Sei sulla pagina 1di 4

Estranei e Nemici - Discriminazione violenza razzista in Italia

1- La metamorfosi del razzismo

La manipolazione del linguaggio è la base su cui si costruisce l'ideologia, il discorso e le pratiche


razziste: basti pensare alla parola “razza”: è un termine del quale dobbiamo fare a meno, non è cosi
per “razzismo” secondo una definizione ”la tendenza a conservare pura una razza e ad affermare la
presunta superiorità sulle altre”
Le parole non coincidono con le cose: le parole hanno una storia e un potere e tendono a
conservare i loro significati precedenti che ad acquisirne nuovi. E' emblematico il caso di razza: le
scienze sociali anglosassoni hanno conservati questo termine, in altri paesi invece è stato espulso
da linguaggi scientifici, cercando di sociologizzarlo al massimo, ma per quanti sforzo si faccia è
indubbio che questa categoria evoca il significato biologico dell'Ottocento.
Per questo è giusto parlare di discriminazione razzista piuttosto che razziale: la discriminazione ha
come oggetto non la “razza diversa”, ma individui e gruppi minoritari disprezzati marginalizzati: il
colore o l'effettiva distanza culturale sono irrilevanti (albanesi come i rom, i senegalesi come i
rumeni, i marocchini, a dimostrazione del fatto che non è la distanza somatica o culturale, ma è
l'esito di un etichettamento sociale)

Un altro esempio di manipolazione del linguaggio è quello relativo ai Centri di permanenza


temporanea e assistenza (1998) dove sono “trattenuti” come “ospiti” stranieri irregolare (per usare
il linguaggio del testo di legge). Nella parola CPT c'è una locuzione ingannevole, che consiste
nell'accoppiare due parole dal significato opposto, “permanenza temporanea”, mentre sono dei
“Centri di detenzione per stranieri non comunitari”, ma con quel nome si sarebbe dovuto
ammettere che il nuovo istituto giuridico viola palesamene la Costituzione italiana, dato che lo stato
di diritto prevede per chi si trova senza documenti una sanzione amministrativa e non la privazione
della libertà. Un altro esempio di manipolazione del linguaggio è quello dell'invenzione del
termine clandestino: la figura e la parola sono state costruite ex novo, fino ad alcuni decenni fa i
clandestini non esistevano. Si parlava di immigrazione spontanea, non assistita o non protetta.
Mansoudi scrive che “clandestino è la forma-espressione più aggressiva di esclusione simbolica
dell'immigrato”, contando che spesso i regolari di oggi sono i clandestini di ieri.

La parola razzismo fa riferimento ad una aggressione simbolica-verbale-reale che ha come movente


il rifiuto-odio verso una vittima individuale-collettiva. Il razzismo è uno dei tratti costituivi della
modernità, che comprende dimensioni culturale, psicologiche, politiche che si alimentano a
vicenda. Il razzismo giustifica l'ineguaglianza sociale pensando che ad un certo colore o carattere
somatico, naturali, sanguigni, differenze storiche, sociali e culturali corrispondano determinate
predisposizioni e tratti culturali, istituendo un legame fra tratti biologici e morali.
In realtà non esistono le razze ma gruppi umani razzizzati. Guillaumin dice che la razza è una
categoria immaginaria applicata a gruppi umani reali e ogni classificazione razziale, è per
definizione una classificazione razzista, razza è una metafora naturalistica per marcare differenze di
potere, di classe, di status, per biologizzare il sociale.
Nel nome della razza e del pregiudizio sono neutralizzate la storia, la cultura e la differenza:
l'invenzione della razza ebraica o slava era fondata sul fantasma di una differenza culturale, non
distinguibile per tratti somatici, che si trasforma in un marchi che lo rendesse visibile (la stella)..
La forma più comune sotto la quale è il razzismo viene teorizzato è quella del razzismo
differenzialista. Nell'Ottocento la mitologia della razza pretendeva di classificare biologicamente
ciò che è squisitamente storico e sociale, se nei secoli precedenti le gerarchie e le differenze erano
date da una sfera esterna all'uomo (Dio e l'ambiente), l'ideologia ottocentesca colonialista
coerentemente con la propria concezione di natura la colloca all'interno della stessa materia vivente.
Il razzismo differenzialista serve a costruire nuove gerarchie e giustificare le imprese coloniali:
repressione sulle classi subalterne all'interno e segregazione delle popolazioni dominate all'esterno.
La categoria di razzismo differenzialista, razzismo senza razze, è utile per cogliere la retorica
neorazzista contemporanea che giustifica il rifiuto degli altri e reclama discriminazione, che non è
estraneo alla naturalizzazione comune ad ogni razzismo per cui gli esseri umani siano il prodotto di
una certa cultura, piuttosto che di culture esaltando localismi identitari e particolarismi etnici.
Le numerosi varianti del differenzialismo (da destra a sinistra) sono accomunate dall'allarme per
l'omologazione universale effetto della globalizzazione e del diritto alla differenza e alla libertà.
L'esclamazione” aiutiamoli a casa loro”permette di mascherare la xenofobia sotto un apparenza
razionale una retorica invece reazionaria che afferma che i migranti sono intrusi ed estranei.
Il razzismo differenzialista è connotato da alcuni tratti peculiari : il rifiuto dell'universale e il
principio dell'unità del genere umano e la valorizzazione della comunità etnica fondata non su
vincoli sociali ma di territorio e tradizione. Modello di riferimento è un Europa imperiale, federale e
identitaria convivendo con la xenofobia più estrema e l'ossessione all'invasione straniera.

Si distinguono tre gradi di ostilità verso gruppi diversi: etnocentrismo, xenofobia e razzismo, una
distinzione convenzionale, perché non c'è una demarcazione netta fra i fenomeni, ma più che altro
intrecci e interconnessione.
L'etnocentrismo non s'accompagna per forza alla xenofobia o al razzismo. L'etnocentrismo per
molte società si manifesta nei riti, nei miti e nei nomi che si danno le popolazioni. Etnocentrismo
per l'antropologia è l'inclinazione a considerare il proprio gruppo di appartenenza come il centro del
mondo e la propria cultura come la migliore, la più autentica, la più umana, l'unica possibile.
Levi-Strauss definisce l'etnocentrismo una sorta di egocentrismo collettivo: l'antropologia sostiene
che non è possibile pensare “ai noi” senza pensare “agli altri”, e fa si che si tracci un confine
simbolico o reale. Lanternari distingue la divisione tra etnocentrismo come attitudine spesso
inconsapevole e l'etnocentrismo come vera e propria ideologia.

La xenofobia che sarebbe meglio nominare eterofobia: paura dell'altro da sé condivide con il
razzismo e la paura, l'ostilità verso l'alterità, il metissage, il contatto.
Xenofobia è paura dello straniero, è chiusura agli altri, nutrita da pregiudizi e stereotipi; favoriti in
alcuni periodi di crisi economica e la paura del declassamento o della perdita del lavoro che porta
l'antipatia o il rifiuto dei lavoratori immigrati come scrive Weber.
La propaganda politica e mediatica alimenta la xenofobia: argomenti come “ci rubano il lavoro”,
“diffondono malattie”, “provocano insicurezza”, assieme all'utilizzo di lessico svalorizzante e
zoologico come “clandestini” “extracomunitari”, “invasione”, “orda”, “piaga” placa così l'ansia e
l'insicurezza collettiva. La xenofobia è spesso un modo di nominare la crisi d'identità che
attraversano i gruppi sociali, rafforza le barriere tra noi e loro, fra cristiani e musulmani: si
costruisce l'identità etnica per opposizione alle identità degli altri, spesso a quelle più vicine come ci
insegna l'antropologia. Sono i meccanismi capitalistici e della società neoliberale a nutrire il senso
d'insicurezza e fobia tramite la precarizzazione del lavoro, lo smantellamento dello stato sociale,
l'indebolimento della socialità e l'individualismo dilagante. E' raro che la xenofobia non è
accompagnata dal razzismo.
2- Dalla discriminazione alla segregazione.

Per la Convenzione internazionale delle Nazioni Unite la discriminazione si identifica con


l'esclusione, restrizione o preferenza fondata su razza e colore, che abbia il fine di distruggere le
libertà fondamentali. E' una definizione che presenta il difetto di accogliere la nozione di razza.
L'articolo dell'EU definisce la discriminazione come un trattamento meno favorevole riservato ad
una persone in ragione della loro origine sociale, culturale ed evita ogni riferimento alla razza.
Nelle società liberali è rifiutata l'ineguaglianza di diritti, ma la discriminazione razziale non è un
concetto ben definito da essere applicabile, non è misurabile.
Si può distinguere tra di tra discriminazione diretta con cui si intende un trattamento diseguale in
ragione della loro appartenenza e la discriminazione indiretta quando sono le norme
apparentemente neutre che determinano uno svantaggio.
Si distingue anche tra discriminazione legale che riproduce il razzismo e non viola le norme
formali e discriminazione illegale che invece viole le norme e può essere sanzionata.
Il razzismo istituzionale è un concetto affine a quello di discriminazione legale e indiretta, che resta
una categoria utile per mostrare che il razzismo può fare a meno di un impianto ideologico e che le
discriminazioni possono essere profondamente incorporate nel sistema amministrativo dello Stato.
La discriminazione si riproduce in maniera automatica nel lavoro, nel senso comune è accettato che
gli stranieri non comunitari spettino i lavori più sporchi,mal pagati, al nero; lo stesso per il mercato
degli alloggi ai migranti è destinato un secondo mercato con condizioni più svantaggiose.

3 - Immigrati in Italia. Fra esclusione e inclusione subordinata.

In Italia si è cominciato ad avere coscienza del fenomeno migratorio solo di recente: i primi gruppi
di lavoratori immigrati da paesi non occidentali avviene negli anni '60, ma è dagli anni '80 che
l'Italia ha cessato di essere esportatore di manodopera per diventare importatore di forza lavoro.
Una ricerca di Laura Balbo mostra che nel 1989 la maggioranza degli italiana non percepiva il
flusso migratorio come fenomeno stabile e ne aveva consapevolezza sulla presenza degli immigrati:
in quell'anno si incrina il mito degli italiani brava gente, fondato sulla rimozione della memoria
dell'antisemitismo e della feroce esperienza coloniale: il 25 agosto è ucciso a Villa Literno un
rifugiato sudafricano, Masslo soccombe alla violenza razzista; si segna il punto di svolta con il
primo grande corteo contro il razzismo che si svolgerà a Roma e la nascita di associazioni volte a
contrastare il razzismo e a difendere i diritti dei migranti e delle minoranze, in anni scanditi di
scanditi di atti, aggressioni contro cittadini stranieri, anni in cui l'emergenza immigrazione
raggiunge picchi con la guerra del Golfo e l'inizio dell'equazione: arabo-terrorista-mussulmano.
E' in questo clima che il centrosinistra nel '98 concepisce la Turco Napolitano, un testo della legge
prima avanzato poi ha perso i caratteri più innovativi ed egualitarie, condizionato da un clima di
allarmismo dopo 3 episodi di cronaca, porterà la legge ad istituire i Cpt e la carta di soggiorno che
difficile da ottenere introduce la distinzione tra regolari-buoni-meritevoli e irregolari-cattivi.
Il razzismo così diventa definitivamente con legge Bossi-Fini, che rende più restrittive le leggi
subordinando il permesso di soggiorno al permesso di lavoro: “contratto di soggiorno” rendendo il
migrante pura merce-lavoro alla mercé del padrone e in una situazione di perenne precarietà
aggravata dal ricatto del rischio di internamento ed espulsione.

Ha ragione Balibar quando dice che non siamo molto lontani da una situazione coloniale, dove
l'impossibilità per i non-comunitari di accedere alla sfera pubblica, ai diritti e il confinamento ai
ghetti, mira ad impedire la socializzazione e la conquista di libertà individuali come collettive.
4- La logica del campo:internamento e segregazione

La segregazione è la forma estrema della discriminazione, si ha quando all'ineguaglianza si


aggiunge l'isolamento sociale,spaziale,simbolico di un gruppo minoritario.
Vi sono luoghi nel quale si compie quest'allontanamento reale simbolico (evento simbolo fu
l'internamento nello stadio di Bari nel 1991 si migliaia di albanese) tramite la logica del campo.
I campi rappresentano la materializzazione di uno stato di eccezione divenuto permanente,sono
spazi extra-territoriali, esclusi dal diritto ordinario, sono non-luoghi giuridici nei quali si
sospendono i diritti umani e costituzionali, camuffati da centri di soccorso o prima accoglienza.
I CPT sono l'esempio più lampante: luoghi di detenzione per stranieri irregolari dove sono internate
persone (chi chiede il permesso di soggiorno, minorenni, potenziali richiedenti d'asilo) che non
hanno commesso alcun reato e che non hanno subito processi e che non lo subiranno in futuro, sono
istituzioni repressive regolate da un diritto speciale, figli dell'ideologia della tolleranza zero, e nelle
quali, come in carcere si consumano violazioni di diritti e violenze fisiche e psicologiche.
Campo è spesso sinonimo di lager, per alcuni esagerato legandolo allo sterminio nazista, Hanna
Harendt ricostruisce la genealogia del lager, e mostra come sia stata un evoluzione dei campi di
custodia protettiva e non un invenzione prettamente nazista.
Con le guerre mondiali, poi umanitarie e preventive e la produzione di vittime e profughi, si è
generalizzato il modello del campo, confino ad arrivare alle gabbie di Guantanamo, campo
postmoderno, luogo di prigionia senza tempo e senza spazio dove sospetti terroristi vengono
imprigionati a tempo indeterminato, non riconosciuti come prigionieri di guerra
Nell'ideologia xenofoba i rom rappresentano la sintesi dell'estraneità alla norma, alla cultura, alla
nazione: il campo degli zingari rappresenta il vero ghetto, una riserva con dei tratti che vanno dalla
favela al campo di concentramento, che spesso viene incentivato ed aiutato con aree attrezzate in
una logica inconsapevole di protezione del territorio, preservarlo dal rischio di contaminazione.
I rom sono le vittime strutturali del razzismo, oggetto di fobie diventate leggende urbane come
quella che diffondo epidemie, ma invece sono parte integrante del popolo e della storia italiana,
meno di un terzo dei rom ha il permesso di soggiorno, ma tantissimi sono nati invece in Italia.
E' la loro condizione di precarietà professionale e alloggiativa li rende privi dei requisti richiesti
dalla legge, rifiutando l'ideologia e del lavoro capitalistico, con la loro esistenza contraddicono la
norma, la disciplina e i meccanismi di controllo degli stati; il loro modo di vivere basato su un
economia informale-scambio privilegia il legame sociale rispetto al consumo: sono dei popoli-
resistenza: la loro coscienza storica di se risiede nella capacita di riformulare il contatto tra se e
l'altro per elaborare una politica di sopravvivenza, loro non vogliono ne egemonia ne subalternità.

5- Homo islamicus: una retorica leghista e non solo

L'islamofobia va di pari passo con il processo di nemicizzazione e con la rappresentazione europea


del mondo islamico, ancorata a concezioni coloniali e caricaturali dell'Islam, una rappresentazione
di una religione calata nelle tenebre,aggressiva che gli eventi del 11 Settembre hanno riattivato.
La metonimia che trasforma i migranti in musulmani e musulmani in terroristi e nemici occidentali
rafforza le pratiche securitarie e portano ad uno stato di eccezione permanente (Harendt).
C'è un idea del migrante come homo religiosus o islamicus, un ostilità verso l'Islam che nasconde il
rifiuto di una società poli-culturale. In Italia il pregiudizio antimusulmano si è rafforzato dal ruolo
della Lega Nord e dal pamphlet di Oriana Fallaci, dall'affermare la superiorità della società
occidentale, da un etnocentrismo grossolano che ha favorito il rilancio delle pratiche poliziesche e
pubbliche dell'equazione extracomunitario-clandestino-arabo-musulmano-integralista-terrorista.
La Lega Nord ha trovato nell'islamofobia e nell'ostilità verso l'immigrazione gli elementi costitutivi
del discorso leghista. L'individuazione del nemico passa per chiunque sia estraneo al locale ovvero
un senso di difesa della comunità da presenze aliene; per costruire “un noi” leghista, bisogna
inventarsi “un loro” che diventano per eccellenza immigrati,, rom, islamici che “ovviamente”
generano disgregazione sociale, droga, prostituzione, crollo delle famiglie, omosessualità.