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Ciao ragazzi!!

So che come tema non doveva essere affrontato ma visto che abbiamo
letto (Mirko ed io) che ci sono un paio di domandine riguardo alle coperture o sulle
chiusure verticali, ho deciso di fare un micro riassunto di tutte queste robe qui (che
magari ci sono sul manuale..ma io non essendone ancora in possesso no so). Inoltre
verso la fine c’è un capitoletto sulla manutenzione, non so a chi spettasse come tema da
sviluppare, ma io ne ho messo qualcosina. Se non vi interessa tranquilli, io comunque lo
pubblico, non che magari non avete niente da fare e volete leggerlo..    .

Buono studio a tutti!

Vit
ARCHITETTURA TECNICA (Fonti: Architettura
tecnica,2004, libro in prestito in biblioteca unibg; “Enciclopedia pratica per
progettare e costruire”)

1. CHIUSURE VERTICALI

Le chiusure degli edifici sono di 2 tipi: verticali ed orizzontali. Le chiusure verticali


rappresentano gli elementi di fabbrica che determinano l’inviluppo verticale esterno
dell’organismo architettonico. Devono avere i seguenti requisiti: resistenza meccanica,
resistenza agli agenti atmosferici, coibenza termica e igrometrica, coibenza acustica,
durabilità, igienicità incombustibilità, funzionali e fruitivi. Le classi di elementi tecnici
che fanno a capo alle chiusure verticali, sono essenzialmente due:

 Pareti perimetrali esterne


 Infissi esterni

1.1 Pareti perimetrali esterne

La classificazione delle pareti perimetrali esterne fatte in relazione alla funzione


strutturale le distingue in :

 Pareti perimetrali portanti che si dividono a loro volta in murature resistenti


naturali, artificiali, murature miste, murature armate;
 Pareti portate o di tamponamento che sono realizzate in opera o in pannelli. La
loro funzione principale è quella di chiudere le specchiature comprese tra gli
elementi del sistema portante in modo da delimitare gli ambienti interni
dell’edificio. I requisiti strutturali di tali chiusure sono limitate alla resistenza dei
carichi dovuti al peso proprio, alle azioni del vento, agli urti, alle vibrazioni
trasmesse attraverso l’ossatura dell’edificio.
1.1.1 Le pareti perimetrali opache e trasparenti

Le pareti perimetrali opache sono gli elementi di fabbrica che, pur conformando gli
spazi interni, impediscono il passaggio di persone e/o cose nonché della luce e dell’aria.
Quelle trasparenti invece sono quelle che permettono il passaggio della luce e di
conseguenza rendono visibile l’interno dall’esterno e viceversa, determinando
un’elevata omogeneità formale della facciata con l’integrazione degli infissi esterni
verticali. Le caratteristiche di quest’ultime sono la permeabilità alla luce insieme alla
capacità di coniugare le funzioni della parete perimetrale con quelle degli infissi esterni
verticali, dando così via ad una nuova idea di involucro edilizio ovvero di elemento
tecnologicamente avanzato che risponde alle più svariate esigenze impiegando
tecnologie innovative(attenzione però a tenere in considerazioni comportamenti
differenti dei diversi materiali).

1.1.2 Le pareti esterne e la protezione dall’ambiente


interno

 La parete a doppio paramento con camera d’aria o intercapedine: caratterizzati


da setti murari distinti disposti a distanza ravvicinata (4-10cm), tra i quali è
lasciata un intercapedine vuota o riempita di diversi strati che assolvono
differenti funzioni. Questo può essere sia portante che di tamponamento;
 La parete perimetrale isolata: sono quelle caratterizzate dalla presenza di strati
superficiali di isolamento termico e/o acustico

L’isolamento acustico: nell’acustica edilizia si distinguono quattro tipi di rumori: i


rumori aerei esterni (traffico), rumori aerei provenienti dalle attività interne, i rumori
delle apparecchiature, i rumori da impatto. L’isolamento acustico dipende
principalmente da due parametri: dalle proprietà isolanti dei materiali impiegati e
dalle tecniche e dalla qualità di posa in opera di questi ultimi. Le prestazioni
acustiche delle pareti verticali sono espresse in dB (decibel) quantificate secondo
due indici: il potere fono isolante apparente di separazione tra due unità immobiliari
e l’isolamento acustico standardizzato di facciata.
1.1.3 Gli strati funzionali

(ovviamente non tutti gli elementi funzionali sono presenti)

 ELEMENTO PORTANTE: ha la funzione di sopportare i carichi dovuti al peso


proprio e a quelli degli strati ad esso vincolati ed i sovraccarichi dovuti alla
pressione e/o depressione del vento e/o i carichi dovuti ad urti accidentali
sull’interno o all’esterno della parete stessa. Questo strato, sempre presente,
tende a condizionare il comportamento complessivo del sistema parete e ciò in
virtù della natura delle deformazioni cui può andare soggetto secondo la
posizione nella sequenza dei diversi strati.
 ELEMENTO DI TENUTA ALL’ACQUA: ha la funzione di conferire alla
chiusura un’impermeabilità all’acqua meteorica resistendo a sollecitazioni
fisiche, meccaniche, chimiche indotte dall’ambiente esterno e dall’uso.
Normalmente la funzione di tenuta è generalmente svolta da più strati.
 STRATO DI TENUTA ALL’ARIA: ha la funzione di conferire alla chiusura
una buona tenuta all’aria ed alla pressione del vento. Può derivare dall’apporto
di un insieme degli strati nei sistemi murari ottenuti dalla giustapposizione di
elementi di piccole dimensioni;
 ELEMENTO DI ISOLAMENTO TERMICO: ha la funzione di portare al valore
richiesto la resistenza termica globale della chiusura
 STRATO DI BARRIERA DI VAPORE: serve ad impedire il passaggio di
vapore d’acqua per controllare il fenomeno della condensa all’interno della
parete. Esso viene adottato per evitare l’accumulo di vapore all’interno del
sistema.
 STRATO DI COLLEGAMENTO: è l’elemento o l’insieme integrato di elementi
aventi la funzione di assicurare il collegamento tra lo strato portante e l’elemento
portato.
 STRATO DI PROTEZIONE E RIVESTIMENTO: si colloca esternamente alla
parete con funzione di protezione dagli agenti atmosferici e o con eventuale
funzione decorativa.
 STRATO DI REGOLARIZZAZIONE: ha la funzione di ridurre le irregolarità
superficiali dello strato sottostante.
 STRATO DI RIPARTIZIONE DEI CARICHI: ha la funzione di ripartire
eventuali carichi concentrati sullo strato di rivestimento, dovuti principalmente
ad urti accidentali, in presenza di stratificazioni particolarmente compressivi.
 STRATO DI VENTILAZIONE: contribuisce al controllo delle caratteristiche
igrotermiche della chiusa attraverso ricambi d’aria naturali o forzati.
 STRATO DI ACCUMULAZIONE TERMICA: ha la funzione di portare al
valore richiesto le caratteristiche d’inerzia termica globali della chiusa.

1.2 Infissi esterni (serramenti)

Con il termine generico di serramenti si individua un insieme di elementi che


consentono o impediscono la comunicazione sia tra spazi diversi all’interno di un
edificio (serramenti interni) sia tra l’interno dell’edificio e l’esterno (serramenti esterni);
sono perciò, elementi che separano spazi che possono avere anche caratteristiche fisiche
e igrometriche diverse.

Il serramento è formato da una parte fissa (controtelaio o telaio morto), collegato alla
muratura circostante mediante differenti tipi di ancoraggio che insieme alla parte mobile
costituisce la parte in vista dell’infisso, inserito nel vano o nella luce della muratura.
L’interfaccia tra telaio fisso e mobile è costituito dalla battuta che è una sagomatura a
gradini necessaria per impedire all’aria e all’acqua di attraversare l’infisso. La
ferramenta è il sistema di parti prevalentemente metalliche che permette alle varie
dell’infisso di connettersi e assicurare i movimenti di blocco e sblocco delle parti
mobili. Le dimensioni degli infissi variano in funzione della manovrabilità, della
resistenza meccanica, che dipende dal materiale con cui è costruito e, non ultimo, dei
riferimenti normativi che impongono precisi rapporti tra superficie illuminante e
superficie del locale da illuminare.

1.2.1Classificazione in base ai materiali di


fabbricazione

 Serramenti in legno;
 Serramenti in metallo;
 Serramenti in ferro;
 Serramenti in lamierino di acciaio zincato e in acciaio inox;
 Serramenti in alluminio;
 Serramenti in pvc;
 Serramenti in materiali misti;

1.2.2Classificazione in base ai sistemi di manovra

 Aperture a rotazione attorno ad un asse verticale laterale;


 Apertura a rotazione su asse orizzontale inferiore;
 Apertura a rotazione su asse verticale centrale;
 Apertura su rotazione su asse orizzontale centrale;
 Scorrevoli orizzontali;
 Scorrevoli verticali;
 Anta oscillo battente;

(+ classificazione in base al montaggio in opera del serramento)

1.2.3 Tenuta all’aria e all’acqua dei serramenti


esterni
Le cause (con le relative soluzioni) della penetrazione dell’acqua nei serramenti si
possono elencare come seguono:

 Presenza dell’acqua sulla superficie esterna del serramento;


 Presenza di acqua in corrispondenza della guarnizione esterna;
 Fenomeni di capillarità tra guarnizione e battuta;
 Gradiente di pressione fra intercapedine del giunto e l’esterno;
 Movimenti d’aria nell’intercapedine del giunto;
 Presenza di acqua nella camera di compensazione;
 Presenza di acqua in corrispondenza della guarnizione interna;
 Fenomeni di capillarità.
2. CHIUSURE ORIZZONTALI

Si definisce chiusura l’insieme delle unità tecnologiche e degli elementi del sistema
edilizio aventi funzione di separatore e di conformare gli spazi interni del sistema
edilizio stesso rispetto all’esterno Le chiusure si distinguono in : verticali, superiori,
orizzontale inferiore, orizzontale inferiore su spazi esterni.

2.1 La chiusura superiore continua

Si definisce chiusura l’insieme delle unità tecnologiche e degli elementi del sistema
edilizio aventi funzione di separatore e di conformare gli spazi interni del sistema
edilizio stesso dallo spazio esterno sovrastante. Le principali funzioni svolte dalla
chiusura superiore sono la protezione dagli agenti atmosferici ed il controllo delle
condizioni igrotermiche (temperatura e umidità dell’aria) dell’ambiente confinato i suoi
costituenti principali sono pertanto gli elementi di tenuta, termoisolante e di
ventilazione, nonché quello portante che è sempre presente in quanto indispensabile per
la realizzazione della chiusura stessa. Tutti gli altri stati possono essere pertanto
considerati accessori a questi.
Con riferimento agli strati principali, possono farsi due distinzione. In relazione alle
caratteristiche dell’elemento di tenuta le chiusure si distinguono in:

 continuo (=elemento di tenuta costituito da uno strato senza soluzioni di


continuità, che garantisce il funzionamento anche in assenza di pendenza);
 discontinuo(= elemento di tenuta costituito dalla giustapposizione di elementi, il
cui funzionamento è garantito dalla posa in opera secondo una idonea
pendenza).

In relazione alla presenza/assenza degli strati termoisolante e di ventilazione le chiusure


superiori si classificano in :

 isolate;
 isolate e ventilate;
 ventilate;
 non isolate e non ventilate (queste ultime due tipologie si riscontrano soprattutto
in edifici con destinazione industriale o commerciale)

2.1.1 La chiusura superiore continua

Sono anche definite comunemente “tetti piani o a terrazzo” per la configurazione piana
ed orizzontale che l’elemento di tenuta continuo consente. Minima pendenza per
l’allontanamento delle acque che scaricano a terra attraverso i pluviali. Riducono il
carico termico degli ambienti sottostanti. Diverse tipologie di chiusure continue si
ottengono dalla combinazione degli strati: tetto caldo (tipologia continua isolata con
presenza dell’elemento termoisolante posizionato al di sotto dell’elemento di tenuta),
tetto freddo( tipologia continua isolata e ventilata caratterizzata dalla presenza
dell’elemento termoisolante posizionato al di sotto di uno strato di ventilazione,
entrambi protetti dall’elemento di tenuta.) e il tetto rovescio (tipologia di chiusura
superiore continua isolata caratterizzata dalla presenza dell’elemento termoisolante
posizionato al di sopra dell’elemento di tenuta.

2.1.2 Chiusura superiore discontinua

Sono caratterizzate da una configurazione geometrica determinata dalla pendenza


necessaria per il corretto funzionamento dell’elemento di tenuta discontinuo (detto
anche manto o tegumento). La chiusura risulta costituita da falde (piani inclinati) la cui
pendenza è definita in funzione delle condizioni climatiche del luogo. A seguito si
riportano la principale terminologia per la descrizione della geometria a tetti a falde:

 Falda di copertura
 Linea di colmo orizzontale
 Linea di gronda
 Linea di conversa orizzontale
 Linea di conversa inclinata
 Pendenza di una falda di copertura

2.2 La chiusura orizzontale inferiore

Si definisce chiusura l’insieme delle unità tecnologiche e degli elementi del sistema
edilizio aventi funzione di separatore e di conformare gli spazi interni del sistema
edilizio stesso dal terreno sottostante o dalle strutture di fondazione. Le principali
funzioni svolte dalle chiuse orizzontali inferiori, oltre alla resistenza ai carichi priori e di
esercizio, sono la difesa idrica e termica, poiché il terreno da cui separano gli spazi
interni è caratterizzato da presenza di acqua e da temperatura che dipende dalla
profondità e risente in ritardo delle variazioni climatiche, nonché l’attrezzabilità
impiantistica.

In funzione del rapporto delle copertura con il terreno si possono classificare le chiuse:

 Rapporto continuo(=quando il contatto tra la chiusura ed il terreno avviene per


tutta l’estensione della chiusura stessa);
 Rapporto lineare o puntuale(= quando il contatto tra la chiusura e il terreno
avviene attraverso elementi a sviluppo lineare o puntuale);
 Rapporto nullo (= quando non esiste alcun rapporto tra la chiusura ed il terreno).

Si riportano alcune delle più diffuse tipologie di chiusure orizzontali inferiori:

 Vespaio: chiusura orizzontale inferiore a rapporto continuo caratterizzata dalla


presenza di una successione di strati di materiale inerte a granulometria
decrescente dal basso verso l’alto;
 Solaio a terra: chiusura orizzontale inferiore a rapporto lineare caratterizzato
dalla presenza di uno strato portante realizzato su appoggi lineari costituiti da
muretti.
 Sistema a granchio: chiusura orizzontale inferiore a rapporto puntuale
caratterizzata dall’uso di elementi prefabbricati modulari detti “a granchio” o “a
cupolotto” per la loro caratteristica forma.
 Solaio: è una chiusura orizzontale inferiore a rapporto nullo caratterizzata dalla
realizzazione di un solaio poggiato sugli elementi portanti dell’edificio.

3. LE PARTIZIONI INTERNE

La partizione interna è l’insieme delle unità tecnologiche e degli elementi tecnici del
sistema edilizio aventi funzione di dividere e conformare gli spazi interni del sistema
edilizio stesso. Questa classe è scomposta in:

 Partizione interna verticale ( tramezzatura);


 Partizione interna orizzontale (solaio);
 Partizione interna inclinata (scala).

3.1 La partizione interna verticale

La partizione interna verticale è l’insieme degli elementi tecnici verticali (pareti


verticali, infissi interni verticali ed elementi di protezione) del sistema edilizio aventi
funzione di dividere ed articolare gli spazi interni del sistema edilizio stesso.

Le pareti interne possono essere definite come dei componenti interni costruttivi
continui, rigidi ed opachi, ovvero trasparenti, che sono utilizzati per separare tra loro gli
ambienti. Si possono classificare in base alla risposta prestazionale rispetto a specifici
requisiti quale l’attrezzabilità impiantistica e di arredo ovvero il potere fono isolante.
Ma la classificazione più interessante dal punto di vista progettuale ed operativo
riguardano le sue caratteristiche costruttive e funzionali. Sono considerate fisse quelle
per le quali ogni spostamento implica la demolizione e la ricostruzione di parti
significative con notevole perdita di materiale. Sono considerate spostabili quelle per le
quali ogni spostamento implica una serie di piccoli aggiustamenti e demolizioni e
quelle che invece, non sono necessarie aggiustamenti.

I componenti costruttivi costituenti la partizione interna verticale sono:

 Parete;
 Battiscopa;
 Intonaco;
 Strato di finitura;
 Elemento di raccordo
3.2 La partizione interna orizzontale

La partizione interna orizzontale è l’insieme degli elementi tecnici orizzontali del


sistema edilizio aventi funzione di dividere ed articolare gli spazi interni del sistema
edilizio stesso.

Il solaio interno o intermedio divide due piani successivi dell’edificio, il soppalco,


invece divide in altezza, totalmente o parzialmente, ambienti di uno stesso piano per
ricavare, ove l’altezza lo permetta, ambienti vivibili o semplici aree di deposito.

Gli elementi costruttivi dei solai e soppalchi sono:

 Struttura;
 Finitura dell’estradosso;
 Finitura dell’intradosso.

3.3 La partizione interna inclinata

La partizione interna inclinata è l’insieme degli elementi tecnici del sistema edilizio con
giacitura prossima all’orizzontale (rampe e scale interne) aventi funzione di articolare
gli spazi interni connessi del sistema edilizio stesso, collegando spazi posti a quote
diverse. (per il dimensionamento del gradino si può usare la relazione : alzata+ pedata=
46cm oppure 2a + p = 62/63 cm ).
4. IMPIANTI TECNICI NELL’EDILIZIA

Gli impianti tecnici generalmente presenti negli edifici civili sono:

 Impianto idrico;
 Impianto di scarico;
 Impianto di climatizzazione;
 Impianto di distribuzione del gas;
 Impianto elettrico;
 Impianti di telecomunicazione;
 Impianto di sollevamento.

4.1 Impianto idrico

Garantisce l’approvvigionamento idrico necessario per scopi igienici, di


alimentazione, di pulizia degli ambienti, etc.. è costituito da una rete di tubazioni
che trasportano l’acqua in pressione fornita dall’acquedotto sino ai singoli punti di
utilizzazione all’interno dell’edificio. I componenti principali di tale impianto sono:
le tubazioni , autoclave (sistema per il controllo della pressione all’interno della
rete) e serbatoio (riserva idrica).

4.2 Impianto di scarico

Prevede a raccogliere e convogliare le acque reflue nella fogna pubblica.


L’impianto di scarico delle acque nere è costituito da diramazioni, colonne di
scarico, collettori, tronchi di esalazione, colonne di ventilazione secondaria, sifoni e
pozzetti.

4.3 Impianti di climatizzazione

Esistono differenti tipologie di impianti in grado di intervenire su una o più delle


variabili ambientali che determinano il comfort. È possibile fare la seguente
classificazione:

 Impianto termico: controlla la temperatura e modifica l’umidità dell’aria


(l’impianto termico è costituito da un generatore di calore e/o una macchina di
produzione del freddo, una rete di distribuzione del fluido vettore (che è l’acqua
o un gas frigorigeno), terminali di erogazione del calore ed un sistema di
smaltimento dei fumi;
 Impianto di termoventilazione: controlla la temperatura, velocità e purezza
dell’aria e modifica l’umidità relativa
 Impianto di condizionamento: controlla temperatura, velocità e purezza dell’aria
e umidità relativa (può essere un impianto ad aria o aria-acqua).

4.4 Impianto di distribuzione del gas

Alimenta le apparecchiature per la cottura del cibo, per la produzione dell’acqua calda
sanitaria e per il riscaldamento degli ambienti.

4.5 Impianto elettrico

Fornisce l’alimentazione elettrica necessaria per l’illuminazione, gli elettrodomestici, gli


impianti ausiliari, i macchinari. L’impianto è costituito da conduttori (distinti in
montanti linee primarie e derivazioni), organi di controllo e sicurezza, contatori,
apparecchi di comando e punti di utilizzazione.
4.6 Impianti di telecomunicazione

Per impianti di telecomunicazione si intendono quelli che consentono l’ingresso di


informazioni e cioè gli impianti telefonici, di antenna TV e citofonici. Sono costituiti
(gli impianti telefonici) da una linea di collegamento tra le centraline telefoniche e le
singole utenze e per ciascuna utenza, da una linea che collega le singole prese
telefoniche. Solitamente la linea telefonica corre parallelamente alla linea elettrica ma
alloggiano in tubazioni distinte.

4.7 Impianti di sollevamento

Consentono il superamento dei dislivelli e possono essere verticali (ascensori,


montacarichi) o inclinati (scale mobili,..). Ascensori e piattaforme elevatrici sono a
funzionamento intermittente e quindi adatti all’impiego di flussi concentrati, mentre
scale mobili sono a funzionamento continuo e pertanto adatti all’impiego in presenza di
flussi costanti. (Il vano corsa dell’ ascensore deve avere particolari caratteristiche: la
cabina ha un’altezza minima di 2 m e dimensioni in pianta che dipendono dal numero di
persone massime che può contenere.)

5. LA MANUTENZIONE DEGLI EDIFICI

Se il decadimento di un sistema edilizi si mantiene su progressi temporali


convenzionalmente accettate per una determinata tipologia costruttiva, in presenza di
normali opere di manutenzione, si ha una sorta di invecchiamento naturale cui si da il
nome di obsolescenza. Essa di può manifestare sia come degrado fisico del materiale,
sia come perdita di uno standard accettabile di prestazione in riferimento all’evoluzione
tecnologica, o connessa a una diversa richiesta prestazionale. Quando invece le
alterazioni si verificano in termini temporali e qualitativi inattesi tali da squilibrare le
logiche di invecchiamento naturale si hanno fenomeni patologici derivanti da una
diversa evoluzione rispetto a quanto previsto in sede di progetto. Ad oggi sono state
individuate forme di obsolescenza diversificate che causano il progressivo degrado
dell’organismo edilizio:

 Obsolescenza fisica: determinata da molteplici fattori di deterioramento che


investono i singoli componenti ed i materiali dell’edificio;
 Obsolescenza tecnologica: riferita a processi di innovazione tecnologica per cui
alcuni componenti sono superati da nuovi prodotti in grado di garantire livelli
qualitativi più elevati rispetto a quelli inizialmente adottati;
 Obsolescenza funzionale: dovuta a nuove condizioni di abitabilità e fruizione
che rendono l’organismo edilizio non più in grado di garantire l’ottimale
svolgimento delle funzioni per cui è stato progettato;
 Obsolescenza normativa: originata dall’introduzione di nuove norme inerenti
l’uso di materiali e componenti, gli schemi distributivi, la sicurezza d’uso,
l’innalzamento degli standard qualitativi;
 Obsolescenza formale: diretta conseguenza di eventi sociali e storici che
determinano l’evoluzione nel tempo della richiesta estetica.

È emerso che le principali cause di difetti e patologie edilizie sono riconducibili a:

 Fattori umani;
 Fattori chimici ed ambientali;
 Eventi traumatici;
 Errori di progettazione;
 Errori di esecuzione;
 Presenza di materiali e componenti difettosi;
 Comportamento anomalo dei sistemi tecnici e degli impianti.

La manutenzione edilizia è stata definita come “quel lavoro intrapreso con lo scopo di
mantenere, restaurare o migliorare ogni attrezzatura, vale a dire ogni parte del
fabbricato, i suoi servizi e l’area circostante, sino ad ottenere uno standard corrente
accettabile e per garantire la funzionalità ed il valore del complesso edilizio”, più
specificatamente “l’obiettivo della manutenzione di un immobile è quello di garantire
l’utilizzo del bene, mantenendone il valore patrimoniale e le prestazioni iniziali entro
limiti accettabili per tutta la vita utile e favorendone l’adeguamento tecnico e normativo
alle iniziali o nuove prestazioni tecniche scelte dal gestore o richieste dalla
legislazione”.

In linea generale gli interventi di manutenzione si distinguono in : manutenzione


ordinaria (= atto a ripristinare il livello di qualità vigente nell’edificio all’istante
iniziale, riportandolo ad uno standard accettabile) e quella straordinaria (= si consegue
un livello di qualità superiore a quello iniziale ed al massimo coincidente con quello di
un edifico nuovo allo stesso istante ovvero riportarlo ad uno standard corrente
accettabile). La manutenzione deve essere considerata come un processo ciclico che
inizia già con l’atto progettuale. Tra i diversi requisiti che caratterizzano la qualità
dell’organismo edilizio e dei singoli elementi tecnici che lo compongono, vanno
pertanto valutati e soddisfatti anche i requisiti relativi alla durabilità, manutenibilità
(facilità o meno che un sistema tecnologico offre per l’esecuzione della manutenzione) e
affidabilità nel tempo (capacità di mantenere invariata nel tempo la propria qualità in
condizione d’uso determinate).

La progettazione e la programmazione della manutenzione consiste, in definitiva, nella


comprensione della dinamica della naturale trasformazione a cui ogni organismo è
soggetto e nella individuazione di conseguenza dei modi e degli strumenti con i quali
contrastare questa evoluzione.

Il progetto della manutenzione deve presentarsi come progetto “parallelo” i cui elaborati
tecnici vanno riferiti a due precisi stadi del processo edilizio:

 Fase del pre-progetto e del progetto architettonico (strumenti d’indirizzo),


specifica delle nuove costruzioni;
 Fase del progetto esecutivo (strumenti operativi) comune a nuovi edifici e ad
interventi sull’esistente.

Il piano di manutenzione deve prefigurarsi come strumento aperto ed implementabile


sulla base dei dati di ritorno provenienti dall’esecuzione degli interventi manutentivi.
Gli strumenti di indirizzo sono costituiti da un gruppo di elaborati che definiscono un
insieme di linee guida di supporto rivolte alla ideazione di un prodotto agevolmente
mantenibile. In questa fase il progettista deve dettagliare le scelte progettuali,
corredandole di adeguate indicazioni in merito alle caratteristiche
morfologico/materiche, ai livelli prestazionali, alle modalità e alla tempistica ispettive e
manutentive, all’attesa di durata, ai presunti costi manutentivi. Momento essenziale per
determinare la manutenibilità è quello corrispondente alla fase preliminare del progetto
detta di “analisi e previsioni” in cui si delineano le modalità di funzionamento del
sistema e dei singoli componenti. Dopo aver valutato il livello globale di manutenibilità,
si può compilare un elenco ci criteri progettuali guida relativi al modo di conseguire il
medesimo requisito, in ciascuno dei sub-sistemi, delle unità tecnologiche o dei
componenti in cui è stato disaggregato il macro-sistema del manufatto edilizio. Un altro
strumento metodologico di autocontrollo preventivo della manutenibilità in sede di
progetto è costituito dalla matrice elementi tecnici/requisiti, un modello di
organizzazione logica di tipo matriciale che prevede sulle righe i sub-requisiti in cui si
scompone il requisito della manutenibilità mentre sulle colonne sono riportati i singoli
sub-sistemi in cui risulta convenientemente disaggregato il macro sistema edilizio. Tale
strumento genera un elenco ordinato dei possibili incroci tra singolo elemento tecnico/
sub-requisito do manutenibilità che costituisce una esauriente check-list di orientamento
progettuale. Ulteriore strumento di autocontrollo sistematico sulle soluzioni progettuali
adottate per i singoli elementi tecnici è rappresentato dalle cosiddette schede delle
soluzioni tecniche. In esse si precisano le tecniche costruttive e manutentive, riferite ad
ogni possibile elemento tecnico e relativo requisito sub-requisito di manutenibilità.

Gli strumenti operativi, compresi nel piano di manutenzione, sono costituiti da un


gruppo di elaborati che si configura come un insieme di strumenti di individuazione,
descrizione e programmazione tecnico economica degli interventi. Il piano di
manutenzione costituisce il principale strumento di gestione delle attività manutentive
pianificabili. Attraverso tale strumento si programmano nel tempo gli interventi, si
individuano ed allocano le risorse occorrenti, si perseguono obiettivi trasversali, rivolti
ad ottimizzare le economie di gestione e di organizzazione.

I documenti operativi e costitutivi del piano di manutenzione:


 Manuale d’uso:far conoscere ed istruire sul corretto funzionamento per evitare
degradi anticipati;
 Manuale di manutenzione: indicazioni per la corretta manutenzione
 Programma di manutenzione: indicazioni riguardo agli interventi e i controlli
da eseguire in certe scadenze temporali.