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Aliquote IVA

Esistono tre aliquote IVA in vigore in Italia:

• 4%,aliquota minima, applicata ad esempio alle vendite di abitazioni con requisiti "prima casa", e ai
beni di prima necessità (alimentari, stampa ecc.);
• 10%, aliquota ridotta, applicata servizi turistici in Italia per incentivare il turismo (alberghi e altri
prodotti turistici) e particolari operazioni di recupero edilizio;
• 20% aliquota ordinaria, vale a dire che se la normativa tributaria non prevede specificamente una
delle due aliquote precedenti, questa ultima è l'aliquota da applicare.

Documento di trasporto

Il Documento di trasporto o DDT è stato introdotto in sostituzione della bolla di accompagnamento, la


cui obbligatorietà è stata abrogata con il Dpr 14 agosto 1996 n° 472.

Viene emesso per giustificare il trasferimento di un materiale da cedente a cessionario attraverso il trasporto
dello stesso, sia che lo stesso venga effettuato in conto proprio dal mittente o dal destinatario, sia che lo
stesso venga affidato ad un trasportatore. Deve essere emesso prima della consegna o della spedizione della
merce con l'indicazione degli elementi principali dell'operazione.

Può anche essere sostituito dalla fattura accompagnatoria.

Formato e contenuti

Il documento è in formato libero, ossia nessun vincolo di forma, dimensioni o tracciato e deve essere emesso
in un minimo di due copie (diversamente dalla bolla di accompagnamento che prevedeva l'emissione di tre
copie "valide"): una deve essere trattenuta e conservata dall'emittente; l'altra deve essere consegnata al
cessionario in accompagnamento della merce ceduta e trasportata.

Il documento deve riportare i seguenti dati:

• il numero progressivo
• la data
• le generalità del cedente, del cessionario e dell'eventuale incaricato al trasporto
• la quantità dei beni trasportati

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• la descrizione dei beni trasportati con l'indicazione della natura e qualità degli stessi.

Anche se non obbligatorio, è opportuno che il documento di trasporto rechi anche l'indicazione del motivo
del trasporto (vendita o movimentazione a titolo non traslativo, quale ad esempio riparazione, esposizione,
ecc.) ed il termine di resa del trasporto.

La fattura è un documento fiscale obbligatorio emesso da un soggetto fiscale per comprovare l’avvenuta
cessione di beni o prestazione di servizi ed il diritto a riscuoterne il prezzo. L'operazione di emissione di una
fattura prende il nome di fatturazione.

La fattura è composta da una parte descrittiva e una parte tabellare...... Nella parte descrittiva
contiene:

• I dati identificativi del venditore (indirizzo, partita IVA, nome, cognome, ditta, ecc...)
• Dati identificativi del compratore (")
• Data di emissione
• N° di fattura
• Condizioni generali di vendita (tipo consegna, tipo imballaggio, tipo pagamento ecc...)

Nella parte tabellare contiene:

• La quantità e la descrizione delle merci


• Il prezzo unitario e l'importo complessivo di ciascuna merce
• Gli sconti mercantili concessi al compratore
• Eventuali spese accessorie a carico del compratore (assicurazione, trasporto, ecc...)
• Base imponibile su cui si calcola l'IVA
• Aliquota IVA (4% - 10% - 20%)
• Totale fattura

Gli elementi formali obbligatori della fattura sono:

• Ditta, denominazione o ragione sociale dell'emittente con indicati l'eventuale nome del
rappresentante fiscale, l'indirizzo della sede, il numero di partita Iva;
• Estremi dell'intestatario della fattura: azienda o privato cittadino che dovrà provvedere al pagamento
del corrispettivo entro i termini stabiliti
• la data;
• la numerazione progressiva annuale (che ad ogni inizio anno fiscale deve ripartire da 1);

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• la descrizione (anche sommaria) del prodotto/servizio ceduto;
• l'imponibile, ossia l'indicazione dell'importo prima dell'applicazione dell'aliquota IVA;
• eventuali competenze e contributi di legge;
• l'importo dell'IVA in base all'idonea aliquota applicabile al bene oggetto di scambio o eventuale
indicazione della legge in base alla quale detto importo non è necessario;
• il totale dato da imponibile più IVA;
• gli eventuali sconti;
• l'eventuale termine di pagamento;
• l'eventuale modalità di pagamento.

La fattura è emessa in più copie al fine di permetterne la raccolta negli archivi dei rispettivi attori della
transazione (emittente e destinatario); recentemente è stata prevista la possibilità della fatturazione
esclusivamente digitale, previa apposita richiesta agli organi competenti.

La fattura deve essere assoggettata alle leggi sull'IVA (principalmente il D.P.R. 633 del 26 ottobre 1972 e
successive modificazioni ed integrazioni come il D.Lgs. 20 febbraio 2004, n. 52 in attuazione della direttiva
2001/115/CE) per quanto riguarda l'imponibilità e l'eventuale aliquota, od eventualmente la non
imponibilità, soprattutto nel caso di esportazioni nella o al di fuori della CEE.

Essendo un documento fiscale con obbligo di registrazione contabile in bilancio da parte dell'emittente, ha
anche l'obbligo di una numerazione progressiva per anno fiscale. La numerazione può essere realizzata su
diverse serie, sulla base delle necessità aziendali, ad esempio in caso di più sedi periferiche.

È possibile emettere fatture utilizzando un sistema informatico, provvedendo alla stampa anche presso terzi
o utilizzando sistemi di trasmissione telematica. È inoltre consentita l'archiviazione su supporto ottico.

La registrazione delle fatture ricevute avviene generalmente sul Registro degli acquisti, mentre le fatture
emesse vengono registrate entro 15 giorni sul Registro delle vendite.

È possibile emettere delle fatture negative, che fanno riferimento ad un credito invece di un debito. Questi
documenti si chiamano note di credito. In generale, le fatture integrative di una fattura già emessa vengono
denominate "note di variazione".
Esistono due tipi di fattura: "fattura immediata" (chiamata anche "fattura accompagnatoria") e "fattura
differita". La fattura immediata deve essere emessa contestualmente alla consegna del bene al
compratore e funge anche da documento di trasporto (DDT). La fattura differita deve essere emessa entro
il giorno 15 del mese seguente la consegna della merce; in questo caso la merce dovrà essere stata consegnata
utilizzando un documento comprovante il trasporto (DDT).

Commercianti al minuto, artigiani e assimilati non sono obbligati ad emettere fattura, a meno che non sia il
cliente a richiederlo. Ciò deve però accadere non oltre il momento dell'effettuazione dell'operazione, cioè non
oltre il momento della consegna o della spedizione dei beni o del pagamento

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Cos’è la fattura:

La fattura è un documento obbligatorio che attesta le operazioni compiute (cessione di beni o prestazione di
servizi) ai fini dell’imposta sul valore aggiunto e attribuisce il diritto, al venditore o al prestatore del servizio, di
riscuotere il prezzo convenuto.

Chi emette la fattura:


La fattura è emessa, di norma, dal venditore o dal prestatore di servizi.

Esempio:
la ditta TUTTOCASA SRL, che si occupa di vendita all’ingrosso di casalinghi (pentole, posate, caffettiere,
bicchieri, ecc..), effettua una vendita a favore della ditta PIETRO ROSSI. La fattura è emessa dalla TUTTOCASA
SRL.

In alcuni casi la fattura può essere emessa anche da un terzo. Esistono alcune ipotesi nelle quali la fattura è
emessa dal compratore del bene o dal committente del servizio: si parla, in queste ipotesi, di autofattura.
Tutti i titolari di partita IVA devono emettere fattura nel momento in cui vendono un bene o prestano un
servizio.
Nel caso di vendita di beni è obbligatorio emettere fattura nei seguenti casi:
• vendita di beni prodotti dall’impresa;
• vendita di beni commercializzati dall’impresa (cioè di beni acquistati dall’impresa per essere rivenduti);
• vendita di beni dell’impresa diversi da quelli destinati normalmente alla vendita (esempio:
attrezzature non più utilizzate, mobilio dimesso, ecc…).

Soggetti esonerati dall’emissione della fattura:


L'emissione della fattura non è obbligatoria:
• per le cessioni di beni effettuate da commercianti al minuto (anche nei casi di vendita mediante
apparecchi di distribuzione automatica, per corrispondenza, a domicilio o in forma ambulante). I
commercianti al minuti, in genere, emettono lo scontrino fiscale;
• per le prestazioni alberghiere. In questo caso viene emessa ricevuta fiscale;
• per le somministrazioni di alimenti e bevande (bar, ristoranti, ma anche somministrazioni effettuate
nelle mense aziendali o mediante apparecchi di distribuzione automatica;
• per le prestazioni di trasporto di persone;
• per le prestazioni di servizi rese nell'esercizio di imprese (barbieri, parrucchieri, estetisti, sarti, calzolai,
ecc..). Questi soggetti emettono ricevuta fiscale o scontrino.
• per le prestazioni di custodia e amministrazioni di titoli e per gli altri servizi resi da aziende o istituti
di credito e da società finanziarie o fiduciarie.

Questi soggetti non hanno l’obbligo di emettere la fattura. Tuttavia il cliente può comunque richiedere
l’emissione della fattura. In questo caso esiste l’obbligo di emissione del documento.

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Il cliente deve richiedere la fattura non oltre il momento di effettuazione dell'operazione.
Gli imprenditori che acquistano beni che formano oggetto dell'attività
propria dell'impresa da commercianti al minuto sono obbligati a richiedere la fattura.

Esempio.
Il ristoratore che acquista al supermercato, alimenti da usare nel proprio locale, deve richiedere la fattura.

Operazioni escluse dall’obbligo di fatturazione:


L’emissione della fattura non è obbligatoria neppure nel caso di alcune operazioni espressamente previste dalla
legge (operazioni di credito, di assicurazione, cessione di valori bollati e postali, ecc…).

Forma della fattura:


La fattura non è soggetta ad uno schema vincolante. E’ però necessario che essa contenga tutti i dati richiesti
dalla legge.
La fattura, quindi, può essere redatta manualmente su fogli bianchi o moduli prestampati o redatta al computer con
l’ausilio di appositi software e successivamente stampate su carta bianca, in base allo schema previsto dal
programma di fatturazione, o su moduli appositamente predisposti.
La fattura può essere cartacea o elettronica.
La fattura cartacea deve essere emessa in due copie: una viene conservata dall’emittente e una consegnata al
cliente.

Compilare la fattura commerciale

Una spedizione di qualunque genere, che viaggia all'interno dell'Unione Europea, non deve essere
accompagnata da fattura commerciale. Viceversa, tutte le spedizioni (esclusi i documenti) che viaggiano al di
fuori dell'UE devono necessariamente avere la fattura commerciale.

Come compilare la fattura commerciale

Per tua comodità puoi utilizzare e stampare il nostro modulo on-line, oppure compila la fattura commerciale
aiutandoti con le indicazioni di seguito riportate.

Quando prepari una fattura commerciale inserisci le seguenti informazioni:

• Nome ed indirizzo del mittente


• La dicitura 'Fattura' ('Proforma invoices' non é sempre accettato)

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• Nome ed indirizzo dell'importatore (N.B il destinatario può essere una persona/azienda diversa
dall'importatore)
• Data della fattura
• Numero della fattura
• Incoterms (international commercial shipping terms, come ad es. 'CIF', 'FOB' or 'EXW'). Se hai dei
dubbi, dettaglia i costi di trasporto e indica chi é il responsabile del pagamento
• Quantità di prodotti spediti, per ogni tipologia di merce
• Descrizione dettagliata di tutte le merci (il numero del catalogo non é sufficiente). Le autorità
doganali vogliono conoscere ogni articolo, quindi descrivi le merci in modo accurato
• Il valore totale delle merci riportate in fattura. Questo deve essere almeno pari al valore della
spedizione. Non usare mai la dicitura "valore unicamente a scopo doganale oppure "fattura doganale
• Il tipo di valuta usata quando dichiari il valore della merce
• Il Paese di origine (cioé il Paese dove la merce é stata prodotta) per ogni tipo di merce spedita
• Il peso lordo e netto delle merci riportate in fattura e il numero degli articoli consegnati per il
trasporto. L'imballaggio che usi per proteggere le merci, costituirà la differenza tra peso lordo e netto
• La dicitura "Dichiaro che questa fattura riporta il valore totale delle merci e che non verrà emessa
un'ulteriore fattura".
• Se la fattura originale non é in inglese, allega la fattura commerciale tradotta. Ciò permetterà di
ridurre i tempi di sdoganamento

Di seguito un esempio di fattura commerciale:

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L’assegno bancario

L'assegno bancario (detto anche, alla francese, chèque) è uno strumento di pagamento (da
ricomprendersi fra i titoli di credito) che consente al titolare di un conto corrente bancario il pagamento di
una somma ad un altro soggetto o a se stesso. Il primo assegno bancario fu emesso dalla "Hoare's banck" di
Londra nel 1763. In Italia diverse disposizioni di legge trattano dell'assegno bancario, la norma organica in
materia è il Regio Decreto 21 dicembre 1933 n° 1736.

Requisiti per l'emissione

Vi sono due condizioni affinché un assegno bancario sia valido:

• Il rapporto di provvista ovvero la presenza della somma di denaro all'interno del conto
(altrimenti l'assegno viene considerato scoperto)
• La concessione da parte della banca di emettere assegni (convenzione assegno)

Fisicamente, gli assegni bancari sono moduli compilabili raccolti in libretti distribuiti dagli stessi enti bancari
in cui deve essere indicata la denominazione ed indirizzo della banca trattaria. Compete al soggetto che
emette l'assegno l'indicazione di:

• Data e luogo riguarda i giorni di valuta. La data che si scrive sull'assegno indica l'ultimo giorno in cui
la banca paghera al correntista gli interessi per quella cifra
• Importo da pagare deve essere indicato in cifre e in lettere. In entrambi i casi la cifra deve terminare
con l'indicazione dei centesimi
• Nome del soggetto a cui è destinata la somma
• Firma di colui che l'ha emesso

La banca può rifiutare di pagare un assegno se esso non è stato compilato secondo precisi criteri (rifiuto di
traenza). L'importo in numeri deve essere indicato con virgola seguita da due decimali (00 se è una cifra
tonda). Prima del numero e dopo l'ultima cifra decimale è consigliabile apporre una barra del tipo "#"
("sharp" o segno di "cancelletto") per impedire a terzi la modifica dell'importo. Analoga è la modalità di
compilazione dell'importo in lettere: in particolare, in lettere deve essere indicato la parte intera della somma
seguita dal segno "/" e dalla parte decimale in cifre (anche se è inserita nel campo dedicato alla scrittura
letterale).

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In caso di diversa indicazione dell'importo, legislativamente prevale la parte letterale ma è ormai
consuetudine rifiutare l'assegno e farlo rinegoziare dal beneficiario dopo le opportune modifiche da parte del
traente (colui che emette l'assegno).

Gli utenti che firmano assegni scoperti e che non provvedono a coprirli entro i termini di legge vengono
protestati qualora il titolo sia stato presentato per tempo all'incasso. I nominativi sono iscritti nella Centrale
d'allarme Interbancario (CAI) se entro sessanta giorni non provvedono a pagare l'assegno comprensivo della
penale (10% dell'importo facciale) + interessi oneri e accessori. L'iscrizione alla CAI comporta l'interdizione
ad emettere assegni per un periodo di 6 mesi. In passato la firma di assegni scoperti era un reato,
attualmente ha natura di illecito amministrativo.

Girata

Con il termine girata si intende un'operazione con cui il girante (colui che "cede" il titolo) ordina che il
pagamento dell'assegno venga effettuato nei confronti del giratario. La girata, che può essere effettuata più
volte, si concretizza apponendo una firma nell'apposito spazio sul retro dell'assegno, indicando il nome del
giratario, ovvero la persona a cui si intende trasferire il diritto soggettivo di esigere la prestazione risultante
dal titolo. Con l'apposizione di detta firma, il beneficiario si assume la responsabilità del buon esito del
pagamento, innestando così la funzione di garanzia propria di tale negozio giuridico in base al quale il girante
risponde nei confronti dei giratari successivi, diventando così obbligato di regresso. (Cioè: il girante si
obbliga a pagare anche se il conto corrente dell'emittente risulta scoperto). Tale responsabilità può però
essere eliminata con l'apposizione della clausola senza garanzia, che elimina la responsabilità nei confronti
dei successivi giratari, o ancora, se l'intenzione di eliminare tale responsabilità sia di un soggetto il quale
titolo è pervenuto già girato, egli dovrà apporre la clausola c.d. non all'ordine, che evita la responsabilità
del girante nei confronti dei giratari successivi ai sensi dell'art. 21 l. ass. (R.D. 1736/1933). Tale clausola, se
apposta dall'emittente, avrà funzione diversa: escluderà la circolazione cartolare, sempre che le parti non
decidano di far circolare l'assegno sul quale tale clausola è apposta, con le forme e gli effetti della cessione
ordinaria (pagamento in contanti del chéque).

A partire dal 2007, i libretti di assegni in Italia sono emessi con la dicitura "non trasferibile", salvo diversa
indicazione da parte del cliente.

Non trasferibile

La clausola non trasferibile impedisce la girata dell'assegno, e di fatto rende l'assegno un titolo
nominativo, consentendone l'incasso al solo beneficiario. Si può apporre la clausola "non trasferibile" anche
dopo una o più girate (penultimo comma art.43 della Legge sull'assegno) onde evitare ulteriormente la
circolazione dell'assegno. Per prevenire il riciclaggio del denaro, e in ossequio alla preposta normativa (L.
197/1991) è obbligatorio apporre tale clausola, sin dall'emissione, ad ogni assegno di importo pari o superiore
a 12.500 €: tale normativa è entrata in vigore il 25 giugno 2008 (D.L. 112 del 25 giugno 2008 - modifica della
normativa del 30 aprile che introduceva una soglia ancora più restrittiva pari a 5.000 €).

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Il 19 gennaio 2007 un decreto d'urgenza del Governo ha apportato alcune modifiche alla legge riguardante il
rilascio dei libretti di assegni. In precedenza, il correntista otteneva dalla banca un libretto di assegni che,
salvo diversa indicazione, potevano essere girati a creditori terzi. Su ogni assegno, un apposito spazio bianco
permetteva di specificare la non trasferibilità, ossia che tale titolo di credito poteva essere presentato
all'incasso solamente dal beneficiario. Attualmente, al correntista viene consegnato un libretto di assegni
personali e non trasferibili; i vecchi libretti devono essere richiesti esplicitamente e comportano una imposta
di bollo di 1,5 euro per ciascun modulo di assegno, versata alla Banca e da questa allo Stato. L'introduzione di
tale normativa costituisce un deterrente al riciclaggio di denaro sporco, poiché i continui passaggi da un
conto corrente all'altro mediante girata rendevano difficile la tracciabilità del denaro di provenienza mafiosa
o illegale.

Sbarramento

Lo sbarramento, cioè l'apposizione di due sbarre sulla facciata anteriore dell'assegno, indica l'obbligo per
la banca dell'emittente di pagare l'assegno solo a un'altra banca o a un proprio cliente. A tal proposito si deve
fare attenzione se fra le due sbarre vi sia la semplice dicitura di "banchiere", poiché in tale caso l'assegno può
essere pagato solo a un proprio cliente o a qualsiasi banca (ipotesi di "sbarramento generale"). Nel caso
in cui fra le due sbarre vi sia stato invece apposto il nome di un banchiere, il soggetto legittimato al
pagamento sarà infatti il banchiere indicato, ovvero, se quest'ultimo soggetto è il trattario, il pagamento verrà
effettuato in favore di un suo cliente (ipotesi di "sbarramento speciale").

In altre parole a un beneficiario di un assegno sbarrato che non sia titolare di alcun conto corrente è preclusa
ogni possibilità di incasso del titolo in forma liquida. Ad ogni modo, si ricorda che - quando l'assegno non è
sbarrato - non è sempre possibile incassarlo recandosi presso la filiale di emissione.

Incasso di un assegno in forma liquida

L’art. 31 del R.D. che disciplina la materia degli assegni bancari recita testualmente: "L'assegno bancario è
pagabile a vista". L'incasso di un assegno in forma liquida dovrà avvenire presso la filiale della banca dove
risiede il c/c del traente, muniti di un documento di riconoscimento valido. Rimane sempre la possibilità di
versare il titolo di credito presso il proprio istituto bancario.

Spillatura o Troncatura

Con la spillatura (altrimenti detta "troncatura") si indica che un assegno non è più valido, ossia che ha
finito di circolare. Per rendere spillato un assegno basta tagliarne l'angolo superiore sinistro. Lo fa
naturalmente la banca stessa al momento dell'incasso. Un tempo la troncatura consentiva anche di
identificare agevolmente gli assegni che passavano dalla stanza di compensazione in c.d. "prima
presentazione", ancora integri, da quelli negoziati in prima presentazione con la procedura telematica (detta
per questo anche "check truncation", attualmente utilizzabile - salvo eccezioni - solo per gli assegni bancari di
importo inferiore a 3.000,00 Euro e per gli assegni circolari di qualsiasi importo), che in "seconda
presentazione" erano, appunto, troncati, ovverosia tagliati nell'angolo superiore. Recentemente nel sistema
bancario è invalsa la prassi di troncare tutti gli assegni al momento della negoziazione allo sportello, senza

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distinguere tra quelli che potranno essere negoziati in "check" da quelli che invece, superando i limiti di
importo della procedura telematica, dovranno essere necessariamente negoziati in stanza di compensazione.
Tale scelta è stata dettata dalla volonta' di privilegiare l'aspetto della sicurezza, impedendo che gli assegni,
una volta lavorati allo sportello, non possano in nessun modo essere rinegoziati per l'incasso.

L'assegno circolare

Gli assegni circolari sono predisposti dall'istituto bancario quando il denaro necessario al pagamento è già
disponibile presso l'istituto stesso.

Si tratta di un titolo di credito all'ordine emesso da un istituto di credito a ciò autorizzato dalla Banca d'Italia,
ed è esigibile a vista presso una qualunque sede, succursale o agenzia della banca emittente e come per
l'assegno bancario sarà necessario esibire un documento valido e, se richiesta, la presenza di un notaio. Non
può essere al portatore in quanto equivarrebbe ad autorizzare le banche a produrre banconote. Il diritto del
beneficiario a riscuotere la somma indicata sull'assegno circolare è però trasferibile mediante girata (se di
importo inferiore ad € 12.500,00; per importi superiori l'assegno deve essere, come detto, non trasferibile).

Al fine di garantire i beneficiari degli assegni circolari, gli stessi indicano l'importo massimo per il quale
possono essere emessi.

Un'altra garanzia è data dal fatto che ogni istituto che li emette deve depositare una cauzione presso la Banca
Centrale proporzionata all'ammontare dei titoli emessi.

Incasso

Gli assegni su piazza devono essere presentati al pagamento entro 8 giorni successivi alla data indicata, entro
15 se fuori piazza in un altro comune della Repubblica Italiana. Se l'assegno è emesso in un paese diverso da
quello ove è pagabile deve essere presentato entro il termine di venti ovvero sessanta giorni a secondo che il
luogo dell'emissione e quello del pagamento siano nello stesso ovvero in diversi continenti ( Fonte : Regio
Decreto 21 dicembre 1933 n° 1736). Oltre tale termine l'assegno può essere incassato ugualmente, ma se
dall'altra parte il conto è stato chiuso o non è coperto, non è possibile protestarlo ed esperire l'azione
cambiaria , pertanto vi è il rischio che l'ordine di pagamento venga revocato dal traente. L'arricchimento
indebito in materia di assegno prende il nome di locupletazione (come per l'arricchimento senza giusta causa
civilistico).

Illeciti amministrativi

Il decreto legislativo 30 dicembre 1999 n° 507 ha disposto la depenalizzazione di condotte in materia


d'assegno antecedentemente prevedute dalla legge come reato. In particolare si fa riferimento all'emissione
d'assegno senza autorizzazione ed all'emissione d'assegno senza provvista (il cosiddetto assegno a vuoto).
L'art. 28 del predetto decreto legislativo ha sostituito l'art. 1 della legge n°386/1990 che attualmente recita
così : " 1.Chiunque emetta un assegno bancario o postale senza l'autorizzazione del trattario è punito con la
sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 1.032 ( lire due milioni ) ad euro 6.197 ( lire

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dodici milioni ). 2.Se l'importo dell'assegno è superiore a euro 10.329,14 ( lire venti milioni ) o nel caso di
reiterazione delle violazioni , si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 2065 ( lire quattro
milioni) ad euro 12.394 ( lire ventiquattromilioni ). 3.Nei casi prevsiti dai commi 1 e 2 non è ammesso il
pagamento in misura ridotta ai sensi dell'art. 16 della legge 24 novembre 1981, n° 689". In relazione
all'emissione di assegno senza provvista l'art. 29 del decreto legislativo n° 507/1999 ha modificato il testo
dell'art. 2 della legge n°386/1990 che attualmente così recita : "1. Fuori dei casi previsti all'art.1, chiunque
emette un assegno bancario o postale , che, presentato in tempo utile, non venga pagato in tutto o in parte
per difetto di provvista è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 516 ( lire un milione) ad
euro 3.096 (lire sei milioni). 2.Se l'importo dell'assegno è superiore ad euro 10.329,( lire ventimilioni ) o nel
caso di reiterazione delle violazioni , si applicca la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 1.032 ( lire
duemilioni ) ad euro 6.192 ( lire dodici milioni ). 3.Nei casi previsti dai commi 1 e 2 non è ammesso il
pagamento in misura ridotta ai sensi dell' art. 16 della legge 24 novembre 1981 , n° 689".

INFORMAZIONI UTILI

Nella compilazione dell'assegno vanno indicati i due decimali, separati da una virgola per l'importo in cifre
(euro 75,40) e da una barra per l'importo in lettere (euro settantacinque/40). In assenza di decimali,
dopo la virgola e la barra devono essere apposti due zeri. Gli assegni in euro possono essere scritti in
qualsiasi lingua dei Paesi in cui ha corso la nuova moneta.

Nella conversione tra moneta nazionale e Euro l'arrotondamento viene effettuato alle due cifre decimali. Se il
terzo decimale é compreso fra 0 e 4 il secondo decimale rimane lo stesso, se invece é
compreso fra 5 e 9 il secondo viene incrementato di una unitá. Così 5,884 Euro saranno 5,88
mentre 5,885 diventeranno 5,89

Dal 1� gennaio 1999 i titolari di c/c possono richiedere e detenere contemporaneamente carnet di assegni
sia in euro che in lire, indipendentemente dalla denominazione del proprio conto corrente. Se la divisa

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dell'assegno non corrisponderà alla denominazione del c/c, la banca si farà carico della conversione in fase di
addebito.

A partire dal 1� gennaio 2002, gli assegni potranno essere emessi solo in euro e non ci saranno più conto
corrente in lire.

Gli assegni sono di colore diverso, a seconda che siano in lire o in euro.

Ricordarsi di scrivere sulla matrice, dalla quale si stacca l'assegno, l'importo del saldo precedente del c/c
bancario, l'importo dell'operazione effettuata staccando l'assegno, la data, il nome del beneficiario e
naturalmente la motivazione.

L'assegno bancario è un titolo di credito esecutivo, per cui in caso di mancato pagamento, che avviene
quando la banca rifiuta il pagamento per mancanza di fondi sul conto, l'assegno può essere protestato.

LEGENDA

1. Luogo di emissione = luogo in cui viene emesso l'assegno

2. Data di emissione = non è consentita l'emissione del titolo con una data successiva a quella di emissione
vera e propria (assegno "postdatato")

3. Importo in cifre = quando si emette un assegno bancario si presume che in banca sia depositata la somma
per la quale l'assegno bancario è stato emesso. Il d.lgs. n.507/1999 ha escluso sanzioni penali per chi emette
assegni senza averne i fondi; chi si renderà responsabile di emissione di assegni a vuoto verrà iscritto in un
archivio nazionale tenuto dalla Banca d'Italia e non potrà emettere assegni (in relazione a tutto il sistema
bancario) per il periodo di 6 mesi.

4. Importo in lettere

5. Ordine alla banca di pagare ("A vista pagate ...")

6. Beneficiario

7. Firma del correntista

8. Numero progressivo dell'assegno

9. Numero del conto corrente

10. Codice banca (ABI - Associazione Bancaria Italiana, indica il gruppo bancario) / sportello (CAB)

11. Zona riservata alla clausola NON TRASFERIBILE la circolazione dell'assegno bancario può essere limitata
apponendo sull'assegno stesso, sia nella parte anteriore che sul retro, la clausola "NON TRASFERIBILE". In
tal modo il possessore del titolo non può trasferire il titolo stesso ad altri. L'inserimento di tale clausola serve

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a difendersi dai rischi di smarrimento o di furto, in quanto diventa difficile l'incasso da parte del possessore
non legittimo.

12. Barrato = l'apposizione delle due barre trasversali e parallele ("assegno barrato") implica che l'assegno
stesso può essere incassato esclusivamente nella filiale dell'istituto di credito su cui è tratto ("barratura
generale") o presso la banca indicata tra le due barre ("barratura speciale").

13. Centesimi = Spazio per i centesimi (obbligatorio), se la cifra è tonda apporre due zeri (00).

Le Cambiali

Sono un titolo di credito all’ordine, astratto e autonomo, che incorporano la “promessa” o “l’ordine”
incondizionato di pagare una certa somma a favore del legittimo possessore, alla scadenza e nel luogo in essa
indicati.

Nelle cambiali compaiono garanzie personali di terze persone (avallo e fideiussione).

Lo sconto di cambiali - è l’operazione con la quale una banca anticipa una somma avente scadenza futura.

Le fasi sono:

1) Presentazione degli effetti

2) Verifica dei requisiti di bancabilità

3) Ammissione allo sconto

4) Determinazione del netto ricavo (valore nominale – sconto e competenze accessorie).

Tipologie di cambiali

Esistono due tipi di cambiali:

La cambiale tratta che è un titolo di credito mediante il quale una persona (trattario o traente) ordina ad
una altra persona (trattario o debitore) che accetta apponendo la firma sulla cambiale di pagare una
determinata somma di denaro nel luogo e nella scadenza indicati sul titolo a favore del beneficiario.

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La cambiale pagherò che è un titolo di credito mediante il quale una persona (emittente o traente) assume
l’obbligo incondizionato di pagare ad una altra persona (beneficiario) una determinata somma di denaro nel
luogo e nella scadenza indicati sul titolo.

Il mancato pagamento della cambiale

Il mancato pagamento della cambiale viene accertato mediante una atto formale denominato atto di
protesto che viene redatto da un notaio o da un pubblico ufficiale. I protesti vengono riportati in un
Bollettino dei Protesti cambiari curato dalla CCIAA

.
In questo modo chiunque può venire a conoscenza del mancato pagamento.

Il sistema bancario di regola non concede l’apertura di conti correnti ai soggetti che sono apparsi sul
bollettino, così pure gli operatori commerciali concedono credito molto difficilmente.

Le ricevute bancarie

Le ricevute bancarie (chiamate spesso Ri.Ba.) sono un documento utilizzato nelle transazioni commerciali
che negli ultimi anni hanno ricevuto una notevole diffusione.

In sostanza, hanno la medesima funzione di una comune ricevuta: un creditore riconosce al debitore che il
saldo della somma dovuta è avvenuto. Ma lo schema è un po’ più complesso, perché in questo caso
entra in gioco anche la banca d’appoggio del fornitore.

Lo schema consueto è questo: concluso il contratto con dilazione di pagamento, il venditore emette subito la
ricevuta bancaria, che sarà conservata dalla propria banca.

Quando si approssima la scadenza, il debitore è informato dalla banca del fornitore (o magari dalla
propria, allertata dall’altra, e dunque lo schema si complica ulteriormente) e provvederà a
saldare quanto dovuto, ottenendo in cambio la ricevuta che fungerà da quietanza di pagamento.

Rilascio della ricevuta fiscale

La ricevuta deve essere consegnata al cessionario del bene ovvero al committente della prestazione.

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Se i soggetti nei cui confronti è prestato un servizio sono più di uno (ad esempio, più commensali in un
ristorante) si può emettere una sola ricevuta.
Contenuto della ricevuta fiscale

La ricevuta fiscale deve contenere i seguenti dati obbligatori (D.M. 30.3.1992):


- numerazione progressiva prestampata per anno solare;
-
- data di emissione;

- dati identificativi dell’emittente (cognome e nome, se si tratta di persona fisica, ditta, denominazione o
ragione sociale, se impresa individuale, società di capitali o società di persone; numero di partita IVA e luogo
in cui viene esercitata l’attività e sono conservati i documenti);

- dati relativi ai beni ceduti e ai servizi prestati (natura, qualità e quantità);

- corrispettivo dovuto comprensivo dell’IVA. L’indicazione del corrispettivo può essere omessa:
a) sull’originale consegnato quando il committente lo richiede al fine di non farne conoscere l’ammontare al
soggetto al quale è materialmente consegnato (circ. 13.6.1980, n. 25);

b) quando tra il committente e il prestatore esiste una convenzione relativamente alla prestazione e al
corrispettivo (in tal caso la ricevuta riporta il nome delle parti e gli estremi della convenzione).
Rimane fermo l’obbligo di emissione della fattura da parte del soggetto passivo esonerato, se espressamente
richiesta dal cliente (art. 3, c. 2, D.P.R. n. 696/1996). In tale ipotesi, la fattura, se viene rilasciata
contestualmente alla consegna del bene o all’ultimazione della prestazione, sostituisce la ricevuta fiscale.
Se la fattura è emessa in un momento successivo, è necessario rilasciare anche la ricevuta (circ. 4.4.1997, n.
97/E). Tuttavia, non è comunque obbligatoria l’emissione della ricevuta fiscale per prestazioni rese
nell’ambito di un rapporto continuativo a tempo indeterminato o a tempo determinato, con patto di proroga,
rese da una società nei confronti di dipendenti di altra società (es. attività di ristorazione in regime di
convenzione, noleggio di autovetture da rimessa con conducente); in tali ipotesi l’emissione della fattura
all’atto del pagamento del corrispettivo per la prestazione continuativa sostituisce il rilascio delle ricevute
fiscali (circ. 4.4.1997, n. 97/E).
Termini di emissione

La ricevuta fiscale, di norma, viene emessa in duplice copia al momento della consegna del bene o
dell’ultimazione della prestazione.
La ricevuta fiscale non può essere trasmessa in via elettronica tramite sistemi informatici (circ.
17.5.2000, n. 98/E).

Noleggio di beni mobile

In caso di noleggio di beni mobili, la ricevuta deve essere rilasciata al momento della consegna del bene (art.
1, D.M. 29.1.1992); se il bene noleggiato viene spedito, un originale della ricevuta deve accompagnare il bene.

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Se al momento dell’ultimazione di una prestazione di servizi il corrispettivo non è stato pagato, in tutto o in
parte, è necessario indicare sulla ricevuta fiscale l’importo non pagato. Al momento del pagamento, dovrà
essere emessa un’altra ricevuta fiscale nella quale saranno annotati gli estremi della prima.
L’importo non pagato deve essere indicato sulla ricevuta fiscale solo con riguardo alle prestazioni di
servizi posto che per le cessioni di beni, l’esigibilità dell’imposta relativa all’intero corrispettivo sorge al
momento della consegna del bene.
L’indicazione dell’importo non pagato deve essere eseguita anche nelle seguenti ipotesi:
- quando le prestazioni sono effettuate da un soggetto in virtù di una convenzione stipulata con altro
soggetto, nei confronti dei clienti di quest’ultimo; in tale ipotesi, deve essere rilasciata al cliente la ricevuta
con l’indicazione della dicitura “corrispettivo non pagato: convenzione...”, successivamente verrà emessa
fattura nei confronti del soggetto convenzionato (circ. 23.12.1980, n. 48);
- quando il corrispettivo non è ancora determinato; in tal caso, occorre indicare sulla ricevuta fiscale che il
corrispettivo non è determinato (sulla ricevuta fiscale emessa al momento del pagamento saranno riportati
gli estremi della prima ricevuta).
Se il corrispettivo viene pagato, in tutto o in parte, prima della consegna del bene o dell’ultimazione della
prestazione, la ricevuta fiscale deve essere emessa al momento del pagamento, con obbligo di emettere
un’altra ricevuta fiscale al momento della consegna del bene o della ultimazione della prestazione; nella
seconda ricevuta devono essere annotati gli estremi della ricevuta già emessa. Se il cliente paga il
corrispettivo anticipatamente per intero e richiede l’emissione della fattura non si deve emettere la ricevuta
(circ. 23.7.1993, n. 15).
Lo scontrino fiscale non è un obbligo ma una garanzia

Lo scontrino fiscale non è un obbligo ma una


garanzia

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Per il consumatore lo scontrino fiscale non è obbligatorio, non rischia alcuna multa se non ce l’ha con sé e
non è tenuto ad esibirlo.

Una volta era diverso: il cittadino-cliente che dimenticava di ritirare lo scontrino fiscale o la ricevuta era
soggetto a una multa salata
.

Lo scontrino fiscale è andato in pensione dopo 20 anni con l’entrata in vigore del decreto legge numero
269 del 2 ottobre 2003.

I commercianti e gli artigiani (titolari di reddito d'impresa e di lavoro autonomo) sono tenuti a rilasciare
lo scontrino, anche se il cliente non ne fa esplicita richiesta.

È importante ricordare che lo scontrino resta come prova d’acquisto e garanzia sulle merci comprate,
quindi si consiglia di richiederlo sempre quando si acquistano beni di valore o soggetti a garanzia.

Lo scontrino fiscale è valido come garanzia d’acquisto su tutti i beni di consumo, vale 24 mesi a
partire dalla data di rilascio, aumenta di due mesi se il difetto si manifesta negli ultimi giorni di validità della
garanzia. legale.

Lo scontrino fiscale deve essere presentato, se richiesto dal venditore, quando si deve far riparare o
sostituire il bene acquistato. Se quest’ultimo non può essere sostituito lo scontrino consente una riduzione
del prezzo o anche la risoluzione del contratto.

La prima nota

La prima nota non è obbligatoria ne’ per i semplificati ne’ per gli "ordinari" viene richiesto dai commercialisti
come base per le registrazioni, praticamente è una specie diario dell'imprenditore dove segnare le spese i
pagamenti gli incassi. Se vai in cartolibreria puoi comprare il registro "prima nota cassa .In pratica questo
registro è composto da colonne divise a metà entrate ed uscite tu ne usi una per la cassa una per la banca una
per la carta di credito ecc...

Magazzino interno all'azienda

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Il primo tipo di magazzino è quello interno ad una azienda, definibile come in conto proprio, dove vengono
ricevute le materie prime in entrata e dove vengono poi posizionati i prodotti finiti in attesa di spedizione o di
lavorazione. Ogni articolo di magazzino è contrassegnato da un codice articolo, una descrizione, una
quantità, a volte anche da una locazione (che può essere a sua volta costituita dal numero di scaffali, dal
ripiano dello scaffale e da altre informazioni utili a reperire nel minor tempo possibile l'articolo; il magazzino
interno può essere diviso anche in zone). Esistono anche tipi di magazzini completamente o parzialmente
automatizzati, in grado di catalogare, imballare e disporre i pezzi da mettere in magazzino. È poco nota, ma è
fondamentale ricordare un'importante frase simbolo che dice: "Nell'azienda ideale il magazzino è proprio
quello che non c'è". Questa affermazione è valida in quanto la detenzione di un magazzino si risolve in oneri
sostenuti dall'azienda, ovvero costi per il personale delegato, costi per la manutenzione di impianti e
macchinari e costi che sono rappresentati dalle scorte in rimanenza.

Concetto di organizzazione aziendale

Il Termine "organizzazione" può assumere diversi significati in base ai discorsi che facciamo. In generale
organizzazione è un insieme ordinato di attività che servono a raggiungere un certo obiettivo, un certo scopo.
L'opposto di organizzazione è la disorganizzazione.

La parola "sistema" indica un insieme di oggetti collegati tra di loro e tra loro interdipendenti.

Questi oggetti possono essere oggetti materiali, per esempio una catena di montaggio o una apparecchiatura
elettronica, sono oggetti materiali che interagiscono tra di loro e quindi costituiscono un sistema.

Questi oggetti possono essere organismi viventi, per esempio delle persone. Se prendiamo venti alunni e li
mettiamo in una stanza, costituiscono un sistema classe, cioè un insieme di persone che interagiscono tra di
loro, cioè un sistema classe.

Il sistema classe può essere organizzato o disorganizzato; se fosse disorganizzato non potrebbe esistere; di
solito un sistema esiste proprio perché organizzato, cioè è un insieme ordinato che serve a raggiungere un
certo scopo.

Il termine organizzazione non assume un solo significato.

Per esempio "organizzazione" vuole anche dire la disciplina, la materia, che studia i sistemi.

Non solo, ma "organizzazione" può anche significare l'insieme delle persone che costituiscono un sistema,
cioè un insieme di persone che si organizzano tra di loro.

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Se consideriamo una impresa o una società di persone, si usa dire:"L'organizzazione ha deciso di fare
questo", cioè l'insieme delle persone che la compongono hanno deciso di fare questo.

Riepilogando, possiamo dire, che organizzazione assume tre diversi significati:

Se consideriamo ora una azienda, cioè l'insieme dei beni che servono all'imprenditore per la sua impresa,
anche una azienda deve essere organizzata; per cui l'organizzazione aziendale sarebbe l'insieme dei
componenti che rendono possibile il funzionamento di una azienda.

Stiamo attenti che l'azienda non è solo persone, macchine, energie, denaro ecc. senza relazioni tra di loro, ma
è l'insieme ordinato, cioè l'insieme organizzato in modo da realizzare uno scopo. La organizzazione aziendale
indica, quindi, proprio i comportamenti e le relazioni che devono avere gli elementi di una azienda, in modo
da realizzare lo scopo.

Le caratteristiche essenziali di ogni forma di organizzazione, e quindi, anche, della organizzazione aziendale
sono:

1 - La suddivisione del lavoro fra più persone, la suddivisione del potere, cioè del comando, la suddivisione
delle responsabilità; tali suddivisioni servono per raggiungere in modo ottimale gli scopi prefissati.

2 -La presenza di un centro di potere o di più centri di potere, cioè di una persona o un ente che emana le
direttive e controlla che le direttive siano eseguite.

3 - La sostituibilità del personale che fa parte della organizzazione, quando questo si mostri inadeguato o
inefficiente.

E' evidente che la struttura organizzativa deve essere sia efficiente che efficace.

Una organizzazione è efficace se raggiunge gli scopi previsti, in quanto l'efficacia è proprio il rapporto tra
risultati raggiunti e risultati previsti.

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Ma l'organizzazione aziendale deve essere anche efficiente, cioè non deve sprecare né persone, né denaro, né
risorse.

Cioè a parità di risultati ottenuti una organizzazione efficiente è quella che consente di ottenere o risultati
migliori di quelli previsti o gli stessi risultati con minore utilizzo di energie.

La struttura organizzativa

LDopo aver compreso il concetto di organizzazione aziendale vediamo ora le singole parti che compongono
una struttura organizzativa

Compito

La parola "compito" sta a significare un insieme di attività elementari, collegate tra di loro e necessarie per
svolgere una certa attività di una impresa.

Esempio.

1 - Compilare una fattura è un compito;

2 - Accendere un impianto e prendersi la responsabilità del suo funzionamento è un compito;


3 - In un sistema classe un compito del rappresentante di classe è quello di partecipare alle riunioni del
Consiglio di Classe;

4 - Anche gli alunni, in qualità di componenti del sistema classe, ogni certo periodo di tempo fanno un
compito di italiano, di matematica, ecc.

5 - Oppure si dice che gli alunni hanno il compito di studiare.

Mansione

Se uniamo più attività elementari che deve compiere una certa persona, cioè se uniamo tutti i compiti di una
certa persona, otteniamo la mansione.

In ogni impresa esiste un mansionario, cioè un manuale in cui sono indicati i compiti di ciascuno. I lavoratori
hanno diritto di essere adibiti alle mansioni per le quali sono stati assunti.

Esempio

1 - Tecnico in una industria è una mansione.

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2 - Professore in un sistema classe è una mansione.

3 - Commessa in un supermercato è una mansione.

4 – Massaggiatrice in un istituto di bellezza è una mansione

Organo

Se considero l'insieme di tutte le persone che hanno le stesse mansioni nella stessa impresa ottengo un
organo, cioè l'organo è l'insieme delle persone che hanno le stesse mansioni.

Nel sistema di un centro benessere esistono diversi organi:

Esempio

L’Amministrazione del centro è costituito da tutte quelle persone che gestiscono il personale e la gestione di
acquisti e vendite, quindi è un organo, in quanto ogni impiegato ha le stesse mansioni .

In una grande impresa commerciale esiste la Direzione Acquisti o la Direzione Vendite, che sono degli
organi.

Vediamo ora più da vicino quelli che sono gli organi di una azienda

Gli organi dell'azienda

Abbiamo detto che gli organi di una azienda sono costituiti dall'insieme delle persone che hanno le stesse
mansioni, quindi svolgono gli stessi compiti. Ogni organo ha un suo potere di decidere, potere più o meno
ampio.

Organi istituzionali

Gli organi istituzionali sono costituiti dalle persone che hanno fondato l'impresa, cioè l'imprenditore, se si
tratta di una impresa individuale, cioè fondata e gestita da una sola persona; oppure dalla assemblea dei soci,
cioè l'insieme di tutti i soci che costituiscono una società; oppure dal consiglio di amministrazione della
società.

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Il consiglio di amministrazione nelle società svolge di fatto il governo economico dell'impresa.

Gli organi istituzionali decidono sulle scelte principali di una impresa e cioè:

- La nascita e la cessazione dell'impresa;

- le attività da svolgere:

- i capitali da investire;

- le strategie da attuare;

- la nomina delle persone che fanno parte degli organi aziendali più elevati, cioè di quelli organi che dirigono
l'azienda.

Tutti questi organi svolgono il governo economico dell'impresa.

Organi direttivi

Gli organi direttivi sono quelli che emanano le direttive per gli organi operativi.

In particolare ci può essere una Direzione generale, che compie delle scelte che riguardano la produzione
generale di una impresa, tenendo conto della massima economia di risorse, cioè cura la efficienza delle
scelte.

Al di sotto della Direzione generale, vi possono essere una o più direzioni, separate in base al tipo di attività
come:

a) Direzione acquisti

b) Direzione produzione,

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c) Direzione vendite;

d) Direzione personale;

Gli organi direttivi hanno anche il compito di progettazione di ogni tipo di attività, curano lo sviluppo della
impresa, effettuano una gestione caratteristica dei vari processi produttivi, sempre tendendo conto dello
scopo della impresa e della economicità delle scelte.

Poiché a volte gli organi direttivi non hanno tutte le competenze necessarie di tutti i problemi produttivi,
nelle aziende medio-grandi vi sono degli esperti altamente qualificati, che fanno da supporto alle scelte degli
organi direzionali; l'organo di questi esperti si chiama staff ( parola inglese che significa appoggio,
assistente).

Lo staff è formato da esperti altamente qualificati in particolari settori aziendali; lo staff non impartisce
ordini agli organi operativi, né prende decisioni aziendali. Gli organi di staff, invece, aiutano gli organi
direttivi con attività di studio, di ricerca, di analisi dei problemi, e propongono soluzioni agli organi direttivi.

Dello staff fanno parte:

a) gli esperti di produzione, che consigliano su come organizzare l'attività produttiva;

b) gli esperti di pubbliche relazioni, che suggeriscono le attività di informazione e di promozione della
impresa, in modo da migliorare l'immagine della stessa;

c) gli esperti di marketing, cioè consigliano la combinazione giusta di processi produttivi e di distribuzione e
vendita del prodotto;

d) gli esperti di ricerca e sviluppo, che propongono le nuove soluzioni alternative o sostitutive di un prodotto
o dei nuovi prodotti;

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e) gli esperti di problemi finanziari, che propongono le modalità di approvvigionamento e gestione dei
capitali necessari all'impresa;

f) gli esperti di problemi legali, che trovano le soluzioni ai problemi connessi con le leggi dello Stato in cui si
trova l'azienda;

Organi operativi

Gli organi operativi sono formati da quelle persone che eseguono effettivamente le attività che ottengono i
prodotti o i servizi, che rappresentano lo scopo dell'azienda. Fanno parte degli organi operativi: gli operai che
costruiscono un prodotto, i magazzinieri che conservano i prodotti costruiti e curano gli approvvigionamenti
di materie prime, gli addetti alla manutenzione degli impianti e dei macchinari, gli impiegati che curano gli
acquisti e le vendite.

All'interno degli organi operativi vi sono alcune persone che fanno da capo tecnico o da capo ufficio, cioè
delle persone alle quali viene affidato un certo numero di operai o di impiegati, ai quali danno le istruzioni
materiali per realizzare il prodotto o il servizio che l'azienda vuole ottenere.

Questi capi vengono anche detti quadri intermedi o semplicemente quadri.

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Il quadro è quindi un operaio o un impiegato al quale viene affidato il compito e la responsabilità di
conseguire gli obiettivi aziendali, utilizzando allo scopo un certo numero di impiegati o di operai.

Le funzioni dell’impresa

L’azienda, come abbiamo visto più volte nello studio delle varie discipline economiche, non è altro che
un’organizzazione.

Un’organizzazione di beni, di persone, di capitali, di idee, di scelte..

La sua principale funzione è quella di generare ricchezza. Come si produce tale ricchezza? Attraverso
quella che è un’attività di livello economico.

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Dopo aver prodotto tale ricchezza però sorge il problema su come distribuirla! Ed è qui che emergono

quelli che sono i tre profili o le tre funzioni fondamentali di un’impresa:

- Funzione economica, che si occupa dell’impresa come un’organizzazione economica che soddisfa i
bisogni umani;

- Funzione sociale, che si occupa dell’impresa come un sistema sociale che distribuisce la ricchezza
creata;
- Funzione patrimoniale, che si occupa dell’impresa come una struttura patrimoniale fondata sul
capitale e sulla capacità imprenditoriale.

Si nota subito quella che è la complementarità tra le varie funzioni. Infatti, ognuna è importante per
l’altra e fondamentale poi per la continuità della stessa azienda.

Difatti un’azienda che non soddisfa i bisogni umani è un’organizzazione inutile, un’azienda che non
distribuisce la ricchezza creata tra i principali soggetti economici finisce poi per disgregarsi e, infine,
un’azienda che non riesce ad avere un profitto non ha nemmeno l’utilità ad esistere, in quanto quelli che
sono il capitale e la capacità imprenditoriale investiti in essa possono fruttare di più se impiegati in altra
maniera!

C’è da dire anche che tra i tre profili vi è un rapporto conflittuale. Infatti, talvolta, il privilegiare una
funzione anzichè un’altra subordina di conseguenza le restanti funzioni. Tali scelte derivano infine da
quelle che sono le aspettative e il “sapere rischiare” di un imprenditore.

Per concludere diciamo che le funzioni di un’azienda sono il sangue di essa, e sono suscettibili di
osservazione e di ordinazione soggettiva. Una è complementare all’altra e tutte insieme permettono
all’azienda di raggiungere quelli che sono i suoi obiettivi.

Come organizzare il centro benessere


Progettazione e organizzazione del centro benessere

Parlare oggi di centri benessere, SPA e beauty farm, significa affrontare un mondo in continua evoluzione.

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Un tempo queste strutture erano poche e si caratterizzavano come sistemi prevalentemente chiusi, dove
prevaleva l’aspetto tecnico e che potevano essere gestiti tranquillamente da una brava estetista capace di
organizzare e coordinare le attività interne del centro.

L’espansione del settore e la domanda crescente di servizi legati al benessere da parte di clienti esigenti e
attenti alle nuove tendenze impongono, attualmente, a chi vuole realizzare e gestire un centro benessere, un
nuovo modello organizzativo centrato sul cliente in cui prevale il fattore umano, psicologico e relazionale.

Alle figure tipiche di manager delle strutture per il benessere - SPA Manager e SPA Specialist - oggi si
richiede una specifica professionalità, competenza tecnica ed un’adeguata preparazione culturale per gestire
sistemi complessi quali sono diventati i centri benessere.
.

Il modello manageriale si è modificato e da quello classico, caratterizzato da gerarchie e stabilità, si è passati


ad una struttura dove prevalgono elasticità e flessibilità.

Il ruolo di direttore responsabile di un centro benessere esige l’attenzione - oltre che sulle funzioni classiche
richieste ad un manager del settore benessere: definizione delle strategie e delle procedure interne,
individuazione dei servizi e dei prodotti da offrire ai clienti, orientamento e coordinamento
dello staff tecnico, ecc. - anche su questioni legate alla costruzione di una comunità di clienti di lungo
periodo, alla creazione di un sistema di vendita flessibile in grado di adattarsi alle diverse tipologie di clienti
che frequentano SPA e beauty farm, all’introduzione di nuovi strumenti e di nuove tecnologie per la gestione
del centro benessere, all’inserimento di metodi in grado di misurare le performance degli operatori nelle
molteplici attività.

E’ un modello di direzione orientato allo sviluppo e alla collaborazione, più che sul comando gerarchico.

Fermo restando che non è semplice, in questo settore, definire rigidamente un modello di organizzazione,
posso dire, anche in base alle considerazioni già espresse, che la direzione di un centro benessere deve poter
contare su una squadra che comprende: l’assistente di direzione, receptionist e amministrativi, uno
staff tecnico composto da estetiste e da una capo estetista, da massoterapisti e da
massaggiatori esperti in tecniche olistiche, da un esperto fitness e da altri operatori del
benessere legati a servizi specifici.

Una figura che secondo me sta diventando importante, in un mercato sempre più competitivo come il nostro,
è quella del commerciale esterno dedicato alla promozione e alla vendita dei servizi del centro benessere.

Come dicevo all’inizio, tuttavia, questo è un settore in rapida e continua evoluzione: i ruoli e le funzioni

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cambiano velocemente; ad esempio nel caso di SPA Specialist o SPA Manager sempre più spesso vengono
richieste consulenze, da architetti e progettisti di centri benessere, per dare indicazioni utili alla
progettazione del centro benessere, questo perché l’apertura di un wellness center, di una SPA, di una beauty
farm, ma anche di un medio centro estetico, richiede investimenti notevoli ed è, pertanto, fondamentale
pianificare in anticipo funzioni, attività ed obiettivi da raggiungere.

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