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Dai Salmi al Salterio:

I Salmi tra la tradizione biblica e liturgica


Vasile BABOTA
Resumé: The more general aim of this paper is to clarify as to
why there were in use – and still are in certain Churches – two collec-
tions of Psalms: the one found in the Old Testament, the other used for
liturgical needs. This study thus introduces the readers into the most
significant stages of the history of the transmission of Psalms in the
Hebrew, Greek, and Latin biblical traditions. The oldest texts of
Psalms are to be found among the Dead Sea Scrolls. There are close to
forty scrolls each containing at least several Psalms. Rather than attest-
ing to the existence of a ‘Psalter’, these scrolls attest to several distinct
collections of Psalms. While there is a critical edition of the Hebrew
Psalms, the edition of the Greek Psalms prepared by Alfred Rahlfs
(1931, 31979) is far from being really an editio maior. In addition to
many methodological flaws pointed in this paper, this Göttingen edi-
tion does not evaluate several important ancient papyri dating to the II–
IV century CE: e.g. the Antinoopolis Papyrus 7 which contains Psalms
81–82, the Chester Beatty Papyrus XIII which contains Psalms 72–88
and the Bodmer Papyrus XXIV which contains Psalms 17,45–118,44.
However, in the absence of such critical edition, any serious translator
of Psalter should take into consideration not only these Greek papyri
but also the complex history of the transmission of Psalms in the He-
brew, Greek, and Latin biblical traditions.

Key words: Psalms. Hebrew. Greek. Latin Traditions.

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E’ cosa ben conosciuta che in alcuni ambiti ecclesiastici esistono
non uno ma due ‘Salteri’: uno è quello che si trova abitualmente
nell’Antico Testamento (AT) delle Bibbie stampate – il cosiddetto
Salterio biblico; l’altro è quello trovato nei manuali liturgici – il
cosiddetto Salterio liturgico. Perché due? Lo scopo è di introdurre
brevemente alcune tappe più significative della storia della tras-
missione dei Salmi nella tradizione biblica ebraica, greca, e latina.
Parlerò dunque di manoscritti biblici, delle loro alcune caratteristiche,
delle loro edizioni più importanti, e con qualche riferimento al loro uso

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liturgico. In altre parole, cercherò di introdurre gli interessati ad fontes


di quello che oggi e comunemente chiamato il ‘Salterio’.

Ad fontes dei Salmi biblici


La storia della composizione e della trasmissione dei Salmi che
troviamo nell’Antico Testamento copre più o meno tutto il periodo
dell’ultimo millennio prima di Gesù. La collezione dei Salmi ha la
storia della composizione più lunga e complessa di qualsiasi altro libro
della Bibbia. I Salmi composti originariamente in ebraico erano in uso
nel Giudaismo biblico sia nelle celebrazioni liturgiche comunitarie di
vario genere – soprattutto nel Tempio fino alla sua distruzione nel 70
d.C. – sia nella vita religiosa o educativa dei gruppi o dei singoli.
Gran parte dei Salmi ha il suo Sitz im Leben nelle più significative
celebrazioni liturgiche dell’anno come la Pasqua (Pešah), la Festa delle
Settimane/Pentecoste (Šavuot) la Festa delle Capanne (Sukkot) – cioè
le grandi feste dette del pellegrinaggio, oppure il Giorno dell’Espia-
zione (Yom Kippur); altri appartengono al genere letterario (Gattung)
dell’intronizzazione dei re; altri ancora riflettono altre realtà di vita
pubblica o privata.
In base ai tanti studi fatti si è giunto a delle conclusioni che il
numero di coloro che sapevano leggere e scrivere nei vari periodi
dell’Israele biblico arrivava all’incirca 3-5%. La trasmissione dei
Salmi dunque è dovuta a queste persone dotte. Fra gli autori di questi
Salmi erano i sacerdoti e gli scribi del Tempio, i profeti, i sapienti di
varia provenienza, comunità o individui con profonda esperienza di
vita religiosa.
Nella tradizione dell’esegesi biblica i Salmi sono comunemente
suddivisi in cinque libri: I (Sal 1–41); II (42–72); III (73–89); IV (90–
106); V (107–150). Questa numerazione segue la tradizione della
Bibbia ebraica basata sul cosiddetto Testo Masoretico (TM; vedi
sotto).1 Molte Bibbie nelle lingue moderne contengono anche la numer-

1 L’edizione base per il TM è la Biblia Hebraica Stuttgartensia (a cura di K. Elliger -


W. Rudolph) (Stuttgart: Deutsche Bibelgesellschaft 1967, 41994). La nuova edizione
in corso di pubblicazione è la Biblia Hebraica Quinta (a cura di A. Schenker et alii)
(Stuttgart: Deutsche Bibelgesellschaft, 2004 – ). Finora sono stati pubblicati: Megilloth
(2004 [include Rut, Cantico, Ecclesiaste, Lamentazioni, Ester]); Ezra–Neemia (2006);
Deuteronomio (2007); Proverbi (2008); I Dodici Profeti Minori (2010); Giudici
(2011). Questa nuova edizione prende in considerazione, fra l’altro, i rotoli biblici di

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azione della tradizione greca detta dei Settanta (LXX; vedi sotto). Sul
piano dell’analisi letteraria molti studiosi concordano nel fatto che in
una prima fase sono stati uniti e fissati i Salmi 1–89 (TM); dopo gli
altri Salmi.
C’è opinio communis nel ritenere che gli ultimi Salmi in ebraico
sono stati composti entro il II sec. a.C. (terminus ad quem), molto
probabilmente entro la prima metà. La loro redazione, però, è conti-
nuata per tutto il II sec. e forse anche nel I sec. a.C. Il processo di
redazione è stato fatto sia per offrire al lettore/uditore una visione
escatologica nell’insieme sia per aggiungere in alcuni casi delle
intestazioni/titoletti.2
Inoltre, è una opinione accettata dagli studiosi che non tutte le
composizioni bibliche che apparivano una volta come ‘Salmi’ ce
l’hanno fatta a far parte del cosiddetto Salterio. Queste composizioni si
chiamano in inglese “inset Psalms”. E’ il caso, per esempio, di: Esodo
15,1-21; Deuteronomio 32,1-43; Giudici 5; 1 Samuele 2,1-20, 2
Samuele 22; Isaia 38,9-20; Abacuc 3; Daniele 2,20-23; 1 Cronache
16,8-36; Tobia 13; nel Nuovo Testamento (NT) in Luca 1,46-55.67-79,
e altri. Il contesto originale di tali composizioni era soprattutto
liturgico. La collocazione attuale pare sia dovuta alla loro inserzione
nei testi narrativi che parla(va)no dello stesso evento o esperienza.3

1 I Salmi nei rotoli del Mar Morto


Il ritrovamento di oltre 900 rotoli antichi nelle varie grotte vicino a
Qumran fra il 1946 e 1956 è stata una delle più importanti scoperte del
XX secolo. Gran parte di questi rotoli sono di cuoio e sono
frammentari. Circa un quarto di questi manoscritti contengono testi
biblici. Tra questi i più attestati sono i Salmi ebraici: almeno 36 copie,
seguito da Isaia, Esodo, e Deuteronomio. Frammenti di almeno altre 3
copie di Salmi sono stati trovati più al sud di Qumran, nella valle di

Qumran. Per i dettagli, vedi https://www.academic-bible.com/en/home/current-projec


ts/biblia-hebraica-quinta-bhq. Le due edizioni stanno alla base delle traduzioni
moderne dal testo ebraico e aramaico della Bibbia ebraica.
2 Vedi D.C. Mitchell, The Message of the Psalter: An Eschatological Programme in

the Book of Psalms (JSOT.SS 252; Sheffield: Academic Press, 1997) 297-303.
3 Per i dettagli, vedi J. W. Watts, “Biblical Psalms Outside the Psalter”, The Book of

Psalms: Composition and Reception (eds. P.W. Flint and P.D. Miller) (VT.Sup 99;
Leiden: Brill, 2005) 288-309.

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Wadi Murabba‘at e a Masada.4


E’ probabile che un riferimento al “Libro dei Salmi” (sefer
hatehilim) c’è già nel cosiddetto Rotolo della Guerra (4Q491 XVII 4)
databile forse intorno all’inizio del I sec. a.C. Ad ogni modo, come
vedremo di seguito, non è chiaro né il numero dei Salmi né il loro
ordine né il contenuto di tale “Libro”. Infatti, è necessario capire cosa
si intende quando si parla di “Salmi” nel contesto della letteratura di
Qumran.

1.1 Il numero dei Salmi nei rotoli biblici del Mar Morto
Nessuna di queste ca. 40 copie ritrovate a Qumran e nelle
vicinanze contiene tutti i cosiddetti Salmi canonici: 150 secondo la
tradizione ebraica, oppure 151 secondo la tradizione greca. Alcune di
queste copie, infatti, contengono soltanto un paio di Salmi: e.g. 1QSala
(Sal 95–96); 4QSalo (Sal 114–115); 4QSalr (Sal 26–27); 4QSals (Sal 5–
6); 11QSald (Sal 39–40); 4QSale (Sal 36–37). Altre copie contengono
comunque meno di dieci Salmi: e.g. 4QSalc-d, f, k; 11QSalb-c; Seiyal 4;
MasSala.
Esistono alcune spiegazioni a proposito. In parte, questo formato
breve era probabilmente dovuto alle varie necessità di carattere litur-
gico sia pubblico che privato, oppure ai vari bisogni di carattere dida-
ttico. Tuttavia, questo non pare sia stata l’unica ragione.
Avere tutti i Salmi sullo stesso rotolo avrebbe impiegato tanto
materiale scritturistico. La più lunga collezione trovata a Qumran
contiene soltanto 49 composizioni di tipo salmiche. E’ il caso di 11QSala
(11Q5) che copre soltanto l’ultima parte dei nostri Salmi canonici e da
solo misura ca. 5 m. E’ comunque ben conosciuto che i rotoli più lunghi
di Qumran arrivano a poco più di 7 (e.g. Il Rotolo di Isaia) e
rispettivamente 8 metri di lunghezza (e.g. Il Rotolo del Tempio).

4 Le 39 copie di Salmi sono: 1QSala (1Q10); 1QSalb (1Q11); 1QSalc (1Q12); 2QSal
(2Q14); 3QSal (3Q2); 4QSala (4Q83); 4QSalb (4Q84); 4QSalc (4Q85); 4QSald (4Q86);
4QSale (4Q87); 4QSalf (4Q88); 4QSalg (4Q89); 4QSalh (4Q90); 4QSalj (4Q91);
4QSalk (4Q92); 4QSall (4Q93); 4QSalm (4Q94); 4QSaln (4Q95); 4QSalo (4Q96);
4QSalp (4Q97); 4QSalq (4Q98); 4QSalr (4Q98a); 4QSals (4Q98b); 4QSalt (4Q98c);
4QSalu (4Q98d); 4QSalv (4Q98e); 4QSal89 (4Q236); 4QNomi dei Posti (4Q522);
5QSal (5Q5); pap6QSal (pap6Q5); 8QSal (8Q2); 11QSala (11Q5); 11QSalb (11Q6);
11QSalc (11Q7); 11QSald (11Q8); 11QSalApa (11Q11); 5/6HevSal; MasSala e Mas-
Salb. Per uno studio approfondito, vedi P.W. Flint, The Dead Sea Psalms Scrolls and
the Book of Psalms (STDJ 17; Leiden: Brill, 1997).

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Altri manoscritti contenenti i Salmi sembrano indicare che non


esistesse nemmeno la prassi di avere tutti i 150 o 151 Salmi sullo
stesso rotolo. Infatti, ne risulta che solo cinque di queste copie
contengono del materiale sia dai Salmi 1–89 (Libri I–III [LXXSal 1–
88]) che dai Salmi 90–150 (Libri IV–V [LXXSal 89–151]).

1.2 L’ordine dei Salmi nei rotoli biblici del Mar Morto
Un altro aspetto molto significativo che riguarda le collezioni di
Salmi di Qumran è l’ordine dei Salmi. Di seguito riportiamo solo
alcuni esempi sottolineandone qualche aspetto:5
4QSala – per esempio Sal 6 è seguito dal Sal 31 seguito a suo volta
dal Sal 33; il Sal 36 è seguito dal Sal 38 seguito dal Sal 71 e seguito a
sua volta dal Sal 53.
4QSalb – per es. Sal 94 è seguito dal Sal 99, il Sal 100 dal Sal 102,
il Sal 103 dal Sal 112, il Sal 113 dal Sal 116.
4QSalc – per es. il Sal 28 è seguito dal Sal 49.
4QSald – per es. Sal 106 è seguito dal Sal 147 seguito a sua volta
dal Sal 104.
4QSale – per es. il Sal 77 è seguito dal Sal 118 seguito a sua volta
dal Sal 104, il Sal 105 dal Sal 146 seguito a sua volta dai Sal 115–116,
seguiti dai Sal 125–126 seguiti a loro volta dai Sal 129-130.
11Sala (per i dettagli vedi sotto).
11QSalb – per es. il Sal 141 è seguito dal Sal 133 a sua volta
seguito dal Sal 144.
11QSalc – per es. il Sal 14 è seguito dal Sal 17 e il Sal 18 dal Sal 77.
Seiyal 4 – per es. il Sal 13 è seguito dal Sal 23.
Come si nota, da una parte si tratta di Salmi per così dire
‘mancanti’: e.g. 11QSala dove il Sal 103 è seguito dal Sal 118, per cui
‘mancano’ per così dire i Salmi 104–117. Da l’altra parte si tratta di
ordine per cosi dire ‘inverso’ di alcuni Salmi rispetto alla tradizione:
e.g. 4QSald dove il Sal 147 è seguito dal Sal 104, oppure 11QSala dove
fra il Sal 103 e il Sal 119 appaiono i seguenti Salmi in questo ordine:
104; 147; 105; 146; 148; 120–132.

5 La numerazione è quella della tradizione ebraica.

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1.3 Il contenuto delle collezioni di Salmi nei rotoli biblici del


Mar Morto
All’aspetto dell’ordine dei Salmi è legato l’aspetto del contenuto
di queste collezioni di Qumran. Infatti, in molte di queste collezioni
‘mancano’ alcuni Salmi diventati di seguito canonici, cioè facenti parte
della tradizione ebraica (e greca) più tardiva. Si veda, per esempio,
4QSalb che non contiene i Salmi 104–111 (TM).
Tuttavia, l’esempio più eclatante è 11QSala (11Q5). All’aspetto
dei Salmi canonici ‘mancanti’ si aggiunge quello dei Salmi ‘non-
canonici’. Ecco l’ordine in cui appaiono in dettaglio i vari Salmi
canonici e ‘non-canonici’ nel 11QSala:
Salmi 101–103; 118; 104; 147; 105; 146; 148; 120–132; 119;
135–136; Catena; Salmi 145; 154; Supplica per la salvezza; Salmi
139; 137–138; Siracide 51,30-30; Apostrofo a Sion; Salmi 93; 141;
133; 144; 155; 142–143; 149; 150; L’inno al Creatore; Le ultime
parole di Davide (//2 Sam 23,1-7); Le composizioni di Davide; Salmi
140; 134; 151AB.
La collezione di 11QSala non è un’eccezione. Altre collezioni
dove i Salmi canonici appaiono chiaramente con quelli ‘non-canonici’
sono: 4QSalf (4Q88), 11QSalb (11Q6), 11QSale (11Q9), e 11QSalApa
dove il Sal 91 è preceduto da tre “Salmi Apocrifi”.
I seguenti sono i cosiddetti Salmi o Inni che si trovano nei rotoli
del Mar Morto ma che non sono entrati nel canone biblico, né quello
ebraico (150 Salmi) né quello greco (151 Salmi): Sal 154-155 (si
trovano nel Salterio siriaco); Catena del Sal 118; Le ultime parole di
Davide; Siracide 51,13-30; Supplica per la salvezza; Apostrofo a Sion;
L’inno al Creatore; Le composizioni di Davide; L’inno escatologico;
Apostrofo a Giuda; Tre Salmi apocrifi.
In questi casi non si tratta di Salmi ‘deutero-canonici’ o di
importanza minore. L’uso solamente liturgico di queste collezioni non
spiega da solo tutta questa varietà. Infatti, è assai ovvio che per gli
autori di queste collezioni di Salmi di Qumran tutte le composizioni ivi
comprese godevano della stessa autorità di testo sacro che noi
chiamiamo ‘biblico’, dunque alla pari dei Salmi canonici.
Si deve aggiungere che nella maggior parte dei casi queste
discrepanze col Testo Masoretico o con i Settanta, oppure le cosiddette
‘mancanze’ dei Salmi, appaiono soprattutto a partire dal Salmo 90
(TM), cioè dall’inizio del III libro dei Salmi. Inoltre, in base ai

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frammenti reperibili si è concluso che mancano ventuno Salmi tra i


Salmi canonici 1–89, mentre cinque tra i Salmi canonici 90–150 (TM).
E’ comunque necessario specificare che si ha più materiale testuale per
i Sal 90 in poi rispetto ai Salmi 1–89.

1.4 La fine dei Salmi nei rotoli biblici del Mar Morto
Un’altra parte delle copie di Salmi – anche se solo parzialmente
reperibili – sembra suggerire che i loro autori non ritenessero il Sal 150
(TM) come l’ultimo della loro collezione. Infatti, solo una copia finisce
chiaramente col Sal 150 e proviene da Masada (MasSalb). In essa il Sal
150 è seguito da una colonna vuota indicante la fine del manoscritto.
D’altro canto, solo una copia finisce col Sal 151 (LXX) che è stato
trovato anche nella versione ebraica: è il caso di 11QSala menzionato
sopra. Altre copie sembrano finire col Sal 67 (4QSala), Sal 118
(4QSalb), Sal 130 (4QSale), o col Sal 144 (11QSalb).

1.5 Più collezioni di Salmi nei rotoli biblici del Mar Morto
In base ai frammenti rinvenuti a Qumran e nelle vicinanze si può
notare una certa stabilizzazione dei Salmi 1–89 (TM), cioè i Libri I–III.
Infatti, appaiono solo due discrepanze col Testo Masoretico prima del
Sal 90: il Sal 31 seguito dal Sal 33 in 4QSala e in 4QSalq; il Sal 38
seguito dal Sal 71 in 4QSala.
Per i Salmi 90 in poi, cioè il Libro IV (Salmi 90–106 [LXXSal
89–105]) e il Libro V (Salmi 107–150 [LXXSal 106–150]), essi
variano in modo consistente nei testi di Qumran. In altre parole, c’è più
fluidità testuale dopo il Sal 90. Questa conclusione è in linea con i
risultati dell’analisi esegetico-letteraria fatta sul Testo Masoretico già
prima della scoperta dei rotoli di Qumran.
Alcuni studiosi hanno ipotizzato l’esistenza di almeno due e fino a
quattro collezioni di Salmi: il cosiddetto ‘Salterio di Qumran’ (e.g.
11QSala-b; 4QSale); il cosiddetto ‘Salterio proto-Masoretico’ che stava
alla base del Salterio ebraico medievale del Testo Masoretico entrato a
far parte della Bibbia ebraica (e.g. i Salmi di Masada e forse qualche
manoscritto di Qumran); il ‘Salterio’ attestato da 4QSalf; e la
collezione contenuta in 11QSalApa.6

6Così P.W. Flint, “The Psalms Scrolls from the Judaean Desert: Relationships and
Textual Affiliations”, New Qumran Texts and Studies. Proceedings of the First

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Questa analisi ha una maggiore rilevanza in quanto c’è un


crescente opinio communis fra gli studiosi che parte di testi biblici
rinvenuti nelle vicinanze di Qumran provengono da altri luoghi della
Giudea.7 Una tale fonte di origine è stata molto probabilmente il
Tempio di Gerusalemme. I Salmi, dunque, non sono un’eccezione in
questo senso.

2 I Salmi nella tradizione ebraica biblica medievale


Prima della scoperta dei rottoli biblici di Qumran, i Salmi ebraici
ci sono stati conosciuti soprattutto grazie al lavoro laborioso dei
masoreti (donde il Testo Masoretico) fra il VI e X sec. che hanno
copiato e tramandato tutti i libri che oggi fanno parte della Bibbia
ebraica. Due sono i codici biblici più importanti contenenti i Salmi che
appunto riflettono meglio il cosiddetto Testo Masoretico.
Il primo, il Codice Aleppo (sigla “A”, databile nella prima metà
del X sec.) è incompleto perché manca quasi tutta la Torah (fino al Dt
28) e alcuni altri libri biblici o parti di essi. In genere, il testo biblico è
disposto in due o, nella maggior parte dei casi, in tre colonne. Il Codice
contiene tutti i Salmi a due colonne per folio che ivi appaiono dopo 1–
2 Cronache che è scritto, invece, a tre colonne.8 Seguendo l’antica
tradizione ebraica il testo non contiene una numerazione dei Salmi ma
solo degli spazi vuoti (vedi sotto).
Il secondo, il Codice di San Pietroburgo (sigla “L”[eningradensis],
databile intorno al 1008/9) è il più antico manoscritto completo
contenente tutti i libri del canone ebraico. Esso sta alla base di tutte le
edizioni più importanti della Bibbia ebraica (BHS e BHQ). L’ultimo
salmo – il Sal 150 secondo la tradizione ebraica – viene segnato come
Sal 149 (jmq); non c’è differenza invece nella numerazione dei Salmi 51
e 104. Tuttavia, la numerazione in quanto tale pare sia secondaria al
Testo Masoretico poiché non presente perlomeno in alcuni altri libri. Il
Codice L non è l’unico ad avere una numerazione diversa dei Salmi.
Alcuni Salteri contengono una divisione in 154, 155, 159 o addirittura in

Meeting of the International Organization for Qumran Studies, Paris 1992 (ed. G.J.
Brooke) (STDJ 15; Leiden: Brill, 1994) 47.
7 Vedi la raccolta di contributi curata da S. W. Crawford – C. Wassen, The Dead Sea

Scrolls at Qumran and the Concept of a Library (STDJ 116; Leiden: Brill, 2015).
8 I Salmi sono seguiti da Giobbe, Proverbi, Rut, Cantico dei Cantici, Ecclesiaste,

Lamentazioni, Ester, Daniele, Ezra e Neemia (l’ultimo libro del codice).

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170 Salmi. Questo fatto è dovuto soprattutto al numero maggiore delle


composizioni di tipo salmiche ivi contenute.9
Sia il Codice A che L attestano una scriptio continua, cioè senza
spazi fra le parole. L’uso di spazi vuoti si riscontra invece per indicare
la fine di un libro, la suddivisione in sezioni, paragrafi, o strofe in
alcuni libri (e.g. Salmi) o testi (e.g. Dt 32,1-43) poetici. Per quanto
riguarda i Salmi l’uso degli spazi vuoti corrisponde grosso modo alla
nostra suddivisione in capitoli.

3 I Salmi nella tradizione biblica greca


La maggior parte degli studiosi data la traduzione dei Salmi in
greco nel II sec. a.C., chi nella prima chi nella seconda metà del
secolo.10 Alcuni esperti ritengono che la traduzione ebbe luogo in
Palestina, forse a Gerusalemme; altri indicano il luogo più probabile
l’Alessandria d’Egitto. I Salmi tramandateci dalla tradizione greca si
usavano nella Diaspora ebraica di lingua greca soprattutto per lo scopo
liturgico ma anche didattico sia nelle sinagoghe che nella vita privata.

3.1 L’uso dei Salmi nel Nuovo Testamento


In base a Luca 20,44 (cfr. 24,24) e Atti degli Apostoli 1,20,
risulterebbe che Luca (o un redattore post-lucano) era a conoscenza di
una collezione chiamata il “Libro dei Salmi” (vedi ἐν βίβλῳ ψαλμῶν).
Inoltre, dagli Atti 13,33, che cita dal “secondo salmo” (vedi ἐν τῷ
ψαλμῷ γέγραπται τῷ δευτέρῳ), risulta che all’epoca si era già a
conoscenza di un certo ordine dei Salmi simile a quello del testo greco
dei Settanta. Un riferimento ai “Salmi” si trova anche in Efesini 5,18-
19 e in Colossesi 3,16 dove l’autore incoraggia di cantarli a Dio.
Tutte o quasi tutte le citazioni dei Salmi nel NT provengono da un
testo greco. I Salmi sono la collezione più citata e riferitasi nel NT: più
di 70 volte seguito da Isaia, Esodo, e Deuteronomio. Più spesso che nei
rotoli di Qumran, gli autori dei testi del NT citano i Salmi in una
prospettiva messianica ed escatologica: basti pensare alla Lettera agli
Ebrei dove si citano almeno dieci Salmi. Nelle Lettere di Paolo ci sono

9 Vedi Mitchell, Message of the Psalter, 29.


10 Vedi J. Schaper, Eschatology in the Greek Psalter (WUNT 76; Tübingen: Mohr
Siebeck, 1995) 45; T.F. Williams, “Towards a Date for the Old Greek Psalter”, The
Old Greek Psalter. Studies in Honour of Albert Pietersma (ed. by J.V. Hiebert et alii)
(JSOT.S 332; Sheffield: Academic Press, 2001) 248-276.

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almeno 24 citazioni prese dai Salmi greci.


Sul piano ermeneutico notiamo soprattutto due aspetti importanti
delle citazioni dei Salmi nel NT. Il primo, i Salmi vengono interpretati
più in chiave escatologica dove la figura di Davide è più enfatizzata. Il
secondo, i Salmi vengono interpretati più in chiave universalistica dove
l’apertura verso i non-Israeliti è più rilevante.

3.2 La trasmissione dei Salmi greci dopo il Nuovo Testamento


A cominciare già dal I sec. d.C. i Salmi greci erano usati prima dai
giudeo-cristiani di lingua greca poi dai cristiani non giudei. Inoltre,
molte volte i Salmi erano l’oggetto di studio da parte degli antichi
interpreti appartenenti sia al Giudaismo che al Cristianesimo.
Poiché la prima traduzione dei Salmi in greco era – si pensa – di
una qualità scarsa e data l’esistenza di tanti tipi testuali di Salmi in
ebraico, in seguito, dalla prima metà del II sec. d.C. e fino all’incirca
300 d.C., ci furono almeno cinque traduzioni o revisioni dei Salmi
greci esistenti. Per quanto riguarda le traduzioni le più importanti sono
quelli di Aquila (prima metà del II sec.) e Simmaco (seconda metà del
II sec.); non è chiaro se anche Teodozione (III sec.) produsse una
traduzione propria oppure, come è più probabile, una revisione del
testo greco a lui accessibile. Le altre revisioni includono quelle di
Origene (dopo il 240) e di Luciano di Antiochia (intorno al 300 d.C.).
Di particolare importanza sono le cosiddette Esapla di Origene
dove egli dispose il testo dell’AT in sei colonne: testo ebraico (1); la
traslitterazione in greco (2); la traduzione in greco di Aquila (3) e
Simmaco (4); il testo eclettico dei Settanta ricostruito da Origene (5);11
la recensione di Teodozione (6). Le recensioni del testo greco di
Origene e soprattutto di Luciano stanno alla base della cosiddetta
tradizione bizantina dei manoscritti dei Settanta.
I Salmi greci contengono tutti i cosiddetti titoletti trovati nel Testo
Masoretico, salvo l’espressione “di Davide” (leDavid) dei Salmi
ebraici 122 e 124 che non traduce. In alcuni casi, i Settanta aggiungono
alcuni dettagli ai titoletti ebraici o addirittura ne scrivono nuovi
laddove mancano nel Testo Masoretico. Ne risulta che tredici titoletti
dei Salmi dei LXX ascritti a Davide (τῷ Δαυιδ) non trovano un
equivalente nella versione ebraica del Testo Masoretico. Oltre a

11 Origene inserì degli obeli laddove notò la ‘mancanza’ del testo ebraico rispetto al greco.

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questo, ventidue dei ventiquattro Salmi che non hanno un titoletto nel
Testo Masoretico lo ricevono nei LXX, lasciandone senza un titoletto
solo i Salmi 1 e 2.12
Come già accennato, vi sono delle differenze nella numerazione
dei singoli Salmi fra la tradizione ebraica del Testo Masoretico e quella
greca del testo dei Settanta: Sal 9–10 (TM) = Sal 9 (LXX); 11–113
(TM) = 10–112 (LXX); 114–115 (TM) = 113 (LXX); 116 (TM) =
114–115 (LXX); 117–146 (TM) = 116–145 (LXX); 147 (TM) = 146–
147 (LXX); 148–150 (TM). Inoltre, i Settanta hanno anche il Salmo
151 “fuori del numero” (ἔξωθεν τοῦ ἀριθμοῦ), cioè che non esiste nel
Testo Masoretico ma di cui l’ebraico originale fu scoperto fra i rotoli
del Mar Morto a Qumran (11QSala [11Q5] col. XXVIII). Da precisare,
tuttavia, che la tradizione biblica dei Settanta così come arrivata a noi
contiene lo stesso ordine dei Salmi come quella attestata dal Testo
Masoretico.

3.3 I Salmi greci nell’edizione di Alfred Rahlfs


Come si può intuire, la storia della trasmissione del testo dei Salmi
greci è più complessa di ogni altro libro della Bibbia greca. Questo
riguarda sia la moltitudine dei manoscritti, sia le traduzioni e revisioni
eseguite, sia le citazioni dei Padri della Chiesa, sia i Salteri o altri
manuali liturgici contenenti dei Salmi. Le testimonianze testuali per i
Salmi greci abbondano di circa dieci volte quelle dei libri più attestati
dell’AT (cfr. Genesi), almeno quelli databili prima dell’introduzione
della stampa da Johannes Guttenberg nel 1453/4. Esistono oltre 650
manoscritti in tutto, oltre 100 solo quelli scritti prima del VII sec.13 Da
notare che dal testo greco dei Settanta sono derivate altre versioni
come la Vetus Latina (La), la versione copto-bohairica (Bo) e copto-
saidica (Sa), siriaca (Sy), gallica (Ga; vedi sotto), armena, siriaca, siro-
palestinese, e araba. Nella critica del testo tutte queste traduzioni hanno
un valore proprio per arrivare al testo greco più antico.
L’edizione cosiddetta critica dei Salmi greci (LXX) contenente
151 Salmi e 14 Odi/Cantici è stata pubblicata nel 1931 da Alfred

12Vedi Mitchell, Message of the Psalter, 17-18.


13A. Pietersma, “The Present State of the Critical Text of the Greek Psalter”, Der
Septuaginta-Psalter und seine Tochterübersetzungen. Symposium in Göttingen 1997 (a
cura di A. Aejmelaeus & U. Quast) (AAWG.PhHK 230; Göttingen: Vandenhoeck &
Ruprecht, 2000) 13, 20, 25.

58
Vasile Babota

Rahlfs ed intitolata Psalmi cum Odis.14 In un certo senso questo è stato


il primo volume della annunciata editio maior della Septuaginta di
Göttingen. Per capire la natura di questa edizione, però, è necessario
andare indietro di qualche decennio.
La base di questa edizione, infatti, è stata progettata dallo stesso
Rahlfs nella sua opera del 1907.15 Lo scopo immediato dello studio di
circa 250 pagine era di formare un catalogo; cioè collazionare le
testimonianze testuali e le versioni ritenute più importanti per Salmi
greci. Inoltre, Rahlfs spesso offrì una sua valutazione di molte testimo-
nianze mettendone spesso in comparazione l’una con l’altra.
Rahlfs arrivò a classificare i manoscritti presi in considerazione in
due tipi testuali: i manoscritti greci più antichi e le versioni derivanti
allineandoli al Codice Vaticano (B), mentre i manoscritti ritenuti meno
antichi assegnandoli alla tradizione cosiddetta Volgare (Gvulg = L).
Questo modello, tuttavia, riflette in un certo senso quello dei prede-
cessori di Rahlfs come Friedrich Baethgen e altri.
L’approccio di Rahlfs è stato criticato dagli studiosi contempo-
ranei.16 Le ragioni elencate di seguito sono collegate tra di loro e sono
sostanzialmente le seguenti:
1) Dato il numero dei manoscritti conosciuti e le tante citazioni dei
Padri della Chiesa e le versioni derivanti, Rahlfs prese in considera-
zione troppo poche varianti per un libro così lungo, così usato, e citato,
come i Salmi in greco. Nel caso delle opere dei Padri della Chiesa,
Rahlfs ne fece uso vero e proprio di solo quattro: Agostino, Esichio di

14 Psalmi cum Odis (ed. A. Rahlfs) (Septuaginta: Vetus Testamentum Graecum, Band
10. Göttingen: Vandenhoeck & Ruprecht, 1931, 31979). Le Odi sono 14 (o 15) in tutto:
1) le nove cosiddette “della Chiesa greca”: “La Prima Ode di Mosè (Es 15,14)”, “La
Seconda Ode di Mosè (Dt 32,1-43)”, “La Preghiera di Anna, mamma di Samuele (1
Sam 2,1-10)”, “La Preghiera di Abakuk (Ab 3,2-19)”, “Le Preghiera di Isaia (Is 26,9-
20)”; “La Preghiera di Giona (Giona 2,23-10)”, “La Preghiera di Azaria (Dan 3,26-
45)”, “Il Cantico dei Tre Giovani (Dan 3,52-88)”, “Il Magnificat: la Preghiera di Ma-
ria, Madre di Dio (Lc 1,46-55)” e il “Il Benedictus: il Cantico di Zaccaria (Lc 1,68-
79)” [sotto lo stesso numero 9]; 2) e cinque “altre” odi: “Il Cantico di Isaia (Is 5,1-9)”,
“La Preghiera di Ezechia (Is 38,10-20)”, “La Preghiera di Manasse [re di Giuda] (2 Cr
33,11-13); “Nunc dimittis: La Preghiera di Simeone (Lc 2,29-32)”, “Gloria in excelsis
Deo: L’inno del buon mattino (Lc 2,14; Sal 144,2 118,12). Da notare che i grandi
Codici del IV sec., i.e. Vaticano (B) e Sinaitico (S), non contengono queste Odi.
15 A. Rahlfs, Septuaginta-Studien, II: Der Text des Septuaginta-Psalter (Göttingen:

Vandenhoeck & Ruprecht, 1907, 1965).


16 Vedi, per esempio, Pietersma, “Present State of the Critical Text”, 15-21.

59
Vasile Babota

Gerusalemme, Girolamo, e Teodoreto di Ciro; solo occasionalmente si


riferisce anche ad alcuni altri. Per quanto riguardano le versioni in altre
lingue, Rahlfs ne escluse per esempio quelli di lingua armena, etiopica,
siro-palestinese, e araba.
2) I testi di alcuni manoscritti valutati da Rahlfs sono ora in
accordo col Codice B ora con la tradizione cosiddetta Volgare. Diventa
dunque problematico collocarli semplicemente in uno o l’altro gruppo
come stabilito da Rahlfs.
3) Il Codice B della fine del IV sec. su cui tanto si basava Rahlfs
non attesta sempre le varianti di lettura più originali ed esso stesso è
una sorta di compilazione di vari manoscritti.
4) Per poter fare una valutazione esausta del testo dei Salmi greci
come appare nel Codice B è necessario analizzare in modo capillare
ogni sua parola e metterla in confronto con i manoscritti che si ritiene
attestino un testo più antico.
5) Il modello bipolare di Rahlfs non tiene sufficientemente conto
del cosiddetto “greco antico” (“Old Greek” [OG]) da cui sono derivati
tutti i manoscritti dei Salmi in greco e le varie versioni in altre lingue
sopra elencate.
6) Conseguentemente, il modello di Rahlfs non aiuta, anzi,
complica una percezione dello sviluppo della tradizione testuale dei
Salmi greci – di cui fa parte anche il Codice B – fino al tipo-testuale
tardivo e più comunemente accettato, il cosiddetto bizantino, prevalso
appunto nelle varie Chiese.
7) Rahlfs ha fatto poco per restaurare dove necessario e fattibile la
variante di lettura più vicina al testo greco antico (OG), fra l’altro,
alcune volte trovata proprio nel gruppo L, ma ritenuto da Rahlfs quasi
di seconda mano rispetto al Codice B.
Ne risulta da queste considerazioni una necessità di una editio
maior contenente un testo con una apparato (veramente) critico dei
Salmi in greco. Di particolare necessità è una presa in serie conside-
razione di tre papiri databili fra il II e il IV secolo d.C.:
Il primo è il Papiro Antinoopolis 7 (ora nel Museo della Biblioteca
Sackler di Oxford) che contiene parte dei Salmi 81–82 ed è databile al
II sec. d.C;17

17Per l’edizione ufficiale, vedi C.H. Roberts, The Antinoopolis Papyri, I: 1–50. Edited
with Translations and Notes (London: Egypt Exploration Society, 1950). Ad

60
Vasile Babota

Il secondo è il Papiro Chester Beatty XIII (Rahlfs 2149)


contenente i Salmi 72–88;
Il terzo è il Papiro Bodmer XXIV (Rahlfs 2110) contenente i
Salmi 17,45–118,44.18
Dagli studi già fatti emerge che questi manoscritti contengono
molte varianti tipiche del greco antico (“OG”).19 Oltre a questi tre,
sono stati rinvenuti frammenti di altri oltre cento manoscritti greci non
conosciuti a Rahlfs.20 In modo particolare, nel restaurare il greco antico
è assolutamente necessario studiare i manoscritti salmici di Qumran. 21
Dunque, il lavoro da fare per una ri-edizione dei Salmi greci è tanto,
faticoso, e lungo; ma ne vale la pena.

4 I Salmi nella tradizione biblica latina


La traduzione in latino dei testi biblici è stato un fenomeno del
tutto nuovo. Ebbe l’inizio il periodo in cui nacquero dei testi biblici
scritti per la prima volta non in una lingua fonte, i.e. ebraico, aramaico,
greco. Le traduzioni in latino dei testi biblici si rifanno principalmente
a due tradizioni: la Vetus Latina e la Vulgata.

4.1 I Salmi nella tradizione biblica della Vetus Latina


La prima traduzione in latino dei Salmi è stata quella della
cosiddetta Vetus Latina della fine del II sec. d.C. I primi destinatari di
questa traduzione sono stati nel Nord Africa (soprattutto l’odierna
Tunisia e Algeria). Presto, copie di questa traduzione si diffusero anche
in Italia, Spagna, e Gallia.

Antinoopolis (Antinoe) è stato rinvenuto anche un papiro col parte del Sal 71 databile
al VI sec. d.C.
18 Per l’edizione ufficiale, vedi R. Kasser – M. Testuz (a cura di), Papyrus Bodmer XXIV:

Psaumes XVII – CXVIII, Voll. I–II (Cologny – Genève: Bibliothèque Bodmer, 1967).
19 Per i dettagli, vedi Pietersma, “Present State of the Critical Text”, 12-32.
20 Per un inventario aggiornato dei manoscritti dei Salmi (e di tutti i testi biblici) greci

prodotti entro l’VIII secolo, vedi A. Rahlfs – D. Fraenkel, Verzeichnis der


griechischen Handschriften des Alten Testaments, Bd. I,1: Die Überlieferung bis zum
VIII. Jahrhundert (Septuaginta. Vetus Testamentum Graecum Suppl. I,1; Göttingen:
Vandenhoeck & Ruprecht, 2004).
21 Vedi E. Ulrich, “The Dead Sea Scrolls and Their Implications for an Edition of the

Septuagint Psalter”, Der Septuaginta-Psalter und seine Tochterübersetzungen.


Symposium in Göttingen 1997 (a cura di A. Aejmelaeus & U. Quast) (AAWG.PhHK
230; Göttingen: Vandenhoeck & Ruprecht, 2000) 323-337.

61
Vasile Babota

Non si ha più una copia del originale per il Libro dei Salmi.
Esistono, invece, dei frammenti di questa versione ma che sono più
tardivi. Inoltre, si hanno numerose citazioni nelle opere dei Padri della
Chiesa di lingua latina.22 Tertulliano (ca. 160–220) ne fece uso di
questa traduzione. Già Cipriano, verso la metà del III secolo conobbe
un testo riveduto.
Questa prima traduzione in latino è stata fatta dal testo greco dei
Settanta. In molti casi non si ha più a disposizione la Vorlage greca che
stava alla base di questa traduzione. Per questo, in molti casi la Vetus
Latina – anche se in molti casi molto frammentaria – essa rimane un
testimone molto importante per la critica testuale per arrivare all’antico
greco (“OG”). Nei casi specifici, molti testi e varianti della Vetus
Latina riflettono – via il greco – la Vorlage ebraica.23
L’importanza della Vetus Latina è tanto più importante in quanto
essa ha prevalso nella Chiesa d’Occidente fino al VII/VIII secolo. Parti
(rivedute) di essa sono stati inseriti nelle edizioni medievali della
Vulgata almeno fino al XIII secolo. E’ il caso dei libri (e.g. Tobit,
Giudita, 1–2 Maccabei, Sapienza) e testi (e.g. Esther, Daniel)
cosiddetti deuterocanonici.24
Infatti, non è sempre facile dire dove finisce la tradizione della
Vetus Latina e dove inizia quella della Vulgata. In parte, questo è
dovuto anche al fatto che più passavano i secoli più si incrociavano i
testi delle due tradizioni testuali. La Vetus Latina è stata dunque la
versione biblica più usata e citata dai Padri latini per tutto il periodo
del primo millennio. I Salmi non sono stati una eccezione in questo

22 Vedi P. Sabatier, Bibliorum sacrorum latinae versiones antiquae seu Vetus Italica
(Paris: 1743-1749, 21751). Per una collezione dei riferimenti ai tanti manoscritti
contenenti i vari Salmi – o parte di essi – derivati in gran parte dalla tradizione della
Vetus Latina, vedi R. Gryson, Altlateinische Handschriften/Manuscrits Vieux Latins.
Deuxième Partie: MSS 300-485 (Manuscrits du psautier) (Freiburg: Verlag Herder,
2004). E’ in corso la pubblicazione del volume dell’edizione critica dei Salmi come
parte del grande progetto intitolato “Vetus Latina. Die Reste der altlateinische Bibel
nach Petrus Sabatier neu gesammelt und herausgegeben von der Erzabtei Beuron” (ed.
B. Fischer) (Freiburg: Verlag Herder, 1949 – ). http:// www.vetus-latina.de/en/edition_
vetus_latina/geschichte.html. I Salmi dovrebbero apparire nel Vol. 9.
23 P.-M. Bogaert, “Latin Versions”, Anchor Bible Dictionary, VI (New York: Double-

day, 1992) 800.


24 Vedi P.-M. Bogaert, “Latin Bible”, The New Cambridge History of the Bible, I:

From the Beginnings to 600 (eds. J.C. Paget & J. Schaper) (Cambridge: University
Press, 2013) 508, 520-21.

62
Vasile Babota

senso, anche per altre ragioni come vedremo di seguito.

4.2 I Salmi nella tradizione biblica della Vulgata25


Probabilmente nel 389, mentre stava ormai nella Palestina,
Girolamo (ca. 347–420 d.C.) compì una traduzione o revisione dei
Salmi della Vetus Latina ricorrendo al testo greco trovato nel Salterio
esaplarico di Origene. Questa pare sia stata una seconda revisione del
testo dei Salmi latini fatta da Girolamo.26 Il miglior rappresentante di
questo Salterio e revisioni successive è la cosiddetta versio Gallicana o
Psalterium Gallicanum.27
Col tempo questa versione cominciò ad essere inserita nelle varie
edizioni della Vulgata. Questo Salterio divenne la versione ufficiale
della Chiesa d’Occidente fino al 1986 ed è stato usato per il canto
gregoriano. Esso è ancora in uso in alcuni monasteri ed ambiti
ecclesiastici più tradizionalistici. L’uso liturgico di questo Salterio
lungo i secoli rese il suo testo meno suscettibile ad alterazioni in
comparazione con altri testi biblici.
Verso il 390-392, o secondo altri verso il 398, Girolamo fece un
traduzione propria dei Salmi dal testo ebraico (iuxta Hebraeos), come
fece per tutti i libri trovati nel canone ebraico, seguendo però la
numerazione dei Settanta. Questa era la terza versione dei Salmi pro-
dotta da Girolamo. A partire soprattutto dal VIII sec. d.C., essa diventò
– insieme alle sue altre traduzioni dei testi biblici – parte della Bibbia
delle molte comunità cristiane legate a Roma conosciuta più tardi come
la Vulgata (βουλγάτα). Come risulta dai tanti lezionari, nell’uso
liturgico, invece, continuarono a prevalere sia le versioni rivedute del
testo della Vetus Latina che la traduzione di Girolamo basata sul
Salterio esaplarico. Ambedue si riconducevano appunto al testo greco.
Da notare che in alcune edizioni medievali della Vulgata il

25 Per una concisa storia della Vulgata, le sue caratteristiche, e le edizioni principali,
vedi V. Babota, “The ‘Vulgata’ in Church Tradition” (di prossima pubblicazione).
26 Sulla prima revisione dei Salmi latini fatta ancora a Roma, vedi A. Kamesar, “Je-

rome”, The New Cambridge History of the Bible, I: From the Beginnings to 600 (eds.
J.C. Paget & J. Schaper) (Cambridge: University Press, 2013) 657. Sulla seconda
revisione dei Salmi e di alcuni altri libri dell’AT, vedi Bogaert, “Latin Versions”, 800.
27 Per i dettagli, vedi P.-M. Bogaert, “Le psautier latin des origines au XIIe. Essai

d’histoire”, Der Septuaginta-Psalter und seine Tochterübersetzungen. Symposium in


Göttingen 1997 (a cura di A. Aejmelaeus & U. Quast) (AAWG.PhHK 230; Göttingen:
Vandenhoeck & Ruprecht, 2000) 51-81.

63
Vasile Babota

Salterio latino basato sulla esapla di Origene appare in parallelo a


quello basato sul testo ebraico. Col tempo sono stati prodotti delle
revisioni dei Salteri di Girolamo, così che nacquero varie versioni
radicate nella loro regione di produzione. A partire almeno dal VI sec.
d.C. si copiavano anche i Salteri bilingui, greco–latini.
La diffusione dei testi della Vulgata di Girolamo e dunque dei
Salmi latini basati sul testo ebraico, fu piuttosto lenta. Questo
fenomeno era dovuto principalmente a tre fattori:
Primo, i Padri latini erano piuttosto scettici circa la nuova Bibbia
proposta da Girolamo. Per esempio, Agostino (354-430 d.C.) credette
che i Settanta e dunque la Vetus Latina erano da ritenersi come
Scritture veramente ispirate.
Secondo, il concetto del canone biblico sia per quanto riguarda il
numero che l’ordine dei libri, non era ancora fissato dalle varie Chiese
locali almeno fino al V o VI sec. d.C. Prova di questo ne sono i codici più
importanti dell’epoca: Vaticanus [B]28, Sinaiticus [‫]א‬29, e Alexandrinus
[A]30, oppure il Codice Greco-Latino Bezae [D] per il NT.31
Terzo, l’edizione di Girolamo dell’Antico Testamento poiché
basata sul canone ebraico era nell’insieme più breve da quella della
Vetus Latina, perché escludeva i libri e i testi cosiddetti deuterocano-
nici.32 Per certi libri, però, essa risultava più lunga.33 Nel NT, invece,
Girolamo ha anche incluso la Lettera ai Laodicesi (cfr. Col 4,16).
Tutto questo causò non pochi problemi per certe comunità cristiane per
molti secoli dopo Girolamo.
La storia delle edizioni della Vulgata è lunga e piuttosto

28 Mancano 1-4 Maccabei e La Preghiera di Manasse nell’AT. Le Epistole Cattoliche


si trovano fra gli Atti e le Lettere di Paolo.
29 Mancano 2–3 Maccabei nell’AT; include la Lettera di Barnaba e il Pastore Erma nel

NT. Le Epistole Paoline si collocano fra i Vangeli e gli Atti.


30 Include le Ode di Salomone nell’AT, e 1–2 Clemente nel NT. Le Epistole Cattoliche

si trovano fra gli Atti e le Epistole di Paolo.


31 L’ordine dei Vangeli è: Matteo, Giovanni, Luca, Marco.
32 Girolamo, tuttavia, tradusse il Libro di Tobia e Giudita molto probabilmente

dall’aramaico. Per i cosiddetti supplementi greci per i libri di Ester e Daniele, invece,
Girolamo si basò probabilmente sulla Esapla di Origene, usando anche il suo metodo
di inserire l’obelus laddove mancava il testo ebraico.
33 Basti considerare il Libro di Geremia. La versione ebraica è di circa 12% più lunga

rispetto a quella greca: circa 2.700 parole. Inoltre, i capitoli 46–51 nella tradizione
greca si trovano dopo il cap. 25,13.

64
Vasile Babota

complessa. Col tempo sono state fatte varie revisioni dei testi della
Vulgata usando come testo base ora una versione ora un’altra. Qui e là
ebbero luogo delle ‘contaminazioni’ dei testi della Vulgata con quelli
della Vetus Latina. Inoltre, entro il XIII sec. d.C. testi come la
Preghiera di Manasse (Oratio Manassis), 2 Esdra e 3 Esdra e qualche
volta le Ode di Salomone venivano inseriti in alcune edizioni della
Vulgata, mentre eliminate in altre.34 Nessuno di questi testi è stato
tradotto da Girolamo. Dunque si tratta non solo del testo fonte in base
alla quale si faceva la revisione della versione latina, ma anche i tipi di
testi specifici ebraici o greci da tradurre. L’orientamento finale circa i
libri da tradurre e il loro ordine è stato definito dal Concilio di Trento
l’8 aprile del 1546.35
La migliore e la più completa edizione critica della Vulgata di
Girolamo per quanto riguarda l’AT è la Biblia Sacra. Iuxta Vulgatam
versionem ad codicum fidem (Romae: Libreria Editrice Vaticana,
1926-1995) curata dagli studiosi benedettini dell’abbazia di San
Girolamo a Roma.36 Per quanto riguarda i Salmi, la traduzione in latino
è basata sul testo greco dei Settanta. Una edizione manuale della
Vulgata dell’AT and del NT è quella di R. Weber et alii (=W), Biblia
Sacra juxta vulgatam versionem, I–II (Stuttgart: Wurttembergische
Bibelanstalt, 1969, 21975).37 Essa include i Salmi sia iuxta LXX (pagina
sinistra) che segue la numerazione del Salterio greco (e.g. Sal 50 e
103), che iuxta Hebraeos basata sul testo ebraico (pagina destra).
Ambedue le suddette edizioni riproducono le Prefationes che Girolamo
scrisse per i singoli libri che egli aveva tradotto.
Vale la pena di menzionare anche la cosiddetta Nova Vulgata
(1979, 1986, 1998). Questa è l’edizione ufficiale della Chiesa Cattolica
della Sacra Scrittura e dunque il modello standard da seguire, sia per

34 Si consultino per esempio: il Codex latinus 5 del 1231 d.C; il Parisinus latinus
15467 del 1270 d.C.; il Parisinus latinus 16721 della metà del XIII sec. d.C.
Bibliothèque Mazarine a Parigi; l’editio princeps della Vulgata di Johannes Guttenberg
pubblicata a Mainz nel 1455 d.C. Infatti, con l’invenzione della stampa, la Vulgata fu
fra i primi libri stampati.
35 Per il testo, vedi, Enchiridion Biblicum 57–60.
36 Per la Vulgata del NT, vedi J. Wordsworth – H. J. White – H. F. D. Sparks – A. W.

Adams, Novum Testamentum Domini nostri Iesu Christi Latine secundum editionem
sancti Hieronymi, I–III (Oxonii: Clarendon Press, 1889-1954).
37 Nel 2007 apparve l’editio quinta della versione della Vulgata di Weber curata da

Roger Gryson. Essa include anche 1–2 Maccabei come pure tutto il NT.

65
Vasile Babota

l’Antico (inclusi i libri e i testi cosiddetti deutero-canonici) che per il


Nuovo Testamento. Contiene la traduzione dall’ebraico del Salterio
seguendo anche la numerazione cosiddetta ebraica formatasi più tardi e
mettendone quella dei Settanta tra parentesi: e.g. Sal 51 (50) e Sal 104
(103).
Si è potuto dunque constatare la presenza simultanea del doppio
Salterio nella tradizione della Chiesa di lingua latina, a seguito della
grande opera di traduzione fatta da Girolamo: uno riconducibile alla
tradizione greca, l’altro, a quella ebraica. Tutte e due, però, si
riconducono alla tradizione ebraica dei Salmi che doveva essere molto
vicina a quella trovata fra i rotoli del Mar Morto.

5 Le versioni paleo-slave del Salterio


Il Salterio è stato fra i primi libri biblici ad essere stati tradotti in
paleo-slavo probabilmente da Cirillo stesso. Gran parte delle traduzioni
di Cirillo e Metodio come pure degli autori successivi sono andate
perse. Col tempo sono apparse altre traduzioni e revisioni. Solo
frammenti dei Salteri databili all’incirca 1000 d.C. ci sono conosciute.
Il più importante è il Salterio glagolitico databile all’inizio del XI sec.
proveniente dal Monte Sinai e contenente i Salmi 1–137.38 Alcuni altri
frammenti dei Salteri o di altri testi biblici dell’epoca sono reperibili in
scrittura glagolitica sulla quale man mano cominciava a prevalere la
scrittura cirillica.
La tradizione manoscritta dei testi biblici paleo-slavi, in genere,
riflette spesso un tipo di testo piuttosto tardivo che si è sviluppato nella
tradizione riconducibile alla recensione di Luciano. Tuttavia, entro il
XV sec. la tradizione biblica paleo-slava ha conosciuto varie recensioni
alla luce di vari testi greci in circolazione. Sono nati così vari tipi
testuali dei Salteri paleo-slavi, a seconda anche delle regioni dove essi
sono stati prodotti.39 Non mancano opinioni circa l’influsso dei testi
latini, oppure, possibile uso addirittura di testi ebraici per alcuni libri
biblici.40 Va detto che grazie al suo costante uso liturgico la tradizione

38 Vedi M. Altbauer, Psalterium Sinaiticum: An 11th Century Glagolithic Manuscipt


from St. Catherine’s Monastery, Mount Sinai (Skopje 1971).
39 Vedi, per esempio, H.R. Cooper, Jr., Slavic Scriptures: The Formation of the Church

Slavonic Version of the Holy Bible (London: Associated University Presses, 2003) 29-
30, 112.
40 Vedi brevemente con riferimenti bibliografici, Cooper, Slavic Scriptures, 30, 120-21.

66
Vasile Babota

testuale dei Salmi era meno suscettibile alle modifiche rispetto, per
esempio, agli stessi Vangeli. Ad ogni modo, il valore dei testi biblici
paleo-slavi per la critica testuale è assai limitato.41

Conclusione
Ho parlato più di Salmi e meno di un Salterio, evidenziandone
solo alcune tappe della storia della trasmissione manoscritta biblica. In
base ai rotoli biblici del Mar Morto risulta che entro la metà del I sec.
d.C., soprattutto dopo il Salmo 90, la collezione dei Salmi era ancora in
uno stato non solo di redazione ma anche di composizione. Infatti, non
esisteva un’unica collezione dei Salmi, ma più collezioni. Questo
riguarda sia il numero, sia l’ordine, sia il contenuto che la fine di ogni
collezione dei Salmi.
Non è chiaro dunque quale fosse stata con precisione la Vorlage
ebraica del testo greco dei Salmi, nonché precisamente il testo antico
greco stesso (“OG”). Le traduzioni e le revisioni successive del II e III
sec. d.C. l’ho hanno fortemente alterato.
Tuttavia, tanti varianti di lettura si possono ricavare da queste
recensioni, dalle citazioni dei Padri, e almeno dai tre papiri già
menzionati: il Antinoopolis 7, il Chester Beatty XIII, e il Bodmer
XXIV. Non per l’ultimo, molte varianti di lettura si possono
rintracciare anche nella doppia tradizione latina dei Salmi. Infine, tutte
le tradizioni manoscritte dei Salmi si riconducono a dei testi ebraici
che si possono parzialmente recuperare dai manoscritti di Qumran.

Bibliografia (scelta)

BOGAERT, PIERRE-MAURICE, “Le psautier latin des origines au


XIIe. Essai d’histoire”, Der Septuaginta-Psalter und seine
Tochterübersetzungen. Symposium in Göttingen 1997 (a cura di
Anneli Aejmelaeus & Udo Quast) (AAWG.PhHK 230; Göttingen:
Vandenhoeck & Ruprecht, 2000) 51-81.

41 Vedi J.C. Tardanides, The Slavonic Manuscripts Discovered in 1975 at St. Catheri-
ne’s Monastery on Mount Sinai (Thessalonica 1988). Per una valutazione almeno dei
testi dei Vangeli, ma che quasi certamente può essere applicata anche ai Salteri paleo-
slavi, vedi H. G. Lunt, “Limitations of Old Church Slavonic in Representing Greek”,
The Early Versions of the New Testament: Their Origin, Transmission, and Limita-
tions (ed. B.M. Metzger) (Ox-ford: Clarendon Press, 1977 [ristampa 2001]) 431-42.

67
Vasile Babota

FLINT, PETER W., “The Psalms Scrolls from the Judaean Desert:
Relationships and Textual Affiliations”, New Qumran Texts and
Studies. Proceedings of the First Meeting of the International
Organization for Qumran Studies, Paris 1992 (ed. Brooke George
J.) (STDJ 15; Leiden: Brill, 1994) 31-52.
FLINT, W. PETER, The Dead Sea Psalms Scrolls and the Book of
Psalms (STDJ 17; Leiden: Brill, 1997).
FLINT, PETER W., “Variant Readings of the Dead Sea Psalms Scrolls
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