Sei sulla pagina 1di 36

PREMESSA: Ciao ragazzi!

Non spaventatevi dal numero di pagine…le ho scritte in


modalità tesi (margini tutti 3cm, interlinea 1.5, giustificato) inoltre ho toccato vari
argomenti che dovrebbero rispondere più o meno a tutte le domande dei temi d’esame
degli argomenti che mi sono stati assegnati. Sostanzialmente sono quattro: Fasi
progettuali, Collaudi, Appalti, Pratiche edilizie. Ho cercato di rendere gli argomenti più
discorsivi possibili, perché a me risulta più facile studiarli così. Quei pseudo appunti che
ho trovato in dropbox non so di chi siano ma francamente erano una lista di leggi e
decreti con poche spiegazioni in merito. Ho citato sempre le fonti, ma ricordatevi che
sono argomenti un poco delicati e sempre soggetti a continue modifiche da parte dello
Stato. Ho cercato di mettere quello che sembrava più importante (ovviamente tutti gli
elenchi dei documenti che compongono le varie fasi, con relative spiegazioni io li ho
messi, starà ad ognuno di noi vedere se studiarli o meno). Beh, io penso di aver detto
tutto!!!

Buono studio!!!

Vit

PS: io e Mirko abbiamo deciso di sviluppare anche le tematiche architettoniche, perché


abbiamo visto che diverse volte capita la domanda e dato che nessuno di noi ha ancora
capito cosa si può portare nella prima prova ( a Brescia, mi ha detto un nostro vecchio
compagno, nella prima non si può portare nulla), nel dubbio ci studiamo il minimo
sindacale riguardo all’argomento. Mirko avrà già caricato “Eliminazione delle barriere
architettoniche”, nei prossimi giorni vedremo se aggiungere altro.

Ciao!!!!!!!

Vit
Per quanto riguarda il quadro normativo, inizialmente si fa riferimento alla legge
Merloni, conosciuta anche come “ la legge 109/94”. Nel 2006 l’Italia recepisce la
delega datale dall’UE e costituisce il D.Lgs. 12 Aprile 2006 “Codice dei contratti
pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e
2004/18/CE”. La prima direttiva coordina le procedure di appalto degli enti erogatori di
acqua e di energia, degli enti che forniscono servizi di trasporto e servizi postali; la
seconda è relativa al coordinamento delle procedure di aggiudicazione degli appalti
pubblici di lavori, di forniture e di servizi. (Questa è la normativa
COGENTE=obbligatoria; le norme tecniche, che qualificano e verificano il progetto
edilizio di nuove costruzioni sono VOLONTARIE).

PRINCIPALI NOVITÀ INTRODOTTE DAL CODICE (Appunti di legislazione):

 Programmazione opere pubbliche: fascio di disposizioni volte ad individuare i


bisogni dei soggetti al cui soddisfacimento l’ente è predisposto con
l’individuazione di lavori volti a questo fine. (fruizione di servizi e infrastrutture
messi a disposizione dalla pubblica amministrazione);
 Importanza che il legislatore del codice attribuisce alla progettazione delle opere
pubbliche. Un’opera pubblica ben progettata è la premessa necessaria per avere
un bene che consegue l’obiettivo di utilità pubblica (progettare in modo
appropriato);
 Criterio della qualità dell’opera e del lavoro pubblico, qualità figlia della stessa
progettazione ben effettuata.
 Economia nella realizzazione dei lavori stessi, abbattimento costi di
manutenzione, standardizzazione, certificazione dei processi di qualità dei
materiali;
 Attenzione alla garanzia: oltre a essere un fattore di responsabilizzazione
dell’appaltatore;
 Finanza dei progetti: apparato di disposizioni per la normativa in materia e
strumenti volti ad assicurare la provvista finanziaria per la realizzazione di opere
pubbliche da parte di istituzioni finanziarie private (non si finanzia più il
soggetto ma l’oggetto).
 Arbitrato: soluzione delle controversie nel rapporto di negoziazione dove ci sono
tanti soldi in ballo e corrispondenti interessi. (incontro di volontà tra due o più
parti che vogliono costruire un rapporto giuridico-patrimoniale).

NOTA BENE: Il codice dei contratti pubblici regola, ovviamente, tutte le tematiche
legislative riguardanti gli appalti pubblici; vengono inoltre stabiliti requisiti che i
soggetti privati coinvolti nelle gare d'appalto devono necessariamente possedere. Il
Testo unico dell’edilizia (DPR 6 giugno 2001 n. 380), è un testo unico della Repubblica
Italiana, che detta i principi fondamentali e generali e le disposizioni per la disciplina
dell'attività edilizia. Si tratta di una legge-cornice che riguarda non l'intera materia
dell'urbanistica ma la sua sub-materia dell'edilizia attinente al controllo preventivo
dell'attività edilizia, la vigilanza e le sanzioni contro gli abusi. Tra le novità portate dalla
normativa vi è la creazione dello Sportello Unico dell'edilizia, l'abolizione di alcuni atti
amministrativi, quali l'autorizzazione edilizia e la concessione edilizia. Altri elementi
sono l'istituzione del permesso di costruire e l'ampliamento dell'applicazione
della denuncia di inizio attività in edilizia. Inoltre vi è il procedimento amministrativo di
agibilità che va ad assorbire quello per ottenere l'abitabilità. Viene anche espressa una
definizione di nuova costruzione.
FASI PROGETTUALI (Fonti : Ergotecnica Edile, Ed.2011, Biblioteca
Dalmine, appunti legislazione, appunti valutazione economica)

1. LA FASE DI PROGRAMMAZIONE

La fase di programmazione di un’opera pubblica diviene obbligatoria con l’entrata in


vigore della legge 109/94 in cui si stabilisce che l’attività di realizzazione dei lavori
(con importi superiori a 100000 euro) si svolge su un programma triennale con
aggiornamenti annuali. Ora volendo sintetizzare il percorso di programmazione, lo si
può schematizzare come segue:

L’analisi dei bisogni è costituita da uno studio che elabora i dati disponibili al fine di
individuare i bisogni concreti e le esigenze specifiche di una comunità, ipotizzando
soluzioni e possibili interventi diretti a soddisfare le istanze individuate.
L’identificazione dei bisogni, è uno dei punti fondamentali ed è inoltre una pratica
tecnico/politica. La norma UNI 10914-2 definisce i fabbisogni:

 FABBISOGNO: definizione, in termini di quantità e localizzazione, di quello


che è necessario per soddisfare determinate esigenze anche per settori specifici
di domanda.
 FABBISOGNO CORRENTE: fabbisogno relativo alla manutenzione, al
completamento di lavori già iniziati, alle decisioni già assunte ed inattuate, le cui
scelte d’intervento e relative priorità sono fissate da una programmazione
ordinaria.
 FABBISOGNO NUOVO: deriva dai mutamenti riscontrati nelle attività o nei
comportamenti degli utenti, le cui scelte d’intervento e le relative priorità sono
fissate da una programmazione straordinaria.

Queste specifiche servono per distinguere gli interventi di carattere ordinario da quelli
straordinari che invece richiedono un’attenta valutazione che deve seguire l’iter dello
studio di fattibilità.
1. 1 Lo studio di fattibilità

Lo studio di fattibilità costituisce l’elemento fondamentale della programmazione di un


intervento, è il documento in cui si analizzano le varie ipotesi d’intervento con cui è
possibile dare risposta alle esigenze espresse dalla collettività. La normativa modula gli
studi di fattibilità individuando le diverse soglie: importi inferiori a 2 milioni di euro;
importi superiori a 2 milioni di euro; lavori di manutenzione. Lo studio di fattibilità
dovrà articolarsi nei seguenti capitoli:

 Inquadramento territoriale e socio-economico del progetto, struttura ed obiettivi


(determinazione planivolumetrica dell’iniziativa con l’individuazione dei volumi
accessori che sono quelli non edificabili ma pur sempre vendibili);
 Analisi della domanda attuale e prevista e specifica dei gruppi di beneficiari;
 Analisi dell’offerta attuale e prevista;
 Descrizione dell’investimento (localizzazione, dimensione, caratteristiche, costi
di realizzazione, ect.) con verifica della disponibilità dei più importanti input
materiali e umani e con individuazione delle alternative tecnologiche disponibili;
 Analisi delle alternative possibili;
 Analisi degli aspetti e dei costi gestionali in fase di esercizio (se esistenti);
 Analisi di fattibilità finanziaria (analisi costi e ricavi);
 Analisi di fattibilità economica e sociale (analisi costi e benefici);
 Descrizione e analisi degli impatti ambientali;
 Relazione sintetica conclusiva riportante i principali risultati e le
raccomandazioni motivate sulla fattibilità dell’opera.

1. 2 Il documento preliminare della progettazione

Definisce i requisiti e gli elementi del progetto. I contenuti possono essere raggruppati
in 3 macroaree:

 Identificazione, obiettivi e finalità dell’intervento da realizzare;


 Contesto in cui si colloca, risorse necessarie e futura gestione;
 Requisiti, prestazioni e caratteristiche dell’opera.

2. LA FASE DI PROGETTAZIONE

La normativa vigente, sia cogente che tecnica, interviene per definire i principi, gli
obiettivi e i diversi livelli di approfondimento dell’attività di progettazione. La
progettazione ha come fine fondamentale la realizzazione di un intervento di qualità e
tecnicamente valido, nel rispetto del miglior rapporto fra i benefici e i costi globali di
costruzione, manutenzione e gestione. La progettazione è uniformata ai principi di
sostenibilità ambientale. La redazione dei progetti deve essere svolta preferibilmente
impiegando la tecnica della ”analisi del valore” per ottimizzare il costo globale
dell’intervento, inoltre, qualora siano possibili più soluzioni progettuali, la scelta deve
avvenire mediante l’impiego di una metodologia di valutazione qualitativa e
quantitativa, multicriterio o multi obiettivo, tale da permettere di dedurre una
graduatoria di priorità tra le soluzioni progettuali possibili. Di norma la redazione del
progetto avviene secondo 3 progressivi livelli di definizione:

1. Progetto preliminare
2. Progetto definitivo
3. Progetto esecutivo
I tre livelli costituiscono una suddivisione di contenuti che tra loro interagiscono e si
sviluppano senza soluzione di continuità. Per ogni intervento, il responsabile del
procedimento, valuta la necessità di integrare o di ridurre, a seconda della specifica
tipologia e alla dimensione dell’intervento, i livelli di definizione e i contenuti della
progettazione. Alla fine del processo esecutivo, e quindi durante la realizzazione
dell’opera, gli elaborati del progetto sono aggiornati in conseguenza delle varianti e
delle reali soluzioni tecniche poste in opera. Tale aggiornamento prende il nome di “AS
BUILT” ed è curato dall’esecutore e approvato dal direttore dei lavori, in modo da
rendere disponibili tutte le informazioni sulle modalità di realizzazione dell’opera per la
futura gestione della vita utile dell’organismo edilizio.

2.1 Il progetto preliminare

Il progetto preliminare definisce le caratteristiche qualitative e funzionali dei lavori, il


quadro delle esigenze da soddisfare e delle specifiche prestazioni da fornire nel rispetto
delle indicazioni del documento preliminare alla progettazione; evidenzia le aree
impegnate, le relative eventuali fasce di rispetto e le occorrenti misure di salvaguardia,
nonché le specifiche funzionali ed i limiti di spesa delle opere da realizzare, ivi
compreso il limite di spesa per eventuali interventi e misure compensative dell’impatto
territoriale e sociale e per le infrastrutture ed opere connesse, necessarie alla
realizzazione. Il progetto preliminare stabilisce i profili e le caratteristiche più
significative degli elaborati dei successivi livelli di progettazione, in funzione delle
funzioni economiche e della tipologia e categoria dell’intervento, ed è composta dai
seguenti elaborati:

 Relazione illustrativa: dati e informazioni della soluzione scelta e di soluzioni


alternative, riepilogo degli aspetti economici finanziari;
 Relazione tecnica: requisiti e prestazioni presenti nell’intervento. Descrizione
delle indagini effettuate soprattutto dal punto di vista di inserimento nel
territorio. Descrizione e giustifica delle scelte tecniche;
 Studio di prefattibilità ambientale: ricercare le condizioni che consentono la
salvaguardia e il miglioramento dell’ambiente a seguito della realizzazione del
progetto;
 Studi necessari per un’adeguata conoscenza del contesto in cui è inserita l’opera,
corredati da dati bibliografici, accertamenti ed indagini preliminari (storiche,
archeologiche, ambientali, topografiche, geologiche, idrogeologiche, idrauliche,
geotecniche) e sulle interferenze e relative relazioni ed elaborati grafici atti a
pervenire ad una completa caratterizzazione del territorio ed in particolare delle
aree impiegate;
 Planimetria generale ed elaborati grafici: tavole di inquadramento e vincoli,
planimetria stato di fatto, planimetria di progetto, pianta e schemi funzionali,
prospetti;
 Prime indicazioni e misure finalizzate alla tutela della salute e sicurezza dei
luoghi di lavoro per la stesura dei piani di sicurezza con i contenuti minimi
(analisi necessarie per la contestualizzazione del cantiere con i relativi rischi);
 Calcolo sommario della spesa: effettuato sulle opere o sui lavori applicando alle
quantità caratteristiche degli stessi i corrispondenti prezzi parametrici dedotti dai
costi standardizzati, ovvero redigendo un computo metrico di massima;
 Quadro economico di progetto: oneri della sicurezza non soggetti a ribasso e
somme della stazione appaltante;
 Piano particellare preliminare delle aree o rilievo di massima degli immobili.

Nel caso il progetto preliminare sia posto a base di gara di un appalto di progettazione
ed esecuzione, gli studi devono essere integrati con le indagini geologiche, idrologiche,
idrauliche, geotecniche, nonché archeologiche e sulle interferenze e devono essere
redatte le relative relazioni ed i relativi elaborati grafici nonché la relazione tecnica sullo
stato di consistenza degli immobili da ristrutturare; inoltre viene redatto sia il capitolato
speciale descrittivo e prestazionale, sia lo schema di contratto. Qualora il progetto
preliminare sia posto a base di una gara di affidamento di una concessione di lavori
pubblici, deve essere inoltre predisposto un piano economico e finanziario di massima,
sulla base del quale siano determinati i criteri di valutazione dell’offerta da inserire nel
relativo bando di gara.

2.2 Il progetto definitivo


Redatto sulla base del progetto preliminare approvato, il progetto definitivo contiene
tutti gli elementi necessari ai fini dell’ottenimento dei titoli abilitativi, dell’accertamento
di conformità urbanistica o di altro atto equivalente; inoltre sviluppa gli elaborati grafici
e descrittivi nonché i calcoli ad un livello di definizione tale che nella successiva
progettazione esecutiva non si abbiano significative differenze tecniche e di costo. Gli
elaborati che costituiscono il progetto sono:

 Relazione generale: esplicita i criteri utilizzati per le scelte progettuali, gli aspetti
dell’inserimento dell’intervento nel territorio, le caratteristiche dei materiali
prescelti;
 Relazioni tecniche e relazioni specialistiche: deve contenere la relazione
geologica, idraulica, strutturale, geotecnica, archeologica, relazione tecnica delle
opere architettoniche, relazione tecnica degli impianti, relazione sul sistema di
sicurezza per l’esercizio e le caratteristiche del progetto, relazione sulla gestione
delle materie, relazione sulle interferenze;
 Rilievi plano altimetrici e studio dettagliato di inserimento urbanistico;
 Elaborati grafici: sono normalmente costituiti da uno stralcio dello strumento
urbanistico dell’area interessata, planimetria d’insieme con le indicazioni delle
curve di livello, planimetria delle indagini geologiche e geotecniche, planimetria
che illustra tutti i profili dell’intervento con tutte le quote altimetriche, le piante
dei vari livelli con le destinazioni d’uso di ciascuno di essi, un numero adeguato
di sezioni, tutti i prospetti, fondazioni, schemi funzionali di massima di tutti gli
impianti, planimetria e sezioni dei tracciati principali delle reti impiantistiche;
 Studio di impatto ambientale (ove previsto dalle vigenti normative), ovvero
studio di fattibilità ambientale: analizza e determina le misure atte a ridurre o
compensare gli effetti dell’intervento sull’ambiente e sulla salute;
 Calcolo delle strutture e degli impianti: devono garantire la compatibilità con
l’aspetto architettonico dell’opera;
 Disciplinare descrittivo e prestazionale degli elementi tecnici: tutti i contenuti
prestazionali tecnici degli elementi previsti nel progetto;
 Censimento e progetto di risoluzione delle interferenze;
 Piano particellare di esproprio: redatto in base alle mappe catastali aggiornate;
 Elenco dei prezzi unitari ed eventuali analisi: vengono utilizzati i prezzi dedotti
dai vigenti prezzari della stazione appaltante o dai listini ufficiali vigenti
nell’area interessata;
 Computo metrico estimativo: viene redatto applicando alle quantità delle
lavorazioni i prezzi unitari riportati nell’elaborato “elenco dei prezzi unitari”;
 Aggiornamento del documento contenente le prime indicazioni e disposizioni
per la stesura dei piani di sicurezza;
 Quadro economico con l’indicazione dei costi della sicurezza.

Quando il progetto definitivo è posto a base di gara, il progetto è corredato dallo


schema di contratto e dal capitolato speciale d’appalto, nonché dal piano di
sicurezza e di coordinamento. Lo schema di contratto, in quest’ultimo caso, prevede
che il concorrente debba indicare, al momento dell’offerta, la sede di redazione del
progetto esecutivo, nonché i tempi della progettazione esecutiva e le modalità di
controllo da parte del responsabile del procedimento.

2.3 Il progetto esecutivo

Il progetto esecutivo costituisce l’ingegnerizzazione di tutte le lavorazioni e pertanto


definisce compiutamente ed in ogni particolare architettonico, strutturale ed
impiantistico l’intervento da realizzare. Restano esclusi solo i piani operativi di cantiere,
i piani di approvvigionamento, nonché i calcoli e i grafici relativi alle opere
provvisionali. Il progetto è redatto nel pieno rispetto del progetto definitivo nonché
delle prescrizioni dettate nei titoli abilitativi o in sede di accertamento di conformità
urbanistica, o di conferenza di servizi, o di pronuncia di compatibilità ambientale, ove
previste. Il progetto esecutivo è composto dai seguenti documenti:

 Relazione generale: criteri seguiti per le soluzioni spaziali, tipologiche,


funzionali, architettoniche e tecnologiche. Descrizione delle indagini e
rilievi per minimizzare gli imprevisti nel corso dell’opera. Qualora siano
presenti elementi prefabbricati, ne vengono specificate le caratteristiche;
 Relazioni specialistiche: medesime relazioni contenute nel progetto
definitivo;
 Elaborati grafici comprensivi anche di quelli delle strutture, degli
impianti e di ripristino e miglioramento ambientale: tutti gli elaborati del
progetto definitivo, quelli necessari per l’esecuzione dell’opera sulla base
delle indagine riportate in sede esecutiva, elaborati di particolari
costruttivi, illustrazioni delle modalità esecutive nel dettaglio, tutte le
lavorazioni necessarie per il rispetto delle prescrizioni maturate in sede
preliminare, definitiva ed esecutiva, elaborati di tutti i lavori da eseguire,
elaborati che specifichino le caratteristiche dimensionali, prestazionali e
di assemblaggio dei componenti prefabbricati, elaborati delle fasi
costruttive;
 Calcoli esecutivi delle strutture e degli impianti: relazione di calcolo,
elaborati grafici;
 Piano di manutenzione dell’opera e delle sue parti: è il documento
complementare al progetto esecutivo che prevede, pianifica e
programma, tenendo conto degli elaborati esecutivi, l’attività di
manutenzione dell’intervento al fine di mantenere nel tempo la
funzionalità, le caratteristiche di qualità, l’efficienza e il valore
economico. È costituito da: manuale d’uso e manuale di manutenzione
delle parti del bene);
 Piano di scurezza e di coordinamento e quadro di incidenza della
manodopera: è un documento complementare al progetto esecutivo
finalizzato a prevedere l’organizzazione più idonea delle lavorazioni, per
prevenire o ridurre i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori,
individuando le eventuali fasi critiche del processo di costruzione con le
relative prescrizioni operative. Il quadro di incidenza invece è il
documento sintetico che indica il costo del lavoro definendo inoltre
l’incidenza percentuale della quantità di manodopera per le diverse
categorie di cui si compone l’opera o il lavoro;
 Computo metrico estimativo e quadro economico: costituisce
l’integrazione e l’aggiornamento del computo metrico estimativo redatto
in sede di progetto definitive. Viene redatto applicando alle quantità
delle lavorazioni, dedotte dagli elaborati grafici del progetto esecutivo, l’
elenco dei prezzi unitari. Le singole lavorazioni, risultanti
dall’aggregazione delle rispettive voci dedotte dal computo metrico
estimativo, sono poi raggruppate, in sede di redazione dello schema di
contratto e del bando di gara, ai fini della definizione dei gruppi di
categorie ritenute omogenee. Nel quadro economico vengono esplicitati:
il risultato del computo metrico estimativo dei lavori, nonché l’importo
degli oneri della sicurezza non soggetti a ribasso nell’asta;
l’accantonamento in misura non superiore al 10% per imprevisti ed
eventuali lavori in economia; l’importo dei costi di acquisizione o di
espropriazione di aree o immobili, come da piano particellare allegato al
progetto; tutti gli ulteriori costi relativi alla progettazione e realizzazione
dell’opera;
 Cronoprogramma: è composto da un diagramma che rappresenta
graficamente la pianificazione delle lavorazioni gestibili autonomamente
nei suoi principali aspetti dal punto di vista della sequenza logica, dei
tempi e dei costi;
 Elenco dei prezzi unitari ed eventuali analisi;
 Schema di contratto e capitolato speciale d’appalto: lo schema di
contratto contiene le clausole dirette a regolare il rapporto tra stazione
appaltante ed esecutore, in relazione alle caratteristiche di intervento con
particolare riferimento a: termini di esecuzione e penali; programma di
esecuzione dei lavori; sospensione e riprese dei lavori; oneri a carico
dell’esecutore; contabilizzazione dei lavori a misura e a corpo;
liquidazione dei corrispettivi; controlli; specifiche modalità e termini di
collaudo; modalità di soluzione di controversie. Il capitolato speciale di
appalto è diviso in due parti: una contenete la prescrizione dei lavori e
l’altra la specificazione delle prescrizioni tecniche;
 Piano particellare di esproprio: redatto sulla base delle mappe catastali
aggiornate e comprende anche le espropriazioni e gli asservimenti
necessari per gli attraversamenti e le deviazioni di strade e di corsi
d’acqua e le altre interferenze che richiedono espropriazioni.
Le varianti in corso d’opera possono essere ammesse, sentito il progettista ed il
direttore dei lavori, esclusivamente qualora ricorra uno dei seguenti motivi:

 Per esigenze derivanti da sopravvenute disposizioni legislative e


regolamentari;
 Per cause impreviste e imprevedibili accertate nei modi stabiliti dal
regolamento o per l’intervenuta possibilità di utilizzare materiali,
componenti e tecnologie non esistenti al momento della progettazione che
possono determinare, senza aumento di costo, significativi miglioramenti
nella qualità dell’opera o di sue parti e sempre che non alterino
l’impostazione progettuale;
 Per la presenza di eventi inerenti la natura e la specificità dei beni sui quali si
interviene verificatesi in corso d’opera, o di rinvenimenti imprevisti o non
prevedibili nella fase progettuale.
 Per il manifestarsi di errori od omissioni del progetto esecutivo che
pregiudicano in tutto o in parte, la realizzazione dell’opera ovvero la sua
utilizzazione; in tal caso il responsabile del procedimento ne dà
immediatamente comunicazione all’Osservatorio e al progettista.

COLLAUDO: modalità e finalità (parte burocratica e


tecnica). (Fonte: appunti di legislazione delle opere pubbliche, libro di
struttura dei geometri, NTC 2008)

Si definisce collaudo il procedimento atto a verificare e certificare che l’opera o il


lavoro siano stati eseguiti a regola d’arte secondo le prescrizioni tecniche prestabilite e
che i dati risultanti dalla contabilità siano coerenti tra loro e con i risultati di fatto per
dimensioni, forma, quantità e qualità delle strutture.

L’appaltatore, entro 30 giorni dalla data di ultimazione dei lavori, affida l’incarico del
collaudo finale a professionisti o a commissioni di professionisti con requisiti
commisurati alla tipologia, alla categoria, alla complessità e all’importo dell’intervento.
Il collaudo deve essere ultimato non oltre sei mesi dal termine dei lavori. In caso di
collaudo in corso d’opera, la nomina deve avvenire entro 30 giorni dalla data di
consegna dei lavori. Questo tipo di collaudo è obbligatorio quando le amministrazioni
non potendo espletare l’attività di direzione dei lavori, affidano il compito ad altre
amministrazioni pubbliche o al progettista; oppure, nel caso di interventi soggetti alle
norme vigenti sui beni culturali e ambientali; oppure ancor quando l’intervento
comprende inusuali e significative lavorazioni non più ispezionabili in sede di collaudo.
Il collaudatore, visti i documenti messi a disposizione dal committente, fissa il giorno
della visita di collaudo e lo comunica all’appaltatore e al direttore dei lavori, che è
obbligato ad intervenire. Della visita di collaudo è redatto il processo verbale, firmato
dal collaudatore, dell’appaltatore, dal direttore dei lavori e da quanti sono intervenuti
alla visita stessa. Il collaudatore redige, inoltre, una relazione in cui sono messi a
confronto i dati di fatto rilevanti nel processo verbale di visita con i dati di progetto, di
eventuali varianti e dei documenti contabili. Ulteriori verifiche o la sospensione delle
operazioni di collaudo sono disposte dal collaudatore qualora riscontri discordanze tra
contabilità ed esecuzione, difetti e mancanze nell’esecuzione, eccedenza su quanto è
stato autorizzato ed approvato. Il procedimento si conclude con l’emissione del
certificato di collaudo, che sarà depositato allo stesso ufficio competente per le denuncie
dei progetti strutturali delle opere in CA e in acciaio.

1. COLLAUDO STATICO

Per gli interventi comprendenti strutture le operazioni di collaudo sono integrate dal
collaudo statico. Questo tipo di collaudo deve essere eseguito da un architetto o da un
ingegnere iscritti all’albo professionale da almeno 10 anni e che non siano intervenuti in
nessun modo nella progettazione, direzione ed esecuzione dell’opera. La legge
num.1086 prevede esplicitamente che le opere in conglomerato cementizio armato
normale o precompresso e a struttura metallica siano sottoposte al collaudo statico. Il
collaudo statico comprende l’ispezione dell’opera nel suo complesso con particolare
attenzione alle parti strutturali più significative, che devono essere confrontate con i
disegni esecutivi. Comprende, inoltre, l’esame dei certificati delle prove sui materiali, il
controllo di eventuali prove di carico fatte eseguire dal direttore dei lavori, l’esame delle
impostazioni generali del progetto strutturale, degli schemi di calcolo e delle azioni
considerate. A sua discrezione, il collaudatore può richiedere documenti integrativi di
progetto e ulteriori accertamenti, quali saggi diretti sui conglomerati con prelievo di
campioni e controllo delle armature, prove non distruttive, prove di carico.

 I prelievi sono eseguiti con microcarotatori, cioè con strumenti capaci di estrarre
dalla struttura provini di ridottissime dimensioni da inviare in laboratorio.
 Le prove non distruttive consentono di controllare la resistenza e la qualità
dell’elemento strutturale utilizzando appositi strumenti: sclerometri, penetro
metrici, strumenti elettrici, strumenti ad ultrasuoni.
 Le prove di carico consistono nel sottoporre l’elemento strutturale a carichi di
prova di intensità tale da indurre, simulando le azioni variabili di esercizio, le
massime sollecitazioni previste nel progetto.

Per esempio, la prova di carico per un solaio di civile abitazione si esegue disponendo,
in genere solo sulle strisce centrali, il carico in esercizio (2 kN/m2). L’intensità di carico
può essere simulata disponendo in modo adeguato sacchi di cemento accostati e
sovrapposti, cassoni pieni di detriti, appositi recipienti riempiti d’acqua. L’esito della
prova è positivo se la deformazione indotta ha comportamento elastico e non supera la
freccia massima di calcolo. L’andamento della deformazione in funzione del carico e
del tempo è misurato da appostiti strumenti: deformatori e flessimetri. Le prove di
calcolo sugli elementi in CA devono avere luogo non prima di 28 giorni
dall’ultimazione del getto e comunque non prima che il calcestruzzo abbia raggiunto la
resistenza definitiva.

Il collaudo statico fa parte del collaudo generale tecnico amministrativo. Il collaudo


statico comprende i seguenti adempimenti:

 Per le opere in CA e in acciaio, controllo del corretto adempimento delle


prescrizioni formali;
 Per le opere eseguite con materiali diversi, controllo degli adempimenti
specifici;
 Ispezione dell’opera nelle varie fasi costruttive con particolare riguardo alle più
importanti parti strutturali; il collaudatore, alla presenza del direttore dei lavori e
del costruttore, confronterà il progettato con il costruito; in caso di difformità, il
collaudo statico non potrà proseguire e concludersi;
 Controllo delle certificazioni e dei documenti di accettazione dei materiali e dei
prodotti;
 Esame del modello geologico, delle indagini geotecniche eseguite e delle prove
di carico sul terreno e sui pali;
 Controllo dei verbali e dei risultati delle prove di carico fatte eseguire dal
direttore dei lavori sull’opera o su componenti strutturali;
 Esame del progetto e della relazione di calcolo, con giudizio sull’impostazione
generale;
 Esame di piano di manutenzione dell’opera fornito dal direttore dei lavori, con
riferimento alla vita utile della costruzione.

Quando vengono posti in opera elementi strutturali successivamente non più


ispezionabili (come fondazioni o gabbie d’armatura) il collaudo statico va in generale
eseguito in corso d’opera.

Il collaudatore potrà richiedere tutti gli accertamenti, studi, indagini, sperimentazioni e


ricerche (in particolare, prove di carico e prove sui materiali) utili ad accertare la
sicurezza, la durabilità e la collaudabilità dell’opera. Le prove di carico non potranno
essere effettuate prima che la struttura o il componente strutturale da provare abbia
raggiunto le resistenze previste per la fase di esercizio. Le prove di carico si devono
svolgere con le modalità indicate dal collaudatore, che se ne assume la piena
responsabilità; della loro attuazione è invece responsabile il direttore dei lavori. Le
azioni di prova, convenientemente protratte nel tempo, devono raggiungere i valori
massimi di progetto ovvero quelli che provocano le sollecitazioni più gravose. L’esito
delle prove sarà valutato positivamente se:

 Le deformazioni aumentano in maniera circa proporzionale ai carichi


applicati;
 Nel corso della prova non si producono lesioni, deformazioni o dissesti che
compromettono la sicurezza o la conservazione dell’opera;
 La deformazione elastica risulta non maggiore di quella calcolata;
 La deformazione residua dopo la prima applicazione del carico massimo non
supera una prestabilita parte di quella totale, commisurata a prevedibili
assestamenti iniziali di tipi anelastico; nel caso tale limite venga superato, si
dovrà accertare con ulteriori prove di carico che la struttura tende a un
comportamento elastico.

Le prove statiche possono essere integrate da prove dinamiche, che giudicano il


comportamento dell’opera attraverso la risposta dinamica della struttura. In
questo caso il periodo di vibrazione fondamentale deve risultare non maggiore di
quello calcolato.

DA NORME TECNICHE 2008:

Cap.9 COLLAUDO STATICO

9.1 PRESCRIZIONI GENERALI

Il collaudo statico riguarda il giudizio sul comportamento e le prestazioni delle parti


dell’opera che svolgono funzione portante.
Il collaudo statico, tranne casi particolari, va eseguito in corso d’opera quando vengono
posti in opera elementi strutturali non più ispezionabili, controllabili e collaudabili a
seguito del proseguire della costruzione.
Le opere non possono essere poste in esercizio prima dell’effettuazione del collaudo
statico.
Il collaudo statico di tutte le opere di ingegneria civile regolamentate dalle presenti
norme tecniche, deve comprendere i seguenti adempimenti:
a) controllo di quanto prescritto per le opere eseguite sia con materiali regolamentati dal
DPR 6.6.2001 n. 380, leggi n. 1086/71 e n. 64/74 sia con materiali diversi;
b) ispezione dell’opera nelle varie fasi costruttive degli elementi strutturali ove il
collaudatore sia nominato in corso d’opera, e dell’opera nel suo complesso, con
particolare riguardo alle parti strutturali più importanti.
L’ispezione dell’opera verrà eseguita alla presenza del Direttore dei lavori e del
Costruttore, confrontando in contraddittorio il progetto depositato in cantiere con il
costruito.
Il Collaudatore controllerà altresì che siano state messe in atto le prescrizioni progettuali
e siano stati eseguiti i controlli sperimentali. Quando la costruzione è eseguita in
procedura di garanzia di qualità, il Collaudatore deve prendere conoscenza dei contenuti
dei documenti di controllo qualità e del registro delle non-conformità.
c) esame dei certificati delle prove sui materiali, articolato:
- nell’accertamento del numero dei prelievi effettuati e della sua conformità alle
prescrizioni contenute al Cap. 11 delle presenti norme tecniche;
- nel controllo che i risultati ottenuti delle prove siano compatibili con i criteri di
accettazione fissati nel citato Cap. 11 ;
d) esame dei certificati di cui ai controlli in stabilimento e nel ciclo produttivo, previsti
al Cap. 11;
e) controllo dei verbali e dei risultati delle eventuali prove di carico fatte eseguire dal
Direttore dei lavori.
Il Collaudatore, nell’ambito delle sue responsabilità, dovrà inoltre:
f) esaminare il progetto dell’opera, l’impostazione generale, della progettazione nei suoi
aspetti strutturale e geotecnico, gli schemi di calcolo e le azioni considerate;
g) esaminare le indagini eseguite nelle fasi di progettazione e costruzione come
prescritte nelle presenti norme;
h) esaminare la relazione a strutture ultimate del Direttore dei lavori, ove richiesta;
Infine, nell’ambito della propria discrezionalità, il Collaudatore potrà richiedere:
i) di effettuare tutti quegli accertamenti, studi, indagini, sperimentazioni e ricerche utili
per formarsi il convincimento della sicurezza, della durabilità e della collaudabilità
dell’opera, quali in particolare:
- prove di carico;
- prove sui materiali messi in opera, anche mediante metodi non distruttivi;
- monitoraggio programmato di grandezze significative del comportamento dell’opera
da proseguire, eventualmente, anche dopo il collaudo della stessa.

9.2 PROVE DI CARICO

Le prove di carico, ove ritenute necessarie dal Collaudatore, dovranno identificare la


corrispondenza del comportamento teorico e quello sperimentale. I materiali degli
elementi sottoposti a collaudo devono aver raggiunto le resistenze previste per il loro
funzionamento finale in esercizio.
Il programma delle prove, stabilito dal Collaudatore, con l’indicazione delle procedure
di carico e delle prestazioni attese deve essere sottoposto al Direttore dei lavori per
l’attuazione e reso noto al Progettista e al Costruttore.
Le prove di carico si devono svolgere con le modalità indicate dal Collaudatore che se
ne assume la piena responsabilità, mentre, per quanto riguarda la loro materiale
attuazione, è responsabile il Direttore dei lavori.
Nel collaudo statico si terrà conto di quanto indicato nel Cap.4 per i vari materiali,
inoltre per i ponti di quanto prescritto al § 5.1 per i ponti stradali e al § 5.2 per quelli
ferroviari.
Le prove di carico sono prove di comportamento delle opere sotto le azioni di esercizio.
Queste devono essere, in generale, tali da indurre le sollecitazioni massime di esercizio
per combinazioni caratteristiche (rare). In relazione al tipo della struttura ed alla natura
dei carichi le prove possono essere convenientemente protratte nel tempo, ovvero
ripetute su più cicli.
Il giudizio sull’esito della prova è responsabilità del Collaudatore.
L’esito della prova va valutato sulla base dei seguenti elementi:
- le deformazioni si accrescano all’incirca proporzionalmente ai carichi;
- nel corso della prova non si siano prodotte fratture, fessurazioni, deformazioni o
dissesti che compromettono la sicurezza o la conservazione dell’opera;
- la deformazione residua dopo la prima applicazione del carico massimo non superi una
quota parte di quella totale commisurata ai prevedibili assestamenti iniziali di tipo
anelastico della struttura oggetto della prova. Nel caso invece che tale limite venga
superato, prove di carico successive devono indicare che la struttura tenda ad un
comportamento elastico.
- la deformazione elastica risulti non maggiore di quella calcolata.
Le prove statiche, a giudizio del Collaudatore e in relazione all’importanza dell’opera,
possono essere integrate da prove dinamiche e prove a rottura su elementi strutturali.

APPALTI (Fonti: appunti di valutazione economica e legislazione delle opere


pubbliche)

La forma contrattuale è il contratto d’appalto che può essere classificato in dipendenza


della natura giuridica del soggetto appaltante. La prima classificazione porta a
distinguere tra appalto pubblico e quello privato.

APPALTO PUBBLICO: Il committente in questo caso è soggetto giuridico


le cui azioni sono regolamentate dalle norme di diritto Pubblico quali ad
esempio la pubblica amministrazione e la società a partecipazione statale
(società il cui azionista è lo stato). A titolo esemplificativo si riportano i
principali soggetti giuridici che possono assumere il ruolo di Committente:
le regioni, le province, i comuni, le forze armate, l’Anas, le comunità
montane, i consorzi di bonifica, ect.ect…. Il committente pubblico ha la
possibilità di interferire nei lavori sempre attraverso il direttore dei lavori
con l’ordine di servizio.

APPALTO PRIVATO: In questo caso il committente è rappresentato da


una persona fisica oppure da una persona giuridica (società di persone e di
capitali) che avendo la disponibilità delle risorse finanziarie e strumentali
affida all’impresa il compito di realizzare una determinata opera. Ovvero, al
committente privato (soggetto appaltante) è preclusa ogni possibilità di
interferire con i lavori; può solo controllare l’esecuzione al contratto
attraverso la figura del direttore dei lavori.

Definizione di contratto di appalto: con il quale una parte assume il compimento di


un’opera e di un servizio, verso un corrispettivo in denaro.

L’appaltatore deve organizzare i mezzi necessari a gestire a proprio rischio l’attività


(=IMPRENDITORE).

1. MODALITÀ DI APPALTO

1.1 Appalto Lavoro a corpo

Il committente in questo casi decide di affidare l’appalto stabilendo un corrispettivo


certo per la realizzazione dell’opera. Questa forma contrattuale viene definita anche
“forfait”. Il corrispettivo dell’appalto è “chiuso” poiché l’ammontare complessivo dei
lavori è definito in sede contrattuale e di norma non dovrebbe subire delle variazioni. La
rigidità di questa forma presuppone una precisa e chiara stesura del contratto e dei
documenti allegati. La formulazione di questi documenti deve essere estremamente
dettagliata e deve comprendere la descrizione di tutte le lavorazioni, la descrizione delle
caratteristiche dei materiali impiegati e la descrizione di tutti gli oneri che competono
alle parti tenendo ben presente della non revisionabilità del prezzo.
1.2 Appalto a misura

In questo caso il committente affida all’appaltatore il lavoro sulla base di un elenco


prezzi unitario redatto per voci di lavoro. Alcune volte il committente fornisce un elenco
di quantità, che in questo caso hanno valore puramente indicativo, e che servono per
calibrare al meglio i prezzi unitari delle singole lavorazioni. Il corrispettivo finale, in
questo caso, rimane aperto in quanto l’ammontare complessivo del contratto emergerà
dalla contabilizzazione dei lavori effettuata in corso d’opera applicando alle quantità
delle lavorazioni effettivamente realizzate, rilevate in contraddittorio tra le parti, i prezzi
unitari concordati (esempio: contratti aperti di manutenzione).

1.3 Appalto in economia

Il contratto in economia presuppone che il committente riconosca all’appaltatore un


corrispettivo commisurato all’impiego della manodopera, dei materiali e delle
attrezzature. Sostanzialmente in questo caso il contratto si riferisce ad un elenco di
prezzi unitari composto da voci di materie prime, voci di manodopera suddivise per
qualifiche e noleggi di attrezzature e macchinari. L’impossibilità di definire in sede di
contratto un ammontare complessivo certo fa si che questa forma di appalto sia
utilizzata solo per piccoli lavori o per tipologie particolari.

2. LA RICHIESTA DI OFFERTA

La richiesta di offerta è un atto più o meno formale che consiste nella consegna degli
elaborati progettuali all’impresa di fiducia del committente oppure coinvolge uno
svariato numero di imprese invitate attraverso una lettera di invito a presentare
un’offerta elaborata sulla base di una serie di elaborati grafici. In alcuni casi le imprese
a cui si richiede un’offerta vengono preventivamente valutate e prequalificate sulla base
di una verifica del possesso di requisiti tecnici, organizzativi e finanziari. Il committente
pubblico deve seguire precisi dispositivi legislativi scegliendo tra le forme che sono ben
definite dalle norme. L’ambito privato è vario: la selezione generalmente avviene
attraverso l’amicizia o la conoscenza diretta delle piccole imprese. Esiste la grande
industria, l’immobiliare che, nell’ambito di lavori importanti, chiama le varie imprese a
presentare la propria offerta attraverso procedure che vengono di volta in volta stabilite
e che richiedono una serie di adempimenti formali uguali per tutti i concorrenti.

3. ESAME DELLA DOCUMENTAZIONE DI GARA

L’impresa viene chiamata a produrre un’offerta sulla base di una documentazione


consegnata dal committente. Questi documenti sono:

 I disegni esecutivi architettonici e strutturali;


 I risultati delle indagini geognostiche;
 Capitolato generale;
 Il capitolato speciale di appalto;
 Computo metrico estimativo;
 Elenco dei prezzi unitari.

La valutazione economica del progetto da parte dell’impresa consiste nel formulare


un’offerta che sia remunerativa ma al tempo stesso deve competere con le offerte
che verranno presentate dalle altre imprese concorrenti.
La prima fase da seguire per procedere alla valutazione di un’offerta ben strutturata
riguarda l’analisi della documentazione di gara che potrà essere composta da tutti
oppure da una sola parte dei documenti sopra elencati a seconda del tipo di lavori e
del tipo di appalto. Partendo dagli elaborati grafici dovrà essere valutata la
correttezza delle soluzioni progettuali proposte, il livello di precisazione e dettaglio
degli elaborati grafici e la completezza delle soluzioni proposte. Il livello di
precisazione e di dettaglio degli elaborati grafici incide in maniera sostanziale
sull’incertezza di computo che l’imprenditore si trova a dover valutare. Migliore è il
livello di progetto, minore è la quota di ricarica da applicare in sede di valutazione
del prezzo attribuibili a situazioni o ad eventi o più in generale opere non definite
ma delle quali l’imprenditore deve tener conto; questo in special modo nel caso di
lavoro a corpo. Ciò chiaramente non hai fini del dimensionamento strutturale
dell’opera, quanto per le insidie e le incertezze che il suolo può riservare e che
comportano problemi esecutivi non indifferenti che si traducono in rilevanti risvolti
economici.
4. PRINCIPIO DI VERIFICA DELL’OPERA

Il committente prima di accettare l’opera ha il diritto di effettuare la verifica di


conformità dell’opera stessa nel corso dell’esecuzione e alla fine dei lavori.

TRANSITO DI RESPONSABILITÀ: l’opera rimane di proprietà dell’appaltatore fino


a che il committente non lo compra. Diventa del committente quando quest’ultimo
accetta l’opera. Se il committente non effettua la verifica dell’opera (collaudo) si dà per
accettata e dopo scatta l’obbligo di pagamento. Solitamente l’obbligo di pagamento
avviene ad ogni stato di avanzamento dei lavori, al compimento di una quantità di
lavorazioni (ogni 10% del prezzo complessivo), al 10° saldo sarà stata corrisposta
l’intera quantità dell’appalto. Pagamenti come anticipazione del prezzo, se l’opera non
viene accettata o accettata con riserva, il committente può chiedere indietro gli anticipi.

GARANZIA PER I DIFETTI ELL’OPERA (sia per gli appalti pubblici che privati):

DIFFETTI:

1) DIFFORMITÀ: differenze tra l’opera realizzata e quella descritta nel contratto.


2) VIZI: difettosità dell’opera che la rendono non del tutto idonea allo scopo per la
quale è stata realizzata.

Obbligo dell’appaltatore alla garanzia: non è dovuta se il committente ha accettato


l’opera senza riserve o se i difetti erano facilmente riconoscibili.

Obbligo del committente di denunciare i difetti non appena li scopre (entro 60gg dalla
scoperta).

CONTENUTO DELLA GARANZIA:

 In caso di difetti non è necessario che essi dipendano dall’appaltatore affinchè


scatti la garanzia (lui magari ha agito secondo contratto), quindi si procede con
una responsabilità oggettiva dell’appaltatore, nel caso non vi sia un contratto con
obbligazione di risultato, allora, in questo caso, la responsabilità è
dell’appaltatore.
 Alternativamente il committente può ordinare che i difetti vegano rimossi a
spese dell’appaltatore (che è tenuto ad intervenire e a eliminare i vizi). Il
committente può chiedere una riduzione del prezzo proporzionale al difetto (in
particolare in proporzione alla diminuzione di valore dell’utilità che si recava al
bene). Se l’appaltatore si rifiuta di fare il ripristino, il committente può
provvedere ad effettuare l’intervento sul bene, il conto lo dovrà poi pagare
l’appaltatore.
 Sei i difetti rendono del tutto inadatto al suo scopo l’opera, il legislatore può
decidere di sciogliere il contratto.

In termini di durata della garanzia si allungano (non più 2 anni, ma bensì 10 anni
dalla consegna dell’opera), mentre la decadenza (il tempo per denunciare) è di 1
anno.

CONTRATTO DI SUBAPPALTO: contratto di appalto che vede come committente di


esso l’appaltatore del contratto di appalto principale. (si introduce un terzo soggetto).
Solitamente nei contratti pubblici c’è il subappalto. Il subappaltatore, rispetto al
committente, assume gli stessi obblighi che l’appaltatore (committente) ha assunto nei
confronti del committente principale.

REGOLA DEL SUBAPPALTATORE: non si possono affidare lavori ai subappaltatori


senza il consenso dell’appaltatore principale.

PRATICHE EDILIZIE

1. ELENCO PRATICHE EDILIZIE (Fonte: Portale dei


professionisti.com)

 Autorizzazione paesaggistica: l'autorizzazione paesaggistica è la pratica


obbligatoria per poter realizzare un intervento edilizio in area sottoposta a
vincolo paesaggistico-ambientale. Non è quindi necessaria nei casi di interventi
di manutenzione ordinaria, manutenzione straordinaria, di consolidamento
statico e di restauro conservativo, qualora le opere non compromettano le
caratteristiche ambientali ed architettoniche dei luoghi soggetti all'intervento.
 Cambiamento di destinazione d’uso: il cambiamento di destinazione d’uso è la
trasformazione d’uso con opere edilizie di locali adibiti ad uso: residenziale,
industriale, commerciale e terziario, verso altre destinazioni;
 CIAL - Comunicazione d’Inizio Attività Libera: la Comunicazione di Inizio
Attività di Edilizia Libera (CIAL) è un adempimento da presentare nel Comune
dove si intendono eseguire opere edilizie di manutenzione straordinaria. Tali
opere possono riguardare modifiche alle unità immobiliari sia all'interno che
all'esterno ma in entrambi i casi non devono riguardare le parti strutturali
dell'edificio o incrementare i parametri urbanistici o modificare il numero delle
unità immobiliari del fabbricato;
 Comunicazioni inizio lavori edili: la comunicazione di inizio lavori è quel
documento che permette di dare ufficialmente l’inizio delle operazioni di
cantiere. E’ necessario per attivare i permessi di costruire entro un anno dal
rilascio degli stessi, pena la decadenza del permesso stesso. Si usa anche per
le DIA, per dare effettiva concretezza del reale inizio dei lavori dopo i trenta
giorni dalla presentazione delle stesse;
 DIA - Denuncia di Inizio Attività Edilizia: la DIA è un provvedimento
amministrativo inoltrato all’Autorità comunale che abilita l’esecuzione di un
intervento edilizio in conformità agli strumenti di pianificazione urbanistica e
alla normativa edilizia, igienico-sanitaria e di sicurezza. La DIA è riconosciuta
come procedura facoltativa alternativa al permesso di costruire e risulta
disciplinata nell'ordinamento nazionale dal decreto Presidente della Repubblica
6 giugno 2001 n. 380 Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari
in materia edilizia; tuttavia la competenza in materia urbanistico/edilizia tra stato
e regioni ha poi motivato molte amministrazioni regionali a legiferare sul tema
con norme tendenti a regolarne l'ambito di applicazione;
 Esame impatto paesistico: l'esame di impatto paesistico è la pratica obbligatoria
nei casi di realizzazione di interventi edilizi quali nuova costruzione,
ristrutturazione edilizia, ampliamento, recupero sottotetto o altri specifici
interventi che possano compromettere la percezione del paesaggio circostante. Il
rilascio del "permesso di costruire" o comunque l'efficacia delle pratiche
edilizie DIA e SCIA  sono subordinate al superamento dell'esame di impatto
paesistico;
 Occupazione suolo pubblico: l'occupazione del suolo pubblico è la pratica
obbligatoria per la richiesta di autorizzazione ad occupare spazi pubblici o
proprietà private gravate da servitù di pubblico passaggio mediante il montaggio
o la modifica di arredi fissi, comunque smontabili e/o mobili (espositori, pedane,
sedie, tavoli, ombrelloni, fioriere, eccetera) o di strutture (gazebi, verande,
pergolati, eccetera) o per l'installazione - o modifica - di corpi illuminanti e
telecamere. Il periodo di richiesta può essere temporaneo oppure permanente
(durata maggiore di un anno), a seconda delle esigenze del richiedente;
 Permesso di costruire: il permesso di costruire è un provvedimento
amministrativo richiesto all’autorità comunale e dalla stessa rilasciato, che
abilita l’esecuzione di un intervento edilizio in conformità agli strumenti di
pianificazione urbanistica ed alla normativa edilizia ed igienico-sanitaria. Il
Permesso di costruire, che ha sostituito il precedente istituto della Concessione
edilizia, è regolato nell'ordinamento nazionale dal D.P.R. 6 giugno 2001 n. 380
Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia,
tuttavia la competenza concorrente in materia urbanistico/edilizia tra stato e
regioni, ha poi motivato molte amministrazioni regionali a legiferare sul tema
con norme tendenti a regolarne l'ambito di applicazione;
 Pratica edilizia: la Pratica edilizia è quel documento che permette di edificare o
modificare un edificio. La DIA e la SCIA (Segnalazione Certificata Inizio
Attività), sono tutte pratiche edilizie;
 Regolamento locale di igiene: il regolamento di igiene è un atto normativo che,
insieme alle norme statali, regionali, provinciali, alle norme di attuazione  dei
piani urbanistici comunali e al regolamento edilizio, regola tutte le attività di
trasformazione edilizia sul territorio comunale. In particolare questo
regolamento disciplina i requisiti igienici dei locali agibili e dei locali accessori,
nonchè i requisiti igienici dei suoli edificabili. I requisiti dei locali agibili
riguardano la superficie di pavimento, le altezze interne, l'illuminazione, la
ventilazione, la protezione dall'umidità, la coibenza termica e acustica, i servizi
tecnologici, l'accessibilità e la sicurezza. I requisiti igienici dei suoli edificabili
riguardano la salubrità degli stessi, con particolare riferimento all'impossibilità
di costruire  in presenza di materiali inquinanti di varia natura  e in presenza di
acque sotterranee o superficiali di difficile eliminazione;
 SCIA - Segnalazione Certificata di Inizio Attività: la Segnalazione Certificata di
Inizio Attività (SCIA) consente di iniziare l’attività immediatamente e senza
necessità di attendere la scadenza di alcun termine, a differenza della DIA che
prevedeva il decorso del termine di trenta giorni prima di poter avviare l’attività.
Essa è stata introdotta dall’articolo 49, comma 4 bis del decreto legge 31 maggio
2010 n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010 n. 122, che
disciplina la Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA), sostituendo
integralmente la disciplina della Dichiarazione di Inizio Attività (DIA) contenuta
nell'articolo 19 della legge 7 agosto 1990 n. 241, con l'obiettivo di accelerare e
semplificare rispetto alla precedente disciplina.
La norma richiede espressamente che alla Segnalazione Certificata di Inizio
Attività siano allegate, tra l'altro, le attestazioni di tecnici abilitati, con
gli elaborati progettuali necessari per consentire le verifiche successive di
competenza da parte dell'Amministrazione. Ai sensi del comma 4 ter 
dell’articolo 49 della legge n. 122 del 2010, le espressioni “Segnalazione
Certificata di Inizio Attività” e “SCIA” sostituiscono, rispettivamente, quelle di
“Dichiarazione di Inizio Attività” e “DIA”, “ovunque ricorrano anche come
parte di un’espressione più ampia”, sia nelle normative statali che in quelle
regionali).

1.1 SCIA E DIA(Fonti: dal sito del comune di Bergamo, aggiornato a inizio 2014)

1.1.1 SCIA

Si tratta della segnalazione all'Amministrazione comunale di contestuale inizio di lavori


edilizi, per le fattispecie indicate nella sezione “interventi per i quali presentare
l’istanza”. Può essere utilizzata per interventi di recupero edilizio e per i medesimi
interventi può essere sempre chiesto, in alternativa, il permesso di costruire. Nel termine
di 30 giorni dalla presentazione l’Amministrazione comunale può adottare motivato
provvedimento di divieto di prosecuzione dell’attività in caso di accertata carenza dei
requisiti e presupposti della predetta segnalazione o contrasto con la normativa
urbanistica vigente.
L'interessato è tenuto a comunicare immediatamente al Comune la data d'inizio e di
ultimazione dei lavori, secondo le modalità indicate nel Regolamento edilizio.

DOCUMENTAZIONE RICHIESTA PER LA PRESENTAZIONE DELL’ISTANZA:

 MODULO PRINCIPALE: segnalazione certificata di inizio attività;


 MODULI ACCESSORI: relazione tecnica di osservazione (SCIA); soggetti
coinvolti nel procedimento edilizio; ulteriori immobili oggetto dell’istanza;
ulteriori intestatari del procedimento.
 ALLEGATI OBBLIGATORI: copia del documento di identità del dichiarante e
permesso di soggiorno se straniero; elaborati di progetto per istanze edilizie;
ricevuta di pagamento diritti di segreteria.
 ALLEGATI ULTERIRI (solo nei casi previsti): autorizzazione paesaggistica;
barriere architettoniche e relazione degli elaborati grafici dimostrativi;
contenimento del consumo di energia, progetto e relazione tecnica; dispositivi
anticaduta, progetto e relazione tecnica; elaborato CAD di inquadramento
cartografico; progetto e relazione tecnica degli impianti; relazione tecnica ed
elaborati di progetto dell’inquadramento elettromagnetico; nulla osta della
soprintendenza; parere igienico e sanitario rilasciato dall’ASL; planimetria a
dimostrazione del rispetto della superficie drenante; Planimetria catastale
antecedente al 1942 per edifici di epoca remota; Progetto di bonifica di aree
dismesse : collaudo di avvenuta bonifica; Reversale divisionale; Valutazione di
impatto acustico; Vincolo delle autorimesse da costruire, atto notarile; Vincolo
idrogeologico: autorizzazione rilasciata dal Consorzio Parco dei Colli; Visto e
parere “allacciamento/riordino fognatura”.

1.1.2 DIA

Tutti gli interventi di trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio sono


subordinati a permesso di costruire. Chi ha titolo per presentare istanza di permesso di
costruire ha facoltà, alternativamente e per gli stessi interventi di trasformazione
urbanistica ed edilizia, di inoltrare al Comune denuncia di inizio attività (D.I.A.),
almeno trenta giorni prima dell'effettivo inizio dei lavori. La denuncia d'inizio attività,
una volta divenuta efficace, svolge la stessa funzione del permesso di costruire. 
L'interessato è tenuto a comunicare immediatamente al Comune la data d'inizio e di
ultimazione dei lavori, secondo le modalità indicate nel Regolamento edilizio.

La denuncia di inizio attività in edilizia (DIA) è un atto amministrativo, la cui disciplina


è contenuta nel Testo unico dell'edilizia della Repubblica italiana (D.P.R. 6
giugno 2001 n. 380) che ne descrive il potere e i limiti agli artt. 22 e 23.

Dal 2010 è stata, per la maggior parte dei casi, sostituita dalla segnalazione certificata di
inizio attività (S.C.I.A.). Tuttavia la D.I.A. ancora oggi esiste e può essere utilizzata, per
le varianti in corso d'opera, invece di un permesso di costruire, qualora si apportino
modifiche non sostanziali.

Questo tipo di denuncia di inizio attività (D.I.A.) è diventata uno strumento molto
versatile, che è servito alla pubblica amministrazione italiana (in larga parte, gli uffici
tecnici dei Comuni) per agevolare e snellire il procedimento relativo a pratiche edilizie,
di minor peso urbanistico, sull'attività edilizia che si svolgeva sul proprio territorio.
Con una D.I.A., infatti, si poteva ristrutturare il proprio appartamento, effettuare opere
di manutenzione ordinaria o straordinaria sul proprio immobile e persino costruire nuovi
edifici, qualora fosse presente un piano particolareggiato, ovvero in caso di demolizione
e ricostruzione fedele.

La D.I.A. tuttavia non è da confondersi con un'autorizzazione. Di fatto, essa è


un'autodichiarazione del committente dei lavori accompagnata da una relazione
asseverata da un tecnico (oltre i vari documenti da allegare), pertanto, risulta essere più
responsabilizzante per il privato e per il tecnico, piuttosto che per la pubblica
amministrazione che, nel caso di D.I.A., svolge un mero controllo dei requisiti.

DOCUMENTAZIONE RICHIESTA PER LA PRESENTAZIONE DELL’ISTANZA:

 MODULO PRINCIPALE: denuncia di inizio attività edilizia


 MODULI ACCESSORI: contributo di costruzione, modello per il calcolo; istat:
rilevazione statistica dell’attività edilizia; relazione tecnica d osservazione
(DIA),;soggetti coinvolti nel procedimento edilizio; ulteriori immobili oggetto di
istanza; ulteriori intestatari del procedimento.
 ALLEGATI OBLIGATORI: copia del documento d’identità del dichiarante e
permesso di soggiorno se straniero; elaborati di progetto per istanze edilizie;
ricevuta di pagamenti diritti di segreteria.
 ULTERIRI ALLEGATI (solo nei casi previsti): autorizzazione paesaggistica;
barriere architettoniche e relazione degli elaborati grafici dimostrativi;
contenimento del consumo di energia, progetto e relazione tecnica; dispositivi
anticaduta, progetto e relazione tecnica; elaborato CAD di inquadramento
cartografico; esame dell’impatto paesistico del progetto; progetto e relazione
tecnica degli impianti; relazione tecnica ed elaborati di progetto
dell’inquadramento elettromagnetico; nulla osta della soprintendenza; parere
igienico e sanitario rilasciato dall’ASL; planimetria a dimostrazione del rispetto
della superficie drenante; Planimetria catastale antecedente al 1942 per edifici di
epoca remota; Progetto di bonifica di aree dismesse : collaudo di avvenuta
bonifica; Reversale divisionale; Valutazione di impatto acustico; Vincolo delle
autorimesse da costruire, atto notarile; Vincolo idrogeologico: autorizzazione
rilasciata dal Consorzio Parco dei Colli; Visto e parere “allacciamento/riordino
fognatura”.

1.1.3 DIFFEREZA TRA SCIA E DIA (Edilportale aggiornato in


materia nel 2011)

 
Ambito di applicazione della Scia:
Dopo le polemiche sul nuovo titolo abilitativo e i dubbi manifestati sulla sua
applicabilità alle costruzioni, che avevano reso necessaria una circolare esplicativa del
Ministero della Semplificazione, è stato il Decreto Sviluppo a chiarire i margini
d’azione della nuova procedura. La segnalazione certificata di inizio attività non
sostituisce i nulla osta necessari in presenza di vincoli ambientali, paesaggistici e
culturali, né nei casi in cui si ricorre alla Dia in sostituzione della Super-Dia.
Sono escluse anche le nuove costruzioni e le ristrutturazioni urbanistiche ed edilizie che
implicano modifiche di volume, sagoma e destinazione d’uso.
 
Si può ricorrere al titolo abilitativo semplificato per restauro e risanamento
conservativo, mutamenti di destinazione d’uso funzionali, manutenzioni sulle parti
strutturali, frazionamento o accorpamento di più unità abitative, ampliamento dei
fabbricati all’interno della sagoma esistente, senza creazione di volumi autonomi,
modifiche prospettiche, come l’apertura di finestre, varianti a permessi di costruire che
non incidono su volumetrie e parametri urbanistici e realizzazione di parcheggi a piano
terra o nel sottosuolo, anche in deroga agli strumenti urbanistici.
 
Quando la Scia non sostituisce la Dia:
Rimangono soggetti alla denuncia di inizio attività gli interventi per i quali è ammesso il
ricorso alla Dia alternativa al permesso di costruire (Super-Dia). Si tratta di interventi di
ristrutturazione maggiore, che portano ad un organismo edilizio in tutto o in parte
diverso dal precedente, e di interventi di nuova costruzione o ristrutturazione
urbanistica. A questi si aggiungono poi tutti i lavori per i quali le leggi regionali
prevedono la semplificazione rispetto al permesso di costruire.
 
Le differenze:
Come avveniva con la Dia, la Super-Dia deve essere presentata allo Sportello Unico 30
giorni prima dell’inizio dei lavori. Con la Scia, il cantiere può partire nello stesso giorno
in cui viene consegnata l’istanza, ma il dirigente entro 30 giorni può adottare
provvedimenti di divieto di prosecuzione dell’attività e di rimozione degli eventuali
effetti dannosi. Decorso questo termine, all’amministrazione è consentito intervenire
solo in presenza del pericolo di un danno per il patrimonio artistico e culturale, per
l’ambiente, per la salute, per la sicurezza pubblica o la difesa nazionale.
 
La Super-Dia ha efficacia limitata a tre anni. I lavori non ultimati entro tale termine
possono essere completati previa presentazione di una nuova Super-Dia. Per la Scia non
è stata dettata nessuna disposizione particolare, il che, secondo il Consiglio del
Notariato, potrebbe lasciare presupporre una durata analoga dell’efficacia.
 
Il ricorso alla Super-Dia è ammesso anche nel caso di immobili vincolati. Ad ogni modo
devono essere prima rilasciati i pareri o le autorizzazioni previste dalla normativa
vigente. Nel caso della Scia,  il Dl Sviluppo ha specificato che questa non sostituisce gli
atti di autorizzazione delle amministrazioni preposte alla tutela dell'ambiente e del
patrimonio culturale. Si può quindi desumere che il titolo abilitativo semplificato deve
essere ammesso anche per immobili vincolati purchè sia allegato il nulla osta.
(riproduzione riservata)

1.2 PERMESSO DI COSTRUIRE (Portale dei professionisti, 2011)

Il permesso di costruire è un provvedimento amministrativo richiesto all’autorità


comunale e dalla stessa rilasciato, che abilita l’esecuzione di un intervento edilizio in
conformità agli strumenti di pianificazione urbanistica ed alla normativa edilizia ed
igienico-sanitaria. Il Permesso di costruire, che ha sostituito il precedente istituto della
Concessione edilizia, è regolato nell'ordinamento nazionale dal D.P.R. 6 giugno 2001 n.
380 Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia,
tuttavia la competenza concorrente in materia urbanistico/edilizia tra stato e regioni, ha
poi motivato molte amministrazioni regionali a legiferare sul tema con norme tendenti a
regolarne l'ambito di applicazione. La richiesta di permesso di costruire è inoltrata
all’autorità comunale corredata da un progetto - redatto da un professionista abilitato
all'esercizio della professione - che descriva compiutamente e dettagliatamente le opere
che si intende eseguire e ne attesti la conformità urbanistico/edilizia e la rispondenza ai
requisiti normativi tecnici (es. antisismici, acustici, di isolamento termico, ecc.).
Qualora l'intervento interessi beni soggetti a particolari tutele (ambientali,
architettoniche, artistiche, eccetera) il rilascio del Permesso di costruire è vincolato alla
preventiva autorizzazione da parte dell'ente preposto alla tutela del vincolo. I termini di
inizio ed ultimazione lavori sono indicati nel permesso di costruire e solitamente l’inizio
dei lavori deve avvenire entro un anno dal rilascio del permesso e la costruzione deve
essere completata entro tre anni dall'inizio dei lavori.
Gli interventi la cui realizzazione è subordinata al preventivo rilascio del permesso di
costruire sono indicati nella normativa nazionale (D.P.R. 380/2001) o nelle relative
Leggi regionali, ma in generale è possibile affermare che le nuove costruzioni e gli
interventi di ristrutturazione edilizia od urbanistica di un certo rilievo sono quasi sempre
soggetti al rilascio del permesso di costruire. Le Leggi regionali possono altresì
subordinare a procedure amministrative autorizzative semplificate interventi
abitualmente e generalmente assoggettabili a permesso di costruire.

2. DENUNCIA DI OPERE IN CONGLOMERATO CEMENTIZIO ARMATO


NORMALE E PRECOMPRESSO ED A STRUTTURA METALLICA (DPR
6/06/2001 n. 380) (Fonti: dal sito del comune di Bergamo, aggiornato a inizio 2014)

Le denunce delle opere in C.A. o in C.A.P. ed a struttura metallica vanno depositate


presso il Comune in cui si eseguono i lavori prima del loro inizio. Ogni denuncia deve
essere timbrata e firmata dall’Impresa che esegue i lavori e deve indicare i nomi ed i
recapiti del committente, del progettista delle strutture, del direttore dei lavori e del
costruttore. L’Impresa deve essere iscritta al Registro Imprese della Camera di
Commercio della provincia in cui l’Impresa medesima ha sede. Se l’Impresa è artigiana
è pure annotata all’Albo degli Artigiani sempre della medesima Camera di Commercio.
ALLA DENUNCIA in triplice copia DEVONO ESSERE ALLEGATI in triplice copia con firme
in originale:

 progetto dell’opera firmato dal progettista abilitato ed iscritto all’Albo


professionale, dal quale risultino in modo chiaro ed esauriente le calcolazioni
eseguite, l’ubicazione, il tipo, le dimensioni delle strutture e quanto altro occorre
per definire l’opera sia nei riguardi dell’esecuzione sia nei riguardi della
conoscenza delle condizioni di sollecitazione;
 relazione di calcolo, nella quale devono essere richiamate le normative tecniche
vigenti e precisati in modo esauriente i criteri di calcolo, le analisi dei carichi, le
ipotesi di carico, le caratteristiche prescritte per i materiali, i criteri di sicurezza e di
verifica. In particolare vanno riportate le verifiche degli elementi strutturali più
sollecitati.
 relazione illustrativa, firmata dal progettista e dal direttore dei lavori, dalla quale
risultino le caratteristiche, le qualità e le dosature dei materiali che verranno
impiegati nella costruzione.
 nomina del Collaudatore ed accettazione dell’incarico con firme in originale,
contenente l’indicazione dell’iscrizione all’Albo Professionale da almeno 10 anni e
l’impegno a non partecipare alla Direzione ed alla esecuzione dei lavori (art. 67,
commi 2 e 3, D.P.R. 380/2001). Si precisa che quando non esiste il Committente
ed il Costruttore esegue in proprio i lavori, è obbligatorio per il Costruttore
chiedere, anteriormente alla presentazione della denuncia all’Ordine Provinciale
degli Ingegneri o Architetti la designazione di una terna di professionisti fra i quali
dovrà scegliere il collaudatore (sempre prima del deposito della denuncia di c.a.).

3. A STRUTTURA ULTIMATA (Fonti: dal sito del comune di Bergamo,


aggiornato a inizio 2014)

A strutture ultimate, entro il termine di 60 giorni, il Direttore dei lavori deve depositare
presso il Comune la relazione a struttura ultimata, allegando:
 i certificati delle prove sui materiali impiegati (controlli in cantiere) emessi da
Laboratori di cui all’art. 59 del D.P.R. 380/2001;
 per le opere in C.A.P. ogni indicazione relativa alla tesatura dei cavi ed ai
sistemi di messa in coazione;
 l’esito di eventuali prove di carico, allegando le copie dei relativi verbali firmate
per copia conforme.
N.B.: i controlli di cantiere sono obbligatori:
o per i cubetti di cls
o per le barre di acciaio per C.A.
mentre sono a discrezione del Direttore delle strutture:
o per l’acciaio per C.A.P.
o per l’acciaio da costruzione (profilati metallici).
Ne consegue pertanto che per le strutture in C.A., alla relazione a struttura ultimata,
dovranno essere sempre allegati sia i certificati delle prove di compressione sui cubetti
di cls che i certificati delle prove di trazione sulle barre di acciaio per C.A.