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SCUOLA DI SPECIALIZZAZIONE PER L’INSEGNAMENTO

SECONDARIO DELLA TOSCANA

VII CICLO

I ANNO

AREA DISCIPLINARE
SCIENZE BIOLOGICHE

L’EVOLUZIONE

Indirizzo: Scienze Naturali-Classe: A060


Specializzanda: Ketty Cionini

ANNO ACCADEMICO 2005-06


Indice

1. Giustificazione della scelta didattica 2

2. Ambito disciplinare 2

3. Classe scolastica di riferimento 2

4. Modulo: L’evoluzione 2

5. Tempi di sviluppo 3

6. Prerequisiti del modulo 3

7. Obiettivi generali del modulo 3

8. Obiettivi specifici del modulo 3

9. Percorsi interdisciplinari 4

10. U.D.2: L’origine della specie 4

10.1. Tempi di sviluppo 4

10.2. Prerequisiti 4

10.3. Obiettivi didattici 5

10.4. Contenuti 5

10.5. Approfondimenti 5

10.6. Metodologie didattiche 6

10.7. Tecniche 6

10.8. Strumentazione 6

10.9. Percorso didattico 7

11. Verifiche 26

12. Valutazione 28

13. Bibliografia 28
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1. Giustificazione della scelta didattica
Probabilmente non esiste al mondo tribù primitiva che non abbia qualche mito sull’origine
dell’uomo, degli alberi, del sole e, forse addirittura del mondo intero. Un grande serpente o un
uccello gigantesco, un pesce, un leone o qualche altro essere dotato di poteri o capacità di
generazione soprannaturali rappresentano il tipo di forza agente chiamata a rendere conto di
queste origini. Allorché si svilupparono le religioni con le loro divinità concrete, questi dei
divennero i creatori delle cose e della vita. Il mondo greco attribuì tale ruolo a Zeus, Atena,
Poseidone ed altre figure divine, e la storia della creazione secondo la Genesi è il prototipo di
questo concetto di origine. La voglia di comprendere chi ha creato l’uomo e tutte le creature
che lo circondano è profondamente radicata dentro tutti noi. La conoscenza dell’evoluzione ci
permette di spiegare le specie attuali nell’ambito della storia globale della vita sulla Terra.
Nella mia breve storia di docente, ho avuto la possibilità di affrontare il tema dell’evoluzione
con i ragazzi del corso di zoologia generale per Scienze Biologiche Molecolari e sono rimasta
piacevolmente colpita dall’interesse che questo argomento ha suscitato. La mia platea, di
solito un po’ sonnecchiante, si è trasformata in un auditorio fervente pieno di interrogativi e
con una gran voglia di sapere il più possibile su questo argomento. Mi piacerebbe, in un
prossimo futuro, affrontare questo tema con i ragazzi di una scuola superiore perché ritengo
che questo argomento sia di fondamentale importanza per la loro formazione scientifica,
indipendentemente che si tratti di un istituto tecnico, di un liceo tradizionale o di un liceo
sperimentale. Anche se ormai è ben chiaro che gli organismi si evolvono il tema
dell’evoluzione non è affatto un capitolo chiuso, anche la scienza evolve, e nuove spiegazioni
vengono fornite per chiarire i meccanismi dell’evoluzione. Mi piacerebbe che ragazzi
cogliessero il fatto che in biologia, e in molte altre scienze, certi temi restano sempre attuali e
possono essere riletti man mano che si acquisiscono nuove conoscenze.

2. Ambito disciplinare
Scienze biologiche.

3. Classe scolastica di riferimento


Classe seconda di una Scuola Secondaria di Secondo grado.

4. Modulo- L’evoluzione
Il modulo può essere suddiviso nelle seguenti unità didattiche:
U.D. 1. La storia della vita sulla Terra.
U.D. 2. L’origine delle specie.
U.D. 3. L’evoluzione biologica dell’uomo.

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5. Tempi di sviluppo
Per svolgere l’intero modulo sono previste, orientativamente, 24 ore così ripartite:
- 18 ore di lezione
- 3 ore per verifiche in itinere e 2 ore per la verifica sommativa,
- 1 ora per eventuali recuperi.

6. Prerequisiti del modulo


 Aver acquisito la teoria cellulare
 Sapere quali sono i principali composti organici
 Possedere i concetti di autotrofo, eterotrofo, aerobio, anaerobio.
 Riconoscere la struttura cellulare di un procariote e di un eucariote.
 Possedere il concetto di specie.
 Conoscere la classificazione dei viventi.
 Saper che il DNA è il materiale genetico.
 Aver acquisito i concetti di cromosoma, gene, allele, mutazione.
 Conoscere le leggi di Mendel.

7. Obiettivi generali del modulo


 Stimolare negli studenti la curiosità e l’interesse per i fenomeni naturali che si verificano
intorno a loro.
 Far scoprire l’importanza di saper osservare e formulare ipotesi per spiegare fatti e
fenomeni.
 Far comprendere l’importanza del metodo scientifico.
 Rendersi conto che nello sviluppo del pensiero scientifico non esistono leggi immutabili.
 Far acquisire un linguaggio appropriato ad esprimere quanto è stato appreso.
 Stimolare la voglia di approfondire, in modo autonomo, gli argomenti trattati utilizzando
libri tematici, riviste scientifiche e siti internet.

8. Obiettivi specifici del modulo


 Saper ripercorrere le tappe del percorso evolutivo, dalle prime molecole organiche alla
cellula eucariote.
 Saper suddividere la storia della vita sulla terra in eoni, ere e periodi.
 Riconoscere gli eventi principali che hanno caratterizzato le ere geologiche.
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 Saper definire un fossile.
 Conoscere le ipotesi creazionistiche.
 Conoscere le teorie dell’evoluzione.
 Conoscere le nuove ipotesi evolutive.
 Conoscere le tappe dell’evoluzione dagli antichi primati all’uomo moderno.
 Saper descrivere i fattori che hanno portato all’evoluzione degli ominidi.
 Identificare le caratteristiche principali degli australopitechi e delle varie specie del genere
Homo.
 Saper ricostruire l’albero genealogico dell’Homo sapiens moderno.

9. Percorsi interdisciplinari
Il modulo trattato potrebbe offrire diversi spunti di interdisciplinarità, come ad esempio:
 Geologia: approfondimenti riguardanti le ere geologiche.
 Paleontologia: conoscenza dei fossili e dei processi di fossilizzazione.
 Italiano: contesto storico e socio-politico del periodo in cui sono state formulate le teorie
evolutive (XVI, XVII e XVIII sec.)
 Religione: “Contrapporre scienza e religione, è proprio necessario?”.

10. U.D. 2. L’origine delle specie


10.1. Tempi di sviluppo
Per svolgere l’U.D.2 sono previste, orientativamente, 8 ore così ripartite:
- 6 ore di spiegazione attraverso lezioni interattive in cui sono incluse anche le verifiche in
itinere,
- 1 ora di approfondimento e/o lezioni di recupero,
- 1 ora per la verifica finale che si terrà a fine unità.

10.2. Prerequisiti
 Possedere il concetto di specie
 Saper quali sono le categorie sistematiche
 Possedere il concetto di fossile
 Saper riconoscere adattamenti ai vari ambienti
 Essere a conoscenza dei principali concetti della genetica classica

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10.3. Obiettivi didattici
Conoscenze:
 Conoscere le ipotesi creazionistiche (dall’antichità fino a Linneo e Cuvier)
 Conoscere la teoria di Lamarck.
 Conoscere la teoria di Darwin-Wallace.
 Acquisire i concetti di evoluzione, variabilità dei caratteri, lotta per la sopravvivenza,
adattamento all’ambiente, selezione naturale, isolamento geografico, speciazione.
 Conoscere le prove a favore dell’evoluzione.
 Conoscere le nuove teorie evolutive

Competenze:
 Saper in che cosa consiste una teoria evolutiva.
 Saper individuare i criteri che hanno portato alla formulazione delle diverse teorie.
 Saper ricostruire le osservazioni e gli studi di Darwin.
 Saper confrontare e rilevare analogie e differenze tra la teoria evolutiva di Lamarck e
quella di Darwin.
 Saper interpretare esempi di speciazione.
 Comprendere che le teorie evolutive evolvono a loro volta verso gradi di complessità
sempre maggiori.
 Saper reinterpretare la teoria di Darwin-Wallace alla luce del neo-darwinismo e della
sintesi moderna.

10.4. Contenuti
 Il creazionismo (dagli antichi fino a Linneo e Cuvier)
 La teoria di Lamarck.
 La teoria di Darwin-Wallace.
 La selezione naturale.
 Le prove a sostegno dell’evoluzione.
 Il neo-darwinismo.
 La sintesi moderna.

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10.5. Approfondimenti
Osservare l’evoluzione: la Biston betularia.

10.6. Metodologie didattiche


L’argomento scelto è un argomento fortemente teorico verrà trattato, quindi, principalmente
attraverso lezioni frontali-partecipate durante le quali gli studenti saranno stimolati a porsi
degli interrogativi e ricercarne le risposte secondo un’impostazione metodologica didattica di
tipo euristico. Durante la trattazione cercherò sempre di mostrare l’aspetto storico del periodo
in cui si sono sviluppate le idee evoluzionistiche perché ritengo che solo in questo modo si
possa capire a pieno l’argomento. Nello svolgersi delle lezioni cercherò inoltre di richiamare
continuamente l’attenzione degli studenti ponendogli degli interrogativi. Questi hanno lo
scopo primario di capire le idee già preesistenti sull’argomento nella mente dell’allievo ed
eventualmente correggerle. In altri casi tali interrogativi hanno lo scopo di verificare in
maniera continua l’apprendimento di concetti già trattati e nel caso non siano stati compresi e
programmare interventi di recupero.

10.7. Tecniche
Le tecniche didattiche utilizzate prevedono:
 Verifica dei prerequisiti. Al fine di individuare le conoscenze pregresse degli studenti,
attraverso domande aperte poste alla classe.
 Lezione interattiva. L’insegnate alterna momenti di spiegazione frontale a discussioni
con gli studenti in modo da coinvolgerli a partecipare alla lezione apportando i propri
contributi personali. Questo tipo di lezione è un buon metodo per cogliere concetti errati ed
eventuali lacune che possono essere presenti negli alunni.
 Mappe concettuali. Possono essere utilizzate per pianificare l’attività didattica. I concetti
possono essere schematizzati tramite semplici diagrammi che ben focalizzano l’attenzione
sull’argomento che s’intende trattare.
 Compiti a casa. Risultano fondamentali per far lavorare gli studenti in totale autonomia e
per il consolidamento delle conoscenze apprese.

10.8. Strumentazione
 Libro di testo.
 Lucidi, diapositive e filmati.

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 Testi integrativi e riviste scientifiche per approfondire i temi trattati.

10.9. Percorso didattico.


Qui di seguito ho riportato un possibile percorso didattico riferito all’unità scelta.

Mappa concettuale dell’unità didattica proposta

LEZIONE N°1: L’EVOLUZIONE PRIMA DI DARWIN (2 ore)

Si potrebbe iniziare la lezione mostrando ai ragazzi una sequenza di diapositive raffiguranti


organismi appartenenti ai diversi phyla del regno animale, avendo cura di scegliere esempi
che mettano bene in evidenza il concetto di forme adattate ad un certo ambiente (es. insetti
mimetici, parassiti, pesci abissali, uccelli molto colorati, ecc.), sottolineando il fatto che quelle
osservate sono solo una minima parte delle circa un milione di specie fin ora descritte dai
biologi. Si potrebbe chiedere loro perché esistono così tanti tipi di organismi e perché essi
sono così diversi malgrado possano essere organizzati in raggruppamenti che riuniscano le
forme più simili.
Si apre così un interessante dibattito e alla fine si vuol arrivare alla conclusione che si può
rispondere a questo interrogativo in due modi diversi:

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1) Tutte le specie sono state create come noi oggi le troviamo e le relazioni fra di esse
riflettono l’idea di un Creatore.
2) Tutte le specie sono i discendenti naturali di un antenato comune e si sono formate grazie
ad un processo di variazione ereditaria che si è svolto con il trascorrere del tempo
(EVOLUZIONE).
La seconda soluzione è ovviamente quella corretta ma gli studiosi del passato non hanno
sempre dato questa risposta, anzi, un vero e proprio pensiero evoluzionistico è sorto
abbastanza tardi nel corso della storia. Questa lezione non è una semplice lezione di biologia
è piuttosto una lezione di storia della scienza. Infatti, non si può capire a pieno l’evoluzione se
non si tiene conto del contesto storico e sociale dell’epoca in cui questa si è sviluppata.
Ripercorrendo le fondamentali tappe storiche del processo cercherò di far capire ai ragazzi
con quante difficoltà si è arrivati alla formulazione di una vera teoria dell’evoluzione. Per non
rendere la lezione troppo frontale e noiosa cercherò di ricostruire l’evoluzione passo per
passo attraverso una serie di domande che porrò alla classe e alle quali proveremo a
rispondere riflettendo tutti assieme.
Scrivere alla lavagna uno schema, come quello sottostante, mi sarà di aiuto per fissare le idee.

ORIGINI SENZA EVOLUZIONE

 Primi filosofi greci −> le singole specie sono il risultato del potere generativo della
(Talete, Anassimene, natura (generazione spontanea).
Anassagora, ecc.)

 Platone −> il Mondo con tutte le sue creature è stato creato da un artigiano superiore,
un Demiurgo previdente e provvidente che tutto aveva orientato al bene.

 Aristotele −> tutti gli esseri viventi hanno uno scopo e sono organizzati secondo un
preciso ordine, la scala naturae. Mondo eterno ed immutabile (fissismo).

 Empedocle e Lucrezio −> gli esseri viventi sono “oggetti composti” derivati da un
assemblaggio casuale di parti.

 Cristianesimo −> la Terra e tutte le creature sono state create da Dio, attorno al 4000 a.c.,
come descritto nelle Bibbia.

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 Rivoluzione scientifica XVI e XVII sec. −> Mondo stabile e regolato da leggi generali.
(Cartesio, Boyle, Newton, ecc.)

 Carl von Linné (Linneo) −> ogni specie esiste fin dal momento della creazione ed è
1735 “Sistema Naturae” fissa ed è immutabile (creazionismo).

Osservando questo schema appare evidente che nel mondo occidentale, dai greci fino
all’avvento del cristianesimo, l’idea dominante fu quella delle teorie fissiste che negavano
ogni possibilità di cambiamento delle specie viventi poi, con l’avvento del cristianesimo,
l’idea dominante divenne quella dell’esistenza di un Dio che aveva creato il Mondo e tutte le
sue creature.
Il più famoso sostenitore del creazionismo fu Linneo a cui dobbiamo la classificazione degli
esseri viventi basata sul concetto si specie, usata ancora oggi.
(Qui si può aprire una breve parentesi per ricordare ai ragazzi la definizione di specie).

Secondo Linneo : “ogni specie esiste fin dal momento della creazione ed è fissa e immutabile
(fissismo)”.
Così l’incontro tra la prospettiva teleologica, già presente nel pensiero greco, e la nozione
biblica di provvidenza, contribuirono a formare un paradigma robusto e difficilmente
alterabile.
A questo punto viene naturale chiedersi : “ma perché nessuno aveva pensato
all’evoluzione?”
Si potrebbe rispondere che i filosofi greci, in assenza del concetto di tempo, non potevano che
concepire un mondo statico e immutabile, o che in seguito il cristianesimo abbia dato un forte
impulso creazionista ma, a mio parere, c’è un motivo ancora più importante che ha ritardato
l’idea di evoluzione. Per arrivare al punto chiedo agli studenti “come fate ad accorgevi che
le specie si sono evolute?” Credo che rispondere a questa domanda sia molto difficile.
Proprio qui sta il punto fondamentale della questione; osservare in modo diretto l’opera
dell’evoluzione è praticamente impossibile per cui l’evoluzione può essere solo dedotta.
Gli studiosi del passato non avevano a loro disposizione dati sperimentali ma solo
osservazioni della discontinuità tra gli esseri viventi. Del resto il concetto di tempo come
portatore di variabilità, almeno in geologia, è scoperta recente ed è attribuibile all’opera di
Nielsen Steensen (1638-1686), lo scienziato danese che fu a lungo attivo in Toscana (più
noto con il nome latinizzato di Niccolò Stenone). Stenone abbozzò una prima ipotesi
sull’evoluzione del paesaggio geologico, cercando di spiegare la ragione per cui certi resti

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fossili di animali marini (denti di squalo) erano stati ritrovati da lui “fuori posto”, cioè
inglobati nella roccia di una collina. Il punto chiave dell’ipotesi di Stenone era che il tempo
entrava nell’osservazione della natura come portatore di trasformazione e di cambiamento. Lo
sviluppo delle conoscenze sulla reale età della Terra fu ostacolato inizialmente dal fatto che i
primi studiosi del 1600, strettamente legati alle interpretazioni bibliche, non andavano oltre le
poche migliaia o decine di migliaia di anni; famoso è il caso dell'Arcivescovo irlandese
Ussher che, nel 1664, attribuì con assoluta certezza la nascita della Terra all'anno 4004 a.C.,
giorno 26 ottobre, ore 9,00 di mattina.
Ancora molta strada doveva essere fatta per provare l’esistenza dell’evoluzione. Perché questa
teoria si affermasse dovevano sfaldarsi l’idea del mondo che si era sempre più radicata e che
si basava su:
1) Universo progettato da un creatore intelligente.
2) Mondo statico, immutevole e di breve durata .
Ci chiediamo, adesso: “quali furono i contributi per l’affermarsi del pensiero
evoluzionistico?”
Lo sviluppo di scienze quali la fisica (filosofia naturale), la geologia e la storia naturale, nei
secoli XVII e XVIII, prepararono il terreno per l’evoluzione.
Tra i più importanti contributi ricordiamo:
1) La superficie terrestre subisce continui mutamenti −> geologia.
2) L’universo è infinito nello spazio e nel tempo ed è in continuo mutamento (Kant 1755, “la
Terra deve avere almeno mezzo milione di anni) −>fisica.
3) Individuazione degli strati sedimentologici (hanno bisogno di molto tempo per formarsi, la
Terra deve essere molto vecchia.) −> geologia.
4) Scoperta dell’esistenza di faune e flore molto diverse nelle varie parti del mondo (come
possono esistere tante faune diverse se tutti gli animali si sono diffusi dal monte Ararat dove
era approdata l’arca?) −> scienze naturali.
5) Teoria della generazione spontanea (in contrasto con un solo atto generativo) −> scienze
naturali.
6) Ritrovamento di fossili (esistenza di specie diverse da quelle viventi) −> scienze naturali.

A questo punto ci si può soffermare a ricordare che cosa sono i fossili già studiati nelle lezioni
precedenti. I fossili, non sono più considerati come semplici scherzi della natura, ma come
utili guide per riconoscere gli strati rocciosi in cui si trovano nascosti, risultano di
fondamentale importanza perché per la prima volta mettono in discussione la fissità della

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specie. Alcuni studiosi, per molto tempo, continuarono a negare il loro significato e
cercarono di spiegarli in altro modo, per esempio:

 Georges Cuvier (paleontolo), inizio 1800 −> formula la teoria delle catastrofi.

“sulla Terra si sono succeduti, nel corso del tempo, numerosi eventi catastrofici che hanno
causato la scomparsa di numerose specie; in seguito le zone devastate dalla catastrofe sono
state ripopolate per migrazioni di nuove specie da altre aree”.

Cuvier non si mosse ufficialmente a favore di quanto scritto nella Bibbia, ma ritenne che
l’ipotesi del diluvio fosse suffragata dal fatto che un evento catastrofico e, ti tipo alluvionale,
era riportato in molti miti dei popoli primitivi, mentre alcuni studiosi seguaci di Cuvier
spiegarono la ricomparsa di nuove specie attraverso atti di creazione successivi.

All’inizio del XIX, dopo la ventata di rinnovamento portata dalla Rivoluzione Francese e
dalle nuove idee degli illuministi, i concetti di progresso ed evoluzione divennero patrimonio
di tutte le masse sociali, ed è proprio in questo periodo che l’evoluzionismo prende vita.

Jean-Baptiste de Lamarck naturalista francese, con la sua opera “Philosophie zoologique”


del 1809 espose la prima vera teoria sull’evoluzione.

Secondo Lamarck : “ le specie viventi sono il risultato di una continua evoluzione, cioè di
trasformazioni dovute alle sollecitazioni dell’ambiente, che hanno portato dalle forme più
semplici a quelle più complesse”.

La teoria di Lamarck può essere sintetizzata in due concetti fondamentali:


 La legge dell’uso e del non uso −> ogni essere vivente sviluppa le parti del corpo che
usa maggiormente, mentre altre, poco usate, regrediscono fino a scomparire.

 L’ereditarietà dei caratteri acquisiti −> gli organismi, nel tentativo di adattarsi al loro
ambiente, acquisiscono degli adattamenti che vengono poi ereditati dalla loro progenie.

Per meglio spiegare questi due punti, mostro alla classe un lucido che riporta il famoso
esempio del collo delle giraffe proposto da Lamarck (fig. 1).

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Fig. 1. La legge dell’uso e del non uso. a) Gli antenati delle giraffe avevano il collo corto. b) Il “desiderio” di mangiare i
germogli più alti portò all’allungamento del collo. c) Le giraffe attuali hanno il collo lungo perché hanno ereditato le
caratteristiche acquisite nel corso delle generazioni.

Dopo aver commentato il lucido chiedo ai ragazzi “pensate che Lamarck avesse ragione?”
E, dopo che i ragazzi hanno detto la loro, gli spiego che i caratteri acquisiti non possono
essere direttamente trasmessi ai figli facendo l’esempio del culturista. Il culturista andando,
giorno dopo giorno, in palestra irrobustisce i suoi muscoli, ma i suoi bambini non nascono di
certo con i muscoli iper-sviluppati. Il concetto evolutivo di Lamarck è oggi detto
trasformismo, in quanto afferma che singoli individui cambiano le loro caratteristiche per
evoluzione. Oggi respingiamo le teorie trasformiste, perché gli studi genetici hanno
dimostrato come i tratti che un organismo può acquisire nel corso della sua vita non possano
essere trasmessi alla prole. I contemporanei di Lamarck lo attaccarono non tanto per l’ipotesi
dei caratteri acquisiti ma, soprattutto, per la legge dell’uso e del disuso che ammetteva vi
fosse una tendenza al perfezionamento intrinseca negli organismi. L’influsso di Lamarck
sull’ambiente naturalistico francese fu modesto; al clima rivoluzionario era succeduta la greve
tutela napoleonica, e Cuvier devoto cortigiano dell’imperatore si oppose pesantemente alle
ipotesi lamarckiane.
A questo punto è importante far comprendere ai ragazzi che Lamarck non deve essere
ricordato solo per le sue “idee sbagliate”, come è stato fatto in passato, ma per i contributi
importanti che ha dato alla biologia. Con Lamarck, che formula la prima teoria evolutiva, la
biologia diviene una scienza indipendente svincolata dalla medicina, perché diviene la scienza
che studia le origini e l’adattamento dei viventi. Inoltre è il primo a capire che, se la Terra
mostra cambiamenti climatici nel tempo, allora anche gli organismi viventi possono subire
delle trasformazioni, con il trascorrere del tempo, seguendo leggi naturali e non interventi
divini.

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LEZIONE N° 2 : L’EVOLUZIONE SECONDO DARWIN (2 ore)

Al termine della prima lezione, parlando di Lamarck e Cuvier, ci siamo essenzialmente riferiti
a quello che era il panorama scientifico francese all’inizio del 1800, dobbiamo ora parlare di
quello che era il contesto scientifico inglese. In Inghilterra si era realizzata una stretta alleanza
tra scienza e dogma cristiano. Nelle università la maggior parte dell’insegnamento scientifico
veniva impartito da ecclesiastici e insigni scienziati si occupavano sia di studi scientifici che
di studi teologici. Nella prima metà del secolo la teologia naturale, dedita allo studio
dell’armonia della natura e degli stupefacenti adattamenti degli esseri viventi, divenne sempre
più importante. Inoltre, si ebbe un grande incremento della geologia. A questo proposito è
d’obbligo aprire una parentesi per introdurre alla classe la figura di un grande geologo che
sarà importante spunto di riflessione proprio per lo stesso Darwin:

 Charles Lyell che, nei suoi “Principles of Geology” (1830-1833), propose il principio
dell’attualismo.

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Secondo Lyell: “le leggi della fisica e della chimica sono rimaste invariate durante la storia
della Terra e gli avvenimenti geologici del passato sono avvenuti grazie a processi naturali
simili a quelli che osserviamo attualmente”.

Appare evidente che all’inizio del XIX secolo, i tenaci sforzi di vari filosofi e biologi
pespicaci come Lamarck non erano riusciti a scalzare il predominio di un mondo creato ed
essenzialmente statico fino a quando un uomo, Charles Darwin, lo debellò una volta per
tutte.
Ci chiediamo adesso “chi era quest’uomo straordinario e come si generarono le sue
idee?”
Charles Darwin nacque a Shrewsbury, in Inghilterra, nel 1809; la famiglia lo indirizzò agli
studi di medicina e teologia, ma il giovane Darwin mostrava grande interesse per le scienze
naturali………..
A questo punto della lezione ritengo più opportuno concentrare l’attenzione su come si
generarono le idee di Darwin per questo non darò altre informazioni sulla sua vita ma
chiederò alla classe, come compito per casa, di sviluppare una ricerca sulla biografia di
Darwin. I ragazzi potranno anche lavorare in gruppi e magari recarsi in biblioteca a cercare
notizie utili.

Analizziamo adesso ciò che contribuì ad indirizzare Darwin verso la formulazione della sua
teoria.

- 1° contributo (il più importante): 1831-1836 un viaggio intorno al mondo a bordo del
brigantino Beagle.

Il lucido della fig. 2 mi serve per mostrare alla classe l’itinerario del Beagle e per individuare
quelli che furono gli scali più importanti (es. l’arcipelago delle Galápagos).
Durante gli innumerevoli scali del Beagle, Darwin poté compiere interessanti escursioni e
raccogliere preziosi materiali e notizie intorno alla geologia, alla paleontologia, alla zoologia,
alla botanica e alle popolazioni umane primitive.
(E’ interessante far notare che non tutte le scoperte scientifiche sono avvenute in laboratorio!)

Fig. 2. L’itinerario del beagle.

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- 2° contributo: lettura dei Principles of Geology di C. Lyell (i primi due volumi le legge
sul Beagle).

Darwin inizia a pensare che se la Terra ha una lunga storia e se, per spiegare gli eventi che i
reperti geologici rendono noti non bisogna ricorrere ad altre forze che non siano gli agenti
fisici esterni, è forse possibile che anche gli organismi abbiano dietro di essi una lunga propria
storia. Darwin diviene sempre più convinto che la Terra sia molto più vecchia di quanto si
pensava all’epoca.

- 3° contributo: un minuzioso riordino del materiale e delle notizie raccolte durante il


viaggio.

Tornato in patria Darwin era ormai un naturalista completo. Lavorò per molti anni alla
riorganizzazione del materiale che aveva raccolto e cercò di rispondere agli innumerevoli
problemi che si era posto durante al viaggio, come ad esempio: la composizione delle faune e
delle flore dei luoghi visitati, gli equilibri biologici dei diversi ambienti (foresta tropicale,
prateria argentina, savana sudafricana), la sopravvivenza delle popolazioni negli ambienti
ostili e loro accrescimento.
Il primo risultato delle sue riflessioni fu il rifiuto delle tesi creazionistiche. Il suo rifiuto
derivava in sostanza da un superiore rispetto per la divinità. Gli pareva poco riguardoso
pretendere che il creatore si fosse affaccendato, e continuasse ad affaccendarsi, a popolare con
distinte creazioni i continenti, i mari ed anche i singoli laghi e isolotti, seguendo criteri
capricciosi e bizzarri: a parità di condizioni ambientali le isole degli oceani ospitavano
popolazioni totalmente diverse e ciò si ripeteva per i versanti di un grande sistema montuoso,
quale quello delle Ande.

- 4° contributo: osservazione del lavoro degli allevatori di cani e cavalli.

Quando un allevatore, o un coltivatore, vuole ottenere un animale o un pianta, con


caratteristiche precise, seleziona gli individui che presentano i caratteri richiesti, cioè gli isola
dagli altri, in modo che la riproduzione avvenga solo fra gli individui selezionati. Darwin capì
che attuando questo procedimento, detto selezione artificiale, per generazioni e generazioni, si

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ottengono solo individui che presentano le caratteristiche volute, e quindi diversi da quelli di
partenza.

- 5° contributo: lettura del saggio “An Essay on the Principle of Population….”


dell’economista T. R. Malthus.

Malthus affermava che la popolazione umana cresce più rapidamente di quanto crescano le
risorse alimentari e quindi non esiste cibo a sufficienza per tutti; di conseguenza ad ogni
generazione, a causa di carestie o epidemie, i più deboli muoiono mentre i più forti
sopravvivono. Darwin pensò che questo concetto potesse essere esteso a tutti gli esseri
viventi.

- 6° contributo : tanta prudenza.

Nel 1844, in Inghilterra, compare una singolare opera pubblicata anonima (ma dovuta al
libraio Robert Chambers) dal titolo: Vestiges of the natural history of creation. Nonostante il
nome si trattava di un’opera di intonazione evoluzionistica in cui si discuteva, sia l’origine dei
viventi che la storia del sistema solare. L’opera nel complesso era dilettantesca ma aveva un
grande pregio: per la prima volta i dati geologici e paleontologici venivano usati per
dimostrare che di certi gruppi zoologici si poteva seguire la trasformazione delle forme nel
tempo, il che documentava la loro evoluzione. L’opera ebbe un immediato grandissimo
successo di pubblico ma i critici lo accusarono di dilettantismo e scarso rigore scientifico.
Inoltre, gli ecclesiastici rincararono la dose considerandola poco rispettosa della religione. Ciò
a cui non si voleva rinunciare era il ricorso al soprannaturale per spiegare i fenomeni
biologici. Simile tempesta di critiche indusse Darwin alla prudenza: desiderava evitare il
dilettantismo e gli errori dei Vestiges in modo da procurare una buona accoglienza alla teoria
che gli stava tanto a cuore.

-7° (ed ultimo) contributo: 19 giugno 1858 l’arrivo di una lettera inaspettata da parte di
Alfred Russell Wallace.

Il naturalista inglese, che da anni risiedeva in Malesia, nella sua lettera chiedeva il parere di
Darwin su un saggio in cui abbozzava una teoria secondo la quale la selezione naturale
svolgeva un ruolo essenziale nel modellare lo sviluppo delle specie viventi. Darwin si
meravigliò del fatto che in poche pagine, Wallace fosse riuscito a sintetizzare i punti

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principali della teoria sulla quale stava lavorando da anni. Darwin, in un primo momento,
voleva rinunciare a pubblicare il suo lavoro a favore di Wallace, ma fu persuaso da due intimi
amici, Lyell e il botanico Hooker, a sintetizzare la sua teoria in un breve nota, che sarebbe
stata pubblicata insieme al lavoro di Wallace sul Journal of the Linneam Society il primo
luglio 1858.

La decisione di trattare tutti questi punti, rischiando di essere anche un po’ noiosa, è scaturita
dal fatto di voler far comprendere ai ragazzi quanto lavoro, quanto studio e quante riflessioni
stanno dietro la teoria evolutiva di Darwin, teoria, che forse più di ogni altra, è stata capace di
creare una vera rivoluzione del pensiero scientifico.

Prologo: nel novembre 1859 Darwin pubblica : “ On the Origin of Species by Means of
Natural Selection, or the Preservation of Favoured Races in the Struggle of
Life”.

Una curiosità : l’Origine ebbe un gran successo, le 1250 copie della prima tiratura furono
vendute il primo giorno!

Alla luce di questo si può chiedere ai ragazzi: “come mai, secondo voi, l’opera di Darwin
ebbe tanto successo?” Sicuramente nascerà un’interessante discussione, e potranno essere
date risposte anche curiose, alla fine della quale si enunceranno i motivi del successo.
Prima di tutto la teoria di Darwin era scritta in un modo molto semplice da poter essere capita
anche dal lettore comune. In secondo luogo, erano quelli gli anni in cui la borghesia, sotto
l’egida delle teorie liberistiche conseguiva grandi successi economici e trionfava
nell’espansione imperialista, consolidando la propria fiducia nel progresso che da un secolo
era al centro della sua filosofia. In terzo luogo, in quel tempo la classe dirigente contendeva al
clero il monopolio dell’insegnamento che esso si era da sempre riservato, e quindi un opera
come l’Origine, che in fondo sottraeva ai teologi e indeboliva certe posizioni ecclesiastiche,
non suscitata più tanto sdegno.
L’ultima parte della lezione viene utilizzata per mettere in evidenza quelli che sono i punti
chiave della teoria di Darwin. Per verità di cronaca è opportuno ricordare alla classe che
anche Wallace aveva dato i sui contributi alla realizzazione della teoria evolutiva, lavorando
in diversi paesi extraeuropei e arrivando, in modo indipendente, agli stessi risultati di Darwin,
e quindi sarebbe più giusto parlare di teoria evolutiva di Darwin-Wallace.

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La teoria di Darwin-Wallace può essere schematizzata attraverso cinque osservazioni e tre
deduzioni.

Osservazione 1. Gli individui hanno una grande fertilità potenziale, che permette una
crescita esponenziale delle popolazioni.

Osservazione 2. Le popolazioni naturali di solito non crescono esponenzialmente ma si


mantengono pressoché costanti nel tempo.

Osservazione 3. Le risorse sono limitate.

Deduzione 1. Esiste una continua lotta per la sopravvivenza fra gli individui di una
popolazione.

Osservazione 4. Vi è variazione tra gli individui di una popolazione.

Osservazione 5. La variazione è ereditabile.

Deduzione 2. Individui diversi mostrano sopravvivenza e capacità riproduttiva


differenziali che favoriscono i caratteri vantaggiosi.

Deduzione 3. La selezione naturale, agendo su molte generazioni, gradualmente


produce nuovi adattamenti e nuove specie.

Dopo aver spiegato tutti i punti dello schema, mi voglio soffermare in particolar modo sui
concetti di selezione naturale e adattamento, punti cardine della teoria evolutiva. Per
puntualizzare il concetto di selezione naturale, si può riprendere il famoso esempio dei colli
delle giraffe e rileggerlo in chiave darwiniana (fig. 3). Vorrei che i ragazzi avessero ben
chiaro che il carattere “collo lungo” è il prodotto di una mutazione del tutto casuale e che è
stato selezionato, e quindi si è diffuso nella popolazione, perché rendeva gli individui più
adatti al loro ambiente.

19
Fig. 3. La teoria evoluzionistica di Darwin. a) In una popolazione di antenati delle giraffe nacquero alcuni individui con il
collo più lungo (variabilità dei caratteri). b) Gli individui a collo lungo avevano più probabilità di sopravvivere. c) La
selezione naturale ha favorito gli individui più datti.

Per puntualizzare il concetto di adattamento si può illustrare il famoso esempio dei fringuelli
dell’arcipelago delle Galapagos, detti poi fringuelli di Darwin (fig.4). Darwin aveva
osservato tredici specie di fringuelli molto affini fra loro, ma che differivano per le
dimensioni del becco e per le modalità di nutrizione. Si pensa che tutte le specie discendano
da una singola popolazione ancestrale proveniente dal Sud America che colonizzò
successivamente le diverse isole dell’arcipelago. Questi fringuelli acquisirono caratteri
diversi (radiazione adattativa) e poterono così occupare nicchie ecologiche diverse senza
entrare in competizione per le risorse alimentari.
Un processo di speciazione come questo è un processo evolutivo molto lento che può
richiedere qualche milione di anni.

Fig. 4. Radiazione adattativa in 10 specie di fringuelli di Darwin di Santa Cruz, una delle isole delle Galapagos.
Sono mostrate le differenze del becco e nelle modalità di nutrirsi.

Alla fine della lezione propongo alla classe, come compito per casa, di fare un confronto tra la
teoria evolutiva di Darwin e quella di Lamarck; i ragazzi dovranno individuare eventuali
analogie e differenze.

LEZIONE N° 3: PROVE A FAVORE DELL’EVOLUZIONE (1 ora)

Nella prima lezione abbiamo detto, che uno dei motivi fondamentali per il quale l’idea di
evoluzione si sia sviluppata piuttosto tardi nel corso della storia è il fatto che i meccanismi
evolutivi non possono essere direttamente osservati. Darwin pienamente conscio di questo,
nei vent’anni che precedettero la pubblicazione dell’Origine, cercò di individuare e spigare
prove a sostegno della sua teoria. Abbiamo iniziato l’unità didattica parlando di adattamento
(si possono far rivedere le foto che si erano mostrate all’inizio), a questo punto, deve essere
chiaro che proprio l’adattamento è il principale fenomeno che la teoria deve spiegare.
Paradossalmente, però, gli adattamenti più spiccati non costituiscono buone prove a favore
dell’evoluzione. Per i creazionisti l’adattamento riflette la sapienza di Dio e l’armonia del
mondo da lui creato. L’evoluzione, invece, è la teoria secondo la quale la vita ha una storia
di continui cambiamenti (gradualismo), e le principali prove di ciò sono i segni di questa
storia che si sono conservati negli organismi moderni. La storia traspare dalle imperfezioni,
cioè da quegli aspetti delle distribuzioni e della forma degli organismi che nell’ipotesi di un

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mondo perfetto ed ottimale non avrebbero alcun senso. Le imperfezioni dimostrano che le
condizioni imposte dalla storia hanno impedito di avvicinarsi alla perfezione.
Lo schema sottostante mi servirà per illustrare ai ragazzi quelle che sono le prove più
importanti a sostegno della teoria di Darwin.

LE PROVE DELL’EVOLUZIONE
 I fossili −> resti di organismi vissuti nel passato.
(rivelano che in nessun momento tutte le specie di organismi che sono vissute
sulla Terra sono coesistite. L’estinzione è stata una caratteristica ricorrente).

 La biogeografia −> distribuzione geografica degli organismi.


(i grandi mammiferi australiani sono tutti marsupiali mentre tutti i
grandi mammiferi degli altri continenti sono placentati, ciò si spiega
con il fatto che l’Australia è stata isolata per decine di milioni di anni).

 Gli organi vestigiali −> strutture che prima avevano un funzione che poi è stata
persa.
(es. fibula del cavallo o le ossa del bacino dei cetacei; rappresentano adattamenti presenti
nei genitori che nei discendenti hanno perso la loro utilità ma non sono tanto dannosi da
dover essere eliminati).

 L’embriologia −> studio dello sviluppo embrionale.


(gli stadi embrionali precoci dei vertebrati si somigliano molto e questo
ha un senso se si ammette che derivino tutti da un antenato comune).

 Le omologie −> caratteri presenti in diversi organismi in quanto ereditati da un


antenato comune.
(la pinna della balena, il braccio dell’uomo, l’ala dell’uccello e la zampa del cane svolgono
funzioni diverse ma sono fatte con le stesse ossa).

a
21
b
c

Fig.5. a) Ossa del bacino di balena, esempio di organo vestigiale. b) Confronto tra le strutture dell’arto anteriore di
alcuni vertebrati, esempio di omologia. c) Sviluppo embrionale nella classe dei vertebrati.

APPROFONDIMENTO- OSSERVARE L’EVOLUZIONE: la Biston betularia

L’evoluzione è un processo lento, che richiede normalmente tempi lunghissimi, dell’ordine di


milioni di anni, e quindi, come abbiamo più volte detto, non è direttamente osservabile.
Esistono tuttavia organismi che si riproducono molto velocemente, per cui, nell’arco di pochi
anni, si susseguono molte generazioni: in questi casi possono essere osservati gli effetti
dell’evoluzione. Un esempio molto famoso è quello della farfalla delle betulle, Biston
betularia. Fino alla metà dell’Ottocento in Inghilterra, dove questa specie era molto diffusa, la
maggior parte degli individui (99%) era di colore bianco, il che consentiva loro di
mimetizzarsi sulla corteccia delle betulle, e solo 1% era costituito da individui di colore scuro.
Agli inizi del Novecento, quando ormai, in conseguenza dell’industrializzazione, i tronchi
delle betulle erano diventati scuri per la fuliggine che li ricopriva, si scoprì una cosa
sorprendente: le farfalle scure erano diventate il 99%, quelle chiare l’1%! Questo era accaduto
perché, quando la corteccia delle betulle era chiare, gli uccelli che si cibavano di queste
farfalle vedevano meglio quelle scure, e quindi le farfalle chiare erano più favorite perché
riuscivano a mimetizzarsi. Quando i tronchi diventarono scuri, le farfalle chiare erano più
visibili e quindi quelle scure sopravvivevano in maggior numero. Negli ultimi decenni, grazie
alle leggi sull’inquinamento emanate dal governo inglese con lo scopo di ridurre l’emissione
di polveri inquinanti, la corteccia delle betulle è tornata chiara: di conseguenza le farfalle
chiare stanno aumentando, quelle scure diminuiscono (fig. 6).

Fig. 6. In alto: forma chiara e scura di Biston betularia su una betulla ricoperta di licheni (non inquinata).
In basso: forma chiara e scura di Biston betularia su una betulla ricoperta di fuliggine.

LEZIONE N° 4: REVISIONI DELLA TEORIA DI DARWIN (1 ora)

Nelle lezioni precedenti ho proposto la teoria evolutiva di Darwin-Wallace come la risposta


vincente al problema dell’origine della specie proprio perché il mio intento era quello di far
capire, ai ragazzi, quale importante rivoluzione abbia introdotto nel mondo scientifico.
22
Adesso però è importante che i ragazzi colgano anche quelle che sono le limitazioni della
teoria e arrivino a comprendere come nuove scoperte possano aver chiarito, o modificato,
certi aspetti della teoria stessa. Iniziamo quest’ultima lezione facendoci questa domanda:
“quali sono stati i pregi della teoria di Darwin-Wallace?” Il più grande pregio della teoria
è stato, indubbiamente, l’aver convinto il mondo scientifico dell’esistenza dell’evoluzione; è
inoltre riuscita a spiegare la trasformazione delle forme viventi nel tempo e a risolve il
problema dell’adattamento.
Detto questo ci dobbiamo anche chiedere: “ questa teoria ha qualche punto debole?”
La risposta è, ovviamente, si. La principale debolezza della teoria consiste nella sua incapacità
di individuare correttamente un meccanismo per l’ereditarietà. Darwin aveva ben chiaro che
la selezione naturale agisce su una variabilità ereditaria, che viene quindi trasmessa nel tempo
e deve variare nel tempo, ma non capì in che modo ciò avvenisse. Egli, come la maggior parte
degli scienziati dell’epoca, considerava l’ereditarietà come un fenomeno di rimescolamento,
in cui le caratteristiche parentali si rimescolavano nella prole. Se ciò fosse stato vero, una
variazione utile si sarebbe presto dispersa non appena l’individuo “fortunato” si fosse
incrociato con i membri “normali” della popolazione. A questa obbiezione sarebbe stato
possibile rispondere se il mondo scientifico si fosse accorto di una scoperta pubblicata 1866
dal monaco Gregor Mendel (si può chiedere alla classe se ricordano le sue leggi trattate in
precedenza).
Ci chiediamo, a questo punto: “come reagì il mondo scientifico nei confronti di questa
debolezza?” Alla fine del 1800, in Europa e negli Stati Uniti l’evoluzione fu largamente
accolta come dottrina, ma la selezione naturale fu respinta a beneficio di :
a) gli effetti ereditari dell’uso e del non uso;
b) gli effetti ereditari stimolati direttamente dall’ambiente.
Si ebbe così un forte consenso a favore del lamarkismo e in questo periodo solo due
scienziati rimasero incrollabilmente fedeli al principio della selezione naturale, si trattava di
Wallace e Augustin Weismann. Vediamo adesso quello che è stato il contributo di Weismann.

A. Weismann −> confuta le teorie lamarckiane, dimostrando sperimentalmente che le


modificazioni subite da un organismo nel corso della sua esistenza non
vengono trasmesse alla progenie (es.cicatrici, mutilazioni, muscoli
sviluppati in palestra).

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Secondo Weismann: c’e un contrasto tra le cellule deperibili del corpo e le cellule immortali
responsabili della riproduzione, quest’ultime sopravvivono dopo la morte dell’individuo. Le
generazioni mortali sono legate, le une alle altre, da un filo immortale di materiale ereditario
(plasma germinale) e questo impedisce la trasmissione dei caratteri acquisiti da un individuo
nel corso della vita.

Weismann, utilizzando le sue prove sperimentali, rivisitò la teoria di Darwin; questa


rivisitazione prende il nome di neo-darwinismo. Alla fine del secolo, i miglioramenti della
microscopia, dimostrarono che il nucleo delle cellule (il plasma germinale di Weismann) era
organizzato in piccoli filamenti solidi, i cromosomi. L’opera di Weismann preparò il terreno
alla riscoperta del lavoro, da molto tempo dimenticato, di Mendel. Dal 1930 una nuova
generazione di genetisti iniziò a rivoluzionare la teoria evolutiva darwiniana da una nuova
prospettiva. Questi erano infatti genetisti di popolazione, scienziati che studiavano la
variazione genetica in popolazioni di piante ed animali e che possedevano solida conoscenze
matematiche e statistiche. Gradualmente si venne ad affermare una nuova teoria, che riunì la
genetica di popolazione, la paleontologia, la biogeografia, l’embriologia, la sistematica, e il
comportamento animale in un contesto darwiniano. Nacque così la sintesi moderna. Per
mettere in luce i tratti fondamentali della sintesi moderna, scrivo alla lavagna uno schema a
punti. (Prima di fare questo è opportuno far ricordare alla classe alcuni concetti importanti che
sono stati studiati in precedenza come ad esempio: gene, allele, mutazione, ecc.)

LA SINTESI MODERNA
 Tutti gli individui discendono da un antenato comune .
 Nascono più individui di quanti ne possano sopravvivere.
 La variabilità individuale è frutto delle mutazioni, attraverso ricombinazioni
alleliche, interazioni geniche e crossig-over, arricchiscono il campionario dei diversi
aspetti che ogni carattere può assumere.
 L’evoluzione è un fenomeno di popolazione e non opera su un genotipo ma
sull’intero patrimonio genetico (pool genico).
 La selezione naturale conserva le mutazioni “vantaggiose”, i cui portatori
aumentano di frequenza da una generazione all’altra, ed elimina più o meno
rapidamente quelle “svantaggiose”.

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Dopo aver spigato tutti i punti dello schema mi soffermo ad enfatizzare il ruolo che hanno le
mutazioni. Se non ci fossero queste modificazioni casuali spontanee o indotte da agenti
esterni, non si potrebbero avere modificazioni del pool genico e quindi non si avrebbe
evoluzione.
Voglio che la classe rifletta sull’importanza che gioca il caso nell’evoluzione e concludo
riportando la famosa metafora dell’architetto di Darwin.

“ La selezione agisce come un architetto che deve costruire una casa alla base di una frana e
utilizzando le pietre che si sono formate a causa della frana. Nessuno può affermare che la
forma delle pietre sia dovuta al caso. Esse hanno assunto la forma che hanno a causa della
struttura della roccia da cui si è formata la frana, a causa delle forze che hanno determinato
la caduta delle pietre e da quelle che hanno agito su di loro durante la caduta. Nessuna delle
pietre però si è formata in funzione del suo uso finale, cioè quello di dover far parte delle
mura della casa da costruire: l’architetto quindi, diversamente da un suo collega più
fortunato che può far costruire mattoni o tagliare pietre appositamente per la costruzione che
sta progettando, dovrà utilizzare le pietre che si sono formate per altre cause e la sua sola
possibilità d’intervento sarà quella di scegliere le pietre più adatte per il suo scopo”.

11. Verifiche
Durante lo svolgimento dell’unità didattica sono previsti diversi tipi di verifiche.
 Verifiche in itinere (verifiche formative).Verranno svolte sotto forma di discussione-
interrogazione in modo da coinvolgere l’interesse di tutta la classe. Questo tipo di
verifica è uno strumento di fondamentale importanza; per i ragazzi che hanno
l’opportunità di ripassare i concetti già trattati, per l’insegnante che può verificare
l’efficienza della strategia didattica proposta ed eventualmente modificarla per
adeguarla a tempi e modi di apprendimento degli studenti.
 Ricerca tematica (proposta come approfondimento della prima lezione). Le ricerche
tematiche possono essere un buon mezzo per sviluppare negli studenti la capacità di
utilizzare in modo autonomo libri, riviste scientifiche e altri mezzi di informazione (es.
internet) e accrescere il loro interesse sugli argomenti trattati. Inoltre, quando svolte in
gruppo, implicano organizzazione, suddivisione dei compiti e, inevitabili, discussioni
tra i componenti del gruppo.
 Verifica finale al termine dell’unità didattica (verifica sommativa). La verifica
finale, della durata di un’ora, sarà elaborata sulla base dei risultati delle verifiche in
itinere, degli obiettivi specifici e dei contenuti sviluppati. Tale prova servirà agli

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studenti per testare l’avvenuta comprensione dell’argomento e all’insegnante per
confermare l’adeguatezza del percorso di apprendimento. Di seguito un esempio di
verifica finale.

VERIFICA SOMMATIVA (1 ora)

Tipologia A: quesiti vero o falso


(per ogni risposta corretta 1 punto, per ogni risposta non data 0 punti, per ogni risposta errata
- 1 punto; massimo 10 punti)

Vero o falso?

a) I fossili provano l’immutabilità della specie. V F

b)Tutte le specie attualmente viventi sulla Terra derivano V F


per evoluzione da un unico antenato comune.

c) Darwin sostenne l’ereditarità dei caratteri innati. V F

d) I fringuelli delle Galapagos appartengono ad una V F


unica specie.

e) L’ Origine della specie fu pubblicata nel 1859. V F

f) Le strutture che svolgono la stessa funzione, pur avendo V F


origine diversa, si dicono strutture omologhe.

g) La formazione di una nuova specie richiede sempre V F


milioni di anni.

h) Wallace contribuì alla formulazione della teoria evolutiva V F


di Darwin.

i) La selezione naturale consiste nell’azione selettiva dell’ambiente V F


sugli individui di una popolazione.

l) Darwin conosceva le leggi di Mendel V F

Tipologia B: domande a scelta multipla.


(per ogni risposta corretta 1 punto, per ogni risposta non data 0 punti, per ogni risposta errata
- 1 punto; massimo 8 punti)

Segna la risposta (o le risposte) esatta/e

1. Su quale concetto si basava la teoria dell’evoluzione elaborata da Lamarck?

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 Sulla selezione naturale
 Sulla trasmissione dei caratteri acquisiti
 Sulla variabilità casuale degli individui di una specie
 Sullo studio dei fossili

2. Il principio dell’attualismo di Lyell sostiene che:


 Gli avvenimenti geologici del passato sono avvenuti grazie a processi naturali simili a
quelli che osserviamo attualmente
 Ogni specie esiste fin dal momento della creazione ed è fissa e immutabile
 La popolazione umana cresce più rapidamente di quanto crescano le risorse alimentari e
quindi non esiste cibo a sufficienza per tutti
 Tutti gli individui discendono da un antenato comune

3. La farfalla delle betulle, Biston betularia, rappresenta un esempio di:


 Evoluzione convergente
 Radiazione adattativa
 Speciazione
 Estinzione
4. La selezione naturale è basata sull’idea che:
 Le modificazioni in una specie si verificano per caso
 Gli organismi portatori di modificazioni favorevoli hanno meno possibilità di riprodursi
 Le modificazioni favorevoli vengono conservate
 Sono valide tutte le risposte precedenti

5. Gli esseri viventi si riproducono in misura maggiore rispetto alle risorse naturali
presenti nell’ambiente, da ciò deriva:
 L’adattamento all’ambiente
 L’estinzione delle specie
 La lotta per la sopravvivenza
 Sono valide tutte le risposte precedenti

6. La fibula del cavallo è:


 Una struttura omologa

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 Una struttura analoga
 Un organo vestigiale
 Un organo derivato

7. La selezione naturale è alla base del processo evolutivo, ma non potrebbe agire se:

 Non ci fosse variabilità genetica tra gli individui di una popolazione


 Non avvenissero modificazioni spontanee del DNA
 Non avvenissero cambiamenti ambientali
 Sono valide tutte le risposte precedenti

8. La revisione della teoria darwiniana da parte di Weismann è conosciuta con il nome


di:

 Neo-darwisismo
 Gradualismo
 Sintesi moderna
 Fissismo

Tipologia C: quesiti a trattazione sintetica (5-10 righe)


(per ogni risposta corretta 2 punti, per ogni risposta errata o non data 0 punti; massimo 12
punti)

Rispondi, in modo sintetico, alle seguenti domande.

1) Come avrebbe spiegato Lamarck l’origine del lungo muso dei formichieri?
2) Come spiega Cuvier la scomparsa di certe specie viventi?
3) Quali sono i principali presupposti sui quali si basa la teoria di Darwin-Wallace?
4) Quali sono le prove a favore dell’evoluzione?
5) Che si intende per speciazione?
6) Qual è l’essenziale differenza tra la teoria di Lamarck e quella di Darwin?

12. Valutazione
La griglia di valutazione che segue si riferisce all’esempio di verifica sopra descritto.

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Esercizio 1 2 3
Punteggio 10 8 12
Valutazione

PUNTEGGIO COMPLESSIVO: 30 punti


VALUTAZIONE COMPLESSIVA: ………./30
VALUTAZIONE IN DECIMI: ……./30 x 10 = ………
VOTO ASSEGNATO: ………..

13. Bibliografia
C. Darwin, L’origine della specie, Grandi Tascabili Economici Newton, Roma, 1989.

C. P. Hickmann, Jr. L. S. Robertes e A. Larson, Diversità animale, McGraw-Hill, Milano,


2004.

E. Mayr, Storia del pensiero biologico, Bollati Boringhieri, 1990.

J. Miler e B. Van Loon, Darwin per cominciare, Universale Economica Feltrinelli, Milano,
1995.

L. Galleni, Appunti di lezione, corso SSIS 2005-2006.

L. Galleni, Biologia. Professione docente, Editrice la Scuola, Brescia, 2000.

L. Galleni, Evoluzione, da Dizionario Interdisciplinare di Scienza e Fede. Cultura scientifica,


filosofia e teologia. Urbaniana University Press - Città Nuova Editrice, Roma 2002, pp. 2340.

S. J. Gould, Questa idea della vita. La sfida di Charles Darwin, Editori Riuniti, Roma, 1990.

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