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Abbiamo letto l’articolo pubblicato su “Altroconsumo Finanza” e intitolato “Etico

conviene?”, in cui sconsigliate decisamente l’acquisto di azioni di Banca popolare Etica.


Non è la prima volta che la vostra testata attacca strumentalmente Banca Etica. Questa
volta però avete fornito ai vostri lettori informazioni scorrette e vi chiediamo quella che
riteniamo una doverosa rettifica.

Altroconsumo sconsiglia l’acquisto di azioni di Banca Etica affermando che “una volta
acquistate le azioni di Banca Etica, il risparmiatore rischia di non riuscire più a riavere
indietro il suo capitale” e che “la banca non si assume impegni per riacquistare le tue
azioni” e ancora, “non puoi uscire dall’investimento in qualunque momento, ma solo
quando riesci a trovare un acquirente”. Affermazioni fuorvianti...

Premessa. Banca Etica è impegnata in un aumento di capitale il cui importo si aggira sui 6 milioni
di euro, l’aumento è rappresentato da azioni vendute tramite gli sportelli della stessa banca - 17 su
tutto il territorio nazionale – e la propria rete di consulenti e promotori finanziari, che la banca
chiama “banchieri ambulanti”, 26 in tutto. Per quest’aumento di capitale la banca è obbligata a
redigere un prospetto informativo destinato ai potenziali investitori. Su questo documento di 359
pagine controllato dalla Consob e sui bilanci 2015 abbiamo tratto le nostre considerazioni.

A pagina 2 di detto prospetto possiamo leggere: “Le Azioni di Banca Popolare Etica S.c.p.a.
presentano i rischi di illiquidità tipici di un investimento in strumenti finanziari non quotati in un
mercato regolamentato italiano o estero, né negoziati su un sistema multilaterale di negoziazione,
né oggetto di un’attività di internalizzazione sistematica. Inoltre l’Emittente non assume impegni di
riacquisto. Pertanto, gli investitori potrebbero trovarsi nella impossibilità di rivendere a terzi le
proprie Azioni, in quanto le richieste di vendita potrebbero non trovare contropartita, o
conseguentemente, non essere eseguiti in tempi ragionevolmente brevi e/o a prezzi in linea con le
proprie aspettative e trovarsi conseguentemente nella condizione di dover accettare un prezzo
inferiore a quello di sottoscrizione....”

Vogliamo aggiungere qualcosa? Volentieri. A pagina 94 sempre di detto prospetto, in un


capitoletto intitolato I FATTORI DI RISCHIO RELATIVI ALLE AZIONI OGGETTO DI OFFERTA, la banca
scrive: “IV.III.1. Le Azioni oggetto dell’Offerta di cui al presente Prospetto Informativo, pur
essendo strumenti finanziari diffusi, non sono quotati in un mercato regolamentato italiano o estero
o in altri mercati internazionali né in un sistema multilaterale di negoziazione e l’Emittente non
agisce in qualità di internalizzatore sistematico, pertanto, i titolari delle stesse sono esposti ai
rischi connessi alla difficoltà di liquidare rapidamente le Azioni. Si precisa che l’Emittente non
intende richiedere in futuro l’ammissione delle Azioni alla quotazione in mercati regolamentati, né
alla negoziazione presso un sistema multilaterale di negoziazione e che le Azioni non saranno
oggetto di un’attività di internalizzazione sistematica. L’Emittente non assume alcun impegno di
riacquisto delle azioni sul mercato secondario a fronte di richieste di disinvestimento da parte degli
azionisti e pertanto gli investitori potrebbero trovarsi nell’impossibilità di rivendere a terzi le
proprie azioni in quanto le richieste di vendita potrebbero non trovare adeguate contropartite e
conseguentemente, non essere eseguiti in tempi ragionevolmente brevi e/o a prezzi in linea con le
proprie aspettative e trovarsi conseguentemente nella condizione di dover accettare un prezzo
inferiore a quello di sottoscrizione.

Continua la replica di Banca Etica: “...sebbene Banca Etica non sia tenuta al riacquisto delle
proprie azioni dai soci che le vogliano vendere, dal 2002 la banca si è dotata di un Fondo
per il riacquisto delle proprie azioni proprio al fine di dare una risposta tempestiva ai soci
che vogliano vendere le azioni. Fino a oggi il fondo ha sempre avuto capienza sufficiente a
soddisfare le richieste dei clienti.”
Posto che detto fondo è un obbligo di legge – valido quindi per ogni banca, quindi anche per istituti
come, qui citiamo a caso, Veneto Banca, Popolare di Vicenza e, più in generale le banche popolari
non quotate - a pagina 95 sempre del citato prospetto la banca scrive: “In data 22 gennaio 2016
l’Emittente ha ottenuto dalla Banca d’Italia l’autorizzazione ai sensi degli artt. 77 e 78 del CRR ad
effettuare il riacquisto di azioni proprie per un ammontare nominale massimo predeterminato di
euro 545.000 comprensivo dei titoli già in portafoglio, al netto dell’importo della sottoscrizione di
nuovi strumenti di capitale primario di classe 1 versati in un periodo fino a un anno”.

Si vuol far qui notare che 545.000 euro di disponibilità del fondo, su di un capitale della banca ante
aumento di 55.818.105 euro, dato relativo all’aprile 2016 e contenuto sempre nel prospetto
informativo a pagina 291, costituisce lo 0,98% delle azioni in circolazione. Un approccio più
raffinato al fenomeno della consistenza del fondo a garanzia della liquidità delle azioni, tiene conto
del sovrapprezzo di 5 euro sul valore nominale delle stesse, maturato nel corso degli anni, e porta la
proporzione allo 0,89%. Il giudizio sulla consistenza è di preclara evidenza. Inoltre a pagina 95 di
detto prospetto la banca scrive: “Sussiste pertanto il rischio che, a decorrere dal 27 gennaio 2017,
indipendentemente dalle disponibilità del fondo azioni proprie dell’Emittente, quest’ultimo non
possa procedere ad acquisti di azioni proprie.”.

Banca Etica, nella sua replica a noi, osserva inoltre: “In media - nel periodo 01/07/2015-
31/03/2016 – Banca Etica ha impiegato 13,59 giorni per dare esecuzione alle richieste di
vendite pervenute dai soci.”. Nell’ultima riga di pagina 95, e a seguire alla 96, del predetto –
benedetto – prospetto la banca stessa scrive: “Nell’Offerta oggetto del presente Prospetto
Informativo la vendita delle azioni nell’ambito dell’Offerta medesima potrebbe essere limitata in
considerazione del fatto che le n. 20 Azioni o multipli necessarie per l’assegnazione della Bonus
Shares e la Bonus Shares medesima dovranno essere azioni di nuova emissione e non azioni già
detenute dall’Emittente. Tale circostanza potrebbe incidere negativamente sulla capacità della
Banca di ricostituire in tempi brevi la disponibilità del Fondo. In considerazione di quanto sopra
descritto, non si può escludere che l’eventuale temporanea impossibilità per la Banca di acquistare
le Azioni, per effetto del raggiungimento del numero massimo di azioni proprie detenibili, ed
eventualmente la difficoltà da parte del titolare delle Azioni a trovare autonomamente una
controparte disposta all’acquisto costituisca un ostacolo o una limitazione allo smobilizzo.”.

Ci permettiamo di aggiungere la considerazione che la modalità dell’attuale aumento di capitale


attraverso una bonus share (1 ogni 20) rappresenta una novità rispetto alle offerte passate e
rende ancor meno significativo il dato relativo alla tempistica di riacquisto sopra menzionata.

La nota di replica della banca prosegue così:” Dalla nascita, nel 1999, a oggi il valore delle
azioni di Banca Etica è costantemente cresciuto: chi ha acquistato azioni di Banca Etica
nel 2005 al prezzo unitario di 51,64 euro, nel 2015 detiene per quelle stesse azioni un
valore di 57,5. (...)”.

Non possiamo non notare che tale “aumento di valore” non è determinato dal mercato ma
da una valutazione degli stessi amministratori. Giustamente la stessa Banca Etica a
pagina 2 del prospetto lo ammette: “Il prezzo delle azioni di cui all’Offerta (...)non hanno un
valore di riferimento di mercato (...)”

e prosegue: “...Non si può escludere che a seguito di una eventuale futura diminuzione del valore
patrimoniale dell’Emittente per effetto di eventuali risultati negativi dell’Emittente, possa
determinarsi una riduzione del valore patrimoniale delle Azioni...”. Candidamente gli stessi
redattori del prospetto (Banca Etica) a pagina 2 ammettono: “...il sovrapprezzo di emissione
(...) non è supportato da alcuna perizia di esperto indipendente....”. Cosa che ripetono anche a
pagina 96: ”...Non sono stati richiesti pareri/perizie di esperti relativi alla misura del
sovrapprezzo.”.

Si tratta di una precisazione doverosa perché, come ammette la stessa Banca Etica a
pagina 2: “Dal confronto dei dati dell'Emittente al 31 dicembre 2015 rispetto ad un campione di
Banche quotate e non quotate selezionate dall’Emittente, si rileva un peggior posizionamento
dell’Emittente relativamente al P/E rispetto alla media popolari quotate e non quotate e un peggior
posizionamento dell’Emittente relativamente al P/BV unicamente rispetto alle Banche Popolari
quotate.”.

La banca alla pagina 97 riporta la seguente tabella:

Dalla quale si evince che, prendendo a misura della convenienza del titolo, il rapporto tra
prezzo e utili e quello tra prezzo e patrimonio netto – più sono bassi, meglio è (ndr) -, quelli
di Banca Etica risultano rispettivamente 78,5 e 0,74 contro una media delle popolari
quotate di 23,8 e 0,62: tra le 3,3 e 1,19 volte più cara rispetto alle concorrenti. A pagina 98
il confronto con i concorrenti – il cui campione è stato scelto dalla stessa Banca Etica –
continua.

La banca stessa commenta i dati cosi: “Dal confronto dei dati dell'Emittente al 31 dicembre 2015
rispetto alle Banche comprese nel campione, si rileva un peggior posizionamento dell’Emittente
relativamente al P/E rispetto alla media popolari quotate e non quotate e un peggior
posizionamento dell’Emittente relativamente al P/BV unicamente rispetto alle Banche Popolari
quotate.”. Ci permettiamo di far notare che il secondo confronto è fatto con un campioine di
banche popolari non quotate che commettono anch’esse il peccato originale di autovalutarsi.
Onore quindi alle dichiarazioni riportate, sempre a pagina 98 del prospetto, in cui viene
correttamente scritto: “...si evidenzia che sussiste il rischio che in futuro possa determinarsi una
riduzione del valore patrimoniale delle Azioni rispetto a quello preso a riferimento per la
determinazione del prezzo di cui alla presente Offerta. Nonché sussiste il rischio che il prezzo delle
Azioni nell’ambito di eventuali futuri aumenti di capitale dell’Emittente sia diverso e anche
inferiore dal prezzo di offerta delle azioni oggetto del presente Prospetto Informativo.”.

Gli stessi concetti, tabelle comprese, sono ripetute da pagina 343 a pagina 346.
Nonostante ciò, Banca Etica continua la sua replica affermando: “... Il valore delle azioni è
costantemente cresciuto (...) E’ un aumento dell'11,35% in 10 anni, pari ad un tasso medio
annuo (CAGR) dell'1,08% che noi riteniamo più che soddisfacente, vista la congiuntura
economica di questi anni che ha spesso gravemente penalizzato i risparmiatori, e
l'andamento medio dei titoli bancari (si prenda a confronto Intesa San Paolo, le cui azioni
nello stesso arco di tempo hanno perso il 14,88%, pari all'1,60% annuo).”.

Peccato che il calcolo relativo al rendimento dell’azione di Banca Etica, dichiarato dalla stessa nella
sua replica, scaturisca da un’autovalutazione come accadeva per i “piani quinquennali di staliniana
memoria” (di cui si possono trovare informazioni qui:
https://it.wikipedia.org/wiki/Piano_quinquennale) e non da un confronto col mercato, come,
invece, è stato fatto per Banca Intesa. Valgono quindi tutte le considerazioni, precauzioni e caveat,
testè fatte dalla stessa Banca Etica. Non possiamo però non far notare che l’autovalutazione –
senza perizia di terzi indipendenti – è una pratica scellerata che ha contraddistinto l’operato di
molte banche popolari non quotate a danno dei risparmiatori, citiamo, per via della recente
dolorosa cronaca, i casi di Veneto banca e di Popolare di Vicenza. Purtroppo, comunque, i conti
relativamente a Banca Intesa non tornano: la stessa – quotata in Borsa - dal 1° gennaio a oggi,
tenendo conto dei dividendi e delle operazioni straordinarie sul capitale, ha guadagnato il 5%.
Lordo.

Impermeabile ai numeri e alle sue stesse affermazioni Banca Etica prosegue nella sua
contestazione al nostro consiglio di non sottoscrivere le sue nuove azioni in sottoscrizione:
“Appare inoltre spiazzante e a dir poco fantasioso che – per dimostrare una presunta poca
eticità di Banca Etica – Altroconsumo utilizzi contro di noi il basso tasso di sofferenze (pari
a circa un ottavo di quello medio delle banche italiane!). Tutti sanno che l’elevatissimo
tasso di sofferenze è uno dei più gravi problemi del sistema bancario italiano e che la
capacità di tenere questo tasso ai minimi è indicatore di una buona capacità di fare banca,
valutando bene l’impatto sociale e la sostenibilità economica dei progetti a cui dare credito
e accompagnando i clienti nel loro percorso. L’articolo lascia intendere che il nostro basso
tasso di sofferenze sia in qualche modo collegato a una ritrosia o eccessiva prudenza nel
concedere credito: ma i dati smentiscono questa illazione, visto che Banca Etica è una
delle poche Banche italiane che non ha ceduto al “credit crunch” nemmeno negli anni più
duri della crisi, ma al contrario ha costantemente aumentato anno dopo anno i volumi del
credito a favore di famiglie, organizzazioni nonprofit e imprese sociali. La media del tasso
di crescita dei nostri impieghi è stata negli ultimi anni pari al 10% annuo, mentre il settore
bancario ha sempre registrato tassi negativi (ossia una contrazione del credito erogato).

Per non arroventare la polemica ci limitiamo qui a far notare la contradditorietà tra l’affermazione
di Banca Etica “la capacità di tenere questo tasso (quello relativo alle sofferenze, ndr) ai
minimi è indicatore di una buona capacità di fare banca, valutando bene l’impatto sociale e
la sostenibilità economica dei progetti a cui dare credito...“ con la contestazione che la
nostra analisi “lascia intendere che il nostro basso tasso di sofferenze sia in qualche modo
collegato a una ritrosia o eccessiva prudenza nel concedere credito”. Quisquiglie, ne
conveniamo, come del resto le contestazione di Banca Etica, tanto più che noi stessi
abbiamo accompagnato il commento alla presunta maggiore selettività nel concedere
credito con l’affermazione: “...pur tenendo conto del fatto che i debitori etici sono in genere
più propensi a restituire quanto ricevuto...”.

Banca Etica poi continua: È poi falsa e pretestuosa l'affermazione in merito alla presunta
impossibilità di verificare "l'eticità" dei progetti finanziati. Oltre a ricordare che Banca Etica
è l'unica banca italiana a rendere pubblici e geolocalizzati, attraverso il proprio sito web,
tutti i dati di finanziamenti erogati a imprese e organizzazioni, dobbiamo anche sottolineare
che il nostro processo di valutazione del merito di credito coinvolge ampiamente i soci
della banca che, volontariamente e imparzialmente, analizzano di ogni progetto impatto
sociale e ambientale. Un percorso originale, innovativo, molto trasparente che banche
alternative da tutto il mondo vengono a studiare.

Peccato che noi si sia scritto che: “... (Banca Etica) pubblica l’elenco di tutte le attività
finanziate, compresi molti enti e associazioni di volontariato o piccole imprese, ma per
dare una risposta precisa bisognerebbe verificare uno a uno l’eticità dei progetti finanziati.
E né noi, né altri “esterni” possiamo farlo.”. Forse non ci hanno letto.

Altroconsumo però, come già successo in passato, non ci ha mai chiesto approfondimenti
o informazioni aggiuntive, e ha rifiutato i nostri inviti per conoscere il nostro modello di
valutazione. Salvo poi lanciarsi in attacchi strumentali.

La nostra analisi si è basata sulle fonti che abbiamo citato – prospetto informativo e bilanci – tutte
informazioni pubbliche che parlano da se’. Definire la nostra valutazione “strumentale” – a cosa
non viene mai detto – è strumentale alla propria inutile difesa.

Ma Banca Etica, con la sua replica, incalza: “Infine, la scelta Altroconsumo di paragonare il
tasso di interesse medio applicato da Banca Etica sui finanziamenti con il tasso medio
applicato da Intesa San Paolo omette volutamente di chiarire che i clienti di Banca Etica
sono famiglie, persone, organizzazioni nonprofit e PMI, mentre il tasso medio applicato
dalla più grande banca italiana include i tassi applicati alle grandi imprese, che
notoriamente ottengono tassi migliori. Il paragone – per essere onesti - andrebbe fatto tra
il tasso applicato da Banca Etica e quello applicato dalle grandi banche alla clientela retail
e alle PMI.” Non sfuggirà al lettore che se Intesa San Paolo riesce a essere profittevole
con un tasso medio pari a quello – più basso di quello medio praticato da Banca Etica -
che abbiamo indicato, non vediamo perché la stessa Banca Etica non possa applicare
perlomeno le stesse condizioni ai propri clienti.In altri termini se Banca Intesa – non etica –
guadagna con quel livello di tasso, perché - l’etica - Banca Etica non esce dal coro “i
piccoli pagano di più”, ma si accoda al comportamento diffuso: “i piccoli devono pagare di
più”.

Continua Banca Etica: “E andrebbe poi evidenziato - bizzarro segnalarlo nei confronti di una
associazione dei consumatori - che la struttura economica dei nostri prodotti è pienamente
trasparente e tutti i costi sono subito chiari e computabili, mentre spesso quella delle altre
banche conta su fattori di opacità e di aggravio "indiretto" che falsano il confronto del solo
"spread" (si consideri la class action che la stessa Altroconsumo ha vinto proprio nei
confronti di Intesa SanPaolo).

E ci mancherebbe che i prodotti di Banca Etica, o di qualunque altra banca, non fossero trasparenti:
ci sono chiare prescrizioni legislative – che Altroconsumo ha nel tempo contribuito a creare – in
merito e, se qualcuno sgarra, com’è accaduto a banca intesa, lo mettiamo davanti alle proprie
responsabilità.

Banca Etica termina la sua replica alla nostra analisi con una chiamata alla solidarietà:
“Convinti che tra movimento del consumo critico (che include a nostro parere tutti coloro
che lavorano per la filiera della sostenibilità ambientale, equo-solidale e finanza etica) e
associazioni dei consumatori dovrebbe formarsi un'alleanza naturale,...”

Purtroppo non riesce a trattenere un giudizio che non condividiamo: “...siamo rammaricati
della scelta di Altronconsumo di approcciare invece queste materie in modo superficiale e
con molti pregiudizi e ci auguriamo che in futuro il vostro punto di vista possa arricchirsi
delle chiavi di lettura di chi ogni giorno sperimenta forme di economie alternative orientate
a cambiare sul serio i rapporti di forza nelle relazioni economiche, promuovendo un ruolo
di assoluto protagonismo e nuova consapevolezza dei consumatori (e risparmiatori).”.

In attesa di quel giorno, comunque, vi chiediamo da subito di pubblicare questa nota di


rettifica e ci riserviamo di valutare ogni via legale per tutelare la corretta informazione su
fatti e numeri che riguardano Banca Etica e i suoi soci e clienti.

Eccola.