Sei sulla pagina 1di 10

TOMBA DEI LEOPARDI:

Una imitazione di una ricca casa etrusca e sotto i leopardi si vede un banchetto. Le pose si possono considerare tipiche
dell’arte egiziana anche se sembrano più autentici e maggior naturalezza insistita negli affreschi. Sui lati abbiamo un
suonatore di aulo e il suonatore di cetra. C’è anche una maggiore naturalezza e una minor geometria insistita rispetto
all’arte egizia. Qui si possono proprio fare dei paragoni con la stessa arte egizia rispetto all’arte greca perche di quella ci
rimane poco. I muscoli e le linee sono piu tondeggianti e le vesti sembrano piu morbide. Il naturalimìsmo è una costante
dell’arte etrusca da sottolineare.

CANOPI ANTROPOMORFI:

Una delle più antiche tipologie di scultura umana nell’ambito dell’arte etrusca. Scultura umana nell’ambito dell’arte etrusca
dove sotto abbiamo il solito vaso cinerario ma sopra comincia a compariire una testa ma lo facevano anche gli egizi ma
nelle anse (dove ci sono i manici che sostengono l’urna compaiono anche le braccia. Un evoluzione dell’urna cineraria

LA TOMBA DEI RILIEVI:

Questo è uno dei pochi posti di Cerveteri dove si è salvato il colore ed è molto particolare perche è stato ricreato un
ambiente interno di quello che poteva essere una casa etrusca con tutti oggetti a rilievo colorati. Il pilastro è di ordine
ionico per le volute anche se il fusto è scorretto perche sprovvisto di scanalature e senza base. Semplificata. La casa era
molto importante nell’aldilà e quindi la nostalgia del mondo terreno. Forzano i modelli contemporanei in una versione più
realistica (?).

SARCOFAGO DEGLI SPOSI:

Osservando il secolo e, mettendo a confronto i greci, si rimarca il naturalismo e il pathos. I gesti sono venuti molto bene e
molto convincenti. La mano del consorte che si appoggia sulla spalla della moglie, le mani della moglie in primo piano
mentre i volti sono abbastanza stereotipati ma la gestualità di due persone che sono defunte rappresentano una scena di
vita quotidiana e soprattutto comune nella vita degli etruschi il dottrichinale dove consumavano banchetti e si vede anche
nella tomba di leopardi dove si vedevano molte coppie, ma è una tomba leggermente diversa infatti ci fu un evoluzione
dall’uso di incenerire e poi della inumazione per tenere intatto il corpo. Gli etruschi si sono dimostrati abbastanza creativi
nei riti funebri infatti si vedono dei cambiamenti importanti da questo punto di vista.

FIGURE ACROTERIALI OSSIA INCIMA AL TETTO. L’APOLLO DI VULCA (A dx)

È in terracotta e anche il sarcofago degli sposi, proprio per questo nnoon abbiamo tanto perché e deperibile. Nel 6 secolo
d.C., se li confrontiamo con il periodo severo e arcaico anche se il volto non è molto convincente e anche se le pieghe sono
stereotipate e ripetitive la postura e l’iniziativa del movimento la possiamo considerare piu vera e naturalistica. Cosa viene
ssottolineato anche la fpr,ma fisica come in grecia? Qui invece abbiamo una maggiore umanità, quindi lo consideriamo piu
normale. E abbiamo un apertura delle braccia affatto scontata in quel periodo.

APOLLO DELLO SCASATO (località in cui è stato trovato)

E per fare un aparagone con un apollo greco e etrusco si può vedere. Non è in buone condizioni perche è arrivato in
frantumi perche fatto in terracotta. Sipuo considerare simile all’arte ellenistica greca? Bisogna considerare l’ondulato dei
capelli molto ben fatto e simile al periodo greco ellenistico. La spina dorsale, se si considera la testa e il busto si può parlare
di espressività e di pathos, NATURALEZZA parola chiave del periodo etrusco. Gli etruschi erano un passo avanti rispetto agli
altri popoli se si parla di naturalismo, tranne per il periodo ellenistico dell’arte greca perché. Si occupano proprio di questo
ma Prassitele e skopas si possono benissimo sovrapporre a questo periodo. Gli etruschi sono meno attenti alle regole
rispetto alle altre civiltà circostanti.

LA CHIMERA DI AREZZO (166)

Una cosa importante dell’arte etrusca è la realizzazione di animali: fra i più noti abbiamo LA CHIMERA. Animale di fantasia,
con un corpo di leone/cane in teoria dovrebbe essere un leone ma siccome l’artista non aveva niente con cui documentarsi
prese un animale piu simile possibile al leone di cui però avesse conoscenza e decise il cane. Oggi avendo le possibilità
possiamo riscontrare i vari problemi: la testa è del leone e la criniera si congiunge sul dorso dell’animale fino alla coda a
serpente e spunta pure una testa di capra. Spuntano pure le costole molto realistiche ma la criniera è poco realista perché
qui si vede tutta perfetta mentre nella realtà non è cosi. La postura delle zampe è in tensione e questo può suggerire una
situazione di pathos e di dinamismo che potrebbe essere di li a poco come una molla e su una zampa c’è scritto qualcosa
anche se sulla scrittura etrusca abbiamo molto poco e molto parziale.

CAVALLI ALATI DI TARQUINIA

Se si rimane nell’ambito dell’animale, si vedono i cavalli alati. A livello di naturalezza si vedono alcuni zoccoli staccati dal
terreno che fa pensare che questi voglia un minimo muoversi. I musi dei cavalli hanno le fauci aperte e sembra che siano
irrequieti e non felici di essere li. È stato trovato nei pressi dell’ara della regina ed è una ricostruzione e questo è solo un
piccolo pezzo del timpano del tempio. Infatti i cavi d’acciaio disegnano quello che era il profilo del timpano nel quale erano
posizionati, si trovavano in un angolo.. grande cura anatomica della muscolatura, senza forzature geometriche e si è
tentato di dare espressività ai musi dei cavalli, riuscendo molto bene.

ARTE ROMANA GLI ORDINI ARCHITTETONICI:

Osservando la parte dedicata all’arte greca si vede comparire l’ordine tuscanico con fregio, triglifo, metopa è molto più
semplice rispetto a quello greco. Infatti nell’esempio abbiamo un bucranio una testa di bove scolpita ovviamente, ma ci sta
per essere un edificio religioso e in un'altra metopa abbiamo una patera una. Specie di piattino molto basso per le libagioni.

I romani utilizzavano gli ordini greci con delle varianti e anche l’ordine tuscanico. Inventarono inoltre un nuovo ordine ossia
l’ORDINE COMPOSITO O TRIONFALE: composto da due ordini architettonici e lo si capisce dalle volute le quali sono
esageratamente piu grandi rispetto all’ordine corinzio, infatti si dice siano riprese dall’ordine ionico. Sotto troviamo delle
foglie corinzie, il fusto della colonna è quello corinzio, come rapporto di moduli è uguale al corinzio e anche per quanto
riguarda le scanalature come il corinzio e come lo ionico. Ad un certo punto i romani toglieranno le scanalature e le
lasceranno solamente lisce. Nell’ordine ionico spunta di base il plinto, infatti faranno le basi uguali al corinzio e lo useranno
anche nell’ordine dorico e per il tuscanico. Una confusione che durò per secoli (spesso si troverà l’ordine tuscanico confuso
con il dorico e l’ordine composito con l’ordine corinzio) AI ROMANI PIACEVA GIOCARE CON GLI ORDINI ARCHITETTONICI. Se
si sente parlare di arte classica, non si parla di quella greca ma di quella romana che erroneamente viene chiamata tale. I
romani assomigliano ai greci ma non sono uguali, anzi.

IL FORO ROMANO: (174-175)

Ma ci dedichiamo principalmente al foro romano di Verona.

In storia si è studiato in particolare l’edificazione delle città romane. Sul libro si vede la città di Firenze. Il centro storico di
verona è fondato in epoca romana. Le città romane hanno un andamento chiamato reticolo ortogonale (con incroci di 90
gradi) tramite cardo e decumano massimo dove al centro c’è il foro della città, ossia il punto principale della città e le altre
vie sono perpendicolari alle due principali chiamati cardi e decumani minori.

Il foro di verona è piazza Erbe, il cardo massimo è Via Cappello mentre il decumano massimo ortogonale si trova nel punto
A si trova corso santa Anastasia, ma non sono orientati correttamente, intorno al centro storico di verona abbiamo l’Adige
che gia al tempo dei romani disegnava una curva molto stretta, proprio grazie all’Adige la costruzione di fortificazioni.
L’Adige è una struttura naturale difficilmente valicabile. L’incrocio del cardo e decumano si trova esattamente nel punto A.
Vi si trovava un tempio simile a quello etrusco poiche abbiamo una tripla cella, dove veniva adorate tre divinità: Giove,
Giunone, Minerva. Attorno al tempio di Verona c’era un porticato e sembra ci fosse un catasto all’interno in cui venivano
catalogate le proprietà fondiarie in giro per il veronese, perché si pensa di aver nelle fondamenta (immagine A1) trovato
dei materiali di archivio di allora. Le fondamenta del tempio di Verona ha quasi una struttura ad alveare nella parte
centrale e vengono dette “concamerazioni” (o vespaio) e sono tante piccole camere che servono per fare il podio. Perche
non si fa tutto pieno? La struttura potrebbe risultare troppo pesante e quindi è meglio lasciarla cava, potrebbero esserci dei
cedimenti di fondamenta, in più potrebbe essere eccessivamente eccessivamente costoso utilizzare materiale in eccesso.
Anche nell’architettura di oggi gli spazi vuoti sono utili perché sono pieni di aria cosi si evita l’umidità di risalita nelle
fondamenta. Sempre nell’immagine A1 abbiamo a forma di U un porticato sotterraneo e visto che è nascosto si dice
CRIPTOPORTICO che è formato da doppie volte a botte e sono rette al centro da una serie di arcate, nel criptoportico venne
trovato una tessera nel portico superiore in cui veniva annotata una proprietà fondiaria nel veronese. Non si sa se il
criptoportico veniva effettivamente utilizzata anche perché il pavimento era in terra battuta e quindi probabilmente non
era frequentato (quello di Vicenza invece veniva utilizzato). I criptoportici erano ampiamente utilizzati, utilizzati d’estate
per mantenere la propria forma fisica comunque al fresco. I romani era un popolo guerriero e per questo si allenavano
anche se a vr non era utilizzata per questi scopi. Nella sezione A2 abbiamo la parte superiore, quella emersa, con l’alto
podio che contiene una porzione del criptoportico a U e l’ulteriore colonnato emerso della parte superiore. Al centro, dove
sta il tempo (uguale a quello etrusco) e con ampia scalinata davanti. E si trova a lato come quello etrusco e, non al centro
come i greci.

Il tempio romano può avere anche un'unica cella per onorare un unico Dio anche se quello nel foro è sempre a tripla cella
per onorare la triade capitolina. Nell’immagine A3 abbiamo l’esempio di come poteva apparire il tempio e il portico
attorno. Nel punto F (dietro al tempio) vi erano gli uffici amministrativi “campidoglio”, zona poco esplorata con poche
informazioni. Nel punto B troviamo la CURIA (sede amministrativa), che si trova anche all’interno dei giardini dove vi sono
gli amministratori

LA BASILICA

seguendo il pdf si guarda la ricostruzione di una basilica pagana di forma più ordinaria rispetto a quella di Verona. Quella
tradizionale è composta da un corpo a forma rettangolare il quale è suddiviso in varie parti. Si può notare una griglia
geometrica sottostante la quale viene suddivisa in navata centrale che viene separato tramite due colonnati dalle navate
laterali. I colonnati sono file di colonne e qualcosa di simile si poteva trovare nelle celle più grandi all’intero dei templi
greci. La cella di un tempio greco poteva difficilmente avere delle dimensioni uguali a quelle. Equivale alla grandezza di due
grandi cattedrali ed era comunque una grandezza media. Al centro vi si trova scritto 1=12,5m ci.ca ossia che l’interno è
suddiviso in tre quadrati lo vediamo anche nella porzione dell’esetra (?) che è quell’elemento semi circolare che sporge
anche se in verità è un semi cilindro, da non confondere con l’abside perché quest’ultima si riferisce alle chiese e qui non si
sta parlando di chiese. Nella basilica i romani non pregavano ma veniva utilizzata come tribunale , i giudici si ponevano
dentro un esedra per fare orazioni, comizi e veniva molto utile per concentrare il suono e per proiettarlo in avanti come
nelle chiese. Ha pure un bell’effetto decorativo infatti il cilindro essendo di forma curva permette di cogliere a pieno la
profondità e sembri quasi che si dilati visto che gli occhi tendnono a scorrere sulle superfici cilindriche non esendoci punti
di riferimento di spigoli ed angoli quindi la distanza è piu difficilmente determinabile (verrà ampiamente utilizzata nei secoli
successivi) e veniva utilizzato pure per i mercati. Un luogo polifunzionale il quale doveva contenere moltissime persone. E si
vede che misura 63,5 metri e si fa 50+ l’esedra che misura la metà del quadrato su cui è basata la costruzione di questa
basilica che è 12,5 m. Queste misure sono della basilica emilia a roma (accanto all’entrata si possono vedere una serie di
ambenti chiamate taverne utilizzate come luoghi commerciali) modificandola nella versione a doppia esedra prendendo
esempio dalla basilica volubilis che si trova in nordafrica. Lo spazio centrale suddiviso in quadrati, Lo spazio tra una
colonna e l’altra il cosiddetto intercolumno equlivale ad un terzo e iromani come i greci utilizzavano moltissimo le
proprorzioni della sezione aurea in versione semplificata. Lo spazio che c’è nelle navate laterali equivale a mezza navata
centrale ½ (utilizzati nel rinascimento). Nella basilica emilia abbiamo una caratteristica, infatti se si osservano le colonne e
le confronto con l’allineamento delle mura delle taverne sottostanti che sono accanto all’entrata sii nota che sono sfalsate
perché lo spazio tra una colonna e l’altra fosse eccessivo se si faceva della stessa ampiezza di una taverna. Davanti alle
taverne c’era un porticato che girava intorno alla piazza così in ogni stagione è possibile camminare, sia con il vento, la
pioggia e il sole. Un tempo le città erano porticate soprattutto nelle parti piu importanti. La città romana era molto piu
ordinata infatti i romani tendevano ad una specie di sensazione di bello pratico rispetto a quanto facevano i greci. Il portico
lo si puo vedere facilmente dai pilastri i quali sono rigorosamente allineati alle taverne in modo da consentire un ingresso
ordinato dal foro romano salendo lungo i gradini. È importante parlare della basilica perché una parte verranno
ampiamente utilizzati dalla chiesa cristiana con la democratizzazione del culto, in cui tutti possono vedere gli eventi piu
sacri e quindi entrare nella cella del dio allora si prende ad esempio la basilica romana anche se è un edificio laico perche i
romani utilizzavano il tempio e solo pochi eletti potevano entrare nel tempio. La basilica e il tempio venono messi su un
podio (anche se abbastanza bassi) un po per consentire un faile ingresso e un facile passaggio e anche per proteggerre da
eventuali inondazioni, infatti le strade basse erano di dominio dei messi rotabili: sei carri e dei cavalli. Le navate laterali non
sono perfettamente a metà della navata centrale o anche la porzione di esedra perche ci sono dei riferimenti che finiscono
direttamente dentro al muro, questo lo si vede bene a sinistra ma anche nel mezzo che c’è in basso a sinistra all’interno
della basilica, ma non è un errore perche quando si ha a che fare con delle costruzioni un conto sono le volumetrie
seguendo le forme geometriche e un conto sono gli spessori delle mura. Quindi diciamo che si misura solamente la metà
delle mura portanti. Le quote sono quelle linee che sopra contengono il numero in questione. Per la grandezza delle
taverne si calcola seguendo la distribuzione della basilica emilia , notando che c’è un allineamento simmetrico, alla seconda
taverna d’entrata di destra e di sinistra infatti la colonna è allineata con il pilastro, allora ecco la formula matematica per
sommare il tutto: sommando lo spazio di 7/3 (7 per 1/3) : lo spazio dei cinque vani (è vero che le taverne sono quattro ma
bisogna anche contare l’entrata la quale è una taverna sfondata

ARTE ROMANA EDILIZIA:P 186: DOMUS ROMANA (casa che c’è a Pompei)

Era per persone ricche.

PDF!! Le aperture sono soprattutto nella parte interna, all’esterno abbiamo a sx delle piccole finestre, per l’aria. Le
aperture davanti sono una della casa (dx) (fauces) (PUNTO 1), ai lati abbiamo invece due taberne, essendo di proprietà
della domus sostengono economicamente la domus. Le taberne non hanno degli accessi per entrare nella domus, si può
entrare solo dall’esterno. Dopo le fauces ci si ritrova nell’atrium, davanti all’ingresso. L’impluvium (PUNTO 4): una specie di
imbuto che serviva per raccogliere l’acqua piovana. Non tutte le domus avevano l’acqua corrente, solo i più ricchi. Chi non
l’aveva mandava gli schiavi a prenderla dalla fontana pubblica. Intorno all’impluvium un cortile per dare aria alle stanze che
danno verso l’interno. I cubiculum o cubicula (PUNTO 9), piuttosto piccoli, sono delle camere da letto perché sarebbe stato
difficile scaldarla. Procedendo nel cortile arriviamo al tablinum (PUNTO 8), dove c’era la stanza del padrone di casa, dove
scriveva. Era in un posto più piacevole dei cubicula. Aveva infatti due aperture: una verso l’impluvium e una verso l’ortus,
che era un giardino interno (viridarium=verde). Il luogo più ambitu degli ospiti era il triclinium (PUNTO 7), dove si facevano
banchetti. Negli affreschi di Tarquilia erano rappresentati i banchetti. Altre volte nella domus poteva esserci un altro cortile,
il peristilio, un giro di colonne, con al centro un giardino, hortus porticato, dove potevano esserci le copie della statuaria
greca. Qui si può trovare una copia del doriforo, della nike…

Com’è organizzata la domus: se all’esterno ci sono poche finestre e si prende aria dall’interno, c’è ogni volta un cortile. Si
procede per cortili interni (dai greci

P 187 INSULA

Assomiglia ad un condominio, su più piani. Solitamente le fondamenta, o primo livello era realizzato in mattone o opus
cementicium. Dal primo piano in su erano in legno. Certe volte troppo alti, cosi si potevano affittare più alloggi e incassare
di più. Le persone stavano in un monolocale o appartamenti con più stanze. Durante le giornate ci stavano poco, era un
dormitorio o un piccolo ricevimento. Quelli veri e propri nel triclinium delle domus.

P 188 MAUSOLEO DI CECILIA METELLA

I mausolei servivano per onorare defunti importanti, imperatori. Solitamente cilindrica, molto ampia (un palazzo) sopra al
cilindro c’era un terrapieno artificiale dove venivano piantati dei cipressi. In questo mausoleo non ci sono più ne i cipressi
ne il terreno, abbiamo una porzione in cotto. Non è di epoca romana, ma di un periodo seguente. Queste strutture ritenute
interessanti e quindi divennero un fortilizio, come il Castel Santangelo.

Podcast 25- ARTE ROMANA SCULTURA


P 191 TOGATO BARBERINI
Cosi chiamato perché si trova nella collezione dei Barbierini
Vesti: la toga è molto aderente in alcune parti del corpo, panneggio bagnato!! (come arte greca)
Postura: l’asse delle ginocchia è obliqua al terreno, PONDERAZIONE!! (come arte classica greca)
Spalle non particolarmente parallele (come arte greca)
Il braccio che esercita più sforzo ha un angolo a 90 per sostenere il busto di un antenato
Il sostegno delle gambe fa notare il CHIASMO (arte classica greca)
Le teste che vediamo sono gli antenati di colui che li sta sostenendo
Non si possono considerare bello ideale, grande cura nell’intento ritrattistico, come gli etruschi
Il togato condensa due realtà artistiche diverse: arte classica greca (corpo) e arte etrusca (intento ritrattistico dei volti)
C’è un patrizio (persona importante) per i romani si diventa patrizi quando si è di famiglia. Quindi è molto importante
esibire e conservare i ritratti e le fattezze dei propri padri. Quando morivano i patrizi si modellava sul viso del defunto una
maschera di cera per prendere il calco delle fattezze della persona, ottenendo un negativo. Questi neativi detti IMAGO
MAIORIS servivano da modelli per realizare i busti degli avi. Era importante mostrarne la somiglianza
->(P190 RITRATTO DI UN PATRIZIO ROMANO)
Quel volto potrebbe essere stato preso da un IMAGO MAIORIS e quindi essere il volto di un defunto, è importante
riportare rughe e imperfezioni, segno dei patrizi. Se si utilizzasse il bello ideale gli ospiti vedendo queste strutture e
vedendo il padrone di casa, potrebbero pensare che sia u impostore dato che non assomiglia ai suoi avi. Nell’arte classica,
nell’ambito della ritrattistica romana non è accettabile nei volti, nel corpo si.
Nelle città importanti c’era anche più di un patrizio, c’erano li opifici: erano dei laboratori dove lavoravano più maestrane
specializzate (vari compiti). Ciò che vediamo non è opera di un solo scultore ma di un opificio con più persone che lavorano
insieme.
Si fa subito il corpo, non è importante che sia come quello del patrizio, quindi realizzano solo quello. Al posto della testa si
creava un incavo dove essa poteva essere inserita in un secondo momento.
Quando il patrizio arriva nell’opificio guarda il corpo e si fa fare il ritratto, cosi si fa prima.
Qualcosa di simile lo troviamo al museo archeologico di Verona, dove vediamo dei usti predisposti per accogliere una testa
che è stata perduta.
Alcuni dicono a proposito del togato barberini che le teste presenti non siano originali, vengono prese da altrove. Esse sono
state pensate per altri copi. Teste di restauro. Non si sa quale dato che erano intercambiabili
C’era cromia
Questo genere di opere potevano essere esposte sia in pubblico che in privato, soprattutto le maschere in cera in privato e
le statue marmoree in pubblico

P 215 AUGUSTO DI PRIMA PORTA


Esempio di ritratto imperiale
Non e somigliante al togato barberini
Con i piedi e le ginocchia si vede che il peso non è distribuito, c’è il CHIASMO
Il busto è nudo, Augusto indossa una Lorica: una corazza che protegge il busto. Dal gesto che fa si vede che è un
comandante militare che si deve presentare in maniera perfetta, vene rappresentata la virilità. Non viene tolta per il
concetto di vergogna della nudità. L’imperatore non può essere rappresentato nudo. Bisognava sottolineare l dignità di
Augusto. È una nudità vestita
Il braccio dx si eleva in alto in segno di comando. Secondo i canoni greci doveva rimanere disteso lungo il corpo. Il braccio
sx piegato a 90 e reggeva uno scettro, segno di comando
Il volto è troppo disteso ma non viene neanche definito bello ideale
Sono state fatte piu copie di tutti gli imperatori per distribuirle in tutto l’impero. Per farle rimanere il quanto piu fedeli,
dato che trasportare una statua era scomodo, i romani adottano un sistema numerico: con il CANONE NUMERICO (quanto
doveva essere, sporgente la fronte, il volto..) si davano regole per tutto l’impero, senza trasportare statue. I romani erano
molto pratici. Anche gli stessi cittadini romani potevano avere un maggior rispetto nei confronti dell’imperatore
(pubblicità). Si dava vanto e dignità all’impero

Tra i due il più classicheggiante è l’augusto di prima porta, poiché il volto non è realistico. Non c’è nulla di etrusco a
differenza del volto del Togato

P 217 IL MONUMENTO EQUESTRE A MARCO AURELIO


Realizzato in bronzo d’orato, veniva applicata una foglia d’ro. Non è placcato, si inventa con l’elettricità
Viene utilizzata la tecnica a cera persa. La statua è cava altrimenti le gambe del cavallo cederebbero.
Attualmente non è più esposta al campidoglio, ora quella che c’è è solo una copia
Quest’opera verrà imitata nei secoli seguenti da chi vuole diventare imperatore, dai comandanti delle truppe, nella monera
da 50cent
Per secoli si pensava che non fosse Marco Aurelio ma Costantino. Fortunatamente perché dato che era in bronzo se fosse
stato Costantino sarebbe stata rubata, dat che era più importante
È un gruppo equestre perché formato da un cavallo e da una statua
La cura dei dettagli, le pieghe del collo, della pelle ricordano l’arte ellenistica greca. Attenzione per renderlo verosimile, non
assomiglia ad Augusto.
Ha uno sguardo da filosofo pensieroso
A livello di PATHOS il livello di Marco Aurelio non è espressivo, il cavallo si.
Più avanti ci sarà una notevole semplificazione, molti dettagli andranno persi, volti sempre più liscie e geometrici. Ma non
assomiglianti all’arte classica

P 220 ARA PACIS (Ara Pacis Augustae)


Al centro c’è un altare circondato da un recinto. Questo tipi di costruzione “ara” serviva per ufficiare all’aperto riti religiosi.
È l’unico che ci è arrivato in condizioni leggibili. Ci sono molti elementi. Anche se era una struttura tipica romana ci è
arrivata solo questa. Di solito erano realizzato in legno deperibile, vegetali e ossa vere… tutti elementi deperibili che in
questo caso non ci sono perché questo è in marmo. Veniva usato il marmo perché cosi era duraturo e si eternava ai posteri
la memoria della pace di Augusto dopo le lotte. Sui pannelli figurati viene rappresentata questa pace
->P 222 PANNELLO: SATURNIA TELLIS: Al centro c’è una donna con in braccio dei bambini e questa è la personificazione
della terra. Ai lati ci sono delle ulteriori divinità dei venti e del mare, accompagnate dai loro simboli: cigno e mostro marino.
Queste divinità hanno una corporatura abbastanza somigliante l’un l’altro, soprattutto quelle laterali: bello ideale!! Viene
sottolineata dal vestito, un panneggio bagnato sottile che mostra parecchio dell’anatomia delle dee
Dinamismo: i drappi delle due divinità dei venti sono gonfiati dal vento sopra le loro teste e coprono parzialmente i corpi
femminili
Pathos: spontaneità dei gesti dei bambini che stanno in braccio alla Terra, potrebbero essere Romolo e Remo, soprattutto il
bambino di sx non in una posizione comoda, il bambino di dx porge da mangiare alla madre terra. Per pathos non si
eccede, almeno per i due bambini, per le tre divinità invece non sono particolarmente espressive essendo classicheggianti.
Il pathos viene trattenuto contrariamente ai due bambini, anche se non viene calcato. Il pathos è paragonabile all’arte
classica per le dee e paragonabile all’arte tardo classica per i bambini
L’animale al centro è fuori scala, dovrebbe essere più grande ma rovinerebbe la composizione, e la pecora non può essere
grande come i bambini.
È un bassorilievo dove abbiamo sia il primo piano molto rilevato e ulteriori parti meno rilevate e più accennate
(vegetazione) tutto questo suggerisce un effetto di profondità che verranno ammirati nell’arte rinascimentali.
C’è una buona cura del dettaglio, vengono ulteriormente sottolineate le proprietà delle dee ai lati, infatti a sx abbiamo
delle piante (terra) e a dx dei flutti (mari)
Era completamente dipinta, cromia. Oggi in determinati momenti vengono proiettate immagini a colori che si
sovrappongono ai marmi, per ricordarne la cromia (link)

L’ara pacis è la traduzione in forme marmoree di strutture line, le forme che noi vediamo potevano essere in legno.
Possiamo capire come erano fatte guardando l’ara pacis. I pannelli sono suddivisi su due livelli e sono separati da cornici.
Abbiamo un elemento di cornice verticale, che possiamo chiamare “pilastro” se presenta due facce o “lesena” se ne
presenta una sola. Non si possono chiamare colonne percè è a faccie piatte e non circolare. Al centro abbiamo un motivo
decorativo vegetale (p222) che ricorda un candeliere, e si chiama candelabra. Per motivo decorativo si intende qualcosa
che si ripete più volte. (anche a Verpna ci sono candelabri) c’è un asse centrale da cui ripartono forme vegetali. Se ci sono
delle armi si chiama “anocria(?)”, o animali “candelabra zoomorfa”, altre volte ci sono elementi musicali etc.. sulla base di
cio che vuole il committente. La candelabra è solo decorativo, ciò che compone la colonna invece è la lesena o il pilastro,
nella parte superiore c’è un capitello, con foglie e volute piccole quindi di ordine corinzio. Lungo le lesene o pilastri
vengono collegati con elementi orizzontali decorati da motivi geometrici a meandri, detti a greca, meglio noti come
svastica. Il nazismo infangò quest’opera, era considerata simbolo del sole nascente. Questo motivo decorativo è detto
motivo a meandri o a greca, non sempre con svastica. I pilastri o lesena, insieme agli elementi orizzontali, sono più
sporgenti dei rilievi e fanno da sostegni e da travi di struttura, sostengono i pannelli figurati. Essi sono in legno e più sottili
di quelli verticali e orizzontali e quini incastrati nel telaio, formando rettangoli. Si chiama sistema a fodrina (=telaio di
traverse verticali e orizzontali con al centro un sottile pannello). Oggi la fodrina non si usa più. Anche nelle finestre, vetro
sottile nel telaio in legno. All’interno dell’ara pacis abbiamo elementi decorativi (p222).
->P 222 GHIRLANDE DI FIORI: ricorda il periodo etrusco. Al centro un piattino “patera” per la divinazione. Ai lati della
ghirlanda con fiori frutti e spighe (simbolo di abbondanza e pace che ha donato augusto all’impero), vengono sostenute da
“bucrami” che sono teste di bove sacrificate. Tutte queste cose messe in rilievo ma una volta mettevano elementi veri. Le
“patere” che sono appese all’interno della parete con ghirlanda, sono ripetute più volte. Ancora oggi le patere sono in uso
presso i sommelier che le utilizzano come piattini di vecchia memoria. Sotto c’è il motivo a palmetta, essa qualche volta
sostituisce il fiore d’abaco dell’ordine corinzio o le foglie d’acanto.
L’ara pacis per come viene oggi esposta è in una ambientazione snaturata ma durante il fascismo non erano interessati ad
altre epoche, solo all’arte romana e probabilmente il contesto archeologico intorno è andato perso. Oltre alle divinità c’è
anche augusto
->P 221 CORTEO PROCESSIONALE: viene rappresentato Augusto e tutta la sua famiglia, con i personaggi che contano
nell’amministrazione dell’impero romano. Ricorda uno stile con impostazione classica anche se i personaggi vengono
differenziati, non c’è l’attenzione al realismo dato che come opera pubblica tutti la devono vedere, quindi certe situazioni
sgradevoli vengono censurate grazie ad una “cosmesi classicheggiante”. I personaggi pare che prestino attenzione a più
momenti diversi. Gli atteggiamenti suggeriscono pathos misurato, dato che è un momento solenne e ufficiale. Abbiamo il
panneggio bagnato. Non tutti sono rappresentati con lo stesso aggetto di rilievo anche se l’effetto di spazialità è migliore
nel pannello con le dee dove c’è anche il paesaggio con le piante. Qui oltre ai personaggi non c’è molta caratterizzazione
del luogo dove essi si trovano.

IL TEATRO
P 102, fig 5 IL TEATRO GRECO
È un teatro greco molto tardo che potrebbe avere subito le influenze del teatro romano quindi LINK!
Ci sono differenze tra gli schemi: la scena (skenè) nel teatro greco è molto più bassa tant’è che gli spettatori vedevano le
montagne dato che i teatri e i templi venivano realizzati nella acropoli. Non era un problema trovare un posto adatto dato
che la Grecia è montuoso, e i monti sono la materia prima per fare il teatro. -- TEATRO DI EPIDAURO intorno vediamo un
bosco e sotto c’è il terreno, l’humus e poi salgono sempre più in alto, non è il terreno ma la roccia che sale. Il teatro, come
tuti gli altri è stato scavato nella roccia. Tutto l’insieme scavato prende il nome di “cavea” (ricorda cava, dato che hanno
cavato roccia per creare il foro a forma di semicerchio). Questa cavea è ottenuta in maniera naturale perché la struttura è
naturale e non è costruita ma ottenuta modellando il monte. La scena è molto bassa e gli spettatori possono vedere il
paesaggio, associate al divino Dioneso. Sotto l’orchestra di questo teatro (elemento circolare in mezzo ala cavea dove si
danzava e dove c’erano i cori e dove si suonava) era presente una cassa armonica, un luogo cavo per far risuonare il suono
che si otteneva sopra l’orchestra e così il suono si espandeva meglio lungo le gradinate del teatro. È lo stesso principio della
chitarra. Originariamente era tutto in legno ma con il tempo vengono sostituite dalla pietra. Buona parte dei teatri greci
hanno avuto origini in Magna Grecia ma sono stati trasformati nel periodo romano e sono stati ampliati, in Grecia c’è tanta
arte romana.

P 202 TEATRO ROMANO


TEATRO MARCELLO: a dx ci sono 3 colonne sparse che sono i resti di un tempio. Non ci troviamo sulle montagne, gli
edifici sono tutti allo stesso livello. La cavea si trova sopra le arcate che non sono naturali, una cavea artificiale che è stata
realizzata con volte a botte. L’ossatura è in opus cementicium, la parte esterna in marmo o pietra. Il sistema delle volte a
botte è modulare, di facile progetto e realizzazione. Se si ha un buon progetto il lavoro sarà migliore e più veloce. Il
materiale che occorre non è molto, c’è molta luce e spazi vuoti. L’arco è una struttura resistente, sopra le volte c’è un
palazzo nobiliare degli Orsini. Non ci troviamo sulla cima di un monte quindi non ha senso tenere una scena bassa, ma
neanche inquadrare le insule davanti al teatro. Infatti la scena del teatro romano sale e chiude la visione verso l’esterno agli
spettatori. il teatro è sforacchiato dai cercatori di bronzo
(guarda file, non ho capito quale) ORDINI ARCHITETTONICI: la lettura avviene parlando di livelli e non di paini, perché noi
siamo in Europa è qui gli edifici sono più bassi di quelli americani (loro partono dal primo piano). Usa il termine livello!!
(primo livello=piano terra) o ordine. Al primo livello del teatro Marcello abbiamo, osservando il pilastro, un capitello di
ordine dorico. Il capitello del pilastro si innesta alla ase delle arcate. Sopra al pilastro c’è la semicolonna che sale, passa il
piano di imposta, finisce sopra i conci dell’arco. Vediamo che è di ordine dorico, gli manca la base ma il fusto è liscio. A fare
le colonne liscie hanno imparato dagli etruschi. È un ibrido tra greci e etruschi. Sopra al capitello dorico della semicolonna
ci sono metope triglifi e gocce, metope non figurate.
Nel secondo ordine le arcate sono di tipo dorico, o toscanico (è uguale), come ordine che trapassa l’arcata abbiamo invece
l’ordine ionico. Infatti sopra l’ordine ionico abbiamo l’architrave tripartito, come i greci. La scalmanatura la base non sono
ionici. (pdf del tempio).
Fino ad ora abbiamo rispettato i pesi (donna, uomo, ragazza)
L’ultimo ordine architettonico del teatro Marcello ci manca, non c’è. Nella ricostruzione propongono l’ordine corinzio

Il teatro romano si differenzia da quello greco perché ha una struttura artificiale (cavia artificiale) e una scena chiusa.
Inoltre l’orchestra è semicircolare e più ridota perché c’è il palcoscenico più ampio. Nel teatro greco l’orchestra è circolare
perché più importante per musica e arte che si svolgevano.

Guardando la ricostruzione del teatro Marcello, osservando l’interno della cavea a gradinate notiamo che è suddivisa in 3
livelli. I primi due occupati da gradinate, l’ultimo un porticato per i posti in piedi. L’ingresso alle gradinate è grantito da qui
rettangoli che ijterromponono i gradini che si chiamano “vomitoria”. Sevivano per un accesso distribuito e ordinato nella
cavea. Le persone più importanti avavano i posti più vicini alla cavea, primo livello, semparato dal secondo tramite un
corridoio. I più poveri stavano nel porticato in piedi. Gli ingressi avvenivano da numerosissime porte, all’esterno c’è una
serie di arcate voltate, non solo elementi di stuttura ma anche di ingresso, così in maniera efficiente si possono fare entrare
persone in poco tempo che ordinatamente accedono al teatro senza calca. E altrettanto rapidamente il teatro si può
svuotare grz alle vomitoria

A Verona ci sono dei buon temponi, sedicenti guide, ma anche insorpassati manuali di storia dell’arte veronese, è ormai
roba vecchia. Raccontano questa favola: dal teatro romano di Verona, lungo una sponda dell’Adige, gli spettatori seduti
nella cave vedevano ciò che c’era fuori, anche le battaglie nel fiume. Essi pensavano che fosse un teatro greco senza scena
ma c’è in realtà un’altissima scena. Il teatro romano di Verona si può considerare parzialmente greco, non per la scena ma
per a struttura architettonica: una porzione è stata scavata nella collina. Non hanno pensato di realizzarlo in una posizione
alta. È considerato uno dei pù bei teatri romani che ci son arrivati, anche se la scena è andata distrutta, ma una volta c’era
e occludeva la vista degli spettatori che non potevano vedere l’Adige. È un po scavato ma una parte della cavea è artificiale,
ed è quella che è andata distrutta. All’interno c’è il museo archeologico, anche se quelli di Roma sono meglio. All’interno
c’è un pozzo o taglio profondo quasi quanto il teatro che serviva da intercaopedine per evitare che il ruscellamento delle
acque del monte entrasse dentro il teatro. È stata un’opera immane.
P 204-205 ANFITEATRO FLAVIO – COLOSSEO: formata da due teatri che formano un grande edificio a doppia cavea
(artificiale), le due orchestre si uniscono in forma ellittica e prenderanno il nome di “rena” (=sabbia) L’arena di Verona
prende il nome dalla parte centrale delle due orchestre fuse che hanno creato una forma ellittica ricoperta di sabbia.
L’arena sembra sia stata una prova generale prima della realizzazione del Colosseo. Il Colosseo non indicava l’anfiteatro
Flavio ma era una enorme statua che si trovava nei pressi e al posto dell’anfiteatro c’era un lago. Identificarono l’anfiteatro
romano con questo colosso che sparisce se guardiamo l’anfiteatro dato che se ne è persa ogni traccia. I materiali che
costituiscono l’anfiteatro sono gli stessi del teatro romano: struttura interna in opus cementicium, rivestimento in pietra
(costa meno del marmo), strutture architettoniche modulari, una serie di anelli di volte a botte che vengono attraversate a
raggera da alcuni percorsi voltati. La parte più esterna (a Verona è quasi completamente crollata, porzioni di volte a botte
anulari) è composta da 4 livelli, 3 ordini di arcate e l’ultima parte liscia.
ORDINI ARCHITETTONICI: la superficie esterna presenta dei buchi (cercatori di bronzo che cercano i perni), alla base è
formato da un pilastro, come il Marcello su cui è addossato una semicolonna (come il Marcello). L’ordine architettonico del
pilastro manca di base, infatti la sezione del parallelepipedo va direttamente nel terreno e il capitello alla base della linea
d’imposta è dorico o tuscanico (liscio). La colonna del primo ordine è liscia (etrusca) la base non è molto chiara ma si riesce
a riconoscere il plinto, il toro, la scozia e il toro: ordine toscanico alla romana. (pdf ordini architettonico). L’architrave del
primo livello non è corretto, è tripartito (ionico-corinzio) (il Marcello era corretto).
Il secondo livello, i pilastri che sostengono le arcate sono di ordine dorico, come il primo livello. La semicolonna è di ordine
ionico e la base corinzio (plinto toro scozia toro). L’architrave sopra le volute e l’abaco, è corretto, è tripartito.
Al terzo livello i pilastri delle arcate sono dorico, la semicolonna addossata al pilastro è liscia (tuscanico), la base è corinzia e
il capitello presenta le foglie (corinzio). L’architrave è tripartito, è corretto.
Nell’ultimo livello, con parete con poche finestre, notiamo un nuovo elemento architettonico che ricorda la colonna ma
non lo è, è un leggero aggetto rettangolare che sembra una colonna ma si chiama “lesena”. Rispetta l’ordine architettonico
corinzio (base, fusto liscio, capitello e la sezione è tripartita).
Nel 4° livello vediamo una serie di mensole. Queste servivano per sostenere dei pennoni. Come possiamo vedere a pagina
105, altre volte vengono dette antenne, che servivano per riparare dal sole gli spettatori. Questa copertura era garantita
dalla marina militare romana che a ritmo di tamburi davano degli strappi coordinati a delle corde, alle estremità
dell’anfiteatro in modo da issare in alto il velarium. Era un’enorme vela con un buco al centro, per proteggere gli spettatori
dal sole. Non c’era l’illuminazione artificiale e al sole, nel bel mezzo dell’arena, combattevano i gladiatori e le bestie feroci.
La sabbia era utile per rimuovere i grumi di sangue che si accumulavano. Qualcuno sostiene che all’interno degli anfiteatri
si tenevano delle naumachie. Se guardiamo a pagina 205 si nota che sotto l’arena era presenti dei cunicoli. I romani non
erano in grado di mantenere stagno un luogo del genere. Questi cunicoli servivano per fare aprire delle botole e facevano
spuntare all’improvviso dalle viscere della terra i gladiatori e gli animali. Se l’impluvion della domus romana riesce a
raccogliere acqua per riempire una vasca, il Colosseo può fare molto di più. Il ruscellamento delle acque quando piove negli
anfiteatri è un problema grave. Nell'arena di Verona avevano messo dei cunicoli che portavano l’acqua fino in Adige per
risolvere questo problema. Nei decenni passati era noto che l’arena dopo le piogge puzzava perché non c’era
manutenzione dei canali di scolo. La cavia dell’arena di Verona oggi non è come quella originaria. Fu più volte manomessa.
Uno degli ultimi riordini è stato intorno al 19esimo secolo per pareggiarla tutta. Ma non è così che funziona, bisogna che ci
sia un corridoio per separare le gradinate del primo e secondo livello. Anche in questo caso tutti i sistemi dei vomitoria
erano in funzione, con un centinaio di ingressi. Gli anfiteatri erano realizzati all’esterno della città per evitare problemi di
ordine pubblico. Infatti l’arena è costruita fuori dalla cinta muraria romana. Gli anfiteatri venivano utilizzati come cave di
materiale edile. Ci sono così tanti pezzi in piedi nell’arena perché nel 16esimo secolo sotto la repubblica serenissima di
Venezia si decise che era meglio preservarla, anziché prelevare un pezzo oggi e un pezzo domani.

PANTHEON

A pagina 208 c’è il pantheon. Non si sa chi sia stato l’architetto. Ai tempi dei romani gli architetti venivano considerati poco
più che semplici insegnanti. Non è scontato conoscere i nomi degli architetti. Il pantheon è formato da un enorme cilindro.
Questo cilindro prende il nome di tamburo, perché contiene una cupola. Quindi c’è un enorme tamburo che sostiene la
cupola. Sotto la cupola abbiamo una cella enorme, enorme perché così c’è spazio per tutti. Infatti all’interno ci sono tanti
altari. Oggi sono seppelliti anche i padri della patria. A livello di musica abbiamo anche un compositore: Arcangelo Corelli.
La cella arriva a 43 metri di diametro. Si sviluppa anche in altezza e non ha sostegni interni. Si sviluppa intorno al tamburo
che sostiene il tutto. Il pronao che è davanti al tamburo è minuscolo rispetto a quest’ultimo. La fronte del pronao non è
tanto diversa dal tempio greco. Abbiamo le colonne, il timpano, che è bucherellato. Significa che c’erano delle sculture di
bronzo, che non abbiamo più. Le colonne sono lisce come l’ordine toscanico, etrusco. Ma queste non sono toscaniche. Alla
base c’è la tavoletta, la ciambella, la rientranza. Quindi abbiamo il plinto, il toro, scozia. Una versione di ordine corinzio
elaborata. Il fusto della colonna ha delle interruzioni: i rocchi. Ogni colonna è un pezzo unico. Le colonne sono dell’ordine
corinzio. L'architrave è tripartito, quindi motivo in più per dire che è corinzio. La parte più alta del timpano è sorretto da
una serie di arcate a tutto sesto, che corrono sopra l’architrave delle colonne. Il sistema della travatura per sostenere il
tetto ha una forma a capriata. All'interno del pantheon c’è un dipinto settecentesco che rappresenta il pantheon a Roma di
Giovanni Paolo Pannini. Era il pittore dei turisti di Roma. In alto c’è un piccolo foro di 9 metri di diametro nel soffitto.
Piccolo rispetto al diametro del pantheon che va oltre i 40 metri. Questo foro serviva per l’acqua quando pioveva. Il
pantheon anche sotto la pioggia sarebbe rimasto all’asciutto grazie anche all’oculo. Attraverso il oculo passa la luce e
possiamo immaginare la discesa delle divinità all’interno del pantheon. Almeno così avranno pensato i pagani. La luce che
entra all’interno del pantheon fa brillare le sculture che si trovano dentro la cupola. Le rosette di bronzo dorato sono finite
in un baldacchino che si trova a Roma, realizzato da Bernini. Questo scempio fu promosso dai papi Barberini. La luce di
questo oculo evidenzia i marmi che ci sono all’interno e evidenzia il colore. I romani amavano il colore. L'arte romana era
colorata e non in bianco e nero come predicavano da fine 700. Non era il nudo marmo bianco, era colore. Usavano anche il
marmo bianco, ma non solo quello. Per erigere la cupola hanno usato il tamburo di sostegno e tecnica ed edilizia consueta.
Di solito era mattone e malta cementizia. La cupola è realizzata in opus cementicium. Lo spessore delle pareti della cupola
man mano che si avvicinano all'oculo diventano sempre più sottili e negli inerti i romani usano la pietra pomice, che è
molto leggera. Per alleggerire ulteriormente la struttura hanno adottato un reticolo. In questa griglia all’interno hanno
creato dei riquadri, che prendono il nome di settoni. Sono come dei cassettoni messi al rovescio. All'interno dei settoni
c’erano le rosette dorate. Il pantheon è greco. L'arte greca ha avuto grande influenza sui romani, visto l’uso degli ordini
architettonici che hanno. Pure aggiungendo l’arco e, in questo caso, la cupola, che era più dell’arte etrusca. Come anche la
colonna liscia. Guardando la fotografia notiamo colonne lisce e altre scanalate. Abbiamo un timpano arcuato. La
scanalatura domina nella parte interna del pantheon, basta guardare le colonne che hanno una scanalatura a listello, come
anche i pilastri, e sono tutti di ordine corinzio, hanno le foglie e le volute sono minute. Quindi in linea con l’arte greca. I
pilastri sono ad angolo delle nicchie, delle rientranze. Li chiamo pilastri perché hanno almeno due facce in vista, e quindi
sono sicuramente portanti. Guardando la pianta vediamo quella del pronao e quella della grande cella, che sembra che qui
entrassero anche i cittadini di Roma. Il pronao ha una suddivisione per terzi. Parlando di sezione aurica era qualcosa tipico
di allora. Entrando all’interno del pantheon, che è suddiviso da pavimentazione a quadrati e circonferenze che sono
colorati, ripropongono la forma su cui si basa il pantheon. Così come i cassettoni della cupola. Ci troviamo quindi davanti a
una struttura modulare. Questo è un elemento fondamentale nell’ambito dell’arte romana: il modula. Alle pareti vediamo
una serie di rientranze. Abbiamo le semicirconferenze e delle nicchie, delle rientranze rettangoli. Gli ingressi sono suddivisi
per terzi. C'è un gioco di curve.

COLONNA TRAIANA

A pagina 200 c’è la pianta dei fori imperiali a Roma, tra cui il foro di traiano. A Roma c’erano più fori, perché ogni
imperatore voleva il suo. I templi erano ad un'unica cella, perché dedicati a un’unica divinità. La colonna traiana si trovava
all’interno di un cortile ed era accerchiata su tutti i lati da delle terrazze. Ci sono le terrazze perché se no sarebbe difficile
vedere i bassirilievi che si trovano nella parte alta della colonna. Questa colonna è dell’ordine toscanico. Abbiamo sì un
echino con gli ovuli, ma le volute non ci sono. Immediatamente sotto l’echino c’è una scanalatura a spigolo vivo.
Guardando la base c’è con un toro e un plinto. Si vede anche l’entasi. La colonna si aggira a un’altezza di 30 metri. Attorno
alla colonna ci sono due biblioteche: una latina e una greca. All'interno si conservano i rotoli. La colonna è una novità
perché quei bassorilievi che sono scolpiti lungo la colonna ricordano un rotolo. Abbiamo più copie della colonna, perché
sono stati fatti dei calchi. Oltre alla correzione ottica dell’entasi, c’è la correzione per far sembrare tutto della stessa altezza.
Infatti la parte più alta della fascia a rilievo della colonna è più alta, rispetto alla parte più bassa. Così la fascia sembra alla
stessa altezza. Un tempo era dipinta. All'interno c’è una scala esequiale che è stata scavata all’interno dei rocchi, in cui si
può arrivare in cima. Alla base c’è il sepolcro del dio traiano. I bassorilievi rappresentano una scena dove i soldati si
occupano di fortificazioni. Si parla di dinamismo e realismo. Questa è una costanza di traiano, dove non si segue il bello
ideale, ma si segue l’aspetto di realismo. Ci sono poi dei fori di areazione che servono per dare luce all’interno della
colonna. La colonna traiana era completamente dipinta. La scena rappresentata è piuttosto cruenta, agghiacciante. C'è chi
sventola la testa dei nemici appena decapitati. I nemici, cioè i daci, soccombono sotto i romani. Questi vengono
rappresentati disperati. Non sono delle caricature, infatti c’è chi ha ipotizzato che il maestro di traiano, colui che ha ideato
questo ciclo scultorio, fosse uno schiavo liberto, aiutato ovviamente da una squadra di scultori. Una persona da sola non
poteva fare tutto questo. Hanno una loro umanità. In basso si vede un vecchio. Questo tipo di rappresentazione è tipica per
rappresentare le divinità fluviali. Qui in particolare è rappresentato il Danubio. Lo si può considerare abbastanza
idealizzato, basta guardare le spalle. Pur essendo questo rilievo particolarmente basso, in generale è ricco di dettagli. Molti
di più rispetto ad altre opere prima della colonna traiana. L'effetto di profondità pare anche quasi migliore, vista la cura nel
riportare i paesaggi, oltre nel riportare i personaggi. Sulla sinistra di questa divinità fluviale abbiamo tutta una serie di
abitazioni, una città. Ci sono poi delle imbarcazioni che transitano nel fiume. Queste sono informazioni preziose, perché è
difficile ottenerne in diverso modo. Qui ci vengono mostrare come potevano essere utilizzate allora, con tanto di
palificazioni. Questa divinità sta guardando a destra e vediamo sfilare i romani su un ponte di barche e sulle loro aste
vediamo appesi tanti piccoli oggetti. È come una specie di guardaroba di oggetti utili quando si va a guerreggiare e tutta
una serie di contenitori che servono per la vita quotidiana. Grande attenzione per il realismo. Interessante anche
l’accuratezza con cui rappresenta questo ponte con cui i soldati romani attraversano il fiume. Nell'ambito della scultura
dell’epoca di traiano abbiamo una grande attenzione per il realismo.
ARCO DI TRIONFO e COSTANTINO

A pagina 223 l’arco di trionfo di Tito. Lo schema di questo arco di Tito si può applicare anche ad altri archi di trionfo. L'arco
di trionfo serviva per festeggiare le gesta dei comandanti di ritorno in patria. Queste erano gesta di guerra e conquista.
Questi archi erano costituiti dalla parte centrale che si chiama fornice. Per determinare l’ampiezza del fornice si parla di
luce. È lo stesso degli archi. Ai lati abbiamo degli alti basamenti, che sul libro segnano come plinti. Sopra a questi c’erano
delle colonne. E poi nella parte superiore dell’arco di trionfo abbiamo l’attico. Sopra l’attico c’era il comandante vittorioso.
Inizialmente poteva essere una biga, ma poi si affermò la quadriga., ovvero un carro con due ruote trainato da quattro
cavalli. Biga sono due. Gli archi di trionfo ce ne sono di altri tipi. A pagina 224 abbiamo l’arco di trionfo di Costantino. Qui di
fornici ce ne sono tre. A Verona c’è un arco, non è del trionfo, ma onorario. Questo serviva per onorare la famiglia dei Gavi
e si trovava al termine del pomerio della città. Il pomerio era quella fascia di rispetto che i romani osservavano davanti alle
mura. Originariamente l’arco dei Gavi si trovava all’altezza della torre a castel vecchio. È un arco molto raro, perché è
tetrapilo, cioè è sostenuto da quattro pilastri. Il lato è forato, cosa che non succede con gli altri archi. Si racconta che
Napoleone l’ha demolito, ma in realtà non è vero, perché è stato fatto smontare. Successivamente Napoleone diede anche
dei soldi per rimontarlo, ma i veronesi hanno speso soldi in altro e si sono anche persi pezzi. Poi successivamente è stato
rimesso a posto basandosi su dei disegni rinascimentali. Infatti abbiamo una ricostruzione parziale. L'arco di trionfo di
Costantino in realtà non è costituito solo da pezzi che furono realizzati al tempo di Costantino, ma vennero realizzati anche
in epoche precedenti. Quindi le parti di età traianea, adrianea e nell’età di Marco Aurelio non si trovavano in queste
posizioni, si trovavano in altri monumenti. L'arco di Costantino è un’opera di spoglio. Spoglio perché hanno spogliato,
smontato altri monumenti, per creare un’opera nuova. Queste cose nel medioevo si facevano spesso. A pagina 225 si
vedono due esempi di bassorilievi di questa opera di spoglio. Abbiamo un tondo del periodo di Adriano e un rilievo del
periodo di Costantino. Quello più realistico è quello del periodo di Adriano. Al tempo di Costantino non interessava fare un
qualcosa di realistico, basti guardare le persone rappresentate. Si vuole rendere l’aspetto simbolico, del significato. Poco
importa l’aspetto realistico. È una cosa curiosa, visto che la realtà fino ai periodi precedenti è sempre stata di grande
interesse. Con Costantino e nel medioevo la realtà diventa poco interessante e quindi si va verso un’arte simbolica. La
distribuzione delle persone ai lati del palco ricorda l’arte egiziana, perché i personaggi si assomigliano un po' tutti. Sarà così
anche nel periodo medievale. Qualcosa di simile lo possiamo trovare a Costantinopoli nella base dell’obelisco di Teodosio,
dove si vede Teodosio che riceve gli onori dei barbari. Anche qui abbiamo un palco che non è coperto dalle persone e
abbiamo una distribuzione su più piani, per dare un effetto di profondità. Ma non è realistica. Assomiglia molto ai rilievi
dell’arco di Costantino. Verso la fine dell'impero romano tutti gli aspetti della classicità che erano considerati
imprescendibile, diventa un qualcosa di poco interessante, futile. Perché con Costantino e Teodosio si deve sottolineare
l’importanza del potere.