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L’arte musicale del Tre e Quattrocento

Il termine ars nova fu coniato dal teorico del 14° secolo Philippe de


Vitry, per contrapporre l’arte del Trecento – ricca di innovazioni nel
campo della teoria, dei trattati, della notazione e dello sviluppo
polifonico – a quella precedente, denominata ars antiqua.
Il mottetto continuò a essere impiegato come forma sia sacra sia profana,
servendo anche come mezzo di satira politica.

I principali centri di fioritura dell’ars nova furono la Francia, dove


Guillaume de Machault compose per primo un’intera Messa polifonica,
e l’Italia (soprattutto Firenze con Francesco Landino). Lo stile francese
era intellettuale e sofisticato, mentre in Italia nacquero le nuove forme
profane, dagli schemi più semplici, del madrigale, della caccia e
della ballata.

Nel Quattrocento le forme polifoniche raggiunsero la massima fioritura


e complessità, e nel nuovo clima umanistico la musica aumentò la sua
autonomia rispetto alla Chiesa.

Guillaume Dufay fu il maggior esponente di una scuola a carattere


internazionale nata in Borgogna agli inizi del secolo; egli definì le forme
e gli stili della scuola fiamminga – i cui più significativi musicisti furono
Jacob Obrecht, Johannes Ockeghem e Josquin Després – e inserì nella
Messa anche temi tratti da canti profani. I compositori franco-
fiamminghi trascorsero buona parte della loro vita presso le corti
rinascimentali d’Italia, dove diffusero le loro raffinate tecniche
contrappuntistiche, assimilando contemporaneamente elementi della
musica locale. Tra le forme caratteristiche del Quattrocento troviamo,
oltre alla Messa e al mottetto, le forme profane della chanson e quelle
tipicamente italiane come la frottola, il canto carnascialesco,
lo strambotto e la canzone a ballo.

La musica italiana del Cinquecento

Il Cinquecento vide il predominio della musica italiana, rappresentata


dalle grandi scuole romana e veneziana; la prima ebbe la sua più
luminosa affermazione con Pierluigi da Palestrina che, fedele allo spirito
della Controriforma, compose musica sacra per coro a cappella, cioè
con le sole voci senza accompagnamento di strumenti.

A Venezia, accanto alle composizioni religiose che impiegavano voci –


spesso con cori multipli – e strumenti, fiorirono la musica profana nella
forma del madrigale polifonico (che Claudio Monteverdi portò, agli
inizi del Seicento, al più alto grado di perfezione) e la musica
strumentale nelle nuove forme della toccata, del ricercare e
della canzone da sonare. In tutta Italia il madrigale fu tra le forme
predilette dai musicisti legati alle raffinate corti del tardo Rinascimento,
come Luca Marenzio e Carlo Gesualdo da Venosa.

A Firenze sul finire del secolo ebbero origine le prime forme di recitar
cantando in stile rappresentativo, volte alla resa espressiva della parola:
un gruppo di umanisti, intellettuali e musicisti riuniti nella Camerata
Fiorentina diede l’avvio con la Dafne di Jacopo Peri nel 1598 alla prima
opera in musica. Intanto anche l’armonia veniva modificandosi, con
l’affermazione progressiva della moderna tonalità.

In Germania, in conseguenza della Riforma di Martin Lutero, venne


creato un repertorio liturgico in tedesco su melodie popolari.
Musica, Storia della
di Luisa Curinga - Enciclopedia dei ragazzi (2006) Treccani