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L’ECONOMIA E’ UNA QUESTIONE DI SCELTE

PROBLEMA ECONOMICO: MOLTI BISOGNI E SCARSI MEZZI

SCELTE
INDIVIDUALI (effettuate dalle
Famiglie e dalle Imprese)
SCELTE ECONOMICHE RAZIONALI GUIDATE
DAL MICROECONOMIA

SCELTE
COLLETTIVE
(Effettuate dallo Stato)

MACROECONOMIA
PRINCIPIO ECONOMICO O DELLA MASSIMA
SODDISFAZIONE

LEGGI ECONOMICHE
I DUE TERMINI DEL PROBLEMA ECONOMICO SONO I BISOGNI E I BENI
BISOGNI: SONO STATI DI INSODDISFAZIONE DOVUTI ALLA MANCANZA DI UN
BENE.
CARATTERISTICHE i bisogni sono soggettivi perchè variano da persona a persona; sono
illimitati perchè ogni individuo ne avverte tantissimi; sono saziabili in quanto hanno
un’intensità che via via diminuisce, fino a quando il bisogno viene completamente saziato; sono
risorgenti in quanto, a distanza più o meno regolare, possono ripresentarsi.
CLASSIFICAZIONE:
1. PRIMARI E SECONDARI I bisogni primari sono delle esigenze che bisogna soddisfare
per l’esistenza stessa dell’uomo; I bisogni secondari sono quelli che una volta soddisfatti
migliorano le condizioni di vita.
2. RIGIDI O ELASTICI I bisogni rigidi non dipendono dai mezzi a disposizione e quindi
non si possono nè dilatare e nè sopprimere (esempio: mangiare), quelli elastici si possono
dilatare o sopprimere secondo le disponibilità economiche (esempio:mangiare cibi prelibati).
3. INDIVIDUALI O COLLETTIVI I bisogni individuali sono avvertiti del singolo
isolatamente (esempio dormire); i bisogni collettivi sono sempre avvertiti dal singolo, ma in
quanto membro di una collettività (esempio: l’istruzione). I bisogni collettivi a loro volta si
distinguono in pubblici e privati. I primi sono soddisfatti dallo Stato o da un altro Ente
pubblico (esempio: Ospedali, Scuole). I secondi sono soddisfatti da soggetti privati
(esempio: il bisogno di intrattenersi con altri viene soddisfatto tramite ristoranti, discoteche
ecc..).

BENI: IL BENE IN SENSO ECONOMICO E’ TUTTO CIO CHE E’ UTILE IN QUANTO


SODDISFA UN BISOGNO.
CARATTERISTICHE sono l’utilità cioè l’idoneità a soddisfare un bisogno, la limitatezza in
quanto l’economia si occupa dei beni scarsi e non di quelli liberi, cioè disponibili in grande
quantità; l’accessibilità in quanto il bene deve essere alla portata del soggetto (esempio: non è un
bene il ferro disponibile su Marte in quanto al momento non è accessibile).
1
CLASSIFICAZIONE:

1. BENI DI CONSUMO O DI INVESTIMENTO (STRUMENTALI) I beni di consumo danno


una utilità immediata, mentre quelli di investimento vengono utilizzati per produrre altri beni; la
differenza può dipendere anche dal modo in cui il bene viene utilizzato.
2. BENI COMPLEMENTARI E SUCCEDANEI O SOSTITUIBILI I beni complementari
sono quelli che devono essere utilizzati insieme per soddisfare un bisogno (es. auto e benzina);
mentre quelli succedanei possono essere sostituiti l’uno con l’altro per soddisfare lo stesso
bisogno (esempio: burro e margarina).
3. CONSUMABILI E INCONSUMABILI I beni consumabili si distruggono con l’utilizzo,
mentre i beni inconsumabili possono essere utilizzati più volte.
4. BENI AD OFFERTA CONGIUNTA – BENI AD OFFERTA RIVALE Per quanto riguarda i
beni ad offerta congiunta il processo produttivo è unico e da esso si ottengono più beni (es.latte,
burro, mozzarella); per quanto riguarda il bene ad offerta rivale il processo produttivo può
essere utilizzato solo per produrre un determinato bene (es. personal computer).

SISTEMA ECONOMICO ED OPERATORI ECONOMICI

I soggetti che compiono lo stesso tipo di scelte economiche sono chiamati “operatori
economici” e sono raggruppati in 5 gruppi:
FAMIGLIE – IMPRESE – BANCHE – STATO – RESTO DEL MONDO
Tra questi gruppi intercorrono delle relazioni che prendono il nome di flussi reali quando lo
scambio riguarda beni o servizi, mentre prendono il nome di flussi monetari quando si tratta del
corrispettivo dei beni e dei servizi.
L’insieme degli operatori economici e delle relazioni che intercorrono tra di loro si chiama
sistema economico.

L’operatore economico Stato, dopo essersi procurato beni e servizi dalle Imprese e lavoro dalle
Famiglie, eroga servizi pubblici a favore delle une e delle altre; pretende però in cambio il
pagamento coattivo di tributi.
I tributi sono di tre tipi: imposta -contributo -tassa.

IMPOSTA E’ il tributo dotato di maggiore coattività in quanto si paga anche quando il servizio non
è stato chiesto e non da vantaggio immediato.
CONTRIBUTO E’ un tributo dotato di minore coattività rispetto all’imposta in quanto si paga
anche quando il servizio non è stato richiesto ma comunque dà un vantaggio immediato (esempio il
contributo l’Europa).
TASSA E’ il tributo dotato di minore coattività in quanto si paga quando si chiede il servizio e se
ne trae un vantaggio immediato e personale.

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I DIVERSI TIPI DI SISTEMA ECONOMICO

Esistono tre diversi tipi di sistema economico e sono: SISTEMA LIBERISTA, SISTEMA
COLLETTIVISTA, SISTEMA AD ECONOMIA MISTA.

SISTEMA LIBERISTA SISTEMA ED ECONOMIA


SISTEMA COLLETTIVISTA
(ADAM SMITH) MISTA
(KARL MARX)
(Mano Invisibile) (JOHN MAJNARD KEYNES)
caratteristiche:
caratteristiche: caratteristiche:
1) LIBERTA’ DI INIZIATIVA 1) TUTTE 1) LE LO DECISIONI
STATO DEVE
ECONOMICA (lo Stato non ECONOMICHE SONO PRESE
INTERVENIRE PER
interviene nel sistema economico) DALLO STATO INDIRIZZARE(sistema ad
LE SCELTE
economia pianificata)
INDIVIDUALI E PER
CORREGGERE GLI SQUILIBRI
(personali, territoriali, e settoriali)
DEL SISTEMA ECONOMICO
2) PROPRIETA’ PRIVATA DEI 2) LA PROPRIETA’ 2) INIZIATIVA PRIVATA
MEZZI DI PRODUZIONE COLLETTIVA DEI MEZZI DI
PRODUZIONE
3) PROPRIETA’ PRIVATA
VANTAGGI VANTAGGI VANTAGGI
PROGRESSO ECONOMICO
PROGRESSO ECONOMICO UGUAGLIANZA SOCIALE
UGUAGLIANZA SOCIALE
SVANTAGGI SVANTAGGI SVANTAGGI
AUMENTO ECCESSIVO DELLA
MANCANZA DI STIMOLI
DISUGUAGLIANZE SOCIALI SPESA PUBBLICA E DISAVANZO
A PRODURRE
DEL BILANCIO STATALE

IL NOSTRO ATTUALE SISTEMA ECONOMICO

Il nostro attuale sistema economico, così come delineato dalla Costituzione, si caratterizza come
sistema ad economia mista: lo dimostrano in particolare gli artt. 3 comma 2, 41 , 42 , 43 della
Costituzione.
ART. 3 comma 1:Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla Legge
senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche e di condizioni
personali e sociali. (Uguaglianza Formale).
comma 2: E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di origine economico e sociale
che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo
della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori alla politica, economica e
sociale del Paese. (Uguaglianza Sostanziale).
ART. 41 comma 1: L’iniziativa economica privata è libera.
comma 2: Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla
sicurezza, alla libertà e alla dignità umana.
comma 3: La legge predispone i programmi e i controlli opportuni affinché l’attività economica
pubblica e privata sia coordinata e indirizzata ai fini sociali.
ART. 42 comma 1: La proprietà è pubblica e privata. I beni economici appartengono allo Stato,
ad enti o a privati.
comma 2: La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge che ne determina i modi di
acquisto, di godimento e i limiti al fine di assicurarne la funzione sociale e di renderla
accessibile a tutti.
comma 3: Nei casi previsti dalla legge la proprietà privata può essere espropriata per motivi di
interesse generale e salvo un indennizzo.
ART. 43: A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire allo Stato,
ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese
che si riferiscono a servizi pubblici essenziali, a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed
abbiano carattere di preminente interesse generale.

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Negli ultimi anni il nostro Stato ha modificato il proprio intervento nel sistema economico; in
particolare ha ridotto la propria azione in campo economico e sociale, intervenendo solo dove è
strettamente necessario. Ciò è dipeso dalla necessità di contenere la spesa pubblica per rientrare
nei parametri di Maastricht si sta quindi passando da uno Stato sociale o del benessere o
Welfare State ad uno Stato neo-liberista che riduce il proprio ruolo di intervento a sostegno dei
soggetti o delle aree più deboli.

I PARAMETRI DI MASTRICHT

Per poter entrare a far parte dell’Unione Monetaria Europea ai vari paesi è stato richiesto di
adeguarsi ad alcuni parametri previsti dal Trattato di Maastricht:

1.IL DISAVANZO ANNUALE Non deve superare il 3% del P.I.L.


2.IL DEBITO PUBBLICO Non deve superare il 60% del P.I.L. o comunque deve avvicinarsi
progressivamente a tale limite.
3.L’INFLAZIONE Non deve superare di 3 punti la media del tasso di inflazione dei tre paesi
con il livello di inflazione più basso.

DISAVANZO Si ha quando in un anno le spese dello Stato superano le entrate.


IL DEBITO PUBBLICO E’ l’insieme di tutti i disavanzi che si sono accumulati nei vari anni.
P.I.L. (PRODOTTO INTERNO LORDO) E’ il valore complessivo della ricchezza prodotta
in un anno all’interno del sistema economico.
INFLAZIONE (deriva dal latino INFLARE = soffiare, gonfiare) E’ l’aumento generalizzato
dei prezzi; determina una diminuzione del potere di acquisto della moneta. L’inflazione viene
misurata dall’ISTAT che calcola i prezzi dei beni consumati da una famiglia tipo (paniere) e
determina il livello generale dei prezzi. Tale livello generale viene confrontato con quello di un
anno base o di riferimento e si calcola la variazione percentuale.

LA MICROECONOMIA è quella porta dell’economia politica che si occupa delle scelte compiute
dai singoli gruppi di operatori economici cioè dalle scelte compiute dalle Famiglie e da quelle
compiute dalle Imprese.
L’Operatore Economico Famiglie deve compiere le seguenti scelte economiche:
1. Come suddividere il proprio reddito tra consumo e risparmio.
2. Quali beni acquistare
3. Quanto acquistare di ogni bene.

I PROBLEMI DELL’OPERATORE FAMIGLIE: 1° PROBLEMA

Il primo problema è come suddividere il reddito tra consumo e risparmio.


Il consumo è la parte di reddito utilizzata per acquistare beni e servizi.
Il risparmio è la parte di reddito non consumata immediatamente ma accantonata per esigenze
future.
Sia il consumo sia il risparmio dipendono entrambi dal reddito disponibile.
Il consumo dipende dal reddito; quando il reddito è zero il consumo è comunque positivo perché
l’individuo deve soddisfare i bisogni primari. All’aumentare del reddito, il consumo aumenta ma
con un ritmo via via minore in quanto diminuisce la propensione marginale al consumo. La
propensione marginale al consumo (∆C/∆R ) indica di quanto varia il consumo al variare del
reddito cioè il rapporto tra la variazione del consumo e la variazione del reddito (∆=delta, indica la
variazione). La propensione marginale al consumo è più elevata per chi ha un reddito basso: infatti
l’aumento del reddito viene quasi interamente consumato (la propensione in questo caso tende verso
il valore 1). Invece chi ha redditi alti, nel caso dell’aumento del reddito, preferisce utilizzare tale
aumento per il risparmio e non per il consumo: la sua propensione marginale è più bassa, tendente
al valore zero.

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Anche il risparmio dipende dal reddito: quando il reddito è inesistente oppure molto basso il
risparmio è negativo perché il consumatore, dovendo soddisfare comunque i bisogni primari, ha un
consumo superiore al proprio reddito. Quando il consumatore consuma integralmente il proprio
reddito, il risparmio è pari a zero. Quando poi il reddito aumenta, il risparmio diventa positivo ed
aumenta in modo più che proporzionale. Mentre, dunque, la propensione marginale al consumo
diminuisce al crescere del reddito, la propensione marginale al risparmio (∆S/∆R; S da
Saving=risparmio) è crescente al crescere del reddito.
Sommando la propensione al consumo e la propensione al risparmio si ottiene 1, cioè l’intero
reddito: ∆C/∆R+ ∆S/∆R= 1
c + s =1
Esempio numerico: 80/100+20/100=100/100=1.
Per trovare la propensione al risparmio bisogna applicare la regola inversa:
c+s=1
s=1–c

Y
Y
OB=OC S=SAVING (RISPARMIO)

RISPARMIO ( S)
R=C C
CONSUMO ( C )

S
DIPENDENTE)
(VARIABILE

O B X O B X
VARIABILE INDIPENDENTE
REDDITO ( R ) A REDDITO

Y
CE
RI
TT

C
SE
BI
CONSUMO

C<R
C>R
C=R
A

O X
REDDITO

I PROBLEMI DELL’OPERATORE FAMIGLIE: 2° PROBLEMA

Il secondo problema consiste nella scelta di quali beni acquistare.


Tale problema viene risolto applicando il principio economico della massima soddisfazione:
saranno acquistati i beni che, compatibilmente con il reddito disponibile, daranno la maggiore
utilità. L’utilità è l’idoneità di un bene a soddisfare un bisogno; essa può essere considerata in
senso ordinale oppure in senso cardinale.

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UTILITÀ IN SENSO ORDINALE ( le curve di indifferenza e la retta di bilancio).
Quando si considera l’utilità in senso ordinale il consumatore mette a confronto due beni ed esprime
dei giudizi, in termini di preferenza, se uno dei due beni dà maggiore utilità rispetto all’altro,
oppure di indifferenza, se i beni danno al consumatore la stessa utilità.
Si possono visualizzare tali giudizi su un asse cartesiano. Riportiamo sull’asse delle ascisse (x) un
tipo di beni (es. beni alimentari) e sull’asse delle ordinate (y) un altro tipo di beni (es. beni non
alimentari) e formiamo delle combinazioni tra i due beni in modo tale che ognuna dia al
consumatore la stessa utilità: ovviamente se aumentiamo al quantità di uno dei due beni dobbiamo
diminuire la quantità dell’altro. Se, a questo punto uniamo i punti corrispondenti alle diverse
combinazioni, viene tracciata una curva, detta appunto curva di indifferenza in quanto i vari punti
rappresentano delle combinazioni tra i due beni che forniscono al consumatore la stessa utilità. Se,
invece, formiamo delle altre combinazioni tra loro indifferenti, aumentando la quantità di entrambi i
beni o anche di uno solo, dobbiamo convenire che queste combinazioni saranno senz’altro
preferibili rispetto a quelle della curva precedente. Si formano così diverse curve di indifferenza:
rimanendo sulla stessa curva, i punti rappresentano delle combinazioni diverse dei due beni ma
indifferenti in quanto offrono la stessa utilità; spostandosi invece sulle curve di indifferenza più a
destra si hanno delle combinazioni preferibili in quanto offrono una maggiore utilità.
Ovviamente il consumatore tenderebbe a scegliere queste ultime se non fosse limitato dal reddito
che ha a disposizione. Tale limite si può rappresentare sull’asse cartesiano con una retta, detta retta
di bilancio: essa si traccia collegando i due punti estremi che, rispettivamente sull’asse delle ascisse
e su quello delle ordinate, rappresentano la quantità massima di beni alimentari o non alimentari che
il consumatore è in grado di acquistare spendendo integralmente il proprio reddito nell’acquisto
degli uni oppure degli altri. L’inclinazione della retta dipende dal prezzo dei due beni. La retta
rappresenta dunque lo stesso ammontare di reddito e le varie possibili combinazioni in cui il
consumatore può spenderlo.Per ottenere la maggiore utilità possibile, compatibilmente con il
proprio reddito, il consumatore sceglie le combinazioni poste sulle curve di indifferenza di livello
superiore. La combinazione ottima, coiè quella che dà la maggiore utilità si ha nel punto di
tangenza tra la retta di bilancio e la curva di indifferenza di livello più elevato.

Y C1 Y
CU A
A C RV
Beni non Alimentari

A
DI
Beni non Alimentari

I ND
IF
FE
N L RE
NZ
A S TANGENZA
G I M
3 3
E F 2 2
1 1
O B M H D X O R A X
Beni Alimentari Beni Alimentari A=RETTA DI BILANCIO

La combinazione ottima è rappresentata dalla quantità OS di beni non alimentari e dalla


quantità OR di beni alimentari ( il punto M è il punto di tangenza).

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UTILITA’ IN SENSO CARDINALE

L’utilità può essere considerata, oltre al senso ordinale (cioè in termine di preferenza o indifferenza)
anche in senso cardinale, cioè utilizzando i numeri cardinali. Si possono distinguere diversi tipi di
utilità:
o UTILITA’ DOSALE = utilità di una singola dose;
o UTILITA’ INIZIALE =utilità della prima dose disponibile;
o UTILITA’ MARGINALE = utilità dell’ultima dose disponibile;
o UTILITA’ MARGINALE PONDERATA = è il rapporto tra l’utilità marginale e il prezzo
del bene;
o UTILITA’ TOTALE = è la somma delle utilità di tutte le dosi disponibili.

BENE “A”

Ut. marginale
Dosi Utilità dosale Utilità marginale Utilità totale ponderata
(prezzo = 5)
1^ 100 100 100 20
2^ 80 80 180 16
3^ 40 40 220 8
4^ 5 5 225 1
5^ 0 0 225 0
6^ -10 -10 215

L’utilità marginale ha un andamento decrescente, in quanto al crescere delle dosi, tende a diminuire
di pari passo con l’intensità del bisogno. Quando poi il bisogno è stato completamente saziato,
l’utilità marginale diventa pari a 0; se si continuano ad assumere altre dosi del bene, l’utilità
marginale diventa negativa e si parla allora di “disutilità”.

Se ora ai beni acquistati diamo un prezzo, potremo trovare l’utilità marginale ponderata.

U.M. Utilità marginale Se ad esempio supponiamo che il


L’utilità marginale ponderata =
P Prezzo bene costi 5 si avrà (vds. sopra).

L’UTILITA’ TOTALE

L’utilità totale è la somma di tutte le utilità, di tutte le dosi disponibili del bene.
L’utilità totale ha un andamento crescente in quanto, al crescere delle dosi, aumenta sia pure con un
ritmo meno che proporzionale: il suo incremento è infatti rappresentato dall’utilità marginale che è
decrescente. Quando l’utilità marginale è pari a zero ( cioè nel punto di sazietà del bisogno), l’utilità
totale rimane costante. Quando l’utilità marginale diventa negativa (cioè nel punto di disutilità),
l’utilità totale inizia a diminuire.

Be ne
Dose A 5 B 10 C 2
1^ 80 16 110 11 30 15
2^ 60 12 90 9 20 10
3^ 20 4 60 6 10 5
4^ 10 2 30 3 5 2,5

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Tabella 1 Tabella 2
Se devo comprare 4 dosi - con Se devo comprare 4 dosi
prezzo uguale prenderò: con prezzo differente prenderò:
1^ dose B 1^ dose A
2^ dose B 2^ dose C
3^ dose A 3^ dose A
4^ dose AoB 4^ dose B

Quando il consumatore deve scegliere QUALI BENI ACQUISTARE (secondo problema del
consumatore) prende in considerazione, a parità di prezzo, l’utilità marginale di ciascuno di essi e
acquisterà quelli che gli daranno l’utilità maggiore (vds. Tabella 1).
Nella realtà i beni hanno anche prezzi diversi; pertanto il consumatore, per ogni singolo bene, dovrà
tener conto sia dell’utilità marginale sia del prezzo, cioè effettuerà le sue scelte in base
all’UTILITÀ MARGINALE PONDERATA, acquistando quei beni che gli danno la maggiore
utilità marginale ponderata (vds. Tabella 2). Così facendo egli tende a livellare le utilità marginali
ponderate dei diversi beni fino ad arrivare ad una posizione di indifferenza, quando le utilità
marginali ponderate dei diversi beni saranno tutte uguali.

Andamento dell’utilità marginale


120
100
80
60
utilità
40
20
0
-20 1^ dose 2^ dose 3^ dose 4^ dose 5^ dose 6^ dose

Andamento dell’utilità totale


250

200

150
Utilità
100

50

0
1^ dose 2^ dose 3^ dose 4^ dose 5^ dose 6^ dose

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3° PROBLEMA DEL CONSUMATORE: QUANTO ACQUISTARE

Il consumatore deve decidere la quantità di bene da acquistare (quantità di domanda o domanda).


La domanda è dunque la quantità di bene che il consumatore è disposto ad acquistare.

Tale quantità dipende da vari fattori:

1. PREZZO DEL BENE;


2. REDDITO DEL CONSUMATORE;
3. I GUSTI DEL CONSUMATORE;
4. PREZZO DI ALTRI BENI – COMPLEMENTARI E SUCCEDANEI.

PREZZO DEL BENE

La quantità domandata dipende anzitutto, dal PREZZO DEL BENE; se il prezzo aumenta la
domanda diminuisce; se il prezzo diminuisce la domanda aumenta.
Esiste quindi una relazione INVERSA* tra prezzo e quantità domandata (Legge di domanda).

(*) Comportamento del consumatore.

V
a
r Prezzo Y
i C
a
A
b
Prezzo Quantità
i
l G + -
e
I - +
i F
n D d (domanda)
d
i
p
/
n O B H E Quantità X
t
e

Esistono però delle alcune eccezioni alla Legge di domanda, eccezioni che però riguardano la
domanda individuale, cioè quella del singolo consumatore, mentre non riguarda la domanda
collettiva di tutti i consumatori di quel determinato bene (tale domanda segue la regola generale).
L’eccezione riguarda i beni di lusso e i beni c.d. “inferiori”.

I beni di lusso vengono acquistati, in molti casi, per ostentare la propria ricchezza; se il loro prezzo
diminuisse alcuni consumatori non li acquisterebbero più o ne acquisterebbero una quantità minore.

Per quanto riguarda i beni c.d. “inferiori” (patate, legumi, pasta) se il loro prezzo diminuisse, i
consumatori con un reddito molto basso, che ne consumano in grande quantità, non potendosi
permettersi altro, invece di aumentare la quantità, la ridurranno per poter acquistare, con il
risparmio ottenuto (effetto di reddito) altri beni che fino ad ora non avevano potuto permettersi.

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LEGGE DI DOMANDA: COME VARIA LA QUANTITÀ RISPETTO AL PREZZO;
ELASTICITA’ DELLA DOMANDA: DI QUANTO VARIA LA QUANTITA’ RISPETTO IL
PREZZO;
L’ELASTICITA’ DELLA DOMANDA è un coefficiente che misura DI QUANTO varia la
domanda al variare del prezzo.

Qf-Qi ∆Q
Variazione percentuale della quantità domandata Qi Q
E= = =
Variazione percentuale del prezzo Pf-Pi ∆P
Pi P

∆Q >1 (domanda elastica)* Beni secondari;


Q
∆P
= < 1 (domanda rigida)* Beni primari;
P = 1 (domanda ad elasticità unitaria)*

* Quando la variazione percentuale della quantità della domanda è SUPERIORE alla


variazione percentuale del prezzo.
* Quando la variazione percentuale della quantità della domanda è INFERIORE alla
variazione percentuale del prezzo.
* Quando la variazione percentuale della quantità della domanda è UGUALE alla variazione
percentuale del prezzo.

GRAFICO DELLE 3 DOMANDE

Prezzo Y

AAA

C
CC

d (domanda)

O B D D D Quantità X
B
B

LA DOMANDA E’ RIGIDA quando la variazione percentuale della quantità domandata BD


è INFERIORE alla variazione percentuale del prezzo AC (< 1);
LA DOMANDA E’ ELASTICA quando la variazione percentuale della quantità domandata
BD è SUPERIORE alla variazione percentuale del prezzo AC (> 1);
LA DOMANDA E’ AD ELASTICITA’ UNITARIA quando la variazione percentuale della
quantità domandata BD è uguale alla variazione percentuale del prezzo AC.

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Esempio: Quando il prezzo di un bene passa da € 10 ad € 15 la quantità domandata diminuisce da
350 a 200 unità, come è considerata l’elasticità?

∆Q 200-350 -150
0,43
Q 350 350
= = = 0,86 L’elasticità è considerata rigida
∆P 15-10 5
0,50
P 10 10

VARIAZIONE DELLA QUANTITA’ DOMANDATA DI UN BENE (BENE A) RISPETTO


AL PREZZO DI UN ALTRO BENE (BENE B).

Se il bene “A” e il bene “B” sono tra loro complementari, la variazione di prezzo dell’uno, provoca
una variazione di segno inverso nella quantità di entrambi i beni.

Esempio: Bene A = sigarette Bene B = accendini (prezzo stabile)


Se il prezzo +

Quantità A - Quantità B -

Se il bene “A” e il bene “B” sono tra loro succedanei o sostituibili, la variazione di prezzo del bene
A provoca una variazione di segno inverso nella quantità del bene A e una variazione dello stesso
segno nella quantità domandata del bene B.

Esempio: Bene A = olio di oliva Bene B = olio di semi (prezzo stabile)


Se il prezzo +

Quantità A - Quantità B +

VARIAZIONE DELLA QUANTITA’ DOMANDATA DI UN BENE RISPETTO AL


REDDITO DEL CONSUMATORE

Se il reddito del consumatore aumenta, aumenta anche la quantità del bene domandata; se invece il
reddito diminuisce, anche la quantità del bene diminuisce.

A A A
OB = prezzo BBB

O E C D Q

Essendo aumentato il reddito del consumatore, agli stessi prezzi, lo stesso può comprare delle
quantità maggiori e, di conseguenza, la curva di domanda subisce una trasposizione in avanti.
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Essendo diminuito il reddito del consumatore, agli stessi prezzi, lo stesso può comprare delle
quantità minori; di conseguenza la curva di domanda subisce una trasposizione all’indietro.

VARIAZIONE DELLA QUANTITA’ DOMANDATA RISPETTO AI GUSTI DEL


CONSUMATORE

La quantità domandata di un bene da parte di consumatore dipende, ovviamente, anche dai suoi
gusti.

A A A
B
d (estate)

d (inverno) d (primavera)

O D C E Q

Andamento della domanda del consumatore (esempio del bene GELATO) durante l’anno.

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LE SCELTE DEL PRODUTTORE (IMPRENDITORE)

L’imprenditore in senso economico è colui che organizza i fattori produttivi (materie prime,
attrezzature, il capitale e il lavoro) per produrre beni e/o servizi da offrire sul mercato. Le
caratteristiche dell’imprenditore sono:

 INIZIATIVA cioè la capacità di organizzazione;


 PROFITTO l’imprenditore, per acquistare i fattori produttivi, deve affrontare delle spese
(COSTI); vendendo i prodotti sul mercato ottiene dei RICAVI. L’obbiettivo dell’imprenditore
è di ottenere dei ricavi maggiori dei costi per poter così realizzare un GUADAGNO;
 RISCHIO l’imprenditore deve però anche affrontare il rischio che i costi superino i ricavi; in
tal caso egli subirà delle PERDITE.

PRODUZIONE

L’attività di produzione qualsiasi attività di trasformazione (materiale, nel tempo e nello spazio)
diretta a creare una utilità nuova o ad aumentare una utilità già esistente.
Una trasformazione materiale si ha quando delle materie prime non direttamente utilizzabili per il
consumo, vengono trasformate in un altro tipo di prodotto e quest’ultimo da una utilizzazione
maggiore.
Una trasformazione nel tempo si ha quando un bene deperibile, attraverso la trasformazione, può
essere utilizzato in tempi diversi si ha quando un bene deperibile, attraverso la trasformazione, può
essere utilizzato in tempi diversi.
Una trasformazione nello spazio si ha quando si aumento l’utilità di un bene, trasportandolo da un
luogo ad un altro.

LE SCELTE DEL PRODUTTORE

L’imprenditore, nella sua attività di produzione, deve affrontare diversi problemi e deve effettuare
molte scelte. Le più importanti sono:

1. COSA PRODURRE Il primo problema del produttore consiste nel decidere cosa produrre.
Naturalmente egli si baserà sull’analisi del mercato per scoprire quali sono le esigenze del
consumatore e per poter, in tal modo, trovare uno sbocco migliore ai suoi prodotti, così da
ottenere maggiori profitti. A tale scopo potrà avvalersi di apposite tecniche le c.d. “tecniche di
marketing”.
2. COME PRODURRE Il secondo problema dell’imprenditore consiste nel decidere come
produrre, cioè quale tecnica produttiva applicare alla propria azienda. La produzione può
avvenire a coefficienti fissi (quando per ottenere un determinato prodotto occorre impiegare
sempre le stesse quantità di fattori produttivi) o coefficienti variabili (quando per ottenere un
determinato prodotto si possono o occorre cambiare, in modo diverso, le quantità di fattori
produttivi diversi). E’ in quest’ultimo caso che si presenta il problema di come combinare i
fattori produttivi per trovare la giusta combinazione. Il produttore deve studiare la produttività
di ogni singolo fattore produttivo c.d. produttività specifica. Tale produttività si ottiene
facendo variare la quantità di un solo fattore produttivo, mantenendo ferma la quantità
degli altri fattori produttivi. Nell’ambito della produttività specifica distinguiamo: la
produttività totale, la produttività marginale e la produttività marginale ponderata.

‫ـ‬ LA PRODUTTIVITA’ TOTALE è la quantità di prodotto che si ottiene impiegando una


determinata quantità del fattore produttivo preso in considerazione;
‫ـ‬ LA PRODUTTIVITA’ MARGINALE è la variazione della quantità prodotta che si ottiene
dall’ultima unità del fattore produttivo preso in considerazione;
‫ـ‬ LA PRODUTTIVITA’ MARGINALE PONDERATA è il rapporto tra la produttività
marginale e il prezzo del fattore produttivo.
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Unità del fattore PRODUTTIVITA’ Prezzo
produttivo totale marginale marginale ponderata 5€
1 20 20 4
2 50 30 6
3 90 40 8
4 115 25 5
5 125 10 2
6 125 0 0
7 120 -5 -1

140

125 125
120 120
Rendimento crescente
115
Rendimento decrescente
100
90
Produttività totale

80
Produttività totale
60 Produttività marginale
50
40 40
30
25
20 20
10
0 0
-5
1 2 3 4 5 6 7
-20
Quantità fattori produttivi

ANDAMENTO PRODUTTIVITA’ TOTALE

Man mano che si introducono nel processo produttivo le unità del fattore preso in considerazione, ci
si può rendere conto del fatto che la produttività totale è crescente con un ritmo più che
proporzionale; successivamente continua a crescere con un ritmo via via minore, fino a che rimane
costante per poi diminuire.

ANDAMENTO PRODUTTIVITA’ MARGINALE

L’andamento dell’unità marginale è all’inizio crescente (fase dei rendimenti crescenti), ma prima o
poi, inizia a diminuire (fase dei rendimenti decrescenti); quando la produttività totale rimane
costante, l’utilità marginale è uguale a zero. Quando la produttività totale inizia a decrescere, ‘utilità
marginale diventa negativa.
La fase dei rendimenti decrescenti dipende dal fatto che, quando si fa variare un fattore produttivo,
tenendo ferme le quantità degli altri, il fattore produttivo ad un certo punto diventa esuberante, cioè
eccessivo rispetto agli altri e quindi rende di meno.

14
SCELTA DELLA COMBINAZIONE OTTIMA

Il produttore per scegliere la combinazione ottima deve prendere in considerazione la produttività


marginale ponderata di ogni singolo fattore produttivo (rapporto tra produttività marginale e
prezzo): dovrà scegliere quel fattore produttivo che gli offre la maggiore produttività marginale
ponderata e si troverà in una posizione di equilibrio o di indifferenza quando avrà livellato le
produttività marginali ponderate dei diversi fattori produttivi.
ISOQUANTO = stessa quantità
L prodotta con diversa
a
v Y combinazione di fattori
o 9 produttivi;
r A
o
8
ISOCOSTO = stesso
n
o
7 ammontare di spesa.
n B
6 Esempio
q
u 5 Disponibilità economica
a C
l 4
dell’imprenditore € 750.
i Costo lav. qualif.to € 150;
f 3
i Costo lav. non qual.to € 95.
c
2
a
t
D qua ntità 200 750/150 = 5 operai qual.ti;
1 qua ntità 100
o
qua ntità 50 750/95 = 7,9 operai non qual.ti.
0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 X

La vo ro qua lific a to
La giusta combinazione sarà il
punto di incontro tra l’isoquanto
e l’isocosto.

3. QUANTO PRODURRE: L’imprenditore deve decidere la quantità ottima da produrre per


realizzare il massimo profitto. A tal fine l’imprenditore deve prendere in considerazione i costi
e i ricavi dell’attività.
I costi sono costituiti dalle spese che l’imprenditore sostiene per procurarsi i fattori produttivi.
Il costo totale è il costo complessivo di tutta la quantità prodotta. Esso comprende:
‫ـ‬ I costi fissi cioè quei costi che, entro determinati limiti di produzione, rimangono sempre
invariati, sia che non si produca nulla, sia che si produca il massimo e, che quindi non
dipendono dalla quantità prodotta;
‫ـ‬ I costi variabili sono quelli che variano in base alla quantità prodotta (es.: materie prime,
energia elettrica, ore di lavoro, ect.).

Il costo marginale è il costo dell’ultima unità prodotta e rappresenta l’aumento del costo
totale dovuto all’ultima unità prodotta.

∆ Ct
Cma =
∆Q

Il costo medio è il rapporto tra il costo totale e la quantità prodotta.

Ct Ct + Cf
Cme = =
Q Q

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Costo fisso + Costo variabile = Costo totale → Cf + Cv = Ct

Costi fissi
C fisso
C variabile
C totale

0 10 20 30 40 50 60 70 80 90 Quantità

I ricavi sono le somme di denaro che l’imprenditore ottiene dalla vendita dei beni e dei
servizi. Si distinguono in: ricavi totali, ricavi medi, ricavi marginali.

Il ricavo totale è quello che si ottiene da tutta la quantità venduta; si calcola moltiplicando il
ricavo medio per la quantità prodotta.

Rt = Rme x Q

Il ricavo medio si ottiene invece dividendo il ricavo totale per la quantità prodotta e venduta.

Rt
Rme =
Q

Il ricavo marginale è il ricavo dell’ultima unità venduta e rappresenta l’aumento del ricavo
totale dovuto all’aumento della quantità prodotta.

∆ Rt
Rma =
∆Q

QUANTITA’ MINIMA DA PRODURRE: PUNTO DI EQUILIBRIO*


(*) DIAGRAMMA DI REDDITIVITA’ “BREAK EVEN POINT”.

C fisso
C totale
R totale

0 10 20 30 40 50 60 70

16
Costo totale

Ct

Ricavo (area
del profitto)

Inizio della redditività

Costo fisso

Perdita
Q

Dal diagramma di redditività si evince la quantità minima da produrre. L’imprenditore inizia a


produrre nel punto in cui i RICAVI TOTALI e i COSTI TOTALI si equilibrano (punto di
pareggio). Da questo punto in poi c’è l’area del PROFITTO.

Rt = P x Q

QUANTITA’ MASSIMA DA PRODURRE

CMA
RMA
CMA
P = prezzo Area di perdita
RMA = P = OA

H
A
P = RMA

Area del profitto


Q
O

17
CURVA DI OFFERTA
P CMA

RMA = P

RMA = P

RMA = P

O Q

Quantità massima da produrre: il produttore deve decidere la quantità massima da produrre in modo
di realizzare il massimo profitto. Per fare questo deve continuare a produrre fin quando ottiene
dall’ultima unità prodotta e venduta, un guadagno, anche se minimo. In definitiva egli produce
quando il ricavo marginale supera il costo marginale; si fermerà quando il ricavo marginale è
uguale al costo marginale. In tal modo ottiene il massimo profitto.

Dal punto di incontro tra COSTO MARGINALE e il RICAVO MARGINALE si ricava la


QUANTITA’ MASSIMA DA PRODURRE. Se il prezzo aumenta, la quantità offerta aumenta; se
il prezzo diminuisce anche la quantità offerta diminuisce.
Si viene così ad individuare la LEGGE DI OFFERTA, secondo la quale esiste una relazione
diretta tra prezzo e quantità offerta.

IL MERCATO

Il mercato è il luogo ideale in cui si incontra la domanda dei consumatori e l’offerta dei produttori
di un determinato bene.
Se la domanda è maggiore dell’offerta il prezzo sale;
Se invece l’offerta è maggiore della domanda il prezzo diminuisce.
Attraverso le varie oscillazioni si arriva al prezzo di equilibrio che si ha nel punto in cui la quantità
domandata e quantità offerta sono uguali (teorema della ragnatela).

P
offerta

domanda

O Q

d > o il prezzo aumenta;


d < o il prezzo diminuisce;
d = o il prezzo è stabile (equilibrio del mercato)
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REGIME DI MERCATO

In linea teorica possono distinguersi 4 diversi regimi di mercato: concorrenza perfetta, monopolio
oligopolio e concorrenza monopolistica.

‫ـ‬ La concorrenza perfetta è il regime di mercato puro ideale perché si basa su alcune condizioni
difficili da verificarsi nella realtà: trasparenza perfetta conoscibilità delle condizioni di mercato;
polverizzazione o frammentazione cioè la domanda e l’offerta sono rappresentate da tanti
piccoli consumatori e tanti piccoli produttori, nessuno dei quali è in grado di modificare ne la
domanda ne l’offerta. Il prezzo si determina in modo automatico, secondo il teorema della
ragnatela; omogeneità del prodotto, ovvero il prodotto è identico a tutti gli altri prodotti.
‫ـ‬ La concorrenza monopolistica il produttore cerca di influire sul prezzo differenziando il
proprio prodotto per sottrarsi agli effetti della concorrenza perfetta.
‫ـ‬ Il monopolio è un regime di mercato in cui opera un solo produttore il quale è in grado di
stabilire il prezzo che gli assicura il massimo profitto, anche a danno dei consumatori.
Si tratta quindi di un regime di mercato che si tende ad evitare, salvo in casi in cui si tratti di
monopolio naturale (es. acque termali).
‫ـ‬ L’oligopolio è un regime di mercato in cui operano poche grandi imprese; ciascuna di esse
sarebbe in grado, aumentando la propria offerta, di far aumentare l’offerta collettiva provocando
un abbassamento dei prezzi.
Siccome però le altre imprese potrebbero fare altrettanto, invece di scatenare una guerra dei
prezzi, le imprese oligopolistiche potrebbero concludere accordi (TRUST o CARTELLI) in
modo da dividersi il mercato ed aumentare il prezzo.
Tutto ciò danneggia il consumatore e, per questo motivo, è stata creata un’autorità garante della
concorrenza e del mercato, evitando che si formino situazioni di monopolio o abusi di posizioni
dominanti.

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