Sei sulla pagina 1di 260

Storia

contemporanea
Modulo 1
CAPITOLO 1
NUOVI MODI DI COMMERCIARE, CONSUMARE, PRODURRE

Tra la fine del Seicento e l'inizio del Settecento ci fu una lunga fase di
dinamismo economico. L'occidente iniziò a commerciare con Asia, Africa
o America beni e ricchezze. Questo commercio da vita ad una prima
forma di globalizzazione su percorsi prevalentemente marittimi in cui si
muovono navi, persone, merci e armi. Nei porti principali dell'Occidente
arrivano strani beni di consumo, quali il caffè. Nacquero così le prime
botteghe del caffè (Venezia 1647). I circuiti globali esistenti sono ancora
quelli che hanno preso forma tra Cinquecento e Seicento: l'uno, in
direzione est, verso le Indie orientali; l'altro, con una forma triangolare,
verso l'Africa e poi le Americhe. In questi anni cambia la struttura
merceologica dei beni commerciali. Sul circuito orientale diminuisce
l'importanza delle spezie e cresce quello dei tessuti di cotone, del tè e del
caffè. Sul circuito triangolare verso l'America aumenta la richiesta di beni
prodotti in Europa (metalli, utensili vari, armi, bottoni, tessuti di lana,
cotone, lino e seta); dalle piantagioni in Sud America, Caraibi e Nord
America si esportano in Europa grandi quantità di caffè, zucchero,
tabacco; aumenta vertiginosamente il commercio di schiavi da impiegare
come manodopera nelle piantagioni americane e caraibiche. Cambiano i
protagonisti delle rotte transoceaniche: ora gli inglesi e i francesi
impongono la loro egemonia nelle principali rotte commerciali. I coloni
che provengono da Francia e Gran Bretagna si insediano stabilmente in
aree prima solo marginalmente toccate dall'espansione europea, cioè in
India e America del Nord, qui danno vita a una competizione economico-
commerciale e politico-militare. In questa competizione fra le due
potenze, la Gran Bretagna ne uscirà vincitrice e riuscirà a imporsi sia in
India che in America del Nord. Grazie a questo commercio transoceanico,
si ha una crescita economica rilevante. Il settore agricolo è quello più
sensibile: nell'Inghilterra centro-orientale e nei Paesi Bassi si produce di
più e meglio, tanto da parlare di rivoluzione agricola. Questa rivoluzione
non deriva dall'impiego di nuovi macchinari ma da una razionale
organizzazione dello sfruttamento delle terre e della gestione delle
aziende. Grazie alle enclosure (recinzione), i contadini riescono a gestire
le terre loro assegnate senza più vincoli. Le affidano ad affittuari
(manager) che principalmente cambiano il sistema di rotazione delle
colture e introducono una rotazione pluriennale. Grazie a queste
trasformazioni crescono i redditi, c'è un minore prezzo dei prodotti
alimentari dovuto all'aumento delle rese, c'è una maggior quota residua
di reddito che resta dopo l'acquisto di prodotti agrari più a buon mercato;
tale maggiore quota residua può essere destinata, oltre che al risparmio,
all'acquisto di altri beni di consumo. Nel tardo Settecento, quasi
Ottocento, anche in Francia, Germania e Italia si diffondono i nuovi
sistemi produttivi del Norfolk e dei Paesi Bassi. Nel corso del Seicento e
del Settecento nacque anche la coltura del riso in Piemonte, Lombardia e
Veneto. Sempre nell'Europa meridionale si diffondono anche il mais e la
patata. In Gran Bretagna prende avvio la transizione demografica in cui la
popolazione aumenta e la natalità rimane stabile e c'è una netta
diminuzione della mortalità (soprattutto infantile). Si vive di più grazie alle
disponibilità di cibo, ad una maggiore igiene e alla scomparsa dei flagelli
quali la peste. Trasformazioni in Gran Bretagna grazie alla Rivoluzione
Industriale: la Gran Bretagna diventa un modello per politici, imprenditori
e intellettuali di altre parti d'Europa; i settori produttivi si localizzano in
aree molto specifiche e che offrono vantaggi particolari e nel complesso la
geografia produttiva è definita a macchia di leopardo, nel senso che i
distretti produttivi di nuovo tipo sono piccole macchie in un territorio
ancora tecnicamente arretrato; gli operai sono ex-artigiani, contadini o
proprietari terrieri che si sono trasferiti dove hanno sede le fabbriche. Le
condizioni di lavoro sono diverse: c'è un rigido controllo sui tempi di
lavoro; i turni sono lunghi e le condizioni sono antigieniche, le innovazioni
tecnologiche sono labour saving, cioè tali da far risparmiare sull'impiego
di manodopera e così si verificano vasti fenomeni di disoccupazione.
CAPITOLO II.
LA RIVOLUZIONE AMERICANA

Alla fine della guerra dei Sette anni (1756-1763), la Gran Bretagna fu la
maggiore potenza e dominatrice assoluta sui mari, ma nonostante ciò la
corona inglese si ritrovò a dover sostenere enormi spese di guerra e la
responsabilità di amministrare e difendere i nuovi territori acquisiti in
Nord America. Allo scopo di far contribuire alle spese dell'impero anche i
coloni, il Parlamento inglese, nel marzo del 1765 impose una tassa di
bollo su tutti i documenti legali, i contratti, le licenze, anche giornali,
opuscoli, carte da gioco ecc., stampati in terra americana, con la
conseguente opposizione tra i coloni. Normalmente, infatti, erano le
assemblee locali a emanare leggi fiscali e di organizzazione della sicurezza
interna; tale legge venne quindi percepita dai coloni come un tentativo di
limitare i loro piani di autogoverno. Il Parlamento abolì la tassa ma ciò
non fu determinato dalle obiezioni dei coloni, bensì dalle pressioni dei
mercanti inglesi, fortemente danneggiati dalla protesta dei coloni →
irrisolti i problemi finanziari della corona britannica che ben presto
impose nuove tasse sull'importazione di vetro, piombo, vernici, carta e tè,
inviando nel contempo delle truppe allo scopo di imporre ai coloni
l'osservanza della legge → manifestazioni di protesta accolsero ovunque
l'arrivo degli ufficiali doganali e i commercianti adottarono nuovamente la
politica di non importazione delle merci britanniche. Le tensioni esplosero
il 21 giugno 1768, quando migliaia di manifestanti bostoniani
minacciarono i commissari delle dogane obbligandoli alla fuga;
immediatamente Londra inviò quattro reggimenti di truppe per
permettere il rientro dei commissari e dando inizio all'occupazione
militare della città. La lunga serie di scontri che ne seguirono culminò nel
marzo del 1770 nel cosiddetto massacro di Boston, quando i soldati
britannici, provocati dalla folla, aprirono il fuoco uccidendo cinque coloni;
si scatenò allora una nuova violenta ondata di protesta. Piegata ancora
una volta dal boicottaggio economico, Londra dispose la revoca della
tassa. Ma tre anni dopo il Parlamento dispose il monopolio della vendita
di tè in America. Tale provvedimento risollevò immediatamente il
conflitto tra i coloni e la madrepatria tanto che a Boston il carico delle
navi che trasportavano il tè venne addirittura rovesciato in mare. Per
tutta risposta, nel 1774 il Parlamento inglese approvò alcune misure
repressive, intese a riaffermare l'autorità regia: il porto di Boston fu
chiuso e venne rafforzato il regime di occupazione militare della città,
riducendo anche le leggi di autogoverno dei coloni. Il 16 dicembre 1773,
per protestare contro l'imposizione da parte della Corona britannica di
una tassa sull'importazione del tè, alcuni coloni americani, guidati da
Samuel Adams, salirono a bordo di navi britanniche e gettarono in mare i
carichi di tè.
IL CONFLITTO -> I rappresentanti di tutte le tredici colonie si riunirono a
Philadelphia nel settembre del 1774 nel primo Congresso continentale
per stabilire una linea d'azione comune e definire i diritti delle terre
d'America e i limiti dell'autorità del Parlamento di Londra. In una
Dichiarazione dei diritti i delegati ribadirono il rifiuto di pagare tasse e
decisero la cessazione di ogni commercio con la Gran Bretagna fino al
ritiro delle truppe inglesi. Nel frattempo, nel Massachusetts le milizie
cittadine andavano organizzandosi in un Comitato di salute pubblica
clandestino. Nella notte del 18 aprile 1775 il governatore inglese inviò un
reggimento a requisire un deposito d'armi nei pressi di Boston ma i coloni
intercettarono le truppe inglesi che furono costrette a ritirarsi a Boston
che fu posta sotto assedio dai ribelli. Nell'aprile 1775, mentre si dirigeva
verso Concord, nel Massachusetts, per distruggere le riserve di polvere da
sparo dei coloni americani, un contingente britannico, sotto la guida del
generale Thomas Gage, si scontrò a Lexington con un gruppo di 70
volontari. Non si sa quale delle due parti abbia scatenato la battaglia, ma
gli otto coloni morti nello scontro furono i primi caduti della guerra
d'indipendenza americana. Questi sviluppi determinarono, da parte dei
coloni la costituzione di un esercito che venne posto sotto il comando di
George Washington. Tuttavia, tra i delegati era ancora prevalente una
volontà di riconciliazione con la Gran Bretagna ed infatti essi
riaffermarono la lealtà al Re, chiedendogli però di ritirare le truppe.
Intanto gli inglesi asserragliati a Boston, ricevuti rinforzi via mare, avevano
conseguito una netta vittoria sugli americani che non servì tuttavia a
rompere l'assedio della città. Le notizie sulla battaglia e sulle richieste del
Congresso raggiunsero Londra contemporaneamente. Senza prendere in
nessuna considerazione le richieste dei coloni il Re, Giorgio II dichiarò
guerra ai ribelli. In risposta alle decisioni inglesi il Congresso continentale
emanò la Dichiarazione d'indipendenza (4 luglio 1776), con la quale le
colonie si costituivano in stati liberi e indipendenti, impegnandosi a
respingere l'invasione di quella che veniva ormai considerata una potenza
straniera. All'inizio del 1779 anche la Spagna dichiarò guerra alla Gran
Bretagna, e l'anno successivo altrettanto fece l'Olanda. In territorio
americano le operazioni proseguirono con alterne vicende fino all'assedio
di Yorktown, dove si erano rifugiare le truppe inglesi. Nell'agosto del 1781
la flotta francese sbaragliò quella inglese, impedendo così ogni possibilità
di collegamento via mare. Dopo una serie di inutili tentativi di forzare le
linee nemiche, il 19 ottobre 1781 il comandante inglese si vide costretto
alla resa. Yorktown segnò la fine delle ostilità, anche se i negoziati di pace
si trascinarono fino al 3 settembre del 1783, quando la Gran Bretagna
firmò il trattato di Parigi, con il quale riconobbe l'indipendenza delle ex
colonie; i confini degli Stati Uniti d'America vennero stabiliti a ovest con il
Mississippi, a nord con il Canada, a sud con la Florida. Nel maggio del
1987 i delegati degli Stati delle 13 colonie si trovarono a Filadelfia in una
Convenzione che aveva il compito di riscrivere le norme transitorie che
disciplinavano le relazioni tra i singoli Stati e il Congresso. Scrissero la
prima Costituzione sotto la presidenza di George Washington. A favore di
una di una preponderanza del governo centrale si schierano i federalisti
(Washington e Adams) che si contrappongono ai repubblicani, sostenitori
dei diritti degli Stati di fronte al governo centrale (Jefferson). I
repubblicani vogliono l'approvazione da parte del Congresso del Bill of
Rights, ovvero l'insieme dei primi 10 emendamenti alla Costituzione. Essi
stabiliscono i limiti che il governo centrale deve rispettare nei confronti
dei singoli individui e nei confronti degli Stati dell'Unione. Grazie a questo
primo successo dei repubblicani, dal 1800 al 1825 si elessero 3 presidenti
del partito: Jefferson, Madison e Monroe. Per il nuovo stato d'America, si
aveva bisogno di elementi di riconoscimento per i cittadini come ad
esempio: il Gran Sigillo degli Stati Uniti, la Bandiera e il Genio d'America
nei sembianti di una giovane donna che rappresenta la libertà con in
mano la costituzione, a fianco la bandiera e, a sua protezione, l'aquila
d'America.

CAPITOLO III.
LA RIVOLUZIONE FRANCESE

Il punto critico della monarchia francese era l'emergenza fiscale causata


dalle spese sostenute nelle guerre recenti: la guerra dei Sette anni e la
guerra di Indipendenza. Dopo queste guerre la situazione finanziaria era
diventata davvero grave ed era necessario un piano di riordino delle
finanze, delle imposte e dell'intera struttura amministrativa. Nel 1786 De
Calonne assieme a Luigi XVI prepararono un progetto di riforma che
prevedeva l'abolizione delle dogane interne, la liberalizzazione del
commercio del grano, la costituzione di assemblee elettive con compiti
consultivi e l'abolizione delle esenzioni di cui ancora godono nobili e
clero. Il Parlamento di Parigi però non era d'accordo perché voleva
mantenere inalterati i rapporti di forza tra le istituzioni. Priva del
consenso dei parlamentari la riforma non poteva essere emanata, così
convocarono gli Stati Generali, un organismo di rappresentanza con il
compito di discutere il piano di riforma. Dopo aver inaugurato gli Stati
Generali a Versailles nel 1789, scoppiò subito un duro contrasto tra i
rappresentanti dei tre stati (Nobiltà, Clero e Terzo Stato) intorno alle
modalità di voto. Dopo giorni di discussioni, i tre stati decisero di
costituirsi in Assemblea Nazionale e si giurarono di non sciogliersi prima
di aver scritto una Costituzione. Di fronte a questi eventi il re mantenne
un atteggiamento ambiguo e il 9 luglio ordinò ai deputati del primo e del
secondo ordine di unirsi agli altri nell'Assemblea nazionale costituente. Il
re decise poi di licenziare il ministro delle finanze Necker, uomo amato
dall'opinione pubblica. Così scoppiarono dei tumulti e il 14 luglio una folla
prese la Bastiglia, una vecchia prigione fortificata nella quale speravano di
trovare delle armi. La folla decapitò il comandante della prigione e così il
re, impressionato dall'accaduto, conferì di nuovo l'incarico al ministro.
GRANDE PAURA E ABOLIZIONE DEL FEUDALESIMO -> Dal 20 luglio al 6
agosto 1789, nelle campagne francesi, si manifestò una situazione di
panico generalizzato (periodo della Grande Paura) suscitato dalla falsa
notizia dell'invasione di briganti venuti a distruggere i raccolti e a
trucidare i contadini, per vendicare la nobiltà colpita dalle rivolte agrarie
scaturite dai recenti sviluppi politico-sociali. All'annuncio dell'imminente
arrivo dei briganti nei villaggi, i contadini si armavano di forche, falci e
altri utensili. Desiderosi di maggiore protezione, si recavano in massa al
castello del signore locale per ottenere fucili e polvere da sparo, ma qui
finivano per sfogare la propria rabbia verso i poteri dominanti, esigendo i
titoli signorili (documenti che stabilivano la dominazione economica e
sociale dei loro proprietari) per poterli bruciare. In alcuni casi il signore o i
suoi uomini si difesero con la forza, in altri vennero assassinati e alcuni
castelli furono saccheggiati o bruciati. A testimonianza del difficile
momento che il feudalesimo stava attraversando, Jules Michelet scrisse
che tutti i castelli di campagna diventarono delle bastiglie da conquistare.
Di fronte a queste violenze, nella notte del 4 agosto, l'Assemblea decise di
abolire i diritti feudali, la venalità delle cariche, le disuguaglianze fiscali e
tutti i privilegi in generale. Fu la fine dell'Ancien Régime. Durante la
redazione dei decreti avvenuta dal 5 all'11 agosto, i deputati, quasi tutti
proprietari fondiari nobili e borghesi, cambiarono in parte idea in merito
alle proposte originarie: i servigi o prestazioni d'opera gratuita che il
titolare di un feudo imponeva ai suoi soggetti vennero aboliti, mentre i
diritti basati sulla rendita della terra continuavano a essere riscattati
(agevolando in questo modo solamente i contadini più ricchi),
permettendo così ai proprietari terrieri di ricevere un'indennità che in
parte avrebbe salvaguardato i loro interessi economici e in parte sarebbe
stata investita nell'acquisto di beni nazionali con l'intento di mettere fine
alle rivolte. La maggior parte dei contadini comunque, ritenendosi
completamente svincolata dal vecchio regime feudale, non pagò nessun
indennizzo ai proprietari terrieri. Dal 20 al 26 agosto l'Assemblea
nazionale costituente discusse sul progetto della Dichiarazione dei diritti
dell'uomo e del cittadino, documento giuridico contenente i diritti
fondamentali dell'individuo e del cittadino, ispirato ai principi illuministi e
basato su un testo proposto da La Fayette. Approvata il 26 agosto,
rappresentava una condanna senza appello della monarchia assoluta e
della società degli ordini, che rispecchiava le aspirazioni della borghesia
dell'epoca (garanzia delle libertà individuali, sacralità della proprietà,
spartizione del potere con il re, creazione di impieghi pubblici).
MARCIA SU VERSAILLES -> Le difficoltà di approvvigionamento del pane e
il rifiuto di Luigi XVI di promulgare la Dichiarazione e i decreti del 4 e del
26 agosto, furono la causa del malcontento del popolo di Parigi durante i
giorni del 5 e del 6 ottobre. Una marcia di donne assalì Versailles, entrò
nella reggia e invase gli appartamenti della regina, che fu insultata. La
famiglia reale fu dunque costretta a tornare a Parigi e a lasciare Versailles,
simbolo dell'assolutismo. Luigi XVI fu costretto a firmare i decreti di
agosto riguardo l'abolizione dei diritti feudali e la Dichiarazione dei Diritti
dell'Uomo e del Cittadino. Da quel momento il re e la sua famiglia
risiedettero nel vecchio palazzo reale delle Tuileries, sorvegliati dalla
popolazione e minacciati dalla sommossa. Il potere reale ne uscì
estremamente indebolito: la Francia restò una monarchia ma il potere
legislativo passò nelle mani dell'Assemblea nazionale costituente
(anch'essa trasferita a Parigi), la quale incaricò delle speciali commissioni
di provvedere a una nuova organizzazione amministrativa del Paese (i
ministri non divennero altro che degli esecutori tecnici sorvegliati
dall'Assemblea). Tuttavia il re conservò il potere esecutivo (i decreti
promulgati dall'Assemblea non avrebbero avuto validità senza
l'approvazione del re) e i vecchi funzionari dell'amministrazione dell'
Ancien Régime restarono al loro posto (fino all'estate del 1790 gli
intendenti che non si dimisero continuarono le loro vecchie funzioni,
sebbene esse fossero state considerevolmente ridotte). RIFORMA
AMMINISTRATIVA ED ELETTORALE -> I primi lavori dell'Assemblea furono
dedicati alla riforma amministrativa, poiché le vecchie procedure
dell'Ancien Régime erano troppo complesse. I deputati si concentrarono
innanzitutto sulla riforma municipale, resa urgente dai disordini suscitati
nei corpi municipali dagli scompigli dell'estate. Con la legge del 22
dicembre 1789 l'Assemblea creò 83 dipartimenti (circoscrizioni
amministrative, giudiziarie, fiscali e religiose), ai quali vennero dati dei
nomi legati alla loro geografia fisica (corsi d'acqua, montagne, mari, ecc.)
e furono suddivisi in distretti, cantoni e comuni (in primavera una
commissione venne incaricata di provvedere alla suddivisione della
Francia e di placare le liti tra le città candidate a divenire capoluoghi). A
partire dal gennaio del 1790 ogni amministratore di questi nuovi enti
venne eletto dai propri cittadini, inaugurando le prime elezioni della
Rivoluzione. Le nuove amministrazioni, elette democraticamente, furono
messe in funzione a partire dall'estate del 1790. Le posizioni all'interno
dell'Assemblea Costituente furono discordanti in merito alla riforma del
sistema elettorale. Alcuni deputati ritennero che il diritto di voto avrebbe
dovuto estendersi a tutti i cittadini maschi, altri sostennero che solo a una
parte della popolazione doveva essere riconosciuto tale diritto. La
maggioranza dei deputati decise, su proposta dell'abate Sieyès, di
dividere i cittadini in passivi e attivi: ai primi sarebbero stati riconosciuti i
diritti civili, ai secondi sarebbero stati concessi sia i diritti civili sia quelli
politici. Ogni cittadino attivo doveva essere un contribuente maschio al di
sopra dei venticinque anni. Venne così approvato un sistema elettorale
basato sul censo.
RIFORMA ECONOMICA -> Sotto l'Ancien Régime le attività economiche
erano state strettamente controllate dallo Stato, che con le sue
regolamentazioni limitò gravemente la libertà di produzione agricola,
artigianale e industriale. Con la legge Le Chapelier, votata il 14 giugno
1791, venne abolito il diritto di sciopero e furono vietate tutte le
associazioni padronali e operaie (sindacati) con il pretesto che il nuovo
regime, avendo distrutto le antiche corporazioni, non poteva permettere
la ricostruzione di nuovi gruppi che si interponessero fra Stato e cittadini.
Il risultato fu che il movimento rivoluzionario, diffidando nei confronti
delle associazioni ed esaltando le libertà individuali, mise gli operai
nell'incapacità di difendere i loro diritti per quasi un secolo. Durante
l'Ancien Régime il clero era stato il più grande proprietario terriero di
Francia, possedendo il 10% dei territori del Paese; era esente dal
pagamento di tasse e impose la decima (imposta che tassava i redditi per
1/10). Il potere e le ricchezze del clero crearono un forte risentimento
della popolazione nei confronti della Chiesa. A partire dall'11 agosto 1789
la decima venne soppressa senza che subentrasse alcun tipo di nuova
imposta, privando così il clero di una parte consistente delle sue entrate.
Il 2 novembre, su proposta di Charles Maurice de Talleyrand-Périgord
(vescovo di Autun), l'Assemblea decise di usufruire della grande quantità
di beni del clero per colmare il debito pubblico, mettendoli all'asta con
l'intento di sanare il deficit dell'economia francese QUESTIONE RELIGIOSA
L'eliminazione della decima e la nazionalizzazione dei beni della Chiesa
costrinsero l'Assemblea nazionale costituente a interessarsi direttamente
del finanziamento del clero. Il 12 luglio 1790 venne approvata la
Costituzione civile del clero, approvata da Luigi XVI il 26 dicembre. Con
questo documento, ispirato ai principi gallicani (riconoscenza al papa del
primato d'onore e di giurisdizione ma non del potere assoluto), venne
attuata una riforma essenzialmente su quattro aspetti della Chiesa:
riordinamento delle diocesi in base ai dipartimenti (furono soppresse 52
diocesi, da 135 a 83); retribuzione da parte dello Stato di vescovi, parroci
e vicari; elezione democratica dei vescovi e dei parroci da parte delle
assemblee dipartimentali; obbligo di residenza sotto pena di perdita della
retribuzione. I membri del clero divennero così dei funzionari statali. Il 1º
agosto Luigi XVI incaricò l'ambasciatore a Roma di ottenere, da papa Pio
VI, l'approvazione della nuova riforma. Il papa si era limitato a
condannare segretamente la Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del
Cittadino e per valutare la Costituzione Civile del Clero istituì una speciale
commissione, la quale, preoccupata di perdere Avignone (all'epoca faceva
parte dello Stato Pontificio ma gran parte degli Avignonesi erano
favorevoli ad annettersi alla Francia) e di provocare una spaccatura tra i
chierici, cercò di temporeggiare. I vescovi domandarono che si attendesse
l'approvazione pontificia prima di mettere in vigore la nuova riforma, ma
l'Assemblea insistette per una sua rapida applicazione e decise che per il 4
gennaio 1791 tutti i vescovi, parroci e vicari avrebbero dovuto prestare un
giuramento di fedeltà come funzionari civili, pena la perdita delle funzioni
e dello stipendio. I primi chierici cominciarono a prestare giuramento
senza attendere il giudizio del pontefice. Con sorpresa generale i 2/3 degli
ecclesiastici dell'Assemblea nazionale costituente rifiutarono di giurare e
pressoché la metà del clero parrocchiale fece altrettanto. L'Assemblea
destituì i refrattari (coloro che non prestarono giuramento) e li sostituì
con i costituzionali (coloro che prestarono giuramento).
FUGA A VARENNES -> Il 14 luglio 1790, a Campo di Marte, era stato
celebrato l'anniversario della Presa della Bastiglia con la Festa della
Federazione. Dopo una celebrazione eucaristica sostenuta da Talleyrand,
Luigi XVI e Maria Antonietta, accompagnati da La Fayette, avevano
prestato giuramento al Paese e alla Costituzione (in fase di revisione).
Questo momento di unione nazionale aveva fatto credere che il re avesse
accettato i cambiamenti sociali e politici appena instaurati, ma la realtà
era diversa. Luigi XVI aveva tentato di conservare la sua autonomia e di
riconquistare il potere che aveva perduto, mantenendo contatti con le
corti straniere, chiedendo loro supporto contro i rivoluzionari e, come
sincero cattolico, appoggiando il papa e i preti refrattari. Il fallimento del
suo tentativo di fuga, avvenuto tra il 20 e il 21 giugno 1791 (Fuga a
Varennes), ebbe la conseguenza di svelare alla popolazione francese la
sua ostilità nei confronti della Rivoluzione. Da tempo erano stati preparati
diversi piani per permettere alla famiglia reale di fuggire da Parigi, ma
l'indecisione di Luigi XVI portò all'accantonamento di ognuno di essi.
Grazie all'insistenza di Maria Antonietta, il re si decise ad agire e optò per
un tentativo di fuga ideato da Hans Axel von Fersen, con il quale
sarebbero rimasti in territorio francese, al fine di preservare ciò che
restava del prestigio e dell'autorità della monarchia; la loro destinazione
era Montmédy, una roccaforte nel nord-est della Francia, vicino al confine
con il Lussemburgo, dove ad attenderli ci sarebbe stato il comandante
François Claude de Bouillé con soldati fedeli alla causa monarchica. Qui
Luigi XVI avrebbe potuto organizzare un tentativo di controrivoluzione. La
famiglia reale però venne bloccata, arrestata e ricondotta a Parigi, dove
giunse al palazzo delle Tuileries il 25 giugno. Luigi XVI perse la stima di
molti cittadini francesi. Numerosi giornali rivoluzionari, ritraendolo in
immagini caricaturali sotto forma di maiale, divennero sempre più ostili e
irrispettosi nei confronti del re e della regina.
COSTITUZIONE DEL 1791 -> A meno di un mese dal fallito tentativo di fuga
del re, il Club dei Cordiglieri (estremisti rivoluzionari) decise di redigere
una petizione, con la quale chiese la destituzione del re e l'instaurazione
della repubblica. I difensori della monarchia costituzionale, tra i quali La
Fayette e Bailly, a seguito di incidenti decretarono la legge marziale,
vietando qualsiasi manifestazione. Tuttavia, il 17 luglio, i parigini si
radunarono a Campo di Marte per manifestare, sostenendo l'iniziativa dei
Cordiglieri. La Fayette ordinò alla Guardia nazionale di sparare sulla folla
disarmata, uccidendo soprattutto donne e bambini. Questo evento (noto
come Eccidio di Campo Marte) portò a una rottura tra i rivoluzionari
moderati e radicali. La Fayette, Bailly e Antoine Barnave uscirono dal Club
dei Giacobini (che aveva appoggiato il Club dei Cordiglieri durante la
manifestazione del 17 luglio) di cui facevano parte e fondarono il Club dei
Foglianti, con il quale cercarono di limitare le conseguenze che la
Rivoluzione stava apportando, sostenendo la monarchia costituzionale. La
revisione della Costituzione terminò il 12 settembre 1791 e il 13 dello
stesso mese il re la ratificò, diventando Luigi XVI Re dei Francesi. La nuova
riforma, basata sulle idee di Montesquieu (separazione dei poteri) e
Rousseau (sovranità popolare e supremazia del legislatore), prevedeva
una monarchia dai poteri limitati. Al sovrano, che rimaneva il
rappresentante della Nazione, competeva il solo potere esecutivo tramite
la nomina di alcuni ministri (scelti all'esterno del parlamento per evitare
conflitti di interesse). Il potere legislativo venne affidato all'Assemblea
Legislativa, che sostituì l'Assemblea nazionale costituente, formata da 745
deputati. L'elezione dei deputati avvenne a suffragio censitario a due
gradi: il corpo dei cittadini attivi (uomini al di sopra dei venticinque anni
che pagavano tasse per un valore corrispondente ad almeno tre giornate
lavorative) eleggeva gli elettori (uomini al di sopra dei venticinque anni
che pagavano tasse per un valore di almeno dieci giornate lavorative), ai
quali spettava la successiva elezione dei deputati. Un candidato deputato
doveva essere un proprietario terriero e contribuente per una somma
prestabilita. Su proposta di Maximilien de Robespierre, nessun deputato
della precedente Assemblea nazionale costituente poté presentarsi come
candidato all'elezione della nuova Assemblea, che si riunì a partire dal 1º
ottobre 1791. I più moderati formarono la destra, circa 260 monarchici di
tendenza costituzionale iscritti al Club dei Foglianti, difensori della
monarchia contro l'agitazione popolare. La sinistra con circa 135 deputati,
per la maggior parte esponenti di idee illuministe della piccola borghesia,
fu costituita da membri del Club dei Giacobini, dal Club dei Cordiglieri e
daiGirondini. Il centro, con circa 350 deputati, formava la cosiddetta
Palude, rappresentava la maggioranza e difese gli ideali della Rivoluzione
votando generalmente a sinistra ma, non avendo una forte
caratterizzazione politica, capitò che sostenne anche proposte
provenienti da destra. Al re non spettava più la nomina dei magistrati
(vennero eletti con le medesime procedure previste per l'elezione dei
deputati) e la sua condotta in politica estera venne messa sotto controllo.
Al sovrano tuttavia rimase la facoltà di nominare e revocare i ministri, i
capi militari, gli ambasciatori e i principali amministratori. Conservò
inoltre il potere di veto sospensivo sui provvedimenti approvati
dall'Assemblea Legislativa, ma questo non poté applicarsi alle leggi
costituzionali, alle leggi fiscali e alle deliberazioni concernenti la
responsabilità dei ministri, i quali avrebbero potuto essere messi in stato
d'accusa dall'Assemblea. La Francia divenne così a tutti gli effetti una
monarchia costituzionale.
La situazione politico-sociale disastrosa della Francia favorì un forte
incremento dell'emigrazione (in gran parte nobili), confermando la
progressiva radicalizzazione della Rivoluzione francese. Per cercare di
contenere questa espansione rivoluzionaria entro i confini francesi, il 27
agosto 1791 Leopoldo II (imperatore del Sacro Romano Impero) e
Federico Guglielmo II (re di Prussia), al termine di un incontro avvenuto a
Pillnitz (dal 25 al 27 agosto, venne discusso principalmente il tema della
spartizione della Polonia e la fine della guerra tra Austria e Impero
Ottomano), rilasciarono una dichiarazione (Dichiarazione di Pillnitz), con
la quale invitarono le potenze europee a intervenire contro la Rivoluzione
francese per restituire i pieni poteri a Luigi XVI. Leopoldo II dichiarò che
l'Austria avrebbe mosso guerra solamente se tutte le potenze avessero
fatto altrettanto. Questa condizione venne posta con la consapevolezza
che il primo ministro inglese, William Pitt il Giovane, non avrebbe
partecipato a una controrivoluzione in Francia e, senza una
partecipazione unanime al conflitto, la Dichiarazione di Pillnitz sarebbe
servita unicamente allo scopo di intimorire i rivoluzionari francesi,
facendoli desistere dal continuare a indebolire l'autorità di Luigi XVI.
L'Assemblea Legislativa interpretò il documento come una reale
dichiarazione di guerra, il che fece aumentare l'influenza dei deputati
radicali, tra i quali Jacques Pierre Brissot, favorevoli all'intervento bellico
per radicalizzare il movimento rivoluzionario e diminuire ulteriormente il
potere del re. Il 31 ottobre l'Assemblea votò un decreto volto a
contrastare l'emigrazione, per il quale tutti gli emigrati francesi avrebbero
dovuto tornare in Patria entro due mesi, pena la confisca delle loro
proprietà. Il 29 novembre venne adottato un secondo decreto che
imponeva il giuramento civile ai chierici refrattari, pena la privazione della
pensione o addirittura la deportazione in caso di disturbo all'ordine
pubblico. Venne inoltre permesso ai sovrani stranieri di cacciare gli
emigrati dai loro territori. Il clima di tensione che regnava in quel periodo
era ulteriormente aggravato dal desiderio del Contado Venassino
(appartenente allo Stato Pontificio) di annettersi alla Francia e dai principi
tedeschi che si considerarono lesi dall'abolizione francese dei diritti
feudali, in quanto proprietari di alcuni territori in Alsazia. Luigi XVI,
consapevole della disorganizzazione che regnava nell'esercito francese,
sperava segretamente nello scoppio di una guerra che avrebbe sconfitto i
rivoluzionari e riportato i pieni poteri alla monarchia. Dello stesso parere
era il Club dei Foglianti. La sinistra, in particolare i Girondini, era anch'essa
favorevole allo scoppio di un conflitto armato, con il quale avrebbe
potuto tentare di esportare la Rivoluzione nel resto d'Europa. Dunque
ognuno, per diversi motivi, desiderava la guerra (tra i pochi contrari vi fu
Robespierre che preferiva consolidare ed espandere la Rivoluzione in
Patria). Il 20 aprile 1792, su proposta del re e dopo una votazione con una
maggioranza schiacciante dell'Assemblea Legislativa, la Francia dichiarò
guerra al re di Ungheria e di Boemia, Francesco II (appena succeduto al
padre Leopoldo II, morto il 1º marzo). La guerra non venne dichiarata al
Sacro Romano Impero: escamotage per evitare di coinvolgere gli stati
tedeschi a esso aderenti. La Prussia si alleò agli austriaci il 6 giugno. I
Girondini definirono questo conflitto come una guerra dei popoli contro i
sovrani, una crociata per la libertà. Molti soldati disertarono non appena
seppero dell'avvenuta dichiarazione di guerra. L'armata francese,
totalmente disorganizzata a causa della precedente emigrazione di molti
nobili ufficiali, non aveva la capacità di resistere all'esercito nemico,
mettendo rapidamente a rischio i confini nazionali. Tra i rivoluzionari
cominciò a svilupparsi l'idea dell'esistenza di un complotto di nobiltà,
corte e chierici refrattari per abbattere la Rivoluzione. Questa convinzione
regnava anche sul campo di battaglia e a testimoniarlo vi fu la morte del
generale Theobald de Dillon, ucciso dai propri uomini in seguito a una
sconfitta subita nei pressi di Lille il 29 aprile, accusato di essere stato il
responsabile della ritirata. L'Assemblea, su forte pressione dei Girondini,
votò tre decreti volti a prevenire e contrastare un'eventuale
controrivoluzione: deportazione dei preti refrattari (27 maggio),
scioglimento della Guardia reale (29 maggio) e costituzione di una
Guardia nazionale provinciale per la difesa di Parigi (8 giugno). L'11 giugno
Luigi XVI oppose il suo veto al primo e al terzo decreto, provocando una
nuova agitazione rivoluzionaria che il 20 giugno sfociò nell'attacco della
popolazione al palazzo delle Tuileries. Durante l'insurrezione il re venne
obbligato ad affacciarsi al balcone, accettando impassibile di indossare il
berretto frigio (simbolo di libertà e rivoluzione) e bevendo vino alla salute
del popolo, ma rifiutò di ritirare il veto sui decreti. L'entrata in guerra
della Prussia il 6 luglio costrinse l'Assemblea Legislativa ad aggirare il veto
reale, proclamando la Patria in pericolo l'11 luglio 1792 e chiedendo a
tutti i volontari di affluire verso Parigi.
FINE DELLA MONARCHIA -> Il 25 luglio a Coblenza, su suggerimento di
Luigi XVI e Maria Antonietta, venne redatto da Jacques Mallet du Pan,
Jérôme-Joseph Geoffroy de Limon e Jean-Joachim Pellenc un proclama
destinato ai parigini. Attribuito al comandante dell'esercito austro-
prussiano, Carlo Guglielmo Ferdinando di Brunswick-Wolfenbüttel, il
documento minacciava sanzioni gravi in caso di attentato all'incolumità
del sovrano e della famiglia reale (Manifesto di Brunswick). Il 1º agosto il
manifesto venne affisso sui muri della città di Parigi ma, lontano dallo
spaventare i cittadini, contribuì ad aumentare nella popolazione il
sentimento di unione nazionale e l'odio nei confronti della monarchia. Per
molti fu la prova definitiva dell'esistenza di un'alleanza tra il re e i nemici
alleati che indusse i rivoluzionari a pretendere dall'Assemblea Legislativa
la destituzione di Luigi XVI, ma la richiesta venne rifiutata. La notte del 9
agosto si formò un corteo di insorti davanti al Municipio di Parigi. Al loro
fianco si schierarono le truppe di volontari, provenienti principalmente
dalla Provenza e dalla Bretagna, che da poco avevano formato la Guardia
nazionale provinciale. Complessivamente si riunirono circa 20.000
dimostranti fra uomini, donne, operai, borghesi, militari, civili, parigini e
provinciali. Questi, armati di fucili e guidati da militanti sanculotti (uomini
del popolo di idee rivoluzionarie radicali) delle varie sezioni di Parigi,
erano talmente organizzati da far capire che la sollevazione era stata
premeditata e preparata, evidenziando la maturità raggiunta dal
movimento popolare. I principali organizzatori di questa giornata
rivoluzionaria furonoJean-Paul Marat, Georges Jacques Danton,
Maximilien de Robespierre, Louis Antoine de Saint-Just, Jacques-René
Hébert,Camille Desmoulins, Fabre d'Églantine e altri. Il corteo fece
irruzione nel Municipio obbligando il consiglio comunale in carica a
destituirsi. Il re, seguendo il consiglio dei deputati che volevano evitare un
bagno di sangue, ordinò al comandante delle sue truppe di ritirarsi nella
caserma. I soldati, eseguendo l'ordine appena ricevuto, vennero sorpresi
e massacrati dalla folla. Al termine degli scontri si contarono circa 350
morti fra gli insorti e circa 800 fra i monarchici, di cui 600 Guardie svizzere
e 200 nobili. Con la presa del palazzo delle Tuileries il potere passò di
fatto nelle mani della Comune Insurrezionale che immediatamente
obbligò l'Assemblea legislativa a dichiarare decaduta la monarchia e a
convocare una nuova assemblea costituente (Convenzione nazionale) che
avrebbe avuto il compito di stilare una nuova Costituzione a carattere
democratico ed egualitario. Luigi XVI, privato dei suoi poteri, venne
rinchiuso insieme alla sua famiglia nella prigione del Tempio in attesa di
essere processato. La sera del 10 agosto, in seguito a una seduta durata
nove ore, l'Assemblea legislativa designò per acclamazione un Consiglio
Esecutivo provvisorio composto da sei ministri: Danton (ministro della
Giustizia),Gaspard Monge (ministro della Marina), Pierre Henri Hélène
Tondu (ministro degli Esteri), Jean-Marie Roland de La Platière (ministro
degli Interni), Joseph Servan (ministro della Difesa) e Étienne Clavière
(ministro delle Finanze). segretario del Consiglio provvisorio fu nominato
Grouvelle Philippe-Antoine.
L'elezione dei deputati della Convenzione nazionale si svolse dal 2 al 6
settembre 1792, dunque in un'atmosfera molto tesa essendo il periodo
dei Massacri di settembre. Si decise di adottare un sistema elettorale
simile a quello utilizzato per l'Assemblea Legislativa nel settembre del
1791: poteva votare una sola persona per nucleo familiare e avevano
diritto al voto gli uomini al di sopra dei ventuno anni, residenti da almeno
un anno e contribuenti per una somma pari ad almeno tre giornate
lavorative. Questi avrebbero scelto gli elettori, uomini al di sopra dei
venticinque anni, residenti da almeno un anno e contribuenti per una
somma pari ad almeno cinquanta o cento giornate lavorative. Gli elettori
a loro volta avrebbero votato i deputati della Convenzione nazionale. La
partecipazione elettorale fu molto scarsa in quanto circa il 90% dei sette
milioni di elettori si astenne dal votare. Questo fu dovuto principalmente
all'allontanamento dei sostenitori della monarchia in seguito alla giornata
del 10 agosto, al clima di terrore che regnava in quel periodo e alla paura
generale di fare una scelta politica sbagliata che avrebbe comportato
ritorsioni. La Convenzione venne così composta da 749 deputati
repubblicani provenienti principalmente dalla borghesia. Questi si
divisero in tre gruppi: a destra i Girondini, a sinistra i Montagnardi e al
centro la maggioranza che non aveva ancora una linea politica ben
definita.
I Girondini rappresentavano l'ala più moderata della Convenzione.
Diffidavano dalla gente comune ma avevano l'appoggio della borghesia
provinciale che aveva fatto fortuna durante la Rivoluzione. Intendevano
opporsi al ritorno dell'Ancien Régime per godersi in pace i frutti dei loro
successi ma erano restii a prendere decisioni di emergenza per soccorrere
il Paese. I principali rappresentanti di questo gruppo furono Jacques
Pierre Brissot, Pierre Victurnien Vergniaud, Jérôme Pétion de Villeneuve e
Jean-Marie Roland. I Girondini ottennero fin dal principio la direzione
all'interno della Convenzione nazionale ma, sostenendo fermamente la
lotta della Rivoluzione contro il potere dei sovrani, dovettero sperare
nella vittoria in guerra per evitare di essere travolti dal loro stesso
programma politico.
I Montagnardi (da montagna, in quanto occupavano i banchi posti più in
alto) provenivano principalmente dal Club dei Giacobini e
rappresentavano l'ala più radicale della Convenzione. Sensibili ai problemi
della gente comune, erano disposti ad allearsi con i sanculotti o ad
adottare misure di emergenza per salvare la Patria in pericolo. I loro
leader furono Robespierre, Danton, Marat e Louis Antoine de Saint-Just.
I deputati di centro, chiamati anche Pianura (in quanto occupavano i
banchi posti più in basso) o in modo dispregiativo Palude, non avevano
dei rappresentanti di spicco e dunque non possedevano una precisa linea
politica. Appoggiarono i Girondini quando si trattavano argomenti
inerenti alla proprietà e la libertà, mentre sostennero i Montagnardi
quando al centro degli interessi c'era il bene della Nazione.
L'ultimo atto dell'Assemblea Legislativa fu decidere, il 20 settembre 1792,
che i registri delle nascite e dei decessi da quel momento avrebbero
dovuto essere tenuti dai comuni. L'indomani la Convenzione nazionale si
riunì per la prima volta e il 21 settembre abolì la monarchia, proclamando
la repubblica (Prima Repubblica).
PROCESSO ED ESECUZIONE DI LUIGI XVI -> Dopo l'arresto di Luigi XVI, i
Girondini cercarono in ogni modo di evitare il suo processo temendo che
questo potesse rianimare e rinforzare l'ostilità delle monarchie europee
nei confronti della Francia. La scoperta dell'armadio di ferro al palazzo
delle Tuileries, il 30 novembre 1792, rese il processo inevitabile: i
documenti reali rinvenuti provarono, senza possibili contestazioni, il
tradimento di Luigi XVI e il 3 dicembre la Convenzione nazionale dichiarò
che il procedimento penale sarebbe cominciato la settimana successiva.
Per la sua difesa il re, accusato di tradimento verso la Nazione e di
cospirazione contro le libertà pubbliche, chiese l'assegnazione del più
celebre avvocato dell'epoca, Guy-Jean-Baptiste Target, ma quest'ultimo
rifiutò l'incarico. La Convenzione decise allora di assegnare all'imputato gli
avvocati François Denis Tronchet, Chrétien Guillaume de Lamoignon de
Malesherbes e Raymond de Sèze.
Il processo, presieduto da Bertrand Barère, cominciò il 10 dicembre. Nei
giorni seguenti gli avvocati difensori esposero le loro arringhe,
sostenendo l'inviolabilità del sovrano prevista dalla Costituzione del 1791
e chiedendo che fosse giudicato come un normale cittadino e non come
un Capo di Stato. I Girondini, che volevano condannare la carica del
monarca ma non la persona, si trovarono in forte contrasto con i
Montagnardi, i quali desideravano una netta separazione con tutto ciò
che rappresentava il passato monarchico attraverso la condanna a morte.
Il 15 gennaio 1793 il re fu riconosciuto colpevole con la schiacciante
maggioranza di 693 voti contro 28 (erano presenti 721 deputati su 749). Il
giorno seguente, su forte pressione dei Girondini, venne chiesto di
decidere se la condanna di colpevolezza adottata dalla Convenzione
nazionale avrebbe dovuto passare attraverso un referendum popolare;
questo estremo tentativo di salvare la vita a Luigi XVI venne rifiutato con
424 contrari, 287 favorevoli e 12 astenuti (erano presenti 723 deputati su
749). Sempre nella giornata del 16 gennaio si proseguì con la votazione
inerente alla tipologia di pena da adottare nei confronti del sovrano. Alle
nove della sera venne data lettura della sentenza: la pena pronunciata
dalla Convenzione nazionale contro Luigi XVI fu quella di morte. Come
luogo dell'esecuzione, programmata per il 21 gennaio alle 11, fu scelta
Place de la Révolution (oggi Place de la Concorde). Il 17 gennaio, su
richiesta di alcuni Girondini, venne eseguito uno scrutinio di controllo
dove risultò che 387 deputati votarono la morte e 334 la detenzione o la
morte con rinvio (erano presenti 721 deputati su 749). Alla morte del re,
sancita dalla testa mostrata alla folla da un membro della Guardia
nazionale, i parigini festeggiarono ballando al suono dell'inno nazionale
Conseguentemente all'esecuzione di Luigi XVI, l'Inghilterra assunse la
guida nella lotta alla Rivoluzione francese, favorendo la creazione della
Prima Coalizione. Quest'ultima venne formata da Regno Unito di Gran
Bretagna, Arciducato d'Austria, Regno di Prussia, Impero Russo, Regno di
Spagna, Regno del Portogallo, Regno di Sardegna, Regno di Napoli,
Granducato di Toscana, Repubblica delle Sette Province Unite (odierni
Paesi Bassi) e Stato Pontificio. La Francia venne così accerchiata da una
forte coalizione di potenze avversarie e il 1º febbraio 1793 dichiarò guerra
a Inghilterra e Paesi Bassi. Il 24 febbraio i Girondini imposero il
reclutamento di massa della popolazione abile al servizio militare per
incrementare di 300.000 uomini le file dell'esercito. L'annuncio di questa
decisione provocò diverse sollevazioni popolari in tutto il Paese,
aggravate dalla successiva votazione della Convenzione nazionale che
realizzò una vera logica del terrore: tutti quelli che avessero rifiutato di
impugnare le armi sarebbero stati giustiziati immediatamente e senza
processo. L'impopolarità dei Girondini accrebbe ulteriormente in seguito
alla loro cattiva condotta in politica economica, incapaci di sanare la grave
crisi inflazionistica. I produttori alimentari immagazzinarono i loro
prodotti piuttosto di scambiarli sul mercato con assegni ormai privi di
valore. La popolazione, spinta dalla fame e dalla miseria, reclamò misure
di emergenza contro il mercato nero, chiese l'abbassamento dei prezzi, la
requisizione di viveri presso i produttori e la condanna degli speculatori.
Nonostante questo quadro sociale disastroso, la Convenzione proseguì la
sua tipica politica liberista, favorendo gli interessi dei benestanti e
peggiorando sempre più la condizione di vita della gente comune. I
Montagnardi, diversamente dai Girondini, appoggiarono le rivendicazioni
dei cittadini, guadagnandosi il loro favore. Fin dai primi attacchi la Prima
Coalizione riuscì a espellere i francesi dai Paesi Bassi, ristabilendo poco
alla volta tutti i confini prebellici.
FINE DEI GIRONDINI -> Il 10 marzo 1793 la Convenzione nazionale istituì il
Tribunale rivoluzionario (denominazione che assunse ufficialmente
nell'ottobre dello stesso anno), mediante il quale vennero giudicati tutti
gli oppositori politici. Il 18 marzo il deputato di centro Bertrand Barère
propose la creazione di un nuovo comitato, da affiancare al Comitato di
sicurezza generale (istituito ufficialmente nell'ottobre del 1792, agiva
come organo di polizia proteggendo la repubblica rivoluzionaria dai
nemici interni), con lo scopo di contrastare tutte le minacce rivolte alla
repubblica, sia dall'interno sia dall'esterno del Paese. La proposta fu
accolta e il 6 aprile venne istituito il Comitato di salute pubblica, formato
da nove membri (allargato nel settembre 1793 a dodici) provenienti dalla
stessa Convenzione che venivano rinnovati mensilmente mediante
elezione. La leadership del nuovo organo, che ebbe sede al palazzo delle
Tuileries negli ex appartamenti della regina Maria Antonietta, fu
immediatamente presa da Danton. La Convenzione nazionale mantenne
la suprema autorità e il Comitato di salute pubblica dovette rendere
conto a essa delle proprie decisioni. Con il nuovo sistema di governo la
Convenzione nazionale eleggeva i rappresentanti del Comitato di
sicurezza generale e del Comitato di salute pubblica. Quest'ultimo
proponeva le leggi e nominava i rappresentanti per le missioni di guerra al
fronte e all'interno dei dipartimenti, ma l'approvazione finale delle
decisioni spettava alla Convenzione.
L'esclusione dei girondini dal Comitato di salute pubblica fu un'ulteriore
causa di tensioni tra i rivoluzionari. Il conflitto tra la Gironda e la
Montagna era scoppiato durante il processo al re, nel corso del quale i
girondini avevano tentato la carta della clemenza, attirandosi sospetti di
realismo. La loro politica moderata li rendeva sospetti soprattutto ai
sanculotti e al Comune, più radicale; questo clima di ostilità a Parigi
alimentò la convinzione dei girondini di favorire un decentramento
territoriale del potere per impedire che la Convenzione cadesse nelle
mani delle folle rivoluzionarie, che sempre più stavano influenzando con
le loro insurrezioni la politica rivoluzionaria. I montagnardi, dal canto loro,
erano ostili al federalismo, considerandolo una minaccia all'unità della
repubblica. La miccia dello sconto finale fu accesa dalla notizia della
defezione del generale Dumouriez il 4 aprile. Il giorno seguente i
giacobini, su proposta di Marat, avanzarono una petizione per chiedere la
destituzione dei deputati girondini della Convenzione, considerati
complici di Dumouriez. In effetti, Brissot e i suoi erano stati i maggiori
sostenitori di Dumouriez, ma lo era stato analogamente Danton.
Quest'ultimo, tuttavia, riuscì a far ricadere tutte le accuse sui girondini; in
un ultimo tentativo di reazione, la Gironda riuscì a mettere in stato di
accusa Marat, in quanto ispiratore della petizione. L'"amico del popolo"
venne però immediatamente scagionato. I girondini avevano ormai perso
il controllo di Parigi. Il 31 maggio ci fu una manifestazione di sanculotti
contro i girondini, seguita il 2 giugno da un'imponente insurrezione.
Davanti al palazzo delle Tuileries, dove era riunita da tre giorni la
Convenzione nazionale, si schierano circa 80.000 manifestanti, sostenuti
dalla Guardia nazionale al comando di François Hanriot. I deputati non
poterono uscire e uno dei collaboratori di Robespierre, Georges Couthon,
chiese l'arresto dei due ministri (Clavière e Pierre Lebrun) e di ventinove
deputati girondini. La Convenzione, sotto assedio, fu obbligata ad
approvare. La fine dei Girondini fu tragica: Brissot, Lebrun, Vergniaud e
altri diciotto leader, dopo un breve processo tenutosi a Parigi dal 24 al 30
ottobre, finirono sulla ghigliottina. L'8 novembre comparve davanti ai
giudici madame Roland, che venne condannata e uccisa il giorno stesso.
CAPITOLO IV.
LA FRANCIA E L'EUROPA

Il Direttorio fu il secondo tentativo di creare un regime stabile in quanto


costituzionale. La pacificazione dell'ovest e la fine della prima coalizione
permisero di stabilire una nuova costituzione. Per la prima volta in Francia
il potere legislativo fu affidato a un Parlamento bicamerale, composto da:
- Un Consiglio dei Cinquecento formato da 500 membri;
- Un Consiglio degli Anziani di 250 membri (Art. 82).
Il potere esecutivo fu affidato a un Direttorio di cinque persone nominate
dal Consiglio degli Anziani su una lista fornita dal Consiglio dei
Cinquecento. I ministri e i cinque direttori non erano responsabili davanti
alle assemblee ma essi non potevano più scioglierle. Come nel 1791, non
era prevista alcuna procedura per risolvere i conflitti istituzionali.
La definitiva repressione dei montagnardi aveva reso i termidoriani liberi
dalla necessità di assicurarsi l'alleanza con i realisti, dei quali temevano la
grande forza elettorale (questi erano, sicuramente, maggioranza nel
Paese, ancorché non nell'esercito e alla Convenzione). Ciò, nell'agosto
1795, indusse la maggioranza termidoriana della Convenzione
all'approvazione del Decreto dei due terzi: i due terzi degli eletti ai nuovi
consigli avrebbero dovuto essere attribuiti a membri della Convenzione.
In tal modo, di fatto si negava ai realisti la possibilità di assicurarsi
democraticamente la maggioranza parlamentare nelle elezioni generali
programmate per il 12 ottobre. Era una manovra probabilmente
indispensabile, in quanto molte regioni del Paese (in particolare l'Ovest, la
valle del Rodano e l'Est del Massiccio Centrale) elessero deputati realisti.
Il partito monarchico, così rinforzato, reagì con la fallimentare
insurrezione del 13 vendemmiaio (5 ottobre 1795), segnata dal grande
massacro, nel centro di Parigi, delle milizie legittimiste ribelli, operato
dall'esercito fedele alla convenzione termidoriana. La conseguente
repressione antimonarchica fu, tuttavia, relativamente blanda.
Durante tutta la durata del Direttorio, l'instabilità politica fu incessante.
Le "reti di corrispondenza" realiste, appoggiate ai deputati realisti e
moderati del Club di Clichy e in parte coordinate con i due fratelli del
sovrano decapitato, Luigi e Carlo (e con le potenze nemiche), svolgevano
un'efficace azione di propaganda.
Tanto efficace da consentire loro la vittoria alle elezioni del marzo-aprile
1797, per il rinnovo di un terzo dei seggi ai due consigli. La nuova
maggioranza doveva affrontare l'opposizione del Direttorio, ove solo due
dei cinque 'direttori' propendevano dalla loro parte. I restanti tre, Barras
in testa, reagirono assicurandosi l'appoggio dell'esercito e organizzando,
nel settembre 1797, il Colpo di Stato del 18 fruttidoro, che portò alla
cacciata di due dei cinque direttori (de Barthélemy e Carnot) e alla
destituzione di 177 deputati, molti dei quali condannati alla deportazione
in Guyana.
Le successive elezioni del 1798 sembrarono dare il favore ai Giacobini. I
consigli si concessero allora il diritto di designare i deputati nella metà
delle circoscrizioni. I Termidoriani si mantennero al potere, ma furono
totalmente screditati.
La situazione economica contribuì anche a distogliere i francesi dal
regime. Le imposte non bastavano più. L'assegnato, che aveva perso tutto
il suo valore, fu sostituito da un'altra carta moneta, il mandato
territoriale, che subì in un anno la stessa sorte dell'assegnato. A partire
dal 1797, lo Stato chiese ai contribuenti di pagare le imposte in denaro
contante, ma con la crisi finanziaria la moneta metallica si era rarefatta.
Dopo gli anni dell'inflazione legata all'assegnato, la Francia conobbe un
periodo di abbassamento dei prezzi che toccò soprattutto il mondo rurale.
Incapace a far fronte all'enorme debito accumulato dalla monarchia
assoluta e in otto anni di rivoluzione, le assemblee si rassegnarono alla
bancarotta dei "due terzi": la Francia rinunciò a pagare i due terzi del suo
debito pubblico ma consolidò l'ultimo terzo iscrivendolo nel gran libro del
debito. Per sembrare credibile agli occhi dei creditori, nel 1798 venne
creata una nuova imposta sulle porte e sulle finestre. I gendarmi furono
precettati per coprire l'imposta.
L'AVVENTO DI NAPOLEONE E LA FINE DELLA RIVOLUZIONE -> Grazie agli
sforzi del comitato di salute pubblica, le armate francesi erano passate
all'attacco. Nella primavera 1796 una grande offensiva attraversò la
Germania per costringere l'Austria alla pace. Ma fu l'armata d'Italia,
comandata dal giovane generale Napoleone Bonaparte, che creò la
sorpresa aggiungendo sempre nuove vittorie e forzando l'Austria a
firmare la pace col Trattato di Campoformio del 17 ottobre 1797.
Tra il 1797 e il 1799 quasi tutta la penisola italiana fu trasformata in
repubbliche sorelle (in Italia chiamate anche "repubbliche giacobine") con
dei regimi e delle istituzioni ricalcate su quelle francesi. Se le vittorie
alleviavano le finanze del Direttorio, esse resero il potere sempre più
dipendente dall'armata e così Bonaparte divenne l'arbitro del dissenso
politico interno. La spedizione in Egitto aveva l'obiettivo di impedire la via
delle Indie al Regno Unito, ma i Direttori furono contenti di togliere il loro
sostegno a Napoleone, che non nascondeva il suo appetito di potere.
La moltiplicazione delle repubbliche sorelle inquietò le grandi potenze,
Russia e Regno Unito in testa. Esse temevano il contagio rivoluzionario e
una troppo forte dominazione della Francia sull'Europa. Questi due Stati
furono all'origine della seconda coalizione del 1798. Le offensive inglesi,
russe e austriache furono respinte dalle armate francesi dirette da Brune
e Masséna, ma l'Italia fu in gran parte persa e i risultati della campagna di
Bonaparte resi vani. Era ormai chiaro che il popolo francese cercava un
nuovo uomo forte per difendere le sorti della Repubblica, poiché il
Direttorio era inesorabilmente corrotto e cominciava a tramare con Luigi
XVIII per restaurare il trono dei Borbone. Allarmato da queste notizie e
conscio che la sua ora era giunta, Napoleone tornò dall'Egitto e assunse il
comando del complotto che mirava a rovesciare il Direttorio, un
complotto tessuto tra gli altri da Sieyès e dal fratello di Napoleone,
Luciano Bonaparte, presidente dell'Assemblea dei Cinquecento.
Il 9 novembre 1799 il colpo di Stato detto "del 18 Brumaio" rovesciò il
Direttorio e instaurò un triumvirato retto dai consoli Bonaparte, Sieyès e
Ducos. Napoleone proclamò in quella sede l'atto di chiusura della
Rivoluzione: «Citoyens, la révolution est fixée aux principes qui l'ont
commencée, elle est finie» (Cittadini, la rivoluzione è fissata ai principi
che l'hanno avviata, essa è conclusa). Fu messo in piedi il Consolato: un
regime autoritario diretto da tre consoli, di cui solo il primo deteneva
realmente il potere. Nel 1804 Napoleone ruppe gli indugi facendosi
plebiscitariamente nominare "imperatore dei francesi", con il nome di
Napoleone I, di fatto restaurando la monarchia, anche se costituzionale e
di tipo nuovo. La Francia cominciò un nuovo periodo della sua storia
apprestandosi a consegnare il proprio destino a un imperatore. La
Rivoluzione, di fatto già terminata nel 1799, poté dirsi conclusa:
cominciava l'epoca napoleonica.
BILANCIO DELLA RIVOLUZIONE -> Nonostante l'alto costo umano - circa
600.000 morti - e materiale di quella che fu anche una vera e propria
guerra civile, la Rivoluzione ottenne significativi risultati nell'eliminare un
sistema secolare, resistente a tutto se non a un enorme sconvolgimento
come quello rivoluzionario, l'Antico Regime. Tra gli obiettivi raggiunti e i
principi fissati dalla Rivoluzione:
- La Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino;
- Una Costituzione scritta;
- I tre poteri, legislativo, esecutivo, e giudiziario separati e tra di loro
indipendenti;
- Elezione dei rappresentanti e sovranità popolare;
- Poteri locali uniformi;
- Eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alle imposte;
- Uniformità di applicazione del carico fiscale in tutto il paese;
- Imposte dirette a carico di tutti i cittadini;
- Giustizia gratuita, amministrata da un solo potere;
- Abolizione della tortura;
- Norme giuridiche e pene uguali per tutti;
- Norme di diritto uniformi in tutto il paese;
- Abolizione dei diritti feudali;
- Abolizione delle dogane interne;
- Adozione del sistema metrico decimale;
- Abolizione delle corporazioni e libera concorrenza;
- Abolizione delle decime e dei privilegi clericali;
- Separazione totale tra stato e chiesa;
- Abolizione della religione di Stato;
- Istruzione laica e pubblica;
- Misure per le classi più deboli;
- Abolizione della schiavitù;
- Abolizione dei cosiddetti "reati immaginari" (omosessualità, eresia,
stregoneria, ecc.);
- Abolizione della segregazione razziale degli ebrei;

CAPITOLO V.
NAPOLEONE

1) Dal 25 Dicembre 1800 la Nuova costituzione prevedeva: 1) Primo


console: potere esecutivo e la possibilità di proporre disegni di legge
2)Parlamento bicamerale: Camera bassa/Tribunato (discute i progetti di
legge del primo console) – Camera alta/Corpo legislativo (approva o
respinge le leggi in via definitiva). 3) Senato (80 membri nominati a vita si
proposta del primo console): controlla la costituzionalità delle leggi
approvate dal parlamento.
Venne organizzato un Plebiscito di approvazione pilotato verso un
risultato obbligato, che però è meno lusinghiero del previsto (3 milioni
hanno approvato ma 4 milioni non hanno votato).
Appena entrato in carica, il nuovo regime deve subito preoccuparsi della
situazione militare resa critica dall'attacco della Seconda coalizione
antifrancese. La Russia abbandona la coalizione, cosicchè l'esercito
francese si trova di fronte solo gli austriaci. Napoleone batte gli austriaci
in Italia e nel 1801 viene firmata la Pace di Lunéville: la Repubblica
Francese si vede riconosciuto il controllo dell'Italia centro-settentrionale.
Il Trattato con la Gran Bretagna del 1802 prevede l'evacuazione dei
britannici da Malta e la restituzione dell'Egitto all'Impero Ottomano. Pace
con i nemici e territori riconquistati → prestigio. Modifica della
costituzione →Napoleone si fa chiamare Console a vita 1802:
approvazione con Plebiscito (stessi risultati)
Tensioni con la Gran Bretagna (non rispettati gli accordi): nel 1803 la Gran
Bretagna dichiara guerra alla Francia. Estate 1803: Complotto per
uccidere Napoleone (individuato un colpevole e giustiziato) 1804:
Ulteriore mutamento costituzionale: proclamazione di Napoleone (e suoi
discendenti) Imperatore. Su di lui si concentra il massimo del potere, gli
altri organi fungono da supporto e cooperazione. Plebiscito confermativo
(stessi risultati).
Non può esibire la genealogia, ma non lo nasconde. E' inutile interrogarsi
su quest'ultimo punto, lui diviene imperatore grazie ai propri meriti e
l'origine si ritrova nel 18 Brumaio (fine del Direttorio e inizio del
Consolato). L'incoronazione segue un rituale preciso: in una chiesa
importante (Notre Dame) il pontefice Pio VII ungerà imperatore e
consorte. Convocato nei giorni precedenti, Pio VII porrà come unica
richiesta il matrimonio ecclesiastico tra i due consorti. Colpo di scena al
momento dell'incoronazione: Napoleone prende la corona e si incorona
da solo, non lo lascia fare a Pio VII (a dimostrazione simbolica che il
potere proviene da se stesso). Il pittore David, nel quadro che
rappresenta l'incoronazione, rappresenta Napoleone che, già incoronato,
incorona la moglie → superiorità della componente maschile.
Riorganizzazione dello Stato → accentramento. Il vantaggio è che i nuovi
organi istituzionali non devono più confrontarsi con istituti cetuali. È
istituita la figura del Prefetto (controllo dell'ordine pubblico e provvedere
all'applicazione delle leggi); I magistrati diventano di nomina governativa;
è riorganizzato il sistema scolastico, in vista della formazione di un
personale tecnico e burocratico (licei pubblici, personale pagato dallo
Stato / le scuole provate sono sottoposte a controlli e verifiche da parte di
funzionari statali); istituito il monopolio statale dell'istruzione
universitaria. 16 luglio 1801: Concordato tra il pontefice e lo Stato
Francese → Pio VII riconosce la Repubblica Francese, la validità dei beni
espropriati agli enti ecclesiastici, la destituzione di tutti i vescovi,
rinominati dal Primo Console (devono giurare fedeltà al governo e
riceveranno uno stipendio statale). La religione cattolica è definita
“religione della maggior parte dei francesi”. Accordo importante ma la
separazione tra Stato e Chiesa è netta.
Il 21 marzo 1804 è approvato il Codice Civile. Prevede: 1) Diritto
individuale di proprietà; 2) Il matrimonio è riconosciuto come atto
fondamentale fra le relazioni della società. Considerato un atto non
religioso, la cui validità pubblica è acquisita solo se celebrato in presenza
di un funzionario statale. Società familiare asimmetrica: il padre è il capo
famiglia, esercita la patria potestà sui figli minori, amministra i beni
comuni (dei figli minori e della moglie). I diritti patrimoniali dei figli sono
tutelati dalle norme successorie. Rapporti tra capofamiglia e moglie
squilibrati: “Il marito deve poter dire a sua moglie 'signora lei mi
appartiene corpo e anima, signora lei non può uscire, non può andare a
teatro, non potrete vedere quella o quell'altra persona..' → concesso il
divorzio se richiesto da entrambi i coniugi, ma in caso di adulterio della
moglie il marito può sempre chiedere il divorzio, la moglie solo se il
marito ha introdotto l'amante nel domicilio di famiglia → esclusione delle
donne dalla vita politica.
La fase successiva a quella 1800-04 (ascesa politica) è caratterizzata da
guerre provocate dalle potenze europee che vogliono ridimensionare il
peso della Francia e da Napoleone che desidera che il titolo imperiale
corrisponda ad una realtà (come per Carlo Magno e Carlo V). 
L'antagonista più tenace è la Gran Bretagna, con la quale la Francia è in
guerra dal 1803. Grossa sconfitta subita nel 1805 a Trafalgar (nei pressi di
Cadice, Spagna), da parte dell'ammiraglio che guida la flotta britannica
Horatio Nelson (mostra la superiorità delle sue navi da guerra). Per mare i
britannici non hanno rivali, ma sul continente l'esercito francese è una
forte macchina da guerra. L'imperatore comunica attraverso bollettini di
guerra (mezzo di comunicazione efficace) e proclami, scritti da lui e letti ai
soldati prima e dopo la battaglia, poi pubblicati in tutto il paese (se le cose
vanno bene) → innovazione. Gran parte degli stati tedeschi rompono i
rapporti con l'Austria e si dichiarano alleati della Francia (1806: sciolto il
Sacro Romano Impero e formata la Confederazione del Reno, Austria
esclusa).  Sconfitto anche l'esercito prussiano, i francesi arrivano a
Berlino;  Sconfitto l'esercito russo nella Prussia orientale. Accordi tra
Napoleone e lo zar russo (Alessandro I), sostegno per un'eventuale guerra
contro l'Impero Ottomano. Napoleone si muove verso il Portogallo,
alleato della Gran Bretagna. Crisi interna che travolge la monarchia
spagnola, alleata della Francia → Napoleone risolve i conflitti interni,
affidando il trono al fratello Giuseppe Bonaparte. Ma nel paese scoppia
una rivolta contro gli invasori francesi: lotta incessante, bande armate
irregolari, coadiuvate da flotta ed esercito inglesi. L'imperatore austriaco
ne approfitta per riprendere le ostilità contro Napoleone. Ma
quest'ultimo riesce a sconfiggere l'esercito austriaco e prendere Vienna
(1809). Metternich si occupa delle trattative di pace. Napoleone decide di
ripudiare la moglie Giuseppina (no eredi) per sposare Maria Luisa
d'Austria, figlia di Francesco I (1810). Il potere napoleonico è al suo apice:
il continente europeo, con l'eccezione di Penisola iberica, Impero
Ottomano e Russia, è sotto il controllo diretto o indiretto della Francia.
Politica del blocco continentale (avviata dal 1806): ritorsione contro la
politica di boicottaggio avviata dalla Gran Bretagna e prevede il sequestro
di merci britanniche, il controllo della corrispondenza da e per i
possedimenti britannici, l'arresto dei sudditi britannici nel continente e
divieto di attracco nei porti inglesi per tutte le navi che vogliono poi
entrare in uno degli stati aderenti al Blocco. (efficacia del Blocco molto
modesta).
Gestione familiare-clientelare del potere imperiale. Sei degli stati satellite
costituiti dopo le campagne militari sono affidati a parenti. Istituiscono
nuove corti intorno ai loro troni (per dare spessore ai poteri monarchici),
reintroduce i titoli nobiliari sotto forma di titoli imperiali, conferiti
dall'imperatore, hanno valore onorifico.
Impatto dell'Impero in Europa: in molte aree le istituzioni francesi
fungono da modello o vengono introdotte nel quadro degli stati satellite;
le reazioni difensive che danno impulso a sentimenti nazional patriottici
(idea di Nazione formatasi durante la Rivoluzione Francese, ora fuori dalla
Francia è un modello che anima la resistenza).
Gran Bretagna: l'identità britannica è definita in opposizione a quella
francese (protestanti, prosperi, libertà). Pericolosità dei “papisti”
confermata dalla rivolta in Irlanda nel 1798: conseguenza della rivolta è la
piena annessione dell'Irlanda alla G.B, il parlamento irlandese è abolito e
al parlamento britannico vengono ammessi alcuni rappresentanti
irlandesi purché non cattolici. Rivolta letta attraverso gli stereotipi
anticattolici, antirlandesi e antifrancesi radicati da decenni.
Spagna: è uno dei teatri d'azione più importanti per l'esercito britannico.
Rivolta spagnola animata da varie componenti politiche: tradizionalista
(vuole che si lotti contro i francesi in difesa della casa reale),
nazionalista/xenofoba, terza componente che chiede una Costituzione
che garantisca libertà ai cittadini. Nel 1812 i liberales riescono a far
approvare la Costituzione di Cadice (Parlamento monocamerale eletto a
suffragio universale maschile, ampi poteri al sovrano).
Prussia: shock e trauma dopo le sconfitte subite. Il problema è il fragile
rapporto tra Stato e popolo → necessario trasformare i sudditi del re in
cittadini dello Stato. Interventi nelle istituzioni rurali: Atto di
emancipazione che abolisce la servitù della gleba (1807) e rende
liberamente commerciabili le proprietà terriere su cui sono ancora in
vigore le istituzioni feudali.
Italia: divisa in tre aree (Territori annessi, Regno d'Italia e Regno di Napoli)
assetti normativi e istituzionali omogenei, ricalcati sul modello francese.
La riorganizzazione normativa è in parte accolta con favore (giovani
intellettuali che trovano spazio nelle nuove burocrazie) ma non mancano
casi di famiglie nobili messe in crisi dall'abolizione dei sistemi di
protezione dei patrimoni. Un forte disagio scaturisce da un duro regime
fiscale e dall'introduzione della coscrizione obbligatoria (molti disertano o
fuggono). Intanto si diffondono sentimenti nazionali antifrancesi tra una
parte dei ceti colti: Ultime lettere di Jacopo Ortis, romanzo epistolare di
Ugo Foscolo (1802).
Nel 1812 Napoleone decide di compiere un attacco territoriale in Russia
(rimasta immune alla sua influenza): la spedizione parte a giugno,
l'esercito russo si ritira costantemente evitando lo scontro e facendo terra
bruciata alle spalle (problemi di approvvigionamento per l'esercito
francese); giunto a settembre a Mosca, senza però sconfiggere l'esercito
Russo, trova la città in fiamme. Subiscono la controffensiva: le
organizzazioni patriottiche volontarie di tedeschi che attaccano le truppe.
1813 Battaglia di Lipsia: decisiva sconfitta di Napoleone, le truppe
prussiane e russe occupano Parigi. Napoleone si arrende e gli impongono
l'esilio all'Isola d'Elba (4 marzo 1814). 1 marzo 1815. Napoleone fugge e
risale in Francia, accolto a Parigi come imperatore, organizza un esercito e
chiede la sovranità sulla Francia. 18 giugno 1816: sconfitta definitiva nella
battaglia di Waterloo (9 giorni prima erano stati approvati gli atti finali
della nuova cartina geopolitica, al congresso di Vienna). Napoleone si
consegna agli inglesi, i quali lo conducono all'Isola di Sant'Elena, dove
morirà il 5 maggio 1821.

2) Il 25 dicembre 1799 entra in vigore la nuova costituzione diramata dai


tre nuovi consoli che diedero ampio potere a Napoleone, l'uomo più forte
in quel momento, il quale venne eletto primo console per dieci anni con
potere esecutivo e la prerogativa della iniziativa legislativa ( il Tribunato e
il Corpo legislativo non possono modificare i progetti di legge del primo
console ). Solo dopo l'entrata in vigore della costituzione viene
organizzato un plebiscito di approvazione, pilotato, e che tuttavia non
aveva dato i risultati sperati in quanto moltissimi non avevano votato. La
prima preoccupazione è la situazione militare; la Russia abbandona la
coalizione e come rivale rimane solo l'Austria che viene sconfitta in più
battaglie e infine firma la pace di Luneville nel 1801, secondo la quale
cede alla Francia il controllo dell'Italia centro settentrionale. Nel 1802
Napoleone firma anche un trattato di pace con la Gran Bretagna ad
Amiens che prevede l'evacuazione da Malta e la restituzione dell'Egitto
all'impero ottomano → aumenta il prestigio di Napoleone, che cambia la
costituzione e si fa nominare console a vita con diritto di nominare il
successore. Tuttavia i britannici non lasciano Malta mettendo in gioco di
nuovo le sorti del Mediterraneo e nel 1803 riprende la guerra tra le due
potenze; Napoleone dispiega numerosissime forza navali e terrestri
mentre gli inglesi ordiscono un complotto per ucciderlo di cui però
vengono trovati e assassinati i congiurati tra cui anche il duca di Enghien
della famiglia borbonica, sul quale però non vi erano prove fondate → il
gesto provoca indignazione in Europa ma emozione in Francia che viene
cavalcata da Bonaparte, il quale si fa affidare dal senato la dignità
imperiale, ottenendo il massimo del potere a discapito degli altri organi
previsti dalla costituzione. Viene messo in atto l'antico rito
dell'incoronazione, con aperto carattere neo monarchico, ma questa volta
il sovrano incorona se stesso e sua moglie senza l'atto di papa Pio VII →
questo gesto esprime il nuovo modo di intendere la politica, il sovrano
vuole mantenere l'aura sacralizzante del suo potere minimizzando però il
ruolo svolto dal papa; la vera legittimazione Napoleone crede di doverla a
se stesso. Tra il 1800 e il 1804 la nuova struttura statale francese
influenza le strutture istituzionali e normative di molti altri stati europei,
secondo un processo di rafforzamento del potere centrale chiamato
accentramento; infatti è da Parigi e dal console che devono partire le
direttive per i funzionari periferici che sono l'occhio e il braccio del potere
centrale. A differenza dell'antico regime, ora non si hanno più come
interlocutori questi istituti cetuali che portano alla luce istanze diverse!! ci
si avvicina sempre più a uno stato che tutto vede, compie e controlla.
Viene poi istituita la figura del prefetto, nominato dal governo e posto a
capo dei dipartimenti periferici con il compito d controllare l'ordine
pubblico, l'applicazione delle leggi e di raccogliere le opinioni delle varie
aree territoriali (prendere decisioni fondate sulle condizioni ). anche il
sistema giudiziario viene centralizzato e i magistrati sono tutti di nomina
governativa, nonché inamovibili per aver più margine di operazione.
Come abbiamo già detto viene data poca importanza all'istruzione
primaria e molta a quella dei licei (per giovani di buona famiglia o con
straordinarie capacità) e delle università che subiscono il monopolio
statale. A differenza della monarchia e della nobiltà, la Chiesa è rimasta
viva e vicina al cuore di molte persone, quindi Napoleone ha bisogno di
trovare un accordo con il pontefice, non lasciandogli però troppe
concessioni che possano mettere in dubbio il suo prestigio; nel 1801 viene
firmato il Concordato tra il pontefice e lo stato francese, in cui Pio VII
riconosce la Repubblica, che tutti i vescovi siano destituiti e che i nuovi
siano scelti dal primo console, e che questi eleggano i parroci che a loro
volta devono giurare fedeltà al governo in cambio di uno stipendio statale
→ tuttavia la divisione rimane netta e l'approvazione dell'opinione
pubblica cattolica al nuovo potere non avviene del tutto. Viene redatto
anche un Codice Civile che viene approvato 4 anni dopo:
• il diritto individuale di proprietà diviene un diritto sacro e centrale nella
giurisprudenza napoleonica a discapito dell'idea di uguaglianza
precedente
• il matrimonio diventa l'atto fondamentale tra le relazioni che
strutturano la società, infatti solo le virtù private garantiscono quelle
pubbliche; esso è non religioso e deve essere convalidato da un
funzionario statale; il marito è il capo della famiglia ed esercita potere
sulla moglie e sui figli a cui deve protezione venendo ricambiato con
l'obbedienza; le donne quindi non hanno alcun diritto politico e sociale, il
loro riscontro è la sottomissione Importanza fondamentale ce l'hanno le
guerre di età napoleonica, in seguito all'incoronazione. La causa
scatenante è il desiderio dell'Europa di ridimensionare il potere della
Francia e dell'usurpatore del trono, tra tutte principalmente la Gran
Bretagna. Contro di lei Napoleone desiste dall'attacco navale in quanto
teme la fortissima marina che sconfisse per altro una seconda volta i
francesi a Trafalgar in Spagna dove però Nelson muore. Nel 1805 si
riforma la coalizione anti francese di Russia, Austria e Gran Bretagna, e
non riuscendo a sconfiggere l'ultima, Napoleone si dirige contro la
seconda con l'appoggio dei sovrani di Baviera che riescono insieme a
sconfiggere gli austriaci a Ulm e in seguito ad entrare a Vienna stroncando
l'ultima resistenza ad Austerlitz. Firmano quindi la pace di Pressburg e la
gran parte degli stati tedeschi si allea con la Francia dando fine al sacro
romano impero nel 1806 e la formazione della Confederazione del Reno
dal quale l'Austria è esclusa. A questo punto Federico Guglielmo III di
Prussia si vuole configurare come maggior antagonista della Francia ma
solo in mese le truppe vengono sbaragliate e i francesi entrano a Berlino.
Rimane infine solo l'esercito russo, che viene sconfitto a Eylau e a
Friedland in Prussia orientale, portando lo zar a firmare la pace di Tilsit nel
luglio del 1807. Napoleone accoglie la richiesta dello zar di ricostruire uno
stato prussiano almeno formalmente autonomo a prezzo della perdita di
molti territori a ovest (confluiscono nello stato vassallo di Vestfalia) e a
est ( si crea il gran ducato di Varsavia con i possedimenti polacchi della
Prussia ); infine lo zar ottiene l'aiuto di Napoleone nella sua guerra contro
l'impero ottomano da cui sperava di ottenere territori. A questo punto si
dirige verso il Portogallo, punto di appoggio per le navi britanniche, ma
l'operazione si complica nel 18008 a causa di una crisi monarchica
spagnola, che era alleata della Francia; dopo una violenta rivolta al
governo filo francese, Napoleone destituisce Carlo IV e suo figlio,
affidando il trono a suo fratello Giuseppe Bonaparte cercando di creare
così un altro stato Vassallo. Non si aspettava però un così ampio dissenso
che si traduce in attacchi a sorpresa di guerrilla che durano per sei lunghi
anni. Nel 1809 Ferdinando I sfrutta la situazione invadendo la Baviera,
mentre in Tirolo si ribellano contro i Bavaresi alleati dei francesi sotto la
guida di Andreas Hofer il quale continuerà la battaglia anche dopo la
sconfitta degli austriaci nello stesso anno a Wagram. Il 4 ottobre viene
stipulata la pace di Shonbrunn secondo cui l'Austria deve cedere l'Istria
alla Francia, Salisburgo alla Baviera, la Galizia occidentale al gran ducato e
quella orientale alla Russia; infine Napoleone ripudia Giuseppina e sposa
Maria Luisa d'Austria, la figlia di Francesco I, che gli darà un erede
maschio, è questo l'apice del potere napoleonico!! e proprio tenendo
conto dei suoi successi Napoleone da il via al Blocco Continentale a cui
partecipa anche la Russia, che comportava il sequestro delle merci
britanniche, l'arresto di tutti i sudditi britannici e il divieto di attracco delle
loro navi ma non ottiene il successo sperato a causa del contrabbando e
perché alcuni stati non mettono in pratica in modo rigoroso le direttive
come ad esempio la Russia. Un altro metodo di controllo del potere è la
gestione familiare – clientelare degli stati satelliti:
• Giuseppe Bonaparte è re di Napoli e di Spagna
• Girolamo B. è re di Vastfalia
• Luigi B. è re d'Olanda
• Elisa B. è principessa di Lucca che diventa principato autonomo
• Carolina B. è regina di Napoli, moglie di Gioacchino Murat A loro si
affiancano nuove corti comportando la reintroduzione dei titoli nobiliari
conferiti dall'imperatore stesso e che hanno il compito di creare un
gruppo di persone fedeli allo stato e che danno lustro alla corte; 40%
sono funzionari e notabili, 60% sono militari, i due strumenti a cui
Napoleone si appoggia per il potere. L'impatto dell'esperienza
napoleonica si vede nelle nuove forme istituzionali e normative di molte
aree europee e nella nascita di sentimenti patriottici che mirano alla
difesa dall'imperialismo francese (idea di Nazione si concretizza al di fuori
della Francia dopo la rivoluzione). Nel dettaglio:
• in Gran Bretagna si conferma una mentalità formatasi nei decenni
precedenti che vede i francesi dei papisti, cattolici quindi e non
protestanti, sfaticati e schiacciati da re assolutisti e non difesi dal proprio
parlamento, sono servili e aggressivi e il loro Napoleone è un tiranno. Un
evento che da forma alla pericolosità dei papisti è la rivolta scoppiata in
Irlanda nel 1798 che aveva ottenuto una parziale indipendenza nel 1782;
questo però non aveva attenuato le ambizioni indipendentistiche delle
elite cattoliche irlandesi ravvivate dall'esempio della rivoluzione francese
e nel 1789 viene messo in atto un tentativo di ribellione in connessione
con il Direttorio francese ma vengono duramente sconfitti e l'Irlanda
assume il nome nel 1801 di Regno Unito di Gran Bretagna ed Irlanda.
Infine i preparativi militari di Napoleone aumentano il patriottismo
britannico
• la Spagna è uno dei teatri d'azione preferiti della Gran Bretagna che può
aiutare le bande armate spagnole; la rivolta è animata da tradizionalisti
che difendono la casa reale e le tradizioni religiose del paese, da
nazionalisti, xenofobi e infine da un gruppo che chiede la lotta contro i
francesi per dare poi una costituzione che garantisca la libertà ai cittadini.
Nel 1810 la giunta centrale di Cadice vengono convoca le Cortes con
l'intento di scrivere una costituzione e infatti il gruppo politico dei
liberales fa approvare la costituzione di Cadice che prevede un
parlamento monocamerale eletto a suffragio universale maschile, ampi
poteri esecutivi al sovrano e valori fondanti quali il cattolicesimo e la
nazione
• in Prussia, dopo la sconfitta di Jena, i ceti dirigenti sono colpiti
duramente in quanto intuiscono la debolezza del loro esercito ma
nascono prontamente riflessioni e movimenti per la rinascita di un nuovo
spirito nazionale tedesco ( Fichte ) e per un rinnovamento delle istituzioni
vigenti nelle comunità rurali prussiane per sanare il fragile rapporto tra
popolo e stato ( motivo della sconfitta ); occorre dunque trasformare i
sudditi del re in cittadini dello stato per diffondere uno spirito nazionale
fatto di profonda fedeltà allo stato monarchico → nel 1807 viene
emanato l'Atto di emancipazione che abolisce la servitù della gleba, le
istituzioni feudali e le esenzioni fiscali ai proprietari terrieri, ma questo
ciclo di riforme agrarie viene interrotto nel 1812 da una nuova stagione di
guerra
• in Italia, nel 1810, ha per la prima volta assetti normativi e istituzionali
omogenei ricalcati sul modello francese sia per quanto riguarda il codice
civile che il concordato con la Santa Sede; nel regno di Napoli si
aboliscono le giurisdizioni feudali e le prerogative fiscali annesse ( una
cosa simile avviene anche per la Sicilia borbonica di Ferdinando IV su
sollecitazione delle autorità inglesi che hanno ivi stabilito un protettorato
politico e militare → una nuova costituzione riforma il parlamento che è
ora formato da una Camera nobiliare e una dei comuni e abolisce le
giurisdizioni feudali) e in tutta l'Italia napoleonica molti giovani
intellettuali trovano spazio nei ruoli delle nuove burocrazie centrali o
periferiche, molti imprenditori e commercianti godono della vendita dei
beni ecclesiastici e infine le elite di antico regime insieme ai nuovi ricchi
borghesi vengono cooptate negli organi di governo, tra gli ufficiali
dell'esercito o negli apparati burocratici dello stato. Uno stato di disagio è
invece dovuto dal duro regime fiscale imposto e dai sistemi di coscrizione
obbligatoria (i disertori spesso si uniscono a bande di briganti). Infine,
nasce un sentimento antifrancese tra una parte dei ceti colti italiani
(Foscolo) che creano associazioni segrete con intenti filounitari ma senza
concreti tentativi insurrezionali. La Russia non ha risentito della sconfitta
di Tilsit e visto il poco appoggio al blocco continentale Napoleone decide
di giocare in anticipo, preparando nel 1812 un potente attacco militare;
700.000 soldati francesi e degli stati satellite vengono preparati e il 24
giugno la spedizione ha inizio ma l'esercito russo si ritira costantemente
evitando lo scontro campale e facendo terra bruciata alle sue spalle,
bruciano la stessa Mosca all'arrivo dei francesi che però ormai sono
decimati dalla fame, dalle malattie e dalle diserzioni. Il 19 ottobre
Napoleone ordina la ritirata che decima ulteriormente la Grande Armee,
mentre il generale prussiano stipula una pace separata con la Russia e lo
stesso Federico Guglielmo stipula un trattato antifrancese animando un
nuovo patriottismo prussiano tedesco. Il 19 ottobre 1813 a Lipsia
Napoleone viene sconfitto dalla coalizione formata da Gran Bretagna,
Russia, Prussia, Svezia e Austria che invadono la Francia e occupano
Parigi. Il 6 aprile 1814 il senato francese destituisce Napoleone e nomina
re Luigi XVIII di Borbone, mentre all'imperatore decaduto rimane il
principato dell'Elba e alla moglie il ducato di Parma e Piacenza; nello
stesso anno viene firmata la Pace di Parigi che torna monarchia con una
nuova costituzione e a Vienna si apre un Congresso delle potenze
europee per decidere i nuovi assetti geopolitici. Nel 1815 tuttavia
Napoleone fugge dall'Elba e da inizio ai cento giorni, sbarcando a Cannes
con un migliaio di seguaci e giungendo poi a Parigi per riottenere il potere
in Francia ma la solita coalizione non gli da spazio e gli inglesi di
Wellington e i prussiani lo sconfiggono a Waterloo il 18 giugno. Segue un
secondo trattato di Parigi meno favorevole per la Francia che perde la
Saar e la Savoia e deve pagare una forte indennità oltre la restituzione
delle opere d'arte. L'ultimo regno a cedere è quello di Napoli con la
sconfitta di Murat che viene fucilato e infine l'ex imperatore viene
deportato nell'isola di Sant'Elena dove vi morirà il 5 maggio del 1821.
N.B. Piemonte, Liguria, Toscana, Parma e l'ex stato pontificio sono sotto il
diretto controllo della Francia; mentre nel centro nord si forma una
compagine che si chiama prima Repubblica Cisalpina, poi Repubblica
Italiana e infine Regno d'Italia di cui è re lo stesso Napoleone.

CAPITOLO VI.
LA RESTAURAZIONE
1) L'1 novembre 1814 inizia il Congresso di Vienna. L'obiettivo è quello di
riportare il quadro europeo al periodo prenapoleonico. Principio di
legittimità: sovrani legittimi, allontanati dal trono, vanno riportati al
potere. Gli stati vincitori si espandono: - La Russia si prende quasi
totalmente la Polonia e la Finlandia; - La Prussia riottiene la Posnania e le
zone reniane; - L'Impero d'Austria si riprende quello che aveva perso
(Tirolo, Slovenia, Croazia, Dalmazia) e il Regno Lombardo-Veneto; - Nasce
il Regno dei Paesi Bassi (Paesi Bassi austriaci + Olanda); - Nasce la
Confederazione Germanica (al posto della Confederazione del Reno,
estinta nel 1813) che raggruppa 39 stati minori, tra cui l'Impero Austriaco.
- In Spagna torna sul trono Ferdinando VII Borbone, che abolisce la
costituzione di Cadice del 1812 - In Italia: Regno di Sardegna (riottiene
Nizza, Savoia e incorpora l'antica Rep. di Genova) → Savoia (Vittorio
Emanuele I) Ducato di Modena e Ducato di Massa Carrara → Famiglia
Este (Francesco e M. Beatrice) Granducato di Toscana → Ferdinando
Asburgo-Lorena Ducato di Parma e Piacenza → Maria Luisa D'Austria
Regno delle Due Sicilie (ricomposto) → Ferdinando IV Borbone Stato della
Chiesa → Papa Pio VII
(soluzioni adottate principalmente in funzione antifrancese, come
protezione dai possibili ritorni di fiamma rivoluzionari o bonapartisti)
Accordi internazionali che si fanno garanti dell'ordine: - Santa Alleanza.
Diritto di intervenire militarmente laddove in uno degli stati vi siano
tentativi di cambiare l'assetto → Austria, Prussia, Russia - Quadruplice
Alleanza. Possibilità di intervenire in caso di tentativi di espansione da
parte della Francia → Santa Alleanza + Gran Bretagna
Tutti gli stati sono monarchie amministrative: sistemi politici fondati sul
principio della sovranità del monarca coadiuvato da apparati burocratici e
strutture complesse. Le uniche eccezioni sono monarchie parlamentari
(Parlamento elettivo): Regno Unito, Francia e pochi altri (Regno dei Paesi
Bassi, Svezia, alcuni stati della Germania meridionale).
- Regno unito. I pilastri della Constitution (non un testo scritto ma insieme
di norme, istituti e pratiche politiche particolari) sono sempre gli stessi: Re
→ controllo di poteri esecutivo, legislativo, giudiziario e Chiesa anglicana
Camera dei Comuni → elettiva Camera dei Lord → non elettiva, formata
da principi della casa reale, dai membri primogeniti delle famiglie di pari
inglesi, scozzesi e irlandesi e da vescovi anglicani. Il governo è
formalmente nominato dal re, ma è politicamente responsabile nei
confronti della maggioranza creatasi nella Camera dei Comuni ed è tenuto
a dimettersi in caso di voto parlamentare di sfiducia.
-Francia. Per pressioni da parte delle grandi potenze (si temono
inquietudini), il regno di Luigi XVIII di Borbone è una monarchia
parlamentare. La costituzione “scritta dal sovrano” (dall'alto/octroyée),
ha un carattere conservatore. Parlamento bicamerale: camera bassa
(elettiva) e camera alta (nomina regia). Il re è capo del governo e il
governo è responsabile nei suoi confronti. La Costituzione riconosce
l'uguaglianza di tutti i francesi davanti alla legge. La religione cattolica è
religione di Stato ma libertà di confessione, opinione e stampa.
PENSIERO CONSERVATORE ->L'esperienza della Rivoluzione Francese
sollecita un pensiero politico che fa della tradizione, incorporata nel
passato storico di una comunità o Stato, il fondamento di una vita
collettiva che si spera più pacifica e meno sanguinaria di quella imposta
dalla Rivoluzione Francese. Edmund Burke: un buon regime politico
(come quello della G.B) si evolve gradualmente nel rispetto dei principi
istituzionali che nel corso del tempo le varie generazioni hanno trasmesso
ai posteri; il regime della Rivoluzione è stato imposto rompendo
radicalmente con le tradizioni precedenti e sulla base di progetti astratti.
Bisogna ricordarsi della storia, della forza delle tradiziomi, della fedeltà
alle memorie, dello “spirito” dei popoli.
RISVEGLIO DELLO SPIRITO RELIGIOSO-> La terribile esperienza di anni di
guerra e sofferenza dà nuova forza alla rinascita del sentimento religioso.
Devozione a Gesù eucaristico e culto di Maria Santissima. Numerose
apparizioni della Madonna (soprattutto in Francia → Lourdes 1858)
Fondate numerose associazioni devote (Amicizia cattolica, Società di S.
Vincenzo de' Paoli) Ricostruzione della Compagnia di Gesù. Nei paesi
protestanti: già nel tardo Settecento il risveglio religioso ha avuto
momenti importanti con la diffusione del pietismo in Germania e del
metodismo in Gran Bretagna e Stati Uniti.
OPINIONE PUBBLICA E SETTE SEGRETE ->Non è un quadro stabile, poiché
la rivoluzione francese ha mostrato che si possono rovesciare gli assetti.
La dove polizia o censura lo permettono, il dibattito politico è ospitato sui
giornali o all'interno di club e associazioni private. Dove la discussione
politica è proibita invece si creano associazioni politiche segrete, la
principale tra le quali è la Carboneria, attiva soprattutto in Italia (presente
anche in Francia). Deriva dal modello massonico, si struttura attraverso
nuclei operativi detti “vendite” i cui membri sono chiamati “buoni cugini”;
i militanti sono distinti in 3 gradi di iniziazione (apprendista, maestro, gran
maestro) in base ai quali si differenziano i compiti e le conoscenze dei
diversi aspetti del programma politico dell'associazione. Rituali complessi
che richiamano i simboli della massoneria. Le idee sono varie e talvolta in
contrasto tra di loro, ma trovano un punto in comune negli ideali
nazionali.
IDEA DI NAZIONE ->L'idea più eversiva è quella di Nazione, che anima le
forze di opposizione delle sette politiche, e indica la collettività che ha il
diritto di esercitare la sovranità politica su uno specifico territorio
(spostamento concettuale che avviene durante la Rivoluzione Francese,
prima erano realtà geografiche/culturali non ben definite). Si diffonde
questa idea grazie ad un meccanismo imitativo (imitazione dei
rivoluzionari francesi, nella prassi politica e nel linguaggio) e a un
meccanismo reattivo (difesa dell'identità, anche come reazione
all'invasione napoleonica). S'iniziano a fare degli sforzi per definire la
Nazione: comunità che ha tratti etnici, culturali, linguistici in comune, a
questa collettività si riconosce il diritto di esercitare la sovranità politica
su un territorio che si pensa storicamente le appartenga. Il linguaggio
della Nazione incontra due difficoltà: l'enunciato base del nazionalismo
cozza con la realtà → la comunanza etno-linguistica non sembra garantire
una comunanza di sentimenti politici (Es. Rivoluzione Americana: parlano
inglese sia i ribelli sia la madrepatria; nella Penisola italiana solo il 10.%
parla italiano). Dopo il 1815 il discorso nazionalista è considerato
minacciosamente eversivo e per questo osteggiato dalle grandi potenze
Nonostante questo il messaggio nazionalista possiede una grande forza
da diventare il messaggio politico fondamentale dell'Ottocento europeo.
MITI DEL NAZIONALISMO ROMANTICO ->La Nazione è un fatto biologico e
culturale, è una famiglia allargata, una comunità di discendenza. Patria =
madrepatria Capi politici = padri della patria Legame tra contemporanei =
fratellanza (o sorellanza tra donne) La Nazione è una comunità segnata
dalla propria vicenda storica, la cui memoria va coltivata e riscoperta
attraverso lo studio. In Italia il culto della storia e della tradizione si
concentra su Dante, Petrarca, Machiavelli o Ariosto → ogni comunità
nazionale deve avere i suoi grandi e i suoi eventi storici. Essenza religiosa
della Nazione: sacralità delle lotte (guerre sante, crociate, martirio,
resurrezione/risorgimento) → processo di interiorizzazione del sacro nel
politico. Essenziale, nel discorso nazionalista, la distinzione dei ruoli di
genere: gli eroi maschi devono essere capaci di difendere con le armi la
libertà della patria e, insieme, le sue componenti più deboli (donne,
bambini, vecchi); alle figure femminili si riservano compiti di natura
diversa (assistenza, aiuto e sostegno psicologico agli uomini della
nazione).
LIBERALISMO/DEMOCRAZIA ->Progetti politici liberali:  Liberismo;
Libertà dei cittadini di essere dichiarati uguali di fronte alla legge (varie
eccezioni); Soprattutto nell'esercizio dei diritti politici (i soggetti
“naturalmente” immaturi devono essere esclusi dalla partecipazione alla
vita pubblica → donne, bambini, chi non ha un adeguato grado di
istruzione e autonomia economica (poveri facilmente comprabili)
Pensiero democratico: Assetti politici repubblicani; diritto di voto per tutti
i maschi adulti (il fenomeno della corruzione politica smentisce la non
corruttibilità dei ricchi).
2) Nell'autunno del 1814 Vienna si riempie di diplomatici, ufficiali, politici,
sovrani con le loro consorti e i loro accompagnatori per un incontro
diplomatico ai massimi livelli promosso dalle potenze che avevano
sconfitto la Francia (Austria con Francesco I e il cancelliere Von
Metternich e il ministro degli esteri borbonico di Francia Talleyrand) per
decidere le sorti dell'Europa e degli europei. Il principio su cui si basano le
loro decisioni è quello di legittimità che implica la restaurazione dei poteri
legittimi nelle aree territoriali dalle quali essi sono stati scalzati dalla
rivoluzione francese in poi:
• La Russia ingloba il regno di Polonia e la Finlandia
• La Prussia riottiene la Posnania ad est e gli ex territori a ovest di
Vestfalia
• L'Austria riprende il Tirolo, la Slovenia, la Croazia e la Dalmazia inisieme
al Lombardo Veneto
• Si forma il Regno dei Paesi Bassi
• In Germania viene ricostituita la Confederazione germanica, organismo
sovrannazionale che raggruppa 39 stati ( Austria, Slovenia, Moravia,
Boemia, Prussia, Baviera,Holstein di Danimarca, Hannover, Sassonia,
Wuttenburg più le città di Amburgo, Brema, Francoforte e Lubecca. Come
organo centrale di ordinamento possiede la Dieta della Confederazione
che ha potere sugli aspetti militari e commerciali ma non legislativi ed
esecutivi in quanto le leggi devono essere approvate da tutti i
rappresentanti degli stati membri
• In Spagna torna al trono Ferdinando VII di borbone che abolisce la
costituzione di Cadice
• In Italia il regno di Sardegna di Vittorio Emanuele I di Savoia ottiene
Savoia, Nizza e la repubblica di Genova; il ducato di Parma e Piacenza è
affidato a Maria Luisa d'Austria; il gran ducato di Toscana è restituito a
Ferdinando III di Asburgo – Lorena; lo stato della chiesa a Papa Pio VII; il
regno delle due Sicilie unificato viene restituito a Ferdinando IV di
Borbone Queste soluzioni (evitare l'espansionismo e il sovvertimento
politico instauratosi) vengono prese per proteggersi da possibili ritorni di
fiamma rivoluzionari o bonapartisti, tanto che vengono intrattenuti
particolari accordi diplomatici che impegnano le grandi potenze della
cooperazione a mantenere lo status quo; vengono per questo emanati
due trattati: 1. Patto della Santa Alleanza, del 1815 a cui però non
aderisce il Regno Unito, che prevede l'intromissione delle truppe in
salvaguardia del principio di legittimità ovunque ve ne fosse la necessità
(ideologicamente è importante il ricorso alla formula religiosa) 2.
Quadruplice alleanza tra Gran Bretagna, Russia, Prussia e Austria per
escludere i Bonaparte dal trono francese e per mantenere le clausole del
trattato di pace con la Francia Per quanto riguarda i sistemi politici invece:
• Il Regno Unito è una monarchia dotata di istituti amministrativi →
monarchia parlamentare; i pilastri della Constitution ( non un testo scritto
ma un insieme di norme ) sono sempre gli stessi, ovvero la presenza del
re a cui spettano formalmente tutti i poteri, la camera dei Comuni con
elementi scelti da un numero molto ristretto di votanti benestanti →
diventa nei secoli molto importante in quanto alla sua maggioranza viene
affidato in governo, la Camera del Lord non elettiva formata dai principi
della case reale, dai primogeniti delle famiglie dei pari inglesi, scozzesi e
irlandesi e dai vescovi anglicani; quindi il governo è formalmente eletto
dal re ma dipende dalla maggioranza creatasi nella camera dei comuni
• La Francia possiede dal 1814 una Carta costituzionale octryèe concessa
e redatta dal sovrano Luigi XVIII; prevede un parlamento bicamerale con
una camera bassa e una alta formata da membri di nomina regia e di
numero illimitato; il parlamento può solo approvare o respingere le
proposte del re senza introdurre emendamenti → il re è capo del governo
ed il governo è responsabile nei suoi confronti, ovvero è una monarchia
costituzionale; è contemplata la libertà di religione e di espressione anche
se limitata e tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge Queste sono
solo due eccezioni in quanto nel panorama generale hanno ancora il
predominio i sovrani con pieni poteri esercitati sui sudditi e non sui
cittadini.
L'esperienza della rivoluzione francese porta alla:
• contestazione delle autorità costituite
• ricorso alla violenza politica
• espansione territoriale in nome della libertà
• l'elaborazione di un pensiero politico conservatore legato al principio
della tradizione di una comunità o di uno stato → si riconosce nello spirito
del legittimismo a Vienna, ma si sviluppa per vie autonome attraverso
autori come Edmund Burke il quale spiega che il buon regime politico
britannico deve la sua grandezza alla sua formazione graduale nel tempo
e nel rispetto delle esigenze delle varie generazioni contrariamente al
pessimo governo francese nato dalla rivoluzione e quindi da un radicale
cambiamento; infatti i francesi hanno poi creduto i loro principi validi
universalmente senza tener conto delle altre tradizioni e degli altri
costumi ( lo spirito dei popoli, infatti si batte per la liberazione delle
colonie e della schiavitù ); l'autore difende quindi la monarchia
parlamentare e questo tradizionalismo storicista ha influenzato anche
altri pensatori come Vincenzo Cuoco che ha spiegato il fallimento della
rivoluzione a Napoli → sia i francesi che hanno cacciato i Borbone, sia i
rivoluzionari che hanno proclamato la repubblica, hanno voluto imporre
dei principi non adatti alla nazione napoletana; altri autori si spingono
invece su posizioni più reazionarie , di ripudio della rivoluzione e di
apprezzamento di sistemi anarchici e autoritari, nonché di risveglio del
pensiero religioso come fondamento etico delle istituzioni politiche e
sociali. Questo risveglio religioso ha molto seguito dopo gli intensi anni
dell'illuminismo, della rivoluzione e del dominio napoleonico; diventano
importanti la devozione a Gesù eucaristico e il culto di Maria santissima,
nonché le preghiere e le invocazioni che ne enfatizzano il ruolo materno
tanto che in questi anni aumentano le apparizioni soprattutto in Francia;
aumentano inoltre le associazioni devote come l'Amicizia Cattolica di
Cesare d'Azeglio, la società di San Vincendo de Paoli di Frederic Ozanam e
la ricostruzione della Compagnia di Gesù, grazie alla quale l'ordine dei
gesuiti torna a diffondersi in Europa contribuendo alla rinascita del
prestigio della chiesa cattolica; si diffondono infine il pietismo in
Germania e il metodismo in Inghilterra e negli Stati Uniti, con pratiche di
culto socialmente e sessualmente egualitarie. Già dal 1815 tuttavia il
consenso al congresso di Vienna cala e la situazione politica si rivela
instabile; dove è possibile, il dibattito delle idee viene ospitato sulle
pagine dei giornali o nei club e nelle associazioni private, mentre dove la
censura non lo permette nascono delle associazioni segrete come la
Carboneria attiva in Italia e in Francia che deriva dal modello associativo
massonico e che si struttura attraverso un reticolo di nuclei operativi detti
vendite i cui membri sono chiamati buoni cugini. Le sette e le idee
alternative alla monarchia sono molte ma trovano un punto di
convergenza negli ideali nazionali, e così l'idea di nazione entra nel
linguaggio politico europeo di inizio 800, non più con caratteristiche
geografiche bensì intesa come una collettività che ha il diritto di
esercitare la propria sovranità politica su un territorio; questo processo di
nazionalismo prende atto per motivi imitativi del modello francese e per
motivi reattivi degli intellettuali all'aggressività napoleonica e diventa
quindi un modello di riconoscimento per tutti coloro che si riconoscono
nella stessa storia, lingua e cultura e che hanno dunque il diritto di
governare il territorio che si pensa storicamente che le appartenga. Il
linguaggio del nazionalismo ha due notevoli difficoltà che però non
ostacolano il suo cammino:
• la comunanza etno - linguistica non sembra garantire una rispettiva
comunanza di sentimenti politici e ne sono un esempio le colonie che
tentano di ribellarsi alla madre patria, senza contare che molte comunità
rurali, ad esempio in Francia o in Italia, conoscono il dialetto ma non il
francese e l'italiano colto, infine altre situazioni sono molto precarie come
gli Highlanders scozzesi o gli irlandesi che devono sentirsi inglesi data la
loro entrata nella nazione britannica o coloro che si trovano nelle nuove
aree di confine
• dopo il 1815 il linguaggio nazionalista viene osteggiato dalle grandi
potenze perché visto come eversivo in quanto vogliono creare degli stati
nazione corrispondenti a un determinato insediamento di una comunità
nazionale unendo o smembrando territori Il suo punto di forza è infatti
come viene proposto, ovvero come una nuova politica che coinvolge le
masse e le loro emozioni diversamente dal freddo approccio illuministico;
è una politica che parla al cuore del popolo con strumenti che di solito
servono per divertirsi e rilassarsi ( romanzi, poesi, pitture, opere liriche )
→ questo rapporto tra nazionalismo e la componente intellettuale è
chiamata romanticismo e si traduce nella formazione di un'arte per il
popolo ( estetica della politica ), d'altronde è lo stesso artista che se vuole
sopravvivere deve saper vendere le proprie opere data l'assenza dei
mecenati → raccontare storie nazionaliste sono temi caldi che vengono
apprezzati dal pubblico e dagli stessi autori → mitografia della nazione →
impatto emotivo → patriottismo. Ma quali sono queste suggestioni?
• La nazione è un fatto biologico e culturale, una famiglia allargata legata
appunto dalla discendenza delle generazioni; ogni nazione si identifica
come una madrepatria e i contemporanei fanno parte della fratellanza o
della sorellanza, inoltre ogni nazione deve venerare i suoi eroi e i suoi
eventi storici poiché solo da quelli si ritiene si possa trarre linfa etica ed
educazione politica; importante poi è l'essenza religiosa della nazione e in
tal modo il processo di interiorizzazione del sacro nel politico iniziato con
l'incoronazione di Napoleone fa un notevole passo in avanti E qual è il
giusto assetto politico costituzionale da dare agli stati nazione?
• I progetti politici liberali ( più monarchici ) vengono anch'essi ritenuti
eversivi in quanto prevedono il libero mercato dando ampio spazio agli
imprenditori che diventano gli eroi a discapito dei costi sociali e umani
che le trasformazioni produttive trascinano con se; prevedono la libertà
civile dei privati; l'introduzione di istituzioni costituzionali e parlamentari
che prevedano leggi valide nei confronti di tutti e per tutti allo stesso
modo; tuttavia non tutti possono usufruire dei diritti politici attivi, come
donne, bambini, analfabeti o coloro che non sono molto benestanti o
istruiti in quanto non possono sapere cosa sia giusto per la nazione non
essendo dotati delle competenze necessarie
• I progetti politici democratici sono anch'essi attraversati da ideali
nazionalistici che però sono proiettati in altre forme costituzionali;
preferiscono assetti repubblicani e non monarchici in quanto la sovranità
politica spetta ai cittadini senza intermediari e quindi anche a tutti i
maschi adulti perché ognuno possa difendere i propri interessi, inoltre
non è vero che i più ricchi e più colti sono i meno corruttibili, come
dimostra la realtà L'Europa restaurata quindi non è proprio in equilibrio.
CAPITOLO VII.
TORNANO LE RIVOLUZIONI (1820-31)
1) L'unico modo per ottenere dei cambiamenti per i gruppi che si
oppongono all'ordine della Restaurazione era ripercorrere la strada che
passa attraverso la rivoluzione. Così tra il 1820 e il 1830-31 si susseguono
tre cicli rivoluzionari fra America ed Europa:
- Primi due cicli (20-25 e 30-31): carattere politico, con movimenti di
ispirazione nazionalliberale;
- Terzo (48-49): parole d'ordine che incitano alla trasformazione
democratica degli assetti politici e rivoluzione sociale.
Primo ciclo rivoluzionario 1820/21: - movimento ovest-est (le notizie si
propagano attraverso giornali, pamphlets e racconti); - fondamentale il
ruolo dei militari (e del colpo di stato) e delle società segrete; -
caratterizzate da temi di indipendenza, sovranità nazionale e spaccature
interne (democratici – liberali).
Prologo. 1811-1822 → In molti stati del Sud America viene proclamata
l'indipendenza (Venezuela, Cile, Gran Colombia, Messico, Perù, Brasile);
1811 → Francisco De Miranda (a Caracas) proclama l'indipendenza del
Venezuela; 1816 → Josè De S. Martin proclama l'indipendenza
dell'Argentina; 1819 → Simon Bolivar proclama l'indipendenza della Gran
Colombia (Venezuela, Colombia, Ecuador).
SPAGNA ->Nel 1814 il re Ferdinando VII revoca la costituzione del 1912,
molti ufficiali si sentono traditi dal re che ha revocato la Costituzione per
cui hanno combattuto. Il re decide di inviarli a reprimere l'insurrezione in
America Latina. 1 gennaio 1820: le truppe nel porto di Cadice si ribellano,
guidate dal generale Rafael Del Riedo → chiedono il ripristino della
costituzione. La ribellione si diffonde. Il re accetta la rimessa in vigore
della costituzione. 30 ottobre 1822: Congresso di Verona. La S. Alleanza
affida alla Francia il compito di reprimere i rivoluzionari (aprile 1823:
sconfitti al Trocadero). ITALIA Sull'esempio spagnolo, a Nola (regno delle
Due Sicilie), scoppia una rivolta guidata da un gruppo di Carbonari (Luigi
Minichini) e di soldati (Michele Morelli). 1 luglio 1820: la rivolta di Nola ha
successo, entrano a Napoli e Francesco I Borbone il 13 luglio concede la
costituzione (la stessa di Cadice). 15 luglio 1820: insurrezione
autonomista a Palermo.
9/10 marzo 1821: rivolta ad Alessandria (Regno di Sardegna). Chiedono
una costituzione , la formazione di un Regno d'Italia e la liberazione del
Lombardo Veneto. 12/13 marzo: il re, Vittorio Emanuele I, abdica in
favore del fratello, Carlo Felice. A causa della sua temporanea assenza,
viene nominato come reggente il nipote Carlo Alberto che, il 13 marzo,
concede la costituzione (di Cadice). 16 marzo: Carlo Felice sconfessa
l'operato di Carlo Alberto e revoca la costituzione.
20 ottobre 1820: congresso di Troppau delle potenze europee 26 gennaio
1821: congresso di Lubiana, vi partecipa anche Ferdinando I che chiede
un intervento militare che ponga fine all'esperienza della costituzione. 24
marzo 1821: gli austriaci entrano a Napoli (sconfitto Regno delle Due
Sicilie)
10 aprile 1821: entrano a Torino, sconfiggendo l'esercito del Regno di
Sardegna a Novara.
AREA BALCANICA ->Nell'area balcanica, intellettuali e capi politici serbi e
greci hanno avuto la possibilità, negli anni precedenti, di viaggiare in
Europa e conoscere l'esperienza della Rivoluzione Francese e le
elaborazioni del nazionalismo romantico.
SERBIA ->Vari tentativi di indipendenza e nel1815/1816 una serie di
rivolte porta al riconoscimento di ampia autonomia (→ crisi dell'Impero
Ottomano).
GRECIA ->Fondazione dell'Etèria (società segreta) antiottomana e
indipendentista. Il capo della società segreta (Alexandros Ypsilantis)
chiama alle armi tutti i greci per ribellarsi contro l'oppressione ottomana
(componente nazionale e religiosa). Il clero sostiene fin da subito la
ribellione. Promuove un'insurrezione delle comunità greche in Moldavia e
Valacchia. 24 marzo 1821: rivolta antiottomana guidata da Alexandros
Yosilantis. Inizia una guerra di indipendenza molto dura, alla quale
partecipano molti volontari. 1822: proclamazione dell'indipendenza della
Grecia. Grande entusiasmo in Europa (passione per arte e cultura greca)
→ molti volontari partono in aiuto degli insorti 26 luglio 1827: Regno
Unito, Francia e Russia firmano un trattato con cui si impegnano a
riconoscere l'autonomia greca ed inviano aiuti militari (non hanno
interessi nel difendere l'Impero Ottomano). 20 ottobre 1827: Battaglia di
Navarino → distrutta la flotta turco-egiziana (grazie agli aiuti navali degli
stati firmatari) Settembre 1829: Pace di Adrianopoli. Alla Grecia viene
assegnato un monarca tedesco, con l'impegno della concessione di una
costituzione, ma per quella ci vorrà un'altra insurrezione. In Serbia,
Valacchia e Moldavia vengono istituiti principati autonomi interni
all'Impero Ottomano.
Secondo ciclo rivoluzionario1830/31: - Parole d'ordine di tipo liberale e
nazionalista; - Promosse da organizzazioni segrete; - Seguono il modello
delle grandi rivoluzioni politiche.
FRANCIA ->Nel 1824 sale al trono Carlo X, decisamente conservatore, il
quale tenta una svolta autoritaria. Elezioni 1827: i parlamentari liberali
sono maggiori dei monarchici di destra → nel 1829 Carlo X nomina primo
ministro il leader dei monarchici/ultras. Questo provoca tensione Luglio
1830: nuove elezioni portano ad una maggioranza liberale. Il 25 luglio il re
emana 4 ordinanze: 1. Tolta la libertà di stampa; 2. Sciolta la camera
appena eletta; 3. Modificata la legge elettorale. Il popolo scende in piazza:
27, 28, 29 luglio 1830→ 3 gloriose giornate di Parigi Carlo X abdica e fugge
→ sale al trono Luigi Filippo d'Orleans, il “re dei francesi” Agosto 1830:
nuova costituzione: introduce il tricolore, il cattolicesimo non è più
religione di Stato, proibisce la censura, attribuisce l'iniziativa legislativa al
Parlamento, il re non può sospendere le istanze parlamentari, nuova
legge elettorale (censitaria) → abbassa i requisiti e l'elettorato passa da
0.3% a 1%.
BELGIO ->(Arrivano notizie dalla Francia, inoltre va in scena un
melodramma, “La muta dei portici” di ispirazione romantica e patriottica).
25 agosto 1830: Rivolta a Bruxelles (gli abitanti del Belgio soffrono le
differenze rispetto ai concittadini olandesi, lingua francese/olandese e
religione cattolici/calvinisti). 4 ottobre 1830: ottiene l'indipendenza dai
Paesi Bassi. 7 febbraio 1831: ottiene una costituzione e diviene una
monarchia parlamentare (Re Leopoldo di Sassonia-Coburgo-Gotha). Il
Trattato di Londra ne riconosce la neutralità. POLONIA Inizialmente
autonomo, il regno polacco subisce un controllo sempre più diretto da
parte della Russia.24 novembre 1830: rivolta a Varsavia (un gruppo di
cadetti attacca il palazzo del governatore) duramente stroncata l'anno
dopo. (Né Francia né Regno Unito intervengono in aiuto).
DUCATO DI MODENA E PARMA ->I patrioti Ciro Menotti ed Enrico Misley
organizzano a Febbraio 1831 una rivolta a Modena, che scoppia
nonostante la delazione dell'arciduca Francesco D'Este (inizialmente
complice → tradisce i due patrioti e fa arrestare Menotti). 4 marzo 1831:
proclamazione dello Stato delle Provincie Unite d'Italia, ma poche
settimane dopo un corpo di spedizione austriaco reprime il tentativo.
2) Dopo il congresso di Vienna le inquietudini conquistano ampi spazi
nell'opinione pubblica e dato che non ci sono modi per effettuare alcuna
dialettica politica, si fa di nuovo strada la dialettica delle rivoluzioni:
• 1820 – 1825, 1830 – 1831 hanno carattere politico, orientati da
movimenti nazional liberale
• 1848 – 1849 si incominciano a sentire parole che incitano ad una
trasformazione democratica degli assetti politici ed una rivoluzione
sociale Il primo ciclo rivoluzionario vede il suo inizio in America Latina,
fino in Spagna, Regno delle due sicilie, Piemonte e Grecia tramite i
pamphlets, i racconti dei marinai e dei mercanti che spingono ad emulare
le situazioni, fino a un effimero tentativo in Russia. In queste esperienze i
militari hanno un ruolo decisivo adottando la tecnica del colpo di Stato
sperimentata durante il Direttorio, insieme alle società segrete di
intellettuali e cittadini insoddisfatti; i temi dell'indipendenza e della
sovranità nazionale sono centrali e derivano da spaccature interne dovute
a divergenze politiche o contrasti militari. Le rivoluzioni:
• In America Latina dove le società coloniali sono dominate dai ricchi
creoli che hanno da tempo assunto un atteggiamento insofferente nei
confronti dell'amministrazione del prelievo fiscale; nel 1808 quando la
monarchia borbonica viene destituita da Napoleone, iniziano a cercare di
slegarsi dalla madrepatria (con l'appoggio dell'Inghilterra ) e nel 1811 a
Caracas viene proclamata l'indipendenza della Repubblica del Venezuela,
seguita da quella dell'Argentina, del Cile ed infine nel 1819 quella
dell'indipendenza dello stato federato della Gran Colombia. Gli eroi di
questi movimenti sono Bolivar e San Marin che riescono infine a liberare
l'intero continente ma il loro ideale di una grande federazione risulta
impossibile a causa delle rivalità sociali e territoriali, e anche quelle della
Gran Colombia e dell'America Centrale si frantumano dando ampio spazio
di governo ai capi militari che spesso ingaggiano lotte civili e dittature
personali. Stati Uniti e Inghilterra riconoscono prontamente
l'indipendenza dell'America Latina per avere i più vantaggiosi accordi
commerciali con le maggiori città della costa atlantica
• In Spagna, Cadice è la prima città a tentare la rivoluzione dopo la revoca
della costituzione da parte del re Ferdinando VII che instaurò di rimando
un rigido regime assolutista → gli sforzi contro Napoleone sono stati vani
e la delusione sfocia nella ribellione delle truppe in partenza da Cadice
verso l'America, l'esito è la riconquista della costituzione del 1812;
tuttavia il movimento rivoluzionario nel paese non è molto unito
politicamente e liberali e democratici continuano il loro contrasto di idee
dando però così anche voce ai monarchici. Per far terminare la
rivoluzione, le potenze della sacra alleanza si riuniscono a Verona nel
1822 e decidono che sarà la Francia a porvi fine con una grande azione
militari che riporta il re al potere insieme alla revoca della costituzione
• In Italia entrano invece in azione i gruppi carbonari presenti nel regno
delle due sicilie; nel 1820 trenta carbonari della vendita di Nola si
muovono verso Avellino al grido di “Costituzione e libertà!” che
effettivamente ha successo e le truppe riescono ad entrare a Napoli; qui
viene nominato re Francesco di Borbone che promuove un governo di
orientamento liberale e accetta la Costituzione spagnola del 1812
tradotta in italiano, ma due giorni dopo una violenta ribellione
autonomista si verifica a Palermo che chiede la ricostruzione di un regno
autonomo di Sicilia ma il re riesce a far capitolare la città. Segue poi il
Piemonte nel 1821 con la rivolta di Alessandria e Torino per ottenere una
costituzione e la liberazione del Lombardo Veneto formando così il Regno
dell'Alta Italia sotto la casa Savoia. Le grandi potenze si riuniscono così a
Trappau nel 1820 per discutere la situazione e l'anno dopo a Lubiana
dove vi partecipa anche il re Ferdinando che chiede l'intervento
dell'Austria per porre fine all'esperienza costituzionale; a marzo gli
austriaci sono a Napoli e ad aprile arrivano ad Alessandria e a Torino
ponendo fine alle rivoluzioni e iniziando una lunga serie di processi e
condanne
• Nell'area balcanica controllata dall'impero ottomano, le elite
intellettuali fervono al desiderio di emulare le rivoluzioni europee; in
Serbia un primo tentativo viene represso nel 1813 ma un secondo
tentativo nel 1815 porta invece alla consegna del titolo di capo della
regione serba a Milos Obrenovic da parte del sultano ottomano, dando
molta autonomia alla regione che però resta comunque sotto la sovranità
ottomana. Da Odessa parte poi una società segreta chiamata Filiki Eteria
animata da sentimenti indipendentisti, ortodossi e antiottomani che si
diffondono in tutti i Balcani e trovano il loro capo in Alexandros Ypsilantis.
Anche se viene incarcerato, il suo tentativo ha successo e nel 1822
avviene la proclamazione dell'indipendenza della Grecia grazie
soprattutto alla grande partecipazione della popolazione → riconquista
cristiana contro i musulmani, greci moderni nuovi discendenti di Omero e
il loro discorso nazionale spingono molti intellettuali europei come Byron
ad arruolarsi con gli insorti ma la realtà è molto più dura e meno epica.
Tuttavia Inghilterra, Francia e Russia firmano a Londra un trattato per
mantenere l'autonomia della Grecia, distruggono la flotta turco egiziana e
occupando Moldavia e Valacchia. Viene quindi firmata la pace di
Adrianopoli nel 1829 in cui lo stato ottomano riconosce l'indipendenza
della Grecia che diventerà una monarchia costituzionale sotto il re
tedesco Ottone I, inoltre prevede la formazione dei tre principati
danubiani di Serbia, Moldavia e Valacchia che restano formalmente sotto
la sovranità ottomana ma posti invece sotto il protettorato russo →
accelerazione fine dell'impero ottomano Il secondo ciclo va sempre da
occidente verso oriente, ma accanto alle società segrete ve ne solo altre
che riassumono direttamente in se un modello da grande rivoluzione che
scatenano profonde tensioni latenti:
• In Francia nel 1824 sale al trono Carlo X di Borbone che vuole tornare
alle usanze della monarchia assoluta che viene però a cozzare con la
maggioranza liberale eletta alla camera dei deputati nel 1827 che vedono
il re costretto a sciogliere la camera e ad indire nuove elezioni che però
non vanno comunque ad aumentare le file di destra; il 25 luglio 1830
revoca quindi la libertà di stampa e scioglie nuovamente la camera e la
gente scende nelle piazze per protestare prendendo possesso della città: i
capi liberali promuovono quindi Luigi Filippo d'Orleans luogotenente
generale del regno, il quale redige una nuova costituzione che prevede la
monarchia come governo e viene eletto lui dalle due camere re dei
francesi, il cattolicesimo non più religione di stato, la proibizione della
censura, la bandiera nazionale e l'iniziativa legislativa al parlamento
• In Belgio, ovvero nelle aree meridionali dei paesi bassi dove era stato
messo Guglielmo di Nassau Orange come regnante, ma le differenze
linguistiche, religiose e culturali nelle zone riunite si fanno presto sentire,
evidenziando le componenti e le esigenze Belghe e Olandesi; le tensioni
esplodono quando il 25 agosto i belgi si animano di patriottismo dopo
aver visto in un teatro di Bruxelles di un'opera che rievocava la rivolta di
Masaniello a Napoli. Il re invia un contrasto armato ma il 4 ottobre deve
riconoscere l'indipendenza del Belgio, una assemblea nazionale e una
costituzione mentre le grandi potenze impongono al Belgio il re Leopoldo
di Sassonia – Coburgo – Gotha e nel 1939 riconoscono il territorio
militarmente e diplomaticamente neutrale
• La Polonia era stata smembrata dopo il congresso di Vienna, e ad una
iniziale autonomia viene imposto un diretto controllo russo da parte dello
zar Nicola I, tanto che nomina un russo alla carica di governatore dello
stato polacco; il conflitto esplode a Varsavia al palazzo del governatore
che è costretto a fuggire e dichiarano Nicola I decaduto dal trono
provocando la sua reazione: 115000 uomini russi finiscono la resistenza
polacca senza alcun aiuto francese o inglese
• tra i ducati padani e nello stato della chiesa scoppiano altri tentativi
insurrezionali organizzati da Enrico Misley e Ciro Menotti coinvolgendo
Bologna, Modena, Reggio, Parma, Perugia portando all'effimera
istituzione dello stato delle province unite italiane sperando anche in un
intervento francese che però non arriva; gli austriaci costringono i ribelli
alla resa e la repressione nel ducato di Modena è assai duramente

CAPITOLO VIII.
IL RISORGIMENTO ITALIANO
1) L'Italia, presente in entrambi i cicli rivoluzionari, è uno dei posti più
inquieti: i tentativi rivoluzionari hanno luogo nelle città. Le campagne
sono anche inquiete: brigantaggio dovuto al profondo disagio sociale che
scuote le comunità contadine (non connesso con l'aspirazione
all'indipendenza). Vi sono anche rivoluzionari che lottano anteponendo
interessi municipali o regionali. Vi sono contrasti sulle gerarchie
territoriali e sulle forme del nuovo stato.
1815-1847: cresce la produzione di opere artistiche di natura varia che
rielaborano il mito della Nazione italiana, la sua storia passata e presente,
sviluppata intorno a specifici temi e strutture → modalità narrativa di
ispirazione romantica. La Nazione è una realtà legata da fattori
bioculturali: 1) Comunità di parentela; 2)Cultura (coesione garantita da
una comune confessione religiosa, lingua e passato → un passato triste e
di decadenza, per questo è necessario il riscatto).
Le storie narrate sono diverse tra loro ma si possono individuare almeno
3 figure comuni: Eroe nazionale → destinato ad una morte drammatica;
Traditore → guidato da ambizione e denaro, è la causa delle sventure
dell'eroe e della comunità; Eroina nazionale → leale nei confronti della
comunità; minacciata dai nemici (purezza sessuale) → se il suo onore è
offeso, è destinata a una morte prematura o all'esclusione dalla
comunità. Questa triade evoca quella delle scritture evangeliche (Cristo –
Giuda – Maria Vergine). Lo scontro militare è la guerra santa e i caduti
sono martiri.
I movimenti risorgimentali sono portati avanti dai patrioti. Un patriota di
solito scrive dei testi di qualsiasi tipo, fa propaganda, combatte o è pronto
a farlo (movimento patriottico-militare). Esserlo significa sostenere idee
eversive (operazione pericolosa per la propria vita). I patrioti sono giovani
uomini e donne, con niente di diverso da altri movimenti (essendo
politico-militare la componente giovanile è fondamentale), estrazione
sociale varia (nobili liberali, alto borghesi, ma anche molti operai,
scaricatori di porto, artigiani, ecc → liste di persone catturate sono negli
archivi della polizia). Tutte queste persone vengono dalle città, nelle
campagne il movimento risorgimentale non vi arriva, perché fare
propaganda nelle campagne è pericoloso ed è facile essere scoperti. Vi è
una grande presenza femminile, speranzosa di ottenere spazio politico e
maggiori diritti civili → aspettative mai soddisfatte, relegate a ruoli
marginali (es. infermiere). Il movimento è grosso ma non tale da coprire
tutta l'opinione pubblica (nelle campagne c'è chi si ribella, e circolano altri
ideali).
DEMOCRATICI E MODERATI ->(1831-47) Fino al 1848 ogni stato della
penisola è una monarchia amministrativa. Punto cruciale del pensiero
risorgimentale: contrasto tra diverse idee di progetti di architettura
costituzionale. Ci sono due principali opinioni politiche tra il 1831 e il
1848:
1) Mazzini (Repubblica democratica)
2) Gioberti (neoguelfa).
MAZZINI ->Scopre la politica a 16 anni (nel 1821 vede a Genova degli esuli
che fuggono dal Piemonte), nel 1827 si iscrive ad un nucleo carbonaro,
viene poi scoperto, arrestato e condannato al confino; sceglie l'esilio in
Francia e arriva a Marsiglia. Nel 1831 fonda la Giovine Italia: diversa dalle
altre sette carbonare, divise per gradi, il progetto politico non deve essere
segreto e la propaganda deve essere aperta → scrive uno Statuto e il
testo del giuramento (viene pubblicato). Per questa caratteristica
pubblica, Franco Della Peruta l'ha definito il primo partito organizzato.
Mazzini è un personaggio di singolare coerenza, nello Statuto afferma che
l'obiettivo è la costituzione di una Repubblica, insiste sullo “stato unitario”
ed è contrario alla federazione perché lo indebolirebbe. Se le leggi sono
buone vanno estese. Il piano è quello di organizzare delle insurrezioni in
qua e là nella penisola, che diano impulso ad una rivoluzione dappertutto
→ questo piano sarà fallimentare, perché le rivoluzioni falliranno male
(focolai rivoluzionari); dopo la rivoluzione secondo lui deve esserci una
dittatura temporanea, dopodiché deve essere eletta dal popolo
un'Assemblea Nazionale Costituente, che prenderà i poteri della dittatura
e scriverà la costituzione. Quanti aderiscono: pochi a Marsiglia, molti
partono da Livorno, Genova, Napoli e si trasferiscono nelle città
universitarie (Pisa, Pavia) → dal 1831 al 1834 si contano diverse migliaia.
Azione di propaganda fatta attraverso volantini e dibattiti. 1833: primo
tentativo insurrezionale, fallito perché scoperto; il secondo prevedeva di
entrare nella Savoia e poi nel Regno di Sardegna, contemporaneamente
doveva scoppiare un'insurrezione a Genova → fallito. La Giovine Italia è
considerata dalle autorità eversiva e terrorista. 1834: Mazzini fonda la
Giovine Europa (obiettivi: autodeterminazione delle nazioni e liberazione
di quelle oppresse), ma non riscuote troppo successo. Questi insuccessi
continui sono un fallimento ma l'azione di propaganda è efficace e le idee
iniziano a circolare. 1837: da quest'anno Mazzini si trova a Londra,
osserva le prime organizzazioni della classe operaia (movimento cartista)
e oltre ai suoi ideali di sempre, inizia a inserire progetti di giustizia sociale
(non sarà mai socialista, si sconterà con Marx, ma assumerà posizioni di
democrazia politica e sociale moderata).
GIOBERTI E IL NEOGUELFISMO ->Il gruppo dei liberal-moderati ritiene che
la tecnica di Mazzini sia pericolosa e sbagliata e che ci voglia un percorso
di riforme interne ai vari stati, con l'obiettivo di mantenere la monarchia o
più monarchie. Vincenzo Gioberti (sacerdote piemontese, nel 1833 aveva
collaborato con il periodico Giovine Italia) nel 1843 scrive “Del primato
morale e civile degli stati italiani”(molto alto e scritto in modo contorto,
ma diventa comunque un best seller) → proposta politica detta anche
“neoguelfa”: Nazione integralmente cattolica che ha anche la qualità di
ospitare il Papa (elemento di superiorità morale e civile). Esistono
un'Italia e una stirpe italiana, che dopo secoli di decadenza hanno diritto
ad un risorgimento; la decadenza però ha creato delle differenze che
devono essere tenute in considerazione → per questo la forma della
nazione deve essere quella di Confederazione degli stati già esistenti,
mantenendo le monarchie. Protagonista di questo processo dovrebbe
essere il Regno di Sardegna (esercito) e la presidenza dovrebbe essere
affidata al Papa (guida spirituale). Motivo per cui è poco realizzabile come
soluzione: il Papa Gregorio XVI al momento non è molto aperto all'idea +
non è preso in considerazione il Regno Lombardo-Veneto. La soluzione
però piace a molti cattolici, anche a quelli che fino ad ora non avevano
visto di buon occhio la soluzione nazionale. Cesare Balbo risponde a
Gioberti, facendogli notare vari problemi, tra cui l'ipotesi poco probabile
che l'Austria lasci il Regno Lombardo-Veneto al futuro stato italiano.
Giugno 1846: accade qualcosa che fa apparire la proposta di Gioberti
realizzabile → elezione di Papa Pio IX, il quale annuncia un'amnistia per i
detenuti politici. Nei mesi successivi compie altri atti politici: riforme,
consulta di stato aperta anche ai laici, si attenua la censura. Gli altri
sovrani lo seguono nelle riforme e si crea infine una Lega Doganale (primo
passo possibile verso la confederazione di stati) → tentativo di unione
doganale volto a realizzare l'unificazione economica.
Nel 1843-7 è più in vigore l'ipotesi neoguelfa.
2) Il movimento politico che si ispira alle nuove idee di nazione non ha un
processo facile in quanto sono coinvolte le città ma non le campagne, le
quali sono comunque inquiete e attraversate da azioni di brigantaggio per
il profondo disagio sociale che la popolazione rurale attraversa. Altri
movimenti ancora lottano per interessi regionali o municipali e inoltre ci
sono le solite controversie riguardanti la forma da dare al nuovo stato;
tuttavia a rilanciare e a dare animo al movimento interviene l'arte, la
letteratura e la poesia che fino al 1847 rielaborano il mito della nazione
italiana e dei suoi personaggi, il tutto ispirato alla coeva produzione
romantica europea → danno forma a cosa sia la nazione italiana e perché
bisogna battersi per essa, attraverso le metafore della famiglia, del
sangue, la comune confessione religiosa, la lingua, il comune passato
attraversato da forti oppressioni straniere che ora è necessario riscattare (
Manzoni, ode Marzo 1821 ). Le storie seguono tutte lo stesso schema, con
un eroe nazionale coraggioso e destinato a una morte drammatica, il
traditore animato da sentimenti di potere e l'eroina nazionale che
condivide con l'eroe il senso di lealtà verso la patria (la sua purezza viene
minacciata dal traditore o dai nemici stranieri e per questo muore o viene
esclusa dalla comunità). Questa struttura e questa triade richiamano le
scritture evangeliche, la figura del Cristo che è testimone di uno scandalo
in questo caso etico e politico e che sacrificandosi apre la strada alla
resurrezione/risorgimento, la figura di Giuda e le sante martiri o
addirittura Maria che sono depositarie di una fede che non può essere
vinta dall'aggressione dei pagani. Le donne vanno difese insieme alla
nazione e solo se si recupera l'onore si può recuperare la libertà!! questo
snodo concettuale mette in risalto la necessità dell'intervento bellico, e
per questo i capi politici e gli intellettuali chiedono agli uomini di
sacrificarsi per i loro cari, una specie di guerra santa dove diventeranno
martiri; infatti il linguaggio religioso, del duello e dell'onore è molto vivo
nel cuore degli italiani di inizio 800 e per questo ha ampia e rapida
diffusione. Come nel resto d'Europa, il movimento nazionale è diviso nella
corrente democratica e liberal – moderata che esibiscono diverse visioni
politiche e modalità di azione.
1. Nell'universo democratico compare la figura di Mazzini dal 1831 e la
sua rete organizzativa chiamato Giovine Italia; figlio di un professore
universitario e di una madre molto cattolica aperta ad idee giansenista,
Mazzini si avvicina prima alla carboneria genovese ma viene arrestato nel
'30 e mandato in esilio a Marsiglia dove appunto fonda la sua
associazione nel '27; i principi e le strutture sono simili a quelle del
modello carbonaro ma la differenza sta nel fatto che si affida in questo
caso alla propaganda diretta, seguendo un coordinamento generale e una
aperta illustrazione degli obiettivi generali → stampe, opuscoli, fascicoli
autofinanziati dai sostenitori e dagli affiliati → prevede il riscatto della
nazione italiana, nazione voluta da Dio, unitaria, repubblicana e
democratica, e non federale in quanto a suo parere ciò aumenterebbe i
localismi e le divisioni. Per raggiungere l'obiettivo, la sua associazione
deve preparare le condizioni per una insurrezione militare contro gli stati
esistenti in Italia, cui deve seguire una lotta per bande contro gli eserciti
regolari sotto il comando di un dittatore che alla fine dovrebbe cedere il
posto ad una assemblea costituente eletta dal popolo. Il nazionalismo
mazziniano ha fin dalle origini una forte connotazione religiosa (Dio e il
popolo come slogan) ma non vuole attirare il popolo solo con questo
messaggio e capisce l'esigenza di dimostrare come la sua azione porterà
benefici alle masse, per questo ottiene molte reclute anche se appunto
vengono considerati terroristi. Gli esuli politici di Marsiglia tornano in
Italia sotto mentite spoglie per avere proseliti poi a Genova, Livorno, Pisa,
Pavia, in Liguria, Milano, Modena, Ancora, Roma e Napoli ma non nelle
campagne in quanto i contadini non sanno leggere e la propaganda orale
rischia l'impiccagione molto più che in città. Tuttavia la diffusione è ampia
e nel '33 avviene il primo tentativo insurrezionale a Genova, ma la
struttura aperta dell'associazione la rende facile preda di spie che
sventano la congiura. Nel '34 avviene il secondo con la contemporanea
presa della Savoia e di Genova (collabora Garibaldi che si rifugia poi in
Francia e in America del sud) ma anch'esso viene sventato e si chiude così
la prima fase di vita della Giovine Italia. Mazzini viene espulso dalla
Francia e si trasferisce in Svizzera, dove a Berna fonda la Giovine Europa
che non ha più successo della prima organizzazione e costringe Mazzini a
trasferirsi a Londra nel '37 e nel '39 rifonda la Giovine Italia in cui
aggiunge degli elementi appresi dal movimento operaio inglese (riduzione
dell'orario, aumento del salario …)
2. L'alternativa alla radicale rivoluzione nazionale c'e poi una concezione
più cauta di ispirazione monarchico costituzionale che arriva ad un
programma politico compiuto solo nel '43 grazie all'opera di Vincenzo
Gioberti “ del primato morale e civile degli italiani”; egli aveva collaborato
con i mazziniani in giovinezza ma dopo l'esilio aveva preso una direzione
politica più pragmatica e allo stesso tempo visionaria: il fatto che l'italia
sia unicamente cattolica a che ospiti la sede papale, la rende degna del
primato morale su tutti gli altri popoli, ma il popolo italiano non può
essere il soggetto dell'azione politica in quanto è ancora un desiderio e
non un fatto! Per questo la guida al risorgimento deve essere monarchica
e aristocratica → immagina una pacifica rinascita politica della nazione
attraverso la costituzione di una unione confederale degli stati esistenti,la
cui presidenza sia attribuita al papa → neoguelfismo ha enorme successo
data l'istruzione religiosa di molti uomini e donne ma Cesare Balbo,
inseme ad altri, fa notare come il papa Gregorio XVI sia un reazionario e
come l'Austria abbia ancora molta voce in capitolo in Italia cosa che rende
l'idea davvero utopica. Tuttavia tra il '43 e il '47 si verificano due
dinamiche che danno inaspettatamente credito a quel progetto:
• crisi dell'iniziativa mazziniana tra il '43 e il '45 come la spedizione di
Attilio ed Emilio Bandiera che cercarono di iniziare una insurrezione
contadina in Calabria ma vennero traditi da uno dei congiurati e
smontarono l'idea che l'opinione pubblica si era fatta
• nel '46 muore papa Gregorio e viene eletto papa Giovanni Maria Mastai
Ferretti con il nome di Pio IX il quale concede l'amnistia ai detenuti politici
e annuncia possibili riforme istituzionali … è forse il papa liberale
immaginato da Gioberti? Egli attenua la censura politica e istituisce un
organismo consultivo dando un esempio liberale al Granduca Leopoldo II
di Toscana che segue le sue riforme. Il progetto neoguelfo sembra dunque
realizzarsi ma questi sono tempi strani e nel '46 un forte aumento dei
prezzi da l'incipit per nuove ribellioni e la formazione di un primo corpo di
guardie armate composto da membri delle classi più abbienti (primo
nucleo di cittadinanza in armi) ma nulla può presagire ciò che sta per
accadere in Italia e in Europa.
CAPITOLO IX.
LE RIVOLUZIONI DEL 1848-49
1) 1946-47: in concomitanza alla crisi agricola (cattive annate agricole →
diminuzione dell'offerta → aumento dei prezzi) si sviluppano due
precedenti: Svizzera '45-'47 (scontro armato tra 7 cantoni cattolici, uniti in
una lega secessionista e gli altri cantoni protestanti) e Galizia '46
(insurrezione nazionalista polacca, repressa da una rivolta di contadini.)
ITALIA ->12 gennaio 1848: insurrezione anti-borbonica a Palermo di
autonomisti siciliani (patriottismo, ragioni sociali, opposizione al re) 29
gennaio: Ferdinando II annuncia di voler concedere la Costituzione
(pubblicata il 10 febbraio) →non riesce a fermare la rivolta ma in questo
modo tiene sotto controllo il resto del regno. Per effetto domino altri
sovrani (più popolar presso l'opinione pubblica): 8 febbraio: Carlo Alberto
promulga lo Statuto Albertino (Regno di Sardegna) 11 febbraio: Leopoldo
II annuncia lo Statuto (Toscana) 14 febbraio: Papa Pio IX concede lo
Statuto per lo Stato Pontificio. Accolti con giubilo ed entusiasmo nelle
piazze (l'ipotesi neoguelfa sembra davvero possibile).
FRANCIA ->Tra il '47 e il '48 liberali, repubblicani e radicali organizzano
una grande campagna di banchetti politici per l'ampliamento del
suffragio. 22 febbraio 1848: il re Luigi Filippo proibisce un banchetto →
manifestazioni di piazza (spinte dai radicali) 23 febbraio: un incidente
provoca la risposta dell'esercito, che spara sulla folla (52 morti) → scoppia
la rivoluzione (barricate e guerriglia urbana) 24 febbraio: Luigi Filippo
abdica (l'erede sarebbe il nipote di 9 anni). I dimostranti entrano in
Parlamento e il governo provvisorio (guidato da Lamartine) proclama la
seconda Repubblica: abolizione della pena di morte e della schiavitù;
libertà di stampa e di associazione; suffragio universale maschile;
creazione degli Atèliers Nationaux (fabbriche pubbliche) ma per
finanziarle viene imposta una sovrattassa sulle proprietà terriere.
AUSTRIA ->(sorprendentemente la rivoluzione scoppia anche nel cuore
del conservatorismo) - 13 marzo 1848: manifestazione a Vienna (richiesta
di riforme come quelle italiane); - 14 marzo: Ferdinando I licenzia il primo
ministro Metternich e promette una costituzione; - 15 marzo:
manifestazioni a Budapest → si forma un governo autonomo guidato da
Lajos Kossuth (patriota ungherese); - Il Lombardo-Veneto insorge: 17-18
marzo: manifestazioni a Venezia (indipendentiste) 18-22 marzo 1848: 5
giornate di Milano → Milano liberata, scontri armati tra patrioti armati e
militari austriaci, il maresciallo austriaco Radetzky abbandona la città
(dove c'è un governo provvisorio) e si rifugia nel quadrilatero (Mantova-
Verona-Legnano-Peschiera). 22 marzo: Venezia insorge e proclama la
Repubblica 23 marzo 1848: Carlo Alberto dichiara guerra all'Austria→
Prima Guerra d'Indipendenza 11 aprile: in Ungheria l'imperatore
Ferdinando I approva la costituzione e annuncia la convocazione di una
costituente imperiale eletta a suffragio universale maschile. 2 giugno: si
apre il Congresso dei popoli Slavi (obiettivo: trasformare l'Impero in una
Federazione di Stati).
GERMANIA ->18 marzo 1848: rivolta a Berlino → l'esercito cerca di
reprimerla; 25 marzo: il re di Prussia Federico Guglielmo IV autorizza
l'elezione di una costituente prussiana e l'adozione del tricolore; 22
maggio: iniziano i lavori della costituente; 18 maggio 1848: prima riunione
dell'Assemblea Nazionale Tedesca che si riunisce a Francoforte e alla
quale gli stati della confederazione inviano delegati (coincide con lo
scioglimento della Confederazione Germanica). Intanto la Posnania (area
della Polonia, inglobata dalla Prussia) richiede l'autonomia all'Assemblea
di Francoforte e la possibilità di costruire uno stato polacco → il governo
prussiano sceglie la linea dura e invia l'esercito. Aprile: agitazioni in
Moldavia e Valacchia (rivendicano l'indipendenza da Impero Ottomano e
Russia) → tentativi falliti.
IL RITORNO ALL'ORDINE
FRANCIA 23 aprile 1848: elezioni per la costituente → maggioranza ai
repubblicani ma buon risultato della destra monarchica (minoranza per
radicali e socialisti); Giugno: il governo, a maggioranza repubblicana,
chiude gli Atèliers Nationaux per riconquistare consensi nelle campagne.
Ma mettono in atto questo provvedimento bruscamente , annunciando
che tutti i lavoratori che si troveranno disoccupati potranno arruolarsi
nell'esercito o trovare lavoro nelle campagne come braccianti agricoli. 23
giugno 1848: grande manifestazione a Parigi, duramente repressa da
Cavaignac. 21 novembre 1848: è approvata la costituzione: - parlamento
monocamerale eletto a suffragio universale maschile - presidente capo
dell'esecutivo e dello Stato (eletto a suffragio universale maschile). 10
dicembre 1848: elezioni presidenziali, vinte da Luigi Napoleone Bonaparte
(passato politico molto vario e continuatore della memoria) Maggio 1850:
a causa di un accenno di spostamento a sinistra vengono prei
provvedimenti autoritari → limitata la libertà di stampa ed escluse le
fasce più povere dal voto.
AUSTRIA Praga: - Il generale Windischgratz dispone le truppe intorno a
Praga. - 12 giugno 1848: nonostante la resistenza dei cittadini, conquista
Praga. Budapest: - Settembre: l'Austria tenta di conquistare militarmente
Budapest ma senza successo, tuttavia scioglie il parlamento ungherese.
Vienna: - Controffensiva ungherese: nominato un comitato di difesa
nazionale e inviato l'esercito a Vienna. 6 ottobre 1848: insurrezione a
Vienna nel tentativo di aiutare gli ungheresi. L'esercito imperiale però,
riprende possesso di Vienna e batte gli ungheresi. Controffensiva militare
che costringe gli ungheresi alla ritirata. 2 dicembre 1848: l'Imperatore
Ferdinando abdica in favore del nipote Francesco Giuseppe. 7 marzo
1848: è sciolta l'Assemblea Costituente, emanata una nuova costituzione.
Aprile 1849: successi militari per gli ungheresi e proclamazione
dell'indipendenza dell'Ungheria. 13 agosto 1849: con l'aiuto dell'esercito
russo, l'Austria sconfigge l'Ungheria a Vilagos.
LOMBARDO-VENETO ->La Prima Guerra d'Indipendenza si conclude con la
sconfitta di Custoza, del 25 luglio 1848. La Lombardia e Milano sono nelle
mani dell'Asustria. Con la sconfitta di Novara, del 23 marzo 1849 fallisce il
secondo tentativo di Carlo Alberto (contava sulle difficoltà austriache in
Ungheria). 24 marzo: Carlo Alberto abdica in favore del figlio Vittorio
Emanuele II (lascia in vigore lo Statuto Albertino). Agosto 1849: anche
Venezia cade. Sono inviati corpi di spedizione da Toscana, Stato Pontificio
e Regno delle Due Sicilie per unirsi all'esercito sardo (sogno neoguelfo).
ROMA 29 aprile 1848: Allocuzione di Pio IX al Concistoro → ritira il corpo
di spedizione inviato come sostegno al Regno di Sardegna; stessa cosa
fanno il Granduca di Toscana Leopoldo e Ferdinando II. (Il motivo ufficiale
è che sono suoi “figli” sia i cattolici italiani che quelli austriaci, in realtà i
sovrani temono Carlo Alberto ed in più sono arrivate notizie minacciose
dall'Austria riguardo ad uno scisma). Profonda delusione → Ferdinando II
riesce a controllarlo con l'aiuto dell'esercito; 15 novembre 1848:
assassinio di Pellegrino Rossi, primo ministro pontificio (per tradimento)
24 novembre: il Papa fugge a Gaeta In sua assenza viene proclamata
l'assemblea costituente e il 9 febbraio 1849 la Repubblica Romana. Il 20
marzo il potere viene attribuito ad un triumvirato, guidato da Mazzini, ma
alla fine di aprile un contingente francese inviato da Luigi Napoleone
(spera di guadagnare le simpatie dei cattolici francesi), sbarca a
Civitavecchia. Aprile-luglio 1849: Roma è posta sotto assedio (fra i
volontari combatte anche Garibaldi). 3 luglio 1849: i francesi entrano a
Roma, costretta a cadere, l'assemblea approva come gesto simbolico, la
costituzione.
TOSCANA ->Analogamente a ciò che è successo a Roma, nell'autunno del
1848 il Granduca nomina un governo di orientamento democratico
(Montanelli, Guerrazzi). Febbraio 1849: Leopoldo II fugge a Gaeta; Maggio
1849: un corpo di spedizione austriaco sbarca a Livorno, abbatti il nuovo
governo e restituisce il trono a Leopoldo II. Revocata la costituzione del
1848.
PRUSSIA ->5 dicembre 1848: il re scioglie l'assemblea prussiana ed emana
una costituzione. 30 gennaio 1850: Attraverso un controllo della
costituzione, si attribuiscono maggiori poteri al sovrano. Nel frattempo
l'assemblea di Francoforte decide per l'ipotesi Piccolo Tedesco. Si offre la
corona a Federico Guglielmo IV, re di Prussia, il quale la rifiuta con
disprezzo. 30 maggio 1849: l'assemblea è sciolta.
BILANCIO: Prussia e Regno di Sardegna → monarchie costituzionali
Francia: da monarchia a repubblica presidenziale Rivoluzioni
ottocentesche → questione della sovranità (affidata al popolo come in
una democrazia).
2) Ovunque in Europa si diffondono volontà di mutamento degli assetti
geopolitici esistenti, come ad esempio in Svizzera dove si scontrano i
cantoni cattolici e conservatori e arrivarono all'adozione di una nuova
costituzione che limitava l'autonomia dei cantoni stessi verso uno Stato
federale. Le avversioni politiche sono aggravate da un contesto
economico e sociale, infatti una sequenza ininterrotta di cattive annate
agricole fa diminuire l'offerta di beni alimentari aumentandone i prezzi e
mettendo in difficoltà le aziende e gli artigiani → alla fine del 47 l'Europa è
molto più che inquieta, e presto si avvera il fantasma della rivoluzione che
questa volta comprende tutti gli Stati tra la Francia e i principati di
Valacchia e Moldavia, quindi anche l'Austria e la Prussia, gli stessi autori
della restaurazione europea. Tutto nasce il 12 gennaio del 48 quando un
gruppo di autonomisti insorge a Palermo durante il compleanno del re, il
quale reagisce come il nonno e il 29 dello stesso mese annuncia di voler
concedere una costituzione al regno delle due Sicilie. Da qui, per effetto
domino, altri sovrani italiani liberali come Carlo Alberto di Savoia,
Leopoldo II e lo stesso papa Pio IX concernono degli statuti costituzionali
accrescendo entusiasmi e passioni patriottiche. Nel resto d'Europa invece
i momenti sono molto più drammatici:
• nel febbraio del 48 scoppia la rivoluzione in Francia, dove la popolazione
si era allontanata dal re Luigi Filippo e dalla classe dirigente liberale
moderata con richieste di ampliamento del suffragio e di costruzione di
una repubblica. Il 22 febbraio il governo decide di proibire un banchetto
organizzato dai liberali, radicali e repubblicani per raccogliere consensi a
favore di una riforma della legge elettorale, provocando una
manifestazione di protesta a cui partecipano anche studenti, operai e
donne nelle strade di Parigi. Dopo un incidente un reparto dell'esercito
spara uccidendo 52 dimostranti e infuoca la protesta, i cui partecipanti
costruiscono barricate e si armano portando all'abdicazione del re che si
rifugia in Inghilterra. L'intervento dei dimostranti in Parlamento porta alla
decisione di un governo provvisorio a maggioranza repubblicana e viene
proclamata la seconda Repubblica francese, si abolisce la pena di morte
per reati politici, la schiavitù nelle colonie, si proclama la libertà di stampa
e si introduce il suffragio universale maschile
• nel marzo del 48 la rivoluzione dilaga nell'impero austriaco, a Vienna il
cuore del conservatorismo europeo; il 13 marzo una folla si riversa nelle
strade per forzare il governo a concedere forme simili a quelle francesi e
italiane e l'imperatore Ferdinando I promette una costituzione, mentre
nel frattempo le manifestazioni attraversano Budapest dove si forma un
governo autonomo. Nei giorni successivi l'agitazione si trasmette anche al
regno lombardo veneto, a Venezia e infine a Milano il 18 marzo, che dopo
cinque giorni di scontri viene liberata. Il maresciallo Johann Radetzky
abbandona la città insieme al suo esercito per rifugiarsi nel quadrilatero,
mentre a Milano si forma un governo provvisorio che coordina
l'insurrezione e il 22 marzo anche a Venezia viene proclamata la
Repubblica; il 23 marzo Carlo Alberto decide di dichiarare guerra
all'Austria dando inizio alla prima guerra d'indipendenza e l'imperatore si
vede costretto a riconoscere una larga autonomia al governo ungherese
approvandone una costituzione e abolendo i privilegi fiscali e le servitù
feudali (riforma agraria attuata anche dal governatore della Galizia ) per
evitare rivolte contadine. Inoltre l'imperatore, sopraffatto da altre
manifestazioni di protesta, annuncia la convocazione di una assemblea
costituente imperiale eletta a suffragio universale maschile → i membri
saranno borghesi, contadini, ecclesiastici e nobili e aboliranno come
primo atto le servitù feudali su tutto il territorio dell'impero. Infine il 2
giugno si apre a Praga un congresso dei popoli slavi dell'impero con
l'obiettivo di trasformare l'impero in una federazione di Stati nazionali
dotati di larghe autonomie e che contempli anche le altre minoranze
slave oltre allo Stato ungherese
• sempre nel marzo del 48 la rivoluzione arriva in Prussia e in Germania; il
18 e 19 marzo due rivolte inducono il re a ordinare all'esercito di
allontanarsi dalla città, mentre il 25 marzo il re di Prussia Guglielmo IV
autorizza l'elezione di un'assemblea costituente prussiana eletta a
suffragio universale maschile adottando anche la bandiera del movimento
nazionalista tedesco. In aprile la maggior parte degli Stati della
confederazione germanica autorizza l'elezione a suffragio censitario di
delegati da inviare a un'assemblea nazionale tedesca con sede a
Francoforte, che provoca lo scioglimento della confederazione stessa.
Intanto in Posnania le notizie della rivoluzione di Berlino mobilitano i
nazionalisti polacchi che chiedono la ricostruzione di uno Stato polacco,
ma il governo prussiano invia un contingente che sconfigge
completamente i polacchi in quanto la preponderanza della razza
germanica sopra la maggior parte delle razze slave è un fatto della storia e
della natura. Infine scoppiano rivendicazioni anche nei due principati
danubiani ma queste vengono subito sedate da una invasione congiunta
russo turca.
Ciò che successe viene chiamato primavera dei popoli e il cuore
dell'Europa sembra bruciare irrimediabilmente, ma l'evoluzione politica di
mesi successivi congela le speranze di chi ha visto nelle rivoluzioni la
promessa di una nuova società.
• In Francia le elezioni dell'assemblea costituente portano al potere anche
una cospicua rappresentanza di deputati di vario orientamento
monarchico, deludendo le aspettative dei repubblicani e dei radicali.
Come al solito le campagne non hanno reagito bene alle prime misure del
governo e nelle aree provinciali, i notabili e il clero hanno fatto una
intensa propaganda anti-repubblicana. Il 15 maggio la folla entra nel
palazzo dell'assemblea costituente e cerca di imporre la formazione di un
comitato di salute pubblica che imponga una tassa straordinaria sulla
ricchezza, sotto indicazione dei radicali e socialisti. Il tentativo viene
espresso e i capi radicali e socialisti vengono escluse dal nuovo governo,
provocando una rivolta armata di operai, disoccupati, studenti e borghesi
radicali nelle strade di Parigi che però viene repressa nel sangue
dall'esercito. Ciò nonostante i membri dell'assemblea non ne approfittano
per sovvertire gli assetti politici e il 21 novembre promulgano la
costituzione dello Stato repubblicano e democratico in cui però i diritti
sociali dei più poveri sono espressi in modo blando a parte l'istruzione
primaria obbligatoria a carico dello Stato. Il 10 dicembre si tengono le
elezioni presidenziali e viene eletto Luigi Napoleone Bonaparte, il quale è
molto apprezzato dalle opinioni pubbliche data la sua volontà di proporsi
come il continuatore della memoria di Napoleone. Egli volle dimostrarsi
garante dell'ordine politico e sociale ma i gruppi radicali e socialisti hanno
avuto una ripresa dei consensi e il 13 maggio del 49 ottengono alle
elezioni dell'assemblea legislativa buoni risultati elettorali. Napoleone
risponde reprimendo le associazioni di stampa radicale e socialista e
nell'anno successivo l'assemblea esclude dal voto le fasce più povere della
popolare rione e limita la libertà di stampa
• nell'impero austriaco i punti critici sono Vienna, l'Ungheria e Praga;
l'esperienza del congresso dei popoli slavi ha poca durata e il 12 giugno il
generale dell'esercito Alfred Windischgratz fa bombardare la città e
manda poi all'attacco delle truppe che riconquistano Praga
completamente. Nel mese di settembre le truppe austriache tentano di
conquistare militarmente Budapest, sempre più attraversata da correnti
indipendentiste, ma non hanno successo; il governo imperiale decreta
dunque lo scioglimento del parlamento nazionale ungherese che risponde
nominando un comitato ungherese di difesa nazionale che organizza un
esercito da inviare contro Vienna. Nella città, il desiderio di aiutare
l'azione degli ungheresi si fa sentire e gli insorti costringono l'esercito
imperiale ad allontanarsi dalla città. Entra allora in gioco nuovamente
Alfred W. che riesce a rientrare nella città a fermare l'esercito ungherese
che si trova costretto alla ritirata; il 2 dicembre l'imperatore Ferdinando
abdica in favore del nipote Francesco Giuseppe che scioglie l'assemblea
costituente imperiale e redigere una costituzione molto moderata, infine
chiede aiuto allo zar di Russia per la questione ungherese e insieme
riescono a sconfiggere la resistenza nel paese con la battaglia di Vilagos
• per quanto riguarda il lombardo veneto, dicevamo che il re Carlo
Alberto contava di sfruttare la situazione di grave crisi dell'impero
austriaco per impadronirsi delle terre che vanno dal Ticino all'Adriatico;
per farlo ha fatto propri gli ideali e i simboli nazionali patriottici come
l'utilizzo del tricolore, ma l'esercito austriaco vince a Custoza il 25 luglio
del 48 riprendendo poi il possesso della Lombardia di Milano ma le
tensioni tra il regno di Sardegna e l'Austria non vengono sedate del tutto.
Nel marzo del 49 il governo piemontese e il re Carlo Alberto tentano un
secondo attacco in Lombardia ma falliscono venendo sconfitti a Novara. Il
24 marzo il re abdica a favore del figlio Vittorio Emanuele II il quale firma
l'armistizio e mantiene lo statuto Albertino. La Repubblica di Venezia
continua però a resistere sostenuta da molti volontari giunti da altre parti
d'Italia, ma quando la città viene assediata e gli aiuti ungheresi non
arrivano in quanto repressi dall'esercito russo, la città è costretta a cedere
e tornare sotto la sovranità austriaca
• nel resto d'Italia, nel marzo del 48 il sogno neoguelfo sembra realizzarsi
ma il sogno dura poco; il papa Pio IX si dissocia da una guerra che vede
cattolici combattere tra di loro e lo stesso fanno il granduca e Ferdinando
II di Borbone che scioglie anche il Parlamento eletto a Napoli. A Roma il
15 novembre un gruppo di patrioti uccide il primo ministro dello Stato
Pontificio e il Papa fugge a Gaeta sotto la protezione del re Leopoldo, in
questo modo a Roma viene istituita la Repubblica e l'assemblea
costituente attribuisce il potere esecutivo a un triumvirato capeggiato da
Mazzini → si nazionalizzano le proprietà ecclesiastiche e una parte viene
data in affitto alle famiglie povere, ma alla fine di aprile una guarnigione
militare francese sbarca a Civitavecchia per restaurare il potere papale, in
questo modo infatti Bonaparte si attirerebbe le simpatie di numerosi
membri moderati e clericali dell'assemblea francese. Mazzini invita alla
resistenza e a Roma si concentrano molti volontari fra cui Garibaldi con i
suoi uomini della legione italiana e Luciano Manara, ma la città è costretta
comunque a cedere e i volontari se ne vanno a organizzare azioni di
guerriglia nell'Italia centrale. Lo stesso avviene in Toscana dove dopo la
fuga di Leopoldo II a Gaeta, un corpo di spedizione austriaco entra nel 49
a Livorno e a Firenze; il granduca e il Papa tornano sui loro troni e le
costituzioni concesse nella primavera del 48 sono revocate, dunque sono
il regno di Sardegna conserva uno statuto costituzionale e un Parlamento
con una camera elettiva
• anche l'assemblea prussiana a una vita molto breve infatti a dicembre
Guglielmo Quarto la scioglie e emana una sua costituzione che prevede il
potere esecutivo per il re e il potere legislativo per il Parlamento
bicamerale composto da una camera alta e una camera bassa eletta a
suffragio indiretto sulla base del sistema elettorale delle tre classi. Con il
passare dei mesi il re modifica la prostituta ione per aumentare sempre di
più il proprio potere e intanto a Francoforte nell'aprile del 49, l'assemblea
nazionale tedesca decide a favore della costituzione di un regno piccolo-
tedesco che esclude le aree tedesche dell'impero austriaco. Il regno
dovrebbe assumere la forma di una federazione e dovrebbe riconoscere
larghe autonomie agli Stati membri, ma quando l'assemblea offre la
corona a Guglielmo Quarto, egli la rifiuta sprezzantemente; così finisce
per il momento il sogno di uno Stato tedesco unitario e costituzionale e
anche questa assemblea viene formalmente sciolta alla fine del 49 i
risultati di due anni di rivoluzione sembrano miseri, tuttavia a differenza
dei cicli di rivoluzione precedenti, questi hanno la caratteristica di porre al
centro del conflitto o immediatamente la questione della sovranità senza
attraversare la contestazione intorno all'entità e alla natura della
pressione fiscale; ora la richiesta della sovranità affidata al popolo è
diventata necessaria nella politica, ma allo stesso tempo è proprio il
concetto di popolo che trova delle difficoltà in quanto i conflitti sociali
sono apparsi chiaramente come uno degli aspetti essenziali della
rivoluzione del 48. Il popolo infatti non è unito bensì attraversato da
conflitti di classe, e pure il concetto di nazione continua ad essere
largamente utilizzato e porta però ad una inquietante aggressività verso
le altre nazioni considerate come nemiche → ogni nazionalismo si
definisce per contrasto identificando gli altri diversi da se stessi e dunque
eliminabili

CAPITOLO X.
UN PROGRESSO CHE SEMBRA NON AVERE OSTACOLI
1) All'inizio dell'Ottocento il modo più rapido e sicuro di viaggiare era
quello via mare e per terra si viaggiava con le carrozze, ma le strade erano
poche, maltenute e pericolose. Da allora i trasporti hanno attraversato un
periodo di trasformazioni che hanno avuto luogo prima in Gran Bretagna
e poi nell'Europa continentale. Si costruirono nuove strade e venne
sperimentato per la prima volta il treno come mezzo di trasporto di
persone. Tutte queste nuove innovazioni si concentrano soprattutto nel
settore siderurgico: si produce più acciaio a basso costo per la costruzione
dei binari, delle piastre per le caldaie, delle lamiere per i macchinari o
delle sbarre per le costruzioni edili.
Nonostante i pericoli e le minacce delle città, nella prima metà
dell'Ottocento il flusso migratorio è continuato. La città, infatti, offre
opportunità di lavoro per grandi e piccoli. Quest'ultimi sono assunti
rapidamente nelle fabbriche perchè costano poco e hanno le mani
minute, anche se a volte vanno incontro a un vero e proprio inferno.
L'Europa è cambiata e ha accentuato potentemente il suo carattere
urbano soprattutto nelle aree rurali. La popolazione aumenta perchè
diminuisce il tasso di mortalità mentre quello di natalità resta ancora
elevato. Il divario positivo tra le nascite e le morti fa crescere la
popolazione, tanto che le opportunità di lavoro in campagna non bastano
per tutti. Così partono i flussi migratori verso le città, che si comportano al
contrario di quello che avviene in campagna: la mancanza d'igiene
favorisce la tubercolosi e il colera e le popolazioni della città diminuisce.
C'è comunque un generale aumento della popolazione nonostante i livelli
della mortalità urbana.
Nascono le banche che raccolgono il risparmio dei privati in cambio di un
compenso (un tasso d'interesse). I soldi che i risparmiatori depositano
sono impiegati in prestiti a persone che ne hanno bisogno o per investire
nelle attività imprenditoriali. Nasce la banconota che vengono erogate
dalle banche centrali.
In questi anni viene migliorato il servizio della posta introducendo il
Francobollo (Regno Unito 1837). Viene brevettato il telegrafo con il codice
Morse.
2) Dall'inizio dell'800 il modo di viaggiare e gli stessi trasporti sono molto
cambiati: le nuove strade e le nuove carrozze permettono trasferimenti
molto più rapidi di prima ed inoltre c'è l'innovazione del treno, prima
utilizzato per il trasporto di carbone dalle miniere alle fabbriche e poi
anche per i passeggeri. Tra il 1825 e il 1880 la rete ferroviaria europea
passa da poco più di 200 chilometri a circa 101.000 chilometri concentrati
soprattutto nel regno unito e nell'Europa centro settentrionale e il prezzo
dei biglietti è molto vantaggioso; in questo modo si possono inviare merci
molto pesanti e prodotti deperibili arrivano presto a destinazione, infine il
sistema di trasporto su rotaia mette in moto le industrie siderurgiche,
meccaniche e del legname aumentando il lavoro e la domanda di beni.
Avvengono quindi innovazioni tecnologiche soprattutto nel settore
siderurgico che consentono la produzione dell'acciaio a prezzi inferiori
utile per la costruzione dei binari, delle caldaie e nell'edilizia. La maggior
parte dell'Europa rimane una società largamente agricola ma le città
subiscono una grande trasformazione, venendo circondate da fumose
fabbriche e nuovi quartieri residenziali che rendono le città piena di
abitanti → la rivoluzione industriale di è diffusa e ha attratto la
manodopera delle campagne nelle città che si sono velocemente riempite
creando un ambiente infimo dove aleggia la sporcizia, l'alcolismo e la
prostituzione, ma pur sempre meglio della fame patita nelle campagne
( nel 1833 il Parlamento inglese approva il Factories Regulation Act che
proibisce l'impiego di bambini sotto i 9 anni, il loro maltrattamento e
indica per loro le 9 ore lavorative ). L'urbanizzazione ottocentesca ha poi
luogo anche perché cresce di molto la popolazione delle aree rurali in
quanto diminuisce il tasso di mortalità, manca il lavoro e crescono quindi i
flussi migratori verso le città, dove invece i tassi di mortalità sono ancora
molto alti a causa della scarsa igiene e delle malattie epidemiche come il
colera e la tubercolosi → per i flussi aumenta comunque il numero della
popolazione nelle città. Nel centro della città sorgono nuovi edifici come
teatri per il melodramma e le banche che investono i soldi depositati nelle
attività imprenditoriali oppure prestandoli a un maggior tasso di
interesse. La moneta è emessa tramite banconote che derivano dalle
banche centrali, nuove istituzioni finanziati da privati con o senza
l'appoggio dello stato che emettono la carta moneta in base alle riserve
auree conservate decidendo infine anche il tasso di interesse da applicare
( gold standard è il meccanismo che determina il valore del cambio della
moneta sulla base delle riserve auree accumulate → il valore della carta
moneta è prontamente convertibile in oro ). Infine un nuovo modello di
politica commerciale favorisce il commercio: il modello liberista che
comporta la diminuzione o l'abbattimento dei dazi doganali ; le tariffe
liberiste sono adottate in forma unilaterale o in forma di accordo tra due
o più stati e questo provoca l'aumento degli scambi → nell'Europa nord –
occidentale vengono prodotti manufatti a tecnologia avanzata che
vengono poi esportati nelle periferie europee e nel resto del mondo e
dunque i primi hanno una bilancia commerciale in attivo e da ciò ricavano
un impulso maggiore allo sviluppo economico. Anche la comunicazione ha
subito dei miglioramenti e nel 1837 nel Regno Unito viene inventato il
francobollo in modo che missive e pacchi siano pagati dai mittenti e non
dai destinatari, inoltre si stabilisce una tariffa generale per tutto il
territorio dello stato basata sulle distanze di percorrenza e sul tipo di
oggetto inviato. Per le comunicazioni più urgenti viene inventato il
telegrafo nel 1844 da Samuel Morse e i fili si espandono rapidamente in
tutto il mondo, sia terrestri che sottomarini che possono così collegare
addirittura due continenti. La visione ottimistica che scaturisce dalle
meraviglie dei tempi nuovi trova la sua celebrazione filosofica attraverso
l'elaborazione dell'idea di progresso dovuta a pensatori come August
Comte e Herbert Spencer secondo cui l'umanità passerebbe per un
numero progressivo di stadi superiori, ma non ovunque hanno seguito lo
stesso corso e la stessa velocità → la fiaccola del progresso che illumina il
mondo è nelle mani di scienziati, filosofi, imprenditori e politici
occidentali dalla pelle bianca. Il sostegno scientifico arriva con L'origine
delle Specie di Charles Darwin → l'uomo moderno è il processo di una
evoluzione millenaria, e solo le forme di vita più adatte sopravvivono e si
riproducono; la selezione naturale quindi prevede la scelta di partner
sessuali migliori per produrre specie più complesse, quindi sebbene le
razze umane discendano da un unico ceppo comune, esse si sono poi
differenziate a causa della selezione naturale. Questo suo modo di
osservare e comparare offre un ottimo materiale per i successivi sviluppi
del pensiero razzista. Oltre a questi avveniristici ma complicati libri
compare anche il genere fantascientifico inaugurato da Jules Verne che
narra vicende proiettate nel futuro e incredibili miglioramenti tecnologici
(il viaggio di Phileas Fogg sembra trovare uno spazio reale pochi anni
dopo quando una agenzia di viaggi nord americana propone una
escursione simile a quella raccontata nel libro). Inoltre molto diffuse sono
anche le grandi esposizioni universali che sin dal 1851 vengono
organizzate nelle più grandi città europee, dove vengono esposte le più
moderne ed ingegnose meraviglie del possibile: macchine e merci di 28
paesi, le innovazioni tecnologiche, manufatti dei paesi esotici ( rimarcano
il divario ) → l'esposizione parigina del 1889 è la più memorabile per
l'edificio che vi viene costruito, la Tour Eifell, in acciaio alta 300 metri,
solida, alta e imponente diventa il simbolo dei trionfi tecnologici europei.

CAPITOLO XI.
LE CLASSI SOCIALI
1) Nell'Europa dell'Ottocento gli eroi sono i borghesi e in particolare gli
imprenditori. Descrizione offerta da due pensatori tedeschi, Marx ed
Engels, sulla trasformazione della società (Manifesto del Partito
Comunista) esaltano in un brano il ruolo rivoluzionario che la borghesia
sta giocando nella storia dell'umanità. Il sistema economico costruito
sulla borghesia ha però due elementi di debolezza: - Crisi interne di
sovrapproduzione (porteranno prima o poi ad un crollo per eccesso
dell'offerta di beni); - Nascita di un proletariato di fabbrica. L'immagine
offerta da Marx ed Engels è di una società duale. Dominata da due grandi
classi, borghesia e proletariato. Sin dalla fine del Settecento in Gran
Bretagna sono iniziate le prime forme di protesta (luddisti) a cui hanno
fatto seguito le prime organizzazioni in società di mutuo soccorso e in
Trade Unions (sindacati): aiuto tra soci (pagano una tassa di iscrizione),
vogliono discutere con gli industriali e se non vengono ascoltati
organizzano scioperi. La descrizione fatta da Marx ed Engels è efficace ma
sbagliata se presa alla lettera: non esistono una sola borghesia e un solo
proletariato, ci sono differenze nazionali, confessionali, settoriali. La
coesione dei gruppi sociali non è un fatto naturale ma un prodotto
dell'organizzazione e dell'azione politica. Inoltre la società del XIX secolo
non è fatta solo da imprenditori e operai, ha una struttura molto più
complessa: liberi professionisti e ceto medio (funzionari e impiegati
statali, artigiani, maestri, insegnanti, ecc). I ricchi borghesi sono “nuovi
ricchi” → non nomi altisonanti o eredità dagli avi, ma persone che si sono
“fatte da sole”. I quartieri si differenziano per gruppi sociali: residenziali
per famiglie borghesi, dormitorio per le classi operaie, anche sui treni ci
sono vagoni di prima, seconda e terza classe.
Nonostante le varie ondate della rivoluzione industriale, l'Europa resta
un'area a dominante agricola: nelle aree rurali si addensano le maggiori
ricchezze, possedute dai proprietari terrieri. In alcune aree dominano le
grandi proprietà (Inghilterra, penisola iberica, Italia meridionale, Europa
centro-orientale e Russia), in altre la piccola proprietà (Francia).
Abolizione di giurisdizioni feudali e servitù della gleba: ha trasformato i
contadini legati per nascita a una proprietà o proprietario diventano liberi
di compiere le proprie scelte. Non sempre le condizioni migliorano, ma è
un mutamento importante coerente con il pensiero illuminista e le
rivoluzioni settecentesche → uguaglianza di tutti di fronte alla legge.
Man mano che le barriere che separavano legalmente le persone cadono,
una sorta di ossessione della differenza sembra impadronirsi delle menti,
specie quelle delle elite. → costruzione di barriere immateriali. Chi sta al
vertice della scala sociale vuole che le differenze si vedano. Ciascuno
mette in atto strategie della distinzione, che devono essere tanto più
evidenti quanto più vicina sembra essere la posizione sociale di coloro dai
quali ci vogliamo distinguere → che un borghese sia socialmente distante
da un operaio è evidente, è dubbio in quale rapporto debbano stare un
proprietario terriero, magari con un titolo nobiliare, e un industriale, un
banchiere e un avvocato, ecc. “Memorie” Stella Davis (p.230), Kathleen
Chorley, Lady Warwick.
2) Una storia di successo ha bisogno dei suoi eroi, in questo caso sono i
borghesi, gli imprenditori, che vengono elogiati perfino da Marx e da
Engles nel loro manifesto del partito comunista del 1848; tuttavia il loro
sistema economico prevede due elementi di grande debolezza:
• le crisi interne di sovrapproduzione che porteranno prima o poi al crollo
del sistema, in questo caso l'offerta sarà maggiore della domanda
portando alla perdita di risorse e di lavoro
• il funzionamento complessivo del sistema capitalistico, ovvero la
nascita di un proletariato di fabbrica, coloro che oltre alla loro vita e al
loro lavoro possiedono solo i figli (esagerazione retorica).
La società descritta è una società duale e c'e un enorme divario tra le
ricchezze dei capitalisti e degli operai; sin dalla fine del 600 in Gran
Bretagna vi furono dei moti detti luddisti che prevedevano il sabotaggio
dei macchinari, ma seppure vennero repressi, iniziarono anche ad esserci
delle associazioni chiamate di mutuo soccorso o Trade Unions ovvero i
sindacati. Nello stesso paese nel 1824 una legge abolisce il divieto di
coalizione sindacale dando così un primo riconoscimento indiretto alle
associazioni e l'anno successivo ammettono lo sciopero purché non sia
violento. La loro descrizione è giusta, tuttavia i processi sociali non danno
automaticamente vita a una borghesia o a una classe operaia compatta al
loro interno: all'interno degli ambienti operai come nei gruppi
imprenditoriali e finanziari vi sono molte differenze nazionali in contrasto
tra loro, e anche differenze confessionali che spesso si manifestano in
simpatie politiche differenti. Infine c'e la retorica della concorrenza ,
ognuno pensa al suo settore e al proprio lavoro; insomma, la coesione tra
gruppi sociali non è un processo naturale,bensì politico in quanto solo
quando qualche personalità illustra i possibili vantaggi nascono delle
convergenze tra le persone; inoltre la società europea non prevede solo
queste due classi, bensì diventa sempre più complessa negli anni: • liberi
professionisti come notai, avvocati, medici acculturati e con ottimi
stipendio
• ceto medio, funzionari, impiegati statali, maestri, insegnanti sempre più
in aumento I borghesi spesso sono nuovi ricchi e ciò provoca il
risentimento di coloro che invece sono rimasti in basso nella scala sociale,
tanto da determinare una differenziazione residenziale nelle città, nei
treni … si tenta di dividere il più possibile le vite per evitare dolorosi
scontri. Ricordiamo però che anche se i successi sono molti e le città
crescono rapidamente, l'Europa resta ancora un'area a dominazione
agricola , la maggioranza dei lavoratori è ancora impiegata nelle attività
agricole anche perché proprio nelle aree rurali si addensano e i
proprietari terrieri sono più ricchi; quasi ovunque dominano le grandi
proprietà mentre per esempio in Francia domina la piccola proprietà
contadina come effetto del codice civile napoleonico che vuole i
patrimoni divisi tra gli eredi; infine la progressiva abolizione della servitù e
dei sistemi feudali trasforma i contadini in soggetti capaci di muoversi
dove e come vogliono, di sposarsi in libertà, di acquistare e di vendere →
sempre più si concretizza l'uguaglianza di tutti davanti alla legge. Tuttavia
proprio nel cuore della modernità sopravvive la nobiltà più potente
d'Europa che conservano per diritto ereditario i seggi alla camera dei
Lord, mentre nel resto d'Europa si cancellano progressivamente i privilegi
giuridici nobiliari, le distinzioni di classe, nascita o di casta. Man mano che
le barriere crollano, nasce un'ossessione della differenza nelle menti delle
persone soprattutto quelle delle elite, creando delle barriere immateriali
anche se non supportate della legge, e queste barriere vogliono essere
evidenziate tanto più i due protagonisti sono simili tra loro.

CAPITOLO XII.
PASSIONI E SENTIMENTI
1) Nelle classi alte è ancora presente il matrimonio combinato (alleanze
economiche e sociali – Lettere della famiglia Toscanelli) ma in questi anni
inizia a diffondersi l'idea di amore romantico, sono sempre più numerose
le coppie che vogliono sposarsi per amore (andando anche contro le
famiglie), l'idea che la relazione che ne consegue sia il necessario
fondamento per un futuro felice. Così il fuoco della passione guida molte
scelte con grande intensità.
Inizio 1800, corrispondenza tra innamorati: testi che mostrano quanto
stia cambiando l'intensità dell'investimento affettivo. - Auguste Bussman
(rinuncia al fidanzamento con un guerriero) e Clemens Brentano → si
scopriranno molto diversi e si separeranno presto (l'amore romantico non
è garanzia di niente) - Lauretta Cipriani e Giuseppe Montanelli → uniti
fino alla morte (18 anni di differenza) La passione non è la garanzia di un
matrimonio solido e duraturo, ma si diffonde comunque l'idea che sia una
condizione necessaria per la costruzione di un buon matrimonio → idea
diffusa anche grazie ai romanzi per il grande pubblico.
Asimmetrie di genere: -Sistemi diversificati di educazione: i ragazzi
devono studiare per farsi una posizione, le ragazze studiano a casa
seguendo percorsi non finalizzati ad alcuna attività lavorativa (la vita
matrimoniale è la professione della donna). -Differenza rimarcata anche
attraverso abiti e acconciature: vestiti pratici per l'uomo e capelli corti,
vestiti e acconciature complicate per la donna. -Interesse della donna per
i beni di consumo (appoggiata dai mariti, possono esibire attraverso gli
acquisti delle donne, il grado di ricchezza raggiunto).
Costruzione di nuove abitazioni, dotate di salotto (famiglie agiate);
celebrazione del Natale, Santa Claus e scambio di doni (moda
ottocentesca dalla Germania).
Nelle classi contadine e operaie, sono numerose le storie di donne
costrette ad abbandonare la propria casa alla ricerca di un lavoro →
costrette a portarsi dietro i figli piccoli o lasciarli alle istituzioni
assistenziali; il lavoro femminile è sempre retribuito meno di quello
maschile.
Le donne comunque non stanno mai con le mani in mano, oltre ad
imparare le lingue e a suonare gli strumenti, ci sono le incombenze
domestiche: le contadine/operai quando tornano da lavoro trovano
innumerevoli cose da fare a casa, le signore che appartengono a famiglie
con un buon livello di reddito possono avere una o più domestiche.
Dimensione dell'erotismo: la sessualità è vista come qualcosa di nefasto,
che indebolisce e travia una persona; l'erotismo deve riguardare solo la
famiglia e la riproduzione. Questo è in contrasto con l'amore romantico,
che prevede l'atto sessuale → le persone si trovano a metà tra queste due
visioni. E' proprio da questo contrasto che secondo Freud nascono le
nevrosi (amore romantico vs struttura educativa). Le donne devono
devono guardarsi dalla sessualità, mentre per gli uomini è prevista sia pre
che durante il matrimonio (prostituzione legale). Questo tipo di tensione
fa da padrone in molti romanzi, che descrivono la sessualità come
qualcosa di complesso → Il rosso e il nero (Stenfhal), Madame Bovary
(Flaubert), Anna Karenina (Tolstoj).
Desiderio maschile di avere il pieno controllo sul potere riproduttivo
femminile: secolo del revival del duello (dovuta anche all'ondata di
bellicismo che ha attraversato l'Europa) → essere maschio = essere
capace di andare a combattere → sfidarsi a duello per motivi futili diventa
largamente tollerato. C'è anche il fascino dell'onore, valore immateriale,
riguarda essenzialmente il rapporto tra sessi e la salvaguardia dei diversi
ruoli → gli uomini devono essere in gradi di difendere la purezza della
propria linea di discendenza, quindi la purezza e la castità sessuale delle
proprie donne (madri, mogli, sorelle, figlie).
La Rivoluzione Francese, le guerre napoleoniche e il nazionalismo hanno
alimentato il mito della morte eroica, del sacrificio, del martirio per la
patria (rinnovato culto per la Passione di Gesù Cristo e i martiri). La morte
non è quindi un'esperienza alla quale si guarda con terrore, soprattutto se
nobile, sofferta e per una giusta causa. Tipico dell'Ottocento europeo è
che questa valorizzazione della morte si incroci con l'acuirsi
dell'affettività, con la quale adesso iniziano ad essere vissute le più intime
relazioni familiari. La morte di un familiare comincia ad essere vissuta con
un dolore straziante, sconosciuto alle generazioni precedenti.
L'elaborazione del lutto diventa molto più complicata, perché la mortalità
è meno frequente, è necessario il sostegno di parenti ed amici molto più
di prima. Questo però non porta alla paura o alla rimozione della morte,
alla quale si guarda sempre con rispetto e desiderio.
Rivoluzione Romantica. Rivoluzione di relazioni e affetti: ci si concentra su
poche persone e gran parte dell'investimento affettivo si concentra sui
figli (diminuzione della mortalità infantile, le famiglie diventano più
piccole).
Si sviluppa un'attenzione morbosa su tutto ciò che fa soffrire, apprezzate
storie e immagini che esaltano la sofferenza e il dolore. Sadismo e
aggressività che pervadono le rappresentazioni. - passività femminile
nell'immaginario erotico (Lucia de I promessi sposi) - immagini di donne
ammalate o impazzite per amore di un uomo che non le corrisponde
(Ofelia in Amleto → quadro di Millais)
Donne controcorrente: - Mary Wollstonecraft: infanzia infelice, trova
lavoro presso un libraio come traduttrice e scrittrice, pubblica “La
rivendicazione dei diritti della donna” (lo stato di subordinazione della
donna è frutto della diversificazione dei sistemi educativi.) Tragica vita
privata, non riesce a tener fede ai propri principi: varie storie d'amore
sfortunate, morirà di parto. Nei decenni seguenti le cose iniziano a
cambiare, le donne di classi medio alte trovano modo di impegnarsi →
professione di infermiera, scrittrici (spesso in forma anonima, con
pseudonimi maschili).
2) Ancora in questo secolo sopravvivono per le famiglie nobili i matrimoni
combinati, con pedanti preparativi e documenti che decretano la
superiorità etica dei vecchi sui giovani; tuttavia sono sempre più
numerose le nuove coppie che vogliono sposarsi perché si amano … si sta
svolgendo una rivoluzione nel matrimonio basato sull'amore romantico,
ovvero il necessario fondamento per un futuro felice come testimoniamo
molte lettere, diari e memorie conservate nelle biblioteche europee. La
passione d'amore, si sa, non garantisce un matrimonio solido e felice ma
nonostante tutto questa idea viene rimarcata nella narrativa → l'amore
romantico è una invenzione liberatoria, la descrizione di un nuovo modo
di intendere la vita, un nuovo sogno rispetto all'aridità del passato.
Tuttavia, anche questo bel sogno si intinge di moralismo borghese
secondo cui le donne debbano ricorrere a una rigorosa castità sessuale e
che l'uomo si moralmente ed eticamente superiore a lei; quella che si
realizza è una asimmetria di genere decretata ed intimamente accettata
dalle donne anche a causa dei sistemi diversificati di educazione e di
socializzazione: i ragazzi devono studiare per imparare una professione, e
le ragazze imparano a casa come essere buone mogli. Nell'800 inoltre la
differenza viene rimarcata anche da abiti ed acconciature che nel secolo
precedente erano simili per colori, materiali e foggia, mentre ora
demarcano la diversità degli impegni ( austeri e comodi gli uomini;
colorate e complesse le donne ); questa suddivisione di genere tuttavia
risulta affascinante per le donne che possono dedicarsi alla scelta di abiti,
parrucchieri e beni di lusso per la casa, mentre gli uomini possono
dimostrare attraverso queste pratiche la loro ricchezza. Anche le case
cambiano per seguire questo nuovo modello di vita: un vasto salotto per
la socialità domestica ed esterna, con la possibilità di organizzare dei
ricevimenti e per ospitare i riti familiari periodici come la celebrazione del
natale, realizzazione del sogno familiare e di armonia. Insomma il calore
affettivo e la protezione per le donne possono compensare
l'ineguaglianza nei confronti degli uomini e in più si risparmiano il duro
lavoro che affligge quelle meno fortunate → “una signora, per essere tale,
non deve lavorare per profitto, in quanto invaderebbe i diritti delle classi
lavoratrici che vivono della propria fatica”. Le stesse operaie, braccianti e
contadine hanno una vita faticosissima e girovaga che le spinge e sognare
delle vite da signore, sposate e sottomesse certo, ma mai così umiliate e
sfruttate come nei posti di lavoro. Le signore inoltre non stanno con le
mani in mano, imparano lingue straniere, a suonare, si occupano
dell'istruzione dei figli e di dirigere i lavori domestici che molto spesso
appunto vengono svolti dalle domestiche man mano che aumentano le
disponibilità economiche. Buone mogli e buone madri devono in ogni
momento esibire e difendere la loro onorabilità, punta dell'iceberg del
moralismo borghese dei secoli precedenti e che ora è diventato un
sistema normativo dominante. La virtù sessuale femminile implica una
diffida dall'erotismo e dalla sensualità, dunque il piacere deve essere
rilegato ai postriboli e non alle mura domestiche! Questo però produce
una contraddizione, esse per la società devono coltivare travolgenti
passioni d'amore e allo stesso tempo nascondere e contenere la passione
erotica … l'equilibrio è difficile da raggiungere e se si sfocia nell'adulterio
lo scandalo è garantito! Diversamente dal 700 ora viene vissuto come una
colpa e ciò è testimoniato nella letteratura (affinità elettive, Anna
Karenina), mentre nella giurisprudenza continua la differenziazione nelle
responsibilità e nella doppia morale, in quanto l'adulterio della moglie
può produrre prole spuria che il marito dovrebbe mantenere mentre il
contrario non può accadere. L'uomo vuole avere il pieno controllo sulla
riproduttività femminile, vuole dimostrare la sua mascolinità, il suo
desiderio di combattere e di difendere l'onore (società bellicosa degli
ultimi venti anni) spingendo alla ripresa delle pratiche medievali del
duello che ora ricorre sempre più spesso e per futilità. Da questo si
capisce che la disponibilità alla morte è un altro dei grandi miti che
popolano il mondo etico dell'800 grazie agli ultimi eventi storici che
hanno inneggiato al sacrificio e alla morte eroica, inoltre grazie all'acuirsi
delle relazioni familiari, la morte di un parente viene vissuta con strazio
sconosciuto ai secoli precedenti; tuttavia questa nuova sensibilità alla
morte non porta a dorme di paura nei suoi confronti ma continua ad
essere rispettata e desiderata. La cultura ottocentesca apprezza storie ed
immagini che esaltano la sofferenza e il dolore, aumentando il sadismo e
l'aggressività delle rappresentazioni anche misogine; un altro tema molto
sentito è la donna che impazzisce e muore per l'amore non corrisposto
come Ofeliae la signora di Shalott, altre immagini per sottolineare
l'inferiorità femminile. In questo contesto però alcune donne si muovono
controcorrente, come Mary Wollstonecraft che, sopravvissuta a una
infanzia violenta ed infelice, scrive “Rivendicazione dei diritti della donna”
in cui coglie il problema della diversificazione di genere nei sistemi di
educazione e non in cause naturali come si vuole far credere! Sono i
modelli culturali a rendere le donne fragili, sentimentali ed emotive, non
vengono istruite completamente e l'ignoranza le lascia in balia degli
uomini. Lei stessa nella sua vita non riesce a staccarsi da questi
comportamenti e la pubblicazione delle sua opere da parte del marito
( da cui nasce Mary Shelley ) offusca la sua memoria e le sue idee, ma
negli anni successivi le cose cambiano: donne di ceto medio cominciano a
lavorare professionalmente per sottrarsi alla prigione domestica
borghese, per esempio diventando infermiere o scrittrici ( ricorrendo però
all'anonimato o a pseudonimi maschili ) → la lotta di genere cerca
soluzioni nuove, e sogni utopici di nuovi mondi cercano di realizzarsi.

CAPITOLO XIII.
IL MODELLO PARLAMENTARE: IL REGNO UNITO DI GRAN
BRETAGNA E IRLANDA
1) Il sistema parlamentare inglese, consolidatosi dopo la Glorious
Revolution, gode di un enorme stabilità politica e istituzionale e resiste
alle rivoluzioni. Egemonia politica dei Tories (Sostenitori della chiesa
anglicana, l'élite terriere e i diritti del sovranoconservatori) → custodi
dell'identità britannica, guidano il paese nella lotta contro Napoleone. Il
successo rinsalda la loro forza politica a differenza dei Whigs (Sostengono
la priorità del parlamento e gli interessi dei mercanti, dei commercianti e
degli imprenditori-liberali).
A consolidare la loro egemonia: 1815: Corn Laws → innalzano i dazi
d'importazione su cereali stranieri col fine di proteggere la produzione
agricola britannica (proprietari terrieri e affittuari sono una grossa
percentuale dell'elettorato Tory). L'opposizione Whig fatica a trovare
consensi, fino a che non trova un tema che le consente di mutare gli
interlocutori: riforma delle norme che disciplinano l'elezione dei deputati
alla Camera dei Comuni. 1812-1829: sequenza di governi tories → 1829:
crisi del partito 1828-29: il Duca di Wellington, capo del governo Tory,
abolisce le discriminazioni contro i cattolici per depotenziare le tensioni in
Irlanda (Test Acts) → non placa le tensioni in Irlanda e provocano una crisi
all'interno dell'elettorato Tory (abituato a difendere la propria identità
anglicana). Elezioni del 1830: Whig al governo (dopo 36 anni). 1832:
Riforma elettorale (da 2% a 4%) → mutamento del profilo sociale del
corpo elettorale (nuovi elettori dalla borghesia capitalistica delle aree
industriali). 1837: sale al trono la Regina Vittoria, diciottenne, (ci tiene ad
apparire come buona madre di famiglia prima ancora che come
personaggio politico, spesso delega le incombenze al marito, Alberto di
Sassonia-Coburgo-Gotha → molta popolarità).
1833: i whig vogliono qualificarsi come forza politica innovatrice →
Factories Reclutation Act → vieta il lavoro sotto i 9 anni, 9h giornaliere
per donne e bambini, proibisce i maltrattamenti sui bambini.
1834: Poor Laws → abolisce i sussidi e istituisce le workhouses
1841: Governo Tory (Robert Peel) → i conservatori hanno bisogno di
contrastare l'efficace azione riformatrice messa in atto dai governi Whig.
1844: Factory Act → riduce ulteriormente l'orario di lavoro per donne e
bambini nelle fabbriche e per la prima volta stabilisce norme di sicurezza.
1845: Anti-Corn Law (abolita per rendere i prezzi più concorrenziali) →
per fronteggiare la tragica crisi che in quegli anni si è abbattuta nelle
campagne, soprattutto in Irlanda; inoltre vogliono ricevere consensi dalle
classi medie imprenditoriali. Ciò provoca una spaccatura all'interno dei
conservatori, una parte dei quali si rifiuta di votare il provvedimento in
parlamento. La riforma è comunque approvata nel 1846, perché votata
dai seguaci di Peel sostenuti dai parlamentari Whig. → caduta del
governo di Peel, sostituito dal Whig Russel.
Pratiche clientelari: scambio di favori tra un candidato che promette
determinati benefici materiali agli elettori e coloro che rispondono dando
il loro voto al candidato che li ha beneficati (fino al 1872 il voto è palese).
Rapporti di 3 tipi: - Aree rurali → relazioni che legano il più grande
proprietario terriero locale e un corpo elettorale rurale composto da
affittuari o da commercianti; - Aree urbane → si fa ricorso alla corruzione
nella forma dell'acquisto del puro e semplice voto; - Governi in carica →
attribuiscono incarichi ben retribuiti ai propri sostenitori (meglio se sono
individui in grado di muovere i voti).
1838: il Movimento Cartista presenta la sua carta in sei punti. Carta del
Popolo: richiesta di riforme che modifichino il sistema rappresentativo e
lo rendano più giusto e meglio capace di dar davvero voce all'opinione
pubblica in tutte le sue articolazioni.
1. Suffragio maschile;
2. Voto segreto;
3. Abolizione del requisito di censo per i membri del Parlamento;
4. Indennità di presenza ai membri del Parlamento;
5. Uguali collegi elettorali;
6. Parlamenti annuali. Movimento cartista, redige petizioni organizza
manifestazioni di piazza. E' molto forte ma non riesce a farsi ascoltare
dalle élite politiche. A metà degli anni '40 prendono in considerazione
l'idea di ricorrere alla violenza. Non si traduce in iniziative concrete ma
offre il pretesto al governo Whig di Russel per reprimere il movimento,
arrestandone i capi. Perché del fallimento: - Il movimento operaio inglese
si dota di una formazione politica interna alle logiche di rappresentazione
parlamentare; - Rispetto e fascino che il Parlamento suscita sull'opinione
pubblica.
1853-1870 Alternanza di conservatori (Disraeli) e liberali (Gladstone)
1867: Seconda riforma elettorale → mutamento del profilo sociale del
corpo elettorale (borghesia capitalista delle aree industriali).
1869: Nasce la Commissione sanitaria centrale che ha il compito di
controllare che le amministrazioni locali approvino e atuino regolamenti
adatti alla tutela dell'igiene e della salute pubblica. 1870: È approvato
l'Education Act che istituisce le scuole elementari pubbliche.
1872: È approvato il voto segreto.
1884-5: Terza riforma elettorale.
2) Nel mare in tempesta delle rivoluzioni che durano fino al 49, il Regno
Unito spicca fungendo da esempio per il resto dell'Europa, in quanto la
sua struttura istituzionale non viene toccata nemmeno da questi ultimi
cicli rivoluzionari; inoltra dalla fine del 700 ai primi dell'800 hanno
nettamente predominato politicamente i tory, data la simpatia
dimostrata dai whig per la rivoluzione, proclamandosi come tutelari delle
tradizioni britanniche. Vittoriosa è stata la loro conduzione della guerra
contro Napoleone e le Corn Laws del 1815 che prevedevano
l'innalzamento dei dazi per le importazioni dei cereali stranieri; i whig
riacquistano successo solo quando si pone la necessità di una riforma
delle norme che disciplinano l'elezione dei deputati alla camera dei
comuni, dove sarebbero dovuti entrarci anche gli imprenditori, i mercanti
e i banchieri. La loro esclusione non dipendeva dal reddito bensì dal
disegnamento delle circoscrizioni elettorali: le norme risalivano al 1600 e
non tenevano conto del moderno spopolamento/popolamento di molte
zone ( borghi putridi moderni ); per questo Charles Grey, Henry
Broughman e John Russell vogliono dare rappresentanza alle nuove zone
della rivoluzione industriale e aprono una vincente campagna elettorale
che viene affiancata da una crisi che spezza l'egemonia tory nel 29: dopo
la costruzione del regno unito, in Irlanda si sono formate molte
organizzazioni cattoliche che chiedono l'accesso alla vita politica per i
cattolici, di cui la maggior parte vive appunto in Irlanda ( il dissidio
religioso diviene anche di classe in quanto i ricchi proprietari terrieri sono
inglesi e protestanti ). Per calmare la rivolta il duce di Wellington concede
l'emancipazione sia dei protestanti dissidenti che dei cattolici, ai quali
viene ora concesso l'elettorato attivo e passivo; la soluzione tuttavia non
è definitiva e scredita i tory che si sono sempre dimostrati dalla parte
delle tradizioni, facendogli perdere le elezioni del 30. Nel 32 dunque i
whing mettono in atto la riforma e raddoppiano il corpo elettorale e
soprattutto i votanti borghesi capitalistici delle aree industriali,
escludendo nuovamente le donne dal suffragio universale. Questo può
risultare strano se si pensa che nel 30 sale al trono la regina Vittoria
Hannover, nipote di Guglielmo IV, lei stessa consapevole di quanto il suo
ruolo sia in contrasto con la retorica egemone sui ruoli di genere. Nel 40
sposa Alberto di Sassonia Coburgo Gotha e ha nove figli, cosa che la
spinge nonostante il suo continuo impegno a delegare molte questioni
pubbliche al marito,e anche dopo la sua morte mantiene un profilo molto
riservato non concedendosi al pubblico; si dipinge insomma come la tipica
buona madre e buona moglie delle famiglie borghesi tanto acclamate. I
whig rimangono al governo fino al 52 quando cade il governo di Lord
Russel, dopo di che continuano ad alternarsi politicamente whig e
conservatori sebbene i primi continuino a mantenere un certo vantaggio
proclamando il loro spirito innovatore. Nel 33 infatti approvano il
Factories Regulation Act e per bilanciare gli interessi dei loro nuovi
elettori capitalisti nel 34 emanano il Poor Law Amendement Act che
abolisce i sussidi temporanei per i lavoratori e trasforma le workhouse
( fabbriche gestite dalle parrocchie anglicane ) in terribili istituti di
reclusione, spingendo i lavoratori a cercarsi un impiego nelle fabbriche e
quindi, visto l'aumento della manodopera, a diminuire il livello delle
retribuzioni. Negli anni seguenti i conservatori devono distinguersi
dall'operato dei loro avversari per cui Rober Peel:
• il Factory Act del 44 riduce maggiormente gli orari di lavoro e introduce
alcune norme elementari per la sicurezza nelle fabbriche
• l'abolizione delle Corn Laws nel 45, nuocendo agli interessi degli elettori
dei conservatori quali i proprietari terrieri, contadini e lavoratori agricoli,
e appoggiando una idea che proveniva direttamente dallo schieramento
opposto → maggior numero di grano in paese, abbassamento prezzi del
pane, ridimensionamento dei salari → conquistano gli elettori industriali
dei whig → scissione tra i conservatori, cade il governo Peel e sale il
governo Russe, mentre i sostenitori di Peel passano dalla parte whig.
Inizia, date le riforme, anche una nuova politica delle campagne elettorali;
i capi politici identificano temi ritenuti significativi per il proprio elettorato
potenziale su cui vengono organizzate propagande, manifestazioni ed
associazioni per spargere il messaggio. Inoltre la base elettorale viene
costruita anche con tecniche clientelari, facilitate dal fatto che fino al 72 il
voto è palese e non nascosto e i rapporti clientelari possono essere di tre
tipi:
• tra il più grande proprietario terriero locale e i commercianti e gli
affittuari
• nelle aree urbane invece è più difficile e il seggio va conquistato a suon
di voti, ricorrendo spesso alla corruzione
• i governi in carica attribuiscono incarichi ben retribuiti ai propri
sostenitori, meglio se sono individui capaci di muovere altri voti a favore
dello schieramento.
Se queste pratiche erano molto diffuse ed accettate, dai primi dell'800
radicali ed intellettuali criticano aspramente questo gioco elettorale e
auspicano un confronto politico di opinioni tra candidati; dal 32 queste
critiche vengono ostentate anche dai sindacati e dalla stessa classe operai
britannica che nel 38 redige un testo chiamato Carta del Popolo in cui si
richiedono riforme che modifichino il sistema rappresentativo affinché
riesca a dar maggior voce all'opinione pubblica:
• suffragio universale maschile a partire dai 20 anni non carcerati
• voto segreto
• abolizione del requisito di censo per i membri del parlamento
• indennità di presenza
• uguali collegi elettorali
• parlamenti annuali, che rappresentano il controllo più efficace sulla
corruzione e l'intimidazione Intorno alla carte si forma il movimento
Cartista, che ricorre a nuove tecniche comunicative come redigere
petizioni e organizzare manifestazioni in piazza durante le quali si
innalzano stendardi che riproducono i temi e le parole fondamentali del
movimento. Non trovano tuttavia l'appoggio delle elitè politiche e le loro
proposte di legge vengono rifiutate in parlamento, cosa che provoca delle
intenzioni bellicose che tuttavia vengono represse anticipatamente da
Russel (sventa il '48 inglese!) N.B. i Cartisti non vogliono nuove istiruzioni,
bensì vogliono solo riformare il Parlamento, e questo dimostra quanto
esso sia rispettato dall'opinione pubblica britannica che lo considera uno
degli elementi più profondi della loro identità. Negli anni successivi la
discussione politica è egemonizzata da conservatori e liberali mentre il
movimento operaio è attivo solo attraverso le organizzazioni sindacali, e
come abbiamo detto,tra il 30 e il 52 i secondi rimangono di più al potere;
al centro della discussione politica rimane il problema dell'ampliamento
del corpo elettorale e il liberale ministro delle finanze William Gladstone
ne diventa portavoce trovando l'opposizione dell'ala destra. Una volta
caduto il governo di Russel subentra quello del conservatore Lord Derby,
con Benjamin Disraeli come ministro delle finanze, il quale fa passare una
seconda legge di riforma che abbassa i requisiti di censo e porta all'8% la
popolazione votante. Nel 68 questa riforma provoca un'altra spaccatura
nella compagine conservatrice e al governo passa il liberale Gladstone, il
quale in 5 anni ridarà forma al partito grazie a numerose riforme:
• due riforme contro la corruzione, per accedere ai posti pubblici ora si
devono fare concorsi e non essere nominati dal primo ministro e il voto
diventa segreto nel 72
• nel 69 viene istituita la Commissione sanitaria centrale che controllano
se le contee e i comuni attuano le regole per l'igiene e la salute pubblica
• nel 70 viene approvato l'Education Act che istituisce le scuole
elementari pubbliche e nel 76 l'istruzione diventa obbligatoria per i
bambini di 10 anni. Negli anni 70 l'aumento dell'elettorato provoca la
necessità per entrambi gli orientamenti di creare delle forme
organizzative permanenti per raggruppare e monitorare il consenso,
ovvero una sorta di moderni partiti politici; ora avviene per di più lo
scontro tra due opposte figure simbolo quali Gladstone e Disraeli, e
dunque lo scontro di opinioni diventa anche scontro di personalità per la
prima volta, senza contare che ora lo stato è sempre più presente nella
vita privata delle persone e delle famiglie.

CAPITOLO XIV
LA FRANCIA DEL SECONDO IMPERO E L'UNITA' D'ITALIA
Nel resto dell'Europa l'instabilità continua anche negli anni dal 50 al 70 a
causa dell'attivismo francese in politica internazionale a la rinnovata forza
degli ideali nazionalisti che portano alla formazione degli stati unitari di
Italia e Germania e infine la diffusione del sistema rappresentativo
costituzionale nella maggior parte degli stati continentali europei → ora le
monarchie assolute sono soppiantate delle monarchie costituzionali. La
Francia dopo il 49 continua ad essere instabile all'interno e sul piano
internazionale e tra il 50 e il 51 la SECONDA REPUBBLICA è attraversata da
forti contrasti tra formazioni politiche, ma la situazione si “risolve” nel 51
quando Luigi Bonaparte, venendo respinta la sua rielezione dal
Parlamento, compie un colpo di stato. Proclama un plebiscito in cui la
maggioranza si dichiara favorevole al mantenimento della sua autorità e a
delegargli ampi poteri per stabilire una costituzione. La camera
democratica viene sciolta, si proclama una costituzione autoritaria e a un
anno di distanza, con un altro plebiscito, Napoleone III viene eletto
imperatore del secondo impero e il sistema parlamentare rimane in
vigore solo formalmente. Napoleone incoraggia il liberismo economico
soprattutto con il Regno Unito, le innovazioni tecnologiche e ampi
programmi di lavori pubblici e urbanistici a Parigi come la costruzione dei
grandi boulevards (ideati dal prefetto Georges Haussmann) che gli
garantiscono un grande consenso. Predilige infine una politica estera
dinamica e tra il 53 e il 55 si impegna in Crimea con il Regno Unito e il
Regno di Sardegna contro la Russia che voleva espandere i propri territori
in Valacchia e Moldavia ai danni dell'impero ottomano. Nel 56 si convoca
una conferenza di pace a Parigi dove si decreta la sconfitta della Russia e il
ritorno della Francia come grande potenza europea. Successivamente ha
quale successo in Libano,Vietnam e Cina ma in Messico subisce una vera
disfatta: il ribelle liberale Benito Juarez si rifiuta di pagare i debiti ottenuti
dai prestiti delle banche europee, al che Napoleone decide di invadere il
paese in nome degli interessi degli investitori francesi ma nel 66 viene
sconfitto dall'alleanza messicana e americana ponendo fine all'effimero
governo francese in cui era stato insediato Massimiliano d'Asburgo,
fratello dell'imperatore d'Austria, come re. Infine, nel 59 si allea con il
regno di Sardegna contro l'Austria e nel 70 si scontra con la Prussia, due
mosse che portano alla formazione dei due stati unitari. In Italia, dopo le
rivoluzioni fallimentari del 48, i mazziniani continuano a fare dei tentativi
che però risultano anch'essi insoddisfacenti e portano l'opinione pubblica
a spostarsi verso un orientamento nazional – patriottico (esempio di Carlo
Pisacane che nel 1857 sbarca a Sapri sperando di provocare una larga
insurrezione, ma i contadini li scambiano per banditi e l'esercito
borbonico seda la rivolta mentre lui si suicida per non cadere prigioniero).
Abbandonato Mazzini, i delusi trovano le Regno di Sardegna un
potenziale soggetto istituzionale capace di realizzare i loro sogni
rinascimentali, infatti il re Vittorio Emanuele III dopo la sconfitta di Novara
aveva mantenuto lo statuto albertino e il suo governo, guidato da
Massimo d'Azeglio, aveva deciso di accogliere gli emigrati politici in fuga
dal resto dell'Italia; maggior prestigio lo ottiene quando nel 1852 diventa
capo del governo Camillo Benso conte di Cavour, acculturato e liberale
ma non sostenitore dei mazziniani e dei gruppi patriottici irregolari.
Durante i suoi impieghi da ministro e durante la sua nomina a capo del
governo fa:
• realizzare una politica economica dinamica e liberista con le grandi
potenze europee
• costruire nuove linee ferroviarie e canali di irrigazione
• ridimensionare i privilegi ecclesiastici già avviati durante il governo
precedente con le leggi Saccardi
• abolire le congregazioni religiose contemplative, mentre con i beni
espropriati che finiscono nella cassa ecclesiastica si pagano gli stipendi dei
parroci del regno → provoca uno scontro con Vittorio Emanuele che non
vuole rovinare i rapporti con la santa sede, ma ottiene l'approvazione
della maggioranza parlamentare; da questo momento vige la regola non
scritta secondo la quale i governi debbano essere scelti sulla base della
maggioranza e non solo sulla base della volontà del re
• partecipare a una dinamica politica estera, con la spedizione in Crimea
per esempio che anche se non porta a vantaggi diplomatici o territoriali
assicurano al regno una ampia visibilità internazionale tanto che Cavour
stesso parteciperà alla conferenza di pace a Parigi; stipula anche una
alleanza politico militare con Napoleone III in funzione antiaustriaca,
l'imperatore aveva da poco subito un attentato da parte di alcuni patrioti
italiani e la vicenda lo spinge a riconsiderare l'opportunità di guidare una
trasformazione geopolitica della penisola piuttosto che subirla con rischi
imprevedibili → a Plombieres nel 1858 Napoleone si dice disposto ad
aiutare il regno di Sardegna contro l'Austria in vista di un riassetto
complessivo della penisola che sarebbe così composta da quattro regni
autonomi: alta Italia, centro Italia, Napoli e Roma papale alla cui
presidenza vi sarebbe stato il Papa; infine nel 1858 viene stipulato un
trattato di alleanza tra Francia e regno di Sardegna con la cessione di
Nizza e Savoia alla Francia, la decisione del numero di militari francesi e
piemontesi, la distribuzione delle spese al Piemonte e infine decidano che
sarebbe stata l'Austria a dover attaccare per prima in modo da far
apparire la Francia come la salvatrice di un piccolo stato minacciato dalla
superiorità di una potenza imperiale il 24 aprile 1859 viene notificato un
ultimatum militare da parte dei diplomatici austriaci nei confronti del
governo di Torino, dando inizio alla seconda guerra di indipendenza; la
guerra che la Francia il regno di Sardegna combattono porta alla
occupazione della Lombardia ma quando il Veneto sempre a portata di
mano Napoleone stipula un armistizio con gli austriaci a Villafranca nello
stesso. L'imperatore teme infatti il malcontento suscitato dalle numerose
vittime francesi e un attacco prussiano alla Francia sul fronte del Reno,
senza contare che nel ducato di Modena, di Parma, in Emilia-Romagna e
nel Granducato di Toscana scoppiano una serie di sollevazioni che
portano alla deposizione di regnanti e all'instaurazione di governi
provvisori favorevoli all'unione di queste zone con il regno che si sta
formando a nord. Napoleone capisce infatti che non avrebbe mai potuto
riuscire ad instaurare un governo francese in queste zone così altamente
instabili e desiderosi di unirsi alla monarchia costituzionale del re Vittorio
Emanuele. Nel 1860 Piemonte, Sardegna, Lombardia, Emilia, Romagna e
Toscana votano per le elezioni del parlamento di Torino e si ottiene una
camera dei deputati dominata dalla maggioranza liberale che sostiene la
politica avviata da Cavour (l'unico vantaggio per la Francia è quello
dell'annessione di Nizza e di Savoia). Durante i plebisciti di annessione
Giuseppe Garibaldi il 6 maggio del 1860 parte da Genova verso la Sicilia
per mettere in pratica una impresa autonoma in cui il governo del nuovo
Stato non è coinvolto, anche se approva le operazioni. L'11 maggio
sbarcano a Marsala aumentando le loro file e sbaragliando l'esercito
borbonico, passano poi a Palermo e Messina fino a Napoli dove entra il 7
settembre dello stesso anno. I garibaldini notano le estreme difficoltà
sociali del meridione che molto spesso sfociano in sollevazioni violente
contro i notabili e i proprietari terrieri ( Bronte repressa dallo stesso
garibaldino Nino Bixio ) ma cercano comunque di farsi garanti dell'ordine
in quanto la loro è una regola non è politica e non sociale. Il 21 ottobre
ordina che in Sicilia e nel meridione si intendano plebisciti di annessione,
e la maggioranza decreta che il popolo vuole l'Italia una ed indivisibile. A
settembre un esercito inviato da Cavour entra delle Marche in Abruzzo,
mentre il 26 ottobre Vittorio Emanuele incontra Garibaldi a Teano, dove
avviene la cessione al re delle terre conquistate → Vittorio Emanuele
entra Napoli come re del nuovo Stato unitario, a cui si uniscono le Marche
e l'Umbria a novembre con la sola eccezione di Roma, il Lazio, Venezia e il
Veneto. Questa unificazione è stata resa possibile anche al gran numero
di volontari che dal 1859 si muovono da tutte le parti d'Italia per
arruolarsi nell'esercito del regno di Sardegna e in quello di Garibaldi
insieme all'abilità del personale politico e diplomatico. Tuttavia le
diversità e conflitti che attraversano la penisola, dimenticati
dall'entusiasmo patriottico, riemergono ben presto tanto da far dubitare
che il regno d'Italia potesse durare. L'Italia è davvero “una d'arme, di
lingua, d'altare, di memorie, di sangue, di cor” come dicevano i
nazionalisti? Assolutamente no, meno del 10% della popolazione usa la
lingua italiana come strumento di comunicazione quotidiana, il 20% della
popolazione sa leggere e scrivere in italiano mentre gli altri parlano
dialetti diversi; economicamente vi sono tre distinte regioni economiche,
la Valle padana, l'Italia centrale e l'Italia meridionale ma la realtà è ancora
più complessa ed è quella che il Parlamento si propone di scoprire
compiendo un'inchiesta agraria e sulle condizioni della classe agricola;
come osserva Stefano Jacini nella sua relazione, la realtà è difficile da
sintetizzare:
• l'agricoltura nella Valle padana è organizzata intorno ad aziende
capitalistiche che utilizzano tecniche produttive avanzate, in alcune aree
tra le più belle arti sono diffusi l'allevamento dei bachi da seta e la
produzione manifatturiera di filati e di tessuti di seta, di cotone e di lana
grazie all'energia idrica offerta dei fiumi che scendono dalle Alpi nonché
alle macchine a vapore importate dalla Gran Bretagna e dalla Germania
• Italia centrale è divisa in due poderi lavorati da famiglie contadine alle
quali la terra è stata concessa dal proprietario in mezzadria che implica la
divisione dei prodotti a vantaggio ovviamente del proprietario; i
macchinari non sono avanzati e si coltivano insieme più prodotti per
sopperire alle richieste delle famiglie e dei mercati urbani
• nell'Italia meridionale sono invece diffusi i latifondi divisi in parti
coltivate direttamente dal proprietario tramite braccianti stagionali e in
parti affittate da affittuari che li gestiscono a loro piacimento; qui viene
coltivato prevalentemente il grano e dopo alcuni anni i campi devono
essere lasciati al pascolo creando scarsi profitti, mentre in alcune zone si
sviluppano specializzazioni culturali come quella dell'ulivo destinato ai
mercati dell'Europa settentrionale (l'olio veniva utilizzato dalle industrie
tessili inglesi per ammorbidire le fibre del cotone prima di lavorarle) e
quella degli agrumi in Sicilia che danno ricavati molto più alti gli interessi
economici sono insomma fortemente diversi tra loro e la stessa diversità
regionale provoca una sconvolgente sensazione di diverso grado di
civilizzazione che viene palesata con fare sprezzante soprattutto da
militari e politici settentrionali. Pochi mesi dopo nel mezzogiorno prende
vita una vasta rivolta di bande contadine che dicono di agire in nome di
Francesco II di Borbone e in nome del papa Pio IX, questo fenomeno che
ha luogo dal 1861 al 1870 viene definito dalle autorità brigantaggio ma
solo in modo limitato può essere definito così; gli insorti sono circa 85.000
e le loro azioni oscillano fra l'operazione militare dimostrativa e i più
tradizionali atti criminali, vengono talvolta sostenuti da emissari borbonici
e pontifici e vi confluiscono tutti coloro che rimasero delusi dal processo
di sistemazione delle terre demaniali e dall'applicazione della coscrizione
militare al mezzogiorno. Le azioni compiute sono molto violente ma
anche le repressioni affidate all'esercito che dal 1863 è autorizzato ad
attuare misure eccezionali che cancellano quasi del tutto il fenomeno nel
giro di qualche anno.; Non è tuttavia un buon modo di aprire la vita di un
nuovo stato in cui molte comunità continuano a mantenere un
atteggiamento di distanza nei confronti delle istituzioni del regno. Il primo
parlamento del regno d'Italia si riunisce a Torino il 18 febbraio del 1861 e
si apre la ottava legislatura che approva ancora lo statuto Albertino per
rimarcare con forza la diretta continuità tra regno di Sardegna e regno
d'Italia, cosa che non viene approvata dai repubblicani e dai democratici.
Dopo quattro mesi Cavour muore e il processo di costruzione degli affetti i
normativi ed istituzionali è affidato alla destra storica che mantiene il
governo fino al 1876 e che dice di attenersi alla linea politica di Cavour;
questi infatti hanno una visione elitistica della politica e della società e
perciò ammettono al voto solo un ristretto numero di elettori, sono
favorevoli all'accentramento amministrativo lasciando poco spazio agli
enti locali i quali dovrebbero amministrare solo sotto il controllo di
funzionari statali dipendenti direttamente dal governo. Infine attuano una
rigorosa politica di separazione tra Stato e Chiesa, continuano una politica
doganale libellista che invece di incoraggiare l'importazione di macchinari
mette in difficoltà l'economia italiana non ancora tecnologicamente
avanzata messa a confronto con l'agguerrita concorrenza straniera (ne
soffrono soprattutto i piccoli gruppi imprenditoriali dell'Italia meridionale
che non sanno cogliere l'occasione offerta dalla nuova rete ferroviaria).
Tutti questi nuovi sforzi organizzativi necessitano di una grande opera
finanziaria resa più difficile dalla decisione di accollare al nuovo Stato tutti
i debiti contratti dai governi degli Stati pre unitari; per questo motivo
vengono imposte misure fiscali molto severe tra cui:
• l'imposta di ricchezza mobile riguardante i redditi guadagnati con una
attività lavorativa
• una imposta fondiaria riguardante il valore delle proprietà terriere
• una vasta serie di imposte indirette che colpiscono i consumi come i
tabacchi, il sale e i generi alimentari specifici e che vanno a gravare molto
più sulle famiglie povere che su quelle ricche
• una tassa sul macinato nel 1868 che fa aumentare il prezzo del pane e
provoca una serie di tumulti che vengono repressi dall'esercito con
queste imposte, nel 1875 la destra storica ottiene il pareggio del bilancio
anche se dovettero ricorrere alla requisizione dei beni di molti enti
ecclesiastici soppressi e che vennero poi venduti all'asta; per continuare
la laicizzazione dello Stato vengono poi approvati i matrimoni civili e
nell'attuazione di queste norme la destra storica trova l'appoggio di una
parte della sinistra liberale. I liberali di sinistra sono perlopiù ex
repubblicani, ex garibaldini e ex mazziniani che hanno lasciato da parte le
loro convinzioni giovanili per giurare fedeltà all'indipendenza, all'unità
d'Italia, al sovrano e allo statuto ma continuano a coltivare l'ambizione di
ampliare il corpo elettorale e di potenziare il sistema scolastico. Tuttavia
queste differenze non disegnano una radicale alterità tra destra e sinistra
in quanto i due raggruppamenti non sono dei veri e propri partiti politici
bensì una variegata costellazione di gruppi di parlamentari guidati da uno
o più capi spesso con una base elettorale regionale → per questo motivo
le contrapposizioni ideologiche e di programmi sono assai modeste e le
competizioni avvengono tra candidati che provengono dallo stesso
universo di valori e il cui successo è dato dalla capacità di mobilitare
complesse relazioni personali anche di natura clientelare. Nel 1866
avviene la crisi più grave, quando il governo guidato da Alfonso La
Marmora decide di allearsi con la Prussia contro l'Austria, rifiutando la
sua proposta di cedere all'Italia il Veneto e la provincia di Mantova; il
governo italiano contava sulla superiorità numerica dell'esercito e della
flotta rispetto agli austriaci impegnati già sul fronte prussiano ma la
guerra viene condotta male dai generali incaricati e l'esercito viene
sconfitto a Custoza e a Lissa nello stesso anno, mentre solo Garibaldi
riesce a vincere a Bezzecca aprendo la strada verso Trento. A questo
punto l'Austria che aveva perso la guerra contro i prussiani sottoscrive
una tregua anche con gli italiani e a Garibaldi viene ordinato di ritirarsi dal
Trentino, mentre il Veneto e Mantova passano all'Italia e votano a favore
dell'annessione. La delusione militare però è grande e rimane ancora da
risolvere il problema dello Stato Pontificio e di Roma, questione che vuole
essere risolta in maniera pacifica dalla destra e in maniera rivoluzionaria
dai garibaldini: nel 62 partono dalla Sicilia per marciare su Roma ma non
essendoci alcuna necessità militare, la sua azione è del tutto illegale e
l'esercito del regno d'Italia lo ferma all'Aspromonte in Calabria dove viene
incarcerato e successivamente liberato. Nel 67 viene fermato per la
seconda volta a Mentana da un corpo di spedizione francese stanziato a
protezione dello Stato Pontificio, Garibaldi viene nuovamente incarcerato
e liberato e sdegnato si dimette da deputato. Il grande consenso che
Garibaldi nutre nell'opinione pubblica porta al distacco nei confronti delle
istituzioni del nuovo stato, e lo stesso vale per i repubblicani e Mazzini
che non hanno vista realizzata la loro proposta di un suffragio universale
maschile esteso a tutto il popolo, convinti che solo a lui spettasse la
decisione delle sorti dello Stato non fosse unicamente interessato
passivamente da una serie di ammissioni. Per questi motivi Mazzini e
molti repubblicani non partecipano alle elezioni politiche e non vogliono
farsi eleggere alla camera dei deputati; dal 1870 iniziano le ultime fasi
della vita di Mazzini che lo vedono inizialmente arrestato a Palermo dove
cercava di creare un'insurrezione repubblicana, successivamente in
Svizzera e a Londra per poi tentare di tornare in Italia sotto falso nome;
muore infine nel 1872 a Pisa dove si trova in incognito sotto falsa identità
→ molte centinaia di migliaia di persone piangono la sua morte mentre in
Parlamento il presidente della camera vieta qualunque discorso di
commemorazione. Si devono nominare infine coloro che sono ancora
alleati allo Stato Pontificio, il cui detentore papa Pio IX dal 48 in poi
continua a staccarsi sempre di più dai processi di unificazione tanto che
nel 1860 lancia una scomunica maggiore nei confronti di tutti coloro che
hanno concorso all'usurpazione delle terre che appartenevano allo Stato
Pontificio. Nel 1861 interrompe i tentativi di trattativa avviati in
precedenza da Cavour e negli anni successivi pronunciati l'enciclica “
Quanta cura” in cui è presente il sillabò degli errori del nostro tempo e il
concilio Vaticano con la proclamazione dell'infallibilità del pontefice. Il 20
settembre 1870 approfittando di una crisi interna francese che ha
costretto Napoleone a ritirare il contingente militare stanziato a Roma,
l'esercito italiano entra nello Stato Pontificio ciò che occupa Roma; lo
Stato riconosce il pontefice solo una piccola area della città e il Papa si
proclama prigioniero del regno d'Italia, la rottura ormai è netta e
nemmeno la legge delle Guarentigie può sanarla. L'opinione pubblica
italiana di fede cattolica si divide, una parte decide di seguire
spiritualmente il Papa ma non le sue decisioni politiche, mentre una
seconda parte non riconosce la legittimità delle nuove istituzioni e decide
di non partecipare alle elezioni per l'elezione dei deputati nella camera. Il
2 ottobre l'annessione di Roma e del Lazio è sancita da un plebiscito e
viene vissuta come un grande successo anche se ha una grandissima
parte della popolazione resta esclusa dalle elezioni politiche e il 69% della
popolazione è talmente povera e analfabeta da non sapere bene cosa sia
successo in questi anni e da sperare di cercare fortuna in un altro
continente. Tuttavia a differenza degli anni precedenti il crollo non
sembra più dietro l'angolo, il brigantaggio meridionale non si è esteso ad
altre aree, l'opinione pubblica non si dimostra interessata al destino dei
vecchi sovrani e il movimento cattolico intransigente informazione non
sembra costituire una vera minaccia … Il percorso però è ancora lungo e
occorre dotarsi di strumenti che consentano di insegnare la nazione alle
masse tramite l'istruzione, feste e simboli … Come disse Massimo
d'Azeglio "fatta l'Italia bisogna fare gli italiani" ed è questo il programma
che la sinistra liberale cercherà di realizzare da 76 con una serie di
iniziative di riforme.

CAPITOLO XV
L'UNIFICAZIONE TEDESCA E LE SUE CONSEGUENZE
Il processo di formazione dello stato nazionale tedesco viene condotto
dalla monarchia costituzionale del regno di Prussia; la sua costituzione e
la formazione del Parlamento sono simili a quello sardo tranne per la
nomina dei deputati della camera elettiva che si basa sul sistema
elettorale delle tre classi. Dal lato socio-economico vige ancora una
stretta alleanza tra i Junker e il sovrano che continua a preferirli nelle
nomine del senato e nei ruoli direttivi della burocrazia e dell'esercito;
questi posseggono ancora notevoli giurisdizioni feudali tra cui il diritto di
nominare i funzionare i funzionari e i magistrati nei luoghi dove
esercitano la loro potestà → i contadini sono subordinati e devono
comportarsi e votare chi impone loro il padrone. Questa deferenza è poi
spiegata dal fatto che in Prussia una legge vieta le manifestazioni
contadine, le aggregazioni sindacali e il voto segreto, per questo non
potrebbe mai essere eletto un candidato non gradito alle elitè dominanti.
Nelle aree occidentali più urbanizzate invece tutto ciò non è possibile e le
elezioni mandano al parlamento deputati liberali che appunto si
scontrano con i rappresentanti conservatori dei destra per quanto
riguarda il potenziamento dell'esercito; sin dal 1814 viene introdotta la
coscrizione universale obbligatoria che prevede due anni di ferme
obbligatoria e altri sedici anni di militanza tra le truppe di riserva e nella
milizia territoriale con brevi periodi di addestramento per conservare la
propria efficienza → presenza di un esercito di quantità pronti al bisogno
e i cui elementi credono fermamente nel senso civico e nei valori
nazionali come l'uso della lingua tedesca. Nel 1861 muore Guglielmo IV e
sale al trono suo fratello Guglielmo I che vuole assicurare alla Prussia
l'egemonia sul mondo di lingua tedesca e per farlo affida il governo al
junker Otto von Bismarck ( nel 51 è rappresentante prussiano alla Dieta
della Confederazione germanica applicando un piano di potenziamento
tecnologico dell'esercito. I liberali non volevano approvare questo piano
di potenziamento per evitare l'aumento della pressione fiscale che ne
deriverebbe ma Bismarck, secondo la costituzione, è responsabile solo nei
confronti del re e per tre anni ignora l'opposizione approvando il bilancio
relativo alle spese militari. Il potenziamento dell'esercito può avvalersi
delle più moderne produzioni belliche provenienti dalle industrie
siderurgiche delle regioni occidentali della Prussia renana e di un accordo
commerciale libellista, lo Zollverein, tra la Prussia e gli altri Stati tedeschi
ad esclusione dell'Austria che prevede lo scambio di prodotti a prezzi
bassi entro l'area commerciale germanica. Il re e il cancelliere, convinti
delle potenzialità del nuovo esercito, inaugurano una politica estera
aggressiva con un attacco al regno di Danimarca approfittando di una crisi
dinastica all'interno del regno; il loro desiderio è includere i ducati di
Shleswig e Holstein entro l'orbita prussiana data la popolazione a
maggioranza tedesca. Il corpo di spedizione austro prussiano costringe la
Danimarca alla resa che viene ufficializzata nell'agosto del 64 e
provvisoriamente lo Shleswig viene affidato all'amministrazione prussiana
mentre lo Holstein a quella austriaca. In merito alla amministrazione dei
due ex ducati nasce una contesa dalla quale la Prussia vuole emergere
come potenza egemone a discapito dell'Austria: nel giugno del 66 scoppia
la guerra con l'alleanza dell'Italia e la neutralità di Napoleone III, mentre
l'Austria si allea con diversi strati della Germania centro-meridionale tra
cui la Sassonia. L'imperatore Francesco Giuseppe crede nel suo esercito
creato attraverso il criterio della qualità, ma un contingente dell'esercito
prussiano entra in Baviera e a Sadowa, in Boemia, sconfigge
completamente le truppe austriache → l'Austria cede il Veneto all'Italia e
con la pace di Praga abbandona le sue ambizioni di egemonia sull'area
germanica:
• lo Hannover, l'Assia – Cassel e i due ex ducati sono annessi alla Prussia
che ha annullato la precedente confederazione germanica
• la Sassonia e gli altri Stati a nord del meno entrino a far parte della
nuova confederazione della Germania del Nord totalmente dominata
dalla Prussia
• La Baviera, il Wurttenberg, il Baden e l'Assia – Darmastadt rimangono
invece autonomi pagando però una indennità di guerra e garantendo alla
Prussia le proprie forze armate in caso di una guerra contro uno Stato non
tedesco sfruttando l'entusiasmo dell'opinione pubblica, Bismark chiede al
Parlamento la sanatoria sui bilanci militari che negli ultimi anni erano stati
approvati solo per decreto reale che infatti viene approvata anche dai
deputati liberali. L'ampliamento territoriale della regione mette però in
allarme Napoleone III che cerca un accordo preventivo con Austria e
Russia e suscita nei diplomatici prussiani la paura di un accerchiamento
della nuova confederazione, per questo motivo Bismark è determinato a
far precipitare le relazioni diplomatiche per arrivare a una guerra che egli
è certo di poter vincere. Nel luglio del 1870 Bismark manipola un
telegramma da Ems che il re Guglielmo I gli ha inviato in merito alla
questione spagnola in modo da dare l'impressione che il sovrano
prussiano abbia sostanzialmente voluto sfidare la Francia (nel 68 in
Spagna si apre una crisi dinastica che sembra essere risolta con
l'assunzione area del principe prussiano Leopoldo di Hohenzollern –
Sigmaringen ). Bismark fa credere che l'imperatore si sia rifiutato di
ricevere l'ambasciatore francese e proprio il mancato avvenimento di
questi delicati rapporti diplomatici può provocare nella mentalità
ottocentesca una situazione di crisi e provocare una guerra:
nell'ottocento coloro che dirigono le diplomazie egli eserciti sono
personalità di estrazione nobiliare che propugnano la cultura dell'onore:
gesti e parole che in una conversazione privata provocherebbero un
duello, sul piano delle relazioni internazionali possono provocare una
guerra. Pochi giorni dopo Napoleone III dichiara guerra alla Prussia e
Bismark riesce a far passare il suo paese come quello aggredito ( il re
francese cadde nello stesso tranello che aveva ideato contro l'Austria ).
Napoleone III tenne l'esercito prussiano e infatti i francesi vennero
definitivamente sconfitti a Sedan il 1 settembre 1870, e l'imperatore
pochi giorni dopo dichiara decaduta la dinastia napoleonica e proclama la
formazione di una repubblica. A Parigi si forma un governo provvisorio
che nel 1871 chiede l'armistizio contro i prussiani, mentre Guglielmo I
viene proclamato imperatore tedesco nella sala degli specchi del palazzo
di Versailles per umiliare maggiormente la Francia. Il nuovo impero
tedesco chiamato anche secondo Reich, promulga nel 1871 la
costituzione dell'impero, che stabilisce quanto segue:
• l'impero ha il carattere di una federazione di 25 Stati
• questi Stati mantengono l'autonomia sono sottoposti all'imperatore,
che ha il potere esecutivo e il comando delle forze armate, al suo primo
ministro che è al capo del governo, al Parlamento imperiale diviso nella
camera degli atti e nel consiglio federale
• La camera dei deputati viene eletta a suffragio universale maschile
segreto in funzione conservatrice, essa ha il potere di proporre e
approvare leggi ma non può votare la sfiducia al cancelliere e non ha
competenze in materia di politica estera militare
• il consiglio federale è una camera formata dai rappresentanti dei 25
Stati, i membri sono 58 e 17 di questi sono in rappresentanza della Prussia
e i rappresentanti sono eletti dai Parlamenti degli stati federati; nessun
disegno di legge approvato dalla camera dei deputati può trasformarsi in
legge senza la sua approvazione Per quanto riguarda la pace con la
Francia, essa deve pagare una pesante indennità di guerra e deve cedere
le regioni dell'Alsazia e della Lorena che vengono annesse all'impero
tedesco dato che la maggior parte della popolazione ha lingua e cultura
tedesche. Diversamente da ciò che è successo in Italia nessuna di queste
annessioni viene sancita da plebisciti e per questo la Francia si convince
che si tratti di semplici atti di forza provocando un forte risentimento. In
Francia si apre così una gravissima crisi politico sociale che porta alla
proclamazione della terza Repubblica e alle elezioni per la nuova
assemblea nazionale nel 1871: il governo a maggioranza monarchica e
moderata è presieduto da Adolphe Thiers, le cui scelte pacifiche e
moderate si scontrano con l'atteggiamento più radicale degli strati
popolari della capitale. Parigi resta così nelle mani degli insorti e della
guardia nazionale che li sostiene e nel marzo dello stesso anno viene
eletto il nuovo consiglio per la comune parigina che diventa l'organo di
autogoverno della città; gli appelli rivolti ad altri comuni francesi cadono
nel vuoto e l'episodio resta così un caso isolato che dura soltanto due
mesi, momento in cui l'esercito riprende il controllo della città con una
repressione spaventosamente sanguinosa ( nella settimana del sangue
20.000 persone vengono giustiziate e gli stessi comunardi non sono
nemmeno sanguinosi contro i soldati catturati ). Il ritorno diretto a una
monarchia non avviene solo per l'indecisione dei deputati riguardo il
possibile nuovo regnante, tanto che, nel timore di non ottenere una
monarchia costituzionale, desistono dal sostenere la candidatura di Henry
de Chambord un conte di discendenza borbonica vecchio stile. In attesa di
un candidato migliore approvano una costituzione che riconosce l'assetto
repubblicano e nel 1875 l'assemblea nazionale approva le leggi che
prevedono un presidente della Repubblica eletto dal Parlamento e che è
in possesso di una grande quantità di poteri, un Parlamento composto
dalla camera dei deputati e dal Senato composto da 75 senatori
inamovibili e da 225 senatori eletti dal corpo elettorale di secondo grado
con una composizione abbastanza complessa. Per l'ennesima volta in
Francia si crea un'architettura costituzionale molto complessa che rischia
di non funzionare per la stessa delicatezza dei suoi meccanismi interni …
La nuova Repubblica deve assolutamente trovare la sua strada della
stabilità!! Tuttavia, anche nel nuovo Stato tedesco presenta delle
difficoltà per quanto riguarda l'amministrazione governo: le costituzioni e
le autonomie concesse negli anni precedenti vengono revocate e
l'imperatore ritiene di poter governare senza allontanarsi troppo dalla
linea autocratica tracciata da Metternich senza però revocare l'abolizione
dei diritti feudali e della servitù della gleba nelle campagne per avere la
fedeltà delle comunità contadine. Inoltre la variegata appartenenza
nazionale delle popolazioni che vivono nell'impero costituisce un grande
elemento di debolezza interna, senza contare che nascono anche
problemi di politica estera; l'Austria che è stata duramente sconfitta in
due guerre e che ha perso parti rilevanti del suo territorio, nel 1867 la
costituzione viene radicalmente riformata attraverso il cosiddetto
accomodamento che trasforma l'impero austriaco in impero
austroungarico. La nuova costituzione riconosce l'esistenza di due
organismi statali distinti e indipendenti, l'Austria cui appartiene la
Cisleitania e il regno d'Ungheria a cui appartiene la Transleitania, ma che
hanno un unico sovrano un unico ministro della guerra, delle finanze e
degli esteri nominati dall'imperatore. Accanto a questo governo imperiale
ci sono due distinti governi in cui siedono i ministri competenti per le altre
materie e anche due distinti pagamenti a Vienna e Budapest: questi
hanno una struttura bicamerale formata dal Senato e da una camera
elettiva; la camera elettiva austriaca è formata da diverse rappresentanze
e categorie sociali, mentre la camera ungherese è eletto a suffragio
censitario. Attraverso il consenso nelle campagne e la marginalizzazione
di gruppi nazionali slavi e rumeni, l'imperatore riesce a superare la crisi di
metà secolo ma l'insoddisfazione dei gruppi nazionali sacrificati andrà
crescendo, portando nel tempo a difficoltà di nuovo tipo.

CAPITOLO XVI.
GLI STATI UNITI E LA RUSSIA
1) STATI UNITI ->Stanno emergendo come stato in espansione. Gli stati
dell'est fino agli anni '60 si espandono verso ovest (Far West) e formano
nuovi stati. Questa operazione è compiuta a spese di popolazioni
autoctone (vero e proprio genocidio). Espansione demografica, dovuta
anche da flussi migratori da Irlanda, Scandinavia, Francia, ecc
1808: gli USA aboliscono la tratta degli schiavi 1774-1804: Negli Stati Uniti
del nord viene abolita la schiavitù; In Europa viene abolita ovunque la
servitù della gleba. Le uniche due eccezioni sono ora gli Stati Uniti del sud
e la Russia zarista.
WASP: white anglosaxon protestant ->1823 Dottrina Monroe: “America
agli americani” → si oppone al colonialismo delle vecchie potenze
europee ma desidera impadronirsi velocemente delle nuove terre. 1846-
1848: Guerra del Messico -”mito della frontiera”: necessaria missione
civilizzatrice USA nei territori selvaggi + retorica dell'accerchiamento
-Economia: costruzione di una rete ferroviaria; nascita di un'agricoltura
specializzata (mais, grano, cotone). -Società nuova ed egualitaria: grande
mobilità sociale.
Quadro politico complessivo (anni '30-'50), molto simile a quello inglese
con due schieramenti politici che si alternano: Whig: area settentrionale,
favorevole a tariffe doganali alte (protezionista) Democratici:
prevalentemente a sud, filoschiavisti (difendono gli interessi dei
proprietari terrieri del sud) e liberisti (tariffe doganali basse all'ingresso e
all'arrivo in G. Bretagna). Fino alla metà del XIX secolo: suffragio
universale maschile (bianchi)
Questi due partiti iniziano a strutturarsi in forma moderna: introduzione
del meccanismo di spoil system (le forze politiche al potere distribuiscono
cariche istituzionali ai propri affiliati) e di lobbing (finanziamenti ai partiti
da parte di imprenditori, in cambio di benefici → pressione sui deputati
affinché presentino norme favorevoli in parlamento).
Negli anni '50 si presentano alcune complicazioni, a causa della questione
schiavitù. Alla metà del XIX sec -3.600.000 schiavi -400.000 neri liberi
(nordest) -Solo in 5 stati i neri liberi hanno diritto a votare -In alcuni stati
del sud gli schiavi sono la maggioranza della popolazione Inizia a formarsi
un movimento anti-schiavista, sostenuto da evangelici-protestanti
(romanzo di denuncia del 1852 “La capanna dello zio Tom” di Harriet
Beecher Stowe → raffigura la crudele realtà della schiavitù e afferma che
l'amore cristiano può superare la distruzione e la riduzione in schiavitù di
altri esseri umani), ma per il momento non incide.
A metà anni '50 le posizioni vengono rafforzate attraverso alcune leggi:
Legge per schiavi fuggitivi (autorizza i padroni ad inseguire gli schiavi
fuggitivi anche nei territori liberi); 1854, legge che cancella una
precedente norma secondo cui negli stati di nuova formazione è illegale la
schiavitù.
Spaccatura all'interno del partito Whig → Repubblicani: ala
settentrionale, contraria alla schiavitù. Whig: aree centro meridionali,
favorevoli alla schiavitù.
Alle elezioni presidenziali del 1860, anche i democratici si presentano
spaccati in due → 4 schieramenti totali:  Repubblicani → Abraham
Lincoln (moderatamente anti schiavista)  Whig → J. Bell  Democratici
nord → S. Douglas (meno determinato nella difesa della schiavitù) 
Democratici sud → J.C. Breckinridge
Vittoria di Lincoln col 40% (solo perché gli altri erano spaccati in 3) →
reazione isterica delle elite del sud, le quali temono linee di governo anti
schiaviste. 1860-61: S. Carolina, Mississipi, Florida, Alabama, Georgia,
Louisiana e Texas proclamano la secessione, dichiarando di avere interessi
troppo diversi e per paura dell'abolizione della schiavitù → Stati
Confederati d'America (nuova Costituzione molto simile, presidente
Jefferson Davis e capitale Montgomery, Alabama). 15 aprile 1861: a causa
di un attacco delle forze confederate a un forte unionista resistente in S.
Carolina, Lincoln dichiara guerra agli Stati Confederati → Guerra di
secessione (1861-1865). La guerra conterà 622.000 morti e sarà
combattuta con la combinazione tra tattiche antiche e moderne. Tra
aprile e maggio si uniscono alla Confederazione anche: Virginia (senza il
West Virginia), Arkansas, Tennessee e North Carolina (capitale trasferita a
Richmond, Virginia). 1 gennaio 1863: Lincoln emette il proclama di
emancipazione, che dichiara liberi tutti gli schiavi neri e arruolabili gli ex
schiavi fuggiti. 9 aprile 1865: l'esercito confederato firma la resa e segna
la fine della guerra e della secessione. 14 aprile 1865: un simpatizzante
sudista uccide Lincoln (al di là dei suoi meriti e convinzioni diventa un
grande martire della lotta contro la schiavitù). Gli succede il
vicepresidente, Andrew Johnson, un razzista convinto che autorizza ad
emanare i Black Codes (sostanzialmente confermano la schiavitù dei neri),
ma il partito repubblicano impone l'approvazione del XIII emendamento
della Costituzione, col quale viene abolita la schiavitù; con il XIV
emendamento del 1868 viene attribuita implicitamente la cittadinanza ai
cittadini neri e con il XV emendamento, del 1870, viene attribuito il diritto
di voto agli afroamericani (da parte del partito repubblicano c'è il
desiderio di imporsi al sud ex ribelle, attraverso l'appoggio dell'elettorato
nero). Negli anni '70 rappresentanti neri entrano in parlamenti locali e
occupano altre posizioni prestigiose, come quella di vicegovernatore
(Louisiana) e molte altre cariche nelle contee e nei municipi del sud.
Mentre la maggior parte degli eletti a livello federale e statale appartiene
ai neri liberi prima della guerra, molti eletti a livello locale sono ex schiavi
liberati. Ma sin dai primi anni del dopoguerra sono all'opera molte spinte
contrarie: nel 1866 viene fondato il Ku Klux Klan, un'associazione
terroristica e razzista che organizza azioni di intimidazione violenta e
aggressione contro i neri, inizialmente tollerate dalle autorità locali
bianche. L'elite politica bianca, sia democratica che repubblicana, sente
che c'è bisogno di ricomporre la frattura venutasi a creare con la guerra di
Secessione → fine dell'occupazione militare sugli ex stati ribelli e politica
di ricomposizione dell'identità bianca, di cui fanno le spese tutti i neri. La
piena uguaglianza di bianchi e neri rimane una parentesi → approvate
leggi che limitano libertà politiche e civile dei neri: ostacoli per la
partecipazione dei neri alla vita politica e pubblica (analfabetismo, tassa
di iscrizione, ecc) e separazione della vita pubblica (teatri, scuola, acquisto
di case, ecc). 1896: riconoscimento del principio “separati ma eguali”, alla
base della segregazione razziale. Importata la pratica del linciaggio, nuove
forme di razzismo connesse alla politica imperiale e coloniale in USA e
Europa, accettata l'idea che gli africani appartenessero ad una razza
inferiore incapace di autogovernarsi. Furono per i neri gli anni peggiori
della vita da liberi, ma proprio in questi anni iniziarono a formarsi
movimenti di protesta per i diritti civili. RUSSIA 40.000.000 di contadini
servi della gleba, considerati in dotazione di un'azienda, come bestiame e
strumenti.
Alessandro I: politica di espansione territoriale Nicola I (Figlio di
Alessandro): linea politica (estera) iniziata dal padre.
Crescita demografica-> da 53.000.000 abitanti a 80.000.000 circa nel
1860. Le campagne sono il cuore economico della Russia (produzione di
grano ed esportazione in Europa). Segnali di tensione: - Rivolta decabrista
(1825, richiesta di una costituzione); - Tensioni in Polonia (1830-31);
-Inquietudine nelle campagne → rivolte contadine; - Guerra di Crimea nel
tentativo di conquistare Moldavia e Valacchia (1853) → sconfitta.
1855: diventa imperatore Alessandro II, il quale intende rafforzare il
sistema politico (instabile fino a quel momento) con riforme dall'alto.
1861: abolisce la servitù della gleba, prima che gli venga imposto dalle
rivolte ed introduce una norma per cui gli ex servi possono acquistare
parte della terra in cui lavoravano (piccoli proprietari terrieri liberi),
hanno però poche risorse e sono obbligati ad indebitarsi con gli stessi
proprietari terrieri e non riescono a diventare manodopera salariata.
Negli anni '60 iniziano a diffondersi gruppi politici populisti, i quali
vogliono che al popolo sia data voce politica (c'è ancora l'autocrazia:
potere nelle mani di un unico sovrano): la parte più radicale (nichilisti) usa
atti estremi per far scoppiare la rivoluzione → 5 attentati, l'ultimo dei
quali va a buon fine e viene ucciso Alessandro II. Il sovrano però era
“amato” nelle campagne, quindi i contadini russi non seguono l'iniziativa
terrorista dei rivoluzionari.
2) I conflitti interni all'Europa non frenano l'espansione economica,
politica e militare fuori dei suoi confin,i senza contare le numerose
spedizioni animate da curiosità scientifica o dal senso dell'avventura che
spingono a colmare anche le ultime lacune rimaste sulle carte
geografiche. Tuttavia l'espansione coloniale ottocentesca sembra essere
animata da nuovi ideali, per esempio in Gran Bretagna nel 1807 il
Parlamento votò una legge che abolisce il commercio degli schiavi nelle
colonie, seguita poi dagli Stati Uniti e dalla Francia nel 1815. Purtroppo
negli anni seguenti la tratta continua ancora dato che molti Stati
continuano ad autorizzarla e c'è un prosperoso commercio clandestino
ma cambia la destinazione dei flussi di traffico che si dirigono ora verso
Cuba e il Brasile. La spinta che viene dall'Illuminismo universalista
continua poi anche con l'abolizione della servitù della gleba e la
defeudalizzazione delle comunità rurali europee, inaugurando delle vere
e proprie riforme morali necessarie ormai da molti anni; è un quadro che
però è caratterizzato dalle grandi eccezioni degli Stati meridionali degli
Stati Uniti d'America e della grande estensione della Russia zarista che
arrivano per questo motivo ha delle gravissime guerre civili. Nei primi
decenni dell'ottocento gli Stati Uniti sono una realtà in piena espansione
demografica e territoriale determinata da un alto tasso di natalità, un
basso tasso di mortalità e un crescente numero di immigrati europei
provenienti soprattutto dall'Irlanda, dalla Gran Bretagna e dalla
Germania. La necessità di nuove terre continua a spingere gruppi di
prigionieri sostenuti dall'esercito degli Stati Uniti verso ovest, dove la
resistenza delle residue tribù indiane porta allo sterminio quasi totale
delle popolazioni autoctone. Le terre conquistate fino al Pacifico si
trasformano in Stati che aderiscono alla federazione e che si dotano delle
stesse strutture istituzionali, mentre a nord i tentativi di conquista non
hanno sesso. Per quanto riguarda il sud gli Stati Uniti acquistano la
Louisiana venduta da Napoleone e la Florida venduta dalla Spagna …
Queste conquiste cambiano la mentalità politica statunitense
dell'ottocento:
• prende forma il mito della frontiera, ovvero la necessità di missioni che
spingono alla conquista e alla civilizzazione di territori selvaggi da parte
dei bianchi anglosassoni e protestanti; questo mito implica
l'atteggiamento espansivo e progressivo degli americani ma anche la loro
paura dell'accerchiamento da parte dei nemici selvaggi e ostili che
entrano nella tradizione iconografica e narrativa popolare nordamericana
• nel 1823 il presidente James Monroe enuncia formalmente una linea di
netta separazione dall'Europa e di sostanziale egemonia degli Stati Uniti
nel continente americano; il governo si impegna per mantenere l'America
nelle mani degli americani e tenere alla larga le potenze europee … La
dottrina Monroe si oppone quindi al colonialismo delle vecchie potenze
europee ma non al proprio e tra il 1846 e il 1847 gli Stati Uniti si
annettono il Texas precedentemente territorio messicano, continuando
poi con il nuovo Messico, l'Arizona e la California. Nasce così la teoria
dell'imperialismo civile imperatore di cui fanno subito le spese i messicani
che vengono considerati perfino inferiore ai pellirosse e si inaugura un
processo di innovazione tecnologica che riguarda i trasporti. Nel 1860
tutta l'area orientale è dotata di una rete ferroviaria ben articolata che
inizia spingersi anche verso ovest e che provoca una serie di ricadute
benefiche sull'economia. Nascono agriculture specializzate che vengono
trasportate fin in Europa ma che portano a un irreversibile disboscamento
delle aree orientali; a nord ovest si coltivano soprattutto mais e grano, di
cui gli Stati Uniti diventano i più grandi produttori al mondo grazie ai primi
fertilizzanti artificiali e alle nuove macchine agricole, mentre a sud
continuano a crescere le coltivazioni di cotone lavorate dagli schiavi neri.
Dalla crescita dell'agricoltura deriva una grande sollecitazione delle
produzioni industriali e dunque anche della manodopera che però è
difficile da trovare in quanto la maggior parte della popolazione e degli
immigrati è di origine contadina. La mancanza di manodopera spiega
perché i salari degli operai siano più alti del 30% rispetto a quelli degli
operai inglesi e perché si continuino a cercare innovazioni tecnologiche
labour saving, portando ad una alta specializzazione nella produzione di
macchine di precisione e di strumenti di uso quotidiano come il revolver.
Fin dall'ottocento le armi non sono prodotte esclusivamente per gli
eserciti ma per qualsiasi cittadino che si sente così attrezzato a singoli atti
di violenza contro i nemici come viene confermato nei 10
emendamentidel Bill of Rightse “essendo necessaria alla sicurezza di uno
stato libero una ben ordinata milizia, il diritto dei cittadini di tenere e
portare armi non potrà essere violato”. Gli Stati Uniti possiedono una
società nella quale la nobiltà di tipo europeo non è mai esistita, dove la
mobilità sociale è estremamente rapida e permette un facile e veloce
accumulo di ricchezza … per questo la democrazia e l'egualitarismo sono
potenti ideali politici che portano l'adozione in tutti gli stati federati del
suffragio universale maschile (solo uomini bianchi, ricordiamo la paura del
diverso ). Dalle elezioni presidenziali del 1828 la mappa politica
statunitense, prima dominata dai repubblicani, assume una struttura
duale poiché dal comune ceppo repubblicano nascono due formazioni
politiche distinte:
• i whig sono statalisti e protezionisti, sostenuti dagli imprenditori e dagli
operai del nord est e dagli agricoltori che producono per il mercato
interno
• i democratici guidati da Andrew Jackson che resta al governo dal 28 al
37 e a favore di un mercato autoregolato e di basse tariffe doganali; sono
sostenuti dai grandi proprietari del sud e dai lavoratori più radicali delle
fabbriche settentrionali.
Questi due raggruppamenti propongono due diverse soluzioni e si dotano
di forme organizzative più adatte a dialogare con una opinione pubblica di
massa → primi veri partiti politici nella storia dei sistemi organizzativi;
dividono i territori in cui si spargono club popolari e giornali collegati e nel
1831 per la prima volta tengono due distinte convenzioni nelle quali i
delegati locali di ciascun partito sono chiamati a scegliere il candidato per
le elezioni presidenziali, e così anche per la nomina di tutte le altre
cariche. I militanti di un partito per vincere mobilitano attivisti e
sostenitori che vengono ricompensati secondo il sistema di clientelismo
chiamato spoils system. Poiché le varie campagne elettorali hanno un
costo, i ricchi commercianti, industriali e banchieri le finanziano in attesa
di un loro tornaconto; in più movimentano e animano l'opinione pubblica
che si sente partecipe del dibattito ed è spinta a votare facendo salire al
governo alternativamente coloro che sembrano proporre le soluzioni più
adatte. Tuttavia il problema della schiavitù non sembra di facile soluzione.
A metà ottocento la popolazione di origine africana raggiunge i 4 milioni
su un totale di 30 milioni di individui, di cui solo 400.000 sono liberi e nel
sud gli schiavi neri sono un terzo del totale della popolazione; essi sono
considerati poco più che bestie e come queste vengono vendute e
comprate sul mercato interno, per questo motivo fra gli anni 30 agli anni
40 cominciano a formarsi dei movimenti anti schiavisti formati da
afroamericani che sono riusciti a fuggire dalle piantagioni e da bianchi
ispirati dai principi religiosi delle congregazioni evangeliche protestanti. Di
fronte a questi movimenti i capi politici degli Stati del sud fanno provare
una legge che autorizza i padroni a inseguire gli schiavi fuggitivi anche nei
territori liberi e a riprenderseli senza processo, inoltre nel 54 viene
abrogato il divieto di introdurre la schiavitù negli stati di nuova
acquisizione e stabilisce che siano i residenti dei nuovi Stati a decidere se
rendere legale la schiavitù oppure no. Questa legge produce una
spaccatura nel partito whig in quanto i rappresentanti meridionali la
appoggiano e quelli settentrionali vi si oppongono … Cambia la geografia
politica che vede resistere i democratici in quanto aventi una parte
prevalentemente meridionale, mentre dalla spaccatura dei whig nascono
i repubblicani anti schiavisti e i whig meridionali e si fondono con i
rappresentanti dell'American party, un piccolo partito xenofobo.
Paradossalmente questo elemento di convergenza provoca un'altra
scissione e nelle elezioni presidenziali del 1860 i democratici
settentrionali decidono di presentare il loro candidato Douglas contro
Breckinridge dei democratici meridionali e John Bell dei whig. I
repubblicani presentano invece una candidatura moderata ovvero
Abraham Lincoln che sostiene di proibire la schiavitù negli stati di nuova
acquisizione ma non negli altri. Quest'ultimo vince le elezioni presidenziali
ma appare chiaro che si democratici fossero rimasti uniti egli sarebbe
stato battuto, in più negli Stati del sud nessun delegato ha votato per lui.
Così negli Stati del sud temendo che venga abolita la schiavitù nel 1861
proclamano la secessione e la costituzione di una entità politica
indipendente chiamata Stati confederati d'America, dotandosi di una
costituzione e di un presidente provvisorio chiamato Jefferson Davis. Tra il
1861 e il 1865 avviene la guerra di secessione scatenata da un attacco di
forze confederate a un forte unionista che ancora resiste in South
Carolina a cui Lincoln risponde arruolando 75.000 volontari. Nello stesso
anno anche la Virginia, l'Arkansas, il Tennessee e la Carolina del Nord si
uniscono alla confederazione meridionale e Lincoln, temendo per l'esito
della guerra sanguinosissima, decide di proclamare l'emancipazione degli
afroamericani per poterli arruolare nell'esercito e per provocare la fuga
degli schiavi verso nord. Le nuove reclute, la maggiore popolazione nel
Nord e diretto contatto con le industrie meccaniche della destra
permettono l'avanzata degli unionisti verso sud, prima in Pennsylvania,
poi in Mississippi dove prendono Atlanta e infine nelle piantagioni del sud
che costringono il generale Edward Lee a firmare la resa … L'integrità
degli Stati Uniti è assicurata anche se è costata una violentissima guerra
civile nata per preservare identità e pratiche socioeconomiche differenti.
La frattura non sia sanata dall'esito della guerra è testimoniata
dall'uccisione del presidente Lincoln che diventa così un martire della
lotta contro la schiavitù, a cui segue Andrwe Johnson una razzista
convinto che autorizza i governatori degli Stati del sud a emanare i
cosiddetti Black Codes. A questo il partito repubblicano reagisce
imponendo l'approvazione del 13º emendamento della costituzione col
quale viene abolita la schiavitù, del 14º emendamento che attribuisce la
piena cittadinanza anche ai neri e del 15º emendamento che attribuisce a
loro anche diritto di voto. Con queste leggi si avvia il primo esperimento
di democrazia multirazziale della storia contemporanea in quanto ora è
possibile per i neri acquisire posizioni di responsabilità anche in politica.
Nel 1866 venne fondato il Ku Klux Klan e l'elite politica bianca sente il
bisogno di ricomporre la grave frattura che si è aperta con la guerra di
secessione → si crea una politica di ricomposizione dell'identità bianca di
cui fanno le spese tutti i neri del Nord e del sud, poiché vengono
approvate leggi che limitano la libertà politica e civile dei neri ( non
possono votare a meno che non possono pagare una tassa e siano
acculturati, non possono esserci matrimoni interrazziali, non possono
utilizzare gli stessi mezzi alle stesse scuole ) e che li porta a una netta
marginalizzazione. Per mantenere i neri al loro posto fu importata la
pratica del linciaggio e dagli anni 70 iniziarono i peggiori anni della loro
vita del liberi anche se da questo momento nacquero nuovi movimenti di
protesta per il nazionalismo nero. Durante l'epopea napoleonica la Russia
dello zar Alessandro I prosegue la sua politica di espansione territoriale
fino in Finlandia e in Persia, nonché in Polonia dopo il congresso di
Vienna; a lui succede il figlio Nicola primo che arriva a controllare l'intera
area caucasica e tutta la zona a est del Mar Caspio e a cui si accompagna
una significativa crescita demografica essenzialmente concentrata nelle
aree rurali della Russia europea. La produzione di grano è il vero cuore
economico della società russa ma non si sviluppano nuove tecnologie,
bensì vengono messe a cultura sempre più terre e vengono repressi
sempre più contadini, dei veri e propri servi della gleba. Dal punto di vista
politico la Russia si presenta come la più pura delle autocrazie
amministrative con il suo zar coadiuvato dal comitato dei ministri ed dal
Consiglio di Stato; le risorse vengono continuamente raccolte attraverso
un invadente drenaggio fiscale rivolto sia i ricchi e poveri cosa che porta
nel 1825 alla prima rivolta decabrista, quando un gruppo di ufficiali
dell'esercito cercano di costringere il successore a concedere una
costituzione, ma non ricevendo alcun appoggio Nicola I seda facilmente la
rivolta. Numerosissime sono poi le rivolte contadine contro i proprietari e
gli esattori fiscali ma che non riescono a trovare unione tra di loro, senza
contare la perdita della Moldavia e della Valacchia dopo la guerra di
Crimea … Proprio questa sconfitta bellica porta Alessandro II a tentare di
realizzare un ambizioso piano di riforme, e nel 1861 abolisce la servitù
della gleba. Tuttavia gli ex servi devono riscattare una parte delle terre
che lavoravano in precedenza attraverso forme di pagamento rateale che
li spinge a degradanti forme di indebitamento delle quali non riescono più
a sollevarsi. Inoltre Alessandro preserva l'istituto dell'obscina e il mir,
l'assemblea dei capifamiglia che decide le attribuzioni dei poteri alle
famiglie degli ex schiavi e le tecniche di coltura, scoraggiando
l'introduzione di innovazioni tecniche. Alessandro introduce poi la
coscrizione obbligatoria e nel 1864 istituisce gli zemstvo, dei consigli
provinciali a cui sono affidati compiti di autogoverno locale, infine riforma
del sistema giudiziario con l'affermazione del principio di uguaglianza
davanti alla legge e la attenuazione della censura sulla stampa. Tutte le
decisioni essenziali continuano però a rimanere appannaggio
dell'imperatore, il quale reprime un'insurrezione nazionalista scoppiata in
Polonia nel 63 e ordina una politica di russificazione forzata della Polonia.
Il fronte ai piccoli sforzi modernizzatori, alcuni sostengono una visione
panslavista ovvero attribuiscono alla Russia il ruolo di guida di tutti i
popoli slavi d'Europa, mentre altri ( il movimento più significativo è quello
dei populisti formato da intellettuali che vedono nelle campagne la culla
dello spirito russo) sono totalmente critici nei confronti dello zar e del
governo centrale; infine nell'associazione Zemlja i volja si comincia a
coltivare l'idea di uccidere lo zar, e dopo 4 tentativi nel 1881 finalmente
riescono a uccidere Alessandro II ma non ottengono il consenso dei
contadini in quanto lo considerano “il liberatore”.

CAPITOLO XVII
GLOBALIZZAZIONE E DOMINIO COLONIALE
Grazie agli straordinari progressi tecnici l'integrazione economica
mondiale fa passi da gigante anche grazie all'attività di esploratori europei
che intraprendono missioni conoscitive in Asia, in Africa e in Oceania
offrendo informazioni preziose. Migliorano poi le tecnologie e le soluzioni
applicative per la produzione di armi, creando un divario che si traduce in
una notevole superiorità bellica e che permette alle maggiori potenze
occidentali di dettare legge ovunque nel mondo. I modi di dominio
coloniale sono tre:
• dominio economico commerciale in diretto
• dominio coloniale diretto con l'instaurazione di forme di governo
caratterizzate dall'assoggettamento della popolazione autoctona o dalla
formazione di colonie bianche
• azione militare diplomatica per l'esercizio di un'egemonia economica e
politica A questi interventi le elite locali tentano un processo di
modernizzazione delle strutture istituzionali, amministrative ed
economiche oppure incoraggiano forme di irrigidimento dei tratti
identitari con la annessa resistenza armata. In entrambi i casi si cerca di
dialogare con le confessioni religiose dominanti nel paese per cercare
orizzonti etici che mobilitino la resistenza agli estranei occidentali, si
vengono così a creare delle unità dualistiche, nelle quali i capi politici e
capi religiosi cercano di far coincidere i rispettivi valori ed interessi. Per
quanto riguarda l'impero ottomano, all'inizio del secolo i suoi confini sono
arretrati continuamente con la perdita della Transilvania, dell'Ungheria,
della Dalmazia, della Crimea, di parte della Bessarabia, della Serbia, della
Moldavia, della Valacchia e dell'Algeria. Il principale motivo di debolezza
consiste nel fatto che i sultani hanno perso progressivamente controllo
delle amministrazioni periferiche, infatti il pascià e gli altri notabili locali
hanno iniziato a comportarsi come signori autonomi accaparrandosi la
maggior parte delle imposte. In più il corpo militare dei giannizzeri è
diventato da tempo una sorta di casta a sé stante, rendendo difficile per i
sultani la gestione dell'esercito. Alla fine del 18º secolo il sultano Selim III
cerca di farsi guidare da collaboratori europei e di aprirsi all'idea che
vengono dall'Europa, provocando le proteste degli ulema che si servono a
custodi della tradizione ortodossa musulmana. Il sultano cerca di
organizzare nuovi reparti dell'esercito sotto il suo controllo ma nel 1807 il
giannizzeri si ribellano e costringono il sultano ad abdicare. Il suo
successore Mahmud II da via di nuovo al lavoro di riforma e di
riorganizzazione dell'esercito e delle organizzazioni statali: il Gran Visir
diventa simile a un primo ministro cui fanno capo diversi dipartimenti che
trattano gli affari interni, giudiziali, delle finanze, degli esteri, dei lavori
pubblici e del commercio, riuniti nel Consiglio dei Ministri del sultano.
Viene creato poi nel 1000 81381 consiglio della sublime Porta che ha il
compito di preparare le proposte di legge discusse poi dal consiglio dei
ministri. Attiva poi una serie di censimenti per redistribuire le imposte in
base al valore delle terre possedute tramite dei funzionari indipendenti
dal governo centrale. Vengono istituite le scuole secondarie laiche
provocando sempre l'insoddisfazione degli ulema; ma la riforma più
grande è quella della costituzione di nuovi reparti militari di elite, e
l'attacco dei giannizzeri viene prontamente sedato dal sultano che
bombarda le loro caserme e scioglie in seguito il loro corpo d'armi. Ai
governatori locali viene sottratto il controllo dei reparti dell'esercito di
stanza nelle province e questo si traduce in un'organizzazione statale più
centralizzata. L'azione del sultano è ostacolata dagli ortodossi e dai
notabili locali ma anche dalle potenze europee che puntano alla
disgregazione dell'impero sfruttando i movimenti nazionalisti di quegli
anni. Un tentativo di secessione viene tentato dall'Egitto che dopo il 1805
è tornato sotto il dominio ottomano che ha nominato governatore
d'Egitto Mehmet Alì, il quale si interessa agli avvenimenti della penisola
arabica. Qui si era diffuso il messaggio di riforma della religione islamica
di Muhammad Ibn Abd al – Wahhab che vuole restituire all'Islam la
purezza originaria e Mehmet Alì impiega sette anni per sedare
l'insurrezione e dedicarsi poi a un vasto programma di riforme
modernizzanti: introduce la coscrizione obbligatoria per eliminare il
fenomeno dei mercenari. Il comando del nuovo esercito e gli armamenti
sono affidati agli europei, favorisce poi i viaggi di studio in Europa, la
nascita di una stampa nazionale e il riordinamento del sistema fiscale
( trattiene molte imposte per riorganizzare l'esercito ). Da infine inizio a
un tentativo di conquista della Palestina e della Siria entrando in conflitto
con l'impero Ottomano che si conclude con il riconoscimento di Mehmet
di kedhivè, ovvero governatore ereditario dell'Egitto fino al Sudan, e della
sostanziale autonomia del paese. Nel 1839 il sultano Abdul Mecid I attiva
la carta imperiale di Gulkhane, dove sono tracciate le linee di una piena
occidentalizzazione dello stato e delle società ottomani e apre così la fase
chiamata della Tanzimat – riforme – nella quale si impegna anche il suo
successore Abdul Haziz. Il programma è molto ambizioso perché prevede
l'abolizione di ogni privilegio particolare riconosciuto alle varie comunità
etniche e prevede leggi che dovrebbero essere accettate sia dai
musulmani che dagli sciiti che dai sunniti, senza contare le altre
minoranze religiose. Viene così introdotto un nuovo codice penale, un
nuovo codice di commercio, agrario e di commercio marittimo, nonché
quello civile basato su quello napoleonico e sul rispetto delle norme
religiose islamiche nel 1877. Vengono istituiti nuovi tribunali come quelli
detti nizami che trattano contenziosi non direttamente riguardanti
questioni religiose e i cui magistrati sono sia dei laici nominati dal
governo, sia dei religiosi islamici. A tutto ciò fa eccezione il diritto di
famiglia che resta di competenza dei tribunali religiosi musulmani o dei
tribunali religiosi legati alle varie millet per le altre minoranze. Le famiglie
ottomane sono patriarcali, l'uomo deve trattare la moglie con giustizia ma
non è costretto ad amarla, le donne devono usare il velo nelle zone
pubbliche, è permessa la poligamia e il concubinato che sono diffusi tra le
elitè ( 10% della popolazione è formata da serve e concubine ), viene
ammesso il commercio delle schiave e anche se il mercato di Istambul
viene chiuso nel 54, questa vendita continua a prosperare data la
persistente presenza degli harem ( organizzazione della vita familiare
fortemente istituzionalizzata fin dal XV secolo quando i sultani
procreavano solo con le concubine per non dover intessere relazioni di
alleanze matrimoniali e per proteggere la successione patrilineare). Le
riforme relative al diritto di famiglia si basano sull'integrazione della
Sharia nella giurisprudenza civile, perciò le trasformazioni non sono molto
progressiste; anche il sistema educativo viene riformato con lentezza a
causa della dominazione religiosa: nel 68 viene istituito il liceo imperiale
di Galatasaray in cui viene insegnato il francese, essenziale per le relazioni
diplomatiche, e vengono ammessi islamici e non. L'operazione di creare
delle università fallisce ma nascono comunque delle scuole superiori
specializzate che affiancano quelle delle missioni protestanti e cattoliche.
Prosegue anche la riforma dell'esercito che appare urgente viste le
numerose sconfitte e che segue il modello francese dell'esercito di
qualità; queste riforme pongono le fondamenta di un moderno stato laico
ma nelle periferie dell'impero continuano le spinte centrifughe,
soprattutto:
• nei Balcani, dove continua il disgregamento dell'impero per quanto
riguarda la Valacchia e la Moldavia che ottengono l'autonomia e
nominano Alessandro Cuza principe unico; nel 61 l'impero ottomano
riconosce un unico principato di Romania e una sola assemblea con sede
a Bucarest fino al 1866 quando la Prussia insedia il principe tedesco Karl
Hohenzollern; infine nel 1858 viene riconosciuta l'autonomia del
principato del Montenegro
• a Creta che tenta di unirsi allo stato indipendente greco, viene repressa
un'insurrezione nel 1866 ma nel 1868 l'impero ottomano gli riconosce più
ampia autonomia.
• in Libano che è stato animato dall'arrivo di Mehmet Alì, il quale ha
avuto l'appoggio della comunità cristiano – maronita mentre la comunità
drusa è rimasta fedele al sultano; gli scontri tra loro continuano fino allo
sbarco dei francesi che appoggiano la prima comunità, sedano il conflitto
e proclamano l'autonomia del paese sotto il protettorato francese Le
potenze europee continuano a considerare l'impero ottomano come una
entità di cui appropriarsi poco a poco; l'impero austro ungarico e la Russia
si contendono i Balcani mentre il Regno Unito e la Francia tentano di
trovare i luoghi più convenienti per aumentare il dominio sul
mediterraneo. Importantissima è anche la presenza di operatori
economici nel paese che cercano di sfruttarne le notevoli ricchezze
approfittando delle nuove riforme liberiste approvate e i nuovi trattati
doganali con le potenze europee. L'impero importa manufatti industriali e
esporta prodotti agricoli come tabacco, seta, fichi, cotono, papaveri …
anche i prodotti minerari hanno il loro rilievo come carbone, ferro e
argento i cui giacimenti vengono dati in concessione agli europei. Questo
nuovo slancio economico rende necessaria la creazione della banca
imperiale ottomana con capitale franco inglese che svolge il ruolo di
banca centrale e di una nuova rete ferroviaria, stradale e portuale
anch'essi manipolati da due società britanniche e una a capitale franco
austro belga. La globalizzazione e il dominio europeo insomma si
intrecciano e si rafforzano reciprocamente.

CAPITOLO XVIII.
POPOLAZIONE EPRODUZIONE
1) Sebbene nel Seicento si iniziò a censire le persone, è solo a metà
dell'Ottocento che i registi permisero di ricostruire alcuni quadri
complessivi attendibili. La popolazione europea era in crescita costante
fino al primo decennio del Novecento. Tra fine '800 e gli inizi del '900
generalmente si muore di meno e si vive più a lungo. I miglioramenti
nell'alimentazione e nell'igiene personale favorirono questa evoluzione
ma soprattutto sono i grandi lavori che vengono realizzati nelle città.
Questi lavori prevedono essenzialmente cinque tipi d'intervento: la
creazione e la cura di grandi parchi interni alla città; il risanamento dei
quartieri più poveri; la costruzione di un sistema di fogne; la costruzione
di un sistema idrico che sia capace di portare l'acqua in casa fino al
secondo o terzo piano; la depurazione delle acque potabili. Grazie a
questa diffusione della cultura positivistica, le conoscenze mediche si
sviluppano in quattro rilevanti direzioni: si costruiscono nuovi ospedali;
con i microscopi si identificano i microorganismi responsabili di alcune
gravi malattie infettive degli animali e degli uomini; si inizia a sterilizzare
gli strumenti chirurgici e le ferite e ci sono a disposizione nuovi farmaci
più efficaci. Mentre nell'Ottocento le società euro-americane erano
dominate economicamente e demograficamente dalle campagne,
all'inizio del Novecento hanno caratteri sempre più urbanizzati e
industrializzati. Si parla quindi di Seconda Rivoluzione Industriale grazie
alle innovazioni produttive e industriali tra metà '800 e inizio '900.
Tuttavia questa fase ha anche dei caratteri propri che la differenziano
significativamente dalla Prima rivoluzione industriale: è essenziale il
contributo di inventori o scienziati di professione; gli inventori non sono
solo inglesi ma anche francesi, svedesi, italiani e statunitensi; si
producono acciaio, materie chimiche ed energia elettrica; gli impianti e i
macchinari sono più grandi e si trasformano le modalità di finanziamento,
management e di organizzazione delle linee produttive. La Seconda
rivoluzione industriale è caratterizzata quindi dalla produzione
dell'acciaio, metallo robusto e duro ma facilmente lavorabile; della sintesi
dei prodotti organici; da catrame, vernici, farmaci, dinamite, gomma.
Tuttavia dopo un lungo periodo di prosperità, nel mercato si presenta
un'eccessiva offerta di beni materiali (macchine) e le persone non sono in
grado di acquistarli. Si crea così un periodo di grande depressione che
induce la diminuzione dei prezzi. Le grandi aziende comprano quelle più
piccole per bloccare la concorrenza e non si ha più un sistema di libera
concorrenza delle merci. Infine dagli anni '70 agli anni '90 dell'Ottocento
in Europa si parla di Crisi Agraria: negli Stati Uniti e in Russia si producono
cereali a basso costo grazie alle innovazioni nel campo del trasporto (più
veloce) e delle innovazioni tecniche. I cereali quindi costano meno e
l'Europa, che purtroppo è ancora un continente arretrato in cui la
manodopera costa ancora molto, ne risente non riuscendo a vendere i
propri prodotti. Si adottano così delle tariffe doganali protettive (cioè tali
da alzare le tariffe dei prodotti importati dall'estero), si contraggono le
aree coltivate destinandole ad altri usi, come l'allevamento di bestiame, e
si introduce la rotazione delle culture e di fertilizzanti. A causa di queste
innovazioni però gli affittuari hanno meno bisogno di braccianti e
manovali. Pertanto, la popolazione inizia a spostarsi nuovamente verso
l'America del Nord o del Sud.
2) Intorno alla metà del'800 si sviluppa la corrente artistica del realismo
che con lo slogan “ bisogna essere del nostro tempo” abbandona i temi
mitologici e storici per rivolgersi a temi e soggetti attuali soprattutto
quello del lavoro. La realtà è osservato con sguardo partecipe dai pittori
che colgono sfumature della realtà difficili da trovare altrove. Come nuovi
strumenti di indagine troviamo anche le indagini statistiche svolte dagli
stati ottocenteschi per regioni economiche, fiscali o puramente
conoscitive grazie alle nuove burocrazie e ai censimenti; questi
testimoniano una crescita costante della popolazione fino al primo
decennio del 900 data sempre dalla diminuzione della mortalità a
differenza della Francia in cui diminuisce la natalità e aumenta la
mortalità … negli anni 80 la natalità decresce anche in altri stati europei
ma non compromette comunque la crescita della popolazione; la durata
media della vita arriva a 50 anni nei primi del 900 grazie ai miglioramenti
dell'igiene, dell'alimentazione e delle strutture cittadine. Dopo l'ultima
epidemia di colera a Londra nel 1832, la città è la prima ad attuare misure
di risanamento e di abbellimento che vengono poi replicate dalle altre
città europee:
• creazione di grandi parchi interni alle città
• risanamento dei quartieri più poveri
• costruzione di un moderno sistema di fogne per evitare i liquami nelle
strade
• depurazione delle acque potabili Aumentano anche le conoscenze
mediche stimolate dalla diffusione della cultura positivista e delle
istruzioni superiori ed universitarie:
• si costruiscono nuovi ospedali riscaldati d'inverno e areati d'estate
• progresso nella creazione dei microscopi per identificare i
microrganismi responsabili di alcune gravi malattie degli animali e degli
uomini come la tubercolosi
• utilizzo della sterilizzazione e la disinfezione degli strumenti chirurgici e
delle ferite
• miglioramenti tecnici delle industrie chimiche permettono la creazione
di farmaci specifici e sostanze utilizzate durante gli interventi Dove la
crescita della popolazione non permette a tutti di trovare lavoro iniziano i
flussi migratori che possono essere a media o lunga percorrenza; il primo
riguarda i trasferimenti dalle campagne alle città rendendo più marcato il
processo dell'urbanizzazione mentre il secondo è diretto verso terre
lontane e riguarda 50 milioni di persone soprattutto negli anni 40 e 80
dell'800 durante gravi crisi agricole. Queste persone vanno ad aumentare
la popolazione in America, in Oceania mentre gli incrementi demografici
che si registrano in Europa, Asia e in Africa sono essenzialmente tutti
endogeni. Tra gli anni 70 e il primo 15ennio del 900 si realizza la seconda
rivoluzione industriale anche grazie alla crescita demografica nelle città
che porta all'impiego nel settore industriale e al progressivo passaggio
delle aree urbane a quelle industrializzate. L'eccezione ovviamente è
rappresentata dalla Russia, dall'Asia e dall'Africa che possiedono città
molto più grandi di quelle europee ma restano società soprattutto rurali.
Questa rivoluzione tanto simile alla prima ha però dei caratteri propri:
• le invenzioni non provengono da dilettanti o imprenditori ma da
inventori e scienziati di professione che compiono studi specifici rivolti
alle produzioni industriali
• gli inventori e coloro che applicano le invenzioni non sono solo inglesi
ma anche svedesi, italiani, tedeschi, francesi e statunitensi a
dimostrazione che la Gran Bretagna non è più al centro dei sistemi
produttivi
• le innovazioni riguardano essenzialmente settori produttivi nuovi che
non hanno avuto alcun ruolo durante la prima rivoluzione: acciaio
( robusto ma facilmente lavorabile anche se in modo costoso almeno fino
a quando non viene ideato il convertitore Bessemer e del forno Martin
Siemens ), materie chimiche ( soda, catrame, coloranti, vernici, fibre
artificiali, farmaci ed elementi utili per la fotografia e i fertilizzanti ) e
energia elettrica ( ottenuta dal vapore o dal movimento dell'acqua ) con le
relative nuove invenzioni ed applicazioni
• i nuovi settori produttivi richiedono impianti e macchinari grandi e
molto costosi e ciò impone una serie di importanti e durature
trasformazioni nelle modalità di finanziamento, di management e di
organizzazione delle linee produttive
• lo svedese Alfred Nobel brevetta nel 1866 la dinamite, Charled
Goodyear nel 1839 inventa la gomma che permette l'ideazione del primo
pneumatico
• nel settore alimentare si introduce la tecnica dell'inscatolamento in
barattoli di metallo sterilizzato e si inventano le celle frigorifere che
permettono il trasporto transoceanico di alimenti deperibili
• negli anni 60 e 70 vengono costruiti e perfezionati i primi motori a
scoppio che poi vengono montati su veicoli a tre ruote ( prime
automobili ) ed infine a quattro ruote alimentate a benzina ( Karl Benz );
infine Rudolf Diesel inventa il motore alimentato a nafta. Nascono quindi
le prime industrie di automobili ( Benz in Germania, Peugeot in Francia,
Fiat in Italia e Ford a Detroit ) … l'aumento delle autovetture da impulso
all'estrazione del petrolio soprattutto nel nord America dove ha sede la
Standard Oil guidata da John Rockfeller
• con il motore a scoppio si costruiscono i primi veivoli che però sono
ancora a livello sperimentale, nel 1909 Louis Bleriot attraversa il canale
della Manica
• negli anni 80 si è in grado di costruire centrali elettriche e idroelettriche
che possono produrre energia sufficiente per le città e le aziende agricole
• nel 1879 Thomas Edison inventa la lampadina a filamento
incandescente che permette l'illuminazione pubblica e si inizia a
commercializzare anche il telegrafo, il grammofono sempre di Edison e il
cinematografo dei fratelli Lumiere
• oltre alla bicicletta, l'automobile e le armi, vengono ideati attrezzi come
la macchina da cucire ( sia per le aziende che per i privati che possono
acquistarlo a rate e seguire corsi per imparare ad usarlo ) e la macchina
da scrivere Per rendere sempre più efficienti le fabbriche ed evitare le
inefficienze alcuni imprenditori ideano sistemi per razionalizzare quanto
più possibile la produzione; Frederick Taylor propone quello che lui stesso
chiama Scientific management del lavoro in fabbrica, ovvero una sorta di
tabella oraria di integrazione ottimale tra le varie fasi di lavorazione che
viene applicata soprattutto negli Stati Uniti tramite la catena di montaggio
→ sistema efficiente ma alienante. Quasi nessun imprenditore ha i
capitali necessari per impiantare una qualsiasi industria e perciò ricorrono
alle azioni vendute nelle borse azionarie, così facendo milioni di piccoli
risparmiatori possono convogliare i loro capitali verso la promettente
impresa industriale. L'impresa così non è più di proprietà familiare ma
diventa una società per azioni di cui il fondatore mantiene una quota
maggiore, vi contribuiscono poi anche le banche e nascono le prime
banche miste. Dopo un lungo periodo di prosperità, dal 1873 al 1896 i
prezzi dei prodotti industriali diminuiscono secondo i contemporanei in
quanto la produzione supera la domanda → grande depressione, ma gli
storici ridimensionano l'evento e dicono che la diminuzione dei prezzi è
data dalle innovazioni che fanno risparmiare sui costi di produzione. Gli
imprenditori per contrastare la depressione chiedono l'immissione di dazi
protettivi che aumentino il prezzo delle merci straniere e comincia
un'opera di concentrazione , ovvero le aziende più grandi inglobano le più
piccole diminuendo i livello di concorrenza. Le aziende rimaste cercano
accordi tra di loro per quanto riguarda i prezzi dei prodotti o la spartizione
geografica e merceologica del mercato → cartelli e trust industriali non
permettono più la libera concorrenza e un libero mercato. Il
miglioramento dei sistemi di comunicazione riguarda anche i trasporti
marini, vengono costruiti i moderni piroscafi ad elica come il famoso
Titanic e altre navi mercantili a vapore cariche di carne e di grano …
quando arrivano sui mercati europei i cereali importati dalla Russia e degli
USA hanno prezzi molto più bassi per tre motivi:
1. negli USA vengono usate le mietitrici meccaniche che abbassano i costi
del grano
2. l'impiego dei piroscafi a vapore fa diminuire i costi di trasporto e di
assicurazione
3. lo stesso incremento delle importazioni fa aumentare l'offerta sui
mercati europei e quindi un'ulteriore diminuzione globale dei prezzi.
Questo calo dei prezzi dei prodotti extra europei mette in difficoltà i
proprietari terrieri e gli affittuari del vecchio continente che vedono
crollare i loro profitti provocando una vera e propria crisi agraria alla
quale si risponde:
1. con la richiesta dell'introduzione di dazi protettivi per riequilibrare i
prezzi, e si adottano a raffica tariffe doganali protettive che rovesciano le
consuete linee liberiste di politica economica
2. la contrazione delle aree coltivate che vengono destinate ad altri usi
come l'allevamento del bestiame → quando il prezzo del grano scende il
denaro risparmiato sul pane viene impiegato per l'acquisto di carne,
formaggio, burro o beni industriali … il prezzo di questi prodotti rimane
quindi elevato e gli agricoltori si vedono costretti a modificare le colture
per aumentare i profitti
3. la adozione di più efficienti rotazioni di colture e di nuovi macchinari
agricoli e di fertilizzanti che aumentino la produttività delle culture →
guano cileno e prodotti chimici.

CAPITOLO XIX
STUDIARE, LAVORARE, COMPRARE, AMARE
Gli anni dal 1870 al 1914 sono caratterizzati come abbiamo visto da
miglioramenti della vita ma per certi aspetti anche da peggioramenti:
• nelle campagne dell'Europa occidentale e orientale, per vari motivi, la
popolazione rurale ha dovuto abbandonare le proprie terre ed emigrare
per trovare fortuna in quanto l'offerta di manodopera è maggiore della
domanda e molti contadini non riescono a riscattare il proprio terreno
dopo l'abolizione della servitù della gleba
• per quanto riguarda l'industria manca invece la differenziazione interna
tra gli operai, le cui mansioni si dividono in mansioni più o meno
specializzate e quindi meglio retribuite; per assicurare una adeguata
preparazione ai futuri operai dunque i governi potenziano i sistemi di
istruzione pubblica prevedendo l'obbligatorietà della frequenza ai primi
anni di scuola elementare → il Regno d'Italia in questo è messo molto
peggio rispetto agli altri paesi → l'alfabetizzazione dunque è relativa al
paese e al genere in quanto le donne sono molto meno interessate da
queste riforme → aumentano negli anni gli anni di scuola obbligatoria e
quindi anche l'età per essere assunti nelle fabbriche o nelle aziende
contadine e artigianali Inizialmente questo nuovo programma provoca le
resistenze della popolazione più ricca e conservatrice che non ritiene
fondamentale l'istruzione per coloro che devono svolgere impieghi
semplici e delle varie Chiese che vogliono difendere le scuole private da
loro gestite; tuttavia devono riconoscere che l'istruzione porta con se
anche insegnamenti morali e di disciplinamento che sono utili per la vita
sociale e rende i lavoratori più efficienti e in grado di imparare le nuove
mansioni. Anche il livello di istruzione superiore viene riformato
prevedendo un po ovunque una duplicità di curricula: nel Regno Unito e
negli Stati Uniti ci sono scuole private d'elitè, con struttura a college e
prevalentemente di stampo umanistico, alternate a scuole meno
prestigiose con una più ampia gamma di materie; nell'Europa
continentale invece ci sono scuole selettive che portano poi all'università
e scuole specializzanti che prevedono il lavoro alla fine del percorso che
siano operai, venditori, responsabili della contabilità, di tecnici o di
coordinatori. Il migliore risultato si ottiene negli USA che registrano infatti
una rilevante mobilità ascendente e grazie ai curricula educativi offerti
dalle scuole tecniche prendono forma i ceti medi, meglio pagati e
orgogliosi del loro ruolo sociale designato dall'espressione colletti bianchi,
diversi dai colletti blu degli operai che ricevono compensi molto minori.
Infine, per le donne si aprono delle possibilità di lavoro quali infermiere,
maestre, operatrici telegrafiche, impiegate delle poste, venditrici o
cassiere nelle banche. L'università rimane appannaggio dei ricchi o di
coloro che possiedono umili origini ma particolari capacità intellettive ma
adesso anche queste devono rispondere alle nuove domande che
arrivano dal mercato del lavoro, insegnanti, ingegneri, medici, chimici,
avvocati e notai per le nuove difficoltà burocratiche delle aziende. Si
trovano diversi modelli:
• negli USA vige il sistema a doppio livello, uno più prestigioso come
Harvard e Yale gestite da imprenditori locali in cui occorre pagare delle
costose tasse di iscrizione e altre meno costose a cui si può accedere a
costi piuttosto bassi
• In Gran Bretagna Oxford e Cmbridge si differenziano dalle altre
università mantenendo una forte autonomia come in passato quando
erano gestite e frequentate sono da anglicani; solo dal 1889 iniziano ad
essere finanziate regolarmente con i fondi pubblici
• nel continente europeo domina invece il modello tedesco, che prevede
università finanziate dallo stato e che dipendono da ordinamenti statali
che però prevedono una ampia libertà di insegnamento limitando però le
istituzioni private o confessionali.
Questi sistemi creano fenomeni vistosi di disoccupazione intellettuale ma
anche un alto numero di studenti che trovano impieghi specifici e che
creano la borghesia delle professioni, una classe anch'essa consapevole
della propria superiorità. Dagli anni 80 quasi tutti i sistemi universitari si
aprono alle studentesse sebbene con notevoli resistenze ed eccezioni
come Oxford e Cambridge che accettano le donne solo come uditrici. I
gruppi protestanti degli USA e della Gran Bretagna introducono l'opinione
pubblica alla presenza delle donne in alcune pratiche religiose e nelle
scuole specializzanti che fanno innalzare infatti il numero delle iscritte alle
università. La vita delle universitarie è comunque molto dura e solo
pochissime riescono nel percorso e a crearsi così una professione, infatti
le avvocatesse non sono ammesse ad esercitare la professione per
esempio, mentre relativamente più aperta è la professione medica, ma
un esempio su tutti è quello di Marie Curie che funge da modello per
molte donne con i suoi due premi Nobel per la fisica e la chimica e che
spiega quanto siano cambiati i tempi e le necessità per il pubblico
femminile. Nessuna però svolge il ruolo di imprenditrice o di banchiera
( molte sono le difficoltà dei proprietari terrieri invece per le numerose
crisi agrarie ) ma questo ruolo, soprattutto negli USA, resta aperto non
solo ai laureati ma anche agli artigiani o commercianti che abbiano
rilevanti capacità organizzative per sopravvivere in quella “lotta per la
sopravvivenza” del mercato → alimenta il mito della terra delle
opportunità ma non delle egualità per quanto riguarda molti emigranti e i
neri. Mentre i prezzi rimangono costanti, i salari sia agricoli che industriali
subiscono un innalzamento che permette a un maggior numero di
famiglie di accedere a beni voluttuari e durevoli come le automobili o le
biciclette. Questo nuovo mercato di consumatori inizia a diventare un
mercato di massa in quanto i moderno compratori sono più appartenenti
alla classe media rispetto a quella alta → gli imprenditori più svegli lo
capiscono e creano i grandi magazzini che riducono i prezzi ed aumentano
i clienti, in quanto vendere di più a prezzi minori crea un margine
maggiore di profitto. Un altra regola è quella del prezzo fisso, i commessi
non possono più trattare bensì si devono limitare a vendere e i clienti
devono diventare degli spettatori di un evento a cui non sono obbligati a
comprare, per questo diventano importanti le vetrine e le pubblicità dei
giornali o quelle affisse ai muri → tentano il cliente, lo fanno sognare e li
convincono che tramite l'acquisto potranno essere parte di una
determinata classe sociale e di uno specifico stile di vita. Le donne
diventano le maggiori acquirenti in quanto hanno più tempo a
disposizione, aumentano gli abiti e i prodotti di cosmesi incuriosendole
all'esperienza dello shopping che è anche una evasione dalla prigione
domestica, un momento di indipendenza che non vede la necessità della
figura del marito. Accanto al mercato di massa nasce anche il
divertimento di massa: quotidiani pieni di immagini e disegni, riviste di
gossip e cronaca come il Daily Mail, cinema e teatro che è attraversato
dalla passione globale ( in tutto il mondo viene rappresentata la stessa
opera lirica ) per il melodramma o altre mode ( Wagner per i più raffinati,
Puccini delizia tutti i gusti ), il cinema e lo spettacolo sportivo. I riformatori
sociali insistettero a lungo sull'importanza dell'attività ginnica come
mezzo ottimale per temprare i corpi e i caratteri verso la lealtà e il rispetto
e per questo la ginnastica entra nelle scuole, ma lo sport diventa appunto
anche spettacolo e perciò gli imprenditori costruiscono stadi e migliorano
i mezzi di spostamento come il tram. Molti sport diventano
professionalizzanti e chi li pratica riceve un compenso, inoltre nasce la
stampa sportiva specializzata, nascono circuiti di scommesse e ditte
private iniziano ad appoggiare delle squadre per farsi pubblicità. Il fascino
del calcio è dovuto al fatto che è testimonianza della possibilità della
ascesa sociale, tutti hanno la possibilità di diventare una star grazie alle
proprie capacità, è uno scontro tribale – civilizzato e rappresenta la
volontà di vincere → non importa giocare bene o male,l'importante è
vincere ed è lo stesso spirito che anima gli imprenditori che devono
vendere. Infine spicca il carattere simbolicamente bellico di uno
spettacolo quasi esclusivamente maschile. Si estendono anche i Luna
Park, le fiere , le sale da ballo e i ristoranti dove giovani e famiglie
possono divertirsi insieme … i giovani più liberi e meno controllati sono
quelli delle classi medie che possono incontrarsi in questi luoghi dando
inizio all'ideologia dell'amore romantico → gli incontri possono andare
male ( gravidanze prematrimoniali ) ma anche bene giungendo al
matrimonio, ma per le elite borghesi tali comportamenti disinvolti non
sono affatto nella norma che tuttavia non perseguono quasi più la linea
dei matrimoni combinati. I matrimoni devono però avvenire nella stessa
classe sociale e se i figli vogliono valicare questa barriera si innescano
profonde spaccature, tuttavia i posti frequentati sono diversi e quindi gli
incontri più difficili. La natalità diminuisce per numerosi fattori, nelle
campagne le crisi agrarie portano alla decisione di avere meno figli per
mantenere accettabile il livello di vita ma anche negli altri contesti si
vuole sempre più pianificare il numero delle nascita; fino all'età moderna
si facevano molti figli nella speranza che almeno alcuni sopravvivessero,
mentre ora il tasso di mortalità è inferiore, inoltre ora la cultura impone il
modello del buon genitore che si occupa del figlio, della sua salute e del
suo futuro, cose estremamente dispendiose. Iniziano perciò a diffondersi
migliori tecniche anti concezionali come i profilattici, che diminuiscono le
nascite e fanno vivere una nuova concezione del sesso in quanto
l'erotismo si distacca dalla gravidanza e dal concepimento. Questa nuova
visione non è accettata dalle Chiese e dagli intellettuali e politici che
vedono il calo della natalità come una diminuzione della forza lavoro;
anche alcuni medici come Richard von Krafft Ebing si rivelano contrari e
scrivono che le donne essendo passive di natura come dimostra il fatto
che vanno corteggiate dall'uomo, siano dei puri oggetti del desiderio
maschile e quindi questa rivoluzione erotica è innaturale, meritevole di
cure psichiatriche e che può spingerle a comportamenti estremi come la
prostituzione → continua la tradizionale doppia morale sessuale. Inoltre
la sessualità femminile mette in atto la possibilità che una determinata
razza possa sparire e con essa la società che subisce la progressiva
degenerazione; la retorica dell'epoca recita: “ si ha bisogno di buone
madri che mettano al mondo buoni cittadini e buoni soldati, capaci di
combattere coraggiosamente le battaglie del futuro.
CAPITOLO XX
IL “SOLE DELL'AVVENIRE”
La condizioni degli operai della fine del secolo è molto diversa di quella di
inizio ottocento, molti hanno potuto frequentare almeno le scuole
elementari e anche chi è analfabeta può ampliare i propri orizzonti
durante le pause di lavoro o nei pub, formando una propria idea della
propria collocazione sociale o delle proprie aspirazioni politiche. Nascono
nuovi pensieri e nuova speranze assecondati da sistemi filosofici spesso
antagonisti delle trasformazioni sociali provocate dall'industrializzazione;
ci sono proposte intellettuali molto radicali come quelle di Etienne Cabet,
il primo a usare la parola comunismo per descrivere la possibile società
futura che deve nascere dal superamento delle contraddizioni e dei
contrasti della società industriale, per dar vita a una dimensione sociale
nella quale beni e strumenti di produzione siano posseduti e gestiti in
modo comunitario. Proudhon dice invece che la proprietà è un furto e si
fa portavoce di iniziative anarchiche contrarie a ogni centro del potere,
così molti altri ma se le idee sono simili il quadro che ne deriva non è
convincente abbastanza da fondarci un'organica azione politica capace di
attrarre stabilmente gli operai. Ci riusciranno i due pensatori tedeschi
Marx ed Engels che per primi analizzano le modalità di funzionamento del
sistema capitalistico e delle forme di produzione introdotte dalla
rivoluzione industriale e dal macchinismo; fondano il socialismo
scientifico e presentano il loro manifesto del partito comunista nel 1848
in cui di fondono le opinioni raccolte precedentemente nelle opere “il
capitale” e “situazione della classe operaia in Inghilterra: il capitalismo
contiene in se limiti e contraddizioni che lo spingono verso una crisi
irrimediabile e quindi alla fine. Il rimodellamento della società in un
dualismo tra proletariato e borghesia porterà per loro alla lotta di classe e
alle crisi periodiche di sovrapproduzione, cosa che sembra dimostrata
erroneamente dalla “grande depressione”. Il compito del comunismo è
quindi quello di accelerare la lotta di classe per portare il prima possibile
alla fine del capitalismo e alla costruzione di una società nuova tramite
organizzazioni politiche critiche nei confronti del sistema economico
vigente. La conclusione del manifesto sottolinea uno degli aspetti più
innovativi rispetto al pensiero nazionalista vigente, in quanto recita
“proletari di tutti i paesi, unitevi!” e denota quindi la volontà di creare un
movimento internazionalista. Nel 1864 viene creata la prima grande
organizzazione del movimento operaio che ha il carattere di una
federazione internazionale delle organizzazioni operaie e socialiste:
l'associazione internazionale dei lavoratori nota come Prima
Internazionale. All'interno dell'associazione si scontrano due componenti
significative:
• una componente dirigista che segue la prospettiva marxista che
prevede una dittatura del proletariato transitoria dal crollo del
capitalismo all'instaurazione della nuova società
• una componente anarchica guidata da Michail Bakunin prevede la
presenza d propaganda per far scoppiare la rivolta ma questa si deve poi
sviluppare spontaneamente senza alcun partito guida che tracci la strada.
Gli anarchici quindi sono contrari alla costruzione di strutture partitiche
rigidamente organizzate perché ritengono che ogni struttura gerarchica
contenga elementi oppressione che limitano la libertà Durante il V
congresso dell'Associazione internazionale dei lavoratori tenutosi all'Aia
nel 1872 viene accettata la visione marxista che afferma la necessità per il
proletariato di agire solo costituendosi in un partito politico opposto a
quelli vecchi esistenti, e quindi il partito sarebbe l'unico modo per il
trionfo della rivoluzione sociale. Dopo il congresso i movimenti si dividono
e il secondo ha larga diffusione in aree prevalentemente rurali come la
Russia, l'Italia e la Spagna dove appunto la componente contadina è poco
attratta dalle lunghe riflessioni marxiste sulla società. Negli anni successivi
il movimento incoraggia sempre più attentati terroristici a persone e cose
simbolo della borghesia per scuotere le masse ed indurle alla ribellione,
ma lo scarso successo e l'eccessiva violenza fanno perdere molti consensi
al movimento. La scissione indebolisce molto l'Associazione che si scioglie
nel 1876 ma nel 1875 i capi politici del partito operaio tedesco fondano il
primo partito socialista dei lavoratori in Germania che dal 1891 prende il
nome di partito socialdemocratico tedesco che riesce a resistere agli
attacchi di Bismarck e diventa una realtà politica nuova e di massa con
400.000 iscritti. Nel 1880 viene fondato il partito operaio francese di vari
raggruppamenti unitesi poi nella SFIO e nel 1892 viene fondato il partito
dei lavoratori italiani che diventa nel 1895 il partito socialista italiano,
infine nel 1898 nasce il partito socialdemocratico russo. Questi sono i
partiti politi moderni, ma quali sono le novità?
• Sono delle associazioni federali, che raggruppano altre associazioni
operaie e contadine che devono pagare uno quota associativa utile per il
finanziamento dei partiti
• sono delle associazioni formali, possiedono uno statuto normalmente
approvato dai rappresentanti delle associazioni che aderiscono al
programma del partito e prevede che i militanti condividano le finalità e i
principi enunciati dal programma e le decisioni dei dirigenti
• periodicamente vengono convocati dei congressi a cui partecipano i
rappresentanti in cui si discute la linea politica e se necessario si modifica
lo statuto
• si dotano di organi di stampa a diffusione nazionale che spesso vengono
repressi dalle leggi vigenti antisocialiste nella nazione; esempio la rivista
“critica sociale” di Filippo Turati e l' “avanti!”, insieme ad altri giornali
locali
• si dotano di una serie di associazioni collaterali per ampliare il consenso
intorno al partito come circoli ricreativi, associazioni giovanili, ginniche e
femminili
• necessitano del collegamento con le organizzazioni sindacali che a
partire dagli anni 70 sono largamente autorizzate un po ovunque; essi
mantengono la loro autonomia e si sviluppano come associazioni
parallele ma spesso hanno gli stessi partecipanti
• sviluppano il metodo di protesta dello sciopero che verso la fine del
secolo non riguardano più solo un settore ma diventano generali
dimostrando la forza del partito socialista e che provocano resistenze
armate
• si dotano di canti, musiche, simboli e rituali per trasformare il dissenso
politico in una esperienza di vita → il sole nascente, le spighe di grano o le
rose rosse che preannunciano la futura società socialista, prosperosa e
radiosa; il 1 maggio è uno dei rituali periodici più comuni, istituito nel
1889 che vuole celebrare la dura vita dei lavoratori Il carattere
sovranazionale perdura e per questo nel 1889 viene fondata la Seconda
internazionale che nel 1900 si dota anche di una segreteria permanente, il
Bureau Socialiste International che ha sede a Bruxelles … pur non avendo
alcun potere sui singoli partiti essa costituisce un luogo di discussione e di
confronto. All'interno dei vari partiti politici socialisti europei si profilano
idee diverse sulle modalità e sulle finalità della vita politica; un esempio è
quello russo che presenta un partito socialista rivoluzionario, erede delle
tradizioni dei populisti e vicino alle posizioni anarchiche,e un partito
operaio socialdemocratico russo di osservanza marxista ma costretto alla
clandestinità. Al congresso del partito che si tiene nel 1903 a Bruxelles si
fronteggiano due diverse proposte:
• vuole che il partito socialdemocratico russo si sviluppi sul modello della
Spd proponendo riforme che pongano le premesse per una futura
rivoluzione → menscevico
• pensa che proprio l'arretratezza della società offre la possibilità di una
rivoluzione immediata che i proletari potrebbero guidare alleandosi con i
contadini → bolscevico guidato da Lenin; nel 1912 i bolscevichi si
separano e fondano il partito operaio socialdemocratico Accanto a questi
orientamenti tutti derivati variamene dalle teoria di Marx, si forma anche
il sindacalismo rivoluzionario che prevede non atti terroristici isolati, bensì
un evento violento come lo sciopero generale che coinvolga tutta la
comunità. Dal quadro complessivo si ditaccano la Gran Bretagna e gli
USA:
1. dopo l'esperienza del cartismo nel 1883 viene fondata la Social
Democratic Federation basata sui principi del marxismo ma non ha molto
successo; molto più impatto ha invece la Fabina Society promossa anche
da George Bernanrd Shaw che si riferisce al romano Fabio Massimo il
Temporeggiatore e inaugura una visione gradualistica dell'avvento deo
socialismo e collegandosi al cartismo in quanto le trasformazioni devono
avvenire all'interno di una cornice parlamentare e costituzionale; ancora
più importante è l'azione dei sindacati che nel 1868 si coordinano
attraverso la costituzione dei Trades Union Congress che raccoglie i
rappresentanti delle diverse associazioni. Nel 1871 il governo liberale di
Gladstone approva il riconoscimento legale alle Trade Unions ponendo le
basi per una lunga collaborazione con il Partito liberale; tuttavia la crisi
del partito liberale nel 90 e la contemporanea crescita dell'autorevolezza
del movimento sindacale inducono il deputato James Keir Hardie a
costituire un partito socialista autonomo, l'Indipendent Labour Party nel
1893 ma nelle elezioni del 1895 nessuno dei suoi candidati viene eletto.
Negli anni successivi però la disponibilità dei conservatori ad accettare le
richieste dei sindacati è nulla e il ricorso degli imprenditori ai crumiri
porta Hardie a promuovere una conferenza nazionale per i sindacati che
si riunisce a Londra nel 1900 con il nome di Labour Representation
Committee e che prevede la scelta dei candidati per le successive elezioni.
L'unione di sempre più sindacati porta il partito liberale a siglare un
accordo con il LRC che prevede l'appoggio reciproco nel sostenere i
rispettivi candidati nelle circoscrizioni → alle elezioni del 1906 i liberali
eletti sono 400 mentre gli altri sono 29; il gruppo parlamentare che si
riunisce alla camera dei comuni decide di chiamarsi Labour Party , con un
programma moderatamente riformista del tutto rispettoso del gioco
parlamentare ( fabiani ). Nel 1910 continua l'appoggio con il partito
liberale e l'appoggio dei laburisti diventa essenziale per l formazione del
governo, aumentando così il suo peso elettorale.
2. Ma perché non c'è il socialismo negli USA? Anche qui vi sono numerose
organizzazioni sindacali, la più famosa è l'American Federation of Labour
del 1886,che ha un altissimo numero di iscritti pur non volendo donne,
neri ed immigrati, e la Industrial Workers of the World che ha intenti
molto più rivoluzionari. Gli scioperi in nord America sono molto più
numerosi e con molti più iscritti rispetto all'Europa ed è in questo
contesto sociale che nel 1901 viene fondato il Socialist Party of America, il
cui canditato ottiene un ottimo risultato alle elezioni presidenziali del
1912 ma comunque non duraturo … perché?
• Il contesto politico prevede due partiti quali il democratico e
repubblicano ben consolidati e con ampio seguito nelle classi dei
lavoratori, inoltre quando si introducono norme anti-corruzione, queste
hanno l'effetto di disincentivare la partecipazione al voto degli strati più
bassi che sarebbero i potenziali elettori socialisti
• la classe operaia americana è attraversata da notevoli divisioni interne
come quella etnica; gli immigrati e i neri vengono emarginati e non
conoscendo bene la lingua vengono rilegati ai lavori più degradanti → gli
stessi partiti politici alla fine del secolo fanno leva sulla paura dell' “altro”
come potenziale ladro di lavoro ai bianchi, esempio il pericolo giallo
• le componenti bianche anglosassoni che sono quelle socialmente
meglio integrate sono attratte dal mito della mobilità sociale dunque
partecipano agli scioperi per poter ottenere salari più alti e aprirsi la
strada verso il sogno americano, e questo mito ha un effetto
politicamente stabilizzante.
Gli USA dunque possiedono un sistema rigidamente bipartitico che non
lascia spazio ad una autonoma forza politica di ispirazione socialista.

CAPITOLO 21
NAZIONALISMO E RAZZISMO
Le masse fisicamente mobili ed inquiete lo sono anche politicamente:
hanno bisogno di ottenere risposte; nel complesso le soluzioni che
puntano a una loro integrazione prevalgono, sebbene non escludano
necessariamente le altre e una di esse è la nazionalizzazione delle masse.
Il discorso nazionalista offre una base di legittimazione fondamentale per
l'elite politiche e sociali: per i sistemi politici europei è infatti l'idea
secondo la quale la fonte primaria della legittimità politica sta nel popolo-
nazione. Proprio le elite che si basano su tale dinamica, hanno l'assoluto
bisogno di insegnare la nazione agli artigiani, operai, contadini e
braccianti, tutte persone che abitano in quartieri nei quali spesso
l'alfabetizzazione sta appena iniziando a fare i primi passi. Molti di loro
sono diffidenti nei confronti di coloro che comandano e proprio per
questo le elite socio-politiche sanno che è essenziale che la loro voce
arrivi fino a queste masse distanti, ma come può convincerli che tutte le
decisioni vengono fatte in nome della nazione? Diversamente dall'inizio
del secolo, il nazionalismo non è più un linguaggio politico eversivo
opposto alle istituzioni degli Stati, ora i movimenti nazionali hanno
raggiunto risultati clamorosi e le elite politiche hanno capito che il
nazionalismo può essere una grande risorsa. Ora non si deve più fare
propaganda di nascosto, e gli strumenti a cui si può ricorrere sono
soprattutto la scuola, l'esercito e i rituali pubblici. La scuola ha il compito
di educare milioni di bambini a pensarsi come parte della propria
comunità nazionale, insegnando la propria lingua, la propria storia
letteraria e la propria storia politica. Importante è anche la geografia per
capire i confini del proprio Stato rispetto agli altri spesso moralmente,
socialmente e culturalmente inferiori. La scuola insegna anche che il
cuore pulsante della nazione sta nel coraggio di giovani uomini pronti a
difenderla quando sia necessario; la guerra non viene vista in un'ottica
negativa bensì rende efficace la militarizzazione dell'idea di nazione, che
trova molti esempi recenti, infatti ogni scuola nazionale ha le sue guerre
patriottiche da celebrare come momenti cruciali della creazione della
nazione. In quest'ottica, le donne sono le madri della nazione e gli uomini
sono il braccio della nazione ( esempio Cuore di Edmondo de Amicis ). Un
altro veicolo del nazionalismo è l'esercito, il cui ruolo viene potenziato da
numerose riforme introdotte in quasi tutti gli stati dell'epoca che
introducono la coscrizione obbligatoria. Quella che si vuole formare è una
nazione in armi e dal punto di vista culturale il processo comporta anche
una sorta di militarizzazione della mascolinità, in quanto essere arruolato
nell'esercito è segno di una piena salute fisica e mentale. Nelle caserme si
utilizza solo la lingua ufficiale e le reclute devono dimenticare i propri
dialetti, inoltre le reclute vengono dislocate in caserme lontane dai luoghi
di provenienza in modo da conoscere il paese cui appartengono e a
mescolarsi con diversi compagni. Infine i rituali interni agli eserciti sono
essenziali, dall'omaggio alla bandiera nazionale, al servizio di guardia
prestato davanti ai monumenti o in occasioni politiche ed istituzionali. I
rituali pubblici sono quindi molto importanti e gli Stati si dotano presto
delle loro feste nazionali; in Germania si istituisce il Sedanfest, in Francia
la festa nazionale della Repubblica in commemorazione della presa della
Bastiglia, in Italia si festeggia la festa dello statuto, negli Stati Uniti viene
istituito l'Indipendence Day per commemorare la dichiarazione
d'indipendenza. Queste feste presentano momenti gioiosi ma anche una
forte impronta bellicistica che prevede una sfilata di reparti militari con le
bandiere nazionali verso un luogo caro alla patria in cui qualche autorità
pronuncia un discorso che ricorda le glorie della nazione. Il carattere
mortuario delle celebrazioni nazionali da a questi rituali un'aula
profondamente religiosa, infatti il culto della morte, connaturato al
nazionalismo, proviene dalla tradizione cristiana. Le stesse statue che
vengono edificate nell'ottocento sono tutte di personaggi ormai defunti,
cancellando e in un certo modo il confine tra i vivi e i morti, ma solo
coloro che si sono sacrificati per la patria hanno il diritto di stare in
permanenza dove ferve la vita. Inizialmente il nazionalismo non aveva
una componente razzista, anzi propugnava una unione di fratellanza tra le
nazioni libere; alla fine del secolo invece l'insistenza del discorso
nazionalista sul sangue si intreccia con la riflessione scientifica sulla
differenza razziale sollecitata dalla teoria di Darwin e dai numerosi
contatti con popoli diversi dai bianchi. Nei giardini zoologici delle grandi
esposizioni universali vengono anche allestiti degli zoo umani, offrendo
alle persone la prima occasione di incontrare popoli diversi e di
considerarli inferiori, vicino alla scala evolutiva delle scimmie. I commenti
superficiali razziali che si trovano nei giornali, vengono concettualizzati da
testi che elaborano tesi scientifiche che prevedono una gerarchizzazione
delle razze al cui vertice è presente la razza bianca. Un altro problema che
si pone è quello della decadenza delle razze causata dalla loro
mescolanza, inoltre le differenze fisiche e psichiche dei gruppi umani non
deriva dall'influenza dell'ambiente bensì dall'eredità genetica. Per questo
il cugino di Darwin Francis Galton fonda l'eugenetica, ovvero la disciplina
che intende organizzare la riproduzione degli individui per ottenere tipi
umani sempre più adatti alle condizioni ambientali. Un'altra ideologia è
quella di Georges Vacher de Lapouge che prevede una ulteriore
differenziazione all'interno delle razze, gli stessi europei si indicherebbero
in base alle caratteristiche in ariani, alpini e mediterranei anch'essi
gerarchizzati. Gli individui meno perfetti dovrebbero essere sottoposti a
una eutanasia razziale per preservare la purezza; infine va citato il
saggista Houston Stewart Chamberlain che prevede il predominio della
razza germanica all'interno della bianca in quanto più vicino ai popoli
ariani e seriamente minacciata dalla presenza della razza ebraica che ne
minaccia all'integrità e la cultura. Mentre gli ariani costituiscono una razza
pura, gli ebrei fin dall'inizio furono una razza creata dal miscuglio di popoli
diversi e quindi impura → inizia così il processo di paura del diverso,
coloro che non riescono ad essere riconosciuti nell'antropologia implicita
di una società vengono considerati automaticamente non umani e quindi
eliminabili. È ciò che succede negli Stati Uniti dove la ricomposizione della
nazione bianca, dopo la guerra civile, avviene grazie alla sua
contrapposizione nei confronti della componente nera; vengono quindi
attuate politiche di separazione delle due razze in ogni spazio pubblico o
privato, aspettandosi che i neri mostrino anche deferenza e rispetto …
Qualora non si comportino in maniera adatta possono essere vittime di
aggressioni ed esecuzioni illegali. In risposta a tutto questo nel 1881 il
giovane insegnante nero Booker T. Washington fonda in Alabama il
Tuskegee Institute, una scuola tecnica riservata a studenti neri e nel 1909
viene fondata la National Association for the Advacement of Colored
People, il cui promotore William Du Bois ritiene che la parità razziale
debba essere raggiunta attraverso una stretta collaborazione tra i migliori
e più dotati fra gli afro-americani e la elite bianca progressista. Un'altra
minoranza etnica a subire la dura legge dei bianchi statunitensi è quella
degli indiani d'America: le guerre indiane si aprono nel 1876 e terminano
nel 1890 con il massacro di Wounded Knee. La decimazione dei pellerossa
porta all'espansione dell'agricoltura e al deforestamento, nonché
all'annientamento dei bisonti mentre gli indiani superstiti vengono rilegati
nelle riserve. Nemmeno l'integrazione degli immigrati è facile, infatti
tendono a formarsi quartieri sempre più grandi nelle città che
ripropongono le strutture delle comunità di origine, ed è strano vedere
come si delineano i ghetti urbani; a loro spettano i lavori più degradanti, a
volte anche vicino ai neri. In Europa le teorie e le pratiche razziste si
concentrano soprattutto sugli ebrei, le cui comunità sono state oggetto
sin dal medioevo di pesanti aggressioni e discriminazioni. In Russia
all'inizio dell'ottocento si trovano comunità ebraiche sottoposte a un
severo regime di discriminazione e la loro presenza è permesso solo nel
cosiddetto distretto di insediamento dove la povertà è molto presente.
Spesso le comunità ortodosse incitano all'odio la popolazione e
localmente la situazione precipita in atti indiscriminati contro gli ebrei, i
pogrom, che spingono le famiglie ad emigrare negli Stati Uniti dove non
esistono discriminazioni antiebraiche, sono come tutti gli altri immigrati e
per loro si apre una strada di integrazione senza dover abbandonare la
propria fede. Nell'Europa occidentale invece le comunità ebraiche
attraverso un processo di emancipazione, i ghetti vengono aboliti e si
aprono per loro tutti i diritti e le opportunità educative, economiche,
sociali e politiche. Nel corso dell'ottocento quindi molti di coloro che
vengono da famiglie ebraiche si procurano posizioni di spicco nel mondo
degli affari, delle professioni, della politica e della cultura. L'inserimento
degli ebrei nelle società non viene però accolto allo stesso modo da tutti e
presto si creano le radici della nuova ostilità; pubblicazioni e giornali
recuperano qualche volta le accuse più infamanti che nel passato sono
state lanciate contro gli ebrei (miti del cristianesimo medievale), viene
criticata la loro pratica dei matrimoni intracomunitari che li rende degli
irriducibili estranei nella nazione che li ospita; per i nazionalisti non è la
religione il problema, bensì la loro appartenenza a una presunta razza
diversa che si manifesta anche in caratteristiche tipiche quali la debolezza,
l'avidità il naso adunco … Il più clamoroso episodio di antisemitismo è il
caso Dreyfus del 1894, quando il consiglio di guerra francese condanna un
capitano d'artiglieria ebreo alla deportazione con l'accusa di aver passato
documenti riservati all'esercito tedesco. Dopo la condanna dello scrittore
Zola che si era dichiarato a favore del generale, il caso si trasforma in una
occasione di radicale scontro politico tra innocentisti (socialisti e radicali)
e colpevolisti (nazionalisti e monarchici dell'Action Francaise ) che
utilizzano il fondamento teorico di accusa espresso nel libro "La Francia
giudea” di Drumont in cui si scrive che la crisi in cui versa la Francia dopo
la sconfitta prussiana sia dovuta a un complotto ordito dagli ebrei
francesi, avidi come il generale sotto accusa, stranieri e quindi pronti a
vendere la patria che li ospita. In quegli anni comincia a circolare anche il
mito dei protocolli dei saggi anziani di Sion, un testo falso scritto da
antisemiti francesi per conto della polizia segreta russa che
testimonierebbero l'esistenza di un'associazione internazionale ebraica
segreta pronta a mettere in atto l'intera congiura. Nel 1899 il presidente
della Repubblica francese emana dei generali un decreto di grazia e nel
1906 viene riconosciuta la sua piena assoluzione e la colpevolezza del
comandante Ferdinand Esterhazy. Nel 1897 si tiene a Basilea il primo
congresso sionista e viene fondata l'organizzazione sionista mondiale, di
cui è presidente lo scrittore ebreo Theodor Herzl il quale richiede di
ottenere dalle grandi potenze un documento che gli accordi i diritti
sovrani su uno specifico territorio nel quale fondare lo Stato nazionale. I
sionisti pratici invece ritengono che sia meglio colonizzare territorio
consolidando, presenza ebraica fino a costruirvi uno Stato
territorialmente definito. La meta prescelta è la Palestina in cui esiste già
una consistente colonia ebraica, e anche se all'epoca nessuna potenza
riconosce il diritto degli ebrei a costituire uno Stato ebraico in quel paese,
i capi sionisti stanno lavorando in quella direzione.

CAPITOLO 22
LA POLITICA IN OCCIDENTE
Un supporto alla nazionalizzazione viene dato dalla estensione del diritto
di voto, in quanto affinché le istituzioni riscuotono un largo consenso
bisogna che siano espressione della volontà delle masse popolari. Esempi
di rilievo sono Disraeli, e Bismarck di orientamento liberal – conservatore
e Gladstone e Stuart Mill di orientamento liberal – democratico. Il filosofo
è favorevole all'ampliamento del volto alle classi meno abbienti e alle
donne e dell'intervento dello Stato nel correggere quelle dinamiche
economiche che producono ingiustizie felicità. Tutti i capi politici del
liberalismo europeo, sia conservatori che democratici, quando
sostengono riforme che aprono i confini politici lo fanno per evitare che le
masse scontente finiscano per seguire le ideologie degli anarchici o dei
socialisti. Da questo processo restano comunque escluse le donne, ma
esse stesse iniziano a dotarsi di organizzazioni che lottano per la loro
emancipazione politica e civile; nascono movimenti femminili un po'
ovunque soprattutto nei paesi protestanti che avevano aperto il
sacerdozio universale dei credenti e la pratica della lettura della Bibbia
anche alle donne. Lo stesso miglioramento dell'educazione pubblica ha
portato alla creazione di donne istruite delle classi medie, dalle quali
partono le richieste della parità sessuale. Soprattutto negli Stati Uniti e in
Gran Bretagna si sviluppano i più significativi movimenti suffragisti data la
presenza da più tempo di istituzioni rappresentative rispettate e
prestigiose; nei paesi cattolici invece il movimento femminile è meno
dinamico e meno radicale e nel resto dell'Europa continentale vige una
generale divisione interna ai movimenti femminili. Vengono infatti
fondate associazioni sostenute soprattutto da donne borghesi di
orientamento liberale o moderato, e altre paragonabili a dei movimenti
socialisti che non vogliono avere alcun contatto con le associazioni
borghesi. I movimenti femminili interni ai partiti socialisti sono molto
cauti in quanto i socialisti ritengono più importante ottenere prima il
suffragio per gli uomini, dove non sia stato ancora riconosciuto, e la
rivoluzione socialista in quanto solo dopo la distruzione della struttura
economica capitalistica si potrà contenere un'eguaglianza tra i sessi. Il
mondo femminile viene introdotto solo in Australia, in Finlandia, in
Norvegia e in alcuni Stati degli Stati Uniti, perciò la questione femminile è
stata coraggiosamente posta ma per il momento resta del tutto irrisolta. Il
suffragio universale maschile invece adottato negli Stati Uniti, in Francia,
Germania, Spagna, in Austria e il suffragio allargato è stato introdotto in
Gran Bretagna Italia; tuttavia non è sufficiente ad avvicinare operai e
contadini alle istituzioni, dunque vengono varate politiche sociali che
costruiscono i primi sistemi previdenziali e assistenziali tenendo conto
però che è sempre in atto il bastone della repressione per i movimenti
politici antisistema. Mentre le innovazioni e la laicizzazione degli Stati
avanza, la resistenza della Chiesa cattolica si fa più presente; papa Leone
XIII dà però degli indirizzi di azione profondamente innovativi, infatti
anche se condanna il socialismo, riconosce la necessità che gli
imprenditori non trattino gli operai come della merce, pagando loro un
giusto salario e riconoscendo la possibilità di costituire associazioni
operaie e artigiane purché rispettino i valori sociali e cristiani. Questi
orientamenti alimentano lo sviluppo di una corrente intellettuale e
politica definita democrazia cristiana, di cui Giuseppe Toniolo non è
portavoce teorizzando una equa collaborazione tra i lavoratori e datori di
lavoro. Si sviluppò poi anche il movimento teologico chiamato
modernismo, che esprime la necessità di una apertura nei confronti dei
recenti sviluppi scientifici e filosofici nonché di una rilettura in chiave
moderna dei testi sacri. Il modernismo però viene ostacolato dal
successivo papa Pio X, e gli stati continuano la loro laicizzazione
attraverso una divisione della sfera politica e religiosa senza però che
avvenga una desacralizzazione; infatti anche senza la mediazione degli
ecclesiastici la nazione acquista un qualcosa di sacro e religioso
manifestata dal fatto che si costruiscono sempre più monumenti visti
dall'opinione pubblica come nuove chiese di una inedita religione politica.
Ciascuno di questi processi si sviluppa in modo diverso nei singoli paesi: 1.
negli Stati Uniti dopo la guerra di secessione continuano a contrapporsi il
partito democratico e quello repubblicano; il primo ha un programma
antiprotezionista e favorevole alle autonomie degli Stati, mentre il
secondo è disposto a sostenere gli interessi delle grandi industrie e ha
quindi il favore dei distretti industriali e degli immigrati protestanti. Anche
la catena corruttiva prosegue nei pagamenti statali o le congresso
federale, dove i parlamentari vengono comprati affinché si adoperino per
l'approvazione di qualche norma favorevole alle attività di compratori.
Dopo la crisi agraria degli anni 80 dalle campagne dell'ovest inizia una
polemica a questo sistema clientelare e in difesa degli agricoltori si
formano numerose Farmer's Alliances , le cui richieste però non sono
recepite dai due partiti nazionali. Nasce così una contrapposizione città-
campagna che vede la formazione del partito chiamato People's Party che
riunisce le varie associazioni dei farmers; il loro programma vuole la
nazionalizzazione delle ferrovie e dei telegrafi, la restituzione al demanio
delle terre incolte possedute dagli speculatori e la creazione di un sistema
di crediti e magazzini federali che permetta ai farmers di avere condizioni
di prestito e tariffe di stoccaggio molto più favorevoli. Nelle elezioni del
1896 il partito si unisce a quello democratico ma vengono sconfitti dal
candidato repubblicano causando la fine del partito populista, tuttavia
rimane l'attacco moralistico contro la corruzione del sistema politico. Dal
1901 al 1909 è presidente il repubblicano Theodore Roosvelt che
inaugura la fase chiamata età progressista e che prevede una serie di
iniziative riformiste per rispondere all'apertura del partito democratico
verso le tematiche del movimento populista: uno dei motivi principali è la
lotta contro le grandi aziende o contro i trust di grandi aziende; il
presidente che veniva da una ricca famiglia di New York e che disprezza i
nuovi ricchi delle grandi imprese si impone come il vero trust – buster
della situazione istituendo il ministero del commercio e del lavoro che ha
il compito di monitorare le condizioni del mercato e le due leggi che
impongono le ispezioni della carne, delle medicine e degli alimenti.
Inoltre anche se in maniera più frammentaria, incominciano ad esserci
norme che prevedono forme di assicurazione per i lavoratori e limiti orari
delle donne di bambini nelle fabbriche. Infine affida alla Interstate
Commerce Commission il compito di imporre alle compagnie ferroviarie
tariffe e costi di stoccaggio più bassi; per pulire la politica approva norme
che circoscrivono la possibilità di ricorso allo spoils system e impone che
si proibisca ai partiti di consegnare ai votanti schede elettorali pre
compilate. Le riforme continuano anche con il democratico Wilson che
viene eletto nel 1912 ( i democratici vincono per la spaccatura che si
produce all'interno del partito repubblicano tra il presidente uscente Taft
e Rooswelt che aveva creato un partito autonomo chiamato progressista);
infatti crea la Federal Reserve, cioè la banca centrale che ha il compito di
intervenire sul mercato del credito ponendo sotto controllo le banche
private e il Federal Farm Loan, cioè un sistema di crediti agricoli
promosso attraverso l'intervento del governo federale. Tuttavia in questi
anni il legame tra politica e grande industria non viene reciso in quanto i
politici di entrambi gli schieramenti continuano ad aver bisogno dei
finanziamenti degli imprenditori per le loro campagne elettorali. Per
controbilanciare le dinamiche di esclusione dal gruppo per coloro che
sono più poveri e meno alfabetizzati, viene concessa la possibilità per i
bianchi di americanizzarsi, attraverso il festeggiamento di eventi quali il
Columbus Day: Cristoforo colombo è un latino e quindi l'ufficializzazione
della sua celebrazione è uno dei modi rituali per sancire l'inclusione di
irlandesi, italiani e ispanici entro il corpo compatto della nazione. 2. Il
Regno Unito (dal 1867 al 1903) lo scontro politico tra conservatori e
liberali porta all'approvazione di due riforme elettorali che ampliano le
dimensioni del corpo elettorale britannico e che portano gli schieramenti
politici a dotarsi di riforme organizzative permanenti che li trasformano in
due moderni partiti politici. La natura delle formazioni politiche cambia
profondamente anche grazie alla sequenza di leggi anticorruzione che
vengono approvate da vari governi liberali, come l'obbligo della
segretezza del voto e la legge che impone severi limiti alle spese elettorali
le quali devono essere attentamente documentate. In questi anni i due
temi politici principali sono il rapporto con le classi operaie e con il
movimento sindacale e la questione dell'Irlanda. Nel 1871 il Parlamento
approva il Trade Union Act che legalizza i sindacati e nel 1880 un'altra
legge stabilisce il principio della responsabilità oggettiva dell'imprenditore
per gli infortuni involontari sul lavoro; si apre così una nuova
collaborazione politica fra il partito liberale e il Trades Union Congress.
Più drammatica è invece la questione irlandese, la cui popolazione si
sente fortemente distinta dalla Gran Bretagna per religione e di lingua,
senza contare che nella regione dell'Ulster sono numerosissimi i
proprietari terrieri britannici. Negli anni iniziano a formarsi organizzazioni
che auspicano l'ottenimento dell'indipendenza, e nel 1880 il
raggruppamento politico irlandese di orientamento nazionalista e riesce a
leggere 60 deputati della camera dei comuni, al cui capo c'è Charles
Parnell il quale ripone molte speranze del governo liberale di Gladstone.
Le azioni del governo liberale sono tuttavia considerate repressive da
parte degli irlandesi e troppo deboli da parte dei britannici che porta a
una perdita di elettori nelle elezioni del 1885. Gladstone e da allora una
mossa molto azzardata cerca di riconosce all'Irlanda la Home Rule, ovvero
una larga autonomia con la ricostruzione di un parlamento irlandese,
ottenendo il consenso degli irlandesi e riuscendo a formare un nuovo
governo liberale nell'anno successivo. Tuttavia a causa della riforma si
produce una scissione all'interno del partito, e 93 liberali guidati da
Chamberlain confluiscono nel partito conservatore; sette anni più tardi
presenta un secondo disegno di legge per introdurre la riforma irlandese
che viene nuovamente respinta dalla camera dei Lord e che pone
definitivamente fine alla carriera politica di Gladstone. Estremamente
indeboliti da questi avvenimenti, nel 1906 il partito non riesce a
riscuotere alcun significativo successo mentre il partito conservatore si
oppone rigorosamente all'autonomia dell'Irlanda e attua nuove iniziative
coloniali in Asia e in Africa che stimolano i sentimenti patriottici
dell'opinione pubblica. Inoltre mentre il peso politico della monarchia
continua a scendere dopo le nuove riforme, avviene l'ascesa rituale e
simbolica della stessa; infatti dopo che il conservatore Disraelin nomina la
regina Vittoria imperatrice dell'India, le occasioni cerimoniali che
accompagnano le uscite pubbliche della regina hanno una risonanza
particolare, insieme alla crescente passione e rispetto per l'istituzione
parlamentare. ( dal 1903 al 19014 ) nel 1906 e liberali trionfano
nuovamente grazie all'accordo elettorale con il LRC, iniziando una nuova
grande stagione di riforme liberali per tutelare i lavoratori con
l'imposizione dei limiti di otto ore al giorno e la determinazione di minimi
salariali, insieme all'introduzione dell'indennità di disoccupazione, delle
pensioni di anzianità e delle assicurazioni obbligatorie. Per finanziare
questo piano di riforme il governo presenta una legge finanziaria che
provoca una gravissima crisi politico costituzionale, chiamata People's
Budget e che prevede un inasprimento del prelievo fiscale sui redditi più
alti. Le rimostranze dei deputati della camera dei Lord induce il governo
liberale a presentare un altro disegno di legge che ne riduca il peso. Con
l'appoggio del re Giorgio V La camera dei Lord è costretta ad approvare la
legge che ridimensiona su stesso potere, non potranno più porre veti sulle
leggi finanziarie e potranno rifiutare le leggi solo per due volte. Con
questa premessa il governo liberale di Asquith che si appoggia sui
nazionalisti irlandesi e sui laburisti, nel 1912 ripropone per la terza volta
la Home Rule. Intanto in Irlanda cominciano a formarsi gruppi paramilitari
collegati alle associazioni orangiste e nel 1913 viene costruita un'armata
volontaria dell'Ulster, a cui si scontrano i rappresentanti del corpo
paramilitare dei volontari irlandesi … Per risolvere la situazione ed evitare
la secessione armata dell'Ulster, il governo modifica alla legge sull'Irlanda
prevedendo la possibilità di un plebiscito per dissociare la regione; la
legge viene approvata nel 1914 ma essendo scoppiata la prima guerra
mondiale il governo si impegna a non applicare la legge prima della fine
delle ostilità. 3. In Francia dopo la costituzione della repubblica
presidenziale nel 1875, la vita politica francese è dominata da
raggruppamenti parlamentari repubblicani e radicali guidati da
personalità come Leon Gambetta e Georges Clemenceau ma non si può
tuttavia parlare di partiti. Come negli Stati Uniti l'azione politica dei
notabili repubblicani e radicali si fonda su un ricorso frequente al
clientelismo elettorale e alla corruzione e inoltre il cuore del sistema
politico francese è connotato da fratture politiche che attraversano
profondamente l'opinione pubblica → a destra troviamo i filomonarchici,
i neobonapartisti e cattolici integralisti, mentre a sinistra una iniziale area
socialista. A causa dell'inquietudine dell'opinione pubblica di destra che
sogna il ritorno a un assetto monarchico, la terza Repubblica rischia di
cadere di fronte a un colpo di Stato ideato da uomini come il monarchico
MacMahon e il generale Boulanger. Quest'ultimo acquista molto successo
per la sua politica di rivincita patriottica nei confronti della Germania ma
non attua il coraggio di mettere in sesto un colpo di Stato per la
costruzione di un sistema politico di stampo bonapartista. I segni di
fragilità del sistema politico sono tuttavia controbilanciati da una
notevole azione legislativa riguardante la laicizzazione dello Stato e la
legislazione sociale. Negli anni 80 vengono approvate leggi che
riorganizzano il sistema educativo, rendendolo obbligatorio alle
elementari e statalizzandolo in modo da poter insegnare l'amore per la
patria francese; viene poi organizzato un esercito basato sulla coscrizione
militare obbligatoria e la stessa organizzazione di un sistema
rappresentativo basato sul suffragio universale maschile invita un largo
numero di individui a partecipare attivamente alla vita della comunità
nazionale. Milioni di contadini diventano così dei francesi anche se con
convinzioni politiche varie. Per quanto riguarda la laicizzazione dello stato
invece, si assumono misure di notevole durezza, e dal 1902 il governo
presieduto da radicale Combes si impegna nella realizzazione di una
integrale laicizzazione della società e delle azioni statali francesi,
separando completamente Stato e Chiesa. Per quanto riguarda invece la
questione operaia, si alternano politiche repressive a misure di assistenza
sociale che prevede l'assicurazione volontaria contro le malattie e gli
infortuni, le 10 ore di lavoro che negli anni successivi diventano 8 e il
riconoscimento di una giornata di riposo settimanale. Questa normativa
non mette d'accordo le organizzazioni socialiste che si trovano più o
meno favorevoli alle riforme che si dividono in due poli distinti: la SFIO
(radicale di orientamento prevalentemente marxista) e la CGT
(rivoluzionaria e attiva nell'organizzare scioperi e manifestazioni). Queste
nuove organizzazioni non rendono più possibile il blocco delle sinistre e i
radicali non riescono più a creare una solida maggioranza, cosicché i
governi che si susseguono in questi anni tendono sempre di più a cercare
appoggio politico presso l'opinione pubblica e i gruppi parlamentari della
destra nazionalista e conservatrice. 4. Nella Germania imperiale, Bismark
è favorevole alla democratizzazione del diritto di voto per rendere più
stabile la maggioranza conservatrice, inoltre vuole ridurre i privilegi degli
Junker per ridimensionarne il potere e stare al passo con i tempi. Nel
1872 viene quindi abolita definitivamente ogni giurisdizione feudale,
rendendo la polizia locale di nomina governativa, i sindaci e le
amministrazioni cariche elettive e i magistrati funzionari statali. Un'altra
importante formazione politica è lo Zentrum che intende tutelare la
libertà della Chiesa, l'uguaglianza delle comunità religiose, e carattere
cristiano del matrimonio; vuole poi difendere le autonomie locali contro
la centralizzazione imperiale raccogliendo ampi consensi. Di fronte alla
formazione di un partito cattolico organizzato, Bismark decide di
attaccare con forza la Chiesa cattolica ( Kulturkampf ) chiudendo i
seminari qualora i vescovi rifiutino l'accesso degli ispettori statali,
introducendo il matrimonio civile e imprigionando la metà dei vescovi e
provocando l'espatrio di numerosi parroci. Bismark non riesce però a
diminuire il peso politico del centro e dirige quindi le sue attenzioni
contro il partito socialista dei lavoratori di Germania, inaugurando un
pacchetto durissimo di leggi antisocialiste che prevede la proibizione delle
assemblee, delle manifestazioni e delle pubblicazioni di stampa. Nel
frattempo, trova un complesso piano di leggi sociali a favore dei lavoratori
finanziate dai contributi dei lavoratori stessi, dei datori di lavoro ed al
sostegno finanziario dello Stato. Alla morte del re Guglielmo I gli succede
il nipote Guglielmo II che spinge Bismark alle dimissioni e inaugura il Nuer
Kurs che prevede l'abbandono delle leggi antisocialiste ma non quelle
riguardanti il sistema assistenziale che viene anzi integrato con nuove
riforme; senza le vecchie restrizioni il partito socialdemocratico diventa
nel 1912 il partito con la più grande rappresentanza parlamentare non
potendo però comunque conquistare una qualche influenza nella
formazione dei governi imperiali nella determinazione delle loro linee di
azione. Infine Guglielmo II attua una rigorosa politica di riarmo
dell'esercito e della marina funzionale ai nuovi obiettivi di espansione
coloniale. Come negli altri paesi queste azioni vedono una straordinaria
fioritura di iniziative nazionali e patriottiche, nonché di feste e momenti
che diventano oggetto di veri e propri pellegrinaggi patriottici appoggiati
dagli stessi socialdemocratici. 5. L'impero austroungarico inaugurato
anch'esso una coraggiosa politica di laicizzazione da parte della
monarchia dualistica e nel 1870 il concordato con la Chiesa cattolica viene
revocato. Una difficoltà maggiore viene poi provocata dall'insoddisfazione
manifestata in Boemia e in Moravia dai capi politici dei gruppi nazionalisti
cechi; la popolazione è a maggioranza ceca ma presenta anche una
numerosa popolazione di lingua tedesca perciò il governo di Vienna deve
trovare un compromesso. La questione più spinosa è quella della lingua a
cui il governo liberale non riesce a dare soluzione, per questo motivo
l'imperatore Francesco Giuseppe dall'incarico di primo ministro a un
politico di orientamento conservatore von Tafffe che introduce una serie
di leggi sociali a garanzia dei lavoratori dei distretti industriali, osservando
che la Boemia e la Moravia sono le aree di maggior industrializzazione
all'interno dell'impero. In questo modo cerca di accontentare i lavoratori
delle industrie dell'area stemperando le tensioni nazionalistiche … Con
questa speranza avvia una sistematica suddivisione dei distretti boemi
sulla base delle maggioranze etniche che vi vivono ma provoca
l'insorgenza del movimento dei giovani cechi che vuole conservare
l'integrità amministrativa della Boemia - Moravia senza che vi si formino
zone tedesche. Per questo motivo crolla anche il governo conservatore
mandando in frantumi l'intero quadro politico austriaco che vede la
nascita di tre nuove formazioni politiche: nel 1885 si costituisce il
movimento pangermanico di orientamento nazionalista radicale e
antisemita, nel 1889 viene fondato il partito socialdemocratico unificato
di ispirazione marxista che prevede la trasformazione dell'impero in uno
stato federale e il riconoscimento di ampie autonomie ai vari gruppi
nazionali, nel 1893 e infine viene costituito il partito cristiano - sociale che
prevede una visione conservatrice della società con l'introduzione però di
concessioni politiche e sociali che non rompono l'equilibrio della nazione,
insieme a una grande fedeltà alla dinastia asburgica e a un violento
antisemitismo. Nel 1908 il governo austriaco è costretto a proclamare lo
stato d'assedio in Boemia e a rinunciare al progetto di equiparazione
linguistica tedesco e il ceco; ricorrendo ai decreti d'emergenza si esclude
man mano la discussione parlamentare. Non meno difficile la situazione
nella parte ungherese dell'impero, la cui classe politica si oppone a ogni
richiesta di autonomia avanzata dalle numerose minoranze etniche in
quanto i deputati sono soprattutto ungheresi perché eletti con una legge
elettorale rigorosamente censitaria. Essendo una zona prevalentemente
agricola non si forma nemmeno un movimento socialista consistente. Per
questa politica di chiusura assoluta da si formano movimenti nazionalisti
tra cui quello croato in cui una parte è favorevole all'unione di tutte le
popolazioni slave in una zona federata interna all'impero ma autonoma
chiamata Jugoslavia, e un'altra parte vorrebbe la formazione di una
grande Croazia indipendente. Le loro intenzioni si scontrano però con
quelle dei serbi differenti per carattere linguistico e religioso e che dal
1878 vantano lo Stato indipendente del regno di Serbia. Diversamente
dagli altri Stati che hanno sviluppato un orientamento nazionale, ai primi
del novecento la governabilità e la popolarità dell'impero e della sua
duplice articolazione sono ai minimi storici. 6. Il figlio di Alessandro II,
Alessandro III, mette in atto una politica puramente repressiva con il
sostegno della Chiesa ortodossa: le popolazioni non russe per lingua o
religione sono sottoposte a un processo di russificazione, mentre gli ebrei
sono considerati una sorta di corpo estraneo. Il suo successore Nicola II
affianca un programma di potenziamento delle infrastrutture e di
sostegno alle industrie che cominciano a localizzarsi in alcune aree,
contando su una significativa pressione fiscale fondata sulle imposte
indirette e sulle contribuzioni dirette pagate dai proprietari terrieri. Lo
sviluppo delle industrie nazionali può assicurare allo Stato russo adeguate
forniture di armi e attrezzature per l'esercito per la sua espansione verso
l'Europa balcanica (riunificazione dei popoli slavi sotto una grande
Russia),verso l'estremo oriente e verso la Persia e l'Afghanistan. La
sconfitta contro il Giappone nel 1904 porta alla perdita di prestigio del
governo zarista e anima sia gli operai privi di qualunque tutela legislativa
che i contadini ridotti a puri e semplici braccianti salariati, nonché i
proprietari terrieri stufi del prelievo fiscale. Nel 1905 a San Pietroburgo,
gli operai di alcune fabbriche decidono di indire uno sciopero guidata da
un pope che si dirige al palazzo d'inverno per chiedere la fine della guerra
contro il Giappone, la libertà politica e una legislazione sociale. Dopo
l'attacco delle truppe alla folla, le proteste continuano e in diverse città si
formano i soviet, ovvero organismi di rappresentanza degli operai. Nicola
II decide di convocare un parlamento elettivo, la Duma, ma i socialisti
bolscevichi e partito socialista rivoluzionario rifiuta le concessioni e non
partecipano alle elezioni del 1906 che vedono il successo del partito
costituzionale democratico chiamato cadetto. Il risultato non soddisfa lo
zar e sciogliere la duma, ma nel 1907 la terza duma esprime una
maggioranza conservatrice gradita allo zar e viene varato un piano di
sostegno per le famiglie contadine, insieme all'abolizione dei mir …
Questo aumenta il numero di famiglie con medie proprietà terriere ma
provoca le reazioni della sinistra rivoluzionaria e dei proprietari terrieri,
senza contare che le insoddisfazioni continuano a crescere nelle industrie
e nelle campagne.

CAPITOLO XXIII.
LA POLITICA IN ITALIA DA DEPRETIS A GIOLITTI
Dagli anni 70: rottura tra Stato italiano e Chiesa → culminato con
l'annessione di Roma nel 1870. Nel 1870 alla richiesta di partecipazione
alle elezioni, il Papa risponde con “non expedit” (non è opportuno).
Dominio liberale della scena politica. In quegli anni avviene un
cambiamento: una sezione dello schieramento liberale, fino ad allora
all'opposizione, punta con decisione a sostituire la Destra Storica →
Sinistra liberale. Uomini che non costituiscono un partito ma sono
accomunati da un percorso comune: Depretis, Crispi, Cairoli, Nicotera.
Tutti in gioventù sono stati seguaci di Mazzini, hanno combattuto con
Garibaldi, molti di loro erano repubblicani, ma al momento
dell'unificazione hanno deciso di accettare la monarchia e mettere da
parte i propri ideali. Tuttavia non dimenticano del tutto le proprie origini:
piena consapevolezza della necessità di “fare gli italiani”.
1876: insoddisfazione meridionale (eccessiva piemontesizzazione) e crisi
interna della Destra storica (problema relativo alla gestione della rete
ferroviaria) → cambia la maggioranza di governo: governo Depretis
(rimane comunque molto aperto ai rappresentanti della Destra, per
evitare un'opposizione dura). → Trasformazione dei partiti: invito agli
esponenti di Destra a sostenere il governo per una concordia nazionale.
Due riforme importanti:
- 1877. Riforma scolastica (Michele Coppino) → obbligo della frequenza
scolastica portato a 9 anni e stabilite punizioni per i genitori che si
rifiutano di mandare i figli a scuola. L'istituzione delle scuole elementari è
sempre un compito dei Comuni, che fanno fatica a sostenerne le spese
(solo dal 1911 sarà compito dello Stato).
- 1882. Allargamento del suffragio elettorale → abbassati il limite di età
(da 25 a 21), il livello di reddito richiesto e introduce come requisito
l'alfabetismo (maschi adulti in grado di leggere e scrivere o che hanno
concluso il ciclo elementare obbligatorio). In teoria questa legge
equivarrebbe al suffragio universale maschile, visto l'obbligo scolastico
ma il processo di alfabetizzazione è piuttosto lento. Per evitare che
l'ampliamento dell'elettorato favorisca i gruppi più estremi (repubblicani,
socialisti), viene quasi del tutto cancellata la differenza tra Destra e
Sinistra liberali → creato in Parlamento un grande Centro liberale, quasi
privo di opposizioni. Piccole opposizioni: Radicali guidati da Felice
Cavallotti, nel 1882 per la prima volta in Italia viene eletto un socialista in
Parlamento (Andrea Costa). Effettiva vicinanza ideologica tra Destra e
Sinistra; linea duramente criticata dagli oppositori → trasformismo
(abbandono delle proprie convinzioni pur di far parte della maggioranza).
Scandalo della Banca Romana (inchieste del 1889 e 1893): emissione
illegale di un enorme quantità di moneta → si scoprono finanziamenti
concessi a politici, in cambio di coperture delle proprie attività. Lo
scandalo finisce nel nulla, tutti i coinvolti sono assolti.
1887: introdotta una robusta tariffa protezionistica che difende
l'agricoltura italiana.
Nel 1887 muore Depetris, al suo posto subentra Crispi, destinato a
dominare la politica italiana fino al 1896. Punti fondamentali del
programma di Crispi: -NAZIONALIZZAZIONE DELLE MASSE. La separazione
tra destra e sinistra è caduta, i protagonisti delle contrapposizioni
risorgimentali sono morti (Mazzini, Vittorio Emanuele II, Pio IX, Garibaldi),
possono essere presentati come eroi che hanno cooperato alla
costruzione dello Stato italiano. Riformati i programmi di studio per le
scuole dal 1894: insegnamento di lingua italiana, storia, geografia col fine
di far amare la patria. Sorgono in tutte le piazze d'Italia monumenti a
Mazzini, Vittorio Emanuele II e Garibaldi (raramente Cavour, di spicco ma
minor fascino) → le inaugurazioni di questi monumenti o le
commemorazioni diventano eventi significativi → vulgata ecumenica del
Risorgimento
-RIFORME ISTITUZIONALI. 1888 riforma dei comuni: abbassa i requisiti per
partecipare alle elezioni amministrative e rende elettiva la carica di
sindaco. 1889 Nuovo codice penale (Codice Zanardelli): abolisce la pena di
morte, riconosce la legittimità degli scioperi. 1889 Nuova legge di
pubblica sicurezza: lascia alla polizia ampio margine di intervento sulle
persone ritenute politicamente pericolose.
-REPRESSIONE DEI CONFLITTI SOCIALI. La crisi più grave scoppia in Sicilia
tra 1891 e 1893, dove si formano associazioni politiche dal nome Fasci dei
lavoratori, guidati da borghesi di idee democratiche o socialiste, si
diffondono per tutta l'isola e raccolgono un'adesione eterogenea
(contadini, minatori, lavoratori urbani). Scoppiano molte manifestazioni,
spesso fermate da carabinieri ed esercito che sparano sulla folla. Nel 1894
Crispi interviene proclamando lo stato d'assedio nell'isola → nei mesi
seguenti 2000 persone vengono arrestate. 1894: insurrezione anarchica in
Lunigiana (proteste contro la politica repressiva in Sicilia, ma nessun
collegamento con i Fasci) → stato d'assedio. 1894: 3 leggi antianarchiche
→ servono a Crispi ad attaccare il Partito socialista dei lavoratori italiani
(1892), che viene sciolto nel 1894, ma i delegati si riuniscono ugualmente
in modo clandestino e assume il nome di Partito socialista italiano → il
congresso stabilisce che l'adesione al partito può avvenire anche
individualmente e decide che si possono stabilire alleanze politiche con
con gruppi radicali e repubblicani → eletti 12 candidati alla Camera. –
AVVIO DI UNA POLITICA COLONIALE. Convinto che l'Italia debba
conquistare una propria colonia: in Eritrea e in Somalia vi sono degli
avamposti coloniali italiani ma vorrebbe conquistare l'intera Etiopia. Dopo
una serie di tentativi fallimentari (1895-6 attacco all'esercito
dell'Imperatore), l'1 marzo del 1896 l'esercito italiano subisce una
pesante e definitiva sconfitta ad Adua. Una sconfitta che lascerà un forte
trauma. All'Italia resta comunque la striscia di territorio di Eritrea e
Somalia, ma Crispi è costretto è dimettersi.
1896-1900: al governo vi è una maggioranza conservatrice che non riesce
a stabilizzarsi. A causa dell'aumento del prezzo del pane (cattivo raccolto
e flessione nelle esportazioni proveniente dagli USA), dilagano le proteste
e le manifestazioni operaie, nel 1898 a Milano l'esercito spara sulla folla.
Nel 1900 viene ucciso il re Umberto I, dall'anarchico Gaetano Bresci. Gli
succede il figlio Vittorio Emanuele III. In parlamento vi è una maggioranza
conservatrice, il re elegge un Presidente del Consiglio di sua fiducia:
Giolitti (sinistra).
I liberali progressisti di Giolitti riescono a guadagnare la maggioranza,
attraverso una serie di pratiche politiche scorrette. Giolitti decide di non
utilizzare la forza pubblica per bloccare gli scioperi, incoraggia la
contrattazione tra sindacati e padroni → aumento dei conflitti
(soprattutto nella Valle Padana e al nord). Le aziende agrarie padane
(grano e riso), hanno attuato importanti innovazioni tecnologiche →
diminuita la domanda di manodopera → disoccupazione e
sottoccupazione → ondata di scioperi che provocano anche andamenti
drammatici per il ciclo produttivo. I conflitti aumentano anche in campo
industriale, in particolare a Torino, Milano e Genova.
Interventi di politica sociale (piuttosto disorganici come nel resto
d'Europa):
- Istituito l'Ufficio del lavoro (per facilitare i rapporti);
- Stabiliti limiti all'impiego delle donne nelle fabbriche e perfezionata la
legge sul lavoro dei bambini;
- Assicurazioni obbligatorie per gli infortuni;
- 1912 istituito l'Istituto nazionale assicurazioni (Ina);
- Municipalizzazioni dei servizi pubblici;
- 1905 Nazionalizzazione delle ferrovie.
Divario economico tra nord e sud sempre più accentuato: vi sono
importanti distretti industriali (Napoli e nel salernitano) e alcuni ambiti
agricoli attraversano una fase positiva, ma le produzioni industriali non
decollano e il settore agricolo si sviluppa lentamente → ostacoli
ambientali (rete stradale inefficiente, mancanza di acquedotti) e minore
concentrazione di competenze tecniche. Nell'Italia Meridionale sono
anche presenti gruppi attivi di criminalità organizzata (furti di bestiame,
derubano passeggeri delle carrozze, estorsione, ecc) in Sicilia (la mafia) e
nel napoletano (la camorra). In Sicilia si sono formati con l'abolizione delle
istituzioni feudali, molti soldati che di mestiere controllavano i feudi, non
sanno più cosa fare e si mettono in proprio nel mercato della violenza.
Questi gruppi sono rafforzati perché spesso collaborano con leader
politici: molti esponenti della maggioranza giolittiana ne fanno uso per
fare pressione elettorale (Salvemini ha definito Giolitti “Ministro della
malavita”) → problema sia etico sia economico (impongono costi
aggiuntivi).
Attuazione di una politica di intervento economico; si impegna molto
affinché vengano varate leggi speciali per il Mezzogiorno. Legislazione
speciale del Mezzogiorno (interventi diretti dello stato): 1902 (Governo
Zanardelli): Acquedotto pugliese 1904: provvedimenti speciali per Napoli
(sgravi fiscali su beni di consumo, esenzione decennale dai dazi doganali
per materiale da costruzione e per tutte le attrezzature che possono
servire per la costruzione di nuove industrie a Napoli). 1904:
provvedimenti per la Basilicata, poi estesi nel 1906 a tutte le province
meridionali. 1906: legge che riforma i contratti agrari (imposte ai
proprietari clausole d'affitto più favorevoli agli affittuari). Tutte queste
norme non cancellano il divario ma danno un notevole impulso alle
attività industriali e agricole. Riassunto dei campi di intervento dei governi
di inizio secolo:
- Sostegni diretti alle industrie, soprattutto siderurgiche e meccaniche;
- Nuova politica sociale (protezione e previdenza sociale e riduce
l'intervento delle forze pubbliche): aumento degli scioperi → aumento
delle retribuzioni → aumento della domanda di beni di consumo;
- Dinamica favorita da altri interventi (nazionalizzazione delle ferrovie,
municipalizzazione dei servizi);
- Interventi speciali. 1899-1914: stagione felice per l'economia italiana
1911-13: anni di svolta per il governo Giolitti, perché vengono fatte due
scelte.
- 1911 (cinquantenario dell'Unità d'Italia, grandi celebrazioni e
inaugurazione del Vittoriano a Roma). Nello stesso anno viene sfruttata
una crisi dell'Impero Ottomano per attaccarlo in Libia (l'ultimatum viene
dato prima dell'ok da parte del governo). Viene riscontrata una forte
resistenza nelle aree interne della Libia, vengono usati molti metodi
brutali. Nel 1912 finisce la guerra, con la pace di Losanna: riconosciuta la
sovranità all'Italia su Libia e isole greche del Dodecaneso → consenso
notevole da parte dell'opinione pubblica: quotidiani nazionali,
nazionalisti, parte significativa dell'opinione pubblica cattolica (il
Cardinale Maffi dice omelie in favore). A pensarla diversamente sono i
socialisti, la parte democratica della sinistra e il Papa Pio X.
- 1912: Riforma elettorale. Possono votare da questo momento i maschi
adulti, che abbiano compiuto 21 anni se sanno leggere/scrivere,
altrimenti devono averne compiuti 30, e aver prestato il servizio militare
(essenzialmente è un suffragio universale maschile).
Problema: il partito socialista è molto attivo e molto cambiato rispetto ad
inizio secolo (con la precedente presenza di Turati, il quale pensava che
prima andassero fatte delle riforme e poi la rivoluzione, c'erano stati
anche dei dialoghi con Giolitti) → cambiati i rapporti interni, i gruppi
radicali si impongono (intransigenti), vengono cacciati Pissolati e Bonomi
(più “vicini” alle idee di Giolitti), tra i nuovi che emergono vi è anche
Benito Mussolini (direttore dell'Avanti) → non può esserci un dialogo con
il governo. Per questo motivo vengono sottoscritti degli accordi tra i
liberali e il movimento cattolico (Patto Gentiloni): in molti collegi i cattolici
accettano di andare a votare, affinché vengano rispettati dei patti (es.
protezione di associazioni e scuole cattoliche). Il Papa Pio X afferma che è
legittimo fare degli accordi con i liberali in funzione antisocialista (il suo
predecessore aveva risposto “non expedit”). In questo modo i liberali
ottengono la maggioranza e la spaccatura con i cattolici si sta piano piano
richiudendo. Nonostante i risultati favorevoli a Giolitti, la maggioranza
liberale è scossa dalle polemiche contro i 200 e più deputati liberali che
hanno accettato di sottoscrivere il Patto Gentiloni, Giolitti stesso li critica
sostenendo che non siano dei veri liberali. Situazione insostenibile: Giolitti
non può fare a meno di questi deputati ma non si vuole far condizionare
→ dimissioni da Presidente del Consiglio. Governo affidato ad un
esponente della destra liberale, Antonio Salandra → Giolitti la ritiene una
soluzione temporale (tattica usata più volte), immagina che il nuovo
governo naufraghi presto di fronte al difficile quadro politico, in quel caso
potrebbe tornare e imporre le proprie priorità e condizioni. Ma il calcolo
questa volta è sbagliato, perché Salandra rimarrà a lungo al governo ed in
anni molto complicati.
CAPITOLO XXIV.
L'OCCIDENTE ALLA CONQUISTA DEL MONDO
1) Tra il 1870 e il 1914 tutto il mondo non occidentale viene colonizzato.
Conquista politica e militare di 3 continenti → globalizzazione economica
1887: Regina Vittoria 'Imperatrice delle Indie' → imperialismo Condizioni
favorite dall'enorme divario tecnologico tra Occidente e resto del mondo.
Tappe di un dibattito storico sull'Imperialismo:
- HOBSON. Il debordare di potenze europee in Africa e Asia è spiegato
così: la sovrapproduzione e il sovrainvestimento hanno portato a
ricercare aree di investimento in direzione di aree africane e asiatiche.
- LENIN. Riprende e conferma l'interpretazione di Hobson, aggiungendo
che quella da lui descritta è la fase estrema/ultima del capitalismo. Vede
la Grande Guerra come guerra imperialista (previsione sbagliata).
- SHUMPETER. Economista, critica entrambi i precedenti. La molla
economia, secondo lui, non spiega il desiderio di dominio territoriale ma
vede nell'espansione un atavismo e un'eredità nel passato pre-moderno,
visto nel dominio della cultura militare.
- WEHLER. Sostiene che l'espansione coloniale tedesca abbia ragioni di
politica interna: rafforzamento dell'autorevolezza del governatore, segno
della potenza della nazione (influenza sull'opinione pubblica).
- SAID. Studioso di letteratura comparata, nel 1978 scrive “Orientalismo”:
si è concentrato sull'immagine dell'Oriente in Europa, formatasi dalla
spedizione napoleonica in Egitto (1798) in poi → immagine molto
stereotipata e duale (“strano” “barbaro” “primitivo”). Documento trovato
da Said: “Discorso alla Camera dei Comuni” di Arthur James Balfour (13
giugno 1910) → egiziani considerati inferiori. Said nel 1993 scrive “Cultura
e Imperialismo”: presenta la cultura e l'imperialismo nel complesso.
Tuttavia ci sono forme di dominio economico informale: gli Stati Uniti nei
territori centro meridionali dell'America. Le grandi aziende statunitensi
(united fruit) chiedono l'intervento diretto degli Stati Uniti per stipulare
convenzioni che si creano con gli stati che occupano le piantagioni
(Honduras, Repubblica Domenicana).
DOMINIO DIRETTO: CONQUISTE POLITICHE E MILITARI EGITTO. Nel 1840
è sottoposto all'Impero Ottomano, ma di fatto completamente
indipendente. Sotto la guida del kedhivè (governatore) Isma' il Pasha,
compie un rapido processo di modernizzazione di riforme, anche
attraverso grandiose opere infrastrutturali (più significative: taglio
dell'istmo di Suez, con la costruzione di un canale navigabile che mette in
collegamento Mar Mediterraneo e Mar Rosso). Per queste opere sono
necessari ingenti finanziamenti europei: durante gli anni '70 il debito è
tale che il governo egiziano dichiara la propria incapacità di pagarlo. 1875:
costituzione di un organismo di gestione del debito pubblico egiziano
(delegati francesi e inglesi). La presenza straniera nel paese provoca una
violenta reazione dell'opinione pubblica. 1881: gli Arabi Pascià tentano un
colpo di stato, che l'esercito di Gladstone reprime, instaurando un
Protettorato inglese sull'Egitto 1882: la flotta britannica bombarda
Alessandria, sconfigge i ribelli e sottopone l'Egitto al dominio britannico: 
Per proteggere le banche che hanno investito nei titoli del debito
pubblico egiziano;  Per avere il controllo diretto sul Canale di Suez che
collega direttamente con l'India. Finanziamenti all'agricoltura: interesse a
proteggere le coltivazioni di cotone (lavorato dalle industrie inglesi).
Vengono colonizzate anche aree economicamente poco appetibili per
motivare il carattere strategico, ragioni di politica interna, missioni
“civilizzatrici”. Il razzismo e il senso di superiorità autorizzano spesso atti
di prepotenza coloniale.
CONGO BELGA. 1876: Leopoldo II convoca un congresso geografico per
discutere delle modalità di civilizzazione dell'Africa centro-meridionale (in
realtà coltiva ambizioni coloniali).
- 1879: H. M. Stanley intraprende una spedizione sul corso del fiume
Congo, costruendovi una serie di avamposti (sul corso del fiume)
- 1884-5: sulla base di questa tenue presenza rivendica un territorio,
che gli viene concesso da una conferenza di delegati europei →
Stato Libero del Congo. Finanzia a sue spese le spedizioni militari di
occupazione. Metà del territorio è occupato da società commerciali,
scelte dal sovrano, da cui cerca di ottenere il massimo ritorno per
ripagarsi il capitale investito. -coltivazione di caucciù e commercio
d'avorio -attività lavorative imposte come d'obbligo alla popolazione
locale -i funzionari non risparmiano punizioni corporali per sfruttare
al massimo i lavoratori.
→ lo Stato Libero del Congo diviene una grande e disumana prigione: i
metodi brutali (mutilazioni, rapimenti, razzie) provocano l'opinione
pubblica in Belgio e nel Regno unito. Leopoldo è costretto a convocare
una Commissione d'inchiesta che si accerti dei misfatti. 1908: Leopoldo II
deve cedere il possesso personale del Congo allo stato Belga. ALGERIA.
Durante l'occupazione francese scoppiano moltissime ribellioni. 1832-
1847: guidata da Abdul El Kader e repressa da Bugeaud 1870-71: in
concomitanza con la caduta di Napoleone III, repressa anch'essa
duramente 1874: Code dell'Indigénat → stabilisce la punibilità degli
indigeni per molti reati; confisca dei beni, che passano nelle mani dei
coloni bianchi.
Gli effetti demografici dell'aggressione coloniale sono spaventosi e in
totale provocano decine di milioni di vittime. 90% Indiani d'America 90%
Costa d'Avorio 50% Congo 65% Sudan GUERRE COLONIALI Russia vs
Regno Unito
AFGHANISTAN. Area di tensione fra Russia e Regno Unito. 1878: un
incidente diplomatico (la G.B crede che la Russia voglia stipulare un
accordo con il sovrano afghano) induce la G. Bretagna ad inviare in
Afghanistan un corpo di spedizione. 1878-1881: guerra anglo-afghana
Nonostante i primi successi, l'esercito britannico, logorato da ribellioni e
guerriglie, dagli attacchi di singoli eserciti tribali, deve ritirarsi. 1885:
scoppia un'altra crisi (tentativo russo di spingere a sud la frontiera). 1907:
accordo raggiunto tra Russia e G.B → la Russia riconosce l'Afghanistan
fuori dalla propria sfera d'influenza e la Gran Bretagna non occuperà né
interferirà con l'Afghanistan.
Francia vs Regno Unito
Crisi di FASHODA. 1898, tra Francia e Regno unito, in Sudan. Le truppe
britanniche che, guidate da Kitcher, sono impegnate nella riconquista del
Sudan, spingendosi sempre più a Sud (verso le sorgenti del Nilo). Lo scopo
è riunificare i domini del nord (Egitto) e il Sudan con i possedimenti
nell'Africa del sud. Il Capitano francese Marchand risale dal Congo
francese per sbarrare la strada agli inglesi e crea un forte militare a
Fashoda (Sudan centro-meridionale). 18 settembre 1898: la colonia
britannica arriva a Fashoda. Si rischia la guerra anglo-francese, che viene
scongiurata solo perché Marchand ritiene di essere militarmente
impreparato e si ritira (la flotta inglese è 12 volte quella francese).
SUDAFRICA: LA GUERRA BOERA. Dal 1895 per iniziativa di Cecil Rhodes i
britannici occupano uno stato (Rodhesia) a nord dell'Orange e del
Transvaal, popolate da Boeri (discendenti dei primi coloni olandesi).
Essendo ricchi di giacimenti preziosi, hanno attirato le attività commerciali
inglesi, sottoposte nel Transvaal ad una dura tassazione. 1895: fallito il
tentativo di annessione. 1899: si incrociano due ultimatum → quello
inglese che chiede pieni diritti e quello boero che minacciala guerra se
non vengono ritirate le truppe. 1899-1902: sanguinosissima guerra boera
→ Kitchner stronca le ribellioni con grande violenza → esecuzioni sul
campo, famiglie deportate nei primi campi di concentramento della
storia. 1902: accordo → Transvaal e Orange, insieme alla Colonia del Capo
formano l'Unione Sudafricana. 1910: come già Australia e Canada,
l'Unione Sudafricana diventa Dominion britannico (territori autonomi
coordinati da Federazione). -Rafforzata la segregazione razziale
(separazione bianchi-neri)
-Cominciano i primi tentativi di resistenza e ribellione → appello
all'identità religiosa → appello al Jihad (maggiore: lotta etica contro il
male, interiore – minore: lotta armata contro i seguaci di altre religioni):
EGITTO: sviluppo di pensiero più articolato → modernismo islamico
(adattamento alle nuove trasformazioni) → 1907: Partito Nazionale
Egiziano ad opera di intellettuali
SUDAN: 1884-5 Muhammad Ahmad invita alla Jihad contro gli inglesi e
riesce a creare uno stato autonomo, riconquistato poi da Kitchner nel
1898.
SOMALIA: 1898, M. A. Hassan (il Mullah pazzo) dà il via ad una lunga
guerriglia, stroncato nel 1920 dall'aviazione britannica.
LA GUERRA ISPANO-AMERICANA (IMPERIALISMO INFORMALE
AMERICANO) 1895, Cuba: rivolta indipendentista che la Spagna non riesce
a soffocare. Gli USA, che hanno concluso l'espansione verso ovest e
hanno risorse sufficienti, decidono che è il momento di procurarsi delle
colonie → intervengono nel conflitto a favore degli insorti. 1898: per
cause ancora sconosciute, l'incrociatore (nave da guerra) americano
Maine, ancorato nella Baia dell'Havana esplode, L'opinione pubblica
americana lo considera, forse pretestuosamente, un atto di ostilità
spagnola e inviano la propria flotta nella Baia dell'Havana a sostegno di
Cuba. Dicembre 1898: la flotta spagnola è distrutta, Cuba è uno stato
indipendente. Gli USA annettono Filippine, Porto Rico e l'isola di Guam.
L'indipendenza di Cuba è formale: protettorato informale degli USA, le cui
grandi aziende controllano l'economia cubana. Annessione delle isole
Hawaii. Rivolta indipendentista delle Filippine → nel 1903 il governo di
Roosvelt sostiene la secessione di Panama (si distacca dalla Colombia) →
controllo sul canale.
LE GUERRE GIAPPONESI 1894: il Giappone attacca la Cina con l'intenzione
di conquistare la Corea. Vince la guerra e annette Taiwan →
riconoscimento di una formale indipendenza della Corea, sottoposta
all'egemonia economica giapponese. 1904: la Russia occupa la Manciuria
e minaccia di espandersi fino in Corea. Il Giappone attacca e sconfigge
l'esercito russo nella battaglia di Tsushima. 1910: Corea annessa
direttamente al Giappone. Controllo della Manciuria. → prima sconfitta di
una potenza europea (Russia), da una non occidentale (Giappone) DUE
CRISI MAROCCHINE (1905 – 1911) 1904: un accordo prevede sostegno
diplomatico inglese ad eventuali iniziative francesi per l'occupazione del
Marocco. Il Kaiser Guglielmo II si oppone: nel 1905 fa scalo a Tàngeri
durante una crociera in cui saluta apertamente uno stato indipendente
sovrano. 1906: conferenza di Algeciras (risultato favorevole all'espansione
francese) 1911: una serie di disordini scoppiati in Marocco offre
l'occasione alla Francia di intervenire militarmente → la Germania
reagisce inviando una nave cannoniera nel porto si Agadir per protestare
e chiede parte del Congo Francese in cambio (concesso).
FORME DI RESISTENZA ANTIOCCIDENTALE INDIA Linee di governo che
cercano di dare spazio maggiore alle autonomie indiane. 1877: Regina
Vittoria nominata Imperatrice delle Indie 1885, Congresso Nazionale
Indiano (partito) → formato da indiani che hanno studiato in Gran
Bretagna e prevalentemente Indù: -Atteggiamento inizialmente
conciliante (vogliono la collaborazione);
-1906: Lega Musulmana → organizzazione politica autonoma che accoglie
solo musulmani (segno di spaccatura); -All'inizio del XX secolo, nel
Congresso iniziano ad emergere pensatori che vogliono l'autogoverno →
spaccature: ala indipendentista radicale → Leader: Tilak; ala
collaborazionista (Gokhale). Le spaccature, che si ricomporranno dopo la
Grande Guerra, favoriscono il governo britannico.
CRISI DELLA CINA Insoddisfazione interna dovuta alla perdita dell'Indocina
(Francia), alle indennità di guerra da pagare al Giappone (prestiti dalle
banche europee), alla concessione di basi a Germania, Francia, Regno
Unito (1897). Si organizza la società segreta dei Boxer che aggrediscono
ed uccidono un ambasciatore tedesco; viene mandato un corpo di
spedizione dall'occidente per fermare la rivolta e chiedere altre
concessioni. 1900: rivolta dei Boxer (crollo del prestigio dell'imperatrice);
1911: rivolta anti-imperiale e formazione della Repubblica da parte →
dittatura personale di Shikai. Sun Yat Sen forma il Kuomintang (partito
nazionalista) e nel 1913 mette in atto una nuova rivolta ma fallisce ed è
costretto all'esilio. 1916: la Repubblica va in frantumi → sotto il controllo
dei signori della guerra.
PERSIA Russia e Regno Unito controllano l'Economia Persiana. I mullah
sciiti guidano le proteste. 1890: Movimento Politico → boicottaggio del
tabacco 1906: Si impone allo shah una costituzione modellata sulla Sharia
1911: la Russia restaura il potere autocratico dello shah con l'esercito.
Fino al 1925 la Persia è sotto il dominio russo-britannico ma emergono i
mujtahid , come guide politiche della resistenza persiana.
2) Tra il 1870 e il 1914 l'espansione coloniale non si ferma e tutto il
mondo finisce sotto il controllo delle grandi potenze europee a cui si
aggiungono anche il Belgio, la Germania, l'Italia, di Stati Uniti e Giappone
mentre la Spagna esce quasi del tutto dalla scena. Insieme all'espansione
si instaura una vera e propria globalizzazione economica e una conquista
politica e militare, per rimarcare questa novità entra in uso il termine
imperialismo. Questo termine l'aspirazione che le classi dirigenti
dell'epoca hanno nei confronti degli altri Stati ritenuti fortemente inferiori
soprattutto dato il grandissimo divario tecnologico che si è sviluppato
dopo le due rivoluzioni industriali. Come abbiamo visto le potenze
interessate sono scosse al loro interno da grandi tensioni ma tuttavia
riescono a trovare comunque lo spirito di conquista; innanzitutto a causa
degli interessi economici che vedono i nuovi territori come aree da
sfruttare per avere materie prime o per collocare i propri prodotti. Come
sottolinea l'economista Hobson, è proprio l'eccesso di risorse accumulate
che non riescono a trovare impieghi a spingere verso la ricerca di nuovi
territori che possono offrire occasioni di investimento. Lo stesso Lenin
vede l'imperialismo come una fase suprema del capitalismo in cui vi è una
piena saturazione dei mercati interni e quindi una ricerca delle banche e
delle grandi aziende di trovare nuovi investimenti → ipotesi falsa in
quanto le origini dell'imperialismo non sono solo economiche. In questo
periodo va ricordato che ci sono anche forme di dominio economico
informale come in America centro-meridionale; qui i numerosi Stati
autonomi che si sono formati dopo gli anni 20 dell'ottocento attraverso
uno un momento di grande sviluppo economico che attira capitali esteri
britannici e statunitensi. Per tutto l'ottocento il regno unito pur
esercitando una intensa dominazione economica, non fa sentire il suo
peso sulle scelte di politica interna dei vari paesi ma alla fine del secolo,
l'ingresso di capitali e interessi statunitensi comincia a cambiare questa
situazione. Le grandi aziende nordamericane chiedono infatti l'intervento
diretto del governo per risolvere eventuali contenziosi che si possono
creare con i vari Stati per quanto riguarda le tariffe doganali, il
trattamento fiscale o le regole per l'utilizzo della forza lavoro. L'America
Latina è tuttavia un'eccezione in quanto nel resto del mondo si segue una
linea ben diversa; un esempio è l'Egitto e dopo la sua indipendenza sotto
la guida di Isma'il Pasha ha continuato il suo processo di modernizzazione
che tra le tante cose prevedeva anche numerose opere infrastrutturali
come il taglio dell'istmo di Suez contraendo prestiti con le banche
europee. Negli anni 70 l'indebitamento è tale che il governo non riesce a
pagare gli interessi e i debiti e provoca la costituzione di un organismo di
gestione del debito pubblico egiziano affidato a delegati dei governi
francese e inglese; questa situazione produce una volta nel Paese che
viene sedata dallo stesso governo liberale di Gladstone che instaura un
protettorato inglese sull'Egitto e l'ordine di bombardare il porto di
Alessandria d'Egitto. Questa iniziativa viene effettuata per proteggere le
banche inglesi che hanno investito in titoli del debito pubblico egiziano, e
per sottoporre a un controllo diretto del Canale di Suez per porsi diretto
collegamento con l'India. Per sanare il bilancio egiziano vengono
migliorati i metodi di esazione delle imposte pagate soprattutto dei
proprietari terrieri che vengono aiutati dal governo nella produzione
agricola costruendo un gran numero di dighe sul Nilo (e questo perché il
cotone viene esportato in Inghilterra a beneficio dell'industria tessile )
questo quindi è un intervento militare a cui fa seguito la dominazione
diretta. L'interesse coloniale riguarda però anche le zone
economicamente molto appetibili come l'Africa centrale o la Mongolia,
questo perché possono esserci motivi di carattere strategico per
proteggere altre zone molto più redditizie, sia perché offrono motivo di
orgoglio nazionale, infatti l'opinione pubblica sarà molto favorevole a un
governo che conduce una buona politica coloniale e far sentire la
popolazione unita in una unica stirpe. L'opera di colonizzazione viene
compiuta dagli occidentali a vantaggio dei popoli colonizzati e ciò è una
sorta di onere etico che spetta all'uomo bianco; il loro senso di superiorità
induce gli europei a trattare le popolazioni assoggettate con scarso senso
di rispetto che sfocia in depredazioni economiche e sistematiche
aggressioni fisiche e normative. Anche le azioni di guerra che puntano
all'annientamento dei guerrieri e delle popolazioni vengono eseguite in
modo assai più sistematico tanto da provocare complessivamente decine
di milioni di vittime. Questa storia macchiata di sangue viene però
trasfigurata in Occidente dai resoconti degli esploratori, dei geografi e dei
narratori che pubblicano uno dei generi più in voga nel panorama
letterario del tardo ottocento, il romanzo coloniale che rimuove la
violenza e ne nobilita le ragioni. I racconti presentano tutti nello stesso
intreccio narrativo in cui i bianchi si devono destreggiare in un ambiente
selvaggio e devono combattere contro i nemici animaleschi, il bottino che
riusciranno a conquistare sarà in questo caso assolutamente meritato e
soprattutto ottenuto senza aver compiuto alcun gesto riprovevole. Se
pure ci siano altri narratori come Franco Moretti e intellettuali che invece
denunciano la brutalità dell'espansione coloniale, i vantaggi che le società
borghesi occidentali ne traggono sono troppo cospicui per preoccuparsi
del fatto che siano evidentemente macchiate di sangue. L'idea
dell'impero dunque mette radici profonde nella cultura diffusa
nonostante le ombre provenienti dalle colonie comincino a rimbalzare
verso l'Occidente.

CAPITOLO XXV.
ALLEANZE E CONTRASTI FRA LE GRANDI POTENZE
Presenza di 3 aree di tensione:
- Francia vs Germania (Algeria e Marocco, Alsazia e Lorena)
- Austria vs Russia (controllo dei Balcani)
- Gran Bretagna vs Germania (dominio dei mari)
1873: Lega dei 3 Imperatori → alleanza diplomatica tra Germania,
Austria/Ungheria e Russia. Serie di accordi: se una delle 3 è in difficoltà
militare, le altre devono intervenire.
CRISI NEI BALCANI
- 1875-6: rivolte contro l'Impero Ottomano, il quale reagisce molto
duramente (se ne parla in tutto il mondo);
- 1876: crisi politica ad Istanbul e concessione di una Costituzione per
rassicurare l'opinione pubblica europea;
- 1877-8: La Russia attacca e impone l'egemonia nei Balcani, il Sultano
revoca la Costituzione.
- 1878: imposto il trattato di pace → indipendenza di Serbia,
Montenegro, Romania e nascita della Grande Bulgaria.
Pochi mesi dopo, il 13 luglio 1878, convocato il Congresso di Berlino,
voluto da Bismarck: ridimensionata la Bulgaria, che comunque resta un
Principato indipendente, riconosciuta l'indipendenza di Serbia, Romania e
Montenegro. La Bosnia Erzegovina è protettorato dell'Austria e l'Impero
Ottomano cede Cipro alla Gran Bretagna.
E' ridimensionata l'egemonia dalla Russia, che esce dalla Lega.
1879: si forma la Duplice Alleanza (Germania – Austria); 1881: la Francia
occupa Tunisi (sfera di influenza dell'Italia); 1882: l'Italia si allea con la
Duplice Alleanza che diventa Triplice Alleanza (l'Austria è un nemico
storico dell'Italia, possiede ancora le terre irredente). → l'alleanza
prevede il soccorso militare in caso di aggressione.
1894: trattato di Mutua Protezione tra Russia e Francia 1898: piano di
potenziamento della Marina tedesca (ammiraglio Alfred Von Tirptz) 1904:
accordo diplomatico tra Francia e Gran Bretagna (Entente “intesa”
Cordiale) 1907: accordo diplomatico tra Gran Bretagna e Russia → Triplice
Intesa
NUOVA CRISI NEI BALCANI Serie di difficoltà interne portano alla
formazione di aggregazioni politiche che, nell'Impero Ottomano,
chiedono la reintegrazione della Costituzione. 1908:  La Bulgaria
proclama l'indipendenza
- Unificazione di Creta con la Grecia
- Annessione di Bosnia Erzegovina ad Austria/Ungheria
- 1911-12 guerra italo-turca (Libia) 1912-13 Guerre Balcaniche:
- Bulgaria, Serbia, Montenegro, Grecia vs Impero Ottomano (per la
Macedonia)
- Bulgaria vs Grecia e Serbia (per la Macedonia) → sconfitta la Bulgaria
1913 Accordi di Bucarest: divisione della maggior parte della Macedonia
tra Serbia e Grecia. L'Impero Ottomano esce quasi del tutto dai Balcani.
Movimenti politici che vogliono l'unione di Serbia e Bosnia Erzegovina.
1903: rivolta in Serbia e allontanamento del sovrano filo-austriaco in
favore del partito radicale serbo, di orientamento nazionalista. 1906:
ritorsioni economiche anti-serbe dell'Austria/Ungheria 1908: annessione
della Bosnia Erzegovina all'Austria/Ungheria Popolazione bosniaca: 45%
serba e favorevole all'unione con la Serbia → formazione di associazioni
segrete che prevedono atti terroristici. L'organizzazione più importante in
Bosnia è la Mano Nera, i quali programmano un gesto clamoroso per il
giungo 1914. Prevista a Sarajevo (capitale della Bosnia) la visita dell'erede
al trono d'Austria, Francesco Ferdinando I → ucciso il 28 giugno 1914 da
un anarchico serbo. Due ragioni:
- Francesco Ferdinando è una delle personalità politiche favorevoli a
concedere autonomie alle minoranze (linea politica che toglierebbe loro
dei seguaci);
- Data importante per il nazionalismo serbo (battaglia di Ksovo del 1389,
persa dai serbi contro i turchi → significati simbolici). Viene lanciata una
bomba ma l'operazione fallisce, F. Ferdinando decide di proseguire la
visita: la macchina nel tragitto di ritorno finisce per sbaglio in un vicolo
cieco, dove si trova un terrorista che lo uccide.
23 luglio: l'Impero Austro-Ungarico decide di reagire con un ultimatum
alla Serbia → i responsabili devono venire processati, al processo devono
partecipare magistrati austro-ungheresi. La Serbia non accetta l'ultimo
punto. Invio di un altro ultimatum in cui viene dichiarata guerra.
29 luglio: inizio del bombardamento su Belgrado 30 luglio: mobilitazione
delle truppe russe in protezione della Serbia e quindi inizio del
meccanismo dei trattati:
- 31 luglio: la Francia alleata della Russia, chiama alle armi i propri uomini;
- 1 agosto: la Germania entra in guerra attuando il Piano Schlieffen
(attacco della Francia passando per il Belgio). Lo stesso giorno dichiara
guerra alla Russia.
- 2 agosto: ultimatum della Germania al Belgio;  3 agosto: la Germania
dichiara guerra alla Francia. La Gran Bretagna chiede alla Germania di non
attaccare il Belgio.
- 4 agosto: poiché la richiesta della GB non viene accettata, dichiara
guerra alla Germania
- 6 agosto: l'Austria dichiara guerra alla Russia;
- 12 agosto: Francia e Regno Unito dichiarano guerra all'Austria/Ungheria;
- 23 agosto: il Giappone dichiara guerra alla Germania;
- Inizi di novembre: l'Impero Ottomano entra in guerra a fianco degli
Imperi centrali.
L'Italia non scende in campo, con le scuse che la Triplice Alleanza è
“difensiva” e perché non è stata avvertita dalla Germania. In verità teme
l'attacco della Marina inglese.
Neutralisti: liberali (Giolitti), socialisti, cattolici Interventisti: democratici
(→ Intesa), rivoluzionari (Mussolini), nazionalisti.
Salandra e Sonnino portano avanti trattative segrete bilaterali
contemporaneamente, per ricavare da chi possano ricevere maggiori
vantaggi. L'Intesa offre: terre irredente (Trentino e Friuli), Tirolo, Istria,
Dalmazia e un protettorato in Albania Aprile 1915 → Patto di Londra
(firmato in segreto, Salandra darà poi le dimissioni perché il Parlamento è
neutralista).
Caratteristiche varie:
- Convinzione che si tratterà di una guerra lampo;
- Si stabilizzano i fronti → trincee (guerra di posizione);
- Guerra lunga e sanguinosissima (dovuta al potenziamento degli eserciti);
- I partiti socialisti, nonostante le idee internazionalisti, votano a favore
dei crediti di guerra (tranne quello tedesco e quello italiano che si
mantiene neutrale “né aderire né sabotare) → disgregazione
dell'Internazionale;
- Stato di passività spiegabile col movimento nazional-patriottico;
- Movimenti femministi: cedono sotto la retorica del nazional-
patriottismo;
- Per la prima volta dibattiti politici su aggressioni/stupri di guerra (la
donna incinta dopo uno stupro da parte di uno straniero ha diritto ad
abortire?). Benito Mussolini, espulso dal partito socialista perché
interventista, fonda Il Popolo d'Italia in cui denuncia gli stupri etnici (lo fa
per favorire l'ingresso dell'Italia in guerra).
STORIA CONTEMPORANEA: Lezioni

LEZIONE 1
Il programma parte dalle rivoluzioni politiche del 700, fino ad arrivare alle
Rivoluzioni Francesi e Americane, principalmente rivoluzioni di carattere
economico (a partire dalla rivoluzione agraria). C'è anche la Rivoluzione
Industriale, che trae profitto dai grandi cambiamenti avvenuti in campo
agricolo-economico: c'è una maggiore accumulazione di risorse primarie e
capitale. Si parla di fenomeni economici e politici, quasi sempre
accompagnati da enormi cambiamenti sociali e culturali. Si dà anche
importanza alle questioni di genere: la questione che riguarda le
differenze oggettive e soggettive che possono esserci tra maschi e
femmine. Fino a un secolo fa, si è iniziato a prestare attenzione al genere
femminile, così come ai bambini. Ci si interessa anche alla storia delle
generazioni, che dev'essere inteso come qualcosa di stratificato. Studia
come le società umane vadano incontro a diverse situazioni e
trasformazioni. Le trasformazioni nelle società, erano sempre
trasformazioni del “lungo periodo”: ci si trovava di fronte a dei modi
comportamentali, quella che per gli storici era chiamata 'mentalità', che
era qualcosa che cambiava solo nel lungo periodo (così come le strutture
economiche). Nell'età contemporanea, invece, abbiamo a che fare con
dei cambiamenti che sono incalzanti, che portano a vaste sfasature
culturali tra una generazione e l'altra. Questi cambiamenti così incalzanti,
dalla portata così forte, hanno a che fare con una possibile Terza o Quarta
Rivoluzione Industriale (non comunque paragonabile alle prime due).

I CARATTERI DELLA PRIMA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE: Quali sono le


premesse che hanno permesso di accumulare così tanti capitali da
permettere alla società di ampliare a dismisura i guadagni e i profitti? I
primi a ragionare in termini di economia politica sono i fisiocratici
francesi, che elaborano un pensiero economico che via via comincerà a
fare cambiare la mentalità delle persone e delle classi dirigenti. La
fisiocrazia è il potere della terra: la ricchezza deriva dal possesso della
terra, una questione che rimarrà fondamentale per tutto l'800. Per il
feudalesimo, questo concretamente significa che un possessore della
terra (a lui conferita da un potere superiore, o ereditata), è la sovranità
limitata. Per cui egli dipende da un feudatario superiore, ma può
comunque esercitare controllo su quella terra. Le persone dipendono
direttamente da lui (servi della gleba) oppure sono contadini liberi, ma
sono tutte anime da lui controllate. Tra il sovrano e i sudditi bisogna che ci
sia anche sintonia spirituale, fondamentale perché la religione regolava i
rapporti di dipendenza tra chi era al vertice della società e chi ne era alla
base. Il nobile fa parte dell'indiscussa classe dirigente, almeno fino all'800:
il nobile è anche quello che in base ai valori cristiani tradizionali si deve
fare protettore dei poveri che da lui dipendono, quindi dalla popolazione
che vive nelle terre di cui lui è signore (e la sua posizione derivava da una
posizione di sangue). Il loro essere superiori li obbligava ad avere dei
comportamenti di lusso, che li differenziava dal resto: bisognava
ostentare visivamente e dimostrare di essere superiori. Dovevano anche
dimostrare di essere disinteressati, di non essere legati a piccolezze quali
le questioni materiali (quindi non dovevano avere a che fare con soldi, o
con valori): l'unico valore era quello dell'onore. Il ceto borghese, invece,
dà una vera importanza al denaro, l'economia politica diventa un valore
soprattutto per questo ceto. Essi elaborano i propri valori pensando che
contare il valore materiale delle cose sia qualcosa di fondamentale. Con la
borghesia, questo nuovo ceto sociale (piccoli proprietari terrieri) che si va
sviluppando in modo crescente, vede come inizialmente favorite le
minoranze: fin dal Medioevo, la minoranza ebraica sviluppa una discreta
presenza negli affari perché esulano la mentalità cristiana che nel
Medioevo condannava l'usura e il guadagno a peccati capitali. Le
minoranze religiose sono alla base degli sviluppi della borghesia
economica e culturale (sono i professionisti, si costruiscono una posizione
attraverso un titolo di studio). Quello che importa è che i fisiocratici
cominciano ad attribuire alla terra un potere superiore: essa è alla base
del potere sociale, ma le attribuiscono anche un prezzo, che quindi la
inserisce all'interno del mondo degli scambi e delle vendite. Se la terra si
può vendere, chiunque la può comprare diventandone il padrone,
riconosciuto culturalmente, diventando un padrone di anime. Non c'è
quindi più divisione tra chi lavora e chi possiede la terra. La società viene
radicalmente cambiata dal punto di vista economico: l'economia si sta
spostando, così come la mentalità che si frammenta. Si comincia ad
affermare un sistema di opinioni individuali e che cominciano a prendere
mano: nell'800 diventano il modo di pensare abituale, le persone non
appartengono SOLO ad un singolo ceto sociale, ma comincia a generarsi
l'individualità.

LEZIONE 2
Si creano le conseguenze che portano alle attuali distruzioni ambientali, le
quali mettono a repentaglio la vita sul pianeta. I combustibili e le caldaie
rendono invivibili intere regioni. Il clero anglicano si prende la
responsabilità per la questione della salvaguardia dell'ambiente,
cominciando quindi a prendersi carico della situazione: è il primo nucleo
di quello che oggi è l'ecologismo. Il passaggio successivo è la concezione
che il lavoro umano, e quindi anche l'uomo, possa essere venduto, e che
quindi abbia un prezzo. Ogni corporazione che organizzava i mestieri
doveva far sì che essi avessero un mercato anche fuori, e quindi veniva
richiesta una certa 'originalità'. Veniva richiesto un alto livello di
formazione: per mantenere la qualità del prodotto era necessario che non
si mirasse alla quantità, ma alla qualità: c'erano dei limiti quantitativi,
mirati anche a difendere un certo prezzo di quel prodotto (appunto
perché la produzione in grande quantità rischiava di rovinare la
corporazione e il suo prestigio, a scapito della fama del prodotto in giro
per l'Europa: questo è il caso veneziano, che per alcuni secoli è stato il
maggiore porto europeo). Le corporazioni hanno regole molto rigide per
controllare anche gli uomini e i loro turni di produzione (non si lavora di
notte per prevenire una possibile qualità più scadente del prodotto). La
cosa prioritaria è riuscire a vendere ad ampio raggio. Nell'Inghilterra di
fine 700 cominciano ad esserci delle trasformazioni: c'è un passaggio
legato alla trasformazione del concetto di proprietà della terra. La terra
viene concepita come qualcosa dal valore morale, e nel momento in cui
c'è questo passaggio, molti signori locali e potenti (anche senza una
signoria) si appropriavano dei beni che appartenevano alla comunità
(parrocchie, villaggi) e se ne servivano per cose essenziali alla vita di
campagna. Se ne appropriano facendo valere il proprio peso all'interno
della società, usurpando terre al servizio della collettività. Nel momento
in cui certi beni vengono usurpati dal signore locale o da altri potentati
locali, c'è un passaggio (vuol dire che nelle acque di un certo fiume non si
può più pescare, certi boschi non sono più frequentabili per raccogliere
alimenti ecc): queste cose che erano considerate beni ovvi, vitali,
vengono a mancare. I nuovi signori, per rafforzare l'economia del proprio
patrimonio familiare chiudono paludi, tagliano boschi, trasformano i
luoghi accessibili da tutti per metterci pascoli (per esempio, il mercato
crescente della lana e della carne degli agnelli, che sempre di più comincia
a essere lavorato anche in laboratori artigiani), e ci sarà anche l'avvio
dell'industria della lana in Inghilterra, in particolare nelle campagne del
sud- Inghilterra. Essa è un'industria a domicilio, c'è una diffusione
dell'industria nelle campagne. Ci sono degli impresari che comprano la
lana dai grandi proprietari terrieri e la distribuiscono nelle case, che si ri-
organizzano in un’economia di cottage, dove una famiglia contadina (con
un capofamiglia), si organizza per una divisione del lavoro interna. Queste
comunità riescono a mantenere la struttura della vita contadina,
passando anche ad un'attività industriale (alla rendita dell'agricoltura, si
aggiunge anche la rendita di questa attività). Questa pratica diventa molto
prospera in Inghilterra. Questa tecnica viene abbinata a qualcos'altro: nel
corso del 700, ci sarà la colonizzazione dell'India, fatta non dalla
monarchia britannica, ma dalla Compagnia delle Indie Occidentali (una
associazione privata con il proprio esercito coloniale). L'India non serviva
però solo per l'esportazione di prodotti: viene quindi imposta alla Cina
l'apertura di porti finalizzati al commercio, sia dei britannici che degli altri
europei. In India intanto, con clima tropicale, prendeva piede la
produzione di cotone. Anche lì quello che viene concepito è un'industria a
domicilio, con un sistema che permette di avere una produzione
esportata a breve in Inghilterra, a basso costo di produzione. Quello che si
sta sviluppando è un sistema disumano, dove i vecchi valori vengono
lasciati da parte, per favorire la logica del profitto e dello scambio, che
diventano i valori supremi. Anche la forza lavoro (uomo) diventa
concepibile in tal modo, e le leggi di fine 700 cominciano a ri-organizzare
la società britannica proprio alla luce di questi valori mutati: il lavoro
diventa qualcosa di obbligatorio, il problema si pone quando in Inghilterra
(e in altre parti del mondo) si creano periodiche rivolte contadine, come
reazione a quella che è stata la privazione di un bene a loro dovuto per
tradizione. C'è una generale fuga dalle campagne, che rende le campagne
e le città attraversate da quote rilevanti di popolazione (Inghilterra,
Francia, Germania, Italia) e il vagabondaggio diventa una piaga ricorrente:
la popolazione delle campagne è troppo povera, non ha più risorse per
sopravvivere. Una parte consistente della popolazione deve andarsene e
darsi al vagabondaggio: l'Inghilterra provvede, con una gestione di
carattere religioso, ad una sorta di assistenza ai poveri, creando delle
industrie di creazione di determinati prodotti, non necessariamente
tessili, dove vengono messi a lavorare questi vagabondi. La cosa viene
presentata come una forma di carità, ma queste persone erano messe a
lavorare in modo coatto, erano sfruttati. In alcune case di lavoro, work-
house, le condizioni di lavoro erano pessime, erano viste come una
condanna più che come una forma di salvezza. La legna era un bene
primario, reprimere il furto campestre e il bracconaggio veniva inteso
come anche la pratica della deportazione in Oceania o in altre colonie di
popolamento (Australia, NZ; Tasmania), dove venivano deportati e fatti
lavorare con schiavi. C'è una trasformazione radicale della società, con le
macchine a vapore, e si cominciano a sviluppare le produzioni di tessuti
prodotti con macchine. La cosa ha effetti immediatamente devastanti
sull'economia tradizionale e quindi sull'industria a domicilio, si sviluppa
quindi un sistema di sfruttamento dei lavoratori. Nel giro di pochi anni
l'economia di cottage va in rovina, il che è un problema strutturale per
l'economia delle campagne: non aveva alterato la struttura della famiglia,
invece nelle fabbriche la famiglia tradizionale viene spezzata. I lavori più
ripetitivi sono affidati alle donne e ai bambini, senza richiedere la forza
degli uomini. Le retribuzioni sono bassissime e iniziano a porsi dei
problemi: i maschi sono pochi, il grosso della manodopera sono donne e
bambini che possono essere pagati poco (e per muovere le macchine non
c' bisogno di forza), ma c'è anche il fatto che ora la forza lavoro è
salariata: non c'è più contrattazione, come invece prima.
Cominciano ad esserci forme serie di ribellione sociale, di fronte a
problemi di disoccupazione stringente e privazione del necessario ad
intere famiglie e uomini abituati ad essere padroni del loro lavoro, c'è la
reazione di rivolta particolare tipica delle campagne (il luddismo, ossia la
distruzione dei mezzi e delle macchine), che si accompagna nelle
campagne a quelle che sono piccole rivolte diffuse nelle campagne, nelle
quali sono frequenti le minacce mosse ai grandi proprietari terrieri. Si
viene meno ai valori tradizionali dei nobili e ricchi che in base ad una
certa morale tradizionale dovevano proteggere i poveri, e che invece ora
stavano ampliando le loro ricchezze. Venivano meno le forme di
solidarietà verticali: nelle campagne ci sono quindi ripetitive situazioni di
ribellioni, punite in modo drastico. Nelle città, dove si concentrano le
prime fabbriche, la risposta è quella di devastazione delle case dei
proprietari, la popolazione si ispira e richiama dei valori tradizionali e
cristiani che vengono proclamati, ancora con antiche forme di protesta,
quindi una forma di comunicazione tra ceti, che sta però venendo meno.
La ribellione nasce in mancanza del sistema protettivo che c'era prima. Il
fenomeno si presenta anche in altre parti d'Europa (il sabotaggio belga).
Per mantenere l'ordine pubblico, le autorità varano dei provvedimenti
economico-assistenziali che entrano in vigore dal 1764, per poi essere
aboliti nel 1834: è la fase in cui l'Inghilterra porta a compimento la
rivoluzione, affermandosi come officina del mondo. Sistema di
Speenhamland: creato in questo villaggio dalla piccola nobiltà, si prevede
che per ogni parrocchia i proprietari si debbano tassare, si dà una certa
quota di assistenza a tutti i poveri. Il sistema di Speenhamland finisce per
generalizzarsi anche all'Inghilterra, diventando quindi un sistema
frequente. L'assistenza si ispira ai valori tradizionali (secondo cui i nobili e
la chiesa devono soccorrere i poveri) che quindi ora vincolano non solo i
nobili, ma tutti i proprietari. Si vedeva questa forma di assistenza come
qualcosa di opprimente, come qualcosa che incitava i poveri all'ozio, che li
incitava a permettersi lussi assurdi: questi sono i motivi che porteranno
all'abolizione del metodo, che però aveva ingigantito il problema delle
basse retribuzioni in fabbriche e campagne. C'è questo sistema di
assistenza che prevede la formazione di queste nuove forme di
produzione (gestione dell'agricoltura condotta in economia: risparmio
delle retribuzioni). I piccoli proprietari agricoli avevano di che vivere,
invece i braccianti non dipendono più dal padrone delle terre e quindi
non hanno di che vivere. I nobili danno infatti le loro terre a degli
imprenditori borghesi, che hanno il capitale per pagare un affitto annuale
e per poter quindi gestire una parte delle loro terre. Diventa una gestione
non più affidata a contadini che lavorano per la famiglia nobile: c'è
intermediazione, ma alcuni affittuari non hanno nessun rapporto con
altre persone, per cui possono naturalmente non dare nessuna forma di
assistenza o salario nei periodi in cui non c'è bisogno di lavoro in
campagna. C'è solo un vincolo economico tra lavoratore e chi gestisce la
terra, ossia un rapporto economico casuale. Con l'introduzione
sistematica delle macchine negli anni 20, che riducono al massimo il
ricorso al lavoro salariato, c'è in Inghilterra un tipo di rivolta del
bracciantato che comincia in alcuni villaggi occidentali per poi spostarsi ad
Oriente, mano a mano che la voce passa, diventando un fenomeno che
attraversa parecchie contee di Inghilterra: non viene accettato il lavoro
delle mietitrebbiatrici. Si cerca quello che viene indicato come un
condottiero della rivolta, chiamata la rivolta di Capitan Swing, che non
viene mai trovato. Da parte delle autorità e dei magistrati, che
condanneranno il nome di un'organizzazione clandestina mai esistita, c'è
la condanna di centinaia di persone proprio per questo tipo di rivolta.
Sono fenomeni che troviamo anche in altre parti d'Europa, che a volte
porta ad un sistema camorristico in risposta alla violazione dei diritti
privati.
L'Inghilterra si era dotata di un sistema paternalistico per la protezione da
queste rivolte (Speenhamland). Tenendo conto anche del contesto in
generale, nel 1734 c'è la Rivoluzione Francese: in Inghilterra le classi
dirigenti tremano di fronte alla prospettiva di una possibile Rivoluzione
simile. La paura porta ad avere questo tipo di reazione, dopo la
rivoluzione del 1600, cosa che dimostra la capacità di reagire
dell'Inghilterra. Si pensano a questi provvedimenti assistenziali alla luce di
quello che sta avvenendo in Europa. C'è un sistema assistenziale che
cerca di richiamare il fatto che almeno l'uomo non può essere ridotto ad
una merce, ma ci sono dei principi di carità che devono essere rispettati,
per non far sfociare le ribellioni in una vera e propria rivoluzione. Prima
Rivoluzione Industriale fino alla metà dell'800, è principalmente tessile.
Una cantieristica metodica porta alla costruzione di un vero e proprio
sistema stradale, e poi ad un sistema ferroviario: l'Inghilterra sviluppa
un'invidiabile rete ferroviaria. Ci si dota anche di grandi ponti e canali, che
permettono una navigazione interna a diversi paesi, si usano le acque
come sistemi di comunicazioni. Tutto questo riempie l'Europa di cantieri,
è un nuovo lavoro industriale che occupa operai migranti, semplici
braccianti diventano anche braccianti industriali che lavorano in questi
cantieri. L'avvio dei sistemi industriali ha permesso una grande
accumulazione di capitali: c'è un nuovo moderno capitalismo che stava
trasformando tutta l'Europa, a partire dal nord. Altro aspetto importante
che cambia nelle comunicazioni e nei collegamenti è l'applicazione del
motore a vapore anche alle navi: si applica inizialmente per una
navigazione semplice e tranquilla, la forza inanimata del vapore, con
battelli mossi dall'energia del vapore, con il vantaggio di avere una
navigazione costante (quella tradizionale, a vela, doveva tenere conto di
venti sfavorevoli, e questo era un problema enorme per i commerci). La
forza inanimata del vapore diventa un vantaggio enorme: c'è la diffusione
di un nuovo tipo di scafo per la navigazione tradizionale, spesso vengono
considerati anche dei problemi di sicurezza.
LEZIONE 3
America: nell’arco di pochi decenni viene attraversata più ampiamente
dal fenomeno rivoluzionario. Si ribellano alcune colonie britanniche nel
Nord America, e nel giro di poco coinvolgeranno gran parte dell’America
latina, ad eccezione del Brasile, colonia portoghese. Benedict Anderson,
antropologo, in “Comunità Immaginate”, parla di una fase dove un’idea di
Nazione nasce essenzialmente in ambito coloniale. Quando si parla di
antiche Nazioni (ed è un uso improprio del termine perché in realtà
stiamo parlando di antichi regni), è improbabile parlare dunque di
nazione. Nell’ambito coloniale, invece, è ben diverso. Se pensiamo anche
all’Asia, dove ci sono antichi imperi che hanno attraversato crisi e
rinascite, hanno attraversato colonizzazioni e semicolonizzazioni, arrivano
ad elaborare un proprio senso nazionale. Nelle Americhe, a metà del 700,
ci sono delle espansioni degli insediamenti coloniali sulle rive atlantiche,
vi erano ancora le colonizzazioni olandesi ad esempio, ormai interessate
alle Indie ed all’Oceania. I britannici si erano impossessati delle loro
colonie americane e nell’area del capo di buona speranza, che dal 500
sono la via obbligata per andare dall’Europa all’Africa. Gli inglesi che
hanno una potente flotta e un potente corpo militare ci mettono poco a
colonizzare la punta dell’Africa, e l’Olanda glielo lascia fare.
Ad essere rimaste quindi nel Nord America abbiamo la Francia (traffici di
pellicce dal Canada) e gli Inglesi, i quali cercano di appropriarsi della zona
dei grandi laghi, al tempo parte del Canada. Le popolazioni locali vengono
messe l’una contro l’altra dai coloni che si servono di loro per farsi la
guerra ed infine, l’America Latina, che comprendeva gran parte della
parte meridionale dell’attuale Nord America (Nevada, Arizona, California,
Florida, Texas). Quindi inglesi, francesi e spagnoli che si fanno la guerra in
suolo americano per averle l’uno più influenza dell’altro. Se i coloni ribelli
volevano l’indipendenza da Londra, venivano appoggiati da Francia e
Spagna, e così via. Il tutto portò pesanti conseguenze in Europa, e
considerevoli perdite di denaro. Gli europei vedevano grandi possibilità
nelle terre vergini americane, e non sono interessati al fatto che queste
terre siano abitate. I nativi americani erano cacciatori nomadi, non
contadini. I francesi vendevano addirittura azioni che garantiscono il
possesso di certi territori americani, ad esempio vendettero il Louisiana a
committenti con capitali e ricchi, affinché questi vi facessero coltivare
piantagioni di ogni tipo.
I britannici vivevano in contemporanea la spinta ad espandersi verso
ovest, in territori con i loro nativi, che vengono massacrati o zittiti con
patti del genere “noi vi proteggiamo, voi dovete essere nostri sudditi, in
cambio non ci spingiamo oltre una determinata zona”. Gli europei non
capiscono perché dovrebbero arrestarsi davanti a quei pericolosi primitivi
selvaggi che vivono nelle terre che vogliono fare loro. L’Inghilterra, dal
600, è una monarchia costituzionale. All’elezione del parlamento
partecipano anche i coloni, ma non possono avere deputati coloni nel
parlamento. In America non ci sono nobili, non ha senso farli entrare in
parlamento. Nelle camere del parlamento (camera dei lord e camera
bassa) si è sempre nobili, e anche tra i più ricchi. I coloni invece pagano
molte più tasse e si sentono dei sudditi di serie B, che vivono in un
territorio dove non c’è una tradizione di paternalismo aristocratico, ma si
è funzionali della madre patria. Non c’è quel senso di devozione ad un
nobile signore di una terra che protegge i suoi abitanti, e non c’è neanche
quel rapporto di inchinarsi al nobile quando lo si incontra. In America chi
fa fortuna è più improntate, non c’è alcuna tradizione feudale. Ci sono
degli uomini politici, aristocratici, ma stanno per pochi periodi per
amministrare qualcosa e spesso e volentieri tornano nel mondo civile
poco dopo.
Benedict Anderson parla non solo del ruolo che le borghesie hanno nelle
Americhe, ma del ruolo che ha l’invenzione della stampa a caratteri
mobili. In Europa cominciano a diffondersi dei giornali, delle gazzette. Nel
nuovo mondo ci sono dei giornali che cercano di farsi portatori delle
mode europee e di diffonderle. Parlano di ciò che arriva dalle navi,
aggiornano su cosa piace agli europei. I coloni iniziano ad essere li da 5 o
6 generazioni, quindi non hanno nemmeno mai visto l’Europa, sanno chi
sono i padri pellegrini del mayflower, gli eretici calvinisti espulsi in New
Jersey, ma non si sentono europei. Studi etnografici hanno anche
constatato come i neri d’America si sentissero discendenti dei padri
pellegrini, cosa di per se difficile considerando che chi voleva colonizzare
l’America, sicuramente non lo voleva fare mischiano le varie razze ma
restando fedele alla propria nazione ed alla propria etnia. I funzionari che
arrivano dalla metropoli non conoscono le colonie, e le amministrano
male. I coloni (di ogni nazione) sviluppano una propria capacità di
dominare la natura che hanno, gli animali che ci sono, e sanno dove ci si
può spingere, cercano le miniere d’oro. Questo spirito di indipendenza li
mette in contrasto con i vincoli imposti dai funzionari delle rispettive
monarchie. Se i coloni non possono richiamarsi a dei loro diritti, allora
non possono che rivendicarli e distaccarsi dall’identità della metropoli.
Questo senso di diversità, di sentirsi dei provinciali maltrattati, da un
nuovo senso di superiorità a quelle popolazioni. Sono le popolazioni
creole, che sono li da tante generazioni, e hanno sviluppato un nuovo
modo di vivere: c'è l'elaborazione di un'identità creola, frustrata e
antagonista a quella della metropoli. Secondo Anderson, questa è la base
dell’idea di nazione. Non si appartiene al dominio di una corona e si è nati
in quella terra, quindi si possono rivendicare i propri diritti di cittadinanza
e non di sudditanza. Via via che nelle Americhe sorgeranno degli stati
nazionali, avremo a che fare con delle repubbliche, non con un re. Non
vogliono una figura sacra, non esiste più la nobiltà per loro, ma vogliono
una figura che sia loro pari e sia eletta. Essenzialmente, a parte qualche
eccezione, rivendicheranno degli Stati essere progetti di un destino
comune. Ovviamente i nativi in tutto ciò non erano coinvolti, erano stati
sterminati, morti di epidemie, e non erano nemmeno più utili come
schiavi, infatti venivano sostituiti dai neri. Di fronte a tassazioni che il
regno di Inghilterra cerca di imporre, i coloni si ribellano e proclamano
delle autonomie. Vi sono dei creoli che si identificano ancora inglesi, non
è un processo lineare, ma alla fine arriveranno alla totale indipendenza.
Tra gli eserciti che supportano i coloni che si ribellano contro gli inglesi,
abbiamo un esercito francese guidato da Lafayette, che avrà un ruolo
anche nella rivoluzione francese. Questa era la situazione americana a
fine 700, che si contrapponeva contro i nativi e contro l’Europa.
LA RIVOLUZIONE FRANCESE: In Francia, le guerre sostenute in America
negli anni 70, hanno messo in ginocchio la monarchia. Cercano di
modernizzarsi il più possibile (siamo nell’illuminismo), si parlava di mondi
nuovi, circolavano Rousseau e Voltaire e così via. La Francia è uno stato
assoluto, il Re è monarca per volontà divina. Ci sono anche, però, tanti
nobili che rifiutano le idee libertine. Tanti ne divulgavano le idee, ma tanti
non le condividevano. La realtà culturale era in fermento, ma la Francia
non riusciva ad avviare la rivoluzione industriale, non era come
l’Inghilterra. Il re cerca di avviare un sistema fiscale nuovo, con nuove
tasse, e prova a capire se anche chi è esente dalle tasse (primo e secondo
stato) dovessero pagarle. Ad esempio, le terre dei conventi erano terre
che avevano ereditato da nobili, che chiedevano in cambio che vi
venissero fatte delle messe per mandarli dal purgatorio al paradiso.
Quindi molto spesso le terre erano della chiesa, e li non aveva ancora
toccato la modernizzazione, e i piccoli affittuari erano vincolati dalla
solidarietà ai poveri e non potevano coltivare bene.
Per avviare nuove tasse, che avrebbero colpito i borghesi del terzo stato,
per la legislazione francese è necessario convocare gli stati generali (da
secoli non venivano più convocati) per approvare questa procedura.
Quando si avvia questa procedura, iniziano ad esserci proteste, tanto dai
borghesi quanto dalla classe popolare che subivano la situazione e
respiravano un generale malcontento. Con la convocazione degli stati
generali il malcontento si diffonde all’inverosimile. Il re si vede costretto
ad affiancare alla convocazione dei deputati, una sorta di consultazione su
ogni lamentela. E questi registri di lamentela diventano delle accuse dei
soprusi subiti dai nobili e dal clero. Vengono accusati di essere retrogradi,
di impedire lo sviluppo del benessere pubblico proclamato dai filosofi
illuministi. I vecchi gruppi sociali non danno mobilità sociale, nasci e
muori in quel ceto.
Ma in una nuova realtà non si risponde più a questa rigidità di
appartenenza ad un ceto, cominciavano ad esserci nuove dinamiche
sociali, delle “classi”: da società di Stati/ceti a classi, e vi si può entrare e
uscire. C’è una convocazione di stati, ma di per se il fatto che vi siano tre
stati è anacronistico. Non dare importanza al terzo stato è un sopruso.
Quindi i rappresentati del terzo stato (dove vi sono anche nobili e clerici)
che rivendicano di avere uno spazio maggiore, vogliono che il loro voto
valga quanto quello degli altri. Riescono a venire ascoltati dal re e gli
propongono una costituzione (= rinuncia al potere assoluto).
Il problema è che la Francia stava per esplodere, tra i registri di lamentele
e la convocazione degli stati i francesi erano terrorizzati. C’erano voci che
il re avesse fatto ammazzare i rappresentati del terzo stato, voci che dei
briganti inglesi incaricati dal re francese stessero saccheggiando tutto i
paesi e così via. I contadini vi credevano, ed assaltavano i castelli,
saccheggiavano le case dei nobili, ammazzavano i nobili. Il paese è
ingovernabile, se il re non da la costituzione la popolazione non si calma.
Deve concedere delle riforme, e così facendo i rappresentati del terzo
stato diventano sempre più importanti e riconosciuti da tutti. Si innesca
un processo dove di fatto nasce un nuovo sistema politico con altre
dinamiche e che comincia a parlare al paese, tramite delle convocazioni
rituali che mirano a portare la popolazione a riconoscersi nei
cambiamenti. Rituali come piantare alberi a maggio aggiungendo nuovi
simboli che parlano della nuova identità collettiva della nazione e
decorare gli alberi con i simboli. Vengono eletti dei rappresentanti del
popolo e si arriva a definire una ritualità con delle feste, di religione laica,
religione dello Stato veramente voluto da Dio. Tutto ciò funziona
veramente fino a che il re non accetta la costituzione e se ne fa garante. Il
problema è che fuori dalla Francia tutta l’Europa si sta organizzando per
fermare la Francia, che è pericolosa per le loro monarchie assolutiste. La
Francia deve armarsi e si organizza con degli eserciti di volontari e
riescono in qualche modo a contenere la spinta degli eserciti invasori, e
questo contribuisce a dare il senso di appartenenza all’entità della
nazione. Ci si sente uguali ai propri vicini, ma non in quanto sudditi dello
stesso re, ma in quanto condividenti di nuovi diritti proclamati. Il fatto dei
volontari militari ha un peso notevole, che hanno le loro musiche e le loro
marce, hanno i loro strumenti (soprattutto percussioni e fiati) ed educano
chi condivide le loro idee con canti e inni patriottici, fino a definire il vero
e proprio inno della Nazione. (Inno di Marsiglia) Il cambiamento radicale
interviene nel momento in cui il re, capendo che la costituzione è troppo
forte, abbandona Versailles, e va verso il Reno per raggiungere gli eserciti
delle altre nazioni e farsi aiutare e proteggere. La famiglia reale viene
scoperta ed il re viene decapitato. Non è la prima volta che un re viene
decapitato (gli inglesi per mettere fine all’assolutismo hanno decapitato il
re cento anni prima), ma in quella situazione politica è una fase
delicatissima.
Avviano una nuova politica radicalissima, avviano una nuova simbologia,
spazzano via tutto ciò che a che fare con la monarchia, si rifanno a simboli
greci e romani, cercano di darsi una nuova identità lontana da quella
monarchica. Es. berretto rosso romano: simbolo dei rivoluzionari.
Sanculotto: popolano armato che tiene in mano il potere, senza mutande
perché il popolo non portata la biancheria. C’è un fermento nuovo in
questo paese e anche aristocratici ci credono, ma molti altri fanno la fine
del re. Si scatenano anche dinamiche del tipo che certi partiti diffidano di
altri, si eliminano vari avversari politici (morte di Marat) ecc. Si
superarono rituali barbari come il taglio della testa con l’ascia, le torture
ecc, si vuole una macchina che non fa soffrire il condannato e lo ammazza
con un colpo secco: la ghigliottina. L’uccisione ha dei motivi umanitari.
Nel periodo del terrore le esecuzioni diventano seriali, perché la
ghigliottina è facile da usare e veloce. La rivoluzione ha degli effetti
galvanizzanti e cerca dei metodi di comunicare, come nel piantare alberi
della libertà, convocare sfilate di massa, sono tutti rituali democratici.
Improntate è la festa della federazione: 1792, tutti i rappresentanti dei
comuni della Francia vengono convocati a sfilare a Parigi, tra i campi di
marzo e gli Champes Elisèes e non tra le zone monarchiche. Arrivarono
con i loro simboli, quello che caratterizzava il loro paese. Mentre accade
tutto ciò, proseguono le mobilitazioni militari, vengono convocati i
battaglioni della speranza (scolari addestrati a combattere) e si introduce
la leva obbligatoria, che mobilita tanti soldati e gli da dei valori, i soldati
sono chiamati a comportarsi non più come fedeli al re salariati, ma sono
cittadini soldati, che combattono gli invasori della loro nazione. Ogni
soldato aveva nel proprio zaino un bastone di comando perché ogni
soldato poteva diventare un’ufficiale, non ci sono più le caste, l’esercito è
la possibilità di mobilità sociale. Sconvolgono le tecniche di
combattimento, gli eserciti stranieri esperti non sanno come affrontarli,
perché non hanno mai combattuto con masse urlanti che cantano canti
patriottici che non hanno le loro armi e perdono. La Francia rivoluzionari
non fa paura solo politicamente ma anche militarmente, questa forza
morale si sta diffondendo anche nei paesi vicini, che sentono l’antico
regime come qualcosa destinato a disfarsi, dove tra le giovani generazioni
arrivano delle personalità che aspirano a un proprio eroismo individuale
simile a quello delle masse francesi. Si comincia ad elaborare
un’ispirazione romantica che cercano di emulare le gesta dei rivoluzionari
giacobini (era una moda essere giacobini) e organizzano cospirazioni che
mandano a catafascio i vecchi ordinamenti. Nel frattempo, vengono
confiscati tutti i beni dei conventi, fino a farli sciogliere. La religione
tradizionale diventa qualcosa che ha permesso il permanere della tirannia
e quindi diventano ora il nemico. Chiudono tutto e vendono all’asta i vari
beni. Confiscano i palazzi, i beni e le terre dell’aristocrazia che non ha
difeso la repubblica ed è espatriata per andare a salvarsi. Tutti questi
sequestri danno una quantità enorme di terra a nuovi acquirenti
repubblicani.

LEZIONE 4
Avvio del periodo rivoluzionario in Francia, con conseguenze in tutta
Europa, dà un enorme incentivo alle Rivoluzioni in America. Si vede come
già con la scristianizzazione: è un intervento massiccio dei rivoluzionari
nel combattere quella che era considerata superstizione, si propone una
religiosità deistica, ossia un rapporto guidato dalla ragione tra l'uomo e la
divinità. L'organizzazione di rituali moderni (culto della dea Ragione): c'è
una deificazione delle virtù dell'Illuminismo, e i rituali sono oggi
ampiamente studiati, hanno a che fare con il creare dei valori morali a cui
la collettività dovrebbe attenersi, ma soprattutto sono dei momenti
pedagogici in cui la collettività impara quali sono i valori condivisi, fini al
fatto di sentirsi parte di una Nazione (una comunità di destino, che
avrebbe una storia passata comune, ma dal momento della rivoluzione
progetta razionalmente il proprio futuro). Anche la denominazione degli
anni non viene più calcolata in base all'anno cristiano, ma in base all'anno
della Rivoluzione, segno di forte rottura con l'antico regime per l'avvio di
un periodo nuovo. Si porta ad una percezione completamente nuova del
tempo, è una forte rottura con le tradizioni: si cerca di riorganizzare le
settimane, i mesi, il tempo (esperimento che fallisce) ma
contemporaneamente si cerca di ridefinire le misure per facilitare i
commerci, si introduce il sistema metrico decimale (innovazione che
riunirà tutte le regioni con unità di misure differenti, tranne il mondo
anglosassone). La Rivoluzione cerca di rendere sistematiche le misure,
non riuscendoci sempre (per esempio per quanto riguarda la misura della
terra: continua ad essere misurata con le misure locali). Invece il sistema
metrico decimale si impone sugli oggetti di commercio più frequenti: la
standardizzazione favorisce i commerci e le produzioni locali.
Ci sono nuovi rituali che vengono avviati, sono nuovi rituali che hanno
cominciato dalla sociologia di Durkheim ad essere considerati la forma più
avanzata di una nuova religione. Essa si presenta nella forma di una
religione civile, ossia che non parte a guardare da una religione rivelata
dai testi sacri, ma parte dalle esigenze della società, per elaborare dei
valori morali collettivi. Nei diversi paesi si diffonde la nuova politica (dalla
rivoluzione ai regimi autoritari), si vede come essa insista con forza su
quella che è un'estetizzazione della politica e dei valori collettivi: si dà
importanza ai valori di massa, la presenza e l'organizzazione del popolo
dovrebbe dare l'immagine di come la nuova società si organizzi in modi
razionali, con un superamento dell'organizzazione tradizionale dei rituali
collettivi, che in Europa viveva essenzialmente nelle chiese. Le chiese
producono delle gerarchizzazioni delle società: la popolazione non ci
stava, raccolta tutta insieme. L'idea della chiesa come luogo di riunione è
in realtà una rappresentazione della comunità, pensata in questo modo
fin dall'inizio. Jean Jacques Rousseau, in diversi momenti, idealizza dei tipi
di ritualità che regolarmente ritroviamo nella Rivoluzione Francese, ma
che si svilupperanno anche nei secoli successivi. Egli criticava
radicalmente il teatro, perché fondato sulla menzogna e
sull'interpretazione di un personaggio altro rispetto a quello che si è: per
superare la menzogna e l'inganno, egli propone degli spettacoli che in
realtà sono delle ritualità collettive. Il rituale collettivo deve diventare un
rituale democratico, dove tutti sono posti sullo stesso piano, il popolo non
deve guardare nulla se non sé stesso. Ogni rituale comportava delle
delegazioni e delle istituzioni politiche in testa, il resto del popolo poteva
avere delle presenze da altre parti della chiesa (in certe chiese c'erano dei
banchi con nomi di famiglie, riservati a loro). La presenza in chiesa era
spesso negoziabile, cosa che spesso portava a liti (c'era anche un ordine
delle processioni per semplicemente entrare o uscire dalla chiesa, che
dava luogo a conflitti continui: essere in una determinata posizione
-all'inizio, alla fine, o più vicini all'immagine sacra- dava rilevanza al
gruppo organizzato che ne era a capo). C'erano delle gerarchie ben
precise, che Rousseau vorrebbe spazzare via, in vista di un popolo di
eguali. Nell'epoca di chiusura dei conventi (considerati luoghi
improduttivi, anche se occupavano una parte consistente delle terre), la
rivoluzione spezza queste gerarchizzazioni, obbligando il clero
conventuale a disperdersi e trovare altre occupazioni. Non ci sono più
monaci e monache, ma essi devono trovare la propria collocazione nella
vita civile. È diverso il discorso per il clero secolare, ossia i preti che
vivevano nella società (in parrocchia, come avvocati o con varie
occupazioni nella società civile): esso può mantenersi nel suo stato e deve
diventare funzionario della Repubblica (stipendiato), a patto che si faccia
divulgatore della politica governativa (ossia delle nuove leggi),
funzionando da intermediario tra lo Stato e il popolo, giurando fedeltà
sulla Costituzione. Nella fase iniziale della scristianizzazione spesso si
assiste anche a diverse intemperanze da parte del popolo, che devasta le
chiese e organizza anche parodie/spettacoli all'interno delle chiese, per
deridere i simboli della tradizione religiosa. L'introduzione dei rituali della
Dea Ragione cercano di porre un freno a questi momenti di dissacrazione
in cui una certa irriverenza si stava accanendo contro i luoghi religiosi e
contro la tradizione passata. L'attribuire al clero uno stipendio permette
di far incamerare allo Stato tutti i beni materiali delle parrocchie,
vendendo così così tutte le terre che servivano a mantenere il clero (le
parrocchie comprendevano decine di preti, con una loro gerarchizzazione
interna). Vengono a cessare i finanziamenti per il clero (una volta che le
terre vengono inglobate dallo Stato): si crea anche un clero refrattario,
ossia che non accetta di sottomettersi alla costituzione, ossia al volere del
governo repubblicano. Anche la soppressione dei conventi libera spazio e
fa incamerare allo stato una quantità notevole di terre. Queste terre
vengono messe all'asta, cosa che fa scalpore in quanto esse venivano
collegate al concetto di sacro: la vendita di oggetti e beni della chiesa
rappresenta qualcosa di traumatico. Nel momento in cui anche l'impegno
militare della Francia rende incerto e vacillante l'assetto della Repubblica,
il riemergere di spinte per ritrovare le tradizioni (in certe regioni rurali
della Francia) è molto forte. In particolare troverà particolare spazio nella
regione settentrionale della Vandea. Il termine ‘vandeani’ sarà utilizzato
per indicare tutte le zone settentrionali e ribelli (quindi il termine perde la
propria collocazione geografica precisa). Nella Vandea spesso sono i preti
refrattari ad essere gli organizzatori della società che si richiama all'antico
regime. Questo si ritrova anche in alcune case popolari, dove preti
amministrano i sacramenti e continuano ad esercitare in nero un ruolo
sacerdotale di cui sono stati privati dallo Stato. Si parla di una
secolarizzazione spinta, radicale, indotta da cambiamenti politici. Il
termine viene usato quando la riforma protestante sacralizza i conventi (si
privano i sacerdoti del ruolo sacro), secolarizzando anche i luoghi
(semplici luoghi di ritrovo, oggetti non più sacri). La Rivoluzione Francese,
anche se indotta da questioni civili e non religiose, obbliga una
secolarizzazione molto spinta. Il periodo napoleonico non farà che
diffondere questo tipo di costumi civili. Cosa succede agli edifici
secolarizzati? Ci sono migliaia di conventi, a volte anche chiese, che
diventano di uso pubblico e civile: le si trasforma in fabbricati che servono
per gli usi sociali che la Rivoluzione cerca di introdurre, spesso diventano
scuole, caserme o ospedali (che cominciano ad organizzarsi in reparti), e il
municipio diventa una struttura funzionante che si fa amministratrice per
conto dello stato, una macchina complessa. Ci sono cambiamenti
simbolici che portano a diverse e nuove abitudini sociali e civili: questi
cambiamenti, quando la Francia riesce a dominare il continente europeo,
vengono portate ovunque. Questi cambiamenti si vedono anche nella
nascita delle bandiere, che non richiamano le dinastie (non più allegorie),
ma proprio dei colori o simboli evocativi di un popolo e di una terra. In
Francia viene introdotta la bandiera tricolore al posto di quella dei
Borboni, da cui prenderanno spunto la maggior parte delle bandiere
europee.
Vengono anche promulgati vari editti e codici. L'editto di Saint-Cloud dice
di allontanare i cimiteri dalle città, per cui ci sono diversi cambiamenti
anche nell'urbanizzazione della città (il fatto aveva infatti conseguenze
gravi dal punto di vista sanitario, e gli spazi erano malamente recintati).
Questo editto, ispirato a principi di modernizzazione dal punto di vista
della salute, impone di costruire i cimiteri in spazi recintati, per una
razionalizzazione anche il culto dei morti. La città diventa qualcosa di
sacro per la sua civiltà, non per il culto dei morti seppelliti al loro interno.
Una volta che Napoleone pone gli eserciti francesi come guida
dell'Europa, diventa fondamentale il Codice Napoleonico del 1804.
L'editto napoleonico introduce molte novità, ma la più importante è la
legge sull'ereditarietà. Questo è fondamentale perché ha lo scopo mirato
di disfare l'unitarietà e la concentrazione dei beni delle famiglie
aristocratiche. Si torna alla concezione che la terra debba circolare, debba
avere un mercato attivo. Dalla precedente tradizione che imponeva a
tutte le famiglie di lasciare in eredità i beni del padre al maggiore dei figli
(che a sua volta avrebbe dovuto provvedere a sistemare i fratelli maschi
minori o a dotare le femmine, ossia dare loro un piccolo patrimonio), si
stabilisce invece che tutti i figli ereditino i beni del padre. In questo modo
si frazionano i beni delle famiglie aristocratiche e il loro patrimonio. Dal
punto di vista economico questo serve per due scopi: o a far fruttare in
modo economicamente conveniente la terra, oppure a far andare le
famiglie aristocratiche in rovina. Quelle che si mantengono sono quelle
che riescono ad organizzare quello che resta delle proprietà dei singoli in
modo da renderle economicamente fruttuose, con sistemi di agricoltura
moderni. La rovina degli aristocratici è un successo per i rivoluzionari, che
vogliono ridimensionare la società.
Anche dal punto di vista militare, l'Europa si ridimensiona: viene
introdotta la leva militare, che trasforma lo Stato in qualcosa di nuovo. La
caserma ha una funzione educativa (ai giovani viene insegnato anche a
leggere, a scrivere ecc…), l'esercito si forma in vista dei valori patriottici:
nell'800 i primi luoghi dove si forma il culto della Nazione sono appunto le
caserme e le scuole. Nelle suole, l'insegnamento diventa pesantemente
(con forme di vero e proprio indottrinamento civile) in collegamento con i
valori della Nazione. Non ci si rapporta più con il corpo sacro del sovrano:
lo Stato diventa una macchina funzionante che rappresenta il popolo.
In Spagna e nelle Americhe Mentre in Europa succede questo, nelle
colonie americane i rapporti tradizionali vanno in frantumi (anche i
francesi hanno problemi con le loro colonie: Haiti, Guadalupa, Martinica…
si assiste a varie rivoluzioni). La proclamazione dei diritti dell'uomo fatta
dai rivoluzionari ha dei contraccolpi pesanti, perchè gli stessi schiavi
iniziano a ragionare sulla concezione di 'diritto umano'. Ci sarà un
susseguirsi di rivolte da parte degli schiavi, con tentativi di organizzazione
di società liberate dalla Francia. Il grosso problema del controllo
dell'Europa sull'America diventa quello delle colonie spagnole e
portoghesi. Nel caso del Portogallo, il re si trasferisce direttamente nelle
colonie americane in Brasile, nominandosi imperatore del Brasile, cosa
che durerà fino alla cacciata da parte degli inglesi. Quello che succede alle
colonie spagnole è qualcosa di diverso (si parla del Messico, fino alla
Patagonia). Lì la rivoluzione arriva dappertutto, anche se con tempistiche
diverse. C'è voglia di costituire una Nuova America (le diverse borghesie
creole sono in conflitto tra loro): si arriva invece alla creazione di diverse
nazioni frammentate, che non riescono ad essere tenute sotto controllo
dei governatori spagnoli, che hanno anche perso il loro potere di
riferimento a Madrid. La Spagna è invasa dagli eserciti francesi, ed è la più
riottosa a questi cambiamenti. Si crea una reazione popolare di tipo
vandeano, che per certi aspetti assomiglia ad una guerra civile contro gli
spagnoli che si sarebbero fatti comprare dai francesi (i più aperti alle
modernizzazioni, che vorrebbero modernizzare la Spagna). La Spagna è
tuttavia recalcitrante rispetto alle grandi trasformazioni: nasce un rifiuto
diffuso del grande potere, che fa nascere il termine di 'guerriglia'. La
guerriglia non è una guerra contro gli occupanti, ma una piccola guerra
combattuta con metodi da 'guerra partigiana', dove con un sostegno
diffuso della popolazione, si combatte contro gli occupanti francesi e gli
spagnoli che collaborano con loro. Tutto parte da un rifiuto della leva
militare obbligatoria: noi vediamo che tanti ex-militari dei Borboni e tanti
preti che rifiutano il rapporto con il nuovo stato secolizzatore, si fanno
organizzatori di una guerriglia contro i francesi (armata e sostenuta da
eserciti anche inglesi) che alla fine caccia oltre i Pirenei gli eserciti
francesi. Questa guerriglia popolare ambisce a produrre dei risultati: i
Borboni esiliati promettono un maggior rispetto delle tradizioni popolari
(si torna indietro rispetto alla modernità), promettono autonomie locali,
rinunciano ad un fenomeno di accentramento del potere nelle mani dello
Stato. Tutto questo produrrà delle guerre civili sanguinosissime, si
creeranno delle tradizioni di identità territoriali e regionali che ambiscono
a diventare delle vere e proprie culture romantiche e nazionali (aree dove
i legittimisti delle guerre civili erano più forti: Navarra, Catalunya e Paese
Basco): c'è la rivendicazione di un proprio 'essere Stato', con la
presentazione dello stato spagnolo come una presenza occupante dei
loro territori. Le conseguenze in America > ottenuta la restaurazione,
dopo il Congresso di Vienna, la monarchia spagnola rimessa sul trono a
Madrid, cerca di organizzare un poderoso esercito da portare in
Sudamerica per la riconquista dei territori americani. Questo vuol dire
mobilitare molti combattenti che si sono mobilitati durante la guerriglia
antifrancese: combattenti che hanno sviluppato un rapporto con il
popolo, ma hanno anche assimilato la migliore delle novità napoleoniche,
ossia che i militari fossero tutti portatori di legislazione moderna e di
diritti costituzionali. È proprio questo esercito che si ribella e impone alla
monarchia una costituzione e un parlamento: è un primo momento di
défaillance della Restaurazione, un momento dove sembra che si
comprometta il progetto della restaurazione del vecchio regime (fatta dal
Congresso di Vienna). Negli anni successivi (1820-1822), la Santa Alleanza
(i sostenitori militari più spinti della Restaurazione) ricrea la monarchia
assoluta. Questo fatto non ha impedito che le rivoluzioni in America
avessero pienamente successo: non c’era più stata capacità da parte del
regno di Spagna di rimettere piede in America tutte le colonie erano state
perse, tranne Cuba e Puerto Rico (di tutto l'immenso impero su cui si era
fondato la Spagna). Di tutto l’immenso impero che formava la Spagna (la
sua economia dipendeva solo da quello che si riusciva a depredare ed
esportare dalle Americhe: dal 500 in poi essa si struttura in base a questo
dominio militare), non rimane più nulla e la Spagna ora non ha più quel
tipo di risorse, deve improvvisare un proprio ruolo, regione per regione,
all'interno di un'Europa che diventa sempre più borghese e capitalistica
(lanciata dalla Rivoluzione Industriale): si vede molto svantaggiata la
Spagna.

LEZIONE 5
Ci interessiamo a quello che fa da sottofondo ai regimi napoleonici
d’Europa: è il periodo nel quale si intensificano su tutto il continente le
riforme economiche che rispondono anche alla necessità di un’economia
di guerra (con intensificazione di commerci, produzione, uno scontro
economico chiaro tra Impero Britannico e il resto dell’Europa dominata
dagli eserciti di Napoleone). Il blocco continentale che le navi britanniche
riescono a far valere dà l’assoluto dominio dei mari agli inglesi, che con le
loro navi possono impedire che l’Europa commerci con tutte le possibili
colonie (quindi con impossibilità di esportare i propri prodotti e di
rifornirsi di materie prime). Nonostante la guerra commerciale, il periodo
napoleonico è un periodo in cui le riforme avanzano a ritmo accelerato: la
Francia forma nelle grandi scuole di Napoleone i maggiori ingegneri,
mirando alla produzione di un sapere scientifico. C’è un interesse politico
evidente, ossia quello di dimostrare che l’Italia settentrionale (con tutti i
dialetti e le tradizioni popolari) hanno la stessa origine del Sud della
Francia, cosa che porta ad una possibilità di annessione dell’Italia. C’è
quindi voglia di promuovere un’imprenditoria che si specializza sempre di
più (strade, ponti per rendere agevoli i commerci). Le novità della prima
rivoluzione industriale saranno riprese e evolute. Il lancio delle industrie
ha invece meno successo a causa dell’impoverimento europeo da parte
delle guerre, e gli inglesi bloccano il procurarsi di materie prime.
Enciclopedie, Diderot e D’Alambert: l’illuminismo trova la sua più grande
affermazione. Tuttavia sono frequenti fenomeni di banditismo: c’è un
periodo anche di insicurezza sociale, che nella prima metà del XIX secolo
si afferma ancora di più rispetto al 700. L’incremento degli affari, la
secolarizzazione dei beni ecclesiastici e la vendita dei beni degli
aristocratici portano ad un incremento del mercato della terra, cosa che
dà incoraggiamento all’applicazione di moderne tecniche agricole. Già i
sovrani e l’assolutismo illuminato di fine 700 aveva promosso in molte
regioni una modernizzazione agricola: l’età napoleonica porta ad
incrementarle ulteriormente (cosa enfatizzata dalla vendita delle
proprietà aristocratiche, che quindi si devono formare e impratichire nella
gestione agricola per sopravvivere e mantenere la propria terra). Quindi
sul continente c’è una vasta promozione dei vari ceti emergenti, sempre
di più classificabili come una classe sociale. C’è una immagine di persone
che stanno ascendendo socialmente, e che rappresentano una sempre
più vasta classe intermedia, vicina a diventare la classe dominante.
Questo riduce notevolmente il peso dirigenziale di quello che è stato il
ceto superiore (la nobiltà). Solo dalla metà del secolo questa classe
(borghesia) diventerà al vera classe dirigente, la nobiltà continua ad
occupare dei pesi determinanti come ceto politico, ma dall’età
napoleonica si comincia a vedere questa ascesa. Napoleone spesso
nomina dei generali (non per forza appartenenti alla nobiltà), quindi si
assiste in molti paesi all’avvio di una nuova nobiltà che alla fine dell’età
napoleonica rappresenterà un problema per la Restaurazione. Essi sono i
più stimati dall’imperatore perché sono arrivati al potere mediante le loro
capacità: questo è un profondo rimescolamento della vita politica (e non
solo in Francia). Legata all’espansione di questo ceto sociale c’è anche la
nascita di nuove attività economiche. Napoleone viene esiliato all’Elba,
dopo il ritorno mette in piedi un esercito, ma verrà battuto
definitivamente nella Battaglia di Waterloo: a sconfiggerlo sono inglesi
che badano molto di più a ristabilire una propria preminenza
commerciale sul continente, piuttosto che non a imporre regole dal punto
di vista politico. Gli inglesi (vincitori della battaglia) di fatto lasciano fare ai
nobili del continente, che vogliono il ripristino delle monarchie assolute.
Sono animati dall’ideologia elaborata durante la Rivoluzione: il
legittimismo. Questo vuol dire che valgono solo i principi della legittimità
che viene ai sovrani assoluti, perché sono voluti al guida dei popoli da Dio.
Il loro ruolo è incontrovertibile, e solo in Inghilterra questo fenomeno non
trova successo (perché a regime costituzionale, con un Parlamento eletto
e caratterizzazione aristocratica). Il loro modello favorisce in vari modi lo
sviluppo delle industrie e dei commerci.
Il legittimismo riesce solo in parte ad affermare i suoi programmi, a causa
delle varie contraddizioni: ci sono stati troppi cambiamenti, non si può
ripristinare l’antico regime. Il programma della Restaurazione è quello di
restituire i beni ecclesiastici, ma nessuno Stato possiede i soldi necessari.
C’è il problema del Codice Napoleonico: esso è troppo moderno e
funzionale per essere abolito (anche per quanto riguarda la legge del
maggiorascato). C’è una difficoltà oggettiva a riprendere gli equilibri
passati, ed è evidente che l’Inghilterra sia una potenza economica da
imitare: non si possono concepire dei mondi chiusi, non si può ostacolare
la crescita della classe borghese. Tutto questo è in contraddizione con
l’idea di ripristino dell’antico regime. Si sa che la prosperità e la potenza
militare di un regno dipendono dall’avvio e dal potenziamento delle
industrie: c’è una contraddizione che attraversa le monarchie e i
governanti da loro scelti, che continuano sulla linea della
modernizzazione (spesso incompiuti a causa di conflitti della classe
dirigente, che teme l’innovazione). >Reazionari a parole, innovatori pieni
di contraddizioni nei fatti< Si vedono anche dei monarchi da poco
restaurati (Re di Napoli), che negli anni 20 fa costruire la prima ferrovia
italiana, costruita da tecnici francesi: il suo scopo è ‘privato’, è un’opera
efficace per l’esibizione della modernità, ma non funzionale o progressista
dal punto di vista economico. Questo è un esempio indicativo di quelle
che sono le contraddizioni dei governi della Restaurazione. C’è la voglia e
la necessità di perseguire la modernizzazione, ma le resistenze interne
bloccano il progresso e l’attuazione delle riforme. L’Italia settentrionale a
nord del Po è spartita tra Asburgo (Impero d’Austria) e Regno di Sardegna
dei Savoia, che governa il Piemonte ecc. Quest’ultimo è più facile da
governare, grazie alla dedizione tra nobiltà e clero locale, mentre nel
Regno Borbonico non c’è questo senso di dipendenza dalla monarchia. A
promuovere le prime modernizzazioni in Italia sarà l’Impero Asburgico,
con la ferrovia che collega Milano alla stazione di Santa Lucia (con
l’abbattimento della chiesa omonima), crea un grande ponte
translagunare: è un’opera pubblica imponente, che viene realizzata tra il
46 e il 48. Da parte dell’Impero Asburgico c’è impegno nelle
modernizzazioni che non mette da parte le iniziative promosse
inizialmente. Negli anni 40 viene avviata dagli Asburgo anche la
navigazione a vapore sulle rive dell’Adriatico e sul Po: sono riforme e
processi tecnico-economici che anche nel resto d’Europa proseguono. In
Italia questi progressi derivano dalla potenza dell’Impero, anche se dal 48
si noterà una certa modernizzazione anche nel Regno di Sardegna. Ci
sono quindi stati che credono nel legittimismo, ma riescono a
modernizzarsi. Le spinte militari italiane però sono in contrasto con i costi
delle imprese. Bloccano la navigazione del Po, si pensa ci siano delle
cospirazioni. C’è un sistema di modernizzazione che in buona parte
dell’Italia si blocca. Anche Vienna cerca di controllare il telegrafo e gli
uffici riceventi, impiantandoli nelle città principali per avere un sistema
attivo per quanto riguarda allarmi ecc. Anche dopo l’impianto di queste
opere pubbliche a spese degli Asburgo, i duchi di Modena e Parma
rifiutano di sovvenzionare gli uffici trasmittenti e gli impianti vengono
dismessi, c’è il timore della modernità. Volere la modernità, ma averne
paura. Si vede come politicamente il Congresso di Vienna gestisce questa
contraddizione rivoluzionaria. Esso si riunisce nel 1814, stabilendo la linea
di guida della carta geografica europea, in base alla legittimazione. Ci
sono comunque delle ridefinizioni e degli spostamenti della carta
geografica europea perchè anche le famiglie regnanti sono cambiate,
magari si sono estinte ecc. Il principio di legittimità non ristabilisce tutte le
modalità precedenti alla Rivoluzione, ma i confini che sono stati
modificati dalle guerre napoleoniche vengono soppressi: si torna ai
confini precedenti (a parte alcuni stati > Paesi Bassi, con Belgio e Olanda,
esperimento fallimentare). C’è intento di ripristinare un assetto della
società con un ruolo dominante delle chiese, si fa finta che le
secolarizzazioni siano state imposte dai francesi, così come tutte le
riforme (considerate la rovina dell’Europa). Si dà un assetto che funziona
all’Europa. Il problema dei congressisti è quello di porre dei limiti e dei
controlli efficaci alla Francia, per evitare il ripetersi delle esperienze
rivoluzionarie. La Francia non viene penalizzata duramente, ha solo
l’obbligo di restituire la maggior pare delle opere d’arte che aveva
depredato. C’è un controllo militare imposto, la Francia si vede imporre di
nuovo il dominio dei Borboni (Luigi XVIII). Esso non è un re sottoposto ad
una particolare tutela dalle altre monarchie, ma esse fondano un’alleanza
militare di controllo sulla Francia: la Santa Alleanza. La religione è vocata
dai tre sovrani che si riconoscono in questo patto militare: Imperatore
d’Austria (rappresenta la chiesa cattolica), Imperatore di Russia
(ortodossi), Re di Prussia (protestantesimo e chiesa luterana).
L’’Inghilterra non ne fa parte, principalmente non condivide i loro principi
ideologici, è quasi una provocazione: tuttavia si cerca di non creare
contrasti con questa potenza, anche perché l’Alleanza mira a tenere a
bada la Francia. Anche all’interno dell’Alleanza ci sono dei conflitti: Russia
e Prussia(?) guardano all’espansione dei loro domini all’interno dell’Asia.
La Francia non viene punita, si cerca di non impoverirla e di non
sottoporla a delle restrizioni territoriali. Non si vuole umiliare la Francia, si
cerca di dare tutto lo spazio ai Borboni per restaurare la loro monarchia.
Le contraddizioni sul campo politico esploderanno da lì a poco: in Spagna
la Santa Alleanza fa un intervento significativo per spegnere una
rivoluzione dei militari; non vengono presi provvedimenti quando in
Belgio avviene una secessione dall’Olanda (la cosa non crea monarchie
costituzionale, non compromette gli equilibri). Si vede un equilibrio che
verrà messo in discussione da problemi nazionali più consistenti in Italia e
in Germania: essi non sono due Stati, dai vari piccoli stati vengono dei
tentativi di mobilitazioni e rivendicazioni nazionali che nel lungo 800
saranno gli unici elementi di perturbamento dell’assetto europeo dal
Congresso di Vienna: dal 1815 al 1914 ci sarà un periodo definito ‘la pace
dei 100 anni’. Le uniche guerre nel corso dell’800 sono relative
all’unificazione nazionale italiana e tedesca, e non perturbano in armi
tutta l’Europa. L’unica guerra che resterà limitata, ma mobiliterà i due
schieramenti è la Guerra di Crimea, che aveva l’obiettivo di una limitata
espansione russa a spese dell’Impero ottomano. Per il resto ci sono solo
guerre limitate che non armano coalizioni. È normale che questo avvenga
in un Europa dal passato conflittuale? Cosa limita le velleità delle
monarchie restaurate a espandere i loro territori? La potenza degli stati, il
prestigio delle monarchie è affidato alle ricchezze che gli stati riescono a
conseguire lanciandosi nella prima Rivoluzione Industriale (non più
all’espansione). Dal punto di vista economico e militare avviene quindi
una separazione tra stati che si lanciano nel progresso e che si rinnovano
come potenze, e altri stati che si provincializzano temendo di mettere in
pericolo la propria società. Questi ultimi preferiscono la loro ricchezza, ma
non osano farlo, si ritrovano ad essere stati provinciali che accumulano un
crescente ritardo rispetto alle modernizzazioni europee, che quindi
vengono frenate. Oltre l’Italia, l’Impero Russo è il massimo
dell’arretratezza (con sevi della gleba).
Ci sono anche stati ricchi di contraddizioni (Prussia orientale arretrata),
mentre la Prussia occidentale è modernizzata, avvia una Rivoluzione
Industriale consistente e una produzione tecnologica favorita e avanzata.
Proprio per questo, nella seconda Rivoluzione Industriale essi saranno
all’avanguardia. Fino al 48 lo Stato piemontese è uno degli stati più
reazionari, ma dopo avvia la figura dell’illuminato (Camillo Benso conte di
Cavour che viene nominato primo ministro): questo porta ad ingenti
modernizzazioni (ferrovie ecc). Ci sono stati che vivono contraddizioni
laceranti, e altri che accettano di rimanere nell’arretratezza, che mantiene
un certo equilibrio interno, ma che tuttavia crea delle differenze enormi
rispetto agli altri stati europei. Essi si trovano svantaggiati e sottomessi
economicamente. La produzione domestica che caratterizzava gli stati
arretrati (senza motori e rivoluzione) produce un calo economico, e porta
all’impossibilità del rilancio economico successivo: tutto dipende dalla
capacità di rafforzare la propria economia, non dal peso di rafforzare le
vecchie aristocrazie. L’’espansione coloniale successiva sarà possibile solo
per gli Stati potenti, che nel frattempo vanno elaborando un senso di
appartenenza nazionale che si afferma dalla Rivoluzione Francese e
durante gli anni della Restaurazione (nonostante fosse represso), si fa
sempre più strada attraverso la cultura romantica. La cultura romantica è
una vera e propria rivoluzione culturale, si è affermata.

LEZIONE 6
Come cambia il suolo con la Rivoluzione Industriale? L’uso delle acque e le
trasformazioni avvenute nell’800: Venezia è una città d’acqua, e l’800 è
un periodo che subisce gli effetti di tre Rivoluzioni, con cambiamenti
sociali e politici. La Repubblica di Venezia perde la sua indipendenza, l’800
è un secolo di grande povertà, ma ci sono anche molte novità e
trasformazioni. La laguna è uno spazio dove le trasformazioni sono
continue ed epocali, essa è il prodotto dell’acqua dei fiumi e dell’acqua
del mare. Le lagune sono numerosissime in tutto il mondo, hanno la
particolarità di formarsi velocemente, e morire altrettanto velocemente,
a causa della prevalenza di una delle due acque (marine o fiumane). La
laguna di Venezia ha circa 6000 anni, comincia ad essere abitata verso il
1000aC dai veneti, che diventano veneziani quando (alla caduta
dell’Impero Romano) cominciano a sfruttare la laguna come ambiente per
vivere (è infatti un riparo dagli eserciti che transitano sulla terraferma e
dalle flotte che transitano sul mare: per entrare in una laguna bisogna
conoscerne la geografia). Nell’800 si trasforma anche il concetto di
benessere e di cultura del corpo: anche a Venezia c’è una declinazione
molto interessante, influenzata anche da personaggi come Costantino O’
Reier e Baumann, che trasformano il concetto di sport. La città all’inizio
delll’800 è in declino, ed è molto popolata. È una città in decadimento,
ma la svolta viene data nel 1869 con l’apertura del Canale di Suez, che
offre nuove opportunità alla città: Venezia rappresenta la città ideale per i
commerci, a causa della sa posizione tra acqua e terraferma. Il 1500 è
importante anche per la presenza di Alvise Barbaro e Cristoforo Sabadino
(un umanista e un ingegnere), che mirano alla salvaguardia della laguna
attraverso la deviazione dei fiumi. Fenomeno della subsidenza: il terreno
che si abbassa. Fenomeno dell’eustatismo
Quasi tutte le isole attorno alla laguna avevano destinazioni religiose,
altre alla difesa. Con i francesi vengono soppressi tutti i conventi, le isole
vengono tutte abbandonate, e quelle vicino a Venezia iniziano ad avere
altri scopi (ospedali, isole artificiali >Sacca Sessora…) Di tutti i monasteri e
le isole occupate da conventi, ne rimangono due. Una di queste è S.
Lazzaro, convento degli armeni. L’altra isola è stata abbandonata in epoca
napoleonica ed è S. Francesco del Deserto: dopo l’abbandono viene
portato un presidio militare e i frati francescani vengono cacciati. Quando
Francesco Giuseppe viene a Venezia nella metà dell’800 un frate che
chiede di riportare i frati a S. Fra del Deserto, cosa che viene autorizzata
dall’imperatore. Sono le uniche due isole destinate ad un’attività religiosa.
Isola di S. Secondo, dove c’era un convento, poi abbandonato. Si cerca di
omologare la città alle altre città importanti: la prima cosa che fa
l’amministrazione austriaca (che controllava Venezia e Milano) è
assicurarsi che Venezia non sia solo più una città di mare, cosa che porta
alla costruzione della ferrovia. L’intento è quello di collegare le due città
dell’impero. Ci sono un’infinità di progetti a Venezia, soprattutto dal
punto di vista dell’urbanistica. In quest’epoca ci sono molte vie, l’intento
era quello di portare carrozze e macchine a Venezia. Nell’800 vengono
creati numerosissimi ponti (anche grazie all’uso del ferro), che in epoca
medievale erano pochi e malfunzionanti. Nasce anche la tradizione dei
ponti provvisori. Con l’apertura del Canale di Suez comincia la costruzione
della zona marittima, con i battelli a vapore ecc, che transitavano da S.
Marco al lido. I primi vaporetti transitano lungo il Canal Grande. Anche
quando era stata aperta la stazione ferroviaria, il trasferimento di turisti
era problematico (che avveniva attraverso omnibus a remi). L’uso del
vaporetto crea molti conflitti con i gondolieri, che prima di quest’epoca
dipendevano dalle famiglie nobili (casada), o erano addetti all’attività del
traghetto. Con l’arrivo dei traghetti, la categoria dei gondolieri si ribella.
Nell’81 viene organizzata una Regata Real sul Canal Grande, dove erano
presenti i Savoia. I barcaroli decidono di non partecipare, la Regata viene
svolta(?). Successivamente, dal 81, essi perderanno il lavoro: non c’è
turismo che permetta ai gondolieri di sopravvivere (e non c’erano
nemmeno patrizi per i quali lavorare). Nel 1895, con l’inaugurazione della
Biennale, con l’avvento della Serenissima le Regate hanno un aspetto
spettacolare, hanno la funzione di stupire gli ospiti (sono occasionali, per
esempio quando venivano accolti personaggi famosi). Non esisteva il
concetto di sport, lo spettacolo veniva fatto da chi giornalmente lavorava,
e potevano partecipare sia uomini che donne, uno dei primi eventi in cui i
due generi hanno pari opportunità. Cambia qualcosa nel 1841, quando il
podestà della città si fa promotore per il ripristino delle regate: comincia
l’idea di sport e competizione. Dal 41 al 47 le regate vengono organizzate
tutti gli anni. Nel 1895 grazie alla Biennale si comincia a ripristinare il
corteo di barche.
Comincia anche la cultura del corpo e la balneazione. Uno dei primi che
inizia ad usare l’acqua per questi scopi è Giovanni Busetto detto Fisola, un
imprenditore che fa un progetto per creare un grande albergo che si
potesse usare anche come spazio per fare il bagno (il bacino di S. Marco).
Dopo l’abbandono di questa idea, l’investimento viene fatto al lido, che
era una zona disabitata (c’erano solo due nuclei di pescatori).
C’è anche l’uso sportivo dell’acqua: la società Reyer (1872) inizia come
ginnastica, ma i due promotori sono due giovani che dopo una
permanenza a Torino, fondano una delle prime Federazioni (1868?).

LEZIONE 7
Il Romanticismo è una vera e propria rivoluzione culturale. Il successo
della letteratura romantica è dovuto ad un motivo collocabile all’inizio
dell’800: la sua fortuna letteraria è dovuta all’ascesa della borghesia, ad
una più vasta produzione di carta stampata. La letteratura precedente era
rivolta essenzialmente ai nobili (la borghesia era coinvolta in minor
numero). Ci sono dei luoghi (i circoli borghesi che iniziano a nascere)
dotati di grandi biblioteche private. Ci sono anche giornali con lo scopo di
mantenere informata la nuova élite sociale. Sono fondamentali i libri, in
particolare la nascita di un nuovo genere letterario, con l’avvento del
romanzo epistolare (ossia lettere scritte da personaggi e amanti, che
codificano un racconto strutturato). Si passa dal racconto tradizionale ad
un racconto di personaggi nuovi, che non sono più i nobili eroici
impegnati in nome del proprio onore, ma sono persone che agiscono
mosse da passioni, cercando di affermare la propria personalità
indipendentemente dal loro rango sociale. Per esempio, Manzoni
introdurrà gli operai Renzo e Lucia, in conflitto con la classe nobiliare vista
come un susseguirsi di stranieri. Ci sono innovazioni tecniche che
permettono di rendere la stampa qualcosa che non è accessibile solo alle
grandi famiglie: i libri diventano accessibili anche ai ceti intermedi e alle
classi sociali emergenti. I libri erano fatti di materiale non cartaceo, il
processo di stampa era organizzato in modo artigianale. La produzione di
libri diventa molto più economica di quanto non fosse in precedenza (la
carta viene fabbricata in grande quantità senza eccessiva spesa), e
appunto grazie alle macchine a vapore si procede con una produzione
seriale di carta, a minor costo. Anche in ambienti popolari cominciano a
circolare i libri che in precedenza erano accessibili solo alle classi colte. Le
rivoluzioni hanno favorito la creazione di nuove scuole ecc, cosa che
contribuisce all’alfabetizzazione e all’allargamento del pubblico dei lettori,
specialmente tra le donne degli ambienti borghesi. La letteratura diventa
importante > nella concezione della famiglia di cui la borghesia è
portatrice c’è la necessità di recludere le donne in casa, cosa che richiede
che nelle ore trascorse in casa, queste abbiano dei passatempi (canto,
musica… > c’è un’elaborazione di strumenti musicali alternativi a quelli
tradizionali che venivano considerati sconvenienti (come arpe, viole, oboi
ecc), tutto viene concepito in vista di una sorta di evasione dalla casa
borghese ottocentesca). L’altro strumento di evasione fondamentale è
proprio la lettura, che crea un pubblico vasto, anche se non
necessariamente colto: la donna rinchiusa in casa ha dei processi di
istruzione molto limitata. È necessario che il romanzo non abbia quindi un
linguaggio aulico come nella letteratura tipicamente illuminista. La
letteratura deve anche agitare delle passioni, soprattutto in vista del
pubblico prettamente femminile, che si appassiona alle esperienze che
non può provare in prima persona. Per esempio Madame Bovary
rappresenta il pubblico femminile, così come i romanzi di Standhal, che
propongono eroi ed eroine portatori delle voci di quell’epoca, il più delle
volte portatori di valori anticonvenzionali, che li portano ad opporsi alla
società.
Nella letteratura italiana abbiamo Foscolo, personaggio travolto da
passioni e politica > fa parte di uno dei gruppi di dei letterati che,
inizialmente impegnandosi nelle battaglie napoleoniche, finirà per
opporsi alla sua tirannia. La politica diventa una passione. Nasce anche un
nuovo genere letterario importante, il romanzo storico, si vedono
personaggi storici che lasciano trasparire le nuove idee concernenti i
popoli e le nazioni, che vogliono far valere una loro storia nazionale. Ad
avviare questo genere è Walter Scott, con Ivanhoe e Robin Hood, eroi
trasformati in veri e propri personaggi storici. Questi nuovi racconti
sostituiscono quelli vecchi che parlavano dei popoli, i poemi epici in rima
che venivano cantati. C’era un genere di cultura elaborato dalle classi
superiori, che cantava la storia dei popoli > il modello rimane quello
dell’antica Grecia, a cui ci si rifà per le produzioni più moderne. Si
elaborano romanzi sull’immagine dell’eroe nazionale italiano, seguendo
la nuova moda letteraria che richiedeva dei modelli da parte del popolo,
che diventa protagonista. Il popolo contadino ha paura di diventare
popolo operai, quindi si àncora al proprio passato: la nuova realtà operaia
è un tema difficile da trattare (Dickens), spesso essi vengono trattati come
contadini (anche nei Promessi Sposi). Bisogna parlare di un mondo di
contadini e pastori, addormentato nelle sue culture, che non ha avuto
ancora la coscienza di essere nazione: sono gli intellettuali romantici che
gli fanno venire la coscienza nazionale, che nasce mediante i loro romanzi
storici, elaborando quindi gli strumenti delle lingue nazionali. Esse sono
quasi sconosciute ai popoli di contadini e pastori, che comunicano
mediante dialetti. Per la maggior parte degli autori romantici, non c’è
bisogno di intermediari culturali: si rivolgono essenzialmente a borghesi e
aristocratici. Cercano in qualche modo di rievocare l’epoca di turbolenze
che il Romanticismo si lascia alle spalle, essi vengono presentati da alcuni
autori (Stendhal) come periodi eroici, mente altri non ne parlano. Nei
romanzi di Honorè de Blazac, Dumas ecc, ci sono personaggi con una
storia nascosta alle loro spalle, hanno avuto vari passaggi nella loro storia.
Anche nel genere della letteratura gotica si parla di scenari misteriosi e
oscuri, c’è il tentativo di riesumare un mondo antico e di fantasmi, si
ripercorre la storia di una parte non irrilevante dell’aristocrazia. La
Restaurazione presenta una classe nobile che cerca di rimanere fedele
alle proprie monarchie, ma spesso furono proprio i nobili a manifestare i
primi scetticismi, diffondendo così le prime idee illuministe. I fantasmi di
cui parla la letteratura gotica traducono dei fantasmi reali che si agitavano
nella prima metà dell’800. Il successo di questi temi è molto legato
all’epoca di grandi trasformazioni, nella quale le grandi istituzioni
politiche stanno cercando di rimuovere questo passato, che viene
guardato con un certo imbarazzo. Cambia il modo di intendere
educazione ecc., cosa che richiede anche altri strumenti, per educare la
classe dirigente e il popolo ad adottare lo strumento fondamentale per
riconoscersi come parte di un popolo: la lingua. Gli strumenti vengono
elaborati da un’élite ristretta, che elaborano dizionari che mantenga
aggiornata la lingua nazionale dal punto di vista lessicale e grammaticale.
La concezione più comune è che la cultura non sia qualcosa che circola,
ma qualcosa che appartenga ad una determinata stirpe: questa è la
concezione del popolo, un’idea che si va elaborando nel tempo. In
contrapposizione a questa idea si presenta la figura di Ernest Renan,
sostenitore del fatto che tutti i popoli abbiano una loro originalità, tutti
vadano studiati per valorizzare la vera cultura che è costituita dalla
ricchezza dei popoli. La concezione di cultura legata al sangue e alla stirpe
veniva considerata erronea. Egli vedeva come la ricchezza delle varie
culture determinasse la loro specialità. In Che cos’è una nazione spiega
che la nazione sia il referendum di tutti i giorni, è qualcosa che viene
continuamente rimescolato: non c’è un momento dato in cui noi
possiamo definire i caratteri di una nazione in quanto essi sono in
continuo cambiamento.
Questa sarà anche l’idea alla base della terza repubblica francese, che si
impegna dal punto di vista immigrazione (dare la cittadinanza a stranieri
significa riconoscere il loro valore, ampliando la nazione). Queste sono le
due principali idee di nazione, che si svilupperanno per tutto l’800.
L’elaborare un’idea di nazione spesso però è in contrasto con la
Restaurazione. Victor Hugo con I miserabili esalta un’idea di popolo
cittadino nato dalla rivoluzione, al rovesciarsi della Restaurazione. La
Francia è stato un grosso investimento per il Congresso di Vienna, in
quanto non è stata punita: vengono decisi dei giochi di alleanze per
permettere ai Borboni di ristabilirsi. Non si abolisce del tutto
un’assemblea legislativa: quando Luigi XVIII verrà successo da Carlo X,
tornerà un’idea di potere assoluto, che però nel 1830 porteranno ad una
rivoluzione, che vedrà come protagonisti la classe operaia e la borghesia
di Parigi. Le tre giornate delle barricate rivoluzionarie portano a costituire
un governo provvisorio che deve decidere quale sarà il futuro della
Francia. Emergono subito i liberali conservatori, personaggi di grande
rispetto che vengono designati come governo provvisorio, che deve
decidere l’organizzazione di un nuovo regime costituzionale. Concedono
la corona ad un re che accetti di dare una costituzione, che riduca quindi
l’assolutismo: viene scelto Luigi Filippo Borbone d’Orleans, figura con
tendenze liberali, ma egli rifiuta di concedere una costituzione. Rifiuta
anche di accettare la corona dal popolo, c’è ancora la concezione che il
potere regale venga da un processo di trasmissione di sangue (solo Carlo
Alberto di Savoia, re di Sardegna, nel 48 deciderà di accettare la corona
per volontà di Dio (principio dell’assolutismo) e per volontà della
nazione). Luigi Filippo d’Orleans mette fine all’idea del legittimismo
francese. La Santa Alleanza aveva voluto imporsi, ma si vede costretta ad
accettare l’idea che si concedano delle limitate libertà costituzionali. Sul
modello della rivoluzione in Francia, anche in Italia nel 1830-31 ci sono
dei fermenti rivoluzionari (Piemonte, Ducati di Modena, Parma, Stato
pontificio), che verranno repressi dall’impero austriaco e russo. Questo
sottolinea il fatto che non ci sia un equilibrio di base. Quello che resta del
Congresso di Vienna è l’idea che anche se i regimi degli stati subiranno
cambiamenti, si tenterà di non turbare l’equilibrio generale alterando le
strutture degli stati. In Francia infatti, Luigi Filippo fa inizialmente delle
significative aperture costituzionali, ma il suo regime diventerà sempre
più autoritario (‘monarchia di luglio’, rivoluzione con carattere ambiguo in
quanto Luigi Filippo viene considerato un parvenu). Nel 1832 nasce un
giornale che porta un’innovazione dei tempi (si chiama come i rituali di
derisione che avevano accompagnato il ritorno dei deputati): Le Charivari
è un giornale satirico, che propone al pubblico la satira che non va più
fatta in modo nascosto, ma viene fatta in modo più borghese ed
intellettuale. Esso divulga immagini, mobilita i migliori letterati e
disegnatori della Francia: il far ridere diventa un modo di comunicare,
diventa un prodotto industriale, che non va di moda solo in Francia.
Esso crea un modello culturale che nel 1840 darà vita alla più celebre
rivista satirica del mondo anglosassone, il Punch, che diventerà il modello
attorno a cui verrà costruito lo humor inglese. C’è una trasposizione di
quello che sta diventando lentamente un costume politico, c’è una
rielaborazione dei comportamenti popolari più irriverenti, che vengono
trasposti su carta stampata (cosa che comporterà il sequestro dei
giornali). A Firenze ci sarà La Scampanata, a Vienna Le Katzenmusik: si
richiamano nuovi modi di comunicare, il far ridere diventa qualcosa che
ha a che fare con l’idea di cultura nazionale. Il 1830 segna una nuova fase
della cultura nuova europea: il romanticismo si esprime in tutti i suoi
possibili sviluppi, comincia a dar vita ad un filone di letteratura realistica,
che si propone di presentare la società per quello che è, per come essa si
sta trasformando. Mazzini è il primo che concepisce l’idea di stato
unitario, spesso le sue idee sono un po’ approssimative. Secondo lui la
rivoluzione deve portare l’idea che la nazione debba diventare
Repubblica, riportando l’Italia alla grandezza della Repubblica di Roma. Le
simbologie della Rivoluzione Francese vengono riprese da Mazzini che si
rifà ad un pensiero religioso-teista, con impostazione significativa della
propaganda.

LEZIONE 8
Le novità portate dal mazzinianesimo in Italia e fuori d’Italia: è un modello
politico che influenza anche paesi fuori dall’Italia. Quello che importa è
vedere come ci sia un’idea di militanza che si avvia proprio con Mazzini,
egli propone un modello di impegno politico finalizzato proprio
all’obiettivo politico anche con il sacrificio della vita, tutto mirato alla
costruzione della Nazione e dello stato repubblicano. I suoi tentativi di
rivoluzione saranno tutti fallimentari, tranne un primo tentativo a Roma.
Banti individua nella letteratura italiana dell’800 un’immagine di italiani
che sono fratelli (solo il genere maschile): egli individua tre figure
emergenti in questa letteratura > quella dell’eroe volto al sacrificio (una
delle tante costruzioni dell’eroe romantico), spesso si sacrifica con i propri
fratelli per difendere l’onore di una donna, che spesso viene insidiato da
un antagonista (esempio di Renzo, Lucia e Don Rodrigo, nonostante il
‘vero’ eroe dei Promessi Sposi sia spesso identificato come Fra
Cristoforo). L’eroina (Lucia) cerca di difendere il proprio onore, si cede al
martirio per non cedere all’antagonista. Il terzo personaggio è il traditore,
colui che traffica per mettere l’eroina nelle mani dell’antagonista
straniero (è l’italiano che rinnega il proprio essere italiano per servire lo
straniero): Banti proietta quest’immagine in un’iconografia cristiana:
Cristo è l’eroe (Garibaldi spesso viene rappresentato con dei riferimenti
all’iconografia cristiana), l’eroina è la Madonna, il traditore è Giuda. La
storia delle cospirazioni risorgimentali (a partire dalle rivoluzioni del
1821), forniscono molti martiri (i cospiratori vengono condannati a
morte), e così sarà anche nelle rivoluzioni del 1831. In diversi tentativi
rivoluzionari di Mazzini, il sacrificio è qualcosa che torna regolarmente (a
Venezia c’è il caso dei F.lli Bandiera): due ufficiali della marina austriaca
che pensano di suscitare una cospirazione antiborbonica, mentre in realtà
vengono catturati ed uccisi. La stessa cosa succederà con il tentativo di
Carlo Pisacane (tenta di condannare dei condannati ergastolani in una
prigione su un’isola della campagna, per sbarcare in Calabria e far
insorgere la popolazione, cosa che non andrà a buon fine). C’è tutta una
retorica (che diventerà uno dei principali temi carducciani) sull’idea dei
fratelli d’Italia che si votano al martirio, con una raccolta di reliquie di
questi santi moderni, che simbolicamente giocano un enorme peso sulla
scena politica.
Stiamo parlando di un associazionismo politico, ma nella prima metà
dell’800 si registrano anche novità e trasformazioni di altre forme
associative. Il filosofo e sociologo francofortese Jurgen Habermas descrive
la formazione di un’opinione pubblica > è un processo che nasce dal 600,
si sviluppa nel 700 e si afferma nell’800, arrivando a livelli anomali con la
diffusione della società di massa nel XX e XXI secolo. Dal 600 l pensiero
ufficiale è quello che si elabora nelle corti, può essere veicolato dai diversi
ordini religiosi o da qualche intellettuale che lavora per i borghesi (i
giornali nascono proprio in quel momento, La Gazzetta di Venezia). I
giornali diventano un modo della corte e dello stato di comunicare con
una parte dei proprio sudditi. Perché ci sia una diffusione di
un’elaborazione culturale e autonoma bisogna aspettare la diffusione
dell’Illuminismo tra il 700 e l’800, che porta molte novità dal punto di
vista culturale, ma non solo: porta anche alla creazione di circuiti dove le
idee possono girare, essere discusse. L’Inghilterra è la patria
dell’illuminismo, da essa si sviluppa appunto la moda dei ‘club’. Solo nel
periodo post-napoleonico, ma soprattutto durante la monarchia di luglio
si svilupperà l’idea dei circles francesi (i circoli), luogo di riunione di
borghesia ed aristocrazia. L’altra moda che si afferma pienamente nella
Francia del 700 (e diventa una moda europea diffusissima) è il ‘salotto’: è
un’istituzione essenzialmente femminile, nonostante la maggior parte
delle persone coinvolte fossero maschi. Il salotto è tenuto nel palazzo
nobiliare di una famiglia da parte di una dama, che si mette al centro del
salotto, ed è il personaggio principale dell’evento. La casa dei nobili si
apre quindi a persone brillanti nella conversazione, nelle discussioni di
carattere intellettuale: è un luogo dove le attività principali sono i giochi e
le discussioni. Se il gioco poteva essere la componente più importante dei
tradizionali ritrovi dei nobili maschi, che erano i ‘casini’ (case piccole dove
i nobili portavano un proprio servitore, era il luogo dove i nobili
associandosi tra di loro, si ritrovavano per incontrare altre persone senza
dover sottostare alla rigide regole del palazzo di famiglia). Nel salotto c’è
sempre al centro una donna, che ovviamente dev’essere colta, ella si crea
una propria corte e riceve ospiti, trasformando il salotto in qualcosa che
dà prestigio alla famiglia nobile: gli invitati sono regolarmente le persone
brillanti nel parlare, quindi si ritrovano gli intellettuali più alla moda (il
salotto quindi diventa uno dei fondamentali luoghi di diffusione
dell’Illuminismo). Il XVIII secolo non ha particolari tendenze misogine,
mentre il secolo successivo sarà il secolo misogino per eccellenza. Gli altri
luoghi dove si propagano le idee illuministe sono istituzioni promosse
dalle corti, che si trovano in palazzi destinati a questo uso: le Accademie.
Queste sono associazioni di scienziati o intellettuali che si ritrovano per
parlare di argomenti colti, è l luogo di divulgazione anche del pensiero
filosofico illuminista. Si diffonde l’abitudine di un pensiero scientifico che
non viene più elaborato in legame con il palazzo reale: nasce una sfera
culturale molto più larga di quanto non esistesse in precedenza, con una
capacità sempre maggiore di incidere sugli strati della società. Il successo
dell’Illuminismo è spiegabile in questo modo: le idee di libertà,
uguaglianza e fraternità arrivano ai sanculotti grazie al circolo di idee
sempre più dinamico. Via via che si affermano i circuiti letterari, dove si
formano opinioni individuali, ci si atteneva a quella che era una mentalità
diffusa, e chi avesse proposto idee controcorrente, avrebbe potuto essere
individuato come un eretico; tra il 600 e il 700 si comincia invece ad
affermare una sfera pubblica che ha questi circuiti di diffusione. Nascono
anche i caffè, che nel 700 saranno una moda in crescente diffusione
(nascono nel 1612 a Venezia -bacaro o osteria- e Londra), ma si
diffondono nel 700. Lentamente diventano veri e propri luoghi di
incontro, dotati di discrete comodità. In Inghilterra nasce la moda del
pub. Tutto questo proliferare di luoghi d’incontro porta alla nascita di
questi posti anche nel villaggio rurale. Altri luoghi sono ritrovabili in
ambiti popolari nell’ambiente mediterraneo: secondo lo storico francese
Maurice Angulhon, esse sono le chambrès, le camerate > luoghi di ritrovo
di amici ecc, che fanno un ritrovo privato per giocare a carte, parlare, si
tassano per comprare la damigiana di vino da bere in compagnia. Le
chambrès sono i primi luoghi dove si individua un certo modo di fare
politica, a livello popolare. Sono i primi luoghi che portano a creare una
mobilitazione popolare, soprattutto in vista delle rivoluzioni del 1830 e
del 1848. In Provenza ci sarà il tentativo di insurrezione armata, quando
Bonaparte fa un colpo di stato per erigere la dittatura e autoproclamarsi
imperatore: la rivoluzione che nasce è dovuta alla presenza di queste
camerate, che consentivano una certa partecipazione dei popolani alla
vita pubblica. Di fronte ad una scelta politica di trasformare la seconda
repubblica francese in uno stato monarchico, pronta all’insurrezione dei
popolani e degli artigiani: sono proprio i villaggi a tentare un’insurrezione
contro un atto liberticida fatto dal Presidente della Repubblica > segna un
ingente allargamento dell’opinione pubblica anche nei centri popolari,
ora interessati alle questioni concernenti lo stato. Questi episodi si
verificano anche in Italia: in Romagna nascono le ‘cameracce’, se ne parla
come luoghi torbidi, dove dominava la repubblica sovversiva (anarchica).
Erano forme associative senza una vera e propria gestione da parte di
qualcuno, ma è un’associazione (anche con azioni di contrabbando) di
persone che si autotassano per formare un equivalente popolano del
circolo borghese. Il modello fondamentale però si comincia a diffondere
nell’800, durante il periodo del consolato e dell’impero di Napoleone: si
diffonde (anche se controllato dalla polizia) durante il periodo della
Restaurazione, ma il suo apice è durante la monarchia di Luigi Filippo
(1830-1848). Il centro di diffusione è Parigi (città piena di teatri e lussuosi
caffè), quindi con una sovrabbondanza di luoghi di incontro: il luogo che
diventa identitario per la costruzione di un appartenenza borghese è il
circolo, inteso come vera e propria istituzione borghese. Essa è
un’istituzione borghese, dove persone appartenenti allo stesso ceto
sociale si associano per ritrovarsi. Si ricerca una sorta di élite, c’è ancora il
senso di appartenenza a specifici ceti sociali: non poteva esserci nessuno
al di sotto o al di sopra della media dei soci, perché questo avrebbe
irrigidito il comportamento dei partecipanti alle riunioni, che si sarebbero
sentiti giudicati. Guardando ad uno dei primi circoli veneziani (Circolo
dell’Unione, il 2° circolo per importanza sociale a Venezia), si para delle
difficoltà di unire insieme borghesi e nobili: la paura di essere sfidati da
nobili, che avevano tempo di esercitarsi a duello (non come gli artigiani
ecc.) fa sì che si ricerchi una costante differenziazione. Il punto
fondamentale del circolo è il fatto di ritrovarsi quasi sempre solo tra
maschi, ma appartenenti tutti allo stesso ceto (le donne talvolta possono
essere chiamate alla festa sociale). Si poteva così esibire la famiglia ‘in
società’, termine diffuso nell’800. In Italia c’è il duplice termine socialità
(voglia dell’uomo di incontrarsi, segue la sua natura di essere sociale) e di
sociabilità (si distingue una differenza, individuando la sociabilità con un
processo di civilizzazione e politicizzazione, con un’ampia partecipazione
alla sfera pubblica: ci si confronta con il mondo in cambiamento, la
cultura è un luogo di confronto instabile e mutevole). Il circolo borghese e
il salotto perde piano piano il valore: i ritrovi importanti sono altri, e sono
tutti maschili. Si immagina il ruolo della donna come ‘angelo del focolare’,
relegato in casa, è un’immagine che si deve alle trasformazioni
ottocentesche: le trasformazioni riguardano l’ambiente sociale che fa da
modello (ossia quello della borghesia). C’è un sempre più ampio
trasferimento della borghesia nelle periferie, dove nascono le prime
villette (in tutti i terreni che prima erano off-limits), i nuovi edifici borghesi
(luoghi di incontro familiare e per gli ospiti, seguendo la tradizione
anglosassone degli anni 20). Precedentemente, la vita economica e
familiare non erano separate (artigiani producevano con la partecipazione
della famiglia). La separazione tra la vita economica e pubblica (nelle case
di abitazioni) e privata, è segnata anche dal passaggio nell’abitazione,
esclusivamente dedicata alla vita privata della famiglia (il capofamiglia
mantiene la famiglia, che ne viene esclusa). C’è anche un introduzione in
modo massiccio della servitù femminile: in una realtà di reclusione delle
donne della classe borghese, a presenza di maschi nella servitù sarebbe
fonte di imbarazzo (si tendono a separare i generi). La nuova casa
borghese si caratterizza come un luogo dominato simbolicamente dal
capofamiglia, ma che è presente raramente: i figli vengono messi nel
collegi (istituzioni quasi militaresche), la casa diventa un luogo di
dominazione femminile (il compito delle donne è quello di occupare il
tempo con forme di evasione, ma l’attività essenziale è quella dl ricamo e
del cucito, un’attività tramandata di madre in figlie). Fino ai primi anni del
900 permane la pratica dei matrimoni combinati, in contrapposizione con
le passioni veicolate del Romanticismo. I circoli sono luoghi dove le donne
appaiono raramente in occasioni rituali particolari, dove vengono esibite,
come nei teatri > luoghi dalla enorme diffusione nell’800: erano istituzioni
che, anche se promosse dalle municipalità delle città, normalmente erano
luoghi che venivano costituito da associazioni tra famiglie benestanti.
Ognuna di queste famiglie aveva uno o più palchetti, di proprietà delle
diverse famiglie, e quindi non acquistabili con biglietti. Il palchetto è
concepito per essere visibile, per celebrare la presenza di diverse famiglie
importanti nel luogo del teatro (nascita del teatro all’italiana). Il teatro
all’italiana comprende tra i 300 e i 1000 posti, è un teatro dove si recita e
dove si canta: nasce l’opera lirica all’italiana. Questi diventano veri e
propri luoghi di esibizione del proprio status e prestigio sociale, dove
classi intermedie o superiori in ascesa esibiscono la propria ricchezza. Essi
si diffondono ovunque, non solo nelle città ma anche in periferia e
paeselli meno popolati: il teatro diventa fondamentale all’interno delle
dinamiche sociali. Anche a teatro i detentori del palchetto sono sempre i
capifamiglia: le donne vengono esibite come nel circolo (che era anche
compreso a teatro, collocato nel ridotto del teatro: le due frequentazioni
sono attigue, nonostante il circolo non fosse accessibile per le donne).
Questo è infatti un luogo dove ci si trova per giocare e conversare, ma la
vita nel circolo è qualcosa di rigidamente strutturato. Alcuni soci vengono
eletti in modo democratico per controllare gli altri, per controllare che
non accedano al circolo anche degli estranei. Il circolo deve assicurare un
discreto comfort, ha un bar, un ristorante, un’emeroteca, una biblioteca:
rappresenta una grossa apertura culturale verso l’esterno. Accanto alla
lettura può esserci la discussione, venivano ammesse persone che
portavano notizie su affari ecc. I padri vanno spesso a bordelli, portando i
figli ad avere i primi rapporti per non apparire incompleti al matrimonio,
mentre la donna deve dimostrarsi non appassionata e frigida: la sfera
affettiva era molto limitata, può essere esibita solo alle feste di famiglia.
Lo sviluppo di frustrazioni e nevrosi (più comuni nelle donne) causati da
questo genere di rapporti formalizzati all’estremo (anche se gli uomini
erano abbastanza libertini), si svilupperà quello che Freud chiamerà ‘il
disagio della civiltà’: frustrazioni e repressioni portano a rigidità
caratteriali.

LEZIONE 9
Tema della Venezia industrializzata (seconda Rivoluzione Industriale),
costruisce la sua grandezza come il più grande polo del mondo, è sempre
stata una città industriale. L’Arsenale era, ed è stato fino agli inizi del 900,
un importante luogo industriale. Le regole per chi lavorava in quel luogo
prevedevano che la trasmissione di segreti lavorativi fosse punibile con
pena di morte. Qui parliamo della Venezia insulare La dimenticata
Venezia industriale > Prima di Porto Marghera Porto Marghera cambierà
per sempre la natura di Venezia. Immagine di Venezia del 1878, a volo
d’uccello: il fumo e l’industrializzazione sono viste come una nota positiva
dell’epoca, erano il simbolo del progresso. Anche l’Arsenale è un
importantissimo luogo di produzione industriale, con un grande numero
di operai impegnati (circa 3.900). Una delle due ciminiere più grandi di
Venezia espelleva il fumo prodotto dal carbone, che alimentava le turbine
(produttrici di energia elettrica per tutto l’Arsenale). Con l’Unione d’Italia
(nel 75 e nel 12) si fanno tre grandi bacini di drenaggio. L’Arsenale era
importante non per la costruzione di navi grandi, ma bensì per la
costruzione di navi più piccole (proprio perché il mare era di dimensioni
ridotte, erano necessarie delle piccole e agili navi). Altra parte
fondamentale dell’Arsenale è l’officina, creava imbarcazioni piatte con
cannoni (usati per attaccare, ma anche per proteggere la laguna). Un altro
aspetto dell’Arsenale poso conosciuto è che all’epoca esso fosse un
centro di ricerca di altissimo livello. Si cerca di sviluppare una nuovissima
arma: gli aerei, sconosciuti nel 1913. I primi aerei vengono pensati proprio
lì, questo sottolinea l’importanza tecnologica dell’Arsenale. Com’era
Venezia a cavallo tra il XIX e il XX secolo? La vera immagine di Venezia si
distacca dalla memoria comune di questa città, vista come una città
morta. Era una città giovane (età media di 31 anni), ed attira moltissimo
l’immigrazione. C’era un alto tasso di natalità, ma ancora più alto era il
tasso di mortalità. Essa era l’8° comune più popoloso in Italia. I lavoratori
attivi sono più attivi nei settori dei servizi e dell’industria (l’agricoltura ha
poco peso): 31000 addetti e 130 stabilimenti attivi a Venezia. A Venezia
nel 1901 c’erano 70.000 posti di lavoro (la maggior parte era impiegata in
servizi, industria, trasporti, vendita merci, servizi domestici e di piazza*:
importanza del turismo). Già dalla metà del 500 il turismo si fa spazio
come una delle attività ondanti di Venezia. *Altri servizi sono le
professioni liberali, agricoltura e pesca, i restanti 6.000 vivevano di
reddito. La vita, tuttavia, era molto dura: 48.000 sono mantenuti dalla
famiglia e dalla pubblica assistenza (si può calcolare circa 25.000
disoccupati). Altri 25.000 erano i bambini sotto i 9 anni, età dopo la quale
si iniziava a lavorare. Nel 1899 su 4182 decessi, il 40% era di bambini che
non arrivavano al 5° anno di età: questo segna un pessimo sistema
igienico. Nel 1911 ci fu l’ultima epidemia di colera, ma la tubercolosi del
1911 crea 338 morti. Venezia aveva il drammatico problema del
sovraffollamento, e un abitazione decente era una cosa per pochi
fortunati. In 2000 erano costretti a vivere al piano terra, su terra battuta
(acqua, animali ecc.). il 15% delle abitazioni è infatti considerato inagibile.
Perchè ci focalizzeremo a illustrare il periodo 1880-1917 della Venezia
Industriale?
Nel 1880 Venezia viene annessa al Regno d’Italia. Nel 1880 viene
inaugurato il nuovo porto, cominciano ad arrivare le nuove infrastrutture,
cosa che permette alla città di recuperare molto terreno. La politica viene
definita di tipo neoinsuralistico (essa rimane incentrata dentro i confini
della città). Nel 1914 però con la guerra tutta l’economia si blocca e si
trasforma, poi nel 1917 c’è la vera fine della storia veneziana, con
l’inaugurazione di Porto Marghera. Esso è l’unico elemento pensato
sviluppato e realizzato fuori d questi confini pensato ai confini della
Repubblica. La città che oggi conosciamo è sdraiata sulla monoeconomia
turistica, ma è distante da questa rappresentazione della letteratura
gotico-romantica di una Venezia decadente e moribonda. Anche
Marinetti e i Futuristi con la loro ‘Venezia Passatista’ contribuirono
fortemente a creare una rappresentazione nell’immaginario collettivo di
una Venezia così distante da quella reale. Nel 1884 arriva l’acquedotto,
introdotto dalla Compagnie Gènèrale des Eaux pour l’Entrager: i capitali
vengono investiti, la presenza di stranieri a Venezia è particolarmente
significativa perché mancava proprio l’idea dell’investimento. L’arrivo
dell’acquedotto viene festeggiato con una grande fontana in Piazza San
Marco. Hasselquist nel 1873, crea la Società Veneta Lagunare, sfruttando
l’acqua come mezzo di trasporto: organizza i trasporti dalla città
all’estrema periferia della città. Il Canal Grande tuttavia resta tabù, dei
gondolieri. Nel 1881 arriva il primo vaporetto: la cosa fa nascere molte
polemiche (porta via posti di lavoro, sporca e provoca moto ondoso). Esso
è costruito a Nantes, arrivando a Venezia in 10 giorni, ma quando arriva in
laguna, finisce in secca. Il gas per l’illuminazione: esso non serve solo per
illuminare, ma anche per le attività industriale. Esso era già arrivato con
gli austriaci, ma i francesi hanno un ruolo particolare nella sua diffusione.
Nel 1895 il gasometro si sposta a S. Marta, in quanto il gas comincia a
funzionare anche per le industrie. Il gasometro viene spostato vicino a
una ciminiera e una torre dell’acqua: il panorama è interamente
industriale. Nel 1901 il Comune delibera di procedere alla sostituzione
dell’illuminazione pubblica con il gas con quella elettrica. Il tedesco
Walther è il proprietario dell’Hotel Britannia, organizza una società per
illuminare il suo hotel: fabbrica una centrale termo elettrica dietro campo
S. Luca che forniva l’energia elettrica ai complessi intorno. Arriva la
società italiana, la Cellina. Essa porta una energia completamente nuova,
in quanto quella prodotta precedentemente erano poche migliaia di watt.
La centrale termoelettrica diventa quindi parte di una cabina di
trasformazione (i cinema nascono intorno a quella zona, hanno bisogno di
energia costante). Il più grande problema è però quello del porto e della
ferrovia di Ferdinando: questo rivoluziona la geografia della città. La
scelta del luogo della stazione è utile per i passeggeri, ma non per il
traffico del porto. Era inimmaginabile avere un porto distante dalla
stazione (come era all’epoca), soprattutto per quanto riguarda il trasporto
delle merci e l’aumento dei prezzi per il loro trasporto. Nascono quindi
una serie di progetti su dove fare il porto, quindi a Marghera. La stazione
marittima (chiamata così perché esso era l’unico porto di Italia che era
sotto la amministrazione della ferrovia, non del porto). Industrie
tradizionali lagunari: un industria era quella delle Saline, che da alcuni
secoli non c’erano più. Salomone Rothschild nel 1843 ne progetta una
nuova, che durerà fino al 1913.
Un altro imprenditore austriaco, Friedrich Oexle trasforma la chiesa di S.
Girolamo in un mulino a vapore: nasconde la ciminiera dentro il
campanile. Le fabbriche erano distribuite un po’ in tutta la città, le più
grandi e le più moderne erano state costruite a Canareggio, Santa Marta.
Alla fine dell’800 si sviluppa tuta la parte di S. Marta e della Giudecca. Nel
XVI secolo, la stampa era una delle industrie più importanti per Venezia:
ci sono molte tipografie, con molti operai. Anche le industrie del vetro
(nate dopo la Serenissima), si sviluppano nell’isola, e non più a Murano
ecc. Questo crea un importante legame con le chiese dell’Est Europa.
Murano è un comune a parte, ma anche per Murano inizia un’era nuova,
con l’avvento del vetro industriale. La fabbrica dei Francesi: a Murano
sapevano lavorare il vetro, ma non c’erano mai state esperienze di lavoro
in fabbrica, cosa che quindi imparano dai francesi. Esiste anche l’aspetto
delle Conterie: le perline.
L’industria a domicilio: Le impirarese lavoravano all’aperto con le loro
perle (è un lavoro sociale): erano circa il 1200 a lavorare per l’industria.
Anche i merletti sono fondamentali, lavorano tutte a casa. Queste sono le
industrie delle donne (industrie tessili per la maggior parte). Il Cotonificio
conta 990 dipendenti, con 700 donne. La manifattura tabacchi (1500
donne). L’industria della fabbrica di fiammiferi (canale di Canareggio).
Fabbriche alimentari: il macello, fabbriche di biscotti, produzione di aceto,
fabbriche di anguille marinate, fabbriche di marmellate, fabbriche di birra
e distillerie. Fabbriche di mobili  Fabbriche di candele  Fabbrica di
concimi  Laboratori farmaceutici  Fornaci, depurazione di asfalti ecc.
Le fabbriche inaspettate: occhi artificiali, fabbrica di pianoforti, fabbrica di
siluri (nell’area dell’ex convento di San Giobbe, agli inizi degli anni 80, ma
chiusa all’inizio del 900). Il siluripedio è un canale che viene scavato dietro
l’isola di S. Andrea, e alla chiusura della fabbrica esso diventa l’idroscalo.
Industria del latte: 130 mucche. I grandi edifici: i Magazzini Generali, Silos
Marittima abbattuto nel 1978 (con 10 ciminiere). Mulino Stucky, nasce nel
1884, ed è il più grande mulino d’Italia.

LEZIONE 10
La borghesia si ripropone come classe in ascesa, il ruolo dirigente della
nobiltà e il ruolo del monarca, che il Congresso di Vienna voleva come
indiscusso, sta cadendo. Sempre di più ci si trova di fronte ad una crisi dei
ceti sociali tradizionali: dalla strutturazione della società stabile si arriva a
vere e proprie mobilità sociali, anche intense, con le quali si inizia a
parlare di classi piuttosto che di ceti. Si cerca di costruire un ambiente
omogeneo per sentirsi liberi e non controllati da qualche entità superiore.
Le barriere sociali contano molto, ma già dal primo 800 sono spesso
valicate (questo non succede senza danni per i parvenu).
Nella prima metà dell’800 si parla di un evidente secolo borghese, dove le
idee dell’Illuminismo non permeano le istituzioni (considerano invece
sacri i principi della società controllata da apparati cetuali). L’educazione
del popolo dipende dalla Chiesa e dalle istituzioni religiose. Si vede un
diffondersi della borghesia a molti livelli: gli stati diventano burocratici,
anche in commercio ed industria sono richiesti apparati burocratici che
prima erano sconosciuti (quindi la burocrazia si espande sia in ambienti
pubblici che privati, cosa che richiede un certo grado di istruzione). Tutto
questo porta ad un’espansione di una piccola o alta burocrazia, quindi
una generale espansione dei ceti borghesi. Il ruolo che le diverse scienze
hanno sempre di più nel rapportarsi con la società e nel fornire ad essa
risorse, porta ad una vistosa espansione del ceto dei professionisti (che si
formano in istituti scolastici, e dai loro studi derivano una professione con
sviluppi notevoli) > c’è un’espansione significativa e fisica della borghesia,
quindi non solo dal punto di vista economico. C’è una nuova classe sociale
che si propone come classe di potere alternativa ai nobili, e c’è
ugualmente l’espansione dell’industria e di un’agricoltura organizzata in
modi diversi, via via che gli imprenditori privati diventano organizzatori
con una conduzione moderna (una gestione che mira al massimo
sfruttamento della terra per arrivare ai massimi profitti). Essi quindi non si
fermano quindi alle coltivazioni estensive di prodotti tradizionali, ma
decidono di sfruttare i prodotti più remunerativi. Via via che i mercati e i
mezzi di trasporto agevolano sempre di più la circolazione delle merci, i
commerci di frutta diventano più remunerativi delle tradizionali
coltivazioni di cereali. Anche l’allevamento di bovini, ovini ecc. è seguito
da un grande guadagno, cosa che permette di moltiplicare le industrie
casearie. Le trasformazioni che accompagnano la Prima e la Seconda
Rivoluzione Industriale permettono di moltiplicare i prodotti, cosa che
diventa ancora più possibile quando le aziende agricole vengono
modernizzate: le aziende agricole passano da fattorie con qualche mucca
a vere e proprie stalle con centinaia di animali, per alimentare le industrie
casearie. Tutto ciò è organizzato non più sulla base dei tradizionali
contadini, ma su veri e propri braccianti. Non ci sono solo delle aziende
modello che strutturano impianti completamente nuovi. Tutto questo
comporta l’alto uso di lavoratori (assoldati o avventizi) che prevedono di
fatto un rapporto salariato. Di lavoratori avventizi si servono soprattutto
gli affittuari, piccoli imprenditori che prendono in affitto una porzione di
terreno (il rapporto non è quello antico, non si propongono di proteggere
i poveri: il loro rapporto è puramente economico). Anche il lavoro (e
l’uomo con esso) diventato una merce. Questo espande a dismisura il
lavoro dei salariati, per la maggior parte precari: la maggior parte dei
lavoratori agricoli sono salariati durante il periodo dei raccolti oppure
ricevono dei salari più scarsi durante la bella stagione, ma durante la
stagione fredda essi sono condannati alla totale disoccupazione. Dal
momento che sono pagati molto poco (i lavoratori sono molti), essi non
riescono ad accumulare risorse da utilizzare per la propria famiglia nei
periodi di scarsità. I problemi in Europa si moltiplicano, trasmettendosi
anche ad altre parti del mondo specie nella prima metà del 900 (la
maggioranza dei movimenti sociali della Pianura Padana, in Andalusia ecc.
sono dovuti a questi rapporti di tipo economico).
Tanto nell’industria in costante espansione, quanto anche in altre aree
arretrate dell’Europa e del mondo colonizzato, si viene a definire una
presenza anche molto più numerosa dell’espansione della borghesia di
lavoratori salariati. Anche gli operai e il proletariato urbano sono stati la
struttura portante delle barricate delle giornate rivoluzionarie. Il
problema operaio è un problema che viene sempre più studiato: persone
di cultura avviano studi sempre più raffinati, e anche dei riformatori
sociali si impegnano a rapportarsi con il mondo operaio. Spesso sono
persone che cercano di avviare nuove religioni, con un certo rapporto di
uguaglianza. Ci sono anche altri modi di pensare una crescita
dell’ambiente operaio per arrivare a una gestione collettiva e democratica
dei mezzi di produzione: Robert Owens è un industriale che cerca di
fornire ai suoi operai dipendenti degli strumenti per auto-organizzare le
comunità in cui vivono. Dota di servizi moderni i villaggi che nascono
intorno alle sue fabbriche, e fa sì che essi siano gestiti dagli stessi operai.
Non inventa tutte le forme associative che si svilupperanno sempre di più
da qui in poi, ma dei modi per cercare di assicurare dei servizi ai propri
soci (tradizionalmente aspettavano alle corporazioni religiose): queste
sono forme di solidarietà elementari. La sede (la cappella) diventa una
sorta di proiezione del circolo borghese, un luogo dove giocare, passare il
tempo ecc. Owens propone quindi un nuovo tipo di forma associativa, e a
rimpiazzare i ruoli delle confraternite e delle corporazioni, in Inghilterra
nascono società a numero di soci illimitato (si cerca di superare quelli che
sono i limiti ristretti dei circoli borghesi, dove i soci venivano selezionati
accuratamente, al fine di creare un ambiente omogeneo). Qui invece ci si
rivolge agli operai di uno stesso mestiere: alla base di queste società c’è
quindi un principio democratico, che cerca di non porre barriere. Sono
forme associative che propongono anche forme di rapporti paternalistici,
quindi con l’intervento sporadico di elementi delle classi superiori che
cercano di proteggere i poveri: è un modo per le classi superiori di avere
poi dei sostegni popolari per le proprie esigenze politiche (anche se non
possono effettivamente ancora votare, la massa può schierarsi a favore o
contro di certi nobili nel momento delle elezioni). La solidarietà verticale,
con la creazione di clientele può aiutare > è una cosa che non viene
accettata da tutte le società (per esempio le società mazziniane non le
accetteranno, in vista di un possibile atteggiamento non democratico da
parte dei nobili, che finiscono sempre per dominare). Queste società si
diffondono con forza soprattutto in Inghilterra (liberale e costituzionale):
concede la libertà associativa e non pone ostacoli alla diffusione delle
friendly societies, che diventano un sistema diffuso, utile nel gestire
anche le quote dei partecipanti e dei soci (pensione, sovvenzione dei soci
malati ecc.). La solidarietà (verticale o meno) è un nuovo valore. Owens
lascia nei suoi villaggi ampia libertà di intervento alle società operaie, che
gestiscono le case o i negozi: spacci aziendali che poi diventano negozi di
villaggio. Owens introduce anche la forma della cooperazione, con la
creazione di un sistema associativo per gli acquisti collettivi di determinati
beni alimentari, e che nel giro di qualche decennio era diventato una rete
di cooperative che possedeva una serie di strumenti che servivano a
procurare beni di consumo a prezzi vantaggiosi, creando una rete
distributiva moderna ed ampia.
I prezzi andavano ripartiti tra i vari soci, se non usati. Questo diventava
quindi un modo di creare nuove forme di solidarietà, ma anche di
modernizzare le reti distributive del commercio e di far accedere al
commercio le classi che prima vivevano di autoconsumo. Owens sente
parlare di questa nuova forma associativa, portandola operativa nei suoi
villaggi operai. Sostiene anche lo sviluppo del mondo operai, ossia i
sindacati (prima tra i suoi operai e poi a livello di organizzazioni). Sono
forme di contrattazione dei salari, che diventano nuove forme associative,
rimpiazzando le vecchie corporazioni. I sindacati comprendono dei
lavoratori che cercano di contrattare le condizioni di lavoro con il proprio
datore, a cominciare dal prezzo di quello che producono. I sindacati
cercano di superare i fenomeni di luddismo, instaurando una nuova
dinamica tra imprenditori e lavoratori: diventa uno strumento di
intermediazione. Owens riesce a far diffondere dagli anni 30 una re dei
sindacati di mestieri, le Trade Unions. Ogni Trade Union riprende certe
forme della corporazione, ma limitate ad un particolare mestiere.
Dominavano in particolare gli operai specializzati, che nelle industrie
contavano di più: la produzione era quindi nelle mani di operai che
sapevano come produrre (quelli più capaci di organizzare la massa
operaia). Spesso i sindacati, le società di mutuo soccorso e le cooperative
avevano questo ceto di ‘aristocrazia’ operaia. Erano una guida tecnica e
morale per gli altri operai. A volte i quadri operai (quelli più stimati) son
quelli che aderiscono alle nuove sette religiose non conformiste. Sono
legati ad una concezione salvifica del lavoro. Secolo borghese, ma anche
un secolo in cui sempre di più si vede la crescita della classe operaia. Sul
continente la diffusione di associazioni operaie sarà molto più lento, ma
dappertutto la presenza a volta immaginata di queste associazioni fa
pensare alle classi dirigenti un generale sommovimento dei poveri e degli
operai che potrebbe spazzare via le classi dirigenti, proponendo in modo
sempre più radicale le velleità della rivoluzione francese. Marx e Engels
parleranno del ‘fantasma che si aggira per l’Europa’, ossia il comunismo
(in realtà le associazioni operaie, che impongono la propria presenza
politica creando delle paure spesso enfatizzate dalle classi dirigenti, che
fanno credere che le rivoluzioni di carattere borghese possano assumere
un carattere operaio). Anche nella Venezia rivoluzionaria, la ribellione
comincia proprio a partire dagli operai dell’Arsenale.
Le rivoluzioni del 48 non sono solo un movimento di nuove idee e costumi
sociali, ma è un periodo particolare anche dal punto di vista economico: è
una delle fasi di crisi della Rivoluzione Industriale, causato da
sovrapproduzione larga disoccupazione (dal 1846). Vediamo disastri della
produzione agricola, maltempo, siccità, lo scambio con altri paesi porta
parassiti di tipo nuovo (la dorifora, infesta i raccolti di patate). Un
susseguirsi di eventi economici negativi che porta alla ‘questione sociale’,
in termini sempre più drammatici, sotto le rivoluzioni politiche del 48, che
tentano di cambiare l’aspetto delle nazioni, spesso c’è una base di forte
malcontento sociale a cui le rivoluzioni del 48 tentano di dare delle
risposte sul piano civile (cosa che succede solo in Francia, anche se con
breve seguito). C’è un cercare dalle classi dirigenti tradizionali di
paventare i pericoli di una rivoluzione operaia, che spesso toglie
credibilità ai nuovi rivoluzionari che volevano riforme di tipo liberale e
civile.
Le classi dirigenti dividono il campo rivoluzionario e dimostrano alle classi
inferiori che quelli che ambiscono a diventare una nuova classe dirigente
ambiscono al proprio interesse.

LEZIONE 11
Quindi già nella prima metà dell’800 c’è un ampliamento della sfera
pubblica > una nuova società di luoghi di incontro, creazione di luoghi di
discussione e diffusione di idee. Questo ricorda nostalgicamente i
momenti della rivoluzione dove si potevano elegger dei rappresentanti e
si poteva parlare di politica apertamente senza proibizioni. Chiaramente
vi erano personaggi in quei luoghi che riferivano alla polizia quanto
avveniva nei ritrovi, perché erano luoghi di sospetto. Alcune associazioni
erano clandestine e la polizia interveniva. Il periodo di crisi che segue la
metà degli anni quaranta (crisi economica, carestia..) crea malcontento e
desiderio di avere libertà più ampie. Si vuole di più, si vogliono libertà
costituzionali. Chi, in Europa, era sotto l’assolutismo, reagisce con
fermenti politici, emergono rivendicazioni politiche relative ai diritti
costituzionali. Si vuole la costituzione e riconoscimenti alle idee nazionali,
si chiedono riconoscimenti dei diritti di associazione, libertà di pensiero e
stampa e di eleggere delle rappresentanze del popolo. Il regime di
D’Orleans aveva cercato di fare delle concessioni (il tricolore nazionale, la
cerimonia di milioni di persone al ritorno delle ceneri di Napoleone..),
simbologie nazionali per dimostrare di essere disponibile a delle
concessioni (ma era sempre più tirannico) mediante simboli di massa.
Questo avviene solo in Francia, difatti in Inghilterra non ci sarà una
rivoluzione del 48, ma una repressione di movimenti. Si diffonde una
nuova forma associativa, non solo di carattere economico, ma politico. Il
movimento cartista: rivendicava il diritto di voto per gli operai e i ceti
popolari. Negli anni 40 c’è una drastica repressione del cartismo, arresti e
deportazione in Oceania. Continua a essere repressa in Irlanda ogni
tentativo di protesta e insurrezione. La carestia in Irlanda ha effetti
devastanti nella popolazione (parassita della dorifora) e porta ad una
crescita enorme di un movimento migratorio verso le fabbriche inglesi e
addirittura una fuga definitiva che tagli i ponti con il paese d’origine,
quindi ci si sposta in America. Fare un viaggio transatlantico era
impegnativo, ma iniziava ad essere praticata. Quando la navigazione si
velocizzerà ed i prezzi diminuiranno, vi sarà una vera e propria migrazione
per il Nord America. Gli irlandesi che vanno in America, si considerano
ancora irlandesi. Sviluppano delle reti di relazioni che rivendicano una
emancipazione della nazione irlandese da quella inglese e cominciano a
diventare i finanziatori e gli armatori di un movimento rivoluzionario
presente in Irlanda che cospira e prepara le armi per un’insurrezione
dell’isola contro gli inglesi e grandi proprietari terrieri in generale. Il
centro della rivoluzione industriale - l’Inghilterra - non ha certi problemi
che ci sono nel continente. Negli anni 40 il sommovimento politico
culturale del continente è tale da essere equivalente al 1968. Il 48 è
preceduto da una serie di fermenti, anche dal mondo cattolico. Il mondo
protestante è il più aperto, liberale, ed essendo una minoranza religiosa è
interessato alla costituzione così può chiedere la propria legalizzazione.
Anche la chiesa cattolica però, nel 46 con l’elezione di Papa, conte Mastei
Ferretti, si ha una svolta: Papa Ferretti è sensibile a diverse idee elaborate
nel mondo cattolico italiano che presentano la possibilità che possa
nascere uno stato italiano con una federazione di diversi stati - che
manterrebbero le proprie case regnanti ma con alla guida il Papa, il più
autorevole tra i sovrani italiani e avrebbe anche una rappresentanza
spirituale, che emanciperebbe gli altri sovrani dal doversi fare esponenti
dell’assolutismo. Non sarebbero più dipendenti di chi esegue la volontà di
Dio, ma sarebbero dipendenti del rappresentate di Dio. Gioberti
approvava e stimava l’idea del Papa. Queste idee di Gioberti trovano un
ampio seguito e sembrano un’apertura del cattolicesimo al liberalismo.
(Gioberti era un suddito del regno di Sardegna) L’altro grande teorico
dell’Italia federale è Cesare Balbo, che sostiene uno stato federale sotto il
re di Sardegna. Gioberti nel corso del 48 cambierà notevolmente
posizione e diventerà un forte critico del papa, dopo il suo atteggiamento.
Svilupperà addirittura un’idea non di “nazione” italiana, ma di razza.
Mastei Ferretti, nel 46, introduce delle riforme che rispondono a delle
attese nazionali che potrebbero dare del crescente prestigio allo Stato
Pontificio. Chiama reso sé dei ministri riformatori, concede un’amnistia ai
prigionieri politici per la propria elezione. Oltre ai militari e la polizia di
stato istituisce una guardia civica, che era tipica della rivoluzione francese
ed era richiesta dagli stati italiani, i quali si trovano i imbarazzo. Colui che
aveva consacrato il congresso di Vienna, rappresenta ora un’apertura che
va in senso contrario. C’è un senso di smarrimento, che favorisce alcune
aperture in altri stati, tra il 47 e il 48. Di fronte ad un estendersi delle
proteste (in tutti i ceti), i sovrani si trovano con le spalle al muro. Il primo
sovrano che si trova a dover concedere la costituzione è il re di Napoli:
concede da un lato una sorta di autonomia alla Sicilia e cambia da “regno
di Napoli” a “regno delle due Sicilie”, concede anche una guardia civica e
la costituzione (febbraio 48).
Pochi giorni dopo: rivoluzione a Parigi. Luigi Filippo nega banchetti
elettorali ai repubblicani (e i votanti erano una ristretta minoranza). I
banchetti elettorali avevano luogo in palazzi, erano il costume più diffuso
per parlare con gli elettori. Si cenava assieme e i candidati parlavano ai
conviviali, raccoglievano fondi per le loro conferenze e così via. Era la
propaganda politica del tempo. Chiaramente si andava in piazza con vino
e birra a parlare agli elettori, così che questi condizionassero gli elettori
votanti. Luigi Filippo proibisce i banchetti elettorali = rivolta operaia.
Erigono barricate, scontri militari e Luigi Filippo abdica e se ne va. Si
dichiara la repubblica. Il governo provvisorio proclama le elezioni a
suffragio universale maschile (prima volta nella storia). Nel giro di
vent’anni si passa da 7% degli elettori al 30%. È una grande riforma, una
scelta che nega il voto alle donne perché rappresentate dai propri padri,
mariti ecc. (Un secolo dopo si concederà il voto alle donne, 1948). Altre
aperture della Francia sono quelle movimento operaio. Il governo nomina
addirittura due socialisti di origine operaia. Fanno delle sovvenzioni
governative per eliminare la disoccupazione, si promuovono laboratori
artigianali e cantieri (stradali, navali ecc.). È un provvedimento oneroso e
piuttosto improvvisato, ma trova consenso e mobilita gli ambienti
popolari. Il governo che è stato eletto è un governo di rappresentati che
solo in minima parte sono aperti a istanze popolari, nella maggior parte
dei casi sono conservatori preoccupati per il mantenimento dell’ordine
pubblico. Ci sono sentimenti contraenti, che finiranno per orientare la
maggioranza del governo a escludere gli elementi socialisti presenti nel
governo e scegliere di chiudere questi atelier nazionali finalizzati a dare
lavoro a tutti. Sanno che così facendo scoppierà la rivolta operaia e prima
di annunciare il cambiamento si preparano militarmente, facendo decine
di migliaia di morti. È una svolta reazionaria, e questo rassicura le altre
monarchie che avevano una gran paura della Francia. C’erano troppe
aperture sociali rispetto alla mentalità del secolo, ma dopo questo
atteggiamento della repubblica francese l’Europa è sollevata.
Il sollievo continua l’anno successivo quando alle elezioni vince un
rappresentate della destra: Luigi Napoleone Bonaparte, presidente della
repubblica francese. Prima cosa che fa è reprimere a Roma la repubblica
romana appena nata. Due anni dopo, nel 1851, Luigi N. B. Farà un colpo di
tanto e da presidente della repubblica a imperatore Napoleone III. (Victor
Hugo è costretto all’esilio perché lo chiama Napoleone il Piccolo). Il
popolo si arma re difendere la repubblica ma viene schiacciato
dall’esercito.
L’elemento di destabilizzazione principale nel continente però, arriva
dall’Impero degli Asburgo. Francesco Giuseppe concede la costituzione e
promette delle ipotetiche elezioni che si faranno in estate, ma in realtà
insorgono tutte le città dell’impero: Milano, Venezia, Budapest, Praga. Le
truppe non sanno come reagire: a Venezia senza combattere vengono
travolte direttamente dal popolo, a Milano combattono ma vengono
distrutte. Anche a Torino, il 17 marzo, Carlo Alberto concede uno statuto.
Ha delle caratteristiche piuttosto conservatrici, ma concede varie libertà
(parlamento con camera elettiva, senato da nomina regia). A quel punto,
anche gli altri stati italiani di fronte ai due stati più forti che hanno
concesso la costituzione, cercano di adunarsi alla situazione. Nei ducati di
Modena e Parma, i sovrani fuggono in Austria. Nel granducato di Toscana,
il granduca (sempre un Asburgo-Lorena, diretto cugino dell’imperatore)
concede la costituzione e adatta la bandiera dello stato al tricolore (Lo
fece anche Carlo Alberto e il re di Napoli) con al centro il simbolo
monarchico del suo regno. Nel Lombardo Veneto, dove le truppe
austriache sono dovute sgomberare da Milano a Venezia, ma a Mantova
no, gli Asburgo sono rimasti nella città fortezza, e lì succede il fattaccio
che crea uno scandalo antiaustriaco: alcuni soldati croati a Santa Barbara,
commettono un furto enorme, i vasi d’oro che contengono la terra
bagnata dal sangue di cristo. I soldati li ruolo e spargono a terra la
reliquia. Tale scandalo infiamma l’opinione pubblica italiana. Alessandro
Gavazzi e Ugo Bassi, bolognesi, due predicatori dell’ordine dei barnabiti,
diventano le voci che vanno a predicare la crociata conto il barbaro
sacrilego i tutte le città italiane. Una crociata nazionale antiaustriaca.
Gavazzi e Bassi vengono ricevuti dal Papa, che benedice loro e i volontari
che arrivano da tutti gli stati italiani, per andare a combattere dove è
serragliato l’esercito austriaco, a sud del lago di Garda. Il quadrilatero di
Peschiera, Mantova, Legnago e Verona, le città fortezza, è la rocca dorata
degli austriaci, e una crociata si sta dirigendo esattamente lì. Gli eserciti
fuggiti da Milano, Venezia ecc. si erano concentrati in quell’area.
Diventano l’obiettivo di questi volontari, ma nel frattempo anche
l’esercito di Carlo Alberto si muove contro gli austriaci. Dato che Carlo
Alberto vuole conquistarsi uno stato federato sotto il proprio nome, non
può lasciare che solo il papa aiuti i crociati. Pio IX sa che si sta dissolvendo
l’impero asburgico, bastione militare e politico della cattolicità, comincia
quindi a recedere all’appoggio della “rivoluzione nazionale” a suo nome.
Tutto questo crea molte divisioni, il rigore dell’appoggio papale crea
problemi, a ci sono altri stati (Toscana, ma soprattutto le Due Sicilie) che
vedono l’iniziativa di Carlo Alberto come qualcosa che travalica la loro
unità di intenti. Privano così di sostegni economici e militari i volontari
partiti per il veneto. I volontari si trovano isolati. Il 48 italiano mostra
notevoli divisioni, lo spirito nazionale viveva molto nelle idee - non nella
cultura radicata, l’Italia continuava ad essere l’Italia dei “mille municipi”,
ognuno voleva combattere per sé, non voleva avere a che fare con città
vicina. Le spedizioni sono quindi militarmente fragilissime. Si fanno
alleanze, ad esempio Manin -avvocato - messo alla presidenza della
repubblica il 22 marzo del 48, ma due mesi dopo Venezia da la sua
dedizione a Carlo Alberto di Savoia. Quindi anche Venezia un’esistenza
più a parole che fatti, piuttosto precaria.
L’esercito austriaco resta serragliato in attesa di ordini chiari, che la
situazione si ristabilisca anche a Vienna. Danno la costituzione a Vienna e
si rimette su un’esercito per riconquistare le città perdute. Non c’è
immediatamente la capacità di arrivare a Budapest o Venezia e Milano,
ma una volta risolta la situazione interna a Vienna, la capacità di
mobilitazione dell’esercito torna a diventare dinamica e si riesce a
ricontrollare l’Italia. Prima di arrivare a toccare la Lombardia, l’ esercito
sardo con i volontari, affrontano a Custoza gli austriaci, ma vengono
sconfitti. In Italia c’è una situazione di incertezza, anche gli austriaci
esitano nel riprendere controllo politico per le città ribelli. Nello stato
pontificio i rivoluzionari controllavano Bologna, Ferrara e Rimini, c’erano
governi provvisori. I sovrani ritirano le costituzioni, la rivoluzione sta
perdendo. La situazione di incertezza favorirà i repubblicani mazziniani,
sommersi inizialmente dalle idee del papa o dalle iniziative del regno di
Sardegna, ma ora consci di quanto successo, riescono a riprendere
l’iniziativa e cercano di frenare il ritorno delle truppe pontificie a Bologna
e in Romagna e alla fine dell’anno prenderanno il potere sia a Firenze che
a Roma. A Roma il papa fugge dopo l’assassinio di un suo collega e
proclamano la repubblica di Roma. La repubblica romana ha una vita
difficile perché in generale, questi governi rivoluzionari, (Mazzini era
molto aperto verso i giovani e operai ma chiuso per i contadini) non
riescono a farsi vedere bene oltre confine, e lo stesso problema lo vede la
Toscana. Nel 47 c’era un altro stato Toscano sopravvissuto al congresso di
Vienna: il Ducato di Lucca. Nel 47 una protesta popolare dovuta ad una
derisione repressa dai carabinieri, era degenerata in una protesta
popolare contro il sovrano (che si era giocano in azzardo e omeopatia il
patrimonio dello stato) e quindi Carlo III di Borbone, che passava più
tempo a Londra che a Lucca, vende il ducato agli Asburgo Lorena. È
un’episodio che precede il 48, ma si inserisce perfettamente in quel clima.
Lucca dipenderà da quel momento da Firenze. Se in alcune regioni
italiane i repubblicani avevano preso iniziative, anche in Piemonte la
situazione non era tranquilla. Lì il parlamento chiedeva la rivalsa militare
molto più del re verso gli austriaci, volevano la ripresa della guerra,
passare per Ticino e riattaccare gli austriaci. Il parlamento non viene
sciolto da Carlo Alberto, che è l’unico dei sovrani italiani a non ritirare la
costituzione. Carlo Alberto cede, vuole l’espansione di questo stato che va
dalla Provenza a tutta la Sardegna e la Savoia. Nel 49 aprono la guerra, ma
vengono duramente sconfitti a Novara. A quel punto per non vedersi
invasi, Carlo Alberto abdica. Cede la corona a Vittorio Emanuele II, il figlio.
Il parlamento continua a non rassegnarsi alla sconfitta, ma non revoca lo
statuto. Nonostante il volere del parlamento, sigla la pace con gli
austriaci. A Roma intervengono le truppe di Napoleone III, nel nord Italia
invece – nel tentativo di riportare l’autorità imperiale a Milano e a
Venezia - si arrendono. Agosto 48, ultimo capitolo della rivoluzione cede:
Venezia, stremata dai bombardamenti e dal colera.
Cosa succede negli stati tedeschi: anche lì una mobilitazione che rivendica
l’unità nazionale tedesca. Erano 30/40 stati, e si crea una volontà di
costituire e avviare un’azione nazionale tedesca. Viene costituito un
parlamento germanico a Francoforte, composto da tutti i rappresentati
degli stati tedeschi. Devono elaborare i principi di questa unificazione, e
subito viene varata una era doganale fra gli Stati. Si danno così un’aiuto
sostanziale per i commerci. Concedono costituzioni, sono più aperti, ma
nell’assemblea di Francoforte c’è un problema insolubile: sono tanti stati,
ma c’è uno stato che rappresenta troppo i tedeschi, ed è quello
Asburgico.
Vienna ha una classe dirigente tedesca, Vienna è tedesca, ma è un impero
che lega troppe nazionalità non tedesche. Gli Asburgo chiaramente non
vogliono ridimensionare il loro impero per guidare la confederazione
germanica. Una parte preponderante di quegli stati è luterana,
protestante, mentre una parte minoritaria e significativa è cattolica, e non
è un problema da sottovalutare. La Baviera, terza potenza tedesca, è tutta
cattolica. La prima potenza militare tedesca - regno di Prussia - vuole un
ruolo determinante, e quindi non si può risolvere il problema di polarità
con gli Asburgo. È Berlino contro Vienna. Le questioni di religione non
sono preponderanti, è la scelta di una corona egemonica. Non si arriva a
risolvere il problema, nell’estate del 48 cala la spinta rivoluzionaria e
questo progetto si disgrega. Di fronte una ripresa di iniziativa dell’Austria,
il progetto viene meno. Resta la lega doganale e resta solo nella Prussia la
costituzione. È una restaurazione che tocca tutta l’Europa, però abbiamo
due stati, i più moderni e prestigiosi, appoggiati dalla chiesa e forti
abbastanza da concedere idee liberali. Il 48 si chiude con una sconfitta e
una disillusione della rivoluzione, eppure tutte quelle che sono state le
culture politiche e civili agitare, sono rimaste nelle città. Quello che
diventa evidente in quel momento è che la nobiltà, che continua ad
essere classe dirigente, si adegua pienamente alle culture e ai modi di
fare politica portati dalla borghesia. I cambiamenti che si riscontrano, si
affermano nel secondo miro francese. Napoleone III che da presidente
della repubblica spazza via la repubblica di Mazzini e Garibaldi, è una
mossa che vuole ingraziarsi il sostegno pieno della nobiltà e clero
francese, che assieme all’esercito appoggeranno il suo colpo di stato. Il
regime di Napoleone III mantiene formalmente il suffragio universale
maschile. Lo limita sempre di più, lo restringe, ma lo mantiene, non lo
rinnega. Inoltre, non solo i francesi voteranno un parlamento (di poco
valore), ma verranno regolarmente chiamati a votare in referendum. È
una prassi furbesca, i referendum sono per innovazioni su cui era facile
avere il consenso. È una prassi formalmente liberale, non molto nei fatti,
ma così facendo la sua non sembra una monarchia assoluta, ma resta
apparentemente una monarchia costituzionale. È un dittatore moderno
prima dei grandi dittatori del 900, gioca con l’autoritarismo che caccia al
consenso mediatico e popolare, riuscendo per un periodo di quasi 20 anni
ad avere assenso.
LEZIONE 12 Le rivoluzioni del 48 sono un fenomeno europeo che in
qualche modo aggregano l’Europa e rendono omogenee le idee di
nazione che nel 60ennio precedente sono state pensate: è un momento
di piena divulgazione politica e culturale delle idee di nazione e del
bisogno di Costituzioni che regolino i sovrani e la nazione stessa.
Napoleone III, che crea una sorta di dittatura in Francia non dimenticando
di essere l’imperatore di una nazione, propone di continuo questo tema,
facendolo da conservatore/dittatore, ma non abroga il suffragio
universale maschile, che è appunto un elemento per dare una voce ai
cittadini. C’è la coscienza collettiva di una necessità di Costituzioni anche
come modo per regolare il rapporto tra sovrano e popolo. Il paternalismo
dei popoli è inefficace, il clero pure, non possono mediare tra popolo e
stato come una volta. Nel 48 sorgono anche alcune repubbliche, anche se
tutte dalla vita molto effimera: anche questa è la rivendicazione di un
nuovo tipo di rappresentanza di forma istituzionale nel quale vale il
potere popolare senza che ci sia un sovrano di riferimento > la sacralità
diventa politica e viene trasferita sui simboli di nazione ecc., non più sulla
figura del sovrano. Sono cambiamenti culturali enormi.
Ci sono parti d’Europa però dove continuano i problemi: la Spagna è
attraversata da un centinaio di pronunciamenti militari (colpi di stati,
spesso falliti). C’è una situazione in continuo cambiamento nei Balcani,
dove la produzione di identità nazionale è fortemente frammentata >
sono sotto il dominio turco e sotto un evidente interesse dell’impero
austriaco, che vuole estendere sia la propria influenza che i propri
territori, per colpire al momento del disfacimento dell’Impero Ottomano.
C’è anche l’interesse dell’impero russo, che si espande sempre di più
verso l’Asia, ed è interessato da un espansione verso l’Europa centrale. La
Russia cerca un espansione verso Occidente anche attraverso il
Mediterraneo. C’è un’estensione che non basta: la via più facile per
accedere all’Europa senza essere controllati dalla GB è uno sbocco sul
Mediterraneo, magari cercando alleanze con i popoli slavi dei Balcani e
dell’Europa orientale. Questo tentativo della Russia di penetrare nel
Mediterraneo avviene a spese della Turchia: bisognava passare dai
Dardanelli (sotto Istanbul) quindi c’è un grande sostegno dei russi ai
popoli slavi che cercano di costituirsi, che mira in realtà alla caduta
l’Impero ottomano (cosa alla quale si oppongono tutti gli altri stati). In
Europa ci sono quindi vari fermenti, ma anche nelle Americhe (specie nel
Messico e nell’America centro-meridionale), i cui popoli si sono resi
indipendenti dalla Spagna mediante una serie di colpi di stato. Qui una
cultura militaresca si fa portavoce del volere popolare, con un forte senso
patriottico che può risultare quasi sorprendente e molto radicato. Altro
luogo di crisi (con uno sfuggente progetto politico, quindi non può essere
considerata a pieno una rivoluzione) è l’India. Essa è sotto il dominio
inglese, è infatti la sua più importante risorsa coloniale, ma non è
amministrata dalla corona britannica. È infatti una proprietà privata della
Compagnia delle Indie Orientali, che controlla l’India con un esercito
privato coloniale. Questa truppa ha un momento di insurrezione quando
la Compagnia delle Indie arriva a fornire del grasso animale (sacro per gli
indù) per il processi di costruzione di armi. Non è il motivo principale per
l’insurrezione, ma incentiva l’opposizione. Inoltre, l’arrivo delle industrie
di cotone rappresenta una catastrofe per l’India, e la Compagnia delle
Indie cerca di supplire con altre produzioni (che portano a due guerre nel
continente asiatico): la produzione di altri prodotti coloniali si è dirottata
sul thè, e anche sull’oppio, il quale ha un mercato ricco soprattutto tra la
nobiltà dell’impero cinese. Gli inglesi, di fronte alla chiusura dell’impero
cinese (che rimaneva chiuso agli Occidentali, disprezzandoli), rispondono
con violenza, in particolare con due guerre finalizzate al ripristino del
commercio di questa droga. Con le due guerre si impone alla Cina una
sorta di maggiore apertura commerciale, imponendo alle principali città
sulla costa cinese di aprire dei porti franchi (considerati parte dell’impero,
ma amministrati dalla GB o da altri paesi europei), quindi con libero
commercio delle merci. Questo mette in crisi gli equilibri economici
tradizionali cinesi, cosa che dalla metà del secolo porterà ad un
susseguirsi ripetuto di momenti insurrezionali e rivoluzionari contro gli
Occidentali, mediante i quali la Cina comincia ad elaborare un vero senso
di identità nazionale. Anche tutti gli elementi di europeizzazione che
stanno arrivando (tipo la predicazione protestante) porteranno, verso la
fine degli anni 50, alla rivolta che cerca di creare uno stato egualitario, nel
quale contadini ed artigiani possano essere considerati egualitari, cosa
che ha l’aspetto di una vera e propria rivoluzione.
Le Indie venivano anche tassate, c’era un sistema di scambio: la
Compagnia delle Indie donava qualcosa, ricevendo in cambio beni e
prodotti coloniali. In cambio davano particolari manufatti (stoffe, armi…),
donati in particolare ala nuova nobiltà. Si favorisce la formazione di
marajah, nobili sostenuti dalla Compagnia delle Indie. Questo è un
sistema di potere un po’artificioso, che salta appunto con la rivolta delle
truppe coloniali. Si stabilisce quindi un potere diretto della corona
britannica, che porta alla formazione dell’Impero delle Indie (la regina
Vittoria diventa imperatrice delle Indie).
La crisi dell’Impero ottomano porta ad una guerra che spezzerà la Pace
dei Cent’anni: nel momento in cui i Russi provano ad impossessarsi della
Crimea (per avere un completo controllo del Mar Nero), le potenze rivali
della Russia vedono quel passaggio come un’invasione, mobilitandosi con
una guerra anti-russa. La prima a mobilitarsi è la GB, rivale della Russia
perché entrambe mirano all’espansione in Oriente (lo scopo principale è
l’Afghanistan, ha una posizione strategica per permettere il passaggio in
India). La Guerra di Crimea (combattuta con minimi contingenti militari, le
principali morti sono dovute a malattie) è una guerra sofferta a cui
partecipano inglesi, francesi, austriaci, prussiani e il regno di Sardegna.
Quest’ultimo è un regno transalpino, in mano ad un primo ministro:
Conte Camillo Cavour (aperto alle grandi trasformazioni), il quale cerca di
far assumere sempre di più un ruolo di potenza al Piemonte all’interno
dell’Italia, quindi accarezza il progetto di disfarsi di tutta la regione delle
Alpi Marittime e della Savoia (le aree più francofone) in cambio di
un’alleanza con il regno di Sardegna per espandersi verso i territori più
ricchi (Lombardia e Veneto). Questo patto si sigla proprio intorno alla
diplomazia in corso con la Guerra di Crimea. La Guerra di fatto non porta
a grandi risultati, in quanto i Russi non conquistano tutta l’area. È
un’espansione che, dopo la guerra in cui comunque la Russia è sconfitta,
non può avere sviluppi immediati quali li sperava la Russia. Dopo la
guerra, la Russia si rende conto di dover affrontare delle riforme: essa è il
paese più arretrato (c’è l’antico regime), ma esiste ancora la servitù della
gleba (quindi i contadini sono servi dei loro signori, e devono sottostare a
loro da un punto di vista formale e legale). Nel 1864 lo zar Alessandro II
abolisce la servitù della gleba, per cercare di dare una svolta al progresso
di modernizzazione. Cerca anche di promuovere un’industrializzazione
intorno a Mosca e S. Pietroburgo, cercando di produrre armi moderne.
Queste nazioni arretrate finiscono per avere effetti culturali politici
notevoli: si mobilita in particolare la gioventù russa (sia quella nuova che
quella borghese), che scopre il significato effettivo del ‘popolo’,
suggestionata anche dall’effetto del Romanticismo. È un fenomeno che
può essere definito “populismo”, nel senso di un vero e proprio ampio
movimento culturale che porta a dei cambiamenti culturali nelle classi
russe e che diffonde un senso di appartenenza nazionale del tutto nuovo:
si va a scoprire il popolo, con la sua cultura e il suo linguaggio. La gioventù
russa si radicalizza anche politicamente (Bakunin, Marx, Engels), e in
nessun altro paese c’è una così alta diffusione dei libri di Marx. Questa è
la diffusione di un pensiero nazionale che porta ad un intensificarsi del
pensiero rivoluzionario. C’è lo sviluppo di un diffuso radicalismo (anche se
non ancora diffuso nella classe operaia, che numericamente è
insignificante anche perché concentrata intorno alla due principali città
industrializzate). Alessandro II resta vittima dell’espansione di questo
movimento, che spesso assume anche caratteri terroristici (ci sono vari
attentati all’imperatore, che muore vittima di uno di questi). C’è anche lo
sviluppo di polizia per controllare i sommovimenti > c’è il continuo arresto
di oppositori e rivoluzionari, con deportazioni di massa in Siberia. Questo
rapporto di potere ha le sue ambiguità, cosa che porta la polizia zarista a
produrre un documento, terrificante per gli esiti successivi: ci si sfoga
sulla minoranza ebraica, estranea e parassitaria. In Russia ci sono vaste
comunità ebraiche, tra il Caucaso e la costa Baltica. Gli ebrei sono
fondamentali per la creazione delle identità borghesi: trovandosi esclusi
dai rapporti di potere e dai rapporti economici, essi tendono a stabilire
reti di relazione tra di loro (anche extra-locali, poiché essi sono appunto
distribuiti in aree molto vaste, cosa che permetteva grandi investimenti
dal punto di vista anche culturale > molti ebrei diventano professionisti
per la valorizzazione del Libro come qualcosa su cui costruire una propria
identità). Gli ebrei sono un elemento costitutivo delle borghesie. Anche se
non dappertutto gli ebrei avevano un livello maggiori di risorse e
ricchezze, spesso ai sovrani fa comodo indicare gli ebrei come
popolazione contro la quale compiere saccheggi, e la cosa in Russia
diventa metodica. Diventa abitudinario aizzare la popolazione contro gli
ebrei (artigiani e commercianti, più benestanti perlomeno dei contadini),
un elemento estraneo contro cui sfogare la propria rabbia. Nel 1904-05 la
polizia zarista elabora un testo, che diventerà una sorta di Bibbia del
razzismo: i Protocolli del Saggio di Sion. Qui si dice che gli ebrei
obbediscano ad un piano elaborato per portare la rivoluzione in Europa, e
vogliano approfittare di un momento di debolezza europeo per
organizzare un trasferimento degli ebrei in Palestina, riportando a
Gerusalemme l’ebraismo. Il testo diventa diffusissimo, cosa che porta
soprattutto in America alla nascita dell’antisemitismo, con una particolare
propaganda da parte di Henri Ford.
Gli effetti dei cambiamenti politici e culturali nel corso degli anni ‘50. Il
mazzinianesimo: Mazzini e Garibaldi vengono condannati a morte nel
1853, dopo la tentata insurrezione nei porti di Genova. Erano esuli,
sudditi del regno di Sardegna, che devono fuggire. Garibaldi era già
diventato un eroe celebre, anche perché aveva diretto militarmente le
operazioni di difesa della Repubblica romana contro i francesi. Dopo di
questo fugge con la moglie americana verso il luogo di resistenza dei
rivoluzionari: Venezia. La loro fuga viene ostacolata dagli inseguimenti dei
francesi e degli austriaci, cosa che appunto diventa una fuga disperata in
cerca di altri rivoluzionari italiani. Tanti vengono catturati, specie seguaci
di Mazzini e Garibaldi. Molti sono morti nella difesa di Roma, tra cui il
poeta sardo Goffredo Mameli. Durante la fuga di Garibaldi verso Venezia,
la moglie si ammala e muore: diventa una sorta di elemento che
ingigantisce la leggenda di Garibaldi, che appunto riesce a diventare il
riferimento dei rivoluzionari braccati in tutta Europa. La sua fama di
guerrigliero in America Latina ne faceva un eroe universale, non solo per il
nazionalismo italiano: è quindi un personaggio ammiratissimo in tutto il
mondo, conosciuto ovunque specie in Europa come elemento militare
della Rivoluzione.
Le trattative diplomatiche di Camillo di Cavour e Napoleone III. Gli accordi
che erano stati presi proponevano a Napoleone III di subentrare come
patrono dei diversi stati italiani, al posto dell’Austria. Essa era egemonica
sugli stati italiani, specie per i vari legami di sangue con la nobiltà italiana,
oltre a un dominio diretto sul Lombardo Veneto c’è un controllo indiretto
sul resto d’Italia. C’è la proposta di un cambiamento molto significativo:
questo avrebbe alterato in modo significativo i vari equilibri tra le potenze
europee, anche perché l’Italia era in una posizione strategica, specie per
lo sbocco sul Mediterraneo. Anche il prestigio culturale dava una
particolare rilevanza a chi controllava la penisola.
LEZIONE 13 Il 1859 rappresenta quindi un momento di svolta per l’Italia,
con un generale traballamento degli equilibri europei: l’egemonia
dell’Austria sugli stati italiani è messa fortemente in crisi, i suoi
possedimenti vengono fortemente ridimensionati. È uno sbilanciamento
rispetto ai precedenti equilibri europei, anche se non è considerabile una
vera e propria crisi: è solo un primo annuncio di quello che l’Austria andrà
perdendo di lì a poco. L’inizio della sua crisi è appunto la perdita
dell’egemonia sull’Italia. Quello che avviene in Italia porta ad una
radicalizzazione alla spinta all’unificazione nazionale: fino a quel
momento c’era stata una sollevazione generale del centro-sud, così come
nei ducati emiliani (Ducato di Parma, Ducato di Modena). Una quota
consistente di territori sviluppati e ricchi quindi aderiscono al Regno di
Sardegna, che ormai comincia a diventare un vero e proprio regno di
Italia. Il passaggio successivo e definitivo avviene l’anno dopo: con
l’incoraggiamento da parte di Torino (che dal 48 mantiene la Costituzione
e il Parlamento > diventa il centro di tutti i cambiamenti politici-sociali) e
Cavour, si comincia a progettare l’unificazione (che non è più solo un
obiettivo dei radicali ma anche dei moderati). Avviene un passaggio di
testimone ai rivoluzionari, che sono chiamati ad agire a patto che
accettino di rapportarsi con ili governo di Torino (dopo i ripetuti successi
dei garibaldini durante il 59, che erano passati da Nord senza trovare
troppi ostacoli ma raggiungendo successi straordinari). Con i vari esuli
siciliani e napoletani si fanno continui sondaggi su quella che potrebbe
diventare la carta vincente per sfruttare in modo più informato e
adeguato il malcontento che c’è nel Regno Borbonico (anche se in
precedenza c’erano stati dei tentativi insurrezionali, vedi F.lli Bandiera).
Le informazioni a cui arrivano i garibaldini sono precise: in Sicilia il
malcontento sta esplodendo perché è stata attuata una nuova tassazione
sulla macinazione dei cereali (quindi una tassa che riguarda sia i
proprietari terrieri che la popolazione) che porta ad uno stato di semi-
rivolta e pre-rivoluzionario. Il progetto è appunto quello di lanciare una
spedizione di volontari che vada in soccorso di questa insurrezione che in
alcune aree della Sicilia diventa difficile da domare. Il contingente iniziale
è di un milione di volontari: Garibaldi sbarca a Marsala (porto dove
attraccavano le navi inglesi per il commercio), e le difese inglesi del porto
non riescono ad affondare le navi dei garibaldini a cannonate, quindi
questi riescono a sbarcare in porto. Già di fronte ai primi successi si
assiste ad un trasformarsi della rivolta latente ad una adesione massiccia
della popolazione all’esercito garibaldino: non è più una rivolta semplice,
diventa una vera e propria rivolta di massa che prende esplicitamente il
nome di rivoluzione e mette l’esercito borbonico in grosse difficoltà. I
garibaldini entreranno alla fine a Palermo, instaurando in Sicilia un
governo dittatoriale guidato da un mazziniano (Francesco Crispi, esule
siciliano che diventa il governatore della Sicilia in nome di Garibaldi), e i
garibaldini iniziano a programmare qualcosa che non era nel loro
programma. Data la facilità e il successo della rivoluzione in Sicilia,
cominciano a pensare ad un non programmato sbarco in continente, che
avviene. L’avanzata in Calabria dei garibaldini è inarrestabile, per quanto
richieda molto tempo causa la mancanza di strade. Avanzano anche in
Campania, senza incontrare ostacoli, riuscendo ad entrare a Napoli, ma le
difese dell’esercito borbonico sul Volturno sembrano invalicabili. In
questo caso i metodi di assalto dei garibaldini spesso si trasformano in
delle vere e proprie stragi per gli attaccanti. Lo stato borbonico è ormai
ridotto all’osso: solo nella Campania e nell’Abruzzo c’è una resistenza
borbonica. Ma in quel momento, in un’Europa della Restaurazione, il fatto
che l’Italia meridionale sia in mano ad un esercito autonomo di
rivoluzionari, segna il fatto che potrebbero tranquillamente instaurare
una Repubblica, cosa che infastidisce e preoccupa le potenze europee. Un
intervento del regno di Sardegna sarebbe l’unico modo per potenziare i
moti rivoluzionari: l’esercito sabaudo attraversa lo stato pontificio,
sconfigge l’esercito pontificio aiutato da un contingente di alleati francesi
a Castelfidardo. L’esercito pontificio viene sbaragliato, e l’esercito del
regno si Sardegna guidato da Vittorio Emanuele II arriva nell’Italia
settentrionale, arrivando a smantellare tutte le fortezze borboniche
rimaste (l’ultima fortezza si arrende alla fine del marzo del 61). Anche
Vittorio Emanuele II entra trionfalmente a Napoli, successivamente ad un
periodo di ambiguità generale tra il re e i garibaldini (che appunto non
sono convinti di mettere in mano ad un re il loro Regno d’Italia, e quindi
l’opera della loro rivoluzione). Il passaggio non è così lineare e scontato, è
difficile e comporta per l’esercito sardo un tentativo di inglobare ufficiali
garibaldini all’interno del proprio esercito cercando di impiantare un
sistema di governo che soppianti la dittatura garibaldina. In questo modo,
a parte il Lazio e il Veneto, alla fine del 1860 quasi tutto il territorio
italiano ha dichiarato, con plebisciti, di voler aderire al Regno di Sardegna.
Il 17 marzo 1861 viene proclamato il Regno d’Italia, con capitale Torino.
Non viene rimesso in discussione lo Statuto Albertino, che verrà
mantenuto nel tempo, e per il momento la capitale rimarrà Torino (fino al
1864, anche solo per questioni logistiche, in quanto essa era fortemente
sbilanciata rispetto al Regno di Italia). La capitale successiva (dal 1865)
sarà Firenze, che diventa una città principalmente culturale, abbellita di
monumenti stile 800esco. La scelta di Firenze come capitale era un modo
per rassicurare anche le potenze europee (in particolare la Francia, la
potenza che fa da ‘patrona’ al nuovo Regno di Italia), quindi c’è una
necessità di mostrarsi perlomeno sottomessi alla Francia di Napoleone III.
La scelta di Firenze come capitale è presentata come una scelta definitiva,
si presenta uno stato all’insegno della continuità con quello che era il
Regno di Sardegna. Avviene un avvio di riforme, che cambiano tutti i
sistemi territoriali locali, a cominciare dall’adozione di una moneta
nazionale e dalla soppressione di piccoli staterelli locali, fino alla piena
adozione di misure uguali dappertutto (litri, metri…) e l’avvio di
programmi decisi di costruzione di linee di navigazione, canali e ferrovie:
tutto questo per arrivare alla creazione di un mercato nazionale, che
superi le debolezze dei mercati locali, con l’iniziativa di valorizzazione
delle enormi ricchezze dell’Italia, che si pensava non fossero valorizzate
causa la frammentazione degli staterelli. Quest’ultima convinzione si
mostrerà in parte errata. L’Italia presentava solo alcune regioni che
presentavano l’ambiente adatto per una ricca agricoltura: solo dal 1879 si
avrà un’inchiesta dettagliata (sulle singole province e comuni) di quelle
che potevano essere le singole risorse agricole/finanziarie/forme
associative degli agricoltori per riuscire a rendere più dinamici i mercati.
Questa trasformazione del sistema produttivo ed economico nazionale
(che produce un moderno capitalismo soprattutto in Italia settentrionale)
mette sempre di più in contatto l’economia italiana con quella europea
(cosa aumentata dalle ferrovie ecc.), cosa che rappresenta almeno
inizialmente uno svantaggio, in quanto i prodotti provenienti dal resto
d’Europa sono molto più competitivi. Con lo sviluppo dei trasporti
arriveranno sempre di più prodotti americani (cereali, allevamento). I
commerci transatlantici finiscono per penalizzare i prodotti italiani (riso e
cereali), portando anche ad una concorrenza della residua industria della
seta italiana, che per secoli era stata il centro di produzione tessile,
soppiantando la concorrenza degli altri paesi (anche orientali). Questo
forte incremento alla globalizzazione porta però all’arrivo di parassiti con
effetti devastanti per l’economia italiana (malattia dei bachi da seta, la
filossera per la colture viticole, c’è la distruzione delle colture di riso).
Inoltre, dall’Inghilterra e dagli altri paesi europei si era in grado di
produrre in modo molto più vantaggioso (cosa che abbiamo visto
analizzando l’industrializzazione di Venezia, che appunto ha prodotti
industriali quasi totalmente francesi ed inglesi). Gli operai italiani sono
capaci, grazie ai molti trasporti, di andare a lavorare nelle città di mezza
Europa, nei cantieri per costruire strade, e non più solo in Europa, ma in
tutti i continenti. Essi si spostano a lavorare dove i cambiamenti
dell’economia mondiale richiedono manodopera: si spostano
principalmente in miniere e cantieri (dopo vedremo perché). Quello che
cerca di fare il governo sabaudo è una normalizzazione della situazione,
cercando di imporre un dominio dei moderati e marginalizzando sempre
di più la spinta dei democratici, che si fanno carico in modo pesante di
completare l’unificazione nazionale (quindi cercando di rilanciare l’azione
rivoluzionaria anche con provocazioni insurrezionali, spesso controllate
dalla polizia austriaca e italiana, in collaborazione tra loro). Nel 1862
Garibaldi, dopo essersi stabilito a Caprera, sbarca segretamente (anche se
controllato dalla polizia di Torino) in Sicilia per arruolare volontari che
partano alla conquista di Roma, mettendo in piedi un significativo
esercito. In Calabria (Aspromonte) viene affrontato e fermato
dall’esercito italiano, che di fronte ai volontari che non si fermano,
sparano ferendo anche Garibaldi. L’eroe nazionale è stato ferito dai suoi
connazionali, i volontari e gli ex-garibaldini vengono sottoposti a
fucilazioni, quindi ad una repressione durissima. Nel 1867 Garibaldi lancia
una campagna di sostegno per il colera a Palermo: più volte i garibaldini
erano stati attivi come volontari in occasioni del genere, anche se il vero
obiettivo è quello di armare un esercito che di nuovo punti verso Roma.
Dopo vari tentennamenti il governo italiano decide di fermare
l’armamento dei volontari, per evitare un intervento della Francia,
impedendo il loro passaggio oltre i confini dello stato pontificio. I
volontari cercano di andare avanti (armati male e disorganizzati), entrano
in Lazio cercando di dirigersi verso Roma (dove un’insurrezione
organizzata da alcuni operai era fallita). Per affrontare i garibaldini non ci
sarà solo l’esercito pontifico, ma anche un contingente nutrito
dell’esercito francese, che insieme distruggeranno l’esercito garibaldino.
È un momento in cui si rilancia una repressione sui democratici e
repubblicani, ma questo rappresenta un elemento divisivo all’interno del
paese, già impegnato in tutte le contraddizioni generate dalla
modernizzazione.
Nel frattempo, nell’Europa centrale le spinte all’Unificazione nazionale
tedesca (attive già dagli anni 30) producono diversi cambiamenti. Ci sono
moltissime associazioni che esaltano in particolare il ruolo della gioventù
e del corpo ben curato per la costruzione di una moderna nazione
tedesca. A dare forma a questi progetti di crescita è Otto Bismark,
cancelliere con rigide tradizioni militari. Bismark sfrutta, nel 1864, un
problema di successione alla corona di Danimarca (che all’epoca non è
solo proprietaria della Groenlandia, ma ha varie colonie anche lungo le
coste scandinave): la Danimarca cerca di imporre un proprio erede al
trono, andando contro alla proposta avanzata dei prussiani. Sfruttando
questo, Bismark riesce ad unire tutti gli stati tedeschi, per cui la Prussia
batte la Danimarca (anche con l’aiuto di eserciti tedeschi), spazzando via i
suoi possedimenti nel mare del Nord e nelle coste baltiche. La Prussia si
pone come stato egemonico tra gli stati tedeschi, ma il problema del
potere tra le due maggiori polarità (che si era presentato già nel 48) si
pone di nuovo: la guida degli stati tedeschi deve essere l’Austria (Vienna)
o la Prussia (Berlino)? Bismark arriva ad uno scontro con l’Austria,
sfruttando un’alleanza diplomatica con il Regno di Italia, che accetta la
guerra sapendo di avere un buon alleato come la Prussia. La guerra viene
effettivamente combattuta solo dall’esercito prussiano, ma gli italiani
costringono gli austriaci a combattere su due fronti (sfruttando anche le
linee ferroviarie, mobilitando in fretta i contingenti militari prussiani). La
guerra viene combattuta un po’ per procura dall’esercito italiano (quindi
non c’è la sua partecipazione diretta), che temporeggia, non accetta lo
scontro, ma alla fine si batte a Custoza (stesso luogo della disfatta di Carlo
Alberto nel 48): dal punto di vista militare non è una sconfitta per
nessuno, ma agli occhi dell’opinione pubblica è una sconfitta. Per via
mare, la flotta austriaca sconfigge l’esercito italiano intorno a Lissa. Il
Regno di Italia intanto si allarga, anche se c’è bisogno di
un’intermediazione di Napoleone III, che cederà il Veneto a Bismark, così
anche nel Veneto viene fatto un plebiscito che gli permette di aggregarsi
al Regno d’Italia. Il passo successivo è quello di mirare ad una conquista di
Roma, anche se la cosa non è proponibile perché Napoleone III (di fronte
alla potenza dell’esercito prussiano) cerca di risolvere i problemi di
rapporti con i subordinati italiani, e cerca inoltre di ritrovare un’alleanza
con gli austriaci. Cerca un’alleanza con gli austriaci, ma essendo che essi
hanno perso la loro egemonia in Italia proprio a causa della Francia, non
accettano: Napoleone propone come attrattiva quella di dare vita ad un
impero metà austriaco e metà francese in Messico, ma il paese reagisce
con rivolte e una vera e propria rivoluzione che spazza via quel regime. Il
tentativo di Napoleone III per controbilanciare la potenza prussiana
fallisce quindi sul nascere. Bismark ha un largo sostengo da parte degli
stati tedeschi e sa di non dover temere nessuno (ora che ha sconfitto
l’Austria), quindi decide di provocare l’orgoglio di Napoleone III, che
dichiara guerra alla Prussia (passando anche per aggressore, quindi dal
punto di vista dell’opinione pubblica la Prussia diventa lo stato aggredito,
che necessita di solidarietà da parte di tutti gli stati tedeschi). I prussiani
battono in pochissimo tempo l’esercito francese, grazie al contingente
militare (l’unica vittoria dell’esercito francese arriverà da parte di una
piccola truppa di garibaldini, che si aggregano all’esercito francese mossi
da un forte sentimento anti-tedesco, più forte dell’astio verso la dittatura
imperiale di Napoleone III > la vittoria a Digione dei garibaldini è l’unica
resistenza efficace).
I prussiani occupano buona parte della Francia, lasciando ad un Governo
di Salute Pubblica di governare il nord della Francia e Parigi, che però di
fronte ad una ventata di nazionalismo democratico insorge, proclamando
una comune e invitando il resto dei parigini a combattere i prussiani:
falliscono, ma l’esperienza è significativa dal punto di vista simbolico > è
la prima rivoluzione di carattere operaio e socialista in Europa (con decine
di migliaia di deportati e morti). Successivamente ci sarà la costruzione di
un tempio (Basilica del Sacre-Coeur a Montmartre) per l’espiazione dei
peccati dei rivoluzionari, quindi la Comune diventa un punto di
riferimento per i rivoluzionari d’Europa, mentre per il resto dell’Europa,
questo rappresenta il rischio della rivoluzione che si ripropone. Dopo
l’esperienza della comune, Guglielmo I re di Prussia, con l’adesione di tutti
gli stati tedeschi (a parte l’Austria che si costituisce come impero di
Austria-Ungheria) si fa incoronare imperatore dei tedeschi a Versailles.
Nasce uno stato tedesco unitario con una organizzazione federale, dove
le singole casate dei nobili tedeschi possono conservare la propria corte, e
accanto ai vari parlamenti istituiti in tutti gli stati tedeschi viene creato un
Parlamento imperiale a Berlino, con l’obiettivo di eleggere tutti gli
imputati dei vari stati tedeschi. Si arriva quindi nel 1871 alla fine di un
processo di unificazione nazionale che aveva coinvolto Italia e Prussia,
dando luogo a una serie di movimenti che hanno sconvolto l’equilibrio
generale. A Roma nel frattempo Pio IX, di fronte all’aggressione degli
italiani, spera di ricevere aiuto dall’Europa. L’esperienza del
cannoneggiamento di Porta Pia porta alla fine dello stato pontificio, con
l’entrata dell’esercito a Roma. Nel 1872 il Parlamento di Torino, che viene
costituito a Roma (dove il palazzo del Quirinale diventa la reggia dei
Savoia) decide per una legge che lascia in realtà largo spazio alla curia
pontificia.
Le aree Balcaniche sono intanto in forte instabilità: la crisi dell’impero
ottomano è incentivata da una diffusione di nazionalismi estremi, che
propongono l’unificazione di una decina di stati che non riescono ad
affermarsi. Dalla metà dell’800 si considera superata la Prima Rivoluzione
Industriale, che lascia spazio alla Seconda Rivoluzione Industriale (che ha
a che fare di più con il settore siderurgico e meccanico, non quello tessile)
> questo spiega i cantieri e le miniere. La Germania ha prodotto nelle
proprie scuole generazioni di tecnici che le permettono di essere
all’avanguardia di questo settore, e anche l’industria elettrica ha come
centro propulsore la Germania. L’Inghilterra continua ad essere la prima
potenza industriale del mondo, la prima potenza navale del mondo primo
e il primo impero del mondo, ma nonostante la sua produzione continui
ovviamente a crescere, essa comincia ad essere insidiata dalla produzione
tedesca e americana (concorrenziali soprattutto dal punto di vista
qualitativo): si diffonde concorrenza e senso di minaccia. La Seconda
Rivoluzione riempie di miniere il mondo, sviluppa i sistemi di trasporto,
moltiplica i cantieri (che allargano i porti per aumentare il pescaggio delle
navi, che hanno bisogno di fondali più profondi). Ci sono innovazioni negli
ambiti più differenti, una delle conquiste della cantieristica dell’epoca è
appunto il Canale di Suez del 1869 (che impegna soprattutto ingegneri
francesi), che torna a riproporre il mercato mediterraneo come un luogo
di grande transito per le navi, e come una rotta fondamentale. Per il resto
dell’Europa (a partire dall’Inghilterra), l’accesso alla via per l’Asia viene
effettivamente molto abbreviato: verrà compiuta un’operazione analoga
negli USA degli anni ’80 con l’Istmo di Panama, con il quale anche
l’Atlantico e il Pacifico vengono messi in comunicazione. I cantieri
rivoluzionano il sistema dei trasporti, sono operai che vengono da tutto il
mondo diventando una sorta di cavalleria leggera di questa espansione
del capitalismo e dell’innovazione. Diventano un alimento anche a quelle
che sono le spinte rivoluzionarie di diversi paesi (i paesi in cui si spostano
gli operai e i paesi dai quali provengono).
LEZIONE 14
La seconda rivoluzione industriale (che si sviluppa dalla metà dell’800) ha
delle caratteristiche completamente nuove: in particolare avvia dei
processi industriali con la prevalenza del settore siderurgico su quello
tessile. Questa crescita ovviamente finisce per privilegiare degli stati che
si sono lanciati già dalla prima rivoluzione: in particolare gli stati che si
affacciano sul mare del nord sono avvantaggiati (hanno un’ampia
dotazione di carbone, che li avvantaggia rispetto ad una crescita
industriale), e guardando alcune aree dell’Italia settentrionale (la zona
settentrionale del vicentino, il biellese) si nota come esse disponessero di
poche miniere di carbone (si produce un tipo diverso di carbone, a causa
di un deficit di materie prime), ma in queste aree sorgono comunque le
maggiori concentrazioni industriali grazie allo sfruttamento di energia
idrica (si sfrutta la caduta delle acque, costante a causa dell’alternanza tra
stagioni piovose e scioglimento dei ghiacciai). Lo sviluppo industriale
quindi non implica lo sfruttamento della forza vapore, ma si sfrutta
un’altra energia inanimata che permette di muovere le macchine:
piuttosto che importare il carbone dall’estero (molto costoso) si sfrutta
questa risorsa. Altri paesi hanno comunque grandi difficoltà a
modernizzarsi: la Seconda Rivoluzione avvantaggia i paesi che già dalla
prima rivoluzione si sono costruiti un ruolo dominante sul mercato, anche
grazie alla grande dotazione di materie prime (in particolare minerali), c’è
anche l’ingente sviluppo dell’industria chimica, che è distribuita in modo
più variegato nel pianeta (anche perché non comporta l’uso di materie
prime). La 2RI vede anche l’avvio di paesi che iniziano a industrializzarsi in
modo moderno, recuperando almeno in parte delle posizioni di ritardo. I
paesi della 1RI erano innanzitutto l’Inghilterra, la Prussia (che dispone
dell’area renana, un enorme bacino carbonifero e di estrazione di metalli
ferrosi), il Galles (con un bacino minerario rilevante), ma anche nelle
colonie il rinvenimento di bacini minerari porta ad afflussi di lavoratori
nelle miniere, così come di venditori e impresari che cercano di fare
fortuna mobilitando la ricerca del metallo (la corsa all’oro in Alaska e in
California). Questa movimentazione talvolta produce vari sconvolgimenti:
l’Alaska viene venduta agli USA dalla Prussia, nonostante sia un paese
molto arretrato e che quindi non vede di buon occhio gli americani.
Anche in Russia affluiscono lavoratori dall’estero, in particolare per la
costruzione di ferrovie. La Russia resta comunque un paese meno aperto
rispetto al resto dell’Europa e soprattutto rispetto all’America (dove le
grandi pianure rendono facile la costruzione delle ferrovie). Nei paesi più
arretrati, l’avvio di una RI in ritardo comporta quasi inevitabilmente una
partecipazione degli stati nel rifornimento di capitali per avvantaggiare
una crescita industriale. Nell’Europa meridionale e orientale, per
esempio, c’è un grosso ritardo: il ruolo degli stati diventerà sempre più
decisivo, il che contraddice quello che continua ad essere il fondamento
dell’economia liberista, ossia che lo stato non debba intervenire
all’interno delle attività economiche! Soprattutto nelle aree dove si
sviluppa l’industria siderurgica assistiamo alla nascita di grandi fonderie
ed acciaierie, che permettono di sfruttare ai massimi livelli il fuoco
(derivato dal carbone). La crescita gigantesca di questi impianti non è
sempre facile in Europa: costruire enormi acciaierie accanto alle città è
faticoso, sono ingombranti e hanno un alto tasso di inquinamento a causa
della costante produzione di fumi. Se prima l’industria che si era
sviluppata comprendeva un massimo di 1000 operai (che richiedevano
dei capitali che potevano essere a disposizione di una famiglia, che gli
venivano trasmessi da un imprenditore proprietario) con lo sviluppo delle
enormi industrie della nuova RI ormai non c’è più un imprenditore, ma ci
sono società per azioni, anonime, che raccolgono capitali in bacini molto
larghi: ci sono operazioni finanziarie che rendono la finanza sempre più
rilevante, rispetto all’imprenditoria. C’è una imprenditoria locale che tra
la fine dell’800 e i primi del 900 diventano milionari grazie alla loro
capacità di intermediari con la finanza estera, che fornisce loro capitali
per la grande industrializzazione (vedi turismo a Venezia e finanza
tedesca). Questi enormi complessi siderurgici necessitano di avere anche
un mercato assicurato, che può essere loro assicurato dallo stato, in
quanto può elargire loro la produzione di armi, favorire tracciati di
ferrovie (anche dove non sia lo stato a finanziarle) ecc. Lo stato, nel
favorire politicamente ed amministrativamente, per favorire la
cantieristica, crea inevitabilmente un intreccio stretto tra politica ed
economia: lo stato si mette a disposizione delle imprenditorie private per
incentivare la crescita economica. Gli interventi degli stati possono anche
essere protezionistici (cosa in contraddizione con l’idea del libero
scambio), si regola quindi l’intervento degli stati che adottano misure
protezionistiche: molti stati mantengono formalmente l’economia di
scambio, ma in realtà con un enorme intervento dello stato
(regolamentazione dei dazi, per riparare l’importazione di merci). C’è un
processo di lancio anche dell’Italia, tutto all’insegna del protezionismo
economico. L’Italia è appunto uno dei paesi che si sviluppa in ritardo, così
come altri che basano la propria crescita su processi analoghi.
Il caso più rilevante di un paese già avviato alla 1RI, ma che ha una
crescita enorme e diventa un modello per la siderurgia, sono gli Stati
Uniti, che si sviluppano dalla fine dell’800 con il protezionismo. Nella 1GM
soppianteranno l’Inghilterra come prima potenza del mondo, ma c’è un
passato drammatico: si ripresenta il problema dell’espansione verso
ovest, favorita dalle ferrovie. È qualcosa che viene sollecitato già dalla
corsa all’oro in California, ma anche successivamente la spinta verso
l’ovest per raggiungere la costa del Pacifico crea squilibri anche dal punto
di vista politico: ci sono nuovi stati popolati, emergono le enormi
differenze tra il nord e il sud. Nel sud (Messico, area calda) c’era un
sistema economico basato essenzialmente sull’economia di piantagione:
produzione di prodotti considerati coloniali (tabacco, cotone), un sistema
di piantagione che avvantaggiava e riforniva economicamente soprattutto
le industrie inglesi. Lo sviluppo del cotone in Inghilterra è provveduto
appunto dal sud degli Stati Uniti, dove c’era un sistema basato sulla
piantagione lavorata da schiavi neri, che permetteva la floridità di un
sistema economico triangolare. Gli inglesi ricevevano il cotone dagli USA,
fornivano manufatti e fino alla metà dell’800 trafficavano schiavi: da un
lato si forniva la manodopera di schiavi, si fornivano manufatti e si
riceveva in cambio la materia prima (quindi effettivamente un sistema
economico ben collaudato). La popolazione al sud era appunto formata
per la maggior parte da schiavi neri, che mantenevano con il loro lavoro la
popolazione bianca che vivevano su questo tipo di economia.
L’espansione verso ovest pone un problema politico: il sud era
egemonizzato (con sistema di rappresentanza bipartitico, democratico al
sud e repubblicano al nord), l’esaltazione del sistema paternalistico dove i
proprietari, riprendendo la morale delle aristocrazie europee, si
ritenevano i protettori degli schiavi, considerati pericolosi (quindi di fatto
un paternalismo elaborato con dei presupposti profondamente razzisti).
Questo tipo di economia aveva una propria morale, sembrava un mondo
funzionante e destinato a durare. Gli stati del nord invece hanno la
ricchezza che viene prevalentemente dai commerci (subalterni ai
manufatti inglesi), la possibilità di uno sviluppo industriale negli stati del
nord ha appunto come premessa il fatto di proteggersi dalle merci inglesi.
Di fronte a questa proposta, gli stati del sud si trovano contrari (dato che
vivono grazie a quello). La visione del nord comprende anche il fatto che
se nel sud cessasse il sistema della piantagione, l’agricoltura del sud si
industrializzerebbe e quindi richiederebbe macchine agricole e mietitrici
al posto della forza lavoro degli schiavi. Se gli agricoltori del sud
rinunciassero a quel tipo di società, meccanizzandosi, aprirebbero un
grande mercato alle industrie del nord. Lo scontro tra questi due centri di
interesse differenti non diventa stridente finché l’espansione verso ovest
non pone il problema dell’estensione del sistema degli schiavi anche a
ovest: lo si vieta o lo si permette? Questo mette talmente a contrasto le
parti politiche che si arriva ad un tentativo di secessione (1864) che porta
all’avvio di una guerra civile, la prima guerra di massa che venga
combattuta (favorita anche dal rapido spostamento di truppe, grazie alle
ferrovie). Questo tipo di guerra preannuncia la guerra europea di mezzo
secolo dopo (con trincee, reticolati, artiglieria, pistole e fucili a ripetizione,
introduzione della mitragliatrice statunitense, che comincia ad introdurre
un tiro rapido a lunga gittata che provoca veri e propri massacri). In quel
tipo di guerra che dal punto di vista della motivazione a combattere e
anche delle capacità strategiche dei generali, l’esercito del sud avrebbe
potuto vincere (esercito meglio organizzato), viene da loro perso a causa
dell’elevata industrializzazione degli stati del nord: essi hanno la capacità
di mobilitare armi molto più velocemente. Una volta iniziata la guerra, la
produzione di armi al sud diventa difficoltoso, e diventa anche difficoltoso
avere scambi con l’Europa: gli stati al nord operano un blocco
continentale, impedendo agli stati del sud di commerciare. L’economia
del sud e il rifornimento di materiale bellico viene strangolato, dal punto
di vista dell’armamento e dell’economia. Questo produce una crisi
economica perenne, essi continuano a riciclare armamenti e munizioni: gli
stati del nord non incontrano difficoltà da questo punto di vista. La guerra
(nonostante dal punto di vista strettamente umano gli stati del sud
potessero vincere) ha un esito comunque predeterminato, nonostante sia
una guerra molto sanguinosa.
È il tipo di guerra che si prospetta come la guerra moderna, che in Europa
arriverà mezzo secolo più tardi. Tutti gli stati europei continuano ad
accumulare un impressionante arsenale di armi, che a lungo non vengono
usate (perlomeno in Europa). Il tipo di armamenti via terra comporta la
produzione di armamenti anche nel settore navale. Si montano i cannoni
sulle navi, con tiro rapido e a lunga gittata, diventano una necessità da
usare in una guerra per mare (contro le altre potenze e da usare quando
si conquistano nuove terre in Africa o Asia). Si crea un dominio delle
potenze europee, che cominciano a conquistarsi dei mercati: non ci riesce
la Spagna > episodio di Cuba contro spagnoli, che inizialmente viene
aiutata dagli USA, ma che poi verrà occupata da essi. Questo rappresenta
per la Spagna un trauma, in quanto Cuba è l’isola più ricca dei Caraibi e
l’ultimo brandello di colonia in America rispetto all’impero sconfinato di
prima). Le potenze europee cercano sempre di più di avere uno spazio
nelle colonie, che viene motivato con la ricerca di materie prime. Se però
prendiamo d’esempio il colonialismo francese, analizzando l’impero
africano della Francia, notiamo come esso sia per ¾ deserto del Sahara:
non è un ambiente ricco di materie prime, ma rappresenta un punto di
appoggio strategico per la propria espansione e il controllo del
Mediterraneo. Le grandi potenze coloniali (in particolare l’Inghilterra) si
spartiscono le colonie e le risorse: la capacità di colonialismo inglese
provoca l’occupazione da parte loro della costa orientale dell’Africa (che
guarda verso il controllo delle rotte verso l’Oriente). In Germania, la
capacità politica di dirigere gli interessi delle potenze rivali verso l’Asia e
l’Africa spetta appunto a Otto van Bismarck. Egli riesce a diventare
l’arbitro degli equilibri dell’Europa appunto promettendo alle potenze più
impegnate nella colonizzazione (Francia e GB) la conquista di territori. La
Germania dà più prestigio al possedimento della terra in loco, quindi c’è
una permanenza di aristocrazia che dà importanza marginale allo sviluppo
coloniale. Anche l’Italia, con un’azione di tipo protezionistico riesce a
lanciarsi nel progresso, con le sue poche risorse, in modo timido e poco
ambizioso. Il fatto che si conquistassero altri popoli per la sottomissione
rappresentava una contraddizione al Risorgimento (Italia con ruolo
civilizzatore). Francesco Crispi diventerà il più grande sostenitore del
colonialismo. In Italia il ruolo politico di classe dirigente che costruisce il
Regno di Italia a partire dal Regno di Sardegna è appunto quello dei
moderati (la destra storica): essi avevano come propria guida un mondo
formato da nobili e borghesi diventati grandi proprietari terrieri (in un
Regno di Italia dove avevano il diritto di voto il 2% della popolazione
adulta, quindi una ristretta élite). In Italia, nel 1866, la crescita di una
borghesia sempre più culturalmente e politicamente presente riesce a
vincere le elezioni intorno ad un programma di riforme (abolizione di
tasse che ostacolano l’industria, programma di democratizzazione). La
vittoria elettorale della sinistra porta ad una situazione politicamente
meno chiara: si parla di trasformismo (un adattamento della sinistra ai
giochi politici che erano stati propri della destra). Crispi diventa appunto
uno di loro, un trasformista: filomonarchico, teorico di riforme molto
importanti che caratterizzeranno l’Europa di fine secolo, una
democratizzazione della monarchia (con creazione di rituali di massa,
pellegrinaggi ecc.). si cerca di avvicinare la monarchia alla nazione. Crispi
va anche oltre: con Depretis organizza la costruzione del monumento al
fondatore di Italia (Vittorio Emanuele II, il Vittoriano o l’Altare della
Patria). Crispi non solo proseguirà nei finanziamenti di questo
monumento, ma avvia ad una spinta alla monumentificazione del
Risorgimento, riempiendo l’Italia di monumenti di Vittorio Emanuele II e
Garibaldi (gli eroi dell’unificazione). I democratici cercano ovviamente di
privilegiare Garibaldi, presentandolo come eroe solitario: si cerca di
rendere l’idea quasi popolare, e la scelta di Crispi sarà quella di sviluppare
il colonialismo. Lo sviluppo coloniale si avvia inizialmente con la
costruzione di una città portuale, che era già stata assegnata alla
compagnia Rubettino, una compagnia genovese. Essa era interessata agli
scambi commerciali, finanziando l’impianto di un porto a Massaua.
Rubettino appunto cederà al governo italiano quel porto, che inizia a
costruirci intorno un vero e proprio porto. Per l’Italia quel porto ha uno
sviluppo positivo, è una via di sviluppo oltre il Canale di Suez, in direzione
dell’Asia e delle Indie. Qualsiasi movimento ha bisogno di
un’approvazione dell’Inghilterra, che accetta perché intenzionata
principalmente a bloccare lo sviluppo della Francia. Quando l’Inghilterra si
renderà conto che la presenza italiana sta diventando un’interferenza,
cercherà di ostacolarla, cominciando ad armare i vari capi militari etiopici
(colonia italiana): il risultato sarà quello di una serie di sconfitte
clamorose dell’esercito italiano. Ci sarà il tentativo di penetrazione
all’interno dell’Etiopia, che finirà per essere un completo massacro delle
truppe italiane, con forti proteste popolari: è esattamente il contrario di
quello che voleva Crispi, che quindi porta ad una critica radicale contro
questo tipo di politica, che mira ad un recupero di pacifismo e di dignità
dei popoli.
Per consentire il tipo di politica coloniale, all’Italia occorreva avere
un’acciaieria in grado di produrre corazzate, cosa di cui appunto il paese
non disponeva. A spese dello stato italiano si creerà una delle più grandi
acciaierie, che comincerà con questa produzione di corazzate e di
moderni armamenti. L’Italia comincia a rendersi indipendente dal punto
di vista degli armamenti. Lo Stato diventa quindi il fornitore di capitali, e
sempre più di frequente è proprio la politica coloniale che diventa un
limite al libero scambio: una volta che vengono creati i grandi imperi
coloniali, le colonie possono commerciare solo con la madrepatria.
Questa è una vera violazione del libero scambio, che diventa un vero
obbligo per le colonie, che crea sempre più contrasti tra le potenze,
appunto perché gli scambi sono destinati ad andare in una certa
direzione. La produzione di questi colossali centri siderurgici ed industriali
(negli USA quelle meccaniche) diventano vantaggiose, ma questi colossali
investimenti portano anche alla creazione di monopoli dei sistemi
economici. Le banche diventano proprietari di quegli investimenti, quindi
si alzano i prezzi e si creano monopoli nella creazione di determinati
prodotti. Si creano dei centri di produzione che si assicurano che un
determinato prodotto venga monopolizzato (quindi venduto) solo da loro.
Nei grandi produttori del settore siderurgico si creano sempre di più dei
‘cartelli’, alleanze segrete per stabilire il prezzo di determinate merci.
Questi centri finanziari ed economici cercano di attrarre la politica dalla
propria parte, non solo con il modo più spiccio (la corruzione, il far votare
da un parlamento un particolare progetto di costruzione cantieristica), ma
anche determinando l’influenza dell’opinione pubblica che poi va a
votare. Nascono i giornali con vero intento propagandistico, che
condizionano le scelte degli ambienti politici: fare o no un’impresa
coloniale, un sistema di strade ecc.. mobilitano gli interessi dell’opinione
pubblica. Si cerca di condizionare con propri giornali la cosa. Per
dimostrare il progresso nascono anche le prime Esposizioni Universali
(quella di Londra del 1851). Famosa quella di Parigi, che porterà alla
costruzione della Tour Eiffel (culmine del progresso non solo per la
quantità di acciaio impiegato, ma anche perché essa viene illuminata e
quindi c’è il passaggio e l’uso di energia elettrica).

LEZIONE 15
Ci sono molti altri stati, oltre l’Italia, che si industrializzano.
Gli USA, tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, sviluppano tecniche che
condizioneranno i modi di produzione, in particolare con il fordismo e il
taylorismo. Già dalla fine degli anni 80 si sviluppa il taylorismo: Taylor è
un tecnico che lavora in varie industrie, è un calcolatore maniacale,
inventa un sistema e lo perfeziona > esso serve a prevedere in tutti i
mestieri e in tutte le possibili occupazioni la massima specializzazione,
anche di azioni estremamente semplici: gli operai ripetono così sempre le
stesse azioni, che vengono razionalizzate. Questo introduce, dal punto di
vista strutturale e della progettazione di una nuova fabbrica, l’istituzione
di una direzione aziendale di tecnici che deve controllare la produzione
nel massimo dettaglio. La fabbrica della Prima Rivoluzione Industriale (e
anche della 2°) è guidata soprattutto dalle aristocrazie operaie (loro sanno
come si deve organizzare la fabbrica e come si deve lavorare). Con il
taylorismo le retribuzioni si abbassano ulteriormente (mediante il sistema
del cottimo: pagamento in base al prodotto, non in base alle ore di
lavoro). Questo avviene con un riconoscimento di pagamenti più alti della
norma solo per gli operai che regolarmente riescono a superare un certo
termine di produttività (quantitativamente e qualitativamente). Accanto
agli operai si va sviluppando una direzione tecnica composta da ingegneri
che studiano processi produttivi, all’interno di grandi fabbriche (che
appunto diventano realtà di massa). Queste tecniche arrivano a
sviluppare una burocrazia interna di tecnici nelle industrie, che studiano
le prestazioni degli operai: si sviluppa così un livello di controllo sul lavoro
che prima era inimmaginabile. Taylor inventa anche decine di tipi diversi
di pale, e 22 metodi di spalatura, proprio per dare a ogni minima
operazione il movimento più razionale, facile e rapido possibile.
L’introduzione del taylorismo non porta a significativi aumenti salariali,
ma anzi porta ad una perdita, quindi questo non porta vantaggi agli
operai, bensì alle grandi aziende industriali. La successiva tecnica è
introdotta nelle industrie automobilistiche di Henry Ford, che propone
l’innovazione della linea di montaggio. Essa non era una novità (era già
praticata nel Medioevo, con il sistema di canali veneziani). Il processo
della linea di montaggio è tecnicamente molto raffinato, già dalle prime
applicazioni nei macelli di Chicago. Henry Ford porta la tecnica ad un
livello molto più particolare: si tratta di montare un’automobile, ossia un
macchinario molto complicato. In precedenza, la fabbricazione di un’auto
richiedeva tempi lunghissimi e un lavoro molto intenso da parte di operai
specializzati (quindi molto pagati), era un vero e proprio lavoro
artigianale. La catena di montaggio è molto più rapida: qualsiasi operaio
(anche non specializzato) era in grado di compiere per ore un’azione
semplicissima. Il problema è che in una linea di montaggio, dove
avvengono azioni così dettagliate, non ci devono essere intoppi: gli operai
non devono compiere sbagli. Anche il materiale da usare necessitava di
essere perfetto: la direzione aziendale controllava con metodi tayloristici i
vari movimenti degli operai, e inoltre controllava che non tutti i passaggi
della catena di montaggio fossero costantemente riforniti con materiale e
pezzi perfetti. Occorrevano livelli della produzione che assicurassero la
standardizzazione dei pezzi, che dovevano combaciare perfettamente.
Questo livello di produzione realizza tutto ciò che Marx aveva indicato nei
suoi studi come l’alienazione operaia: il depotenziamento delle
aristocrazie operaie incoraggia un movimento operaio, che diventa un
movimento operaio di massa già fin dalla fine dell’800. In Germania e in
Inghilterra si hanno i primi esempi: di fronte alla crescita del movimento
operaio in Germania, Bismarck agirà introducendo un divieto alle
associazioni socialdemocratiche. Non vieta le associazioni operaie di vario
tipo, ma vieta solo l’associazionismo politico: rimangono tutti i mutui
soccorsi ecc., quindi si sviluppa un movimento operaio di tendenza social-
democratica (nonostante sia clandestino) e c’è un’ingente crescita di
associazioni (cori, sport) di chiaro orientamento marxista. Quello che si va
a formare è l’organizzazione di comunità rosse, quello che i sociologi
definiranno ‘uno stato all’interno dello stato’: c’è quindi un inserimento
degli operai all’interno della società come qualcosa di fortemente
strutturato, specie nei paesi dove il movimento è particolarmente
sviluppato. La Francia era culla di varie organizzazioni rivoluzionarie, così
come l’Italia (con Garibaldi e le organizzazioni operaie). Si vede meno nei
paesi anglosassoni, dove il marxismo attecchisce meno, nonostante
l’operaismo si diffonda molto, soprattutto nel partito liberale (che ottiene
l’allargamento del diritto di voto, per poi organizzarsi autonomamente
costituendo il Partito Laburista Indipendente, un partito staccato di
operai). Negli USA c’è una diffusione di organizzazioni di carattere
marxista, ma sempre di più di carattere anarchico e operaio: certe
tendenze corporative (che vogliono forza lavoro solo statunitense, solo
protestanti, solo bianchi) da timide tendenze socialiste, diventano sempre
più conservatrici e corporative. Le tendenze più rivoluzionarie all’interno
del movimento operaio (precario, che lavora soprattutto nelle miniere e
nei cantieri colossali degli USA) sono molto influenzate dal marxismo, e
poi sempre di più dall’anarchismo rivoluzionario. Questo tocca
soprattutto gli immigrati di più recente formazione: comprende anche i
neri, quindi il movimento operaio più ribelle (e con una presenza non
insignificante) è appunto quello degli immigrati assunti a tempo
determinato, che continuano a spostarsi all’interno degli States,
rientrando all’occorrenza anche in Europa. Vengono quindi registrati due
movimenti operai principali > quelli degli operai più integrati, e quelli
degli immigrati, che sono molto più radicali dal punto di vista sindacale e
politico. Anche in Australia e in Nuova Zelanda ci sono innovazioni di
carattere sindacale: il 1 maggio 1899 viene progettata la grande giornata
per il raggiungimento delle 8 ore, uno sciopero generale che cerca di
collegare il movimento operaio europeo a lotte che gli operai avevano
lanciato nell’industria statunitense a partire dal 1880. Nel momento in cui
nel 1889 si costituisce a Parigi un’organizzazione internazionale dei
lavoratori (in occasione dell’Esposizione Universale), ossia la Seconda
Internazionale (sotto Engels, la Prima Internazionale era sotto Marx*), ci si
dà come primo obiettivo il lancio dello sciopero in tutto il mondo per il
raggiungimento delle 8 ore. La cosa avrà un’efficacia straordinaria, e
appunto non solo in Europa. Questo farà dilagare il terrore tra le classi
dominanti, che temono una rivoluzione (il 1 maggio, giornata
dell’iniziativa, sarà caratterizzata da un rigido controllo della polizia ecc.) Il
successo attribuisce una simbologia molto forte ai cortei operai, così che
l’idea dello sciopero diventa un collante culturale e di comunicazione
all’interno della classe operaia, che si sviluppa sempre di più. Essa non è
più solo un dato sociologico (persone che lavorano in industrie ecc.), ma
sono lavoratori che si riconoscono con legami sociali. Il successo
dell’iniziativa è tale che si decide di ripetere l’anno successivo la stessa
cosa, sempre l’1 maggio 1892: si decide di stabilire quella data, che
diventa una data ricorrente per ottenere le 8 ore lavorative. Intorno a
questa iniziativa il movimento operaio di massa prende forma, arrivando
anche a richiedere non solo un ribaltamento degli equilibri politici e
l’abolizione del capitalismo per l’avvio di un’economia collettivista, ma
idealizzando anche forme di collaborazione volte contro ad altre
tendenze capitalistiche (il colonialismo, la rivendicazione del pacifismo
ecc.): tutte queste rivendicazioni entrano all’interno dei congressi della
Seconda Internazionale, sollecitando modalità di organizzazioni sindacali
che vengono standardizzate a livello europeo. Questi partiti che si vanno
formando sono in tutte le società i primi partiti di massa. L’occupazione
industriale della Seconda Rivoluzione Industriale è qualcosa che aggrega
le masse, le città sono i luoghi dove si comincia a formare la società di
massa. I partiti aggregano milioni di persone, con vaste reti di
collegamento. È con questa realtà che Bismarck si trova a che fare: egli
cerca di contrastare queste iniziative con qualcosa che possa richiamare i
provvedimenti di Speenhamland dell’Inghilterra di fine 700. Essa era una
forma di assistenza e carità per il sovvenzionamento dei poveri. Bismarck,
anche se non si appoggia alla chiesa (né luterana, né cattolica), avvia un
sistema statale di pensioni, il primo del mondo. Inaugura lo stato sociale
in Germania (dalla metà degli anni 70) > innanzitutto con un sistema
pensionistico, poi con un sistema di assistenza sanitaria, rivolti in
particolare agli ambienti operai. Si cerca di porre lo stato come qualcosa
che può aggregare in alternativa alle associazioni operaie, sperando di
porre fine alle tendenze rivoluzionarie. Questo fallisce, nonostante abbia
avuto ottime capacità di aggregare anche gli ambienti più polemici verso i
governi e la classe dirigente.
In tutta Europa c’è una grande diffusione di anarchismo e di marxismo. *A
Londra, dove Marx viveva in esilio, c’erano molti esuli europei. Egli fondò
la Prima Internazionale, cercando di aggregare i vari esuli: inizialmente
partecipa anche Mazzini, che poi se ne distaccherà. Un’altra componente
importante è quella del rivoluzionarismo russo, che vengono dal paese
più arretrato d’Europa: il pensiero dei grandi rivoluzionai del movimento
populista diffondono dalla Russia il pensiero anarchico. Tra gli esuli russi
che si trovano a Londra c’è anche Mikhail Bakunin. Egli è un seguace di
Marx, si fa seguace del suo pensiero, viene incaricato di diffondere il
pensiero marxista in particolare tra le associazioni garibaldine italiane.
Egli comincia tuttavia a diffondere il proprio pensiero, molto più radicale
di quello di Marx (per quanto riguarda lo stato, nega l’utilità delle grandi
organizzazioni e dei partiti, sostiene invece l’utilità del terrorismo). In
Italia, un primo movimento operaio sarà appunto quello
dell’internazionalismo di Bakunin. Nella Seconda Internazionale si
riproporrà questo scontro, anche se prevarrà la tendenza marxista e
quindi gli anarchici saranno esclusi. C’è tuttavia da parte di George Sorelle
(francese) un’esaltazione dello sciopero generale, che tocca molti
ambienti del movimento operaio in Francia ma anche negli USA. La
tendenza prevalente all’interno della Seconda Internazionale resta il
socialismo evoluzionistico: una rivoluzione che porta all’estinzione degli
stati nazionali per la creazione di una società internazionale all’insegna
della collaborazione e dello sviluppo del lavoro, ma senza passaggi
insurrezionali (no attentati, no barricate, quindi solo scioperi): è una
logica ben inseribile nel pensiero positivistico evoluzionistico che
caratterizza tutte le filosofie di fine 800. C’è un tentativo operaio di
appropriarsi dell’idea di progresso, che diventa una specie di religione
civile, soprattutto nella Francia della Seconda Repubblica.
Questa idea di un continuo avanzamento della società (nonostante tutto
fortemente eurocentrica) è qualcosa che si coniuga alla cultura coloniale
dell’epoca: la ripresa del positivismo rielabora le visioni dell’illuminismo,
elaborandone però una visione competitiva. I conflitti della società
devono distinguere i livelli migliori della società da quelli peggiori: la
società viene concepita come qualcosa di dominato da élite prive di vizi,
di cui invece erano piene le classi inferiori delle società, oltre ai popoli
non civilizzati. Nasce un profondo conflitto tra le diverse società dove si
concepiva una gerarchizzazione di nazioni sempre più evolute (che sarà
sostituito dal termine ‘razze’): Francia, Inghilterra, Germania. Un pensiero
che comincerà a manifestarsi nell’ imperialismo di primo 900 è un’idea di
popoli civili, ma vecchi, che vanno sostituiti da quelli più giovani e
dinamici che possono superare quelli delle vecchie razze. Sono cose che
vengono elaborate da Spencer, diventando però un pensiero sempre più
irrazionalista, che riprende la teoria dell’evoluzionismo di Darwin.
L’evoluzione (biologica!) di Darwin portava quelle che erano innovazioni
genetiche all’interno di una specie a diventare i mezzi più idonei per
imporre quella specie, fino a quando un’altra specie non fosse subentrata
a causa dell’impossibilità dell’altra di continuare a sopravvivere. Quello
che si fa a fine 800 è il trasporto della teoria di Darwin in ambienti
inappropriati, soprattutto sul piano sociale > nelle società vengono
identificati ceti sociali inferiori che non si sono saputi evolvere, sottomessi
dai vertici della società che invece si sono saputi porre come superiori:
questo veniva trasposto anche a livello internazionale. Questo
nazionalismo estremo dell’età degli imperi (sempre più tendente al
richiamo di un vecchio corporativismo industriale) si contrappone
completamente all’egualitarismo del movimento operaio: si elaborano le
idee più bizzarre sulle differenze di popoli. Durante la Seconda
Rivoluzione c’è quindi l’elaborazione, oltre che di innovativi sistemi di
produzione, anche di idee e mentalità di tipo nuovo, molto varie: ci sono
idee che drasticamente combattono tra loro, e questo porta ad una
conflittualità generale interna alle società. Fanno tutte parte di un
conflitto politico e sociale crescente, nel quale l’entrata delle masse
operaie in politica mette in grande difficoltà le classi dirigenti: si definisce
la crisi di fine secolo (ultimi anni dell’800) che di fronte alla domanda di
radicalizzazione della società, risponde con la tendenza a chiudersi e
spaventarsi da parte delle élite sociali. Loro sono portatori di una visione
limitante, secondo la quale il vero progresso è stato raggiunto da loro e
non può progredire più di così: il successo delle élite deve perpetuarsi,
mentre l’altra parte della società richiede delle democratizzazioni radicali,
reclamando rapporti regolamentari tra le nazioni.