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LINGUAGCIO '

E
ANALISI FILOSOFICA
Elementi di-filos6fì
delling~aggio
, ..
_
.
138
Capitolo IV

guistico sia possibile distinguere fra spiegazione standard del modo in cui il riferi-
mento del nome proprio «Terra» ci è dato dalle informazioni enciclopediche in-
torno alla Terra, anche se non c'è un'unica distinzione che possiamo fare a tutti gli
stadi allo stesso modo, per tutti i termini. Questa spiegazione del modo in cui il ri-
ferimento ci è dato costituisce il senso della parola «Terra» negli enunciati in cui
figura.
Secondo Frege è il «tesoro di pensieri comuni all'umanità» che rende possibile
la comunicazione linguistica e garantisce indirettamente l'oggettività del senso co-
municato (l'oggettività dei pensieri)". Questa dottrina richiede due precisazioni: la v.
prima consiste nel riconoscimento che si tratta di un «patrimonio» variabile di pen- DESCRIZIONI DEFINITE
sieri (nuovi sensi diventano intersoggettivamente accessibili, altri cadono in oblio);
la seconda, è che ciò che rende «oggettivo» il patrimonio di pensieri è l'essere pub-
blicamente accessibile e non l'essere possesso attuale di ciascuno.
5.1 Forma logica e forma grammaticale

In On Denoting (1905) e nel primo volume di Principia Mathematica (1910)


sono esposte le applicazioni logiche e alcune delle implicazioni filosofiche della teo-
ria della denotazione di Russell: essa non concerne solo il comportamento logico di
nomi e descrizioni, ma, in un certo senso, tutto il meccanismo di funzionamento
della lingua, sia quella naturale, sia quella formale edificata, insieme con Whi-
tehead, in Principia Mathematica l
Un importante principio metodologico che informa la logica di Russell e, in mi-
sura minore e più controversa, la sua epistemologia matura, si trova enunciato nel
saggio sull'atomismo logico del 1924:

sostituire ogniqualvolta è possibile inferenze ad entità ignote con costruzioni a partire da en-
tità note. (Russell1924, p. 147)

Lo spirito che informa la massima costruzioni vs inferenze è di mettere a freno


la tendenza spontanea ad accettare la lussureggiante ontologia che la grammatica
delle lingue naturali suggerisce; i vantaggi promessi dalla sua osservanza sono una
migliore difesa contro l'insorgere di paradossi e contraddizioni logiche e l'edifi-
cazione di un sapere su basi empiricamente sicure. Come spesso accade, i censori
più severi di un vizio sono coloro che una volta ne sono stati vittime. Ciò vale
anche per Russell, che nell'opera giovanile del 1903 (capitolo IV, § 46) aveva
sostenuto che, contrariamente all'opinione dei filosofi, la grammatica è una buona
guida per la logica 2 - salvo poi a dover fare i conti egli stesso nel prosieguo

l La parte filosofica di Principia Mathematica è quasi esclusivamente dovuta a Russell ed è per


questa ragione cbe nel corso del capitolo ci riferiremo a uno soltanto dei due autori dell'opera.
2 «On tbe wbole, grammar seems to me to bring us much nearer to a correct logic than the current
23 Idee simili nella sostanza a quelle di Frege, pur se in un contesto complessivo diverso, sono state
opinions of pbilosophers; in what follows, grammar, though not our master, will yet be taken as our
espresse da Davidson 1979c.
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Descrizioni definite

dell'opera con la sua inaffidabilità per chiarire il significato e la denotazione dei alla porta» si è scisso in «un», inteso come «qualcosa è un oggetto x tale che»
termini generali. e «x è un uomo e x è alla porta»:
In un certo senso, anche per Russell ilriconoscimento che «solo nel contesto di
un enunciato le parole significano qualcosa» (ilPrincipio di contestualità fregeano) Si assumeche tutto, niente e qualcosa sono prividi un qualsiasisignificatose presiisola-
ebbe un effetto liberatorio. La «scoperta» di Russell1905 si può un po' paradossal- tamente,e che ha inveceun significatoogni proposizionein cui essi.fi~r~no. Q~esto è ap:
mente formulare così: nessuno degli elementi della collezione delle «denoting untoil principiodellateoria del denotare cheintendosostenere.:e ~~oeI smta!lnllden?t~t1vl
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stichecontengonosintagmidenotativi(Russelll905, tr. it.,p. 181).3
notativa che la forma grammaticale suggerisce; nessuna espressione denotativa
serve, da sola, a denotare alcunché. È solo l'inveterato ossequio della grammatica Che «tutto», «niente» e «qualcosa» siano parole senza significat~ può apparire
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linguisticamente controintuitivo. In questo modo Russell estende d~fa~t~ la sfera
delle parole «sincategorematiche» fino ad includere anche le espressiorn dl.gener~-
(1) unuomo è allaporta lità. Dal punto di vista logico non si tratta di un'idea nuova, anche se spiegare Il
(2) tuttigliuominisonomortali funzionamento logico di queste parole è una faccenda abbastanza compless.aed ha
(3) l'attualere di Franciaè a Cannes
infatti costituito uno degli oggetti della sillogistica aristotelica e della logica mo-
derna fino a Boole e Frege. La vera novità della proposta di Russell consiste nel
ci porta a vedere come naturali i raggruppamenti distribuire il peso del ruolo denotativo, tradizionalmente attri~ui!o al termine. che
funge da soggetto grammaticale, sul quantificatore e sulla variabile della fum:l?ne
(1') unuomo[soggetto]- è allaporta [predicato] proposizionale C(x) da esso vincolata. Russell1905 rende la portata d~l quantiflc~-
(2') tuttigliuomini[soggetto]- sonomortali[predicato] tore universale come equivalente a «sempre vero» e quella del quantificatore eSI-
(3') l'attualere di Francia[soggetto]- è a Cannes[predicato] stenziale mediante la nozione di falsità e di «sempre vero», Così ad esempio,
«Niente vola» va analizzato come: «'Vola(x) è falso' è sempre vero»; «Qualcosa
invece dei raggruppamenti: vola» come: «È falso che 'Vola(x) è falso' è sempre vero». «Un uomo è alla porta»
viene reso come:
(1") (Un)uomoè allaporta
(2") (Tutti)gliuominisonomortali «r è un uomoex è allaporta» non è semprefalso;
(3") (il)«re di Franciaattuale) è a Cannes)
«Tutti gli uomini sono corruttibili»: è reso come
Dal punto di vista logico questi ultimi raggruppamenti sono più istruttivi di
quelli grammaticali: separano le funzioni proposizionali, che possiamo indicare «seX è un uomo,allorax è corruttibile»è semprevero;
schematicamente con C(x), dalle espressioni di generalità «tutti», «un», «il»; di
queste ultime le prime due possono essere interpretate in termini delle nozioni «Nessun uomo è perfetto»: diventa
primitive «sempre vero» e «qualche volta vero», con riferimento alla funzione pro-
posizionale che governano, mentre «ii» indica oltre all'esistenza anche l'unicità, «seX è un uomo, x non è perfetto» è semprevero;
e per esprimere questa nozione occorre fare appello a un ulteriore concetto, ossia
l'identità. Una volta analizzato in questo modo, l'enunciato mostra una forma Un attimo di riflessione mostra che si può a esprimere il quantificatore esisten-
diversa da quella grammaticale originaria. Ciò che il processo di produzione di ziale mediante il quantificatore universale e la negazione, senza ricorrere alla no-
forma logica ha consumato (e distrutto) è la forma grammaticale: «un uomo è zione di falsità; anche la connotazione temporale implicita nel «sempre vero» è su-
perflua. Le occorrenze di «rutti» e «alcuni» si possono «tradurre» più sobriamente
guide.» (Russell 1903, Cap. 4, § 46). Per un'introduzione generale alla filosofia di Russell in italiano si
veda Parrini 1977e Di Francesco 1990e 1991. 3 Cfr. Principia Matematica, voI. I, Cap. m.
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dell'opera con la sua inaffidabilità per chiarire il significato e la denotazione dei alla porta» si è scisso in «un», inteso come «qualcosa è un oggetto x tale che»
termini generali. e <<< è un uomo ex è alla porta»:
In un certo senso, anche per Russell il riconoscimento che «solo nel contesto di
un enunciato le parole significano qualcosa» (il Principio di contestualità fregeano) Si assume che tutto, niente e qualcosa sono privi di un qualsiasi significato se presi isola-
ebbe un effetto liberatorio. La «scoperta» di Russell1905 si può un po' paradossal- tamente, e che ha invece un significato ogni proposizione in cui essi figurano. Questo è ap-
mente formulare così: nessuno degli elementi della collezione delle «denoting punto ilprincipio della teoria del denotare che intendo sostenere: e cioè i sintagmi denotativi
phrases» - un uomo, qualche uomo, qualsiasi uomo, ciascun uomo, tutti gli uo- sono in se stessi privi di un qualsiasi significato, mentre ha un significato ogni proposizione
mini, l'attuale re d'Inghilterra, il centro di massa del sistema solare nel primo nella cui espressione verbale essi figurano. Credo che le difficoltà concernenti la denota-
istante del XX secolo - assolve, avulso dal contesto dell'enunciato, la funzione de- zione siano tutte originate da un'analisi sbagliata delle proposizioni le cui espressioni lingui-
notativa che la forma grammaticale suggerisce; nessuna espressione denotativa stiche contengono sintagmi denotativi (RusseIl1905, tr. it., p. 181).3
serve, da sola, a denotare alcunché. È solo l'inveterato ossequio della grammatica
che in Che «tutto», «niente» e «qualcosa» siano parole senza significato può apparire
linguisticamente controintuitivo. In questo modo Russell estende di fatto la sfera
(1) un uomo è alla porta delle parole «sincategorematiche- fino ad includere anche le espressioni di genera-
(2) tutti gli uomini sono mortali lità. Dal punto di vista logico non si tratta di un'idea nuova, anche se spiegare il
(3) l'attuale re di Francia è a Cannes funzionamento logico di queste parole è una faccenda abbastanza complessa ed ha
infatti costituito uno degli oggetti della sillogistica aristotelica e della logica mo-
ci porta a vedere come naturali i raggruppamenti derna, fino a Boole e Frege. La vera novità della proposta di Russell consiste nel
distribuire il peso del ruolo denotativo, tradizionalmente attribuito al termine che
funge da soggetto grammaticale, sul quantificatore e sulla variabile della funzione
(1') un uomo [soggetto]- è alla porta [predicato]
proposizionale C(x) da esso vincolata. Russell1905 rende la portata del quantifica-
(2') tutti gli uomini [soggetto]- sono mortali [predicato]
(3') l'attuale re di Francia [soggetto]- è a Cannes [predicato] tore universale come equivalente a «sempre vero» e quella del quantificatore esi-
stenziale mediante la nozione di falsità e di «sempre "ero». Così ad esempio,
«Niente vola» va analizzato come: «'Vola(x) è falso' è sempre vero»; «Qualcosa
invece dei raggruppamenti:
vola» come: «È falso che 'Vola(x) è falso' è sempre vero». «Un uomo è alla porta»
viene reso come:
(1") (Un) uomo è alla porta
(2") (Tutti) gli uomini sono mortali
«r è un uomo e x è alla porta» non è sempre falso;
(3") (il) «re di Francia attuale) è a Cannes)

«Tutti gli uomini sono corruttibili»: è reso come


Dal punto di vista logico questi ultimi raggruppamenti sono più istruttivi di
quelli grammaticali: separano le funzioni proposizionali, che possiamo indicare «se X è un uomo, allora x è corruttibile» è sempre vero;
schematicamente con C(x), dalle espressioni di generalità «tutti», «un», «il»; di
queste ultime le prime due possono essere interpretate in termini delle nozioni «Nessun uomo è perfetto»: diventa
primitive «sempre vero» e «qualche volta vero», con riferimento alla funzione pro-
posizionale che governano, mentre «il» indica oltre all'esistenza anche l'unicità, «se X è un uomo, x non è perfetto» è sempre vero;
e per esprimere questa nozione occorre fare appello a un ulteriore concetto, ossia
l'identità. Una volta analizzato in questo modo, l'enunciato mostra una forma Un attimo di riflessione mostra che si può a esprimere il quantificatore esisten-
diversa da quella grammaticale originaria. Ciò che il processo di produzione di ziale mediante il quantificatore universale e la negazione, senza ricorrere alla no-
forma logica ha consumato (e distrutto) è la forma grammaticale: «un uomo è zione di falsità; anche la connotazione temporale implicita nel «sempre vero» è su-
perflua. Le occorrenze di «tutti» e «alcuni» si possono «tradurre» più sobriamente
guide." (Russell 1903, Cap. 4, § 46). Per un'introduzione generale alla filosofia di Russell in italiano si
veda Parrini 1977 e Di Francesco 1990e 1991.
3 Cfr. Principia Matematica, voI. I, Cap. III.
142 Capitolo V Descrizioni definite 143

col giro di frase «ogni cosa è un oggetto x tale che...» e «qualcosa è un oggetto x Applicando alcuni passaggi inferenziali e sfruttando l'equivalenza fra «Ix« e
tale che...»,4 «(y)(y = X ~ Iy), dalla formula (6) otteniamo l'equivalente ma più perspicua for-
Fin qui il trattamento di Russell non si discosta molto da quello di Frege: anche mula (6'):
per Russell la portata dei quantificatori consiste, di fatto, in un'affermazione in-
(6') (3x)«y)(Iy == y = x) & Wx».
torno a una certa funzione proposizionale; vi si dice che è soddisfatta da ogni, nes-
suno o qualche oggetto del dominio di entità su cui la variabile vincolata della fun- Rinominando le variabili e invertendo l'ordine dei congiunti otteniamo
zione proposizionale è definita.
(7) (3y)(Wy & (x)(lx == x = y»,

5.2 «Il» che in prosa dice: qualcosa è W, l'unico I - qualcuno nacque a Wismar, l'unico au-
tore dell'ldeQgrafia.
Più complesso è il trattamento dell'articolo «ii» a causa del nesso che unisce Per indicare «l'unico I» Russell mutua da Peano il simbolo iota capovolto, 1;
identità, esistenza e unicità: la tesi fondamentale di Russell è che l'uso dell'articolo «(tx)(lx»> è detto «simbolo incompleto». Con questa frase un po' enigmatica -
«ii» seguito da un predicato che si suppone applicabile a un solo individuo - «il non si vede come un simbolo possa essere più completo o incompleto di un altro -
così e così» - implica l'affermazione che un siffatto individuo esiste e che sia l'u- Russell intende sottolineare che si tratta di un'espressione la cui funzione seman-
nico a soddisfare la descrizione definita. tica non è quella di «stare per» un costituente della realtà. L'operatore di descri-
zione non è introdotto da una definizione esplicita, ma solo da regole che mostrano
come eliminarlo sistematicamente da tutti i contesti enunciativi in cui figura: «Per
(4) L'autore dell'Ideografia nacque a Wismar
simbolo incompleto intendo un simbolo che non è inteso avere alcun significato
considerato isolatamente, ma è definito solo in certi contesti» (Principia Mathema-
contiene come parte integrante del suo significato e quindi di ciò che normalmente tica, cap. III, p. 66). Un altro esempio di simbolo incompleto è l'operatore di astra-
asseriamo, tre affermazioni: zione di classe, indicato dall'accento circonflesso sulla <<x» che vincola la variabile
corrispondente della funzione proposizionale Fx formando il termine i(Fx), che va
(4') Qualcuno scrisse l'Ideografia; non più d'uno scrisse l'Ideografia; costui nacque a letto: «la classe di tutti gli x, tali che Fx». Anche le proposizioni in contesti come
Wismar. «Russell crede (la proposizione) che p», oppure «Che p implica la proposizione che
p o q» sono dette «simboli incompleti» in un'accezione più enigmatica delle prece-
Se abbreviamo la funzione proposizionale «r scrisse l'Ideografia» con <<IX» e «r denti, su cui non possiamo soffermarci in questa sede.
nacque a Wismar» con «Wx», con l'ausilio delle nozioni fin qui introdotte, pos- I simboli incompleti godono dei vantaggi di tutte le abbreviazioni notazionali:
siamo dire solo «Qualcosa è un oggetto x tale che x nacque a Wismar e x scrisse rendono la struttura delle formule più perspicua, senza al tempo stesso introdurre
l'Ideografia»: alcuna nuova nozione primitiva. Quel che più conta per Russell è che si tratta di
espressioni da non trattare come nome propri, e rispetto alle quali non ha senso
(5) (3x)(lx & Wx). chiedere quale sia la loro denotazione: il fatto che non si possa porre sensatamente
la domanda circa che cosa <<«Fx»> e «(tx)(Fx»> denotino, è già una buona ragione
Per esprimere l'unicità dobbiamo ricorrere a un'altra costante logica, cioè l'i- per negare che si ponga sensamente il problema se l'espressione linguistica abbia
dentità: un «significato» avulsa dal contesto degli enunciati in cui è usata. Infatti, a tal fine
dovremmo prima identificare il termine singolare che nell'enunciato hà quel signifi-
cato: ma è proprio l'infondatezza dell'assunto che vi debba essere sempre un costi-
(6) (3x)(lx & (y)(/y == Y = x) & Wx)
tuente o ente là dove c'è un'espressione che grammaticalmente assomiglia a un ter-
mine singolare che la scoperta della «vera» forma logica degli enunciati sta a dimo-
(6) in prosa dice: vi è un tale che scrisse l'Ideografia e chiunque altro abbia strare. Quest'assunto ha lo status di un'ipotesi; possiamo evitare di farla servendoci
scritto l'Ideografia è uguale a quel tale, e costui nacque a Wismar. di costruzioni logiche in cui si fa ricorso solo a entità note. Naturalmente, nel caso
di quelle descrizioni definite i cui valori (se ve ne sono) sono individui, l'introdu-
4 Cfr. Quine 1960,§34. zione dei simboli incompleti non reca vantaggi tangibili di parsimonia ontologica,
Descrizioni definite
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144 CapitoloV

(11) Apollononesiste,
eccetto quello di evitare la postulazione di enti possibili o fittizi, propugnata da
Alexius Meinong, in presenza di descrizioni definite improprie, oppure la postula- è sia sensato che vero. Ciò dipende, secondo Russell, dal fatto che la forma logica
zione di un oggetto arbitrariamente scelto, avanzata da Frege 1892(e perfezionata di (11) non è quella che l'enunciato dichiara in superficie. Secondo Russell, in un
da Carnap 1947) a fungere da descriptum per tutte le descrizioni definite vacue. Si enunciato esistenziale negativo vero come (11) che ha come soggetto grammaticale
tratta di entità «inferitex di cui possiamo benissimo fare a meno. Il rasoio di Oc- un nome proprio, oppure in un'affermazione esistenziale che appare informativa,
kham - così Russell caratterizza la massima «costruzioni vs inferenze» menzionata
all'inizio del § 5.1 - ha invece effetti tangibili nel caso dei rimanenti simboli in- ad esempio:
completi, ad esempio i simboli di classe, che dovrebbero potersi contestualmente
eliminare a favore di costruzioni con funzioni proposizionali e costanti logiche, che, (12) Omeroesiste,
come tali, non ci impegnano al riconoscimento di nuovi enti. di fatto i nomi «Apollo» e «Omero» sono usati come descrizioni mascherate.
5

Particolarmente istruttivo è il comportamento delle descrizioni a fianco del se- Abbiamo visto nel capitolo precedente, §4.5, che secondo Frege l'affermazione
gno di identità. Infatti (8): <<Q esiste» - dove «a» è un nome proprio - è un non senso logico, che possiamo
tutt'al più interpretare metalinguisticamente; la motivazione filosofica di Frege
(8) l'attuale re di Francia = l'attualere di Francia, coincide solo in parte con quella di Russell. Per Frege «esistere» è un predicato di
secondo livello che possiamo sensatamente applicare solo a predicati di primo li-
non è un'esempio della legge d'identità,«(x)(x = x)». Infatti (8) è falso se vello e non ad oggetti. Affermare che Giulio Cesare esiste non ha alcun senso lo-
gico chiaro; l'esistenza dell'uomo Giulio Cesare è per Frege una presupposizione
(9) L'attualere di Francianon esiste dell'uso del nome. Non v'è dubbio tuttavia, che affermazioni esistenziali negative
come «L'Ausonio non esiste» o «Zeus non esiste» sono perfettamente legittime,
è vero. In Principia Mathematica viene introdotta una notazione per abbreviare
ma non trovano una formulazione adeguata nella semantica fregeana, eccetto che
l'affermazione «II così e così non esiste», che fa sì che si possa rendere (9) con
parafrasate metalinguisticamente.
Nel caso di Russellia giustificazione dell'idea che non ha senso predicare l'esi-
(9') - E! (tx)(Fx),
stenza di individui va ricercata nelle dottrine gnoseologiche intorno ai modi di ac-
che è l'abbreviazione per: - (3y)(x)(Fx=x = y) quisire conoscenze, dottrine che negli anni 1916-18si arricchirono e complicarono
con l'innesto della dottrina dell'atomismo logico, elaborata parallelamente da Rus-
In generale, tutti gli enunciati in cui una descrizione definita vacua ha occor- sell e Wittgenstein. In Principia Mathematica (Parte I, pp. 174-5)leggiamo:
renza primaria - occorre cioè con il campo d'azione più ampio - sono falsi. Un
esempio di enunciati in cui «(tt)(Fx»> ha occorrenza primaria è (10): Quando nel linguaggioordinarioo in filosofiasi dice di qualcosache «esiste»è sempre
qualcosadi descritto, non qualcosache ci è dato immediatamente,come un sapore o una
macchiadi colore,bensìqualcosacome«materia»,«mente»o «Omerr»(intendendo:«l'au-
(lO) L'attualere di Franciaè calvo.

L'assegnazione di valori di verità esemplificata dagli enunciati (8) e (9) non può S I nomi di entità fittizie sono in effetti quelli che più si prestano ad un'analisi eliminativa a favore

mai verificarsi quando in posizione referenziale vi sono nomi propri genuini. di descrizioni definite. Se invece, come molti filosofi hanno sostenuto, è opportuno modificare la logica
per ammettere anche i nomi propri vacui, allora bisogna lasciar cadere il teorema «(3x)(x = a) », Quali
Ciò non solo perché un nome proprio genuino non ha un campo d'azione e
modifiche delle regole d'inferenza per i quantificatori e l'identità siano richieste dall'ammissione dei
quindi non ha occorrenze primarie e secondarie, ma anche perché, secondo Rus- nomi propri vacui è l'oggetto delle così dette «logiche libere» - «libere» cioè dall'assunzione che con
sell, nei casi in cui un nome proprio è usato come nome proprio, cioè per indicare l'uso dei nomi propri in posizione referenziale si contraggano automaticamente impegni ontologici di
un individuo - il costituente di un fatto -l'affermazione di esistenza non ha alcun tipo esistenziale. L'impulso alla logiche libere fu dato dall'analisi presupposizionale degli asserti in cui
senso chiaro, almeno dal punto di vista logico. Di conseguenza, a un enunciato esi- fignrano descrizioni definite data da Strawson 1950; l'analisi di Strawson presenta alcuni punti di con-
tatto con l'analisi di Frege di cui diremo fra poco; la differenza principale è che per Frege la presenza di
stenziale contenente un nome proprio genuino, come, ad esempio «Scott esiste», lacune di valore di verità è un grave difetto delle lingue naturali, che va eliminato in una lingua logica-
non viene fornita alcuna forma logica nel quadro di Principia Mathematica. mente adeguata. Lo sviluppo delle logiche libere ha mostrato che la presenza di nomi propri vacui non
Eppure, è innegabile che un enunciato esistenziale negativo come, ad esempio: ha le conseguenza disastrose per la logica profetizzate da Frege. Inoltre, queste tecniche hanno trovato
applicazione anche nella teoria delle descrizioni e delle classi.
146 CapitoloV Descrizioni definite 147

tore dei poemiomerici»),che è conosciutoper descrizionecome«ilcosìe così», e è dunque


della forma (1x)(Fx). Quindi, in tutti questi casi l'esistenzadel soggetto (grammaticale) gicamente propri su cui torneremo nel § 5.4: né «Scott- né «Apollo» sono nomi
(tt)(Fx) può essere inferitaanaliticamenteda qualsiasiproposizionevera che ha quel sog- logicamente propri.
gettogrammaticale.Sembrerebbedunquechela parola«esistenza»nonpuò essereapplicata Per indicare che la descrizione è (non è) soddisfatta Russell introduce un sim-
in modosignificantea queisoggettiche ci sonodati immediatamente;pertanto la nostrade- bolo apposito, cioè una «E» maiuscola (non rovesciata, come quella del quantifica-
finizionedi «E!x»non solonon dà alcunsignificatoa «Elr»,ma nonv'è ragionein filosofia tore esistenziale) seguita da un punto esclamativo. Così, per dire che l'autore del-
di supporreche sia possibiletrovare un significatodi «esistenza»applicabilea ciò che ci è l'Ideografia esiste scriviamo:
dato immediatamente.
(13) E!(tt)(Ix)
Secondo Russell disponiamo di due modalità conoscitive assai diverse fra loro:
e per dire che il l'attuale re di Francia non esiste:
conoscenza diretta (acquaintance) e conoscenza per descrizione. La relazione di ac-
quaintance che sussiste fra un soggetto e un oggetto è la conversa del rapporto di
(14) - E!(tt)(Rx)
«presentarsi» o «darsi» di un oggetto a un soggetto; essa non va confusa con il giu-
dizio, anche se, ovviamente, può sfociare in giudizio. Si può avere, secondo Russell
Si noti la differenza fra questo «esiste» che significa «l'x che soddisfa Ix esiste» e
1911 conoscenza diretta di due sorte di oggetti, universali e particolari. Né delle «l'esiste» come pseudo-predicato di oggetti di «Socrate esiste». «L'autore dell'I-
menti altrui né degli oggetti fisici abbiamo conoscenza diretta; essi ci sono dati per
deografia è esistito» è equivalente a «L'uomo che scrisse l'Ideografia scrisse l'Ideo-
descrizione. I sense data o dati si senso sono ciò di cui per eccellenza abbiamo cono-
grafia»:
scenza diretta. Ora, se ciò di cui abbiamo conoscenza diretta è qualcosa di sem-
plice, l'affermazione di esistenza non aggiunge nulla a quel che pensiamo o di-
Una proposizionecome «L'uomoche scrisse Waverley scrisseWaverley» non racchiude
ciamo. E, tuttavia, si potrebbe obiettare, la maggior parte delle cose di cui ab- una veritàlogicamentenecessaria,poichésarebbefalsase nessunoavessescrittoquell'opera
biamo conoscenza diretta (percettivamente o introspettivamente) sono particolari o se essafossestata scrittada due autoriin collaborazione.Per esempio«L'uomochefecela
complessi, e dunque non è esclusa la possibilità di un errore di giudizio (e non solo quadraturadel cerchio,fece la quadratura del cerchio»è una proposizionefalsa. (Principia
linguistico, come quando chiamo per errore «arancione» qualcosa color porpora); Mathematica, p. 182).
dunque l'affermazione di esistenza può non essere vacua, poiché può essere falsa.
Questa problematica è irta di difficoltà che riguardano la (presunta) infallibilità e Secondo gli autori di Principia se sappiamo che «E!(tt)(Ix»> possiamo usare
incorreggibilità delle conoscenze «direttamente» acquisite e la problematica dei «(tt)(Ix) come un nome proprio, sia dal punto di vista inferenziale, sia per ciò che
sense data, sulle quali non possiamo entrare in questa sede". Ad ogni modo, gli og- concerne il campo d'azione. Inoltre, se è vero che l'unico P ha una proprietà Q
getti semplici sembrerebbero il denotatum per elezione dei così detti nomi logica- qualsiasi, allora l'unico x che soddisfa la descrizione definita esiste (nel senso di
'!_lentepropri; il guaio è che non sappiamo che cosa intendere per oggetto semplice. E!). Ci sono tuttavia contesti in cui è rilevante ugualmente tenere d'occhio ilcampo
E come se ci venisse detto: affinché il linguaggio possa funzionare secondo il mo- d'azione della descrizione definita, anche quando sappiamo trattarsi di una descri-
dello dell'atomismo logico devono esserci oggetti semplici, di fronte ai quali l'ana- zione propria. Questi contesti sono quelli introdotti da un verbo di atteggiamento
lisi si arresta. Ma chi ci assicura che il linguaggiopossa o debba funziona secondo il proposizionale, come «credere», «sapere», «domandarsi», e i contesti modali. An-
modello dell'atomismo logico? che in questi casi dobbiamo poter decidere se la descrizione definita occorre con il
Un nome logicamente proprio è un dispositivo che serve a indicare un oggetto campo d'azione ampio (occorrenza primaria) o con ilcampo d'azione ristretto (oc-
(preferibilmente) semplice, un universale o un particolare, che ci è dato diretta- correnza secondaria).
mente nella percezione sensibile. Approssimativamente, il suo corrispettivo lin-
guistico in un linguaggio formale è una variabile libera, in una lingua naturale
un pronome dimostrativo - «questo», «quello». L'oggetto così indicato è secondo 5.3 Descrizioni: analisi implicativa vs analisi presupposizionale
Russell il significato della proposizione che asseriamo, cioè un suo costituente.
Questi enti che ci sono dati immediatamente sono la denotazione dei nomi 10- L'identificazione del campo d'azione della descrizione è importante anche per
capire la portata della negazione rispetto a un enunciato che contiene una descri-
zione definita. Infatti, in italiano diciamo indifferentemente:
" Si vedano i saggi ormai classici di Ayer 1954, 1959e 1969, e di Austio 1946e 1962a.
148 Descrizioni definite 149
Capitolo V

(15) È falso che l'attuale re di Francia sia calvo L'analisi russelliana delle descrizioni definite improprie permette di rendere
conto di questa intuizione, pur se al prezzo di una forma logica remota da quella
e superficiale. 8
Secondo Russell, se sostenessimo che «il re di Francia» è un termine singolare
(15') L'attuale re di Francia non è calvo, simile in tutto e per tutto a «Trieste» o «Frege» dovremmo rinunciare al principio
di bivalenza e dire, che dopo tutto, ci sono enunciati con un senso compiuto (né
così come diciamo indifferentemente: ambiguo né vago) che tuttavia non è tale da discriminare le circostanze in cui l'e-
nunciato è vero da quelle in cui è falso. Frege sceglie proprio questa strada quando
(16) Trieste non è in Austria. considera il linguaggio naturale: la presenza di un referente è una presupposizione
dell'uso dei termini singolari, siano essi nomi propri o descrizioni definite:
e
Quando si asserisce «Keplero morì in miseria» si presuppone che ilnome «Keplero» de-
(16') È falso che Trieste sia in Austria. signi qualcosa; ma non per questo è contenuto nel senso dell'enunciato «Keplero morì in mi-
seria'>il pensiero che il nome «Keplero- designa qualcosa. Se così fosse la sua negazione non
L'attuale re di Francia, com'è noto, manca all'appello ontologico: non risulta sarebbe: «Keplero non morì in miseria», bensì: «Keplero non mori in miseria oppure il
né fra gli individui che sono calvi né fra quelli che non sono calvi. Se la descrizione nome Keplero è privo di significato». Che il nome «Keplero- designi qualcosa è piuttosto
«l'attuale re di Francia» funzionasse allo stesso modo del nome proprio «Trieste» ci una presupposizione sia dell'asserzione: «Keplero morì in miseria» che della sua negazione.
[...] La verità dell'enunciato «Vi fu qualcuno che scoprì la forma ellittica dell'orbita dei pia-
troveremmo di fronte a una proposizione di forma soggetto-predicato, alla quale neti» dipende dalla circostanza che la subordinata «colui che scoprì la forma ellittica dell'or-
non è applicabile né il principio di contraddizione né quello del terzo escluso. bita dei pianeti» designi davvero qualcosa o non dia soltanto l'impressione di farlo, mentre
Infatti: in realtà è priva di significato. E tuttavia può sembrare che la subordinata contenga come
parte del suo senso ilpensiero che sia esistito qualcuno che ha scoperto la forma ellittica del-
(17) Trieste è in Austria o Trieste non è in Austria l'orbita dei pianeti. Se così fosse allora la negazione dovrebbe essere: «Colui che per primo
scoprì la forma ellittica dell'orbita dei pianeti pianeti non morì in miseria, oppure non vi fu
e nessuno che scoprì la forma ellittica dell'orbita di pianeti». (Frege 1892,p.40).

(18) È falso che Trieste sia e non sia in Austria Questo lungo brano contiene in nuce «l'analisi presupposizionale» delle descri-
zioni definite, in contrasto con «l'analisi implicativa» proposta da Russell.
sono esemplificazioni delle tesi logiche «(x)(Fx v - Fx»> e «(x) - (Fx & - Fx)», che, L'affermazione di esistenza non è, secondo Frege, parte del pensiero espresso
a loro volta, sono legate al principio semantico di bivalenza (PB) che afferma che usando assertoriamente un enunciato contenente la descrizione definita, mentre
tutti gli enunciati sono o veri o falsi e al principio di non contraddizione. 7 Nella lo- per Russell l'affermazione che un tale x esiste è parte costituente di ciò che di-
gica classica non sono ammessi valori di verità intermedi fra ilvero e il falso né è ciamo, e dunque è uno dei pensieri espressi e non presupposti dalla nostra asser-
ammessa una lacuna di valore-di verità. Se accettiamo il nesso usuale fra falsità e zione. Questo pensiero può tuttavia rivelarsi falso senza per ciò privare di valore
negazione, dobbiamo convenire che un enunciato o la sua negazione è vero. Se di verità l'intera asserzione: l'asserzione fatta sarà semplicemente falsa, ma ne-
però esemplifichiamo queste leggi con l'espressione «l'attuale re di Francia», intesa gandola otteniamo un'asserzione vera, e quindi possiamo dire qualcosa di vero
come un'unità semantica, otteniamo enunciati che non sappiamo bene come valu- anche di ciò che non esiste. Per Frege le cose stanno diversamente: «Colui che
tare. Il verdetto di «né vero né falso» nel caso di un esempio di una legge logica non scopri la forma ellittica dell'orbita dei pianeti morì in miseria» e «Colui che scoprì
è fra quelli che incontra l'approvazione di Russell; la soluzione che egli propone, la forma ellittica dell'orbita dei pianeti non mori in miseria» presuppongono en-
come abbiamo visto, è che la descrizione definita non sia da considerare un'unità trambi che vi sia stato qualcuno che soddisfa la descrizione definita; se questa
semantica. L'intuizione alla base della proposta di Russell è che impiegando un presupposizione non è soddisfatta, non sono né veri né falsi, e dunque, non stanno
enunciato come «L'attuale re di Francia è calvo» facciamo un'asserzione che è più fra loro in rapporto di contraddittorietà (né di contrarietà). Negando un enunciato
dalla parte dell'errore che da quella della neutralità.
8 Per una discussione di queste alternative si veda ad esempio Kaplan 1972 in Pears (a cura di)
7 Vedi Capitolo III, §3.3. 1972b.
150
CapitoloV Descrizioni definite 151

che non è ne vero né falso otteniamo un enunciato che è anch'esso né vero né


falso. verità che della falsità di A; la falsità di B priva A di valore di verità - intendendo
La differenza più cospicua fra iltrattamento di Frege e quello di Russell nei loro qui uno dei due valori di verità classici. Ad esempio, la verità o falsità dell'asser-
rispettivi sistemi formali è che per Frege la descrizione non ha un campo d'azione e zione «Tutti i figli di Carlo dormono», presuppone la verità dell'enu~ciato «Carlo
si comporta come un nome proprio. Nel sistema formale di Frege è un teorema che ha figli» e se questa presupposizione non è soddisfatta non è .né~era ne.falsa.
per ogni espressione ben formata con l'operatore di descrizione vi sia qualcosa che Che in enunciati contenenti descrizioni definite impropne siamo di fronte a un
soddisfa la descrizione (o il descriptum appropriato o un descriptum artificiale). nulla di fatto è ciò che Russell recisamente nega: ciò che ci trae in ingann~ è l~
Una soluzione diversa è prospettata da Frege nel saggio del 1892- ed elaborata da forma grammaticale (soggetto-predicato). Una volta scop~rta .la forma logica di
Carnap 1947 - in cui egli propone di scegliere un oggetto prescelto arbitrario, ad questi enunciati, mediante la distinzione fra occorren~a pnma~a e occo,rrenz~~e-
esempio lo zero, come descriptum di tutte le descrizioni definite improprie. Queste condaria del simbolo incompleto «~C u)(Fx)>> nell'enunciato vediamo che e possibile
- ripetiamolo - sono soluzioni che Frege prospetta solo per i linguaggi formaliz- conservare la legge del terzo escluso (ogni enunciato o la sua ne~azio~e è vero) e ri-
zati, mentre per le lingue naturali la sospensione del principio di bivalenza, sia che solvere così almeno uno degli enigmi che, secondo Russell, Ogni.teona della ~eno-
consideriamo l'enunciato o ilsuo senso come portatori di valore semantico, appare tazione deve risolvere. Ciò è particolarmente rilevante per capire come posslam?
la diagnosi più intuitiva. dire qualcosa di vero anche di ciò che non esiste senza doverne postularne la SUSSI-
Una logica in cui non vale ilprincipio di contraddizione, di doppia negazione e stenza.
del terzo escluso non attrae né Frege né Russell, e dunque entrambi nei loro rispet- La distinzione di campo d'azione della descrizione serve a chiarire quale dei due
tivi sistemi formali hanno un trattamento apposito per le descrizioni definite impro- enunciati seguenti:
prie. Si noti che in un linguaggio formale si può fare a meno di nomi propri (co-
stanti individuali) e dunque anche di stipulazioni ad hoc per i nomi propri vacui ma (16) L'attualere di Francianon è calvo
non di istruzioni su come comportarsi con le descrizioni definite e i termini funto-
riali", Il trattamento formale che Frege 1893 dà delle descrizioni si discosta da e
quello di Russell; egli introduce la funzione di primo livello « \x» che ha per argo-
menti e valori «oggetti». Intuitivamente l'operatore di descrizione ha la funzione di (17) È falsochel'attualere di Franciasiacalvo
estrarre da una classe unità il suo unico elemento: ove tale elemento non vi sia o
ove ve ne sia più d'uno il valore della funzione coincide con il (valore del) suo argo- sia l'opposto contraddittorio di
mento. Così, ad esempio: «l'autore dei Principles» è l'individuo Russell (l'unico x
che appartiene alla classe «x (x scrisse Principless»; nel caso di «L'autore di Princi- (18) L'attualere di Franciaè calvo
pia», l'unico x non esiste, e il valore di « \x» è la classe degli autori di Principia (la
classe i cui elementi sono Russell e Whitehead); nel corso di «il divisore pari di 3» In simboli, rispettivamente:
la funzione ha come valore il suo argomento, cioè l'estensione del concetto «divi-
sore pari di 3», ovvero la classe vuota. Pertanto l'identità «il divisore pari di 3 = il (16') (3y)(-Cy & (x)(Rx=x = y»
divisore pari di 3» è vera, poiché la classe vuota è uguale alla classe vuota, ma «il di- (17') -(3y)(Cy & (x)(Rx=x = y»
visore pari di tre è un divisore pari di tre» è un enunciato falso, poiché sotto il con-
cetto «divisore pari di tre» non cade alcun oggetto. Dunque, nel linguaggio formale in (16') la descrizione ha occorrenza primaria, compare cioè ~on il campo d'azione
di Frege 1893l'enunciato «il divisore pari di 3 non è un divisore pari di tre» è vero. più ampio (l'intera formula); in (17') ha occorrenza s~c~~dan~ e compar~ ~u~~ue
Strawson 1950 e Austin 1962 concordano con Frege sul verdetto di «nulla di con un campo d'azione più ristretto. Poiché gli enunciati m CUI una d~scnz.lomIm-
fatto», «né vero né falso» quando abbiamo un radicale fallimento referenziale e propria ha occorrenza primaria sono falsi, (18) e (16) saranno entrambi falsi, e dun-
propongono di distinguere fra implicazione e presupposizione. Un enunciato A que non sono opposti contraddittori; la negazi?ne di (18) è.(17). .
presuppone un enunciato B se la verità di B è una condizione necessaria sia della Un merito della proposta russelliana consiste nel fornire un metodo di valuta-
zione semantica che certifica ogni enunciato in cui figura una descrizione definita
come o vero o falso senza ricorrere ad ipotesi ad hoc sui singoli termini e senza am-
mettere entità fittizie. Per chi ritenga che la predilezione per ciò che è attuale sia in-
" Cfr. Suppes 1957 per un'esposizione introduttiva e per l'esemplificazione del problema nel caso
della divisione per zero. vece un pregiudizio, il vantaggio è più apparente. che real~. Que~ta è ad ~sempio
l'opinione di autori come K. Lambert ed E. Bencivenga e, m particolare, di coloro
152 CapitoloV Descrizionidefinite 153

che ritengono che la confutazione di Meinong da parte di Russell non sia conclu- A quanto pare, l'identità «Napoleone è Bonaparte», a differenza di quella in
siva. Secondo questi autori, l'uso di un nome proprio come tale non comporta l'a- cui figurano due descrizioni o una descrizione e un nome proprio, sarebbe una pro-
desione al principio che esso denoti qualcosa nel mondo attuale; inoltre, come la posizione sui nomi; questa formulazione può prestarsi a fraintendimenti. L'idea di
tecnica delle supervalutazioni ideata da Bas van Fraassen mostra, tutte le tesi della Russell è che in una proposizione «sui nomi» non stiamo usando i nomi propri
logica proposizionale classica restano valide anche se esemplificate con enunciati come nomi propri, e l'eventuale maggiore informazione ricavabile da enunciati
contenenti nomi propri vacui. Per ciò che riguarda invece la logica dei predicati con come «Sir Walter = Scott» e da «Napoleone = Bonaparte» è dovuta in effetti alla
l'identità, la logica libera (che rinuncia cioè al principio di denotazione sia per i presenza di due cripto-descrizioni «l'unico x chiamato 'Scott'» e «l'unico x chia-
nomi che per le descrizioni definite e adotta la tecnica delle supervalutazioni) si di- mato 'Sir Walter'», In questo modo Russell replica alla tesi di Frege che gli asserti
scosta notevolmente dalla logica classica, sia per ciò che riguarda le tesi logica- di identità veri hanno portata informativa: ove ciò accada i nomi sono usati come
mente valide (supervalide) sia per ciò che riguarda le argomentazioni logicamente descrizioni camuffate.
valide (supervalide) (cfr. Bencivenga-Lambert-van Fraassen 1986). Il trattamento che Russell dà dei nomi propri presenta non poche ambiguità e
Fin qui ci siamo occupati di descrizioni definite improprie in cui la condizione oscillazioni. Ad esempio, in Russell 1905 i nomi propri vengono contrastati con le
descrittiva non è soddisfatta da alcun individuo; una descrizione può essere impro- descrizioni dal punto di vista della forma logica: un enunciato in cui figura un nome
pria per il difetto inverso, e cioè se c'è più di un individuo che soddisfa la descri- proprio e un predicato è di forma «soggetto-predicato» mentre un enunciato in cui
zione. figura una descrizione e un predicato non è tale. In Principia Mathematica e nel
saggio del 1911 a proposito del nome proprio «Socrates Russell sembra suggerire
(19) L'autoredi PrincipiaMathematica morìnel 1970 che il significato del nome cambi a seconda dell'utente: esso significavaqualcosa di
diverso per Socrate da ciò che significava per i suoi contemporanei e da ciò che si-
è un enunciato falso, poiché Principia Mathematica è stato scritto da due autori, e gnifica per noi oggi, visto che l'uomo Socrate non può essere più per noi oggetto di
quindi la condizione di unicità non è soddisfatta. conoscenza diretta. Per noi «Socrates può al massimo significare «il filosofo greco
che bevve la cicuta», «il maestro di Platone» «il marito di Santippe», e quindi tutte
le proposizioni in cui figura contengono (per noi, ma non per Socrate!) una varia-
5.4 Nomi propri e descrizioni bile apparente:
La differenza fra occorrenza primaria e secondaria è rilevante per far luce su un
Si prenda, poniamo,«Socrate è un essere umano». Per Socrate, la parola «Socrate»
altro enigma della teoria della denotazione, molto simile a quello che aveva at- stavasenzadubbioper un oggettodi cui egliera immediatamenteconsapevole,e il giudizio
tratto l'attenzione di Frege. Da che cosa dipende il fatto che non in tutti contesti è «Socrateè un essereumano»noncontenevaalcunavariabileapparente.Maper noi,checo-
possibile sostituire salva veritate un nome proprio con una descrizione o con un al- nosciamoSocratesoloper descrizione,la parola «Socratesnonpuò significareciòche signi-
tro nome proprio codesignativi? ficavaper lui;essasignificapiuttosto«lapersonache ha talie taliproprietà»,(poniamo),«il
filosofoateniesechebevvela cicuta».(PrincipiaMathematica, p.50)
Si potrebbe avanzarela tesi che «Scottè l'autore di Waverley»asserisceche «Scott»e
«l'autoredi Waverley»sono due nomi per lo stessooggetto.Ma basta riflettereun attimo La conclusione sembra essere che quei nomi propri il cui significato è per noi
per rendersicontochequestosarebbeun errore.Infatti,se tale fosseil significatodi «Scottè
equivalente a una qualche descrizione contengono di fatto una variabile apparente
l'autore di Waverley»sarebbe necessarioper la sua verità che Scott fossestato chiamato
l'autore di Waverley;se eglifossestato chiamatocosì,la proposizionesarebbevera anchese (cioè una variabile vincolata da un quantificatore). Questa linea di argomentazione
fossestato qualcunaltro a scrivereWaverley;mentre, se nessunol'avessechiamatoin tal è ripresa nelle lezioni sulla filosofia dell'atomismo logico. Come molti hanno osser-
modo,la proposizionesarebbefalsa anchese fossestato lui a scrivereWaverley.Ma in ef- vato, l'idea di eguagliare un nome proprio a una descrizione definita trasforma in
fetti egli fu l'autore di Waverleyquando ancoranessunolo chiamavacosì,ed egli non sa- un fatto contingente quello che dovrebbe essere un legame semantico (cfr. Pears (a
rebbe stato l'autore di Waverleyanche se tutti l'avesserochiamatoin tal modo ma fosse cura di) 1972a). Il rapporto fra il nome proprio «Socrate» e la descrizione defmita
statoqualcunaltro a scrivereWaverley.Pertantola proposizione«Scottè l'autoredi Waver- che mettiamo (mentalmente?) al suo posto non sta con il nome in un rapporto di si-
ley»non è una proposizioneche concernenomicome è invece«Napoleoneè Bonaparte»;e nonimia linguistica. Altre critiche alla proposta di Russell sono state avanzate da
ciòcostituisceun'illustrazionedel sensoin cui«l'autoredi Waverley»differisceda un auten- Wittgenstein nelle Ricerche filosofiche §79 e le discuteremo nel prossimo capitolo.
ticonomeproprio (PrincipiaMathematica, p.67). In armonia con la concezione per cui il valore informativo degli enunciati di
identità in cui figurano nomi propri si spiega riflettendo sul fatto che si tratta in ef-
154
Capitolo V Descrizionidefinite 155

fetti ~i proposizioni che co~tengono descrizioni camuffate Russelll918 propone di A quanto pare, dunque, vi sono degli usi privilegiati dei nomi propri genuini, in
considerare «la persona chiamata 'Romolo'» come la descrizione che «abbrevia» il . cui essi sono usati come nomi, di cui non abbiamo parlato fin qui. Russell ritiene
?ome proprio «Romolo», permettendone l'eliminazione. A dire il vero questo non che un nome proprio quando è usato come nome proprio presenta l'oggetto diretta-
e un passo ~romett,ente per ,l'elimi~azione del nome proprio: infatti il definiens, «la mente, senza l'aiuto di alcuna descrizione; tuttavia, per chi usa il nome senza avere
perso~a chmm~ta Romolo» contiene ancora il nome proprio 'Romolo', pur se conoscenza diretta del suo portatore l'uso del nome equivale di fatto a quello di
racchiuso fra Virgolette e quindi menzionato e non usato, come nel definiendum _ una qualche descrizione definita.
«Rornolo = df la persona chiamata 'Romolo'». Insistere sul fatto che un nome fra L'uso primario dei nomi propri è assimilato da Russell a quello di un indice
v.ir?~lette non ~a _Piùalcun rapporto con il nome senza virgolette e che quindi la de- puntato verso un oggetto: l'oggetto è il «significato» della proposizione che for-
flfl~zl~ne n~~ e. circolare non sarebbe di grande aiuto, poiché, se si accetta questa mulo. Quest'uso dei nomi propri assomiglia molto a quello dei nomi logicamente
obiezione SIe di nuovo alle prese con la questione dell'arbitrarietà della descrizione propri, che Russell1918 cosi caratterizza:
scelta per eliminare il nome «Romolo».
La trasformazione dei nomi propri in descrizioni sarà perfezionata da Quine Le uniche parole che si usano come nomi propri in senso logico sono parole come «que-
~96~ .che pr~p~rr~ di .trasfor~are i.nomi ~ropri in predicati veri (al massimo) di un sto» e «quello». Possiamo usare «questo» come un nome che sta per un particolare del quale
lfldIVI~UO.L eh~Il1nazlOne del nomi propn a favore di descrizioni definite, e di que- in quel momento abbiamo conoscenza diretta [with which we are acquainted]. Diciamo
ste ultime mediante la notazione canonica, riguarda solo le occorrenze dei nomi «Questo è bianco». Se concordi che «Questo è bianco», intendendo il «questo» che tu vedi,
propri in posizione referenziale e poggia sulla legge logica per cui «Fa» è logica- stai usando «questo» come un nome proprio. Ma se cerchi di afferrare la proposizione che io
m~nte equivalente a «(3x)(x = a & Fx»>; in quest'ultimo enunciato il nome pro- sto esprimendo quando dico «Questo è bianco», non puoi riuscirei, Se tu intendi questo pez-
pno a figu~a so!o nella posizione «= a», e non dopo da lettera predicativa «F». La zetto di gesso in quanto oggetto fisico, non stai usando un nome proprio. È solo quando usi
«questo» in modo molto circoscritto, per indicare un attuale oggetto di senso che è davvero
proposta di Quine (1960, §§ 37-38) consiste nel considerare «= a» come un nuovo
un nome proprio. E in ciò esso ha una proprietà molto strana per un nome proprio, vale a
predicato, o termine generale, che possiamo rendere, ad esempio, con «essere- dire che raramente significa ra stessa cosa per due minuti di seguito e non significa la stessa
uguale-a-Socrares, «essere-uguale-a-Pegaso»; se abbiamo a che fare con un nome cosa per il parlante e per l'ascoltatore. È un nome proprio ambiguo, ma è nondimeno dav-
g~nulflo varrà solo di un individuo, se si tratta invece di un nome vacuo non varrà vero un nome proprio, anzi è quasi l'unica cosa che ritengo funzioni propriamente e logica-
d.1alcun individuo. Quine è così al riparo dall'obiezione che la scelta della descri- mente nel senso da me inteso di nome proprio. lO
zione definita che abbrevia il nome è arbitraria, e non riflette il carattere semantico
d~lleg~me f~a no~e ~ oggetto, Naturalmente, il prezzo da pagare è l'introduzione I nomi logicamente propri sembrano avere il vantaggio di non essere mai privi
d~t.antl ~U~VIpredicati quanti sono i nomi propri; ciò che si risparmia in costanti in- di una denotazione. Uno dei tanti inconvenienti di questi nomi logicamente propri
dlvlduah,. viene s~eso in. predicati, Inoltre, il «risparmio» concerne solo il compor- è che non li potremmo mai usare nella comunicazione. Ciò che li rende «perfetti» li
t~mento inferenziale del nomi m contesti estensionali, dal momento che l'elimina- rende anche inutili: essi servono a indicare i dati sensoriali che stiamo avendo in un
zione p~oposta. da Quine concerne solo i nomi in posizione referenziale. Nell'irregi- certo momento e non abbiamo ragione di supporre che gli altri siano interessati ai
~entazlOne qumeana «Romolo è fratello di Remo» diventerebbe, all'incirca: «l'u- nostri dati sensoriali. I nostri dati sensoriali sarebbero interessanti se si potesse mo-
DICO x ~he romoleggia è fratello dell'unico x che remegga» _ sit venia verbis. strare che sono sistematicamente connessi a quelli degli altri - ma gli «altri», a ben
Il ~Iscorso fatto per il nome proprio «Rornok» si applica in parte anche ai nomi vedere, sono solo entità inferite, rimpiazzabili con costruzioni a partire da entità
propn genuini. Infatti, all'obiezione che «Scott è Sir Walter» contiene tuttavia note. Neppure è chiaro la funzione o l'interesse che questi nomi avrebbero per noi:
un'inform~zione, Russe~1 replica, come nel caso dei nomi fittizi, che questo è ap- rivolti a chi, per significare che cosa dovremmo impegnarci in questi proferimenti
punto un sintomo che stiamo usando i nomi come descrizioni e dando all'enunciato «egocentrici»? Come Frege 1918 osserva, non possiamo comunicare un senso che
una lettura metalinguistica, ad esempio, «la persona chiamata 'Scott' è la stessa che noi soli capiamo - ammesso, e non concesso, che «un senso che io solo capisco»
è chiamata 'Sir Walter'», Mentre sia una nozione tenibile. Ma Russell ha naturalmente una risposta anche a questa
obiezione: tutta la comunicazione, si regge, a suo parere, non sulla somiglianza ma
se un nome è usato come un nome e non come una descrizione, la proposizione sarà an- sulla diversità dei significati intesi e appresi:
cora una tautologia. (Russe1l1918, p.104)

lO Russell1918 in Pears (a cura di) 1972a, pp. 56-7, corsivi miei.


156 Capitolo V
Descrizioni definite 157

Q.uando una persona usa una parola non intende con essa la stessa cosa che un'altra per-
sona intende con essa. Ho spesso sentito dire che questo è un inconveniente. È un errore.
... la proposizione a = (1X)(Fx) è una proposizione che può essere vera o può essere falsa
Sarebbe fatale se la gente _intendessele stesse cose con le parole .... il significato che uno an- ma che non è mai semplicemente banale come a =a; mentre, se (1x)(Fx) fosse un nome pro-
nette a una parola deve dipendere dalla natura degli oggetti di cui hai conoscenza diretta e prio, a = (1X)(Fx) sarebbe necessariamente o falsa o uguale alla proposizione banale a =a.
dal mom~nto che persone diverse hanno conoscenza diretta di cose diverse non riuscireb- possiamo esprimere ciò dicendo che a = (1X)(Fx) non è un valore della funzione proposizio-
naie a =y. Ma siccome y può essere una qualunque cosa, ne consegue che (1x)(Fx) non è un
bero a. dlsc?rrer~ fra lor? senza annettere significati diversi alle parole... Prendiamo per
esempio :<P~c~addly».~o~ che abbiamo conoscenza diretta di Piccadilly, associamo alla pa- valore diy. (Principia Mathematica, Cap. III, p. 67)
rola un slgn~lcato assai diverso da quello che vi annette chi non è mai stato a Londra: e se
a!l'e~tero, VI mettete a chiacchierare di Piccadilly, comunicherete a chi vi ascolta Pro;osi~ La forma logica dell'enunciato di identità (20) è piuttosto:
ziom comp~etam.entediverse da quelle che sono nella vostra mente. I vostri ascoltatori cono-
sceranno P~ccaddlycome una strada importante di Londra, e potranno anche sapere molte (21) (3y)(Scott = y & (x)(Wx '" x = y)).
altre cose m proposito, ma non conosceranno esattamente quelle cose che uno conosce
quando va a spasso per Piccadilly.
Una volta che l'enunciato d'identità sia reso nella forma (21) vediamo che in ef-
fetti abbiamo due interpretazioni diverse a seconda che la descrizione abbia occor-
. L'immagi~e c~e Ru~sell ha d~come funziona la lingua e di che cosa rende possi- renza primaria o secondaria rispetto al verbo di atteggiamento proposizionale:
b~lela co~unIcazlOne ~ ~olto diversa da quella di Frege. Tutte le nozioni che ab-
biamo fatlcos~~en~e dlstmt? nel capitolo precedente - senso, rappresentazione,
valore conoscltlvo~~nformazlOne- si trovano ammassate insieme e non sorprende (22) Giorgio IV vuoi saper se (Scott = (1X)(WX))

che Russell releghi iltutto nella «psicologia».


Tuttavia, alcuni filosofi, ad esempio Evans 1982, hanno cercato di conciliare oppure:
tesi di Frege ~ tesi .di Rus~el.l,dando luogo a un ibrido non privo di interesse. Se-
con?o ~va~s I nomi prop.n di ~rege sono sostanzialmente russeIIiani: Frege sbagliò (23) (3y)«x)(Wx '" x = y) & Giorgio IV vuoi sapere sey è Scott).
nell .at~n~ulfeun senso al n?ml.propri vacui così come Russell sbagliò nel ripudiare
la distinzione ~ra senso e, nfenmento. Il ~enso di un nome proprio consiste in un In (22) la descrizione ha campo d'azione ristretto e occorrenza secondaria, in
certo m?~o ~I pensare I oggetto; solo di un oggetto attuale si possono pensare (23) ha il campo d'azione ampio e occorrenza primaria.
«proposizioms fregeane, che, tuttavia, a differenza di quelle russeIIiane non con- Una volta che abbiamo espresso (20) con (21) vediamo che non contiene il co-
tengono l'.o~g~tto come costituente. Secondo Evans le descrizioni definite non stituente «l'autore di WaverIey» al posto del quale sostituire «Scott» in (22) e otte-
S?~Otermini slOgolar~genui~i, ~ in ciò le sue vedute si avvicinano a quelle dei teo- nere dalla proposizione vera «Giorgio IV voleva sapere se Scott era l'autore di Wa-
nCIdella «nuova teona del riferimento», (Vedi Capitolo VI) verIy» la proposizione certamente falsa «Giorgio IV voleva sapere se Scott è
Scott». La sostituzione del nome «Scott» al posto di «l'autore di WaverIey» non è,
naturalmente, sempre illegittima, anzi «non interferisce con la verità delle inferenze
5.5 Che cosa vuoi sapere Giorgio IV? fintanto che la descrizione ha occorrenza primaria» (Russell 1905, p. 114). A
quanto pare, dunque, il venir meno del principio di sostituibilità è connesso anche
IItrattamento russeIIiano dell'enigma di Frege - «Frege's puzzle» è il nome che al fatto che la descrizione ha occorrenza secondaria rispetto al verbo di atteggia-
~uss~l~ 19~5 dà al ~ue~ito ~i.Fre~e ~irca il valore conoscitivo degli enunciati di mento proposizionale «voleva sapere».
identità ven e non giustificabilia pnon - lascia aperti molti problemi. La differenza fra (22) e (23) corrisponde a un diverso tipo di curiosità da parte
Nel caso di un'identità che contiene un nome proprio e una descrizione definita di Giorgio IV. Per esemplificare la differenza, arricchiamo un po' il contesto del
la cosa essenziale da capire è che discorso.
Supponiamo che Giorgio IV stia conversando con un amico e, osservando una
(20) Scott = l'autore di Waverley persona che si avvicina, chiede al suo interiocutore, anch'egli in posizione appro-
priata per osservare il nuovo arrivato: «Quello è Scott?» È perfettamente legittimo
n.onè ottenut~ per esemplificazione da a = y, rimpiazzando cioè y con un'espres- che l'interiocutore riporti a una terza persona ciò su cui verte la domanda di Gior-
sione che funziona come un nome proprio: gio IV dicendo: «Di colui che è di fatto l'autore di Waverley Giorgio IV vuoi sapere
se è Scott». Oppure «All'avvicinarsi dell'autore di Waverley il re mi ha chiesto se
quello fosse Scott», Si noti che nel riportare ciò su cui verte la curiosità di Giorgio
158 Descrizioni definite 159
Capitolo V

IV non sto assumendo che l'interlocutore sia al corrente che Scott sia l'autore di Dunque, l'eventuale curiosità di Giorgio IV se Sir Walter sia Scott si spieghe-
Waverley. rebbe come nel caso delle descrizioni definite: in simili contesti i nomi propri non
~e~~~~o ~uine (1.95~d,1960) oggi diremmo che il venir meno del principio di sono usati come nomi ma come descrizione camuffate: «Scott» equivale a «l'uomo
sostituibilità di espressioni codesignative in (22) è un caso particolare del fenomeno chiamato 'Scott'» e «Sir Walter» a «l'uomo chiamato 'Sir Walter'».
più generale, cui egli dà il nome di opacità referenziale: abbiamo opacità referen-
ziale quando i termini non assolvono semplicemente alla funzione di denotare un
oggetto, ma svolgono anche altre funzioni. La peculiarità della lettura (23) è di 5.6 Nozionale vs relazionale, de dieto vs de re
estr.a~rela descrizione de~inita dal c~~po d'azione del verbo di atteggiamento pro-
posizionale, e collocarla In una posizione che, a detta di Russell, non interferisce Sebbene, come gli autori di Principia osservano, una descrizione definita pro-
con la validità delle inferenze. Ad esempio, dalla verità di (23) possiamo valida- pria (per cui cioè sappiamo che E!(1X)(Fx» possa essere trattata nelle deduzioni
mente inferire che c'è qualcuno di cui Giorgio IV voleva sapere se era Scott. Non come un nome proprio, è importante notare che ciò vale solo per i contesti esten-
solo: ma, sulla base dell'identità vera «l'autore di Waverley = l'autore di Ivanhoe» sionali. L'esempio di Giorgio IV, discusso nel paragrafo precedente, mostra come
potremmo riportare ciò su cui verte la curiosità del re anche usando una descri- all'occorrere della descrizione, rispettivamente, col campo d'azione ampio o ri-
zione che può non essere nel suo repertorio, ma che è invece nel repertorio della stretto, corrispondono due interpretazioni diverse dell'enunciato. Facendo di
persona con cui faccio conversazione e dire: «Di colui che ha scritto Ivanhoe Gior- nuovo uso delle distinzioni introdotte da Quine 1956,possiamo dire che al campo
gio IV voleva sapere se fosse Scott». d'azione ampio è appropriata la lettura relazionale, al campo d'azione ristretto la
Questa interpretazione degli enunciati di atteggiamento proposizionale è alla lettura nozionale. L'analisi re/azionale del verbo di atteggiamento proposizionale
base del trattamento relazionale dei verbi di credenza delineata da Quine 1956:un - quella per intenderei, in cui Giorgio IV si chiede della persona che si avvicina se
primo passo di questa analisi consiste nell'illustrare il contenuto della curiosità di è Scott - è generalmente appropriata per tutti quei contesti in cui l'enunciato che
Giorgio IV mettendo in mostra gli oggetti su cui verte: l'individuo denotato e la usiamo per formulare il contenuto del nostro atteggiamento proposizionale verte
funzione proposizionale «essere (uguale a) Scott» «<X = Scott»), su un oggetto previamente identificato. La lettura nozionale è invece appropriata
Tuttavianon tutte le facce dell'enigmadi Frege sono illuminatedalla distinzionefra per quei casi in cui non abbiamo in mente un oggetto previamente identificato. Ad
occorrenza primaria e secondaria. Infatti, quando abbiamo il segno di identità fian- esempio, posso chiedermi se l'uomo che sposerò avrà i miei stessi gusti musicali:
cheggiatoda due nomi propri la sostituzionenon può essere bloccata da considerazioni ma se «l'uomo che sposerò» non designa un individuo di cui già conosco l'identità,
di forma logica. «SC?tt = Sir W~l.tef»,a differenza di «Scott = l'autore di Waverley»,è non posso riformulare la mia domanda nello stile relazionale, come vertente sullo
un valored~llafunzione proposizionale «a = y» (vedi §4.4)e «GiorgioIV volevasaper specificox che sposerò. Inoltre, è ben possibile che la descrizione «l'uomo che spo-
se Scott è Sir Walterx ha la stessa forma logicadi «GiorgioIV voleva sapere se Scott è serò» sia destinata a restare una descrizione vacua. In questi casi la lettura nozio-
Scott», In Principia Mathematica Russell ammette che vi sono anche funzioni intensio- naIe è probabilmente la più appropriata: mi sto domandando se l'uomo che sposerò
~li di funzioni proposizionali,ma che, tuttavia, in logica e in matematica queste non - chiunque egli sia e posto che ci sia - avrà i miei stessi gusti musicali. Natural-
n~rrono mai. Le funzi?ni proposizionali «essere uguale a Scott» ed «essere uguale a mente, è possibile (anche se improbabile), che del mio futuro marito (di colui che
Sir ~altef» s?n? estensionalmente equivalentima non sono intensionaImente equiva- ho deciso di sposare) ignori i gusti musicali: in questo caso «l'uomo che sposerò»
lenti per tutti gli argomenti: la curiosità di Giorgio IV non riguarda il valore di verità occorre nell'enunciato che uso per formulare la mia curiosità col campo d'azione
della funzione proposizionale «essere uguale a Scott» per l'argomento «Scott», Questa più ampio, e la mia curiosità è relazionale.
possibilità avanzata in Principia Mathematica è di fatto scartata in Russell 1918.Qui La distinzione fra nozionale vs re/aziona/e è introdotta da Quine 1956 per di-
Russellafferma che se i nomi sono usati come nomi stinguere due tipi di quantificazioni: quelli in cui la variabile del quantificatore vin-
cola una variabile collocata nel campo d'azione di un verbo di atteggiamento pro-
ciò che si asserisce riguarda la persona, non ilnome. Quindi se asserisco «Scott è Sir WalteT» posizionale e quelli in cui abbiamo semplicemente un enunciato quantificato che fi-
usando questi due nomi come nomi, né «Scott» né «Sir Walter» figurano in ciò che asserisco gura all'interno del campo d'azione del verbo di atteggiamento proposizionale. In
ma solo la persona che ha questi nomi e dunque ciò che asserisco è una pura tautologia. italiano a volte la differenza fra senso relazionale e senso nozionale è segnalata dal
(Russelll918, p. 104) modo verbale, indicativo e congiuntivo rispettivamente. Ad esempio, se entrando
in libreria dico «Cerco un libro che è uscito la settimana scorsa presso la casa edi-
trice XY» è assai verosimile che abbia in mente un particolare libro di cui non ri-
cordo il nome e sollecito l'aiuto del commesso indicandone una caratteristica che
Descrizioni definite 161
160 CapitoloV

ritengo, forse a torto, utile dal suo punto di vista: in questo caso ha senso dire di (26) Tomcredeche CiceronedenunciòCatilina
uno specifico libro che il commesso mi indica che non intendevo quello. Invece,
Da (26), nel senso nozionale di «credere», non possiamo inferire salva ventate
dire «Cerco un libro che sia uscito la settimana scorsa presso la casa editrice XY»
sarebbe appropriato in una situazione in cui non ho in mente un libro particolare,
ma solo un libro che soddisfa la condizione specificata - forse ho fatto una scom- (26') Tomcredeche TulliodenunciòCatilina
messa, forse il mio interesse per i libri è da collezionista. In questo secondo caso il
poiché se Tom non sa che Tullio e Catilina sono la medesima persona, può essere
commento «Non intendevo quello» sarebbe fuori luogo poiché non sapremmo a
agnostico sul fatto che Tullio abbia denunciato Catilina o credere positivamente
che cosa rimanda anaforicamente «quello». 11 Possiamo rendere il primo enunciato
che Tullio non denunciò Catilina - lo fece Cicerone. Nella lettura nozionale non
con (24) e il secondo con (25):
possiamo fare alcuna sostituzione, poiché l'intero contesto che segue il «che» è
opaco, nel senso che il valore di verità di (26) può cambiare se a «Cicerone» sosti-
(24) (3x) (x è un libro & x è uscitola settimanascorsapressola casaeditriceXY & io
cercox) tuiamo «Tullio», sulla base dell'identità vera «Cicerone = Tullio». Evidentemente
i credenti non sono onniscienti; un insieme finito di enunciati può essere chiuso ri-
(25) Desideroche (3x)(x è un libro & x è uscitola settimanascorsapressola casaedi- spetto a certe relazioni logiche «<chiuso» nel senso tecnico di contenere tutte le
triceXY & c io trovox) conseguenze logiche da essi implicate) senza che ciò valga per il credente.
Secondo la lettura relazionale, se Tom crede di Cicerone l'attributo di aver de-
A parte il modo verbale (indicativo o congiuntivo), è spesso il contesto a deci- nunciato Catilina, possiamo inferire:
dere quale interpretazione sia appropriata: per usare un esempio di Quine 1956,c'è
una notevole differenza fra credere che qualcuno sia una spia in senso nozionale - (27) (3x)(Tomcredey(y denunciòCatilina)dix).
Ralph crede che (3x)(x è una spia) - e credere di una persona specifica, nel senso
relazionale che sia una spia - (3x)(Ralph crede che x sia una spia). Solo la se- e concludere, nonostante la sua fuorviante formulazione linguistica, che lo crede
conda convinzione potrebbe interessare le autorità competenti - e interessa Quine
anche di Tullio. Analogamente da
1956. Il senso relazionale della credenza è a volte formulabile in modo «traspa-
rente». La trasparenza riguarda essenzialmente la possibilità di applicare ad alcune
(28) Tulliocredeyz(y denunciòz) di Ciceronee Catilina
occorrenze delle variabili che figurano negli enunciati di credenza le normali regole
inferenziali che concernono i quantificatori e l'identità. Nell'esempio precedente
possiamo inferire che
un ostacolo alla trasparenza è il fatto che la variabile del quantificatore vincola una
variabile in posizione opaca «che x sia una spia»; si tratta, dunque, di vedere se è
(29) (3w)(3x)(Tom credeyz(y denunciòz)di w ex)
possibile trovare un'analisi di questi enunciati che metta la variabile vincolata al si-
curo, in posizione trasparente. Una possibilità consiste nel considerare il verbo di
Si noti che le variabili dei quantificatori in (27) e (29) non vincolano le variabili
credenza come un predicato poliadico che prende come argomenti un credente, un
degli abstracta, cioè «y(y denunciò Catilina)» e <<yz(y denunciò z)», Infatti, l'enun-
at~ributoo una relazione e l'oggetto o gli oggetti cui l'attributo o la relazione si ap-
ciato «(3x)(Tom crede y(y denunciò x) di Cicerone)» con i suoi incerti legami di
plicano. Il prezzo da pagare per la lettura trasparente è che dobbiamo essere prepa-
vincolamento, non presenterebbe alcun vantaggio rispetto al senso relazionale
rati ad ascrivere ai credenti opinioni contraddittorie o quasi. Consideriamo l'esem-
della credenza che vogliamo fare emergere.
pio:
Resta il fatto che, secondo la lettura referenzialmente trasparente, non si può
escludere che Tom creda di Tullio, che egli denunciò Catilina e crede di Tullio che
egli non denunciò Catilina; non è una contraddizione palese come credere che Tul-
lio denunciò e non denunciò Catilina, ma si avvicina molto ad essa (Quine 1960
§31). Indubbiamente un risultato difficile da digerire pur di rendere conto del senso
11 Sin~tichel'a~afo~a
dipersé nonè uncriterioperdistinguere l'usorelazionale
daquellonozio- relazionale di «C'è qualcuno di cui Tom crede che egli ha denunciato Catilina» o
naie.Infatti,mentre11nnocommento, «Nonintendevo quello» è inappropriato,
quellodi unaltroac- «C'è qualcuno che Ralph crede essere una spia». Il caso di Ralph, descritto da
quirenteche,sentitalamiarichiestadice:«E locercoanch'io»,è perfettamentenaturale.Quil'anafora Quine 1956,rende ancora più perplessi: infatti, Ralph dell'uomo visto alla spiaggia
pre.servailsensonozionale
dellarichiesta,mentrenelcommento damefattol'anaforasuggerisceunri-
fenmentoa unoggettospecificomenzionato o intesoequindinonpreservail sensonozionale. ha un'ottima opinione, mentre di un tale con il cappello marrone pensa sia un losco
162
CapitoloV
Descrizioni definite 163

figuro, anzi, una spia. Il caso vuole che si tratti della medesima persona, chiamata
«Bernard J. Ortcutt», Può anche darsi che Ralph sia disposto ad asserire con con- La nozionedi sapere o credere chi o che cosa è qualcunoo qualcosadipende intera-
mentedal contesto.A volte,quandochiediamochi è il tale vediamola facciae vogliamosa-
vinzione l'~n~nc.iato«Ortcutt ~on è un~ spia», pur credendo dell'uomo col cappello
pere il nome;a volte è il contrario.A voltevogliamosapere il suo ruolo nellasocietà.Di per
marrone, eroe di Orcutt, che sia una Spia. I guai non sono finiti qui. Infatti, Quine se stessala nozioneè vuota. (Ouine 1977,p.121).
1977ha messo in luce un ulteriore aspetto precario della distinzione fra lettura rela-
zionale e lettura nozionale. Consideriamo l'enunciato:
Nel quadro della teoria delle descrizioni definite di Russell, l'unico modo
(30) Ralphcrede'Ortcutt è una spia'. per rendere conto delle diverse interpretazione della descrizione definita, sia in
contesti introdotti da verbi di atteggiamento proposizionale, sia in contesti mo-
In Quine 1977le virgolette semplici hanno preso il posto degli abstracta, e indi- dali, introdotti da locuzioni come «è necessario» o «è possibile», è facendo leva
cano enunciati o predicati; il predicato di credenza è diventato un funtore enuncia- sulla fluttuazione del campo d'azione della descrizione definita. La negligenza
tivo «Br» (dove l'indice indica il credente, Ralph, in questo caso) che ascrive a di quale sia il campo del campo d'azione della descrizione in un enunciato può
~al~h.la ~re~enza in~ic~~adall'espressione fra virgolette rispetto a uno o più indi- trasformare una schema d'argomentazione valido in uno ovviamente non va-
vidui, In~lca.tld~ variabili ~ nomi non fra virgolette. «Br»dunque ha dunque un nu- lido.
mero vanabile di argomenti - che varia, cioè, a seconda del numero dei termini in Questo fatto fu messo in rilievo per la prima volta da Smullyan 1948, che per
posizione referenziale. Secondo Quine 1956, generalmente "l'esportazione» da dissipare alcuni dei così detti paradossi della sostitutività degli identici in contesti
(30) a modali, ha osservato che in questi contesti non possiamo trattare le descrizioni de-
finite proprie alla stregua di nomi propri e quindi trascurame il campo d'azione, ma
(31) Ralphcrede 'xè una spia' di Orcutt. dobbiamo meticolosamente osservarlo. In particolare, la proposizione 14.18 di
Principia Mathematica, E!(tt)(Fx). --+: (x).Gx. --+. G(tt)Fx, che possiamo esem-
è valida. Tuttavia, secondo Quine 1977,essa desta non poche perplessità, sia in vi- plificare dicendo che se l'autore dell'Ideografia esiste, allora, se tutti gli uomini
sta del fatto che sembra legittimare (32), che ha un'evidente portata esistenziale sono fallibili, tale è anche l'autore dell'Ideografia, ha una diversa lettura modale a
assente in (30): ' seconda che la seconda occorrenza della descrizione definita abbia campo d'azione
ampio o ristretto. L'osservanza del campo d'azione della descrizione definita ci
(32) (3t-)(x = Orcutt & Br(x è una spia», mette al riparo dal seguente paradosso della sostitutività:

s,ia~erché, ~ch~ senza scomodare (30)-(32), dalle semplice credenza di Ralph nel-
I eSlst~nzadi spie - «Ralph crede '(3x)(x è una spia)'» - insieme con quella che (34) È logicamentenecessarioche9 siamaggioredi 7
non CIsono neppure due spie della stessa altezza e che la spia più bassa sia una spia: (35) 9 = il numerodei pianeti
(36) È logicamentenecessariocheil numerodei pianetisiamaggioredi 7.
(33) Ralphcrede'spia' dellaspiapiùbassa,
(34) e (35) sono veri, ma (36) è falso, poiché non è una verità necessaria che
è legi~tim.~conclu~e~e: «(~)(Ralph cre~e 'spia' di z]», dal momento che in (33) il numero dei pianeti sia maggiore di 7. Eppure, sostituendo espressioni codesi-
«la spia pni bassa» e In pOSIZIOne referenziale. Ma dalle banali credenze che vi sono gnative otteniamo il risultato sconcertante (36). Ora, anche un essenzialista, colui
spie e c~e la spia più bassa è una spia sembra illegittimo attribuire a Ralph una cre- cioè che ritiene che asserzioni modali de re come «x è necessariamente F» siano
denza nspetto a uno specifico individuo - e ciò, a sua volta, mostra la difficoltà legittime, e non solo affermazioni de dicto come «È necessario che x sia F», am- .
dell'operazione di esportazione segnalata in (30)-(31). metterà che sebbene 9, cioé il numero che soddisfa la descrizione definita «il nu-
Esistono criteri per decidere se e quando la manovra di esportazione è lecita? mero dei pianeti», sia necessariamente maggiore di 7, tuttavia il numero dei pianeti
~plan ~9?~~a pr~posto la nozione di «nome vivido»,che un po' l'analogo dei de- avrebbe potuto non essere maggiore di 7. Una cosa è affermare che un certo in-
sIgn~ton rigidi che Incontreremo nel prossimo capitolo; Hintikka ha suggerito che i dividuo soddisfa la condizione di essere necessariamente F, e una cosa comple-
nonu che_possonosvolgere questo ruolo sono quelli di cui il parlante sa (e non solo tamente diversa è dire che vi è necessariamente un unico individuo che soddisfa
crede) ChIè o che cos'è quel che designano. Tuttavia, secondo Quine la condizione in questione (Smullyan 1948, pp. 36-37). Se è esistito, l'autore del-
l'Ideografia è necessariamente identico a se stesso; tuttavia, Frege, l'autore del-
l'Ideografia, avrebbe potuto non scrivere l'Ideografia e dunque non è necessario
164 CapitoloV Descrizioni definite 165

che Frege sia identico all'unico autore dell'Ideografia, né è necessario che colui che (36a) () O (3%:)( ci sonoesattamentex pianetie x è pari)
di fatto è l'unico autore dell'Ideografia scrivesse l'Ideografia. (36b) (3%:) (cisonoesattamentex pianetie () O (x è pari)
Così se assumiamo il principio:
(36c) () (3K)(ci sonoesattamentex pianetie O (x è pari».
(x)(N(x = x»12
In (36a) la descrizione ha il campo d'azione ristretto (de dieta) e in (36b) il
da intendersi come: «Ogni x è necessariamente identico a se stesso», e sulla base campo d'azione ampio (de re).J4
dell'enunciato sintetico E!(tt)(Fx) e di 14.18, lo esemplifichiamo con una descri- Tuttavia, l'osservanza del campo d'azione della descrizione nei contesti modali,
zione definita, otteniamo il risultato sconcertante: non è di per sé sufficiente, secondo Quine, a dare un senso chiaro alla quantifica-
N«1X)(Fx) = (1x)(Fx) zione che incontriamo in enunciati come:
mentre una volta eliminata contestualmente la descrizione definita quel che pos- (37) (3K)(x è necessariamentedispari)
siamo legittimamente affermare è:
Infatti (37) sembra affermare che vi è qualcosa che ha la proprietà essenziale di
(3y)«x)(Fx == x = y) &N(y = y» essere dispari, indipendentemente da come esso è designato; eppure se esemplifi-
che va distinto da: chiamo (37) con «9» otteniamo un enunciato vero, mentre se lo esemplifichiamo
con «il numero dei pianeti» otteniamo un enunciato falso. Entrambe le espressioni
N(3y)«x)(Fx == x =y &y = y». denotano lo stesso numero, ma non le possiamo impiegare intercambiabilmente
Nel primo enunciato la descrizione ha campo d'azione ampio, nel secondo oc- per esemplificare (37). Il venir meno del principio della sostituibilità degli identici
corre all'interno del campo d'azione dell'operatore modale; il primo enunciato non rende la quantificazione in (37) letteralmente incomprensibile; un ovvio rimedio
presenta problemi, secondo Smullyan, mentre il secondo è generalmente una falla- che viene alla mente è far variare la variabile quantificata non su individui ma su in-
cia. Alcuni autori come, ad esempio, Saul Kripke, ritengono che la fluttuazione del tensioni, e cercare condizioni adeguate che le espressioni che designano intensioni
campo d'azione della descrizione, sebbene sia sufficiente a bloccare il paradosso devono soddisfare - ad esempio, sinonimia, isomorfismo intensionale - per es-
modale appena descritto, non sia tuttavia sufficiente a cogliere l'intera gamma del sere sostituite l'una all'altra in contesti non estensionali. Tuttavia, come vedremo
contrasto fra de dieto e de re e dunque la peculiarità del funzionamento delle descri- nei Capitoli VI e VIII, queste nozioni presentano a loro volta notevoli difficoltà. Il
zioni definite in contesti modali. Kripke 1979aosserva che nei contesti intensionali cammino speculativo percorso dalla logica modale quantificata, sotto l'impulso dei
la distinzione fra campo d'azione ristretto e campo d'azione ampio non coincide lavori di Saul Kripke, non è stato quello di escogitare entità ad hoc con cui popo-
(né, di conseguenza, può rimpiazzare) quella fra de dieto e de rev, poiché quando lare il dominio su cui si quantifica, ma di abbracciare l'essenzialismo, distinguendo
gli operatori modali sono iterati sono possibili anche campi d'azione intermedi. Ad nettamente nomi propri e descrizioni, e negando che i problemi che affliggono i
esempio, l'enunciato: contesti modali e di credenza siano da localizzare nel principio della sostituibilità
degli identici.
(36) Il numerodeipianetiavrebbepotutoesserenecessariamentepari

nella sua interpretazione naturale che lo rende vero (e cioè quella per cui avreb-
bero potuto esserci otto pianeti, nel qual caso il numero dei pianeti sarebbe stato
pari e necessariamente tale) non è ne de re né de dieto. Delle tre possibili letture di
(36) quella naturale è (36c):
14 Cfr. S. Kripke 1963 in Linsky 1970,p. 66. Secondo Kripke sia «Espero = Espero» sia «Espero =
Fosforo» sono espressione di verità metafisicamente necessarie, ma lo stesso non può dirsi di «Atena =
Atena», né di «Pallade = Atena», almeno, non a prima vista. È possibile, tuttavia, modificando le re-
12 Si noti che in «(x)(N(x = x»» i valori della variabile vincolata sono individui esistenti nel domi-
gole di sostituzione e d'inferenza, ammettere anche nei calcoli modali nomi propri vacui, in analogia
nio e non tutti quelli di cui abbiamo nomi nella lingua. con le logiche libere. Anzi, si potrebbe sostenere che la giustificazione per la costruzione di logiche li-
13 Pur se, innegabilmente, le nozioni de dicto] campo d'azione ristretto/ uso attributivo da un lato e bere è modale e non pragmatica - essa indaga il comportamento dei nomi propri in completa genera-
de ret campo d'azione ampio/uso referenziale, dall'altro, in molti contesti coincidono. Per la distinzione lità, prescindendo da come stanno le cose nel mondo attuale, in armonia con l'idea meinongiana di una
fra uso referenziale e attributivo di una descrizione definita vedi Capitolo VI. scienza generale degli oggetti.