Sei sulla pagina 1di 9

GABRIELE D’ANNUNZIO

È STATO UNO DEI PROTAGONISTI PIÙ IRREQUIETI E DISCUSSI DELLA CULTURA


E DEL COSTUME ITALIANO DALLA FINE DELL’OTTOCENTO FINO AGLI ANNI
TRENTA DEL NOVECENTO.
ESPONENTE DEL DECADENTISMO DI CUI SEGUE LA TENDENZA
DELL’ESTETISMO, ATTRIBUENDO AL MITO DELLA BELLEZZA ,DELL’ELEGANZA
E DELLA RAFFINATEZZA ALLA SUA IDEA DI ARTE
D'Annunzio cercò di trasferire il suo gusto estetizzante anche nella vita, coltivando l'eleganza e
indulgendo al gesto clamoroso.
Nell'opera di D'Annunzio la vita dell'autore e la letteratura non solo si rispecchiano, ma
l'esistenza privata diventa spettacolo per il pubblico, attirando sul poeta un interesse mai
raggiunto da nessun autore italiano precedente e contemporaneo.
Del resto, la modernità della sua sensibilità è provata da altri fatti: non solo D'Annunzio fu tra
i primi a interessarsi di cinema, ma molti si rivolsero a lui per battezzare prodotti commerciali
(la penna Aurora), grandi magazzini (la Rinascente) o per trovare un efficace pseudonimo alla
scrittrice Liala, fatti che denotano una precoce sensibilità "pubblicitaria".
D’ANNUNZIO AMAVA LA TECNOLOGIA E AVEVA FIDUCIA NEL PROGRESSO.
ERA UN PERSONAGGIO CONOSCIUTO E FAMOSO LE SUE OPERE ERANO
COMMERCIALI E LUI SAPEVA SEMPRE COME SODDISFARE I GUSTI DEL SUO
PUBBLICO
INFEDELE E DON GIOVANNI AMO’ MOLTE DONNE, ma importante fu la relazione con
la grande attrice di teatro Eleonora Duse che già era ricca e famosa quando conobbe il poeta-
combattente.Fu una realzione passionale e carica di tensioni che l’autore descrisse nel suo
romanzo: “ Il fuoco”.
ANCHE SE Si sposò molto giovane, dopo una fuga d'amore, ebbe una vita sentimentale
intensissima, costellata di numerose amanti.
Adorava circondarsi di raffinate opere d'arte e conduceva una vita dispendiosa che lo portò a
indebitarsi.
Proprio per sfuggire ai debiti si trasferì nel 1891 a Napoli, dove rimase fino al 1894 mantenendosi
soprattutto grazie alla collaborazione con il quotidiano della città, "Il Mattino".
VITA
Nasce a Pescara il 12 marzo 1863 primo figlio maschio dopo due femmine e destinato ad ereditare le
proprietà terriere del padre precoce, cresce proprio come principino coccolato e viziato. Compie i
primi studi a Pescara e nel 1874 entra al collegio Cicognini di Prato .
• Nel 1879 il padre finanziò la pubblicazione della sua prima raccolta poetica “Prime vere”
ottenendo un notevole successo
; qui inizia a farsi evidente sia l’imitazione di Carducci, sia già una propria ispirazione personale.
• Nel 1881 entra in contatto con gli ambienti giornalisti di Roma, dove si trasferisce e inizia
a collaborare con vari periodici, s’iscrive anche alla facoltà di Lettere, ma conducendo una
vita suntuosa, ricca di amori e avventure, non porta mai a termine gli studi. In breve tempo,
sfruttando il mercato librario e giornalistico, e orchestrando intorno alle sue opere
spettacolari iniziative pubblicitarie, il giovane D’Annunzio diviene figura di primo
piano della vita culturale e mondana romana.
Spinto dall’ansia d’ascesa sociale tipica del borghese di provincia, D’Annunzio fa leva sul
prestigio artistico per essere ammesso nel giro esclusivo delle case aristocratiche, infatti, riesce
addirittura a “compromettere” e sposare una giovane duchessina MARIA D’ARDUOIN con la
quale concepirà tre figli. Intanto però continua ad accumulare amanti e debiti, ma il suo non è
solo un semplice vizio ma si tratta di un aspetto importante della poetica dannunziana: il culto
dei begli oggetti.
• Nel 1889 pubblica il suo primo romanzo “Il Piacere” .
Con i tre romanzi
• "Giovanni Episcopo" (1891)
• "L'Innocente" (1892) e
• “il trionfo della morte” (1894)
mostra il passaggio da personaggi titanici e tuttavia perdenti,all’eroe superuomo.
D’Annunzio scopre la filosofia di Nietzsche e le sue tesi sul
SUPERUOMO UN UOMO ATTIVO DINAMICO, CHE NON ACCETTA LE REGOLE MA
LE VUOLE CREARE, CHE FA DEL CORAGGIO LA SUA CARATTERISTICA PIU’
EVIDENTE, CHE VUOLE ESSERE AL CENTRO DELL’ATTENZIONE convincendosi della
necessità di agire e di incidere sul mondo reale; ritenendo necessario comunicare con la massa per
poterne indirizzare i gusti e le scelte di vita.
Per un breve periodo fu eletto alla Camera per la Destra, ma la sua presenza in parlamento sarà
ricordata con episodi clamorosi, poiché durante un dibattito passò teatralmente dai banchi
dell’estrema destra a quelli dell’estrema sinistra gridando come un uomo d’intelletto: vado verso la
vita.
Le raccolte poetiche maggiori sono del 1903:
con i primi tre libri (Maia, Elettra, Alcione) delle "Laudi del cielo del mare della terra e degli
eroi"
si sarebbero misurati i poeti italiani delle successive generazioni. Soprattutto nel primo libro
D'Annunzio, recuperando il mito greco, si autocelebra "poeta vate", eroe superomistico della
rinascita dell'umanità, in Alcyone), al quale appartengono le famosissime liriche
• "La sera fiesolana" e
• "La pioggia nel pineto",
viene ripreso il tema, già preannunciato nel "Canto novo", dell'immedesimazione panica del poeta
con la natura.
Dal 1898 visse a Settignano (Firenze) nella villa La Capponcina, vicina alla residenza di
un'ennesima donna amata, la celebre attrice ELEONORA DUSE, con la quale ebbe un'intensa
relazione rispecchiata senza molto pudore nel romanzo
• "Il Fuoco" (1900).
La vicinanza della Duse fece sì che D'Annunzio intensificasse l'attività teatrale:
durante la loro relazione scrisse
• nel 1899 "La città morta"
• "La Gioconda",
ma il meglio del suo teatro è costituito dalle tragedie
• "Francesca da Rimini" (1902),
• "La figlia di Jorio" (1904) e
• "La fiaccola sotto il moggio" (1905).
I creditori riuscirono a sequestrargli la villa e gli arredi, e per questo nel 1910 D'Annunzio emigrò
in volontario esilio in Francia, dove continuò a scrivere. Visse a Parigi quattro anni.
TORNATO IN ITALIA PRENDE POSIZIONE NELLA POLEMICA FRA NEUTRALISTI
ED INTERVENTISTI CON ACCESI DISCORSI
ALLO SCOPPIO DELLA GUERRA PUR NON PIU’ GIOVANE SI ARRUOLA COME
VOLONTARIO E SI DISTINGUE PER ALCUNI ATTI EROICI :
LA BEFFA DI BUCCARI
IL VOLO SU VIENNA
E DOPO LA FINE DELLA GUERRA INTRAPRENDE L’IMPRESA DI FIUME
Alla fine della guerra, nonostante la vittoria, D’Annunzio non nascose la sua delusione, a parer suo
e di altri, il governo italiano aveva svenduto la vittoria ottenuta con tanto sacrificio rinunciando a
Fiume ( IDEA DELLA VITTORIA MUTILATA), così con un gruppo legionari marciò su
Fiume, occupando la città e divenendo per un breve periodo governatore
.FERITO AD UN OCCHIO COMPONE
"Notturno" (ultimato nel 1921), opera di uno scrittore non più "magnifico" ma ripiegato su se
stesso.
Dal 1921 alla morte visse sul lago di Garda, a villa Cargnacco, trasformata progressivamente
NEL VITTORIALE, una sorta di monumento a se stesso e a futura memoria: il luogo più elevato
del parco ospita infatti il mausoleo che lo scrittore fece edificare per farvi riporre le proprie spoglie.
RAPPORTI CON IL FASCISMO
D’ANNUNZIO INIZIALMENTE appoggia con entusiasmo l’ascesa del fascismo al POTERE
CONDIVIDENDONE LE IDEE GRANDIOSE SCHIERANDOSI APERTAMENTE, MA
DOPO UN PRIMO MOMENTO D’ONERI E RICONOSCIMENTI, FU ISOLATO DA
MUSSOLINI,CHE NE TEMEVA LA FORTE PERSONALITÀ.
nel 1937 D'Annunzio, già famoso anche all'estero, fu nominato presidente dell'Accademia
d'Italia.
Il primo marzo 1938, immerso nella solitudine, muore per un’emorragia celebrale.
POETICA

Uno dei poeti e scrittori più importanti, famosi e amati della letteratura italiana, “il Vate” Gabriele
D’Annunzio. La sua poetica verte intorno a due concetti: l’estetismo e il superomismo. L’estetismo è
quella corrente di pensiero che si pone come obiettivo il raggiungimento e la celebrazione del Bello
e delle opere d’arte, intese nella loro perfezione formale e stilistica. L’arte per D’annunzio è come
la vita: non ci sono differenze tra ciò che l’artista vive e ciò che l’artista produce. L’estetismo culmina
nell’attenzione al piacere, nell’edonismo, che si concretizza sia nella produzione e nel godimento del
Bello e dell’Arte, sia nelle avventure erotiche. Inoltre la vita di Gabriele D’Annunzio è sempre stata
caratterizzata da esperienze fuori dagli schemi, basti citare l’impresa della presa di Fiume: infatti il
poeta abruzzese vuole vivere come un superuomo, diverso dagli altri uomini, contrario
all’omologazione borghese e ai ragionamenti comuni. Gabriele d'Annunzio è stato un poeta
estremamente versatile, che ha saputo e voluto sperimentare continuamente nel corso della sua vita.
Alla base di tutto, si deve cogliere in lui la volontà di stupire e di affascinare, Non si deve dimenticare,
infatti, che d'Annunzio è un uomo pubblico, il primo vero divo della società contemporanea: grande
fascino generò trai contemporanei la relazione con Eleonora Duse, una famosissima attrice di teatro
e poi di cinema muto. A di là dei sentimenti, che qui non importano, d'Annunzio impiegò la propria
relazione come oggetto d'arte, inserendone dapprima il mito all'interno dell'opera (l'Ermione de La
pioggia nel pineto non è altri che la Duse) ma sfruttandolo poi anche nella costruzione della propria
leggenda. Nel suo studio del Vittoriale, sul lago di Garda, conservava un busto della Duse, che era
solito coprire quando scriveva per non essere turbato dalla sua bellezza. L'episodio è significativo di
un modo di intendere la scrittura; del resto, per comprendere fino in fondo l'autore, è necessario
esplorarlo anche attraverso i suoi oggetti, le sue vicende e l'immagine che egli desiderava costruire
di sé. L'estetismo nella poesia di d'Annunzio
Proprio l'estetismo è probabilmente il termine chiave per comprendere il nocciolo centrale della sua
poesia. Per d'Annunzio il verso è tutto: nel verso si esprime l'essenza della poesia, che è
primariamente suono, melodia, musica, catena di significanti che comunicano direttamente all'anima
i significati più profondi. L'arte è il valore supremo a cui ambire; è la risposta alla volgarità del mondo
borghese, che d'Annunzio disprezza.

OPERE- LE LAUDI

Le Laudi del Cielo, del Mare, della Terra e degli Eroi sono le raccolte poetiche della maturità di
D’Annunzio e furono progettate, in seguito al viaggio in Grecia del poeta nel 1895, nel 1899. Secondo
il progetto iniziale dello scrittore le liriche dovevano essere divise in sette libri, quante sono le
Pleiadi (Maia, Elettra, Alcione, Merope, Asterope, Taigete e Celeno), ma D'Annunzio riuscì a
comporne solo cinque: Maia, Elettra, Alcione (1903), Merope (1912) e i Canti della guerra latina
(1914-1918).

La pioggia nel pineto ( Dalle Laudi- Alcyone)

1. Taci. Su le soglie
2. del bosco non odo
3. parole che dici
4. umane; ma odo
5. parole più nuove
6. che parlano gocciole e foglie
7. lontane.
8. Ascolta. Piove
9. dalle nuvole sparse.
10. Piove su le tamerici
11. salmastre ed arse,
12. piove su i pini
13. scagliosi ed irti,
14. piove su i mirti
15. divini,
16. su le ginestre fulgenti
17. di fiori accolti,
18. su i ginepri folti
19. di coccole aulenti,
20. piove su i nostri vólti
21. silvani,
22. piove su le nostre mani
23. ignude,
24. su i nostri vestimenti
25. leggieri,
26. su i freschi pensieri
27. che l’anima schiude
28. novella,
29. su la favola bella
30. che ieri
31. t’illuse, che oggi m’illude,
32. o Ermione.

33. Odi? La pioggia cade


34. su la solitaria
35. verdura
36. con un crepitìo che dura
37. e varia nell’aria
38. secondo le fronde
39. più rade, men rade.
40. Ascolta. Risponde
41. al pianto il canto
42. delle cicale
43. che il pianto australe
44. non impaura,
45. né il ciel cinerino.
46. E il pino
47. ha un suono, e il mirto
48. altro suono, e il ginepro
49. altro ancóra, stromenti
50. diversi
51. sotto innumerevoli dita.
52. E immersi
53. noi siam nello spirto
54. silvestre,
55. d’arborea vita viventi;
56. e il tuo vólto ebro
57. è molle di pioggia
58. come una foglia,
59. e le tue chiome
60. auliscono come
61. le chiare ginestre,
62. o creatura terrestre
63. che hai nome
64. Ermione.

65. Ascolta, ascolta. L’accordo


66. delle aeree cicale
67. a poco a poco
68. più sordo
69. si fa sotto il pianto
70. che cresce;
71. ma un canto vi si mesce
72. più roco
73. che di laggiù sale,
74. dall’umida ombra remota.
75. Più sordo, e più fioco
76. s’allenta, si spegne.
77. Sola una nota
78. ancor trema, si spegne,
79. risorge, trema, si spegne.
80. Non s’ode voce dal mare.
81. Or s’ode su tutta la fronda
82. crosciare
83. l’argentea pioggia
84. che monda,
85. il croscio che varia
86. secondo la fronda
87. più folta, men folta.
88. Ascolta.
89. La figlia dell’aria
90. è muta; ma la figlia
91. del limo lontana,
92. la rana,
93. canta nell’ombra più fonda,
94. chi sa dove, chi sa dove!
95. E piove su le tue ciglia,
96. Ermione.

97. Piove su le tue ciglia nere


98. sì che par tu pianga
99. ma di piacere; non bianca
100. ma quasi fatta virente,
101. par da scorza tu esca.
102. E tutta la vita è in noi fresca
103. aulente,
104. il cuor nel petto è come pèsca
105. intatta,
106. tra le pàlpebre gli occhi
107. son come polle tra l’erbe,
108. i denti negli alvèoli
109. son come mandorle acerbe.
110. E andiam di fratta in fratta,
111. or congiunti or disciolti
112. (e il verde vigor rude
113. ci allaccia i mallèoli
114. c’intrica i ginocchi)
115. chi sa dove, chi sa dove!
116. E piove su i nostri vólti
117. silvani,
118. piove su le nostre mani
119. ignude,
120. su i nostri vestimenti
121. leggieri,
122. su i freschi pensieri
123. che l’anima schiude
124. novella,
125. su la favola bella
126. che ieri
127. m’illuse, che oggi t’illude,
128. o Ermione.

Figure Retoriche

• Enjambements
• Anafore vv. 8, 40, 65, 88: “Ascolta”;
vv. 8, 10, 14, 20, 22, 95, 97, 116, 118: “piove”;

RIME INTERNE umane, lontane; canto, pianto; dita, vita.

CONSONANZE secondo...fronde. PERSONIFICAZIONE della natura

ALLITERAZIONE piove...pini...ginestre...ginepri.

ENJAMBEMENTS(Numerosi)
SIMILITUDINE è molle di pioggia come una foglia.

ONOMATOPEE salmestre ed arse; fulgenti; coccole; crepitìo; croscio

Commento

La poesia La pioggia nel pineto viene composta dal poeta a cavallo fra il luglio e l’agosto del
1902, ed appartiene alla sezione centrale di Alcyone (il terzo libro delle Laudi, uscito alla fine
del 1903, e composto dal poeta tra il 1899 e il 1903). La raccolta è costituita da una serie di liriche
che rappresentano «un susseguirsi di laudi celebrative della natura – e soprattutto dell’estate, dal
rigoglioso giugno al malinconico settembre – nella quale il poeta si immerge mirando a realizzare
una fusione panica: a sprofondare e a confondersi con tutto – mare, alberi, luci, colori – in un
sempre rinnovato processo di metamorfosi che si risolve in un ampliarsi della dimensione umana».1
Sono lodi che celebrano la natura osservata in una vacanza ideale, che inizia a fine primavera nelle
colline di Fiesole e termina a settembre sulle coste della Versilia.
Il poeta racconta in versi come avviene la fusione dell’uomo con la natura.

La lirica più nota e più rappresentativa della raccolta è La pioggia nel pineto, leggendo la quale
riusciamo a capire come l’uomo entri in simbiosi con la natura, sottoponendosi a un processo di
naturalizzazione, e come la natura subisca a sua volta un processo di antropomorfizzazione.
Il poeta e la sua compagna entrano in empatia con la natura e arrivano a condividerne la sua anima
segreta: D’Annunzio contempla la metamorfosi delle cose e la sua compagna si trasforma in fiore,
pianta, frutto, mentre la pioggia cade.

La poesia inizia con un punto fermo dopo l’imperativo Taci (v.1), che indica un momento di
preparazione e di attesa. Il poeta esorta la sua compagna a restare in silenzio, al fine di ascoltare con
la dovuta attenzione i suoni (le parole più nuove) emessi dalla natura: le parole sussurrate da gocce
e foglie lontane, avvertite sin dalle soglie del bosco.Sta piovendo e la pioggia altro non è che una
manifestazione della natura, che avvolge e riveste tutto.

Il poeta invita più volte la sua compagna ad ascoltare (v. 8: Ascolta; v. 33: Odi?; v. 40: Ascolta;
v. 65: Ascolta, ascolta; v. 88: Ascolta) la musicalità della pioggia e i suoni emessi dalla natura. Alla
donna in questione viene attribuito il nome di Ermione, il nome della figlia di Elena e Menelao
della mitologia greca con il quale il poeta, probabilmente, si riferisce a Eleonora Duse .

Il processo di naturalizzazione e di metamorfosi viene messo in atto sin dai primi versi della
lirica, in cui vengono elencati diversi tipi di piante e di fiori, al fine di creare una premessa per la
fusione tra gli uomini e la natura che viene esplicitata già nei versi 20-21, attraverso i quali si nota
che i volti del poeta e di Ermione sono diventati silvani, permettendo ad entrambi di trasformarsi in
creature silvestri, dello stesso colore e quasi della stessa sostanza del bosco. Successivamente la
donna è paragonata agli elementi della natura: il suo volto è come una foglia (vv. 56-58) e i suoi
capelli emanano lo stesso profumo delle ginestre (vv. 59- 61: le chiome come le ginestre).
Gradualmente, arrivano entrambi a fondersi con la natura e a sentirsi parte di essa, tanto è che il
poeta, attraverso l’uso delle similitudini, mostra come la donna sembri aver assunto l’aspetto di una
pianta verdeggiante e sembri uscita dalla corteccia di un albero come una ninfa (vv. 99-101), il suo
cuore sembri vivere di una nuova vita e sia simile al frutto della pèsca (vv. 104-105) e mostra come
persino gli occhi (vv. 106-107) e i denti (vv. 108-109) si trasformino e rendano esplicito il senso
d’immedesimazione delle due creature umane nella vita del bosco.

D’Annunzio descrive minuziosamente il temporale estivo e lo rende estremamente musicale,


attraverso l’uso di onomatopee e di un lessico particolare, ma non si limita a registrare il semplice
cadere della pioggia al livello più esterno, ma mette in evidenza, in particolare, la metamorfosi
panica sulla quale si basa tutta la lirica: la trasformazione sua e della sua compagna in elementi
vegetali e arborei, via via che riescono a fondersi con la natura. La pioggia nel pineto colpisce,
infatti, per il tema panico-metaforico, per la trasformazione vegetale del poeta e di Ermione.
Il termine panismo deriva da Pan (dio greco della natura, per metà uomo e per metà
caprone) e si riferisce all’identificazione dell’uomo con la natura, con la vita vegetale.
Attraverso i versi 53-55, il poeta ci fa capire che la metamorfosi è ormai al suo culmine:

Un altro tema molto importante della lirica è quello dell’amore, in quanto il poeta parlando
della pioggia estiva refrigerante sottolinea come questa rigeneri non solo la natura, ma rinvigorisca
anche l’anima dei due innamorati, i quali continuano ad abbandonarsi alla forza dei sentimenti e
dell’amore, ma con la consapevolezza che si tratti soltanto di una favola bella (v. 29) che li ha illusi
in passato e continua ad illuderli (vv. 29-32).

Colpisce, inoltre, la musicalità che caratterizza l’intera lirica e che è ottenuta attraverso la
frantumazione del verso e il ricorso alle rime interne e alle assonanze.C’è un vero e proprio studio
del poeta, un virtuosismo basato anche sul principio della ripetizione, che provoca degli effetti
ritmico-musicali particolarmente interessanti. Il poeta tende ad imitare i suoni della pioggia e a
inventare delle vere e proprie melodie: il poeta trasforma le sue parole in musica, utilizzando un
lessico piuttosto ricercato, dimostrando di aver fatto suoi gli insegnamenti dei Simbolisti francesi

Il piacere romanzo di G. D’Annunzio

Scritto nel 1888 e pubblicato nel 1889 presso l’editore Treves, Il Piacere è uno dei più celebri
romanzi scritti da Gabriele D’Annunzio. Questo romanzo sconvolse la letteratura dell’Ottocento
italiano perché inaugurò un nuovo tipo di prosa: quella decadente-esteta di derivazione francese.
D’Annunzio si pose in un panorama verista e realista rompendo tutti gli schemi e proponendo una
nuova letteratura basata sulla sensualità e la decadenza.
Egli fu una grande figura umana, ultimo discendente di una grande razza di intellettuali. Coltivava
la passione, la cura per il bello e per le cose belle, l’arte in tutte le sue forme, le belle donne,
seguendo la moda francese dell’estetismo. Sicuramente si contraddistinse tra gli intellettuali italiani
per la sua condotta scandalosa, e creò intorno a sé molti ammiratori.
Il romanzo Il Piacere fa parte di una trilogia che include anche L’innocente e Il trionfo della morte,
i cosiddetti Romanzi della rosa. L’opera narra la storia della vita di Andrea Sperelli, intellettuale
creato sul riflesso della fisionomia dannunziana di uomo, che ritornerà spesso nei suoi
romanzi. Andrea è un giovane aristocratico, annoiato della vita, amante dell’arte, che vive in una
sorta di casa museo. Così come ama l’arte, adora anche le donne.
Il romanzo inizia quando Andrea aspetta a casa sua la ex amante Elena Muti e ripercorre con la
mente tutta la loro storia ed anche la sua vita. Viene ferito in un duello mentre tenta di corteggiare
un’altra nobildonna e nel corso della convalescenza, nella villa di Schifanoja sul mare, conosce
un’altra donna che gli ruba il cuore: Maria Ferres, moglie di un diplomatico sudamericano. Si
divide così tra due donne e due amori, ma nel corso di una notte di passione con Maria pronuncia il
nome di Elena. Maria così lo lascia, abbandonando anche la sua casa dove era andata a vivere.
Finisce così il romanzo, con una piena tonalità decadente.
Il protagonista è un esteta, come Dorian Gray di Oscar Wilde, che vive la sua vita come se fosse
un’opera d’arte. Si propone come classico dandy anche se dentro di sé ha vissuto con molta
sofferenza il periodo dell’infanzia. Conquistare le donne è per lui un’arte più che un piacere. Alla
fine però incarna un personaggio fallimentare perché vuoto e disinteressato, in piena linea con la
crisi dei valori del periodo. Non si tratta di un personaggio autentico come quelli veristi, ma finto e
costruito ad hoc. Il piacere è in realtà l’arte stessa, vista come momento di elevazione sociale e
modo per affinare i sensi.