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Monitor dei Distretti

Servizio Studi e Ricerche


Ottobre 2010
Monitor dei Distretti

Executive Summary 3 Ottobre 2010

1. L’export dei distretti nel secondo trimestre del 2010 11


1.1 I settori economici 11 Trimestrale – n. 31
1.2 I mercati di sbocco 12
1.3 Le regioni italiane 15 Intesa Sanpaolo
1.4 La dispersione dei risultati 16 Servizio Studi e Ricerche
1.5 In sintesi 23
Industry and Banking
2. La geografia dei distretti industriali italiani 25
Fabrizio Guelpa
2.1 La mappa delle performance dell’export dei distretti 25 Responsabile
2.2 Il planisfero delle esportazioni dei distretti 31
Cristina De Michele
Gli approfondimenti 32 Giovanni Foresti
3. La Cassa Integrazione Guadagni nei distretti industriali 32 Serena Fumagalli

4. Il mercato indiano: quali spazi per i distretti italiani? 42 Ilaria Sangalli

4.1 Il potenziale del mercato indiano 42 Stefania Trenti


4.2 La crescente presenza dei distretti italiani in India 45
4.3 Quali spazi di miglioramento? 48 Database management:
4.4 Conclusioni 50 Angelo Palumbo

5. Il distretto del tessile e abbigliamento di Treviso 51 International Economics


Silvia Guizzo
6. L’occhialeria di Belluno all’uscita dalla crisi: quale futuro per il
tessuto produttivo locale? 57

7. Il Cruscotto dei distretti 61

Appendice Metodologica 68
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Ottobre 2010

Executive Summary
Sono tornate a crescere le esportazioni dei distretti industriali italiani, che nel secondo trimestre
del 2010 hanno registrato un aumento tendenziale del 13,8%. E’ questo il principale risultato
che emerge dagli ultimi dati di interscambio commerciale delle province italiane. Bene l’export
distrettuale nei mercati avanzati e, soprattutto, nei “nuovi” mercati (+15% la variazione
tendenziale). Spiccano, in particolare, le performance conseguite in Sudafrica, Brasile e India,
dove l’aumento delle vendite estere è stato superiore al 40%. Bene anche i flussi diretti in altre
economie emergenti (su tutti Cina, Turchia, Messico, Egitto). Primi segnali di recupero anche in
Russia.

Dopo un primo trimestre 2010 ancora difficile, è partita la fase di recupero dei distretti
industriali, che hanno mostrato un tasso di crescita non molto inferiore alla media del
manifatturiero italiano. Nel confronto con il resto d’Italia, spicca, in particolare, la miglior
dinamica dei distretti specializzati in beni intermedi del sistema moda, grazie alle performance
dei principali poli conciari (Arzignano, Santa Croce sull’Arno e Solofra) e tessili (Prato e Biella).
Fanno meglio anche i distretti della meccanica, spinti dai buoni risultati conseguiti dalla
meccanica strumentale di Varese, Bergamo e Brescia e dalle macchine agricole di Modena e
Reggio Emilia.

Il tessuto distrettuale italiano è pertanto vivo e quanto mai determinato a superare la crisi con un
posizionamento competitivo rafforzato, per proporsi con rinnovato successo sui mercati
internazionali. Sono significative a questo proposito le strategie intraprese da un campione di
imprese distrettuali calzaturiere, che nel corso del difficilissimo 2009 hanno puntato con
determinazione sulla ricerca e sviluppo (spesso anche collaborando con università ed enti di
ricerca), e sulla qualità del prodotto. Molte di queste, inoltre, hanno cercato di rafforzare la loro
presenza sui mercati, adottando strategie di marchio, migliorando il proprio network
distributivo, studiando le location più adatte per l’apertura di nuovi punti vendita e cercando di
affermarsi in nuovi mercati ad alto potenziale.

Nel secondo trimestre del 2010 le esportazioni distrettuali sono tornate a crescere a ritmi La congiuntura del secondo
sostenuti (+13,8% la variazione tendenziale). Era dal 2007 che il tessuto distrettuale italiano non trimestre 2010
registrava tassi di crescita a due cifre.

Evoluzione delle esportazioni dei distretti industriali (var. % tendenziali)


20
13,8
10,1
10 7,4 8,0

-0,2 1,4
0
-0,6 -0,9
-2,6
-10
-9,0

-20 -17,8
-23,5 -22,2
-30 -25,9
I 07 II 07 III 07 IV 07 I 08 II 08 III 08 IV 08 I 09 II 09 III 09 IV 09 I 10 II 10
Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati Istat

Tutte le produzioni distrettuali si sono portate in territorio positivo, con performance brillanti per
i distretti specializzati nella metallurgia, in crescita del 45% tendenziale. Seguono nell’ordine gli
altri intermedi (gomma e plastica, legno e carta), gli elettrodomestici e i beni intermedi del
sistema moda, con tassi di crescita superiori al 20%. Bene anche le esportazioni distrettuali di

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beni di consumo del sistema moda (in progresso del 13,9%), della meccanica (+12%) e dei
prodotti in metallo. Appaiono, invece, relativamente meno dinamici i distretti del mobile, che
sono stati verosimilmente penalizzati dalla difficile situazione attraversata dal mercato
immobiliare e dai problemi presenti nel mercato del lavoro. Mostrano solo una lieve crescita,
infine, le esportazioni dei distretti alimentari, tra i pochi non colpiti dalla crisi.

Evoluzione dei distretti industriali italiani per settore (var. % tendenziale)

1,7 II trim. '10


Alimentare 1,7
5,1 II trim. '09
Mobili -23,3
Prod. e mat. da costr. 9,6
-23,3
Prodotti in metallo 11,4
-34,8
Meccanica 12,0
-28,9
Totale distretti 13,8
-25,9
Moda: beni di consumo 13,9
-20,2
Moda: intermedi 21,1
-25,6
Elettrodomestici 21,8
-34,9
Altri intermedi 23,9
-21,7
-57,7
Metallurgia 45,0

-60 -40 -20 0 20 40 60


Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati Istat

E’ salito a 83 (su un totale di 104 distretti da noi monitorati) il numero dei distretti che ha chiuso il
secondo trimestre del 2010 in territorio positivo (erano 50 nel primo trimestre e addirittura 15 nel
quarto trimestre dello scorso anno).

Numero di distretti in cui la variazione tendenziale delle esportazioni è positiva


90 83
81 78
80 75
70
59 58
60
47 50
50
40 37

30 21
20 15
7 10
10 4
0
I 07 II 07 III 07 IV 07 I 08 II 08 III 08 IV 08 I 09 II 09 III 09 IV 09 I 10 II 10
Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati Istat

Si segnala, in particolare, la crescita a due cifre e superiore al 20% su base tendenziale di alcuni
importanti distretti industriali specializzati nel sistema moda (Polo fiorentino della pelle, concia di
Arzignano, concia e calzature di Santa Croce sull’Arno, i poli orafi, favoriti anche dai picchi toccati
dal prezzo dell’oro), negli elettrodomestici (Fabriano, che mostra primi segnali positivi, dopo anni di
forte crisi), nella metalmeccanica (metalli di Brescia e termomeccanica scaligera) e nell’alimentare
(Parma). Hanno mostrato un buon ritmo di crescita anche Prato e Biella, dove sono tornate in
territorio positivo le esportazioni di prodotti tessili.

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In questo contesto, tutte le regioni ad alta intensità distrettuale hanno visto tornare a crescere le
esportazioni dei loro distretti industriali. Il miglioramento è stato più marcato in alcune regioni che
avevano sofferto maggiormente nel 2009 (Marche e Lombardia) e in Toscana, dove, come si è
visto, alcuni importanti poli del sistema moda sono tornati a crescere a ritmi sostenuti. Appare in
ritardo l’Emilia Romagna, che ha risentito delle difficoltà incontrate da alcune importanti aree della
regione (su tutti la maglieria e abbigliamento di Carpi), che hanno quasi annullato i buoni risultati
conseguiti da diversi distretti regionali (tra questi le piastrelle di Sassuolo, l’abbigliamento di Rimini,
l’alimentare di Parma).

Regioni a maggiore intensità distrettuale (variazione % tendenziale delle esportazioni)

Abruzzo -0,9 II trim. '10


-27,6
2,6
Campania -1,5 II trim. '09
2,6
Friuli-Venezia Giulia -29,3
4,4
Emilia-Romagna -20,8
8,1
Puglia -23,5
13,8
Totale distretti -25,9
14,0
Veneto -22,7
16,0
Lombardia -34,2
18,2
Piemonte -24,8
20,9
Toscana -17,8
24,3
Marche -35,8

-40 -30 -20 -10 0 10 20 30


Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati Istat

E’, inoltre, salita al 70% circa la quota dei mercati che ha offerto un contributo positivo alla
crescita dei distretti nel secondo trimestre del 2010.

Quota dei mercati in cui la variazione tendenziale dell’export dei distretti è positiva
80 74 75
72
69
70
61
58 56
60
50 52
50 44
40
30 23
21 19 19
20
10
0
I 07 II 07 III 07 IV 07 I 08 II 08 III 08 IV 08 I 09 II 09 III 09 IV 09 I 10 II 10
Nota: calcoli riferiti ai primi 131 sbocchi commerciali nel 2007 (almeno 5 milioni di export). Fonte: Intesa Sanpaolo su dati Istat

Tra questi vi sono molti “nuovi mercati”. In Sudafrica, Brasile e India, ad esempio, le esportazioni
dei distretti hanno registrato una crescita superiore al 40% tendenziale. In questi paesi si è
assistito ad una crescita dei distretti quasi generalizzata, con performance particolarmente
brillanti della meccanica strumentale di Varese. Oltre a Varese, in Sudafrica si sono distinte anche
le macchine agricole di Modena e Reggio Emilia. In Brasile hanno brillato anche l’occhialeria di
Belluno e le macchine utensili e per il legno di Pesaro, mentre in India sono significativamente
aumentate le esportazioni della concia di Arzignano e della metalmeccanica di Lecco.

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Primi 50 sbocchi commerciali dei distretti: i best 21 nel secondo trimestre del 2010 (var. % tend.)
Francia 13,6
Slovenia 13,7
Spagna 14,9
Russia 16,6
Germania 18,7
Rep. Ceca 19,5
Romania 19,7
Cina 20,6
Corea del Sud 22,3
Stati Uniti 22,5
Canada 24,6
Iran 25,8
Svezia 26,6
Egitto 29,5
Australia 30,1
Messico 34,3
Turchia 34,5
Hong Kong 38,7
India 42,1
Brasile 42,8
Sudafrica 43,7

0 10 20 30 40 50
Nota: sono rappresentati in blu i mercati avanzati e in rosso i nuovi mercati. Si considerano solo i primi 50 sbocchi commerciali dei
distretti. Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati Istat

Qualche segnale positivo è emerso anche da un altro “nuovo” mercato, la Russia, che fino al
2008 aveva trainato le vendite estere di molti distretti italiani del sistema moda e del mobile.
L’export distrettuale diretto nella Federazione Russa, infatti, dopo il crollo maturato nel 2009, è
tornato in territorio positivo (+16,6% la variazione tendenziale nel secondo trimestre del 2010).
In Russia hanno registrato una crescita sostenuta le vendite dell’abbigliamento di Rimini, della
metalmeccanica di Lecco, della rubinetteria e pentolame di Lumezzane, delle calzature di Fermo
e delle piastrelle di Sassuolo. Sempre su questo mercato, hanno, invece, accusato nuovi cali di
export le macchine per l’imballaggio di Bologna e alcuni importanti distretti del tessile-
abbigliamento (Empoli, Schio-Thiene-Valdagno, Carpi e Val Seriana).

I distretti hanno continuato a crescere a ritmi sostenuti sul mercato cinese (Cina e Hong Kong).
Bene, in particolare, i poli conciari e della pelle (Arzignano, Santa Croce sull’Arno, Solofra, Polo
fiorentino), le macchine tessili di Biella, le macchine tessili e per materie plastiche di Brescia e gli
orafi di Vicenza e Arezzo.

Sono tornati in territorio positivo anche molti tra i principali mercati avanzati. L’unica eccezione è
la Grecia, le cui importazioni sono state colpite dalla pesante crisi finanziaria che ha investito il
paese. Tra i mercati avanzati va segnalata l’inversione di tendenza maturata negli Stati Uniti,
dove si è osservata una ripresa di alcuni importanti poli distrettuali italiani. Tra questi l’occhialeria
di Belluno, la rubinetteria e pentolame di Lumezzane, gli orafi di Vicenza, Arezzo e Valenza, le
piastrelle di Sassuolo, la concia di Arzignano, il Polo fiorentino della pelle e i vini di Langhe,
Roero e Monferrato.

In questo contesto di quasi generalizzato miglioramento, i “nuovi mercati” hanno registrato un


recupero di poco più intenso rispetto agli sbocchi commerciali avanzati (+15% tendenziale nel
secondo trimestre 2010 vs. +13%). I mercati emergenti, inoltre, già nel primo trimestre di

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quest’anno si erano portati, seppur di poco, in territorio positivo, risultando in calo per un
periodo più breve (dal quarto trimestre del 2008 al quarto del 2009) rispetto ai mercati maturi.
In questi ultimi, al contrario, la “crisi” dei distretti è stata più lunga: è iniziata già sul finire del
2007 ed è terminata solo nella primavera dell’anno in corso.

Export dei distretti verso nuovi mercati e mercati maturi a confronto (var. % tendenziale)
20
15 13
15 12 12 13
11
9
10 6 6 5 6
5 1 1
0
-5 -1 -2 -2
-3 -3
-10 -7
-15 -12
-16
-20 Nuovi mercati -20 -20
-25
Mercati maturi -24-23 -26
-30 -26 -26
I 07 II 07 III 07 IV 07 I 08 II 08 III 08 IV 08 I 09 II 09 III 09 IV 09 I 10 II 10
Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati Istat

Il recupero emerso nel secondo trimestre del 2010 lascia molti distretti lontani dai valori Il ritardo rispetto al 2008
esportati nel 2008, con punte negative per alcuni distretti calzaturieri (Casarano e Vigevano),
delle macchine per il legno (Pesaro e Rimini), del tessile-abbigliamento (Treviso e Sud Abruzzese),
degli elettrodomestici (Fabriano). Solo 15 distretti nel primo semestre del 2010 hanno mostrato
livelli di export per lo più analoghi o superiori ai livelli toccati nella prima metà del 2008.

Quanto è lontano il 2008?


I distretti ai massimi storici var. % I sem. 2010 I distretti in forte ritardo var. % I sem. 2010
su I sem. 2008 su I sem. 2008
Prosciutto San Daniele Del Friuli 47,3 Macchine uten. di Piacenza -36,0
Macchine tessili di Biella 25,2 Abbigliamento Sud Abruzzese -36,3
Alimentare di Parma 15,4 Metalli di Brescia -38,7
Calzature di Lucca 14,0 Cappe aspiranti ed elettrod. di Fabriano -39,8
Oreficeria di Arezzo 9,7 Tessile e abbigliamento di Treviso -41,4
Mobili imbottiti di Forlì 7,1 Macchine agric. di Reggio/Modena -41,6
Abbigliamento di Rimini 6,6 Macchine legno di Rimini -45,0
Vini di Langhe, Roero e Monferrato 5,3 Macchine utensili e per il legno di Pesaro -48,1
Concia di Solofra 3,6 Calzature di Vigevano -50,6
Prosecco di Conegliano Valdobbiadene 2,9 Scarpe di Casarano -80,8
Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati Istat

Tra questi, molti distretti sono specializzati nel settore alimentare. Il ritardo delle altre produzioni
distrettuali è, invece, notevole, soprattutto nella metallurgia (sotto del 38,7%), negli
elettrodomestici (-32,7%) e nei prodotti in metallo (-29,4%). Sono lontani dai valori raggiunti
nel 2008 anche i distretti della meccanica, del mobile e dei prodotti e materiali da costruzione.

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Export dei distretti industriali nel primo semestre 2010 (var. % rispetto al primo semestre 2008)

Metallurgia -38,7
Elettrodomestici -32,7
Prodotti in metallo -29,4
Meccanica -24,0
Mobili -22,4
Prod. e mat. da costr. -20,5

Totale distretti -20,0

Moda: intermedi -16,4

Moda: beni di consumo -15,3

Altri intermedi -8,1

Alimentare 2,3

-60 -50 -40 -30 -20 -10 0 10


Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati Istat

A livello di sbocchi commerciali, inoltre, solo 5 tra i primi quaranta mercati distrettuali nel primo
semestre del 2010 hanno registrato valori esportati superiori a quelli del corrispondente periodo
del 2008; tra questi tre BRIC (Cina, India e Brasile) e due paesi del Nord Africa (la Libia e l’Egitto).
Restano ancora molto distanti dai valori massimi toccati nel 2008, due tra i più dinamici mercati
emergenti nel corso degli anni Duemila, l’Ucraina e la Russia. Insieme a questi, vi sono tutti i
mercati maturi, dalla Grecia alla Spagna, al Giappone, agli Stati Uniti.

I mercati ai massimi storici: export dei distretti nel primo In mercati in forte ritardo sul 2008: export dei distretti nel
semestre 2010 (var. % rispetto al primo semestre 2008) primo semestre 2010 (var. % rispetto al primo semestre 2008)

Brasile 2,8 -47,8 Ucraina

-39,8 Grecia
India 6,2
-37,7 Russia
Egitto 9,1
-31,5 Spagna
Cina 22,8
-25,2 Giappone

Libia 40,6 -24,4 Stati Uniti

0 10 20 30 40 50 -60 -50 -40 -30 -20 -10 0


Nota: si considerano solo i primi 41 sbocchi commerciali dei distretti. Fonte: elab. Nota: si considerano solo i primi 41 sbocchi commerciali dei distretti. Fonte: elab.
Intesa Sanpaolo su dati Istat Intesa Sanpaolo su dati Istat

Per tornare ai livelli del 2008 ci vorranno anni. Secondo le nostre stime, al termine del 2010 solo
5 dei 15 miliardi persi nel 2009 saranno recuperati. Nella media del 2010, infatti, l’export
distrettuale è previsto mostrare una crescita vicina al 10%, lasciando i valori esportati lontani dai
livelli toccati nel 2008.

Questo processo di lento recupero sta mettendo sotto pressione molte imprese distrettuali. E’
questo ciò che emerge anche osservando i dati sull’utilizzo degli ammortizzatori sociali. Sono
aumentate, in particolare, le ore autorizzate di cassa integrazione straordinaria (salite tra
gennaio e settembre 2010 a 105,5 milioni di ore, da 36 milioni del corrispondente periodo del
2009) e di cassa integrazione in deroga (25,4 vs. 5,3). Al contempo si è ridotto il ricorso alla

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cassa integrazione ordinaria. L’accelerazione della CIG straordinaria (CIGS) ed in deroga (CIGD) e
il contemporaneo rallentamento della CIG ordinaria (CIGO) si spiegano anche con il passaggio di
alcune aziende dalla CIGO alla CIGS a causa dell’insorgere di situazioni di crisi aziendali.

Il momento è quindi difficile e delicato e non pochi soggetti sono destinati ad uscire dal Prospettive
mercato. Il tessuto distrettuale italiano è tuttavia vivo e quanto mai determinato a superare la
crisi con un posizionamento competitivo rafforzato, per proporsi con rinnovato successo sui
mercati internazionali. Sono significativi a questo proposito i risultati di un’analisi condotta sulle
strategie adottate da un campione di imprese calzaturiere distrettuali, che nel corso del
difficilissimo 2009 hanno puntato con determinazione sulla ricerca e sviluppo (spesso anche
collaborando con università ed enti di ricerca), e sulla qualità del prodotto. Molte di queste,
inoltre, hanno cercato di rafforzare la loro presenza sui mercati, adottando strategie di marchio,
migliorando il proprio network distributivo, studiando le location più adatte per l’apertura di
nuovi punti vendita e cercando di affermarsi in nuovi mercati ad alto potenziale.

Strategie aziendali adottate nel 2009 dalle imprese dei distretti calzaturieri

Ricerca e sviluppo
Qualità
Strategie di marchio
Razionalizzazione logistico-distributiva
Diversificazione mercati/prodotti
Comunicazione
Contenimento costi
Razionalizzazione processi produttivi
Riorganizzazioni (societarie)

0 10 20 30 40 50 60 70 80 90
Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su relazioni aziendali di cinquanta imprese calzaturiere

Il potenziamento del marketing e della distribuzione può essere raggiunto anche attraverso la
formazione di consorzi, reti d’impresa o la crescita dimensionale delle piccole imprese del
distretto, tramite processi di fusione e/o acquisizione. Bassi volumi di produzione, legati alle
ridotte dimensioni delle imprese del distretto, non consentono, infatti, di raggiungere la soglia
minima per i necessari investimenti commerciali nel branding e nella comunicazione d’azienda.

L’adozione di queste strategie sarà fondamentale per superare quei limiti e/o ritardi che ancora il
nostro tessuto produttivo mostra sul fronte commerciale nel raggiungere con successo i mercati
a più alto potenziale. Limiti che sono ben evidenti, ad esempio, se si confronta la quota di
mercato italiana in India con quella tedesca (2,1% vs. 6,3%). Il differenziale che emerge, infatti,
non pare giustificato da un analogo divario in termini di occupati nel manifatturiero, che al
contrario, è molto più contenuto (in termini di addetti l’industria manifatturiera italiana è di poco
inferiore ai due terzi di quella tedesca).

Sfruttare le opportunità dei “nuovi” mercati non sarà facile e richiederà un potenziamento della
fase commerciale, anche con investimenti diretti in loco. L’efficace gestione di questi processi
richiede la presenza di capitale umano altamente qualificato, con forti competenze immateriali
(marketing, logistica, assistenza tecnica, etc.), che va supportato con adeguati investimenti in
information technology. Più in generale andrà potenziato il management e dovranno essere
introdotte nuove professionalità in campo distributivo non ancora sufficientemente diffuse ma
cruciali per gestire la crescente complessità dei mercati.

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Al contempo è necessario non disperdere il patrimonio di know-how produttivo presente nel


territorio, attivando meccanismi volti a riportare l’interesse delle giovani generazioni verso le
scuole tecniche industriali. La competitività dei distretti industriali italiani non può infatti
prescindere dalla presenza di manodopera qualificata e di alte competenze professionali, che
finora sono state alla base dell’alta qualità delle produzioni italiane.

I primi 7 fattori di successo del Tessile/Abbigliamento italiano secondo gli imprenditori (quota %
di 295 imprese intervistate nei primi mesi del 2010)

Filiera completa ed integrata

Innovazione di processo

Servizio flessibile

Diffusa presenza di eccellenze

Imprenditori

Forza lavoro qualificata

Creatività

0 10 20 30 40 50 60 70 80 90
Fonte: Astra Ricerche per SMI

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1. L’export dei distretti nel secondo trimestre del 2010


1.1 I settori economici
Nel secondo trimestre del 2010 le esportazioni distrettuali hanno registrato una crescita Giovanni Foresti e
sostenuta (+13,8% la variazione tendenziale; Tab. 1.1)1. Era dal 2007 che il tessuto distrettuale Serena Fumagalli
italiano non registrava tassi di crescita a due cifre (Fig. 1.1).

Tutte le produzioni distrettuali si sono portate in territorio positivo, con performance brillanti per
i distretti specializzati nella metallurgia, in crescita del 45% tendenziale. Seguono nell’ordine gli
altri intermedi (gomma e plastica, legno e carta), gli elettrodomestici e i beni intermedi del
sistema moda, con tassi di crescita superiori al 20%. Hanno ottenuto buoni risultati anche le
esportazioni distrettuali di beni di consumo del sistema moda (in progresso del 13,9%), della
meccanica (+12%) e dei prodotti in metallo. Appaiono, invece, relativamente meno dinamici i
distretti del mobile, che sono stati verosimilmente penalizzati dalla difficile situazione
attraversata dal mercato immobiliare e dai problemi presenti nel mercato del lavoro. Mostrano
solo una lieve crescita, infine, le esportazioni dei distretti alimentari, tra i pochi non colpiti dalla
crisi.
Tab. 1.1 - Andamento export dei distretti per settore (variazione % tendenziale)
2009 2009 Gennaio-Giugno 2010 Aprile-Giugno 2010
Comp. % distretti distretti non distretti distretti non distretti distretti non distretti
Industria manifatturiera italiana - -21,0 - 13,1 - 18,9
Totale settori distrettuale, di cui: 100,0 -22,4 -19,2 6,2 7,6 13,8 15,6
Metallurgia 3,7 -47,1 -32,1 22,9 32,3 45,0 51,1
Altri intermedi 4,2 -15,1 -16,2 18,0 13,8 23,9 18,5
Elettrodomestici 3,6 -27,5 -21,7 4,4 0,7 21,8 13,3
Sistema moda: intermedi 8,8 -22,6 -24,6 16,4 12,5 21,1 17,7
Sistema moda: beni di consumo 31,6 -19,7 -14,1 4,5 6,8 13,9 19,3
Meccanica 19,2 -25,4 -22,5 4,0 3,1 12,0 7,9
Prodotti in metallo 4,9 -29,0 -22,5 0,5 9,5 11,4 17,2
Prodotti e Materiali da Costruzione 5,8 -21,1 -19,8 5,5 5,0 9,6 9,1
Mobili 9,9 -21,6 -22,3 3,0 2,5 5,1 8,7
Alimentare e Bevande 6,1 0,9 -5,3 3,7 11,9 1,7 14,0
Nota: l’evoluzione delle esportazioni delle aree non distrettuali è ottenuta combinando la struttura produttiva settoriale dei distretti con la performance conseguita nelle aree non
distrettuali. Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati Istat

Nel confronto con il resto d’Italia, spicca la miglior dinamica dei distretti specializzati in beni
intermedi del sistema moda, grazie alle performance dei principali poli conciari (Arzignano,
Santa Croce sull’Arno e Solofra) e tessili (Prato e Biella). Fanno meglio anche i distretti della
meccanica, spinti dai buoni risultati conseguiti dalla meccanica strumentale di Varese, Bergamo e
Brescia e dalle macchine agricole di Modena e Reggio Emilia.

In un contesto di domanda favorevole e in presenza di condizioni di cambio non penalizzanti2, è


salito a 83 (su un totale di 104 distretti monitorati in questo rapporto) il numero dei distretti che ha
chiuso il secondo trimestre del 2010 in territorio positivo (erano 50 nel primo trimestre e addirittura
15 nel quarto trimestre dello scorso anno; Fig. 1.2). Molti distretti pertanto hanno saputo sfruttare
la finestra di opportunità (anche valutaria) che si è aperta sui mercati esteri nei mesi primaverili.

1
Nel valutare il buon andamento dell’export distrettuale si tenga conto che il secondo trimestre del 2010
si confronta con un secondo trimestre del 2009 molto negativo. Per molti distretti, inoltre, i valori
esportati sono stati significativamente influenzati dall’aumento dei prezzi alla produzione, causato, a sua
volta, dai rincari delle commodity di riferimento. E’ questo il caso, ad esempio, dei distretti orafi o di
quelli conciari.
2
Nel secondo trimestre del 2010.

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Monitor dei Distretti
Ottobre 2010

Si segnala, in particolare, la crescita a due cifre e superiore al 20% su base tendenziale di alcuni
importanti distretti industriali specializzati nel sistema moda (Polo fiorentino della pelle, concia di
Arzignano, concia e calzature di Santa Croce sull’Arno, i poli orafi), negli elettrodomestici
(Fabriano, che mostra primi segnali positivi, dopo anni di forte crisi), nella metalmeccanica (metalli
di Brescia e termomeccanica scaligera) e nell’alimentare (Parma). Hanno mostrato un buon ritmo di
crescita anche Prato e Biella, dove sono tornate in territorio positivo le esportazioni di prodotti
tessili.

Fig. 1.1 - Evoluzione dell’export dei distretti industriali italiani Fig. 1.2 - Numero di distretti in cui la variazione tendenziale
(variazione % tendenziale) delle esportazioni è positiva
20 13,8 90 81 78 83
10,1 80 75
10 7,4 8,0
70 59 58
1,4 -0,6
60 50
0 47
-0,2 50
-2,6 -0,9 37
40
-10
-9,0 30 21
-17,8 20 15
-20 7 10
-22,2 10 4
-23,5
-30 -25,9 0
I II III IV I II III IV I II III IV I II I II III IV I II III IV I II III IV I II
07 07 07 07 08 08 08 08 09 09 09 09 10 10 07 07 07 07 08 08 08 08 09 09 09 09 10 10
Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati Istat Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati Istat

1.2 I mercati di sbocco


Nel secondo trimestre del 2010 è salita al 70% circa la quota dei mercati che ha offerto un
contributo positivo alla crescita dei distretti industriali (Fig. 1.3).

Fig. 1.3 - Quota di mercati in cui la variazione tendenziale dell’export dei distretti è positiva
80 74 75
72
69
70
61
58 56
60
50 52
50 44
40
30 23
21 19 19
20
10
0
I 07 II 07 III 07 IV 07 I 08 II 08 III 08 IV 08 I 09 II 09 III 09 IV 09 I 10 II 10
Nota: i calcoli si riferiscono a 131 sbocchi commerciali. Non sono considerate le destinazioni commerciali che nel 2007 hanno
assorbito meno di 5 milioni di euro delle esportazioni dei distretti industriali italiani. Fonte: elab. Intesa Sanpaolo su dati Istat

Tra questi vi sono molti “nuovi mercati”. In Sudafrica, Brasile e India, ad esempio, le esportazioni
dei distretti hanno registrato una crescita superiore al 40% tendenziale. In questi paesi si è
assistito a una crescita dei distretti quasi generalizzata, con performance particolarmente brillanti
della meccanica strumentale di Varese. Oltre a Varese, in Sudafrica si sono distinte anche le
macchine agricole di Modena e Reggio Emilia. In Brasile hanno brillato anche l’occhialeria di

12 Intesa Sanpaolo – Servizio Studi e Ricerche


Monitor dei Distretti
Ottobre 2010

Belluno e le macchine utensili e per il legno di Pesaro, mentre in India sono significativamente
aumentate le esportazioni della concia di Arzignano e della metalmeccanica di Lecco3.

Qualche segnale positivo è emerso anche da un altro “nuovo” mercato, la Russia, che fino al
2008 aveva trainato le vendite estere di molti distretti italiani del sistema moda e del mobile.
L’export distrettuale diretto nella Federazione Russa, infatti, dopo il crollo maturato nel 2009, è
tornato in territorio positivo (+16,6% la variazione tendenziale nel secondo trimestre del 2010).
In Russia hanno registrato una crescita sostenuta le vendite dell’abbigliamento di Rimini, della
metalmeccanica di Lecco, della rubinetteria e pentolame di Lumezzane, delle calzature di Fermo
e delle piastrelle di Sassuolo. Sempre su questo mercato, hanno, invece, accusato nuovi cali di
export le macchine per l’imballaggio di Bologna e alcuni importanti distretti del tessile-
abbigliamento (Empoli, Schio-Thiene-Valdagno, Carpi e Val Seriana).

Tab. 1.2 - Evoluzione delle esportazioni dei distretti nei primi 32 sbocchi commerciali
(elaborazioni su dati a prezzi correnti)
Milioni di € Quota % Var. % rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente Var. % rispetto
al I sem. 2008
2009 2009 2008 2009 I trim. 2010 II trim. 2010 I sem. 2010
Totale distretti, di cui: 52.112 100,0 -2,7 -22,4 -0,9 13,8 -20,0
Germania 6.758 13,0 -2,5 -19,5 -2,2 18,7 -15,7
Francia 6.583 12,6 -1,6 -16,3 -2,0 13,6 -14,9
Stati Uniti 3.240 6,2 -18,3 -30,5 -1,0 22,5 -24,4
Regno Unito 3.107 6,0 -16,5 -25,3 5,6 6,7 -28,0
Svizzera 2.745 5,3 9,5 -13,4 -3,0 11,2 -8,8
Spagna 2.641 5,1 -13,3 -29,2 -2,5 14,9 -31,5
Russia 1.895 3,6 11,3 -39,0 -11,4 16,6 -37,7
Belgio 1.370 2,6 -1,6 -11,5 1,6 12,2 -9,4
Paesi Bassi 1.343 2,6 1,1 -19,6 -6,3 9,1 -19,9
Cina 1.119 2,1 -3,2 -3,2 21,9 20,6 22,8
Austria 1.108 2,1 3,7 -19,4 -3,5 13,5 -17,1
Polonia 1.099 2,1 5,3 -29,5 -3,2 3,6 -31,6
Grecia 1.074 2,1 -0,8 -29,6 -13,0 -17,7 -39,8
Hong Kong 956 1,8 -8,2 -20,5 28,8 38,7 -5,5
Emirati Arabi Uniti 956 1,8 26,0 -30,8 15,8 11,4 -9,9
Romania 859 1,6 -2,7 -27,3 0,1 19,7 -21,2
Giappone 785 1,5 -9,7 -18,7 -13,7 3,5 -25,2
Turchia 686 1,3 -10,8 -33,4 28,8 34,5 -24,0
Portogallo 675 1,3 -4,3 -17,0 1,8 11,6 -14,7
Svezia 548 1,1 -8,5 -26,2 4,1 26,6 -22,0
Canada 521 1,0 -6,7 -20,5 12,8 24,6 -8,7
Repubblica Ceca 517 1,0 3,8 -27,1 0,8 19,5 -22,3
Australia 472 0,9 -2,5 -27,7 16,8 30,1 -28,7
Danimarca 459 0,9 -7,4 -29,9 -4,8 12,4 -32,5
Tunisia 420 0,8 5,8 -8,3 1,8 6,2 -4,1
Ungheria 407 0,8 -17,4 -23,9 -12,1 11,3 -27,6
Ucraina 399 0,8 6,1 -42,4 -16,3 -4,1 -47,8
Arabia Saudita 376 0,7 10,3 -17,6 -7,3 2,2 -16,4
India 371 0,7 19,7 -13,9 51,8 42,1 6,2
Croazia 369 0,7 -7,6 -22,8 -18,3 -19,2 -37,9
Corea del Sud 359 0,7 -13,6 -19,4 19,6 22,3 -21,6
Brasile 335 0,6 13,6 -15,9 30,0 42,8 2,8
Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati Istat

I distretti hanno continuato a crescere a ritmi sostenuti sul mercato cinese (Cina e Hong Kong).
Bene, in particolare, i poli conciari e della pelle (Arzignano, Santa Croce sull’Arno, Solofra, Polo

3
Al mercato indiano e alle sue potenzialità, presenti e future, è dedicato un approfondimento di questo
Rapporto (cap. 4).

Intesa Sanpaolo – Servizio Studi e Ricerche 13


Monitor dei Distretti
Ottobre 2010

fiorentino), le macchine tessili di Biella, le macchine tessili e per materie plastiche di Brescia e gli
orafi di Vicenza e Arezzo.

Sono tornati in territorio positivo anche molti tra i più importanti mercati tradizionali. L’unica
eccezione è la Grecia, le cui importazioni sono state colpite dalla pesante crisi finanziaria che ha
investito il paese. Tra i mercati avanzati va segnalata l’inversione di tendenza maturata negli Stati
Uniti, dove sono tornati a crescere alcuni importanti poli distrettuali italiani. Tra questi
l’occhialeria di Belluno, la rubinetteria e pentolame di Lumezzane, gli orafi di Vicenza, Arezzo e
Valenza, le piastrelle di Sassuolo, la concia di Arzignano, il Polo fiorentino della pelle e i vini di
Langhe, Roero e Monferrato. Su questo mercato le imprese italiane hanno saputo sfruttare
condizioni valutarie almeno temporaneamente favorevoli.

Tra i mercati tradizionali più importanti si sono portati in territorio positivo anche la Germania, la
Francia e il Regno Unito. In Germania hanno mostrato buoni segnali di recupero diversi distretti
della filiera metalmeccanica (metalli di Brescia, Rubinetteria e pentolame di Lumezzane,
metalmeccanica di Lecco, lavorazione di metalli della Valle dell'Arno), la concia di Arzignano e il
tessile di Prato. Sempre su questo mercato il mobile del Livenza e Quartiere del Piave e le
piastrelle di Sassuolo hanno interamente recuperato il calo subito lo scorso anno, riportandosi
sopra i valori toccati nella prima parte del 2008. Sono, invece, rimasti in territorio negativo, pur
attenuando il calo dei trimestri precedenti, le macchine tessili e per le materie plastiche di
Bergamo, gli elettrodomestici dell’Inox valley, il serico di Como, il tessile-abbigliamento di
Treviso, il calzaturiero di Fermo e le sedie e tavoli di Manzano.

In Francia alcuni distretti della filiera dei metalli e del sistema casa (metalli di Brescia, piastrelle di
Sassuolo, cappe aspiranti ed elettrodomestici di Fabriano, rubinetti e pentolame di Lumezzane)
hanno mostrato segnali di recupero, mentre, soprattutto i distretti del sistema moda, attivati
anche dalle grandi case di moda internazionali, hanno ripianato le perdite dello scorso anno,
superando i valori raggiunti nei primi sei mesi del 2008 (oreficeria di Arezzo, tessile di Prato,
calzature di Lucca e del Brenta, occhialeria di Belluno). Su questo mercato, tuttavia, alcuni
distretti hanno continuato a soffrire, accusando nuovi forti cali delle esportazioni (tessile e
abbigliamento di Treviso e macchine tessili e per le materie plastiche di Bergamo).

Nel Regno Unito, va segnalata l’inversione di tendenza delle vendite di cappe aspiranti e degli
elettrodomestici di Fabriano, che, dopo il crollo degli anni scorsi, sono tornate a crescere. In
recupero anche i metalli di Brescia, la termomeccanica scaligera, il Polo fiorentino della pelle e il
mobile del Livenza e Quartiere del Piave, che, tuttavia, sono rimasti lontani dai livelli registrati nel
2008. Grazie a un buon primo semestre del 2010, hanno, invece, ampiamente recuperato il calo
del 2009, l’occhialeria di Belluno e la concia e le calzature di Santa Croce sull’Arno. Anche sul
mercato inglese, tuttavia, alcuni distretti sono rimasti in territorio negativo. Tra questi tre poli
alimentari (le conserve di Nocera Inferiore, i vini di Langhe, Roero e Monferrato e il vino
veronese) e gli elettrodomestici dell’Inox valley.

In questo contesto di quasi generalizzato miglioramento, i “nuovi mercati” hanno registrato un


recupero di poco più intenso rispetto agli sbocchi commerciali avanzati (+15% tendenziale nel
secondo trimestre 2010 vs. +13%). I mercati emergenti, inoltre, già nel primo trimestre di
quest’anno si erano portati, seppur di poco, in territorio positivo, risultando in calo per un
periodo più breve (dal quarto trimestre del 2008 al quarto del 2009) rispetto ai mercati maturi.
In questi ultimi, al contrario, la “crisi” dei distretti è stata più lunga: è iniziata già sul finire del
2007 ed è terminata solo nella primavera dell’anno in corso. I distretti dimostrano pertanto di
saper cogliere le maggiori opportunità di crescita offerte dai mercati emergenti, che sono
caratterizzati da una elevata dinamicità della domanda.

14 Intesa Sanpaolo – Servizio Studi e Ricerche


Monitor dei Distretti
Ottobre 2010

Fig. 1.4 - Export dei distretti verso nuovi mercati e mercati maturi a confronto
(var. % tendenziale)
20
15 13
15 12 12 13
11
9
10 6 6 5 6
5 1 1
0
-5 -1 -2 -2
-3 -3
-10 -7
-15 -12
-16
-20 Nuovi mercati -20 -20
-25
Mercati maturi -24-23 -26
-30 -26 -26
I 07 II 07 III 07 IV 07 I 08 II 08 III 08 IV 08 I 09 II 09 III 09 IV 09 I 10 II 10
Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati Istat

1.3 Le regioni italiane


Tutte le regioni ad alta intensità distrettuale hanno registrato un aumento delle esportazioni dei
loro distretti industriali. Il miglioramento è stato più marcato in alcune regioni che avevano sofferto
maggiormente nel 2009 (Marche e Lombardia) e in Toscana, dove, come si è visto, i più importanti
poli del sistema moda sono tornati a crescere a ritmi sostenuti (Tab. 1.3). Nelle Marche tutti i
distretti regionali si sono portati in territorio positivo, compresi i principali poli della regione: le
calzature di Fermo e le cappe aspiranti ed elettrodomestici di Fabriano. In Lombardia si sono messi
in luce i metalli di Brescia, la rubinetteria e pentolame di Lumezzane, la gomma del Sebino
Bergamasco e la meccanica strumentale di Varese. Con l’eccezione delle calzature di Vigevano e
della metalmeccanica del Basso Mantovano, sono emersi segnali di recupero anche negli altri poli
ad alta specializzazione della regione.

Tab. 1.3 - Evoluzione e composizione delle esportazioni dei distretti per ripartizione geografica (elab. su dati a prezzi correnti)
2009 2009 Var. % rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente Var. % rispetto
al I sem. 2008
milioni di € comp. % 2008 2009 I trim. 2010 II trim. 2010 I sem. 2010
Nord ovest, di cui: 17.042 32,7 -0,5 -27,2 1,3 16,4 -23,8
Lombardia 13.339 25,6 1,5 -29,1 -0,3 16,0 -26,3
Piemonte 3.643 7,0 -6,7 -19,2 7,4 18,2 -13,9
Nord est, di cui: 22.720 43,6 -1,3 -19,6 -3,7 10,0 -19,1
Emilia-Romagna 7.412 14,2 3,3 -17,9 -6,4 4,4 -19,9
Friuli-Venezia Giulia 1.455 2,8 -7,9 -23,5 -7,6 2,6 -30,0
Veneto 13.817 26,5 -2,8 -20,1 -1,9 14,0 -17,5
Centro, di cui: 9.383 18,0 -9,9 -21,9 3,3 21,7 -15,1
Marche 2.825 5,4 -17,9 -29,3 -10,7 24,3 -29,8
Toscana 6.477 12,4 -5,2 -18,0 10,2 20,9 -7,0
Sud, di cui: 2.966 5,7 -1,9 -15,5 -4,5 2,8 -17,0
Abruzzo 548 1,1 -3,8 -24,7 -15,0 -0,9 -30,2
Campania 1.501 2,9 10,3 -5,2 -3,2 2,6 -3,1
Puglia 697 1,3 -13,3 -26,3 4,7 8,1 -25,4
Totale distretti 52.112 100,0 -2,7 -22,4 -0,9 13,8 -20,0
Nota: per il 2010 i dati sono provvisori. Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati Istat

Un buon recupero è stato espresso anche dal Piemonte e dal Veneto, che hanno registrato una
crescita a due cifre. In Piemonte tutti i distretti si sono portati in territorio positivo, con performance
brillanti dell’orafo di Valenza che ha beneficiato anche degli elevati prezzi raggiunti dall’oro. Tra i
principali poli della regione buoni risultati sono stati conseguiti anche dal tessile di Biella e dalla
rubinetteria di Cusio-Valsesia. Nel Veneto un contributo importante alla crescita dei distretti è
venuto da tre importanti poli del sistema moda (la concia di Arzignano, l’oreficeria di Vicenza e

Intesa Sanpaolo – Servizio Studi e Ricerche 15


Monitor dei Distretti
Ottobre 2010

l’occhialeria di Belluno) e dalla termomeccanica scaligera. Hanno ritrovato un buon ritmo di crescita
anche altre aree ad alta specializzazione nel sistema moda: le calzature del Brenta, la calzatura
sportiva di Montebelluna e il tessile-abbigliamento di Schio-Thiene-Valdagno. Tra i distretti più
brillanti, spiccano le materie plastiche di Treviso, Vicenza, Padova, in crescita ormai per il terzo
trimestre consecutivo. E’ proseguito, invece, il momento difficile per il grafico veronese e il tessile e
abbigliamento di Treviso.

Nel processo di uscita dalla crisi, appare in ritardo l’Emilia Romagna, che ha risentito delle difficoltà
incontrate da alcune importanti aree della regione (su tutti la maglieria e abbigliamento di Carpi),
che hanno quasi annullato i buoni risultati conseguiti da diversi distretti regionali (tra questi le
piastrelle di Sassuolo, l’abbigliamento di Rimini, l’alimentare di Parma). Non è ancora ripartito,
inoltre, il polo delle macchine per l’imballaggio di Bologna, che, pur soffrendo, meglio di altri si era
difeso nella fase più acuta della crisi.

Stentano anche altre importanti regioni italiane, che mostrano un aumento dei valori esportati solo
lievemente positivo (Friuli Venezia Giulia e Campania) o addirittura negativo (Abruzzo). L’export
distrettuale del Friuli Venezia Giulia ha continuato a risentire delle difficoltà incontrate da due tra i più
importanti poli della regione, le sedie e i tavoli di Manzano e l’Inox valley (provincia di Pordenone), che
sono rimasti in territorio negativo e hanno quasi annullato i progressi fatti segnare dal prosciutto di
San Daniele, dai coltelli e forbici di Maniago e dal mobile del Livenza. La debolezza delle esportazioni
della Campania è, invece, da attribuire all’arretramento subito dalle conserve di Nocera Inferiore (ha
pesato il calo dei prezzi dei derivati di pomodoro), tra i distretti migliori nel periodo più acuto della
crisi. Hanno ottenuto buone performance, infatti, i poli del sistema moda della regione, dalla concia di
Solofra alle calzature napoletane, all’abbigliamento del Napoletano. In Abruzzo, infine, tre dei quattro
distretti della regione hanno registrato un calo tendenziale delle esportazioni (abbigliamento Sud
Abruzzese, pasta di Fara San Martino, mobilio abruzzese). Dopo il drammatico crollo del 2009, ha
invece mostrato primi segnali di recupero l’abbigliamento Nord Abruzzese.

Nonostante i segnali di miglioramento emersi nel secondo trimestre dell’anno in corso, gran
parte delle regioni sono rimaste molto lontane dai livelli toccati nella prima parte del 2008. Solo i
distretti della Campania, infatti, nei primi sei mesi del 2010 hanno registrato livelli di export di
poco inferiori a quelli toccati nella prima parte del 2008 (la differenza si ferma al -3,1%; Tab.
1.3), grazie alla tenuta (nel 2009) delle conserve di Nocera Inferiore e della concia di Solofra (che
però nel 2008 aveva subito un forte calo). Tra le altre regioni, la Toscana è la migliore con una
perdita dei valori esportati che si è fermata al 7%. Il calo si amplia passando ai distretti del
Piemonte (-13,9%), del Veneto (-17,5%) e dell’Emilia Romagna (-19,9%, in linea con la media
nazionale), fino al -30% circa dei poli distrettuali delle Marche, del Friuli Venezia Giulia e
dell’Abruzzo. Il recupero del terreno perso nel corso del 2009 è pertanto parziale e lascia molti
poli con un eccesso di capacità produttiva inutilizzata, mettendo sotto pressione l’equilibrio
economico-finanziario di non poche imprese e rendendo probabile un intenso processo di
selezione e “snellimento” del tessuto produttivo.

1.4 La dispersione dei risultati


In questo paragrafo l’analisi dell’evoluzione dei distretti viene realizzata per filiera produttiva e
per sbocco commerciale. L’obiettivo è quello di studiare come e con quale velocità i diversi
distretti e, in ultima analisi, le imprese si stanno lasciando alle spalle la crisi del biennio 2008-09.
Ciò consente, ad esempio, di capire quali sono i mercati alla base del recupero più pronunciato
di alcuni poli produttivi, individuando, almeno indirettamente, le strategie commerciali delle
imprese localizzate in quelle aree. Al contempo, l’esame dell’andamento geografico dell’export
dei distretti ancora in difficoltà, consentirà di individuare le lacune e/o i ritardi sul fronte
commerciale delle imprese di queste aree.

16 Intesa Sanpaolo – Servizio Studi e Ricerche


Monitor dei Distretti
Ottobre 2010

Tab. 1.4 - Andamento dell’export dei principali distretti


Var. % sul corrispondente periodo dell’anno precedente Var. % sul
I sem.. 2008
2008 2009 I trim. 2010 II trim. 2010 I sem. 2010
Tessile e abbigliamento
Tessile di Prato -8,9 -15,2 7,3 11,3 -8,3
Tessile-abbigliamento di Schio-Thiene-Valdagno -5,3 -26,3 -5,0 14,8 -23,9
Tessile e abbigliamento di Treviso -0,8 -30,0 -25,8 -24,5 -41,4
Seta-Tessile di Como -6,3 -22,2 4,2 6,2 -21,9
Abbigliamento di Empoli 0,8 -19,4 -13,3 1,1 -25,0
Tessile di Biella -2,0 -21,2 0,9 12,3 -17,4
Maglieria e abbigliamento di Carpi 10,9 -7,0 -29,9 -39,0 -28,8
Tessile e abbigliamento della Val Seriana -17,1 -28,1 -4,5 13,2 -28,6
Abbigliamento-tessile Gallaratese -11,2 -17,0 0,2 6,0 -13,9
Calzetteria di Castel Goffredo 9,8 -8,6 9,7 6,5 -6,8
Cuoio, pelletteria e calzature
Polo fiorentino della pelle 1,6 -18,4 5,0 23,1 -8,9
Calzature di Fermo -4,4 -22,1 -11,4 11,4 -23,0
Concia di Arzignano -8,0 -21,5 16,4 35,7 -10,4
Concia e calz. di Santa Croce S/Arno -12,3 -18,9 26,0 40,2 -6,2
Calzatura sportiva di Montebelluna 3,8 -9,7 -9,0 13,1 -10,7
Calzature del Brenta -5,5 -19,6 -3,9 18,5 -19,4
Calzatura veronese -11,9 -10,8 -2,4 7,5 -10,8
Accessori moda
Occhialeria di Belluno -5,1 -13,6 3,2 21,8 -5,8
Oreficeria di Vicenza -10,6 -27,6 10,6 36,1 -10,9
Oreficeria di Arezzo 4,1 -21,6 42,1 33,9 9,7
Orafo di Valenza -16,2 -31,4 9,4 47,4 -15,9
Mobili ed elettrodomestici
Mobile del Livenza e Quartiere del Piave 0,0 -17,7 -0,8 6,5 -19,8
Cappe aspiranti ed elettrodomestici di Fabriano -37,8 -34,4 -21,8 38,2 -39,8
Legno-arredo di Brianza 3,0 -22,5 4,4 4,9 -20,7
Elettrodomestici di Inox valley -4,6 -22,1 -5,1 9,1 -26,7
Sedie e tavoli di Manzano -9,0 -23,6 -5,8 -3,8 -29,0
Mobile imbottito della Murgia -16,5 -21,5 11,1 1,8 -24,5
Cucine di Pesaro -6,2 -31,9 3,4 8,1 -30,5
Beni per l'edilizia e Manufatti per la Casa
Piastrelle di Sassuolo -4,6 -20,0 1,7 11,9 -18,6
Rubinetti e pentolame di Lumezzane 2,7 -29,8 -3,8 20,8 -26,8
Rubinetteria e valvolame del Cusio-Valsesia -6,0 -23,2 12,1 14,3 -19,8
Meccanica e lavorezione dei metalli
Metalli di Brescia 9,1 -45,1 0,7 38,4 -38,7
Macchine per l'imballaggio di Bologna 7,2 -13,5 -5,2 -0,9 -15,8
Meccanica strumentale di Vicenza 2,6 -23,5 -19,3 -0,6 -29,9
Termomeccanica scaligera 4,5 -22,4 -3,4 33,3 -15,5
Metalmeccanica di Lecco 3,9 -26,6 -5,3 5,0 -30,5
Meccanica Strumentale di Varese 2,6 -31,5 -10,4 20,1 -26,7
Macch. tessili e per mat.plast. di Bergamo -8,2 -19,0 -4,1 17,7 -10,8
Macch. tessili e per mat.plast. di Brescia -5,6 -28,6 -0,8 16,4 -27,6
Metalmeccanico del Basso Mantovano 22,1 -31,8 -3,8 -13,7 -24,8
Macchine agric. di Reggio/Modena 25,5 -38,7 -21,0 13,5 -41,6
Alimentari
Conserve di Nocera Inferiore 21,3 1,5 -10,3 -6,9 0,8
Vini di Langhe, Roero e Monferrato 3,3 2,7 11,8 0,1 5,3
Vino Veronese 5,3 -2,7 15,9 4,3 0,6
Alimentare di Parma -5,5 6,4 31,9 22,6 15,4
Totale 104 distretti -2,7 -22,4 -0,9 13,8 -20,0
Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati Istat

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Monitor dei Distretti
Ottobre 2010

1.4.1 La Metalmeccanica
Dopo un avvio di 2010 solo in debole ripresa, l’export distrettuale della meccanica italiana ha
mostrato segnali di accelerazione nel secondo trimestre dell’anno. In tutti i distretti osserviamo
un miglioramento dell’evoluzione delle esportazioni, fatta eccezione per il metalmeccanico del
Basso Mantovano e la food machinery di Parma, che hanno mostrato un leggero rallentamento
rispetto al primo trimestre 2010. Cresce inoltre il numero di distretti che ha chiuso il secondo
trimestre in territorio positivo, rispetto ai primi tre mesi del 2010 (da 5 a 13). Si tratta dei
ciclomotori di Bologna (+14,1% la variazione tendenziale nel periodo aprile-giugno 2010), della
termomeccanica scaligera (+33,3%), dei frigoriferi industriali di Casale Monferrato (+22,2%),
delle macchine tessili e per le materie plastiche di Bergamo (+17,7%) e di Brescia (+16,4%),
delle macchine agricole di Modena e Reggio Emilia (+13,5%), delle macchine per la filiera della
pelle di Vigevano (+31,1%), delle macchine tessili e per il legno di Rimini (+29,8%), delle
macchine tessili di Biella (+251%), delle macchine utensili e per il legno di Pesaro (+66,7%),
della meccanica strumentale di Varese (20,1%), della metalmeccanica di Lecco (+5%) e dei
metalli di Brescia (38,4%).

Nonostante gli indubbi segnali confortanti provenienti dai mercati esteri, i livelli sui quali gli
scambi con l’estero si sono attestati rimangono su valori ancora depressi e lontani dai numeri
antecedenti la crisi.

A mostrare l’accelerazione più intensa rispetto al primo trimestre, sono i distretti della
termomeccanica scaligera e i metalli di Brescia che hanno registrato tassi di crescita rilevanti
(superiori al 30%), anche se ancora non sufficienti per compensare le perdite subite nel 2009. Il
miglioramento è generalizzato nel distretto veneto che nel secondo trimestre ha evidenziato una
buona performance su tutti i principali mercati di sbocco, con variazioni a due cifre delle
esportazioni.

Tab. 1.5 - Export della termomeccanica scaligera (var. % su valori nominali del periodo precedente, salvo div. indicazione)
Milioni di euro Comp.% Var.% sul corrisp. periodo dell'anno preced. Contributo alla var. %
2009 2009 2009 Gen-Giu 2010 Apr-Giu 2010 2009 Gen-Giu 2010 Apr-Giu 2010
Totale, di cui: 907,8 100,0 -22,4 13,5 33,3 -22,4 13,5 33,3
Germania 143,5 15,8 -11,0 -3,5 18,3 -1,5 -0,6 3,0
Francia 86,5 9,5 -15,8 19,0 36,1 -1,4 1,8 3,3
Spagna 85,9 9,5 -26,4 21,0 36,5 -2,6 2,0 3,2
Regno Unito 82,6 9,1 -17,4 21,0 39,2 -1,5 2,0 3,9
Cina 42,1 4,6 37,3 23,9 45,1 1,0 1,0 2,1
Russia 29,8 3,3 -46,4 16,5 52,3 -2,2 0,5 1,7
Svizzera 25,2 2,8 -33,8 44,7 50,4 -1,1 1,1 1,4
Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati Istat

Hanno mostrato una crescita sostenuta anche le macchine tessili di Biella e le macchine utensili e
per il legno di Pesaro le cui esportazioni verso il Brasile contribuiscono significativamente alla
buona performance dell’area. Il distretto biellese è tra i 15 poli (su un totale di 104) che sono
riusciti addirittura a compensare le perdite subite nel 2009. Al contrario, il distretto marchigiano,
nonostante il recupero, mostra un notevole ritardo, attestandosi su valori inferiori del 48% a
quelli antecedenti la crisi.

Si osservano buoni risultati anche nel distretto della meccanica strumentale di Varese, il cui
export è stato sostenuto dalla Germania, dagli Stati Uniti e, soprattutto, dal mercato indiano
(Tab. 1.6). Al contrario ha mostrato una battuta d’arresto lo scambio commerciale verso la Cina,
che però aveva registrato una chiusura positiva nel 2009 (19,5%).

18 Intesa Sanpaolo – Servizio Studi e Ricerche


Monitor dei Distretti
Ottobre 2010

Tab. 1.6- Export della meccanica strumentale di Varese (var. % su valori nominali del periodo precedente, salvo div. indicazione)
Milioni di euro Comp.% Var.% sul corrisp. periodo dell'anno preced. Contributo alla var. %
2009 2009 2009 Gen-Giu 2010 Apr-Giu 2010 2009 Gen-Giu 2010 Apr-Giu 2010
Totale, di cui: 660,1 100,0 -31,5 4,9 20,1 -31,5 4,9 20,1
Germania 51,9 7,9 -31,4 -8,0 17,1 -2,5 -0,7 1,3
Cina 50,1 7,6 19,5 -25,0 -28,3 0,8 -2,3 -3,6
Francia 48,8 7,4 -30,6 7,0 9,1 -2,2 0,6 0,8
Russia 33,1 5,0 -57,6 6,7 -37,6 -4,7 0,3 -1,1
India 32,4 4,9 -19,3 218,5 153,6 -0,8 6,7 4,2
Spagna 30,6 4,6 -31,7 -27,1 10,0 -1,5 -1,4 0,4
Stati Uniti 30,3 4,6 -40,6 13,2 51,0 -2,2 0,6 2,7
Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati Istat

Sebbene abbiano mostrato segnali di miglioramento, le esportazioni della meccanica


strumentale di Vicenza hanno chiuso anche nel secondo trimestre in territorio negativo, a causa
soprattutto di performance poco positive verso Germania e Israele, rispettivamente primo e sesto
mercato di riferimento (Tab. 1.7). Ha registrato un balzo, invece, l’export del polo diretto in
Cina.

Tab. 1.7 - Export della meccanica strumentale di Vicenza (var. % su valori nominali del periodo precedente, salvo div. indicazione)
Milioni di euro Comp.% Var.% sul corrisp. periodo dell'anno preced. Contributo alla var. %
2009 2009 2009 Gen-Giu 2010 Apr-Giu 2010 2009 Gen-Giu 2010 Apr-Giu 2010
Totale, di cui: 932,2 100,0 -23,5 -9,9 -0,6 -23,5 -9,9 -0,6
Germania 80,8 8,7 -24,6 -23,4 -18,9 -2,2 -2,4 -2,1
Francia 56,8 6,1 -30,6 -13,7 1,1 -2,1 -1,0 0,1
Cina 53,0 5,7 -16,5 11,6 81,5 -0,9 0,6 3,1
Stati Uniti 51,6 5,5 -29,9 7,1 47,6 -1,8 0,3 2,0
Russia 48,6 5,2 -41,2 -14,5 6,6 -2,8 -0,7 0,3
Israele 41,2 4,4 399,0 -92,8 -94,3 2,7 -6,7 -5,7
India 36,7 3,9 -18,4 -1,2 -14,6 -0,7 0,0 -0,6
Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati Istat

Sono cresciuti, con tassi tendenziali intorno al 17%, i distretti delle macchine tessili e materie
plastiche di Bergamo e di Brescia, trainati soprattutto dai mercati emergenti. In particolare, nel
distretto bresciano a contribuire in maniera più sensibile alla ripresa sono state le esportazioni
verso i mercati cinese, turco e brasiliano.

Si è osservato un discreto recupero delle esportazioni del distretto delle macchine agricole di
Modena e Reggio Emilia, che ha però chiuso il primo semestre ancora in territorio negativo. Il
sistema locale sconta la difficoltà di recupero della domanda statunitense, che rappresenta il
primo mercato di destinazione delle macchine agricole italiane. Da segnalare invece il buon
andamento sui mercati marocchino e sudafricano.

Hanno chiuso in territorio negativo, mostrando però un’attenuazione del calo le macchine da
imballaggio di Bologna che hanno sofferto soprattutto sui mercati tedesco e russo,
rispettivamente primo e sesto sbocco commerciale. Il distretto nel primo semestre ha registrato
un lieve calo, pari a circa il 3% tendenziale. Il dato deve essere però letto alla luce del fatto che
nel 2009, grazie ad una clientela meno soggetta all’andamento del ciclo (appartenente ai settori
alimentare e farmaceutico), il distretto aveva avuto un calo più contenuto rispetto agli altri
comparti della meccanica. Un discorso analogo può essere fatto per la food machinery di Parma,
che dopo avere contenuto le perdite nel 2009, nel corso del 2010 ha mostrato segnali di ripresa
più altalenanti e volatili, registrando i cali più sostenuti in Cina, Stati Uniti e Spagna.

E’ rimasto in territorio negativo la metalmeccanica del Basso Mantovano, che ha chiuso il


secondo trimestre con un calo del 14%, dopo aver chiuso il 2009 con un -32%. A contribuire
negativamente è stato soprattutto il crollo della domanda cinese, che non è stato
controbilanciato dal buon andamento in Germania, primo mercato di riferimento. Il trend di

Intesa Sanpaolo – Servizio Studi e Ricerche 19


Monitor dei Distretti
Ottobre 2010

recupero sul mercato tedesco si osserva anche per il distretto della metalmeccanica di Lecco, il
cui export verso la Germania è cresciuto del 29% tendenziale nel secondo trimestre dell’anno. Il
distretto, nel complesso, ha mostrato un lieve recupero delle esportazioni, che, tuttavia, sono
rimaste lontane dai valori antecedenti la crisi.

L’analisi delle esportazioni dei distretti della metalmeccanica offre senza dubbi segnali
confortanti di ripresa del commercio internazionale. La ripartenza dell’export distrettuale ha
riguardato sia i diversi comparti della meccanica, sia le varie aree di sbocco commerciale. A
trainare il recupero sono stati soprattutto i mercati emergenti, ma si osservano miglioramenti
anche sui mercati tradizionali. Permangono comunque alcune significative criticità. Da un lato
l’entità del recupero è amplificata dal confronto con i valori minimi toccati lo scorso anno,
dall’altro, i livelli sui quali le esportazioni si sono attestate risultano ben lontani da quelli pre-crisi.
Tra i distretti che più risultano in ritardo rispetto al 2008, troviamo le macchine utensili di
Piacenza, i metalli di Brescia, le macchine agricole di Modena e Reggio Emilia, le macchine
utensili e per il legno di Rimini e Pesaro.

1.4.2 Il Sistema Casa


All’interno del sistema casa si osserva un’elevata dispersione dei risultati nel secondo trimestre
2010. Nei principali distretti del mobile, tra i quali, il mobile del Livenza e Quartiere del Piave
(+6,5%), il legno-arredo della Brianza (+4,9%), le cucine di Pesaro (+8,1%) si sono registrate
variazioni tendenziali positive delle esportazioni, in moderato miglioramento rispetto al primo
trimestre. L’export del distretto brianzolo, seppur solo in leggero recupero, ha mostrato segnali
positivi provenienti dal mercato russo, di nuovo in crescita (+2,4%), e dal mercato statunitense
(+13,2%), verso il quale si è consolidato ulteriormente il recupero delle esportazioni osservato
già ad avvio 2010.

Tab. 1.8 - Export del legno-arredo della Brianza (var. % su valori nominali del periodo precedente, salvo div. indicazione)
Milioni di euro Comp.% Var.% sul corrisp. periodo dell'anno preced. Contributo alla var. %
2009 2009 2009 Gen-Giu 2010 Apr-Giu 2010 2009 Gen-Giu 2010 Apr-Giu 2010
Totale, di cui: 1331,5 100,0 -22,5 4,6 4,9 -22,5 4,6 4,9
Francia 183,9 13,8 -16,4 -1,6 -5,6 -2,1 -0,2 -0,9
Russia 118,3 8,9 -25,4 -0,1 2,4 -2,3 0,0 0,2
Svizzera 112,7 8,5 -8,8 13,7 9,1 -0,6 1,1 0,8
Stati Uniti 110,9 8,3 -35,5 7,9 13,2 -3,5 0,7 1,1
Germania 103,0 7,7 -16,3 1,4 -1,5 -1,2 0,1 -0,1
Regno Unito 58,9 4,4 -39,2 3,6 2,9 -2,2 0,2 0,1
Belgio 51,3 3,8 -0,9 5,0 7,0 0,0 0,2 0,3
Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati Istat

Nel complesso, dopo i crolli a due cifre del 2009, il recupero del primo semestre 2010 osservato
in gran parte dei distretti del mobile, appare di entità troppo modesta per presupporre un rapido
ritorno a livelli pre-crisi. Si registrano inoltre andamenti poco brillanti nel polo delle sedie e tavoli
di Manzano che ha chiuso il trimestre in miglioramento, ma ancora in territorio negativo
(-3,8%), e nel distretto mobile imbottito della Murgia, in sensibile peggioramento, scontando un
calo delle esportazioni verso Regno Unito e Germania, rispettivamente primo e quarto mercato
di sbocco del distretto.

Sono tornate in territorio positivo le esportazioni degli elettrodomestici della Inox Valley (+9%),
grazie agli ottimi risultati conseguiti in Russia, Svizzera, Polonia, Australia. Al contrario, si
osservano ancora cali verso tutti i principali mercati di destinazione, e in particolare il Regno
Unito (-25,6%). Ha registrato un rimbalzo invece l’export di cappe aspiranti ed elettrodomestici
di Fabriano (+38,2%), trainato dalle ottime perfomance sui mercati francese (+50,3%) e
soprattutto inglese (+222,6%). Nonostante il recupero però, il distretto continua a mostrare un
ritardo significativo rispetto ai valori antecedenti la crisi.

20 Intesa Sanpaolo – Servizio Studi e Ricerche


Monitor dei Distretti
Ottobre 2010

Tab. 1.9 - Export delle cappe aspiranti ed elettrodomestici di Fabriano (variazione % tendenziale, salvo diversa indicazione)
Milioni di euro Comp.% Var.% sul corrisp. periodo dell'anno preced. Contributo alla var. %
2009 2009 2009 Gen-Giu 2010 Apr-Giu 2010 2009 Gen-Giu 2010 Apr-Giu 2010
Totale, di cui: 787,6 100,0 -34,4 8,0 38,2 -34,4 8,0 38,2
Francia 118,7 15,1 -24,9 -2,4 50,3 -3,3 -0,4 8,2
Germania 59,7 7,6 -33,9 -8,3 20,9 -2,5 -0,7 1,6
Russia 54,9 7,0 -50,1 13,6 23,0 -4,6 0,9 1,4
Spagna 43,0 5,5 -40,2 -4,5 17,6 -2,4 -0,3 1,0
Regno Unito 37,0 4,7 -60,0 112,5 222,6 -4,6 4,3 9,6
Polonia 36,4 4,6 -57,3 -14,7 16,4 -4,1 -0,7 0,8
Stati Uniti 29,3 3,7 -43,6 37,5 58,3 -1,9 1,3 1,8
Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati Istat

Si consolidano invece i segnali positivi provenienti dal distretto delle piastrelle di Sassuolo, che
nel secondo trimestre ha mostrato un’accelerazione (+11,9%) verso i principali sbocchi
commerciali: Francia (+11%), Germania (+13%), Stati Uniti (+19,4%) e Belgio (9,5%).

Tab. 1.10 - Export del distretto delle piastrelle di Sassuolo (variazione % tendenziale, salvo diversa indicazione)
Milioni di euro Comp.% Var.% sul corrisp. periodo dell'anno preced. Contributo alla var. %
2009 2009 2009 Gen-Giu 2010 Apr-Giu 2010 2009 Gen-Giu 2010 Apr-Giu 2010
Totale, di cui: 2198,6 100,0 -20,0 7,1 11,9 -20,0 7,1 11,9
Francia 474,0 21,6 -7,3 4,8 11,1 -1,4 1,1 2,6
Germania 303,1 13,8 -1,1 7,8 13,1 -0,1 1,0 1,6
Stati Uniti 183,4 8,3 -36,8 13,8 19,4 -3,9 1,2 1,7
Belgio 94,2 4,3 -8,1 2,1 9,5 -0,3 0,1 0,4
Grecia 94,2 4,3 -29,8 -9,1 -10,5 -1,5 -0,4 -0,4
Austria 72,9 3,3 -5,8 3,3 3,0 -0,2 0,1 0,1
Svizzera 69,0 3,1 -5,9 5,6 6,3 -0,2 0,2 0,2
Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati Istat

Negli altri comparti del sistema casa si osserva il consolidamento del recupero della rubinetteria e
valvolame del Cusio-Valsesia (+14,3%) che ha registrato un buon andamento sui principali
mercati di riferimento, fatta eccezione per il mercato greco (-26%). E’ tornato in territorio
positivo anche l’export del distretto della rubinetteria e pentolame di Lumezzane (+20,8%).
Intenso infine il recupero dei casalinghi di Omegna, che hanno evidenziato un’ottima
performance nei primi sei mesi del 2010.

1.4.3 L’alimentare
I distretti del settore alimentare, meno sensibili al ciclo economico, hanno chiuso il 2009 con cali
contenuti o moderate variazioni positive dei loro flussi commerciali. A soffrire maggiormente
invece, già dal 2008, è stato il distretto del prosciutto San Daniele che ha registrato un
ridimensionamento dei valori degli scambi del 30% circa. Il distretto nel primo semestre 2010,
sostenuto dal balzo della domanda tedesca, ha registrato però il più rapido ritorno ai valori pre-
crisi, evidenziando una crescita rispetto allo stesso periodo del 2008 del 47%. Nonostante
l’attenuazione del ritmo di crescita rispetto al primo trimestre, il distretto dell’alimentare di
Parma ha più che recuperato i valori antecedenti la crisi grazie alla buona performance sui
principali mercati. Sostanzialmente stabili sono state le esportazioni dei distretti del vino di
Langhe, Roero e Monferrato che soffre del calo della domanda inglese, ma che resta comunque
uno dei distretti con tassi di crescita più sostenuti nella prima parte dell’anno rispetto al 2008. In
rallentamento, nel secondo trimestre, la crescita del vino veronese (+4,3%) che sconta una
minor domanda sul mercato tedesco e inglese, primo e terzo paese di riferimento.

Hanno chiuso invece in territorio negativo le esportazioni dei distretti delle conserve di Nocera
Inferiore e del distretto vitivinicolo della Sicilia Occidentale, che nel 2009 avevano registrato un
aumento e che ora soffrono soprattutto sul mercato inglese, primo sbocco commerciale per
entrambi i distretti. Il calo delle vendite estere di conserve di Nocera Inferiore ha risentito anche

Intesa Sanpaolo – Servizio Studi e Ricerche 21


Monitor dei Distretti
Ottobre 2010

della riduzione dei prezzi di vendita dei derivati del pomodoro, che a sua volta, è la conseguenza
della maggior produzione di pomodoro nel corso della campagna di trasformazione dell’estate
del 2009.

Tab. 1.11- Export del distretto dei vini di Langhe, Roero e Monferrato (variazione % tendenziale, salvo diversa indicazione)
Milioni di euro Comp.% Var.% sul corrisp. periodo dell'anno preced. Contributo alla var. %
2009 2009 2009 Gen-Giu 2010 Apr-Giu 2010 2009 Gen-Giu 2010 Apr-Giu 2010
Totale, di cui: 785,2 100,0 2,7 5,4 0,1 2,7 5,4 0,1
Regno Unito 202,6 25,8 11,0 -15,3 -27,4 2,6 -4,1 -7,7
Germania 164,0 20,9 -2,0 12,7 22,3 -0,4 2,7 4,3
Stati Uniti 81,3 10,4 -2,5 56,0 51,1 -0,3 5,5 4,9
Francia 43,1 5,5 5,3 -10,6 -19,0 0,3 -0,6 -1,1
Svizzera 32,2 4,1 -13,7 31,7 28,1 -0,7 1,4 1,0
Spagna 30,3 3,9 44,6 4,9 -12,0 1,2 0,2 -0,5
Danimarca 22,9 2,9 -5,4 19,2 5,7 -0,2 0,6 0,2
Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati Istat

1.4.3 Il sistema Moda


Nel sistema moda i distretti specializzati in beni intermedi (nella concia in primis) hanno
continuato a mostrare un andamento migliore. Tra i poli più dinamici vi sono anche quelli che
producono accessori, come il Polo fiorentino della pelle, l’occhialeria di Belluno e i distretti orafi.
In molte di queste aree l’aumento dei valori esportati ha riflesso anche i rincari delle materie
prime di riferimento. Negli altri comparti (calzature e abbigliamento) si è invece osservata una
forte dispersione dei risultati, con distretti in recupero e distretti ancora in territorio negativo.

La filiera della pelle ha mostrato una sensibile accelerazione della ripresa delle esportazioni nel
secondo trimestre 2010. I distretti della concia di Arzignano, di Santa Croce sull’Arno e di
Solofra hanno chiuso il trimestre con tassi di crescita superiori al 30%, sostenuti in parte dal
rincaro dei prezzi delle commodity e in forte progresso in gran parte dei loro principali sbocchi
commerciali (Hong Kong in primis). Segnali confortanti provengono anche dai distretti della
pelletteria: nel secondo trimestre il Polo fiorentino della pelle è cresciuto grazie al
consolidamento della ripresa su tutti i principali mercati di sbocco, Svizzera (24,6%), Francia
(+23,6%) e Stati Uniti (+27,8%); la pelletteria del Tolentino ha invece recuperato soprattutto sui
mercati rumeno e russo.

Tab. 1.12- Export del Polo fiorentino della pelle (variazione % tendenziale, salvo diversa indicazione)
Milioni di euro Comp.% Var.% sul corrisp. periodo dell'anno preced. Contributo alla var. %
2009 2009 2009 Gen-Giu 2010 Apr-Giu 2010 2009 Gen-Giu 2010 Apr-Giu 2010
Totale, di cui: 1497,7 100,0 -18,4 13,3 23,1 -18,4 13,3 23,1
Svizzera 451,2 30,1 -23,7 23,1 24,6 -7,6 6,7 7,8
Francia 191,4 12,8 -9,1 13,4 23,6 -1,0 1,7 2,7
Stati Uniti 126,1 8,4 -33,2 2,7 27,8 -3,4 0,3 2,7
Regno Unito 106,3 7,1 -19,0 15,4 22,0 -1,4 1,0 1,6
Giappone 67,0 4,5 -21,3 1,8 18,4 -1,0 0,1 0,7
Germania 66,7 4,5 -7,5 18,2 20,0 -0,3 0,8 0,8
Hong Kong 59,6 4,0 -17,4 38,0 65,4 -0,7 1,4 2,8
Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati Istat

Tra i distretti specializzati in accessori ha ben figurato l’occhialeria di Belluno, che nel secondo
trimestre 2010 ha espresso una crescita tendenziale del 21,8%. Va segnalata in particolare la
ripresa dei flussi diretti verso gli Stati Uniti, primo sbocco del distretto e in progresso del 37,1%.
Le imprese del distretto hanno, inoltre, manifestato un crescente interesse per le economie
emergenti, maturando un balzo delle vendite estere in Brasile, Cina, Emirati Arabi Uniti, Messico,
Singapore, Russia.

22 Intesa Sanpaolo – Servizio Studi e Ricerche


Monitor dei Distretti
Ottobre 2010

Sempre negli accessori, ha chiuso il secondo trimestre in territorio positivo anche la calzetteria di
Castel Goffredo, che ha sperimentato un buon andamento sui mercati francese (30,7%), lituano
(10,8%) e inglese (15,7%). Meno brillante invece il recupero della calzetteria-abbigliamento del
Salento, per lo più ferma sui bassi livelli toccati lo scorso anno.

Nel secondo trimestre nel settore orafo si sono osservate variazioni positive superiori al 30%. Ha
recuperato il distretto di Valenza, grazie soprattutto all’importante contributo dato dall’export
verso la Svizzera, primo sbocco commerciale del paese. Segnali di recupero sono emersi anche
negli Stati Uniti e negli Emirati Arabi Uniti. In crescita anche Vicenza, grazie alle buone
performance sui più importanti mercati di riferimento: Emirati Arabi Uniti, Stati Uniti e Svizzera
in primis. Ha continuato a crescere l’export di Arezzo. Contribuiscono in particolare a
quest’evoluzione positiva il buon andamento delle vendite sui mercati degli Emirati Arabi Uniti,
Francia, Stati Uniti, Turchia e Hong Kong.

Tra i poli calzaturieri sono rimasti in territorio negativo i distretti di San Mauro Pascoli e di
Vigevano. Meglio hanno fatto le altre aree ad elevata specializzazione calzaturiera,
sperimentando un recupero dei valori esportati. Tra queste anche alcuni importanti distretti
calzaturieri, come Fermo, Montebelluna, la Riviera del Brenta e il Napoletano. Per Fermo sono
ripartiti, in particolare, il mercato russo, gli Stati Uniti e il Regno Unito. Le imprese del distretto,
inoltre, hanno fatto il loro ingresso nel mercato cinese, dove, pur avendo ancora una presenza
contenuta, hanno ottenuto performance brillanti. L’export di Montebelluna è stato invece
trainato da Romania, Spagna, Stati Uniti e Germania, mentre la Riviera del Brenta è tornata a
crescere a ritmi sostenuti in Francia e negli Stati Uniti. Infine, il calzaturiero del Napoletano è
stato trainato dalle economie dell’Europa occidentale (Francia e Germania), ma anche da alcune
aree emergenti (Russia, Nigeria, Libia).

Nei distretti del tessile-abbigliamento è rimasta alta la dispersione dei risultati, con distretti che
hanno consolidato la crescita del primo trimestre (Prato, Como, Biella, Gallaratese, Napoletano,
Rimini), distretti che si sono riportati in territorio positivo (Schio-Thiene-Valdagno, Val Seriana,
Barese, Jeans valley di Montefeltro) e distretti ancora in contrazione (Carpi, Treviso). Tra i
principali distretti si segnala Prato, che è tornato a crescere a ritmi sostenuti nei suoi due più
importanti sbocchi commerciali (Germania e Francia), nonché in alcune mete emergenti (Hong
Kong, Romania, Russia, Turchia). In particolare, il distretto ha registrato un aumento delle
esportazioni sia nella maglieria e abbigliamento sia nel comparto tessile. A Biella, invece, ha
mostrato un forte incremento l’export di filati e tessuti, mentre l’abbigliamento è rimasto in
territorio negativo. A livello di sbocchi commerciali si segnalano i buoni risultati conseguiti sia nei
mercati tradizionali (Germania e Francia), sia soprattutto nei nuovi mercati (Hong Kong, Cina,
Romania, Turchia, Ungheria, Bulgaria). Nuovi mercati che sono stati alla base del recupero
dell’abbigliamento di Rimini (Russia). In altri poli è invece prevalso il contributo dei mercati
tradizionali: è questo il caso di Como (Francia, Stati Uniti e Svizzera), del Napoletano, del
Gallaratese (Stati Uniti, Germania, Francia, Spagna), di Schio-Thiene-Valdagno (Svizzera e
Germania), della Val Seriana (Francia) e della Jeans valley di Montefeltro (Germania).

1.5 In sintesi
Il secondo trimestre del 2010 si è caratterizzato per un miglioramento quasi generalizzato
dell’evoluzione dei distretti industriali, che nel complesso hanno registrato un aumento delle
esportazioni del 13,8% sul corrispondente periodo dell’anno precedente. Tutte le filiere
produttive distrettuali, infatti, sono tornate a crescere, mentre è salita al 70% la quota dei
mercati che hanno offerto un contributo positivo alla crescita dell’export distrettuale.

Nonostante questo miglioramento sono ancora molte le criticità che caratterizzano il sistema
distrettuale italiano. 21 dei 104 distretti qui monitorati, infatti, hanno accusato un calo

Intesa Sanpaolo – Servizio Studi e Ricerche 23


Monitor dei Distretti
Ottobre 2010

tendenziale dell’export anche nel secondo trimestre del 2010. Molti degli 83 distretti tornati in
territorio positivo, inoltre, restano lontani dai valori esportati nel 2008, con punte negative per
alcuni distretti calzaturieri (Casarano e Vigevano), delle macchine per il legno (Pesaro e Rimini),
del tessile-abbigliamento (Treviso e Sud Abruzzese), degli elettrodomestici (Fabriano). Solo 15
distretti nel primo semestre del 2010 hanno mostrato livelli di export per lo più analoghi o
superiori ai livelli toccati nella prima metà del 2008.

Tra questi molti sono specializzati nel settore alimentare. Il ritardo delle altre produzioni
distrettuali è, invece, notevole, soprattutto nella metallurgia (sotto del 38,7%), negli
elettrodomestici (-32,7%) e nei prodotti in metallo (-29,4%). Sono lontani dai valori raggiunti
nel 2008 anche i distretti della meccanica, del mobile e dei prodotti e materiali da costruzione.

A livello di sbocchi commerciali, inoltre, solo 5 tra i primi quaranta mercati distrettuali nel primo
semestre del 2010 hanno registrato valori esportati superiori a quelli del corrispondente periodo
del 2008. Tra questi tre BRIC (Cina, India e Brasile) e due paesi del Nord Africa (la Libia e
l’Egitto). Restano ancora molto distanti dai valori massimi toccati nel 2008, due tra i più dinamici
mercati emergenti nel corso degli anni Duemila, l’Ucraina e la Russia. Insieme a questi, vi sono
tutti i mercati maturi, dalla Grecia alla Spagna, al Giappone, agli Stati Uniti.

Per tornare ai livelli del 2008 ci vorranno anni. Secondo le nostre stime, al termine del 2010 solo
5 dei 15 miliardi persi nel 2009 saranno recuperati. Nella media del 2010, infatti, l’export
distrettuale è previsto mostrare una crescita vicina al 10%, lasciando i valori esportati lontani dai
livelli toccati nel 2008. Questa previsione tiene conto di una crescita delle esportazioni
distrettuali su ritmi sostenuti anche nella seconda metà dell’anno in corso. Conferme in tal senso
provengono anche dall’ultima indagine Isae (Fig. 1.5), che rileva un nuovo miglioramento della
fiducia delle imprese specializzate nel made in Italy, che negli ultimi mesi si è portata al di sopra
della media di lungo periodo.

Fig. 1.5 - Indice di fiducia delle imprese manifatturiere


(differenziale rispetto alla media di lungo periodo)
15
10
5
0
-5
-10
-15
-20 settori non distrettuali
-25 settori distrettuali
-30
gen-07
mar-07
mag-07
lug-07
set-07
nov-07
gen-08
mar-08
mag-08
lug-08
set-08
nov-08
gen-09
mar-09
mag-09
lug-09
set-09
nov-09
gen-10
mar-10
mag-10
lug-10
set-10

Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati Isae

24 Intesa Sanpaolo – Servizio Studi e Ricerche


Monitor dei Distretti
Ottobre 2010

2. La geografia dei distretti industriali italiani


2.1 La mappa delle performance dell’export dei distretti
In questo paragrafo si vuole fornire un’indicazione visiva dell’andamento dei distretti industriali Angelo Palumbo
italiani nei mercati esteri. Sulla cartina geografica dell’Italia sono rappresentati (attraverso dei
cerchi) i distretti industriali analizzati nel Monitor dei Distretti.

La dimensione del cerchio indica l’importanza di ogni distretto in termini di fatturato e di


numero di imprese appartenenti al distretto stesso.

Il colore dei cerchi fornisce, invece, indicazioni circa l’andamento delle esportazioni dei distretti
nel trimestre indicato, rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente:

ƒ In verde sono colorati i distretti che hanno registrato un aumento delle esportazioni superiore
al 5%;

ƒ In rosso sono colorati i distretti che hanno subito un calo delle esportazioni non inferiore al
-5%;

ƒ In bianco sono indicati i distretti che hanno maturato una variazione delle esportazioni
compresa tra il -5% e il +5%.

Nella prima cartina geografica è illustrato l’andamento di tutti i distretti nel secondo trimestre
del 2010. Nelle cartine successive è invece rappresentata l’evoluzione dei distretti per filiera
produttiva (Metalmeccanica, Sistema casa e Sistema moda).

Nella tavola che segue sono indicati i 104 distretti rappresentati nelle cartine geografiche
dell’Italia.

Intesa Sanpaolo – Servizio Studi e Ricerche 25


Monitor dei Distretti
Ottobre 2010

Label Distretto Label Distretto


1 Abbigliamento del barese 53 Macchine tessili di Biella
2 Abbigliamento del Napoletano 54 Macchine uten. di Piacenza
3 Abbigliamento di Empoli 55 Macchine utensili e per il legno di Pesaro
4 Abbigliamento di Rimini 56 Maglieria e abbigliamento di Carpi
5 Abbigliamento e calzature della Bassa Bresciana 57 Marmo di Carrara
6 Abbigliamento Lecce 58 Marmo e granito di Valpolicella
7 Abbigliamento Nord Abruzzese 59 Materie plastiche di Treviso, Vicenza e Padova
8 Abbigliamento Sud Abruzzese 60 Macchine tessili e per materie plastiche di Brescia
9 Abbigliamento-tessile Gallaratese 61 Macchine tessili e per materie plastiche di Bergamo
10 Alimentare di Parma 62 Meccanica Strumentale di Varese
11 Articoli in gomma e materie plastiche di Varese 63 Meccanica strumentale di Vicenza
12 Biomedicale di Mirandola 64 Metalli di Brescia
13 Calzatura sportiva di Montebelluna 65 Metalmeccanico del Basso Mantovano
14 Calzatura veronese 66 Mobile d'arte del Bassanese
15 Calzature del Brenta 67 Mobile del Livenza e Quartiere del Piave
16 Calzature di Fermo 68 Mobile imbottito di Quarrata
17 Calzature di Fusignano-Bagnacavallo 69 Mobili di Poggibonsi-Sinalunga
18 Calzature di Lamporecchio 70 Mobili imbottiti di Forlì
19 Calzature di Lucca 71 Mobili in stile di Bovolone
20 Calzature di San Mauro Pascoli 72 Mobilio abruzzese
21 Calzature di Vigevano 73 Imbottito della Murgia
22 Calzature Napoletane 74 Occhialeria di Belluno
23 Calzetteria di Castel Goffredo 75 Orafo di Valenza
24 Cappe aspiranti ed elettrodomestici di Fabriano 76 Oreficeria di Arezzo
25 Cartario di Capannori 77 Oreficeria di Vicenza
26 Casalinghi di Omegna 78 Pasta di Fara San Martino
27 Ceramica artistica di Bassano del Grappa e Nove 79 Pecorino di Thiesi
28 Ceramica di Civita Castellana 80 Pelletteria del Tolentino
29 Ceramica di Sesto Fiorentino 81 Piastrelle di Sassuolo
30 Ciclomotori di Bologna 82 Polo fiorentino della pelle
31 Coltelli, forbici di Maniago 83 Porfido di Val di Cembra
32 Concia di Arzignano 84 Metalmeccanica di Lecco
33 Concia di Solofra 85 Prosciutto San Daniele Del Friuli
34 Concia e calz. di Santa Croce Sull’Arno 86 Prosecco di Conegliano Valdobbiadene
35 Conserve di Nocera Inferiore 87 Rubinetteria e valvolame del Cusio-Valsesia
36 Cucine di Pesaro 88 Scarpe del Nord Barese
37 Elettrodomestici di Inox valley 89 Scarpe di Casarano
38 Elettronica di Sestri Ponente 90 Sedie e tavoli di Manzano
39 Food Machinery di Parma 91 Seta-Tessile di Como
40 Gomma del Sebino Bergamasco 92 Strumenti music. di Castelfidardo
41 Grafico Veronese 93 Sughero di Calangianus
42 ICT di Torino 94 Termomeccanica scaligera
43 Jeans valley di Montefeltro 95 Tessile di Biella
44 Lavor. ardesia di Val Fontanabuona 96 Tessile di Prato
45 Lavor. metalli di Valle dell’Arno 97 Tessile e abbigliamento della Val Seriana
46 Legno di Casalasco-Viadanese 98 Tessile e abbigliamento di Treviso
47 Legno-arredo di Brianza 99 Tessile-abbigliamento di Schio-Thiene-Valdagno
48 Lumezzane: rubinetti e pentolame 100 Vetro artistico di Murano
49 Macchine agric. di Reggio Emilia e Modena 101 Vini di Langhe, Roero e Monferrato
50 Macchine concia/pelle di Vigevano 102 Vino Veronese
51 Macchine legno di Rimini 103 Vitivinicolo della Sicilia Occidentale
52 Macchine per l'imballaggio di Bologna 104 Frigoriferi industriali di Casal Monferrato

26 Intesa Sanpaolo – Servizio Studi e Ricerche


Monitor dei Distretti
Ottobre 2010

2.1.1 - Evoluzione delle esportazioni dei distretti nel secondo trimestre del 2010

74
64 85
84 83
87 31 90
27
97 48
11 61 67
26 62 91 60 98 63
37
45 47 40 5 102 66 13 86 15
53 9 23 41 58 99 32 77
95 14
21 71 94 59 100
50
42 46
65
54
104 75 12
39
56
101 10 49
30 17
44 81
38 52
70
4
57 68 20
96 51 55
19 25 29 82 36
18 76 43
34
3 69
24 92
80
16

72
7

78 8
28

22 88
1
93
2 33
35
73
79

6
89

103

Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati Istat

Intesa Sanpaolo – Servizio Studi e Ricerche 27


Monitor dei Distretti
Ottobre 2010

2.1.2 - Evoluzione dell’export dei distretti nel secondo trimestre del 2010: METALMECCANICA

64
84
97
61
62 60 63
45
53

94
50
65
54
104
39

49 30
52

51 55

Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati Istat

28 Intesa Sanpaolo – Servizio Studi e Ricerche


Monitor dei Distretti
Ottobre 2010

2.1.3 - Evoluzione delle esportazioni dei distretti nel secondo trimestre del 2010: SISTEMA CASA

83
87 31 90
27
48
67
26 47 60
37
66
58

71 100

46

44 81
70

57 68
29 36

69
24

72

28

73

Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati Istat

Intesa Sanpaolo – Servizio Studi e Ricerche 29


Monitor dei Distretti
Ottobre 2010

2.1.4 - Evoluzione delle esportazioni dei distretti nel secondo trimestre del 2010: SISTEMA MODA

74

91
97
98
5 13 15
9 23 32
58 99 77
95
21

75
56

17

4
20
96
19 82
18 76 43
34
3

80
16

22 88
1
2 33

6
89

Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati Istat

30 Intesa Sanpaolo – Servizio Studi e Ricerche


Monitor dei Distretti
Ottobre 2010

2.2 Il planisfero delle esportazioni dei distretti


In questo planisfero è illustrato l’andamento delle esportazioni nei 131 sbocchi commerciali,
dove i distretti nel 2007 hanno esportato beni per un valore non inferiore a 5 milioni di euro.
Sono ombreggiati i paesi dove i distretti nel 2007 hanno registrato un valore dell’export inferiore
a 5 milioni. I paesi dove i distretti hanno registrato un aumento tendenziale delle esportazioni
superiore al 5% sono dipinti in verde. I mercati dove l’export distrettuale si è ridotto di almeno il
-5% sono illustrati in rosso. Gli sbocchi commerciali in cui i distretti hanno sperimentato una
variazione delle vendite estere compresa tra il -5% e il +5% sono dipinti in bianco.

Evoluzione delle esportazioni dei distretti nel secondo trimestre del 2010

Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati Istat

Intesa Sanpaolo – Servizio Studi e Ricerche 31


Monitor dei Distretti
Ottobre 2010

Gli approfondimenti
3. La Cassa Integrazione Guadagni nei distretti industriali
E’ proseguita anche nei mesi estivi la progressiva riduzione del monte ore autorizzato CIGO4 Ilaria Sangalli
(Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria) all’interno dei distretti industriali (Fig. 3.2). Il cumulato
La Cassa Ordinaria nel
gennaio-settembre 2010 (85,5 milioni di ore) totalizza nel complesso un -35,1% di ore
complesso distrettuale
autorizzate sul corrispettivo 2009 (131,7 milioni). Dopo la stabilizzazione di ore del primo
trimestre 2010 a una quota media di 13 milioni circa, si è infatti innescato un meccanismo di
discesa, che ha portato il secondo e il terzo trimestre a chiudere rispettivamente con un monte
ore medio di 9,3 e 6 milioni di ore. Sul dato del terzo trimestre ha inciso anche il livello
strutturalmente più basso delle ore autorizzate nel mese di agosto (3 milioni soltanto), per via
delle massicce chiusure estive programmate. Siamo ad ogni modo parecchio distanti dal picco
dei 27 milioni di ore di Cassa Ordinaria sfiorato nel settembre del 2009.

Fig. 3.1 – Il monte ore complessivo della Cassa Integrazione Fig. 3.2 – Il monte ore della CIG ORDINARIA (CIGO) all’interno
Guadagni nei distretti (Milioni di ore autorizzate) dei distretti (Milioni di ore autorizzate)

45 2008 2009 2010 30 2008 2009 2010


40
25
35
30 20
25
15
20
15 10
10
5
5
0 0
Gen Feb M ar Apr M ag Giu Lug Ago Set Ot t Nov Dic Gen Feb M ar Apr M ag Giu Lug Ago Set Ot t Nov Dic

Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati INPS Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati INPS

Fig. 3.3 – Il monte ore della CIG STRAORDINARIA (CIGS) Fig. 3.4 – Il monte ore della CIG in DEROGA (CIGD) all’interno
all’interno dei distretti (Milioni di ore autorizzate) dei distretti (Milioni di ore autorizzate)

25 2008 2009 2010 14 2008 2009 2010


12
20
10
15 8

10 6
4
5
2
0 0
Gen Feb M ar Apr M ag Giu Lug Ago Set Ot t Nov Dic Gen Feb M ar Apr M ag Giu Lug Ago Set Ot t Nov Dic

Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati INPS Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati INPS

4
La CIGO è rivolta alle aziende industriali non edili e alle aziende industriali ed artigiane dell’edilizia e del
settore lapideo che sospendono o riducono l’attività aziendale a causa di eventi temporanei e transitori quali
ad es. la mancanza di commesse, le avversità atmosferiche. Può essere concessa per 13 settimane, più
eventuali proroghe fino a 12 mesi; in determinate aree territoriali il limite è elevato a 24 mesi.

32 Intesa Sanpaolo – Servizio Studi e Ricerche


Monitor dei Distretti
Ottobre 2010

Le contrazioni finora messe in risalto sono tuttavia ben lontane dal sintetizzare una situazione di
miglioramento del mercato del lavoro. La fase difficile in cui versa ancora la realtà distrettuale
dal punto di vista del fattore lavoro, si intravede infatti negli incrementi di ore autorizzate in
corrispondenza della Cassa Straordinaria (CIGS, in Fig. 3.3) e di quella in Deroga (CIGD, in Fig.
3.4). Entrambi gli strumenti di integrazione salariale fungono da supporto alle imprese che si
trovano ad affrontare situazioni di crisi, propedeutiche a ristrutturazioni, riorganizzazioni,
riconversioni aziendali e in caso di innesco di procedure concorsuali. La CIGD5, in particolare, si
rivolge al segmento dell’artigianato e delle realtà industriali che non presentano i requisiti
necessari per usufruire della CIGS6.

I dati disponibili fino a settembre 2010 vedono un monte ore mensile di Cassa Straordinaria La Cassa Straordinaria...
duplicato (in alcuni casi triplicato) rispetto ai corrispondenti mesi del 2009 e costantemente
superiore ai 10 milioni di ore autorizzate. Il cumulato gennaio-settembre 2010 (105,5 milioni di
ore) segna infatti un incremento del 193% circa sull’anno precedente (36 milioni). Si sono sforati
i 19 milioni nel solo mese di marzo. Soltanto il monte ore di agosto (strutturalmente più basso)
fa eccezione, con 7 milioni, ma si dimostra comunque superiore (di 2 milioni di ore circa) alle ore
richieste dalle realtà distrettuali durante l’agosto 2009.

Per quanto concerne invece la Cassa in Deroga, i dati relativi al mese di settembre sembrano non ...e la Cassa in Deroga
interrompere il trend di crescita progressiva delle ore autorizzate, osservabile ormai dall’inizio
dell’anno. Non fa eccezione nemmeno il mese di agosto dove, in corrispondenza delle chiusure
programmate, si è verificato anzi un picco di 12,6 milioni di ore autorizzate. Il cumulato
gennaio-settembre totalizza, nel complesso, una crescita del 391% sul corrispettivo 2009.

L’effetto al rialzo che si osserva in corrispondenza della CIGS e della CIGD delle realtà distrettuali
sembra annullare parzialmente quello di progressivo rallentamento delle ore autorizzate CIGO,
cui prima si è accennato. Il monte ore totale di Cassa Integrazione Guadagni di settembre (che si
ottiene sommando le tre tipologie di interventi di Cassa, in Fig. 3.1) chiude infatti a quota 28
milioni, non così lontano dalla media mensile 2010, di 30 milioni di ore.

Il confronto tra manifatturiero e distretti in termini di monte ore cumulato CIG a settembre Il confronto tra manifatturiero
2010, mostra variazioni su base tendenziale sostanzialmente in linea per entrambe le realtà e distretti
(+44,2% il manifatturiero e +47,7% i distretti, in Tab. 3.1). Guardando allo spaccato per
tipologia di interventi, si può notare come anche le variazioni corrispondenti alla cassa Ordinaria,
in rallentamento, si dimostrino allineate (-38,7% il manifatturiero e -35,1% i distretti, in Tab.
3.2). Leggermente più elevata nei distretti la crescita del monte ore cumulato di Cassa
Straordinaria (193%, contro il +172,8% del manifatturiero nel suo complesso). Soltanto il balzo
della Cassa in Deroga evidenzia un distacco maggiore delle realtà distrettuali (a quota +390,5%,
in Tab. 3.3) dal totale manifatturiero (+315,2%). La forte concentrazione all’interno degli
agglomerati distrettuali di imprese artigiane e di piccole dimensioni può ragionevolmente aver
influenzato tale risultato. La sola Cassa in Deroga relativa all’artigianato va infatti a pesare (in
base ai dati cumulati gennaio-settembre 2010) in misura pari al 20,5% nei distretti e al 15,4%
nel manifatturiero (Figure 3.5 e 3.6). Da segnalare tuttavia come il divario tra distretti e

5
Sono definiti “in deroga” i trattamenti straordinari di integrazione salariale (CIGD) destinati ai lavoratori di
imprese escluse dalla CIGS, quindi aziende artigiane e industriali con meno di 15 dipendenti o industriali con
oltre 15 dipendenti che non possono usufruire dei trattamenti straordinari.
6
L’intervento di CIGS può essere richiesto per ristrutturazione, riorganizzazione e riconversione aziendale,
per crisi aziendale di particolare rilevanza sociale e in caso di procedure concorsuali, quali fallimento,
liquidazione coatta amministrativa, ecc. La CIGS è destinata ad aziende con in media più di 15 dipendenti
nel semestre precedente la richiesta di intervento.

Intesa Sanpaolo – Servizio Studi e Ricerche 33


Monitor dei Distretti
Ottobre 2010

manifatturiero in termini di ore autorizzate risultasse molto più evidente nei primi due trimestri
del 2010, per andare poi progressivamente ad assottigliarsi.

Fig. 3.5 – Composizione % della CIG nei DISTRETTI in base ai Fig. 3.6 – Composizione % della CIG nel MANIFATTURIERO in
dati cumulati gennaio-settembre 2010 base ai dati cumulati gennaio-settembre 2010

50% 50% 44,4%


Industria Industria
38,7%
40% Artigianato 40% Artigianato
31,4%
28,6%
30% 30%
20,5%
20% 20% 15,4%
9,3% 11,6%
10% 10%
0,0% 0,0%
0% 0%
CIGO CIGS CIGD CIGO CIGS CIGD

Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati INPS Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati INPS

Tab. 3.1 - Manifatturiero e distretti a confronto: monte ore complessivo CIG (Milioni di ore autorizzate) e var tendenziali
2009 2010 Var% 2010 su 2009
1°trim 1°sem 9mesi 12mesi 1°trim 1°sem 9mesi 1°trim 1°sem 9mesi
Manifatturiero 116,1 327,3 542,5 810,0 261,4 539,2 782,2 125,2 64,7 44,2
Distretti 34,7 97,5 184,3 278,7 101,9 191,9 272,3 193,8 96,8 47,7
Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati INPS

Tab. 3.2 - Manifatturiero e distretti a confronto: monte ore complessivo CIGO (Milioni di ore autorizzate) e var tendenziali
2009 2010 Var% 2010 su 2009
1°trim 1°sem 9mesi 12mesi 1°trim 1°sem 9mesi 1°trim 1°sem 9mesi
Manifatturiero 77,9 230,9 364,3 511,9 102,0 175,3 223,4 30,9 -24,1 -38,7
Distretti 24,7 74,4 131,7 186,1 39,6 67,4 85,5 60,4 -9,4 -35,1
Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati INPS

Tab. 3.3 - Manifatturiero e distretti a confronto: monte ore complessivo CIGS (Milioni di ore autorizzate) e var tendenziali
2009 2010 Var% 2010 su 2009
1°trim 1°sem 9mesi 12mesi 1°trim 1°sem 9mesi 1°trim 1°sem 9mesi
Manifatturiero 29,7 78,3 127,3 202,5 104,8 234,6 347,4 252,6 199,6 172,8
Distretti 8,4 19,0 36,0 57,2 40,3 76,0 105,5 379,1 299,1 193,0
Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati INPS

Tab. 3.4 - Manifatturiero e distretti a confronto: monte ore complessivo CIGD (Milioni di ore autorizzate) e var tendenziali
2009 2010 Var% 2010 su 2009
1°trim 1°sem 9mesi 12mesi 1°trim 1°sem 9mesi 1°trim 1°sem 9mesi
Manifatturiero 8,4 18,1 50,9 95,6 54,6 129,2 211,3 547,8 615,0 315,2
Distretti 1,6 4,1 16,6 35,4 22,1 48,5 81,3 1.255,0 1.096,6 390,5
Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati INPS

Il commento dei dati relativi al tiraggio delle ore di Cassa7, disponibili purtroppo solo a livello Il tiraggio delle ore di Cassa
nazionale (per il periodo gennaio-luglio), può essere utile per ottenere conferma degli andamenti
messi in luce precedentemente. La progressiva contrazione a livello di CIGO nei distretti si
rispecchia appieno nella discesa della percentuale di tiraggio delle ore autorizzate CIGO per il

7
Il rapporto tra le ore effettivamente utilizzate dai soggetti richiedenti e le ore autorizzate

34 Intesa Sanpaolo – Servizio Studi e Ricerche


Monitor dei Distretti
Ottobre 2010

sistema Italia; dal 60,6% del cumulato gennaio-luglio 2009 si passa al 50,2% del 2010. La
riduzione delle ore autorizzate di Cassa Ordinaria (che presentano per definizione un carattere
fortemente ciclico) si combina cioè ad una contrazione del loro consumo effettivo da parte delle
realtà richiedenti. In diminuzione anche la percentuale di tiraggio della Cassa Straordinaria e di
quella in Deroga (considerate in forma aggregata) che, dopo essersi mantenuta stabile attorno al
70% nel 2009 e nel primo quadrimestre 2010, scende con il cumulato di luglio 2010 al 47,3%.
Ciò potrebbe condurre ad ipotizzare una situazione del mercato del lavoro meno tesa di quanto
non venga descritta dai dati grezzi sulle ore autorizzate. Per verificare tale ipotesi anche a livello
distrettuale, si procede con il moltiplicare (anche se impropriamente8) le percentuali di tiraggio
2009 e 2010 a livello Italia per il monte ore di Cassa attribuibile ai distretti (CIGO da un lato e
CIGS e CIGD in forma congiunta dall’altro). Si può così pervenire ad una stima delle ore
effettivamente utilizzate dai distretti nel periodo gennaio-luglio, da confrontare con il dato sulle
ore richieste (Figure 3.7 e 3.8). Calcolando le variazioni tendenziali (2010 su 2009) dei nuovi
monte ore così stimati, si può riscontrare per la CIGO un calo del 33% a livello di ore utilizzate.
Al contempo si ridimensionano molto le ore di CIGS e CIGD, che se si considerano le ore
effettivamente utilizzate, mostrano una crescita del 181% contro il +336,7% tendenziale
calcolato sul totale delle ore autorizzate. Resta comunque un aumento elevato, che non lascia
spazio per commenti troppo ottimisti.

Fig. 3.7 – Confronto tra ore autorizzate ed utilizzate (milioni) Fig. 3.8 – Confronto tra ore autorizzate ed utilizzate (milioni)
dai DISTRETTI nel semestre gennaio-luglio: CIGO dai DISTRETTI nel semestre gennaio-luglio: CIGS e CIGD

Ore autorizzate gen-lug Ore utilizzate gen-lug Ore autorizzate gen-lug Ore utilizzate gen-lug
100 92,83 160 146,76
75,05 140
80
120
56,26 100
60
80 69,42
37,68
40 60
33,61
40 24,70
20
20
0 0
2009 2010 2009 2010
Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati INPS Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati INPS

I dati distrettuali raggruppati per settore di specializzazione9 (Tabelle 3.5, 3.6, 3.7) mettono in I dati CIG dei settori
evidenza come la meccanica presenti il monte ore autorizzate (cumulato dei primi nove mesi del distrettuali...
2010) più alto, per tutte e tre le tipologie di Cassa. Alla crescita della Cassa Straordinaria e,
ancora più sostenuta, di quella in Deroga, si accompagna però un rallentamento della Cassa
Ordinaria. Dai 78,8 milioni del cumulato CIGO gennaio-settembre 2009, si passa infatti ai 49,5
milioni del 2010, in diminuzione del 37,2%. La CIGS e la CIGD fanno invece registrare un monte
ore più che duplicato rispetto al cumulato 2009, pari rispettivamente a 59 milioni (+330%) e
42,8 milioni (+442,1%). Il tessile, con 9,6 milioni circa di ore di Cassa Ordinaria, 12,6 di Cassa
Straordinaria e 10 milioni di Cassa in Deroga si posiziona al secondo posto nel ranking dei settori
distrettuali che fanno ricorso agli interventi di Cassa (fa eccezione in verità il ranking della CIGD,

8
Una stima puntuale richiederebbe l’impiego delle percentuali di tiraggio a livello più disaggregato.
9
La classificazione, utilizzata a partire dalla seconda metà del 2009, si discosta parzialmente da quella
presentata nelle edizioni del Monitor fino a Giugno 2009. La parziale revisione della classificazione settoriale
da parte dell’INPS ha consentito di aggiungere un maggior livello di accuratezza all’analisi. Il settore
dell’Abbigliamento, ad esempio, risulta ora scorporato della parte relativa all’arredamento; l’ex segmento
Pelli e cuoio risulta invece completo della parte relativa alle calzature (si veda l’appendice al presente
approfondimento per un maggior livello di dettaglio in merito alla rispondenza tra le due classificazioni).

Intesa Sanpaolo – Servizio Studi e Ricerche 35


Monitor dei Distretti
Ottobre 2010

dove il settore scende al terzo posto, per lasciare spazio al settore Pelli, cuoio e calzature: 10,4
milioni di ore autorizzate). La Cassa in Deroga in particolare, presentava già a maggio un monte
ore cumulato pari all’ammontare totale delle ore dell’intero 2009 e va a chiudere i primi tre
trimestri del 2010 con un incremento tendenziale del 222,9%. Le attività metallurgiche
chiudono i primi nove mesi del 2010 con un ammontare di ore di Cassa Straordinaria pari a 7,7
milioni (al terzo posto nel ranking settoriale), contro un monte ore di 1,4 milioni circa dell’intero
anno 2009. Altre produzioni tradizionali e tipiche dei distretti industriali, quali appunto il settore
delle pelli, cuoio e calzature (al secondo posto nel ranking CIGD) e il settore del legno,
mostrano anch’essi un forte numero di ore di CIG autorizzate. Rilevante il ricorso alla CIG (in
gran parte in Deroga) anche nell’abbigliamento.

Tab. 3.5 – Distretti raggruppati per settore di specializzazione: monte ore CIGO e variazioni tendenziali10
2010 Var% Var% 2010 su 2009
2008 2009 2009 su
1°trim 1°sem 9mesi 1°trim 1°sem 9mesi
2008
Meccaniche 9.630.576 111.899.553 23.829.492 40.332.360 49.509.979 ++++ ++ - -
Tessili 6.456.086 18.331.863 4.180.280 6.445.275 9.615.715 ++ ++ - -
Legno 2.228.690 10.154.774 2.439.666 4.606.046 6.150.980 +++ ++ + -
Metallurgiche 968.508 14.164.018 2.486.403 3.908.106 4.677.894 ++++ + - --
Abbigliamento 2.006.915 5.453.383 1.637.790 2.945.906 4.147.844 ++ ++ + +
Chimica, petrolchimica, gomma e 1.282.287 11.718.229 2.184.399 3.519.597 4.119.785 ++++ + - --
materie plastiche
Pelli, cuoio e calzature 3.274.792 8.836.255 1.630.584 3.140.211 3.944.188 ++ + - -
Lavorazione minerali non metalliferi 877.911 4.621.338 903.253 1.881.195 2.338.298 +++ ++ - -
Alimentari 213.486 534.053 151.271 370.557 614.063 ++ ++ ++ ++
Carta, stampa ed editoria 19.561 247.233 100.792 227.976 334.379 ++++ ++++ ++ ++
Varie 2.892 78.693 11.000 23.374 30.569 ++++ - + -
Estrazione minerali metalliferi e non 160 44.575 1.697 3.376 5.734 ++++ ++++ ++ ++
Totale 26.961.864 186.083.967 39.556.627 67.403.979 85.489.428 ++++ ++ - -
Nota: i settori distrettuali sono ordinati in base al monte ore dei primi 9 mesi del 2010. Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati INPS

Tab. 3.6 – Distretti raggruppati per settore di specializzazione: monte ore CIGS e variazioni tendenziali11
2010 Var% Var% 2010 su 2009
2008 2009 2009 su
1°trim 1°sem 9mesi 1°trim 1°sem 9mesi
2008
Meccaniche 8.006.939 22.377.328 23.224.989 40.779.719 58.964.459 ++ ++++ ++++ +++
Tessili 6.221.589 14.066.066 5.096.409 9.340.009 12.557.272 ++ ++ ++ +
Metallurgiche 32.492 1.398.431 3.101.810 5.691.052 7.720.905 ++++ ++++ ++++ ++++
Legno 1.454.926 3.871.580 2.154.508 5.699.243 7.674.041 ++ +++ ++++ +++
Lavorazione minerali non metalliferi 1.445.899 3.147.332 1.651.874 4.754.219 5.874.669 ++ +++ +++ ++
Pelli, cuoio e calzature 2.286.303 6.125.438 1.634.506 3.156.616 4.392.051 ++ + + -
Abbigliamento 1.119.175 3.171.629 1.811.935 3.664.640 4.259.758 ++ ++ ++ ++
Chimica, petrolchimica, gomma e 478.891 2.590.775 833.378 1.838.808 2.466.294 +++ +++ ++ +
materie plastiche
Carta, stampa ed editoria 11.595 51.302 325.056 376.693 876.153 +++ ++++ ++++ ++++
Alimentari 1.359.142 389.075 411.077 607.810 640.490 -- +++ +++ ++
Estrazione minerali metalliferi e non 0 48.285 40.770 57.865 63.607 ++++ ++++ ++++ ++++
Varie 0 0 0 33.926 46.016 0 0 ++++ ++++
Totale 22.416.951 57.237.241 40.286.312 76.000.600 105.535.715 + +++ +++ ++
Nota: i settori distrettuali sono ordinati in base al monte ore dei primi 9 mesi del 2010. Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati INPS

10
Le variazioni sono assegnate sulla base del seguente criterio:
ƒ -100 <= var% < -50: - -
ƒ -50 <= var% < 0: -
ƒ 0 <= var% < 50: +
ƒ 50 <= var% < 250: ++
ƒ 250 <= var% < 500: +++
ƒ var% > 500: ++++
11
Vedi nota 10 per l’assegnazione delle variazioni tendenziali

36 Intesa Sanpaolo – Servizio Studi e Ricerche


Monitor dei Distretti
Ottobre 2010

Tab. 3.7 – Distretti raggruppati per settore di specializzazione: monte ore CIGD e variazioni tendenziali12
2010 Var% Var% 2010 su 2009
2008 2009 2009 su
1°trim 1°sem 9mesi 1°trim 1°sem 9mesi
2008
Meccaniche 956.613 19.867.249 12.123.341 25.856.092 42.771.358 ++++ ++++ ++++ +++
Pelli, cuoio e calzature 1.555.765 4.335.261 2.971.169 6.201.123 10.406.778 ++ ++++ ++++ +++
Tessili 1.725.761 4.721.250 2.502.669 6.101.973 10.028.623 ++ +++ ++++ ++
Abbigliamento 543.926 2.685.393 1.654.372 3.977.456 6.678.216 +++ ++++ ++++ ++++
Legno 146.348 1.943.323 1.328.660 3.030.169 6.446.797 ++++ ++++ ++++ ++++
Chimica, petrolchimica, gomma e 32.234 704.805 371.958 1.304.352 2.004.992 ++++ ++++ ++++ ++++
materie plastiche
Lavorazione minerali non metalliferi 49.739 700.471 727.902 1.382.500 1.976.105 ++++ ++++ ++++ ++++
Metallurgiche 36.885 301.319 115.278 283.426 432.929 ++++ ++++ ++++ +++
Alimentari 63.657 40.223 238.069 260.321 305.276 - ++++ ++++ ++++
Carta, stampa ed editoria 0 29.460 45.786 63.380 137.337 ++++ ++++ ++++ ++++
Varie 0 42.920 15.677 41.931 60.440 ++++ ++++ ++++ +++
Estrazione minerali metalliferi e non 0 0 1.200 1.200 1.200 0 ++++ ++++ ++++
Totale 5.110.928 35.371.674 22.096.081 48.503.923 81.250.051 ++++ ++++ ++++ +++
Nota: i settori distrettuali sono ordinati in base al monte ore dei primi 9 mesi del 2010. Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati INPS

Il massiccio ricorso alle ore di CIG da parte del settore della meccanica si intravede anche nei ...e dei singoli distretti
dati a livello di singoli distretti (Tabelle 3.8, 3.9, 3.10). La meccanica strumentale del Bresciano,
la meccanica strumentale di Varese, la termomeccanica Scaligera, le macchine agricole di Reggio
Emilia e Modena, le macchine per l’imballaggio e i ciclomotori di Bologna, la meccanica
strumentale di Vicenza, la meccanica strumentale della Val Seriana, figurano tra i primi distretti
ordinati in base al monte ore CIGS e CIGD cumulato di settembre 2010. I 12,3 milioni della
meccanica strumentale del Bresciano (+773% sul cumulato 2009) capeggiano il ranking della
Cassa Straordinaria, mentre i 6,6 milioni delle macchine agricole di Reggio Emilia e Modena
spiccano in testa al ranking di Cassa in Deroga. Da sottolineare come l’incremento di CIGD a
livello di quest’ultimo distretto risulti particolarmente incisivo, considerando che il cumulato
gennaio-settembre 2009 chiudeva ad una quota di appena 250 mila ore autorizzate. La
meccanica strumentale della Val Seriana risulta inoltre l’unico distretto, tra quelli prima
menzionati, a presentare un monte ore di Cassa Ordinaria ancora in crescita a settembre 2010
(+39%), a fronte di rallentamenti generalizzati per i restanti.

Nell’ambito del tessile spicca ancora una volta il monte ore di Cassa del serico di Como: 3,8
milioni di ore circa la CIGO (in rallentamento del 16,4% sul 2009), 3,7 milioni la CIGS (in
aumento del 103%) e 1,4 milioni la CIGD (quasi triplicata). Segue l’abbigliamento-tessile del
gallaratese (3 milioni circa di ore autorizzate CIGO e CIGS e 1,4 milioni di CIGD). Il tessile di
Prato si colloca in testa a tutti nel ranking della Cassa in Deroga (2 milioni di ore circa).

Per quanto concerne invece le attività metallurgiche, di rilievo il monte ore CIGO e CIGS dei
distretti di Lumezzane: rubinetti e pentolame (calcolato congiuntamente al monte ore del
distretto dei metalli di Brescia, 1,8 milioni di ore CIGO e 3,7 milioni di ore CIGS) e dei prodotti in
metallo del Lecchese/Premana (1,6 milioni di ore autorizzate CIGO).

Il segmento delle pelli, cuoio e calzature, dove il monte ore che rileva di più è quello della
Cassa in Deroga, vede in testa il distretto delle Calzature di Fermo e della Pelletteria del
Tolentino (3,2 milioni circa di ore), seguito dalle Scarpe di Casarano e dalle Scarpe del Nord
Barese. Il settore del legno presenta infine ai primi posti il distretto del Mobile del Livenza e
Quartiere del Piave e il Legno-arredo della Brianza.

12
Vedi nota 10 per l’assegnazione delle variazioni tendenziali

Intesa Sanpaolo – Servizio Studi e Ricerche 37


Monitor dei Distretti
Ottobre 2010

Tab. 3.8 – La CIG ORDINARIA (CIGO) nei distretti: monte ore e variazioni tendenziali13
2010 Var% Var% 2010 su 2009
2008 2009 2009 su
1°trim 1°sem 9mesi 1°trim 1°sem 9mesi
2008
Meccanica strumentale del Bresciano 1.670.545 22.855.555 4.466.725 7.548.831 9.810.486 ++++ - - -
Meccanica strumentale della Val Seriana 582.348 9.033.708 4.038.706 6.562.497 7.550.580 ++++ ++++ ++ +
Meccanica Strumentale di Varese 2.397.375 16.983.414 3.250.772 5.750.761 7.022.856 ++++ + - -
Macchine agric. di Reggio/Modena 216.762 10.311.110 3.157.203 4.970.494 5.831.437 ++++ ++++ ++ -
Seta-Tessile di Como 1.140.808 6.141.079 1.622.599 2.072.783 3.800.875 +++ ++ - -
Abbigliamento-tessile Gallaratese 3.153.521 6.471.662 1.300.535 2.237.933 3.047.271 ++ + - -
Macchine per l'imballaggio e Ciclomotori
547.923 9.039.157 1.658.935 2.500.645 2.992.819 ++++ ++ - --
di Bologna
Elettrodomestici di Inox valley 796.976 6.665.690 1.205.739 2.173.514 2.824.047 ++++ + - -
Art in gomma e mat plastiche di Varese 971.915 8.154.267 1.186.508 2.158.203 2.474.523 ++++ - - --
Meccanica strumentale di Vicenza 401.423 5.894.559 1.083.287 1.741.532 2.184.268 ++++ ++ - -
Macchine concia/pelle di Vigevano 434.898 6.193.155 828.135 1.727.869 2.156.287 ++++ - - --
Mobile del Livenza e Quartiere del Piave 207.476 2.309.849 821.668 1.672.297 2.054.677 ++++ +++ ++ +
Macchine uten. di Piacenza 69.891 2.261.258 542.401 1.397.162 1.941.596 ++++ ++ ++ ++
Lumezzane:rubinetti e pentolame e
337.387 5.667.013 944.935 1.603.583 1.768.442 ++++ - - --
metalli di Brescia
Prodotti metallo di Lecchese-Premana 157.257 3.692.475 832.046 1.282.480 1.633.523 ++++ ++ - -
Legno-arredo di Brianza 167.961 2.530.068 721.711 1.143.245 1.633.336 ++++ +++ + +
Tessile di Biella 1.159.433 3.209.591 445.222 972.416 1.422.611 ++ + - -
Frigoriferi ind. Di Casale Monferrato 710.180 4.928.448 572.753 1.249.674 1.416.380 ++++ + - --
Cappe aspiranti, elettrodom di Fabriano 192.156 2.915.548 730.437 1.139.198 1.367.812 ++++ ++ - -
Occhialeria di Belluno 663.597 4.826.590 591.997 944.770 1.267.099 ++++ + -- --
Piastrelle di Sassuolo 408.664 2.094.169 415.189 1.050.269 1.230.360 +++ ++ + -
Gomma del Sebino Bergamasco 123.503 1.957.832 693.067 886.643 1.055.107 ++++ ++++ + -
Abbigliamento del barese 514.712 841.069 398.066 719.644 962.883 ++ ++ ++ ++
Termomeccanica scaligera 216.419 2.489.269 465.041 713.556 898.675 ++++ ++ - --
Tessile e abbigliamento della Val Seriana 816.012 1.697.287 421.153 681.451 870.926 ++ + - -
Abbigliamento Sud Abruzzese 109.130 1.296.288 388.932 630.703 829.404 ++++ + + +
Metalmeccanico del Basso Mantovano 359.916 2.300.010 330.305 606.017 769.220 ++++ + - --
Lavor.metalli di Valle d/Arno 388.560 3.265.717 552.394 686.872 750.806 ++++ + - --
Calzature di Fermo e Pelletteria del
448.807 1.713.289 313.083 566.267 722.593 +++ ++ - -
Tolentino
Abbigliam e calzature Bassa Bresciana 296.861 1.080.149 311.677 471.956 695.090 +++ + - +
Macchine utensili e per il legno di Pesaro 94.779 2.350.181 458.858 621.894 692.490 ++++ ++ - --
Mat plastiche di Treviso, Vicenza e Padova 186.869 1.606.130 304.824 474.751 590.155 ++++ ++ - --
Mobile di Pesaro 128.518 1.093.761 280.336 437.637 530.057 ++++ ++ + -
Concia e calz. Di Santa Croce S/Arno 308.504 1.064.300 269.519 420.085 499.520 +++ ++ - -
Calzetteria e abbigliamento del Salento 629.631 734.000 277.023 426.703 488.932 + ++ + +
Ceramica di Civita Castellana 330.164 1.519.184 260.604 362.749 453.646 +++ + -- --
Triangolo del Salotto di Matera -
1.410.493 793.023 128.216 294.851 448.629 - + - -
Altamura - Santeramo
Polo fiorentino della pelle 134.983 714.818 115.824 320.078 395.860 +++ ++ + -
Legno di Casalasco-Viadanese 36.829 743.633 144.784 299.514 393.065 ++++ + + -
Tessile di Prato 229.583 512.778 156.760 275.186 375.884 ++ ++ - +
Tessile e abbigliamento di Treviso 132.819 473.681 91.417 228.557 346.571 +++ ++ + -
Calzature di Vigevano 317.018 1.167.239 151.033 256.765 343.979 +++ -- -- --
Food machinery di Parma 3.361 586.970 158.404 287.102 339.133 ++++ +++ ++ -
Calzature Napoletane 138.913 523.292 115.179 275.544 328.401 +++ + + +
Rubinetteria e valvolame Cusio-Valsesia 62.343 822.917 79.738 197.719 310.117 ++++ -- -- -
Abbigliamento Nord Abruzzese 80.891 394.937 185.599 254.683 297.193 +++ +++ + +
Vitivinicolo della Sicilia Orientale 127.763 265.641 63.876 158.225 288.618 ++ + ++ ++
Calzetteria di Castel Goffredo 80.152 381.458 61.236 162.675 275.047 +++ ++ + +
Mobili in stile di Bovolone 39.660 155.657 61.809 215.951 251.703 +++ ++ ++ ++
Macchine legno di Rimini 12.228 1.371.145 147.720 200.246 231.195 ++++ - -- --
Nota: si tratta dei primi 50 distretti per ammontare delle ore autorizzate nei primi 9 mesi del 2010. Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati INPS

13
Vedi nota 10 per l’assegnazione delle variazioni tendenziali

38 Intesa Sanpaolo – Servizio Studi e Ricerche


Monitor dei Distretti
Ottobre 2010

Tab. 3.9 – La CIG STRAORDINARIA (CIGS) nei distretti: monte ore e variazioni tendenziali14
2010 Var% Var% 2010 su 2009
2008 2009 2009 su
1°trim 1°sem 9mesi 1°trim 1°sem 9mesi
2008
Meccanica strumentale del Bresciano 733.019 3.320.265 5.254.229 8.870.741 12.299.150 +++ ++++ ++++ ++++
Meccanica Strumentale di Varese 271.193 2.247.323 4.561.166 6.714.809 7.889.237 ++++ ++++ ++++ +++
Elettrodomestici di Inox valley 1.345.951 2.522.378 1.537.744 3.225.548 6.914.913 ++ ++++ ++++ +++
Termomeccanica scaligera 39.591 219.443 2.903.480 3.526.459 5.314.707 +++ ++++ ++++ ++++
Macchine agric. di Reggio/Modena 88.598 1.439.275 1.077.327 2.910.120 4.170.770 ++++ ++++ ++++ +++
Macchine per l'imballaggio e Ciclomotori di
472.096 1.119.476 1.346.106 3.296.601 4.039.000 ++ ++++ ++++ ++++
Bologna
Seta-Tessile di Como 274.019 3.866.217 1.273.003 2.517.684 3.749.802 ++++ +++ ++ ++
Lumezzane:rubinetti e pentolame e metalli
32.492 1.058.524 2.268.810 2.966.951 3.662.342 ++++ ++++ ++++ ++++
di Brescia
Piastrelle di Sassuolo 320.086 1.441.671 982.239 2.877.097 3.564.083 +++ ++++ ++++ +++
Meccanica strumentale di Vicenza 837.013 2.513.513 1.068.519 2.428.962 3.378.381 ++ +++ +++ ++
Meccanica strumentale della Val Seriana 947.453 2.265.487 1.364.986 2.104.589 3.181.359 ++ ++++ ++ ++
Abbigliamento-tessile Gallaratese 1.550.716 2.252.587 1.276.401 2.883.400 3.078.525 + + ++ ++
Cappe aspiranti ed elettrodomestici di
1.699.543 3.014.425 733.040 1.628.161 2.755.837 ++ - + +
Fabriano
Lavor.metalli di Valle d/Arno 0 246.200 260.624 1.496.775 2.390.959 ++++ ++++ ++++ ++++
Frigoriferi ind. Di Casale Monferrato 1.333.933 1.779.098 403.187 1.174.534 2.312.983 + + ++ ++
Tessile e abbigliamento della Val Seriana 1.586.952 2.546.079 1.012.791 1.468.163 2.090.891 ++ ++ + +
Triangolo del Salotto di Matera - Altamura -
1.304.735 1.462.259 129.131 1.649.850 1.902.578 + -- +++ ++
Santeramo
Macchine uten. di Piacenza 66.860 257.785 770.805 1.194.041 1.772.189 +++ ++++ ++++ ++++
Mobile del Livenza e Quartiere del Piave 1.636 462.653 547.562 1.051.550 1.480.958 ++++ ++++ ++++ +++
Tessile di Biella 1.332.195 2.714.786 625.406 1.061.311 1.453.130 ++ - - -
Ceramica di Civita Castellana 986.443 1.015.500 532.480 1.089.192 1.421.992 + ++ ++ ++
Mobilio abruzzese 0 110.079 721.329 1.059.315 1.248.626 ++++ ++++ ++++ ++++
Art in gomma e mat plastiche di Varese 286.731 1.599.899 569.887 1.001.915 1.198.908 +++ ++++ ++ -
Tessile e abbigliamento di Treviso 217.464 233.990 320.446 626.832 1.144.173 + ++++ ++++ ++++
Tessile di Prato 285.027 1.132.286 261.429 844.926 1.063.731 +++ ++ ++ +
Calzature di Fermo e Pelletteria del Tolentino 554.856 905.374 360.513 732.935 1.037.922 ++ ++ ++ ++
Macchine utensili e per il legno di Pesaro 0 303.933 208.190 732.132 978.278 ++++ ++++ ++++ ++++
Macchine concia/pelle di Vigevano 95.198 100.979 520.418 774.451 953.544 + ++++ ++++ ++++
Occhialeria di Belluno 38 234.874 662.211 836.424 940.234 ++++ ++++ ++++ +++
Metalmeccanico del Basso Mantovano 41.490 869.046 502.370 727.408 936.395 ++++ +++ ++ ++
Prodotti metallo di Lecchese-Premana 0 58.083 373.944 646.402 879.258 ++++ ++++ ++++ ++++
Mat plastiche di Treviso, Vicenza e Padova 30.866 454.601 204.737 667.666 864.772 ++++ ++++ ++++ ++++
Legno-arredo di Brianza 69.305 67.468 83.332 492.536 788.560 - ++++ ++++ ++++
Tessile-abbigliamento di Schio-Thiene-
682.079 553.177 571.816 701.728 728.966 - ++++ +++ ++
Valdagno
Abbigliamento del Napoletano 109.174 559.365 70.656 617.120 698.846 +++ ++ + +
Abbigliamento del barese 283.909 465.516 355.000 592.520 657.116 ++ ++ ++ ++
Grafico Veronese 11.595 3.282 293.280 344.917 628.171 -- ++++ ++++ ++++
Mobili in stile di Bovolone 0 48.531 130.324 359.481 612.071 ++++ ++++ ++++ ++++
Macchine legno di Rimini 720 43.443 95.293 311.137 568.417 ++++ ++++ ++++ ++++
Calzature del Brenta 0 112.640 361.003 471.928 558.243 ++++ ++++ ++++ ++++
Sedie e tavoli di Manzano 79.250 913.607 227.427 409.862 519.171 ++++ + ++ +
Calzature Napoletane 183.898 761.500 226.090 376.867 510.162 +++ ++ + +
Mobile di Pesaro 0 84.595 129.054 337.717 480.681 ++++ ++++ ++++ ++++
Marmo e granito di Valpolicella 0 263.712 61.626 457.734 459.996 ++++ - +++ ++
Concia di Arzignano 132.350 437.628 134.685 366.131 451.560 ++ ++ ++ ++
Calzetteria di Castel Goffredo 364.982 1.395.243 282.767 391.344 448.961 +++ ++++ ++++ --
Macchine tessili di Biella 3.500 126.585 194.614 252.618 438.161 ++++ +++ ++ +++
Abbigliam e calzature Bassa Bresciana 297.360 630.931 229.705 405.886 405.886 ++ ++ ++ ++
Gomma del Sebino Bergamasco 161.294 536.275 58.754 169.227 402.614 ++ - - +
Rubinetteria e valvolame Cusio-Valsesia 0 2.496 96.812 291.075 396.336 ++++ ++++ ++++ ++++
Nota: si tratta dei primi 50 distretti per ammontare delle ore autorizzate nei primi 9 mesi del 2010. Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati INPS

14
Vedi nota 10 per l’assegnazione delle variazioni tendenziali

Intesa Sanpaolo – Servizio Studi e Ricerche 39


Monitor dei Distretti
Ottobre 2010

Tab. 3.10 – La CIG in DEROGA (CIGD) nei distretti: monte ore e variazioni tendenziali15
2010 Var% Var% 2010 su 2009
2008 2009 2009 su
1°trim 1°sem 9mesi 1°trim 1°sem 9mesi
2008
Macchine agric. di Reggio/Modena 268 1.319.698 1.728.731 4.193.695 6.622.005 ++++ ++++ ++++ ++++
Meccanica strumentale del Bresciano 311.614 4.758.957 2.319.388 4.762.738 6.015.468 ++++ ++++ ++++ +++
Meccanica strumentale della Val Seriana 53.465 1.456.311 1.126.447 2.259.575 5.347.307 ++++ ++++ ++++ ++++
Macchine per l'imballaggio e Ciclomotori di
1.056 642.902 1.149.890 3.163.594 4.661.431 ++++ ++++ ++++ ++++
Bologna
Meccanica strumentale di Vicenza 125.143 2.817.731 1.757.163 2.520.149 4.256.493 ++++ ++++ ++++ +++
Calzature di Fermo e Pelletteria del Tolentino 547.478 593.725 725.570 1.736.124 3.229.337 + ++ +++ ++++
Tessile e abbigliamento della Val Seriana 343.807 1.293.423 794.474 1.463.681 3.144.831 +++ ++++ ++++ +++
Meccanica Strumentale di Varese 24.440 1.067.364 608.590 1.413.152 2.345.514 ++++ ++++ ++++ ++++
Frigoriferi ind. Di Casale Monferrato 201.168 2.067.300 322.186 1.333.835 2.130.792 ++++ +++ ++++ +
Tessile di Prato 631.240 402.260 360.625 1.456.255 1.973.593 - +++ ++++ ++++
Elettrodomestici di Inox valley 76.310 1.505.610 641.103 1.238.641 1.966.717 ++++ ++++ ++++ ++
Tessile di Biella 314.101 1.402.919 464.306 998.259 1.721.902 +++ ++ ++ ++
Scarpe di Casarano 384.800 1.103.401 412.292 570.242 1.544.169 ++ ++++ +++ +
Maglieria e abbigliamento di Carpi 130.411 246.190 187.373 714.030 1.526.425 ++ +++ ++++ ++++
Macchine utensili e per il legno di Pesaro 18.942 244.152 286.402 663.732 1.507.715 ++++ ++++ ++++ ++++
Triangolo del Salotto di Matera - Altamura –
0 13.293 50.334 130.942 1.442.334 ++++ ++++ ++++ ++++
Santeramo
Macchine legno di Rimini 0 238.034 395.566 768.362 1.442.082 ++++ ++++ ++++ ++++
Abbigliamento-tessile Gallaratese 316.452 829.633 373.169 756.988 1.411.145 ++ ++++ +++ +++
Seta-Tessile di Como 35.108 485.972 146.693 896.702 1.395.073 ++++ ++++ ++++ +++
Cappe aspiranti, elettrodom. di Fabriano 16.946 215.091 232.026 588.032 1.390.811 ++++ ++++ ++++ ++++
Tessile e abbigliamento di Treviso 84.895 895.433 397.746 852.428 1.368.199 ++++ ++++ ++++ ++
Gomma del Sebino Bergamasco 23.869 247.565 140.441 904.415 1.331.898 ++++ ++++ ++++ ++++
Mobile di Pesaro 19.058 132.699 160.638 491.519 1.219.752 ++++ ++++ ++++ ++++
Termomeccanica scaligera 20.738 627.516 475.147 715.828 1.180.641 ++++ ++++ ++++ +++
Scarpe del Nord Barese 0 379.821 345.575 833.974 1.112.529 ++++ ++++ ++++ +++
Abbigliamento e calzature della Bassa
101.721 450.789 270.150 711.008 934.636 +++ +++ ++++ +++
Bresciana
Ceramica di Civita Castellana 23.018 272.935 479.864 811.928 930.019 ++++ ++++ ++++ +++
Abbigliamento del barese 0 297.026 165.552 708.998 923.032 ++++ ++++ ++++ ++++
Macchine concia/pelle di Vigevano 64.664 878.559 305.879 613.202 889.407 ++++ ++++ ++ ++
Macchine uten. di Piacenza 0 273.479 256.768 554.581 860.580 ++++ ++++ ++++ ++++
Legno-arredo di Brianza 0 196.940 194.760 570.518 800.297 ++++ ++++ ++++ ++++
Occhialeria di Belluno 10.063 535.016 144.929 358.477 791.458 ++++ ++++ ++++ ++
Mobile del Livenza e Quartiere del Piave 7.310 509.757 257.695 472.329 759.703 ++++ ++++ ++++ ++
Mobile d'arte del Bassanese 16.685 327.395 198.777 350.792 723.514 ++++ ++++ ++++ ++++
Calzature di San Mauro Pascoli 30.180 240.617 218.577 548.876 675.910 ++++ ++++ ++++ ++++
Tessile-abbigliamento di Schio-Thiene-
30.255 173.826 226.169 468.651 621.241 +++ ++++ ++++ ++++
Valdagno
Calzetteria di Castel Goffredo 231.207 640.327 254.575 463.466 613.814 ++ ++++ ++++ +
Metalmeccanico del Basso Mantovano 26.488 638.265 226.427 407.433 607.926 ++++ ++++ +++ ++
Calzature del Brenta 24.113 329.552 263.005 411.270 542.805 ++++ ++++ ++++ +++
Mobili in stile di Bovolone 12.978 250.251 211.950 323.048 540.419 ++++ ++++ ++++ ++++
Polo fiorentino della pelle 55.450 285.752 163.837 338.495 532.369 +++ ++++ ++++ ++
Concia e calz. di Santa Croce S/Arno 105.213 136.753 120.864 276.233 455.770 + ++++ ++++ ++++
Food machinery di Parma 0 354.352 84.264 128.736 431.197 ++++ ++++ ++++ ++++
Materie plastiche di Treviso, Vicenza e
6.733 335.427 168.476 247.500 424.491 ++++ ++++ ++++ +++
Padova
Piastrelle di Sassuolo 0 71.490 73.241 229.774 423.124 ++++ ++++ ++++ ++++
Calzetteria e abbigliamento del Salento 0 127.675 327.077 350.422 373.752 ++++ ++++ ++++ ++++
Macchine tessili di Biella 5.308 226.912 62.435 172.330 323.814 ++++ ++++ ++++ ++
Mobili imbottiti di Forlì 0 177.099 84.021 255.931 320.702 ++++ ++++ ++++ ++++
Calzature Napoletane 6.395 118.253 55.195 145.277 307.248 ++++ ++++ ++++ ++++
Calzatura sportiva di Montebelluna 23.218 86.435 86.339 173.899 291.562 +++ ++++ ++++ +++
Nota: si tratta dei primi 50 distretti per ammontare delle ore autorizzate nei primi 9 mesi del 2010. Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati INPS

15
Vedi nota 10 per l’assegnazione delle variazioni tendenziali

40 Intesa Sanpaolo – Servizio Studi e Ricerche


Monitor dei Distretti
Ottobre 2010

Appendice: raccordo tra la vecchia e la nuova classificazione INPS


Raccordo tra la vecchia e la nuova classificazione INPS
VECCHIA NUOVA
Attività agricole e industriali Attività economiche connesse con l'agricoltura
Estrattive Estrazione minerali metalliferi e non
Legno Legno
Alimentari Alimentari
Metallurgiche Metallurgiche
Meccaniche Meccaniche
Tessili Tessili
Vestiario, abbigliamento e arredamento Abbigliamento
Chimiche Chimica, petrolchimica, gomma e materie plastiche
Pelli e cuoio Pelli, cuoio, calzature
Trasformazione minerali Lavorazione minerali non metalliferi
Carta e poligrafia Carta, stampa ed editoria
Edilizia Installazione impianti per l'edilizia
Energia elettrica e gas Energia elettrica, gas e acqua
Trasporti e comunicazioni Trasporti e comunicazioni
Varie Varie
Tabacchicoltura Tabacchicoltura
Fonte: osservatorio statistico CIG INPS

Intesa Sanpaolo – Servizio Studi e Ricerche 41


Monitor dei Distretti
Ottobre 2010

4. Il mercato indiano: quali spazi per i distretti italiani?


Nel primo semestre del 2010 le esportazioni dei distretti industriali in India hanno registrato un Giovanni Foresti e Silvia Guizzo
balzo del 47% in termini tendenziali. Gran parte dei distretti ha mostrato una crescita a due
cifre. Nello specifico, si sono distinti i distretti della metalmeccanica (su tutti la meccanica
strumentale di Varese, la metalmeccanica di Lecco, le macchine per la filiera della pelle di
Vigevano), la concia di Arzignano e la concia e le calzature di Santa Croce sull’Arno.

Sono state in tal modo abbondantemente recuperate le perdite subite lo scorso anno. Tra i primi
quaranta sbocchi commerciali dei distretti, infatti, l’India, insieme a Brasile, Egitto, Cina e Libia,
nel primo semestre del 2010 ha registrato valori esportati superiori a quelli del corrispondente
periodo del 2008.

Le imprese distrettuali italiane dimostrano pertanto un crescente interesse per questo mercato,
che dai ricercatori e dagli operatori viene considerato ad alto potenziale. Ma quale è il suo vero
potenziale? Ma soprattutto, è riuscito finora il nostro tessuto produttivo distrettuale a proporsi
con successo sul mercato indiano? Questo approfondimento cerca di rispondere a questi
interrogativi, facendo luce sulle potenzialità offerte dall’economia indiana e sulla presenza
italiana in questo mercato nel confronto con alcuni competitor europei (Francia e Germania).

L’analisi mette in luce i progressi italiani in India ma anche i notevoli margini di miglioramento
delle nostre imprese. Tra il 1998 e il 2008, infatti, le esportazioni italiane di prodotti manufatti in
India sono triplicate, passando da 1 miliardo di euro a 3 miliardi. Questo sviluppo ha fatto sì che
l’India scalasse la classifica delle principali mete commerciali italiane, portandosi al 21° posto (era
al 44° nel 1999). Al contempo, però, la quota di export italiana assorbita dall’India, pur
raddoppiando in dieci anni, non è andata oltre l’1% nel 2009. Questa percentuale si è
addirittura fermata allo 0,7% nei distretti industriali. Inoltre, la nostra quota di mercato in India
nel 2009 si è attestata al 2,05%, ben lontana dal 6,3% della Germania. In questo senso si
possono intravedere margini di miglioramento. Tanto più che questo divario non è spiegato dalla
diversa dimensione delle due economie: in termini di addetti, infatti, la nostra industria
manifatturiera è di poco inferiore ai due terzi di quella tedesca. In prospettiva questo deficit
potrà essere superato solo attraverso un potenziamento della fase commerciale (anche con
investimenti diretti in loco) da parte delle imprese italiane.

Questo impegno sarà giustificato dall’elevato potenziale offerto dal mercato indiano. E’ questo
ciò che emerge anche da una breve analisi delle prospettive di crescita dei consumi e degli
investimenti dell’economia indiana. A questo si aggiunge il progressivo ampliamento delle classi
più abbienti del paese, che molto verosimilmente si riveleranno grandi consumatori di prodotti
del lusso e, più in particolare, delle produzioni di qualità realizzate in molti distretti industriali
italiani.

4.1 Il potenziale del mercato indiano


In India la quota di consumi privati rispetto al PIL (pur in diminuzione nel corso degli anni a
favore degli investimenti) è sempre stata più alta rispetto ad altri paesi asiatici, in particolare
della Cina, agevolando una crescita più bilanciata dell’economia.

Nei tre anni precedenti il 2009 la crescita dei consumi privati e degli investimenti è stata
particolarmente forte e ha contribuito in modo significativo alla crescita del PIL. Gli investimenti
fissi sono cresciuti in media del 12,4% all’anno, nonostante il sensibile rallentamento del 2008
(+6,1%) proseguito poi anche nel 2009. Nello stesso periodo i consumi privati sono aumentati in
media dell’8,2% all’anno e hanno conosciuto un rallentamento solo marginale nel 2009 (4,9%).

42 Intesa Sanpaolo – Servizio Studi e Ricerche


Monitor dei Distretti
Ottobre 2010

Fig. 4.1 - Quote di consumi privati ed investimenti su PIL (%) Fig. 4.2 - Evoluzione di investimenti e consumi privati sul PIL (%)
100 Consumi privati 2009 Investimenti 2009 70
90 57.3
80 60
20.9 32.4 31.1
70 20.6 29.3
50
60 46.3 20.1
50 40
40
30 61.5 57.3 58.6 59.6 54.3 30
49.9
20 36.3 32.4
10 20
0 Consumi privati, Cina Investimenti, Cina
10
Hong

Japan
Indonesia
China

India

S.Korea

Malaysia
Kong

Consumi privati, India Investimenti, India


0
1995 1997 1999 2001 2003 2005 2007 2009

Fonte: EIU Fonte: EIU

Fig. 4.3 - Il rallentamento di consumi privati ed investimenti Fig. 4.4 -Investimenti e consumi nei paesi emergenti crescono di
sarà temporaneo più rispetto alle aree industrializzate (var. % a pr. costanti)
14 20 20

12 2010 consumi 2011 Consumi


15 15
10 2010 Investimenti 2011 Investimenti
10
8 10

6 5
5
4 Co nsumi privati a/a
0
2 0
Investimenti fissi lo rdi a/a, scala dx
USA Area Euro UK Giappone Cina India
0 -5
03/05 03/06 03/07 03/08 03/09 03/10 -5

Fonte: CEIC Fonte: Intesa Sanpaolo

Nel 2009 consumi e investimenti, pur rallentando, hanno continuato a crescere indiani (come del
resto di gran parte dei paesi emergenti asiatici e in particolare della Cina), con un trend che,
data la crescita del reddito disponibile, è destinato a perdurare nei prossimi anni.

La prima metà del 2010 ha visto una ripresa forte degli investimenti (+13,0% a/a) e una crescita
più debole dei consumi privati (+3,2% a/a), compensata dalla crescita dei consumi pubblici
(+7,7% a/a). Secondo le nostre previsioni, nel complesso del 2010 la crescita del PIL indiano si
posizionerà intorno all’8%, in accelerazione rispetto al 2009, e guidata dal consolidamento della
crescita sia dei consumi privati sia degli investimenti che traineranno l’economia anche nel 2011.

I consumi hanno buone prospettive di tenuta sostenuti nei prossimi anni sia dal miglioramento
del mercato del lavoro sia dalla politica fiscale che, grazie a un rallentamento della pressione
fiscale, rimarrà favorevole alle famiglie. La legge finanziaria presentata in primavera prevede il
ritorno su un processo di consolidamento fiscale con un obiettivo di medio termine di riduzione
del debito, e potrà avere un impatto positivo sia sulla credibilità del Governo presso gli investitori
esteri e interni, sia sulla stessa crescita economica. Infatti, nonostante la legge preveda che il
processo di consolidamento fiscale sia effettuato per lo più attraverso una normalizzazione delle
imposte indirette, la pressione fiscale sui redditi delle persone fisiche sarà minore rispetto al
precedente anno fiscale, grazie all’ampliamento degli scaglioni. Questo favorirà una maggior
ripresa dei consumi nei prossimi anni in particolare favorendo la domanda di beni durevoli.

Intesa Sanpaolo – Servizio Studi e Ricerche 43


Monitor dei Distretti
Ottobre 2010

Fig. 4.5 - Spesa per consumi pro capite mensile (Rupie indiane): Fig. 4.6 - Spesa per consumi pro capite mensile nelle aree
accelera soprattutto nelle aree urbane urbane (Rupie indiane): accelera il comparto non alimentare
1200 700

1000 1988 1994 2005 600 1988 1994 2005

500
800
400
600
300
400
200
200 100

0 0
Rurale Urbano Alimentari Altro

Fonte:CEIC Fonte:CEIC

Grazie ai solidi tassi di crescita economica degli ultimi anni la classe media16 nei paesi asiatici è
costantemente aumentata e in prospettiva continuerà ad ampliarsi. In India il consumo pro-
capite mensile nominale nel 2005 è più che quadruplicato rispetto al 1988 nelle aree urbane e
più che triplicato nelle aree rurali (Fig. 4.5). Allo stesso tempo, nelle aree urbane, il consumo di
beni non alimentari è più che quintuplicato (Fig. 4.6). Secondo una recente ricerca McKinsey17 la
classe media indiana è prevista crescere da 50 milioni di persone nel 2005 a 500 milioni nel
2025, passando da quasi il 5% della popolazione a più del 40%, rendendo l’India il 5° mercato
mondiale per numero di potenziali consumatori. Queste proiezioni di crescita permetterebbero il
formarsi di economie di scala e di scopo per gli investimenti, rendendo il mercato indiano
attraente anche per gli investitori stranieri. Crescerà anche il numero di persone ad alto tenore di
vita che, pur restando una quota ridotta (secondo le stime di McKinsey saliranno dall’attuale
0,2% della popolazione al 2% circa nel 2025), sarà elevato in termini assoluti e pari a circa 24
milioni. Si apriranno pertanto importanti finestre di opportunità anche per le produzioni italiane
di alta qualità, che vedranno in questa nuova classe di ricchi un target ideale di clientela ad alto
reddito e fortemente attratta dal made in Italy.

L’inadeguatezza della dotazione infrastrutturale costituisce, insieme alla scarsità di lavoratori


specializzati al di fuori del settore high tech e dei servizi, uno dei maggiori limiti all’espansione
dell’economia, come dimostrano le strozzature che caratterizzano alcuni settori chiave quali i
trasporti e la produzione e distribuzione dell’energia elettrica, che stanno alimentando pressioni
al rialzo sull’inflazione. Scoraggianti tassi di mortalità infantile e allarmanti tassi di scolarizzazione
primaria (literacy rates) confermano anche la necessità di infrastrutture quali scuole e ospedali.
Infatti, anche se la valutazione dell’istruzione secondaria è piuttosto buona, la valutazione
dell’istruzione primaria rimane ben al di sotto di quella di Cina e Vietnam nelle classifiche
internazionali. Finora la crescita economica si è concentrata nei settori ad alta intensità di
capitale e con forza lavoro altamente qualificata, ma non ha generato una crescita diffusa
dell’occupazione, in particolare per la forza lavoro poco specializzata. Secondo il Fondo
Monetario Internazionale, nei prossimi due decenni l’India supererà la Cina per dimensione della
forza lavoro. L’aumento della forza lavoro costituisce un potenziale enorme per alimentare la
crescita economica, da qui l’urgenza di migliorarne la qualificazione.

16
Come definita nel rapporto ADB “The Rise of Asia’s Middle Class”, 2010, la classe di persone che spende
giornalmente in consumi tra 2 e 20 USD a prezzi PPP del 2005.
17
“Tracking the Growth of India’s Middle Class”, E.Beinhocker, D.Farrel, A.Zainulbhai, The McKinsey
Quarterly, 2007, vol.3.

44 Intesa Sanpaolo – Servizio Studi e Ricerche


Monitor dei Distretti
Ottobre 2010

La necessità di investimenti massicci in infrastrutture civili e sociali e la difficoltà finanziaria dello


Stato stanno comunque trovando risposta nell’impegno delle imprese private, il cui aumento
della profittabilità ha creato le condizioni per un incremento della spesa in investimenti privati,
che ha ancora ampio spazio per aumentare.

4.2 La crescente presenza dei distretti italiani in India


Nel corso degli anni Duemila è cresciuta la presenza commerciale delle imprese italiane sul
mercato indiano. Le esportazioni italiane di prodotti manufatti in India, infatti, sono triplicate tra
il 1998 e il 2008, passando da 1 miliardi di euro a 3 miliardi. L’ingresso italiano su questo
mercato si è temporaneamente interrotto nel 2009. Tuttavia, il calo del nostro export diretto in
India, pur se significativo, è stato di intensità inferiore a quello sperimentato mediamente
dall’export complessivo italiano (-12,3% vs. -21,2%).

Fig. 4.7 - Esportazioni italiane di prodotti manufatti in India Fig. 4.8 - Esportazioni italiane di prodotti manufatti in India
(miliardi di euro) (in % export italiane di prodotti manufatti nel mondo)
3,5 1,2
2,9 3,0
3,0 1,0
2,7 1,0
0,8 0,9
2,5 2,1 0,8 0,7
2,0 1,6 0,6
0,6
1,5 1,2 0,5 0,4 0,5
1,0 1,0 1,0 1,0 1,1 0,4 0,4 0,4 0,4 0,4
1,0 0,8
0,5 0,2

0,0 0,0
1998 2000 2002 2004 2006 2008 1998 2000 2002 2004 2006 2008
Fonte: Intesa Sanpaolo su dati Istat Fonte: Intesa Sanpaolo su dati Istat

Nel 2009 è pertanto salita all’1% la quota-parte di export italiana assorbita dall’India. Era sotto
lo 0,5% nel 2000. In 10 anni l’India ha guadagnato molte posizioni nel ranking degli sbocchi
commerciali italiani, salendo al 21° posto (era al 44° posto nel 1999), vicina al Brasile (che
assorbe anch’esso l’1% delle nostre vendite estere), ma ancora lontana dalla Cina (3,3% insieme
ad Hong Kong) e dalla Russia (2,3%).
Fig. 4.9 – I primi 22 sbocchi commerciali del manifatturiero italiano, 2009 (composizione %)
Hong Kong
India
Brasile
Repubblica Ceca
Giappone
Portogallo
Emirati Arabi Uniti
Romania
Turchia
Grecia
Cina
Austria
Russia
Paesi Bassi
Polonia
Belgio
Svizzera
Regno Unito
Spagna
Stati Uniti
Francia
Germania

0 2 4 6 8 10 12 14

Fonte: Intesa Sanpaolo su dati Istat

Intesa Sanpaolo – Servizio Studi e Ricerche 45


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Ottobre 2010

Tra il 2000 e il 2009 il peso dell’India è aumentato per 232 delle 271 tipologie di prodotti
manufatti italiani esportati in questo paese18. Per molte di queste produzioni, tuttavia, il ruolo
del mercato indiano resta limitato. L’India, infatti, nel tempo è divenuta un’importante
destinazione commerciale solo per alcune produzioni della meccanica (come i macchinari per la
filiera delle pelli e per il settore tessile e le macchine per la metallurgia).

Tab. 4.1 – Prodotti nei quali l’India assorbe più del 2,5% dell’export totale italiano (a): export italiane verso l’India
Milioni di € In % export totali
italiane
2000 2009 2000 2009
Prodotti non manufatti
AA01280-Spezie, piante aromatiche e farmaceutiche 0,0 3,5 0,0 12,3
BB08110-Pietre ornamentali e da costruzione, calcare, pietra da gesso, creta e ardesia 9,8 28,2 3,9 11,2
Prodotti manufatti
CG23521-Calce 0,5 3,1 5,1 23,1
CH24430-Piombo, zinco e stagno e semilavorati 0,2 6,4 0,3 10,1
CK28942-Macc. e appar. per l'industria delle pelli, del cuoio e delle calzature (b) 13,8 16,6 3,9 9,6
CK28941-Mac. tessili, mac. e impianti per trattam. ausiliario dei tessili, mac. per cucire e per maglieria (b) 67,7 90,9 3,2 8,5
CI26511-Strumenti per navigazione, idrologia, geofisica e meteorologia 0,9 47,8 0,4 7,3
CK28910-Macchine per la metallurgia (b) 3,7 108,6 0,7 6,9
CE20596-Prodotti ausiliari per le industrie tessili e del cuoio 5,2 9,2 5,1 5,9
CK28211-Forni, fornaci e bruciatori 5,2 49,7 0,7 4,8
CH24201-Tubi e condotti senza saldatura 4,6 51,7 0,8 4,0
CE20170-Gomma sintetica in forme primarie 3,7 13,5 1,3 3,7
CH25993-Oggetti in ferro, in rame ed in altri metalli 3,8 131,4 0,3 3,6
CB15202-Parti in cuoio per calzature 6,4 2,8 1,0 3,5
CK28999-Altre macchine per impieghi speciali n.c.a (b) 56,1 129,2 1,4 3,2
CK28960-Macchine per l'industria delle materie plastiche e della gomma (b) 16,3 33,8 1,1 3,0
CH24450-Altri metalli non ferrosi e semilavorati 1,5 6,9 1,2 2,9
CK28151-Organi di trasmissione (esc. quelli idraulici e quelli per autoveicoli, aeromobili e motocicli) 3,9 47,6 0,4 2,9
CK28410-Macchine utensili per formatura metalli (inc. parti e accessori ed esc. parti intercambiabili) 20,5 80,2 0,9 2,8
CD19100-Prodotti di cokeria 0,0 2,2 0,0 2,7
CM32122-Pietre preziose e semipreziose per gioielleria e per uso industriale 0,5 2,9 1,0 2,7
(a) Si considerano solo i prodotti che nel 2009 hanno generato un valore delle esportazioni non inferiore al milione di euro. (b) incluse parti e accessori.
Nota. elaborazioni su Ateco 2007 a 5 digit. Fonte: Intesa Sanpaolo su dati Istat

Anche a livello di distretti industriali si è registrato un significativo progresso che, tuttavia, non è
stato sufficiente a far salire la quota di export distrettuale assorbita dal mercato indiano al di
sopra dell’1%. Questa quota, infatti, nel 2009 si è fermata allo 0,71%, dallo 0,29% del 2002
(Fig. 4.11).

Tra le regioni che a livello di distretti industriali sono più presenti in India spiccano la Lombardia e
il Veneto, che da sole rappresentano più del 60% dei flussi distrettuali diretti in questo mercato
(Tab. 4.2). Segue l’Emilia Romagna con una quota pari al 15,7%. Le altre regioni hanno un peso
più contenuto, pur avendo al loro interno distretti che nel corso degli anni Duemila si sono
distinti in India conquistando crescenti quote di mercato (come l’elettronica di Sestri Ponente, i
mobili imbottiti di Forlì, il Polo fiorentino della pelle).

Anche nel difficilissimo 2009 molti distretti hanno registrato un aumento delle esportazioni
dirette in India (Tab. 4.3). Tra questi spiccano, in particolare, i tre poli conciari italiani (Arzignano,
Santa Croce sull’Arno e Solofra), il Polo fiorentino della pelle, e due distretti della filiera
metalmeccanica (il distretto di Lecco e le macchine per l’imballaggio di Bologna).

18
Il calcolo è stato realizzato utilizzando i circa 270 prodotti manufatti individuati dalla classificazione
Ateco2007 a 5 cifre ed esportati in India.

46 Intesa Sanpaolo – Servizio Studi e Ricerche


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Ottobre 2010

Fig. 4.10 - Esportazioni dei distretti italiani in India Fig. 4.11- Esportazioni dei distretti italiani in India
(milioni di euro) (in % export dei distretti nel mondo)
450 430 0,8
0,71
400 370 0,7
360 0,64
343
350
294 0,6
0,53 0,52
300 0,49
0,5
250 218
0,4 0,37
200 171 177
0,31
0,29
150 0,3

100 0,2
2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009
Fonte: Intesa Sanpaolo su dati Istat Fonte: Intesa Sanpaolo su dati Istat

Tab. 4.2 – Esportazioni dei distretti in India per regione


milioni di euro comp. % in % export totali dei var. %
distretti della regione
2008 2009 2009 2008 2009 2009
Totale, di cui: 430,4 370,4 100,0 0,6 0,7 -13,9
Lombardia 180,2 149,4 40,3 1,0 1,1 -17,1
Veneto 91,5 82,6 22,3 0,5 0,6 -9,7
Emilia-Romagna 61,2 58,0 15,7 0,7 0,8 -5,1
Toscana 28,3 29,1 7,9 0,4 0,5 2,9
Piemonte 37,3 27,0 7,3 0,8 0,7 -27,8
Marche 19,1 11,1 3,0 0,5 0,4 -41,8
Liguria 2,5 3,9 1,1 3,7 6,6 56,0
Friuli-Venezia Giulia 4,0 3,9 1,0 0,2 0,3 -3,2
Campania 1,6 2,8 0,8 0,1 0,2 79,4
Fonte: Intesa Sanpaolo su dati Istat

Tuttavia, l’importanza del mercato indiano per questi distretti è ancora contenuta. Solo nei casi
dell’elettronica di Sestri Ponente e delle macchine tessili di Biella l’India assorbe più del 5% dei
flussi totali esportati da questi distretti (il 7,13% e l’8,09% rispettivamente; Tab. 4.3).

Tab. 4.3 – Esportazioni dei distretti in India (distretti con una var. % dell’export superiore al
-10% e con un peso dell’export in India superiore allo 0,45%)
in % export totale
milioni di euro var. %
di ogni distretto
2008 2009 2008 2009 2009
Macchine tessili di Biella 5,1 4,9 6,11 8,09 -4,5
Elettronica di Sestri Ponente 2,5 3,9 4,21 7,13 55,6
Macchine per l'imballaggio di Bologna 29,3 40,6 1,60 2,57 38,7
Mobili imbottiti di Forlì 3,6 3,4 2,40 2,43 -6,8
Concia e calz. di Santa Croce sull'Arno 9,1 10,4 1,10 1,58 15,2
Metalmeccanica di Lecco 18,7 22,0 0,90 1,44 17,6
Legno di Casalasco-Viadanese 0,0 1,1 0,01 1,36 n.s.
Concia di Arzignano 13,0 13,8 0,83 1,13 6,5
Concia di Solofra 0,2 1,0 0,16 0,93 417,6
Gomma del Sebino Bergamasco 1,4 1,6 0,48 0,75 13,9
Rubinetteria Cusio-Valsesia 7,5 7,1 0,54 0,67 -4,9
Occhialeria di Belluno 9,6 8,6 0,63 0,65 -10,7
Abbigliamento del Napoletano 1,0 1,6 0,33 0,62 53,2
Oreficeria di Arezzo 6,0 5,9 0,40 0,50 -2,8
Polo fiorentino della pelle 5,8 7,1 0,31 0,48 24,1
Fonte: Intesa Sanpaolo su dati Istat

Intesa Sanpaolo – Servizio Studi e Ricerche 47


Monitor dei Distretti
Ottobre 2010

4.3 Quali spazi di miglioramento?


Già dall’analisi mostrata nel paragrafo precedente è evidente come la nostra presenza in India,
nonostante i progressi degli ultimi anni, sia ancora contenuta. Conferme in tal senso vengono
dall’analisi della quota di mercato italiana in India, che nel 2009 si è attestata all’1,38%, dopo aver
toccato l’1,59% nel 2007. Se si considerano solo i beni manufatti (al netto cioè dei flussi di beni
agricoli, energia, prodotti petroliferi, prodotti dell’editoria e della stampa), la quota italiana assume
dimensioni maggiori, non andando tuttavia oltre il 2,56% toccato nel 2007.

Fig. 4.12 - Evoluzione della quota di mercato italiana in India Fig. 4.13 - Evoluzione della quota di mercato italiana in India di
(elaborazioni sull’import indiano in dollari correnti) beni manufatti (elab. sull’import indiano in dollari correnti)
1,8 3,0
1,59
1,6 2,56
1,45 2,5 2,37
1,37 1,38
1,4 2,22
1,25 2,05
1,2 1,93
2,0

1,0
1,5
0,8

0,6 1,0
2005 2006 2007 2008 2009 2005 2006 2007 2008 2009
Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati Unctad Nota: la quota italiana in Cina è calcolata al netto dei flussi di beni agricoli, energia,
prodotti petroliferi, prodotti dell’editoria e della stampa, e merci non classificate.
Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati Unctad

Parte di questa limitata presenza italiana in India dipende anche dalla struttura delle importazioni
indiane, molto orientate ai prodotti intermedi (perle, pietre e metalli preziosi, intermedi chimici,
metallurgia e prodotti in metallo) e poco dirette ai beni di consumo del made in Italy (sistema
moda e mobili). L’unico settore in cui l’Italia è specializzata che mostra al contempo una forte
crescita delle importazioni e un peso sull’import indiano elevato è la meccanica. Non a caso, è
proprio questo il settore in cui la nostra industria finora ha ottenuto maggiori soddisfazioni.

Tab. 4.4 – Importazioni indiane per settore manufatturiero (elaborazioni su dati in dollari correnti)
milioni $ quota import var. % media
2005 2009 2005 2009 annua 2006-09
Altri beni manufatti, di cui: 30.173 56.549 34,8 34,5 17,0
Perle, pietre e metalli preziosi (a) 23.323 42.614 26,9 26,0 16,3
Elettronica ed elettrotecnica 11.063 24.127 12,8 14,7 21,5
Meccanica 12.886 24.122 14,9 14,7 17,0
Intermedi chimici 11.059 21.475 12,8 13,1 18,0
Metallurgia e prodotti in metallo 9.440 15.912 10,9 9,7 13,9
Altri intermedi 5.572 10.268 6,4 6,3 16,5
Sistema moda, di cui: 3.102 3.880 3,6 2,4 5,8
Beni di consumo 2.828 3.260 3,3 2,0 3,6
Beni intermedi 275 620 0,3 0,4 22,6
Autoveicoli e moto 995 2.753 1,1 1,7 29,0
Alimentare e bevande 713 1.600 0,8 1,0 22,4
Farmaceutica 379 1.078 0,4 0,7 29,9
Materiali e prodotti da costruzione 648 1.075 0,7 0,7 13,5
Largo consumo 321 600 0,4 0,4 16,9
Mobili 129 304 0,1 0,2 24,0
Altro 108 230 0,1 0,1 20,8
Totale 86.587 163.975 100,0 100,0 17,3
(a) codice 71 della nomenclatura combinata. Nota: importazioni indiane al netto dei flussi di beni agricoli, energia, prodotti petroliferi,
prodotti dell’editoria e della stampa, e merci non classificate. Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati Unctad

48 Intesa Sanpaolo – Servizio Studi e Ricerche


Monitor dei Distretti
Ottobre 2010

Il confronto con quanto fatto in India dalle imprese tedesche e francesi consente di capire se ci
sono “ritardi commerciali” nell’ingresso italiano in questo mercato (Tab. 4.5). A livello
complessivo è evidente il divario italiano rispetto alla Francia e, soprattutto, alla Germania. Se
però il confronto viene spostato a livello settoriale, emerge come il “ritardo” italiano rispetto alla
Francia sia interamente spiegato dalle vendite francesi di veicoli aerospaziali, che negli ultimi
anni è stata trainata da una domanda interna indiana per il trasporto aereo in forte crescita.
Negli altri comparti, al contrario, l’Italia mostra un migliore posizionamento. E’ questo il caso, ad
esempio, dei settori tipici del made in Italy (mobili, sistema moda, materiali e prodotti da
costruzione), della meccanica e della farmaceutica. Nella meccanica e nel mobile, ad esempio, le
nostre quote di mercato si collocano intorno al 6%, contro valori che in Francia non superano il
2%. Le uniche eccezioni sono rappresentate dai settori del largo consumo e degli alimentari e
bevande, dove assumono un ruolo importante le multinazionali francesi.

Tab. 4.5 - Quote di mercato in India a confronto (elaborazioni sull’import indiano in dollari correnti)
Milioni di $ Quota di mercato
Italia Germania Francia Italia Germania Francia
2005 2009 2005 2009 2005 2009 2005 2009 2005 2009 2005 2009
Mobili 7,6 18,3 6,5 24,1 1,7 1,9 5,9 6,0 5,0 7,9 1,3 0,6
Meccanica 705,6 1.372,3 2.004,9 3.305,6 278,0 490,7 5,5 5,7 15,6 13,7 2,2 2,0
Farmaceutica 17,4 59,0 49,1 97,0 24,8 43,4 4,6 5,5 13,0 9,0 6,5 4,0
Sistema moda 127,3 151,8 71,5 93,2 26,1 39,2 4,1 3,9 2,3 2,4 0,8 1,0
Materiali e prodotti da 24,9 41,5 79,0 98,1 30,2 31,5 3,8 3,9 12,2 9,1 4,7 2,9
costruzione
Metallurgia e prodotti in 178,8 536,9 587,5 1.126,5 219,0 563,0 1,9 3,4 6,2 7,1 2,3 3,5
metallo
Autoveicoli e moto 28,1 76,1 106,8 326,6 6,4 17,1 2,8 2,8 10,7 11,9 0,6 0,6
Largo consumo 11,7 15,9 45,0 75,8 21,1 37,0 3,7 2,6 14,0 12,6 6,6 6,2
Altri intermedi 94,8 207,3 340,0 591,5 118,6 214,6 1,7 2,0 6,1 5,8 2,1 2,1
Elettronica ed elettrotecnica 198,5 355,1 806,6 1.417,0 342,2 437,0 1,8 1,5 7,3 5,9 3,1 1,8
Intermedi chimici 153,8 261,7 525,5 955,5 174,1 257,0 1,4 1,2 4,8 4,4 1,6 1,2
Alimentare e bevande 4,5 11,1 9,0 20,1 14,1 24,5 0,6 0,7 1,3 1,3 2,0 1,5
Altri beni manufatti, di cui: 108,5 244,7 657,1 2.137,6 814,0 1.917,1 0,4 0,4 2,2 3,8 2,7 3,4
Veicoli aerospaziali 6,7 100,6 171,2 1.221,7 621,0 1.743,1 0,3 1,9 8,8 23,5 31,8 33,5
Strumenti e apparecchi di 60,3 91,3 408,8 699,6 106,3 131,7 37,3 2,0 32,7 15,2 6,9 2,9
ottica (a)
Totale 1.669,1 3.363,1 5.292,7 10.283,4 2.072,5 4.077,1 1,9 2,1 6,1 6,3 2,4 2,5
(a) codice 90 della nomenclatura combinata. Nota: Importazioni indiane al netto dei flussi di beni agricoli, energia, prodotti petroliferi, prodotti dell’editoria e della stampa, e merci
non classificate. Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati Unctad

Il confronto con la Germania è, invece, meno positivo ed evidenzia alcuni limiti finora denunciati
dai nostri operatori su questo mercato. Il sistema moda, infatti, è l’unico settore in cui l’Italia
registra una quota superiore alla Germania. Il differenziale che emerge in gran parte dei settori
non è giustificato da un identico divario in termini di occupati. Nell’industria del mobile, ad
esempio, l’Italia occupa più addetti della Germania (circa 200.000 vs. 167.000), ma mostra una
quota inferiore a quella tedesca (6% vs. 7,9%). Più in generale, la quota dell’Italia in India è pari
ad un terzo di quella tedesca (2,1% vs. 6,3%), pur avendo un’industria manifatturiera che in
termini di addetti è di poco inferiore ai due terzi di quella tedesca.

Quanto emerso si spiega molto verosimilmente anche con le ridotte dimensioni aziendali del
nostro tessuto produttivo, che penalizzano la presenza degli attori italiani sui mercati lontani
geograficamente e culturalmente.

Il manifatturiero italiano presenta dunque notevoli margini di miglioramento sul mercato


indiano. A questo proposito, fanno ben sperare gli ottimi risultati ottenuti nei primi otto mesi del

Intesa Sanpaolo – Servizio Studi e Ricerche 49


Monitor dei Distretti
Ottobre 2010

2010 quando l’export italiano diretto in India ha registrato un aumento tendenziale del 22%19.
Spiccano, in particolare, alcune produzioni distrettuali, come l’abbigliamento (+71,3%) i mobili
(+64,6%), la meccanica (+31,8%). In un contesto di domanda favorevole hanno mostrato
brillanti performance i distretti industriali che nel primo semestre del 2010 hanno conosciuto un
aumento tendenziale dell’export sul mercato indiano del 46,8%. Gran parte dei distretti ha
registrato una crescita a due cifre. Nello specifico, si sono distinti i distretti della metalmeccanica
(su tutti la meccanica strumentale di Varese, la metalmeccanica di Lecco, le macchine per la
filiera della pelle di Vigevano, la Food Machinery di Parma), la concia di Arzignano, la concia e le
calzature di Santa Croce sull’Arno, l’oreficeria di Arezzo, il marmo di Carrara, il legno-arredo
della Brianza.

4.4 Conclusioni
Nel corso degli anni Duemila l’industria italiana ha ottenuto buoni risultati sul mercato indiano,
soprattutto nella meccanica. Il peso del mercato indiano per il nostro tessuto produttivo resta
però ancora contenuto (1%). L’importanza dell’India è addirittura minore per i distretti (solo lo
0,7% dei flussi dell’export dei distretti sono diretti in India), che sembrano penalizzati dal forte
orientamento delle importazioni indiane verso prodotti intermedi. Tra le specializzazioni
distrettuali, infatti, solo i prodotti della meccanica assumono un peso elevato tra i prodotti
importati dall’India.

In prospettiva, tuttavia, il potenziale offerto dal mercato indiano è elevato. E’ questo ciò che
emerge anche da una breve analisi delle prospettive di crescita dei consumi e degli investimenti
dell’economia indiana. A questo si aggiunge il progressivo ampliamento delle classi più abbienti
del paese, che molto verosimilmente si riveleranno grandi consumatori di prodotti del lusso e,
più in particolare, delle produzioni di qualità italiane.

Sfruttare queste opportunità non sarà facile e richiederà un potenziamento della fase
commerciale (anche con investimenti diretti in loco) da parte delle imprese italiane che vorranno
affermarsi su questo mercato. Limiti su questo fronte sono, infatti, già emersi nel recente
passato, come è evidente anche dal divario tra la quota di mercato italiana in India e quella
tedesca (2,1% vs. 6,3%).

19
La crescita dell’export italiano sul mercato indiano è proseguita nel mese di settembre (+22,3% la
variazione tendenziale).

50 Intesa Sanpaolo – Servizio Studi e Ricerche


Monitor dei Distretti
Ottobre 2010

5. Il distretto del tessile e abbigliamento di Treviso20


Prosegue il momento difficile del distretto del tessile e abbigliamento di Treviso. Nel 2009 il Cristina De Michele e
saldo commerciale è divenuto lievemente negativo: da un avanzo di quasi 800 milioni di euro nel Giovanni Foresti
2000 si è passati a un disavanzo di 16 milioni. Si sono inoltre deteriorate le condizioni
economico-finanziarie delle imprese: l’EBITDA margin è passato dal 4,6% nel 2008 al 4% nel
2009. Nella prima metà del 2010 non è migliorata la situazione del distretto: l’export ha perso
nuovo terreno (-25,3% la variazione tendenziale) e il ricorso agli ammortizzatori sociali ha subito
un balzo (quasi 2,9 milioni di ore autorizzate di cassa integrazione tra gennaio e settembre).

Non mancano tuttavia segnali di vitalità: emergono nuove leadership e si affermano piccole e
dinamiche realtà imprenditoriali, che operano con marchio proprio e/o in licenza in nicchie di
mercato. E’ necessario però che questi casi si moltiplichino. Serve investire in capitale umano
qualificato e potenziare la fase commerciale di tante piccole imprese, anche attraverso forme di
sostegno alle reti d’impresa.

La strada obbligata per il rilancio di un distretto in difficoltà passa necessariamente da un’azione


sinergica di tutti gli attori distrettuali, che porti al mantenimento delle competenze del territorio
e alla valorizzazione delle risorse e delle eccellenze produttive che ancora sono presenti in loco.

Il distretto del tessile e abbigliamento di Treviso è specializzato nella produzione di


abbigliamento confezionato in tessuto e capi di maglieria, di fascia prezzo-qualità medio-alta ed
alta. L’offerta distrettuale è indirizzata ai segmenti donna, uomo e bambino. Nell’area sono
presenti anche aziende specializzate nella tessitura serica e nella produzione di fibre sintetiche.

Il distretto di Treviso ospita importanti realtà produttive come Benetton, Stefanel, Fashion Box
che, sorte negli anni ’60 e ’70, hanno assunto nel tempo il ruolo di leader distrettuali,
contribuendo allo sviluppo del polo produttivo trevigiano. La presenza di queste imprese,
attorno a cui si è sviluppata una fitta rete di terzisti e subfornitori, ha, infatti, innescato
interazioni tra imprese e processi innovativi nell’intera filiera produttiva. Queste realtà
imprenditoriali hanno saputo strutturarsi per presidiare le fasi a maggiore valore aggiunto,
dall’approvvigionamento delle materie prime fino all’organizzazione della distribuzione.

Tab. 5.1 - Le principali imprese del distretto, 2008 (milioni di euro)


Fatturato Valore aggiunto
BENIND SPA (a) 1.390,5 89,5
OLIMPIAS SPA (a) 221,6 52,6
FASHION BOX INDUSTRIES SPA 182,6 17,1
STEFANEL SPA 131,0 29,5
FIL MAN MADE GROUP SRL 129,3 14,5
TESSITURA MONTI SPA 93,5 13,5
DRESSING SPA 75,2 10,5
UNITESSILE SPA 73,7 10,9
ALTANA SPA 58,3 17,2
ONGETTA SRL 49,1 2,3
INTERFASHION SPA (b) 45,5 5,7
MEETING GROUP SPA 41,1 6,3
FASHION TOYS SPA (c) 24,0 4,1
AGAIN SRL 22,7 1,4
MG BOY'S SPA 17,9 3,0
(a) Gruppo Benetton (b) Gruppo Stefanel (c) Gruppo Fashion Box. Fonte: bilanci aziendali

20
Estratto da “Il distretto del tessie e abbigliamento di Treviso”, Studi sui distretti industriali, Servizio Studi
e Ricerche, Intesa Sanpaolo, Luglio 2010.

Intesa Sanpaolo – Servizio Studi e Ricerche 51


Monitor dei Distretti
Ottobre 2010

Il distretto trevigiano presenta pertanto una struttura contraddistinta da una forte


bipolarizzazione tra piccole e medio-grandi imprese. Esso da un lato evidenzia un livello elevato
di concentrazione produttiva (il più alto tra i principali poli italiani del tessile-abbigliamento)
comprendendo alcune imprese di grandi dimensioni, mentre, dall’altro lato, presenta una
moltitudine di piccole aziende artigiane che lavorano ancora oggi in subfornitura e sono spesso
legate ad alcuni importanti marchi da relazioni di monocommittenza.

Fig. 5.1 – Grado di concentrazione del fatturato nel 2008: Fig. 5.2 – Grado di concentrazione del fatturato nel 2008:
Quota (%) fatturato delle prime 4 imprese Indice di Herfindahl

Treviso Treviso

Vicenza Vicenza

Biella Biella

Modena Modena

Como Como

Prato Prato

0 5 10 15 20 25 0 10 20 30 40 50 60 70
Fonte: elab. Intesa Sanpaolo su bilanci aziendali (684 imprese di Prato, 317 di Como, Fonte: elab. Intesa Sanpaolo su bilanci aziendali (684 imprese di Prato, 317 di Como,
94 di Vicenza, 183 di Biella, 123 di Treviso, 189 di Modena) 94 di Vicenza, 183 di Biella, 123 di Treviso, 189 di Modena)

Le imprese del distretto hanno saputo reagire alle crisi che hanno colpito il settore nel tempo,
grazie alla loro flessibilità produttiva e alla loro capacità di adeguarsi al mutato scenario
competitivo, puntando sull’ampliamento della gamma dell’offerta e sull’accrescimento della
qualità dei prodotti. Un altro importante fattore competitivo è rappresentato dalla spiccata
vocazione internazionale che caratterizza le imprese distrettuali. In questo sicuro punto di forza è
stato lo sviluppo di politiche di marchio proprio soprattutto da parte delle aziende leader, che ha
consentito una presenza elevata sui mercati esteri.

La struttura del polo trevigiano, sotto la spinta di una forte concorrenza nazionale e
internazionale e dello sviluppo di nuove tecnologie e di nuovi modelli organizzativi, ha subito
negli anni una profonda trasformazione modificandosi anche nella direzione di una maggiore
apertura della catena del valore distrettuale nelle fasi della produzione, mettendo in discussione
le relazioni di collaborazione tra imprese leader e fornitura locale. Numerose aziende, infatti,
dagli inizi degli anni Novanta, hanno differenziato la propria produzione e il rapporto con i
propri committenti esteri, delocalizzando parte delle produzioni. Le imprese finali hanno così
trasferito in paesi a basso costo del lavoro gran parte delle attività produttive prima
commissionate a subfornitori locali, mentre hanno mantenuto nel distretto le attività a maggior
valore aggiunto quali la progettazione, il marketing, la logistica e il controllo della qualità.

La rilocalizzazione ha interessato dapprima i paesi dell’Est Europa (Romania, Croazia e Ungheria),


nel Nord d’Africa (Tunisia) e successivamente l’Asia orientale (Cina e Vietnam) e centrale
(Bangladesh e India). In Est Europa e nel Nord Africa l’internazionalizzazione produttiva ha
seguito il cosiddetto modello “industrializzato”: le materie prime vengono inviate dall’Italia in
conto lavorazione ai siti produttivi esteri e da qui il prodotto finito ritorna generalmente in Italia,
con un monitoraggio costante del rispetto degli standard qualitativi e dei tempi di consegna e
un’assistenza tecnica continua della casa madre.

Negli anni Duemila una quota crescente della produzione del distretto è stata spostata in Cina,
anche in seguito alla scadenza dell’accordo multifibre nel 2005 e al progressivo allargamento ad
Est dell’Unione Europea. E’ così che si spiega il balzo delle importazioni di Treviso di maglieria e

52 Intesa Sanpaolo – Servizio Studi e Ricerche


Monitor dei Distretti
Ottobre 2010

abbigliamento dalla Cina. In Cina vengono prevalentemente decentrate produzioni semplici su


serie lunghe e programmabili con anticipo. L’internazionalizzazione in Cina prevede un’ampia
autonomia del fornitore e si realizza attraverso l’outsourcing di tipo commercializzato: a volte si
compera su catalogo, ma più spesso la produzione viene commissionata a produttori locali cui
viene imposto l’acquisto della materia prima presso determinati fornitori. Anche in questo caso il
processo produttivo viene monitorato con continuità dai tecnici della casa madre.

Tab. 5.2 – Treviso: importazioni del tessile-abbigliamento


13: Tessile 14: Abbigliamento e Maglieria 13+14: Tessile e Abbigliamento
milioni di euro comp. % milioni di euro comp. % milioni di euro comp. %
2000 2008 2000 2008 2000 2008 2000 2008 2000 2008 2000 2008
Totale, di cui: 194,5 249,4 100,0 100,0 638,9 1170,1 100,0 100,0 833,3 1419,5 100,0 100,0
Est Europa (a), di cui: 33,3 95,2 17,1 38,2 347,9 460,1 54,5 39,3 381,2 555,3 45,7 39,1
Romania 2,4 34,0 1,2 13,6 136,6 199,5 21,4 17,0 139,0 233,5 16,7 16,4
Croazia 0,3 0,4 0,1 0,2 81,3 115,5 12,7 9,9 81,6 116,0 9,8 8,2
Ungheria 0,4 0,6 0,2 0,2 80,2 73,8 12,6 6,3 80,6 74,3 9,7 5,2
Turchia 21,3 29,8 10,9 12,0 2,0 40,1 0,3 3,4 23,3 69,9 2,8 4,9
Asia orientale, di cui: 30,5 44,2 15,7 17,7 87,0 396,9 13,6 33,9 117,5 441,1 14,1 31,1
Cina 19,3 39,1 9,9 15,7 43,1 304,8 6,7 26,0 62,4 343,8 7,5 24,2
Vietnam 0,0 0,5 0,0 0,2 2,9 32,6 0,5 2,8 2,9 33,1 0,4 2,3
Africa settentr., di cui: 0,2 2,5 0,1 1,0 89,0 197,5 13,9 16,9 89,3 200,0 10,7 14,1
Tunisia 0,1 0,4 0,0 0,1 75,1 193,8 11,8 16,6 75,2 194,2 9,0 13,7
Uem12 (b) 99,8 57,9 51,3 23,2 91,5 42,3 14,3 3,6 191,3 100,2 23,0 7,1
Asia centrale, di cui: 8,5 29,7 4,4 11,9 9,6 50,0 1,5 4,3 18,0 79,7 2,2 5,6
India 7,9 21,8 4,1 8,7 4,9 20,3 0,8 1,7 12,8 42,1 1,5 3,0
Bangladesh 0,0 0,1 0,0 0,0 3,0 24,4 0,5 2,1 3,0 24,4 0,4 1,7
(a) Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Romania, Bulgaria, Slovenia, Cipro, Malta, Albania, Turchia, Ucraina, Bielorussia, Moldavia, Russia,
Slovenia, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Macedonia, Montenegro, Serbia. (b) Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo,
Spagna, Grecia. Nota: Ateco 2007: 13: industria tessile; 14: abbigliamento e maglieria. Fonte: elaborazioni su dati Istat.

L’esplosione dell’outsourcing commercializzato in Cina rischia di mettere a repentaglio il tessuto


produttivo trevigiano, visto che riduce sia le esportazioni di materia prima (filati e tessuti) verso i
luoghi di lavorazione, sia la parte di lavoro richiesta ai laboratori trevigiani a servizio delle
produzioni delocalizzate nell’Est Europa (campionari, controlli di qualità, riparazioni, ecc.). A
questo proposito preoccupa il progressivo deterioramento del saldo commerciale, divenuto
lievemente negativo nel 2009 a causa del disavanzo nei confronti della Cina nei comparti della
maglieria e dell’abbigliamento. Già prima dell’arrivo della crisi, inoltre, un numero elevato di
imprese era in difficoltà, sia sul fronte della crescita sia su quello reddituale.

A fronte di queste criticità sono evidenti alcuni segnali di vitalità, visibili nella ricomposizione
delle strutture societarie verso forme giuridiche più strutturate, ma anche e soprattutto
nell’emergere di nuove leadership, che hanno saputo sfruttare la presenza nel territorio
distrettuale di know-how produttivo e competenze, costruendo il loro successo sulla qualità,
l’innovazione (di prodotto e di servizio), il design e sul potenziamento della fase commerciale.

Nell’area distrettuale sono presenti diverse piccole e dinamiche realtà imprenditoriali, indice della
vitalità del tessuto produttivo locale, che operano con marchio proprio e/o su licenza in nicchie
di mercato come, ad esempio, la moda bimbo, la produzione di abiti da lavoro, il
confezionamento di abbigliamento sportivo e/o di camiceria e T-shirt. Non mancano, inoltre, casi
di eccellenza produttiva anche nel comparto della maglieria e del tessile. Le imprese distrettuali
più reattive, rivedendo le proprie strategie e il proprio posizionamento competitivo sul mercato,
hanno investito anche nel potenziamento della fase commerciale e distributiva.

Anche nel difficilissimo 2009 alcune imprese hanno registrato una crescita del fatturato e
ottenuto buoni risultati reddituali: lo scorso anno, infatti, secondo le nostre prime elaborazioni
sui bilanci di 46 imprese del distretto, la quota di imprese dei distretti del tessile-abbigliamento
di Treviso capaci di registrare livelli di EBITDA in percentuale del fatturato (EBITDA margin)

Intesa Sanpaolo – Servizio Studi e Ricerche 53


Monitor dei Distretti
Ottobre 2010

superiori al 10% dovrebbe essersi collocata intorno al 15%. Molte imprese, tuttavia, hanno visto
peggiorate le loro condizioni reddituali: in termini mediani, infatti, l’EBITDA margin è passato dal
4,6% nel 2008 al 4% nel 2009. I due terzi delle imprese hanno subito un peggioramento dei
margini e la quota di imprese con EBITDA negativo è significativamente aumentata.

Fig. 5.3 - Dispersione delle performance di crescita e redditività nel 2008


30%

25%

20%
EBITDA in % del fatturato nel 2008

15%

10%

5%

0%
-50% -40% -30% -20% -10% 0% 10% 20% 30% 40% 50%
-5%

-10%

-15%

-20%

-25%

-30%
Variazione del fatturato tra il 2007 e il 2008

Nota: la dimensione del cerchio è in funzione del fatturato realizzato nel 2008. Fonte: Intesa Sanpaolo su bilanci aziendali

Fig. 5.4 - Dispersione delle performance di crescita e redditività nel 2009


40%

30%
EBITDA in % del fatturato nel 2009

20%

10%

0%
-100% -90% -80% -70% -60% -50% -40% -30% -20% -10% 0% 10% 20% 30%

-10%

-20%

-30%

-40%

-50%
Variazione del fatturato tra il 2008 e il 2009

Nota: la dimensione del cerchio è in funzione del fatturato realizzato nel 2008. Fonte: Intesa Sanpaolo su bilanci aziendali

Gli indicatori reddituali sono stati penalizzati anche dalla riduzione del fatturato, che, sempre
secondo i primi dati di bilancio disponibili, nel 2009 sarebbe sceso in termini mediani del 20%,
risentendo del deterioramento delle condizioni di domanda interna e, soprattutto, estera. Lo
scorso anno, infatti, le esportazioni del distretto hanno subito un calo pronunciato (-28%) e di

54 Intesa Sanpaolo – Servizio Studi e Ricerche


Monitor dei Distretti
Ottobre 2010

entità superiore rispetto alle perdite registrate mediamente negli altri principali distretti tessili
italiani. Ciò si è riflesso in un ulteriore deterioramento del saldo commerciale distrettuale, che
nel 2009 è addirittura divenuto lievemente negativo (-16 milioni di euro) a causa del crescente
disavanzo nei confronti della Cina.

Le difficoltà del distretto di Treviso non si sono attenuate nel corso del primo semestre del 2010,
quando, a differenza di quanto avvenuto in altri distretti del tessile-abbigliamento italiano (come
Prato, Como e Biella), le esportazioni hanno registrato cali ancora significativi (-25,3% la
variazione tendenziale) e generalizzati a tutti i principali sbocchi commerciali. E’ rimasto alto
inoltre il ricorso agli ammortizzatori sociali, così come è evidente anche dal balzo delle ore di
Cassa integrazione straordinaria (1.144.173 ore autorizzate tra gennaio e settembre del 2010;
sono state 234.000 nell’intero 2009) ed in deroga (1.368.199 nei primi 9 mesi del 2010).

Nella realtà trevigiana, ancor più che in altre realtà distrettuali, è alto dunque il rischio di perdere
competenze tecnico produttive fin qui alla base del vantaggio competitivo del distretto. La
tenuta competitiva del sistema distrettuale dipenderà dall’efficacia delle iniziative messe in atto
dalla “comunità distrettuale” per sostenere lo sviluppo del distretto. Si tratta di conservare il
patrimonio di know-how manifatturiero attraverso la formazione di capitale umano qualificato
(tecnici di produzione, programmatori di macchine, modellisti, ecc.) potenziandolo con la
diffusione di adeguate competenze di tipo terziario (design, logistica, marketing, distribuzione).

Le imprese, tuttavia, lamentano la difficoltà di reperire sul territorio manodopera qualificata in


sostituzione a quella in uscita dal mercato del lavoro per raggiunti limiti d’età. La causa è la
progressiva disaffezione delle nuove generazioni verso i settori manifatturieri tradizionali come
sistema moda e mobile, considerati poco remunerativi e prestigiosi e avvertiti inoltre come
settori ‘fragili’ e più soggetti a crisi cicliche.

La soluzione al problema del ricambio generazionale in un settore di scarso appeal per le nuove
generazioni parte anche dal sistema scolastico in ambito territoriale: esso deve supportare il
cambiamento culturale contribuendo a valorizzare l’impiego in un comparto che richiede oggi
figure professionali “polivalenti”, dotate di maggiore autonomia e in grado di operare su più
macchinari e di eseguire diverse mansioni, un alto grado di professionalità e buone competenze
in campo tecnico-produttivo, stilistico, organizzativo, di controllo della produzione, commerciale
ecc. Occorre che da parte dei vari attori distrettuali vengano promosse iniziative che stimolino i
giovani a frequentare le scuole tecniche industriali consapevoli di intraprendere un percorso
formativo rispondente alle proprie aspettative professionali.

Nello stesso tempo le imprese finali, riconoscendo il valore del patrimonio di competenze
manifatturiere distrettuali, possono contribuire alla conservazione dell’integrità della filiera
produttiva locale mantenendo sul territorio le produzioni flessibili e di alto profilo qualitativo. La
flessibilità, la frammentazione dei cicli produttivi, il time to market, la qualità hanno un costo e,
vista la loro strategicità, dovrebbero essere adeguatamente remunerati. La consapevolezza da
parte delle imprese capofiliera della strategicità di medio-lungo termine della filiera può indurre
a evitare di sottoporre a pressioni eccessive e poco sostenibili la rete di subfornitura locale,
soggetta anche alla concorrenza dei laboratori irregolari gestiti da imprenditori cinesi.

Lo sviluppo dell’imprenditoria extracomunitaria nel distretto può non rappresentare un problema


se le imprese straniere si “integrano” all’interno del tessuto produttivo locale E’ quindi
opportuno l’intervento di istituzioni che promuovano progetti finalizzati all’emersione del lavoro
irregolare, con l’obiettivo di favorire una competizione leale tra i subfornitori italiani e quelli
stranieri presenti nel distretto, fondata principalmente su innovazione, qualità e offerta di servizi
personalizzati.

Intesa Sanpaolo – Servizio Studi e Ricerche 55


Monitor dei Distretti
Ottobre 2010

E’ inoltre auspicabile che si moltiplichino le iniziative di cooperazione con il sostegno dei vari
attori distrettuali (enti istituzionali, tessuto produttivo e banche) per consentire alle piccole
imprese di intraprendere progetti di sviluppo comuni, difficilmente sostenibili da parte di singole
aziende scarsamente patrimonializzate, favorendo in questo modo anche processi di
aggregazione e fusioni aziendali. Gli accordi di cooperazione (come le reti di imprese) tra piccoli
produttori, diversamente specializzati per tipo di prodotto (capi per uomo, donna, bambino,
intimo, ecc.), possono ad esempio ridurre i costi di gestione di proprie reti commerciali (come i
negozi di proprietà) e, al contempo, offrire al consumatore una gamma di prodotti più ampia. Le
reti di imprese, inoltre, rappresentano una modalità efficace per le imprese di piccole dimensioni
che dovranno affrontare complessità maggiori per espandersi: le aree geografiche a maggiore
potenzialità, infatti, saranno sempre più concentrate in paesi culturalmente “lontani” (paesi
asiatici in primis) e ancora poco esplorati ma molto sensibili alla moda e al lifestyle made in Italy.

Le recenti intese fra le associazioni imprenditoriali delle diverse realtà provinciali venete
testimoniano la volontà di operare nell’ottica di sinergie di sistema creando network di imprese
appartenenti a settori, dimensioni e territori diversi. La strada obbligata per il rilancio di un
distretto in difficoltà, già prima della crisi del 2008-09, passa necessariamente da un’azione
sinergica di tutti gli attori distrettuali, che porti al mantenimento delle competenze del territorio
e alla valorizzazione delle risorse e delle eccellenze produttive che ancora sono presenti in loco.

56 Intesa Sanpaolo – Servizio Studi e Ricerche


Monitor dei Distretti
Ottobre 2010

6. L’occhialeria di Belluno all’uscita dalla crisi: quale


futuro per il tessuto produttivo locale?21
L’industria italiana occupa una posizione di leadership mondiale nel settore dell’occhialeria, con Cristina De Michele e
una quota di mercato che nel biennio 2007-08 ha toccato il 31,5%, in crescita dal 27% del Giovanni Foresti
2000-01. Il progresso italiano degli anni Duemila è avvenuto all’interno di un contesto
competitivo difficile che ha visto la prepotente affermazione cinese (Cina e Hong Kong). Italia e
Cina hanno guadagnato quote di mercato ai danni di economie avanzate come Stati Uniti,
Francia, Germania e Giappone, ma anche di paesi emergenti (Corea) e si dividono ora i due terzi
del mercato mondiale dell’occhialeria (Fig. 6.1).

Fig. 6.1. - Export di occhiali: i principali esportatori mondiali (elab. sulle esportazioni in $ correnti)

Rep. Ceca
2007-08
Svezia
Spagna 2000-01
Belgio
Rep. Corea
Slovenia
Svizzera
Danimarca
Olanda
Austria
Regno Unito
Giappone
Germania
Francia
Stati Uniti
Hong Kong
Cina
Italia

0 5 10 15 20 25 30 35
Fonte: elab. su dati Comtrade

Il buon posizionamento competitivo sui mercati esteri dell’industria italiana dell’occhiale riflette
principalmente i risultati ottenuti dal distretto di Belluno, che negli anni Duemila ha registrato
una forte espansione delle esportazioni, toccando il picco massimo di 1,6 miliardi di euro nel
2007. Il distretto è stato trainato da alcuni grandi gruppi aziendali, che nel tempo hanno
acquisito una leadership mondiale non solo in campo produttivo, ma anche sul fronte
commerciale (su tutti Luxottica), mantenendo nel distretto il cuore produttivo aziendale.

La crisi che ha colpito i mercati internazionali nel biennio 2008-09 non ha risparmiato il settore
italiano dell’occhialeria. In due anni è andato perso un quinto dei valori esportati, pari a circa
450 milioni di export. Cali nell’ordine del 20% sono stati accusati dai due principali comparti
italiani, gli occhiali da sole e le montature per occhiali non in materie plastiche.

21
Estratto da “L’occhialeria di Belluno all’uscita dalla crisi: quale futuro per il tessuto produttivo locale?”,
Studi sui distretti industriali, Servizio Studi e Ricerche, Intesa Sanpaolo, Settembre 2010.

Intesa Sanpaolo – Servizio Studi e Ricerche 57


Monitor dei Distretti
Ottobre 2010

Fig. 6.2 – Evoluzione delle esportazioni di occhiali1 del distretto Fig. 6.3 – Evoluzione delle esportazioni di occhiali1 del distretto
di Belluno (milioni di € correnti) di Belluno (milioni di € correnti)
1.600 import 1.600 30
saldo commerciale 25,9
export
import in % export (sc.dest.)
1.200 1.200 24

800 800 18

400 400 12

0 0 6
1998

1999

2000

2001

2002

2003

2004

2005

2006

2007

2008

2009

1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
2005
2006
2007
2008
2009
1 1
Ateco 2007 CM325: Strumenti e forniture mediche e dentistiche. Nota: fino al 2008 i Ateco 2007 CM325: Strumenti e forniture mediche e dentistiche. Nota: fino al 2008 i
dati sono definitivi. Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati Istat dati sono definitivi. Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati Istat

Ha sofferto e non poco anche l’occhialeria di Belluno, che in due anni ha visto scendere le
proprie esportazioni del 18%, con punte negative del -33% negli Stati Uniti. Si è
significativamente ridotta, inoltre, la base produttiva. Tra il 2007 e il 2009, infatti, il distretto ha
perso circa 1.400 addetti. Anche le imprese più grandi hanno risentito della crisi, così come è
evidente dal calo degli addetti (scesi di 300 unità circa) e del fatturato, e dal ridimensionamento
dell’EBITDA margin. Tuttavia, le più colpite dalla crisi sono state le imprese più piccole, che in
due anni hanno perso quasi 1.100 addetti (-915 le aziende industriali medio-piccole; -170 le
aziende artigiane), con l’uscita dal mercato di una novantina di unità aziendali.

Tab. 6.1 - Provincia di Belluno: numero di aziende e occupati delle imprese dell'occhialeria
2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009
Aziende
Aziende industriali Leader - 5 5 5 5 5 5 5
Aziende industriali medio/piccole - 133 122 117 114 107 98 94
Aziende artigiane - 546 479 438 411 373 338 297
Totale - 684 606 560 530 485 441 396
Occupati
Aziende industriali Leader 8.000 7.350 7.380 7.550 8.360 8.596 8.500 8.290
Aziende industriali medio/piccole 4.300 3.900 3.400 3.220 3.450 3.430 2.780 2.515
Aziende artigiane 1.700 1.220 880 770 800 780 720 610
Totale 14.000 12.470 11.660 11.540 12.610 12.806 12.000 11.415
Fonte: Confindustria Dolomiti Belluno – SIPAO

I subfornitori e terzisti hanno accusato forti cali di fatturato, penalizzati anche dal minor ricorso
alle lavorazioni esterne da parte dei leader del distretto. In termini reddituali, dalle nostre
elaborazioni basate su 64 bilanci di imprese dell’occhialeria di Belluno, emerge che nel 2009 il
70% circa delle imprese ha subito un peggioramento dei propri margini e, al contempo, la
quota di imprese con EBITDA negativo è significativamente aumentata, salendo dal 7% circa nel
2008 al 25% nel 2009. Tuttavia, pur in una situazione congiunturale difficile, emergono segnali
positivi come si può evincere dall’analisi di un nucleo di piccole aziende distrettuali, di
consolidata esperienza nel settore, che è riuscito a ottenere buone performance nel 2009.

I segnali di recupero emersi nella prima parte del 2010 (l’export di occhiali di Belluno è salito del
12,3% nel 1° semestre) non possono far dimenticare le sfide che ancora il distretto deve
affrontare, prima fra tutte quella di non perdere definitivamente le imprese di subfornitura e
terziste che offrono flessibilità produttiva (per far fronte a picchi positivi e negativi della
domanda), e sono in grado di soddisfare le richieste delle imprese leader, garantendo
competenze esclusive tramite l’offerta di forniture, lavorazioni e servizi di qualità.

58 Intesa Sanpaolo – Servizio Studi e Ricerche


Monitor dei Distretti
Ottobre 2010

Fig. 6.4 - Dispersione delle performance di crescita e redditività nel 2009

30%
EBITDA in % del fatturato nel 2009

20%

10%

0%
-60% -50% -40% -30% -20% -10% 0% 10% 20% 30%

-10%

-20%
Variazione del fatturato tra il 2008 e il 2009

Nota: la dimensione del cerchio è in funzione del fatturato realizzato nel 2008. Fonte: Intesa Sanpaolo su bilanci aziendali

Già prima della crisi si era assistito alla chiusura di numerose aziende artigiane e PMI industriali,
con la perdita di 1.800 addetti tra il 2002 e il 2007, solo in parte riassorbiti dai grandi gruppi che
impiegano ormai i tre quarti degli addetti del distretto. Sull’uscita dal mercato di molte aziende
artigiane e industriali medio/piccole ha pesato l’affermazione sui mercati internazionali della
Cina, che ha influenzato anche la politica di approvvigionamento e internazionalizzazione dei
principali gruppi del distretto.

All’espansione sui mercati esteri delle imprese leader si è, infatti, associata una maggiore
interazione con produttori dislocati all’estero, per la fornitura di linee di prodotto di fascia
medio-bassa. In particolare, nel tempo, è significativamente aumentato il peso delle importazioni
dalla Cina (salite a 265 milioni di euro pari al 78% del totale), a riflesso dei crescenti legami con
fornitori di questo paese, oltreché degli investimenti diretti in impianti produttivi e delle joint
venture realizzati dai grandi gruppi del distretto in questi paesi.

Tab. 6.2 – Evoluzione delle importazioni di occhiali1 del distretto di Belluno (elaborazioni su dati a prezzi correnti)
Milioni di euro Composizione %
1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2000 2009
Totale, di cui: 64,5 99,6 153,2 145,1 188,9 177,4 188,8 215,5 319,4 332,2 332,7 339,5 100,0 100,0
Cina 9,5 15,0 47,1 50,2 75,5 82,1 114,3 158,9 251,7 263,2 263,1 264,5 30,8 77,9
Stati Uniti 5,0 10,1 7,7 7,4 13,6 5,3 5,9 4,1 4,5 3,9 17,6 29,1 5,0 8,6
Giappone 3,0 3,6 7,5 9,1 12,7 12,9 13,3 12,0 16,5 13,9 11,5 15,3 4,9 4,5
Germania 15,6 13,7 16,9 18,6 14,4 15,6 12,3 9,5 12,2 11,7 8,7 6,9 11,1 2,0
1
Ateco 2007 CM325: Strumenti e forniture mediche e dentistiche. Nota: fino al 2008 i dati sono definitivi. Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati Istat

Il rischio di perdere ulteriore tessuto produttivo può essere scongiurato solo se il territorio sarà in
grado di continuare a fornire esternalità positive alle imprese maggiori, offrendo conoscenza,
capitale umano, formazione, servizi avanzati, infrastrutture di ricerca (di nuovi materiali,
contenuti tecnici, estetici, ...) e certificazione. E’, inoltre, indispensabile accompagnare le PMI nel
nuovo contesto competitivo, aiutandole a superare i limiti posti dalle dimensioni aziendali
(promuovendo processi di M&A o di aggregazione attraverso reti aziendali) che condizionano gli
investimenti in distribuzione, marketing e innovazione, i rapporti con la distribuzione (in termini
di assortimento della gamma, velocità di consegna e garanzia di assistenza pre e post vendita) e

Intesa Sanpaolo – Servizio Studi e Ricerche 59


Monitor dei Distretti
Ottobre 2010

la capacità di raggiungere con successo i nuovi mercati ad alto potenziale (Emerging Asia, ma
anche America Latina e Nord Africa).

La presenza di un nucleo di piccole imprese, che ha ottenuto buone performance anche nel
2009, dimostra come il tessuto produttivo distrettuale abbia ancora le risorse imprenditoriali
necessarie per superare questa fase di crisi e operare un rilancio della base produttiva
manifatturiera locale. L’obiettivo da conseguire deve essere quindi quello di moltiplicare questi
casi positivi avvalendosi del supporto di tutti gli attori distrettuali.

Un contributo rilevante potrà venire dalle istituzioni locali (Patto di distretto, Certottica, Sipao di
Assindustria Belluno, etc.) che già in passato hanno contribuito a sostenere il valore e il know-
how produttivo del territorio. Il contributo di tutti gli attori del territorio consentirà al distretto di
mantenere alta la sua competitività e di continuare a detenere una posizione di leadership in
uno dei comparti del sistema moda a più alta potenzialità di crescita. La domanda del comparto,
infatti, pur mostrando alti livelli di imprevedibilità (legati ai segmenti fashion e all’alta incidenza
dei consumi giovanili), ciclicità e stagionalità (soprattutto negli occhiali da sole e per lo sport),
dovrebbe in prospettiva riportarsi sul trend di crescita strutturale che l’ha caratterizzata fino al
2008. Tra i driver della crescita vi saranno il progressivo invecchiamento della popolazione nei
paesi avanzati, il peggioramento della capacità visiva legata ad un utilizzo intenso di apparecchi
per l’elettronica di consumo (Tv, Pc, ecc.), la tendenza a correggere la vista già in età prescolare,
la crescente attenzione alla qualità della vita e l’utilizzo dell’occhiale come accessorio della
moda.

60 Intesa Sanpaolo – Servizio Studi e Ricerche


Monitor dei Distretti
Ottobre 2010

7. Il Cruscotto dei distretti


Nelle tavole che seguono viene riportata l’evoluzione delle esportazioni dei distretti qui
monitorati al massimo livello di disaggregazione (terza cifra della classificazione Ateco 2007). I
vari distretti sono stati suddivisi in base alla loro collocazione geografica: Nord-Ovest, Nord-Est,
Centro e Sud.

Intesa Sanpaolo – Servizio Studi e Ricerche 61


Monitor dei Distretti
Ottobre 2010

Cruscotto dei distretti: Nord-Ovest - parte I


Var. % nominale export
Export nominale nel 2009 Rilevanza Distretto
Distretto Provincia Specializzazione
(milioni di euro) (b)
2009 Gen.-Giu.'10 (a) Apr.-Giu.'10 (a)

Frigoriferi ind. di Casale Monferrato Alessandria Frigoriferi industriali 195 -24,3 8,3 22,2 6,8
Orafo di Valenza Alessandria Orafo 372 -31,4 29,5 47,4 13,0
Vini di Langhe, Roero e M onferrato Asti Vino 190 1,6 13,2 17,5 19,2
Vini di Langhe, Roero e M onferrato Cuneo Vino 595 3,0 3,0 -4,6 12,0
Gomma del Sebino Bergamasco Bergamo Gomma 217 -27,8 67,7 88,0 2,2
Macch. tessili e per mat.plast. di Bergamo Bergamo Macchine tessili e per mat.plast. 548 -19,0 8,0 17,7 5,6
Tessile e abbigliamento della Val Seriana Bergamo Filati in cotone 77 -18,0 18,4 23,5 0,8
Tessile e abbigliamento della Val Seriana Bergamo Tessuti in cotone 157 -27,1 9,7 21,8 1,6
Tessile e abbigliamento della Val Seriana Bergamo Abbigliamento 222 -31,7 -5,4 0,1 2,3
Macchine tessili di Biella Biella Macchine tessile 61 -27,9 107,8 251,4 5,5
Tessile di Biella Biella Filati in lana 271 -12,2 13,2 22,7 24,4
Tessile di Biella Biella Tessuti lana 325 -30,4 12,6 21,6 29,3
Tessile di Biella Biella Abbigliamento 148 -12,4 -18,0 -32,8 13,3
Abbigl. e calzature della Bassa Bresciana Brescia Abbigliamento 120 -24,8 15,3 34,7 1,2
Abbigl. e calzature della Bassa Bresciana Brescia Maglieria esterna 102 -14,4 -8,3 -9,9 1,1
Abbigl. e calzature della Bassa Bresciana Brescia Calzature 120 -12,0 -5,6 -0,3 1,2
Rubinetti e pentolame di Lumezzane Brescia Coltelleria, posateria, pentole 992 -30,1 -5,5 4,0 10,3
Rubinetti e pentolame di Lumezzane Brescia Rubinetteria 1.159 -29,6 20,6 36,4 12,1
Macch. tessili e per mat.plast. di Brescia Brescia Macchine tessili e per mat.plast. 567 -28,6 8,2 16,4 5,9
Metalli di Brescia Brescia Siderurgia 670 -59,6 -8,0 26,8 7,0
Metalli di Brescia Brescia Lavor. a freddo acciaio 90 -46,9 39,5 72,0 0,9
Metalli di Brescia Brescia Lavor. metalli non ferrosi 767 -33,2 58,7 64,0 8,0
Metalli di Brescia Brescia Fonderie 11 -46,0 4,7 12,5 0,1
Metalli di Brescia Brescia Carpenteria metallica 32 -47,7 18,0 36,2 0,3
Metalli di Brescia Brescia Prodotti in metallo 354 -20,8 -7,4 -0,9 3,7
Seta-Tessile di Como Como Tessuti in seta 536 -26,0 9,3 6,7 13,4
Seta-Tessile di Como Como Abbigliamento 313 -14,7 -1,9 5,1 7,8
Legno-arredo di Brianza Como Mobili c amera e soggiorno 483 -20,4 0,4 -3,0 12,1
Legno-arredo di Brianza Milano Mobili c amera e soggiorno 849 -23,7 7,1 9,7 2,4
Legno di Casalasco-Viadanese Cremona Legno 26 -34,2 3,6 -0,1 1,1
Legno di Casalasco-Viadanese Mantova Legno 55 -21,7 15,0 19,4 1,4
Calzetteria di Castel Goffredo Mantova Calzetteria 489 -8,6 8,2 6,5 12,2

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Monitor dei Distretti
Ottobre 2010

Cruscotto dei distretti: Nord-Ovest - parte II


Var. % nominale export
Export nominale nel 2009 Rilevanza Distretto
Distretto Provincia Specializzazione
(milioni di euro) (b)
2009 Gen.-Giu.'10 (a) Apr.-Giu.'10 (a)

Metalmeccanico del Basso Mantovano Mantova Carpenteria metallica 6 -29,1 2,3 8,2 0,2
Metalmeccanico del Basso Mantovano Mantova Organi di trasmissione 132 -37,3 -4,5 19,9 3,3
Metalmeccanico del Basso Mantovano Mantova Impianti sollevam. e trasporto 400 -30,9 -12,4 -24,8 10,0
Metalmeccanico del Basso Mantovano Mantova Macchine agricole 65 -24,1 2,8 9,8 1,6
Elettronica di Sestri Ponente Genova Macchine per tlc 55 -7,8 4,2 -2,8 1,7
Lavor. ardesia di Val Fontanabuona Genova Lavor. Ardesia 5 -32,2 5,0 5,0 0,2
Metalmeccanica di Lecco Lec co Tubi, condotti, profilati cavi in acciaio 200 -38,3 -15,8 -10,5 7,3
Metalmeccanica di Lecco Lec co Lavor. a freddo dell'acciaio 167 -40,5 64,0 100,5 6,1
Metalmeccanica di Lecco Lec co Carpenteria metallica 12 -33,6 3,6 6,6 0,5
Metalmeccanica di Lecco Lec co Prodotti in metallo 151 -15,8 32,3 33,7 5,5
Metalmeccanica di Lecco Lec co Viterie e bullonerie; Posateria e pentolame 323 -37,6 -3,3 8,7 11,7
Metalmeccanica di Lecco Lec co Meccanica 678 -11,5 -16,0 -19,1 24,7
Rubinetteria Cusio-Valsesia Nov ara Rubinetteria e valvolame 790 -20,9 10,5 9,0 24,6
Rubinetteria Cusio-Valsesia Vercelli Rubinetteria e valvolame 240 -31,8 17,7 29,2 17,2
Rubinetteria Cusio-Valsesia Verbania Rubinetteria e valvolame 35 -6,9 49,8 53,5 7,7
Casalinghi di Omegna Verbania Casalinghi 52 -25,7 26,2 21,6 11,6
Calzature di Vigevano Pavia Calzature 75 -39,7 -12,7 -8,9 2,5
Macchine concia/pelle di Vigevano Pavia Macchine concia/pelle 139 -32,2 17,4 31,1 4,6
ICT di Torino Torino Informat. e macchine ufficio 92 -21,8 2,3 8,0 0,6
ICT di Torino Torino Macchine per tlc 51 -5,0 20,0 15,7 0,4
ICT di Torino Torino Automazione, misura, controllo 227 -20,7 12,3 21,1 1,6
Abbigliamento-tessile Gallaratese Varese Tessuti in cotone 194 -23,7 27,2 36,1 2,5
Abbigliamento-tessile Gallaratese Varese Maglieria esterna 50 -21,1 -18,3 -9,0 0,6
Abbigliamento-tessile Gallaratese Varese Abbigliamento 221 -8,8 -12,3 -20,3 2,9
Artic. in gomma e materie plast. di Varese Varese Artic. in gomma e materie plast. 565 -15,4 16,9 19,6 7,3
Lavor.metalli Valle dell'Arno Varese Carpenteria metallica 19 24,0 -15,6 -34,4 0,2
Lavor.metalli Valle dell'Arno Varese Prodotti in metallo 101 -19,6 -1,1 9,4 1,3
Lavor.metalli Valle dell'Arno Varese Coltelleria, posateria, pentole 225 -35,4 8,9 37,2 2,9
Meccanica Strumentale di Varese Varese Macchine tessili e per mat.plast. 473 -34,4 6,4 28,5 6,2
Meccanica Strumentale di Varese Varese Macchine utensili 187 -22,8 1,1 0,5 2,4

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Monitor dei Distretti
Ottobre 2010

Cruscotto dei distretti: Nord-Est - parte I


Var. % nominale export
Export nominale nel 2009 Rilevanza Distretto
Distretto Provincia Specializzazione
(milioni di euro) (b)
2009 Gen.-Giu.'10 (a) Apr.-Giu.'10 (a)

Occhialeria di Belluno Belluno Occhialeria 1.311 -13,6 12,3 21,8 63,7


Ciclomotori di Bologna Bologna Ciclomotori 315 -26,9 -7,1 14,1 3,8
Macchine per l'imballaggio di Bologna Bologna Macchine per l'imballaggio 1.586 -13,5 -3,1 -0,9 19,3
Calzature di San Mauro Pascoli Forli-Cesena Calzature 215 -24,4 -19,4 -13,9 10,8
Mobili imbottiti di Forlì Forli-Cesena Mobili imbottiti 139 -8,0 22,9 31,6 7,0
Biomedicale di Mirandola Modena Biomedicale 332 0,5 -5,2 -8,9 4,1
Macchine agric. di Reggio/Modena Modena Macchine agricole 131 -54,4 23,0 58,1 1,6
Macchine agric. di Reggio/Modena Reggio-Emilia Macchine agricole 422 -31,3 -15,7 -1,2 6,6
Maglieria e abbigliamento di Carpi Modena Maglieria esterna 144 -23,5 -1,2 10,0 1,8
Maglieria e abbigliamento di Carpi Modena Abbigliamento 657 -2,4 -38,0 -46,8 8,1
Piastrelle di Sassuolo Modena Piastrelle 1.535 -22,1 8,3 13,5 19,0
Piastrelle di Sassuolo Reggio-Emilia Piastrelle 663 -14,5 4,4 8,2 10,3
Vetro artistico di M urano Venezia Vetro artistico 77 -26,9 12,2 10,3 2,4
Calzature del Brenta Venezia Calzature 295 -17,0 8,5 24,0 9,2
Calzature del Brenta Padova Calzature 246 -22,6 -0,1 11,6 4,4
Mat. plastiche di Treviso, Vicenza, Padova Padova Manuf. plastica per consumo 234 -18,3 28,9 35,4 4,2
Mat. plastiche di Treviso, Vicenza, Padova Treviso Manuf. plastica per consumo 272 -7,1 13,8 16,4 3,1
Mat. plastiche di Treviso, Vicenza, Padova Vicenza Manuf. plastica per consumo 369 -15,2 8,8 10,4 3,3
Alimentare di Parma Parma Prosciutto 203 1,8 15,6 13,7 5,2
Alimentare di Parma Parma Parmigiano 99 17,4 50,0 39,9 2,5
Food machinery di Parma Parma Macchine per ind. alimentare 320 -5,4 2,9 -3,8 8,1
Macchine uten. di Piacenza Piacenza Macchine utensilli 93 -29,1 -23,5 -12,6 4,5
Coltelli, forbici di Maniago Pordenone Coltelli e forbici 72 -14,6 2,2 19,1 2,6
Elettrodomestici di Inox valley Treviso Elettrodomestici 657 -21,0 9,4 17,1 7,4
Elettrodomestici di Inox valley Pordenone Elettrodomestici 314 -24,2 -14,4 -7,2 11,4
Mobile del Livenza e Quartiere del Piave Pordenone Mobili c amera e soggiorno 584 -23,9 2,5 8,3 21,2
Mobile del Livenza e Quartiere del Piave Treviso Mobili c amera e soggiorno 1.244 -14,5 3,1 5,6 14,0
Calzatura sportiva di Montebelluna Treviso Calzature sportive 821 -9,7 -2,4 13,1 9,2
Prosecco di Conegliano Valdobbiadene Treviso Vino 256 4,2 11,9 9,9 2,9
Tessile e abbigliamento di Treviso Treviso Tessuti in cotone 172 -22,5 -9,5 -8,2 1,9
Tessile e abbigliamento di Treviso Treviso Maglieria esterna 181 -40,0 -40,9 -48,7 2,0
Tessile e abbigliamento di Treviso Treviso Abbigliamento 708 -28,7 -25,3 -23,1 8,0

64 Intesa Sanpaolo – Servizio Studi e Ricerche


Monitor dei Distretti
Ottobre 2010

Cruscotto dei distretti: Nord-Est - parte II


Var. % nominale export
Export nominale nel 2009 Rilevanza Distretto
Distretto Provincia Specializzazione
(milioni di euro) (b)
2009 Gen.-Giu.'10 (a) Apr.-Giu.'10 (a)

Calzature di Fusignano-Bagnacavallo Ravenna Calzature 21 -2,5 17,5 18,1 0,9


Abbigliamento di Rimini Rimini Abbigliamento 395 -9,1 24,3 31,9 32,7
Macchine legno di Rimini Rimini Macchine legno 140 -49,2 20,2 29,8 11,6
Porfido di Val di Cembra Trento Porfido 36 -8,5 -0,7 -5,4 1,5
Prosciutto San Daniele Del Friuli Udine Prosciutto 13 -29,2 99,0 95,9 0,3
Sedie e tavoli di Manzano Udine Sedie e tavoli 472 -23,6 -4,8 -3,8 10,8
Calzatura veronese Verona Calzature 337 -10,8 1,5 7,5 5,1
Grafico Veronese Verona Grafico 86 -27,4 -24,8 -32,8 1,3
Marmo e granito di Valpolicella Verona Marmo e granito 338 -26,2 -1,3 -0,9 5,1
Mobili in stile di Bovolone Verona Mobili in stile 93 -24,2 0,4 4,4 1,4
Termomeccanica scaligera Verona Termosifoni, caldaie 214 -29,4 14,1 31,3 3,2
Termomeccanica scaligera Verona Fornaci, bruciatori 552 -20,1 15,7 40,1 8,3
Termomeccanica scaligera Verona Scalda acqua elettrici 142 -19,6 3,0 9,7 2,2
Vino Veronese Verona Vino 596 -2,7 9,4 4,3 9,0
Ceramica artistica di Bassano del Grappa Vicenza Ceramica artistica 35 -15,2 0,6 15,7 0,3
Concia di Arzignano Vicenza Concia 1.229 -21,5 26,4 35,7 11,0
Meccanica strumentale di Vicenz a Vicenza Macchine utensili e per il legno 270 -35,1 -18,0 -16,4 2,4
Meccanica strumentale di Vicenz a Vicenza Macch. ind.alimentare, sist.moda, mat.plast. 662 -17,5 -6,4 7,3 5,9
Mobile d'arte del Bassanese Vicenza Mobile d'arte 273 -32,4 0,0 10,0 2,5
Oreficeria di Vicenza Vicenza Oreficeria 991 -27,6 23,5 36,1 8,9
Tessile-abbigl. di Sc hio-Thiene-Valdagno Vicenza Filati in lana 64 -32,0 18,5 23,2 0,6
Tessile-abbigl. di Sc hio-Thiene-Valdagno Vicenza Tessuti in lana 179 -24,0 -1,2 7,5 1,6
Tessile-abbigl. di Sc hio-Thiene-Valdagno Vicenza Maglieria esterna 105 -19,6 -2,2 7,4 0,9
Tessile-abbigl. di Sc hio-Thiene-Valdagno Vicenza Abbigliamento 807 -27,1 3,4 16,9 7,2

Intesa Sanpaolo – Servizio Studi e Ricerche 65


Monitor dei Distretti
Ottobre 2010

Cruscotto dei distretti: Centro


Var. % nominale export
Export nominale nel 2009 Rilevanza Distretto
Distretto Provincia Specializzazione
(milioni di euro) (b)
2009 Gen.-Giu.'10 (a) Apr.-Giu.'10 (a)

Cappe aspiranti ed elettrod. di Fabriano Anc ona Cappe aspiranti ed elettrod. 788 -34,4 8,0 38,2 28,1
Strumenti music. di Castelfidardo Anc ona Strumenti musicali 27 -12,1 3,6 9,3 1,0
Strumenti music. di Castelfidardo Macerata Strumenti musicali 13 -3,9 28,4 19,0 1,0
Calzature di Fermo Macerata Calzature 349 -26,5 -7,6 0,3 28,4
Calzature di Fermo Ascoli Pic eno Calzature 807 -20,0 -1,5 15,9 34,4
Pelletteria del Tolentino Macerata Pelletteria 131 -16,5 19,8 22,0 10,6
Pelletteria del Tolentino Ascoli Pic eno Pelletteria 158 -23,6 9,5 24,4 6,7
Oreficeria di Arezzo Arezzo Oreficeria 1.175 -21,6 37,7 33,9 28,6
Abbigliamento di Empoli Firenze Maglieria esterna 99 -12,2 -15,7 -13,9 1,4
Abbigliamento di Empoli Firenze Abbigliamento 719 -20,3 -7,3 3,1 10,5
Ceramica di Sesto Fiorentino Firenze Ceramica 25 -28,7 7,5 26,6 0,4
Polo fiorentino della pelle Firenze Pelletteria e concia 976 -20,2 17,3 20,8 14,2
Polo fiorentino della pelle Firenze Calzature 522 -14,7 6,3 28,1 7,6
Calzature di Lucca Lucca Calzature 177 -20,3 40,9 43,2 6,7
Cartario di Capannori Lucca Carta per imball. e uso domest. 407 -5,8 4,0 13,8 15,3
Marmo di Carrara Massa-Carrara Marmo 221 -19,0 -0,2 6,0 16,8
Jeans valley di Montefeltro Pesaro e Urbino Jeans 119 -16,6 -1,1 16,2 7,6
Macchine utensili e per il legno di Pesaro Pesaro e Urbino Macchine utensili e per il legno 163 -55,3 31,7 66,7 10,5
Cucine di Pesaro Pesaro e Urbino Cucine 271 -31,9 5,9 8,1 17,4
Concia e calz. di Santa Croce sull'Arno Pisa Concia 466 -21,1 39,9 42,2 20,7
Concia e calz. di Santa Croce sull'Arno Pisa Calzature 202 -13,4 20,0 33,7 8,9
Calzature di Lamporecchio Pistoia Calzature 85 -17,8 2,8 5,4 8,6
Mobile imbottito di Quarrata Pistoia Mobili imbottiti 157 -15,9 6,7 10,2 15,9
Tessile di Prato Prato Filati in lana 134 -6,0 30,0 28,9 7,6
Tessile di Prato Prato Tessuti in lana 675 -24,7 -0,8 1,0 38,2
Tessile di Prato Prato Maglieria esterna 116 -11,6 17,7 15,7 6,6
Tessile di Prato Prato Abbigliamento 283 11,2 24,7 33,9 16,0
Mobili di Poggibonsi-Sinalunga Siena Cucine 38 -23,1 -13,6 -19,1 3,5
Ceramica di Civita Castellana Viterbo Ceramica 81 -30,1 0,9 4,2 39,9

66 Intesa Sanpaolo – Servizio Studi e Ricerche


Monitor dei Distretti
Ottobre 2010

Cruscotto dei distretti: Sud


Var. % nominale export
Export nominale nel 2009 Rilevanza Distretto
Distretto Provincia Specializzazione
(milioni di euro) (b)
2009 Gen.-Giu.'10 (a) Apr.-Giu.'10 (a)

Concia di Solofra Avellino Concia 113 -10,0 27,2 29,3 14,8


Abbigliamento del barese Bari Abbigl. e biancheria intima 88 -20,5 -2,7 11,3 3,5
Scarpe del Nord Barese Bari Calzature classiche e sportive 139 -19,8 29,8 40,2 5,5
Mobile imbottito della Murgia Bari Mobili imbottiti 392 -19,6 7,4 1,9 15,5
Mobile imbottito della Murgia Matera Mobili imbottiti 55 -32,8 -3,3 0,4 27,8
Calzature Napoletane Caserta Calzature 33 -22,1 36,0 50,4 3,7
Calzature Napoletane Napoli Calzature 128 -17,3 8,5 16,4 3,2
Abbigliamento del Napoletano Napoli Abbigliamento 258 -15,6 11,0 19,3 6,4
Pasta di Fara San Martino Chieti Pasta 104 -8,9 3,8 -3,5 3,2
Abbigliamento Sud Abruzzese Chieti Maglieria esterna 29 -20,1 -21,8 -27,9 0,9
Abbigliamento Sud Abruzzese Chieti Abbigliamento 177 -28,0 -16,7 -6,5 5,5
Abbigliamento Sud Abruzzese Pescara Abbigliamento 90 -26,9 -13,2 5,7 23,2
Abbigliamento Nord Abruzzese Teramo Abbigliamento 50 -37,5 12,4 47,1 5,9
Mobilio abruzzese Teramo Mobili per ufficio 82 -32,4 -10,5 -8,6 9,8
Mobilio abruzzese Pescara Mobili per ufficio 15 169,2 -28,6 -31,6 3,7
Scarpe di Casarano Lec ce Calzature 32 -67,7 -51,9 -35,6 10,5
Calzetteria-abbigliamento del Salento Lec ce Abbigliamento 35 -41,3 -0,3 -3,2 11,7
Calzetteria-abbigliamento del Salento Lec ce Maglieria esterna 11 -24,3 -5,5 12,7 3,5
Conserve di Nocera Inferiore Salerno Conserve 969 1,5 -8,6 -6,9 54,6
Vitivinicolo della Sicilia Occidentale Trapani Vino 43 8,8 -17,3 -28,9 26,2
Vitivinicolo della Sicilia Occidentale Agrigento Vino 25 13,9 -11,1 -11,7 57,2
Vitivinicolo della Sicilia Occidentale Palermo Vino 19 -20,9 4,1 11,8 10,2
Pecorino di Thiesi Sassari Pecorino 54 -8,5 -5,1 16,0 22,3
Sughero di Calangianus Sassari Sughero 26 -17,6 -9,5 4,4 10,6

Nota: per il 2009 le variazioni sono calcolate su dati provvisori. (a) Variazioni % tendenziali; (b) La rilevanza dei distretti è qui definita come il rapporto percentuale tra le esportazioni provinciali di una determinata produzione e l’export provinciale di manufatti. Questo indicatore,
calcolato per il 2009, rappresenta una misura sintetica dell’importanza ricoperta, all’interno di una provincia, dalle esportazioni di una determinata produzione distrettuale. Esso, pertanto, non tiene conto della rilevanza complessiva di un distretto in quanto non considera il
fatturato realizzato sul territorio italiano (che non è disponibile a livello provinciale).

Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati Istat

Intesa Sanpaolo – Servizio Studi e Ricerche 67


Monitor dei Distretti
Ottobre 2010

Appendice Metodologica
Non è facile monitorare l’evoluzione congiunturale dei distretti industriali. Le uniche
informazioni aggiornate disponibili a livello territoriale (provinciale) riguardano le esportazioni
espresse a prezzi correnti (dati trimestrali). Un incrocio province/settori per le esportazioni è
disponibile, inoltre, per un numero relativamente limitato di settori (circa 100). La congiuntura
dei distretti può essere pertanto approssimata in un modo molto grezzo, con un maggiore
grado di confidenza solo per i distretti fortemente export-oriented (non ci sono, infatti, dati sul
mercato interno) e per quelli che producono beni non troppo specifici (non abbiamo statistiche
su micro-settori ad esempio come “coltelli e forchette”…).

I distretti analizzati costituiscono una sintesi di quelli individuati dalla Federazione dei distretti
italiani, dall’Istat, dalla Fondazione Edison e dalle Leggi regionali che censiscono i distretti stessi.

Poiché il presente lavoro ha finalità soprattutto quantitative a livello del sistema distretti nel suo
complesso, ci si è concentrati solo sui distretti che potevano essere ben rappresentati dai dati
Istat disponibili sul commercio estero a livello provinciale. Vale la pena precisare che i dati Istat
provinciali si riferiscono alle export espresse a prezzi correnti e, pertanto, non tengono conto dei
fenomeni inflativi, ovvero delle variazioni di prezzo non dovuti a miglioramenti qualitativi dei
beni prodotti. Questi dati devono, pertanto, essere valutati con cautela visto che, come è
accaduto per i Prodotti in Metallo per l’Industria nel 2004, l’evoluzione positiva dell’export può
nascondere aumenti di prezzo legati anche ai forti rincari delle materie prime.

In questo numero del Monitor l’evoluzione delle esportazioni del 2010 si basa sul confronto tra i
dati rettificati del 2010 e quelli definitivi del 2009. Al contrario le variazioni % del 2009 sono
calcolate su base omogenea, confrontando i dati definitivi del 2009 e quelli definitivi del 2008.
Queste variazioni differiscono pertanto da quelle presentate nel numero di giugno del Monitor
che invece confrontava dati provvisori del 2009 con quelli definitivi del 2008.

68 Intesa Sanpaolo – Servizio Studi e Ricerche


Monitor dei Distretti
Ottobre 2010

Le pubblicazioni sui Distretti del Servizio Studi e Ricerche


Studi sui distretti industriali
Monografie sui principali distretti industriali italiani
ƒ Il distretto del mobile della Brianza, Marzo 2003
ƒ Il distretto del mobile del Livenza e Quartiere del Piave, Agosto 2003
ƒ Il distretto della calzatura sportiva di Montebelluna, Agosto 2003
ƒ Il distretto del tessile–abbigliamento di Schio-Thiene-Valdagno, Settembre 2003
ƒ Il distretto delle piastrelle di Sassuolo, Dicembre 2003
ƒ Il distretto della calzetteria di Castel Goffredo, Gennaio 2004
ƒ Il distretto dei metalli di Lumezzane, Febbraio 2004
ƒ Il distretto del tessile–abbigliamento di Prato, Marzo 2004
ƒ Il distretto del mobile di Pesaro, Giugno 2004
ƒ Il distretto dell’occhialeria di Belluno, Settembre 2004
ƒ Il distretto della concia di Arzignano, Settembre 2004
ƒ Il distretto delle calzature di Fermo, Febbraio 2005
ƒ Il distretto tessile di Biella, Marzo 2005
ƒ Il distretto della sedia di Manzano, Maggio 2005
ƒ Il distretto serico di Como, Agosto 2005
ƒ Il distretto della calzetteria di Castel Goffredo (aggiornamento), Novembre 2005
ƒ Il distretto dei prodotti in pelle e cuoio di Santa Croce sull’Arno, Dicembre 2005
ƒ Il distretto della concia di Arzignano (aggiornamento), Aprile 2006
ƒ Il distretto del mobile imbottito della Murgia, Giugno 2006
ƒ I distretti italiani del mobile, Maggio 2007
ƒ Il distretto conciario di Solofra, Giugno 2007
ƒ Il distretto dei prodotti in pelle e cuoio di S.Croce sull’Arno (aggiorn.), Settembre 2007
ƒ Il distretto della calzatura del Brenta, Ottobre 2007
ƒ Il distretto della calzatura veronese, Dicembre 2007
ƒ Il Polo fiorentino della pelle, Luglio 2008
ƒ Il distretto dei casalinghi di Omegna, Novembre 2008
ƒ Il distretto della calzatura di San Mauro Pascoli, Febbraio 2009
ƒ Il distretto metalmeccanico del Lecchese, Giugno 2009
ƒ I distretti calzaturieri del sud: Casarano, il Nord Barese e il Napoletano, Settembre 2009
ƒ Il distretto della maglieria e dell’abbigliamento di Carpi, Marzo 2010
ƒ Il distretto delle macchine agricole di Modena e Reggio Emilia, Marzo 2010
ƒ I distretti veneti del tessile-abbigliamento: le strategie per un rilancio possibile, Aprile 2010
ƒ L’occhialeria di Belluno all’uscita dalla crisi: quale futuro per il tessuto produttivo locale?, Settembre 2010
ƒ La Riviera del Brenta nel confronto con i principali distretti calzaturieri italiani, Ottobre 2010

Monitor dei distretti


Trimestrale di congiuntura e previsioni sui principali distretti industriali italiani
ƒ Ultimo numero: Ottobre 2010

Economia e finanza dei distretti industriali


Rapporto annuale sui bilanci delle imprese distrettuali
ƒ Primo numero: Dicembre 2008
ƒ Secondo numero: Dicembre 2009

Intesa Sanpaolo – Servizio Studi e Ricerche 69


Monitor dei Distretti
Ottobre 2010

Intesa Sanpaolo Servizio Studi e Ricerche - Responsabile Gregorio De Felice


Industry & Banking
Fabrizio Guelpa 0287962051 fabrizio.guelpa@intesasanpaolo.com
Industry
Stefania Trenti 0287962067 stefania.trenti@intesasanpaolo.com
Giovanni Foresti 0287962077 giovanni.foresti@intesasanpaolo.com
Serena Fumagalli 0287932270 serena.fumagalli@intesasanpaolo.com
Ilaria Sangalli 0280215785 ilaria.sangalli@intesasanpaolo.com
Assistenti di Ricerca
Maria Cristina De Michele 0287963660 maria.demichele@intesasanpaolo.com
Angelo Palumbo 0287935842 angelo.palumbo@intesasanpaolo.com
Banking
Elisa Coletti 0287962097 elisa.coletti@intesasanpaolo.com
Maria Giovanna Cerini 0287962078 maria.cerini@intesasanpaolo.com
Marco Lamieri 0287935987 marco.lamieri@intesasanpaolo.com
Tiziano Lucchina 0287935939 tiziano.lucchina@intesasanpaolo.com
Finanza e Servizi Pubblici Locali
Laura Campanini 0287962074 laura.campanini@intesasanpaolo.com

Il rapporto è stato elaborato con informazioni disponibili al 22 ottobre 2010.

Editing: Monica Bosi

Avvertenza Generale
La presente pubblicazione è stata redatta da Intesa Sanpaolo. Le informazioni qui contenute sono state ricavate da fonti ritenute
da Intesa Sanpaolo affidabili, ma non sono necessariamente complete, e l’accuratezza delle stesse non può essere in alcun modo
garantita. La presente pubblicazione viene a Voi fornita per meri fini di informazione ed illustrazione, ed a titolo meramente
indicativo, non costituendo pertanto la stessa in alcun modo una proposta di conclusione di contratto o una sollecitazione
all’acquisto o alla vendita di qualsiasi strumento finanziario. Il documento può essere riprodotto in tutto o in parte solo citando il
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