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GLI SPAZI, L’ORGANIZZAZIONE E I TRAGUARDI DELLA FORMAZIONE

La scuola dell’infanzia deve essere dotata di spazi interni ed esterni idonei all’accoglienza dei
bambini e all’organizzazione delle attività didattiche.

La struttura deve essere articolata in spazi dedicati e flessibili per l’organizzazione delle attività dei
gruppi. C’è lo spazio per la musica, dotato di strumenti vari, a corda, a percussione per le attività
musicali; c’è lo spazio per le attività motorie, dotato di specchio; c’è lo spazio per la casetta; ci sono
ambienti attrezzati per i giochi e per l’accoglienza, ambienti per il riposo e ambienti polifunzionali
che costituiscono luoghi di sviluppo del curricolo implicito.

Le persone che lavorano nella scuola dell’infanzia (dirigente, docenti, collaboratrici, direttore dei
servizi generali e amministrativi, educatrici) si impegnano ad attuare il progetto educativo della
scuola in un clima di collaborazione e partecipazione, condividendo con i genitori dei bambini il
patto di corresponsabilità.

I genitori dei bambini sono presenti nella fase dell’accoglienza e collaborano in ogni fase
dell’inserimento scolastico e dell’organizzazione delle attività. Essi partecipano ad una serie di
incontri finalizzati all’informazione circa i processi evolutivi dei bambini nella scuola dell’infanzia
e alla formazione di una genitorialità responsabile e competente. Essi collaborano alle attività
educative progettate dalla scuola.

La sezione è suddivisa in spazi di attività leggibili e facilmente fruibili dai bambini sia nell’azione
spontanea sia durante le proposte di attività strutturate.

Tali spazi sono creati per:

-stimolare la curiosità

-acquistare piena confidenza con gli spazi di sezione

-conquistare progressivamente l’autonomia personale e operativa

-permettere il riconoscimento e l’adeguamento dell’azione allo spazio, all’oggetto

-finalizzare il gesto e permettere il controllo posturale

-imparare a rispettare gli spazi comuni e gli oggetti

-interiorizzare le regole fondamentali della convivenza sociale

-sviluppare le capacità di conversazione


-acquisire fiducia nelle proprie capacità.

Tali dimensioni vanno a declinarsi in una progettualità integrata che dovrebbe avere come fine
ultimo sviluppare e potenziare quella facoltà umana del saper pensare, che è il patrimonio sociale e
individuale più prezioso.

Saper pensare è importante per operare scelte e prendere decisioni, per risolvere problemi; ma è
altrettanto importante nelle relazioni interpersonali, in famiglia e nella più ampia comunità sociale.

La capacità di pensare potrebbe essere l’obiettivo formativo da privilegiare nelle scuole. Purtroppo,
invece, oggi l’insegnamento tende ancora a privilegiare i contenuti disciplinari e si occupa poco dei
processi di sviluppo del pensiero. Se è vero che le conoscenze (i saperi) e le relative abilità (saper
fare) disciplinari sono strumenti per l’elaborazione e la crescita del pensiero, è altrettanto vero che
ciò diventa possibile se esse vanno a tradursi in competenze, ovvero se vengono contestualizzate
nella realtà prossima dell’allievo e utilizzate da questi quali chiavi di lettura per interpretare fatti e
fenomeni nuovi.

Ci si deve porre quindi alcune fondamentali domande riguardanti il senso della cultura che stiamo
promuovendo nella scuola e gli obiettivi da perseguire con l’offerta formativa erogata.

I processi di apprendimento strumentali per la formazione del pensiero sono personali e soggettivi,
appartengono, nella loro unicità, a ciascun soggetto. Ogni individuo è incluso in processi di crescita
personali che sono prodotto dell’interazione di una pluralità di variabili che interessano la totalità e
l’unità della persona.

Patrimonio genetico, potenziali individuali di apprendimento, intelligenze multiple, capacità, abilità,


talenti, esperienze, emozioni, apprendimenti maturati, contesti sociali di appartenenza, ritmi di
sviluppo, sono le variabili che incidono sui processi di crescita individuali configurando l’identità
personale storicamente determinata del soggetto.

L’attenzione alla centralità della persona, pertanto, sollecita la scuola alla ricerca di nuove forme di
mediazione didattica per promuovere apprendimenti e opportunità di sviluppo del pensiero.

In questo senso, parlare di un nuovo rinascimento nella scuola non è un’utopia ma un segnale della
necessità di dare nuovo impulso alla soluzione costruttiva del problemi veri dell’apprendimento e
dell’integrazione scolastica e sociale degli allievi.
Imparare ad imparare, imparare a pensare e ad essere è la nuova dignità che dobbiamo restituire ai
giovani; in questo probabilmente risiede la sfida di un’educazione alla libertà. Una libertà che non è
solo libertà dall’ignoranza del “non sapere”, ma soprattutto dall’ignoranza del “non saper pensare”.

“Educare a pensare”, quindi, rappresenta il filo conduttore di un itinerario educativo che interessa
tutti i saperi e gli ambiti della didattica.
Gli spazi sono funzionali agli apprendimenti e alle attività. Alcuni esempi:

Spazio delle parole e della fiaba: è lo spazio dell’ascolto (dell’altro, del racconto, della musica,
ecc…), della comunicazione (verbale, sonora, gestuale, ecc..), della lettura. Questo spazio è
strutturato con sfondi integratori delle fiabe da sceneggiare, con panche e sedie, piccoli scaffali,
cartelloni con le parole chiave della storia, cartelloni-calendario, sussidi vari e libri.

Spazio delle attività strutturate e della manipolazione: è lo spazio del pensiero, il luogo della
rappresentazione grafica, del lavoro strutturato con diversi materiali. In questo luogo, posto al
centro della stanza, sono presenti tavoli, scaffali con fogli, colori, giochi da tavolo e vari sussidi
didattici, colle, tempere, pennelli. È lo spazio tattile, della manipolazione, della pittura, della
creazione plastica, del gioco con le mani. In questo luogo i bambini costruiscono e manipolano
materiali: farine, sabbia, pongo, foglie, acqua, ecc.., carte grandi anche quanto tutta la parete per
lasciare tracce e segni, colori, pennelli, lavagnette e gessetti, contenitori di pasta modellabile,
formine, imbuti e contenitori per i travasi.

Spazio casetta: è lo spazio del gioco di imitazione e di identificazione, dell’immaginazione e della


fantasia. In questo luogo sono presenti gli oggetti del far finta di: cucinare, lavare, aggiustare,
mangiare, pulire, dormire, ecc…

Spazio dei travestimenti e delle magie: è lo spazio del gioco simbolico e della trasformazione di sé e
degli oggetti. In questo luogo sono presenti contenitori per teli, vestiti, foulard, cappelli, un grande
specchio e un tappeto.