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400 j Capitolo 5 j Meccanica dei continui

cv 5 e11 1 e22 1 e33


nel caso della prova di trazione, con la posizione e11 5 e, si ha e22 5 e33 5 et e
con et>e 5 0.5 consegue

et 5 20.5e e cv 5 e 22(0.5)e 5 0
Questo risultato evidenzia che un rapporto 2et>e tendente a 0.5 comporta una so-
Incompressibilità stanziale invariabilità del volume e quindi l’incompressibilità del materiale du-
rante l’esplicazione delle deformazioni plastiche, che sono dunque connesse con
meccanismi di tipo essenzialmente da scorrimento.
Questo comportamento peraltro è del tutto diverso da quello evidenziato da
numerosi altri materiali da costruzione (conglomerati, terre, materiali granulari,
porosi, materiali polimerici), che anche al limite della resistenza evidenziano valori
molto più bassi di 0.5 del valore et>e. Questi materiali presentano pertanto una
consistente variabilità volumetrica, quindi compressibilità in condizioni limite.

Frattura
Le deformazioni elastiche e quelle permanenti derivanti da spostamenti relativi
degli atomi mantengono la coesione della materia.
Frattura La frattura invece, per sua definizione, è un meccanismo che interrompe la
continuità della materia e crea discontinuità di superficie o di volume all’interno
del materiale.
Le fratture avvengono inizialmente a livello degli aggregati cristallini; esse
hanno dimensioni di centesimi o millesimi di centimetro e la loro propagazione
può determinare linee di frattura delle dimensioni dei millimetri o dei centimetri.
La frattura fragile dipende dalla rottura dei legami interatomici dovuta a con-
centrazione di sforzi e di energia di deformazione.
Sfaldatura I piani cristallografici si distaccano direttamente per clivaggio o sfaldatura.
A livello macroscopico tale fenomeno determina la rottura immediata del pro-
vino, con piccole deformazioni plastiche (Figura 5.59).
Si ha la frattura duttile quando deformazioni locali si verificano nell’intorno
di imperfezioni del reticolo cristallino. Le fratture nascono a livello microscopico,
propagandosi poi e collegando diversi rami, fino a che giunge la rottura. In questo
caso la nascita delle fratture si può accompagnare a un comportamento global-
mente duttile del materiale, cioè alla nascita di grandi deformazioni permanenti
prima della rottura (Figura 5.54, Figura 5.60).
La disciplina che tratta la nascita e la propagazione della frattura, dei difetti
e delle fessure si chiama Meccanica delle Frattura, ma i suoi scopi esulano da
questo testo. Nel Capitolo 7 verranno solo dati cenni su questa teoria.

5.4.3 Elasticità
Comportamento elastico L’aspetto principale del comportamento elastico del materiale deducibile dagli
esperimenti eseguiti a temperatura ambiente può essere descritto nello spazio delle
deformazioni come segue.

Un elemento materiale che a partire da uno stato iniziale di deformazione di ri-


ferimento, indicato con A, viene portato, per l’intervento di azioni esterne, in un
altro stato B, alla scomparsa degli enti sollecitanti ritorna nello stato A senza
mantenere traccia alcuna della trasformazione subita, qualunque essa sia stata
(Figura 5.64).
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5.4 j Meccanica dei materiali. Legami costitutivi – Teoria dell’Elasticità j 401

ε hk Figura 5.64

ε Bhk B

ε Ahk
A

O ε Aij ε Bij ε ij

Ciò vuol dire che nella trasformazione dello stato di deformazione da A verso B
l’elemento materiale ha scambiato energia con l’ambiente esterno, per esempio
dall’esterno è stato compiuto su di esso un lavoro che lo ha deformato; questo la-
voro deve quindi essere stato completamente immagazzinato nell’elemento sotto
forma di energia di deformazione. Questa energia viene poi completamente re-
stituita nella successiva trasformazione fra B e A. Poiché alla fine del ciclo di tra-
sformazione ABA, qualunque sia il percorso, lo stato di tensione e deformazione
del materiale non è mutato, il bilancio dello scambio di energia fra esso e l’am-
biente è nullo; se ne deduce che nella trasformazione AB lo scambio di energia
è uguale e opposto a quello relativo alla trasformazione BA, qualunque siano i
percorsi g seguiti; la variazione di energia deve allora essere funzione solo degli
stati iniziale A e finale B. L’energia, che è una funzione di stato, è una funzione
integrabile ed è differenziabile. Tale condizione è tipica delle trasformazioni re- Trasformazioni reversibili
versibili o conservative.
Con riferimento a un incremento elementare del processo di carico descritto
di un elemento unitario di materiale che parta dallo stato (sij, eij), in condizioni
adiabatiche e quasi statiche e in assenza di fenomeni dissipativi, il Principio dei
Lavori Virtuali consente di scrivere l’eguaglianza del lavoro esterno e di quello
meccanico interno:
dLe 5 dLi 5 dF 5 sijdeij (5.184)

la quale conduce alla:


0F
sij 5 (5.185)
0eij

che costituisce il legame costitutivo del materiale che ammette una funzione ener- Energia di deformazione
gia di deformazione elastica specifica F 5 F(eij), avente il ruolo di funzione po- elastica
tenziale dello stato di tensione, detta anche potenziale elastico.
L’esistenza dell’energia elastica F 5 F(eij) quale potenziale elastico, in quanto Potenziale elastico
generatore dello stato di tensione tramite la (5.185), consente di affermare che lo
stato di tensione nell’elemento che presenti valore F dell’energia elastica dipende
dallo stato deformativo raggiunto e non dalle trasformazioni precedentemente su-
bite: il materiale in tale senso non conserva memoria del processo deformativo
precedente all’istante attuale.
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402 j Capitolo 5 j Meccanica dei continui

Materiale iperelastico L’ipotesi di esistenza del potenziale elastico F(eij) definisce i materiali iperela-
stici; essa fu assunta per la prima volta da G. Green nel 1839. È il caso di notare
che in letteratura, con il termine elastico ci si riferisce normalmente al modello
iperelastico del materiale. Più avanti si esporrà, quale controesempio, un modello
di materiale non iperelastico.
La condizione necessaria di differenziabilità di F(eij) (5.184) richiede il sod-
disfacimento delle equazioni:
0sij 0shk
5 (5.186)
0ehk 0eij

Condizione di conservatività che tramite la (5.185) fornisce la condizione di Schwartz:


di Schwartz
02F 02F
5 (5.187)
0eij 0ehk 0ehk 0eij

È ben noto che negli aperti semplicemente connessi la (5.187) è anche condizione
sufficiente per la differenziabilità di F(eij).
Si voglia ora invertire la relazione costitutiva (5.185) che ha la forma
 d(sijeij) 5 sij 5 sij(ehk). Si consideri l’elemento materiale infinitesimo nello stato elastico
caratterizzato dai valori (E, T) della deformazione infinitesima e dello sforzo, e
5 sijdeij 1 eijdsij 5
il prodotto interno T ? E 5 sijeij, già introdotto nella (5.182), definibile nello
5 dF(eij) 1 dF c(sij) spazio vettoriale di dimensione 12 delle tensioni e delle deformazioni; se per ipo-
tesi il prodotto interno è differenziabile, risulta .
 La funzione Fc(sij), avente differenziale dFc(sij) 5 eijdsij, introdotta per la
prima volta da Alberto Castigliano (1875), in quanto differenza di differenziali
DF c(sij)53 eijdsij53 dF c esatti, è anch’essa un differenziale esatto e può quindi integrarsi nel processo, ri-
sultando , o equivalentemente , che fornisce (trasformazione di Legendre):

0F c 0F c
dF c(sij)5 ds 5e ds eij 5 eij(shk) 5 (5.188)
0sij ij ij ij 0sij

che ha il significato di inversa dell’equazione costitutiva (5.185) e assegna alla


Potenziale complementare Fc(sij) il ruolo di potenziale delle deformazioni elastiche.
Energia complementare La funzione Fc(sij) si chiama energia complementare specifica.
Con riferimento a un elemento di materiale soggetto a un’unica componente
di tensione, detta s, per una trasformazione generica il grafico della funzione
s 5 s(e) in funzione della deformazione associata e presenta l’aspetto di Figura
5.65; con riferimento ai valori finali della tensione s e della deformazione e e al

Figura 5.65 σ

φc
φ

O ε
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5.4 j Meccanica dei materiali. Legami costitutivi – Teoria dell’Elasticità j 403

rettangolo di dimensioni s ed e, l’area tratteggiata in verticale al di sotto del gra-


fico è rappresentativa dell’energia di deformazione F(eij), mentre quella a questa
complementare nel rettangolo di dimensioni s e rappresenta l’energia comple-
mentare Fc(sij).

5.4.4 Elasticità lineare


Molti materiali strutturali per valori bassi delle tensioni presentano una risposta
sperimentale elastica caratterizzata da una relazione tensioni-deformazioni pres-
soché lineare.
Su tale evidenza sperimentale si è fondato il legame costitutivo del materiale
linearmente elastico. Peraltro la linearità di tali relazioni ha consentito di dedurre, Materiale linearmente
fra la seconda metà dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, importanti ri- iperelastico
sultati nella teoria delle strutture costituite da materiale modellabile in tal modo,
consentendone uno sviluppo e una completezza davvero notevole e certamente
preminente in confronto alla teoria di strutture aventi altri legami costitutivi. 0F
Sotto l’ipotesi di iperelasticità, lo stato di tensione è fornito dalle (5.185): .  sij 5
0eij
Affinché le (5.185) forniscano una relazione lineare omogenea fra tensioni e
deformazioni è necessario che il potenziale elastico F(eij) del materiale che parte
dallo stato naturale abbia la seguente struttura quadratica nelle componenti di
deformazione:

F(eij) 5 cijhkeijehk 5 E # cE
1 1
(5.189)
2 2
ove # è un tensore del quarto ordine costituito da 81 costanti, e viene chiamato
tensore delle costanti elastiche o tensore di elasticità. Tensore di elasticità
Si è già osservato che la condizione di integrabilità di F(eij) è fornita dalla
(5.187), che applicata alla (5.189) fornisce

#ijhk 5 #hkij, (5.190)


la quale afferma la proprietà cosiddetta di simmetria maggiore del tensore di Simmetria maggiore
elasticità #.
D’altra parte, grazie alla simmetria dei tensori di sforzo e di deformazione, si
deduce che il contributo alla F(eij) della eij deve essere lo stesso di quello della
eji; analogamente per quello dovuto alle ehk ed ekh; ne consegue

#ijhk 5 #ijkh 5 #jihk, (5.191)


proprietà che esprime le cosiddette simmetrie minori. Simmetrie minori
La (5.185) si può scrivere:

T 5 #E (5.192)
Grazie alle proprietà di simmetria maggiore e minori è possibile condensare gli
indici presenti nella (5.191). Si consideri a ciò fare la rappresentazione vettoriale Rappresentazione vettoriale
dei tensori di deformazione e di sforzo, di seguito definita nello spazio vettoriale di tensioni e deformazioni
di dimensione 6 (dovuta a Voigt): Condensazione di Voigt

eT53e1 e2 e3 e4 e5 e6 453e11 e22 e33 2e12 2e23 2e31 453e11 e22 e33 g12 g23 g31 4

sT53s1 s2 s3 s4 s5 s6 453s11 s22 s33 s12 s23 s31 453s11 s22 s33 t12 t23 t31 4 (5.193)

La definizione data è basata sulla consistenza dell’espressione del corrispondente


prodotto interno:
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404 j Capitolo 5 j Meccanica dei continui

T ? E 5 sT · e
La (5.189) può scriversi a questo punto:

F 5 Cij eiej 5 eT # Ce 5 sTe


1 1 1
(5.194)
Potenziale elastico 2 2 2
Matrice di elasticità ove C è la matrice di elasticità del secondo ordine nello spazio vettoriale di di-
mensione 6.
Con questa rappresentazione si può agevolmente dedurre la proprietà di sim-
metria maggiore (5.190) sopra enunciata, esplicitando la (5.194) e utilizzando la
s 5 C · e; con C nella forma:
C11 C12 C13 C14 C15 C16
C21 C22 C23 C24 C25 C26
C31 C32 C33 C34 C35 C36
C5F V
C41 C42 C43 C44 C45 C46
C51 C52 C53 C54 C55 C56
C61 C62 C63 C64 C65 C66
si ha:

F5 eT # Ce5 sT # e5 Cijeiej5 3s1e11s2e21s3e31s4e41s5e51s6e6 45


1 1 1 1
2 2 2 2
1
5 3(C11e11C12e21C13e31...1C16e6)e11(C21e11C22e21C23e31...1C26e6)e21...
2
(5.195)
... 1 (C61e1 1 C62e2 1 C63e3 1 ... 1 C66e6)e64 5

a 3Ci1eie1 1 Ci2eie2 1 Ci3eie3 1 Ci4eie4 1 Ci5eie5 1 Ci6eie6 4


1 6
5
2 i51
Si nota qui esplicitamente che, mentre il tensore di elasticità # muta, al cambiare
del riferimento, nel rispetto delle equazioni di trasformazione tensoriale [Equa-
zioni (5.85)] la matrice C non gode di tale proprietà.
Affinché la F(ei) sia integrabile nelle variabili ei, devono valere le condizioni
0si 0sj di Schwartz di uguaglianza delle derivate miste delle si espresse dalle quantità
 5 in parentesi tonde nella (5.195):  dalle quali si ottiene la simmetria della matrice
0ej 0ei
delle costanti elastiche:
Cij 5 Cji (5.196)
che riduce le 36 costanti che definiscono la C a sole 21 quantità indipendenti.
La (5.189), nella rappresentazione (5.195), assume la forma
0F
si 5 (5.197)
0ei
che si esplicita derivando la (5.195) rispetto a ei e tenendo conto della proprietà
(5.196) di simmetria della C:
0F
si 5 5 Cijej 1 s 5 Ce (5.198)
0ei
e fornisce il vettore della tensione s noto lo stato di deformazione e e la matrice
di elasticità.
Tramite la (5.198) il potenziale elastico specifico si scrive in funzione delle
tensioni e delle deformazioni:

F 5 sT # e
1
(5.199)
2
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5.4 j Meccanica dei materiali. Legami costitutivi – Teoria dell’Elasticità j 405

Un materiale elastico nello stato naturale, per essere deformato, necessita l’inter-
vento di forze esterne che compiano un lavoro che si trasforma completamente
nell’energia di deformazione. L’Equazione dei Lavori Virtuali consente di affer-
mare che il lavoro delle forze, che è assunto positivo, deve uguagliare il lavoro
interno; ne consegue il carattere positivo di F qualunque sia lo stato di deforma-
zione e non nullo raggiunto:

s #e70
1 T
F5 5e?0
2 (5.200)
Questa condizione, che va sotto il nome di stabilità del materiale elastico, equivale Stabilità del materiale elastico
ad affermare che la (eT · Ce) è una forma quadratica definita positiva; risulta in- Forma quadratica definita
fatti per tali forme: positiva

eT # Ce 7 0 5e?0
(5.201)
eT # Ce 5 0 3 e50
Poiché la proprietà definitoria (5.201) vale per ogni determinazione di e, essa
deve riguardare la matrice C che viene quindi detta definita positiva.
Una matrice è definita positiva se e solo se tutti i suoi minori principali hanno
determinante positivo. Una condizione equivalente è che ciascuno dei suoi auto-
valori sia positivo.
Poiché la matrice C presenta determinante positivo essa è invertibile.
Detta C21 la sua inversa, l’equazione costitutiva (5.198) presenta l’inversa

e 5 C21s 5 As (5.202)
che fornisce in elasticità lineare la deformazione in funzione della tensione me-
diante la matrice A 5 C21 di cedevolezza elastica. Matrice di cedevolezza elastica
Il potenziale complementare nel caso di elasticità lineare assume l’espressione: Potenziale complementare

F c 5 sT # As
1
(5.203)
2

5.4.5 Relazioni di Hooke dell’elasticità lineare isotropa


Si otterranno qui le equazioni costitutive dell’elasticità lineare isotropa secondo
una procedura assiomatica semplificata. In seguito si mostrerà che le stesse rela-
zioni sono ottenibili in generale utilizzando il potenziale elastico.
Si è mostrato che per un materiale linearmente iperelastico il potenziale ela-
stico F(ei) deve avere un’espressione quadratica nelle componenti di deforma-
zione (5.194), affinché da esso per derivazione si possano dedurre tensioni lineari
nelle deformazioni (5.197).
La proprietà di isotropia d’altra parte richiede che il materiale esibisca una ri- Materiale isotropo
sposta non dipendente dalla direzione di prova; ne consegue che il potenziale F(ei)
deve essere funzione delle deformazioni tramite il primo e il secondo invariante
di deformazione, che sono appunto quantità indipendenti dal riferimento. Il po-
tenziale elastico, nel caso lineare isotropo, deve dunque avere la seguente forma:
k1 2
F(ei) 5 I (e) 1 k2I2(e) (5.204)
2 1
nella quale gli invarianti di deformazione sono forniti dalla (5.65), mentre le k1
e k2 sono le due costanti elastiche del materiale, (che come si mostrerà in seguito
determinano le costanti o moduli di Lamé). La (5.204) mostra che, per il materiale Moduli di Lamé
linearmente elastico e isotropo, le costanti elastiche indipendenti sono due.
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406 j Capitolo 5 j Meccanica dei continui

Figura 5.66

σii σii

dxi
dxi (1 + ε ii )dxi

In un elemento di materiale linearmente elastico e isotropo (Figura 5.66) sia pre-


sente l’unica tensione sii; la direzione xi è dunque principale di tensione. Si fa
qui l’ipotesi che le direzioni principali di tensione coincidano con quelle di de-
formazione: si dimostrerà successivamente in tutta generalità che ciò è vero per
il solo materiale isotropo. La deformazione associata alla sii è data dalla relazione
lineare del tipo (5.202):
sii
eii 5 (5.205)
E
nella quale E è il modulo di elasticità normale o di Young. Per la condizione
Modulo di Young (5.200) il modulo di Young deve essere positivo E . 0.
Gli esperimenti eseguiti sui materiali reali isotropi, come già rilevato sopra,
evidenziano che in una qualunque direzione normale a quella xi in cui è applicata
la sii, si ha una deformazione, di segno opposto a quello della eii, a questa legata
Modulo di Poisson tramite il modulo di Poisson o di contrazione trasversale n, esplicitata per esempio
per la direzione xj a mezzo della:
sii
ejj 5 2neii 5 2n (5.206)
E
sii Similmente nella direzione xk si ha: .
 ekk 5 2neii 5 2n
E Sulla base di questa osservazione, si può ora considerare uno stato di tensione
nel quale siano presenti le tre tensioni normali (sii 5 s1, sjj 5 s2, skk 5 s3).
Per semplicità tensioni normali e dilatazioni corrispondenti si rappresentano con
un unico pedice. Le direzioni (x1, x2, x3) sono dunque principali sia di sforzo che
di deformazione. La deformazione nella direzione x1 si ottiene ora per sovrappo-
sizione degli effetti. In particolare alla deformazione “diretta” (5.205) vanno som-
mate quelle dovute agli effetti trasversali (5.206); si ottiene in definitiva:
s1 s2 s3
e1 5 2n 2n
E E E
Generalizzando il ragionamento alle tre direzioni si ottengono:

e15 3s12n(s21s3)4 ě25 3s22n(s11s3)4 ě35 3s32n(s11s2)4 (5.207)


1 1 1
ˇ ˇ ˇ ˇ ˇ ˇ ˇ ˇ ˇ

E E E
ˇ ˇ

che legano le tensioni normali alle dilatazioni, per il materiale linearmente ela-
stico isotropo.
Similmente, l’evidenza sperimentale mostra che una tensione tangenziale t
determina lo scorrimento g corrispondente, pertanto si ha:
t12 t23 t31
g12 5 g23 5 g31 5 (5.208)
G G G
relazioni che legano le tensioni tangenziali ai corrispondenti scorrimenti. Il coef-
Modulo di elasticità ficiente G si chiama modulo di elasticità tangenziale e per la condizione di stabilità
tangenziale (5.200) deve essere positivo G . 0. Le (5.207) e (5.208) sono le relazioni inverse
Equazioni inverse di quelle di Hooke dell’elasticità lineare isotropa. Delle tre costanti elastiche (E, n, G) fin
di Hooke qui introdotte, solo due sono indipendenti.
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5.4 j Meccanica dei materiali. Legami costitutivi – Teoria dell’Elasticità j 407

Sommando le (5.207), si ottiene:


1 2 2n 3(1 2 2n)
c 5 e1 1 e2 1 e3 5 (s1 1 s2 1 s3) 5 p (5.209)
E E
la quale costituisce la relazione di elasticità lineare fra la tensione media p (5.127)
e la variazione volumetrica c (5.48). La (5.209) nella forma c 5 p>cv, definisce
il modulo di elasticità volumetrica (o bulk modulus) del materiale:
E
cv 5 (5.210) Modulo di elasticità
3(1 2 2n)
volumetrica
Come il modulo E, anche il modulo volumetrico cn deve essere positivo; ne con-
segue che il modulo di Poisson deve rispettare la seguente limitazione n , 1>2.
Precedentemente si è già avuto modo di osservare che se il modulo di Poisson
tende al valore 1>2, il materiale diventa incomprimibile; ciò è confermato dalla
(5.210) che mostra un cn che in tale condizione è divergente. Si mostrerà nel-
l’esempio seguente che il modulo di Poisson deve anche rispettare la limitazione Limitazioni del modulo
n . 21. In definitiva, il modulo di Poisson appartiene all’intervallo: di Poisson
1
21 6 n 6 (5.211)
2
Taluni materiali quali il caucciù e la gomma presentano valori di n intorno a 0.48
e sono quindi quasi incompressibili.
Pur risultando in via teorica possibili, per la (5.211), valori negativi del modulo
di contrazione trasversale, non sono noti materiali che presentino tale caratteristica.
Taluni materiali progettati, di recente utilizzo, ottenuti per assemblaggio di
celle aventi forma particolare, quale quella di Figura 5.67, evidenziano su parti
macroscopiche un effetto paragonabile con quello di un materiale avente n nega-
tivo (Niels Olhoff, On optimum design of structures and materials, General lecture
al XII Congresso Nazionale AIMETA 1995, Napoli, Italia)
Le Equazioni (5.207) e (5.208) possono essere invertite tramite risoluzione ri-
spetto alle componenti di tensione, ottenendosi:

3 112n2e1 1ne2 1ne3 4 3ne 1 112n2e2 1ne3 4


2G 2G
s1 5 s2 5
122n 122n 1

3ne 1 ne2 1 11 2 n2e3 4


2G
s3 5 (5.212)
1 2 2n 1
t12 5 Gg12 t23 5 Gg23 t31 5 Gg31
Le (5.212) esplicitano il legame costitutivo del materiale linearmente elastico iso-
tropo, o legge di Hooke. Legge di Hooke
I moduli elastici dei principali materiali di uso nelle costruzioni, unitamente
ad altri valori caratteristici del loro comportamento, sopra descritto, vengono rias-
sunti nelle Tabelle 5.2 e 5.3. I valori presentati, per i quali ove possibile si forni-
scono intervalli di variabilità, sono desunti dalla letteratura tecnica disponibile;

Figura 5.67
Tabella 5.2 Costanti Elastiche e parametri meccanici dei materiali da costruzione.
408

Coeff. di Var. Termica


Lineare
j

Modulo di variaz. di lung. su un


Modulo di elast. Modulo Tensione di milionesimo per grado
Densità r Young E tangenz. G, Modulo di volumetrico snervamento Tensione di Deformazione centigrado o Kelvin
Materiale · 103 kg>m3 GPa GPa Poisson n Cv MPa ss MPa rottura sr MPa a rottura % a, (1026 K21)
Capitolo 5
j

Ferro 7.86 180-210 78-81 0.3 169 140-200 280-400 15-20% 11.8-12
Acciaio 7.83 190-210 82 0.26-0.33 172 200-500 400-600 12-25% 12-16
Acciaio x 7.83 207-210 82-84 0.26-0.33 172 1700 1800 3-5% 11.6
precompresso
Alluminio 2.7-3.9 70-80 25-26 0.16-0.35 71.6 22-35 50-80 8-20 23.6-25
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Ghisa 7.15 66-140 51 0.17-0.25 73 10.7


Nichel 8.80 210-230 87 0.32 213 60-150 310-400 40%
Meccanica dei continui

Ottone 8.50 100-120 37 0.36 143 19-20


Piombo 11.34 14-18 6.2 0.40-0.45 57 7-14
Rame 8.9 120-150 44 0.35-0.36 133 50-70 216 20-40% 16.5
Zinco e leghe 7.1 45-115 45 0.27 8.3 65 28-124 40%
Leghe di alluminio 2.7-3.9 69-71 0.30-0.34 35-550 variabile
Leghe di rame 105-150 0.34-0.37 76-1100
Leghe di piombo 14 7-14
Leghe di titanio 4.87 100-120 140-550 275-690 35%
Grafite 1.5-2.3 3.5-150 Traz. 7.4 3-3.5
Conglomerato 2-2.4 20-35 11.8 0.15-0.16 14 Traz. 3-4 12-13
cementizio Compr. 25-40
Calcare 1.1-1.9 15-40 Traz.1
Compr. 2-15
Basalto 2.75-3.2 90-120 Traz.7-9
Compr. 200-400
Granito 2.5-2.7 30-60 0.14 25-55 Traz.2-6 8.5-9.5
Compr. 100-120
Marmo 2.7-2.8 40-70 26 0.15 28.6 Traz.1 6-7.5
Compr. 2-15
Vetro 2.2-2.7 60-70 22-29 0.17-0.22 41.6 100-120 0.5-0.6
Gomma 0004 0.0013 0.48 0033
Tufo 1.4-1.6 2-4 0.18-0.22 Traz. .0.7-0.8;
Compr. 3.5-4.5
Laterizi 15-25
Legno (abete) 0.37-0.75 E: Dir E: Normale 6-15 Traz. parall.
fibre 8-15 fibre fibre 10-20
0.27-0.7 Compr. parall.
fibre 16-25
Compr. ortog.
fibre 4.5-8.5
Ossa umane Direz. 10-21 4-7 0.3-0.4 130-170
(25-30 anni) Femore, Longitud.
tibia, omero, radio. 1-2
Policarbonato 1.2 2.38 65 65 60-70
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Nylon 1.13-1.15 1.4-2.8 75-80 75-80 90-100


PVC 1.3 3.5 0.4
5.4

Polistirene 0.92-0.96 2-4 0.17 0.4


j

Carbonio 2.71 42-48


Polimeri termopl. 0.90-1.30 0.9-2.4 9-45 8-70
trazione
Polimeri termoind. 1.20 1.25 2.1-4.8 4-90
trazione
Tecnopolimeri 0.5-309 45-90 14-75
trazione
Fibre di carbonio 290-400 0.2 2400-5700 0.3-1.8
Polimeri rinf. fibra Frazione 110-160 1200-3000 1.2-1.5
carbonio CFRP volumet.
fibre 5
0.60-0.65
Fibre di vetro 72-87 0.2 3300-4500 2.5-5 8
Polimeri rinf. fibra Frazione 42 600-800 1.4-2 Longitudinale 10
vetro GFRP volumet.
fibre 5
0.60-0.65
Fibre aramidiche
Polimeri rinf. fibre Frazione 46-72 1000-1800 2.5-4 6
aramidiche AFRP volumet.
Meccanica dei materiali. Legami costitutivi – Teoria dell’Elasticità j

fibre 5
0.60-65
409

Tabella di conversione unità di misura: 1 GPa 5 109 Pa 5 109 N>m2 5 104 Kg>cm2; 1 MPa 5 106 Pa 5 106 N>m2 5 105 Kg>m2 5 10 kg>cm2 5 1 N>mm2
05txtI_NUNZIANTE_2010 01/07/11 11:52 Pagina 410

410 j Capitolo 5 j Meccanica dei continui

Tabella 5.3 Prefissi per le potenze di dieci con le unità metriche


Potenza Prefisso Abbreviazione Denominazione
10224 yocto– y Quadrilionesimo
10221 zepto– z Triliardesimo
10218 atto– a Trilionesimo
215 femto– f Biliardesimo
10
212 pico– p Bilionesimo
10
1029 nano– n Miliardesimo
1026 micro– m Milionesimo
23 milli– m Millesimo
10
22 centi– c Centesimo
10
21 deci– d Decimo
10
100 5 1 unità u Unità
101 deka– da Dieci
102 etto– e Cento
103 kilo– k Kilo
104 miria– mi Diecimila
106 mega– M Milione
109 giga– G Miliardo
1012 tera– T Bilione
1015 peta– P Biliardo
1018 exa– E Trilione
1021 zetta– Z Triliardo
1024 yotta– Y Quadrilione
10100 googol– Googol
(1010)100 googol– Googolplex
(10100)100 anton– A Antonplex

essi sono da considerarsi come puramente indicativi degli effettivi valori, i quali
debbono comunque essere saggiati sperimentalmente sul materiale reale in studio,
nei casi concreti in cui ciò sia necessario.

j Esempio 5.15 A titolo di esercizio si determina qui di seguito l’espressione del modulo di ela-
sticità tangenziale G, in funzione di quello di Young E e di quello di Poisson n.
Si faccia riferimento all’elemento di materiale a base quadrata, di vertici OPQR,
di dimensione dx nel piano (xi, xj), al quale sia applicata la sola tensione tan-
genziale tij (Figura 5.68). Il tracciamento del cerchio di Mohr per questo stato
sI nsII
 eI 5 2 5 piano di tensione mostra che le direzioni principali di tensione nI, nII nel piano
E E (xi, xj) formano angoli di p>4 con gli assi (xi, xj). Le tensioni principali agenti
tij 11 1 n2 sui piani principali valgono rispettivamente sI 5 tij, sII 5 2tij. Le direzioni
5
E principali di deformazione coincidono con quelle di tensione nI, nII. La dilata-
zione principale eI si ottiene dalla prima delle (5.207): .
dxi Poiché le dilatazioni e gli scorrimenti forniti dalle (5.207) e (5.208) sono disac-
 P9P0 5 eI 5
"2 coppiati, in funzione rispettivamente delle tensioni normali e di quelle tangenziali,
dxitij 11 1 n2
ne consegue che nel riferimento (xi, xj) non vi sono dilatazioni: ciò implica che nella
5 deformazione il punto P si sposta nel punto P9, ortogonalmente all’asse xi. Lo spo-
"2E stamento P9P0 del punto P nella direzione principale di deformazione nI vale .
05txtI_NUNZIANTE_2010 01/07/11 11:52 Pagina 411

5.4 j Meccanica dei materiali. Legami costitutivi – Teoria dell’Elasticità j 411

Figura 5.68
nII nI
xj
Q′
τ ij
R′
R Q τ nm
ε ij
dx τ τ ij
ij
P′
P′′
P
O
τ ij ε ij = 1/2 γij xi σn
dx

σII
σI σII σI

τ n

σII
σI

Lo spostamento di P vale dunque:


dxitij 11 1 n2
PP9 5 P9P0 "2 5
E
Lo scorrimento gij è dato dal doppio dell’angolo P9OP, assimilabile alla sua tan-
gente:

PP9 2tij 11 1 n2
gij 5 2 5
dx E
Confrontando questa relazione con quella analoga delle (5.212), si ottiene la
cercata espressione per il modulo di elasticità tangenziale:
E
G5 (5.213)
211 1 n2

In forza della positività di E e di G, dalla (5.213) consegue la seguente limita-


zione per il modulo di Poisson n . 21.

Il potenziale elastico lineare isotropo


Qui si sviluppa in termini più completi il legame costitutivo del materiale linear-
mente elastico isotropo, già anticipato sopra in forma semplificata, a partire dal
suo potenziale che, come si è visto nella (5.204), è fornito dalla
k1 2
I1(E) 1 k2I2(E)
F(E) 5 (5.214)
2
che richiede due sole costanti elastiche.
05txtI_NUNZIANTE_2010 01/07/11 11:52 Pagina 412

412 j Capitolo 5 j Meccanica dei continui

L’ipotesi di isotropia consente di ridurre le 21 costanti dell’elasticità lineare a sole


due indipendenti.
Le espressioni degli invarianti di deformazione (5.65) si pongono nella forma:

I1 1E 2 5 e11 1e22 1e33, I2 1E2 52e11e22 2e22e33 2e33e11 1e12e21 1e23e32 1e31e13

Il legame costitutivo (5.189) nel caso presente si specifica in componenti tensoriali

0I1 1E2 0I2 1E2


sij 5 k1I1 1E2 1 k2 5 1k1 2 k2 2dijell 1 k2eij (5.215)
0eij 0eij

Costanti di Lamé Tramite la definizione delle costanti di Lamé

l 5 k 1 2 k2 G 5 k2>2 (5.216)

si hanno le relazioni di Hooke già anticipate sopra in forma esplicita:

sij 5 2Geij 1 dijleii (5.217)

in cui dij è il delta di Kroneker.


La (5.217) fornisce la relazione deformazioni-tensioni per il legame linear-
mente iperelastico isotropo e in forma assoluta si scrive

T 5 2GE 1 l(e11 1 e22 1 e33)I (5.218)

e si specifica in termini dei vettori di tensione e deformazione:

s1 l 1 2G l l 0 0 0 e1
s2 l l 1 2G l 0 0 0 e2
s3 l l l 1 2G 0 0 0 e3
F V5F VF V
s4 0 0 0 G 0 0 e4 (5.219)
s5 0 0 0 0 G 0 e5
s6 0 0 0 0 0 G e6

Le (5.218) mostrano che le tensioni normali si sono funzioni delle sole dilatazioni
ej e la tij della sola omonima gij; in tale senso c’è un disaccoppiamento delle re-
lazioni tra tensioni normali e dilatazioni da un lato e fra tensioni tangenziali e
scorrimenti dall’altro.
 s11 1 s22 1 s33 5 Le (5.218) si invertono agevolmente, come di seguito. La traccia di T vale 
5(2G13l)(e111e221e33) che tramite la definizione della tensione media p (5.127) e del coefficiente di va-
riazione volumetrica c (5.46) fornisce:

2G 1 3l
p5 c (5.220)
3

Relazione fra variazione che costituisce la relazione elastica lineare isotropa fra variazione volumetrica
volumetrica e tensione media e tensione media; la (5.220) consente di definire il modulo di elasticità volumetrica
Modulo volumetrico (o bulk modulus):
p 2G 1 3l
cv 5 5 (5.221)
c 3

che rappresenta la tensione media necessaria per ottenere una variazione volume-
trica unitaria [il che significa dimezzamento (o raddoppio) del volume].
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5.4 j Meccanica dei materiali. Legami costitutivi – Teoria dell’Elasticità j 413

Le relazioni di Hooke (5.218) e (5.219) si invertono sostituendovi il valore


c 5 e11 1 e22 1 e33 fornito dalla (5.220), pervenendo alle inverse di Hooke: Inverse di Hooke

3dijlp
a sij 2 b
1
eij 5 (5.222)
2G 2G 1 3l

e in forma assoluta:
T 3lp
E5 2 I (5.223)
2G 2G12G 1 3l2

Le relazioni elastiche si esplicitano, con tensioni e deformazioni in forma vetto-


riale:

G1l 2l 2l
000
G12G 1 3l2 2G12G 1 3l2 2G12G 1 3l2
2l G1l 2l
e1 000 s1
2G12G 1 3l2 G12G 1 3l2 2G12G 1 3l2
e2 2l 2l G1l s2
e3 000 s
F V5I 2G12G 1 3l2 2G12G 1 3l2 G12G 1 3l2 Y F 3 V (5.224)
g12 1 t12
0 0 0 00
g23 G t23
1
g31 0 0 0 0 0 t31
G
1
0 0 0 00
G

Coassialità delle direzioni principali di sforzo e deformazione


per il materiale linearmente iperelastico isotropo
In questo paragrafo si mostra che per il materiale linearmente iperelastico isotropo,
le direzioni principali di sforzo coincidono con quelle principali di deformazione.
A questo fine è necessario introdurre il Teorema di Cayley-Hamilton il quale af- Teorema di Cayley-Hamilton
ferma che “ogni tensore è soluzione della propria equazione caratteristica”. Ciò
può essere facilmente verificato, per esempio, per il tensore di deformazione infi-
nitesima E la cui equazione caratteristica (5.64) 2e3 1 I1(E)e2 2 I2(E)e 1 I3(E) 5 0
scritta in forma matriciale per tutti e tre gli auto-valori (eI, eII, eIII) nella base prin-
cipale

e3I 0 0 e2I 0 0 eI 0 0 0
2 £ 0 eII 0 § 1 II(E) £ 0 e2II 0 § 2 I2(E) £ 0 eII 0 § 1 I3(E) 5 £ 0 §
3

0 0 e3III 0 0 e2III 0 0 eIII 0

si sintetizza nella forma

2E3 1 I1(E)E2 2 I2(E)E 1 I3(E) 5 0 (5.225)

a dimostrazione dell’assunto.
Seguendo l’impostazione di Eric Reissner (1945), si fa qui l’ipotesi che nella
base principale della deformazione, le componenti principali della tensione
T 5 [sij] del materiale linearmente iperelastico isotropo (5.215)
0F(I1,I2,I3) 0 F 0I1 0F 0I2 0F 0I3
sij 5 5 1 1 (5.226)
0eij 0I1 0eij 0I2 0eij 0I3 0eij

siano espresse in funzione di E 5 [eij] nella forma polinomiale:


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414 j Capitolo 5 j Meccanica dei continui

T 5 c0I 1 c1E 1 .... 1 cnEn (5.227)

nella quale, grazie all’isotropia, i coefficienti ci sono funzioni dei soli invarianti
di deformazione.
Dalla (5.225) consegue che una qualunque potenza n-esima (n P N) del tensore
E 5 [eij] può essere espressa come combinazione lineare di dij, eij, eijejk a mezzo
di coefficienti che sono funzioni polinomiali dei tre invarianti di E. Infatti la (5.225)
permette di esprimere E3 in funzione delle sole E2, E: E3 5 I1E2 2 I2E 1 I3 e di
esplicitare E4 in funzione dei soli E, E2, nella forma
E4 5 E E3 5 I1E3 2 I2E2 1 I3E 5 (I21 2 I2)E2 1 (I3 2 I1I2)E 1 I1I3I
Per iterazione del procedimento, un qualunque termine c1Ei del polinomio
(5.227) può esplicitarsi in funzione dei soli E2, E, per cui la (5.227) può riscriversi
nella forma:

T 5 3sij 4 5 a1 I 1 a2 E 1 a3 E2 (5.228)

ove le costanti a1, a2, a3 sono polinomi negli invarianti di deformazione. Il risultato
0F
 c d 5a1I1a2E1a3E2
(5.228) mostra che il potenziale elastico F(eij) deve soddisfare l’equazione ,
0eij quindi il potenziale elastico, nel caso di elasticità lineare isotropa, è cubico nelle
deformazioni.
Tenendo conto delle espressioni degli invarianti di deformazione:

I1(E) 5 eii 5 e11 1e22 1e33

1
I2(E) 5 (eiiejj 2eijeji) 5 e11e22 1e22e33 1e33e11 2e12e21 2e23e32 2e13e31
2

I3(E) 5DetE5e11e22e33 1e12e23e31 1e13e21e32 2e13e22e31 2e11e23e32 2e12e21e33


0I1 0I2
 50 5 eji i coefficienti della (5.226) si specificano: per i ? j: ; per i 5 j: e nel riferimento
0eij 0eij principale di deformazione per i ? j risulta eij 5 0, ; pertanto la (5.226) fornisce
0I3 sij 5 0. Ne consegue, come volevasi dimostrare, che sulle facce della base prin-
5 ekiejk 2 ekkeij cipale di deformazione nIe, nIIe, nIIIe sono nulle le componenti di tensione tan-
0eij
genziali sij, i ? j e pertanto questa base coincide con la base principale di tensione
nIs, nIIs, nIIIs.
0I1
 51
0eij
0I2 Relazione fra i deviatori
5 2ell 2 ekk
0eij La relazione costitutiva (5.218) si può esplicitare in termini delle parti idrostatiche
0I3 e deviatoriche dei tensori di sforzo e deformazione. Infatti si è già mostrato tramite
5 ekkell 2 eklelk le (5.147), (5.148) e (5.149) che il tensore di sforzo presenta la decomposizione
0eij
additiva T 5 TD 1 pI, in cui la parte deviatorica TD è definita dalle (5.147),
(5.148) e (5.149). Similmente il tensore di deformazione viene scomposto addi-
0I1 0I2
 50 50 tivamente nella sua parte deviatorica e in quella volumetrica E 5 ED 1 (c>3)I,
0eij 0eij in cui c è il coefficiente di variazione volumetrica e la parte deviatorica è data da:
0I3
50 c
0eij e11 2 e12 e13
3
c
ED 5 F e12 e22 2 e23 V
3 (5.229)
c
e13 e23 e33 2
3
05txtI_NUNZIANTE_2010 01/07/11 11:52 Pagina 415

5.4 j Meccanica dei materiali. Legami costitutivi – Teoria dell’Elasticità j 415

La parte ED è responsabile del cambiamento di forma dell’intorno, ma non di


quello di volume: infatti il suo invariante lineare è nullo. La parte (c>3) I, com-
plementare di quella deviatorica, essendo isotropa, trasforma qualunque direzione
in sé stessa e non modifica pertanto la forma, ma solo il volume dell’intorno.
La (5.218) consente di scrivere T 5 TD 1 pI 5 2GE 1 lcI la quale con la
scomposizione E 5 ED 1 (c>3)I determina la:
c
TD 5 2pI 1 2GED 1 (2G 1 3l)I
3
Tenendo presente la (5.221) si ottiene in definitiva la cercata relazione elastica
lineare isotropa fra i deviatori di sforzo e deformazione: Relazione fra i deviatori
di sforzo e deformazione
TD 5 2GED (5.230)
La Tabella 5.4 che segue fornisce le costanti elastiche del materiale linearmente
elastico isotropo in funzione di sole due delle costanti assunte quali parametri
indipendenti.

Un esempio di legame lineare non conservativo: il materiale


di Cauchy
Si è visto che le relazioni
s5C?e
definiscono l’elasticità lineare.
Questa relazione, indipendentemente dall’esistenza del potenziale elastico, de-
finisce il cosiddetto materiale di Cauchy, nel quale le tensioni sono linearmente
legate alle deformazioni.
È però necessario evidenziare che la sola linearità può non coniugarsi con la
conservatività del materiale. 

s5 c d5c dc d
Infatti, operando a titolo di esempio in dimensione due, la relazione lineare s1 C11 C12 e1
si scrive . s2 C21 C22 e2

Tabella 5.4 Materiale linearmente elastico isotropo. Espressioni delle


costanti elastiche in funzione della coppia di costanti indipendenti.
Modulo Modulo Modulo Costante Modulo
Costanti di Young tangente volumetrico di Lamé di Poisson
indipendenti E G c l n
G, n 2G(1 1 n) – 2G(1 1 v) 2Gv –
3(1 2 2v) 1 2 2v
G, E – – GE G(E 2 2G) E 2 2G
9G 2 3E 3G 2 E 2G
G, l G13l 1 2G 2 – 3l 1 2G – l
l1G 3 2(l 1 G)
G, cv 9Gcv – – 3cv 2 2G 3cv 2 2G
3cv 1 G 3 2(3cv 1 G)
E, n – E E vE –
211 1 v2 3(1 2 2v) (1 1 v)(1 2 2v)
E, cv – 3Ecv – cv(9cv 2 3E) 3cv 2 E
9cv{E 9cv 2 E 6cv
cv, n 3cv(1 2 2n) 3cv(1 2 2v) – 3cvv –
2(1 1 v) 11v