sentire”. munque attraverso il sito e il
deria di una label che ha speri- lo che gli si ficca indiscrimina- mailorder diretto.
mentato quasi ogni sorta di ge- tamente sotto il naso. In media quanto vende un tuo
nere, evitando le sabbie mobili titolo e qual è il best-seller? Che tipo di accordi vengono
della standardizzazione. Il mot- Quando hai fondato la Wal- Quando ti ritieni soddisfatto stipulati con gli artisti, e come
to “si può fare”, insomma, è ap- lace, avevi uno o più modelli? delle vendite? vengono suddivisi investimen-
plicabile anche nell’Italia cosid- Sì e li ho ancora, anche se alcu- La tiratura è tra le cinquecento ti, lavoro ed eventuali profitti?
detta alternativa. ni non esistono più: sicura- e le mille copie, con qualche Generalmente loro pagano fino
mente le etichette della scena picco fino a duemila per Bachi al master ed io mi accollo il co-
Come si sopravvive per oltre post punk americana - Touch da Pietra, Rosolina Mar, Bugo, sto della pubblicazione, ricono-
un decennio macinando musi- and Go, Dischord e Skin Graft A Short Apnea. Ovviamente mi scendo a loro in anticipo quel-
ca diversa? su tutte - ma anche la grandis- piacerebbe se i risultati fosse- lo che potrebbe essere l’even-
Negli ultimi dieci anni la neces- sima Blu Bus di Aosta o la Free ro maggiori, ma so che sono tuale guadagno in caso di ven-
sità si chiama costanza: le cose Land di Catania. In pratica, i di- cifre comparabili ad altre eti- dita delle copie stampate. Se
sono cambiate così velocemen- schi che mi mettevo in casa. chette dello stesso circuito, sia poi si ristampa, si ridiscute la
te che se stai fermo sei mesi de- europee sia americane. Il disco situazione, con i conticini alla
vi ricominciare tutto da capo. In Com’è nata, com’è strutturata che ha più venduto nei negozi mano. Io mi occupo del lavo-
costanza sono un campione: so- e quali sono gli aspetti che dif- è Tarlo terzo dei Bachi da Pietra ro promozionale sul disco e il
no arrivato a 135 uscite dal 1999. ferenziano davvero la Wallace lo scorso anno. Se consideri la gruppo si gestisce il booking.
E per avere costanza è necessa- dalle altre etichette indipen- crisi generale e che il mercato Di profitti non ne ho mai visti,
ria passione. denti italiane? dei cd vale un decimo di dieci ma lavoro in funzione del pa-
È nata perché volevo impe- anni fa, posso dire di essere in reggio e mi va molto bene co-
Ecco, la passione. Oltre alla gnarmi a promuovere il circui- forte crescita. sì. Tutto questo è stabilito con
musica, tu hai un lavoro nor- to alternativo, fatto di musiche una stretta di mano, e non ho
male. Avere un’altra fonte di diverse ma anche di persone e In che percentuale i tuoi dischi mai avuto problemi.
reddito è l’unico modo per fare di luoghi diversi. Ho sfrutta- sono venduti in Italia e all’e-
funzionare l’etichetta senza to qualche mia buona capacità stero? E come ti muovi per la A quali dischi sei più affeziona-
scendere a compromessi? organizzativa ed ecco fatto. A distribuzione? to, e perché? E ci sono dischi

ILMUCCHIOSELVAGGIO
BACKSTAGE

Mirko Spino

che, con il senno di poi, non stica e cercando di venderla a contatti con etichette all’estero Nel catalogo Wallace è difficile
rifaresti? prezzi ingiustificabili. Gli altri e ti assicuro che siamo tutti sul- trovare titoli collocabili al di
La ragione per cui mi affeziono mercati funzionano così già da la stessa barca. Una volta il pro- fuori del ghetto degli appassio-
a un disco è legata alle persone tempo: il panino del fast food blema delle indie era la distribu- nati di oscurità più o meno
con cui l’ho realizzato ed al tem- costa un euro, un ristorante di zione, oggi i dischi non si ven- curiose. Accade perché tu hai
po passato insieme a progettar- cibi genuini e tradizionali cin- dono granché, ma l’attenzione una tua idea di “commerciabi-
lo, quindi di solito il gruppo o quanta volte tanto, nessuno ac- dei canali ufficiali (riviste, radio, le” oppure perché il pensiero
l’artista. In questo ti posso dire cetterebbe mai il contrario. Le TV, Web) è sempre rivolta a del disco buono per le masse ti
che con Agatha, Uncode Duello, major sono state solo un po’ quelle strutture - le solite mul- fa abbastanza schifo?
Bachi, Rosolina Mar, Runi, Ul- lente a reagire e cambiare i ca- tinazionali ma anche qualche Assolutamente non mi schifa.
travixen, X Mary - e altri, ma non nali che generano loro profitto, grossa indipendente, e poco E, anzi, di dischi commerciabi-
te la faccio troppo lunga - lavo- ma i risultati in classifica e i po- cambia nelle modalità in cui li ne ho già prodotti parecchi:
rare è molto divertente. Penti- sti sui palchi si comprano come vengono gestite e negli obiettivi Bugo, Runi, X Mary, Camillas,
menti proprio nessuno, mi pia- si faceva prima. che si prefiggono - che hanno i Bachi, Uochi Toki, Satantango,
ce ancora tutto ciò che ho pub- mezzi economici per pagare Miss Massive Snowflake… il
blicato. Trovi che l’Italia sia un territo- pressanti uffici stampa, fare le genere che questi gruppi suo-
rio particolarmente difficile per foto fashion ai gruppi, realizzare nano, e a mio avviso la qualità
Lo scenario apocalittico dipinto la musica di qualità? Quali so- i video fino anche ad acquistare con cui lo fanno, è lo stesso di
dai giganti discografici nel mo- no i grossi scogli per le indi- le pubblicità sui media stessi. A band che trovano ampi spazi.
mento della massima onda d’ur- pendenti? questo aggiungi che spesso i Semplicemente hanno solo
to del P2P faceva presupporre Il giro indie ha gli stessi pregi e media sono un po’ pigri: invece meno potenza mediatica alle
che le piccole etichette potesse- difetti che si attribuiscono al po- di andare a cercarsi quello che spalle. Ribadisco che la Wallace
ro trarre vantaggio dai fattori polo italiano: passione, fermen- potrebbe piacere loro, e di con- non è un’etichetta di genere e
che minacciavano le major. In- to e creatività insieme a disorga- seguenza promuoverlo, si ac- che le oscurità di cui parli so-
vece, poi, non è successo molto. nizzazione e dilettantismo. Per contentano di spingere chi bus- no relative ad alcuni titoli del
Perché, a tuo avviso? fortuna mancano le furberie e la sa più spesso alla loro porta. catalogo, di sperimentazione e
Perché non è cambiato il corruzione, in parte perché alle Come ti spieghi che con un nu- quindi di nicchia, che sareb-
mondo. È solo entrato in crisi spalle ci sono valori ben radicati mero esorbitante di dischi che be sbagliato identificare come
un sistema discografico che si è ed in parte perché non girano escono ogni mese si parla sem- maggiormente rappresentative
protratto fin troppo a lungo, quattrini, quindi c’è poco da cor- pre e solo degli stessi dieci della label. Non si fa fatica a
pubblicizzando musica di pla- rompere e rubare… Ho molti gruppi ovunque? trovare musiche commerciabili

47
per te serve a raggiungerlo, ma- bella ti accorgi che questa gente
gari sbagliando e correggendo il non proviene da nessun circui-
Bachi da Pietra tiro, ma non ti comporti in to. In Italia si crede che la musi-
maniera consapevolmente an- ca debba essere sempre melodi-
titetica. Se non sei cattolico non ca, romantica e altre stronzate
ti si può venire a dire “Ma non che erano già stantie negli anni
vai a messa nemmeno a Nata- 60, e così spopolano i cloni di
le?”. Non ci vai e basta, non Pausini e Ramazzotti. In In-
prendi per il culo te, i fedeli e il ghilterra, dove sembra tutto o-
prete. Se poi il prete vuole in ro, non cambia granché: solo
parrocchia anche i non cattolici che la loro tradizione musicale
per acquisire potere nella co- più importante sono i Beatles, e
munità, è un discorso che non quindi ci smaronano da tren-
ha che fare con la religione, t’anni con la nuova scoperta del
bensì con la Chiesa. Sono stato mese che sembra sempre una
al MEI varie volte, ma dopo aver copia di quei quattro. Negli
visto Jovanotti e Masini sul USA, dove la tradizione ha me-
palco, perché “noi da grandi sa- no importanza, è più facile osa-
remo come loro”, ho capito che il re e quindi talvolta ti trovi i Nir-
mio posto non è quello. Non vana o i Sonic Youth comprati
credo di essere snob perché non da qualche major. Questo per
considero culturalmente inte- quanto riguarda il mainstream,
ressante la musica dei Litfiba o mentre le scene underground
ritengo patetico considerarsi un sfuggono da queste logiche, ed
artista per poi fare musica per è per questo che sono sempre e
suonerie da telefonini. comunque più avanti.

Tu hai “lanciato” Bugo. Poi le Mirko Spino e Xabier Iriondo,


major l’hanno inghiottito, ma una strana coppia che fa quello
non hanno saputo gestirlo come che vuole. Come è nata la colla-
e radiofoniche nel mio catalo- questione viene spesso banaliz- avrebbero dovuto. Generalmen- borazione e quali sono i fattori
go, bisogna solo approcciarlo zata e fraintesa: il cosiddetto gi- te la major aspetta che l’eti- che ne sanciscono il buon fun-
senza pregiudizi. ro indie, se è riferito al circuito chetta coltivi il fiore e poi lo zionamento?
musicale indipendente, mi tro- mette nella propria serra. Nel Ci conosciamo dai tempi dei
C’è chi vede la Wallace disinte- va dentro appieno, e con orgo- resto del mondo può funziona- grandissimi Six Minute War
ressata al cosiddetto giro indie glio, proprio grazie a tutte le dif- re, mentre in Italia è rarissimo Madness, metà anni 90, di cui
italiano, tesi avvalorata dal pro- ferenze che lo animano. Se è che la dinamica porti a risultati Xabier era chitarrista insieme a
gressivo allontanamento dal una definizione di prodotto, ne soddisfacenti. Perché? Paolo Cantù, altra colonna fon-
MEI e da un atteggiamento che sono fuori. La cultura indipen- Magari funzionasse così, proba- dante dell’identità Wallace.
taluni potrebbero persino rite- dente è un sistema di valori, bilmente ci sarebbe musica mi- Questo duo ha generato svaria-
nere “snob”. Non temi che que- non è una linea retta i cui oppo- gliore anche nelle major. Molto ti gruppi e progetti, ultimo dei
sta posizione possa essere sti sono “lo sputtanato” e “l’in- più spesso creano i fiori in labo- quali Uncode Duello, in cui
fraintesa o comunque produrre tegralismo”, con la fila di tac- ratorio basandosi sulle ricerche hanno affinato uno stile e un
effetti negativi per la Wallace chette che identificano compor- di marketing: Bugo è un caso di suono unico e personalissimo,
stessa? tamenti più o meno compro- artista che viene dal giro indie e al quale sono orgoglioso di as-
Non mi piace essere considera- missori. Se hai un obiettivo e ce ne sono altri, ma se guardi sociare il mio nome. Questo già
to uno snob, ma è chiaro che la hai le idee chiare, fai quello che Sanremo, X-Factor e compagnia basterebbe, se ci aggiungi uno

Shipwreck Bag Show

ILMUCCHIOSELVAGGIO
Runi
BACKSTAGE

“Il giro indie ha gli stessi pregi e difetti del popolo italiano: passione,
fermento e creatività insieme a disorganizzazione e dilettantismo.
Mancano furberie e corruzione perché non girano quattrini...”
stretto rapporto di amicizia non Mi piace che tu dica “intramon-
c’è motivo perché tutto ciò non tabile” e non “il ritorno del”, da-
debba funzionare. to che io (e non sono l’unico) ho LA WALLACE IN CINQUE ALBUM
sempre acquistato in preferenza (secondo Mirko Spino)
A livello di creazione e produzio- vinile. E l’ho anche pubblicato,
ne musicale, le tecnologie attua- quando ho potuto. Il cd, in ven- A SHORT APNEA, Illu Ogod Ellat Rhagedia.
li hanno delineato un mondo in t’anni di presenza, ha perso la Il numero 10 del catalogo ha fatto fare il
cui il pensare e il fare sono divi- sua immagine tecnologica e i vero salto all’etichetta: coloro che per me e-
si da un rivolo d’acqua. La me- pregi di compattezza, superato rano eroi dell’underground mi hanno chie-
daglia ha però un’altra faccia: in questo dai file, quindi è diffi- sto di pubblicare il loro disco.
non pensi allora che ci siano cile affezionarsi ad esso come
troppi dischi e troppi “artisti” oggetto, cosa che invece riesce ROSOLINA MAR, Before And After Dinner.
rispetto allo scarso pubblico al molto bene a un vinile. Se poi È il primo album che sono riuscito a pubbli-
quale essi si rivolgono? consideri che un vinile ha un care sia in cd sia in lp. Purtroppo il gruppo si
Anche se fatico molto già solo a suono migliore e che nessuno è fermato subito dopo averlo realizzato, ma
seguire i dischi che ricevo o ac- può masterizzarlo e fotocopiar- sembra un “greatest hits” tanto i brani sono
quisto, dico che va benissimo lo con un euro, il confronto spa- immediati.
così. Preferisco di gran lunga il risce. Sulla cassetta ho i miei
mondo in cui chiunque crea e dubbi: credo si tratti di una ge- ANATROFOBIA, Le cose non parlano.
diffonde liberamente a costo nerica moda retrò. Sono innamorato di questo disco e lo sono
zero la propria creatività piutto- anche molti fan di prog, che non è proprio
sto che quello in cui gli operato- C’è qualche altra etichetta italia- nella mia Top Ten degli stili preferiti. Forse
ri del settore decidono che i na con la quale ti trovi in sinto- sono le definizioni di genere ad essere sba-
Black Sabbath rimarranno alla nia? gliate.
Storia e dei loro forse più validi Molte, e infatti spesso mi ci-
rocker contemporanei non ne mento in coproduzioni. Per fare RUNI, RrrrUuuuNnnnIiii.
resti traccia. Meglio crearsi i qualche nome delle più affini: Me li hanno definiti i Bluvertigo intelligen-
propri filtri da solo piuttosto che Burp, Bar la Muerte, Holidays, ti, e mi sembra un complimento. L’intelli-
subire le imposizioni di un set- Boring Machines, Shove, Smar- genza è nei solchi, per il resto questo lp è il
tore marcio e viziato come quel- tz, Escape From Today, Robot- coronamento di un super gruppo pop.
lo discografico. Lo dico come radio, Amirani, Long Song, il
operatore del settore e gran fan Verso del Cinghiale. Vorrei ag- FUZZ ORCHESTRA, Comunicato nº2.
dei Sabbath. giungere che trovo il circuito Questi tre riescono a narrare ed evocare le
punk hardcore sempre ricco di vicende del sangue della Storia italiana,
L’intramontabile vinile e la rivin- vitalità e risorse. per la quale ho un morboso interesse, sen-
cita della cassette. Molte eti- za testi, solo per affinità nel sentire.
chette indipendenti scelgono Quali sono gli obiettivi di Wal-
forme diverse dal cd per le loro lace per i prossimi anni?
nuove uscite. Continuare così. 

Ultravixen Quasiviri

49
PRODEZZE FUOR AREA
Intimi e conviviali concerti, proiezioni e mostre stanno caratterizzando
le domeniche romane declinate in chiave calcistica. A supervisionare
il tutto, infatti, un Enrico Albertosi versione omino da Subbuteo
con tanto di tutù da ballerina classica. Curioso, vero?
di Andrea Provinciali

C
i sono giocate che avven- questo insolito campionato fino coli, era la giornata in cui tutto rettamente” non promuovono
gono in sordina, improvvi- alla sua pausa estiva. Proprio si fermava, scandita da una niente. Come se ogni azione a-
se e inaspettate perché durante la lunga e afosa ses- serie di rituali legati allo stare vesse diritto ad esistere solo e
distanti dalla porta. E so- sione di calciomercato abbiamo insieme: il pranzo in famiglia, lo unicamente nella misura in cui
no le più belle e le più effi- approfittato per parlare con i stadio (questo era l’unico gior- abbia un fine utilitaristico. In
caci proprio per questo loro ef- ragazzi - provenienti da due re- no in cui si giocavano le partite), realtà per noi è assolutamente
fetto sorpresa. C’è chi le chiama altà già ben attive nell’ambito commentare con gli amici le prevalente il senso estetico e
prodezze, per l’appunto. Ecco, della promozione e della pro- azioni salienti davanti a “90° giocoso, se vogliamo cervelloti-
ora si pensi che i protagonisti di duzione culturale a Roma, Spor- Minuto”. Fortunatamente, an- co ma assolutamente spiazzan-
tali mirabolanti assist e tiri dalla co Impossibile e Kick Agency - cora non esistevano le piazze te e divertente.
trequarti, talvolta vincenti, non che si nascondono dietro il pro- fittizie dei centri commerciali.
siano calciatori bensì cantauto- getto Prodezze Fuori Area. Pare Tornando al discorso dell’im- Il vostro lavoro sembra basato
ri, musicisti, fotografi, disegna- proprio che la nuova stagione maginario, questo è anche un su un perfetto equilibrio tra pre-
tori, etc, e che tutto ciò avvenga “calcistica” sia assolutamente pretesto per utilizzare simboli parazione tecnologica e passio-
non sul prato di un campo di imperdibile. Ovviamente, non legati a doppio filo all’universo ne artigianale: elevata conside-
calcio ma in un ampio salotto di c’è alcun bisogno della Tessera calcistico (schedina, figurina, razione per il Web con un sito
un seminterrato in zona Pigneto del tifoso. Per fortuna. subbuteo, giusto per fare degli (www.prodezzefuoriarea.com),
a Roma. Non ci sono spalti, esempi) che vengono ripensati sul quale caricate i video delle
curve o gradinate ma comodi Da che cosa deriva il nome Pro- per promuovere un evento cul- varie esibizioni, ma anche
divani sui quali assistere a ciò dezze Fuori Area? E perché il turale di altra natura. un’attenzione all’aspetto più
che l’appuntamento domenica- progetto, sia nel linguaggio sia umano, come la creazione di
le offre, soprattutto concerti e nell’iconografia, è contraddi- A tal proposito qual è il motivo poster, santini e figurine che
proiezioni corredati da esposi- stinto fortemente da questo im- di questa “misteriosa” promo- rimandano ai bei tempi che
zioni artistiche, tra queste anche maginario calcistico? zione? furono. Come nasce tutto ciò?
quella della “nostra” fotogra- Il nome Prodezze Fuori Area Ci piace il situazionismo, con- Di base non facciamo altro che
fa Ilaria Magliocchetti Lombi. racchiude in sé il senso primo di fondere le acque, mistificare, applicare a Prodezze Fuori Area
Basta solo stare attenti ai “mi- questa esperienza, compiere giocare a rendere difficile la vita le nostre specificità professio-
steriosi” segnali e indizi che a una “prodezza”, cioè fare un ge- a chi vuole capire che succede- nali. Si va dal videomaker, al-
pochi giorni dall’evento invado- sto che colpisce, e farlo da “fuo- rà al prossimo appuntamento. l’addetto stampa, al tour mana-
no la Capitale e soprattutto la ri area”, lontano dai luoghi e dai La cosa divertente è che duran- ger, al marketer e via dicendo.
Rete, presentarsi nell’ora serale, modi canonici in cui si svolge- te gli attacchinaggi siamo stati Quindi lavorare sul Web in ma-
quella che un tempo segnava l’i- rebbe usualmente. Come un fermati varie volte da coppie niera virale o pensare a idee di
nizio di “90° Minuto”, portarsi gran tiro dalla distanza che si con passeggino o signori anzia- comunicazione e promozione
dietro qualcosa da mangiare e infila all’incrocio dei pali, sotto il ni che chiedevano lumi riguar- sul territorio sono il nostro pane
bere, accomodarsi e godersi lo sette. Il discorso dell’immagina- do i manifesti che attaccavamo. quotidiano. Il processo creativo
spettacolo, intimo e suggestivo. rio calcistico è un tributo ad un I santini dei vari telecronisti so- è la parte più divertente di tutta
È così che da una domenica di mondo e ad alcune icone ad no stati molto apprezzati, ne la storia, perché diamo libero
fine gennaio 2010 sono stati i esso collegate che non esistono abbiamo trovati esposti anche sfogo alla nostra vena più fanta-
documentari Crollo nervoso e più. Un’innocenza che, con l’av- in contesti che non ci sarem- siosa e bizzarra. Di solito il
Zemanlandia e i concerti in a- vento del calcio moderno, è an- mo aspettati. A dire il vero capi- brainstorming avviene durante
custico di Appino degli Zen Cir- data perduta. Anche la scelta ta anche che, all’inverso, molti logoranti tornei a Pro Evolution
cus, Brunori Sas, Dente, gli Ar- della domenica non è casuale, non capiscano il senso di crea- Soccer accompagnati da additi-
decore a onorare degnamente in quanto, quando eravamo pic- re questi piccoli feticci che “di- vi vari ed eventuali.

ILMUCCHIOSELVAGGIO
PANORAMICHE

La squadra di Prodezze

Come organizzate le serate? alcuni accorgimenti logistici, le sperimenta soluzioni del gene- sino lasciare molta gente fuori.
Ci stiamo muovendo intorno a spese di produzione vengono re. E poi, nel nostro caso, co- Ovviamente, non ci illudiamo
due tipologie di serate: una ridotte all’osso e le nostre prin- struiamo ogni volta un vero e che tutti i presenti siano davve-
prettamente musicale, l’altra cipali uscite sono legate all’im- proprio evento a 360°. ro interessati alla situazione ar-
più legata ad altre forme espres- magine che vogliamo dare di tistica che vogliamo creare: la
sive. Nel primo caso, si tratta di Prodezze Fuori Area tramite Questo modo alternativo di gente “segue la corrente”, quasi
showcase semiacustici a cui l’allestimento dello spazio e la “(con)vivere” la cultura, so- rispondendo ad un richiamo in-
abbiniamo piccole esposizioni promozione non convenziona- prattutto la musica, che sta visibile che impone il presenzia-
che ci piace siano collegate al- le per strada. Da pochissimo emergendo negli ultimi anni lismo, magari anche solo per di-
l’artista coinvolto ed anche dei abbiamo creato il nostro mer- sembra contrapporsi forte- re in futuro “io c’ero”.
dj set. Nel secondo, prediligia- chandising e per ora le uniche mente ai canali ufficiali sempre
mo proiezioni di documentari entrate sono arrivate da lì. Il più ingessati nelle loro formali- Estate tempo di calciomercato:
che trattino temi che riteniamo nostro motto è “Soldi? No, gra- tà e burocrazie. C’è veramente qualche nome di artista che a
interessanti e stravaganti, o pre- zie” (risate, Ndr). una critica al sistema in quello inizio campionato si esibirà nel-
sentazioni di libri editi da pic- che fate? la vostra sede o altre novità?
cole case editrici indipendenti. Esempi avvicinabili alla vostra Sicuramente non pensiamo di La nostra intenzione è quella di
L’ingresso è sempre gratuito esperienza sono quelli degli aver creato qualcosa di origina- fare una buona campagna ac-
per il pubblico, a patto che chi house concert, ma a livello di le, anzi, il moltiplicarsi di queste quisti, ma ci piace mantenere
viene porti qualcosa da bere o impostazione quello forse più esperienze (purtroppo ancora riserbo sulle future mosse di
da mangiare da condividere con affine è il progetto Pronti al peg- troppo poche in Italia) in tutto il mercato. La novità è che proba-
gli altri presenti. Una forma di gio. Che ne pensate? mondo avviene già da tempo e bilmente la prossima stagione
baratto contemporaneo. Non ci piace il termine house rappresenta il bisogno di libera- ci apriremo anche ad esperien-
concert, né tantomeno secret re la cultura e farla muovere su ze teatrali.
Quali sono le difficoltà nell’or- show, ci fanno pensare molto a nuovi circuiti, “alternativi” ri-
ganizzare eventi del genere? Roma Nord. I nostri sono spetto a quelli classici. Più che Se il contesto organizzativo
Finora non abbiamo incontrato semplicemente dei piccoli in- una critica, la nostra è un’eva- musicale in Italia è paragona-
particolari difficoltà. La più ri- contri carbonari. Ci piacciono sione dal sistema. O più proba- bile alla Lega Calcio, quale po-
corrente è riuscire ad incastrare molto le cose che fanno i ra- bilmente è il nostro personale trebbe essere invece il corri-
la disponibilità degli artisti con gazzi di Pronti al peggio e li modo di fare politica. spettivo calcistico di Prodezze
la rigidità della cadenza dome- seguiamo costantemente, ma Fuori Area?
nicale del nostro appuntamen- non ci siamo ispirati al loro Il pubblico romano come ha ac- Come la vedi una partita di cal-
to. Per noi, comunque, è impor- progetto, anche perché l’unica colto Prodezze Fuori Area? cio giocata in uno sperduto e
tante che chi è coinvolto colga affinità riscontrabile può esse- I feedback sono stati molto po- improbabile campetto di perife-
lo spirito filantropico dell’inizia- re quella legata alla compo- sitivi. C’è grande attenzione in- ria dove la posta in palio è solo
tiva, anche perché chi si esibi- nente video, dove peraltro già torno a Prodezze Fuori Area, lo sfottò verso il perdente a fine
sce lo fa a titolo gratuito. Con da tempo Sporco Impossibile con Dente abbiamo dovuto per- partita?

51
MAURIZIO
BRAUCCI

ILMUCCHIOSELVAGGIO
AUTORI

Maurizio Braucci è un tipo di scrittore molto raro oggi in Italia,


perché scrive per capire e non per raccontare, e racconta perché
in ogni storia umana c’è una domanda a cui rispondere. Il processo
di comprensione del mondo e di se stessi è incerto e difficile, e così
quel che rimane sulle righe e tra le pagine dei suoi romanzi (Il mare
guasto e Una barca di uomini perfetti, quest’ultimo in riedizione per e/o
e soprattutto Per sé e per gli altri) è un affascinate naufragare,
lasciando la schiuma di qualche bracciata che presto si dissolverà.
di Dario Zonta

Partiamo da te, e non tanto per- si resta sorpresi del risultato. ni (in tutti quei momenti in cui granché, perché non riesce a
ché Per sé e per gli altri ha una Accade spesso di rispondere, il protagonista si lascia a consi- trovare il senso di ciò che lo cir-
qualche suggestione biografica. ad un lettore che commenta un derazioni sul mondo e sul suo conda, tranne il moto incessan-
Sei a mio avviso un tipo di scrit- tuo scritto, “Hai ragione, è così, destino, portate come per caso, te di una grande distruttività,
tore sui generis, perché la scrit- ma un attimo fa non lo sapevo con la velocità di un pensiero per cui sospetta che quello pos-
tura arriva dopo, dopo aver a- ancora, me l’hai svelato tu stes- fugace, seppur radicato e po- sa essere lo scopo del mondo:
gito e vissuto, chiesto e capito, so”. La scrittura trascende il rea- tente). finire, e al più presto. Ad un
sentito e visto. Prima vedere e le anche se parte da esso, il rap- Sì, è il naufragio di un perso- certo punto, crede di avere un
poi capire, prima vivere e poi porto tra letteratura e vita ha in naggio inesperto che deve cer- dialogo con la morte, ma sco-
scrivere… era questa un po’ la mezzo l’immaginario, l’intui- care di capire dove si trova e pre che la morte ne sa meno di
lezione di Jack London. Mi sem- zione, e il risultato finale è frut- come proseguire, pur sapendo lui su quello che sta accadendo.
bra che si senta forte, questa di- to di un’alchimia che accade di non avere i mezzi per farlo. Tutto ciò avviene senza epicità,
mensione. Vorrei che mi parlas- mentre stai scrivendo. È un pro- Questa condizione mi è sem- perché si tratta di un personag-
si di questo rapporto tra vivere cesso misterioso che la logica brata una metafora del nostro gio disarmato, sullo sfondo di
e scrivere e come si applica a stenta a comprendere, si può presente, dove la tecnica si è e- un paese del Sud del mondo,
questo romanzo, cosí particola- studiare la tecnica, ma la tecni- voluta ma la saggezza no (pos- con una narrazione dall’anda-
re. ca non è la sostanza di un’ope- siamo dirla anche con Pasolini: mento molto essenziale. Ho la-
Io ho bisogno di capire il mon- ra. Io mi sento costretto a cer- sviluppo senza progresso). Il vorato molto a togliere gli “ef-
do che mi circonda per riuscire care nel reale, ma so che il reale pretesto narrativo del romanzo fetti speciali” che invece oggi
a starci dentro, per orientarmi, non sempre corrisponde alla è in fondo un cliché, la ricerca tanta letteratura usa, gli aspetti
se vuoi per esorcizzarlo. Alla verità: questa arriva in un modo del padre ma che, come tu hai sensazionalistici, sanguinari o
fine riesco a scrivere solo di ciò diverso che da un semplice o giustamente notato, si risolve roboanti, anche quando raccon-
che fatico a comprendere, che tormentato accumulo di espe- nell’abbattimento del mito pa- to di cose che si presterebbero,
mi rimane un po’ oscuro. C’è rienze. terno, mito che secondo me ca- come la Camorra o i narcotraf-
una massima di Goethe che di- ratterizza fortemente, nel be- ficanti. Volevo concentrarmi su-
ce che si può scrivere solo di La grande suggestione del libro ne e nel male, il mondo cattoli- gli aspetti interiori, più metafisi-
ciò che non si conosce bene, viene anche dalla sua apparen- co. Ho pensato molto a Cechov ci, di un viaggio e poi prendere
questo non significa che biso- te, e credo voluta, insicurezza, mentre scrivevo, al carattere di anche le distanze da una certa
gna lavorare assolutamente di o meglio dalla volontà di non neutralità di fronte al mondo di letteratura che a volte sembra
fantasia, anzi, ma che uno scrit- determinarsi all’interno di un molti suoi personaggi che spes- cercare nel lettore degli effetti
tore è attratto da ciò che, mal- codice o di un genere. Ne sfio- so fa dire loro che in fondo non da assunzione di cocaina.
grado tutto, gli rimane un po’ ra molti, senza mai aderirvi, ma c’è molto da capire della vita. Il
ignoto e che quindi ha bisogno non per un gioco narcisistico e mio romanzo racconta di un Questa “insicurezza”, così fo-
di capire meglio. Quando fac- autoriale, bensì come esplicita viaggio in cui il protagonista è riera di possibilità, sembra a-
cio delle ricerche su un tema o ricerca di una dimensione nar- l’unico sopravvissuto ai propri vere a che fare con la vita vera
quando vivo delle esperienze, rativa vera, autentica, vicina genitori, a coloro che lo hanno (e in questo mi riallaccio al ve-
mi sembra di raccogliere degli alle corde del proprio sentire. È messo al mondo, ma che non dere prima di capire), con il fat-
ingredienti ma di non saperli un romanzo di formazione sen- gli hanno insegnato nulla per- to che la ricerca di una qualche
cucinare, di non poter offrire za l’epica del sé, è un diario di ché o sono fuggiti o sono vis- verità su se stessi non può che
una ricetta. La scrittura è un viaggio senza scansione tem- suti in uno struggimento mor- essere per tentativi.
processo di conoscenza in sé, porale, è un reportage narrativo tale. Nel naufragio esistenziale Porsi delle domande mi sem-
si cerca una verità usando la senza i fatti storici, è una ricer- che lo travolge, il protagonista bra la cosa più necessaria, non
narrativa, la si cerca dall’inter- ca del padre senza il mito del cerca di capire le mosse da fare smettere di porsele per non fi-
no, attraverso la scrittura stessa padre, è un pamphlet sociologi- osservando cosa accade intor- nire in un inferno di narcisimo
e, se si è lavorato bene, alla fine co senza premesse e conclusio- no a lui, ma non ne ricava un e onnipotenza. Credo che la ge-

53
Calendario azteco

“Credo che la generazione dei padri più recenti abbia creato


dei figli incerti, non per niente si dice precari, ma di una
precarietà esistenziale, non solo lavorativa”
nerazione dei padri più recenti Il protagonista del mio roman- invece non c’è aura nel suo per- triarcato, ad esempio, sono gli
abbia creato dei figli incerti, zo ha rotto la barriera del con- sonaggio, è definito nella sua elementi alla base della cultura
non per niente si dice precari, tingente e si è ritrovato di fron- biografia ricostruita dalla voce mafiosa e del fondamentalismo
ma di una precarietà esistenzia- te a queste domande, non ha di un figlio che lo tiene a distan- cattolico, distorsioni di una cul-
le, non solo lavorativa. In molti risposte, chi le ha?, ma ancora za sempre, anche quando lo tura che un tempo garantiva a
giovani c’è una carenza di sen- ignora che la forza dell’umano seppellisce nuovamente e sim- se stessa identità e solidarietà.
so, si possono fare tante cose sta nella domanda, la sua nobil- bolicamente per interposta per- Oggi, il mito paterno e i suoi
nel sistema capitalistico avan- tà sta nella ricerca. “Caminante, sona, spargendo nel finale del derivati servono solo a trattene-
zato, ma poche volte si riesce a no hay camino, se hace camino romanzo le ceneri di un altro re le dimensioni emancipative
spiegare il perché bisogna farle. al andar”, recita un famoso ver- uomo, maestro di qualcun altro, che comunque si sono prodot-
Mancano le domande ma ci so- so di Antonio Machado. non a caso nel mare nostrum. te, vedi ad esempio il ruolo del-
no molte affermazioni, soluzio- Ecco, perché hai scelto questa le donne o il rapporto delle co-
ni, la tecnologia lo dimostra. Le Parliamo ora dei padri. I “tuoi”, grande distanza? munità con il territorio e l’am-
persone oggi, specialmente nel i “miei”, i “nostri”, chiunque es- Ho voluto fare un po’ i conti, biente. Eppure l’educazione,
mondo occidentale, vivono co- si siano non hanno certo biso- per quanto potessi, con il mito l’apprendimento di come poter
me se dovessero esistere in e- gno di essere mitizzati, tanto- paterno che, come dicevo, mi agire nel mondo, ci arriva molto
terno, compiaciute dalle tante meno onorati, perché è difficile sembra alla base del mondo spesso da persone che non
possibilità di una società opu- fare i conti con chi non ti ha cattolico e di quello dove la fa- sono né il padre né la madre, i
lenta. Gaudì disse che “origina- messo in conto, né come singo- miglia - con un’invenzione del maestri possono essere tanti,
le deriva da origine”, oggi è più lo né come generazione futura, potere medioevale - è l’elemen- diversi tra loro, ma tutti con una
che mai adatta questa afferma- consumando anzitempo tutte le to portante della società. Il mio volontà di insegnarci a vivere
zione. Mancano le domande eventualità di un’esperienza libro ha uno sguardo sul mondo che non sempre i genitori han-
originali attraverso cui gli esseri possibile. Il padre del tuo ro- della cultura latina dove pa- no o possono avere. Eliminare il
umani affermano le loro prero- manzo avrebbe anche i numeri triarcato e famiglia dettano leg- mito paterno significa guardare
gative di specie, oppure esse per essere a suo modo “mitizza- ge, appunto, perché si basano a come poi si cresce in realtà,
sono affidate a visioni molto to” perché ha vissuto, è carico sul mito paterno, su quello di più allevati dall’umanità che
superficiali, ipermaterialistiche. di una storia, di una sua epica, Saturno, di Dio. Famiglia e pa- dalla famiglia - anche perché chi

ILMUCCHIOSELVAGGIO
AUTORI

è che insegna ai genitori se non cipare alla società intorno, dalla


quello stesso mondo che inse- quale e per la quale si scrive.
gna ai loro figli?- con gratitudine Credo che sul piano inconscio,
verso chi ci ha messo al mondo, piano che poi la letteratura
ma senza subirne la tirannide e porta a galla, stiamo cercando
i ricatti. Questo è l’unico aspet- di fare i conti con le cose che
to in cui riesce il protagonista stanno alla base del nostro pre-
del mio romanzo: fare i conti sente, presente abbastanza or-
con il proprio padre, senza odio rido, cercandole nel passato e
o sudditanza, per poi scoprire forse per rivolgerle al futuro. L’a-
però che oltre il mito paterno spetto personale, il nonno di
c’è quello materno che è molto Pavolini o il padre della Negri,
più difficile da eliminare. sono solo elementi di un di-
scorso generazionale di disagio
Quella dei nostri padri è una verso un mondo da cui ci sen-
delle ultime generazioni che ha tiamo traditi, o non accolti o
potuto agire, essere protagoni- che non comprendiamo. Questi
sta di qualcosa, nel bene e nel libri hanno prodotto delle do-
male. Il loro lascito coincide con mande più che delle risposte e,
la nostra sostanziale impossibi- anche nel mio caso, non è tanto IL LIBRO
lità di essere protagonista del trovare una via quanto porre l’e-
nostro tempo. Il discorso è un sigenza che dobbiamo cercarne MAURIZIO BRAUCCI - PER SÉ E PER GLI ALTRI,
po’ questo: se vedi, una parte una, altrimenti, a questo punto, Mondadori, pp. 180, euro 17
della letteratura contempora- si rischia di fare a pezzi gli ele-
nea è fatta di figli che scrivono menti portanti della vita, come “Il sarto è morto… e io sono qui”. La prima persona del
di padri e della loro storia (Anna l’ambiente, quella natura che romanzo di Maurizio Braucci, Per sé e per gli altri, non
Negri del padre Toni nel roman- nel mio romanzo è infatti una assomiglia davvero a nessun’altra e non ha niente in
zo Con un piede impigliato nel- presenza molto forte. comune con un paesaggio letterario per lo più domi-
la storia, Benedetta Tobagi del nato dall’autobiografismo narciso o dall’autofiction.
padre Walter in Come mi batte Parliamo del Messico. Nel ro- Per cogliere il valore di questo insolito romanzo di for-
forte il tuo cuore, Lorenzo Pa- manzo c’è un Messico molto ri- mazione bisogna intendersi sul timbro di quest’“io”,
volini sul nonno gerarca A ca- conoscibile nei suoi vari mo- sul suo spessore, a partire dal clima stesso evocato in
vallo della tigre). È così pesante menti (il Ciapas, la costa ocea- quella mezza riga tirata giù come un graffio sul vetro
e ingombrante l’ombra di que- nica e turistica, la grande Capi- o una mazzata. Il sarto è morto e io sono qui: l’at-
ste storie, e della Storia, che l’u- tale, la frontiera), eppure sem- mosfera di perdita che apre il romanzo senza starci a
nica azione possibile è provare bra un Messico astratto, senza girare attorno o farla lunga non è un pretesto o un
a liberarsene facendoci i conti, nome: infatti non dai mai un’in- facile effetto noir per fare scena. Da subito, Braucci
in questo caso raccontandoli. dicazione sul dove esattamente mette in chiaro il suo tema, nudo e scabroso.
Però, in questo modo, non ri- si viene a trovare il protagoni- Tra un Messico che non diventa mai metafora compia-
mane molto per vivere, e poi sta. Perché questa scelta? ciuta o cartolina e una Napoli lasciata sullo sfondo co-
per vivere cosa. Anche la libera- C’è un Messico senza nome me un dilemma irrisolto o una condanna, il protago-
zione del tuo protagonista è a- perché è una metafora di quel nista di Per sé e per gli altri muove dal trauma di un
mara, senza una via possibile. Sud del mondo le cui caratteri- doppio lutto irrevocabile per giungere a un nuovo li-
Premetto che il mio non è un stiche sono simili: la subalterni- vello di consapevolezza (di sé e degli altri, ovvia-
libro autobiografico, io ho usato tà, economica o emozionale, al mente; della propria storia, cioè, e di quella di tutti) e
il tema del padre che, nella sua mondo più ricco. Anche Napoli all’ambiguo privilegio di una scoperta grande e scon-
accezione familistica, è presen- si confonde con il Messico per certante.
te anche nei miei due libri pre- le stesse ragioni. Ma c’è anche Nel finale, quando l’enigmatico Mr. Kraus getta la
cedenti. Uno scrittore lavora il motivo per cui oggi quel gran- maschera, è come se vedessimo di colpo il passato al-
molto a partire dalle sue osses- de Paese è profondamente in lentare la sua morsa meschina sul presente chiaren-
sioni e gli autori che hai citato crisi, pur essendo la sua storia do un gioco di specchi interminabile (tra il Messico e
ne sono una prova. Ma è vero immensa e la sua crisi potrebbe la Campania, tra l’Io e il mondo). Sceneggiatore di
che negli ultimi anni, in Italia, insegnare molto all’Italia, anche Gomorra (e “fratello maggiore” di Roberto Saviano),
c’è stata una proliferazione di se l’Italia è poco interessata a Braucci avrebbe potuto adottare la ricetta - teorica-
romanzi sul tema paterno (pen- ciò che non è se stessa. Il pro- mente più remunerativa - del noir camorrista o socio-
so anche ad Andrea Bajani col blema del narcotraffico, con i logizzante.
suo Se consideri le colpe anche suoi profitti milionari reinvestiti Da artista vero, ha scelto invece di seguire il proprio
se lì il centro è la madre) che in nell’economia legale, la que- demone per altre regioni in penombra, inesplorate,
realtà è un tema classico della stione del federalismo che lì è lungo certe piste che sembrano girare spesso a vuoto,
letteratura. La comunanza di te- più un feudalismo ma che ri- inconcludenti, prima di rivelarsi, con un brivido im-
mi tra autori diversi in uno stes- schia di essere altrettanto da provviso, abissali e mai consolatorie strade maestre. O,
so periodo dà la prova che poi noi, le problematiche delle fron- forse, intricate linee d’erranza; fa lo stesso.
anche la scrittura, che sembra tiere per un paese che emigra Vittorio Giacopini
un processo così solitario ed molto ed è interessato da flussi
unico, non è altro che un parte- di immigrazioni. 

55
MUSICA

Philip Selway / Arcade Fire / The Books


Fuori dal Mucchio / Soundlab / Sul palco / Storie di r’n’r /
Recensioni cd e dvd / Stelle / Freak / Classic Rock /

a cura di Federico Guglielmi


(MD7213@mclink.it)

57
PHILIP SELWAY
Il batterista dei Radiohead ha pubblicato un album da solista che lo ritrae
nelle vesti inattese di songwriter: Familial non è solo una raccolta di brani
che ospita gente del calibro di Lisa Germano o Glenn Kotche, ma il lavoro
di un onesto artigiano dotato di un certo talento. Ecco i motivi che
lo hanno spinto ad uscire allo scoperto, catturati dal nostro registratore
nell’afa milanese appena mitigata dall’aria condizionata dell’hotel.
di Alessandro Besselva Averame

Nessuno si aspettava un album del genere dal batterista dei Radio- la speranza di poter essere un cantautore. In realtà non posso pro-
head, tanto più che hai incominciato a scriverne le canzoni non prio dire di averci messo molta aggressività. Poi ho avuto la fortu-
moltissimo tempo fa. C’è stato un momento preciso in cui ti sei na di essere coinvolto da Neil Finn nel suo progetto Seven Worlds
scoperto autore? Collide, già nel 2001. All’epoca suonavamo brani suoi ma nel 2008
Non avevo idea che avrei potuto esserlo quando ho iniziato a suo- il discorso si è ampliato, Neil ha convocato un po’ di cantautori in
nare la batteria, ma già allora scrivevo canzoni. Rudimentali, certo, Nuova Zelanda per approntare un album, e io sono stato chiama-
ma in qualche modo mi soddisfacevano. Solo che quando sono to come batterista. Pensavo che il mio contributo si sarebbe limi-
nati i Radiohead è arrivato il momento di concentrarsi sulla batte- tato a quello, ma poi mi sono ritrovato a suonare alcune delle mie
ria, di prendere parte alla scrittura dei brani in quella veste. Anche canzoni, che in quel momento erano appena abbozzate. I musici-
se c’è sempre qualcosa che, ad un certo punto, ti fa dire: “Ehi, sono sti coinvolti hanno manifestato il loro apprezzamento, e mi hanno
sicuro di poterlo fare anch’io!”. Circa sei o sette anni fa ho ricomin- convinto a cantarle, una eventualità a cui non pensavo assoluta-
ciato a scrivere, ma era un processo estremamente privato, non mente. C’è stato quindi il passaggio allo stadio successivo: l’opi-
facevo sentire a nessuno i risultati, più che la consapevolezza c’era nione di questi artisti, per i quali nutro grandissimo rispetto, è stata

ILMUCCHIOSELVAGGIO
INTERVISTA

determinante. Arriva il momento in cui sei ben felice, anzi, E Lisa Germano?
non sei esattamente felice ma comunque ti senti molto più C’era anche lei in Nuova Zelanda. Lisa ha cantato e suona-
a tuo agio all’idea, di far sentire i tuoi brani al prossimo. to il violino su alcune canzoni, e lavorando su quei pezzi mi
Credo di essermi a lungo rassegnato a non poter scrivere sono accorto che le nostre voci avrebbero potuto funziona-
canzoni, ma alla fine ce l’ho fatta, almeno credo (ride, Ndr). re insieme. Inoltre, musicalmente, mi sembrava che la sua
sensibilità provenisse da un’area in qualche modo vicina
Avevi bisogno di esporti, di sentire la tua voce registrata per alla mia. E poi si percepisce una specie di respiro creativo,
prendere coscienza. nelle cose che fa, che mi piace molto. Lei riesce a prendere qualco-
Forse è proprio così, e il riscontro che ottieni, se è positivo, è es- sa di aggraziato e a graffiarlo lievemente, in un modo molto inte-
senziale. Neil mi ha chiesto: “Vuoi suonarci una delle tue canzoni?”. ressante. Sporcando un po’ il suono, in realtà, gli dà una marcia in
In un primo momento ero nel panico, ma non ho avuto letteral- più. Le mie canzoni sono piacevoli, tuttavia, anche se dal punto di
mente il tempo di pensarci. Questo mi ha probabilmente impedi- vista dei testi c’è del calore, le parole non sempre esprimono leg-
to di passare delle intere notti in bianco senza prendere una deci- gerezza, non sono carine. Volevo che questo si riflettesse anche nel-
sione. E alla fine pare sia andata bene. Sì, direi che è stata una bella la musica, e il modo di graffiare che ha Lisa impedisce alla musica
esperienza formativa. di diventare carina. Insomma, mi è piaciuto lavorare con qualcuno
così brillante, che ha rimescolato un po’ le carte.
Ci sono un paio di brani che parlano della paura di salire sul palco.
Immagino si riferiscano all’esperienza con i Radiohead, anche se Il disco è legato a lutti familiari e all’incombere dei quarant’anni, ma
ora hai abbandonato anche quel minimo di protezione che ti dava c’è uno sguardo ottimistico. In un brano parli della necessità di non
lo stare dietro ai tamburi. guardare mai in basso ma sempre avanti…
Beh devo dire che, a suo modo, la batteria è un’ottima barriera. Il Quando ti sposi, hai figli, hai un rapporto stretto con le persone
primo concerto che abbiamo fatto io e Lisa (Germano, Ndr) è stato con cui lavori e hai delle responsabilità, cerchi una qualche forma
a Torino, questa primavera. Prima di iniziare ero nervoso, ovvio, ma di stabilità in ciò che fai. Il brano a cui ti riferisci, Don’t Look Down,
credo di essermi reso conto fino in fondo di ciò che stavo facendo parla di questa fase di mezzo in cui hai addosso certi pesi, com’è
intorno a metà concerto, è lì che la situazione mi ha lievemente giusto che sia, visto che hai accumulato delle esperienze e hai l’e-
sopraffatto. Dopo tutti gli anni con i Radiohead, però, in qualche nergia per fare quello che devi fare, oltre a essere consapevole del
modo impari a controllare questo aspetto, o perlomeno riesci a fatto che le tue azioni hanno delle ripercussioni sulle persone che
convogliare questa sensazione in qualcosa di positivo all’interno ti stanno intorno. Ma tutto questo non deve fermarti. È questo il
degli spazi del concerto. Insomma, non credo che la mia esibizio- lato positivo, aprirsi alla meravigliosa complessità della vita e
ne torinese sia stata disastrosa. Nei Radiohead siamo in cinque, usare questa esperienza per darti una spinta in avanti.
ciascuno ha i propri obbiettivi musicali da perseguire, ed è parte del
gioco, ad un certo punto, chiedersi, “Ma che diavolo sto facendo?”. Il tour autunnale come sarà?
È una tappa fondamentale dell’intero processo, ti aiuta a mettere a Avrà altri musicisti con me, non quelli del disco, che hanno ovvia-
fuoco i pensieri e ti consente di fare il salto successivo. mente altri impegni. Aspettare che ci fossero tutti non avrebbe
avuto alcun senso. Sono molto soddisfatto anche dei nuovi arri-
C’è anche un aspetto liberatorio in questa tua nuova esperienza, vi, oltre a me ci sarà Adem, e poi Alex Thomas, Caroline Weeks e
dopo tanto tempo passato a lavorare con altre cinque persone, con Kath Mann: loro tre li ho conosciuti quando Bat For Lashes ha
tutti gli inevitabili limiti e contrasti del caso. aperto i concerti dei Radiohead, sono tutti polistrumentisti di ta-
Sì, ho potuto tirare fuori nuove parti di me. Ne ho tratto dei bene- lento. Finiremo in luoghi che non sono necessariamente quelli
fici come musicista, e se tutto va bene riuscirò a portare questa frequentati dal disco, ma è interessante avere nuove prospettive.
esperienza nei Radiohead. Non necessariamente scrivendo can- Se vuoi è la stessa cosa che fanno i Radiohead, per lo meno da
zoni, ma mettendoci la spinta creativa che ho ricevuto. La cosa Kid A in poi. Nel cercare nuove chiavi di lettura trovi il modello
divertente è che ho sostituito un quintetto con un altro quintetto per la prossima mossa.
(ride, Ndr). Devo comunque dire che anche nei momenti in cui,
come Radiohead, eravamo impegnati a trovare una direzione che
ci soddisfacesse, abbiamo sempre fatto in modo che ciascuno

PLAYLIST
potesse seguire i propri progetti. I Radiohead funzionano perché
tutti hanno lo spazio per esplorare ulteriormente la loro musica-
lità, possiamo dire che sono una coppia aperta, un open marriage
(ride, Ndr).
“Quando mi sono messo seriamente a lavorare sulle can-
Suoni la batteria sul disco? zoni che avrei poi inciso, mi sono fatto una compilation
Solo in un pezzo, A Simple Life. dove ho messo gente come Juana Molina, Bonnie ‘Prince’
Billy, Lisa Germano - quando ancora non sapevo che avrei
Sei intervenuto in qualche modo dando istruzioni a proposito del finito per lavorarci insieme - e Beth Gibbons… Credo, a un
suono di batteria che avresti voluto? certo punto, di aver inserito anche Joni Mitchell, e arriva-
No, assolutamente. Devo dire che è stato affascinante osserva- to alla fine mi sono reso conto che c’erano più cantautrici
re Glenn Kotche (batterista dei Wilco, Ndr) al lavoro, il suo ap- che cantautori. Questa compilation mi ha aiutato soprat-
proccio alla composizione, il modo in cui modifica il set di volta tutto a fare un po’ il punto sulla veste che intendevo dare
in volta per ottenere un particolare suono e mette tutti gli ele- ai pezzi, l’approccio al suono, il come esprimere certe at-
menti insieme, creando ritmi complessi quasi quanto quelli che mosfere. Per me questo disco non è una dichiarazione alti-
si programmano elettronicamente. Nei Radiohead arrivo e cerco sonante, ma il tentativo di riunire un po’ di cose che sen-
di capire quale sia il groove più adatto al brano su cui lavoria- tivo il bisogno di esprimere”.
mo, mentre vedere qualcuno che ha un approccio oserei dire
orchestrale è stato fantastico.

59
ARCADE FIRE

The Suburbs, terzo album degli Arcade Fire, è senza dubbio uno
dei dischi di cui si parlerà di più in questi ultimi mesi del 2010. Doveroso,
oltre che piacevole, cercare di approfondire con l’aiuto di Richard Reed
Parry, fin dagli esordi uno dei membri-cardine della band canadese.
di Aurelio Pasini

ILMUCCHIOSELVAGGIO
INTERVISTA

D A
ifficile pensare a un disco più atteso dalla comunità llo stesso modo, naturale è stato il processo che ha
indie del nuovo Arcade Fire. Del resto, nessun grup- portato alla realizzazione di un album non solo assai
po negli ultimi anni ha saputo infiammare i cuori de- corposo (“e pensa che all’inizio volevamo fare un dop-
gli appassionati di rock (non necessariamente alter- pio, poi abbiamo corretto il tiro e abbiamo deciso di
native) con l’ardore di un fuoco indimenticabile quanto accontentarci di un disco molto lungo”) ma anche a
il collettivo di Montreal. Nel momento in cui questo nume- tema. “Non è che stiamo parlando di The Wall o di un con-
ro del Mucchio giungerà in edicola, The Suburbs sarà stato cept come lo sono certi lp prog, ma è indubbio che le canzoni
nei negozi per quasi un mese, e forum, blog e webzine avranno siano legate da una tematica comune”, nello specifico quella delle
speso fiumi di parole per sviscerarlo e analizzarlo sotto ogni punto periferie, intuizione venuta a Win Butler ricordando l’infanzia tra-
di vista. I fan, comunque, avevano avuto modo di prendere confi- scorsa insieme al fratello nei sobborghi di Houston, Texas. “Non
denza con almeno parte della scaletta già a partire da giugno, quan- appena ci siamo resi conto che i primi testi affrontavano argomenti
do la band si è rimessa in tour, proponendo a fianco dei titoli già simili, abbiamo deciso di approfondirli ulteriormente, ed è stata una
noti ghiotte anteprime del nuovo lavoro. “È davvero divertente suo- struttura davvero stimolante entro cui lavorare. Di solito, quando Win
nare canzoni che la gente ancora non conosce”, ci dice al riguardo entra in modalità compositiva, se trova un’idea forte la espande nel-
Richard Reed Parry, chitarrista-multistrumentista della formazione. l’arco di più canzoni: la differenza col passato è che qui ciò è molto più
“Non lo facevamo da tanto tempo, da quando abbiamo iniziato a rice- evidente”. Rispetto dunque allo sguardo più aperto verso il mondo
vere un poco di attenzione; ed è un vero peccato, perché mi piace esi- di Neon Bible, The Suburbs sembra in qualche modo ritornare alla
birmi di fronte a persone che non sanno cosa stanno per ascoltare”. O, relativa intimità dell’esordio Funeral, che conteneva quattro brani
per lo meno, non hanno ancora sentito le versioni in studio dei intitolati Neighborhood (ovvero, vicinato). Anche se, a ben vedere,
pezzi, ché quelle live naturalmente hanno iniziato a circolare fin dal “raccontare le periferie non è che un’altra lente attraverso cui osservare
giorno dopo la prima esibizione. La parola chiave di quanto appe- e parlare di argomenti universali. Io stesso ho abitato in periferia quan-
na detto dal musicista è però “attenzione”, che fin troppo spesso do ero un teenager, e da un punto di vista generale ritrovo nel disco
rischia di diventare eccessiva, traducendosi in aspettative altissime molte delle mie esperienze, nello specifico ciò che si prova a essere
da parte di critica e pubblico. “In effetti”, ammette, “guardando le ragazzi e vivere in aree urbane decentrate che di fatto si trovano a dover
cose da un certo punto di vista sento una certa pressione intorno a noi; far fronte a esigenze diverse da quelle per le quali sono state concepite.
ecco perché evito il più possibile di farlo. Il nostro lavoro non è preoc- Si tratta di un fenomeno culturale e geografico estremamente interes-
cuparci di come saranno le recensioni o di come reagiranno gli ascolta- sante, in cui in qualche modo chiunque si può riconoscere. La chiave è
tori, tutto ciò a cui dobbiamo pensare è fare musica, e farla nel miglior cercare di dire le cose in una maniera che permetta a chi ascolta di
modo possibile”. Vediamo allora com’è nata la musica contenuta entrarvi in sintonia”. Difficile, per esempio, quando in Sprawl II
all’interno di The Suburbs, nelle parole di uno dei suoi autori. (Mountains Beyond Mountains) si parla di centri commerciali che si
“Al termine del tour mondiale di Neon Bible ci siamo presi un lungo accumulano all’orizzonte come montagne, non sentirsi catapultati
periodo di pausa, perché eravamo stati in giro per oltre un anno”, ri- nel mezzo di una situazione fin troppo familiare, in Quebec come
corda Richard. “Poi, però, rimettersi in moto non è stato affatto sem- in Emilia Romagna. “Ecco, quella canzone vuole essere allo stesso
plice. Del resto, le cose non sono mai facilissime per questa band; se tempo la descrizione di una situazione di fatto e una critica; o, per lo
non altro ormai ci siamo abituati, e tutto sommato ci va bene così”. meno, spero che sia così”, conclude ridendo Richard subito prima dei
Poco alla volta, il materiale nuovo ha iniziato a prendere forma: saluti. Resta solo il tempo per un velocissimo sguardo verso il futu-
“Durante la prima fase di scrittura non lavoriamo tutti e sette insieme, ro: “Il tour è appena iniziato (il giorno dopo la band sarà protagoni-
non potrebbe funzionare. All’inizio ci dividiamo in gruppi, e quando il sta di un’esibizione londinese davvero memorabile, Ndr), e non
nucleo di una composizione è stato in qualche modo fissato iniziamo abbiamo idea di quanto andrà avanti: a un certo punto ci renderemo
a espanderlo in direzioni diverse, fino a quando non ne troviamo una conto che non avrebbe più senso continuare a suonare questi brani, e
che ci soddisfi pienamente. Se poi un brano non cresce abbastanza allora ci fermeremo”. Visti l’energia e l’entusiasmo sprigionati dal-
velocemente viene messo da parte, a meno che l’idea che vi sta alla l’ensemble sul palco e la qualità di queste prime performance, im-
base non venga ritenuta davvero importante. In tutto ciò non vi sono maginiamo che prima che ciò accada passeranno ancora molti,
comunque regole fisse: preferiamo che siano i pezzi a indicarci la stra- molti mesi. E la cosa non ci dispiace affatto.
da da seguire, non viceversa”. Nessuna decisione presa a tavolino
quindi, se non quella di evitare di ripetersi: “Ci capita spesso di scar-
tare delle canzoni perché assomigliano troppo a cose che abbiamo già

IN CONTINUO MOVIMENTO
fatto, il che a volte può essere davvero scoraggiante. Tutti quanti con-
dividiamo un forte desiderio di allontanarci dai sentieri già battuti per
esplorarne altri, differenti e più nuovi”. Nello specifico, una delle dif-
ferenze maggiori rispetto a Neon Bible è relativa agli arrangiamen-
ti, meno enfatici e pieni, del tutto privi di partiture per fiati e con in “Non riesco a concentrarmi solo sugli Arcade Fire“, spiega
più un inedito tocco di elettronica. “L’assenza dei fiati è dovuta al Richard. “Devo sempre dividere la mia attenzione su più di
fatto che sostanzialmente i pezzi non li richiedevano, anche se devo un progetto alla volta”. Se dunque i Bell Orchestre “al mo-
ammettere che in quel periodo tutti quanti ascoltavamo musica più mento sono in pausa, durante le registrazioni di The Su-
scarna, e questo ci ha senz’altro influenzati in tal senso. Riguardo all’e- burbs ho prodotto il disco di un artista di nome Little
lettronica, invece, si è rivelato determinante l’acquisto da parte di Will Scream e ho scritto una composizione per orchestra”. E poi
(Butler, fratello del leader dell’ensemble, Win, Ndr) di un sintetizza- c’è stata la partecipazione a High Violet, il nuovo lavoro
tore modulare analogico, che rende abbastanza semplice trattare i dei National. “Sono dei carissimi amici, e un po’ scherzan-
suoni in un certo modo”, lavoro svolto insieme al co-produttore do e un po’ no, mi hanno chiesto di produrre tutto l’al-
Markus Dravs, già a fianco della band per Neon Bible. “Pur rima- bum. Mi sarebbe piaciuto tantissimo ma purtroppo non ne
nendo in un ambito tipicamente rock, volevamo fare qualcosa che non avevo proprio il tempo, e così ho solo suonato in qualche
assomigliasse ai nostri dischi precedenti e che non suonasse retrò, e pro- canzone e contribuito ad alcuni arrangiamenti”.
cedere in quella direzione ci è sembrata una cosa abbastanza logica da
fare, oltre che naturale”.

61
THE BOOKS
Non davano più loro notizie da qualche anno, i Books, e qualcuno avrà
pensato che una delle compagini più creative dell’ultimo decennio, paga
di aver dato qualche vigorosa spinta a quell’area sonora vasta e mobile
che va sotto la definizione di folktronica, fosse tornata nell’ombra.
In realtà Nick Zammuto e Paul De Jong stavano solo preparando la loro
mossa successiva: il nuovo lavoro del duo newyorkese, The Way Out,
è l’ennesima spiazzante miscela di informazioni catturate nei luoghi
più impensati, poi metabolizzate e ricombinate, strumenti organici
e progettazione in laboratorio. Ecco il punto fatto con Nick.
di Alessandro Besselva Averame

Sono passati cinque anni da Lost And Safe. So che ci sono sempre nuovi per mettere elementi molto diversi tra loro
stati dei cambiamenti nelle vostre vite, siete diventati en- in risonanza gli uni con gli altri. Nella cultura di oggi c’è
trambi genitori, ma anche il vostro suono ha subito qual- così tanta informazione ovunque, che tu la voglia o no, e
che mutazione. Lo stesso titolo che avete scelto si riferi- il rumore può essere sia una scomoda distrazione che
sce al concetto di via d’uscita, sembra suggerire la neces- una fonte di ispirazione. Credo che noi scegliamo con-
sità di provare nuove strade allo scopo di aggirare formu- sciamente la seconda opzione. Questo corpo di informa-
le troppo logore… zioni che circola è lo strumento folk del nostro tempo, per-
Sì, era molto importante dare una rinfrescata al nostro sound e al ché è a disposizione di chiunque voglia lavorarci, interpretandolo
nostro approccio alla musica, soprattutto dopo essere stati a lungo e riformulandolo alla propria maniera. Il collage è un metodo di
assenti. Ovviamente, in cinque anni si viene a creare un distacco na- lavoro estremamente contemporaneo, poiché consente di affron-
turale, che permette di ottenere una nuova prospettiva. Allo stesso tare in maniera diretta tutta la tensione esistenziale che si annida
tempo, eravamo ben consapevoli di non voler tornare indietro, non in questa nostra rumorosa cultura.
ci interessava riprendere il suono dei vecchi dischi così com’era.
Volevamo realizzare qualcosa di radicalmente nuovo, che ci costrin- Il vostro catalogo di suoni è cresciuto dall’ultimo disco. Ci sono an-
gesse ad uscire fuori dal comodo suono folktronico sviluppato in pre- che alcune canzoni di orientamento più rock, più chitarristico, seb-
cedenza. Sarebbe troppo facile rientrare in una formula preesistente bene come sempre affrontate da una prospettiva molto particolare: I
in questo momento, volevamo fare qualcosa che apparisse realmen- Am Who I Am ricorda i King Crimson di Discipline, I Didn’t Know Yet
te stimolante alle nostre orecchie. starebbe bene in un disco dei Battles.
Con generi come rock, prog o funk abbiamo una certa familiarità,
Per descrivere la vostra musica è stato spesso tirato in ballo il termi- ma non siamo mai soddisfatti fino a quando non viene fuori del
ne folk, dato che utilizzate - lo avete fatto in particolare nei primi due tutto la prospettiva profondamente storta che caratterizza la nostra
album - strumenti acustici e campionamenti riconducibili a quell’a- musica. Credo che il concetto di familiarità rivesta una grande im-
rea. Io però credo siate folk a un livello più profondo, più legato al vo- portanza in questo disco, perché abbiamo l’opportunità di sfrutta-
stro approccio alla materia musicale e alla cultura popolare che ai re quello che l’orecchio accetta agevolmente all’interno dei confini
possibili riferimenti stilistici utilizzati: comprando vecchie videocas- di un genere e simultaneamente sovvertirlo, forzandolo fino ad arri-
sette in negozi che trattano roba di seconda mano preservate a vo- vare a un punto di rottura all’interno della composizione, a volte
stro modo una tradizione, un’anonima cultura del quotidiano che spingendolo in una direzione che sembra impossibile. Discipline è
altrimenti andrebbe perduta. stato uno dei miei dischi preferiti di quand’ero ragazzo. Ho anche
Sono completamente d’accordo. Penso però che quello che fac- visto un concerto di Adrian Belew di recente, e suppongo che que-
ciamo si possa definire soprattutto collage music… trovare modi sto chiuda una specie di cerchio.

ILMUCCHIOSELVAGGIO
INTERVISTA

In Lost And Safe si sente molto la tua voce, che a volte doppia la voce Nella musica, la matematica non è affatto astratta, è decisamen-
campionata su cui il brano è costruito, qui invece prevale nuova- te pragmatica, ad esempio la radice dodicesima di due fornisce la
mente l’utilizzo di voci trovate, come mai? struttura di base dei rapporti musicali. Mi piace molto l’idea
Detto molto semplicemente, vado dove una composizione mi tra- di sostituire il concetto di Dio con un numero irrazionale: un deci-
scina, a prescindere da quella che dovrebbe essere la direzione da in- male che non si ripete, con una profondità di informazione
traprendere per ottenere un maggiore consenso, quantomeno dal infinita.
mio punto di vista. Il nostro catalogo ci offriva tanti bei frammenti
parlati che abbiamo trovato irresistibili, e comunque ci sono ancora Costruite i vostri pezzi circondati da frammenti sonori provenienti da
almeno quattro canzoni vere e proprie su The Way Out. Credo che ogni parte del mondo e da epoche diverse, ma elaborate il tutto in
manterremo sempre questa oscillazione tra i due estremi in quello una capanna nel bel mezzo dei boschi. In che modo il luogo in cui
che facciamo, o comunque un approccio ibrido alla scrittura. create, e il metodo di lavoro, si manifestano nella vostra musica?
Lavoro in un vecchio garage per trattori, nel bel mezzo di un campo
La vostra musica nasce dalla sovrapposizione di suoni differenti, per- di più di sei ettari. È molto isolato e non c’è alcun genere di distra-
ché avete scelto di usare una frase di Gandhi (in A Wonderful Phra- zione, in quel posto riesco a sentire ogni cosa con un grado di det-
se By Ghandi, Ndr) lasciandola così com’è? taglio che non ho mai percepito da nessuna altra parte, e, quando
Perché chiunque dovrebbe ascoltarla, esattamente com’è. Il tono sono al lavoro, il tempo si volatilizza letteralmente. 
dice tutto, e la frase si presta a quella che io percepisco come l’in-
terpretazione più profonda del titolo del disco, The Way Out. È qual-
cosa di importante che va semplicemente ascoltato.

Prima parlavamo di elementi riconducibili al folk all’interno della


vostra musica, un elemento che però ha anche un risvolto ironico, BOOKSTORY
come in The Story Of Hip Hop: una specie di divertito omaggio al
genere, originato però da un racconto per bambini. Esiste qualcosa di più newyorkese di un chitarrista (Nick
Ridere ha un ruolo fondamentale in quel che facciamo, ci spinge ad Zammuto) che decide di mettere in piedi un gruppo con il
andare avanti. Mi sono slogato la mascella la prima volta che ho sen- vicino di pianerottolo (Paul De Jong), un violoncellista o-
tito questo disco degli anni Cinquanta scovato da Paul. Si tratta di landese che si è da qualche tempo trasferito negli States per
quattro storie cristiane per bambini, una delle quali parla di Hip perfezionare lo studio del proprio strumento? I Books na-
Hop, una cavalletta. Ovviamente, il disco è antecedente al genere scono proprio così, nel 1999, e il loro debutto, Thought For
omonimo, ragion per cui era impossibile non usarlo. Non avrei mai Food (Tomlab, 2002), viene da più parti considerato un tas-
pensato che i Books avrebbero uttilizzato dei breakbeat, ma in que- sello fondamentale nell’evoluzione musicale di elettronica
sto caso ho dovuto fare un’eccezione. e aree contigue dopo l’introduzione del laptop. Segue, un
anno dopo, The Lemon Of Pink, e nel 2005 Lost And Safe.
C’è poi Beautiful People: un pezzo spirituale, ancestrale, che però Appena pubblicato su Temporary Residence, The Way Out
parla di matematica astratta… spariglia ancora una volta le carte.
Credo che sia la Scienza sia la Religione siano entrambe al lavoro
su The Way Out, sebbene ci arrivino da direzioni molto diverse.

63
FUORIDALMUCCHIO
Emergenti, autoprodotti, sotterranei

VELVET
Goodnight Good Lovers è un deciso passo avanti per la band fiorentina,
SCORE
giunta alla sua terza pubblicazione in sei anni. Abbiamo incontrato il
cantante/chitarrista/tastierista Marco Giusti, che guida l’attuale line-up
completata da Leopoldo Giachetti, Martino Mugnai ed Emanuele Braca.
C’è un’evoluzione sonora rispetto ai precedenti dischi: le atmosfere Come mai un concept sulla guerra?
rimangono post-rock, ma la forma-canzone appare più definita. La guerra non è in realtà l’argomento da trattare bensì un contesto
Credo si possa notare la scrematura di alcune trame post-rock, la dove inserire varie storie di personaggi che poi finiscono per avere
maggiore asciuttezza: per noi, una conquista. Anche se in un certo un sapore comune proprio in virtù della loro cornice. Leopoldo ha
senso la forma-canzone, per quanto dilatata, c’è sempre stata, e ci scritto i testi delle canzoni che canta, cioè Waterloo e The Last Word.
siamo via via adoperati per renderla facilmente metabolizzabile. In
questo caso ci siamo riusciti meglio, anche grazie all’ingresso in Poi c’è la partecipazione speciale di Serena Altavilla dei Baby Blue,
organico di Leopoldo, ex-May I Refuse, e al nostro studio di regi- che si inserisce al canto o ai cori nella maggior parte degli episodi.
strazione. Abbiamo affrontato il lavoro in maniera diversa: provini, Serena ci ha messo del suo, non si è limitata a svolgere il compiti-
tracce registrate chitarre e voce e poi successivamente risuonate… no. È stata una collaborazione vera, non a tavolino. Quando sarà
Non è facile, essere più incisivi senza perdere l’atmosfera che si deve possibile, interverrà anche dal vivo. Così come Tommaso Bianchi,
continuare a respirare all’interno del brano, che al contempo deve che ha co-prodotto Waterloo e mixato il tutto: si occupa della parte
colpire emotivamente per arrivare a chi ascolta. elettronica e il suo apporto sul palco fa comodo.

Già, avete inaugurato il vostro studio. Pensando ai Baby Blue e al giro della Black Candy in cui siete attiva-
È frutto del lavoro di tantissime persone e coinvolge anche gli mente coinvolti, mi viene da considerare che l’attuale panorama fio-
Hacienda e la stessa etichetta Black Candy, che ha investito per rentino è animato da una bella rete di collaborazioni.
costruirlo. Ci permette di procedere in modo più agevole e diverten- Oltre a essere un’etichetta, la Black Candy si occupa di eventi e ha
te, perché facciamo come ci pare. aperto addirittura un negozio di dischi: si tratta di persone attente
alla creazione di una scena. La Firenze degli anni 80, per noi che non
La scelta di un “mini”, contenente sei brani per appena venti minuti l’abbiamo vissuta, è una leggenda: non si sa cosa fosse di preciso.
di durata, contribuisce all’incisività complessiva, ma suppongo sia la Si rischia di cadere nei luoghi comuni, che poi hanno sempre un
conclusione di un notevole processo di selezione… fondo di verità: come Velvet Score suoniamo assieme da parecchio
Non smettiamo mai di scrivere e riarrangiare, ma in realtà le can- ma oggi mancano i locali per le band emergenti.
zoni di Goodnight Good Lovers sono le più recenti, per cui rappre-
sentano un periodo abbastanza ristretto. I pezzi registrati in par- Per chiudere: l’artwork di Goodnight Good Lovers è, come da vostra
tenza erano moltissimi, anche vecchi. La scelta è stata ardua e tradizione, molto particolare.
abbiamo provato a creare tanti ipotetici dischi con approcci diver- Siamo feticisti nei confronti dell’oggetto cd. L’artwork è stato realiz-
si, fino a optare per quello che ci piaceva di più. Volevamo perse- zato da Jacopo Lietti: gli abbiamo spiegato l’idea del concept e lui ci
guire una direzione compatta, in modo che i brani rimanessero in ha proposto l’immagine dell’occhio con lo sfondo rosso. Quando ci
mente. Un ep non può essere dispersivo, perché si dovrebbe bere è arrivata, siamo rimasti di stucco.
tutto d’un fiato. Elena Raugei

ILMUCCHIOSELVAGGIO
Artisti “emergenti” italiani
altre recensioni e interviste inedite:
scarica gratuitamente il pdf
all’indirizzo www.ilmucchio.it

NEVICASUQUATTROPUNTOZERO MARCOFABI
LINEARE RUMORE AMORE
Disco Dada/Venus Wing/Edel
Dopo anni e anni di carriera anche discogra- Sul finire del 2005, con il suo sospirato esor-
fica portata avanti con il proprio nome, Gian- dio La scelta, Marco Fabi si era proposto
luca Lo Presti ha deciso di “rifarsi una vergi- come “nuovo”, valido esponente - “miglior
nità” assumendo un’identità da gruppo: il debutto” per il Premio Ciampi e per “Musica
risultato è questo Lineare, dieci episodi rea- e Dischi”, podio nella stessa categoria al
lizzati in regime di assoluta autarchia che si Premio Tenco - del pop d’autore fra l’(e-
muovono fra trame strumentali ora più incal- lettro)acustico e l’elettronico. In questa
zanti e sature/rumorose, ora più pacate e seconda prova, il trentatreenne songwriter e
avvolgenti. In questo quadro sostanzialmente melodico, sorta di musicista romano si presenta invece profondamente mutato: nella
ibrido fra shoegaze e post-rock, si inseriscono quei testi (in italia- voce, fattasi più corposa ma meno evocativa; nei testi, più diretti
no, va da sé) che paiono essere il vero “cuore” dell’album: curiosi, ma meno interessanti rispetto al passato; nelle (ricercate) strutture
particolari, malinconici se non sofferti nel loro raccontar storie - sonore, che con poche eccezioni soffrono l’invadenza delle basi rit-
ricorrendo, a volte, alla recitazione - in grado di scavare interior- miche e varie soluzioni scolastiche. Spiccano, nei trentasei minuti
mente. Magari non tutto è a fuoco e alla voce gioverebbe qualche dell’album, la fascinosa Solo le nuvole personalizzata dai Quintorigo
sfumatura in più, ma il lavoro ha senz’altro il suo perché: anche se e la sommessa, intensa Uguali (con Sergio Cammariere al piano),
le differenze stilistiche sono notevoli, chi ha apprezzato il cantau- piacciono il coraggioso tributo a Demetrio Stratos (Daddy’s Dream,
torato alternativo di Offlaga Disco Pax o Le Luci della Centrale un oscuro singolo post Ribelli e pre Area) e la pacata, crepuscolare
Elettrica farebbe bene a concedergli una chance di ascolto. Sfumatura; debole, però, il resto di un programma in qualche modo
tendente al battistiano, che scorre fra buoni spunti e cadute di tono

BONAVERI
per affondare nell’insipido pop di Onda e nella canonica, inutile
cover di Dedicato di Ivano Fossati.

CITTÀ INVISIBILI
Rusty BABYBLUE
WE DON’T KNOW
Bolognese di nascita e residenza, Germano
Bonaveri ha quarantadue anni e ha finora fir- Trovarobato/Audioglobe
mato tre album: Scivola via del gruppo Resto
Mancha (2004), Magnifico (2007) e ora que- Sembra che sul palco i Baby Blue siano ecce-
sta seconda opera in proprio che lo zionali: qualità non da poco che però - fa fede il
(ri)lancia come abile, ispirato rappresentan- “soltanto” buono Come!, prodotto da Paolo
te della scuola cantautorale italiana più clas- Benvegnù e uscito nella primavera del 2009
sica ma sempre aperta a nuovi stimoli, sempre per la Trovarobato - non emerge
quella che parte dalla chanson, passa per Fabrizio De come sarebbe auspicabile in studio
André e arriva a numerosi giovani e meno giovani di registrazione. Un passo avanti
talenti purtroppo spesso sommersi. Suonato e in tal senso è stato adesso
prodotto con sobria eleganza, Città invisibili compiuto con questa seconda prova adulta, più
intriga e appassiona con brani suggestivi e MAO, IN OMAGGIO omogenea della precedente, dove il quartetto di
ricchi di pathos, davvero toccanti quando È disponibile in download gra- Prato si rivela crudo e incisivo nell’elaborare un
lanciano messaggi sociali così come quan- tuito Piumepazze, nuovo album indie-rock in bilico fra spigoli e melodie, con
do affrontano temi (più) privati: un rimar- di quel Mauro “Mao” Gurlino - alternanza di “pieni” e “vuoti” strumentali, de-
chevole abbraccio di melodie lievi e poesia musicista, attore e DJ/VJ - che viazioni stralunate, uso per lo più cantilenante
colta - ma mai sporcata di autoindulgenza - negli anni 90 è stato uno dei di due voci, una maschile e una femminile - i
che vanta come ulteriore pregio una voce principali “agitatori” della Tori- testi sono in inglese - e atmosfere non sempre
calda ed espressiva. La speranza è che que- no alternativa. Si può scaricare rassicuranti. Alchimie che complessivamente
ste undici canzoni, più due recitativi, riesca- qui: www.piumepazze.com. convincono, benché permanga un’impressione
no a dare a Bonaveri - collocabile, se proprio si di parziale “incompiutezza”: di scrittura, oltre che
deve fare paragoni, da qualche parte tra Ivano di suoni forse troppo acerbi per far risaltare al
Fossati e Gianmaria Testa - la visibilità almeno di meglio le doti che senza dubbio non mancano.
(ampio) culto che meriterebbe. Ampiamente. Federico Guglielmi 

65
SOUNDLAB
a cura di Damir Ivic
soundlab@ilmucchio.it

SPOTON/1
DANCITY E I SUOI FRATELLI
Henrik Schwarz / Bugge Wesseltoft

S
e l’anno prossimo non ci andate, siete dei pazzi. Semplice, co-
sì. Perché vorrebbe dire che rinunciate ai seguenti ingredien-
ti: una città a misura d’uomo incastonata in una delle regioni,
l’Umbria, più belle al mondo; un comune, Foligno, che per-
mette almeno per un weekend che la musica scorra fino alle
ore piccole senza per questo confinarla in angoscianti ghetti, ma
lasciandola invece in scrigni bellissimi (chiese affrescate trasforma-
te in auditorium, chiostri medievali); una line up costruita con intel-
ligenza sopraffina, con un perfetto equilibrio tra appeal dancefloor
e profilo alto, certezze che non ti stancheresti mai di veder confer-
mate e sorprese che ti spiazzano. Praticamente, il festival perfetto.
Punto. Lo dicevamo già un paio di edizioni addietro. Quest’anno,
però, è stato ancora meglio: perché altissima è stata la qualità dei
set, ma anche perché l’affluenza del pubblico è diventata corposa.
Non più una setta di carbonari che si sente infilata nel paradiso
delle proprie attitudini e dei propri interessi musicali pensando “Eh,
per forza che siamo in pochi, è inevitabile”: no, ora i numeri comin-
ciano a farsi seri e la voce si sparge. Dancity è davvero una meravi-
glia. Un’eccellenza assoluta, una specie di Dissonanze in piccolo.

FOTO DI FAMMIVEDERE.COM
Siamo sempre pronti a lamentarci di come l’Italia sia culturalmen-
te sclerotizzata, un mondo se non terzo almeno secondo-e-mezzo,
no? Beh, non è sempre così. Un altro mo(n)do è possibile. Basta far
combaciare passione e competenza tecnica, entusiasmo e capacità
di non fare il passo più lungo della gamba. L’eleganza suprema del-
l’incontro per palati fini tra Henrik Schwarz e Bugge Wesseltoft (jazz
meets electronics, ma sul serio) resterà nella memoria a lungo, così
come il ricchissimo set danzereccio di Schwarz da solo un paio
d’ore più tardi. 2562 che invece di fare solo dubstep finisce coll’es-
sere quasi più techno di Chris Liebing idem, stessa sorte ovvia- bot Koch, Bass Clef, Jon Hopkins, Donnacha Costello...). Insom-
mente per la colta e preziosa collaborazione tra Ryoji Ikeda e Alva ma: se si è un minimo svegli non c’è motivo di lamentarsi che in
Noto. E ancora di più ci resterà nel cuore l’invasione di palco per Italia il Sonar non ci sia (o citare appunto Dissonanze, che per
farsi rapire dal techno-acid-funk di Floating Points e soprattutto dal- anni è stato l’unico festival serio in grado di unire numeri, ricerca
l’incredibile live di Etienne Jaumet, space-disco suonata live spal- e qualità, una specie di alieno nel panorama musicale di casa
mata su due ore e mezzo che avrebbero potuto, a furor di popolo, nostra). E non c’è nemmeno bisogno di scagliarsi contro gli even-
essere il triplo. Ma poi ancora: la house di Therre Thaemlitz e Soul- ti che cinicamente pensano solo a far fatturato: oh, lo facciano.
phiction, Ambrose Field e John Potter... Per fortuna che Cassy ha Perché ora l’alternativa ce l’abbiamo, noi che ascoltiamo ’sta
fatto un set brutto e svogliato, perché fosse stato tutto perfetto, musica che è un po’ elettronica e un po’ no, ma che soprattutto
beh, ci sarebbe venuto il dubbio che stessimo sognando. ha l’ambizione di essere sintonizzata con la contemporaneità, la
La qualità paga, o almeno: può anche pagare. Dancity insegna que- consapevolezza stilistica e una visione diacronica delle cose in
sto, prendere nota. Ma è proprio in generale che qualcosa si sta musica. Ora abbiamo eventi e situazioni da mostrare con orgo-
muovendo, silenziosamente vediamo sempre più festival che nel glio. Non faccende che ci fanno arrossire, come il milanese Maxi-
progettare la line up fanno un lavoro serio e non calcoli da ragio- mal che parte sì da basi assai positive (un amore verso la techno
niere frustrato (se il dj x costa y, riuscirà a portarmi z paganti?). Club più pura e nobile) ma poi si fa irritante farsa - headliner scom-
To Club, a Torino a novembre, già ora si annuncia di una ricchezza parsi uno dietro l’altro manco fossero i dieci piccoli indiani, sem-
quasi commovente (Caribou, Four Tet, James Holden, Joy Orbison, plicemente perché non li si voleva/poteva pagare - per colpa di un
Modeselektor, Shackleton...), prima ancora in calendario è da met- superficiale e irresponsabile eccesso di fiducia alias passo molto
tere il bolognese roBOt (a metà di questo mese: King Midas Sound, più lungo della gamba: peccato forse veniale nella prima edizio-
Elektro Guzzi, il progetto speciale dei Nôze con Dani Siciliano, Ro- ne, imperdonabile una volta ripetutosi nella seconda.

ILMUCCHIOSELVAGGIO
L’Italia di festival come Dancity, le città nere di Matthew Dear,
gli azzardi di Skream, le morbosità di Oliver Ho, le tarantelle
di Riva Starr, le rimesse in circolazione di dischi deliziosi:
ben ritrovati dopo le vacanze d’agosto.

REVIEWS/1
MATTHEW DEAR RAUDIVE
BLACK CITY CHAMBER MUSIC
Ghostly/Audioglobe Macro
A Matthew Dear piace maledettamente il Alla Macro c’hanno preso gusto, a ridise-
suono della sua voce. Oh beh, il timbro gnare i confini della minimal. Con gli stre-
non è male: abbastanza scuro, tenebroso. pitosi Elektro Guzzi è andata più che bene;
Un Lanegan meno sporco, ma con mille forse con Raudive (l’inglese Oliver Ho, già
volte meno carisma. Tirando le somme, da un quindicennio sulla scena ma sem-
non è che come cantante ci faccia impaz- pre stando sottotraccia) non si raggiungo-
zire. Eppure l’insistenza con cui si presen- no le stesse vette di ingegnosità però, in-
ta in veste cantautoriale anche in questo somma, in Chamber Music c’è veramente
Black City, dopo il precedente Asa Breed molta carne al fuoco, dal punto di vista
che pure ci dava dentro pesante in tal sen- progettuale. Mettiamolo subito in chiaro:
so, è davvero notevole. Notevole, perché Dear potrebbe limitarsi a non è un disco facile, spesso non è nemmeno un disco ballabile. Ma
coltivare il suo status nella scena techno, ormai altissimo, visto che a ben vedere, queste sono le vere radici della minimal techno prima
non solo è sua l’epocale Mouth To Mouth, ma in generale le sue im- che ci fosse la virata collettiva del remunerativo circo della serata dal-
personificazioni di taglio dancefloor (per lo più a nome Audion) so- le molte persone in canottiera e occhiali fascianti. In certi momenti
no di prima qualità: come offerta artistica, come risposta del pub- ciò che davvero regna qui è la claustrofobia, al limite del morboso: o
blico, come cachet. E invece no. Matthew è testardo. Non che que- ci si affonda, e si preme infastiditi il tasto stop più o meno verso il
sta sua testardaggine sia del tutto condannata dai risultati finali. C’è quarto o quinto brano, o ci si sintonizza sulla giusta lunghezza d’on-
del fascino, in Black City. Paradossalmente, le due tracce migliori so- da e ci si comincia ad innamorare di varie finezze piuttosto creative
no proprio quelle più lente e non-danzabili, Honey e More Surgery: (e molto mentali). L’apice del disco è Brittle: parte semplice e, conti-
tese, sornione e arroganti al tempo stesso, rifinite con grande cura nuando ad usare elementi e scelte apparentemente facili, davvero
nei particolari armonici, davvero convincenti. Poi, come piccolo ce- rischia di portarti verso la schizofrenia con la sua progressiva cre-
dimento all’audionismo, succede ogni scita di layer ritmici. Assai significativa
tanto che i bpm si alzino ma i risultati è poi Paper in cui le parti di archi non
sono scarsini: è come se il nostro eroe DROP OF THE MONTH sono prese dai classiconi techno di De-
si trovasse a metà del guado, tipo mi- A cura di Lucia Luskydj Santoro troit quanto piuttosto da Xenakis (vio-
vogliono-dance-un-po’-li-accontento- lini spezzati usati come scorie percus-
un-po’-no, e in questa metà sono con- VLADISLAV DELAY sive, avantgarde in your face tipo). La
fuse e inespresse anche le soluzioni di SISTOL (REMAKES) qualità comunque è costante. Questa
struttura e arrangiamento. Bpm basso Halo Cyan strana creatura riassumibile come mi-
bello, bpm alto brutto? Sarebbe la vitto- nimal deep house (dove non mancano
ria di Matthew Dear su Audion, ma il Vladislav Delay rimette mano a del suo vecchio voragini perfettamente aritmiche) è
gioco non è così semplice. Perché nel materiale per inaugurare la divisione dance o- spigolosa assai ma, alla fine, raccoglie
lento ci sono anche momenti un po’ i- riented della Phthalo, ovvero la Halo Cyan. Bel il tuo consenso. Certo, è molto difficile
nutili (Shortwave) ed altri proprio brutti gusto nelle scelte di questo ep di remix: Alva innamorarsi di questo disco, ve lo di-
(I Can’t Feel, Slowdance). Così brutti da Noto fa da antipasto, ma le portate servite da ciamo subito; ma ammirarlo, questo sì.
farti dire che Dear mai e poi mai do- Falty DL (lo amiamo sempre di più!) e John Anche, e non solo, perché è un saluta-
vrebbe staccarsi dalle soluzioni da dan- Tejada sono tanto particolari quanto saporite. re scossone ad un mondo, quello mini-
cefloor. Dove sta la verità? Interessante Bene pure la versione [a]pendics.shuffle. Intel- mal, notoriamente in stasi creativa già
domanda su un interessante artista... ligent dance music, nel senso letterale. da un bel po’ di anni.
Damir Ivic Damir Ivic

67
SOUNDLAB
REVIEWS/2 HEADROOM
po fa non aveva mai ricevuto il a cura di S. Plamenova
credito meritato, restando sem-
pre a metà del guado. Pensava-
mo, e forse lo pensava anche L’annoso dibattito su come Inter-
lui, che sarebbe rimasto per net abbia cambiato la diffusione
sempre in questo limbo. Poi un della musica in ambito di promo-
giorno deve aver deciso di ten- zione e formati sarà probabilmen-
tare un colpo di coda finale: via te stato affrontato dalla maggior
nome e cognome dai dischi, parte di noi. Ad esempio, Internet
ecco Riva Starr come nome può essere vista come la morte delle scene underground,
Partiamo con due cose vecchie d’arte, immaginario un po’ pac- dal momento che ha reso tutto recuperabile e rintraccia-
che però a settembre dovreste chiano e infine un lifting alla bile da tutti. D’altro canto, imbattersi casualmente par-
trovare nei negozi (perché dei sua musica, dove si son tenute tendo dal nulla in una scena che ci si addica non è una
dischi belli non vi basta avere il le cose caciarone e sono state variante del tutto realistica; quindi, il non perdersi nell’e-
file digitale, vero?) con un po’ di accantonate quelle più raffina- normità di blog e siti Web crea di per sé un nuovo tipo di
facilità. Due gran dischi. Il pri- te. Risultato? Successo enorme, underground. Alex Sushon, aka Bok Bok, era un ragazzi-
mo ha una copertina orrenda, al traino - in parte - del carroz- no in cui ci si imbatteva alla leggendaria serata FWD di
ma quando poi parte la traccia zone electro fidget. Stranezze Londra, dove tranquillo ballava al lato di una delle casse
d’apertura, Monster Island, a del destino. Ma l’album com’è? dell’impianto. In più, ogni tanto lo vedevi suonare in qual-
Claude Vonstroke perdoni vera- Divertente. Superficiale ma di- che serata qua e là. Qualche anno più tardi, Bok Bok e L-
mente tutto. Tech-house tanto vertente. Divertente ma super- Vis 1990 sono diventati i proprietari di Night Slugs, serata
lavorata per sottrazione quanto ficiale. Tarantelle e robe bal- nata due anni fa ma ora anche etichetta. Aggiornando il
inventiva e cinematica, quella di caniche con beat dance sotto, suo blog regolarmente con mix e link a tracce su YouTube,
Bird Brain, dove le soluzioni in- tutto creativo-ma-non-troppo. Bok Bok ha creato un consistente seguito negli ultimi
teressanti/divertenti non man- Ma se questo è ciò che ci vuole anni, permettendo all’etichetta di esordire da subito con
cano quasi ad ogni traccia. per avere finalmente un po’ di sound e forza distinti. Si parla di un ambito convenzional-
successo, Miele almeno ha il mente concepito come dancefloor, Alex stesso dice che
Il divertimento non solo c’è, diritto di prenderselo, per tutta “...lo scopo era di riportare l’elemento dancefloor nell’un-
ma proprio esplode nell’album la fatica e la solitudine degli an- derground inglese. All’epoca, per quanto bizzarra fosse la
d’esordio di Dorian Concept, ni passati. cosa, davvero la mia impressione era che questo aspetto
When Planets Explode. Ve l’ab- mancasse ad un sacco di serate”. Ad ogni modo, chiunque
biamo già detto in altre occa- Uno che invece è stato baciato (compresi gli scettici) abbia avuto la possibilità di sentire
sioni: questo ragazzo austriaco dal successo fin da subito è Jim- un dj set di Bok Bok o Girl Unit probabilmente sarà tor-
poco più che ventenne è un my Edgar. Cosa meritata da un nato a casa parecchio soddisfatto. Come diceva mia
genio, e al talento puro abbina lato, perché il suo talento è stre- mamma quando alle medie mi ostinavo a volere i panta-
una felicità (di creazione, di e- pitoso; cosa pericolosa dall’al- loni a zampa d’elefante, ciclicamente tutto torna, e Alex
secuzione, di variazione sul te- tro, perché il rischio è quello stesso dice, parlando di sé e L-Vis 1990: “Al tempo non ce
ma...) scintillante. Se Flying Lo- della pigrizia creativa. Il suo ne rendevamo conto, ma la nostra missione era riportare
tus è un affascinante tunnel psi- nuovo album esce per la !K7, lo spirito della house originaria nella scena inglese”,
chedelico, Dorian è la faccia so- fine del sodalizio con la Warp, aggiungendo poi “Ultimamente sono tornato alle radici: i
lare del funk dell’anno 3000. ed è - diciamolo subito - un bel- primi dischi grime e Chicago Acid sono decisamente tra le
l’album. Ciò che ci lascia per- mie principali influenze al momento. Sto pure ascoltando
A proposito di sole, Goethe plessi è che XXX ci sembra un The Dream: non so quanto sia un’influenza diretta, sem-
chiamava l’Italia “la terra dove disco che poteva dare molto di plicemente mi piace la sua musica”. L’etichetta ha debut-
fioriscono i limoni”, Stefano Mie- più: Edgar lavora con gli stilemi tato qualche mese fa con i singoli di Mosca, Square One,
le ha completato il concetto con e del canadese Egyptrixx, The Only Way Up, entrambi
la considerazione filosofica If pubblicati con una miriade di remix ciascuno riscuotendo
Life Gives You Lemons, Make un grosso successo. All’uscita di Girl Unit, il sound di Night
Lemonade. Strana la storia di Slugs era ormai già chiaro e forte: oggi, giunti alla relea-
Stefano: attivo almeno da dieci se numero cinque, posso davvero soltanto dire (per quan-
anni, sempre pronto a seguire to sia un cliché) che non rimane che vedere quali nuove
la sua strada (dance raffinata e strade il duo Night Slugs percorrerà nel futuro prossimo.
creativa con elementi strani, Meritano tutta la nostra attenzione.
presi spesso dal folk napoleta-
no e non solo), fino a poco tem-

ILMUCCHIOSELVAGGIO
SPOT ON/2
tradizionali dell’electro, con
giusto qualche inflessione hou-
se (o addirittura dubstep) e fili-
grane funk-soul, lo fa benissi-
mo, con inappuntabile calligra-
fia e felice fiotto di ricami, sì,
ma resta la sensazione di un di-
sco fatto in poco tempo, tanto-
SKREAM a-me-mi-vie ne-su bito-tutto-
bene. Lavoro assai buono, che

È
merita assolutamente l’ascolto
un disco importantissimo, il nuovo lavoro di e l’acquisto, ma Jimmy in canna
Skream. Nel momento in cui scriviamo queste Skream avrebbe il capolavoro, e qui non
righe non sappiamo ancora come sarà accolto l’ha ancora tirato fuori.
dal pubblico, dalla scena, dai colleghi - e cre-
deteci, venderemmo oro per saperlo. Outside Si parlava di !K7 e Warp, capo-
The Box, infatti, è per certi versi un colpo di scena, saldi assoluti; la Wagon Repair
per altri una necessaria progressione, per altri an- ha tutta l’aria di voler raggiun-
cora un azzardo (forse?) eccessivo e non del tutto gere questa Serie A della disco-
riuscito. Dichiariamo subito la nostra: ci schieria- grafia elettronica. Sta diventan-
mo in modo quasi equidistante rispetto a questi do un marchio di garanzia asso-
tre poli di giudizio, propendendo comunque per luta. Con Toppings... di Jules
l’apprezzamento. Perché Oliver Jones poteva be- Chaz minaccia di diventarlo an-
nissimo vivere di rendita, sfornando un seguito che nelle faccende avant hip
coerente rispetto all’amatissimo e lodatissimo e- hop. Chaz, al suo primo lavoro,
sordio Skream!, stando cioè nel solco che lui stes- è una specie di Madlib più digi-
so ha contribuito a tracciare e a rendere riconosci- tale e quadrato: anche per lui il
bile all’esterno, quello dubstep. Poteva farlo lavo- Verbo è una battuta lenta storta,
rando di mestiere col suo tipico tocco classy che creativa, psichedelica, pronta a
rendeva il genere suddetto potabile e amabile an- derive apparentemente assurde
che dagli intellettualini della club culture (oh, noi ma che poi come per miracolo,
siamo fra questi): nelle sue produzioni c’è sempre stanno in piedi, e pure bene.
stato lo spirito grezzo e senza concessioni della Consigliatissimo.
fazione più hardcore unito a ricami preziosi buoni
a far fare il salto di qualità. Oggi invece abbiamo Infine, un disco contro il logorio
davanti un interessante paradosso: Outside The della vita moderna, e contro il
Box è un disco praticamente pop, almeno rispetto logorio di un settembre che ri-
a quanto ci si poteva aspettare da lui, ma lo è pro- sputerà tutti quanti nel sordido
prio perché Skream ha voluto essere hardcore fino mondo del lavoro (per chi ce
al midollo. Ovvero: “Fanculo a chi vorrebbe che l’ha, ché di questi tempi...): Phi-
restassi il reuccio della dubstep cattiva-ma-intelligen- dettar legge: molto giusto, molto bello, molto inte- lippe Petit ci esaltava ben poco
te, io voglio uscire da questo ghetto mentale/mer- ressante. Ma avete mai provato a far sentire così, quando con l’etichetta Bip_hop
cantile e provare a giocare nel mondo degli adulti, di botto, senza nessuna introduzione socio-musi- provava ad incrociare IDM (ba-
chiaro?”, nel mondo dei suoni che portano soldi cologica, un disco dubstep ad amici che ascoltano nale) e hip hop (loffio). Nelle
veri. Beh: tutto ciò ci piace eticamente. Fa del rock o pop? Se sì, sapete bene quanto la sue ultime passioni per l’avan-
bene alla faccenda. prima reazione sia stato un misto di guardia contemporanea invece
È un gesto di coraggio. È un sas- disgusto, noia e un attonito “Cioè, è notevolissimo: A Scent Of Ga-
so lanciato contro la stasi e la interessante... ma veramente, rambrosia sta a metà tra am-
coazione a ripetere. È orgo- però questa roba ti piace così bient, dodecafonia sinfonica e
glio di appartenenza, an- Outside The Box è una scientifica ri- tanto?”. Ecco, ora succede la colonna sonora di un film di
che: un modo per dire pulitura ed elegante asetticizzazio- che uno dei campioni as- Lynch. È tutto intellettualissi-
che pure quelli con un ne degli stilemi che hanno contrad- soluti di questa scena ti- mo, ma così ben architettato e
certo tipo di back- distinto gli ultimi vent’anni di under- ra fuori un lavoro che prezioso da essere consigliabile
ground possono am- ground dance inglese (hardcore-jun- ha, sì, lo stesso grado (quasi) a tutti.
bire a parlare ad un gle-2step-dubstep). Ci sono pure gli di ascoltabilità di un di-
pubblico più vasto uti- amen breaks adagiati su tappetoni sco di Moby (ovvero,
lizzando comunque - atmosferici: soluzioni che già quindi- universale), fortunata-
citiamo il titolo di una ci anni fa sembravano tacciabili di mente ha anche una
delle tracce del disco - pericolosa svendita ai voleri del pop. qualità media che è
The Records On My Wall. Un bel rischio da prendersi, se uno ci piuttosto superiore, una
Ci siamo tutti quanti riem- tiene alla propria reputazione un- quantità di idee che è ab-
piti la testa di discorsi sulla derground. E Skream ci tiene. bastanza superiore, un nu-
scena dubstep, su quello che mero di cadute di tono e para-
significa, sulla rinascita di un un- culate eccessive discretamente
derground orgoglioso che riprende a inferiore. 

69
SULPALCO
Ascoltati dal vivo in Italia e nel mondo
FOTO DI ILARIA MAGLIOCCHETTI LOMBI

Caribou - Sonar 2010

ché i nomi finora citati potrebbero stare in qualsiasi festival euro-


Sonar
Il Sonar pare non conoscere crisi, nell’affluenza di pubblico (e
peo, mentre per un Herbert o un Flying Lotus il Sonar è l’habitat
per eccellenza. Ecco, a proposito di questi due: Flying Lotus è sta-
non risente nemmeno della concorrenza col Primavera Sound: to confusionario ma divertente (benedetto ragazzo, lo sappiamo
stessa città, venti giorni di distanza l’uno dell'altro). Ecco vinci- che ami la musica tutta e la tua creatività è incontenibile, ma met-
tori, vinti, promossi e bocciati dall’edizione 2010. tere ordine e senso nel tuo set è una priorità, sappilo), Herbert in-
vece ha presentato il suo nuovo esperimento live One Club. Eh.
Barcellona, 17-19 giugno Com’è stato? Orrendo. Sperimentale ma fatto alla cazzo di cane,
Partiamo pure subito dal pesce più grosso di un Sonar 2010 che ritmato ma irritante nella sua caotica discontinuità. Ciliegina di
è andato benissimo dal punto di vista dell’affluenza di pubblico merda sulla torta: discutibili tentativi di fare techno-cabaret. In-
(84.000 paganti totali in tre giorni): il live dei Chemical Brothers. somma, un passo falso tale non lo vedevamo dai tempi in cui il
Tre volte più bello di qualsiasi loro tour precedente, con un impat- Milan metteva sotto contratto Luther Blissett e l’Inter Darko Pan-
to visuals/luci semplicemente devastante per i sensi. Altro che cev; ma almeno oggi a ripensarci Blissett e Pancev strappano so-
crisi, gigantismo e debordante creatività. Certo, resta il dubbio lo sorrisi, mentre Herbert o ha avuto un momento di sbandamen-
che loro due lì sul palco facciano poco poco ma, credeteci, chi se to, o è in una crisi artistica profonda. Perché se stai bene di mente
ne frega. Un’esperienza totale. Stesse intenzioni ma meno mezzi non puoi salire su un palco come quello del Sonar con un set così
per Plastikman (aka Richie Hawtin), che avvolto in una gabbia di raffazzonato. E infatti: dopo venti minuti, fischi copiosi a scena
led fa dimenticare le sue ultime pallosissime esibizioni che ci sia- aperta. Evento quasi mai successo, visto il proverbiale presobeni-
mo sorbiti negli ultimi quattro, cinque anni. Non è perfetto, il suo smo di chi viene al Sonar.
set, va a strappi, ma il bis finale con Spastik è una di quelle fac- Piuttosto, i momenti migliori del festival? Caribou ha trionfato (il
cende da raccontare ai nipotini tra cinquant’anni. Tra gli altri big, boato del pubblico che su Sun va in crescendo fino a diventare co-
giusto per completare l’elenco dei pezzi da novanta del cartellone sì euforico da coprire il suono dell’impianto, beh, è stato da bri-
(e del bilancio gestionale economico del festival), malino Hot vidi), la palma della miglior rivelazione va invece agli strepitosi
Chip (li abbiamo sentiti suonare molto meglio), penosi Sugarhill austriaci Elektro Guzzi - gente che presenta un set al cento per-
Gang, buoni LCD Soundsystem (a Ferrara pochi giorni dopo e- cento minimal techno (di quella buona, non di quella piatta e
rano stati molto meno in forma), ok Jónsi, soporiferi Air e Roxy dozzinale) suonato però da basso, chitarra e batteria. Laptop sul
Music. Ma la vera specificità del Sonar sta negli act più piccoli, palco, nemmeno a parlarne. Tutto analogico. Pazzesco: per fare

ILMUCCHIOSELVAGGIO
una cosa del genere devi essere un musicista non solo dalla pre-
cisione robotica, ma anche dalla capacità di pensare diverso nel
suonare il tuo strumento. Il loro set, da solo, rende pesantemen-
te obsoleto dal punto di vista delle idee tutto l’ultimo decennio di
tentativi di punk-funk-house suonata live. Domanda finale: verbo
dominante del Sonar 2010? L’hip hop/funk modernista, sincopa-
to e destrutturato (chiamatelo wonky, se vi pare). Lo suonano o
citano un po’ tutti, e nei set si sono ben distinti il tedesco Robot
Koch e il nostro Ad Bourke.
Damir Ivic

La Tempesta Sotto Le Stelle


La Tempesta compie dieci anni. Per festeggiare, l’etichetta si affi-
da a Ferrara Sotto Le Stelle in Piazza Castello. E il pubblico rispon-
de alla grande.

Ferrara, 10 Luglio 2010


Così grande, però, nessuno l’avrebbe immaginato. Quando siamo
dalle parti del Castello, vediamo la fila per il biglietto arrivare ben
oltre la statua di Savonarola. Riusciamo a entrare dopo un po’, ma
gli Altro e i Cosmetic hanno già finito la loro mezz’ora striminzita
di concerto, gli Uochi Toki sono a metà dello show e pompano
bassi e parole a raffica nell’aria torrida: piacciono molto, ma in un
batter d’occhio staccano microfoni e drum machine e se ne vanno.
Il sole picchia forte, sono le sette del pomeriggio, la temperatura e
l’umidità sono ostili alla razza umana, ci sono già almeno duemi-
la persone in crescita costante: la fila si allunga. Alcuni dei concerti
sono nel cortile del Castello, novecento posti in tutto, più o meno,

FOTO DI ILARIA MAGLIOCCHETTI LOMBI


e la congestione all’ingresso ci fa perdere il Pan del Diavolo. Pec-
cato, ci dicono che sono stati bravi. In piazza, intanto, i Sick Tam-
buro hanno già iniziato. Hanno un bel suono, i passamontagna e
un carisma da vendere, ma francamente sono un po’ imbarazzan-
ti per chi, da giovane, ingenuamente, ha goduto dei Prozac+.
Quindi, dopo un paio di pezzi, ci tuffiamo nella bolgia in fila per il
cortile: non vogliamo perdere gli Zen Circus. Appino, Karim e Ufo,
come al solito, spaccano. Peccato per la mezz’ora tirata e per le
pareti del cortile che rimbalzano la batteria in sei punti diversi ren- Vasco Brondi - Le luci della centrale elettrica
dendo i testi incomprensibili per chi non è entro i cinque metri dal
palco, ma il trio guadagna comunque ovazioni e urla, pezzi canta-
ti in coro, braccia alzate e applausi. Fuori, in piazza, un po’ meno
godibile è il concerto di Moltheni, e tanti ne approfittano per bere
e per mangiare. Respirare, anche: il festival sembra sold out, il
Beach House
Sold out (prevedibile) nella data romana del duo dream pop più
buio avanza, la temperatura non accenna a diminuire e le zanzare hype del momento. Con un’ora di fascinose melodie da cameret-
arrivano a sciami. Il rush finale è potente: Giorgio Canali è un ani- ta, Beach House battono calura estiva 1-0.
male, inizia con Savonarola (la fine del mondo a Ferrara), dedica
Precipito a Pietro Taricone, duetta con i Frigidaire Tango e chiude Roma, 14 luglio
con una canzone scartata da Materiali Resistenti perché troppo, Mentre la Capitale si affolla di mega festival estivi dalle dubbiose
come dire, estrema. I Tre Allegri Ragazzi Morti, invece, sono come reunion, il live club “nevralgico” romano s’inventa un nuovo ap-
dei piccoli Pixies: ogni brano è ormai un classico e le nuove fila- puntamento prima della pausa estiva. Una settimana di concerti
strocche dub e reggae non saranno all’altezza dei vecchi successi per (tentare di) rinfrescare il popolo indie, attanagliato da afa ed
ma vengono già cantate a memoria dal pubblico. Dopo di loro, Estate Romana. È Frigidaire Sonori - (r)esistenze estive romane,
Vasco Brondi è come il Milan a San Siro e lascia che Emidio Cle- festival con assortite prelibatezze indipendenti internazionali (ma
menti declami alcuni dei suoi scritti, urla e addirittura arpeggia non solo), che ospita anche l’attesa data del duo di Baltimora.
con la chitarra, accompagnato da Rodrigo D’Erasmo al violino, e Osannati fin dagli esordi da Pitchfork e assoldati, per questo terzo
chiude con La Domenica delle Salme di De André. Il Teatro degli album, dalla Sub Pop, con Teen Dream Victoria Legrand ed Alex
Orrori, infine, fa esplodere Ferrara, perfino le zanzare vengono tra- Scally hanno centrato un obiettivo non da poco: diventare grandi e
volte dalla furia di Capovilla e soci. È un pandemonio. Quattromila magari anche più orecchiabili, riuscendo a non perdere carisma e
anime, forse di più, sotto i palchi, tredici concerti più o meno esal- - per quanto il genere lo consenta - originalità. A dimostrarlo è la
tanti, grida, applausi: è il decimo compleanno de La Tempesta e varietà del pubblico: trasversalissimo, trendissimo, ma anche at-
viene festeggiato alla grande, una cosa quasi impensabile per tentissimo ai fenomeni (meritevoli) del momento. Sul palco, i con-
un’etichetta indipendente italiana. Dieci anni di lavoro, dieci anni sueti ombrelloni chiusi bianchi e piumosi. Intrigante è tutto ciò
di lungimiranza. Auguri. che la suadente Legrand avvolge col suo fare, naturalissimo, da
Marco Manicardi femme fatale. Per tutto il live ondeggerà con la sua chioma bruna,

71
ILMEGLIOINARRIVO a cura di Valentina Cassano piegandosi sulla tastiera e bisbigliando battute in cui fa spesso
capolino la “sensualità”. Ai lati, Scally seduto con la sua chitarra e
Daniel J Franz, in supporto, alla batteria. La scaletta abbraccia qua-
si tutto Teen Dream, più qualche incursione nell’esordio omonimo
e nel secondo Devotion. Come su disco, l’atmosfera, più che da
spiaggia, è quella ombrosa, malinconica e rarefatta di un luogo in-
timo, protetto. E, ovviamente, da sogno. Racconti di bambini illu-
minati, in una cover di un brano indiano, suonano come ninne
nanne liquide, mentre il colore, moderatamente cupo, della voce
della Legrand - già paragonata a prime donne come Nico e Cat
Power - contrasta sui toni pastello di luci e synth. Qualcuno senti-
rà caldissimo, musicisti inclusi. Qualcuno troverà il live monocor-
de (ma chissà se aveva ascoltato il disco). Qualcuno uscirà in e-
Joanna Newsom Crystal Castles stasi. Accecato dalla luminosa bellezza dreamy di 10 Miles Stereo.
Chiara Colli
SERJ TANKIAN
1 SETTEMBRE, ESTRAGON, BOLOGNA

MAGNOLIA PARADE
1 - 2 - 3 - 4 SETTEMBRE, MAGNOLIA, MILANO
Apparat, Crystal Castles, Who Made Who, Chrome Hoof,
Paul Weller+Specials
La serata inaugurale di un sempre più scricchiolante Traffic Fe-
Motel Connection, Il Teatro degli Orrori, 2 Many DJ’s... stival è dedicata alla cultura mod. Una scelta apparentemente di
nicchia ma indovinata, apice di un cartellone che per altri versi ha
I-DAY FESTIVAL lasciato molto a desiderare.
2 - 4 SETTEMBRE, ARENA PARCO NORD, BOLOGNA
Arcade Fire, Modest Mouse, Blink 182, Sum 41, Simple Plan…
Venaria (To), 15 luglio
GUNS N’ ROSES L’esordio ufficiale della rassegna si è tenuto in realtà la sera prima,
4 SETTEMBRE, PALALOTTOMATICA, ROMA con una Charlotte Gainsbourg fascinosa ma di una freddezza e
5 SETTEMBRE, MEDIOLANUMFORUM, ASSAGO (MI) una pochezza musicale al limite dell’irritante, in una Piazza Ca-
CRYSTAL CASTLES stello torinese semi deserta. Ennesimo segnale della pessima aria
2 SETTEMBRE, MAGNOLIA PARADE, MILANO che tira attorno a quello che fino a un paio di edizioni fa era l’uni-
9 SETTEMBRE, ESTRAGON, BOLOGNA co festival italiano in grado di competere con quelli esteri. Dopo lo
spostamento dell’anno scorso alla Reggia di Venaria (location
SOFA SURFERS bella ma scomoda e poco adatta, nonostante le navette eco-frien-
9 SETTEMBRE, CIRCOLO DEGLI ARTISTI, ROMA dly, a quella che dovrebbe essere una manifestazione prettamente
THE POP GROUP “urbana”), tutto è stato una via crucis di difficoltà e intoppi, in gran
9
SETTEMBRE, LOCOMOTIV, BOLOGNA parte dovuti a amministrazioni locali incapaci di capire cosa si
10 SETTEMBRE, SPAZIO 211- MITO FESTIVAL, TORINO intende per “cultura giovanile” e/o “divertimento”, culminata nella
patetica pantomima del nuovo spostamento a Torino a pochi gior-
BLONDE REDHEAD ni dall’inizio, con il “contrordine compagni!” poche ore dopo. Gli
11
SETTEMBRE,MAGAZZINI GENERALI, MILANO organizzatori non hanno colpe, in tutto ciò, se non quella di non
12 SETTEMBRE, AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA, ROMA
voler deflettere da un’idea di festival che alla luce dei tagli di bilan-
13 SETTEMBRE, ESTRAGON, BOLOGNA
cio e della miopia degli interlocutori politici (per non parlare della
NEXTECH scarsa effervescenza musical-culturale del periodo) si dimostra
16 - 17 - 18 SETTEMBRE, STAZIONE LEOPOLDA, FIRENZE ormai impraticabile. Detto brutalmente: se i soldi sono pochi, per-
Alva Noto, Blixa Bargeld, Erol Alkan, Agoria, Raresh, ché mettere in piedi a tutti i costi tre serate, ritrovandosi costret-
Visionquest, Lali Puna, We Love... ti a spacciare per appuntamenti imperdibili i concerti di Tiga,
MELT BANANA Klaxons, Seun Kuti e Afrika Bambaataa? Di tutto questo, peraltro,
18 SETTEMBRE, LEONCAVALLO, MILANO poco importa alle truppe cammellate mod accorse a Venaria per le
19 SETTEMBRE, TNT, ANCONA glorie locali Statuto, per zio Weller e per la prima volta italiana in
21 SETTEMBRE, CIRCOLO DEGLI ARTISTI, ROMA assoluto degli Specials. I primi hanno celebrato una storia quasi
22 SETTEMBRE, LOCOMOTIV, BOLOGNA trentennale. Fred Perry, bandiere del Toro, pugni chiusi, canzoni
dedicate agli ultrà, fotografie di Gigi Restagno, Tony Face ospite sul
JOANNA NEWSOM palco, Piera che non è sincera e le vittorie immaginarie al Festival
27
SETTEMBRE, TEATRO DAL VERME, MILANO
di Sanremo: c’era tutto il piccolo mondo degli Statuto, ai quali è
28 SETTEMBRE, AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA, ROMA
probabilmente sembrato un sogno poter aprire, nella loro città (o
BLACK MOUNTAIN quasi…), per due monumenti del modernismo. Un premio alla car-
29 SETTEMBRE, SALUMERIA DELLA MUSICA, MILANO riera - meritatissimo - più che un concerto. Il modfather Weller non
30 SETTEMBRE, BRONSON, RAVENNA ha deluso le aspettative, anche se eccedendo in pesantezza rock a
1 OTTOBRE, CIRCOLO DEGLI ARTISTI, ROMA scapito di certe finezze soul/disco che ultimamente su album gli
GRINDERMAN riescono bene. Nonostante una band un po’ troppo caciarona,
6 OTTOBRE, LIVE CLUB, TREZZO SULL’ADDA (MI) alcuni interludi al piano non proprio esaltanti e una scaletta incen-
7 OTTOBRE, ATLANTICO LIVE, ROMA trata sull’ultimo, ottimo Wake Up The Nation (poche le concessio-
ni al passato remoto: Pretty Green e Start dei Jam, una debole
ATTENZIONE: LE DATE POTREBBERO Shout To The Top degli Style Council, le sempiterne The Changing-
SUBIRE VARIAZIONI man, You Do Something To Me e Wild Wood) ha strappato applausi

ILMUCCHIOSELVAGGIO
convinti alla platea di fedelissimi che lo venera come un dio in
terra. Ma l’entusiasmo maggiore lo scatenano gli Specials, in for-
mazione originale per sei settimi (manca solo Jerry Dammers, al
quale viene dedicato un brano): al suono di immortali inni ska e
rock steady come Nite Club, Rat Race e Gangsters, e di ipnotiche
ballate come Do Nothing e Stereotype, trasformano la platea
(che mostra di conoscerli non solo per la hit “pubblicitaria” Rudi,
A Message To You) in un’unica onda sudata e danzante. Purtroppo
non suonano Ghost Town, ma quando salutano tutti con Enjoy
Yourself nessuno ha l’aria delusa. “Divertitevi”: prendiamolo come
un augurio per il futuro del Traffic, che al momento rischia seria-
mente di morire dopo solo sette edizioni. Much too young, come
direbbero gli Specials.
Carlo Bordone

Devendra Banhart
+ Os Mutantes
Torna per una data milanese il folk singer americano con la sua
band: non più enfant prodige ma cantautore e performer maturo
e completo.

Milano, 14 luglio
Arrivo sul posto e gli Os Mutantes sono già sul palco, la band può
apparire a chi non ne percepisce il ruolo storico come una sorta di
Elio e le Storie Tese in salsa latinoamericana (quando è invece pro-
babile il contrario), ottimi strumentisti in costumi ridicoli che mi-
scelano con ironia folk e progrock. Il frontman e fondatore Sérgio

FOTO DI FRANCESCA NICOLOSI


Dias, classe ’51, ha accanto alla spia un ventilatore che agita man-
tello nero e capelli bianchi mentre fa schizzare in alto assoli di chi-
tarra e gridolini hardrock, quanto basta a decretarli miglior ope-
ning act dell’anno. Una mezz’ora ed arriva Devendra con i Grogs
al seguito, capello corto, meno freak e più indiefolk come ormai ha
abituato il suo pubblico negli ultimi concerti. Il gruppo non vuole
sfruttare davvero l’ampiezza del palco e sceglie una disposizione Devendra Banhart
intima in cui Banhart e soci quasi toccano tra loro gli strumenti, lui
saluta e parte con Long Haired Child da Cripple Crow per poi far
seguire il singolo Baby estratto dal suo nuovo album What Will We
Be, canzone non troppo convincente neppure in versione live,
viene da dire. Dopo un selezione da Smokey Rolls Down Thunder
Pearl Jam
L’ultima volta di Eddie Vedder a Mestre un uragano si abbatté
Canyon (Bad Girl e Shabop Shalom) la band lascia il palco e De- sull’Heineken Jammin Festival. Questa volta il maltempo annulla i
vendra imbraccia l’acustica per un assaggio delle sonorità dei suoi Green Day, domenica, e martedì siamo in quarantamila a fare gli
primi tre dischi, suona The Body Breaks, Little Yellow Spider e Sight scongiuri.
to Behold e per chi continua ad essere affezionato al suo vecchio
stile è il momento più alto del concerto. Accenna un paio di volte Mestre, 6 luglio
“I wanna dance with somebody” di W. Houston, ma non ce la fa a Arriviamo al Parco San Giuliano in prima serata, ci hanno telefona-
non ridere quindi cambia strumento, passa al Rhodes e ancora la to: un quarto d’ora di pioggia ha disturbato i concerti, ma le condi-
sua interpretazione vocale carica i pezzi d’enfasi e nel contempo zioni volgono al meglio. C’è tensione. Entriamo sulle note di Dia-
mantiene poco seriosa la sua figura sul palco, straniando il pub- mond On The Inside e la strada è lunga: il palco è in fondo ai circa
blico che non sa a volte se trovarsi davanti ad un clown o ad un settecento ettari del parco. Non vediamo ancora gli schermi, ma
maturo cantautore. Poi si ferma e dice che è ora di condividere una sentiamo Ben Harper annunciare un amico e attaccare Under Pres-
canzone, quindi invita dal pubblico qualcuno a farsi avanti e can- sure dei Queen, ci mettiamo a correre quando sentiamo la voce di
tare al suo posto, si alza Andrea che si siede al centro del palco e Eddie Vedder nell’aria e il pezzo vola via mentre trafelati arriviamo
imbraccia la chitarra, tiene il palco con una sua canzone senza esi- sotto i maxischermi. Poi Ben Harper termina un live senza infamia
tazione né protagonismo, si guadagna gli applausi di tutti e va a e senza lode e ci lascia in attesa: l’oscurità avanza e la gente si avvi-
sedersi dopo un abbraccio. Torna la band e il live cresce come cre- cina al palco, s’accalca, guarda le nuvole e continua con gli scon-
scono l’importanza delle ritmiche e delle chitarre, i Grogs che e- giuri. I Pearl Jam escono dalle quinte ed è un boato, nel boato attac-
rano partiti in sordina si rivelano ora fondamentali per lavare dal cano Given To Fly, il riff di Interstellar Overdrive come raccordo, e poi
vivo la forzata patinatura vintage che pervade le ultime produzio- Corduroy. Inizio perfetto, esplosivo. Trascinano il pubblico per più
ni. Un gran concerto di un grande artista che finisce in festa con il di due ore sulle lacrime di Small Town, Unthought Known, Black, i
pubblico che lascia i posti numerati per andare sotto il palco tra- cori unanimi a coprire la band di Even Flow e Jeremy. Vedder tra-
scinato dall’ultima I Feel Just Like A Child. canna vino come se non ci fosse un domani - Bardolino, ci par di
Giorgio De Santis capire - e divora il palco come una bestia liberata dalla gabbia,

73
FOTO DI ANDREA PAVAN

gente che non ha mai sopportato progressive e space rock (catego-


rie che stanno comunque strette ai nostri), tranne i Gong. Sarà per
via di Daevid Allen, questo beatnik australiano che rifiuta di invec-
chiare a dispetto dei 72 anni che gli appioppa l’anagrafe, uno che ha
attraversato le epoche sempre seguendo i propri bizzarri percorsi,
credibile alieno se mai ce n’è stato uno, e che in occasione dell’u-
scita dell’ultimo disco, 2032, e del successivo tour, ha radunato una
parte consistente della formazione storica.
A dargli manforte nella bella cornice della piazza della cattedrale di
Asti ci sono infatti anche Steve Hillage e Miquette Giraudy, un fiati-
sta, Theo Travis, che non fa rimpiangere troppo l’assenza di Didier
Malherbe, la decana Gilli Smyth, ad un passo dall’ottantina ma an-
cora a suo agio nel ruolo di sospiratrice spaziale, e una solidissima
sezione ritmica. Si parte con Oily Way, Allen vestito da impossibile
gnomo in lamé è in ottima forma vocale nonché chitarristica, si pro-
cede alternando brani da Angel’s Egg, The Flying Teapot e You so-
prattutto, ma anche da Camembert Electrique, e poi ci sono i nuovi
brani, meno deviati e bizzarri di quelli di un tempo ma oggettiva-
mente coinvolgenti. Tra di essi, Wacky Baccy Banker, con i suoi stra-
li cazzoni rivolti ai banchieri segaioli del nostro presente, spiega più
di ogni altra cosa i motivi della longevità di questa nave di folli: sono
fottutamente divertenti e non fanno nulla per nascondere di essere
Daevid Allen i primi a divertirsi.
dei Gong Alessandro Besselva Averame

McCready assola con la chitarra dietro la testa e col resto della


band tengono una lezione sul significato stretto di “concerto rock”.
LCD Soundsystem+!!!
Accoppiata statunitense d’eccezione per uno dei concerti più atte-
Ben Harper, sul palco per Red Mosquito, lacera una steel guitar, Ed- si dell’estate, tra ritmiche travolgenti e melodia, sudore punk-funk
die declama una preghiera laica per Joe Strummer con Arms Aloft e ricercatezze elettroniche, gambe e cervello.
dei Mescaleros e, verso la fine, grida una stentata Public Image dei
PIL. È una specie di messa che finisce al secondo bis con Alive, con Ferrara, 24 giugno
Vedder che dimentica la prima strofa e la fa cantare alla folla, il deli- Fino a poco fa non si trovava qualcuno disposto a parlar male di
rio di Rockin’ In The Free World e la band di Ben Harper sul palco, James Murphy nemmeno a pagarlo, o quasi. Del resto, sia come
due batteristi, chitarre scambiate, luci accese, ancora lacrime e ova- produttore e discografico sia alla guida degli LCD Soundsystem
zioni. Per i Pearl Jam è quasi una prima volta. aveva, se non rivoluzionato, per lo meno portato una salubre ven-
Forse il loro primo concerto mainstream in assoluto (la scaletta tata d’aria fresca in una scena rock fin troppo stagnante. Poi, con
completa è su www.pearljam.com). L’ultima volta vinse l’uragano. l’ultimo This Is Happening le cose sono cambiate, trattandosi di la-
Oggi, l’uragano sono i Pearl Jam. voro dalla qualità per lo meno discutibile.
Marco Manicardi Ciò premesso, rimaneva davvero tanta l’attesa per vederlo in azio-
ne sul palco, ricompensata da una performance partita un po’ in
sordina (e piagata da qualche inconveniente tecnico), ma alla di-
stanza mostratasi brillantissima nella sua mescola di rock ed elet-
Gong
Daevid Allen e il suo equipaggio atterrano per l’ennesima volta
tronica, ritmiche danzerecce e aperture pop, in un gioco di citazio-
ni capace di riunire sotto lo stesso ombrello pulsioni Eighties, Roxy
sulla terra. In giro da quarant’anni, recuperati pezzi importanti del Music, David Bowie e Velvet Underground (anche se nel caso di
loro passato, mostrano ancora di sapersi e di saper divertire, ci Drunk Girls l’omaggio a White Light/White Heat sfocia tranquilla-
fanno capire che non esistono regole precise, mai, e ci fanno pen- mente nel plagio). Affiancato da una band in gran spolvero (con
sare che nella Guida galattica per autostoppisti avrebbero fatto e menzione dovuta per Nancy Whang alla voce e alle tastiere), Mur-
farebbero tuttora un figurone. phy si è rivelato non soltanto artista dotato, ma anche frontman effi-
cace, e se i brani nuovi sono piaciuti più che su disco, la palma dei
Asti, 5 luglio momenti migliori va alle classiche Daft Punk Is Playing At My House,
Un circo colorato di fricchettoni fuori tempo massimo, i Gong, All My Friends e New York, I Love You But You’re Bringing Me Down
almeno a prima vista. Basta però dare un’occhiata al pubblico che (mentre Losing My Edge paga un po’ troppo la sua natura di studio).
accorre ai loro concerti, ben più trasversale di quanto si possa pen- Se quindi, al tirar delle somme, ancor più esaltante ci è parsa la per-
sare, per capire che le cose non stanno esattamente così: più che formance dei supporter d’eccezione !!!, è tutto merito di questi ulti-
da ormai attempati fricchettoni appassionati di culture alternative e mi, che hanno saputo resistere a un radicale cambio di formazione
sballi più o meno naturali, in buona parte estinti, è costituito da un e ora paiono più in palla che mai, capaci di trascinare il pubblico
discreto numero di giovani, magari cultori del virtuosismo progres- con lunghe cavalcate funkeggianti (black ancor prima che post-
sive (buffo, se ci si pensa: l’impressione è che i Gong si siano sem- punk) non prive di qualche inserto elettronico. Nella loro scaletta
pre fatti manifestamente beffa del bel suono e dei tecnicismi, pur titoli già noti (Must Be The Moon e Heart Of Hearts i più acclamati)
frequentandoli) ma pur sempre giovani, e comunque non ancora a fianco di anteprime del nuovo lavoro Strange Weather, Isn’t It?, per
nati al tempo della trilogia di Radio Gnome Invisible. Ci sono poi un set energ(et)ico e divertente come pochi.
appassionati e nostalgici collezionisti di vinili, certo, ma anche Aurelio Pasini

ILMUCCHIOSELVAGGIO
denti e a volte raccapriccianti. Questo non è però accaduto a Serj
ZZ Top+CSN
Ci sono band che hanno un alone mitico. Sia il gruppo di Billy
Tankian, frontman dei magnifici System Of A Down, che dopo aver
inserito alcune parti di archi nel proprio debutto solistico - Elect The
Gibbons, Dusty Hill e Frank Beard sia Crosby, Stills e Nash fanno Dead, 2007 - ha allestito una versione orchestrale dell’album, pre-
parte a pieno titolo di questo ristretto gruppo, anche se il tempo sentata con successo in giro per il mondo e documentata mesi or
passa per tutti. sono anche da un cd/dvd significativamente intitolato Elect The
Dead Symphony. Proprio questo show, arricchito di due nuovi pezzi
Roma, 12 luglio - 19 luglio che faranno parte dell’ormai imminente secondo lavoro Imperfect
Non sembra che la crisi e i tagli dei sovvenzionamenti alla cultura Harmonies, è stato portato in scena a Milano e Roma, e quanto visto
abbiamo messo in difficoltà l’estate dei concerti. È stato un pienone (e ascoltato) dai circa duemila presenti alla Cavea dell’Auditorium è
in tutta la Penisola e i protagonisti sono stati gli over Sessanta con stato davvero molto diverso e speciale: in elegante abito bianco co-
ottimi risultati di pubblico. Tanta emozione per il sottoscritto, che da me richiesto dal copione, e accompagnato dall’Orchestra Filarmo-
trentacinque anni nutre un’insana passione per i “tres hombres” del nica Italiana (compagine di quarantacinque elementi meno folta di
rock-blues sudista. Quindi, niente Jeff Beck in contemporanea quella utilizzata per l’incisione del live, ma in grado di garantirne
all’Auditorium (musica bruttina, anche se resta il più grande chitar- tutte le sfumature e le suggestioni necessarie), il musicista ameri-
rista rock che abbia mai visto), ma viaggetto fuori Roma alle cano di origini armene - che da un po’ risiede in Nuova Zelanda: più
Capannelle. Gli ZZ Top sono stati una delle band che ho amato di cosmopolita di così - ha messo in luce il trasformismo della sua vo-
più negli anni Settanta, almeno fino all’album Eliminator (1983), che ce, le sue doti di entertainer rigoroso e assieme spiritoso, il valore di
conteneva Gimme All Your Lovin, Legs e memorabili video con una un repertorio sospeso tra solennità, energia, struggimento privo di
scintillante coupé rosso fiammante e un trio di bellissime donne. Il autocommiserazione, messaggi sociali coi quali è difficile non tro-
cinema ha spesso reso omaggio ai barboni: da Eliminator a Ritorno varsi d’accordo. Più che un semplice concerto, un happening ma-
al futuro fino a Ghost Rider, le serie tv Simpson e Bones e il successo gnetico all’insegna di una spettacolarità naturale e mai forzatamen-
dei loro brani nei videogiochi Rock Band e Guitar Hero, che hanno te ostentata: atipico, su questo non ci sono dubbi, e quindi ancor
portato ai loro concerti americani anche i ragazzini. Sono il classico più meritevole di plauso in un ambito dove standardizzazione e pre-
trio texano di rock-blues-boogie che non smetti mai di amare. Gli vedibilità regnano sovrani. Chi l’ha perso farà cosa saggia a recupe-
stessi tre tizi, gli stessi tre accordi, il tutto condito con una sana do- rare Elect The Dead Symphony, anche se la più austera esibizione in
se di ironia. A sorpresa, buona presenza di pubblico. Fuori un buon quel di Auckland ha in meno i due nuovi brani e i divertenti inter-
quaranta percento di moto Harley e spettatori vestiti come a un ballo mezzi di un pubblico che, nelle pause, incitava il suo beniamino
in maschera: borchie, tatuaggi, stivali neri (immaginatevi la puzza di scandendo l’urlo “Sergio! Sergio!”. Quanto sei bella, Roma.
piedi, considerati i trentacinque gradi di caldo umido…), catene e Federico Guglielmi 
catenelle, gilet di pelle. Età media over quaranta. Niente in contrario
sul dress code (l’ho fatto anch’io), ma a Roma sembrano sempre un
FOTO DI ELENA MORELLI

po’ finti. La scaletta è coincisa, in gran parte, con quella del recente Nic Offer dei !!!
dvd Double Down Live: Got Me Under Pressure, Waint’ For The Bus,
una versione moscietta di Hey Joe di Hendrix, Gimme All Your Lovin’,
la stupenda La Grange, Rock Me Baby di B.B.King. Bella la scenetta
con le pin up e pure la galleria fotografica “vintage” in occasione dei
bis, però niente Blue Jean Blues. Sigh. Comunque Beard poteva fare
a meno dell’uso del trigger sulla batteria.
Il lunedì successivo Crosby, Stills e Nash all’Auditorium. Ambiente
più borghese, come si conviene alla biografia della band. Pubblico
rigorosamente over cinquanta. I tre si prendono purtroppo molto
più sul serio, ma l’età, gli eccessi e la voglia sono quello che sono.
Stills e Crosby sono delle patetiche statue sbilenche, mentre Nash
si mantiene più che bene. Bella la scaletta (evitabili però le pessime
cover di Beatles, Who, Stones e Dylan), ma le voci sono sfiatate, le
stonature frequenti (specie Stills) e le dita sulle corde incerte. Si
capisce perché Neil Young si sia sempre rifiutato di far parte della
baracconata. Peccato che le grandi band americane degli anni
Settanta non frequentassero l’Italia nei momenti di gloria: quaran-
t’anni dopo ti ritrovi solo stanche e anacronistiche figure. Pubblico,
ovviamente, entusiasta.
Max Stèfani

Serj Tankian
Due mesi prima di tornare dalle nostre parti in una più usuale ve-
ste rock, uno degli artisti più creativi e carismatici generati dal co-
siddetto nu-metal ha offerto un saggio inequivocabile del proprio
spessore con un’esibizione lontana da ogni cliché.

Roma, 5 luglio
Da sempre il mondo hard & heavy subisce il fascino di quello sinfo-
nico, e quando decide di incontrarlo i risultati sono spesso delu-

75
STORIEDIR’N’R
George Jackson
di Alberto Crespi

Bob Dylan

ILMUCCHIOSELVAGGIO
APPROFONDIMENTI

V
i devo la stessa excusatio non petita scritta a proposito dei netti, edizioni ShaKe) spiega come il partito fosse talmente radi-
Beatles e della “storia di r’n’r” legata a Maggie Mae: come cato nella comunità nera americana da indurre CIA e FBI a di-
per i Fab Four, avevo giurato a me stesso di non toccare Bob struggerlo dal di dentro: infiltrandolo con spie e informatori, dif-
Dylan. Tutti conoscono i suoi testi. Tutti sanno di che parla- fondendo la droga fra i militanti, arrestandone i dirigenti ed eli-
no… forse. Ma soprattutto, è possibile trovare dotte analisi minandoli fisicamente quando era il caso. Jackson era il field mar-
dell’opus dylaniano non solo nel magmatico mondo di Internet, shall, il comandante di campo del partito nelle carceri.
ma anche sugli scaffali di librerie e biblioteche. Che diamine, stia-
mo parlando di uno dei massimi scrittori del Novecento, di un Condannato nel 1960 per aver fatto l’autista in una rapina da 70
possibile premio Nobel! Non c’è bisogno di aggiungersi al coro di dollari (quella a cui, filologicamente, allude Dylan nella seconda
esegeti che spaccano il capello in quattro dai tempi di Blowin’ In strofa della canzone), aveva letto in carcere Marx, Lenin, Trotsky,
The Wind. Poi… poi il nostro viaggio comincia a occuparsi di can- Engels e Mao e sempre dietro le sbarre aveva conosciuto Huey
zoni che parlano di personaggi storici, di episodi di storia ameri- Newton. Jackson era già una leggenda, per la sua irriducibile atti-
cana (e non solo, in futuro). La prima tappa è stata, sul numero vità politica, quando Newton lo incaricò di fondare sezioni delle
scorso, We Can Be Together dei Jefferson Airplane. In quel testo Black Panthers in tutte le prigioni d’America. E nel febbraio del ’71
abbiamo incontrato il situazionismo, LeRoy Jones e i poeti beat, Jackson aveva aperto un chapter, un distaccamento del partito nel
l’esercito simbionese, la controcultura dell’America anni Sessan- carcere di San Quintino. Fu ucciso dalle guardie il 21 agosto 1971,
ta. Il pensiero corre ai Black Panthers. E dalla memoria emerge a trent’anni ancora non compiuti: ufficialmente durante un tenta-
George Jackson, una canzone di Dylan che - sospetto - ben pochi tivo di evasione, in realtà in circostanze mai chiarite. Dopo la sua
ricordano. Una canzone dedicata a un leader delle Pantere Nere morte ci furono rivolte in molte carceri USA. Michel Foucault e
ucciso in carcere (George Jackson, appunto: autore di un libro Jean Genet scrissero che si era trattato di un “omicidio politico”.
allora famoso anche in Italia, I fratelli di Soledad, Einaudi 1971) e Dylan fece quello che sapeva, e sa, far meglio: scrisse una canzo-
che, rispetto al mare magnum dell’opera di Dylan, presenta due ne. Nel ’72 un grandissimo della black music, il jazzista Archie
curiose anomalie. La prima: è una vera canzone politica, una delle Shepp, inserì Blues For Brother George Jackson nel disco Attica
pochissime che Dylan abbia davvero scritto (lui che era conside- Blues, dedicato alla famosa rivolta esplosa il 9 settembre 1971 nel
rato, nei Sessanta, il re della protest song, ma che odiava tale eti- carcere di Attica, New York. Forse quello di Shepp è il gesto musi-
chetta). La seconda: rispetto a testi misteriosi in stile Desolation cale/politico più forte, ma Dylan era arrivato per primo. 
Row, non ha bisogno di alcuna interpretazione, perché il testo è
di una linearità disarmante.

George Jackson non è l’unica ballata in cui Dylan prende posizio- GEORGE JACKSON
ne su casi giudiziari. La più famosa è sicuramente Hurricane (nel-
l’album Desire, 1976), sul pugile Rubin Carter incarcerato per un Mi sono svegliato stamattina
Il mio letto era pieno di lacrime
omicidio che non aveva commesso: storia e brano così celebri da
Hanno ucciso un uomo che amavo davvero
dar vita a un film con Denzel Washington. La più classica è The
Gli hanno sparato alla testa
Lonesome Death Of Hattie Carroll, scritta nel periodo in cui Dylan
sembrava ancora un cantautore di protesta (sull’album The Times (rit.) Signore, signore, hanno fatto fuori George Jackson
They Are A-Changin’, 1964). Hattie Carroll, Rubin Carter e George Signore, signore, lo hanno sepolto nella terra
Jackson hanno una cosa in comune: sono neri. Le loro storie
compongono un piccolo mosaico anti-razzista. Al di là dei luoghi Lo hanno spedito in prigione
comuni sul Dylan “impegnato”, ai quali tentò di sfuggire anche a Per una rapina da settanta dollari
costo di rendersi invisibile, si direbbe che il razzismo sia l’unico Gli hanno chiuso la porta alle spalle
tema civile che negli anni l’abbia davvero ispirato. La vera diffe- E hanno buttato via la chiave
renza fra George Jackson e gli altri pezzi citati è discografica. Men-
tre Desire e The Times… sono album importantissimi, George Jack- (ritornello)
son ebbe un’uscita defilata: un insolito (per Dylan) 45 giri, pubbli-
cato nel novembre del ’71 e contenente due versioni del pezzo, Non si faceva insultare da nessuno
una per “big band” (con Kenny Buttrey alla batteria e Ben Keith al- Non si inchinava e non si metteva in ginocchio
la slide, due musicisti che in quel periodo stavano lavorando con Le autorità lo odiavano
Neil Young alle registrazioni di Harvest) e una per voce, chitarra e Perché era troppo vero
armonica. Nella variegata discografia dylaniana, George Jackson è
una specie di “Gronchi rosa”, un momento quasi rimosso - ma (ritornello)
anche l’unico inedito pubblicato in tre anni, quelli trascorsi da
Le guardie carcerarie l’avevano maledetto
New Morning (1970) alla colonna sonora di Pat Garrett & Billy The
Mentre lo guardavano dall’alto
Kid (1973), nei quali Dylan sembrava scomparso.
Ma erano spaventati dal suo potere
Avevano paura del suo amore
Quindi, si deduce, un pezzo con una sua urgenza. Basti pensare
che Jackson fu ucciso in carcere il 21 agosto del 1971 e Dylan entrò (ritornello)
in sala di incisione il 4 novembre dello stesso anno. L’assassinio
del leader dei Black Panthers doveva averlo dolorosamente colpi- A volte penso che il mondo intero
to. Ma non c’è da stupirsi. Semmai è difficile, oggi, immaginare Sia il cortile di una grande prigione
quanto il Black Panther Party fosse al centro del dibattito politico Alcuni di noi sono prigionieri
americano del tempo. Fondate nel 1966 da Huey Newton e Bobby Tutti gli altri sono guardie
Seale, le Pantere Nere erano diventate una vera forza rivoluziona-
ria schierata ufficialmente in campo marxista. Il bel libro Pantere (ritornello)
nere. Storia e mito del Black Panther Party (di Paolo Bertella Far-

77
ARCADE FIRE
THE SUBURBS
Sonovox/Universal
Difficile pensare a un gruppo che negli
ultimi anni abbia segnato in maniera
più profonda il panorama rock degli
Arcade Fire. E questo non solo in
ambito indie, ove la loro influenza è
sempre più avvertibile su entrambe le
sponde dell’Atlantico, ma anche in
ambienti mainstream, viste le lodi
sperticate spese in loro favore dai vari
U2, David Bowie, Chris Martin e Bruce
Springsteen. Il che sarebbe già di per sé tanto, ma diventa tan- carsi a plettri e tasti (niente più fiati, insomma), e al tempo stes-
tissimo se si pensa che tali risultati sono stati raggiunti seguen- so sono ancora più vari, con tocchi di elettronica in precedenza
do un percorso ben definito, lontano da qualsivoglia concessio- assenti dalla tavolozza della band e soluzioni inaspettate: l’ince-
ne ai modi e tempi dell’industria musicale (sia over che under- dere quasi kinksiano - o comunque molto brit - della title track,
ground) e da clamori che non fossero legati alle canzoni stesse. per esempio, i tempi dispari che minano peraltro solo in parte l’o-
Non solo allora Win Butler e soci sono artisti di talento, ma van- recchiabilità di Modern Man, il passo quasi glam-stonesiano di
tano pure una personalità e una decisione che sembrano man- City With No Children, il jingle-jangle che apre l’eccellente
care a molti dei loro colleghi. Quelle che hanno fatto sì che non Suburban War, fino a una Half Light II (No Celebration) che crea
si siano accontentati di ripetere una formula rivelatasi vincente, un ponte tra la Berlino algida di Heroes e quella post-industriale di
ma abbiano preferito muoversi, crescere, magari correndo qual- Achtung Baby e a una Sprawl II (Mountains Beyond Mountains) che
che rischio di sembrare troppo magniloquenti o pretenziosi. è in tutto e per tutto un pezzo synth pop (tra Blondie e T’Pau, se
Ecco dunque che il loro secondo lavoro, Neon Bible, non si ada- vogliamo), a suo modo riuscito ma probabilmente indigesto per
giava sulle saltellanti ritmiche talkingheadsiane dell’esordio né parte dei fan. E se, come era lecito aspettarsi, non mancano
sul suo impatto post-punk, ma sfoggiava arrangiamenti più momenti di grande impatto (Ready To Start, We Used To Wait,
enfatici e pieni, grazie all’uso di organi chiesastici, orchestra e Empty Room, le cadenze garage-kraut di Month Of May), ve ne
cori: scontentando chi preferiva l’immediatezza del primo al sono altri in cui il tono si fa decisamente introspettivo, e la rabbia
bum, ma realizzando una incontrovertibile dichiarazione di in- cede il passo alla malinconia, come in Wasted Hours e Deep Blue,
tenti artistica. Se c’era quindi una certezza riguardo alla loro dalla palpabile intelaiatura acustica, e ancora di più in una Sprawl
opera terza ancor prima che fosse possibile ascoltarne una I (Flatland) talmente scura da stringere il cuore. Senza dimenti-
nota, era proprio che sarebbe stata in qualche modo diversa care una Rococo la cui intimità si trasforma in un’esplosione di
dalle precedenti, fermo restando l’ormai riconoscibilissima elettricità ai confini con la dissonanza.
identità sonora dei suoi autori. Impossibile al momento dire con sicurezza se The Suburbs - i cui
E così è stato, perché se da una parte The Suburbs è inevitabil- brani sono collegati da un filo rosso tematico legato proprio al
mente in netta continuità con la produzione passata degli Arcade mondo delle periferie - sia migliore o peggiore dei primi due lavo-
Fire (nell’uso degli archi, per esempio, così come nell’epicità più ri. A pelle la sensazione è che, fatta salva qualche eccezione, la
o meno strisciante che l’accompagna), dall’altra si colloca a una scrittura sia senz’altro meno immediata e forse appena meno
certa distanza tanto dalla relativa e travolgente immediatezza di brillante, ma altrettanto forte è l’idea che servano più e più fre-
Funeral quanto dalla sontuosa densità di Neon Bible. Dal punto di quentazioni perché l’universo contenuto in queste sedici tracce
vista sonoro gli arrangiamenti, pur rimanendo parecchio stratifi- (per sessantacinque minuti totali) si sveli in pieno. Pertanto, ci si
cati, sono nel complesso più asciutti, con solo gli archi ad affian- prepari a sentirlo e sentirlo ancora, con piacere, ben consci che
non si tratta affatto di tempo sprecato. “Now our lives are changing
fast / Hope that something pure can last” canta Win in We Used To
Brani: Wait: per quanto ci riguarda, missione compiuta.
Suburban War, We Used To Wait, Ready To Start. Aurelio Pasini / * * *

Altri tre dischi:


Bruce Springsteen, Darkness On The Edge Of Town;
Echo & The Bunnymen, Ocean Rain;
Kissaway Trail, Sleep Mountain. ●● inascoltabile ● prescindibile
* ascoltabile ** apprezzabile *** adorabile **** formidabile ***** imperdibile

ILMUCCHIOSELVAGGIO
RECENSIONI

BLACK MOUNTAIN
WILDERNESS HEART
I.HAWK
CAMPBELL & M. LANEGAN
Jagjaguwar/Goodfellas V2/Self
“È il nostro disco più metal e allo stesso Facile, di fronte a un nuovo disco della
tempo più folk”. Parola di Stephen Mc- strana coppia Campbell & Lanegan,
Bean, mente dei Black Mountain e arti- cadere nella trappola del pregiudizio,
sta che non conosce fatica. Registrato dato che le comparsate speciali dell’ex
nel corso di due sessioni a Seattle e Los Screaming Trees hanno rischiato di
Angeles, Wilderness Heart risente degli ridurlo a una macchietta. Un po’ come
umori delle metropoli: se quella del quelle star televisive in disarmo che di
Northwest ha contribuito con atmosfe- mestiere fanno gli ospiti: invece che nei
re autunnali, il più delle volte racchiuse talk show buzzurri lui compare nei
su se stesse, dall’esperienza in Ca- dischi degli altri, ma l’effetto è ugual-
lifornia la band canadese ha tirato fuori quelle che, ad oggi, sono mente spiacevole. Meno giustificate le prevenzioni nei confronti di
le composizioni più virate verso il pop della sua storia. Isobel Campbell. Vederla ancora come la bambolina occhiazzurri
Intendiamoci: accostare il termine “pop” ai Black Mountain è ten- che suonava il violoncello nei Belle & Sebastian significa farle torto:
tativo che richiede fervida immaginazione, giacché i canoni di un oggi è una donna di trentacinque anni con una visione musicale e
comune mortale sono piuttosto distanti da quelli di un quintetto poetica molto ben definita, imbevuta di storia e per niente modaio-
la cui destinazione finale è la sorpresa. la. Se c’è una joint venture artistica che ha ancora senso portare
Il pop dei canadesi è segnato dal blues malato (Buried By The avanti, per Lanegan, è proprio quella con lei. Alla luce dei risultati,
Blues) e da qualcosa che rasenta il folk lisergico pur senza affer- è anche quella che qualitativamente cresce disco dopo disco.
rarlo: così The Hair Song e Sadie sono ballate a due voci semplice- Se Ballad Of The Broken Seas pativa una certa omogeneità di fondo,
mente perfette, con un gusto rétro che le accomuna a CSN&Y; e già Sunday At Devil Dirt aggirava il rischio dell’oleografia (sempre in
poi Radiant Hearts, ennesimo duetto circolare e intenso, che si agguato, con Lanegan e il suo immaginario western) costruendo
muove lungo il perimetro di una chitarra acustica, fragile e dolce, intorno al baritono di lui e al sussurro flebile di lei atmosfere evo-
quasi a sottolineare che persino i Black Mountain possono com- cative e misteriose. In questa terza fatica dei due (di Isobel soprat-
porre canzoni d’amore. Con Old Fangs e Let Spirits Ride i ritmi sal- tutto, vera direttrice musicale dell’operazione) le emozioni scorro-
gono e creano quel muro di suono che ha contraddistinto i prece- no con ancor maggiore fluidità, che si tratti del valzer desertico di
denti lavori: con l’avvertenza che anche negli episodi che ambi- Come Undone, della tersa ballata country Time Of The Season, dei
scono all’elettricità (Rollercoaster, la title track) la produzione è brividi elettrici e quasi psichedelici di You Won’t Let Me Die Again,
molto più rifinita, levigata rispetto al passato. Lo dimostra il fatto del cantilenare cajun di Eyes Of Green. Ma non si vive di soli duetti:
che, nonostante le registrazioni siano iniziate appena un anno Hawk è uno scatenato strumentale blues’n’roll, To Hell & Back
dopo l’uscita di In The Future, sono stati necessari altri diciotto Again e Sunrise trasformano per incanto la scozzese in una Hope
mesi per limare armonie e pulire suoni che, per la prima volta, Sandoval bionda, mentre in Cool Water e No Place To Fall (cover di
risultano curati fino al maniacale. Con la conseguenza che di fron- Townes Van Zandt, al pari di Snake Song) Mark viene tradito con il
te a un album dei Black Mountain è lecito attendersi di tutto; e che folk singer Willy Mason. Non sappiamo quanto potrà ancora dura-
tutto, in un album dei Black Mountain, è suonato alla perfezione. re il ménage, ma per ora segnali di crisi non se ne vedono. Anzi.
Gabriele Pescatore / * * * Carlo Bordone / * * *

Brani: Radiant Hearts, Buried By The Blues, Sadie. Brani: Come Undone, Time Of The Season, Eyes Of Green.
Altri tre dischi: Janis Joplin, Pearl; Big Star, #1 Record; Crosby, Altri tre dischi: Yester & Henske, Aldebaran; Hazlewood &
Stills, Nash e Young, Deja Vù. Sinatra, Nancy & Lee; Mazzy Star, Among My Swan.

Dark Night Of The Soul: finalmente!


Ve ne abbiamo parlato addirittura un anno fa, non sotto forma di cd (in più edizioni), vinile e mp3, con i
con una recensione ma con un articolo lungo quattro suoi tredici episodi impreziositi dalla presenza di ospi-
pagine: l’evento non poteva essere ignorato ma, del ti illustri quali Flaming Lips, Gruff Rhys, Jason Lytle,
resto, non si poteva nemmeno trattare “normalmen- Julian Casablancas, Black Francis, Iggy Pop, David
te” un album che non aveva fisicità e che era reperi- Lynch, James Mercer, Nina Persson, Suzanne Vega e
bile solo ricorrendo al download illegale. Logico allo- Vic Chesnutt. Gioia, quindi, ma anche tristezza, per-
ra rimandarvi al n. 662 per la strana storia di Dark ché nel tempo in cui il disco è stato solo virtuale un
Night Of The Soul, il frutto del sodalizio Danger suo protagonista (Mark Linkous) e un suo comprima-
Mouse/Sparklehorse che era stato congelato dalla EMI rio di lusso (Vic Chesnutt) ci hanno lasciati per sempre,
e affidato, con il pur ufficioso placet dei suoi titolari, alla diffu- il primo di sicuro suicida e il secondo forse pure; lutti che non
sione clandestina via Internet. La grande novità è però che il sono sufficienti a far classificare Dark Night Of The Soul fra gli
lavoro, semplicisticamente definibile come un incontro fra hip album maledetti, ma che certo lo irradiano di una luce un po’
hop, indie-rock e folk evocativo, è da metà luglio nei negozi (più) sinistra. Federico Guglielmi

79
GRINDERMAN
GRINDERMAN 2
BLONDE REDHEAD
PENNY SPARKLE
Mute/Self 4AD/Self
Comincia con l’ululato originario di Sul fatto che i Blonde Redhead siano
Mickey Mouse And The Goodbye Man, il bravi non c’è da tempo alcun dubbio: i
nuovo Grinderman, il volto più selvag- sette album messi in fila tra l’omonimo
gio e indomito di Nick Cave. Stanco debutto del 1995 e 23 del 2007 lo evi-
della vita d’ufficio (così diceva nel denziano con assoluta trasparenza,
2007 all’uscita di Grinderman), l’artista nello stesso modo in cui mettono in
australiano aveva ripreso le sonorità luce la volontà del trio newyorkese di
più garage punk, coniugando Birthday non adagiarsi su certezze pur rassicu-
Party e incendi adolescenziali. Addi- ranti e continuare a “muovere” la pro-
rittura, in alcune interviste aveva di pria formula espressiva. Una formula
nuovo maltrattato i colleghi, “troppo intorpiditi per capire che il r’n’r che, anno dopo anno e disco dopo disco, ha sempre più preso le
è una questione di sesso, di richiamo della foresta, e che per averlo distanze dal rock sonicyouthiano degli esordi per approdare a un
dalla propria parte bisogna ridiventare animali e predatori (sic)”. dream-pop soffice e avvolgente, velato di atmosfere crepuscolari e
Così, Grinderman 2 non smette di girovagare sul versante meno propenso - aiutato, in questo, dalla voce fragile e aggraziata di Kazu
rassicurante del genere: chitarre distorte, urlanti, una voce spesso Makino, alla quale competono larghissima parte degli oneri al
febbricitante (Worm Tamer) e una capacità di non portare in primo microfono - a evocare suggestioni mesmeriche: un cammino privo
piano, appunto, il richiamo della foresta. Ora, chiunque altro di brusche sterzate che ha oggi portato la band a identificarsi per-
potrebbe risultare, se non poco plausibile, almeno stucchevole, su fettamente con “lo stile” (sonoro, estetico, attitudinale) della 4AD,
un versante di questo tipo: in particolare, un personaggio che ha l’etichetta alla quale è legata dal 2004 di Misery Is A Butterfly.
alle spalle diversi libri con ambizioni letterarie, colonne sonore di Realizzato fra la Big Apple e Stoccolma, e curato in studio dalla cop-
tutto rispetto (ultima quella di The Road, cofirmata con Warren pia di produttori/DJ svedesi Van Rivers & The Subliminal Kid, Penny
Ellis) e una notevole autostima di sé come uomo di pensiero. Sparkle privilegia morbidezze e dolci malinconie, non eccedendo in
Invece, il Nostro può dichiarare di fregarsene delle convenzioni e trame eteree ma appoggiando le sue fascinose costruzioni melodi-
irridere il quieto vivere borghese (Heathen Child) o cantare l’amo- che su tappeti di ritmi sintetici: l’impronta “new wave” c’è sempre,
re nei suoi aspetti inquietanti suscitando ben più di un’emozione. ma più che allo shoegazing tanto amato da loro e da Alan Moulder
Misteri dell’alchimia sonica, che si inerpica fra gli accenti di When (che ha mixato) i nostri eroi sembrano ispirarsi al trip hop. A di-
My Baby Comes, She Comes, nella dolce rozzezza di What I Know, stinguere questo ottavo lavoro da quelli che l’hanno preceduto,
nell’hard blues di Evil e nelle scosse di Bellringer Blues. Aggiungete però, è soprattutto la pressoché totale assenza di momenti compat-
un gioiello pop come Palaces Of Montezuma, stonesiano fino al ti, incalzanti e/o fisicamente incisivi, con relative carenze di vivacità;
midollo, e avrete un disco difficile da trovare, oggi, firmato da qual- a scongiurare il pericolo della noia provvedono in ogni caso l’intrig-
cun altro, almeno con la stessa credibilità. Difetti? Solo uno: non ante perfezione degli intrecci sonori e la varietà delle sfumature, ma
avere nessuna preoccupazione di quello che noi, poveri scribac- forse il gruppo si è fatto prendere la mano dalla propria indole intro-
chini, potremo riuscire a capire di tutto questo, senza dargli dello spettiva e cool. Tutto bello, ma da qui a perdersi nell’autoindulgenza
scontato o del rétro. Un difetto molto relativo. e nel formalismo il passo non è poi tanto lungo.
John Vignola / * * * Federico Guglielmi / * *

Brani: Worm Tamer, When My Baby…, Palaces Of Montezuma. Brani: Here Sometimes, Will There Be Stars, Oslo.
Altri tre dischi: Birthday Party, The Birthday Party; Fuzztones, Altri tre dischi: Cocteau Twins, Heaven Or Las Vegas; Lamb,
Lysergic Emanations; Howlin Wolf, The Chess Records. What Sound; Fever Ray, Fever Ray.

RIPESCAGGI
TAKKA TAKKA
Dischi “recenti” non recensiti e meritevoli di recupero
taminato da un pop d’alta scuola, ora solare altrove più
Migration (Lili Is Pi/Goodfellas) malinconico e introspettivo, e dai suoni dell’Africa che
Quanti avevano riposto esagerate aspettative nei Clap pur non toccando le vette dei Vampire Weekend si
Your Hands Say Yeah! possono consolarsi: da Brooklyn fanno apprezzare: ad esempio per quel gusto in tipico
(coincidenza?) arrivano, infatti, i Takka Takka, compa- stile art-rock che emerge prepotente in Silence, autun-
gine molto più concreta rispetto a quella di Some Loud nale ballata in controtempo che vira verso l’elettronica
Thunder, che non viene esaltata come nuovo modello minimalista, e in Lion In The Waves, voce e chitarra per
della scena indie planetaria ma gode comunque di una tre minuti di pura emozione. A prestar fede ai movi-
buona stampa (anche dalle parti di Pitchfork) e vanta menti di The Optimists Were Right, Monkey Forest
una manciata di composizioni che conquistano al primo ascolto Road ed Everybody Say i Takka Takka possiedono pure una certa
(una per tutte: The Takers, esempio di come dovrebbe suonare il predisposizione per movimenti geometrici la cui circolarità esalta
perfetto singolo). Migration, loro secondo album pubblicato negli suoni fragili e rivolti verso lo spazio. Con l’augurio di riuscire a col-
States lo scorso anno e finalmente distribuito anche da noi, è con- tivare questo talento meglio di altri colleghi. Gabriele Pescatore

ILMUCCHIOSELVAGGIO
RECENSIONI

JOHN MELLENCAMP
NO BETTER THAN THIS
PHILIP
FAMILIAL
SELWAY
Rounder/Universal Bella Union-Coop/Self
Due anni dall’inaspettato successo del Più che il comprensibilissimo desiderio
sanguigno Life Death Love And Freedom, di un posto in prima fila sul palcosceni-
secoli da quando faceva il broncetto alle co dopo una vita trascorsa nelle retro-
ragazze in prima fila su I Need A Lover, vie, ciò che ha portato il batterista dei
eppure non si può non constatare che il Radiohead a dare il via a un percorso
Mellencamp di No Better Than This sia - parallelo in solitaria è stata la morte
ancora una volta - un musicista diverso. della madre nel 2006, evento che lo ha
Girando il Sud degli USA al seguito del spinto a iniziare a comporre canzoni.
“Bob Dylan Show”, portandosi dietro Le quali, tuttavia, forse non avrebbero
un Ampex vecchio di mezzo secolo, una avuto sbocchi se Neil Finn non avesse
manciata di fedeli collaboratori (il chitarrista Andy York, la versatile invitato Phil a prendere parte al progetto collettivo 7 Worlds Col-
Miriam Sturm al violino) nonché l’ormai onnipresente T-Bone lide, nell’ambito del quale hanno visto la luce un paio di questi
Burnett, produttore dalle mani d’oro, l’artista di Bloomington ha brani ed è avvenuto l’incontro con i musicisti coinvolti in questo
concepito quest’ultima prova come uno scavo archeologico nella Familial, vale a dire Lisa Germano, Sebastian Steinberg dei Soul
musica americana. Ora nei Sun Studios per replicare, insieme al Coughing e Glenn Kotche e Pat Sansone dei Wilco.
contrabbasista di Johnny Cash, gli schemi adottati da Sam Phillips Nomi di un certo rilievo, certo, il cui contributo è però quanto mai
per registrare il Re e illustre compagnia; ora a raccogliere gli echi discreto, e volto a rafforzare il ruolo centrale della chitarra acusti-
della prima chiesa/rifugio della comunità nera nordamericana an- ca e della voce fragile e sicura di Selway, che si rivela autore di deli-
cora in schiavitù; infine faccia a muro per beccare l’angolo esatto in cate e intense ballate sospese tra folk e pop. Brani strutturalmen-
cui sbatteva la voce di Robert Johnson quando, nel novembre del te semplicissimi ma di buona efficacia, lievi nel tocco e raffinati
1936, entrava nella leggenda tra le pareti della stanza 414 del Gunter nella forma, con tasti, (contrab)basso e archi a fornire occasionali
Hotel di San Antonio. Una perizia da filologo che paga in termini di abbellimenti. Poca invece, anzi pochissima la batteria, sovente
fascino ma pesa un po’ troppo nell’economia generale, appiatten- sostituita da loop lontani, quasi impercettibili, a costituire l’unico,
do tutto tra superfici spesso eccessivamente scabre e indefinite. Se peraltro flebile legame col mondo dei Radiohead. Netta, insomma,
così si salva dalla banalità, un pezzo tutto sommato banale come la lontananza dell’album dalla produzione e dall’immaginario della
Don’t Forget About Me ammazza totalmente le dinamiche aggressi- band-madre, dovuta però non tanto a un capriccio, a un calcolo o
ve di una The West End che schiuma rabbia repressa. a un comunque improbabile ragionamento di mercato, bensì a
Il vero problema è che questa volta mancano proprio le canzoni: un’esigenza espressiva e comunicativa ben precisa, totalmente
John si volge troppo spesso al suo recente passato per salvarsi onesta nella sua immediatezza e senza filtri nella sua notturna inti-
dal suo lato più solare e di massa, stemperando bozzetti d’amor mità. E, se è evidente come anche in futuro gli impegni maggiori
vissuto e svisate rockabilly, che era meglio considerare solo un per Phil saranno sempre quelli al fianco di Thom Yorke e compa-
divertissement, con qualche pezzo ben riuscito ma che pare uno gni, la speranza è che questa avventura in proprio acquisti una
scarto poco coraggioso delle ultime visite in studio. E la cosa che certa continuità. Del resto, una meraviglia in miniatura come
più fa preoccupare è che sembra pure essersi impegnato a morte. Patron Saint non la si scrive certo per caso.
Carlo Babando / * * Aurelio Pasini / * * *

Brani: The West End, Right Behind Me, Clumsy Ol’ World. Brani: Patron Saint, The Ties That Bind Us, By Some Miracle.
Altri tre dischi: John Mellencamp, Trouble No More; Pretenders, Altri tre dischi: 7 Worlds Collide, The Sun Came Out; Damien
Break Up The Concrete; John Mellencamp, Life Death Love... Rice, O; William Fitzsimmons, The Sparrow And The Crow.

Devi avere tutto. Puoi avere l’amore.

il nuovo viaggio di Evasio Muraro

dischi e download Fragile/Universal

www.evasiomuraro.com una produzione


fragile dischi

Manufactured and distributed by


Universal Music Italia s.r.l.
MAVIS STAPLES
YOU ARE NOT ALONE
TAV FALCO
CONJURATIONS
Anti/Self Stag-O-Lee/Goodfellas
Time Waits For No One ammoniva Passano i decenni e il siculo dell’Arkan-
nell’89 il titolo di quello che per la più sas diventa sempre più prezioso. Per-
piccola degli Staples era appena il quin- ché di personaggi come lui in circola-
to album in vent’anni. Constatando che zione ce ne sono sempre meno e in un
in altri ventuno di lavori in studio Mavis anno tre - Alex Chilton, Jim Dickinson,
ne ha aggiunti alla lista solo ulteriori Willy DeVille - sono passati a miglior
cinque, verrebbe da dire che non ha vita. E nonostante l’ottimo Dan Sartain
ascoltato se stessa. Non è così. Rigene- si candidi al ruolo di successore, a tren-
rante come per diversi altri artisti di età t’anni dagli esordi Falco gode di forma
non verde, l’approdo alla Anti nel 2007 buona assai e si conferma ancora “capo
con il formidabile We’ll Never Turn Back è stato il primo atto di una famiglia”. Facile comprenderne le ragioni: da esperto guardiano
rinascita confermata l’anno dopo dall’esplosivo Live: Hope At The della tradizione sonora sudista, si è pazientemente costruito una
Hideout, che trova ora un seguito “vero” al pari persuasivo. Sono cifra autoriale partendo dagli stessi esempi fino a poco prima rein-
alla fine tre dischi in tre anni e mezzo e, qualità a parte, pure la terpretati con fervore e passione. Un passaggio facilitato dalla
quantità non è male per una signora sui settanta. Ovviamente con- conoscenza (filologica però non scolastica: ecco la differenza) dei
sapevole che di tempo per lasciare ancora tracce di sé non ne ha fondamentali come delle pieghe più recondite del r’n’r e del blues
tantissimo. Anche se l’augurio, va da sé, è che arrivi almeno a primigeni, sottratti ai musei e rispediti nei vicoli.
pareggiare il patriarca Roebuck “Pops” Staples, che ci lasciava nel Oggi, una quindicina di album in carniere, lo ritrovi a Parigi che fa
2000 ottantaseienne e avendo pubblicato nell’ultimo decennio in disinvolto i conti con la cultura europea - le radici sono radici… - e
vita un paio delle sue cose più belle di sempre. invita Bertrand Burgalat alle tastiere nell’ennesima, agile line-up
Non è ovviamente questa la sede per ripercorrere la trentacinquen- delle Pantere. Che si porge cantastorie dei bassifondi (Tango Fatale
nale carriera degli Staple Singers, dapprima impareggiabili pro- e Secret Rendez-vous: roba splendida da balera per psicotici), rocker
pagandisti di un gospel che rifuggiva ogni contaminazione con il urbano malinconico (Ballad Of The Rue De La Lune un’ipotesi dol-
profano e quindi e viceversa ancora più bravi nel fare passare il ceamara di Nikki Sudden statunitense) e infine conoscitore della
messaggio di una musica comunque sacrale attraverso una com- storia (Sympathy For Mata Hari: i Cramps in un teatrino di provin-
penetrazione totale con il blues quanto con il rock, il soul o il funk cia; Administrator Blues: un Dylan del ’65 coperto di polvere). But-
così come con il country. Di quella leggenda Mavis fu parte decisi- tando sul piatto accenni di romanticismo barocco, dodici battute
va e ne gestisce magnificamente l’eredità. Se il debutto per la Anti ruvidamente sferraglianti e il toccante spettro country Phantôme
era prodotto da Ry Cooder, qui ci ha pensato Jeff Tweedy dei Wilco, Demoiselle per compensare un paio di episodi sfocati. Conjurations:
con risultati altrettanto eccelsi e fra l’altro firmando un signor ori- Séance For Deranged Lovers non sarà, come sostengono le note in-
ginale “in stile” quale Only The Lord Knows e la superba ballata terne tra citazioni da Alfred Jarry e Victor Hugo, il capolavoro defini-
che… ahem… battezza il tutto. Repertorio che si muove per il resto tivo di Gustavo Falco, tuttavia ti scopri ad ascoltarlo spesso e volen-
fra tradizionali, vecchie gemme di “Pops”, un Randy Newman reso tieri. Lo tieni stretto come un giocattolo di latta, come qualcosa che
come fosse Dylan, un John Fogerty reso come fosse The Band. proviene da un’altra era. Sarà per questo che suona senza tempo?
Eddy Cilìa / * * * Giancarlo Turra / * * *

Brani: In Christ There Is…, Losing You, Wrote A Song For Everyone. Brani: Ballad Of…, Administrator Blues, Phantôme Demoiselle.
Altri tre dischi: Naomi Shelton, What Have You Done...; Staple Altri tre dischi: Alex Chilton, Like Flies On Sherbert; Dan Sartain,
Singers, Soul Folk In Action; Candi Staton, His Hands. Join; White Stripes, The White Stripes.

QUANDO È TEMPO DI RISCOPRIRE


THE BOOKS
di Stefano Solventi
se ne dispiacquero troppo e liquidarono la cosa con una risata.
Thoughts For Food (Tomlab, 2002) Perché in loro c’era qualcosa di oltre. Una missione dal passo lun-
Quando Nick Zammuto e Paul de Jong si go, una mania, uno scavare batterico tra i meccanismi neuronali e
affacciarono al proscenio del pop-rock alter- la polpa mnemonica del sentire popolare, un archiviare schegge e
nativo, regnava l’entusiasmo per le rinnova- frammenti sonici dalla natura più varia fino a ritrovarsi in possesso
te circostanze proposte dai campioncini del- d’una vera e propria libreria (da cui - per intellettualistico calem-
la folktronica e di certo non meglio definibi- bour - il nome del progetto) di segni sonori. Autentico spaccato di
le post-rock. I Books, col loro scombussolare civiltà col quale mettersi a giocare, appassionatamente. Con argu-
codici e frastornare strutture sul tappeto consunto ma indefettibi- zia cubista e soffice ironia. Espandendo gli estremi di un ventaglio
le del folk - e pure di quello misterioso e germinale di provenien- espressivo potenzialmente illimitato - nel quale potevi già scorge-
za appalachiana - apparvero come una pietruzza della stessa col- re estro Penguin Café Orchestra e pensosità John Fahey, fisime sin-
lana che infilava in qualche modo Mùm e David Grubbs. Finirono tetiche Boards Of Canada e speculazioni genialoidi Brian Eno - che
così marchiati con le etichette più stimolanti di quel periodo: non ancora non ha finito di dire quel che ha da dire.

ILMUCCHIOSELVAGGIO
RECENSIONI

!!!STRANGE WEATHER, ISN’T IT? OMD


HISTORY OF MODERN
Warp/Self 100%/Self
Sono sempre rimasti fedeli al proprio Toh, chi si rivede. Non è proprio una
credo ritmico, i !!! (da pronunciarsi, lo sorpresa inaspettata, dato che già da
ricordiamo, chk-chk-chk), ma al tempo qualche anno c’erano sussulti targati
stesso si sono evoluti. Rispetto all’o- Orchestral Manoeuvres In The Dark,
pera seconda Louden Up Now, con la con riapparizioni televisive tedesche e
quale era arrivata la fama mondiale, il poi via via altre cose sparse, vedi tour
successivo Myth Takes vedeva la for- (auto)celebrativi; ora però la faccenda
mazione alle prese con composizioni è proprio seria, perché ci sono di
più strutturate e in qualche modo più mezzo canzoni nuove - o almeno ine-
vicine a una forma-canzone “tradizio- dite - e non è il solito “best of” pe-
nale”, pur non mancando delle travolgenti improvvisazioni che nosamente (auto)imposto per ragioni mercantili. Loro giurano di
avevano fatto di Me And Giuliani Down By The School Yard (A True farlo per diletto e non per soldi. Ha l’aria di esser vero. Ai due
Story) un vero e proprio inno per gli indie-kids improvvisamente signori in questione va comunque dato un posto nella storia del
catapultati nel torrido mondo del punk-funk. pop: Enola Gay è un monumento. Un monumento, ma anche
Tre anni e mezzo più tardi, Strange Weather, Isn’t It? rappresenta un insieme la fortuna e la rovina degli OMD: il suo successo epocale
ulteriore passo in avanti nella continuità, perché se è vero che lo e la sua perfezione hanno sempre messo in ombra o direttamente
stile dell’ensemble - il cui organico nel frattempo ha subito profon- squalificato il resto del loro materiale. Perché succedeva che se
di mutamenti - rimane inconfondibile, altrettanto lo è che in esso facevano altra musica che comunque era buona, inevitabilmente si
sono riscontrabili alcuni cambiamenti, al punto che è possibile con- pensava che non era mai tanto buona come Enola Gay; se invece
siderare questo disco il più accessibile e insieme il più estremo facevano schifezze, subito si sbottava “Eh, Enola Gay è stata una
della sua produzione. Non mancano in esso melodie più che mai a botta di culo, questi valgono poco, senti qua che roba”.
presa rapida (The Most Certain Sure, tanto per limitarci a un esem- Già. Andy McCluskey e Paul Humphreys, infatti, non sono né geni
pio), ma allo stesso tempo vengono esasperate le componenti sia né cialtroni. Sono onesti mestieranti del pop che hanno cavalca-
black che sintetiche, con passaggi strumentali e vocali di matrice to prima di altri l’innovazione tecnologica dell’inizio degli ’80
Seventies tremendamente sexy e un lavoro sulla grana e le mani- ponendosi quasi per caso al fianco di Human League o perfino
polazioni dei suoni e sugli effetti più vicino all’elettronica e al dub dei New Order. Nella loro carriera hanno sempre alternato pezzi
che al rock. Tutto ciò senza rinunciare minimamente alla propria sostanzialmente ok a tracce banalotte e inconsistenti, ed è esat-
travolgente fisicità, ma incanalandola con maggiore rigore. E, ad tamente quello che hanno ripreso a fare anche nel 2010 con
aprire nuove prospettive, una Jump Back più berlinese che mai (l’al- History Of Modern. Disco che però è in qualche modo onesto, per-
bum è stato in parte registrato nella capitale tedesca) e non così ché non cerca di farsi penosi lifting per attualizzarsi, né è ecces-
distante dai Depeche Mode più cupi e una Steady As The Sidewalk sivamente paraculo nel cercare l’effetto-nostalgia. I due compari
Cracks dai sapidi echi africaneggianti. Si balla e si suda come sem- sembrano dire, allargando le braccia e sorridendo: “Questo siamo
pre, ma spesso si è tentati di fermarsi un attimo per prestare una stati e questo siamo; questo abbiamo fatto e questo ancora oggi fac-
cura maggiore ai dettagli. Il che non è necessariamente un male. ciamo. Non siamo fenomeni né vogliamo esserlo”.
Aurelio Pasini / * * * Damir Ivic / * *

Brani: The Most Certain Sure, Steady As…, Even Judas Gave… Brani: New Babies: New Toys, History Of Modern pt.1, The Future…
Altri tre dischi: !!!, Myth Takes; Out Hud, Let Us Never Speak Of Altri tre dischi: Erasure, The Circus; A-Ha, East Of The Sun West
It Again; Funkadelic, One Nation Under A Groove. Of The Moon; Human League, Travelogue.
WOLF PARADE
EXPO 86
WOMEN
PUBLIC STRAIN
Sub Pop/Audioglobe Jagjaguwar/Goodfellas
Per essere considerato un “supergrup- Come era stato in occasione dell’omo-
po”, i Wolf Parade sembrano un pro- nimo debutto, pure per la produzione
getto singolarmente secondario nell’a- di Public Strain ci si affida a Chad Van-
genda dei suoi membri. Un po’ come Gaalen. Uno che sembra avere capito
se, mutatis mutandis, Crosby portasse quale sia il verso con cui prendere una
avanti altre tre o quattro band, Stills band che diversamente correrebbe il
sfornasse album a ripetizione con sua rischio di risultare svogliata e autorefe-
moglie e Nash suonasse a tempo renziale. E invece già da Can’t You See,
perso negli Eagles. La verità è che se si un mantra ripetuto all’infinito sul quale
apriranno le dorate porte dello stardom è tessuta una tela di distorsioni e river-
per Spencer Krug e Dan Boeckner (i due leader e autori della band beri, si comprende che nella discografia dei quattro canadesi que-
di Montreal) sarà grazie alla “parata lupesca” e non ai vari sto può essere già l’album definitivo. Heat Distraction, che segue, è
Handsome Furs, Sunset Rubdown, Swan Lake o Frog Eyes. E l’esatto contrario: sono delle irriverenti tastiere a prendere la scena
potrebbe avvenire proprio grazie a questo terzo capitolo, succes- e a colorare armonie di certo sghembe, come piaceva comporne a
sore dell’esordio Apologies To Queen Mary e del contorto At Mount qualche art-rocker di inizio ’90, ma intrise di un’eco pop che è il
Zoomer. Le canzoni sono tagliate dalla stoffa che va di gran moda vero valore aggiunto. Lo stesso che si ritrova, intatto nel suo splen-
nell’indie-rock odierno, sfoggiando produzione al limite del “bom- dore e accresciuto da coriandoli di bassa fedeltà e interferenze, in
bastico” e chiarissime influenze anni Ottanta. Narrow With The Hall, Bells e Penal Colony. E se China Steps evoca i
L’“86” del titolo - il riferimento è a una fiera mondiale tenutasi a Beach House, Untogether e Venice Lockjaw contribuiscono a dilata-
Vancouver in quell’anno - non è quello della cassettina guitar-pop re la percezione spazio-temporale in cui gli strumenti si muovono.
allegata al “NME”, degli Hüsker Dü e neanche dei Jesus And Mary Public Strain risulta così opera di grande maturità e dalle continue
Chain. Semmai quello dei Mission, degli Ultravox e dei Cult. E sorprese, che contribuisce a dimostrare come non sia da tutti i
volendo anche un po’ del Bowie più ossigenato e del Bruce giorni imbattersi in un ensemble che, con totale competenza, fa
Springsteen agli estrogeni post-Born In The USA. I due poli tra cui andare di pari passo armonia e rumore. Come i ragazzi di Patrick
si muove la musica dei canadesi sono da un lato certo stadium rock Flegel sono geniali nel rendere con la più assoluta semplicità
epico e possente (nel solco dei conterranei Arcade Fire) e dall’al- ritmi fragili che danno la sensazione di venire improvisati e che,
tro la tarda wave, il post-punk in fase terminale e le loro evoluzio- al contrario, richiedono certosina perizia nell’esecuzione (Eye-
ni (o degenerazioni) synth pop. Basti ascoltare gli attacchi smac- sore), così, con rapida dissolvenza e trascorsi pochi secondi (a
catamente “in stile” di What Did My Lover Say e quelli di Ghost volte addirittura all’interno della medesima composizione), sono
Pressure e Oh You Old Thing per mettere subito i tasselli al loro da mandare a memoria gli esperimenti più marcatamente noise.
posto. Detto ciò, le canzoni reggono perfettamente, sono ben Sempre tenendo presente che gli estremi dei Women sono tut-
scritte e hanno persino il tiro giusto per le radio e i club. Deve pia- t’altro che frastagliati e di difficile assimilazione. È vero, anzi, l’e-
cere il genere, tutto qua. Non è il caso del sottoscritto: disgrazia- satto contrario: possiedono il perfetto punto di equilibrio tra river-
tamente, il mio 1986 è molto diverso da quello dei Wolf Parade. beri notturni e abbaglianti chiarori.
Carlo Bordone / * * Gabriele Pescatore / * * *

Brani: What Did My Lover Say, Yulia, Pobody’s Nerfect. Brani: Heat Distraction, Drag Open, Venice Lockjaw.
Altri tre dischi: Arcade Fire, Neon Bible; Killers, Hot Fuss; Altri tre dischi: Suicide, Suicide; Sebadoh, Harmacy; Sonic
Drums, The Drums. Youth, Daydream Nation.

RETROSPETTIVAMENTE
ZERO 7
Quando è tempo di raccogliere
canzoni, prodighe in ogni caso di melodie pop, sono
Record (Atlantic/Warner) ideali come sottofondo per party chiccosi. Non sono
Titolo tutt’altro che originale per il primo “best of” solo stereotipi dacché la noia ogni tanto affiora, a
degli Zero 7. I maligni diranno che tutt’altro che origi- dispetto degli strumentali cinematici, delle sporadiche
nale è anche la formula sonora del duo inglese, situa- accelerazioni ritmiche, della girandola di vocalist - José
bile da qualche parte tra downtempo, chillout e am- Gonzàlez in una Futures alla Nick Drake modernizzato,
bient, nonostante si sia via via tentato di percorrere Mozes in una I Have Seen alla Air periodo Moon Safari
binari stilistici il più eterogenei possibile. Il disco offre oppure Sia Furler e Sophie Barker a cantare insieme in
sedici tracce estrapolate dai quattro album sinora pub- Destiny - e di alcuni divertissement come Everything Up
blicati: il buon esordio Simple Things del 2001 e i successivi, sempre (Zizou), dedicata proprio al calciatore Zidane. All’edizione speciale
meno rilevanti When It Falls, The Garden e Yeah Ghost. Henry è accorpato un secondo cd, contenente un’opinabile selezione di
Binns e Sam Hardaker utilizzano l’elettronica con eleganza e san- quattordici remix sia vecchi sia nuovi: tra gli altri, si sono prestati al
no di sicuro giocar bene le (non molte) carte a disposizione: le loro giochetto Madlib, Stereolab e Carl Craig. Elena Raugei

ILMUCCHIOSELVAGGIO
RECENSIONI

BIG BOI
SIR LUCIOUS LEFT FOOT…
HJALTALÍN
TERMINAL
Def Jam/Universal Hjaltalín/Goodfellas
Presto per dirlo nel momento in cui Gli Hjaltalín si devono essere montati
scrivo, dacché non sono passate che un la testa dopo tutte le belle parole spe-
paio di settimane dall’uscita, ma tutto se per il loro album d’esordio, Sleep-
sembra indicare che Sir Lucious Left drunk Seasons, uscito tre anni fa nella
Foot… The Son Of Chico Dusty sarà uno sola Islanda e nel 2009 nel resto del
dei campioni d’incasso del 2010. Spe- mondo. Tuttavia, se montarsi la testa è
rabile vengano allora accompagnati alla il più delle volte una disgrazia (e pure
porta della Arista i fenomenali cretini di quelle grosse), è stata evidentemen-
che prima hanno cassato il disco, giudi- te la miglior cosa che potesse accade-
candolo poco commerciale e inducen- re al gruppo di Reykjavik. Il motivo? Il
do Antwan Patton in arte Big Boi ad accasarsi altrove, e poi hanno pensare in grande che sembra essere all’origine della loro musica
imposto (ne è sopravvissuto uno) che i contributi di André Ben- e la debordante espressività orchestrale delle loro canzoni sono
jamin ne venissero espunti. Perché se no - ehi! - sarebbe stato come finalmente esplosi in tutta la loro vitalità in questo nuovo lavoro,
un nuovo album degli OutKast, no? Ossia il duo che alla Arista ha evitando il rischio di cedere a più miti consigli indie-oriented.
regalato quei ventuno milioni di dischi venduti nei soli Stati Uniti. Terminal è una specie di musical di Broadway che ricorre a mezzi
Undici dal 2003 solo del doppio Speakerboxxx/The Love Below, sorta hollywoodiani, sempre a un passo dal scivolare nel kitsch ma capa-
di Album bianco dell’hip hop, capolavoro nell’ambito che l’ambito ce di contenere i propri eccessi, con una scrittura orchestrale acco-
riusciva a trascendere. Da allora si attendeva una delle due: che i munabile all’irruenza degli Arcade Fire ma anche al soul psichede-
Lennon/McCartney del rap tornassero insieme, visto fra l’altro che lico degli Spiritualized. E con un debole per la dimensione più clas-
la loro opera più classica più che un doppio erano due debutti in sica del pop che lo avvicina, facendo paragoni con il recentissimo
proprio in confezione unica, oppure che avviassero carriere solisti- passato, a un disco come God Help The Girl. A quelle atmosfere e
che all’altezza di quella - prodigiosa - in comune. Interlocutorio nel quel bisogno di riportare al presente certi suoni ci conduce la bella
2006 Idlewild (una colonna sonora), a sorpresa il sospiratissimo voce femminile di Sigga Thorlacious in Feel Like Sugar, mentre la
esordio di Big Boi pare che non anticipi che di alcuni mesi il ritor- sua controparte Högni Egilsson - sorta di David Thomas che ha
no “vero” degli OutKast: evento sul quale nessuno avrebbe scom- educato e potenziato la propria voce nutrendola a soul classico -
messo un cent a leggere certe interviste del 2003-2004. rende memorabili brani come Suitcase Man (ovvero Maurice Jarre
Nel frattempo Sir Lucious Left Foot… potrebbe essere considerato che incontra i Broken Social Scene passando per i Caraibi), la più
il successore di Speakerboxxx, con una scrittura non così favolo- crepuscolare Song From Incidental Music, l’inaspettatamente disco-
samente felice ma stilisticamente più estroso. Paradossalmente soul Water Poured Into Wine. Le due voci sigillano Montabone, uno
in qualche frangente più prossimo a The Love Below. Per dire: in score di grande impatto che cresce poco alla volta, ma è un altro
una Shutterbugg devota ai Kraftwerk, in una General Patton di un duetto - in Vanity Music, che chiude il disco - a lasciare a bocca aper-
kitsch pseudo-operatico bestiale ed esilarante, in una The Train ta: immaginate Antony catapultato nei titoli di coda de Il Mago di
Pt.2 fra lounge e raga. Fra attitudine hardcore e gusto pop, in Oz. Detta così sembra roba pesante o troppo condita e invece vola
medio stat virtus. altissima, come la gran parte di questo sorprendente album.
Eddy Cilìa / * * * Alessandro Besselva Averame / * * *

Brani: Shutterbug, General Patton, Tangerine. Brani: Suitcase Man, Montabone, 7 Years.
Altri tre dischi: Cee-Lo, Green And His Perfect Imperfections; Altri tre dischi: AA.VV, The Wizard Of Oz OST; Polyphonic
Dungeon Family, Even In Darkness; Goodie Mob, Soul Food. Spree, The Beginning Stages; Arcade Fire, Funeral.

Dirty Projectors e Björk: strani incontri


Da una parte abbiamo una band newyorkese che con luti alla National Geographic Society per sostenere un
l’album Bitte Orca dello scorso anno ha riscosso plebi- progetto volto alla creazione di zone marine protette;
scitari consensi di critica, massimizzando così una car- l’ispirazione acquatica proviene stavolta da Amber
riera avviata nel 2003. Dall’altra, una star islandese che Coffman, che ha avvistato un gruppo di balene nella
nel corso del suo straordinario percorso artistico ha di- Point Reyes National Seashore. L’ispirazione compositi-
mostrato un particolare intuito nel gestire le collabora- va veleggia invece sempre su alti livelli, fra vocalizzi
zioni. La partnership fra i Dirty Projectors e Björk ha sperimentali (Ocean), episodi improntati a una festosa
però radici più profonde: nel maggio del 2009, su ri- coralità (On And Ever Onward), numeri che congiun-
chiesta del sito Stereogum, si era tenuto un concerto di gono Antony e Animal Collective (When The World
beneficenza che aveva fornito lo spunto per la scrittura e l’e- Comes To An End), filastrocche dal retrogusto tradizionale
secuzione di sette brani, adesso incisi in studio e raccolti nell’ep (Beautiful Mother), canzoni al sapor di Medulla (Sharing Orb), bal-
(diffuso solo in via digitale) Mount Wittenber Orca. Ma c’è un altro late dall’impianto classico (No Embrace) e intricati intrecci canori
obiettivo che sta a cuore a entrambi: tutti i ricavati saranno devo- (All We Are). Uno sfizio di sostanza. Elena Raugei

85
INTERPOL EELS ROOTS
INTERPOL TOMORROW MORNING HOW I GOT OVER
Coop/Self Coop/Self Def Jam/Universal
Va detto: benché fortemente derivativo, Chi legge queste pagine non ha bisogno Wikipedia li dà nati nel 1987, AMG nell’89.
l’esordio degli Interpol - Turn On The Bri- di lunghe dissertazioni sul mondo di E. Sia come sia: la posse di Philadelphia è nel
ght Lights, 2002 - era (e rimane) un signor Un mondo fatto di amara pazzia e di una terzo decennio di vita e la sua è una vicen-
disco, senza dubbio uno dei più ispirati e malinconia inestinguibile, autobiografica, da senza eguali nell’hip hop per durata,
significativi fra i tanti, troppi lavori volti al che Mark Oliver Everett ha ultimanente solidità della discografia e scansione rego-
ricalco del post-punk intenso e ombroso affidato anche alla pagina scritta (Rock, lare della stessa dacché nel ’93 Organix infi-
degli anni 80; né Antics (2004) né Our amore, morte, follia, in Italia pubblicato da ne la inaugurava. Un altro primato dei non
Love To Admire (2007) riuscivano però a Elliot) e che ha dato voce a un pop denso più ragazzi: i soli nell’ambito a potere van-
replicare la magia di quel primo album, di riferimenti retroattivi e di suggestioni tare due live e d’altro canto per loro lo spet-
peraltro superandolo in riscontri commer- troniche. Album spesso riusciti, non sem- tacolo dal vivo non è mai stato pantomi-
ciali in virtù di un approccio più “radio pre baciati da un grande successo di pub- ma, bensì concerto come lo si intende nel
friendly”. Ultimo lavoro con il bassi- blico, ma sempre tenacemente fedeli a se rock e nella black storica, gli strumenti
sta/tastierista Carlos Dengler, dimissiona- stessi. Tomorrow Morning completa una “veri” prevalenti su giradischi e campiona-
rio al termine - primavera 2009 - delle ses- vera e propria trilogia, consumata in poco tori. Non contando i due dischi in questio-
sion di incisione, Interpol tenta un parziale più di un anno, che comprende Hombre ne, con How I Got Over siamo in ogni caso
recupero del sound originario, ma sosti- Lobo e End Times: i toni si sono progressi- all’album numero nove. Il primo atteso con
tuendo - per forza di cose - l’innocenza e il vamene sfumati, al punto che le canzoni timore, dopo che nel 2008 Rising Down,
sacro furore tipici della gioventù con il del nuovo disco sono a tratti quanto di aveva per così dire regalato dei Roots ine-
cinismo e il mestiere dati dalla maturità: più crepuscolare gli Eels abbiano mai diti: scrittura sotto l’altissima media usua-
ricorrendo a una metafora, se all’inizio del pubblicato (vedi The Morning o I’m A le e soprattutto brutti suoni sintetici e trop-
decennio il gruppo newyorkese era un pit- Hummingbird) e, nei momenti maggior- po soul artefatto, appiccicoso di miele e
tore che con tela e pennelli riproduceva mente agitati, non si staccano da celebri unto di vaselina. Che razza di riscossa è
antichi panorami new wave, oggi la sua esempi della discografia passata (le già questo disco nuovo! Dove il soul è vero
creatività si esplica nel passare quei suoi sentite, per esempio, Baby Loves Me o quanto stiloso (straordinario l’uno-due
stessi quadri allo scanner per poi ritoccar- Spectular Girl), nonostante il consueto offerto da una Now Or Never e da una title-
li con il Photoshop. Può anche andar bene uso dell’elettronica vintage. Un po’ trop- track entrambe degne di Curtis Mayfield) e
e magari alcuni parleranno di un grande po opaco, a esser sinceri: con tutta la fra un ritornello da urlo (The Day da tor-
ritorno alle radici, ma a nostro avviso in stima dovuta, forse questa volta si pote- mentone) e una tentazione di hardcore si
questi dieci brani si fatica a trovare sostan- va procedere con lentezza e permettere colgono vaghe fragranze di jazz. Ancora
za e pathos. Purtroppo. all’ispirazione di crescere meglio. swinganti dopo tutti questi anni.
Federico Guglielmi / * John Vignola / * * Eddy Cilìa / * * *

L’UNIONE FA LA FORZA
THE PSYCHEDELIC SOUNDS
Compilation e tributi
lo dell’Erickson solista, e convocando band e artisti più
OF THE SONIC CATHEDRAL (Sonic Cathedral) o meno noti, tutti o quasi grosso modo avvicinabili alla
Dopo anni di immeritato e tristissimo oblio, ultima- psichedelia. Gli A Place To Bury Strangers trasformano
mente il nome di Roky Erickson è ritornato alla ribalta, Tried To Hide in uno stridente incubo post-Jesus And
grazie alla insperata ripresa dell’attività live, del pro- Mary Chain, i Dead Meadow dilatano in acido Kingom
gramma di ristampe degli epocali 13th Floor Elevators Of Heaven e Sarabeth Tucek esalta le componenti inti-
curato dalla Charly/International Artists, e infine all’u- mistiche di Splash 1, e così via, per una scaletta - tredi-
scita di True Love Cast Out All Evil, realizzato dal redi- ci titoli in totale - priva di reali punti deboli. Tra gli altri
vivo musicista texano con gli Okkervil River. A corona- nomi coinvolti si ricordano almeno Darker My Love e
re il momento positivo mancava solo un nuovo tributo, pronta- Hush Harbors, oltre a Sonic Boom e Kevin Shields, ospiti per nulla
mente assemblato dall’inglese Sonic Cathedral pescando tanto nel invadenti rispettivamente di Cheval Sombre e Le Volume Courbe,
repertorio degli Elevators (nessuno però, forse giustamente, si è mentre lo stesso Roky dà la propria benedizione con una Roller
cimentato con l’immortale You’re Gonna Miss Me) quanto da quel- Coaster registrata dal vivo con i Black Angels. Aurelio Pasini

ILMUCCHIOSELVAGGIO
RECENSIONI

WAVVES WE ARE SCIENTISTS MAHJONGG


KING OF THE BEACH BARBARA THE LONG SHADOW…
Bella Union/Self PIAS/Self K/Goodfellas
Poco più di un anno fa Nathan Williams, “Stracciami, Barbara”, cantava tredici anni Se esistesse il reato di abuso da vocoder,
in arte Wavves, era da molti venerato fa Manuel Agnelli in Dea. Gli We Are The Long Shadow Of The Paper Tiger cree-
come il profeta di un indie-pop contagioso Scientists ricorrono al medesimo nome rebbe non pochi problemi ai Mahjongg (e
quanto a fedeltà bassissima, fatto di melo- femminile per intitolare il loro quinto non solo a loro), ma questo è un discorso
die irresistibili nascoste dietro strati e stra- album, a seguire l’esordio Safety, Fun, And che potrebbe venire scambiato per intran-
ti di suoni eccezionalmente sporchi. Poi, Learning (In That Order), il passabile With sigenza nei confronti dell’attitudine scien-
al Primavera Sound di Barcellona, la déba- Love And Squalor, la raccolta di cover e rari- temente cazzona di questo progetto dance
cle, con tanto di crollo nervoso e lite col tà Crap Attack e l’insapore, dimenticabile sui generis, anomalo per la K Records. In
proprio batterista. Anziché farsi vincere Brain Thrust Mastery. A dispetto della sigla realtà l’intreccio di ritmi afro, noise, kraut
dallo scoramento, come molti pronostica- sociale, Keith Murray (voce e chitarra) e ed elettronica sporca prodotto dal gruppo
vano, il giovane californiano si è invece Chris Cain (basso e cori), spalleggiati dal è, nel suo (non) genere, estremamente
rimboccato le maniche e ora è tornato in nuovo batterista Andy Burrows, sperimen- originale, anche se su disco sembra resti-
pista con un’opera terza dove la sua pro- tano ben poco e optano per un pop-rock tuire una visione parziale dell’esperienza. I
posta si amplia considerevolmente, non elettrico non di rado radiofonico - da momenti brillanti comunque non manca-
fosse altro perché le registrazioni hanno Ambition a Break It Up o Nice Guys - ma no, a partire dalla lunga cavalcata Groo-
avuto luogo in uno studio professionale e anche terribilmente banale e spompato. verider Free, dedicata (il loro primo brano
non nella casa dei genitori a San Diego. La Come mettere assieme le soluzioni più ste- politico, dichiarano gli autori) ai guai con la
grana sonora è relativamente più pulita, la reotipate degli Arctic Monkeys, le ballate giustizia di uno dei padri fondatori del
voce è molto meglio distinguibile, e in sca- più interlocutorie dei Maxïmo Park, i ritor- breakbeat britannico, arrestato negli Emi-
letta si susseguono una dozzina di qua- nelli più prevedibili dei Kaiser Chiefs, gli rati Arabi per possesso di droghe leggere e
dretti bubblegum-power-pop divertenti e affondi più innocui dei Foo Fighters. Tra ora in carcere: il drum’n’bass in versione
leggerini, con un piede nei Sixties più sola- una Foreign Kicks che cede alla morbidezza Mahjonng, con un finale tiratissimo attra-
ri e l’altro nel più ispido alternative rock e una I Don’t Bite che accelera i ritmi, il car- versato da chitarre lancinanti. Altrove
statunitense di due decenni più tardi, diogramma dell’ascolto resta in realtà piat- sembrano i Trans Am in versione dance-
mentre l’uso discreto dell’elettronica tra- to dalla prima all’ultima nota. Per intender- floor (Miami Knights) o degli Atari Teenage
sporta un paio di tracce in territori più vici- si, sebbene sia ormai evidente: il duo cali- Riot addomesticati (Wardance), ma in
ni alla tanto in voga chillwave. Niente di forniano rientra nell’affollata categoria dei buona sostanza, per tutta la durata del
davvero epocale, ma un lavoro senz’altro gruppi senza alcuna ragion d’essere che disco, non si perde mai quel senso di
gradevole e a suo modo sorprendente, attualmente affollano il già troppo affollato ossessività e di “impazzimento tecnologi-
visti i precedenti. mercato discografico. Stracciatelo, Barbara. co” su cui il progetto sembra fondarsi.
Aurelio Pasini / * * Elena Raugei / • Alessandro Besselva Averame / * *
EMINEM DRAKE JUNIP
RECOVERY THANK ME LATER FIELDS
Aftermath/Universal Cash Money/Universal City Slang/Self
Resta solo la bravura strettamente tecnica C’è una cosa che odio più del caldo, degli José González deve la sua fama principal-
da MC. Che è, al solito, enorme. Ma per il assoli di batteria, persino più dell’Inter. E mente a una cover di Heartbeats dei The
resto Recovery è un episodio che dimenti- questa cosa è: il vocoder del cazzo (da qui Knife per sole voce e chitarra classica, ovve-
cheremmo volentieri. Eminem stesso infa- in poi, per comodità e sintesi, il vdc). ro gli ingredienti-base di entrambi gli
ma i suoi due album precedenti, dicendo L’orrido marchingegno che deforma metal- album a suo nome, Veneer (2003) e In Our
in Talkin’ 2 Myself che sono materiale di lizzandole le voci, così da rendere sostan- Nature (2007). Di tanto in tanto, però, il
poca qualità fatto uscire quando lui era o zialmente indistinguibile un vocalizzo di musicista svedese di origini argentine ama
tossico o svuotato dalla sforzo di non José Carreras da un rutto di Ozzy dedicarsi anche alla sua vecchia band, i
esserlo più? Beh, avremmo salutato Reco- Osbourne, ebbe un fortunatamente fugace Junip, qui all’esordio sulla lunga distanza.
very decisamente con più entusiasmo momento di gloria a cavallo fra i ’70 e gli ’80 Essendo egli cantante e compositore del
fosse stato all’altezza di Encore e Relapse. (chi non ricorda Trans di Neil Young? che trio, è facile trovare punti di contatto con le
E invece. Musicalmente, è insignificante: comunque sarebbe stato un disco di merda sue opere in proprio; il folk tinto di jazz di
l’alternarsi semicasuale di produttori delle pure senza il vdc), per poi venire buttato quelle, però, è qui arricchito di strati e sfu-
basi serve solo a rendere più dolciastra e nella pattumiera della Storia. Da lì è stato mature dalla batteria e da tastiere (piano
collosa la patina pop che mai come questa incredibilmente recuperato e da qualche elettrico, synth) che sovente spostano il
volta. Nell’ambito dei testi, per vari colpi mese si fatica a tirare su un disco di black, tutto in territori contigui al prog, con all’o-
azzeccati ce ne sono altrettanti che affon- sia hip hop o reggae o modern soul, che rizzonte lontanissimi barbagli kraut-cosmi-
dano in una preoccupante palude emo: non contenga almeno un po’ di vdc. Nel ci. Piace il lavoro di ricerca messo in
completamente inadatta non perché primo album vero di Aubrey Drake Graham, mostra da alcune soluzioni decisamente
Eminem debba essere sempre necessaria- rapper canadese di lunga gavetta e ottima- interessanti in fase di arrangiamento e pro-
mente cattivo e sarcastico, questo no, ma mente reputato, di vdc non ce n’è un po’, duzione, ma rimane la sensazione - comu-
perché da un uomo di quasi quarant’anni bensì a bizzeffe. E per quanto mi riguarda ne peraltro all’intera discografia di Gon-
il disagio adolescenziale è, come dire?, un rovina completamente un disco che ha zález - di una certa qual freddezza di fondo,
po’ ridicolo, e gli argomenti - e soprattutto avuto ottime recensioni e si candida a ven- figlia di un’attenzione maggiore alla forma
il modo in cui vengono svolti - potrebbe dite importanti in forza di melodie suadenti dell’esecuzione piuttosto che al sentimento
essere un po’ più maturo. Resta il fatto che e una produzione - vdc a parte - ruffiana il che questa dovrebbe comunicare. Un lavo-
un Eminem stracco come questo resta più giusto. Dimenticavo: detesto anche le liste ro fin troppo pensato e pulito, forse, ma
interessante di almeno metà dei dischi rap di ringraziamenti e il libretto di Thank Me nell’insieme personale e non scontato,
che escono oggi, quindi accontentiamoci. Later ne contiene due pagine in un corpo benché talvolta, più che a John Martyn, fac-
Ci accontentiamo? assurdo. Le detesto, ma mai quanto il vdc. cia pensare a Christopher Cross.
Damir Ivic / * Eddy Cilìa / • • Aurelio Pasini / * *

Marlene Kuntz + Maroccolo + Howie B = Beautiful


Anticipato da un “mordi e fuggi” al festival “Italia ti di durata totale - vivono per lo più di avvolgenti,
Wave” del 2009 e presentato in modo più ampio e evocative tensioni rock, caratterizzate da contamina-
organico all’ultimo “concertone” romano del 1 zioni elettroniche mai troppo invasive e qua e là arric-
Maggio, arriva anche in cd il progetto Beautiful, soda- chite dagli interventi canori - in inglese - di Godano.
lizio fra i Marlene Kuntz (Cristiano Godano, Riccardo Benché per forza di cose non sempre “compiuti” e un
Tesio e Luca Bergia), il loro storico mentore (e per un po’ troppo “anni 90”, i risultati si fanno apprezzare in
po’ anche bassista) Gianni Maroccolo - ben noto il suo termini di spontaneità e suggestioni: più di ogni altra
formidabile percorso artistico, dal 1980 a oggi - e il cosa rimane forse impressa la cover, sempre psichede-
musicista e produttore scozzese Howie B, il cui lun- lica ma più tetra e sinistra dell’originale, di White
ghissimo carnet di collaborazioni comprende star come U2, Björk e Rabbit dei Jefferson Airplane, e nel complesso il disco - edito dalla
Tricky. Registrati al Teatro Petrella di Longiano, presso Cesena, con Al-Kemi, il nuovo “laboratorio” di Maroccolo - “scorre” bene… ma
l’obiettivo di “cogliere l’attimo” lasciando fluire liberamente intui- sarebbe ingiusto negare che da simili nomi, su disco, ci si aspetta-
zioni e/o improvvisazioni, i dodici episodi - per quasi ottanta minu- va qualcosa di più. Federico Guglielmi

ILMUCCHIOSELVAGGIO
RECENSIONI

MARK OLSON PERNICE BROTHERS LONE WOLF


MANY COLORED KITE GOODBYE, KILLER THE DEVIL AND I
Rykodisc/Audioglobe OLI/Goodfellas Bella Union/Self
Riallacciare i rapporti musicali con il vecchio A questo punto la spiegazione non può Un disco combattuto. Specie per il sotto-
partner Gary Louris - in carnet un buon essere che una: a Joe Pernice manca le scritto, dapprima infastidito per la schizo-
disco a quattro mani, Ready For The Flood, e physique du rôle. Faccia quadra, espressione frenia di un album che a volte pare non
la reunion dei Jayhawks “classici”, per ora bonaria, barba che è tornata di moda ma sapere a che santo votarsi - se al Beato
solo dal vivo - ha fatto del bene a Mark ahilui la sua va ingrigendosi, non sembra David Eugene Eswards o al meno ance-
Olson. Ancora meglio gli ha fatto il nuovo proprio la rockstar che strameriterebbe di strale Padre Will Oldham - poi lentamente
sodalizio sentimentale e artistico con la essere. Al più lo scrittore che in effetti è e di ammaliato da sonorità che, lungi dal risul-
musicista norvegese Ingunn Ringvold, ottimo livello, tant’è che lo scorso anno il tare originali, avviluppano l’ascoltatore in
esauritosi ormai da tempo quello storico suo primo romanzo è stato pubblicato dalla un vortice di arpeggi ossessivi e inaspetta-
con Victoria Williams. Le canzoni di Olson, Penguin. Se nella sua seconda vita artistica bili aperture pop. Alla fine, quando final-
a prescindere da chi gli sta di fianco - in que- il nostro uomo è seguito da una delle case mente credi di aver capito qualcosa di que-
sto suo secondo disco senza la denomina- editrici più importanti del pianeta, nella sto The Devil And I, ecco che ti frega di
zione Creekdippers compaiono anche le prima ha da lungi addirittura rinunciato nuovo, con i funerei quattro minuti stru-
voci di Jolie Holland e Vashti Bunyan, che (almeno negli USA, essendo la Ashmont un mentali della title track (parte prima) che
armonizzano alla perfezione con le cadenze guscio vuoto di sua proprietà) ad avere sfumano in una Russian Winter che forse
sempre un po’ miagolanti e a un passo dalla un’etichetta. Ritenendosi “bravo a non ven- abbiamo già sentito con decine di titoli
stonatura del padrone di casa - emanano un dere dischi come chiunque altro”. Caro Joe, diversi ma ci obbliga a fermarci ancora
dolce calore domestico, una fragranza di l’unica ragione per la quale non li vendi è una volta e chiudere gli occhi. No, lo sve-
genuino artigianato che fanno sembrare di che non hai un bel visino alla Evan Dando dese Paul Marshall non sta inventando
stare lì con lui, nel suo ranch a Joshua Tree, giovane. Questo porco mondo è fatto un nulla di nuovo ma ricalca con splendida
e rendono tollerabile persino la ripetitività po’ così, ingiusto. Affidala a un figaccione maestria, e questo - qualche volta - può
degli schemi musicali. Più che sul classico una gemma popcore come Bechamel anche bastare. Registrato in ameni luoghi
country-rock che ci si aspetterebbe, i brani (prima alternativa Something For You e delle campagne nordiche e lungo le nava-
indugiano spesso in languide atmosfere andrebbe bene anche il country-rock di We te di piccole chiese protestanti, quest’e-
Sixties-folk, riferimento accentuato dall’uso Love The Stage) e vedrai se non la porta in sordio a firma Lone Wolf (arrivato dopo
degli archi e dalle doppie voci . Non tutte le classifica. Guarda, basta che regali a Tom una prima produzione uscita a proprio
melodie sono memorabili e ogni tanto la Petty (non che ne abbia bisogno, eh?) la nome nel 2007, ma passata praticamente
scrittura appare un po’ “automatica”, ma title track di questo ennesimo album che ci in sordina) non sarà il disco dell’anno ma
l’onestà e la spontaneità del personaggio godremo in quattro, massimo otto gatti, e si fa ascoltare che è un piacere: così tanto
rimangono al di sopra di ogni sospetto. succederà lo stesso. che mi è partita la terza stellina.
Carlo Bordone / * * Eddy Cilìa / * * * Carlo Babando / * * *

JAZZ MASTERS ILLINOIS JACQUET


di Vittorio Pio
BENNY GOLSON
The Blues That’s Me (Fantasy/Egea) New York Scene (Fantasy/Egea)
In possesso di un suono rotondo e corposo, Ecco il debutto da leader, al sax, di uno dei
conteso da certi ambienti e spesso snobbato più autorevoli compositori nella storia del
in altri, Jacquet era un tenorsassofonista ver- jazz, con una line-up stellare (ancora Kelly in
satile, capace di spaziare dal prediletto R&B team con il formidabile contrabbassista Paul
allo swing più contagioso. Lo evidenzia que- Chambers) e l’ottimo trombettista Art Far-
sta session in cui è accompagnato da un mer a chiudere la sezione fiati. Whisper Not,
quintetto dove svetta il sommo pianista Wynton Kelly: toni caldi e sarebbe diventato da lì a poco un classico interpretato da tutti,
speziati di blues e diverse sorprese tra le quali una ribollente cover You’re Mine You, un magnifico esempio del concetto di ballad a
di Stevie Wonder (For Once In My Life), e una carezzevole resa quasi cinquant’anni di distanza. Con lucidità e sapienza, Golson
della monkiana Round Midnight che merita un posto di premi- firma gli arrangiamenti e dirige i suoi partner in scioltezza, infi-
nenza nelle innumerevoli versioni poi succedutesi nel tempo. lando, come se non bastasse, persino assoli sontuosi. Una lezione.

89
PETE MOLINARI CHEIKH LÔ MICHAEL LEONHART
A TRAIN BOUND… JAMM SEAHORSE…
Clarksville/Family Affair World Circuit/IRD Truth & Soul/Goodfellas
Per parafrasare il titolo di un brano dei 13th Cinquantacinque anni appena compiuti Negli ultimi quindici anni Michael Leon-
Floor Elevators, Pete Molinari lives in a time quando mi leggerete, Cheikh Lô si prende il heart ha suonato la tromba per gli Steely
of his own: un tempo che niente ha a che tempo che ritiene opportuno per rendere Dan e per mille altri, inciso vari dischi in
fare con la contemporaneità, ma è più vici- ogni suo disco un evento: esordiva tardi per proprio, registrato musica per film, balletti
no alla seconda metà degli anni 50, massi- il mercato occidentale, nel 1996 e dunque e opere teatrali e fatto parte della più recen-
mo primi ’60. E del resto lui, inglese di già quarantunenne, con il notevole Ne la te incarnazione della Plastic Ono Band.
Chatham, non è cresciuto ascoltando Oa- thiass e fra quell’album e il successivo, e Un’anima inquieta, che non aveva evidente-
sis, Blur e Libertines, bensì Roy Orbison, anche più persuasivo e spumeggiante, mente ancora trovato la giusta dimensione
Hank Williams, Bob Dylan e Patsy Cline. Bambay gueej metteva tre anni. Addirittura per pensare in grande la propria musica. Ci
Tutti nomi che ritornano prepotentemente sei ne faceva trascorrere prima del policro- è ora riuscito con l’aiuto degli Avramina 7, il
in mente ascoltando A Train Bound For mo persino per i suoi standard Lamp Fall: cui eclettismo permette a Leonhart di met-
Glory, il suo terzo album, registrato a una faccenda del 2005. Se solo tutti si com- tere in scena la propria visione: una forma
Nashville con il contributo del chitarrista portassero così, viene da auspicare toccan- di funk-jazz mutante che se da un lato
Chris Scruggs (vero e proprio co-protago- do con orecchio i risultati… Cittadino e arti- veleggia su un letto di riverberi ed echi,
nista grazie ai ricami intessuti con la sua sta d’Africa per cominciare e subito dopo facendo l’occhiolino a On The Corner e alla
slide) e dei Jordanaires, i mitici coristi di del mondo, nato nel Burkina Faso ma da blaxploitation, dall’altra assume le sembian-
Elvis Presley, con i quali l’artista aveva già genitori senegalesi e sul confine con il Mali, ze di un musical dai connotati visionari,
realizzato un ep lo scorso anno. E se nei Lô cresceva con tre lingue madri, due locali con vere e proprie canzoni come The Story
due brani a cui costoro prestano la voce l’a- e il francese, e orecchiandone una quarta, lo Of Echo Lake, tutta cori e liquidi arpeggi di
ria profuma di gospel e doo-wop, nel resto spagnolo, dai dischi cubani che impazzava- chitarra. Disco ambizioso, Seahorse And
del programma si svaria dal rockabilly al no allora da quelle parti. Si sarebbe poi The Storyteller, che si avvia sul ritmo di
country-folk spruzzato di blues, con un’in- innamorato, oltre che di diversi stili autoc- Halleluwah dei Can (la title track), attraver-
nocenza e una pastosità che sono davvero toni, di funk e reggae, flamenco, rock e pop sa i continenti mitologici immaginati da
quelle di cinque decenni abbondanti fa. brasiliano. E tutto questo in Jamm c’è, in Miles Davis nei ’70, si inventa una sugge-
Forse un po’ ci fa, il buon Pete, nel voler una traccia omonima fra Dakar, Kingston e stiva India orchestrale (Jaipur), lambisce il
riproporre stilemi passati in maniera così New Orleans come in una Seyni ennesima drum’n’bass (Avramina Comes Up from The
calligrafica; ciò però non toglie che la qua- occasione di percorrere il ponte che dal Deep) e si chiude su una Here Comes The
lità delle canzoni e della loro interpretazio- Continente Nero porta a Cuba e viceversa, Dragonfish che sa di Africa. A volte si ecce-
ne sia tale da dissipare quasi ogni dubbio passando per il singolare mix fra surf e de con i dosaggi, ma il risultato è molto,
in merito alla sua autenticità. highlife di Il n’est jamais trop tard. molto buono.
Aurelio Pasini / * * * Eddy Cilìa / * * * Alessandro Besselva Averame / * * *

The Slummers: fra la via Emilia e il West


Confidiamo che la stragrande maggioranza dei lettori mixato a Senigallia, Love Of The Amateur (Blue Rose/
del Mucchio abbia una certa familiarità con Dan Stuart, IRD) si snoda lungo una dozzina di composizioni all’in-
ex leader degli indimenticati Green On Red; i più atten- segna di un cantautorato elettroacustico fortemente
ti, poi, conosceranno senz’altro anche JD Foster, pro- evocativo, tradizionale ma tutt’altro che scontato (gra-
duttore e sessionman per Calexico, Dwight Yoakam, zie a tessiture sonore e arrangiamenti che, senza stra-
Richmond Fontaine e mille altri. Inevitabile che, per i fare, si mantengono felicemente lontani da un piatto
frequentatori di certe sonorità classicamente statuni- manierismo) e sorretto da una scrittura prevedibilmen-
tensi, un loro sodalizio risulti oltremodo interessante, te di buon livello. Dalla sferragliante Rift Valley
ancora di più dato che ad affiancarli sono stati chiama- Evolutionary Blues alla stonesiana Bowery Boy, dall’in-
ti due musicisti romagnoli, il batterista Diego Sapignoli (Aidoru) e timismo di Ironbound al retrogusto fumoso della jazzata Another
il chitarrista Antonio Gramentieri (Sea Of Cortez), quest’ultimo Manhattan ce n’è davvero abbastanza per mandare in sollucchero
anche in cabina di regia. Dal loro incontro sono nati gli Slummers, gli amanti dell’americana (da intendersi in senso quanto mai lato)
che hanno esordito sulla lunga distanza: registrato in Virginia e più sincera e di spessore. Aurelio Pasini

ILMUCCHIOSELVAGGIO
RECENSIONI

MICHAEL FRANTI
AUTOLUX TERRYCOAST
BEST CALLIER DAVID
THE VANDERVELDE
COUNT & SINDEN
ALL REBEL
TRANSIT ROCKERS
TRANSIT WELCOME
CRAZY FORHOME
YOU WAITING
MEGA FOR MEGA
MEGA THE…
Anti/Self
ATP/Goodfellas Mr Bongo/Family Affair
Wichita/Self Sec. Canadian/Goodfellas
Domino/Self
Questa
Non poteva potrebbe essere laMichael
non cascarci, volta buonaFranti: peril La vocealla
Conti - emano,
la mente - dietro ilegruppo
la seconda anzi terzapiù Una dichiarazione
L’immagine programmatica:
di copertina, il titolo, persinoMegail
gli Autolux,
cantore dellatrio di Los Angeles
consciousness intrisachedidabuone
anni chiacchierato
giovinezza di dell’estate
Terry Callier in ambito
è durata indie è la
ormai Mega Mega è anche il nome
carattere tipografico, tutto di questo discodella serata
riceve
vibrazioni attestati di stima
(queste ultime e, dopo aver incu-
soprattutto da ventitreenne californiana
più delle precedenti. Di quella Bethany
primaCosenremo-- che
parlaCount e Sinden L’età
di California. stanno portando
dorata dellaavan-
west
riosito
quando T. ha Bone Burnett
impiantato (che liSpearhead)
il progetto ha messi tino,
ta in già
cui,piccolo
unico fenomeno
nero sugli di MySpace
scudi col
del folk- ti da un
coast è po'
più di
chetempo, il cuiquasi
evocata, motto potrebbee
celebrata
sotto
non potevacontrattonon perfinirela in
sua DMZ giamaicani.
territori e nel 2004 nome
revival, Bethany
congegnava Sharaya.uno Affiancata
sfortunatissimo dallo essere
ricopiata, qualcosa
“Se nelle fa ballare
dieci canzoni l’Inghilterra
che David ed
ha pubblicato
Qualche l’esordio negli
abboccamento Futurealbum Perfect), ha
prece- strumentista
capolavoro (The BobbNew Bruno,Folknell’ultimo
Sound Of: anno regi- èVandervelde
in grado di mettere d’accordo
ha costruito clubber
dalla suaavan-
Chi-
ottenuto
denti c’erapure eccellenti
ovviamente recensioni,
già stato, ma adesso re- ha fatto
strato neluscire una serie nel
’64, pubblicato di 7”’68)e in
uncuiepcla-
su guardisti e ragazzine di
cago, vagheggiando provincia
l’Ovest. con laa
Avendo
stando
ci casca con peròentrambi
sostanzialmente
i piedi. Certo, ignoto
quando ai cassetta
morosamenteche hanno in breve
anticipava tempo
tal Nick attirato
Drake. Di borsetta, per noi va bene”.
lungo frequentato Sottinteso:
Jay Bennett, non se poi
stupi-
più.
ti metti solo l’aladidi Transit
Le canzoni Sly&Robbie Transit,nonil puoi
loro l’attenzione
quella seconda di principiata
una comunità benissimovirtuale in
intor- proprio
sce che bisogna
il ragazzo, scequi
gliere, andiamoalbum,
al secondo sulle
secondo
cascare male, album,
o almenorischiano
non delintutto un - la
primo
qua- compulsiva ricerca dii Love
no al ’72, incrociando nuovie Marvin
fenomeni, Gaye e seconde. I cercatoriquell’inclinazione
abbia sviluppato di raffinatezza nei al
momento
lità produttiva di far storcere
è sempre il naso,Il perché
garantita. proble- hanno
via Vanreso un evento
Morrison, l’uscita dell’album
e chiusasi male nel ’79 di dancefloor
sunshine pop stiano alladilarga,
tipica certiperché
Wilco: qui la
affet-
sembrano
ma a nostroessere modocostruite
di vedereper è chepiacere al
la “gia- debutto.
con qualche effetti Crazy
E inscivolone For You
in area disco.si Dopo
rivela paraculaggine
tuosamente retrò, è allegra
dunque, mente ma sbattuta
allo stessoin
maicanità”giusto:
pubblico una corde
non è nelle chitarra á la Non
di Franti. Soniclo molto
un lungo piacevole:
ritiro, lacollocabili
devozioneadella non genera-
troppa faccia
temposenza ritegno: electro,
spigliatamente house, booty
contemporanea.
Youth
è nella qui sua(Census),
voce né nel unsuopianoforte
incederefluttuan-
metrico, distanza da quanto
zione dell’acid di recente
jazz riportava proposto
l’artista chica- bass, fidget,chehipla house,
Innegabile merendina cazzeggio,
da bimbo ec-
te
e laecosaombroso chesulfavalore
si riflette tantocomplessivo
Radioheaddei là dalle
goanoDum dapprimaDumsui Girls, le dodici nel
palcoscenici, canzoni
’93, e cetera, praticamente la colonna
l’abbia fatta con massicce dosi di Gram sonora del-
(Spots),
singoli brani.e un po’ ovunquedilasfumature,
Questione perfetta equi- sia riprendono
a partire dal istanze
’98 in e riverberi da girl group
sala d’incisione. Se l’inglese
Parsons, ma in gita
non èa da Ibiza. Quando,
escludere cioè,
che qual-
distanza
chiaro; ma traspesso
alchimia da studiosono
e volentieri di registra-
le sfu- dei
ancheprimi anni 60 e li rileggono
quantitativamente alla lucedel
il catalogo di impazzisce
cuno gli abbia e balla anche le peggio
somministrato cose,gene-
anche sep-
zione
matureeaimmediatezza.
fare la differenza. In Quello
realtà che
a fare la
quin- un
nuovomoderno e moderatamente
Callier rivaleggia a questo punto ruvido
con pur
rose porzioni di soft-rock, zona Breadpere
sempre con un briciolo di lucidità
differenza
di ci ritroviamo sonofrasempre
le manileè un canzoni
albumesicu- qui approccio indie-rock.
quello storico, sotto Melodie
il profiloariose si spo-
della qualità pretendere
tardi Fleetwoodun minimo
Mac. Non di qualità
il genereproduttiva
di cose
ne troviamo
ramente di notevoli,
non brutto ma chea molto dimostrare
raramente che sano
era unaquindibella
con chitarre
gara sin - spesso, ma non
dal delizioso oltre
che tiche un bello
fanno legame allecon la legacy
ragazze storica
d’oggi, ma
una
seduce lieve dose di
davvero (ciparaculaggine
riesce con High nonLow, esclu-
ma sempre
Timepeace. - inEnnesimo
saturazione, ma conducendo
tutt’altro che il del
chi seclubbing
ne frega.britannico,
Siamo dalleovvero parti delquella
Gary
de
c’è ill’aiuto
talento. In particolare
decisivo di Marie Daulne ci siamo delle attac-
Zap risultato
superfluofinale da qualche
live, Welcome Homeparte(catturato
tra le Hole in specie di blackness
Louris solista, contaminata
che però al suo disco e, come
ci è
cati
Mama). all’orecchio
Non cila brillante
sono canzoni Audience No. 2,
davvero meno
marzo spigolose
al londinese e i Camera
Jazz Cafe) Obscura.
pescaUna in dire?, londrizzata. Insomma,
arrivato dopo aver espulso un bel dove il tamar-
po’ di
che omaggiae certe
memorabili, al tempo indolenze
stesso da afa estiva
la fusione tra formula
massimaassai partesemplice e altrettanto
nel repertorio effica-e
più recente ro americano
sudore con iincontra
Jayhawks. quello giamaicanolui
Vandervelde, e,
di scuoladub
reggae, Galaxie
e rock 500 senzasempre
suona soccomberetecnica- a ce, la cui ripetitività
sottolinea in tal modo di fondo vienediin buona
ancora più lo per
invecequalche
sembrastrana
nato alchimia,
già maturo, il risultato
per non
ricordi
mente ricostruiti
ineccepibile deima bei in tempi andati,
qualche e la
modo parte
stato compensata
di grazia di dalla lunghezza
un autore ridotta
e interprete sembra quasiA futurista
dire anziano. primo ascolto e raffinato,
Waiting purFor
conclusiva
priva di anima, Theleggermente
Science Of Imaginarye
macchinosa (meno
capace di di sintetizzare
mezz’ora) del programma.
al meglio, e con raraUn essendo
The Sunrisefieramente
è un’operina chiassoso.
deliziosa, per A farla
gra-
Solutions,
legnosa. Uncon quella
mezzo passomelodia fragile
falso, non e cri-
il primo. lavoro senz’altro
personalità, decenni divertente
di musica e fresco, per il
afroameri- breve:
zia delMegapassoMega Megaarmonico,
e nitore non lascerà matrac-
poi
stallina
La stradache persitornare
fa strada tra detriti
ai livelli di Staysonori
Human e quale tuttavia cila pare
cana. Sublime lettura esagerato spendere
della beatlesiana cia
sentifracheseimanca
mesi, un mafremito,
come disco estivo
uno scatto,
dissonanze
comincia a farsi nonlunga.
troppo invadenti. chissà qualiHer.
And I Love superlativi. sbracalone
qualcosa diè decisivo.
perfetto.
Damir Ivic
Alessandro Besselva Averame / * */ * Eddy Cilìa
Aurelio / */ * *
Pasini Gianluca Testani
Damir Ivic / * *

0522.382252
PLANET MUSIC planet.m@alice.it

Via Vivaldi 10 - 42100 Reggio Emilia

WWW.LAVENDETTADELDISCONERO.IT
oltre 15.000 Lp come nuovi (garantiti)
negozio e vendita per corrispondenza
migliaia di dischi 33 e 45 giri da 3 a 8 euro
migliaia di dischi in arrivo ogni mese anni 60, 70, 80, 90 e 2000
compriamo i dischi e i cd che non ascoltate più supervalutandoli
DANZIG THE PIPETTES KORN
DETH RED SABAOTH EARTH VS THE PIPETTES KORN III:REMEMBER...
Evilive Fortuna Pop/Goodfellas Roadrunner/Warner
Dal debutto a 45 giri dei suoi Misfits sono Per candida ammissione dei diretti inte- Korn III: Remember Who You Are dovrebbe
trascorsi ben trentatré anni, e Glenn ressati, il progetto Pipettes aveva un unico contrassegnare, sin dal titolo emblematico,
Danzig continua a muoversi nel campo del scopo: raggiungere il massimo successo un ritorno alle origini. Per certi versi è così:
cosiddetto horror-rock: modificando più o possibile facendo musica pop. Stupisce, non è stato fatto ricorso a nessun sistema
meno spesso il canovaccio stilistico, come quindi, la decisione di cambiare parzial- di editing e a produrre è stato richiamato
dimostra una carriera - Misfits, Samhain e mente rotta rispetto a quanto ascoltato Ross Robinson, già in console per l’omo-
appunto Danzig - snodatasi attraverso quattro anni fa con il grazioso esordio We nimo esordio del 1994 e il seguente Life Is
punk, hardcore, hard/heavy con sfumature Are The Pipettes, che a livello di visibilità e Peachy. La lavorazione del disco è stata
doorsiane, industrial-metal e persino ibridi vendite non era andato per niente male. lunga, intralciata da vari progetti paralleli,
fra ambient e classica, ma mantenendo Realizzato da un organico in gran parte cambi di direzione - all’inizio si parlava, per
sempre lo stesso immaginario di riferi- mutato - delle tre cantanti è ora rimasta la esempio, di un concept, poi accantonato - e
mento. Il tutto, episodi strumentali natu- sola Gwenno, affiancata dalla sorella Ani, di line-up: al momento accanto ai membri
ralmente esclusi, reso inconfondibile dalla mentre della backing band guidata dal chi- storici Jonathan Davis, James Shaffer e
sua potente voce baritonale, utilizzata con tarrista e ideologo Monster Bobby fa ora Reginald Arvizu, c’è Ray Luzier al posto di
un‘enfasi efficace a dispetto di qualche parte anche il batterista Alex White (The David Silveria. Le undici canzoni in scaletta
eccesso. Nono capitolo marchiato Danzig Electric Soft Parade, Brakes) - Earth Vs. The poggiano così su un’ossatura semplice:
dal 1988, Deth Red Sabaoth segue di sei Pipettes vede la finta innocenza da girl voce, quando cavernosa quando melodica,
anni Circle Of Snakes e immortala il pale- group spectoriano degli esordi riletta in sommata ovviamente a chitarra, basso e
strato musicista alle prese con undici brani un’ottica a mezza via tra disco ed europop batteria. Il singolo Olidale (Leave Me Alone)
all’insegna di un r’n’r di sapore metallico, alla Abba, con un po’ di sintetizzatori anni o cartucce come Fear Is A Place To Live non
perfettamente in linea con i trascorsi del 80 a completare un quadro che vorrebbe si fanno del tutto disprezzare e magari
nostro eroe ma abbastanza policromo e divertire e invece strappa a fatica un mez- soddisferanno a sufficienza i fan indefessi,
(ehm…) sanguigno da risultare convincente zo sorriso. E lo fa solo nei primi minuti, ma il nu-metal del quartetto americano ha
e non caricaturale. Certo, i giorni di Danzig, ché col succedersi delle canzoni (e dei fatto ormai il suo tempo: in un sound ter-
Lucifuge e How The Gods Kill non possono luoghi comuni) l’aggettivo che viene più ribilmente invecchiato, in un songwriting
ritornare, ma apprendere di un Danzig spesso alla mente non è divertente, bensì non all’altezza del passato. Dopo Untou-
ancora in forma è in qualche modo rassicu- irritante. Perché non bastano qualche or- chables del 2002, per ironia della sorte,
rante. A dispetto di titoli minacciosi e/o chestrazione, un pugno di lustrini e un non abbiamo più ascoltato niente di meri-
sinistri quali Hammer Of The Gods o On A paio di discrete melodie a nascondere una tevole da parte di chi, adesso sì, processa-
Wicked Night. mancanza di spessore pressoché totale. bile lo è sul serio.
Federico Guglielmi / * * Aurelio Pasini / • Elena Raugei / •

Mogwai: dal vivo nella Grande Mela


Se in studio lo stile dei Mogwai ha subito nel corso efficace di ciò che il gruppo sa fare sul palco, andan-
degli anni un sensibile processo di evoluzione, pur ri- do a pescare da tutti e sei gli album finora realizzati
manendo sempre all’interno degli ampi confini del (un brano da Come On Die Young, due da ognuno de-
cosiddetto post-rock, dal vivo la band di Glasgow non gli altri). Arpeggi circolari, crescendo di rara potenza,
è mai cambiata più di tanto. Il che non è un male, per- rabbia ma anche evocativa dolcezza, e minimi inter-
ché c’è un tempo - o, meglio, un contesto più adatto venti vocali: ecco gli ingredienti di una proposta capa-
- per sperimentare con l’elettronica e la voce e a gio- ce di resistere alla grande al passare delle mode e -
care sulle sfumature e uno per avvolgere il pubblico come ben dimostrato da queste tracce - oggi più vita-
con squarci di cinematica quiete per poi travolgerlo le che mai. A offrire una riuscita controparte visiva al
con esplosioni fragorose e tempeste di rumore e di- disco, il dvd allegato contenente Burning, film-con-
storsioni. Adesso, il quintetto ha appena dato alle stampe il suo certo in bianco e nero registrato nelle stesse date e diretto da Nat
primo live: registrato a New York nell’aprile dello scorso anno, Le Scouarnec e Vincent Moon, la cui scaletta solo in parte si sovrap-
Special Moves (Rock Action/Self) offre una testimonianza vivida ed pone con quella del supporto audio. Aurelio Pasini

ILMUCCHIOSELVAGGIO
RECENSIONI

RYAN BINGHAM STIAN WESTERHUS LLOYD COLE


JUNKY STAR PITCH BLACK… BROKEN RECORD
Lost Highway/Universal Rune Gramm./Goodfellas Tapete/Audioglobe
Fresco di vittoria, nella categoria “migliore Fedele collaboratore di Nils Petter Quando chiama Lloyd Cole, poco importa
canzone originale in una colonna sonora”, Molvaer, di passaggio nelle fila dei Jaga se i soldi sono pochi: si prendono gli stru-
tanto ai Golden Globe che agli Oscar, Ryan Jazzist, leader di uno dei più noti gruppi menti, si preparano le valigie e si parte.
Bingham spedisce nei negozi il 7 settembre norvegesi di area impro-noise, Puma, Queste, più o meno, le considerazioni che
il suo terzo album in tre anni. Continua a Stian Westerhus è un chitarrista eclettico devono aver fatto i musicisti - tra di essi,
valere quanto scrissi su queste stesse pagi- e da sempre legato alla sperimentazione. Joan Wasser (la leader di Joan As Police
ne a suggello di una recensione ampiamen- In questo debutto a proprio nome si Woman) e il vecchio Commotion Blair
te elogiativa del debutto Mescalito: “Stia alla cimenta in un impegnativo lavoro dedica- Cowan - con i quali lo stesso Cole si è chiu-
larga chi cerca la novità per la novità. Qui ci to alla sola chitarra, percorso a tratti osti- so in studio per realizzare la sua nona
sono soltanto storie ed emozioni”. Non con- co che fin dal titolo omaggia Hendrix (la prova da solista. Rispetto alle precedenti,
siderando una voce stanca come non mai, title track, che vira in nero i feedback hen- che senza ambire all’Olimpo si facevano
singolarmente “consumata” per uno che drixiani inframmezzandoli a isole di silen- comunque apprezzare per l’onestà con cui
vede ancora lontani all’orizzonte i trent’an- zio, strappi e rumori, la quasi speculare erano state pensate e incise, Broken Record
ni (appropriatamente, il fortunato tema The Antagonist) ma lascia contemporanea- è decisamente più intimista, persa come è
conduttore di Crazy Heart si intitola The mente spazio ad approdi più accomodan- tra ballate dolci/amare (If I Were A Song,
Weary Kind), Junky Star non regala che con- ti e limpidi, come la splendida Emty Hands Like A Broken Record, due voci a creare
ferme: essendo la principale che il giova- Mirrored Softly, brano in cui la chitarra un’armonia quasi mistica, The Flipside e
notto è una sorta di novello Townes Van suonata con l’archetto si produce in una Why In The World?, appena più movimenta-
Zandt (poche lodi più grandi di questa dalle solenne nenia ancestrale. Pitch Black Star te) ed esempi di rock classico che sfruttano
mie parti) con una maggiore propensione Spangled non è da consigliare a scatola il suono di banjo, violino e pianoforte per
al rock’n’roll. In qualche momento è anche chiusa a chi non abbia mai ascoltato Fred accrescere la malinconia dei ricordi (That’s
uno Springsteen rurale, in altri (ad esempio Frith o Derek Bailey, ma è un lavoro affa- Alright, Oh Genevieve). Detto che il meglio
in Depression) una sinossi dei Rolling scinante e mai gratuitamente effettistico, Lloyd Cole lo ha dato ai tempi di Rattle-
Stones in transito da Let It Bleed a Sticky con un incipit da manuale (Don’t Tell Me snakes, è pur vero che, se ancora oggi, con
Fingers. Ecco, proprio a volere sottilizzare in This Is Home, ambient gassosa e sacrale), la voce che si ritrova, decidesse di mettere
Junky Star c’è un po’ più Dylan (a partire un secondo brano memorabile (Thy Go- su disco il contenuto delle Pagine Gialle
dall’armonica che inaugura l’inaugurale The spel, nera come l’inchiostro, tra doom, della Greater London troverebbe qualche
Poet: stupenda) che nelle prove precedenti glitch e ambient) e il resto del programma (neppure troppo) folle estimatore. Disco
del Nostro. Uno che ha fatto in fretta a forse più impegnativo e molto più destrut- assai gradevole, insomma, con qualche
diventare una sicurezza. turato, comunque mai scontato o noioso. spunto di molto sopra la media.
Eddy Cilìa / * * * Alessan-ro Besselva Averame / * * * Gabriele Pescatore / * *

La nuova creatura di Trent Reznor


È innegabile che i Nine Inch Nails stessero attraver- z’ora di durata, è stato reso disponibile in download
sando un periodo di fiacca creativa: al di là dell’ap- gratuito - a conferma della costante capacità di rap-
prezzabilità di fondo, gli ultimi With Teeth, Year Zero portarsi all’era contemporanea - prima di vedere la
e The Slip, di decrescente livello qualitativo, non sono luce con modalità tradizionali. Il relativo problema è
stati in grado di rinverdire una formula che, con capo- che non ci si discosta molto dalle solite sonorità indu-
lavori quali The Downward Spiral e The Fragile, aveva strial e dalle solite tinte dark, facendo sorgere qualche
lasciato segni profondissimi. Il deus ex machina Trent interrogativo sulla reale necessità del progetto. The
Reznor se ne deve essere probabilmente accorto se ha Space In Between apre con fare avvolgente, Parasite
sentito l’esigenza di fondare una band assieme alla picchia con elettronica abrasiva, Fur Lined si presta a
moglie Mariqueen Maandig, principale cantante, e al produttore ritmiche ballabili, BBB e The Believers tendono alla contamina-
inglese Atticus Ross. Nome preso in prestito da un singolo dei zione, l’estesa A Drowning volge a una fluttuante introspezione.
Coil e debutto sotto forma di ep, allora: l’omonimo How To Non male, se ci si dimentica per un attimo dello stratosferico
Destroy Angels (The Null Corporation), sei tracce per quasi mez- background di Mr. Self Destruct. Elena Raugei

93
THE DAREDEVIL C.W. SKY LARKIN THE LOONS
IN DEFERENCE… KALEIDE RED DISSOLVING…
Amble Down/Goodfellas Wichita/Self Bomp!/Goodfellas
I Daredevil Christopher Wright sono in tre, Rispetto ad altre migliaia di band simili, gli Un paio di brani di Red Dissolving Rays Of
vengono dal Wisconsin e prendono il Sky Larkin hanno qualche freccia in più al Light e il paragone con il timbro del Mick
nome dalla loro omonima canzone, storia loro arco. Per cominciare, un nome che Jagger di metà ’60 è immediato; nulla di
di uno spericolato stuntman. Il titolo del strizza l’occhio a un vecchio capolavoro male, ma piacerebbe sapere se la voce di
loro esordio uscito negli USA lo scorso degli XTC. Grazie a dio si tratta dell’unico Mike Stax è sempre su quei toni oppure se
anno, In Deference To A Broken Back, è ispi- riferimento anni 80; per il resto il gruppo di quella del cantante californiano è una sem-
rato ad un brutto infortunio subito dal Leeds, qui al suo secondo album, naviga a plice posa. Anche perché, in effetti, non
cantante John Sunde, mentre in scaletta, vista tra i ’70 (Blondie, ABBA) e i ’90 sono i passaggi vocali a lasciare il segno
sfogliando i titoli dei brani, troviamo riferi- (Muffs, Bis, Breeders, Shonen Knife). Il nel terzo album dei Loons, bensì le magni-
menti a conversazioni sul cancro ed espe- secondo motivo per spendere con il trio fiche armonie pop che risentono delle
rienze di pre-morte… ma se state toccando inglese qualcosa in più dei fisiologici cin- influenze della British Invasion, dei Seeds e
ferro sappiate che, a dispetto dei temi trat- que-minuti-cinque da dedicare all’ennesi- dei 13th Floor Elevators (La Mesa Bou-
tati, la musica dei tre è quanto di più lon- ma sensazione indie-pop è la voce della levard, Summer’s End); per quella ricerca di
tano si possa immaginare da un cantauto- cantante Katie Harkin. Scordatevi i birignao un suono sporco - che in alcuni momenti
rato cupo e cimiteriale. C’è naturalmente da pessima imitatrice di Kate Bush a X- fraternizza con il garage (Stowaway, la title
una vena amara e riflessiva, ma la forma Factor: la ragazza possiede al contrario un track, impreziosita, come Heyday, dalla
musicale scelta è quella di un folk-rock bel timbro sbarazzino e allo stesso tempo steel guitar di Glenn Ross Campbell dei
ricco di sfumature, un po’ all’antica e dal deciso, perfettamente adatto a veicolare le Misunderstood) e altrove si colora di psi-
piglio vagamente orchestrale, che il loro melodie che costituiscono la ragion d’esse- chedelia (Orphan Wing) - che il quintetto
concittadino Justin Vernon, meglio cono- re di questo genere di musica. Che, si sarà porta avanti da una decina di anni con
sciuto come Bon Iver, ha contribuito a capito, è un pop chitarristico appena più risultati tutto sommato incoraggianti. In
mettere su nastro. Per dare qualche coor- energico della media. Nessuna pretesa arti- effetti, la filosofia dei Loons prescinde da
dinata, A Conversation About Cancer è una stoide da neo-waver col grugno, nessuna mode e stili e sembra vivere di vita propria
specie di Sloop John B. rivisitata dai cretinata lo-fi. Via in scioltezza, invece, con senza rapportarsi al presente: non fanno
Decemberists, A Nearly Death Experience canzoncine magari tutte un po’ simili tra nulla per apparire meno derivativi di quan-
At Sea possiede anch’essa geni brianwilso- loro ma fresche e godibilissime. Tra queste, to in realtà sono, né si preoccupano che a
niani, Clouds ha un bel piglio alla Okkervil spicca la sincopata Anjelica Houston: dopo qualcuno, per assurdo, le loro canzoni,
River e Stewardess punta agli Shins più Sigourney Weaver di John Grant, il secondo sempre di grande atmosfera, possano non
ispirati. Ancora lievemente acerbi, forse, miglior brano del 2010 dedicato a una attri- piacere. Sono The Loons e non fanno pri-
ma molto, molto promettenti. ce hollywoodiana sessantenne. gionieri: prendere o lasciare.
Alessandro Besselva Averame / * * * Carlo Bordone / * * Gabriele Pescatore / * *

TRENT’ANNI FA SUL MUCCHIO


Mucchio Selvaggio n. 33, settembre 1980. Copertina e entriamo in scena e proponiamo una scaletta com-
articolo principale sono appannaggio degli Hot Tuna, prendente tutti i nostri brani migliori, tratti dai tre
ma le ultime pagine iniziano a ospitare “Shock!”, album o da singoli. I nostri abiti di scena vengono cam-
ampio spazio dedicato al “nuovo rock” e curato da biati per tre volte e cerchiamo di dar vita a uno show
Federico Guglielmi. All’interno, un’intervista ai Devo molto dinamico. Alla fine proiettiamo un altro filmato
realizzata in occasione dell’uscita del loro terzo album dopo il quale Mark, nelle vesti di Booji Boy, ritorna sul
Freedom Of Choice, nella quale la band dell’Ohio rac- palco cantando un pezzo inedito su basi musicali pre-
conta nel dettaglio il suo particolare modo di concepi- registrate. Tutto finisce con Devo Corporate Anthem,
re il rito del live. “Le nostre esibizioni sono abbastan- anch’essa preregistrata, e con la nostra immagine sullo
za anticonvenzionali: prima del concerto vengono schermo. Non ci piacciono gli spettacoli normali nei
proiettati dei filmati costruiti sulla nostra musica, scelti fra i quali il gruppo se ne va, viene richiamato per il bis e poi si allon-
tanti che abbiamo realizzato; sono pellicole dimostrative idea- tana definitivamente: abbiamo voluto organizzare qualcosa di
te da Jerry e Mark e interpretate da tutti noi. Successivamente diverso, di originale”.

ILMUCCHIOSELVAGGIO
RECENSIONI

ANDREYA TRIANA MARTINA TOPLEY-BIRD ROSE ELINOR DOUGALL


LOST WHERE I BELONG SOME PLACE SIMPLE WITHOUT WHY
Ninja Tune/Family Affair Honest Jon’s/Family Affair Scarlett/Goodfellas
Quello che prima era una sorpresa, ora Ci saremmo aspettati che Martina Topley- Mentre le Pipettes, ormai molto distanti dal
diventa un’abitudine: la Ninja Tune torna Bird, una volta smessi i panni di vocalist al gruppo spectoriano di quattro anni fa e con
a tuffarsi nei mari tranquilli ma spesso servizio dell’ex compagno Tricky, spiccas- una formazione quasi totalmente rivoluzio-
affascinanti del soul acustico. Come darle se il volo in veste solistica. Non è proprio nata, si sono a quanto pare date alla risco-
torto? Con Fink è andata più che bene, andata così, se all’intrigante, ombroso perta degli anni 80 versante elettropop, la
sia artisticamente che in termini di Quixotic del 2003 - tra gli illustri ospiti, lo loro ex cantante Rose Elinor Dougall pub-
riscontro di vendite (ok, limitatamente stesso Tricky, David Holmes, Mark blica il suo primo lavoro da solista. Re-
agli standard di questi tempi magri, ana- Lanegan e Josh Homme - ha fatto seguito gistrato con il contributo del produttore Lee
gramma di grami), perché allora non The Blue God del 2008, coprodotto con Baker (che in precedenza ha lavorato con,
riprovarci con la londinese Andreya Danger Mouse e orientato a un pop, sì più tra gli altri, Tim Booth dei James) e com-
Triana, la protetta di Simon Green (alias solare e orecchiabile, ma senz’altro più prendente i singoli pubblicati nel corso
Bonobo)? Gli ingredienti sono simili, prevedibile sul piano formale. Incorag- degli ultimi due anni, Without Why prose-
magari giusto un po’ più virati verso giata da Damon Albarn, che ha messo a gue coerentemente quel percorso, anche se
l‘acid jazz (quello fatto bene, non quello disposizione la sua etichetta discografica, lo fa con uno sguardo se vogliamo più
fuffa!), e lo stesso Fink dà una concreta l’artista inglese sembra adesso fare il maturo, da teen idol divenuta adulta. Ci
mano scrivendo un paio di pezzi. Il risul- punto della situazione con Some Place sono le ballate struggenti (Find Me Out,
tato finale non cambierà la sorti del Simple, che contiene versioni completa- con quelle chitarre vagamente twanging, la
mondo, ma è godibilissimo. Andreya ha mente riarrangiate di undici canzoni scelte melodia fischiettata, archi e violini quanto
l’intelligenza di non fare mai il passo più dai due precedenti album, oltre a quattro basta, Third Attempt, vagamente spettrale,
lungo della gamba. La misura è chiara- inediti (a parte l’apprezzabile Orchids, con l’incedere folk della chitarra e quell’or-
mente la sua dote principale ed è una abbastanza prescindibili). Il cantato, sem- gano tardopsichedelico), ma anche la vaga-
bella dote, considerando che si capisce pre inconfondibile ed emozionante, è il mente retrofuturista Another Version Of Pop
chiaramente che le potenzialità per spin- filo rosso di un viaggio comunque prodigo Song o l’incalzante Start/Stop/Synchro.
gere anche un po’ di più sull’acceleratore di tappe riuscite, votate a una semplicità Ogni brano riesce a valorizzare una voce
del virtuosismo fine a se stesso le avreb- rigenerante: pensiamo a ballate come perfettamente in parte, sebbene il tutto si
be, sì, è che semplicemente capisce che a Baby Blue, Phoenix e Sandpaper Kisses risolva in un esercizio di stile. Ma lo erano
stare nel giusto mezzo guadagna in origi- oppure alla groovosa To Tuff To Die, rein- pure le Pipettes, ed era il motivo per cui fun-
nalità e personalità. Promossa a pieni terpretata anche dai Twilight Singers, e zionavano così bene. Anche se questo
voti quindi. E per la Ninja Tune: ok, la all’esotica Poison. In fiduciosa attesa di un disco, a differenza di We Are The Pipettes,
strada è giusta. terzo, vero e proprio capitolo di studio. non può più contare sull’effetto sorpresa.
Damir Ivic / * * * Elena Raugei / * * Alessandro Besselva Averame / * *

PUBBLICITÀ SUL MUCCHIO?


PRATICAMENTE GRATIS
Consapevole delle difficoltà economiche con cui gli operatori
del settore culturale devono quotidianamente fare i conti,
il Mucchio intende sostenerli con tariffe pubblicitarie “politiche”.
Con 60 euro si può avere un banner per un mese su www.ilmucchio.it
o sul forum (www.ilmucchio.net) e con 150 euro si può acquistare
sul mensile uno spazio pari a questo. (I prezzi si intendono iva inclusa)
Per informazioni: beatricemele@ilmucchio.it • 06.8108317
ZOLA JESUS HIFIKLUB WOODPIGEON
STRIDULUM II HOW TO MAKE FRIENDS DIE SDADT MUZIKANTEN
ST/Goodfellas Parallel/Family Affair EOTR/Self
Alle sei tracce che originariamente compo- Abbiamo il sospetto che il titolo dell’album È un mondo incantato quello dei canadesi
nevano il mini album pubblicato in prima- sia sanamente autoironico. I francesi Woodpigeon, costruito con una cura arti-
vera, Nika Roza Danilova in arte Zola Jesus Hifiklub sono un trio che poi trio non è, gianale per i dettagli, gli incastri tra stru-
(qualcuno ne potrebbe aver sentito parlare visto che la politica del gruppo è quella di menti e voci, le melodie e le atmosfere a
come componente dei Former Ghosts di ruotare gli elementi per - dicono loro - man- metà strada tra il romantico e il favolistico.
Jamie Stewart degli Xiu Xiu) ne aggiunge tenere la freschezza artistica. Soprattutto, Un immaginario sonoro che peraltro trova
altre tre per dare forma e sostanza a quello gli è capitato di avere alla produzione del il proprio perfetto correlativo iconografico
che a tutti gli effetti è il suo terzo lavoro disco d’esordio Earl Slick (socio storico di nelle copertine dei dischi, miniature che
esteso in poco più di un anno. Cresciuta al David Bowie ma a fianco di mezzo mondo, non sfigurerebbero tra le pagine dei miglio-
freddo del Midwest, con il mito delle pelli- da John Lennon e Robert Smith in giù): ri libri per bambini di tutte le età. Die Stadt
cole italiane dell’orrore e una certa predi- French Accent il risultato, 2007 l’anno. Avere Muzikanten, terzo lavoro del collettivo gui-
sposizione nei confronti della dark wave, un collaboratore famoso dev’essere piaciu- dato dal barbuto Mark Andrew Hamilton,
dei Suicide e di atmosfere oniriche e allo to, perché negli anni successivi i nostro eroi conferma quanto di buono detto lo scorso
stesso tempo claustrofobiche, la ventunen- hanno chiamato Andrew WK, Lee Ranaldo e anno del precedente Treasury Library
ne americana mostra una certa confidenza Don Fleming: How To Make Friends racco- Canada, e come esso è caratterizzato da ric-
anche con quegli affreschi gotici che richia- glie appunto il corpus di questa tripla colla- chi apparati strumentali (l’armamentario
mano un’elettronica sintetica fatta di tastie- borazione. La cosa curiosa è che di per sé tipico del folk-rock, con in più abbondanti
re e distorsioni. Il timbro di Nika - che da ciò che risalta non è la qualità produttiva, dosi di fiati e archi) al servizio di brani sem-
bambina ha studiato lirica - è oscuro e che è un po’ così così (gli ospiti famosi l’a- plicemente deliziosi nella loro dolcezza,
potente, come dimostrano l’ossessivo cre- vranno presa un po’ alla leggera), ma quel- solare o velata di malinconia che sia.
scendo della preghiera crepuscolare che la dei pezzi, che invece c’è. Non avessimo Semplificando, una felice sintesi tra la gran-
risponde al nome di Run Me Out e gli inti- in mente tutto l’apparato di VIP che gira deur degli Arcade Fire, l’intimismo gentile
mi fraseggi contenuti in Manifest Destiny e attorno agli Hifiklub diremmo “Caspita, di Iron & Wine e il pop totale di Sufjan
Tower. Non c’è speranza di luce né di reden- sono bravi nel loro art/alt/rock, devono Stevens; volendo, è anche pensando alla
zione nella notte di Stridulum II, che se sol- solo trovare qualcuno in gamba che li faccia latitanza di quest’ultimo che un album del
tanto fosse stata opera appena più imme- suonare bene e valorizzi la loro scrittura”, genere potrebbe arrivare dritto al cuore
diata e diretta avrebbe rischiato di farsi pensa un po’. Però, se siamo qua a parlare degli appassionati di certe sonorità. E d’ac-
ricordare per molto tempo. Così, invece, di loro, è (forse) proprio perché hanno cordo che quindici canzoni (più ghost
sembra difficile che suoni tanto freddi radunato i friends famosi, altrimenti non track) sono troppe, ma prese singolarmen-
riescano a lasciare traccia duratura. uscivano dai confini patri. Bel dilemma, no? te non se ne butterebbe via nessuna.
Gabriele Pescatore / * Damir Ivic / * * * Aurelio Pasini / * * *

VENT’ANNI FA SUL MUCCHIO


Mucchio Selvaggio n. 152, settembre 1990: copertina accessibile della sua discografia. Dall’altra questa aper-
suddivisa tra Iggy Pop, Hugo Pratt e Del Fuegos e altri tura a sonorità più pop (se così ci è dato chiamarle)
servizi estesi su J.J. Cale, Jeff Healey, Bob Geldof e rende ancor più palese il lato più progressista dell’en-
Mystfest. Fra le recensioni, quella di Goo dei Sonic semble newyorkese, la cui grandezza sta nel discono-
Youth, firmata da Stefano Mongardini. “Sono passati scere ogni regola musicale, e dopo aver raso tutto al
otto anni dal loro esordio discografico e i Sonic Youth suolo crearne delle proprie. Smontare un giocattolo e
sembrano essere l’unico gruppo dell’epoca immediata- rimontarlo in modo differente affinché il risultato, sicu-
mente a ridosso del punk ad avere ancora qualcosa di ramente anomalo, sia ancora più affascinante nella sua
nuovo da dire. Il loro settimo album, primo per una diversità. (…) Una musica che oscilla tra il desiderio di
major, ce li propone in uno stato di salute splendido: da underground, i brandelli di hardcore del passato e i
una parte il tentativo di sfondare, di acquisire un’audience più grandi orizzonti di un rock più ‘tradizionale’, il tutto registrato
ampia, ha fatto in modo che il gruppo - furbescamente, ma con un quarantotto piste. Sono questi i controsensi che rendono
anche con molto charme e integrità - confezionasse il lavoro più i Sonic Youth immensi e inimitabili”.

ILMUCCHIOSELVAGGIO
Alessandro Carlo Eddy Federico Damir Aurelio Gabriele Elena John
Besselva Bordone Cilìa Guglielmi Ivic Pasini Pescatore Raugei Vignola
Averame

LE STELLEDELMUCCHIO

gp
cb

ap
ec

fg

di

er

jv
ab
ARCADE FIRE - The Suburbs (674) *** ** *** *** **
BLACK MOUNTAIN - Wilderness Heart (674) *** *** *** *** **
GRINDERMAN - Grinderman 2 (674) *** ** ** ***
PHILIP SELWAY - Familial (674) *** ** ** ** *** ****
MARK LANEGAN/ISOBEL CAMPBELL - Hawk (674) *** *** ** * *** ** *
THE VASELINES - Sex With And X (674) ** ** *** *** **** *
TIM ROBBINS - And The Rogues Gallery Band (674) ** ** *
BLONDE REDHEAD - Penny Sparkle (674) ** *** ***
!!! - Strange Weather, Isn’t It? (674) * ** ** *** *** **
WOLF PARADE - Expo 86 (674) ** *** ** * ** ** *
M.I.A. - Maya (672/673) ** * *** ** ** ** **** *
RICHARD ASHCROFT - & The United Nations Of... (672/673) * * * * * • •
LITFIBA - STATO LIBERO DI LITFIBA (672/673) *** ** * • *
ARIEL PINK’S HAUNTED GRAFFITI - BEFORE TODAY (672/673) *** ** * ** ***
THE BOOKS - The Way Out (672/673) *** ** ** ** ** ** ** **
THE CORAL - Butterfly House (672/673) *** * ** *** ** ***
WILDBIRDS & PEACEDRUMS - Rivers (672/673) *** ** ** *** ** *** **
TIRED PONY - The Place We Ran From (672/673) ** ** *** ** *
TOM PETTY & THE HEARTBREAKERS - Mojo (672/673) *** **** *** ** ** **
CHEMICAL BROTHERS - Further (671) ** ** ** *** ** * ** *
KELE OKEREKE - The Boxer (671) * • ** *** ** * ** **
HERE WE GO MAGIC - Pigeons (671) ** * ** *** ** **** ** ***
MAX GAZZÈ - Quindi? (671) *** ** * ** ***
ROWLAND S. HOWARD - Pop Crimes (671) ** ** *** ** ***
LAND OF KUSH - Monogamy (671) ** *** *** *** *** ** *
THE HOLD STEADY - Heaven Is Whenever (671) * *** * ** ** * **
MICAH P. HINSON - And The Pioneer Saboteurs (671) **** *** * *** ** **** **
CRYSTAL CASTLES - Crystal Castles II (671) ** ** * *** *** *
DEAD WEATHER - Sea Of Cowards (671) *** ** ** *** *** ** ** ** ***
TEENAGE FANCLUB - Shadows (671) * * ** ** * *
PERTURBAZIONE - Del nostro tempo rubato (671) *** *** *** ** *** ***
LIGABUE - Arrivederci, mostro (671) ** ** • • •
LILIUM - Felt (671) *** *** *** ** **
WOVENHAND - The Threshingfloor (671) *** *** *** *** *** ** ***
AMOR FOU - I moralisti (670) *** **** *** **
THE NEW PORNOGRAPHERS - Together (670) *** *** *** *** ** *** **
ERYKAH BADU - Return Of The Ankh (670) ** ** * ** ** ** *
UNKLE -Where Did The Night Fall (670) ** ** *** *** ** ** **
TETES DE BOIS - Goodbike(670) *** ** ** ****
ALESSANDRO FIORI - Attento a me stesso (670) *** *** *** *** *
THE NATIONAL - High Violet (670) ** *** *** *** *** ** ** ***
ROKY ERICKSON/OKKERVIL RIVER - True Love Cast... (670) ** *** *** *** ** ***
BLACK KEYS - Brothers (670) *** *** *** *** *** ** ** ***
BROKEN SOCIAL SCENE - Forgiveness Rock Record (670) *** *** * *** *** **** *** **
MIKE PATTON - Mondo Cane (670) *** *** ** *** *** *** **

***** imperdibile **** formidabile *** adorabile ** apprezzabile * ascoltabile


• prescindibile •• inascoltabile
97
DVD
B.LONDON
SPRINGSTEEN
CALLING
GRATEFUL
CRIMSON,
DEAD
Columbia/Sony WHITE & INDIGO
Rhino/Warner
I fan di vecchia data, quelli che il Boss l’hanno scoperto negli anni Cosa sarebbe stata la musica rock, senza i Grateful Dead?
’70 o al massimo nei primi ’80, ricorderanno di sicuro quanto la Probabilmente, avrebbe perso un po’ di colore. Eclettici, per defi-
conoscenza della travolgente attività dal vivo dell’Uomo del New nizione e storia, Jerry Garcia e compagni hanno attraversato il tur-
Jersey passasse attraverso bootleg di ardua reperibilità e qualità bine psichedelico, di cui sono stati principali animatori, senza
tecnica per lo più precaria; di un live ufficiale, almeno fino al box farsi spremere dalle mode: fin dagli Acid Tests della metà esatta
del 1986, nemmeno a parlarne, con conseguente disappunto di dei ’60 avevano capito che il rito e la sua serialità potevano garan-
quanti venivano a sapere dai giornali e dal passaparola di esibi- tire una lunga vita artistica, in un panorama in costante evoluzio-
zioni fantastiche, per di più ricche di inediti e di cover. Una situa- ne e incline all’oblio. Dagli album espansivi - e non sempre ben a
zione diversissima dall’attuale, dove ogni concerto si trova in fuoco - degli esordi a piccoli manifesti di musica country-folk nei
Rete mentre i roadie stanno ancora smontando l’impianto e dove primi ’70, dai live di Dark Star a quelli assieme a Bob Dylan,
più o meno ogni tour finisce per avere la sua bella testimonianza hanno creato uno stuolo di estimatori planetario, che ha portato
ufficiale non soltanto audio ma pure video, nello splendore del in classifica vari dischi, ma soprattutto ha riempito qualsiasi tea-
supporto digitale: basti pensare che negli ultimi dieci anni, non tro, arena, stadio o piazza storica.
contando le ristampe dei vecchi vhs o i recuperi dagli archivi, que- Celebre la serie dei “Dick’s Picks”, la produzione più consistente trat-
sto è addirittura il quinto documento in dvd di altrettante perfor- ta dalle numerosissime esibizioni che i fan hanno potuto, quasi inco-
mance di Bruce Springsteen. raggiati dal gruppo, registrare nel corso degli anni. Nel catalogo
Fedele resoconto di uno show tenuto a Londra, in un gremitissimo mastodontico, ma spesso di alta, se non altissima, qualità, mancava
spiazzo di Hyde Park, il 28 giugno del 2009, London Calling si apre quasi del tutto una buona testimonianza anche visiva degli ultimi
con l’omonimo inno dei Clash suonato alla luce del sole e termina anni. Rimedia brillantemente Crimson, White & Indigo, tre cd e un dvd
quasi tre ore dopo quando sulla capitale britannica sono calate le che riportano per intero lo show del 7 luglio 1989, al John F. Kennedy
tenebre: ben ventisette pezzi, più altri due tratti da altre date sem- Stadium di Philadelphia. Un’occasione memorabile, quella del ritor-
pre del 2009 inseriti come bonus, dove la E Street Band e il suo no di Garcia alle scene, dopo una crisi diabetica quasi fatale, e una
perno mettono in luce un vigore e una grinta ben superiori - qua e serie di pezzi che abbracciano la carriera e le intenzioni di sempre dei
là forse persino troppo, almeno per quanto riguarda la voce - a quel Dead: dall’immancabile Turn On Your Lovelight a una resa ipnotica di
che ci si attenderebbe da pur allenati sessantenni. Fantastica (That’s For) The Other One, da Little Red Rooster alla dylaniana
la scaletta, che quasi dimentica gli ultimi due album Knockin’ On Heaven’s Door, oltre alla resa stupefacente
per concentrarsi - anche seguendo i consigli del di Stuck Inside Of Mobile With The Memphis Blues
pubblico, espressi tramite cartelli - su classici Again. La parte audio, per oltre tre ore, testi-
del repertorio ’70 e ’80 (Badlands, Bobby monia la qualità e la coesione di musicisti,
Jean, No Surrender, Promised Land, Ra- IN ARRIVO per dirla con Phil Lesh (basso), “che
cing In The Street, Born To Run, Ro- È disponibile da giugno, ai concerti hanno imparato a suonare bene tutti
salita, Jungleland), qualche episodio della band e presso il sito www.laso- assieme, mese dopo mese, senza averne
meno famoso e altre cover (Jimmy cietasintetica.com, OfflagaDiscoPax- quasi la consapevolezza”, quella video
Cliff, Young Rascals, il tradizionale Rockumentary, film di Pierr Nosari è forse la documentazione più nitida
Hard Times Come Again No More), girato durante l’incisione dell’album di cui oggi disponiamo di un live del
privilegiando l’impeto r’n’r e con- Bachelite: una settantina di minuti di Morto Riconoscente: multiangola-
cedendosi pochi cali di tensione: riprese in studio di registrazione, scam- zioni delle videocamere, colori
un party vibrante dall’inizio alla poli live, interviste e quant’altro per accesi e un senso di movimento
fine, insomma, tanto per la musi- raccontare attraverso parole e immagi- che rende lo scorrere del tempo
ca in sé quanto per il palpabile, ni una delle storie più atipiche, interes- quasi lieve, inconsistente. Pensare
contagioso entusiasmo dei suoi santi e fortunate della scena indie che solo sei anni più tardi, con la
esecutori. E una lezione di stile e di nazionale degli anni zero. Il dvd, nel morte di Jerry, tutto questo sarebbe
vita per i tanti ragazzotti nel fiore quale sono contenuti alcuni extra, ha finito per sempre, lascia davvero un
degli anni che salutano e scendono un prezzo di listino di 14 euro e 90. FG senso di rimpianto. Un rimpianto però
dal palco dopo un’oretta o poco più, ben attutito dalle performance sonore dei
lasciando gli spettatori insoddisfatti. Con Grateful Dead: paragonabili a quelle di
il Boss, si spera ancora a lungo, solo orga- pochi altri e ancora oggi così emozionanti da
smi e nessun coitus interruptus. sembrare irreali.
Federico Guglielmi John Vignola

ILMUCCHIOSELVAGGIO
DVD
RUSH
BEYOND THE LIGHTED STAGE
RUFUS WAINWRIGHT PUNKREAS
PRIMA DONNA PARANOIA DOMESTICA LIVE
vità ad avere in qualche modo
scolpito il loro nome nella sto-
ria del rock nazionale.
Universal Decca/Universal Canapa/Venus Filmato allo storico Hiroshima
Mon Amour di Torino il 12 feb-
Ingiustamente snobbati da Dopo l’ancor recente, ottimo Nel 2009 i Punkreas hanno braio di quest’anno, e arricchito
parte del pubblico rock perché live Milwaukee At Last!!!, recen- festeggiato il ventennale di da un documentario e due
piacciono molto a quanti con- sito anche sulle nostre pagine, carriera, e per sottolineare videoclip assai poco visti,
siderano il suonar bene un ecco un nuovo dvd di Rufus degnamente l’evento hanno Paranoia domestica live immor-
requisito imprescindibile, i Wainwright, interamente dedica- pensato bene di allestire un tala un gruppo più professiona-
Rush esistono ormai da qua- to alla sua opera di debutto in tour incentrato soltanto sui le e meno grezzo rispetto ai
rantadue anni e non cambiano francese, Prima Donna, ambien- brani del demo Isterico (1990) giorni degli esordi, con tutti i
organico da trentasei: un tata nella Parigi degli anni 70, e dei primi tre album, United pro e i contro che ciò compor-
autentico monumento, insom- dove la matura soprano Régine Rumors Of Punkreas (1992), ta: i “ragazzi” danno comun-
ma, che vanta diciannove Saint Laurent è chiamata a Paranoia e potere (1995) ed que l’impressione di continuare
album di studio, un invidiabile dimostrare il suo valore e si in- Elettrodomestico (1997): quelli, a divertirsi un mondo, e la sod-
terzo posto - dopo Beatles e namora di un giornalista. Se nel- per capirci, in cui la band del- disfazione della vasta e compo-
Rolling Stones - fra le band che l’immagine di copertina il song- l’area milanese deviava solo in sita platea dimostra come la
hanno ottenuto il maggior writer di origini canadesi asso- parte - per lo più verso lo ska - vibrante, trascinante orecchia-
numero di dischi d’oro/platino miglia a Giuseppe Verdi, non è dalla via di un hardcore-punk bilità del repertorio qui scelto -
consecutivi e la devozione un caso: diretto da George melodico “alla californiana” citiamo almeno qualche titolo:
assoluta di tutti i colleghi. Una Scott, articolato in quindici capi- caratterizzato da testi in italia- Il mercato del niente, Disgusto
carriera formidabile che, sul toli e sottotitolato in varie lingue no che si potrebbero definire totale, Aca toro, Il vicino, quel
piano stilistico, ha in origine (purtroppo non in italiano), il barricaderi con ironia. In segui- fantastico cazzeggio che è La
spaziato fra hard e progressi- documentario ripercorre per to i Punkreas, senza rinunciare canzone del bosco - non è stata
ve, per poi indirizzarsi verso quasi un’ora e mezza di durata a vigore e compattezza, avreb- intaccata dal tempo trascorso.
un sound a 360 gradi legato la genesi e la lavorazione dello bero aggiustato il tiro, raffina- Valeva la pena di celebrarlo in
alle sue radici così come ricet- spettacolo, alternando interviste to la formula e raccolto con- audio/video, per la gioia di vec-
tivo a ogni influenza moderna. appositamente realizzate, spez- sensi assai meno di nicchia, chi e giovani estimatori.
Di questa storia senza termini di zoni dal vivo, riprese delle prove ma è certo la prima fase di atti- Federico Guglielmi
paragone rende conto Beyond o del lavoro di composizione,
The Lighted Stage, film di un’ora divertenti immagini d’antan. In

EXTRA
e tre quarti che assembla effica- parole povere, la strada parte
cemente riprese di repertorio e dall’ossessione infantile per l’o-
interviste appositamente realiz- pera alla positivissima premiere
zate non solo ai tre canadesi - di Prima Donna al Manchester
Geddy Lee, Alex Lifeson e Neil International Festival, nel luglio
Peart - ma pure a loro illustri fan del 2009.
come Kirk Hammett, Billy Ecco così che la musica si inca-
Corgan, Gene Simmons, Trent stra perfettamente con le di-
Reznor e vari altri. Un attestato chiarazioni del diretto interes-
inequivocabile, rimarcato dall’al- sato, del direttore d’orchestra,
tra ora e mezza di assortite della soprano Jane Kelly, del
immagini del secondo dischetto fidanzato tedesco Jörn, della
(live, dietro le quinte, di tutto un sorella Martha, del padre Lou-
po’), della specialità del trio di don - che descrive il figlio come Contrariamente alle previsioni arriva subito in dvd,
Toronto e di come esso meriti di un “risk-taker” (c’è complimen- con il marchio Edel, Stones In Exile, film-documenta-
fregiarsi della qualifica di “world’s to più bello oggigiorno?) - e rio di Stephen Kijak dedicato al “making of” di Exile
biggest cult band”. Potranno della madre Kate McGarrigle, On Main St., uno dei massimi capolavori dei Rolling
anche piacere poco o nulla, I scomparsa lo scorso gennaio e Stones. Un’ora e mezza di riprese che immortalano
Rush, a causa del loro perfezio- alla quale è dedicato l’intero la band britannica durante la sua burrascosa perma-
nismo e magari della loro ricer- progetto. Per gli estimatori, nenza in Costa Azzurra, “spiegate” da interviste
cata magniloquenza, ma almeno dunque, un approfondimento recenti che non riflettono però appieno il clima di
un ammirato rispetto gli è certa- atipico, ben realizzato e da non quei giorni di quasi quarant’anni fa. Del documenta-
mente dovuto. Beyond The perdere, arricchito per giunta rio (qui arricchito di alcuni gustosi bonus) e del disco
Lighted Stage e i suoi ricchi da abbondanti contenuti extra. ci siamo ampiamente occupati nel n. 671. FG
bonus spiegano perché, con chia- Perché le vere dive hanno co-
rezza e dovizia di particolari. raggio da vendere.
Federico Guglielmi Elena Raugei

99
FREAK
Musica per lucide menti aperte
di Riccardo Bertoncelli

Robert Plant
Band Of Joy
ILMUCCHIOSELVAGGIO
APPROFONDIMENTI

“S
arebbe forse un sollievo per molti se dino e portato a predicare nel Valhalla del
mi comportassi come si deve e con- Rock, ecco, forse Plant sarebbe stato un
tinuassi a riproporre quel che ho già innovatore in quel campo, con molta me-
fatto. Ma voglio essere conosciuto no gloria e fama degli Zeppelin ma, viene
come uno che ama la varietà, che da pensare, con più soddisfazione perso-
fa di testa sua e non segue ciò che dicono gli nale. Sarà per la prossima vita.
altri. Non posso continuare a reinventare lo
spirito di quell’enorme mostro che ormai è alle Band Of Joy ha i piedi saldi nel passato ma
spalle perché non è quello che desidero, e non la testa nel presente - anche questo è il suo
mi sentirei a mio agio. Il ragazzo che cantava bello. E il presente sono soprattutto i due
nei Led Zeppelin non lo conosco più. Vedo brani dei Low, Silver Rider e Monkey, che
qualche spassosa immagine di lui, e poi vedo Plant ha recuperato dai suoi più freschi
una cucciolata di mediocri imitatori che cre- ascolti e ripropone con la voce di Patty
dono di seguirlo in pantaloni di lurex e guanti Griffin, con un arrangiamento che defini-
di cuoio con il dito alzato”. Sono passati die- sce “una sorta di incrocio tra This Mortal
ci anni da quando Robert Plant scolpì que- Coil e Shangri-Las”. Due belle cover ma non
sta fiera dichiarazione e quattro album, uno solo, mi azzardo a dire, una indicazione di
più bello dell’altro, hanno dimostrato che che musica suonerebbe Robert Plant se
non erano parole di circostanza. L’ultimo esce in questi giorni; si non fosse un ragazzo del 1948 cresciuto a blues e sogno ameri-
chiama Band Of Joy ed è una bellissima rassegna di varietà, cano ma un suo figlio o nipote di trenta, quarant’anni più giova-
appunto, nel territorio folk-country-blues che il nostro uomo ha ne. C’è un altro pezzo del disco che mi comunica la stessa
scelto come riserva per gli anni della maturità. impressione, ed è Even This Shall Pass Away, il finale. Plant ha
preso una poesia di metà Ottocento e l’ha musicata su uno
Chi si aspettava un seguito di Raising Sand, il disco prima con sciolto ritmo funk, accantonando per una volta le chitarre ge-
Alison Krauss, elogiatissimo e premiatissimo, non resterà deluso menti che trapuntano il disco per un nervoso ballo che investe la
ma avrà motivi di sorpresa; perché l’orizzonte è sempre quello, voce di una luce spettrale. Se potessero esistere degli Zeppelin
country-folk-rock di nobile radice americana, ma la tavolozza è 2010, forse sarebbe questa la direzione; ma sono discorsi teori-
più ampia, lo sguardo apertissimo, senza la monotonia che a mio ci, e vani, Pagey probabilmente non capirebbe, JP Jones avrebbe
avviso finiva per sbiadire il fascino di quel progetto. A Raising da ridire e io ho fatto la figura dello zuccone ostinato che dicevo
Sand ho sempre preferito Dreamland, che nel 2002 inaugurò que- prima. Sorry.
sta stagione di grazia. Ecco, fate conto che Plant abbia in qualche
modo incrociato le due opere. Ha preso lo spirito avventuroso di Un altro motivo per amare questo disco è che porta lo stesso
quel rinnovato esordio ma ha abbandonato il repertorio Sixties e nome di una band giovanile di Robert Plant, attiva nella psycho
i toni più accesi per un viaggio più indietro, dagli anni Cinquanta Londra del 1967-68. Quella Band Of Joy navigò i tempestosi mari
alla tradizione profonda, con misurati colori volentieri acustici. dell’epoca con tre cambi di formazione in corsa e un repertorio
che spaziava dai Buffalo Springfield a Jimi ai ragazzi di San
Con la sua voce calda e meditata, che non ha più bisogno di ur- Francisco, facendo a sportellate con la Aynsley Dunbar Re-
letti orgasmici per trovare la strada del cuore, eccolo interpreta- taliation, Terry Reid, i Ten Years After, i Social Deviants, giusto
re dolci slow della prateria (I’m Falling In Love Again), esorcismi per citare alcuni con i quali si trovò sul palco nei pochi mesi di
gospel nel regno degli inferi (Satan, Your Kingdom Must Come vita. Non pubblicò mai ufficialmente ma un paio di brani son
Down), asciutti rockabilly che non sarebbero stati male nell’ep venuti a galla qualche anno fa, quando Plant compilò quel suo
degli Honeydrippers, quando a Plant negli Ottanta era venuto quaderno della nostalgia, Sixty Six To Timbuktu. C’era John
l’uzzolo di rimettere il giubbone di cuoio (You Can’t Buy My Lo- Bonham in quella formazione, e il chitarrista Kevin Gammond
ve). I salti di tempo non lo spaventano, l’entusiasmo è quello di poi nei Bronco, ma soprattutto c’erano entusiasmo e voglia di ri-
un ragazzo. Può scendere a scandagliare il folk più primitivo ed schiare nelle avventurose sortite live, “magiche e disastrose nello
esoterico (Cindy, I’ll Marry You Someday) e il brano dopo appro- stesso tempo, sempre al limite, sempre fuori di testa”. È quello spi-
dare ai giorni nostri, a un Townes Van Zandt tanto scostante da rito che Plant ha voluto riaffermare recuperando la vecchia sigla,
suscitare ammirazione e sgomento (Harm’s Swift Way: “Nella quella “attitude and sentiment” che è un elisir di lunga vita non
versione di Townes è praticamente un demo, e non uno qualunque, solo musicale. Gli manca il vecchio Bonham ma i musicisti della
proprio l’ultimo; c’è questa idea che, una volta finito, deporrai la chi- nuova Band Of Joy sono molto, molto più provetti; Darrell Scott,
tarra e non la riprenderai mai più”). Non vale chiedere se fa capo- Byron House, Marc Giovino, e già parliamo di gente di levatura
lino qualcosa di Zeppelin, dopo la ghigliottina delle parole d’a- superiore, più un fuoriclasse come Buddy Miller, storico collabo-
pertura, ma se proprio qualche zuccone volesse impuntarsi, sap- ratore di Emmylou Harris che qui spicca anche come autore e
pia che al massimo il Plant 2010 si spinge al confine del terzo co-produttore. Se l’album mantiene le promesse e ci lascia la
album e di pezzi come Hats Off To Harper, che nelle note acco- bocca dolce, buona parte del merito va a lui, come spiega con
sta a un originale scritto con Buddy Miller, Central Two-O-Nine. gratitudine il vecchio ragazzo con la chioma leonina: “Buddy è il
Gli è cugino House Of Cards, di Richard Thompson, omaggio al curatore di una specie di museo del rock and roll contenuto in tre o
vecchio amico e alla indimenticabile stagione del british folk di quattro casse di chitarra. Le apri, tiri fuori gli strumenti, li accordi: e
Pentangle e Fairport Convention; non fosse stato rapito da O- quello che viene, è pura magia”.

101
NINJA TUNE XX FORMATI DISPONIBILI:
- BOX SET: 6XCD+6X7”+BOOK+EXTRA
BOX SET - 2 CD: NINJA TUNE ARTISTS
- 2 CD: NINJA TUNE REMIXES
LABEL: NINJA TUNE
Venti anni di Ninja Tune, una
delle più longeve label di
musica elettronica nate in
Inghilterra tra la fine della scena
acid house e l’esplosione
dell’acid jazz, festeggiati con un
box set molto bello. Creata dai
Coldcut, questa label si è sempre
distinta per l’originale visione
artistica del suo roster,
affascinando anche per l’aspetto
grafico delle copertine dei dischi e per l’integralismo indie ancora oggi molto coerente. Questo box è
diviso in tre parti: nella prima troviamo ben sei cd con inediti di tutti gli artisti che in un modo o
nell’altro hanno fatto parte della famiglia Ninja Tune, dai Cinematic Orchestra a Prefuse 73,
dagli Orb ai Tunng, da Switch al Kronos Quartet; la seconda parte è invece caratterizzata da
una raccolta di 7” (ben sei), che troverete solo in questo boxset, con Bogus Order (ennesimo
alias dei Coldcut), Daedelus, Wagon Christ e Mr.Scruff, tra gli altri, e poi con un Ninja Tune
Tree, l’albero genealogico della label, poster e stickers; la terza parte invece è incentrata sul
libro “NINJA TUNE: 20 Years of Beats & Pieces”, la storia della label sin dalle origini.
Imperdibile.

ANDREYA TRIANA – LLOST


ANDREYA OST WH
WHERE
HERE I BEL
BELONG
ONG AFRO
AFR O CELT
CELLT SOUND
SO
OUND SYSTEM
SYSTEM – CAPTURE
CAPTURE
CD LLABEL:
ABEL: NINJA TUNE 2CD LLABEL:
ABEL: REAL WORLD
Mr Scruff,
Mr Scruff, Flying
Flying Lotus,
Lotus, Theo
Theo Parrish
Parrish e Bonobo
Bonobo sonosono i Q uando g
Quando glili Afro
Af r o C elt SSound
Celt ound SSystem
y s te m d e b u t t a ro n o
debuttarono
principali artisti
principali artisti ai quali Andreya
Andreya Triana
Triaana ha prestato
prestato la sua quindici anni fa, non n cc’era
’era ancora
ancora una band di quel
voce, ma
voce, ma adesso
adesso arriva
arriva un
un album
album solista
solista che
che mette
m e t te a liv ello ccapace
livello apace di un ire ccon
unire on gr ande senso rritmico
grande itmico la
fuoco tutto
fuoco tutto ilil ssuo
uo status
status di
di artista.
ar tista. Mentre
Mentre lala maggior
maggior w orld music,
world music, il rrock
ock e black music
music.. Scrissero
Scrissero anche
parte
par te delle
delle artiste
ar tiste vuole
vuole assomigliare
assomigliare ad ad Alicia
Alicia Keys,
Keys, musiche p per
er film come
comme “Gangs
“Gangs of N Newew YYork”
ork” di M Martin
artin
Rihanna, Amy
Rihanna, Amy W inehouse e Duffy,
Winehouse Duffy, poche
poche sono
sono quelle
quelle SScorsese,
corsese, ““Carne
Carne Tremula”
Tremula” d dii Pedro
Pedro Almodovar
Almodovar e
coraggiose e dotate,
coraggiose dotate, come
come Andreya
Andreya Triana,
Triana, veramente
veramente “H otel Rw
“Hotel anda” di TTerry
Rwanda” erry G eorge. Q
George. uesto doppio ccd
Questo d
originali e uguali solo a sé stesse.
originali stesse. Un
Un bel
bel disco
disco di folk
folk soul rripercorre
ipercorre i cinque
cinque albumalbum prodotti,
prodotti, ccon on o spiti
ospiti
digitalizzato.
digitalizzato. leggendarii come
leggendar come R Robert
o ert P
ob Plant,
lant, PPeter
eter Gabriel,
Gabriel, SSinead
inead
O’Connor.
O ’Connor.

NA
NATURALLY
ATUR
T ALLLY 7 – V VOCAL
OCAL PL
PLAY
AY K-X-P – SELF TITLED
CD+DVD
CD+D VD LLABEL:
ABEL: SUPERDAD CD LLABEL:
A
ABEL: SMALL
SMALLTOWN
LTOWN SUPERSOUND
Dopo aver
Dopo aver conquistato
conquistato Quincy
Quincy JJones,
ones, Lionel
Lionel Richie,
Richie, " S p a ce d - o u t K
"Spaced-out rautrock-meetsdrummy-disco d
Krautrock-meetsdrummy-disco a n ce
dance
Chris Martin
Chris Martin e Michael
Michael Bublè,
Bublè, i Naturally
Naturally 7 si apprestano
apprestano par ty", iill ccommento
party", o m m e nto d el p
del re s t i g i o s o m
prestigioso agazine
magazine
ad affascinare
affascinare i fan italiani di band come come Take
a e 6 e Boyz
Tak Boyz americano XLR8R
americano XLR8R dà dà cchiaramente
hiaramente un’idea un’idea p re c i s a
precisa
Men con
II Men con “Vocal
“ Vocal Play”
Play”, il titolo
titolo del nuovo
n vo disco
nuo disco e lo stile della m
della usica d
musica dii questo
questo disco
disco dei
dei finlandesi
finlandesi K -X-P,
K-X-P,
musicale
musicale che hanno inventato,
inventato, mutuato
mutu uato dal beatboxing
beatboxing band
band iincentrata
ncentrata ssulle ulle figure
figure di
di Timo
Timo Kaukolampi,
K aukolampi,
primo hip hop e dallo stile “a
del primo “a cappella”
cappella”. Nelle
Nelle lor o
loro produttore di Annie,
produttore Annie, e TTuomo
uomo P uranen, collaboratore
Puranen, collaboratore
composizioni non
composizioni non cici sono
sono batterie,
batterie, chitarre,
chitarre, trombe,
trombe, di llungo
di ungo corsoco r s o ddii Jimi
Jimi TTenor.
enor. IIspirati
s p i ra t i d al ssound
dal ound di di
flauti, la loro
loro voce
voce è di pperer sè uno strumento.
s umento. Nel
str Nel disco
disco Moondog, rricordano
Moondog, icordano aanchenche quello
quello p piùiù attuale
attuale di di
spicca
spicca anche un duetto
duetto concon Michale
Michale Bublè
Bublè e poi
poi c’è
c’èè un Spacemen 3, TThis
Spacemen his H eat, 23 Skidoo,
Heat, Skidoo, Suicide e NEU!.
dvd
dvd con
con le migliori
migliori performance
performance live.live.

DWELE – W.ANTS
DWELE W.ANT
. S W.ORLD
W.ORLD
. W.OMEN
W.OMEN J.BERGONZI/J.KOCHAN/P.LEMANCZYK
J.BER GONZI/J.KOCHAN/P
O P..LEMANCZYK -
CD LLABEL:
ABEL: E1 THREE POINT SHO SHOT
OT
Q uinto album per
Quinto per Dwele,
Dwele, in terprete nativo
interprete nativo di Detroit
Detroit e CD LLABEL:
ABEL: CHALLENGE
ccelebrato
elebrato come co m e u uno
no degi
degi eredi
e re d i d dello
ello sstile vocale
tile vo cale di
di NNuovo disco
uovo disc o in TTrio sassofonista
rio del sassof onista JJerry
erry B Bergonzi,
ergonzi,
DDonny
onny Hathaway.
Hathaway. Questo
Questo nuovo
nuovo album a ci fa sc
scoprire
oprire cche
he h haa iiniziato
niziato llaa ssuaua llunga
unga ccarriera
arriera ccon on D Dave
ave
ancora
anc ora una volta volta il suo talen
talento to compositivo
o ositivo e le sue
comp BBrubeck
rubeck fino al rrecente
ecente ttour
our ccon
on JJohn
ohn A Abercrombie.
bercrombie.
ddoti
oti vovocali,
cali, che
che hanno
hanno affascinato
a f f a s c i n a to nnegli
egli anni
anni sia
sia gli
gli QQuesto
uesto ““Three
Th re e P Point
oint SShot”
hot ” è d delineato
e l i n e ato d dagli
agli
aappassionati
p p a s s i o n at i d
dii m usica b
musica lack d
black el passato
del passato come
co m e i aarrangiamenti
rrangiamenti m melodici
elodici e d dalla
alla ccreatività
reatività ttipica
ipica ddel
el
tr endsetter di nuo
trendsetter nuoveve espressioni music
espressioni m
musicaliali della cultur
culturaa ffree
ree jjazz
azz eespressa
spressa aanche
nche d ai d
dai ue p
due ar tner p
partner olacchi
polacchi
afr oamericana.
afroamericana. Jac ek K
Jacek ochan, ba
Kochan, tterista anche di Kenn
batterista Kennyy W heeler e
Wheeler
GGreg Osby,
reg Osb Piotr
y, e Piotr LLemanczyk,
e
emancz passato
yk, in passa fianco
to al fianc o di
TTim Hagans,
im Hagans Clarence
s, Clarence PPenn Jakob
enn e Jak ob Dinesen.
Dinesen.

AEROPLANE – WE C
AEROPLANE CAN’T
AN’T FL
FLY
LY V.A.-
V.A.- AN ANT
ANTHOLOGY
HOLOGY OF NOISE &
CD LLABEL:
ABEL: ESKIMO EELECTRONIC
ELECTR ONIC MUSIC V VOL.
OL.. 6
IIspirati
spirati dal sound glam di G Grace
race JJones,
on MGMT,
nes, MGMT Bloc
T, B Party
loc Party 2CD LLABEL:
ABEL: SUB ROSA
ROSA
e FFriendly
riendly FFiresires aarrivano
rrivano g glili AAeroplane,
eroplane, tteam eam d dii Le compilation
Le compilation dellaa Sub R osa hanno sempre
Rosa sempre aavuto
vuto
produzione
pr oduzione b belga
elga trtraa i più in vista in Inghilterra
i Inghilt durante
erra dur ante la
la caratteristica dii presentare
c a ra t te r i s t i c a d presentare alcune
alcune produzioni
p ro d u z i o n i
ll’estate.
’estate. ““We
We C Can’t
an’t FFly”ly ” è iill ttitolo dell’album
i to l o d ell’album e misconosciute
misconosciute ed ed inediti
inediti dei
dei più
più importanti
impor tanti aartisti
r tisti
dell’omonimo
dell ’omonimo pr primo singolo,, in ond
imo singolo onda
da su Bb Bbcc R
Radio
adio 1 ed dell’avanguardia
dell’avanguardia musicale, musicale, classica
classica o m minimale
inimale che che
oosannato
sannato d dalal g gotha
otha d dei
ei ttrendsetter
rendsetteer della
della City,
City, per
per via
via sia, e questo
questo sesto sesto volume,
volume, in un doppio cd, cd, non fa
ddelle
elle iinfluenze
n f l u e n ze m musicali
usicali ccosmic,
osmic, p psichedeliche,
sichedeliche, eccezione. Henry
eccezione. Henry Cowell,Cowell, TTetsuo
etsuo Furudate,
Furudate, Z ’ev, Julie
Z’ev, Julie
baleariche
balear iche ed emo emo.. Rousse, SStephen
Rousse, tephen O’Malley,
O’Malley, C hristian Vogel
Christian Vogel + Pablo
Pablo
Palacio,
Palacio, sono solo alcuni alccuni degli artisti
artisti che fanno parte
parte
di questa raccolta.
raccolta.
CLASSIC
ROCK
Fatti Panoramica John Mellencamp Cars Obiettivo R.E.M. Little Willie John
Recensioni African Pearls Blasters Clark-Hutchinson Roy Ayers Neurosis
David Bromberg Faust Lloyd Price Screamin’ Jay Hawkins Fresh Maggots
Roedelius Julian Cope Alexis Korner Pietre miliari J. Birkin - S. Gainsbourg

L’estate sta finendo e noi vi consoliamo, oppure festeggiamo fezionati con materiali di archivio sia editi che inediti, e comun-
con voi, con un nuovo Classic Rock, come al solito estrema- que rivolti a un pubblico di appassionati di solito esigenti, certe
mente vario e ricco. Non ha grande importanza che tutte le cose hanno il loro peso. E poi, diciamolo, se avete atteso…
uscite attorno alle quali ruotano i vari articoli siano in circola- trent’anni per scoprire un album o un artista dimenticati, o per
zione già da un paio di mesi: fortunatamente per le “ristampe approfondire una band che suona e incide da decenni, che dif-
e affini”, o almeno per la massima parte di esse, non regna la ferenza potrà mai fare un mese in più?
solita, demenziale corsa alla recensione tempestiva (o anticipa- Fiduciosi negli esiti dell’esperimento “Mucchio + Extra a dieci
ta), ed è quindi possibile scriverne con relativa calma, avendo in euro” di luglio/agosto, che conosceremo solo un paio di setti-
mano il vinile o il cd autentico invece di un fetido promo mane dopo l’uscita di questo numero, vi augur(iam)o buona
(magari digitale) e potendone pertanto commentare anche le lettura, buoni ascolti e anche un buon inizio della stagione
caratteristiche fisiche (la bontà delle note informative, ad esem- discografica 2010/11.
pio, o la bellezza della confezione). Nel campo dei lavori con- Federico Guglielmi (MD7213@mclink.it)

103
CLASSICROCK

FATTI
Teardrop Explodes Tuli Kupferberg Charlatans Gil Scott-Heron Sugar Hill
Sam Gopal Mike Oldfield Steve Winwood Angel Witch

V
iene commercializzato dalla Mercury/Universal in una psichedelia e pop - è impinguato di altre ventiquattro tracce: 45 giri (ci
“deluxe edition” addirittura tripla il primo album dei Tear- sono anche i primi tre su Zoo Records), outtake, incisioni dal vivo, ver-
drop Explodes, la formazione di Liverpool nella quale si sioni alternative.
fece le ossa il giovane Julian Cope. Edito in origine nel
1980, Kilimanjaro - stilisticamente in bilico fra post-punk, Esattamente vent’anni dopo la prima uscita, la Beggars Banquet/Self ha
confezionato una versione raddoppiata di Some Friendly, esordio sulla
lunga distanza di quei Charlatans che di lì a poco sarebbero diventati
TULI KUPFERBERG, 1923-2010 una delle compagini più rappresentative del cosiddetto Madchester
Lo scorso 12 luglio, dopo quasi ottantasette anni Sound. Agli undici episodi del cd del 1990 sono stati aggiunti dicias-
di una vita vissuta freneticamente e di sicuro sette fra b-side, versioni alternative e session radiofoniche; peccato
anche divertendosi parecchio, se n’è andato manchi il primo singolo Indian Rope, pubblicato qualche mese prima
anche Tuli Kupferberg, uno dei simboli più credi- dalla Dead Dead Good Records.
bili e creativi della “controcultura” americana
fiorita negli anni 60. Attivista, scrittore, poeta, Il ritorno sulle scene di Gil Scott-Heron con l’eccellente I’m New Here
disegnatore e agitatore culturale a 360 gradi, Tuli ha avuto il positivo effetto di riportare nei negozi, grazie alla Charly,
era noto in ambito rock soprattutto per il suo ruolo di fondatore e quello che è dai più indicato come il capolavoro del poeta/musicista di
leader - alla pari con l’inseparabile amico Ed Sanders - dei Fugs, Chicago, Winter In America, edito nel 1974 e cofirmato con il flautista-
forse la band folk-rock più sgangherata (ma non sempre), impe- tastierista-compositore Brian Jackson. La ristampa non contiene bonus
gnata e ribelle di ogni epoca, titolare di una decina di cd di studio, ma solo un libretto con testi esplicativi.
più una manciata di live, dati alle stampe fra il 1965 e i giorni nostri.
L’artigianale, istintivo The Fugs First Album (1966) e il più elaborato Si intitola A Complete Introduction To Sugar Hill Records ed è
Tenderness Junction (1968) i dischi consigliati per un primo approc- pubblicato dalla Universal il box di quattro cd in elegante confezione a
cio con il gruppo; a inquadrare a grandi linee la weltanschauung del libro che racconta attraverso quarantasei brani - recuperati dai 12” del-
personaggio, invece, bastano i titoli di alcune sue opere letterarie: l’epoca - la storia dell’etichetta newyorkese che nel 1979 diede il via, di
1001 Ways To Live Without Working, Kill For Peace, Oh God!, My fatto, all’epopea dell’hip hop. C’è ovviamente il pezzo-chiave, Rapper’s
Prick Is Bigger Than Yours, When I Hear The World Culture I Reach Delight della Sugarhill Gang, assieme a vari classici dei repertori di arti-
For My Gun, Teach Yourself Fucking. sti quali Grandmaster Flash & The Furious Five, Spoonie Gee, Positive
Force, Crash Crew, Funky Four, Treacherous Three, Melle Mel…

ILMUCCHIOSELVAGGIO
Uscito nel 1968 per la Stable, l’etichetta che sponsorizzò anche i Deviants
di Mick Farren, ha da poco rivisto la luce per la Esoteric (in quella che,
comunque, è almeno la sua terza stampa in cd) Escalator d(e)i Sam
Gopal, una delle band più mitizzate dell’underground britannico - filone
psichedelia esoticheggiante e rock free-form - dei tardi ‘60. Oltre che alla
sua indiscutibile ruvida bellezza, la fama del disco è dovuta alla presenza
in organico di Lemmy, futuro Hawkwind e Motorhead.

A seguire quella di Tubular Bells, vengono confezionati in “deluxe”


dalla Universal il secondo e terzo album di Mike Oldfield, Hergest
Ridge (1974) e Ommadawn (1975). Oltre a quello originale, entrambi
presentano un nuovo mixaggio curato dallo stesso polistrumentista bri-
tannico - suo malgrado, ispiratore di tanta new age - e alcuni inediti
(rispettivamente, due e quattro), più un dvd con un ulteriore remix
(questa volta in surround).

Revolutions (Island/Universal) è un’antologia che ripercorre la luminosa


carriera di Steve Winwood, partendo dallo Spencer Davis Group (sua,
fra le altre, la celeberrima Gimme Some Lovin’) per arrivare alle uscite
solistiche passando attraverso i Blind Faith e naturalmente i Traffic. Due
le edizioni: una esaurientissima in cofanetto, con cinquantotto brani
suddivisi in quattro cd, e un assai più succinto “bignamino” singolo,
dove le tracce sono soltanto diciassette.
Federico Guglielmi

ANGEL WITCH: DELUXE!


Fra l’ultimissimo scorcio dei ‘70 e l’inizio
del decennio successivo, una sigla susci-
tava scetticismo - se non repulsione -
tra gli appassionati di punk e post-punk
che leggevano le riviste specializzate,
focalizzando al contrario l’interesse dei
rocker “vecchio stampo” rimasti legati
all’hard storico: NWOBHM, vale a dire
“New Wave Of British Heavy Metal”,
corrente rappresentata da un consistente numero di band che inten-
devano recuperare il classico “rock duro” della prima metà dei Seven-
ties innervandolo di un nuovo vigore in qualche modo figlio del punk.
Di tale schiera gli Angel Witch, formatisi a Londra nel 1977, furono
uno degli alfieri, anche se la sola fase davvero cruciale della loro car-
riera fu quella dei primi passi discografici, tutti datati 1980: il contri-
buto alla raccolta Metal For Muthas, il 12”ep Sweet Danger pubbli-
cato dalla EMI e l’album Angel Witch (per la Bronze), che precedette
lo scioglimento (documentate da altri tre dischi di lunga durata, ma
ininfluenti, le successive reunion).
Tre decenni dopo la prima uscita, Angel Witch è adesso riapparso per la
quarta volta in formato cd grazie alla Sanctuary/Universal, in quella che
è lecito ritenere la sua edizione definitiva: una fiammante (è il termine
giusto…) “deluxe” che oltre alla scaletta originaria di dieci episodi e a
tutte le bonus delle tre precedenti ristampe, contiene altri dieci pezzi rie-
sumati dagli archivi. Riepilogando: il 33 giri, il pezzo di Metal For Mu-
thas, gli ep Sweet Danger e Loser (1981), due versioni diverse tratte da
singoli, quattro brani incisi per la BBC nel 1980 e sette demo del bien-
nio 1978/1979. Una manna per estimatori e collezionisti del gruppo
capitanato dal chitarrista/cantante Kevin Heybourne, quindi, ma anche
una bella occasione di colmare la lacuna per quanti non conoscessero
questa pietra miliare della NWOBHM, accostabile per valore all’omoni-
mo debutto degli Iron Maiden, a Ace Of Spades dei Motorhead, a
Lightning To The Nation dei Diamond Head, a Welcome To Hell dei
Venom, a Strong Arm Of The Law dei Saxon, a Head On dei Samson.

105
CLASSICROCK PANORAMICA
JOHN MELLENCAMP
Quando scorrerete queste righe il ventunesimo album in studio di John
“non più Cougar da tanto” Mellencamp sarà appena uscito. Promette di
stupire quanto la retrospettiva On The Rural Route 7609 che lo ha prece-
duto di nove settimane. A cinquantanove anni, l’artista dell’Indiana di
smettere di crescere e cercare non ne vuole proprio sapere.

F
a un po’ strano scrivere di un disco in base alle informazioni che
se ne hanno ma senza avere ascoltato una nota e sapendo che
chi leggerà avrà viceversa avuto agio, essendo l’uscita annuncia-
ta per il 17 agosto, di esplorarlo a fondo. Non bastasse: in que-
sta parte di giornale è alle ristampe, o comunque al recupero di
archivi come norma vecchi almeno un decennio, che ci si dedica. E tut-
tavia spendere qualche riga per No Better Than This è talmente funzio-
nale (a partire da un titolo fantasticamente arrogante: sotto certi aspet-
ti il nostro eroe per fortuna non cambia mai) a un discorso d’assieme
sull’uomo e il musicista Mellencamp che esimersene non si può. Si sa
(conferma di un felice e collaudato sodalizio) che è stato prodotto da T
Bone Burnett e nel contempo che “produzione” è una parola grossa
per un lavoro registrato con un Ampex portatile del 1955, usando un
solo microfono, in diretta e in mono e si badi bene che è un disco con
la band. Inciso in una sorta di tour di una serie di luoghi americani mito-
logici: la prima chiesa battista per gente di colore in Georgia, gli studi
della Sun a Memphis, la stanza d’albergo a San Antonio, Texas, in cui
Robert Johnson eternò Sweet Home Chicago. Populista come lui stes-
so si definisce ma dando al termine un’accezione di sinistra (e per gli
standard statunitensi è uno di estrema sinistra), John Mellencamp con
questo suo nuovo album rivendica una volta di più l’essere parte di
quella tradizione working class che da Woody Guthrie e Pete Seeger
arriva a Bruce Springsteen e Steve Earle passando per i Creedence
Clearwater Revival, ma facendo sempre salvo l’apporto di Leadbelly
come della Carter Family. “Non sono soltanto quello delle canzoni che
ascoltate spesso alla radio”, sottolinea con orgoglio, e stiamo parlando
di uno che in trent’anni ha piazzato una trentina di titoli nei Top 100 di miei primi cinque lp sono terribili”, ha recentemente ribadito nelle con-
“Billboard”, un buon terzo dei quali assurto al rango di evergreen. versazioni dalle quali il critico Anthony De Curtis ha tratto diversi spun-
Come potete leggere qui a fianco, è la medesima tesi alla base di On ti per le note che accompagnano il box summenzionato. “Prendi un
The Rural Route 7609, che per quanto materiale contiene di anni Elvis Costello. Ascolti il suo esordio ed è fantastico, in tutta evidenza il
recenti esce in parte pur’esso dai paletti all’interno dei quali agisce prodotto di uno nato con il dono della scrittura. Io non ho avuto una
usualmente Classic Rock. Risolutamente attuale ma radicato nella sto- simile fortuna. I miei primi dischi non solo non erano fantastici, non
ria, il nostro uomo si muove su linee temporali che sono sue proprie erano nemmeno semplicemente buoni”. Bisogna dirlo: dargli torto non
senza da lungi permettere a nessuno di dettargli scansioni e strategie: si può. Registrato nel 1975 ma pubblicato solamente nell’autunno del-
non lo convinceranno, se non sarà lui in primis a persuadersi della l’anno dopo, Chestnut Street Incident è un album che non sa che fare,
necessità di una discesa in campo, a candidarsi a senatore per l’India- se restare fedele alle radici New York Dolls del giovanotto o giocarsi la
na come molti dalle sue parti vorrebbero. Attenda magari dieci anni carta del “nuovo Springsteen” (l’iniziale American Dream è imbaraz-
ancora, si può sommessamente auspicare. Quanto serve per regalarci zante per quanto fa il verso al Boss), fra “originali” scipiti e una scelta
altri due o tre dischi di vaglia e qualche nuovo classico di american di cover schizofrenica, da Roy Orbison ai Doors passando per Elvis e i
music (per pochi come per costui vale la vecchia etichetta dei Bla- Lovin’ Spoonful. Invece dell’identità anagrafica dell’artefice in coperti-
sters); magari per completare il peculiarissimo musical, Ghost na campeggia, come da volontà di Tony DeFries (già manager di Bowie
Brothers Of Darkland County, cui sin dal 2000 lavora a quattro mani nel periodo Ziggy Stardust), uno pseudonimo discretamente ridicolo:
con Stephen King, niente di meno. Johnny Cougar. Il 33 giri qualcosina vende, però non abbastanza da evi-
Precoce nella vita (padre per la prima volta a diciannove anni e due tare il licenziamento da parte di una MCA che, dopo avere accantona-
mesi), John Mellencamp ebbe come artista una gestazione lenta. “I to un secondo lp già pronto, The Kid Inside, una collezione di glam

ILMUCCHIOSELVAGGIO
fuori tempo massimo, vigliaccamente lo tirerà fuori dai cassetti nell’83
per lucrare sul successo arrivato. Non a premiare A Biography (1978),
primo album di sei per la piccola Riva che lo pubblicava solo in Gran
Bretagna e Australia. Un assaggino di gloria lo regalava John Cougar (si
noti l’abolizione del diminutivo; 1979), con il muscolare 45 giri I Need
A Lover ad arrampicarsi nelle graduatorie di “Billboard” fino al nume-
ro 28. Nothin’ Matters And What If It Did (1980) di singoli nei Top 40
ne spedirà due e sarà di platino. Alla fine una stella era nata. Un artista
vero non ancora, essendo sostanzialmente i lavori citati fin qui delle
copie del primo, sebbene senza più cover, con una scrittura in lenta cre-
scita e l’elemento glam gradualmente emarginato a favore di un
rock’n’roll sempre energico ma via via più tipicamente a stelle e strisce.
L’artista John Mellencamp si può dire venga concepito in American Fool,
uno degli album più venduti del 1982 (quintuplo platino negli USA), e
che veda la luce l’anno dopo con Uh-Huh. Anche per l’anagrafe: primo
suo disco a venire attribuito a John Cougar Mellencamp, primo a schie-
rare nella formazione classica - Larry Crane e Mike Wanchic alle chitarre,
John Cascella alle tastiere, Toby Myers al basso e Kenny Aronoff alla bat-
teria - una band di supporto che sarà a lungo la più gioiosa macchina da
guerra in azione sui palcoscenici del rock (degna della E Street, degna
degli Heartbreakers). Come a volere recuperare in fretta gli anni non per-
duti e però incerti, usati male, l’ultimo lavoro per la Riva - Scarecrow
(1985) - e i primi due per la Mercury - The Lonesome Jubilee (1987) e Big
Daddy (1989) - saranno testimoni, coniugando qualità e popolarità (nove
milioni complessivi di copie venduti nei soli Stati Uniti), di una maturità ON THE RURAL ROUTE 7609
sbocciata all’improvviso. Emerge lì il Mellencamp (da Whenever We Wan- Strano ma vero 1: benché possa conta-
ted, del ’91, il detestato alias verrà definitivamente pensionato) che da re da oltre un quarto di secolo su una
queste parti tanto amiamo: quello capace di fare r’n’r con i violini e le delle migliori live band in circolazione,
fisarmoniche e country e folk con le chitarre elettriche, di cantare Son John Mellencamp ha pubblicato a oggi
House o Van Morrison come di pasticciare con l’elettronica (Mr. Happy solo un disco dal vivo e oltretutto par-
Go Lucky, 1996) restando costantemente inconfondibile. Un Woody ticolare, quel Life, Death, Live And
Guthrie fissato con i Rolling Stones. Un John Fogerty che ancora corre Freedom che lo scorso anno recupera-
nella giungla chiedendosi chi la fermerà la pioggia. va, in versioni mediamente più turgide,
Eddy Cilìa poco più di metà scaletta del quasi
omonimo Life, Death, Love And Freedom del 2008. Strano ma vero
2: incredibilmente per uno dalla carriera così lunga e dal catalogo
(da un certo punto in avanti) tanto solido, non c’era a oggi il classi-
co box retrospettivo sull’artista di Seymour, Indiana. Non ne faceva-
no le veci alcune raccolte di successi, la migliore delle quali è la dop-
pia Words & Music del 2004, due cd e dentro i trentacinque artico-
li che si sono conquistati sul campo delle classifiche la qualifica di più
popolari del catalogo. Lì una parte consistente del Mellencamp che
essendo appassionati di rock, e più in generale di musica americana,
non ci si può esimere dal conoscere, ma non tutto. A completare il
quadro per chi volesse recuperare l’indispensabile senza rivolgersi
agli album provvede ora On The Rural Route 7609 (Mer-
cury/Universal). Ma la sapete una cosa? In un certo qual senso si può
dire che il tipico box retrospettivo del Nostro continui a non esserci
e non solo letteralmente, trattandosi non di un cofanetto bensì di
uno stupendo libro da coffee table con i quattro cd infilati in terzul-
tima e penultima di copertina.
Fatto è che trattasi di una raccolta “alla carriera” di concezione
nuova, dove i pezzi più celebri vengono in larga parte ignorati e l’ar-
tista recupera invece brani meno considerati, quando non inediti, e
con essi disegna un autoritratto insieme complementare e alternati-
vo a quello familiare al grande pubblico. Ciascuno dei dischetti pro-
gettato come album a sé (con in sequenza canzoni a volte cronolo-
gicamente assai distanti; conta il mood), On The Rural Route 7609
è felicemente incompleto anche in un altro senso: nel suo privile-
giare - come da titolo - il Mellencamp campagnolo all’autore di rock
metropolitani. Memento fra le righe che fu quest’uomo a inventar-
si, nel 1985, “Farm Aid”.

107
CLASSICROCK PANORAMICA
THE CARS
Un economicissimo boxino targato Warner offre lo spunto per riaccendere
i riflettori su una grande e fortunata band della quale, chissà perché, ci si
dimentica troppo spesso.
plessa eppure spontanea, che attinge dal passato scardinando equilibri
precostituiti; che piace ai punk però nobilita le onde FM, in ciò simile
all’elegante serialismo di un Andy Warhol che dipinge e vende quadri
in apparenza sempre uguali. Art-pop che confina con la Pop-art e rac-
chiude Buddy Holly e Roxy Music, krautismi ed echi Fifties in delizie che
si stampano nel cervello con un ascolto. Intriganti decontestualizzazio-
ni di clichè - nei titoli, nelle liriche, nelle strutture - create con ironia e
attenzione al dettaglio, cosparse di inquietudini che strisciano sotto la
superficie e non appartengono alla banalità usa e getta dei Top 20. Per-
ché farsele mancare, se non si ha l’età sufficiente per ricordare una
band all’epoca famosissima e poi rimossa (anche per non aver avuto
eredi plausibili…) oppure se la si è sempre snobbata? Ghiotta occasio-
ne il box che ne contiene i primi cinque dischi recentemente allestito da
Elektra/Rhino nell’ambito della collana economica Original Album
Series, ottimamente suonante e con l’unico difetto della confezione
scarsamente fascinosa che racchiude i cd in bustine cartonate mante-
nendo la riproduzione delle copertine originali ma senza libretti.
Scrivi Cars e dovresti in realtà scrivere Ric Ocasek, giacché gli altri non
erano che abili comprimari, rilevando nel frattempo quanto integrità
ed eclettismo (poeta e anche artista multimediale, per servirvi) siano
stati utili a costui per tenere duro lungo una gavetta infinita. Perse la
testa per la musica da ragazzino appassionato degli scrittori beat,
Richard Otcasek - classe ’49 da Baltimora, Maryland - da abbandona-
re l’università e intraprendere la carriera di songwriter. Nulla di rile-
vante fino ai primi ‘70, quando conosce Benjamin Orzechowski (per
comodità chiamato Orr), cantante, bassista e piccola star nella nativa
Cleveland alla guida della “house band” di un programma televisivo
per adolescenti. Iniziano a buttar giù brani e vagabondare tra il

“S
ono dell’idea che un musicista scriva la stessa canzone Midwest e New York finché non si stabiliscono nei pressi di Boston e,
per tutta la sua carriera, e che il suo unico scopo sia quel- nel ’72, pubblicano come Milkwood un lp folk, How’s The Weather,
lo di migliorare quella canzone.” dichiarava Ric Ocasek che non arriva da nessuna parte. Avrà modo di rifarsi, il Nostro, non-
nel lontano ’86. Da circa dieci anni stava dimostrando dimeno è una serie di false partenze quella cui assistiamo nei quattro
tale assioma e per altri venticinque avrebbe proseguito - anni seguenti. Ventiquattro mesi dopo spetta nientemeno che a
da solo e in compagnia, tra alti e bassi - fino a oggi. Come uno dei Jonathan Richman ribattezzare il duo Richard & The Rabbits, trasfor-
pochi Geni pop in grado di mettere d’accordo critica e pubblico. E matisi (con l’arrivo del tastierista Greg Hawkes e del chitarrista Elliot
come prova vivente contro il pregiudizio che relega al ruolo di “spazza- Easton, studenti del prestigioso Berkelee College) in Cap’n Swing,
tura” qualsiasi musica che si smerci nell’ordine di milioni di copie. Il che piccola sensazione cittadina scioltasi nel ’75. A questo punto i più
è vero, intendiamoci, e gli esempi abbondano anche in momenti di vac- avrebbero gettato la spugna: non Ocasek, che scrive canzoni su can-
che magre, ma meno male che per ogni Muse esistono dei Radiohead zoni. Provvidenziale è infine l’entrata in scena di Dave Robinson, bat-
e per ogni Foreigner dei Cars. Artisti che terista esperto - Modern Lovers, DMZ,
creano qualcosa che rimane nel tempo e The Pop - che conferisce una robusta
che il loro tempo lo raccontano con argu- sterzata “estetica” alla band, ideando il
zia, entrando nelle case di migliaia di per- logo cromato e svecchiando l’immagine
sone a rendere la loro vita migliore per di quelli che ora sono i Cars. Salita dura
qualche ora e siano benedetti. A maggior fino a qui, pertanto la discesa viene
ragione se osano, contribuiscono a defini- affrontata in scioltezza: il quintetto
re regole e regalano canzoni pop di intelli- diventa attrazione fissa presso il mitico
genza e godibilità. Esempi di musica leg- locale Rat e registra un demo di quattro
gera nel senso di agile e robusta, com- brani che entra in rotazione alla radio

ILMUCCHIOSELVAGGIO
Away. Frattanto Ric ricava altre soddisfa-
zioni da regista conto terzi e gli altri com-
prendono la necessità di una sosta. I gior-
ni passati gomito a gomito rischiano di
rompere il giocattolo, perciò Ocasek, Orr e
Hawkes escono allo scoperto con opere
solistiche che indicano l’autentico “moto-
re” dell’ensemble. Si ritrovano nell’83 per
un lp numero cinque di bellezza poco infe-
riore a Panorama: frutto di un’intermina-
bile sfacchinata londinese col perfezioni-
sta John “Mutt” Lange, Heartbeat City
sarà nell’anno di Orwell conclusiva fucina
di hit del calibro di You Might Think e
Magic, della celeberrima Drive e di Hello
Again (il video girato da Warhol: bella
chiusura di cerchio, no?); il classico da ser-
WBCN, scatenando l’interesse di Arista ed Elektra. È quest’ultima a bare nel cuore viceversa consegnato a una
spuntarla, inserendo nel proprio catalogo il primo complesso di area traccia omonima favolosamente malinco-
“new wave” e spedendolo in studio con Roy Thomas Baker, produt- nica, leggiadra.
tore dei Queen che non fa danni e seguiterà a non farne in presenza Tempo di una nuova pausa, riempita da un Greatest Hits, da un’esal-
di individui dalle idee chiare. tante esibizione al Live Aid e da altri lavori solistici. Stavolta l’interval-
The Cars vede la luce nell’estate del ’78 mostrando caratteristiche già lo non reca beneficio e nell’87 Door To Door - che nel succitato box
mature e destinate a lievi mutazioni: uso disinvolto della tecnologia e non c’è… - si salva a stento gettando sul piatto mestiere e le discrete
arrangiamenti calibrati, chitarre rock qui roll e là hard avviluppate su You Are The Girl, Ta Ta Wayo Wayo e Leave Or Stay. Che queste ulti-
tastiere raffinate, ritmica di asciutta puntualità. Melodie immediate e me fossero in circolazione dal ’77 la dice lunga e non sorprende che
dal fascino duraturo sono offerte da Ocasek col distaccato singultare la corsa termini nel febbraio seguente, così come non stupisce che sia
del “dandy androide” Brian Ferry, talvolta lasciando il microfono al più il leader l’unico a mantenere uno standard qualitativo elevato anche
lineare Orr. Perfetta la prima facciata in cui sfilano non soltanto i singoli in solitudine. Robinson attualmente dirige un ben avviato ristorante e
Good Times Roll (possente e squadrata), My Best Friend’s Girl (Buddy Hawkes ed Easton si accontentano di irrilevanti e lussuose comparsa-
Holly nel terzo millennio) e Just What I Needed (successo radiofonico di te. Più sfortunato, Orr si arrenderà nel 2000 a una pancreatite allor-
cui sopra), ma pure i Devo rasserenati di I’m In Touch With Your World ché, tra numerosi “best of” e l’apprezzabile dvd Unlocked, si rincor-
e la frenesia richmaniana di Don’t Cha Stop. Più che all’altezza il resto, rono voci della reunion che non sarà. Fateci e fatevi un favore dimen-
apici il David Byrne a metà tra beat e futurismo (Bye Bye Love), un pre- ticando gli squallidi New Cars messi in piedi nel 2005 da Easton e
giato riassunto stilistico come All Mixed Up e Moving In Stereo, oscura Hawkes con Todd Rundgren e il (caritatevole?) benestare di Ocasek.
gemma sottratta a For Your Pleasure. Successo graduale e inarrestabile Mai esistiti. Più saggio mettersi comodi sul divano e mettere sullo ste-
che rimanda a settembre inoltrato l’uscita di Candy-O, pronto a inizio reo per l’ennesima volta Heartbeat City. Citando Nick Lowe, questo
1979. Disco di platino in due mesi (copertina curata, nell’ennesimo era e resta “pure pop for now people”.
rimando a Ferry ed Eno, dal grafico di Playboy Alberto Vargas…) senza Giancarlo Turra
sforzo, il gemello meno esuberante del debutto consegna il gruppo alle
arene sulle tastiere plananti e il coro da stadio di Let’s Go. Guai comun-
que a parlare di svendita davanti ai ‘60 rivisitati You Can’t Hold On For
Too Long e It’s All I Can Do, alla garagista Got A Lot On My Head e alla MODELLO MONOPOSTO
convulsa title track, alla sagace Dangerous Type e alla sorprendente Con i Cars ancora in vita Ocasek aveva fornito rilevanti prove del pro-
Shoo Be Doo, chiaro omaggio a quei Suicide che dei Cars avevano prio talento: accanto alla leadership assoluta trovavi un curriculum di
aperto alcuni concerti e che Ocasek si apprestava a produrre. tutto rispetto dietro al mixer e convincenti dischi in proprio. Beatitude
La reazione al successo è il “difficile terzo disco” Panorama, che chiu- non aveva nell’82 nulla da invidiare al gruppo madre in termini di
de il decennio sterzando verso l’introspezione e richiedendo impegno verve, classe e coraggio e idem This Side Of Paradise quattro anni
per svelarsi. Raggiunge la quinta piazza in classifica vivendo di cerebra- dopo. Fireball Zone apre invece i Novanta segnando il passaggio dalla
lismi e compattezza, approfondendo con spiccata verve un’elettronica Geffen alla Reprise e un lieve calo di forma, smentito nel ‘93 dal poli-
cupa e “rockista” sulla quale avverti l’influenza di Alan Vega e Martin cromo Quick Change World. Discreti sono Getchertikitz (1996) e
Rev. Ciò nonostante il loro cinismo si apre a un vago sorriso nel brano Troublizing (1997) in collaborazione rispettivamente con Alan Vega e
omonimo, nella sospesa You Wear Those Eyes e in Misfit Kid, trascolo- Billy Corgan, e a torto trascurata l’ultima missiva vecchia di un lustro
rando poi in sfrontatezza con Don’t Tell Nexterday. Facile uscirsene con dischi di peso se hai gusto e “fiuto”:
Me No e Up And Down mentre Touch And basterebbero allora la supervisione all’epocale Rock For Light dei Bad
Go e il Bowie berlinese di Running To You Brains e al secondo ottimo lp dei Suicide, ma non finisce qui. Tra le
lasciano trapelare un po’ di luce. Tornano altre produzioni curate da Ric, spiccano i gustosi Romeo Void di Never
a viaggiare spedite anche commercial- Say Never e il Vega “elettrobilly” di Saturn Strip e Just A Million
mente nell’autunno ’81, le Automobili, Dreams; il felice arrotondare spigoli ai Bad Religion in The Gray Race
tramite uno Shake It Up che prosegue il e ai Guided By Voices per Do The Collapse. Scintillante, infine, il lavo-
flirt modernista scontando alcune lungag- ro sui figliocci Weezer in occasione dei loro due lavori omonimi editi
gini e offrendo buone cose in Since You’- nel 1994 e nel 2001. Un moderno Re Mida.
re Gone, I’m Not The One e A Dream

109
CLASSICROCK OBIETTIVO
R.E.M.
I
l programma di ristampe del catalogo dei R.E.M. citate sulla busta interna - Camilla Brunt? Philippa Ibbot-
procede inesorabile, venticinquennale dopo son? - contribuivano a spargere una patina di arcano, di
venticinquennale: omaggiati Murmur e Recko- antico, tra le pagine di queste “favole della ricostruzio-
ning, siamo arrivati al 1985 e a Fables Of The Recon- ne”. Per molti versi questo lavoro rappresenta il culmine
struction, uno degli articoli più controversi nel vene- dell’opacità lirica ed estetica del primo periodo, eppure
rabile corpus remmiano. La confezione è ovviamente al contempo inizia ad aprirsi nelle forme più distese e
sciccosissima, per tenere fede alla pomposa qualifica lineari della maturità di Stipe e soci. La presenza discreta
“deluxe”: due cd - uno con il disco, ovviamente rima- degli archi è un primo passo verso le atmosfere elegiache
sterizzato, e un altro con le versioni “demo” degli stes- che troveranno la loro apoteosi in Automatic For The
si brani e di un altro paio di canzoni dello stesso perio- People, lo spedito ritmo funk-pop dell’”hit mancato”
do (Hyena, poi su Life’s Rich Pageant, e Bandwagon, Can’t Get Here From There verrà arrotondato con più
recuperata su Dead Letter Office) più un inedito asso- consapevolezza commerciale in brani come Pop Song 89
luto che avrei qualche remora a definire “essenziale” o Stand, mentre in Driver 8 e Green Grow The Rushes si
(Throw Those Trolls Away) - inscatolati in un box con- fanno le prove generali delle armonie vocali millsiane e si
tenente anche foto cartonate dei quattro di Athens e annunciano le prime preoccupazioni ecologiche. D’altra
un poster con l’artwork originario. Per riprodurre alla parte permangono ancora i marchi di fabbrica che intri-
perfezione la cosa vera, manca solo un elemento, al quale come fiero gavano nei dischi precedenti; su tutti, quell’inedito timbro chitarristico
possessore del vinile d’epoca il sottoscritto è sempre stato molto affe- che mescolava il jingle-jangle byrdsiano alle spigolosità new wave, come
zionato: lo sticker, con fondo giallo e lettering nero e rosso, nel quale testimoniano già le prime battute di quella meraviglia chiamata Feeling
si proclamava “dopo Reckoning, quarto miglior album del 1984, e Gravity’s Pull. Nelle note del libretto Peter Buck confessa di aver sempre
Murmur, miglior disco del 1983, il nuovo lp della più eccitante band amato questo disco-Calimero, ma i suoi ricordi delle registrazioni londi-
americana”. Quell’adesivo trasmetteva bene il senso di attesa reveren- nesi dipingono uno scenario da tregenda che lo smentisce: freddo pola-
te ed emozionata, comune ai fan e alla critica al di là e al di qua del- re, dissidi tra membri della band - tutti “completamente fuori di testa”
l’Oceano, che circondava i R.E.M. in quel momento. Erano il gruppo in - esaurimento per la troppa vita on the road, canzoni scritte fin troppo
rampa di lancio, quello da cui ci si aspettava il botto più che da qua- di getto e poco rifinite. Signorilmente, Buck non fa cenno alle tensioni
lunque altro. Sapevamo tutti che sarebbero esplosi da lì a poco, solo con il produttore Joe Boyd, fortemente voluto da lui e da Mills, che ave-
che non sapevamo di preciso quando. vano fatto i loro compiti a casa in materia di storia del rock, per il suo
In ogni caso, non fu con Fables Of The Reconstruction. Ci sarebbero glorioso passato Sixties a fianco di Pink Floyd, Nick Drake e Fairport Con-
voluti ancora due capitoli indie e l’esordio alla corte della Warner prima vention. Ci sono tuttavia diversi indizi, sparsi in decine di interviste di
di arrivare al successo globale. I pezzi di Fables… non si ascoltavano sulle questi ultimi venticinque anni, a certificare che il rapporto con Boyd (che,
radio mainstream: nessuna Losing My Religion – ma neanche: nessuna guarda caso, incontrerete tra qualche pagina su questo stesso giornale)
The One I Love o Fall On Me – in scaletta. Lo strano destino di questo fu tutt’altro che idilliaco. Non sappiamo se ciò che è scaturito da quelle
disco, amatissimo dagli appassionati della vecchia guardia e poi finito session sia il frutto di un compromesso tra la band e il produttore, né se
progressivamente nel dimenticatoio, dipende forse da questa suo esse- l’uno o gli altri avessero in mente dischi diversi. I demo del secondo cd
re opera di transizione e ponte stilistico tra ere diverse dell’epopea dei non risolvono la questione: incisi durante una specie di warm up pri-
georgiani. Ma è proprio ma del trasferimento in
in questa terra di nessu- Inghilterra, suonano ab-
no, in questo non-tempo bastanza simili alle versio-
nel quale abita da quan- ni definitive, al netto di
do è uscito, che si posso- un approccio per forza di
no ritrovare le ragioni del cose più scarno e ruvido.
fascino immenso di Fa- Non saranno qualche fi-
bles Of The Reconstruc- schiettio su Wendell Gee,
tion. Per tanti, forse il qualche coretto in più in
disco dei R.E.M. più ma- Can’t Get Here From The-
gico, più misterico, più re o il basso più appuntito
evocativo, più inafferrabi- di Auctioneer a riscrivere
le di tutti. Cosa significa la storia. La grandezza -
quel libro che brucia in un po’ misconosciuta, ma
copertina? Perché quei tant’è - di Fables Of The
ritratti sfocati? Chi sono Reconstruction sta tutta
Wendell Gee e l’Old Man in quelle undici canzoni
Kensey? E quanto faceva- che già conoscevamo.
no viaggiare la fantasia Pagine che bruciano an-
titoli come Maps And cora, un quarto di secolo
Legends e Kahoutek! Per- dopo.
sino i nomi delle violiniste Carlo Bordone

ILMUCCHIOSELVAGGIO
LITTLE WILLIE JOHN
“I
l provino fu alle cinque nemente in tour per pagarsi gli
di pomeriggio. Alle ot- avvocati, il processo finiva bene
to eravamo in studio a ma male, con l’accusa derubricata
registrare. Non ero riu- da omicidio volontario a prete-
scito a rintracciare i rintenzionale e una condanna
musicisti prima”: così in un’in- da un minimo di otto a un mas-
tervista Henry Glover ricordava il simo di vent’anni di reclusione.
giorno - 27 giugno 1955 - in cui Infine incarcerato nel luglio 1966,
conobbe l’allora nemmeno di- non sconterà che ventidue mesi
ciottenne William Edward John. e tre settimane. Come più volte
Spesso ci vuole un grande per aveva amaramente pronosticato,
riconoscere un grande e non c’è dalla galera usciva cadavere. Il cer-
dubbio che Glover, scomparso tificato stilato dopo il decesso dice
sessantanovenne nel ’91, sia di un infarto (a trent’anni?), alla
stato uno dei giganti non solo stampa venne comunicato che
della black ma della popular era stato stroncato da una polmo-
music tutta. Sebbene di una spe- nite, da subito si sparse la voce
cie speciale di giganti, quelli che che ad ammazzarlo - di botte -
preferiscono agire dietro le quin- erano stati altri detenuti, o delle
te: incidentalmente trombettista guardie. William Edward John se
ma soprattutto talent scout, ne andava così, tragicamente,
arrangiatore, produttore e autore squallidamente. Little Willie John
di canzoni e, limitandosi alle più per chi ama il soul resta un
famose, Wikipedia ne mette in immortale.
fila alcune decine. E trovatelo voi Dal 1993 uno strepitoso Best Of
un altro che sia stato interpretato su Rhino intitolato Fever costitui-
da Aretha Franklin e dai Ramones! Dopo il succitato fatidico incontro, dei sce il migliore approccio possibile all’opera del Nostro. Sono venti brani,
suoi servigi di autore usufruirà naturalmente anche colui del quale James sistemati in ordine cronologico, che ne seguono la carriera dalla prima,
Brown dirà che “fu un cantante soul quando questa musica non aveva storica seduta in sala di registrazione con Henry Glover - che fruttava
ancora un nome” e Bobby Schiffman, a lungo direttore dell’Apollo di una I’ve Got A Woman struggente invece che esuberante chiamata All
Harlem, che “non ho mai incontrato un altro che sapesse mettere tanta Around The World - al 1963, quando ormai la lunga sequela dei suc-
passione nelle sue interpretazioni”. Ci vuole un grande per riconoscere cessi (quattordici titoli nella classifica R&B, uno di meno in quella pop)
un grande e Little Willie John, che avrebbe potuto debuttare addirittura si era esaurita da un paio di anni. Da qualche settimana l’appassionato
quattordicenne se solo alla King si fossero fidati di quel monumento di ha modo di integrare (le tracce in comune soltanto cinque e fra esse la
Johnny Otis (ci vuole… eccetera…), è stato indiscutibilmente una delle più famosa, proprio Fever; che potreste conoscere anche da Peggy Lee,
voci in ambito black in rapporto alle quali tutte le altre non possono che da Elvis, dai Cramps o da cento altri) con un prezioso cd su Hoodoo
venire misurate. Ricoscevano il debito, per non fare che qualche nome, (distribuzione Egea) che mette insieme, stranamente invertendone l’or-
Sam Cooke piuttosto che Al Green, Jackie Wilson così come B.B. King e dine, quelli che a cavallo fra il ’59 e il ’60 furono il secondo e il terzo lp
il dianzi citato James Brown provava a saldarlo dedicando a uno che con- dell’artista di Detroit, Talk To Me e Mister Little Willie John. Entrambi
siderava un Maestro un intero album, Thinking molto più, diversamente da come si usava al
About Little Willie John And A Few Nice Things. tempo, che qualche hit e un contorno di riem-
Grande nell’arte il nostro… eroe?… quanto pitivi. Semplicemente eccezionale il primo, che
minuscolo di statura: cinque piedi, che vuol dire fra il sofisticato doo wop della title-track e il
un metro e cinquantadue ed era per quello oltre blues letto come avrebbe potuto un Sam Cooke
che per l’età verdissima all’epoca dell’esordio che di There Is Someone In This World For Me siste-
si beccava un soprannome fra il tenero e l’irri- ma ballate dal languido allo straziante (una
dente. Era probabilmente per quello che veniva colossale Tell It Like It Is) e ballabili scintillanti,
su con un carattere difficile, litigioso e spaccone. errebì, rock’n’roll, jive e jazz e alcune delle cose
Uso girare armato, di lama e/o di pistola, ed era migliori di B.B. King che B.B. King non ha fatto.
una cattiva abitudine che lo inguaiava definitiva- Comunque ottimo il secondo, appena sciupato
mente nell’ottobre 1964 quando, tuffatosi a da cori un po’ zuccherini ma con momenti for-
capofitto nell’ennesima rissa, di fronte a un midabili in una travolgente Let’s Rock While The
avversario trenta centimetri più alto e cinquanta Rockin’s Good, nei blues Home At Last e Are
chili più pesante per cavarsela non trovava di You Ever Coming Back e nel rockabilly Spasms.
meglio che accoltellarlo a morte. Tirato per le lun- E il resto, se vi volete bene, scopritevelo da soli.
ghe con l’imputato in libertà su cauzione e peren- Eddy Cilìa

111
CLASSICROCK RECENSIONI
pianto Franco stende la sua ombra
lunga e ineludibile su musiche
insieme intricate e immediate, fra
rumba, soukous e afrojazz, con a sioni varie) musicalmente erano
speziarle ulteriormente il country molto più originali e fantasiosi
che mai ti aspetteresti. degli sballatoni loro contempora-
Eddy Cilìa nei. Punti di riferimento più cal-
zanti i Quintessence, ma senza le
AA.VV. esplorazione dedicata al Sénégal e menate misticheggianti, oppure i
ECHO MUSICAL: la miniera parrebbe inesauribile. CLARK-HUTCHINSON Sam Gopal’s Dream (la primissima
SÉNÉGAL Forte di nomi (Youssou N’Dour su FREE TO BE STONED formazione, non quella con
PONT SUR LE CONGO tutti, ma pure Super Diamono, Esoteric/Audioglobe Lemmy autrice dell’album Escala-
Syllart/Goodfellas Star Band de Dakar, Orchestra tor), ma senza… Sam Gopal. Dei
Baobab) che godranno più avanti Il titolo e le facce dicono già tutto. tre dischi pubblicati con la Decca
Marchio che si è caratterizzato di una diffusa notorietà interna- Capelloni, drogati e anarcoidi, tra il 1969 e il 1971, qui riuniti
come una garanzia sin dall’esordio zionale, Echo musical fotografa il Andy Clark e Mick Hutchinson integralmente su un doppio cd, il
quattro anni fa, la collana African ricambio generazionale fra quanti sbucano dalle nebbie del tempo più affascinante è il primo,
Pearls conta a oggi una decina di fondamentalmente si limitavano a provenienti da uno squat di Not- A=MH≤: cinque magnifici brani
uscite, doppie, ben suonanti nei cubanizzare il pop locale e chi lo ting Hill con ancora addosso il strumentali a cavallo tra jazz, folk,
limiti di registrazioni spesso realiz- infiltrò di funky, di soul e di rock. fango di Glastonbury. Memories influssi orientaleggianti, flamenco,
zate in studi artigianali, accurata- Aprendosi nel contempo a influssi of a free festival, per citare uno con titoli auto-esplicativi quali
mente annotate in libretti in fran- mediorientali e paralellamente molto più famoso di loro, ma non Improvisation On A Modal Scale,
cese e inglese arricchiti dalle ripro- rivendicando l’identità senegalese solo: benché contigui all’ambiente Impromptu in E Minor e Textures
duzioni di copertine perlopiù mai del tutto passando nei testi dall’in- freak di Hawkwind, Edgar Brough- in 3/4. Più vicini a certo heavy
vistesi in Europa. Consistendo l’at- glese al wolof. Per il Congo, che ton Band e Pink Fairies, i Clark- blues, decisamente stonato e con
trattiva più grande della serie pro- inaugurò la collana, siamo all’in- Hutchinson (il secondo chitarrista vaghi rimandi zappiani, i successivi
prio nel farci scoprire incisioni che dagine numero due. Benché non dalla tecnica strabiliante e il primo Retribution e Gestalt. Assoluta-
precorrono il fenomeno “world sia titolare che di uno fra i venti- polistrumentista alle prese con mente da riscoprire.
music”. Echo musical è già la terza quattro brani antologizzati, il com- piano, sassofono, tablas e percus- Carlo Bordone

ROY AYERS
THE BLASTERS LOTS OF LOVE
Universal Sound/
THE BLASTERS - NON FICTION - HARD LINE Family Affair
Wounded Bird In una carriera a momenti cin-
Tornati di prepotenza nelle cuffie di grandi e piccini all’indomani del quantennale il vibrafonista Roy
grande successo di quell’irresistibile pastiche horror road movie di Dal Ayers è stato di casa, in questo o
tramonto all’alba, quasi si stenta a credere che i Blasters dei fratelli Phil quel periodo, presso più o meno
e Dave Alvin non godessero ancora di una dovuta ristampa in cd - di cui qualunque grande etichetta possa
ormai non si fa torto proprio, ma proprio a nessuno - che permettesse venirvi in mente. Nomadismo
anche a chi non si accontenti del doppio Testament, edito dalla Rhino figlio dell’inclassificabilità di una
nel 2002, di godere delle loro fatiche antecedenti gli anni Novanta, che il già citato titolo metteva prov- musica perennemente cangiante
vidamente una dopo l’altra ma senza soluzione di continuità e con una grafica bruttarella assai. Ad ecce- e nel contempo di una popolarità
zione dell’ottimo esordio, American Music (1980), che alla fine del decennio scorso conosceva un’ottima di cui pochi jazzisti hanno mai
riedizione (con sei tracce aggiuntive) a cura della Hightone, i restanti quattro titoli che completano la goduto. Bizzarro allora constatare
parabola della prima e più importante incarnazione della band rimangono infatti perlopiù appannaggio come uno dei suoi lavori poten-
dei possessori di un giradischi: per fortuna alla Wounded Bird devono avere a cuore le nuove generazio- zialmente più vendibili vedesse la
ni, perché con la rimessa in circolazione di The Blasters (1981), Non Fiction (1983) e Hard Line (1985) tap- luce, nel 1983, per un marchio
pano finalmente l’orribile buco, lasciando fuori solo l’ep Over There: Live At The Venue, London, sei trac- (Uno Melodic) dell’artista stesso.
ce ma talmente gustose da sperarne anche in questo caso una prossima ripubblicazione (le avremmo viste Poco dopo l’esaurirsi di un lungo
bene come bonus). Un’odissea leggendaria come quella dei loro eroi - Hank Williams, Johnny Cash, Jerry rapporto con la Polydor, poco
Lee Lewis, Waylon Jennings - e fulminea come il punk californiano in cui mossero i primi passi, quella dei prima di approdare alla Columbia.
Distruttori losangelini, che nata nella cameretta di due fratelli biondi innamorati dei vinili di Elmore James Causa di forza maggiore o scelta
e Howlin’ Wolf che giravano per casa, divenne ben presto premessa fondamentale per chiunque dagli filosofica che fosse, il risultato era
anni 80 in poi volesse cimentarsi con r’n’r e affini (e non solo). I tre album in oggetto uscivano tutti chez un disco - numeri all’epoca mode-
Slash, quando i Nostri avevano ormai aggiunto in pianta stabile al ribollente impasto piano honky tonk e stissimi e poi un oggetto di culto
fiati da battaglia, e il giovane Dave iniziava a oliare a dovere il talento alla scrittura col quale costruirà poi sempre più ricercato - fra i più friz-
una fortunata carriera in proprio. Impossibile e ingiusto consigliarne uno soltanto, ma se proprio urge il zanti e variegati (e meno canoni-
sacrificio, sia la delicata montagna russa di Hard Line a raggiungere gli scaffali. camente jazz) del Nostro. A poste-
Carlo Babando riori non ci si crede che una trac-
cia omonima degna del migliore

ILMUCCHIOSELVAGGIO
Stevie Wonder, una D.C. City che contano sulle dita di una mano. Underground e momenti di una NEUROSIS
avrebbe potuto scriverla Marvin Unico limite vero questo, che sco- bellezza quasi pastorale. Furono ENEMY OF THE SUN
Gaye, una Chicago da Gil Scott- raggerà però soltanto l’ascoltatore pionieri di un concetto di collage Neurot/Goodfellas
Heron in vena ecumenica non più pigro (impietosamente punito a proposito del quale un critico
siano state delle hit mostruose. E da un’azzeccatissima Send Me To francese osservò che, proprio Erano molto diversi i Neurosis
nemmeno sono gli episodi miglio- The ‘Lectric Chair). come Bob Dylan aveva scritto il del 1993 da quelli che sul finire
ri! Essendo nettamente i più me- Carlo Babando testo di A Hard Rain’s Gonna Fall degli ‘80 si dilettavano con
morabili l’afrobeat di Black Family mettendo insieme i primi versi qualcosa di non troppo dissimile
e la electro di Fast Money. A ven- delle canzoni che l’olocausto ato- dall’hardcore in stile Black Flag,
tisette anni dall’uscita, di Lots Of FAUST mico non gli avrebbe dato la pos- grezzo, nella versione della
Love spiace giusto qualche sono- THE FAUST TAPES sibilità di scrivere, così i Faust band di Okland, ma dall’immen-
rità tipica dell’epoca che contri- ReR/Goodfellas componevano: ogni frammento so impatto? Fatta eccezione per
buisce in ogni senso a datarlo. si direbbe essere parte di un altro la line-up - che dopo l’entrata di
Eddy Cilìa “C’è sempre piaciuta l’idea di brano che non avevano avuto il Steve Von Till non avrebbe subi-
pubblicare dischi che risultino tempo di completare”. Parole to modifiche granché significati-
incompleti a livello di produzio- particolarmente appropriate per ve - viene da rispondere affer-
DAVID BROMBERG ne, che suonino come bootleg dire di quello che fu, proprio nel mativamente, dal momento che
WANTED DEAD registrati mentre il gruppo sta 1973, il terzo lp della cricca di nel lustro che separa Pain Of
OR ALIVE - MIDNIGHT provando e poi messi insieme a Wümme, scaltramente posto in Mind, il loro esordio, da Enemy
ON THE WATER casaccio”, dichiarava nel ’73 al vendita dalla Virgin in Gran Bre- Of The Sun (in origine su Alter-
BGO “New Musical Express” Uwe Net- tagna al prezzo di un singolo ed native Tentacles) la formazione
telbeck, che dei Faust fu il Mal- era così che un album di pura di Scott Kelly riesce nella tutt’al-
“Musicista dei musicisti”, e mai colm McLaren. Diciannove anni avanguardia totalizzava quelle tro che agevole impresa di ride-
definizione fu più azzeccata per dopo sullo stesso giornale Stuart centomila copie. Non vi costerà finire il proprio suono, renden-
David Bromberg, fidato uomo di Maconie annotava: “La musica così poco questa ristampa in vini- dolo decisamente più estremo,
studio la cui chitarra avrete senti- dei Faust era un radicale, scon- le in tiratura limitata a mille e di rompere quegli schemi che,
to, probabilmente a vostra insapu- certante miscuglio di musica con- esemplari, ma saranno in ogni con assoluta evidenza, ai sei
ta, almeno una dozzina di volte, creta, Stockhausen, canzone caso soldi spesi bene. stanno troppo stretti. L’incipit e
ma il cui nome potrebbe facilmen- rock convenzionale alla Velvet Eddy Cilìa la conclusione esoterica di Raze
te venirvi nuovo. Non un peccato
mortale, visto che gli album che
portano la sua firma in calce non
rientrano nel novero degli impre-
scindibili, ma più di un peccatuccio
THE CURE
qualsiasi quello sì; soprattutto DISINTEGRATION (DELUXE)
adesso che avrete la possibilità di
accaparrarvene due tra i migliori in
Polydor/Universal
un’unica soluzione. Il limite più Nella carriera di Robert Smith e (mutevoli) compagni, Disintegration
grande del ragazzone di Phila- fu una tappa importante: pubblicato nella primavera del 1989, fu il
delphia - che di recente, dopo un primo disco della band britannica a essere concepito per il formato
lunghissimo iato, pare abbia ritro- digitale (il cd vantava due tracce in più del corrispondente vinile,
vato la voglia di farsi sentire - è laddove la prima stampa in compact del precedente Kiss Me Kiss
difatti quello di aver assecondato Me Kiss Me, 1987, ne conteneva uno in meno rispetto al vinile), il
un innato eclettismo che lo ha più fortunato fino a quel momento a livello di posizioni di classifica (meglio farà solo, nel 1992, il suc-
condotto sovente ad affastellare cessivo Wish) e soprattutto una felice, ispirata sintesi di tutto ciò che il gruppo aveva elaborato nei suoi
country su folk su jazz, con ampio primi dieci anni di attività discografica. Privo delle deviazioni magari anche destabilizzanti più o meno
contorno di blues, senza rendersi occasionalmente proposte dal post-Pornography in poi, Disintegration sposa infatti echi gothic e imme-
conto che all’ascoltatore occasio- diatezza/freschezza pop, allestendo una brillante, fascinosa sequenza di canzoni certo malinconiche ma
nale la pietanza potesse risultare mai davvero opprimenti, policrome a dispetto dell’omogeneità di fondo.
troppo ardua da mandare giù Ventun anni dopo, una imponente “deluxe” recupera la scaletta di dodici brani - rimasterizzati alla grande
tutta d’un colpo; e se di limite vero - e vi aggiunge un secondo cd con venti tra demo e provini del 1988-1989 (ulteriori venti sono disponibili
si tratta, è di sicuro facilmente per- solo online) e un terzo con una versione estesa (tutti e dodici i pezzi, invece degli originari otto) di Entreat,
donabile. Più sopraffino arrangia- con le incisioni effettuate alla Wembley Arena nel luglio 1989 per la presentazione live dell’album. Tutto
tore che autore vero e proprio, sia molto bello, specie per esegeti smithiani e fan terminali, ma pletorico per pletorico si sarebbe potuto inte-
nel caso di Wanted Dead Or Alive, grare il “paccone” con i quattro remix degli episodi più celebri di Disintegration - Pictures Of You, Lullaby,
inciso nel 1974 insieme ai Grateful Fascination Street e Lovesong - inseriti nel 1990 nella raccolta Mixed Up, e magari con le poche b-side del
Dead quasi al completo, che nel- periodo già riesumate nel quadruplo Join The Dots. Ma se le altre sette (!) “deluxe” della band hanno rinun-
l’ancor più interessante Midnight ciato al completismo e al rigore filologico, non avrebbe avuto senso cambiare registro proprio ora.
On The Water, dell’anno dopo, i Federico Guglielmi
pezzi firmati di proprio pugno si

113
CLASSICROCK RECENSIONI sfrenata Little Demon che lette-
ralmente inventa i Cramps) a ren-
The Stray (quasi nove minuti dall’impatto prossimo a un’e- dere appetibile una ristampa che
costruiti attorno a percussioni sperienza religiosa. avrebbe se no pagato eccessivo
dall’incedere tumultuoso e sin- Gabriele Pescatore pegno alla disorganicità tipica di
gulti furiosi che evocano l’Infer- tanti lp dell’epoca. Non che non
no dantesco), ad esempio, testi- ci si diverta, eh? Fra una defla-
moniano il desiderio della band SCREAMIN’ JAY grazione blues, un trasparente
di sperimentare e di accostarsi HAWKINS omaggio al Duca, un’incursione
anche a sonorità che non le AT HOME WITH nel music hall.
sono affatto congeniali; tenen- Hoodoo/Egea l’edificio di una fama tutta Eddy Cilìa
do, comunque, presente che in costruita sulle esibizioni dal vivo:
nuce (in particolare, su Cold Leggenda vuole che nei piani ori- spettacoli fra il buffonesco e il
Ascending e Lexicon, ma pure ginali I Put A Spell On You avreb- grand guignol, con il protagoni- FRESH MAGGOTS
nella title track) si percepiscono be dovuto essere una ballata raf- sta uso a farsi depositare sulla FRESH MAGGOTS
quegli elementi che hanno con- finata e colma di sentimento. Era ribalta dentro una bara dalla Sunbeam
traddistinto il suono dei Neuro- lo stato di pronunciata alterazio- quale usciva brandendo un
sis da Through Silver In Blood in ne etilica nel quale si presentava- teschio. Ci avrebbe - cialtrone Certa gente se le va anche a cer-
avanti; quel suono che oggi è no in studio l’autore nonché squisito - lucrato su per quattro care. Se decidi di chiamare il tuo
diventato un marchio di fabbri- interprete e i musicisti suoi fian- buoni decenni. Il primo e per gruppo “larve fresche”, per dire,
ca, impostato attorno a lunghe cheggiatori a trasformarla nella lungo tempo unico album di non puoi poi lamentarti di non
cavalcate strumentali dall’im- sguaiata, piccola (non ci crede Screamin’ Jay vedeva la luce nel aver avuto successo. Ma in fondo
patto destrutturato che benefi- duri manco due minuti e mezzo) 1958, a due anni dal botto del Mick Burgoyne e Leigh Dolphin, i
ciano di massicce dosi di feed- epopea orrorosa che sapete. Il singolo. Torna disponibile con un due hippy che si celavano dietro
back come di momenti in cui è primo esempio che si ricordi di ricco contorno di bonus e per la non proprio invitante sigla
la vena doom, dark e post-metal voodoo-rock diveniva per Jalacy una volta sono proprio alcune Fresh Maggots, sono da capire:
a disegnare paesaggi foschi e Hawkins la pietra d’angolo del- delle aggiunte (in particolare una avevano diciannove anni, era il
1970 e chissà cosa si erano
fumati. Il loro unico disco, pub-
blicato l’anno successivo e filato
LLOYD PRICE dritto nelle ceste dei “bucati” per
diventare poi nel corso del tempo
THE EXCITING + MR. “PERSONALITY” il classico item conteso a botte di
Hoodoo/Egea centinaia di sterline da collezioni-
sti giapponesi, dimostra al con-
Fresco settantasettenne, Lloyd Price si gode la reverenza del mondo trario lucidità di intenti e soprat-
(dal 1998 è uno dei nomi celebrati nella “Rock And Roll Hall Of tutto dispensa canzoni straordi-
Fame” e da qualche anno nella nativa Kenner, sobborgo di New narie. Oggi lo chiamerebbero
Orleans, una via porta il suo nome) e presumibilmente gli introiti che acid-folk, per merito - o colpa -
ancora gli derivano da un catalogo che quasi da subito seppe gestir- del sapore tradizionale, un po’
si in prima persona con grande scaltrezza. Da sempre strepitoso ven- magico e un po’ weird, degli
ditore di sé stesso, il nostro uomo, e faccia fede di un’abilità nello sfruttare il brand degna di un Solo- intrecci di acustiche, flauti, voci
mon Burke un sito Internet (http://lawdymissclawdy.com/) in cui si commercia di tutto e di più. La trasognate e del fuzz che ogni
grande novità del 2010? Dei biscotti preparati seguendo una ricetta del padrone di casa. Li recensi- tanto arriva improvviso a gonfia-
rei assai volentieri, se qualcuno mi facesse grazioso omaggio di una scatola, così come sarei ben lieto re il suono. All’epoca per fortuna
di leggere il libro che racconta la storia di chi viene presentato come The True King Of The 50’s e di la definizione non esisteva anco-
assistere a una rappresentazione di Lawdy Miss Clawdy - The Musical. E… per caso vi interessano ra, e così brani come Dole Song,
delle palle da bowling griffate Lloyd Price? Giuro! la bucolica Rosemary Hill e la
Se no, spero per voi che vi interessi almeno questo favoloso cd che raccoglie quelli che furono, nel pacifista Everyone’s Gone To War
1959, i primi due lp di un artista che al tempo poteva già vantare una dozzina di titoli nella gradua- obbediscono all’ispirazione naïve
toria R&B (compresi tre numeri uno), sei presenze nelle zone alte della classifica pop e un paio di hit di quel periodo incantato, più
internazionali. Messi in fila a partire dal ’52 e nonostante i tre anni di stop imposti da uno Zio Sam che a un rigido formulario stilisti-
che lo spediva dritto in Corea. Di successi ne collezionerà un’altra buona ventina, Price, concentrati co. Tra Incredible String Band,
in prevalenza nella prima metà dei ’60, per poi diventare discografico (fra le sue scoperte Wilson Roy Harper e Spring, l’unico
Pickett; mollava il colpo quando il socio restava vittima di un’esecuzione in perfetto stile mafioso) e, lascito di questa coppia di fric-
in combutta con Larry King, organizzatore di incontri di boxe al massimo livello. Per dire: Muham- chettoni è di quei dischi che sicu-
mad Ali contro George Foreman a Kinshasa; ancora Ali ma contro Joe Frazier a Manila. Su una vita ramente faranno impazzire
che è un romanzo vi offrirà altri gustosi dettagli, se vorrete, un libretto di sedici pagine ricco anche
iconograficamente. A me resta abbastanza spazio giusto per consigliare caldamente quello che nei
fatti è un Best Of dei formidabili anni ’50 di Mr. Personality: l’anello di congiunzione fra Duke Elling-
ton (una Mary Anne che però è di Ray Charles) e i Clash (sua la Stagger Lee che più di qualunque
altra li influenzò), nientemeno. Passando per Little Richard e Gary U.S. Bonds, Elvis e Sinatra, fra
blues confidenziali, tribalismi swamp, ballate latineggianti e rock’n’roll a rotta di collo.
Eddy Cilìa

ILMUCCHIOSELVAGGIO
JULIAN COPE
Devendra Banhart. Anche perché FLOORED GENIUS 2
lui un album così bello non l’ha
ancora fatto. Mercury/Universal
Carlo Bordone I conti non tornano: nelle note a corredo del Floored Genius 2 origi-
nale Mick Houghton asseriva che i diciassette brani erano stati scelti
ROEDELIUS fra ventinove tratti da sette sedute di registrazione effettuate da Cope
LUSTWANDEL per la BBC fra il 1983 e il 1991. A sedici anni dalla prima uscita, la rac-
Sky/Audioglobe colta viene ristampata con aggiunto un secondo cd e i titoli in scalet-
ta sono diventati trenta, da otto partecipazioni a trasmissioni della
Membro fondatore dei Kluster radio di stato britannica, più un concerto. L’ovvia deduzione è che qualcosa manchi ancora all’appel-
(assieme a Moebius e Schnitzler) e lo, o perché persosi, o perché non ritenuto degno. Il fan terminale del Julian potrà consolarsi con un
degli Harmonia, Hans Joakim Roe- Floored Genius 4, in vendita esclusivamente sul sito del Nostro e collezionante diciassette performan-
delius è uno dei più geniali musici- ce (a partire sempre dall’83, ma in quel caso si arriva fino ai giorni nostri) provenienti da programmi
sti contemporanei: ancora oggi, a radio e TV esteri e da festival. Ricordato che il Floored Genius capostitipite era un prescindibile Best Of
settantacinque anni, è infatti un con dentro anche articoli dal catalogo Teardrop Explodes, la risposta a chi si interrogasse su cosa sia il
punto di riferimento per tutti quei 3 è “nulla”. Il terzo volume non è mai uscito e probabilmente mai uscirà. Nel mondo del Mad Hatter
colleghi che ambiscono ad avvici- la matematica è un’opinione. I conti non tornano e però sì che tornano, dacché per questa seconda
narsi all’ambient ed alle sperimen- antologia espansa di genialate posso riportare pari pari parole che scrivevo lo scorso anno, su queste
tazioni. Termini che, tuttavia, oltre stesse colonne, riguardo all’edizione “deluxe” del classico Peggy Suicide: qui come lì, “strategie da
a essere quanto meno riduttivi di grande studioso del rock, lucidità da illuminato, profondità di visione da sciamano”. E non è prova pro-
fronte al genio del personaggio, vata di genio che si notino in una raccolta di esibizioni estemporanee allo stesso modo che in un’ope-
non consentono appieno di com- ra a lungo meditata?
prendere come i suoi album pos- In assoluto e come era logico attendersi, mediamente meglio quanto già si conosceva, a cominciare da
sano risultare purissimi esempi di una strepitosa versione grezza per batteria elettronica e chitarra quietamente scintillante di The Great-
musicalità e armonia (appunto). ness & Perfection Of Love e proseguendo, fra il resto, con il fantasmatico bordone d’organo (ha ragione
Lustwandel, sesta opera della Houghton: molto Cale) di Key High Class Butcher, la mesmerica marzialità pop di Sunsposts, l’acid-folk
discografia da solista, pubblicato fra incantesimo e doglianza di Me Singing. Per arrivare con Soul Medley alla più persuasiva apologia di
originariamente nel 1981 - e già George Clinton mai declinata da un bianco. A rendere irrinunciabile il secondo dischetto basterebbe non-
ristampato un paio di volte nei ‘90 dimeno già solo l’iniziale Lunatic & Fire Pistol: appesa a un organo chiesastico fino all’ingresso mozzafia-
- racchiude una dozzina di episodi to della ritmica e, incredibilmente, più emozionante di una lettura in studio di suo con i crismi del capo-
per pianoforte solo, spesso spor- lavoro. Altri tre apici: il kraut(folk-)rock Ballad Of King Plank; il tribalismo garage-wave di Hanging Out &
cati da un’elettronica minimalista Hung Up On The Line; una East Easy Rider che singulta funk.
e dal suono delle tastiere, ovattato Eddy Cilìa
e avvolgente come mai era stato
prima e mai più sarebbe stato
nella carriera del tedesco; se nella
title track (i cui movimenti sono
ripresi anche su Legende e Ansin-
nen) la sensazione, fortissima, è di
ALEXIS KORNER
trovarsi di fronte ad un album di BOOTLEG HIM!
musica classica piuttosto che con-
temporanea, con Betrachtung e
Wounded Bird
Von Ferne Her si viene, invece, Nella retrospettiva dedicata nel numero scorso a John Mayall, si leggeva
proiettati nel mondo delle magi- che seppur la differenza anagrafica tra i due grand’uomini fosse minima,
che invenzioni che fecero innamo- senza l’apporto fondamentale di Alexis Korner e la sua Blues Incorpora-
rare Brian Eno di Roedelius: suoni ted ad aprire la strada in un’Inghilterra ancora dominata dall’Elvis di Blue
puliti, intervallati da silenzi di Hawaii, Sir John avrebbe sudato un bel po’ di più a divulgare il Verbo del
immenso effetto e da trovate che blues in terra d’Albione. Se l’esordio di quest’ultimo infatti si colloca al
risultano innovative ancora nel 1965 di John Mayall Plays John Mayall, quello di Korner è di tre anni antecedente (R&B From The Marquee)
2010. Su Draussen Vorbel e Wil- ed è da considerarsi vera e propria pietra d’angolo del rock d’oltremanica che verrà, Bibbia, Talmud e Cora-
lkommen sono, poi, le percussioni no dei vari Page, Beck e compari. Inspiegabilmente ci si è pure dimenticati che, così come nei più noti Blues-
a prendersi la scena, in modo che breakers (galeotto fu il passaggio di un Eric Clapton in procinto di essere assunto in cielo - o sui muri - al
un’opera fino a quel momento posto di dio), anche nelle svariate compagini assemblate dal Nostro gravitavano futuri eroi che al mentore
perfetta si accresca di grazia e stile pagheranno sempre pegno: bastano i quattro quinti dei Rolling Stones? John McLaughin? Eric Burdon?
per i quali è difficile trovare termi- Insomma, se a Mayall viene spesso associato il titolo di “padre del British Blues”, a Korner si dovrebbe alme-
ni di paragone. no quello di zio, se non di più (anzi, di più e basta).
Gabriele Pescatore Nemmeno sessantenne, all’indomani del capodanno 1984, ci lasciava felici ereditieri di una discografia
ricchissima in cui spicca, accanto al già citato esordio, questo Bootleg Him! datato 1972: non una sem-
plice antologia come spesso viene spacciata, dacchè le venti tracce che la componevano erano quasi tutti
inediti sparsi di una carriera a quelle date già decennale e già in inesorabile ma dignitosa discesa. Ove I
Got A Woman omaggia con classe e sincero trasporto quel Genius di brother Ray, I Wonder Who non si
dichiara a T-Bone Walker ma è a lui che deve tutto. Laddove Operator ospita un imberbe Robert Plant,
Hellhound On My Trail stravolge definitivamente Robert Johnson.
Carlo Babando

115
CLASSICROCK PIETRE MILIARI
JANE BIRKIN/SERGE GAINSBOURG
JANE BIRKIN/SERGE GAINSBOURG
(Fontana, 1969)
Da un lato c’è la pura forza persuasiva della musica: la chanson che diven-
ta cool come non lo era mai stata in precedenza e si internazionalizza
godendo di una libertà di movimento impensabile fino a qualche anno
prima, grazie a un uomo geniale dal proverbiale intuito. Uno che conosce
alla perfezione e ama profondamente la tradizione che lo ha preceduto,
ma che, con un diabolico sesto senso, ha sempre saputo contaminarla. In
un primo momento abbracciando il jazz e insinuando lievi tocchi di esoti-
smo; successivamente, con l’orecchio sempre pronto a captare ciò che
accade Oltremanica, mettendola definitivamente a bagno nella colorata
esplosione dei Sixties e creando così una originalissima risposta gallica alla
Swinging London, costellata di onomatopeiche espressioni fumettistiche.
Non è l’unico a tentare la rischiosa operazione, Serge Gainsbourg. È però
l’unico a farlo con l’efficacia e l’eleganza inarrivabile propria del fuoriclas-
se. Dall’altra, c’è l’altrettanto invidiabile talento di chi riesce a trasformare
la propria vita in un’opera d’arte, diventando egli stesso un personaggio
delle proprie canzoni, giocando a piacimento con quella sottile linea che
separa l’autobiografia dall’autofiction. Coinvolgendo nell’operazione Histoire de Melodie Nelson, l’amore tra i due - destinato a durare a lungo,
anche le donne della propria vita, muse più o meno durevoli. Nel 1968, da lo si intuisce - già subisce una trasfigurazione musicale e letteraria. La
provetto regista di se stesso, Gainsbourg ha giocato con i gangster movie, Birkin, con quella voce esile che gioca molto sulla fragilità e su una provo-
reinventando la storia di Bonnie e Clyde con l’aiuto di Brigitte Bardot, la cante ritrosia, è di volta in volta la vittima di un omicidio (Jane B., brano in
donna più desiderata del decennio con la quale ha intrapreso una breve e cui Gainsbourg scippa dichiaratamente la melodia del Preludio in mi mino-
tormentata relazione. Con lei ha inciso anche uno scandaloso inno al sesso re op.28 di Chopin, innestandola su un ritmo beat ad andatura moderata),
ricreativo ma, finita la storia d’amore, l’attrice lo ha convinto a non fare una donna-bambina che parla del suo bambolotto scimmiesco (Ourang
uscire la canzone, essendo sposata con il miliardario Gunther Sachs. L’idea Outang, che potrebbe anche essere un ironico autoritratto per interposta
di pubblicare quel brano fuori da qualsiasi canone, un inno al sesso che persona del non certo avvenente Serge), una giovane suicida (Le canari est
prende la forma di un duetto tutto sussurri e sospiri orgasmici, non abban- sul le balcon, splendida parentesi folk che sa di Vashti Bunyan), oltre ad
dona tuttavia il Nostro. Je t’aime… moi non plus (“Ti amo… neanch’io”, essere complice maliziosa in Je t’aime e nell’altrettanto allusiva 69 année
titolo paradossale che sembra aver avuto origine da una celebre frase di erotique (con l’ennesimo giro di basso che fa giurisprudenza, in questo
Salvador Dalì, il quale chiamava Gainsbourg “maestro” senza venire caso inventando gli Stereolab). Le restanti canzoni riprendono brani già
ricambiato: “Picasso è spagnolo, e lo sono anch’io. Picasso è un genio, e editi, quasi tutti reinterpretati dal loro autore in una nuova e più smalizia-
lo sono anch’io. Picasso è comunista, e non lo sono neanch’io”) ha una ta veste: l’amara L’anamour, con un Hammond in bella evidenza, Les sucet-
base strumentale che si inventa una narcolettica e ipnotica forma di funk tes, primo capolavoro manipolatorio del nostro, inno al sesso orale carico
- con il corposo basso suonato col plettro che da qualche tempo è rico- di doppi sensi portato al successo tre anni prima dalla voce inconsapevole
noscibilissima firma nei brani del francese, al pari delle partiture orchestrali della diciottenne France Gall (che non gli perdonerà mai il tiro mancino),
di Michel Colombier, e che resterà ben impresso nella memoria degli Air - reso ancora più lascivo da una cascata grumosa di chitarre wah wah, la tor-
mentre un solenne organo chiesastico traccia la rida e tersa Sous le soleil exactement, in origine
melodia, alimentando così un bel gioco di contra- interpretata da Anna Karina, la cine-melodram-
sti. Il quarantenne Gainsbourg decide di reinter- matica Manon, le cabarettistiche 18-39 ed Elisa.
pretarlo con la sua nuova musa, la poco più che Ma è tutto parte di un unico ambiente sonoro, di
adolescente Jane Birkin, conosciuta sul set del film una continuità che emergerà a pieno nei dischi
Slogan. Costei è stata fidanzata con il composito- successivi, miscelando arte, vita e musica.
re John Barry e si è fatta conoscere soprattutto per Jane Birkin/Serge Gainsbourg è stato appena
una piccola parte in Blow Up di Antonioni: nel film ristampato dalla Light In The Attic in una versione
diretto da Pierre Grimblat si è aggiudicata invece piuttosto ricca dal punto di vista grafico che rein-
la parte di co-protagonista accanto al musicista, serisce in scaletta Chanson de slogan (ne fecero
un ruolo che manterrà pure nell’album dove una rivelatoria cover, una decina d’anni fa, i Blon-
appare il celeberrimo singolo di cui sopra, censu- de Redhead), spesso sostituita da Je t’aime… moi
rato in alcuni paesi tra cui Italia e Spagna: il suo non plus che viceversa non è presente in tutte le
nome campeggia in copertina davanti a quello del edizioni: la colonna sonora del film che ha origi-
suo pigmalione. nato uno dei sodalizi artistici e sentimentali più
Se non è ancora il momento dell’inno definitivo celebri della storia del pop europeo.
all’amor fou, escogitato un paio d’anni dopo con Alessandro Besselva Averame

ILMUCCHIOSELVAGGIO
OUT 07.09
Eels
“Tomorrow Morning”
Eworks

BLACK REBEL MOTORCYCLE CLUB

Il Nuovo Album
Out 7 Settembre 2010
CD.DL.LP.

Include i Singoli
LIGHTS & BARRICADE

MERCOLEDI 15 SETTEMBRE - ALCATRAZ - MILANO IN TOUR


per info: www.Barleyarts.com

OUT NOW OUT NOw OUT 14.09

Isobel Campbell & Mark Lanegan Philip Selway Junip


“Hawk” “Familial” “Fields”
V2 Bella Union City Slang

Facebook: CooperativeMusic Italy


Jim Jarmusch

ABBONAMENTI 2010/2011 euro 50


Vai su www.ilmucchio.it/shop.php STEMAX COOP
e sottoscrivi un nuovo abbonamento C/C POSTALE N. 92407006,
o rinnova il vecchio pagando VIA A. SILVANI, 8, 00139 ROMA
con carta di credito Visa e Mastercard.
(per accelerare i tempi manda
Se preferisci, resta valido il pagamento un fax allo 06.8108317 con la ricevuta
tramite bollettino postale da intestare a: dell’avvenuto pagamento)

Vivi all’estero e non puoi stare senza Mucchio? Scrivi a lucamaioli@ilmucchio.it


che ti illustrerà modalità e costi per ricevere il giornale ovunque tu sia!
CINEPLEX

Fuoriuscite / Screamadelica /
Dvd / Grandangolo / Anteprime /

a cura di John Vignola


vignola.j@gmail.com

119
FUORIUSCITE
Bumba Atomika
Un titolo che è una dichiarazione d’intenti, deflagrante e radioattivo come
il film stesso e con quella “k” rafforzativa - quanto ingiustificata - che
contribuisce a far capire l’aria che tira da quelle parti. Michele Senesi,
raccontando la storia di un giovane gruppo di sbandati che per procurarsi
i soldi da spendere in alcol inizia a vendere cadaveri, mette al bando
ogni “buon senso” e realizza un film eccessivo, punk, talmente
su di giri da sforare spesso (e volentieri) nel demenziale puro.
di Daniele ‘Danno’ Silipo

U
n labirinto di suggestioni in fuga dai generi che, cosa rara e
preziosa, utilizza il digitale senza pagare pegno alla pellico-
la, ma anzi ricerca con veemenza una specificità del mezzo.
Largo quindi a un’estetica “patchwork” fatta di split screen,
blue screen, inserti assortiti ed elaborazioni grafiche dai toni
accesi. Peccato che a volte l’eccesso (sempre ironico), vera ban-
diera del film, appaia esibito e cercato, più che spontaneo ed ef-
fettivo, ridimensionando in parte il ritmo di una regia lanciata alla
massima intensità. Ad ogni modo, un vero ordigno nucleare.
Maneggiare con cura.

Come sei arrivato a girare il tuo primo film?


Da una parte studio teorico, una laurea in Dams-Cinema e corsi
di sceneggiatura, montaggio, operatore. Dall’altra dieci anni e più
di sperimentazioni nel corto indipendente. E poi documentari,
video istituzionali, l’hobby dell’effettistica: ho praticamente toc-
cato di tutto. Infine, l’amore puro e assoluto per il cinema, mi ha
portato in zona giornalismo con la fondazione di asianfeast.org Moralmente avevo in testa di aggiornare la commedia all’italia-
(il portale italiano dedicato al cinema asiatico) e alla collabora- na storica (quella de I mostri e I soliti ignoti) alla contemporaneità. E
zione con diverse riviste, portali Web, quotidiani e cataloghi di quindi tutta l’ironia doveva essere ben più agghiacciante. Ma un film
festival. A un certo punto il respiro del cortometraggio mi è anda- così, oggi in Italia, può dar fastidio. L’abuso di alcol, la derisione del
to stretto e ho sentito l’assoluto bisogno di misurarmi con un nazionalismo, la necrofilia e l’omicidio seriale “agonistico” sono
lungo. Ma le cose non sono così semplici come sembrano… temi un po’ roventi. A livello stilistico, probabilmente emergeranno
(oltre a qualche omaggio dichiarato) le tonnellate di cinema e cultu-
Il film, infatti, ha avuto una lavorazione molto lunga... ra popolare che ho divorato negli anni: dai noir di Hong Kong al grot-
La ricerca vana e talvolta frustrante di budget ha ridotto all’osso i tesco di certo cinema d’impegno civile, dallo splatter ludico, agli
tempi per la produzione, così i giorni di riprese sono stati partico- esordi di Moretti, passando per i Monty Python’s, gli Animaniacs,
larmente difficili. Turni anche di 48 ore, con una troupe di due-tre Bava e Petri. E Tsui Hark, che è il più grande regista vivente. Giuro!
persone (principalmente Martina Leithe Colorio e Federico Fla-
mini). Ci siamo potuti permettere il direttore della fotografia solo Progetti futuri...
per sei giorni e lo abbiamo infilato full time a colmare le Infiniti, ma vincolati al fatto che non ho budget. Abbiamo
scene cromaticamente più complesse. Il resto l’ho fatto storie e idee mai viste prima d’ora, materiale inedito e in-
da solo. Poi se n’è andato un anno abbondante di post ventivo. Manca solo un produttore che ci creda. Sicu-
produzione: un infinito lavoro di corrispondenza e tra- ramente finché seguirò la via dell’indipendenza il mio ci-
sferimento file via Internet tra me e il geniale tecnico nema sarà senza compromessi: vedere tanti colleghi “in-
degli effetti digitali, Martina Leithe Colorio (ovvero la dipendenti” che investono energie e denaro per fare la
metà artistica del film). Ma alla fine Bumba è stato chiu- sottomarca del successo di turno americano è mortifi-
so. E alcune soddisfazioni, almeno all’estero, le abbia- cante. Fortunatamente un gruppo di registi che fanno
mo avute. cinema di idee e non (solo) di denaro attualmente esiste.
Penso a Federico Sfascia e al collettivo Krakatoa: cinema
Un film fuori dai generi e pieno zeppo di suggestioni: popolare, commerciale, ma di idee, indipendente nella
quali sono le influenze che ti hanno aiutato a dare for- testa. Cinema con la grande “C” di cuore davanti. O di
ma a Bumba Atomika? “culo” che ci facciamo ogni volta. 

ILMUCCHIOSELVAGGIO
FUORIUSCITE
Come una crisalide
Dario Argento e il bel cinema thrilling di una volta, è questo lo sfondo
su cui agisce Luigi Pastore alla sua prima prova nel lungometraggio.
Come una crisalide, sceneggiato e interpretato da Antonio Tentori,
narra (quasi in una soggettiva distorta) le gesta di un serial killer
che ha il vizio di filmare ogni suo atto violento con una videocamera.
di Alessandra Sciamanna

I
l film di Pastore è una sorta di omaggio nostalgico re il film mi ha offerto la sua partecipazione. Nel film
che guarda al passato, ma non una mera riproposi- era prevista una scena ambientata in una discoteca,
zione di vecchi stilemi: il “già visto”, filtrato attraver- così mi è venuto naturale ri-adattare la sequenza per lui
so l’occhio “nuovo” del digitale, assume connotati e i Daemonia, che suonano dal vivo la Toccata e Fuga in
inediti, riuscendo a trascendere (senza per questo Re minore di Bach in chiave rock.
annullare) ogni ispirazione. Ne deriva un puzzle di visio-
ni impazzite, libere dalla patina “unificante” della pelli- So che hai ricevuto importanti conferme...
cola che oscillano dal realismo sporco dei torture movie, Sì, per esempio Mick Garris, che ho avuto modo di
all’omicidio “artistico” del giallo nostrano, mettendo in conoscere durante un festival, ha visto il film due volte.
pentola anche surrealismo, suspense, ironia e poesia Prima in italiano senza comprendere i dialoghi ma la-
(quest’ultima un po’ fuori fase). Pastore mescola e ma- sciandosi trasportare dalla forza delle immagini (sono
neggia tutto questo con disinvoltura, nonostante l’aspet- parole sue), e poi con i sottotitoli in inglese, confer-
to narrativo non lo supporti a pieno: il racconto a volte troppo inges- mando il suo forte apprezzamento per il film e il suo grande stu-
sato sembra collidere con lo stile anarchico della regia. Un’opera pore per il budget utilizzato. Mi ha consigliato di mandare la pel-
che, guardando al passato con occhio moderno, lascia ben sperare licola negli USA ad alcuni festival specializzati e siamo in attesa
sul futuro del nostro cinema di genere. di conoscere l’esito delle selezioni.

Come una crisalide segna il tuo esordio nel lungometraggio dopo Credi sia possibile, oggi, continuare la strada del cinema di gene-
tanti anni di gavetta... re in Italia?
Era da molto tempo che inseguivo il sogno di realizzare un film. Personalmente, essendo un sognatore e un ottimista di natura,
C’erano già stati dei tentativi ma poi, quando giungeva il momen- mi piace pensare che si possa ancora proseguire il percorso del
to di tirare le somme, si presentavano sempre troppi problemi di thriller e dell’horror italiano. Lo dimostrano le opere di altri gio-
realizzazione. Ho iniziato a girare i miei primi corti all’età di tre- vani autori che stimo e rispetto per il loro lavoro, come Gabriele
dici anni, con una piccola attrezzatura Super8 barattata in cam- Albanesi, Ivan Zuccon, Domiziano Cristopharo e tanti altri. Forse
bio dell’intera collezione dei Masters Of The Universe (castello di l’impegno di tutti questi giovani autori, che hanno ottenuto anche
Greyskull compreso). Poi, da adolescente, ho frequentato le pri- riscontri positivi all’estero, potrebbe convincere i produttori e i
me sale di montaggio video, dove si editava con le centraline ana- distributori a ricredersi. 
logiche (c’era da impazzire!). Dopo il mio definitivo trasferimen-
to a Roma, ho iniziato a lavorare nei service, ho imparato il lavo-
ro sul set e il rispetto per i tecnici che si fanno davvero in quattro
per realizzare le visioni di un artista. Infine, ho collaborato con
varie emittenti televisive private, dove ho anche avuto la possibi-
lità di realizzare dei format sul cinema.

Veniamo alla lavorazione del film e al coinvolgimento di Sergio


Stivaletti e Claudio Simonetti...
Come una crisalide è stato pensato in funzione di un budget esi-
guo e, inizialmente, doveva essere molto sperimentale. Raccon-
tavo spesso al mio fraterno amico Antonio Tentori le mie idee sul
film e su come avrei voluto realizzarlo. È stato proprio lui ad
appoggiare il mio esordio alla regia, offrendosi anche di copro-
durre il film. La sua partecipazione è stata fondamentale anche
per il coinvolgimento di Sergio Stivaletti, che ha fatto un lavoro
straordinario e che non finirò mai di ringraziare per la sua enor-
me disponibilità e professionalità. Io e Claudio Simonetti, invece,
ci conoscevamo già (ho collaborato in alcuni progetti video per il
suo gruppo, i Daemonia) e quando ha saputo che stavo per gira-

121
SCREAMADELICA
L’antidoto contro tutti i neorealismi
Un’estate forse non eccelsa, ma più che dignitosa. È quella dei fantafilm
distribuiti in sala tra giugno e agosto, a base di mutanti, predatori extra-
terrestri e lugubri odissee nello spazio. A questi, aggiungiamo tre titoli
del 2009, ancora inediti in Italia, che meritano di sopravvivere all’oblio.
di Luca Castelli

AL CINEMA tiva - è che il materiale avrebbe potuto essere mescolato in modo


In fondo, è dai tempi di Frankenstein che la storia è sempre la ancora più potente ed evocativo.
stessa: l’uomo getta il suo guanto di sfida a Dio. Cambiano giu-
sto gli strumenti. Nell’immaginazione ottocentesca di Mary Il caratteristico profilo di Adrian Brody perfora lo schermo anche
Shelley, la chiave di tutto era l’elettricità. Nel 2010, sono genetica in Predators (**) di Nimrod Antal, ritorno del feroce cacciatore
e biotecnologie. Splice (***) di Vincenzo Natali è un film ambi- extraterrestre che alla fine degli anni Ottanta creò non pochi pro-
zioso, fin dal budget che sfiora i 30 milioni di dollari. Il regista del- blemi ad Arnold Schwarzenegger nella giungla centramericana. In
l’ottimo splatter claustrofobico Cube e del sottovalutato tecnoth- questo caso, però, il predator decide di giocare in casa: rapisce un
riller Cypher gioca con la creazione di nuove forme di vita proprio gruppo di umani e li trasferisce in un altro pianeta, usato come
nelle settimane successive all’annuncio delle cellule sintetiche di riserva di caccia. L’inizio è promettente. Le prede non sono scelte
Craig Venter, toccando tasti sui quali verranno suonate molte bal- a caso, ma mescolano tutto il peggio fuoriuscito dai più mefitici
late scientifiche nei prossimi anni. Clive Nicoli (Adrien Brody) ed bar delle Caracas del mondo: un narcotrafficante colombiano, un
Elsa Kast (Sarah Polley) sono due giovani star della genetica che soldato russo, un condannato alla sedia elettrica, un paio di mer-
passano il tempo a mescolare DNA sintetico con quello animale, cenari, un guerrigliero della Sierra Leone, un mafioso della Yaku-
creando bizzarri e poltigliosi mostri. Quando l’azienda farmaceu- za. Insomma, dei bei tipini, scelti appositamente per rendere più
tica per cui lavorano inizia a mettere qualche bastone tra le loro difficile e avvincente il gioco dell’alieno. Il guaio è che le promes-
ruote, i due decidono di accelerare i tempi e fare il supremo espe- se si sciolgono con il passare del tempo, man mano che le cana-
rimento con il DNA umano. Il risultato è Dren, primo esemplare glie cadono sotto i colpi dei predator, quando ti rendi conto che il
di una nuova specie antropomorfa che cresce alla rapidità della talentuoso regista di origine ungherese (suo l’interessante Kon-
luce e sviluppa notevoli caratteristiche mutanti. Cosa fare di lei? troll) non prova a svicolare neanche di un centimetro dalle ferree
Come e dove accudirla? Come rispondere alle sue esigenze e pul- linee guida del copione. Un buon prodotto estivo, molto meglio
sioni? Tra black comedy, monster movie, corporate thriller, vaghe rispetto a quanto ci propinano abitualmente i distributori horror
atmosfere da canadian indie e senza disdegnare qualche acroba- in questa stagione, ottimo per trascorrere un paio d’ore nella fre-
zia sessuale che ridefinisce il concetto di interracial, Splice potreb- scura condizionata di una sala. Ma niente di più.
be diventare un piccolo culto del nuovo decennio. Lo scopriremo
tra qualche anno. Tra l’altro, il finale lascia aperta un’autostrada Cliché a valanga abbondano anche in Pandorum (***) di Christian
per un eventuale sequel. Peccato solo che Natali non condivida il Alvart. Immaginate un’astronave perduta nello spazio remoto, i
tocco poetico di uno dei produttori, Guillermo Del Toro, e scivoli membri dell’equipaggio che si risvegliano da un lungo sonno
qua e là nelle trappole del film di genere. L’impressione - pur posi- criogenico, solo per trovarsi a combattere con misteriose creatu-
re che si annidano nei corridoi bui della nave spaziale. Insomma,
Alien. Con un pizzico di retrogusto Wall•E, visto che quel mezzo
di trasporto è tutto ciò che rimane dell’umanità, soffocata dalla
Splice
sovrappopolazione e dalla penuria di risorse alimentari. Il viaggio
nel cosmo, la lotta contro gli esseri mutanti e la strenua resisten-
za psicologica a “Pandorum”, una sorta di interstellar overdrive che
porta alla pazzia chi trascorre troppo tempo nello spazio profon-
do, assumono un significato quasi disperato. È l’ultimo rantolo
della specie umana o il purgatorio che porta a un nuovo pianeta
da colonizzare? Per chi sopravvive a cento minuti di corridoi bui,
nei quali è già tanto se si riesce a intravedere i protagonisti (male-
detto Ridley Scott, che li inventò proprio in Alien), la risposta arri-
verà nei minuti finali. E sarà pure piuttosto soddisfacente. Qual-
che bella suggestione, un gruppo di personaggi abbastanza cre-
dibili (persino i mostri) e un riuscito alternarsi di vicende paralle-
le (quello che manca al monolitico Predators) fanno di Pandorum
un film tutt’altro che disprezzabile, anche se consigliato soprat-
tutto agli appassionati del genere, figlioletti della Nostromo, di
Ellen Ripley e del fantahorror.

ILMUCCHIOSELVAGGIO
Summer Wars

ALTROVE ne morto in un incidente stradale? O la declinazione in celluloide


Tra i film che probabilmente non vedremo mai sul grande scher- dell’insicurezza che ci divora nei secondi, nei minuti, nei giorni,
mo, c’è Summer Wars (****) di Mamoru Hosoda. Ed è un pecca- ogni volta che ci troviamo di fronte a una scelta? O nient’altro che
to, perché questo anime giapponese riesce a conciliare lo stile tra- la masturbazione intellettuale di un regista dall’ego napoleonico?
dizionale e il gusto favolistico di Miyazaki con i deliri schizopsi- Di certo, è l’ennesima dimostrazione del big bang che ha dilatato
chedelici del Giappone contemporaneo e, più in generale, della il racconto contemporaneo, ormai incapace di seguire una sem-
società digitale. L’eroe della storia è Kenji Koiso, un ragazzino, plice linea narrativa o di rimanere ancorato a un unico piano tem-
piccolo genio della matematica e dei computer, che si ritrova porale, nell’era del multitasking, di Lost, delle dimensioni paralle-
casualmente in mezzo a una famiglia allargata nella provincia di le e delle realtà virtuali ma possibili. Bulimico, confuso, esagera-
Nagano proprio quando un virus colpisce il mondo virtuale di Oz, to, romantico, ossessivo, a tratti fastidioso nel suo caos di input
una sorta di mix tra Facebook e Second Life che raccoglie le atti- visivi ed esistenziali, Mr. Nobody rimane comunque un’opera affa-
vità di milioni di persone e istituzioni di tutto il mondo. I due scinante. Da consumare nella cripta di un festival (è passato a
piani si intrecciano e la battaglia di Kenji contro il virus (un’intel- Venezia lo scorso anno) o in una serata in cui si hanno due ore
ligenza artificiale, la cui origine - trattandosi di un film nipponico libere e si è disposti a lasciarsi intossicare in fuga da un centro di
- non può che essere in qualche laboratorio militare degli Stati gravità permanente.
Uniti) diventa anche uno strumento per contribuire al ricambio
generazionale della famiglia di cui è ospite. Il tocco è leggero, si Decisamente più leggero e basato su un’idea di horror e thriller
tratta pur sempre di un cartone animato. Ma i temi sono tutt’al- più vicina all’entertainment è Triangle (***). Un film anglo-austra-
tro che frivoli, dalla timidezza umana alla secolarizzazione dei liano del 2009 (come Summer Wars e Mr. Nobody) che ci confer-
grandi nuclei familiari (ne sappiamo qualcosa anche dalle nostre ma tanto la bravura di quel Christopher Smith che già si fece
parti) all’interferenza sempre più profonda dei social network e apprezzare in Creep e Severance, quanto la virulenza - già accen-
delle arene di comunicazione virtuale nella vita quotidiana. Una nata nel paragrafo precedente - delle nuove vie multidimensiona-
lieve ma emozionante magia, che nel suo piccolo descrive bene i li dello storytelling. Di per sé, Triangle è la storia di un gruppo di
colori e le emozioni del presente. amici che, usciti per un giro in barca e finiti in mezzo a una tem-
pesta, si imbattono in un gigantesco e misterioso transatlantico
Parte invece dal futuro Mr. Nobody (***) di Jaco Van Dormael, disabitato, che sembra uscito da un’altra epoca. In realtà, a parte
forse il primo esempio di kolossal belga nella storia del cinema. la manifesta devozione nei confronti di Shining (del cui Overlook
Diretto da un regista prolifico come Terrence Malick (tre film in la nave è un simulacro galleggiante), Triangle si inserisce nel filo-
vent’anni) e alimentato da una spropositata ambizione filosofica, ne del recente Moon o dello spagnolo Los Cronocrimenes: lo svi-
Mr. Nobody è il riepilogo di tre vite in una. A ricostruirle faticosa- luppo del film diventa presto un giochino di moltiplicazione della
mente, nel 2092, all’età di centodiciassette anni, è Nemo Nobody persona e dei piani temporali, con i quali il regista stuzzica lo
(alla faccia del nomen omen), l’ultimo essere umano che sta per spettatore. E il transatlantico assume i connotati di un altro cele-
morire di vecchiaia in un pianeta che ha scoperto il dono dell’im- bre albergo, quell’Hotel California dove si può entrare o uscire
mortalità. Tre vite caratterizzate da tre donne, le uniche che Ne- anche più volte (letteralmente), ma dal quale è praticamente im-
mo potrebbe aver amato e che potrebbero averlo portato in dire- possibile sfuggire. Consigliato ai fan dei film rompicapo, in salsa
zioni completamente diverse. È solo il sogno di un trentacinquen- screamadelica. 

123
A FUOCO
Politica vs cultura
Berlusconi

Il PD non riesce a offrire agli elettori un’immagine diversa da quella


berlusconiana. Ma due film ci hanno provato: Videocracy e Draquila.
di Geoff Andrews* - tratto da Open Democracy per gentile concessione di “Internazionale”

R
isulta ormai evidente che Silvio Berlusconi è un leader mol- paralizzato l’opposizione italiana. Il principale partito del Centro
to diverso dal classico politico occidentale di stampo libe- Sinistra, il Partito Democratico (relativamente nuovo, ma guidato
raldemocratico. Il Presidente del Consiglio italiano è un po- da ex comunisti ed ex democristiani), non è stato in grado di
pulista postmoderno con uno stile di leadership molto per- affrontare alla radice il problema del potere berlusconiano duran-
sonale, basato sull’uso della tv. Nei suoi tre mandati come te il suo breve periodo di governo, né di costruire un progetto
premier ha sempre cercato di celebrare l’immagine e il potere plausibile sul dopo Berlusconi.
facendo leva sui sentimenti più viscerali degli italiani. La sua ric- L’opposizione in Italia non ha ancora trovato una risposta alle
chezza è allo stesso tempo l’origine della sua ascesa, la misura grandi domande sul futuro del Paese. Il risultato è che la società
della sua invincibilità e un costante riferimento al suo successo italiana è intrisa di una specie di fatalismo. Quasi ogni settimana
come imprenditore e come uomo del fare. Berlusconi è riuscito a emergono nuove accuse contro Berlusconi (tra le altre associa-
creare un contrasto simbolico vincente con la figura del politico zione mafiosa e corruzione), che vengono ampiamente riportate
tradizionale, rinchiuso nel mondo degli articoli di giornale e delle dai mezzi d’informazione stranieri, convinti che il Premier italia-
riunioni di partito, che parla di politica in termini ideologici ed è no sia in crisi. Ma queste accuse hanno poco effetto sugli italiani.
costretto (per quanto a malincuore) a mostrarsi responsabile e A differenza di quanto avviene comunemente nella vita politica
trasparente. europea, molti italiani percepiscono le debolezze del Presidente
Non c’è da stupirsi se l’opposizione italiana teme Berlusconi. Da del Consiglio come una virtù della sua leadership. Un aspetto
quando è tornato al governo, nel 2008, la paura è diventata sem- incredibile di questa situazione è che, nonostante le condanne,
pre più importante nel mondo della politica. Il Presidente del Berlusconi - uno degli uomini più ricchi e potenti dell’Europa
Consiglio usa regolarmente la sua influenza sui mezzi d’informa- moderna - è riuscito a presentarsi come una vittima. A questo
zione per allontanare gli oppositori dalla tv pubblica, aggredisce punto sorgono spontanee alcune domande: come si spiega que-
gli avversari definendoli cospiratori e comunisti, perseguita i suoi sto fenomeno? E se il leader è saldamente al potere e l’opposi-
critici con denunce, attacca i giudici (i suoi principali avversari) e zione è debole, chi può contrastarlo seriamente? Gli artisti italia-
il Presidente delle Repubblica. Il suo atteggiamento aggressivo ha ni offrono una risposta a entrambe le domande.

ILMUCCHIOSELVAGGIO
Da Videocracy, casting per Veline

Il regista Erik Gandini ha girato uno straordinario docu- “Con questo tipo di dirigenti non vinceremo mai”, aveva
mento sociale, intitolato Videocracy, in cui sostiene che detto Moretti nel 2002 dal palco di Piazza Navona, a
Berlusconi, attraverso la tv, ha dato il via a una rivolu- Roma, davanti ai funzionari impettiti del Centro
zione culturale per plasmare gli italiani a sua immagine Sinistra, molti dei quali ancora oggi guidano il Partito
e somiglianza. In questa prospettiva, il culto pervasivo Democratico. Più recentemente il comico e blogger
della celebrità, promosso dal berlusconismo, rivela un Beppe Grillo, spesso critico nei confronti della corruzio-
aspetto sinistro: serve a consolidare il potere personale ne politica italiana, si è trasformato da dissidente mar-
quasi inattaccabile del leader, attraverso una cultura ginale in un leader politico serio. Nelle elezioni regiona-
ritagliata su misura per lui. La conseguenza è che il “fat- li di marzo il suo MoVimento 5 Stelle ha raccolto quasi
tore B”, come la definisce il think tank italiano Vision, mezzo milione di voti. Le sue critiche sono rivolte anche
continua a dominare l’Italia e a imporre gli argomenti al Centro Sinistra, troppo timido e propenso a continui
del dibattito politico. La tv pubblica italiana, la Rai, non compromessi, fa eccezione solo Antonio Di Pietro, del-
ha trasmesso il trailer del film di Gandini, seguendo una l’Italia dei valori. Grazie a un uso fantasioso dei nuovi
strategia ben nota, fatta di minacce e censure degli mezzi d’informazione, Grillo ha creato intorno a sé una
interventi degli artisti. Un trattamento simile è stato straordinaria rete politica.
riservato al film di Sabina Guzzanti, Draquila, che il Questi “critici culturali” non possono fermare Berlu-
Ministro della Cultura Sandro Bondi ha bollato come sconi né cambiare l’Italia da soli. Formano, però, una
“un’opera di propaganda che offende la verità e il popolo nuova opposizione e creano fermento. Lo fanno, innan-
italiano”. Il film racconta la situazione dei cittadini aqui- zitutto, usando un linguaggio in grado di raggiungere
lani che si sentono abbandonati dal Governo. Guzzanti un pubblico molto più ampio e di aiutare, anziché sof-
ha contattato direttamente gli abitanti de L’Aquila e i focare, le altre voci di dissenso nella società civile.
movimenti locali, come il gruppo Yes We Camp. In secondo luogo si interrogano in modo coraggioso e
Draquila ha ottenuto una standing ovation all’ultimo creativo sui lati oscuri del fenomeno Berlusconi. Com-
Festival di Cannes. prendono la natura del potere berlusconiano e i suoi
Una delle prime rappresentazioni artistiche dell’Italia berlusconia- limiti, e non cercano di evitare le domande difficili. Hanno fatto
na era stato Il Caimano, un film di Nanni Moretti uscito poco quello che l’opposizione ufficiale non ha avuto il coraggio di fare:
prima delle elezioni del 2006, Moretti aveva già svolto un ruolo offrire la speranza, se non ancora il progetto, di un’Italia diversa. 
importante nella società civile attraverso il movimento dei “giro-
tondi” - una campagna contro il conflitto d’interessi di Berlusconi *Geoff Andrews è un giornalista e scrittore inglese. Questa è la sua visio-
- in un momento in cui mancava un vero leader dell’opposizione. ne dell’Italia attraverso i film di opposizione politica che ha prodotto.

125
DVD

È
da poco uscito su dvd Dopo esserci imbattuti nell’im- Ad elevare l’epicità di questa mente se stesso. Veloce nel
Moon (Sony, ****) primo barazzante dvd di Alice In caporetto segnaliamo la delu- pensiero e nello stile, Balthazar
lungometraggio del regista Wonderland (Disney, ●●) preoc- dente prova di Depp, che divie- si scrolla agilmente di dosso la
e autore Duncan Jones, cupati per la salute del buon ne caricatura di se stesso nei linearità narrativa del romanzo,
figlio, nientemeno, di David Burton, ci siamo ampiamente panni dell’inquietante Cappel- alla ricerca di un linguaggio del
Bowie. Sam Bell vive da solo interrogati sulle cause di un tale laio Matto: quando combatte tutto nuovo che intreccia i diver-
sulla base Lunare Sarang e da suicidio professionale. Dopo con uno spadone stile Brave- si piani prospettici(vita reale dal
ormai quasi tre anni è impegna- lunghe e attente indagini abbia- heart supera il ridicolo. Annoia- punto di vista di Ben, interviste
to nella raccolta dell’Elio3, ulti- mo individuato un’ampia casi- no persino i contenuti extra. Da esterne e cyberspazio) con un
ma e insostituibile fonte ener- stica di harakiri cinematografici vietare a minori e maggiori di 18 montaggio ibrido che alterna
getica terrestre. Provato dal similari. Acute osservazioni ci anni. sequenze in parallelo a macro-
lungo isolamento, Sam ravvise- hanno indotto a teorizzare la inquadrature traballanti di det-
rà nella comparsa di strane presenza di un oscuro morbo Di spiccata originalità e profon- tagli e volti deformati. Il risulta-
allucinazioni l’evidente sinto- che ciclicamente colpisce alcuni do spessore artistico è invece to è un coinvolgimento emotivo
mo di un rapido deterioramen- grandi registi (o presunti tali) Ben-X (O1, ***), interessante elevato, dolorosamente fisico,
to psico-fisico. L’intensificarsi all’apice della loro carriera, adattamento cinematografico che incalza sadicamente lo spet-
delle visioni lo condurrà al fati- inducendoli ad addentrarsi in del romanzo Nothing Was All He tatore fino al deludente escamo-
dico incidente e all’atroce rive- avventurose rivisitazioni di Said, scritto dallo stesso regista tage finale che piace comunque
lazione finale. Cullandosi sulle grandi classici, con pessimi esordiente Nic Balthazar. Ben è in virtù del proprio intrinseco
splendide sensazioni musicali risultati. Dal costoso Pinocchio un ragazzo affetto dalla sindro- ottimismo terapeutico.
di Clint Mansell, il regista dila- di Benigni la lunga scia di con- me di Asperger (forma leggera Giuliano G. Ortali
ta con artistico minimalismo i taminati continua a propagarsi di autismo), che vive la propria
tempi e gli spazi silenti all’in- coinvolgendo veri e propri miti diversità in un contesto sociale Apriamo una corposa parentesi
terno della psiche umana e viventi come Roman Polanski ostile e spietato che accentua le dedicata al cinema dei Sessanta
ripercorre, seguendo i profondi che auto implode nel fiacchissi- sue difficoltà comunicative. e Settanta italiani: non a quelli
solchi tracciati dai grandi pio- mo Oliver Twist, fino ad arrivare Incapace di decriptare il senso più visibili, oggi, ma a quel
nieri del genere (tre nomi su all’ultimo Scott e al suo terribile del proprio essere nel mondo, retroterra che è stato riscoperto
tutti: Kubrick, Tarkovskij e Robin Hood. In sintonia con i trova rifugio nell’universo vir- e dissodato - per alcuni fin trop-
Scott), gli orizzonti della fanta- sopracitati nomi, Tim Burton, in tuale di Archlord (gioco di ruolo po - grazie a riviste specializza-
scienza interna che vede nel- pieno delirio di onnipotenza, ha Online). In questo splendido te come Nocturno, inizialmente
l’uomo il più grande ed enig- deciso di primeggiare sui colle- mondo parallelo di ambienta- mal viste dalla critica ufficiale,
matico dei suoi oggetti. Ampio ghi sfoderando un’Alice vergo- zione fantasy troverà un corpo forse, e poi diventate invece un
spazio all’approfondimento nei gnosamente conformista, bana- di pixel per la sua anima e un’i- costante punto di riferimento e
contenuti speciali. le e soporifera come un Tavor. dentità dove poter essere final- di riscoperta. La collana Cine-

Satanik The Diabolikal Super-Kriminal

ILMUCCHIOSELVAGGIO
kult porta all’estremo questa Keoma, di Enzo Girolami Ca-
riscoperta: ideata e diretta da stellari, Il delitto del Diavolo, di
Manlio Gomarasca, che di Noc- Tonino Cervi. Sono in uscita
turno è l’animatore, fin dagli ora, invece, Con la rabbia agli
inizi, assieme a Davide Pulici, è occhi, di Anthony M. Dawson, Il
dedicata all’ameno assoluto. Saprofita, di Sergio Nasca,
Pellicole che erano scomparse Disposta a tutto, di Giorgio
dalla distribuzione, viste mala- Stegani Casorati, Top Model, di
mente e a ora notturna nelle Joe D’Amato e I Carabbimatti di
emittenti private fra Ottanta e Giuliano Carnimeo. Le stelle
Novanta oppure in qualche sono collettive: quattro al pro-
Fuori Orario d’annata. Punti di getto e due ai film, con picchi
riferimento invisibili, insomma, incredibili (ovvero, nc), quali
a cui questa serie dedica una Disposta a tutto e Chi sei.
chance in qualche modo defini-
tiva: restauro e integrazione Per 01 Distribution esce, a metà
con il materiale originale, extra del mese, Happy Family (**) di 11 Days 11 Nights
di tutto rispetto, con interviste e Gabriele Salvatores, un tentati-
ampi inediti, alta qualità della vo, riuscito a metà, di racconta- espressionista tipico di Polan- Claude Chabrol, Bruno e Ser-
riproduzione e via di seguito. re Milano e i suoi abitanti in una ski: le trame, più che sciogliersi, gio Corbucci, Umberto Lenzi i
Una girandola di cinema horror, specie di metastoria, con una si infittiscono e il senso di registi, mentre i titoli - Profezia
nero, sexy, violento ed estremo elegia dedicata alla città che è incompiuto è persistente. Al di di un delitto (**), Agenzia
presentati per la prima volta in forse la cosa migliore della pelli- là di ogni giudizio morale sul Riccardo Finzi… praticamente
dvd, in buona sostanza. Go- cola. Tratto dalla commedia regista, la sua arte si arena sem- detective (**), Giallo napoleta-
marasca spiega che “non ci omonima di Alessandro Geno- pre più spesso. no (**), L’uomo della strada fa
sono stati mezzi termini, nella vesi, prodotta dal Teatro dell’El- giustizia (**), Orgasmo (***).
scelta dei titoli. Abbiamo unito fo di Milano, impreziosito da Altro discorso per Il profeta (di Una interessante opportunità
piccoli capolavori misconosciuti, una serie di buone performance nuovo 01, ****), di Jacques per chi ama il genere, ma
come Satanik, di Piero Vivarelli, e attoriali, il dvd contiene alcune Audiard con Tahar Rahim, Niels anche per chi, come la sotto-
versioni censurate come 11 Days scene agggiunte e una pletora di Arestrup, Adel Bancherif: Gran scritta, è convinta che il passa-
11 Nights di Joe D’Amato. In interviste. Vale la pena? Un sì Premio della Giuria a Cannes to della Settima Arte, in Italia,
piena crisi come quella che sta quasi deciso. nel 2009, racconta del dicianno- sia stato la base, l’abbecedario
vivendo il supporto su dvd, cer- venne Malik El Djebena: recluso di molti cineasti contempora-
chiamo di rilanciarlo rendendolo Stessa distribuzione per L’uomo in carcere, analfabeta, apparen- nei. Inevitabile la citazione di
unico: una scommessa da cui non nell’ombra (**) di Roman Po- temente debole, nel periodo Quentin Tarantino, che, pro-
intendiamo recedere”. L’esempio lanski, con Ewan McGregor e della prigionia (una pena di sei prio nei riguardi di Lenzi, ha
lampante è proprio il dischetto Pierce Brosnan: è la storia di un anni) cambia totalmente. dichiarato: “Non ci sono stati
di Satanik, che nei suoi conte- ghostwriter britannico che ac- Impara a leggere e scrivere e si molti artisti dell’azione, del poli-
nuti speciali comprende niente- cetta di completare le memorie sottrae ai piani che ha per lui un ziottesco, come lui. Solo l’Italia
meno che un intero documen- dell’ex Primo Ministro Adam boss còrso. Straordinaria l’esca- poteva allevare così tanti bravi
tario, The Diabolikal Super- Lang. Un lavoro apparentemen- lation psicologica e la capacità talenti, destinati poi ad avere,
Kriminal, dedicato a Killing, te facile, che nasconde una vera di direzione del bravo Jacques immancabilmente, successo
fotoromanzo erotico di culto, in e propria discesa agli Inferi. Audiard. Extra assortiti, ottima all’estero. Non è solo il nemo
tema con il Kriminal di Magnus Vicino, per atmosfere, al mitico resa sonora e visiva. propheta in patria, l’adagio,
& Bunker. Le emissioni di luglio La notte del Demonio di Jacques ma, in particolare la diffidenza
comprendono, oltre ai due film Tourneur, secondo molti la pelli- Infine, la Titanus riprende cin- degli Italiani nei confronti di loro
già citati, Chi sei?, di Ovidio G. cola più paurosa della storia, il que gialli d’autore girati fra stessi”. Parole sante.
Assonitis e Richard Barret, film soffre del gigantismo fine Sessanta e fine Settanta: Claudia Mangano 

127
GRANDANGOLO
Rosemary’s Baby

D
al romanzo di Ira Levin, Rosemary’s Baby (1968) è - incinta di otto mesi - viene uccisa assieme ad alcuni
probabilmente il capolavoro di Roman Polanski, amici da una vera setta satanica, “ispirata” da una cele-
segnato dalla tragedia di Bel Air, dove trovò la bre canzone dei Beatles. L’8 dicembre 1980, un ex-mem-
morte la moglie del regista, all’ottavo mese di gra- bro dei Beatles viene assassinato. Sotto il Dakota Buil-
vidanza, per mano dei seguaci di Charles Manson. ding. E il cerchio si chiude. Semplici coincidenze, certo.
Uno dei film, quindi, più inquietanti e maledetti della Ma pur sempre raggelanti, come raggelante è ancora
storia della Settima Arte. C’è chi sostiene che Polanski oggi la visione di Rosemary’s Baby, gioiello di angoscia e
non si riprese mai più dal trauma personale che seguì la inquietudine moderna, trionfo del diavolo borghese nella
sua uscita e c’è chi ne sottolinea la morbosità estrema, silenziosa indifferenza di una metropoli distratta. Da rive-
senza redenzione. Rimane un pezzo rilevante della bra- dere, magari in blocco con gli altri due capolavori gotici
vura di un grande talento, ai suoi primi passi, che furo- del giovane Polanski, Repulsion e L’inquilino del terzo
no anche i migliori. piano.

ANTONIO BIBBÒ CLAUDIA MANGANO


** ****
Uno dei cosiddetti horror psicologici, oggi forse superato dagli Ci sono altri film che raccontano le possessioni diaboliche, i piani
eventi. Non tanto, o non solo, perché oramai è di moda l’esplicito, del demonio, le gravidanze sataniche. Ben pochi, però, sono riusci-
anzi. Pellicole come The Others o il recentissimo Lasciami entrare ti a entrare dentro la psicologia femminile del “problema”. Una
sono la chiara testimonianza che la paura sottile, mostrata fino a un splendida Mia Farrow e un inquietante John Cassavetes danno voce
certo punto, ha sempre la meglio sull’orrore declamato. Più che a un lavoro stringente, inquietante, molto vicino al panico femmi-
altro, Rosemary’s Baby è la sintesi, anche, dell’estetica di Polanski, nile, dove la maternità diventa un incubo. Polanski, da sempre at-
che lavora di morbo e suggestione senza però arrivare mai a un tratto - i più scettici aggiungerebbero cinicamente - dalle fragilità e
punto fisso. Pregio o limite che sia, come forse hanno dimostrato dagli arcani femminili, trova un magico punto di equilibrio fra orro-
molti dei suoi lavori successivi, la visione è sicuramente disturban- re e introspezione. Il malessere che attanaglia la protagonista di-
te, ma non incisiva e formalmente perfetta come sostengono gli venta empatico, colpisce al cuore lo spettatore e riesce ad andare al
estimatori assoluti di un “capolavoro a metà”. di là del genere e dei tempi in cui la pellicola venne concepita e gira-
ta. Un capolavoro, senza mezze misure.
LUCA CASTELLI
**** GIORGIO NERONE
Nel 1968 esce Rosemary’s Baby, un film ambientato nel famoso ****
Dakota Building di New York, nei pressi di Central Park, in cui una Chissà cosa sarebbe stato della carriera di Polanski se non fosse
donna incinta viene tormentata da una setta satanica, fino a mette- incappato in quel brutto “incidente sessuale” più di trent’anni fa. Se,
re al mondo un bimbo assai particolare. Nell’estate dell’anno suc- insomma, avesse potuto continuare a lavorare negli States, visto che
cessivo, sulle colline di Los Angeles, la moglie del regista di quel film i due film girati in terra americana sono probabilmente i suoi capo-
lavori. Prima di arrivare a Chinatown (1974), c’era stato Rosemary’s
Baby: due autentici capisaldi nei generi di riferimento, il noir e l’hor-
ror. Rosemary’s è a pieno titoli uno dei film più inquietanti di tutti i
tempi, perché Polanski maneggia come nessuno le potenzialità del-
l’orrore che emerge dal banale tran tran quotidiano. Senza bisogno
di mostri, anzi con mostri ben mascherati da umani. Tra il fascino
sinistro del Dakota Building, i cromatismi accesi di William Fraker, il
volto di un attrice che mai più sarà cosi bella e incisiva, Rosemary’s
è soprattutto un esempio di virtuosismo narrativo-registico in cui
l’ambiguità diventa asse portante della visione. E in cui, quindi, lo
spettatore è trascinato sull’abisso della follia.

JOHN VIGNOLA
****
Rosemary’s Baby è un archetipo, un prototipo dei Settanta, anche di