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Ledizioni

Il chierico rosso e l’avanguardia | Giuseppe Carrara

3. Laborintus
p. 69-141

Texte intégral

3.1. Polisemia e allegoria


1 Si è visto che le riflessioni di Benjamin sull’allegoria sono
state particolarmente feconde per lo sviluppo del pensiero e
del fare poetico sanguinetiano. Proprio la prima raccolta,
Laborintus, elabora un fitto apparato allegorico, che si
presta a una lettura su più livelli. Della concezione
benjaminiana Sanguineti, a quest’altezza, riprende
soprattutto l’idea di allegoria intesa come connessione di
elementi estrapolati dal loro contesto abituale1 e come presa
d’atto della frattura, nella coscienza dell’uomo, nella società
capitalistica. Per cui l’allegoria si configura come
consapevolezza e rappresentazione della crisi, ma anche
reazione:
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25 juin 2018).
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destinata a
trasfigurarlo al fine di farlo apparire supportabile. È questa
Fermer 2
la tendenza progressiva dell’allegoria.
2 L’allegoria di Laborintus agisce proprio su questi binari: si
oppone alla «trasformazione menzognera del mondo e delle
merci» fornendo una «corazza contro il mondo reificato».3
In una società dominata dall’alienazione, però, l’allegoria
non può funzionare alla maniera dantesca e medievale, ma
può agire per frammenti e si offre a una lettura polisensa
(che vuole programmaticamente opporsi alla vulgata del
capitalismo). Il lettore è invitato a partecipare a questa opera
di costruzione del senso:
e LEGGITOR cortese, hai qui una bella occasione (1781)
di esercitar la tua sofferenza e vieni dunque! E ascolta
ah
(Laborintus 18, vv. 11-13)
3 Quella che in apparenza sembrerebbe una normale captatio
benevolentiae, si rivela, in realtà, una caratterizzazione del
lettore come collaboratore, costituendo un patto di lettura
dove il fruitore dell’opera è chiamato a lavorare attivamente
alla ricostruzione del senso. È richiesto l’ascolto («e
ascolta»), cioè la capacità di lasciar parlare il testo, in un
rapporto di fruizione attenta, sorvegliata, critica, ma anche
empatica: «la tua sofferenza», infatti, implica sia uno stato
di afflizione, pena e tormento (causati dal disagio di leggere
un’opera che disattende programmaticamente le aspettative,
ma anche dallo stato alienante del mondo contemporaneo),
sia, etimologicamente, tolleranza, pazienza e sopportazione:
«per arrivare fruttuosamente alla fine è richiesta una
sapiente gestione delle passioni e delle affezioni del corpo».4
Insomma al lettore è richiesta una collaborazione attiva
nell’atto di lettura e una disposizione a partire «da una
condizione di frantumazione della lingua perfettamente
omologa a quella in re. Sono queste le nuove regole
dell’opera aperta […] diventa condizione sine qua non quella
di accettare le regole del testo».5
4 Di questo carattere polisenso dell’opera parla esplicitamente
la sezione 5 che, posta dopo l’introibo anti-inferno delle
sezioni 1-4, des
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Non è un caso, allora, che (mise à jour le 25citi,
Sanguineti juinin
2018).
questo testo, un
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passo dell’epistola dantesca a Cangrande, attraverso la quale
declina la complessità dell’opera che sta scrivendo: «quod
Fermer
istius operis […] non est simplex sensus […] subiectum est
homo […] totius operis» (“quello di questa opera non è un
senso semplice, il soggetto di tutta l’opera è l’uomo”). Con il
riferimento a Dante, Sanguineti ci avverte non solo della
difficoltà dell’operazione (e dell’interpretazione), ma ci
ammonisce anche a non considerare la complicazione fine a
se stessa: l’opera parla dell’uomo e della sua condizione
esistenziale. Per questo motivo si trova un’allusione al
Fourier della Teoria dei Quattro Movimenti e dei Destini
Genarali, che si mescola ai riferimenti astronomici. In
questo modo è possibile dar conto della complessità del
reale, colto nelle sue declinazioni fisico-biologiche e sociali:
il livello mentale virtuale si abbassa questi paesi sono prosciugati
da prolungate speculazioni promuovo l’agitata soluzione isagogica
della tua congestione nella Terra Pacis con una orazione
in specifico ordine (tabulae motuum) in ragionevole bellezza
(vv. 1-4)
5 Il testo si apre con la presentazione dello squilibro
coscienziale iniziato nella seconda sezione con la «rottura
della personalità». Già i primi due versi offrono una duplice
chiave di lettura: la speculazione può intendersi in due modi,
l’uno psicologico-filosofico, l’altro economico. Se, infatti, da
un lato, l’eccesso della mente per l’organizzazione del
pensiero («speculazione») ha causato la desertificazione del
paesaggio («questi paesi sono prosciugati»), un paesaggio,
però, che ha caratteristiche tutte mentali («livello mentale»),
dall’altro, negli anni cinquanta, non si può non pensare
anche alla speculazione edilizia che sta modificando il
contesto urbano – e non serve nemmeno ricordare
l’omonimo racconto calviniano. La soluzione («agitata»,
come un farmaco da agitare prima dell’uso) a questo stato di
cose sta nella costruzione di un discorso («con una
orazione»), retoricamente codificato («in specifico ordine»)
e in «ragionevole bellezza». Si inizia a capire che, fedele al
monito di ideologia e linguaggio, il mezzo individuato per
iniziare a agire sulla realtà è proprio il linguaggio, attraverso
la costruzione di un discorso altro rispetto a quello
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congestionato («dalla
Pour plus de précisions, tua congestione»).
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parentesi («tabulae (mise àmotuum») si
jour le 25 juin 2018). riferisce,
contemporaneamente, alla cosmologia
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linguaggio scientifico galileano. Risso suggerisce di leggervi
anche un’allusione, nascosta e sottesa, Fermer alle Tavole del corso
del movimento sociale presente nella Teoria dei Quattro
Movimenti di Fourier: al moto dei gravi e dei corpi celesti (e
quindi della natura), corrisponde quello della società, un
tutt’uno organico con le proprie leggi dialettiche. Creando
questa serie di rimandi occulti Sanguineti, nel momento
stesso in cui dichiara che l’opera «non deve avere un senso /
ma molti sensi estesi» (vv. 10-11), mette in scena la
costruzione di questa molteplicità, affermando in maniera
complessa e compiuta la polifonia e la polisemia di
Laborintus:
in una parola subiectum est homo organicamente totius operis
mediante l’invenzione di un corpo l’elasticità
non più unilateralmente teoretica di una fenomenologia spaziale
per rigida paralisi belle donne voi siete spazio la bellezza
per cui si discorre velocemente non deve avere un senso
ma molti sensi estesi
tagliata in sezioni che non muovono
dalla modalità doverosa (dunque moralità) eventuale
del nostro atteggiamento ma dalla sua apprensionediscorsiva
alta (dunque erettiva) […]
(Laborintus 5, vv. 6-15)
6 Una delle strade per la composizione di questo nuovo
discorso è «l’invenzione di un corpo», il processo di
costruzione del testo e di conoscenza del mondo avviene
attraverso la carne. Questo riferimento al corpo è da
sottolineare perché il lessico della corporalità (cui è associato
quello medico)6 è massicciamente presente in Laborintus e
«l’invenzione» allude alla messa in scena di un corpo
frammentario, non unitario. Sanguineti opera come un
anatomopatologo che disseziona anatomicamente l’oggetto
su cui lavora: il corpo non si presenta completo e armonioso,
ma rotto, tanto che si è parlato di un «linguaggio degli
organi senza corpo», di «spazio di carne dove si registrano le
trasformazioni storico-sociali».7 Questa disorganicità può
essere interpretata, da un lato, come la rappresentazione
reificata e alienata dell’uomo che non può entrare in contatto
con il suo essere organico (e quindi sociale), poiché anch’egli
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(mise à jour le 25 juin 2018).
montaggio). In questo senso l’invenzione del corpo significa,
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precipuamente, la reinvenzione dell’essere in quanto,
gramscianamente, essere sociale. Dall’altro lato, può aver
Fermer
influito su questa rappresentazione del soma la lettura del
filologo tedesco Bruno Snell, in particolare de La cultura
greca e le origini del pensiero europeo,8 in cui si sostiene
che in Omero non esisteva la nozione di corpo: per i greci
esso era un insieme di pezzi che non formavano una unità,
salvo nel momento in cui quel corpo moriva. Allora
inventare il corpo significa anche ripercorrere il cammino
storico di formazione di questo concetto, per approdare,
però, a una costruzione nuova: si allegorizzerebbe il
passaggio da una sorta di preistoria (in cui non c’è l’idea di
un corpo come tutto unitario) alla Storia marxianamente
intesa e, da buon materialista storico, Sanguineti sa che un
uomo ha coscienza di sé anche attraverso il proprio corpo e
quindi reinventare il corpo significa anche reinventare la
coscienza.
7 Questo parallelo corpo-coscienza è giustificato anche
dall’«elasticità» (v. 7) che si riferisce sia alla capacità della
mente di essere aperta, sia alla tensione dei muscoli e dei
nervi. La nuova costruzione non deve essere
«unilateralmente» legata alla teoria, ma aprirsi fino a
includere e comprendere il mondo che la circonda nella sua
interezza «spaziale» (ecco il richiamo alla «fenomenologia»,
qui intesa come «studio e classificazione dei fenomeni quali
si manifestano all’esperienza nel tempo e nello spazio»9).
8 A questo punto (vv. 10-11) Sanguineti dichiara
esplicitamente il carattere polifonico e polisemico
dell’operazione («non deve avere un senso / ma molti sensi
estesi») e lo fa con una ulteriore stratificazione del discorso,
ricorrendo a un calco dantesco: «ymo dici potest polisemos,
hoc est plurium sensum» (“anzi può definirsi un significato
polisemos, cioè di più significati”10). Procede poi dando
informazioni sulla struttura dell’opera («tagliata in sezioni»)
e sugli intenti:
tagliata in sezioni che non muovono
dalla modalità doverosa (dunque moralità) eventuale
del nostro atteggiamento ma dalla sua apprensione discorsiva
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ma perché oggettivamente qui potenzialmente collettivamente irresistibile
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della sfaldabilità di un pietroso vigore della linea sia fondamentale
(mise à jour le 25 juin 2018).
essa o complementare ma forte sia linea e linea
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di avventura
(vv. 12-19)
Fermer
9 L’impulso a prendere la parola non viene da un’istanza etica
(«modalità doverosa», che pure arriverà in un secondo
momento, in quanto, appunto, «doverosa»), ma dalla
volontà a comunicare («apprensione discorsiva»),
impellente e necessaria come l’eruzione vulcanica – «alta
(dunque erettiva) eruzione» – che rimanda sia al carattere
distruttivo della lava, che a quello costruttivo della cenere
feconda rimasta dopo il disastro: «erettiva», infatti, richiama
il suo significato etimologico, da erigere, che significa
«innalzare, costruire (spec. edifici pubblici, e in genere
costruzioni architettoniche importanti per funzione o per
valore artistico)».11 Questo processo è, però, lungo e difficile,
in continuo formarsi, è precario e continuamente messo in
discussione (la «sfaldabilità» del «pietroso vigore»). Questo
cammino di distruzione/costruzione è descritto come una
«avventura» che assume le caratteristiche della quête e della
formazione attraverso il superamento delle prove. Il fine di
questa inchiesta è la conoscenza:
io voglio conoscere (non importa se non puoi sognarmi)
ho formulato molte ipotesi per vivere parlo di conferire decoro
al mio processo penso a un decoro muscolare tattile abile di irritabilità
penso a troppe vibrazioni (penso) e non mi ascoltano più le parole
ancora tagliano le labbra (io sono qui con un virtuoso discorso)
(vv. 20-25)
10 La dichiarazione è statuaria: «io voglio conoscere», un forte
desiderio nei confronti della decodificazione dell’esistente.
Entra qui in scena un io, assente per tutta la prima parte del
componimento, difficilmente individuabile. Si tratta,
verosimilmente, di una sorta di metalessi in cui l’autore
dell’opera prende la parola per affermare il suo intento;
questo io autoriale, però, sembra confondersi anche con un
io narrato interno al testo che si rivolge a un tu messo tra
parentesi. Si tratta di Ellie? Del lettore? È difficile dirlo e la
presenza di una terza persona plurale («e non mi ascoltano
più») complica la situazione. Si può ipotizzare che siamo di
fronte a una voluta disorganizzazione dei piani e dei punti di
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vista, in cui extratesto e testo si confondono in modo tale da
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poter riferire la volontà(mise di conoscenza a entrambi i piani e
à jour le 25 juin 2018).
quindiEn avallare la tesi
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mondo che sul testo (e sul mondo per via del testo). Infatti il
soggetto parlante sottolinea come Fermer il punto nodale sia la
formulazione di «molte ipotesi» attraverso le quali poter
sopravvivere nella società e a questo piano di azione
concreta si affianca il riferimento al linguaggio attraverso il
«decoro». A complicare ulteriormente i livelli di lettura sono
le due parentesi finali che inseriscono un’altra istanza
autoriale che riflette in itinere sul suo processo di scrittura.
Diverso è lo statuto della prima parentesi («non importa se
non puoi sognarmi») che apre una finestra sull’attività
onirica, che, in Laborintus, è un’esperienza di formazione
della coscienza e dell’autocoscienza. Quel «non importa»
suggerisce che l’orizzonte del sogno è solamente un mezzo e
non un fine e sembra prendere anche una posizione di
poetica importante, staccando l’autore di Laborintus dalla
concezione surrealista dell’inconscio. Quello che conta è la
formazione di un «virtuoso discorso» che sappia
demistificare, distruggendo le false coscienze, e sappia
ricostruire (in quanto «virtuoso»). Questo processo, si è
visto, coinvolge in primo piano la formazione della coscienza
per poter agire. Si rileggano i versi 10-11:
per cui si discorre velocemente non deve avere un senso
ma molti sensi estesi

11 Il soggetto di «si discorre» potrebbe essere «la bellezza» del


verso precedente, ma, secondo Risso, «è chiaro che siamo in
presenza di una transizione, il soggetto è diventato l’intero
tema del work in progress sanguinetiano, che già nel
progetto autoriale non deve avere un senso, ma molti
sensi».12
12 Uno degli aspetti centrali di Laborintus è proprio il lavoro
sul soggetto, dato in stato di frantumazione e di cui, nel
corso dell’opera, si tenterà un lavoro di ricomposizione su
nuove basi. In questione è, insomma, il soggetto, la sua
condizione di esistenza nella società contemporanea, che lo
rende patologico, esposto a espropriazione e disgregazione o,
in sintesi, alienazione («gettarsi nella palude
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dell’alienazione» Laborintus 15). Proprio in quanto si tratta
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di uno stato storicamente (misedeterminato,
à jour le 25 juinnon ci troviamo di
2018).
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ma a una condizione storicamente determinata («le
condizioni esterne è evidente Fermeresistono realmente»
Laborintus 1), ovvero quella del capitalismo avanzato. Per
prima cosa occorre, dunque, «operare neutralizzando […] gli
effetti dell’alienazione. Questo implica, per quanto riguarda
il linguaggio, mettere fra parentesi il soggetto come quello
che esercita la lingua, stante il fatto che “il fondamento della
soggettività è nell’esercizio della lingua” ed “è nel linguaggio
e mediante il linguaggio che l’uomo si costituisce come
soggetto” (Benveniste)».13 Questo processo avviene
principalmente attraverso processi di confusione delle
marche deittiche, dei punti di vista, con l’impossibilità di
attribuire un’identità precisa al soggetto. Anche gli
assionimici, che secondo Catherine Kerbrat-Orecchioni14
sono marche attraverso le quali un soggetto può esprimersi
implicitamente in poesia, sembrano non assumere questa
funzione. Quando, per esempio, nella sezione 3 Sanguineti
scrive: «pessima Bad Water uh veramente pessima
inferiore» (v. 4), quel «pessima» perde qualsiasi valore
valutativo in quanto non è altro che la traduzione del nome
del luogo. Il processo di abrasione del soggetto viene quindi
rappresentato nell’impossibilità di poter identificare con
certezza la voce che parla. Nel caso di Laborintus si potrebbe
sposare la tesi del medievalista Spearing,15 secondo il quale
non in tutti i testi c’è un soggetto individuale di
enunciazione, ma alcuni testi lirici e narrativi medievali
vanno letti come prodotto enunciativo di una soggettività
multipla e diffusa. Sarebbe insomma una soggettività senza
soggetto. Questo deriva dalla consapevolezza che l’io in
quanto se-stesso non esiste, l’io esiste solo come
assemblaggio di materiali diversi e variabili che si
sedimentano sulla coscienza.
13 Date queste premesse si capisce meglio il lavoro di
distruzione e ricomposizione del soggetto (per via
linguistica, come si è visto con Benveniste) per liberarlo dalla
sedimentazione dei materiali borghesi e capitalisti, fino
all’approdo
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(mise à jour le 25 juin 2018).
3.2 Allegoria e alchimia
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14 Il processo di distruzione, ricomposizione e nuova
formazione è reso, al livelloFermer
macroscopico, attraverso
l’allegoria alchemica. Che ci stiamo muovendo in un
orizzonte allegorico è chiaro già dal titolo che condensa in sé
una molteplicità di sensi, anticipando il «complex sensus»
(Laborintus 5) dell’opera.
15 Il titolo si richiama, come glossato da Giuliani e testimoniato
dall’autore stesso, all’ars poetica di Everardus Alemannus; in
esergo si trova infatti una citazione dal retore: «Titulus est /
Laborintus / quasi laborem / habens intus». Il «laborem» –
da cui il titolo – allude, da un lato, allo sforzo propriamente
retorico di costruzione del testo, dall’altro richiama a quella
concezione del linguaggio (e del testo) come prodotto di
lavoro e quindi profondamente legato alle dinamiche di
carattere storico-economico-sociale. D’altro canto,
Laborintus richiama al mitologema del labirinto che, per
Eco, «è una struttura archetipica (qualunque senso si voglia
dare a questo termine), che riflette (o determina) il nostro
modo umano di adattarci alla forma del mondo, o di
imporgliene una qualora esso non ne abbia»,16 per tanto
diventa una struttura privilegiata per interpretare la realtà
effettuale e rappresentare il mondo. Non a caso per Kerényi
il mitologema labirintico «disegnò fin dalle sue origini più
lontane una traccia importante nella storia della cultura
europea in quanto modello astratto della congetturalità,
della forma stessa del pensiero dialettico: di quel pensiero,
in altri termini che supera gli ostacoli aggredendoli, non
rimuovendoli o scavalcandoli».17
16 Il labirinto, quindi, si offre dal titolo già come una chiave
interpretativa dell’opera. La struttura allegorica di base,
però, è quella del processo alchemico di produzione
dell’opus. Sanguineti costruisce questa architettura sulla
base dei miti e delle immagini contenuti in Psicologia e
Alchimia di Jung18 (che fornisce, però, solamente i materiali
iconografici e non i presupposti psicanalitici). Per Jung
l’alchimia simbolizza, nei suoi vari stadi, l’evoluzione
collettiva e individuale
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(mise à jour le 25
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Jung2018).
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archetipi collettivi, attraverso i quali riesce a passare dal
piano dell’alchimia a quello della psicologia.
Fermer
17 Accanto a queste suggestioni, si può aggiungere che, in epoca
rinascimentale, con il medico naturalista e filosofo Paracelso
(1493 - 1541), l’alchimia assunse il carattere di arte della
medicina; la conoscenza della natura (intesa come animata e
vivente e in continua trasformazione) diventava concreta e
operante arte terapeutica solamente attraverso l’alchimia,
capace di svelare i misteri dei processi naturali e correggerli,
canalizzarli, portarli a compimento e quindi ristabilire il
corretto rapporto uomo-natura in cui consisterebbe lo stato
di salute. In questo senso utilizzare il processo alchemico
come materiale allegorico significa anche parlare di un
processo di cura (dallo stato patologico dell’alienazione)
oltre che di ricerca (e creazione) della coscienza (e del
Selbst).
18 Il processo alchemico si basa sull’assunto della reciproca
trasmutabilità dei metalli – il che presuppone al loro fondo
un’identica comune materia prima (individuata, a seconda
dei casi, nell’acqua divina, nell’argento vivo, nella pietra
filosofale) alla quale i metalli possono essere ricondotti per
essere trasformati o assumere altre qualità. Il presupposto di
questo processo è un complesso sfondo metafisico-
cosmologico in cui prevale il tema della radicale unità del
tutto e dove l’operazione alchemica si presenta come
imitazione e riproduzione dell’originario processo creativo.
Si aggiunge, allora, un ulteriore piano allegorico: il processo
alchemico è in grado di allegorizzare anche il processo
creativo dell’opera che si sta scrivendo, come opera in
continua trasformazione e progresso (come è emerso
dall’analisi di Laborintus 5).
19 Utilizzare l’alchimia come collante allegorico permette di
giustificare anche le varie notazioni astrologiche che si
trovano nel poemetto (si pensi a «Krebs» della sezione 21 o
al movimento dei pianeti ancora in Laborintus 5). Spesso
interpretate come allusioni dantesche per introdurre la
tematica temporale,
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le varie fasi de
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processo alchemico. (mise à jour le 25 juin 2018).
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20 La costruzione figurale inizia sin dalla prima sezione del
poemetto dove troviamo numerosi riferimenti all’alchimia (e
Fermer
allo Jung di Psicologia e Alchimia19) che ci introducono nel
cammino di produzione alchemica dell’opus:
composte terre in strutturali complessioni sono Palus Putredinis
riposa tenue Ellie e tu mio corpo tu infatti tenue Ellie eri il mio corpo
immaginoso quasi conclusione di una estatica dialettica spirituale
noi che riceviamo la qualità dai tempi
tu e tu mio spazioso corpo
di flogisto che ti alzi e ti materializzi nell’idea del nuoto
sistematica costruzione in ferro filamentoso lamentoso
lacuna lievitata in compagnia di una tenace tematica
composta terra delle distensioni dialogiche insistenze intemperanti
le condizioni esterne è evidente esistono realmente queste condizioni
esistevano prima di noi ed esisteranno dopo di noi qui è il dibattimento
liberazioni frequenza e forza e agitazione potenziata e altro
aliquot lineae desiderantur
dove dormi cuore ritagliato
e incollato e illustrato con documentazioni viscerali dove soprattutto
vedete igienicamente nell’acqua antifermentativa ma fissati adesso
quelli i nani extratemporali i nani insomma o Ellie
nell’aria inquinata
in un costante cratere anatomico ellittico
perché ulteriormente diremo che non possono crescere
tu sempre la mia natura e rasserenata tu canzone metodologica
periferica introspezione dell’introversione forza centrifuga delimitata
Ellie tenue corpo di peccaminose escrescenze
che possiamo roteare
e rivolgere e odorare e adorare nel tempo
desiderantur (essi)
analizzatori e analizzatrici desiderantur (essi) personaggi anche
ed erotici e sofisticati
desiderantur desiderantur
(Laborintus 1)
21 La tematica alchemica è introdotta al verso 6 dal «flogisto»,
la sostanza che si sarebbe dovuto liberare dai composti per
riscaldamento, a seguito del processo alchemico:
Con il richiamo al flogisto si apre il tema alchemico:
l’immagine del corpo, vaso della combustione, suggerisce
l’idea della matrice tellurica e della trasmutazione della
natura mediante il fuoco. L’avventura faustiana si ripropone
nel clima dei rapporti tra psicologia e alchimia indagati da
Jung. Come la psicologia del profondo, l’alchimia è un
regressus ad uterum: l’impresa volta all’unione
dell’inunibile non è che l’opera di integrazione della
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nous Jung
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quale materia psichica di impronta collettiva;
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dall’A. essi vengono posti in unvous
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pietra filosofale o dell’elixir vitae (trasmutazione della
materia) diventa una formula mitologica del “dibattimento”
Fermer
ideologico (trasmutazione della società e della natura
umana).20

22 Giuliani individuava, insomma, una equivalenza fra l’opus


alchemicum e il progetto di rifondazione dell’ideologia
tramite il linguaggio. E non è un caso che proprio in questa
prima sezione i riferimenti all’alchimia siano molteplici e
esemplificativi; «l’idea del nuoto» (v. 6), allora, sarà anche la
capacità di nuotare fra i liquidi del processo alchemico (in
particolare l’acqua è un elemento di importanza cardinale,
tanto in Laborintus quanto nei trattati di alchimia); «eri il
mio corpo / immaginoso» (vv. 2-3) si potrà leggere tenendo
presente che per Jung l’immaginazione è un’attività fisica e
materiale; il «ferro filamentoso lamentoso» (v. 7) allude al
processo di trasmutazione dei metalli che cambiano forma
(«filamentoso» a suggerire che si sfilacciano) attraverso un
processo anche violento di trasformazione («lamentoso»); i
«nani extratemporali» (v. 17) rimandano agli «homuncoli
alchemici» che sono i moti dell’inconscio, «creature del
nanismo mentale che non possono crescere nel cratere
lunare (nel paese disfatto)»;21 il «cratere anatomico ellittico»
(v. 19) richiama ancora Jung;22 ma soprattutto è il
personaggio di Ellie, anima mundi, personificazione
dell’inconscio, immagine del femminile, a farci entrare
nell’universo della trasmutazione alchemica. Con lei inizia
quel processo di individuazione che dà l’abbrivio alla
coniunctio oppositorum. Ellie è infatti il maschile nel
femminile («tu infatti tenue Ellie eri il mio corpo»), l’unione
degli opposti («conclusione di una estatica dialettica
spirituale»), colei che incomincia (e vive sul proprio corpo) il
ciclo di decomposizione e ricomposizione («riposa tenue
Ellie» che anticipa la morte del personaggio). Questo
processo è funzionale alla ricerca di un nuovo metodo di
conoscenza, espressione e interpretazione (che sarà fornito
dalla «canzone metodologica» v. 21) non facilmente
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psicologia serve proprio a drammatizzare tale tensione:
(mise à jour le 25 juin 2018).
dell’«aliquot lineae desiderantur» (che in filologia indica la
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presenza di una lacuna testuale) resteranno solamente
lacerti, quasi un’eco che pone Fermer l’accento sui personaggi che
intraprendono questo difficile cammino («analizzatori e
analizzatrici» perché è appunto un cammino di fondazione
di un nuovo sapere e una nuova coscienza), sulla dimensione
erotica («personaggi anche / ed erotici e sofisticati») e sulla
possibile frustrazione delle attese: «la glossa filologica
“desiderantur” indica la difficoltà metodologica del processo
di individuazione».23 Di questi elementi, che potremmo
chiamare i reagenti dell’operazione, infatti, alla fine rimane
solo la ripetizione del desiderio («desiderantur
desiderantur») a ribadirne la lacunosità.
23 L’universo alchemico continua a dischiudersi nella seconda
sezione. Va da subito notato, però, che non siamo di fronte a
una narrazione coerente e cronologica delle varie fasi che
costituiscono l’opus alchemicum. Piuttosto si potrebbe
parlare di una rappresentazione, alla maniera di Freud, per
condensazione e spostamento: il ciclo alchemico viene messo
in scena sia sincronicamente all’interno delle singole sezioni,
che diacronicamente, seguendo uno sviluppo poematico non
lineare, ma fatto di aggiustamenti, passi avanti e passi
indietro, contraddizioni e confusione dei piani: è insomma
ancora la struttura del frattale a organizzare l’opera.
24 Gli eventi, dunque, sono disposti sulla pagina seguendo le
logiche oniriche. Proprio nella sezione 2, infatti, Sanguineti
riflette sullo stato del sogno, sul suo essere un momento
centrale per i continui progressi di rottura e ricomposizione
della personalità, attraverso il riferimento alla
spermatogenesi e alla pollutio che preludono alla
scomposizione dell’io: «io sono io sono una moltitudine» (v.
20). La polluzione notturna ha qui il valore di rivolta: «Ellie,
in figura di polluzione, provoca la scissione della personalità
e la sua dilatazione in moltitudine».24 Questo processo
avviene in un ambiente onirico, in cui maschile e femminile
continuano a scambiarsi le parti fino allo stadio di nuova
strutturazione dell’io, della rinascita alchemico-magica («in
uno stadio enunciatamente ricostruttivo di responsabile
ricomposizione», v. et 19).
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alchemicamente, vous invitons
attraverso à consulter notre
l’accumulazione dipolitique
semantemide confidentialité
che rimandano, rispettivamente, (mise à jour al
le 25 juin 2018).
campo dell’acqua e del
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fuoco (i due elementi principali nell’opera di trasmutazione).
Abbiamo, da un lato: «Mare Humorum» (v. 1) «fluida
Fermer
intromissione» (v. 6), «atollo delle labbra coralline» (v. 11),
«humoris carnalis» (v. 15), «Lacus Somniorum» (v. 16)
«orinazione» (v. 17), «Mare Lacus» (v. 21); dall’altro:
«eruzione di carbonizzanti passioni» (v. 9), «ustione» (v.
10), «compasso scottante» (v. 14), «calde comunicazioni» (v.
14).
25 La costruzione dell’apparato allegorico continua nelle sezioni
successive con molteplici riferimenti,25 anzi, tanto la sez. 3
che la 4 si aprono con un simbolo mitologico prelevato da
Jung. Abbiamo l’ouroboros nella sezione 3 che, insieme al
χείριστον ύδωρ (pessima acqua), rimanda direttamente al
labor dell’alchimista:
il drago è probabilmente il più antico simbolo figurato
dell’alchimia, autentificato da documenti. Esso appare come
ουροβόρος (mangiacoda) nel Codice Marciano, che
appartiene al X-XI secolo, con la legenda: l’Uno, il Tutto. Gli
alchimisti non fanno che ripetere che l’opus sorge da una
cosa e riconduce nuovamente all’Uno, che dunque in un
certo qual modo è un circuito, come un drago che morda la
propria coda. Perciò l’opus si chiama spesso “circulare”
oppure “rota”. Il Mercurio sta all’inizio e alla fine dell’opera:
è la «prima materia», il «caput corvi», la «nigredo»; come
drago divora se stesso, e come drago more per risorgere
come Lapis. È il gioco di colori della «cauda pavonis» (coda
di pavone) e la divisione nei quattro elementi. È
l’ermafrodito dell’essere iniziale, che poi si divide nella
coppia classica di fratello e sorella, e che si riunisce nella
«coniuctio», per poi ricomparire alla fine nella forma
luminosa del «lumen novum», del Lapis. È metallo eppure
liquido, materia eppure spirito, freddo eppure igneo (I),
veleno eppure bevanda salubre, un simbolo unificatore dei
contrari.26

26 La sezione 4 si apre con un riferimento al «re e lo scheletro


del re» che rimanda al capitolo Re e figlio di re in Psicologia
e Alchimia (e infatti ai vv. 29-30 farà la comparsa «il figlio
insolubile / del re»):
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Come nella Hyle, il nocciolo di fuoco è celato, così nelle
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oscure profondità dell’acqua del mare giace il figlio del Re,
(mise à jour le 25 juin 2018).
come se fosse esanime; ciononpertanto egli vive e invoca
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dalla profondità: “Chi mi libererà dalle acque e mi porterà
allo stato secco, sarà ricompensato con ricchezze sempiterne
Fermer
(perpetuis)”. Il rapporto col “rex marinus” della Visio Arislei
è trasparente. Arisleo racconta delle sue avventure presso il
“rex marinus”, nel cui regno nulla prospera e nulla si
riproduce. Infatti nel suo regno non ci sono filosofi. Vengono
mescolate soltanto cose della stessa specie e di conseguenza
non ha luogo alcuna creazione. Ora, dietro consiglio
filosofico, il Re deve accoppiare Thabirtius con Beya, i suoi
due figli che egli a portato nel cervello. […] In quanto il re è
«examinis» (senza anima) o la sua terra è sterile, ciò
significa che lo stato celato, è uno stato di latenza e di
potenzialità. L’oscurità e la profondità marine non
significano altro che lo stato inconscio di un contenuto che
viene proiettato in modo non visibile. In quanto un
contenuto di questo genere appartiene alla totalità della
personalità e soltanto apparentemente è distaccato
dall’insieme per proiezione, esiste sempre un’attrazione tra
la coscienza e il contenuto proiettato. Quest’attrazione si
presenta di solito in forma di fascino. L’allegoria
alchimistica esprime questo fatto col grido di soccorso del
Re, che parte dalle profondità di questa condizione scissa e
inconscia. La coscienza dovrebbe dar seguito a questo grido;
si dovrebbe «operari regi», rendere servizio al Re; ciò infatti
non sarebbe soltanto saggezza, ma anche la salvezza. Ma
questo implica la necessità di discendere nel mondo oscuro
dell’inconscio, l’azione rituale di una katabasis eis antron,
l’avventura del viaggio notturno sul mare, il cui fine e la cui
fine sono la ricostituzione della vita, la risurrezione e il
superamento della morte. Arisleo e i suoi compagni
rischiano l’impresa, che in un primo tempo finisce con una
catastrofe, e precisamente con la morte di Thabritius. Questa
morte è la punizione per l’incestuosa «coniunctio
oppositorum». La coppia fratello-sorella è un’allegoria
dell’idea dei contrari in genere. Quest’idea viene
rappresentata con molte variazioni, come secco-umido,
caldo-freddo, maschile-femminile, sole-luna, oro-argento,
mercurio-zolfo, rotondo-quadrato, acqua-fuoco, volatile-
pesante, corporeo-spirituale ecc. Il «regius filius» è una
forma ringiovanita del Re-padre. L’adolescente viene
Ce siterappresentato spesso
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informations lo spirito,
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Pour plus de précisions,
padre invece nous vousIn
il corpo. invitons à consulter
una variante dellanotre politique
«Visio», de confidentialité
la morte
del figlio avviene in(mise
modoà jour
che le 25 juin il
durante 2018).
coito egli sparisce
completamente nel corpo di Beya.l'utilisation
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In un’altra
rappresentazione è il padre che lo divora, o il sole affoga nel
Mercurio o viene ingoiato dal Fermer
leone. Thabritius è il principio
maschile, spirituale, della luce e del Logos, che come lo
gnostico nous, sprofonda nell’abbraccio e nella physis. Il
caso di morte è dunque l’avvenuta discesa dello spirito nella
materia. Quanto c’è di peccaminoso in quest’avvenimento è
stato, è vero, rappresentato spesso dagli alchimisti, ma a
quanto sembra senza essere stato completamente compreso
(?); per questa ragione razionalizzano e bagatellizzano
l’incesto, che in sé è riprovevole.27

27 Al di là dei precisi rimandi fra questo testo e la sez. 4,28 la


citazione da Jung può essere usata come commentario
all’intero Laborintus: troviamo infatti l’elemento della nekya
(vista anche come catabasi nell’inconscio), c’è la questione
della coincidentia oppositorum e dell’incontro fra il
maschile e il femminile (e lo si è visto nella prima sezione).
C’è l’unione rappresentata attraverso il coito (sez. 2), c’è la
tematica dell’enquête con le prove da superare («Arisleo e i
suoi compagni rischiano l’impresa»); le stesse variazioni che
allegorizzano l’incontro degli opposti sono tutte presenti in
Laborintus, da quella acqua-fuoco appena vista, a sole-luna
(Laszo-Ellie), a secco-umido (la sez. 2 si apre con un
riferimento al «Mare Humorum» e si conclude con un
«secco luogo geometrico») a caldo-freddo («acqua fredda
acqua calda», Laborintus 3); a mente-corpo (nella sez. 9
Ellie è sia «alfabeto» che «tessuto mortificato» e
«carcinoma», ma le occorrenze di questa coppia sono
numerosissime); il figlio che sparisce del corpo di Beya
rimanda ancora alla sez. 2. e si potrebbe vedere anche un
parallelo in Ellie che scompare nella corporalità di lambda e
il riferimento alla figura dell’ermafrodito ha, oltre che alla
citazione testuale in Laborintus 4 («Filius
Hermaphroditus»), un equivalente nella trattazione del
corpo, nell’unione di maschile e femminile, che deve molto
alla lettura dell’Eliogabalo di Artaud.
28 Tutto queste figure alchemiche rimandano al tema della
coniunctio
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personnelles vous
loro
Pour plusimportanza
de précisions,già nelle
nous vousprime
invitonsnote ai Novissimi,
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in parallelo il re della sez. (mise4 àcon
jour il
le drago mangiacoda della
25 juin 2018).
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precedente:
Il re è una figura archetipica dell’allegoria alchemica,
Fermer
simbolo dell’inconscio che si fa strada verso la coscienza (cfr.
Edipo, Lear, Dhritaràshtra). Il suo regno è sterile e cela uno
stato di potenzialità finché egli non genera dal proprio
cervello un figlio o una figlia destinati alla coniuctio
oppositorum. “Filius Hermaphroditus” simbolizza la totalità,
l’androginia primitiva della divinità lunare (nasce
alchemicamente dal matrimonio del sole e della luna): è
l’ουροβόρος, il figlio che diviene il proprio padre (o il re che
genera il proprio figlio), cioè l’archetipo della ripetizione
della nascita. L’intera sezione è intessuta di simboli
alchemici (la gola d’oro, il vaso della ricostituzione, ecc.);
Laszo, il protagonista, è una pallida incarnazione del sole
(balla all’Eldorado Club); la “morte impropria” è la discesa
agli inferi per trovare l’amore lunare, l’argento vivo “quod
occidit et vivere facit”, la pietra filosofale. “Le but de la
véritable alchimie est d’éveiller ce qui dort, de faire ruisseler
l’eau prionnière das la terre. En d’autre termes, le sens de
l’alchimie est de réveiller la princesse endormie qui se trouve
au plus secret de l’âme” (M. M. Davy, Essai sur la
symbolique roman).29

29 Al di là dei precisi riferimenti testuali, su cui non si indugerà


oltre, conta soprattutto rilevare come funzioni l’impianto
allegorico al livello di macrostruttura. Si può infatti
ipotizzare che Laborintus sia costruito osservando le quattro
fasi principali del processo alchemico. Non a caso la sez. 7
ospita al suo interno vari riferimenti allo schema harrariano,
che presenta e definisce con precisione le diverse fasi della
costituzione dell’opus e, in questo caso preciso, anche
dell’opera letteraria:
il dovere ancora mortificato di essere amato
tuttavia
e per una vera immaginazione e non fantastica animale cauterizzato
(era le coeur du monde tempo vagabondo) della mia visione intrapresa
al modo ottativo restituiscimi subito i plastici articolati
(naturae discretae) della discriminazione tra l’albero
(che ti alzi nel sesso dell’uomo discretio intellectualis testicolare)
proponendo la sapienza della morte (non datur) degli amori
ma ancora nella testa della donna tra le vegetazioni collezionate
come pietre modellate in possibilità di afferrare senza errore
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tu che ti alzi vengono mutati per mezzo del tempo miei modelli
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morte che parli sei nella condizione di chi diviene il tempo
(mise à jour le 25 juin 2018).
di Laszo sopra questo orizzonte elastico planimetria come diciamo della morte
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quotidiana per questo tranquilla (naturae compositae) appunto perché
io sono il tuo mondo ma bestemmiatrice ma fallimentari
Fermer
parti distinte (et hoc imaginare ti prego) in notevole ampiezza
nella loro stesura originale sono gli anni di Laszo
in accrescimento in giustapposizione exaltatio divisionis
compiutamente indiretta divisionis naturae tu bella sintassi del mio corpo
(exaltatio animae) tutte le cose vengono modificate (exaltatio intellectus)
per mezzo di questo tempo
tempo esatto
così passeremo attraverso il misantropico El Flamingo
per mezzo di questo tempo intestinale e convulso
flessione stupefazione dalla passione alla compassione
sia il viaggio questo apre il commentario dimenticheremo ricorderemo
comunicati per sempre gli affetti che redimono (mortificatio voluntaria)
amore
(naturae separatae) Laszo misura l’anima dei suoi animali
quando l’occhio è la nostra anima noi stessi i santi anarchici
vedere le anime quando l’amore è delle cose visibili
modificate come si è detto anche ad una certa distanza ma
ho promesso l’esaurimento del discorso io sono sempre la mia vita
e tu la mia vita io la mia morte tu il giuoco della mia morte
sempre questo breve intervallo discreto sempre questo breve intervallo
di breve comunicazione ma
sempre questa morte segreta attendendo la riduzione al verme lucido
e nero e definitivamente lunare che si aggrappa come dicono alla pallida
numerazione dei colpi alle labbra
tagliate possedute agli amori alle morti
che si vedono etc
30 Questo testo è costruito su una accurata descrizione delle
figure 131 e 135 di Psicologia e Alchimia30 e rappresenta le
diverse fasi alchimistiche della trasmutazione. Il processo di
trasformazione è reso attraverso la ripetizione, martellante e
insistita, della linea «per mezzo di» (ai vv. 11, 12, 22 e 25, lo
stesso artificio sarà utilizzato nella sezione 12 dove a essere
ripetuto sarà solamente il sincategorema «per»).31 Allo
stesso modo sono reiterati i lessemi afferenti al campo
semantico della metamorfosi: «vengono mutati» (v. 11),
«vengono mutati» (v. 12), «vengono modificate» (v. 21),
«modificate» (v. 33).
31 La messa in scena di questo processo è amplificata dai
riferimenti al ciclo harraniano. Al v. 6 inizia il processo di
composizione dell’opus – «(naturae discretae) della
discriminazione»: gli elementi naturali, che sono distinti
l’uno dall’altro, iniziano a separarsi («naturae discretae»), le
nature composte sono dissolte o riconvertite nei loro
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elementi iniziali. nous
Pour plus de précisions, Subito
vousdopo
invitonsentra in gioco
à consulter notrela «discretio
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intellectualis», ulteriore fase del ciclo, corrispondente
(mise à jour le 25 juin 2018).
all’appercezione,
En poursuivantma votreche in Sanguineti
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discernimento dell’intelletto che presuppone un progetto di
«esaurimento del discorso», diFermer esaurimento e consunzione
delle capacità del linguaggio, per poter davvero «dire la
verità», trovare «quella del proprio gruppo sociale,
dichiaratamente e volutamente parziale, perché
programmaticamente di parte».32 Questo «esaurimento del
discorso» è reso anche attraverso il ciclo harraniano che al v.
19 raggiunge la fase della decomposizione degli elementi
della materia iniziale, è la fase della disgregazione della
materia che continua con la «divisionis naturae» (v. 20).
Questo processo avviene attraverso la «bella sintassi del mio
corpo» che sottolinea come il corpo sia linguaggio, elemento
fondamentale per la formazione della coscienza e dei modi in
cui si percepisce il mondo. Il processo continua nei versi 21-
25 che Risso commenta così:
Dalla somma dei fenomeni naturali emerge chiaramente
l’elemento psichico: nella “esaltazione e glorificazione
dell’anima” l’anima viene separata dal corpo, del quale,
come “ingenium”, è elemento peculiare o “anima”; la sua
natura materiale deve subire una trasformazione per
arrivare a culminare nella exaltatio intellectus (esaltazione
dell’intelletto), cioè nel fenomeno della chiara intelligenza e
comprensione. All’intelletto viene riservato il compito
capitale, cioè la sublimazione al massimo grado, con la
trasformazione della natura nella cosa semplice che, in
relazione al suo genere, è affine agli spiriti, agli angeli e alle
idee esterne. Questo enorme processo, che avviene grazie al
tempo, si completa qui, al v. 22; infatti si è passati dal “per
mezzo del tempo” al “per mezzo di questo tempo”, un tempo
esatto, preciso, la cui azione non conosce ostacoli, perché –
sottolinea il v. 25 – “questo tempo” proviene dal corpo, dal
suo interno, dall’intestino, dallo stomaco, con un movimento
spasmodico (“convulso”).33

32 Il ciclo harraniano che modula questo testo può essere


utilizzato per interpretare l’intero poemetto. Nella sua
versione più semplice e diffusa, le fasi del processo sono
quattro e vengono identificate con i quattro colori principali
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giallo e rosso). vous concernant.
Per Jung,
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come si è visto, ciascuna tappa della trasformazione
(mise à jour le 25 juin 2018).
alchemica simboleggia una tappa della trasformazione
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psicologica. Il «processo di individuazione» messo in scena
Fermer
in Laborintus 1 è precisamente il cammino di crescita
interiore.
33 Questo ciclo inizia con la nigredo che corrisponde alla morte
iniziale e alla successiva putrefazione. È associata alla
depressione, all’angoscia, all’ansia, alla sofferenza, alla
paura, al caos, alla difficoltà, alla malattia, al trauma. Occupa
generalmente metà del ciclo e corrisponde alla notte; il suo
archetipo principale è, infatti, l’ombra, idealtipo degli aspetti
individuali oscuri alla coscienza e che l’individuo cerca di
trovare attraverso il viaggio, nel quale incontra figure
demoniache e mostri. L’idea delle tenebre, ciononostante,
non ha una connotazione univocamente negativa:
corrisponde al caos primigenio, al brodo primordiale dal
quale può nascere ogni cosa.
34 La seconda fase è quella dell’albedo, ovvero il superamento
delle difficoltà, il momento dell’immaginazione creativa che
si accompagna a una nuova visione del mondo e delle cose. È
generalmente associata alla cura, alla trasformazione, alla
rinascita, al primo superamento delle difficoltà. Questa
tappa è caratterizzata dall’incontro con l’archetipo
dell’anima: tutti gli aspetti psichici e mentali, ossia il primo
contatto iniziatico dell’individuo con la propria psicologia.
Tale archetipo sommerge l’individuo con immagini
provenienti dalle profondità dell’inconscio, crea illusioni e
complicazioni, nonché crisi. È un archetipo bifronte, che ha
in sé sia potenzialità creatrici che distruttrici.
35 Terza tappa è quella della citrinitas, ovvero la combustione:
richiede di bruciare il materiale a temperature molto alte per
renderlo incandescente. Si associa, per questo, al sole e
richiama la guarigione, il consolidamento, la consapevolezza,
il rasserenamento, l’equilibrio, l’impegno, la stabilità e la
fecondità. È caratterizzata dall’incontro con l’archetipo del
vecchio saggio (da intendersi come speculare maschile della
Madre).
36 Infine: la rubedo,
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movimento nous vous invitons
dinamico degli à consulter
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consapevolezza delle proprie (mise àcontraddizioni,
jour le 25 juin 2018).
può cominciare
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a assumere forma un senso di centralità. Si associa a
immagini di compimento, di gioia, di amore; è
Fermer
l’individuazione del sé, sono le nozze mistiche degli opposti
che prima erano stati divisi. È infatti segnato dall’incontro
con l’archetipo del selbst, del se stesso: non andarci incontro
significa che il percorso non è ancora terminato.
37 Già dalla messa in evidenza di questi pochi elementi del ciclo
alchemico appare evidente come Laborintus vi si rispecchi
perfettamente. La nigredo, si è detto, è il momento iniziale e
la successiva putrefactio. È rappresentata, per via lessicale,
dalla tematica della malattia e, per via sintattica dal catalogo
caotico che mima il caos primordiale. Si veda la sezione 19:
e vomiterà consapevole orizzonte Laszo e come puoi de Lys così priva
di nome deque Lillaz et cum animalibus omnibus ahimè allontanarti? come puoi
il mercato dei pesci a Dieppe rifiutare con i gabbiani bianchi una distesa
congiura serpente! intorno all’orologio e pregiudiziale in questa geografia
scoiattolo! con GMR incertissima quod gi emme erre pipistrello chiuso
in chiesa! legitur sopra una motocicletta; personae nomen? et du Chateau
non potrà de Chateaudun scarafaggio! la Sainte-Apolline concludere
senza decidere (1889) les Vergers en fleurs vomiterà la vivacità
la guerra delle due rose de St. Rémy di una ferita l’infinita moltitudine
e mortale di fiori e senza il soccorso e di uccelli di una spettacolare
intransigenza sintetica; di questo e la mia lingua eri! Laberinthus
la mia religione! una lebbra pomeridiana una nebbia e la storia di un amore
dottrinale e con un movimento di correnti e sopra un ponte de quo nullus
e pornografico vadere quivit e nulla resisterà dunque cavallo!
et nullus homo dico il tuo scadimento insistendo qui fuit intus
immortale e per il tempo della mia vita dico?
(vv. 1-17)
38 Si noti come il catalogo si risolve nell’accumulazione caotica
di materiali (e lingue) eterogenei, giocata sul non sense e
sugli accostamenti pericolosi che confondono e disorientano
e non si riesce a capire dove il discorso voglia andare,
proprio come in un «laberinthus» (v. 12). Su un altro piano,
il caos primordiale è reso anche dalla mancanza di
punteggiatura che consente una libertà (e incertezza) tanto
nell’esecuzione quanto nell’interpretazione dal momento che
non si hanno indicazioni di sorta su come unire i sintagmi
fra di loro, oppure a quale sostantivo riferire un aggettivo o
un complemento: «fegato indemoniato nulla», indemoniato
è aggettivo di fegato? Di nulla? Di entrambi? La risposta
resta sospesa nell’ambiguità.
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39 La rappresentazione più significativa della nigredo è, però,
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la palude, lo stato iniziale della
(mise prima
à jour le 25materia, del caos, della
juin 2018).
massa En confusa, della
poursuivant divisione.
votre navigation,È vous
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34
tempo (la notte), è in putrefazione, come un corpo
(d’altronde si ricordi la sez. 1 dove Fermer la palus è equiparata a
Ellie, e Ellie al corpo e per via di sillogismo anche la palus
può essere descritta per via di carne). Un corpo in
disfacimento, come quello di Ellie, in Laborintus 9, dove il
personaggio femminile è minacciato dal suo stesso
organismo; e questi stessi attributi vengono traslati alla
palus, zona lunare di morte (e rinascita). Il paesaggio è
anche quello distrutto e desertificato (c’è un riferimento al
deserto alle «appendici desertiche» nella sez. 3) di una landa
desolata post-atomica della quale vengono esposti i detriti
(come i «lunghi funghi fumosi» di Laborintus 2) e i mostri
che la popolano (per lo più di natura inconscia, come i
«nani» della sez. 1 e il «verme lucido / e nero e
definitivamente lunare» della sez. 7).
40 La sezione 9 si apre sul Lacus Somniorum, luogo della
geografia lunare, e qui sinonimo della palus in quanto
distrutto dal cancro («epiteliale propriamente epitelioma» v.
2, «tumore domestico» v. 3, «cancrena» v. 11), è un luogo
asfissiante e claustrofobico («chiuso ah chiuso» v. 11) a
causa del denaro che è una sorta di cancrena per il corpo
sociale («che costa caro ragione di cancrena prezzo chiuso ah
chiuso»35 v. 11). È un «crudele orto botanico», una «casa
necrotica», una «cavernosa interiorità», ma anche «dolce
mucosa». Questa accumulazione svolge la funzione di
introdurci all’interno del corpo/palude dove avvengono
continue trasformazioni. Anche le altre notazioni
topografiche tendono a rappresentare uno spazio
principalmente negativo. Si veda dalla sez. 3: «Death Valley»
(che sfrutta sia la forza onomastica sia il riferimento alla
regione realmente desertica della California, simbolo del
cratere atomico, in virtù della sua conformazione), subito
trasposta in «Valles Mortis», luogo lunare riportato nel
manuale, già citato, di Fresa. Da due luoghi secchi e desertici
di morte, si passa, per via oppositiva, all’umidore dell’acqua,
ma di un’acqua «pessima», «Bad Water36 uh veramente
pessima», cui
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et collecte versi sotto,personnelles
des informations «ugualmente
vous concernant.
Pour plus de précisions,
affogatoio nous vous
ugualmente invitons ύδωρ»,
χείριστον à consulter notre
che politique
vuole de confidentialité
ribaltare
la concezione millenaria(mise à jour lecome
dell’acqua 25 juin 2018).
fonte di vita.
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41 Si consideri, poi, che nell’iconografia alchemica, il caos
primordiale veniva rappresentato con la faccia nera della
Fermer
luna: si capisce allora il ricorso alla topografia selenica per
caratterizzare la palus in relazione alla fase della nigredo.
Non a caso, allora, si trova un testo che ribalta il topos
letterario del colloquio (o invocazione) alla luna che, in
regime di indistinzione fra attributi positivi e negativi, viene
definita anche «ombra» (v. 3), «nausea» (v. 4), «epidemia»
(v. 6), «accostamento di giallo e nero» (v. 8!), «pipistrello»
(v. 11). Si trova quindi, qui, un richiamo esplicito alla faccia
nera della luna e all’ombra, caratteristica precipua di questa
prima fase del ciclo alchemico. Si aggiunga anche che la
nigredo copre, nell’arco temporale di una simbolica
giornata, la notte, per tanto l’utilizzo di una geografia lunare
e la messa in scena della luna stessa sono funzionali a porre
come orizzonte di riferimento quello delle tenebre, in cui è
possibile vedere la luce riflessa del satellite.
42 L’incontro con l’ombra è l’archetipo che caratterizza questa
prima fase. Sicuramente la palus è ombra, anche Ellie in un
certo senso è ombra, nella misura in cui rappresenta quelle
parti del sé di cui non si ha autocoscienza e che si vuole
arrivare a conoscere con l’unione con la donna. Ma, più
opportunamente, si potrebbe proporre di vedere
nell’archetipo dell’ombra un personaggio che fa la sua
comparsa nella sezione 18: Moneybags. Traducibile con
“sacco di monete”, “mucchio di monete”, questa figura
rappresenta il «capitalista tipo satireggiato da Marx»,37 il
possessore di denaro, deformato espressionisticamente sotto
il peso delle monete. Ma il Moneybags non è semplicemente
il capitalista. Si veda questo passo del Capitale:
Per estrarre valore dal consumo di una merce, il nostro
possessore di denaro dovrebbe essere tanto fortunato da
scoprire, all’interno della sfera della circolazione, cioè sul
mercato, una merce il cui valore d’uso stesso possedesse la
peculiare qualità d’essere fonte di valore; tale dunque che il
suo consumo reale fosse, esso stesso, oggettivazione di
lavoro, e quindi creazione di valore. E il possessore di denaro
trova sul mercato tale merce specifica: è la capacità di
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lavoro,
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précisions, la forza lavoro. à[…]
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lavoro giornalmente riprodotta. E così, se una mezza
giornata di lavoro sociale medio si rappresenta in una massa
Fermer
aurea di tre scellini o di un tallero, il prezzo corrispondente
al valore giornaliero della forza-lavoro è di un tallero. Se il
possessore della forza-lavoro l’offre in vendita per un tallero
al giorno, il suo prezzo di vendita è uguale al suo valore, e il
possessore del denaro, smanioso di trasformare in capitale il
suo tallero, paga, secondo il nostro presupposto, questo
valore.38

43 Il traduttore parla di «possessore di denaro» e non di


capitalista; si tratta, insomma, di una sorta di capitalista in
potenza, di «bruco di capitalista».39 In questo senso
Moneybags può rappresentare l’ombra in quanto possessore
di denaro, capitalista in potenza che è necessario incontrare
per poter decidere di non diventarlo; il soggetto può essere
colluso con il sistemo neocapitalistico anche senza averne
coscienza (per questo l’ombra rappresenta la parte di sé che
non si conosce): il capitale non è solo pratica economica, ma
è una forza che plasma la società, il capitalismo è una cultura
che impartisce una «determinata educazione morale» (v.
14), veicolando valori (e ideologie e linguaggi) storicamente
determinati. Moneybags rappresenta tutto ciò, l’incontro è
necessario (viene infatti esortato: «e vieni» v. 10) e solo dopo
l’incontro può dire «ora ricordo», perché l’incontro con
l’ombra-Moneybags è servito a evitare di restare intrappolati
nelle tenebre del sistema capitalistico; e questa esperienza
«sarà di giovamento a un’altra paziente» (v. 22),
probabilmente Ellie, ma si riferisce più esattamente alla
possibilità di universalizzazione. Questa situazione diventa
paradigmatica del processo di formazione – per via
alchemica – della coscienza dell’uomo contemporaneo, in
un’epoca in cui l’io è scisso, frammentato, imperfetto.
44 La casistica della nigredo prelude al secondo momento,
quello in cui inizia la ricostruzione. Siamo nella fase
dell’albedo, dove inizia la rinascita, verso una nuova visione
delle cose e si incontra l’archetipo dell’Anima, rappresentato,
nel poemetto,
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metamorfosi, per questo riassume in sé i caratteri della
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nigredo e dell’albedo:(mise il suo
à jour corpo
le 25 juinin putrefazione e
2018).
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il
tramite attraverso cui portare a compimento la coniunctio
Fermer
alchemica e fisico-corporale con Laszo (il sole, l’elemento
maschile). Si può parlare di un vero e proprio romanzo di
Ellie all’interno di Laborintus che inizia con l’identificazione
di Ellie con il caos primordiale (l’equivalenza Ellie/palus),
l’incontro con il maschile («tu Ellie eri il mio corpo» sez. 1),
fino al planh della sez. 21 che sancisce la morte di Ellie,
riponendo però fiducia nel potere dell’archetipo della madre:
«ô Mere la plus tendre des Meres! ô l’Exemplaire admirable
/ des sentiments & de la tendresse des Meres!» (Laborintus
21, vv. 7-8). Ma la morte non segna la fine del processo: Ellie
non si distrugge, ma si trasforma in lambda, nella quale
sopravvivono molti degli attributi di Ellie.
45 Prima di arrivare alla sez. 21, però, Ellie esperisce la
trasformazione su se stessa: dopo lo sfaldamento e la
degenerazione patologica del corpo di Laborintus 9 inizia il
processo di ricomposizione cui prelude la stessa fine della
sez. 9:
Ellie verifica tropico personale
Effervescente libero carcinoma per immanenti esclusioni umido
Nostalgico distratto ripetutamente umiliato appassionata Ellie ripetutamente
(vv. 26-28)
46 Ellie è sì un «carcinoma», ma è «effervescente» e «libero»
perché distrugge per ricostruire, per questo è anche
«umido», in quanto zona di rigenerazione. È «appassionata»
perché l’amore è la molla che fa scattare la coniunctio.
47 La rinascita si volge più compiutamente nel testo successivo
che mette in scena Ellie che si fa linguaggio (ancora una
volta Laborintus 9 anticipa questo momento al v. 19: «o Ellie
mio alfabeto vegetale». Ellie è segno linguistico, linguaggio,
scrittura e quindi mezzo di conoscenza, ma di una
conoscenza strettamente legata alla sfera carnale, perché è
«vegetale» e «dilatato di caotici pori (detti circhi cistici»):
Ellie mia Ellie mia tesi sei la fine di uno svolgimento civile
la soffocazione di tante leggi esplorate
la preghiera della meditazione
della mano dell’intolleranza e in prima sede
sei questo linguaggio che partorisce
portami dunque l’unghia
eCe sitefiligrana
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un bacio o di mille vous invitons à consulter notre politique de confidentialité
un mysterium tremendum il tiro alla(mise fune à jour le 25 juin 2018).
le metamorfosi degli insetti il volume della sfera
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voglio dire
perdita di affettività e stato crepuscolare e incidenza di giudizio
e confessione vistosa glutinosa glutinante Fermer
il flessibile amalgama di due punti di coscienza
voglio l’unità mistica
che insinua pali nella sabbia della volontà impiccatrice
e il dente del gigante
portami la povertà
e la figura etimologica che si porta per mano
portami per mano Ruben
tu stesso Ruben portami per mano
alle miniere degli animali al palco
del trattamento psicoterapetico all’esperienza
terrificante dei conflitti
ah per te ho inventato il rame e la polvere
ho liberato la lettera erre e la lettera ci da un penitenziario di tabacco
ho trascinato lepri e chiodi in Paradise Valley
di te ho anche detto perfectiones intelligibiles
ho detto
novimus enim tenebras aqua ventos ignem fumum
vediamo insieme il passato il futuro
ho detto
quoi qu’elle fasse elle est désir improportionabiliter excedens
(Laborintus 10)
48 Ellie è rappresentata come la fine di uno «svolgimento»
quindi di un processo (ancora in atto) che viene però detto
«civile», si apre alla realtà materiale. Paradossalmente
questa apertura alla realtà materiale avviene attraverso la
trasformazione di Ellie in linguaggio («sei questo linguaggio
che partorisce»). La cosa non stupisce se si tiene in
considerazione il nesso ideologia e linguaggio:
Non si dà operazione ideologica che non sia,
contemporaneamente e immediatamente, verificabile nel
linguaggio. e
40

49 Per questo Ellie è «mia tesi», perché è attraverso di lei che si


svolge questo processo, in cui gli elementi linguistici si
confondo a quelli più materiali e corporali: il linguaggio
infatti «partorisce» e, se da un lato abbiamo «la mano»,
«l’unghia», «un bacio», «la metamorfosi degli insetti», «il
rame», «la polvere», dall’altro troviamo «la preghiera della
meditazione», «linguaggio», «la figura etimologica», «la
lettera erre la lettera ci», «ho detto» ripetuto più d’una volta.
L’accostamento di questi
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linguaggio
Pour che interpreta,
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Giuliani: (mise à jour le 25 juin 2018).
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Qui Ellie rappresenta la fine di un ciclo storico (una vichiana
età della ragione); da leiFermersprigiona il linguaggio “che
partorisce”, che rispecchia la realtà: Ellie è tale linguaggio,
tale realtà. L’unghia, che è legata alla “mano
dell’intolleranza”, dà l’avvio a tutte le grazie che Ellie può
concedere, a tutte le realtà che essa può generare. Il suo
influsso è soprattutto psicologico (anzi psicopatico) e si
manifesta nella “perdita di affettività”, nello “stato
crepuscolare”, nell’angoscia dell’impossibile “unità mistica”
tra i “due punti di coscienza”.41

50 L’azione creativa del e sul linguaggio si sposta, alla fine, da


Ellie alla voce che parla: «ah per te ho inventato», «ho
liberato la lettera», «di te ho anche detto perfectiones
intellegibiles / ho detto novimus enim tenebras […] ho detto
/ quoi qu’elle fasse elle est désir improportionabiliter
excedens». Si noti che dopo la ripetizione di «ho detto», la
frase che segue è sempre in una lingua diversa: è come se la
voce volesse riprodurre la creazione delle varie lingue e,
contemporaneamente, ci dà notizie sull’operazione di
confusione babelica che sta svolgendo nel corso dell’opera. I
lacerti latini sono prelevati, come avverte Risso,42 da S.
Agostino e da S. Tommaso e sono rifunzionalizzati alla luce
di un contesto diverso (e quindi, in un certo senso, seguono
anche loro il processo alchemico di rinascita). Il testo, nel
complesso, seguendo una struttura a climax ascendente, ci
mette davanti alla trasformazione di Ellie in «perfectiones
intelligibiles», cioè una qualità delle intelligenze angeliche,
secondo San Tommaso, che proviene direttamente da Dio e
non si trova in natura. È grazie a questa nuova facoltà che
possiamo vedere «il passato e il futuro» (ma non il
presente), conosciamo, cioè, movimenti e trasformazioni
storico-sociali. Questo traguardo però è raggiunto passando
attraverso «tenebras aquas ventos ingem fumum» (tenebre,
acqua, vento, fuoco e fumo, sono tutti elementi dell’opus
alchemicum), cioè dopo un processo di discernimento e
conoscenza di questi elementi naturali. Abbiamo, insomma,
sotto gli occhi, il processo alchemico di formazione e
rinnovamento,
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materiale e psichico. «per te ho inventato il rame e
polvere» rimanda proprio allo le Jung
(mise à jour di Psicologia e
25 juin 2018).
Alchimia.En poursuivant votre navigation,
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linguaggio allude alla fase dell’albedo, il cui elemento
Fermer
centrale è proprio quello della creazione di un nuovo metodo
di conoscenza e visione del mondo. Ellie si configura, infatti,
come colei che dona conoscenza e getta materialmente luce,
e la volontà di rinascita e unione è ben chiara al v. 15:
«voglio l’unità mistica», cioè l’unione degli inconciliabili, del
maschile e del femminile, degli opposti. Nella fase
dell’albedo rimane però ancora una volontà, un desiderio
(«elle est désir improportionabiliter excedens», così finisce
la sezione), dal momento che l’archetipo dell’Anima
(appunto Ellie) ha in sé la doppia funzione di creatrice e
distruttrice. È solo un primo passo nel cammino verso le
nozze mistiche che possono realizzarsi solamente nella fase
della rubedo. Questa dialettica continua nella sezione 11
dove ritroviamo il ciclo nascita/morte in una ripetizione
incessante, Ellie è colei che «occidit ed vivere facit»
(Laborintus 4, v. 15), è al centro delle «mie fatiche
chimiche» (v. 19) che attivano l’azione dei reagenti per la
creazione della pietra filosofale: le «pietre» (v. 3), le «pietre
disperate» (v. 18) sono un chiaro riferimento al lapis del
processo alchemico e al lapis philosophorum. Questo
esperimento chimico è, di nuovo, reso attraverso la
ripetizione sincategorematica (come nelle sez. 7 e 12):
per amori per mezzo delle ossa amati
per mezzo della calce viva
per mezzo dei concerti per violino e orchestra
per mezzo delle tue lenzuola
per mezzo della Kritik der reinen Vernunft
(vv. 7-11)
51 Il processo di formazione per mezzo di questi materiali
eterogenei sfocia nella predicazione onirica di Ellie in cui
continuano a tornare elementi alchemici che anticipano la
fase finale dell’opus, così al lapis si aggiungono le «monete
infiammabili» che rimandano alla trasformazione del
metallo in oro. Ecco il catalogo completo:
[…] ancora e sempre Ellie
mio folto estuario coltivatrice di cicatrici inchiodate
chiedere la notizia delle tue monete infiammabili dei tuoi vuoti porticati
per un regolamento
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i fiammiferi con secchezza sotto i tuoi conigli
(mise sottrarre
à jour le 25 juin 2018).
(vv. 19-25)
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52 Il linguaggio «si disgrega e abortisce»,43 si divide in molecole
alla ricerca di una nuova composizione
Fermer che sappia darci
conto della complessità del reale. Secondo Giuliani l’ultimo
verso è un «nonsense che celebra l’Anima (nel senso di
Jung) oltre ogni effabilità»,44 cui si aggiunge la suggestione
del fuoco purificatore e trasformatore attraverso i
«fiammiferi». L’esperimento chimico continua nella sezione
successiva nella quale Ellie, dopo essersi fatta linguaggio,
può finalmente divenire metodo di conoscenza (Ellie è
«concetto di concetto» al v. 2): l’atto tragico della
trasmutazione implica «diventare una sorta di vaso di
Pandora di tutte le migliori proprietà intellettuali, atte a
fondare un nuovo modo di conoscere»:45
ogni fondazione ha in gola
la propria teodicea
(Laborintus 12, vv. 30-31)
53 Questi versi enucleano, in maniera gnomica, il processo di
fondazione, intesa come metodo, come visione del mondo,
cattedrale dei saperi, come ideologia e persino religione, alla
cui base sta la produzione nascosta della propria teologia
naturale,46 riguardante la giustificazione della divinità in
relazione alla presenza del male nel mondo. Questa
fondazione però può essere distrutta e minata alla base per
distruggere il castello di false conoscenze:
Ellie (poiché è straordinariamente prossima) trascina le instantiae crucis
questi fatti segnati trascinano tropi trascendentali
per distruggere la nostra evidenza
in misura proclamata
(vv. 36-40)
54 «distruggere la nostra evidenza» significa mostrare
l’artificialità delle costruzioni sociali che vengono fatte
passare per naturali, mostrare la non arbitrarietà del segno e
quindi della comunicazione, svelare la realtà, bucando le
difese dei luoghi comuni e della tradizione, andando oltre,
verso la fondazione di un nuovo sapere e di un nuovo
metodo di conoscenza, di una nuova ideologia. Le
«instantiae crucis» (le istanze cruciali) sono una citazione
dal Nuovo Organo di Bacone e sono quelle che servono
all’intelletto per portare a compimento le indagini sulla
natura. Elliedesche
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figura per l’acquisizione di nuovi strumenti per fondare
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nuovo metodo (di cui darà (mise à jourlale«canzone
conto 25 juin 2018).
metodologica»
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che è Laborintus).
55 Il processo di rifondazione del sapere si completa nella sez.
Fermer
15, in cui i riferimenti a Cusano ci introducono nel tentativo
di inserire le riflessioni sull’atto del pensare e del pensiero in
un quadro completo di rifondazione del sapere: Laborintus
si configura come nuovo strumento di conoscenza, ma il
processo è ancora agli inizi, siamo nella fase dell’albedo e per
arrivare alla conclusione è necessario che Ellie si dissolva:
come testimonia la sez. 14 che, con la sua deriva nonsensical,
mette in scena l’inadeguatezza di Ellie in quanto metodo
gnoseologico, l’incontro con l’archetipo dell’anima non è
sufficiente per la creazione di un nuovo organo, Ellie deve
dissolversi affinché l’elaborazione di un nuovo modo di
affrontare e conoscere il reale possa aver luogo.
56 La sezione 15 si apre, infatti, con una disgiuntiva che
introduce l’ultimo elemento della fase dell’albedo: la
complicazione. Il primo verso recita: «ma complicazione
come alienazione». Secondo l’alchimia, durante l’albedo
l’archetipo dell’anima sommerge l’individuo di immagini
proveniente dall’inconscio, crea illusioni e complicazioni. La
complicazione è la multiformità del reale e,
contemporaneamente, dell’anima, quindi unisce la
dimensione conscia e quella inconscia. È la presa d’atto della
contraddizione che il processo alchemico deve risanare
attraverso l’unione mistica, è causa e motore primo della
nascita dell’opera. Possiamo dividere idealmente questo
testo in quattro parti (come, di nuovo le quattro parti
dell’opus: torna ancora la costruzione a frattale). Nella prima
ci viene esposto lo statuto di necessità della complicazione:
complicazione quelli che non sanno crescere pressibili debolezze e nanismo
ma complicazione portano congetture e complicazione nel sangue Sinus Vaporum
quelli che non possono crescere ma complicazione come impedimento
precisazione e datazione fino al 1953 sempre nel tuo sangue
quelli che non devono crescere ma complicazione come necessità
finché i nervi Ellie resistono si circulus quadratus il sole più tardi
existit nell’acquario triangolazione carceraria
(vv. 1-7)
57 La complicazione, data anche dall’insistenza sulla negazione,
è qui esposta in relazione alle cose esterne; è vista come un
ostacolo da des
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a livello 25 juin 2018).cioè in quella
fase inEncuipoursuivant votre
l’io vive innavigation,
un regime vousdiacceptez l'utilisationcon
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i
materiali inconsci e con la materia primordiale. I «nani» in
Fermer
Laborintus 1, infatti, indicavano proprio i moti
dell’inconscio. Ma questa soluzione non può essere quella
definitiva, infatti è valida «finché i nervi Ellie resistono» (e
cioè fino al momento in cui si incontra l’archetipo
dell’anima), dopodiché la risposta a superare la
complicazione è il «circulus quadratus» (il cerchio quadrato)
che «existit». Secondo la pagina di Jung sul Re e figlio del re,
precedentemente citata, uno degli opposti che
rappresentano le antitesi in opposizione dialettica fra di loro
e che tendono alla coniunctio sono proprio il cerchio e il
quadrato. Se il cerchio quadrato esiste significa che per
superare la complicazione si deve partire da questa
complicazione stessa e superarla attraverso il processo
alchemico fino alla fase dell’unione mistica dei contrari, alla
fine della quale l’io conoscerà il vero sé e sarà rinato come
soggetto nuovo.
58 Al verso 8 si apre la seconda parte che, dall’esterno, rivolge
lo sguardo all’interno:
l’intelletto si guarda
e follicolo attualmente vaporante the exudation in orbe lunae
Ellie l’amore de facie of a mild sexuality apparente
nelle tue braccia e la tua luna tenera serena voglio la soluzione di Ellie
tu sei l’amore nell’amore senza soluzione Ellie se l’amore tutto l’amore
e io ti risolvo svaporante ratio seu causa de facie apparente
nella luna rossa et dari debet sapientia senza risoluzione senza scioglimento
ma spezzarsi nel sangue cur existit? questa sapienza e complicazione
nel tuo sangue e attenzione rivolta e complicazione Ellie intendo
l’amore una striscia e viluppo e aggravamento tentabile peso e gravitazione
est porta Inferni peso gravitazione ma esistenza come complicazione
tu Ellie chiaro globo estensione chiara ed espansione sottile
chiaro odore di funghi e di radici estensione ancora quindi tu
il mio wir wollen nicht sterben
(vv. 8-23)
59 Questo secondo blocco si pone sotto l’egida
dell’introspezione come processo di costruzione intellettuale
del soggetto («l’intelletto si guarda»). Lo sguardo verso
l’inconscio è rivolto attraverso la luna («in orbe lunae») e
Ellie. La difficoltà linguistica qui raggiunge un grado più alto
attraverso la moltiplicazione di lingue straniere a loro volta
frammentate all’interno
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processo
Pour che vede
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l’anima mundi e con la(mise à jour le
scoperta 25 juin 2018).
dell’amore, una soluzione
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(la «soluzione di Ellie») alla complicazione. Visto in
un’ottica anche e soprattutto carnale e materiale («striscia e
Fermer
viluppo», dotato di «peso» e «gravitazione», e «porta
Inferni» con probabile riferimento alla vulva), è l’amore che
permette di affrontare la pratica di vita quotidiana
(l’«esistenza come complicazione») che si rivela essere il
terreno d’azione principale. La complicazione, però, per
essere affrontata, non può rimanere tale, è necessario un
processo di decostruzione e decodifica:
il mio der Mensch ist gut
la mia tessitura delle idee
la mia impaginazione per mezzo della complicazione
la mia complicazione e idea come ossessione
pensiero come limitazione
ordine come limitazione come negativo ordine come semplificazione pensiero
come implicazione o deduzione o previsione complicazione
come affermazione sperimentale nuova relazione melmosa the exudation
of a mild sexuality ratio seu casa dari debet cur existit
dialogo tecnico come tecnica del dialogo complicazione
come descendant in Infernum viventes
ma finalmente anarchia come complicazione radicale
(vv. 24-35)
60 Se si guarda al lessico usato, si nota come l’area semantica
privilegiata sia proprio quella della conoscenza: «ordine»,
«limitazione», «negazione», «semplificazione»,
«implicazione», «deduzione», «previsione»,
«affermazione». Sono i momenti attraverso cui si giunge alla
conoscenza del reale (e della palus), una conoscenza precaria
(«nuova relazione melmosa»), che richiede processi di
sperimentazione («affermazione sperimentale») e una
lingua tecnica e specifica che possa dar conto della
complicazione («dialogo tecnico come tecnica del dialogo»).
Il punto principale però è andare incontro alla
complicazione e guardarla e attraversarla per poterla
superare; questo cammino è rappresentato come una
catabasi, un viaggio verso la conoscenza, al cuore della
materia primordiale e dell’inferno contemporaneo
(«descendant in Infernum viventes»), dove poter scoprire
l’«anarchia come complicazione radicale», cioè la
consapevolezza che per far saltare una volta per tutte la
complicazione è necessario portarla al limite estremo della
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contraddizione, complicare la complicazione, che è un altro
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modo per dire: «superare (miseilà formalismo e l’irrazionalismo
jour le 25 juin 2018).
dell’avanguardia
En poursuivant (e votre
infine la stessa
navigation, vousavanguardia, nelledes
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implicazioni ideologiche), non per mezzo di una rimozione,
ma a partire dal formalismo Fermer e dall’irrazionalismo stesso,
esasperandone le contradizioni sino a un limite
praticamente insuperabile, rovesciandone il senso, agendo
sopra gli stessi postulati di tipo anarchico, ma portandoli a
un grado di storica coscienza eversiva».47 Il caos
dell’anarchia non è però fine a se stesso, ma funzionale alla
creazione della coscienza rivoluzionaria (il «grado di storica
coscienza eversiva»). L’ultimo blocco di questa sezione si
concentra proprio su questa formazione della coscienza:
ma finalmente anarchia come complicazione radicale
come lotta contro l’implicazione come organizzazione
della coscienza eteroclita prestino attenzione gli amori
per mezzo della complicazione intercomunicante e paradossalmente impaginata
in una vita implicazione culturalmente sempre ammessa scientificamente
sempre emergente ecco le zone contemplate in conversione perché
in frazionamento Ellie finalmente parte del mio Sinus Vaporum
le nuvole sopra la tua zona temporale
con il fiore d’acqua sopra l’epidermica volatilità prestazione non a Laszo
ma alla vita attenzione presa in posizione in piedi di fronte a Ellie
in questo tempo
noi che non dobbiamo crescere
più tardi scrisse perché la pazzia è anche metafora ossia scambio
e disinganno ma vie c’est moi e un’altra volta
(le donne stanno ad ascoltare)
Laszo Varga (egli scrisse) come complicazione
(vv. 35-50)
61 La conoscenza dell’intelletto serve a innescare meccanismi e
processi di costruzione della coscienza, destinata altrimenti a
rimanere informe, irregolare, stravagante («eteroclita» in
quanto la coscienza rivoluzionaria non è ancora riuscita a
riorganizzare i modi di funzionamento della società). Questo
processo è svolto «per mezzo della complicazione»,
responsabile anche della complessità dell’opera che si sta
scrivendo («paradossalmente impaginata»). Il passaggio al
v. 46 alla prima persona plurale («noi che non dobbiamo
crescere») serve ad allargare lo spettro all’universalità e
coinvolgere e unire, nello stesso rifiuto di portare a termine
il processo di crescita e formazione, voce poetante, autore e
fruitori. Ribadire quanto detto all’inizio serve a sottolineare
che siamo ancora nella fase dell’albedo dove, a una prima
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ricomposizione, non si accompagna la sintesi del processo
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alchemico. L’explicit lo ribadisce: «Laszo Varga (egli scrisse)
(mise à jour le 25 juin 2018).
come complicazione».
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62 Non a caso entra qui in gioco Laszo, protagonista del
poemetto e personaggio che risolverà Fermerla complicazione nella
fase della citrinitas. Laszo ne rappresenta l’emblema, è
infatti figlio e incarnazione del sole, fa la sua prima
apparizione all’Eldorado Club (sez. 4), incarnando così tutte
le caratteristiche iconografiche della terza fase del ciclo
alchemico. La citrinitas è la tappa della guarigione, del
consolidamento, della consapevolezza, del rasserenamento,
dell’equilibrio; è la combustione che richiede di bruciare il
materiale a temperature molto elevate. Si sono già
evidenziati gli elementi afferenti al fuoco nella sez. 2, si sono
già notati i fiammiferi e le monete infiammabili della sez. 11.
A queste suggestioni si aggiungeranno solamente quelle
della sez. 13 dove fa la sua comparsa «la pietra focaia /
dentro la candela» (vv. 16-17) che introduce il tema del
fuoco, ciò che trasforma e rinnova. Questa fase del ciclo è
segnata dall’incontro con l’archetipo del vecchio saggio, che
nel poemetto veste i panni di Ruben, aiutante del processo
alchemico. Ruben entra in scena insieme a Laszo in
Laborintus 4. Laszo viene descritto «con la gola d’oro
solitaria vaso della ricostruzione» (v. 4), simboli alchemici
della trasformazione, l’uno il prodotto finale (l’oro), l’altro il
luogo segreto (il vaso) in cui sorge e si innalza il sole. Il vaso
dei filosofi, nei trattati alchemici, è il vaso mistico nel quale
si uniscono le due nature, lunare e solare. Ruben è, invece,
rappresentato come una sorta di Tiresia, il saggio veggente
della Waste Land, che riuniva in sé elementi del maschile e
del femminile.48 È detto «il garantito visionario Filius
Hermaphroditus in putrefazione», quindi un prodotto della
coniunctio, ma soprattutto «visionario» e «in putrefazione»
possono essere letti come l’aggiornamento sanguinetiano
dell’archetipo del vecchio saggio che caratterizza la fase della
citrinitas. Ruben rappresenta, in questo senso, anche una
guida (si legge in Laborintus 10: «portami per mano Ruben
/ tu stesso Ruben portami per mano» al «trattamento
psicoterapeutico» e all’«esperienza», quindi
rappresenterebbe una et
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riconquistato). Ruben àèconsulter
anche, innotre politique de
Laborintus 18,confidentialité
«mio repertorio ontologico» (mise à jour
(v. le 25 juin
16), 2018).una sorta di
ovvero
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summa delle esemplificazioni dell’essere (e del reale).
L’incontro con Ruben è desiderato («e voglio incontrarti! /
Fermer
adesso!»49 vv. 19-20) e sottolinea la costruzione dell’io come
unione, incontro/scontro di elementi diversi.
63 Entrare in contatto con il vecchio saggio/Ruben porta la
coscienza alla consapevolezza di dover riportare «un
linguaggio a un senso morale» e di dover plasmare il mondo
(«daremo al mondo il giusto aspetto» v. 28). Ma questo
potrà avvenire solamente quando la coniunctio oppositorum
si sarà definitivamente compiuta («quando saranno in
ingegnosa congiunzione» v. 29). L’incontro con Ruben è
anche funzionale alla presa di consapevolezza che per la
renovatio mundi è necessario non solo ricostituire l’essere,
ma ricostituirlo come essere sociale, giusta la lezione di
Gramsci: in Laborintus 4, dalla prima persona singolare di
«aspettando la mia vita» e «passerò oltrepasserò la mia vita»
(vv. 23-24) si passa alla prima persona plurale di «daremo al
mondo il giusto aspetto». Il superamento del soggetto come
essere singolo porta alla chiara prospettiva di una
rivoluzione per cambiare il mondo. Si passa così dalla rivolta
alla rivoluzione: il fine non è la complicazione, l’anarchia, la
rivolta (la sez. 2 finiva con «questa rivolta non avrà fine»),
ma, messo da parte ogni residuo di ribellismo
avanguardistico romantico, è l’esigenza di rifondare il
mondo su nuove basi, quindi di costruire qualcosa. Che sia
questo il punto di partenza e l’obiettivo di Laborintus lo
conferma anche uno scritto che Sanguineti dedica ai Pisan
Cantos di Pound proprio negli stessi anni. Pound (come
Eliot) è stato un riferimento imprescindibile per il giovane
Sanguineti, indicava una possibile via operativa per la
giovane poesia degli anni cinquanta e suggeriva una ripresa
e attualizzazione del modello dantesco. Del rapporto Pound-
Sanguineti si è però troppo spesso evidenziata la vicinanza
nichilista e caotica, un simile trattamento della babele:
emblematicamente Giovanni Raboni criticava a Sanguineti
l’aver sottolineato l’aspetto più evidente dei Cantos, quello
nevrotico, caotico,
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cioè de précisions,
disperatanous vous invitons
tensione di àPound
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l’ordinedeeconfidentialité
l’equilibrio, verso il poema (misecome
à jour summa
le 25 juin secondo
2018). l’esempio
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dantesco», che è ciò che fa percepire la poesia di Pound,
appunto, «come un sistema impossibile ma non come un
Fermer
caos».50 Il giudizio di Raboni sembra, però, frettoloso, forse
viziato da un pregiudizio verso la neoavanguardia condiviso
da molti poeti della sua generazione. Lo scritto del ’54 di
Sanguineti, con buona pace di Raboni, rivendica, infatti,
quegli aspetti che il poeta de Le case della Vetra non era
disposto a riconoscere:
[Pound] ha scritto Montale, ‘presuppone la prossima fine del
mondo’; di un mondo certamente, e per quel che qui più
importa, di un mondo poetico, particolarmente; e l’opera di
Pound nel senso della distruzione è anche troppo facilmente
valutabile; ma ciò che soprattutto qui si afferma è la
determinazione di un inedito orizzonte poetico;
poeticamente fondato, la germinazione di un mondo.51

64 Un inedito orizzonte poetico, poeticamente fondato, la


germinazione di un mondo: è quasi la parafrasi delle parole
di Raboni quando individua una disperata tensione verso
l’ordine e l’equilibrio nell’opera di Pound. Il Laborintus, non
a caso, voleva (anche) rappresentare il caos, ma un caos
intellettualmente controllato, poeticamente fondato e in
grado di germinare un mondo. Ma torniamo all’analisi del
testo per confermare questa ipotesi. Dicevamo che, secondo
il processo alchemico, questa germinazione, la ricostruzione
del mondo, può avvenire solamente nella fase finale del
processo di costituzione dell’opus alchemicum: la rubedo. È
la tappa del movimento dinamico degli opposti, è il
momento in cui la dialettica dei contrari, iniziata nella
nigredo, si ricompone grazie alla forza dell’amore («ut duo
unum fiant character amoris», sez. 15, v. 6).
65 Nella sezione 16 si assiste alla coniunctio, che va nella
direzione della costruzione di un uomo nuovo e si configura
come unione di maschile e femminile «sive coitus», perché
stiamo entrando nella fase finale, quella della sublimazione,
dell’evaporazione; si aggiunga che è anche il titolo della
figura 167 di Psicologia e Alchimia, che rappresenta
l’«Allegoria dell’unione psichica dei contrari nell’arte
52
alchimistica»:
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forza di serietà vous ma
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potremo
ma contro il mio palato sopra questo orizzonte ma distesa
(mise à jour le 25 juin 2018).
e un sogno respinto e ormai distesa e sopra questo
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respinto e per forza di vita e con le mani respinto e produttive
percorsa masticata e sopra questa negazione di orizzonte toccata
Fermer
e adesso espulsa e sopra questo nulla sive coitus et filiam et mundum
gestavi et sensibilem sopra questo orizzonte e produttivo et
in cerebro meo e ormai sopra questo nulla di nulla e ormai
coniunctio e distesa (coniunctio sive coitus) e permeabile
permeata e sopra questo nulla di orizzonte in incastro
come i giorni permeata e trascinata ormai in me e trascinata
sopra questa negazione di negazione e orizzonte cerebrale e toccare
inghiottire e trascinata fuori e per riprendere (fuori e fuori)
i paesaggi dell’amore e sopra questo composti sopra questo
orizzonte di nulla e sopra questo paesaggio sensibile di nulla
(di negazione e di orizzonte) e sopra e fuori e adesso e ormai
ma
dentro un sensibile cerchio Ellie dentro un cerchio di nulla
in cerebro meo composta e maturata dentro un cerchio di incastro
tanto cerebrale tanto sensibile e ormai trascinata fuori
tanto fuori e distesa e dentro un cerchio di contatto e di giorni e di
maturazione ma espulsa ma per forza di nulla ma toccata in sensibile
contatto ma ormai per produzione ma ormai sopra un palato permeabile
un serio sogno ma sogno per forza di vita
e ormai un sogno respinto ma in masticazione ma il sogno
ma il sogno stesso era una vita
e masticazione e vita e produzione e sogno in cerebro meo
soltanto in cerebro meo dove l’orizzonte è seriamente orizzonte
il paesaggio è paesaggio il mundus sensibilis è mundus sensibilis
la coniunctio è coniunctio il coitus coitus
ma ormai
in un orizzonte orizzontale per forza di serietà ricuperare
ma ormai ricuperare in me per forza di sogno
ma ormai
i paesaggi del mare e il re marino tutti i paesaggi sensibilis
del mare tutti i paesaggi ricuperare in me e lo scheletro maturo
66 Assistiamo alla morte di Ellie, della quale sopravvive, in
nuova forma, solamente la parte necessaria per continuare
questa «polifonica discesa agli inferi del profondo umano
soggettivo e sociale».53 Ellie però non sparisce totalmente,
piuttosto si trasforma, e si unisce al soggetto, «esercitando
un potere di manipolazione sugli oggetti che la
circondano».54 Il processo di coniunctio trova il suo
corrispettivo proprio nell’accumulo dei detriti che
contrastano la riunificazione. Si leggano, a questo proposito,
le parole di Niva Lorenzini:
La “complicazione” attraverso cui si credeva possibile il
ritrovamento dell’unità, l’arrischiato percorso a ritroso nei
meandri dell’individuo e della storia alla ricerca di
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un’interpretazione, naufraga nell’alienazione di un
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linguaggio sempre più deconcentrato, sino alla babele
(mise à jour le 25 juin 2018).
linguistica e alla banalizzazione strutturale delle sezioni 18-
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23, che precedono la finale ridiscesa verso la palude
melmosa. Ma prima si raggiunge un punto di piena
Fermer
consapevolezza, di sofferta presa di coscienza, ed è nella
sezione 16, retta da quell’ormai anaforico che le conferisce il
carattere di un’ermetica, ambigua palinodia. Ci
soffermeremo dunque su questa sezione, che si presenta
rigidamente strutturata, al punto che vi si possono
riconoscere tre partizioni di cui la prima e la terza comprese
rispettivamente nello spazio racchiuso tra “e ormai” – “e
ormai”, “e ormai” – “ma ormai”. Si tratta perciò di strutture
chiuse, all’interno delle quali compaiono espressioni
ritornanti con frequenza altissima […]. È evidente la
caparbia determinazione di resistere allo sfaldamento
(strettissimo il rapporto che si instaura tra contenuto e
struttura, parallelo al timore di uscire dalla dimensione
chiuse, dal “sensibile cerchio”, dal “cerchio di nulla”, che
costituisce motivo centrale dell’intera sezione, isolato come
momento di interiore meditazione tra due blocchi
sintatticamente e linguisticamente rispondenti). Ma la
consapevolezza dell’ineluttabilità dello sfaldamento percorre
tutta la composizione, sollecitando il ritmo a impennate
faticose, ansimanti, accompagnando, con forti rilevanze
timbriche, il tramonto del “sogno respinto” che “era una
vita”, mentre il parossismo ripetitivo traduce in atto il
disperato bisogno di contatto, di uscire dal cerchio, “fuori e
fuori”, fino a un impatto liberatorio con la realtà. La
“demonstratio” fallisce per mancanza di argomentazioni:
l’unica possibile predicazione di realtà è la scarna ripetizione
del “nome” degli oggetti e dei processi mentali, evocato
all’interno di una astratta dimensione interiore.55

67 Secondo Risso, la polifonia di questo testo si fa portatrice –


anche al livello testuale di voce che dice io – di istanza di
superamento del soggetto borghese che passa, secondo la
Baccarani, attraverso un gioco di rimandi all’esistenzialismo
di Heidegger nella prospettiva di un Lukàcs:56 i filosofi della
crisi (Sartre, Heidegger) rappresentano la crisi e la
distruzione del soggetto borghese storicamente determinato;
individuano la malattia, ma, per Sanguineti, non risultano
convincenti né la loro diagnosi né la loro individuazione
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Risso:
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Ed è proprio qui che
(mise si le inserisce
à jour il progetto di
25 juin 2018).
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comodità, indicare come avvicinamento al marxismo; c’è in
pratica una datità di fatto Fermer
condivisa sullo stato dell’uomo
borghese, ma una diversa ed alternativa analisi,
materialistica e storica: il mondo sensibile è qui la realtà
come prodotto dell’azione dell’uomo, delle sue attività e delle
condizioni sociali. È un prodotto storico, il risultato di tutta
una serie di generazioni, è il frutto, come già l’autore
sottolinea nei vv. 4-5 della sez. 13, dell’attività sensibile e
vivente dell’umanità che lo forma, proprio nella successione
delle diverse generazioni.57

68 Insomma in Laborintus non c’è via d’uscita per l’essere se


non come essere sociale. Ma questa costruzione, come si è
visto, è frustrata e disattesa nella sez. 16. Manca l’elemento
fondamentale della rubedo, l’amore. La concezione
dell’amore che emerge dalla lettura di Laborintus deve
molto a un saggio di Christopher Caudwell dal titolo
L’amore. Saggio sul mutamento dei valori.58 Di Caudwell
Sanguineti apprezza la concezione contemporaneamente
economica e biologica dell’amore. Per Caudwell è il caos
originario (la palus) a generare tanto l’individualità e la
coscienza del soggetto, quanto la morte, seguendo il modello
di riproduzione cellulare. In questo eterno ciclo biologico i
contrari vivono in un regime di semi-indistinzione in quanto
si autogenerano vicendevolmente: la vita e la morte sono sì i
due opposti inconciliabili, ma, in questa prospettiva è la
negazione della vita (la morte) a generare la vita stessa.
Insomma: la vita per nascere deve essere prima distrutta,
proprio come avviene nell’alchimia. Per Caudwell, inoltre,
l’amore è uno di quegli elementi, come la conoscenza e
l’essere, che possono essere capiti solamente in modo
dialettico e in relazione alla società: «it would be rather truer
to say that the society going round as it does, makes love
what it is»59 in quanto l’amore è strettamente connesso al
campo dell’economia:
Just as human life is being mingled with knowing, society is
economic production mingled with love. This seems crude
and even ludicrous to anyone accustomed to think of love as
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labour with our bodies, and deep love between
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this test, that the two want to live together and thereafter
function as one economic unit Fermerof society. As between the
two, we know from biology that love, in its sexual form,
appears before social economic production. But we also
know that economic production in its primary individual
form of metabolism, necessarily appears before love, for it is
the essence of life. In the primitive cell metabolism exists
before love has come into being. The cells at first multiply by
fission, as a kind of surplus anabolism, and do not come
together either in colonies (social behaviour) or fused in
pairs for propagation (sexual behaviour). But because
metabolism in the very dawn of life’s history precedes the
relation of love, it does not follow that love is a chance
iridescence on life’s surface. Metabolism, in the yet not fully
understood affinity it demands among its protein molecules,
already contains at a material level the rudiments of what
men came to name Eros. Love must be implicit in matter.60

69 Si capisce, da queste poche righe, come Caudwell porti


avanti un ragionamento contemporaneamente economico-
sociale e biologico nella sua trattazione dell’amore. Allo
stesso modo, nella sez. 9, l’apparizione dell’amore come atto
di coniuctio fisica e spirituale è prelusa dall’inizio del
processo di generazione delle cellule. Così ai versi 8-9
abbiamo: «durante dondolanti globi carnosi tubulati crudi
cubi / dolce mucosa / mentre […]» e si noti come la
reduplicatio allitterativa dell’iniziale di parola («durante
dondolanti […] dolce», «carnosi […] crudi cubi», «mucosa
[…] mentre» e al verso successivo abbiamo: «che costa caro
ragione di cancrena prezzo chiuso ah chiuso») mimi il
processo di mitosi attraverso il quale si riproducono le
cellule. L’importanza dell’amore è ribadita verso la fine, tra
parentesi, quasi su un altro piano rispetto a quello del
disfacimento del corpo di Ellie che sta avvenendo sullo
sfondo: «(detto che mi lascerò amare)». Dopo questa prima
citazione, l’amore diventa il fulcro di un’intera sezione, la 11,
dove la trasformazione di Ellie è prodotta proprio dalla forza
d’amore, «accidente in sustanzia», in grado di rapportarsi
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la ragione:
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per mezzo dei concerti per violino e orchestra
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per mezzo delle tue lenzuola
per mezzo della Kritik der reinen Vernunft
amori da ogni cornice Fermer
a da ogni tradimento protestati
amori del tutto principali
amori ecco essenziali promossi da ogni fiore
(vv. 8-16)
70 L’amore, ripetuto ossessivamente, è il mezzo attraverso il
quale si realizza l’unione degli opposti, è «essenziale» al
processo, è un amore anche carnale («per mezzo delle tue
lenzuola»), è un amore razionale: il v. 12 («Kritik der reinen
Vernunft») è il titolo tedesco della Critica della ragion pura
di Kant, in questo modo si passa dal piano de desiderio e
dell’amore-passione a quello della ragione: «La coniunctio
tra amore e ragione – come quella cercata, ma quasi
impossibile, tra Ellie e Laszo – evita al primo la deriva
romantica e alla seconda l’involuzione illuminista».61
71 L’amore mostra tutta la sua forza di punto cardinale del
processo alchemico nella sezione 22:
ah nostro regno percorso da onde marine
ah les pules d’eau si dondolarono paino piano e “ah non posso concepire
(a.d. X) la vita (Kal. Aug.) senza di te” (Neptunalia sunt) scripsit!
(…)
ELLE me remontre enfin qu’ELLE mourra (coloro i quali si apprestano
(a compiere un’opera) si je ne veux (del tipo ora indicato) l’aimer!
(vv. 14-19)
72 L’amore qui è totalizzante, al punto tale che la vita non
avrebbe senso altrimenti («ah non posso concepire la vita
senza di te»), è una forza vivificatrice, una volta venuto
meno sopraggiunge la morte («qu’ELLE mourra si je ne veux
l’aimer!»). I lacerti francesi sono, di nuovo, citazioni dal
Gabalis e sono estrapolati dall’episodio della storia d’amore
tra la Ninfa Regina e Gabalis.62 Qui perdono il loro
significato originario e vengono ricodificati per diventare un
manifesto della forza vitale dell’amore, un’energia che dà
vita e nutre ogni cosa e, attraverso la quale, la natura agisce
nell’universo (e si ricordi la teoria biologica di Caudwell). La
frase in italiano fra parentesi, se ricomposta («coloro i quali
si apprestano a compiere un’opera del tipo ora indicato»),
indica sia l’atto d’amore che si sta descrivendo, ma, su un
piano superiore, si riferisce alla macro struttura allegorica
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dell’opus alchemicum, per cui l’amore arriva a qualificarsi,
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in accordo con la fenomenologia della rubedo, come
(mise à jour le 25 juin 2018).
completamento dell’opera
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73 La rubedo, in quanto fase finale del ciclo, presuppone la
conclusione con le nozze mistiche degli opposti e l’incontro
Fermer
con l’archetipo del sé. I trattati di alchimia contemplano la
possibilità che questo incontro non avvenga e quindi il
percorso risulti incompleto e da terminare. A ben vedere in
Laborintus l’archetipo del sé non viene mai incontrato,
nonostante la rinascita di lambda dalle ceneri di Ellie, e dei
processi di rigenerazioni attivati da questo nuovo
personaggio («generantur! / ex putrefactione», Laborintus
26, vv. 2-3). Lo testimonia il carattere aperto dell’ultima
sezione che invita a procedere il cammino, a non fermarsi (e
lo testimoniano anche le strategie retoriche di quel testo che
per nulla affatto sembrano andare verso la possibilità di una
ricomposizione).
74 Le ragioni del mancato incontro con l’archetipo del Sé
possono essere, a ben vedere, più profonde: Sanguineti, che
usa a profusione immagini tratte da Jung, ma che junghiano
non lo è affatto,63 per tutto il suo iter poetico, sembra
criticare il concetto junghiano di Selbst: non si può
incontrare questo archetipo perché non esiste un io unico e
omogeneo, l’identità è frammentata per suo stesso statuto.
Sanguineti sembra dire che non esiste opposizione fra l’io
(coincidente con il Se stesso) e la persona (la maschera che
indossa nella società64), ma l’identità è l’accumulo di
materiali diversi, come dimostrano i riferimenti a Mauss e
Benveniste che ritornano ciclicamente negli scritti poetici e
critici di Sanguineti (si veda, soprattutto Codicillo 22). La
persona (che per Jung ha valenza negativa) è in realtà
l’unico io di cui ha senso parlare: il soggetto esiste solo in
quanto accumulo di materiali psichici e storico-sociali. L’io è
dunque la persona junghiana, è la maschera che indossiamo
nelle relazioni sociali e che costruiamo per organizzare in
strutture di senso intellegibili un’esperienza (un incontro
con la realtà) frammentaria e insensata. Quando si dice io,
allora, si dovrà sempre tenere conto che si parla di uno io
precario, transeunte, modificabile. È esattamente questo il
processo cui des
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précisions,
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(«io sono notreiopolitique
sono unade confidentialité
moltitudine» Laborintus(mise 2). Ilà jour
ciclole allora
25 juin non
2018).
finisce perché
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si è raggiunta la consapevolezza che non si tratta di
omogeneizzare e unificare la «coscienza eteroclita» della sez.
Fermer
6 in cui tutti i contrari sono uniti misticamente, ma ci si
trova di fronte, piuttosto, alla necessità di portare a
contraddizione quella coscienza per poterne crearne una
nuova, pur sempre eterogenea, ma rivoluzionaria. All’altezza
di Laborintus, però, il mancato ufficio delle nozze comporta
la permanenza a uno stato di anarchia che non è ancora
riuscita, compiutamente, a farsi rivoluzione marxista:
L’istanza ordinatrice di rivoluzione rimaneva in Laborintus
in rapporto non compiutamente dialettico con la pulsione
disgregante di anarchia. La consequenzialità del difficile
passaggio dalla nigredo onirica a una rinascita su cui pende
la spada della finitezza dell’esistenza era inesorabilmente
minacciata da molti rischi, non ultimo il nichilismo (il sonno
è solo involuzione, è solo morte? O è anche apertura alla
possibilità? Si chiede Laborintus, XXVI). […] Certo
Sanguineti vuole andare oltre, superare la contraddizione,
dialettizzarla, e in quella direzione andrà la sua poesia
successiva: Laborintus rimane da solo, primo ma novissimo,
come un estremo invalicabile.65

75 Prima di passare all’analisi della struttura allegorica che è


stata fin qui individuata per capirne le ragioni e i significati,
bisogna soffermarsi su quella che James Hilmann in Fuochi
blu chiama una sorta di sottofase.66 È il Blu alchemico, ciò
che resta di uno stato negativo nonostante la guarigione e,
quindi, ciò che non può e non deve essere eliminato, perché
è necessario come esperienza, consapevolezza, accettazione
del male. Il livido blu, più o meno permanente, che consente
all’albedo di non diventare ingenuità, candore, verginità
senza coscienza del male, della sofferenza e della caoticità
della nigredo. Si tratta, insomma, di far tesoro della
complicazione appresa in Laborintus e di conservare quanto
di melma fertile si è tirato fuori dalla palus. È quel fango
sulle mani di cui si è parlato per Triperuno, cioè quei
procedimenti linguistici che sopravvivono anche dopo la fase
propriamente avanguardistica per poter creare una poesia
nuova, su nuovi codici e nuove ideologie.
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3.3 La Palus contemporanea, (mise à jour le 25 juinla realtà
2018).
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materiale e la storia
Fermer
Si è visto, con Jung, come l’alchimia funzioni per
interpretare i processi psichici e inconsci di formazione della
coscienza. Questo apparato allegorico, in Laborintus,
rimanda però a un piano di realtà effettuale e concreta. Un
sistema così sapientemente costruito portò i primi
commentatori a non cogliere la struttura allegorica
dell’opera e a fermarsi al piano psicologico. Pasolini, per
esempio, inseriva l’opera in un orizzonte astorico:
Il libro è una lunga introspezione, richiedente una
alienazione narcissica: e l’accanito razionalizzare sull’eterno
problema carne-spirito è condotto astoricamente, per
approssimazioni ironiche, raffinate, disperate. 67

76 Zanzotto si pone su una posizione non dissimile,


individuando nel Laborintus la testimonianza di un
esaurimento nervoso:
[…] ciò di cui parla Sanguineti sottintende effettivamente
una Entfremdung psicologica e individuale, dalla cui
pressione dovrà scatenarsi, per reazione, il più duro désir de
durer.68

77 A queste posizioni Sanguineti risponderà nello scritto, più


volte citato, Poesia informale? che sarà, non a caso, inserito
anche in appendice ai Novissimi come ulteriore strumento di
corretta interpretazione e guida alla lettura dei testi
antologizzati. Scrive Sanguineti:
E quanto alla crisi di linguaggio stabilita e patita, mi aiuta
proprio quella battuta di Zanzotto, per cui si giudicava degno
di punizione il mio Laborintus, qualora non fosse “sincera
trascrizione di un esaurimento nervoso”. Posso rispondere
che effettivamente il Laborintus si salvava nell’angolo
indicato, ma con una non piccola correzione: e cioè che il
cosiddetto “esaurimento nervoso” che io tentavo di
trascrivere sinceramente era poi un oggettivo esaurimento
storico. […] Perché quando nel Laborintus si parla, con
preciso rigore, di “alienazione”, si sommano insieme l’ovvio
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esasperato vous invitons à consulter
provocatoriamente notre politique
sottolineato), de confidentialité
e quello
diversamente tecnico (mise à jour le 25 juincomprendente
di Verfremdung, 2018). a sua
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volta sia il valore sociologicamente diagnostico del concetto
marxista, sia quello derivatamente estetico (“straniamento”)
Fermer
di marca brechtiana (mirabilmente poi ripreso, a non dire di
altri, da Adorno). La crisi di linguaggio, come crisi critica
(come crisi del linguaggio, insomma), intendeva esprimere,
nell’intenzione di poetica (né tocca a me, ovviamente,
discutere il risultato), uno stato “oggettivo” di alienazione,
che, in quanto partecipato direttamente, e, per l’appunto,
sinceramente, si metamorfosava, intanto, lungi dall’essere
rimosso, in senso “soggettivo”, come “esaurimento”,
offrendo le più ricche possibilità di rispecchiamento. Lo
straniamento si voleva e, credo, si doveva sperimentare, in
primo luogo come straniamento, non della poesia (anche se
questo era, evidentemente, il rischio necessario da
affrontarsi; ma è un rischio comune a ben altre, e ben più
cautamente fondate, posizioni di poetica), ma da una poesia,
storicamente concreta, da una poetica letteraria, da una idea
della lirica. Una poesia autre doveva documentare e
rispecchiare, presentandosi, nella cronaca polemica, come
un diverso dalla poesia assolutamente intesa, lo
straniamento posto in re, a parte subjecti e a parte objecti,
nella dialettica storica. Questi effetti sovrastrutturali che la
crisi di un linguaggio dato dimostrava nelle altre arti, sotto la
specie di una crisi del linguaggio, erano per me da ritrovarsi
nei confronti di un linguaggio poetico (o meglio di una
pluralità di linguaggi storicamente offerti), nella speranza,
come mi avvenne di dichiarare altra volta, di “fare
dell’avanguardia un’arte da museo” […]. Il Laborintus era
insomma la descrizione di uno straniamento sofferto con la
coscienza dello straniamento, e anzi di uno straniamento
inoculato volutamente, se possibile, in dose particolarmente
massiccia, a scopo analitico-sperimentale: patetico e
patologico erano termini che agivano in stretta congiunzione
tra loro e con una coscienza che, a non dire altro, conosceva,
del patetico e del patologico, la congiunzione etimologica. E
parlo di etimo storico, e non di semplice etimo filologico:
parlo nel senso radicale (strutturale) del materialismo
storico.69

78 La situazione che Laborintus vuole testimoniare è dunque


una situazione concretamente socio-economica,
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storicamente
Pour individuabile,
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si era preoccupato di (mise avvertire il lettore sin
à jour le 25 juin 2018). dall’inizio
dell’opera. Nella sez.
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Foscolo e Stalin, l’autore sottolinea l’apertura verso il mondo
esterno e il primato della realtà Fermer
materiale, indicando con
precisione il rapporto tra l’uomo, nella sua dimensione di
soggetto, e la realtà concreta. La prima frase (v. 4: «noi che
riceviamo la qualità dai tempi») è un riadattamento di una
frase foscoliana («Per questi esami confermasi la sentenza,
che i poeti traggono qualità da’ tempi»70), con la sostituzione
di «traggono» in «riceviamo», e il conseguente spostamento
dell’accento «non più esclusivamente sul soggetto, quanto
sulla realtà materiale, quasi a voler indicare la netta
preminenza dell’essere sociale sull’essere. La frase foscoliana
viene svuotata da ogni idea di predominio dell’individuo e il
piano diventa quello orizzontale del soggetto proiettato nella
dura realtà materiale».71 La frase tratta da Stalin è, invece,
una citazione diretta72 e, inequivocabilmente, sancisce in
modo perentorio il primato della realtà materiale: «le
condizioni esterne è evidente esistono realmente» (v. 10).
Sanguineti continua il discorso staliniano ribadendo che
tutta la storia dell’uomo è da considerarsi in relazione alle
condizioni esterne («queste condizioni / esistevano prima di
noi ed esisteranno dopo di noi», vv. 10-11) e il punto nodale
del discorso (anche di quello poetico) è proprio questo e non
altro («qui è il dibattimento», v. 11). Di lacerti che
rimandano a una realtà storica se ne possono estrapolare
ancora da Laborintus, per esempio nella sez. 11 leggiamo:
«la nostra sapienza tollera tutte le guerre». Questo verso,
apparentemente rassegnato, segnala la tragicità del processo
di trasformazione che, come la guerra, non risparmia nulla;
contemporaneamente, in questo modo, viene anche
elaborata l’idea stessa di esperienza, poiché sembra
rimandare all’idea «benjaminiana sull’impossibilità,
nell’epoca della fase matura del capitalismo, di fare e
accumulare esperienza in grado di farsi cultura, utile,
efficace e trasmissibile».73 La sez. 11, attraverso questo verso,
rappresenta allora la presa di coscienza che lo storicismo
tradizionale e il sapere dell’uomo siano stati «cinico e tattico
giustificazionismo, mentre
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primato del rapporto uomo-realtà».
79 Il rapporto del soggetto (mise à jour lerealtà
con questa 25 juinesterna
2018). è dato, si è
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visto, in modo allegorico attraverso le fasi del processo
alchemico in relazione alla formazione psichica della
Fermer
coscienza; non stupisce allora che molti dei primi
commentatori si siano soffermati quasi esclusivamente
sull’aspetto onirico e psicologico dell’opera, ma, a ben
vedere, l’uso che fa Sanguineti dell’inconscio è piuttosto
politico che romantico o parasurrealista. Si rilegga la sez. 14,
dove la caotica esposizione di associazioni pericolose e
nonsensical ha un obiettivo politico-sociale per l’uomo
nuovo che si sta creando nel corso dell’opera:
ma pietra irrimediabilmente morale
il tuo filamento patetico rifiuta le scodelle truccate
i corpi ulcerati così vicini al disfacimento
con la lima ispida
devo trattare i tuoi alberi del pane
devo mangiare il fuoco e la teosofia
trattare anche l’ospedale psichiatrico dei tuoi deserti rocciosi
oh più tollerante di qualche foresta
più nervale di qualsiasi nervo e pertanto scopertamente fibrosa
tratto la tua recisione e quando batte le immagini il tuo sputo spasmodico
(vv. 22-32).
80 e lo testimoniano la «mia pietra irrimediabilmente morale»
che rifiuta le «scodelle truccate» cioè le illusioni oniriche75 e
i «corpi ulcerati così vicini al disfacimento» a causa
dell’alienazione che riduce l’uomo a merce; soprattutto il
riferimento, qualche verso più giù, all’«ospedale
psichiatrico» rimanda al rapporto fra istituzioni e società,
istituzioni repressive e di controllo, ce lo ha insegnato
Foucault, che comunque sottolineano la necessità di operare
a livello psichico. Infine, il riferimento ai nervi («più nervale
di qualsiasi nervo e pertanto scopertamente fibrosa») serve a
riportare la dimensione oniriche su un piano di concreta
carnalità.
81 Sanguineti è consapevole che agire sui materiali del sogno è
fondamentale, in quanto l’universo onirico è quello in cui si
formano le modalità e i simboli attraverso cui guardiamo e
interpretiamo il mondo. Il sogno è lo spazio dove l’azione di
rinascita ha inizio poiché rappresenta il luogo dove poter
attuare una specie di interruzione del linguaggio (funzionale
alla contestazione del linguaggio medio ormai consolidato
della comunicazione
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autre, in grado di dar vita (mise à jour
a una le 25 juin 2018).autentica. Lo
comunicazione
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si vede bene nella sez. 17 dove siamo nella fase post-
dissolvimento di Ellie e l’autore ci mostra il tentativo, a volte
Fermer
frustrato, di rinnovamento. Qui si vede bene come, per
Sanguineti, tutto si giochi nell’ambito del concreto
materialismo: l’essere umano è un tutto organico, fatto di
carne e intelletto, di «lucente intellectus» e «le sexe»
(Laborintus 17), di «ingegno intestinale» (Laborintus 14):
sognare e mangiare sono due manifestazioni equivalenti,
senza nessuna illusione di trascendenza. E non mancano
nemmeno riscontri testuali di un parallelismo fra
dimensione onirica e espletamento dei bisogni necessari alla
sopravvivenza materiale dell’uomo, nella sezione 14, per
esempio: «devo mangiare il fuoco e la teosofia». E in
Laborintus 16 si legge: «un serio sogno ma sogno per forza
di vita // e ormai un sogno respinto ma in masticazione ma il
sogno / ma il sogno stesso era una vita / e masticazione e
vita e produzione e sogno».
Anche Ellie, rappresentante dell’Anima, dell’inconscio,
dell’archetipo del Femminile e della madre, è, in realtà,
prassi: «sei la fine di uno svolgimento civile» (Laborintus
10), cioè terminazione e prodotto di un processo storico,
«qui Ellie rappresenta la fine di un ciclo storico (una
vichiana età della ragione); da lei sprigiona il linguaggio
“che partorisce”, che rispecchia la realtà: Ellie è tale
linguaggio, tale realtà. L’unghia, che è legata alla “mano
dell’intolleranza”, dà l’avvio a tutte le grazie che Ellie può
concedere, a tutte le realtà che essa può generare».76

82 Ellie come processo generativo di realtà torna nella sez. 13


dove si fa, letteralmente, mondo materiale, flusso della
realtà, pur essendo «occulta» (v. 1) e «oggetto mentale»
(v.2):
oh torrenti subordinati della realtà oh Ellie occulta
disastroso oggetto mentale
localizzazione dell’irrazionale quaderno
oh incanto universale del valore
ogni storia è una generazione equivoca dell’ispezione
e tu sei l’anima delirante del quadruplice mondo
tutta la montagna sei dell’ideazione
montagna in sogno affatto polifonica
(vv. 1-8)
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83 Ellie qui è figura dell’irrazionalismo («localizzatore
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dell’irrazionale quaderno»), (mise ma dileun
à jour irrazionalismo
25 juin 2018). che fa
sempreEn ipoursuivant
conti con votreun principio
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quaderno). Ellie è contemporaneamente una merce («oh
incanto universale del valore»),Fermer e la merce, nel suo rapporto
mistico col denaro, è un’altra figura contraddittoria
dell’irrazionalità. La sezione 13 ci apre, allora, una finestra
sul mondo del mercato e della moneta (di nuovo «l’incanto
universale»). La storia viene descritta come «generazione»,
qualcosa che non è ancora la «Storia marxisticamente intesa,
poiché è ancora “preistoria”».77
84 In questa stessa sezione, di Ellie viene detto anche «tu sei il
cambio di vocale e l’amplificatore / ad alta frequenza» cioè
un linguaggio che vediamo farsi comunicazione e il
successivo riferimento alla «mia lanterna magica» sta
proprio a indicare un modo sì di deformazione del mondo,
ma che comunque permette un tipo diverso di
comunicazione.
85 È un primo indizio, questo, che il caos non è fine a se stesso,
ma semplicemente un mezzo per un fine. Lo testimonia
anche la volontà di superare l’anarchia, come asserito
perentoriamente alla fine della sez. 15: «anarchia come
alienazione». Secondo Marx, per superare l’alienazione, si
doveva passare attraverso l’alienazione stessa; allo stesso
modo si può usare proficuamente l’anarchia solamente
facendola deflagrare (coerentemente al progetto
sanguinetiano, espresso in Poesia informale? di superare
l’irrazionalismo attraverso l’irrazionalismo stesso).
L’equivalenza tra anarchia e alienazione, qui, sembra
cogliere e fissare l’incapacità del primo membro di capire a
pieno la «complicazione dei procedimenti, dipendenti gli uni
dagli altri, secondo azioni combinate, che nel capitalismo
sostituiscono l’azione indipendente degli individui, come più
volte sottolineato da Marx», il cui contributo diventa
decisivo per «muoversi e rapportarsi con la contemporaneità
di un tardo capitalismo in continua evoluzione».78 Per uscire
dall’impasse complicazione/anarchia/alienazione è, dunque,
necessario quel «marxisme indépassable» di Purgatorio de
l’Inferno 3 e di cui si trovano i primi germi già nel
Laborintus. Macookies
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marxismo non si vous
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l’autore politique
stesso in de
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intervento del 1994: (mise à jour le 25 juin 2018).
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Il comunismo, il marxismo hanno agito potentemente in
quanto sono stati vissuti (quando
Fermersono stati vissuti), come
vera espressione del sogno dell’anarchia, quale sviluppo
completo delle capacità umane presso ogni uomo. Questo
obiettivo è ed è stato l’obiettivo comune di anarchici e
materialisti, o se volete di anarchici e marxisti: l’anarchismo
è la forma utopica di questa realizzazione, e al marxismo
tocca di offrire una risposta realistica. Le forze intellettuali
hanno giocato un ruolo importante di contestazione, in
quanto hanno pensato che il loro ruolo era
fondamentalmente legato, in infinite forme concrete, ad una
risposta di tipo anarchico. La non autonomia dei gruppi
intellettuali ha fondamentalmente rispecchiamento
79
nell’atteggiamento anarchico.

86 In questa prospettiva Laborintus può essere letto come la


fase anarchico-utopica di un processo, da buon aspirante
materialista storico, che tende verso il marxismo (che sarà
conquista purgatoriale). Germi di marxismo (e più d’uno in
realtà) si trovano già nell’opera prima; occorre tornare, a
questo proposito, sulla sezione 16: qui è contenuto il
progetto di trasformazione e di modifica del mondo nel
quale è possibile indicare un progressivo avvicinamento al
marxismo: viene individuata la crisi dell’uomo borghese
attraverso un’analisi materialista e storicista, per cui la realtà
arriva a configurarsi come il prodotto dell’azione dell’uomo,
delle sue attività, delle sue condizioni sociali. È un prodotto
storico, il risultato di tutta una serie di generazioni, è il frutto
dell’attività sensibile e vivente dell’umanità che la forma,
proprio nella successione delle diverse generazioni.
87 Il processo di approssimazione al marxismo passa anche
attraverso un’esplicita critica delle istituzioni della società
borghese. Si è già analizzata la figura (satireggiata) di
Moneybags (Laborintus 18), che già dal nome si fa epitome
del possessore di denaro e quindi, per sineddoche, critica
dell’intero sistema. L’altra grande istituzione presa di mira
da Sanguineti è quella millenaria della Chiesa, in quanto
rappresentante dell’universo della conservazione,
reazionaria per sua stessa definizione, imbalsamatrice dello
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status quo:
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anche der J. d. Gr. sc. das grosse Jot d.h. quod tantum hélas scire licet
(mise à jour le 25 juin 2018).
‘el marrano’ caso mai anche dice (mi dice) non riuscirai (sic) a capire
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Laszo quanto votre
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una insospettabile
equivalenza et il faut fair Laszo e riproduttrice des enfants femminile
in anticipazione (elle s’étend) immensa (sans Fermer
limite) come l’orizzonte
del mondo e veracemente egli è un mondo mais autrement che si apre senza
fine nello spazio qu’à la méthode che senza fine ha sviluppato ordinaire
nel tempo un mondo où seule est tracée et je l’aime! Con una qualunque
disposizione la forme du monde spaziale et j’en ai per un esempio
des enfans! et de grande espérance dapprima una infeconda caligine
dove ogni oggetto e per me anche oggetti reali oscuro indeterminato sono nato là!
in questo nebuloso orizzonte e sono portatori assolutamente incapace
di una determinazione totale di determinazioni et ces souvenirs forment
une chaîne! spaziale
et je l’aime
mais au milieu de ma félicité (M.DC.XCI!) je suis troublé quelquefois
par le ressouvenir que l’Eglise Romaine n’approuve peut-être pas tout cela!
(Laborintus 20)
88 I lacerti in francese sono prelevati, come avverte Risso, dal
solito Le Comte de Gabalis e riutilizzati secondo una tecnica
ormai consolidata. Si nota anche qui la tensione marxista
verso la creazione di un nuovo mondo, per il quale è
necessario un nuovo metodo («méthode ordinaire») per
interpretare l’universo e affrontare la vita. La Chiesa è la
quasi naturale rappresentate, il simbolo di quelle istituzioni
pietrificate (da una pietra, non a caso, è nata: tu sei Pietro e
su questa pietra edificherai la mia chiesa), immutabili, da
sempre reazionarie e alleate dello status quo, avverse
geneticamente a ogni progetto di modificazione e critica del
già dato e quindi uno dei muri da abbattere per la
fondazione di un nuovo sapere socialmente e
operativamente utilizzabile. Questo rapporto fra
mummificazione del pensiero e rinnovamento è
drammatizzato attraverso la citazione del Gabalis:
originariamente inserita nel contesto della disputa fra sapere
esoterico e Chiesa istituzionale. qui, viene rifunzionalizzata
per allegorizzano un nuovo contrasto: a una nuova filosofia
della prassi intimamente legata a un nuovo sapere vengono
contrapposte le istituzioni deputate a difendere lo stato delle
cose e i rapporti egemonici sottostanti la società. La
citazione perde, insomma, la sua carica misterico-esoterica
per rifunzionalizzarsi come momento di individuazione della
Chiesa come rappresentante di un universo conservatore.
Tutto ciò sottintende che le vecchie istituzioni (veicoli delle
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vecchie
Pour plus de ideologie) nonvous
précisions, nous sono più storicamente
invitons à consulter notreutili, anzi:delaconfidentialité
politique
storia ne ha già testimoniato (mise ài jour
danni.
le 25Se
juinsi2018).
vuole evitare che
questoEnprocesso
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cambio di paradigma e la Chiesa è presa come rappresentate
di questa vecchia società da superare. Fermer Questo scontro si
consuma sul piano sociale come su quello strettamente
individuale e privato, infatti la Chiesa che non approva si
riferisce, attraverso l’allusione erotica, alla gestione del
corpo e dei rapporti sessuali.
89 Una critica all’istituzione ecclesiastica per via linguistica e in
relazione alla gestione del corpo si trova nei versi finali di
Laborintus 13:
et nomina nuda tememus
in nudum carnalem amorem et in nudam constructionem
corporis tui
(vv. 28-30)
90 Il primo di questi tre versi (trad: possediamo solo nomi vuoti
senza sostanza) è una citazione dal De contemptu mundi di
Bernardo Morliacense, monaco benedettino del XII secolo. I
versi seguenti (trad: per il nudo amore carnale e per la nuda
struttura del tuo corpo) sono composti da Sanguineti sulla
base di un materiale lessicale tradizionale nella teologia
medievale. Vale la pena di riportare le parole di Risso a
commento di questo testo:
[La] conoscenza è comunque complessa e difficoltosa perché
“nomina nuda tenemus” (possediamo solo nomi vuoti senza
sostanza). Il frammento di un verso del De contemptu
mundi di Bernardo Morliacense si inserisce pienamente del
problema medievale del rapporto tra parole e cose, cioè, per
dirla con termine tecnico, all’interno della questione del
nominalismo medievale. La prospettiva di precarietà del
mondo, sottesa all’opera di Bernardo, e soprattutto di odio
verso la donna e l’amore, viene da Sanguineti
immediatamente rovesciata in una frase, dove un lessico
noto e consolidato, direttamente prelevato dalla tradizione
del codice religioso medievale, viene rielaborato dall’autore:
“in nudum carnalem amorem et in nudam constructionem
corporis tui” […]. Così “nudus” da vuoto o senza consistenza,
diventa pieno di carne e di corpo, e questo slittamento
trascina pure con sé il “nomina nuda tenemus”, che
abbandona, così, immediatamente il suo contesto originario
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dell’interpretazione,(misedel metodo.
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breve,
2018).questi termini,
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al lacerto
di Bernardo, non più disprezzo delle cose terrene, ma
Fermer che giurano a vuoto e
difficoltà dei processi di conoscenza,
non riescono ad interpretare il reale. L’unica possibilità è
proprio nel disprezzato amore carnale.80

91 Allo stesso modo, attraverso lo slittamento semantico delle


parole della Tabula Aurea di Pietro da Bergamo e della
Summa Theologica di Tommaso, nella sezione 2 viene
sottolineata l’ingerenza del potere della Chiesa su ogni
azione umana, e il problema della polluzione («utrum
nocturna pollutio sit peccatum», trad: se o meno sia peccato
la polluzione notturna) viene ribaltato in una esaltazione del
coito (le «calde comunicazioni» in relazione al «compasso
scottante», ovvero il membro maschile):
il compasso scottante io che colloco in calde comunicazioni prenotabili
gli opprimenti (humoris carnalis) ed enfiati fantocci continuamente
Lacus Somniorum emuntori (al punto dell’inevitabile invocazione è carnalis)
(vv. 14-16)
92 È anche interessante notare come la profusione di
riferimenti ai liquidi corporali (qui gli «humoris carnalis»,
ma ci sono occorrenze quasi in ogni testo di Laborintus)
possa essere interpretata proprio come critica del concetto
cristiano di corpo. Secondo la dottrina, infatti, i liquidi come
gli umori e l’urina sono imperfezioni. Lo stesso discorso vale
per l’insistenza sul sesso femminile. Non sarà privo di
significato, allora, che la nascita di lambda dalle ceneri di
Ellie (che può essere anche letta come una sorta
resurrezione, sicuramente una palingenesi) accentui quei
caratteri di corporalità femminile e desiderio, laddove San
Tommaso si poneva il problema se le donne, in Paradiso,
dovessero conservare l’imperfezione del proprio sesso.

3.4 Frantumazione e costruzione della


soggettività
L’attenzione al controllo del corpo non è priva di importanza
se si scioglie l’allegoria laborintica per leggervi un processo
di costruzione e formazione del soggetto che possa agire,
marxianamente, sulla realtà e nella realtà. Per tanto la
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riappropriazione
Pour del vous
plus de précisions, nous corpo vaà consulter
invitons di parinotre passo con delaconfidentialité
politique
costruzione della coscienza (mise à ejour
del
le 25soggetto.
juin 2018). Si confronti
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naturali:des cookies.
U Perché quando uno dice «Io» – appunto – che cosa ti
Fermer
pensi che pensa, in fondo? – Nemmeno lo sa, quello che
pensa, veramente. – E invece, dice queste cose qui, proprio,
prima di tutto – perché dice i piedi dice tante dita – e poi
dice la fronte, le cosce, l’ombelico – non so – dice le
ginocchia, le ascelle – no?81

93 L’io è anche qualcosa di materiale, materialistico, corporale


si potrebbe dire. Un corpo in continuo movimento e divenire
come lo è l’identità. Il linguaggio, per Sanguineti, «dice il
corpo, quando tenta di dire “io”».82 Il problema del corpo è,
dunque, strettamente legato a quello della soggettività. Forte
della lettura di Mauss, l’io di Sanguineti è composito e
provvisorio, punto di incidenza di vari dati (fatti, incontri e
discorsi), frutto di un modellamento artificiale, «incontro tra
agenti della mutabilità e ricerca di una forma; instabile
punto di equilibrio; continua “traduzione” di dati e
suggestioni del reale; congiunturale figura che dal vuoto
dell’essenza riaffiora mescolando al destino relazionale la
forza inventiva».83 Si capisce che siamo lontanissimi
dall’idea di soggetto e di Selbst junghiana: la soggettività
appare, piuttosto, priva di fondamenta essenziali, di una
vera natura preesistente; è, per dirla con James Clifford, «il
prodotto di un lavoro».84 Esattamente come il linguaggio. Il
labor di Laborintus è allora anche un processo, presentato
allegoricamente per via alchemica, per lavorare sulla
costruzione dell’io, dell’identità e del soggetto. L’ottica del
poemetto (si evince, per esempio, dalla sez. 16) è quella di
presentare, contemporaneamente, secondo quella modalità
freudiana di condensazione e spostamento, tre momenti che
si completano vicendevolmente: la creazione di una nuova
corporalità (e quindi di un nuovo uomo) i cui organi non
siano più disgregati e atomizzati, ma nuovamente riuniti in
un corpo (anche sociale); la nascita (linguistica) di un nuovo
io, con una nuova forma mentis, portatore di un nuovo
metodo di conoscenza (la canzone metodologica) e, quindi,
di una nuova coscienza (anche politica); la modificazione del
mondo, come
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sull’individuo.
(mise à jour le 25 juin 2018).
94 Dunque il soggetto diventa lo specolo privilegiato per
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guardare a Laborintus, in quanto è uno dei campi dove si
gioca la sfida principale dell’opera. Il punto di partenza è la
Fermer
condizione «patologica, di pericolosa disgregazione ed
espropriazione […] di alienazione»85 cui è esposto il soggetto
nella società a capitalismo avanzato. La prima tappa verso la
liberazione e la ricostruzione è quella dell’alienazione
radicale del soggetto, fino a un punto di deflagrazione totale
dal quale è possibile solamente ricostruire da zero. Per
questo il soggetto, in Laborintus, è come neutralizzato,
messo tra parentesi nel linguaggio. Questa operazione viene
eseguita sostanzialmente attraverso tre direttrici:86 (1) la
pratica del travestimento, ovvero la capacità di catturare la
lingua altrui, travestirsi e nascondersi dietro un enunciatore
in grado di celare l’identità autoriale, soprattutto attraverso
la confusione della propria scrittura con frammenti
provenienti da altre fonti, saccheggiati e profanati,
ricontestualizzati e modificati fino al punto di cancellarne
anche l’origine; (2) far ricorso a una lingua che, per certi
versi, nasca «al di sotto del soggetto o fuori di esso, che
espropri, cioè, la funzione di soggetto enunciante»87 per
arrivare quasi a costruirsi da sola secondo modalità retoriche
ben definite, come la moltiplicazione sintagmatica per
allitterazione o paronomasia: spesso una parola sembra
seguirne un’altra semplicemente perché iniziano o
terminano allo stesso modo (a titolo di esempio: «ferro
filamentoso lamentoso», Laborintus 1);88 (3) la creazione di
quello che Curi chiama «soggetto fittizio»,89 che non
coincide né con l’Io dell’autore né con il protagonista
diegetico, ma è piuttosto un «protagonista linguistico» nel
senso che «ha il compito di gestire il linguaggio ma non se ne
può servire, giacché non esistendo né come persona né come
personaggio non ha nulla di soggettivo da comunicare», l’Io
quindi si risolve spesso solo in una «funzione linguistica».90
Una simile gestione del materiale linguistico associato al
soggetto ha come corollario quello di mostrare il processo di
produzione di ideologie direttamente dipendente dal
linguaggio e non addossabile a un soggetto. Venuto meno il
91
soggetto, nasce
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oggetto e soggetto nous
divous
se invitons
stessa, àdice,
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prima cosa, de
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stessa, «racconta la (mise propriaà jourstoria,
le 25 juinnarra
2018). la propria
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disgregazione e lo sforzo di rinascere che ad essa segue che la
fa esistere diversa da come era».92 Il metalinguaggio
Fermer
utilizzato da Sanguineti si configura, allora, come critica del
linguaggio, in quanto azione demistificante, propedeutica a
un processo di ricostruzione della lingua e del senso.
95 Solamente dopo aver portato a contraddizione estrema la
frantumazione del soggetto, a questo punto può iniziare il
viaggio per la ricostituzione dello stesso. Il modello del
viaggio, nella sua veste moderna, non appare più come un
«itinerario diretto ad una meta precisa» ma piuttosto il
segno e l’occasione di «una frantumazione della continuità
dell’io […]: il viaggio incide sull’immagine che si ha della
vita, la vita non è più sentita come il percorso, il cammino
dantescamente organizzato, dalla nascita alla morte ma
come un errare labirintico, giustappunto, dove ogni svolta
cambia il paesaggio, cambia il soggetto, cambia tutto: le
esperienze si frantumano in momenti che diventano
irrelati». Sono parole di Sanguineti stesso contenute fra le
pagine dell’Atlante del Novecento italiano. Nel corso del
vagabondaggio, prosegue, «si dissolve la continuità e la
sostanza stessa del soggetto, che diventa consapevole del
fatto che intanto può spingersi a dire io, in quanto la
memoria elabora e cuce e struttura frammenti di esperienza
e, di volta in volta, viene costruendo un io che non è
sostanziale ma che è il risultato di un lavoro».93 Ecco che
torna, quasi letteralmente, la frase di Clifford citata poco
prima. Da questo punto di vista, centrale nella formazione di
Sanguineti, è stata la lettura dell’antropologo Marcel Mauss,
come ricorda l’autore stesso in un articolo apparso su
«L’Unità» il 19 maggio ’82:
per il mio gusto, almeno, Marcel Mauss è seducentissimo,
quando spiega che la persona e l’io, come le intendiamo noi
oggi, sono cose nate piuttosto di recente, massime con
l’insorgere dell’idealismo tedesco […]. [è erroneo considerare
che] l’io sia stato inventato da sempre, sia un dono di natura,
e abbia principio con Adamo medesimo. 94

96 Date queste premesse si capisce come sia possibile lavorare


Ce site
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reagire a quello borghese. Non è, però, un cammino facile,
(mise à jour le 25 juin 2018).
come dimostra la confusione referenziale alla quale
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assistiamo in diversi testi, con continui cambi di
focalizzazione, che non sempre Fermer ci consentono di individuare
la voce che parla. D’altro canto, questa tecnica permette
all’autore di osservare e analizzare il soggetto da tutti i punti
di vista disponibili e quindi davvero analizzarlo a tutto
tondo. È il caso di Laborintus 20:
‘el marrano’ caso mai anche dice (mi dice) non riuscirai (sic)
a capire Laszo quanto (io) ti sia legato […] (vv. 2-3)

97 Abbiamo qui una voce che enuncia la situazione («’el


marrano’ caso mai anche dice»), la parentesi introduce un
ulteriore piano carico di ambiguità: si potrebbe pensare che
si tratti di una sorta di metalessi (e di metalessi fra parentesi
ne troviamo più d’una nell’opera, e sembrerebbe
confermarlo anche il «sic» a commento) e quindi abbiamo
un soggetto che racconta di un suo dialogo con il
personaggio del marrano. Subito dopo si introducono, in una
sorta di indiretto libero, quelle che sembrano essere le parole
del marrano («non riuscirai a capire»), con un diretto
vocativo a Laszo. Con l’introduzione del diretto riferimento
al protagonista si potrebbe pensare anche che la parentesi si
riferisca a Laszo, e quindi il soggetto che parla è Laszo e
racconta, semplicemente, di un suo dialogo con el marrano.
Troviamo poi un’ulteriore parentesi. Chi è, a questo punto,
l’io? potrebbe essere il marrano, e quindi la frase suonerebbe
così: il marrano dice a Laszo quanto egli gli sia legato. Ma
potrebbe anche darsi che le parole fra parentesi siano da
intendersi su un altro piano (quello della voce che enuncia) e
quindi: la voce racconta del marrano che le racconta di Laszo
che non può capire quanto la voce stessa («io») gli sia legata.
Ma potrebbe anche essere che l’io si riferisca al marrano
poiché siamo dentro un discorso indiretto libero, e quindi c’è
una voce esterna che racconta di quando il marrano ha
espresso a Laszo l’intensità del suo legame. Insomma: è
impossibile decidere e le possibilità potrebbero moltiplicarsi
ancora. Sanguineti sposta continuamente il punto focale, per
guardare davvero dovunque, e, allo stesso tempo, ci mette
davanti una lingua che si forma quasi da sola perché non è
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possibile individuare il soggetto dell’enunciazione.
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98 Il passo successivo è quello (misediàmuoversi verso
jour le 25 juin il superamento
2018).
dell’idea di soggettovotre
En poursuivant singolo e individualista.
navigation, Il v. 28 des
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sez. 4 («daremo al mondo il giusto aspetto») significa
esattamente questo: superare ilFermer soggetto singolo per entrare
nella prospettiva rivoluzionaria di cambiamento e azione nel
mondo. Per far sì è necessario dissolvere il soggetto per
poterlo rifondare (esattamente come è avvenuto nel processo
alchemico):
Finché – sezione 15 – il soggetto (come “io”) non si
manifesta più da nessuna parte, e i verbi – che non trovano
le persone in relazione alle quali potersi coniugare –
spariscono o, se rimangono, stanno come sospesi sulla
pagina (oppure, essendo parte di discorsi riportati,
rimandano a ‘persone’ per lo più assenti). Laszo non è più
‘io’, né ‘tu’, né ‘egli’ (non è lui che parla, nessuno gli parla, e
non c’è nemmeno chi parla di lui): Laszo è nelle parole, tra le
parole.95

99 Questo momentaneo abdicare della soggettività prelude alla


successiva stazione in cui la dialettica tra mondo e
alienazione sembra suggerire che il lavoro sul soggetto può
trovare compimento solo in virtù di una riconfigurazione
dell’essere come essere sociale, sull’orizzonte del «mundus
sensibilis» (v. 29, sez. 16), che la Baccarani96 suggerisce di
leggere come un’allusione a La fine del mondo di De Martino
e, quindi, in chiave marxiana. Il riferimento a De Martino
aiuterebbe a fotografare la dimensione storica e sociale che
la natura assume in Sanguineti, e, di conseguenza, mostra
come tutto faccia parte della vita sociale, dell’attività umana
che produce la natura stessa. E di conseguenza anche il
soggetto. Della nuova soggettività assistiamo alla nascita
nella sez. 19:
e vomiterà consapevole orizzonte Laszo e come puoi de Lys così priva
di nome deque Lillaz et cum animalibus omnibus ahimé allontanarti? come puoi
il mercato dei pesci a Dieppe rifiutare con i gabbiani bianchi una distesa
congiura serpente! Intorno all’orologio e pregiudiziale in questa geografia
scoiattolo! con GMR incertissima quod gi emme erre pipistrello chiuso
in chiesa! legitur sopra una motocicletta; personae nomen? et du Chateau
non portà de Chateaudun scarafaggio! La Sainte-Apolline concludere
senza decidere (1889) les Vergers en fleurs vomiterà la vivacità
la guerra delle due rose de St. Rémy di una ferita l’infinita moltitudine
e mortale di fiori e senza il soccorso e di uccelli di una spettacolare
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e la deseri!
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la mia religione! Una lebbra pomeridiana una nebbia
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di un amore
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dottrinale e con un movimento di correnti e sopra un ponte de
(mise à jour le 25 juin 2018). quo nullus
e pornografico vadere quivit e nulla resisterà dunque cavallo!
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et nullus homo dico il tuo scadimento insistendo qui fuit intus
immortale e per il tempo della mia vita dico?
ah bruciano questi amori! Fermer
la possibilità allora dico di una continua discontinua dichiarazione
e la mia vita soltanto dico e l’evidenza di una sicura malsicura
contraddizione e per il tempo della mia vita dico ancora io dico
resisterà
e tu non puoi respirare sempre
quoniam hic est una nobis finis se vuoi huius intentionis finis
se tu desideri un insensato senso almeno proporzionalmente almeno quasi
ininterrottamente ma con tranquillità ma tanto ostinatamente ma come
volevi tu e intessuta di segni e di gigli sporca la vertigine pungendo
cilindrica di ogni libro sopra la tua fronte spezzato
et
croyez-vous qu’un chien puisse avoir de enfans d’une femme?
non (réspondis-je) non masticabili noi viviamo languendo in umbra mortis
100 Il testo si apre con un senso di spaesamento causato dal
catalogo caotico, formato da accostamenti arditi sul confine
del non sense. È lo stesso spaesamento che prova la
coscienza quando viene al mondo: si ricordi che per Lévi-
Strauss l’elenco è la forma primaria dell’esperienza.97 Ci
troviamo quindi di fronte a un io in formazione che fa
esperienza del mondo caotico della palus. Il tempo
(«l’orologio») diventa così quello della vita fattuale
dell’uomo, della sua esperienza, e non qualcosa di meccanico
e meccanicistico, segnando appunto la trasformazione
dell’io. Questa soggettività incipiente ha una «lingua», «una
religione» e si manifesta attraverso un «amore / dottrinale».
A ribadire il carattere di esperienza concreta c’è la
ripetizione dell’aggettivo ossessivo, fino all’asserzione della
«mia vita», una vita concreta, storicamente e
individualmente determinata. Allo stesso modo funziona la
ripetizione dei verba dicendi alla prima persona singolare
che scandiscono l’ansia di catalogazione e nominazione della
realtà di questo nuovo io, quasi novello Adamo, che vede la
realtà con occhi diversi, come se fosse la prima volta.
101 Proprio per evidenziare il processo di costruzione della
soggettività che si sta svolgendo quasi in itinere, Sanguineti
inserisce nel testo un riferimento al «personae nomen» che,
da un lato, evidenzia la coscienza morale e psicologica,
dall’altro si riferisce a una dimensione sociale attraverso la
98
nozione giuridica. L’autore, in questo modo, ci mostra
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come
Pour nasce
plus de e si forma
précisions, il soggetto;
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«essere sociale: “personae (misenomen”
à jour leè25iljuin
primo
2018).nucleo di una
patente,En anche
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che porterà,
molti secoli dopo, a dotare ogni individuo di carta
d’identità».99 La questione del Fermer soggetto giuridico non è da
sottovalutare nell’epopea dell’io sanguinetiano. Durante
un’intervista rilasciata ad Antonio Gnoli, Sanguineti ebbe
occasione di ribadire il suo interesse per questo argomento:
Una delle grandi invenzioni che riconosco alla borghesia è la
carta d’identità. La quale svolge un doppio ruolo: è un codice
di controllo, ma anche la patente dell’Io. Nel dichiarare che
sei un soggetto con un nome e un cognome di controllo ma
al tempo stesso ti riconosco un’autonomia che non avevi nel
mondo feudale […] ed è una svolta importantissima nel
discorso che si fa sul significato dell’avere un Io. Non è mica
come nei Promessi Sposi dove il mondo è pieno di gente che
nessuno conosce e che quando sparisce non ti importa che
sia scomparsa. Nel Seicento se uno spariva non si andava
alla polizia. Diverso è il soggetto moderno con la sua
dialettica. Da un lato esso si costituisce per la prima volta
come una unità riconoscibile e compatta, controllata e
controfirmata da un documento; ed è una linea che arriva
fino a oggi: alle impronte digitali e al Dna che
scientificamente bloccano una identità. Dall’altro lato lo
stesso soggetto tende a farsi imprendibile. Ed è questo che
mi affascina.100

102 È la stessa dialettica che ritroviamo nel testo di Laborintus


poc’anzi analizzato e che, quindi, rappresenta la formazione
di un nuovo soggetto attraverso lo stesso procedimento,
storicamente determinato, di affermazione dell’io moderno.
L’argomento di Sanguineti è ricalcato sul Manifesto del
partito comunista di Marx e Engels: la borghesia ha
scardinato alcune strutture del passato, iniziando un
processo liberatorio, che non va rinnegato per nostalgia di
una inesistente età dell’oro: si tratta, invece, di spingere il
processo più avanti possibile, di accelerarlo fino al
superamento dell’alienazione. Il riconoscimento giuridico
della persona non è allora un fatto secondario – e lo
testimonia il ritornare di Sanguineti su questo tema nel
corso degli anni:
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penso che accadde a Vieste, la prima volta, a cena (ma era
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già forse una replica, invece),
(mise à jourquando,
le 25 juinesibendo
2018). ai convitati
la mia carta votre
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l’encomio (un po’ luttuoso) della borghesia capitalistica,
spiegando che quella, in Fermer
sostanza (che pure, va bene,
d’accordo, ci scheda), ci assicurò la patente dell’ego: e da
allora, da quando sono un citoyen bourgeois, io, come tutti,
io sono un io me stesso (io che ero un niente, un tempo, un
accidente): così è che ho avuto un’anima civile, laica, per cui
possiamo noi tutti, individuati individui individuabili,
avanzarci ulteriori pretese argomentate bene (con qualche
immortale principio formale): lo so, però, che è la sostanza
che mi manca (ci manca): (e a me mi manca, così, anche
all’io, e all’es mio, mio superio):

3.5. Dall’io alla lingua


103 Si è detto che il lavoro sul soggetto avviene, principalmente,
per via linguistica. Si ricordino le parole di Benveniste:
È nel linguaggio e mediante il linguaggio che l’uomo si
costituisce come soggetto; poiché solo il linguaggio fonda
nella realtà, nella sua realtà che è quella dell’essere, il
concetto di «ego».101

104 Si può leggere, allora, il lavoro sulla lingua anche come un


altro modo di rappresentare lo sforzo creativo di una nuova
soggettività, di un nuovo io, che parla un nuovo linguaggio
ed è in grado di agire dialetticamente nella società.
105 Se ne può concludere che il lavoro di disgregazione non è
fine a se stesso, ed è molto più della semplice volontà di
comunicare il caos e l’incomunicabilità, per via caotica e
incomunicabile (alcuni hanno detto mimetica). C’è in
Sanguineti la ferma convinzione che il rapporto fra le parole
e le cose non è arbitrario, ma storicamente fondato, quindi
relativo:
Lo stadio del Cratilo platonico, dove i nomi sono «per
natura» e, come ogni cosa, ognuno ha quell’appellativo che
di necessità si merita, è uno stadio indispensabile nello
sviluppo mentale dell’uomo, figlio dell’appellante Adamo
non per caso. Prima di comprendere «il carattere, non
diciamo “arbitrario”, bensì relativo dei nomi», ce ne vuole, di
tempo, storicamente parlando, e ce ne vuole, nell’evoluzione
102
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106 Non dissimilmente si esprime ne Il complesso di Cratilo:
(mise à jour le 25 juin 2018).
l’uomo di lettere
En poursuivant è, per
votre delega sociale,
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cioè insomma (in summa) nel dizionario, vede lo speculum
mundi, anzi il mondo, forse in specchio e in enigma, forse in
Fermer
idea e in essenza. E per lui i morti segni prendono vita, si
fanno carne (en personne, come abbiamo letto), e tuttavia
per lui ancora, per quanto sta in lui, a morti segni si
riconduce, ne varietur, l’esperienza, la vita.103

107 Se il legame fra le parole e le cose è «relativo» significa che


può essere rifondato su nuove basi mediante lavoro
linguistico. A proposito del catalogo ipersurrealista (e
contemporaneamente petrarchesco104) della sezione 14,
Risso105 sostiene che il legame che si crea fra gli oggetti e le
parole accumulate, non sia mai completamente arbitrario,
ma si possano rintracciare delle motivazioni che lo
giustifichino caso per caso. C’è insomma la ferma volontà di
comunicare qualcosa, unita alla consapevolezza che la
comunicazione è ormai minata alle sue stesse basi a causa
dell’alienazione generale causata dal sistema capitalistico-
borghese. Si tratta dunque di rifondare i presupposti stessi
della comunicazione per poter conquistare un linguaggio
diverso. Si legge, per esempio, nella sezione 24: «le
COMBLE de la volonté de communiquer» che focalizza
l’attenzione sulla volontà di comunicare, di non
interrompere il rapporto con il fruitore. Ma siamo qui ancora
sul livello delle intenzioni, la fine di questo processo, si è già
detto, è da cercare nel progetto unitario di Triperuno: in
Laborintus si lavora per ricodificare il linguaggio che potrà
poi essere usato in modalità inedita solamente nel
Purgatorio che, sotto vari aspetti, anticipa il periodo
neofigurativo della seconda metà degli anni sessanta, fino a
Codicillo dei primi anni ottanta.
108 Per il Sanguineti di Laborintus, la via da percorre verso
questo obiettivo ideale è quella della rigerarchizzazione dei
sistemi simbolici che regolano il linguaggio (in modo da
poter arrivare, per questa strada, alla messa in crisi delle
gerarchie ideologiche). Si consideri la nozione di simbolo,
inteso nel senso proposto da Goodman,106 cioè come unità
sintattica di un
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Non sono, insomma, le proprietà dell’oggetto che decidono
(mise à jour le 25 juin 2018).
di quale sistema esso è simbolo, bensì il sistema a cui lo
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assegniamo nel produrlo e nel percepirlo che decide se e di
quale simbolo si tratta. […] Le condizioni immanenti sono
Fermer
infatti bensì necessarie eppure restano ancora di per sé
insufficienti. Non basta che l’oggetto possieda le proprietà
che possiede, abbiamo detto, perché valga come questo o
quel simbolo: occorre anche che sia stabilita una gerarchia di
pertinenza fra tali proprietà. Il punto è che tale gerarchia,
grazie a cui istituiremo i rapporti di composizione ed
equivalenza richiesti, non la troviamo iscritta nell’oggetto
stesso come un dato preesistente. Siamo noi a istituirla, nel
momento in cui facciamo riferimento alle sue proprietà
secondo questa o quella regola. Contrariamente all’opinione
comune, la nozione di riferimento riveste per tanto
un’importanza fondamentale nella sintassi di un sistema
simbolico, prima ancora che nella semantica. È questa
precisamente la condizione ‘trascendentale’ che rende
possibile un simbolo, sia dal punto di vista della sua genesi,
sia dal punto di vista della sua ricezione. Resta inteso che
l’oggetto dovrà poi possedere le proprietà pertinenti, perché
il relativo riferimento abbia successo. In compenso, senza un
siffatto riferimento non si darebbero né relazioni, né simboli,
né sintassi, né comunicazione di sorta.
La centralità del riferimento è forse l’implicazione più
notevole del principio di relazionalità. Ed essa di nuovo ci
restituisce, anche su quest’altro versante, un’immagine del
linguaggio come attività, piuttosto che come un universo di
oggetti, sia pure sui generis, già costituiti là fuori di noi in
tutte le loro determinazioni. Meglio ancora, è questa attività
a spiegare l’esistenza di un siffatto universo. Dopotutto, se
noi abbiamo di fronte dei simboli così e così, ciò non accade
perché essi siano lì bell’e pronti ab aeterno, verbo increato
piovuto tra di noi da qualche mondo iperuranio, ma perché
noi li produciamo così e così precisamente in funzione delle
regole che, per quanto sappiamo, ne governeranno la
percezione, e in funzione di tali regole ne rendiamo
possibile, là dove è necessaria, la classificazione effettiva.
Sotto questo profilo, la dimensione pragmatica non è per noi
un terzo livello di analisi che si aggiunga alla sintassi e alla
semantica al modo di un’appendice puramente integrativa.
Essa è davvero una dimensione, e precisamente la
Ce sitedimensione in cuiet prendono
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vous
Pour plus de précisions, nous
possibilità, sia vous invitons à consulter
‘immanenti’, notre politique de
sia ‘trascendentali’, delconfidentialité
linguaggio, a cominciare(misedalla
à joursua
le 25 juin 2018).
sintassi.107
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109 Se, con Rossi-Landi, sostituiamo il termine «attività», usato
da Brioschi, con quello marxista di «lavoro», avremo una
Fermer
concezione del funzionamento del linguaggio che si può
applicare con facilità al pensiero sanguinetiano. Da una
siffatta teoria notiamo che ci sono, a permettere lo scambio
linguistico, delle «regole» non immanenti o date a priori, ma
convenzionali. Se si considera l’opera d’arte come sistema di
simboli dobbiamo vederne le specifiche proprietà possibili di
essere organizzate in una determinata gerarchia di
pertinenza non data a priori: il ready-made duchampiano
opera proprio in questo contesto, riassettando le proprietà
esemplificate dall’oggetto attraverso la riorganizzazione dei
sistemi gerarchici che regolano il funzionamento del
simbolo.108 Il lavoro di Sanguineti in Laborintus si inserisce
esattamente in questo orizzonte teorico: attraverso il lavoro
(e la critica) sul linguaggio, l’autore vuole operare al livello
del sistema di gerarchia di pertinenza che ne regola il
riferimento. Se inseriamo in questo contesto l’equazione
ideologia e linguaggio, si capisce anche che, quello di
Sanguineti, non è un semplice divertissement letterario o un
vezzo creativo per dar conto del caos, ma un’operazione sul
linguaggio – tramite il linguaggio – per sovvertire anche i
processi e i modi di produzione delle ideologie che vengono
trasmesse dalle strutture linguistiche. Tale progetto non può
che configurarsi, in prima istanza, come una rivolta
traumatica all’interno del sistema simbolico di riferimento.
L’effetto di choc globale che comunica il testo, infatti, non
deriva dall’uso di un lessico impoetico (e all’altezza degli
anni cinquanta assolutamente rivoluzionario, anche
scabroso), ma piuttosto, come osserva opportunamente
Curi,109 dall’attrito causato dall’associazione ardita di due
lessemi all’interno di un sintagma (es: «ai testicoli dei
cimiteri» Laborintus 14), anche quando questo assume
dimensioni che vanno molto oltre il binomio: «le unità
lessicali appartengono alla langue più frequentata, e
comunque normalmente frequentata, singolarissimo è
110
invece
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personnelles fra concernant.
Pour
unplus de précisions,
valore semanticonousneutro
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valore assolutamente (mise à jour le 25del
inaspettato juin sintagma
2018). che lo
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comprende creare un forte effetto di choc: la tensione è
provocata principalmente inserendo «scelte paradigmatiche
Fermer
usitate in contesti sintagmatici inusitati»:111
i tuoi tamburi dalle mie vesciche
(sez. 14)
montagna in sogno affatto polifonica
anfora sommariamente telepatica
(sez. 13)
precisazione e datazione fino al 1953 sempre nel tuo sangue
(sez. 6)
molto folto estuario coltivatrice di cicatrici inchiodate
(sez. 11)
110 La tensione che si istaura all’interno di siffatti sintagmi si
deve necessariamente risolvere in una diversa modalità di
lettura, che mette in crisi il normale riferimento degli oggetti
simbolici. Non è più la logica della comunicazione
quotidiana o poetica (come storicamente determinata e
individuabile nella linea lirica) a legare fra di loro parole e
sintagmi e a consentirne la corretta decifrazione. Tanto le
varie sezioni del poemetto, quanto i blocchi sintagmatici
sono uniti fra di loro attraverso il montaggio. Sanguineti usa
questa tecnica cinematografica (insieme al rapido cambio di
focalizzazione e i rapidi movimenti di macchina) al modo del
cineasta russo Ejzenštejn.112 Laborintus sembra quasi
replicare linguisticamente l’effetto Kulešov, che consiste
nell’associazione di due immagini per la produzione di un
senso terzo che non dipende né dal senso dell’immagine A,
né dal senso dell’immagine B. Così Pudovkin racconta il
funzionamento dell’effetto Kulešov:
Prendemmo da alcuni vecchi film alcuni primi piani del
celebre attore Mozzuchin e li scegliemmo statici e tali che
non esprimessero alcun sentimento. Unimmo poi questi
primi piani, che entrano del tutto simili, con altri pezzi di
pellicola in tre diverse combinazioni. Nel primo caso, il
primo piano di Mozzuchin era immediatamente seguito dalla
visione di un piatto di minestra sopra un tavolo; ed era cosa
ovvia e sicura che l’attore guardava la minestra. Nel secondo
caso, la faccia di Mozzuchin era seguita da una bara nella
quale giaceva una donna morta. Nel terzo era seguita da una
bambina che giocava con un buffo giocattolo raffigurante un
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ottenemmo un risultato (mise àtremendo. Il pubblico
jour le 25 juin 2018). delirava di
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colpito dall’alta
pensosità con cui egli guardava la minestra, era scosso e
commosso dalla profonda Fermer afflizione con cui guardava la
donna morta, era ammirato dal luminoso sorriso con cui
guardava la bambina. Ma noi sapevamo in tutti e tre i casi
che la faccia era la stessa.113

111 Allo stesso modo opera Sanguineti: preleva lacerti da lingue


e opere altrui, li utilizza alla stregua di materiale morto da
riportare in vita attraverso la risemantizzazione e la
ricontestualizzazione, ottenendo, di volta in volta, risultati e
sensi diversi. Un’operazione che, oltre a riprodurre il
meccanismo di sovvertimento delle gerarchie simboliche di
pertinenza del sistema linguistico, consente all’autore di
assegnare significati e ideologie diverse a parole e frasi che
ne avevano di opposti. È la pratica del travestimento,114 che
consiste nell’inventare, prelevare, trattare i materiali verbali
costruendo una vera e propria sintesi che conferisce alle
citazioni un significato nuovo, grazie al montaggio
connotativo. Allo stesso modo, i singoli lemmi non hanno
mai un significato fisso e stabile, ma vengono a assumere
significazioni diverse a seconda del contesto e delle modalità
d’uso: per questo la palus può essere contemporaneamente
luogo caotico della realtà contemporanea, inconscio,
lividissima mater, melma fertile, ecc. Così come nella stessa
figura dell’ebreo troviamo in un testo lo stereotipo del
capitalista e, in un altro, la figura dell’ebreo errante.
112 All’interno di questa costruzione per montaggio va tenuto
conto anche di un altro ruolo svolto dalle citazioni in altre
lingue: non tanto la moltiplicazione dei linguaggi e la babele
linguistica della contemporaneità, quanto la possibilità di
leggere un testo su piani differenti, portando avanti
contemporaneamente più letture. Il che comporta la doppia
tensione che nasce, da un lato, dall’accostamento – talvolta
asemantico – di parole in lingue diverse, dall’altro consente,
però, la costruzione di nuove regole di lettura: in questo caso
per la comprensione del testo è necessario riunire i vari
lacerti fino a formare una frase di senso compiuto. Si badi,
però,
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chepolitique
i lacertide
diconfidentialité
(mise à jour le 25 juin 2018).
lingue e autori stranieri svolgano all’interno dell’economia
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testuale di ogni singolo componimento.
113 Non è certo questa l’unica nuova Fermer
regola compositiva alla
base della poesia di Sanguineti. Il caos laborintico, a ben
vedere, segue alcuni principi (ovviamente spesso e volentieri
programmaticamente disattesi) su cui si fonda il progetto di
scrittura:

1. La tendenza all’autogenerazione della lingua tramite


catene allitterative (ripetendo l’inizio o la fine della
parola) e paranomastiche:

[…] ferro filamentoso lamentoso


lacuna lievitata in compagnia di una tenace tematica
composta terra delle distenzioni dialogiche insistenze intemperanti
le condizioni esterne è evidente esistono realmente
[…] frequenza e forza […]
[…] desiderantur
dove dormi […]
e incollato e illustrato […]
[…] introspezione dell’introversione […]
(sez. 1)
è finita è finita la perspicacia passiva primitiva
(sez. 2)
nella cavità dei canali auricolari […]
[…] cranio di creta […]
(sez. 3)
mia luna al bivio e lingua di luna
[…] e margherita e mammella malata e nausea
(sez. 8)
durante dondolanti globi carnosi tubulati crudi cubi
[…] che costa caro ragione di cancrena prezzo chiuso ah chiuso
(sez. 9)
[…] vistosa glutinosa glutinante […]
[…] portami la povertà […]
(sez. 10)
[…] divani del tuo ingegno
intestinale […]
pitagorici
piangere la pietra e la pietra e la pietra
la pietra […]
ma pietra che non porta […]
(sez. 14)

2. L’uso dell’enjambement in contesti sintagmatici


precisi (di cui si è già detto).
3. L’utilizzo di parentesi e maiuscoli per introdurre
ulteriori
Ce site piani
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informations personnelles vouse concernant.
Pour plusconferendo
de précisions,profondità al discorso
nous vous invitons (connotre
à consulter la possibilità diconfidentialité
politique de
(mise à jour
doppia lettura, orizzontale le 25 juin 2018).
e verticale, di cui si è detto):
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s.d. ma 1951 (unruhig) καί κρίνουσιν e socchiudo gli occhi
οἱ πολλοί e mi domanda (L): fai il giuoco delle luci?
Fermer
καί κατά τῆς μουσικῆς ἔρgα ah quale continuità! andante K. 467
qui è bella la regione (lago di Sompunt) e tu sei l’inverno Laszo veramente
et j’y mis du raisonnement e non basta et du pathétique e non basta
ancora καί τά τῶν ποιητῶν and CAPITAL LETTERS
et ce mélange de comique ah sono avvilito adesso et de pathétique
una tristezza ah in me contengo qui devoit plaire
sono dimesso et devoit même sono dimesso, non umile
surprendre! ma distratto da futilità ma immerso in qualche cosa
and CREATURES gli amori OF THE MIND di spiacevole realmente
très-intéressant mi è accaduto dans le pathétique un incidente
che dans le comique mi autorizza très-agréable
a soffrire!
e qui convien ricordarsi che Aristotile
sí c’è la tristezza mi dice c’è anche questo ma non questo
soltanto, io ho capito and REPRESENTATIONS non si vale mai
OF THE THINGS delle parole passioni o patetico persignificar
le perturbazioni and SEMINAL PRINCIPLES dell’animo; et πάθη
tragicam scaenam fecit πάθημα e L ma leggi lambda: in quel momento
πaθητικόν
ho capito καί κρίνουσιν ἄμεινον egli intende
sempre di significar le fisiche and ALPHABETICAL NOTIONS affezioni
del corpo: come sono i colpi
i tormenti è come se io mi spogliassi le ferite le morti
di fronte a te
et de ea commentarium reliquit
(de λ) ecc. de morte ho capito
che non avevo (coloro che non sono trascurati!) mai
RADICAL IRRADIATIONS ecco: avuto niente
e ho trovato (in quel momento); che cosa può trovare
chi non ha mai avuto niente?
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4. Si potrebbe anche leggere la scelta sistematica di non


usare lettere maiuscole dopo la punteggiatura (tra
l’altro completamente assente nella prima metà
dell’opera) e in apertura di verso come una regola e
contrario che disattende la normatività ortografica. Le
uniche maiuscole sono riservate ai nomi propri.
5. La metrica segue regole non canoniche, ma presenti:
l’andatura risulta di tipo giambico e anapestico nei
primi emistichi (in quasi tutte le sezioni), mentre i versi
si chiudono spesso con cadenza dattilica o trocaica,
«secondo
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impostata sulla scansione
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sillabica o sul ritornare isocronico degli accenti, ma
sulla successione dei ‘cola’ discorsivi, sulla durata delle
Fermer
varie unità».115 Il verso, generalmente, appare formato
sull’unità piede-colon (tre o quattro per verso), sopra i
membri elementari della sintassi (preposizione +
sostantivo, sostantivo + aggettivo, verbo + avverbio,
ecc):

compòste tèrre – in strutturàli complessiòni – sono pàlus putrèdinis


(sez. 1)
Màre Humòrum – guàrdami bène – (la rottùra di una personalità)
(sez. 2)

6. Procedimenti di accumulazione di parole


proparossitone in funzione prosodica. Si consideri la
sezione 13: «polifonica», «anfora», «telepatica»,
«vomitano», «tuniche», «intima», «anima»,
«bastonano», «stimolano», «nonpiangere», «parlano»,
«pensano», «piangono», «torpedine», «corporis»,
«abietto piroscafo», «amido umido». E dalla sez. 14:
«cadaveri», «monosillabi», «numeri», «esprimano»,
«antichissimo», «testicoli», «escludere», «piangere»,
«mistici», «lacrime», «patetico», «ispida»,
«psichiatrico», «spasmodico». Si può allora ipotizzare,
con Curi, che in Laborintus molte strutture di
significazione sono in realtà, o sono anche «strutture
musicali […]. Sanguineti tratta i suoi testi come spartiti
verbali».116

114 Il riferimento alla musica, e soprattutto alla musica


dodecafonica, ci è utile per chiarire ulteriormente
l’operazione di Sanguineti sul linguaggio, che, per alcuni
versi, può essere accostata a quella di Schönberg. Il
compositore tedesco genera l’impressione del caos,
aspettandosi che sia il fruitore a ricostituire un senso
musicale. La minaccia all’ordine di Sanguineti per via
caotica, è, da questo punto di vista, solamente il tentativo di
costruzione di un ordine diverso, di nuove regole di lettura e
scrittura e quindi di comunicazione. Laborintus rappresenta
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(mise à jour le 25 juin 2018).
certa gerarchia di pertinenza che associa a determinati
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simboli determinati significati in modo da proporre nuovi
metodi attraverso cui fare riferimento Fermer (per restare nella
terminologia di Brioschi). Così, da un lato, Laborintus dice
la morte di un certo modo di comunicare e, dall’altro, crea
una lingua altra, energica e vitale.
115 Si è più volte detto, e occorre ribadirlo un’ultima volta, che
quest’operazione linguistica è il presupposto e lo strumento
di un’azione ideologica che mira alla creazione e formazione
di una nuova coscienza storica eversiva, che possa essere
rivoluzionaria e parlare e comunicare una nuova visione del
mondo, in grado, non solo di mettere in crisi (ed
eventualmente distruggere) l’universo neocapitalistico, ma
anche di farsi vera rivoluzione e quindi sapere costruire sulle
ceneri di quella società. L’equivalenza ideologia-linguaggio
riproduce e anzi riconferma, secondo Gabriella Sica, le
«categorie della razionalità borghese o della razionalità tout
court che ambisce alla formulazione di gerarchie e
organizzazioni del tutto arbitrarie».117 Lo sconvolgimento del
linguaggio non presuppone, infatti, la distruzione della sua
struttura logico-razionale e l’acquisizione, al suo interno, di
elementi antinomici che ne invaliderebbero ogni pretesa di
univocità, di unidirezionalità, in modo tale che verrebbe a
cadere, anche, ogni illusione sull’esistenza di un qualche
reale rapporto tra segno e cosa. Continua Gabriella Sica:
Il linguaggio si incarna, al contrario, ancora una volta, per
quanto risulta nella formulazione sanguinetiana, di farsi
espressione di valori pieni e riconosciuti, archetipi di un
reale integralmente conoscibile e frequentabile, quindi,
univocamente.118

3.6 Disalienazione linguistica


116 Il processo che fin qui è stato illustrato di
rifunzionalizzazione del linguaggio segue, a ben vedere, la
direttrice della disalienazione linguistica. Si ha un punto di
partenza in cui la reificazione del linguaggio (o meglio di un
linguaggio storicamente determinato), viene portata alle
estreme conseguenze: il linguaggio viene spinto fino alla
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patologia, nella speranza di poter poi combattere quei germi.
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117 Il linguaggio di Laborintus allora assume tutte le
(mise à jour le 25 juin 2018).
caratteristiche cliniche
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che risulta semanticamente dissociato, caratterizzato da un
allontanamento dei nessi cheFermer collegano il segno al suo
significato. Piro119 distingue quattro forme di dissociazione
semantica:
Fluttuazione dell’alone semantico: le parole, le frasi e i
discorsi divengono ambigui, indeterminati, generici per il
fatto che i segni verbali del linguaggio ordinario sono usati a
un livello astrattivo superiore, generalizzante. Oppure si
assiste al passaggio di una formulazione segnica
comunemente usata al livello astratto per designare invece
una situazione concreta. Prendiamo l’incipit di Laborintus:
«composte terre in strutturali complessioni sono Palus
Putredinis». Si ha qui sia l’uso generico («composte terre»)
che il riferimento a un luogo lunare e palude dell’inconscio
per determinare, invece, una realtà assolutamente concreta e
storicamente determinata.
Distorsione dell’alone semantico: la relazione significante-
significato risulta distorta a causa di una translazione del
significato da un termine della lingua ordinaria a un altro,
che o fa parte anch’esso della lingua ordinaria (paralogismo)
o che invece si presenta come un segno nuovo (neologismo).
Sia la formazione del paralogismo che quella del neologismo
in Laborintus funzionano sulla struttura minima del
sintagma. Il paralogismo si configura quindi come quella
struttura dello choc, già individuata, che usa in un contesto
sintagmatico inusitato una scelta paradigmatica non di per
sé in tensione creando spesso dei sintagmi di difficile
interpretazione: «testicoli dei cimiteri» (sez. 14).
Funzionano come neologismi, invece, i sintagmi geografici
creati da Sanguineti su calco della toponomastica lunare.
Troviamo anche dei veri neologismi del tutto asemantici
nella sez. 22: «NEHMAHMIHAH».
Dispersione semantica: si assiste a un forte allentamento dei
legami che uniscono il significante al significato, a un
abbandono quasi totale dei significati del segno, a variazioni
del significato a seconda dei contesti. Le espressioni
risultano difficilmente
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e sintattiche. Siconfidentialité
pensi a un verso di questo (mise à jour le«vedo
genere: 25 juini 2018).
miei pesci morire
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sopra gli scogli delle tue ciglia» (Laborintus 8) strutturato
tutto sul paradosso, il non sense e l’adynaton. Oppure per la
Fermer
destrutturazione grammaticale e sintattica si può leggere
l’intera sezione 26. Se ne riportano i versi finali:
e ah e oh? (terre?)
complesse composte terre (pietre); universali; Palus;
(pietre?) al tuo lividore; amore al tuo dolore; uguale tu!
una definizione tu! liquore! definizione! di Laszo definizione!
generazione tu! liquore liquore tu! lividissima mater:
Dissoluzione semantica: non sussiste alcuna norma di
collegamento fra i significanti e i loro significati
convenzionali e sembra assente ogni intenzionalità
linguisticamente espressiva e comunicativa. Si legga il primo
verso di Laborintus 23: «s.d. ma 1951 (unruhig) καί
κρίνουσιν e socchiudo gli occhi» che a una lettura
orizzontale non ha senso alcuno.
118 A questa classificazione si può aggiungere quella di H. S.
Sullivan che divide le singolarità del linguaggio schizofrenico
in due categorie: neologismi e stereotipie. Dei neologismi si è
già dato conto. Le stereotipie consistono in una «ripetizione
continua più o meno della stessa cosa, come se questa
venisse in rapporto a molti argomenti diversi»:120
aliquot lineae desiderantur
[…]
desiderantur (essi)
analizzatori e analizzatrici desiderantur (essi) personaggi anche
ed erotici e sofisticati
desiderantur desiderantur
(sez. 1)
livida Palus
livida nascitur bene strutturata Palus; lividissima (lividissima terra)
(lividissima): cuius aqua est livida; (aqua) nascitur! (aqua) lividissima!
[…]
(λ) lividissima λ! lividissima! (palus)
particolarissima minima; minima pietra; definizione; sonno; universo;
Laszo? una definizione! (ah λ) complesse terre; nascitur!
ah inconfondibile precisabile! ah inconfondibile! minima!
oh iterazione! oh pietra! oh identica identica sempre;
identica oh! alla tua assenza amore identica!
alla tua vita e generazione! e volizione! (corruzione) perché essenze
le origini; essenze;
e ah e oh? (terre?)
complesse composte terre (pietre); universali; Palus;
(pietre?) al tuo lividore; amore; al tuo dolore; uguale tu!
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una definizione tu! liquore! definizione! di Laszo definizione!
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generazione tu! liquore liquore tu! lividissima mater:
(sez. 26) (mise à jour le 25 juin 2018).
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119 L’utilizzo di questo linguaggio schizofrenico,
patologicamente alienato, si è detto, ha la funzione quasi di
Fermer
un estremo vaccino. La cosa importante da sottolineare è che
non è l’uso di un linguaggio malato per dar conto di una
malattia mentale, di un esaurimento nervoso, ma di una
realtà storica. Scrive, infatti, Ponzio:
Il linguaggio dello schizofrenico riceve il senso patologico
non per i fenomeni di dissociazione semantica che esso
presenta, né per il suo stile, né per alcun altro motivo
intrinseco alla struttura linguistica stessa, ma per il fatto che
esso non ubbidisce più ai canoni sociali in base ai quali è
lecito deviare il codice linguistico, non risponde a esigenze, a
interessi pubblici, storico-sociali.121

120 L’uso di questo linguaggio non risponde a prospettive


nichilistiche, ma resiste perspicace la speranza che questa sia
l’unica via possibile per accelerare i ritmi di guarigione. In
questo codice schizofrenico Sanguineti immette, come già
sottolineato, una lingua ricchissima, vitale, energica, nuova
(oppure vecchia, ma rifunzionalizzata). La creatività
linguistica schizofrenica nella sua modalità abnorme
denuncia anch’essa una condizione di alienazione nei
confronti del processo di produzione economico,
dell’organizzazione tecnocratica della società, delle
istituzioni politiche, giuridiche, dei sistemi istituzionalizzati
di relazione interumana, della produzione linguistica stessa.
La difficoltà di emancipazione da una condizione in cui il
lavoro linguistico è alienato cerca sfogo e compenso nel
comportamento linguistico realizzato come semplice attività
creativa, spontanea, gratuita, talvolta anche fine a sé stessa
(cfr: «vedo i miei pesci morire sopra gli scogli delle tue
ciglia») e che perciò non è più lavoro linguistico:
Il linguaggio è lavoro e non una semplice attività. Erogato a
servizio dell’ordine costituito, tale lavoro sussiste come
lavoro alienato. Il linguaggio schizofrenico si sottrae a tale
condizione.122

121 L’operazione di Sanguineti però non si risolve


semplicemente in una contestazione per via schizofrenica
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(che rischia altrimenti di diventare sfogo rivoluzionario
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individuale) ma mira a(mise individuare
à jour le 25(ejuin
criticare,
2018). durante il
percorso di Triperuno)
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soggetto parlante alienando la sua prassi comunicativa. Per
cui la necessità è quella diFermer impostare il processo di
disalienazione e di umanizzazione del comportamento
linguistico in termini di ristrutturazione totale della realtà
storico-sociale presente e di disalienazione socio-economica.
La disalienazione linguistica è realizzata dalla possibilità di
critica e di intervento responsabile nel processo di
elaborazione dei codici sociali. È presa di parola,
eliminazione della proprietà privata linguistica. Prendere
parola, in questo senso, è rivendicare un diritto «che è
identico al diritto di essere un uomo, e non più un cliente
invogliato al consumo, o uno strumento utile
all’organizzazione anonima di una società».123

3.7 Mitopoiesi
122 A questo punto sarà chiaro che lo scopo (e il significato)
ultimo cui tende idealmente Laborintus (e tutto il
Triperuno) è un’azione concreta nel mondo che, in questa
prima opera, si manifesta come volontà e processo
mitopoietico. Si rilegga il v. 28 della sez. 4: «daremo al
mondo il giusto aspetto». L’azione rivoluzionaria è proprio
quella di riplasmare il mondo esistente, come un demiurgo
dà forma a una materia già data. Si tratta anche di dar forma
a un nuovo paradigma in grado di spiegare la complessità
della realtà (e i riferimenti a Cusano, Bacone e Spinoza
servono proprio a questo), per poi poterla ricreare. La via
tentata da Laborintus è quella di interpretare il mondo per
cambiarlo: «i filosofi hanno soltanto diversamente
interpretato il mondo; si tratta di trasformarlo».124
123 Il processo di trasformazione del mondo passa anche
attraverso un momento di critica e risistemazione della
cultura125 (con procedimenti simili a quelli usati per il
linguaggio). Il primo istituto culturale che Sanguineti mina
alle basi è quello del mito e della sua simbologia. Scrive
Roland Barthes in Mythologies:

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semiologia ci ha
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come eternità. Ora questo processo è
(mise à jour le 25 juin 2018). quello stesso
dell’ideologia
En poursuivantborghese. […] Alvous
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reale storico, definito […] dal modo in cui gli uomini lo
hanno prodotto o utilizzato;Fermere il mito restituisce
un’immagine naturale di questo reale. […] il mito si
costituisce attraverso la dispersione della qualità storica
delle cose: le cose vi perdono il ricordo della loro
fabbricazione. […] Il mito non nega le cose, anzi, la sua
funzione è di parlarne; semplicemente le purifica, le fa
innocenti, le istituisce come natura e come eternità, dà loro
una chiarezza che non è quella della spiegazione, ma quella
della constatazione: se io constato l’imperialità francese
senza spiegarla, mi ci vuole ben poco per trovarla naturale,
qualcosa che va da sé: ed eccomi rassicurato. Passando dalla
storia alla natura, il mito fa un’economia: abolisce la
complessità degli atti umani, dà loro la semplicità delle
essenze, sopprime ogni dialettica, ogni spinta a risalire, al di
là del visibile immediato, organizza un mondo senza
contraddizioni perché senza profondità, un mondo
dispiegato nell’evidenza, istituisce una chiarezza felice: le
cose sembrano significare da sole.126

124 Sanguineti è ben consapevole della neutralizzazione operata


dal mito e cerca, per tanto, di svelare la natura artificiale
della cultura e dei miti a partire dal materiale simbolico e
mitico prelevato da Jung di Psicologia e Alchimia. Le figure
che Sanguineti utilizza, infatti, sono svuotate del loro
significato “junghiano” e vengono rifunzionalizzate per
criticare il fondamento stesso della psicologia di Jung, il
Selbst. Insomma, si tratta per Sanguineti di svolgere
un’operazione simile a quella necessaria sul linguaggio:
mostrare i processi e ribaltarli, criticarli, passarli al vaglio.
La modalità privilegiata, nel campo del mito, è quella della
parodia. Alcuni momenti di claustrofobia e solitudine del
soggetto (come quando in Laborintus 21 si lamenta: «oh
chiuso! oh chiuso!») non possono non richiamare
ironicamente la situazione del poeta due-trecentesco che
piangeva da solo nella propria stanza; allo stesso modo il
riutilizzo di citazioni del canone letterario e culturale sono
spesso utilizzate in chiave opposta e ribaltate rispetto al
contesto originale.
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Pour plus de
critica aiprécisions, nous vous
miti (sempre invitons à consulter
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la sezione 8, interamente (mise à jour lealla
dedicata 25 juin 2018).del topos del
parodia
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colloquio con la luna:
ritorna mia luna in alternative di pienezza e di esiguità
Fermer
mia luna al bivio e lingua di luna
cronometro sepolto e Sinus Roris e salmodia litania ombra
ferro di cavallo e margherita e mammella malata e nausea
(vedo i miei pesci morire sopra gli scogli delle tue ciglia)
e disavventura e ostacolo passo doppio epidemia chorus e
mese di aprile
apposizione ventilata risucchio di inibizione e coda e
strumento
mostra di tutto o anche insetto o accostamento di giallo e di
nero
dunque foglia in campo
tu pipistrello in pesce luna tu macchia in augmento lunae
(dunque in campo giallo e nero) pennello del sogno talvolta
luogo comune
Vor der Mondbrucke bor den Mondbruchen
in un orizzonte isterico di paglia maiale impagliato con ali di
farfalla
crittografia maschera polvere da sparo fegato indemoniato
nulla

125 Qui viene addirittura esposto il carattere artificiale della


situazione sottolineando la natura di «luogo comune», viene
dunque rotta ogni pretesa di naturalità e naturalezza e si
mostra il carattere artificiale del mito. La parodia viene
portata avanti abbassando la luna a un livello corporale
infimo («mammella malata», «paglia di maiale» «fegato
indemoniato nulla») fino al patologico («nausea»,
«epidemia») e al negativo («ombra», «esiguità»,
«indemoniato nulla»).
126 Una volta passati al vaglio e criticati miti e linguaggio,
simboli e canoni, si tratta di iniziare un processo di
ricostruzione. Sanguineti attraversa tutta una cultura e una
tradizione (l’avanguardia), senza mai perdersi
nell’astrazione: parla della realtà anche quando sembra di
parlare d’altro.
127 I significati correnti vengono assunti come significanti di un
sistema semiologico di grado secondo: segni, simboli e miti,
svuotati di cookies
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«transfunzionalizzati
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(mise à jour le coi
ulteriore sistemazione semiologica, 25 juin 2018).
quali si instaura una
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correlazione con i simboli, o “significati secondi”, il cui esito
è dato dal SEGNO, o segno mitico (in relazione alla teoria di
Fermer
Barthes)».127
128 Per sviluppare un’attività simbolica era necessario, per
Sanguineti, evitare il rischio di un soggettivismo e solipsismo
creativo, facendo ricorso a delle immagini con qualche
patente di oggettività, che fossero in grado di garantire una
fungibilità storica; i simboli, nella concezione sanguinetiana,
non disperdono la referenzialità storica, ma la condensano e,
attraverso successive mediazioni mitopoietiche, la
recuperano.128 Si tratta, allora, di attivare questo recupero e
rifunzionalizzare un repertorio di immagini-simboli
universali e pertanto storicamente fruibili. Ma si tratta,
soprattutto, di creare un nuovo linguaggio che nasca dalle
ceneri di quello che si è andato disfacendo nel corso
dell’opera. Nella sezione 23 si teorizza proprio questo
processo creativo: il gusto barocco che chiude il testo («[…]
avuto niente /e ho trovato (in quel momento); che cosa può
trovare / chi non ha mai avuto niente? / TUTTO; and
ARCHETYPAL IDEAS! / this immensely varied subject-
matter is expressed! / et j’avois satisfait le goût baroque de
mes compatriotes!») è una citazione dai Memoirs di Goldoni
in cui l’autore parla della possibilità di andare incontro ai
fruitori. Qui, riutilizzata à la Sanguineti, sottolinea l’esigenza
di formare un nuovo gusto e un nuovo pubblico: qui il
“barocco” non indica tanto uno stile specifico, storicamente
individuabile, ma la possibilità di unire insieme cose sentite
come distanti e di aprire al reale. È un progetto che unisce
razionale e patetico, comico e affezioni del corpo, carne e
anima, passioni e intelletto, secondo una modalità adatta
alla nuova realtà. Viene avvertita qui l’esigenza di creare un
nuovo comico e un nuovo patetico, racchiusi nella formula
del gusto barocco in grado dar conto della realtà
contemporanea. Questa chiusa perentoria (“ho soddisfatto il
gusto barocco dei miei compatrioti”) indica anche la
disponibilità del fruitore per l’asintassia e il pastiche della
scrittura di Laborintus, venendo a creare un parallelo tra la
necessaria
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l’attualissima necessità (mise di unaà jour le 25 juin
nuova 2018). in grado di
scrittura
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demistificare la realtà.129 Si può concludere, a questo punto,
citando proprio il giudizio di Roland Barthes su Laborintus:
Fermer
Edoardo Sanguineti, di questo impossibile circuito, fa la sua
opera stessa: da un lato respinge l’arte realistica, che di
compiace nella descrizione della soggezione capitalistica
nella stessa lingua dell’ordine borghese, e, d’’altro, egli
libera, esplora le parole, le immagini, rimescola i sensi
poetici e i generi romanzeschi, nelle parvenze di una classica
impresa d’avanguardia: ma qui, la liberazione non è
ingenuamente positiva e assume un che di artificioso, di
rovesciato e, insomma, di dialettico: il babelismo del
linguaggio e delle immagini, che Sanguineti compone, mira a
copiare in maniera parodica il caos profondo del mondo neo-
capitalista: ma contemporaneamente, questo linguaggio non
può disordinare se stesso senza liberare qualcosa di ignoto:
onde, attraverso un barocco critico, una discesa liberatrice
nel crogiolo (o diremo: una discesa all’inferno?) dei sensi
primitivi, delle immagini essenziali, delle figure inconsce,
delle connessioni alchemiche, erotiche, oniriche. Sanguineti
produce così una scrittura duplice (colta da duplicità), che
ironizza l’ordine, ma, insieme, disordina l’ironia, distrugge la
retorica ma, insieme, esalta la figura: una scrittura
carnevalesca, “manippeica”, per usare l’espressione di
Bachtin, in quanto essa sostituisce allegramente al
sillogismo terroristico della società borghese, i
concatenamenti transfiniti di una logica duplice, ancora
ignota se non, proprio del tutto, ai grandi precursori.
Sanguineti appartiene così al novero ristrettissimo di quegli
scrittori davvero coraggiosi i quali, perseguendo la verità del
loro mondo (che non è un mondo comunque sia)
nell’esplosione parodica delle forme, hanno scosso la
(buona) coscienza e la (mala) fede della letteratura
superbamente progressista: giocando fino in fondo la
scrittura, di nuovo riducendo, a usare l’espressione di Dante
rilevata dallo stesso Sanguineti, la distanza tra il dir e il fatto,
scrivono, insomma, la letteratura rivoluzionaria di un
mondo che rivoluzionario non è.130

Notes
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1. Cfr. de
Pour plus W.précisions,
B ,nous
Il dramma barocco
vous invitons tedesco, Einaudi,
à consulter Torino 1971.
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(mise à jour le 25 juin 2018).
2. I ., Parigi, capitale del XIX secolo, cit., p. 427.
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3. Ivi, p. 413.
Fermer
4. E. R , op. cit., p. 234.
5. Ivi, p. 230.

6. A titolo di esempio: «mio spazioso corpo di flogisto», «cuore


ritagliato / e incollato e illustrato con documentazioni viscerali»,
«cratere anatomico» (sez. 1); «il tempo dell’occhio», «quieto addome»,
«organico sepolcro», «triste cervelletto» (sez. 2); «naufragio mentale»,
«sacrificio dello sperma», «cancrenoso», «cavità di canali auricolari»,
«cranio di creta», «capillari generativi», «polsi vermicolari» (sez. 3); «in
putrefazione» (sez. 4); «erettiva eruzione», «decoro muscolare tattile
abile» (sez. 5); «nel sangue», «nel tuo sangue», «i nervi», «l’intelletto»,
«il follicolo», «nelle tue braccia», «nel tuo sangue», «vulva», «essenze
radicali», «epidermica volatilità» (sez. 6); «cauterizzato», «testicolare»,
«nella testa», «del mio corpo», «tempo intestinale», «l’occhio», «labbra
/ tagliate» (sez. 7); «lingua», «mammella malata e nausea», «scogli delle
tue ciglia», «fegato indemoniato nulla» (sez. 8); «tegumenti», «costale
corteccia», «tumore domestico», «epitelioma proporzionale», «globi
carnosi tubulanti», «crudi cubi», «dolce mucosa», «cancrena»,
«articolazioni pensose», «caotici pori», «circhi cistici», «tessuto
mortificato», «cosa necrotica», «cavernosa interiorità», «libero
carcinoma» (sez. 9); «utero» (sez. 11); «gengiva congelata», «coscia
pulita», «sigillata testa», «vera testa», «cassa toracica», «microscopi
bronchiali», «gola» (sez. 12); «corporis tui» (sez. 13); «quattro tonsille in
fermentazione», «nei tuoi denti», «ai testicoli dei cimiteri», «ingegno
intestinale», «mie vesciche», «filamento patetico», «corpi ulcerati»,
«nervale», «nervo», «fibroma», «ventre della torpedine» (sez. 14); «oh
mia carne e perimetro di carne» (sez. 15); «mio palato», «con le mani»,
«orizzonte cerebrale», «cerebrale», «palato permeabile», «scheletro
maturo», «scheletro cerebrale» (sez. 16); «criptografico diaframma», «le
sexe», «e in un dente», «un volto», «orgasmo dei lobi vigent del
cervello» (sez. 17); «fisiologica» (sez. 22); «fisiche affezioni del corpo»
(sez. 23); «stomaco! stomaco!» (sez. 25); «fetus maximus fetus» (sez.
27).

7. E. R , op. cit., p. 18. Cfr. anche questa dichiarazione d’autore: «il


mio corpo non è natura ma storia» (in A. G , op. cit., p. 41).

8. B. S , La cultura greca e le origini del pensiero europeo,


Einaudi, Torino 1951.

9. E. R , op. cit., p. 111. Si tenga anche conto che negli anni


cinquanta la fenomenologia costituiva la novità filosofica in Italia,
soprattutto grazie all’interesse di Paci e Banfi.
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1979, pp. 610-611, cit. in E. R (mise à jour
, op. cit.,le
p.25 juin 2018).
111.
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11. Dizionario online Treccani:
http://www.treccani.it/vocabolario/erigere/.Fermer
12. E. R , op. cit., p. 111

13. F. C , Laborintus, in Poesia italiana del Novecento, Laterza, Bari


2001, p. 263

14. Cfr. C. K -O , L’énonciation: De la subjectivité dans


le langage, Colin, Paris [1980] 2006.

15. Cfr. A. C. S , Textual Subjectivity: The Encoding of


Subjectivity in Medieval Narratives and Lyrics, Oxford University
Press, Oxford 2005.

16. U. E , Prefazione a P. S , Il libro dei labirinti,


Frassinelli, Milano 1984, p. VIII. Cit. in E. R , op. cit.

17. C. B , Introduzione a K. K , Nel labirinto, Bollati


Boringhieri, Torino 1990, pp. 8-9. Cit. in E. R , op. cit. Si consideri
anche quanto segue: «E proprio su questo piano il mitologema
labirintico si apre a una più larga misura, ad un orizzonte anche
filosofico ed ermeneutico, fin dalle origini intriso di sacralità e di
pericolosa prossimità alla verità ed alla morte, giacché “morte” e “verità”,
coincidenti, attendono nel cuore del labirinto l’arrivo dell’eroe dotato di
métis, sagace quanto aggressivo, enigmatico perché dialettico». In
ibidem.

18. C. G. J , Psicologia e Alchimia, Bollati Boringhieri, Torino [1944]


2006.

19. Oltre alle note di Giuliani ai Novissimi, fondamentale è il lavoro di


C. V , Teoria e tecnica dell’avanguardia, Mursia, Milano 1984,
che dà una casistica dettagliata e approfondita di citazioni, allusioni,
riferimenti al testo junghiano. La quantità di richiami individuati da
Vitiello sottolinea come l’alchimia sia il materiale immaginativo più
massicciamente presente nell’opera.

20. A. G , I Novissimi, cit., p. 97.

21. ivi, p. 96.

22. Cfr. C. G. J , op. cit., p. 198: «Zosimo è uno gnostico influenzato


da Ermete. Nella sua esposizione a Theosebeia egli raccomanda il
‘cratere’ come mezzo di trasmutazione: le dice di recarsi urgentemente
dal Poimandres per essere battezzata nel cratere. Questo cratere si
riferisce al vaso
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chiamato ó Krather. Compiuta la creazione del mondo, questo vaso
mandato da Dio sulla terra come (mise una specie
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23. A. G , I Novissimi, cit., p. 96-7.


Fermer
24. Ivi, p. 98.

25. Tralasciando tutti i richiami testuali, si noti la ricorrenza del campo


semantico della pietra, con chiaro riferimento alla pietra filosofale, che,
dalle prime sporadiche occorrenze nelle prime sezioni, arriva
all’invadenza di Laborintus 14: «piangere la pietra e la pietra e la pietra /
la pietra ininterrottamente con il ghetto delle immaginazioni / in
supplicazioni sognate di pietra / ma pietra che non porta distrazione».

26. C. G. J , op. cit., p. 320.

27. Ivi, p. 358-363.

28. Per cui rimando, ancora una volta, al puntuale commento di Risso.

29. A. G , I Novissimi, cit., pp. 101-102.

30. Cfr. E. R , op. cit., p. 123-33.

31. «per le equazioni lunari e solati», «per il calendario perpetuo della


tua bocca», «per le tue città», «per i tuoi ospizi» ritmano la
trasformazione.

32. Ivi, p. 124.

33. Ivi, p. 131-2.

34. Si veda, soprattutto, la sezione 22, per la quale Risso scrive:


«Sanguineti crea una sorta di asse tempo-sazio figlio di una fisica
relativistica e quantistica, all’interno del quale vengono rappresentate le
trasformazioni, ma il tempo è percezione e misurazione – e qui entra in
gioco il numero – di una durata, di uno spazio temporale. Esso non solo
produce un’azione e ritma, in generale, le vite, ma diventa il cardine sul
quale si misura lo stesso spazio, che esiste come il prodotto del tempo»
(ivi, p. 262).

35. Richiama il verso finale della sez. 21: «oh sono chiuso! sono
chiuso!...»

36. Luogo della Death Valley dove la depressione terrestre raggiunge


-86 sotto il livello del mare, ecco perché «inferiore».

37. A. G , I Novissimi, cit., p. 113.

38. K. M
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39. Ivi, p. 201.
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40. E. S , relazione al congresso di Palermo del 4 ottobre
1963, si può leggere in R. B , A.Fermer
G (a c. di), Gruppo ’63.
Critica e teoria, Feltrinelli, Milano 1976, p. 272.

41. A. G , I Novissimi, cit., pp. 103 – 104.

42. E. R , op. cit., p. 151-8.

43. A. G , I Novissimi, cit., p. 105.

44. Ibidem.

45. E. R , op. cit., p. 167.

46. Ivi, p. 168.

47. E. S , Poesia informale, in Novissimi cit., pp. 170-1

48. Cfr. E. R , op. cit.

49. «adesso!» isolato nel verso svolge la funzione di sottolineare che si è


in una fase dell’opus in cui il soggetto è pronto a incontrare l’archetipo
del vecchio saggio e quindi ha già superato le tappe della disgregazione e
della prima ricomposizione e si preparare alla fine unione mistica, per
questo c’è tanta enfasi (segnalata anche dai punti esclamativi) nel
ripetere l’invito a venire: «e vieni dunque!» (v. 22).

50. G. R , Poesia degli anni Settanta, Editori Riuniti, Roma 1976.

51. E. S , I Canti Pisani, in I ., Cultura e Realtà, cit., p. 144.

52. C. G. J , op. cit., p. 359.

53. E. R , op. cit., p. 208.

54. Ivi p. 209.

55. N. L , Il laboratorio della poesia, Bulzoni, Roma 1978, pp.


29-30.

56. Scrive E. B , in op cit, pp. 41-43: «Che questa sia la strada


da percorrere, già stanno a indicarlo i propositi che, nella sezione 16 di
Laborintus, emergono faticosamente, e tuttavia precisi, dalle spirali del
linguaggio. In quei versi sono ben riconoscibili, poiché ripetute in un
movimento ossessivamente circolare, le parole emblema
dell’esistenzialismo: da un lato il “nulla”, già “oggetto adeguato della
soggettività Kierkergaardiana” secondo Luckàcs, e ora £ambiente
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rappresentano, all’altezza di Laborintus, l’orizzonte da respingere e
oltrepassare, per recuperare finalmente Fermer
l’orizzonte in cui il “mundus
sensibilis è mundus sensibilis”; ovvero per ripristinare, come direbbe De
Martino, “l’oggettività del mondo”, giacché “quando un certo orizzonte
entra in crisi, il rischio è costituito dal franamento di ogni limite: tutto
può diventare tutto, che è quanto dire, il nulla avanza».

57. E. R , op. cit., p. 211.

58. Il saggio è contenuto in C. C , La fine di una cultura,


Einaudi, Torino 1949, pp. 145-170. Il libro era presente nella biblioteca di
Sanguineti.

59. Cito da C. C , Love. A study in changing values, in Studies


in a Dying Culture, consultabile su:
https://www.marxists.org/archive/caudwell/1938/studies/ch06.htm

60. Ibidem.

61. E. R , op. cit., p. 161.

62. Cfr. ivi.

63. Le sue posizioni sono molto più vicine a quelle di Freud, e, in


particolar modo del suo discepolo Groddeck, dal quale riprende la
modalità di somatizzare i mali contemporanei attraverso l’uso di un
lessico corporale patologico, già usato, sempre sulla scia di Groddeck, da
Auden e i trentisti. L’autore stesso, in più occasioni, ha tenuto a precisare
l’importanza che ha avuto la lettura di Groddeck per la sua formazione.

64. Jung definisce la persona come il «compromesso tra l’individuo e la


società su ciò che uno appare», mentre l’io sarebbe la nostra «vera
natura» di individui, ovvero quel Se stesso che l’individuazione consente
di raggiungere e realizzare. Negare che ci sia una vera natura nascosta
dietro una maschera significa coincidere con la maschera: «La
costruzione di una persona collettivamente conveniente è una grave
concessione al mondo esteriore, un vero sacrificio di sé, che costringe l’Io
a identificarsi addirittura con la persona. Tanto che c’è gente che crede
davvero di essere quello che rappresenta». C. G. J , L’io e l’inconscio,
Einaudi, Torino 1948, pp. 98-100. Un discorso più approfondito
sull’argomento si trova in E. B , op. cit.

65. P. Z , L’ombra del santo anarchico. Artaud nel Laborintus,


in Album Sanguineti (a c. di N. Lorenzini e E. Risso), Manni, Lecce
2002, pp. 217-8.
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67. P. P. P , Strenne di poesie, in «Il Punto», 22 dicembre 1959,
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p. 17.

Fermer
68. A. Z , I Novissimi, in «Comunità», XVI, 99, 1962, pp. 89-91,
ora in Id., Scritti sulla letteratura, a c. di G. M. V , II, Mondadori,
Milano 2001, pp. 24-29.

69. E. S , Poesia informale?, «il verri», n. 3, 1961, poi


antologizzato nei Novissimi, ora in Gruppo 63. Critica e Teoria, cit., pp.
539-41.

70. U. F , La chioma di Berenice, Discorso quarto, Dell ragione


poetica di Callimaco, paragrafo VI, in Id., Opere, a c. di F. Gavazzeni,
tomo II, Ricciardi, Milano-Napoli 1981, p. 1274.

71. E. R , op. cit., p. 70.

72. Lo sappiamo per testimonianza diretta di Sanguineti a Giuliani,


come testimoniato dal carteggio e riportato dal curatore nell’antologia
dei Novissimi.

73. E. R , Sanguineti e la storia, in Attenzione a Sanguineti, numero


monografico de «il verri», 29, ottobre 2005, p. 151.

74. Ibidem. Vale la pena riportare la conclusione del discorso di Risso in


relazione a Laborintus: «Questi diversi tasselli ci parlano quindi di
un’organizzazione discontinua, per salti, del processo storico, i cui esiti
sono sempre incerti; la barbarie è una bufera che trasforma, e uno stadio
al quale si può regredire e nel quale si può precipitare. Con questa
visione la prospettiva diventa ormai perfettamente orizzontale, dal
momento che Sanguineti mette al bando sia ogni idea provvidenziale o
trascendente sia ogni idea meccanicistica e ineluttabile del processo
storico. Anzi possiamo riassumere questo atteggiamento tutto teso a
privilegiare la dimensione materiale, evidenziando come persino la
natura sia storia, proprio con le parole del Vico citato [nella sezione 22]
dallo stesso Sanguineti, e cioè con la Degnità XIV, che recita “natura di
cose altro non è che nascimento di esse in certi tempi e con certe guise, le
quali sempre che sono tali, indi tali e non altre nascon le cose”, riunendo
insieme, sotto lo stesso tetto, le cose animate e inanimate, cioè il mondo
sensibile e quello delle idee» (ibidem).

75. Il rimando alla dimensione del sogno avviene attraverso la parodia


dell’objet trouvé surrealista, ovvero quegli oggetti dotati di una propria
«carica espressiva, demistificatoria, blasfema» in quanto, staccati dal
proprio contesto, riescono a rendere conte dei meccanismi di
funzionamento dell’inconscio
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in Studi sul surrealismo, Officina, Roma 1977, pp. 156-67).
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76. A. G , I Novissimi, cit., p. 103.
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77. E. R , op. cit., p. 175. Risso continua il suo discorso citando J.-P.
Vernant: «Questa genesi del mondo di Fermer
cui le Muse raccontano il corso
contiene un prima e un poi, ma non si svolge in una durata omogenea, in
un tempo unico. Non c’è, per ritmare questo passato, una cronologia, ci
sono invece delle genealogie. Il Tempo è per così dire incluso nei
rapporti di filiazione, ogni generazione, ogni “razza”, génos, ha il suo
tempo peculiare, la sua età, la cui durata, il cui flusso e perfino
l’orientamento posso differire totalmente». Questa preistoria – continua
Risso - diventa di conseguenza il regno della memoria: «In un numero
del “Journal de Psychologie” dedicato alla costruzione del tempo umano,
I. Meyerson sottolineava che la memoria, nella misura in cui si distingue
dall’abitudine, rappresenta una difficile invenzione, la progressiva
conquista, da parte dell’uomo, del suo passato individuale, così come la
storia costituisce per il gruppo sociale la conquista del suo passato
collettivo». Alla luce di questi ragionamenti, Risso conclude che proprio
per i vv. 5-8 è «lecito far riferimento all’attività di interpretazione e
organizzazione del passato che ogni generazione compie in funzione
della creazione di un repertorio inteso come storia della cultura e delle
sue discipline, deposito di strumenti al quale si ricorre poi e
principalmente, per svelare e interpretare la contemporaneità, il reale».

78. Ivi, p. 197.

79. E. S nel dibattito in «L’Immaginazione», n. 115 (1994),


numero interamente dedicato agli atti del Convegno Gli Antipodi.
Troppo lontani. Troppo vicini (Genova, 3-4 giugno 1994).

80. E. R , op. cit., p. 178.

81. E. S , Storie naturali, Feltrinelli, Milano 1971, p. 143.

82. N. L , Corpo e poesia nel Novecento italiano, Mondadori,


Milano 2009, p. 17.

83. E. T , Una costanza sfigurata. Lo statuto del soggetto nella


poesia di Sanguineti, Interlinea, Novara 2011, p. 26.

84. J. C , I frutti puri impazziscono. Etnografia, letteratura e


arte nel secolo XX, Bollati Boringhieri, Torino 1993 [1988], p. 131.

85. F. C , Laborintus, cit., p. 263.

86. Cfr. anche ivi.

87. Ivi, p. 264.

88. Nella sez. 10 troviamo addirittura esplicitato questo principio:


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«portami […] la figura etimologica che si porta per mano».
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89. Ivi, p. 264. (mise à jour le 25 juin 2018).
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90. Ibidem.
Fermer
91. Ivi, p. 265.
92. Ibidem.

93. E. S , Atlante del Novecento italiano. La cultura


letteraria, a c. di E. Risso, Manni, Lecce 2001, pp. 27-28.

94. Cito da E. S , Gazzettini, Editori Riuniti, Roma 1993, p.


294.

95. E. B , op. cit., p. 61.

96. Ivi, p. 42. È della stessa opinione Risso nel più volte citato
commento a Laborintus, dove sostiene che il «mondo sensibile» ha una
forte connotazione marxiana (p. 217). De Martino scrive: « il mondo
sensibile – il mondo come diremmo noi oggi, della percezione quotidiana
– è inteso da Marx come l’insieme dell’attività sensibile vivente degli
uomini che lo formano, nella successione delle generazioni il mondo
dato, il mondo nel quale veniamo a trovarci, è l’appaesamento risultante
dall’attività sensibile nella sua storia, l’indice di comportamenti possibili
che rimanda a concreti capitali operativi e, al tempo stesso, lo sfondo
domestico su cui si staglia con vario risalto il particolarissimo capitolo
operativo che richiede, qui e ora, di essere continuato con la nostra
iniziativa. Ma è anche un mondo di ‘limiti’, di percorsi nell’esteriorità e di
corpi resistenti, che dettano le condizioni al potere o al non-potere
utilizzare, anche qui secondo un nesso che, attraverso la nostra biografia
personale, la educazione ricevuta, e le abilità acquisite ci ricollega alla
società vivente, alla catena delle generazioni, infine alla intera storia
dell’uomo e dell’universo. […] quest’attività sensibile, sedimenta negli
oggetti utilizzabili, questa odologia vivente della utilizzazione racchiusa
nel mondo dei corpi esterni e delle loro proprietà non concerne soltanto
gli oggetti fabbricati dall’uomo, i prodotti dell’industria umana, poiché
anche la cosiddetta ‘natura vergine’ e anche gli astri del cielo, e in genere
tutto il percepibile ‘naturale’ o ‘artificiale’ che sia vive per entro un
legame sociale, sedimentandosi nella catena delle generazioni; un legame
intessuto di sforzi di vario adattamento utilizzante, di memorie di ciò che
se ne può temere o ottenere, e di comportamenti conformi» (E. D
M , La fine del mondo, Einaudi, Torino 1977. Per le influenze
dirette del pensiero di De Martino in Laborintus cfr. ancora il lavoro
della Baccarani.

97. Cfr. C. L -S , Tristi tropici, Il Saggiatore, Milano 1960.

98. Si legga questo passaggio da Mauss: «la “persona” è più che un fatto
diCe
organizzazione,
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diritto a un personaggio
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prodotto di una evoluzione particolare del diritto romano». M. M ,
Teoria generale della magia, Einaudi,FermerTorino 1965, p. 369.
99. E. R , op. cit., p. 238.

100. A. G , op. cit., p. 16.

101. E. B , La soggettività nel linguaggio, in Id., Problemi di


linguistica generale, Il Saggiatore, Milano 1971, p. 310.

102. E. S , Feuerbach e Ciappelletto, in Scribilli, Feltrinelli,


Milano 1985, p. 142.

103. I ., La missione del critico, Marietti, Genova 1987, p. 225.

104. A proposito di questa sezione, Sanguineti dirà a Corrado Bologna:


«scrivevo quelle poesie che direi iperpetrarchesche, dove le immagini si
accumulavano in maniera caotica e distorta, quasi con violenza, e il
discorso esplodeva attraverso una comunicazione troppo piena, potrei
dire: emblemi, figure, insegne d’ordine assoluto, venivano a disperdersi,
qualcuno potrebbe dire in maniera parasurrealista o ipersurrealista, così
da cancellare l’immagine stessa per abbondanza di tracce, di suggestioni
coerenti» (in Corrado Bologna a colloquio con Edoardo Sanguineti,
«Critica del testo», VI/1, 2003, p. 613. Per una interpretazione di questa
sezione si veda anche F. C , Retorica e montaggio, in Id., La struttura
del risveglio, cit., pp. 223-246.

105. E. R , op. cit., p. 184.

106. N. G , I linguaggi dell’arte. L’esperienza estetica:


rappresentazione e simboli, a c. di F. Brioschi, il Saggiatore, Milano
2003, p. 3.

107. F. B , op. cit., pp. 48-49. Cfr. il più volte citato libro di
Loreto per delle considerazioni di questo tipo estese a tutta la
neoavanguardia.

108. Cfr. A. L , I santi padri di Amelia Rosselli, cit.

109. Cfr. F. C , Struttura del risveglio, cit., pp. 188-89.

110. Ibidem.

111. Ibidem.

112. A proposito del montaggio usato in senso connotativo Ejzenštejn


scrive: «L’attrazione (dal punto di vista del teatro) è qualsiasi momento
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determinano in chi percepisce la condizione per recepire il lato ideale e la
finale conclusione ideologica dello spettacolo
Fermer (…). Il nostro metodo
modifica radicalmente i principi di costruzione della “struttura
efficiente” (lo spettacolo nel suo complesso): al posto del “riflesso
statico”, dell’evento dato, richiesto dal tema, e delle possibilità di
risolverlo unicamente attraverso le azioni logiche legate a quell’evento, si
avanza un nuovo procedimento: il libero montaggio di azioni (attrazioni)
arbitrariamente scelte e autonome (anche al di fuori della composizione
data e dell’ambientazione narrativa della scena e dei personaggi) ma
dotate di un preciso orientamento verso un determinato effetto tematico
finale: ecco il montaggio delle attrazioni. […] Il conflitto compositivo
all’interno dell’inquadratura è in qualche modo un nucleo, una cellula di
montaggio, che va soggetta alla legge della scissione con il crescere della
tensione del conflitto. Il montaggio è un salto di qualità della
composizione interna all’inquadratura. […] L’arte comincia
propriamente solo a partire dal momento in cui l’associazione tra un
suono e la rappresentazione visiva non è più semplicemente registrata
secondo il rapporto esistente in natura, ma è istituita secondo il rapporto
richiesto dai compiti espressivi dell’opera» in S. M. E , Il
montaggio, Marsilio, Venezia 1986, passim.

113. V. P , Tipi e non attori, in La settima arte, Editori Riuniti,


Roma 1974, pp. 126-127.

114. Riguardo questa tecnica, vera e propria marca del lavoro


sanguinetiano, si segnala, in particolare, il lavoro monografico di N
L , Sanguineti e il teatro della scrittura. La pratica del
travestimento da Dante a Dürer, cit.

115. N. L , Il laboratorio della poesia, cit., p. 24. Anche Sabrina


Stroppa parla di ‘cola’ nella presentazione della sezione riserva a
Sanguineti nell’Antologia della poesia italiana (Ottocento-Novecento),
diretta da C. Segre e C. Ossola, Einaudi-Gallimard, 1999. Per un’analisi
attenta della metrica in Sanguineti si vedano: D. C , Metrica
come composizione. In appendice una conversazione con Edoardo
Sanguineti, Gedit, Bologna 2002, e A. P , Unità e trinità di
Edoardo Sanguineti, Edizioni Scientifiche Italiane, Salerno 1991.

116. F. C , Struttura del risveglio, cit., p. 233.

117. G. S , Sanguineti, La Nuova Italia, Firenze, 1975, p. 14.

118. Ibidem.

119. S. P , Il linguaggio dello schizofrenico, Feltrinelli, Milano 1967.


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120. H. S. S , La moderna concezione della psichiatria,
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Feltrinelli, Milano 1961.
(mise à jour le 25 juin 2018).
121. A En
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122. Ivi, p. 221. Fermer


123. Ivi, p. 225.

124. K. M – F. E , Opere complete, vol. V, Editori Riuniti,


Roma 1972, p. 5.

125. Che Sanguineti in quegli anni attua anche attraverso altre strade:
dall’attività di critico militante, all’opera di ricanonizzazione della poesia
del Novecento nella sua antologia einaudiana. Per questo cfr. 1.2.

126. R. B , Miti d’oggi, Einaudi, Torino [1954] 1994, pp. 222-4.

127. G. S , op. cit., p. 28. Sica mostra come per Barthes – riassumo - il
mito si edifica sulla base di una catena semiologica preesistente (il
linguaggio-oggetto o materiale mitico), in modo tale che l’entità bipolare
del sistema linguistico, cioè il segno, assuma, all’interno del sistema
mitologico, un ruolo significante: quello che nel sistema semiologico di
grado prima era l’elemento ultimo, cioè il segno, diventa al grado
successivo, al grado secondo, l’elemento primo, il significante, di questo
nuovo sistema semiologico. In termini lacaniani, si tratterebbe dei
successivi processi di spostamenti metaforici che l’ordine linguistico-
simbolico attua del tutto arbitrariamente a partire da un segno iniziale
vuoto. Ogni lingua, ciò che per Lacan è già un ordine metaforico, cioè
storia, è catturato, secondo Barthes, dal mito, sottoposta alla produzione
di una lingua seconda o mitologia e, insomma, ogni unità linguistica è
condannata alla mistificazione, cioè, al ruolo di produttrice di ideologie.
In questo processo formale, tradotto graficamente come passaggio da un
segno (che diventa appunto significante) al SEGNO, o segno mitico, si
configura, per Sanguineti, la formatività propriamente letteraria, il
passaggio dalla cronaca alla elaborazione letteraria. Se Barthes, dunque,
postulando, a partire dall’identificazione di base tra letteratura e
mitologia, il carattere strutturalmente mistificatorio della letteratura in
quanto produttrice, per definizione, di ideologia (qui usato nell’accezione
deteriore intesa da Marx), inevitabilmente perviene a posizioni
nichilistiche per cui destino dell’arte è, irreversibilmente, la sua morte,
Sanguineti ribalta i termini della problematica. Il processo mitologico, e
quindi inevitabilmente ideologico, proprio della formatività letteraria
viene assunto da Sanguineti su un versante neutrale, spogliato della
connotazione negativa di cui l’aveva riempito Barthes: letteratura
ideologica, e cioè elaborazione di grado secondo, è letteratura tout court,
letteratura positivamente intesa come espressione di ideologie, di
concezioni del mondo.

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274. à jour le 25 juin 2018).
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130. R. B , Edoardo Sanguineti visto da Roland Barthes, in
Album Sanguineti, cit., p. 19.
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Référence électronique du chapitre


CARRARA, Giuseppe. 3. Laborintus In : Il chierico rosso e
l’avanguardia : Poesia e ideologia in Triperuno di Edoardo Sanguineti
[en ligne]. Milano : Ledizioni, 2018 (généré le 21 avril 2020). Disponible
sur Internet : <http://books.openedition.org/ledizioni/4452>. ISBN :
9788855260152. DOI : https://doi.org/10.4000/books.ledizioni.4452.

Référence électronique du livre


CARRARA, Giuseppe. Il chierico rosso e l’avanguardia : Poesia e
ideologia in Triperuno di Edoardo Sanguineti. Nouvelle édition [en
ligne]. Milano : Ledizioni, 2018 (généré le 21 avril 2020). Disponible sur
Internet : <http://books.openedition.org/ledizioni/4437>. ISBN :
9788855260152. DOI : https://doi.org/10.4000/books.ledizioni.4437.
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