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7/5/2018 Redazionale: PARLIAMO DI SCULTURA E DI UN GRANDE ARTISTA E DOCENTE: ALIK CAVALIERE Ex docenti: MINO CERETTI DAVIDE BEN…

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Redazionale:
PARLIAMO DI SCULTURA E DI UN
GRANDE ARTISTA E DOCENTE:
ALIK CAVALIERE

Ex docenti:
MINO CERETTI
DAVIDE BENATI
RAFFAELE DE GRADA
ROBERTO SANESI

Docenti:
LUCIANO MASSARI
NICOLA SALVATORE
PAOLO LAUDISA

Accademia di Roma:
TTICA, RECENSIO NI, MO STRE, NO VITÀ. ANNO 2010 - N°7 - EURO 6,00

GERARDO LORUSSO
ROMACCADEMIA:
“Un secolo d’arte da Sartorio a Scialoja”

Accademia di Napoli:
PREMIO NAZIONALE DELLE ARTI

Accademia di Foggia:
PIERO DI TERLIZZI

Accademia di Macerata:
DIPLOMA ACCADEMICO A
ENZO CUCCHI

XXX ANNIVERSARIO DELLA N.A.B.A.


ELISABETTA GALASSO

Ex studenti:
ENRICA BORGHI

Fondazione Maimeri:

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GIANNI MAIMERI
TRIMESTRALE DELLE ACCADEMIE DI BELLE ARTI, IDEE, TESTIMO NIANZE, PRO GETTI, DIDA

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REDAZI ONALE
Dis truggere l’Accademia di Brera
Redazionale:
Intervis ta a C’É UN’I TALI A ROVESCI ATA CHE..
MI CHELANGELO PI STOLETTO
La s ua es perienza all’Accademia di Vienna M aes tri s torici:
LUCI ANO FABRO
Intervis ta a
DANI LO ECCHER Tes timonianze:
Direttore della GAM di Torino GI ANNI CARAVAGGI O
PI ETRO COLETTA
Intervis ta a HI DETOSHI NAGASAWA
ENZO I NDACO
Pres idente dell’Accademia di Catania Sulla Scultura:
ACHI LLE BONI TO OLI VA
PREMI O NAZI ONALE DELLE ARTI
Accademia di Catania Patrimonio s torico:
LA PI NACOTECA ALBERTI NA
Intervis ta a DI TORI NO
MARTI NA CORGNATI
Docente all’Accademia Albertina di Torino N.A.B.A. MI LANO
Intervis ta a L.A.B.A. BRESCI A
NI COLA MARI A MARTI NO
Artis ta e Direttore dell’Accademia di Sas s ari Docenti:
GI ULI O DE MI TRI
Intervis ta a GABRI ELE DI MATTEO
ALESSANDRO GUERRI ERO BARBARA TOSI
Des igner e Pres idente della NABA, M ilano
Sul Res tauro:
UNI CREDI T & ART DUI LI O TANCHI S
L’es perienza con l’Accademia Albertina
Fondazione M aimeri:
Una mos tra TRATTATO SULLA PI TTURA
GI USEPPE MARANI ELLO
Ex s tudenti dell’Accademia di Roma
Ex s tudenti TRI MESTRALE DELLE ACCADEMI E DI BELLE ARTI , I DEE, TESTI MONI ANZE, PROGETTI , DI DATTI CA, RECENSI ONI , MOSTRE, NOVI TÀ. ANNO 2010 - N° 4 - EURO 6,00
MI CHELE GI ANGRANDE
Recens ioni
TRI MESTRALE DELLE ACCADEMI E DI BELLE ARTI , I DEE, TESTI MONI ANZE, PROGETTI , DI DATTI CA, RECENSI ONI , MOSTRE, NOVI TÀ.

Redazionale:
Redazionale: PARLI AMO DI SCULTURA E DI UN
ECCO LA NUOVA GRANDE ARTI STA E DOCENTE:
ACCADEMI A DI BRERA! ALI K CAVALI ERE
M aes tri s torici: Ex docenti:
TOTI SCI ALOJA
MI NO CERETTI
Tes timonianze: DAVI DE BENATI
EUGENI O CARLOMAGNO RAFFAELE DE GRADA
ROBERTO SANESI
ALBANO MORANDI
BRUNO CECCOBELLI
MARCO TI RELLI Docenti:
LUCI ANO MASSARI
Docenti artis ti: NI COLA SALVATORE
PAOLO ROSA PAOLO LAUDI SA
TULLI O BRUNONE
GABRI ELE GI ROMELLA Accademia di Roma:
RADU DRAGOMI RESCU GERARDO LORUSSO
MARCELLO CI NQUE ROMACCADEMI A:
“Un s ecolo d’arte da Sartorio
Accademia di Sas s ari: a Scialoja”
ANTONI O BI SACCI A
Accademia di Napoli:
Accademia di Bari: PREMI O NAZI ONALE DELLE ARTI
PRE-VI SI ONI
Accademia di Foggia:
Ex s tudenti: PI ERO DI TERLI ZZI
MOI RA RI CCI
Accademia di M acerata:
Ex docenti: DI PLOMA ACCADEMI CO A
GUI DO BALLO ENZO CUCCHI
Fondazione M aimeri:
GI ANNI MAI MERI XXX ANNI VERSARI O DELLA N.A.B.A.
ELI SABETTA GALASSO
Recens ioni
Ex s tudenti:
ENRI CA BORGHI
Fondazione M aimeri:
TRI MESTRALE DELLE ACCADEMI E DI BELLE ARTI , I DEE, TESTI MONI ANZE, PROGETTI , DI DATTI CA, RECENSI ONI , MOSTRE, NOVI TÀ.

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Sommario ragionato
di Elisabetta Longari

L’ultimo numero del secondo anno di vita presso l’Accademia di Napoli, mentre
della rivista è dedicato specialmente alla ricorre il cinquantenario dell’Accademia
scultura, a partire dall’omaggio ad Alik di Lecce e si saluta il nuovo direttore
Cavaliere, uno degli artisti più esuberanti dell’Accademia di Foggia.
e generosi che Milano ha avuto la fortuna Per Academy è tempo di bilanci, e
di ospitare, esuberante e generoso tanto credo che potrei essere difficilmente
dal punto di vista del flusso creativo smentita se affermassi che il segno +
quanto da quello del pensiero sull’arte, la ne caratterizza la crescita e lo sviluppo
cultura, la vita. dal primo numero a questo; anche se
Due le interviste agli ex docenti: Mino ovviamente siamo coscienti del fatto che
Ceretti e Davide Benati, mentre si ricorda molti aspetti possono essere potenziati:
Raffaellino De Grada, scomparso di ad esempio ci auguriamo di continuare ad
recente, e si documenta il lavoro di Enrica ampliare le collaborazioni estendendole
Borghi come ex allieva. Il numero segnala anche all’estero. Confrontarsi con altre
importanti iniziative di diverse accademie, realtà internazionali sarebbe essenziale
tra cui la grande mostra al Vittoriale che in questo momento così difficile per la
ripercorre la storia dell’Accademia di scuola italiana in generale e per il nostro
Roma attraverso i lavori dei suoi docenti, comparto in particolare.
la Biennale di Scultura di Carrara, il
premio Nazionale delle Arti tenuto

Iniziativa editoriale adottata come progetto dall’Accademia di Brera

A A DEMY OF FINE ARTS

1
ACADEMY OF FINE ARTS
Iscritto al T ribunale di T rani
SOMMARIO
n.3/09
Fondato da Gaetano Grillo 02 Redazionale di Gaetano Grillo

NUMERO 7 dicembre 2010 04 Sulla Scultura

SEDE 08 Biennale Internazionale della Scultura, Carrara


Viale Stelvio, 66
20159 Milano 12 Maestri storici: Alik Cavaliere
tel. 02 87388250
fax 02 6072609 22 Ex docenti: Mino Ceretti
red.academy@tiscali.it
26 Ex docenti: Davide Benati
DIRETTORE RESPONSABILE
Claudio Cugusi 30 Docenti: Nicola Salvatore
utte le collaborazioni
*T si intendono a titolo gratuito
DIRETTORE 34 Docenti: Paolo Laudisa
Gaetano Grillo
HANNO COLLABORATO* 38 Accademia di Roma
VICE- DIRETTORE
Elisabetta Longari 44 Accademia di Napoli, PNA
Bellini Rolando
Campi Tiziana
REDAZIONE 48 N.A.B.A., Milano
Cassese Giovanna
Gaetano Grillo
Elisabetta Longari Cerritelli Claudio
50 Accademia di Foggia
Alessandro Gioiello Ciavoliello Giulio
Coletta Pietro 51 Accademia di Macerata
GRAFICA E PUBBLICITÀ Del Guercio Andrea B.
Marcella Renna Di Gennaro Pino 52 Ex studenti: Enrica Borghi
3397880296 Di Stefano Massimo
Facchini Federica etc..
EDITRICE
Ferrari Vincenzo
L’IMMAGINE SRL
Galasso Elisabetta
Zona Industriale Lotto B/12
70056 Molfetta (Ba) Italy Galbusera Renato
Massari Luciano
FOTOLITO E STAMPA Notte Riccardo
L’IMMAGINE AZIENDA GRAFICA SRL Passerini Silvia
Via Antichi Pastifici Lotto B/12 - Z.I. Pizzi Stefano
70056 Molfetta (Ba) Italy Pontiggia Elena
In copertina:
Provezza Melissa
tel. +39.0803381123 Alik Cavaliere
Pulejo Raffaella
fax +39.0803381251
Saccomandi Monica
www.limmagine.net Varga Miklos N.
info@limmagine.net Zocchi Francesca Albero per Adriana, 1970, bronzo, cm 195x87x67

L’UNICA RIVISTA PERIO DICA RIVO LTA ALLE ACCADEMIE DI BELLE ARTI, AI DO CENTI, AGLI STUDENTI E A TUTTI GLI O PERATO RI DEL SETTO RE.

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Foto Ranuccio Bastoni

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Parliamo
di Scultura
e di un grande
artista e
docente
ancora
sottovalutato:
Alik Cavaliere.

Di Gaetano Grillo
2
Nel novembre del 1970, all’età di diciotto anni, sono partito dalla rimontare le idee con un’inquietudine straordinaria che per noi giovani
Puglia per venire a studiare Pittura alla mitica Accademia di Brera, era una palestra di esercizio dialettico veramente formativo.
avevo in tasca una lettera di presentazione che l’editore barese Vito La nostra aula era frequentata spesso da Arturo Schwarz, Emilio
Macinagrossa mi aveva dato per il direttore dell’epoca, Domenico T adini, Enrico Baj, Gianni Colombo, Luigi Pestalozza, Francesco
Purificato. Al mattino sono entrato nella sua aula ma il maestro non Leonetti, Dario Fo, Luigi Veronesi, Roberto Sanesi, Mauro Staccioli,
c’era, c’erano però tanti studenti che dipingevano come lui, figure Giangiacomo Spadari e Antonio Paradiso; oltre a noi allievi, come ad
dalle carni flaccide con colori sporchi, quadri che mi avevano fatto esempio Michele Zaza, Pietro Coletta, Pino Di Gennaro, anche altri
inorridire. Mi hanno detto: il maestro è molto occupato in direzione, è studenti iscritti a Pittura, quali Stefano Pizzi, Italo Bressan, Renato
lì che devi andare per cercare di parlare con lui! Galbusera ecc., convergevano lì da Alik perché in quegli anni, a
Ho superato la porta di vetro (che ancora c’è) e mi sono messo in Brera, era quello il luogo del rinnovamento. La povera modella
coda per entrare nell’ufficio del Direttore, la solita porta a destra. (Susy) si era rassegnata a essere ignorata e passava le sue giornate
Vedevo entrare e uscire questuanti indaffarati e dopo un’ora è apparso inutilmente distesa sul materasso, il bidello (Salvatore, di Matera)
sull’uscio lui, Purificato, vestito elegante, da notabile, avvocato, arrotondava il suo stipendio vendicchiando nel quartiere i nostri
politico, elargiva sorrisi e pacche sulle spalle; in un attimo ho capito disegni avuti in cambio di un sacco di gesso scagliola. Molti artisti e
che con quell’uomo io non volevo averci nulla a che fare, era arrivato anche molti studenti abitavano allora nel quartiere di Brera, si andava
il mio turno ma sono andato via portandomi in tasca quella lettera che al Giamaica, a mangiare alla Libera, c’erano molte più gallerie d’arte
non ho mai presentato e che posseggo ancora. di ora e intorno all’Accademia si respirava un fermento e un’energia
Avrei potuto iscrivermi alla Scuola di Pittura di Domenico Cantatore fantastica.
perché era di origine pugliese come me, sono entrato nella sua aula Erano arrivati gli artisti del Nouveau Réalism, Jean T inguely, Martial
ma anche lì gli studenti replicavano odalische sdraiate sotto corpulenti Raysse, Daniel Spoerri, Christo, guidati da Pierre Restany, Mimmo
alberi di ulivo e nulla poteva allora il suo giovane assistente Gottardo Rotella aveva fatto un grandissimo decollage su una parete diroccata
Ortelli. di fronte alla Chiesa di S. Carpoforo, le trattorie erano piene zeppe di
Deluso dall’epigonismo diffuso, mi sono affacciato nell’aula di quadri e disegni, in via Fiori Chiari ci si sentiva al centro del mondo.
Scultura che era stata di Marino Marini e che da un paio di anni, dopo T utto stava cambiando, la società e il mondo della cultura erano in
una breve parentesi di Lorenzo Pepe, era passata ad Alik Cavaliere; continua trasformazione, ogni mostra apriva nuovi orizzonti visivi,
di lui come artista non sapevo nulla ma in giro si diceva un gran bene ogni inaugurazione era una sorpresa, c’era un dibattito incredibile e
e soprattutto che la sua didattica era aperta a molti linguaggi, anche voglia di mettersi in gioco.

redazionale
alla pittura, tanto che quasi per paradosso il suo assistente, Mino Alik ci parlava di Duchamp (che aveva conosciuto), ci spronava
Ceretti, era un pittore; decisi dunque di iscrivermi al suo Corso (allora a intervenire nel tessuto urbano (avevamo fatto degli interventi
si chiamava “ Scuola di Scultura”). per strada) a discutere dei nostri progetti, a lavorare in gruppo, a
Ho sentito in quel luogo una straordinaria energia stimolante, Alik ci frammentare le cose per ricomporre i frammenti con un altro ordine;
aveva riuniti intorno a un tavolo per parlare di arte e sociologia dell’arte, ci insegnava a ribaltare i punti di vista, a sconfinare fra linguaggi
erano tempi in cui l’attenzione al ruolo dell’artista nella società era diversi, a documentarci.Quei magnifici anni ’70 a Brera e a Milano in
molto forte, il ’68 appena passato e Brera era infuocata politicamente, generale, sono oggi come un sogno e Alik Cavaliere insieme a Mino
occupata dagli studenti per rivendicare la sua identità universitaria. Ceretti è stato per noi il riferimento per antonomasia, la loro attenzione
Alik aveva abbattuto le barriere del rapporto allievo-maestro, era un verso noi giovani allievi era davvero straordinaria, io stesso devo a
compagno nel senso comunista e nel senso umano; si parlava di arte loro la mia prima mostra personale alla Galleria Solferino di Milano
tutto il giorno con quella sua spasmodica propensione a smontare e nel 1974, furono loro a propormi.

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Ero andato volontariamente ad aiutare Alik durante l’allestimento Sono stato recentemente a Carrara, nelle cave
della sua bellissima installazione alla Biennale di Venezia, Mino
Ceretti era venuto a trovarmi in Puglia, c’era un entusiasmo in tutto
di Michelangelo, accompagnato da quella roccia di uomo
chiamato Barattini e da quell’appassionato scultore chiamato
ciò che si faceva e Milano era bellissima, vivace, attenta.
Massari; visitare con loro quei luoghi è un’esperienza assolutamente
La scultura per Alik era gioco, ironia, scenografia, spettacolo, teatro,
straordinaria così come lo è attraversare il percorso della scultura
racconto, installazione, filosofia, scienza, poesia, colore, pittura,
“ statuaria” dalla montagna, al blocco di marmo segato, alla levigatura
disegno, materiali e gioia di sperimentare. Questo ci ha insegnato!
del finito. La bottega con i suoi segreti tecnici, con lo spessore delle
Alik ha svecchiato la scultura retorica e novecentista e ha aperto
esperienze tramandate da generazioni, la sensibilità affinata nella
una dimensione nuova dalla quale penso sia partita la vitalità della
polvere e nei gomiti, è ancora oggi fonte di grande fascino e trasporto.
scultura in Italia negli ultimi quattro decenni.
Viene subito voglia di mettersi a lavorare.
Per me, che venivo a Milano dalla Puglia, con il mio amore per Pino
Infatti artisti da tutto il mondo si recano a Carrara per realizzare le

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Pascali, la Scuola di Scultura di Cavaliere è stata la conferma di loro opere con il marmo estratto dalle Cave Michelangelo e con
quel percorso artistico che ha fatto dello sconfinamento dei linguaggi
l’ausilio dell’esperienza che Luciano Massari mette a disposizione
una modalità fertile di contaminazione, che ha visto nell’ironia, nella
nello Studio d’Arte Cave Michelangelo.
dissacrazione e nel gioco il riscatto di un’Italia culturalmente depressa
La scultura contemporanea, che per molto tempo ha privilegiato
dal fascismo.
materiali poveri, precari, fragili e deperibili, sembra oggi riscoprire la
Se guardiamo i lavori realizzati da Alik nei primissimi anni ’60 possiamo
bellezza del marmo, la classicità dei materiali nobili e duraturi come
trovare i germi dell’Arte Povera, possiamo facilmente capire che il
il bronzo.
suo lavoro può essere considerato il collegamento della generazione
Nella mostra curata dal nostro collega Marco Meneguzzo alla
fra quella di Lucio Fontana e appunto quella dell’Arte Povera.
Fondazione Arnaldo Pomodoro di Milano, persino Vanessa Beecroft
Al contrario di Fontana e degli artisti dell’Arte Povera, Alik non era
propone un’opera realizzata con materiali e tecniche classiche, lo
un calcolatore, si divertiva moltissimo a “ inventare” e si annoiava
stesso Maurizio Cattelan in Piazza della Borsa a Milano e anche alla
a “ gestire” il suo lavoro, lo disturbava il “ potere”, lo disturbavano i
Biennale di Scultura di Carrara espone opere realizzate in marmo di
“ baroni”, lo disturbava il “ mercato”.
Carrara ma è altrettanto vero che Vanessa utilizza anche il disegno,
Pensava, rifletteva, scriveva ogni giorno (preziosissimi i suoi taccuini,
l’acquerello, il video, la performance, che Maurizio si serve anche di
così amorosamente rivalutati da sua moglie Adriana); alle strategie
tanti altri materiali e linguaggi.
del sistema artistico preferiva la freschezza dei giovani di Brera, le
L’arte “ contemporanea” (mi disturba questo termine), preferisco
oche del suo cortile, i lunghi pomeriggi a lavorare a quattro mani
dire l’arte, oggi, si esprime senza gerarchie rigide e con molta
con Vincenzo Ferrari. Alik amava l’arte, molto meno il sistema
libertà, mobilità, capacità di entrare e uscire dai percorsi specifici.
dell’arte e l’idea di successo che invece sembra essere oggi la prima
L’arte, oggi, è pittura, scultura, decorazione, scenografia, grafica,
preoccupazione degli artisti.
nuove tecnologie, filosofia, teatro, poesia, scrittura ma in un “ tutto
Cosa sono oggi la pittura e la scultura? Sono ancora sapèri separati
contaminato”.
e specifici oppure sono spesso una cosa unica? L’opera di Alik
Questo è l’insegnamento che io e molti come me abbiamo ereditato
Cavaliere risulta oggi così fresca, così in sintonia con il presente che
la risposta è semplice e immediata.
da Alik Cavaliere ed è giunto il momento che la sua opera sia 3
rivalutata dalla critica e dal
mercato dell’arte.
Alik sta saldando È giunto il momento di capire che
il tempo e la dedizione che Alik
ha dedicato all’insegnamento
in accademia, se da un lato è
stato un impedimento a un suo
più incisivo riconoscimento sulla
scena dell’arte, dall’altro è stata
una semina fertilissima che oggi,
a distanza di diversi anni dalla sua
scomparsa, gli viene riconosciuta
da tutta la nostra generazione.
Il lavoro coerente che Alik ha svolto
come artista e come docente
è stato intuitivo, rinnovatore e
lungimirante; una vera riforma
dovrebbe partire dal suo modello
redaziona
di Accademia. Quell’Accademia
per la quale si è speso tantissimo,
sovente incompreso e ostacolato
dagli stessi suoi colleghi.
Quell’Accademia che lui sognava
aperta ma allo stesso tempo legata
all’arte e alle sue dinamiche, non
certo eterogenea e creativa in
senso effimero.
La critica e il mercato dell’arte non
dovrebbero più trascurare una
figura d’artista così pregnante e
significativa.
Alik è stato una grande risorsa,
oggi è un altro motivo di orgoglio
dell’Accademia di Brera.

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La Scultura
dalle Cave Michelangelo a...

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Luciano Massari
L’esperienza di docente di scultura a Torino e di direttore dello
studio artistico “Cave Michelangelo” di Carrara.
A cura di Gaetano Grillo

Luciano, che cos’è la scultura? smaterializzazione della scultura sino all’atomizzazione dell’opera
E’ un’opera tridimensionale, solo tridimensionale, che ha un’energia intesa nella sua fisicità e invece ora stiamo riscoprendo la bellezza
in movimento fortemente in relazione ai materiali usati dall’artista che della forma e dei materiali di cui è composta; stiamo rivalutando
talvolta non sono neanche specifici e possono sconfinare in quelli i materiali durevoli che sono portatori di valori. Maurizio Cattelan
usati da altri linguaggi come la fotografia, il video ecc. La scultura ha sdoganato la presunta inattualità del marmo. Non è la stessa
implica molte pratiche, tecniche, soluzioni, coinvolge molti soggetti e cosa per l’opera “ boy with frog” di Carles Ray installata all’esterno
si sviluppa nello spazio fisico. di Punta della Dogana a Venezia, in quel caso il materiale è troppo
bianco e uniforme, è piatto e non attribuisce preziosità alla scultura;
In questo momento la scultura, con la sua storia millenaria non sembrerebbe marmo ma non lo è e la differenza è visibile all’occhio
può essere considerata un linguaggio obsoleto? Che senso esperto.
ha pensare ancora al marmo, alla monumentalità, alle tecniche
manuali, in un’epoca fortemente connotata dall’avvento delle A proposito di quell’opera di Ray è giusto parlare di scultura
tecnologie? oppure sarebbe meglio dire che si tratta della realizzazione
Io credo che stiamo invece assistendo alla rinascita della scultura tridimensionale di un’immagine, di un’idea?
intesa come linguaggio tradizionale, basti pensare all’utilizzo della Decisamente è un’immagine che mi rievoca anche il bambino
scultura da parte di grandi artisti come T ony Cragg, Jake e Dinos pesatore Gemito con tutto il sapore della scultura ottocentesca…

sulla scultura
Chapman, Murakami, Anish Kapoor, Antony Gormley, Maurizio
Cattelan o anche i più giovani artisti come Gianni Caravaggio ecc. Si ma il modellato non ha quella sensibilità che aveva la
tutti artisti che adoperano materiali diversi, da quelli tradizionali come scultura di Gemito, è un’esecuzione fredda e asettica, ecco
il marmo ad altri come le resine, gli acciai specchiati, il laser e via perché preferirei parlare di una realizzazione tridimensionale
dicendo. Direi però che di recente c’è proprio un forte recupero dei dell’immagine piuttosto che di una scultura sensibile e
materiali tradizionali della scultura, mi riferisco proprio al marmo o al partecipata, io la vedo piuttosto come un oggetto concettuale.
bronzo. Materiali che l’arte contemporanea aveva snobbato in favore Secondo me la scultura deve trasmettere un’energia, forse è più
di materiali più effimeri e che ora invece gli artisti stanno riscoprendo, forte l’immagine bidimensionale di quella scultura che la scultura
basti vedere le opere più recenti di Maurizio Cattelan. stessa; almeno secondo quello che io intendo per scultura.
Abbiamo assistito negli ultimi anni ad un forte e costante processo di Luciano tu sei una figura singolare nel panorama accademico

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Studio Artistico Cave Michelangelo, Carrara

italiano poiché oltre ad essere docente di scultura all’Accademia soli dodici anni come garzone e ha realizzato nel tempo, da solo,
Albertina di Torino sei uno scultore dotato di grande competenza
tecnica specifica che metti anche a servizio di altri artisti per
un’attività imprenditoriale straordinaria.
E’ una persona molto sensibile e vicina all’arte, ha capito che bisognava
sulla scul
realizzare le loro opere attraverso lo studio-laboratorio di Cave fare qualcosa di più e ha accolto la mia proposta di realizzare questo
Michelangelo di Carrara. laboratorio artistico proprio quando i laboratori stavano scomparendo
Tu sei depositario di un sapere antico che torna ad essere insieme a tutta una generazione di persone che avevano un sapere
utile nell’arte contemporanea, è giusto che l’opera di un artista preziosissimo e radicato nel nostro territorio.
contemporaneo spesso sia completamente realizzata da altri? Noi abbiamo cercato giovani che avevano voglia, qualità e passione
Bisogna dire che anche in passato la scultura ha avuto bisogno di per fare questo mestiere, e dico il mestiere dello “ scultore”,
una grande organizzazione e del concorso di più figure che hanno avvicinandoli agli artigiani anziani per il trapasso del mestiere con
lavorato a fianco e dietro l’artista, talvolta senza apparire ma avendo tutti i suoi segreti. Oggi abbiamo un laboratorio dove lavorano solo
un ruolo determinante. giovani dotati di grande competenza e motivazione. Siamo dotati
Anche Fidia aveva il suo cantiere con tanti giovani scalpellini, di settori gestiti con grande professionalità negli ambiti della post-
Michelangelo stesso e anche Bernini ad esempio, delegavano gran modellatura, sbozzatura, ornatistica, pannistica, ci sono i formatori,
parte delle loro esecuzioni. i finitori i lucidatori ecc. ma sono settori aperti e interscambiabili,
T utti gli scultori si sono sempre serviti della bravura, dell’abilità tutti sanno fare tutto benché con preferenze e specializzazioni. Se
manuale e dell’intelligenza di altri per realizzare le loro opere. abbiamo bisogno di modellatori a compasso, per esempio, tutto il
nostro personale è in grado di smodellare a compasso, la polivalenza
Luciano tu hai voluto che la ditta Barattini, estrattrice di del mestiere è essenziale ed è un nostro punto di forza.
marmo nelle stesse cave che furono di Michelangelo a Carrara, In passato, sul territorio, c’erano solo piccoli laboratori artigiani,
impiantasse in azienda un grande studio per la lavorazione magari senza essere dotati di carroponte all’interno, senza servizi
artistica di questo materiale, ci parli di questa iniziativa? Com’è igienici a norma, non erano in grado di fornire ospitalità all’artista,
nata? non aveva una struttura amministrativa adeguata ecc.
Barattini è un uomo dotato di un’energia incredibile e di un’intelligenza A noi giungono dei progetti da tutto il mondo, per esempio mi è giunto
intuitiva velocissima, ha iniziato a lavorare nelle cave Michelangelo a un disegno di Bob Morrison per fax e da quello abbiamo sviluppato

Page 8

chi ha un’ottima conoscenza


del linguaggio e c’è chi si
avvicina per la prima volta ad
essa. Molti di loro sanno cosa
vogliono ma sanno anche cosa
gli manca per realizzare quello
che cercano ed è proprio in
quel frangente che diventiamo
utili noi con la nostra offerta
di competenza tecnica e direi
anche interpretativa.

Tu diventi il punto cardine


fra l’autore e gli scultori che
realizzano l’opera, in qualche
modo entri nel pensiero
dell’artista e gli proponi
delle soluzioni, vero?
Io svolgo un ruolo delicato che
da un lato cerca di rispettare
al massimo l’idea iniziale
dell’artista e dall’altro deve
trovare dei risvolti tecnici con
l’ausilio di qualsiasi tecnologia.
Noi operiamo infatti nel solco
Luciano Massari, Arcipelaghi , installazione nella Fortezza di Firmassede, Sarzana della grande tradizione della
scultura, con metodi tradizionali

il modellato sino ad arrivare ai dettagli dell’opera comunicando via


Luciano Massari
mail da una parte all’altra dell’oceano; poi è venuto lui di persona,
abbiamo fatto gli ultimi ritocchi ed è nata l’opera.

Con quali altri artisti avete lavorato in passato o state lavorando


attualmente?
6 Abbiamo lavorato per Giò Pomodoro, Daniel Buren, Parmigiani, Mario
Merz, Nagasawa, Penone, Jan Fabre, Wan Host, Cattelan, Gianni
Caravaggio, Gennari ecc.

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7/5/2018 Redazionale: PARLIAMO DI SCULTURA E DI UN GRANDE ARTISTA E DOCENTE: ALIK CAVALIERE Ex docenti: MINO CERETTI DAVIDE BEN…
Possiamo dire che Carrara ha il primato sicuramente italiano ma
forse anche mondiale per la scultura?
Si, Carrara ha sempre avuto questa centralità, da Henry Moore in
primis, passando per Arturo Martini, Viani, Nicolaj, Pistolfi ecc. ne
sono passati tantissimi di scultori. Gli scultori carrarini sono andati
a lavorare anche San Pietroburgo e in tutto il mondo, nelle varie
epoche dal ‘500 ad oggi. Nella Cappella di san Severo c’è una
scultura memorabile realizzata da un certo Pelizza da Carrara che
quasi nessuno conosce; spesso dietro la scultura ci sono le mani
preziose di sconosciuti che sanno concepire e realizzare la scultura, ci
sono persone dotate di una tecnica incredibile, di quella conoscenza
indispensabile per fare la scultura.

Stiamo riflettendo sul fatto che la cultura della scultura da essere


un sapere organico si sia atomizzata in tanti micro-saperi? Se
l’artista quando concepisce l’opera deve avere una conoscenza a
tutto tondo delle problematiche relative, da quelle del linguaggio
a quelle tecniche, è giusto scindere l’idea dall’oggetto finale?
Voglio semplicemente dire che se è pur giustissimo che l’artista
si avvalga della collaborazione di tecnici è altrettanto necessario
che l’artista conosca profondamente il linguaggio che adopera.
T’immagini come può un direttore d’orchestra dirigerla se non
conosce profondamente la musica e le caratteristiche di tutti gli
strumenti musicali adoperati?
Quello che succede oggi è che l’artista spesso non ha quella
competenza specifica e si rivolge a te per realizzare la sua idea; ma ci avvaliamo anche di strumenti sofisticati come possono essere

sulla scultura
l’artista oggi è accreditato tale se ha una competenza strategica
e questa non è altro se non l’ennesima conseguenza del pensiero
l’elaborazione in 3D, la robotica ecc.
Noi suggeriamo soluzioni ma non di tipo formale perché l’opera è
duchampiano. concepita dall’artista e non vogliamo entrare nel merito, quando
Vuoi dire che l’artista non ha più una conoscenza tecnica specifica? ci viene chiesto anche il modello noi lo eseguiamo, che abbiano
sentori, barocchi, neoclassici o del trentennio, noi cerchiamo di
No, questo sarebbe riduttivo! Intendo dire che l’artista spesso farli percepire con accorgimenti talvolta molto sottili ma lo facciamo
non ha la conoscenza specifica del linguaggio che adopera o perché ci viene richiesto, perché abbiamo una competenza non solo
che, ancor peggio, sceglie di volta in volta di adoperare. L’aspetto manuale ma anche storico-culturale; i nostri ragazzi hanno un buon
tecnico è consequenziale. livello di scolarizzazione perché quasi tutti vengono dall’Accademia
Da noi vengono artisti che hanno approcci diversi con la scultura, c’è e si informano anche sull’artista quando devono lavorare per lui,

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lo studiano. Noi abbiamo molta responsabilità per il lavoro che Ma ci rendiamo conto dello spessore che avevano queste persone,
eseguiamo perché questi oggetti, nel momento in cui escono da della loro cultura e della loro sensibilità nella polvere di un laboratorio?
questo laboratorio sono opere d’arte che finiscono nei musei e che Nel nostro mestiere non si può prescindere assolutamente dalla
contribuiscono alla crescita dell’arte contemporanea; siamo felici di conoscenza profonda degli strumenti e allora ecco che le accademie
contribuire a nostro modo alla storia dell’arte. diventano insostituibili perché sono gli unici luoghi dove questa
formazione si può fare.
Abbiamo parlato della formazione dei giovani che lavorano
all’interno dello studio artistico “Cave Michelangelo”, parlaci Stiamo affermando la necessità di avere laboratori veri ma la
ora della formazione dei tuoi studenti all’Accademia Albertina di tecnica della scultura può essere insegnata separatamente
Torino; come intendi il tuo lavoro didattico? Che significa oggi da quella culturale? Il sapere deve essere organico oppure è
insegnare scultura? meglio che sia settoriale?
Io credo che in accademia ci debba essere lo stesso livello di Assolutamente no! La formazione deve essere anche culturale ma
professionalità che ho cercato di realizzare con questa esperienza a l’artista deve avere una conoscenza a 360 gradi della sua professione,
Carrara, questo però vuol dire che l’accademia deve necessariamente il suo deve essere un sapere organico.
disporre spazi, mezzi e tecnologie adeguate altrimenti, senza Per risolvere un problema devi prima di tutto conoscerlo! La nostra
retorica, non si potrà mai formare i giovani così come facciamo qui. disciplina è complessa e non può essere atomizzata; il medico di
Barattini ha creduto in questo progetto e ha investito; lo Stato non base deve conoscerti e individuare la tua malattia, solo dopo ti può
crede nelle accademie e non investe in esse, anzi continua a tagliare mandare da uno specialista per approfondire la diagnosi. Noi abbiamo
finanziamenti. la stessa funzione, siamo come i medici di base ma dobbiamo avere
Le accademie italiano possono rappresentare un’eccellenza anche competenze specifiche almeno in un ambito.
straordinaria e il mondo sarebbe pronto a riconoscerla ma i nostri Non dobbiamo frammentare troppo, come abbiamo fatto di recente
governanti non credono nella formazione in generale e neanche nella nelle accademie, andiamo a sovrapporre le stesse informazioni e
cultura, non credono che queste cose possano davvero rappresentare non ha senso. Il monte ore attuale previsto dalla riforma prima e
il futuro del nostro Paese. dal contratto dopo, è assolutamente ridicolo, sembra concepito
Uno studente d’accademia deve essere veramente preparato sia per distruggere le nostre accademie. Il laboratorio è il cuore
tecnicamente sia culturalmente anche perché se non è dotato di dell’accademia e gli studenti devono poterci lavorare tutti i giorni,
questi strumenti viene manipolato da qualsiasi artigiano. indipendentemente dall’orario del professore, nei laboratori devono
Le aziende devono poter andare nelle accademie per trovare il esserci anche i tecnici, gli assistenti, i tutor.
massimo della ricerca e della competenza, dobbiamo formare Nelle accademie noi stiamo lavorando come dei volontari ma
generazioni di giovani che siano davvero competitive e per dobbiamo ristrutturare dall’interno il senso del nostro lavoro.
esserlo bisogna attuare una vera rivoluzione di qualità e di rigore
dell’insegnamento; le accademie devono tornare ad avere quel Dobbiamo rifondare le accademie?
prestigio che hanno perso negli ultimi decenni. Noi sappiamo che Dobbiamo veramente rifondarle!
solo una minima parte dei nostri allievi riuscirà ad inserirsi nel mondo
dell’arte, con tutti i disagi e le sofferenze che questo comporta ma Quali sono i valori principali nel tuo lavoro di scultore? 7
tutti gli altri allievi, se ben formati, potranno trovare lavoro in tanti La leggerezza. Ho fatto un’isola di marmo bianco galleggiante in
campi di applicazione dell’arte. Inutile parlare di titoli che danno un’altra isola di marmo. Il centro nel centro della terra. Amo il bianco
sbocco all’occupazione, l’unico sbocco possibile è attraverso una statuario delle apuane e il marmo nero della profondità che viene
riqualificazione professionale. estratto nelle miniere di carbone. Voglio togliere peso alla scultura e
Dobbiamo avere professori bravi, gratificati da retribuzioni adeguate voglio entrare nei sentimenti delle cose, non nella forma.
e strutture idonee a fare della didattica artistica una formazione
davvero alta. Sei quasi uno scultore romantico!
L’Accademia Albertina di T orino per fortuna ha un direttore capace di Voglio sentire l’energia e voglio ridurre al massimo i virtuosismi.
proiettare l’occhio oltre i limiti della siepe però, come in tutte le altre Quando ero sull’isola di Pasqua sentivo l’istinto di togliermi le scarpe
accademie mancano i finanziamenti adeguati per essere attrezzati per sentire l’energia che scaturiva dalla terra e dall’aria, sentivo
come dovremmo. che la mia pelle si apriva e si sviluppava dentro di me un “ sentire”
Noi dobbiamo formare una generazione di ragazzi che abbia la sensibile che abbiamo perso.

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conoscenza profonda degli strumenti e dell’alfabeto della scultura.
Chi è lo scultore che ti piace di più?
Stai parlando di grammatica?
sulla scul
Non riesco a rispondere, sono tanti, posso dire che da bambino ho
Prima tu stesso hai fatto l’esempio del direttore d’orchestra, come conosciuto e lavorato con Henry Moore e poi credo che la scultura
fai ad essere il regista come fai a coordinare i vari strumenti di un sia fatta di piccole cose…
insieme se non li conosci profondamente?
Di piccole cose? E la statuaria? E le montagne con le loro cave
Domanda provocatoria: Se l’arte contemporanea si riduce dove le mettiamo?
all’idea e se l’oggetto dell’arte può essere eseguito da altri, ha La scultura è fatta di ritmo, di musicalità, di suoni, non è fatta di
senso ancora avere delle accademie? Tanto vale formare dei forza ma di intelligenza; noi abbiamo persone nerborute ma con una
bravi tecnici senza pensare di formare dei bravi artisti! sensibilità straordinaria
Io penso che le accademie non sono una moda e avranno sempre
un ruolo importantissimo, io ho studiato all’Accademia di Carrara con Come Franco Barattini?
il prof. T icò, Edgardo Abbozzo e poi con Floriano Bodini con il quale Franco ha la corazza del gladiatore, i segni che ha nel volto
ho avuto un’intensa amicizia e lui con quel carattere un pò burbero sono le tracce del lavoro duro che ha fatto sin da bambino ma ha
che aveva mi ha insegnato molto. Io ho fatto tutto, ho raspato, un’intelligenza straordinaria e anche un grande cuore.
lucidato, ho attraversato tutti i passaggi, da quelli più umili sino poi
alla concezione dell’opera; ho fatto davvero la gavetta, con quegli Per concludere, cosa vogliamo farne di queste accademie? Le
uomini di sessant’anni negli anni ’70, uomini che venivano da una chiudiamo?
conoscenza ottocentesca della scultura, non intesa come linguaggio Sarebbe un grande errore! Dobbiamo far frutto del passato ma
ottocentesco ma come profondità di conoscenza dei mezzi specifici dobbiamo rinnovarci, forse nessuno se ne accorge o fa finta di non
del linguaggio stesso. Loro avevano il rispetto dei materiali, il rispetto accorgersene ma nonostante tutto siamo invidiati nel mondo.
delle modalità e anche un senso di umiltà nei confronti dell’arte.
Io andavo a lavorare anche di domenica nei loro studi, si lavorava
con la mazzuola in mano e con il ritmo, la musicalità dei rintocchi
* Luciano Massari è scultore e titolare di Scultura all’Accademia Albertina di
degli scalpelli sul marmo e contemporaneamente loro cantavano le
Torino nonchè Direttore dello Studio Artistico Cave Michelangelo
opere.

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Maurizio Cattelan Untitled 2010, XIV Biennale internazionale di Scultura di Carrara photo Zeno Zotti.

Biennale Internazionale di Scultura


Carrara
Intervista al direttore Fabio Cavallucci
A cura di Luciano Massari

Qual è il concetto di scultura oggi?


Fino a non molto tempo fa poteva sembrare che la scultura fosse non possono essere passate invano. Ne è un esempio Maurizio
silenziosamente sparita dal panorama artistico. Mentre ci si affannava a Cattelan, che primo tra gli artisti concettuali degli anni Novanta
dibattere sul futuro della pittura, sulla perdita o meno della sua centralità, ha recuperato il marmo, come nel caso di All, nove corpi sdraiati

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quella che veramente nel frattempo si era volatilizzata era proprio la come ricoperti da drappi: un monumento orizzontale a un’umanità
scultura. Prova ne sia che una mostra ancora recente, Italics, curata distrutta. La scultura non è stata qui un vezzo, una decisione
da Francesco Bonami a Palazzo Grassi nel 2008, tra oltre cento artisti peregrina, ma è dettata dalla necessità: il marmo torna quando si
italiani dal 1968 ad oggi, non includeva alcuno scultore. Non c’era cita l’idea di monumento.
Spagnulo, non Staccioli, non Mattiacci, Nagasawa, Mainolfi... Non
c’erano tutti quegli artisti che negli anni Settanta e Ottanta avevano Cosa emerge da questa Biennale? Puoi tracciarci un bilancio.
riportato l’attenzione sulla scultura realizzata con materiali e tecniche Emerge che il tema della tridimensionalità, dello spazio, è ancora
artigianali. vivo e vitale. E in un momento di ripiegamento, in un momento in cui

sulla scultura
Del resto Rosalind Krauss, ancora nei primi anni Settanta, aveva
scritto Sculpture in the Expanded Field, rilevando come ormai la
piuttosto che al futuro si preferisce guardare alla storia, questo tema
si può dare ancora come investigazione sulla scultura. Molti giovani,
scultura si stava annullando in due direzioni diverse: l’architettura per esempio, stanno tornando alla realizzazione di manufatti, anche
(divenendo installazione) e il paesaggio (diventando Land Art). E se spesso non usano le materie auliche della tradizione, ma per
in fondo questa ipotesi è ancora attuale, in quanto oggi la ricerca esempio il prosaico polistirolo, come Ohad Meromi e Huma Bhabha.
sulla tridimensionalità si può avvalere di mezzi assai più ampi, che Oppure il gesso, il legno e il metallo, come T homas Houseago.
comprendono anche le tecnologie virtuali.
T uttavia, in un momento di ripiegamento, di ripensamento come La tua biennale si intitola Postmonument. Il monumento è morto
quello attuale, si assiste anche a un nuovo interesse per la scultura o ha fatto posto a una nuova monumentalità? Quali sono i nuovi
tradizionalmente intesa. Ma tutte le esperienze trascorse nel frattempo monumenti?

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Il tema del monumento è un tema forte per chi voglia seguire gli del monumento al giorno d’oggi: di solito nessuno pare prestare
sviluppi della scultura, e allo stesso tempo la storia di Carrara, attenzione ai monumenti, di cui spesso non sappiamo nemmeno
città che in senso metaforico può essere vista come il luogo in cui chi sia il soggetto rappresentato. Ma se qualcuno prova a toccarli,
i monumenti sono nati, dal David di Michelangelo in poi, e con essi andando a sfiorare le radici ideologiche più profonde di una comunità,
si è sviluppato l’intero sistema simbolico, politico ed economico allora si scoprono cose interessantissime. A Carrara, per esempio, i
occidentale. mazziniani sono risorti, si sono moltiplicati, hanno avviato proteste,
Emblema del potere forte, catalizzatore della memoria collettiva, aperto gruppi su facebook, minacciando di incatenarsi al monumento
il monumento ha rappresentato spesso uno strumento in mano se qualcuno avesse provato a spostarlo. Insomma, un tema che
ai totalitarismi. L’arte contemporanea, sorta nell’ambito della sembrava estinto, si rivela invece ancora importante per indagare lo
democrazia, l’ha combattuto, così come spesso le società sviluppo, non solo dell’arte, ma dell’intera nostra società.
democratiche nate dalle rivoluzioni libertarie l’hanno abbattuto. L’arte
degli ultimi decenni è stata principalmente unmonumental, come L’uso del marmo nell’arte contemporanea: fine di un’epoca o
recita il titolo della recente mostra di apertura del nuovo edificio del nuovo vigore?
New Museum a New York, dalla quale provengono anche alcuni Non credo che il marmo tornerà ad essere un materiale centrale della
degli artisti presenti a questa edizione della Biennale di Carrara, scultura: purtroppo le sue qualità si scontrano con l’economia e con la
come Carlos Bunga, Sam Durant, Urs Fischer. Ma in questo clima di necessità di tempi brevi di produzione. Certo, quando un artista vuole
crisi dei valori, e di fine forse della storia, nel deserto delle ideologie significare qualcosa che lo ricollega al passato, alla storia dell’arte,
che si è ormai creato, qualcuno cerca anche di ritrovare dei punti alla storia stessa dell’umanità, allora il marmo è uno strumento
di riferimento. E’ il caso di Maurizio Cattelan o di Gillian Wearing. fondamentale: non solo una materia, ma un mezzo concettuale.
E’ il caso anche di Paul McCarthy, che a Carrara ha consolidato
in pesante travertino un monumentale escremento che altre volte
aveva realizzato in resina. E in questa quantità di produzioni
monumentali o antimonumentali, si sono scoperti degli aspetti molto
interessanti. Maurizio Cattelan a Carrara ha tentato la sostituzione
di un monumento: ha proposto di cambiare la statua di Mazzini
collocata da più di un secolo in Piazza dell’Accademia con quella di
Bettino Craxi. E’ stato come una cartina di tornasole dell’importanza

Antony Gormley, 2x2, 2010, veduta dell’installazione, ex laboratorio Corsi-Nicolai, Carrara, ph. Valerio E. Brambilla

sulla scul

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Marco Meneguzzo
“La scultura italiana del XXI secolo”, Fondazione Arnaldo Pomodoro, Milano

Curata da Marco Meneguzzo, La scultura italiana del XXI secolo presenta le opere di 80 artisti, tutti nati nella seconda
metà del secolo scorso, dagli ormai storicizzati Nunzio e Dessì, agli esponenti delle generazioni più recenti, quali
Cattelan, Bartolini, Dynys, Esposito, Arienti, Moro, Beecroft, a quelle ancora più giovani, con Cecchini, Sissi, Demetz,
fino alle ultimissime come Sassolino, Simeti, Previdi, Gennari. L’esposizione, che si pone in linea di ideale continuità con
quella del settembre 2005, testimonia delle più diverse espressioni di quella che si potrebbe configurare come “la nuova
tendenza della scultura”, oggi la disciplina più difficile da definire: i linguaggi si sono definitivamente ibridati, i codici
tradizionali sono stati rapidamente abbandonati negli ultimi trent’anni, e quella che era la disciplina artistica più “certa”
nelle definizioni è divenuta di fatto la più incerta.
Infatti, la scultura oggi rientra nel campo del transitorio tanto che quella pretesa di durata, segnata dall’uso di materiali
quasi eterni come il bronzo e il marmo, rischia di essere percepita come anacronistica non solo dall’artista, ma anche
dal suo pubblico.

10

Vanessa Beecroft, Gambe nere, VB.M.03.2010, marmo, cm 113x121x93


Courtesy Galleria Massimo Minini, Brescia. Foto Reinhold Kohl

Intervista a cura di Giulio Ciavoliello

sulla scultura
GIULIO CIAVO LIELLO Persistono, anche se meno che in
passato, i generi: pittura, scultura, fotografia, che non sono più
se, nonostante i confini linguistici siano stati erosi, confusi, nascosti,
esistano ancora categorie critiche, magari prese da quelle tradizionali
nettamente identificabili. Da sempre la scultura è la categoria suddivisioni, che possono ancora essere usate per una nuova, più
artistica più aperta. E’ tridimensionalità, spazio, ambiente, fino ampia, e più vaga definizione di una disciplina. In una frase: si può
a includere la temporalità, nei casi in cui è anche performativa, ancora parlare di scultura? Oppure, ancor più radicale: esiste ancora
quando si fa corpo e azione. La tua mostra ne prende atto. la scultura?

MARCO MENEGUZZO Certo, l’ipotesi critica pone come assunto Come hai scelto artisti e opere da includere? Comprendo come
iniziale la fusione dei linguaggi e delle discipline linguistiche, che tu ti sia orientato in una scelta, particolare e variegata, dei più
ormai viene da lontano, ma l’intenzione è stata quella di verificare

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giovani. Faccio fatica a comprendere come ti sei orientato nella

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Perino & Vele, Don’t disturb, 2000, cartapesta, ferro, gel coat, lampadina,cm 129x420x180. Art Collection UniCredit

scelta dei meno giovani, i nati negli anni Cinquanta. Fra l’altro, Esiste forse ancora qualche peculiarità culturale italiana, ed è per
il dato anagrafico potrebbe essere fuorviante: un ottantenne questo che mi sono basato sull’arte italiana. Se poi aggiungi il fatto
potrebbe essersi affacciato al XXI secolo con una freschezza di che vorrei sostenere l’arte che si produce qui, e che merita anche
linguaggio che un trentenne non necessariamente ha. a mio avviso maggior visibilità internazionale, credo che l’assunto
Hai ragione nel dire che il dato anagrafico può essere fuorviante, si rafforzi. C’è poi un’analogia con la mostra di cinque anni fa, e il 11
ma in una mostra a così ampio respiro è assolutamente necessario desiderio di fare il punto su una situazione in modo duplice: orizzontale,
ritagliare un ambito “ oggettivo” entro e da cui operare, e il dato con l’assunto culturale, geografico, politico italiano, e verticale, con
anagrafico è in questo senso il più neutro che esista. E’ vero che una scelta di qualche generazione. Il che mi permetteva di andare
potrebbe esserci un ottantenne, come dici tu, più “ fresco” di un più a fondo su certe questioni, e sai che le questioni delle mostre
trentenne, ma al massimo questa potrebbe essere l’eccezione che sono anche le opere e gli artisti. Se avessi optato per una scelta
conferma la regola. Che so, nel panorama americano mi viene in internazionale, si sarebbe trattato della solita mostra coi soliti nomi,
mente Louise Bourgeois. Ma se non esiste questa eccezione, o se e non avrei potuto inserire anche degli outsider come ho fatto qui.
ne esistono molte, come ad esempio gli artisti dell’Arte Povera, che Invece, la scelta di cercare in Italia mi pare possa consentire anche da
in questo panorama mostrano di essere i maestri di molti giovani, il parte di chi non conosce appieno la nostra situazione di conoscerla
rischio è quello di fare un’altra mostra, non più tagliata sull’assunto meglio. Magari questo permette di approfondire la conoscenza
iniziale. Se metto Penone devo mettere anche Zorio, e se metto Zorio di artisti che non hanno avuto la fortuna di essere in pochissime
devo mettere anche … La mostra del XX secolo l’ho già fatta. gallerie italiane di respiro internazionale, che hanno perciò qualche
possibilità di proporre le proprie scelte in mostre collettive ampie, o
Lo spazio della Fondazione Pomodoro è molto bello, nella sua con personali in qualche galleria europea e americana. Infine, ma
evidenza di luogo industriale che ha cambiato destinazione non ultimo nella considerazione, una mostra internazionale avrebbe
d’uso. Tuttavia è uno spazio difficile dal punto di vista curatoriale.
Credo che anche un artista che vi deve preparare una personale
comportato costi insostenibili.
sulla scul
abbia delle difficoltà a interagirvi. Tu lo conosci bene, anche Per le difficoltà di un sistema italiano dell’arte non si può parlare
perché vi hai lavorato sin dall’apertura, con la mostra “La solo di limiti economici, ma sicuramente le grandi limitazioni
scultura del XX secolo”, ideata dal padrone di casa, il maestro economiche di questo momento creano difficoltà enormi. La
Arnaldo Pomodoro, e realizzata con te. Come ti sei regolato, Fondazione Pomodoro vive un momento difficile. La mostra è
allora ma soprattutto ora? stata prodotta con sforzi.
Lo spazio della Fondazione è difficilissimo, perché l’architettura è La mostra è stata prodotta con grandi sforzi e con pochi mezzi
potente, ed è stata esaltata dal recupero operato dall’architetto Pier economici. Del resto, anche in cucina, si sopperisce alla mancanza
Luigi Cerri. Così accade che gli scultori si sentono spesso in dovere di ingredienti costosi e “ ricchi” con la qualità e la quantità del lavoro
di misurarsi con l’architettura, e il confronto è sempre rischioso. Arrivo del cuoco. Devo dire che in questo caso tutti gli artisti presenti, che
a dirti che lo spazio è forse più adatto a mostre di pittura! Per questo sono stati contattati, messi al corrente delle intenzioni e coinvolti nella
motivo, sia cinque anni fa che adesso, ma adesso ancor di più, ho mostra, hanno compreso perfettamente la situazione e, insieme ai
optato per un “ non allestimento”, per assemblare cioè una sorta di loro galleristi e collezionisti, ci hanno dato una mano per alcuni costi
“ deposito”, dove le opere fossero ben visibili ma non necessariamente tecnici, come i trasporti. Non ho preso nessun lavoro senza che gli
isolate. Avevo in mente le foto del Deposito d’arte presente, a T orino artisti lo sapessero. Ma proprio per questo, in un momento in cui
nel 1967, che mostravano le opere in questo modo, e mi pareva di Milano mostra di avere un progetto debole di esposizioni, se non
poter usare la stessa meditata “ disinvoltura”. debolissimo, abbiamo voluto dimostrare che prima viene il progetto,
poi i soldi. Prima viene l’idea e, se questa è buona, la realizzazione
Sia la mostra di allora che quella di adesso sono incentrate trova il consenso di molti. In tempi di crisi non si può far altro che
sull’arte italiana, un’arte che soffre del limite di non essere rilanciare, come al poker.
adeguatamente riconosciuta fuori dai confini nazionali. E
sappiamo che questo accade anche indipendentemente dalla *Marco Me ne guz z o e Giulio Ciavolie llo sono entrambi docenti di
qualità del lavoro. Storia dell’Arte Contemporanea all’Accademia di Brera

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ALIK CAVALIERE

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Immagine ripetuta, 1966, bronzo, 49x70x32,5 cm

Alik, Il racconto dell’universo


di Elena Pontiggia

Mi racconta Vincenzo Ferrari, che di Alik è stato amico e compagno parole, l’acqua (più volte), la luce, la fotografia, i metalli (e nel campo
di lavoro per anni: “ Ero arrivato a Brera da due giorni e lui ha voluto dei metalli: ferro, bronzo, acciaio, rame, argento, ottone, alluminio,
subito conoscermi. Quell’interesse è l’indizio di un’umanità che oggi piombo, ghisa, similoro e anche l’oro[…]), la porcellana, la ceramica,
è raro trovare. E, intendiamoci, come faceva con me faceva con tutti. la terracotta, la terra refrattaria, gli ingobbi, il vetro, lo specchio, la
T ra noi, certo, è nato un sodalizio che poi è durato tutta la vita, ma la plastica (e nel campo delle materie plastiche: poliestere, poliuretano,
sua disponibilità si indirizzava a tutte le persone che incontrava. Alik polimetilmetacrilato, polivinilcloruro), il marmo (graniti, arenarie,
è stato in disaccordo con tanti, ma ha sempre rispettato tutti, ha avuto beole, lavagna), materiali lucidi e opachi, oggetti trovati, recuperati
stima di tutti”. saldando, fondendo, assemblando”, ha scritto lui stesso.
Posso anch’io confermare il racconto di Vincenzo. E potrei raccontare L’uomo, dunque. Dagli esordi fino alla metà degli anni sessanta
(ma meglio di me potrebbero farlo gli amici Giuseppe Bonini, Gabriella abitano nelle sue opere figure di lavoratori, ma anche bambini,
Di Milia, Corinna Ferrari, Luisa Somaini, coinvolti anche loro, un paio antenati, protagonisti di una preistoria visionaria o comparse di un
di decenni fa, in un ottuso cavillo burocratico, per cui il Ministero ci presente familiare, come nel ciclo di Gustavo B. che racconta la
aveva improvvisamente privati della cattedra in Accademia, dopo che giornata di un Ulrich dei nostri giorni.
insegnavamo da anni e avevamo anche vinto un concorso) quanto Eppure l’interesse per le vicende e il destino degli uomini, che si
Alik ci sia stato vicino in quell’occasione. E in tante altre. esprime in un esistenzialismo venato di ironia, affiora nella ricerca
Del resto la sua opera, ripensata oggi in tutta la sua complessità, di Alik anche quando l’uomo non compare. Negli anni sessanta, che
ci appare come una meditazione tra le più vaste della scultura costituiscono una delle sue stagioni espressive più alte, i soggetti
del dopoguerra. Nella sua ricerca Alik ha considerato l’uomo, delle sue opere riguardano soprattutto la natura, ma l’uomo vi
avvicinandosi a una filosofia che potremmo definire esistenziale; ha è costantemente adombrato. Cavaliere scolpisce ora un mondo
osservato la natura nel suo slancio vitale, nella sua vulnerabilità, nella insieme vegetale e minerale, un universo di fiori, radici, cespugli,
sua metamorfosi; ha riflettuto sul rapporto fra l’arte e la memoria, fra frutti, una vita germinante anche se insidiata dalla morte. Per lui però
il cosmo e il caos, fra la verità e l’artificio. Se più di un artista si è la natura non è l’altro da sé, come pensavano i romantici, ma è il

maestri storici
definito pictor-philosophus, Alik ha incarnato la figura dello sculptor-
philosophus, tra i più profondi e insieme lievi e ironici della sua
nostro stesso io. La natura è l’uomo: la sofferenza e il male di vivere
di una foglia o di un albero ci rivelano il nostro stesso male, come
generazione. la loro energia che insiste a perpetrarsi, nonostante l’asprezza delle
Pochi artisti, come lui, hanno allargato lo sguardo su tanti temi. E circostanze, è una metafora della nostra energia, dei nostri ideali,
il dato è ancora più singolare se pensiamo che il suo lavoro non delle nostre illusioni.
si traduce mai in un contenutismo letterario, in un concettualismo L’uomo, poi, è il soggetto sottinteso anche dell’ultima stagione
disinteressato all’esecuzione dell’opera, ma coltiva un’attenzione espressiva di Cavaliere, quando, dalla fine degli anni settanta, la
ostinata alla concretezza della scultura e alla suggestione dei vari sua opera si concentra sui temi della memoria e del tempo, della
materiali. “ In quarant’anni ho usato le stoffe, il legno, la carta, le classicità e del mito, dell’arte e del simulacro.

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Bozzetto per Metamorfosi, 1957, bronzo, 16x34x11cm

Il lavoro di Alik, insomma, si configura come un’enciclopedia dell’uomo ambiguità illusionistica della scultura. Perché in arte solo la falsità è
che si allarga fino a diventare un’enciclopedia dell’universo: un’indagine vera, anzi è più vera della verità.
concitata e stupefatta su ogni aspetto del divenire. In questo senso Se il soggetto è infinito, anche il linguaggio deve esserlo. La
tutta la sua ricerca è animata da un’aspirazione all’infinito. scultura, allora, non può essere un oggetto o una forma chiusa: deve
Alik esplora prima di tutto l’infinito della natura: quella che i filosofi essere una forma aperta, anzi una scena aperta. L’opera, amava
chiamano la natura naturans, che genera la vita e la trasforma, dire Alik, è un “ non concluso”, come ogni cosa che vive. In questo

maestri s
suscitando incessanti metamorfosi. Ma esplora anche l’infinito dei senso la sua ricerca, che prende le mosse da Picasso, dialoga con
miti: i miti inesauribili di Apollo e Dafne, di Pigmalione, di Narciso, oltre l’esistenzialismo di Giacometti, ha punti di contatto con il neo-dada,
a quelli, più dimessi, nati dall’esistenza quotidiana. E non dimentica la Pop Art e il Nouveau Realisme, rimane un episodio singolare
l’infinito della memoria, attraversando il tempo e dialogando con la nel panorama artistico del suo tempo perché, più che una forma
classicità, il Rinascimento, il barocco, l’illuminismo, sentendoli vicini di scultura, è una forma di teatro, anzi un teatro della scultura. E’,
e contemporanei. Perché, come diceva Picasso, in arte non esiste insomma, un racconto e un racconto scenico. E, come ogni opera
passato o futuro, ma solo un eterno presente. teatrale nasce da numerosi artefici, così Cavaliere lavora spesso a
L’infinito a cui tende Cavaliere non è mistico, ma vitalistico: è l’infinito più mani, a cominciare dalle opere nate dall’intenso sodalizio con
di un poeta da lui amatissimo come Lucrezio, per il quale la natura Vincenzo Ferrari.
non ha limiti e ogni cosa, anche la più piccola, è formata da particelle Ma, potremmo chiederci a questo punto, a quali conclusioni approda
inesauribili; è l’infinito di filosofi altrettanto amati come Giordano Bruno tutta la sua meditazione, tutto il suo racconto, tutto il suo teatro?
e Campanella, per i quali terra e cielo non hanno confini, e immensi Forse a un sistema filosofico, a uno scrutinio razionale, a una
sono il numero dei mondi e la sensibilità delle cose vive; è l’infinito verità ultima? T utt’altro. Come si coglie soprattutto nelle opere più
fantasioso dell’Ariosto, che arriva sulla luna cinque secoli prima degli tarde, l’approdo estremo di Alik è la constatazione della sostanziale
astronauti e tesse un racconto d’arme e di amori che non ha termine. incomprensibilità delle cose.
Per esprimere quel senso di infinito, che per un italiano di sangue Per esprimere il loro enigma, allora, adotta come metodo l’anarchia,
russo come lui (sua madre era di Yalta) coincide anche con un senso il “ lasciatemi divertire” di ascendenza palazzeschiana e dada, in un
barbarico e mediorientale di horror vacui, Cavaliere ha coniugato caos rigoroso che mantiene inalterato il suo fascino.
realismo e surrealismo, fisica e metafisica. Ha guardato a De Chirico,
a Magritte, a Duchamp, comprendendo precocemente che il significato
dell’opera è tanto più inafferrabile quanto più l’imitazione della realtà
è precisa.
Il mestiere prodigioso con cui ha trattato, in particolare, il bronzo
(che per sapienza artigianale può richiamare i maestri del Liberty e *Ele na Pontiggia è titolare di Storia dell’Arte Contemporanea
dell’Art Nouveau), gli è sempre servito per potenziare la dimensione di all’Accademia di Brera.

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L’albero, 1967-68, bronzo, 281x171,5x102 cm

Quanto ci manca Alik e divagazioni

Conversazione tra Vincenzo Ferrari ed Elisabetta Longari

E.L: Senti Vincenzo, questa mattina mi sono recata all’Hangar incontri è ormai difficile che possa accadere in un’accademia così
Bicocca a vedere la prima fase, il primo capitolo di “Terre grande come la Brera di oggi, ma allora fu possibile poiché il corpo
vulnerabili”, una mostra prevista in quattro diversi momenti insegnanti era ridotto e anche perché personaggi come Alik sono rari
e concepita come un organismo vivente, come una pianta o se non irripetibili…

maestri storici
un albero, che cambia con il tempo, che non si cristallizza il
giorno dell’inaugurazione, come ha ricordato la curatrice Chiara Che anno era?
Bertola. Non ho potuto fare a meno di pensare immediatamente Eravamo nel Settanta. Pochi giorni dopo il mio arrivo, Alik ha voluto
alla mostra tenuta da Alik e da te nel Salone Napoleonico del conoscere il nuovo “ acquisto”. Ci siamo presentati e ricordo che
Palazzo di Brera, “Le eterne leggi dell’arte” (1993). Era una mi sono sentito perfettamente a mio agio con lui. Mi ero diplomato
macchina espositiva in progress, qualcosa di strabiliante che all’Accademia nel 1965 con Usellini… un altro personaggio
immetteva lo spettatore in una fitta rete di rimandi, e anch’essa, straordinario.
se non sbaglio, si sviluppava in quattro diversi momenti.
V.F: Quella mostra è stata uno dei momenti conclusivi del nostro Se tu dovessi dire in una frase la lezione o il ricordo di Usellini,
sodalizio iniziato poco dopo il mio arrivo a Brera. Questo tipo di cosa ti ha passato? Che cosa ti è rimasto?

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maestri s

Se devo dirlo in poche parole potrei dire che mi ha insegnato a e quello che sto facendo, riconosco questa eredità intellettuale di
guardare il mondo e a capire il valore di una cultura attiva, non da metodo di lavoro, oltre a una grandissima eredità culturale.
salotto. Anche con Usellini ho avuto un lungo periodo di collaborazione. È stato un vero Maestro.
Andavo nel suo studio e lo aiutavo a disegnare le architetture dei
suoi quadri. Da lui ho imparato moltissimo e pur avendo fatto lavori Non sospettavo neppure questo inatteso e interessante legame,
completamente diversi, a distanza di anni mi sono reso conto di che magari approfondiremo in un altro momento, e torniamo ad
quanto invece fossimo vicini. Alik…
Dopo il nostro incontro ci siamo trovati in sintonia e abbiamo
Ma in che senso? Io a tutta prima non riesco a vedere una subito capito che avremmo potuto condividere prima di tutto tante
relazione tra il suo e il tuo lavoro… idee sull’Accademia e sulla sua gestione e al contempo interessi
Per esempio in Usellini c’era sempre un apparente racconto, ma era nell’ambito propriamente artistico.
un racconto che non aveva né un principio né una fine, era un gioco di E ciò è accaduto.
elementi simbolici. E, non a caso, gli elementi simbolici attraversano Già nel 1975 abbiamo incominciato la nostra grande avventura che
tutta la mia produzione. Rivedendo quello che ho fatto sino ad ora verteva su questa idea di attraversare il tempo.

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primo lavoro che abbiamo fatto assieme consistente in un teatrino


che cambiava nell’allestimento ogni volta che veniva montato per
un evento.
L’abbiamo portato molto in giro ma il suo destino è stato quello di
finire distrutto sotto le macerie del tetto dello studio di Alik che non
resse a una delle grandi nevicate milanesi. T utto il resto dei nostri
lavori era materiale recuperato momentaneamente da altre opere.
Ad ogni modo, tornando a quella che io reputo la parte interessante
della nostra esperienza, è stata la capacità di fondere l’esperienza
amicale e quella lavorativa in un tutto inscindibile. Ecco, il lavoro che
abbiamo fatto con Alik è stato questo, ed io trovo di grande attualità
questa capacità di costruire un rapporto in cui la parte artistica non è
asettica ma si lega all’esistenza dell’altro.
Questo secondo me è l’aspetto che gli amici non hanno mai
veramente capito e che invece era il nocciolo della questione.
Vorrei anche dire che, con un certo anticipo sui tempi, Alik ed io
abbiamo cercato tenacemente di riferirci sempre alla memoria e di
partire da essa.
Dietro a ogni lavoro c’era infatti uno studio, un approfondimento. Per
fare un esempio, dietro Le eterne leggi dell’arte c’era tutto il percorso
artistico-filosofico della cultura occidentale: il primo momento della
mostra (che era in quattro diverse fasi) metteva in scena la classicità
divisa in due, in cui Alik interpretava l’aspetto dionisiaco e io quello
apollineo; poi seguiva il momento dell’ellenismo in cui l’apollineo e il
dionisiaco si mescolano e creano un rapporto di transizione. Il terzo
momento metteva in scena la romanità, in cui si attua una ripresa
della classicità greca per tentare di ricostruirne, esasperandole,
le caratteristiche salienti. Il quarto momento era il Museo, dove
abbiamo schedato, catalogato, classificato e inventariato tutti i lavori
che diventavano in questo modo reperti, isolati e “ congelati” in certi

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Ritratto di Alik Cavaliere cassetti di legno e smembrati dall’insieme vitale precedente.

Io la ricordo come una delle mostre più intelligenti ed


Parlane!
emozionanti che ho mai visitato. Rappresentava il percorso
16 Devo dire che gli amici ci chiamavano “ i fratelli dinamite” perché, da
estetico del pensiero occidentale con chiarezza espositiva ed
T adini a tutti gli altri, dicevano: “ sono capaci di spendere giornate
esuberante verve narrativa.
intere a elaborare idee artistiche per poi metterle immediatamente in
crisi e distruggerle …”
P articolare dell’ allestimento “A e Z aspettano l’amore”, 1971 P hoto Walter Mori

Questa è proprio un’attitudine molto presente negli artisti


durante gli anni Settanta… favorire il processo d’esperienza e il
confronto a detrimento della preoccupazione per l’esito finale,
per l’eventuale manufatto, per il prodotto, insomma.
Il lato comico è questo, che e distanza di tempo ci si rendeva sempre
conto che quello che realizzavamo, per le ragioni più varie, finiva
col perdersi materialmente: facevamo lavori che avevano una
durata brevissima. Ad esempio, a Palazzo Reale in occasione della
mostra sulla Patafisica e il Surrealismo, abbiamo dipinto e disegnato
i nostri lavori direttamente sulle pareti delle due sale che ci erano
state assegnate, così a fine mostra tutto è stato scialbato e perduto.
Oppure, in occasione di altre mostre, assemblavamo pezzi di nostri
lavori per costruire opere che a fine mostra venivano smontate e
eventualmente riadoperate per altre realizzazioni. Abbiamo adottato
questo metodo anche per “ Le eterne leggi dell’arte” di cui non è
rimasto niente.

Ecco, in questo atteggiamento riconosco un aspetto che connota


la nostra contemporaneità attuale. La proposta del fatto che
l’esperienza della condivisione, quello che si crea nel momento
in cui si vive, la flagranza di quella cosa lì è il fare, dopo di che
restano, mi viene da dire, quasi dei detriti che vengono impiegati
per fare qualcosa d’altro e poi ancora qualcosa d’altro… gli
elementi si trasformano in contesti differenti. Quindi, come
dire, un lavoro in netta antitesi con l’idea della grandiosità
eterna del monumento, ma vicino invece alla sensibilità attuale,

maestri storici
impregnata la coscienza che ogni volta tutto è continuamente
da riassestare, da mettere nuovamente in discussione.
La qualità del nostro condividere gran parte della nostra esistenza
lavorativa consiste nel fatto che abbiamo lavorato cercando di
utilizzare io gli strumenti di Alik e Alik i miei, al fine di integrare le
esperienze per costruire un metodo di lavoro.
Ne abbiamo fatte di cose insieme! Le eterne leggi dell’arte è
stata l’opera più eclatante, ma potrei citare anche il Pigmalione,
un’esperienza che è durata a lungo. E ancora, il Teatro portatile, il

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Alik e Sangregorio Alik e Marino Marini

Ci muoveva il desiderio di stimolare l’esercizio della memoria e non dell’anno successivo, 1998, ci lasciò. È superfluo dire che ancora
contribuire a creare una falsa frattura tra la modernità e la classicità, oggi mi manca moltissimo anche se lo sogno spesso e con lui ancora
anzi dimostrare la continuità e mostrare il fatto che l’una deriva e progetto lavori.
dipende dall’altra. La classicità ha un senso che produce il futuro e il
futuro ha senso se è in grado di recuperare la memoria. Se ti chiedessero di restituire un’immagine, un momento
indimenticabile tra i tanti che avete vissuto…?
La complicità tra te e Alik, o meglio, il vostro sodalizio, in che Ci avevano chiesto di inaugurare un museo a Capo d’Orlando e per
misura si basava sulle differenze piuttosto che sulle affinità? questa occasione avevamo realizzato una mostra con Elena Pontiggia
In che misura era trainante non tanto l’effetto-specchio quanto sulla classicità. Mentre eravamo lì per l’allestimento, Adriana ci dice
l’alterità ricercata in una pratica metodologica atta a perseguire che l’indomani sarebbe stato il compleanno di Alik. Allora io ho dipinto
sistematicamente un’uscita dal narcisismo dell’artista? d’oro, tutta d’oro, una scala di quelle da imbianchini, di quelle cioè su
A questo proposito abbiamo realizzato insieme anche due progetti: cui si può salire da entrambe le parti. Poi ho fatto fare una torta che
Narciso e Pigmalione… Proprio nel Pigmalione, Alik ed io avevamo era una spirale tridimensionale, per cui il pasticcere era impazzito.
costruito ciascuno il proprio “ autoritratto” (non un ritratto tradizionale Ho messo la torta in cima alla scala e ho obbligato Adriana e Alik a
ma un oggetto elaborato capace di rappresentarci) con l’uso di salire una da una parte e l’altro dall’altra per andare a prendere la 17
frammenti di specchi e poiché erano posizionati quasi l’uno di fronte torta e tagliarla. Per l’occasione Alik, che aveva capito che qualcosa
all’altro, da determinati punti di vista, guardando l’”autoritratto” di uno bolliva in pentola per il suo compleanno, si era sparso sull’abito della
si vedeva un parziale riflesso dell’altro. Ciò implicava ancora una porporina… Ci siamo divertiti da matti. C’erano anche Nagasawa,
volta che la memoria completasse il “ quadro” sempre incompleto. Ceretti, Garutti…

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Innegabilmente avete toccato dei gangli della nostra cultura e A propostio di Garutti, l’ho visto proprio stamattina, ed esponeva
avete sempre obbligato lo spettatore a svolgere un cosciente uno dei lavori più interessanti della mostra all’Hangar Bicocca,
lavoro di carattere interpretativo. con un titolo notevole: Opera dedicata a chi guarderà in alto,
Quello che ci teneva uniti era la convinzione di entrambi che la composta da una fotocopiatrice che dall’alto “sputa” ogni
qualità del fare artistico era determinata dalla qualità delle domande tanto un foglio A4 che volteggia leggera nello spazio, rendendo
che esso implicava. La verità è proporzionale solo alla qualità percepibile il volume, la cubatura, l’altezza vertiginosa del
dell’interrogativo. Quindi fra noi ci scambiavamo gli interrogativi per contenitore… ma anche un tempo e un ritmo sempre diversi.
smontarli e sostituirli con altri sempre più appropriati. Su questo Un lavoro fatto “di niente”, che fa i conti con la fragilità e
aspetto sono rivelatori i taccuini di Alik che sono costellati di notazioni nonostante ciò, o anzi, proprio perciò, riesce a convivere con
sui nostri incontri attraverso le riflessioni che poi lui alla sera,
terminata la giornata di lavoro assieme, riportava. Ricorre spesso la
considerazione: “ Non capisco Vincenzo, con questa sua intelligenza
la grandiosità della “sublime maceria” che sono i Sette Palazzi
Celesti di Kiefer. Inoltre Garutti dice che questi fogli caduti maestri s
possono anche essere utilizzati da chi volesse appropriarsene,
vivace, perché si irrigidisce su certe cose…”: Io non ho mai tenuto magari da Arienti che ha un lavoro lì accanto e che spesso si
diari, ma a mia volta rimuginavo dicendo: “ Ma perché Alik ha sempre esprime con una tecnica simile all’origami. Ti ripeto, la mostra
bisogno dell’interrogativo continuo che comporta che tutto sia sempre inaugurata questa mattina all’Hangar si colloca nell’ambito di
gettato sul fronte sociologico?”. Cioè la realtà è molto più astratta di una perfetta continuità con le problematiche messe sul tappeto
quanto non sia la quotidianità degli oggetti, della cose e della carne. dalle mostre fatte da te e Alik, e specialmente da Le Eterne Leggi
dell’Arte.
Ci sono ormai diversi autori che lavorano in coppia, ma voi La qualità dell’arte sta nel senso, non nel significato.
eravate irripetibili perché insieme eravate molto assidui nel
proporre progetti comuni pur mantenendo comunque ciascuno Un’ultima domanda su Alik. Che cosa ha rappresentato dentro
le proprie caratteristiche individuali. Sembravate retti dalla a Brera?
volontà di articolare, amplificare maggiormente i temi attraverso Alik è stato una figura fondamentale. Ha permesso a tutti di avere la
l’interazione. consapevolezza che l’Accademia di Brera fosse una cosa importante.
Il sodalizio con Alik è stato uno dei più importanti e intensi della È stato veramente un uomo appassionato di Brera.
mia vita. Dopo l’incidente sono stato in rianimazione all’ospedale di
Sondalo per due mesi e Alik veniva regolarmente a trovarmi. Ma già * Vince nz o Fe rrari è artista, è stato titolare di Decorazione
alla prima visita, la prima cosa che gli dissi fu che avevo pensato all’Accademia di Brera
che avremmo dovuto fare quanto prima una rivoluzione del nostro
modo di lavorare, perché era finita l’epoca del lavoro del manufatto,
e gli esposi lucidamente le mie idee. Mi ha riferito poi Adriana che
lui, tornato a casa, le disse: “ Adriana, io Vincenzo non lo mollo
più. Non si sa se viva o se muoia ma pensa solo al lavoro”. E poi
invece, nell’ottobre dello stesso anno, si ammalò e ai primi di gennaio

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Dal taccuino X:

“Marini citava l’esempio dell’albero: ‘io sono vicino alle


radici. Non posso allontanarmi e devo trarne sostanza.
Ma i ragazzi oggi sono in cima su punte sottili, antenne’.
Io ho la fortuna di stare a mezzo, Sento [sic] il vento che
piega le punte e le agita e colgo ancora il profumo della
terra e la consistenza delle radici. E tutto sommato mi

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pare che il ramo su cui mi appoggio sia abbastanza
solido da reggere al mio peso. Non è un ramo morto”.

Dal taccuino n. 32:

[…] questa mostruosa scuola, immobile, museo


immutabile dove io penso (e anche gli altri) di muovermi
e sono mummia, sono già una bara, con il golfalone
dietro, nell’aula di anatomia e se mi va meglio una
targa nel corridoio. Scuola che mi assorbe un tempo
ampio, ma che anche mi ‘ruba’ energie”.

Dal taccuino XV:

maestri storici “Non voglio passare la vita intera nella stessa camera!
Veramente come impiegato dello stato, come al catasto,
che noia.
Eppure mi piace sia insegnare, sia quella stanza. Odio
solo i muri dei corridoi, i personaggi che vi sono morti
(non quelli delle lapidi) o che morti sembrano già.
I ragazzi spesso sono simpatici, con le loro illusioni, i
loro entusiasmi - quando raramente ne hanno”.

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“Sono tornato ad Ariosto per


“Ho usato le mie mani e quelle degli guardarmi allo specchio”.
amici (ho lavorato con Scanavino,
Alik ha lasciato molti taccuini che documentano le sue riflessioni sul
Ferrari, Tadini, Piccoli, Sangregorio, senso del fare. Sono “ diari misti” di grande fascino pittografico: in
e altri artisti) per eseguire opere mezzo a treni di parole improvvisamente si animano forme inattese.
Uno di questi, che ha per oggetto principale la figura di Orlando di
insieme”. Aristo, è stato sce]lto dalla moglie Adriana perché venisse sottoposto
a un trattamento speciale con l’intento di restituirlo in formato digitale
per renderlo mostrabile e consultabile. Ha chiesto consiglio alla
“Raccontare mi è sempre piaciuto. sottoscritta che l’ha indirizzata al Dipartimento di Nuove T ecnologie
Raccontare per allusioni, per per l’arte dell’Accademia di Brera, nella persona del prof. T ullio
Brunone.
sottointesi, per metafore usando Il taccuino documenta l’approccio di Cavaliere al tema nel periodo

più strumenti e più possibilità di compreso tra il 15/10/1993 e il 18/4/1994. Gran parte degli spunti
sviluppati tra le sue pagine rappresenta la prima idea per la creazione
interpretazione è una cosa che mi degli acquarelli di grande formato presentati a Milano nel 1994 alla
Galleria Arcadia Nuova (dal 1/2/1994 al 18/3/1994) con il titolo Res
ha sempre affascinato, anche per enim est amor quae ipsam imitatur naturam. L’incontro di Alik con
rispetto di chi guarda, che non deve Orlando furioso di Ariosto è stato particolarmente fecondo e duraturo,
probabilmente, come conferma la frase posta come occhiello al testo,
essere posto davanti all’assoluto, perché sembra sia avvenuto sotto il segno di un riconoscimento, sulla
al chiuso, al perfetto, ma a qualche coscienza di una “ condivisione a distanza” di una fervida, generosa
e ironica immaginazione, particolarmente esuberante nel narrare
cosa che lo coinvolga, lo stimoli; e accadimenti sorprendenti con un gusto spiccato per il sublime e il
se trova l’errore tanto meglio, perché grottesco.

è il punto da cui ripartire”. Elisabetta Longari

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maestri s

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Nel giardino di Alik


Abbiamo ricreato nella ricerca
calchi e sinopie di sogni
mutanti forme dell’immaginario
come ipotesi testimoniali
all’ombra di possibili verità
dialogando con gli eventi
nel giardino delle metamorfosi
dal visibile al pensabile
dove l’oblio insemina la mente
che rifrange ogni nozione
mentre dissimuliamo la realtà
nel groviglio delle idee
meditando sulle contraddizioni
all’innesto dei progetti
comunicanti figure in divenire
sui percorsi disincantati
secondo l’alternanza dei tempi
l’essere coglie il nulla
nella messa in opera del mito
per seguire altri destini
dietro siepi e rami di memorie
fra le cose che adottiamo
insieme ai luoghi circostanti
coltivando immemori cause
dentro un labirinto di specchi
qui e altrove a confronto
visioni ritornanti dal vissuto

Miklos N. Varga

20 Alik
Alik appare
nel volo dei suoi sogni
mani leggere nella forza della passione
plasma alberi come fossili antichi
con frutti verdi di bronzo remoto
bruciati dal fuoco del tempo sospeso
le sue radici affondano nel cielo
profondo
come contorte saette
di rami recisi

La civetta, 1978, cm 37,5x28,5x37,5


Pietro Coletta

Frammenti per Alik Cavaliere Rivoluzionario/ riformatore


Platonica è stata la mia scelta iniziale, risposta a una chiamata mai Alik Cavaliere, Docente all’Accademia di Belle Arti a Brera, è
pervenuta protagonista in assoluto di una stagione, gli anni ‘ 70, arida dal
accolti nell’ambita Scuola il Maestro tra noi ascoltava. punto di vista legislativo (l’istituzione del Dams di quegli anni è
Spiazzanti e acuti interrogativi terremotavano i nostri sogni giovanili. vissuta dalle accademie come una sonora sconfitta) ma irripetibile
Isola felice è stata la nostra aula 47, rifugio partigiano. per la presenza di un nuovo interlocutore quale il movimento degli
Svecchiare gli insegnamenti il tuo obiettivo studenti.
con Boriani, Leonetti, Sanesi e Veronesi a nostro nutrimento. Vero docente, Alik Cavaliere instaura un rapporto di vicinanza che
D’ironia surreale ci hai alimentato non rinuncia ad essere di affettuoso scontro (quando rileva eccessi
tra dubbi e contraddizioni servito il sapere quotidiano. di ideologismo) e improntato sempre alla massima del “ coltivare la

docenti
Ricordo l’inaspettata paga
dopo l’impronta di Rosi modella di tante opere,
contraddizione”.
Indimenticabile la sua aula-laboratorio: crocevia di tutti gli intrecci e
e ancora mi rimane il ricordo del lutto di un inverno nevoso, sperimentazioni, un organismo vitale e ancora oggi di attualissimo
di Bocconi era la via, mai più luogo ha colmato la ferita. modello didattico.
“ Gustavo B”, i racconti, i processi, gli alberi dall’unico frutto

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luccicante Renato Galbusera
hanno infiammato discorsi di fantasie e rivoluzioni.

accademia di catania
Ora ti rincontriamo, con Adriana e Fania ad ascoltare
le piante bronzee nell’orto giardino.
Fortunati noi che abbiamo goduto del sapere moderno
di un Maestro generoso.

Pino Di Gennaro

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Alik e Marino Marini

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docenti

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Pittore-Pittura, 1977 Olio su tela 150x150 cm

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MINO CERETTI
Quando eravamo allievi noi, accanto alla nostra aula c’era lo studio di Carpi
e noi avevamo il privilegio di studiare da vicino con il nostro maestro, di
vederlo lavorare direttamente.

Intervista a cura di Gaetano Grillo ed Elisabetta Longari

ex docenti
Ceretti: Sai sono quarant’anni che vengo
Longari: in questo
Cominciamo posto,
dalla Valavrò
Sesia e dalla montagna.
fatto centinaia di carte dipinte durante l’estate, è sempre stato
Gli ultimi artisti che hanno avuto questo interesse sono stati forse i
Segantini, Fornara, Longoni ecc.
Sarebbe interessante ridiscutere di questi temi, allontanandoci un
bellissimo! Così è nata questa mostra all’Università Bocconi, anche
momento dall’avanguardia storica che ha fracassato tutto sebbene
in coincidenza del rinnovamento dei suoi spazi espositivi, è venuta
abbia anche indicato molte modalità, molte strade.
qui Elena Pontiggia, ha visto questa serie di lavori, le sono piaciuti e
Noi non siamo più capaci di relazionarci alla lezione del vero, ormai
mi sono deciso ad esporli. E’ stata una bella circostanza anche per
immettiamo sulla superficie dei frantumi di qualcosa, li ricomponiamo
tutti gli amici che abitano in quella valle, amici che sono venuti tutti
ma cercando…come dire…l’interfaccia fra l’artista, il pittore e la
a trovarmi ma la mia curiosità era soprattutto quella di confrontarmi
“ cosa”, non fra l’artista e la natura; è come se il processo forse solo
su questa idea della natura e del paesaggio montano in relazione
ed esclusivamente mentale e manca totalmente la riflessione e
alla realtà che vive l’arte contemporanea che sembra aver perso la
l’attenzione nei confronti di questo argomento da parte della critica.
memoria e l’interesse per il paesaggio e per l’ambiente.

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Grillo: stai parlando forse della mancanza della rappresentazione Ceretti: Il mercato decide ormai qual è il valore, il mercato è una specie
della natura? di divinità omnicomprensiva ormai, sembra possedere gli elementi
di valutazione di tutto. La mia generazione invece si è confrontata
Ceretti: T u che appartieni all’ultima generazione di pittori difficilmente con i processi etici, non con il mercato. La vostra generazione ha
rappresenti, entri in relazione ai processi, adoperi la tecnologia visto una sorta di felicità produttiva generale, l’arte è stata anche una
forse interpreti ma non rappresenti; la mia generazione, quella che maniera per guadagnare del denaro, tutti hanno migliorato la propria
si è formata nel dopo-guerra. La nostra generazione ha messo condizione economica ma questo ha innescato un processo che non
veramente uno iato fra il ‘900 e il dopo; ha sempre agito come forma è sano. Ne consegue quello che tu hai appena detto, ne consegue
di rinnovamento ma nel solco della tradizione dell’arte. Dalla guerra in che c’è un sistema delle cose.
poi sono cambiate tante cose, quello che è avvenuto in quel periodo
ha sconvolto le fondamenta della nostra cultura. Noi abbiamo dovuto Grillo: mi pare di capire che tu metti in dubbio la funzione
reinventare tutto, non volevamo più imitare nessuno. La nostra dell’arte oggi poiché inseguendo il mercato non nasce più dalla
generazione pur nel rinnovamento ha conservato la memoria storica critica ma dal consenso, se vuoi “estetico”, nei confronti del
del rapporto fra pittura e realtà anche se filtrata dalla riflessione sulla sistema. L’arte è vicina alla moda e non si oppone al sistema e
“ misura” sul rapporto fra la mano e la superficie, fra il pensiero e la se lo fa ciò avviene in maniera dolce, non radicale e comunque
fisicità della manualità che crea l’opera. all’interno dei codici del contemporaneo.

Grillo: a proposito di mano, hai visto la mano di Cattelan in Ceretti: Il sistema dell’arte così come si presenta mi appare come
Piazza della Borsa? un meccanismo ben oliato e inarrestabile nella sua efficienza ma
non è il deposito delle verità espressive e non può pretendere
Ceretti: non ancora, forse passerò ma non m’interessa, cosa vuoi, di rappresentare la totalità delle esperienze, il sistema, come
è una cosa, non la fa lui, la fanno altri…lui non sa fare niente! Sono meccanismo, è il corruttore della nostra prassi. In questo scorcio di
stato di recente a Venezia con la Giovanna e siamo andati a vedere secolo, dopo tutte le trasformazioni avvenute ho l’impressione che
la mostra a Punta della Dogana e come entri, una delle prime cose il pittore sia ora una specie di monaco che a fatica e in solitudine
che vedi è il cavallo impagliato con la testa conficcata nel muro di tenta di salvare, oltre alle cose ricevute, la propria identità e il senso
Cattelan. Cosa vuoi, sono cose che certamente scioccano ma profondo della sua esperienza.
scioccano altri, non noi!
A noi come addetti ai lavori, come persone che hanno sviluppato Longari: Il discorso della vanificazione dell’esperienza può
una particolare esperienza nell’elaborare le proprie possibilità essere il fulcro del problema.
espressive, a noi cose del genere non sembrano neanche sostenibili
perché sono piuttosto un colpo di teatralità che hanno anche una Ceretti: ma si, guarda… ti senti come un naufrago, attaccato ad un
funzione spettacolare così come quasi tutte le altre opere che sono pezzo di legno che cerca di sopravvivere al naufragio. Siamo sempre
esposte in quella mostra ma… sono piuttosto interessanti come immersi in questo enorme crogiolo che è la vita però chi ha il privilegio
una forma di comunicazione legata alla pubblicità, una kermesse di esprimersi tende a credere di essere l’interprete del proprio tempo
del gusto contemporaneo, un luna park, non sento che abbiano un ed è felice. Chi dipinge è felice di farlo! 23
valore intrinseco. Quando io dipingo sono felice e lo ero anche quando dipingevo il filo
Io sono lontano da queste cose, mi sento come un monaco tibetano spinato, l’operaio ecc.. perché? Perché è l’operatività che ti appaga,
che si è isolato in un convento in alta montagna per difendere una l’operatività, comunque sia, è appagante. Paradossalmente penso
cosa in cui crede, un valore della pittura e dell’arte lontano da ciò che che fra coloro che erano nei campi di concentramento, quelli a cui
ci succede intorno in questo momento. era stato concesso di svolgere operativamente un lavoro erano i più
fortunati perché potevano sperare di sopravvivere. In qualche modo
Longari: Tu hai insegnato insieme ad Alik Cavaliere per tanti avevano rapporto fisico e problematico con la realtà. Courbè anche
anni a Brera, cosa pensi del rapporto che Alik aveva con la quando dipingeva gli spaccapietre era felice di dipingere, quando
natura visto che utilizzava così tanto nel suo lavoro? scappa in Svizzera lui dipinge i cervi, le baracche, la natura… si
diverte, è felice!
Ceretti: Alik ha utilizzato la consistenza dell’oggetto naturale
reinventandolo in una composizione diversa ma l’oggetto naturale Grillo: ricordi la mia personale alla Galleria Solferino del 1976?
non veniva modificato, lui faceva il calco dell’elemento naturale, L’avevo intitolata proprio “sono felice quando dipingo!”.
accumulava tanti frammenti di natura (fiori, rami, radici, frutti ecc) per
rimontarli in una diversa invenzione. Ceretti: ricordo benissimo quella mostra, avevamo apprezzato la
Alik non è stato un dadaista, non ha preso la ruota di bicicletta per farla secchezza di quella dichiarazione in quel momento.
diventare opera d’arte, Alik non ha fatto “ speculazione metaforica”,
ha smontato e rimontato la realtà per consegnarcela attraverso la
sua ide dell’arte e della vita.
Longari: Anche tu in questo momento stai dipingendo la natura,
la montagna, il paesaggio. Se felice?
ex docent
Sai la nostra generazione che vissuto la guerra si è sentita molto
precaria, oggi siamo qui per caso, avremmo potuto morire in qualsiasi Ceretti: T empo fa hanno fatto la mostra del Barocci, io ho visto
momento, si sparava con facilità per strada, quando sono venute un suo quadro a Senigaglia, credo che sia una deposizione, è un
fuori le realtà dei campi di concentramento abbiamo avuto davvero quadro fantastico in cui esalta il cangiante cromatico. Recentemente
la percezione di una vita davvero a rischio, eravamo sconvolti dalla Sgarbi ha collocato nel Palazzo Grimaldi un quadro del Giorgione,
bomba di Hiroshima ecc.. “ la tempesta”, tu entri in una stanza e vedi questo quadretto e resti
Elisabetta, Gaetano, sono cose che oggi non si immaginano per impalato.
niente, oggi tutti cercano di arraffare il possibile per goderselo,
pensate un po… cos’è questo godimento che ha preso il sopravvento Longari: si tratta di uno dei quadri più enigmatici della storia
su tutto. dell’arte.
C’è una follia nell’attuale realtà dell’arte, ma vi pare possibile che
questo sistema possa reggersi sul collezionismo? Per carità!... meno Ceretti: E’ diventato enigma perché noi oggi guardiamo i quadri
male che c’è ma così s’innesta un processo di emulazione continua; attraverso problemi iconologici ma noi pittori lo vediamo con altri
se un giovane artista vede che un particolare linguaggio ha successo occhi. T u dici..la tempesta ma quello è solo il titolo perché invece è
di mercato non fa altro che inserirsi in quell’ambito estetico, è una tutto tranquillo, lui appoggiato al suo bastone, le due colonne spezzate
cosa che sconvolge il senso profondo del fare arte. che simboleggeranno tutto, per carità, è un quadro che forse per lui ha
Grillo: infatti l’artista oggi non si misura se non con il sistema dell’arte, significato serenità, tranquillità, tutt’altro che un quadro drammatico
è prevalsa la coscienza che l’arte esiste se è registrata dal sistema come uno può immaginare pensando alla tempesta.
internazionale dell’arte, se un artista non compare nei rivoli di questo Un quadro di un’intensità straordinaria, dipinto da un pittore che a soli
sistema è come se non esistesse! trent’anni muore di peste.

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Frammenti, 1966-1967 Olio su tela 146x125 cm

ex docenti Grillo: Accademia di Brera, la tua esperienza di docente, prima


fine di una concezione dell’Accademia, ideata nel ‘500. Se tu non sei
come assistente di Alik Cavaliere, poi come titolare di Pittura. in grado di consentire all’allievo di eseguire la propria ricerca formale
nel laboratorio allora diventa squallidamente come l’Università, un
Ceretti: Io ho vissuto la dequalificazione e il degrado continuo, insegnamento solo teorico e impersonale.
quando sono tornato dall’Accademia di T orino, nel ’93, e ho visto T u Gaetano appartieni alla generazione che è stata forse l’ultima
che non c’era più uno spazio personale per il docente, il laboratorio a essere concentrata, quando tu eri studente con me e con Alik
per gli studenti, è stato drammatico. Mi sono chiesto: io come posso ancora era possibile lavorare in aula, vivere di confronti continui e di
fare a insegnare pittura se non c’è lo spazio minimo vitale per farlo? crescere, di essere stimolati. Erano anni in cui c’erano tanti problemi,
Il direttore ci ha detto che avremmo dovuto alternarci negli stessi c’era l’occupazione ma eravate ancora concentrati sulla possibilità
spazi, ho dovuto mio malgrado accettare e quello è stato l’inizio della personale di elaborare un vostro linguaggio artistico. Subito dopo

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Provvisorio, 2001 Olio su tela 116x97 cm

di voi tutto è andato scemando, si è persa la funzione profonda erano davvero una novità ma il resto dell’accademia era refrattaria,
dell’accademia, oggi non c’è più una centralità, ci sono un sacco di non è stato facile.
materie, anche inutili, e lo studente deve saltare fra una lezione e Si può dire tutto sulle accademie ma…porco Giuda! Sono l’unico
l’altra senza potersi più concentrare. Io sono stato l’ultimo a opporsi ai luogo dove si può ancora parlare dei problemi dell’arte perché
semestri, per me era inconcepibile svolgere il lavoro in quella maniera fuori dell’accademia si può parlare solo del sistema dell’arte! Non è
così frammentata. All’inizio il Vincenzo Ferrari mi aveva convinto ma possibile! Bisognerebbe rifondarle!
poi ci ho ripensato, sono andato dal De Filippi e gli ho detto che avrei Bisognerebbe partire da un’idea nuova, bisognerebbe fare una
continuato a fare l’orario annuale, sono fortunatamente riuscito ad
ex docent
critica dell’attualità e trovare le ragioni forti per ripartire con nuovo
avere l’aula 48, che era stata prima di Manfredi e prima ancora era impulso. Gli artisti escono come i funghi, da qualche parte, ogni tanto
stata di Carpi e prima ancora era stato lo studio di Hayez. esce un ragazzo che chissà perché ha quel talento, quella curiosità,
Quando eravamo allievi noi, accanto alla nostra aula c’era lo studio quell’intelligenza per fare arte, oggi invece arrivano tutte queste
di Carpi e noi avevamo il privilegio di studiare da vicino con il nostro ragazze che stanno lì, sperano di fare qualcosa con la creatività ma
maestro, di vederlo lavorare direttamente. l’arte è un’altra cosa!
Con Alik poco la volta sono stati eliminati gli studi dei maestri ed è Dalle accademie così come sono oggi possono solo uscire dei
iniziato lo sfascio, l’insegnamento è diventato sempre più teorico e Cattelan
ha perso il senso che aveva avuto per secoli. Il 1999 è stato l’ultimo
mio anno d’insegnamento e già gli allievi non frequentavano più Longari: Nenache perché di Cattelan ce n’è uno solo
perché dovevano fare tutti questi giri fra una lezione e l’altra, lì ho
capito che era finita. Ceretti: ma no! lui faceva il pubblicitario come Warhol, Rosenquist,
Me ne sono andato e il direttore ha tirato il fiato, era andato via Lichtenstein, la Pop Art americana esce dalla pubblicità e tutti quegli
l’ultimo rompiballe. artisti escono da quell’idea della realtà, noi no, noi no! Noi proveniamo
Con Alik era diverso, si pensava e si credeva che sarebbe stato da un’esperienza millenaria! Noi siamo persone che convivono
possibile reperire spazi, la sperimentazione era molto sentita, continuamente con il passato, c’è sempre la possibilità di estrarre
eravamo stimolati, la sperimentazione era al centro del progetto qualcosa dal passato e noi sentiamo una forte responsabilità per ciò
didattico di Alik, lui emanava questa sua idea. che sta accadendo perché abbiamo una coscienza accumulata nel
Anche il mio rapporto con lui è stato curioso perché lui mi ha tempo. Io ho 80 anni, adesso!
chiamato come assistente alla sua cattedra di scultura ma io non
ero uno scultore, ero un pittore ma lui, con degli argomenti molto * Mino Ce re tti è stato assistente alla cattedra di Scultura di Alik
convincenti, forti, mi ha detto: noi dobbiamo aprire ai linguaggi alla Cavaliere e poi titolare di Pittura all’Accademia Carrara, Venezia,
loro contaminazione e allora, alla fine degli anni ’60 quegli argomenti T orino e infine all’Accademia di Brera.

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DAVIDE BENATI

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“Scelgo una forma semplice che trasporti il colore nello spazio, come
una nota musicale ripetuta e che nella ripetizione infinita diventi ritmo,
tessitura, nenia. La tela è orizzontale e dall’alto la guardo. Come un monaco
che si accinga a disegnare un mandala, come un monaco che intoni un
mantra. Dopo giorni i colori si faranno corpo, avranno saturato lo spazio
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ma continueranno a rivelare per sempre la loro trasparente illusorietà.”

Conversazione a cura di Elisabetta Longari

Approfittando dell’allestimento di una grande mostra in quattro D.B:“ Mi sono rifiutato di partire proprio dalle prime opere della fine
sedi che la sua città natale, Reggio Emilia, gli dedica, raggiungo degli anni Settanta e di ordinare cronologicamente i lavori. Non è
Davide Benati in mezzo ai suoi quadri. L’esposizione dal titolo una retrospettiva, è un modo per ripensare il lavoro attraverso pezzi
DIPINTI IN PALMO DI MANO, distribuita nella città tra la bilioteca, che per me oggi sono significativi privilegiando quelli che magari
la sinagoga, la Galleria Parmeggiani e i Chiostri di San Domenico, non sono mai stati esposti. Una delle storie possibili che i mei quadri
in quest’ultima sede trova la più sostanziosa e significativa raccontano, non certamente l’unica. Ho soprattutto privilegiato gli
selezione di opere realizzate fra il 1980 e il 2010. Davanti ai utlimi dieci anni del lavoro perché sono pressocchè inediti in Italia, in
quadri è impossibile non parlare di pittura, dei problemi e delle quanto mostrati soprattutto a Marlborough e li ho accostati, mescolati
relazioni che gli elementi scelti da Benati, già tanti anni fa e a gruppi di opere degli anni Ottanta e Novanta. La prevalenza dei
continuamente messi al vaglio, instaurano sulla superficie ogni pezzi è realizzata tra il 2000 e il 2010 e rappresenta per me una
volta che incomincia l’avventura dell’occupazione della tela. nuova maturità. Ho giocato lo slancio procuratomi dal fatto di lavorare
Durante il percorso nei chiostri, i quadri, ritmati e pausati nello per questa grande multinazionale nella direzione della rivisitazione,
spazio in modo che ciascuno abbia un respiro necessario alla del ripescaggio di alcuni motivi messi a fuoco negli anni Ottanta,
sua vita, sono accompagnati da alcune vetrine che ospitano rivedendoli e rinforzandoli anche dal punto di vista della tecnica,
una scelta di quaderni di viaggio, in cui le forme e i pensieri si dove l’acquarello adesso diventa sontuoso, in cui i passaggi sono
depositano in modo immediato, costituendo l’embrione di molte centinaia e dove si irrobustiscono gli spessori cromatici, se così si
opere più articolate e finite. La carta è la materia d’elezione può dire perché gli spessori dell’acquarello sono tutti interni, fatti
di Benati, o sarebbe meglio dire, le carte che nel corso del di trasparenze che si moltiplicano e si sovrappongono le une alle
tempo ha incontrato e scovato durante i suoi viaggi fino a altre. Le trasparenze continuano a far intravvedere il processo di
sceglierne definitivamente una, di riso prodotta artigianalmente accumulazione delle superfici cromatiche. Si tratta di una storia
in Giappone. La componente organica della carta si sposa in nuova con elementi del passato, una storia appena rincominciata”.

ex docenti
modo particolarmente felice con i pigmenti trasparenti e al
contempo corposi e con le forme che, sensibili, lente e mobili “Riconosco alcuni lavori storicizzati…”
come meduse nelle profondità del mare, si orientano in diverse In questa prima sala c’è un Doppio Sogno esposto alla Biennale di
direzioni sulle superfici. Venezia del 1982 (ad “ Aperto ’82)) e anche Soledad, dove compare
I titoli, evocativi come il suono del mare dentro una conchiglia, per la prima volta la foglia della Ginko Biloba, motivo che riprenderò
tornano e ritornano nel tempo, perché la maggior parte dei cicli sia negli anni Novanta che poi nei successivi Duemila, organizzandola
di lavori di Davide è aperta, potenzialmente infinita, come per sulla superficie in nuove tessiture… E poi ho approfittato di questa
Monet Le ninfee, richiamate apertamente da Davide nei dipinti occasione espositiva per tirare fuori dai cassetti tutti i taccuini di
dal titolo Azzorre. La pittura è una storia di passione e dedizione. viaggio, molti dei quali inediti perché appunto di mia proprietà. In
Davide parla fluentemente, quasi non devo domandargli, queste teche quindi sono conservate le fonti, i luoghi della nascita del
racconta la genesi della mostra a della sua pittura con il suo lavoro. Come vedi la mostra è tutta composta con opere di grandi o
timbro di voce calmo e caldo. addirittura grandissime dimensioni, ma alle pareti sopra le bacheche

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Doppio Sogno - 2001

dove sono conservati i taccuini ho voluto appendere dei piccoli coperto di neve. Allora sentii un desiderio di far nascere un lavoro
formati che funzionano come segnali. In questa bacheca ci sono i che è un po’ un incidente di percorso in quanto utilizzai una tecnica
quaderni degli anni Ottanta, molti dei quali di Kathmandu1 , che, come un po’ aliena (serigrafia su tela ritoccata con bianco ad olio) . Mi
sai, è uno dei luoghi da cui ho portato a casa fortissime suggestioni capita di deviare leggermente per poi tornare sulla stada maestra
che hanno comportato l’immissione nel mio lavoro di motivi come le con un’esperienza in più.
bandierine triangolari colorate che sventolano intorno allo Stupa e
che contengono testi di preghiere… Gli elementi appuntati, fermati l sapore dell’erbario, certo, ma anche quello delle Mille e una
nei taccuini sono una continua fonte di nuova ispirazione. È come notte…
rileggere lo stesso libro a distanza di anni, cambia l’incidenza Il dipinto là in fondo appartiene alla serie Terrazze del 1995 che è
dell’ottica con la quale guardi…”. abbastanza emblematica di come possano nascere alcuni miei

ex docent
dipinti. La serie deriva da due viaggi che feci simultaneamente agli
Trovo la ritmica dell’esposizione straordinaria, queste lunghe inizi del ’95, uno in Nepal e l’altro, subito dopo, in Portogallo. In Nepal
pause che lasciano parlare il vuoto che da senso alle opere avevo rivisto le bandiere buddhiste contro il cielo, fluttuanti, leggere,
presenti. Hai fatto un grande lavoro di allestimento… colorate; un mattino a nord di Oporto, presto sulla collina vidi stagliato
Ho guardato e ascoltato lo spazio, nonché ovviamente i lavori. contro il cielo un enorme glicine nera, controluce, contorta. Al ritorno
Certo ho creato dei dialoghi tra opere contando anche molto sulle da questi due viaggi feci questa serie di opere ad olio e acquerello
interlocuzioni di vuoto, mischiando, come dicevo, sempre le carte a in cui misi insieme questi due segni così distanti fra loro, concepiti
partire anche dal punto di vista della cronologia. Qui vedi Paese del in due luoghi geografici diversi ma entrambi con per sfondo il cielo,
calmo mattino, un pezzo esposto da Marconi in occasione della mia con due temperature molto diverse fra loro. A volte ho lasciato gli
prima mostra da lui nel 1984, poi c’è un lavoro che testimonia la mia elementi da cui ero stato impressionato isolati e singoli, a volte li
presenza alla Biennale del Novanta dove nella mia sala personale ho fatti convivere in una serie di opere doppie dove il grande segno
ho esposto opere dipinte ad olio e all’acquarello, c’è il quadro del nero a olio si contrapponeva per potenza e grevità alla leggerezza
2010 che è stato utilizzato come manifesto della mostra e c’è uno delle bandiere dipinte all’acquarello, così delicate, così impalpabili.
strano lavoro, questo Neve a sera. Ogni tanto mi capita di deviare Insomma, mettere insieme come ho sempre fatto nel corso di questi
dal solco principale del lavoro, che è rappresentato dall’acquerello. trent’anni, due polarità, due luoghi, due concetti, due densità e
Qui avevo in qualche misura voglia di bianco, perché essendo la cromatiche e gestuali.
mia carta paglierina e coincidendo il bianco dell’acquerello con il
bianco della carta, io non lo uso mai… questo lavoro era nato nei Dai la sensazione di divertirti nella scelta dei titoli e ti concedi
primi anni Novanta perché ricevetti una cartolina dal Giappone da di scherzare: Lotus Solus, fa evidentemente il verso al romanzo
un allievo di Brera, giapponese, che sapendo della mia passione per di Raymond Roussell (Locus Solus)… mentre Paese del calmo
l’arte giapponese, mi mandò l’immagine di quel famosissimo giardino mattino è forse tratto da un verso di Pessoa o di qualche suo
di Kyoto dove ci sono i monaci che pettinano la ghiaia a forma di eteronimo?
onde fluttuanti, con le rocce che fuoriescono a imitare la terra, il tutto No, Paese del calmo mattino è il nome antico della Corea, però l’ho

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28 Frangipane - 1991

scelto perché aveva un bellissomo suono, come di qualcosa che dell’acquerello. In quel momento sentivo, chissà perché, forse anche
nasce e si apre lentamente e dolcemente cercando la luce. ormai un acquerello allo stremo, una debolezza. Avevo desiderio di
Nell’ultima sezione ci sono opere degli ultimi anni: Cantico fa da qualche cosa di più potente, di più forte, di più sostanzioso…Non
preambolo alla sala. Questo dipinto è una sorta di spalancamento che l’acquerello non lo fosse… però nella ripresa successiva, dopo
dove tutti i colori sono chiamati a concorrere a un movimento di squarci questo passaggio “ tridimensionale” attuato in conflitto con olio e

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che dalla tenebra aprono alla luce. È proprio una fantasmagoria. Qui acquerello insieme, sono ritornato all’acquerello con una durezza e
ho utilizzato come veicolo per portare il colore nello spazio la forma una potenza molto più insidiosa rispetto ai lavori degli anni Ottanta.
della foglia della GInko Biloba che ritorna dopo tanti anni, che allora Ciò è stato anche il frutto di quel passaggio.
là, chissà perché, avevo intitolato Soledad, e qui diventa come una
nota di una partitura musicale che in un crescendo di vorticosità E allora, se è stato un punto di snodo importante, perché non
spalanca e frantuma fino a squarciare la superficie. Ecco, qui c’è dargli uno spazio nel percorso della mostra?
tecnicamente una nuova soluzione che è quella di poter sovrapporre Guarda, è successa una cosa curiosa… Io, per questo spazio, che
centinaia e centinaia di passaggi in trasparenza fino a creare con come vedi è così complesso da un punto di vista anche architettonico,
l’acquerello quel corpo di cui ti parlavo… avevo radunato moltissime opere. Succede che una volta che tu le
cominci a disporre ce ne sono alcune che o fanno saltare tutto o sono
Insisto… Hai curato il ritmo dell’allestimento nei minimi talmente vistose o talmente aggressive che rischiano di turbare quello
dettagli. che io ho cercato di fare con questa mostra, che era raggiungere
Qui per esempio, in questo lungo canocchiale, insidiosissimo dal punto un grande equilibrio anche di natura formale. Quindi dei dipinti che
di vista del montaggio, anche qui ho scelto delle contrapposizioni testimoniano alcune mie trasgressioni di questi trent’anni, o quegli
con il vuoto per lasciare che ogni opera avesse intorno a sé un abbandoni della via maestra, come li ho chiamati prima, alcuni sono
grande bianco che potesse in qualche misura valorizzarne anche riusciti a trovare il proprio equilibrio con questi nuovi quadri che non
la densità cromatica. C’è una versione ulteriore dell’opera Azzorre, conoscevano (perché loro non si conoscevano tra di loro). Altri proprio
che diversamente dall’altra, si apre, sta lentamente transitando nello non hanno trovato spazio qui dentro, C’è stata come una forma di
spazio della tela, sta facendo intravvedere… ecco in quest’opera ribellione da parte di certe opere nei confronti di altre opere. Io l’ho
c’è rispetto all’altra una dinamica diversa. Vedi come variando la trovato molto curioso; è come se a un certo punto i miei quadri qui
tessitura delle forme che utilizzo si ottengono anche diversi impatti dentro si fossero presi delle libertà scavalcando anche le mie stesse
emotivi?. intenzioni. Insomma, sono stati in una certa misura loro stessi che

ex docenti
A proposito delle diversità e dei contrasti, ricordo alcuni tuoi
mi hanno costretto a tralasciare alcune parti del mio lavoro in favore
di altre. Io questo lo trovo molto bello. T orno a dire che qui dentro è
lavori in cui mettevi sulla superficie dei ritmi modulati degli successo di tutto, che queste opere si son messe a fare un po’ le
spessori accentuati anche attraverso elementi estroflessi. “ carognette” e hanno preteso certi spazi rispetto ad altre che invece
Come mai hai ritenuto di non esporre neppure un esponente di sono stato costretto a sacrificare perché creavano degli squilibri.
quella famiglia di opere?. Insomma ci sono state delle forme di rivolta e di gerarchia da parte di
Quello era un periodo, fine anni Ottanta-primi anni Novanta, che certe opere che non mi sarei sinceramente aspettato.
caratterizzò anche la sala della Biennale di Venezia, in cui accostavo
superfici oscure e turgide a olio, contrapponevo a queste superfici la Dove lavori? Com’è il tuo studio?”
leggerezza e la luminosità dell’acquerello. I rilievi che fuoriuscivano Ho un nuovo studio in un vecchio luogo: ad agosto sono tornato al
dalle superfici ad olio funzionavano quasi come dare corpo ai fantasmi punto di partenza che è la casa in cui sono nato sulla via Emilia vicino

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Bassifondi del cielo - 2003


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a Reggio Emilia perché stavo cercando uno studio più grande a trent’anni fa. C’era l’universo a Milano e noi siamo usciti da Brera nel
Modena che non trovavo e poi andando tutti i pomeriggi a trovare mia 1972 che eravamo appunto altre persone. Poi, dopo un passaggio
madre che vive ancora lì nella casa di famiglia, ho visto al piano terra al Liceo Artistico di via Milazzo arrivai all’Accademia come docente
uno spazio di mio cugino che si era reso disponibile dopo tanti anni, nel 1984 chiamato da Franco Fizzotti come assistente, poi ho fatto
un vecchio mulino del fratello di mio nonno, e ho immmediatamente per quattro anni l’assistente di Fabro, quindi di Gottardo Ortelli (tutte
capito che quello avrebbe dovuto essere il mio nuovo studio. Un persone che mi mancano molto) e a un certo punto ho avuto la mia
gigantesco loft con l’anima: un luogo dove giocavo da bambino… cattedra di Anatomia. Ho finito nel 1999 a Brera, quando mi sono
trasferito all’Accademia di Bologna.
Svolgi i tuoi giochi da adulto dove facevi i tuoi giochi da bambino,
sei fortunato! E adesso dimmi della tua Che differenze hai rilevato tra le due istituzioni?
Ogni volta che parlo di Brera ho un groppo alla gola, perché è stato il Bologna è stata una delusione, ma sai perché? Perché Brera mi
luogo nel quale io ho studiato… mancava troppo! Adesso, da pensionato, l’unica cosa che mi manca
è il rapporto con i ragazzi. Per quanto riguarda Brera la cosa che

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Con
Io michi hai studiato?
iscrissi a Brera nel 1968, quindi immagina... Mi ero iscritto da ricordo
se con maggior
non sbaglio anche interesse era allievi
oggi ci sono che è sempre stata cosmopolita,
rappresentati di 59 diversi
Cantatore, poi “ saltò tutto per aria” e cominciammo a fare i nostri Paesi. Quando da Brera mi trasferii a Bologna dovetti salutare
gruppi di lavoro ospiti nell’aula di quella meravigliosa e indimenticabile
figura di Alik Cavaliere, con Franco Fizzotti, Mino Ceretti… Arrivavano
questa realtà cosmopolita… Ricordo di avere accolto vent’anni fa a
Brera la prima studentessa proveniente dalla Repubblica Popolare
ex docent
i manifesti del maggio francese. Per noi Milano era come adesso per i Cinese, la famosa Zeng Rong, con la quale diventai poi amico e ci
nostri studenti andare a Berlino. Milano era lontana… Io sono entrato sentiamo ancora oggi. Lei allora era una docente mia coetanea che
a Brera con Van Gogh e quattro anni dopo siamo usciti con Andy si iscrisse a Brera mandata dal Partito Comunista Cinese, aveva
Warhol… Io feci la tesi con Guido Ballo sulla Pop inglese e andai a rapporti ovviamente con il consolato e ricordo che Quaglino fece una
intervistare due dei protagonisti: Peter Philips, che allora viveva a geniale battuta: - Sa, signora Zeng Rong, se veniva qui vent’anni
Zurigo perché aveva un contratto con Bruno Bischofberger, e andai fa la facevamo direttrice! Quel che mi mancò a Bologna fu proprio
anche a Londra a intervistare Allen Jones. Sembravano appartenere il multiculturalismo, soprattutto Giapponesi che io amavo e con
al gruppo dei Rolling Stones! Philips è arrivato a prendermi vestito di cui corrispondo ancora oggi, e tutto questo movimento implicava
serpente, con i capelli lunghi fino alla schiena. Io avevo vent’anni e lui che la dinamica della docenza fosse tale da costringermi a essere
ne aveva trenta ed era già un idolo. Allora uno scatenamento generale aggiornato continuamente seguendo gli interessi degli allievi, anche
nel 1972. Quando sono entrato a Brera c’erano Cantatore e Messina, tra i più disparati. Non che adesso non mi guardi attorno, ma era
che erano entrambi uomini dell’Ottocento. Dopo sei mesi abbiamo diverso…
occupato tutto e quattro anni dopo eravamo degli altri, umanamente, La mostra è accompagnata da una preziosa monografia, bilingue (italiano-
culturalmente… A Milano si svolse anche il festival del Nouveau inglese) edita da Skira, in cui sono raccolti i testi dei fedeli compagni di viaggio
Realisme con Christo che aveva impacchettato il monumento a di Davide: la regista Cristina Comencini, Walter Guadagnini (docente di Storia
dell’arte presso l’Accademia di Bologna), Flaminio Gualdoni (docente di Storia
Vittorio Emanuele II e i monarchici gliel’hanno fatto spacchettare,
dell’Arte presso l’Accademia di Brera), il critico Sandro Parmiggiani e il poeta
allora lui ha impacchettato Leonardo… in Galleria Niki de Saint Phalle
Antonio Tabucchi. Inoltre si segnala che alla sede della Galleria Marlborough
sparava da lontano a sacchi di colore che eplodevano… Circolava di Madrid è attualmente allestita una personale di Benati dal titolo Doppio
una splendida allegria che Milano non si ricorda più di avere avuto, gioco, in cui sono raccolte 14 opere che riassumono i cicli di lavori esposti
non ha più memoria di quello che è stata, del coraggio che ha avuto nelle due mostre tenute nella sede di Montecarlo nel 2006 e nel 2010.

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Visione della personale alla Galerie Venise - Cadre di Casablanca

NICOLA SALVATORE
Verso il Marocco:
Viaggio nell’arte e nella didattica di Nicola Salvatore

Intervista a cura di Melissa Provezza

Melissa Provezza: Il 7 novembre si è conclusa presso la Galerie Nella fase attuale vedo con piacere ritornare all’interno delle mie
Venise-Cadre di Casablanca una tua mostra personale, rispetto opere questa figura che in passato accompagnò i primi passi della
alla quale ho avuto il piacere di redigere il testo in catalogo. mia ricerca artistica. T ale soggetto fa intimamente parte del mio
L’accoglienza marocchina al tuo lavoro pare sia stata ottima. immaginario, un immaginario che ho costruito metodicamente e
Cosa si è perso chi non ha visto la tua mostra? spontaneamente allo stesso tempo e che mi ha permesso di affrontare
numerose sfide, sia a livello tecnico, che concettuale. L’immagine

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7/5/2018 Redazionale: PARLIAMO DI SCULTURA E DI UN GRANDE ARTISTA E DOCENTE: ALIK CAVALIERE Ex docenti: MINO CERETTI DAVIDE BEN…
Nicola Salvatore : È vero che il Marocco mi ha accolto: sia come della Balena a volte è solo evocata attraverso la rappresentazione
artista, che come uomo. Questo paese mi ha conquistato con le sue del suo stesso scheletro. Si tratta di una figura potentissima, dotata

docenti
terre e le sue atmosfere ed è direttamente lì che ho realizzato le
opere in mostra. Ho presentato dunque la mia più recente produzione
artistica, che in fondo è la continuazione naturale di una ricerca
di una notevole plasticità e di un bagaglio simbolico di grande forza.
Anche le dense e ben delineate Ombre, accanto alle serie di Cavalli
e Mestoli, sembrano vivere della stessa materia e possedere un
maturata durante anni. Au sud de mon sud. Passage à Casablanca uguale potere evocativo.
è un’esposizione che sembra ricominciare dalle origini della culla
Per dar forma alle tue creazioni utilizzi diversi mezzi e strumenti,
mediterranea, dove cerco radici e similitudini, interpretando i segni
spazi dalla pittura alla scultura, sino ad opere video e digitali;
dei luoghi che mi circondano. In mostra ho presentato una rilettura e
quali le motivazioni nella scelta di determinati materiali?
uno stravolgimento di quelli che sono stati i periodi principali del mio
I metalli, i legni, le terrecotte sono i miei materiali: superfici riflettenti
percorso artistico: dai Mestoli ai Cavalli, dalle Ombre alle Balene, il
e materie che possiedono una solidità quasi atavica, ma accanto a
mio bagaglio visivo si è arricchito anche di soggetti quali Cammelli e
questo mi servo anche dei media attuali, di mezzi video e digitali,
Palme, proprio in quanto suggestioni del territorio.
mischiando suggestioni arcaiche e contemporanee al tempo
Tuttavia sembri prediligere l’iconografia della Balena; perché stesso. Nelle mie opere do forma ad un discorso intimista e insieme
questo amore? antropologico, dove la materia, i colori e le immagini hanno l’intensità

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Visione della personale alla Galerie Venise - Cadre di Casablanca

della terra e del simbolo. Dall’Italia al Marocco e viceversa, ho ormai


intrapreso un viaggio creativo che è arricchimento umano e artistico,
base per la costruzione della propria identità, sia personale e umana,
che come artisti. Il recupero e la conservazione della memoria è
docenti
tra identità e memoria. qualcosa di fondamentale, tanto quanto la capacità di rinnovamento
e lo sguardo puntato al futuro.
A proposito di memoria: credo che questo sia un elemento
molto pregnante all’interno del tuo lavoro. Di fronte alle tue Il tuo fare artistico, durante molti anni di lavoro, ha ovviamente
opere è come imbattersi in una serie di reperti di archeologia subito cambiamenti e registrato evoluzioni. A che punto pensi di
fossile. Affascinanti ritrovamenti emanano quasi un’aura essere giunto attualmente?
sacrale, in grado di restituirci la forza del mito. Scriveva la Se guardo al passato, nelle fasi iniziali, le mie opere apparivano
filosofa María Zambrano che «all’origine della memoria c’è la formalmente graffianti e meno rifinite, d’impatto aspro e rugginoso,
ricerca di qualcosa di perduto e d’irrinunciabile […], qualcosa poiché la materia era lasciata ad uno stato più bruto. In seguito il mio
che necessita di essere guardato nuovamente». Che valore ha atteggiamento è divenuto maggiormente analitico. La mia opera oggi
per te la memoria? si spinge quasi a risultati minimali e ciò è specialmente visibile, non
solo nel trattamento dei materiali e nella scelta degli stessi (proprio
Per sapere ciò che si è, è necessario ricordare, sapere anche ciò

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7/5/2018 Redazionale: PARLIAMO DI SCULTURA E DI UN GRANDE ARTISTA E DOCENTE: ALIK CAVALIERE Ex docenti: MINO CERETTI DAVIDE BEN…
che si è stati, in un atto profondo di onestà e verità con se stessi e in virtù delle
generale loro caratteristiche
che racchiude precipue),
i soggetti-oggetti ma anche
in modo nella eforma
sintetico pulito.
con il mondo. La memoria storica, la storia dell’arte, il ricordo come
consapevolezza o suggestione inconscia: tutto questo è necessario Come e perché sei giunto al Marocco?
che faccia parte di noi, lo dico a me stesso e anche ai miei studenti Ci sono scelte e luoghi che sono un fatto di maturità e forse si
dell’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano, dove insegno Pittura. approda lì esclusivamente dopo un lungo cammino. E quando uno
Non si può e non si deve essere dimentichi della storia, di quella cammina non sa quello che trova. Infatti io mi sono imbattuto nella
individuale, così come di quella universale. Questo è il cammino e la luce, nei profumi, nella gente marocchina. Del resto queste cose

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Abitazione - Studio di Nicola salvatore a Marrakech

sono un po’ come gli innamoramenti, sia nell’arte che nella vita: Credo che sia fondamentale muoversi all’interno di una didattica
imprevedibili. Esistono luoghi che ci chiamano, verso i quali siamo propositiva, che sappia ora più che mai mettere in contatto gli
irrimediabilmente – a volte anche inspiegabilmente – attratti. C’è studenti, i giovani artisti in formazione – mi sia concesso usare questa
una parte di me che valuta e pondera, ma accanto a questa ne definizione, anche se sono pochissimi quelli che poi arriveranno
vive un’altra che è propria della mia indole ed è istintiva e viscerale. alla professione – con ciò che accade fuori dall’Accademia. È un
È necessario saper ascoltare anche quella parte, che è il mondo passaggio importante e molti ragazzi sono sprovvisti degli strumenti
dell’intuizione: senza dubbio più difficilmente sondabile rispetto alla per sapersi muovere nel sistema dell’arte.
sfera razionale, ma fondamentale soprattutto per un artista. È grazie Insegnare in un Corso di Pittura quindi non significa solo lavorare
anche al balenare delle intuizioni che a volte si compiono scelte sulla progettualità e creazione dell’opera, ma anche mettere lo
importanti, sia nella vita, che nella ricerca artistica. Dunque giungere studente nelle condizioni di saper come presentare e far vivere
al Marocco è stato questo: una decisione razionale e una spinta quell’opera – se giunta ad un punto maturo – al di fuori dell’ambito
viscerale. Far sposare e coniugare questi due aspetti è qualcosa che formativo. Per questo qualsiasi contatto con l’esterno può essere utile
dà enorme appagamento; una sensazione che sento anche quando e stimolante. Sia che ci si muova direttamente, sia nel caso in cui
mi trovo di fronte ad una mia opera che giudico veramente riuscita. siano i professionisti dell’arte ad essere invitati presso l’Accademia
Inoltre ho iniziato a considerare questo paese come un altro possibile stessa.
luogo in cui vivere e ho progettato quella che sta diventando la mia
casa marocchina. Del resto credo che il Marocco possieda fortissime In tal senso hai sempre organizzato fitti calendari d’incontri
potenzialità e sia in continua crescita. presso l’aula 8 a Brera, dove ormai da anni hai dato vita al
tuo progetto didattico: la cosiddetta “Trattoria da Salvatore”.
Pensi che lì ci potrà essere un punto di contatto tra la tua attività Parlacene.
artistica e quella di docente? Dal 1996 all’interno dell’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano,

docenti
L’ipotesi di una residenza marocchina sta schiudendo nuove
prospettive, come per esempio quella di una didattica sul territorio,
come docente di Pittura porto avanti “ T rattoria da Salvatore”. Si tratta
di un progetto didattico che vede protagonista il rapporto tra il cibo e
di un lavoro sul campo, magari unitamente a qualche collega. l’arte, due componenti che l’uomo utilizza da sempre per esprimere se
stesso e per dare un valore alla propria vita, trasformando una materia
Del resto gli stimoli creativi dati dalla permanenza nel nuovo paese in qualcosa di spiritualmente appagante. L’aula 8 dell’Accademia di
possono essere molteplici. Si tratta di un luogo carico di suggestioni,
Brera, attrezzata di cucina, è sede di incontri e discussioni fra studenti
di luce nuova e di cromie calde, di stimoli sensoriali avvolgenti. T utto
e docenti, artisti, collezionisti, curatori, critici e storici dell’arte, ma non
questo, all’interno di un confronto multietnico, non può fare altro che solo, anche cuochi, avvocati, medici. Si trasforma così in un luogo
arricchire un percorso formativo e di ricerca artistica, a partire da una metafisico dove senso e intelletto convivono in armonia e dove il
rinnovata fruizione dell’occidente stesso. cibo, fattore aggregante, è soggetto di pura forma e segnale di un
Non mi stupirebbe se arrivassi ad organizzare delle residenze- universo simbolico.
workshop per studenti in Marocco. Quanto è importante che la Guardando la tua attività d’artista riconosco un modus operandi
didattica “fuoriesca” dalle mura accademiche? e una forma mentis che credo si riflettano nella tua didattica. Ti

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muovi liberamente tra pittura e scultura, tra mezzi “tradizionali”e


nuovi media e questa tua trasversalità mi sembra palpabile
nell’atteggiamento che hai verso l’insegnamento. Ti riconosci
in questo?
Pienamente, anche perché credo che l’idea di trasversalità, di
attraversamento e contaminazione mi appartenga. Oltre ad insegnare
e a svolgere la mia attività artistica tra l’Italia e il Marocco, sono anche
art director e artista per la Compagnia Costa Crociere.
Di fronte alle mie opere amo mettermi in discussione, cercando di
stupirmi sempre e di essere intellettualmente animato da un’energia
vivace, da un atteggiamento di apertura al nuovo, all’inatteso, in
grado di condurre alla scoperta continua.
Questo mio approccio nel fare arte si rispecchia anche nelle modalità
d’insegnamento. Didattica personalizzata, con un’attenzione
particolare al singolo studente e alla sua direzione di ricerca, pluralità docenti
di linguaggi: ciascuno deve trovare il mezzo che gli è più consono e
che si sposa meglio con l’idea che vuole trasmettere.
L’aula di un Corso di Pittura non è solo un luogo dove si usano i
pennelli, ma deve diventare una fucina creativa, contaminata da
diversi linguaggi e allineata alla contemporaneità.

*Nicola Salvatore: artista e titolare di Pittura presso l’Accademia di Belle Arti


di Brera.

*Melissa Provezza: artista e insegnante; lavora all’Accademia di Belle Arti di


Brera come assistente tecnico. È stata studente e successivamente assistente
volontaria presso la Cattedra di Pittura del docente Nicola Salvatore. Nicola Salvatore nella sua casa a Marrakech

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PAOLO LAUDISA
docenti Tuffatrice cercatore d’acqua

La soglia della visibilità


Di Massimo Di Stefano

I lavori più recenti di Paolo Laudisa hanno molto fascino; come soglie Generalmente di grande formato, sono lavori su tela. Laudisa,
della visibilità, senza però frantumare né dissolvere le cose, danno attraverso la posizione di immagini reali, struttura la spazialità,
invece al più piccolo oggetto un accento inedito, uno strano potere di costruisce una griglia di ragione, di costruzione a fondamento
stagliarsi nello spazio e di iscrivervi la sua presenza. Il colore parla geometrico. Il colore viene dato mediante l’uso di rulli che filtrano
con la voce profonda, le immagini dei luoghi si sporgono sullo spazio l’emozione percettiva diretta, il colore cambia a seconda della
profondo. superficie e del supporto che incontra.

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La luna appare scompare, cm 100 x 120, acrilico e vetrofusione su tela 2005

La sovrapposizione lenta e meditata, si definisce nella pienezza di o traveste quel che lascia apparire. T rasparenze e riflessi autonomi,
una partecipazione evocata. che partono da chiare immagini di spazi architettonici che vogliono
La trasparenza ha la capacità di attirare, di provocare un’altra ricordare l’autentica misura della struttura a scala umana del rapporto
trasparenza, di suscitare in ogni frammento la sua luminosità con l’antico.
fondamentale. Allora si sviluppa una narrazione dello sguardo continuamente
La luce richiama il colore, il colore risveglia la luce, l’aria è attraversata riattivato dalla densità della scena: dai blu ai verdi, dai gialli ai rossi,
da riflessi e da scambi, e questi riflessi si depositano gli uni sugli altri gli scenari si sostituiscono agli scenari, i colori sono quelli di un
senza per questo velare l’originaria profusione dei colori.
Il fascino di queste stratificazioni deriva dalla risonanza che la
respiro che accelera.
Pittura nel pieno godimento immaginativo, fisico, e direi psicologico docenti
limpidezza propone a tutte le tonalità di colore sovrapposte, e dalla comportamentale. Laudisa muove quindi soprattutto dalle esperienze
generosità sensibile a cui essa contemporaneamente le impegna. che negli anni cinquanta aveva introdotto Yves Klein, ma procede
Ogni passaggio dello stesso colore comunica il suo principio, la sua anche dall’espressionismo astratto americano di Rothko e Pollock, da
particolare vibrazione, pur accettando di modificarsi a seconda dei Reinhardt fino ai nostri Burri e Fontana, per giungere ad una densità
messaggi che gli mandano i successivi passaggi di colore. In tal modo del linguaggio nel suo spessore evocativo che la pittura è dimensione
si crea a poco a poco secondo movimenti di eco e di offerta, quella mentale e non illusione fisica.
unità sensibile, quell’equilibrio a cui tende Laudisa. Ma il mondo
non potrebbe essere un serbatoio di corrispondenze se lo spazio * Massimo Di Stefano è docente di storia dell’arte contemporanea
e il tempo non possedessero una certa capacità di riecheggiare, di nell’accademia di belle arti di Roma .

protrarre, di arricchire le cose. Percepire significa anche riconoscere,


nominare, cioè attivare una memoria, un sapere, un linguaggio.
Queste soglie della visibilità, che ricalcano quelle della conoscenza,
vengono proposte attraverso un’insistenza dell’immagine spesso
puntata su i vasti spazi, su lontananze. Laudisa così attiva un
processo di astrazione che produce un tempo mentale, una durata
propriamente soggettiva, come un’espansione del nostro dominio
cosciente. Il colore blu è ricorrente sia come simbolo di vita sia come
strumento ottico.
L’acqua di tutte le forme, miraggio che riflette, che capta, che rovescia

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Dalla Terra alla Luna, 30x40 cm, acrilico e polvere di marmo su tela, 2009

Un grande gioco dell’Oca


Mi piace pensare alla storia delle accademie in modo figurato Scopro docenti che insegnano quattro materie, altri fermi su
come a un grande gioco dell’Oca in 3D. Non so bene a che posizioni date da concorsi...
casella siamo ma i numeri e gli anni si sommano con leggi e Uffah! basta con prime e seconde fasce, mi sembra un termine
decreti. da ospedale. Cerchiamo professionalità e cultura, proviamo

docenti
Ricordo qualche anno fa un grande convegno organizzato
dall’accademia di Frosinone curato da Nicola Carrino con
a credere che con l’arte si può dare un senso diverso alla
società... ecco il senso sociale ed etico del fare arte.
sindacati, ministeri ecc... Torniamo a Scialoja ed è vero che “l’arte non si può insegnare”
Finalmente la riforma era fatta, siamo università! ma l’amore per l’arte sì e questo é per me il compito dei
Poi esce il numero sbagliato e bisogna tornare al punto di docenti: insegnare amore per l’arte in tutte le sue possibilità
partenza. Così il tempo è passato tra riunioni CNAM e MIUR. di espressione.
Forse ho capito dove è l’errore: nel nome! Da docente non voglio essere pessimista, arrivano in questi
Bisogna cambiare Accademia di Belle Arti in Accademia di giorni nomine a direttori che mi fanno sperare nonostante i
Belle. Le arti non servono, abitano altri luoghi. tagli alla ricerca che ci regala la nostra ministra.
E’ con dolore che una storia di artisti e di arte vada Il prossimo numero speriamo ci faccia fare un balzo in avanti
trasformandosi in altro. Non sono un tecnico ma è quello che verso la soluzione di questo grande gioco dell’Oca.
vivo. Paolo Laudisa il 31 ottobre 2010

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Rosso celeste incendia il cuore e purifica, tempera acrilica su tela e vetrofusione 200 x 300 cm

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Paolo Laudisa è docente di Grafica d’Arte all’Accademia di Belle Nel 2008, partecipa ad una collettiva nella Galleria Europart a Pittsburg,
Arti di Roma, vive e lavora a Roma. USA e a una mostra internazionale di incisione a Sassari al Palazzo della
Le sue esperienze pittoriche iniziali confluiscono nella prima Frumentaria.
personale di rilievo alla galleria Cesare Manzo di Pescara nel 1975, Sempre nel 2008, tiene una mostra personale da NINNI ESPOSITO arte
in cui presenta una serie di lavori che mescolano il linguaggio contemporanea a Bari.
della scrittura vera e propria con quello della gestualità segnica di
derivazione informale. Nel 2009, dopo la collettiva a cura dell’Ambasciata di Turchia a Roma,
Tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli 80 espone alla galleria Bonomo di tiene una personale a Istanbul nella FASSART Gallery della Sabanci
Bari. Nello stesso periodo segue a Parigi un seminario di tre mesi tenuto Foundation.
da Gina Pane Sul corpo e lo spazio. L’esperienza si concretizza con una Partecipa alla colettiva ‘Sight’ al museoLaboratorio di Città sant’Angelo.
personale tenuta alla galleria Jean-Luc Forain. Nel ’85 tiene una personale Tiene una personale a Kuwait City ‘Spacial Dinamic’ a cura del Electronic
alla Galleria Comunale dell’Università di Belgrado. Nel ’88 realizza due Art Café di Achille Bonito Oliva e Umberto Scrocca.
importanti mostre personali. La prima, alla galleria Wessel O’Connor
di New-York, la seconda, alla galleria Lidia Carrieri di Roma. Nel ’91 La chiave di tutto (vetrofusione) 40x40 cm

collabora, oltre che come artista invitato, alla realizzazione di Fuori Uso
a Pescara con Cesare Manzo curata Achille Bonito Oliva. Nello stesso
anno è invitato a Stoccolma dalla galleria Jean-Claude Arnault a lavorare
sul luogo ad una doppia personale con H.H.Lim. Lavora in questi stessi
anni con la galleria Pasquale Lucas a Valencia dove espone al Museo
de la Cultura. Nel ’99 tiene una personale alla galleria Le Pleiadi. Nel
2000 realizza per il Festival del Mediterraneo una grande scenografia.
docenti
Nel 2003 personale a Roma alla galleria di Elisabetta Giovagnoni. Nel
2004, personale a Benevento, alla galleria Arts Events. Nel 2005 inizia a
lavorare con la galleria Arteynaturalezza di Madrid. Nel 2006 entra nella
collezione della BNL e partecipa ad una collettiva organizzata dalla BNL
a Bari a cura di Enzo BILARDELLO con Claudio VERNA e Teodosio
MAGNONI.
Sempre nel 2006 realizza una personale alla SALAUMBERTO (teatro
storico di Roma)
con un omaggio a Carmelo BENE.
Con la cura di Antonella MARINO, Michele SCHINO e Paolo LEPORE, nel
Chiostro di San Francesco alla Scarpa a Bari, presenta degli ultimissimi
lavori.

Nel dicembre 2007 realizza un’opera per L’Albornoz Palace Hotel di


Spoleto, a cura di Massimo DI STEFANO.
Sempre nel 2007, partecipa ad una collettiva nella Galleria di Mosè de
Carolis, Le Pleiadi a Mola di Bari e ad un’altra a Lucera, presso la Cantina
Storica di Alberto Longo.

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Renato Guttuso - Fette di anguria - 1966

RomAccademia:
un secolo d’arte da Sartorio a Scialoja
Di Riccardo Notte

Le aule dell’Accademia di Roma hanno visto sostare e transitare in larga misura autonomo. Non a caso dalla mostra emerge che molti
artisti secessionisti, modernisti, divisionisti, futuristi, astrattisti, realisti, allievi rivestirono poi il ruolo di educatori nella medesima istituzione
neoavanguardisti. Membri dell’Art Club si sono alternati a esponenti in cui si formarono. Anche i criteri di selezione del corpo docente
di ‘Corrente’, elementi della Scuola romana a quelli dell’Arte povera. erano degni di nota e garantivano l’accesso ai migliori.
Ora la mostra RomAccademia: un secolo d’arte da Sartorio a Scialoja, Per esempio, spesso i maestri provenivano dai ranghi dei vincitori del
inaugurata al Complesso del Vittoriano il 20 ottobre e aperta fino al Pensionato Artistico Nazionale, instituito dall’Accademia di Roma per
21 novembre, fa il punto sul rimarchevole patrimonio memoriale e gli studenti di tutte le Accademia d’Italia. Si trattava di un concorso
artistico di una tra le più rinomate istituzioni culturali europee. insolitamente difficoltoso, vinto da un solo candidato per ciascuna
Si tratta della prima ricognizione sulla storia di una grande accademia, sezione (pittura, scultura etc.), che dava diritto a una pensione
nel periodo che corre tra il 1875 e il 1975. quadriennale da spendersi nella Capitale.
Certo, non sono mancate rassegne dedicate alla didattica Col risultato che l’Accademia di Roma nella prima metà del secolo
contemporanea o retrospettive su alcune celebrità; ma nessuno evitò la chiusura provinciale, arricchendo il suo corpo docente di
aveva tirato le somme di almeno cinque generazioni consecutive grandi talenti, provenienti da tutte le regioni d’Italia. Roma ‘città
di artisti-docenti in una singola Accademia; cosicché oggi Roma aperta’ anche nell’arte.
apre una pista che si spera possa essere presto seguita dalle altre Molti gli inediti, tra cui opere di Oppo, Sartorio, Coromaldi, Notte e
istituzioni gemelle. Fazzini mai prima esposte; ma la mostra si distingue anche perché,
La mostra, curata da T iziana D’Acchille, Anna Maria Damigella e da in questo delicato momento storico, essa esibisce il valore intrinseco
Gabriele Simongini (catalogo Gangemi) e realizzata con il contributo dell’insegnamento, l’importanza cruciale della trasmissione della
dell’Assessorato all’Istruzione, diritto allo studio e formazione della cultura, della storia, delle innovazioni.
Regione Lazio e della Direzione Generale per l’Alta Formazione E l’Accademia fu ed è nell’arte l’ineludibile ponte fra il passato e il
Artistica e Musicale del Ministero dell’Istruzione e dell’Università, futuro, senza il quale non si partecipa al presente. «La cultura dell’oggi
raccoglie oltre centodieci opere di circa cinquanta artisti. è sempre in gran parte ricevuta dall’ieri – scriveva l’antropologo

accademia di roma
Più di tutto colpisce la continuità fra gli allievi e i maestri, al di là delle
enormi discontinuità di stile e di appartenenza culturale dei singoli
Alfred Kroeber, citato non a caso da Simongini nel catalogo. Da
qui l’articolazione cronologica e quindi didattica della mostra, che si
artisti. apre con un omaggio a Filippo Prosperi, artista tradizionale ma abile
Questa potente corrente fa riflettere su un dato dissimulato direttore dell’istituzione per un quarto di secolo, dal 1874 al 1901, al
dalla frammentazione cui oggi siamo tutti esposti: l’incidenza di quale si deve la prima organica riqualificazione dei criteri didattici.
un’istituzione non sta solo nelle sue personalità di spicco, ma anche e Si trattò di un momento invero particolare, perché nell’immediato
forse soprattutto nel suo essere un organismo, un insieme coerente, periodo postunitario Roma doveva dimostrare, anche nell’arte, di

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essere capitale a tutti gli effetti. Fu così istituito il Regio Istituto di


Belle Arti, l’attuale Accademia, con il compito di misurarsi ma anche
di distinguersi dalla papalina Accademia di San Luca. Compito
per la verità quasi impossibile, sulle brevi distanze, perché altrove
esistevano solidi punti di riferimento come Brera o come l’Accademia
di Napoli. E a conti fatti, almeno per i primi vent’anni, l’Accademia di
Roma gravitò nell’orbita della vicina Napoli.
Al Prosperi successe Ettore Ferrari, autore di noti monumenti romani,
ma anche artista molto più aperto ai vari fermenti europei. Poi la
presenza di Giulio Aristide Sartorio, di Giulio Bargellini e di Duilio
Cambellotti segna la fondazione di vere e proprie scuole.
Il transito fra l’estetica tardo novecentesca e le prime correnti
moderne (simbolismo, Liberty, divisionismo) fu poi assicurato tra gli
altri da Umberto Coromaldi, Fausto Vagnetti, Vittorio Grassi, Giovanni
Costantini, i quali ebbero anche ruoli importanti negli eventi artistici
ideati per le celebrazioni del Cinquantenario dell’Unità d’Italia.
Durante il Ventennio l’Accademia conservò e accrebbe il suo incisivo
ruolo nel sistema delle arti. Furono chiamati a insegnarvi il futurista
Ferruccio Ferrazzi, che ne divenne direttore, l’incisore e pittore
Liberty Adolfo De Carolis, lo scultore Pietro Canonica, nominato poi
senatore a vita da Luigi Einaudi; e ancora Antonino Calcagnadoro,
Emilio Notte, Umberto Prencipe, Carlo Siviero, nonché Cipriano Efisio
Oppo: critico, storico dell’arte e impareggiabile organizzatore culturale
(sua l’ideazione della Quadriennale di Roma) ma anche buon pittore;
e Pietro D’Achiardi, anch’egli storico dell’arte e pittore, del quale è
esposto l’inedito bozzetto per la decorazione del pavimento della
sala del Mappamondo a Palazzo Venezia.
Dalla metà degli anni ’40 e fino alla metà dei Settanta si aprì un
dibattito serrato, non privo di scontri, tra i figurativi e gli astrattisti. T ra i
primi le presenze di Franco Gentilini, Pericle Fazzini, Renato Guttuso
(che si dimise nel ’69 sull’onda delle manifestazioni studentesche),
Amerigo Bartoli, Alberto Ziveri, Emilio Greco e Venanzo Crocetti; tra
i secondi i non meno importanti Umberto Mastroianni, l’aeropittore
Pietro Canonica - Rimembranze - 1916 39

Mario Ceroli - La scala - 1968


futurista Sante Monachesi, Marcello Avenali, Luigi Montanarini (che
divenne anche direttore), Lorenzo Guerrini e Rolando Monti.
Nella mostra si segnalano tra l’altro le personalità di Mario Ceroli
(tra i maggiori protagonisti della ‘Scuola di Piazza del Popolo’),

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7/5/2018 Redazionale: PARLIAMO DI SCULTURA E DI UN GRANDE ARTISTA E DOCENTE: ALIK CAVALIERE Ex docenti: MINO CERETTI DAVIDE BEN…
dell’anticonformista Mario Mafai, e infine di T oti Scialoja, a lungo
direttore dell’istituzione; dalla sua scuola, tra gli altri, i nomi di Pino
Pascali, Giosetta Fioroni, Jannis Kounellis, Gregorio Botta, e quelli
degli esponenti della Scuola di San Lorenzo Domenico Bianchi,
Bruno Ceccobelli, Nunzio, Gianni Dessì e Marco T irelli.

accademi

Duilio Cambellotti - Vaso Equites - 1922

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GERARDO
LORUSSO

Direttore
dell’Accademia
di Belle Arti
di Roma

40

La questione del riconoscimento “universitario” è una battaglia


legittima da fare e di cui mi occuperò anche a titolo personale. Penso
che i tempi siano maturi, in Italia e in Europa. Noi dovevamo dimostrare
di essere in grado di recepire l’idea di Riforma. Ora la stiamo attuando,
in nome dell’Unità d’Europa. Bene, penso che l’Europa stessa debba
farsi carico per renderci pari dignità giuridica ed economica. Punto.

Intervista a cura di Gaetano Grillo

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7/5/2018 Redazionale: PARLIAMO DI SCULTURA E DI UN GRANDE ARTISTA E DOCENTE: ALIK CAVALIERE Ex docenti: MINO CERETTI DAVIDE BEN…

Gerado Lo Russo sei appena stato rieletto direttore dell’Accademia con la Riforma scaturita dalla legge 508, l’Accademia di Roma si
di Roma e la capitale finalmente ospita al Vittoriano una grande attardava sulla conservazione di posizioni contrarie alla riforma
mostra su un secolo di storia dell’Accademia da Sartorio a in un clima di litigiosità interno, divenuto addirittura leggendario.
Scialoia. Tutti noi auspichiamo un ruolo forte e prestigioso Sino all’ultimo, anche sotto la direzione di Gaetano Castelli, i
dell’Accademia di Roma che però negli ultimi decenni si era colleghi romani hanno praticato una sorta di “resistenza”,
affievolito, questa mostra sembra avviare un processo di riscatto perché?
e d’inversione di tendenza, è così? Che programmi avete? Roma è particolare. In altre città è più facile fare riforme e andare
E’ fuor di dubbio che le cose vanno meglio grazie ad una serie di al passo con i tempi ma spesso per costruire il nuovo si spiana e si
eventi positivi, di cui la mostra Romaccademia appare il segno più azzera il vecchio. A Roma c’è una sensibilità diversa, qui finanche il
evidente. Bisogna dire però, che ci sono altri progetti messi in campo cambio di un sampietrino, ovvero di un pezzetto di pietra del manto
per un rilancio concreto. Per restare nel tema, è di prossimo avvio stradale, provoca discussioni ed interventi di questi o di quelli, fino a far
una mostra che vedrà esposti i lavori dei professori e degli artisti che sembrare impossibile qualsiasi velleità riformatrice. T uttavia, la difesa
sono passati per via Ripetta dal 1975 ad oggi. A seguire, è prevista ad oltranza dell’esistente genera un paradosso straordinario. A lungo
la realizzazione di una galleria-archivio permanente in cui saranno andare lo spirito di conservazione rende la città “ eterna”. Infatti, gli stili,
conservate le opere di docenti e studenti di oggi e di domani. Ma le storie e i costumi di epoche lontane tra loro, si sovrappongono gli

accademia di roma
queste proposte sarebbero poca cosa se non fossero accompagnate
da riforme strutturali che sono state avviate con il Presidente Cesare
uni agli altri in un unicum fatto di intrecci e di vissuti senza fine. Come
dire che le testimonianze del passato e i saperi dell’arte viaggiano
Romiti e che riguardano la ristrutturazione degli uffici amministrativi, insieme in una reciprocità di intenti che vanno aldilà dell’effimero
la messa in sicurezza e l’ampliamento degli spazi, e gli scambi temporaneo. Evidentemente, la “ resistenza” nel conservare valori
internazionali con i Paesi stranieri. accettati è un salto nel futuro più veloce dell’apparente incanto del
nuovo. Si tratta di capire e comprendere i meccanismi dell’animo
Durante quest’ultimo decennio nel quale ci siamo tutti misurati umano nella più ampia complessità. L’Accademia è il luogo per

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eccellenza in cui si privilegia la cultura delle differenze, movimentata


dal particolare spirito che alberga negli artisti. Perciò, per fare una E. Notte - L’allievo - olio su tela , 1931
qualsiasi riforma, è necessario trovare la maggiore condivisione
possibile, diciamo per crescere dialetticamente insieme. E questa è
una cosa difficile, ma che fà grande l’Accademia. Direi anche Roma.

Passata l’euforia dei primi anni subito dopo l’approvazione


della legge di riforma, molti di noi hanno iniziato a intravedere i
limiti e i danni che quel disegno di riforma adduceva al vecchio
ordinamento ad iniziare dal 3+2 che risulta essere fallimentare
anche nell’Università auspicando un ciclo unico quinquennale
che risulterebbe molto più adeguato alla formazione artistica
che, per sua natura, dovendo coniugare la teoria alla prassi
laboratoriale necessita di un monte ore assolutamente maggiore
di molte altre Facoltà avvicinandosi paradossalmente più a
Medicina e Ingegneria che a lettere e Filosofia. Cosa pensi a
riguardo?
Non penso che ci sia stata una particolare euforia all’avvio della
Riforma, anche se era stata avanzata parecchi decenni orsono,
almeno da quando ero studente anch’io. Direi piuttosto, che la Riforma
ci è stata imposta. In che senso? L’Unione Europea doveva unificare
la didattica universitaria dei 27 Paesi membri. Ha introdotto una
misura unica - il Credito Formativo - per riconoscere i titoli e i percorsi
didattici ed avviare lo scambio di studenti e docenti ma il processo
richiede un tempo per essere digerito, accettato e condiviso. Già con
la moneta dell’Euro si erano registrate difficoltà, figuriamoci per lo
scambio dei contenuti didattici! Eppure, oggi nessuno rimpiange le
monete nazionali. Lo stessa avverrà con il Credito Formativo e la
Riforma universitaria. Per noi italiani che abbiamo avuto il privilegio di
impiantare le prime accademie, le prime università, soffriamo un po’
nel dover subire un sistema prevalente in altri paesi ma è questione
solo di tempo.
Venendo alla questione se per noi accademici sarebbe preferibile
il 3+2 o un quinquennio, dico che la percezione di primo acchito ci
porterebbe inevitabilmente a ripristinare un 4+1 oppure un 1+4, se 41
non altro perché ci sembrerebbe di svolgere un Quadriennio allungato
ma il problema secondo me è un altro. E’ lo scontro tra la didattica
tradizionale che privilegia il rapporto “ maestro/discepolo” e quella del
“ professore/studente”.
Ricordiamoci della diaspora verificatasi nel 1873, quando a seguito attività formative si sta già sgonfiando. Penso che in un paio di anni
dell’Unità d’Italia, le “ Scuole/Botteghe d’Arte” divennero “ Istituzioni il processo di riforma sarà ottimizzato e vedrà la rivalutazione degli
Pubbliche”. I docenti artisti dell’allora Accademia di San Luca, che insegnamenti tradizionali accompagnati solo da quelli innovativi di cui
non condividevano la svolta, rinunciarono alla didattica scegliendo non se ne può fare a meno.
di dedicarsi alla valorizzazione del Patrimonio Artistico. Anche oggi, La questione del riconoscimento “ universitario”, invece, è una battaglia
come allora, chi predilige un rapporto stretto con gli allievi, quasi legittima da fare e di cui mi occuperò anche a titolo personale. Penso
“ bocca/orecchio” come direbbero gli antichi, preferisce l’Accademia che i tempi siano maturi, in Italia e in Europa. Noi dovevamo dimostrare
della tradizione. C’è però, una evoluzione in tutte le cose e il percorso di essere in grado di recepire l’idea di Riforma. Ora la stiamo attuando,
delle Accademie va di pari passi con quella sociale e tecnologica.
T utto sta diventando più parcellizzato, più pubblico, più virtuale.
in nome dell’Unità d’Europa. Bene, penso che l’Europa stessa debba
farsi carico per renderci pari dignità giuridica ed economica. Punto.
accademi
Prevale la cultura delle differenze e per chi ama conoscere, dovrebbe
essere un vantaggio. Secondo me le due tipologie di approccio alla La sperimentazione è partita con il biennio e l’anno successivo
didattica sono ambedue possibili, anzi auspicabili. Infatti, l’Accademia con il triennio, oggi abbiamo un triennio ormai odinamentato ma
per essere tale dovrebbe contemplarli in un mix di comprensione il biennio è ancora sperimentale, perché?
reciproca, poiché “ Accademia”, lo dice la parola stessa, è un luogo Bisognerebbe chiederlo ai nostri governanti. L’opinione diffusa è
aperto, luminoso e alto in senso ideale. Perciò, svolgere una didattica che noi artisti produciamo enigmi, non soluzioni. Che perciò i politici
solamente di tipo laboratoriale potrebbe essere utile solo per acquisire al nostro contatto ne verrebbero influenzati lasciandoci nel guado
un insegnamento specifico, non la complessità dei saperi che qui si dell’incerto ma penso che sia solo una battuta per giustificare i ritardi
possono coltivare. tipici dell’andazzo italiano. I politici fanno tutt’altro: legiferano per
risolvere i problemi, dunque: c’è da lottare per un cambio di marcia

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7/5/2018 Redazionale: PARLIAMO DI SCULTURA E DI UN GRANDE ARTISTA E DOCENTE: ALIK CAVALIERE Ex docenti: MINO CERETTI DAVIDE BEN…
L’altro errore di questa riforma è stato l’aumento smisurato che porti a conclusione quanto è previsto doversi concludere!
dell’offerta formativa che in sostanza ha frammentato
l’organicità dell’insegnamento di discipline fondamentali in una La maggior parte degli studenti, dopo aver acquisito il diploma
pletora di sotto-corsi che quasi sempre duplicano e spesso accademico di primo livello non prosegue gli studi per il
scimmiottano la disciplina madre. Si è preferita la quantità conseguimento del diploma accademico di secondo livello,
ma si è sostanzialmente lesa la qualità inducendo gli studenti come mai avviene questo?
a un’inutile rincorsa agli esami. Sembra che per diventare E’ indubbio che dobbiamo migliorare la qualità delle metodologie e
Università abbiamo dovuto importare da quest’ultima tutti i tecnologie didattiche. Ma il problema più che riguardare il triennio/
suoi difetti ed ora che abbiamo distrutto i nostri pregi specifici biennio, necessita di un approfondimento sociologico. Inoltre, bisogna
scopriamo di non essere neanche Università e di essere trattati attivare ancora il III livello, dopodiché si può fare una valutazione
come scuola media. Abbiamo lavorato tutti per dieci anni a titolo complessiva dei percorsi didattici.
gratuito e oggi ci viene dato il ben servito, cosa ne pensi?
Qualsiasi riforma, ovvero ricerca di una nuova forma, è come un vestito La formazione triennale, da sola, risulta essere molto fragile e per
che ci si cuce addosso. C’è bisogno di un periodo di adattamento altro insufficiente anche all’eventuale inserimento professionale
per poterci sentire a proprio agio. La pletora della duplicazione delle nel mondo del lavoro in un momento in cui quest’ultimo ha

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Franco Gentilini - Autoritratto - 1945 Luigi Montanarini - Strisce -1967

fortemente alzato il livello di competizione. Che senso ha si dovrebbe essere meno assolutistici per evitar inutili paradossi.
diplomare tutti questi giovani poco formati e destinati alla Penso che l’attribuzione dei voti dovrebbe essere rigorosa sugli
disoccupazione? insegnamenti professionistici, elastica sugli insegnamenti creativi.
Bisognerebbe risalire alle motivazione per cui ci si iscrive all’Accademia.
Se uno viene per acquisire solo professionalità, sarebbe meglio che Cosa si può fare per tornare ad avere nelle accademie un corpo
frequentasse corsi professionali. Bisogna chiarire che l’Accademia docente di maggior prestigio professionale?
è un luogo in cui la priorità si basa sul reciproco confronto dialettico Prima di tutto mi preme affermare che il corpo docente è già di
con il docente e con gli stessi compagni di classe. Chi ha frequentato qualità. Semmai, c’è bisogno di una maggiore autonomia istituzionale
l’Accademia perviene ad una apertura mentale che se la ricorda per per scegliere i docenti degli insegnamenti innovativi, a meno che lo
tutta la vita. Infatti, il percorso formativo personalizzato vale più della stesso Miur non fornisca presto nuove regole di reclutamento.
preparazione tecnico-professionale. Ed è suggestivo poter pensare
che chi matura la capacità di estrinsecare la propria energia creativa, Dopo aver raschiato il fondo alle botti delle vecchie graduatorie,
trovi facilità di comunicazione in qualsiasi contesto si venga a trovare. inserendo nelle accademie docenti non sempre di primo profilo,
Per riuscire nei profili professionali emergenti, invece, basterebbe quest’anno si è esaurita anche la graduatoria nazionale di
coniugare le conoscenze accademiche con l’acquisizione di qualche scultura e allo stesso tempo il Ministero non ha programmato
esperienza più decisamente specialistica, che si può coltivare altri concorsi, come regolarsi? Bisogna procedere con i
parallelamente anche fuori dell’Accademia tramite master, tirocini e contratti? Abbiamo abbastanza autonomia per attivare queste
workshop. La disoccupazione poi, è un problema da risolvere con la procedure?
politica, noi possiamo contribuire con la forza delle idee da mettere Riprendo il concetto precedente con un esempio. A Roma abbiamo
in campo. fatto un bando di selezione per tutti gli insegnamenti “ innovativi” a
contratto, in modo da avere a disposizione una graduatoria di riserva
Molti ci rimproverano e io sono d’accordo con loro, che i nostri triennale, onde attingere in caso di bisogno. Ciò al fine di garantire una
studenti si diplomano con medie altissime. Si elargiscono trenta programmazione didattica regolare. Ma è ovvio, che è un’emergenza
e lode con facilità, sembra quasi che un risultato sufficiente e come tale deve essere considerata transitoria.
venga apprezzato come un risultato straordinario; cosa può fare
un direttore per evitare che accada questo? Autonomia didattica e amministrativa, sono scatole vuote?
Uhm, penso che il criterio migliore sia di precisare quanto detto Attualmente più che vuote, sono scatole fibrillanti, nel senso che,
poco prima. Ritengo che il rigore debba essere applicato a quegli mancando regolamenti certi e contributi economici adeguati,

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7/5/2018 Redazionale: PARLIAMO DI SCULTURA E DI UN GRANDE ARTISTA E DOCENTE: ALIK CAVALIERE Ex docenti: MINO CERETTI DAVIDE BEN…

accademia di roma
insegnamenti di tipo tecnologico, scientifico e professionale, in cui chiunque è portato ad interpretare di tutto e di più. Né vale il detto
vale saper fare due più due quattro. In altri ambiti, dove la creatività che bisogna documentarsi doverosamente sulle norme per agire
è manifestazione del dubbio, che al contrario genera il fascino del meglio, poiché noi artisti per natura non diventeremmo mai degli
messaggio, sarebbe auspicabile una maggiore larghezza di vedute. esperti burocrati. Infatti, il groviglio di norme su norme che si è venuto
Basti pensare come i parametri del giudizio sul senso del Bello a creare tra vecchi e nuovi ordinamenti, può essere superato solo
nell’Arte siano mutati nel corso del tempo, per capire che a volte con il ritorno all’essenza del perché facciamo i professori nel campo

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dell’arte. Io penso che sia una missione prima ancora che un lavoro e un buon referente per “ Academy”. A me piacerebbe esaltare oltre
ritengo che, nonostante tutto, sia un privilegio sociale. Per me essere l’immagine, anche i contenuti filosofici dei saperi dell’Arte che sono
un docente dell’arte è più soddisfacente che fare un’opera d’arte, a monte della produzione di immagini. E penso che in un contesto
poiché elaborare e conoscere insieme le anime umane è qualcosa di globalvolgarizzante come quello attuale, parlare di valori veri sia un
unico ed irripetibile. Lo scambio di conoscenze deve essere stato il prezioso contributo dialettico.
motivo originario per cui è nata l’Accademia, ne sono convinto. Dopo
vengono tutte le altre problematiche: voti, diplomi, assegnazioni di Cosa possiamo fare tutti insieme per concludere e migliorare il
posti, ruoli, e quant’altro ma ripeto: bisognerebbe tornare all’origine e nostro stato giuridico?
rilanciare i saperi dell’Arte per un futuro migliore. Si sa che lo scibile umano si manifesta con i segni e simboli. I segni
sono usati da matematici e scienziati per elaborare calcoli, inviare
Cosa c’è da fare ancora per concludere la riforma? astronavi nel cosmo e mini strumentazioni nel microcosmo. Si sa
Unificare buona parte dei percorsi didattici di tutte le Accademie e che i sacerdoti e i curatori della psiche usano i simboli per indagare
caratterizzarsi secondo le migliori tradizioni e potenzialità collegate nella profondità dell’animo umano. Noi artisti, produciamo segni e
al territorio. Contemporaneamente, i governanti dovrebbero simboli. Siamo una sorta di braccio destro della prima manifestazione
regolamentare definitivamente l’attuazione della Riforma. dell’intelligenza e del divino inconscio. Siamo organici per aiutare ad
indagare il mistero della vita. Il ruolo che occupiamo nella società è
Alla luce dell’esperienza che abbiamo fatto in questi anni, quali centrale. Basta guardare ciò che rimane nella storia dell’evoluzione
correzioni faresti alla riforma? umana: tutto è saputo grazie ai graffiti, sculture, pitture.
Secondo me, la dialettica è diventata troppo spesso mera retorica Ottenere il riconoscimento giuridico ed economico pari ad un docente
confusionaria. T orniamo ai valori originari: mettiamo al centro più universitario è anch’esso un segnale. Chiediamolo tutti insieme:
spirito di ricerca, più applicazione per “ Fare Arte”, e lasciamo in Collegi dei Professori, Consigli Accademici, Conferenza dei Direttori,
periferia le chiacchiere demagogiche. In sintesi: più atti e meno Organizzazioni sindacali. Per chi ci governa, che sia Italia o Europa,
discussioni, è venuto il momento in cui bisognerebbe parlare meno di è un atto dovuto. Se, inoltrando la richiesta unitaria ed istituzionale
3+2 e di calcoli ragionieristici sui crediti formativi e quant’altro. non si hanno risposte certe, inviamo un ricorso alla Corte di Giustizia
d’Europa. Il ragionamento è semplice: noi stiamo contribuendo
Questa rivista (Academy) ha come primo obiettivo la circolazione all’unificazione della didattica in Europa. Siamo in credito con chi
delle idee nel circuito, l’informazione su quello che fanno le ci ha imposto questa pur giusta riforma. Ma l’UE sia coerente: se
accademie, la valorizzazione delle nostre professionalità e la interviene per portare la pensione delle donne italiane da 60 a 65
visibilità del nostro patrimonio storico ma anche contemporaneo; anni per uniformarle al resto dei Paesi membri, ci riconosca pari
la vostra accademia apprezza il nostro operato? diritti come per il resto dei docenti universitari europei. Sarebbe un
Si apprezza tutto ciò che consente uno sviluppo sui valori delle pur piccolo ma prezioso contributo fatto in nome dell’Arte. Questo
Accademie. La rivista ha un taglio d’immagine buona per la nostro Paese trae tanti benefici in suo nome, forse varrebbe la pena
valorizzazione del patrimonio artistico e Roma potrebbe essere investire di più in ciò in cui siamo veramente primi al mondo.

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exfabbricadellebambole
associazione culturale

accademi

via dionigi bussola, 6 - milano


377.190.2076
http://exfabbricadellebambole.jimdo.com/
Presidente:
Gustavo Bonora
Organizzazione e programmi mostre/eventi:
Rosy Menta
Ufficio Stampa&Relazioni Esterne:
Daniela Basadelli Delegà

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La Commissione giudicante a lavoro, al centro in fondo la Direttrice Giovanna Cassese e il Presidente dell’Accademia di Napoli Sergio Sciarelli

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PREMIO NAZIONALE DELLE ARTI
2009 - 2010 nell’Accademia di Belle Arti di Napoli: una mostra e una
festa per gli artisti del futuro

A cura di Giovanna Cassese

Napoli, antichissima città di mare, grande porto ed epicentro delle rotte contemporanea in Italia, che è una questione anche (o soprattutto?)
del Mediterraneo, vocazionalmente città che vive di scambi culturali di formazione, convinti come siamo che la didattica dell’arte incida
ed è terra feconda e vitale per le arti visive contemporanee e dello fortemente sulla produzione e sul destino delle arti. Infatti, le
spettacolo, è lieta di ospitare il Premio nazionale delle Arti, giunto alla accademie di belle arti in Italia e in Europa fin dal loro momento
sua settima edizione, grande vetrina per i giovani talenti selezionati istitutivo non sono mai state mere scuole. Hanno invece costituito uno
dalle Accademie italiane ed operosi nei campi della pittura; scultura; dei principali gangli istituzionali atti a regolare il rapporto dialettico tra
arti grafiche; decorazione; scenografia teatrale, cinematografica arte e società. Organismi complessi, plurifunzionali e polidisciplinari, il
e televisiva; arte elettronica; opere interattive; videoinstallazioni; loro fine principe era e rimane tuttora la promozione delle arti nel senso
produzioni audiovisive di narrazione e di creazione. Le arti riflettono ampio del termine, in quanto luoghi per una didattica d’eccellenza,
da sempre le identità dei valori più rappresentativi di ogni società e dove è centrale la cultura laboratoriale come sintesi tra teoria e
di ogni età. prassi. T ra alterne vicende le Accademie sono fin dalla fondazione
In una fase così difficile dell’Italia e del meridione, il Premio nazionale luogo eminente del dibattito sulle arti dove le contaminazioni trovano
delle arti a Napoli ha anche una forte carica simbolica, in una città il loro humus privilegiato di espressione. Simboli della complessità
complessa e al tempo stesso tanto ricca e ne riconferma il ruolo non culturale tout court, affascinanti e contraddittorie, ricchissime e
solo di città d’arte, ma di città d’arte per il contemporaneo. Forse la misconosciute, le Accademie d’Italia alla fine del primo decennio del
più ricca di creatività. terzo millennio si confermano in ogni caso quali luoghi imprescindibili
Dall’inizio del nuovo millennio, ci troviamo in un momento di per una didattica d’eccellenza delle arti. L’ampliamento dell’offerta
trasformazione epocale per le Accademie in Italia in seguito formativa, consentito dai nuovi ordinamenti, ha inciso profondamente
all’emanazione della Legge 508/99 e dei successivi decreti. sulla produzione come sugli sbocchi occupazionali. E in questi anni di
Riforma attesa da decenni e purtroppo non ancora compiuta. T ale svolta epocale, mentre si ridisegnano geografie e cadono ideologie,
trasformazione epocale coincide, chiaramente, anche con uno mentre sempre più labili si fanno i confini e le definizioni dell’opera
d’arte e del suo statuto disciplinare, le Accademie restano cardini
accademia di napoli
scenario storico, politico e sociale profondamente mutato ed in
continua e rapida trasformazione. all’interno del sistema contemporaneo delle arti e si assumono la
Credo, però, che non esista “ una questione dell’accademia” in quanto responsabilità di collaborare attivamente per le definizioni dei percorsi
tale, ma una questione dell’arte contemporanea. Le Accademie e dei destini delle arti del futuro.
sono parte determinante e fondante del sistema dell’arte e solo Cosicché, In questo panorama, costituisce una sfida affascinante
nella complessità del sistema possono ritrovare il loro senso e il loro ed un momento imprescindibile di crescita il mostrare la fresca
ruolo. Occorre riportare il dibattito in seno alla questione dell’arte produzione. Ma in effetti, da sempre, le esposizioni hanno avuto il

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loro luogo ufficiale di nascita proprio nelle Accademie. D’altronde è tra le istituzioni culturali cittadine più vivaci e feconde, grazie ad una
chiarissimo quanto sia necessaria la mostra, il suo momento formativo politica culturale che favorisce gli scambi e tende a costruire reti di
e informativo per una seria didattica delle arti e quanto il mostrare non conoscenza, anche se da sempre una gran parte degli avvenimenti
può che avvenire nel luogo del fare, almeno nel momento iniziale del delle cose dell’arte è passata per l’accademia. Viviamo un periodo
percorso dell’opera. E’ proprio l’atelier, lo studio dell’artista il luogo particolare e complesso per la formazione delle/dei giovani e
della prima epifania dell’opera, il luogo dove l’opera si mostra prima l’accademia rappresenta e può sempre più rappresentare sempre
al suo autore già nel suo farsi, e, quindi, alla prima cerchia di amici, più, una chance, una scelta importante, il luogo dove è possibile
maestri e mercanti. Le mostre hanno sempre costituito per gli artisti non tanto trovare risposte, quanto porre e porsi domande, dove è
un momento importante di analisi, aggiornamento e ripensamento, possibile pensare e fare, sentire ed esprimere il sentire, ragionare
dunque un momento didattico per eccellenza. ed al tempo stesso creare, comunicare, formarsi con serietà e spirito
critico, avendo esito e prospettive di futuro.
E’ in questo quadro che si inscrive la grande occasione di
organizzare il Premio Nazionale delle Arti ed una grande mostra
come quella che si apre con la settima edizione qui a Napoli, con
Napoli riconferma con la settima edizione del Premio delle Arti il suo
ruolo e ha scelto simbolicamente di allocare la grande esposizione
nei suggestivi e antichi spazi dell’ex Convento di San Giovanni delle
accademi
circa duecentocinquanta opere, innanzitutto espressione dei fermenti
Monache che Errico Alvino all’alba dell’unità d’Italia trasformò con un
e dei cambiamenti. La produzione delle Accademie sta cambiando
felice progetto ad hoc in Accademia.. Come nel 1951, quando ospitò
di anno in anno e prova ne è la grande difficoltà di fare rientrare
la grande mostra delle Accademie Italiane e i corridoi si riempirono di
i lavori presentati in generi precisi (come prevede il bando). Più
opere (oggi restano le foto ingiallite a memoria di un evento memorabile
giusto è parlare di sconfinamenti e contaminazioni, di superamento
poco dopo il secondo conflitto mondiale), o ancora, come nel 1993
dei generi e di complessità dei linguaggi.
quando la grande mostra internazionale ed itinerante Quando le
Una grande mostra, quella che prevede il Premio delle Arti, che di Accademie scelgono le arti, a cura di chi scrive e di Gianni Pisani,
anno in anno consente un momento in cui è possibile avere il polso riempì la Galleria di opere di giovani artisti scelti dalle Accademie e
della capacità creativa ed espressiva delle accademie, costituisce facoltà di undici paesi d’Europa, l’Accademia di Belle Arti di Napoli
occasione di conoscenza, di confronto e di scambio, opportunità per ha deciso simbolicamente di organizzare la mostra nei suoi spazi e
stabilire relazioni e sinergie, opportunità per fare bilanci e progettare si mostra per ribadire quanto sia importante non solo l’opera, ma la
nuovi eventi o diverse strategie culturali. scelta degli spazi per la sua epifania. Una mostra in Accademia e
L’Accademia di Napoli, che è in un momento di grande espansione scelta dalle Accademie restituisce valore alle istituzioni pubbliche per
e ricchezza, aperta alla società e al territorio, unica ad avere tutto il un progetto culturale a lungo termine e propone le arti non solo come
suo grande patrimonio di beni culturali esposto e fruibile, si offre ogni spettacolarità multimediale ma come lavoro che induca a pensare e
giorno agli allievi e al pubblico esterno con i suoi grandi laboratori a riflettere. E a differenza del museo, esporre l’opera in Accademia
ammodernati, la sua magnifica Galleria, l’importante Gipsoteca, significa in prima istanza riconnetterla con il momento del fare e
la Biblioteca Anna Caputi in continua crescita e tutta in sbn, il suo dell’insegnabilità dell’arte.,
elegante e prezioso teatro ora ristrutturato, la galleria del giardino Ancora una volta, dunque, l’Accademia di Napoli si apre e si svela:
per la promozione e valorizzazione dell’opera dei suoi migliori si offre ad un vasto pubblico e per un evento di rilevanza nazionale
giovani artisti, e il suo unico Archivio Storico. Particolarmente attenta ed internazionale e nei suoi antichi spazi si è allestita una mostra
alle nuove esigenze, alle nuove possibilità, al desiderio delle/dei ricca e polifonica, affinché si svelino le nuove forme dell’arte. In un
nostre/i giovani di trovare una dimensione in cui riconoscersi, idee e, allestimenti complesso e vario si offrono le opere dei giovani talenti, i
perché no, ideali da scoprire o inventare, entusiasmo di progettare loro work in progress, la produzione più interessante da venticinque
e realizzare, bellezza di creare, oggi l’Accademia è a pieno titolo accademia di tutta Italia da nord a sud, da est ad ovest della penisola,

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Paolo Puliserti (Accademia di Brera) segnalato per Scenografia

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da guardare principalmente alla luce dello spirito di ricerca che le Paolo Puliserti (Brera), per l’Installazione al gruppo di lavoro autore di
anima. E ribadire con forza il diritto e la necessità della ricerca “ Insert scorie” (Napoli), per la fotografia a Francesca Rao (Napoli) e
artistica, che è alla base di una produzione interessante, è un altro T uriana Ferrara (Catania).
dei meriti di questo prestigioso Premio
Il premio diventa rassegna per i creativi del futuro, occasione di analisi *Giovanna Casse se , Dire ttore de ll’Accade mia di Be lle Arti di Napoli
e luogo di sintesi delle espressioni e delle qualità delle Accademie, (Dal testo di presentazione al catalogo Premio Nazionale delle Arti 2009-2010)
luogo simbolico per eccellenza; grande momento di festa e di
incontro tra studenti di istituzioni diverse, tra il pubblico vasto e vario
del mondo dell’arte contemporanea, che con sguardo critico e carico
di curiosità verrà a vedere gli esiti della giovane creatività italiana
Questo Premio e l’Accademia di Napoli vogliono contribuire
contestualmente a tessere i fili di una trama, a dare un futuro ai nostri
giovani fondato sui processi d’innovazione e internazionalizzazione.
In quest’ottica, dunque l’apertura al Mediterraneo, con alcune
opere (foto e video) fuori concorso, scelte da quattro importanti
istituzioni, e per la quale intendo ringraziare le sinergie con La
Fondazione Campania dei Festival e il Napoli T eatro Festival
pensando ad ulteriori sviluppi nell’ambito del grande evento Le città
del mediterraneo previsto per il settembre del 2011 ed in vista di una
grande mostra che possa offrire un panorama sulla giovane arte nei
paesi del Mediterraneo per creare dei reali canali di comunicazione
e di scambio culturale tra i diversi Paesi dell’area del Mediterraneo,
ahime’ cosi’ poco uniti,.e per far sì che, da questi scambi, possa
emergere una volontà di dialogo e di competizione “ inter pares”,
possa nascere un confronto dialettico per nuove mappe.
A giudicare le opere in mostra nelle 8 sezioni (pittura, scultura,
grafica, decorazione, scenografia, installazioni, fotografia e video)
del Premio delle Arti 2009-2010, una prestigiosa giuria presieduta
dal Direttore MAXXI Arte Anna Mattirolo – e composta da Laura
Cherubini, Sergio Fermariello, Giovanni Girosi, Luciano Romano,
Marco T irelli, Massimiliano T onelli – che ha scelto: per la pittura
Carmelo Fabio Romano (Bologna); per la grafica Caterina Roberta

accademia di napoli
Cardillo (Bologna); per la scultura Edoardo Basile (Catania); per la
decorazione Silvia Naddeo (Ravenna); per la scenografia Agostino
Sacchi (Brera); per l’installazione Silvio Combi (Brera); per la
fotografia Paola Di Domenico (Napoli); per i video Giselle Fernandez
(Brera). In più, anche delle menzioni speciali che sono state attribuite
per la grafica a Michela Sperindio (Sassari), per la scenografia a

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Agostino Sacchi (Accademia di Brera)


vincitore per Scenografia

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Francesca Lamina (Accademia di Napoli)


accademi
sezione Pittura

Paola Di Domenico (Accademia di Napoli)


vincitrice per Fotografia

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30° COMPLEANNO

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Intervista a Elisabetta Galasso a cura di Francesca Zocchi

NABA sta per Nuova Accademia di Belle Arti, dopo 30 anni dalla Nell’attuale contesto di riduzione dei finanziamenti e di
sua fondazione, ha ancora senso la definizione di nuova? delegittimazione della formazione pubblica, NABA intende
Quando l’Accademia è stata fondata, 30 anni fa, il termine “ nuova” proporsi come modello alternativo?
intendeva marcare una precisa scelta di campo, la presa di distanza Credo che sia pericoloso costruire modelli a partire da singole
da un modello formativo che si riteneva superato e che si voleva esperienze, spesso legate a fattori contingenti e a equilibri che non
riformare. Il progetto originale era fortemente radicato nei cambiamenti si possono riprodurre. Sono consapevole di questo rischio e cerco
che la città di Milano attraversava in quegli anni, con l’emergere sempre di evitare questa forma di strumentalizzazione. Nel contempo,
delle industrie artistiche che ne avrebbero trasformato radicalmente mi piacerebbe avere la possibilità di un confronto più aperto e meno
l’assetto produttivo. Questo confronto con il contesto è ancora molto ideologico con le accademie pubbliche, credo che questo potrebbe
forte, ma anche le altre accademie sono nel frattempo cambiate. Il aiutarci ad affrontare con maggiore consapevolezza i nostri problemi,
termine “ nuova” ha quindi perso parte della sua valenza polemica, mettendo a frutto la diversità delle nostre esperienze.
ma continua a identificare una tensione, che non è necessariamente
ricerca del nuovo, ma una disponibilità al cambiamento in cui ci La NABA festeggia i 30 anni dalla sua fondazione. Come avete
riconosciamo. pensato di celebrare questo passaggio?
Quest’anno ha segnato un passaggio ancora più importante, che ci
Dirigi la NABA da sette anni cosa è cambiato nell’accademia e ha portato a diventare parte del network internazionale di università,
n.a.b.a.
nelle sue relazioni con il contesto?
Da un punto di vista didattico, l’introduzione della riforma e in
Laureate International Education, un cambiamento la cui portata
stiamo ancora sperimentando. Forse anche per questo motivo
particolare l’attivazione dei corsi specialistici ha portato una maggiore abbiamo scelto di metterci in gioco, proponendo un programma non
complessità nella progettazione e gestione dei percorsi formativi. banalmente autocelebrativo, in grado di affermare la nostra identità
L’apporto di studenti provenienti da diversi contesti formativi italiani in un confronto più ampio sul tema della formazione artistica a partire
e internazionali (oltre il 50% degli studenti di questi corsi proviene dai modelli e dai concetti in cui ci riconosciamo e che ispirano la
da studi universitari e quasi il 30% è straniero) ha contributo nel nostra esperienza. Con Marco Scotini e Alessandro Guerriero stiamo
contempo ad arricchire la qualità dei nostri progetti e delle nostre organizzando una mostra e un convegno. Inoltre stiamo lavorando
produzioni. Siamo riusciti a farci riconoscere come interlocutori a ad un volume collettivo che presenteremo più compiutamente
pieno titolo dalle istituzioni e ad entrare a fare parte dei principali nel prossimo numero della rivista: un lessico di cento parole che
network cittadini della formazione universitaria, che prima ci erano raccontano l’universo NABA.
preclusi in quanto accademia privata. Questo non era un risultato
scontato.

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30 ANNI NABA: LEARNING MACHINES. ART EDUCATIO N AND Situazionismo, Roy Ascott e Stephen Willats, Francesco Jodice,
ALTERNATIVE PRO DUCTIO N O F KNO WLEDGE Erick Beltràn, Jean-Luc Godard, Huit Facettes, T im Rollins &
KOS, Luca Frei, George Maciunas, Rainer Ganahl, Alison e Peter
CONVEGNO: LEARNING MACHINES. DISCORSI Smithson, Giancarlo De Carlo, Cedric Price, Niels Norman e altri
In occasione del suo trentennale, NABA organizza e ospita, dal 9 architetti che hanno progettato scuole sperimentali, insieme a uno
all’11 dicembre 2010, “ Le arning Machine s. Discorsi”, un convegno screening video con materiali di Eyal Sivan, Frederick Wiseman,
internazionale sulla relazione tra arte e educazione. Darcy Lange, Nomeda & Gediminas Urbonas, Basil Wright e artisti
Il convegno, aperto al pubblico, partirà il 9 dicembre in T riennale che hanno affrontato i temi dell’educazione radicale.
e proseguirà nei giorni successivi all’interno del Campus NABA.
Parteciperanno al confronto autorevoli studiosi, teorici e curatori Nel campus NABA verrà inoltre allestita “Re ading Machine ”, una
internazionali, da Nikolaus Hirsch (direttore della Städelschule di T emporary Library su progetto di Alessandro Guerriero, una biblioteca
Francoforte) a Koen Brams (direttore della Jan Van Eick Academie) temporanea dove sarà aperta alla consultazione del pubblico una
e Eyal Weizman (direttore del Centre for Research Architecture al selezione di pubblicazioni e cataloghi che intendono rappresentare il
Goldsmiths di Londra), da T omas Maldonado ai designer e architetti corpo docente NABA dal 1980 ad oggi.
Andrea Branzi, Alessandro Guerriero, Italo Rota, Gianni Pettena, NABA - Nuova Accade mia di Be lle Arti Milano
John Palmesino oltre a Florian Schneieder, Clementine Deliss,
Pascal Gielen, Pelin T an, Gediminas Urbonas, Gerald Raunig.
Via Darwin 20, Milano
Dal 10 dice mbre 2010 al 14 ge nnaio 2011
n.a.b.a.
Per orari e chiusura natalizia: www.naba.it
9 dice mbre 2010
TRIENNALE – Via Alemagna 6, Milano PUBBLICAZIONE: IL MANUALE. UN’ACCADEMIA IN 100 PAROLE
10 e 11 dice mbre 2010 Co-progettazione, Autoeducazione, Public Art, Interaction Design:
NABA - Nuova Accade mia di Be lle Arti Milano – Aula Magna questi solo alcuni dei lemmi che compaiono nella pubblicazione “ Il
Via Darwin 20, Milano Manuale. Un’Accademia in 100 parole”, una sorta di vocabolario che
ripercorre e celebra i momenti salienti dei primi trenta anni di storia
della Nuova Accademia di Belle Arti Milano (NABA).
MOST RA: LEARNING MACHINES. FIGURE Cento parole chiave sviluppate in altrettanti argomenti da docenti e
READING MACHINE. TEMPORARY LIBRARY collaboratori che negli anni hanno costruito un percorso formativo in
“Le arning Machine s. Figure ”, una mostra di arte contemporanea costante evoluzione.
curata da Marco Scotini sul tema dell’educazione e la formazione Uno strumento per comprendere a fondo cosa significhi educare
artistica che attraverso foto, video, installazioni, maquette all’arte (al design, alla grafica, alla scenografia, alla moda e ai media)
architettoniche, manifesti, riviste, materiali documentari, intende oggi, e s’indirizza a un pubblico di non soli addetti ai lavori, con il
tracciare alcuni percorsi didattici alternativi dal secolo scorso a oggi presupposto che per comprendere a pieno una società fondata sulla
sulla produzione di conoscenza. produzione e circolazione di conoscenza, bisogna partire appunto
In esposizione lavori di artisti internazionali, tra cui Joseph Beuys, dalla sua educazione.
R. Buckminster Fuller, l’Atelier Poupoulaire, Guy Debord e il

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L’Accademia
di Foggia
ha un nuovo
direttore:
PIERO
DI TERLIZZI

A cura di Gaetano Grillo

L’Accademia di Foggia ha un nuovo direttore: Piero Di Terlizzi, e Scenografia, da quest’anno si sono aggiunti: Decorazione con
finalmente un direttore artista! Piero ci fai una sintesi del tuo indirizzo Arredo Urbano, Progettazione Artistica per l’Impresa con
percorso come docente d’accademia? indirizzo Graphic Design e Moda e Costume più ancora Nuove
Giovanissimo inizio a Bari come professore di 2° fascia di Anatomia, T ecnologie dell’Arte.
segue Frosinone e Bologna, poi concorso da docente e quindi Foggia è una città con scarsa inclinazione all’arte, come pensi di
cattedra all’accademia di Brera per cinque anni dal 1992 al 1997 potenziare l’attività dell’accademia nel territorio? Quali iniziative
50 direttore F. De Filippi si respirava già un’aria nuova e stimolante, con vorresti realizzare?
colleghi come V. Bucciarelli, E. Grisanti, P. Salvi ecc., che parlavano Concordo con la tua affermazione relativa a una scarsa sensibilità
già di anatomia come una disciplina che si occupava del corpo del territorio, nei confronti dell’arte contemporanea, questa lacuna
non solo dal punto di vista scientifico, ma ne ampliava il significato la estenderei un po’ polemicamente all’intera regione, una tra le
sensoriale in senso più ampio e interdisciplinare, quindi Accademia poche regioni che a fronte della presenza di 3 accademie d’arte,
di Roma 1998 e infine sede definitiva Foggia. non ha ancora un museo d’arte contemporanea, anche se, pochi
conoscono gli insospettabili legami di un grande artista del secolo
La tradizione accademica voleva che a dirigere queste istituzioni scorso come Beuys, gli stimoli collegati alla frequentazione nel
dopoguerra col nostro territorio e il fascino suscitato su di lui dalle

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fosse un artista
conoscere di chiara
a fondo fama,
le ragioni un addetto
specifiche ai lavori,
del fare capace
artistico. di
Negli tradizioni antropologiche, proprio da queste parti sono stati concepiti
ultimi vent’anni gli artisti hanno snobbato questo compito due importanti lavori come “ Grassello” e “ Prima prova che la gente
perché è divenuto molto burocratico, fare il direttore equivale a di Foggia è roba buona”, purtroppo di queste operazioni non rimane
non avere più tempo per fare l’artista; come pensi di riuscire a traccia ne consapevolezza.
conciliare questi due ruoli? Sono stato eletto da appena 2 giorni, ma questo non m’impedisce di
Nel mio peregrinare ho incontrato spesso direttori che erano degli pensare che quest’anno ricorrono i 40 anni dalla nascita dell’istituzione
artisti come Antonio Passa, Mario Colonna, e appunto Fernando De dell’accademia in capitanata e mi piacerebbe, per dare visibilità e
Filippi, persone che comunque erano presenti nella vita artistica e rilanciare l’attività, riproporre la testimonianza del lavoro dei docenti
non abdicavano al loro ruolo di artisti, certo questo comportava per che hanno contribuito alla crescita dell’istituzione, artisti come I.
loro molto sacrificio, con l’abbattimento del primato della tecnica, Legnaghi, L. Lucchetti, G. Albanese, V. Capone, in un confronto con
credo che oggi non ci sia più questo bisogno fisico di passare molto gli artisti e docenti che tuttora sono presenti nel nostro istituto.
tempo dentro il proprio atelier, che potrebbe sinceramente diventare Contemporaneamente stiamo seguendo con molta attenzione, gli
una gabbia dorata, trovo invece più stimolante empaticamente sviluppi del progetto che il Prof. Sgarbi ha illustrato questi giorni a
“ ascoltare come vivono gli altri”, e confrontarmi con i diversi saperi e Roma per la Biennale del 2011, con la prospettata partecipazione
le nuove tecnologie che agitano il panorama dell’arte contemporanea, delle accademie e dei giovani artisti a questa che è la più importante
rottamando il cliché dell’artista romantico genio e sregolatezza, poco manifestazione d’arte italiana, sarebbe una buona opportunità per
propenso ad occuparsi delle cose materiali, e alcune volte noiose far conoscere la vitalità creativa dei giovani talenti presenti nella
come la burocrazia. Per quello che riguarda la gestione vera e propria nostra istituzione.
sappi che ho studiato per ricoprire il ruolo, ho fatto apprendistato,
eletto nel c.a. e nominato pro-rettore diciamo che con la burocrazia Cosa pensi della riforma? Quali sono i vantaggi e quali gli
da un po’ già ci convivo. svantaggi dell’attuale impostazione?
La riforma a distanza di oltre 10 anni presenta una sua incompletezza,
L’Accademia di Foggia è una piccola accademia ma forse con diverse innegabili opportunità legate alla nuova struttura dei
proprio per questa ragione potrebbe svolgere la sua attività con dipartimenti e alla ricerca, al richiamo attento e costante al confronto
maggiore agilità, quanti professori v’insegnano? Quanti sono con la struttura didattica universitaria, allo sviluppo di un percorso

accademia di foggia
gli studenti? Quali indirizzi sono attivati?
Foggia in effetti è un’Accademia a misura d’uomo tra docente e
sempre più legato all’autonomia dell’istituzione con le inevitabili
ricadute nel ripensare gli inscindibili legami col territorio, tutto questo
allievo si stabilisce subito un rapporto umano con una frequentazione però scusa la franchezza non può essere attuato a costo zero, con
giornaliera, attualmente abbiamo 41 docenti ordinari e 26 docenti a scarsi investimenti e con i continui tagli al fondo d’istituto imposti
contratto, con un numero di studenti iscritti che si aggira intorno ai anche dalla crisi economica.
540-550, agli indirizzi tradizionali di Pittura, Scultura, Decorazione

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L’Accademia di Belle Arti di Macerata


conferisce il titolo di Accademico
Honoris Causa all’artista Enzo Cucchi.
di Federica Facchini

Si contano a dieci i maestri onorari proclamati con il titolo di l’artista di Morro d’Alba ed Ettore Sottsass . « Cucchi e il suo lavoro – 51
accademico honoris causa e la consegna del premio Svoboda, ha affermato Lacagnina - sono dei produttori inesauribili di immagini,
dall’Accademia di Belle Arti di Macerata. Il riconoscimento viene egli continua a proporci delle immagini impreviste, imprevedibili. Lo
conferito dal 2005 con l’intento di formare un consiglio accademico ringrazio – ha poi concluso - perché continua a scavare la terra e
di interpreti eminenti del mandato istituzionale e l’ultimo, assegnato a cercare nuove immagini che ci possono offrire una piccola sosta
all’inizio dello scorso giugno e attribuito al talento artistico e creativo momentanea contro la confusione dell’esistenza: sono immagini,
di Enzo Cucchi, rappresenta il primo fin’ora destinato ad un artista sono favole, sono menzogne…».
visivo contemporaneo. Infatti sul registro d’onore dell’Accademia E se Lacagnina ha indagato l’aspetto più poetico, personale e umano
maceratese in ordine cronologico sono stati annoverati: il regista della personalità di Enzo Cucchi, la laudatio di Stefano Chiodi, docente
Giampiero Solari, il drammaturgo Marco Paolini, il poeta Edoardo di storia dell’arte contemporanea presso la stessa accademia, ne
Sanguineti, lo scenografo Dante Ferretti, il light designer Vittorio ha ripercorso le tappe fondamentali del suo percorso artistico e
Storaro, il fotografo Mario Dondero, l’autore di fumetti Milo Manara,
l’illustratore Roberto Innocenti e il critico d’arte Achille Bonito Oliva, la
pubblico: «l’arte di Cucchi – ha spiegato - trova la sua dimensione
in un’invarianza, in un’arte che resiste alla corrente del tempo,
accademi
cui proclamazione ha preceduto quella di Cucchi di soli tre mesi. all’obsolescenza, per non coltivare le proprie certezze né i propri
La cerimonia avvenuta nell’aula magna dell’accademia, che porta il lasciti ereditari, quanto piuttosto le proprie ossessioni, le oscurità,
nome del celebre scenografo a cui è titolato il premio, si è aperta con i le zone d’ombra, quelle che non appaiono a prima vista e forse è
saluti di accoglienza delle rappresentanze istituzionali, dall’assessore questa la natura della fedeltà di questo artista straordinario, che non

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ai Beni culturali
presidente del Comune
del consiglio di Macerata
provinciale Stefania
Umberto Monteverde,
Marcucci al
che ha ricordato interroga soltanto il nostro io collettivo o pubblico ma i nostri stessi
fantasmi. Il segno del meccanismo che Cucchi ha messo in moto nel
la recente donazione di Cucchi di un mosaico all’Istituto scolastico suo lavoro è l’accensione di quelle favole nere che avremmo, forse,
Itas Matteo Ricci, dall’assessore alla Cultura della Regione Marche tutti noi dimenticato».
Piero Marcolini a Franco Moschini e Anna Verducci, rispettivamente Da parte sua, il 10° Premio Svoboda ha abilmente dribblato la
presidente e direttore della stessa accademia. Si è trattato, in modo lectio magistralis con un: «se vi fa piacere fatemi qualche domanda
molto suggestivo, del ritorno di uno dei “ figliol prodighi” dell’Accademia altrimenti vi ringrazio tantissimo» finendo per fare gli elogi della
maceratese, essendosi Cucchi diplomato nella stessa istituzione città «è diventata più bella – ha dichiarato - era un po’di tempo che
culturale «un’accademia sicuramente diversa da quella conosciuta non venivo» e a ricordare, in un brevissimo momento di maggiore
da Enzo Cucchi nel corso di decorazione a Palazzo Bonaccorsi (ex apertura, il suo interlocutore più speciale e compagno di scambi
sede dell’Accademia maceratese, ndr), diversa ma nel solco della intellettuali Ettore Sottsass (scomparso nel dicembre 2007, ndr).
tradizione. Ma il gioco di sottile provocazione è culminato solo alla domanda
Misurare la nostra trasformazione con un maestro della contemporaneità di una studentessa liceale, che gli chiedeva quale rapporto avesse
rappresenta una delle motivazioni dell’odierna proclamazione » ha la T ransavanguardia con le avanguardie storiche, limite ultimo,
tenuto a sottolineare la direttrice, arch. Anna Verducci che ha definito queste, di un programma scolastico affrontato, in quel caso, sul testo
poi la presenza del maestro della T ransvaguardia come “ un incontro dell’Argan, con la risposta perentoria e spiazzante: «Continua pure a
importante per il nostro apprendimento”. studiare sull’Argan!».
Successivamente la prolusione introduttiva di Salvatore Lacagnina, Poco dopo però, in uno slancio repentino si è ridonato non esitando
curator siciliano e responsabile artistico dell’Istituto Svizzero di Roma, a promettere di ritornare a Macerata per tramutare quella lectio
ha chiamato in causa tre nobel per la letteratura, Eugenio Montale, magistralis in un più fattivo workshop con gli studenti. Vedremo…
Joseph Brodsky e Seamus Heaney, per descrivere con slancio
poetico, passaggi della vicenda biografica e umana dell’artista e *Federica Facchini è docente di T eoria della Percezione e Psicologia
ricordando l’importante sodalizio culturale e intellettuale creatosi tra della Forma - Accademia belle arti Macerata

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ENRICA
BORGHI
La mia frequenza in Accademia è
stata molto stimolante. Ricordo
una sensazione di smarrimento
iniziale ma poi, il desiderio di
conoscere, capire, guardare e
curiosare quello che accadeva
nelle varie aule è diventato uno
stimolo inesauribile.

Intervista a cura di Elisabetta Longari

52 Hai frequentato l’Accademia di Brera. Che ricordo ne hai? ancor meglio il packaging alimentare, m’interessa per la sua natura di
La mia frequenza in Accademia è stata molto stimolante. Ricordo una contenitore. L’idea di trasformare la quantità di rifiuti che ci assalgono
sensazione di smarrimento iniziale ma poi, il desiderio di conoscere, in elementi seducenti, che hanno la forza di una nuova narrazione, è
capire, guardare e curiosare quello che accadeva nelle varie aule è la sfida che mi pongo come obiettivo.
diventato uno stimolo inesauribile. Ricordo inoltre le ore passate in Perciò mi sono imposta l’utilizzo di materiali che si avvalgono di
biblioteca a studiare gli artisti contemporanei, le avanguardie, l’Arte una manualità femminile dichiaratamente sottolineata ed evidente.
Povera... Una quotidianità urlata... Nella mostra da Claudia Gianferrari avevo
esposto un abito realizzato con fondi di bottiglia blu uniti tra loro
Alik Cavaliere, uno spirito libero dotato di una possente verve da sacchetti in polietilene. Le sue dimensioni erano volutamente
immaginativa e sempre rivolto al confronto e al dialogo, ricco enfatizzate, quasi una citazione pop, un dinosauro; ecco... quella
di spunti coinvolgenti e capace di porre sul tavolo questioni mostra voleva proprio narrare la presenza di un animale ancestrale
di grande importanza affrontandole con sguardo acuto e giunto con le sue scaglie sintetiche fino a noi, con la sua coda di otto
coraggioso. Cosa ricordi di lui in rapporto alla didattica? Qual è metri accasciata in galleria.
la sua eredità che ritieni di aver fatto tua?
Ricordo che i miei primi lavori erano tentativi di sperimentazioni Le tue ultime opere sono biodegradabili o sbaglio? Non desideri
con diversi materiali. Alik è sempre stato disponibile a discutere sui invadere il mondo di oggetti ingombranti, aggiungere al pieno
progetti ma anche capace di riproporre il lavoro come “ indagine” su della società contemporanea che intasa la nostra percezione
diversi fronti: filosofico e letterario oltre che artistico. La mia continua altro che forme effimere e temporanee? Una sorta di ecologia
frequentazione della biblioteca è stata anche merito suo, forniva artistica che sarebbe piaciuta a Beuys…
sempre suggestioni nuove che mi coglievano impreparata. Sono molto interessata alla ricerca tecnologica nel campo delle
La sua eredità? L’implicazione con la natura, una rappresentazione materie plastiche. La ricerca dei polimeri derivati dal petrolio,
sempre “ fuori scala” rispetto all’uomo e un senso di “ nostalghia” all’inizio novecento, era finalizzata a un’idea di “ eternità”, basti
presente anche nei film di T arkovskij... Quello che forse non riuscivo pensare che una bottiglia di polietilene si decompone in un milione
a cogliere allora, e che oggi invece mi sentirei di condividere, è la di anni... La creazione di materiali sintetici che prendano coscienza
capacità di avere un senso collettivo nell’approccio artistico. Ricordo della morte, di una fine dichiarata, credo rappresenti uno sviluppo
che Alik era presente a tutte le assemblee degli studenti, era pronto tecnologico che si rapporta alla società, e quindi all’uomo, in maniera

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al confronto e al dialogo... oggi, con il progetto dell’associazione Asilo egualitaria. Utilizzare del materiale biodegradabile significa accettare
Bianco è ciò che crea un senso nel mio procedere artistico. la decomposizione dei nostri corpi, della nostra vita.
Oltre a questo sicuramente ritengo determinante l’emergenza

ex studenti
Ricordo che alla tua prima mostra (di cui tra l’altro scrissi il
testo introduttivo) presentavi lavori fotografici. Quando e in
“ rifiuti”, l’ammasso e il cumulo di materiali che eliminiamo e produciamo
senza preoccuparci del loro smaltimento è ormai inaccettabile! Nella
che circostanza ti sei “trovata” ad aver messo a fuoco la tua mia installazione (Bioboutique) ipotizzo una boutique in cui gli abiti
“poetica”, ormai orientata e matura, e a utilizzare i tuoi materiali sono monouso e vengono gettati nella terra, nel proprio giardino
plastici di riciclo? Ricordo una mostra sorprendente da Claudia oppure in appositi contenitori, dopo averli indossati.
Gianferrari… Credo che Beuys sia il padre spirituale di molti artisti della mia
I miei primi lavori erano fotografici ma avevano un approccio molto generazione e di quella precedente. Il suo approccio “ universale”
materico in quanto il mio intervento consisteva nel bruciare la pellicola all’arte continua a essere un punto fisso, dichiarato e inesauribile, di
(ancora diapositive) e andarle a stampare poi in laboratorio. L’idea confronto. Il suo utilizzo dei materiali, le sue performance, i suoi lavori
della trasformazione del materiale era già alla base della mia poetica, con il grasso (un materiale così vivo e ancestrale) e la sua capacità
e la trasformazione implica una coscienza nel ri-utilizzo. La plastica, e demiurgica sono continue fonti di riflessione.

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La sua splendida retrospettiva dello scorso anno presso


l’Hamburger Bahnhof di Berlino mi ha entusiasmato come
una bambina di fronte allo zucchero filato !!!

Berlino, tua città di adozione al momento: hai uno


studio e ci vai spesso. Com’è questa città nei confronti
dei giovani artisti? Materna? Cinica? Rispettosa?
Berlino è una città dove la qualità della vita è molto buona,
questo indipendentemente dall’essere artista o cittadino. I
costi sono contenuti ed è possibile avere degli spazi anche
per i giovani, è una città giovane, piena di studenti, creativi
e gente curiosa.
Per ognuno di questi c’è un mondo, una dimensione ed
uno spazio di azione oppure semplicemente di tempo, di
prendersi ed appropriarsi di un tempo.
Non è materna e protettiva ma ti accoglie senza problemi;
senza problemi di razza, estrazione sociale....ha un grande
senso di democrazia e... si prova la sensazione che la
cultura interessi e sia apprezzata, la sensazione che non
sia una città opprimente e claustrofobica ma dinamica...e
“ veramente” con un grande senso libertà.
Dinamica perchè continua a muoversi, si muovono le
gallerie, i quartieri si modificano, i restauri si succedono e
non è mai uguale... Si prova la sensazione che il divenire è Regina, 2006, bottiglie di plastica e sacchetti in polietilene
Museo delle Belle Arti di Bordeaux
tangibile e tangente a un futuro prossimo ravvicinato. Non è
stagnante, è una “ vita liquida”... per usare un termine caro
a Zygmunt Bauman. Mi piace non viverci sempre per tenere
una tensione continua con la città... come un’ amante che
raggiungi con il batticuore !

L’Associazione Asilo Bianco, una realtà attiva e


feconda che hai inventato e messo in piedi insieme a
Davide Vanotti, il tuo sposo “letterato”, e altre forze sul
territorio, praticando il dialogo tra le diverse arti.
Racconteresti come e in che circostanze è nato, ne 53
preciseresti tappe e obiettivi?
Asilo Bianco è nato nel 2005, quando io e Davide ci siamo
trasferiti in questo piccolo paese situato sulle colline del
Lago d’Orta.
Nasce da un gruppo di amici artisti, scrittori e filosofi, e il
nostro desiderio è stato quello di rapportarci con il luogo e
la sua memoria. Operiamo sinergicamente a diversi livelli,
ovviamente dialogando con le amministrazioni locali.
Abbiamo uno spazio per ospitare e creare delle residenze
per realizzare dei lavori specifici che si rapportino con
l’area territoriale situata tra le colline dei due laghi Orta e
Maggiore.
Dal 2009/2010 è nata una convenzione con il Comune di
Ameno per seguire la programmazione dello Spazio Museale
di Palazzo T ornielli, da cui sono nate diverse esposizioni.
Abbiamo realizzato due mostre internazionali per creare Robe Bleu, 1999, bottiglie di plastica e sacchetti in polietilene
momenti di dialogo con realtà molto diversificate, Atena Nera
con l’Africa, Anima(e) con la Svezia e la mostra Piano piano,
Collezione Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Nizza
ex studen
in collaborazione con il Mamac di Nizza, in Francia. Siamo
giunti inoltre alla sesta edizione di Studi Aperti, arts festival
tra i due laghi, che vede coinvolte diverse discipline e cui
l’intero paese si presta aprendo spazi pubblici e privati.

*Enrica Borghi è artista e ha studiato all’Accademia di


Brera con Alik Cavaliere

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Paolo Puliserti - Gran Torino: studio televisivo (modello)

Il Salon Primo
all’Accademia di Brera
Il mestiere dello scenografo
A cura di T iziana Campi

Il Salon Primo a Brera è l’esposizione che per eccellenza raccoglie Il Salon Primo mostra un immaginario infinitamente promettente
campionature e frammenti di opere di giovani artisti Scenografi nel quale Brera esibisce i suoi giovani artisti per proporli, attraverso
facendo di quest’ultima una curiosa mostra d’avanguardia. Una convegni, incontri, conferenze con docenti, critici e intellettuali, al
manifestazione che costituisce un appuntamento ormai consolidato mondo del mercato e delle mostre, alla pratica del lavoro e della
nella tradizione dell’Accademia, ma rimane ugualmente innovativa professionalità. L’esposizione costituisce una finestra sul panorama
e curiosa per la freschezza di sempre nuove proposte, esempio
formativo dei corsi di scenografia dell’Accademia in cui viene dato
significativo di percorsi personali che diventano nella loro specificità
spazio a produzioni, sia interne sia in collaborazione con realtà
dimostrazione e manifestazione dei primi approcci ad un lavoro e a
una professione, quella dello scenografo, affascinante ma complessa, esterne, nelle quali la scenografia non rimane solo intuizione creativa

che richiede una preparazione concettuale e creativa ma che, ancora ma si scontra e si confronta con la fisicità reale di uno spazio, tra

scenografia
oggi, esige sensibilità pratica e abilità artigianale.
Una sorta di prova d’esame di quello che avviene negli studi
effimero e realtà, tra peso e assenza di gravità. Il silenzio, la luce, il
colore e la materia che lo sostiene, in una sola parola: lo “ spazio”.
dell’Accademia a chi lavora con passione, a chi rivela il proprio Lo spazio è la luce e il luogo di unione delle diverse parti di un’opera
talento, a chi vuol verificare le proprie esperienze conoscitive, le teatrale, cinematografica o di un evento. In questo luogo viene
nuove conquiste di tecniche e di stili. compreso il gesto interpretativo di un testo e del suo racconto.
La progettazione di uno spettacolo, di un evento o di un racconto É la scenografia dunque un punto d’incontro dei diversi momenti
cinematografico, prevede l’apprendimento di un codice tecnico, di un della ricerca artistica recuperati ad una nuova specificità, quella dello
linguaggio per la comunicazione delle idee e per la loro riproducibilità: spettacolo o dell’esibizione, che nasce dalla presenza contemporanea
il mestiere dello scenografo non è solo una professione creativa e della parola, del gesto, del suono, del colore, del volume, della luce.
individuale. Lo scenografo resta colui che possiede un sapere interdisciplinare

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che gli permette di affermarsi non solo nel campo della scenografia, verifica dei risultati sia per garantire nuove tipologie di proposte, che
ma anche dei costumi, dell’illuminotecnica, nella direzione della maturano all’interno dei laboratori per un affinamento “ in progress”
fotografia, della decorazione o del modellismo, siano essi adoperati di linguaggi nuovi e strategici. Un invito e un’occasione a saggiare
per il teatro di prosa o d’opera, per il cinema o per la televisione. e sperimentare nuove possibilità del linguaggio teatrale pur sempre
Il Salon Primo costituisce un’indagine sullo spazio scenico visto attraverso un’ attenta considerazione delle specificità storiche. Diretto
da sguardi diversi da cui inevitabilmente scaturiscono soluzioni ed evidente è l’influsso esercitato sull’evoluzione dei codici teatrali.
espressive e linguaggi differenti ma accomunati da un lavoro sulla Questa edizione tende a rivelare una figura dello scenografo in senso
forma che mette al centro il rapporto fra immaginazione e intuizione moderno, un vero e proprio direttore dell’allestimento che si occupa
creativa. La metamorfosi degli spazi, il pieno e il vuoto in un movimento del materiale, del palcoscenico, delle attrezzerie, ecc. Si potrebbe
reale e illusorio. La scena come luogo di meraviglia e di stupore ma definire lo scenografo un artista che si occupa di più linguaggi
anche come continua ricerca per orientarsi verso la contemporaneità sempre ben distinti e definiti, legati tra loro da sottili trame.
seguendo costantemente l’evoluzione delle tecnologie. A Brera si definisce una esigenza interdisciplinare nella figura dello
Ne scaturisce un confronto particolarmente interessante sia per la scenografo, che unisce le mansioni di architetto, pittore e macchinista
in una concessione unitaria, delegata a questa nuova figura specifica
che progetta, disegna e a volte realizza uno spettacolo teatrale e che
si definisce già come coordinatore. Nei lavori esposti si potrà notare
Progetto formativo del Bienno specialistico di Scenografia Teatrale come rapporto mano-mente, che rappresenta il contributo didattico
(coordinamento prof.ssa G. M. Manigrasso
primario e la novità fondamentale che le Accademie portano nel nuovo
Orlando Furioso di L. Ariosto raccontato da I. Calvino
comparto universitario, è fedelmente proposto e risolto. In questi
ultimi anni grazie all’avvento di una nuova generazione di docenti
ed ai conseguenti risultati raggiunti dai nostri giovani, l’Accademia è
tornata ad acquisire quel valore proposito, d’avanguardia, avanzata
nel contesto internazionale, portatrice di un nuovo rapporto tra arte
e scuola, tra ricerca e didattica, sperimentando nuovi strumenti e
tecniche innovative che, spinte da forti tensioni emotive, permettono
visioni di immagini con effetti sorprendenti. La scenografia aggiorna
la propria grammatica senza snaturarla attraverso il confronto
con grammatiche di altri linguaggi, evolvendo la comunicazione
scenica attraverso il confronto con altre forme comunicative o
conoscitive extrateatrali. Lo spazio che non è più solo quello del
palcoscenico diventa una possibilità di luoghi alternativi con cui si
deve confrontare.

Eveline Catelotti - Porgy and Bess di G. Gershwin (modello)


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Agostino Sacchi - Carmen di G. Bizet : bozzetti di scena e di costume

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Lo spazio pubblico per ricostruire relazioni microurbane (I. Belkina, G. Cavoto, G. Cesario, E. Malvicino, J. Obrist, M. Paolicelli, L. Rizzo)

150° anniversario della Fondazione dello Stato Italiano, u


di Renato Galbusera e Monica Saccomandi

L’iperbole del titolo, forse, questa volta non è del tutto mal spesa.
Il 150° anniversario della fondazione dello Stato Italiano, di
quella tanto cruciale unità territoriale, politica, mette in campo le
categorie dell’epica, riferite alla nascita della nazione, “ intrecciate”
all’affermazione di una visione politica, che lega inscindibilmente
quel dato (l’unità nazionale) agli sviluppi del secondo dopoguerra,
l’Assetto Repubblicano e la Costituzione.
56 Inevitabilmente quindi le manifestazioni, che prenderanno l’avvio
a T orino dal 17 marzo 2011, si muoveranno su questo fondale,
marcando una prima differenziazione rispetto a T orino ’61 (i cento
anni) celebrazione tutta protesa, dopo la ricostruzione e in pieno
“ boom”, a prefigurare scenari per il futuro (la famosa monorotaia).
Il tema “ chi siamo”, e quindi lo scenario identitario così come si è
venuto costruendo, appare centrale nella riflessione collettiva,
richiamando la dimensione della “ memoria”, che sicuramente a quello
s’intreccia, al di là di ogni tentazione celebrativa.
A questa impostazione appaiono ispirarsi la serie di video installazioni
di Studio Azzurro, pensate per lo spazio delle OGR di T orino, le
pagine di Scurati, il film di Martone, presentato all’ultima mostra del
cinema di Venezia.
Una delle “ tappe” del racconto identitario è rappresentato dalla
scuola, la formazione che, in tutti i suoi gradi, da quello di base all’
università, ha concorso a determinare la nostra identità.
Non è quindi per spirito celebrativo che le istituzioni dell’Alta
Formazione (e alcune Facoltà di Architettura) abbiano pensato a una
propria significativa presenza nell’ambito della progettualità che si è
definita per T orino 2011. (*)
L’occasione si presta per fare “ rete”, per prospettare una capacità di
queste storiche istituzioni di immaginare progetti di scala nazionale,
facendo convergere, intorno a tematiche complesse, la ricerca che
viene attuata nelle diverse sedi.
La proposta comprende un intervento coordinato di arte pubblica
da attuare su una grande area verde, frutto di deindustrializzazione
di uno storico insediamento (ad inizio ‘900 le Fonderie Acciaierie
Riunite, la Società Anonima Ansaldo, la Società Anonima Industrie
Metallurgiche poi FIAT dagli anni ’20) a T orino, in zona Spina 4, fra
le Vie Cigna e Valprato. L’intervento è in relazione ad un processo
progettuale attualmente nella fase di “ progetto esecutivo” riferito T orino Rebaudengo un po’ più a nord, consentirà un sistema integrato
all’ambito di Spina 4 in particolare sull’area del “ Parco di Spina 4” di fra percorrenze veicolari e la futura line 2 della metropolitana.
circa 45.000 mq, collocato all’interno della parte nord di T orino nel Accanto al progetto pubblico si prevedono alcuni interventi che
quartiere Barriera di Milano, un’area in attesa di grandi trasformazioni accompagneranno quelli già previsti (70% della superficie a verde,
centocinquantesimo
(Programma di riqualificazione urbana ex art.2 L 179/92 – Spina 4 –
Z.U.T . 510/1 – PRU)
tracciato dei tre viali alberati, presenza di copertura per ombreggiatura,
giochi per bambini, zona fitness, piazza per la socialità, presenza di
Il futuro parco di Spina 4 nasce in un punto strategico, il completamento due struttura testimonianza dell’industria preesistente) e per i quali si
del tratto contiguo del passante ferroviario previsto per il 2011, è proposto un concorso di idee che coinvolge gli istituti di alta cultura
permetterà il collegamento grazie al nuovo boulevard, tra il parco e il (Accademie di Belle Arti italiane) e le Facoltà di Architettura per i 150
quartiere Borgo Vittoria ad ovest, mentre la nuova stazione prevista di anni dell’Unità d’Italia.

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to Italiano, un grande evento, una grande occasione

ascoltando progettisti ( Ferruccio Capitani), storici ( Luigi Amato),


Nel Tempo, progetto di Cristina Raisi rappresentanti della Città di T orino (Gianni Limone), della politica
(Francesco Salinas), storici dell’ arte (Maria T eresa Roberto),
promotori culturali (Andrea Iovino, Luigi Ratclif).
Il meccanismo organizzativo, che è monitorato dalla Commissione
Arte Pubblica della Città, prevede una progettazione per tappe (la
seconda si è tenuta il 7 di giugno) per approdare, al workshop di
novembre per un confronto fra le diverse proposte progettuali. 57
Ovviamente non si tratta solo di inventare “ una scatola organizzativa”;
operazioni come questa vivono solo mettendo in campo una forte
carica contenutistica, un laboratorio d’idee prima ancora che di
forme. Una prima di queste è già stata delineata: la rete tra le diverse
Istituzioni in grado di pensare progetti di grande scala che si misurino
con il territorio, che poi vuol dire la vita delle persone.
Altre le troviamo espresse nei diversi “ concepts“ presentati dalle
Accademie per esporre le caratteristiche del proprio intervento.
Marcello Madau, (Accademia di Sassari): “…si va, mi pare, a costruire
un bene comune, uno spazio urbano per sua natura complesso,
stratificato e meticcio, permeato nel proprio essere contemporaneo
da dense storie precedenti. Un contributo all’organizzazione
dell’identità urbana, rivolta alla contemporaneità, ma in grado di dare centocinq
cittadinanza alla storia della gente sui luoghi.
Interrogando anche il passato e rendendolo esplicito, ciò che, è mia
convinzione crea città migliori e costruisce cittadini e cittadinanze più
ricche.Penso che la cultura, e in essa l’arte, possano rendere diverse
e sostenibili le nostre città, che sono l’ambiente più immediato per le
moltitudini”.
E ancora Salvatore Lovaglio, e Liliana Fracasso, (Accademia
di Foggia): “..nell’ arte pubblica oggi intesa come insieme di
pratiche artistiche eterogenee nella quali spesso si produce la
smaterializzazione dell’ opera e si attivano pratiche di community art,
questa esigenza di anastilosi appare ancora più evidente soprattutto
quando è “l’ esperienza” ,”il contatto” fisico con lo spazio, la realtà
sociale e la memoria degli abitanti a guidare in primis il concepimento
ed il compimento dell’opera”.
E infine Rosario Genovese, (Accademia di Catania): “Torino, a 150
anni dall’Unità d’Italia, appare una città tecnologica, moderna e
La qualificazione del parco attraverso interventi che coinvolgono multietnica, pur mantenendo nella memoria del presente le origini e
l’arte, l’architettura e il paesaggio come valore aggiunto in un il passato delle sue industrie.” Buon lavoro a tutti!
quartiere molto provato da disagi e promesse mancate.
Su tali tematiche, nei giorni 26 e 27 del febbraio scorso, si sono * Re nato Galbuse ra è docente di Pittura all’Accademia di Brera
ritrovati a T orino, all’Accademia Albertina, rappresentanti di docenti e *Monica Saccomandi è docente di Decorazione all’Accademia
studenti delle Accademie di T orino, Milano, Bologna, Firenze, Urbino, Albertina
Venezia, Genova, Brescia, Sassari, Carrara, Foggia, Lecce, Reggio
Calabria, Catania ( con adesioni da Roma, L’ Aquila, Napoli). (*) Per ulteriori informazioni: Labaea – Laboratorio Arte & Architettura
Una rappresentanza significativa del settore, che per due giorni – “ A Torino è nato un laboratorio..” articolo in Academy settembre
ha discusso e organizzato i termini di una complessa operatività, 2009 e il sito www.labaea.org

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Leone e Gianni Maimeri

GIANNI MAIMERI
58
Un’imprenditore di successo, un collezionista, un figlio d’arte
animato da grande passione per la pittura.
Intervista a cura di Stefano Pizzi

Ho conosciuto Gianni Maimeri nel corso degli anni ’70 del competenza che solo l’indissolubile legame tra arte e industria hanno
secolo scorso, eravamo giovani, lui molto più di me, esuberanti caratterizzato fin dal suo nascere la nostra impresa “ inventata” da un
e smaniosi di contribuire ai cambiamenti sociali che in quel grande pittore.
periodo vedevano impegnati centinaia di migliaia di ragazzi
come noi. Ci siamo ritrovati pochi anni dopo: lui come In questa impresa quali sono stati invece i tuoi primi passi?
collezionista ed imprenditore nel campo delle belle arti, io come Il mio percorso si è articolato attraverso diverse esperienze sempre
artista e docente di pittura a Brera. Da allora siamo più o meno nell’ambito della nostra industria.
rimasti sempre in contatto: ci si frequenta con amici comuni e Inizialmente ho affiancato mio padre nel laboratorio, per poi
riusciamo anche tramite la sua Fondazione ad organizzare delle confrontarmi, prima come agente, poi come responsabile commerciale
iniziative a favore dei giovani artisti che ci coinvolgono sempre con il mercato.
con entusiasmo. Quando ho assunto la direzione avevo già bene chiaro quanto
Gianni è, come si dice a Milano, una bella persona. Per questo, l’elemento determinante fosse garantire continuità nei valori
sollecitato dalla redazione, l’ho intervistato per Academy. fondamentali e perseguire la qualità prima di ogni altro aspetto, fattore
di successo riuscirlo a comunicare con chiarezza e semplicità.
Allora sciur Maimeri qual’ è oggi il tuo ruolo nell’azienda?
Da molti anni ho il ruolo di Amministratore delegato. E salvaguardando l’aspetto qualitativo come si pone l’azienda
A partire dal 2004 condivido questo ruolo con l’ingegnere Giovanna nazionalmente e internazionalmente?
Agostoni, che ho convinto ad affiancarmi nella conduzione Oggi più che mai, considerando le dinamiche di acquisizione da parte
dell’azienda per riproporre oggi quell’antico sodalizio che a partire di grandi gruppi e multinazionali orientate al profitto, della maggior
dagli anni cinquanta ha visto le nostre famiglie governare l’azienda parte delle aziende originariamente familiari, con conseguenti
con armonia e successo. fenomeni di delocalizzazione produttiva e di compromissione
Armonia che oggi si realizza nella complementarietà dei nostri ruoli della qualità, la nostra azienda si pone, sia a livello nazionale che
operativi, all’insegna della continuità generazionale, già ereditata internazionale, come punto di riferimento autorevole e riconosciuto
da mio padre, che si trasferisce quotidianamente a noi: strategie in per qualità, tradizione e innovazione dei colori per Belle Arti.
comune, orientamento alla produzione e alla logistica per Giovanna, Primato certamente in buona parte dovuto alla decisione di mantenere
al mercato e alla comunicazione per me.
fondazione maimeri
in Italia tutta la nostra produzione, scegliendo la qualità, il territorio e
le tradizionali competenze rispetto a poco lungimiranti e facili profitti
Rispetto alla tradizione famigliare quali sono state le che vanno a scapito della collettività.
caratteristiche e/o le innovazioni che hai portato?
Penso che la più importante innovazione che ho cercato di apportare Hai delle novità per i lettori di Academy sulle ultime vostre
sia il tentativo di comunicare, all’esterno dell’azienda, l’unicità produzioni?
e la specificità proprie della nostra industria: passione, cura e A testimonianza di quanto ti ho detto la nostra azienda è estremamente

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Leone Maimeri e Giovanna Agostoni

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Giovanna Agostoni, Leone e Gianni Maimeri

attiva sul fronte della ricerca sul colore in diverse direzioni. Nei soli Mi fa molto piacere che tu abbia ricordato con affetto il mio caro zio
ultimi due anni abbiamo creato una nuova gamma di colori acrilici filosofo. Come sai la nostra famiglia era una grande famiglia. Sotto
“ Maimeri Acrilico” che, complice l’ormai storico successo di “ Polycolor“ , lo stesso tetto vivevamo io con mio padre, mia madre, mia nonna, i 59
ha ottenuto rapidamente analoga affermazione nel campo di utilizzo miei zii, i miei cugini e molti amici, alcuni dei quali hanno vissuto con
più prettamente pittorico. Abbiamo inoltre creato un’innovativa noi per decenni.
gamma di colori a olio “ T erre grezze d’Italia” prodotte secondo antiche Purtroppo non ho potuto conoscere mio nonno che certamente ha
metodiche con soli pigmenti naturali provenienti dal nostro territorio, avuto un ruolo fondamentale nel gruppo.
che permettono di ottenere effetti cromatici e materici assolutamente Penso che quel “ cenacolo” abbia rappresentato un’esperienza unica
innovativi per una gamma tradizionale di colori a olio. e irripetibile: artisti, musicisti, scrittori, filosofi passavano giornate
Il successo ottenuto ci ha convinto a proseguire le ricerche che e nottate intere a parlare, creare e giocare e io, prima bambino
certamente, entro l’inizio del prossimo anno, si tradurranno in una poi adolescente e ragazzo, percepivo una forza e una energia
nuova gamma con analoghe caratteristiche di consistenza ma con formidabili.
diversi cromatismi, frutto di ricerche geografiche.Durante quest’anno T antissimi sono i ricordi. Uno in particolare mi torna alla mente
abbiamo inoltre presentato “ Maimeri Olio”, risultato di approfondite soprattutto quando si avvicina il Natale: avevo forse cinque o sei anni
ricerche svolte per produrre una gamma di colori a olio con e certamente ero più scettico di molti miei coetanei. Era il 24 sera e
caratteristiche molto ambiziose: un prezzo decisamente “ cinese” con
tutta la qualità del made in Italy; tubetti in plastica riciclabile, tutti i colori
invece di andare a letto mi nascosi dietro un tendaggio nel salone
per scoprire se fosse vero che era proprio Babbo Natale a mangiare
fondazion
assolutamente non nocivi, di rapida essiccazione e, incredibilmente, i mandarini e lasciare i regali.
grazie al detergente e al diluente ecologici, con facilità di utilizzo da Il sonno mi vinse fino a quando fui svegliato improvvisamente da
parte di chiunque e ovunque.Sarà però l’inizio del prossimo anno schiamazzi e risate: sbirciai da dietro la tenda e vidi tutti i grandi
a riservare le maggiori novità: sono ormai in produzione, oltre giocare con il trenino richiesto nella mia letterina, scoppiai a ridere
alla nuova serie di colori grezzi, una gamma tesa a valorizzare la e uscendo allo scoperto azzittii tutti. I “ grandi”, penso, si sentirono
nostra tradizione rinascimentale e, ancora, una nuova linea di colori come scoperti e smascherati. Remo Cantoni, il famoso filosofo, a
a olio totalmente orientata al futuro, all’insegna delle nuove forme nome di tutti solennemente disse: ”Gianni stai diventando grande e
espressive pittoriche nell’era del video digitale. noi, vorremmo essere tutti bambini”.

Hai sempre sollecitato i giovani, nel corso della presentazione La Fondazione Maimeri come nasce,perché e quali sono i suoi
dei tuoi prodotti, a visitare l’azienda, non penso sia solo una progetti?
forma promozionale. La Fondazione Maimeri è nata nel 1997 per volere della famiglia
La nostra è un’azienda a “ porte aperte”: come ti ho detto, ritengo la Maimeri. Oltre l’obiettivo di valorizzare la figura di Gianni Maimeri
comunicazione il nostro fattore strategico di successo. Quindi quale pittore e l’impegno nel realizzare progetti culturali in Italia e nel
migliore opportunità di comunicare in modo esaustivo se non quello mondo, la Fondazione Maimeri vuole mantenere e rafforzare quel
di mostrare senza censure e senza reticenze i nostri laboratori? fattore unico e caratterizzante la nostra azienda: il legame arte e
Opportunità per altro interessante sia per gli studenti che per i industria.
docenti per comprendere quanto per Maimeri “ tradizione” e “ made La nostra industria, infatti, destina a supporto delle attività della
in Italy” non siano facili slogan pubblicitari. “ Vi aspettiamo numerosi” Fondazione Maimeri, una importante percentuale del proprio
certamente uno slogan pubblicitario che ti prego di considerare un fatturato, rinunciando a profitti per salvaguardare e rafforzare la
invito gradito. continuità di quel legame originariamente incarnato dalla figura del
nostro fondatore, mio nonno, Gianni Maimeri, nel contempo pittore,
Raccontaci qualcosa della tua famiglia, un episodio, un uomo di cultura e imprenditore.
aneddoto: io ho conosciuto tuo zio che era una persona davvero
speciale vuoi parlarne? Ciao Gianni, grazie dell’attenzione.

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Raffaellino De Grada
Lungo i suoi novanta anni di
vita De Grada ha attraversato
da primo protagonista le fasi,
spesso simultanee, della ricerca e
dell’innovazione, ma anche quella
della rilettura e della riscoperta delle
radici della cultura e della sensibilità
artistica moderna.
Di Andrea B. Del Guercio

La scomparsa di Raffaellino De Grada segna forse l’ultimo atto della


lunga stagione dell’arte moderna e della prima fase contemporanea
italiana, dove intendo riferirmi non solo al complesso patrimonio di
esperienze espressive critiche nei confronti dell’eredità novecentista
e innovative nel solco delle Avanguardie Storiche, tra Espressionismo
e Cubismo, tra Munch e Picasso, ma anche e più specificamente
sul piano storico-critico nelle fasi di riesame di approfondimento e
di riscoperta di un territorio artistico ampio affermatosi nel secondo
Ottocento e della persistenza della sua eredità nel XX secolo.
Lungo i suoi novanta anni di vita De Grada ha attraversato da
primo protagonista le fasi, spesso simultanee, della ricerca e
dell’innovazione, ma anche quella della rilettura e della riscoperta
delle radici della cultura e della sensibilità artistica moderna; un’azione

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7/5/2018 Redazionale: PARLIAMO DI SCULTURA E DI UN GRANDE ARTISTA E DOCENTE: ALIK CAVALIERE Ex docenti: MINO CERETTI DAVIDE BEN…
60 critica e successivamente storico-critica svolta con gli strumenti
proprie della militanza e non dell’accademia, con la passione che
anima, con la curiosità della condivisione. Figlio del pittore Raffaele
De Grada e della poetessa Magda De Grada, vive subito ed all’interno
della cultura artistica novecentista per poi maturare la militanza critica
di una nuova ed impegnata politicamente generazione di artisti, da
Guttuso a T reccani, con i quali fonda e organizza a Milano il Gruppo
Corrente. È all’interno di questa prima stagione e tra questi due
ambiti espressivi e di pensiero critico e politico che va riportato tutto
Carlo Filodsa, ritratto di De Grada, olio su tela 1989 cm. 150 x 100
il percorso di studi ed i ruoli ricoperti da De Grada; un percorso ed
uno sviluppo in cui interagiscono la professione critica e l’impegno
politico, lo scrittore d’arte dalla produzione sterminata, il partigiano
ed il deputato ed ancora l’uomo costantemente impegnato nelle di nebbia in Piazza Duomo, la neve al Parco Sempione e la data
cause sociali, nel movimento per la pace, accanto al mondo operaio di un quadro di suo padre nel dicembre del 1938. Quando lo
e studentesco. accompagnavo nell’attività critica, per conferenze ed in occasione di
Il mio incontro con De Grada è avvenuto a San Gimignano alla commissioni e nell’organizzazione di Mostra, Raffaellino De Grada si
fine degli anni ’70 in occasione della mostra di Giannetto Fieschi, caratterizzava per un’indagine severa e rigorosa, a tratti anche dura
icona tormentata e intensa della Figurazione Critica Italiana. In quel in corrispondenza con i suoi principi estetici, poi improvvisamente
paesaggio a lui familiare, sia per nascita della madre ed avendovi aperta e generosa, quando prendeva il sopravvento la curiosità per
trascorso lunghi periodi in famiglia, ma anche per cultura dell’arte fenomeni espressivi nuovi ed autentici. In questo clima accolse il mio
medioevale e rinascimentale tanto intensamente percepita e vissuta, diverso contributo critico condividendo, insieme al Maestro Sergio
ebbi la percezione sin da quel primo momento di un uomo animato da Vacchi, solitario artefice ancora di un Realismo Magico, l’apertura alle
un moto di partecipazione costante e assoluto al binomio Arte-Vita. ultime tendenza con la sezione ‘Grande Adesione’ della Pinacoteca
A conclusione di quella giornata Raffaellino De Grada mi chiamò come d’Arte Moderna di San Gimignano intitolata al padre Raffaele De
suo assistente alla Cattedra di Storia dell’Arte presso l’Accademia di Grada. Una disponibilità ed un’apertura che mi manifestò pochi anni
Brera. Si trattò del mio primo impegno didattico ed all’interno della più fa invitandomi ad intervenire direttamente sull’arte del padre “ ed
straordinaria ‘fabbrica’ dell’arte contemporanea. all’interno delle possibilità del colore come strumento autonomo di

ex docenti
Del lavoro svolto con De Grada, sia come assistente e poi come comunicazione formale, in grado cioè di svolgere un’elaborazione
collaboratore ed amico, ricordo con esattezza alcuni significativi concettuale distinta dal soggetto reale”, per l’Antologica predisposta
passaggi: nella didattica era avvolgente, quasi pressante perché lo dalla Permanente di Milano. Rimane il rammarico che non fu dato
studente non si dovesse distrarre ma tenuto in costante tensione, seguito alla mia proposta di consegna a Raffaellino De Grada di Socio
perché fosse obbligato a condividere e partecipare; le sue lezioni Onorario dell’Accademia di Belle Arti di Brera che per lunghi anni lo
non erano solo colte e testimoni di una conoscenza ‘familiare’ degli ha visto insigne docente. Assumo l’impegno di promuovere, con i
autori e delle opere ma militanti, cioè sempre ricondotte ad un tanti colleghi che con De Grada hanno condiviso eventi espositivi ed
rapporto stretto con l’attualità, sia quella politica e sociale, ma anche esperienze critiche, una giornata di studi ed una raccolta di saggi in
quella della sensibilità e della poesia, del rapporto con il paesaggio, suo onore.
urbano e naturale. Comune all’esperienza di quella generazione di
storici era lo sguardo che si contaminava tra il paesaggio reale e *Andre a B. De l Gue rcio è docente di Storia dell’Arte e direttore della
quello della pittura, che si sdoppiava ed interagiva tra un pomeriggio Scuola di Pittura all’Accademia di Brera

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Roberto Sanesi
scrittura
e
immagine,
nel
labirinto
del
pensiero.

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7/5/2018 Redazionale: PARLIAMO DI SCULTURA E DI UN GRANDE ARTISTA E DOCENTE: ALIK CAVALIERE Ex docenti: MINO CERETTI DAVIDE BEN…

Di Claudio Cerritelli

Nell’ambito delle attività espositive della Biblioteca Sormani di Milano sua genesi formale. Si tratta di un percorso creativo non assimilabile
si distingue la mostra dedicata alla ricerca verbo-visiva di Roberto in modo diretto al gioco delle tendenze linguistiche del secondo
Sanesi e alla sua complessa figura di scrittore, poeta, traduttore, novecento, anche se l’aspetto immediato delle sue ricerche verbo-
critico letterario, critico d’arte e, nel caso specifico, artista. Artista visive evoca quel territorio che si è soliti definire “ poesia visiva”.

ex docent
anomalo che si è costantemente dedicato, quasi in modo segreto, Quest’accostamento è - ad un primo approccio- quello più ovvio,
alla produzione di opere visive composte con varie tecniche, se non altro per il costante desiderio di affidarsi alle relazioni tra
prevalentemente su carta, segni e scritture, inchiostri, collages, colori scrittura e segno pittorico, tra parola e colore, tra movente grafico ed
diretti diluiti o rappresi, ma anche colori derivanti da materie varie, estensione visiva delle qualità significanti dei singoli codici. Ma è una
compresa la polvere dei libri. relazione del tutto impropria e, proprio per questo, essa va indagata
Organizzata da Luigi Sansone, la mostra “ Io non dipingo, scrivo” per restituire all’operazione di Sanesi il senso che le è più aderente,
accompagna la recente uscita nella collana degli Oscar Mondadori l’intenzionalità di fondo che si pone oltre la specificità della cosiddetta
del volume “ Roberto Sanesi. Poesie 1957-2000” a cura di Renzo “ poesia visiva”.
Cremante. Nel frattempo, si segnala l’ultimo numero (32) della rivista E’ chiaro che questo tipo di legame tra parola e immagine non è
Nuova Meta dedicato allo specifico lavoro visivo dell’artista, con mai orientato nella direzione che hanno intrapreso i poeti visivi
un commento da me proposto nell’ambito della giornata di studio storici, è infatti un legame che difficilmente può essere ricondotto alle
“ Parole, immagini e altro” tenutasi nel dicembre 2009 presso la forme che hanno caratterizzato quella complessa aerea di ricerca. Il
Scuola Normale Superiore di Pisa. disagio che scaturisce da questa difficoltà di inquadramento emerge
La prima questione da affrontare riguarda la posizione di Sanesi soprattutto nel momento in cui si cerca di collocare il lavoro di Sanesi
all’interno dei contesti artistici sviluppatisi dagli anni Sessanta agli anni nel labirinto di posizioni che riguardano il rapporto tra scrittura e
Novanta del secolo scorso. Un’identità difficile da definire secondo le immagine nel corso degli anni Settanta e oltre, con relativi rapporti
consuete logiche che procedono per classificazioni, infatti l’opera di con la tradizione sperimentale del ‘900.
Sanesi è stata oggetto di diverse interpretazioni che ne hanno messo In un lontano libro curato dal poeta visivo e teorico Ugo Carrega
in luce la specifica dimensione di ricerca, il suo carattere irriducibile che porta il titolo “ Scrittura attiva” (Edizioni Zanichelli, 1980) il
ad altre logiche espressive. Nel corso del dibattito interpretativo lavoro di Sanesi viene inserito nella griglia interpretativa basata
sull’identità delle immagini di Sanesi è stato messo in evidenza il sull’individuazione di due linee ricerca. Da un lato, la “ scrittura
loro scaturire dal processo interno del lavoro di traduttore, l’uso della materialista” legata al “ significato” e, dall’altro, la “ scrittura psichica”
scrittura come materiale che continuamente si rivela nel divenire della legata al “ senso”. La prima ipotesi serve per testimoniare la presenza

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di una scrittura che comunica un’idea di lingua comune, la seconda per scrittura, in un evento che allude a quello che viene definito “ costruirsi
indicare un’assenza di certezze registrabili, l’attitudine a esprimere il labirintico, contraddittorio, circolare del pensiero”. L’atto della scrittura
non conosciuto e il mistero. La scrittura visiva di Sanesi appartiene a non ha parametri e dogmi da rispettare, è un’esperienza che corre
questo secondo versante, infatti Carrega indica che nel nostro autore sempre il rischio di perdere i propri referenti, essa sperimenta le
c’è un abbandonare la poesia come significato per esaltarla come possibilità del suo interagire con i segni specifici di cui l’immagine si
“ significante calligrafico”, come “ tensione scrittoriale”, in quanto il fa carico. La genesi dell’immagine verbo-visiva nasce nell’ambito del
testo originale è superato nella sua forma visuale. Con questo tipo lavoro di traduzione, da qui scaturisce uno spazio di liberazione dai
di individuazione si entra nel campo di riferimenti che sono alla base vincoli filologici per attuare una specie di fantasticazione che trasforma
dell’operazione visiva di Sanesi, senza rischio di generalizzare, anzi la cosa scritta in materia rivissuta graficamente. Ciò avviene senza
sottolineando che l’immagine scritturale scaturisce sempre da una porre ostacoli al disegno, al colore, alla contaminazione simultanea
“ rilettura dei poeti amati”, operazione di riscrittura dove – scrive delle parole scritte e delle grafie dilatate oltre il loro riconoscibile
Carrega- “ i colori, i calligrafemi, hanno la sostanza dell’emozione del statuto. In questo modo di procedere si sente il ruolo liberatorio
senso della poesia ri-visitata”. delle tecniche che determinano l’accadere delle forme in atto.
D’altro lato, chi si è occupato delle immagini di Sanesi ha proposto In tale prospettiva di lavoro emerge l’unicità delle materie con cui
varie terminologie, Miklos Varga le ha chiamate “ carte poetico- l’artista sperimenta differenti livelli di fisicità della scrittura-immagine,
pittoriche”, Mario Perazzi le ha definite “ poesie disegnate”, Vincenzo le sfumature, gli aloni, il mistero dell’immediatezza come fonte di
Accame parlando di “ cosa scritta” ha affermato che “ il significato suggestione, si potrebbe quasi parlare di rigore delle anomalie.
nasce sempre nella parola”. D’altro lato, Guido Ballo ha preferito C’è una relazione circolare tra l’identità del segno verbale e la sua
affidarsi all’idea delle scritture come “ fermenti grafici”, Hilda Reich ha necessaria trasformazione, sempre legata ai modi con cui quel segno
detto che “ è poesia generata dalla poesia”, Renato Barilli ha proposto si rivela a partire da quell’inizio, da quell’origine che non viene mai
di chiamarli “ esercizi chirografici”, Carlo Bo ha evocato la “ teoria delle cancellata in quanto matrice di ogni risonanza della parola, sia essa
corrispondenze” tra poesia musica e pittura. Inoltre, Gilberto Finzi ha di William Shakespeare o di Dylan T homas o di altri poeti fortemente
parlato di “ parole diventate grafemi e pittura-colore”, Franco Patruno amati.
ha sottolineato la “ vivacità cromatica di una scrittura nervosa”, I punti di congiunzione con la poesia corrispondono all’immagine della
Vincenzo Guarracino ha colto la valenza di “ tatuaggi colorati che sua costruzione, non v’è rispecchiamento mimetico ma spostamento
inchiostri e solventi imprimono capricciosamente nelle sue fibre più interpretativo che allude anche al rapporto con la musicalità, per
riposte e ricettive”, Gillo Dorfles ha infine privilegiato la definizione via di segni colori e ritmi. Come se si trattasse di evocare la stessa
di “ apparizioni fantasmatiche suscitate dal ricordo di brani poetici a straordinaria esperienza del tradurre e del trasporre emanazioni di
lungo assaporati e studiati ”. codici diversi eppure sempre concomitanti, congiunti dallo stesso
Si tratta di affascinanti esercizi di lettura che oscillano tra la definizione impulso a rivelare qualcosa di differente rispetto alla specificità
di scritture visibili e scritture dell’invisibile, fermo restando che ciò che delle singole componenti. Questo qualcosa di difficilmente definibile
conta è il divenire della parola come accumulo di segni e colori che Sanesi lo indica come “ ombra del testo, ma non come modello, o
vanno oltre i confini del dato letterario, con una tensione a cogliere riflesso – piuttosto, se possibile- come sua sostanza: intenzionale,
un diverso universo di senso, una differente sintesi tra ritmi scritturali visibile, del suo costruirsi ‘durante’. Essendo l’atto della lettura una sua
62 e valenze visive. riscrittura interpretativa. E viceversa, nel “ continuum” del pensiero”.
Dunque, l’arte visiva di Sanesi esprime la volontà di stare dalla parte
della scrittura seguendo totalmente i meccanismi del pensiero, l’idea * Claudio Ce rrite lli è docente di Storia dell’Arte all’Accademia di
di accumulazione si trasforma in un sommovimento all’interno della Brera

ALESSANDRO RUSSO

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Galleria
Antonio Battaglia
ex docenti via Ciovasso, 5 - 20121 M ilano
T/F 0236514048
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“ periodi”) che si snodano nella mostra, ma anche gli scenari di luce


che si proiettano negli spazi in cui ci muoviamo.
Più che in altri casi, questa mostra merita di essere attraversata in
solitudine. Perché credo che c’è un aspetto delle opere di Franko
B che sfugga, come schiacciato dalla forza delle immagini. Questo
aspetto è il tempo. Le opere di Franko B posseggono un tempo lento
e inesorabile, come inesorabile è lo scorrere del sangue nel corpo.
I movimenti, i passi e i gesti, delle performance, ma anche la scelta
di posa delle immagini fotografiche, esprimono un tempo diverso da
quello della vita. In questa diversa temporalità dell’atto, per esempio,
le performances di Franko B si differenziano dalla violenza furiosa
dell’azionismo viennese. T ra quelle e queste sta la stessa distanza
che c’è tra un sabba e una messa.
La mostra del Pac con l’eccezione dei video e delle foto delle
performances degli anni novanta, non contiene immagini scioccanti.
Caratteristica delle cose estreme è che non possono essere ripetute,
e forzano, dopo avere varcato il confine, ad una ricomposizione. Io
ho trovato nelle opere in nero (Love in times of pain) e nelle opere
con il filo rosso, un senso di ricomposizione, come di raccolta
all’interno, necessità di contenimento. Al taglio che lacera la carne
sta qui il gesto del filo rosso che cuce la tela e e genera il disegno,
dando corpo alla memoria e al ricordo. Ancora: la vita triste degli
animali impagliati, trovati ai mercatini, sono avvolte in una seconda
pelle spessa e preziosa di colore acrilico nero, che li trasforma da
oggetti mortiferi della cantina di Norman Bates (Psyco) in lucidi,
preziosi bronzetti, quasi piccole sculture rinascimentali: “ perché –
dice l’artista- pur amandoli erano così tristi e volevo dare loro una
seconda vita”. Lo stesso corpo dell’artista così nudo e vulnerabile,
come una tela vuota, come carne, quando è coperto dal bianco,
assume tutt’altro senso se avvolto nella corazza di nero, lucido come
il bronzo. Nella performance della serata inaugurale, l’artista seduto
immobile tra le creature a cui egli attraverso il gesto dell’arte “ da
una seconda vita”, emana impercettibili movimenti sino ad animarsi
e animare in una danza il panciuto orso, da un capo all’altro della
sala. Come dice la Fam, per ricordarci come sin dal rinascimento 63
la sola possibilità di essere è quella che s’incarna in una carcassa
deperibile, e che la sola eternità che conosciamo è quella visionaria
dell’arte.
E ai maestri che con la loro arte sono capaci di generare in noi visioni,
l’Accademia di Brera, conferisce il suo Diploma ad honorem, com’è
FrankoB o della seconda vita stato all’insaputa dello stesso artista il giorno dell’inaugurazione della
mostra di Milano.

Di Raffaella Pulejo FRANKO B


I STILL LOVE
Le parole grazia ed eleganza non sono le prime che vengono in A cura di France sca Alfano Miglie tti
mente a proposito dell’opera di Franco B, la cui notorietà è legata
alle performances degli anni Novanta in cui il suo corpo coperto di PAC Padiglione d’Arte Conte mporane a
colore bianco è tagliato, ferito, sanguinante. Lo choc è la modalità Milano
espressiva e l’effetto che tali atti inferti al corpo dell’artista producono 9 ottobre -28 nove mbre
nello spettatore.
Nel saggio introduttivo del catalogo della mostra I still love in corso
al PAC di Milano sino al 28 novembre, la curatrice Francesca Alfano
recension
Miglietti (Fam) richiama il concetto di choc con le parole di Walter
Benjamin come “ energie troppo grandi che operano dall’esterno”
dell’organismo e che irromponno verso l’interno dell’organismo Visione della mostra all’interno del PAC, Milano
stesso: è questa la forma di trasmissione del informazioni della
metropoli, che si sostituisce alla narrazione delle culture premoderne.
Lo choc che produce la mostra di Franco B proviene esattamente
dall’opposto di quel che uno si aspetta, cioè non dalla violenza o della
trasgressività delle immagini associate come codice alla sua opera,

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ma da un atmosfera di quieto e poetico luogo rituale in cui trovano
vita le visoni dell’artista.
La quiete è indotta già dal suggestivo, inedito allestimento di Fabio
Novembre che ha “ lavorato sul corpo dell’architettura come avrebbe
fatto lo stesso artista sul proprio”. Un primo vano lasciato all’oscuro
ci introduce attraverso una soglia a croce greca delimitata di rosso,
ricavata dallo sfondamento di un muro, nel bianco abbacinante di
una seconda sala in cui sono esposte le opere appositamente create
dall’artista per l’esposizione del PAC, Love in Time of Pain (2008-
2010), gigantografie dell’artista dipinto di nero accanto agli animali
imbalsamati, anch’essi coperti di vernice nera. Il biano il rosso e
il nero, sono i colori e i fili conduttori delle opere di FrankoB (quasi

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L’albero della sostenibilità


recupero e riciclo,
un impegno comune
tra architettura e arte
per non dimenticare
un patrimonio

64
Filippo Scimeca
e il giuoco dello spaziotempo nell’arte
(in una una mostra personale alla Permanente
di Milano)

A cura di Silvia Passerini


...”Filippo Scimeca è un artista di lungo corso (“ ho dedicato all’arte la
maggior parte della mia vita – confessa – […] sempre alla ricerca della
Promosso da: Ass.T hara Rothas, etica e cultura materiale (Milano) ; luce”), con monumenti, mostre personali, una miscellanea di critiche
Ass.Varzi Viva (Varzi, Pavia); Ass. Pellizza da Volpedo. La mostra al proprio carico, ed è anche un autentico maestro pedagogo che ama
ha l’obiettivo di sensibilizzare la “ sostenibilità” progettuale e la citare ai suoi studenti Eraclito e Parmenide, Platone e Aristotele, e che
salvaguardia delle risorse ambientali e architettoniche. In tal senso ha svolto per anni e anni questo duplice e complementare ruolo con
la mostra individua il comune impegno fra arte e architettura, che nel la stessa passione, con la stessa meticolosità e intelligenza che Paul
percorso della mostra viene rappresentato, dal concetto di recupero e Klee ha impiegato nella Bauhaus di Gropius, lavorando in accademia,
riciclo. Il grande patrimonio architettonico ormai in stato di abbandono è l’attuale Accademia delle belle arti italiana.
testimoniato dalla raccolta fotografica dell’Associazione T hara Rothas. La sua “ scuola” è stata, sempre, un laboratorio formativo autentico sin
Parteciperà la Fondazione Nuto Revelli con un esemplare recupero da quando ci siamo incontrati in quest’istituzione decisamente inattuale,
di un borgo dis-abitato, Paralup in provincia di Cuneo; il teatro della nel senso nietzscheiano del termine, a T orino, a Milano.
Fragola di Reggio Emilia con la proiezione, in anteprima, di alcune La sua cattedra di scultura ha cercato di applicare costantemente, oltre
immagini del documentario”Case abbandonate”, regia di Alessandro a verità scomode (“ Il senso della forma oggi non è più quello che è stato
Scillitani.Il concetto di riciclo viene rappresentato dalle opere dei nel tempo passato, ma si è arricchito”), due principi apparentemente
giovani artisti del movimento artistico e culturale Saveart, fondato da contraddittori: la geometria, da quella di Euclide a quella di Hilbert, per
Maria T eresa Illuminato, artista e docente di Ecodesign di Brera. La esempio, in una incessante revisione e modificazione d’ogni paradigma
mostra è patrocinata da Brera, Comieco e Legambiente che nel 2007 e la poesia che gode d’una propria e diversa metrica, d’una intima
ha condotto un censimento con Confcommercio testimoniando i 2.831 armonia di segno un po’ diverso, saldate da un intento compositivo
comuni o aree di “ disagio insediativo”. teso a costruire spazio e forma ora secondando la costante presenza
della sezione aurea che è in tanta parte della natura e ora, piuttosto,
SAVEART negandola recisamente per portare fuori e rivelare ciò che altrimenti
E’ un movime nto artistico e culturale fondato dall’artista Maria resterebbe nascosto.”

recensioni
Te re sa Illuminato con il contributo critico di Cristina Muccioli
nasce a Milano ne l 2004. Save art non è una corre nte , nè una moda Comincia così il testo di Rolando Bellini per il catalogo della
inte lle ttualistica ma un ve ttore di e ntusiasmo e condivisione di mostra al Palazzo della Permanente di Milano; una mostra che
giovani artisti e cre ativi prove nie nti dalle più dive rse facoltà rende omaggio all’opera dello scultore di origine siciliana e fino
unive rsitarie che ne hanno fatto un vitale punto di incontro e all’anno scorso titolare di una cattedra di Scultura all’Accademia
di proge ttualità. E’ nato pe r dare un corpo nuovo alla cre atività di Brera. Per motivi editoriali, su questo numero non potendo
artistica se nsibile alla salvaguardia e alla riqualificaz ione dedicare più spazio al suo operato, ci limitiamo a dare notizia di
ambie ntale . Q ue llo che infatti oggi è una minaccia di sciagure questa esposizione, riservandoci di dedicare in futuro attenzione

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più che un proble ma ingombrante , ossia la spropositata quantità più adeguata alla sua opera di artistya e di docente.
di rifiuti prodotti dall’uomo dive nte rà pe r Save art una risorsa
pre z iosissima e garante de ll’unica nuova socie tà civile possibile ,
que lla e co-compatibile . *Rolando Be llini è docente di Storia dell’Arte all’Accademia di Brera

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