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1 REFILLING PHILOSOPHY

Definitions and clarifications

Il Risarcimento Punitivo
Il risarcimento punitivo è un istituto giuridico mediante il quale i giudici, o meglio, le giurie, sono in grado
di reprimere i comportamenti caratterizzati da dolo o colpa grave, condannando il colpevole a pagare al
danneggiato (in aggiunta a quanto dovutogli quale risarcimento nel senso tradizionale del termine) una
somma, spesso molto superiore all'entità del danno arrecato. Talvolta richiamato per brevità con la forma
contratta “danno punitivo” (‘puntive damages’), il risarcimento punitivo si configura invece come un atto
riparatorio ulteriore rispetto a quello puramente compensativo, che intende far percepire un beneficio di
natura economica al danneggiato, oltre a costituire un deterrente del comportamento che ha originato il
danno, grazie all’universalità comunicativa del nesso economico che lo caratterizza, ulteriormente rafforzata
dalla sua natura duplice. I giudici hanno, infatti, costantemente affermato una duplice ragione giustificatrice
del risarcimento punitivo, basata, da un lato, sull'intento di impedire che l'autore dell'illecito torni a ripetere il
proprio comportamento lesivo e, dall'altro, sulla funzione retributiva rispetto alla condotta antisociale attuata
dal danneggiante. Negli ultimi dodici anni, la Corte Suprema degli Stati Uniti si è pronunciata per ben sei
volte in tema di risarcimenti punitivi, ed in merito alla loro costituzionalità. Nelle prime due occasioni, la Corte
ha respinto gli appelli presentati contro due decisioni emesse, rispettivamente, da una corte statale
dell'Alabama e da una della West Virginia, nei quali si sosteneva come l'eccessivo ammontare dei
risarcimenti punitivi concessi dalle corti potesse costituire una violazione della clausola "Due Process"
prevista dalla Costituzione americana al 14° Emendamento, che proibisce espressamente l'imposizione di
sanzioni eccessive o arbitrarie. Nelle due decisioni in esame, la Corte ha sostenuto l'importanza di
procedere ad un'attenta valutazione comparativa tra i danni liquidati a titolo compensativo e quelli, invece,
aventi funzione "punitiva". In particolare nel secondo caso, nonostante l'apparente sproporzione tra l'entità
dei "compensatory damages" riconosciuti alla vittima e quella dei "punitive damages", questi ultimi, infatti,
ben 526 volte superiori ai primi, la Corte Suprema non ha ravvisato alcuna violazione del principio
costituzionale del "Due Process" e ha, invece, sottolineato come, sia le istruzioni fornite alla giuria che il
procedimento di revisione della sentenza di primo grado, fossero assolutamente corrette. Nel 1994 la Corte
si pronunciò in merito ad una sentenza emessa da una corte dello Stato dell'Oregon, che aveva riconosciuto
un risarcimento a titolo di "punitive damages" pari a 5 milioni di dollari nei confronti di una casa produttrice di
veicoli fuoristrada. Qui, però, la Corte Suprema ravvisò solo nella procedura seguita per giungere al verdetto
una violazione dei principi costituzionali, in merito alla potenziale inappellabilità che prefigurava, e pertanto
predispose la ripetizione del processo. Tuttavia, la Corte Suprema confermò la propria giurisprudenza e non
ravvisò vizi di incostituzionalità quanto alla sussistenza e/o alla quantificazione del risarcimento.

49248718.doc Pagina 1 di 1 Autore Massimiliano Cane


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