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29/9/2019 Sulla via degli dei scoprendo la Flaminia militare - Ufficio Turismo del Mugello

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Sulla "Via degli Dei" scoprendo la Flaminia militare e


le "Vie Romee"
La storia racconta che il console Flaminio, nel 187 a.C., dopo aver
sconfitto i Liguri insediati sull’Appennino toscoemiliano, fece costruire
dalle sue legioni una strada da Bologna ad Arezzo. Questa strada era
scomparsa a causa dell’incuria e dello scorrere del tempo,
conservandosi solo dove la millenaria sedimentazione l’aveva coperta. In
seguito all’intuizione di due appassionati come Cesare Agostini e Franco
Santi, nel 1979 venne rinvenuto il primo tratto del tracciato.
Da allora sono stati portati alla luce varie parti di pavimentazione, per
una lunghezza complessiva di 11 km. I singoli siti archeologici sono
visitabili partendo da punti di partenza diversi o percorrendo interamente
il crinale (itinerario di circa 6 ore, soste escluse). Per visitare alcuni dei
tratti meglio conservati, si consiglia di partire dal Passo della Futa.
Dal Passo della Futa al Passeggere

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Il tratto che descriviamo fa parte di un percorso carico di storia che congiunge Bologna a Firenze denominato Via
degli Dei a causa di toponimi che si incontrano sul cammino legati a Dei dell’antica Grecia come Adone, Venere,
Giunone, Lua (dea romana dell'espiazione). Info: www.viadeglidei.it

Il percorso: Dal Passo della Futa al Passeggere


Tempo di percorrenza: 3,30 ore
Dislivello: 300 m in salita e 200 m in discesa
Sentieri utilizzati: 019, VD (Via degli Dei), SOFT 11.
Difficoltà: Percorso non impegnativo, percorribile anche in MTB.

Dal Passo della Futa si prende la strada per Bruscoli e per l’autostrada,
si oltrepassa il cimitero di guerra tedesco ed esattamente di fronte
all’ingresso del camping “La Futa” si segue la marcata pista che si inoltra
nella faggeta.

In costante salita, tra fitti rimboschimenti di abete di Douglas, si arriva


alla pista che sale da Campo all’Orzino.

Deviare a destra, in netta salita e, a più riprese, si incontrano degli scavi


che evidenziano il selciato di un’antica strada romana, la cosiddetta
“Flaminia Militaris”, in un ambiente molto suggestivo.

Un’ulteriore ripida salita, sempre nella fitta faggeta, senza degli evidenti
riferimenti (attenzione ai segni!), riporta sul crinale fino a un grosso bivio;

G. Giannini - Luce autunnale scendere a sinistra fino ai bei prati che sovrastano il colle del
Passeggere prima, ed il valico stesso poi, lasciando sulla destra un
laghetto artificiale.

Il percorso: Dal Passo della Futa a Monte di Fo’ 


Tempo di percorrenza: 1 ora 
Dislivello: 240 m
Sentieri utilizzati: 52, VD
Difficoltà: Percorso non impegnativo, percorribile anche in mtb.

Dal Passo della Futa si imbocca un ampio sentiero sterrato (n. 52 del
CAI) in discesa diretto verso ovest. Si percorre questo sentiero per circa
15 minuti. Giunti ad un quadrivio si devia sulla destra per un’ampia
strada sterrata. Dopo circa 15 minuti un cartello invita a prendere un
sentiero in forte discesa che si dovrà seguire per circa 10 minuti. Si
giunge così ai tre resti meglio conservati del basolato romano.
Si può proseguire seguendo un sentiero che inizia a sinistra poco oltre il
basolato  e che  scende in discesa tra una fitta boscaglia  di conifere.

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Dopo 15 minuti si arriva nell’area recintata del Camping di Monte di Fò e alla strada regionale 65. Nel
sito www.flaminiamilitare.it Agostini e Santi - i due scopritori della strada romana – raccontano l’entusiasmante
avventura archeologica che nel corso di vent’anni ha permesso di portare alla luce la Flaminia Militare.

Alcuni brevi cenni storici

Quando, nel 187 a.C., due anni dopo la fondazione di Bononia, il Console C. Flaminio venne inviato dal Senato di
Roma a debellare le tribù dei Liguri Apuani e Mugelli che occupavano anche l’Appennino Tosco-Emiliano per
penetrare nel loro territorio aspro e montagnoso utilizzò, probabilmente, la pista etrusca transappenninica che da
Bononia arrivava a Fiesole ed oltre. Tito Livio racconta nel XXXIX Libro della “Storia di Roma” che le legioni del
Console Caio Flaminio, dopo aver sconfitto i Liguri Apuani, costruirono una strada da Bologna ad Arezzo. Questa
strada segue esattamente il crinale spartiacque tra Savena e Setta: superato il passo della Futa scende dolcemente
fino al Mugello.
È questo il tracciato più breve ed agevole per un collegamento a piedi tra Bologna e Fiesole e non presenta dislivelli
rilevanti in quanto queste due dorsali salgono al Passo della Futa con leggera e progressiva pendenza. E proprio
percorrendo le creste di queste dorsali, Etruschi prima, Romani poi e, successivamente, i viandanti del Medioevo
hanno valicato agevolmente l’Appennino. L’imponenza dei manufatti, la tecnica, la solidità costruttiva e la loro
continuità hanno convinto gli scopritori che la sua edificazione sia da attribuirsi ai legionari di C. Flaminio. I tratti di
basolato romano sono larghi 240 cm corrispondenti a otto piedi romani. Quindi è stata rispettata la larghezza minima
delle strade stabilita dalle XII tavole fin dal 450 a.C.. La strada era stata pavimentata solo in quei luoghi ove il fondo
naturale non dava garanzie di solidità, soprattutto in caso di pioggie.
(tratto da “In trekking da Bologna a Firenze per gli antichi sentieri de La
via degli Dei” testi di Domenico Manaresi e dalla guida “La via degli Dei” -
Tamari Montagna Edizioni).

Le Vie Romee: la Via Bolognese

Nel Duecento Firenze catturò l’asse principale delle comunicazioni con la


Padania imponendo come percorso transappenninico una delle strade
che la collegavano con Bologna. Si trattava di una via che
originariamente serviva per raggiungere l’alta valle del Santerno e che
solo in seguito venne prolungata sino a Bologna. Oltre San Piero a Sieve,
la strada transitava per le pievi di Sant’Agata e di Cornacchiaia,
utilizzando il valico mugellano detto dell’Osteria Bruciata, in seguito
sostituito dal passo del Giogo.
Il nuovo collegamento, che percorre in buona parte quella viabilità già percorsa dai romani (vedi la Flaminia Militare a
pag. 27), diventerà il grande collettore dei transiti tra l’Italia settentrionale e quella centrale, sempre più usata dai
mercanti, dai viaggiatori e, in particolare, dai pellegrini che si recavano a Roma. Questi ultimi, specie coloro che
giungevano in Italia provenendo dai paesi dell’Europa centrale, attraversate le Alpi e giunti nella pianura padana, si
immettevano nella via Emilia, procedendo sino a Bologna, dove prendevano la strada per Firenze. Utilizzando poi le
vie che, a sud, servivano a raccordare la città sull’Arno alla Francigena (la strada Senese e la via Romana) i pellegrini
romei si ricollegavano, rispettivamente a Siena e a Poggibonsi, all’antico percorso per Roma.
Ma la via che univa Firenze a Bologna costituirà anche il percorso non di rado usato da quei pellegrini fiorentini che
intendevano recarsi alle altre due mete delle peregrinationes maiores: Santiago de Compostela e Gerusalemme. In
alcune delle memorie di pellegrini jacobei che si muovevano da Firenze all’inizio del lungo cammino viene infatti
descritto l’itinerario transappenninico che conduceva a Bologna, da dove poi, mediante la via Emilia, si raggiungeva
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Borgo San Donnino, onde immettersi nel tracciato


della Via Francigena. Ed egualmente chi si recava in
Terrasanta transitava anch’esso per Bologna, allo
scopo di raggiungere Venezia, città divenuta dal
Trecento il normale punto d’imbarco per il
pellegrinaggio a Gerusalemme.
L’itinerario si svolge prevalentemente su sentieri e
stradine sterrate (55%) a fondo naturale e ghiaioso e
su strade asfaltate secondarie (45%). Sono presenti
tappe con dislivelli particolarmente impegnativi
(Ceppeto - Monte Senario; Sant’Agata - Firenzuola;
Firenzuola-Covigliaio). Il percorso si svolge tra
paesaggi di grande bellezza, con boschi di latifoglie
autoctone e di conifere impiantate ad inizio del secolo
scorso.
L’itinerario alterna tratti di tipo cicloturistico su stradine
asfaltate e a fondo ghiaioso, con tratti per cicloturisti di
medie capacità con fondo poco sconnesso e poco
irregolare (classe MC). Ad eccezione del tratto compreso tra Passeggeri e Covigliaio, il tracciato è di solito ben
visibile ed identificabile.

Info sul sito www.vieromee.it e sulla guida “Vie Romee: gli itinerari dei pellegrini nel Contado Fiorentino” a cura di
Renato Stopani Edizioni Le Lettere (progetto Ente Cassa di Risparmio di Firenze).

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