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L’utilizzo delle semibotti nelle “chiese a cupole in asse”
in Puglia tra X e XIII secolo
Arianna Carannante

Il “funzionalismo costruttivo” dell’architettura gotica è da considerarsi il punto di arrivo di una serie di sperimentazioni
raggiunte in epoche precedenti. Le chiese a cupole in asse, espressione della contaminatio di modelli di ispirazione orientale
e occidentale, compaiono in Puglia tra X-XII secolo. La spazialità di tali edifici, che vede l’utilizzo di cupole sferiche su
pennacchi a coprire la navata centrale e semibotti rampanti sulle navate laterali funge da sistema razionale per sostenere le
coperture della navata principale. Le spinte della cupola risultano equilibrate dagli archi trasversali e longitudinali che
convergono sui pilastri; le semibotti che coprono le navate laterali, divise in corrispondenza dei pilastri da diaframmi,
assumono la funzione di contrastare parte delle spinte e trasmetterle sulla muratura perimetrale permettendo una riduzione
della sezione dei pilastri. Questa concezione anticipa la capacità di esprimersi in termini di ossature, fondamento della ricerca
dei costruttori gotici. L’indagine, intorno all’utilizzo della semibotte, intesa come elemento costruttivo, apre un’interessante
prospettiva, in una visione più ampia dell’architettura medievale. Si tratta, infatti, di un dispositivo statico che assicura la
stabilità della nave centrale e che prefigura il ruolo assunto dagli archi rampanti negli edifici gotici. La datazione dei primi
esempi pugliesi in cui troviamo l’utilizzo della semibotte laterale, ossia il Tempietto di Seppanibale presso Fasano (VIII-IX
sec.) e la chiesa di San Pietro di Crepacore presso Mesagne (VII sec.), pone alcune questioni, ancora insolute, relativamente
alla comparsa nel panorama architettonico medievale di questi dispositivi strutturali, che anticipano cronologicamente gli
esempi francesi e catalani. Infatti, se questa soluzione costruttiva appare anche nelle regioni catalane tra X e XII secolo, con
lo scopo di fornire un contributo efficace alla statica della navata centrale, in Francia assume un carattere peculiare nelle
chiese di pellegrinaggio a nave cieca, voltata a botte e con gallerie coperte a semibotte.

Le cosiddette “chiese a cupole in asse”, espressione della contaminatio di modelli di ispirazione


orientale e occidentale, compaiono in Puglia tra X-XII secolo1, specificatamente nella “terra di
Bari” a esclusione della chiesa di San Leonardo a Siponto 2 in Capitanata e della chiesa di San
Benedetto a Brindisi3 nel territorio d’Otranto. Tra gli organismi ecclesiastici diffusi in “terra di
Bari” si possono annoverare la chiesa di Ognissanti a Cuti, San Benedetto a Conversano,
Sant’Antonio a Bari, San Corrado a Molfetta4 e le chiese di San Francesco, Santa Lucia e
Sant’Antonio a Trani. Si tratta di organismi ecclesiastici che nella maggioranza dei casi appar-
tengono a fondazioni monastiche benedettine5. La spazialità di tali edifici vede l’utilizzo di cu-
pole sferiche su pennacchi sulla navata centrale e su quelle laterali semibotti rampanti, che
fungono da sistema razionale per sostenere le coperture della navata principale.
Le semibotti che coprono le navate laterali, divise in corrispondenza dei pilastri da
diaframmi, assumono la funzione di contrastare le spinte delle cupole centrali e riportarle alla
muratura perimetrale, permettendo una riduzione della sezione dei pilastri. Questa concezione
anticipa la capacità di esprimersi in termini di ossature, fondamento della ricerca dei costruttori
del periodo gotico. È possibile riscontrare l’utilizzo delle semibotti anche in alcuni episodi
ecclesiastici a due cupole in asse costruite tra VIII e X secolo: la chiesa di Santa Maria di Calena
presso Peschici6, il cosiddetto “tempietto di Seppannible” presso Fasano 7 e la chiesa di San
Pietro a Crepacore presso Santa Susanna. L’indagine intorno all’utilizzo della semibotte, intesa
come elemento costruttivo, apre un’interessante prospettiva in una visione più ampia
dell’architettura medievale. D’altra parte, si tratta di un dispositivo statico che contribuisce alla
stabilità della nave centrale e che prefigura il ruolo assunto dagli archi rampanti negli edifici
gotici.
Uno dei primi esempi di utilizzo delle semibotti nell’architettura della “terra di Bari” è stato
riscontrato nel cosiddetto “tempietto di Seppannibale” presso Fasano (Fig. 1). Costruita
intorno alla fine del secolo VIII8, la chiesa presenta uno sviluppo longitudinale tripartito con
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Fig. 1: Il cosiddetto “tempietto di Seppannible” presso Fasano (VIII-IX sec.),
particolare della cupola della navata centrale e della semibotte (foto dell’autore)

cupole a sezione ellittica, in cui ai quattro angoli si aprono piccole nicchie, assimilabili a
trombe, e volte a quarto di cerchio (semibotti o demi berceau) sulle navate laterali. A loro volta,
quest’ultime risultano scandite da porzioni di parete nelle quali, nonostante lo stato di degrado,
si può vedere la presenza di un arco. Le cupole, chiuse all’esterno da un tiburio quadrangolare,
presentano piccole monofore al di sotto delle quali si trova il cervello della semibotte, la quale
si può ragionevolmente presupporre che assuma una funzione statica scaricando parte dei
carichi delle cupole sulle murature perimetrali.
Nello stesso periodo è datata la chiesa di San Pietro a Crepacore 9 presso Santa Susanna, in
provincia di Brindisi. Anche questa chiesa a sviluppo longitudinale tripartito è divisa in due
campate di differenti dimensioni: una più piccola, in cui è posta la porta d’accesso, e una più
grande, che si apre in vano absidato. Questo edificio ha presumibilmente subito una serie di
trasformazioni nei secoli che ne hanno mutato i connotati, come è possibile notare da una
difformità tra la muratura della parte basamentale, costituita di conci grandi e irregolari di spolio,
e quella della parte sommitale, caratterizzata da un paramento più piccolo e regolare. Si
presume che la ragione di tutto questo sia prevalentemente statica 10. La sezione rivela ulteriori
dubbi sulla contemporaneità delle due murature, data l’irregolarità della volta a copertura delle
navate laterali. Sarebbe ragionevole ipotizzare un rifacimento del paramento murario del
tiburio delle cupole e della parte sommitale delle navate laterali11. La chiesa risulta interessante
ai fini di questo studio per la sezione irregolare della volta a botte posta nelle navate laterali, la
quale sembrerebbe un embrionale esempio di volta a semibotte ma che potrebbe essere solo
dovuta ad alcune trasformazioni subite dalla chiesa.

Uno degli esempi meglio conservati della tipologia a tre cupole in asse è quello della chiesa di
Ognissanti di Cuti presso Valenzano 12 (Fig. 2), fondata nel 107813 e presumibilmente com-
pletata all’inizio del XII secolo. La chiesa sembrerebbe essere un esempio maturo14 della
tipologia in esame. Il corpo parallelepipedo, dominato da tre piramidi di chiancarelle impostate

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su tiburio quadrangolare, è interrotto da tre
absidi15. Nel XIX secolo, la chiesa si presentava agli
occhi di Émile Bertaux16 sprovvista dei tetti pira-
midali, che sono stati ricostruiti sulla base dei
confronti con le altre chiese a cupole nel corso del
XX secolo17. L’organicità di questa architettura ben
si presta ad esplicare il problema in questione.
Internamente, la chiesa presenta una configu-
razione tripartita, dominata dalla successione di tre
cupole in asse su pennacchi nella navata principale
e semibotti su quelle laterali. La purezza delle
forme si rispecchia nella chiarezza geometrica e
matematica con cui il tutto è costruito: ogni
campata è costituita da un modulo, formato da una
cupola che si imposta su un quadrato di 6x6m, e da
due sottomoduli di 6x3m, affiancati al modulo. La
semplicità e la quasi totale assenza di decorazioni
(si riscontrano solo capitelli a denti di sega, teste
zoomorfe all’imposta dei pennacchi delle cupole e
oculi in corrispondenza dei diaframmi delle navate
laterali, in facciata e sulla parete al di sopra delle
absidi) permette una lettura puntuale dell’organi-
smo ecclesiastico. In questo caso l’utilizzo della
pietra squadrata come materiale da costruzione
Fig. 2: Chiesa di Ognissanti a Cuti (XI sec.), facilita la lettura dello schema strutturale alla base
veduta della navata (foto dell’autore) della costruzione della chiesa: ogni elemento sem-
bra essere funzionale a uno scopo statico. La
cupola, una semisfera quasi perfetta, si imposta su
un anello austeramente decorato e scarica il peso su quattro archi trasversali sorretti da
semipilastri cruciformi, che scandiscono la partizione in navate. Le cupole sono contraffortate
in senso longitudinale dalla presenza delle altre cupole e di un portico in facciata,18 nonché
dalle volte rampanti o semibotti, che costituiscono un sistema che bilancia attivamente la
componente di spinta orizzontale delle cupole della navata centrale in direzione trasversale.
L’avvicinamento alla concezione di un’architettura caratterizzata dallo svuotamento delle masse
murarie è ravvisabile anche sui muri perimetrali, dove la presenza degli archi ciechi, nei quali
vengono aperte le monofore, manifesta la sapienza costruttiva dei muratori locali. Si evince
quindi anche qui un’intuizione del funzionamento della macchina strutturale ma un’incapacità 19
di dotarsi di finestrature di più ampie dimensioni.
Si nota, inoltre, un’attenzione al dettaglio architettonico, seppur nella sua austerità: la
scansione in campate è accentuata dalla presenza di pareti diaframmate nelle quali si trovano
degli oculi, i quali corrispondono a quelli aperti in facciata e nella parete absidale; sulle pareti
diaframma poggiano degli archi che trovano eco negli archi ciechi posti in controfacciata e
nelle absidi sulla parete opposta. Altresì, gli archi trasversali della volta sono riecheggiati in
quelli tamponati delle pareti perimetrali, nell’arco cieco in controfacciata e nell’abside. I
costruttori pugliesi avevano in parte intuito alcuni dei meccanismi statici che si possono
considerare come un principio dello stile architettonico appellato comunemente come gotico.
All’interno di questa disamina è giusto includere anche la chiesa di San Benedetto a Brindisi 20,
la cui fondazione è databile intorno al XI secolo. Questa risulta essere un caso isolato perché si
colloca al di fuori della terra di Bari. Presenta una configurazione tripartita costituita da quattro
campate e conclusa con tre absidi estradossate, coperta con semibotti sulle navate laterali e
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volte a vela costolonate in successione sulla navata principale. La divisione in campate delle
navate laterali è marcata dalla presenza di porzioni di pareti a diaframma arcuato. A ogni
colonna della navata centrale corrisponde una semicolonna posta sulla parete perimetrale;
seppur risulti abbastanza coerente a livello architettonico, tuttavia potrebbe aver subito una
serie di rifacimenti21. È stata considerata un’anticipazione dell’Hallenkirche22 e, in effetti, la
presenza delle colonne (sostegni esili) e delle volte a vela conferisce una spazialità paragonabile
a quella delle chiese a sala. Questo organismo ecclesiastico fa parte di un monastero bene-
dettino, che aveva una notevole importanza a livello territoriale data la posizione centrale
assunta da Brindisi tra i secoli XI e XII23. Inoltre le dimensioni in pianta ricalcano quelle di
Cuti, Conversano e delle altre chiese diffuse in terra di Bari, fatta eccezione per la presenza di
una quarta campata. In questo caso, il comportamento statico è differente, assimilabile a quello
di una volta a crociera, in cui gli archi diagonali hanno il compito di trasferire i carichi alle
quattro colonne poste ai vertici di ciascuna vela. La conformazione della chiesa è la summa di
un sapere costruttivo locale e allogeno, che portò alla realizzazione di un organismo eccle-
siastico peculiare.

Fig. 3: Ex cattedrale di San Corrado a Molfetta (XII-XIII sec.), particolare imposta cupola su cuffie
(foto dell’autore)

L’esempio più maturo della tipologia a cupole in asse è sicuramente, però, riconoscibile
nell’ex cattedrale di San Corrado di Molfetta24 nella quale questa tipologia, solitamente legata a
monasteri benedettini e chiese di piccole dimensioni parzialmente paragonabili tra loro, viene
sviluppata a grande scala25. Infatti, la chiesa presenta un organismo architettonico più com-
plesso. A una prima lettura, l’impianto potrebbe sembrare abbastanza unitario ma, a un esame
più attento delle strutture, è possibile notare la presenza di due fasi costruttive. La prima
plausibilmente interessò la prima campata verso l’abside, collocabile intorno alla fine del XII
secolo26; la seconda riguardò le altre due campate, presumibilmente conclusasi a metà del XIII
secolo. Del resto, evidente è la differenza tra la prima cupola verso l’abside su pennacchi (con
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un anello d’imposta decorato da archetti pensili su teste zoomorfe) e le altre due impostate su
cuffie, le quali permettono una maggiore altezza delle stesse e, in particolare, di quella centrale.
Tralasciando le questioni relative all’evoluzione della fabbrica tra XII e XIII secolo è utile
soffermarsi su una considerazione, ossia che le semibotti della cupola che si imposta su
pennacchi potrebbero in parte assumere qui quel ruolo statico ricoperto nella chiesa di Cuti;
non potrebbe dirsi lo stesso per le semibotti delle due campate a nord-ovest dove, data la
presenza delle cuffie, la trasmissione della componente orizzontale della spinta alle semibotti
avviene in maniera meno diretta. Nel caso delle cupole su cuffie, il carico esercitato in maniera
uniforme sull’anello d’imposta viene distribuito negli angoli di un ottagono27 nel quale è
inscritto il cerchio d’imposta; quattro dei lati di quest’ottagono diventano cuffie, gli altri quattro
sugli altri quattro si aprono-ove possibile- delle monofore. Il carico viene così trasmesso
dall’anello agli angoli dell’ottagono e da essi agli archi trasversali, la componente orizzontale di
questo carico è poi parzialmente assorbita dalle semibotti28 (Fig. 3). Considerando questi dati si
potrebbe ipotizzare che, per garantire una coerenza formale, si scelse di completare l’edificio
con lo stesso impianto planimetrico di progetto, apportando però delle modifiche agli organi-
smi cupolati, che permisero l’apertura di un doppio ordine di monofore, in differenti posizioni,
e la creazione di due cupole più svettanti, di cui quella posta nella campata centrale si eleva su
le altre due e presenta un triplo ordine di piccole monofore. Questa differenza è percepibile in
maniera evidente anche all’esterno, dove la cupola centrale, più alta delle altre, e quella a nord-
ovest sono chiuse in un tiburio ottagonale; invece quella absidale è chiusa in un tiburio
quadrangolare con tetto piramidale. Per quanto riguarda San Corrado la percezione dello
scheletro strutturale è meno evidente che a Cuti. Si nota però, in questo caso, una tendenza al
verticalismo data dalla presenza delle cuffie che, rialzando le cupole, manifestano una volontà di
superare i limiti imposti dalla materia. In Terra di Bari la penetrazione dello stile gotico è
pressoché inesistente, la maggior parte degli organismi ecclesiastici, vennero iniziati alla fine del
secolo XI e successivamente completati in stile, manifestando una tendenza al verticalismo 29.
A conclusione30 di questa disamina si potrebbero citare i numerosi esempi dell’utilizzo della
semibotte in chiese dell’area franco spagnola coerenti per forma, funzione e manifattura. La
semibotte viene utilizzata, a partire dal VIII secolo in chiese di piccole dimensioni in area
catalana31: un utilizzo i cui esiti principali saranno però le chiese di pellegrinaggio 32. Infatti, tra
la Francia e la Spagna le semibotti verranno utilizzate, visibili33 o celate dalle gallerie34, in chiese
la cui navata centrale sarà coperta con volta a botte, assumendo l’importante ruolo statico di
portare le spinte della volta della navata centrale sui muri perimetrali. Di qui diventerà un modus
costruendi tipico di quest’area che assumerà una conformazione diversa quando verrà utilizzato a
presidio di una navata centrale coperta con volta a crociera come nel caso dell’Abbatiale di Saint-
Etienne a Caen. D’altronde, la chiesa presenta gallerie coperte da semibotti, rinforzate da
semiarchi (demi-doubleaux) che scandiscono le campate, il che potrebbe lasciar presumere che
questo elemento, corrispondente quindi ai pilastri, ricopra il ruolo statico di convogliare le
spinte delle crociere sulle pareti laterali e funzionando come arco rampante (arc-boutant)35.
L’intuizione da parte dei costruttori locali del funzionamento del sistema statico e funzionale
delle volte in muratura si riscontra dalla decisione di aprire delle monofore alle reni delle
semibotti tra un semiarco e l’altro. Allo stato delle ricerche non è dato sapere se i primi
organismi architettonici con semibotti nelle navate laterali comparvero in Puglia o in Catalogna
ma è importante osservare come in aree diverse e in uno stesso periodo si arrivi alla creazione
di sistemi costruttivi simili. Le favorevoli forze economiche e un’illuminata committenza hanno
permesso però, in area francese, il raggiungimento di conquiste tecniche che hanno portato allo
svuotamento delle masse murarie in favore della creazione di articolazioni spaziali complesse.
Questa nuova concezione strutturale permetterà alla luce di inondare l’involucro interno
annientando la scatola muraria che caratterizzava le architetture appartenenti allo stile denominato
romanico. Partendo quindi da una simile intuizione strutturale si avranno risultati diversi, favoriti
anche dalla presenza di forze economiche e di un contesto culturale differente36.

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1. Si ringrazia la dott.ssa Alessandra Marotta per i suoi preziosi consigli sulla meccanica delle murature antiche.
2. Sulla chiesa cfr. M.S. Calò Mariani, San Leonardo di Siponto: "iuxta stratam peregrinorum", Galatina 2013;
C.D. Fonseca, San Leonardo di Siponto: un palinsesto storiografico in H. Houben (a cura di), San Leonardo di
Siponto, Galatina 2006, pp. 1-14; N. Tomaiuoli, La chiesa di S. Leonardo in Lama Volara dall’abbandono al
recupero, ivi, pp. 319-346; N. Tomaiuoli, San Leonardo di Siponto: note sugli ultimi restauri, in M.S. Calò Mariani
(a cura di), Il cammino di Gerusalemme, atti del convegno (Bari, Brindisi, Trani 1999), Bari 2002, pp. 431-432.
3. Si veda il paragrafo dedicato alla chiesa di San Benedetto a Brindisi.
4. Per una bibliografia sulle chiese a cupole in asse cfr. É. Bertaux, L’art dans l’Italie méridionale, I e IV, II
ed., Paris-Roma 1968, I, pp. 375-382; G. Jonescu, Le chiese pugliesi a tre cupole, in “Ephemeris dacoromana”,
VI, Roma 1935, pp. 50-128; M. Berucci, Il tipo di chiese coperte a cupole affiancate da volte a mezza botte, Atti del
IX Congresso Nazionale di Storia dell’Architettura, Roma 1959, pp. 81-116, G. Simoncini, Chiese pugliesi a
cupola in asse, ivi, pp. 67-80; A. Venditti, Architetture a cupola in Puglia, in “Napoli Nobilissima”, VI, 1967, pp.
108-122, pp. 191-203; VII, 1968, pp. 94-115; VIII, 1969, pp. 51-65; L. Mongiello, Chiese di Puglia. Il fenome-
no delle chiese a cupola, Bari 1996; N.G. Fiore, Chiese con cupole in asse in Puglia: genesi e analisi tipologica, Bari,
1997; R. de Cadilhac (a cura di), L’arte della costruzione in pietra. Chiese di Puglia con cupole in asse dal secolo XI al
XVI, Roma 2008.
5. San Corrado a Molfetta è l’unica chiesa che dall’epoca della costruzione fino al 1785 fu sede della
diocesi, la chiesa era dedicata a Santa Maria Assunta, quando la sede venne spostata nella nuova cattedrale
e la chiesa assunse il nome di San Corrado.
6. A. Venditti, Architetture a cupola cit.,VI, 1967, pp. 117-119.
7. Si veda paragrafo dedicato al cosiddetto “tempietto di Seppannibale”.
8. Bertelli afferma che considerando la datazione degli affreschi, la struttura muraria e le decorazioni
sarebbe possibile attribuire la costruzione alla fine dell’VIII secolo. G. Bertelli, Il tempietto di Seppannibale nei
pressi di Fasano, in G. Bertelli (a cura di), Puglia Preromanica, Milano 2004, pp.121-138; Sulla chiesa si vedano
anche G. Bertelli, La Puglia tra tardo antico e altomedioevo, in F. Abbate (a cura di), Arte in Puglia dal Medioevo
al Settecento, Roma 2010, pp. 31-45; Ivi, Il tempietto di Seppannibale nei pressi di Fasano, in G. Bertelli (a cura di),
Puglia Preromanica, Milano 2004, pp. 121-138; Ivi, Cultura longobarda nella Puglia altomedievale: il tempietto di
Seppannibale presso Fasano, Bari 1994.
9. V. Pace, Una chiesa di confine nel Salento fra Italia Bizantina e Langobardia: San Pietro a Crepacore, in V.
Cazzato, R. Poso, G. Vallone (a cura di), Per le Arti e per la Storia. Omaggio a Tonino Cassiano, Galatina 2017,
pp. 10-15; M. Falla Castelfranchi, La chiesa di San Pietro di Crepacore nei pressi di Torre Santa Susanna, in G.
Bertelli (a cura di), Puglia preromanica, Milano-Bari 2004, pp. 147-160; G.A. Maruggi, G. Lavermicocca (a
cura di), Torre Santa Susanna: chiesa di San Pietro. Storia, archeologia, restauro. Memoria e progetto, Bari 1999.
10. Sulla ipotesi della funzione statica di questo alleggerimento della parte sommitale cfr. V. Pace, Una
chiesa di confine nel Salento fra Italia cit., p. 12
11. M. Falla Castelfranchi, La chiesa di San Pietro di Crepacore nei pressi di cit.: «[...] tra la fine del IX e gli inizi
del X una serie di interventi di vasta portata che interessarono l’edificio e la sua decorazione […]. La
trasformazione radicale della copertura originaria, probabilmente a capriate, in un edificio a due cupole in
asse obbediva ad un’esigenza di rinnovamento legata ad una precisa tendenza, a una moda del tempo, che
registrava una fortuna incredibile dell’edificio di modeste dimensioni, a due cupole in asse, di ascendenza
longobardo-beneventana, nella Puglia alto-medievale». È importante, inoltre, tener presente che la
disomogeneità tra la parte basamentale e quella sommitale è stata accentuata anche dagli ultimi restauri.
12. P. Belli D’Elia, La Chiesa di Ognissanti di Cuti presso Valenzano, in ivi, Puglia Romanica cit., pp. 145-149; N.
Abbinante, F. Cerrato, E. Mola, Una via per Ognissanti, Bari 2003, pp. 18-36; R. Di Monte, Documenti
su Ognissanti di Cuti fra XI e XIII secolo, in “Nicolaus Studi storici”, n.13, 2002, 2, pp. 163-240; M. Milella
Lovecchio, Chiesa di Ognissanti a Valenzano, in M.S. Calò Mariani (a cura di), Insediamenti benedettini in Puglia:
per una storia dell’arte dall’XI al XVIII secolo, catalogo della mostra (Bari, Castello Svevo, novembre 1980-
gennaio 1981), Galatina 1981, pp. 217-212; N. Milella, Ricognizione preliminare dei resti del monastero di
Ognissanti Valenzano, ivi, pp. 213-215; L. Sada, L’abbazia benedettina d’Ognissanti di Cuti in Terra di Bari, in
“Archivio Storico Pugliese”, n. 27, 1974, pp. 257-360; A. Venditti, Le chiese cit. pp. 108-112; É. Bertaux,
L’art dans l’Italie cit., p. 382.
13. Secondo Lupus Protospatharius, fondata nel 1078: «[…] Eustasius suo stipendio laboravit. In qua sacrorum
monachorum cetus regulariter secum viventium ac sedule deum laudantium coadunavit. quam etiam olivetis ac vinetis ac
animalibus multis agris viridiariis edificiis quoque diversis et… tims ceterisque rebus necesariis decoravit…», Codice
Diplomatico Barese (CDB), V, Bolla dell’arcivescovo Elia, 37, Maggio 1103, Bari.

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14. È possibile riscontrare nella città di Bari vi erano due chiese dei Ss. Giovanni e Paolo e di San
Benedetto ascrivibili all’inizio del XI secolo, dai i cui resti archeologici è possibile ipotizzare una
conformazione a tre cupole in asse. È quindi presumibile che questa tipologia costruttiva sia nata nella
città di Bari e che l’esempio di Cuti ne sia un organismo maturo.
15. Dopo la soppressione del cenobio nei primi anni del XVI secolo, l’edificio venne in parte abban-
donato, sino all’inizio del XVIII secolo quando il monastero venne demolito completamente al fine di
fornire materiale utile per la costruzione del convento e del santuario della Madonna del Pozzo a
Capurso. Cfr. L. Sada, L’abbazia benedettina d’Ognissanti di Cuti cit., p. 348. La platea dell’agrimensore
Anselmo de Pascale del 1645, mostra la conformazione del monastero prima delle demolizioni, cfr. N.
Abbinante, F. Cerrato, E. Mola, Una via per cit., p. 33.
16. É. Bertaux, L’art dans l’Italie cit., p. 382, «Un exemplaire intact du meme type d'edifice est la grande eglise
d'Ognissanti, […] Les coupoles ne font point saillie a l'exterieur de l'edifice: elles sont masquees sous une large
terrasse dallee. Le porche a trois travees dont les ruines sont, encore debout devant la facade permet de se faire
une idee du porche, aujourd'hui demoli, qui precedait jadis l'entree de San Francesco de Trani».
17. La copertura con tre tiburi con tetti piramidali, sulle cupole, e tetti a spioventi, sulle navate laterali, è
frutto di un restauro compiuto intorno al 1960, questa conformazione fu probabilmente suggerita dalla
ricostruzione dello Jonescu. G. Jonescu, Le chiese pugliesi cit., pp. 50-128.
18. È possibile ipotizzare la presenza del portico dalla platea del 1645, v. nota 15.
19. In seguito a questa considerazione è necessario affermare che un determinato stile architettonico,
come per esempio quello gotico è il frutto di una serie di condizioni culturali e economiche che ne
determinano la fioritura e lo sviluppo.
20. P. Belli D’Elia, San Benedetto a Brindisi, in ivi (a cura di), Puglia cit., pp. 213-222; P. Belli D’Elia, Proposte
innovative nella Puglia normanna: la chiesa di S. Benedetto a Brindisi, in Roberto il Guiscardo tra Europa, Oriente e
Mezzogiorno, atti del convegno (Potenza-Melfi-Venosa 1985), Galatina 1990, pp. 297-310; A. Venditti,
Architettura a cupola cit., 1967, II, pp.195-198.
21. Si può notare una disomogeneità tra il paramento delle volte e quello della muratura perimetrale.
22. Kubach inserisce questa chiesa all’interno del gruppo delle “Hallenkirchen mit Längstonne zwischen
Kreuzgratgewölben”, inserendo invece le chiese a cupole nel gruppo delle “Kuppelkirchen” in H.E. Kubach,
Romanische Hallenkirchen in Europa, Mainz 1997, pp. 96-107, pp. 113-116. Anche Kronig attribuisce una
parentela tra questa chiesa e quelle a sala: «La piccola chiesa di S. Benedetto a Brindisi e, per così dire solo un
caso particolare di questo gruppo architettonico […]. La parentela fra il sistema «a sala» (navate di altezza
uguale) e l’applicazione di mezze botti nelle navatelle laterali e di colonne come sostegni è fondata nella
partecipazione a quella, corrente della Francia meridionale, che con la volta portò la soluzione di questo
sistema […]» in W. Krönig, La Francia e l’architettura romanica nell’Italia meridionale, in “Napoli nobilissima”,
1,1961/62 (1962), pp. 203-215, in part. p. 210.
23. Il porto di Brindisi fu uno dei punti di partenza delle spedizioni crociate.
24. G. Valente, La chiesa vecchia, antico duomo di Molfetta, in “Rassegna tecnica pugliese”, 7, 1909, pp. 65-70,
81-88, 101-110, 117-123, 122-140, 149-165, 181-188; E. Bernich, La vecchia cattedrale di Molfetta, in
“Apulia”, 1898, pp. 28-30; F. Carabellese, La cattedrale di Molfetta e di Troia, in “L’arte”, 1905, pp. 43-46,
1915, pp. 116-120; R. Pane, Melphicta parva sed elegans, in “Napoli Nobilissima”, 6, 1967, pp. 153-169; A.
Venditti, Architettura a cupola cit., VII, III-IV, 1968, pp. 96-101; P. Belli D’Elia, Il duomo di S. Corrado a
Molfetta, in P. Belli D’Elia (a cura di), Puglia Romanica, Milano 2004, pp. 199-208.
25. S. Corrado ha delle dimensioni di circa 27,40x16,90 più grandi rispetto a quelle di San Bendetto a
Conversano e Ognissanti di Cuti di circa 18,50x12. V. tabella in M. Berucci, Il tipo di chiese cit., p. 93.
26. Una prima menzione dell’episcopio è del 1148. Non è detto che la presenza di un episcopio significhi la
presenza di una cattedrale. Si parla di un terreno confinante con l’episcopio nel 1167. Nel 1185, Griso di
Sifando, un giudice di Molfetta, fece testamento a sostegno del completamento della chiesa e del complesso
episcopale «Altera vero medietas detineatur et refrudietur ad beneficium fabrice episcopii nostri». Testamenti
e donazioni per la costruzione furono fatti nel 1236, 1252, 1257 «teneor mediam unciam auri clericis
etepiscopo Melficte et mediam unciam auri frabice ipsius episcopii cum in ea Iaborabitur. Item mediam
quartam uncie auri pro imponenda campana magna nostri episcopii et cuilibet ecclesie existenti intus in
Melficta», 1270 e 1285. F. Carabellese, Le carte di Molfetta: (1076 - 1309), Bari 1912.
27. È possibile infatti notare la presenza nella muratura, al di sotto dell’anello d’imposta, di otto archi,
quattro dei quali si aprono diventando cuffie e altri quattro risultano tamponati.
28. Un’analisi delle murature fatta in seguito ad un rilievo accurato potrà confermare quest’ipotesi.

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29. M.S. Calò Mariani, L’arte del Duecento in Puglia, Torino 1984, pp. 147-163; W. Krönig, Contributi
all’architettura pugliese del medioevo, in Atti del IX Congresso nazionale di storia dell’architettura (Bari 1955),
Roma 1959, pp. 39-66.
30. È necessario specificare in questa sede che vi è una chiesa a sviluppo basilicale che presenta le
semibotti a copertura delle navate laterali in Puglia ed è la Cattedrale Santa Maria ad Altamura. Questa
cattedrale, la cui costruzione venne promossa da Federico II nel 1211, è un organismo architettonico la
cui costituzione e trasformazione risulta tutt’oggi abbastanza complessa, data da un susseguirsi di
stratificazioni e restauri che hanno in parte cancellato o meglio rendono difficile una comprensione
dell’organismo architettonico.
31. J. Puig i Cadafalch, L’arquitectura romana a Catalunya, Barcelona 1934, vol. II, pp. 183-200, 205-210; vol.
III, pp. 81-160; J. Puig i Cadafalch, La Geografia i els origens del primer art romànic, Barcelona 1930; W.
Muir Whitehill, Spanish Romanesque architecture of the eleventh century, London 1968, pp.135-140.
32. E. Fernie, Romanesque architecture: the first style of the European age, New Haven 2014, pp. 136-139; R.
Oursel, Invention de l’architecture romane, Saint-Léger Vauban 1970, pp. 371-425.
33. È il caso delle chiese catalane di Sant Pere de Rodes (XI secolo), Santa María de Vilabertrán (XI
secolo) e di Sant Quirze de Colera.
34. Tra queste si possono annoverare la cattedrale di Santiago de Compostela, le chiese di Saint-Étienne
de Nevers, di Sainte-Foy de Conques e di Saint-Sernin de Toulouse.
35. «[…] demi-berceaux que soutiennent des demi-doubleaux, ces tribunes ne sont pas destinées à
recevoir les fidèles, mais consolident, à la manière d'arcs-boutants, les murs de la voute. Elles s'éclairent
de fenetres aussi nombreuses et aussi larges que celles de l'étage inférieur. », P. Gouhier, L’Abbaye aux
Hommes: Saint-Etienne de Caen, Paris 1960, p. 22.
36. La Puglia tra X e XIII vive un momento di grande ricchezza economica che vede la costituzione dei
borghi costieri della terra di Bari e la costruzione delle relative cattedrali. La sapienza costruttiva locale
rimarrà intatta sino al XV, le maestranze saranno in grado di lavorare la pietra come i loro antenati, ma i
centri di sperimentazione si fermeranno non permettendo lo sviluppo delle capacità tecniche nella
lavorazione della pietra locale.

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