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Novelle cinesi

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QUESTO E-BOOK:

TITOLO: Novelle cinesi


AUTORE:
TRADUTTORE: Bellezza, Paolo
CURATORE: Bellezza, Paolo
NOTE:
CODICE ISBN E-BOOK: n. d.

DIRITTI D'AUTORE: no

LICENZA: questo testo � distribuito con la licenza


specificata al seguente indirizzo Internet:
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COPERTINA: n. d.

TRATTO DA: Novelle cinesi / con un'introduzione,


un'appendice e note a cura di Paolo Bellezza. - Mi-
lano [etc.] : A. Vallardi, stampa 1922. - XV, 238 p.
; 19 cm. - (Pagine straniere).

CODICE ISBN FONTE: n. d.

1a EDIZIONE ELETTRONICA DEL: 16 febbraio 2021

INDICE DI AFFIDABILIT�: 1

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0: affidabilit� bassa
1: affidabilit� standard
2: affidabilit� buona
3: affidabilit� ottima

SOGGETTO:
FIC003000 FICTION / Antologie (vari autori)

DIGITALIZZAZIONE:
Catia Righi, catia_righi@tin.it

REVISIONE:
Paolo Alberti, paoloalberti@iol.it

IMPAGINAZIONE:
Catia Righi, catia_righi@tin.it

PUBBLICAZIONE:
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Indice generale

Liber Liber......................................................................4
INTRODUZIONE..........................................................8
IL PARAVENTO RIVELATORE.................................23
UN EPISODIO
DELLA VITA DEL POETA LI-TAI-PE.......................39
L�ALTERNA VICENDA
DI POVERT� E DI RICCHEZZA...............................48
IL LIUTO INFRANTO.................................................59
IL MARITO INGRATO...............................................74
IL RICATTO.................................................................84
PRONOSTICI FISIONOMICI.....................................91
LA BELLA RIDENTE.................................................97
IL DIPINTO MERAVIGLIOSO.................................107
LA MOGLIE INGRATA............................................124
GLI SPOSI PRIMA SEPARATI E POI RICONGIUNTI
...................................................................................
.130
DELITTO E CASTIGO..............................................139
LA FALSA MANDARINA........................................152
I DUE FRATELLI DI SESSO DIVERSO..................169
SAGGEZZA DI GIUDICE.........................................178
GLI ALCHIMISTI.....................................................184
IL DEMONE BENEFICO..........................................205
IL MATRIMONIO FORZATO...................................212
LA MOGLIE RAPITA E RITROVATA.....................233
LA VISIONE DI TCHANG-CHEN-YEN.................239

Indice general e

L iber L iber......................................................................
4
I NTRODU Z IONE.......................................................... 8
I L P A RA VE N T O RIVEL A T ORE................................. 23
UN E PISODIO
DE LL A VI T A DEL POE T A LI-T AI-P E....................... 39
L �AL T ERNA VI C E ND A
DI POVER T� E DI RI C CHEZ ZA............................... 48
I L L IUT O INFRANT O................................................. 59
I L MARIT O INGRA T O............................................... 74
I L RI C A TT O................................................................. 84
P R ONOST IC I FIS IONOM I C I..................................... 91
L A BE LLA RIDE NTE................................................. 97
I L DI PINT O MERA VIGL IOSO................................. 107
L A MOGL IE I NGR A T A............................................ 124
GL I S PO SI PRIM A SE P AR A TI E POI RI C ONGIUNTI
...................................................................................
. 130
DE LI TT O E CAST IGO.............................................. 139
L A F ALSA MANDAR I N A........................................ 152
I DU E FRA T EL LI DI SE SSO DI VERSO.................. 169
S AGG E ZZ A DI GI UDICE......................................... 178
GL I AL C HI M I STI..................................................... 184
I L DE M ONE BE NEFI C O.......................................... 205
I L MA T R I M ONIO F OR Z A T O................................... 212
L A MOGL IE RAPIT A E RITROV A T A..................... 233
L A VI SIONE DI TCHANG-CHEN-YE N................. 239

LA VOCE DEL SANGUE.........................................246


DA GALEOTTO A MARINAIO...............................254
LA VITA � UN SOGNO............................................258
APPENDICE..............................................................264
LA TRASMIGRAZIONE DI YO-CHEU..............265
IL PAPPAGALLO..................................................274
IL FIGLIO FANTASMA........................................278

L A VOCE DE L S ANGU E......................................... 246


DA GALE OTT O A MARINAIO............................... 254
L A VI T A � UN S O GNO............................................ 258
AP PENDICE.............................................................. 264
L A T RA S M IGRAZI ON E DI YO-C HE U.............. 265
I L P APP AGAL LO.................................................. 274
I L F IGL IO F ANT A S M A........................................ 278

Novelle Cinesi

CON UN�INTRODUZIONE, UN�APPENDICE E NOTE


A CURA DI

PAOLO BELLEZZA.

Nove ll e Cinesi

C ON UN�INTROD UZIONE, UN�APP E N DICE E N OTE


A CU R A D I

P AOLO BELLEZZA.

INTRODUZIONE.

� questa la prima raccolta di qualche ampiezza che


veda la luce in Italia di novelle cinesi 1. La maggior par-
te di esse sono tolte dalla collezione dal titolo alliterati-
vo Kin-ku-ki-kuan (letteralmente: �ricordi nuovi e anti-
chi�) che comprende quaranta novelle e fu compilata ai
tempi della dinastia Ming (1368-1644). Furono chiama-
te le Mille e una notti della letteratura cinese e, scritte
come sono in lingua popolare, sono tuttora recitate dai
cantastorie nelle pubbliche vie. L�autore di esse � sco-
nosciuto; probabilmente furono composte da persone
appartenenti all�alta societ�, che si divertivano a rac-
contarsele in allegri convegni.
Qualcuna fa parte invece del Liao-chai-chih-i (�sto-
rie strane�), una raccolta di quattrocento fra apologhi,
leggende, storie d�amore e di fantasmi. Sappiamo che
furono riunite, e alcune anche composte, da Pu Sung-
Ling, letterato del secolo XVII, e da suoi amici. Poco ci
� noto intorno alla sua vita. Nato nel 1622, nel 1641

1 L�unico saggio che se ne aveva sono le Novelle Cinesi tolte


dal Lung-tu-kung-ngan, e tradotte dall�originale cinese a cura di
CARLO PUINI. Piacenza, 1872, pp. 80. Contiene sette novelle, con
copiose note. Di questo illustre sinologo sono le versioni italiane
di alcuni tra i libri sacri cinesi, nonch� il volume La vecchia Cina.
Lanciano, 1913.

IN TRO DU ZION E.

� ques ta la prima rac colta di q ualc he a m pi e zz a che


veda l a l uc e i n I talia di novelle cines i 1. La maggior par-
te di ess e sono tolte dalla collezione dal t itolo alliterati-
vo Kin-ku-ki-kuan (l e t ter almente: �r icor di n uov i e anti-
chi�) ch e compr ende quar anta n ov elle e fu compilata ai
t em pi della d inas tia M ing (1368-1644). Fur ono chiama-
te le Mille e una notti della l e t te ratur a ci ne se e, s critte
come son o in l ingua popolar e, sono tuttora r e citate dai
cantastor ie nelle pubbl ich e vie. L�autor e di ess e � sc o-
nosciuto; pr obabilmente fur ono compos te da per sone
a ppar tenenti a ll�alta soc i e t�, ch e s i diver ti v ano a rac-
contarse le in al leg ri convegni.
Qual c una fa parte invec e d e l L iao-chai-c hi h-i (�s to-
rie strane�), una rac colta di quat tr ocento f r a apologhi,
l e ggende, stor ie d�amor e e di fantasmi. Sappiamo ch e
f ur ono r i unite, e a lc une a nc he compos te, da Pu Sung-
L ing, letterato d e l s ecolo X V II, e da suo i amici. P oc o ci
� noto i ntor no alla sua vita. Na to n e l 1622, n e l 1641

1 L �unic o s aggi o che se ne aveva sono le N ov ell e Cine si tolt e


dal Lung-tu-kung-ngan, e tradott e dall�or i ginal e cinese a cura di
CAR L O PUINI. P i acenz a, 1872, pp. 80. Conti ene set te novell e, co n
copiose n ot e. Di quest o il lustre s i nologo s on o le versioni it ali ane
di alc uni tr a i li bri sacri cinesi, n onc h� il v ol ume L a ve cchi a Cina.
Lanci ano, 1913.

consegu� i gradi accademici secondari, ma non quelli


superiori, che col� danno adito alle alte cariche. Que-
ste gli furono pertanto precluse, con sua molta mortifi-
cazione. Poverissimo, non pot� far stampare la collezio-
ne, la quale vide la luce solo nel 1740, per cura di un
suo pronipote. In una sconsolata pagina autobiografica,
Pu Sung-Ling narra come, da quando fu appeso un arco
alla porta della sua casa, cio� da quando nacque (si so-
leva appendere un arco alla nascita di un maschio), egli
sia stato �balzato qua e l� nella direzione del vento do-
minante, come un fiore che cade nel sudiciume�. E an-
cora: �La mezzanotte mi trova con un lume ridotto
all�estremo, mentre il vento fischia in modo sinistro di
fuori; e sopra il tavolo disadorno vado intessendo le
mie novelle�.
Una terza famosa raccolta � il Lung-tu-kung-ngan
(�casi di giustizia decisi in nome dell�imperatore�),
che, come il Decamerone del Boccaccio, � divisa in die-
ci parti, ognuna delle quali consta di dieci novelle.
Sono racconti di cause celebri, in cui si mostra la per-
spicacia, il senno e la giustizia di un magistrato imma-
ginario, di nome Pao-Kung. Come nell�opera del Cer-
taldese, vi si sferzano, tra l�altro, i vizi dei religiosi (fra-
ti buddisti).
Altre raccolte minori di novelle, come pure romanzi 2,
pervennero fino a noi, ma non in tanta copia quanto si
2 Di uno di questi ci ha data la versione il dott. G. SENES, senza
tuttavia fornir notizie sull�autore e sull�epoca a cui appartiene:
Promessa sposa... a due. Empoli, 1904.

consegu � i grad i accademic i se condari, ma non quelli


super iori, che col� danno adito alle alte cariche. Que-
ste gli fur ono pertanto p r ecluse, con sua molta mor tifi-
cazione. P over iss imo, non pot� f ar s t am par e la collez io-
n e, la quale vide la l uc e solo ne l 1740, pe r cur a di un
suo pr onipote. In una sc o ns olata pagi n a aut ob i ogr afica,
P u Sung-Li n g narr a come, da quando fu appes o un ar co
alla p or ta della sua cas a, cio� da quando nacque (s i s o-
l ev a appender e un ar c o alla nas cita di un masc hi o), egli
sia stato �balz ato qua e l� nella d ir ezione de l vento do-
mi nante, com e un f ior e ch e cade nel s udiciume�. E an-
cora: �La mezz anotte mi t r ova con un lume ridotto
al l�es t r emo, mentr e il vento f is chia i n modo sinistr o di
f uo ri; e sopr a il t avolo di s adorn o vado i nte ss endo l e
mie novelle�.
Una ter za f am osa raccolta � i l L ung-tu-kung-ngan
(�cas i di g ius tizia d e cisi in nome dell�i m p e rator e�),
che, come il Decamerone d e l B occacc i o, � di v isa in die-
ci par ti, ognuna d elle quali cons ta di dieci novelle.
Sono racconti di caus e celebr i, in cui si mostr a la p e r-
spicacia, il se nno e la giustiz ia di un magistr ato imm a-
gi na rio, di nome P ao-Kung. Come n e l l�oper a de l Ce r-
t aldes e, vi s i sfe rzano, tr a l� altr o, i vizi de i r eligios i (fra-
ti b uddis ti).
A ltr e r accolte minor i di novelle, come pur e r oman zi 2,
perven ner o f ino a noi, ma non in tanta copia quanto s i
2 D i uno di q ue s t i ci ha d a ta la versione il dott. G. SENES, senza
tutta via f orni r notiz ie sull�a utore e s ul l�epoc a a cui appart iene:
Pr omessa s posa... a due. Empol i, 1904.

potrebbe aspettare da una letteratura che conta molti


pi� secoli di vita di quelle europee, e da un paese dove
tuttora, come sopra fu accennato, si incontrano canta-
storie e recitatori di racconti 3. Al qual proposito � da ri-
cordarsi come il grande sovrano Kao-tsu, il fondatore
della dinastia degli Han (dal 20 av. C. al 20 d. C.) mac-
chiasse il suo nome con un�insana opera di distruzione.
Dietro suggerimento del ministro Li-Ssu, ordin� che si
disperdessero tutte le scritture che esistevano nel Cele-
ste Impero 4, fuorch� quelle che trattavano d�agricoltu-
ra, di medicina e di divinazione. Si impose ai sudditi di
consegnare i libri che possedevano, sotto minaccia del-
le pene pi� severe. Si vuole che fossero in tanta quanti-
t�, che nel luogo dove si seppellirono crebbero i poponi
di pieno inverno!
Molti studiosi cercarono di sottrarre i loro tesori alla

3 Cfr. Chinesische Novellen. Deutsch von P. K�HNEL. M�n-


chen, 1914. Introd. p. X. Sulla scorta di quest�opera, e di quelle di
M. ST. JULIEN (Nouvelles chinoises, Parigi, 1860), del D�HERVEY
SAINT-DENYS (Nouv. nouvelles, ecc. Parigi, 1892), nonch� di alcu-
ne fra quelle registrate nella copiosa bibliografia di W. GRUBE
(Die chines. Literatur , in Die oriental. Liter., ecc. Berlino, 1906,
p. 358), abbiamo condotto il presente lavoro, che non �, appena
occorre dirlo, una versione immediata dall�originale.
4 Usiamo questa denominazione, oramai invalsa in Occidente.
Ma, come ebbi or non � molto a rilevare altrove e ad altro propo-
sito, essa � inesatta. Tien-hia (Cina) dice letteralmente: �parte in-
feriore del cielo�, �ci� che � sotto il cielo�, cio� la terra come non
esistesse altro paese. (Il problema della lingua internazionale, in
�Rivista d�Italia�, 15 marzo 1921, p. 329).

10

pot r ebbe aspe t tar e da una letteratur a che conta molti


pi� se coli di vita di quelle eur opee, e da un p ae se dove
t uttor a, com e so pra fu accennato, si i nc ont r ano canta-
stor ie e r ecitator i di rac conti 3. A l qual pr opos ito � da ri-
cor dar si come il grande sovr ano Kao-tsu, il f ondator e
della dinastia d e gli Han (da l 20 av. C. al 20 d. C.) ma c-
chiass e il suo nome co n un� ins ana o pe ra di distr uzione.
Dietr o sugge rimento del ministr o L i-Ssu, o r din� che s i
di s per de ss er o tutte le scr ittur e che es istevan o n e l Cele-
ste I mper o 4, fuor ch � quelle che t r atta v ano d�agricoltu-
ra, di medicina e di di v i naz ione. Si impos e ai sudditi di
consegnar e i l ibr i che pos sedevano, sotto minaccia del-
le pene pi� s ever e. Si vuole che foss er o in tanta quanti-
t �, che nel luogo d ov e si seppellir ono cr ebber o i poponi
di p ie no i nve rno!
M olti studios i cer car on o di sottrar r e i lor o tes ori alla

3 Cfr. Chinesische Nove lle n. Deutsch von P . K�HNEL. M�n-


chen, 1914. Introd. p. X. S ul la s c orta di q ue s t�opera, e di quell e di
M. ST. JULIE N (Nouvell es chi noises, Parigi, 1860), del D�HER VE Y
SAINT-DENYS (Nouv. nouvell es, ec c. P ari gi, 1892), nonch� di alc u-
ne fra quel le regi s t rat e nell a copiosa b i bliogra fia di W . GR UBE
(D i e chi nes. L i teratur , in D i e oriental. L i te r ., ecc. B e rlino, 1906,
p. 358), abbiam o condott o il p re s e nte la voro, che non �, appena
occorre dir lo, una version e imm edia ta dal l�origi nale.
4 U sia mo q ue s t a d e nomina zione, oram ai invalsa i n Occide n t e.
M a, come ebbi or non � mol to a r i leva re alt rove e a d alt ro pr op o-
s i to, essa � ine s a tta. T ien-hi a (Ci na) dic e le ttera lment e: �pa rte in-
f e riore de l ci elo�, �ci � che � s ot to il ciel o�, cio � la te rra com e non
esistesse alt ro paese. (Il pr obl ema dell a lingua int ernaz i onale, in
�Rivist a d� It ali a�, 15 ma rzo 1921, p. 329).

10

distruzione; alcuni furono scoperti e condannati a mor-


te 5. Perirono cos� buona parte delle opere di amena let-
teratura anteriori a quell�epoca.

* * *

Non si aspettino i lettori di trovarsi davanti a novelle


sul tipo delle nostre. Intanto, l�amore non vi figura qua-
si affatto; l�amore, voglio dire, quale � sentito e descrit-
to presso i popoli occidentali. E ci� si comprende, data
la condizione sociale della donna in Cina. �La donna �
� scritto nel Siao-hi, uno dei libri sacri � � sempre sot-
tomessa a qualcheduno: non ha mai il diritto di essere
padrona indipendente. Essa deve ubbidire a tre perso-
ne: fin che � in casa sua, al padre; maritata, al marito;
vedova, al figlio o ai figli�. E altrove si ammonisce:
�Quando si sceglie una nuora (la sposa � sempre scelta
dai genitori), bisogna sceglierla da famiglia di grado
inferiore: cos� servir� meglio ai suoceri�. Anche oggi-
giorno il matrimonio cinese �� un freddo contratto fra
due famiglie allo scopo di aver prole, stipulato dopo
maturo esame della reciproca condizione e degli auspici
tratti dai segni grafici del nome e dalla data della na-
scita dei giovani, i quali si vedranno per la prima volta
alla cerimonia nuziale�6. Questo particolare � soprat-

5 Cfr. A. GILE. A history of Chinese literature. Londra, 1901, p.


78.
6 L. NOCENTINI, in Nuova Antologia, vol. LVI, p. 343. In singo-
lare contrasto colla poca elevata condizione sociale della donna �

11

di s truz ione; a lc uni f ur ono scoper ti e condannati a mor-


te 5. Perir on o cos � buona p ar te delle oper e di a me na let-
t e ratur a ant e rior i a quell�epoca.

* * *

Non si a s pettino i l e tt or i di t r ovars i d av anti a novelle


sul t ipo delle nos tr e. I ntanto, l�amor e non vi figur a qua-
si a ffatto; l�a m or e, voglio dir e, quale � s entito e d e scr it-
to pr ess o i popoli o c cidentali. E ci� s i compr ende, data
la condiz i on e so ciale della donna in Cina. �La donna �
� s critto n e l S iao-hi, uno d e i libr i sacr i � � sempr e so t-
t ome ss a a qualcheduno: non ha mai il diritto di ess er e
padr ona indipendente. Ess a d ev e ubbidir e a tr e p e rs o-
n e: f in che � in casa sua, al padr e; maritata, al marito;
vedova, al figlio o ai f igli�. E a ltr ov e si ammonis ce:
�Q uando si sc eglie una nuora (la spos a � se mpr e sc elta
dai genit or i), b is ogna sceglie rla da famiglia di grado
i nfer ior e: cos� ser vir� meglio ai suocer i�. A nc he oggi-
gi or no il matrimonio ci ne se �� un fr edd o contratto f r a
due f am iglie allo scopo di aver pr ole, stipulato dopo
matur o es a m e della r ecipr oc a condizione e degli auspic i
t r atti dai segni grafici d e l nome e dalla data della na-
scita dei giovani, i quali si vedr anno per l a prim a volta
alla cer imonia nuz i ale�6. Questo p ar ticolar e � sopra t-

5 Cfr. A. GILE. A history of Chinese li teratur e. Londra, 1901, p.


78.
6 L. NOC ENT INI, i n Nuova Antologi a, vol. L VI, p. 343. In s i ngo-
lare contrasto col la p oc a el evat a condiz ione socia le d el la donna �

1 1

tutto caratteristico: anche durante le trattative, lo sposo


non vede la fanciulla che gli � destinata: la conosce sol-
tanto dai ritratti e dalle descrizioni che gliene fanno i
parenti e il mediatore (il matrimonio si combina quasi
sempre per il tramite d�un mediatore o, pi� spesso,
d�una mediatrice). Non sono rari i casi in cui i due gio-
vani sono fidanzati dai rispettivi genitori fino
dall�infanzia: se ne vedano due esempi a pp. 103 e 111*
del presente volume.
Solo pochi mesi or sono, due giovani di Pechino che
erano stati promessi dall�infanzia ed erano morti quasi
contemporaneamente, furono �sposati� in presenza dei
genitori, e seppelliti poi nella stessa tomba. Il padre del
giovane era un mercante di riso, Hu Chang, e quello
della sposa un suo ricco vicino 7. Pi� avanti vedr� il let-
tore come siano concepibili tra i Cinesi i matrimoni di
defunti.
Le donne vivono e prendono i pasti in un apparta-
mento separato, nel quale non possono penetrare altri
uomini se non il marito, il padre ed i figli fin che siano
in tenera et�.
Fino a pochi decenni or sono, non ne uscivano mai:
il fatto che essa, maritandosi, conserva il suo nome di famiglia e
non assume quello del marito.
* Tutti i rimandi sono da riferire all�edizione cartacea [nota per
l�edizione elettronica Manuzio]. In questo caso il rimando porta
alle due novelle �Gli sposi prima separati e poi ricongiunti� e
�Delitto e castigo�
7 Ne dava notizia la rivista inglese Tit Bits del 1� ottobre 1921.

12

t utto caratter istico: anch e dur ante le t r attat ive, lo spos o


non ved e la f anciulla che g li � des tinat a: la conos ce sol-
t a nto dai ritr atti e dalle d e scr izioni ch e gl ien e f ann o i
par enti e il mediator e (il matr i m onio s i combina quasi
sempr e pe r i l t r amite d�un mediator e o, pi� spes so,
d�una mediatr ice). Non son o rar i i cas i in cui i due gio-
vani sono fidanzati dai r i s pettivi genit o ri fino
d all�infanzia: se ne vedano due ese mp i a pp. 103 e 1 11*
de l pr ese nte volume.
Solo p oc hi m e si or sono, due giovani di P e chino che
erano stati pr omes si dall�inf a nzia ed er ano mor ti quas i
cont e mporaneamente, f u r ono �spos ati� in p r ese nza dei
genitori, e s eppelliti poi nella ste ss a tomba. I l padr e d e l
g iov ane er a un mer cante di r i s o, Hu Chang, e quello
della spos a un suo ricc o vicino 7. P i� avanti vedr � il l e t-
t or e come s i an o concepibili t r a i Cine si i matrimoni di
defunti.
Le donne vivono e pr endon o i p as ti in un appar ta-
mento separ ato, nel quale non posson o penetrar e altri
uomini se non il marito, il padr e ed i f igli fin che s i an o
in t ene ra et�.
F ino a pochi decenni or sono, non ne u s civano mai:

il f a tt o ch e essa, marit andosi, conserva il s u o nome di fam igli a e


non ass um e quell o del marit o.
* T ut ti i r i mand i sono da rife rire all�ediz ione carta cea [nota pe r
l�ediz ione elet tronic a M anuz io]. In quest o caso il r i mando port a
all e due novel le �Gl i sp osi p ri ma s epa r a ti e poi ric ongiunti� e
�D e lit to e castigo�
7 N e d a va notiz ia la rivi sta ingl ese T it Bit s del 1� ott obre 1921.

12

ora la clausura � meno rigida; ma devono valersi di


portantine chiuse. L�appartamento femminile � diviso
da quello maschile per mezzo di una stuoia, che non
preclude tuttavia in modo assoluto le indiscrezioni della
curiosit�. � ci� che deplora un grave moralista:
�Vedonsi donne guardare attraverso le stuoie la com-
media che si rappresenta nella sala vicina, e queste
stuoie esser fatte a bello studio pi� rade per dar libero
passaggio agli sguardi. Ve ne sono di quelle (donne),
che trovano mezzo di esaminare i convitati attraverso i
paraventi e di mostrare i loro piccoli piedi dalle fendi-
ture. Si odono cinguettare, si odono ridere; e l�occhio
dei commedianti trapassa le stuoie, il cuore dei convita-
ti vola loro appresso�8.
La monogamia � di regola; ma sono tollerate le mo-
gli secondarie o concubine. A prenderle in casa serve
spesso di pretesto il desiderio di dare compagnia alla
moglie principale; oppure si ricorre ad esse per avere
figli maschi. Le concubine sono scelte non dai genitori
� come avviene per la moglie legittima � bens� dallo
stesso marito; e non si richiedono cerimonie nuziali: il
marito s�impegna soltanto a versare una certa somma
alla famiglia di esse e a trattarle bene. I figli avuti dalle
concubine si considerano come figli della moglie prin-
cipale 9.
Fino a mezzo secolo fa, le donne cinesi erano presso-

8 L. NOCENTINI, in Rassegna Nazionale, 1879, pp. 228 segg.


9 Lo stesso, p. 230.

13

ora la claus ura � men o rigida; m a d e vono val e rs i di


p or tantine chi us e. L�appartame nto femminile � divis o
da quello maschile p e r mezz o di una stuoia, che non
pr eclude t uttav ia in mod o ass oluto le i ndis cr e zioni della
curios it �. � ci� che deplor a un grav e moralista:
�V e donsi donne guar dar e a ttr aver so le stuoie la co m-
media ch e s i rappr esenta nella s ala vicina, e ques te
stuoie ess er f a tte a bello studio pi� rade pe r dar l iber o
pass aggio agli s guar di. V e ne sono di quelle (donne),
che t r ovano mez z o di es aminar e i convitati a ttr aver so i
p ar aventi e di mos trar e i l or o p icc oli p ie di d alle f e ndi-
t ur e. Si odono cinguettar e, s i odono rider e; e l�occhio
d e i comme dianti t r apass a le stuoie, il cu or e d e i convita-
ti vola l or o appr ess o�8.
La monogamia � di r egola; ma sono t oller ate le mo-
gli se condarie o concubine. A pr ender le in casa serv e
spes so di pr e t e sto il d e sider io di dar e compagnia alla
moglie principale; oppur e s i ricorr e ad es se per aver e
f igli maschi. Le concub i n e son o sc elte non dai genitor i
� come avviene p e r la moglie legitti m a � b e ns� dallo
stes so mar it o; e non s i richiedono cer imonie nuziali: il
marito s�i mpe gna s olt a nto a vers ar e una cer ta s omma
alla famiglia di ess e e a t r attarle b ene. I f igli a v uti dalle
concubine si cons ideran o come f ig li della moglie prin-
cipale 9.
F ino a mez zo s ecolo fa, le donne cines i erano pr es s o-

8 L. NOC ENT INI, in Rass egn a Naz i onale, 1879, pp. 228 s egg.
9 Lo stesso, p. 230.

13

ch� tutte analfabete. Ora vi sono delle scuole femminili;


ma l�attivit� della donna � pur sempre ristretta agli uffi-
ci domestici: filare, tessere, accudire ai bachi da seta, e
cos� via.
Persino la cosmologia e la lingua attestano il poco
conto in cui fin da tempi antichissimi era tenuta la don-
na. La genesi del mondo � attribuita a due principii:
Yan e Yin: Yan � il principio perfetto, puro, fecondatore,
ed � maschio; Yin il principio imperfetto, impuro, pro-
duttore, ed � femmina. Quanto alla lingua, si sa che
essa �, almeno in origine, ideografica. Cos�, ad esem-
pio, il segno composto di due alberi significa �bosco�;
un cane e una bocca �latrare�, e via dicendo. Ebbene:
due donne denotano �litigio�, e tre �tradimento�; �lu-
bricit�! � per� vero che il segno che consta di una
donna e di un bambino esprime il pi� nobile dei senti-
menti: l�amore.
Ma della lingua cinese dobbiamo dire anche per
un�altra ragione. Si sa che un idioma rispecchia la
mentalit� del popolo che la parla. Ora la mentalit� ci-
nese � molto diversa da quella degli Occidentali. Per
essa, ad esempio, la sede del sapere � il ventre, mentre
dal concetto di naso � la parte pi� prominente del viso
� si sviluppano i concetti di �origine, progresso, evolu-
zione�. La voce che denota �innalzarsi, progredire,
avanzare� � rappresentata da un carattere inspirato
dalla figura della scimmia, che consta di una testa e
quattro mani: il significato primitivo era quello di �sol-

14

ch� tutte anal fabete. Ora v i son o delle scuo le f em mi nili;


ma l� attivit� della donna � pur sempr e ris tr etta agli uffi-
ci d om estici: f ilar e, tess er e, accudir e ai bachi da se ta, e
cos� via.
P er sino la cos mologia e la lingua a ttes tano il p oc o
conto in cui fin da tempi a ntichis simi era t e nuta la don-
na. La g e n e si d e l mondo � at tr ibuita a due principii:
Y an e Y in: Y an � il principio per fett o, p ur o, f e condator e,
ed � mas chio; Y in il principio i m perfetto, i mpur o, pr o-
d uttor e, e d � f e mmina. Quanto alla lingua, s i s a che
ess a �, almeno in origine, i de ografica. Cos �, ad esem-
pi o, il s egno composto di due a lbe ri signifi c a �bosc o�;
un cane e una bocca �latrar e�, e via dicendo. Ebbene:
due donne denotano �l itigio�, e tr e �tradimento�; �lu-
bricit�! � per � ver o ch e il s egno che cons ta di una
donna e di un bambino espr i m e il pi� nobile d e i senti-
menti: l�a m or e.
M a della lingua cines e dobbiamo dir e anche pe r
un� altr a ragione. Si s a che un i diom a rispec chia la
mentalit� d e l popolo che la parla. Or a la ment alit� c i-
n e se � molto diver sa da quella d e gli Occidentali. P er
ess a, ad esem pi o, la sede del s aper e � il ventr e, mentr e
dal concetto di naso � la par te pi� p r ominente del vis o
� si sv il uppan o i conce tti di �or i gine, pr ogr es so, evolu-
zione�. La voce che d e nota �innalzar si, pr ogr e di r e,
a v anzar e� � rappr e sentata da un caratter e inspir ato
dalla figura della sc i m mia, ch e cons ta di una testa e
q uattr o mani: il signifi c ato pr i m it iv o er a quello di �so l-

14

levarsi arrampicandosi�10. Ancora: i Cinesi sono � al-


meno a parole � il popolo pi� cortese e cerimonioso del
mondo, e il loro linguaggio � irto di termini onorifici
che tra noi non avrebbero senso o riuscirebbero ridico-
li. �Tutti, re e sudditi � sta scritto � devono mettere il ri-
spetto sopra ogni cosa�. �Nel modo di governare gli
uomini, nulla pi� preme del cerimoniale�11.
Ecco qua, come saggio, letteralmente tradotte, le pri-
me battute di un dialogo avvenuto fra l�interprete di
Lord Elgin e un alto dignitario cinese 12.
�L�interprete. � Sua Eccellenza ha lungamente desi-
derato questo giorno.
Il dignitario. � Io lo ricevo ora come un vecchio ami-
co, e vorrei sapere la sua onorevole et�.
L�interprete. � S. E. pass� infruttuosamente anni...

10 Cfr. le mie Note di Enantiosemia, in Rendiconti del R. Isti-


tuto Lombardo, anno 1918, p. 850; anno 1919, p. 643. Altri esem-
pi della maniera affatto diversa, e non di rado addirittura opposta,
con cui il Cinese concepisce ed esprime idee e rapporti logici, tro-
ver� chi desidera a p. 740 dell�anno 1917; e a pp. 752, 757, e 647,
683, 690 rispettivamente degli anni 1918 e 1919. Altrove (Rap-
porti logici e verbali tra �stato� e �moto�, in Athenaeum 1 gen-
naio 1918) ho illustrato il curioso trapasso ideologico per cui il
Cinese � venuto ad esprimere l�idea di fissit� colla voce stessa in-
dicante ci� che per noi � simbolo di moto rapidissimo, cio� la
freccia.
11 Siao-hi, Cfr. PUINI. Tre capitoli, ecc., p. XXV.
12 Cito dalla versione italiana del volume di L. OLIPHANT: La
Cina e il Giappone. Missione di Lord Elgin negli anni 1857-�59.
Milano, 1868, vol. I, 126.

15

l ev ars i arr ampicandos i�1 0. A nc ora: i Cines i son o � al-


m e no a par ole � il popolo pi� cortes e e cer imonioso de l
mondo, e il lor o l ingua ggio � i r to di t e rmini onorifici
che t r a noi non avr e bber o sens o o riusc ir ebber o r i dic o-
li. �T utti, r e e sudditi � sta s critto � devon o metter e il ri-
spetto so pra ogni cos a�. �N el modo di gover nar e gli
uomini, n ulla pi� pr em e del cer imonia le�1 1.
E cc o qua, come s aggi o, letteralme nte trado t te, le pri-
me battute di un di a l og o avvenuto f r a l�interpr ete di
L or d E lgin e un alto dignitario cines e 1 2.
�L �inter prete. � Sua Eccellenz a ha l ungame nte des i-
d e rato ques to gi or no.
I l dignitari o. � I o lo r i c evo or a come un vecchio ami-
co, e vor r ei saper e la sua onor ev ole et�.
L �inter prete. � S. E. pas s� infruttuosam ente anni...

10 Cfr. le mie Note di Enanti os emi a, i n Rendic onti del R. Isti-


tuto L ombar d o, ann o 1918, p. 850; anno 1919, p. 643. Altri esem-
pi del la ma n i era af fatt o d i versa, e non di rado addi ritt ura oppos t a,
con cui il Cine se concepi s c e e d es pri me ide e e rapp orti logi ci, tro-
v e r� chi d e s i dera a p. 740 dell�anno 1917; e a pp. 752, 757, e 647,
683, 690 r i spetti vame nte deg li ann i 1918 e 1919. Altrov e (Rap-
p ort i logi ci e verbali tra �stat o� e �moto�, in Athenae um 1 gen-
n a io 1918) ho illustra to il curioso trapa s so ideologi co p e r cu i i l
Cinese � v e nuto ad esprim ere l�idea di fiss i t� coll a voce stessa i n-
d i cant e ci � che pe r noi � simbol o di mot o r a pidissimo, cio� la
f re cci a.
1 1 Siao-hi, Cfr. PUINI. T re capit oli, ecc., p. X XV .
12 C i to dal la v e rs i one it ali ana de l volum e di L. OLIPHANT: L a
Cina e i l Giappone. Missione di L or d Elgi n negl i anni 1857-�59.
M il ano, 1868, vol. I, 126.
15

(qui il numero degli anni di et�).


Il dignitario. � Le lunghe orecchie di S. E. indicano
grande intelligenza.
L�interprete. � Ah! oh! Non � degno di questo compli-
mento.
Il dignitario. � Avete fatto un viaggio faticoso?
L�interprete. � Lo meritavamo.
Il dignitario. � Spero che la vostra salute sia buona.
L�interprete. � Riposando sotto i vostri favorevoli au-
spici, la salute di S. E. � sempre robusta. Il grande im-
peratore della vostra onorevole nazione sta bene?
Il dignitario. � Sta bene. E la grande sovrana della
vostra onorevole nazione?
L�interprete. � Sta bene�.
La cortesia verbale � spinta col� a tale estremo da
non aversi nella lingua la parola corrispondente a con-
tro: il concetto si rende colla voce per verso, o pi� spes-
so colla voce per con 13.
Basterebbe questo per convincere il lettore come, tra-
ducendo dal cinese, non sia da pensare a una versione
fedele quale si pu� fare di un libro scritto in una lingua
europea. Ma v�� di pi�: i narratori cinesi, � simili in ci�
a quelli indiani e giapponesi � amano indugiarsi sullo
stesso motivo in maniera che al lettore occidentale rie-
sce oltremodo stucchevole, e non di rado, a un certo
punto del racconto, rifarsi da capo e ritessere i fatti gi�
esposti, talvolta colle identiche parole. Una narrazione

13 Cfr. BOUCH�. Chinois parl�, p. 115.

16

(qui il numer o d e gli anni di et�).


I l di gnitario. � Le lunghe o r ecchie di S. E. i ndican o
grande intelligenza.
L �inter prete. � A h! oh! Non � degno di ques to compli-
mento.
I l dignitari o. � A ve te f a tto un vi aggio faticoso?
L �inter prete. � Lo meritavamo.
I l dignitari o. � Sper o che la vos tra s alute sia buona.
L �inter prete. � R iposand o sotto i vostr i f av or evoli au-
spici, la salute di S. E. � sempr e r obus ta. Il grand e im-
perator e della vostr a onor evole naz i on e sta bene?
I l dignitari o. � Sta b ene. E la grand e sovr ana della
vostr a onor evole nazione?
L �inter prete. � Sta b e ne�.
La cor t e sia verbale � spinta col� a tale estr em o da
non aver si nella lingua la par ola corr i s pondente a con-
t ro: il concetto si r ende colla voc e per v e r s o, o pi� spe s-
so colla voce p e r con 1 3.
B as t e r ebbe q ue sto per convincer e il l ettor e come, tr a-
ducendo dal cinese, non sia da pens ar e a una vers ione
f e d e le quale si pu� far e di un l ibr o scritto in una lingua
eur opea. Ma v�� di pi �: i narr atori cines i, � simili in ci�
a quelli i ndiani e giappones i � a m ano i ndu gi ar s i sullo
stes so mot iv o in mani e ra che al l e ttor e o c cidentale r ie-
sce oltr emodo stucchevole, e non di rado, a un certo
punto del racconto, rifars i da capo e r i te ss er e i fatti gi�
espos ti, talvolta colle i de nt ich e p ar ol e. Una narr azione

13 Cfr. BOUC H �. C hi nois parl�, p. 1 15.

16

che in italiano o in francese occuperebbe un paio di pa-


gine, il cinese la stempera in una diecina. Spesso le ri-
dondanze e le lungaggini si hanno subito nel titolo.
Cos�, quello della novella a p. 35 e segg. del presente
volume (Il liuto infranto) suona nell�originale, tradotto
alla lettera: �Y� Pe-Ya infrange il suo liuto per licen-
ziarsi dal suo amico musicale (Y� Pe-Ya sui k�in sie
tschi-yin�). E quello della novella a p. 151 e segg. (Gli
alchimisti): �Gli amici, che si vantano di conoscere il
segreto della pietra filosofale, portano via l�oro�. (Kw�a
miao schu tan k�ot�i kin).
Se si aggiungono le frequenti citazioni poetiche �
spesso banali e fuori di proposito � di cui amano infio-
rare la loro prosa, gli scherzi di parole di cui pure a
ogni passo si compiacciono, le metafore, non di rado
bizzarre e strampalate, almeno secondo il nostro gusto,
si dovr� ammettere che la lettera e lo spirito del testo
devono essere rimaneggiati dal traduttore, se vuol ren-
dere accessibile il testo stesso al lettore europeo. Con
che animo potrebbe egli chiamare �fior di loto d�oro� i
piedi distorti e sformati della donna cinese? Eppure
tanto viene a dire, letteralmente, l�espressione Kin lien
che ricorre alla penna, o meglio al pennello (vedi nota
6 a p. 7 del presente volume) del narratore cinese,
quando descrive la sua eroina.
Quando noi, raccontando, vogliamo indicare che �
trascorso un certo tempo da un avvenimento all�altro,
diciamo, o scriviamo, che son passati tanti e tanti mesi
o anni. Il cinese adopera in questi casi una formula

17

che in i talian o o i n fra nces e occuper ebb e un paio di pa-


g ine, il ci ne se la s t e mper a i n una diecina. Spes s o l e ri-
dondanze e l e l ungaggini s i hanno subito nel t itolo.
Cos �, q uello della novella a p. 35 e segg. del pr es ente
vol um e (Il l iu to i nfranto) suona nell�originale, tradotto
alla lettera: �Y� P e-Y a i nfr ange il suo l iu to per licen-
ziars i dal suo amico musicale (Y� P e-Y a su i k�in s ie
t s chi-yi n�). E quello della novella a p. 151 e se gg. (Gli
alchim is ti): �Gli amici, che si vantano di conosc er e il
segr e to della pi e tra filosofale, por t an o via l�or o�. (Kw�a
m ia o schu tan k�ot�i kin).
Se si aggiungono le fr eque nti citaz i on i p oe t ic he �
spes so banali e fuor i di pr opos ito � di cui amano infio-
rar e la l or o pr os a, g li scher z i di par ole di cui pur e a
ogni pas so si compiacc i ono, le metafor e, non di rado
b iz zar r e e stram pal ate, a lme no secondo il nostr o gusto,
si d ov r� a m metter e che la letter a e lo spir ito del t e sto
devono ess er e rimaneggiati dal t r aduttor e, se vuol r en-
der e a c cess ibile i l t e sto stes so al lettor e eur opeo. Con
che animo potr ebbe egl i chiamar e �fi o r di loto d� or o� i
p ie di d is torti e s f or mati della donna cinese? E ppur e
t a nto viene a dir e, letteralmente, l�espr e ss i on e Kin lien
che ricorr e alla p e nna, o meglio al p e nnello (vedi nota
6 a p. 7 d e l pr es ente volume) del n ar rator e ci nes e,
quando descr ive la su a er oina.
Quando noi, raccontando, vogli am o indicar e che �
t r asc ors o un certo temp o da un a v venimento al l�altr o,
d ic i am o, o scr i v i am o, ch e so n pas sati tanti e tanti mes i
o anni. I l cines e adoper a i n ques ti cas i una form ula

17

pomposa, che � quasi di prammatica: �Ma il tempo


scorre colla rapidit� del dardo che fende l�aria�. E fac-
ciamo grazia al lettore di altri esempi, che sono infiniti.

* * *

Riferisce l�Eckermann, nei suoi Colloqui con Goethe


(31 gennaio 1827), che un giorno questi gli disse, di
aver letto un romanzo cinese. � Lo avrete trovato di un
sapore esotico, nuovo al nostro gusto � osserv� l�amico.
� Non tanto, � rispose il poeta: i personaggi pensano e
agiscono press�a poco come noi altri. Minore intensit�
di passione, forse, e meno poesia; ma un vivo sentimen-
to della natura, e una morale molto castigata. �
Con tutto il rispetto al patriarca di Weimar, bisogna
pur dire che le cose non istanno per l�appunto cos�: egli
giudicava di un solo libro, che infatti � tale da produrre
sul lettore quella impressione 14; ma una rondine non fa
primavera. Non so se siano rimasti nel repertorio del
teatro popolare cinese quei drammi a cui narra di avere
assistito sul posto, un secolo e mezzo fa, il De Guignes
(celebre sinologo francese e autore d�un apprezzato di-
zionario di quella lingua), e nei quali � cito testualmen-
te, l�eroina �ingravida e si sgrava sulla scena�15: certo
� che ancor oggi nella letteratura del Celeste Impero ri-
corrono situazioni di tale crudezza da disgradarne i pi�
audaci ardimenti del nostro naturalismo. L�intimit� ses-
14 The affectionate Pair , tradotto dal THOMAS (1820).
15 Cfr. Revue des deux Mondes, 1838, p. 743.

18

p om posa, che � quasi di pram mat ic a: �Ma il t em po


scor r e colla rapidit� del dar d o che f e nde l�ar i a�. E fac-
ci am o graz ia al l ettor e di alt r i esem pi, che sono infiniti.

* * *

R iferis ce l� E cker mann, nei suo i Colloqui con Goethe


(31 gennaio 1827), che un giorn o q ue sti gli di s se, di
aver letto un r omanz o cines e. � Lo avr e te tr ov ato di un
sapor e esotico, nuovo al nostr o gusto � os ser v� l� am i c o.
� No n tanto, � rispos e il poeta: i p e rs onaggi pens ano e
a gis cono pr es s�a poco com e noi a ltr i. M inor e i nte nsit�
di passione, f or se, e meno poes ia; ma un vivo s entimen-
to della n atur a, e una mor ale molto castigata. �
Con t utto il ris petto al p atr iar ca di W eimar , bi s ogna
pur d ir e che le cose non i s tanno pe r l�appunto cos �: egli
g iudicav a di un solo libr o, che infatti � tale da pr odur r e
sul lettor e quella impr e ss i on e 1 4; ma una r ond i n e non fa
p r imaver a. Non s o se s i an o rimas ti n e l r epertor io del
t eatr o popolar e cines e q ue i dramm i a cui nar ra di aver e
a s sis tito su l pos t o, un secolo e mez z o fa, il De Guigne s
(celebr e sinologo fra nces e e a utor e d�un appr ez zato di-
zionar io di quella l ingua), e ne i quali � cito tes t ualme n-
t e, l�er oi n a �i ngr avida e s i sgrav a sulla scena�1 5: cer to
� che ancor oggi nella l etter atura de l Ce l e ste I mper o ri-
corr on o situazioni di tale cr ud e zz a da di s gradar ne i pi�
a udac i ar dimenti del nostr o n atur ali s mo. L� intimit� se s-
14 T he a f fec tionat e Pai r , tradott o dal THOMAS (18 20).
15 Cfr. Revu e des deux Monde s, 1838, p. 743.

18

suale, ad esempio, � descritta fin nei pi� scabrosi parti-


colari realistici.
Ancora pi� profonde sono le divergenze determinate
dal modo affatto diverso di concepire la vita e la morte,
e in generale dalle dottrine religiose a cui la societ� ci-
nese � informata. Tra queste, � la credenza buddistica
nelle vite anteriori, nella trasmigrazione delle anime,
nella reincarnazione di queste, per mezzo di nuove na-
scite, in altri corpi, non esclusi quelli dei bruti (zooan-
tropia) 16, e nell�esistenza e attivit� di spiriti e fantasmi.
Vita e morte non sono considerate come due assoluti
contrari, ma come due stati che si alternano e si inte-
grano incessantemente, causa insieme ed effetto l�una
dell�altra. Come noi sogniamo � � detto in una pagina
famosa di Chuang Tse (sec. IV av. C.) � e non ci accor-
giamo d�aver sognato se non quando ci svegliamo, cos�
soltanto quando moriamo ci avvediamo che la vita � un
sogno. Confucio e voi siete sogni; ed io che vi dico che
siete sogni, non sono altro che un sogno. �Una volta io
sognai d�essere una farfalla che svolazza qua e l�, come
� vezzo delle farfalle. Sentivo di essere una farfalla, e
non avevo coscienza della mia individualit� come
uomo. A un tratto mi svegliai, e ritrovai me stesso. Ora
io non so se allora ero un uomo che sognava d�essere
farfalla, o se io sia adesso una farfalla che sogna
d�essere uomo�. Si sa che la Cina � il paese dei suicidi;

16 Diffusi particolari sono dati da J. J. M. DE GROOT in The re-


ligious system of China. Leiden, 1901 (cap. VIII).

19

suale, ad es empio, � des critta f in nei pi� scabr o si p ar ti-


colari r ealis ti c i.
A ncor a pi� p r ofonde son o l e d iv er genz e d e terminate
dal modo a ffatto d ive rs o di concepir e la v ita e l a morte,
e in g e nerale d alle d ottr ine r eligiose a cui l a s ociet� ci-
n e se � i nfor mata. T r a q ue ste, � la cr edenz a buddis t ic a
nelle vite ant e rior i, nella t r asmigr azione delle a nime,
nella r eincar nazione di ques t e, p e r mez z o di nuov e na-
scite, in altri cor pi, non esclus i quelli d e i bruti (zooan-
t r opia) 1 6, e n e ll�es istenz a e attivit� di spiriti e fantasm i.
V ita e morte non son o consider ate come due a s soluti
contrar i, ma come due s t a ti che si al ter nano e s i inte-
grano inces santemente, causa insiem e ed effetto l�una
dell� altra. Com e noi sogniamo � � detto in una pagina
f am osa di Chuan g T se (sec. IV av . C.) � e non ci accor-
giamo d� ave r s ognato se non quando ci sv egli am o, cos�
soltanto quando moriam o ci a v vedia m o che la vita � un
sogno. Confucio e voi siete sogni; ed io che vi d ic o che
siete s ogni, non sono altr o che un sogno. �Una volta io
sognai d�ess er e una farfalla ch e svolaz za qua e l�, com e
� vez z o delle f ar fall e. Sentivo di es ser e una farfalla, e
non avev o cos ci e nza della mia i ndividualit� come
u om o. A un tr atto mi svegliai, e ritr ov ai me stes so. Or a
io non so se al lor a e r o un uomo che sognav a d�ess er e
f ar falla, o se io s ia ades so una farfalla che sogna
d�es ser e u om o�. Si sa che la Cina � il paes e d e i s ui c idi;

16 D i f fusi parti cola ri s ono d a ti da J. J. M. DE GR OO T i n T he r e-


ligi ous syste m of China. Leide n, 1901 (c ap. VIII).

19

avviene spesso che uno, a cui � stato fatto un grave tor-


to, si toglie la vita per potere, in qualit� di fantasma,
vendicarsi di chi l�ha offeso. Talvolta si limita a minac-
ciar questo di sopprimersi, e la minaccia � seguita dalla
riparazione. Di qui, situazioni ed episodi nella lettera-
tura narrativa, che a noi sembrano non solo inverosimi-
li, ma addirittura assurdi.
Tra le novelle del Kin-ku-ki-kuan ve n�� una che si
aggira su questo argomento: Un tale uccide il suo ne-
mico, e riesce a sfuggire alla giustizia; ma finisce poi
per morire di spavento e di disperazione, perch� la vitti-
ma lo perseguita colla sua presenza. In un�altra, una
cortigiana si uccide per il dolore d�essere stata deruba-
ta da un amante del peculio che gli aveva affidato. Ap-
pare come vivente a un mercante, e dopo aver coabitato
qualche tempo con lui, lo induce a recarsi insieme a lei
nella citt� dove vive l�amante infedele. Giuntavi, si in-
troduce nascostamente nella casa di questo, lo uccide, e
poi scompare per sempre. Ancora nella stessa raccolta
si narra di un tale che ha dato la vita per salvare un suo
amico diletto; ma non pu� trovar pace nel mondo
dell�oltretomba, perch� un nemico lo perseguita. Allora
l�amico superstite si toglie alla sua volta la vita, per
raggiungere il suo benefattore e liberarlo dalla perse-
cuzione.
Altrettanto si dica di molti dei racconti compresi nel
Liao-chai-chih-i (vedi sopra a p. V). In uno, l�eroina si
trasforma nientemeno che in una colonna di fumo, che
un sacerdote raccoglie e chiude in una zucca vuotata,

20

avviene spe ss o che uno, a cui � s t a to f atto un grav e t o r-


t o, si toglie la vita p e r poter e, in q ualit� di fantasma,
vendicars i di chi l�ha offeso. T alvolta si l imita a minac-
ciar q ue sto di soppr imer si, e la mi nac cia � seguita dalla
riparaz ione. Di qui, situazioni ed epis odi nella l e t te ra-
t ur a nar rativa, che a noi se mbrano non s olo i nv er osim i-
li, ma a ddir ittura ass ur di.
T ra le novelle d e l Kin-ku-ki-kua n ve n�� una che s i
aggi r a su q ue sto ar gomento: Un t a le uccide il su o ne-
mi c o, e ries ce a sfuggir e a lla g ius tizia; m a fini s ce poi
p e r mor ir e di spav ento e di d is peraz ione, per c h� la vitti-
ma lo p e rs eguita colla sua p r ese nza. I n un� altra, una
cortigiana si uccid e per il d olor e d�ess er e s t a ta der uba-
ta da un amante d e l p e culio che gli aveva affidato. A p-
par e come vi v ente a un mer cante, e dopo aver coabitato
q ualc he t e mpo con lui, lo i nduc e a r ec ars i ins ieme a lei
nella citt� d ov e vi v e l�amante i nfedele. Giunt av i, si in-
t r oduce nasc ostamente nella cas a di q ue sto, lo uccide, e
poi scompar e p e r s empr e. A ncor a nella stes sa rac colta
si narr a di un t a le ch e ha dato la vita per salvar e un suo
a m i c o di le tt o; ma non pu� tr ova r pace ne l mond o
dell�oltr etomba, per c h� un nemico l o p e rs eguita. All or a
l�amico super stite si t oglie alla su a volta la vita, p e r
raggiunger e il su o benefattor e e l iber arlo dalla per se-
cuzione.
A ltr ettanto s i d ic a di molti dei rac conti compr es i n e l
L iao-chai-c hi h-i (vedi sopr a a p. V). I n uno, l�er oina si
t r asfor ma n ienteme no ch e in una colonna di fumo, che
un sacer dote raccoglie e chiude in una zucca vuotata,

20

tappando poi l�imboccatura di questa con un turaccio-


lo, intorno al quale cigola e sibila il fumo-spirito fem-
minile. Non meno straordinaria � la metamorfosi di un
uomo appassionato dei crisantemi, in uno di questi fio-
ri; poi ridiviene uomo; poi ancora, fiore; ed � la tra-
sformazione definitiva.
A base di spiriti sono pure alcune delle novelle pub-
blicate in francese dal generale Tcheng-ki-Tong 17. Un
fantasma di sesso femminile sposa un bravo giovine,
alla famiglia del quale era stata legata da vincoli di ri-
conoscenza in una delle sue vite anteriori, e lo rende
padre di un bambino che potr� cos� continuarne la di-
scendenza: poi fa ritorno nel regno delle ombre (pagina
225). Un marito di fresco defunto esce dal feretro depo-
sto nella camera nuziale, udendo la moglie che si in-
trattiene con un altro uomo; snuda la spada e li trafigge
(p. 277). Un mandarino s�imbatte di nottetempo per
istrada in una bella ragazza, che gli narra di essere
fuggita dalla casa di un riccone � a cui la madre l�ave-
va venduta � perch� la moglie di esso, gelosa, la mal-
trattava. Il mandarino se la conduce a casa e vive per
qualche tempo maritalmente con lei. Un giorno, ritor-
nando senza essere aspettato, vede nella camera nuziale
uno scheletro, dalla faccia verde e dai denti aguzzi, che
sta dipingendo una pelle umana, stesa sul letto. Lo
scheletro non � altri che la fanciulla, la quale si mette

17 Les Chinois peints par eux-m�mes. Etude de moeurs com-


par�es. Parigi, 1886.

21
t appand o poi l�imboccatur a di q ue sta con un turacc io-
l o, intorno al quale cigola e sibila i l f um o-s pirito f e m-
mini le. No n meno straor dinaria � la metamorfos i di un
u om o appas sionato d e i cr isantemi, in uno di q ue sti fio-
ri; poi ridiviene uomo; poi a nc ora, fior e; ed � l a tr a-
sform azione definiti v a.
A bas e di spiriti sono pur e a lc une delle novelle pub-
bl ic ate in f r ances e dal g e nerale T cheng-ki-T ong 1 7. Un
f antas ma di se ss o femminile spos a un b r avo g iovine,
alla f amiglia del quale er a stata legata da vincoli di ri-
conoscen za in una d elle su e vite ant e rior i, e lo r end e
padr e di un bambino che potr � cos� continuarn e la di-
scendenz a: poi fa ritorno nel r egn o delle ombr e (pagina
2 25). Un mar ito di f r esc o defunto esce dal fer etr o d e po-
sto nella camer a nuz i ale, udendo la moglie che si i n-
t r atti e ne con un altr o uomo; snud a l a spad a e li t r afigge
(p. 2 77). Un mandarino s�i mbatte di n ottetem po per
i s trad a in una bella rag azza, che gli nar ra di es ser e
f uggita dalla cas a di un ricc one � a cui la madr e l�ave-
va venduta � per c h� la moglie di ess o, g e losa, la mal-
t r attava. Il mandarino s e la con duc e a cas a e vi v e per
q ualc he temp o maritalmente con l e i. Un gi or no, ritor-
nando se nza ess er e aspettato, vede nella camer a n uz iale
uno sc heletr o, dalla faccia ver de e dai d e nti aguz zi, che
sta di pingend o una p elle umana, stes a su l letto. Lo
scheletr o non � altr i che la fanciulla, la quale s i mette

17 L e s Chinoi s peint s par eux-m�mes. Etude de m oe urs com-


p ar�e s. P ari gi, 1886.

21

poi indosso la pelle come fosse un mantello, e riappare


davanti a lui bella ed elegante come egli l�ha prima co-
nosciuta. Pi� tardi la fanciulla-fantasma lo uccide, e ri-
torna agli abissi infernali; il mandarino ottiene di esse-
re risuscitato (p. 48).
Di questa letteratura, macabra a un tempo e burle-
sca, patetica e buffa, diamo qualche saggio nell� Appen-
dice posta in fondo al volume. Questo noi raccomandia-
mo, cinesamente, ai lettori nostri, colle parole che ser-
vono di cappello all�originale della novella a p. 35 e
segg. e che abbiamo omesse nella nostra versione:
�Se tu, onorando lettore, vuoi apprendere la mia sto-
ria, scuoti le orecchie ficcandovi il mignolo, e sta ad
ascoltare; se invece non vuoi fare questa fatica, non di-
sturbarti e resta nel tuo nobile riposo�.
Non per nulla la Cina � il paese classico della buona
educazione, almeno a parole.

Milano, 10 aprile 1922.

P AOLO BELLEZZA.

22

poi i ndos s o l a pelle com e f os s e un mantell o, e riappar e


d av anti a l u i bella e d elegante come egli l�ha prim a co-
nosciuta. P i� t ar di la f anciulla-fant as ma lo uccide, e ri-
t or na agli abi s s i i nfer nali; i l mandar i n o ot tien e di ess e-
r e ris uscitato (p. 48).
Di q ue sta letter at ur a, macabr a a un t em po e burle-
sca, patetica e buffa, diamo qualche s aggio nell� Ap pe n-
d ic e pos ta in f ondo al volume. Ques to noi raccomandia-
mo, cinesamente, ai l ettor i nostr i, colle p ar ole che se r-
vono di cappello a ll�originale della n ov ella a p. 35 e
segg. e che abbiamo o me ss e nella nostr a vers ione:
�Se t u, onorando lettor e, vuoi a ppr ender e l a m i a s to-
ria, sc uoti l e o r ecchie ficcandov i il mignolo, e s ta ad
ascoltar e; se i nv ece non vuoi f a r e q ue sta f atica, non di-
sturbar ti e r es ta n e l t u o nobile riposo�.
Non per nulla l a Cin a � il p ae se class ico della buona
educazione, a lme no a par ole.

Milano, 10 aprile 1922.

P AOL O BELLEZZ A.

22

IL PARAVENTO RIVELATORE.

23

IL P AR A V ENT O R I V EL A T O RE.

23

AVVERTENZA
Gli squarci sunteggiati e non tradotti
integralmente, sono racchiusi da asteri-
schi in margine, e precisamente: il prin-
cipio del brano � contrassegnato da un
asterisco *, la fine da due **.

24

A VV ER TEN ZA
G l i squarc i sunt eggiat i e non tr adot ti
integr alm ente, son o racchius i da ast eri-
schi in mar gi ne, e preci sam ente: i l p r in-
cipi o del brano � cont rassegn ato da un
aster isc o *, la fin e da due **.

24

* Il ricco mandarino Tsiun-chin, che viveva a Chin-


chen sotto la dinastia dei Yuen, doveva recarsi a Yon-kia
a reggervi quella importante sotto-prefettura, a cui era
stato di recente nominato. S�imbarc� colla moglie e il
personale di servizio sopra un battello, manovrato da
cinque o sei giovani, di cui uno era fratello e gli altri
erano nipoti del proprietario del battello stesso.
Dopo qualche giorno di navigazione, egli diede un fe-
stino propiziatorio delle divinit�, e volle che figurassero
sulla tavola delle splendide coppe d�oro che fino allora
aveva tenute chiuse nei bauli.
La vista di tanti oggetti preziosi dest� la cupidigia del
proprietario del battello, che era un uomo senza scrupo-
li. Quando scese la notte, e si fu giunti in una localit�
deserta, egli distribu� asce e coltelli al fratello e ai nipo-
ti, and� alla cabina dove erano i Tsiun-chin, massacr�
un domestico che era postato fuori di guardia, e entr�
seguito dalla ciurma.
Il mandarino si rese subito conto della terribile situa-
zione.
�Prendete tutte le cose che ci appartengono�, disse a
quei ribaldi, �ma risparmiate le nostre vite�.
�Vogliamo vita e quattrini, insieme!�, gridarono in
coro i malviventi.
�Costei non ha nulla da temere�, intervenne qui il

25

* Il ricco m anda r ino T s iun-c hi n, che v ive va a Chin-


chen sotto la dinas tia d e i Y uen, d ove va r ecars i a Y on-kia
a reggervi quella i mportante sotto-prefettur a, a cui e ra
stato di recente nominato. S�imbarc� colla moglie e il
per s onale di se r vizio sopra un battell o, manovrato da
cinque o se i gi ova ni, di cui uno era fr atello e g li alt ri
er an o n ipoti del propr ietario del battello ste sso.
Dopo qualch e giorno di n a vi gaz i one, egli d ie de un fe-
stino propi z i a to rio delle divinit �, e volle che figur as sero
sulla tavola delle sp l e ndi d e coppe d� oro ch e f ino allora
aveva tenute chius e nei bauli.
L a vis ta di t a nti o ggetti prezios i d e st� la cupidigia del
pr oprietario del b a t tello, che era un uomo senz a s cr up o-
li. Qu a ndo sces e la notte, e s i f u giunti in una l oc alit�
deserta, egli distribu� asc e e coltelli al f ratello e ai nipo-
ti, and� alla cabina dove erano i T s iun-c hi n, m a ss acr�
un dom e stico che era pos t a to f uori di guar dia, e ent r�
seguito dalla ciurm a.
I l mandarino si res e subito conto della terr ibile situa-
zi one.
�Prendete t utte le cos e che c i appartengono�, diss e a
q ue i r ibaldi, �ma risparmi a te le nostre vite�.
�V ogli a mo vita e quattrini, insieme!�, g ridarono in
coro i malviventi.
�Coste i non ha nulla da temere�, i ntervenne qui il

25

capo, additando la bellissima moglie del mandarino.


�Sar� risparmiata; ma soltanto lei. Tutti gli altri devono
morire�.
Tsiun-chin preg� e supplic�, ma inutilmente.
�Ebbene�, disse, �in considerazione della dignit� di
cui sono investito, vi chiedo che almeno mi si uccida
senza mutilazioni 18. Ve lo domando come una grazia�.
�Sia come tu vuoi�, fece il capo. E afferratolo per la
cintura, lo precipit� nel fiume.
Tutto il personale di servizio fu massacrato senza mi-
sericordia.
La signora si stemprava in pianto. Si dovette impedir-
le a viva forza che si gettasse in acqua.
�Via, via, non piangete�, le disse il caporione, �che
non c�� motivo. Il mio secondogenito � ancora celibe; io
conto di darvi in moglie a lui, e vi considero gi� come
mia nuora. Non avete dunque nulla da temere, e molto
da sperare�.
Era stato il timore di subire un oltraggio che aveva
spinto la signora ad attentare alla propria vita. Su questo
punto le parole del capo la rassicurarono. Pensava inol-
tre che, morta lei, sarebbe riuscito difficile la scoperta e
la punizione di cos� atroci delitti. Risolse adunque di
farsi coraggio e di spiare l�occasione di sottrarsi tosto o
tardi alla minaccia formulata da quel ribaldo.
�Se davvero promettete che non mi sar� mancato di

18 � credenza dei buddisti che l�anima, di chi muore col corpo


mutilato o lacerato da ferite non pu� trasmigrare.

26

capo, additando la belliss ima moglie d e l m anda r ino.


�Sar� r ispa r miata; ma soltanto lei. T utti gli altri devono
m orir e�.
T s iun-c hin p reg� e su ppl ic�, ma i nutilmente.
�E bbene�, di s se, �in cons ider az i on e della dignit� di
cui son o investito, vi chied o che alm e no mi si u c cida
senz a m utilazioni 1 8. V e lo domando come una gr azia�.
�Sia come tu vuoi�, f ec e il capo. E af ferr atolo per la
ci ntura, lo precipit� nel f iume.
T utto il per s onale di se r vizio fu mass acrato s enza mi-
sericor dia.
L a signora si s t e mpr av a in pi a nt o. Si dovette i mpe dir-
le a vi v a f orza ch e si gettas se in acqua.
�V ia, via, non piangete�, le diss e il caporio ne, �ch e
non c�� m otivo. Il mio secondogenito � ancora celi be; io
conto di d a r vi in moglie a lui, e vi considero gi� come
mia nuor a. No n avete dunque nulla da t emere, e m olto
da sperare�.
E ra stato il timore di subire un ol traggio che avev a
spinto la signora ad attentare alla propr ia v ita. Su ques to
punto le p a r ole del capo la r as sicurarono. Pens ava i no l-
t re che, m orta lei, s ar ebb e r ius cito di f f icile la s coperta e
la puni z i on e di cos� atroci delitti. Risols e adunque di
f ars i coraggio e di spiare l� oc casione di s ott rars i tosto o
t ardi alla minaccia f ormul a ta da quel rib a ldo.
�Se davvero pr omettete che non mi s ar� mancato di

18 � crede nza de i buddisti che l�a nima, di chi muore col corpo
muti lat o o lace r a to da f e rit e non pu� trasmi gr a re.

26

rispetto�, disse, �mi acconcer� volontieri a divenire vo-


stra nuora�.
Da quel momento si mostr� sottomessa e servizievo-
le; ilare perfino, non di rado; cosicch� il vecchio furfan-
te and� mano mano persuadendosi che essa accettava
senza troppi rimpianti la sua nuova posizione, e cess� di
esercitare sopra di lei la sorveglianza rigorosa dei primi
giorni. La signora se ne rallegrava in cuor suo, e aspetta-
va il momento di trarne partito.
Trascorse un mese, e arriv� il giorno quindicesimo
dell�ottava luna, la grande solennit� autunnale. Per ordi-
ne del capo, la prigioniera allest� un lauto pranzo, larga-
mente annaffiato da pi� sorta di vini. Al cader della not-
te, tutti si lasciarono cadere sul ponte del battello, bria-
chi fracidi.
Li sentiva russare; alla viva luce lunare si accert� che
erano immersi in un sonno profondo.
Il battello era assicurato con una fune ad un albero
della riva. Essa pot� facilmente scendere a terra da quel-
la parte, e subito prese la corsa, e fugg� per due o tre li 19
senza fermarsi.
Non conosceva il paese, e il terreno era coperto di
alte erbe che rendevano disagiato il cammino. Incespic�
e cadde pi� volte; ma andava sempre, spinta dal timore
che la potessero inseguire.
Spunt� finalmente l�alba; si guard� intorno, e vide un

19 Il miglio cinese, li, corrisponde a poco pi� di mezzo chilo-


metro.

27

r is pett o�, diss e, �mi acconcer� vol ontieri a divenire vo-


stra nuor a�.
Da que l momento s i mostr� sottom e ss a e se r vizievo-
l e; ilare perfi no, non di rado; cosicc h� il vecchio f urf a n-
te and� m a no mano p e r s uadendos i ch e es sa accettava
senz a t roppi ri mpianti la su a nuova posizione, e cess � di
esercitare sopra di lei la sorveglianza r igorosa dei primi
gi orni. La signora se ne r allegrava in cuor suo, e aspetta-
va il m ome nto di trar n e par tito.
T rascors e un mese, e ar riv� i l g iorno qui ndic esimo
dell�ottava luna, la grande s ol e nnit� aut unna l e. Per o rdi-
ne de l capo, la pri gioniera all e st� un lauto pr anzo, lar ga-
m e nte annaf fi a to da pi� sorta di vini. Al cader della not-
t e, t utti s i l a sciarono cadere su l ponte d e l battell o, b ria-
chi f racidi.
L i se nti v a r us sare; alla viva luce lunare s i accert� che
er an o i mmers i in un sonn o pr ofondo.
I l battello era as sicurato con una fune ad un albero
della r iva. Ess a pot� facilmente scendere a t erra da quel-
la parte, e subito pr es e la corsa, e f ugg � per due o tre li 1 9
senz a f ermarsi.
Non co noscev a il paes e, e il terr en o e ra cop e r to di
alte er b e che r ende vano disagiato il cammino. Incespic �
e cadd e pi� vol te; ma and a va s empr e, s pinta dal t imore
che la potess ero i ns eguir e.
S pu nt� fi nalmente l� a l ba; s i guard� intor no, e vi d e un

19 Il migli o ci nese, li, corrisponde a poco pi� di me zz o chi lo-


met r o.

27

edifizio.
�Sia ringraziato il cielo!�, esclam�. �Ecco delle
case!�
Si trovava infatti davanti a un monastero. And� alla
porta, e, dopo qualche esitazione, buss�. Venne ad aprir-
le una donna, alla quale chiese se si potesse parlare colla
madre superiora. Questa comparve dopo un momento, e
la fuggitiva le fece piangendo il racconto delle sue av-
venture.
�Se vi sentite di rinunciare al mondo, e alle soddisfa-
zioni a cui la vostra giovinezza e la vostra condizione
sociale vi danno diritto, io sono ben lieta di ricevervi
come novizia. Col tempo potrete divenire bonzessa, e
dedicarvi al culto del dio 20�.
La poveretta accett� con trasporto la proposta.
Senz�altro la cerimonia ebbe luogo. La campanella man-
d� i suoi squilli, si arsero gli incensi e tutte le bonzesse
insieme alla nuova venuta si prosternarono davanti
all�immagine di Buddha, dopo di che si ras� il capo alla
novizia e le si impose il nome buddistico di Hoei-
yuen 21.
Incominci� per lei una nuova vita. Il mattino suonava
la campana, la sera batteva il tamburo 22. Intelligente e

20 Buddha.
21 �Sfera d�intelligenza�.
22 Del tamburo si servono i bonzi per farsi sentire alle persone
a cui chiedono i cibi di magro che costituiscono il loro alimento.
Con esso si chiamano anche gli spiriti, allorch� si vuol loro offri-
re sacrifici.

28

edi fizio.
�Sia ri ngraziato il cielo!�, es clam�. �Ecco delle
case!�
Si t rovava infatti d a vanti a un m on astero. And� alla
p orta, e, dopo q ua l c he esitazione, buss�. V enne a d apr ir-
le una donna, a lla quale chi e se s e s i potes se par lare colla
m adre superior a. Que sta com parve dopo un momento, e
la fuggiti v a le f ec e piangendo il racconto delle su e a v-
ventur e.
�Se vi sentite di r inunciare a l mondo, e a lle soddisfa-
zioni a cui la vostra g iovinezz a e la vostra condizione
sociale vi danno di ritto, io son o ben l ie ta di r icevervi
come novizia. Col t e m p o potr e te divenire b onze ssa, e
dedicar v i al culto d e l d io 2 0�.
L a pover e tta acc ett� con t ras por to la proposta.
S e nz� a l tro l a cerimonia ebbe luogo. La campanella m a n-
d� i suoi squilli, s i ar s ero gli i nce nsi e tutte le bonzes s e
i ns ieme alla nuova venuta si p ros t e r narono dava nti
all�immagine di Buddha, dopo di che si r as � il capo alla
novi z ia e le si impos e il n ome b uddis ti c o di Hoei-
y ue n 2 1.
I ncominci� p e r lei una nuova vi ta. Il mattino s uonava
la campana, la sera b a t te va il t a m buro 2 2. Intelli ge nte e

20 Buddha.
21 �S fe ra d�inte lli genza�.
22 D e l tamburo si servono i b onz i per f a r si senti re all e persone
a cui chiedono i cibi di ma gro che costi tuiscono il loro alim ento.
Con esso si chiam ano anche gl i spirit i, all orch� si vuol lor o of fri-
re s ac rific i.
28

colta come era, ebbe in breve tempo imparato a memo-


ria tutto il rituale, e fu in grado di prender parte alle fun-
zioni del culto. La superiora faceva di lei gran conto; le
altre religiose le volevano bene, perch� era tanto buona
ed affabile.
Essa trascorse cos� pi� di un anno in quel tranquillo
rifugio, quando avvenne un fatto che la turb� profonda-
mente. Due uomini che erano soliti fare offerte al mona-
stero, entrarono, passando di l�, a salutare la madre su-
periora e a pregarla di non dimenticarli nelle sue orazio-
ni. Essa fece servir loro una refezione, e il giorno se-
guente essi ricomparvero, recando un cartone con dipin-
tivi dei fiori di papavero, perch� servisse di ornamento
alla cappella. **
La superiora accett� il dono e fiss� il cartone su un
paravento.
Quando, qualche tempo dopo, la novizia Hoei-yuen
ebbe occasione di vederlo, prov� un sussulto. Essa co-
nosceva quel dipinto!
�Da dove viene questo cartone?�, chiese alla superio-
ra.
�� stato regalato da due benefattori del monastero�.
�E chi sono costoro? Dove abitano?�
�Sono due fratelli, e si chiamano Ku-Ngo-siu. Ambe-
due abitano nel distretto�.
�E che professione esercitano?�
�Una volta si guadagnavano la vita come battellieri,
trasportando i viaggiatori sui fiumi e sui laghi. L�anno
scorso i loro affari prosperarono a un tratto in modo sor-

29

colta come er a, ebb e in b reve t e m p o impar a to a memo-


r ia t u tto il ri tuale, e fu in g rado di prender parte alle fun -
zioni del cult o. La s uper iora f ace va di l e i gr a n conto; le
alt re r eligios e l e volevano b ene, perch� era tanto buona
ed af f a bi le.
E s sa trascors e cos � pi� di un anno in quel tranquillo
r ifugio, quando avvenne un fatto ch e la t urb� p rofonda-
m ente. Due uomini che erano soliti f are o f ferte al mona-
stero, entrar ono, pas sand o di l�, a salutare la madre s u-
per iora e a pr egarla di non d imenticarli nelle su e o razio-
ni. E s sa fece se r vir loro una r efezione, e i l giorno se-
g ue nte es s i r icomparvero, recand o un car tone con d ipin-
t iv i dei fiori di papavero, per ch � s er vis s e di o rnamento
alla cappella. **
L a s uper iora acc ett� il dono e f is s� il cart on e su un
par ave nt o.
Quando, qualch e tempo dopo, la novi z ia Hoei-yuen
ebbe occas ione di vederl o, p rov� un s uss ult o. E ss a co-
noscev a q ue l d ipinto!
�D a dove viene q ue sto car tone?�, chies e alla supe r io-
r a.
�� s t a to r ega l a to da due benef a t tori del monastero�.
�E chi son o costoro? Dove abitano?�
�S on o due f ratelli, e si chiaman o Ku-Ngo-siu. A m be-
due abi ta no nel di s tr e tt o�.
�E che p rofess ione esercitano?�
�U na volta si guadagnava no la vita come batt e ll ieri,
t ras por tand o i viaggiatori sui fiumi e sui laghi. L � anno
scorso i loro af f ari prosperarono a un tratto in m odo so r-

29

prendente. Si vuole che si siano arricchiti a danno di


qualche mercante; ma non sono che voci�.
�Vengono spesso al monastero?�
�No: solo quando capita loro di passare da queste
parti�.
La novizia si not� accuratamente il loro nome, e pre-
so il pennello 23 scrisse sul paravento queste righe:
�Era giovane, dai modi eleganti e distinti: maneggia-
va il pennello come Tchangfui 24. I suoi dipinti parevano
cose vive... Questi fiori di papavero hanno una freschez-
za e uno splendore insuperabili. Chi mi avrebbe detto
che le loro magnifiche tinte avrebbero rievocato in me,
viva, il ricordo di lui, morto?... E questi fiori sono pure
l�unica cosa che mi resta di lui! Chi conosce il mio do-
lore? Chi compiange la mia sventura?... Questo para-
vento sar� ormai l�unico compagno della desolata bon-
zessa, la quale ardentemente sospira che l�unione infran-
ta dalla morte sia presto riannodata in un�altra vita�.
* Ma la giustizia divina non permise che andasse per
sempre impunito l�atroce delitto.
Nella citt� vicina abitava un gran mandarino di nome
Ko-king-chun, collezionista appassionato di oggetti arti-

23 � noto che i Cinesi, come i Giapponesi, scrivono col pen-


nello, che intingono nell�inchiostro che stemperano sopra una
pietra leggermente umida, la quale ha delle scanalature in cui si
raccoglie l�inchiostro sciolto.
24 Personaggio celebre ai tempi della dinastia Han, che si cita
spesso come modello di affetto coniugale. Col suo pennello di-
pingeva egli stesso le sopraciglia di sua moglie.

30

pr endente. Si vuole ch e si sia no ar ricchiti a danno di


q ua l c he mercante; ma non sono ch e v oc i�.
�V engono s pess o al monastero?�
�N o: solo quando capita loro di pass are da ques te
p a r ti�.
L a novizia s i not� accur a t a m e nte il l oro nome, e p re-
so il pennello 2 3 scriss e sul paravento ques te r ighe:
�Era giovane, dai modi eleganti e distinti: maneggia-
va il p e nnello come T ch angf u i 2 4. I suo i dipinti parevano
cose vive... Questi f iori di papa vero hanno una fr es chez-
za e uno splendore insupe r abili. Ch i mi avrebbe d etto
che l e loro magnif ic he tinte avr ebbero r ievoca to in m e,
v iva, il r icordo di l u i, m orto?... E q ue sti fi ori son o p ure
l�unica cos a che mi resta di lui! Ch i conosc e i l mio do-
l ore? Chi comp ia nge la mia sventura?... Que sto para-
v e nto sar� orm a i l�unico compagno della d e solata bon-
zess a, la quale ar dente m e nte sos pira ch e l�uni on e infr a n-
ta dalla m orte s ia pr es to ri a nnodata in u n�altra vita�.
* Ma la gius t iz ia di v i n a non p e r mis e che andas se p e r
sempre impunito l�atr oc e delitto.
Nella citt� vi c i n a abitava un gr a n m a ndari n o di n ome
Ko-king-chun, coll e zionista appass ion a to di oggetti arti-

23 � n ot o ch e i Cine s i, com e i G ia pponesi, s cri vono co l p e n-


nello, che int ingono nel l�inc hiostro che s t empera no s opra una
piet ra le ggerme nte umida, l a qua le ha dell e scana lat ure i n cu i si
r a ccogl ie l�i nchiost ro s ci olto.
24 P e rs ona ggio cele bre a i te mpi del la dinasti a H an, che si cit a
s pe s so come model lo di af fett o coni ugale. Col s u o pennel lo di-
p i ngeva egli s te s so l e s opra cigl ia di s ua moglie.

30

stici e frequentatore del monastero. Essendovi un giorno


venuto a visitare la superiora, vide il paravento, ne am-
mir� la splendida fattura e si disse disposto a comperar-
lo. La superiora consult� la novizia, Hoei-yuen, la quale
pens�:
�� un caro ricordo da cui mi duole assai separarmi,
ma chi sa? Forse le parole che vi ho scritte possono un
giorno divenir una traccia preziosa per la scoperta dei
colpevoli�.
Detto fatto, si accord� il prezzo, e Ko-king-chun se
ne ripart� tutto contento col suo nuovo acquisto.
Il giorno seguente si present� alla sua porta un vendi-
tore di scritture artistiche. I servi lo annunciarono, ed
egli ordin� che fosse introdotto nel suo studio. Mentre il
venditore stava svolgendo la sua mercanzia, vide il pa-
ravento e diede un balzo di sorpresa.
�Che c��?�, chiese il mandarino.
�C�� che questi fiori li ho dipinti io, colle mie mani!�
Era infatti Tsiun-chin, che, a richiesta del mandarino,
narr� le vicende che gi� conosciamo. Aggiunse che ave-
va potuto salvarsi dal fiume, ma che, privo di mezzi e
del decreto di nomina, non era stato in grado di far vale-
re i suoi diritti davanti ai tribunali, e che s�era perci�
trovato costretto a rinunciare alla carriera, riducendosi
ad eseguire scritture artistiche, che poi vendeva per pro-
curarsi da vivere. Di sua moglie, per quante ricerche
avesse fatto, non aveva saputo pi� nulla: riteneva che
fosse stata barbaramente uccisa dagli infami battellieri.
�Voi maneggiate il pennello come pochi�, disse Ko-

31

stici e fr equentatore del monas ter o. E s se ndovi un g iorno


v e nuto a vi s itare la superior a, vi d e il par ave nt o, ne am-
m ir� la sp l e ndi d a f attura e s i d is se d is posto a comperar-
l o. La s uper iora consult� la novizia, Hoei-yuen, la q ua le
p e ns�:
�� un caro r icordo da cui mi duole as sa i se par a r mi,
ma chi sa? F ors e le p a r ole che vi ho scritte posson o un
g iorno di ve nir una traccia pr ez i os a p e r la scoperta d e i
colpevoli�.
Detto fatto, s i accord� il prezzo, e Ko-king-chu n s e
ne r ipart� t u tto cont e nto col suo nuovo acquis to.
I l giorno seguente si pr es ent� alla su a p orta un v e ndi-
t ore di sc r itture artistiche. I servi lo annunciarono, ed
egli ordin� che f os s e intr odotto nel su o s t ud i o. Me nt re il
v e ndi tore stava svolge ndo la sua m e r canzia, vide il pa-
r ave nto e d ie de un balzo di sorpr es a.
�Che c��?�, chies e il m a ndari no.
�C�� che ques ti f iori li ho dipinti i o, colle mie m a n i!�
E ra inf atti T siun-chin, che, a r ichies ta d e l m anda r ino,
nar r� le vicende che gi� conos ciamo. Aggiuns e che av e-
va potuto salvarsi dal fiu me, ma che, privo di m ezz i e
d e l decreto di nomina, non era s t a to in gr ad o di far vale-
r e i suo i d iritti davanti ai t ribunali, e ch e s�era per c i�
t rovato cos t retto a r inunciare alla carr iera, riducendos i
ad es eguire sc r itture artistiche, che poi vendev a per pro-
cur ars i da vi v er e. Di sua m og l ie, per quante r ice r ch e
avess e fatto, non av e va sa puto pi� n ulla: riteneva che
f os se s t a ta barbar a m e nte u c cisa d a gli infami batt e ll ieri.
�V oi m a n e ggi a te il p e nnello come pochi�, diss e Ko-

31

king-chun. �Se volete allogarvi in casa mia e insegnare


l�arte ai miei figli, avremo tempo di parlare dei vostri af-
fari, e fors�anche di trovarvi rimedio�.
Tsiun-chin accett� di gran cuore la proposta. Poi si
diede ad esaminare il paravento pi� davvicino.
�Ma questo � straordinario!�, esclam�. �Questo scrit-
to � di mano di mia moglie!�
�Che dite mai?� fece il mandarino non meno sorpreso
di lui.
�Ma certo!�, riprese Tsiun-chin. �Anche se non ricor-
dassi perfettamente la scrittura di lei, e la ricordo benis-
simo, vi sono nel breve componimento delle allusioni
che mi toglierebbero ogni dubbio! E deve averlo scritto
dopo il nostro disastro!... Dunque � viva ancora, forse in
potere di quei banditi!... Per piet�, signore: ditemi donde
proviene questo paravento!�
Il giorno stesso il gran mandarino invi� una persona
fidata al monastero per avere informazioni, che la supe-
riora si affrett� a fornire. Quando gli furono riferite, ri-
mase alquanto sopra pensiero; poi si abbocc� con sua
moglie e le espose certo suo progetto, che essa approv�
completamente.
Ko-king-chun mand� subito due portatori col suo pa-
lanchino in compagnia dell�intendente di casa, il quale,
annunciatosi alla superiora e fattosele conoscere, le par-
l� in questi termini:
�La mia eccelsa signora � solita recitare preghiere a
Buddha, ma non ha nessuna donna che le reciti con lei.
Avendo saputo che si trova nel vostro monastero una

32

k ing-chun. �Se volete allogar v i in cas a mia e i ns egnare


l�arte ai miei f igli, avremo tempo di par lare de i vostri af-
f ari, e for s� anc he di t rovarvi r imedio�.
T s iun-c hin accett� di gr a n cuo re la proposta. P oi s i
d ie de ad es am inare i l paravento pi� davvicino.
�Ma ques to � straordi na r io!�, esclam�. �Q uesto sc r it-
to � di m a no di m ia m oglie!�
�Che dite mai?� fece il mandarino non m e no sorpr es o
di l ui.
�Ma certo!�, r ipres e T s iun-chin. �Anch e se non ricor-
d a ss i perf e t ta m e nte la scritt ura di lei, e la ri c o rdo b e nis-
simo, vi sono nel breve componim e nto delle all u sioni
che mi t oglierebbero ogni dubbio! E deve averlo sc r itto
dopo il nostro disas tr o!... Dunque � viva ancor a, for s e in
p otere di que i banditi!... Per p iet�, signor e: d itemi donde
p roviene q ue sto paravento!�
I l g iorno stes so il gr a n mandarino i nvi� una person a
f idata al monas tero per avere i nformazioni, che la supe-
r iora si af frett� a f ornir e. Quand o gli fur on o ri ferit e, ri-
m a se alqu a nto s opra pensiero; poi s i abbocc � con sua
m oglie e le espos e certo suo progetto, che es sa approv�
com pletamente.
Ko-king-chun m a nd� subito due p ortatori col suo pa-
l a nchino in comp a gnia d e ll�intendente di cas a, il quale,
annunciatosi alla s uper iora e fattose le conoscere, le par-
l� in q ue sti t e r mini:
�La mia ecce lsa signora � solita r ecitare preghiere a
Buddha, ma non ha nes sun a donna che l e reciti con l e i.
A vend o saputo che s i t rova ne l vostro monas tero una

32

giovane religiosa di nome Hoei-yuen, assai versata in


materia, che potrebbe assisterla e istruirla in queste pie
pratiche, desidererebbe averla presso di s� per qualche
tempo. � casa di gran signori, come sapete, e...�
�Sentiamo prima che cosa ne dice la novizia�, rispose
la superiora, che per suo conto non avrebbe voluto di-
sfarsi di un personale cos� utile al monastero, e a cui si
era sinceramente affezionata.
Hoei-yuen accett� la profferta senza un momento
d�esitazione. Le parve un�ottima occasione per chiarire
finalmente il mistero che tanto la preoccupava. La supe-
riora, sebbene a malincuore, diede il suo consenso.
Quando la giovane giunse alla casa di Ko-king-chun,
questi, senza vederla, ordin� che fosse condotta negli
appartamenti interni 25 dove abiterebbe con sua moglie.
La signora si sent� subito attratta da viva simpatia verso
la poveretta, che, richiestane da lei, rifer� una volta an-
cora la storia delle sue sventure.
Il gran mandarino frattanto non perdeva tempo. Fece
sorvegliare davvicino i fratelli Ku-Ngo-siu da scaltri
agenti della polizia segreta, e si accert� che erano vera-
mente fior di canaglie. Dopo aver prese le misure oppor-
tune perch� non gli sfuggissero, disse a sua moglie:
�Le cose sono a buon punto. Non passer� molto che
quei furfanti avranno la pena che si meritano, e che
Tsiun-chin e sua moglie potranno ritrovarsi. Il male �
che, per divenir bonzessa, la signora ha dovuto farsi ra-

25 Vedi nota a pag. 12 [nota 27 in questa edizione elettronica].

33

g iova ne r eligios a di nome Hoei-yuen, ass ai ver s ata in


m ateria, che p otrebbe as sisterla e istruirla in q ue ste pie
pr atiche, d e siderer e bbe averla pr es s o di s � per qualche
t e m po. � cas a di gr a n signori, come sapete, e...�
�S e nti a mo pr ima che cos a ne d ic e la novizia�, r is pose
la su per iora, che pe r suo conto non avr ebb e voluto di-
sfar s i di un persona le cos � utile al monastero, e a cui si
era sinceramente af fezionata.
Hoei-yue n accett� la pr of ferta senz a un momento
d� es itazione. L e par v e un�ot tima occas i on e pe r chiar ire
f inalmente il mistero che tanto la preoccupava. La sup e-
r iora, se b be ne a malincuor e, d ie de il suo conse nso.
Qu a ndo la giovane giuns e alla cas a di Ko-king-c hun,
questi, senza vederl a, ordin� che foss e con dotta negli
appar ta m e nti i nterni 2 5 dove abiter ebb e con sua m oglie.
L a signora si se nt� s ubito attratta da vi v a s i mpa tia verso
la pover e t ta, ch e, r ichies tane da lei, rif er� una volta an-
cora la storia delle sue s ventur e.
I l gran mandarino f rattanto non per dev a t e m po. Fece
sorvegliare davvicino i fr atelli Ku-Ngo-s iu da scaltri
agenti della pol iz ia segreta, e s i accert� che erano vera-
m e nte f ior di canaglie. Dopo ave r pr e se l e m is ure oppor-
t un e per ch � non gli sfugg is sero, diss e a su a mogli e:
�Le cos e son o a buon punt o. Non pass er� m olto ch e
q ue i f urf a nti avr anno la p e na che s i meritano, e che
T s iun-c hin e sua m oglie potr a nno ri trovarsi. Il m a le �
che, p e r di ve nir bonzess a, la signora ha d ovuto f ars i ra-

25 V edi nota a pag. 12 [nota 27 in questa edi zion e elet tronic a].

33

dere il capo. Consigliatela di lasciarsi crescere i capelli,


come pure di cambiare abito�.
�Ho paura che sar� un po� difficile�, obbiett� la man-
darina. �Essa crede sempre alla morte di suo marito...�
�Fate del vostro meglio per indurla. Se non riuscire-
mo, vedremo cosa si possa fare�.
La signora Ko-king-chun ritorn� dalla sua protetta, e
le disse:
�Ho parlato or ora con mio marito, e mi ha assicurato
che la scoperta dei malfattori � imminente. Presto vostro
marito sar� vendicato�.
�Vogliate presentargli gli omaggi della mia gratitudi-
ne�, rispose Hoei-yuen prosternandosi.
�Ma egli mi ha detto un�altra cosa. Qui non siete pi�
in monastero, mia cara, ma nella casa di un gran manda-
rino. Non si conviene che stiate in tenuta di religiosa.
Consentireste a mutare di vestito e lasciarvi crescere i
capelli?�
�Scusate, eccelsa signora, ma mi parrebbe, cos� fa-
cendo, di recare oltraggio al mio indimenticabile marito,
e di far torto all�ottima superiora che mi ha cos� genero-
samente ospitata. Non posso ubbidirvi, perdonatemi.
Quel tanto di vita che il cielo ancora mi riserba, devo
trascorrerla nella penitenza e nel lutto�.
Altro colloquio dei coniugi, in seguito al quale la si-
gnora ritorn� alla carica.
�Sentite, Hoei-yuen�, disse, �il mandarino mio mari-
to ha un altro grave motivo per insistere nella sua do-
manda, e bisogna pure che ve la dica. L�inchiesta da lui
34

dere il capo. Consigliatela di las ciar s i crescere i capelli,


come pure di camb iare ab ito�.
�H o paura che sar� un po� d if ficile�, obbiett� la man-
dar ina. �E s sa crede se m pre alla m orte di suo marit o...�
�F a te d e l vostro m e glio p e r indur la. Se non r ius cire-
m o, v e d remo cos a s i poss a f are�.
L a signora Ko-king-c hun r itorn� dalla su a p rotetta, e
le di s se:
�H o parlato or o ra con m io m a r ito, e mi ha as sicurato
che l a sc o pe r ta dei m alfattori � i mminente. P res to vostro
m a r ito sar� v e ndi c ato�.
�V ogli a te pr es entar gli gli o ma ggi della mia gr atitudi-
n e�, r is pose Ho e i-yuen prosternandos i.
�Ma egli mi ha detto un�alt ra cos a. Qui non s i e te pi�
in monastero, mia cara, ma nella cas a di un gr a n manda-
r ino. Non s i conviene che stiate in tenuta di religi os a.
Conse nt ires te a mutare di v e stito e l a sciarvi cr es cere i
capelli?�
�Scus ate, eccels a s i g nor a, ma mi par rebbe, cos � fa-
cendo, di r ec are ol traggio al mio i ndimen t ica bile m a r ito,
e di f a r torto all�ottima superiora che mi ha cos � genero-
samente ospitata. Non pos so ubbi d i rvi, p e r donatemi.
Q ue l t a nto di vita che il ci e lo ancora mi r is er ba, d e vo
t ras cor rerla nella penitenza e n e l l utto�.
Al tro colloquio dei coniugi, in seguito a l quale l a si-
g nora r itorn� a lla car ica.
�S e nti te, Hoei-yu e n�, diss e, �il mandarino mio m ari-
to ha un alt ro grave motivo per i ns istere nella su a do-
m anda, e bisogna pure che ve la dica. L �inchies ta da l u i

34

condotta ha rivelato alcune circostanze le quali fanno ri-


tenere quasi per sicuro che vostro marito non � morto e
che, tosto o tardi, potr� essere ritrovato. Se la lieta spe-
ranza si avverasse, come rimarrebbe l�egregio uomo ri-
vedendo sua moglie sotto le spoglie di bonzessa? Se in-
vece gli indizi fossero fallaci, e risultasse che egli � ve-
ramente perito, voi potreste sempre riprendere la via del
monastero...�
Un raggio di speranza balen� al pensiero della novi-
zia. Essa ramment� che suo marito era un abilissimo
nuotatore, e chi sa...? Forse aveva potuto scampare dal
fiume...
�Ebbene�, disse, �far� come desiderano i miei nobili
protettori�.
Dopo qualche mese, i fratelli Ku-Ngo-siu poterono fi-
nalmente essere acciuffati, insieme ai loro degni nipoti.
In una perquisizione eseguita nella loro casa, si rinven-
nero molti degli oggetti che erano gi� appartenuti ai co-
niugi Tsiun-chin, nonch� il brevetto di nomina del man-
darino. Furono giustiziati dopo breve processo, e le loro
teste esposte ai crocicchi della citt�.
Fino all�ultimo essi giurarono di non sapere che cosa
fosse avvenuto della signora � ci� che del resto era la
verit� � con gran dolore del mandarino, ora modesto
istitutore in casa Ko-king-chun, che avrebbe rinunciato
volentieri agli oggetti preziosi ritrovati, pur di avere al-
meno qualche notizia di lei. Svanita cos� quasi del tutto,
come egli credeva, ogni speranza, e giacch� era ritorna-
to in possesso del suo brevetto, decise di recarsi nella

35

condotta ha r ivela to al c une cir cos tanze le qua li fanno ri-


t e nere quas i per s icuro che vostro marito non � morto e
che, tosto o tardi, p otr� essere r itro va to. S e l a l ieta spe-
r anz a s i avverass e, come rim a r rebbe l� e g regio uomo ri-
vedendo sua m oglie sotto le s poglie di b onze ssa? S e in-
vece gli i ndiz i foss ero fall a ci, e r is ul ta ss e che egli � ve-
r amente perito, voi p otres te se m pre r iprendere la via d e l
m onas tero...�
Un raggio di speranza balen� al pens iero della novi-
zi a. E s sa r amment� che su o m a r ito era un abiliss imo
n uotatore, e chi sa...? Forse avev a potuto scampare dal
f iume...
�E bbene�, diss e, �far� come des ider an o i miei nobili
pr otettori�.
Dopo qualche mese, i f ratelli Ku-Ngo-s iu p oterono fi-
nalm e nte ess ere acciuf fati, i ns ieme ai loro d e gni nipoti.
I n una p e r quis i z ione es eguita nella l oro casa, s i ri nve n-
nero molti degli o ggetti che er an o gi� appar tenuti ai co-
ni ug i T s iun-chin, nonch� i l brevetto di nomi n a del m a n-
d a r ino. Fur on o gi us tiziati dopo br e ve pr oces so, e le l oro
t e ste es poste a i crocicch i della ci tt�.
F in o all�ultimo ess i g iurarono di non sapere che cosa
f os se avven uto della signora � ci� che del resto era la
v e r it� � co n g ran dolore del mandarino, o ra modes to
i s titut ore in cas a Ko-king-chun, che avrebbe r inuncia to
v olentieri agli oggetti prezios i rit rovati, pur di avere al-
m e no q ua l c he notizia di l e i. S va nita cos� quas i d e l t u t to,
come egli cr e deva, ogni speranza, e gi a cch� era rit orna-
to in p os se ss o d e l suo brevetto, d e cise di r ecars i n ella

35

residenza che in esso gli era stata assegnata.


�Il mandarinato � una bella cosa�, gli disse Ko-king-
chun quando l�istitutore gli annunci� la sua intenzione,
�ma come potrete vivere solo laggi�, giovane ancora
come siete? Se me lo permettete, io vi servir� da media-
tore 26 e mi dar� attorno per trovarvi una brava compa-
gna�.
�No, no!�, esclam� Tsiun-chin, colle lagrime agli oc-
chi. �Se mia moglie � ancor viva, ella � certamente ri-
masta fedele alla mia memoria. Appena avr� raggiunto
la mia residenza, continuer� le ricerche per il tramite di
abili investigatori. Ma se anche queste dovessero sortire
esito negativo, io non sposer� mai un�altra donna!...
Non vi sono per questo meno grato della cordiale prof-
ferta�.
�Non oso insistere�, replic� il gran mandarino, na-
scondendo a stento la sua commozione. �Vi prego solo
di differire la vostra partenza, perch� vi possa offrire un
banchetto d�addio�.
Il banchetto ebbe luogo qualche giorno pi� tardi, e fu
imbandito con gran pompa e solennit�. Vi intervennero
molti mandarini e letterati, amici del padrone di casa.
Poco prima che si levassero le mense, questi lev� il
bicchiere pronunciando questo brindisi:
�Bevo al mandarino Tsiun-chin, e alla sua degna
compagna!�
26 Come abbiamo gi� detto nell�Introduzione, i matrimoni si
combinano in Cina quasi sempre per il tramite di mediatori o me-
diatrici.

36

r es idenza che i n es s o g li era s t a ta ass egnata.


�Il m anda r inato � una bella cosa�, gli diss e Ko-king-
chun quand o l� is titut ore gli annunci� la su a intenzione,
�ma come potr e te vivere s olo laggi�, g iova ne ancora
come siete? S e me lo p e r mettete, io vi se r vir� da media-
t ore 2 6 e mi dar� attorno pe r t rovarvi una br a va compa-
g na�.
�N o, n o!�, es clam� T siun-chin, colle lagr ime agli oc-
chi. �Se mia m oglie � an c or v iva, ella � cer ta m e nte r i-
m a sta f ede le alla mia memor ia. Appen a avr� raggiunto
la mia r es idenza, continuer� le r ice r ch e p e r il tramite di
abili i nves tigator i. M a s e an c he ques te dovess ero sort ire
esito n e gativo, io non spos er� mai u n�altra d onna!...
Non vi sono p e r ques to meno g rato della cordiale p rof-
f erta�.
�N on oso insis ter e�, r eplic � i l gran mandarino, na-
scondend o a stento l a su a commozione. �V i pr eg o s olo
di di f f erire la vostra p a r tenza, per ch � vi poss a of f rire un
b a nchetto d� addio�.
I l banchetto ebb e l uog o q ua l c he g iorno pi� tardi, e fu
i mbandito con g ran pom p a e solennit�. V i intervennero
m olti mandarini e letterati, am ic i d e l p a dr one di cas a.
Poco prima che s i l e vass ero le mense, ques ti l e v� il
bi c chiere pr onunciand o q ue sto bri ndis i:
�B evo al mandarino T siun-chin, e alla sua degna
compagna!�
26 Come abbi am o g i � det to nel l�Introduzi one, i matri moni si
combina no in Cin a quasi sempre per il trami te di media tori o me-
diat rici.

36

E diede ordine che si dicesse alla sua signora di man-


dare nella sala Hoei-yuen 27.
Tsiun-chin rimase esterrefatto. Sospett� che il padro-
ne di casa volesse sposarlo, contro sua voglia, a questa
donna, e che quello fosse il banchetto di nozze!
Intanto la signora Ko-king-chun, secondo l�intesa fat-
ta con suo marito, aveva rivelato alla signora Tsiun-chin
che il mandarino abitava da molto tempo nella loro casa,
dopo aver attraversato le peripezie che il lettore cono-
sce. Tremante di commozione, l�ex-bonzessa entr� nella
sala. Come rimanesse Tsiun-chin a quell�improvvisa e
inaspettata apparizione, � facile immaginare.
�Mi ero offerto come mediatore per un buon matri-
monio�, disse ridendo il gran mandarino, �ma a quanto
vedo non c�� bisogno dell�opera mia�.
Tsiun-chin non ud� quelle parole. Aveva preso sua
moglie tra le braccia, e la teneva stretta, mescolando le
sue lagrime a quelle di lei.
I commensali si guardavano in viso stupiti, non com-
prendendo nulla di ci� che accadeva davanti a loro. Il
gran mandarino si fece allora a narrare per filo e per se-
gno la duplice storia, e conchiuse dicendo:
�Cos� fu che il mandarino Tsiun-chin e la sua degna
consorte vissero quasi per un anno nella stessa casa sen-
za sapere d�essere cos� vicini l�uno all�altra. Ma era ne-
27 Le donne prendevano i loro pasti separatamente, nei cos�
detti appartamenti interni, dove di solito abitavano. Riesce cos�
pi� verosimile che i due coniugi, pur vivendo nella stessa casa
ospitale del gran mandarino, non si fossero mai incontrati.

37

E d ie de ordine che s i dices se alla sua signora di m a n-


dare nella sala Hoei-yuen 2 7.
T s iun-c hin rim a se esterr efatto. S os pett� che il p a d ro-
ne di cas a voles se sposa r lo, contro su a voglia, a ques ta
d onna, e che quello foss e il b a nchetto di nozze!
I ntanto la signora Ko-king-chun, second o l�i nte sa f at-
ta con suo marit o, aveva ri ve l a to alla signora T siun-chin
che il m a ndari n o abi ta va da molto t empo nella l oro casa,
dopo aver att raversa to le p e r ipezie che il l e t tore cono-
sce. T remante di com mozione, l�ex-bonzes sa ent r� nella
sala. Come r imanes se T siun-chin a quell� improvvisa e
i na spettata apparizione, � facile immaginar e.
�Mi ero of f erto come mediatore per un buon m atri-
m on i o�, d is se r idendo il gr a n m anda r ino, �ma a q ua nto
v e do non c�� bi s ogno dell� opera m ia�.
T s iun-c hin non ud� quelle parole. A veva pres o sua
m oglie t ra le braccia, e la t ene va str e t ta, m e scoland o l e
sue lagrime a quelle di lei.
I comm e nsali si g ua r dava no in vi s o stupiti, non com-
pr endend o n ulla di ci � che accadeva d a vanti a l oro. Il
gr a n mandarino s i fece all ora a narrare per filo e per s e-
gno la dupl ic e stor ia, e conchius e d ice ndo:
�Cos � fu che il mandarino T siun-chin e la sua degna
consorte viss ero q ua si per un anno nella ste ss a cas a sen-
za sapere d� es sere cos � vi c i n i l�uno all� a l tra. M a era ne-
27 Le donne p re ndevano i loro pasti s epa ratam ente, nei cos�
dett i apparta ment i int erni, dove di s oli to abita vano. Riesc e cos�
pi� v e ros i mil e che i due coni ugi, pur vive ndo nel la s t essa ca sa
os pi tal e del g ra n mandari no, non si foss e ro mai incontrat i.

37

cessario. Bisognava aspettare che i capelli della signora


crescessero, che il brevetto del mandarino fosse ritrova-
to, che i briganti cadessero nelle mani della giustizia; bi-
sognava finalmente che fosse messa a prova la loro reci-
proca fedelt�, prova che non poteva riuscire pi� splendi-
damente. Alzo un�altra volta il bicchiere al mandarino
Tsiun-chin e alla sua degna compagna!�
Qualche giorno pi� tardi, la coppia felice si accom-
miat� dai suoi benefattori, si pu� pensare con quali effu-
sioni di riconoscenza e di affetto. Si misero in viaggio
verso la loro nuova residenza, ma lo interruppero per vi-
sitare il monastero dove la signora era stata novizia.
Gioia e sorpresa della superiora e delle bonzesse, alle
quali bisogn� pur raccontare le passate vicende. Prima
di partire, e anche l� la separazione non fu senza pianto,
Tsiun-chin lasci� una cospicua somma di danaro nelle
mani della superiora.
Proseguirono poi il loro viaggio, e raggiunsero la loro
residenza, dove vissero felici e onorati fino alla pi� tar-
da et�. **

38

cess ari o. Bisognav a aspettare che i cape lli della signora


cr es ces sero, che il brevetto del m a ndari n o f os se rit rova-
t o, che i b riganti cades sero nelle man i della giustizia; bi-
sognava fi nalmente che f os se mes sa a prova la loro reci-
pr oc a fedelt �, prova che non poteva r iusc i re pi� sple ndi-
d a m e nt e. Alz o un�alt ra volta il b icc h iere al m anda r ino
T s iun-c hin e alla sua degna compagna!�
Qualche giorno pi� t a r di, la coppia felice s i accom-
m ia t� dai suoi benefattori, s i pu� pensare con quali ef fu-
sioni di r iconos cenza e di af f etto. Si misero in viaggio
v e r s o la loro nuova r es idenza, ma lo interr uppero per vi-
sitare il m onas tero dove la signora era s t a ta n ovizia.
Gioia e sorpr es a della s uper iora e d elle bonzess e, alle
q ua li bi s ogn� pur r accontare l e p a ss ate vi c ende. Pr ima
di part ire, e an c he l � la se par az ione non fu senz a p ianto,
T s iun-c hin l a sci� una cos pi c ua somma di danaro nelle
m a ni della superior a.
P rose gui rono poi il l oro vi a ggi o, e r aggiuns ero la l oro
r es idenza, dove vis sero feli c i e o norati fino alla pi� t a r-
da et�. **

38

UN EPISODIO
DELLA VITA DEL POETA LI-TAI-PE.

39

U N E PI SO DIO
D EL LA VIT A D EL POE T A LI-T A I-PE.

39

* �Noi ti esaltiamo, o poeta immortale, disceso dal


cielo in terra a rallegrarla coi tuoi canti, e a vuotare le
tazze ricolme di vino! Quando il tuo pennello scorreva
sul candido foglio, tacevano i venti. La tua fama durer�
quaggi� fino a che la luna piover� la sua luce sulle rive
del fiume che ti ha visto nascere�.
Cos� un poeta intesse le lodi dell�immortale Tai-pe 28,
28 Li-Tai-Pe (699-762 d. C.), che i sinologi europei chiamano
l�Anacreonte cinese, � di gran lunga il pi� celebre poeta che la
Cina abbia prodotto. Ebbe carriera avventurosa e varia fortuna.
La sua vita � un esempio insigne di genio e sregolatezza. L�impe-
ratore lo aveva in alta stima e pi� volte, quando lo mandava a
chiamare, bisognava cercarlo in qualche bettola, da dove veniva
trasportato a palazzo ubriaco fracido. La sua passione del bere fu
causa della sua morte; anneg� in un viaggio fluviale essendo ca-
duto in acqua, per essersi troppo sporto ad afferrare il riflesso del-
la luna in istato d�ebrezza. La leggenda descrive ben altrimenti la
sua morte. Il poeta cenava sul fiume, quando ad un tratto s�ud� un
concento di voci armoniose, che a poco a poco si vennero acco-
stando al suo battello. In quel punto si lev� anche un gran vortice
di mezzo all�acqua: erano le balene che si rizzavano agitando le
pinne; i due giovani Immortali, recandosi fra mano stendardi a in-
dicare la via, giunsero in faccia al poeta. �Veniamo � gli dissero �
da parte del Signore dei cieli, per invitarti a ripigliare il tuo posto
lass�. E i battellieri lo videro che, preceduto dai Genii e dalle
voci armoniose, s�allontanava sul dorso di uno di questi immani
cetacei, come Arione in groppa al suo delfino; e presto il corteo si
dilegu� tra le nubi.

40

* �Noi ti es alti a m o, o p oe ta immor tale, disce so d a l


ci e lo in t erra a rallegr arla coi tuoi canti, e a v uotare le
t a zze ricolme di vi no! Quando il tuo pennello sc or reva
sul candido fogli o, tacevan o i v enti. La tua f ama dur er�
q ua ggi� fino a che la luna p iover� la sua l uc e s ulle rive
d e l f iume che ti ha v is to n a scere�.
Cos � un p oe ta i nte ss e le l od i d e l l�immor tale T ai-p e 2 8,
28 Li-T ai-Pe (699-762 d. C.), che i s i nologi europei chi aman o
l�A na creont e cinese, � di gra n lung a i l pi � cel ebre poet a che la
Cina abbia prodott o. Ebb e ca r ri era avve nturosa e varia f ort una.
La s u a vit a � un es e mpi o insign e di geni o e sregola tezz a. L �imp e-
r a tore lo aveva i n alt a s ti ma e pi� volte, quando lo mandav a a
chiam are, bisognav a cerc arlo i n qualch e b e ttol a, da dove v e niva
trasportat o a pal azz o u bri aco frac ido. La s ua pass i one del b e re fu
causa del la sua mort e; anneg� i n un v i aggio fluvi al e es send o ca-
duto in ac qua, per essersi tropp o s port o ad af ferrare il rifl esso d e l-
la luna in istat o d�ebre zza. La le g ge nda d e s c rive ben altri ment i la
s ua mort e. Il poe ta cenav a sul f i ume, quand o ad un tra tt o s�ud� un
concent o di voci arm oniose, che a poc o a poco s i venne ro ac co-
s t ando al s uo batt ello. In q ue l punto s i le v� anc he un gran vortic e
di mezz o al l�acqua: erano le balen e ch e si rizz avano agit ando le
p i nne; i due giova ni Imm ortal i, rec andosi fra ma no s t endardi a in-
dica re la vi a, giunsero i n f a cci a al p oe ta. �V e nia mo � gli diss e ro �
da part e del Signore dei ci eli, per invi tart i a ripi glia re il tuo posto
lass�. E i bat tel lie ri l o v i dero che, p re cedut o d a i Geni i e dal le
voci arm oniose, s�all ontanav a s u l dorso di uno di quest i imm ani
ceta cei, come A rion e in groppa a l s u o delfino; e presto i l corte o s i
dilegu � tra l e nubi.

40

spirito arguto e profondo, ricco di virt� e di sapienza.


Amante della libert�, insofferente d�ogni disciplina e de-
sideroso di avventure, percorse in lungo e in largo tutto
l�impero, raccogliendo tesori di esperienza, studiando i
costumi dei vari popoli e apprendendo i loro idiomi.
Era bevitore esimio. Si narra che, avendo udito lodare
il vino prodotto in una certa provincia molto lontana,
percorse mille li 29 per recarvisi a farne assaggio. Ricco
di varia dottrina, e gi� abbastanza noto per le sue poesie,
non voleva saperne di presentarsi agli esami, che son
pure l�unica via per giungere alle alte cariche 30. Diceva
che non aveva danaro per propiziarsi con donativi la be-
nevola indulgenza degli esaminatori, gente venale che
non badava ai meriti dei candidati, ma a quello che po-

Del resto la letteratura cinese ci offre altri analoghi esempi. Un


altro famoso poeta Wang Chi (dal VI al VII secolo d. C.) si gua-
dagn� il soprannome di �sapiente dalle cinque bottiglie�. Di un
altro ancora, Liu Ling (sec. III d. C.), si narra che fosse sempre
accompagnato da un servo, che recava una provvista di vino. Un
giorno, cedendo alle insistenze di sua moglie, fece voto agli dei di
non bere pi�, ma fin� per tracannare il vino destinato alla cerimo-
nia votiva. Un bevitore impenitente fu lo storico Li Po-yao (IV
sec. d. C.), che da ragazzo era pure di cos� malferma salute, da
non cibarsi quasi che di medicine, donde il nomignolo di Po-yao
che viene a dire �farmacopea�! Le lodi non solo del vino, ma ad-
dirittura dell�ubriachezza furono celebrate dal poeta Hsieh Chin
(sec. XIV-XV d. C.).
29 Vedi nota 2 a pag. 5 [nota 19 in questa edizione elettronica].
30 Conferiscono i gradi letterari di baccelliere, licenziato e
dottore.

41

spirito ar guto e prof ondo, ri cc o di vi rt� e di sapienza.


Am a nte della l ibe r t�, insof ferente d�ogni d is ciplina e de-
sideroso di avventure, percorse in lungo e in lar go tutto
l�impero, r acc ogl iend o t es ori di esperienza, studiand o i
costumi dei vari popoli e appr ende ndo i l oro idiomi.
E ra bevitore esimio. Si nar ra che, avendo udito l odare
il v ino prodotto in una certa p rovincia m olto lontana,
p e r cors e m ille li 2 9 p e r r eca r vis i a f arne as saggio. Ricc o
di v a r ia dottr ina, e gi� abbas t anz a noto per le sue poes ie,
non v ole va saperne di presentars i agli esami, che son
p ure l�unica via per gi u ngere alle alte car ich e 3 0. Diceva
che non aveva danaro per p ropiziarsi con donativi la be-
n e vola indulgenza degli esaminatori, gente venale che
non badava ai meriti d e i candidati, ma a quello che po-

D e l resto l a lett erat ura ci nese ci o f fre alt ri analogh i esempi. Un


alt ro f a moso poet a W an g Chi (dal V I a l V II seco lo d. C.) si gua-
dagn� il s oprannom e di �sapi ente dall e cinqu e botti glie�. D i un
alt ro ancora, L iu Ling (sec. III d. C.), s i narra che fosse semp re
accom pagnat o da un s ervo, che recav a una provvist a di vino. U n
giorno, cedendo all e ins i s t enze di sua moglie, fec e v ot o ag li dei di
non bere pi�, ma fin� pe r trac annare il vin o destina to all a cerim o-
nia voti va. Un bevit ore im penite nte fu lo s t oric o Li Po-yao (IV
s ec. d. C.), che da r a gazz o era pure di cos� ma lferm a s al ute, da
non cibarsi quasi che di medi cine, donde il n om ignol o di P o-ya o
che v i ene a dire �farma copea�! Le lodi non s ol o de l vino, m a a d-
dirit tura del l�ubriac hezz a furono cele brat e dal p oe ta Hs i eh Chi n
(sec. X IV -XV d. C.).
29 V edi nota 2 a p ag. 5 [nota 19 in questa edi zion e elet tronic a].
30 Conf e riscono i g ra di le ttera ri di b a cce lli ere, li cenz iat o e
dottore.

41

tevano spendere. Cedette finalmente alle insistenze di


un amico autorevole, e tent� la prova. Fu ignominiosa-
mente respinto. Venne poi a sapere che uno degli esami-
natori, il ministro Yang-Kwei, buttando da una parte il
suo scritto 31, aveva detto al collega Kao-Li, con aria
sprezzante:
�Questo imbratta carte non � neppur degno di stem-
perare il mio inchiostro�32.
Al che l�altro aveva replicato:
�E neppure di legarmi i calzari�.
Il poeta fremette di sdegno udendo gli oltraggi san-
guinosi.
�Giuro�, esclam�, �di far in modo che Yang-Kwei
abbia a stemperare il mio inchiostro, e Kao-Li a legarmi
i calzari�.
Poi riprese la vita errabonda e gaudente che fino allo-
ra aveva condotto.
Avvenne un giorno che l�imperatore ricevesse alcuni
personaggi che provenivano da un paese lontano, incari-
cati di recargli una lettera del loro monarca. Appena
ebbe gettato gli occhi sullo scritto, vide che esso era det-
tato in una lingua a lui affatto sconosciuta. La pass� ai
suoi ministri, ma nessuno di essi riusc� a decifrarlo, nep-
pure quelli che godevano nome di dotti.
�Come!�, esclam� corrucciato l�imperatore, �fra tanti
dignitari che circondano il mio trono non ve n�� uno che

31 Gli esami consistono soltanto in prove scritte.


32 Vedi nota 6 a pag. 7 [nota 23 in questa edizione elettronica].

42

t eva no spe nder e. Ce dette f inalmente alle insis tenze di


un am ic o autor evole, e t e nt� la pr ova. F u ignominiosa-
m e nte r es pinto. V enn e poi a sapere che uno d e gli es ami-
n a to ri, il ministro Y ang-Kwei, but tand o da una p a r te il
suo sc r itto 3 1, aveva detto al collega Kao-Li, con ar ia
sprezzante:
�Q uesto i mbratta carte non � neppu r d e gno di stem-
p e r are il mio i nc hi os tr o�3 2.
Al che l� a lt ro aveva r eplicato:
�E neppure di legarmi i calzari�.
I l p oe ta fr eme tte di sdegno u de ndo gli o ltraggi san-
gui n osi.
�G i uro�, es clam�, �di f a r in modo che Y ang-Kwe i
abbia a stemperare il mio inchiostro, e Kao-Li a l ega r mi
i calzari�.
P o i r ipr e se la vita err a bonda e gaudente ch e f ino allo-
r a av e va condott o.
A vvenn e un g iorno che l�imper a t ore r iceve ss e alcun i
per s onaggi che provenivano da un p a ese lontano, i ncari-
cati di r eca r gli una l e t tera d e l l oro monar ca. Appena
ebbe g ettato gli occh i sullo scritt o, vide che es s o era de t-
t a to in una l ingu a a l u i af f atto s conosciuta. L a pas s� ai
suoi m inis t ri, ma nes suno di es si r iusc � a d e cif rarlo, ne p-
p ure q uelli che g odeva no nome di dotti.
�C ome!�, es clam� corrucciato l�imper atore, �f ra t a nti
di gnitari che circondano il mio trono non ve n�� uno che

31 G l i esam i consistono solta nto i n pr ov e s c ritt e.


32 V edi nota 6 a pa g. 7 [nota 23 i n q ue s t a edi zione elet tronic a].

42

sappia dirmi che cosa sta scritto qui? Che risposta potr�
dare al re? Che diranno i suoi ambasciatori? Certo si ri-
deranno di me e della mia corte. Ci crederanno un popo-
lo di barbari, e saranno tentati a muoverci guerra, col
pretesto di arrecarci la civilt�. Se tra una settimana la
lettera non � tradotta, far� mettere a morte tutti i miei
ministri e impiegati, e nominer� al loro posto dei sudditi
virtuosi e capaci, che siano veramente utili allo stato�.
Tutti furono sopraffatti dal terrore a tali minacce, e si
ritirarono confusi e tremanti.
L�episodio giunse all�orecchio dell�amico del nostro
poeta, quello stesso che l�aveva esortato a presentarsi
agli esami.
�Peccato che gli esaminatori mi abbiano respinto,
precludendomi cos� l�ammissione alla corte�, disse tran-
quillamente Tai-Pe. �Probabilmente la lingua in questio-
ne � una di quelle che io ho imparato durante le mie lun-
ghe peregrinazioni�.
�E se trovassi modo di farvi presentare a Sua Mae-
st�?� replic� l�amico. �Permettete che mi incarichi della
cosa?�
Avuto il consenso del poeta, l�amico sollecit�
un�udienza dall�imperatore e gli disse ch�egli conosceva
un uomo il quale era in grado di interpretare le pi� di-
verse lingue e scritture. Se Sua Maest� volesse metterlo
alla prova...
�Venga domani�, disse il monarca.
Il giorno seguente Tai-Pe si present� in contegno ri-
spettoso, ma sicuro, davanti all�imperatore, che sedeva

43

sappia dirmi che cos a sta sc r itto qui? Ch e r is posta potr�


dare al r e? Che dir a nno i suoi ambas ciator i? Certo s i r i-
der ann o di m e e della mia cor te. Ci cr ede r ann o un popo-
lo di b arbari, e saranno tentati a muoverci guerr a, col
p retes to di ar recarci la civilt�. Se tra una settimana la
l e t tera non � t radotta, far� m ettere a morte tutti i miei
m inis t ri e impiegati, e nominer� al l oro pos to d e i sudditi
vi rtuos i e capaci, che sia no ver ame nte utili allo sta t o�.
T utti fur ono so pr af fatti dal ter rore a tali minacce, e si
r itir arono confus i e t remanti.
L �episodio giuns e all�orecchio dell�amico del nostro
p oe t a, quello stes so che l�aveva esortato a p res entarsi
agli esami.
�P e ccato che gli es ami na t ori mi abbiano respinto,
pr eclude ndomi cos � l�ammis sione alla corte�, di s s e tr a n-
qui llame nte T ai-Pe. �Pr obabilmente la l ingua in ques tio-
ne � una di quelle che io ho impar a to durante le mie l u n-
ghe per egrinazioni�.
�E se t rovas s i m od o di f arvi prese ntare a S u a Ma e-
st�?� r eplic � l� a m ic o. �Permett e te che mi incarichi della
cosa?�
A vuto il conse nso de l poeta, l�amico s ol le cit�
un� udienz a d a l l�imper a t ore e gli d is se ch� egli conos ceva
un uomo il q ua le e ra in grado di interpr etare le pi� di-
v e r s e l ingue e scrit ture. Se Sua Mae st� vol e ss e metterlo
alla pr ova...
�V enga dom a ni�, d is se i l monarca.
I l giorno seguente T ai-Pe si prese nt� in cont e gno r i-
spettoso, ma sicuro, d a vanti all�imperator e, che se d e va

43

in trono circondato da tutti i ministri e dignitari. Dopo


essersi pi� volte inchinato, secondo il cerimoniale, rice-
vette la lettera dalle mani di un ciambellano.
La scorse dapprima coll�occhio, sorrise un po� sde-
gnosamente, poi, chiesta licenza all�imperatore, si diede
a recitarne la versione in cinese, con voce franca e spe-
dita.
Il documento era di questo tenore:
�Il grande Ko-To del regno di Po-Hai all�imperatore
della Cina H�an-Tsun:
�Da quando il vostro stato � confinante col mio, in
seguito all�occupazione della Corea da voi compiuta, i
vostri soldati vanno facendo frequenti incursioni nel no-
stro territorio. Non volendo noi pi� oltre tollerare ci�, vi
mandiamo ambasciatori a significarvi che reclamiamo
da voi la consegna di centosettantasei localit� coreane.
In compenso siamo disposti ad offrirvi tessuti preziosi,
tamburi di guerra, legname d�opera, cavalli, cervi ed al-
tri animali che abbondano nel nostro paese. Se rifiutate
la proposta, i nostri possenti eserciti invaderanno la
Cina, e vedremo allora a chi di noi due arrider� la vitto-
ria�.
H�an-Tsun diede un balzo sul trono, udendo le arro-
ganti pretese. Volse lo sguardo intorno; nessuno osava
prendere la parola. Alla fine Tai-Pe chiese facolt� di
parlare.
�Eccelso signore�, disse, �se la Maest� Vostra vuol
compiacersi di ordinare che gli ambasciatori siano am-
messi domani al vostro cospetto, io dar� loro tale rispo-

44

in trono circondato da tutti i m inis t ri e dignitari. Dopo


ess er s i pi� volte inchinato, second o il cerimoniale, r ice-
vette la l e t tera dalle m a ni di un ciambellano.
L a s cor s e dapprima coll� occ hi o, sorr is e un po� sd e-
g nos amente, poi, chies ta l icenz a all�i mpe r atore, si d ie de
a r ecitarne la v e r s ione in ci nes e, co n v oc e f ranca e spe-
di ta.
I l documento era di ques to t enore:
�Il gr and e Ko-T o del r egno di Po-Hai all�im pe r atore
della Cina H�an-T sun:
�D a quand o il vostro stato � confinante col mio, in
seguito all�occupazione della C or e a da voi compi uta, i
vostri soldati vanno facendo fr eque nti incursioni ne l no-
stro t e r ritor io. Non volendo noi pi� oltre t olle r are ci�, vi
m a ndi a mo ambasciatori a significarvi che r ecla m ia mo
da voi la consegn a di centosettantase i l oc alit� cor e ane.
I n compens o siamo disp osti ad of fr irvi t e ss uti p rezios i,
t a m buri di guerr a, legname d�opera, cavalli, cervi ed a l-
t ri anim a li che abbondano n e l nostro paese. Se r if iutate
la proposta, i nostri posse nti es er citi i nva der ann o la
Cina, e vedremo allora a chi di noi due ar rider� la vitto-
r ia�.
H�an-T s un diede un b a l z o su l trono, udendo le arro-
g a nti pretese. V ols e lo sguardo intor no; nes suno o s ava
p rendere la parola. Alla fine T ai-Pe chies e facolt� di
p a r lare.
�E cce l s o signore�, diss e, �s e la Maes t� V ostra vuol
compi a cersi di or dinare che gli ambasciatori siano am-
m e ss i d oma ni al vostro cospetto, io dar� l oro tale rispo-

44

sta, coll�assenso della Maest� Vostra, che il loro re do-


vr� arrossirne di vergogna e di rabbia�.
L�imperatore accolse la proposta, e ordin� che, in
compenso del servizio prestato da Tai-Pe, venisse nomi-
nato mandarino di primo grado, con tutti gli attributi an-
nessi a tale titolo.
La sera, il poeta si diede bel tempo coll�amico: biso-
gnava pur festeggiare il suo mandarinato! La mattina se-
guente, si present� all�udienza rivestito delle insegne
della sua nuova dignit�: abito violetto e berretto di velo.
Erano intervenuti tutti i personaggi di corte, compresi
Yang-Kwei e Kao-Li.
A un cenno del monarca, furono introdotti gli amba-
sciatori di Ko-To.
�Il mio eccelso monarca�, cos� cominci� a dire Tai-
Pe rivolgendosi a questi e parlando nel loro linguaggio,
�non si degna di raccogliere le proposte n� le minaccie
del vostro sovrano. Il dragone 33 non teme il serpente:
noi abbondiamo di tutto quanto ci offrite. Se il vostro
paese non far� prontamente atto di sudditanza, noi lo
schiacceremo sotto il peso della nostra potenza, e voi sa-
rete cancellati dalla faccia della terra�.

33 Il dragone � da tempo immemorabile il simbolo dell�Impe-


ro Celeste. La sua figurazione ha una parte cospicua anche
nell�arte ornamentale cinese, mentre ad esso sono attribuiti arcani
poteri nella formazione della pioggia e in altri fenomeni meteoro-
logici e tellurici. Cfr. W. W. DE WISSER: �The Dragon in China
and Japan�, nelle Verhandelingen d. k. Akad. van Wetenschappen
di Amsterdam, 1913.

45

sta, coll�ass ens o d ella Maes t� V ostra, che il loro r e do-


v r� ar ross i rne di ver gogn a e di r abbia�.
L �imper atore acc ol s e la proposta, e o rdin� che, in
com pe nso de l s er viz io p res tato da T ai-Pe, venis se nomi-
n a to m anda r ino di primo gr ado, con t utti gli attr ibuti an-
n e ss i a t a le t itolo.
L a sera, il poeta si d ie de bel t e m p o coll� a m ic o: bis o-
g na va pur f es teggiare il suo mandarinato! La m attina se-
g ue nt e, s i prese nt� all� udienz a rivestito delle inse gne
della su a nuova dignit �: abito v ioletto e b e r retto di v e lo.
E rano i ntervenuti t utti i per s onaggi di cort e, compres i
Y ang-Kwe i e Kao-L i.
A un cenno de l monarca, fur on o i ntrodotti gli amba-
sciatori di Ko-T o.
�Il mio eccels o monarca�, cos � comi nc i� a dire T ai-
Pe rivol ge ndosi a ques ti e par land o nel l oro l ingua ggi o,
�non si degna di raccogliere le proposte n� le minaccie
d e l vostro sovrano. I l d ragone 3 3 non t e me il serpente:
noi abbondi a mo di t utto quanto ci of fr ite. S e il vostro
paes e non f ar� pront a m e nte atto di sudditanza, noi lo
schiacceremo s otto il p e so della nostra potenza, e voi sa-
r ete cancellati dalla f acc ia della ter ra�.

33 Il dragone � da te mpo im mem orabil e il sim bolo del l�Impe-


ro C e leste. La sua figura zion e ha una part e cospicua anche
nell�a rte ornam enta le cinese, me ntre a d es so sono at tribui ti arc ani
p ot eri nell a f orm azi one del la pio ggia e in alt ri fenom eni me teoro-
logic i e te lluric i. Cfr. W . W . DE WISSER: �T he Dr ago n in China
and Japa n�, nel le V er hande linge n d. k. Akad. van W et ens c happen
di Amsterdam, 1913.

45

Gli ambasciatori, tremanti e allibiti a questa energica


allocuzione, si prosternarono pi� volte davanti al trono;
poi, mogi mogi, si ritirarono.
Grande fu la gioia di H�an-Tsun quando il poeta gli
tradusse ci� che aveva loro detto.
�Ditemi ora�, fece egli, �quale ricompensa chiedete
da noi per un cos� segnalato servizio�.
�Maest�, rispose Tai-Pe, �la calzatura del vostro de-
voto suddito non � abbastanza pulita: egli l�ha insudicia-
ta durante le libazioni a cui la notte scorsa si � abbando-
nato per festeggiare la nomina a mandarino che gli avete
benignamente concessa. Egli spera che la Maest� Vostra
gli voglia donare un paio di calze e di stivali nuovi, af-
finch� possa con essi salire i gradini del vostro eccelso
trono�.
H�an-Tsun ordin� a un servo che fossero subito recati
gli indumenti richiesti, mentre il poeta continuava:
�Maest�, il vostro devoto suddito ha ancora un altro
desiderio da umiliare ai vostri piedi. Egli supplica che la
Maest� Vostra ordini al ministro Yang-Kwei di stempe-
rargli l�inchiostro, mentre il ministro Kao-Li gli infila le
calze e gli lega gli stivali�.
L�ordine fu dato: i due personaggi dovettero rendere
gli umili servigi all�uomo che avevano cos� indegna-
mente trattato.
Quando poi, dietro richiesta dell�imperatore, Tai-Pe
gli spieg� come era stato condotto a formulare il duplice
desiderio, H�an-Tsun lo colm� di lodi, lo assicur� del
suo favore per l�avvenire, e pun� esemplarmente i due

46

Gli ambas ciator i, t remanti e al libiti a ques ta ener gic a


al locuz i one, s i prosternarono pi� volte davanti al trono;
poi, m og i mogi, s i r itir arono.
Gr and e fu la gioia di H�an-T s un quando il poeta gli
t radus se ci� che aveva loro dett o.
�Dit e mi or a�, fece egli, �quale r icompens a chiedete
da noi p e r un cos� se gnalato servizio�.
�Maes t�, r is pose T ai-Pe, �la calzatura d e l vostro de-
voto suddito non � abbas t anz a pulit a: egli l�ha insud i c ia-
ta durante l e libazioni a cui la notte scorsa si � abb a ndo-
n a to per f es t e gg iare la n omina a m anda r ino che gli avete
b e ni gna m e nte conces sa. E gli spera che la Maes t� V ostra
gli v oglia donare un paio di calz e e di stivali nuovi, af-
f inch� pos sa con es si salire i gr ad i n i del vostro eccels o
t rono�.
H�an-T s un ordin� a un s er v o che fossero subito r eca ti
gli i ndumenti richiesti, mentre il p oe ta continuava:
�Maes t�, il vostro d e voto suddito ha ancora un altro
d e siderio da umil iare ai vostri piedi. Egli supplica che l a
Maes t� V ostra ordini al m inis t ro Y ang-Kwe i di ste m p e-
r ar gli l�i nc hi os tr o, m e n tre i l ministro Kao-L i gli inf ila l e
calze e gli lega gli stivali�.
L �ordi n e f u dato: i due personagg i d ove t tero rendere
gli u mili se r vigi all�uomo che avevano cos � i nde gna-
m e nte t rattato.
Qu a ndo poi, d ietro richies ta dell�imperator e, T ai-Pe
gli spie g� come e ra s t a to condotto a for mulare i l dupl ic e
d e siderio, H�an-T s un lo colm� di l o di, l o as sicur� del
suo favore p e r l�avvenir e, e pun� esemplarmente i due

46

indegni ministri. **

47

i nde gni m inis t ri. **

47

L�ALTERNA VICENDA
DI POVERT� E DI RICCHEZZA.

48

L �AL TE RNA VICE NDA


D I PO VE R T� E DI RICC HEZ ZA.

48

* La famiglia Tchu era una tra le pi� ricche e stimate


famiglie della citt� di Tsao-nan. All�epoca della nostra
storia, il capo di essa era il giovane baccelliere Yong-
tsu, ammogliato da qualche anno e padre di un bambino.
Il suo avo paterno aveva elevato nell�ampio giardino
che circondava la casa un tempio al dio Fo 34, dove ogni
giorno andava a meditare e a pregare; ma l�erede di lui
(il padre del baccelliere) non si era fatto scrupolo di de-
molirlo, per utilizzare i materiali nell�ampliamento della
casa. La morte lo aveva sorpreso proprio quando i lavori
erano al termine. Il cielo � come dissero allora quelli
che lo conoscevano � aveva cos� punito il sacrilegio da
lui compiuto.
Yong-tsu, desideroso di dare gli esami di secondo
grado, risolse di andare a stabilirsi per qualche tempo
nella capitale della provincia, e non volendo separarsi
dalla moglie e dal figlio che amava teneramente, se li
condusse con s�. Prima di partire, seppell� una grande
quantit� di verghe d�oro e d�argento � che costituivano
la maggior parte delle sue ricchezze � ai piedi di un
muro diroccato, uno dei ruderi del tempio demolito, e
affid� la custodia della casa a un suo vecchio intenden-
te.
Viveva nella stessa citt� un pover�uomo, di nome

34 Buddha.

49

* L a famiglia T ch u era una t ra le p i� ricche e s t ima te


f amiglie della citt� di T sao-nan. All�epoc a della nostra
stor ia, il capo di ess a era il g iova ne b a ccelliere Y ong-
t s u, am mogliato da q ua l c he anno e p a d re di un bambi no.
I l su o avo pater n o av e va elevato nell�ampio g ia r dino
che circond a va la cas a un tempio al dio Fo 3 4, dove ogni
g iorno andav a a m editare e a p regare; ma l�er ed e di l u i
(il p a d re del b a ccellier e) non s i era f atto scrupolo di de-
m olirlo, pe r u tilizzare i materi a li nell�ampli a m e nto della
casa. L a morte lo aveva s or pres o p roprio q ua ndo i l avori
er an o al t e r mine. I l ci e lo � come d is sero all ora quelli
che lo conosceva no � aveva cos � punito il s acri le gio da
l u i com piuto.
Y ong-ts u, des ider os o di dare gli esami di se condo
gr ado, r isols e di andare a stabilirsi per qualche tempo
nella capitale della p rovincia, e non v ole ndo separarsi
dalla moglie e d a l f iglio che amav a t e ner amente, se li
conduss e co n s�. Prima di p a r tir e, se ppell� una gr and e
quantit� di v e r ghe d�oro e d� ar ge nto � che costitui va no
la m a ggi o r parte delle su e r icche zze � ai piedi di un
m uro di rocca t o, uno d e i ruderi del tempio d e m olito, e
af f id� la custodia della cas a a un suo v e cchio intende n-
t e.
V iveva nella stes sa citt� un pover�uomo, di nome

34 Buddha.

49

Kia-jin che, senza esercitare nessun mestiere, si prestava


a far da facchino, da sterratore, da servo, a seconda che
n�era richiesto; e cos� campava il lunario. La miseria in
cui versava era grande; ma pi� grande il desiderio di
uscirne, in un modo o nell�altro. Faceva continuamente
sogni di ricchezza, almanaccava su un possibile muta-
mento di fortuna, e pregava ogni giorno fervidamente
davanti al tempio di Tong-yo, perch� i sogni divenissero
realt�. Si assorbiva tanto nelle preghiere, che talvolta ca-
deva in una specie di estasi.
�Impossibile�, disse una volta il dio al genio che gli
rifer� le suppliche del postulante. �Costui in una vita an-
teriore 35 non ha rispettato n� il cielo n� la terra. Non ha
onorato i genitori; ha disprezzato il culto di Fo, insultato
i bonzi, uccise delle creature viventi. Insomma, ha meri-
tato di soffrire nella vita presente�.
�� vero�, replic� Kia-jin, �ma ho anche espiato que-
sto fallo. Ho sostenuto i miei genitori col mio lavoro:
alla loro morte li ho pianti e, sebbene povero, non ho
tralasciato di versar vino e t� sulle loro tombe. Via, con-
cedete che io conosca, dopo tanti stenti, che cosa � la
ricchezza�.
�E sia!�, disse il dio. �Abbiamo appunto�, continu�
sottovoce parlando al genio, �la famiglia Tchu, l�avo
della quale si era guadagnato due generazioni di prospe-
rit�. Il suo erede diretto ha demolito il tempio dedicato a

35 Si veda ci� che fu detto nell�Introduzione sulla trasmigra-


zione delle anime.

50

Ki a-jin che, senza es ercitare n e ss un m e stiere, si prestav a


a far da f acc hi no, da sterr a tor e, da servo, a se conda ch e
n� era r ichies to; e cos� campava il lunario. La miseria in
cui versav a era gr ande; ma p i� gr and e il d e siderio di
uscirne, in un m od o o n e l l�altro. F a ceva continuamente
sogni di ri c chezza, almanaccav a s u un p os sibile muta-
m e nto di f ort una, e pr egav a ogni g iorno fer vida m e nte
d a vanti al t e mpio di T ong-yo, per ch � i sogni diveniss ero
r ealt�. Si as sorbiva t a nto nelle p reghiere, che talvolta ca-
d e va in una spe cie di estas i.
�I mpos sibile�, diss e una volta il dio al g e nio che gli
r ifer� l e suppli c he del pos t ulante. �C ostui in una vita an-
t eriore 3 5 non ha r is pett a to n� il ci e lo n� la ter ra. No n ha
o norato i genitori; ha di s prezzato il culto di F o, i ns ultato
i bonzi, u c cise delle cr ea t ure vi ve nti. Insomma, ha meri-
t a to di sof f rire nella vita presente�.
�� vero�, repli c � Ki a-jin, �ma ho anch e espiato que-
sto f allo. Ho so stenuto i miei genitori col mio lavoro:
alla l oro morte li ho pi a nti e, sebbene p overo, non ho
t ralas ciato di ver s ar vino e t� sulle l oro t ombe. V ia, con-
cedete che io conosca, dopo t a nti stenti, che cosa � l a
r icche zza�.
�E sia!�, diss e il dio. �A bbi a mo appunto�, conti nu �
sottovoce parlando al genio, �la famiglia T chu, l�avo
della q ua le si era guadagna to due g e ner az ioni di p ros pe-
r it�. Il suo erede diretto ha demolito il tempio dedicato a

35 S i veda ci � che fu det to nel l�Introduz ione sull a trasmi gra-


zione dell e anim e.

50

Fo: sospendo per venti anni la felicit� di questa fami-


glia. Kia-jin godr� delle sue ricchezze fino al giorno in
cui le saranno rese, e faremo in modo ch�egli sia con-
dotto a farne la restituzione spontaneamente�.
Il genio comunic� la buona novella a Kia-jin, che si
profuse in azioni di grazie. Vide accanto a s� un cavallo
alato sul quale fu invitato a salire per ritornare sulla ter-
ra. Il cavallo si mosse colla rapidit� del lampo; il cava-
liere sent� che perdeva gli arcioni; mand� un grido... e si
svegli�. Giaceva prostrato davanti al tempio di Tong-yo.
Ma il sogno doveva ben presto avverarsi. Mentre ri-
tornava a casa, egli s�imbatt� nell�intendente di casa
Tchu. Il pover�uomo era stato derubato di tutto il danaro
che il padrone gli aveva lasciato prima di partire, per far
fronte alle spese giornaliere. Aveva allora pensato di ab-
battere i ruderi che ingombravano il giardino, e di ven-
derne i mattoni per ricavare da tirare avanti. Kia-jin do-
veva incaricarsi dell�operazione, e anche di cercare un
compratore.
�Mi si chiede appunto del materiale di costruzione
usato�, disse Kia-jin.
E senz�altro, diede mano al piccone. A un certo pun-
to, questo mand� un suono sordo, come se avesse dato
nel vuoto. Infatti, dopo aver sollevato una grossa lastra
di pietra, lo sterratore trov� una fossa profonda, e dentro
ad essa una grande quantit� di verghe d�oro e d�argento:
il patrimonio di Tchu.
Rimase un istante come intontito a contemplare il te-
soro.

51

F o: sos pendo p e r v e nti anni la felicit� di q ue sta fami-


gl ia. Kia-jin godr� delle su e ri c chezze fino al g iorno in
cui le saranno r es e, e far e mo in m odo ch� e gli sia con-
dotto a f arne la restituzione sp ont a neamente�.
I l g e nio comunic� la buona novella a Kia-jin, che s i
p rofuse in azioni di grazie. V id e acca nto a s� un cava llo
al a to su l quale f u i nv i ta to a salire p e r r itornare sulla ter-
r a. Il cavallo si m os se colla r apidit� d e l lampo; il cava-
l iere se nt� che perdeva gli ar c i o ni; m a nd� un g rido... e s i
svegli�. Giacev a p ros t rato dava nti a l tempio di T ong-yo.
Ma il sogn o d ove va ben presto avverarsi. Me nt re r i-
t ornava a casa, egli s�i mbatt� nell�i ntende nte di cas a
T chu. Il pover�uomo era stato derubato di tutto il danaro
che il padr on e gli av e va l a scia to p rima di par tire, per far
f ronte alle spe se giornalier e. A vev a all ora pens ato di ab-
b a t tere i ruderi che ingombr ava no il g ia r dino, e di v e n-
der n e i m attoni per ricavare da t irare avanti. Kia-jin do-
v e va i nc ar icars i dell� operazione, e anche di cercare un
compr atore.
�Mi si chi e de appunto d e l materiale di cos t ruzione
u s ato�, diss e Kia-jin.
E se nz� a l tro, diede mano a l piccone. A un certo pun-
t o, ques to mand� un suon o sordo, come s e avess e dato
n e l vuot o. I nfatti, dopo aver sollevato una gross a l a stra
di pietr a, lo sterr atore t rov� una foss a pr ofonda, e dentro
ad ess a una grande quantit� di ver ghe d�oro e d� ar ge nt o:
il p a t rimonio di T chu.
Rimas e un i s tante come intontito a contemplare il t e-
soro.

51

�Ecco avverato il mio sogno!�, esclam�. �Gli dei mi


hanno davvero largita la ricchezza�.
Ricoperse accuratamente il terreno e, scesa la notte,
ritorn� sul posto, lev� le verghe e se le port� nel suo ca-
solare.
Si rivel� subito in lui l�uomo accorto e calcolatore.
Cominci� coll�impiantare un modesto negozio, onde far
credere che da esso ricavasse i mezzi per migliorare la
sua maniera di vita. A poco a poco, gli affari presero
grande sviluppo; in breve tempo i proventi pareggiava-
no quasi il capitale con cui aveva cominciato.
Un solo rimpianto egli aveva: quello di essere senza
figli. Se ne aperse con un vecchio di nome Tchin-te-fu,
che aveva preso come segretario, e l�incaric� di stare
sull�intesa, se mai sapesse di qualche famiglia bisognosa
che fosse disposta a cedergli i suoi diritti di paternit� so-
pra un figlio o una figlia.
Frattanto il baccelliere Tchu era stato colpito da una
serie di disgrazie. Non era riuscito a superare gli esami;
il danaro che aveva portato con s� era esaurito, le perso-
ne a cui s�era rivolto per qualche sussidio, s�erano
schermite. Decise allora di ritornare a casa sua, colla
moglie e col bambino, il quale era ormai nel suo settimo
anno. Il viaggio fu disastroso, per la mancanza di mezzi
e l�inclemenza della stagione.
Volle il caso che, a una delle ultime tappe, egli si fer-
masse a una delle molte locande che erano divenute pro-
priet� di Kia-jin, o meglio del �riccone�, come lo chia-
mavano per antonomasia nei dintorni. Il conduttore del-

52

�E cc o avverato il mio sogno!�, esclam�. �Gli dei mi


h a nno davvero l a r gita la r icche zza�.
Ricoperse accuratamente il terr en o e, sces a l a notte,
r itorn� sul pos t o, l e v� l e v e r ghe e s e le p ort� nel su o ca-
solare.
Si r ivel� subito in lui l� uomo accorto e calcolator e.
Cominci� coll�impiantare un modes to n e gozio, onde f a r
cr edere che da es s o ri c avass e i mezzi p e r m igliorare l a
sua m a niera di vi ta. A poco a poco, gli af fari presero
gr and e sviluppo; in b reve t e m p o i proventi par eggiav a-
no q ua si il capitale con cu i avev a comi nc i a to.
Un s olo rim p i a nto egli av e v a: quello di es sere senza
f igli. Se ne apers e con un vecchio di nome T chin-te-fu,
che aveva pres o come segretari o, e l�incaric� di stare
sull� intes a, se m a i sa pess e di qualche f amiglia bi s ognos a
che foss e di s pos ta a ceder gli i suoi diritti di paternit� s o-
p ra un f iglio o una f iglia.
F rattanto il b a ccelliere T chu era stato colpito da una
serie di di s grazie. Non era riuscito a supe r are gli es ami;
il d anaro ch e av e va port a to con s� era es aurit o, l e p e r s o-
ne a cui s� era ri volto per qualche sus sidio, s�er a no
schermit e. Dec i s e all ora di rit o r nare a casa sua, colla
m oglie e col bambi no, il qua le e ra o rmai nel su o settimo
anno. Il viaggio fu di s as t ros o, per la m a ncanza di mezz i
e l�inclemenz a della stagione.
V olle il caso che, a una delle ultime t appe, egli si f er-
m a ss e a una delle molte l oca nde ch e erano d ivenute pro-
p riet� di Kia-jin, o m e glio d e l �r iccone�, come lo chia-
m ava no per antonom a sia nei dintorni. I l conduttore d e l-

52

la locanda fu mosso a compassione dallo stato miseran-


do a cui eran ridotti i suoi ospiti, e li rifocill� del suo
meglio, senza richiedere alcun compenso.
Commosso a tanta bont�, il baccelliere gli narr� la
storia delle sue dolorose peripezie.
�E perch� non avete pensato a far adottare vostro fi-
glio da qualche gran signore?�, chiese il buon locandie-
re.
�Ci ho pensato; ma non conosco nessuno�.
�Ne conosco uno io. � un ricco sfondato, lo chiama-
no tutti il riccone, e da tempo cerca un bambino da adot-
tare. Se acconsentite, posso parlarne al suo segretario�.
I coniugi Tchu, dopo un breve consulto, accettarono
la proposta.
Il locandiere mand� a chiamare il signor Tchin-te-fu,
che venne, vide il bambino, s�inform� della condizione
sociale del padre, e si assunse di trattare la cosa.
Preso con s� il bambino, lo present� al riccone, che lo
trov� di sua convenienza.
Ma l�improvviso mutamento di fortuna aveva profon-
damente cambiato l�anima di Kia-jin. Il demone del da-
naro s�era impadronito di lui; e all�avarizia si accompa-
gnava, come spesso avviene, la disonest� e la frode.
Quando si venne a stendere il contratto, egli abilmente
evit� di menzionarvi espressamente la somma che
s�impegnava di sborsare al padre del bambino; con raffi-
nata perfidia v�introdusse invece una clausola dove si
parlava di �adeguato compenso�. Tchu d�altra parte era
troppo preoccupato delle sue disgrazie e aveva troppo

53

la l oca nda fu m os s o a compass ione dallo stato miseran-


do a cui eran r idotti i suoi o s piti, e li rif ocill� del su o
m e gli o, senza richiedere alcun compens o.
Commoss o a tanta bont�, il b a ccelliere gli nar r� la
storia delle sue dolorose per ipezie.
�E per ch � non avete p e nsato a far adottare vostro fi-
glio da q ua l c he gran signore?�, chi e se il buon l oc andie-
r e.
�Ci ho pens ato; m a non cono s co nes suno�.
�N e conosc o uno i o. � un ri cc o sfondato, lo chiama-
no t utti il riccone, e da tempo cerca un bambino da adot-
t a r e. S e acconsentite, pos so parlar n e al suo se gr etario�.
I coniugi T chu, dopo un b reve consulto, accettarono
la p roposta.
I l l oc andiere mand� a chiamare il s i gno r T chin-te-fu,
che venne, vide il bambino, s�infor m� della condizione
sociale de l padre, e si ass unse di t rattare la cosa.
P res o con s� il bambino, lo prese nt� al r iccone, che lo
t rov� di su a convenienza.
Ma l�i mprovvis o m uta m e nto di for tun a av e va pro fon-
d a m e nte cambia to l�anima di Ki a-jin. I l d e mone del da-
naro s� era i mpadronito di l u i; e al l�avarizia s i acco m p a-
gnava, come spe ss o avviene, la disone st� e la fr ode.
Qu a ndo s i venn e a stendere il contr a tt o, egli abi lmente
evit� di m enz i onarvi espress amente la s omma che
s�i mpegna va di sborsare al padre del bambino; con raf fi-
n a ta perfidia v�int rodus se i n vece una claus ola dove s i
par lav a di �a deguato compens o�. T chu d� altra p a r te era
t roppo preoccupato delle su e disgrazie e avev a t roppo

53

fiducia nella generosit� dell�acquirente per rilevare


l�ambiguit� della clausola.
Quando poi egli rispettosamente gli chiese d�essere
pagato, Kia-jin, con audacia pari alla malafede, finse
d�interpretare la clausola in suo favore.
�Via, via, sono miserie. Datemi quel che volete per il
mantenimento di vostro figlio, e non se ne parli pi�.
Il povero Tchu protest� vivacemente, senza risultato.
Come avrebbe potuto, nella sua miseria, aver ragione
del ricco sfondato?
�Prendete queste due legature�36, disse questo in uno
slancio di generosit�, �e ritiratevi�.
Coll�angoscia nell�animo, il povero padre si stacc�
dal bambino che si aggrappava piangendo al suo vestito
e se ne and� fremendo di sdegno impotente. Il segreta-
rio, che aveva un cuore pietoso, mosso a compassione,
gli offerse del suo altre due legature.
Passarono gli anni. Il fanciullo era diventato un bel
giovane, colto ed istruito, e, quel che � pi�, immune af-
fatto della sordida avarizia che bruttava l�animo del suo
padre adottivo. Essendo questo caduto gravemente am-
malato, il giovane che lo amava assai e lo credeva dav-
vero suo padre, decise di andare in pellegrinaggio al
tempio di Tong-yo, per impetrarne la guarigione.
Vi giunse un giorno di grande solennit�; i pressi del
36 I sapechi (piccole monete di rame) hanno nel mezzo un
foro attraverso il quale passa un filo che ne tiene infilato o �lega-
to� un migliaio. La legatura di mille sapechi equivale ad un�oncia
d�argento, circa una diecina di lire.

54

f iducia nella g e ner os it� dell�acquir e nte per r ilevare


l�ambiguit� della claus ol a.
Qu a ndo poi egli r is pett os amente gli chies e d�ess ere
p a gato, Kia-jin, co n audacia pari alla m a l a f ede, finse
d�interpr etare la clausola in su o f avore.
�V ia, via, sono mi s erie. Datemi quel che volete p e r il
m a nt e nim e nto di vostro f iglio, e non se ne p a r li pi�.
I l povero T chu p rotes t� vi va cemente, s enza risultato.
Come avr ebb e potuto, nella su a miseria, aver ragione
d e l r icc o sfondato?
�Prendete ques te due l e gatur e�3 6, diss e q ue sto in uno
slancio di generos i t�, �e r itiratevi�.
Coll� angos cia nell�animo, il povero padre si stacc�
d a l bambi n o che si aggrappava p iange ndo al suo ves tito
e s e ne and� f remendo di sde gno impotente. I l segreta-
r io, che av e va un cuore pietoso, moss o a compas sione,
gli o f ferse d e l suo altre due l e gatur e.
P as sarono gli anni. Il f anciullo era diventato un bel
g iovane, colto ed i s truit o, e, q ue l che � pi�, immune af-
f atto della sordida avar izia ch e b ruttava l�animo del suo
padre ado ttivo. Ess endo ques to caduto gr aveme nte am-
m a l a t o, il g iova ne che lo amava ass ai e lo credeva d a v-
vero suo padr e, decis e di an dare in p e ll e gr inaggio al
t e mpio di T ong-yo, p e r i mpetrarne la guar igione.
V i giuns e un g iorno di grande sole nni t�; i press i del
36 I s ape chi (pi ccol e monet e di r a me) hann o n e l me zzo un
f o ro attra verso il qua le passa un fil o che ne tien e infila to o �l ega-
to� un mi glia io. La legat ura di mi ll e sapechi equiva le a d u n�onc ia
d�a r ge nto, ci rca una d i eci na di lire.

54

tempio formicolavano di devoti. La prima cosa che fece


fu di assicurarsi un ricovero per la notte. Una delle cel-
lette laterali del tempio, meglio riparata delle altre, era
gi� occupata da due pezzenti, un uomo e una donna, che
doveva essere facile fare sloggiare.
Chi gli avesse detto che quei due erano gli autori de�
suoi giorni! I coniugi Tchu andavano raminghi di citt� in
citt�, di provincia in provincia, campando stentatamente
la vita, e spesso mendicando un pugno di riso sulle stra-
de. Il ricordo sempre vivo del loro bambino li ricondu-
ceva di tempo in tempo quasi istintivamente nel paese
dove avevano goduta la felicit�.
Quel giorno il povero baccelliere sperava di guada-
gnare qualche tael 37, scrivendo le preghiere che i pelle-
grini solevano deporre sull�altare del dio. Il superiore
del tempio, mosso a compassione, gli aveva concesso di
allogarsi in quella cella.
Il giovane si dichiar� pronto a pagare una legatura di
sapechi per dormirvi una notte. L�offerta era troppo ge-
nerosa per non essere accettata, e il superiore ordin�
senz�altro ai Tchu di sloggiare di l�. Il baccelliere non
voleva saperne; ne nacque una lite: per poco un servito-
re del ricco giovane non trascese a malmenare il baccel-
liere. Alla fine, questo e sua moglie dovettero lasciare
campo libero.
Al suo ritorno a casa, il giovane trov� che il suo padre
adottivo era morto, lasciandolo unico erede d�una so-

37 Il tael vale circa 9 lire.

55

t e mpio for micolavano di devoti. L a pr ima cos a che fece


f u di as sicurarsi un ricovero p e r la notte. Una d elle cel-
l e tte l aterali del tempio, meglio ri parata delle al tre, era
gi� occupa ta da due p e zzenti, un uomo e una d onna, che
d ove va ess ere facile f are s l og gi a r e.
Chi g li avess e detto che quei due erano gli aut ori d e�
suoi giorni! I coniugi T ch u andavano raminghi di citt� in
cit t�, di p rovincia in provi nc i a, campand o ste nt a t a m e nte
la vita, e spe ss o mendicand o un pugno di r is o sulle stra-
d e. Il ricor d o se m pre vi v o del l oro bambi n o li r icondu-
ceva di tempo in t e m p o quas i istintivamente nel p a ese
dove avevano goduta la feli c i t�.
Q ue l g iorno il povero b a ccelliere sperava di g ua da-
gnare q ua l c he t ae l 3 7, scrivendo le pregh iere che i pelle-
g rini soleva no depor re sull�altare del dio. Il superi ore
d e l t e mpi o, m os so a com pa ss i one, gli av e va conces so di
al logars i in quella cell a.
I l giovane s i di c hiar� p ronto a pagare una legatura di
sapech i per dorm irvi una notte. L �of f e r ta era t roppo ge-
n e r os a per non ess ere accettata, e i l s uper iore ordin�
senz�altro ai T ch u di s l o ggiare di l �. Il bacce l liere non
v ole va saperne; ne nacqu e una lit e: p e r p oc o un servito-
r e d e l r icco giovane non t rasc ese a m almenare i l bacce l-
l iere. Alla fine, q ue sto e su a moglie d ove t tero l a sciare
campo l ibero.
Al suo rit orno a cas a, il giovane trov� che il suo padre
adotti v o e ra mort o, l a sciandolo unic o er ede d�una s o-

37 Il tael v a le circa 9 lire.

55

stanza colossale.
Anche i coniugi Tchu si avviarono faticosamente ver-
so il luogo della loro antica residenza; ma quando vi fu-
ron vicini, la moglie era cos� esausta, che bisogn� arre-
starsi ad un dispensario gratuito di medicinali, dove un
buon vecchio, che vi era preposto, le prodig� le cure del
caso.
Stavano per riprendere il loro cammino, quando il
vecchio disse loro:
�Se trovate sulla strada altri infelici che hanno biso-
gno di cordiali o d�altro, dite loro di venire da me,
Tchin-te-fu, e se ne troveranno contenti�.
�Tchin-te-fu! Tchin-te-fu!�, mormor� tra s� il baccel-
liere. �Questo nome non mi riesce nuovo. Non si chia-
mava cos�, disse a sua moglie, �l�uomo che � stato
l�intermediario nella vendita di nostro figlio?�
�Sono io, s�!�, esclam� il vecchio. �E non vi ho in-
gannato allora, dicendo che sarebbe stato fortunato. Suo
padre adottivo, il riccone, � morto tempo fa, e ora egli si
trova essere il pi� ricco signore della provincia. Ed �
tanto buono e caritatevole! Questa farmacia, vedete, �
stata istituita da lui a beneficio dei poveri�.
I Tchu, dietro le indicazioni che forn� loro il buon
vecchio, si recarono al palazzo del loro figlio. Si pu�
pensare la gioia di questi nel rivedere dopo tanti anni i
suoi genitori, e come rimanesse mortificato riconoscen-
do in loro i due mendicanti che aveva trattato in cos�
malo modo al tempio di Tong-yo.
Volle assolutamente celebrare una cerimonia espiato-

56

stanza col os sale.


An c he i coniugi T chu si avviar on o fati c osamente ver-
so il luogo della loro ant ic a r es idenza; ma quando vi fu-
r on vicini, la moglie era cos � es austa, che bisogn� arre-
starsi ad un di s pens ario gratuito di medicinali, dove un
buon vecc hi o, che vi era p repos to, le p rodig� le cure d e l
caso.
S tava no per r iprendere il l oro cam mino, quando il
vecchio diss e loro:
�Se tro va te s ulla strada altri inf e l ic i che h a nno bis o-
gno di cor diali o d�alt ro, dite loro di v e ni re da m e,
T chin-te-fu, e se ne trover ann o contenti�.
�T chin-te-fu! T chin-te-fu!�, mor mor� t ra s � il bac cel-
l iere. �Ques to nome non mi riesc e nuovo. Non s i chia-
m a va cos�, diss e a sua moglie, �l� uomo ch e � stato
l�inter mediario nella vendita di nostro figl io?�
�S on o i o, s�!�, esclam� il vecchio. �E non vi ho in-
g a nnato allora, d ice ndo che sarebbe s t a to for tunato. S u o
padre ado ttivo, il riccone, � morto t e m p o f a, e o ra egli s i
t rova ess ere il pi� ri cc o signore della p rovincia. E d �
t a nto buono e car itatevole! Ques ta far macia, vedete, �
stata istituita da lui a beneficio dei poveri�.
I T chu, dietro le i ndica zioni che fo rn� l oro il buon
vecchio, s i recarono al palazz o d e l l oro fi glio. Si pu�
pensare la gioia di ques ti nel r ivedere dopo tanti ann i i
suoi genitori, e come r imanes s e mor tificato r iconos cen-
do in l oro i due m e n dica nti che aveva t rattato in cos �
m a lo m od o al t empio di T ong-yo.
V olle ass olut a m e nte celebrare una cer imonia espiato-

56

ria, per quanto i due vecchi andassero ripetendo che tut-


to era perdonato. Fatta portare una cassetta piena di ver-
ghe d�oro e d�argento, la depose ai loro piedi, e li sup-
plic� di accettarla, pronunciando poi la formula di rito.
Quando il padre sollev� il coperchio della cassetta, ri-
mase un istante come trasognato vedendo il punzone
che era impresso sulle verghe.
�Ma queste verghe appartengono alla nostra fami-
glia!�, esclam�, guardando suo figlio. �Questo � il pun-
zone di mio nonno!�
�Come pu� essere questo?�, disse il figlio non meno
stupefatto. �Esse fanno parte dell�eredit� lasciatami dal
mio padre adottivo!�
Si rievocarono antichi ricordi; si raccolsero testimo-
nianze dai vecchi del paese: in breve tutto fu chiarito. I
due vecchi si stabilirono nella casa del figlio, riprenden-
do cos�, dopo vent�anni di povert�, la vita agiata di un
tempo. Tchu non dimentic� di ricompensare largamente
il buon locandiere che lo aveva accolto con tanta bont�,
e il vecchio intendente che gli aveva regalato le due le-
gature ed era stato l�occasione di ritrovare suo figlio. In-
dusse poi questo a costruire un tempio buddistico sulle
rovine di quello che era stato innalzato dal suo avo e di-
strutto da suo padre.
Ogni giorno vi andavano insieme a pregare il cielo
che ne� suoi decreti imperscrutabili largisce e ritoglie
con alterna vicenda la ricchezza e la felicit� agli uomi-

57

r ia, per quanto i due vecchi andass ero ri pe t e ndo che tut-
to e ra p e r donato. Fatta portare una cass etta piena di ver-
ghe d�oro e d� ar ge nt o, la d e pose ai loro p iedi, e l i sup-
pl ic � di accettar la, pr onunciand o poi la for mula di r ito.
Qu a ndo il padre so l lev � il coperchio della cas se t ta, ri-
m a se un ista nte come tr a sognato vedendo il punzone
che era i mpres so s ulle ver ghe.
�Ma ques te ver ghe appartengono alla nostra f ami-
g lia!�, esclam�, guar dand o su o figli o. �Ques to � il pun-
zone di mio n onno!�
�Come pu� es sere ques t o?�, di s s e il f iglio non m e no
stupefatto. �E s se fanno parte dell� eredit� lasc i a tami dal
mio p a d re adottivo!�
Si rievocarono antichi r icordi; s i r ac colsero t es timo-
n ianz e dai vecch i de l paes e: in br e ve tutto f u chiarito. I
due vecch i s i stabilirono nella cas a de l f iglio, r iprenden-
do cos �, dopo vent� ann i di povert�, la vita agi a ta di un
t e m po. T chu non dimenti c � di r icompens are lar game nte
il buon l oca n diere che lo av e va accolto con tanta b ont�,
e il v e cchio intendente che gli aveva regalato le due l e-
g a t ure ed e ra stato l�occa sione di rit rovare su o f iglio. In-
duss e poi q ue sto a cos tr uire un tempio buddistico s ulle
r ovine di quello che e ra s t a to i nnalza to dal suo av o e di-
strutto da suo padre.
Ogni giorno vi andavano i ns ieme a pregare il ci e lo
che n e� suo i decreti i mpersc r utabili l ar gi s ce e r itoglie
con alter n a v ice nda la ri c chezza e l a f elicit� agli uomi-

57

ni 38. **

38 Il concetto espresso in queste ultime righe e che � la morale


della novella, ritorna spesso come motivo negli scritti d�invenzio-
ne cinesi. � uno dei concetti pi� ribaditi da filosofi e asceti. �Nel-
la vita � dice Confucio � gli uomini sono come i fiori degli alberi.
Nascono tutti uguali; ma poi a seconda del vento si sparpagliano.
E cos� portati via, taluni penetrano traverso la persiana e le corti-
ne d�una finestra, e cadono sur un tappeto; tali altri, traverso le
fessure dell�impalcato d�una stalla, cadono sul letame. Quelli che
vanno a cadere sul tappeto sono da paragonarsi agli uomini che
vivono nei palazzi; quelli che vanno a cadere sul letame, agli uo-
mini che vivono nelle capanne. Ecco la differenza tra ricchi e po-
veri�. (Cfr. L. MORANDI e D. CIAMPOLI, Poeti stranieri. Lipsia,
1904, vol. I, p. 54).

58

ni 3 8. **

38 Il conc ett o es pre s so in quest e ulti me r i ghe e ch e � l a morale


dell a novel la, rit orna s pesso com e moti vo negl i s cri tt i d�inve nzi o-
ne cinesi. � uno dei conc ett i p i � riba dit i da fil os o fi e ascet i. �N e l-
la vi ta � dic e Confuci o � gli uom ini sono com e i fior i degl i albe ri.
N ascon o tutt i uguali; m a poi a second a del v e nto si sparpagli ano.
E cos� porta ti v i a, ta luni pene tran o traverso la p e rs i ana e le cort i-
ne d�una fine s t ra, e ca dono s u r un tappet o; tal i al tri, traverso le
f e s sure del l�im palca to d� un a stal la, ca dono sul leta me. Q ue ll i ch e
vanno a ca dere s ul ta ppet o sono da paragonarsi agl i u om ini che
vivono n e i p a lazz i; quel li che vanno a cadere sul leta me, agl i uo-
mini che vivon o nell e capanne. Ecc o la dif fere nza tr a r i cch i e po-
v e ri�. (Cfr. L. MOR AND I e D. CIAMPOL I, Poet i s t r an ieri. Lipsia,
1904, vol. I, p. 54).

58

IL LIUTO INFRANTO.

59
IL LIUT O IN FRAN T O.

59

* Viveva anticamente nel reame di Tsin un uomo di


nobile lignaggio chiamato Y�-Pe-Ya. Era da molti anni
al servizio di quel principe in qualit� di alto impiegato,
sebbene fosse oriundo di una regione molto lontana, il
reame di Tsu.
Un giorno il sovrano lo incaric� di un�ambasciata ap-
punto al re di Tsu, ed egli accett� tanto pi� volontieri,
perch� avrebbe cos� avuto occasione di rivedere il paese
nativo, che da un ventennio non aveva visitato.
Si mise adunque in viaggio con un ricco seguito,
prendendo le vie d�acqua. Una sera il battello su cui si
trovava dovette gettare l�ancora presso la riva, perch�
sorpreso da un violento temporale che impediva la navi-
gazione. Y�-Pe-Ya, chiuso nella sua cabina, si annoiava.
Si fece allora recare da un servo il suo liuto, e fece scor-
rere le dita sulle corde, accompagnandosi colla voce.
Ma le note parevano uscire a fatica dallo strumento.
Ne aveva appena cavati pochi accordi, che, con sua
grande sorpresa, una corda si ruppe.
Fece chiamare il proprietario del battello, e gli chiese
che aspetto avesse la localit� dove si trovavano.
�Ci siamo ancorati alle falde d�una montagna bosco-
sa�, fu la risposta. �Abitazioni non se ne vedono; la riva
deve essere deserta�.
La meraviglia di Y�-Pe-Ya crebbe. � Se fossimo nelle

60

* V iv eva ant ic amente nel r ea me di T s in un uomo di


nobile lignaggio chi a m a to Y�-Pe-Y a. E ra da m olti anni
al se r vizio di quel p rincipe in qualit� di alto i mpiega t o,
sebben e f os se oriundo di una r egion e m olto lontana, il
r ea me di T s u.
Un g iorno il sovrano lo incaric� di un�am ba sciata ap-
punto al r e di T su, ed egli accett� t a nto pi� vol ontieri,
per ch � avr ebb e cos� avuto occa sione di rivedere il p a ese
nati vo, che da un ventennio non aveva v is itato.
Si mise adunque in viaggio con un r icco seguito,
pr endend o le vie d�acqua. U na sera il battello s u cui si
t rovava d ovette g e t tare l�ancora press o la r iva, perch�
sorpr es o da un violento tempor a le che impediva la navi-
gazione. Y�-Pe-Y a, chiuso nella su a cabina, s i anno iava.
Si fece all ora r ecare da un servo il su o liuto, e fece scor-
r ere le dita s ulle cor de, accompagnandos i co lla v oce.
Ma le note parevano us cire a f atic a dallo strum e nt o.
Ne aveva appen a cavati pochi accordi, che, con su a
gr and e sorpr es a, una corda s i r uppe.
F ec e chi a m are il propr ietario d e l battello, e gli chies e
che as petto avess e la l oc alit� dove s i t rovavano.
�Ci siamo ancorati alle falde d�una m ontagn a bos co-
sa�, f u la r ispos ta. �A bi taz ioni non se ne vedono; la riva
d e ve ess ere dese r ta�.
L a m e r aviglia di Y�-Pe-Y a cr ebbe. � S e fossimo nelle
60

vicinanze d�una citt� � disse tra s� � si potrebbe pensare


che un uomo colto, intendente di musica avesse udito il
suono del mio strumento; si spiegherebbe allora il suono
speciale di esso e lo spezzarsi della corda 39. Ma � possi-
bile che ai piedi di questa selvaggia montagna vi sia un
musicista? Forse vi � invece appiattato un nemico che
insidia alla mia vita, o un ladro che attende il calar della
notte per introdursi nel battello e disturbarmi: Bisogna
scendere a terra ed esplorare la riva. �
Stava per chiamare qualcuno dei suoi servi per farsi
accompagnare, quando dalla riva risuon� una voce ma-
schile che diceva:
�Illustre signore: bandite i vostri timori. L�umile abi-
tatore di questa spiaggia non � un malvivente, ma un po-
vero taglialegna. La pioggia violenta lo ha sorpreso
mentre egli raggiungeva la sua capanna dopo il lavoro,
ed � stato costretto a ricoverarsi sotto questa rupe spor-
gente. Tornato il bel tempo stava per riprendere la stra-
da, quando gli giunse all�orecchio il suono del liuto e
della voce, e si trattenne un poco ancora per darne giu-
dizio�.
�Come!�, esclam� ridendo Y�-Pe-Ya. �Un tagliale-
gna si fa ardito di giudicare la mia musica? Questa �
davvero curiosa!�

39 Abbiamo qui, naturalmente, nulla pi� d�una tra le tante ub-


bie superstiziose che sono proprie del popolo cinese. � noto che
gli strumenti musicali sono molto sensibili ai cambiamenti di
temperatura. C�era stato un temporale, e l�aria umida aveva ca-
gionato il duplice fenomeno deplorato da Y�-Pe-Ya.

61

v icinanz e d�una citt� � di s s e tra s � � s i potr ebb e pens are


che un uomo colt o, i ntende nte di m us ica aves s e udito i l
suono del mio strumento; si spie gher ebb e all ora i l suon o
speciale di es s o e lo spe zzarsi della corda 3 9. M a � poss i-
bile che ai pied i di ques ta s elvaggia m ontagn a vi sia un
m us icista? Forse vi � i n vece appiatt a to un n e m ic o che
i ns idia a lla mia v ita, o un l a dro che att e nde il calar della
notte per intr odurs i nel battello e di s tur ba r mi: Bisogna
scendere a t erra ed es plor are la ri va. �
S tav a per chi a m are qualcuno d e i suo i servi p e r far s i
accompagnare, q ua ndo dalla r iva r is uon� una voce ma-
schile che d iceva:
�I llustre signor e: bandite i vostri t imori. L � umile abi-
t a t ore di ques ta sp i a ggia non � un malvivente, ma un po-
vero taglialegna. L a pi o ggia violenta lo ha sorpr es o
m e n tre egli raggiungeva la su a capann a dopo il lavoro,
ed � stato costretto a ri c over ars i sotto q ue sta rupe spo r-
g e nt e. T ornato il bel tempo sta va p e r ripr e ndere la stra-
d a, quando gli gi uns e all�or ecc hio il suono del liuto e
della voce, e si t rattenne un poco ancora p e r dar n e giu-
di z i o�.
�C ome!�, es clam� ridendo Y�-Pe-Y a. �U n tagliale-
gna s i fa ar dito di gi u di c are la mia musica? Que sta �
davvero cur ios a!�
39 A bbia mo qui, natural ment e, null a pi� d�una tra le tant e ub-
bie s upersti ziose che sono propri e de l p opol o ci nese. � n ot o ch e
gli strume nti mus i cal i sono mol to sensibil i ai cambia ment i di
tempe ratura. C�e ra stat o un tem porale, e l�ari a umi da aveva ca-
gionat o il dupli ce f e nomeno depl orat o da Y �-Pe-Y a.

61

E voltosi ai servi, aggiunse:


�Ordinate a quest�uomo di allontanarsi�.
Ma la voce riprese:
�Non sa l�illustre signore che la sincerit� alberga
spesso anche negli umili tuguri, e che la musica � tale
linguaggio che anche gli infimi possono intendere e ap-
prezzare?�
�Ebbene�, replic� il signore, �giacch� sei un compe-
tente in materia, sapresti dirmi quale � la canzone che io
avevo cominciato a cantare accompagnandomi sul liu-
to?�
�Certo che lo so!�, rispose l�altro. �� la canzone che
compose Confucio in morte del suo giovine amico Yeu-
Hwei�.
E ne recit� ad alta voce le prime strofe.
Compreso di meraviglia, Y�-Pe-Ya grid�:
�Voi dovete essere un maestro, un letterato di gran
merito. Ma la nostra conversazione � piuttosto faticosa,
cos� a distanza. Venite nella mia cabina�.
Dietro suo ordine un servo and� a prendere lo scono-
sciuto con una barca. Era proprio un taglialegna. Aveva
alla cintola un�ascia, portava scarpe di panno, un abito
grossolano, e nelle mani teneva un grosso bastone, di
quelli che i boscaiuoli adoperano per portare la legna
sulle spalle.
Quando ebbe deposta l�ascia e il bastone alla porta
della cabina e si fu rassettato un po� il vestito, fu intro-
dotto.
�Illustre signore�, disse profondamente inchinandosi,

62

E voltos i a i s er v i, aggi uns e:


�O r dinate a q ue st�uomo di all ontana r s i�.
Ma la voc e r iprese:
�N on sa l�il lus tre signore che la since r it� alber g a
spes so anch e n e gli u mili tuguri, e che la music a � t a le
l ingua ggio che anche gli inf imi pos sono intendere e ap-
p rezza r e?�
�E bbene�, repli c � il signor e, �giacch� se i un compe-
t e nte in m ateria, s apr e sti dirmi quale � la canzone che i o
avevo cominciato a cantare accompagna ndomi sul liu-
t o?�
�C erto che lo so!�, rispos e l�altro. �� la canzon e che
compose Confucio in morte del suo giovine amico Y eu-
Hwei�.
E ne recit� ad alta voce l e pr ime strof e.
Compr e so di meravigl ia, Y�-Pe-Y a grid�:
�V oi d ove te ess ere un m a estro, un letter a to di g ran
m e r ito. M a la nostra conversazion e � p iuttos to f aticos a,
cos� a dista nza. V enite nella mia cabina�.
Di e t ro suo o rdine un servo and� a p rendere lo sc ono-
sciuto con una b a r ca. Era propr io un taglialegna. A veva
alla cintola un� as cia, port a va scarpe di panno, un ab ito
g ros solano, e n elle mani t ene va un g ros so bastone, di
quelli che i bosc aiuoli adoperano p e r por tare la legna
sulle spa l le.
Qu a ndo ebb e depos ta l�asc ia e il bas tone alla p orta
della cabina e s i f u rass ettato un po� il vestito, fu i ntro-
dott o.
�I llustre signore�, diss e prof onda m e nte i nc hi na ndosi,

62

vi presento i miei saluti�.


Y�-Pe-Ya lo accolse cordialmente, e lo fece sedere.
Lo sconosciuto accett� senza far complimenti; ci� che
sorprese alquanto il suo ospite, che era avvezzo agli
omaggi sviscerati e servili de� suoi inferiori.
�Dunque voi�, incominci� con tono alquanto canzo-
natorio, �pretendete d�intendervi di musica. Vediamo un
poco. Sapreste dirmi chi ha inventato il liuto?�
In quel momento entr� il proprietario del battello e
inform� il signore che spirava un buon vento e che si
poteva ripartire, quando lo ordinasse.
�Illustre signore�, disse rispettosamente il tagliale-
gna, �la storia dell�invenzione che voi vi degnate di
chiedermi � lunga assai, e temo che il mio racconto non
vi faccia ritardare la partenza�.
�Non ho premura di giungere a destinazione�, replic�
il signore. �e ci tengo assai a sentire quella storia... se �
vero che la conoscete�.
Il taglialegna cominci� a raccontare la meravigliosa
invenzione compiuta da Confucio, e parl� con tanta dot-
trina, indugiandosi su episodi e particolari minuti e di
indole tecnica, che Y�-Pe-Ya pendeva dal suo labbro, e
non poteva riaversi dalla sorpresa e dall�ammirazione.
Quando il narratore ebbe finito, il signore volle sotto-
porlo a un�altra prova.
�Voi forse sapete�, gli disse, �che cosa capit� un
giorno a Confucio. Mentre era in casa suonando il liuto,
venne da lui appunto il suo giovine amico Yen-Hwei il
quale, dal suono speciale che dava lo strumento, argu�

63

vi p res ento i m ie i saluti�.


Y�-Pe-Y a lo acc ol s e cor dialmente, e l o f ec e s edere.
L o sc onosciuto acc ett� senza f ar complim e nti; ci � che
sorpr es e alquanto il su o o s pit e, che era avvezz o agli
o ma ggi sviscerati e servili de� suoi inf e r iori.
�D unque voi�, i nc omi nc i� con t on o alqu a nto canzo-
n a tor io, �pretendete d�int e nder v i di musica. V edia mo un
p oc o. S a pr e ste dirmi ch i ha i nve nt a to il liuto?�
I n quel momento ent r� il propr ietario d e l battello e
i nform� il signore che spirava un buon v e nto e che si
p ote va r ipartir e, q ua ndo lo or dinas se.
�I llustre signore�, diss e rispettosa m e nte il t a gli a le-
g na, �la storia dell�invenzione che voi vi degnate di
chiedermi � l ung a ass ai, e t e mo che il mio r acc onto non
vi f acc ia r itardare la p a r tenza�.
�N on ho pr emura di giungere a des t inaz i one�, replic�
il signor e. �e ci t e ngo ass ai a se nt ire quella storia... s e �
vero che la conoscete�.
I l t a gl iale gna cominci� a r accontare la meravigliosa
i nve n z ione compiuta da Conf uc io, e p a r l� con t anta dot-
t rina, indugiandos i su epis odi e p a r ticolari mi n uti e di
i nd ole t e cnica, che Y�-Pe-Y a pendeva dal su o l abbro, e
non p ote va r iavers i dalla sorpr es a e dall�ammi razione.
Qu a ndo il n a r ratore ebb e finit o, il signore volle s otto-
p orlo a un�altra p rova.
�V oi for s e sapete�, gli diss e, �c he cos a capit� un
g iorno a Confucio. M entre e ra in casa s uonando il l iuto,
v e nne da lui appunto il su o giovine am ic o Y en-Hwei il
q ua l e, dal suono s peciale che d a va lo strum e nt o, ar gu�

63

che lo spirito del maestro doveva essere in quel momen-


to turbato da visioni di violenza e d�assassinio. Ne chie-
se a Confucio, che cos� gli rispose: � Poco fa, mentre
stavo suonando, vidi un gatto che cercava di acchiappa-
re un topo. Io avrei voluto che ci riuscisse; temevo anzi
che il rosicante riuscisse a sfuggirgli. Cos� io rivolgevo
veramente nel mio animo pensieri di violenza e d�assas-
sinio. � Or bene, giacch� voi siete un consumato inten-
dente di musica, voglio che mi diciate quali sono i pen-
sieri che passano per la mia mente quando suono�.
In cos� dire, riprese il liuto, sostitu� la corda spezzata,
e cominci� a suonare.
�Bello!�, esclam� dopo qualche momento il suo ospi-
te. �La fantasia dell�illustre signore va spaziando sulle
alte vette�.
Y�-Pe-Ya non trov� parola: credeva d�avere davanti a
s� un essere sovrumano: egli aveva appunto pensato ai
monti! Ritent� la prova, e cavando alcune note dallo
strumento, rivolse il pensiero alle acque lontane.
�Bello ancora!�, lo interruppe il taglialegna, �la men-
te di vostra signoria segue la direzione dei fiumi�.
Il signore dur� fatica a rimettersi dalla sorpresa. Poi
disse:
�Io vi ho mancato di riguardo, maestro; non vi ho
trattato secondo i vostri meriti. Vogliate perdonarmi. La
pietra preziosa � spesso nascosta nel rude sasso. Guai
giudicare gli uomini dal loro esterno! Maestro, fatemi
l�onore di dirmi il vostro nome�.
�Tschung � il mio nome�, rispose il taglialegna inchi-

64

che l o spirito del m ae stro dovev a es sere in quel m ome n-


to tur ba to da vi s ioni di v iolenz a e d�ass ass inio. Ne chie-
se a Conf uc io, che cos� gli ri s pose: � Poco fa, mentre
stavo suonando, vi d i un gatto che cercava di acchiapp a-
r e un t opo. Io avr e i voluto che c i r ius ciss e; temev o anzi
che i l r os i c ante r ius ciss e a sfuggir gli. Cos � i o r ivolgevo
ver ame nte n e l mio an imo pens ieri di v iolenz a e d� as sa s-
sinio. � Or bene, giacch� voi s i e te un consumato inten-
d e nte di m us ica, voglio che mi diciate q ua li son o i p e n-
sieri che pass ano per la mia mente quando suono�.
I n cos � dir e, r ipr e se il liuto, sos tit u � la cor da spe zzata,
e comi nc i� a suonare.
�Bello!�, esclam� dopo qualch e m ome nto i l su o ospi-
t e. �La fantas ia d e l l�illustre signore va s paziando sulle
alte v e t te�.
Y�-Pe-Y a non trov� parola: cr ede va d�avere dava nti a
s� un es sere s ovr umano: egli avev a appunto p e nsato a i
m onti! Ritent� la prova, e cavand o al c une note dallo
strum e nt o, r ivols e il p e n s iero alle acque lontane.
�Bello ancora!�, lo i nterruppe il t a g lialegna, �la m e n-
te di vostra signoria segue la d irezione de i f iumi�.
I l signore dur� fati c a a r imetters i dalla sorpr es a. Poi
di s se:
�Io vi ho m anc ato di r iguardo, m ae stro; non vi ho
t rattato se condo i vostri m e r iti. V ogliate perdonar mi. La
p ietra prezios a � spes s o n a scos ta n e l r ud e sas so. Guai
g iudicare gli uomini d a l loro es t e r no! Maes t ro, f atemi
l�onore di di rmi il vostro nome�.
�T s chung � il m io n ome�, rispos e il t a gl iale gna inchi-

64

nandosi. �Quello di mio padre � Tse-ki�.


L�ambasciatore del sovrano di Tsin accost� allora le
mani al petto, ripetendo il nome del suo ospite, che alla
sua volta chiese il nome di lui, ed esegu� la stessa ceri-
monia. Dopo di che Y�-Pe-Ya fece sedere Tschung al
posto d�onore, e ordin� a un servo di recare del t� e del
vino.
�Maestro�, disse poi quando furono soli, �la vostra
pronuncia � quella degli abitanti di Tsu, ma non so in
qual parte del paese dimoriate. Vorreste compiacervi di
dirmelo?�
�Abito qui vicino�, rispose l�ospite, �nel villaggio di
Tsi-hien�.
�E come mai un uomo della vostra levatura e istru-
zione pu� stentare la vita esercitando un umile e fatico-
so mestiere? Perch� non aspirate all�alta posizione a cui
i vostri meriti vi danno diritto e che non potreste manca-
re di raggiungere?�
�Nobile signore�, rispose modestamente il tagliale-
gna, �ho a casa i vecchi genitori, che non hanno altro
sostegno se non l�unico loro figlio. Devo lavorare per
sostentarli: solo a tarda sera passo coltivare gli studi
prediletti. Quanto ai sogni di grandezza e di onori ci ho
rinunciato per sempre�.
�Nobilissimo esempio di piet� filiale il vostro!�, disse
il signore, �pi� nobile ancora del vostro ingegno�.
Le cortesie di cui era colmato non esaltavano
Tschung. Egli rimaneva composto e tranquillo come lo
era stato in principio del colloquio, allorch� il suo ospite

65

n a ndosi. �Quello di mio padre � T se-ki�.


L �ambascia t ore del sovr a no di T s in acc ost� all ora le
m a ni al pett o, r ipetendo il nome del su o ospite, che alla
sua volta chies e i l nome di l u i, ed esegu � la ste ss a c eri-
m onia. Dopo di che Y�-Pe-Y a f ece sedere T schung a l
posto d� onore, e ordin� a un s er v o di recare d e l t� e de l
vi no.
�Maes tr o�, d is se poi quand o f urono soli, �la vostra
p ronuncia � quella d e gli abit a nti di T su, ma non so in
q ua l p a r te d e l p a ese d imori a t e. V or res te compi a cer v i di
d irmelo?�
�Abito qui v icino�, r is pose l�ospite, �ne l villaggio di
T s i-hien�.
�E come mai un uomo della vostra l e vatura e i s tru-
zione pu� stentare la vita esercitando un umile e fati c o-
so mestiere? P erch� non as pir a te all�alta pos i z i on e a cui
i vostri m eriti vi d a nno diritto e che non potr e ste m anc a-
r e di raggiungere?�
�Nobile signor e�, r is pose m ode stamente il t a gli a le-
g na, �ho a casa i vecch i genitori, che non hann o altro
soste gno se non l�u nic o l oro figli o. D e vo l a vor are p e r
soste nt a r li: solo a tarda s era pas so col tivare gli s t ud i
pr ediletti. Quanto ai sogni di grandezza e di onori ci ho
r inunciato per se m pre�.
�N obi lis simo es empio di pi e t� f iliale il vostro!�, di s s e
il signor e, �pi� n obile an c o ra d e l vostro i nge gno�.
L e cortes ie di cui e ra colm a to non esaltavano
T s chung. Egli rimaneva compos to e t ranquillo come lo
era stato in pr incipio de l colloquio, allor c h� il suo os pite

65

lo aveva trattato un po� d�alto in basso.


�Maestro�, disse Y�-Pe-Ya, �che et� avete?�
�Ho ventotto anni compiuti�, rispose Tschung.
�Io ho dieci anni pi� di voi�, riprese il signore. �Sarei
felice se consentiste a suggellare la nostra amicizia col
dolce titolo di fratello�.
�Grazie, signore, ma riflettete bene prima di seguire
l�impulso generoso dei vostri sentimenti. Voi godete a
corte di titoli e di onori, e io sono un povero taglialegna
che vive in un oscuro villaggio�.
Il signore insistette nella sua proposta, e Tschung do-
vette pur cedere. Y�-Pe-Ya ordin� che si ardessero dei
preziosi profumi; poi, messosi nel mezzo della cabina, si
inchin� otto volte profondamente davanti al suo ospite,
il quale fece lo stesso. Y�-Pe-Ya, come anziano, assunse
il titolo di �fratello maggiore�, Tschung quello di �fra-
tello minore�. � questo un legame di fratellanza che
nulla pu� infrangere, che dura fino alla morte.
Dopo la cerimonia, il signore fece portare del vino
caldo, e ambedue bevvero dalla stessa tazza. Il fratello
minore cedette allora il posto d�onore all�altro.
La conversazione si prolung� per alcune ore nella pi�
affettuosa intimit�.
La luna impallidiva, le stelle si facevano sempre pi�
rade, i primi albori rischiaravano il cielo dalla parte
d�oriente. I battellieri si affaccendavano a issare le vele
e a levare l�ancora. Tschung si alz�, e fece per licenziar-
si.
�Ahim�!�, disse il signore con un sospiro, prendendo
66

lo av e va tratt a to un po� d�alto in bas so.


�Maes tr o�, d is se Y�-Pe-Y a, �che et� av e t e?�
�H o ventotto anni com piuti�, rispos e T schung.
�Io ho diec i anni pi� di voi�, r ipr e se il signore. �S a r e i
f elice se cons entiste a s uggellare la nostra ami c i z ia col
d olc e t ito lo di fr ate l lo�.
�G r azie, signor e, ma ri flettete bene prima di seguire
l�impulso gener o so d e i vostri sentimenti. V oi gode t e a
cor te di titoli e di o nori, e io sono un povero t a gl iale gna
che vive in un oscuro villaggio�.
I l signore insis tette nella su a proposta, e T s chung do-
vette pur cede r e. Y�-Pe-Y a ordin� che si ardess ero dei
pr ez i os i p rofumi; poi, m e ss osi nel mezzo della cabi na, si
i nc hi n � otto volte pr ofondamente davanti a l suo ospite,
il quale f ec e lo stes so. Y�-Pe-Y a, come anziano, as suns e
il titolo di �fratello maggior e�, T schun g quello di �f ra-
t e llo m inore�. � q ue sto un legame di fr atellanz a che
nulla pu� i nfranger e, che dura f ino alla morte.
Dopo la cer imonia, il signore f ece p ortare del vino
caldo, e ambedue bevvero dalla ste ss a t a zza. Il f ratello
m inore cede tte all ora il pos to d�onore all�altro.
L a conversaz ione s i prolung� per al c une ore nella pi�
af f e tt uos a intimi t�.
L a luna impallidiva, le stelle si f ac evano se m pre pi�
r ade, i p rimi albori rischiaravano il cielo dalla parte
d� oriente. I b a tt e l lieri s i af facce ndavano a iss are le vele
e a levare l�anc or a. T s chung si alz�, e f ece p e r licenzia r-
si.
�A hi m�!�, diss e il signore con un sos pir o, pr endend o

66

la mano dell�amico. �Dobbiamo dunque gi� separarci,


fratello mio?�
E gli porse una coppa di vino, la coppa dell�addio.
Tschung la prese senza far parola. I suoi occhi erano
gonfi: le lagrime cadevano nella coppa. La vuot� fino
all�ultima goccia, e si mosse per uscire frenando la sua
commozione.
�Fratello�, disse Y�-Pe-Ya, �non volete accompa-
gnarmi per qualche giorno almeno?�
�Ahim�!�, rispose l�altro. �Potessi farlo... Ma finch� i
miei genitori sono al mondo, non mi � concesso di al-
lontanarmi di casa�.
�Ebbene, fissiamo un giorno per ritrovarci, in questo
stesso luogo dove ci siamo conosciuti e ci siamo giurata
perenne amicizia�.
Tschung accett� con entusiasmo la proposta.
�Ecco�, riprese Y�-Pe-Ya, �oggi � il sedicesimo gior-
no dell�ottavo mese. L�anno venturo, in questo medesi-
mo giorno, io ritorner� qui a vedervi. Terr� la promessa,
non dubitate�.
�� cosa intesa�, disse il taglialegna, �quel giorno io
sar� qui, sulla riva del fiume Kiang. E ora, addio�.
Y�-Pe-Ya lo trattenne ancora qualche minuto. Ordin�
a un servo di levare dal suo forziere due verghe d�oro e
di portargliele. Le mise nelle mani dell�amico, dicendo:
�� cosa da poco: non vogliate rifiutare il mio dono.
Vi serviranno per i vostri studi e per procurare qualche
agio ai vecchi genitori. Siamo fratelli: vostro padre e vo-
stra madre sono un poco anche miei�.

67

la mano d e l l�amico. �D obbi a mo dunque gi� separar c i,


f ratello m io?�
E gli porse una copp a di vi no, l a coppa d e ll�addio.
T s chung la pr e se senz a far parola. I suoi o cc hi erano
g onfi: le lagrime cadevano nella coppa. L a vuot� fino
all�ultima g occ i a, e si m os s e per u s cire fr ena ndo la sua
com mozione.
�F ratello�, di s s e Y�-Pe-Y a, �non vol e te acco m p a-
g na r mi per qualche giorno almeno?�
�A hi m�!�, rispos e l� a lt ro. �Potess i f arlo... M a f inch� i
m ie i g e nit ori son o al m ondo, non mi � conce ss o di al-
l ontana r mi di cas a�.
�E bbene, fi s siamo un giorno pe r r itrovar c i, in ques to
stes so luogo dove ci s i a mo conosciuti e ci s i a mo g iurata
per enn e am iciz i a�.
T s chung accett� co n entusias mo l a p roposta.
�E cco�, ri pres e Y�-Pe-Y a, �oggi � i l sedices imo gior-
no dell�ot tav o mese. L � ann o venturo, in q ue sto medes i-
mo g iorno, io ri torner� qui a vedervi. T err� la pr omes sa,
non dubi tate�.
�� cosa intesa�, diss e i l t a gli a legna, �que l giorno io
sar� qui, sulla riva del f iume Ki a ng. E or a, addio�.
Y�-Pe-Y a lo tr a tt e nne ancora qualche m inuto. Or din �
a un servo di levare dal suo for z iere due ver ghe d� oro e
di p ortar gliele. Le mise nelle m a ni dell�amico, dicendo:
�� cosa da p oc o: non vogli a te ri fiutare il mio dono.
V i se r viranno per i vostri studi e per pr ocu r are qualche
agio ai vecchi genitori. S iamo fr atelli: vostro padre e vo-
stra madre sono un poco anch e m ie i�.

67

Tschung non ebbe cuore di rifiutare, e dopo un ultimo


addio usc� piangendo. Riprese l�ascia e il bastone, e rag-
giunse la riva.
Il battello si mise in moto. Ma il viaggio non aveva
pi� attrattive per Y�-Pe-Ya. Il suo cuore era pieno di
rimpianti, il suo pensiero volava all�amico che il suono
del liuto gli aveva fatto conoscere.
Giunto alla corte del sovrano di Tsin, comp� la sua
ambasciata, e fu colmato di doni e di onori. Pi� tardi si
rec� nella sua terra nativa, dove rivide antichi amici e si
trattenne in lieto riposo.
Passarono cos� le settimane e i mesi. Verso la met�
d�autunno, riprese la via del ritorno. Il tempo era stato
cos� ben calcolato da lui e dal proprietario del battello su
cui navigava, che appunto la sera del quindicesimo gior-
no dell�ottavo mese giunsero in vista della localit� fissa-
ta l�anno innanzi per il convegno. Non pot� chiuder oc-
chio per tutta la notte, tanta era la sua impazienza; ma
rimase a prora, contemplando la notte stellata e spiando
lo spuntare dell�alba.
Appena aggiorn�, scorse collo sguardo la spiaggia.
Era deserta!
Pens� che l�amico sarebbe giunto pi� tardi; si fece re-
care il liuto e cominci� a suonare. Ma il suono che usci-
va dallo strumento era triste e cupo: pareva un singulto.
�Ahim�, pens�, �questo presagisce una sventura: la
casa di mio fratello minore deve essere piombata nel
lutto. Forse suo padre, o sua madre, sono morti. E li
amava tanto! Povero Tschung!... Ors�: giacch� egli non

68

T s chung non ebbe cuore di rif iutare, e dopo un ultimo


addio usc � piangendo. Ripr e se l� a scia e i l bastone, e r ag-
gi uns e la ri va.
I l battello s i mise in moto. Ma il viaggio non aveva
pi� att rattive per Y�-Pe-Y a. I l suo cuo re era pieno di
r impianti, il suo pensiero v ola va all�am ic o che il suon o
d e l l iuto gli avev a f atto conos cer e.
Giunto alla cor te del sovr a no di T s in, comp� la su a
ambasciata, e f u colm a to di doni e di onori. Pi� tardi s i
r ec � nella sua t e r ra n a t iva, dove r ivide antichi amic i e si
t rattenne in lieto riposo.
P as sarono cos � le settim a ne e i m es i. V er s o la met�
d�autunno, ripr es e la via de l rit orno. Il t e m p o era stato
cos� ben calcola to da l u i e d a l pr oprietario d e l b a t tello s u
cui navigava, che appunto la sera d e l quindices imo gior-
no dell�ottavo mes e gi u nsero in vista della localit� fiss a-
ta l�anno innanz i p e r il convegno. Non pot� chiude r oc-
chio p e r t utta la notte, tanta era la su a i mpaz ienza; ma
r imas e a pr ora, contemplando l a notte stellata e spia ndo
lo spuntare dell� alba.
Ap pe na aggiorn�, scors e collo sguardo la spiaggia.
E ra deserta!
P e ns� che l�amico sarebbe g iunto pi� tardi; si fece re-
care il l iuto e cominci� a suonar e. M a i l suono che u s ci-
va dallo strum e nto era t riste e cupo: par ev a un singulto.
�A hi m�, p e ns�, �ques to pr es agisc e una sve n tura: la
cas a di m io f ratello m inore d e ve es sere pi omba ta nel
l utto. F ors e suo p adre, o su a m adre, sono m o r ti. E li
am a va t anto! P overo T s chung!... Ors�: gi a cch� egli non

68

compare, andr� io da lui�.


Prese con s� un servitore a cui consegn� il liuto, si
mise in tasca alcune once d�oro per ogni evenienza, e
sbarc�.
Mentre era incerto sulla strada da prendere, vide ap-
parire da lungi un vecchio, dai capelli bianchi, che por-
tava sul braccio un canestro di bamb�, e camminava
lentamente appoggiandosi al bastone. Y�-Pe-Ya gli
and� incontro, e gli chiese quale fosse la strada che me-
nava al villaggio di Tsi-hien.
�Non � molto lontano�, rispose il vecchio, �e vengo
per l�appunto di l�. Io vi abito da molti anni, e conosco
tutti. Se vostra signoria vi si reca per aver notizie di
qualche persona, io gliele posso fornire�.
�Sono diretto alla casa di Tschung�, disse Y�-Pe-Ya.
All�udire questo nome il vecchio si turb� in viso, gli
si gonfiarono gli occhi, e con voce rotta dai singulti, ri-
prese:
�Tschung era mio figlio! Proprio un anno fa egli era
andato nel bosco a far legna. Sorpreso da un temporale,
ebbe occasione di conoscere un gran signore, di nome
Y�-Pe-Ya, ambasciatore del re di Tsin, che lo colm� di
attenzioni, lo volle per amico e fratello e prima di la-
sciarlo gli regal� due verghe d�oro. Con parte di questo
danaro il mio povero figlio acquist� dei libri di scienza,
che cominci� a studiare assiduamente appena aveva
compiuto il suo lavoro giornaliero. A poco a poco la sua
salute ne risent�, le forze diminuirono fino al completo
esaurimento. Dopo alcuni mesi moriva tra le mie brac-

69

compar e, and r� io da lui�.


P res e co n s � un servit ore a cui conse gn� il l iuto, si
mi s e in tasc a alcune once d�oro p e r ogni evenienza, e
sbarc�.
Mentre era i n certo sulla strada da prendere, vide ap-
par ire da lungi un vecchio, dai cape lli bianchi, che por-
t a va sul braccio un canes tro di b a mb�, e cammi na va
l e nt a m e nte appoggiandos i a l bas tone. Y�-Pe-Y a gli
and� i nc on tro, e g li chies e quale foss e la strada ch e me-
n a va al villaggio di T s i-hien.
�N on � molto lontano�, r is pose il vecchio, �e veng o
p e r l�appunto di l �. Io vi ab ito da m olti anni, e conos co
t utti. Se vostra signoria vi si r ec a per av e r not iz ie di
q ua l c he persona, io gliele pos so for nire�.
�S on o di retto alla cas a di T s chung�, diss e Y�-Pe-Y a.
Al l�udire q ue sto nome il vecc hio si t urb� in viso, gli
si g onfiarono gli o c chi, e con v oc e rotta da i singulti, r i-
pr es e:
�T s chung era mio f iglio! P roprio un anno f a egli e ra
andato ne l bosc o a f ar l egna. Sor pres o da un t emporale,
ebbe occas ione di conoscere un g ran signore, di nome
Y�-Pe-Y a, ambas ciatore d e l r e di T s in, che lo colm� di
att e nzioni, lo v olle per amico e f ratello e pr ima di la-
sciarlo gli r ega l� due v e r ghe d�o ro. Co n p a r te di ques to
danaro il mio povero f iglio acquis t� d e i l ibri di sc ienza,
che com inci� a studiare as siduamente appena aveva
compiuto i l su o l a voro g iornaliero. A poco a poc o l a sua
salute ne risent�, le for z e diminuir on o fino al compl e to
esaurimento. Dop o alcuni m e si m oriva t ra le mie b rac-

69

cia...�
Un violento scoppio di pianto imped� al vecchio di
proseguire. Quanto a Y�-Pe-Ya, nell�apprendere la fata-
le notizia diede un grido d�angoscia, e cadde a terra sve-
nuto. Il vecchio, sorpreso e spaventato, frenando il pro-
prio dolore, lo sollev� e lo sostenne, mentre chiedeva al
servo chi fosse il suo signore.
�� lui�, rispose il servo sottovoce, �� il signor Y�-
Pe-Ya!�
�L�amico del mio povero figlio!�, esclam� il vecchio.
Intanto Y�-Pe-Ya aveva ripreso i sensi; ma si sarebbe
detto impazzito dal dolore. Si batteva il petto, e andava
ripetendo con voce rotta dai singhiozzi:
�Povero amico! Povero fratello! Ed io che quasi ho
dubitato che avesse mancato alla promessa! Perch�, per-
ch� sei morto cos�, tu che eri tanto buono, tanto sapien-
te?�
Poi si volse al vecchio, lo salut� con grande riveren-
za, e gli chiese altri particolari, che l�infelice padre gli
rifer�. Gli chiese ancora dove fosse seppellito Tschung,
perch� voleva visitarne la tomba. **
�Pochi momenti prima ch�egli ci lasciasse per sem-
pre�, riprese il vecchio, �egli parl� in questo modo a me
e a mia moglie che eravamo al suo capezzale: � Tosto o
tardi � d�uopo morire, come piace al cielo. Vostro figlio
muore senza aver adempito fino alla fine verso di voi i
doveri dell�amore filiale. Quando non sar� pi�, seppelli-
temi, ve ne prego, sulla riva del Kiang, ai piedi del mon-
te Niao-ngan, perch� si adempia la promessa che ho fat-

70

ci a...�
Un violento scoppio di pianto i mped� al vecc hio di
pr os eguir e. Quanto a Y�-Pe-Y a, n e l l�apprendere la f a ta-
le not iz ia d ie de un g rido d�angoscia, e cadde a t erra sve-
nut o. Il vecchio, sorpr es o e s paventato, f renando il pro-
p rio dolor e, lo sollev� e lo sos tenne, mentre chiedeva al
servo chi foss e il suo signore.
�� l u i�, rispos e il s er v o sottovoce, �� il s i gno r Y�-
P e-Y a!�
�L �amico del mio povero f iglio!�, esclam� il vecchio.
I ntanto Y�-Pe-Y a aveva r ipres o i se nsi; ma s i s ar ebb e
detto i mpaz zito d a l d olore. Si batteva il petto, e andava
r ipetendo co n v oc e r otta da i singhiozz i:
�Povero am ic o! Povero fr atello! E d i o che q ua si ho
dubit a to che avess e m anc ato alla prom es sa! P e r ch�, per-
ch� se i m orto cos�, tu ch e e ri tanto buono, tanto sa pi e n-
t e?�
P o i si vol s e a l vecc hi o, lo salut� con grande river e n-
za, e gli chies e alt ri parti c ol a r i, ch e l�inf e l ic e padre gli
r ifer�. Gli chies e ancora dove f os se se p pe l lito T s chung,
per ch � v ole va vi s itar n e la tomb a. **
�Pochi momenti prima ch�egli ci lasc i a ss e pe r sem-
pr e�, ri pres e il vecchio, �e gli parl� in ques to m odo a m e
e a mia moglie che er avamo al suo capezzale: � T osto o
t ardi � d�uopo mor ire, come piac e al cielo. V ostro f iglio
m uore s enza ave r adempito fino alla f ine vers o di voi i
doveri dell�amore f iliale. Quando non s ar� pi �, seppelli-
t e mi, ve ne pr ego, sulla riva d e l Ki a ng, ai p ie di d e l m o n-
te Niao-ngan, per ch � s i adempia la prom e ss a che ho f a t-

70

to mesi or sono al signor Y�-Pe-Ya. � Io non volli la-


sciare ineseguito l�estremo suo desiderio. Al lato sini-
stro del sentiero per cui voi, illustre signore, siete venu-
to, si trova un monticello, colla terra smossa di recente:
sotto di esso riposa Tschung Tse-Ki. Compie oggi il
centesimo giorno dalla sua dipartita: ero venuto con al-
cuni fogli di carta dorata da abbruciare sulla sua tom-
ba 40, quando il caso volle che mi imbattessi nella signo-
ria vostra�.
�Ebbene�, disse Y�-Pe-Ya, �verr� con voi, padre
mio. Anch�io voglio prosternarmi davanti alla sua tom-
ba�.
Cos� detto, ordin� al servo che l�accompagnava di
prendere il canestro dal braccio del vecchio. Questo si
incammin� appoggiandosi al bastone; dietro di lui veni-
va Y�-Pe-Ya, poi il servo.
Quando furono giunti all�imboccatura d�una valletta,
si offerse al loro sguardo, a sinistra, un cumulo di terra
di fresco smossa. Y�-Pe-Ya vi si chin� in atto riverente,
e disse:
�Mio saggio fratello, tu fosti in questa vita un uomo
insigne per carattere e per ingegno; ora, defunto, sei al
certo uno spirito immortale, che non mancher� di rivela-
re ai viventi la sua potenza compiendo prodigi. Il tuo in-

40 Sulle tombe dei defunti si ardono pi� oggetti di carta che si


ritiene possano servire ad essi nel viaggio al regno d�oltretomba o
nel loro soggiorno col�: palanchini, cavalli, case, tavoli sedie,
abiti, scarpe, cappelli e cos� via. Cfr. J. J. M. DE GROOT, in Anna-
les du Mus�e Guimet. Parigi, 1886, p. 428.

71

to mes i or son o al signor Y�-Pe-Y a. � I o non volli l a-


sciare i ne seguito l�es t remo suo d e siderio. A l l a to s i n i-
stro del sentiero pe r cui voi, i llus t re signore, siete v e nu-
t o, s i trova un m onticello, colla t erra s m os s a di r ecente:
sotto di ess o riposa T schun g T s e-K i. Compie oggi il
centesimo giorno dalla sua di pa r tita: ero v e nuto con al-
cuni fogli di car ta dorata da abbr u ciare sulla su a tom-
ba 4 0, quando il cas o volle che mi i mba t te ss i nella signo-
r ia vos tr a�.
�E bbene�, diss e Y�-Pe-Y a, �ver r� con voi, p a d re
mi o. Anch�io voglio pr os ter narmi dava nti alla sua t o m-
b a�.
Cos � detto, ordin� a l servo che l�accompagna va di
p rendere il canes tro dal br acc io del v e cchio. Que sto si
i nc ammi n � appoggiandos i al b a stone; d ietro di lui ven i-
va Y�-Pe-Y a, poi il se r vo.
Qu a ndo f urono giunti all�imboccatura d�una valletta,
si of f ers e al l oro sguardo, a sinis tr a, un cu mulo di terra
di fr es co smoss a. Y�-Pe-Y a vi s i chin� i n atto river ente,
e di s se:
�Mio sa ggio f ratello, tu f os ti in q ue sta vita un uomo
i ns igne p e r carattere e p e r ingegno; ora, d e f unto, se i al
certo uno spir ito i mmortale, che non m a ncher� di r ive la-
r e ai v iventi la su a potenza compiendo prodigi. I l tuo in-

40 S ul le tom be de i defunt i si ardono pi� ogget ti di cart a che s i


r i tie ne p ossano s e rvire ad es si nel via ggio al regno d�ol tret omba o
nel lor o s oggi orno col�: palanc hini, cavall i, ca s e, tavol i sedie,
abit i, scarpe, ca ppell i e cos� v i a. Cfr. J. J. M. DE GR OO T, in Anna-
les du Mus � e Guimet. P ari gi, 1886, p. 428.
71

degno fratello, che teneramente ti am�, ti saluta per


sempre, ti d� l�ultimo addio!�
Non pot� proseguire; la voce gli venne meno, e pro-
ruppe in singhiozzi cos� violenti che ne risuonarono i
monti circostanti 41. Gli abitanti dei dintorni accorsero
intorno al gruppo dei dolenti, e quando seppero che si
trattava d�un grande funzionario venuto ad onorare la
tomba di Tschung, gli si strinsero attorno, compresi di
rispetto e di commiserazione...
Y�-Pe-Ya tolse poi il liuto dalla mano del servo, si
mise a sedere sulla pietra che ricopriva i resti dell�ami-
co, e accompagnandosi sullo strumento inton� una ne-
nia, mentre le lagrime gli rigavano le gote.
�Ahim�!�, cos� egli cantava, �lo scorso anno la musi-
ca mi ti fece conoscere, o saggio amico, sulle rive del
Kiang. Oggi sono ritornato; ma trovo solo una zolla di
terra. Qui venni col cuore riboccante di gioia: di qui ri-
torno sconsolato. Stilla il pianto che non so trattenere.
Quanto io ti abbia amato non il cielo, non la terra sa
dire. La mia canzone � finita. � l�ultima mia canzone.
Questo liuto non mander� pi� suono, perch� il nobile
fratello � morto!�
Quando ebbe cos� cantato, trasse dal fodero del vesti-
to un coltello, lo aperse e tagli� con esso le corde del
liuto. Poi colle due mani colloc� lo strumento sulla pie-
tra che accoglie i doni funebri, lo sollev� e lo lasci� ri-
41 L�originale dice veramente: �...che commosse e intener� i
monti circostanti�. A questa iperbole ne ho sostituita un�altra un
po� meno fantastica.

72

d e gno f ratello, che teneramente ti am�, ti saluta p e r


sempre, ti d� l�ultimo addio!�
Non pot� pr os eguir e; la v oc e gli v e nne meno, e pro-
r uppe in singhiozz i cos � violenti che ne ri s uonarono i
m o nti cir cos tanti 4 1. Gli abit a nti dei d intorni acc or s ero
i ntorno al gruppo dei dol e nti, e q ua ndo s eppero che s i
t rattava d� u n grande funzionario venuto ad onorare l a
t omb a di T s chung, gli si strinsero attorno, compr es i di
r is petto e di comm is erazione...
Y�-Pe-Y a t o l s e poi il liuto dalla mano d e l se r vo, si
mi s e a s edere sulla pietra che ri c opr iva i res ti dell�ami-
co, e accompagna ndosi sullo strumento inton� una ne-
n ia, m e n tre le l agrime gli r igavan o le g ote.
�A hi m�!�, cos � egli cantava, �lo sc o rs o anno la musi-
ca mi ti f ec e conoscere, o sa ggio am ic o, sulle rive del
Ki a ng. Oggi sono rit ornato; ma trovo solo una zolla di
t e r ra. Qui venni col cuore ri bocc ante di gioi a: di qui r i-
t orno scons ol a to. Stilla il pi a nto che non s o tratt e ner e.
Quanto io ti abbia am a to non il cielo, non la t erra s a
d ire. L a mia canzon e � fini ta. � l� ultima mia canzone.
Questo liuto non mander� pi� suono, perch� il nobile
f ratello � mor to!�
Qu a ndo ebb e cos � cantato, t ras s e dal f odero d e l ves ti-
to un coltell o, l o apers e e tagli� con es so le corde del
l iuto. Poi colle due mani colloc� lo strumento s ulla pie-
t ra ch e accoglie i doni f unebri, lo sollev� e l o lasc i� ri-
41 L �origina le dic e vera ment e: �...che comm os se e intene r� i
monti ci rcostant i�. A questa ipe rbole ne ho sos t itui ta un�alt ra un
po� meno fant astic a.

72

cadere con forza. I ponticelli di giada andarono in fran-


tumi; i bischeri d�oro si schiacciarono.
Il vecchio, stupito, chiese perch� ci� avesse fatto, e
cos� rispose, ancora in versi, Y�-Pe-Ya:
�Con violenza infransi il mio liuto ricco di giada. Per
chi potrei io suonare ancora quando Tschung, ahim�!
pi� non vive?...�
* Volle poi che il buon vecchio accettasse una met�
dell�oro che aveva portato con s�.
�L�altra met�, aggiunse, �mi servir� per comperare
alcuni jugeri di terreno intorno alla tomba del nostro
caro. Cos� sar� possibile, al giungere della primavera e
dell�autunno, purificare il suolo dove giace Tschung.
Quando sar� di ritorno a corte, dove mi chiamano ora le
funzioni della mia carica, chieder� il permesso di rista-
bilirmi per sempre nel mio paese nativo. Verr� pi� tardi
a prendere voi e la vostra degna consorte e vi condurr� a
casa mia, dove vivrete in pace i vostri ultimi anni.
Tschung e io non siamo forse una cosa sola? Vorrete ri-
fiutarvi di considerarmi come vostro figlio?�....
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
. . .
Questa � la storia di Y�-Pe-Ya, che infranse il suo liu-
to quando disse addio al tuo defunto amico. **

73

cadere con for za. I ponticelli di g ia da andarono in f ran-


t umi; i bisc heri d�oro si sc hi a cciarono.
I l vecc hi o, stupito, chi e se p erch� ci� avess e fatto, e
cos� ri s pose, ancora in v e r s i, Y�-Pe-Y a:
�Con violenza infr ans i il mio l iuto ricco di giada. Per
chi potr e i io suonare ancora quando T s chung, ahi m�!
pi� non v ive?...�
* V olle poi che il buon vecchio accettas se una m e t�
d e l l�oro che aveva p ortato con s�.
�L �altra m et�, aggi uns e, �mi s er vir� per comper are
al c uni jugeri di t e r reno i ntorno alla tomba d e l nostro
car o. Cos � s ar� poss i b i le, al g iungere della primavera e
d e ll�autunno, purif icare il s uolo dove g iac e T schung.
Qu a ndo s ar� di r itorno a cor te, dove mi chiamano o ra le
f unzioni della mia car ica, chieder� il perm e ss o di r is ta-
b ilirmi p e r sempre nel mio p a ese nati vo. V err� p i� tardi
a prendere voi e l a vostra d e gna consorte e vi condurr� a
cas a m ia, dove v ivrete in pac e i vostri u ltimi anni.
T s chung e io non s i a mo for s e una cos a sola? V orr e te ri-
f iutarvi di considerarmi come vostro f iglio?�....
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
. . .
Questa � la storia di Y�-Pe-Y a, che infr ans e il su o l iu-
to q ua ndo di s s e addio al t u o d e f unto amico. **
73

IL MARITO INGRATO.

74

IL MARIT O ING RA T O.

74

* Vogliamo narrare la storia di un marito che volle


sbarazzarsi della moglie, cedendo a quel deplorabile
istinto che ci porta a disprezzare gli umili, quando il no-
stro cuore � insensibile alla voce della benevolenza e
della generosit�.
Ai tempi della dinastia dei Song viveva nella capitale
Lin-ngam un signor Leu-ta, che era stato nella sua gio-
vent� tuan-ten, cio� capo dei mendicanti della citt�.
Questa professione, � che era quasi ereditaria nella sua
famiglia, perch� l�avevano prima di lui esercitata suo
padre e suo avo � gli aveva fruttato un buon capitale, ed
ora viveva comodamente in una bella casa, insieme
all�unica figlia Yu-nu.
Questa era assai avvenente, ed aveva inoltre ricevuto
un�accurata educazione. Il padre, che l�idolatrava, l�ave-
va fatta istruire dai migliori maestri. Il suo sogno era di
darla sposa a un letterato. Ma c�era un guaio. Dove tro-
varne uno che si adattasse a divenir genero d�un antico
capo dei mendicanti? Egli aveva cercato, e sempre inu-
tilmente. E intanto Yu-nu aveva toccato i dieciott�anni e
non era ancora fidanzata.
Un giorno il suo vicino si rec� da lui e gli disse:
�Conosco un giovane letterato che studia assidua-
mente e mi sembra destinato a grandi cose. Da poco ha
superato gli esami che gli aprono le porte del collegio di

75

* V ogli a mo n a r rare la storia di un m a r ito che v olle


sbarazzars i della m oglie, cedendo a q ue l deplorabile
i s tinto che ci p orta a disp r ez zare gli u mili, q ua ndo il no-
stro cuore � insens ibile alla voce della b e n e vo lenz a e
della generosit�.
Ai t e m p i della d inas tia dei Song viveva nella capitale
L in-nga m un signor Leu-ta, che era s t a to nella sua gio-
v e nt� t ua n-ten, cio� capo dei mendicanti della citt�.
Questa prof es sione, � ch e era q ua si er editaria nella su a
f amiglia, perch� l�avevano prima di l u i es er c it a ta suo
padre e suo avo � gli aveva fr uttato un buon capit a l e, e d
o ra viveva com oda m e nte in una bella casa, insie me
all�unica figlia Y u-nu.
Questa e ra as sa i avv e nent e, ed aveva i noltre ri c evuto
u n�accurata educazione. Il padre, che l�i do l a tr ava, l� a ve-
va fatta i s tr uire d a i migli ori m a estri. Il su o sogn o era di
d a r la spos a a un l e t terato. M a c�era un g ua io. Dove t ro-
var n e uno che si adattas se a di ve nir genero d�un ant ic o
capo d e i mendicanti? E gli av e va cercato, e sempre inu-
t ilmente. E intanto Y u-n u aveva t oc cato i dieciott� a nni e
non era ancora f idanzata.
Un g iorno il su o vi c i n o si r ec � da l u i e gli di s se:
�Conos co un g iova ne l e tter a to che studia as sidua-
m e nte e mi sembra destinato a g randi cos e. Da poco ha
superato g li esami che gli apr on o le p orte del collegio di

75

Stato. Si chiama Mo-Ki, e ha ventun�anni, � orfano, po-


verissimo e vorrebbe maritarsi. Ho pensato che andreb-
be bene per vostra figlia�.
�Certo! Volete incaricarvi delle trattative? Vi d� carta
bianca�.
Il vicino and� senz�altro dallo studente, e gli fece la
proposta, non nascondendogli l�antica professione del
suo amico. Mo-Ki, dopo averci pensato un poco, fin� per
accettare, e in breve il matrimonio ebbe luogo. Leu-ta
diede una gran festa, a cui intervennero i suoi parenti e i
compagni dello sposo.
Ma la solennit� venne funestata da un increscioso epi-
sodio. Egli non aveva invitato un suo congiunto, che era
allora tuan-teu. Questi entr� improvvisamente, cerc� il
padrone di casa e gli disse, in presenza degli intervenuti:
�Dunque tu ti vergogni di me, tu che ai tuoi tempi hai
fatto il mio stesso mestiere, e sai benissimo che esso �
ereditario nella nostra famiglia? � forse perch� tuo ge-
nero � baccelliere, che hai messo superbia? Ma fosse an-
che ministro di Stato, io, capo dei mendicanti, sar� sem-
pre suo prozio, e Yu-nu sar� sempre mia nipote! Il tuo
modo di trattare � indegno, e deve essere punito�.
Cos� detto, usc� sulla strada, e ritorn� con una torma
di pezzenti che aveva condotto con s�. A un suo cenno
essi irruppero nella casa, invasero la sala della festa, fe-
cero man bassa sui piatti e sulle bottiglie, schiamazzan-
do e gridando con grande spavento degli invitati, che
scapparono. Gli invasori non cedettero il campo se non
dopo che Leu-ta ebbe regalato loro una somma di dena-

76

S ta t o. S i chiama Mo-Ki, e ha ventun� a nni, � or fano, po-


ver is simo e vorr ebb e marit a r s i. H o pens ato che andr e b-
be bene per vostra figl ia�.
�C erto! V ol e te i nc ar icarvi d elle tratt a t ive? V i d� carta
bi a nca�.
I l vi c i n o and� senz�altro dallo studente, e gli f ec e la
p roposta, non nasconde ndogli l� a nt ic a prof e ss i on e del
suo amico. Mo-Ki, dopo averci pens ato un poco, fin� p e r
accettar e, e in b reve il matr imonio ebbe l uogo. L e u-ta
d ie de una gr a n f es ta, a cui intervennero i suoi parenti e i
com pa gni dello sposo.
Ma la s ol e nnit� v e nne funestata da un i ncres cioso ep i-
sodio. Egli non avev a i nv i ta to un suo congiunto, che era
all ora t ua n-teu. Ques ti entr� improvvisamente, cer c � il
padr on e di casa e g li diss e, in presenz a d e gli i ntervenuti:
�D unque tu ti ver gogni di me, tu che ai tuoi t e m p i hai
f atto il mio ste ss o mes ti e r e, e sai beniss imo che ess o �
er editario nella nostra famigl ia? � for s e perch� tuo ge-
nero � b a ccellier e, che hai mes so superbia? Ma foss e an-
che ministro di S tato, io, cap o d e i m e ndi c anti, sar� sem-
p re suo pr oz i o, e Y u-nu s ar� s empre mia ni pote! I l t u o
m od o di t rattare � indegno, e deve es sere punito�.
Cos � detto, us c� s ulla s t rada, e r itorn� con una t orma
di pezzenti che avev a condotto con s�. A un suo cenn o
ess i irr uppero nella cas a, i nvas ero la sala della f es t a, fe-
cero man b a ss a su i piatti e sulle bottigl ie, sc hi a m a zzan-
do e gr idand o con g rande spavento degli invitati, che
scapparono. Gli invasori non cedettero il campo se non
dopo che L e u-ta ebbe r egalato loro una somma di den a-

76

ro, barili di vino, e altro ben di Dio.


Come rimanessero gli sposi, � facile immaginare. Yu-
nu comprese che era necessario che suo marito raggiun-
gesse al pi� presto una posizione cos� alta, da imporre
rispetto ai malevoli e da far dimenticare i suoi rapporti
di parentela coll�umile tuan-teu. Gli procur� a proprie
spese i libri pi� preziosi, lo raccomand� a persone in-
fluenti, fece quanto le fu possibile perch� i suoi esami di
stato sortissero esito felice. I suoi sforzi non furono
vani: a ventitre anni suo marito era licenziato, e poco
pi� tardi otteneva il grado di dottore.
Mentre ritornava dalla cerimonia, a cavallo, vestito
della tunica dottorale e del berretto di seta, ud� qualcuno
dire accanto a lui:
�Eccolo l� il genero del tuan-teu divenuto mandari-
no!�
I passanti sogghignavano. Egli arross� di vergogna e
di dispetto, e tir� avanti. Ma da quel giorno cominci� a
rimproverarsi d�aver avuto troppa fretta: se avesse
aspettato, avrebbe potuto, nella sua presente posizione,
imparentarsi con una famiglia d�alto affare. L�origine
modesta di suo suocero sarebbe sempre una macchia sul
suo nome e potrebbe essergli di gran danno nella carrie-
ra. � Ma ormai � fatta, � concluse tra s�, � e non c�� pi�
rimedio. �
L�ingrato non rifletteva che quella posizione e quella
carriera le doveva in gran parte appunto alla figlia del
capo dei mendicanti!
In casa era spesso triste e preoccupato; invano l�affet-

77

r o, barili di vi no, e alt ro ben di Dio.


Come rim a ness ero g li s posi, � facile immaginar e. Y u-
nu compr es e che era neces sario ch e suo marito r aggiun-
g e ss e a l pi� pres to una posizione cos� al ta, da i mp or re
r is petto ai m a l e voli e da far dimenticare i suoi r apporti
di parentela col l�umile t uan-teu. Gli pr ocur� a propr ie
spes e i l ibri pi� preziosi, lo raccomand� a person e in-
f luenti, f ec e quanto le fu pos sibile per ch � i suoi esami di
stato sort is sero esito f elice. I suo i sfor z i non f urono
v a ni: a venti tre anni su o marito era l ice n z iato, e poco
pi� t ardi otteneva il gr a do di d ottore.
Mentre r itor na va dalla cer imonia, a cavallo, ves tito
della t unic a dot torale e d e l b e r retto di seta, ud� qualcun o
d ire acca nto a l u i:
�Eccolo l� il genero del t uan-teu di ve nuto m andari-
n o!�
I pas sa nti s ogghignavano. E gli arr os s � di v e r gogna e
di dispetto, e t ir� avanti. M a da q ue l giorno cominci� a
r improver ars i d� ave r avuto troppa f retta: s e avess e
aspettato, avr ebb e potuto, nella su a prese nte posizione,
i mpa r entars i co n una f amiglia d�alto af f a r e. L �or igine
m ode sta di su o suocero sarebbe sempre una m a cchia su l
suo nome e potr ebb e es ser gli di gr a n dann o nella car rie-
r a. � Ma orm a i � f atta, � concluse tra s�, � e non c�� pi�
r imedio. �
L �ingr a to non r ifl e tt e va che quella posizione e quella
car riera le doveva in gran parte appunto alla f iglia de l
capo dei mendicanti!
I n cas a era spes so t ris te e p reoccupa to; invano l�af fet-

77

tuosa Yu-nu cercava di dissipare quel malumore, di cui


non riusciva a trovar la ragione.
Dopo qualche tempo il neo dottore ricevette la nomi-
na a governatore in una provincia lontana dell�impero, e
s�imbarc� colla moglie alla volta della sua nuova resi-
denza. Una notte che il battello s�era fermato presso la
riva, usc� a contemplare il cielo stellato. Improvvisa-
mente un atroce pensiero gli balen�:
�Se la morte mi portasse via la moglie, io potrei sce-
gliermene un�altra, di condizione elevata, e sarei per
sempre libero del senso di vergogna che non mi d�
pace�.
Ritorn� nella cabina, e invit� Yu-nu ad uscire con lui
per ammirare lo spettacolo notturno. La donna era gi�
coricata; ma, buona e ubbidiente come era, non seppe ri-
fiutarsi. Si vest� in fretta e lo accompagn� fino alla pun-
ta della prora. Mentre essa teneva gli occhi fissi al cielo,
Mo-Ki l�afferr� d�improvviso e la precipit� nel fiume
senza che la poveretta potesse mandare un grido.
Chiamati i battellieri, il dottore disse loro che la si-
gnora, essendosi protesa dal parapetto, era caduta in ac-
qua, e che era impossibile salvarla. Promise una mancia
per chi ne ripescasse il cadavere, e diede l�ordine della
partenza.
Appena il suo battello si fu allontanato dal luogo del
delitto, ne sopraggiunse un altro, a bordo del quale si
trovava pure un mandarino, Hu Te-hu. Costui era in
viaggio verso la stessa provincia a cui era destinato Mo-
Ki. Hu Te-hu non dormiva ancora: s�intratteneva con

78

t uos a Y u-nu cercav a di d is sipare q ue l malumor e, di cui


non r iusc iva a tr ova r la ragione.
Dopo qualche tempo il neo dotto re r icevette la nomi-
na a govern a t ore in una provi nc ia lontana d e ll�impero, e
s�imbar c � co lla m oglie alla v olta della sua nuova res i-
denza. Una notte che il battello s� era fer ma to p res so la
r iva, us c� a contemplare il ci e lo stellato. Impr ovvis a-
m e nte un atr oc e pensiero gli b a l e n�:
�Se la m orte mi port a ss e via la m og l ie, io p otrei sc e-
g liermene un� altra, di condizione elevata, e s ar e i per
sempre libero d e l sens o di v e r gogna che non mi d�
pace�.
Ritor n � n ella cabi na, e invit� Y u-nu ad usc i re co n l ui
p e r am mirare lo spettacolo nottur no. L a donna e ra gi�
cor icata; ma, buona e ubbi d i e nte come era, non sepp e ri-
f iutarsi. Si ves t� in fr e tta e lo accompagn � fino alla pun-
ta della pr ora. Mentre ess a teneva gli occh i fiss i al cielo,
Mo-K i l�af fer r� d� improvviso e la p recipit� n e l fiume
senz a che la pover e tta pot e ss e m a ndare un g rido.
Chiamati i batt e ll ieri, il dottore di s s e l oro che la s i-
gnor a, ess endosi prot e sa da l parapetto, era caduta in a c-
q ua, e che era imposs ibile salvarla. Pr omis e una mancia
p e r chi ne r ipes cas se il cadavere, e diede l�ordine della
p a r tenza.
Ap pe na il suo battello s i f u allontanato dal luogo del
d e l itto, ne sopraggiunse un altro, a bordo d e l q ua le si
t rovava pure un m anda r ino, Hu T e-hu. Costui era in
vi a ggio v e r s o la stes sa p rovincia a cu i era des ti na to Mo-
Ki. Hu T e-hu non dormi v a ancora: s�int rattenev a con

78

sua moglie alla finestra della sua cabina, godendo lo


spettacolo della notte.
A un tratto i due odono dei lamenti: mentre si chiedo-
no donde possano provenire, due battellieri conducono
loro davanti una giovane donna che avevano trovata
svenuta sulla riva.
Era Yu-nu, che il cielo aveva scampata da certa mor-
te.
I due coniugi le prodigarono le cure pi� premurose.
Dopo pochi momenti essa rinvenne, e raccont�, in mez-
zo alle lagrime, la sua dolorosa storia.
Hu Te-hu e sua moglie le dissero parole di conforto, e
le promisero di tenerla presso di loro come figlia adotti-
va. Infatti, appena ebbero raggiunta la nuova residenza,
la cerimonia dell�adozione ebbe luogo.
Yu-nu viveva ritirata nelle camere della buona signo-
ra, non si mostrava mai in pubblico, e neppure quando
c�erano visite. In tal modo Mo-ki non ebbe occasione
d�incontrarsi con lei allorch�, per motivi d�ufficio, si re-
cava da Hu Te-hu. Questi lasci� passare alcuni mesi, du-
rante i quali and� maturando un suo progetto, e final-
mente un giorno, durante un�adunanza di mandarini suoi
colleghi, usc� a dire:
�Io ho una figliuola, bella come un sole e di et� da
marito. Vorrei trovare un genero di mia soddisfazione.
Chi di voi potrebbe aiutarmi a cercarlo?�
Alcuni fecero il nome di Mo-ki, e uno di essi si inca-
ric� di parlargliene. Quando Mo-ki ud� la proposta, fu al
colmo della gioia; accett� senz�altro, e si mostr� impa-

79

sua moglie alla fi ne stra della su a cabina, godendo lo


spettacolo della notte.
A un tratto i due odono d e i l a menti: mentre s i chied o-
no donde p os sa no pr ovenire, due b a tt e l lieri conducono
l oro d a vanti una giovane donna che avevano t rova ta
svenuta s ulla r iva.
E ra Y u-nu, che il cielo aveva scampata da certa mor-
t e.
I due coniugi le prodigar on o le cure pi� p remuro s e.
Dopo p oc hi m ome nti ess a r invenne, e r acc ont �, in m e z-
zo alle l a gr ime, l a sua dolorosa storia.
Hu T e-hu e su a moglie le diss ero p a r ole di confort o, e
le p romisero di tenerla press o di l oro come figlia adotti-
v a. Inf atti, appena ebbero raggiunta la nuova r es idenza,
la cer imonia d e l l�adozione ebb e l uogo.
Y u-nu viveva rit irata nelle camere della buona signo-
r a, non si mostrava mai in pubbl ico, e neppure quando
c� erano visite. I n tal modo Mo-ki non ebbe occa sione
d� incontrarsi con lei al lorch�, per motivi d�uf f ic i o, s i re-
cava da Hu T e-hu. Ques ti lasc i� pass are alcuni mesi, du-
r ante i quali and � m aturando un su o p rogetto, e final-
m e nte un g iorno, d urante un�adunanza di mandarini suo i
coll e ghi, u s c� a dire:
�Io ho una fi gliuola, bella come un sole e di et� da
m a r ito. V orr e i t rovare un genero di mia soddisfazione.
Chi di voi p otrebbe aiu ta r mi a cercarlo?�
Al c uni fecero il nome di Mo-ki, e uno di ess i s i inca-
r ic� di parlar gliene. Quando Mo-ki ud� la pr opos ta, f u al
colmo della gi oia; accett� senz�altr o, e si m os tr� impa-

79

ziente di stringere il dolce nodo. Per mezzo dell�inter-


mediario, mand� senz�altro la proposta ufficiale ai co-
niugi Hu Te-hu. Questi finsero di essere un poco per-
plessi. Volevano tanto bene alla loro figliuola, che desi-
deravano essere ben sicuri della sua felicit�.
Mo-ki diede le pi� ampie assicurazioni, e intanto i si-
gnori Hu Te-hu cominciarono a parlarne alla loro figlia
adottiva.
�Mia cara�, le disse la signora, �mio marito ed io ci
attristiamo nel vederti vedova in cos� giovane et�. Ab-
biamo trovato per te un ottimo partito...�
�No, no!�, interruppe Yu-nu. �So quanto vi debbo, e
mi troverete sempre una figlia devota e ubbidiente. Ma
quanto a rimaritarmi... Mo-ki, in un istante di travia-
mento, ha voluto disfarsi di me; ma egli � pur sempre
mio marito: non devo, non posso dimenticarlo! � stato e
sar� il mio primo e unico amore!�
E diede in uno scoppio di pianto.
�E se l�uomo che aspira alla tua mano non fosse altro
che colui al quale vuoi rimanere fedele?...�
Yu-nu ebbe un sussulto.
�� proprio cos�, prosegu� la signora Hu Te-hu. �Egli
ti ha chiesta in isposa. Mio marito vorrebbe ch�egli fa-
cesse ammenda dell�atto di nera ingratitudine con cui si
� macchiato; vorrebbe riunirvi per sempre. Quanto al
modo di condurre le cose, tutto � gi� preparato�.
Qui la signora spieg� minutamente quali fossero que-
sti preparativi, e istru� Yu-nu sul modo con cui avrebbe
dovuto comportarsi. La giovane asciug� le lagrime, e si

80
ziente di stringere il dolce nodo. P e r mezz o dell�inter-
m e d ia r io, m a nd� se nz� a l tro la proposta uf f icia le ai co-
ni ug i Hu T e-hu. Ques ti f insero di es sere un poco pe r-
pl e ss i. V olevano t a nto bene alla l oro f igliuola, che des i-
d e r ava no ess ere b e n sicuri della su a f elicit�.
Mo-ki d ie de le pi� ampie ass icur a zioni, e i nta nto i si-
g nori Hu T e-hu cominciar on o a par larne alla loro f iglia
adott iva.
�Mia car a�, le di s s e la signora, �mio m a r ito ed io ci
att ris t ia mo nel v e d e r ti v e dova i n cos � g iova ne et �. Ab-
bi a mo t rovato per te un ottimo par tito...�
�N o, no!�, interr upp e Y u-nu. �So quanto vi debbo, e
mi tr overete sempre una figlia devota e ubbi diente. M a
q ua nto a r imarit a r mi... Mo-ki, in un ista nte di t ravia-
m e nt o, ha voluto disfarsi di me; m a egli � pur se m pre
mio mar ito: non devo, non p os so di me nticarl o! � stato e
sar� il mio pr imo e unico amore!�
E diede in uno sc oppio di pi a nt o.
�E s e l�uomo che aspira alla t u a m a no non f os s e alt ro
che colui al quale vuoi ri manere f edele?...�
Y u-nu ebbe un sus sulto.
�� propr io cos �, pr os egu� la signora Hu T e-hu. �E gli
ti ha chiesta in ispos a. M io m a r ito vor rebbe ch� egli fa-
cess e ammenda dell�atto di n era i ngratitudine con cui s i
� m a cchiato; vor rebbe r iunirvi pe r s empr e. Quanto al
m od o di con durre le cose, t u tto � gi� p reparato�.
Qui la signora spieg� minutamente quali foss ero que-
sti p reparativi, e istru� Y u-n u sul m od o con cui avrebbe
dovuto com portarsi. La giovane as ciug� le l a g rime, e si

80

accinse a ricevere lo sposo infedele.


Quella stessa sera egli arriv�, vestito in gran pompa e
con un ricco seguito. **
Fu accolto dai signori Hu Te-hu nel salone, in mezzo
del quale si trovava la sposa, in piedi, fiancheggiata da
due matrone e col viso ricoperto da un fitto velo. Com-
piuta la cerimonia di rito, la sposa si ritir� nella camera
nuziale, dove qualche momento dopo doveva raggiun-
gerla il marito.
Questi aveva l�animo riboccante di giubilo e d�orgo-
glio. A testa alta, si avvi� verso l�appartamento interno.
Ma non appena vi fu giunto, quattro robuste domestiche,
armate di rami di bamb�, quali duri e quali flessibili, co-
minciarono a tempestarlo di colpi sul capo, sulla schie-
na, sulle spalle. Il berretto di seta cadde a terra. Egli gri-
dava del dolore, si torceva, balzava a destra e a sinistra,
chiamava in soccorso i suoceri.
Finalmente, dal fondo dell�alcova, si ud� una voce
femminile che diceva:
�Non ammazzatelo quell�ingrato. Conducetelo qui,
affinch� mi abbia a vedere�.
I bamb� si fermarono come per incanto; Mo-Ki fu af-
ferrato bruscamente e trascinato, portato quasi, fino
all�alcova. Intontito e balordo, andava chiedendosi: �
Ma che delitto ho commesso?... �
Ed ecco che, levando gli occhi verso la sposa che
l�aspettava, seduta modestamente sotto la luce viva dei
candelabri ornati di fiori, riconosce Yu-nu!
�Qui sono in giuoco arti diaboliche!�, grid� con voce

81

accins e a r icevere l o sp oso infedele.


Quella ste ss a sera egli ar riv�, v e stito in gr a n pompa e
con un r icc o seguito. **
Fu acco lto d a i signori H u T e-hu nel sa l one, in m ezz o
d e l quale si t rovava la sposa, in pi e di, fi a ncheggiata da
due m a t rone e col vi s o ri c o pe r to da un f itto v e lo. Com-
piuta la cer imonia di rit o, la spos a s i rit ir� nella camera
n uz i a l e, dove qualche momento dopo doveva r aggiun-
g e r la i l marit o.
Questi avev a l�animo ri bocc ante di giubilo e d� or g o-
gli o. A t e sta alta, si avvi� ver s o l�appartamento i nterno.
Ma non appen a vi f u giunto, quattro r obus te d omes tiche,
ar mate di rami di b a mb�, q ua li duri e q ua li fless ibili, co-
m inciarono a tempes tarlo di colp i sul capo, sulla sc hie-
n a, sulle spa l le. I l berr e tto di seta cadd e a t e r ra. Egli g ri-
d a va del dolor e, si torceva, balzava a d e stra e a sinis tr a,
chi a m a va in soccors o i suoceri.
F inalmente, d a l f ondo dell�alcova, s i ud� una v oc e
f emminile che diceva:
�N on amm a zzatelo quell�i ngrato. Conduce t e lo qui,
af f inch � mi abbia a v e der e�.
I b a mb� s i fer marono come pe r i nc anto; Mo-Ki f u af-
f err a to bruscame nte e t ras cinato, p ortato q ua si, f ino
all�alcova. I ntontito e balor do, and a va chiedendos i: �
Ma ch e d e l itto ho commes so?... �
E d ecco ch e, levand o gli occh i verso la sp osa che
l�as pettava, se duta m ode stamente s otto la l uc e vi v a dei
candelabri o rnati di fio ri, ri c on os ce Y u-nu!
�Q ui son o in g iuoc o arti diaboliche!�, grid� co n voce

81

strozzata.
Sebbene la situazione fosse seria, i presenti non pote-
rono trattenere le risa. In quel momento comparve il si-
gnor Hu Te-hu.
�Il diavolo non c�entra per nulla, caro genero. Questa
� la mia figlia adottiva, che ho ricevuto dal fiume Tsai-
chi�.
Mo-Ki comprese, e rest� l� come atterrato. Si gett� ai
piedi del suocero, colle mani incrociate sul petto, con-
fess� il suo fallo e chiese umilmente perdono.
* �Uomo crudele ed ingrato!�, gli grid� allora Yu-nu
fulminandolo con uno sguardo d�ira e di disprezzo. �Tu
sei entrato in casa di mio padre a mani vuote. Se hai po-
tuto studiare, dare i tuoi ultimi esami, conquistare la po-
sizione a cui sei giunto, lo devi al nostro aiuto. Io spera-
vo di nobilitarmi insieme a te e mi sentivo degna di di-
videre con te la tua alta fortuna. Tu hai dimenticato i no-
stri benefici; hai spinto l�ingratitudine fino a voler la
mia morte!... Crudele, ingrato!...�
Mo-Ki, prosternato fino a terra, non trovava parole. Il
signor Hu Te-hu lo sollev�, e disse a Yu-nu:
�Calmati, figlia mia. Mo-Ki � sinceramente pentito, e
sono certo che far� del suo meglio per dimostrartelo. Il
pennello 42 che ratificher� tra poco la nuova vostra unio-
ne deve insieme cancellare ogni traccia del triste passa-
to�.
Poi, rivolto a Mo-Ki, prosegu�:

42 Vedi nota 6 a pag. 7 [nota 23 in questa edizione elettronica].

82

strozzata.
S ebbe ne l a situaz i on e foss e s er ia, i p res enti non pote-
r ono trattenere le r is a. In q ue l m ome nto com parve il s i-
gnor Hu T e-hu.
�Il diavolo non c�entra p e r n ulla, caro genero. Ques ta
� la mia f iglia adottiva, che ho r icevuto dal fiume T s ai-
chi�.
Mo-K i comprese, e r es t� l � come at terrato. Si gett� ai
p ie di d e l suocero, colle mani incrociate sul petto, con-
f es s� il su o f allo e chies e umilmente per dono.
* �Uomo cr ude le ed i ngrato!�, gli g rid� all ora Y u-nu
f ulminandolo con uno sguardo d�ira e di di s prezzo. �T u
sei entrato in cas a di m io padre a man i vuote. Se ha i po-
t u to studiar e, d are i t uoi ultimi esami, conquis tare la po-
sizione a cu i se i gi u nt o, lo d e vi al nostro aiuto. I o spera-
vo di n obilitarmi insie me a te e mi se nti v o degna di di-
v idere con te la t u a alta f ortuna. T u h a i dimenticato i no-
stri benefici; ha i spinto l�ingr a t itudine fino a v ole r la
mia m orte!... Crudele, ingr a t o!...�
Mo-Ki, prosternato f ino a terr a, non t rovava parol e. Il
signor Hu T e-hu lo so l lev�, e di s s e a Y u-nu:
�C almati, figlia mia. Mo-Ki � since r amente pentito, e
sono certo che f ar� d e l su o meglio p e r di mos tr artelo. Il
p e nnello 4 2 che rati ficher� t ra p oc o la nuova vostra unio-
ne deve insieme cancellare ogni t racc ia d e l t ris te p a ss a-
t o�.
P o i, r ivolto a Mo-Ki, prosegu�:

42 V edi nota 6 a p a g. 7 [nota 23 i n questa edi zion e elet tronic a].

82

�Caro genero, i vostri torti sono grandi, e voglio spe-


rare che non troverete troppo severa la lezione che vi
abbiamo inflitta. Vado a chiamare mia moglie, perch� la
riconciliazione sia completa�.
Si celebrarono le nozze, a cui tenne dietro uno splen-
dido festino, che fu come il preludio della nuova vita fe-
lice che attendeva la giovane coppia.
A Mo-Ki giov� la lezione. Poco tempo dopo egli fece
venire a s� Leu-ta, il vecchio capo dei mendicanti e, fin-
ch� questi visse, lo circond� di tutte le cure che un figlio
amoroso ha per suo padre. **

83

�C aro genero, i vostri t orti son o grandi, e voglio sp e-


r are che non t roverete t ropp o severa la lezione che vi
abbi a mo i nflitta. V a do a chiamare mia m og l ie, per ch � la
r iconciliazione sia completa�.
Si celebr arono le nozze, a cui t e nne dietro uno splen-
di d o f es tino, che fu come il p reludio della nuova vita fe-
l ic e che attendeva la giovan e coppi a.
A Mo-K i giov� la lezione. Poco tempo dopo egli f ec e
v e ni re a s� L eu-ta, il vecchio capo d e i mendicanti e, fin-
ch� ques ti viss e, lo circond� di tutte le cure che un fi glio
am oros o ha per suo padre. **

83

IL RICATTO.

84

IL RICA T T O.

84

I giovincelli di famiglie signorili, appena spiccano il


volo dal nido paterno, sono generalmente timidi e grulli.
� difficile trovarne uno che sia tanto accorto e animoso
da sbrogliarsi dagli intrighi che si parano abilmente sul
loro cammino.
All�epoca della dinastia Song un presidente della cor-
te di giustizia di Lin-ngam, chiamato Hiang, era uscito
in compagnia di due suoi assessori avendo qualche visi-
ta da fare. Mentre stava per passare il ponte di Kiun-
tsiang, s�imbatt� in un corteo che attrasse la sua atten-
zione.
Una giovine donna di notevole bellezza, coi capelli
disciolti, si stemprava in lagrime a cavalcioni di un asi-
no. Questo era condotto per la briglia da un omaccione
vestito alla militare e colla spada al fianco. Nella mano
libera egli teneva uno scudiscio di cuoio, col quale ogni
tanto batteva la donna, accompagnando i colpi con im-
precazioni ed insulti. Era seguito da una diecina di sol-
dati, o che almeno parevano tali, carichi di bauli e d�altri
bagagli.
La gente si fermava per la via a guardare. Alcuni di-
scutevano animatamente, altri ridevano.
Il presidente Hiang espresse la sua meraviglia e chie-
se di che cosa si trattasse.
�Il trucco � riuscito�, gli risposero gli uomini del suo

85

I gi o vin celli di f amiglie signor ili, appena spiccano il


volo d a l ni d o p a t e r no, son o gener a lm e nte t imidi e grulli.
� di f f icile t rovarne uno che sia tanto accorto e ani mos o
da sbrogliar s i d a gli i ntrighi che s i par an o abi lmente sul
l oro cammino.
All�epoc a della di na stia Song un presidente della co r-
te di g ius tizia di L in-n ga m, chiamato Hiang, era us cito
in comp a gnia di due suoi as ses sori avendo qualche v is i-
ta da f are. M entre stava pe r pas sare il ponte di Kiun-
t s iang, s�i mbatt� in un cort e o che attr a ss e la sua atten-
zi one.
Una giovine donna di not e vole bell e zza, coi capelli
d is ciolti, si stemprava i n lagrime a cavalc i on i di un as i-
no. Ques to era condotto per la br iglia da un omaccione
vestito a lla mili tare e colla spa da a l fi a n c o. Nella mano
l ibera egli tenev a uno scudisc io di cuoio, col q ua le ogni
t a nto batteva la donna, accompagna ndo i colpi con im-
p recaz ioni ed i ns ulti. Era se guito da una diecina di sol-
dati, o che almeno parevano tali, car ich i di b a uli e d�altri
b a gagli.
L a g e nte si fer mav a p e r la via a guardare. Al c uni di-
scutevan o ani mata m e n te, alt ri ri de v a no.
I l presidente Hi a ng espress e la su a m e r aviglia e chie-
se di che cosa s i t rattass e.
�Il trucco � riuscito�, gli r is posero gli uomi n i d e l suo

85

seguito, i quali erano tra quelli che ridevano. �Tutti que-


sti curiosi lo sanno, ed � questo che forma argomento
delle loro discussioni. Se Vostra Eccellenza si compiace
d�ordinare un�inchiesta, potr� facilmente conoscere i
particolari della faccenda�. Hiang accett� il suggeri-
mento. L�inchiesta fu condotta con molto zelo, ed ecco
quali ne furono i risultati.
Un giovane mandarino del Tche-kiang occidentale
che si recava a Lin-ngam per dare gli esami al ministero
del personale, aveva preso alloggio al secondo piano
dell�albergo di Hoang, nel quartiere dei tre ponti. Tutte
le volte che saliva alla sua camera o ne discendeva, ve-
deva una bellissima figura di donna che abitava al primo
piano e lasciava sempre sollevata la stuoia del suo ap-
partamento 43. A poco a poco, si trov� esserne pazzamen-
te innamorato, e un giorno chiese informazioni sul conto
suo al garzone che gli serviva il t�.
�Si guardi bene il mandarino di fermare la sua atten-
zione su quella donna�, rispose il garzone con aria gra-
ve. �� una stella che abbaglia, ma non � una stella di
buon augurio. Da tre anni a questa parte ce ne ha date
delle noie!�
�In che modo?�, chiese il funzionario.
�Un giorno ci � capitato qui all�albergo un mandarino
militare insieme a sua moglie, che � appunto la signora
in questione. Presero una delle camere migliori e rima-

43 Nelle province meridionali invece di porte si usano delle


stuoie di giunchi.

86

seguito, i quali er an o t ra q uelli ch e r idevano. �T utti que-


sti curiosi lo sanno, ed � q ue sto ch e f orma ar gomento
delle l oro disc uss ioni. S e V ostra E ccellenz a si compiac e
d� ordinare u n�inchiesta, potr� f acilmente conos cere i
par ticolari della faccenda�. Hian g accett� il suggeri-
m e nt o. L � inchies ta f u condotta con molto zelo, ed ecc o
q ua li ne f urono i r is ult a ti.
Un g iova ne mandarino d e l T che-kiang occiden t a le
che si recava a L in-nga m per d are gli es ami al m inis tero
d e l personale, aveva pr e so all o ggio al secondo piano
dell�alber g o di Hoang, n e l quar tiere dei tre ponti. T utte
le volte che saliva a lla sua camera o ne disc endeva, ve-
d e va una belliss ima figura di donna che abitava al primo
p ia no e l a sciav a sempre sollevata la stuoia del su o ap-
p a r tamento 4 3. A poco a poco, si t rov� es serne pazz amen-
te innamor a to, e un g iorno chi e se i nformazioni su l conto
suo al garzone che g li s er viv a il t�.
�Si g uardi bene il mandarino di f ermare la su a at te n-
zione s u quella donna�, r is pose il garzone con aria g ra-
v e. �� una stella che abbagli a, ma non � una stella di
buon augurio. D a tre anni a ques ta p a r te ce ne ha date
delle n oie!�
�In ch e m odo?�, chi e se il funzionari o.
�U n giorno c i � capit a to qui al l�alber go un mandarino
m ilitare i ns ieme a su a moglie, che � appunto la signora
in ques t ione. Presero una delle camere migliori e r ima-

43 N el le provinc e me ridiona li invec e di p ort e s i usano dell e


s t uoie di giunchi.

86

sero insieme otto o dieci giorni. Dopo, il marito se n��


andato, senza condurre con s� la moglie, dicendo che
non sarebbe stato assente lungo tempo. Invece non s��
pi� visto, e non ha fatto pi� saper nulla di s�. In princi-
pio la signora pagava; ma ben presto si trov� che era a
corto di quattrini. Preg� allora il padrone che la tenesse
qui a credito, fino al ritorno del marito. Il padrone non
seppe dir di no; e per qualche tempo le forn� due pasti al
giorno. Ma la cosa non poteva durare sempre, e glielo
disse. Tutto quello che pu� fare per lei ora � di racco-
mandarla alla carit� dei viaggiatori. Ve ne sono alcuni
che le regalano di tempo in tempo delle cibarie; ma
come andr� a finire la cosa, � difficile dire�.
Il mandarino, che aveva seguito il racconto con gran-
de attenzione, replic�:
�Mi piacerebbe farle visita! Credete che sia possibi-
le?�
�Si tratta di una donna maritata, e di buona famiglia.
Come potrebbe ricevere un uomo, quando suo marito �
assente?�
�Almeno, mi pare che potrei mandarle dei viveri,
giacch� ne accetta da altri�.
�Oh! quanto a questo, s�, s�affrett� a rispondere il
garzone.
Lo spasimante corse subito a comperare due torte as-
sortite, le mise in due scatole e incaric� l�obbligante
garzone di recarle alla signora, accompagnandole con
un bel complimento. La signora fece assai buon viso al
dono, e il giorno seguente lo ricambi� con quattro bacili

87

sero i ns ieme otto o dieci giorni. Dopo, il m a r ito s e n��


andato, s enza condur re con s � l a mogli e, dicend o che
non sarebbe s t a to ass ente l ung o t e m po. I nvec e non s��
pi� visto, e non ha f atto pi� sape r nulla di s�. In pri nc i-
pio la signora pagava; ma ben presto s i t rov� che e ra a
cor to di quattrini. P reg� allora il padr on e che la t e ness e
qui a cr edito, f ino al r itorno del m a r ito. I l p a dr one non
seppe d ir di no; e per q ua l c he tempo le f orn� due pas ti al
g iorno. M a la cos a non p ote va dur are s empr e, e gl ie lo
di s se. T utto quello che pu� fare per l e i o ra � di racco-
m anda r la alla car it� de i v iaggiatori. V e ne sono alcun i
che l e regal a no di t e m p o in t e m p o delle cibar ie; ma
come andr� a f inire la cosa, � dif ficile d ire�.
I l m anda r ino, che aveva seguito i l r acc onto con gr a n-
de att e nzione, repli c �:
�Mi piacerebbe farle vi s ita! Cr e dete che s ia poss i b i-
l e?�
�Si t ratta di una donna mari tata, e di buona famigl ia.
Come p otrebbe r ice vere un uom o, quando suo m a r ito �
ass ente?�
�A l me no, mi p are che p otrei m anda r le dei v iveri,
gi a cch� ne acc etta da alt ri�.
�O h! quanto a ques to, s �, s�af frett� a r ispondere il
g a r zone.
L o spa simante cors e subito a comperare due t orte as-
sorti te, le m is e in due sc atole e i nc ar ic � l�obbligante
gar zon e di r ecarle alla s i g nor a, accompagna ndole con
un bel compli me nt o. La signora f ec e as sa i buon v is o a l
dono, e il giorno se guente lo r icambi� con q ua t tro b a cili

87

di dolciumi e un vasetto colmo di vino 44.


Si inizi� cos� uno scambio di reciproche cortesie, che
continu� parecchi giorni. Il galante funzionario ebbe al-
lora l�idea di levare dal suo bagaglio di viaggio una cop-
pa d�oro; vi vers� del vino eccellente e, sempre per il
tramite del garzone d�albergo, preg� la bella vicina di
volerlo bere, perch� egli, bevendo alla sua volta, potesse
posare le labbra dove si erano posate le sue.
Il messaggio venne accolto favorevolmente, e ad esso
ne tenne subito dietro un altro, pi� audace. L�abitante
del secondo piano non si farebbe mai ardito di scendere
e penetrare nell�appartamento di una donna maritata; ma
la supplicava di salire ella stessa e di onorarlo di una vi-
sita. Cos� � aggiungeva il messaggio � egli potrebbe rin-
graziarla a viva voce della sua amabilit� ed esprimerle i
sentimenti di cui era compreso a suo riguardo.
A questo la signora, dopo avere un po� nicchiato, ri-
spose con un deciso rifiuto.
Lo spasimante non si lasci� scoraggiare da questa re-
sistenza, ne fu anzi pi� infiammato verso la bella. E ri-
corse ai grandi espedienti: promise al garzone una lauta
mancia, se fosse riuscito a procurargli la visita sospirata.
Il garzone non se lo fece dire due volte. Ridiscese
dalla forestiera, le fece intendere che dopo tante cortesie
reciproche non poteva in coscienza rifiutare al mandari-
44 Come potesse la signora, che viveva alle spalle dei viaggia-
tori, permettersi un tale lusso, l�autore non dice, e neppure risulta
dalla storia. La verosimiglianza non � sempre rispettata dalla no-
vellistica cinese.

88

di d olciumi e un v a setto colmo di vi n o 4 4.


Si inizi� cos � uno scambio di recipr oc he cortesie, che
conti nu � p a r ecc hi gi orni. Il g a l a nte f unzionario ebbe a l-
l ora l� ide a di l e vare dal suo baga glio di viaggio una co p-
pa d� oro; vi ver s � del vino eccellente e, sempre per il
t ramite d e l garzone d� alber go, pr e g� la bella v icina di
v olerlo ber e, perch� egli, bevendo alla sua vol ta, potes se
p os are le labbra dove s i erano posa te le sue.
I l m e ssa ggio venne accolto f avorevolmente, e a d es so
ne t e nne subito dietro un alt ro, pi� audace. L �abitante
d e l s econdo p ia no non si far e bbe m a i ardito di s cendere
e p e netr are nell�appartamento di una donna mari tata; ma
la supplica va di salire e lla ste ss a e di onorarlo di una vi-
sita. Cos � � aggiungeva il mes saggio � egli potr ebb e r in-
gr aziarla a viva voce della su a amabilit� ed esprim e r le i
sentimenti di cui era compr es o a su o r iguardo.
A q ue sto la signora, dopo avere un po� nicchiato, r i-
spos e con un decis o r ifiut o.
L o spa simante non s i l a sci� sc or aggiare da q ue sta re-
sistenza, ne fu an z i pi� i nfiammato verso la bella. E ri-
cor s e ai grandi espedienti: promise al garzone una l auta
m anc i a, se f os se riuscito a procur a r gli la v is ita sos pir ata.
I l gar zon e non se lo fece d ire due vol te. Ridisce se
dalla f orestiera, le fece intendere che dopo t ante cor tes ie
r eciproche non poteva in coscienza ri fiutare a l m a ndari-
44 Come potesse la s i gnora, che v i veva all e s pal le dei via ggia-
tori, permet tersi un tal e lusso, l�autore non dice, e neppure risult a
dall a stori a. La v e ros i migl ianz a non � s e mpre r i s pe tta ta dal la no-
velli stic a cinese.

88

no la piccola soddisfazione di cui la richiedeva, tanto


che, un po� colle buone, un po� colle cattive, riusc� a ti-
rarsela dietro fino alla camera del mandarino.
* La visita fu deliziosa, ma breve. La bella scapp� via
presto, senza che l�innamorato riuscisse a trattenerla.
Egli largheggi� allora di mance col mezzano, e le vi-
site si fecero pi� frequenti e pi� lunghe. L�intimit� fra i
due colombi si fece sempre pi� stretta, e finalmente la
signora usc� con questa proposta:
�Sapete che mi annoia di dover sempre salire da voi?
Cosa si dir� nell�albergo? Al primo piano c�� una came-
ra libera, ed � proprio contigua alla mia. Perch� non ve-
nirci? Potremo trovarci insieme di notte, senza che nes-
suno ne sappia nulla�.
La proposta fu accolta con entusiasmo dal mandarino.
Quello stesso giorno oper� il trasloco, col pretesto che
la finestra da lui abitata fino allora non chiudeva bene e
che il vento che soffiava dentro gli impediva di dormire.
Ma la felicit� fu di corta durata. La mattina del terzo
giorno, mentre erano ancora a letto, stretti in tenero am-
plesso, udirono un passo pesante salire le scale e una
voce aspra che si rivolgeva all�albergatore. La donna
parve presa da grande spavento.
�Siamo perduti!�, esclam�. �Siamo perduti! � mio
marito che ritorna!�
In quel momento l�uscio si spalanc�; un omaccione
tanto fatto, dall�aspetto truce, apparve sulla soglia. And�
al letto, afferr� la donna per i capelli e cominci� a pic-
chiarla, accompagnando i colpi con parolacce.

89

no la p icc ola soddis f az i on e di cui la r ichiedeva, t a nto


che, un po� colle buone, un po� colle catti ve, r ius c� a ti-
r arse la d ietro fino alla camera del mandarino.
* La vis ita fu deliziosa, ma br eve. La b ella sc app� via
p res to, senz a che l�i nnamorato riuscis se a tratt e ner la.
E gli lar gheggi� allora di m anc e col mezzano, e le vi-
site si f ecero pi� fr eque nti e p i� l unghe. L � intimit� f ra i
due colombi si f ece se m pre pi� stretta, e f inalmente la
signora usc � co n q ue sta proposta:
�Sape te ch e mi anno ia di d ove r sempre salire da voi?
Cos a s i dir� nell�alber go? Al primo piano c�� una came-
r a liber a, ed � proprio contigua alla mia. P erch� non ve-
n irci? P otremo t rovarci i ns ieme di nott e, s enza che n e s-
suno ne sa ppia nulla�.
L a proposta f u accolta con entusias mo d a l m anda r ino.
Quello ste ss o giorno oper� i l t ras loco, col pretesto che
la fi ne stra da lui ab itata fino allora non chi ude va b e ne e
che il v e nto che sof fiava d e nt ro gli i mpe di v a di d ormir e.
Ma la felicit� fu di cor ta durata. La m a tti n a d e l t erzo
g iorno, mentre er an o ancora a letto, stretti in t enero a m-
pl e ss o, udirono un p a ss o pes ante salire le sca le e una
v oc e aspra ch e s i riv olge va all�alber gator e. La donna
par v e p res a da grande spa vento.
�S ia mo p e r duti!�, esclam�. �Siamo perduti! � mio
m a r ito che rit o r na!�
I n quel momento l�usc io s i spa l anc �; un om a ccione
t a nto fatto, dall�aspetto t ruce, apparve sulla sogli a. And�
al letto, af f err� la donna p e r i capelli e cominci� a p ic-
chiar la, accompagnando i colpi con parolacce.

89

L�amante, terrorizzato, a stento riusc� a infilare la por-


ta e a scappare.
Allora il marito fece man bassa su quanto c�era di
buono nella camera di lui: gioielli, indumenti, valigie,
bauli furono caricati sulle spalle di robusti facchini che
aveva condotto con s�, insieme alla roba sua propria.
Poi, sempre simulando la parte del marito furibondo per
stornare i sospetti che avrebbero potuto sorgere, si avvi�
verso il ponte di Kiun-tsiang. Ogni tanto inveiva colla
voce e collo scudiscio contro la moglie, come si � vedu-
to.
Donna, marito, albergatore e garzone d�albergo for-
mavano un�associazione di ladri.
Tali furono i risultati che l�inchiesta ordinata dal pre-
sidente Hiang riusc� ad accertare. **

90

L �amante, terr orizzato, a s t e nto r ius c� a inf ilare la por-


ta e a sc appar e.
Al lora il marito f ec e m a n b a ss a su quanto c�era di
buono nella camera di l u i: gioielli, indumenti, valigie,
b a uli f urono car ica ti sulle s palle di r obus ti f acchini ch e
aveva condotto con s�, i ns ieme alla roba sua pr opria.
P o i, se m pre simulando l a parte de l m a r ito f uribondo p e r
stornare i sospetti che avr ebbero potuto sor ger e, si avvi�
v e r s o il ponte di Ki un-tsia ng. Ogni t a nto i nve i v a colla
v oc e e collo scudisc io contro la m og l ie, come si � vedu-
t o.
Do nna, m a r ito, alber gatore e gar zon e d� alber g o f or-
m ava no un� as sociaz i on e di l a d ri.
T a li fur on o i r isultati che l�inchies ta o rdinata dal pre-
sidente Hiang riusc � a d accertar e. **

90

PRONOSTICI FISIONOMICI.

91

P RON OSTICI FISIONO MI C I.

91

Sul principio della dinastia degli Han, ed essendo im-


peratore Wen-Ti, viveva un eminente uomo di stato dal
nome Tso-Teng-Tung. Il sovrano lo aveva in cos� alta
considerazione, che lo voleva sempre con s� quando
viaggiava, e spesso gli dava posto nella sua stessa car-
rozza. Viveva allora anche un maestro di scienza fisio-
nomica, H�-Fu, a cui Tso-Teng-Tung si rivolse, perch�
esaminasse le sue linee facciali. Il maestro scoperse in-
torno alla bocca di lui certi segni, dai quali risultava in
modo sicuro che egli era destinato a morire di fame.
Il favorito imperiale comunic� il curioso responso al
suo signore, il quale, acceso di sdegno, esclam�:
�Non sono io forse l�unica fonte della ricchezza e de-
gli onori? Chi mai potrebbe rendere povero Tso-Teng-
Tung? Io gli regalo oggi le miniere di rame che sono
nella provincia di Schu, colla facolt� di usare il metallo
a suo piacimento, e di batter moneta con esso�.
Dopo qualche tempo, le monete di rame di Tso-Teng-
Tung inondarono il paese, e le sue ricchezze crebbero
fino a rivaleggiare col pubblico tesoro.
Un giorno l�imperatore ammal� di un ascesso, da cui
usciva sangue e materia. Il favorito si inginocchi� pres-
so il letto dell�augusto paziente mentre questo era im-
merso nel sonno, e ne succhi� la ferita.
Destatosi l�imperatore, si sent� molto sollevato, e in

92

S u l pri ncipio della d inas tia deg li Han, ed es send o im-


per atore W en-T i, vivev a un emi ne nte uomo di stato dal
nome T s o-T eng-T ung. I l sovrano lo avev a in cos� alta
considerazione, che lo v ole va sempre con s � q ua ndo
v iaggiava, e spe ss o gli dav a posto nella su a stes sa ca r-
r ozza. V iveva all ora anche un maes t ro di s cienza f is io-
n omica, H�-Fu, a cui T s o-T eng-T un g si r ivolse, per ch �
esaminas se le sue l ine e facciali. I l m ae stro s coperse in-
t orno alla bocc a di l u i certi se gni, d a i q ua li r is ul tav a in
m od o sicuro che egli era destinato a morire di f ame.
I l favor ito imperi a le comunic� il cur ios o respons o al
suo signore, il quale, acce so di sde gno, esclam�:
�N on sono io for s e l�u nic a f onte della r icchezz a e de-
gli onori? Ch i mai potrebbe r endere povero T so-T e ng-
T ung? Io gli r ega lo oggi l e m iniere di rame che son o
nella p rovincia di Schu, colla facolt� di usare i l metallo
a suo piacimento, e di batter moneta con es so�.
Dopo qualche tempo, le monete di rame di T s o-T eng-
T ung inondarono il paese, e le sue ricchezz e cr ebbero
f ino a rivaleggiare col pubbl ic o t es oro.
Un giorno l�i mpe r atore amm a l� di un as cess o, da cui
u s civa sangu e e m a ter ia. Il favor ito si i nginocc hi� pr e s-
so il letto dell�augusto paziente m e n tre q ue sto era im-
m ers o nel sonno, e ne succhi� la fer ita.
Destatos i l�i mpe r atore, si sent� molto sollevato, e in

92

breve si rimise completamente dal malanno che lo trava-


gliava. Chiese allora che cosa fosse avvenuto mentre
egli dormiva. Quando gli fu detto ci� che Tso-Teng-
Tung aveva fatto, usc� a dire:
�Chi altri in tutto l�impero potrebbe dar prova d�affet-
to simile a questa?�
�Questo affetto�, disse modestamente il favorito,
�non vale di gran lunga quello che intercede tra il padre
e il figlio. Sono ben certo che se il principe ereditario,
primogenito di Vostra Maest�, ne fosse stato richiesto,
sarebbe ricorso allo stesso espediente prima di ogni altro
personaggio della Corte�.
Il principe, che era presente, non disse n� s� n� no;
ma, ingelosito e sdegnato contro il fedele ministro, di-
chiar� che l�atto di lui gli pareva meno corretto, trovan-
do sconveniente che un suddito usasse tanta confidenza
col suo sovrano.
Detto questo, se ne and� con aria dispettosa.
�Ahim�!�, fece l�imperatore con un sospiro. �Qui al-
meno l�affetto pi� vivo non � quello che passa tra figlio
e padre. So bene che mio figlio non avrebbe mai pensa-
to a succhiare la mia ferita. No, no: il suo affetto per me
resta molto indietro di quello di Tso-Teng-Tung�.
Da quel giorno egli and� accumulando sul capo del
suo ministro grazie e favori, con grande cruccio del
principe ereditario, che concep� un odio profondo contro
il favorito.
Venne il giorno in cui il grande sovrano dovette soc-
combere al comune destino, e suo figlio gli successe al

93

br ev e s i ri mis e completamente dal m a l a nno che lo trava-


g liava. Chie se all ora che cosa foss e avvenuto mentre
egli dorm iva. Quando gli fu detto ci� che T so-T e ng-
T ung avev a f atto, usc � a dir e:
�Chi alt ri in t u tto l�i mpero p otrebbe dar prova d�af fet-
to simile a questa?�
�Q uesto af fetto�, diss e modes t a m e nte il f avorito,
�non v a le di gr a n l unga quello che i nte r ced e t ra il padre
e il f iglio. Sono b e n certo che se il pr incip e ereditari o,
pr imogenito di V ostra Mae st�, ne f os se s t a to r ichies to,
sarebbe ricor s o allo stes so es pediente prima di ogni alt ro
per s onaggio della Corte�.
I l pri nc i pe, che era presente, non d is se n� s� n� no;
m a, ingelosito e sdegnato cont ro il fedele m inis t ro, di-
chiar� che l�atto di lui gli par ev a meno cor retto, t rovan-
do sc onveniente che un suddito u s as se t a nta confidenza
col suo s ovr ano.
Detto q ue sto, s e ne and� con aria dispe t tos a.
�A hi m�!�, f ec e l�i mpe r atore con un sospiro. �Qui a l-
m e no l�af f e tto pi� vivo non � quello ch e pas sa t ra fi glio
e padr e. So b e ne che mio f iglio non avrebbe mai pens a-
to a succhiare la mia f erita. No, no: il suo af f e tto per me
r es ta molto i ndietro di quello di T s o-T eng-T ung�.
Da que l giorno egli and � accumulando sul capo d e l
suo m inis t ro gr az ie e f avori, con grande cr ucc io del
p rincipe er editario, che co nce p� un odio prof ond o contro
il f avorito.
V enne il giorno in cui il g rande sovr a no dovette soc-
combere al comune des ti no, e suo f iglio gli succ ess e al

93

trono col nome di King-Ti. La prima cosa a cui pens� fu


di prendere vendetta di Tso-Teng-Tung. Pubblic� il se-
guente decreto:
�Attesoch� Tso-Teng-Tung si offerse, con vile e adu-
latoria intenzione, di succhiare la ferita dell�imperatore,
mirando con tale atto ad aumentare la sua influenza
presso di lui;
�attesoch� l�emissione delle monete di rame da lui
eseguita � stata causa di scompiglio e di rovina
nell�impero;
�decretiamo che la sua casa e i suoi beni vengano in-
camerati allo Stato, e che egli sia rinchiuso in una casa
priva di ogni mezzo di sussistenza, e che non gli si dia
da mangiare n� da bere�.
Cos� si avver� il pronostico: Tso-Teng-Tung mor� ef-
fettivamente di fame.
Alcuni anni pi� tardi, regnando ancora il medesimo
King-Ti, un altro maestro di fisionomia riscontr� le stes-
se linee fatali intorno alla bocca del primo ministro,
Tschan Ya-Fu. L�imperatore lo aveva preso a mal volere
come assai potente e tenuto in grande considerazione
nel paese, e non pass� molto tempo che cerc� e trov� un
pretesto per toglierlo di mezzo. Fattolo venire a corte,
ordin� che fosse gettato in prigione. L�infelice, pazzo di
dolore, rifiut� ogni cibo e mor�.

* * *

I due esempi che abbiamo riferito dimostrano all�evi-

94

t rono col nome di King-T i. La pr ima cosa a cu i pens � fu


di p rendere vendetta di T so-T eng-T ung. Pubblic� il se-
g ue nte decr e t o:
�A t tes och� T so-T e n g-T ung s i of fer s e, con v ile e adu-
l a t oria i ntenz i one, di succhiare la ferita dell�i mpe r atore,
m irando con tale a tto a d aum entare l a sua inf luenz a
p res so di lui;
�a t tes och� l� e m is sione delle m one te di r ame da l ui
eseguita � stata causa di s compiglio e di rovina
n e ll�impero;
�decr e ti a mo che la sua casa e i suo i beni vengano in-
camer a ti allo S tato, e ch e egli sia r inchius o in una cas a
p riva di ogni mezz o di s uss istenza, e che non gli si dia
da m a ngiare n� da ber e�.
Cos � si avver� il p ronos t ic o: T s o-T eng-T ung mor� ef-
f ettivamente di fame.
Al c uni anni pi� t a r di, regnando ancora il m e desimo
Ki ng-T i, un alt ro m a estro di f is ionomia ri s contr� le ste s-
se l ine e fatali i ntorno alla bocca del primo ministro,
T s chan Y a-Fu. L �imper atore lo avev a pres o a m a l volere
come as sa i potente e tenuto in grande cons ider az i on e
n e l paes e, e non p a ss � molto t e m p o che cer c � e trov� un
p retes to pe r t oglierlo di m e zzo. F attolo venire a cor te,
o rdin� che f os se gett a to in p rigione. L �inf elice, pazz o di
d olore, rif iut� ogni cibo e mor�.

* * *

I due esempi che abbiamo rif erito dimostrano all� e vi-

94

denza il valore della dottrina fisionomica, la quale pu�


predire con sicurezza ad un uomo: tu morrai di fame.
Ma giova qui far bene attenzione: le linee del viso
non sono le linee dello spirito. V�� tal uomo con nobili
tratti visuali, e il cui animo � tuttavia incline ad azioni
malvagie: in lui la potenza del bene e l�aspirazione a un
felice oltretomba rimangono sterili. C�� all�incontro chi
� buono, e ha sortito da natura una fisionomia sinistra:
in lui la bont� dell�animo e la condotta meritoria fini-
scono per avere il sopravvento. Giacch� l�uomo ha pure
in s� la forza morale di combattere e debellare le innate
tendenze naturali.
* Prendiamo, ad esempio, la carriera del primo mini-
stro Pei-Tu, che fior� sotto la dinastia Tang. Anch�egli
presentava le linee boccali che lo predestinavano alla
morte per fame. Un giorno, uscendo dal tempio � giac-
ch� era profondamente religioso � rinvenne tre borse di
cuoio piene d�oro. Subito risolse di restituirle al proprie-
tario, se si fosse mostrato. Si sedette presso la porta del
tempio, e aspett�.
Ben presto vide avanzarsi una donna che piangeva e
si lamentava:
�Povero babbo!�, diceva. �� rovinato e in prigione.
Eravamo riusciti a ottenere in prestito il danaro occor-
rente per riscattarlo, ed ecco che l�ho perduto mentre
uscivo dal tempio...�
Pei-Tu le si fece incontro e le diede le borse. La don-
na lo ringrazi� in ginocchioni, e se ne and� per i fatti
suoi.

95
denza il valore della dot trina f is i onomica, la q ua le pu�
pr edire con sicurezz a ad un uomo: tu m o r rai di f ame.
Ma gi ov a qui f a r b e ne attenzione: le l ine e del vi s o
non son o le l ine e dello spirit o. V�� tal uomo con nobili
t ratti v is uali, e il cui animo � t utta via incline ad azion i
m alvagie: in l u i la potenz a del b e ne e l�aspirazione a un
f elice o ltretomba rim a ngono ster ili. C� � all�incontro chi
� buono, e ha sortito da natura una fi s ionomia sinistra:
in lui la bont� d e l l�animo e la condotta merit oria f ini-
scono per avere il sopravvento. Giacch� l�uomo ha pure
in s� la for z a m orale di combattere e debellare le innate
t e ndenze naturali.
* P rendiamo, ad es empio, la carr iera del primo mi n i-
stro Pei-T u, che f ior� sotto la dinas tia T ang. Anch� e gli
pr es entava le linee boccali che lo pr edes tinavano alla
m orte per fam e. Un g iorno, us cendo dal tempio � giac-
ch� era pr ofondamente religi o so � ri nve nne tre b ors e di
cuoio piene d� oro. S ubito r is ol s e di restituirle al p roprie-
t a r io, se si f os se mostrato. Si sedette pr es s o la p orta d e l
t e mpi o, e aspett�.
Ben p res to vide avanzars i una donna che piangeva e
si lamentava:
�Povero babbo!�, diceva. �� r ovina to e in p rigione.
E ravamo ri us citi a ottenere in pr es tito il danaro occo r-
r ente p e r riscattarlo, ed ecc o che l�ho perduto mentre
u s civo dal tempio...�
P ei-T u le si fece incontro e le diede le bor s e. La don-
na lo r ingrazi� in gi noc chioni, e s e ne and� per i f atti
suoi.

95

Dopo qualche tempo Pei-Tu s�imbatt� nel fisionomi-


sta che, dietro l�esame del suo viso, gli aveva predetto
l�orribile morte. Costui, appena lo vide, esclam� al col-
mo della meraviglia:
�Che vedo mai! Il vostro viso si � completamente
mutato, o, per dir pi� esattamente, migliorato. Le fune-
ste linee intorno alla bocca sono del tutto scomparse.
Voi non morrete pi� di fame. Al certo dovete avervi pro-
piziate le potenze celesti con qualche opera altamente
meritoria!�
�Ch�io sappia, no�, disse Pei-Tu.
�Eppure!...�, replic� il maestro. �Cercate bene nella
vostra memoria. Non avete sottratto al fuoco distruttore
degli oggetti sacri?... Non avete salvata la vita a qualcu-
no ch�era sul punto d�annegare?�
Pei-Tu fin� per rammentarsi delle borse trovate e re-
stituite, e rifer� con molta modestia l�episodio al mae-
stro.
�Ecco l�opera altamente meritoria che avete compiu-
to!�, esclam� questi. �Il cielo ve ne ha gi� tenuto conto.
Voi sarete un giorno ricolmo di onori e di ricchezze; me
ne congratulo fin d�ora con voi�.
Cos� avvenne infatti. Pei-Tu fece grandi progressi ne-
gli studi, ottenne a suo tempo i gradi letterari; pi� tardi
divenne ministro di Stato, e mor� nella grave et� di ot-
tant�anni. **
96

Dopo qualch e tempo P ei-T u s� imbatt� n e l fisionomi-


sta che, d ietro l� e same de l su o vi s o, gli aveva p redetto
l�orr ibile m orte. Cos tui, appena lo vide, escla m� al col-
mo della m eraviglia:
�Che vedo mai! Il vostro vis o si � completamente
m uta t o, o, p e r dir pi� esattamente, m igliorato. L e fune-
ste linee intor n o alla bocca son o d e l t utto sc ompar s e.
V oi non m orrete pi� di f ame. Al cer to dovete av e r vi pro-
pi z i a te le potenze celesti con qualch e opera alt a m e nte
m eritor ia!�
�Ch�io sappia, no�, diss e Pei-T u.
�E ppure!...�, r eplic� il maes t ro. �Ce r ca te b e ne nella
vostra m e m oria. No n avete sottratto al f uoc o d is tr uttore
d e gli oggetti sacri?... No n avete salvata la v ita a q ua l c u-
no ch� era su l punto d� annega r e?�
P ei-T u fin� per r ammentarsi delle borse tro va te e re-
stitui te, e r ifer� con molta m od estia l�episodio al mae-
stro.
�E cc o l� opera alt a m e nte m e r itoria che avete compiu-
t o!�, esclam� questi. �Il ci e lo ve ne ha gi� t e nuto conto.
V oi sarete un giorno r icolmo di onori e di r icchezze; me
ne congr a tulo f in d� ora co n voi�.
Cos � avvenne i nfatti. P ei-T u fece gr and i pro gres si ne-
gli studi, ot tenn e a su o tempo i gr ad i l e tt e r ari; pi� tardi
d ive nne ministro di Stato, e m or� nella grave et� di ot-
t a nt�anni. **

96

LA BELLA RIDENTE.

97

L A BEL LA R I D EN TE.

97

* Il baccelliere Uang, giovane diciassettenne,


s�imbatt� un giorno, mentre passeggiava in campagna,
in una bella fanciulla che teneva in mano un ramoscello
di biancospino, e rideva, ch�era un piacere a vederla. Ne
rimase tanto colpito, che si ferm� sui due piedi a con-
templarla, sebbene fosse accompagnata da una domesti-
ca.
La fanciulla fece alcuni passi verso di lui, e voltasi
alla sua accompagnatrice, disse:
�Gli occhi di quel giovinetto sono brillanti come
quelli di un ladro�.
Dopo di che, lasci� cadere per terra il ramoscello, e si
allontan�, sempre ridendo.
Uang raccolse il fiore, e ritornato a casa, lo mise sotto
il guanciale e si adagi� per dormire. Ma il suo sonno fu
agitato, come se l�incontro fatto gli avesse portata via
l�anima. Non confid� a nessuno la sua avventura, ma vi
pensava sempre e si struggeva di rivedere la bella riden-
te, tanto che la sua salute cominci� a soffrirne.
Si consult� un medico, il quale non seppe suggerire
alcun rimedio a un male di cui non conosceva la causa.
Allora la madre del giovane si consult� con un suo cugi-
no, che, fatto venire a s� Uang, riusc� a strappargli il se-
greto che lo travagliava.
�Perch� disperarti cos�?�, gli disse. �Vedremo di ri-

98

* I l bacce l liere Uang, g iova ne di c iass ettenne,


s�im b att� un g iorno, mentre pass eggiava in campagna,
in una bella f anciulla che t e neva in mano un ramoscello
di b ia ncospino, e rideva, ch�era un pi a cere a vederl a. Ne
r imas e t a nto colpit o, che si ferm� sui due piedi a con-
t e m plarla, sebben e foss e accompagna ta da una dom e sti-
ca.
L a f anciulla fece al c uni pas si v e r s o di l u i, e vol ta si
alla sua accompa gnatr ice, di s se:
�Gli o cc hi di q ue l g iovinetto son o br illanti come
quelli di un ladro�.
Dopo di che, l a sci� cadere per t erra il r amos cello, e s i
all ontan�, sempre r idendo.
U a ng raccols e i l f iore, e rit ornato a cas a, lo mis e sotto
il g ua nciale e s i adag i� p e r dormir e. Ma il suo sonn o fu
agit a t o, come se l�incontro f atto gli avess e port a ta via
l�anima. Non confid� a nes suno la su a avventura, ma vi
pensav a se m pre e si s t ruggev a di r ivedere la bella r iden-
t e, t a nto che la su a salute cominci� a sof f rir ne.
Si con s ult� un m e d ic o, il q ua le non sepp e suggeri re
al c un r imedio a un m ale di cu i non con os ceva l a causa.
Al lora la madre del giovane s i consult� con un su o cugi-
no, che, fatto venire a s� Uang, r ius c� a strappar gli il se-
g reto ch e lo t ravagliava.
�P e r ch � disperarti cos �?�, gli di s se. �V edr e mo di r i-

98

trovarla, la tua fanciulla. Se va a piedi come mi dici, non


deve appartenere ad una famiglia d�alto affare, e tu puoi
aspirare alla sua mano, purch� non sia gi� fidanzata. La-
scia fare a me�.
Ma le ricerche fatte dal cugino riuscirono vane. Alla
fine, vedendo che il povero Uang deperiva ogni giorno
pi�, pens� a un pietoso inganno. Gli disse che aveva tro-
vata la fanciulla, che essa era anzi una loro cugina co-
mune, che non era fidanzata e che abitava al di l� della
montagna sud-ovest, alla distanza d�una quarantina di
li 45.
Uang si sent� tutto rincorato. Vagheggiava le pi� dolci
speranze, baciava e ribaciava il ramoscello secco che te-
neva sempre sotto il guanciale. Ma il cugino non si face-
va vivo dopo aver date quelle prime notizie, e finalmen-
te, rompendo gli indugi, risolse di andare egli stesso in
cerca della fanciulla amata.
Mise il biancospino nella manica del vestito e, senza
dir nulla a nessuno, prese la via del sud. Dopo aver mol-
to camminato, giunse davanti a una bella villa, circonda-
ta da un magnifico giardino, e si sedette l� presso a ripo-
sare. Ed ecco gli giunge all�orecchio una voce che aveva
gi� udito una volta. Guarda tra i rami: era la fanciulla
dal biancospino!
Egli avrebbe voluto correre da lei, pregarla di presen-
tarlo alla zia; ma non os�. Dopo lunghe ore di contem-
plazione e di attesa � la fanciulla non l�aveva visto o

45 Vedi nota 2 a pag. 5 [nota 19 in questa edizione elettronica].

99

t rovarla, la tua fanciull a. Se va a piedi come mi dici, non


d e ve appartenere ad una fam iglia d�alto af far e, e tu puoi
aspirare alla sua mano, p urch� non s ia gi� f idanzata. La-
scia fare a me�.
Ma le ricer c he fatte d a l cugino r ius cir on o v ane. Alla
f ine, vedendo che il povero Uang deperi v a ogni g iorno
pi �, p e ns� a un pietos o i nga nno. Gli di s s e che aveva tro-
v a ta la f anc i ulla, che ess a e ra anzi una loro cugina co-
m une, che non era f idanza ta e che abitava al di l� d ella
m ontagn a sud-ovest, alla d is tanza d�una quar a nti n a di
li 4 5.
U a ng s i se nt� tutto rincor a t o. V agheggiava le pi� d olc i
speranze, baciav a e r ibaciava il r amos cello secc o che te-
n e va sempre s otto il guanciale. M a il cugino non si f ace-
va vivo dopo ave r d a te quelle pr ime not izie, e fi na l me n-
t e, rom pe ndo gli i nd ugi, ri s olse di andare egli ste ss o in
cer c a della f anc iulla am a t a.
Mis e il b ia ncospino nella manica de l ves tito e, senz a
dir nulla a nes suno, pres e la via del sud. Dop o av e r mol-
to camminato, gi uns e d a vanti a una b ella vill a, circonda-
ta da un m a gnif ic o g ia r dino, e s i sedette l� press o a r ipo-
sare. E d ecco g li gi ung e all�or ecc hio una voce che av e va
gi� udito una vol ta. Guar d a t ra i rami: e ra l a f anciulla
d a l b ia ncospino!
E gli avr ebbe voluto correre da l e i, pregarla di pr es en-
t a r lo alla zia; ma non os�. Dopo l unghe ore di cont e m-
p la zione e di attes a � la f anciulla non l�aveva visto o

45 V edi nota 2 a p a g. 5 [nota 19 i n questa edi zion e elet tronic a].

99

fingeva di non scorgerlo � una vecchia domestica usc�


dal cancello e gli chiese che cosa volesse... Rispose che
desiderava essere introdotto dalla padrona di casa. Un
momento dopo si trovava al cospetto della signora.
Questa gli domand� anzitutto a che famiglia apparte-
nesse. Uang soddisfece alla domanda.
�E ditemi ancora�, disse ansiosamente la signora,
�vostro nonno si chiamava Ou?�
�Per l�appunto�, rispose Uang.
�Ma allora voi siete mio nipote! Vostra madre � mia
sorella. Per ragioni che sarebbe lungo dirvi, ma che non
fanno torto n� a me, n� a lei, da molti anni io non sono
pi� in rapporto colla mia famiglia. E che bel ragazzo
siete, nipote mio!�
Cos�, per uno strano capriccio del caso, la pietosa
menzogna con cui s�era cercato di consolare il giovane
innamorato, rispondeva alla realt�. La fanciulla che
amava era davvero sua cugina.
�Io mi chiamo Chiu�, riprese la zia. �La fanciulla che
avete visto in giardino � mia figlia adottiva. � una brava
figliuola, e molto intelligente: peccato che abbia il mal-
vezzo di ridere ogni momento, anche quando non c�� ra-
gione. Dovete far subito la sua conoscenza�.
Si volse a un servitore e gli disse di chiamare la si-
gnorina Ing-Ning. Si sent� poco dopo un�allegra risata
lontana, che andava sempre pi� avvicinandosi.
�Vieni qui, Ing-Ning!�, fece la zia. �C�� qui tuo cugi-
no!�
La risata si fece allora pi� rumorosa, e la fanciulla en-

100

f ingeva di non sc or gerlo � una vecchia domes t ic a usc �


d a l cancello e gli chies e che cos a voless e... Ris pose ch e
desiderava ess ere introdotto dalla p a dr ona di cas a. Un
m ome nto dopo si t rovav a al cospetto della s i g nor a.
Questa gli domand� anzitutto a che f amiglia app a r te-
n e sse. Uang soddis f ec e alla domanda.
�E di te mi ancora�, d is se ans i os amente la signora,
�vostro nonno si chiamava Ou?�
�Per l�appunto�, r is pose Uang.
�Ma allora voi siete m io nipote! V ostra madre � mia
sorell a. Per r agioni che s ar ebb e l ung o di rvi, ma che non
f ann o tor to n� a me, n� a lei, da molti anni io non sono
pi� in r apporto colla mia famigl ia. E che bel r agazz o
siete, nipote mio!�
Cos �, p e r uno strano capriccio de l cas o, la pietos a
m enz ogna con cui s� era cercato di consolare il giovane
i nna m orato, r isponde va alla realt�. L a f anciulla che
am a va era davvero sua cugina.
�Io mi chiamo Chiu�, r ipr e se la zia. �La fanciulla che
avete visto in giardino � mia f iglia adottiva. � una br av a
f igliuola, e molto intelligente: peccato che abbia il mal-
vezzo di ri dere ogni momento, anche q ua ndo non c�� r a-
g ione. Dovete far s ubito la sua conos cenza�.
Si volse a un se r vitore e gli diss e di chiamare la s i-
g norina I ng-Ning. Si sent� p oc o dopo un� allegra r isa ta
l ontana, che andava sempre pi� avvicinandosi.
�V ieni qui, Ing-Ning!�, fece la zia. �C� � qui tuo cugi-
n o!�
L a risata si f ec e allora pi� r umor os a, e la f anciulla en-

100

tr�, tenendo una mano alla bocca, per reprimere il riso


che non le riusciva di trattenere. **
�Anche in pubblico non sai dunque resistere alla brut-
ta abitudine di ridere sempre?�, disse la zia con qualche
sdegno. �Ti presento il signor Uang, figlio di tuo zio.
Siamo della stessa famiglia: bisogna far conoscenza�.
Uang chiese l�et� della cugina. Siccome la vecchia
zia era piuttosto dura d�orecchio, dovette ripetere la do-
manda. Immaginarsi come Ing-Ning si sfogasse a ride-
re!
�La vedete�, continu� la zia, �come � maleducata! A
sedici anni � ancora come una bambina�.
Uang disse che egli era maggiore di un anno. La si-
gnora Chiu gli chiese se fosse fidanzato 46, e parve con-
tenta sentendo da lui che era ancora libero.
�Andreste tanto bene insieme!�, concluse. �Peccato
che, essendo cugini, non possiate sposarvi 47�.
Il giovane, tra la gioia e la confusione, non sapeva
trovar parole: si contentava di dar grandi occhiate alla
fanciulla.
A questo punto sopraggiunse la fida domestica, che
avvicinatasi alla signorina, le disse sottovoce:
�Nevvero che ha ancora quegli occhi di brigante?�
Altro scoppio di risa di Ing-Ning. Per cavarsela, prese
la mano della domestica e usc� di corsa con lei, dicendo
46 � noto che in Cina i matrimoni si contraggono in et� giova-
nissima.
47 Ing-Ning era bens� figlia adottiva; ma l�adozione implica in
Cina la consanguineit�.

101

t r�, t ene ndo una mano alla bocca, per repr imere il riso
che non le riusciva di tratt e ner e. **
�Anc he in pubbli c o non sa i dunque r es i s tere alla brut-
ta abitudine di ri dere se m pre?�, di s s e la zia con qualch e
sdegno. �T i pr es ento il signor Uang, fi glio di tuo zio.
S ia mo d ella stes sa famigl ia: b is ogna far conoscenza�.
U a ng chies e l�et� della cugi na. S icc ome la vecchia
zia era p iuttos to dura d�orecchio, dovette ripetere la do-
m anda. I mmaginars i come I ng-Ning si s f ogas s e a r ide-
r e!
�La vedete�, conti nu � la zi a, �c ome � maleducata! A
sedici anni � ancora come una b a mb ina�.
U a ng di s s e che egli era maggiore di un anno. L a s i-
g nora Chiu gli chi e se s e f os s e f idanza to 4 6, e par v e con-
t e nta sentendo da l u i ch e e ra an c o ra l ibero.
�A n dres te t a nto bene i ns ieme!�, conclus e. �P e ccato
che, es sendo cugini, non pos siate spos arvi 4 7�.
I l g iovane, tra l a gioia e la conf us ione, non sa p e va
t rovar p a r ole: si cont e nt a va di d a r grandi occhiate alla
f anciulla.
A q ue sto punto sopraggiuns e la f ida domestica, che
avvi c i na t a si alla signorina, le d is se sottovoce:
�N evvero che ha ancora quegli occhi di brigante?�
Al tro sc oppio di r is a di I ng-Ning. Per cavar s ela, pres e
la m a no della dom e stica e u s c� di corsa co n l ei, dicend o
46 � n ot o ch e i n Cin a i ma trim oni s i cont raggono in et � giova-
n i s sim a.
47 I ng-Nin g era bens� figl ia adotti va; ma l�a d oz ione impli ca i n
Cina l a consanguine it�.

101

che andava a vedere se il gran pesco era gi� in fiore.


Appena fu fuori della sala, lasci� libero sfogo alla sua
ilarit�: la risata prorompente, irresistibile si sent� un pez-
zo dopo che essa se n�era andata.
La signora Chiu, dicendosi un po� stanca, si lev�, au-
gur� la buona notte al nipote, e aggiunse:
�Giacch� un caso felice ha voluto che ci conoscessi-
mo, spero che rimarrete con noi qualche giorno. Se vi
annoiate, potete distrarvi passeggiando nel parco, o leg-
gendo qualcuno dei tanti libri che ci sono in casa�.
La mattina seguente Uang and� nel parco che era die-
tro la casa. Qua e l�, sull�ampio tappeto verde del prato,
i fiori del sambuco, accumulati in folti cespugli, copri-
vano il suolo come fossero neve bianchissima. Una ca-
setta, fatta di tronchi d�albero, tutta ricinta di piante e di
fiori, si sarebbe detta un nido d�uccelli sperduto nel fo-
gliame.
A un tratto il giovane sent� risuonare dall�alto d�un al-
bero una risata argentina. Guard� in su: era Ing-Ning.
Alla vista del cugino, essa si mise a ridere ancor pi� for-
te, che per poco non soffocava. Cercava di scendere
dall�albero, ma il riso le toglieva le forze.
Quando fu vicina al suolo, stacc� le mani dal tronco,
spicc� un salto e cadde. Uang la sollev�, prendendola
delicatamente per il polso. E la fanciulla a ridere, a ride-
re, tanto che dovette appoggiarsi all�albero. Non poteva
camminare.
Il povero Uang, alquanto mortificato di tale acco-
glienza, dovette aspettare un intervallo tra due accessi di

102

che andava a v edere se il gr a n pesc o e ra gi� in fior e.


Ap pe na f u f uori della sala, lasc i� libero sfogo alla su a
i larit�: la risata pr orompente, i rresis t ibile si sent� un pez-
zo dopo che es sa s e n� era and a t a.
L a signora Chiu, d ice ndosi un po� stanca, s i l e v�, au-
g ur� la buona n otte a l n ipote, e aggi uns e:
�Giacch� un cas o feli c e ha voluto che ci conos ces si-
m o, spero che ri marrete con noi qualche giorno. Se vi
annoi a t e, potete distrarvi pas seggiando n e l parco, o leg-
g e ndo qualcuno dei tanti l ibri che ci sono in casa�.
L a mattina se guente Uang and� ne l parco ch e e ra d ie-
t ro la cas a. Qua e l�, sull� ampio t a ppeto v e r de del prato,
i f iori d e l sambuco, acc um u l a ti i n folti cespugli, copri-
v a no il suolo come foss ero neve bi a nchiss i ma. Una ca-
setta, fatta di t ronch i d�alber o, t u tta r icinta di piante e di
f iori, s i s ar ebb e detta un nido d�uccelli sperduto n e l fo-
gl iame.
A un tratto il giovane se nt� r is uonare dall�alto d�un a l-
bero una r isa ta ar gentina. Guard� in su: era Ing-Ning.
Alla vis ta del cugino, es sa si mi s e a ridere anco r pi� for-
t e, che per poco non s of f oc ava. Cer ca va di sc endere
dall�albero, ma il r is o le t ogliev a le f orze.
Qu a ndo fu vi c i n a al suolo, stacc � le m a ni d a l t ronco,
spicc� un s alto e cadde. Uang la so l lev�, prendendola
d e l ic atamente p e r il polso. E la f anciulla a rider e, a r ide-
r e, tanto ch e dovette appoggiar s i all�alber o. Non p ote va
camminar e.
I l povero Uang, alquanto mortif icato di tale acc o-
g lienza, dovette as p e t tare un intervallo tra due acce ss i di

102

riso per mettere in esecuzione un grande progetto che da


molto tempo vagheggiava: di mostrarle cio� il ramoscel-
lo di biancospino che aveva portato con s� nella manica.
�Ma � secco!�, fece Ing-Ning. �Perch� mai lo serba-
te?�
�Perch� � stato nelle vostre mani�, rispose Uang.
�Per questo mi � caro�.
La fanciulla non parve soddisfatta, e ripet� la doman-
da.
�L�ho serbato per mostrarvi che vi voglio bene, e che
non vi dimentico. Dopo il nostro incontro della scorsa
primavera, il bisogno di rivedervi mi ha reso tanto mala-
to. Ho creduto di morire senza che il mio desiderio fosse
esaudito. E ora che ho il bene di esservi vicino, vi prego
di aver piet� di me�.
�Niente di pi� facile. Quando partirete da casa nostra,
dir� al giardiniere di darvi un gran canestro degli stessi
fiori. Questo per provarvi che non sono avara con mio
cugino�.
�Dunque non mi avete ancora compreso?
�E perch� no?�
�Il mio affetto non � per il fiore, ma per colei che l�ha
colto�.
�� naturale che ci si voglia bene tra parenti: no?�
�Il mio non � l�affetto che passa tra cugini, bens�
quello che passa tra marito e moglie�.
�E che differenza c��?�
�La differenza � che marito e moglie si amano abba-
stanza per vivere insieme, fare una sola persona, divide-

103

r is o per m ettere in es ecuzione un grande p rogetto che da


m olto tempo vagheggiava: di m os tr arle cio� il ramosce l-
lo di b ia ncospino che avev a p ortato con s � nella manica.
�Ma � secco!�, fece Ing-Ning. �Perch� mai lo serba-
t e?�
�P e r ch � � stato nelle vostre m a ni�, rispos e Uang.
�Per ques to mi � car o�.
L a f anciulla non p a r ve soddis f a t ta, e r ipet� la doman-
d a.
�L �ho se r bato per mostrarvi che vi voglio b ene, e che
non vi di me nt ico. Dopo il nostro incontro della sc o rs a
pr imavera, il bi s ogno di riveder v i m i ha r es o t a nto m a la-
t o. Ho cr e duto di mor ire senz a che il m io desiderio f os se
esaudito. E o ra che ho il b e ne di ess er v i vicino, vi pr eg o
di av e r p iet� di m e�.
�N i e nte di pi� f acile. Qu a ndo p a r tirete da cas a nostra,
d ir� al giardiniere di d a r vi un gr a n canestro degli ste ss i
f iori. Ques to pe r pr ovarvi ch e non sono avara con mio
cugino�.
�D unque non mi avete ancora compr e so?
�E perch� no?�
�Il mio af fetto non � per il f ior e, ma p e r col e i che l�ha
colt o�.
�� naturale che c i s i voglia b e ne tra p a r enti: no?�
�Il mio non � l� a f f etto che p a ss a tra cugini, b e ns�
quello che pass a tra m a r ito e moglie�.
�E che d if ferenza c��?�
�La di f f erenz a � che m a r ito e moglie si aman o abba-
stanza p e r vivere insieme, f are una s ola per s ona, divide-
103

re lo stesso letto�.
Ing-Ning riflett� un momento; poi disse che non ave-
va l�abitudine di dividere il suo letto con un uomo.
Qui la conversazione fu interrotta dalla domestica,
che veniva a pregare i giovani di recarsi nella sala da
pranzo. Un momento dopo essi erano colla zia, che
chiese a Ing-Ning dove fosse stata.
Sono stata nel parco a discorrere con mio cugino�.
�E di che cosa avete discorso?�, chiese ancora la zia.
�Non la finivate pi�! La colazione � pronta da un pez-
zo�.
�Mio cugino mi ha proposto di dormire nello stesso
letto�.
A questa sortita, Uang ebbe un sussulto di spavento, e
fece segno alla cugina di stare zitta. Per fortuna la vec-
chia signora non aveva inteso.
�Son cose che non bisogna dire?�, chiese sottovoce
Ing-Ning al cugino.
�Ma sicuro! � una cosa tutta intima, di cui non si par-
la mai�.
�Ma non bisogna nascondere niente alla mamma!�,
insistette la fanciulla. �E poi, dormire nello stesso letto
non � una cosa straordinaria: che ragione c�� di farne un
segreto?�
Il giovane, pur deplorando questa manifestazione di
una cos� assoluta ingenuit�, sent� crescere l�affetto che
portava alla cugina.
* La sera dello stesso giorno giunsero a cavallo i ser-
vitori di casa Uang, che erano stati mandati alla ricerca

104

r e l o ste ss o l e tt o�.
I ng-Ning r iflett� un momento; poi di s s e che non ave-
va l�abitudine di dividere il suo letto con un uomo.
Qui la conver s azione fu interr otta dalla domestica,
che veniva a pr egare i g iova ni di r ecars i nella sala da
pr anzo. Un m ome nto dopo ess i er ano colla zi a, che
chi e se a I ng-Ning dove foss e stata.
S on o stata nel parco a disc or rere con mio cugino�.
�E di che cos a avete discorso?�, chies e an c o ra la zi a.
�N on la f inivate pi�! La col a zione � pronta da un pez-
zo�.
�Mio cugino mi ha proposto di dor mire nello ste ss o
l e tt o�.
A ques ta sorti ta, U a ng ebbe un sus sulto di s pavento, e
f ec e se gno alla cugina di stare zit ta. Per for tun a la v e c-
chia signora non aveva inteso.
�S o n cose che non bi s ogna dire?�, chies e sottovoce
I ng-Ning al cugino.
�Ma sicuro! � una cosa tutta intima, di cui non s i par-
la m a i�.
�Ma non bisogn a n a scondere n iente alla m a m ma!�,
i ns istette la f anciulla. �E poi, d ormire nello stes so letto
non � una cosa straor dinaria: che ragione c�� di f arne un
segreto?�
I l g iovane, pur d e pl orando q ue sta manif e stazione di
una cos � as soluta i nge nui t�, se nt� cres cere l�af f e tto che
p ortava a lla cugi na.
* L a s era dello stes so giorno g iuns ero a cavallo i se r-
vi tori di cas a Uang, che er an o s t a ti mandati a lla ricer c a

104

del padroncino. La madre, inquieta per l�improvvisa


partenza di lui, si era rivolta al cugino, il quale immagi-
n� che il giovane si fosse recato nel sud, dove egli gli
aveva detto abitare la fanciulla amata. I servi, dopo
averlo cercato in pi� villaggi, erano finalmente riusciti a
sapere che era ospite della signora Chiu.
Bisogn� che Uang ritornasse con loro a casa. Ma egli
ottenne dalla zia che Ing-Ning partisse con lui.
�Va�, disse la signora alla fanciulla, che, come si pu�
ben pensare, rideva pi� allegramente che mai. �Cono-
scerai la zia; essa forse riuscir� a correggerti del tuo di-
fettaccio, e ti trover� un bravo sposo�.
Grande fu la meraviglia della signora Uang, quando il
figlio gli present� Ing-Ning come sua cugina. Mand� a
chiamare il cugino autentico; si discusse, si rievocarono
vecchie storie di famiglia, e si conchiuse per riconoscere
il titolo di parentela alla nuova venuta.
Questa rideva e rideva: il suo riso fresco e giovanile
era cos� gaio, cos� contagioso, che si comunic� a tutti i
presenti. La casa intera sembrava come invasa da
un�ondata di gioia.
Si and� a far visita alla sorella lontana, e si fiss� il
giorno delle nozze, perch� i giovani si volevano troppo
bene per contrastarne l�unione motivando la loro con-
sanguineit�.
Anche quando fu vestita da sposa, a Ing-Ning riusc�
impossibile di rimanere seria: rise anche durante la ceri-
monia nuziale!
Fu un matrimonio felice. Il riso giocondo di Ing-Ning

105

d e l padr onc i no. L a madre, inquieta per l�improvvisa


par tenz a di l u i, si era rivolta al cugino, il q ua le immagi-
n� che il giovane si f os se recato n e l sud, dove egli gli
aveva detto abitare la f anc iulla am a t a. I servi, dopo
averlo cercato in pi� villaggi, er an o finalm e nte riusciti a
sapere che e ra os pite della signora Chiu.
Bisogn � che Uang ri tornas se con loro a casa. Ma egli
ot tenn e dalla zia che Ing-N i n g p a r tis se con lui.
�V a�, di s s e la signora alla fanciull a, che, come si pu�
b e n p e nsare, rideva pi� allegramente che mai. �Con o-
scerai la zia; es sa f orse riuscir� a corr egge r ti de l tuo di-
f ettacc i o, e ti t rover� un br av o sposo�.
Gr and e fu la m e r aviglia della signora Uang, quando il
f iglio g li pr es ent� I ng-Ning come su a cugina. Mand� a
chiamare il cugino aut e nt ic o; si di s cus se, si r ievocarono
vecchie s t orie di famigl ia, e si conchius e per r iconos cere
il t itolo di parentela alla nuova venuta.
Questa ri de va e r ideva: il su o riso f resc o e giovanile
era cos� gaio, cos � contagioso, che si com unic � a tutti i
p res enti. L a casa intera se m brava come i nva sa da
u n�ondata di gioia.
Si and� a far visita alla sorella lontana, e s i fiss � il
g iorno delle nozze, perch� i giovani si volevan o troppo
b e ne per contr as tar n e l�unione motivando la loro con-
sanguineit�.
An c he quando fu vestita da s posa, a I ng-Ning r ius c�
i mpos sibile di rim a nere seri a: r is e anche durante la ceri-
m o nia n uz i a l e!
Fu un m atrimonio felice. I l r is o giocondo di Ing-Ning

105

disarmava tutti di casa, perfino la suocera, che � tutto


dire! Quando i domestici avevano qualche cosa da farsi
perdonare, pregavano Ing-Ning d�intercedere per loro, e
ogni sdegno si placava davanti a quel viso ridente.
A suo tempo Ing-Ning si sgrav� di un bambino che
seguendo l�esempio materno, si diede a ridere allegra-
mente appena ebbe aperti gli occhi alla luce 48. **

48 Una variante di questa graziosa novella � nel Liao Chai


Chih I di PU SUNG-LING, scrittore de1 secolo XVII.

106

d is arm a va t utti di casa, perfi n o la suocera, che � tutto


d ire! Quando i domes t ic i av e v a no qualche cos a da far s i
p e r donare, p regava no Ing-N i n g d�i ntercedere per loro, e
ogni sdegno s i p laca va davanti a quel vis o r idente.
A suo t e m p o Ing-Ning si sgr a v� di un bambino che
seguend o l�esempio m aterno, si d ie de a r idere allegra-
m e nte appena ebbe ap e r ti gli occhi alla luce 4 8. **

48 U na v a riant e di quest a grazi osa novell a � ne l L i ao Chai


Chih I di PU SUNG-LING, s cri tt ore de1 secol o X VII.

106

IL DIPINTO MERAVIGLIOSO.

107

IL DIPINT O MER A V IGLIO SO.

107

* Sotto la dinastia dei Ming viveva a Le-tchi-li un go-


vernatore di nome Ni, assai ricco e padre d�un unico fi-
glio chiamato Chen-ki. Quando questo fu ammogliato,
egli rinunci� al suo ufficio, deciso a trascorrere gli ulti-
mi anni nella quiete.
Un giorno, mentre visitava una delle sue terre, vide
una fanciulla di meravigliosa bellezza, che suscit� la sua
ammirazione. Era, come gli fu riferito, la figlia diciot-
tenne d�un suo fattore e si chiamava Ni-chen-ki. Sebbe-
ne egli toccasse gi� i settant�anni e temesse di provocare
lo sdegno di suo figlio, risolse di farla sua moglie. Qual-
che tempo dopo, avevano luogo le nozze.
Come aveva preveduto, Chen-ki e la moglie di lui ne
ebbero dispetto, e non cessavano di biasimarlo per aver
compiuto quella che essi giudicavano una pazzia.
�Riprender moglie con un piede nella tomba!�, anda-
vano ripetendo, �e per di pi� con una giovinetta!�
Ma peggio fu quando, due mesi pi� tardi, seppero che
essa era incinta. Non potevano darsi pace! A suo tempo
nacque un bambino, sano e robusto, a cui il vecchio pa-
dre impose il nome di Tchong-yang-eul.
L�avvenimento fu celebrato con un festino, a cui do-
vettero intervenire, sebbene ne avrebbero fatto a meno
volontieri, anche i coniugi Chen-ki.
�Ci credete voi?�, diceva il figlio ad amici e cono-
scenti per sfogare la sua rabbia. �Per conto mio, non so
di chi sia questo mostricciattolo; ma mio padre non

108

* Sotto la di na stia dei M i n g viveva a L e-tchi-li un go-


ver natore di nome Ni, ass ai r icc o e padre d�un unico f i-
glio chi a m a to Chen-ki. Qu a ndo q ue sto fu ammogliato,
egli r inunci� al su o u f f icio, dec i s o a tr a scorr ere gli ulti-
mi anni nella q uiete.
Un giorno, mentre v is it a va una delle sue t e r re, vi d e
una f anciulla di m eravigliosa bell e zza, che s uscit� la su a
ammi razione. E ra, come gli f u r iferit o, la f iglia d iciot-
t e nne d�un suo f attore e si chiamava Ni-chen-ki. S e bbe-
ne egli t oc cass e gi� i settant� a nni e t e m e ss e di p rovocare
lo sde gno di suo f iglio, risols e di f arla sua m og l ie. Qual-
che tempo dopo, avevano luogo le nozze.
Come aveva p reveduto, Ch en-k i e l a m oglie di lui ne
ebbero dispetto, e non ces sava no di b ias im a r lo per ave r
compiuto quella che ess i gi ud i c avano una pazzia.
�R ipr ende r moglie co n un p ie de nella t omba!�, anda-
v a no r ipetendo, �e p e r di pi� con una gi ovinetta!�
Ma peggio fu quando, due mes i pi� t a r di, s eppero che
ess a era i nc i nta. Non potevano darsi pace! A suo tempo
nacque un bambino, sano e robusto, a cu i il vecc hio pa-
d re i mpos e il nome di T chong-yang-eul.
L �avvenimento fu celebr a to con un f es tino, a cui do-
v e t tero intervenir e, sebben e ne avr ebbero fatto a meno
vol ontieri, anche i coniugi Chen-ki.
�Ci cr edete voi?�, d ice va il f iglio ad amici e cono-
scenti per sfogare la su a r abbia. �P e r conto mio, non so
di chi sia ques to m os tr ic ciattol o; ma mio padre non

108

c�entra per nulla di sicuro. Non posso riconoscerlo come


fratello: l�illegittimit� � troppo evidente�.
Questi e simili oltraggi giunsero all�orecchio di Ni,
che ne prese buona nota. L�addolorava il pensiero che la
tarda et� non gli avrebbe consentito di vivere a lungo e
proteggere il bambino dall�avidit� del suo snaturato fra-
tello, e la sua unica preoccupazione era di non trascurare
nessuna misura per impedire che questi sfogasse un
giorno o l�altro il suo odio. Invano cerc� di ridurlo a pi�
miti consigli. Chen-ki non si curava neppure di dissimu-
lare i suoi sentimenti, che non di rado si manifestavano
con sgarberie e dispetti verso il nuovo venuto.
Un giorno � circa cinque anni dopo la nascita di
Tchong-yang-eul � Ni cadde in malo modo, e si fer� gra-
vemente. Il medico dichiar� subito che il caso era mor-
tale. Allora l�infermo fece chiamare il figlio maggiore, e
gli parl� in questa forma:
�Questo registro (e glielo consegn�) contiene l�inven-
tario delle mie propriet�, mobili e immobili. Io lascio
tutto a voi, giacch� Ni-chen-ki � troppo giovine per te-
nerne l�amministrazione e Tchong-yang-eul � ancora
bambino. Fategli da padre, provvedete a quanto sar� ri-
chiesto per la sua educazione e il suo sostentamento.
Del resto, i miei desideri sono espressi in questo regi-
stro: vogliate eseguirli fedelmente�.
Chen-ki, nascondendo a fatica la sua gioia, promise
che tutto sarebbe fatto a puntino, e si ritir�.
Sopravvenne poco dopo Ni-chen-ki, a cui il suocero
rifer� il colloquio avuto col suo primogenito. La giovane

109

c� entra p e r nulla di sicuro. Non pos so r iconos cerlo come


f ratello: l�illegitt imit� � t roppo evidente�.
Questi e simili o ltraggi g iuns ero all�or ecc hio di Ni,
che ne pr e se buona n ota. L � addolorava il pens iero che la
t arda et� non gli avr ebbe consentito di vivere a lungo e
pr oteggere il bambino d a l l�avidit� d e l su o sna t urato f ra-
t e ll o, e la su a unica preoccupazione era di non tr a scurare
n e ss una m is ura per i mpedire ch e q ue sti sfogas se un
g iorno o l� a lt ro il su o odi o. I nvano cerc� di rid urlo a pi�
m iti consigli. Chen-ki non si cu rava neppure di diss imu-
l are i suo i s entim e nti, che non di r ado si m a ni fes tavano
con sgarberie e dispetti vers o i l nuovo venuto.
Un giorno � cir c a cinque anni dopo la n a scita di
T chong-yang-eul � Ni cadde in m a lo modo, e s i fer� gra-
v e m e nt e. Il medic o dichiar� s ubito che il cas o era m o r-
t ale. Al lora l�i n f ermo fece chiamare il f iglio maggior e, e
gli p a r l� in ques ta f orma:
�Q uesto r egis tro (e glielo consegn�) contien e l�i nve n-
t a r io delle mie pr opriet�, m obili e immobili. Io lasc io
t utto a v oi, giacch � Ni-chen-ki � troppo gi o vi n e per te-
ner n e l�amministrazione e T chong-yang-eu l � ancora
bambi no. F a t e gli da padr e, p rovvedete a q ua nto sar� ri-
chiesto per la su a educazione e il su o soste nt a m e nt o.
D e l r es to, i m ie i desideri sono es pr es s i in q ue sto regi-
stro: v ogliate eseguirli f edelmente�.
Chen-ki, nas condendo a fatica la su a gioia, pr omis e
che tutto sarebbe fatto a punti no, e si rit ir�.
S opravvenn e poco dopo Ni-chen-ki, a cui il suocero
r ifer� il colloquio avuto col suo pr imogenito. L a g iova ne

109

donna rimase assai male.


�E come vivr� io, come vivr� il caro piccino�, disse,
se Chen-ki si rifiuta di eseguire le vostre volont� a no-
stro riguardo?�
�Ecco�, rispose il governatore. �Io lo conosco, so che
� uomo disonesto e sleale. Ho pensato che se avessi di-
viso in parti uguali il mio avere tra i due figli, il povero
Tchong-yang-eul poteva essere esposto a grandi perico-
li. Invece lasciando tutto a Chen-ki, ho disarmata la sua
malevolenza, e saziata la sua avidit�. Cos� sar� meglio
disposto verso di voi�.
Ni-chen-ki voleva ribattere; ma l�infermo continu� in
tono reciso:
�Cos� ho risoluto, e cos� sar�. Ho le mie ragioni per
questo. Voi, cara Ni-chen-ki, non rimanete in casa di vo-
stro cognato; non ne avreste che delle amarezze. Sce-
glietevi un altro marito...�
�Ah! questo no!�, esclam� la giovane moglie dando
in uno scoppio di pianto.
�A ogni modo�, prosegu� commosso il governatore,
�l�avvenire vostro e quello di nostro figlio devono esse-
re assicurati. Prendete�. **
Cos� dicendo, cav� di sotto al guanciale un oggetto, e
glielo consegn�.
Ni-chen-ki credette dapprima che si trattasse di un co-
dicillo in suo favore. Ma, osservatolo, vide che era un
dipinto della larghezza di un piede e lungo tre.
�Che devo fare di questo dipinto?�, chiese.
�� un ritratto di famiglia�, rispose Ni, �e contiene un

110

donna r imas e ass ai male.


�E come vivr� io, come v ivr� il caro piccino�, di s se,
se Chen-ki s i rif iuta di es eguire le vostre volont� a no-
stro r iguardo?�
�E cco�, rispos e il governatore. �Io lo conosc o, s o che
� uomo di s ones to e sleale. Ho p e nsato che se aves si di-
vi s o in parti u gua li i l mio avere tra i due f igli, il povero
T chong-yang-eul poteva es sere es posto a grandi peri c o-
li. In vec e l as ciando t utto a Chen-ki, ho d is arm a ta la sua
m a l e volenza, e sa ziata la su a avidi t�. Cos � s ar� m e glio
di s pos to v e r s o di voi�.
Ni-chen-ki v ole va ribatter e; ma l�inf e r mo conti nu � in
t on o r ecis o:
�Cos � ho r isoluto, e cos � s ar �. Ho le mie r agion i per
q ue sto. V oi, cara Ni-chen-ki, non ri mane te in cas a di vo-
stro cognato; non ne avr e ste ch e delle amar e zze. Sce-
gl ietev i un alt ro marit o...�
�A h! q ue sto no!�, es clam� la g iova ne m oglie d a ndo
in uno scoppio di pianto.
�A ogni modo�, pr os egu� commoss o il g ove r natore,
�l�avvenire vostro e quello di nostro fi glio devon o ess e-
r e ass i c ur ati. Pr e n de t e�. **
Cos � dicendo, cav� di sotto al guanciale un o ggetto, e
gl ie lo consegn�.
Ni-chen-ki credette dapprima che s i trattass e di un co-
d icillo in su o favor e. Ma, os servatolo, vi d e che era un
d ipinto della l a r ghezza di un piede e lungo tr e.
�Che devo fare di q ue sto dipinto?�, chiese.
�� un rit ratto di famigl ia�, rispos e Ni, �e contiene un

1 10

segreto della pi� alta importanza. Conservatelo religio-


samente, e soprattutto non mostratelo a nessuno. Ma
quando Tchonh-yang-eul sar� grande, se Chen-ki non si
occupa di lui, cercate di conoscere un magistrato saggio,
onesto e dotato di rara perspicacia. Presentategli il ritrat-
to, ripetetegli quello che io vi ho detto, e pregatelo di
svelarvi l�arcano che esso racchiude. Egli riuscir� certa-
mente a scoprirlo, e voi sarete allora posta in grado di
concedere a voi e a nostro figlio tutti gli agi della ric-
chezza�.
Pochi giorni dopo, Ni si spegneva tranquillamente.
Il suo cadavere era ancora tiepido, e Chen-ki si faceva
consegnare tutte le chiavi di casa, inventariava il mobi-
glio, verificava la propriet� elencata nel registro, senza
punto curarsi dei funerali del padre. A questo provvide
la vedova, che non sapeva darsi pace della perdita fatta.
Il figlio snaturato fece perfino man bassa sugli oggetti
personali della cognata, che rileg�, insieme al bambino,
in un�ala della casa mezzo diroccata, e arredata povera-
mente.
Passarono gli anni. Ni-chen-ki la quale, malgrado le
insistenze del cognato, non aveva mai voluto saperne di
passare a seconde nozze, si era dedicata completamente
all�educazione del figlio, che ormai aveva quasi com-
piuto il terzo lustro.
Un giorno preg� la madre di comperargli una veste di
seta. Ella rispose che non aveva danaro.
�Come!�, fece il giovinetto, che era d�indole buona,
ma assai risoluta, �mio padre era governatore, e non

111

segreto d ella pi� alta impor tanza. Cons erv a t e lo religio-


samente, e sopr a t tutto non mostratelo a n e ss uno. Ma
q ua ndo T chonh-yang-eul sar� g rande, s e Chen-ki non s i
occupa di lui, cer ca te di conoscere un m a gi s tr a to saggio,
o ne sto e dotato di rara p e r s picacia. Presentate gli il ri trat-
t o, ri pe t e tegli quello che io vi ho dett o, e pr ega t e lo di
svelarvi l�arcano ch e ess o r acc h iude. E gli ri us cir� certa-
m e nte a scoprirl o, e voi sarete allora posta in gr a do di
concedere a voi e a nostro figlio tutti gli agi della r ic-
chezza�.
Pochi g iorni dopo, Ni s i s pegneva tranquil lamente.
I l su o cadavere era ancora tiepido, e Chen-ki si faceva
consegnare t u tte le chi a vi di casa, inventari a va i l m ob i-
gli o, veri ficava la p ropriet� elenca ta ne l registro, senz a
punto curarsi d e i fu nerali del padre. A q ue sto p rovvide
la vedova, che non s apeva d arsi pac e della p e r dita fatt a.
I l f iglio snaturato fece per fino m a n bas sa sugli oggetti
per s onali della cognata, che r ileg�, insieme al bambi no,
in un�ala della cas a mezz o diroccata, e arr eda ta p overa-
m ente.
P as sarono gli anni. Ni-chen-ki la quale, m a lgr ad o le
i ns istenz e del cognato, non aveva m a i voluto saperne di
pass are a second e nozze, s i e ra dedica ta compl e t a m e nte
all�educaz ione del f iglio, che o rmai aveva quas i com-
piuto i l terzo lustro.
Un giorno preg� la madre di comper ar gli una v e ste di
seta. Ella r is pose ch e non aveva danaro.
�C ome!�, fece il giovinetto, che era d�indole b uona,
ma as sa i r is ol uta, �mio p a d re era governator e, e non

1 1 1

aveva che due figli. Uno d�essi nuota nell�opulenza, e io


non sono in grado di acquistarmi un abito! Vado da mio
fratello a chiedergli danaro!�
�No, no! te ne supplico!�, esclam� ansiosamente la
madre. �Verr� un giorno in cui anche tu conoscerai la
ricchezza. Abbi pazienza ancora per pochi anni; non ir-
ritare tuo fratello�.
�Sta bene�, disse Tchong-yang-eul. Ma tra s� aggiun-
se: � Dunque io dovr� rinunciare agli studi, a una carrie-
ra onorata, a un matrimonio vantaggioso, perch� sono
povero, mentre mio fratello spende e spande?... Io ci
vado: non vorr� poi mangiarmi vivo! �
Usc� senza farsi scorgere da sua madre, e si rec� da
Chen-ki.
�Che fai qui tu?�, grid� il fratello meravigliato.
�Tutti sanno�, disse il giovinetto, �che io sono figlio
d�un illustre magistrato; eppure vado coperto di cenci
che mi rendono ridicolo a quanti mi vedono. Sono venu-
to da te per chiederti un pezzo di stoffa con cui vestir-
mi�.
�Se vuoi vestirti, rivolgiti a tua madre�.
�Non � mia madre, ma siete voi che avete il godimen-
to di tutte le propriet� del governatore nostro padre�.
A questa sortita, che dimostrava nel ragazzo
un�accortezza superiore alla sua et�, Chen-ki divenne
rosso per la collera.
�Chi t�ha imboccato cos� bene, linguacciuto?�, gli
disse. �Chi ti ha suggerito di venire da me a chiedere
d�esser vestito, per avere il pretesto di sdottrinare sulla

112

aveva che due fi gli. Uno d�ess i nuota nell�opulenza, e io


non son o in g rado di acquis t a r mi un abito! V ado da mio
f ratello a chieder gli danaro!�
�N o, no! te ne supplico!�, es clam� ans i os amente la
m a dr e. �V err� un g iorno in cui anche t u conos cerai la
r icche zza. Abbi pazienz a ancora p e r pochi anni; non ir-
r itare tuo f ratello�.
�Sta b e n e�, di s s e T chong-yang-eul. M a t ra s � aggiun-
se: � Dunque io dovr� r inunciare agl i studi, a una car rie-
r a o norata, a un matrimonio v a ntaggioso, perch� son o
pover o, mentre mio fr a t e llo spe nde e spande?... I o ci
v a do: non vor r� poi mangiarmi v ivo! �
U s c� s enza far s i sc or gere da sua madre, e s i r ec � da
Chen-ki.
�Che fai qui t u?�, g rid� il fr atello meravigli a to.
�T utti sanno�, di s s e il giovinetto, �c he io sono f iglio
d�un i llus tre magistrato; epp ure vado cop e r to di cenc i
che mi r endon o r idicolo a quanti mi vedono. Sono venu-
to da te p e r chi e d e r ti un pezz o di stof fa con cui vestir-
mi�.
�Se vuoi v e stir ti, rivolgiti a t u a m a dr e�.
�N on � mia madre, ma s i e te voi che ave te il godi me n-
to di t utte le propr ie t� d e l gover natore nostro padre�.
A ques ta sorti ta, che di mos tr av a nel ragazzo
un� acc or tezz a superiore alla sua et�, Chen-ki d ive nne
r os so per la coller a.
�Chi t�ha i mbocca to cos � bene, linguacciuto?�, gli
di s se. �Ch i ti ha suggerito di venire da me a chiedere
d� es se r vestito, p e r avere il p retes to di sdottr inare sulla

1 12

mia propriet�?�
�Presto o tardi questa propriet� sar� divisa�, ribatt�
Tchong-yang-eul. �Ma non � questo di cui voglio parla-
re ora. Per adesso ho bisogno degli abiti che si conven-
gono alla mia nascita e alla mia posizione�.
�Tocca proprio a te a parlare di posizione e di nascita,
bastardello che sei! Avesse pur nostro padre lasciato dei
tesori immensi, ci sono un figlio e un nipote, nati da
moglie legittima, che possono goderne. Ma tu?... cosa
c�entri? La tua nascita � pi� che sospetta. Vattene!... Ma
badate bene a non cimentarmi! Potrei rivolgermi a cac-
ciar via te e tua madre dall�asilo che vi ho concesso con
tanta generosit�, e a ridurvi a non aver dove posare il
capo�.
�Io sono figlio del governatore come voi! Perch� sol-
levar dubbi sulla legittimit� della mia nascita? Cosa in-
tendete di fare? Vorreste forse attentare ai nostri giorni,
per poter poi disporre voi solo dell�eredit�?�
�Va via, animale!�, grid� Chen-ki schizzando rabbia
dagli occhi. �Vuoi portarmi agli estremi?�
Cos� dicendo lo afferr� per il vestito, lo scosse con
violenza, e cominci� a percuoterlo.
Il povero ragazzo, tutto malconcio e indolenzito, pot�
a fatica sfuggirgli dalle mani, e torn� piangendo dalla
madre, a cui narr� la brutta avventura.
�Ti sta bene�, fece Ni-chen-ki. �Ti avevo proibito di
provocare la collera di tuo fratello. Non mi hai dato ret-
ta, e hai avuto la peggio�.
* Chen-ki colse il pretesto da quell�incidente per

113

mia pr opriet�?�
�P res to o t ardi q ue sta pr opriet� sar� di vis a�, r ibatt�
T chong-yang-eul. �M a non � q ue sto di cui voglio parla-
r e o ra. Per adess o ho bisogn o d e gli abiti che si conven-
gono alla mia n a scita e alla m ia p os izione�.
�T occ a proprio a te a par lare di pos i z i on e e di nas cita,
b a stardello ch e se i! A ves s e pur nostro padre lasc i a to de i
t es ori i mmens i, ci son o un f iglio e un ni pote, n a ti da
m oglie legittim a, che poss ono goderne. Ma t u?... cosa
c� en t ri? La t u a n a scita � pi� che sospe t ta. V attene!... M a
b a date bene a non cimentarmi! P otrei riv olge r mi a cac-
ci a r via t e e t u a madre dall�as ilo che vi ho conces so con
t a nta generosit�, e a ridur v i a non av e r dove p os are il
capo�.
�Io son o f iglio del governatore come voi! Perch� so l-
l eva r dubbi s ulla l e git timit� della mia nas cit a? Cos a in-
t e n de te di f are? V orreste for s e attentare ai nostri giorni,
p e r p ote r poi disporre voi solo dell�er edit�?�
�V a via, ani male!�, g rid� Chen-ki sc hizzando r abbia
d a gli o c chi. �V uo i portarmi agli es tr emi?�
Cos � d ice ndo lo af f err� p e r i l ves tit o, lo scos se con
v iolenza, e cominci� a percuoterl o.
I l povero ragazzo, tutto m alc o nc io e indolenzito, pot�
a fatica sfuggir gli dalle m a ni, e t orn� p iange ndo dalla
m a dr e, a cui nar r� la brutta avventur a.
�T i s ta bene�, fece Ni-c hen-ki. �T i avevo proibito di
p rovocare la collera di tuo fr atello. Non mi hai dato ret-
t a, e hai avuto la peggio�.
* Chen-ki colse il pretesto da q ue ll�incidente per

1 13

compiere ci� che da molto tempo meditava. Il giorno se-


guente convoc� tutti i congiunti, compresa Ni-chen-ki e
suo figlio, per renderli edotti delle ultime volont� di suo
padre. Fece constatare a tutti l�autenticit� del testamen-
to, scritto di tutto pugno di Ni, e alla fine annunci� che,
ossequiente alle disposizioni paterne, assegnava a Ni-
chen-ki e a Tchong-yang-eul una casetta nei pressi della
casa, con annesso terreno.
Era una casa male in arnese, e appena provvista del
necessario; il terreno era sterile e coperto di erbacce.
�Ma � possibile, mamma�, disse Tchong-yang-eul,
che mio padre ci abbia trattati cos� indegnamente? E se
il testamento fosse stato abilmente falsificato o manipo-
lato? Perch� non adire ai tribunali e cercare di ottenere
giustizia?�
Invano la madre raccomandava la prudenza e la cal-
ma a suo figlio. Egli tornava ogni tanto alla carica con
nuovi argomenti e nuove proposte. Finalmente Ni-chen-
ki si risolse a metterlo a parte del segreto che fino allora
aveva tenuto per s�. **
�Figlio mio�, gli disse, �non dubitare della autenticit�
del testamento. � ben certo che il governatore l�ha ver-
gato di sua mano dalla prima all�ultima parola. Veden-
doti ancora bambino, e temendo che tuo fratello non in-
sidiasse alla nostra vita, egli am� meglio soddisfare la
sua rapacia, istituendolo erede universale. Ma il giorno
prima di morire egli mi consegn� un quadro, e mi racco-
mand� di non mostrarlo a nessuno�.
E ripet� le parole che il moribondo gli aveva detto al-

114

com piere ci� che da molto t e m p o m editava. I l giorno se-


g ue nte convoc� tutti i congiunti, com pres a Ni-chen-ki e
suo f iglio, p e r r enderli edotti delle u ltime volont� di suo
padr e. Fece constatare a t utti l�autenticit� d e l testame n-
t o, sc r itto di t u tto pugno di Ni, e alla f ine annunci� ch e,
o s se qui e nte alle di s posiz i on i paterne, asse gn a va a Ni-
chen-k i e a T chong-yang-eu l una casetta nei p res si della
casa, con anness o terr eno.
E ra una cas a m ale in ar nes e, e appena provvista d e l
n e cess ario; il terr en o era sterile e coperto di er ba cce.
�Ma � p os sibile, m a m ma�, diss e T chong-yang-eul,
che mio padre ci abbia t rattati cos � i nde gnamente? E se
il tes t a m e nto foss e s t a to abilmente f als i ficato o manipo-
l a t o? P e r ch � non adi re ai t ribunali e cercare di ot te nere
gi us tizia?�
I nvan o la m adre r acc omandava la prudenza e la cal-
ma a suo figli o. E gli tor na va ogni t a nto alla car ic a con
nuovi ar gomenti e nuove pr opos te. F inalmente Ni-chen-
ki s i ri s olse a m e t terlo a parte d e l se g reto che f ino all ora
aveva tenuto per s�. **
�Figlio m io�, gli diss e, �non dubitare della autenticit�
d e l t e stamento. � b e n certo che il gover natore l�ha ver-
g a to di sua m a no dalla pr ima all� ultima par ola. V e d e n-
doti an c o ra bambi no, e t e m e ndo che t u o f ratello non in-
sidias se alla nostra vita, egli am� meglio soddis f are l a
sua rapacia, istituend olo er ede u niversa l e. Ma i l giorno
pr ima di mor ire egli mi consegn� un quadro, e mi r acc o-
m a nd� di non m os tr arlo a nes suno�.
E ri pe t� le par o le che il m oribondo gli aveva detto a l-

1 14

lora.
�Quand�� cos�, disse Tchong-yang-eul, �perch� non
me ne avete parlato prima d�ora? Dov�� questo quadro?
Volete permettermi di vederlo, per un momento alme-
no?�
La madre apr� una cassetta, e ne lev� un involto co-
perto di tela. Sotto questo involucro ce n�era un altro di
carta cerata, e alla fine apparve il dipinto, che essa svol-
se con precauzione e distese sopra una tela. Poi, inchi-
nando la testa fino a terra, e dicendo a suo figlio di fare
lo stesso, disse, rivolta al dipinto:
�Perdonate se non vi rendo tutto il tributo di omaggio
che vi dovrei. In una povera capanna come � questa �
difficile disporre di un tabernacolo�.
Levatosi il figlio dopo queste salutazioni, esamin� il
dipinto attentamente. Rappresentava questo un perso-
naggio seduto � lo stesso governatore � vestito di scuro,
dai capelli bianchi come la neve, e dai lineamenti cos�
espressivi che si sarebbe detto fossero quelli di una
creatura vivente, anzich� di un ritratto. Teneva per mano
un bambino, che stringeva al suo petto. Coll�altra mano,
che era rivolta all�ingi�, pareva che indicasse il suolo.
Madre e figlio si stillarono a lungo il cervello per svi-
scerare il segreto racchiuso nel quadro, ma senza cavar-
ne nulla. Dopo avere esaurite tutte le ipotesi, tutte le
congetture, dovettero riporlo, tristi e scoraggiati.
* Alcuni giorni dopo si recarono nella citt� vicina in
cerca di un dottore a cui sottoporre l�inesplicabile enig-
ma, e fu loro indicato nella persona del giudice Teng,

115

l ora.
�Quand�� cos �, diss e T chong-yang-eul, �perch� non
me ne avete parlato pr ima d�or a? Dov�� q ue sto quadro?
V ol e te per mettermi di vederl o, p e r un momento alme-
n o?�
L a madre apr� una cass etta, e ne lev� un involto co-
p e r to di tela. S o tto ques to involucro ce n� era un altro di
carta cer ata, e alla f ine appar v e il dipinto, che es s a svol-
se con p reca u z ione e di s tes e sopra una t ela. Poi, i nc hi-
n a ndo la t e sta fino a terr a, e d ice ndo a suo figlio di f are
lo stes so, diss e, ri volta al d ipinto:
�Perdonate se non vi rendo t u tto i l tri b uto di o maggio
che vi dovr e i. In una povera capann a come � q ue sta �
di f f icile disporre di un t a ber nac ol o�.
L evatos i il f iglio dopo q ue ste sa lut a zioni, es amin� il
d ipinto attentamente. Rappresentav a q ue sto un perso-
n a ggio se duto � lo ste ss o governatore � vestito di scuro,
d a i capelli bi a nchi come la n eve, e dai l inea m e nti cos �
espress ivi che s i sarebbe detto f os sero quelli di una
cr ea t ura vivente, anzi c h� di un rit ratto. T ene va pe r m a no
un bambino, che stringeva al suo pett o. Coll�alt ra mano,
che era r ivolta all�ingi �, par ev a che indicas se il suolo.
Madre e figlio si stillar on o a l ung o il cer vello pe r sv i-
scerare i l segreto r acc hi u so n e l quadro, ma senz a cava r-
ne nulla. Dopo avere esaurite t utte le i potes i, tutte le
congettur e, d ove t tero ripo rlo, tristi e sc or aggiati.
* Alcuni g iorni dopo s i recarono nella citt� vicina in
cer c a di un dot tore a cui sottopor re l�i ne splicabile enig-
m a, e fu loro indicato n ella persona del g iudice T eng,

1 15

che godeva grande riputazione di dottrina e di onest�.


S�informarono presso il tribunale quando teneva udien-
za, e Ni-chen-ki vi si rec�, portando con s� il dipinto.
Quando apparve il giudice, essa si prostern� davanti a
lui in atto supplichevole. Il giudice, vedendo che invece
d�una petizione aveva nelle mani un dipinto, rimase non
poco sorpreso, e chiese che cosa desiderasse. La donna
gli espose i particolari del caso, ed egli si fece conse-
gnare il dipinto, riserbandosi di studiarlo con particolare
attenzione.
Terminata l�udienza and� a casa sua, si chiuse nello
studio, e inizi� l�esame.
�� evidente�, disse tra s�, �che il personaggio qui
rappresentato � il governatore steso, e il bambino �
Tchong-yang-eul. Il dito rivolto al suolo indica probabil-
mente il suo desiderio che qualcuno riesca a scoprire il
segreto. Ma in che cosa consiste questo segreto?�
Questa domanda egli se la rivolgeva continuamente,
senza mai trovarvi risposta. Ogni giorno, di ritorno dal
tribunale, prendeva tra le mani il dipinto e vi almanacca-
va sopra per delle ore intiere, facendo e rifacendo con-
getture e induzioni che non approdavano a nulla. A poco
a poco il misterioso dipinto era diventato per lui una
specie di incubo.
Ed ecco che un banale incidente, una circostanza af-
fatto fortuita riusc� a far quello di cui tutta l�umana sa-
pienza sarebbe forse rimasta incapace. **
Si teneva un giorno sulla terrazza di casa, aspettando
che gli servissero il t�, e intanto contemplava la enigma-

116

che godeva grande rip uta zione di dot trina e di ones t �.


S�infor marono press o il t ribunale quando teneva u die n-
za, e Ni-chen-ki vi s i r ec�, p ortando co n s� il di p i n t o.
Qu a ndo appar v e il g iudice, ess a s i p rostern� davanti a
l u i i n atto supplichevole. Il giudice, v e d e ndo che invece
d�una petizione av e va n elle mani un dipinto, rim a se non
p oc o sorpr es o, e chies e che cos a des ider as se. L a donna
gli espos e i par ticolari del caso, ed egli si fece cons e-
gnare il dipinto, r is er bando si di studiarlo con par ticolare
at tenz i one.
T erminata l�udienza and� a cas a sua, si chiuse nello
studio, e inizi� l�es ame.
�� evidente�, diss e tra s�, �c he il per s onaggio qui
r apprese nt a to � il governatore ste so, e il bambi n o �
T chong-yang-eul. I l d ito r ivolto al s uolo indica p robabil-
m e nte il suo des i de r io che q ua l c uno r iesc a a s copr ire il
segreto. M a in che cosa con s iste q ue sto se gr eto?�
Questa domanda egli s e la r ivolgeva continuamente,
senz a m a i t rovarvi r ispos ta. Ogni giorno, di r itorno d a l
t ribunale, prendeva tra le mani il d ipinto e vi al manacc a-
va sopra per delle ore i ntiere, facendo e rif ac endo con-
g e tt ure e i nduz i on i ch e non appr odava no a nul la. A poco
a poc o il misterios o dipinto era di ve nt a to per lui una
specie di incubo.
E d ecco che un banale i ncidente, una circostanza af-
f atto f ortuita riusc � a f ar quello di cui t utta l�u ma na s a-
p ienz a sarebbe f orse rim a sta i nc apace. **
Si teneva un giorno s ulla terr azz a di casa, as pettando
che gli serviss ero il t�, e i ntanto contemplav a la enigma-

1 16

tica figura. Nel prendere la tazza dalle mani del dome-


stico, alcune gocce di liquido vennero a cadere sul di-
pinto. Depose allora la tazza e and� ad appenderlo sulla
ringhiera della scala, perch� asciugasse al sole. A un
tratto, un raggio di sole illumin� l�umida figura, la carta
divenne trasparente e lasci� scorgere, tra due fogli so-
vrapposti, alcune righe perpendicolari che sembravano
scritte. Il magistrato lasci� sfuggire un grido di sorpresa
e di gioia. Subito lev� la carta e trov� sotto il disegno
una scrittura di mano del governatore, in cui erano for-
mulate le seguenti disposizioni:
�Io, che scrivo queste righe, ho esercitato per cinque
volte le alte funzioni amministrative. Sono pi� che set-
tantenne e aspetto di giorno in giorno che la morte mi
colga: la subir� senza rimpianti. Tchong-yang-eul, figlio
della mia seconda moglie, ha di questi giorni compiuto
un anno, e non ho avuto peranco tempo di notificarne la
legittimit� e assicurarne i diritti. D�altra parte Chen-ki,
figlio della mia prima moglie, non sa che cosa sia affe-
zione filiale e fraterna; temo anzi che possa attentare
alla vita del suo fratello minore. Lo lascio erede di due
grandi case che ho acquistate di recente e di tutte le mie
propriet� rurali, salvo una casetta che � sita a sinistra
della mia abitazione, e che lego a Tchong-yang-eul.
�� di assai modesta apparenza, ma non � senza valo-
re. Io vi ho seppellito, presso il muro di sinistra, cinque-
mila once d�argento, contenute in cinque vasi di terra, e
presso il muro di destra un�uguale somma, insieme a
mille monete d�oro, racchiuse in altri cinque vasi.
117

t ic a f igura. Nel prendere la t a zza dalle mani de l dome-


stico, al c une gocc e di l iquido vennero a cadere sul di-
pi n t o. Depos e allora l a tazza e and� a d appenderlo s ulla
r inghiera d ella sca l a, perch� asciugas s e a l sole. A un
t ratto, un raggio di sole illumi n � l�umida fi gura, la car ta
d ive nne trasparente e l a sci� scor gere, t ra due f ogli so-
v rappos ti, alcune righe perpendicolari che se m bravano
scrit te. Il magistrato l a sci� sfuggi re un g rido di sorpr e sa
e di gi oia. Subito lev� la carta e t rov� sotto il d is egno
una sc r ittura di mano d e l governator e, in cu i erano for-
m ula te le seguenti dispos izioni:
�Io, ch e scrivo q ue ste righe, ho es er citato pe r cinque
volte le alte funzioni amministrative. S ono pi� ch e se t-
t a nt e nne e as petto di g iorno in g iorno ch e la m orte mi
col ga: la subir� s enza r impianti. T chong-yang-e ul, figlio
della mia second a mogli e, ha di q ue sti giorni compiuto
un anno, e non ho avuto peranco t e m p o di notifi c ar n e la
l e git timit� e as sicurarne i d iritti. D�altra parte Chen-ki,
f iglio della mia pr ima m oglie, non s a che cos a sia a f fe-
zione fil ia le e fr aterna; t e mo anzi che p os sa attentare
alla vita d e l su o fr atello mi n or e. Lo lasc io erede di due
gr and i cas e che ho acquistate di recente e di t u tte le m ie
p ropriet� r urali, sa lvo una case tta che � sita a sinis t ra
della mia abi taz i one, e che lego a T chong-yang-eul.
�� di ass ai modes ta apparenza, ma non � s enza valo-
r e. Io vi ho se pp e l lito, pr es s o il muro di sinistra, cinque-
m ila o nc e d� ar ge nt o, cont e nute in cinque vas i di terr a, e
p res so il muro di d e stra un� ugua le somma, insieme a
m ille monete d�oro, r acc hi u se in altri cinque v a si.

1 17

�Il totale di questi valori equivale a quello delle terre


e degli stabili che ho legato a Chen-ki.
�Se si trover� un magistrato sagace ed onesto che curi
l�esecuzione delle volont� da me qui formulate, Tchong-
yang-eul gli regaler� le mille monete d�oro come atte-
stato di riconoscenza.
�Io, il vecchio governatore Ni, ho scritto queste righe
di mio proprio pugno� .
Seguiva la data, sotto la quale era impresso il sigillo
del governatore.
* Si pu� immaginare la gioia del buon giudice, al
quale anche sorrideva, bisogna pur dirlo, il regaluccio di
cui si faceva menzione verso la fine del documento.
�L�indice rivolto verso il suolo�, pens�, �significa
adunque che sotterra v�� un tesoro nascosto. Ma come
avrei potuto immaginarlo, se un caso fortunato non fos-
se intervenuto?�
Fece subito chiamare Ni-chen-ki, e si limit� a dichia-
rarle che da quel giorno tutti gli agi della vita erano assi-
curati a lei e a suo figlio. Le disse di trovarsi con questo
il tal giorno e la tale ora all�udienza. La stessa intima-
zione mand� a Chen-ki...
L�aula era gremita di curiosi: in prima fila sedevano i
nostri personaggi. Ed ecco arrivare l�illustre giudice, il
quale, sceso dalla lettiga, cominci�, in mezzo allo stupo-
re degli astanti, a inchinarsi profondamente e a formula-
re varie risposte, come se un personaggio di grande ri-
guardo fosse in conversazione con lui ed egli volesse la-
sciarlo passare per il primo. Dopo di che, sempre gesti-

118

�Il t ota le di q ue sti v a l ori equi va le a quello delle t e r re


e d e gli stabili che ho legato a Chen-ki.
�Se s i tr over� un m a gi s tr a to sagac e ed ones to che curi
l�es ecuzione delle volont� da me qui for mulate, T chong-
yang-eu l g li regaler� le mille m one te d� oro come atte-
stato di ri c onoscenza.
�Io, il vecchio governatore Ni, ho scritto q ue ste r ighe
di m io proprio pugno� .
S e gui v a la d a t a, sotto la quale era impr e ss o il sigillo
d e l g ove r natore.
* Si pu� i mmaginare la gioia del buon giudice, al
q ua le anche so r rideva, bisogn a pur dirl o, il r egalucc io di
cui si faceva menzione v e r s o la f ine de l d oc um e nto.
�L �indi c e ri volto vers o il s uol o�, p e ns�, �s i gnifica
adunque che sotterra v�� un tesoro nasco sto. Ma come
avr e i potuto immaginarl o, s e un cas o for tunato non fos-
se intervenuto?�
F ec e subito chiamare Ni-chen-ki, e s i limit� a di c hia-
r arle che da quel g iorno t utti gli agi d ella vita er ano ass i-
cur a ti a l e i e a su o figli o. Le diss e di tr ovars i con q ue sto
il t a l giorno e la tale ora all�udienza. L a stess a intima-
zione m a nd� a Che n-ki...
L �aula era gremita di cur ios i: i n prima f ila sedevano i
nostri personaggi. E d ecco ar rivare l�illustre giudice, il
q ua l e, s ces o dalla l e t tiga, cominci�, i n m e zzo allo s t up o-
r e degli as tanti, a inchinarsi p rofondamente e a f ormula-
r e v a r ie risposte, come se un p e r s onaggio di gr and e r i-
guar d o foss e in conver s azione con lui ed egli vol e ss e la-
sciarlo pas sare per il prim o. Dopo di che, se m pre g e sti-

1 18

colando e inchinandosi, entr� nell�aula.


L� ripet� la stessa storia; avanz� una poltrona, e fece
l�atto di invitare una persona invisibile ad accomodarsi;
poi prese posto egli medesimo sul suo seggio.
I presenti erano trasecolati; ma non osavano zittire.
A un tratto, il giudice incroci� le mani sul petto e fece
un profondo inchino, pur rimanendo a sedere.
�La vostra signora moglie�, cominci� a dire, �mi ha
trasmessa una querela che si riferisce alla vostra eredit�.
Sono veri i fatti in essa esposti?�
Si mise in atteggiamento di viva attenzione; poi, con
aria costernata, esclam�:
�Come! � possibile che il vostro primogenito sia tanto
malvagio?�
Stette ancora ad ascoltare, e poi riprese:
�Dove volete che il vostro secondo figlio trovi i mez-
zi di sussistenza?�
Altra ascoltazione, questa volta della durata di alcuni
minuti. **
�Ma che risorse pu� offrire�, replic� poi, �questa ca-
setta mezzo diroccata di cui parlate?� (Pausa).
�Obbedisco, obbedisco�. (Altra pausa).
�Trasmetter� questo lascito al vostro secondogenito.
Non dubitate: curer� scrupolosamente l�esecuzione del-
la vostra volont�.
E si rimette in ascolto, s�inchina ripetutamente, e alla
fine, coll�aria di uno che rifiuta qualche cosa, riprende:
�No, no; mi � impossibile accettare un cos� ricco
dono�.

119

col a ndo e inchinandos i, ent r� nell� a ul a.


L � r ipet� la stes sa stor ia; avanz � una p oltrona, e fece
l�atto di invitare una per s ona i nvis ibile ad accomodarsi;
poi p res e posto egli medes imo sul su o seggio.
I prese nti er ano trasec olati; m a non o s avano zittir e.
A un tratt o, il giudice i nc r oc i� le m a ni su l petto e fece
un p rofondo i nc hi no, pur r imanendo a se der e.
�La vostra signora moglie�, com inci� a d ire, �mi ha
t ras m e ss a una querela che s i rif erisc e alla vostra er edit�.
S on o v eri i fatti in ess a espos t i?�
Si m is e in att e ggi a m e nto di vi v a att e nzione; poi, con
ar ia costern a t a, esclam�:
�Come! � poss ibile che il vostro pr imogenito s ia t a nto
m a l va g io?�
S tette an c o ra ad ascoltare, e poi ripr es e:
�D ove vol e te che il vostro se condo f iglio trovi i m e z-
zi di suss istenza?�
Al tra as coltazione, ques ta volta della dur a ta di al c uni
m inuti. **
�Ma ch e r isors e pu� of f rir e�, r eplic � p oi, �ques ta ca-
setta mezz o d iroccata di cu i p arlate?� (Pausa).
�Obbedisco, o bbe di s co�. (Alt ra paus a).
�T rasmetter� q ue sto l a scito al vostro secondogenito.
Non dubitate: cur er� scrupolosamente l�esecuz i on e del-
la vostra vol ont�.
E s i r imette in as colto, s�i nc hina r ipetutamente, e a lla
f ine, coll�aria di uno che r ifiuta qualche cos a, ri prende:
�N o, no; mi � i mpos sibile accettare un cos � ri cc o
dono�.

1 19

Altra ascoltazione, e dice:


�Ebbene, se proprio lo volete, accetto�.
Si leva da sedere, s�inchina ripetutamente pi� volte, e
dice:
�Vi seguo, signore, vi seguo�.
I presenti si guardano in viso stupefatti. Egli fa alcuni
passi nella sala, da una parte e dall�altra; poi, fermando-
si, dice con voce commossa:
�Dove andate ora, signor Ni?�
�Dov�� questo signor Ni?�, fece l�usciere. �Io non lo
vedo�.
�Eppure � qui�, replic� il magistrato. E si avvicin� a
Tcheng-yang-eul, dicendo:
�Il vostro illustre padre � venuto a cercarmi in perso-
na, si � seduto vicino a me e mi ha intrattenuto a lungo.
Credo che tutti abbiate udito la sua conversazione�.
�Neppure una parola!�, disse Chen-ki.
�Mi pare ancora di vederlo�, prosegu� il magistrato.
�Alto, diritto, colle guance pallide e scarne, zigomi
sporgenti, occhi espressivi, grandi orecchie, barba
d�argento, berretto di velo, calzature nere, mantello ros-
so e cintura d�oro. Non � questo il ritratto del governato-
re?�
�� lui! � proprio lui!�, si grid� da pi� parti. Un fremi-
to scosse l�assemblea: tutti s�inginocchiarono.
�Come potrei descriverlo cos� bene, se non l�avessi
veduto co� miei occhi?�, disse il giudice. Poi, rivolto a
Chen-ki, continu�: �Egli mi ha detto anche che vi ha la-
sciato due grandi case, e che a sinistra d�una di esse si

120

Al tra as coltazione, e dice:


�E bbene, se propr io lo volete, acce tt o�.
Si l e va da sedere, s�inchina r ipetutamente pi� volt e, e
d ice:
�V i se guo, signore, vi seguo�.
I pr es enti si guardano in vis o stupe f atti. E gli fa al c uni
p a ss i nella sala, da una p a r te e d a l l�altr a; poi, f ermando-
si, dice con voc e comm os sa:
�D ove andate ora, signor Ni?�
�Dov�� q ue sto s i gno r Ni?�, fece l�usciere. �Io non lo
v e do�.
�Eppure � qui�, repli c � il m a gi s tr a t o. E s i avvicin� a
T che ng-yang-eul, dicendo:
�Il vostro illustre p a d re � v e nuto a cer ca r mi in pers o-
n a, s i � seduto vi c i n o a me e mi ha intr attenuto a l ungo.
Cr e do che tutti abbi a te udito la sua convers azione�.
�Neppure una par ola!�, diss e Chen-ki.
�Mi p are ancora di vederl o�, prosegu� il magistrato.
�Alt o, dir itto, colle guanc e pallide e sc ar ne, zigomi
spor genti, occhi es pr e ss ivi, grandi orecchie, bar b a
d� ar ge nt o, berr etto di velo, calzature nere, m a ntello ros-
so e cintura d�oro. Non � q ue sto i l r itratto del gover na to-
r e?�
�� lui! � p roprio l ui!�, s i g rid� da pi� parti. Un f remi-
to scos se l�ass emblea: tutti s�ingi noc chiar ono.
�Come p otrei descriverlo cos � bene, se non l�aves si
v e duto co� miei occhi?�, diss e il giudice. P oi, r ivolto a
Chen-ki, continu�: �E gli mi ha detto anche che vi ha l a-
sciato due grandi case, e che a sinis t ra d� un a di ess e s i

120

trova una casetta che vi � annessa. � vero?�


Chen-ki dovette assentire.
�Ebbene�, gli disse il magistrato, �andiamo a vederla
insieme. Quando ci saremo, avr� ancora qualche cosa da
dire�.
Tutti i presenti, avendolo udito descrivere con tanta
verit� ed evidenza la figura del governatore, non dubita-
vano che questi gli fosse davvero comparso davanti, e
non sapevano riaversi dal loro pauroso stupore. La sce-
na era stata invece abilmente immaginata e simulata dal
giudice. La conoscenza del misterioso dipinto gli aveva
reso possibile di descrivere cos� esattamente l�aspetto
del defunto.
* Seguito dagli interessati e da un fitto stuolo di cu-
riosi, il magistrato giunse davanti alla casetta. Il gover-
natore vi aveva dimorato nei suoi primi anni; pi� tardi
l�aveva adibita a uso di magazzino.
Tung la visit� in lungo e in largo, poi si mise a sedere
nella stanza di mezzo.
�Vostro padre�, disse rivolto a Chen-ki, �mi ha ordi-
nato poco fa di dare questa casa a vostro fratello minore.
Avete qualche cosa in contrario?�
�Me ne rimetto al signor giudice�, rispose Chen-ki,
che non credeva all�apparizione, ma si sbarazzava vo-
lontieri di una propriet� di assai scarso valore. Del resto
il lascito era espressamente dichiarato nel testamento
paterno.
�Rimetto adunque nelle mani del signor Tchong-
yang-eul questa casa, con tutto quanto essa contiene�.

121

t rova una casetta ch e vi � anness a. � v ero?�


Chen-ki dovette ass entir e.
�E bbene�, g li diss e il magistrato, �andiamo a vederla
i ns ieme. Qu a ndo c i saremo, avr� ancora q ua l c he cos a da
d ire�.
T utti i pr es enti, avendolo udito des cr ivere con tanta
v e r it� ed evi denz a l a fi gura d e l governator e, non dubita-
v a no che ques ti g li foss e davvero compar s o davanti, e
non sa pevano r iavers i dal loro pauros o stupore. L a sc e-
na era stata invec e abil me nte i mmaginata e simulata dal
g iudice. L a conos cenz a d e l m is ter ios o dipinto gli avev a
r es o poss ibile di d e scrivere cos� es att a m e nte l�aspetto
d e l d e f unto.
* S e guito d a gli interess ati e da un fitto stuolo di cu-
r ios i, il magistrato giuns e davanti alla cas ett a. Il gove r-
n a t ore vi avev a di morato nei suo i pr imi anni; pi� t a r d i
l�avev a adibita a uso di magazz i no.
T ung la vis it� i n lungo e in lar go, poi s i mi s e a s edere
nella stanza di m ezz o.
�V ostro padr e�, di s s e r ivolto a Chen-ki, �mi ha ordi-
n a to poco fa di d are q ue sta cas a a vostro f ratello minor e.
A vete q ua l c he cos a in contr ario?�
�Me ne r imetto al signor giudice�, r is pose Chen-ki,
che non credeva all�apparizione, ma s i sba r azza va vo-
l ontieri di una p ropriet� di ass ai s car s o valor e. Del r es to
il l as cito era espress amente dichiarato nel tes t a m e nto
pater no.
�R imetto adunque nelle m a ni del signor T chong-
yang-eu l q ue sta cas a, con tutto quanto es sa contiene�.

121

Poi, alzando il tono della voce, prosegu�:


�Il governatore, che ho visto or ora, mi ha parlato di
certo tesoro che � nascosto qui sotto�.
E rifer�, in tutti i suoi particolari, il contenuto del do-
cumento segreto che abbiamo trascritto di sopra.
Chen-ki non ne credette una sola parola.
�Ci fossero anche sotto mille once d�oro�, disse con
un sogghigno beffardo, �lascerei ben volontieri che se le
pigliasse mio fratello�.
�Benissimo�, disse il giudice, �possiamo allora pro-
cedere allo sterro�.
A un suo cenno, due manovali che aveva condotto
con s�, muniti di zappe e di badili, si misero al lavoro.
Nei luoghi indicati si trovarono i vasi contenenti le som-
me che il lettore conosce, fra lo stupore degli astanti che
non potevano credere ai loro occhi.
Chen-ki per poco non schiattava di dispetto e di rab-
bia!
Il giudice manteneva un contegno calmo e grave,
quale si conveniva alle sue funzioni e alla solennit� del
momento.
�Poco fa�, disse quando comparvero i vasi contenenti
le mille monete d�oro, �il governatore mi disse di tenere
questa somma come attestato della sua riconoscenza.
Feci di tutto per schermirmi; ma egli insistette in modo,
che dovetti promettergli di ubbidirlo. Signori, l�udienza
� levata�.
Lasciamo al lettore immaginare gli applausi che scop-
piarono da ogni parte, e le commosse parole di gratitudi-

122

P o i, al z ando il t on o d ella v oce, p ros egu�:


�Il governator e, che ho visto or or a, mi ha p a r lato di
certo t es oro che � nas costo qui sotto�.
E rif er�, in t u tti i suo i par ticolari, il cont e nuto del do-
cum e nto segreto che abbiamo trasc r itto di sopra.
Chen-ki non ne cr ed ette una sola p a r ola.
�Ci fossero anch e sotto mille o nc e d�o ro�, diss e con
un sogghigno bef fardo, �la scerei ben volontieri che se l e
pi glias s e m io fr ate l lo�.
�B eniss imo�, di s s e il g iudice, �poss i a mo all ora pro-
cedere allo sterr o�.
A un su o cenno, due m a n ova li che aveva condotto
con s�, m uniti di zappe e di badili, s i m is ero al l avoro.
N e i luoghi i ndica ti s i t rovarono i vas i contenenti le so m-
me che il l e t tore conos ce, fra lo stupore d e gli astanti che
non p oteva no cr e dere ai l oro occhi.
Chen-ki p e r p oc o non schiattava di dispe tto e di r ab-
b ia!
I l giudice mantenev a un cont e gno calmo e gr a v e,
q ua le si conveniva alle sue funzioni e alla s o l e nnit� d e l
m ome nt o.
�Poco fa�, d is se quando compar vero i vas i contenenti
le m ille m onete d�oro, �il gover natore mi di s s e di t e nere
q ue sta s omma come att e stato della sua ri c onoscenza.
F ec i di t utto pe r sc her mirmi; ma egli i ns istette in modo,
che dovetti p rometter gli di ubbidirl o. S ignori, l�udienza
� l e vata�.
L as ciamo a l l e t tore immaginare gli applaus i che sc op-
p iarono da ogni parte, e le commos se parole di gratit ud i-

122
ne che Ni-Chen-ki e suo figlio ebbero per l�ottimo giu-
dice. Quanto a Chen-ki, se ne and� divorando il suo fu-
rore e dandosi, troppo tardi, dell�imbecille.
La notizia dell�avvenimento si diffuse ben presto nel
paese, e tutti furono d�accordo nel riconoscere che la
mano della Provvidenza punisce tosto o tardi i malvagi,
e ricompensa i buoni anche nei loro discendenti. **

123

ne che Ni-Chen-ki e suo figlio ebbero p e r l�otti m o g iu-


d ice. Quanto a Chen-ki, s e ne and� divor a ndo il suo fu-
r ore e dandos i, t roppo tardi, dell�imbecille.
L a notizia dell�avvenimento s i dif fuse b e n p res to nel
paese, e t utti fur on o d�accordo nel riconoscere ch e la
m a no della P rovvidenz a punisc e tos to o t ardi i malvagi,
e r icompens a i buoni anche ne i loro di s cende nti. **

123

LA MOGLIE INGRATA.

124

L A MOG LI E ING RA T A.

124

* �Quando il fiore cade dal ramo, esso � in bal�a del


vento. Il ramo spoglio di fiori pu� ancora, col tempo, ri-
fiorire. Ma il fiore che se ne � staccato non ha pi� spe-
ranza di ricongiungersi al ramo�.
Cos� canta un antico poeta, e vuol significare che la
donna che si separa una volta da suo marito, ne � sepa-
rata per sempre.
Sotto la dinastia degli Han viveva un certo Ong-tse
con sua moglie poveramente in una casetta di campa-
gna. Tagliava legna nei boschi e la portava poi sulle
spalle al mercato per venderla. Appassionato dello stu-
dio, leggeva e studiava anche quando era gravato dal pe-
sante fardello di ceppi.
Monelli e sfaccendati accorrevano intorno al legna-
iuolo studioso, e se ne facevano beffe. Egli non se ne
dava per inteso, e proseguiva attentamente nella sua let-
tura. Sua moglie invece non poteva darsene pace, e un
giorno gli disse:
�Caro mio, se vuoi studiare, bisogna rinunciare a ven-
der legna; se invece vuoi continuare nel tuo mestiere, �
necessario dare un bell�addio ai libri. Non vedi che sei
lo zimbello di tutto il mercato? C�� da arrossirne di ver-
gogna!�
Rispose il marito:
�Io vendo legna perch� possiamo campare la vita, e

125

* �Quando il fi ore cade dal r amo, ess o � in bal�a del


v e nto. Il ramo s poglio di f iori pu� ancor a, col t e m po, ri-
f iorir e. Ma il f iore che se ne � s t a ccato non ha pi� sp e-
r anz a di r icongiungersi a l ramo�.
Cos � canta un antico poeta, e vuol signif icare che la
donna ch e s i separa una v olta da suo m a r ito, ne � sep a-
r ata p e r s empr e.
S otto la dinas tia degli Han v ive va un certo Ong-tse
con su a m oglie pover ame nte in una cas etta di campa-
g na. T agliava l e gna n e i bosc hi e la port a va poi sulle
spalle al mercato per vender la. Appass io na to dello stu-
di o, l egge va e studiav a an c he quando era gravato dal pe-
sante far de llo di ceppi.
Monelli e sfacce nd a ti accorr evan o i ntorno al legna-
i u olo studios o, e se ne f aceva no bef fe. E gli non s e ne
d a va p e r i ntes o, e proseguiva attentamente nella su a le t-
t ura. S u a moglie i nvec e non poteva dar s ene pace, e un
g iorno gli diss e:
�C aro mi o, se vuoi studiare, bisogn a r inunciare a ve n-
d e r legna; se i nvec e vuoi continuare nel t u o mestiere, �
n e cess ario dare un b e ll�addio ai libri. Non v e di che se i
lo zimbello di tutto il m e r ca t o? C�� da arr os sirne di ver-
gogna!�
Rispos e il m a r ito:
�Io vend o l e gna per ch � poss i a mo campare la vi ta, e

125

studio per mettermi in grado di farmi un nome e miglio-


rare la mia posizione. Una cosa non esclude l�altra;
quanto alla gente, lascia che ridano!� **
�Ma se il destino ti riserbasse ricchezze ed onori�, re-
plic� sdegnosamente la donna, �credi tu che saresti ri-
dotto a spaccare e a vendere legna? S�� mai visto un bo-
scaiuolo diventar mandarino, sciocco che sei?�
�Passer� il tempo della miseria, e verr� quello della
prosperit�, disse Ong-tse. �Il mio oroscopo parla chia-
ro. Esso mi promette un mutamento di condizione quan-
do avr� compiuto i cinquant�anni. Non si pu� misurare
l�acqua del mare, dice il proverbio, e tu non puoi misu-
rare il destino che mi aspetta�.
�Il sapientone che ha cavato il tuo oroscopo ha voluto
prendersi giuoco della tua credulit�. Ha visto d�avere a
fare con un sempliciotto, e gli ha promesso mari e mon-
ti. Piuttosto, quando avrai passato la cinquantina, non
sarai pi� in grado di portar legna sulle spalle e morrai di
inedia. Se proprio il destino ti riserba un mandarinato,
sar� per l�altro mondo, nel caso che il giudice infernale
abbia bisogno d�un assessore, e ti nomini a quell�alta ca-
rica�.
�Kiang-Tai-Kong�, replic� il marito, �aveva ot-
tant�anni e per vivere prendeva alla lenza i pesciolini del
fiume Uei, quando incontr� U-uang, della dinastia Tchu,
che lo condusse con s� e lo nomin� suo ministro. Sotto
l�attuale dinastia, abbiamo l�esempio di Kong Song-
hong, che l�imperatore innalz� alle pi� alte cariche
quando era sulla sessantina: a cinquantanove anni era

126

studio per m e t termi in gr a do di f armi un nome e miglio -


r are la mia p os izione. Una cosa non es clude l�altr a;
q ua nto alla gente, lasc ia che r idano!� **
�Ma s e il destino ti r is er ba ss e r icche zze ed onori�, re-
pl ic � sde gnosamente la d onna, �credi tu che saresti r i-
dotto a spaccare e a vendere l egna? S�� m a i visto un bo-
scaiuolo diventar m a ndari no, sciocco ch e sei?�
�Pas ser� il tempo della miseria, e v err� quello della
pr os peri t�, diss e Ong-tse. �Il mio o rosc opo parla chia-
r o. E s so mi promette un m uta m e nto di condizion e quan-
do avr� com piuto i cinquant�anni. No n s i pu� misurare
l�acqu a del m a r e, dice il pr overbio, e tu non puoi m is u-
r are il destino ch e mi aspetta�.
�Il sapientone che ha cava to il tuo or os copo ha voluto
p renders i giuoco della tua cr ed ul it�. Ha visto d�avere a
f are con un sempliciotto, e gli ha prom e ss o mari e m o n-
ti. P iuttosto, quand o avr a i pas sa to l a cinq ua nt ina, non
sarai p i� in grado di por ta r l e gna s ulle s palle e mor rai di
i nedia. Se p roprio il destino ti r is er b a un m a ndar ina t o,
sar� p e r l�altro mondo, n e l cas o che il gi udic e infer na le
abbia bi s ogno d�un ass ess or e, e ti nomi n i a quell�alta ca-
r ica�.
�Kiang-T ai-Kong�, r eplic� il m a r ito, �aveva ot-
t ant�anni e pe r v ivere prend e va alla lenza i pes cioli n i del
f iume Uei, quand o incontr� U-uang, della dinastia T chu,
che lo conduss e con s � e lo nomi n � suo ministro. S o tto
l�attuale dinas t ia, abbi a mo l�es empio di Kong S ong-
hong, che l� imperatore i nnalz � alle pi� alte cariche
q ua ndo era sulla ses santina: a cinquantanov e anni era

126

ancora un povero porcaio. Vedi bene che se il cinquante-


simo anno � il termine che deve segnare un felice cam-
biamento nella mia esistenza, questo avverr� meno tardi
che non fu per quei due personaggi. Abbi dunque pa-
zienza, e aspetta con fiducia�.
�Lascia un po� l� le tue citazioni antiche e moderne!
Il pescatore e il porcaio erano uomini d�ingegno, che a
torto erano stati dimenticati. Ma tu leggi macchinalmen-
te, senza capire nulla: puoi studiare fino ai cento anni, e
sarai sempre a quel punto. E la marmaglia continuer� a
correrti dietro e a dileggiarti. � un�umiliazione non solo
per te, ma anche per me. Io non ci reggo pi�! Se non mi
dai retta, se ti ostini a leggere i tuoi libracci, ti d� un
bell�addio. Ognuno andr� per la sua strada, senza che
l�uno abbia a soffrire per l�altro�.
�Ho quarantatre anni�, rispose tranquillamente Ong-
tse. �Ancora sette anni, e avr� raggiunto la cinquantina.
Ne son passati tanti; passeranno anche questi. Ti chiedo
solo un po� di pazienza. Bisognerebbe che tu non avessi
proprio affezione per me, a lasciarmi; e pi� tardi potresti
pentirtene�.
�Di che cosa dovrei pentirmi?�, grid� con voce irrita-
ta la moglie. �Non � una rarit� saper reggere sulle spalle
un carico di legna. Dopo sette anni, sarebbe ancora la
stessa storia, e finiremmo per morire in miseria. No, no:
rendimi la mia libert�; sapr� bene da me provvedere a�
miei bisogni�.
Il boscaiuolo, vedendola cos� ferma nella sua risolu-
zione, non cerc� pi� di trattenerla. Le disse semplice-
127

ancora un povero p orcaio. V edi bene che se il cinquante-


simo anno � il termi n e che deve segnare un feli c e cam-
bi a m e nto nella mia esis t e nza, ques to avver r� meno tardi
che non fu p e r que i due p e r s onaggi. Abbi dunque pa-
zienza, e as petta con fi duc i a�.
�Las cia un po� l� le tue citazion i antiche e m od er ne!
I l pes catore e il por ca io er ano uomini d�i nge gno, che a
t orto er an o stati di me nt ic ati. M a tu l e ggi macchinalmen-
t e, s enza capi re nulla: puoi studiare f ino ai cento anni, e
sarai sempre a quel punto. E la marmaglia cont inuer� a
cor rerti dietro e a d ileggiarti. � un�umi liaz i on e non solo
p e r t e, m a an c he per m e. I o non c i reggo pi�! Se non mi
d a i r etta, s e ti ostini a leggere i tuoi l ibracc i, t i d� un
b e ll�addio. Ognuno andr� p e r la sua strada, senza che
l�uno abbia a sof f rire per l�altro�.
�H o quar antatre anni�, rispos e tranquil la m e nte Ong-
t s e. �Ancora s ette anni, e avr� r aggiunto la cinquantina.
Ne son pas sa ti t anti; pas seranno anch e questi. T i chi e do
solo un po� di pazienza. Bis ognerebbe che tu non aves s i
p roprio af fezione per me, a las ciarmi; e pi� tardi potr e sti
p e nt irtene�.
�D i che cos a dovrei pentirm i?�, grid� co n voce i rrita-
ta la m og l ie. �N on � una rar it� s aper r eggere s ulle spalle
un carico di legna. Dopo s ette anni, sarebbe ancora l a
stes sa stor ia, e fini remmo p e r m orire in m is er ia. No, no:
r endimi la mia liber t�; sapr� bene da me provvedere a�
m ie i b is ogni�.
I l b os caiuolo, v e dendola cos� f erma n ella su a risolu-
zi one, non cer c � pi� di tratt e ner la. Le diss e semplice-

127

mente:
�Sia fatto secondo la tua volont�. Ti auguro di trovare
un secondo marito che rassomigli al primo�.
* La donna salut�, e part� senza neppure voltarsi in-
dietro una volta. Ong-tse, rimasto solo, continu� nella
sua solita vita.
Trascorsero sette anni, allorch� l�imperatore U-ti pub-
blic� quel famoso decreto in cui ordinava che gli venis-
sero segnalati gli uomini di merito speciale che viveva-
no nelle varie province. I terrazzani di Ong-tse, che nel
frattempo avevano appreso ad ammirare la sua virt� e la
sua dottrina, fecero il nome di lui. In breve: pochi mesi
dopo egli era nominato governatore della provincia a cui
apparteneva.
Mentre si recava alla residenza per prender possesso
del suo ufficio, vide una donna colla testa scoperta e a
piedi nudi, la quale stava scodellando la minestra a un
muratore che lavorava sulla strada. La donna era la pri-
ma moglie di Ong-tse; il muratore era il secondo marito
di lei!
I due si guardarono, e si riconobbero. Il nuovo gover-
natore ordin� che si allogasse la donna sopra uno dei
carri che erano al suo seguito.
Giunta alla capitale, la donna implor� di venire am-
messa al suo cospetto, e buttatasi in ginocchio davanti a
lui chiese umilmente perdono e lo scongiur� che la ri-
prendesse con s�, fosse anche solo come moglie di gra-

128

m ente:
�Sia fatto se condo la t u a v olont�. T i auguro di t rovare
un second o m arito che rass omigli al p rimo�.
* La donna salut�, e p a r t� senza neppure voltarsi in-
d ietro una volta. Ong-ts e, r imas to solo, conti nu � nella
sua s olita vi ta.
T rasc or s ero s ette anni, al lorch� l� imperatore U-ti pub-
bl ic � quel f amos o decreto in cui o rdinava che gli venis-
sero segnala ti g li uomini di m e r ito s peciale che v ive va-
no nelle v a r ie p rovince. I terr azza ni di Ong-tse, che nel
f rattempo avevan o appres o ad ammir are la su a virt� e la
sua dot trina, f ecero il nome di lui. In br eve: pochi mes i
dopo egli e ra nominato governatore della provi nc ia a cui
appar teneva.
Mentre s i recava alla r es idenza per pr ende r pos ses s o
d e l suo uf ficio, vi d e una donna colla tes ta scoperta e a
p ie di nudi, l a quale stava scodelland o la m ines tra a un
m uratore che lavorava s ulla str ada. L a donna era la p ri-
ma m oglie di Ong-tse; il muratore era il s econdo marito
di l e i!
I due si g ua r darono, e si r iconobbero. Il nuovo g ove r-
n a t ore o rdin� che s i all oga ss e la donna sopra uno dei
car ri che erano al su o seguito.
Giunta alla capitale, la donna implor� di venire am-
m e ss a a l suo cospetto, e but tata si in g inocc hio dava nti a
l u i chi e se umilmente perdono e lo scongiur� che la ri-
pr ende ss e con s�, f os se anch e solo come moglie di gra-

128

do inferiore 49. **
Ong-tse ordin� che fosse recato un secchio pieno
d�acqua, fece spargere questa sui gradini dello scalone
che conduceva alla sala delle udienze, e disse:
�Se quest�acqua potesse ritornare nel recipiente che
la conteneva, anche tu potresti ritornare nella mia casa;
ma non bisogna pensare a quello che � impossibile. In
ricordo del passato e della nostra giovinezza, concedo a
te e a chi ha preso il mio posto presso di te il godimento
delle terre coltivabili che sono intorno al mio palazzo.
Avrete cos� abbastanza da vivere�.
La donna riprese la sua solita vita in casa del murato-
re. Ma coloro che la vedevano passare, se la mostravano
a dito dicendo:
�Ecco colei che era una volta la moglie del signor go-
vernatore�.
Essa ne era svergognata e confusa, e non sapeva
come nascondersi. Un fiume scorreva lungo i campi che
le erano stati concessi. Un giorno essa vi si gett� e per�
annegata.

49 O concubina. Cfr. Introduzione, p. IX.


129

do i nferiore 4 9. **
Ong-ts e ordin� che foss e r ecato un s ecchio p ie no
d�acqua, fece spar gere q ue sta su i gr ad i n i dello s calone
che conduceva alla sala delle udienze, e di s se:
�Se quest�acqua potes se rit o r nare ne l recipiente che
la conteneva, anch e tu p otres ti r itornare nella mia cas a;
ma non bi s ogna pensare a quello che � imposs ibi le. In
r icordo d e l pas sato e della nostra g iovinezza, conced o a
te e a chi ha p res o il mio posto pr es s o di t e il godimento
delle t e r re coltivabili che son o i ntorno al mio palazzo.
A vrete cos � abbastanz a da vi ve r e�.
L a donna r ipr e se la su a solita vita in cas a d e l mur a to-
r e. Ma coloro che la vedevano p a ss ar e, s e la m os tr ava no
a dito d ice ndo:
�E cc o colei che era una volta la moglie d e l s i gno r go-
v e r natore�.
E s sa ne e ra sver gogna ta e conf us a, e non sapev a
come nas condersi. Un fiume sc or reva lungo i campi ch e
le erano stati conce ss i. Un g iorno ess a vi s i gett� e per�
annegata.

49 O conc ubina. C fr. I nt r oduzione, p. I X.

129

GLI SPOSI PRIMA SEPARATI E POI


RICONGIUNTI

130

G LI SPOS I PRIMA SEP A RA T I E POI


R I C ON GIUN TI

130

* Il grande ministro e cancelliere Pei-tu, principe di


Tcin, dopo avere per molti anni dedicata la sua attivit� al
bene dello Stato, si ritir� dalla corte a vita privata. Nel
suo palazzo, circondato da magnifici giardini, conveni-
vano spesso i suoi amici, coi quali amava intrattenersi in
feste e divertimenti.
Egli era tuttavia sempre assai influente presso la cor-
te, e perci� mandarini e alti impiegati che aspiravano a
ricompense e ad onori, facevano a gara a cattivarsene il
favore con ricchi donativi, che egli certo non sollecita-
va, ma che neppure si sentiva di respingere.
Uno di questi ambiziosi era il prefetto di Tcin-tciu,
citt� compresa nel principato di Pei-tu. Un giorno, usci-
to a passeggio, si scontr� in una fanciulla di meraviglio-
sa bellezza, e subito pens� che avrebbe potuto con essa
completare una schiera di cantatrici che egli stava racco-
gliendo per regalarla al potente cancelliere. Raccolse in-
formazioni, e seppe infatti che suonava a perfezione il
flauto e la cetra. Era fidanzata dall�infanzia al giovane
baccelliere Tang-pi, che attualmente esercitava un man-
darinato in una provincia meridionale. La fanciulla si
chiamava Siao-wo e aveva diciotto anni.
Detto fatto sped� un emissario al capo del distretto,
incaricandolo del delicato affare e mettendo a sua dispo-

131

* I l grande ministro e cancelliere Pei-t u, p rincipe di


T c i n, dopo av ere p e r molti anni dedicata la su a attivit� al
b e ne d ello S ta t o, s i rit ir� d alla corte a vita privata. N e l
suo palazzo, cir conda to da m a g nifici gi a r dini, con ve ni-
v a no spes so i suo i ami c i, coi q ua li am a va i ntratteners i in
f es te e divert imenti.
E gli era t utta via sempre ass ai infl ue nte pr es s o l a cor-
t e, e per c i� mandarini e alti impiegati che as pir avan o a
r icompens e e ad onori, f ac evano a gara a cattivarsen e il
f avore con ricchi d onativi, che egli certo non sollecita-
v a, ma che neppure s i se nti v a di r es pinger e.
Uno di q ue sti ambizios i e ra il pref e tto d i T cin-tciu,
citt� com pres a nel pri nc i pa to di P e i-tu. Un giorno, u s ci-
to a p a ss eggio, s i sc ont r� in una f anc iulla di m e r aviglio-
sa bell e zza, e s ubito pens � ch e avrebbe potuto con ess a
com pletare una schiera di cantatri c i che egli stava r acc o-
gl iend o p e r regalarla al potente cancelliere. Rac colse i n-
f ormazioni, e se ppe infatti che suonav a a p e r fezione il
f lauto e la cetr a. Era fidanzata d a l l�inf a nzia al giovane
b a ccelliere T ang-pi, che attualmente esercitava un man-
d a r inato in una provincia merid ionale. L a fanciulla s i
chi a m a va Siao-w o e aveva diciotto anni.
Detto f atto spe d� un emi s sario a l cap o d e l di s tr e tt o,
i nc ar ica ndolo del d e l ica to af fare e mettendo a su a disp o-

131

sizione la somma di trenta uan 50.


Il capo del distretto era desideroso di propiziarsi il
prefetto, almeno quanto questo lo era di entrare nelle
grazie del principe. Si rec� dunque dal signor Hoang �
tale era il nome del padre della fanciulla � a fare i primi
approcci. Hoang rispose con un rifiuto. Sua figlia � di-
ceva � era gi� fidanzata, ed egli non poteva disporne. Il
funzionario insistette, ma senza risultato.
Bisognava ricorrere a mezzi pi� energici. Il giorno dei
morti, allorch� Hoang era fuori di casa a celebrare i riti
sulle tombe di famiglia, alcuni sbirri, per incarico del
capo distrettuale, vi penetrarono, si impadronirono di
Siao-wo, e dopo aver messi i trenta uan sopra un mobi-
le, la posero in un palanchino e la condussero, scortata
da due matrone, al prefetto di Tcin-tcin.
La mattina seguente questi si vide comparire davanti
Hoang che, colla voce rotta dal dolore e dallo sdegno,
gli chiese giustizia per la violenza sofferta.
�Via, via�, disse il prefetto. �Vostra figlia � di una
rara bellezza e regner� nel palazzo del principe. Perch�
darla a un modesto mandarino, di cui non sarebbe che la
servente? Del resto, siete stato pagato. Potete dare parte
della somma a colui che doveva essere vostro genero; e
non se ne parli pi�.
�Eccovi i vostri trenta uan!�, grid� il povero padre
fuor di s� dalla rabbia. �Io reclamo mia figlia!�
50 Un uan vale circa 90 lire, e corrisponde a dieci once
d�argento.

132

sizione la s omma di t renta uan 5 0.


I l capo d e l distretto era desideros o di propiziar s i il
pr efetto, almeno quanto ques to lo e ra di entrare nelle
gr az ie d e l p rincipe. Si rec� dunque dal s i gno r Hoang �
t a le era il nome d e l padre della fanciulla � a fare i pr imi
appr occ i. Hoang r is pose con un rif iuto. S ua fi glia � di-
ceva � era gi� fidanzata, ed egli non poteva disporne. Il
f unzionario insis tett e, ma senz a r is ul ta t o.
Bisognav a r icorr ere a m e zzi pi� ener gici. Il g iorno dei
m o r ti, allor c h� Hoang era fu ori di cas a a celebrare i r iti
sulle t ombe di famigl ia, alcun i sbirri, per incarico d e l
capo distrettuale, vi p e netr arono, s i i mpadronirono di
S iao-wo, e dopo aver mes si i tr e nta uan sopra un mobi-
l e, la posero i n un palanc hi n o e la condus sero, scortata
da due matr one, al pr efetto di T cin-tcin.
L a mattina se guente ques ti s i vi d e compar ire dava nti
Ho a ng che, colla voce r otta dal dolore e dallo sdegno,
gli chi e se gius t iz ia p e r la violenz a sof fer ta.
�V ia, via�, d is se il pref e tt o. �V ostra f iglia � di una
r ara bellezza e regner� n e l palazz o del p rincipe. P e r ch �
d a r la a un m ode sto mandarino, di cui non sarebbe che l a
servente? De l resto, siete s t a to p a gato. P ote te d are p a r te
della s omma a colui che doveva ess ere vostro gener o; e
non se ne p a r li pi�.
�E ccov i i vostri tr e nta uan!�, grid� il p overo padre
f uor di s� d alla r abbia. �Io r ecla mo mia f iglia!�

50 U n uan v a le circa 90 lire, e corrisponde a d i eci once


d�a r ge nto.

132

�Basta cos�!�, grid� alla sua volta il prefetto, dando


un pugno sul tavolo. �Se avete delle proteste da fare, an-
date al palazzo del principe Tcin. � l� che si trova vostra
figlia�.
Hoang se ne part� cogli occhi pieni di lagrime, mentre
il prefetto ordinava che si vestisse sfarzosamente Hiao-
wo e la si conducesse a palazzo colle sue compagne di
sventura.
La storia non dice se il dono sia riuscito particolar-
mente gradito al grande signore, se egli abbia onorato di
speciale attenzione la bellezza di Siao-wo e se il prefetto
abbia raccolto un vantaggio immediato dal prezioso re-
galo. Essa invece ci informa che dopo qualche tempo
Tang-pi decise di lasciare la remota provincia dove era
impiegato, per raggiungere la fidanzata e farla sua mo-
glie. Ma come rimase quando Hoang gli comunic� la
terribile nuova!
Il povero padre lasci� che desse libero sfogo al suo
dolore, e poi cerc� di consolarlo.
�Via, Tang-pi�, gli disse, �voi siete giovane e intelli-
gente: l�avvenire � per voi. Mia figlia � ben pi� da com-
piangere! Siate forte, e rassegnatevi. I trenta uan sono a
vostra disposizione; con essi potete fare un buon matri-
monio�.
�Che m�importa?�, replic� il giovane colle lagrime
agli occhi. �Non so che farne di quel maledetto danaro!
Siao-wo era fidanzata a me sin dall�infanzia. Perdendo
lei, ho perduto ogni gusto alla vita, ogni ambizione. La
mia carriera � spezzata!�

133

�Bas ta cos �!�, g rid� alla sua v olta il pref e tt o, dando


un pugno sul tavolo. �Se avete delle prot e ste da f are, an-
d a te al palazzo de l pri nc ip e T c in. � l� che si t rova vostra
f iglia�.
Ho a ng s e ne part� cogli occhi pieni di lagri me, mentre
il p refetto or dinav a che si ves tiss e sfar zos amente Hi a o-
wo e la si conduce ss e a palazz o colle sue com pa gne di
sventura.
L a storia non d ic e se il dono sia r iuscito par ticola r-
m e nte g radito a l grande signore, s e egli abbia onorato di
speciale attenzione la bellezz a di S iao-wo e se il pr efetto
abbia r acc olto un v a nt a ggio i mmed i a to d a l p rezios o re-
g a lo. E s sa invec e ci i nforma che dopo qualche t empo
T ang-pi decis e di l a sciare la remota provi nc ia dove era
i mpiega t o, per raggiungere la f idanza ta e far la sua mo-
gl ie. Ma come rimas e q ua ndo Hoang gli com unic � la
t e r ribile n uova!
I l povero padre lasc i� ch e des se l ib ero sfogo al su o
d olore, e poi cerc� di cons olarl o.
�V ia, T ang-pi�, gli diss e, �voi siete giovane e intelli-
g e nt e: l�avvenire � per voi. Mia f iglia � ben pi� da com-
pi a nger e! S ia te for te, e r as segna t e vi. I tr e nta uan son o a
vostra di s posizione; con ess i pot e te f are un buon matri-
m on i o�.
�Che m�impor ta?�, replic� i l g iova ne co lle lagrime
agli o c chi. �N on so ch e f arne di quel maledetto danaro!
S iao-wo era fidanzata a me s in dall�infanzia. Perd e ndo
l e i, ho p e r duto ogni gus to alla vi ta, ogni amb iz i one. La
mia car riera � spe zzata!�

133

Dietro le insistenze di Hoang egli si risolse tuttavia a


porsi in viaggio verso Tchang-ngan, per ricevervi il di-
ploma che doveva confermare la sua promozione. Appe-
na giunto nella capitale, si rec� nei pressi del palazzo
del principe, dove la sua Siao-wo era prigioniera. I pi�
cupi pensieri occupavano la sua mente; si arrovellava di
non poter far nulla per strapparla di l�; pi� d�una volta
fu sul punto di troncare di propria mano una vita diven-
tatagli insopportabile.
Un giorno, mentre camminava lungo il fiume, assorto
nelle sue tetre meditazioni, vide un uomo di et� matura,
vestito come i mandarini di primo ordine: berretto di
velo, ampio abito violetto con cintura e calzari di stoffa
nera. Costui lo salut� affabilmente, e gli chiese perch�
fosse cos� triste.
Tang-pi, attratto dai modi benevoli dello sconosciuto,
gli raccont� in breve la sua dolorosa istoria, senza tutta-
via fare il nome del principe Tcin.
�Ma perch� il signor Hoang�, chiese il mandarino
dopo aver ascoltato il racconto, �non ha pensato di ri-
volgersi all�autorit�?�
�Non ha mancato di farlo�, rispose Tang-pi, �ma non
gli fu data alcuna soddisfazione�.
�Al di sopra di tutti i funzionari�, insistette lo scono-
sciuto, �dovete sapere che c�� il principe Tcin, a cui non
ricorrono mai inutilmente coloro che sono vittime d�un
sopruso. Non vorreste impetrare udienza da lui?�
Al nome del principe il giovane rabbrivid�.
�Non pronunciate quel nome in mia presenza, ve ne

134

Di e t ro le insis tenze di Hoan g egli si r is ol s e tuttavia a


p ors i in vi a ggio verso T cha ng-ngan, per ricevervi il di-
pl o ma che doveva conf ermare l a su a prom oz i one. App e-
na gi u nto nella capit a l e, si rec� nei press i del palazzo
d e l pri nc i pe, dove la sua S iao-wo era pri gioniera. I pi�
cupi pensieri occupavan o l a sua mente; s i ar rovell a va di
non poter far nulla p e r strapparla di l �; pi� d�una volta
f u sul punto di t roncare di pr opria m a no una vita diven-
t a t a gli i ns opport a bi le.
Un g iorno, mentre camminava lungo il f iume, ass or to
nelle su e tetre m e di ta zioni, vide un uomo di et� m atura,
vestito come i m anda r ini di primo ordi ne: berr etto di
v e lo, ampio abito violetto co n cintura e calzari di stof fa
ner a. Costui lo s alut� af f abilmente, e g li chies e perch�
f os se cos � t riste.
T ang-pi, attratto d a i m od i benev oli d ello sc onosciuto,
gli raccont� in br ev e la sua dol oros a i s tor ia, senz a tutta-
via f are il nome del pri nc ip e T c i n.
�Ma per ch � il signor Hoang�, chies e il m anda r ino
dopo ave r ascoltato il racconto, �non ha p e nsato di ri-
v olgers i all�autorit�?�
�N on ha m a ncato di far lo�, rispos e T ang-pi, �ma non
gli f u data alcun a soddisfazione�.
�A l di sopra di t utti i funzionari�, i ns istette lo sc ono-
sciuto, �dove te s apere che c�� i l p rinci pe T cin, a cui non
r icorr on o m a i i nutilmente coloro che son o vi ttime d�un
sopruso. Non vorr e ste impetrare u dienz a da lui?�
Al nome d e l p rincipe i l giovane rabbrivid�.
�N on pr onuncia te q ue l nome in m ia p res enza, ve ne

134

prego. Il solo udirlo riapre la ferita che fa sanguinare il


mio cuore�.
�Come mai?� chiese il mandarino sorpreso.
Tang-pi gli confid� allora quello che prima aveva ta-
ciuto: che cio� il personaggio in casa del quale la sua fi-
danzata era stata sequestrata, era appunto il principe
Tcin.
�Non voglio credere�, conchiuse, �che il principe sia
l�autore immediato di tanta iniquit�. � per� vero che se
egli avesse risolutamente respinti i doni che andavano
prodigandogli dei cortigiani avidi di entrare nelle sue
buone grazie, il prefetto di Tcin-tciu non si sarebbe fatto
ardito di violare il sacrario della famiglia, e la mia vita
non sarebbe spezzata. Ditemi voi come potrei ricorrere
al principe!�
�Sentite�, disse il mandarino. �Io sono un po� suo pa-
rente. Se consentite, potrei metterlo al fatto di questa
brutta faccenda�.
�Vi ringrazio�, fece Tang-pi; �ma nutro ben poca spe-
ranza di rivedere la mia diletta Siao-wo. Se aveste occa-
sione di avvicinarla, vogliate dirle che io l�amo sempre,
e che le sar� fedele fino alla morte�.
�Io invece vi esorto a sperare. Domani, a quest�ora,
trovatevi qui, e spero di potervi dare una buona notizia�.
Rimasto solo il nostro giovane, si chiese quale inte-
resse potesse avere quell�individuo ad occuparsi de� suoi
affari privati. Gli venne il timore ch�egli fosse un emis-
sario del principe Tcin, incaricato di raccogliere le voci
che correvano tra il popolo sul conto suo.

135

pr ego. Il solo udi rlo r iapre la fer ita che f a sa ng uinare il


mio cu ore�.
�Come mai?� chies e il m a ndari n o sor pres o.
T ang-pi gli confi d � all ora quello che prima aveva ta-
ciut o: che cio� i l per s onaggio i n cas a de l q ua le l a su a fi-
danzata era s t a ta seques tr ata, e ra appun to i l pri nc ipe
T c i n.
�N on voglio cr edere�, conchiuse, �che il pri nc ipe sia
l�autore i mmediato di tanta i niquit�. � per� vero che s e
egli avess e ri s olutamente respinti i doni che andavano
p rodigandogli d e i cortig ia ni avidi di entr are nelle sue
buone gr azie, il p refetto di T cin-tciu non si s ar ebb e f atto
ar dito di violare il sacrario della f amiglia, e la mia vita
non sarebbe spe zzata. Ditemi voi come potr e i r icorr ere
al pr incipe!�
�S e nti te�, diss e i l m a ndari no. �Io son o un po� su o pa-
r ente. Se consentite, p otrei m e t terlo al fatto di q ue sta
br utta faccenda�.
�V i ringr az i o�, f ec e T ang-pi; �ma nutro b e n p oc a spe-
r anz a di r ivedere la mia d iletta Siao-w o. Se aveste occa-
sione di avvicinarla, vogliate di rle che io l�amo s empr e,
e che le sar� fedele fino alla mor te�.
�Io invec e vi esorto a sperar e. Domani, a ques t� ora,
t rovatevi qui, e s pero di p otervi dare una buona notizia�.
Rimasto s olo il nostro g iovane, si chies e q ua le inte-
r es se pot e ss e avere quell� individuo ad occupars i d e� suoi
af f ari pr ivati. Gli venne il tim ore ch�egli foss e un emis-
sario del pr inc i pe T c i n, i ncar ica to di r accogliere le voc i
che corr eva no t ra il popolo su l conto suo.

135

�In tal caso�, pens�, �io sono perduto�.


Dopo una notte insonne e agitata, si accingeva ad
uscire per recarsi al luogo del convegno, allorch� due
ufficiali che vestivano l�uniforme del principe, entraro-
no nell�albergo, pronunciarono ad alta voce il suo nome
e dissero che dovevano parlargli. I suoi sospetti diven-
nero certezza. Erano incaricati di condurlo davanti al
loro signore. Col cuore in tempesta si mise ai loro ordi-
ni, e s�incammin� con loro verso il palazzo di Pei-tu.
Dopo una breve anticamera, fu ammesso alla sua pre-
senza. Pi� morto che vivo, il giovane fece il profondo
inchino di prammatica, e rimase l� ad aspettare la sua
sorte, senza osare di levar gli occhi. Il principe lo invit�
a sedersi. Allora soltanto Tang-pi si fece animo a guar-
darlo in viso, e con suo estremo stupore gli parve di ri-
conoscere in lui il mandarino del giorno avanti.
Principe e mandarino erano infatti la stessa persona.
Pei-tu amava di uscire senza scorta e in incognito, me-
scolarsi alla folla, interrogare questo e quel cittadino per
scoprire se ci fosse qualche ingiustizia a lui ignota da ri-
parare, qualche sventurato da soccorrere. Era stato col-
pito dall�aspetto triste di Tang-pi, e dopo averne udito il
doloroso racconto, aveva fatto ritorno a palazzo, ordina-
to che gli fosse condotta davanti la fanciulla e ottenuto
da lei la conferma di quanto il giovane aveva asserito.
**
�� ben triste ci� che ho appreso ieri da voi. Qualun-
que cosa io possa fare a vostro vantaggio, mi rimarr�
sempre il rimorso di avervi per tanto tempo privato delle

136

�In tal cas o�, pens �, �io sono perduto�.


Dopo una notte insonn e e agitata, si accingeva ad
u s cire per r ecars i al l uog o d e l convegno, allor c h� due
u f f iciali che v e stivano l�unifo rme d e l principe, en traro-
no nell�alber go, p ronunciarono ad alta voce il su o nome
e dis sero che dovevan o parlar gli. I suo i so spetti d ive n-
nero certezza. E r a no i nc ar ica ti di condurlo dava nti al
l oro signor e. Co l cuore i n t e m pe sta s i mi s e ai loro ordi-
ni, e s�incammi n � con l oro vers o il palazz o di P e i-tu.
Dopo una br ev e anticamera, fu ammes so a lla su a pre-
senza. Pi� morto che vivo, il g iova ne fece il prof ond o
i nc hi n o di p rammatica, e rimas e l� a d as p e t tare la sua
sort e, s enza osare di levar gli o c chi. Il pri nc ipe l o i n vit�
a s edersi. Al lora soltanto T ang-pi si fece animo a guar-
d a r lo in viso, e con suo es tr e mo stupore gli p a r ve di ri-
conoscere in lui il m a ndari n o d e l g iorno avanti.
P rincipe e mandarino erano inf atti la ste ss a persona.
P e i-tu amava di us cire senza scorta e in i nc ognit o, me-
scolars i alla folla, i nterr ogare ques to e q ue l cittadino p e r
scoprire s e ci f os se qualche i ngius ti z ia a lui i gnota da r i-
p a r are, qualche sventur a to da socc or rer e. Era s t a to col-
pito dall�aspetto t riste di T ang-pi, e dopo av e r ne udito il
dol oros o racconto, av e va f atto r itorno a palazzo, o rdina-
to che gli foss e condotta davanti l a fanciulla e ot te nuto
da lei la conferma di q ua nto il g iova ne avev a as serito.
**
�� b e n triste ci� ch e ho appr e so i eri da voi. Qualun-
que cos a io pos sa f are a vostro v a ntaggio, mi r imar r�
sempre i l r imorso di avervi p e r t a nto tempo p rivato delle

136

gioie domestiche�.
�Io supplico Vostra Eccellenza di voler dimenticare
certe espressioni che possono essermi sfuggite�, balbet-
t� il giovane. �Avevo la mente sconvolta; non sapevo
pi� quello che mi dicessi�.
�Via, via�, replic� il principe con un sorriso pieno di
bont�, �non pensiamo a ieri, ma a questa sera. Essa co-
roner� certamente una giornata felice, perch� avr� la
soddisfazione di presiedere personalmente ai riti del vo-
stro matrimonio. Voglio riparare alla mia colpa; e intan-
to eccovi mille legature 51, che vi serviranno a pagare le
spese di viaggio. Bisogna che raggiungiate al pi� presto
la sede del vostro mandarinato.
Il giovane s�inchin� profondamente. Gli pareva di so-
gnare; non trovava parole. Ma il suo lieto turbamento
divenne giubilo, quando a un tratto risuonarono le note
d�una musica allegra, vide brillare le lanterne rosse 52, e
avanzarsi il corteo nuziale che gli conduceva Siao-wo,
meravigliosa nello splendore della sua dolce e pura bel-
lezza.
Fu steso per terra un tappeto rosso. Gli sposi furono
invitati a porvisi, l�uno accanto all�altra, per compiere i
riti. Scambiarono quattro inchini; il buon cancelliere
s�inchin� loro graziosamente. Un palanchino foderato di

51 Vedi nota 3 a pag. 29 [nota 36 in questa edizione elettroni-


ca].
52 Il rosso � il colore di rito per le nozze. La voce cinese per
�nozze� suona letteralmente: �rossa cosa�. Cfr. P. BELLEZZA, in
Rendic. del R. Istit. Lomb. 1918, p. 846.

137

gioie d omes tiche�.


�Io su ppl ic o V ostra E ccellenz a di voler d imenticare
certe es pr es sioni che posson o es sermi sfuggite�, b a l be t-
t� il giovane. �A v e vo la mente sconvolta; non sa p e vo
pi� quello che mi d ic ess i�.
�V ia, via�, r eplic� il pri nc ipe con un sorriso p ie no di
b ont�, �non p e nsiamo a ieri, ma a ques ta sera. Ess a co-
r oner� cer ta m e nte una g iornata fel ice, perch� avr� la
soddisfazione di presiedere personalmente ai r iti del vo-
stro m atrimonio. V oglio r iparare alla mia colpa; e intan-
to eccovi mille l ega t ure 5 1, che vi servir ann o a pagare le
spes e di vi a ggi o. Bis ogna che raggiungiate al pi� p res to
la sede d e l vostro m anda r inato.
I l g iova ne s�inchin� pr ofondamente. Gli pareva di s o-
gnar e; non t rovava parole. M a il suo lieto t urbamento
d ive nne giubilo, q ua ndo a un tratto risuonarono l e note
d�una musica allegr a, vide b rillare le lanterne r os se 5 2, e
avanzarsi il cort e o n uz i a le che gli conducev a S iao-wo,
m e r aviglios a nello splendore della su a d olc e e pura b e l-
l e zza.
Fu ste so p e r t e r ra un tappeto r os so. Gli sp osi f urono
i nvitati a p orvisi, l�uno accanto all�altr a, p e r compiere i
r iti. Scambiarono q ua t tro inchini; il buon cancelliere
s�i nc hin� loro graziosamente. Un palanchino f oderato di

51 V edi nota 3 a pag. 29 [nota 36 in questa edi zion e elet troni-


ca].
52 Il ros so � il col ore di r i to per l e nozze. La voc e cinese p e r
�nozze� s uona le tte ralm ente: �rossa cos a�. Cfr. P . BELLE ZZA, in
Rendic. del R. I sti t. Lom b. 1918, p. 846.

137

seta rossa aspettava alla porta; vi si fece salire Siao-wo,


per condurla alla dimora dello sposo; questi corse avanti
per esser pronto a riceverla.
Trov� l�albergo tutto in subbuglio per la circostanza:
magnifiche seterie, verghe d�argento in quantit� faceva-
no bella mostra di s�. Due ufficiali, � quelli stessi che
gi� abbiamo incontrati � stavano a custodire i doni del
principe di Tcin.
* Rinunciamo a descrivere la letizia degli sposi. Il
mattino seguente, il marito di Siao-wo si rec� a palazzo
per esprimere un�altra volta al principe la sua gratitudi-
ne. Ma questi aveva dato ordine che si tenessero chiuse
le porte. Aveva voluto risparmiare al suo beneficato la
noia degli ultimi ringraziamenti.
La coppia felice, dopo essersi provvista di quanto era
necessario per il lungo viaggio, si imbarc� verso la pro-
vincia che era stata destinata a Tang-pi. Fece una sosta
di qualche giorno in casa del signor Hoang, che accolse
a braccia aperte la figlia ed il genero.
Giunti a destinazione e istallatisi nella loro nuova di-
mora, fecero scolpire una statuetta in legno prezioso
rappresentante il principe Tcin, e davanti ad essa anda-
vano ad inchinarsi la mattina e la sera, implorando i fa-
vori del cielo sul capo del loro benefattore. **

138

seta ross a as pett a va alla port a; vi s i f ec e salire Siao-w o,


p e r condur la alla dimora dello sposo; q ue sti corse avanti
p e r esse r pronto a ricever la.
T rov� l�alber go t utto in s ubbuglio per la cir cos tanza:
m a g nifiche seterie, ver ghe d� ar ge nto in quantit� f ace va-
no bella m os tra di s�. Due u f f iciali, � quelli stess i ch e
gi� abbiamo i nc o ntrati � stava no a cus t odire i doni d e l
p rincipe di T c i n.
* Rinunc i a mo a d e scrivere la l e ti z ia degli spos i. Il
m attino s eguente, il marito di Siao-wo s i rec� a palazz o
p e r espri mere un�altra volta al p rincipe la su a gratit ud i-
n e. Ma q ue sti aveva dato ordine che s i t e ness ero chiuse
le port e. A veva voluto risparmiare al suo benef ica to la
noia d e gli u ltimi ri ngraziamenti.
L a coppia f elice, dopo es sers i provvista di quanto e ra
n e cess ario p e r i l lungo viaggio, s i i mbarc� verso la p ro-
vi nc ia che era s t a ta d e stinata a T ang-pi. Fece una sosta
di q ua l c he g iorno in cas a del s i gno r Hoang, che accols e
a br acc ia aperte la f iglia e d i l genero.
Giunti a d e stinazione e i s tallatisi nella loro nuova di-
m ora, fecero sc ol pire una s t a t u etta in l e gno pr ez i os o
r apprese nt a nte il p rincip e T cin, e davanti a d es sa anda-
v a no a d inchinarsi l a mattina e la sera, i mplorando i fa-
v ori del cielo su l capo del loro b e nef attore. **

138
DELITTO E CASTIGO.

139

D EL I T T O E CA STIGO.

139

* Viveva nel distretto di Che-tching un mandarino as-


sai stimato, la cui famiglia, da tempo immemorabile, era
legata con vincoli di parentela alla famiglia Ku, che di-
morava nello stesso distretto. Il capo di questa, Ku-
Lien-sse, aveva un figlio di nome Liu-Hio-tseng, che fin
dall�infanzia era stato fidanzato ad A-sin, figlia del
mandarino.
Quando i due giovani furono maturi per il matrimo-
nio, Ku-Lien-sse fu colto da grave malore, che in breve
lo tolse di vita. Tennero dietro dei dissesti finanziari, in
seguito ai quali il figlio si trov� ridotto in istrettezze.
I coniugi Ku avrebbero volontieri rinunciato alla pro-
gettata unione; ma la loro figlia risolutamente insistette
perch� questa avesse luogo, malgrado i rovesci che ave-
vano rovinato il suo promesso. Sebbene da molti anni
essa non lo avesse pi� riveduto (egli era da poco ritorna-
to da una provincia lontana dove era pubblico funziona-
rio), la fanciulla dichiar� che sarebbe rimasta per sem-
pre zitella, piuttosto che mancare alla parola data.
Sua madre, che l�amava teneramente, aspett� che suo
marito si assentasse da casa per un lungo viaggio, e de-
cise di mandar a chiamare il giovane Liu-Hio-tseng. Ne
diede l�incarico al vecchio giardiniere Ngu, che per�,
giunto, dopo parecchie ore di cammino, alla povera casa
di lui, vi trov� soltanto una vecchia domestica. Seppe da

140

* V ive va nel di s tretto di Che-t c hing un m anda r ino a s-


sai stimato, la cui f amiglia, da tempo i mmemorabile, e ra
l e g a ta co n vincoli di par en t e la alla f amiglia Ku, ch e di-
m orava n ello ste ss o di s tr e tt o. I l cap o di ques ta, Ku-
L i en-s se, aveva un fi glio di nome Li u-Hio-tseng, che f in
d a l l�inf a nzia era stato fidanzato ad A-sin, f iglia del
m anda r ino.
Qu a ndo i due g iova ni f urono m a t uri p e r il matrimo-
ni o, Ku-L ien-s se f u colto da gr av e malor e, ch e in b reve
lo tolse di vita. T e nnero dietro dei d is ses ti finanziari, in
seguito ai quali il f iglio s i t rov� ri dotto in istrettezze.
I coniugi Ku avrebbero volontieri rin unc i a to alla pro-
gett a ta u nione; ma la l oro figlia r is ol uta m e nte i ns istette
per ch � ques ta aves s e luogo, m algrado i rovesc i che ave-
v a no r ovinato il su o p romes so. Sebbene da m olti anni
ess a non lo avess e pi� riv e duto (egli era da poco rit orna-
to da una p rovincia l ontan a dove era pubbl ic o f unziona-
r io), la f anc iulla dichiar� che sarebbe rim a sta p e r se m-
p re zit e l la, p iuttos to che m a ncare alla parola d a t a.
S u a madre, che l�amava t e ner amente, as pett� che suo
m a r ito si ass ent a ss e da cas a pe r un lungo vi a ggi o, e de-
cise di mandar a chiamare il giovane L iu-H i o-tse ng. Ne
d ie de l�i nc ar ic o al vecchio g iardiniere Ngu, che per �,
gi u nt o, dopo p a r ecc hie o re di cammino, alla povera cas a
di lui, vi t rov� soltanto una vecc hia domestica. Seppe da

140

questa che il giovane era andato a mangiare un boccone


da una sua zia, che dimorava a poca distanza. Le diede
allora l�incarico di andar lei a fare l�ambasciata, e si ri-
mise in cammino verso la casa de� suoi padroni.
L�invito procur� grande gioia a Liu-Hio-tseng; ma
c�era una difficolt�. Egli non possedeva altri abiti oltre a
quello che aveva addosso, e questo era assai male in ar-
nese. Non poteva assolutamente presentarsi in casa della
fidanzata vestito a quel modo. Preg� allora suo cugino
Liang-Chang-pin di prestargli uno dei suoi.
Questo cugino era un pessimo soggetto: vizioso, in-
fingardo, sempre a corto di quattrini. Viveva in casa del-
la madre � la zia di Liu-Hio-tseng, � insieme alla moglie
di nome Tien, una gran brava donna, che era la vittima
della sua brutalit�.
Alla richiesta dal cugino, Liang-Chang-pin, � che si
trovava presente fin da quando Nyn, la vecchia domesti-
ca, aveva fatto la commissione a nome del giardiniere, �
ebbe un�idea diabolica.
�Volontieri; ma � una passeggiata lunghetta assai, e
mi par troppo tardi per compirla oggi. Se vuoi dormire
qui, puoi partire domattina. Non � prudente viaggiare di
notte�.
And� nella sua camera, si vest� dei migliori abiti, usc�
di casa da una porticina a tergo di questa per non esser
veduto dai suoi, e s�incammin� verso la citt� in cui abi-
tavano i coniugi Ku, dove giunse a sera inoltrata.
Venne ad aprire il vecchio Ngu.
�Siete voi il signor Liu-Hio-tseng?�, chiese il giardi-

141

q ue sta ch e il giovan e e ra andato a m a ngiare un b occ one


da una su a zi a, che dimor a va a poca distanza. L e d ie de
all ora l�i nc ar ic o di an da r l e i a f are l�ambasciata, e si ri-
mi s e in cammino verso la cas a de� suoi padr o ni.
L �invito pr ocur� grande gioia a L iu-Hio-t s eng; ma
c� era una d if ficolt�. Egli non pos sedev a alt ri abiti oltre a
quello che aveva addos so, e q ue sto era ass ai male in ar-
nese. Non p ote va as solutamente p res entarsi in cas a della
f idanza ta ves tito a q ue l modo. P reg� all ora suo cugino
L iang-Chang-pin di pr es tar gli uno dei suoi.
Questo cugino era un pes simo so ggett o: v izios o, in-
f ingardo, sempre a corto di quattrini. V iveva in cas a d e l-
la madre � la zia di L iu-H i o-tse ng, � i ns ieme alla moglie
di nome T ien, una gran b rava donna, che e ra la vittima
della sua brutali t�.
Alla richiesta dal cugino, L ia n g-Cha ng-pin, � che s i
t rovava presente f in da q ua ndo Nyn, la vecc hia domes ti-
ca, av e va fatto la commiss ione a nome d e l giard iniere, �
ebbe un�i de a d iabolica.
�V ol o nt ieri; m a � una pas seggia ta lunghetta ass ai, e
mi p a r troppo t ardi pe r compirla oggi. S e vuoi d ormire
qui, puoi p a r tire dom a tt ina. Non � pr ude nte v iaggiare di
not te�.
And� nella sua camer a, si ves t� de i migliori ab iti, usc �
di cas a da una por ticina a t er go di q ue sta p e r non es se r
v e duto dai suoi, e s�incammin� ver s o l a citt� i n cui ab i-
t ava no i coniugi Ku, dove gi uns e a sera inoltr ata.
V enne ad apr ire il vecchio Ngu.
�S ie te voi i l s i gno r Li u-Hio-tseng?�, chi e se il giardi-

141

niere.
�S�. La vostra padrona mi ha fatto chiamare, e son ve-
nuto subito. Favorite annunciarmi�.
Quando la signora Ku se lo vide davanti, goffo e im-
pacciato, ne fu sgradevolmente sorpresa. Non erano
quelli il ritratto e il portamento di un mandarino 53. An-
che il modo con cui il giovane fece i primi saluti non at-
testava grande finezza o educazione. Ma la signora pen-
s� che la miseria pu� modificare profondamente il carat-
tere di chi ne � colpito, e alla prima sorpresa subentr� in
lei un sentimento di piet�.
Diede ordine a una domestica che facesse venire in
sala la signorina.
Quando A-sin comparve davanti all�uomo che doveva
diventare suo marito, si fece rossa in viso.
�Ecco il tuo sposo�, disse la madre, �il mandarino
Liu-Hio-tseng�.
E voltasi al giovane, aggiunse:
�Per ora potr� bastare la cerimonia minore�54.
Il falso Liu-Hio-tseng si inchin� due volte, e due vol-
te s�inchin� a lui A-sin.
�Ed ora�, disse la signora Ku, �giacch� siete ufficial-
mente fidanzati, fate un po� di conversazione�. E li la-

53 Giova tener presente, come sopra l�autore ha fatto intende-


re, che il fidanzato da molti anni non aveva veduto n� la fidanza-
ta, n� i genitori di lei. Pu� riuscire poco verosimile, ma � il noc-
ciolo della storia.
54 Le cerimonie nuziali sono sei, e molto complicate. Sono
ampiamente descritte nella rivista T�oung Pao, anno 1894, p. 371.

142

ni e r e.
�S�. L a vostra padrona mi ha fatto chiamar e, e son ve-
nuto subito. F a vor ite annunciarmi�.
Qu a ndo la signora Ku s e lo vi d e davanti, gof fo e im-
pacciato, ne fu sgradevolmente sorpresa. Non er an o
quelli il rit ratto e il p ortamento di un m anda r ino 5 3. An-
che i l m od o con cui il g iova ne fece i primi s aluti non a t-
t e stava gr and e finezza o educa zione. Ma la signora p e n-
s� che l a miseria pu� modif icare pr ofondamente il carat-
t ere di ch i ne � colpit o, e alla pr ima s or pres a subentr� in
l e i un sentimento di p iet�.
Di e de o rdine a una dom e stica che f ace ss e venire in
sala la signorina.
Qu a ndo A-s in comparve davanti all�uomo che d ove va
d iventare suo marit o, si f ec e r os s a in v is o.
�E cc o i l tuo spo so�, diss e la madre, �il m a ndari n o
L iu-H i o-tse ng�.
E voltas i al g iovane, aggi uns e:
�Per ora potr� bastare la cerimonia mi n or e�5 4.
I l falso Li u-Hio-tsen g si i nc hi n � due volt e, e due vol-
te s�i nc hin� a l u i A-s in.
�Ed or a�, diss e l a signora Ku, �giacch � s i e te uf ficial-
m e nte fidanzati, f ate un po� di convers azione�. E li la-

53 G i ova tener presente, com e sopra l�auto re ha fat to intend e-


r e, che i l fida nzat o da molt i anni non aveva v e duto n� l a fidanz a-
ta, n� i genit ori di lei. Pu� riusci re poco verosim ile, ma � il noc-
ciol o dell a s t o ri a.
54 Le ce r i moni e nuzia li s ono sei, e molt o compli cat e. Sono
ampia ment e descrit te nell a rivist a T�oung Pa o, anno 1894, p. 371.

142

sci� soli.
Mentre l�intruso fissava il cupido sguardo sulla gra-
ziosa fanciulla che gli stava davanti, essa rimaneva a te-
sta china, senza trovar parole. Da una parte la modestia
e l�innocenza, dall�altra la perfidia ed il vizio si trovava-
no di fronte.
Si serv� il pranzo. Liang-Chang-pin, rotto all�intem-
peranza e allo stravizio, dovette fare uno sforzo per non
eccedere, specialmente nel bere. Parl� poco, per non
compromettersi: sapeva bene di non possedere la cultura
di quello che egli aveva cos� indegnamente soppiantato.
Quando si fu ritirato nelle stanze che gli erano state
assegnate, la signora Ku and� negli appartamenti inter-
ni, e lev� da uno scrigno ottanta tael, frutto de� suoi ri-
sparmi, due vasetti d�argento, e un buon numero di spil-
loni e fiori d�oro, di quelli che le signore mettono in te-
sta, che potevano valere un centinaio di tael.
�Prendi�, disse alla figlia. �Reca in persona questo
danaro e questi gioielli al tuo fidanzato, perch� possa di-
stribuire i regali d�uso e sostenere le spese delle nozze
che celebreremo tra qualche giorno�.
�Bisogna proprio che glieli porti io?�, chiese la fan-
ciulla arrossendo.
�Non � di prammatica, � vero; ma il nostro � un caso
straordinario. Ricevendo dalle tue mani questo aiuto pe-
cuniario che gli � indispensabile perch� il poveretto,
come sai, non ha pi� nulla del suo, si sentir� meno mor-
tificato che ricevendoli da me�.
�Ebbene, far� come dite; ma vorrei non andarvi

143

sci� s oli.
Mentre l�intr us o fiss ava il cupido sguardo s ulla gra-
ziosa f anciulla che gli sta va davanti, ess a r imaneva a te-
sta chi na, s enza t rovar p a r ole. Da una parte l a modestia
e l�innocenza, d a l l�altra la perf idia e d i l vizio s i t rovava-
no di f ront e.
Si serv� il pranzo. Li a ng-C hang-pi n, r otto all�intem-
p e r anz a e allo s t raviz i o, dovette f are uno s f orzo p e r non
eccedere, specialmente nel b ere. P arl� poco, p e r non
com promettersi: s apeva bene di non pos sedere la cultura
di quello che egli aveva cos � i ndegna m e nte soppiantato.
Qu a ndo si fu r itir a to nelle stanz e che gli er an o state
ass egnate, la signora Ku and � negli appar tamenti i nte r-
ni, e l e v� da uno s cr ign o ottanta t ae l, fr utto d e� suoi r i-
sparmi, due v a setti d� ar ge nt o, e un buon numero di s pil-
l on i e f iori d�oro, di quelli che le signore mettono in te-
sta, che p oteva no valere un centin a io di t ae l.
�Prendi�, diss e alla figl ia. �R eca i n person a q ue sto
danaro e q ue sti gioielli al t u o f idanza t o, p erch� poss a di-
stri buire i regali d�uso e sostenere le spes e delle nozze
che celebreremo t ra qualch e g iorno�.
�Bisogn a p roprio che glieli p orti io?�, chies e la fan-
ciulla ar ross endo.
�N on � di prammatica, � vero; ma il nostro � un cas o
straor dinario. Riceve ndo dalle t u e m a ni q ue sto aiuto pe-
cuni a r io ch e gli � i ndis pensabile per ch � il poveretto,
come sai, non ha p i� nulla de l suo, si se nt ir� men o m or-
t ificato che r icevendoli da me�.
�E bbene, f ar� come dite; ma vor rei non andarvi

143

sola�.
�Ti accompagner� la governante�.
Questa fu fatta chiamare, e la signora le ordin� di an-
dare colla signorina all�appartamento del fidanzato, col
quale doveva accordarsi sopra alcuni particolari relativi
alla loro imminente unione. E sotto voce aggiunse:
�Tu rimarrai fuori, sulla porta, in modo che possano
discorrere liberamente�. **
Liang-Chang-pin era ancora levato e stava meditando
sulla sua bella avventura, quando, poco dopo le nove,
sent� bussare leggermente all�uscio, e apparve la gover-
nante che gli annunci� la visita della signorina.
Il ribaldo si affrett� a muovere contro la bella visita-
trice. Salut� di nuovo, secondo il cerimoniale di rito,
rallegrandosi tra s� e s� di essere cos� ben favorito dalle
circostanze. In presenza della signora Ku si era sentito
impacciato; solo colla giovinetta, era un altro uomo.
Trov� calde parole di complimento e di devozione, frasi
tenere e insinuanti. Anche A-sin non era pi� cos� timida.
La conversazione si fece animata, e l�innocente fanciul-
la non pot� frenare le lagrime quando si venne a parlare
della contrariet� che suo padre aveva manifestato alla
loro unione. Il farabutto fece allora delle smorfie da cui
essa rimase commossa; nella sua ingenuit� le interpreta-
va come l�espressione di un vivo dolore. Egli la ringra-
ziava, la esortava, le cingeva col braccio i fianchi, e lei
non lo respingeva.
Da parte sua la governante, che era rimasta di fuori,
sentendo qualche lamento e qualche singhiozzo, era tut-

144

sola�.
�T i accompagner� l a gover nante�.
Questa f u fatta chiamar e, e la signora le ordin� di an-
dare colla signori n a all�appartamento del fidanzato, col
q ua le doveva accord a r s i sopra al c uni par ticolari r ela t iv i
alla l oro imminente unione. E sotto voce aggiunse:
�T u rim a r rai fuor i, s ulla p orta, in modo che pos san o
d is corr ere liberamente�. **
L iang-Chang-pin era ancora levato e stava m e di tand o
sulla su a bella avventur a, q ua ndo, poco dopo le nove,
sent� b us sare leggermente all�uscio, e ap pa r ve la g ove r-
n a nte che gli annunci� la visita d ella signor ina.
I l rib a ldo si af frett� a m uovere cont ro la bella visita-
t rice. Salut� di nuovo, se condo il cer imoniale di rit o,
r allegrandos i tra s � e s� di essere cos � ben f avorito dalle
cir cos tanze. I n p res enza della signora Ku si era s entito
i mpacc iato; s olo colla gi ovine t ta, era un altro uomo.
T rov� cald e parole di compli me nto e di devozione, fr as i
t e nere e i ns inuanti. An c he A-s in non e ra pi� cos � timida.
L a conversaz ione s i fece ani mata, e l�innocente fanciul-
la non pot� fr enare le l a gr ime q ua ndo s i venne a par lare
della contrari e t� che su o padre avev a manif e stato alla
l oro unione. Il f arabutto fece allora delle smor fie da cui
ess a r imas e commoss a; nella su a i nge nuit� le i nterpreta-
va come l� e spress ione di un vivo d olore. E gli la ri ngra-
ziava, l a es or tava, le ci nge va co l br acc io i f ianchi, e l e i
non lo r es pingeva.
Da parte sua la governante, ch e e ra r imasta di f uori,
sentendo qualch e l a m e nto e q ua l c he singhiozz o, e ra t ut-

144

ta commossa e spargeva anche lei qualche lagrimuccia.


A-sin colse il momento per levare dalla manica il da-
naro e gli oggetti, e glieli offerse, seguendo le istruzioni
avute dalla madre. Il miserabile accett� senza esitanze.
Poi spense la lampada, strinse la fanciulla tra le braccia
chiamandola sua moglie, e la supplic� che non volesse
rifiutargli nulla. La giovinetta rimase terrorizzata a
quell�attacco improvviso; trem� al pensiero che le sue
grida potessero essere udite dai domestici e ne nascesse
uno scandalo. Le forze le venero meno, e soccombette.
* Poco dopo l�infelice � vittima della brutalit� di un
mascalzone, ma anche, bisogna pur dirlo, dell�impru-
denza materna � ritornava alla sua camera, scortata dalla
governante.
Il mattino, preso il t� e congedatosi dalla signora Ku,
Liang-Chang-pin se ne and�, contento e trionfante.
�Ho posseduto�, pensava tra s�, �una vergine di fa-
miglia mandarinica, senza spendere nulla, e ritorno ben
provvisto. Questa si chiama fortuna!... Purch� Liu-Hio-
tseng non vada quest�oggi in casa Ku! Allora s� che na-
scerebbero i guai! Ma la signora mi ha detto che aspetta
il ritorno di suo marito da un momento all�altro, e se il
pretendente sa che � ritornato, non si sentir� l�animo di
metter piede col�. A ogni modo cercher� di trattenere il
cugino fino a domani�.
Fatti questi bei conti, entr� in una bettolaccia, mangi�
e bevve per quattro, e non torn� a casa che nel pomerig-
gio.
Frattanto il povero Liu-Hio-tseng era sulle spine. Non

145
ta commoss a e spar gev a anche lei qualche l agrimuccia.
A-s in cols e i l m ome nto per levare dalla manica il da-
naro e gli oggetti, e glieli of fer s e, se gu e ndo le istruzioni
avute dalla m a dr e. Il miserabile accett� senz a es i tanze.
P o i spens e la l ampada, stri ns e l a f anciulla tra le br acc ia
chiamandola su a m oglie, e l a su ppl ic � che non voles se
r ifiut a r gli nul la. L a giovinetta rim a se terr orizzata a
quell�attacc o i mprovviso; tr e m� al pensiero che le sue
g rida potes sero es sere udite dai domes t ic i e ne nasce ss e
uno scanda l o. L e for z e le venero m e no, e soccombe t te.
* Poco dopo l�inf e l ic e � vi ttima della br utalit� di un
m a scalzone, ma anche, bisogn a pur dirl o, dell�impru-
denza materna � r itornava alla su a camera, sc or tata dalla
gover nante.
I l m attino, pr es o il t� e congedatos i dalla signora Ku,
L iang-Chang-pin se ne and�, cont e nto e tr ionfante.
�H o posse duto�, pensav a t ra s �, �una ver gine di fa-
m iglia mandarinica, s enza sp endere nul la, e r itorno ben
pr ovvis t o. Questa s i chi a ma f ortuna!... P u r ch � L iu-Hio-
t s eng non vada q ue st�oggi i n cas a Ku! Allora s� che na-
scerebbero i g ua i! Ma la signora mi ha detto che aspetta
il rit orno di suo m a r ito da un momento all�alt ro, e se il
pr etende nte s a che � r itor na to, non si sentir� l�animo di
m e t te r piede col �. A ogni m od o cer c her� di t rattenere il
cugino f ino a domani�.
F a tti ques ti b e i conti, ent r� in una b e t tolacc i a, m a ngi�
e bevve per q ua tt ro, e non t orn� a cas a che ne l pomerig-
gi o.
F rattanto il povero L iu-Hio-t s eng era s ulle spine. Non

145

poteva partire senza l�abito che Liang-Chang-pin gli


aveva promesso; e questi non si faceva vedere. La zia,
dopo averlo mandato a cercare inutilmente, disse a Tien
di levare l�abito dalla guardaroba, senza aspettare il ri-
torno del figlio.
�Lo sapete bene�, disse tristamente la povera donna,
�che egli chiude tutto sotto chiave!�
Finalmente Liang-Chang-pin comparve.
�Dove siete stato finora?�, chiese la moglie.
�All�osteria, come di solito, m�immagino. E intanto vo-
stro cugino era qui ad aspettare il vestito!�
�Via via, non brontolare. Quanto al vestito, � pronto.
Non cos� le scarpe di seta nera che esso richiede. Sono
dal calzolaio. Vado a dirgli che le ripari subito in modo
che Liu-Hio-tseng le possa avere domattina�.
Non c�era da ridire: questi dovette rimandare la par-
tenza al giorno seguente.
Giunto a casa Ku, si fece annunziare alla signora.
�Perch� mai sar� ritornato cos� presto?�, disse questa
tra s�. �Che ci sia qualche novit�?...�
E diede ordine di introdurre il giovane.
Ma quale non fu il suo stupore nel vedersi avanti un
altro uomo!
La scena che ne segu� pu� facilmente immaginarsi.
La signora Ku tratt� Liu-Hio-tseng da imbroglione, egli
protest� che era proprio lui, il fidanzato di A-sin, ag-
giungendo che circostanze imprevedute gli avevano im-
pedito di accorrere all�invito ricevuto due giorni prima.
Parl� con energia, ma con garbo e compostezza, e so-

146

p ote va partire senz a l�abito che Li a ng-C hang-pin gli


aveva p romes so; e ques ti non si f ace va vedere. L a zia,
dopo averlo m a n da to a cercare i nutilmente, diss e a T ien
di levare l�abito d alla guardar oba, s enza aspettare il ri-
t orno del figli o.
�Lo sa pete bene�, diss e tri s tamente la povera donna,
�c he egli chiude tutto sotto chiave!�
F inalmente L iang-Chang-pin compar ve.
�D ove siete stato f inora?�, chies e la moglie.
�A l l�osteria, come di solito, m�immagino. E intanto vo-
stro cugino era qui ad aspettare il vestito!�
�V ia via, non b rontolar e. Quanto al vestito, � pronto.
Non cos� le s car p e di seta nera ch e ess o r ichiede. S ono
d a l calzola i o. V a do a di r gli che le ripari subito in modo
che L iu-Hio-t s eng le pos sa avere domattina�.
Non c�era da ri dire: q ue sti dovette rim a ndare la p a r-
t enz a al giorno seguente.
Giunto a cas a Ku, si fece annunziare alla signora.
�P e r ch � m a i sar� r itornato cos � p res t o?�, di s s e q ue sta
t ra s �. �Che ci sia qualche novit�?...�
E diede ordine di i ntrodurre il g iovane.
Ma q ua le non fu il su o stupore nel v e d e r s i avan ti un
alt ro uomo!
L a scen a che ne segu� pu� facil mente i mmaginarsi.
L a signora Ku t ratt� L iu-Hio-t s eng da imbr og l ione, egli
p rotes t� che era pr oprio lui, il f idanza to di A-sin, ag-
g iunge ndo che circostanz e i mprevedute gli avevan o i m-
pedito di accor rere al l�invito ricevuto due giorni pri ma.
P arl� con ener gia, ma con gar b o e compostezza, e so-

146

prattutto con un tale accento di sincerit�, che la signora


non sapeva pi� cosa dovesse credere o non credere. Il
giovane allora si diffuse in particolari riguardanti la pro-
pria famiglia e quella della fidanzata, con una sicurezza
da non poter lasciare dubbio che non ne avesse cono-
scenza diretta.
La buona signora dovette alla fine darsi per vinta da-
vanti all�evidenza.
�Ma allora�, pens� con raccapriccio, �chi sar� mai il
furfante che � stato qui ieri l�altro?�
Chiese licenza a Liu-Hio-tseng � che ormai essa rico-
nosceva come tale � e recatasi dalla figlia la mise al fat-
to dell�accaduto.
A-sin rimase come fulminata a questa notizia 55. La
sua decisione era presa.
�Tornate da lui�, disse alla madre. �Quanto a me, so
cosa mi resta da fare�.
E si rifiut�, malgrado, le insistenze materne, di se-
guirla nella sala. A stento si lasci� persuadere a mettersi
dietro la stuoia, presso la porta che dava in essa 56.
55 Riporto come saggio di stile quello che dice qui il narrato-
re: �Per definire i sentimenti che si agitavano nel suo cuore, oc-
correrebbero delle espressioni che non esistono. Si dir� che era
turbata; ma ci� che essa provava era ben altro che turbamento. Si
dir� che era confusa; ma quello che provava era ben altro che
confusione. Si dir� ch�era fuor di s� della collera, ma bisognereb-
be descrivere una collera fatta di mortale afflizione e della dispe-
razione pi� cupa�.
56 Queste stuoie, che nelle case cinesi si trovano fra la sala di
ricevimento e gli appartamenti interni, permettono alle donne di

147

pr attutto con un t a le acce nto di sincerit �, che la signora


non sapev a pi� cosa doves se cr edere o non credere. Il
g iova ne allora si dif fus e in p a r ticolari riguar da nti la p ro-
p ria f amiglia e q uella della f idanzata, con una sicurezz a
da non p ote r lasciare dubbio ch e non ne aves s e cono-
scenz a d iretta.
L a buona signora dovette alla fine dars i per vinta da-
v a nti all�evidenza.
�Ma allora�, pens � con r acc apr icc i o, �c hi sar� mai il
f urf a nte che � s t a to qui i eri l� a l tro?�
Chies e l icenz a a L iu-Hio-t s eng � ch e o rmai es sa r ico-
noscev a come t a le � e recatas i dalla f iglia la mise a l fat-
to d e ll�acca duto.
A-s in rim a se come f ulminata a ques ta notizia 5 5. La
sua decis ione era pr es a.
�T ornate da lui�, di s s e alla m a dr e. �Quanto a me, so
cosa m i resta da f are�.
E s i r ifiut �, m algrado, le insis tenze materne, di s e-
gui rla nella s ala. A s t e nto s i lasc i� persuadere a m e t ters i
d ietro la stuoia, p res so la p orta che dav a in ess a 5 6.
55 R i porto com e saggi o di s t il e quel lo che d i ce qui il narra to-
r e: �Per defi nire i s ent ime nti che si agita vano n e l s uo cuore, oc-
correrebbe ro dell e es pre s sion i che non es i s t ono. Si dir� che era
turbata; ma ci� che essa provav a er a be n al tro che turbame nto. S i
dir� ch e era confusa; ma quel lo ch e provava er a ben al tro che
confus i one. Si dir � ch�e ra f uo r di s� del la coll era, ma bisognere b-
be d e s c rivere una colle ra f a tt a di morta le af fli zion e e dell a d i spe-
r a zion e pi� cupa�.
56 Q uest e stuoi e, che nell e ca se ci nesi s i trova no fra la sala di
r i cevi ment o e gli apparta ment i int erni, perm ett ono all e donne di

147

�Perch� non siete venuto appena ricevuto l�invito?�,


chiese al fidanzato.
Questi ripet� quello che aveva detto alla signora Ku, e
scongiur� la fanciulla di non dubitare de� suoi sentimen-
ti verso di lei.
�Due giorni fa io era degna del vostro affetto�, repli-
c� A-sin, �ora non lo sono pi�. Vi prego di accettare
come ricordo questo spillone e questi orecchini d�oro.
Vi auguro di trovare altrove una buona moglie. A me
non dovete pi� pensare�.
Subito dopo entr� la governante, e consegn� gli og-
getti a Liu-Hio-tseng.
Questo, mortificato e sorpreso oltremodo, non voleva
accettarli; quando la voce di A-sin si fece ancora senti-
re:
�Prendeteli, signor Liu-Hio-tseng. Tra poco, tutto
sar� spiegato. Allontanatevi subito da questa casa�.
�Signora�, disse il giovane alla madre di A-sin, �io
sono povero, � vero; ma non sono venuto qui per riceve-
re l�elemosina. Avete sentito come mi ha parlato vostra
figlia?... Perch� non dite nulla? Perch� mi avete fatto
chiamare, se volevate trattarmi in tal modo?�
La signora, confusa e perplessa, come si pu� immagi-
nare, stava cercando le parole, quando si ud� un tumulto
nell�appartamento contiguo, e alcune domestiche irrup-
pero nella sala spaventate gridando:
�Aiuto! aiuto! Subito, subito! Oh povera signorina!�

vedere e di sentire senza mostrarsi. Cfr. Introduzione, p. VIII.

148

�P e r ch � non siete venuto appen a r icevuto l�i nvito?�,


chi e se al f idanzato.
Questi ri pe t� quello che aveva detto a lla signora Ku, e
scongiur� la f anc iulla di non dubitare de� suo i sentimen-
ti v e r s o di l e i.
�D ue gior n i fa io era degna del vostro af fetto�, repli-
c� A-sin, �ora non lo son o pi�. V i p rego di accettare
come ricor d o ques to spillone e q ue sti or ecc hi n i d� oro.
V i auguro di trovare altrove una buona m og l ie. A me
non d ove te pi� p e nsare�.
S ubito dopo entr� la governante, e conse gn� gli og-
getti a L iu-H i o-tse ng.
Questo, mor tificato e sorpr e so ol tremodo, non voleva
accettarli; q ua ndo la v oc e di A-s in si fece ancora se nti-
r e:
�Prendeteli, s i gno r Li u-Hio-tseng. T ra poco, tutto
sar� spiega to. Al lontanate vi subito da ques ta casa�.
�Signora�, di s s e il g iova ne alla m adre di A-sin, �io
sono p overo, � v e r o; ma non sono v e nuto qui p e r r icev e-
r e l�elemosina. A vete sentito come mi ha par la to vostra
f iglia?... Perch� non dite nulla? Per c h� mi avete fatto
chiamar e, se volevate t rattarmi i n tal modo?�
L a s i g nor a, conf us a e perpl e ssa, come s i pu� i mmagi-
nar e, stava cercando le p a r ole, quando s i ud� un t umulto
nell�appartamento conti guo, e al c une d omes ti c he i rrup-
pero n ella sala spa ventate gri da ndo:
�Aiut o! aiuto! S ubito, s ubit o! Oh povera s i gn or ina!�

vedere e di senti re s e nza most rarsi. Cfr. I nt r oduzione, p. V III.

148

Pi� morta che viva, la signora Ku riusc� a trascinarsi


fino alla camera di A-sin. Ve la trov� penzolante, al di
sopra del letto, con una sciarpa di seta stretta intorno al
collo. Ogni tentativo di salvarla fu inutile.
Rinunciamo a descrivere lo strazio della povera ma-
dre.
Quando si comunic� a Liu-Hio-tseng la ferale notizia,
egli credette che fosse un�invenzione per sbarazzarsi di
lui. Allora la madre desolata lo condusse nella camera di
colei che avrebbe dovuto essere la sua sposa. Il giovane
rimase muto di dolore e di raccapriccio.
Prima che partisse, la signora volle che accettasse gli
oggetti che la povera A-sin le aveva offerto prima di
sfuggire colla morte alla vergogna.
Quando Liu-Hio-tseng si rec� dal cugino per restituir-
gli l�abito che ne aveva avuto in prestito, quello era as-
sente. Colle lagrime agli occhi egli raccont� alla moglie
di lui e alla zia l�esito fatale della sua spedizione. Poi
fece ritorno a casa sua.
Qualche ora dopo capit� Liang-Chang-pin, a cui la
zia ripet� la funesta storia.
�Peccato!�, esclam� il giovane. �Una cos� bella ra-
gazza!�
Questa frase, che lo sciagurato si era lasciato sfuggi-
re, fu per la donna una rivelazione.
�Dunque tu l�hai veduta!�, grid�.
E incalzando di domande il ribaldo che si era tradito
da s�, fors�anche sotto l�influenza delle molte libazioni
fatte, gli strapp� di bocca la terribile verit�.

149

Pi� m orta che viva, la signora Ku r iusc � a t ras cinarsi


f ino alla camera di A-sin. V e la trov� penzolante, al di
sopra del letto, con una sc i arpa di se ta stretta intor n o al
coll o. Ogni t e ntati v o di s alvarla f u inutile.
Rinunciamo a des cr ivere lo strazio della p overa ma-
dr e.
Qu a ndo si comunic� a L iu-H i o-tse ng la f erale notizia,
egli cr ed ette che f os s e u n�invenzione pe r sb ar az zarsi di
l u i. Al lora la madre des ol a ta lo conduss e nella camera di
col e i che avrebbe dovuto ess ere l a su a spos a. I l g iova ne
r imas e muto di d olore e di raccapriccio.
P rima che partiss e, l a signora volle che accettas se gli
oggetti che la povera A-s in le aveva of ferto pr ima di
sfuggi re co lla m orte alla ver gogna.
Qu a ndo L iu-Hio-ts eng s i r ec� da l cugin o p e r restituir-
gli l�abito che ne avev a avuto in pr es tit o, quello e ra as-
sente. Colle l a gr ime agli occh i egli raccont� alla moglie
di l u i e alla zia l�es ito f atale della sua spe di z i one. P o i
f ec e r itorno a cas a sua.
Qualche ora dopo capit� L iang-Chang-pin, a cui la
zia r ipet� la f unes ta stor ia.
�P e ccato!�, esclam� il giovane. �Una cos� bella ra-
g a zza!�
Questa fr as e, che lo sciagurato s i era l a sciato sfuggi-
r e, f u per la donna una rivelazione.
�D unque tu l�ha i veduta!�, grid�.
E i nc alzando di domande il r ibald o che si e ra tradito
da s �, f ors�anche sotto l�inf luenz a delle molte libazioni
f atte, gli strapp� di bocc a la t e r ribile ver it�.

149

�Miserabile!�, grid� entrando la moglie, che dalla


stanza vicina aveva udito. �La giustizia divina non tar-
der� a punirti! Io non sono pi� tua moglie; non voglio
avere a che fare con un assassino!�
Liang-Chang-pin si gett� come un forsennato sopra di
lei, l�afferr� per i capelli e si diede a batterla furiosa-
mente. A stento la vecchia riusc� a strappargliela dalle
mani; poi si lasci� cadere esausta sul pavimento. Dopo
qualche giorno la poveretta spirava tra le braccia della
nuora. L�infame suo figlio se n�era andato subito dopo
l�atroce scena, pronunciando le pi� orribili minacce.
Frattanto il mandarino Ku era ritornato dal suo viag-
gio, e aveva trovato la casa immersa nel lutto. Superan-
do l�angoscia, denunci� subito l�accaduto alla polizia,
che non tard� ad arrestare l�infame giovane sotto l�accu-
sa di violenza ad una vergine. Secondo le leggi del pae-
se, fu condannato all�impiccagione. Furono sequestrati
gli oggetti preziosi che aveva ricevuto dalla sua vittima,
e restituiti ai signori Ku.
Vedendosi perduto, e desideroso di vendicarsi di sua
moglie, Liang-Chang-pin tent� di coinvolgerla nella
propria rovina. Sostenne al processo che questa, avida di
danaro, lo aveva istigato a compiere il delitto. Ma fu
smentito da quanti conoscevano la povera Tien; essi
concordemente deposero che per molti anni essa era sta-
ta la vittima paziente di quel miserabile.
I coniugi Ku, mossi a compassione di lei, la raccolse-
ro nella loro casa, e dopo qualche tempo ne fecero la
loro figlia adottiva. Presero subito a volerle molto bene,

150

�Mise r abile!�, g rid� ent rando la moglie, che d alla


stanza vicina av e va u dito. �La gi u stizia di v i n a non t a r-
der� a punir ti! Io non sono pi� tua m og l ie; non voglio
avere a che fare con un ass ass ino!�
L iang-Chang-pin s i gett� come un f orsenna to sopra di
l e i, l�af fer r� pe r i capelli e s i d ie de a batterla f uriosa-
m ente. A s t e nto la v e cchia r iusc � a str a ppar gli e la dalle
m a ni; poi s i lasc i� cadere es austa sul pavim e nt o. Dopo
q ua l c he giorno l a p ove r etta s pir av a t ra le braccia della
nuor a. L �inf ame su o f iglio s e n� era anda to subito dopo
l�atroce s cena, pronu nc i a ndo le pi� or ribili m ina cce.
F rattanto il m a ndari n o Ku era rit ornato d a l su o viag-
gi o, e aveva t rovato la cas a i mmers a nel l utto. S upe r a n-
do l�angoscia, denunci� subito l�accaduto alla pol izia,
che non tard� ad ar restare l�i nfame g iova ne sotto l�accu-
sa di violenza ad una ver gine. Secondo le leggi d e l pae-
se, f u condannato all�impiccagione. F urono seques tr a ti
gli oggetti prezios i che aveva r icevuto dalla sua v ittima,
e r es tituiti ai signori Ku.
V edendo si perduto, e des ider os o di vendicarsi di su a
m og l ie, L ia n g-Cha ng-pin t e nt� di coinv olgerla nella
p ropria rovi na. S os tenne al proces so che ques ta, avida di
danar o, lo av e va istiga to a com piere il delitto. Ma f u
smentito da quanti conos cevano la povera T ien; ess i
concor de m e nte deposero che p e r molti anni ess a era sta-
ta la vi ttima pazie nte di q ue l m is er a bi le.
I coniugi Ku, moss i a compas sione di lei, la raccols e-
r o nella loro cas a, e dopo qualche t e m p o ne f ec ero la
l oro figlia adott iva. P res ero subito a volerle m olto bene,

150
tanto che un giorno la signora Ku usc� a dire a suo mari-
to:
�Tien � giovane ancora. Perch� non lo daremmo in
isposa a Liu-Hio-tseng, continuando cos� l�alleanza tra-
dizionale fra la sua famiglia e la nostra?�
Il mandarino accolse la proposta con entusiasmo, e ne
parl� al giovane, il quale, dopo qualche esitazione, ac-
cett�. **
Dopo alcuni mesi, Tien e Liu-Hio-tseng erano uniti, e
conoscevano finalmente la felicit�.

151

t a nto che un g iorno la signora Ku u s c� a dire a su o m ari-


t o:
�T ien � g iova ne ancora. P erch� non lo daremmo in
i s pos a a L iu-Hio-ts eng, conti nua ndo cos � l�alleanza t ra-
di z i ona le f ra la su a f amiglia e l a n os tr a?�
I l m anda r ino accols e la pr opos ta con entus i a smo, e ne
p a r l� al giovane, il quale, dopo q ua l c he es itazione, ac-
cett�. **
Dopo alcun i m e si, T ien e L iu-H i o-tse ng erano u niti, e
conosceva no f inalmente la felicit�.

151

LA FALSA MANDARINA

152

L A F ALSA MA NDA RINA

152

* U-yo, giovanissimo ancora, aveva gi� conseguito i


gradi accademici. Disponendo d�ingenti ricchezze, si di-
lettava di viaggiare, e soleva portare con s� gran copia
di profumi, avorio e pietre preziose.
Trovandosi un giorno a Ling-ngam, vide nella casa
dirimpetto all�albergo dove alloggiava, una casetta con
una stuoia calata sulla porta. Dietro di questa si poteva
scorgere una donna, che guardava, senza esser veduta,
attraverso lo schermo trasparente. Il giuoco si ripet�
spesso. Talvolta usciva dalla casetta un dolce canto, tal
altra si scorgeva un piedino aggraziato. Il giovane, incu-
riosito, avrebbe voluto vedere in viso la donna, e pensa-
va al modo di riuscirvi, quando gli occorse un accidente
inaspettato.
Un giorno pass� davanti all�albergo un venditore di
arancie, di quelli che combinano la vendita col giuoco
dei dadi. Il mandarino giuoc� ripetutamente, ma senza
guadagnare un solo frutto, mentre ci rimise una buona
sommetta.
Indispettito, stava per rientrare nell�albergo, quando
gli si avvicin� un garzone che aveva una scatola in
mano.
�La mia padrona mi incarica di offrire questa a vossi-
gnoria�, gli disse.
Il giovane aperse la scatola, e vi trov� una dozzina di
153

* U-yo, giovanis simo ancora, aveva gi� conseguito i


gr ad i acca demi c i. Disponend o d�ingenti r icche zze, s i di-
l e t tav a di vi a ggiar e, e soleva portare con s� g ran copia
di p rofumi, avor io e pietre preziose.
T rovandos i un giorno a Li ng-ngam, vide nella cas a
d irimpetto all�alber g o dove alloggiava, una cas etta con
una stuoia cala ta sulla port a. Di e t ro di ques ta si poteva
scor gere una d onna, che g ua r dava, s enza ess er veduta,
att ravers o lo schermo t ras par ente. Il giuoco s i r ipet�
spes so. T alvolta usc iva dalla casetta un d olc e canto, t a l
alt ra si scor gev a un pi e di n o aggraziato. I l g iovane, incu-
r ios it o, avr ebbe v oluto vedere in vis o la d onna, e pens a-
va a l m od o di r iusc i rvi, q ua ndo gli occorse un accide nte
i na spettato.
Un g iorno pas s� dava nti al l�alber go un venditore di
ar ancie, di quelli che comb ina no la vendita col giuoco
d e i dadi. I l m a ndari n o giuoc� r ipetutamente, ma s enza
g ua dagnare un solo fr utto, mentre ci ri mis e una buona
sommetta.
I ndispettito, sta va per r ientrare nell�alber go, q ua ndo
gli si avvi c in� un gar zon e che avev a una scatola i n
m a no.
�La mia padrona mi incari c a di of f rire ques ta a vos si-
g noria�, gli diss e.
I l giovane apers e la scatola, e vi t rov� una dozz i n a di

153

arancie bellissime.
�Chi � la tua padrona?�, chiese al garzone. �E perch�
mi manda questa roba?�
�La mia padrona � la moglie del mandarino Tchao,
che abita qui di fronte�, rispose il messo. �Attraverso la
stuoia, essa ha veduto vossignoria giuocare, perdere
molto danaro senza guadagnare nemmeno un�arancia, e
poi andarsene con dispetto. Allora mi incaric� di recare
a vossignoria questi frutti, pregandola di scusare la li-
bert�.
�Sono commosso di tanta attenzione. Presentale i
miei devoti ringraziamenti. E il mandarino tuo padrone
� qui?�
�No, si � recato a Kien-Kong a visitare certi parenti.
� assente da due mesi, e non sappiamo quando sar� di
ritorno�.
�Benissimo!�, pens� U-yo. �La signora ben disposta,
il marito assente... Ottima occasione!�
Disse al garzone di aspettare un momento, sal� alla
sua stanza, e ritorn� con due belle pezze di seta, che die-
de al messo per la signora, insieme a una generosa man-
cia per lui.
�� poca cosa�, disse, �ma spero che la mandarina
vorr� gradire il dono, come segno di omaggio ricono-
scente�.
Un momento dopo il garzone era di ritorno colle pez-
ze, dicendo che la sua padrona riteneva una dozzina
d�arancie troppo poca cosa per motivare un tal regalo.
�Se la tua signora rifiuta questo tenue dono�, fece il

154

ar anc ie belli s sime.


�Chi � la tua padrona?�, chies e al garzone. �E per ch �
mi m a nda q ue sta roba?�
�La mia padrona � la moglie del mandarino T cha o,
che abita qui di f ronte�, rispos e il m e ss o. �Attraverso la
stuoia, ess a ha veduto v os signoria gi uoc ar e, perdere
m olto danaro s enza guadagnare nemmeno un�arancia, e
poi andarse ne con di s petto. Al lora mi incaric� di r ec are
a voss i gnoria ques ti f rutti, pr ega ndola di scusare l a li-
ber t�.
�S on o commos so di t a nta attenzione. Pr e sentale i
m ie i devoti r ingraziamenti. E il m anda r ino t u o padrone
� q ui?�
�N o, s i � r eca to a Kien-Kon g a vi s itare cer ti p a r enti.
� ass ente da due m e si, e non sappiamo quando sar� di
r itorno�.
�Benis simo!�, p e ns� U-yo. �La signora b e n di s posta,
il m arito ass ente... Ottima occas ione!�
Diss e al gar zon e di aspettare un momento, sa l� a lla
sua stanza, e r itorn� con due belle pezz e di seta, che d ie-
de al m e ss o per la signor a, i ns ieme a una g e n e r os a man-
cia per l ui.
�� poca cosa�, diss e, �ma s pero che la m a ndari n a
v orr� gradi re i l dono, come segno di omaggio r icon o-
scente�.
Un m ome nto dopo il garzone e ra di rit orno colle pe z-
ze, dicendo che la sua padrona ri tene va una dozzina
d�arancie troppo poca cos a per m otivare un tal regalo.
�Se la t u a signora r ifiuta ques to t e nue dono�, f ec e il

154

mandarino confuso, �anch�io dovr� rinunciare alle sue


arancie. Recale questa risposta, e vedrai che accetter�.
Il servo infatti non ritorn� per quel giorno. Ma la mat-
tina seguente comparve con alcuni vasi di legumi, molto
ben confezionati.
�La mia padrona�, disse, �non sa come degnamente
ricambiare la liberalit� di vossignoria. Ha pensato che
forse nell�albergo non gli servano verdura di suo gusto,
e ha preparato questa colle proprie mani, sperando di
farle piacere�.
Per parecchi giorni continu� lo scambio di doni, che
erano, da parte del ricco mandarino, ogni volta pi� vi-
stosi. Finalmente si fece coraggio a chiedere al servitore
se la signora era bella.
�Un portento di bellezza�, fu la risposta.
�Mi piacerebbe vederla�.
�� difficile assai... ma non impossibile! Vossignoria
stia attenta domani, all�ora che essa � solita porsi dietro
la stuoia. Io avr� cura di rallentare le corde di questa.
Quando la signora si appogger� alla stuoia, questa ca-
dr�, e prima che essa abbia tempo di ritirarsi, potrete ve-
derla comodamente. � buona l�idea?�
�S�, ma non � cos� che vorrei vederla�.
�E come vorreste vederla?�
�In casa sua, che diamine!�
�Questo � un altro par di maniche! Bisogna prima di
tutto sentir lei. Le comunicher� il vostro desiderio, e poi
vedremo�.

155

m anda r ino confuso, �a n c h� io dovr� ri nunciare a lle sue


ar ancie. Reca le q ue sta risposta, e vedr a i che accetter�.
I l servo i nfatti non r itorn� pe r q ue l giorno. M a la m a t-
t in a se guente comparve con al c uni vas i di l egumi, molto
b e n conf ez ionati.
�La mia padrona�, diss e, �non s a come degnamente
r icambiare la liberalit� di v os signoria. Ha pens ato che
f orse n e l l�alber go non gli s er van o v e r dura di su o g us to,
e ha prepar a to q ue sta colle propr ie m a ni, sperando di
f arle piacere�.
Per parecch i giorni conti nu � lo scambio di doni, che
er ano, da p a r te d e l r icco mandarino, ogni volta pi� vi-
stos i. Finalmente s i fece cor a ggio a chiedere al servit ore
se la signora e ra bella.
�U n p ortento di bellezza�, f u la risposta.
�Mi piacerebbe vederla�.
�� di f f icile ass ai... ma non i mpos sibile! V os signoria
stia attenta domani, all� ora che ess a � solita pors i dietro
la stuoia. Io avr� cu ra di rallentare le cor d e di q ue sta.
Qu a ndo la signora s i app ogger� alla stuoia, ques ta ca-
dr �, e pr ima che es s a abbia t e m p o di r itir a r s i, potr e te ve-
d e r la com oda m e n te. � buona l�i d ea?�
�S�, m a non � cos� che vorr e i veder la�.
�E come vorr e ste vederla?�
�In cas a sua, che diamine!�
�Q uesto � un alt ro par di m aniche! Bisogna prima di
t utto sentir lei. L e comunicher� il vostro des i de r io, e poi
vedr e m o�.

155

U-yo mise un�oncia d�argento 57 nella mano del garzo-


ne, che dopo un paio di giorni ritorn� con questa rispo-
sta della signora:
�Non � cosa conveniente. Se si trattasse di un con-
giunto o di un amico di famiglia, s�; ma trattandosi di un
nuovo conoscente, e data specialmente l�assenza di suo
marito, la cosa non � fattibile. Le male lingue ci trove-
rebbero a ridire�.
�Eppure ci sarebbe un buon pretesto�, disse il manda-
rino. �Io sono reduce da Kuang-Tong, citt� famosa per
articoli di abbigliamento femminile. Ne ho portato con
me un ricco assortimento, che la mia vicina sarebbe sen-
za dubbio lieta di poter esaminare�.
�Vado e torno colla risposta�, disse il servo.
Un momento dopo, venne a riferire ci� che la signora
gli aveva detto.
�Ricever� il mandarino nella sala grande; ma sar�
una visita breve. Egli non deve cercare di prolungarla�.
U-yo mise insieme una quantit� di oggetti preziosi, li
chiuse in una gran busta di taffetas, fece toeletta, ed en-
tr� col servo nella casa di fronte.
La padrona di casa gli and� incontro: il servitore non
aveva esagerato di troppo descrivendola come un por-
tento di bellezza.
Dopo uno scambio di complimenti, il mandarino si
accingeva ad aprire la busta e levarne gli oggetti; ma la

57 Vedi nota a pag. 103 [nota 50 in questa edizione elettroni-


ca].

156

U-yo mis e un� onc ia d� ar ge nto 5 7 nella m a no d e l gar z o-


n e, che dopo un paio di giorni r itorn� con q ue sta rispo-
sta della signora:
�N on � cos a conveniente. Se si trattass e di un con-
gi u nto o di un amic o di famigl ia, s �; ma t rattandos i di un
nuovo conos cente, e data specialme nte l�ass enza di su o
m a r ito, la cos a non � f attibile. L e m a le lingue ci trove-
r ebbero a ridir e�.
�Eppure ci sarebbe un buon pretesto�, di s s e il m a nda-
r ino. �Io sono reduce da Kuang-T ong, citt� famosa pe r
ar ticoli di abbigliamento femm inile. N e ho p ortato con
me un r icc o ass or timento, che la mia vicina s ar ebb e sen-
za dubbio l ie ta di p ote r es aminar e�.
�V ado e t orno colla risposta�, di s s e il servo.
Un momento dopo, venne a r ifer ire ci� che la signo ra
gli av e va dett o.
�Ricever� il m a ndari n o n ella sala grande; ma sar�
una visita breve. Egli non dev e cer care di p rolungarl a�.
U-yo mi s e i ns ieme una quantit� di oggetti p rezios i, li
chiuse in una gr a n bus ta di t a f f eta s, f ece toeletta, ed en-
t r� col s er v o n ella casa di fr onte.
L a padr on a di casa gli and � incontro: il se r vitore non
aveva es ager a to di t roppo des cr ivendola come un por-
t e nto di bell e zza.
Dopo uno scambio di complimenti, il m anda r ino si
accingeva ad aprire la busta e l evarne gli oggetti; m a la

57 V edi not a a pag. 103 [not a 50 in questa ediz ione elet troni-
ca].

156

signora disse:
�Lasciate, lasciate: li esaminer� con comodo, e poi
combineremo il prezzo�.
Dopo di che, si ritir� negli appartamenti interni, la-
sciando il giovane come trasognato. L�apparizione era
stata cos� splendida e cos� breve, che aveva soltanto ser-
vito ad acuire in lui la brama di goderne un�altra volta.
In questo senso egli preg� e supplic� il servo, e non sen-
za risultato. Ma eran visite corte, fredde, compassate.
Ognuna di esse gli procurava insieme un intenso piacere
e un�amara delusione.
Bisogna sapere che U-yo, prima d�infatuarsi in tal
modo della mandarina Tchao, era stato in relazione con
una cortigiana di nome Ting-si-si, una donnina assai
bella e simpatica e che, a modo suo, gli voleva bene. La
mandarina aveva poi soppiantato nel suo cuore la corti-
giana. Questa, non vedendolo pi� comparire, incaric�
due amici di ricondurle l�infedele. U-yo non voleva nep-
pur sentirne parlare; alla fine cedette, e si lasci� trasci-
nare nella casa di lei. Ma fu un magro trionfo per la cor-
tigiana. Il suo antico amante era triste e distratto; nei
momenti stessi d�intimit�, un nome gli veniva alle lab-
bra: era quello della mandarina. Dopo aver passato una
notte in casa di Ting-si-si, egli ritorn� all�albergo.
Pochi giorni dopo, vide comparire il servo della si-
gnora Tchao, che gli disse:
�Forse interesser� vossignoria di sapere che domani �
il genetliaco della mia padrona; e se il signore credes-
se...�

157

signora di s se:
�L as ciate, lasc i a t e: li esaminer� con comodo, e poi
com bineremo il prezzo�.
Dopo di che, si rit ir� n e gli appartamenti i nterni, la-
sciando il giovane come t ras ognato. L � apparizione era
stata cos� splendida e cos� b reve, che av e va soltanto s er-
vito ad acui re in l ui la brama di goderne un�altra volta.
I n ques to sens o egli pr eg � e supplic� il se r vo, e non s en-
za r isultato. Ma er a n vis ite cort e, fr edde, com pas sa t e.
Ognuna di ess e gli p rocurava i ns ieme un intenso piacere
e un� amara delusione.
Bisogn a s apere che U-yo, prima d�inf atuars i in tal
m od o della m anda r ina T cha o, e ra s t a to in r elaz i on e con
una cortig ia na di nome T ing-si-si, una donnina assa i
bella e simpatica e ch e, a m od o suo, gli v ole va bene. La
m anda r ina av e va poi soppiantato nel su o cuore la cor ti-
g iana. Ques ta, non vedendolo pi� comparir e, incaric�
due am ic i di r icondurle l� infedele. U-yo non voleva nep-
pur se nt irne p a r lare; alla fine cedette, e s i l a sci� tr a sci-
nare nella casa di l ei. Ma fu un m agro t rionfo pe r la cor-
t igiana. I l su o ant ic o am a nte era t ris te e di s tr a tt o; n e i
m ome nti stes si d�intimi t�, un nome g li v e niva alle lab-
br a: era quello della mandarina. Dopo ave r p a ss ato una
notte in casa di T i ng-s i-s i, egli r itorn� all�alber go.
Pochi g iorni dopo, vide compari re i l s er v o della si-
g nora T cha o, che gli di s se:
�F ors e i nteres ser� vos signoria di sapere che d oma ni �
il g e netl iac o della mia padr ona; e se il signore credes-
se...�

157

�Grazie dell�informazione. Aspetta un momento�.


Fece in fretta un involto di due belle seterie, un altro
di frutti primaticci e di varie leccornie, e li diede al gar-
zone da presentare alla mandarina co� suoi auguri, ag-
giungendo che il giorno seguente avrebbe avuto l�onore
di farglieli di persona.
Il servo ritorn� due volte all�albergo: la prima per dire
che la signora non voleva saperne di accettare il dono, la
seconda per annunciare che non si sentiva di respinger-
lo, date le cortesi insistenze del mittente.
Il giorno dopo U-yo fece un�accuratissima toeletta, si
rec� dalla signora che lo ringrazi� caldamente dello
splendido regalo, e lo trattenne seco a pranzo. Questo fu
assai cordiale. Talvolta i loro sguardi s�incontravano:
ma il contegno della signora, pur essendo affabile, non
era tale da incoraggiare U-yo a varcare certi limiti. A
tarda ora, la signora gli fece intendere che era bene se ne
andasse. Bisogn� rassegnarsi.
Da quel giorno gli scambi di doni, di bigliettini teneri
e i convegni amichevoli si ripeterono pi� volte, senza
che tuttavia lo spasimante guadagnasse gran fatto terre-
no. Egli se ne arrovellava; e protest� con tutte le sue for-
ze quando la mandarina usc� a dirgli:
�Forse voi pensate male di me: vi tratto con troppa
confidenza. Tornasse presto mio marito!�
Ma il marito non tornava.
U-yo quando era solo, andava chiedendosi: perch�
questo contegno ambiguo? Se avesse davvero dell�affe-
zione per me, dovrebbe pur risolversi a darmene prova...

158

�Gr az ie dell�infor mazione. Aspetta un momento�.


F ec e i n f retta un involto di due belle se t erie, un altro
di f rutti p rimaticci e di varie l e ccor nie, e li d ie de al gar-
zone da presentare alla mandarina co� suoi auguri, ag-
g iunge ndo che il giorno s eguente avr ebb e avuto l�onore
di f ar glieli di persona.
I l s er v o r itorn� due v olte al l�alber go: la prima per d ire
che l a signora non voleva saperne di accettare il dono, la
second a p e r annunciare ch e non si se nti v a di r es pi nge r-
l o, d a te le cor tes i insis t enz e del mitt e nt e.
I l giorno dopo U-y o f ece u n�accuratiss ima toeletta, s i
r ec � dalla signora che lo ri ngrazi� caldame nte dello
splendido regalo, e lo t rattenn e seco a pr anzo. Questo fu
assa i cor diale. T alvolta i loro sguardi s�incontr avano:
ma il cont e gno della signor a, pur esse ndo af f a bi le, non
era tale da incoraggiare U-yo a varcare cer ti l imiti. A
t arda o ra, la signora gli fece intendere che era bene se ne
andass e. Bis ogn� r as segna r s i.
Da que l giorno gli sc ambi di doni, di b igliettini teneri
e i convegni amichevoli si ripeter on o pi� v olte, s enza
che tuttavia lo spas im a nte guadagnas se gran fatto t erre-
no. E gli s e ne ar rovellava; e prot e st� co n t utte le su e for-
ze quando la mandarina usc � a d ir gli:
�F ors e voi p e nsate male di me: vi t ratto con troppa
conf idenza. T ornas se pres to m io marit o!�
Ma il marito non t ornava.
U-yo quando e ra solo, andava chi e dendosi: per ch �
q ue sto contegno ambiguo? S e avess e davvero dell�af fe-
zione per m e, d ovrebbe pur ri s olversi a darmene prova...

158

E si perdeva in congetture, e faceva disegni, senza


aver il coraggio di porli in esecuzione.
Finalmente una sera il servitore venne da lui con una
notizia che dissip� le sue perplessit� e lo colm� di giubi-
lo.
�La mandarina invita vossignoria a recarsi da lei�.
�Dove � ora la tua signora, e come mai le � venuta la
felice idea di mandarmi a cercare?�
�La mandarina si trova nella sua camera. Stava dando
l�ultima mano alla toeletta, quando mi chiam�, e mi dis-
se: � Il signor U-yo, nostro vicino, � in casa? � Non ne
esce mai, � risposi. � Allora puoi andare da lui e invitar-
lo a venire a farmi visita in camera. Non c�� bisogno di
dir nulla a nessuno, eh? � Questi sono i suoi ordini�.
�Questo � un gran giorno per me!�, esclam� il man-
darino al colmo della gioia.
�Ma, prudenza, mi raccomando! Il personale di servi-
zio � assai numeroso. Vi sono occhi che spiano e orec-
chi che ascoltano. Se qualcuno sorprendesse vossignoria
ad entrare nella camera della signora!... Ne nascerebbe
uno scandalo, e vi so dire che la vedremmo brutta tutti e
due!�
�Mi condurrai tu stesso; nessuno ci vedr�.
�Bisogner� distribuire molto danaro: allora tutti sta-
ranno zitti. M�incarico io di tutto�.
�Tu sei un ragazzo di genio! Eccoti venti tael, che di-
stribuirai come meglio credi�.
�Vossignoria lasci fare a me. Appena avr� preso le
misure necessarie, torner� a prenderla�.

159

E si per dev a in cong e t ture, e f ace va dise gni, senz a


aver il coraggio di porli i n es ecuzione.
F inalmente una sera il servitore v e nne da lui con una
not iz ia che di s s i p � le sue perpless it� e lo colm� di gi ub i-
l o.
�La mandarina invita voss ignor ia a r ecars i da l e i�.
�D ove � ora la t u a s i g nor a, e come mai le � venuta la
f elice i de a di m anda r mi a cercare?�
�La m a ndari n a s i trova nella sua camera. S tava dando
l�ultima mano alla toeletta, quando mi chiam�, e mi dis-
se: � Il signor U-yo, nostro v icino, � i n cas a? � Non ne
esc e m a i, � r ispos i. � Al lora puoi an dare da l u i e i nvitar-
lo a v e ni re a f armi visita in camera. Non c�� bisogn o di
dir nulla a nes suno, eh? � Questi son o i suoi or dini�.
�Q uesto � un g ran giorno p e r m e!�, es clam� il m a n-
d a r ino a l colmo della gioia.
�M a, prudenza, mi raccomando! Il persona le di servi-
zio � ass ai n umeros o. V i son o occh i che spiano e orec-
chi che as colt a no. Se q ua l c uno sorprendes se voss ignor ia
ad entr are nella cam era della signor a!... N e n a scerebbe
uno scanda l o, e vi so dire che la vedremmo br utta tutti e
due!�
�Mi condurr a i t u ste sso; n e ss uno ci vedr �.
�B isogner� di s tr ibuire molto danaro: allora t utti sta-
r ann o zi tti. M�incarico io di t u t to�.
�T u se i un r aga zzo di g e nio! E ccoti venti t ae l, che di-
str ibuirai come meglio credi�.
�V oss i gnoria lasc i f are a m e. Ap pe na avr� p res o le
m is ure n e cess ar ie, t orner� a prender la�.

159
Il mandarino, rimasto solo, si mise l�abito pi� elegan-
te della sua guardaroba e stette ad aspettare. Come gli
pareva lungo il tempo!
Ecco finalmente il servitore.
�La via � libera�, disse. �Potete recarvi difilato alla
camera della signora: nessuno vi vedr�.
Un minuto dopo, U-yo era ammesso dalla bella man-
darina. La camera era magnificamente arredata; delicati
profumi impregnavano l�aria; la tavola era colma di be-
vande e cibi prelibati.
�La costanza della vostra affezione mi ha conquisa�,
fece ella accompagnando la confessione con un amabile
sorriso, �e ho deciso di trattenermi con voi�.
Il giovane balbett� alcune frasi di ringraziamento: la
piena dei sentimenti gli impedivano di trovar parole
adeguate ad essi.
La signora l�invit� a prendere posto presso di lei. A
poco a poco il vino sciolse la lingua di U-yo: a un certo
punto si lasci� cadere in ginocchio davanti a lei, facen-
dole le pi� appassionate proteste di devozione e d�amo-
re.
�Anch�io mi sento attratta verso di voi�, disse la
mandarina. �Dal giorno che vi ho veduto giocare col
venditore d�arancie, ho provato una irresistibile simpa-
tia. Sul principio i miei doveri mi trattennero dal mani-
festarla; ma poi si � fatta sempre pi� forte, fino a vincere
i miei pi� fermi propositi. Ho vinto gli ultimi scrupoli,
ho superato ogni ostacolo. Se vi ricevo qui, da sola a
solo, nel silenzio della notte, non � certo per lasciarvi ri-

160

I l mandarino, r imas to solo, s i m is e l�abito p i� elega n-


te della sua g ua r daroba e stette ad as pettar e. Co me gli
par ev a l ung o il tempo!
E cc o f inalmente il servitor e.
�La via � liber a�, diss e. �P ote te recarvi difil a to alla
camera della signora: ness uno vi vedr �.
Un minuto dopo, U-yo era amm e ss o dalla bella man-
dar ina. L a camera era magnif ica m e nte ar redata; d e l ica ti
p rofumi i mpregnavan o l�ari a; la t a vola era colma di be-
v a nde e cibi prelibati.
�La costanz a della vostra af f ez ione mi ha conquisa�,
f ec e ella accompagnando la confes sione con un amabile
sorr is o, �e ho decis o di t rattenermi con voi�.
I l giovane balbett� alcun e f ras i di ringr azia m e nt o: la
p ie na de i sentimenti gli i mpedivan o di t rova r p a r ole
adeguate ad es si.
L a signora l�invit� a p rendere posto pr es s o di l ei. A
p oc o a poco il vi n o sciols e la l ingu a di U-yo: a un cer to
punto s i lasc i� cadere in ginocchio d a vanti a l e i, facen-
dole le pi� appass ion a te prot e ste di devozione e d�amo-
r e.
�Anch�io mi se nto attratta vers o di v oi�, di s s e la
m a ndar ina. �Da l g iorno che vi ho veduto giocare co l
v e ndi tore d� arancie, ho p rovato una irr es istibile simpa-
t ia. Sul principio i m ie i doveri mi t rattennero da l m a ni-
f es tar la; m a poi si � fatta sempre pi� f orte, fino a vi n cere
i miei pi� f ermi p ropositi. Ho vinto gli ultimi sc r upoli,
ho s uper a to ogni ostac olo. Se vi ricevo qui, da sola a
solo, n e l silenz io della not te, non � certo p e r l a sciarvi r i-

160

tornare malcontento. Aspettate che le domestiche si riti-


rino nelle loro camere, e non vi rifiuter� pi� nulla�. **
�Oh mia diletta!�, esclam� U-yo. �Giacch� avete ri-
solto di farmi felice, non lasciatemi pi� a lungo sospira-
re. Abbiate piet� di me! L�attesa � un tormento insop-
portabile!�
�Siete ben impaziente!�, disse la signora. E diede or-
dine che si sparecchiasse. Mentre le domestiche si af-
frettavano intorno alla tavola, si ud� nella strada un bru-
s�o di voci e di nitriti, che si avvicinavano a poco a
poco. U-yo era in tale stato d�esaltazione, che, pur sen-
tendo vagamente lo straordinario rumore, non se ne die-
de pensiero. A un tratto, un servitore accorse gridando:
�II mandarino arriva! Il mandarino � di ritorno!�
La signora parve fuori di s� per lo spavento a
quest�annuncio.
�Che fare? che fare?�, andava ripetendo con voce
strozzata.
E si diede ad aiutare in gran fretta le domestiche a ri-
mettere tutto in ordine; poi afferr� per un braccio il gio-
vane amico, il quale, dopo essere rimasto un momento
come incantato, cercava cogli occhi stralunati un�uscita
per svignarsela.
�� impossibile uscire di qui!�, gli disse. �Nasconde-
tevi l�, sotto il letto, e non fiatate�.
U-yo avrebbe di gran lunga preferito poter battere in
ritirata; ma non conosceva la topografia della casa, e te-
meva di trovarsi a viso a viso con qualcuno. Dopo aver
invano esplorato cogli occhi tutti i canti della camera

161

t ornare malcontento. As pett a te che le domes t ich e si riti-


r ino nelle loro camer e, e non vi r ifiuter� pi� n ulla�. **
�O h mia di letta!�, es clam� U-yo. �Giacch� avete r i-
solto di f armi f elice, non las ciatemi pi� a lungo sospira-
r e. Abbi a te pi e t� di m e! L � a t tes a � un torm e nto i ns op-
p ortabile!�
�S ie te b e n i mpa ziente!�, d is se l a signor a. E diede or-
di n e che s i sparecchias se. Me nt re le d omes ti c he si af-
f rettavano intor n o alla t a v ola, si ud� nella strada un bru-
s�o di voci e di nitr iti, che s i avvicinavano a poco a
p oc o. U-yo e ra in tale stato d� es altazione, che, pur sen-
t e ndo vagamente lo str a or dinario rumor e, non se ne die-
de pensiero. A un t ratto, un servitore accorse gridando:
�II m a ndari n o ar riva! I l mandarino � di r itorno!�
L a signora p a r ve f uori di s� per lo spavento a
quest�annuncio.
�Che f are? che f are?�, andava r ipetendo con v oc e
strozzata.
E s i d ie de ad aiutare in g ran fr e tta le dom e stiche a r i-
m ettere tutto in ordi ne; poi af f err� p e r un b raccio il gio -
v a ne amico, il quale, dopo ess ere ri mas to un m ome nto
come incanta t o, cercava cogli occh i stralunati un�uscita
p e r svignar s ela.
�� i mpos sibile u s cire di qui!�, gli diss e. �Nascond e-
t e vi l �, s otto il l etto, e non f iatate�.
U-yo avr ebb e di gr a n lunga pr eferito poter battere in
r itir ata; ma non conos ceva la topografia della casa, e te-
m e va di t rovars i a v is o a vis o con q ua l c uno. Dopo aver
i nva no es pl orato cogli occh i tutti i canti della camera

161

senza scoprire un nascondiglio migliore, si rassegn� a


rimpiattarsi sotto il letto, malgrado la polvere che ci do-
veva essere. Indispettito, trattenendo il respiro per non
venir inteso, ansioso di quello che sarebbe successo, po-
teva osservare quanto accadeva dal fondo del suo oscuro
rifugio.
Vide dunque entrare a gran passi il mandarino Tchao,
e non perdette una parola dell�interrogatorio a cui egli
sottopose immediatamente la signora.
�Non � avvenuto niente di nuovo durante la mia as-
senza?�
�Ma niente... proprio niente di straordinario�, balbet-
t� la signora, oltremodo confusa.
�E allora, perch� il mio arrivo cagiona tanta agitazio-
ne? Perch� siete cos� turbata?�
La donna protesta, ma non riesce a dissimulare il ter-
rore da cui sembra invasa. Il marito si rivolge alle do-
mestiche, e le interroga con piglio severo. Esse confer-
mano quanto ha detto la signora; ma sono anch�esse im-
picciate e tremanti. U-yo avrebbe ben voluto rispondere
per tutti; ma come avrebbe potuto farlo, cos� rincantuc-
ciato sotto il letto?...
�Strano! strano!�, mormorava il mandarino Tchao
dopo essere rimasto alcuni minuti sopra pensiero. �Ba-
sta�, disse poi, �preparatemi da pranzo, mentre faccio
un po� di pulizia�.
E cominci� a lavarsi. Il pavimento della camera era
diseguale, e il letto era collocato appunto dalla parte
dove esso era in declivio; cosicch� l�acqua cominci� a

162

senz a sc o prire un nasc on diglio m igliore, si r as segn � a


r impiattarsi sotto il l e tt o, malgr a do la p olvere che ci do-
v e va ess er e. Indi s pettito, tr a t tene ndo il r es piro per non
v e nir inteso, ansios o di quello che sarebbe su ccess o, po-
t e va oss ervare q ua nto accade va da l f ond o del suo o s curo
r ifugio.
V ide dunque entr are a gran p a ss i il mandarino T cha o,
e non per de tte una par o la dell� interrogator io a cui egli
sottopos e i mmediatamente la signor a.
�N on � avvenuto niente di nuovo durante la mia as-
senza?�
�Ma niente... proprio ni e nte di str a or dinario�, balbet-
t� la signor a, ol tremodo confusa.
�E al lora, per ch � il mio arr ivo cagiona t a nta agitazio-
n e? Per c h� siete cos � t urbata?�
L a donna p rotes t a, ma non r ies ce a diss imulare il t e r-
r ore da cui se m bra i nvas a. Il m a r ito s i r ivolge alle do-
m e stiche, e le i nterroga con piglio severo. Ess e conf e r-
m a no q ua nto ha detto la signora; ma sono anch�es se im-
p icc i a te e tremanti. U-yo avrebbe be n v oluto rispondere
p e r tutti; ma come avrebbe potuto far lo, cos� r incan t u c-
ci a to sotto il l e t to?...
�Strano! strano!�, m ormor a va il m anda r ino T chao
dopo es sere r imas to alcuni m inuti sopra p e nsiero. �B a-
sta�, di s s e poi, �preparatemi da pranzo, m e n tre f acc io
un po� di pul izia�.
E cominci� a lavars i. I l pavimento della camera era
d is eguale, e i l letto era collocato appunto dalla parte
dove ess o era in declivi o; cosicch� l�acqua com inci� a

162

scorrervi in copia. Il povero U-yo, sentendo bagnarsi il


suo bell�abito di seta, fece un movimento brusco, produ-
cendo cos� un lieve frusc�o.
�Che rumore � questo?�, disse il mandarino. �Che ci
sia qui sotto un topo o un serpente?�
Si asciug� in fretta i piedi, accese una fiaccola e guar-
d� sotto il letto.
�Che razza d�uomo � costui che s�� ficcato l� sotto?�
�Forse un ladro�, disse timidamente sua moglie.
�Ma che! I ladri non vanno intorno cos� ben vestiti�,
grid� il mandarino trascinando fuori U-yo dal suo na-
scondiglio. �Ecco perch� il mio ritorno ha cagionato
tanto scompiglio e confusione! Qui imperversava l�adul-
terio! Appena avevo lasciata questa casa, che il disonore
vi si � introdotto!�
E voltosi a sua moglie, le lasci� andare un solenne
manrovescio. La donna si mise a piangere. Egli chiam�
poi tutta la servit�, compreso il giovane mezzano del
colpevole amore.
�Pigliate quest�uomo e legatelo mani e piedi!�, ordi-
n� il furibondo marito. �Sospendetelo nella stanza con-
tigua fino a domani. Domani lo condurremo al pretorio
della citt�, perch� sia interrogato�.
Intanto che impartiva questi ordini, prese una corda, e
con essa leg� le mani della donna, colmandola d�impro-
peri e di rimproveri. Essa non faceva che singhiozzare,
senza osar dire parola.
�Portatemi del vino caldo�, ordin� poi. �Voglio bere
per soffocare il mio dolore�.

163

scorr ervi in copia. Il povero U-yo, se nt e ndo bagnarsi il


suo bell�abito di seta, fece un movimento bru s co, produ-
cendo cos � un l ieve f rusc�o.
�Che rum ore � q ue sto?�, diss e il mandarino. �Che ci
sia qui sotto un topo o un se r pente?�
Si asciug� in fr etta i piedi, acce se una f iaccola e g ua r-
d� sotto il l e tt o.
�Che razza d�uomo � cos tui che s�� fi cc ato l� sotto?�
�F ors e un l a dr o�, d is se t imidamente su a m og l ie.
�Ma che! I ladri non vanno i ntorno cos � b e n ves t iti�,
g rid� il mandarino trascinand o fu ori U-yo dal su o na-
scondiglio. �Ecco per ch � il m io r itorno ha cagionato
t a nto sc om piglio e conf us i one! Qui imperver s ava l�adu l-
t e r io! Appen a avev o lasc i a ta ques ta cas a, che il di s onore
vi si � intr odotto!�
E volt os i a su a moglie, l e lasc i� andare un sole nne
m a nr oves cio. La donna si mis e a pi a nger e. E gli chiam�
poi t utta la servit�, com pres o il g iova ne m e zzano del
colp e vole amor e.
�Pigliate ques t� uo mo e l e g a t e lo m a ni e p ie di!�, ordi-
n� il f uribondo marit o. �Sospende t e lo nella stanza con-
t igu a fino a dom a ni. Domani lo condurr e mo al p retorio
della cit t�, per ch � sia interr oga t o�.
I ntanto che i mpartiva ques ti ordini, pr es e una corda, e
con es sa leg� le mani della donna, colm a ndola d�im pro-
peri e di rimpr overi. Ess a non f ace va che singhiozz ar e,
senz a o s ar d ire p a r ola.
�P ortatemi del vino caldo�, ordin� poi. �V oglio bere
p e r sof focare il m io dolor e�.

163

I servi s�affrettarono ad obbedire. Quando il vino


comparve, ne riemp� una grande caraffa, e cominci� a
bere, sempre imprecando e bestemmiando. Presa poi
carta e pennello, stese un atto d�accusa, e tracann� di
nuovo di gran sorsate, cosicch� in breve fin� per addor-
mentarsi tranquillamente.
La mandarina ne approfitt� per parlare sottovoce al
poveraccio, che era l�, legato come un salame.
�Sono io la causa della vostra disgrazia! Quale inde-
gno modo di ricambiare il vostro affetto! Ma chi poteva
prevedere una tale sorpresa? Se siamo condotti davanti
al giudice non so cosa potr� avvenire di noi... � una ben
triste situazione!... Non ci sarebbe che un mezzo per
uscirne: implorare la sua indulgenza. Non � uomo intrat-
tabile; quando si sappia prenderlo per il suo verso, si
riesce ad ammansarlo�.
Mentre la donna dava questi consigli, il mandarino
Tchao si riscosse dalla sua sonnolenza, e brontol� fra i
denti
�Ors�, dunque, servitori: prendete le torce e portate
via subito questo furfantaccio. Appendetelo nella stanza
vicina�.
I servi si accingevano ad ubbidire, quando il furfan-
taccio, davanti all�imminenza del pericolo, prese la pa-
rola.
* �Voglia il signor mandarino dar tregua alla sua col-
lera, e mi consenta un breve discorso. Ho sbagliato, s�,
ma per sconsideratezza giovanile. Nulla di grave � avve-
nuto tra me e la vostra nobile e virtuosa consorte. La

164

I servi s�af f rettarono ad obbedir e. Quando il vino


compar ve, ne r iemp� una grande caraf fa, e cominci� a
ber e, sempre i mprecand o e bestemmiando. Pr e sa poi
carta e p e nnello, stes e un atto d� ac cusa, e t racann � di
nuovo di g ran sorsate, cosicc h� i n br ev e fin� per addor-
m entars i t ranquillamente.
L a mandarina ne approf itt� pe r parlare sottovoce al
p ove r acc io, che er a l �, l e g a to come un sa l a m e.
�S on o io l a causa della vostra d is gr az i a! Quale i nd e-
gno m od o di r icambiare il vostro af f e tt o! M a chi p ote va
p revedere una t a le sorpr es a? Se s i a mo condotti d a vanti
al giudice non s o cos a p otr� avvenire di n oi... � una b e n
t ris te situazione!... Non ci sarebbe che un m e zzo per
uscirne: implor are la sua i ndulgenza. No n � uomo intr a t-
t a bi le; q ua ndo si sa ppia pr enderlo per il suo verso, s i
r ies ce ad ammans arl o�.
Mentre l a donna d a va ques ti cons igli, il mandarino
T cha o si ri s cos se dalla su a sonnolenza, e bro ntol� fra i
d e nti
�O r s �, dunque, se r vitori: prendete le tor c e e p ortate
via s ubito ques to fur fantaccio. Appendetelo nella stanz a
v ic i na�.
I s er v i si accingevano a d u bbidire, quando il fur fan-
t ac cio, dava nti all� imminenza del p e r icolo, pr es e la pa-
r ola.
* �V oglia il signor m anda r ino dar t regu a alla sua co l-
l e r a, e mi conse nta un br ev e discors o. Ho sbagliato, s�,
ma p e r scons i de r atezz a gi ova ni le. Nulla di gr av e � avve-
nuto t ra me e la vostra n obile e vi rtuos a consorte. La

164

mia � stata una leggerezza, che � giusto io debba sconta-


re. Ve ne chiedo umilmente perdono: non vogliate rovi-
nare la mia carriera. Se qualche regalo potesse dimo-
strarvi la sincerit� del mio pentimento...�
Tchao brontolava sempre, ma si vedeva che l�idea di
una transazione non gli ripugnava.
�Sarebbe il miglior modo di accomodare le cose, per
me e per voi, nobile mandarino�, insistette U-yo. �Se
cinquecento tael 58 fossero di vostro gradimento...�
�Dunque, secondo voi, mia moglie non vale di pi�!
Troppo poco, giovinotto, troppo poco!�
�Raddoppio la somma; facciamo mille tael!�
Il mandarino scosse il capo senza dir nulla.
Allora intervenne la donna, piagnucolando:
�Questo mandarino aveva degli oggetti che io deside-
ravo di comperare, e se l�ho fatto venir qui, fu solo per
intendermi con lui sul prezzo. La colpa � mia. Il vostro
improvviso ritorno ci ha sconcertati; le apparenze ci ac-
cusano, ma il vostro onore � intatto. Se lo citate davanti
al pretorio, dovr� comparirvi anch�io, e sarebbe uno
scandalo anche per voi. Via, siate indulgente per amor
mio; lasciatelo andare senza fargli male�.
�Potete giurarmi che il mio onore non � stato mac-
chiato?�, chiese Tchao.
La donna rispose colle pi� calorose proteste, e a lei
fecero eco i servitori, esaltando in tutti i toni l�innocenza

58 Vedi nota 4 a pag. 30 [nota 37 in questa edizione elettroni-


ca].

165

mia � stata una l eggerezza, ch e � gi u sto i o debba sconta-


r e. V e ne chiedo u milmente per dono: non vogliate r ov i-
nare la m ia car rier a. Se qualche regalo potes se dimo-
strar v i la s i n cerit� d e l m io pentimento...�
T cha o bront ola va s empr e, ma si v e d e va che l� ide a di
una t rans azione non gli ri pugnava.
�S a r ebb e il miglior modo di accomodare le cose, pe r
me e per voi, n obile m anda r ino�, insis tette U-yo. �Se
cinquecento t ae l 5 8 f os sero di vostro gr adimento...�
�D u nque, s econdo voi, mia m oglie non vale di pi�!
T roppo poco, giovinotto, t roppo poco!�
�Raddoppio la so m ma; f acciamo mille t ae l!�
I l mandarino scos s e il cap o senz a dir nulla.
Al lora intervenne la donna, piagnucolando:
�Q uesto mandarino aveva deg li oggetti che i o des ide-
r av o di comperare, e s e l�ho fatto venir q ui, fu solo per
i ntende r mi con lui su l p rezz o. L a colpa � m ia. Il vostro
i mprovvis o r itorno ci ha sconcertati; le apparenze ci a c-
cusano, ma i l vostro onore � intatto. Se lo citate davanti
al pretor io, dovr� compari rvi anch�i o, e sarebbe uno
scanda lo an c he per voi. V ia, s i a te i ndulge nte per amor
mi o; las ciatelo andare senz a f ar gli m ale�.
�P ote te g iurarmi che il mio o nore non � stato m a c-
chi a t o?�, chies e T cha o.
L a donna r is pose colle pi� calorose p rotes t e, e a lei
f ecero ec o i servit ori, es alt a ndo in t utti i toni l�innocenz a

58 V edi nota 4 a p a g. 30 [nota 37 i n questa edi zion e elet troni-


ca].

165

e la virt� della loro padrona, e chiedendo piet� per il


giovane imprudente.
�Sia adunque come volete�, disse finalmente il man-
darino, dopo essersi fatto pregare ancora un poco. �Di-
ciamo duemila tael, e non se ne parli pi�.
A un suo cenno i servi sciolsero i lacci che stringeva-
no le mani del povero U-yo, e recarono carta, pennello e
inchiostro. Sotto la dettatura di Tchao, il malcapitato si
diede a stendere la seguente dichiarazione:

�Io sottoscritto, mandarino candidato al ministero del


personale, essendo penetrato furtivamente e illecitamen-
te nella camera della moglie del signor Tchao, e per evi-
tare d�essere citato davanti al giudice, regalo di mia
spontanea volont� a detto signor Tchao la somma di due
mila tael, come espiazione del mio fallo. Tale accomo-
damento venne combinato tra noi di pieno accordo e in
buona fede. U-YO�.

Quando Tchao ebbe letto, e si fu assicurato che non vi


mancava nulla, ordin� che si sciogliessero i piedi al pri-
gioniero, ma senza slegare la corda che era stretta intor-
no alla sua cintola, e che si accompagnasse all�albergo
perch� sborsasse la somma pattuita.
Era ormai mezzanotte, e i domestici di U-yo erano gi�
coricati. Quelli di Tchao invasero l�appartamento come
lupi rapaci, e lo misero a sacco, asportando, insieme ai
duemila tael, tutti gli oggetti di valore su cui poterono
metter le mani: perle, avori, corna di rinoceronte, ninno-
166

e la vi rt� della loro padrona, e chiedend o piet� p e r il


g iova ne i mprudente.
�Sia adunque come volete�, diss e finalm e nte il m a n-
d a r ino, dopo es sers i f atto pregare ancora un poco. �Di-
ciamo duemila t ae l, e non se ne p a r li pi�.
A un su o cenno i s er v i sciols ero i lacc i che str inge va-
no le m a ni del povero U-yo, e r ec ar on o cart a, penne llo e
i nc hi os tr o. S otto la dettatura di T c hao, il m a l c apit a to si
d ie de a stendere la seguente dichiarazione:

�Io s ot tos critt o, m anda r ino candidato a l m inistero del


per s onale, esse ndo penetrato f urti va m e nte e illecitamen-
te nella camera della moglie d e l signor T cha o, e per evi-
t are d� es sere citato davanti al giudice, regalo di mia
spontanea volont� a detto signor T chao l a somma di due
m ila t ae l, come espiaz i on e d e l mio f allo. T ale accomo-
d a m e nto v e nne combinato tra noi di p ie no accordo e in
buona f ede. U-YO�.

Qu a ndo T cha o ebbe l e tt o, e si f u ass icur a to che non vi


m a ncava nul la, ordin� che si sciogliess ero i p ie di al p ri-
g ioniero, ma s enza slegare la corda che era stretta intor-
no alla sua cint ola, e che si accompagnas se all�alber g o
per ch � sborsas se la somma pattuit a.
E ra orm a i m ez zanott e, e i dom e stici di U-yo er an o gi�
cor icati. Quelli di T cha o invas ero l� a ppar tamento come
l up i r apaci, e lo m is ero a sacco, asport a ndo, i ns ieme ai
duemila t ae l, tutti gli oggetti di valore su cui poterono
m e t te r le mani: p erle, avori, corna di r inoceronte, ni nn o-

166

li artistici.
Come rimanesse il povero giovane � facile pensare.
Non chiuse occhio tutta la notte, riandando tristamente
col pensiero le disavventure sub�te. Appena si fece gior-
no, guard� la casa di fronte. La porta era aperta; le stuo-
ie erano scomparse: pareva una gabbia vuota.
Vi mand� allora in esplorazione un domestico, il qua-
le rifer� che non aveva veduto nessuno, e che la casa era
deserta e spoglia di mobili e di masserizie. Costernato e
sorpreso, U-yo s�inform� dai vicini, e seppe che, duran-
te la notte, i Tchao se n�erano andati portandosi con loro
tutto quanto era in casa.
Per consolarsi dello smacco sub�to, U-yo pens� di an-
dar a trovare la cortigiana Ting-si-si. Questa lo ricevette
con molta cordialit�.
�Che buon vento�,chiese, �mi riconduce il mio caro
amico?�
L�amico rispose con un sospiro pieno di tristezza.
�Perch� questa malinconia?�, insistette la donna.
�Cosa t�� capitato?�
U-yo non chiedeva di meglio che di potere sfogare il
cruccio che l�opprimeva, e raccont� per filo e per segno
la dolorosa storia. Quando ebbe finito, la cortigiana die-
de in uno scoppio di risa.
�Ti sta bene�, disse. �Ti hanno teso un tranello, e ci
sei cascato. Sei stato uno sciocco. Se me ne avessi parla-
to in principio, quando sei venuto da me, ti avrei messo
sull�avviso, e avresti evitato il peggio. Anch�io, qualche
anno fa, mi sono trovata in una banda di furfanti che mi

167

li ar tistici.
Come ri mane ss e il povero g iova ne � f ac ile p e nsare.
Non chiuse o c chio t utta l a n otte, riandando tri s tamente
col pens iero le d is avventure su b� te. Appen a s i fece gi o r-
no, guard� l a cas a di f ronte. L a p orta era aperta; le s t u o-
ie er an o scomparse: pareva una g a bbia v uota.
V i m a nd� allora i n esplorazione un domes t ico, il qua-
le rif er� che non aveva v e duto nes suno, e che la cas a era
deserta e s poglia di m obili e di mas serizie. Cos ter na to e
sorpr es o, U-yo s�i nform� da i vi c ini, e sepp e che, dur a n-
te la not te, i T cha o s e n�er a no andati por tandos i co n loro
t utto quanto era in cas a.
Per consolars i dello s m a cco sub�to, U-yo p e ns� di an-
d a r a t rovare l a cortig ia na T i ng-s i-s i. Ques ta l o r iceve tte
con molta cor dialit�.
�Che buon vento�,chies e, �mi r iconduc e il m io caro
am ico?�
L �amico rispos e con un sospiro pieno di tri s tezza.
�P e r ch � q ue sta malinconia?�, ins i s tette la donna.
�Cos a t�� capitato?�
U-yo non chiedev a di m e glio che di p otere sf ogare il
cr ucc io che l�opprimeva, e raccont� p e r f ilo e p e r segno
la dol oros a stor ia. Quando ebbe finit o, la cor tigiana d ie-
de in uno scoppio di ri s a.
�T i s ta bene�, diss e. �T i h a nno t e so un tr a nello, e ci
sei cas cato. Sei s t a to uno sciocco. Se me ne aves s i p a r la-
to in p rincipio, quando se i v e nuto da m e, ti avr e i mes so
sull� a vviso, e avres ti evitato il peggio. Anch�io, qualche
anno f a, mi son o t rovata in una b a nda di f urf a nti che mi

167

hanno costretta a sostenere la parte di donna maritata,


per montar la testa a un giovane commerciante, il quale
ci rimise cos� una somma considerevole. La tua manda-
rina era una truffatrice. Tu non hai voluto confidare in
me, mi hai messa da parte. Hai avuto quello che ti meri-
ti�.
U-yo rimase per qualche giorno in casa della cortigia-
na. Questa, saputolo ormai privo di mezzi, gli fece capi-
re che non voleva pi� aver a che fare con lui.
U-yo and� errabondo per i vari quartieri della citt�,
chiedendo informazioni sui fuggiaschi, ma senza otte-
nerne. Ridotto senza un soldo, se ne ritorn� al suo pae-
se, dove i congiunti e gli amici gi� erano informati delle
sue vicende, e si risero di lui. Triste e mortificato, vivac-
chi� per qualche tempo; poi fu colto da una febbre vio-
lenta, che in breve lo condusse al sepolcro.
Misera fine di un uomo a cui pareva serbato un bril-
lante avvenire, e che dovrebbe essere un monito pei gio-
vani inesperti e ignari delle insidie del mondo! **
168

h a nno costretta a sos tenere la parte di donna mari tata,


p e r m ontar la tes ta a un g iova ne comm e r ciante, il q ua le
ci rimi s e cos� una s omma cons ider evole. La tua m a nda-
r ina era una t ruf fatrice. T u non hai v oluto conf idare in
m e, mi h a i mes sa da parte. H a i avuto quello che ti meri-
t i�.
U-yo rimas e p e r qualch e g iorno in cas a della cortigia-
n a. Ques ta, saputolo o rmai p rivo di mezzi, gli fece capi-
r e che non v ole va pi� aver a che fare con l u i.
U-yo and � er rabondo per i vari quartieri della cit t�,
chiedendo i nform a zioni su i fuggi a schi, ma s enza o tte-
ner ne. Ridotto senza un soldo, se ne r itorn� al suo pae-
se, dove i congiunti e gli amici gi� erano i nform a ti delle
sue vicende, e si ri s ero di l u i. T riste e mortif ica t o, vivac-
chi� per q ua l c he tempo; poi fu colto da una f ebbre vio-
l e n ta, che in br ev e lo conduss e al se po lcro.
Misera fine di un uomo a cui par ev a se r bato un bril-
l a nte avvenir e, e che dovr e bbe ess ere un monito p e i gio-
v a ni i nes perti e i g nari d elle i ns idie del m ondo! **

168

I DUE FRATELLI DI SESSO DIVERSO.

169

I D U E F R A T E L L I D I S E S S O D I V E R S O.

169

* Viveva anticamente, in un villaggio lontano dalla


capitale e posto sulle rive del Fiume Giallo, un vecchio
di nome Liu con sua moglie Liu-te. Erano poveri e sen-
za prole; campavano la vita esercendo una modestissima
locanda frequentata specialmente da battellieri.
Un giorno d�inverno, che nevicava a larghe falde, un
vecchio accompagnato da un ragazzo entr� da loro a ri-
focillarsi. Era in cattivo arnese, e dall�aspetto assai sof-
ferente. Quando volle levarsi per riprendere il suo viag-
gio, le forze gli mancarono, e dovette tornare a sedersi.
Il buon Liu e sua moglie lo adagiarono sopra il loro
letto, e gli prestarono le cure pi� affettuose; ma inutil-
mente. Prima che venisse la sera, il poveretto era morto.
Il ragazzo, che era suo figlio, non sapeva darsi pace:
non aveva altri al mondo che si occupasse di lui. I co-
niugi, mossi a compassione, dopo i funerali decisero di
adottarlo col nome di Liu-fang. Egli si dimostr� degno
della loro affezione, e fu, d�allora in poi, un modello di
figlio ubbidiente e devoto.
Passarono alcuni anni. Un giorno, che spirava un ven-
to violentissimo, un battello fu portato ad infrangersi
contro la riva rocciosa del fiume. Liu-fang, che era or-
mai giovinetto, accorse con altri in soccorso dei naufra-
ghi, e riusc� a trarre a salvamento un passeggero che
presentava l�et� di circa vent�anni, gravemente ferito, e
170

* V ive va anticamente, in un villaggio lontano dalla


capit a le e pos to sulle r ive del F iume Giall o, un vecchio
di nome L iu con su a moglie L iu-te. E rano poveri e sen-
za prol e; campavano la vita esercend o una m ode stiss ima
l oca nda fr eque nt a ta specialmente da b a t tellieri.
Un g iorno d�inver no, che nevicava a l ar ghe f alde, un
vecchio accompagnato da un r agazz o entr� da loro a r i-
f ocillarsi. E ra in cattivo arnese, e dall�aspetto assa i so f-
f erente. Quando v olle l e var s i p e r r iprendere i l suo v ia g-
gi o, le f orze gli m a ncar ono, e dovette tor nare a sedersi.
I l buon Liu e sua moglie lo adagiar on o sopra il loro
l e tt o, e gli p res t a r ono le cure pi� af fettuose; m a i nutil-
m ente. P rima che veniss e la sera, il pover e tto e ra mort o.
I l r agazz o, ch e era suo f iglio, non sapev a dars i pace:
non aveva altri al m ond o che si occupa ss e di l ui. I co-
ni u gi, m os si a compas sione, dopo i f unerali decisero di
adot tarlo col nome di Li u-fang. E gli s i dimostr� d e gno
della loro af fezione, e f u, d�allora i n poi, un m od ello di
f iglio ubbidiente e devoto.
P as sarono alcun i anni. Un g iorno, che s pir av a un v e n-
to violentiss im o, un b a t tello fu port a to ad i nfrangersi
cont ro la riva r occios a d e l fiu me. L iu-f a ng, ch e era or-
m a i giovinetto, accors e con altri in soccorso dei naufra-
ghi, e r iusc � a t rarre a sa l va m e nto un p a ss eggero che
pr es entava l� e t� di cir c a vent� a nni, g ravemente feri to, e

170

che teneva stretto fra le braccia un cofano di bamb�.


Chiestone il permesso ai genitori, Liu-fang lo ricove-
r� in casa loro, dove rimase a lungo sospeso tra la vita e
la morte. Quando, in seguito alle sollecite cure de� suoi
benefattori, cominci� a migliorare, ringrazi� con tutta
l�effusione dell�anima i buoni vecchi e Liu-fang, il quale
specialmente aveva concepito una forte simpatia per lui.
Erano press�a poco della stessa et�; tutti e due provati
dalla sventura e d�animo buono e generoso.
Quando Liu-ki � tale era il nome del giovane � entr�
in convalescenza, divenne il compagno inseparabile del
suo salvatore. Passavano molte ore studiando sui libri
che Liu-ki aveva nella cassetta, e in breve fecero grandi
progressi. Dopo circa sei mesi, allorch� fu completa-
mente ristabilito, disse ai suoi ospiti che doveva partire
per andare a rivedere suoi genitori, ma che sarebbe cer-
tamente ritornato. Il suo giovane amico lo accompagn�
per un pezzo di strada; quando finalmente si separarono,
i loro occhi erano pieni di lagrime.
Una ben dolorosa sorpresa era serbata a Liu-ki. Giun-
to al suo paese, seppe che una terribile inondazione ave-
va devastato quelle regioni, e che i suoi vecchi genitori,
insieme a molti altri abitanti, ne erano stati travolti; la
casa distrutta; i campi, ricoperti di ghiaia.
Colla morte nell�animo, ma al tempo stesso impazien-
te di versare il suo dolore in cuori pietosi e udir parole
di conforto e di simpatia, intraprese il viaggio di ritorno.
Fu accolto a braccia aperte. I due coniugi, dopo aver
ascoltata la sua triste storia, gli proposero, giacch� era
171

che teneva stretto fra le br acc ia un cof an o di b a mb�.


Chies t on e il permess o ai genitori, L iu-f an g l o ricove-
r � in cas a l oro, dove rim a se a l ung o sos pes o tra la vita e
la mor te. Quando, in se guito alle sollecite cure de� suo i
benef a tt ori, comi nc i� a m igliorar e, ringr az i� con t utta
l�ef fusione dell�anima i buoni vecchi e L iu-fang, il quale
specialmente aveva concepito una for te simpatia per lui.
E rano press�a p oc o della stes sa et�; tutti e due provati
dalla sventura e d�animo buono e gener os o.
Qu a ndo Liu-k i � tale era il nome del g iova ne � entr�
in convalescenza, divenne il compagno insepa r abile de l
suo salvatore. P as sava no molte o re studiando sui l ibri
che L iu-ki aveva nella cas se t ta, e in breve f ecero gr and i
p rogress i. Dopo cir c a se i m es i, allor ch � f u completa-
m e nte ri s tabilito, diss e ai suo i os piti che d ove va p a r tire
p e r an dare a r ivedere suo i genit ori, ma che s ar ebb e cer-
t a m e nte rit ornato. Il suo g iova ne am ic o lo accompagn�
p e r un p ezz o di strada; quand o finalm e nte s i se par arono,
i l oro occhi erano pieni di lagri me.
Una be n dolorosa sorpr es a era se r bata a L iu-ki. Giun-
to al suo paes e, se ppe che una terr ibile inondazione ave-
va devas tato quelle regioni, e che i suoi vecchi genit ori,
i ns ieme a molti altri abitanti, ne erano stati t ravolti; la
cas a d is tr utta; i campi, ricoperti di ghiaia.
Colla mor te nell�animo, ma al tempo ste ss o i mpazie n-
te di v e r s are il suo d olore in cuori pietos i e udir p a r ole
di conf orto e di simpatia, intr a pr es e il viaggio di r itorno.
Fu accolto a br acc ia apert e. I due coniugi, dopo av e r
ascoltata la sua t riste storia, g li pr opos er o, giacch � era

171

solo al mondo, di rimanere con loro per sempre, in qua-


lit� di figlio adottivo. E con gran giubilo suo e di Liu-
fang, i riti dell�adozione furono per una seconda volta
celebrati nella modesta casa.
Non pass� molto tempo che la locanda, sotto l�impul-
so intelligente ed energico dei due giovani, and� prospe-
rando; dopo qualche anno, era trasformata in un albergo
elegante, e i viaggiatori vi affluivano in copia. I due
vecchi poterono cos� godere anche quaggi� il premio
che le loro virt� si meritavano; trascorsero i loro ultimi
anni nell�agiatezza, circondati dall�affetto e dalla vene-
razione dei diletti pupilli.
Ma venne il giorno in cui dovettero sottostare all�ine-
sorabile legge che incombe ai mortali: si spensero tran-
quillamente, alla distanza di pochi giorni l�uno
dall�altra. I figli resero loro gli onori funebri con una
pompa quale si conveniva alle ricchezze acquistate, e ai
sentimenti di devozione e gratitudine che li legava ai de-
funti.
Quando il periodo di lutto fu spirato, pi� d�uno fra i
loro conoscenti s�interpose per trovar loro moglie. Liu-
ki non era contrario: non cos� Liu-fang, il quale respinse
la proposta con una risolutezza che non manc� di sor-
prendere suo fratello.
�Perch� tanta riluttanza ad un passo che ti assicure-
rebbe una posterit� legittima e la continuazione del tuo
nome? Verr� giorno in cui saremo vecchi, e allora i figli
nostri potranno, uniti in perfetta armonia come siamo
noi ora, assumere la direzione della nostra azienda, che

172

solo al mondo, di r imanere con l oro p e r sempre, i n qua-


l it� di figlio adotti vo. E con gran giubilo suo e di Li u-
f ang, i riti d e l l�adozione f urono p e r una seconda v olta
celebr a ti nella m ode sta cas a.
Non pas s� molto tempo che la l oc anda, sotto l�i mpu l-
so intelligente ed ener gic o d e i due gi ova ni, and� p ros pe-
r ando; dopo qualch e anno, era t ras f ormata in un alber go
elegante, e i v ia g gia t ori vi af flui va no in copi a. I due
vecchi poterono cos� godere anche q ua ggi� i l premio
che le loro v irt� si meritavano; t ras corsero i loro u ltimi
anni nell� a gi a tezza, cir conda ti dall�af fetto e dalla vene-
r az i on e d e i d iletti pupilli.
Ma venn e il giorno in cui dovettero sottostare all�i n e-
sorabile l e gge che incombe a i mortali: si spens ero t ra n-
qui llamente, alla d is tanza di pochi giorni l�uno
d a l l�altr a. I f igli resero l oro gli onori funebri con una
pom p a quale si conveniva alle ri c chezze acquis t a t e, e ai
sentimenti di devozione e gratitudi n e che li legav a ai de-
f unti.
Qu a ndo il p e r iodo di lutto f u spir a to, pi� d�uno f ra i
l oro conosce nti s�inter pos e p e r t rova r l oro m og l ie. Li u-
ki non e ra cont rario: non cos� Li u-fang, il q ua le respins e
la pr opos ta con una ri s olutezza che non manc� di sor-
p rendere su o f ratello.
�P e r ch � tanta r iluttanza ad un pass o che ti assicure-
r ebb e una posterit� l e gi ttima e la cont inuaz ione del t u o
n ome? V er r� giorno in cu i saremo vecchi, e allora i f igli
nostri p otranno, uniti in per fetta armonia come s i a mo
noi o ra, as sumere la direzione della nostra azienda, che

172

altrimenti finirebbe per cadere in mani straniere�.


�E se le nostre mogli non andassero d�accordo fra
loro?�, obiett� Liu-fang. �Ci vogliamo tanto bene tra
noi! Perch� arrischiare di compromettere la nostra pace
e la nostra amicizia?�
�Se restiamo celibi, faremo gran torto ai coniugi Liu,
che ci hanno adottato colla speranza di avere una di-
scendenza. Morendo senza figli, ci macchieremo della
pi� nera ingratitudine verso di loro, a cui tutto dobbia-
mo�.
Questo ed altro ancora andava ripetendo Liu-ki, e
ogni giorno tornava alla carica. Ma il fratello non si la-
sciava persuadere, e quando non gli riusciva di dare
un�altra piega al discorso, protestava che mai e poi mai
si sarebbe risolto a prendere una compagna.
Liu-ki ricorse alfine, per disperato, a un loro comune
amico: lo inform� delle dispute che egli aveva ogni
giorno con suo fratello, e conchiuse dicendo che non sa-
peva immaginare quale potesse essere la cagione della
sua cos� strana ripugnanza.
�La ragione potrebbe esser questa�, disse l�amico.
�Liu-fang vi vuole un gran bene, siete cresciuti insieme,
insieme avete fatto fortuna; ma, insomma, egli � entrato
in casa Liu prima di voi, e probabilmente crede di aver
pi� diritto di voi all�eredit� dei buoni vecchi. Essa gli
spetterebbe senz�altro, una volta che voi foste ammo-
gliato...�
�No, no�, interruppe Liu-ki, �mio fratello � l�onest� e
la sincerit� in persona. � impossibile che regoli la sua

173

alt rimenti fi nirebbe per cadere in mani straniere�.


�E s e le nostre mogli non andass ero d�accordo fra
l oro?�, obi e tt� Li u-fang. �C i vogliamo t a nto bene t ra
noi! Perch� arr is chiare di com promettere la nostra pac e
e la nostra amicizia?�
�Se r es ti a mo celibi, f aremo gr a n t orto a i coniugi Li u,
che ci hanno adott a to colla speranza di avere una di-
scendenza. M or end o senz a f igli, c i m a cchier e mo della
pi� n era i ngratitudine ver s o di loro, a cui t utto dobbia-
m o�.
Questo e d alt ro ancora andava r ipetendo Li u-ki, e
ogni g iorno tor na va alla carica. M a il f ratello non si la-
sciava p e r s uader e, e quando non gli r iusc iva di dare
u n�altra p ie ga al d is corso, pr otes tava che ma i e poi m a i
si s ar ebb e r isolto a p rendere una compagna.
L iu-ki r icorse al fine, per disperato, a un loro comune
am ic o: lo i nform� delle d is pute che egli avev a ogni
g iorno con su o f ratello, e conchius e dicendo che non s a-
p e va i mmaginare q ua le potes se ess ere la cagione della
sua cos � strana ripugnanza.
�La ragione potr e bbe ess er questa�, d is se l�amico.
�L iu-f an g vi vuole un gran bene, siete cresciuti insieme,
i ns ieme avete f atto for tuna; ma, insomma, egli � ent rato
in cas a L iu prima di voi, e pr obabilmente crede di aver
pi� d iritto di voi al l�eredit� dei buoni vecchi. Ess a gli
spetterebbe se nz� a l tro, una volta che voi foste am mo-
gl ia t o...�
�N o, no�, i nte r ruppe L iu-ki, �mio fr a t e llo � l�ones t� e
la since r it� in persona. � imposs ibile ch e regoli la sua

173

condotta su considerazioni di questo genere�.


�E allora�, replic� l�amico, �bisogna tentare altra via.
Incaricate qualche brava mediatrice 59 che gli proponga
un partito onorevole e state a vedere come prende la
cosa�.
Liu-ki ringrazi� del suggerimento, e s�affrett� a met-
terlo in pratica, in mancanza di meglio. Ma quando le
mediatrici da lui scelte vennero a riferirgli l�esito del
loro tentativo, rimase assai male. **
�Singolare tipo davvero che � vostro fratello, signor
Liu-ki!�, gli dissero. �Abbiamo spiegato tutta la nostra
eloquenza, abbiamo messo in giuoco tutta la nostra
esperienza consumata; ma non c�� stato verso di fargli
intender ragione! Anzi, siccome noi insistevamo, ci ha
licenziate con piglio assai scortese�.
Liu-ki non sapeva pi� cosa tentare. Un giorno vide
sopra un tetto una rondine che era intenta a costrurre il
suo nido. Volle scandagliare in nuova maniera le inten-
zioni del fratello, e, preso il pennello, verg� sul muro al-
cuni versi, che erano di questo tenore:
�Le rondini costruiscono il loro nido; a due a due ap-
portano, mattina e sera, l�argilla necessaria alla loro fra-
gile dimora. Si aiutano l�un l�altra, partecipando alle
stesse fatiche e alle stesse cure. Se il maschio non cer-
casse una compagna per procreare dei piccini e aver una
discendenza, alla fine dell�anno il nido sarebbe vuoto�.

59 Vedi nota 9 a pag. 11 [nota 26 in questa edizione elettroni-


ca].

174

condotta su cons ider az i on i di q ue sto genere�.


�E al lora�, r eplic � l� a m ic o, �bisogn a tentare alt ra v ia.
I ncaricate qualche br av a mediatr ic e 5 9 che gli proponga
un partito onorevole e s t a te a vedere come prende la
cosa�.
L iu-ki ri ngrazi� del suggerim e nto, e s�af f rett� a met-
t e r lo in pratica, i n m a ncanza di meglio. Ma q ua ndo l e
m ediatrici da lui sc elte vennero a r iferi r gli l�es ito d e l
l oro tentativo, rim a se as sa i male. **
�S ingolare t ip o davvero ch e � vostro fr ate ll o, signor
L iu-k i!�, gli diss ero. �A bbi a mo spiegato tutta la nostra
eloquenza, abbi a mo mes so in giuoco t utta la nostra
esperienza cons umata; ma non c�� stato vers o di f ar gli
i ntende r r agione! Anzi, s i c come noi insis tevamo, c i ha
l ice n z i a te con piglio ass ai scortese�.
L iu-ki non sapeva p i� cos a tentare. Un giorno vi d e
sopra un t e tto una r ondine che era i nte nta a costrur re il
suo ni do. V olle scandagliare in nuova m aniera le i nte n-
zioni del f ratello, e, pr e so il pennello, v e r g� su l muro al-
cuni v e r s i, che erano di ques to t enore:
�Le r ondini costrui s cono il loro nido; a due a due ap-
p ortano, m a tti n a e sera, l�ar gilla n e cess aria a lla loro fr a-
gile d imora. Si aiutano l�un l�altr a, par tecipand o alle
stes se fatiche e alle ste ss e cur e. Se il m a schio non ce r-
cass e una compagna per procreare dei p icc ini e aver una
d is cendenza, alla f ine d e l l�anno il nido sarebbe vuoto�.

59 V edi not a 9 a p a g. 1 1 [not a 26 in questa ediz ione elet troni-


ca].

174

Quando Liu-fang lesse questi versi, ebbe un sorriso;


poi vi scrisse sotto questi altri, valendosi delle stesse
rime:
�Le rondini costruiscono il loro nido; a due a due ra-
dono volando la pianura e s�innalzano nell�aria. Da tem-
po immemorabile il cielo ha stabilito i rapporti che lega-
no il maschio alla sua compagna. Quando la rondine ha
trovato il suo sposo, tutti i suoi voti sono adempiuti. C��
fra tutte le rondini un maschio solo che non conosca la
sua compagna?�
* �Se bene intendo il senso adombrato da questi ver-
si�, esclam� Liu-ki al colmo dello stupore, �mio fratello
deve essere una fanciulla. Mi ricordo infatti di essere ri-
masto pi� volte colpito dalla delicatezza della sua perso-
na e dalla dolcezza della sua voce. Anche nei giorni del-
la canicola porta sempre un abito doppio... Ma sar� poi
vero? Non bisogna parlargliene cos� alla leggera. Sentia-
mo che cosa ne dice l�amico�.
E recatosi da lui, gli recit� i suoi versi sulla rondine, e
la risposta che vi aveva fatto Liu-fang.
�� chiara come il sole!�, esclam� l�amico, �non c�� il
menomo dubbio che vostro fratello � una fanciulla. Ma
come mai non ve ne siete accorto, se avete dormito pi�
anni nello stesso letto?�
Liu-ki gli disse quanta riservatezza avesse sempre
avuto suo fratello, e come avesse costantemente evitato
di spogliarsi in sua presenza.
�Ed ora che l�enigma � svelato�, continu� l�amico,
�si tratta di parlargli chiaro: vedremo cosa risponde�.

175

Qu a ndo Li u-fang l e ss e ques ti versi, ebbe un sorriso;


poi vi scriss e sotto ques ti altri, valendos i delle stes se
r ime:
�Le rondini costrui s cono il loro ni do; a due a due ra-
dono volando la pianura e s� innalzan o nell� aria. Da t e m-
po immemorabile il cie lo ha stabilito i r apporti che lega-
no il m a schio alla su a compagna. Quando la rondine ha
t rovato il su o spo so, t utti i suo i voti son o adempiuti. C��
f ra tutte le r ondin i un masc hio solo che non cono s ca l a
sua compagna?�
* �Se b e ne intendo il sens o adombr a to da q ue sti ver-
si�, es clam� L iu-ki al colmo dello stupor e, �mio f ratello
d e ve essere una f anciulla. Mi r icordo i nfatti di ess ere ri-
m a sto pi� volte colpito dalla delicatezz a d ella su a perso-
na e dalla dolcezz a della sua voce. An c he nei giorni de l-
la canicola porta se m pre un ab ito doppi o... M a sar� poi
ver o? Non bi s ogna par lar g l ien e cos � alla l e gger a. Sentia-
mo che cos a ne d ic e l�amico�.
E recatos i da l u i, g li recit� i suoi vers i s ulla r ondine, e
la r is posta che vi avev a f atto Li u-fang.
�� chiara come il sole!�, esclam� l�amico, �non c�� il
m e nomo dubbio che vostro f ratello � una f anc i ulla. M a
come m a i non ve ne s i e te accort o, se avete d ormito pi�
anni nello stes so letto?�
L iu-ki gli diss e quan ta r ise r vatezz a avess e s empre
avuto su o fr atello, e come aves s e cos t a nt e m e nte evitato
di spogliarsi in sua p res enza.
�Ed ora che l�enigma � sve l a to�, conti nu � l�amico,
�si tratta di p a r lar gli chiaro: vedr e mo cosa r isponde�.

175

�Non so come potr� risolvermi a parlargli. Ci voglia-


mo bene da tanto tempo come fratelli...�
�Se � davvero una fanciulla, perch� non ve la spose-
reste?�
�Ci penser� sopra�, rispose arrossendo Liu-ki. E tor-
n� a casa.
Quella sera, per la prima volta dopo tanti anni di con-
vivenza, egli spi� attentamente il contegno e le movenze
di Liu-fang. Pi� lo studiava e pi� il suo sospetto andava
trasformandosi in certezza.
Ma non sapeva come entrare in argomento.
�Fratello�, disse finalmente, �i tuoi versi sono tanto
belli, che vorrei me ne scrivessi degli altri sullo stesso
soggetto�.
Liu-fang prese sorridendo il pennello, e tracci� quan-
to segue:
�Le rondini costruiscono il loro nido; i due si aiutano
a vicenda e si rispondono con tenere grida. Hanno timo-
re che sfuggano loro i giorni della primavera, e si danno
attorno ad allestire la culla che dovr� albergare la loro
giovane prole�.
�Fratello�, disse Liu-ki quando ebbe letto, �solo una
donna � capace di scrivere a questo modo�.
Liu-fang abbass� gli occhi, si fece tutta rossa in volto,
balbett� qualche parola e rest� confusa. Un tenero ab-
braccio disse pi� di quello che avrebbero potuto espri-
mere le parole.
�Ma perch�, dimmi�, chiese Liu-ki, �non mi hai rive-
lato prima il tuo segreto?�

176

�N on s o come potr� risolvermi a p a r lar gli. Ci v oglia-


mo b e ne da tanto t e m p o come fr atelli...�
�Se � davvero una f anc i ulla, perch� non ve la sp ose-
r es te?�
�Ci p e n s er� s opr a�, rispos e arr os send o Li u-ki. E t o r-
n� a casa.
Quella s er a, per l a prima volta dopo tanti ann i di con-
vi ve nza, egli spi� att e nt a m e nte i l contegno e le m ovenz e
di L iu-fang. Pi� lo studiav a e pi� il su o sos petto andava
t ras f ormandos i i n certezza.
Ma non s apeva come entrare in ar gomento.
�F ratello�, diss e fi na l mente, �i t uo i v e r s i sono tanto
belli, che vor rei me ne scrivess i degli alt ri sullo stes so
soggetto�.
L iu-f an g p res e sorr idend o il penne ll o, e t racc i� q ua n-
to segue:
�Le r ondini costrui s cono il loro nido; i due si aiutan o
a vicend a e si r is pondono con t e nere gri da. Hann o timo-
r e che sfuggano l oro i g iorni della prim a ver a, e si danno
att orno ad alles t ire la culla che dovr� alber gare la loro
g iova ne pr ole�.
�F ratello�, di s s e Li u-ki q ua ndo ebbe letto, �s olo una
donna � capac e di scrivere a q ue sto modo�.
L iu-f an g abbas s� gli occhi, si f ec e tutta ross a in volto,
balbett� q ua l c he parola e r es t� confu s a. U n t enero a b-
br acc io di s s e pi� di quello ch e avr ebbero potuto espri-
m ere l e p a r ole.
�Ma p e r ch�, dimmi�, chies e L iu-ki, �non mi hai r ive-
l a to pr ima il tuo segreto?�

176
�Ora ti dir� tutto�, rispose la fanciulla. �Fin da quan-
do ero bambina, io ho dovuto molto viaggiare, perch�
cos� richiedevan gli affari della mia famiglia. Parve ai
miei genitori che io fossi pi� sicura portando abiti ma-
schili, ai quali andai cos� col tempo avvezzandomi.
Quando poi divenni tuo fratello � e dir� ora tua sorella �
gli affari di casa Liu non erano ancora molto ben avvia-
ti, e preferii rimanere con te, e con te contribuire a farti
prosperare, anzich� farmi una famiglia. Non ti avrei mai
detto questo, se non avessi insistito, e soprattutto se non
mi avessi proposto di trovarmi un marito�...
� inutile dire quale fu la conclusione. Quelli che per
tanti anni erano stati fratelli e come tali s�erano amati,
divennero sposi felici. **

177

�Ora ti dir� tutto�, r is pose la fanciull a. �Fin da qua n-


do ero b a m bina, io ho dovuto molto v iaggiare, per ch �
cos� r ichiedeva n gli af f ari d ella mia f amiglia. P arve ai
m ie i genitori che io foss i pi� sicura portando ab iti ma-
schili, ai quali an da i cos � col t e m p o avvezz andomi.
Qu a ndo poi d ive nni t u o f ratello � e dir� o ra tua sorella �
gli af f ari di cas a L iu non erano ancora molto ben avvia-
ti, e p referii ri manere con t e, e con t e contribu ire a farti
pr os perar e, anzi c h� f armi una famigl ia. Non ti avr e i mai
detto q ue sto, s e non avess i i ns istito, e sopr a t tutto s e non
mi avess i pr opos to di t rovarmi un m a r ito�...
� inutile dire q ua le f u la conclus ione. Quelli che pe r
t a nti anni er an o stati f ratelli e come t a li s�erano amati,
di ve nnero spos i feli c i. **

177

SAGGEZZA DI GIUDICE.

178

SA GG EZZA DI GIU DICE.

178

�Le cose di quaggi� hanno i loro alti e


bassi. Non si � mai sicuri n� della felicit�,
n� della sventura. Osservate bene, e ve-
drete che ognuno � ricompensato secondo
i suoi meriti. La giustizia del cielo non ab-
bandona mai i buoni�.

Queste sentenze, che gli antichi ci hanno trasmesse, si


ripeteranno finch� mondo � mondo.
Viveva in un villaggio, il nome del quale non � giunto
fino a noi, un uomo chiamato Kin-hiao, che aveva gi�
varcata l�et� di ammogliarsi, e che, solo colla vecchia
madre, si guadagnava il pane facendo il venditore di
olio. Un giorno che girava colla sua merce sulle spalle,
si ferm� a riposare lungo la strada, e vide per terra una
cintura di cotone che conteneva trenta once d�argento.
La raccolse, e tutto contento se ne torn� a casa.
�Oggi la fortuna mi ha arriso�, disse alla madre,
�guardate un po� che bel gruzzolo mi ha fatto trovare�.
�Che mio figlio sia diventato ladro?�, esclam� spa-
ventata la buona donna.
�Ladro! Da quando in qua sono ladro io? Per buona
ventura, madre mia, nessuno � qui a sentirvi. Questa
cintura colma d�argento deve essere stata perduta da
qualcuno. Per un caso felice, io sono stato il primo a

179

�Le cose di quaggi � hann o i loro alt i e


bass i. Non si � mai sicuri n� dell a f e lic it�,
n� d el la sventura. Os serva te b e ne, e ve-
d re te che ognuno � ric ompensat o second o
i s uoi me riti. L a giusti zi a de l ci el o non ab-
bandona ma i i b uoni�.

Queste sentenze, ch e gli ant ic hi c i h a nno t ras m es se, si


r ipeteranno fi nc h� m ond o � mondo.
V iveva in un v illaggio, il nome del quale non � giunto
f ino a noi, un uomo chiamato Kin-hi a o, che avev a gi�
var ca ta l� e t� di amm o gl iars i, e che, solo co lla vecchia
m a dr e, si guadagnava il pane f ace ndo i l venditore di
oli o. Un g iorno che girava colla su a m e r c e sulle spa l le,
si f erm� a ri pos are lungo la s t rada, e vi d e per t erra una
cint ura di cotone che conteneva t renta once d� ar ge nt o.
L a raccolse, e tutto cont e nto se ne t orn� a cas a.
�O ggi la f ortuna mi ha ar riso�, di s s e alla m a dr e,
�guar da te un po� che bel gruzzolo mi ha f a tto t rovar e�.
�Che mio fi glio s ia di ve nt a to l a dr o?�, esclam� sp a-
v e nt a ta la buona donna.
�L adro! Da quando i n qua sono l adro i o? Per buona
ventur a, m adre mia, nes suno � qui a sentir vi. Que sta
cint ura colma d�ar gento deve ess ere s t a ta perduta da
q ua l c uno. Per un caso felice, io son o stato il pr imo a

179

passare dov�era caduta, e cos� ho potuto raccoglierla io.


Per de� poveretti come noi siamo, � un colpo di fortuna.
Domani faremo un sacrificio per rendere grazie al cielo,
e poi impiegheremo questo capitaletto a pagare il nostro
olio prima di rivenderlo. Sar� molto meglio che com-
prarlo a credito�.
�Il destino fa i ricchi e fa i poveri�, replic� la madre.
�� un vecchio proverbio. Se avesse voluto largirti ric-
chezze, non ti avrebbe dato per padre un povero mercia-
io ambulante come era il tuo. Non ti sei impadronito di
questo danaro n� coll�astuzia n� colla violenza, � vero;
ma non l�hai neppur guadagnato lavorando. Ho il pre-
sentimento che un danaro ottenuto in tal modo sia per
recare sventura. Chi sa se esso apparteneva a uno del
paese, oppure a un forestiero venuto di lontano? Chi sa
se colui che l�ha perduto poteva darsi il lusso di perder-
lo, o se invece non l�ha avuto a prestito, e la perdita di
esso non lo ridurr� alla disperazione e non lo spinger� a
togliersi la vita? Son tanti i casi che possono darsi!... Ho
sentito raccontare che una volta Pei-tu 60 si attir� le gra-
zie celesti col restituire una somma che anch�egli aveva
trovato. D� retta a me, figlio mio: torna l� dove hai rin-
venuta questa cintura; vedi se vi si trova qualcuno che
ne fa ricerca, e se incontri il proprietario, restituiscila. Il
cielo te ne terr� conto�.
Kin-hiao era uomo semplice e buono, e non esit� a
seguire il consiglio materno. Ritorn� subito dond�era

60 � l�episodio narrato a pag. 69 del presente volume.

180

pass are dov� era caduta, e cos� ho potuto raccoglierla i o.


Per de� p ove r etti come noi sia m o, � un colpo di f ortuna.
Dom a ni far e mo un sacrifi c io per rendere grazie al cielo,
e poi i mpiegheremo ques to capitaletto a pagare il nostro
olio p rima di r ivenderlo. Sar� molto m e glio che com-
pr arlo a credito�.
�Il destino f a i ricchi e fa i p ove r i�, r eplic � la m adre.
�� un vecc hio prov e r bio. Se aves s e voluto l a r gi rti ric-
chezze, non ti avrebbe dato per padre un povero m ercia-
io ambul a nte come era il t uo. Non ti s ei i mpa dr onito di
q ue sto danaro n� coll�as t uz ia n� colla v iolenza, � vero;
ma non l�hai neppur guadagnato lavorando. Ho il pre-
sentimento che un danaro ottenuto i n tal modo sia p e r
r ecare sve n tura. Chi sa se ess o appartenev a a uno del
paese, oppure a un f orestiero venuto di lontano? Chi sa
se colui che l�ha perduto poteva darsi il l us s o di per de r-
l o, o se i nvec e non l�ha avuto a prestito, e la perdita di
ess o non lo ridur r� alla dispe r az i on e e non lo spinger� a
t ogliers i l a vi ta? S o n t anti i cas i che pos sono darsi!... Ho
sentito r accontare che una volta P e i-tu 6 0 s i attir� le g ra-
zie celes ti col r es t ituire una s omma che anch� e gli aveva
t rovato. D� r etta a me, f iglio mi o: t orna l� dove hai r in-
v e nuta q ue sta ci ntura; vedi s e vi si trova q ua l c uno che
ne fa r icerca, e s e i nc on tri i l pr oprietari o, restituisc i la. Il
ci e lo te ne t e r r� conto�.
Ki n-hiao era uomo semplice e buono, e non esit� a
seguire i l consiglio m aterno. Ritor n � subito dond� era

60 � l�epi s odi o narrat o a pag. 69 de l p re s e nte volume.

180

venuto, e vi trov� un omaccione che, in mezzo a una


folla tumultuosa, sbraitava, invocava le potenze terrestri
e celesti, agitandosi e sbracciandosi. Kin-hiao intese che
era un viaggiatore, il quale diceva d�aver perduto lungo
la strada la sua cintura piena d�argento, e che stava cer-
candola con alcuni suoi compagni.
�Quanto conteneva la vostra cintura?�, chiese il no-
stro giovane.
�Da quaranta a cinquanta tael�, rispose il furbo, arro-
tondando la somma.
�Era bianca la vostra cintura?�, chiese ancora l�inge-
nuo Kin-hiao.
�Proprio bianca! Sei tu che l�hai trovata, nevvero?
Restituiscimela, e avrai la ricompensa che ti spetta�.
* �Eccola�, disse il giovane porgendogliela.
�Vedo che ti sei gi� ricompensato da te�, fece il viag-
giatore esaminandone il contenuto. �Come ho detto,
c�erano da quaranta a cinquanta tael�.
Kin-hiao protest� la sua buona fede; l�altro insistette;
e stava per nascerne un tafferuglio, quando pass� di l� in
palanchino il mandarino distrettuale.
La folla fece ala rispettosamente, e il funzionario, av-
vicinatosi ai contendenti, chiese il motivo della disputa.
Quando ebbe sentito di che si trattava in tutti i particola-
ri, disse:
�Venite con me al pretorio, dove giudicher� il caso
secondo equit�.
E vi si incammin�, seguito dalle parti e da un codazzo
di curiosi.

181

v e nuto, e vi trov� un om a ccione ch e, in m e zzo a una


f olla t umultuos a, sbr a i tava, invocava le p otenz e terr es tri
e celesti, agitandos i e sbracciandos i. Kin-hia o i nte se che
era un v iaggiatore, il quale diceva d� ave r p e r duto l ung o
la str a da la su a cint ura piena d�ar gento, e che stava cer-
candola con alcuni suo i comp a gni.
�Q uanto conteneva la vostra ci ntura?�, chies e il no-
stro g iovane.
�D a quar a nta a cinquanta t ae l�, r is pose il fur bo, arro-
t onda ndo la somma.
�Era bianca la vostra ci ntura?�, chies e ancora l�i ng e-
nuo Ki n-hiao.
�P roprio bi a nca! Sei t u ch e l�hai tr ova t a, nevver o?
Restituisc i mela, e avr a i la r icompens a che ti spe t ta�.
* �E ccola�, d is se i l giovane p or gendogl iela.
�V edo che ti se i gi� r icompensa to da t e�, fece il viag-
g ia t ore es aminandone il contenuto. �Come ho d etto,
c� erano da q uaranta a cinq ua nta t ae l�.
Ki n-hiao p rotes t� la sua buona f ede; l� a lt ro i ns istette;
e stava p e r nas cerne un t a f f eruglio, quando pas s � di l� in
p a l a nchino il m anda r ino dis tr ettuale.
L a folla f ec e ala rispettosamente, e il f unzionario, av-
vi c i na tosi ai contendenti, chi e se il motivo d ella disputa.
Qu a ndo ebb e s entito di ch e s i tr a tt a va in t utti i parti c ola-
r i, diss e:
�V enite co n m e al p retorio, dove gi u di c her� il cas o
second o equi t�.
E vi s i incammin�, se guito dalle parti e da un codazzo
di cur ios i.

181

Quando ebbe preso posto nel suo seggio, si fece reca-


re la cintura in questione e ordin� al suo assessore di pe-
sare accuratamente l�argento contenutovi, e di dichiarar-
ne il peso esatto. Questo risult� essere per d�appunto di
trenta tael.
�Quanti tael c�erano nella tua cintura?�, chiese al
viaggiatore.
�Cinquanta�, rispose questi.
�Hai veduto quest�uomo a raccoglierla, oppure � stato
lui che ti ha detto di averla trovata?�
�Non l�ho veduto, e non sapevo che l�avesse trovata�,
dovette convenire il furbo. �� lui che me lo ha detto�.
�Or bene: se avesse voluto appropriarsi il tuo danaro,
perch� non lo avrebbe tenuto tutto per s�? Perch� resti-
tuirne la met�? Se non fosse venuto da te spontanea-
mente, tu non avresti potuto reclamar nulla. L�intenzio-
ne di ingannare � dunque evidentemente da escludersi
nei suoi riguardi. Se pertanto la cintura che tu hai perdu-
to conteneva cinquanta tael, e quella che egli ha trovata
non ne conteneva che trenta, bisogna conchiudere che
quella rinvenuta da lui non � la tua. Deve essere stato un
altro a perderla�.
Il viaggiatore si affrett� allora a dichiarare che si sa-
rebbe accontentato anche solo di trenta tael.
�Ti ripeto che questo danaro non pu� essere tuo�, ri-
batt� il savio magistrato. �Io lo aggiudico a Kin-hiao,
che � povero e onesto, e ti auguro di trovare i tuoi cin-
quanta tael�.
Il venditore d�olio si profuse in ringraziamenti, e se

182

Qu a ndo ebb e pres o posto nel su o se ggio, s i fece r ec a-


r e l a cint ura in ques ti on e e o rdin� al su o ass ess ore di pe-
sare accuratamente l�ar gento contenutovi, e di dichiarar-
ne il p e so es atto. Questo risult� es sere per d�appunto di
t renta t ae l.
�Q uanti t ae l c� erano nella tua ci ntura?�, chies e al
v iaggiatore.
�Cinquanta�, rispos e questi.
�Ha i v e duto q ue st�uomo a raccoglier la, o ppure � stato
l u i che ti ha detto di av e r la t rovata?�
�N on l�ho veduto, e non sapevo che l�aves se trovata�,
dovette convenire il f urbo. �� lui che me lo ha detto�.
�O r bene: se avess e v oluto appr opriarsi il tuo d ana r o,
per ch � non lo avr ebb e t e nuto t utto per s�? P e r ch � r es ti-
t uirne la met�? Se non foss e venuto da te spontane a-
m ente, tu non avresti potuto reclamar nulla. L �int e nzio-
ne di i nga nnare � dunque evidentemente da es cludersi
n e i suo i ri gua r di. Se pertanto l a cintura che tu ha i per d u-
to cont ene va cinquanta t ae l, e quella che egli ha tro va ta
non ne conteneva che t renta, bi s ogna conchiudere ch e
quella rin ve nuta da lui non � l a tua. D e ve essere stato un
alt ro a perder la�.
I l viaggiatore si af frett� all ora a di c hi a r are che s i sa-
r ebb e accontentato anche s olo di t renta t ae l.
�T i ri pe to che ques to d anaro non pu� es sere tuo�, ri-
batt� il savio m a gi s tr a t o. �Io lo aggi udic o a Ki n-hiao,
che � povero e ones to, e ti auguro di t rovare i t uo i cin-
q ua nta t ae l�.
I l venditore d� olio s i p rofuse in r ingraziamenti, e se

182

ne and� contento e felice dando il braccio alla vecchia


madre, che era pure intervenuta all�udienza. Il viaggia-
tore, il quale era cos� stato colto al laccio teso da lui
stesso, sgusci� tutto mogio mogio e confuso tra la folla,
che non si stancava di applaudire alla saggia sentenza.
**

183

ne and � contento e feli c e d a ndo il braccio alla v e cchia


m a dr e, che era pure intervenuta all�udienza. Il viaggia-
t ore, il quale era cos � stato colto al laccio tes o da lui
stes so, sgusc i� tutto mogio m o gio e conf us o tra l a fol la,
che non s i stancav a di appl a udi re alla saggia sentenza.
**

183

GLI ALCHIMISTI.

184

G LI AL CHIMISTI.

184

* Vanno oggi intorno molti individui la cui unica oc-


cupazione � quella di mettere al fuoco il tan 61, di raffina-
re il mercurio. Si fanno passare come dispensieri di ric-
chezze: in realt� mirano a sfruttare l�avidit� e la creduli-
t� altrui, e scompaiono colla sveltezza del diavolo appe-
na hanno fatto il colpo.
Pretendono costoro di saper sviluppare in tutta la sua
efficacia le arcane facolt� del tan applicando ad esse un
altro potere: quello di certe piante, e di trasformare per
tale processo il piombo in oro e il mercurio in argento
puro. � quello che essi chiamano il segreto del bianco e
del giallo. Ma cominciano col chiedere una gran quanti-
t� d�oro e d�argento, che deve costituire, come essi dico-
no nel loro gergo, il �metallo madre�. Spiano il momen-
to buono, s�impadroniscono de� metalli preziosi loro af-
fidati, e se la svignano.
Di tali truffatori fu una volta vittima il signor Pan, na-
tivo di Sung-Kiang. Era uomo assai istruito e assennato;
ma aveva per sua sventura la debolezza di credere nella
potenza del tan. Gli imbroglioni � o �iniziati�, come si
chiaman da s� � che ben lo sapevano, riuscirono pi�

61 � quello che noi chiamiamo la pietra filosofale, e se ne fa


cenno nella letteratura cinese fin dal III secolo av. C. � probabile
che dalla Cina abbiano preso gli Arabi l�alchimia, che fu poi da
loro fatta conoscere nel mondo occidentale.

185

* V anno oggi intor n o m olti individui la cui unica oc-


cupazione � quella di mettere al fu oc o il t a n 6 1, di r af fina-
r e i l mercuri o. S i fanno pass are come dispens ieri di r ic-
chezze: in realt� m irano a s f ruttare l�avidit� e la creduli-
t� altrui, e scompaiono colla s veltezza del d iavolo appe-
na hanno fatto i l colpo.
P retendono cos toro di s aper sviluppare in t u tta la sua
ef f icac ia le ar c ane facolt� del t a n appl ica ndo ad es se un
alt ro poter e: quello di certe piante, e di t ras f ormare p e r
t a le pr oce ss o il piombo in oro e il m e r curio in ar gento
p uro. � quello che es si chiamano il se g reto de l bianc o e
d e l giallo. Ma com incia no col chiedere una gr a n quanti-
t� d� oro e d�ar gento, che deve costituir e, come ess i d ic o-
no nel l oro ger go, i l �m e tallo madr e�. Spiano il momen-
to buono, s�i mpadronisc ono de� metalli prezios i loro af-
f idati, e s e la svignano.
Di tali t ruf fat ori f u una v olta vittima il s i gno r Pan, na-
t iv o di Sung-Kiang. E ra uomo assa i istruito e as sennato;
ma avev a per su a sventura la debolezza di credere nella
p otenz a del t a n. Gli i mbroglioni � o �i niz i a ti�, come si
chi a m a n da s � � che be n lo sapevano, r ius cir on o pi�

61 � quell o che noi chia mia mo la piet ra f i losofale, e se ne fa


cenno nell a le tte ratu ra ci nese f i n da l I II s ec olo av. C. � probabi le
che dall a Cin a abbiano preso gl i A rabi l�a lchi mia, ch e fu poi da
loro fatt a conosce re nel mondo occide ntal e.

185

volte a spillargli quattrini; ma la sua fede non ne era


scossa. Dopo ogni insuccesso, conchiudeva che il proce-
dimento non doveva essere stato ben condotto, che basta
una piccola negligenza per non ottenere l�effetto, e che
del resto si sarebbe compensato delle perdite sub�te,
quando l�esito fosse felice. E tornava a lasciarsi gabba-
re.
Un giorno il signor Pan vide comparire nella villa vi-
cina alla sua un forestiero che doveva essere assai ricco,
a giudicare dal numero dei servi e dall�eleganza del mo-
biglio. Aveva una moglie bellissima, colla quale faceva
spesso delle gite sul fiume. Non di rado prendevano i
loro pasti sulla magnifica imbarcazione, rallegrati da
musiche e da canti.
Ebbe cos� Pan occasione di ammirare il prezioso va-
sellame che copriva la loro tavola: tutto era d�oro e
d�argento massiccio. Se le gite avevano luogo di sera,
alla luce variopinta di torce e di lampioni, era tutto uno
scintill�o che abbagliava gli occhi.
�Costui�, pens� Pan, �deve essere ricco sfondato. Mi
piacerebbe avvicinarlo, e conoscere il segreto delle sue
ricchezze�.
L�occasione non tard� a presentarsi, perch� le due vil-
le erano contigue, e separate soltanto da una siepe.
Scambiati i complimenti di prammatica, Pan si congra-
tul� col forestiero perch� fosse in grado di vivere come
a pochi principi � concesso.
�Voi dovete certo possedere�, gli disse tra l�altro,
�dei veri tesori in metalli preziosi�.

186

volte a spillar gli quattr ini; ma la su a f ed e non ne era


scoss a. Dop o ogni insuc cess o, conchiudev a che il pr oc e-
di me nto non d ove va es sere stato b e n condotto, che b a sta
una p icc ola negligenza pe r non ottenere l� e f f etto, e ch e
d e l r es to si s ar ebb e compensa to d elle p e r dite su b� te,
q ua ndo l�esito f os se fel ice. E tornava a las ciar s i g a bba-
r e.
Un giorno il signor Pan vi d e comparire nella v illa vi-
cina alla sua un f orestiero che doveva ess ere assa i ricco,
a giudicare d a l numero de i servi e dall�eleganza del mo-
b iglio. A veva una m oglie belliss ima, colla quale faceva
spes so delle gite su l f iume. Non di rado prendevano i
l oro p a sti sulla m a g nifica i mbarcazione, rallegr a ti da
m us iche e da canti.
E bbe cos � Pan occa sione di ammir are il prezios o va-
sellame che copr iva la loro t a vola: t u tto e ra d�oro e
d� ar ge nto m a ssicc io. Se le gite avevano luogo di sera,
alla l uc e var iopinta di torce e di lampioni, era t u tto uno
scintill�o che abbagliava gli occhi.
�C ostui�, pens � Pan, �de ve es sere r icc o sfondato. Mi
p ia cer e bbe avvicinarlo, e conos cere il segreto d elle su e
r icche zze�.
L �occas ione non t a r d � a pr es entarsi, perch� le due vil-
le er an o cont igue, e separate s ol ta nto da una siepe.
S c ambi a ti i com plimenti di pramm a t ica, Pan si con gra-
t u l� col f orestiero perch� foss e in g rado di vivere come
a pochi p rincipi � con c ess o.
�V oi dovete certo poss edere�, gli di s s e tra l�altro,
�de i veri tes ori in metalli preziosi�.

186

�Il tesoro che io possiedo�, rispose il forestiero, ��


ancora pi� raro: consiste nel saper procurarmi a mio pia-
cimento questi metalli. Un tale segreto mi permette di
spendere e spandere quanto voglio, e di rifornirmi quan-
do mi fa comodo�.
�� un segreto che conoscerei volontieri!�, disse Pan.
�Non son cose da trattarsi sui due piedi�, replic�
l�altro. �Sono arcani delicati e importanti...�
Pan insistette. Il forestiero si fece pregare ancora un
bel pezzo, e alla fine, avvicinandoglisi all�orecchio,
mormor� in tono di mistero:
�Io conosco il segreto delle nove trasformazioni, per
le quali il piombo e il mercurio diventano oro ed argen-
to, purch� siano convenientemente trattati col tan.
Quando io accendo i miei fornelli e compio la grande
operazione, ne ottengo oro e argento a bizzeffe�.
La magica parola tan fece sussultare il nostro uomo.
�Vossignoria conosce dunque tutti i particolari del
processo che bisogna seguire onde compiere la trasfor-
mazione!�, esclam�. �Io mi ci sono provato tante volte,
senza mai riuscirvi. Se voleste insegnarmi, la mia grati-
tudine per voi sarebbe eterna!�
�Vi pare che sia questo un segreto da rivelarsi cos�
alla leggera? Quel che posso fare, � di eseguire alcune
delle operazioni sotto i vostri occhi. S�intende, cos� per
divertimento, e per accontentarvi�.
Il forestiero ordin� a un servitore di accendere un for-
nello; gett� nel crogiuolo alcune once di piombo e di
mercurio, e fece fondere la miscela. Poi, levatosi dalla

187

�Il t es oro ch e io possie do�, rispos e il for es tier o, ��


ancora pi� r aro: cons iste nel saper procur armi a mio pia-
cim e nto q ue sti metalli. Un t a le se g reto mi permette di
spendere e sp andere quanto vogli o, e di ri fornir mi q ua n-
do mi f a comodo�.
�� un s egr e to che conoscerei volontier i!�, diss e Pan.
�N on so n cos e da tr a t tars i su i due pi e di�, repli c �
l�altro. �S on o ar ca ni d e l ica ti e i mportanti...�
Pan i ns istette. Il f orestiero s i f ec e p regare ancora un
b e l pezzo, e alla fine, avvicinandoglis i all�or ecc hi o,
m ormor� in t on o di mistero:
�Io conosc o il s egr e to delle nove trasfor ma zioni, per
le quali il piombo e il mercurio diventano o ro ed ar ge n-
t o, pur c h� siano convenientemente tratt a ti col t a n.
Qu a ndo io accendo i miei f ornelli e compio la gr and e
o pe r azione, ne ot teng o oro e ar gento a bizzef fe�.
L a magica p a r ola t a n f ec e suss ultare il nostro uom o.
�V oss i gnoria conos ce dunque tutti i par ticolari del
pr oce ss o che bi s ogna s eguire onde compiere la t rasfor-
m a zione!�, es clam�. �Io mi ci son o provato tante vol te,
senz a m a i r iusc i rvi. Se voles te i ns egnarmi, la mia g rati-
t ud i n e p e r voi s ar ebb e eter na!�
�V i pare che sia ques to un segreto da r ivelars i cos�
alla l e gger a? Quel che pos so far e, � di eseguire alcune
delle oper az i on i sotto i vostri o c chi. S�intende, cos � per
di ve r timento, e per accontentarvi�.
I l for e sti ero o rdin� a un se r vitore di accendere un for-
nell o; gett� n e l cr ogiuolo alcune onc e di p iombo e di
m e r curio, e fece f ondere la miscela. Poi, l e vatosi dalla

187

cintura una scatoletta contenente una polvere nera, ne


prese un pizzico coll�unghia del mignolo, e la lasci� ca-
dere nel metallo ardente.
Quando si lev� il crogiuolo, piombo e mercurio erano
scomparsi: in luogo loro c�era una candida massa
d�argento 62.
Il credulo Pan sgranava tanto d�occhi. Quando si fu
riavuto dallo stupore, disse al nuovo amico:
�Voi s� che siete un vero adepto, un vero iniziato! Gli
altri con cui ho avuto a che fare non erano altro che vol-
gari gabbamondi. Via, rivelatemi i tesori della vostra
scienza�.
�Anzitutto�, rispose d�altro, �bisogna disporre di oro,
oppure di argento, per costituire quel che si chiama me-
tallo madre, o metallo padre, che dovr� procurare la so-
stanza desiderata. La si purifica con gran cura, la si pone
nel crogiuolo e la si fa fondere nove volte. Venuto il mo-
mento di aprire il forno, si versa nella massa un pizzico
della polvere che avete veduto. In un istante l�oro e
l�argento si formano. Insieme ad essi si ritrova poi il
metallo madre, poco o punto diminuito�.
�E quanto deve essere il metallo madre?�, chiese an-

62 Nell�originale segue una digressione, in cui si spiega il


trucco in un modo curioso. Prima di mettere il piombo e il mercu-
rio nel crogiuolo, l�impostore depone di soppiatto sul fondo di
questo una certa quantit� di argento. Siccome quei due metalli op-
pongono scarsa resistenza all�azione del fuoco, svaniscono in
fumo. Cos�, quando si ritira il crogiuolo, non vi si trova che
l�argento!

188

cint ura una scatoletta contenente una p olvere nera, ne


p res e un pizzico coll�unghia del mignolo, e la l a sci� ca-
dere n e l m e tallo ar dente.
Qu a ndo s i lev� il crogiuolo, piombo e mer c ur io er an o
scomparsi: in luogo l oro c� era una cand i d a mas sa
d� ar ge nto 6 2.
I l credulo Pan sgranava t a nto d�occhi. Quand o si fu
r iavuto dallo stupore, diss e a l nuovo amico:
�V oi s � che siete un vero a de pto, un vero i niz iato! Gli
alt ri con cui ho avuto a che fare non er an o altro che vol-
gari gabbamondi. V ia, ri ve l a temi i t es ori della vostra
scienza�.
�Anzitutt o�, rispos e d�alt ro, �bi s ogna disporre di o ro,
o ppure di ar ge nt o, per cos tit uire quel ch e s i chiama me-
t a llo madr e, o m e tallo padre, che dovr� p rocurare la so-
stanza d e sider a t a. La si puri fica con gran cura, la s i pone
n e l cr ogiuolo e la si fa f ondere nove volte. V enuto il mo-
m e nto di ap rire il f orno, si vers a nella m a ss a un pi z zico
della p olvere che avete veduto. In un i s tante l� oro e
l�ar ge nto si f ormano. Insieme a d ess i si r itrova poi il
m e tallo m adre, poc o o p unto diminuit o�.
�E q ua nto deve ess ere i l m e tallo madre?�, chi e se an-

62 N el l�orig inal e segue una d i gress i one, in cui si spieg a i l


trucc o in un modo curi os o. P rim a di me tt ere i l piomb o e il mercu-
rio nel crogiuolo, l�impost ore depone di s oppi att o s ul f ond o di
questo una ce rta quant it � di ar gent o. S i ccom e quei due met all i op-
pongono scarsa r e s i stenz a al l�az ione del fuoco, s va niscono in
f u mo. Cos�, quando si rit ira il crogi uolo, non vi s i trova che
l�ar gento!

188

siosamente Pan.
�Si pu� operare in grande come in piccolo; ma
l�effetto del tan � maggiore quanto maggiore � il metallo
madre�.
�I miei mezzi sono modesti�, disse Pan, �ma credo
che potr� mettere insieme alcune migliaia di tael. Se
aveste la bont� di accompagnarmi ad una mia casa di
campagna, vi tratterei del mio meglio. L� potremmo
compiere insieme la grande opera, e io vi dovrei la mia
felicit�.
�Mi sono finora rifiutato di rivelare il mio segreto ad
altri. Se cedo alle vostre insistenze, � perch� mi sembra-
te uomo schietto e risoluto. Tra qualche giorno verr� a
raggiungervi nella vostra casa di campagna. Datemi il
tempo di condurre la mia signora da mia madre, che abi-
ta molto lontano di qui, e colla quale convivr� durante la
mia assenza�.
Ma Pan era impaziente, e non vedeva l�ora di fare
d�esperienza.
Fece al riccone una proposta.
�Sentite: la mia casa di campagna non � elegante, ma
� vasta e comoda abbastanza per ospitarvi anche la vo-
stra signora. Se essa volesse degnarsi di onorarla della
sua presenza, io ne sarei molto lieto�.
Il forestiero parve riflettere un momento, e poi rispo-
se:
�Sta bene: accetto la vostra gentile profferta. Dico su-
bito a mia moglie di fare i preparativi per il viaggio, e di
provvedere al trasporto dei forni e dei crogiuoli�.

189

siosa m e nte Pan.


�Si pu� o pe r are in grande come in p ic colo; ma
l�ef fetto del t a n � m a gg iore q ua nto m a gg iore � il metallo
m a dr e�.
�I m ie i mezz i sono m ode sti�, di s s e Pan, �ma credo
che potr� m ettere insie me al c une migli a ia di t ae l. Se
aveste l a b ont� di accompagnarmi ad una mia casa di
campagna, vi tr a t terei d e l mio m eglio. L� potremmo
com piere i ns ieme la grande oper a, e io vi dovr e i la mia
f elicit�.
�Mi sono f inora rif iutato di rivelare il mio segreto ad
alt ri. Se cedo alle vostre i ns istenze, � per ch � mi sembra-
te uomo schietto e risoluto. T ra qualch e giorno verr� a
r aggiungervi n ella vostra cas a di campagna. Datemi il
t e m p o di con durre l a mia signora da mia madre, che abi-
ta molto lontano di qui, e colla q ua le convi vr� dur a nte la
mia ass enza�.
Ma Pan era impaziente, e non v e d e va l�ora di fare
d� es perienza.
F ec e al ri c cone una proposta.
�S e nti te: la m ia cas a di campagn a non � elegante, ma
� v a sta e comoda abbastanz a per o s pitarvi an c he la vo-
stra signora. Se es sa voles se degnars i di o norarla della
sua prese nza, io ne sarei molto lieto�.
I l f orestiero p a r ve ri flettere un m ome nt o, e poi rispo-
se:
�Sta b ene: accetto la vostra gentile prof f erta. Dic o su-
bito a m ia moglie di f are i preparati v i per il vi a ggi o, e di
p rovvedere a l trasporto dei fo rni e de i crogiuoli�.

189

A Pan sembrava di toccare il ciel col dito. Si part� il


giorno dopo, e fu un viaggio delizioso. Si parl� dei teso-
ri che si sarebbero accumulati col tan, della vita splendi-
da che si sarebbe condotta, aperta una volta la fonte ine-
sauribile della ricchezza. Pan beveva grosso, e sognava
gi� di nuotare nell�oro.
Quando furono giunti, il padrone di casa mostr� al
suo ospite una casetta disabitata in fondo al giardino,
dove avrebbero potuto dedicarsi alle loro operazioni
senza essere disturbati. Allog� poi comodamente l�ini-
ziato e la sua signora, nonch� la loro servit�, nell�appar-
tamento migliore della casa, e si decise che il giorno se-
guente l�opera verrebbe intrapresa.
La signora ringrazi� il signor Pan con un sorriso se-
ducente, dal quale egli rimase come conquiso. Chiese di
assentarsi, e un momento dopo ritorn� presentando alla
sua leggiadra ospite un paio di braccialetti e d�orecchini
d�oro, dicendo:
�Permettete che io vi faccia omaggio di queste bazze-
cole. Sono il dono del benvenuto in casa mia, e spero
non vorrete farmi il torto di rifiutarle�.
Il riccone pes� gli oggetti nella mano, e disse sorri-
dendo:
�La vostra generosit� mi confonde, e ve ne sono gra-
tissimo. Ma per voi gli oggetti d�oro hanno ancora valo-
re, mentre noi abbiamo il mezzo di procurarcene quanti
vogliamo. Davvero che devo declinare il vostro dono�.
�Era solo un piccolo segno d�amicizia che mi permet-
tevo di offrire�, rispose Pan arrossendo, �e speravo che

190

A P a n se m brava di toccare il ciel col dito. Si part� il


g iorno dopo, e fu un v iaggio deli z i o so. Si parl� dei t e so-
r i che si sarebbero accumulati col t a n, della vita splendi-
da che s i sarebbe condotta, aperta una volta la fonte i n e-
sauribile della r icche zza. Pan bevev a g ros so, e s ognava
gi� di n uotare nell�or o.
Qu a ndo f urono giunti, il p a dr one di casa mostr� al
suo os pite una casetta d is abitata in f ond o al g ia r dino,
dove avr e bbero p otuto dedicars i alle l oro operazioni
senz a ess ere d is tur bati. Allog� poi comodamente l�ini-
zi a to e la sua signor a, n onc h� la loro servit�, n e l l�appar-
t a m e nto migli ore della casa, e si d e cise che il g iorno se-
g ue nte l�opera verr e bbe i ntrapresa.
L a signora r ingr a zi� il signor Pan con un sorr is o se-
ducente, dal quale egli rim a se come conquiso. Chies e di
ass entarsi, e un m omento dopo ritor n � presentando alla
sua leggiadra ospite un p a io di b raccialetti e d�or e cchini
d�oro, di c endo:
�P e r mettete ch e io vi faccia o maggio di ques te bazze-
col e. Sono il dono d e l benvenuto in cas a m ia, e spero
non vor rete far mi il torto di rif iutarle�.
I l riccone pes � gli oggetti nella m a no, e di s s e sor ri-
d e ndo:
�La vostra g e ner os it� mi conf onde, e ve ne sono gra-
t is simo. Ma per voi g li oggetti d� oro hanno an c o ra valo-
r e, mentre noi abbi a mo il mezz o di pr ocurarcene q ua nti
vogl ia m o. Davvero che d e vo declinare il vostro dono�.
�Era solo un piccolo s egno d�ami c i z ia che mi per me t-
t e vo di of f rir e�, rispos e Pan ar ross endo, �e s per av o che

190

come tale sarebbe riuscito accetto�.


�Quand�� cos�, non parliamone pi�, disse l�iniziato.
�Perdonate il mio primo impulso, dovuto a un sentimen-
to di delicatezza. Sapr� dimostrarvi che la vostra amici-
zia � ampiamente ricambiata da parte mia�.
Cos� dicendo, porse i gioielli alla signora, che si pro-
fuse in ringraziamenti, e lanci� al donatore uno sguardo
furtivo pieno di tenerezza.
Pan disse tra s�: �Un uomo che possiede una donna
come questa e conosce il segreto del tan, credo che non
possa desiderare pi� nulla al mondo. Il segreto del tan lo
conoscer� tra poco; quanto alla donna... chi sa?... Essa
si trova in casa mia, e l�occasione favorevole si pu� pre-
sentare. Col tempo e colla pazienza si ottengono tante
cose!�
�Quando ci mettiamo all�opera?� chiese poi al suo
ospite.
�Appena abbia il metallo madre, io sono pronto a ini-
ziare il lavoro col mio discepolo�, fu la risposta. �Mag-
giore � la massa del metallo madre, e maggiore, come vi
ho gi� detto, sar� il reddito�.
�Benissimo�, disse Pan, �questa volta posso disporre
di duemila once d�argento, che metter� insieme oggi
stesso. Domani si potrebbe cominciare�.
Si sedettero a uno splendido banchetto, mentre un al-
tro attendeva la moglie dell�iniziato nei suoi apparta-
menti.**
La mattina seguente fu impiegata nei preparativi per
la grande impresa. In casa Pan non mancava nulla di ci�

191

come t a le sarebbe r iuscito acce tt o�.


�Quand�� cos�, non parliamone pi �, di s s e l�iniziato.
�Perdonate il mio pr imo i mpuls o, dovuto a un sentimen-
to di d e l ica tezza. S apr� d imos tr arvi che l a vostra am ic i-
zia � ampiamente ri c ambi a ta da parte m ia�.
Cos � d ice ndo, p ors e i gi o i e lli alla signor a, che si pro-
f us e in r ingraziamenti, e lanci� al donatore uno sguardo
f urtivo p ie no di t e ner e zza.
Pan di s s e t ra s �: �Un uomo che poss iede una donna
come q ue sta e cono s ce il s egr e to d e l t a n, cr ed o che non
poss a des i de r are pi� nulla al mondo. I l segreto d e l t a n lo
conoscer� tra poco; q ua nto alla donna... chi s a?... E s sa
si trova in casa m ia, e l�occas ione favor e vole si pu� pre-
sentare. Co l tempo e co lla pazienza s i o ttengono tante
cose!�
�Q u a ndo c i mettiamo all�op e r a?� chies e poi al suo
ospite.
�A p pe na abbia il m etallo m a dr e, io sono p ronto a ini-
ziare il lavoro col mio dis cepolo�, f u la risposta. �Ma g-
g iore � l a mas sa d e l metallo m adre, e m aggiore, come vi
ho gi� dett o, sar� il r eddito�.
�B eniss imo�, di s s e Pan, �que sta v olta p os so dis por re
di d uemila o nc e d� ar ge nt o, che metter� i ns ieme oggi
stes so. Domani s i p otrebbe cominciare�.
Si se d e t tero a uno splendido banchetto, m e n tre un al-
t ro attendeva la m oglie dell�i n i z i a to nei suoi apparta-
m e nti.**
L a mattina se guente fu i mpiega ta n e i pr eparativi per
la gr and e i mpresa. I n cas a Pan non mancav a nulla di ci�

191

che costituisce il materiale richiesto all�uopo: mattoni,


crogiuoli, soffietti, forni, piccoli e grandi recipienti,
masse di piombo, provvista di mercurio, assortimento di
agenti e reagenti. Il riccone si congratul� col suo allievo
che possedesse un macchinario cos� completo, il quale
attestava in lui un�esperienza consumata dell�arte.
�Ma io possiedo qualche cosa di pi�, aggiunse con
aria d�importanza. �Possiedo il segreto d�una mirabile
formola che mi fu trasmessa dagli dei superni e che
sono il solo a conoscere. Quando l�avr� messa alla pro-
va sotto i vostri occhi, rimarrete stupefatto delle sue vir-
t�.
�Aspetto con impazienza questa prova di fiducia, e
non sapr� mai trovar parole bastanti per esprimervi la
mia riconoscenza�.
�Come vi ho gi� rivelato, il mio metodo esige nove
fusioni o rivoluzioni. Aggiunger� ora che ciascuna di
queste operazioni dura nove giorni, cosicch� il processo
completo di trasmutazione richiede ottantun giorni�.
�Non avete che a disporre ci� che si debba fare, e ci
impiegheremo tutto il tempo che occorre�,
Si misero subito all�opera. Venne costrutto un ampio
forno, che si caric� e si accese. Pan forn� il metallo ma-
dre che aveva promesso. L�iniziato lo prese, e lo gett� a
poco a poco dentro al forno; poi lo cosparse con un po�
della famosa polvere di tan. Il suo ospite stava ad osser-
vare colla pi� grande attenzione. Vers� ancora l�operato-
re certi strani e mirabili ingredienti e droghe nel forno:
se ne sollev� una vampa fumosa, che presentava tutti i

192

che cos t ituisc e il m ateriale r ichies to all�uopo: mattoni,


cr ogiuoli, sof fietti, for ni, p icc oli e gr and i recipienti,
m a ss e di pi ombo, p rovvista di m ercurio, ass or timento di
agenti e r eage nti. Il riccone si congr atul� col su o allievo
che poss edes se un macchinario cos � compl e t o, il q ua le
att e stava in lui un�esperienza cons umata dell�ar te.
�Ma io poss iedo qualche cosa di pi�, aggiuns e con
ar ia d�impor tanza. �P os sied o il segreto d�una m irabile
f ormola ch e mi fu t ras m e ss a dagli d e i s uper n i e che
sono il solo a conoscere. Quando l�avr� m e ss a alla pro-
va s otto i vostri occhi, r imar rete stupefatto delle su e vir-
t �.
�A spetto con impazienz a ques ta prova di fi duc i a, e
non sapr� mai trovar parole bas tanti pe r espri mervi la
mia r iconos cenza�.
�Come vi ho g i� ri ve l a to, il mio m e t od o es ige nove
f us ioni o r ivoluzioni. Aggiunger� o ra che ciascun a di
q ue ste operazioni dura nove giorni, cosicch� il proces so
compl e to di t ras m utaz ione r ichied e ot ta nt u n g iorni�.
�N on ave te che a d is por re ci� ch e s i debba f are, e c i
i mpiegheremo tutto il t e m p o che occorr e�,
Si misero subito all�oper a. V enne costrutto un am pio
f orno, che s i car ic � e si acces e. Pan for n � il metallo ma-
d re che aveva prom e ss o. L �ini z i a to lo pr es e, e lo gett� a
p oc o a poco d e nt ro al for no; poi lo cospars e con un po�
della famosa polvere di t a n. Il su o os pite sta va ad oss er-
vare colla pi� grande at tenz i one. V er s � an c o ra l� operato-
r e certi strani e mir a bili ingr e di e nti e d roghe nel f orno:
se ne sollev� una vampa fum os a, ch e pr es entava tutti i

192

cinque colori 63.


Chiam� poi due de� suoi servi, che erano cogniti e so-
liti a fargli da assistenti, e impart� loro le sue istruzioni,
avvisandoli che sarebbe rimasto per tre mesi e un gior-
no, allo scopo di verificare personalmente l�attivit� del
forno.
�Quanto a voi�, ordin� agli altri servi, �ritornate a
casa della mia signora madre, e significatele che sar� da
lei alla data che vi ho detto�.
I servi partirono, e rimasero i due fidi giorno e notte
alla guardia del forno. Egli vi si recava spesso a sorve-
gliare se la vampa del fuoco non diminuiva. Il resto del-
la giornata lo passava allegramente col suo ospite, che
ormai trattava da amico. Cianciavano, bevevano, face-
vano di gran partite a scacchi: insomma, se la godevano.
Di tempo in tempo facevano qualche visitina alla signo-
ra per informarsi della sua salute, e Pan si valeva di que-
ste occasioni per colmarla di attenzioni e di cortesie, alle
quali essa, a giudicare da certe occhiate assassine che gli
rivolgeva, non rimaneva indifferente.
Pass� cos� una ventina di giorni, quando improvvisa-
mente si vide comparire, coperto di polvere e vestito in
bianco 64, uno degli adepti che il riccone aveva mandato
a casa di sua madre. Appena vide il padrone si gett� a�

63 I cinque colori cinesi sono il nero, il rosso, il bleu (o verde),


il bianco e il giallo.
64 � il colore di lutto per i Cinesi. La parola per �funerale�
suona letteralmente �bianca cosa�. Cfr. P. BELLEZZA, in Rend. del
R. Istituto Lombardo. 1918, p. 846.

193

cinque colori 6 3.
Chiam� poi due de� suo i servi, che erano cogniti e s o-
l iti a far gli da as sis t e nti, e i mpart� loro l e sue istruzioni,
avvisandoli che s ar ebb e r imas to per t re mes i e un gi o r-
no, allo scopo di verif icare persona l me nte l�attivit� del
f orno.
�Q uanto a voi�, ordin� agli alt ri servi, �ritor na te a
cas a della mia signora m a dr e, e significatele ch e sar� da
l e i alla d a ta che vi ho detto�.
I s er v i p a r tirono, e r imas ero i due f idi giorno e notte
alla guardia d e l for no. E gli vi s i r ec ava spes so a sorve-
g liare se la v a mpa del f uoc o non d iminuiva. I l r es to de l-
la gior na ta lo pass ava all e gr ame nte col suo ospite, che
o rmai t rattava da am ic o. Cianciava no, bevevano, face-
v a no di gr a n par tite a scacc hi: insomma, se la g odeva no.
Di t e m p o in t e m p o f aceva no q ua l c he visitina alla s i gn o-
r a p e r infor mars i della sua sa l ute, e Pan si valeva di que-
ste occa sioni per col marla di attenzioni e di cortesie, alle
q ua li essa, a giudicare da certe occhiate as sas sine che gli
r ivolgeva, non rimaneva indif fer ente.
P a ss � cos� una ventina di giorni, q ua ndo i mprovvis a-
m e nte s i vide compar ire, cop e r to di polvere e ves tito in
b ianc o 6 4, uno d e gli adepti che il r iccon e aveva mandato
a cas a di su a madre. Ap pe na vide il padrone si gett� a�

63 I ci nque colori cine si sono il n e ro, i l r o s so, il b l eu (o verde),


il bia nco e il gia llo.
64 � il colore di lutt o pe r i Cinesi. La parol a p e r �funeral e�
s uona lett eral ment e �bianc a cosa�. Cfr. P . BELLE ZZA, in Rend. de l
R. Istit uto Lom bar do. 1918, p. 846.

193

suoi piedi, ed esclam� con voce agitata:


�Sventura! grande sventura! L�onoranda madre
dell�illustre signore � morta! Sono qui a prendere l�illu-
stre signore, perch� venga a casa a renderle gli ultimi
onori�.
A questa notizia, il signore rimase come fulminato,
divenne bianco in viso, e piangendo e lamentandosi si
lasci� cadere a terra. Grande fu anche la costernazione
di Pan, il quale pens� che questo avvenimento avrebbe
potuto compromettere le sue pi� care speranze. Non ri-
sparmi� all�amico le parole di conforto, che si dicono in
simili occasioni.
* �Era mia ferma intenzione�, disse l�iniziato, dopo
aver dato sfogo al suo dolore, �di rimanere con voi a
compiere la grande opera. Chi mi avesse detto che un
lutto crudele doveva cos� all�improvviso sconvolgere i
nostri progetti!... La mia presenza � assolutamente ne-
cessaria a casa. D�altra parte, interrompere l�azione ini-
ziata, sarebbe rinunciare ai frutti delle fatiche che gi�
abbiamo sostenuto. Ma come fare?... Mia moglie � bens�
avvezza ad aiutarmi nelle mie esperienze e a sorvegliare
il forno, perch� � al fatto di tutti i segreti dell�arte; ma �
troppo giovane per dimorare decorosamente senza suo
marito in una casa di forestieri...�
�Ormai non formiamo che una sola famiglia�, inter-
ruppe il buon Pan. �Non vedo perch� la vostra nobile si-
gnora non potrebbe rimanere qui durante la vostra as-
senza. Sarebbe circondata dal maggior rispetto, e farei
in modo che fossero salvate in tutto e per tutto le conve-

194

suoi piedi, ed es clam� con voce agitata:


�Sventura! grande sventura! L �onor a nda madre
d e l l�illustre signore � mor ta! S ono qui a prendere l� illu-
stre signore, perch� venga a cas a a r enderle gli u ltimi
o nori�.
A ques ta not izia, il signore r imas e come ful minato,
d ive nne bianco in vi s o, e p iange ndo e l a m e nt a ndosi s i
l a sci� cadere a terr a. Grande f u an c he l a cos ter naz i on e
di Pan, il q ua le p e ns� che q ue sto avvenim e nto avrebbe
potuto comprom e t tere le su e p i� care speranze. Non ri-
sparmi� all�am ic o le par o le di conf orto, ch e s i dicono i n
simili o c casioni.
* �E ra mia ferma intenzione�, di s s e l�i niz i a t o, dopo
aver dato sfogo al suo d olore, �di rim a nere con voi a
com piere l a g rande o pera. Ch i mi aves s e detto che un
l utto crudele dovev a cos� all�i mprovvis o sconvolgere i
nostri progetti!... L a mia presenz a � as solutamente ne-
cess aria a casa. D� a l tra parte, inter rompere l� a zione i n i-
zi a t a, sarebbe rinunciare ai f rutti delle f atich e che gi�
abbi a mo sos t e nut o. Ma come f are?... M ia m oglie � b e ns�
avvezza ad aiu ta r mi n elle mie esperienze e a sorvegliare
il f orno, per ch � � al f a tto di tutti i segreti dell� arte; ma �
t roppo giovane pe r dimor are d e cor os amente senz a suo
m a r ito in una cas a di for es ti e r i...�
�Or ma i non for miamo che una s ola famigl ia�, inter-
r uppe il buon Pan. �Non vedo p erch� la vostra nobile si-
g nora non p otrebbe r imanere qui durante la vostra as-
senza. S arebbe ci rcondata d a l m aggior rispetto, e far e i
in modo che foss ero sa l va te in t utto e p e r t u tto le conve-

194

nienze�.
Il riccone fece obiezioni, nicchi�, discusse a lungo, e
fin� per accettare, dicendo che non si sentiva di rifiutare
a un amico una tal prova di fiducia. Aggiunse che
avrebbe fatto del suo meglio per ritornare presto e ri-
prendere il suo posto accanto al forno.
Pan dovette fare un grande sforzo per nascondere la
sua gioia.
L�amico si chiuse poi con sua moglie, ed ebbe con lei
un lungo colloquio. Poi, in presenza di Pan, le impart� le
istruzioni relative alle operazioni in corso, raccoman-
dandole caldamente di fare buona guardia al fuoco. Un
servo doveva stare continuamente presso al forno.
�La minima negligenza�, conchiuse, �basterebbe per
far andare a male l�impresa, e rendere vani i sacrifici gi�
fatti�.
�Ma se per un caso impensato�, chiese Pan, �foste
trattenuto a casa vostra oltre il termine degli ottantun
giorni, in che modo dovremo comportarci?�
�Non fate nulla prima del mio arrivo. Aspettate che si
compiano le nove fusioni; pi� a lungo si lascia riposare
nel forno la massa e pi� efficace e redditizia � l�azione
generatrice del tan. Non importa dunque se si ritarda di
qualche giorno l�apertura del forno�.
Si rinnovarono condoglianze, raccomandazioni, salu-
ti, ringraziamenti, e il riccone part�.
Pan e la signora si recarono subito al laboratorio. Pri-
ma d�entrare, la signora conged� le domestiche di scor-
ta: nessun profano doveva varcare la soglia del luogo

195

ni e nze�.
I l r iccon e fece obi e zioni, nicchi�, di s cus se a l ungo, e
f in� p e r accettare, d ice ndo che non si sentiva di r ifiutare
a un am ic o una tal p rova di fi duc i a. Aggiuns e ch e
avr ebb e f atto del su o m e glio p e r rit o r nare pres to e r i-
p rendere il su o posto acca nto al f orno.
Pan dovette f are un grande sfor z o per nas condere l a
sua gioia.
L �amico s i chius e poi con su a m og l ie, ed ebbe con lei
un l ung o col loquio. Poi, in presenz a di Pan, le i mpart� le
i s tr uz i on i r elative alle operazioni in corso, raccoman-
d a ndole caldame nte di f are buona guardia al fuo c o. U n
servo doveva stare conti nua m e nte p res so a l for no.
�La minima negligenza�, conchius e, �bas ter ebb e p e r
f a r andare a m a le l�i mpres a, e rendere van i i sa cr ifici gi�
f atti�.
�Ma se per un cas o impensato�, chies e Pan, �f os te
t rattenuto a cas a vostra oltre il t e r mine d e gli ottantun
gi orni, in che modo dovremo compor tarci?�
�N on fate n ulla pr ima del m io ar rivo. Aspettate che si
com pia no le nove f us ioni; pi� a l ung o si lasc ia r ipos are
n e l f orno la mas sa e pi� ef ficace e r edditizia � l�azione
g e ner atrice de l t a n. Non i mporta dunque s e s i ritar d a di
q ua l c he giorno l�apertura d e l f orno�.
Si r innovarono condoglianze, raccomandazioni, sa lu-
ti, r ingraziamenti, e il r iccon e p a r t�.
Pan e la signora s i recarono subito a l laboratori o. P ri-
ma d�entr are, la signora conged� le domes t ich e di sco r-
t a: nes sun pr ofano d ove va varcare la s oglia del l uog o

195

sacro. Pan la divorava cogli occhi, e appena intendeva i


particolari che essa andava esponendogli circa al modo
di regolare il fuoco, ventilare il forno, e cos� via. Se non
fosse stato presente il servo, avrebbe osato di pi�.
Quando usc� di l� con lui, si disse dolente che, per ca-
gion sua e in seguito alla partenza del marito, essa si tro-
vasse costretta a una vita monotona e solitaria. La bella
signora non rispose parola: abbozz� appena un sorriso,
si inchin� tre volte, e si ritir� nel suo appartamento.
�Maledetto servitore!�, disse tra s� Pan, dispettosa-
mente. �Se non c�era lui, potevo farle un po� di corte l�
dentro. Ma trover� ben io il modo di sbarazzarmene e
farmi lasciare il campo libero, almeno per qualche ora!�
Detto fatto, ordin� ai servi di allestire per il giorno se-
guente un buon pranzo, e d�invitarvi anche l�incaricato
al forno, dicendogli che il padrone di casa intendeva
cos� ricompensarlo della sua premura, e di farlo bere,
finch� fosse briaco fracido.
Poco dopo vide venire dall�appartamento della signo-
ra un servo, che recava una tazza fumante di t�.
�La mia signora si permette di mandarle questo�, dis-
se il servo inchinandosi profondamente.
Egli accett�, e incaric� il domestico di presentare i
pi� sviscerati ringraziamenti alla gentile mittente.
La mattina dopo il laboratorio era deserto. Il servo
aveva accettato l�invito, e dopo una sbornia solenne, si
era buttato a dormire in un angolo del cortile.
Quando Pan e la signora entrarono nel sacrario, il
fuoco era spento. La signora chiese come mai il servo

196

sacro. P a n la d ivorava cogli occh i, e app e na i ntende va i


par ticolari che es sa and a va esponend ogli circa a l modo
di regolare il fuoco, v e nt ilare il for no, e cos� v ia. Se non
f os se s t a to pr es ente il se r vo, avrebbe osa to di pi �.
Qu a ndo us c� di l� co n lui, s i diss e dol e nte che, per ca-
gi o n sua e in se guito alla par tenz a d e l m a r ito, es sa si t ro-
v a ss e costretta a una vita monotona e solitaria. La bella
signora non r is pose parol a: abbozz � appena un sorr is o,
si inchin� tre vol te, e si rit ir� nel su o appar tamento.
�M aledetto se r vitore!�, di s s e t ra s � Pan, dispettos a-
m ente. �Se non c� era lui, potevo farle un po� di corte l�
d e nt ro. Ma tr over� b e n io il modo di sbarazzarmene e
f armi l a sciare il campo libero, alm e no per q ua l c he or a!�
Detto fatto, ordin� ai servi di all e stire p e r il giorno s e-
g ue nte un buon pr anzo, e d� invitarvi anche l�i nc ar ica to
al f orno, dicendogli che il padrone di cas a i ntende va
cos� r icompens arlo della sua pr emura, e di f arlo b ere,
f inch� f os se briaco fr acido.
Poco dopo vi d e venire d a l l�appartamento della signo-
r a un servo, che recava una tazz a f umante di t�.
�La mia signora si p e r mette di mandarle q ue sto�, dis-
se il servo inchinandos i pr ofondamente.
E gli accett�, e i ncaric� il domes t ic o di p res entare i
pi� sviscerati ringr azia m e nti alla gentile m ittente.
L a mattina dopo il laborator io era dese r to. Il servo
aveva acce tt a to l�invito, e dopo una sbornia solenne, si
era b uttato a d ormire in un angolo d e l cor tile.
Qu a ndo Pan e la signora entr arono n e l sa cr ario, il
f uoc o era spe nto. La signora chies e come mai il servo

196

non fosse al suo posto; e allora il giovane sciorin� il di-


scorsetto che aveva preparato. Disse che lo aveva allon-
tanato a bella posta; che il fuoco del suo amore era in-
comparabilmente pi� forte del fuoco del forno...
La signora protest� che era male profanare con tali
discorsi la solennit� del luogo, che il processo del tan
avrebbe potuto soffrirne, che essa non voleva mancare
alle sante leggi dell�onore. La sua resistenza acuiva
sempre pi� la brama di lui. Disse che gli importava assai
pi� di ottener da lei la suprema prova di affetto, che non
di vedere compiuta l�operazione; preg�, insistette con
tanto fervore, con tanta appassionata eloquenza, che al-
fine la donna si diede per vinta... **
Seguirono giorni di completa felicit�. La biblioteca,
l�appartamento della signora, il laboratorio furono teatro
del loro amore. Pan aveva un solo desiderio: che una tal
vita durasse per sempre... e gli pareva che non fosse
solo a desiderarlo. Ma la sua mala sorte gli preparava un
ben crudele risveglio.
Poche notti eran trascorse da quando era cominciata
la loro dolce intimit�, allorch� improvvisamente udiron
bussare alla porta, ed ebbero dai servi la brutta notizia
che il signore era arrivato. Il padrone di casa lo accolse,
come si pu� pensare, molto impacciato e di mal umore:
il ricevimento fu freddo. Dopo i primi saluti, l�iniziato
corse all�appartamento di sua moglie, e si trattenne a
lungo con lei. Quando ne usc�, disse a Pan:
�Mia moglie mi dice che il forno del tan non funzio-
na pi�. Pu� essere che il processo delle nove trasforma-

197

non f os se a l suo posto; e allora il g iova ne sc io rin� il di-


scorsetto che av e va p reparato. Diss e che lo avev a allon-
t a n a to a bella posta; ch e il f uoco del su o am ore e ra in-
com pa r abilmente p i� forte d e l f uoc o d e l f orno...
L a signora p rotes t� che era male p rofanare con tali
d is corsi la s ol e nnit� d e l l uogo, che il pr oce ss o d e l t a n
avr ebb e potuto sof fr irne, che es sa non v ole va mancare
alle sa nte legg i dell� onore. L a sua r es istenz a acuiv a
sempre p i� la brama di lui. Dis se che gli impor tav a ass ai
pi� di o ttene r da lei la suprema p rova di af fetto, che non
di vedere compiuta l�o pe r azione; preg�, insis tette con
t a nto f ervor e, con t a nta appas sionata eloquenza, che al-
f ine la donna si d ie de per vi nta... **
S eguirono giorni di compl e ta f elicit�. La b iblioteca,
l�appartamento della signora, il laborator io f urono t ea t ro
d e l loro amore. P a n aveva un solo des ideri o: che una tal
vita durass e p e r sempre... e gli p areva che non foss e
solo a des ider arlo. Ma la su a mala sorte gli pr epa r av a un
b e n cr ude le r is vegli o.
Poche notti e ran t ras corse da q ua ndo era comi nc i a ta
la loro dolce i ntimit�, allor ch � impr ovvis amente u diron
b us sare alla p orta, ed ebbero dai s er v i la b rutta n otizia
che i l signore era ar rivato. I l p a dr one di cas a lo accols e,
come si pu� pens ar e, molto i mpacc i a to e di m a l u more:
il ri c evim e nto fu fr eddo. Dopo i primi saluti, l�iniziato
cor s e all�appart a m e nto di su a mogli e, e s i tr a tt e nne a
l ung o con l e i. Qu a ndo ne usc �, d is se a Pan:
�Mia moglie mi d ic e che il fo rno de l t a n non f unzio-
na pi �. P u � ess ere che il pr oce ss o delle nove t ras f orma-

197

zioni sia compiuto, e che il tan abbia gi� svolta tutta la


sua efficacia. Bisogna assolutamente verificare i risultati
ottenuti. Oggi � troppo tardi per procedere a questa veri-
fica; ma domattina sacrificheremo agli spiriti, e poi apri-
remo i crogiuoli�.
Pan trascorse la notte da solo, pensando tristamente
all�ebbrezza che aveva goduto le notti precedenti; ma si
confort� colla speranza, espressa anche dall�iniziato,
che le operazioni potevano aver sortito esito felice seb-
bene il forno fosse spento. Le ricchezze che ne avrebbe
ricavato, l�avrebbero compensato dello scacco sub�to.
Venuto il mattino si sacrific� agli spiriti 65, poi l�inizia-
to, con viso grave, entr� nel laboratorio seguito
dall�ospite. Ma appena ebbe varcata la soglia, si turb�,
corrug� la fronte, e grid�:
�Che cos�� questo odore che c�� qui dentro?� Borbot-
t� alcune altre parole, poi apr� il forno, vi gett� lo sguar-
do, e disse con voce spaventata insieme e irritata: �Tutto
� perduto, tutto! L�effetto del tan � mancato! Perfino il
metallo madre � scomparso senza lasciar traccia!... Si
devono aver perpetrati qui degli atti innominabili di im-
pudicizia, che hanno provocato lo sdegno degli spiriti
superni!�
Pan rimase terrorizzato a queste parole. Anch�egli

65 Gli alchimisti pretendevano di esercitare l�arte loro sotto il


patrocinio del dio del focolare, assai simile ad Agni, il dio indiano
del fuoco. Ma la divinit� cinese era in certo modo sdoppiata: una,
di genere femminile, era la patrona delle cuciniere e delle massa-
ie; un�altra, maschile, presiedeva ai fornelli alchimistici.

198
zioni s ia compiuto, e che il t a n abbia gi� s volta tutta la
sua ef f ic acia. Bisogna ass olut a m e nte v e r ificare i r is ult a ti
o ttenuti. Ogg i � t roppo tardi p e r procedere a ques ta veri-
f ica; ma domattina s acr ificheremo agli spiriti, e poi ap ri-
r emo i crogiuoli�.
Pan t ras corse la notte da s ol o, pensand o t ristamente
al l�ebbrezza che aveva goduto le notti pr ece denti; ma si
conf ort� colla spe r anza, espress a anch e dall�iniziato,
che le operazioni potevano aver sortito esito feli c e se b-
b e ne il f orno foss e spento. Le r icche zze che ne avr ebb e
r icava t o, l�avrebbero com pe nsato dello sc acco s ub�t o.
V enuto il mattino si sa cr ific� agli spiriti 6 5, poi l�inizia-
t o, con vi s o gr ave, entr� nel l aboratorio se guito
dall�os pi te. M a appen a ebbe varcata la so gl ia, s i t urb�,
cor rug� la fr onte, e g rid�:
�Che cos�� q ue sto odore che c�� qui dentr o?� Borbot-
t� al c une altre p a r ole, poi apr� il f orno, vi gett� lo sguar-
do, e di s s e co n voce spaventata insieme e i rri tata: �T utto
� per du t o, t utto! L �ef fetto del t a n � m a ncato! P erfino il
m e tallo m adre � scomparso s enza lasc i a r t raccia!... Si
d e vono aver per petrati qui degli atti i nnominabili di im-
p udicizia, che hanno pr ovoca to lo s degno d e gli spiriti
superni!�
Pan rim a se t e r rorizzato a ques te parole. Anch� e gli

65 G l i al chim isti pret endevan o di eserci tare l�art e loro so t to i l


p a troci nio de l dio del f oc olare, ass a i simi le a d Agni, il di o indian o
del fuoco. M a la divini t� cinese era in ce rto mod o s doppiat a: una,
di gene re f e mm inil e, era la pat rona dell e cuci niere e del le m ass a-
ie; u n�a ltra, maschil e, presie deva a i f o r n ell i al chim istic i.

198

constat�, con suo grande dolore, che l�operazione era


fallita. Smorto come un cencio, non trovava parola.
L�ira dell�adepto divenne furore: digrignava i denti,
batteva i piedi. Ordin� che gli fosse condotto all�istante
il servitore a cui aveva dato l�incarico di sorvegliare il
forno, e gli disse con voce aspra:
�Chi � entrato nel laboratorio durante la mia assen-
za?�
�Nessuno, fuorch� il padrone di casa e la signora. Ci
venivano ogni giorno per sorvegliare il forno�.
�E perch� il tan non ha sortito l�effetto?�, disse anco-
ra il riccone. �Chiamate subito la signora: voglio sapere
che cosa � avvenuto in questa stanza�.
Il servo non se lo fece dire due volte.
�Tu sei entrata qui ogni giorno�, disse in tono severo
quando sua moglie comparve. �Nessun profano � pene-
trato qui dentro. Come va che l�operazione � fallita?�
�Io e il nostro ospite�, rispose la donna, �siamo venu-
ti qui puntualmente ogni giorno a sorvegliare colla mas-
sima cura il forno, come avevi ordinato. Posso assicu-
rarti che nessuno vi ha messo mano. Non so proprio
spiegarmi perch�...�
�Basta cos�, interruppe con violenza il marito. Poi si
rivolse al servo: �E tu, sei sempre rimasto al tuo posto
come ti avevo ordinato, quando la signora veniva qui
col signor Pan?�
�Sempre, signore, eccetto una sola volta�.
E narr� del banchetto a cui aveva partecipato dietro
invito del padrone di casa.

199

constat�, con su o grande d olore, che l�operazione era


f allita. Smorto come un cencio, non t rovav a par ola.
L �ira d e l l�adepto divenne f uror e: digrignava i denti,
b a t te va i pi e di. Ordin� ch e gli foss e condotto all� is tante
il servit ore a cu i av e va d a to l�incarico di sorvegliare il
f orno, e gli di s s e con voce as pr a:
�Chi � entrato nel l a bor atorio d urante la mia ass en-
za?�
�N ess uno, f uorch� il padrone di cas a e la signora. C i
v e ni va no ogni g iorno per sorvegliare il f orno�.
�E perch� il t a n non ha sortito l�ef fetto?�, diss e anco-
r a il riccone. �Chiamate subito la signora: v oglio sapere
che cos a � avvenuto in ques ta stanza�.
I l s er v o non se lo fece dire due vol te.
�T u sei entr a ta qui ogni gior no�, diss e i n t on o s evero
q ua ndo sua m oglie comparve. �Nes sun prof an o � pene-
t rato qui dentro. Come va ch e l�operazione � fallita?�
�Io e i l nostro os pi te�, rispos e la donna, �s iamo ven u-
ti qui puntualmente ogni giorno a sorvegliare colla mas-
sima cu ra il for no, come avevi ordi na to. Poss o ass i c u-
r arti ch e nes suno vi ha m e ss o mano. Non s o proprio
spiegarmi p e r ch�...�
�Bas ta cos�, inter ruppe con v iolenz a il m a r ito. Poi si
r ivols e al servo: �E tu, sei sempre r imas to al t u o posto
come ti av e vo or dina t o, q ua ndo la signora v e niva qui
col signor P an?�
�Sempre, s i g nor e, eccetto una sola v olta�.
E nar r� d e l banchetto a cui aveva par tec i pa to dietro
i nvito de l padrone di cas a.

199

�Non ho bisogno di sentir altro! Ho compreso tutto!�,


disse il riccone.
Voltosi poi di nuovo alla moglie, continu� con un sor-
riso freddo e sprezzante:
�Dunque � cos�! Mi hai lasciato partire, e sei venuta
qui sola, miserabile! Tu hai commesso ci� che � valso a
distruggere l�azione del tan, quello che ha suscitato lo
sdegno delle potenze celesti!�
E tratto dal suo sacco di viaggio una frusta di cuoio,
ne lasci� cadere un colpo sulla donna.
Questa riusc� a scansarsi, tirandosi in fretta da parte;
poi, scoppiando in lagrime, balbett�:
�Non sarebbe avvenuto nulla, ti assicuro, se il nostro
ospite non mi avesse usato violenza, come ad una schia-
va... Io non ho avuto la forza abbastanza da
resistergli...�
Questa inaspettata dichiarazione fu come un colpo di
fulmine per il signor Pan. Stralun� gli occhi, sent� ser-
rarsi ila gola; voleva parlare, e non poteva. Avrebbe vo-
luto che il suolo gli si spalancasse sotto i piedi, per na-
scondervisi.
�Questa � dunque la tua ospitalit�!�, grid� l�iniziato
furibondo, fissandogli in viso due occhi infuocati.
�Queste sono le assicurazioni che mi facesti quando
partii di qui! Appena ebbi varcato la porta, ti sei accinto
all�opera nefanda del tradimento! Tu hai seguito i sel-
vaggi istinti del bruto; non sei un uomo, tu! E pretende-
vi, nella tua stoltezza, di penetrare nei misteri del tan, di
approfondire una scienza che richiede purezza di

200

�N on ho bi s ogno di s entir alt ro! Ho compr es o t utto!�,


di s s e il r iccone.
V olt os i poi di nuovo alla m og l ie, conti nu � con un sor-
r is o f reddo e sprezza n te:
�D unque � cos �! M i h a i l a sciato partir e, e sei venuta
qui sola, miserabile! T u ha i commes so ci� che � v a lso a
d is tr uggere l�azione de l t a n, quello che ha su scitato lo
sdegno delle potenz e celesti!�
E tratto d a l suo s acco di viaggio una fr us ta di cuoio,
ne l a sci� cadere un colpo sulla donna.
Questa r iusc � a scans arsi, tir a ndosi in f retta da parte;
poi, scoppiando in lagri me, balbett �:
�N on sarebbe avven uto n ulla, ti as sicuro, s e il nostro
ospite non mi avess e usa to vi o l e nza, come ad una schia-
v a... Io non ho avuto l a f or z a abbas tanza da
r es ister gli...�
Questa inaspettata dichiar a zione f u come un colpo di
f ulmine p e r il s i gno r Pan. Str a l un � gli occh i, se nt� se r-
r ars i i la gola; voleva p a r lare, e non poteva. A vr ebb e vo-
l u to che il suolo gli s i sp alancas se sotto i pi e di, per na-
scondervisi.
�Q uesta � dunque la t u a os pi talit�!�, g rid� l�iniziato
f uribondo, f iss andogli in vis o due o cc hi i nfuocati.
�Q ueste sono le assicurazioni che mi f ace sti q ua ndo
p a r tii di qui! Appena ebbi v arcato la porta, ti se i accinto
all�opera nef and a del t radimento! T u ha i seguito i se l-
v a ggi i s tinti d e l b ruto; non se i un uom o, t u! E p retende-
vi, nella t u a stoltezza, di penetrare nei misteri del t a n, di
appr ofondire una scienz a che ri c hi e de pur e zza di

200

cuore!... Ma faremo i conti pi� tardi: ora voglio uccidere


questa malvagia femmina, tua complice!�
* In cos� dire, alz� la frusta, e fece per gettarsi sulla
donna; ma questa era fuggita, mentre le due domestiche
si aggrappavano ai panni del padrone, piangendo e stril-
lando, per impedirgli che la inseguisse.
Pan si gett� allora umilmente ai suoi piedi; lo scon-
giur� a perdonargli un trascorso dovuto alla sua giovi-
nezza e all�impeto della passione, e si disse pronto a
dargli tutte le soddisfazioni ch�egli avesse voluto richie-
der da lui. Conchiuse raccomandandosi alla sua piet� e
indulgenza.
�Tu raccogli quello che hai seminato�, disse l�amico.
�L�operazione � andata a male: � il tuo primo castigo. Il
secondo � che non conoscerai pi� il grande segreto che
avevo in animo di rivelarti al mio ritorno. Ma non basta.
Credi tu di potertela cavare con poche parole di penti-
mento, dopo avere sfogate le tue ignobili brame sopra
mia moglie? Credi di poter riscattare cos� a buon merca-
to la vita della tua complice?�
�Sono pronto a espiare, a soddisfare come vorrete�, si
affrett� a rispondere Pan. �Aspettate�.
E fatto chiamare il maggiordomo, gli ordin� di recar-
gli due grosse verghe d�argento, che supplic� l�iniziato
di accettare. Questi degn� appena di gettarvi uno sguar-
do.
�Credi tu ch�io mi contenti di questa miseria?�, disse
in tono prezzante.
Pan vi aggiunse duecento tael, che parvero placare al-

201

cuor e!... M a f aremo i conti pi� tardi: ora voglio uccidere


q ue sta malvagia f emmina, tua complice!�
* I n cos � dir e, al z � la f rusta, e f ec e p e r gettars i sulla
d onna; ma q ue sta era fuggi ta, mentre le due dom e stiche
si aggr appava no ai p a nni de l padr one, piangendo e stril-
l a ndo, p e r i mpedir gli che l a i ns eguiss e.
Pan si gett� allora u milmente ai suoi pi e di; lo scon-
g iur� a perdonar gli un trascors o d ovuto alla sua giovi-
nezza e all�im pe to della pass ione, e s i d is se p ronto a
d a r gli tutte l e soddis f a zioni ch�egli aves s e voluto r ichie-
d e r da l ui. Conchius e raccomandando si a lla su a piet� e
i ndulgenza.
�T u raccogli quello che ha i se mi na t o�, di s s e l�amico.
�L �oper a zione � andata a m ale: � il t uo primo castigo. Il
second o � che non conosce r a i pi� il grande se g reto che
avevo i n animo di r ivelarti al mio rit orno. Ma non bas t a.
Cr e di tu di p otertela cavare co n p oc he par o le di p e nti-
m e nt o, dopo avere sfogate le tue ignobili b rame s opra
mia moglie? Cr e di di p ote r r is cattare cos � a buon merca-
to la v ita della t u a com plice?�
�S on o p ronto a es piar e, a soddis f are come vorr ete�, si
af f rett� a rispondere Pan. �As p e tt a t e�.
E f atto chiamare il m a ggi ordomo, g li o rdin� di recar-
gli due g ros se ver ghe d� ar ge nt o, che supplic� l�iniziato
di accettare. Ques ti degn� app e na di gettar v i uno s guar-
do.
�C r e di tu ch� io mi contenti di ques ta miseria?�, di s s e
in t on o p rezza nt e.
Pan vi aggiunse duecento t ae l, che parvero placare al-

201

quanto il terribile uomo.


�Veramente�, disse, �io non ho bisogno del tuo dana-
ro, giacch� posso a mio piacimento procurarmene quan-
to voglio. Se lo accetto, � soltanto per infliggerti un ca-
stigo salutare. Lo distribuir� tra i poveri�.
Cos� detto, mise le verghe e i tael nel sacco, ordin� ai
suoi servi di trasportare tutte le cose sue sul battello che
era gi� pronto per lui alla riva del fiume, e se and�.
Si pu� pensare come rimanesse il povero Pan. Ma
tanto era la sua fede nella scienza alchimistica, che non
gli cadde neppure in pensiero il sospetto di essere vitti-
ma d�una truffa.
�La colpa � stata mia�, pensava. �Non avrei dovuto
turbare il processo del tan con azioni scorrette. Sar� per
un�altra volta. Intanto ho raggiunto uno dei due scopi
che m�ero proposto: ho posseduto una donna di meravi-
gliosa bellezza�.
Il lettore avr� facilmente compreso che il sedicente
riccone era il capo d�una banda di imbroglioni matrico-
lati. Aveva posto gli occhi su Pan, e ne aveva abilmente
sfruttata la credulit�. La mostra del vasellame d�oro, le
esperienze col metallo madre, l�improvvisa partenza
provocata da una sventura domestica, l�inaspettato ritor-
no, tutto era stato una commedia.
Ma Pan, nel suo infatuamento, era incorreggibile. La
terribile lezione non valse; pochi mesi dopo egli si la-
sciava ancora abbindolare da un emerito alchimista, e
questa volta ci rimise il resto delle sue sostanze.
Si diede allora a girare il mondo in cerca d�impiego, e

202

q ua nto il t e r ribile uom o.


�V eramente�, diss e, �io non ho bisogn o d e l t u o d a na-
r o, giacch � poss o a mio p ia cim e nto p rocurarm e ne quan-
to voglio. Se lo acce tt o, � soltanto p e r i nfliggerti un ca-
stigo sa l utare. Lo di s tr ibuir� tra i p ove r i�.
Cos � detto, mis e le ver ghe e i t ae l nel sacco, ordin� ai
suoi servi di trasportare t utte l e cose su e sul battello che
era gi� p ronto per l u i alla r iva de l f iume, e s e and�.
Si pu� p e n s are come ri mane ss e il povero Pan. Ma
t a nto e ra l a sua fede nella s cienza alchimistica, che non
gli cadde neppure in pensiero il sos petto di essere v itti-
ma d�una t ruf f a.
�La colpa � s t a ta mia�, pensava. �Non avr e i dovuto
t urbare il pr oce ss o del t a n con azioni sc or rette. Sar� per
u n�altra volt a. I ntan to ho r aggiunto uno dei due sc opi
che m� ero proposto: ho poss eduto una donna di meravi-
gl ios a bellezza�.
I l lettore avr� f acilmente com pres o che il sedice nte
r iccon e e ra i l cap o d�una band a di i mbroglioni m atrico-
l a ti. A veva p os to gli occhi su Pan, e ne av e va abilmente
sfr uttata la credulit�. La m os tra del vasella me d�oro, le
esperienze co l metallo madre, l� improvvisa par tenz a
pr ovoca ta da una s ventura domestica, l�inaspettato r itor-
no, t utto era s t a to una com media.
Ma Pan, ne l su o i nfatuame nt o, e ra incorr e ggibi le. L a
t e r ribile l e zione non valse; p oc hi m e si dopo egli si la-
sciava an c o ra abbi ndolare da un em e r ito alchimista, e
q ue sta volta ci rimi s e il resto delle su e sos t a nze.
Si d ie de all ora a g irare il m ond o in cer c a d� impiego, e

202

camp� per qualche tempo la vita prestando qua e l� i pi�


umili servizi. Un giorno, mentre si trovava nel porto
d�una grande citt�, vide una bellissima signora che, dal-
la finestra della cabina, gli accennava colla mano. Pan
sal� sulla nave, e con sua grande meraviglia si trov� da-
vanti a quella che era, o meglio aveva finto di essere, la
moglie dell�iniziato.
La donna lo accolse cordialmente, ed ebbe per lui
espressioni di sincero rimpianto.
�Sono una cortigiana�, gli narr� poi rievocando la tri-
sta avventura. Per contratto ero stata obbligata 66 a soste-
nere insieme a quel ribaldo la parte odiosa che ha contri-
buito alla vostra rovina. L�ho fatto assai a malincuore,
ma non potevo sottrarmi. Mi � dolce il ricordo delle ore
felici passate con voi. Se il rimpianto e le scuse di una
donna della mia condizione non vi offendono, vi prego
di volerli accettare. E vi prego anche a non rifiutare que-
sta piccolezza...�
Cos� dicendo, gli porse due verghe d�argento.
Pan, dopo un po� di esitazione, accett�, balbettando
qualche parola di ringraziamento, e se ne part�, al colmo
dell�avvilimento e della confusione.

66 La donna cinese � sempre sotto tutela, sia che viva nella fa-
miglia, sia che venga venduta per divenire servente o concubina.
Perci� non pu� darsi allo sciagurato mestiere della cortigiana di
sua iniziativa. Quasi tutte queste infelici sono state comperate,
ancora bambine, e allevate a quel mestiere dai loro proprietari,
che non di rado danno loro un�istruzione finita, per ricavarne
maggiori proventi.

203

camp� per q ua l c he t e m p o la vita pr es tando qua e l� i pi�


u mili servizi. Un giorno, mentre s i tr ova va ne l porto
d�una g rande citt�, vide una b e ll is sima signora che, d a l-
la f ines t ra della cabi na, gli accennava colla m a no. Pan
sal� sulla n ave, e con su a gr and e m e r aviglia s i t rov� da-
v a nti a quella che era, o meglio aveva finto di ess er e, la
m oglie d e l l�iniziato.
L a donna l o accols e cordialmente, ed ebbe per lui
espress ioni di sincero ri mpianto.
�S on o una cor tigiana�, gli narr� poi r ievocando la t ri-
sta avventura. Per cont ratto ero s t a ta obbl iga ta 6 6 a sos te-
nere i ns ieme a quel rib a ldo la parte odi os a che ha cont ri-
buito alla vostra rovi na. L � h o fatto ass ai a m alincuore,
ma non p ote vo sottr a r mi. M i � d olc e il r icordo delle ore
f elici pas sate con voi. Se il rim p i a nto e le scus e di una
donna della mia condizione non vi of f endono, vi pr eg o
di volerli accettare. E vi prego an c he a non r ifi utare que-
sta piccolezza...�
Cos � d ice ndo, gli pors e due ver ghe d�ar gento.
Pan, dopo un po� di es itazione, accett�, balbettand o
q ua l c he parola di r ingraziamento, e s e ne part�, al colmo
dell�avvilimento e della confusione.

66 La donna cinese � s em pre s ot to tutel a, s i a ch e viv a n el la fa-


migli a, sia che venga v e nduta p e r diveni re s erve nte o concubina.
P erc i� non pu� darsi all o s ci agurat o mestie re del la cort igia na di
s ua ini zia tiva. Quasi tutt e quest e infeli ci s on o stat e com perat e,
ancora bam bine, e all evat e a que l mesti ere da i loro proprie tari,
che non di rado danno loro un�istruz ione finit a, per r i cava rne
maggi ori pr o venti.

203
Possa la sua triste storia servire di ammonimento a
quanti prestano orecchio alle ciance degli imbroglioni!
**

204

P os s a la sua t ris te s t oria servire di am monimento a


q ua nti prestano or ecc hio alle ciance d e gli imbr oglioni!
**

204

IL DEMONE BENEFICO

205

IL DE M O NE B ENE FI CO

205

* Uno studente di nome Tchu che stava preparandosi


agli esami, si accorava perch�, malgrado i suoi sforzi,
non faceva molti progressi nello studio. L�intelligenza e
la memoria non erano in proporzione della sua buona
volont�. Era invece di animo assai risoluto e coraggioso.
Un giorno, trovandosi a tavola con alcuni compagni,
scommise che sarebbe andato al vicino tempio, e ne
avrebbe portato via la statua di un dio infernale per farlo
sedere al posto di un commensale assente.
Dopo pochi minuti comparve infatti colla statua. I
compagni, dissimulando a fatica il loro sgomento, bev-
vero alla salute del nuovo ospite; ma ben presto pensa-
rono pi� prudente di andarsene.
Tchu torn� allora al tempio colla statua, e ve la ripo-
se. Prima di andarsene, disse:
�Scusate il disturbo che vi ho recato. La mia casa �
vicina: se vorreste venirci qualche volta, me ne terrei
molto onorato�.
Il giorno seguente ebbe luogo il banchetto che era la
posta della scommessa. Tehu rientr� a casa a tarda ora.
Mentre stava per spegnere il lume e mettersi a letto, ud�
bussare alla porta. And� ad aprire: il demone era sulla
soglia!
�Ahim�!�, esclam� lo studente, �l�ultima mia ora �
venuta! Ieri vi ho mancato di rispetto, e ora siete qui per

206

* Uno stude nte di nome T ch u che stava p reparandos i


agli esami, s i accor a va p e r ch�, m a lgr ad o i suoi sfor z i,
non faceva molti pro gres si nello studio. L �intelligenza e
la memoria non er an o in p roporzione della su a buona
vol ont�. E ra i n vece di animo ass ai risoluto e coraggioso.
Un g iorno, trovandos i a t avola con al c uni comp a gni,
scommis e che sarebbe anda to al vi c i n o t empio, e ne
avr ebb e port a to via la s t a t u a di un dio i nfernale p e r f arlo
sedere al pos to di un comm e nsale as sente.
Dopo pochi mi n uti compar v e infatti colla statua. I
comp a gni, di s simuland o a f atica il loro sgomento, bev-
vero a lla salute del nuovo os pi te; ma b e n p res to p e nsa-
r ono pi� prudente di andarsene.
T ch u t orn� allora al t e mpio colla statua, e ve l a r ipo-
se. Prima di andar s ene, diss e:
�Scus ate il disturbo che vi ho recato. L a mia cas a �
v icina: se vorr e ste venirci qualche volta, me ne terr e i
m olto onorato�.
I l g iorno seguente ebbe l uog o il b a nchetto che era la
posta della sc om mes sa. T eh u r ientr� a cas a a tarda or a.
Mentre sta va p e r sp egnere il l u me e m e t ters i a l e tt o, ud�
b us sare alla p orta. And� a d apri re: il demone era s ulla
soglia!
�A hi m�!�, escla m� lo s t u dente, �l�ultima mia o ra �
v e nut a! I eri vi ho m anc ato di r is pett o, e ora siete qui per

206

punirmi�.
Ma, con sua molta sorpresa, vide un sorriso benevolo
dipingersi sul volto del temuto visitatore.
�Non abbiate paura�, disse questo. �Ieri mi avete cos�
graziosamente invitato, che, non trovandomi ad aver im-
pegni questa sera, mi sono affrettato ad accettare il con-
vegno�. **
�Vogliate accomodarvi, signore�, fece Tchu, passan-
do d�un tratto dal timore alla gioia.
And� subito a prendere ci� che occorreva per bere
copiosamente, e ordin� a sua moglie di preparare dei
buoni piatti. La moglie, spaventata, si aggrappava agli
abiti di lui per trattenerlo nella camera. Non voleva che
ritornasse presso l�abitatore dell�inferno, temendone
un�atroce vendetta.
Lo studente non bad� alle suppliche, e si mise a tavo-
la col suo ospite. Durante il pasto, seppe da lui che si
chiamava Luk, che conosceva a fondo quanto era avve-
nuto fin dalla pi� remota antichit�, e che era versato nel-
la letteratura moderna.
A ogni tratto Luk interrompeva il discorso per tracan-
nare delle enormi sorsate di vino, ognuna delle quali po-
teva corrispondere a una diecina di bicchieri ben colmi.
Dopo quella sera, il demone torn� in casa dello stu-
dente due o tre volte alla settimana: i rapporti fra i due si
facevano sempre pi� amichevoli e cordiali.
Un giorno Tchu, dopo le solite libazioni, mostr� al
demone una delle sue composizioni letterarie, che Luk
giudic� essere assai mediocre.

207

puni rmi�.
Ma, co n sua molta sorpr es a, vide un s or ris o b e nevolo
d ipingers i sul volto d e l t e muto vi s itator e.
�N on abbi a te paur a�, di s s e q ue sto. �Ieri mi avete cos�
gr azios amente invitato, che, non trov a ndomi ad aver im-
p e gni ques ta s er a, mi sono af f rettato ad accettare il con-
v e gno�. **
�V ogli a te accomodarvi, signor e�, fece T chu, pas sa n-
do d�un tratto d a l t imore alla gioia.
And� s ubito a p rendere ci� ch e occorr e va p e r bere
copi os amente, e o rdin� a su a moglie di p reparare dei
buoni piatti. La m oglie, spaventata, s i aggrappava agli
abiti di lui per tr a t tene r lo nella camera. No n v ole va che
r itor na ss e press o l�abitatore dell�infer no, t e m e ndone
un� atroce vendetta.
L o studente non bad� alle suppliche, e s i mise a t a vo-
la col suo os pi te. Du rante il pas to, sepp e da l u i che si
chi a m a va L uk, che conos ceva a f ondo q ua nto era avve-
nuto fin dalla pi� remota antichit�, e ch e era v e r s ato ne l-
la l e tt e r atura moder na.
A ogni tr atto Luk i nte r rompeva il discors o p e r t racan-
nare delle enor mi sors ate di vi no, ognuna delle quali po-
t e va cor rispondere a una d iec ina di bi c chieri b e n colmi.
Dopo quella sera, il demone t orn� in cas a dello stu-
d e nte due o tre volte alla settimana: i r apporti fr a i due si
f aceva no sempre pi� amichevoli e cordiali.
Un giorno T chu, dopo le solite l ibazioni, m os tr� al
d e mone una delle su e composizioni letter arie, ch e L uk
gi udic � ess ere assa i m e diocr e.

207

Intanto il vino era salito al cervello dello studente,


che non aveva lo stomaco robusto come quello del suo
ospite, e fin� per addormentarsi tranquillamente. A un
tratto, un vivo dolore alla testa lo fece risvegliare. Vide
allora che Luk, seduto presso al capezzale, gli aveva
spezzato il cranio per met� e tastava il cervello.
�Che male v�ho fatto�, grid�, al colmo dello spaven-
to, �per assassinarmi cos�?�
�Niente paura�, rispose il demone con un sorriso,
�voglio solo cambiare il vostro cervello�.
Dopo qualche tempo infatti egli aveva posto un altro
cervello nel cranio e, rinchiuso questo, ricoperta la ferita
con bende. Strano a dirsi, l�operazione chirurgica era
stata eseguita con tanta abilit�, che non appariva traccia
di sangue.
Quando ebbe finito, Luk mostr� all�operato il suo pri-
mo cervello, dicendo:
�Guardate qui: la vostra poca capacit� proveniva dal
fatto che i pori del cervello erano otturati. Ho avuto oggi
occasione di trovare, tra i dieci milioni di detenuti
nell�inferno, uno che aveva un cervello d�intelligenza
straordinaria. L�ho preso per sostituirlo al vostro: ma
adesso devo affrettarmi a porre questo nella testa vuota
dell�altro�.
Detto questo, scomparve.
Il giorno seguente Tchu trov� che la ferita era del tut-
to chiusa: solo un tenue filo sanguigno gli solcava la
fronte. Messosi allo studio, trov� che la sua memoria e
la sua intelligenza erano aumentate in modo prodigioso.

208

I ntanto il vino era salito al cervello d ello studente,


che non aveva lo stomac o robusto come q uello del suo
ospite, e fin� per addormentarsi t ranquillamente. A un
t ratto, un vivo dolore alla t e sta lo fece risvegliare. V ide
all ora che L uk, seduto p res so al capezzale, gli aveva
spezza to il cranio per met� e tasta va il cer ve ll o.
�Che male v�ho f atto�, g rid�, al colmo dello spave n-
t o, �pe r as sas sinarmi cos �?�
�N i e nte paur a�, r is pose il demone co n un sorr is o,
�voglio solo cambiare il vostro cer ve ll o�.
Dopo qualch e tempo i nfatti egli aveva posto un altro
cer v ello nel cr anio e, r inchius o ques to, ri c o pe r ta la f erita
con bende. Str a no a di rs i, l�operazione chirur gica era
stata eseguita con t a nta abilit�, che non appari v a traccia
di sangue.
Qu a ndo ebb e finit o, Luk mostr� all�oper a to il suo p ri-
mo cer vello, dicendo:
�Guar da te qui: l a vostra p oc a capacit� p roveniva dal
f atto che i pori del cer vello er an o otturati. Ho avuto oggi
occas i on e di t rovar e, tra i dieci m ilioni di detenuti
nell�infer no, uno che avev a un cer v ello d�int e l ligenz a
straor dinaria. L � ho pres o p e r s ostituirlo al vostro: ma
adess o dev o af fr e t tarmi a por re ques to nella t e sta vuota
d e ll�altro�.
Detto q ue sto, sc ompar ve.
I l giorno seguente T chu trov� che la fer ita e ra d e l t ut-
to chiusa: s olo un t e nue filo sa nguigno gli s olcava la
f ronte. Me ss osi allo studio, trov� che la su a m e m oria e
la sua intelligenza erano aumentate i n modo prodigi os o.

208

Alcuni giorni dopo Luk trov� i lavori letterari del suo


protetto di gran lunga migliori del primo, e gli predisse
che avrebbe felicemente superati i prossimi esami; ci�
che infatti avvenne.
Parecchi compagni di Tchu, a cui egli aveva narrato
l�avventura, desiderarono allora di far la conoscenza del
demone; ma nessuno riusc� a conservare il sangue fred-
do in sua presenza. Tutti rinunciarono a fare altri tentati-
vi di porsi in rapporto col terribile essere. Tchu invece,
non solo era legato con lui da cordiale amicizia, ma gli
serbava profonda riconoscenza per i benefici che ne
aveva ricevuti.
Un giorno, che il demone era di buon umore ancor
pi� del solito, gli chiese se avesse il potere di cambiare
le teste, oltre che i cervelli.
�Mia moglie�, aggiunse, �ha il corpo assai ben fatto;
ma non � bella. Sarebbe pretender troppo dalla vostra
abilit� operatoria di porvi riparo con un buon colpo di
coltello?�
Luk promise sorridendo, e si riserb� di eseguire
l�operazione entro pochi giorni. Una sera, eccolo appari-
re con un sacco tra le mani, pronto a mantenere la pro-
messa fatta. Lo studente, guardando nel sacco, vide che
conteneva una testa insanguinata.
�Entriamo nella vostra camera e chiudiamo la porta�,
disse Luk, �affinch� il cane non ci veda�.
Trovarono la signora Tehu a letto, tranquillamente ad-
dormentata. Luk mise la testa nelle mani dell�amico,
lev� dallo stivale un pugnale e con esso recise d�un col-

209
Al c uni g iorni dopo Luk t rov� i lavori l e t te r ari del suo
pr otetto di gr a n lunga m igliori de l pr imo, e g li p redis se
che avrebbe feli c emente superati i pro s simi es ami; ci�
che inf atti avvenne.
P arecc hi compagni di T chu, a cui egli aveva narr ato
l�avventura, des id e r arono allora di f a r la conos cenza de l
d e m one; ma n e ss uno r ius c� a cons er vare il sa ngue f red-
do in sua p res enza. T utti r inunciarono a fare altri tentati-
vi di p ors i i n rapporto col t e r ribile ess er e. T ch u i nve ce,
non s olo era l e g a to con l u i da cor diale amicizia, ma gli
serbava pr ofonda r iconos cenza p e r i b enefici che ne
aveva ri c evuti.
Un giorno, ch e il demone era di buon umore an c or
pi� d e l solito, gli chi e se s e aves se il potere di cambiare
le t e ste, oltre che i cervelli.
�Mia moglie�, aggiunse, �ha il cor po as sa i b e n f atto;
ma non � b e l la. S a r ebb e pr etende r troppo dalla vostra
abi lit� o pe r atoria di por v i riparo con un buon colpo di
colt e l lo?�
L uk promise s or ridendo, e s i r iserb� di es eguire
l�operazione entro pochi gior ni. Un a sera, eccolo appari-
r e con un sacc o t ra le mani, pronto a m a ntenere la p ro-
m e ss a fatta. L o studente, guar dand o nel sacco, vi d e che
conteneva una tes ta i ns anguinata.
�E ntri a mo nella vostra camera e chiudi a mo la p orta�,
di s s e L uk, �af finch� il cane non ci v e d a�.
T rovar on o la signora T eh u a l e tt o, t ranquillamente ad-
d ormentata. Luk mi s e la tes ta nelle mani dell� amico,
l e v� dallo stivale un pugnale e co n ess o r ecis e d�un col-

209

po la testa della dormiente. Il taglio era netto, come se si


fosse trattato d�un popone.
Sostituita la testa che aveva recata con s� al posto
dell�altra, il demone raccomand� caldamente al giovane
di seppellire questa in luogo sicuro e nascosto, dopo di
che se ne and�, lasciando l�amico confuso di stupore e
di gratitudine.
* Al suo svegliarsi, la signora Tchu non accus� che
un lieve formicolio al collo. Ma quale fu il suo stupore,
allorch�, guardandosi nello specchio, non si riconobbe
pi�, tanto era divenuta bella!
Pochi giorni prima la famiglia di un censore imperiale
di nome U era stata colpita da una terribile sventura.
Una figlia diciannovenne, di meravigliosa bellezza, era
stata assassinata mentre ritornava di sera da una visita al
tempio. Tutta la notte, senza interruzione, ne vegliarono
il cadavere. Alla mattina, con loro indicibile sorpresa e
raccapriccio, trovarono che la testa era sparita!
Ogni ricerca della polizia riusc� vana; cosicch�, quan-
do si seppe che la signora Tchu aveva sulle spalle
un�altra testa, si arrest� suo marito come assassino della
fanciulla e ladro della testa.
Invano egli narr� il miracoloso intervento del demo-
ne: il suo racconto parve incredibile. Tchu invoc� per
disperato il soccorso di Luk. Questi promise di aiutarlo:
avrebbe fatto in modo che U apprendesse la verit� dalla
stessa sua figlia.
Infatti la notte seguente la fanciulla morta apparve in
sogno al padre, gli rivel� il nome del suo assassino e gli

210

po la t e sta della dorm iente. Il t aglio era netto, come s e si


f os se tratt a to d� u n p opone.
S os tituita la t e sta che av e va r eca ta con s � al posto
d e l l�altr a, il d e mone raccomand � caldamente al giovane
di seppellire q ue sta i n luogo sicuro e n a scos to, dopo di
che s e ne and�, l a sciand o l�amico confuso di stupore e
di gr atitudine.
* Al suo svegliarsi, la signora T ch u non accus � che
un l iev e f ormicolio al coll o. Ma quale f u il suo s t u por e,
all o r ch�, g ua r dandos i nello specc hi o, non si r iconobb e
pi �, t a nto e ra divenuta b e l la!
Pochi g iorni pr ima la f amiglia di un cens o re i mperiale
di nome U era stata colpita da una terr ibile sventur a.
Una figlia diciannovenne, di m e r aviglios a bellezza, era
stata ass ass in a ta m e n tre r itor na va di sera da u na visita al
t e mpi o. T utta la not te, senz a interr uzione, ne vegliar on o
il cadaver e. Alla m a tt ina, con l oro indicibile s or pres a e
r acc apr icc i o, t rovarono che la tes ta era spar i ta!
Ogni ricer c a della polizia riusc � vana; cosicch�, quan-
do si se ppe che la signora T chu aveva sulle spalle
u n�altra t e sta, si arr e st� suo m a r ito come as sas s i n o della
f anciulla e l adro della testa.
I nvan o egli narr� il m iracolos o i ntervento del demo-
n e: il suo r acconto par v e incredibile. T chu i nvoc � pe r
d is perato il soccors o di Luk. Que sti p romise di aiutarlo:
avr ebb e fatto in m od o che U appr ende ss e la v e r it� dalla
stes sa su a f iglia.
I nfatti la notte seguente l a f anciulla morta appar v e in
sogno al padre, gli r ive l� il nome d e l su o as sas sino e g li

210

dichiar� che Tchu era innocente.


�Se sua moglie porta la mia testa�, aggiunse, �� per-
ch� un dio ha voluto cos�.
La notte stessa la moglie del censore ebbe il medesi-
mo sogno.
Le autorit� ne furono informate, e non pass� molto
tempo che il colpevole fu scoperto e sub� la pena merita-
ta.
Tchu visse ancora molti anni felice, e ricevette di
tempo in tempo le visite del suo salvatore. **

211

d ichiar� ch e T ch u e ra innocente.
�Se sua moglie porta la mia t e sta�, aggiuns e, �� per-
ch� un dio ha voluto cos�.
L a notte ste ss a la moglie d e l censore ebb e il medes i-
mo sogno.
L e autorit� ne fur ono infor mate, e non p a ss � molto
t e m p o che il colp e vole fu scoperto e sub� la pen a m e r ita-
t a.
T ch u v is se ancora m olti anni felice, e ri c evette di
t e m p o in t e m p o l e v is ite d e l suo s alvator e. **

21 1

IL MATRIMONIO FORZATO.

212

IL MA TRIMON I O FOR ZA T O.

212

* Nell�isola Tong-ting, � la pi� vasta di quelle che


sorgono nel bel mezzo del grande lago Tai-hu, in pro-
vincia del Kian-nan � viveva un ricco mercante di nome
Kao-tsan. Sua moglie lo aveva reso padre di una figlia
che, all�epoca della nostra storia, aveva sedici anni.
Tsiu-fang � tale era il suo nome � oltre ad essere bella
assai, aveva il dono d�una rara intelligenza, ch�essa ave-
va coltivato in pi� anni di studio, cosicch� parve ai suoi
genitori che ormai fosse tempo di trovarle marito.
Senonch� il mercante s�era messo in mente che il suo
genero doveva essere un baccelliere, dai modi distinti,
d�ingegno brillante, che emergesse per sapere sopra gli
altri: poco gli importava se fosse povero o ricco.
Si pu� pensare con che zelo le mediatrici dei paesi
circonvicini si dessero intorno per fargli accettare questo
o quel candidato di cui dicevano meraviglie. Ma non fa-
cevano breccia sull�animo di Kao-tsan, il quale era di
difficile contentatura, e rifiutava tutte le proposte, per
quanto fossero vantaggiose.
Nella citt� di Ping-wang, situata sulla riva occidentale
del lago Tai-hu, viveva un giovane studioso di nome
Tsien-uan-sien. Faceva suo diletto specialmente dei libri
canonici e classici, nei quali era assai versato; ma non
trascurava le altre discipline. A questo amore intenso
per la scienza si aggiungevano in lui una loquela facile

213

* Nell�isola T ong-ting, � la p i� v a sta di quelle che


sor gono nel bel mezz o d e l gr and e l a go T ai-hu, in pro-
vi nc ia d e l Kian-na n � v ive va un r icc o m e r ca nte di n ome
Kao-ts an. Sua moglie lo aveva res o p a d re di una figlia
che, al l�epoca della nostra storia, aveva sedici anni.
T s iu-fang � tale era il suo nome � o ltre ad es sere bella
ass ai, aveva il dono d�una r ara intelligenza, ch�ess a av e-
va colti va to in pi� anni di s t ud i o, cosicch � p a r ve ai suoi
g e nit ori che ormai foss e t e m p o di t rovarle m a r ito.
S enonc h� il m e r ca nte s�era m e ss o in m e nte che il suo
genero d ove va ess ere un baccelliere, dai modi di s tinti,
d�ingegno bril lante, che emer ge ss e p e r s apere sopra gli
alt ri: poco gli impor tava se foss e povero o r icco.
Si pu� p e n s are con che ze lo le m ediatrici dei paes i
ci rconvicini s i dess ero i ntorno per f ar gli acc ettare q ue sto
o quel candidato di cui dicevan o meravigl ie. M a non fa-
cevano breccia s ul l�animo di Kao-ts an, il quale era di
di f f icile contentatur a, e r ifiu ta va t utte le proposte, per
q ua nto f os sero vantaggiose.
Nella citt� di P ing-wang, s i tua ta sulla riva occidentale
d e l l a go T ai-hu, viveva un giovane studioso di nome
T s ien-uan-sie n. F a ceva su o dil e tto specialmente dei libri
canonici e clas sici, n e i quali e ra ass ai v e r s ato; ma non
t ras cur a va le altre discipline. A q ue sto amore intens o
p e r l a scienza s i aggiungevano in lui una l oque la facile

213

ed ornata, un tratto signorile, e un�assai bella presenza.


Era rimasto orfano di ambedue i genitori, che non gli
avevano lasciato altro se non un nome onorato; cosicch�
era costretto ad abitare nell�asilo degli studenti poveri,
annesso alla scuola distrettuale che frequentava.
Pi� tardi il suo ricco cugino Yen-tsun, che studiava
alla stessa scuola, gli propose di andare a vivere in casa
sua, ed egli accett�. Questo Yen-tsun presentava un cu-
rioso contrasto con Tsien-uan-sien. Era rozzo e goffo
della persona, tardo d�ingegno e ignorante come un bue.
Presuntuoso all�eccesso, si credeva un modello di bel-
lezza, e un portento d�intelligenza. Da un pezzo si dava
intorno per trovare una sposa che congiungesse in s�
tutti i pregi che s�illudeva di possedere egli stesso; ma
era impresa pressoch� disperata.
Una sera ricevette la visita di un tal Sciao-mei, che
era suo lontano parente e al quale aveva prestato del da-
naro. Era reduce dall�isola Tong-ting, dove si recava
spesso per affari. Gli narr�, tra l�altro, del viavai di me-
diatori e mediatrici che c�era col�, per proporre uno spo-
so alla bellissima figlia del mercante Kao-tsan.
Un lampo di speranza illumin� a un tratto il brutto
viso di Yen-tsun.
�Dimmi un poco�, fece dopo qualche esitazione, �ti
assumeresti l�incarico di parlare di me al signor Kao-
tsan come un partito vantaggioso per sua figlia?�
Sciao-mei si pent� d�avere parlato.
�Ecco�, disse, cercando di nascondere il suo imbaraz-
zo. �Sai quanto io desidero di farti piacere; ma... in que-

214

ed ornata, un tratto signorile, e un�ass ai bella presenza.


E ra r imasto or fano di ambedue i genitori, ch e non gli
avevano lasc i a to alt ro s e non un nome onor a t o; cosicch�
era costretto ad abitare nell�as ilo d e gli studenti poveri,
anness o alla sc uola di s tr e tt ua le che f requentava.
Pi� tardi il su o ricco cugino Y en-tsun, che studiava
alla stes sa s cuola, gli p ropos e di andare a vivere in cas a
sua, e d egli acce tt �. Questo Y en-tsu n pr es entava un cu-
r ios o cont ras to con T sien-uan-sien. E ra rozzo e g of fo
della per s ona, tardo d� ingegn o e i gnorante come un b ue.
P res untuoso all�ecce ss o, s i credeva un modello di bel-
l e zza, e un p ortento d� intelligenza. Da un pezz o s i dava
i ntorno p e r t rovare una sp osa che congi unge ss e in s �
t utti i pr e gi che s�illudeva di poss edere egli ste sso; ma
era i mpres a pr es soch � di s perata.
Una sera ricevette la visita di un ta l Sciao-m e i, che
era suo lontano parente e al quale avev a p res tato del da-
nar o. E ra r educ e dall�isola T ong-ting, dove s i r ec ava
spes so per af fari. Gli n arr�, t ra l�altro, d e l v iava i di me-
d ia t ori e mediatr ic i che c�era col �, per pr oporre uno spo-
so alla belliss ima fi glia de l m ercante Kao-tsan.
Un lampo di spe r anz a illumi n � a un tratto il br utto
vi s o di Y en-tsun.
�Dimmi un poco�, f ece dopo q ua l c he esitazione, �ti
ass umer e sti l�i nc ar ic o di par lare di me al s i gno r K a o-
t s an come un partito v a ntaggioso pe r su a f iglia?�
S ciao-mei s i p e nt� d�avere parlato.
�E cco�, diss e, cer ca ndo di n a scondere il su o imbar a z-
zo. �Sai q ua nto io d e sidero di f arti p ia cer e; ma... i n que-

214

sto caso... proprio... Chiedimi qualunque altra cosa, ma


non di trattare con colui�.
�E perch�?�
�Perch�... perch� ha un carattere cos� bisbetico, cos�
difficile, che non mi sento proprio di aver a che fare con
lui�.
�Di� piuttosto che non vuoi darti una briga per me.
Non fa nulla: mi rivolger� a qualche altro amico pi�
compiacente, e la cosa si combiner� senza di te�.
�Via, via, non andare in collera�, replic� Sciao-mei
che non voleva guastarsi col suo creditore. �Se proprio
ci tieni, vedr�... far� del mio meglio... Ma, come ti dico,
l�impresa � ardua assai. Tra le sue bizzarrie, quel signo-
re ha anche questa: che non vuole assolutamente fidan-
zare sua figlia a distanza; vuol vedere prima l�aspirante
coi suoi occhi�.
�Ed � qui tutta la difficolt�? Andr� da lui, mi lascer�
vedere ed esaminare quanto vuole, rester� in casa sua
tutto il tempo che creder�. Che diamine! Non sono mica
sciancato n� deforme, per aver paura della sua ispezio-
ne!�
�Tutt�altro!�, fece Sciao-mei sempre pi� imbarazzato.
�Per�...�
�Alla corte!�, interruppe il giovane. �Comincia a fare
il mio nome al signor Kao-tsan; parlagli dei miei meriti,
delle mie egregie qualit� fisiche e mentali. Se poi vorr�
proprio vedermi prima di stringere il contratto, sono
pronto a comparirgli davanti. Non occorre dirti che, se
la cosa riesce, sarai contento di me. Non solo il tuo de-

215

sto caso... pr oprio... Chiedimi qualunque alt ra cosa, ma


non di t rattare con colui�.
�E perch�?�
�P e r ch�... per ch � ha un car attere cos� bisbe t ico, cos�
d if ficile, che non mi se nto proprio di ave r a ch e fare con
l u i�.
�Di� piutt o sto che non vuoi darti una b riga p e r me.
Non fa nul la: mi ri volger� a q ua l c he altro amico pi�
compi a cente, e la cos a s i combiner� s enza di te�.
�V ia, via, non andare i n coller a�, repli c � Sciao-mei
che non voleva g ua starsi col su o creditor e. �Se p roprio
ci t ie ni, v e dr �... far� d e l mio m eglio... M a, come ti dico,
l�impr e sa � ar dua ass ai. T ra le sue bizzarr ie, quel signo-
r e ha an c he ques t a: che non vuole ass olut a m e nte fi da n-
zare sua figlia a di s tanza; vuol vedere p rima l� a spirante
coi suoi occhi�.
�Ed � qui t utta la d if ficolt�? Andr� da l u i, mi las cer�
vedere ed esaminare quanto vuole, rester� in cas a su a
t utto il tempo che creder�. Che di a m ine! Non son o mica
scianca to n� def orme, p e r aver paura della su a ispez io-
ne!�
�T utt� a l tro!�, fece S c iao-me i se m pre pi� imbarazzato.
�Per�...�
�Alla cor te!�, inter ruppe i l giovane. �Co m inc ia a f are
il mio nome al s i gno r Kao-ts an; p a r lagli d e i miei m eriti,
delle mie egr e gie qualit� f isic he e m e ntali. Se poi v orr�
p roprio vedermi p rima di stringere il cont ratto, son o
p ronto a comparir gli davanti. Non occorre di rti che, s e
la cos a r iesce, s ar a i contento di me. Non s olo il t uo de-

215

bito sar� cancellato, ma ti dar� una buona gratificazio-


ne�.
Questa promessa valse a vincere la riluttanza del mer-
cante, che dichiar� di prendere la cosa sopra di s�, e si
licenzi�.
Rimasto solo, Yen-tsun si diede ad escogitare i mezzi
che potevano assicurare la buona riuscita dell�impresa.
Di Sciao-mei si fidava e non si fidava. Quel suo farsi
pregare, le difficolt� che aveva accampato glielo rende-
vano un po� sospetto. Pens� di mettergli accanto un suo
servo intelligente e fidato, di nome Siao-yi, che spiasse
quanto avrebbe detto e fatto, e ne riferisse poi a lui. Da-
tegli le opportune istruzioni, il giorno dopo glielo con-
dusse, dicendogli che lo metteva a sua disposizione du-
rante il viaggio e il soggiorno nell�isola.
I due s�imbarcarono, e dopo alcune ore approdarono
presso il grandioso giardino che circondava il palazzo
Kao-tsan. Chiesta udienza al signore, Sciao-mei gli
espose il motivo della sua visita; si diffuse in encomi del
suo parente, magnificandone la vasta coltura, la distin-
zione dei modi, l�avvenenza della persona.
Il mercante lo lasci� dire; poi ripet� la dichiarazione
che aveva gi� fatto pi� volte nella stessa circostanza.
�Sar� tutto vero; ma ho giurato di non dare in isposa
mia figlia senza prima vedere e conoscere l�uomo che
sar� suo marito�.
Qui cominciavano i guai. Che cosa rispondere?... Se
il padre vedeva comparirsi davanti quel babbeo tanto
fatto di Yen-tsun, addio nozze, e per conseguenza, addio

216

bito sar� cancellato, ma ti d ar� una buona gratif icaz io-


n e�.
Questa p romes sa vals e a vincere la ril uttanz a d e l m e r-
cante, che dichiar� di p rendere la cosa sopra di s�, e si
l ice nzi�.
Rimasto s ol o, Y en-t s un s i diede ad escogitare i mezzi
che potevano as sicurare la buona ri us cita dell� impresa.
Di Sciao-m e i s i fi da va e non si f idava. Quel su o far s i
p regare, le dif ficolt� che avev a acca m pa to glielo r ende-
v a no un po� sos pett o. Pens� di metter gli accanto un su o
servo i nte l lige nte e f idato, di nome Siao-yi, che spia ss e
q ua nto avrebbe detto e f atto, e ne ri feriss e poi a l ui. Da-
t e gli le o pportune i s tr uz ioni, il giorno dopo gl ie lo con-
d us se, dicendogli che l o m e t tev a a su a dispos izione du-
r ante i l viaggio e il soggiorno nell�i s ola.
I due s�i mba r carono, e dopo al c une o re appr odarono
p res so il grandioso giardino che circondava il palazz o
Kao-ts an. Chies ta udienza a l s i g nor e, S ciao-mei gli
espos e il m otivo della sua v is it a; s i dif fuse in enco mi del
suo par ente, magnif ica ndone l a vas ta coltur a, la distin-
zione dei m o di, l�avvenenz a della persona.
I l m e r ca nte lo l a sci� d ire; poi ri pe t� la di c hi a r az i on e
che aveva gi� fatto pi� volte nella stes sa cir cos tanza.
�Sar� tutto vero; ma ho giur a to di non dare in ispos a
mia fi glia senz a p rima v edere e conoscere l�uomo che
sar� su o m a r ito�.
Qui com inciava no i g ua i. Che cos a rispondere?... Se
il p a d re vedev a compar irs i d a vanti q ue l b a b be o t a nto
f atto di Y en-tsun, addio nozze, e per cons eguenza, addio

216

condono del debito e gratificazione! E poi, c�era l� in


terzo Siao-yi, che avrebbe spiattellato tutto al padrone!
�Ecco�, disse finalmente. �L�ottimo giovane � dedito
agli studi con tanta passione, � talmente alieno dai di-
vertimenti e dagli svaghi, che credo mi riuscirebbe im-
possibile staccarlo da� suoi libri. E poi, supponiamo � il
caso � poco probabile, lo so; ma bisogna pure tenerne
conto � supponiamo, dico, che egli, per una ragione o
per l�altra, non andasse a genio a vossignoria � io mi ad-
dosserei una grande responsabilit� di fronte a lui e alla
sua famiglia�.
�Ebbene�, disse Kao-tsan, dopo aver pensato un mo-
mento, �sono vecchio, ma non cocciuto come sono
spesso gli uomini della mia et�. Il giovane ha tutti i pre-
gi che io desidero in un genero; giacch� le cose stanno
come dite, andr� io da lui, o per dir meglio verr� a casa
vostra, e voi farete in modo che io ve lo possa incontra-
re�.
� Questo sarebbe cascare dalla padella nella brage! �
disse tra s� il mediatore. � Non ci mancherebbe altro! �
E ad alta voce prosegu�: �No, no: vossignoria ha espres-
so un desiderio, e questo deve essere soddisfatto. Vedr�
di persuadere il giovane, e ve lo condurr� qui tra qual-
che giorno�.
�Cos� va bene!�, disse Kao-tsan. �E mettendogli in
mano una piccola verga d�argento, lo lasci� andare in-
sieme a Siao-yi.
Yen-tsun stava sulla riva aspettandone ansiosamente
il ritorno.

217

condono de l debito e gr atificazione! E poi, c�era l� i n


t e r z o S iao-yi, che avrebbe s pi a tt e ll a to t utto al padrone!
�E cco�, diss e f inalmente. �L �ottimo giovane � dedito
agli studi con tanta pas sione, � talmente alien o d a i di-
ver timenti e dagli svaghi, che credo mi ri us cir e bbe im-
p os sibile staccarlo da� suo i l ibri. E p oi, su pponi a mo � il
cas o � p oc o p robabile, lo so; ma bi s ogna pure tenerne
conto � supponiamo, dico, che eg li, pe r una ragione o
p e r l�altr a, non andass e a genio a vos signoria � io mi ad-
doss er e i una g rande responsa bi lit� di f ronte a l u i e alla
sua famigl ia�.
�E bbene�, diss e Kao-tsa n, dopo aver pens ato un mo-
m e nt o, �son o vecchio, ma non cocciuto come son o
spes so gli uomini della mia et�. Il giovane ha tutti i p re-
gi che io des idero in un gener o; giacch � le cose sta nno
come di te, andr� io da l ui, o pe r dir m e glio v err� a cas a
v os tr a, e voi f arete in modo che i o ve l o pos sa i nc on tra-
r e�.
� Questo s ar ebb e casc are dalla p a della nella br a g e! �
di s s e tra s � i l m e diator e. � Non ci m a ncher e bbe altro! �
E ad alta voc e p ros egu�: �N o, no: voss i gnoria ha es pr e s-
so un des i de r io, e q ue sto deve es sere so ddi s fatt o. V edr�
di p e r s uadere il g iovane, e ve lo condur r� qui tra qual-
che giorno�.
�Cos � va bene!�, d is se Kao-tsa n. �E mettendogli in
m a no una p icc ola ver ga d�ar gento, lo lasc i� andare in-
sieme a Siao-yi.
Y en-ts un stava sulla riva aspettandone ansiosa m e nte
il r itorno.

217

Camminava su e gi� a passi concitati.


�E cos�? Com�� andata?�
Il messo rifer� il colloquio avuto col mercante, e poi
torn� a casa sua, dopo aver detto al giovane che si tene-
va a sua disposizione.
Quando se ne fu andato, Yen tsun s�affrett� a chiedere
a Siao-yi se il mediatore aveva detto in tutto e per tutto
la verit�. Poi si mise allo specchio e... dovette convenire
che egli non poteva reggere alla prova!
Stava almanaccando tra s� in che modo avrebbe potu-
to trarsi d�impaccio, senza rinunciare al suo progetto,
quando gli balen� al pensiero un�idea luminosa.
Corse subito a casa del suo mediatore e gli grid�:
�Ho trovato! d� la cosa per fatta!�
�Sentiamo un poco!�
�Voi conoscete mio cugino Tsien-uan-sien che abita
con me. Si presenta assai bene, ha la parola facile, e so-
prattutto possiede una larga coltura. Ve lo conducete con
voi a Tong-ting, lo presentate sotto il mio nome al si-
gnor Kao-tsan; il signor Kao-tsan ne rimane entusiasma-
to. Si scambiano i pegni e i doni nuziali, e si compiono
tutte le altre pratiche preliminari. Quanto tutto questo
sia fatto, il signor mercante dovr� pur rassegnarsi a te-
nermi come genero�.
�Ma accetter� tuo cugino?�
�Quanto a questo, non ho il menomo dubbio: lascia
fare a me�.
E senza stare a udir altro, Yen-tsun ritorn� a casa per
abboccarsi con suo cugino.
218

Camminava s u e gi� a p a ss i concitati.


�E cos �? Com�� andata?�
I l mes so rif er� il colloquio avuto col m e r cante, e poi
t orn� a cas a sua, dopo aver detto al g iova ne che s i t e ne-
va a su a di s posizione.
Qu a ndo se ne f u anda t o, Y e n t s un s�af frett� a chiedere
a S iao-yi s e il m e d ia t ore avev a detto in t utto e p e r tutto
la v e r it�. Poi s i m is e allo specc hio e... dovette convenire
che egli non p ote va reggere alla pr ova!
S tav a alm a naccando tra s � in che m od o avr ebb e potu-
to tr a r s i d�impaccio, senza r inunciare al su o progetto,
q ua ndo gli b a l e n� al pensiero un�i de a l uminos a.
Corse s ubito a cas a d e l suo mediatore e gli g rid�:
�H o t rovato! d� la cos a p e r f atta!�
�S e nti a mo un p oco!�
�V oi conosc ete m io cugino T sien-uan-sie n che abita
con m e. Si p res enta ass ai bene, ha la p a r ola facile, e s o-
pr attutto poss iede una lar ga col tura. V e lo conducete co n
voi a T ong-ting, lo pr es entate s otto i l mio nome al s i-
gnor Kao-tsan; il s i gno r Kao-tsa n ne r iman e entusias ma-
t o. Si s cambiano i pegni e i doni nuziali, e s i compiono
t utte l e alt re prati c he prelimi na r i. Quanto tutto q ue sto
sia fatto, il signor m ercante d ovr� pur r as se gnar s i a te-
n e r mi come genero�.
�Ma accetter� t u o cugi no?�
�Q uanto a ques to, non ho i l menomo dubbio: lasc ia
f are a me�.
E s enza stare a u dir altro, Y en-ts un r itorn� a cas a per
abboccarsi con su o cugino.

218

�Tu mi proponi di rendermi complice di una frode�,


disse questi, quando ebbe udito di che si trattava. �So
quanto ti debbo, e son pronto a servirti per quello che
sta in me; ma non in questa faccenda�.
L�altro insistette. Disse che, alla peggio, chi rimarreb-
be compromesso sarebbe Sciao-mei, o egli medesimo,
ma non lui, Tsien-uan-tien. Gli fece lontanamente inten-
dere che il suo avvenire era nelle proprie mani, che non
gli conveniva guastarsi con chi l�ospitava e gli forniva i
mezzi di completare gli studi. Tanto disse, insomma, che
alla fine il povero giovane dovette cedere, e si dichiar�
pronto a tentare l�impresa.
Il giorno seguente, vestito degli abiti migliori che
contenesse la guardaroba di Yen-tsun, e ben fornito di
quattrini, il cugino s�imbarc� alla volta dell�isola insie-
me a Sciao-mei e ai servi sopra un magnifico battello,
sul quale Yen-tsun aveva fatto trasportare ricchi tappeti,
mobili eleganti e preziose suppellettili.
Il ricco mercante accolse il falso pretendente a brac-
cia aperte. Lo trov� simpatico fin dal primo momento:
quando poi si fu trattenuto alquanto in conversazione
con lui, dovette convenire che il panegirico che il me-
diatore ne aveva intessuto non era punto esagerato.
�Una vera perla di genero!�, andava ripetendo tra s�.
La sua gioia fu al colmo, allorch�, sopraggiunto il
dotto istitutore della sua figliuola, tra questi e il giovane
s�impegn� una discussione d�argomento scientifico, in
cui Tsien-uan-sien seppe tener testa in modo brillante
alle obiezioni sollevate dal suo contradditore.

219

�T u mi proponi di r endermi compl ic e di una fr ode�,


di s s e ques ti, quando ebbe u dito di che s i t rattava. �So
q ua nto ti d e bbo, e son p ronto a s er virti p e r quello che
sta in me; ma non in ques ta f acce n da�.
L �altro i ns istette. Dis se che, alla p e ggio, chi r imarr e b-
be compromess o sarebbe S ciao-mei, o egli m e desimo,
ma non l u i, T sien-uan-t ie n. Gli f ece lontanamente i nte n-
dere che il suo avvenire era nelle propr ie mani, che non
gli conveniva guastars i con chi l�ospitava e gli f orniva i
m e zzi di completare gli studi. T a nto di s se, i ns omm a, che
alla fine il povero giovane dovette cedere, e si dichiar�
p ronto a tentare l� impresa.
I l giorno seguente, v e stito d e gli abiti m igliori che
conteness e la guardaroba di Y en-ts un, e ben for nito di
quattr ini, i l cugino s� imbarc� alla volta dell� is ola insie-
me a S c iao-me i e ai servi sopra un magnif ic o battello,
sul quale Y en-tsu n av e va f atto t rasportare ri cc hi t a ppeti,
m obili elega nti e p rezios e suppellettili.
I l ricco mer c ante accols e il f als o pr etende nte a br a c-
cia aperte. L o t rov� simpatico f in d a l primo momento:
q ua ndo poi si f u t rattenuto alqu a nto in conver s azione
con lui, dovette convenire che il panegir ic o che il me-
d ia t ore ne av e va i nte ss uto non era punto esagerato.
�U na vera perla di g e ner o!�, andava r ipetendo tra s�.
L a su a gioia fu al colm o, al lorch�, sopraggiunto il
dotto istitutore della sua f igliuola, t ra q ue sti e i l g iova ne
s�i mpe gn� una di s cus sione d� ar gome nto sc i e nt ifico, in
cui T sien-uan-sien sepp e tener tes ta i n m od o bril la nte
alle o biez ioni sollevate da l su o contr additore.

219

Fu servito un lauto banchetto, dopo il quale il mer-


cante tir� da parte il mediatore e gli disse:
�Non avrei potuto davvero trovar di meglio: il giova-
ne mi va sotto ogni rapporto. Fin d�ora impegno la mia
parola: quando le nozze saranno compiute, non avrete a
lagnarvi di me�.
Verso sera, i viaggiatori ripartirono. Quando giunsero
alla casa di Yen-tsun, era notte fatta, ma questo era leva-
to, e li aspettava con trepidazione. Udita la loro relazio-
ne, si rallegr� con loro che tutto fosse andato bene, col-
m� di ringraziamenti e di promesse cugino e mediatore,
e fiss� le nozze per il terzo giorno della dodicesima
luna. Il giorno seguente invi� all�isola dei ricchissimi
doni per la fidanzata, che il mercante trov� in tutto di
sua soddisfazione. **
Ora bisogna sapere che nella provincia di Kiang-nan i
riti nuziali non si celebrano come furono istituiti da tem-
po immemorabile e come si sono fino ad oggi conserva-
ti in tutte le altre parti dell�impero. Invece d�andar in-
contro alla sposa; lo sposo col� aspetta che i suoi nuovi
genitori gliela conducano a casa. Tale cerimonia si chia-
ma �condurre la sposa�: questa � consegnata al futuro
marito proprio sulla soglia dell�abitazione di lui.
Kao-tsan, che in ogni cosa aveva le sue idee partico-
lari, prese in quella circostanza una decisione inaspetta-
ta. Desideroso di mostrare agli abitanti di Tong-ting che
perla di genero avesse potuto scoprire, dichiar� che bi-
sognava rispettare gli antichi riti, che lo sposo sarebbe
venuto lui a prendere la sposa, e che il festino nuziale

220

Fu se r vito un lauto b a nchetto, dopo il quale il mer-


cante tir � da p a r te il mediatore e gli di s se:
�N on avr e i p otuto davvero tr ova r di m eglio: il giova-
ne mi va sotto ogni r apporto. Fin d� ora impegno la mia
par ola: quando l e nozze saranno compi ute, non avr e te a
l a gnar v i di me�.
V ers o sera, i viaggiatori ripar tirono. Qu a ndo giunsero
alla cas a di Y en-tsun, era notte f atta, ma ques to era l e va-
t o, e li as pett a va co n tr e pi daz i one. Udita la loro r elazio-
n e, si rallegr� con l oro che t utto foss e andato bene, co l-
m� di r ingraziamenti e di prom e ss e cugino e m e diator e,
e fiss � le nozze p e r il terzo g iorno della dodices ima
l una. I l giorno seguente i nvi� all�isola de i ricchiss imi
doni p e r la fidanzata, ch e il mercante trov� in t u tto di
sua so ddi s fazione. **
O ra b is ogna s apere che nella pr ovinc ia di Ki ang-nan i
r iti n uz i a li non si celebrano come f urono istituiti da tem-
po i mmemorabile e come s i sono fino ad oggi conserva-
ti i n tutte le altre parti d e ll�impero. I nvec e d� anda r in-
cont ro alla s posa; lo sp oso col� aspetta che i suo i nuovi
g e nit ori gliela conducan o a casa. T ale cer imonia s i chia-
ma �condurre la sposa�: ques ta � conse gnata al fut uro
m a r ito propr io s ulla soglia dell� a bi ta zione di l u i.
Kao-ts an, che in ogni cos a avev a le sue idee p a r tico-
l a r i, pres e in quella cir cos tanza una decis ione inas petta-
t a. Desideros o di m os tr are agli abitanti di T ong-ting che
p e r la di genero avess e potuto sc o prir e, dichiar� che bi-
sognava r ispe t tare gli antichi ri ti, ch e lo spos o sarebbe
v e nuto lui a prendere la spos a, e che il festino n uz i a le

220

sarebbe celebrato nell�isola. Fece dei grandiosi prepara-


tivi, invit� tutti i vicini, e mand� istruzioni a Sciao-mei
perch� si regolasse e parlasse allo sposo nel senso che
egli aveva disposto.
Si pu� immaginare lo sgomento del mediatore al rice-
vere questa ambasciata. Corse subito a informare Yen-
tsun, e rimase assai sorpreso, allorch� questi, dopo esser
stato a sentirlo, disse colla massima tranquillit�:
�Se non � che questo!... Andremo a cercare la sposa,
e mio suocero sar� contento�.
�Come, contento? Egli e i suoi sono entusiasti
dell�aspirante che ho loro presentato, e lo hanno osser-
vato e studiato cos� minutamente, che potrebbero farne
il ritratto a memoria. Credi ora tu che non si darebbero
per intesi quando si trovassero davanti un altro muso?
Credi che accetterebbero questo scambio di persona?
che non se la prenderebbero con me? che io non mi tro-
verei in un bell�impiccio di fronte a loro?�
�Ti ho gi� detto fin dal principio, che se � destino che
io abbia a sposare la figlia di Kao-tsan, il matrimonio
avverr�, a dispetto di tutti gli ostacoli che sembrano
frapporsi. Se fossi venuto in persona con voi a fare le
prime visite, non ci troveremmo ora a questi termini. La
colpa � mia: mi hai detto che l�uomo era difficile e bi-
sbetico, e che bisognava presentargli mio cugino invece
di me. Bisbetico davvero! Un bonaccione che accetta
l�affare alle prime parole che gli son dette! Dirai che la
causa � stata l�intervento di mio cugino, e io ti dico che
� stata la predestinazione. E credi che Kao-tsan avrebbe

221

sarebbe celebr a to nell�i s ola. F ec e de i grandiosi p repara-


t ivi, invit� tutti i v icini, e m a nd� i s tr uz i on i a S ciao-mei
per ch � si regol a ss e e parlass e allo spos o nel se nso che
egli av e va dispos to.
Si pu� i mmaginare lo sgomento de l mediatore al ri c e-
vere q ue sta ambas ciata. Cors e subito a inf ormare Y en-
t s un, e rim a se ass ai sor pres o, allorch� questi, dopo ess er
stato a se nti rlo, diss e colla mas sima tranquilli t�:
�Se non � che ques t o!... Andremo a cercare la spos a,
e mio suocero sar� contento�.
�Come, cont e nto? Egli e i suo i son o entus i a sti
d e l l�as pi rante che ho loro presen t a t o, e lo hanno o s se r-
v a to e studiato cos � m inutamente, che pot rebbero far n e
il rit ratto a memor ia. Credi o ra tu ch e non si d a r ebbero
p e r intesi q ua ndo s i trovass ero davanti un altro muso?
Cr e di che acce t terebbero ques to scambio di persona?
che non s e la pr enderebbero con me? che io non m i t ro-
ver e i i n un bell�i mpicc io di f ronte a lor o?�
�T i ho gi� detto fin dal pr incipio, che s e � des ti n o che
io abbia a spos are la f iglia di Kao-tsan, i l matrimonio
avver r�, a d is petto di t utti gli ostac oli che sembrano
f rapporsi. Se foss i v e nuto in p e r s ona con voi a fa re le
pr ime visite, non ci t roveremmo o ra a q ue sti termini. L a
colpa � mi a: mi h a i detto che l�uomo era di f f icile e bi-
sbetico, e ch e bisogna va presentar gli mio cugin o invece
di m e. Bisbe t ic o d a v vero! Un bonaccione che accetta
l�af fare alle prime p a r ole ch e gli son dette! D irai che la
caus a � stata l�i ntervento di mio cugino, e io ti dico che
� s t a ta la pr edes tinazione. E cr ed i che Kao-t s an avr ebb e

221

il coraggio di mettermi alla porta dopo aver preso solen-


ne impegno? Sua figlia si pu� gi� considerare come mia
moglie. S�, andr� a prenderla io stesso, e vedrai se la
cosa non riuscir�.
�Non facciamo nulla!�, replic� Sciao-mei crollando il
capo. �La ragazza � al sicuro in casa de� suoi genitori.
Se il padre le impedisce di salire sul palanchino, cosa
puoi fare?�
�Prender� con me un drappello di uomini risoluti. Se
Kao-tsun si rifiuta di consegnarmi sua figlia, io far� ir-
ruzione in casa sua e la prender� colla forza. Se mi far�
citare davanti al tribunale, io dimostrer� il mio buon di-
ritto producendo il consenso firmato da lui. Chi di noi
due avr� mancato a� suoi impegni? Chi di noi due corre-
r� pericolo d�una condanna?�
�� pi� difficile di quanto pensi l�attaccare qualcuno
sul suo proprio terreno. I tuoi uomini risoluti potrebbero
trovarne altri non meno risoluti nei servi di Kao-tsan, e
avere la peggio. Quanto alla vertenza giudiziaria, anche
qui la penso all�opposto di te. Baster� che il padre dica:
il giovane che mi fu presentato e al quale io accordai la
mano di mia figlia, era uno, e quello che � venuto a ra-
pirla � un altro, perch� il giudice sottoponga a interroga-
torio il mediatore, dandogli anche, se accorre, qualche
tratto di corda per farlo cantare. Io dovrei spiattellare
tutto, e tu saresti fritto. Credi a me: � un giuoco perico-
loso!�
Segu� un lungo silenzio. Alla fine Yen-tsun prese a
dire:

222

il coraggio di m e t termi alla porta dopo aver pr e so solen-


ne i mpegno? S u a f iglia s i pu� gi� considerare come mia
m og l ie. S �, andr� a prenderla io stes so, e vedrai s e la
cosa non r iuscir�.
�N on f acc i a mo n ulla!�, replic� Sciao-m e i cr ollando il
capo. �La r agazza � al sicuro in cas a de� suo i genit ori.
Se il p a d re le impedisc e di salire su l p a l a nchino, cosa
puoi f are?�
�P render� con me un drappello di uomi n i ri s oluti. Se
Kao-ts un s i rif iuta di cons egnarmi su a figl ia, io f ar� ir-
r uzione in cas a sua e l a prender� colla f orza. Se mi f ar�
ci tare d a vanti al t ribunale, io dimostrer� il m io buon di-
r itto p roducendo il conse nso f irmato da lui. Ch i di noi
due avr� m anc ato a� suo i i mpe gni? Chi di noi due cor re-
r � p e r icolo d�una condanna?�
�� pi� dif ficile di q ua nto p e nsi l� a tt a ccare qualcuno
sul suo p roprio terr eno. I tuoi u omini r is oluti pot rebbero
t rovarne alt ri non meno r isoluti n e i s er v i di Kao-tsan, e
avere la p e ggio. Quanto alla ver tenz a giudiziar ia, anch e
qui la p e nso all�oppos to di t e. Bas ter� ch e il p a d re dica:
il giovane che mi f u pr es entato e al q ua le i o accordai l a
m a no di m ia f iglia, era uno, e quello che � venuto a r a-
pi rla � un altro, per ch � il gi udic e sottoponga a interr og a-
t orio il m e diator e, dandogli anche, se accor re, qualche
t ratto di corda per f arlo cantare. Io d ovrei s piattellar e
t utto, e t u s ar e sti fr itto. Credi a me: � un giuoco perico-
l os o!�
Segu� un l ung o silenzio. Alla f ine Y en-ts un pres e a
d ire:

222

�Quand�� cos�, bisogna rinunciarvi. Ma allora biso-


gna che tu ti disturbi ad andare laggi� e significare al si-
gnor Kao-tsun che come io ho soddisfatto il suo deside-
rio di presentarmi a lui prima del fidanzamento, io chie-
do alla mia volta che egli si compiaccia di rispettare le
nostre costumanze, e conduca qui lui sua figlia�.
�Il male � che non vorr� saperne. Egli ha decantato in
tutti i toni, a parenti ed amici, i pregi incomparabili del
suo genero, e tutti muoiono d�impazienza di vederlo.
Vedrai che terr� duro. Se si vuole la signorina, bisogna
assolutamente andarla a prendere�.
�E allora, come si fa? Che espedienti suggerisci tu?�
�Uno solo, e il migliore possibile: mandare un�altra
volta Tsien-uan-sien. Abbiamo cominciato a ingannare
il mercante, e conviene ingannarlo fino alla fine. L�otti-
mo cugino deve sostenere ancora la sua parte di sposo, e
condurci la fidanzata. Una volta che essa abbia varcato
la soglia di casa tua, e sia cos� divenuta tua legittima
moglie, puoi farti forte di quel diritto di domicilio che
ora � dalla parte di Kao-tsan. Prenderai le tue misure
contro un eventuale tentativo di ratto, e tutte le proteste
cadranno di fronte al fatto compiuto e al matrimonio
consumato�.
�Certo sarebbe questa la via pi� sicura. Sta a vedere
se mio cugino sar� all�altezza della situazione anche
questa volta: si tratta di rappresentarmi in pubblico, non
pi� in una visita privata. E potrebbe anche darsi che non
si lasciasse indurre cos� facilmente a entrar di nuovo in
campagna�.

223

�Quand�� cos �, bisogn a ri nunc i a r vi. Ma allora bis o-


gna ch e tu t i di s tur b i ad andare laggi� e s i gn i ficare al s i-
gnor Kao-tsu n che come io ho soddisfatto il su o d e side-
r io di presentarmi a lui prima de l fi da nzamento, io chie-
do alla mia volta che egli si compiaccia di ri s pettare le
nostre costumanze, e conduca qui lui sua f iglia�.
�Il male � ch e non v orr� sa per ne. E gli ha decantato in
t utti i toni, a parenti ed ami c i, i pr eg i i nc o mparabili del
suo genero, e tutti m uo i on o d� impazienz a di v e d e r lo.
V edrai che terr� duro. Se si vuole la signor ina, bisogn a
ass olut a m e nte andarla a pr ende r e�.
�E allor a, come s i f a? Ch e espedie nti suggeri s ci tu?�
�U no solo, e il migli ore p os sibile: mandare un�alt ra
volta T s ien-uan-sie n. Abbi a mo comi nc i a to a ingannare
il mercante, e conviene i ng annarlo fino alla f ine. L �otti-
mo cugino d e ve s ostenere ancora la sua parte di sposo, e
condur c i la f idanzata. Una volta che es sa abbia varcato
la soglia di cas a tua, e s ia cos� divenuta tua legittima
m og l ie, puoi farti for te di quel dir itto di domicilio che
o ra � dalla parte di Kao-ts an. P renderai le tue m is ure
cont ro un eventua le t e ntati v o di r atto, e tutte le prot e ste
cadr a nno di f ronte a l f a tto compiuto e al m atrimonio
consumato�.
�C erto sarebbe ques ta la via pi� sicura. Sta a vedere
se mio cugino sar� al l�altezza della situazione anche
q ue sta vol ta: s i tratta di r apprese nt a r mi in pubblico, non
pi� in una v is ita pr ivata. E potr e bbe anche dars i che non
si lasc i a ss e i n dur re cos � f acilmente a en trar di nuovo in
campagna�.

223
�Al punto in cui sono le cose�, conchiuse il mediato-
re, �io non vedo assolutamente altro modo di uscirne a
bene�.
* Come Yen-tsun aveva preveduto, ci volle del bello e
del buono per indurre il cugino alla nuova spedizione.
Quando finalmente ebbe accettato, Yen-tsun e Sciao-
mei si occuparono dei particolari. Misero sul battello
l�abito destinato allo sposo, i doni e le regalie da distri-
buirsi ai parenti e ai domestici, le livree per il personale
di servizio che avrebbe assistito alla cerimonia, il palan-
chino fiorito che doveva accogliere lo sposo, le torce e
le lanterne dorate, e cos� via.
All�alba del terzo giorno del dodicesimo mese il bat-
tello, seguito da un altro di scorta, prese il largo alla vol-
ta di Tong-ting. Poche ore dopo il magnifico corteo
s�avviava, tra due ali di curiosi e preceduto da un drap-
pello di flautisti e tamburini, verso il palazzo Kao-tsan.
I genitori di Tsiu-fang, con un lungo codazzo di pa-
renti ed amici, mossero incontro allo sposo. Questi fu
invitato a scendere dal palanchino, e gli furono recitati
dei versi di circostanza. Poi tutti entrarono in casa, dove
fu servito il t� e si tenne circolo fino all�ora del pranzo.
Tsien-uan-sien dovette fare un grande sforzo per so-
stenere la sua parte: respir� finalmente quando giunse il
momento fissato per il ritorno. Ed ecco giungere dalla
riva alcuni battellieri gridando:
�Impossibile levar l�ancora! Una furiosa bufera im-
perversa sul lago!�
Era vero: la musica chiassosa che rallegrava il ban-

224

�A l punto in cui sono le cose�, conchius e il mediato-


r e, �io non vedo ass olut a m e nte altro modo di uscirne a
bene�.
* Come Y en-tsun avev a pr eve dut o, ci v olle d e l bello e
d e l buono p e r i ndurre il cugino alla nuova spedizione.
Qu a ndo finalm e nte ebbe acce tt a t o, Y en-tsu n e S cia o-
m e i s i occuparono d e i parti c ol a r i. Misero sul battello
l�abito des ti na to allo sposo, i doni e le r egalie da distri-
bui rs i ai p a r enti e ai d omes tici, le l ivree p e r il personale
di se r vizio che avr ebbe as sistito alla cerimonia, i l palan-
chino f iorito che doveva accogliere lo spo so, le tor c e e
le l anterne d orate, e cos� via.
Al l�alba de l terzo giorno d e l dodi c esimo mes e il b a t-
t e ll o, seguito da un altro di scort a, pres e il l ar go alla vol-
ta di T ong-ting. Poche ore dopo il m a g nifico cort e o
s�avviava, tra due ali di cur ios i e pr ece duto da un dr a p-
pello di f lautisti e tamburini, ver s o il palazzo Kao-tsan.
I g e nit ori di T siu-f a ng, con un lungo codazzo di pa-
r enti ed amici, moss ero incontro allo sposo. Ques ti fu
i nvitato a scendere d a l palanch i no, e gli f urono r ecitati
d e i ver s i di cir cos tanza. Poi tutti entr arono in casa, dove
f u se r vito il t� e s i t e nne cir co lo f ino all� ora de l pranzo.
T s ien-uan-sie n dovette f are un grande sfor z o per so-
stenere la su a par te: r es pi r� finalm e nte quando giunse i l
m ome nto f iss ato per il r itorno. E d ecc o g iungere dalla
r iva alcun i battellieri gr idando:
�Imposs ibile l eva r l�ancora! Una fur ios a b ufera i m-
p e r vers a sul lago!�
E ra v e r o: la music a chias sos a che rallegr av a il b a n-

224

chetto aveva impedito di udire il muggito della tempe-


sta. Questa, dopo aver infuriato tutta la notte, parve cal-
marsi allo spuntare dell�alba; ma riprese dopo qualche
ora con maggior violenza. Pi� tardi, cominci� a nevica-
re.
Si pu� immaginare come rimanesse il falso sposo,
pensando alle complicazioni che avrebbe potuto far sor-
gere questo malaugurato contrattempo. Il suo sgomento
si mut� in terrore, allorquando il signor Kao-tsan usc�
con una proposta.
�Giacch� non potete partire, perch� non celebrerem-
mo qui senz�altro le cerimonie definitive delle nozze?
Voi rimarrete qui fin che il tempo non si sia rimesso al
bello, e allora vi condurrete a casa vostra moglie�.
E senza aspettar risposta, corse a impartire gli ordini.
Qualche ora dopo la sposa, splendidamente vestita e
ricoperta da un velo, era condotta nella sala d�onore, e
lo sposo le si poneva al fianco. Si legarono insieme le
candele fiorite, si recitarono le formule di rito. Tsien-
uan-sien e Tsiu-fang erano marito e moglie... **
Quando, prima di notte, le mense furono levate, i co-
niugi Kao-tsan condussero il nuovo genero sulla soglia
della camera nuziale. La dama d�onore che aveva gi�
tolto il velo e gli ornamenti dal capo della sposa, invit�
ripetutamente Tsien-uan-sien a entrare nell�alcova, che,
secondo i riti, il marito doveva essere il primo ad occu-
pare. Lo sposo non si muoveva n� diceva parola, con
qualche sorpresa della dama, la quale alla fine si decise
a mettere a letto la sposa, e si ritir� discretamente. Ma

225

chetto aveva impedito di u dire i l muggito della tempe-


sta. Questa, dopo av e r i nfuri a to tutta la notte, par v e cal-
m ars i allo spuntare dell� alba; ma r ipr e se dopo q ua l c he
o ra con m a ggi o r violenza. Pi� tardi, comi nc i� a n e vi c a-
r e.
Si pu� i mmaginare come ri mane ss e i l f als o sposo,
pensand o alle com plica zioni che avr ebb e potuto f ar sor-
gere q ue sto malaugurato contr attempo. I l su o sgomento
si mut� in t e r ror e, allor quand o i l s i gno r Kao-tsa n u s c�
con una proposta.
�Giacch� non potete partir e, per ch � non celebrer e m-
mo qui senz�alt ro le cer imonie definiti v e delle nozze?
V oi r imarr e te qui f in che il tempo non s i s ia r imes so al
bell o, e all ora vi condurr e te a cas a vostra mogli e�.
E s enza as pett a r risposta, cor s e a i mparti re gli ordini.
Qualche o ra dopo la spos a, splendidamente v e stita e
r icoperta da un v e lo, era condotta nella sala d�o nore, e
lo spos o le si poneva al fianco. Si l e gar on o i ns ieme le
candele fi orite, s i r ecitarono le for mule di rit o. T s ien-
uan-s ien e T s iu-fang erano marito e m oglie... **
Quando, pr ima di notte, le mens e fur ono levate, i c o-
ni ug i Kao-tsa n conduss ero il nuovo g enero s ulla soglia
della camera nuziale. La d a ma d� onore che av e va gi�
t olto il velo e gli ornamenti d a l capo della spos a, invit�
r ipetutamente T s ien-uan-s ien a entrare nell�alcova, ch e,
second o i riti, il m arito dovev a es sere il pr imo ad o cc u-
par e. L o sp oso non s i m uove va n� d ice va parol a, con
q ua l c he sorpr e sa d ella d a m a, la q ua le alla fine si decis e
a m ettere a l e tto l a sposa, e si rit ir� disc r etamente. Ma

225

non furono altrettanto discrete le domestiche, che stupite


di quella novit�, sollecitarono il giovane ad entrare.
Il poveretto, quanto mai impacciato e perplesso, pare-
va un cerbiatto che, preso alle strette, d� della testa qua
e l�. Alla fine licenzi� le ancelle con aria costernata, e si
pose sopra una sedia ad aspettare il mattino. Aveva la-
sciate accese le candele, ma queste si consumarono pri-
ma che spuntasse l�alba. Rimasto cos� nelle tenebre, egli
sentiva ancor pi� vivamente la sua situazione. Si sdrai�
allora sul pavimento, per riposare un po� meglio, giac-
ch� il sonno non voleva venire. Mille tristi pensieri lo
assalsero; ricord� i genitori, che da tanto tempo erano
morti, lasciandolo solo al mondo... Ben tristi pensieri
per quell�ora e per quel luogo!
Ai primi bagliori, usc� quatto quatto; fece un po� di
toeletta nella stanza vicina, e ricompose il viso alla me-
glio. I coniugi Kao-tsan, che erano stati avvertiti della
sua condotta, l�attribuirono alla naturale timidezza di un
uomo poco pi� che adolescente, e non se ne preoccupa-
rono punto.
Aveva cessato di nevicare, ma il vento soffiava anco-
ra con estrema violenza; grossi marosi venivano a fran-
gersi sulla spiaggia. Quel giorno ebbe luogo il banchetto
di rallegramento, durante il quale Tsien-uan-sien, che di
solito era molto sobrio, pens� di stordirsi rispondendo a
tutti i brindisi fatti in suo onore. Entr� cos� in quello sta-
to di torpida ebbrezza, che intontisce lo spirito affaticato
e obbliga il corpo a subire la legge del sonno. Solo a
notte inoltrata si rec� nella terribile camera, e si mise a

226

non fur ono altr etta nto discrete le domestiche, ch e stupite


di quella novi t�, sollecitarono il g iova ne ad entr are.
I l poveretto, q ua nto mai i mpa cciato e perpless o, pare-
va un cerbi a tto che, pr es o alle strette, d� della t e sta qua
e l �. Alla f ine l ice n z i� le ancelle con aria costernata, e si
pose sopra una sedia a d aspettare il m a tt ino. A veva l a-
sciate acces e le candele, ma q ue ste si consumarono pri-
ma che spunta ss e l�alba. Rima sto cos � nelle t e nebr e, egli
sentiva ancor pi� vi va m e nte la sua situazione. Si sdrai�
all ora su l pavim e nt o, p e r r iposare un po� m e gli o, g ia c-
ch� il sonno non voleva venire. Mille t risti pens ieri lo
ass alsero; ri c o rd� i genitori, che da tanto t e m p o er an o
m o r ti, l a sciandolo solo al mondo... Be n tristi p e n s ieri
p e r q ue l l�ora e per q ue l l uogo!
Ai pr imi bagliori, u s c� quatto quatt o; f ec e un po� di
t oe letta nella stanza v icina, e r icompos e il vi s o alla me-
gli o. I coniugi Kao-tsa n, ch e erano stati avve r titi della
sua condotta, l�att ribuir on o alla natur a le t imidezz a di un
uomo p oc o pi� che adolescente, e non s e ne p reocc upa-
r ono punto.
A vev a cess ato di n e vi c ar e, ma il v e nto sof fiava anco-
r a con estrema vi o l e nza; gross i m aros i v e ni va no a f ran-
g e r s i s ulla spiaggia. Que l gior n o ebbe l uog o il banche tto
di rallegr a m e nt o, durante il q ua le T sien-uan-sien, che di
solito era molto sobrio, p e ns� di stordirsi rispondend o a
t utti i brindisi f atti in suo onor e. En tr� cos� in quello s ta-
to di t orpida ebbrezza, ch e i ntontisc e lo spirito af f a t ica to
e obbli g a il cor po a subire la l e gge d e l sonno. Solo a
notte inoltr a ta s i rec� nella ter ribile camer a, e si m is e a

226

dormire nel luogo stesso che aveva occupato la notte


avanti, senza volger neppure uno sguardo al nido profu-
mato che era pronto per lui nei recessi dell�alcova.
Alla mattina, il tempo era splendido, e Tsien-uan-sien
manifest� il fermo proposito di ritornare a Ping-wang.
Ma Kao-tsan aveva deciso che suo genero dovesse dor-
mire per tre notti in casa sua, e tenne fermo. Un�altra
prova, e la pi� ardua, era serbata al �marito contro sua
voglia�.
� bene dire qui che, durante l�ultima e pi� solenne ce-
rimonia degli sponsali, Tsiu-fang non aveva tralasciato
di gettare uno sguardo furtivo allo sposo che suo padre
aveva scelto per lei. Siccome era veramente un
bell�uomo, essa aveva subito sentito il desiderio istinti-
vo di piacergli. Ora, per quanto innocente fosse la giovi-
netta, essa aveva intuito che il contegno da lui tenuto
non era quello di un uomo animato dallo stesso deside-
rio a suo riguardo. Ne aveva cercato il motivo: si era
chiesta se per caso non l�avesse offeso col venir meno in
qualche modo all�uno o all�altro dei riti che si erano ce-
lebrati nei due giorni precedenti, o forse coll�essere en-
trata per la prima sotto le cortine del talamo, invece di
seguirvelo. A buon conto, raccomand� alle sue donne di
aspettare quella terza notte il signore; d�invitarlo ad en-
trare per primo, e di non venire a prendere lei prima che
queste sue istruzioni non fossero fedelmente eseguite.
Si pu� ora immaginare l�imbarazzo del giovane, al-
lorch�, appena ebbe posto piede nell�appartamento in-
terno, si vide circondato dalle ancelle che gareggiavano

227

d ormire ne l l uog o ste ss o che aveva occupato la notte


avanti, s enza v olge r neppure uno sguardo al nido profu-
m a to che era p ronto pe r lui nei r ece ss i dell�alcova.
Alla mattina, il t e m p o era splendido, e T sien-uan-sien
m a n ifes t� il f ermo proposito di ri tornare a Ping-wa ng.
Ma Kao-tsa n aveva decis o che su o g enero doves s e dor-
m ire per tre notti in cas a sua, e t e nne fer mo. Un�altra
pr ova, e la pi� ar dua, era s er ba ta al �m a r ito cont ro sua
vogl ia�.
� b e ne d ire qui che, dur a nte l� ultima e p i� solenne ce-
r imonia degli sp onsali, T siu-f a ng non av e va t ralas ciato
di g e t tare uno s guar d o f urtivo allo spos o che suo padre
aveva sc elto p e r lei. Siccome era veramente un
bell�uomo, ess a avev a s ubito se n tito il des i de r io i s tinti-
vo di p iac er gli. Or a, p e r quan to i nnoce nte f os se la giovi-
n e t ta, es sa aveva i n tuito che il contegno da lui t e nuto
non era quello di un uomo animato dallo ste ss o d e side-
r io a su o r iguardo. Ne avev a cer ca to il m otivo: s i e ra
chiesta se per cas o non l� a vess e of fes o col v e nir meno i n
q ua l c he m odo all� un o o all�altro dei r iti ch e s i erano ce-
l ebrati n e i due giorni pr ece denti, o f ors e coll�ess ere en-
t rata per la pr ima sotto l e cortine del t a l a m o, invece di
seguirvelo. A buon conto, raccomand� alle su e donne di
aspettare quella terza notte il signore; d� invitarlo ad en-
t rare p e r pr imo, e di non venire a prendere le i pr ima che
q ue ste su e istruzioni non f os sero fedelmente es eguit e.
Si pu� o ra immaginare l�imbarazzo de l giovane, al-
l orch�, app e na ebbe pos to p ie de nell�appartamento in-
t erno, si vi d e circondato dalle ancelle che g a r eggiava no

227

nel dimostrargli il loro zelo obbediente. Una di esse gli


prese il berretto, un�altra fece per togliergli la pelliccia.
Per sottrarsi a questo maneggio, corse in fondo alla ca-
mera e vi si accovacci�, vestito com�era.
Quando la sposa ne fu avvertita, pens� bene di imita-
re il suo esempio; non volle neppure che le togliessero
un sol vezzo dal capo. I due se ne stavano zitti, facendo,
naturalmente, molte riflessioni, ognuno per conto suo.
Quelle che occupavano la mente di Tsiu-fang erano tali
da consigliarla a tener tutto per s�, senza aprirsene coi
genitori.
Apparve il quarto giorno, rallegrato da uno splendido
sole. Spirava un buon venticello: non bisognava indu-
giare a partire. Il signor Kao-tsan condusse la moglie e
la figlia a bordo di uno dei battelli, poi s�imbarc�
sull�altro insieme a Scia-mei e a Sciao-yi. Si sciolsero le
vele e s�inizi� il viaggio di ritorno, mentre musicanti e
cantori riempivano l�aria di allegre note.
Ma non tutti i cuori erano lieti. Il fido Siao-yi, che era
stato incaricato dal suo padrone di spiare gli eventi, si
chiedeva con inquietudine che accoglienza Yen-tsun
avrebbe fatto al racconto di certi particolari che doveva
pure riferirgli. Volendo essere il primo a informarlo di
tutto, perch� si trovasse almeno preparato, sal� in un leg-
gero schifo, e vog� a tutta forza verso la riva, distan-
ziandosi in breve dalla flottiglia.
* Yen-tsun, era al colmo dell�ansiet�. Gi� lo aveva in-
quietato il pensiero che la burrasca impedisse il pronto
ritorno del suo sostituto. Quando poi i giorni passarono

228

n e l di mos tr ar gli i l loro zelo obbediente. Una di es s e gli


p res e il ber retto, u n�altra f ece per toglier gli l a pelliccia.
Per sottrar s i a ques to maneggio, cor s e i n f ond o alla ca-
m era e vi si accovacc i �, v e stito com� e r a.
Qu a ndo la spos a ne fu avvert ita, p e ns� bene di imita-
r e il su o es empio; non volle neppure che le t oglies sero
un sol vezz o d a l capo. I due se ne s t a vano zitti, f ace ndo,
natur almente, molte rif les sioni, ognuno per conto suo.
Quelle ch e occupava no la m e nte di T s iu-fang er an o tali
da cons igl iarla a t ene r t u tto per s�, s enza apr irsen e co i
genit ori.
Appar v e il q ua r to g iorno, r allegrato da uno splendido
sole. S pirava un buon v e nti c ello: non b is ognava i nd u-
g iare a p a r tir e. Il signor Kao-t s an conduss e la moglie e
la f iglia a bordo di uno dei battelli, poi s�i mbarc�
sull� a l tro insie me a S cia-mei e a S cia o-yi. Si sciols ero le
v e le e s�inizi� il vi a ggio di r itorno, m e n tre musica nti e
cantori riempivano l� a r ia di allegre note.
Ma non tutti i cuori erano lieti. I l f ido S iao-yi, che era
stato i nc ar ica to dal suo p a dr one di spiare gli eventi, si
chiedeva con inquietudine che accoglienz a Y en-ts un
avr ebb e f atto al racconto di certi par ticolari che dovev a
p ure r ifer ir gli. V olendo es sere il pr imo a i nform a r lo di
t utto, per ch � s i tr ova ss e alm e no prepar a to, sa l� in un leg-
gero schifo, e vog� a t u tta f orza vers o l a r iva, dista n-
zi a ndosi in br e ve dalla fl ottiglia.
* Y en-ts un, era al colmo dell� ans iet�. Gi� lo aveva i n-
qui e t a to il p e n s iero che la burr as ca impediss e il p ronto
r itorno del suo sostituto. Quando poi i giorni pas sarono

228

senza che questi comparisse, si pent� quasi di essersi in-


golfato in quella faccenda.
Ed ecco arrivare Siao-yi. Con quale impazienza Yen-
tsun ne ascoltasse il racconto, � inutile dire.
�E dove ha passato le notti Tsien-uan-sien?�, chiese,
quando il servo ebbe finito.
�� stato costretto a dormire nella camera nuziale...
Ma questo non vuol dir nulla. Il signor Tsien-uan-sien �
un uomo per bene, e...�
�Al diavolo l�uomo per bene!�, grid� il padrone in-
collerito. �Perch� non sei intervenuto a impedire questa
enormit�? Che ordini t�avevo dato io, sciagurato?�
�Ho fatto quel che ho potuto; ma il signor Tsien-uan-
sien ha detto che doveva compire fino all�ultimo la mis-
sione affidatagli da vossignoria, assicurandomi per� che
si sarebbe comportato in modo da non offendere gli spi-
riti celesti...�
Ycn-tsun interruppe la perorazione di Siao-yi lascian-
dogli andare un solenne manrovescio; poi corse incontro
al cugino per dare anche a lui la sua parte.
Se Yen-tsun non fosse stato il brutto tipo che era,
avrebbe potuto scorgere nell�aspetto franco e sicuro di
Tsien-uan-sien la verit� delle assicurazioni avute dal ser-
vo. Ma, generalmente, gli uomini giudicano gli altri da
s� medesimi. Cos� egli non vide in lui se non un nemico
che l�aveva mortalmente offeso. Senza lasciargli tempo
di dir parola, si gett� sopra di lui, l�afferr� per i capelli e
si diede a percuoterlo gridando:
�Maledetto! Traditore! Hai dilapidato il mio danaro!

229

senz a che q ue sti compar is se, s i pent� quas i di ess er s i i n-


g olfato in quella faccenda.
E d ecc o ar rivare S iao-yi. Co n q ua le i mpa zienza Y en-
t s un ne as colt a ss e il r acc ont o, � i n utile d ire.
�E dove ha p a ss ato le notti T sien-uan-sien?�, chi es e,
q ua ndo il servo ebbe finit o.
�� s t a to costretto a d ormire nella camera nuziale...
Ma q ue sto non vuol dir nul la. Il s i gno r T s ien-uan-sie n �
un uomo p e r bene, e...�
�A l di a volo l�uomo per bene!�, g rid� il padrone in-
coll e r ito. �Per c h� non se i i ntervenuto a impedire q ue sta
enor mit�? Ch e or din i t�avevo dato io, sc iagur ato?�
�H o f atto que l ch e ho potut o; ma il s i gno r T sien-uan-
sien ha detto che d ove va comp ire f ino all� ultimo la mis-
sione af f idata gli da v os signoria, ass i c ur andomi per� che
si sarebbe com portato in modo da non o f f endere gli sp i-
r iti celes ti...�
Ycn-ts un i nte r ruppe la peror az ione di S iao-yi las cian-
dogli an dare un solenne manrovesc i o; poi cors e i nc on tro
al cugino p e r d are anch e a lui la sua parte.
Se Y en-ts un non f os s e stato il br utto tipo che era,
avr ebb e potuto scor gere nell�aspetto fr anc o e sicuro di
T s ien-uan-sie n la v e r it� delle ass icur az i on i avute d a l ser-
vo. Ma, generalmente, gli uomini giudicano gli altri da
s� m e desimi. Cos � egli non vi d e in l u i s e non un nemico
che l�aveva m ortalmente of f es o. S enz a l as ciar gli t e m p o
di dir parol a, s i gett� sopra di l u i, l� a f f err� pe r i capelli e
si diede a percuoterlo gr idando:
�M aledetto! T raditor e! Ha i d ilapidato il mio danaro!

229

Ti sei divertito alle mie spalle!�


I suoi servi riuscirono con fatica a strapparglielo dalle
mani.
Intanto sopraggiunse il signor Kao-tsan che, sorpreso
a quella scena, ne chiese la ragione. I servitori vedendo
che ormai era impossibile nascondere la verit�, dissero
che colui era un falso Yen-tsun, il quale aveva sorpreso
la sua buona fede. Il vecchio mercante cacci� un urlo di
rabbia, e invest� alla sua volta il povero Tsien-uan-sien,
picchiandolo di santa ragione.
Intanto i parenti che scortavano la sposa avevano cir-
condato Yen-tsun, e minacciavano di conciarlo per le fe-
ste. La battaglia divenne generale, e i curiosi comincia-
rono a affluire intorno alla casa.
Volle fortuna che passasse in quel momento il manda-
rino governatore del distretto. Data la folla, il suo palan-
chino dovette arrestarsi. Egli smont�, e chiese la ragione
di quel pandemonio. Le parti contendenti cominciarono
a parlare in una volta. Il funzionario, che non riusciva a
capirne nulla, ordin� che lo seguissero al tribunale, dove
avrebbe udito le loro ragioni e giudicato secondo equit�.
L�udienza fu assai lunga e laboriosa. La questione pi�
delicata era di sapere se il falso Yen-tsun si era davvero
astenuto dall�avvicinare la sposa durante la notte che
aveva passato nella camera di lei. Naturalmente il man-
darino non si tenne contento alle assicurazioni e ai giu-
ramenti del giovane.
�Oh, oh!�, disse, derogando un poco della sua gravi-
t�. �Dai tempi antichi in poi, di uomini veramente im-

230

T i se i di ve r tito alle mie spa l le!�


I suoi servi riuscirono con fati c a a strappar glielo dalle
m a ni.
I ntanto sopraggiunse il s i gno r Kao-ts an che, sor pres o
a quella scena, ne chies e la r agione. I se r vitori vedend o
che orm a i e ra imposs ibile nas condere la v e r it�, dis sero
che colui era un f als o Y en-tsun, il q ua le aveva sorpr e so
la sua buona f ede. Il vecchio mercante cacc i� un u rlo di
r abbia, e i nve st� alla su a v olta il povero T sien-uan-sien,
p ic chiandolo di santa ragione.
I ntanto i parenti che sc or tavan o l a spos a avevano cir-
condato Y en-tsun, e m inac ciavano di conciarlo pe r le fe-
ste. La battaglia d ive nne generale, e i curiosi comincia-
r ono a af f luire i ntorno alla cas a.
V olle for tuna che p a ssa ss e in quel m omento il manda-
r ino gover natore d e l distretto. Data la f olla, il su o palan-
chino dovette ar resta r s i. E gli smont�, e chi e se la ragione
di q ue l p a ndemonio. L e parti contendenti cominciarono
a par lare in una volta. Il f unzionario, che non r iusc iva a
capir n e nul la, o rdin� che lo s eguiss ero al t ribunale, dove
avr ebb e udito l e l oro ragioni e gi udica to second o equi t�.
L �udienza fu ass ai lunga e labori os a. La ques ti on e pi�
d e l ica ta era di sapere s e il f als o Y en-t s un s i era davvero
astenuto dall�avvicinare la spos a dur a nte la notte che
aveva p a ss ato nella camera di l e i. Naturalmente il m a n-
d a r ino non s i t e nne contento alle as sicurazioni e ai giu-
r amenti del giovane.
�O h, oh!�, diss e, der ogand o un poco d ella su a gr a vi-
t �. �Dai t e m p i ant ic hi in poi, di uomini veramente im-

230

passibili non si conosceva altri se non Liu-hia-uei, e si


vuole che persino il vecchio eremita di Lu si dichiarasse
incapace d�imitarne l�esempio, fosse pure per una sola
notte 67. E tu, giovane, nel fiore dell�et�, superi i modelli
dei tempi antichi! � una cosa edificante!�
Voltosi poi a un usciere, ordin� che si scegliesse
un�emerita matrona, di et� e di carattere rispettabili, la si
conducesse sul battello dove ancora si trovava Tsiu-
fang, incaricandola di sottoporre questa ad un�ispezione.
Poi sospese l�udienza.
Dopo qualche tempo, tra l�ansiosa aspettativa di tutti,
la matrona comparve. La sua deposizione conferm� pie-
namente ci� che Tsien-uan-sien aveva asserito. Il cuore
paterno di Kao-tsan ebbe un balzo di gioia.
�Quand�� cos�, esclam�, �io sono ben contento che
il baccelliere sia marito di mia figlia�.
Ma, con grande sorpresa di tutti, Tsien-uan-sien, usc�
in questa dichiarazione:
�Nell�avventura in cui io mi sono cos� sconsiderata-
67 Di Liu-hia-uei, ministro del re di Lu e famoso per la sua
calma imperturbabile e la sua castit� a tutta prova, narrano le cro-
nache che potesse �dormire in grembo a una donna� senza punto
turbarsi. Nella stessa contrada, viveva un eremita, noto anche lui
per la sua grande continenza, e aveva per vicina una graziosa ve-
dovella. Questa, in una rigida notte d�inverno, essendo la sua casa
mal chiusa contro le intemperie, and� a bussare alla porta di lui, e
gli chiese di ospitarla. L�eremita rifiut�. �Tu non sei dunque come
Liu-hia-uei, gli grid� essa dalla strada. Al che l�eremita rispose:
�Liu-hia-uei � pi� forte di me. Il sentimento della mia debolezza
mi fa tanto pi� apprezzare la virt� incomparabile di lui�.

231

pass ibili non s i conoscev a alt ri s e non L iu-hia-ue i, e si


vuole che persino il vecchio eremita di L u s i di c hiar as s e
i nc apace d�im itarne l�esemp i o, f os se pure per una sola
notte 6 7. E tu, g iovane, nel f iore d e l l�et�, superi i m od elli
d e i t e m p i anti c hi! � una cosa edif icante!�
V olt os i poi a un usciere, o rdin� che si sceglies se
u n�emerita m atrona, di et� e di car attere ri s pettabili, la si
conduces se su l battello dove ancora si tr ova va T s iu-
f ang, incaricandola di sottopor re ques ta ad un� is pezione.
P o i sospe se l�udienza.
Dopo qualche tempo, tra l�ans iosa as pettati v a di t u tti,
la matrona comparve. L a su a depos i z ione conferm� pie-
n a m e nte ci� che T sien-uan-sien avev a ass erit o. I l cuore
pater n o di Kao-tsa n ebbe un balzo di gioia.
�Quand�� cos�, es clam�, �io sono ben conten to che
il b a ccelliere sia marito di m ia figl ia�.
Ma, co n g rande s or pres a di t utti, T sien-uan-sien, u s c�
in q ue sta dichiarazione:
�Nell� avventura in cui io mi sono cos � scons ider a ta-
67 D i Liu-hi a-uei, mini s t ro d e l re di Lu e fam oso p e r la sua
calm a impert urbabil e e l a sua casti t� a tutt a prova, narran o l e cro-
n a che che pote s se �dorm ire i n grem bo a una d onna� senz a punt o
turbarsi. N el la stessa contrada, vive va un erem ita, not o anc he lu i
per l a s ua grande cont inenza, e ave va pe r vici na una graz iosa ve-
d ove lla. Q ue s t a, i n una r i gida n ot te d�i nverno, essendo la s ua casa
mal chiusa cont ro le int emp erie, and� a buss a re all a porta di lui, e
gli chiese di ospitarl a. L �erem it a rifi ut�. �T u non s e i dunque com e
Liu-hi a-uei, gli grid� essa dal la strada. Al che l�eremi ta rispose:
�Liu-hia-uei � pi� forte di me. Il s ent ime nto del la mia d e bolezz a
mi fa tant o p i � apprezz are l a virt � incompa rabil e di lu i�.

231

mente impegnato, mi sono almeno comportato secondo


coscienza e senza mire d�interesse personale. Ora se il
risultato finale dovesse essere quale il signor Kao-tsan
desidera, io non avrei pi� alcun merito della lotta soste-
nuta per tre giorni e tre notti contro me stesso, e la gen-
te, invece di lodarmi, concepirebbe sul mio conto i peg-
giori sospetti. � dunque meglio che egli si cerchi un al-
tro genero, e che io mi conservi la stima degli onesti�.
Intervenne allora colla sua autorit� il mandarino. Pur
lodando i nobili sensi espressi dal giovane, lo esort� a
non contristare col suo rifiuto un uomo qual era il signor
Kao-tsan, e ad accettare quello che i destini avevano
manifestamente voluto che fosse. Tsien-uan-sien alla
fine cedette, con grande soddisfazione di tutti, salvo,
s�intende, di suo cugino.
Il governatore pronunci� poi la sentenza. In essa Yen-
tsun, colpevole di grave frode nonch� di brutali percosse
a Tsien-uan-sien, era condannato a sostenere tutte le
spese incontrate nella spedizione. I doni nuziali erano
giudicati agli sposi, a titolo d�indennit�. Quanto a Sciao-
mei, che era stato l�istrumento di tutto l�intrigo, ricevet-
te, seduta stante, trenta bastonate dai satelliti del manda-
rino.
Qualche ora dopo, il corteo nuziale risaliva sui battel-
li e faceva ritorno lietamente all�isola Tong-ting, mentre
Yen-tsun si chiudeva in casa a smaltirvi la rabbia che
aveva in corpo. **

232

m e nte impegnato, mi son o almeno com portato secondo


coscienz a e senz a mire d�inter es s e personale. Ora se il
r is ult a to fi na le doves se ess ere q ua le il s i gno r Kao-ts an
desidera, io non avr e i pi� al c un m e r ito della lotta s oste-
nuta p e r t re giorni e t re notti contro me stes so, e la ge n -
t e, i nvec e di l oda r mi, conce pir ebb e sul mio conto i p e g-
g iori sospetti. � dunque m eglio che egli s i cerchi un al-
t ro genero, e che i o mi cons er v i l a stima d e gli onesti�.
I ntervenne allora colla su a autor it� il mandarino. P u r
l oda ndo i n obili sens i es pr es s i dal g iovane, lo esort� a
non cont ristare col suo rif iuto un uomo qual era il signor
Kao-ts an, e ad acc ettare quello che i destini avevano
m a n ifes t a m e nte voluto che fosse. T s ien-uan-sie n alla
f ine cedette, con grande soddisfazione di tutti, salvo,
s�i ntende, di suo cugino.
I l gover natore p ronunci� poi la sentenza. In es s a Y en-
t s un, colp e vole di g rave fr ode nonch� di brut a li percoss e
a T sien-uan-sien, era condanna to a sos t e nere tutte le
spes e i nc ontr a te nella spedizione. I doni nuziali er an o
gi udica ti agli sposi, a t itolo d�i nde nni t�. Quanto a S c iao-
m e i, che era stato l�i s tr ume nto di t utto l�i ntrigo, ri ce v e t-
t e, seduta stante, t ren ta b a stonate da i s atelliti d e l m a nda-
r ino.
Qualche o ra dopo, il cor te o nuziale r is ali v a su i battel-
li e f ace va r itorno l ieta m e nte all�is ola T ong-ting, mentre
Y en-ts un si chiudev a in casa a smalti rvi la rabbia che
aveva in corpo. **

232

LA MOGLIE RAPITA E RITROVATA.

233

L A MOG LI E RA PIT A E RITR OV A T A.

233

* Si racconta che sotto la dinastia dei Song viveva un


mandarino chiamato Uang, nativo di Pien-leang, che do-
vette recarsi a Ling-ngam per esercitarvi provvisoria-
mente le sue funzioni in attesa di altra nomina. Egli si
install� con sua moglie nella prima casa che gli fu indi-
cata; ma dopo alcuni giorni, trovandola incomoda e an-
gusta, si diede a cercarne una migliore, e ne trov� infatti
una nel quartiere elegante della citt�. Gli conveniva sot-
to tutti i rispetti. L�impegn� subito, e s�affrett� a ritorna-
re da sua moglie per darle la lieta notizia.
�Domani�, aggiunse, �vi far� trasportare i mobili e
tutte le cose nostre. Rester� l� per sorvegliarne il collo-
camento, e quando tutto sar� all�ordine, ti mander� a
prendere con un palanchino�.
Il giorno seguente si occup� dei preparativi del tra-
sporto, e prima di andarsene disse ancora alla moglie:
�Siamo intesi, nevvero? Aspetta fin che non ti mandi
il palanchino�.
Quando il nuovo appartamento fu bene in assetto,
Uang sped� infatti il veicolo annunciato. Ma aspett� pi�
ore senza vederlo comparire e finalmente, perduta la pa-
zienza, ritorn� alla casa da cui aveva sloggiato per cono-
scere la causa del ritardo.
�Poco dopo la vostra partenza�, gli dissero alcuni in-
quilini, �� venuto un palanchino a prendere la signora.

234

* Si r acconta che s otto la di na stia d e i Song v ive va un


m anda r ino chiama to Uang, nati v o di P ien-leang, che do-
vette recarsi a Li n g-nga m per es er citarvi p rovvisoria-
m e nte le sue funzioni in att e sa di alt ra nomina. Egli s i
i ns tall� con su a m oglie n ella pr ima cas a che gli fu i nd i-
cata; ma dopo alcun i gior ni, t rovand ola incomoda e a n-
g us ta, si d ie de a cer c ar n e una migli ore, e ne trov� infatti
una ne l quar tiere elegante della citt�. Gli conveniva sot-
to tutti i r ispetti. L �impegn� subito, e s�af frett� a r itorna-
r e da sua moglie per darle la l ie ta not izia.
�D om a ni�, aggi uns e, �vi far� t ras por tare i mobili e
t utte l e cose nos tr e. Rester� l� per sorvegliar n e il collo-
camento, e quando t utto sar� all� ordine, t i m a nder� a
p rendere co n un p a l a nchino�.
I l g iorno seguente s i occup� d e i preparati v i del t ra-
sporto, e pr ima di andarse ne di s s e ancora alla mogli e:
�S ia mo intesi, nevver o? As petta f in che non ti mandi
il p a l a nchino�.
Qu a ndo il nuovo appartamento f u b e ne i n ass etto,
U a ng s ped� i nfatti il v e i c olo annunciato. Ma as pett� pi�
o re senza vederlo comparire e f inalmente, perduta la pa-
zienza, rit orn� alla cas a da cui avev a sloggiato per cono-
scere la caus a del ri tardo.
�Poco dopo la vostra p a r tenza�, gli d is sero alcuni in-
q uilini, �� venu to un p a l a nchino a p rendere l a signor a.

234

Poco pi� tardi ne arriv� un secondo, che ripart� vuoto,


perch� la signora era gi� andata col primo. Come mai
non � arrivata?�
Uang, oltremodo inquieto, torn� alla nuova casa, e vi
trov� solo i portatori che aveva mandato e che avevano
fatto il viaggio inutilmente, ma vollero pure essere pa-
gati. Cerc� di ottenere da loro qualche informazione sul
palanchino che li aveva preceduti, e in cui sua moglie
era salita; ma non pot� cavarne nulla di nulla. Dovette
sborsare loro il prezzo della corsa e tenersi la sua in-
quietudine.
Si rec� poi a denunciare l�accaduto al prefetto della
citt�. Il funzionario fece arrestare il proprietario della
casa in questione, il quale ripet� semplicemente quello
che gli altri avevano gi� detto. Si era vista da molti vici-
ni la signora entrare in un palanchino e partire; poi giun-
gerne e ripartirne, vuoto com�era venuto, un altro.
Tutto ci� non gettava la minima luce sull�affare. Il
prefetto, non sapendo che pesci pigliare, non pot� far al-
tro che confermare l�arresto gi� operato. Quanto a sco-
prire i primi portatori, di cui non si aveva alcun indizio,
sarebbe stato pi� facile metter le mani su un�ombra o
pescar l�immagine della luna nel mare. Questo solo era
chiaro: che la signora era stata rapita.
Passarono cinque anni. Il signor Uang era caduto in
uno stato di cupa tristezza, e non pensava a riammo-
gliarsi. Un decreto imperiale lo nomin� inaspettatamen-
te ispettore degli studi per la provincia di Kin-chu, ed
egli inizi� il suo giro d�ispezione dal distretto di Sing-

235

Poco pi� t ardi ne arri v � un secondo, ch e r ipart� vuot o,


per ch � la signora era gi� andata col prim o. Come mai
non � ar rivata?�
Uang, oltr e m od o inquieto, t orn� alla nuova casa, e vi
t rov� solo i port a t ori che avev a mandato e che avevan o
f atto il viaggio i nutilmente, ma vollero pure essere pa-
gati. Cerc� di ottenere da loro qualch e inf ormazione sul
p a l a nchino che li aveva preceduti, e in cui su a moglie
era sa li ta; ma non pot� cavarne nulla di null a. Dovette
sborsare l oro il prezzo della corsa e t eners i la sua in-
qui e t udine.
Si rec� poi a denunciare l� a ccaduto a l pref etto della
cit t�. I l funzionario f ece ar restare il propr ietario della
cas a in q ue stione, il q ua le ri pe t� semplicemente quello
che gli alt ri avevan o gi� dett o. Si era vis ta da molti vici-
ni la signora entr are in un palanchino e p a r tir e; poi gi u n-
ger n e e r ipartir ne, vuoto co m�era venuto, un altro.
T utto ci� non gettava la minima luce sull�af far e. Il
pr efetto, non sa p e ndo che pesc i pigliar e, non pot� far al-
t ro che conf ermare l�ar res to gi� oper a t o. Quanto a s co-
p rire i pr imi p ortatori, di cui non si av e va al c un indizio,
sarebbe s t a to pi� f acile metter le mani su un�ombra o
pesca r l�immagine della luna n e l mare. Questo solo e ra
chiar o: ch e la signora era stata rapita.
P as sarono cinqu e anni. I l s i gno r Uang era cadu to i n
uno stato di cupa tri s tezza, e non pensav a a r iammo-
gl iars i. Un decr e to imperi a le lo nomi n � inaspe t tatame n-
te i s pettore d e gli studi per la p rovincia di Kin-chu, ed
egli i niz i� i l su o g iro d�i s pezione d a l d is tr etto di S ing-

235

ngam, che era il pi� vicino, ed ebbe cos� occasione di


stringere amicizia con quel sottoprefetto.
Un giorno, che stava facendo colazione in casa di lui,
fu portato in tavola un piatto di tartaruga. Appena assag-
giata la vivanda, Uang depose sul piatto i bastoncini, ed
emise un profondo sospiro, mentre gli occhi gli si empi-
vano di lagrime.
L�ospite, assai sorpreso, gli chiese il motivo della sua
commozione.
�Questo piatto di tartaruga�, rispose Uang, �ha esat-
tamente lo stesso sapore di quelli che soleva prepararmi
la mia povera moglie. Ci� � bastato per rievocare alla
mia mente ben tristi ricordi...�
�� un pezzo che � passata a miglior vita?�
�Se fosse morta, dovrei inchinarmi ai voleri del cielo;
ma non � cos�.
E raccont� in breve la dolorosa storia.
�Strano davvero!�, disse tra s� il sotto-prefetto. �Ho
comperato a Ling-ngan or non � molto, per trenta uan 68
una forestiera per farne mia moglie di secondo ordine,
ed � lei che ha preparato questo piatto. Voglio andare in
fondo alla cosa�.
E senz�altro si lev� da tavola, pass� negli apparta-
menti interni, e voltosi alla donna che aveva comperato,
le chiese:
�Dimmi un po�, forestiera: � a Ling-ngam che avevi

68 Vedi nota a pag. 103 [nota 50 in questa edizione elettroni-


ca].

236

n ga m, che era il pi� vi c i no, ed ebbe cos � occa sione di


str ingere ami c i z ia con q ue l sottopr efetto.
Un g iorno, ch e stava facendo colazion e in casa di lui,
f u port a to in t a vola un pi a tto di t a r taruga. Appena as sa g-
gi a ta la vi v anda, Uang depos e su l piatto i bas toncini, ed
emise un prof ond o sos pir o, mentre gli o cc hi gli s i empi-
v a no di l a g rime.
L �ospite, ass ai sor pres o, gli chi e se il motivo d ella su a
com mozione.
�Q uesto piatto di tartar uga�, r is pose Uang, �ha esat-
t a m e nte lo stes so sa p ore di q uelli che soleva prepar a r mi
la mia p overa m oglie. C i� � b a stato pe r rievocare alla
mia m e nte b e n t ris ti r icordi...�
�� un pezz o che � pas sata a m iglior v ita?�
�Se foss e morta, d ovrei i nc h ina r mi ai voleri del cielo;
ma non � cos�.
E raccont� in br e ve la dolorosa storia.
�Strano davvero!�, di s s e t ra s � il sotto-pr efetto. �Ho
comper a to a L ing-nga n or non � m olto, p e r tr e nta uan 6 8
una for es tiera pe r f arne mia moglie di second o ordi ne,
ed � lei che ha prepar a to q ue sto piatto. V oglio andare in
f ondo alla cos a�.
E se nz� a l tro s i l e v� da t a v ola, p a ss � n e gli apparta-
m e nti i nterni, e voltosi alla donna che aveva comperato,
le chiese:
�Dimmi un po�, for es tier a: � a L ing-nga m che avevi

68 V edi not a a pag. 103 [nota 50 i n questa edi zione el ett roni-
ca].

236
marito?�
�Ahim�, s�!�, mormor� la donna piangendo. �Dei
furfanti mi hanno rapita. Se non ho narrato la mia triste
storia, � per timore che l�onore di mio marito ne potesse
venir compromesso�.
�E come si chiamava tuo marito?�
�Si chiamava Uang. Era funzionario interinale in
quella citt�, in aspettativa di un mandarinato pi� impor-
tante�.
A queste parole, il sotto-prefetto mut� colore, e ritor-
nato di corsa dal suo ospite, gli disse:
�Mi duole di disturbarvi; ma c�� qualcuno di l� che
desidera di vedervi�.
Il mandarino lo segu�. Gli si fa incontro una donna: �
sua moglie! Si gettano l�una nelle braccia dell�altro,
piangendo di gioia.
�Ma come mai ti trovi qui?�, chiese Uang.
�Bisogna dire che i muri della nostra abitazione fos-
sero molto sottili, e che qualcuno abbia udito quando tu
mi avvertisti che sarebbe venuto un palanchino a pren-
dermi. Arriv� infatti: credetti che fosse quello mandato
da te, e mi affrettai a salire. Mi portarono in una casa
vuota, dove erano racchiuse alcune donne, e il giorno
dopo fui condotta sul battello del sotto-prefetto. Com-
presi bene che ero venduta; ma non osai dire chi fossi,
temendo che il propalarsi del fatto potesse compromet-
tere la tua carriera di mandarino. E chinai il capo sotto il
colpo della sventura. Con che giubilo ti ritrovo ora!�
Il sotto-prefetto, al colmo della confusione, invit� su-

237

m arito?�
�A hi m�, s�!�, m ormor� la donna piangendo. �Dei
f urf a nti mi hanno r apita. Se non ho nar rato l a mia t riste
stor ia, � per tim ore che l�onore di mio marito ne pot e ss e
v e nir compromess o�.
�E come s i chiamava tuo mari to?�
�Si chiamava Uang. E ra funzionario interi na le in
quella citt�, in as pettati v a di un mandarinato pi� i mpo r-
t a n te�.
A ques te par ole, i l s ot to-prefetto m ut� colore, e rit o r-
n a to di cor s a dal su o o s pit e, gli di s se:
�Mi duole di d is tur barvi; m a c�� qualcun o di l � che
desidera di vedervi�.
I l m anda r ino lo se gu�. Gli si f a i nc on tro una d onna: �
sua moglie! Si g e t ta no l�una nelle braccia dell�altr o,
p iange ndo di gi oia.
�Ma come m a i ti trovi q ui?�, chi e se Uang.
�Bisogn a dire che i muri della nostra abi ta zione fos-
sero molto sottili, e che qualcuno abbia udito quando tu
mi avver tis ti che sarebbe venuto un palanc hi n o a p ren-
d e r mi. Ar riv� i nfatti: credetti che foss e q uello mandato
da t e, e mi af f rettai a s alir e. Mi por tarono in una cas a
v uota, dove er an o racchius e alcun e donne, e il g iorno
dopo fui condotta sul battello del sotto-prefetto. Co m-
p res i ben e che ero venduta; ma non o s ai d ire chi f oss i,
t e m e ndo che il pr opalars i d e l f atto potes se compromet-
t ere la t ua carr iera di mandarino. E chi na i il cap o sotto il
colpo della sventura. Co n che g iubilo ti rit rovo ora!�
I l sotto-pr e f etto, a l co lmo della conf us i one, i nvit� s u-

237

bito la signora a lasciare gli appartamenti interni e chia-


m� i portatori del suo palanchino, ordinando loro di tra-
sportare la signora in casa di Uang. Questi voleva rim-
borsargli il prezzo di compera, al che egli rispose, ancor
pi� confuso:
�Ho agito troppo alla leggera! Avrei dovuto assumere
maggiori informazioni. Mi sono cos� reso gravemente
colpevole, prendendo la moglie di un collega. Se mi
parlate di rimborso, non so pi� dove andarmi a nascon-
dere!�
Uang non os� insistere; ma ringrazi� con effusione il
sotto-prefetto, e ritorn� a casa felice, colla moglie ricu-
perata. **

238

bito l a signora a l a sciare gli appartamenti i nterni e chia-


m� i p ortatori del suo p a l a nchino, ordi na ndo loro di t ra-
sportare la signora in casa di Uang. Questi voleva rim-
b orsa r gli il p rezz o di comper a, al che egli r ispos e, ancor
pi� conf us o:
�H o agito t roppo alla leggera! A vrei dovuto as sumere
m a gg iori inf ormazioni. M i sono cos � r es o gr aveme nte
col pe vol e, prendendo la moglie di un col lega. Se mi
p a r late di rim bors o, non so pi� dove andarmi a nasco n-
d e r e!�
U a ng non os� ins i s tere; ma r ingrazi� con ef fusion e il
sotto-prefetto, e rit orn� a cas a fel ice, colla moglie r ic u-
per ata. **

238

LA VISIONE DI TCHANG-CHEN-
YEN.

239

L A V I S I O N E D I T C H A N G-C H E N-
Y E N.

239

* Viveva a Ku-tching, nella provincia del Pe-tchi-li,


un ricco signore di nome Tchang-chen-yen, assai stima-
to per onest� e fervore religioso. Sua moglie invece era
assai tirchia e avida di danaro.
Avvenne che un loro vicino, certo Tchao-ting-yen,
perdette la madre, e non avendo mezzi sufficienti per
farle i funerali, pens� di procurarseli a danno dei signori
Tchang-chen-yen. Penetrato di notte tempo in casa loro
attraverso a un�apertura praticata nel muro divisorio,
and� nella stanza dove sapeva trovarsi la cassa, e ne
lev� una cinquantina di tael.
Quando Tchang-chen-yen si accorse del furterello,
non fece scalpore e non ne perdette i sonni. Sua moglie,
all�incontro, non sapeva darsene pace, imprecava
all�ignoto ladro, e pensava in cuor suo come avrebbe
potuto compensarsi della perdita sub�ta.
Pochi giorni dopo, un vecchio bonzo buddista si pre-
sent� da loro, e fu ricevuto con ogni riguardo dal pio
uomo.
�Ho raccolto un centinaio di tael�, disse il sacerdote,
�destinati a eseguire delle riparazioni nel nostro tempio
di Fo 69. Ma la somma � ben lungi dall�essere sufficiente,
e dovr� girare ancora a lungo per raggranellare altre of-
ferte. Ora, non mi sembra prudente viaggiare in un pae-

69 Buddha.

240

* V i ve va a Ku-tching, nella pr ovinc ia del P e-tchi-li,


un ricco signore di n ome T chang-chen-ye n, as sa i stima-
to per ones t� e fer vore r eligioso. Sua m oglie invece era
assa i t irchia e avida di danar o.
A vvenn e che un loro v icino, certo T chao-t ing-yen,
p e r dette la m adre, e non avendo m e zzi suf ficienti per
f arle i fun e r ali, pens � di pr ocurarse li a d a nno d e i signori
T chang-chen-yen. P e netr a to di n otte t e m p o in cas a loro
att ravers o a u n�apertura praticata nel muro divisorio,
and� nella stanz a dove sapev a trovar s i la cass a, e ne
l e v� una cinquanti n a di t ae l.
Qu a ndo T cha ng-che n-ye n si accors e d e l f urterell o,
non f ec e scalpore e non ne perdette i s onni. S ua m oglie,
all�incontro, non sapev a dar s ene pace, i mprecav a
all�ignoto ladro, e pensav a in cuor su o come avrebbe
potuto com pens arsi della perdita su b� ta.
Pochi g iorni dopo, un vecchio bonz o b uddis ta si pre-
sent� da loro, e fu ri c evuto co n ogni riguar d o dal pio
uom o.
�H o r acc olto un centin a io di t ae l�, di s s e il sacerdote,
�destinati a es eguire delle r iparazioni nel nostro tempio
di Fo 6 9. Ma la s omma � ben lungi dall�es sere s uf f iciente,
e dovr� g irare ancora a lungo per r aggranellare altre of-
f erte. Or a, non m i sembra p rudente vi a ggiare in un pae-

69 Buddha.

240

se sconosciuto con tanto danaro addosso. Mi hanno par-


lato della vostra onest� e piet� esemplari, e ho pensato
che forse vorreste farmi il favore di custodire il gruzzolo
fino al mio ritorno�.
�Ben volontieri�, disse Tchang-chen-yen. �Qui sar�
sicuro come se fosse nello stesso tempio di Fo. Siccome
io dovr� probabilmente partire a giorni per rimanere as-
sente lungo tempo, incaricher� mia moglie di riporlo
fino a quando torniate a riprenderlo�.
Il bonzo fece la consegna del danaro e si accommiat�,
lasciando il buon uomo tutto contento di poter rendere
servigio a un ministro di Buddha.
Anche sua moglie ne fu soddisfatta, ma per tutt�altra
ragione.
� Ecco, � pensava, � mi rattristavo per il furto di
cinquanta tael, e costui ce ne porta un centinaio. Lasce-
r� partire mio marito, e vedr� cosa si possa fare. �
Alcuni giorni dopo, Tchang-chen-yen intraprese infat-
ti un pellegrinaggio al tempio di Tong-yo per ardervi dei
profumi e impetrare dal cielo la grazia di avere un fi-
glio, giacch� sino allora era stato senza prole. Prima di
partire raccomand� caldamente alla moglie di custodir
bene il danaro affidatogli dal bonzo, e di restituirlo
quando egli si presentasse.
Il sacerdote ricomparve una settimana dopo la parten-
za di Tchang-chen-yen a ritirare il deposito. La donna se
ne fece nuova affatto: dichiar� che non sapeva di dana-
ro, e che il bonzo doveva essersi sbagliato di porta. Il re-
ligioso protest�, insistette, minacci�; ma inutilmente.

241

se sconos ciuto co n tanto danaro addoss o. M i hanno par-


l a to della vostra o ne st� e pi e t� esemplari, e ho pens ato
che f orse vor res te farmi il favore di custodire il g ruzzolo
f ino al mio rit orno�.
�B en vol ontieri�, d is se T chang-chen-ye n. �Qui sar�
sicuro come s e foss e nello stes so t e mpio di F o. S icc ome
io d ovr� probabilm e nte par tire a giorni p e r r imanere as-
sente l ung o tempo, i nc ar icher� mia moglie di r iporlo
f ino a quand o t orniate a ripr enderlo�.
I l bonzo fece la cons egna de l danaro e s i accommi a t�,
l as ciando il buon uomo tutto contento di poter rendere
servigio a un m inis tro di Buddha.
An c he su a m oglie ne f u soddis f a t ta, ma per t utt�altra
r agione.
� E cco, � p e n s ava, � mi rattr ista vo p e r i l furto di
cinq ua nta t ae l, e costui ce ne porta un centin a io. Lasc e-
r � partire m io marit o, e vedr� cosa si poss a far e. �
Al c uni giorni dopo, T chang-chen-yen i ntrapres e inf a t-
ti un p e ll e gr inaggio al tempio di T ong-yo p e r ardervi dei
p rofumi e i mpe tr are d a l cielo la grazia di avere un fi-
gli o, giacch� sino all ora era s t a to s enza p role. P rima di
p a r tire raccomand� caldamente a lla m oglie di cus todir
b e ne il danaro af f idatogli dal bonzo, e di r es t ituirlo
q ua ndo egli si presentas se.
I l sa cerdote r icomparve una s ett iman a dopo la par te n-
za di T cha ng-che n-ye n a r itir are i l depos it o. L a donna se
ne fece nuova af f atto: d ichiar� che non sa p e va di dana-
r o, e che il b onz o doveva ess er s i sbagliato di port a. Il re-
l igios o p rotes t�, i ns istette, m inacc i�; ma i nutilmente.

241

�Che mi possa sprizzar sangue dagli occhi, che mi in-


ghiottisca il diciottesimo inferno 70, se io ho mai ricevuto
in deposito il danaro che dite!�
Il bonzo vide che non c�era nulla da fare. Giunse le
mani, e dopo aver invocato Fo a testimonianza del so-
pruso che gli veniva fatto, disse in tono solenne:
�Il cielo ascolta i vostri spergiuri e le vostre bestem-
mie, o donna. Ci� che voi mi negate contro giustizia, mi
sar� reso, immancabilmente nell�altra vita�.
E se ne and� a mani vuote.
Quando Tchang-chen-yen fu di ritorno dal pellegri-
naggio, una delle prime cose che domand� a sua moglie
fu se il bonzo era venuto a riprendere i suoi tael. La rea
femmina rispose con faccia tosta di s�.
Due anni pi� tardi essa si sgravava di un maschietto,
la cui apparizione port� la gioia in casa Tchang-che-
nyen, e parve segnare il principio di un�epoca singolar-
mente prosperosa per loro. Gli affari andavano d�incan-
to: in poco tempo il loro patrimonio fu duplicato. La na-
scita di un secondo figlio port� al colmo la felicit� dei
due coniugi. Gli fu imposto il nome di Fo-seng; il primo
si chiamava Ki-seng. Questo si dimostr� di ottima indo-
le; l�altro invece manifest� fin dall�infanzia istinti mal-
vagi, che si svilupparono col crescere degli anni. Mentre
Ki-seng attendeva con zelo all�azienda, contribuendo
non poco al suo sviluppo, Fo-seng non se ne dava punto
pensiero.

70 Secondo le dottrine di Lao-Sse, esistono dieciotto inferni.

242

�Che mi pos sa sprizzar sa ngue dagli occhi, che mi in-


g hiottisc a il di c iott e simo inf erno 7 0, se io ho mai ri c evuto
in deposito il danaro che dite!�
I l b onz o vide che non c�era nulla da far e. Giuns e l e
m a ni, e dopo ave r i nvoca to Fo a tes t imonianz a del so-
p rus o che gli v e niva fatto, di s s e in t ono s olenne:
�Il cielo as colta i vostri sper giuri e le vostre bes t e m-
m ie, o d onna. Ci� che voi mi negate contro giustizia, mi
sar� reso, immancabilmente nell� a lt ra vi ta�.
E s e ne and� a mani vuote.
Qu a ndo T chang-chen-yen f u di rit orno d a l pellegri-
n a ggio, una delle prime cose che d oma nd� a sua moglie
f u se il bonzo era venuto a ripr e ndere i suoi t ae l. La rea
f emmina rispos e con faccia tosta di s �.
Due ann i pi� tardi es s a s i sgravava di un maschietto,
la cui appar iz i on e port� la gioia in casa T chang-che-
n ye n, e parve s egnare il pr incipio di un� e p oc a singolar-
m e nte prosperos a per l oro. Gli af fari andavano d� inca n-
t o: i n poc o t e m p o i l loro patr imonio fu dupl ica t o. L a na-
scita di un se condo f iglio port� al colmo la f elicit� de i
due coniugi. Gli f u impos to i l nome di Fo-s eng; il pr imo
si chi a m a va Ki-seng. Ques to s i dimostr� di o ttima indo-
l e; l�altro i nvec e manifest� fin d a l l�inf a nzia istinti mal-
v a gi, che s i svilupparono co l cr es cere d e gli anni. Mentre
Ki-se ng attendev a con zelo all�azienda, contri bue ndo
non poco al su o s vi luppo, Fo-s eng non s e ne dava punto
pensiero.

70 S e condo le dottrin e di Lao-Sse, esiston o dieci ott o inferni.

242

Il primogenito mor� nel fior dell�et�, perdita dolorosa


per i vecchi genitori, gi� angustiati dalla mala condotta
del secondogenito, che sperperava il danaro in vizi e in
bagordi, si oberava di debiti, e trascinava nel fango un
nome sino allora onorato. La madre non tard� molto a
seguire Ki-seng nella tomba. Qualche anno pi� tardi, an-
che Fo-seng, roso dagli stravizi, moriva.
�Ma qual delitto ho io dunque commesso�, andava
chiedendosi il povero padre, rimasto solo al mondo,
�perch� il cielo mi perseguiti cos� crudelmente? Tong-
yo mi aveva dato due figli; ed ecco che me li ritoglie
immaturamente, insieme alla vecchia compagna della
mia vita! Voglio fare un altro pellegrinaggio al tempio.
Chi sa che Tong-yo non impetri dal re dell�inferno di ri-
tornarmi uno almeno de� miei figli!�
Part� senz�altro, e dopo un lungo viaggio si prostern�
davanti al dio, e ne invoc� la misericordia bagnando il
suolo di pianto. Poi, vinto dall�angoscia, si lasci� cadere
come esanime sui gradini del tempio.
�Che desideri tu dal re dell�inferno?�, gli chiese un
demone.
�Che si degni di darmi udienza, ed accogliere le mie
suppliche�.
�Seguimi�, replic� il demone. E attraverso fittissime
tenebre lo condusse davanti al terribile giudice�.
�Vuoi vedere i tuoi figli!�, disse questi, leggendo nel
suo pensiero.
�S�, che voglio vederli�.
�Sarai esaudito�.

243

I l prim o genito m or� nel fior dell� e t �, p e r dita dol oros a


p e r i vecch i genitori, gi� angustiati d alla mala condotta
d e l se condogenito, ch e spe r perava il danaro in vizi e in
b a gor di, si ober av a di debiti, e t ras ci na va n e l fango un
nome s i n o allora onorato. L a m adre non tard� m olto a
seguire Ki-se ng nella t omba. Qualch e anno pi� tardi, an-
che Fo-s eng, roso dagli stravizi, mor iva.
�Ma qual delitto ho io dunque commes so�, and a va
chiedendos i il povero padre, r imas to s olo al m ondo,
�per ch � il ci e lo mi perse guiti cos� crudelm e nt e? T ong-
yo mi av e va dato due f igli; ed ecco che me li r itoglie
i mmaturamente, insie me alla vecchia compagna della
mia vita! V oglio f are un altro pellegrinaggio al t e mpi o.
Chi s a che T ong-yo non impetri d a l r e dell�inf erno di ri -
t ornarmi uno alm e no de� miei figl i!�
P art� senz�altr o, e dopo un l ung o viaggio si prostern�
d a vanti al di o, e ne invoc� la misericordia bagnando il
suolo di pianto. Poi, vinto dall� a ng os cia, si l a sci� cadere
come esanime sui gr ad i n i d e l t empio.
�Che des ideri tu dal re dell�i nferno?�, gli chies e un
d e m one.
�Che si d e gni di d a r mi u dienza, e d accogliere le mie
suppliche�.
�Seguimi�, replic� il demone. E att ravers o f ittiss ime
t e nebre lo conduss e d a vanti al t e r ribile giudice�.
�V uoi vedere i tuoi fi gli!�, diss e questi, leggend o n e l
suo pens ier o.
�S�, che voglio v e der li�.
�S a r a i es audito�.
243

A un tratto Ki-seng comparve davanti al postulante.


�Mio diletto figlio!�, esclam� Tchang-chen-yen,
�vieni con me, usciamo da questo orribile luogo�.
�Figlio!�, disse Ki-seng. �Io non sono tuo figlio!
Sappi che in una delle mie vite anteriori, io fui Tchao-
ting-yen, e vi derubai di cinquanta tael. Quella somma
ve la rimborsai ad usura, portando la prosperit� nella vo-
stra casa. Ora non vi debbo pi� nulla; n� ho pi� nulla a
che fare con voi�.
In quel mentre il povero padre si vide Fo-seng al fian-
co.
�Quando � cos�, mi sia almeno concesso di ricondurre
con me questo�, implor� egli additandolo al giudice.
�Neppure io sono vostro figlio�, disse Fo-seng. �In
un�esistenza anteriore, io albergai nel corpo di un sacer-
dote di Buddha, che voi avete defraudato di una grossa
somma di danaro. Quello che voi avete preso a me io
me lo sono ripreso ad usura. La partita � chiusa, e non
c�� pi� nulla di comune tra noi due�.
�Io, defraudare un bonzo!�, esclam� Tchang-chen-
yen in grave turbamento. �Se mi fosse dato di vedere
anche mia moglie, essa potrebbe attestare che questa �
una menzogna�.
�Sarai esaudito�, disse il re infernale.
E ordin� che si cavasse dal diciottesimo inferno la
donna che una volta si chiamava Tchang-chen-yen e la
si conducesse al suo cospetto.
La donna comparve, scortata da uno stuolo di diavoli,

244

A un tratto Ki-se ng compar v e d a vanti al postulante.


�Mio d iletto f iglio!�, es clam� T chang-chen-yen,
�vie ni con m e, u s ciamo da q ue sto or ribile luogo�.
�Figlio!�, diss e Ki-s eng. �Io non son o tuo f iglio!
Sappi che in una delle m ie vite anteriori, io fui T cha o-
t ing-yen, e vi der uba i di cinqua nta t ae l. Quella somma
ve la r imborsa i a d u s ur a, por tand o l a p ros per it� nella vo-
stra cas a. Ora non vi debbo pi� nulla; n� ho p i� nulla a
che fa re con voi�.
I n que l mentre il povero p a d re si vi d e F o-s eng al fi a n-
co.
�Q u a ndo � cos �, mi s ia almen o conces so di ricondur re
con me q ue sto�, implor� egli addit a ndolo al g iudice.
�Neppure io sono vostro fi glio�, di s s e Fo-seng. �In
un� es istenz a anter iore, io alber gai nel corpo di un sace r-
dote di Buddha, che voi avete d e f raudato di una g ros sa
somma di danaro. Quello che voi avete pres o a me io
me lo sono ri pres o ad usura. La par tita � chi us a, e non
c�� pi� n ulla di comune t ra noi due�.
�Io, def raudare un bonzo!�, esclam� T cha ng-chen-
y e n in g rave t urbamento. �Se mi f os s e d a to di v edere
anche m ia mogli e, es s a potr e bbe attes tare che ques ta �
una m e nzogna�.
�S a r a i es audito�, di s s e il r e i nfern a l e.
E o rdin� che si cava ss e da l di c iott e simo i nferno la
donna che una volta s i chi a m a va T cha ng-che n-ye n e la
si conduce ss e al suo cos petto.
L a donna com parve, s cor ta ta da uno stuolo di diavoli,

244

gravata le spalle dal kanga 71 e con una pesante catena


intorno al collo.
�Ma quali delitti hai commesso�, le chiese inorridito
Tchang-chen-yen, �per essere condannata a cos� orribili
pene?�
�Ahim�!�, rispose piangendo la donna. �Non ho reso
i cento tael che il bonzo aveva depositato presso di noi.
Sono confinata nel pi� basso degli inferni! Le mie soffe-
renze sono atroci! Salvami, salvami, se puoi!�
E si aggrapp� urlando agli abiti del marito.
A questo punto, il re dell�inferno diede sul tavolo di
bronzo che era davanti al trono un formidabile pugno,
che echeggi� come colpo di tuono.
Tchang-chen-yen si dest�.
Era svenuto ai piedi dell�altare di Tong-yo. Non ave-
va fatto che sognare; ma egli comprese che il sogno era
una rivelazione. Asciug� gli occhi, soffoc� il suo dolore,
e abbandon� il mondo per dedicarsi al culto di Fo. **

71 � una pesante tavola di legno, con un foro nel mezzo, in cui


il paziente introduce la testa e che deve portare per un tempo
maggiore o minore, a seconda della colpa commessa. Agli schiavi
fuggitivi o ribelli, simili strumenti si applicano anche ai piedi. Ve
n�� un esempio nell�XI novella del Kin-ku-ki-kuan.

245

gr ava ta le spalle dal kanga 7 1 e con una pes ante catena


i ntorno al collo.
�Ma quali delitti hai comm e ss o�, le chies e i norridito
T chang-chen-yen, �pe r es sere condanna ta a cos� orr ibili
pene?�
�A hi m�!�, rispos e piangendo la donna. �Non ho res o
i cento t ae l che il bonzo aveva depositato pr es s o di noi.
S on o conf inata ne l pi� bas so deg li inferni! Le mie sof fe-
r enz e sono atroci! S alvami, sa lvami, se puoi!�
E s i aggr app � u rlando agli abiti del m a r ito.
A q ue sto punt o, il re d e l l�inf erno d ie de sul tavolo di
br onz o che era d a vanti al t rono un for midabile pugno,
che echeggi� come colpo di tuono.
T chang-chen-yen s i d e st�.
E ra svenuto ai piedi d e l l�altare di T ong-yo. Non ave-
va f atto ch e sognare; ma egli compr es e ch e il sogn o era
una r ivelazione. Asciug� gli occhi, s of f oc � il su o dolor e,
e abbandon� il m ond o p e r dedicarsi al culto di F o. **

71 � una pesant e ta vola di legno, co n un f oro ne l me zzo, i n cui


il pazie nte int roduce la test a e che deve porta re pe r un temp o
maggi ore o minore, a seconda del la colpa comm ess a. Agli schia vi
f uggi tiv i o ribe lli, s i mil i strument i si appl ican o anche ai pie di. V e
n�� un es e mpi o n e ll�XI novel la d e l Kin-ku-ki-kuan.

245
LA VOCE DEL SANGUE.

246

L A VO CE D EL SAN GU E.

246

* Il giovane Wang, di ricca e stimata famiglia, aveva


lasciato il suo paese, e intrapreso un lungo viaggio di
piacere insieme e d�istruzione nelle provincie meridio-
nali dell�impero. Un giorno che il suo battello s�era an-
corato sulle rive del Yang-tse-Kiang, vide una fanciulla
di rara bellezza che, seduta sul ponte di un battello vici-
no, stava cucendo la calzatura. Si immagin� che fosse la
figlia d�un battelliere, e cominci� a lanciarle delle oc-
chiatine, poi a contemplarla fissamente, senza che essa
mostrasse neppure di vederlo.
Per attirare la sua attenzione, si diede a cantarellare
una canzonetta allora in voga. Essa volse allora un po� il
capo dalla sua parte, ma lo riabbass� subito sul suo la-
voro.
Il giovane, sorpreso di tanto riserbo in una ragazza di
cos� umile condizione, lev� di tasca una moneta d�oro, e
la gett� cos� abilmente, che essa venne a cadere proprio
nel grembiule della bella cucitrice. Questa prese la mo-
neta e la gett� sulla riva colla massima indifferenza.
Wang and� a raccoglierla, e poi ritent� la prova, serven-
dosi questa volta di un braccialetto d�oro tempestato di
pietre preziose. Il monile era andato a fermarsi ai piedi
di lei. La fanciulla non se ne diede per intesa.
In quel momento un battelliere sal� dalla riva sul bat-
tello dove essa si trovava, e Wang temette che potesse

247

* Il giovane W ang, di r icc a e stimata f amiglia, aveva


l a sciato il su o paes e, e intr apres o un l ung o viaggio di
pi a cere insie me e d�istruzione nelle p rovincie m e r idio-
n a li dell�i mpero. Un giorno ch e il su o battello s�era an-
cor a to sulle r ive d e l Y ang-ts e-Kia ng, vi d e una f anc iulla
di r ara bellezz a ch e, seduta sul ponte di un battello v ic i-
no, sta va cucend o la calzatur a. Si i mmagin� che f os se la
f iglia d�un b a t telliere, e comi nc i� a l anc i a r le delle oc-
chi a ti ne, poi a contemplarla f iss amente, senz a che es sa
m os tr a ss e neppure di v e d e r lo.
Per attirare la sua attenzione, si diede a cantarellare
una canzo netta allora i n voga. E s sa vol s e all ora un po� il
capo dalla su a par te, m a l o riabbass � subito su l suo la-
v oro.
I l giovane, s or pres o di t a nto r iserbo in una ragazz a di
cos� u mile condizione, l e v� di t as ca una m one ta d�o ro, e
la gett� cos� abilmente, che ess a v e nne a cadere propr io
n e l grembiule della bella cuci trice. Questa pr e se la m o-
n e ta e la gett� sulla riva colla mass ima indif f e r enza.
W a ng and� a r accoglierla, e poi r itent� la pro va, s er ve n-
dosi ques ta volta di un br acc i a letto d�oro t e m pe stato di
p ietre pr ezios e. I l monile era andato a f ermarsi ai piedi
di l e i. L a fanciulla non se ne d ie de per i ntes a.
I n quel momento un battelliere sa l� dalla r iva su l bat-
t e llo dove ess a si trovava, e W ang temette che pot e ss e

247

vedere il braccialetto e chiedere donde proveniva. Ma la


fanciulla, con un movimento grazioso, fu pronta a met-
terci sopra il piede, in modo da nasconderlo. Il battellie-
re sciolse la gomena, afferr� i remi... e via!
Wang sent� una stretta al cuore, e rimase immobile se-
guendo coll�occhio il battello che si allontanava, finch�
fu del tutto scomparso. Poi si riscosse come da un so-
gno, e si diede a chiedere a questo e a quello di chi fosse
la piccola imbarcazione, donde provenisse, dove fosse
diretta, se capitasse sovente in quella localit�; ma non
gli riusc� di ottenerne alcuna notizia.
Per bandire da s� l�immagine della fanciulla, che sen-
za tregua si presentava al suo pensiero, decise di visitare
altri paesi. Ma dopo alcune peregrinazioni finiva sempre
per riprendere la via del fiume e ritornare al luogo dove
la cara figura gli era apparsa. Seguendo il corso del
Kiang, ricominci� le ricerche: saliva su tutti i battelli
che incontrava, chiedeva notizie in tutti i porti. Ma im-
piegava tempo e danaro inutilmente.
Alla fine, triste e scoraggiato, fece ritorno a casa, de-
ciso a vivere nella solitudine e nella contemplazione
della cara immagine.
Una notte sogn� di trovarsi in un villaggio sulle rive
del Kiang. C�era, tra le altre, una casa di modesta appa-
renza, ma di buon gusto, circondata da boschetti di bam-
b� e da aiuole fiorite. Infil� un viale, ed entr� nella casa.
Il soffitto della stanza era sostenuto da tre colonnette, e
la porta di essa dava passaggio ad un�altra stanza, pi�
piccola, ma assai ben messa, la cui finestra era adom-

248

vedere il b raccialetto e chiedere donde pr oveniva. M a la


f anciulla, co n un m ovimento grazioso, f u pronta a met-
t e r c i s opra il piede, in m odo da n a sconderlo. Il b a t tellie-
r e sciolse l a g omena, af f err� i r emi... e v ia!
W a ng se nt� una stretta a l cuor e, e rim a se i mmobile se-
g ue ndo coll�occhio il battello che s i all o nt a nava, f inch�
f u del tutto scomparso. P o i s i r is coss e come da un so-
gno, e si d ie de a chiedere a ques to e a quello di ch i f os s e
la piccola i mbarcazione, donde proveni s se, dove foss e
d iretta, s e capitass e sove nte in quella l oc ali t�; ma non
gli r iusc � di ottenerne alcuna not izia.
Per bandire da s� l�immagine della fanciulla, che s en-
za tr e gua si presentav a al suo pens ier o, d e cise di visitare
alt ri p a esi. Ma dopo alcun e peregr inaz ioni fini v a se m pre
p e r ripr endere la via d e l fiume e r itornare a l l uog o dove
la cara f igura gli era appar s a. Seguendo il corso de l
Ki a ng, r icominci� le ricerche: saliva su tutti i b a t telli
che incontr ava, chiedeva notizie in tutti i por ti. M a im-
p iega va tempo e danaro inutilm e n te.
Alla f ine, triste e scoraggiato, f ec e r itorno a casa, de-
ciso a vivere nella solitudine e nella contemplazione
della cara i mmagine.
Una notte sogn� di trovar s i in un villaggio sulle rive
d e l Ki a ng. C�er a, t ra le al tre, una cas a di modes ta appa-
r enza, ma di buon gusto, ci rcondata da b os chetti di bam-
b� e da aiuole fi orite. Inf il� un viale, ed entr� nella cas a.
I l s of f itto della stanz a era sos t e nuto da t re colo nne t te, e
la p orta di es sa d a va p a ss aggio ad un�alt ra s t a nza, pi�
p icc ol a, ma ass ai b e n mess a, la cu i f ines tra era adom-

248

brata da un platano. Guard�: vide un servizio di toeletta,


e, appeso alla parete, un elegante abito femminile a pi�
colori. Doveva essere il gabinetto di una fanciulla. Sor-
preso di trovarsi in un tal luogo, stava per ritirarsi, quan-
do apparve sulla soglia una giovinetta. La riconobbe:
era quella che aveva cercato per tanto tempo inutilmen-
te! Mentre pensava che cosa potesse dirle per giustifica-
re la sua presenza col�, sopraggiunse il padre di lei. Al-
lora diede un balzo per fuggire e... si dest�.
Era stato un sogno; ma cos� nitido, cos� palpitante di
verit�, che egli si persuase trattarsi d�un�ispirazione so-
prannaturale. Decise di scovare quel villaggio, quella
casa, con tutti i particolari che gli erano apparsi. Segu� e
rimont� il fiume pi� volte, spi� ogni insenatura, ogni
anfratto delle rive, e finalmente si trov� davanti a un vil-
laggio che aveva in tutto e per tutto l�apparenza di quel-
lo che aveva sognato. Sbarc�, trov� la casa coi boschetti
di bamb� e le aiuole fiorite; con trepidazione sempre
crescente entr� nel viale, giunse alla stanza delle colon-
nette, guard� nella stanzetta contigua... La fanciulla era
l�, come se lo aspettasse!
�Vi ricordate, amore, di me?�, le chiese. �Rammenta-
te il braccialetto che gettai ai vostri piedi? Da quel gior-
no, non ho avuto pi� pace; il mio cuore era rimasto pres-
so al vostro!�
E narr� le lunghe vane ricerche, il sogno rivelatore
che ora si era avverato, e conchiuse supplicandola a vo-
ler legare per sempre la propria sorte alla sua.
La fanciulla, quando si fu rimessa dalla sorpresa e

249

b rata da un platano. Guar d�: vide un se r vizio di toeletta,


e, appes o alla par ete, un el e gante abito f emminile a pi�
colo ri. Dovev a ess ere il gabinetto di una fanciulla. Sor-
p res o di t rovars i i n un tal luogo, sta va per r itir a r s i, q ua n-
do appar v e sulla soglia una gi ovine t ta. L a riconobbe:
era quella che aveva cercato pe r tanto tempo inutilm e n-
t e! M entre p e nsava che cosa pot e ss e di rle per giustifi c a-
r e l a sua presenz a col �, sopraggiuns e il p a d re di lei. Al-
l ora diede un b a l z o p e r f uggire e... si des t�.
E ra stato un sogno; ma cos� nitido, cos � p a l pitante di
v e r it�, che egli s i persuas e t rattarsi d�un�ispir a zione so-
p rannaturale. Dec i s e di s covare q ue l v illaggio, quella
casa, con t utti i particolari che gli erano appars i. Segu� e
r imont� i l f iume pi� volte, spi� ogni insenatura, ogni
anf ratto d elle ri ve, e f inalmente s i t rov� davanti a un vil-
l a ggio che aveva in tutto e per t u tto l�apparenza di quel-
lo che aveva sognato. S ba r c�, trov� la casa coi b os chetti
di bamb� e le aiuole fi orite; con t repidazione sempre
cr es cente entr� nel v iale, giuns e alla stanza delle colon-
n e t te, guar d � nella stanzetta contigua... La fanciulla era
l �, come se l o as pettass e!
�V i ricor date, amor e, di me?�, le chi es e. �Ra mm e nta-
te il b raccialetto ch e g e t ta i ai vostri pi e di? Da quel gior-
no, non ho avuto pi� pace; il mio cuo re era rim a sto pres-
so al vostro!�
E narr� le l ungh e v a ne r icerche, il sogn o r ivelatore
che o ra si e ra avverato, e conchius e supp l ica ndola a vo-
l e r legare per se m pre la propria sorte alla sua.
L a f anc i ulla, quando si f u r imes sa dalla s or pres a e

249

dalla confusione, gli chiese se fosse gi� ammogliato e se


intendesse di prenderla come moglie di secondo ordine.
�Se non vi avessi tanto amato�, rispose il giovane,
�forse sarei gi� accasato. Ma non lo sono, e spero...�
�Quand�� cos�, rivolgetevi ai miei genitori. Ma io�,
continu� la fanciulla con un amabile sorriso, �io vi ave-
vo gi� compreso: il vostro braccialetto, l�ho serbato�.
Dopo alcuni giorni, Wang era sposo felice, e s�imbar-
cava colla sua diletta Meng-Fung-Niung alla volta di
casa sua. Il caso volle che qualche sera dopo il battello
gettasse l�ancora proprio nella localit� dove egli l�aveva
veduta la prima volta.
�Ricordi due anni fa? T�avevo presa per la figlia d�un
battelliere! Ma dove eravate diretti allora?�
�Eravamo in viaggio per andare a trovare un parente;
e mio padre vogava lui stesso, per risparmiare la spesa
del battelliere. Noi non siamo ricchi, lo sai; ma non toc-
chiamo danaro senza averlo guadagnato. Se sapessi che
voglia di ridere mi sentivo, quando hai stralunato gli oc-
chi vedendo ch�io fingevo di non aver veduto la moneta
che mi avevi gettato! Ma quando t�ho udito cantare, ho
capito che dovevi essere uno studente o un poeta; in-
somma, un uomo di riguardo. � Mi piace, � dissi fra me,
� sebbene abbia molto del birichino! � E fu per questo
che misi il piede sul braccialetto; per salvarti dallo sde-
gno di mio padre. Sentivo di volerti gi� bene, e rifiutai
poi tutti i partiti che mi furono proposti. Ti aspettavo:
ero certa che saresti venuto�.
�Tu sei bella, buona, e furbetta la tua parte: eppure ci

250

dalla conf us ione, gli chies e se foss e gi� ammogliato e se


i ntende ss e di pr enderla come m oglie di s econdo ordi ne.
�Se non vi aves si t a nto amato�, r is pose il giovane,
�forse sar e i gi� accasa to. Ma non lo sono, e spe r o...�
�Quand�� cos�, riv olgete vi ai m ie i genit ori. M a i o�,
conti nu � la f anciulla con un amabile sorr is o, �io vi ave-
vo gi� compr es o: il vostro br acc i a lett o, l�ho se r bato�.
Dopo alcun i gi orni, W a ng era spos o felice, e s�imbar-
cava colla su a dil e tta Meng-F ung-Niung alla v olta di
cas a sua. Il cas o v olle che q ua l c he sera dopo il battello
g e tt a ss e l�ancora proprio nella l oc alit� dove egli l�aveva
v e duta la pr ima v olta.
�R icordi due anni f a? T�avevo pr e sa p e r la figlia d�un
b a t telliere! M a dove er ava te di retti allora?�
�E ravamo in vi a ggio per andare a t rovare un parente;
e mio p a d re v oga va l u i stes so, per r is par miare la spe sa
d e l b a t telliere. No i non s i a mo r icch i, l o sa i; ma non t o c-
chi a mo danaro senza av e r lo guadagna t o. Se sapes si che
voglia di r idere mi sentivo, quando hai stralunato gli oc-
chi vedendo ch�io f ingevo di non ave r veduto la moneta
che m i avevi gettato! Ma q ua ndo t�ho udito cantar e, ho
capito che dovevi ess ere uno stude nte o un p oe t a; in-
somma, un uomo di r iguardo. � M i p iace, � di s s i f ra me,
� s ebbene abbia molto d e l bir ichino! � E fu per q ue sto
che m is i il pied e su l braccialetto; per salvarti dallo sde-
gno di m io padr e. Sentivo di volerti gi� b ene, e r ifi uta i
poi tutti i par titi ch e mi f urono proposti. T i aspettavo:
ero cer ta ch e saresti venuto�.
�T u se i b e l la, buona, e fur betta l a t ua p arte: eppure ci

250

sei cascata�.
�Come, ci sono cascata?�
�Ora per� bisogna che te lo dica�, prosegu� Wang,
continuando lo scherzo, �giacch� tra qualche giorno sa-
remo a casa, e lo sapresti ugualmente. Io ho gi� moglie:
� figlia di un alto impiegato�.
Meng-Fung-Niung sorrise con aria incredula; ma
l�imprudente motteggiatore rifece in tono pi� serio la
menzognera asserzione.
Non aveva ancora finito, che la sposa era corsa
all�uscio della cabina, s�era precipitata fuori e aveva
raggiunta la poppa del battello. Un istante dopo echeg-
giava un cupo tonfo nell�acqua.
Wang mand� un grido d�angoscia. Accorsero i battel-
lieri; molti si gettarono nel fiume per ripescare l�infeli-
ce. Si cerc� sul fondo, lungo le rive. Ogni ricerca fu
vana!
Pazzo di dolore, e maledicendo a s� stesso e al suo
stupido scherzo, Wang si rimise in viaggio. Al rimorso e
all�angoscia di aver distrutto di propria mano la sua feli-
cit�, si aggiunse il timore dello sdegno che la funesta
notizia avrebbe suscitato nell�animo di un padre amore-
vole qual era quello della povera Meng-Fung-Niung.
Fugg� allora lontano, e cerc� ricovero in casa di una sua
sorella maritata, dove rimase quasi due anni. Poi lo pre-
se l�acre desiderio di chiudere i suoi giorni nel lutto e
nella solitudine l� dove s�era ripromesso di godere le
gioie della famiglia.
Nel viaggio di ritorno fu sorpreso da un temporale e

251

sei cas cata�.


�Come, ci son o cascata?�
�Ora p er� bisogn a che te lo dica�, prosegu � W ang,
conti nua ndo lo scherzo, �giacch � t ra qualch e g iorno s a-
r emo a casa, e l o sapres ti ugualmente. I o ho gi� m og l ie:
� f iglia di un alto impiegato�.
Meng-F ung-Niung s or ris e con aria i ncredula; ma
l�impr ude nte motteggiatore rif ec e in t on o pi� serio la
m e nzognera ass er zione.
Non aveva ancora finit o, che la spos a era cor s a
all�usc io della cabina, s� era precipit a ta f uori e avev a
r aggiunta la poppa del battell o. Un i s tante dopo echeg-
g ia va un cupo tonfo nell�acqua.
W a ng m a nd� un g rido d�angoscia. Accorsero i b a t te l-
l ieri; molti si gettarono n e l f iume per ripescare l� infeli-
ce. Si cer c � sul fondo, l ung o le r ive. Ogn i ricer c a fu
vana!
P a zzo di dolor e, e m aledice ndo a s � stes so e al su o
stupido sc her z o, W a ng si r imis e in vi a ggi o. Al r imorso e
al l�angosc ia di aver dis t rutto di pr opria m a no la sua f e li-
ci t�, s i aggiuns e il t imore dello sde gno che la funes ta
not iz ia avrebbe susc it a to nell�animo di un padre amore-
vole q ua l era quello della p overa Meng-Fu ng-Niung.
F ugg � allora lontano, e cerc� r icovero in cas a di una sua
sorella m a r itata, dove r imas e q ua si due anni. P oi lo pre-
se l�acre desiderio di chiudere i suoi giorni n e l l utto e
nella solitudine l� dove s� era r iprom e ss o di g odere le
gioie della f amiglia.
N e l viaggio di rit orno f u sorpr es o da un t e m porale e

251

dovette rifugiarsi in una locanda isolata. C�era una vec-


chia che scherzava con un bambino. Questo, appena lo
vide, stese verso di lui le piccole braccia, come cercan-
do le sue carezze. Wang lo prese sulle ginocchia e co-
minci� a farlo giuocare, con gran piacere del bambino
che, malgrado gli inviti della vecchia, non voleva asso-
lutamente staccarsene.
Frattanto era cessato di piovere. Wang fece per depor-
re il bambino: ma questo si avviticchi� al suo nuovo
amico, piangendo e gridando:
�Il pap� vuole andar via!�
La vecchia dovette toglierglielo quasi a forza
d�addosso, e Wang gi� si levava per uscire, quando la
tenda della camera contigua si sollev� e apparve sulla
soglia una giovane donna che, preso il bambino tra le
braccia e mostrandolo a lui, disse:
�Uomo senza cuore, che debbo dunque farne? Vuoi
abbandonare anche tuo figlio?�
Wang aveva tremato al suono di quella voce. Alz� gli
occhi, e riconobbe sua moglie!
Gioia, sorpresa, confusione tumultuavano nel suo ani-
mo e gli impedivano di trovar parola. Poi, balbettando,
le chiese perdono, chiam� gli dei a testimonio che non
aveva mai avuto altra moglie... e si gett� tra le braccia
che ella gli tendeva piangendo.
Quando si furono rimessi dall�intensa emozione,
Mung-Fung-Niung gli narr� come era stata salvata. Il
proprietario della locanda si trovava sul fiume con sua
moglie in una piccola imbarcazione proprio nel momen-

252

dovette rif ugiars i in una locanda i s olata. C�era una v e c-


chia che scherzava con un bambino. Ques to, app e na lo
v ide, stes e ver s o di lui le p icc ole braccia, come cerca n-
do le sue car e zze. W a ng lo pr es e sulle g inocc hia e co-
m inc i� a f arlo giuocare, con g ran pi a cere de l bambi n o
che, malgr a do gli i nviti della vecchia, non v ole va ass o-
l utame nte stacca r s ene.
F rattanto era ces sato di piovere. W ang fece per depor-
r e il bambino: ma ques to s i avviticchi� al su o nuovo
am ic o, p iange ndo e gri da ndo:
�Il pap� v uole an da r via!�
L a vecc hia dovette t oglier gli e lo q ua si a for z a
d�addos so, e W a ng gi� si levava pe r uscire, quand o l a
t e nda della camera con tigua s i sollev� e ap pa r ve sulla
soglia una giovane donna ch e, pr es o il bambi n o t ra l e
br acc ia e m os tr a ndolo a lui, di s se:
�Uomo senz a cuor e, che d e bbo dunque far ne? V uoi
abbandonare anche tuo figl io?�
W a ng aveva tr e m a to al suono di quella voce. Al z � gli
o c chi, e ri c onobbe sua moglie!
Gi oia, sorpresa, confusione tumult uava no ne l suo ani-
mo e gli impedivano di t rova r par ola. Poi, balbettando,
le chi e se p e r dono, chiam� gli dei a testimonio ch e non
aveva m a i avuto alt ra m oglie... e si gett� tra le br acc ia
che ella gli t e ndeva piangendo.
Qu a ndo s i fur on o rim e ss i dall� intens a em oz i one,
Mung-F ung-Niung gli narr� come e ra stata sa l va t a. I l
pr oprietario della l oca nda si tr ova va su l f iume con su a
m oglie i n una p icc ola i mbarcaz i on e p roprio nel mom e n-

252

to in cui essa s�era gettata in acqua, ed era riuscito a


trarnela prima che i gorghi la travolgessero. Troppo ri-
sentita contro il perfido marito, non aveva pensato a far-
ne ricerca, e ben volontieri aveva aderito alla proposta
dei buoni vecchi, che si erano offerti di adottarla come
figlia. Nel decimo mese si era sgravata di un bel ma-
schietto, quello stesso che Wang aveva tenuto sulle gi-
nocchia. Allora aveva sentito nascere il desiderio di ri-
vedere suo marito; ma il pensiero di trovare una rivale
l�aveva trattenuta dall�andarne in traccia.
Wang, al colmo della gioia, ricompens� largamente i
buoni vecchi, e si comport� verso di loro come se fosse-
ro davvero stati i genitori della sua sposa. Volle che ve-
nissero ad abitare in casa sua, e mand� subito un messo
ad avvisare il suocero del felice ritrovamento. Da quel
giorno in poi, fu un modello di marito e di padre. **

253

to in cui ess a s�era gett a ta in acqua, ed era riuscito a


t rarnela pr ima che i gor ghi la t ravolges sero. T roppo r i-
sentita contro il p e r fido m a r ito, non avev a p e nsato a f ar-
ne ricerca, e ben vol ontieri av e va ader ito alla proposta
d e i buoni v e cchi, ch e s i erano o f ferti di adot tarla come
f iglia. N e l decimo m e se s i era s gr ava ta di un bel ma-
schietto, quello ste ss o che W a ng avev a tenuto sulle gi-
nocchia. Al lora av e va sentito nas cere il desiderio di ri-
vedere su o marit o; ma il pensiero di tr ovare una r ivale
l�avev a t rattenuta dall�andar n e in t raccia.
W a ng, al colmo della gi oia, ri c om pe ns� l a r gamente i
buoni v e cchi, e s i comport� verso di loro come se foss e-
r o davvero s t a ti i genitori della sua sposa. V olle che ve-
n is sero ad abi tare in cas a sua, e mand� subito un mes so
ad avvis are il suocero de l feli c e rit rovamento. Da q ue l
g iorno in poi, fu un m od ello di marito e di padr e. **

253

DA GALEOTTO A MARINAIO.

254

D A GA LEO TT O A MARINA IO.

254

* Vi sono, specialmente nelle grandi citt�, dei lesto-


fanti che si servono delle proprie mogli per tender lacci
ai giovani di buona famiglia e spillarne quattrini. Il
giuoco riesce loro spesso; ma non sempre; come avven-
ne nel caso che stiamo per raccontare.
Uno di questi furfanti matricolati esercitava, or non �
molto tempo passato, il suo bel mestiere nella capitale.
La sua degna consorte, elegantissima e seducente, era
quanto mai abile nell�attirare i gonzi a casa. Al momen-
to buono, piombava loro addosso il marito. Strepitava,
minacciava di vendicare il proprio onore col sangue, e
finiva per accontentarsi di una riparazione in danaro so-
nante.
Un ricco giovane, rotto a tutte le arti del libertinaggio
e che conosceva il trucco, decise un giorno di truffare il
truffatore. Detto fatto, si mostra conquiso ai vezzi incan-
tatori della Circe, e l�accompagna al domicilio di lei.
Proprio quando la conversazione comincia a farsi assai
interessante, si sente bussare furiosamente alla porta.
Un altro se la sarebbe battuta su per i tetti o avrebbe
cercato un cantuccio dove nascondersi: non cos� il no-
stro giovinotto. Avvincendo la donna in tenero amples-
so, la prega di non allarmarsi, di non turbare la sua gio-
ia. Invano essa simula d�essere al colmo dello spavento,
invano cerca di svincolarsi dalle sue braccia, strillando

255

* V i sono, spe cialm e nte nelle grandi citt�, d e i les to-


f anti che si s er von o delle p roprie m ogli p e r t e nder lacc i
ai giovani di buona f amiglia e sp i llarne quattr ini. I l
g iuoc o r ies ce loro spes so; ma non s empr e; come av ve n-
ne nel cas o che stiamo per raccontar e.
Uno di q ue sti f urf a nti m a t ricolati esercitava, or non �
m olto tempo pas sa t o, i l su o b e l m e stiere nella capitale.
L a su a degna cons or te, el e ganti s sima e seducente, e ra
q ua nto mai abile nell�attir are i gonzi a cas a. Al momen-
to buono, pi ombav a l oro addos so il marit o. S trepitava,
m inacc i a va di vendicare i l pr oprio o nore col s angue, e
f iniva per accontentars i di una r iparazione in danaro so-
n a nt e.
Un ricco g iovane, rotto a t u tte le ar ti d e l liberti na ggio
e ch e conos ceva il t rucco, decis e un giorno di t ruf f are il
t ruf fator e. Detto f atto, si m os tra conquis o ai vezzi i nca n-
t a t ori della Circe, e l�accompagn a al d omicilio di lei.
P roprio q ua ndo la conver s azione comi nc ia a f ars i assa i
i nteres sante, si sente b us sare fur ios amente alla porta.
Un alt ro s e la sarebbe b a t tuta su per i t e tti o avrebbe
cer ca to un cantuccio dove nas condersi: non cos � il no-
stro g iovinotto. A vvincendo la donna in tenero amples-
so, la prega di non allarm a r s i, di non t urbare la su a gio-
i a. I nvan o ess a simula d�ess ere al colmo dello spavento,
i nva no cer c a di svincolars i dalle su e braccia, strillando

255

come un�aquila: egli raddoppia le carezze e le galante.


rie. **
Intanto il marito ha abbattuto la porta, s�avanza furi-
bondo verso il talamo, rimuove le cortine e, gridando
come un ossesso, mette il pugnale alla gola del giovane.
�Ors�, coraggio!�, dice questi tranquillamente. �Se
volete ammazzare, non dovete fermarvi alle minacce.
Ma intendiamoci, eh? bisogna ammazzarci tutti e due,
perch� tutti e due siamo colpevoli. Vuol dire che ripren-
deremo il dolce colloquio all�altro mondo. Non sarebbe
giusto ammazzare soltanto me�.
Il marito rimane un momento sconcertato; poi getta
via il pugnale e afferra un grosso randello.
�Tieni bene per il collo questo asinaccio!�, grida alla
moglie. �Voglio fargli sentire la forza dei miei muscoli�.
E leva il bastone. Ma il giovinotto, che � agile e pron-
to di corpo quanto di spirito, si tira svelto da una parte,
senza tuttavia lasciare la donna, la quale riceve in pieno
il colpo destinato a lui, e s�infuria alla sua volta.
�Ohe!�, grida al marito. �Sono io che le piglio! Guar-
da bene come lavori!�
�Cos�, va bene!�, fa il giovinotto con flemma imper-
turbabile. �Essa merita di pigliarle quanto me!�
L�uomo dal bastone non ne poteva pi�: rimase l�
come incantato. E l�altro continu�:
�Caro mio, d� retta a me: sta cheto e non parlare
d�ammazzare nessuno. Sar� meglio che c�intendiamo
all�amichevole. Tua moglie � un albero che ti rende as-
sai, e sarebbe peccato disfartene: la cuccagna sarebbe fi-

256

come un�aquila: egli r addop pia le car e zze e le galante.


r ie. **
I ntanto il marito ha abbattuto la p orta, s�avanz a fu ri-
bondo verso il talamo, r imuove le cortine e, gri da ndo
come un o s se ss o, m e tte il p ugna le alla gola del giovane.
�O r s �, coraggio!�, dice ques ti t ranquillamente. �Se
vol e te ammazz ar e, non d ove te fer marvi alle minacce.
Ma intendiamoci, eh? b is ogna ammazzarci tutti e due,
per ch � tutti e due siamo colpevoli. V uol dire che ri pren-
der e mo i l dolce col loquio all� a lt ro mondo. Non s ar ebb e
gi u sto ammazzare s ol ta nto m e�.
I l m a r ito r imane un momento sconcertato; poi getta
via il p ugna le e af f e r ra un gross o r ande ll o.
�T ieni bene p e r il collo ques to asinaccio!�, grida alla
m og l ie. �V oglio far gli se nt ire la for z a d e i m ie i m us coli�.
E l e va il b a stone. Ma il giovinotto, ch e � agile e pron-
to di cor po q ua nto di spirit o, s i t ira svelto da una part e,
senz a tuttavia l as ciare la donna, la quale r icev e in p ie no
il colpo destinato a lui, e s�infur ia alla su a volt a.
�Ohe!�, grida al m a r ito. �S on o io che le pigli o! G ua r-
da bene come lavori!�
�Cos �, va bene!�, f a il giovinotto con f lemma imper-
t urbabile. �Ess a m e r ita di pigliarle q ua nto me!�
L �uomo da l b a stone non ne poteva pi �: rim a se l�
come i nc antato. E l�altro conti nu�:
�C aro mio, d� retta a me: sta cheto e non parlare
d�ammazzare n e ss uno. S ar� meglio che c� intendiamo
all�amichevole. T ua moglie � un albero che ti rende as-
sai, e s ar ebb e peccato disfartene: la cucca gna sarebbe fi-

256

nita. Lascia dunque che io colga in pace alcuni frutti


dell�albero; te li pagher� un prezzo ragionevole; ma
quanto al solito ricatto, credi a me, hai sbagliato il tuo
uomo�.
Un tale sangue freddo fin� per smontare del tutto il
marito terribile. Si ritir� mogio mogio, cogli occhi im-
bambolati. Quanto al giovanotto, si lev�, fece minuzio-
samente toeletta, disse ancora qualche parola galante
all�amica, e se n�and� senza fretta.
Cos� avviene che anche il pi� scaltrito giuocatore non
abbia sempre la fortuna propizia, e che un furbo incontri
talvolta uno pi� furbo di lui.

257

ni ta. L as cia dunque che io colga in pac e al c uni f rutti


dell�albero; te li pagher� un prezzo r agionevole; ma
q ua nto al solito ricatto, cr edi a m e, hai sbagliato i l t u o
uom o�.
Un t a le sangu e f reddo fin� pe r smontare de l tutto il
m a r ito terr ibile. Si ri tir� m o gio m o gi o, cogli o cc hi im-
bambolati. Quanto al giovanotto, si lev�, fece m inuzio-
samente toeletta, diss e ancora qualch e p a r ola g a l a nte
all�amica, e se n�and� senz a f retta.
Cos � avvi e ne che anche i l pi� sc altr ito giuocatore non
abbia sempre la for tuna p ropizia, e che un f urbo i nc on tri
t alvolta uno pi� f urbo di l ui.

257

LA VITA � UN SOGNO.

258

L A VIT A � U N S OG NO.

258

* Il licenziato Lien aveva superato con onore i suoi


esami, e ne era orgoglioso. Essendo stato informato che
nel convento di Pi-lu soggiornava un frenologo famoso,
si rec� da lui per chiedergli se la sua fisionomia lo pre-
destinava a raggiungere un giorno le grandi dignit� dello
Stato.
L�uomo di scienza, dopo averlo bene esaminato, gli
predisse che sarebbe divenuto ministro, e rimasto in ca-
rica per vent�anni.
Tale responso rese ancora pi� superbo il giovane, gi�
infatuato de� suoi meriti. Siccome pioveva, si decise a
passar la notte in quello stesso convento, dove erano an-
che alcuni suoi compagni di studio. Questi gli facevano
di gran complimenti, e lo chiamavano gi� �il signor mi-
nistro�, �il signor presidente del Consiglio�. Egli accet-
tava i loro omaggi con aria di sussiego e di degnazione
contegnosa. Si riteneva tanto sicuro di riuscire ministro
un giorno, che giunse a distribuire impieghi a tutti quelli
che lo circondavano, perfino ai domestici del convento!
Un vecchio bonzo era l� vicino, seduto sopra una se-
dia di paglia, assorto in profonda meditazione.
Continuando la pioggia e non potendo uscire, Lien si
accomod� su una poltrona, e ben presto fu preso dal
sonno. A un tratto, vide avanzarsi verso di lui due messi
dell�Imperatore, i quali lo invitarono rispettosamente a

259

* Il licenziato L ien aveva superato con onore i suoi


esami, e ne era or goglioso. E s se ndo s t a to inf ormato che
n e l convento di P i-lu soggiornava un fr eno l og o f amos o,
si rec� da lui per chieder gli se l a sua fi s ionomia lo pre-
d e stinava a r aggiungere un giorno le g randi dignit� dello
S ta t o.
L �uomo di scienza, dopo averlo bene esaminato, gli
p redis se che sarebbe di ve nuto ministro, e ri mas to in ca-
r ica p e r vent�anni.
T a le respons o res e ancora pi� superbo il giovane, gi�
i nfatuato de� suoi mer iti. Siccome p ioveva, si decis e a
p a ssa r la n otte i n quello ste ss o convento, dove erano an-
che al c uni suo i compagni di studio. Questi gli facevano
di gr a n complimenti, e lo chi a m ava no gi� �il s i gno r mi-
ni s tr o�, �il s i gno r pr es idente d e l Cons iglio�. Egli acce t-
t a va i l oro omaggi con aria di sus sieg o e di d e gn a zione
contegnosa. Si ri tene va t a nto sicuro di ri us cire ministro
un g iorno, che g iuns e a distribuire i mpieghi a t utti quelli
che lo cir condava no, per fino ai domes t ic i d e l convento!
Un vecc hio bonzo era l� vicino, seduto sopra una s e-
dia di p a gl ia, ass or to in prof ond a m editaz i one.
Continuando l a pioggia e non p ote ndo uscire, L ie n s i
accomod� su una poltr ona, e ben p res to fu pres o dal
sonno. A un t ratto, vide avanzars i v e r s o di l u i due m e ss i
d e ll�Imp e r atore, i quali lo invitar on o r is pett os amente a

259

recarsi al cospetto di Sua Maest�, che desiderava con-


sultarlo intorno a un affare importante.
Il sovrano lo accolse benignamente, gli espose l�affa-
re e stette ad ascoltarlo con deferenza. Subito dopo di-
spose per decreto che tutti i funzionari della terza cate-
goria e inferiori a questa si mettessero agli ordini di
Lien. Questo ebbe per soggiorno uno splendido palazzo.
con uno stuolo di servitori. Tutti gli impiegati di passag-
gio per la capitale gli facevano omaggio e gli inviavano
presenti; i cittadini s�inchinavano profondamente quan-
do lo incontravano per via.
Gli affari di stato non gli impedivano di darsi bel tem-
po. I piaceri pi� raffinati, i pi� dispendiosi divertimenti
erano suoi, tanto che, dopo qualche tempo, l�appannag-
gio di cui godeva non bast� pi� a mantenere il fasto di
cui si circondava. Allora dovette ricorrere alle soper-
chierie, alle ingiustizie, alle frodi, alle concussioni, per
far danaro. Le vittime del suo malgoverno finirono per
reclamare presso l�imperatore.
Questi dapprima resistette, ma alla lunga dovette in-
tervenire, giacch� le colpe del suo favorito erano paten-
ti. Un drappello di soldati si present� un giorno al palaz-
zo del ministro, munito di un decreto imperiale che lo
condannava a morte. Condotto fuori delle mura, venne
massacrato.
Dopo aver sub�to questa ignobile morte, sent� che la
sua anima era condotta da due fantasmi davanti a un
giudice di spaventosa bruttezza. Era il giudice infernale,
che subito squadern� il gran libro dei morti, dove sono

260

r ecars i al cospetto di Sua M aest�, che desiderava co n-


sultarlo i ntorno a un af fare i mportante.
I l s ovr an o l o acc ol s e benignamente, g li es pose l�af fa-
r e e stette ad as colt a r lo co n def erenza. S ubito dopo di-
spos e p e r decr e to che t u tti i funzionari della t erza cate-
g oria e i nferi ori a ques ta si mettes sero agli ordini di
L ien. Ques to ebbe per soggiorno uno splendido palazzo.
con uno stuolo di se r vitori. T utti gli impiegati di pass ag-
gio per la capitale gli f ac evano om a ggio e gli inviavano
p res enti; i cit ta di n i s�inchinavan o pr ofondamente quan-
do lo i ncontravano pe r via.
Gli af f ari di stato non gli impedivano di darsi bel tem-
po. I piaceri pi� raf f inati, i pi� dispe ndi o si di ve r timenti
er an o s uoi, tanto che, dopo q ua l c he t empo, l�appanna g-
gio di cui godeva non bas t� pi� a mantenere il fasto di
cui s i circondava. Al lora dovette ricor rere alle sope r-
chier ie, alle i ngius ti z i e, alle f rodi, alle concus sioni, p e r
f a r danar o. Le vittime del suo m a lgover n o fini rono p e r
r eclamare press o l�i mpe r atore.
Questi d a ppr ima r es istette, ma alla lunga dovette in-
t e r venire, gi a cch� le colpe del su o favorito erano pate n-
ti. Un d rappello di so l da ti s i pr es ent� un giorno al p a l a z-
zo de l m inis tr o, munito di un decreto i mperiale che l o
condannava a mor te. Con dotto fu ori delle mura, v e nne
m a ss acr a t o.
Dopo aver sub�to ques ta i gnobile m orte, se nt� ch e la
sua anima era condotta da due f antas mi davanti a un
gi udic e di spaventos a br uttezza. E ra il giudi c e infer nale,
che subito sq uader n � il gran libro d e i m orti, dove son o

260
registrati il bene ed il male che questi hanno commesso
al mondo.
�Delinquente politico�, sentenzi�. �Manc� di fede al
sovrano, oppresse il popolo. Nella caldaia d�olio, per
ora!� **
I birri dell�inferno risposero con ruggiti simili a scro-
sci di fulmine: afferrarono l�anima e la tuffarono in una
caldaia alta sette piedi e tutta circondata di fiamme.
L�infelice mandava grida strazianti, ma nessuno veniva
in suo soccorso. L�olio bollente, dopo avergli rosolata la
pelle, fin� per entrargli nella bocca e nello stomaco.
Avrebbe voluto morire un�altra volta; ma non poteva.
Finalmente un fantasma lo ripesc� dalla caldaia con un
forcone, e lo ricondusse davanti al giudice.
Questi si congratul� ironicamente con lui del corag-
gio dimostrato, e torn� a consultare il registro.
�Ora�, disse, �bisogna che andiate sulla Montagna
dei Coltelli per scontare le ingiustizie e i soprusi che
avete perpetrati�.
Si trascin� la povera anima ai piedi di un monte, che
non era molto largo, ma altissimo, e tutto seminato di
lame di coltelli, diritte, fittissime, come i giovani ram-
polli del bamb�. Vi si trovavano parecchie anime che,
piangendo e gridando, cercavano inutilmente di sottrarsi
alle acutissime punte.
Alla vista di questo atroce spettacolo, Lien non sape-
va risolversi a salire sul monte. Allora il fantasma lo in-
filz� sull�estremit� d�una picca, e lanciandolo in alto lo
fece ricadere sui fasci di punte che ricoprivano i pen-

261

r egis t rati il bene ed i l m a le ch e ques ti hanno comm e ss o


al m ondo.
�D elin que nte politico�, sentenzi�. �Manc � di f ede al
sovr a no, oppress e il popolo. Nella caldaia d� olio, per
or a!� **
I birri dell�inf erno ri s posero co n r uggiti simili a scro-
sci di fulm ine: af f errar o no l�anima e la tuf far on o in una
caldaia alta s ette piedi e tutta ci rcondata di fiamme.
L �inf e l ic e m anda va grida str a zianti, ma n e ss uno veniva
in suo socc or s o. L �olio bollente, dopo aver gli rosolata la
p e l le, fin� per entrar gli nella bocc a e nello stomac o.
A vrebbe voluto mor ire un�altra vol ta; ma non p oteva.
F inalmente un f antas ma lo r ipes c� dalla caldaia con un
f orcone, e lo ri c onduss e davanti al giudice.
Questi si congr atul� i ronicamente con l u i del co rag-
gio d imos t rato, e t orn� a cons ul tare i l registro.
�Or a�, di s se, �bis ogna che andiate sulla Monta gna
d e i Coltelli p e r sc o ntare le ingius t iz ie e i soprus i che
avete perpetr ati�.
Si t ras cin� la p overa anima ai p ie di di un m onte, ch e
non era m olto l ar go, ma altiss imo, e t utto seminato di
l a me di col telli, dirit te, f ittiss i me, come i giovani r a m-
polli de l bamb�. V i s i trovavano parecchie anime ch e,
p iange ndo e gri da ndo, cercavan o inutilm e nte di sottr ars i
alle acutiss ime p unte.
Alla vis ta di q ue sto at roce spe t ta colo, L ie n non sape-
va r is olver s i a sa l ire su l m onte. Al lora il f anta sma lo in-
f ilz� sull� e stremit� d�una p icca, e lanciandolo in alto lo
f ec e ricadere su i fasc i di p unte che r icoprivano i pen-

261

dii....
E di nuovo fu condotto davanti al giudice, il quale,
con voce pi� benevola delle altre volte, gli intim� che
ormai aveva solo una piccola punizione da subire: quel-
la d�inghiottire il danaro da lui disonestamente lucrato
in vita, cio� una miseria di tre milioni e duecento ventun
tael.
Si vide allora un gran mucchio di monete ammassate
nell�aula del tribunale. Di mano in mano che un fanta-
sma le faceva fondere in una caldaia, un altro dava da
bere all�anima il metallo fuso, servendosi d�un grande
cucchiaio di ferro. Lien non aveva pi� un briciolo di
pelle n� in bocca, n� in gola, n� nello stomaco. Non ave-
va mai avuto abbastanza danaro quand�era vivo, ed ora
ne aveva troppo!
Finito anche questo supplizio, il giudice ordin� di
mettere l�anima nella ruota della metempsicosi, perch�
fosse trasformata in ragazza.
Appena fu gettato nel cilindro, Lien si trov� essere
una bambina, presso genitori cenciosi in una capannac-
cia. Stent� la vita con loro nella miseria. A quattordici
anni, and� sposa a un operaio, che ben presto cominci�
a maltrattarla. Un giorno uno dei vicini, fior di farabut-
to, cerc� di sedurla. Ma essa, ricordandosi dei delitti
commessi nella sua vita anteriore, non volle ora aggiun-
gerne un altro. Resistette, e confid� tutto a suo marito.
Il vicino, rimasto deluso, non si diede per vinto, e
volle vendicarsi. Una notte, mentre marito e moglie dor-
mivano, penetr� nella loro camera e assassin� l�operaio.

262

di i....
E di nuovo fu condotto d a vanti al g iudice, il q ua l e,
con voc e pi� b e nevola delle alt re volte, g li i ntim� che
o rmai avev a solo una piccola punizione da subir e: q ue l-
la d�inghiott ire il danaro da l u i disone stamente l u cr a to
in vita, cio� una m is eria di t re milioni e d uec ento ventun
t ae l.
Si v ide all ora un gr a n mucchio di m one te ammas sate
n e l l�aula de l t ribunale. Di mano in mano che un fanta-
sma le faceva fondere in una caldaia, un altro dava da
bere all�anima il m etallo f us o, servendosi d�un gr and e
cucchiaio di f erro. L ie n non av e va pi� un br iciolo di
pelle n� in bocca, n� in gola, n� nello stomac o. Non ave-
va mai avuto abbas tanza danaro quand�era vivo, ed o ra
ne aveva troppo!
F inito anche q ue sto supplizio, i l gi udic e ordin� di
m ettere l�anima nella ruota della m e t e mpsicos i, per ch �
f os se trasform a ta in r aga zza.
Ap pe na fu gett a to n e l cil indro, L ie n si trov� ess ere
una bambina, pr es s o genitori cencios i in una capanna c-
ci a. S te nt� la vita con l oro nella miseria. A q ua t tordici
anni, and� spos a a un o peraio, che b e n pres to cominci�
a m a lt rattarla. Un giorno uno d e i vi c ini, f ior di f arabut-
t o, cer c � di sedurl a. Ma es sa, r icordandos i d e i d e l itti
comm e ss i nella sua vita anterior e, non volle ora aggiun-
ger n e un alt ro. Re siste t te, e conf id� tutto a su o m a r ito.
I l vi c i no, rim a sto d e luso, non s i diede p e r vi n t o, e
volle v e nd ica r s i. Una notte, mentre m a r ito e moglie dor-
m ivano, p e n e t r� nella l oro camera e as sas sin� l�oper a i o.

262

La donna riusc� a salvarsi, dandosi a fuga precipitosa.


Quando si conobbe il fatto, si accus� la donna di aver
fatto uccidere il marito dal suo amante. A nulla valsero
le sue proteste d�innocenza: fu condannata. L�infelice si
diede allora a singhiozzare, a gridare...
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
. . .
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
. . .
�Lien! Lien! O che hai l�incubo?�, esclamarono i
compagni del licenziato, scuotendo la poltrona dove egli
dormiva da un quarto d�ora. �Via, svegliati, che abbia-
mo fame e vogliamo pranzare!�
Il giovane aperse gli occhi, e vide il vecchio bonzo,
sempre nello steso atteggiamento estatico, che gli disse
con un sorriso ironico:
�Ecco il signor presidente del Consiglio!�
Stupito a queste parole, e sotto l�impressione del ter-
ribile sogno, Lien chiese al sacerdote d�insegnargli qua-
le fosse la via che dovesse seguire.
�Siate virtuoso e umano�, sentenzi� il bonzo, �e allo-
ra vedrete che il loto germoglier� anche in mezzo alle
fiamme�.
Lien, triste e avvilito, ritorn� a casa spoglio d�ogni
ambizione e d�ogni vanit�. Poco tempo dopo scompar-
ve. Non si seppe mai che cosa avvenisse di lui.

263

L a donna r iusc � a salvarsi, dandos i a fuga p recipitosa.


Qu a ndo s i conobb e il fatto, s i accu s� la donna di ave r
f atto uccidere il m a r ito d a l su o amante. A nulla valsero
le su e prot e ste d�i nnoc enza: f u condannata. L �inf elice s i
d ie de all ora a singhiozzare, a gridar e...
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
. . .
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
. . .
�Lien! L ien! O che ha i l�incubo?�, es clamar on o i
com pa gni del l ice n z iato, s cuotendo la poltr on a dove egli
dor miva da un quarto d� ora. �V ia, s vegliati, che abbia-
mo f ame e v ogliamo pranzare!�
I l giovane apers e gli o c chi, e vide il vecchio bonzo,
sempre n ello stes o atteggiamento estatico, che gli diss e
con un sorr is o i ronico:
�E cc o i l s i gno r preside nte d e l Consiglio!�
S tupito a ques te parol e, e sotto l�i mpres sione de l ter-
r ibile sogno, L ien chi e se al sacerdote d�inse g na r gli qua-
le f os se l a v ia che d ove ss e se g uire.
�S ia te vi rtuos o e u ma no�, sentenzi� il bonzo, �e a llo-
r a v e d rete ch e il l oto germoglier� an c he in m e zzo alle
f iamme�.
L ien, t ris te e avvilit o, rit orn� a cas a spoglio d�ogni
ambi z i on e e d� ogn i v a ni t�. P oc o t e m p o dopo scompar-
v e. Non si se ppe mai che cos a avvenis se di lui.

263

APPENDICE.

264

A PPE NDICE.

264

LA TRASMIGRAZIONE DI YO-CHEU.
Commedia.

PROLOGO.

* Yo-Cheu, da molti anni assessore presso il tribunale


d�un distretto importante, non � un giudice incorruttibi-
le. Ama il danaro, e pi� d�una volta, in qualche causa
importante a lui affidata, � riuscito a volgere l�istruttoria
a vantaggio dell�accusato, che ha saputo mandargli a
casa qualche regalo al momento opportuno. L�imperato-
re, edotto dei suoi sistemi poco scrupolosi, ordina
un�inchiesta a suo carico. Ma Yo-Cheu ha preso da tem-
po le misure necessarie a sventare ogni ricerca, sa che le
procedure sono regolari, e non teme di aver seccature.
Mentre esce dal tribunale, s�incontra con Tao-Sse-
Liu, un famoso anacoreta o santone del paese, che appe-
na lo vede, grida:
�Guai a Yo-Cheu! La tua ultima ora � suonata!�
Si aduna una folla di gente che, non riconoscendo il
santone, lo prende per un povero pazzo. Il funzionario
ordina senz�altro che sia arrestato.

265

L A TR ASMI G RA ZIONE DI YO-CHE U.


Commedia.

PROL OG O.

* Y o-Che u, da molti anni ass ess ore p res so il tri buna le


d�un di s tretto impor tante, non � un gi udic e incorr uttibi-
l e. Ama il danar o, e pi� d�una volta, in qualche causa
i mportante a lui af fidata, � riuscito a volgere l� is tr uttoria
a v a nt a ggio dell�accus ato, ch e ha saputo mandar gli a
cas a q ua l c he r ega lo al m ome nto o pportuno. L � imperato-
r e, edotto de i suoi siste mi poco scrupolosi, o rdina
u n�inchies ta a su o carico. Ma Y o-Che u ha pr e so da tem-
po le m is ure n e cess arie a sventare ogni ricerca, s a che le
p rocedure son o r egolari, e non teme di ave r se ccatur e.
Mentre esc e dal t ribunale, s�i nc ont ra con T ao-S s e-
L iu, un famoso anacor e ta o sa ntone del paese, che appe-
na lo vede, gri da:
�Gua i a Y o-Cheu! L a t ua u ltima ora � suonata!�
Si aduna una folla di g e nte ch e, non r iconos cendo il
santone, lo prende per un povero pazzo. Il f unzionario
o rdina se nz� a l tro che sia arr e stato.

265

ATTO I.

Yo-Cheu, appena tornato a casa, si sente indisposto,


gli si sviluppa una grave malattia, le forze a poco a poco
lo abbandonano. Insomma, la predizione di Tao-Sse mi-
naccia di avverarsi. La famiglia, angosciata, gli � intor-
no, lo colma di cure, e si decide a mandare per il medi-
co; ma quando questi giunge, trova che non c�� pi� nul-
la da fare. Yo-Cheu � condannato. Chiama egli allora il
suo fratello Sun-Fo. **

YO-CHEU.

Mio caro fratello: io ho amici in gran copia, special-


mente quando in casa d� qualche festa; ma a chi meglio
che a voi potrei affidare mia moglie e raccomandare i
miei figli? Ascoltatemi: voglio aprirvi l�animo. Mia mo-
glie � ancora giovane, bella, ha delle attrattive...

SUN-FO.

Che per�, a onor del vero, non compromettono per


nulla la sua virt�. Di che cosa potreste aver paura?

YO-CHEU.

Di che cosa posso aver paura? Dei seduttori! Ci sono


al mondo degli uomini che non arrossiscono di nulla.
Dopo la mia morte, oseranno venire in casa.

266

A TT O I.

Y o-Che u, appen a tor na to a casa, s i se nte i ndis posto,


gli s i sviluppa una grave m a l a tt ia, le f orze a poc o a p oc o
lo abbandonano. Insomma, l a predizione di T ao-Ss e mi-
naccia di avverarsi. L a f amiglia, angosciata, gli � intor-
no, lo colma di cur e, e si decide a mandare pe r il medi-
co; ma q ua ndo q ue sti giunge, trova che non c�� pi� nul-
la da f are. Y o-Che u � condannato. Chiama egli all ora il
suo fr atello Sun-F o. **

YO-CHEU.

Mio caro fr atello: io ho amici in gr a n copi a, specia l-


m e nte q ua ndo in cas a d� q ua l c he festa; ma a ch i meglio
che a voi potr e i af f idare mia moglie e raccomandare i
m ie i fi gli? As coltatemi: voglio apri rvi l�animo. Mia mo-
glie � ancora gi o vane, bella, ha delle attratt ive...
SUN-FO.

Che per �, a onor d e l vero, non compromett on o per


nulla la sua virt �. Di che cos a p otres te aver paur a?

YO-CHEU.

Di che cos a pos so aver paura? D e i se dutt ori! C i son o


al m ond o d e gli u omini che non ar ross iscono di nulla.
Dopo la mia m orte, os er ann o v e ni re i n cas a.

266

SUN-FO.

Paure vane, fratello caro. Mia cognata sapr� resistere


a tutte le seduzioni.

La signora YO-CHEU, entrando.

Che discorsi son questi? Ho sentito tutto. I vostri so-


spetti sono un�ingiuria per me. Via, ve ne prego, nella
condizione in cui vi trovate, non dovete pensare a queste
brutte cose. Credetemi, nulla e nessuno riuscir� a to-
gliermi dallo stato vedovile. Vivr� con mio figlio, rifiu-
ter� ogni proposta di nozze, non uscir� mai di casa, in-
somma, mi comporter� n� pi� n� meno di quando ero
vostra moglie. Io osar guardare un uomo in faccia!...
Giammai!

* Il giudice non si lascia convincere troppo facilmen-


te. Pensa che la donna dovrebbe pur uscire per il suo fu-
nerale, e allora sarebbe esposta all�attenzione di tanti
occhi bramosi...
�No, no, povero amico�, assicura la moglie, �io ti
pianger� in eterno: verr� presto a raggiungerti�.
�Io veglier� sopra di lei�, dice Sun-Fo.
�Quando sar� morto, restate in casa!�
Furono queste le ultime parole che il moribondo pro-
nunci�, prima di chiuder gli occhi per sempre.

267

SUN-FO.

P aure vane, f ratello caro. Mia cognata sapr� r es i s tere


a t u tte le seduzioni.

La signora YO-CHEU, entrando.

Che d is corsi son questi? Ho s entito tutto. I vostri so-


spetti sono u n�ingiur ia per me. V ia, ve ne prego, nella
condi z ione in cui vi t rovate, non dove te pensare a ques te
br utte cose. Credetemi, n ulla e n e ss uno ri us cir� a to-
gl iermi dallo stato vedovile. V ivr� con mio f iglio, r ifiu-
t er� ogni proposta di nozze, non u s cir� m a i di casa, in-
somma, mi compor ter� n� pi� n� meno di quand o e ro
vostra moglie. I o o s ar g ua r dare un uomo in faccia!...
Giamm a i!
* I l giudice non s i l a scia convincere troppo f ac i lme n-
t e. P e nsa ch e la donna dovr ebb e pur us cire p e r il su o f u-
ner ale, e all ora sarebbe es posta all�attenzione di tanti
occhi b ramos i...
�N o, no, povero ami c o�, assicura l a m oglie, �io ti
pi a nger� i n eterno: verr� p res to a r aggiungerti�.
�Io veglier� sopra di lei�, dice Sun-F o.
�Q u a ndo sar� mort o, r es tate in casa!�
F urono ques te le ulti m e p a r ole ch e il m oribondo pro-
n unc i�, pr ima di chiuder gli occhi per sempre.

267

ATTO II.

(La scena rappresenta l�inferno (o meglio uno dei die-


ciotto inferni 72). Pi� diavoli di forme fantastiche sie-
dono a giudizio).

Yo-Cheu � condotto davanti al tribunale per essere


giudicato; lui, che aveva giudicato tante volte! Non ha
avvocato difensore, e i giudici non son di quelli che si
lasciano commuovere o corrompere. � condannato per
avarizia al supplizio che tocca agli avari: raccogliere per
tutta l�eternit� una piccola moneta che � posata sul fon-
do d�una caldaia piena d�acqua bollente.
Mentre il disgraziato sta tremando di raccapriccio, gli
si avvicina l�anacoreta Liu che, preso da compassione,
gli fa un predicozzo e finisce per promettergli la sua
protezione, se si dichiara disposto a convertirsi alla fede
di Tao-Sse. Yo-Cheu giura per tutti i diavoli dell�inferno
che � pronto a convertirsi a qualunque cosa, pur di ca-
varsela di l�. Liu si presenta allora al re dell�inferno. **

IL RE.

Illustre maestro, toccava a me di venire a incontrarvi.


Perdonate la mia negligenza.

72 Vedi nota 2 a pag. 202 [nota 70 in questa edizione elettroni-


ca].

268

A TT O I I.

(La sce na rap pr ese nta l�i nfer no (o meglio uno dei die-
ciotto i nfer ni 7 2). P i� diavoli di f or me f antas ti c he sie-
dono a g iudiz io).

Y o-Che u � condotto d a vanti al t ribunale p e r ess ere


gi udica t o; lui, ch e aveva giudicato t ante volte! Non ha
avvocato d ifensore, e i gi udic i non son di quelli che s i
l as ciano commuovere o corr ompere. � condannato per
avari z ia al supplizio che tocc a agli av a r i: r accogliere per
t utta l� e ter nit� una picco la moneta che � posa ta su l fon-
do d�una caldaia p ie na d� a cqua bollente.
Mentre i l di s graziato sta t remando di raccapri c cio, g li
si avvi c ina l�anacor e ta L iu che, pres o da com pa ss i one,
gli fa un p redicozz o e fin is ce p e r pr ometter gli la su a
pr otezione, s e s i dichiara disp osto a convertir s i alla fede
di T ao-S s e. Y o-Che u giura p e r t utti i diavoli d e l l�inf erno
che � pronto a convert irs i a q ua lunque cos a, pur di ca-
var s ela di l�. L iu s i p res enta allora al r e d e l l�inf erno. **

IL RE.

I llustre maes t ro, toccav a a me di venire a i nc ontr arvi.


P erdonate l a m ia n e gl igenza.

72 V edi not a 2 a p a g. 202 [nota 70 i n quest a edi zion e el ett roni-


ca].

268

LIU.

Devo trattenervi d�una cosa importante. Che delitto


ha commesso questo Yo-Cheu, perch� voi lo condannia-
te a una tal pena?

IL RE.

Voi non sapete adunque che questo sciagurato faceva


mercimonio della giustizia quando era assessore? � un
avaro, e andr� nella caldaia!

LIU.

Gran re, vogliate imitare la virt� del signore sovrano


del Cielo, che si compiace di dare l�esistenza alle crea-
ture, non di distruggerle. S�, costui � un avaro, ma ha la
vocazione religiosa. Si � convertito, ha pronunciato dei
voti, diverr� mio discepolo. Via, per un riguardo a me,
ricongiungetene l�anima al suo corpo, rimettetelo al
mondo.

IL RE.

Aspettate, lasciatemi vedere (guarda). Che disdetta!


Proprio in questo momento, la moglie di Yo-Cheu ha
cremato il corpo di suo marito!

269

LI U.

D e vo trattener v i d�una cos a i mportante. Che d e l itto


ha commes so q ue sto Y o-C heu, per ch � voi l o condannia-
te a una tal pena?

IL RE.

V oi non sapete adunqu e che ques to sciagurato f ace va


m e r cimonio della gius t iz ia quando era as ses sore? � un
avar o, e andr� nella caldaia!
LI U.

Gr a n r e, vogliate imitare la vi rt� del signore s ovr an o


d e l Cie l o, che si com piac e di dare l�esis tenza alle crea-
t ure, non di distrugger le. S�, costui � un avaro, ma ha la
vocazione religi os a. Si � convertito, ha pr onuncia to d e i
voti, diver r� mio disce polo. V ia, p e r un riguar d o a m e,
r icongiungetene l�anima al suo cor po, r imettetelo al
m ondo.

IL RE.

Aspettate, las ciatemi vedere (guar da). Ch e di s detta!


P roprio in q ue sto m omento, la m oglie di Y o-Cheu ha
cr ema to i l corpo di su o m arito!

269

LIU.

Come si fa allora?

YO-CHEU.

Che crudelt�! Che infamia! Mia moglie era ben impa-


ziente di sbarazzarsi delle mie spoglie mortali! Non po-
teva aspettare almeno un giorno di pi�?

LIU.

Voi potete, o gran re, sostituire il suo corpo con quel-


lo di un altro. Guardate un poco!

IL RE.

Volontieri (guarda). Ecco qua nel sobborgo del di-


stretto un giovane macellaio che � morto da tre giorni. Il
suo nome di famiglia � Li. Io posso, venerabile Liu, far
trasmigrare l�anima di Yo-Cheu nel corpo di questo ma-
cellaio. Che ne dite?... Vi avverto che � orribilmente
brutto: ha gli occhi bleu.

LIU.

Accetto, accetto! (a Yo-Cheu). Tra poco si operer� la


vostra trasmigrazione. Come avete udito, non si pu� riu-
nire la vostra anima al vostro corpo, giacch� vostra mo-
glie l�ha gi� cremato. Ma non datevi pensiero di ci�:

270

LI U.

Come s i f a allor a?

YO-CHEU.

Che crudelt�! Che inf a m ia! M ia moglie era b e n i mp a-


ziente di sbarazzars i delle mie spoglie mor tali! Non po-
t e va aspettare almeno un giorno di pi �?

LI U.

V oi potete, o gran r e, sostituire i l suo cor p o con q ue l-


lo di un alt ro. Guardate un poco!

IL RE.

V ol ontieri (guar da). E cc o qua n e l sobbor go de l di-


stretto un g iova ne m ac ell a io che � morto da t re gi orni. Il
suo nome di f amiglia � Li. Io pos so, venerabile Li u, far
t ras migr are l�anima di Y o-Che u nel cor p o di q ue sto ma-
cellaio. Ch e ne dite?... V i avv e r to che � orr ibilmente
br utto: ha gli occhi bleu.

LI U.

Accetto, accetto! (a Y o-Che u). T ra p oc o si operer� la


vostra t ras mi g r azione. Come avete udito, non s i pu� r iu-
n ire la vostra anima al vostro cor po, gi a cch� vostra m o-
glie l�ha gi� cremato. M a non d a t e vi pensiero di ci�:

270

tanto, non c�� rimedio. Voi trasmigrerete nel corpo d�un


giovane macellaio che non era bello: aveva gli occhi
bleu. Non ve ne deve importar nulla, avendo voi rinun-
ciato alle ricchezze e ai piaceri. Vi raccomando eh? Yo-
Cheu: serbate fede ai vostri giuramenti, non dimenticate
le mie esortazioni. E ora, voi vi chiamate Li. Andate:
abbandonate la citt� dei morti.

(Yo-Cheu, o Li, non se lo fa dir due volte, e ritorna tra i


vivi).

ATTO III.

*(La scena rappresenta la camera dove giace il cadave-


re del macellaio. La famiglia desolata gli � intorno al
letto piangente).

Mentre si stanno per iniziare le cerimonie funebri, il


morto si rianima, e si alza a sedere sul letto, con grande
sorpresa e giubilo dei parenti. Ma Yo-Cheu, cio� il nuo-
vo Li, che frattanto ha dimenticate le avventure inferna-
li, e crede di essere molestato da postulanti, come soleva
essere nella sua vita anteriore, grida con voce brusca:
�Zitti, zitti! In udienza, in udienza! Io non mi occupo
d�affari che in udienza!... Ma che scandalo � questo? �
un�indecenza, una vergogna! Ci vuole un bel coraggio a
venirmi a sorprendere fino nella camera da letto!�
Naturalmente i visi che lo circondano gli sono scono-

271

t a nt o, non c�� rim e di o. V oi trasmigrer e te ne l corpo d�un


g iova ne mace l la io che non era bell o: aveva gli occh i
b le u. Non ve ne deve impor ta r n ulla, avend o voi r inun-
ci a to alle r icche zze e a i piaceri. V i r acc om a ndo eh? Y o-
Cheu: se r bate f ede a i vostri giuramenti, non di mentica te
le mie esortazioni. E ora, voi vi chiama te Li. Andate:
abbandonate la citt� dei morti.

(Y o-Che u, o Li, non se lo fa d ir due volte, e r i tor na t r a i


vi v i).

A TT O I II.

*(La scena rap pr ese nta la camer a d ov e g iac e il cadave-


r e d e l macellaio. La famiglia des olata gli � intorno al
l e tto pi ange nte).

Mentre s i sta nno per i niziare le cerimonie fun e br i, il


m orto s i r ianima, e s i al z a a sedere sul l e tt o, con gr and e
sorpr es a e giubilo d e i parenti. M a Y o-Cheu, cio� il nuo-
vo Li, che f rattanto ha dimenticate le avventure i nferna-
li, e cr ed e di essere molestato da p os tulanti, come soleva
ess ere nella sua vita anterior e, g rida co n v oc e br us ca:
�Zitti, zitti! In udienza, in u dienza! Io non m i occupo
d�af fari che in udienza!... Ma che scanda lo � q ue sto? �
u n�indecenza, una ver gogna! Ci vuole un be l coraggio a
v e nir mi a sorprendere fino nella camera da l e t to!�
Natur almente i v is i che lo cir condan o gli sono sc ono-

271

sciuti, sebbene i parenti lo chiamino coi pi� teneri nomi,


e la moglie voglia assolutamente abbracciarlo. Alla fine
chiama a gran voce:
�Cancelliere, cancelliere! acciuffate tutta questa gente
e buttatela fuori della porta!�
Finalmente, dopo molto strepitare, si sovviene di
quello che il suo intercessore gli ha detto negli abissi in-
fernali. La sua anima � entrata nel corpo di un macella-
io!
�Dunque�, dice tra s�, �questa deve essere la casa del
morto. Ma come uscirne?�
Dopo aver riflesso un poco, dice a quelli che lo cir-
condano:
�Ecco: poco fa ero morto; ora sono risuscitato, ma
solo a met�. La mia anima � rientrata nel corpo; ma non
cos� lo spirito. Esso � rimasto nella pagoda. Bisogna che
vada a riprenderlo�.
Fa per levarsi. Ma non sapeva che il macellaio era
sciancato d�una gamba. Cade. Gli portano la gruccia.
�Ecco�, dice ancora tra s�. �Nella mia vita preceden-
te, quando ero assessore di tribunale, avevo una coscien-
za tortuosa; adesso ritorno al mondo con una gamba
storta. � giustizia�.

ATTO IV.

Zoppicando, Yo-Cheu s�avvia verso il suo domicilio.


Ma non riesce a trovarlo subito, e chiede ai passanti:
�Sapete dove abito?�

272
sciuti, sebbene i parenti l o chiami n o co i pi� teneri n omi,
e la moglie voglia ass olut a m e nte abbr a cciarl o. A lla f ine
chi a ma a gr a n voce:
�Cancelliere, cancelliere! acciuf f a te tutta q ue sta g e nte
e but ta t e la f uori della por ta!�
F inalmente, dopo m olto strepitar e, s i sovvie ne di
quello che il su o intercess ore gli ha detto n e gli abis si in-
f ernali. L a sua anima � entrata ne l cor p o di un macella-
i o!
�D un que�, dice tra s�, �ques ta deve es sere la cas a del
m orto. M a come uscirne?�
Dopo aver r ifl e ss o un poco, dice a quelli che lo cir-
condano:
�E cco: poc o f a ero mort o; ora son o r is uscitato, ma
solo a met�. L a mia anima � r ientrata ne l corpo; ma non
cos� lo spirito. Ess o � rim a sto n ella pagoda. Bisogn a che
v a da a ripr enderlo�.
Fa p e r l eva r s i. Ma non s apeva che il macellaio era
scianca to d�una gamba. Cade. Gli port a no la gr uccia.
�E cco�, d ic e ancora t ra s �. �Nella mia vita preceden-
t e, quando ero as ses sore di tri bunale, avevo una coscien-
za t ortuosa; adess o r itorno al m ond o con una gamba
stor ta. � giustizia�.

A TT O I V .

Z oppicando, Y o-C heu s�avvia vers o il su o domicilio.


Ma non riesc e a t rovarlo subito, e chi e de ai p a ss anti:
�Sape te dove abito?�

272

�Io no�, gli si risponde.


�Sapete dov�� la casa di Yo-Cheu?�
Gli viene indicata; ma egli dura fatica a riconoscerla,
giacch� � stata tutta rimessa a nuovo. Ci� era avvenuto
per ordine del censore imperiale, e in riconoscimento
delle benemerenze da lui acquistate nell�esercizio delle
sue funzioni di giudice.
Batte alla porta: � impaziente di rivedere sua moglie.
Essa appunto viene ad aprire. Immaginarsi lo spavento
della donna, al trovarsi di fronte un uomo cos� brutto
che si dichiara suo marito!
Yo-Cheu le racconta allora le sue peripezie; ma intan-
to sopraggiungono in folla i congiunti di Li che, saputo-
lo l� dentro, fanno irruzione in casa. La moglie di Li re-
clama suo marito. Ne nasce un putiferio: il cancelliere di
Yo-Cheu, che � tra i presenti, afferra la gruccia e la rom-
pe sulle spalle del presunto macellaio. Si grida, si strepi-
ta, si chiama aiuto. Alla fine i contendenti risolvono di
recarsi davanti al tribunale.
Presiede il censore imperiale, che si trova in un
bell�impiccio. A quale delle due vedove assegnare que-
sto uomo che � Yo-Cheu e Li insieme?... Ed ecco inter-
venire, deus ex machina, l�anacoreta. Egli richiama Yo-
Cheu ai suoi nuovi doveri, alle promesse fatte da lui
all�inferno, e che egli era sul punto di scordarsi. E l�anti-
co assessore rinuncia al mondo e alle sue pompe, e si fa
religioso. **

273

�Io no�, gli s i r isponde.


�Sape te dov�� la casa di Y o-Cheu?�
Gli viene i ndicata; ma egli dura f atica a r iconos cer la,
gi a cch� � s t a ta tutta r imes sa a nuovo. Ci� era avvenuto
p e r o rdine del cens ore i mperiale, e in riconoscimento
delle benemerenze da lui acquis t a te n e ll�es er c i z io delle
sue funzioni di g iudice.
Batte alla port a: � i mpaz i e nte di r ivedere su a mogli e.
E s sa appunto viene ad apr ire. Im maginars i lo spavento
della donna, al trovar s i di fr onte un uomo cos� br utto
che s i dichiara su o m a r ito!
Y o-Che u le racconta allora le sue peripezie; ma intan-
to sopraggiungono in folla i congiunti di Li che, sa puto-
lo l� dentro, fanno i rruzione in casa. L a m oglie di Li r e-
clama suo marit o. Ne nasc e un putif e r io: il cancelliere di
Y o-Che u, ch e � t ra i prese nti, af fer ra la g ruccia e l a rom-
pe s ulle s palle del pr es unto m ac ellaio. Si grida, si s tr ep i-
t a, s i chiama aiut o. Alla f ine i contende nti r is ol von o di
r ecars i d a vanti al t ribunale.
P res i e de il censore imper iale, che s i t rova in un
bell�impiccio. A q ua le delle due vedov e as segnare que-
sto uomo che � Y o-Che u e L i insieme?... E d ecc o i nte r-
venir e, d e us e x machina, l�anacoreta. Egli r ichiama Y o-
Cheu ai suo i nuovi d ove r i, alle prom e ss e f atte da lui
all�infer no, e che egli era sul punto di scordarsi. E l�anti-
co ass ess ore r inuncia al m ondo e alle sue pompe, e s i f a
r eligioso. **

273

IL PAPPAGALLO

* Il giovane letterato Seng aveva due difetti: uno fisi-


co e l�altro morale. Contava sei dita ad una mano, ed era
preso da una morbosa timidezza, quando si trovava in
compagnia di donne. Se una le rivolgeva la parola, ar-
rossiva tutto, e finiva per scappare. Ci� gli attirava le
beffe di quanti lo conoscevano.
Ma un giorno s�innamor� della figlia d�un ricchissi-
mo commerciante, la quale si chiamava A-Pao. Questa
gli fece uno scherzo crudele. Gli mand� a dire che sa-
rebbe divenuta sua moglie, se si fosse fatto recidere il
dito che aveva di troppo.
Seng ubbid� prontamente; ma l�operazione gli produs-
se una grave emorragia, che lo tenne per alcuni giorni
tra la vita e la morte. Quando fu guarito, si ebbe da A-
Pao per tutta risposta che egli doveva, prima di sposarla,
sbarazzarsi di un altro difetto: quello di prendere sul se-
rio le cose dette per burla.
Il poveretto ne rimase oltremodo avvilito; ma conti-
nu� ad amare in segreto la spietata fanciulla. La rivide
un giorno, e ne fu talmente conquiso, da mettersi in
mente che la propria anima era diventata una cosa sola
con quella di A-Pao.
274

IL P A PP A GA LLO

* I l giovane letterato Seng aveva due d ifetti: uno f is i-


co e l� a lt ro mor a l e. Contava se i dita ad una mano, ed era
p res o da una morbosa timidezza, q ua ndo si tr ova va in
comp a gnia di d onne. Se una le riv olge va la par ola, ar-
r os siva tutto, e fini v a p e r scappare. Ci� gli attir a va le
bef fe di q ua nti l o conos cevano.
Ma un giorno s� innamor� d ella fi glia d�un ri c chiss i-
mo commerciante, l a quale si chi a m a va A-Pao. Questa
gli f ece uno scherzo crudele. Gli m a nd� a dire che s a-
r ebb e di ve nuta sua moglie, s e si foss e f atto recidere il
dito che aveva di troppo.
Seng ubbi d � p rontamente; ma l�oper az i on e gli p rodus-
se una g rave emor ragia, che lo tenne p e r alcuni g iorni
t ra la vita e l a mor te. Quando f u guari to, si ebbe da A-
Pao per t utta r is posta che egli doveva, pr ima di s posarla,
sbarazzars i di un altro di fetto: quello di prendere sul s e-
r io le cos e dette per bur la.
I l p ove r etto ne r imas e oltr e m od o avvilito; ma conti-
nu� ad amare in segreto la spietata f anciulla. La ri vide
un giorno, e ne f u t a l me nte conquis o, da m e t ters i in
m e nte che la propr ia anima era diventata una cosa s ola
con quella di A-Pao.

274

Ne ammal� un�altra volta, e non faceva che ripetere:


�Io sono con A-Pao!�
Dal canto suo la fanciulla sognava ogni notte di vede-
re accanto a s� il giovane. Sorpresa di questa visione,
avrebbe voluto aprirsene coi genitori; ma un sentimento
di pudore ne la distoglieva.
Intanto l�amorosa passione aveva ridotto il povero
Seng in fin di vita, tanto che i suoi genitori si decisero a
chiedere al padre di A-Pao il permesso di mandare da
lui un sacerdote che richiamasse l�anima di Seng entrata
nella fanciulla,
Il padre acconsent�, e la cerimonia ebbe luogo. L�ani-
ma di Seng ritorn� a lui. La giovinetta comprese final-
mente quanto profondo fosse l�affetto che quegli le por-
tava.
Seng, ritornato sano in seguito all�esorcismo, si diede
subito a pensare in qual modo potesse avvicinarsi
all�amata fanciulla, giacch� era troppo povero per aspi-
rare alla sua mano.
Un giorno vide un ragazzo che giuocava con un pap-
pagallo morto.
� Se io potessi � disse tra s�, � entrare nel corpo di
questo uccello, spiccherei il volo verso la casa di lei. �
Appena ebbe concepito questo desiderio, cadde morto
al suolo, mentre il pappagallo rialzatosi volava alla ca-
mera di A-Pao. Questa ordin� che gli ponessero un anel-
lo alla zampa.
�Non incatenatemi�, grid� l�uccello, �io sono Seng�.
�Conosco il vostro affetto per me�, disse la fanciulla.
275

Ne ammal� un� altra vol ta, e non faceva che r ipetere:


�Io son o con A-Pao!�
D a l canto su o l a f anciulla sogna va ogni notte di v e de-
r e accanto a s� il giovane. S orpr e sa di ques ta vi s ione,
avr ebb e voluto apr irsene coi genit ori; ma un sentimento
di p udore ne l a d is togl ieva.
I ntanto l�amorosa pas sione aveva r idotto il povero
Seng in f in di vit a, tanto che i suo i genitori si decisero a
chiedere al padre di A-Pao il perm e ss o di m a ndare da
l u i un sacerdote che richiamass e l�anima di Seng ent rata
nella f anc i ulla,
I l padre accons ent�, e la cer imonia ebbe l uogo. L � ani-
ma di Seng r itorn� a l u i. L a giovinetta compr e se f inal-
m e nte quanto pr ofondo f os se l�af fetto che quegli le por-
t ava.
Seng, r itor na to sano in se guito all�es or cis mo, si diede
subito a pens are in q ua l modo pot e ss e avvicinarsi
all�amata fanciull a, giacch � era t roppo p overo per as pi-
r are alla su a m a no.
Un giorno vide un ragazz o che gi u ocava con un p a p-
p a gallo m orto.
� Se io potes si � diss e t ra s�, � entrare ne l cor p o di
q ue sto uccello, s piccherei il volo v e r s o la cas a di l e i. �
Ap pe na ebbe conce pito q ue sto des i de r io, cadd e m orto
al s uol o, mentre il p a ppagallo rialzatos i v ola va alla ca-
m era di A-Pao. Ques ta o rdin� ch e gli p ones sero un ane l-
lo alla zampa.
�N on i nc atenatemi�, grid� l�uccello, �io son o Seng�.
�Conos co il vostro af f etto per me�, diss e la fanciull a.

275

�Ma come volete che siamo l�uno dell�altra, ora che


avete assunto questa forma?�
�Mi basta di poter vivere vicino a voi�, rispose il
pappagallo, �non chiedo di pi�.
Mangiava nelle mani della fanciulla, le si posava in
grembo, dormiva presso il suo capezzale.
Ma A-Pao aveva preso ad amarlo troppo. Mand� un
domestico a casa di Seng per vedere in che stato fosse il
cadavere di lui, e quegli poco dopo ritorn� annunciando
che il petto era ancora caldo.
�Se tu potessi ridiventare uomo�, disse la fanciulla
all�uccello, carezzandolo, �ti giuro di essere tua�.
Il pappagallo parve riflettere un momento, poi prese
nel becco una pianella della giovane, e vol� via.
I genitori di Seng stavano pregando intorno al cada-
vere, allorch� lo videro scuotersi e drizzarsi: nell�istante
medesimo il pappagallo, entrato dalla finestra, cadeva
morto al suolo.
Frattanto A-Pao aveva mandato un�altra volta il do-
mestico alla casa di Seng, il quale lo incaric� di dire alla
sua padroncina che tratteneva la pianella come caparra
di ci� che ella gli aveva promesso.
Pochi giorni dopo, la promessa era mantenuta: i due
giovani erano sposi.
Tre anni pi� tardi, Seng mor�. Fu tanto il dolore di A-
Pao, che tent� di uccidersi per andare a raggiungerlo
nell�altro mondo. Fortunatamente si fece in tempo a
trattenerla dal compiere il funesto proposito.
Nel momento in cui la salma stava per essere calata

276

�Ma come v olete che siamo l�uno dell� altra, ora che
avete as sunto ques ta f orma?�
�Mi bas ta di p ote r vivere vicino a voi�, rispos e il
p a ppagallo, �non chiedo di pi�.
Mangiava n elle m a ni d ella f anciulla, le s i p os ava i n
g rembo, dormi v a pr es s o il su o capezzale.
Ma A-Pao aveva p res o ad amarlo t roppo. Ma nd� un
dom e stico a cas a di Seng p e r vedere in che stato f os se il
cadavere di l u i, e q ue gli poco dopo rit orn� annunciando
che il petto era ancora caldo.
�Se tu pot e ss i ri diventare uom o�, diss e la fanciulla
all�ucce ll o, car ez zandolo, �ti g iuro di ess ere tua�.
I l pappagallo parve rif lettere un momento, poi pr es e
n e l becco una pianella della g iovane, e vol� v ia.
I g e nit ori di Seng stavano pr egand o intor n o al cada-
ver e, al lorch� lo videro sc uo ters i e dr izzars i: nell�is t a nte
m e desimo il pappagallo, ent rato dalla finestra, cadeva
m orto al s uol o.
F rattanto A-Pao aveva m a n da to un�altra volta il do-
m e stico alla cas a di Seng, i l q ua le l o i nc ar ic � di d ire alla
sua padr onc i n a che tr a t tene va la pi a nella come caparra
di ci� che ella gli aveva prom e ss o.
Pochi g iorni dopo, la prom e ss a era m a n te n uta: i due
g iova ni er an o sposi.
T re anni pi� t a r di, S e ng mor�. Fu tanto il dolore di A-
Pao, che tent� di uccidersi per andare a raggiu nge r lo
n e l l�altro m ondo. F ortunatamente s i f ec e in t e m p o a
t rattenerla dal compiere il f unes to pr opos it o.
N e l m ome nto in cui la salma sta va per ess ere calata

276

nella fossa, A-Pao ebbe un sussulto di giubilo: aveva


udito gemere e parlare Seng nel cataletto! Egli era tor-
nato in vita. Disceso negli abissi infernali, il dio stava
per sottoporlo al giudizio, allorch� un usciere venne ad
annunziare il prossimo arrivo della moglie di lui, che
non aveva voluto sopravvivergli. Il dio, commosso a
tanta prova d�amor coniugale, aveva concesso a Seng di
risuscitare. **

277

nella f os sa, A-Pao ebbe un suss ulto di g iubilo: avev a


udito gemere e parlare Seng n e l cataletto! Egli era t o r-
n a to in vi ta. Disce so n e gli abis si i nfernali, il dio sta va
p e r sottoporlo al gi udiz i o, allor c h� un usciere venne ad
annunziare il p ross imo ar rivo della moglie di lui, che
non avev a voluto s opr avvive r gli. Il dio, com mos so a
t a nta prova d�amor coniugale, aveva conces so a S e ng di
r is uscitare. **
277

IL FIGLIO FANTASMA.

* I ricchi coniugi Li avevano un bambino, che era di


costituzione robusta, ma assai tardo d�intelligenza. A sei
anni, balbettava appena poche parole.
Un giorno d�inverno, capit� da loro un bonzo e li in-
vit� a sottoscrivere una somma in suo favore, fissando-
ne anche l�ammontare. Sebbene egli fosse in voce di sa-
per profetare il futuro ed influire sulle sorti degli uomi-
ni, il signor Li si rifiut� a tale imposizione.
Il bonzo se ne and� furioso, a mani vuote.
Appena ebbe varcata la soglia, il bambino cadde ma-
lato: dopo alcune ore spirava.
Si fece arrestare il bonzo, nelle tasche del quale si tro-
varono delle figurine di cera e un feretro in miniatura.
Evidentemente egli praticava la mag�a, e il bambino era
morto per opera de� suoi sortilegi. Fin� per rendersi con-
fesso, e fu condannato.
Erano passati pochi giorni e i due derelitti genitori
stavano tristamente rievocando il ricordo del loro picci-
no perduto. A un tratto comparve loro davanti l�ombra
di un ragazzo dai sette agli otto anni, che li chiam� coi
dolci nomi di pap� e mamma. Gli chiesero chi fosse, e
seppero che anch�egli era stato vittima del malvagio

278

IL FIG LI O F AN T ASMA.

* I ricchi coniugi Li avevano un bambino, che e ra di


costituzione robusta, ma as sa i t ardo d�i ntelligenza. A se i
anni, b a l be t ta va appena poch e par ole.
Un g iorno d�inver no, capit� da l oro un bonz o e li in-
vit� a sottoscrivere una somma in su o favor e, fiss ando-
ne anch e l�ammontar e. Sebbene egli foss e in voce di s a-
p e r prof etare il f uturo ed infl uire sulle sorti degli u omi-
ni, il s i gno r Li si rif iut� a tale imposizione.
I l bonzo s e ne and� fur ios o, a mani vuote.
Ap pe na ebbe varcata la sog lia, il bambi n o cadde ma-
l a t o: dopo al c une ore spir ava.
Si fece ar restare il bonzo, nelle tasc he d e l quale si t ro-
var on o delle f igurine di cera e un fer etro in miniatur a.
E videntemente egli praticava la mag�a, e i l bambi n o era
m orto per opera d e� suo i sor tilegi. Fin� per r enders i con-
f es so, e f u condanna t o.
E rano pas sati pochi giorni e i due der elitti genitori
stavano t rista m e nte rievocando il ri c o rdo del loro picc i-
no perduto. A un t ratto compar v e loro davanti l�ombra
di un r agazz o dai sette agli otto anni, che li chiam� coi
d olc i nomi di pap� e mamma. Gli chies ero chi f oss e, e
seppero che anch�egli e ra s t a to vittima del m a l va gio

278

bonzo.
�Sono venuto�, continu�, �a prendere il posto del fi-
glio che avete perduto�.
�Ma se sei un fantasma!�
�Non fa nulla. Datemi una camera, e un po� di riso
caldo ogni giorno: questo mi basta�.
�Da quanto tempo � morto vostro figlio?�, chiese il
fantasma ai poveri genitori.
�Da una settimana�.
�Allora, con questo tempo rigido, la sua salma non
deve essere ancora decomposta. Esumatela, e io vi en-
trer� dentro�.
Cos� fu fatto. Appena il cadavere fu dissotterrato, ri-
prese vita, e il fantasma disparve.
Grande fu la gioia dei genitori, che chiesero al redivi-
vo:
�Di�, se lo sai, dove � andato il tuo spirito?�
�� gi� rinato in un�altra famiglia. Egli non doveva es-
sere vostro figlio. Se � venuto da voi, � perch� voi dove-
vate del danaro ad un uomo, il quale, per rimborsarsi,
non aveva che un solo mezzo: quello di farsi mantenere
da voi come figliuolo�. **

FINE.

279

b onz o.
�S on o venuto�, conti nu�, �a p rendere il pos to del f i-
glio che avete perduto�.
�Ma s e se i un f antas m a!�
�N on fa nul la. Datemi una camera, e un po� di riso
caldo ogni g iorno: ques to mi b a sta�.
�D a quanto tempo � morto vostro f iglio?�, chies e il
f antas ma ai poveri genit ori.
�D a una se tt imana�.
�A l lora, con q ue sto t empo r igido, la su a salma non
d e ve ess ere ancora decomposta. E sumatela, e io vi en-
t rer� dentro�.
Cos � fu fatto. Appena il cada vere fu diss otter rato, r i-
p res e vita, e il f anta sma dispa r ve.
Gr and e fu la gioia dei genit ori, che chiesero al redivi-
vo:
�D i�, s e lo sai, dove � andato il t u o spir ito?�
�� gi� ri na to in u n�altra famigl ia. E gli non d ove va es-
sere vostro fi glio. Se � v e nuto da voi, � per ch � voi dove-
v a te del danaro ad un uom o, il q ua l e, p e r r imbor s arsi,
non avev a che un s olo mezzo: quello di f ars i mantenere
da voi come f igliuolo�. **

F INE.

279