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OMBRE ROSSE XL

?
ESCUELA MODERNA

CHIESE
IN FIAMME
La Settimana Tragica
di Barcellona nel 1909

© 2019 Milieu edizioni

© 2019 Escuela Moderna

www.milieuedizioni.it
Progetto grafico: Piergiorgio Caserini

Immagine cover: *********************

Finito di stampare nel mese di Ottobre 2018


presso Bianca & Volta, Truccazzano (Milano)
Chiese in fiamme
Nel 2009 si è formato a Barcellona un collettivo de-
nominato “Escuela Moderna/Ateneo Libertario”,
in omaggio a Francisco Ferrer Guardia. Si tratta di
un gruppo multidisciplinare di artisti e studiosi che,
nel corso degli ultimi dieci anni, ha raccolto e distri-
buito circa quindicimila volumi in .pdf sulle prezio-
se eredità culturali Illuministe, Socialiste e Anar-
chiche, organizzando negli anni incontri, mostre e
conferenze.
Una settimana del 1909 La prima mostra barcellonese, che inaugurò la
nascita del collettivo, vide la luce nel centenario del-
la Semana Trágica, intitolandosi, come l’omonima
pubblicazione, “La Escuela Moderna. Homenaje a
Francisco Ferrer Guardia, 1909-2009”.
Già in quella prima pubblicazione erano presen-
ti testi di Massimo Mazzone, Juan José Lahuerta,
Beltrán Roca Martínez, e opere di Nicoletta Braga,
Laura Cazzaniga, Elisa Franzoi et al., autori che, in-
sieme ad altri ancora, ritroviamo anche in questa
nuova edizione.

Senza enfasi, consideriamo che questo volume,


a distanza di 110 anni, colmi una lacuna nel panora-
ma editoriale italiano, essendo l’unico libro in lingua
italiana che tratti, in maniera esauriente, questo ar-
gomento.
Ciò che esso illustra rappresenta un fenomeno di
carattere epocale, una distruzione con aspetti qua-
si millenaristici, che segnò le coscienze del mondo
Laura Cazzaniga e che restò, fino ad ora, confinata ad un lontano

4 5
ricordo locale… Parliamo della Semana Trágica di Lahuerta, importante apporto dello storico dell’ar-
Barcellona, una calda settimana di Luglio del 1909, te e dell’architettura e titolare della Cátedra Gaudí
in cui furono date alle fiamme oltre 139 tra chiese, all’Universitat Politècnica di Catalunya, riflette e
conventi e collegi cattolici. analizza la distruzione iconoclasta che scaturisce
In questo volume, la Semana Trágica viene trat- dalle chiese date in fiamme. A seguire i tre famosi
tata attraverso molteplici punti vista, data anche la articoli del 1909 – due dei quali furono all’epoca
potenza suggestiva che la stessa determinò in vari censurati – del rinomato poeta e scrittore catalano
ambiti. Joan Maragall, che difendono l’amore solidario e
Oltre ad una analisi storica, vengono scandaglia- denunciano l’atteggiamento distante e controver-
ti gli aspetti iconografici, iconoclasti, pedagogici ed so della classe borghese e della Chiesa, a cui se-
anticoloniali; ed, ancora, approfonditi i segmenti di guono le famose illustrazioni satiriche del Picarol.
storia del movimento operaio e anarchico, il ruolo Matteo Binci, da storico dell’arte, compie una rico-
della Chiesa, ed il sentimento anticlericale latente gnizione sul declino dell’imperialismo spagnolo, in-
nella società catalana. dicando come la guerra coloniale contro il Maroc-
A corredo di tutte queste analisi è l’intera colle- co produrrà quello sciopero, represso nel sangue,
zione di cartoline divulgate all’epoca dalla casa edi- cui farà seguito la Semana Trágica. Elisa Franzoi,
trice catalana ATV (Àngel Toldrà Viazo), che illu- artista e insegnante, affronta il tema della didattica
strano, attraverso 100 scatti, la città in fiamme, per libertaria, a partire dall’esempio della Escuela Mo-
la prima volta pubblicate in Italia. derna di Francisco Ferrer Guardia. Nicoletta Braga
Grazie all’aiuto di Éric Coulaud e del Centre Inter- propone invece, in maniera visionaria, un confron-
national de recherches sur l'anarchisme (CIRA) di to fra i libretti rossi che ricorrono tutto il XX secolo.
Lausanne, è stato inoltre possibile pubblicare, per Infine, pubblichiamo in italiano un testo dell’ar-
la prima volta in assoluto, alcune di queste cartoli- tista Pedro G. Romero, sull’Archivio F.X., celebre
ne spedite, in quel momento storico, da Barcellona progetto sull’iconoclastia al quale l’autore lavora
verso i più disparati punti del mondo. da oltre venti anni.
Chiude il volume la postfazione dello storico
Per quanto riguarda i saggi qui presenti, sinteti- dell’arte Paolo Martore, che rilegge l’intera costru-
camente, e per ordine di stampa, ne descriviamo i zione dei discorsi da un punto di vista prevalente-
contenuti. mente iconologico ed iconografico.
Il contributo di Massimo Mazzone, che ha lavo-
rato con tenacia a questa pubblicazione, tocca il
tema dell’iconoclastia attraverso un parallelismo
tra la Semana Trágica e l’11 Settembre. Juan José

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Iconoclastia e
Non si tratta quindi di uno scontro di civiltà né di religioni,
è qualcosa che va molto al di là dell’islam e dell’America, su
cui si tenta di focalizzare il conflitto per darsi l’illusione di un

proliferazione delle confronto visibile e di una soluzione di forza.


È un antagonismo fondamentale, ma un antagonismo
che designa, attraverso lo spettro della America (che

immagini. è forse epicentro, ma non certo l'incarnazione della


mondializzazione) e attraverso lo spettro dell'islam
(che non è certo, per parte sua, l'unica incarnazione del
terrorismo), la mondializzazione trionfante alle prese
con sé stessa. In questo senso, possiamo sì parlare di
guerra mondiale, ma non della terza, bensì della quarta,
l’unica veramente mondiale poiché a essere in gioco è la
mondializzazione stessa.
Le due prime guerre mondiali corrispondevano
all’immagine classica della guerra. La prima ha posto fine
alla supremazia dell’Europa e all’era coloniale. La seconda
al nazismo. La terza, che ha già avuto luogo, sotto forma
di guerra fredda e di dissuasione nucleare, ha posto fine
al comunismo. Dall’una all’altra, si è andati ogni volta più
Breve ragionamento sulle avanti verso un ordine mondiale unico.
Oggi, quell’ordine, virtualmente giunto al termine, si trova
immagini a partire da alle prese con le forze antagonistiche diffuse ovunque nel
cuore stesso del mondiale, in tutte le convulsioni attuali.
Lo spirito del terrorismo Guerra frattale, di tutte le cellule, di tutte le singolarità che
si ribellano sotto forma di anticorpi. Scontro talmente
di Jean Baudrillard. inafferrabile che diviene necessario di tanto in tanto salvare
l’idea della guerra con messe in scena spettacolari, come
la guerra del Golfo o quella dell’Afghanistan. Ma la quarta
guerra mondiale è altrove. È ciò che incombe su ogni ordine
mondiale, su ogni dominio egemonico - se a dominare il
mondo fosse l’islam, il terrorismo prenderebbe l’Islam
a bersaglio. Perché è il mondo stesso che resiste alla
mondializzazione.1

1. Jean Baudrillard, Lo
spirito del terrorismo,
Milano, Raffaello Cortina
Editore, Milano, 2002, pp.

Massimo Mazzone 16-18

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Buddha di Bayman cannoneggiati dai Talebani o alle opere
antiche fracassate e filmate nei territori sotto il controllo
dell’ ISIS (ammesso che le statue rotte siano vere e non
simulacri, mentre quelle vere si dirigono verso il mercato
nero), il Memoriale italiano di Auschwitz smontato dalla
Polonia, trasportato in Toscana per andare in una zona in-
dustriale di periferia ma ovviamente anche alle Torri del
World Trade Center, tanto indagate dal Maestro.

Osserviamo anche che una considerevole parte della ri-


cerca artistica partecipa a meccanismi analoghi, pensiamo
alle situazioni o ancora di più alle opere “orali” di Tino Seh-
gal, all’Archivio FX di Pedro G. Romero, o al progetto net.
Questo intervento affronta un tema centrale della ricerca flag di Mark Napier. A proposito di net.flag ecco cosa dice il
artistica contemporanea (smaterializzazione e iconoclastia) sito del Museo Guggenheim in una assonanza sostanziale
alla luce delle analisi di Jean Baudrillard, soprattutto analiz- alle tesi di Baudrillard:
zando alcuni concetti espressi ne Lo spirito del terrorismo del
2002, nel quale l’autore, seguendo un’attitudine ultra-situa-
zionista, sviluppa la tesi di una disfatta dell’Occidente e di
una vittoria del terrorismo, una partita questa giocata e per-
sa su valori simbolici, prima ancora che in termini fattuali. Net.flag esplora l’identità territoriale attraverso il linguaggio
Diciamo ultra-situazionista perché Baudrillard, che, visivo di bandiere internazionali per l’espressione individuale.
come afferma Ansel Jappe, non è mai stato situazionista,2
2. Anselm Jappe, in Baudril-
lard détournement per ec- ha periodicamente incorporato concetti e termini altrui,
Attraverso un’interfaccia software online, visitatori da tutto il
cesso: riconfigurandoli in un nuovo orizzonte di senso. Quel che mondo contribuiscono a produrre una “bandiera per Internet”.
http://francosenia.blog-
spot.it/2014/04/deviazio- riteniamo maggiormente interessante di Baudrillard è ap- Il visitatore di net.flag non solo produce una bandiera, ma può
ni.html punto la sua capacità di attraversare territori semantici al- cambiarle in un momento per riflettere la propria posizione
trui mantenendo una sua specifica originalità. È evidente la
sua capacità di Détournement (di elementi estetici precostitui-
nazionalista, l’agenda politica, apolitica o territoriale. La
ti), in barba a una supposta attitudine Post-moderna. Così bandiera che ne risulta è un emblema e un micro territorio
concetti come democrazia, immaginario, terrorismo, realtà, nel suo pieno diritto; un luogo di confronto, l’affermazione,
o iperrealtà, simulacro, simulazione eccetera, si possono ri- la comunicazione e il gioco. Internet non è una posizione
leggere nei processi sociali, nella comunicazione ma anche
nelle pratiche artistiche contemporanee (sia degli artisti
geografica. È uno spazio creato da infrastrutture artificiali
che dei direttori dei musei) cosa che rende estremamente che porta il potenziale delle informazioni, identità di gruppo,
versatile e attuale l’eredità del pensiero di Jean Baudrillard. vantaggi economici e politica. Nazioni e terroristi allo stesso
Sommersi come siamo dalla produzione e riproduzione modo usano Internet per svolgere le loro agende. Coloro che
di immagini e cose, immersi in un flusso continuo di stori-
cizzazione delle opere, tendiamo a non considerare o a con-
controllano le strutture, rendono praticabile questo nuovo
siderare poco quello che viene distrutto per mano dell’uo- spazio, controllando la natura dello spazio stesso, fornendo o
mo come anche quello che viene costruito appositamente limitando l’accesso alle risorse della rete.4
per essere distrutto e quello che viene costruito per essere
abbandonato, seppellito e rimosso. A questo si aggiunge il
3. AAVV. Tragica, roja i glo- proliferare di immagini di cose distrutte nel solco di una
riosa, una setmana de 1909, 4. http://www.marknapier.
iconoclastia dalle varie sfumature, pensiamo a cose nove- com/portfolio/net-flag/
Ajuntament de Barcelona,
Direcció d’Itmage i Ser-
centesche come le 138 tra chiese e conventi dati alle fiamme
veis Editorials Municipals, nel corso della Setmana Tragica Catalana del 1909,3 agli Auto-
Barcelona 2009. dafé, i roghi di libri organizzati da nazisti e franchisti, fino ai

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Il discorso, quindi, coglie l’importanza del pensiero di Ed è questo scatenarsi incontrollabile della reversibilità
Baudrillard e la sua attualità in ordine a processi di comuni- che segna la vera vittoria del terrorismo. Vittoria visibile nelle
cazione ma anche a prassi e processi del mondo dell’arte su ramificazioni e nelle infiltrazioni sotterranee dell’evento -
temi come autenticità, simulacro, simulazione, ecc. non soltanto nella recessione diretta, economica, politica,
Vogliamo provare a dire una cosa che potrà apparire di-
scutibile ma è necessaria. Una esposizione breve come que- borsistica e finanziaria, dell’insieme del sistema, e nella
sta rischia di centrarsi su un aspetto particolare del pensie- recessione morale e psicologica che ne risulta, ma anche
ro di Baudrillard ma siccome la sua produzione è vasta e nella recessione del sistema di valori, di tutta l’ideologia di
articolata, non vi è a nostro modesto avviso, un tema, una libertà, di libera circolazione, etc. che faceva la fierezza del
frase, un solo concetto che valga una parte per il tutto. Al-
lora proviamo a dire che forse un tipo di indagine in forma mondo occidentale, e di cui esso si valeva per esercitare il
indiretta potrebbe dare risultati baudrillardiani, come quan- suo dominio sul resto del mondo.
do la psicoanalisi irruppe nella realtà occidentale a partire Al punto che l’idea di libertà, idea nuova e recente,
sostanzialmente da un’arbitraria interpretazione di sogni. sta già scomparendo dai costumi e dalle coscienze, e
Possiamo intravedere, ne Lo spirito del terrorismo scritto
in seguito ai fatti del World Trade Center, la proposta di un la mondializzazione liberale sta per realizzarsi in forma
“come se” per l’interpretazione degli avvenimenti, per sti- esattamente inversa: quella di una mondializzazione
molare l’immaginazione e la comprensione e allora provia- poliziesca, di un controllo totale, di un terrore sicuritario. La
mo a seguire questo pensare “come se”. Come se l’offensiva deregulation finisce in un massimo di vincoli e restrizioni,
terroristica, in definitiva, vada a sfidare l’eredità dell’Oc-
cidente in ordine alle libertà civili e politiche, questo è il equivalente a quello di una società fondamentalista.
paradosso che il Nostro mette in luce, ovvero il fatto che i Flessione della produzione, dei consumi, della
governi occidentali reagiscono alla sfida limitando le libertà speculazione, della crescita (ma non certo della corruzione!)
dei propri cittadini, in una continua riproduzione di “stati - è come se il sistema mondiale operasse un ripiegamento
d’emergenza” e quindi in definitiva assecondando le spinte
promosse dai propri detrattori e nemici. strategico, una revisione lacerante dei suoi valori - come
reazione difensiva, parrebbe, all’impatto del terrorismo, ma
fondamentalmente rispondendo alle sue ingiunzioni segrete
– regolazione forzata risultante dal disordine assoluto, che
interiorizza in qualche modo la propria disfatta.5

5. Jean Baudrillard, Lo
spirito del terrorismo,
Milano, Raffaello Cortina
Editore, Milano, 2002, pp.
41-43

Ne consegue, se prendiamo per buona questa analisi, che


i valori di laicismo, democrazia, diritti politici e conquiste so-
ciali squisitamente occidentali sono doppiamente a rischio,
aggrediti da un lato dai valori tradizionali dell’Islam per mez-
zo di un braccio armato terroristico e, dall’altro, colpiti dal
“fuoco amico” dei governi occidentali che da quel terrorismo
dichiarano ufficialmente di difenderci. Come se fosse in atto
una guerra non dichiarata tra Stato e società. In sostanza si
mette in dubbio che lo scopo dei governi occidentali sia di-

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fendere i valori democratici e si afferma che invece risponda-
no a ingiunzioni segrete. Baudrillard complottista? O sempli-
cemente Baudrillard dice quello che per decenni si diceva in
Tagli, fratture,
crolli:
Italia della Mafia e le autorità costituite affermavano la Mafia
non esiste? In effetti, le tesi espresse nel 2002 sono simili a
quelle di Paul Virilio di diciotto anni precedenti.

iconoclastie del
La lugubre eredità del Fascismo non è stata elaborata fino
in fondo anzi, qualcosa del Nazifascismo ha vinto la pace de-
mocratica pur perdendo la guerra, prova ne è la mentalità
autoritaria, decisionista-fascistoide e gerarchica che troppo

secolo scorso
spesso affiora nella società occidentale, accompagnando il
riaffermarsi di un revisionismo ipocrita che si è fatto strada
col passare degli anni. Paul Virilio chiude il saggio L’orizzonte
negativo: saggio di dromoscopia (Costa & Nolan, Genova, 1986),
dicendo a proposito di fede, militarismo e automazione in-
fo-tecno-telematica: “(…) si immagina con difficoltà una società
che saprebbe negare il corpo così come si è negata progressivamen-
te l’anima. Eppure, è verso questa società che ci dirigiamo”.
È complottismo vedere che in un passato recente, alme- Il taglio di Lucio Fontana rompe l’omogeneità della for-
no in Europa, abbiamo in molti vissuto nell’illusione che il ma-quadro e attraverso il taglio non passa forse la luce? Non
futuro sarebbe stato progressivo, che il benessere sarebbe rivela forse la pluridimensionalità dello spazio? Non è forse
prima o poi arrivato a tutti, che era solo una questione di attraverso le crepe che i muri infine crollano?
tempo o abbiamo vissuto nella bugia del capitale? L’illusio- L’arte del Novecento è attraversata da una sottile cari-
ne infine è terminata. È difficile considerare la possibilità ca iconoclasta, da una fame di ricerca di un mondo nuovo
che la palestra di queste “nuove enclosures”, in forma di pri- a qualsiasi costo. Nella storia dell’iconoclastia troviamo le
vatizzazioni e riduzione dei diritti, ovvero che i laboratori statue dei dittatori abbattuti, quelle degli zar, gli affreschi
politici di questo saccheggio metodologico siano stati prima figurativi sbrecciati, gli idoli abbattuti… Caduto il potere
il Cile di Pinochet e subito dopo il Regno Unito della Tha- politico dei quali erano portatori, lo scempio delle immagi-
tcher, gli Stati Uniti di Reagan? Sono stati un caso Seattle, ni diviene necessità simbolica di rinascita o di riposiziona-
Porto Alegre, il Social Forum o le insurrezioni del Chiapas, mento in ordine a nuovi poteri. Ma anche i falò delle vanità
come ha ben analizzato, nella sua celebre Trilogia, Manuel e in generale la necessità di vilipendere l’immagine di un
Castells? È un caso che il 1° Gennaio 1994 segna contem- dato potere perdente, per affermarne uno nuovo e vincen-
poraneamente un giro di boa nella costruzione del W.T.O., te, rientrano in questa prospettiva. Il clamore attorno al 11
l’entrata in vigore del NAFTA in Latinoamerica ma anche Settembre è il frutto di una società della comunicazione
l’inizio della rivolta zapatista? globalizzata ma senza voler sminuire o ridimensionare quei
Come si materializzano le politiche del W.T.O. (Orga- tragici eventi, proponiamo una riflessione su come il tempo
nizzazione Mondiale del Commercio) e del F.M.I. (Fondo cancelli molte cose.
Monetario Internazionale) se non riducendo i beni a servizi Appena cento anni fa, avvenne a Barcellona qualcosa
ossia a merci? di sconvolgente, qualcosa che sembrava dover cambiare
Un tempo il commercio come scambio integrale, con- il mondo, cento anni dopo non se ne sa più nulla o quasi.
finato in uno spazio/tempo definito, era il contrario della Parliamo dei fatti del 1909. Nel corso del 1909, si avviò una
guerra, oggi invece sembrerebbe essere la guerra l’anima delle tante guerre coloniali spagnole sul suolo marocchino,
del commercio. L’erotizzazione della merce, l’estetica con- si verificarono scontri tra ribelli del Rif e operai spagnoli,
sumista, tenta di sostituire l’estetica delle arti, la pubblicità al lavoro per potenziare la linea ferroviaria mineraria da
tenta di stabilire un certo conformismo in grado di definire Melilla, all’interno, fino a Beni-Beifur e che condurranno a
quel che è bene e quel che è male, inseguendo la speranza maggiori e più gravi scontri, richiamando i riservisti catala-
di vita del cliente come ultima frontiera di una ideologia ni a difesa delle imprese impegnate nello sfruttamento del-
feticista del prodotto. le risorse marocchine. Lunedì 26 Luglio 1909, a Barcellona,

14 15
riale-finira-vicino-a-un-i-
percoop/2403565/
si proclamò uno sciopero generale contro la chiamata alle Molti oggi giorno si scandalizzano comprensibilmente
armi e l’esercito intervenne pesantemente per sedare i tu- degli eventi di Mossoul con le sculture distrutte o dei Bud-
6. Javier Sanz, el barranco multi. Il 27 avvenne la celebre Derrota de Barranco del Lobo,6 dha di Bamyan a suo tempo cannoneggiati da infervorati
del lobo, in: historias de la una delle peggiori disfatte dell’esercito spagnolo in Africa e talebani, molti si scandalizzano delle moschee in fiamme
historia,
contemporaneamente le masse operaie avviarono una serie in Cisgiordania come di quelle in arse Svezia come anche
http://historiasdelahistoria.
com/2008/07/17/el-barran- di devastazioni, saccheggi, profanazioni e incendi di edifici delle Chiese incendiate in Africa, o degli attentati contro le
co-del-lobo religiosi, chiese e conventi. Questa passerà poi alla storia sinagoghe, mentre la storia è piena di eventi dove oggetti,
come la Setmana Tragica Catalana,7 al termine della quale dipinti, sculture ed edifici sono stati dati alle fiamme, di-
7. Escuela Moderna, Lahuer-
ta, Juan José. Chiese bru-
avverrà una durissima repressione e in autunno, dopo un strutti, cancellati.
ciate, presentazione in: processo farsa, saranno individuati e fucilati dei responsa- Se gli edifici ed altre opere dell’uomo sono capaci di at-
http://escuelamoderna.eu/ bili: tra loro il pedagogo anarchico Francisco Ferrer i Guar- trarre tanta energia distruttiva, tanto odio attraverso il loro
index.php?option=com_ dia, fondatore della Escuela Moderna,8 Un bilancio singolare, portato simbolico, forse sarebbe il caso di riflettere su quan-
k2&view=item&id=4:se-
mana-tr%C3%A1gica&Ite-
oltre centotrenta tra chiese, conventi ed edifici ecclesiastici to i simboli siano capaci attraverso i secoli di parlare di odio
mid=4 vennero incendiati. Quella stessa settimana qualcuno foto- all’umanità. Sarebbero così amati da alcuni ed odiati da altri
graferà gli edifici fumanti stampando migliaia di cartoline se non materializzassero un potere?
8. Enric Olivé I Serret, in per ciascun soggetto, da collezionare e da spedire nel mon-
Juicio Ordinario, seguido
ante los tribunales milita- do e intitolate Sucesos de Barcelona,9 documentando così per
res en la plaza de Barcelo- i contemporanei e per i posteri quegli avvenimenti. Parlia-
na, contra Francisco fer- mo della collezione detta A.T.V. Ángel Toldrá Viazo, una se-
rer Guardia, editorial José rie di 100 cartoline postali, alla quale si aggiungono quelle
J. de Olañeta, Barcelona
2009. di altri editori, come MAGDA (acronimo di Magdalenas)
che sono 79, delle quali alcune sono già in questo volume,
9. Pedro Costa Musté, bio- più altre fatte da anonimi autori.
grafia sumaria de Franci-
sco ferrer Guardia, in: la
L’iconoclastia colpisce il potere, che sia questo politico
Escuela Moderna, Fabula o religioso cambia poco. Ci sono poi episodi singolari, per
Tusques, Barcelona 2009 non dire bizzarri, come l’atteggiamento del Governo italia-
10. Il Fatto Quotidiano, reda- no alla visita della delegazione iraniana,10 quando vengono
zionale. Sattue coperte per inscatolate opere d’arte antica e poi a quale scopo? Oppure
Rohani. 26 Gennaio 2016 rispetto al Memoriale italiano di Auschwitz. Di recente il
https://www.ilfattoquo-
Governo polacco ha prima disposto la chiusura poi la rimo-
tidiano.it/2016/01/27/
statue-coperte-per-rouha- zione del Memoriale italiano al blocco 21 di Auschwitz.
ni-caso-mondiale-e-po- L’opera, progettata da BBPR con contributi di Primo
lemiche-in-italia-ma-si- Levi, Pupino Samonà, Luigi Nono e Nelo Risi, commemora
fece-lo-stesso-con-berlu-
la storia delle deportazioni, della resistenza e infine della
sconi-e-il-papa/2409232/
liberazione del campo da parte dell’Armata Rossa sovieti-
ca. Essendo attualmente l’ideale comunista messo al bando
dalla nuova Costituzione polacca, il Memoriale è stato pri-
ma trascurato, poi chiuso al pubblico e infine smontato per
essere rimontato a Firenze.
11. Ilaria Lonigro, Giorno del- L’opera è un monumento site specific e il suo posto ov-
la Memoria, l’Italia “espul- viamente è ad Auschwitz non a Firenze.11 Di fatto la rimo-
sa” da Auschwitz. Sman-
tellato il Memoriale: finirà zione e lo spostamento vanno di pari passo su due livelli,
vicino a un Ipercoop. uno materiale, l’altro immateriale, diciamo psicoanalitico…
Il Fatto Quotidiano, 26 Si cancella la memoria, che cessa di essere esperienza e per-
Gennaio 2016:
cezione condivisa, per divenire opinione del “gruppo domi-
https://www.ilfattoquo-
tidiano.it/2016/01/26/ nante”. A fare questo solo legittimi governi e non esagitati
giorno-della-memoria-li- o terroristi.
talia-espulsa-da-auschwi-
tz-smantellato-il-memo-

16 17
La meraviglia del
mondo consiste
nel fatto che BIBLIOGRAFIA

nessuno sa
come va a finire
Virilio, Paul. L’orizzonte negativo: saggio di dromoscopia, Costa & Nolan, Genova,
1986
Baudrillard, Jean. Lo spirito del terrorismo, Raffaello Cortina Editore, Milano,
2002
Castells, Manuel. Trilogia: L’età dell’informazione. Ed. Università Bocconi, Milano,
2002
Sanz, Javier. El barranco del lobo, historias de la historia, 17 Luglio 2008
http://historiasdelahistoria.com/2008/07/17/el-barranco-del-lobo,
AAVV. La Escuela Moderna, Stampa Alternativa, Roma 2009
Questa è una conclusione mancata, una conclusione che
tuttavia ha il dono di una certa onestà intellettuale, il dono AAVV. Tragica, roja i gloriosa, una setmana de 1909, Ajuntament de Barcelona,
Direcció d’Itmage i Serveis Editorials Municipals, Barcelona 2009
di una certa sincerità nell’ammettere una impossibilità di
azzardare ipotesi indimostrabili. Certamente ogni ricerca Costa Musté, Pedro. biografia sumaria de Francisco Ferrer Guardia, in: la Escuela
lascia aperti interrogativi che solo ulteriori ricerche future Moderna, Fabula Tusques, Barcelona 2009
possono via via chiarire nel corso degli anni ma è importan- Olivé i Serret, Enric. Juicio Ordinario, seguido ante los Tribunales Militares en la
te per noi non solo rifiutare di mettere la parola fine a un plaza de Barcelona, contra Francisco Ferrer Guardia, editorial José J. de Olañeta,
discorso ma anche dichiarare la totale impossibilità di previ- Barcelona 2009
sione sul futuro. La totale imprevedibilità della vita la rende Com.plot S.Y.S. tem. Memoria di una città, ovvero: la Escuela moderna, omaggio
affascinante, noi non sappiamo quali conseguenze porta un a Francesc Ferrer i Guardia nel centenario della Setmana Tragica Barcellonese,
dato atto, non sappiamo il nome del mandante degli attacchi in: AAVV, Drawing a new memory, Gangemi, Roma 2010
alle torri gemelle come non sappiamo a cosa porteranno le AAVV, Il memoriale italiano ad Auschwitz, Accademia di Brera, Sestante edizioni,
politiche securitarie. Bergamo, 2014
Noi non sappiamo se i Principi e i Valori delle Costitu- Jappe, Anselm. Baudrillard détournement per eccesso, 24 Aprile 2014
zioni dell’Europa resisteranno o saranno sconfitte dal terro-
rismo o dalle politiche in loro difesa o semplicemente dalla http://francosenia.blogspot.it/2014/04/deviazioni.html
cecità famelica neoliberista, non sappiamo se vincerà una ri- Lonigro, Ilaria.Giorno della Memoria, l’Italia “espulsa” da Auschwitz. Smantellato
voluzione democratica o quella demografica, non sappiamo il Memoriale: finirà vicino a un Ipercoop. Il Fatto Quuotidiano, 26 Gennaio 2016
se la distruzione delle immagini, degli edifici, dei monumen- Redazionale. Il Fatto Quotidiano. Statue coperte per Rohani, 26 Gennaio 2016
ti li distrugge davvero o se invece non li conservi nell’imma- https://www.ilfattoquotidiano.it/2016/01/27/statue-coperte-per-rouhani-
ginario in forma di miti eterni. Forse il messaggio, l’eredità caso-mondiale-e-polemiche-in-italia-ma-si-fece-lo-stesso-con-berlusconi-e-il-
di Baudrillard consiste proprio in questo ampliamento del papa/2409232/
concetto di realtà e nel fatto che, noi in definitiva, non sap- Marin Viadel, Ricardo. Ideas visuales. Investigacion basada en arte e investigacion
piamo. artistica. UGR, Universidad de Granada, Granada, 2017

18 19
Barcellona
fiammeggiante

scrive Ernst Friedrich ai piedi


dell’immagine di una chiesa
crollata sotto i bombardamenti
della Prima Guerra Mondiale
nel primo volume del suo
impressionante libro di
fotografie Krieg dem Kriege,
War Against War, del 1930.

Juan José Lahuerta


20 21
zionarie e gli edifici costruiti da architetti moderni, anch’essi
rivoluzionari, anch’essi sgargianti, e che stanno emergendo
assolutamente nuovi nella città, non è altro che un’immagine
plastica ed estrema di una sorta di confisca urgente, sfrenata
e necessariamente integrale, degli spazi ma anche dei suoi
introiti, delle sue rendite.
La violenza distruttiva generata dalla lotta di classe, la-
scia libero il mercato e gli architetti moderni danno ai frutti
della speculazione, le forme che meglio le si addicono, cioè
le più frenetiche, individualiste, fuori luogo. Nella distruzio-
ne e nella costruzione, nel consumo e nella produzione di se
stessa come merce, la città è diventata lo spettacolo costan-
Nel 1912, la rivista satirica Picarol, commentava un disegno di te in se per se. Forse alcune di queste fotografie, riprodotte
Josep Aragay che raffigurava un gruppo di edifici traballanti, tante volte in passato su giornali o cartoline, che mostrano,
con profili mescolati tra loro come fasci grovigli e matasse, da Montjuïc, il panorama di Barcellona con le sue chiese
che culminano in torri e sembrano fondersi in un cielo nero ardenti, con le colonne di fumo che salgono verticalmente
e stellato, dove le stelle sono scintille che saltano dalla dis- dal fondo della massa delle sue case e strade, è l’immagine
soluzione degli edifici stessi e sotto il quale una moltitudine perfetta, sia letteralmente che metaforicamente, della città
corre in massa, o letteralmente come lava ai piedi di quella fiammeggiante che Pujols proclamava a quel tempo. Le te-
eruzione e forse tutto è più ingenuo di quanto dica io, Fran- stimonianze della Settimana Tragica hanno spiegato come la
cesc Pujols paragonava i fuochi della Settimana Tragica con gente di tutta la città allora sia salita sui tetti, a contemplare
le opere costruite dagli “architetti della città di Barcellona”, lo spettacolo che queste fotografie ripetono con la meccani-
che, ha detto, erano tre, in quest’ordine: Gaudí, Doménech i cità dell’obiettivo e fermano per sempre quella scena.
Montaner e Puig i Cadafalch. Sia i piromani che gli architetti Queste fotografie assicurano la permanenza del fumo, lo
hanno trasformato Barcellona in una città “fiammeggiante”; fissano come segno di ciò che non esiste più. Per anni, come
gli uni e gli altri erano “grandissimi rivoluzionari”, con la dif- si faceva in quei giorni di luglio dai tetti, le colonne posso-
ferenza che alcuni stavano facendo la rivoluzione “dal basso, no essere individuate indicando loro il nome, cioè quello
dalla strada”, e altri “dall’alto degli edifici che costruiscono”; dell’edificio sacro o convento a cui appartengono e che è già
questi “veri architetti della continua rivoluzione di Barcel- scomparso. Tutta la potenza della vista a volo d’uccello è pro-
lona”, scrive Pujols, “perpetuano nelle pietre e nei mattoni iettata su una città trasformata in una grande sala ipostila le
l’anima che ci sostiene, e hanno il coraggio di ricominciare, cui colonne, che si innalzano dal seminterrato, danno un’i-
come se niente fosse”. dea dei giganteschi edifici che un giorno vi saranno costruiti:
In una città che, a quasi tre anni di distanza, era ancora mutevoli ma sempre uguali, come pinnacoli di fumo, ipnotici
in grado di vedere ovunque gli effetti della Settimana Tragica, come solo il fumo sa essere. La città in fiamme ipnotizza, e i
i cui lotti vuoti ricordavano costantemente incendi e distru- panorami mostrati in queste fotografie, ciascuna delle quali è
zioni e che non riusciva neanche a dimenticare la feroce re- un autentico Spectacula Babylonica, sono l’immagine più radi-
pressione e le esecuzioni, perché viveva ancora all’indomani calmente perfetta di urbanistica nella Barcellona contempo-
di quella repressione; una situazione nella quale la paura e ranea. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno, come dice Pujols, è
la convinzione che, sotto le apparenze, si nascondesse sem- che “l’anima che ci sostiene”, cioè il fumo, si “perpetui nella
pre latente, in un sottosuolo indefinito, una folla senza cuore, pietra e nei mattoni”, nella pietra e nei mattoni che saranno
senza testa, capace di traboccare improvvisamente un odio anche come fumo, d’altra parte, e per questo ci sono gli archi-
spietato e incomprensibile; in una città nella quale quella tetti più eccentrici, Gaudí in testa.
repressione e quelle esecuzioni arbitrarie avevano prodotto Infatti anni dopo, nel 1927, Pujols darà una nuova versio-
degli effetti: Non sono queste le figure del laissez faire per- ne, una versione limite, di queste stesse figurazioni estetiche
fetto? Lo dice già Pujols: sono tutti rivoluzionari. Quello che della città-mercanzia. Nella visione artistica e religiosa di
fa, in breve, non è altro che descrivere la città capitalista, e Gaudí, riferendosi alla Sagrada Familia, scrive che la Cata-
molto crudelmente. Dopo tutto, il confronto tra quei vecchi logna è “destinata a sacrificare in onore della religione catto-
conventi e chiese trasformati in lotti vuoti dalle masse rivolu- lica, dedicandole cattedrali, sostanzialmente, la più artistica
cattedrale del mondo”. Ecco la metafora che Pujols usa ora

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per spiegare un tale sacrificio: “è il caso di coloro che, agli Ma non è strano che la Sacra Famiglia incarni, credo, la
animali allevati per la macellazione, danno tutto il possibile parola esatta per questo: queste cose, o il processo di quelle
per ingrassarli e per farli arrivare a pesare quello che devono cose: lo sfruttamento senza fine della città come un gigan-
pesare, fino a quando arriva il giorno della macellazione [...], e tesco porcile. Salendo lentamente ma costantemente, nel
tutti sanno che del maiale non si butta niente”. La Catalogna, mezzo di un Eixample mezzo vuoto, traboccante di imma-
dice Pujols in un modo spaventoso, ingrassa il cattolicesimo gini che sembrano sgorgare dalla sua pietra ancora fuori
nutrendosi dello stile “confuso, barocco e mostruoso” del gi- moda, il ceppo di un tempio sconfinato, può allo stesso tem-
gantesco tempio di Gaudí, e poi lo divora integralmente e si po essere una metafora per la porta di una nuova città, l’eru-
nutre di esso. Le ossessioni più caratteristiche dell’anticleri- zione vulcanica della sua energia e le fiamme che la consu-
calismo spagnolo e, naturalmente, gli inevitabili rituali degli mano. E anche il contrario: se la porta non porta da nessuna
incendiari e degli assassini di sacerdoti e suore sembrano parte, se l’eruzione è delle sue forme più arcaiche, e se è
improvvisamente contrarsi nelle rappresentazioni bestiali di fuoco, brucia già pietrificato. E torniamo al quadrato uno.
Pujols: la mostruosità barocca delle immagini - che raggiun- Tempio come rovina, rovina come montagna, montagna
ge il suo culmine nel parossismo, nella visione estatica delle come tempio: Joan Maragall aveva già usato quelle metafo-
fiamme che le ridurranno in cenere, sacrifici e antropofagie. re in cui si mescolano nello stesso cerchio la grandezza più
trascendente e l’inutilità più completa. “Confuso, barocco
e mostruoso”: la Sacra Famiglia è il luogo dove le immagini
della grande contraddizione possono essere distaccate e fis-
sate per eccellenza.
I rivoluzionari di Barcellona del 1909 bruciarono scuo-
le, case, conventi, chiese e immagini. Come tutti gli icono-
clasti, erano giustamente convinti dell’identità che esiste
tra il potere di ciò che è rappresentato e il potere della sua
rappresentazione: quegli edifici e quelle immagini non era-
no l’espressione di un potere, ma lo avevano, avevano po-
tere... Ora bene: dalla lista pulita di quella distruzione, non
solo sarebbero emersi, come dice Pujols, nuovi affitti per
il mercato della città, i suoi fuochi d’artificio, ma anche le
sue nuove immagini, che sono le immagini della sua stes-
sa distruzione, le sue fotografie. Tra le varie serie di carto-
line che hanno fatto parte della Settimana Tragica, la più
impressionante è senza dubbio la raccolta di cento vedute
pubblicata dall’A.T.V. Bambini su una piccola montagna di
macerie, una donna che passa fugacemente con il suo cesto
di vestiti, un uomo appoggiato alla canna che contempla i
resti di una facciata, piccoli gruppi di raccoglitori di detriti
che fumano una sigaretta, guardie civili con moschettoni
che proteggono le porte di edifici distrutti... ma, nonostante
tutto, nonostante queste persone, queste fotografie mostra-
no una città vuota.
L’unica cosa che conta sono gli edifici: ambienti deso-
lati in cui le volte o i soffitti sono crollati e in cui i mobili,
sacri o funzionali, sono completamente scomparsi in via
eccezionale, una rete a doghe si contorce bruscamente,
il ferro in primo piano, nella solitudine più assoluta, e gli
esterni in cui le porte e le finestre sporche rendono ancora
presente il fumo, quasi sempre presi da un tetto adiacente,
per mostrare i tetti affondati e il paesaggio del resto della

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città che si estende fino all’orizzonte delle case più lontane
e per mostrare, anche, i camini della fabbrica, ancora una
volta fumogeni segnali di fumo dell’inizio più buio di nuovo.
Non ho tempo di parlare qui del potere di quelle immagi-
ni fotografiche realistiche che sostituiscono il potere degli
altri, dei vecchi idoli di legno, gesso e abiti ricamati che
sono scomparsi da loro, di quelli che insegnano, appunto, la
scomparsa. Lasciamo questa domanda per un altro luogo e
ritorniamo alla nostra, attraverso una sola di quelle fotogra-
fie, il numero 40: sopra la chiesa distrutta, appena dietro la
croce che termina la sua facciata e che nessuno ha demoli-
to, vediamo apparire la massa della Sagrada Familia, in cui
comincia a distinguersi l’inizio delle quattro torri. I pinna-
coli dell’abside si innalzano acutamente appuntiti, come il
ponteggio di legno che fa delle setole di pietra, esasperando
l’ambiguità di questa costruzione che, dietro l’altra chiesa,
bruciava, sembrava più che mai, come diceva Maragall, una
distruzione.
In alcune battute sulle riviste satiriche dell’epoca, un
personaggio si chiedeva perché i piromani non fossero stati
troppo zelanti con la Sacra Famiglia, e un altro gli gridava
che non era ancora finito. È una buona risposta, perfetta-
mente in linea con le idee di Pujols e con le esigenze della
Barcellona moderna: mentre da un lato chiese e immagini
vengono bruciate in cenere, dall’altro tutte queste immagi-
ni crescono e si accumulano nel gigantesco falò della Sa-
cra Famiglia: un falò pietrificato, naturalmente, come tutti
i “sogni collettivi”. Insieme alle cento fotografie di chiese
bruciate sulle cartoline dell’A.T.V. dovremmo collocare le
migliaia e migliaia di cartoline che, dall’inizio della sua co-
struzione fino ad oggi, si sono moltiplicate e moltiplicate,
hanno accompagnato la crescita della Sacra Famiglia e ne
hanno fissato l’enorme potere fianco a fianco e l’uno per
l’altro. Ma questo è un tema ulteriore da trattare in altra oc-
casione.

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Joan 1.10.1909

Maragall i Gorina Ah! Barcellona...

Barcelona 10 ottobre 1860 – Barcelona 20 dicembre 1911 Quando un fatto tanto grave e vicino come sono state per noi le rivolte a Barcellona
nell’ultima settimana di luglio ci tocca l’anima, si verifica in essa un turbamento simi-
Esponente dell’alta borghesia catalana, fu un illustre le a quello che scuote uno stagno quando un sasso di grandi dimensioni vi cade dentro
letterato e poeta, traduttore di Goethe, Nietzsche e Novalis, da una certa altezza per poi affondare: l’acqua trema e si muove vorticosamente, e
editorialista del Diario de Barcelona e Veu de Catalunya. il fango che si trovava sul fondo si alza e si sparge in essa intorbidendola, e tutte le
cose che vi fluttuavano cambiano posizione, salgono e scendono nella confusione, si
Scrisse questi tre articoli nei giorni seguenti la Semana muovono disordinatamente; le più leggere affondano, le più pesanti galleggiano per
Tragica, essenziali per comprendere lo spirito del tempo un momento, mentre quelle che stanno ai lati si spostano verso il centro, e quelle al
davanti a quei fatti. centro se ne allontanano. Fino a quando, con il sasso sul fondo per sempre, ormai
completamente inerte, anche l’acqua torna a calmarsi, ogni cosa riprende il suo posto
in ottemperanza alla legge naturale e l’onda si placa, dissolvendosi in cerchi che si
ampliano. Allora, lo specchio del lago si schiarisce man mano che il fango riprende
a scendere verso il fondo, restando alla fine terso e immobile e riflettendo di nuovo il
cielo in tutta la sua purezza: analogamente il nostro spirito, turbato dall’afflizione,
cerca di nuovo la calma mettendo ordine tra le passioni sconvolte e la confusione dei
pensieri; passano i tremiti, passa l’ira, il giudizio sviato si rettifica, molte decisioni
vengono capovolte, e l’impulso fondamentale che regge le nostre vite avanza dolce-
mente, sicuro del proprio potere, verso quel bene che è la sua stella polare e che non
può quindi tradirlo. Allora, serenamente, arriva la domanda che porta con sé i buoni
propositi: - Che cos’è stato tutto ciò? Come si è svolto? Perché è accaduto? E cosa
occorre fare ora?
Così ci troviamo adesso; e tutto questo tempo si è reso necessario, vista la forza del
colpo che ci ha interessato.
Il primo elemento che si può identificare è il pretesto, ovvero ciò che è sembrato es-
serne la causa immediata. Contro la guerra: benissimo; e contro il potere che strappa
alla sua famiglia il figlio o il padre per portarlo a morire per una causa che può essere
giusta e nobile secondo la prospettiva nazionale o diplomatica, ma che non è popo-
lare, è lontana dalla comprensione del popolo, anzi nella realtà dei suoi sentimenti è
un’atrocità inspiegabile; e infatti il popolo vi si oppone, si solleva: meglio morire in
una giusta rivolta che permettere che i propri cari muoiano per l’arbitrio del potere o
Traduzione di Enrico Benzola
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per convenienza altrui. Va bene anche questo, o perlomeno è comprensibile. Ma che Infatti, a queste determinate latitudini, il disordine sociale fiorisce esattamente
cos’hanno a che vedere con tutto ciò, gli incendi, le profanazioni, le razzie, l’uccidere come fioriscono gli aranci. Qui, lo spirito rivoluzionario è forte come il vino, la spor-
gente indifesa oppure insultarla, distruggere istituti di carità e di insegnamento e tem- cizia delle città sembra governata dal termometro, i mendicanti pullulano come mo-
pli che non offendono nessuno per poi ostinarsi in una sterile agitazione? sche, abbondano la polvere e i tumulti e, a ben vedere, non hanno origini diverse le
Successivamente giunge una seconda spiegazione: la rivoluzione premeditata di bombe, l’empietà e la valuta falsa. Bombe e empietà, in particolare, sono una cosa
un partito politico, che approfitta di un qualsiasi stato di agitazione per sovrapporgli sola: uno sfogo distruttivo dell’incapacità di creare. L’angelo che ha voluto e non ha
il suo ideale e intensificare il suo sforzo per raggiungerlo. Ma questa spiegazione è potuto essere come Dio bestemmia: colui che odia la società e sente di non avere la
carente come la prima; perché se fosse corretta, si sarebbero dovuti scorgere altri se- forza per trasformarla, tira una bomba in mezzo alla piazza. Il sentimento è lo stesso:
gnali di tale premeditazione, aldilà degli incendi e dei saccheggi; si sarebbero dovute una rabbiosa impotenza.
presentare altre masse armate, altri uomini avrebbero dovuto mettersi alla testa delle Ora fate caso alla nostra eccezionalità nel bestemmiare e nel mettere bombe, e
masse, altri motti avrebbero dovuto riecheggiare: e un’altra organizzazione si sarebbe ditemi se non vedete in tutto ciò un raggio di luce... tenebrosa. Di mosche, mendicanti,
così scoperta nella rivolta. O mi volete dare a intendere che l’ideale di un partito poli- rifiuti, polvere e tumulti ne abbiamo più o meno quanti ce ne devono toccare. Ma la
tico possa ridursi a bruciare conventi e che la sua organizzazione si riduca a sparare bomba e la bestemmia sono il nostro vero marchio di fabbrica.
colpi da dietro le finestre? Ebbene, in tal caso non posso credervi. Ciò indica che il nostro male è l’impotenza: un’impotenza sociale superiore –per
Oh! – potete parlarmi ancora di una rivoluzione mal organizzata o abortita, della così dire- a quella di altri popoli a noi simili; e che a Barcellona si manifesta di più, a
turba rovesciatasi nelle strade senza saperne trarre un vantaggio, cosa invece riuscita misura che la popolazione è aumentata. Abbiamo qui una grande agglomerazione di
alle sette che hanno come unico ideale l’odio per la Chiesa Cattolica, per non parlare energie individuali che non hanno saputo creare un organismo sociale proporzionato
di tutta quella gente con ideali ancora più semplici: l’odio puro, il male per il male. alla sua massa, ancora mal inserita nell’insieme dello Stato che deve governarla, e che
In tal caso ci ritroviamo identificati in pieno nelle parole della pastorale del signor soffre dello stesso male nostro, ma senza rendersene conto come alcuni di noi hanno
Vescovo di Vic, perché proprio di questo si tratta: Satana contro Dio, il Principio del fatto. E a questo Stato, come a un potere straniero, chiediamo le cose più urgenti:
Male contro la Redenzione, l’Odio contro l’Amore. E il rimedio a questa situazione è polizia, forze armate, leggi, leggi... Le scuole le faremo noi stessi, più avanti... Polizia,
semplice e sublime: abbracciare la Croce, subire il martirio come una gloria, rispon- repressione, scuole, leggi... Bah! Rimedi buoni per altri!
dere al male col bene, all’odio con l’amore, vincere semplicemente attraverso l’esempio Non vedete che ciò che ci manca è l’amore? Una mancanza orribile, ma si tratta
della mansuetudine in vita, e della forza davanti alla morte. di questo! Questo sentimento che nel malcontento si trasforma in odio e nell’appa-
Questa dovrebbe essere la nostra ultima parola –non ne servirebbe una di più— e gamento in egoismo: in fin dei conti si tratta della stessa cosa, mancanza d’amore; e
questo dovrebbe essere il nostro sereno e definitivo proposito, se ci sentissimo davve- l’amore è basilare perché è forza sociale, rigeneratore d’organismi e potenza: l’unica.
ro capaci di seguirlo: e questo sarebbe, inoltre, un rimedio universale, la definitiva Senza l’amore, tutto sarà invano. Ma come trovarlo? Ve lo dico subito: attraverso il
instaurazione dell’umanità in Cristo. Tuttavia siamo ancora quello che siamo, e se dolore che verrà.
tanta forza albergasse in noi, credetemi, per la maggior parte si sarebbe manifesta- La Catalogna, Barcellona, dovranno soffrire molto, se vorranno salvarsi. Dovran-
ta in ben altro modo. E a quelli tra noi che non hanno dato segnale neppure di quel no accettare le bombe, il dolore, le razzie, gli incendi: la guerra, la povertà, l’umilia-
coraggio che è necessario per comportarsi da uomini tra gli uomini, si può a maggior zione e le lacrime, molte lacrime, finché dal fondo dei singhiozzi scoccherà la scintilla
ragione rinfacciare la mancanza di ciò che è essenziale per condursi come santi tra i che infiammerà i loro cuori con una forma d’amore, non saprei dire ora quale, ma in
diavoli. Dunque, ponendo come obiettivo questa seconda condizione, se mai l’umanità essenza tutte sono uguali. Ogni forma d’amore è coraggio, potenza, creazione e virtù
riuscirà a raggiungerla, ci conviene cominciare dalla prima, che è quella della quale sociale; solo con l’amore si plasmano i popoli, e l’amore si può trovare solo nel dolore.
abbiamo più bisogno in questo momento. Chi non soffre non può dire di amare veramente; e povero colui che soffre senza l’amo-
E collocandoci nel mondo qui e ora, cominciamo col chiederci: -Come mai questa re! Cerca l’amore nel tuo dolore, oh, Barcellona e chi non vuole partecipare può anche
e altre cose che succedono a Barcellona non si verificano con la stessa intensità in andarsene. Se alla fine risulterà che ce siamo andati tutti, osservando una Barcellona
nessun altro luogo? deserta, una Catalogna desolata, un qualunque viandante potrebbe dire: qui forse la
Come mai Barcellona è ormai chiamata ovunque «la città delle bombe», e più re- popolazione è stata numerosa; ma sicuramente non c’è mai stato un popolo.
centemente anche «la famosa città famigerata»? E non venitemi a dire che coloro che
fanno il male vengono da fuori, perché allora dovrei dirvi che subire tutto questo è più
infame che compierlo. Passiamo oltre, quindi: si tratta di noi. Ma perché?
Questà è una questione, in sostanza, d’educazione e, nell’immediato, di polizia e
per tanto di stato, non trovate?: e, insisto, di stato soprattutto. Perché se ogni cittadino
si deve mettere a fare la spia, a armarsi a casa propria per prendersi a fucilate col vici-
no o con la folla in strada, tanto varrebbe andare avivere nel Rif o, se si vuole lavorare
in pace trasferirsi in un paese più civile. Quindi questa è una questione di amministra-
zione pubblica: ma è dominata da una causa di carattere geografico.

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10.10.1909 E ciò non risvegliera il vostro amore? Continuerete a chiedere chi possa mai esserne
l’oggetto, adesso? Ebbene, che altro se non questo? Come potete pensare a qualunque al-
tra cosa in questo preciso istante? E come avete potuto permettere che trascorresse così

Elogio della
tanto tempo? E nel frattempo sono già morti in questo modo tre uomini, e altri aspettano
la stessa sorte...!
Non sentite fratellanza con questi infelici? Non preoccupatevi di sapere cos’hanno
fatto: solamente, guardateli negli occhi: guardate! Siete proprio voi: uomini come voi;

parola
e questo è sufficiente: capaci di tutto il bene e il male che potreste compiere, in questo
uguali a voi. Questi uomini non suggerisco di lasciarli andare, abbandonarli e permet-
tere loro di tornare al loro odio e alle loro malefatte: no, tanto a loro come a noi conver-
rebbe essere catturati in un modo o nell’altro e rieducati a colpi di sferza, plasmati da
capo nell’amore per la nuova città, anche a costo di grande sofferenza per loro e per noi,
una sofferenza da attraversare insieme; ma ucciderli, ucciderli freddamente attraverso
una procedura e a un’ora stabilite, come se la giustizia umana fosse qualcosa di sicuro,
infallibile, definitivo come la morte che elargisce? Cosa ne pensate?
Se aveste visto morire uno di questi uomini battendovi come leoni al suo fianco, die-
tro a una barricata o al portale di una chiesa, io non potrei rimproverarvelo, perché in
questa battaglia avreste dimostrato il vostro amore per una causa, mettendo a repen-
Alcune nobili voci che si sono sollevate qui in città, e altre che ho sentito in altri luo- taglio la vita per il vostro ideale; e l’amore per un ideale, e il coraggio che ne deriva,
ghi, mi hanno dimostrato che a Barcellona c’è volontà d’amare. Ma in tutte queste voci, possono farci assolvere da molte colpe. Ma ora, invece, chi vi assolverebbe? Dov’è il
così come in altre meno amorevoli, vagamente ironiche, che pure ho sentito, serpeggia o vostro ideale, dove il vostro amore e il vostro sacrificio? Dove avete dimostrato il vo-
appare claramente in un modo o nell’altro questa domanda: -E quale deve essere l’ogg- stro coraggio? Cercate dunque di non essere codardi due volte. Se il valore che dovevate
etto del nostro amore, che redimerà la città?- Io direi: -Ciò che il cuore vi suggerisce ad dimostrare con le armi vi è mancato, sappiate almeno dimostrarlo nel perdono, perché
ogni momento-. Ma con profonda tristezza presagisco che più d’una persona mi rispon- questo è il momento di farlo.
derebbe: -È che in questo momento il cuore non mi dice nulla!- E lo vedrete subito: le vite che avrete salvato vi sembreranno opera vostra; e questi
Il cuore non vi dice nulla adesso, mentre a Montjuïc stanno fucilando persone solo uomini che avrete strappato ai cancelli della morte li amerete come figli, e non li perde-
perché è lì che si manifesta con più chiarezza questo male che è comune a tutti noi? Il rete mai di vista; e ovunque siate vi prenderete cura di loro e dei loro simili, e il vostro
cuore non vi dice di andare a chiedere perdono, in ginocchio se necessario, a comin- amore li costringerà all’amore: e solo per quest’opera di perdono che avrete intrapreso,
ciare da coloro che sono più offesi da questi nostri fratelli nel disamore che volevano Barcellona comincerà a essere una città. Perché chi verrà a saperlo altrove non dirà
abbattere attraverso l’odio questa stessa città che gli abbiamo lasciato così, abbando- –non potrà dirlo!- “questi o quelli sono stati salvati e redenti da questi o quegli altri,
nata per egoismo? Restate tranquilli, allora. E loro devono pagare una pena solamente bianchi, neri o rossi”; ma dovrà invece dire: “Barcellona ha chiesto e ottenuto il perdono
perché la loro azione rientra in un codice mentre la nostra inazione è così vile che non per i suoi condannati a morte”. E per quante bombe potranno cadere in futuro, Barcel-
si può classificare? Andate a chiedere perdono all’umana giustizia per loro, che sarà lona non potrà più essere chiamata “la città delle bombe”; perché la sua reputazione
come chiederlo per voi stessi davanti a quella divini, dinnanzi alla quale siete forse sarà basata su una cosa diversa, più forte di tutte le bombe messe insieme, di tutti gli odi
più colpevoli di quanto non lo siano loro. Come potete restarvene tranquilli a casa e tutta la malvagità umana: la sua reputazione si baserà sull’amore, e Barcellona sarà
vostra, occupati nelle vostre faccende, sapendo che un giorno, al bel sole mattutino, chiamata “la città del perdono”, e da quel momento comincerà a essere una città.
lassù a Montjuïc faranno uscire dal castello un uomo legato, e lo faranno passare da- Dunque, cominciamo: al Re che può concedere la grazia, ai suoi Ministri che possono
vanti al cielo, al mondo, al mare, al porto indaffarato, alla città che lentamente, molto consigliargliela, ai giudici che possono temperare la giustizia con la pietà: perdono per i
lentamente, si alza con indifferenza, e senza perdere tempo, lo porteranno presso un condannati a morti di Barcellona! Carità per tutti!
fosso? E lì, quando giungerà il momento, quell’uomo, quel capolavoro di Dio in corpo E bellissimo sarebbe che cominciassero a perdonare coloro che sono più offesi.
e anima, vivo, nel pieno delle sue forze e dei suoi sensi, con la stessa brama di vita che
anche voi avete, s’inginocchierà con la faccia rivolta verso un muro, gli pianteranno
quattro pallottole in testa, e lui farà un salto per poi cadere morto come un coniglio?
Lui, che era un uomo esattamente come voi... Forse più di voi!
Come potete restare nelle vostre case, sedervi a tavola circondati dai figli, andare a
dormire con vostra moglie e dedicarvi ai vostri affari senza che questa visione vi appaia
davanti, strozzandovi il pane in gola, gelandovi i baci sulle labbra, impedendovi di pen-
sare a qualunque altra cosa che non sia quella stessa?

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18.12.1909 esposta del Santo Mistero, che li faceva fermare sorpresi: mi sembrò che il sacerdote
–dicevo- si girasse e dicesse gridando, alla moltitudine:
«Entrate, entrate, la porta è spalancata: siete stati proprio voi ad aprirla col ferro

La chiesa
e il fuoco dell’odio: e ora ecco che dentro la chiesa trovate il Mistero più grande dell’A-
more redivivo. Distruggendo la chiesa l’avete restaurata: quella chiesa che fu fondata
per voi, i poveri, gli oppressi, i disperati... E siccome la vedevate chiusa, coi suoi ricchi
interni, protetta da coloro che venivano qui a addormentare i loro cuori nella pace

bruciata
delle tenebre, voi con la vostra povertà, la vostra ribellione e la vostra disperazione
ne avete assalito la porta, nei muri così resistenti avete aperto una breccia e l’avete
riconquistata. E a noi, i suoi ministri, avete restituito attraverso la persecuzione l’an-
tica dignità, e efficacia alla nostra parola attraverso la vostra blasfemia, e al Mistero
del Sangue una virtù ormai sconosciuta grazie al sangue versato in battaglia. Oh,
che bizzarria! Il fuoco ha costruito, la blasfemia ha purificato, l’odio verso Cristo lo
ha insediato nuovamente nella sua casa... Venite, avvicinatevi, qui lo troverete come
ancora non lo conoscete, come Lui è realmente nella vita e nella verità, come Lui vuole
essere conosciuto da tutti, e soprattutto da voi... .»
Spaventati, muti e a bocca aperta: così sarebbe rimasta la gente se il sacerdote
si fosse voltato improvvisamente proferendo queste parole o simili! E io credo che le
Io non avevo mai sentito una messa come quella. La volta della chiesa gravemente abbia dette, o che tali parole si potessero trovare nell’aria di quella chiesa bruciata;
danneggiata, le pareti annerite e scrostate, gli altari distrutti, assenti, soprattutto quel perché io le ho sentite, non so come, ma mi risuonavano dentro, assordandomi.Così
gran vuoto scuro in fondo, dove si trovava l’altare maggiore, le travi invisibili sotto la quando, nel momento culminante, il sacerdote ha alzato davanti ai presenti l’Ostia
polvere delle rovine, e nemmeno un banco per sedersi, tutti stavano in piedi o in ginoc- e il Calice, Cristo si è fatto così presente nel mio cuore, così vivo, che non riuscirei a
chio di fronte a un tavolo di legno con un Cristo sopra, e un torrente di sole entrava spiegarlo. Io non avevo mai sentito una Messa così; e, in confronto, posso arrivare a
dalla volta semidistrutta con uno sciame di mosche che danzava nella luce cruda che dire che non avevo mai sentito Messa. Non sappiamo, non sappiamo davvero di cosa
rischiarava tutta la chiesa, e ci faceva sentire come se stessimo assistendo alla Mes- si tratti: e forse la maggior parte di noi cristiani se ne va da questo mondo senza avere
sa in mezzo alla strada. Il sole cadeva in pieno sul tavolo di legno dove il sacerdote, ancora conosciuto Cristo. È sufficiente che queste persone ce l’abbiano fatto conoscere
poveramente vestito, celebrava la funzione; mentre nello spazio riservato al coro, in in tal modo.
assenza di una balaustra, le persone cantavano addossate alla parete per non cadere Sì, ora riesco a capirlo, la Chiesa vive della persecuzione, perché è nata consustan-
in avanti. ziale a essa; e il pericolo più grande per lei è la pace. Per questo acquista forza dal po-
Io non avevo mai sentito una messa come quella. Il Sacrificio era lì presente, vivo polo, che la perseguita vedendola trionfante. Perché Cristo disse ai suoi discepoli che
e sanguinante, come se Cristo fosse tornato a morire per gli uomini, e avesse nuova- sarebbero sempre stati perseguitati: così, quando non è il potere dell’autorità a farlo,
mente lasciato nel Cenacolo il suo Corpo e il suo Sangue trasformati in pane e vino. E se ne incaricano i miserabili che, senza saperlo, vogliono restituirla al suo naturale
il pane e il vino sembravano appena fatti, e il vino, quando si alzava il calice, alla luce stato di dolore.
del sole, sembrava sangue che sgorgasse... Io non avevo mai sentito una messa come Perché questa è la legge dell’amore: soffrire per non assopirsi, essere osteggiati per
quella. acquisire uno slancio superiore; essere oppressi per poter esplodere. E le moltitudini,
E sono assolutamente sicuro che noi tutti presenti, davanti al Sacrificio celebrato quanto più sembrano mosse dall'odio, altro non fanno che mettere in pratica questa
sul povero tavolo di legno, davanti al Cristo maltrattato che era il suo unico ornamen- legge, obbedendole inconsapevolmente, smarrendosi nell’oscurità per mille strade di-
to, tra la polvere, i detriti e il vento e il sole che entravano, e sentendo ancora intorno verse, alla ricerca di uno sbocco verso la luce.
a noi le tracce della distruzione e della blasfemia che così poco tempo prima avevano Vi avrà pertanto sorpreso quella certa somiglianza che accomuna le sette anti-
attraversato quella stessa aria, dove si rendeva nuovamente presente il Sacrificio, lo sociali alla Chiesa cristiana primitiva: sono simili nell’invocare come ideale una più
percepivamo come mai prima, e penetrava in noi con una virtù nuova e attuale, come perfetta condizione dell’umanità; e lo sono anche nel rifuggire chi vive nella sazietà;
solo poteva essere accaduto ai primi cristiani, perseguitati e nascosti in un angolo entrambe lavorano soprattutto tra i poveri, gli ignoranti e i disperati; e gli apostoli e i
delle catacombe, assaporando maggiormente,tra pericolo e negazione, l’iniziazione al seguaci di entrambe sanno quando conviene morire.
Mistero redentore. Da dove vengono tanta fede, tanta efficacia e tanto coraggio? Non ve lo siete mai
E allora mi assalì il pensiero, il sentimento, che la Messa dovrebbe sempre essere chiesto, voi, intenti a deplorarli? Avete voi altrettanto coraggio per difendere la vostra
vissuta in tal modo, tremando, e mi sembrò che dopo aver offerto il sacrificio, il sacer- fede? E anzi, dovreste averne ancora di più, perché voi professate la fede in Cristo,
dote si girasse verso le persone che continuavano a entrare da dove prima si trovava che è l’autentica, la più sicura, mentre invece il loro ideale non si eleva a un palmo da
il portone della chiesa, catturate mentre passavano dalla celebrazione pubblicamente terra. Qual è dunque la questione?

36 37
Ve lo spiegherò: la loro fede, benché sprovvista di luce, è una fede viva, mentre ro, non in questo sta la sua migliore difesa... Tutte queste cose vi farebbero addor-
la vostra, nonostante da essa promani la luce del cielo già da molti secoli, è una fede mentare come prima; non chiedete per la chiesa la protezione dello Stato perché già
morta. Che cosa fate, voi, per sostenere la vostra fede? E cosa fanno invece loro? Voi la prima, agli occhi del popolo, sembrava un ufficio; e non chiedete ai ricchi molti soldi
professate meccanicamente, come una mera consuetudine; rispettando certe pratiche per ricostruirla, così che i poveri non possano pensare che è cosa che non li riguarda, e
esteriori nella misura in cui non implicano per voi né fatica né pericolo. Loro invece riceverne con sospetto i benefici. Che siano loro a ricostruirla: così potrà essere vera-
praticano con estremo sforzo la fede che professano, e non li preoccupa rischiare la mente come la desiderano, e solo così la ameranno.
vita. Dunque, a cosa vi serve la luce, se siete diventati ciechi? I loro occhi sono invece Credete che non lo farebbero mai? Oh! Che la vedano com’è adesso: annerita,
così aperti che anche quel piccolo spiraglio di luce che filtra nella loro oscurità è suf- diroccata, miserabile, abbandonata dai ricchi, che non vi trovano più conforto; ab-
ficiente a illuminargli la vita e la morte in un modo che i vostri occhi non vi permet- bandonata dallo Stato, che ormai la difendeva per interesse o svogliatamente; con-
terebbero più di fare. Loro sono il caos che vuole splendere nella luce: mentre la luce tinuate a esercitare il vostro ministero con semplicità, testardamente, superando le
che già spettava a voi vi sfugge, perché ne avete perso la trasparenza e il fulgore, e non prove dell’abbandono e della miseria, e i rigori del sole e del freddo, della povertà:
potete più recuperarla. Se Cristo tornasse a apparire sulla terra oggi, probabilmente che vi vendano dentro la chiesa mentre soffrite, mentre morite col Pane divino tra le
sarebbero loro a seguirlo, e non voi! mani... e i poveri verranno, non dubitatene. In un primo momento, forse, per scherno;
Ma ora loro non riescono a vedere Cristo, e vanno contro la sua Chiesa, cioè la ma successivamente con curiosità, con interesse e ammirazione; e quando saranno
vostra. Perché? Perché in mezzo a voi non si trovano bene; perché vi trovano troppa venuti, esponete loro con semplicità il sacro verbo, in un modo a loro comprensibile,
pace, troppo ordine, troppa compiutezza. E il loro cuore, tormentato dall’ignoranza, esattamente come fu enunciato, proprio per orecchie come le loro; date loro il Pane e
dalla povertà, dall’impotenza del loro desiderio, non vuole pace, ma guerra; non or- il Vino dell’Eucarestia con i gesti semplici che furono propri di Gesù, ripetete le sue
dine ma disordine; non compiutezza, ma nuovi inizi. Per questo, a modo loro, si sono stesse parole... e saranno i poveri a ricostruirvi la chiesa, ve lo assicuro: e non ci sarà
creati un’altra chiesa. Siccome vedono la Chiesa di Cristo occupata dalla pace, ordi- bisogno di porte di ferro per difenderla.
nata, compiuta, ne hanno innalzato un’altra senza Cristo, caotica, perseguitata, piena Mi è sempre sembrato che la Chiesa soffrisse per la mancata divulgazione del sa-
di tormento e inquietudine, ma anche di speranza. È questa la chiesa che fa per loro, cro verbo. Io non sono un dottore della Chiesa e non saprei perché le cose si fanno in
che si adatta alla loro fede inquieta, e perciò, viva. Nella quiete, la fede si assopisce, questo modo; e non potrei neanche indicare esattamente come farle altrimenti; ma
e finisce per morire. Per questo San Paolo disse che tra fede, speranza e carità era la quando vedo come si comporta nel tempio la maggioranza delle persone; il modo in
carità a essere più importante; e l’ultimo e più grande comandamento di Gesù fu quel- cui ascoltano la messa; la loro passività davanti alla tremenda energia del Sacrificio
lo dell’amore: perché l’amore non può rimanere fermo, solo così può mantenere vive e d’Amore che si celebra sull’altrare; la loro sordità alle parole sublimi che sull’altare si
presenti le altre virtù che, senza l’amore, è come se non ci fossero. pronunciano, e la conseguente distrazione o l’assopimento che si impossessa di loro
È dunque questo il vostro male: nella Chiesa di Cristo cercate fin troppo la pace, vi mentre davanti ai loro occhi si sta compiendo la cosa più straordinaria di questo mon-
entrate senza amore, per poi assopirvi, mentre la vostra fede sta morendo! do e dell’altro, non posso fare a meno di pensare: -Dio mio! Quanta sublimità, quanta
Pensateci bene, che cosa andate a chiedere voi a Cristo nella sua Chiesa? Vi ci re- inefficace energia, quanta ricchezza perduta! Il piccolo parapetto del presbiterio mi
cate con passo pacato, a cercare quiete sotto le sue volte (sempre che non ci andiate per appare come un muro massiccio che non lascia passare nemmeno una scintilla di quel
pura vanità); a dimenticare le vostre incombenze e le vostre inquietudini; a riposare fuoco sacro, né un raggio dello splendore del Santo Mistero che sull’altare splende e
dalle vostre fatiche, se ne avete; e altrimenti, andate per oziare, per cullare la vostra divampa. Tutto ciò che è stato detto e fatto per la redenzione delle genti, per l’edifica-
fiacchezza nella lenta maestà dei canti sacri e nelle nuvole profumate d’incenso; in- zione delle loro anime, si mantiene lontano da loro, senza raggiungere il suo significato
somma, a dormire. E che cosa chiedete a Cristo, sempre che vi sia rimasta la capacità profondo, e restando muto proprio per le anime. Sono fin troppo consapevole che tutti
per farlo? Gli chiedete pace, quiete, oblio, che allontani da voi le tribolazioni e l’ama- i cristiani hanno l’obbligo di sapere che cosa accade durante la funzione, che un giorno
rezza, che vi dia un sonno ristoratore. ciò è stato loro insegnato, e che si richiede loro un’intima e compatta adesione a quan-
Ebbene, non è questa la pace di Cristo. «Vi lascio la pace, vi do la mia pace», disse: to dice il sacerdote, con voce alta o bassa, ma sempre intellegibile per il popolo. Ma
la «mia», che non è la pace di questo mondo. Ma voi volete insediare la Chiesa nella vedo anche che la gente ha dimenticato quel remoto insegnamento, che conosce solo
pace del mondo, e per questo quando vi vedono in chiesa, gli altri non ci possono entra- molto superficialmente ciò che qui accade, e che questa adesione interiore così passiva
re senza che dal loro petto inquieto si alzi un grido di guerra, e si ribellano riempiendo alle parole e ai gesti del sacerdote non si può sostenere senza uno stimolo presente e
il tempio col clamore dell’empietà, e cacciano col terrore i fedeli semiaddormentati, in- costantemente rinnovato, perché richiederebbe un acume spirituale o un fervore mi-
sultano o sacrificano i ministri dell’altare, che rovesciano, distruggono i santi di pietra stico che si può immaginare o richiedere solo a alcune poche anime elette; e bisogna
e bruciano la chiesa stessa fino a farla cadere in rovine. E così, perseguitata, travolta, confessare che i lbri di devozione che finiscono in mano alle persone –a quanti sanno
fumante, macchiata di sangue e oscenità, svuotata dai canti e dalla pace del mondo, leggere- non bastano a promuovere questo stimolo, e anzi bisogna addirittura dire che
senza porte né altari né pareti né volta, piena di vento e sole, di polvere e mosche... e di a volte lo intorpidiscono o lo portano a smarrirsi.
dolore, quella torna a essere per loro la Chiesa del Cristo morto in croce. Mentre io immagino che, se si pronunciassero a voce alta e ben comprensibili a
Non tornate a riempire la chiesa di lussi, quando la ricostruirete; non elevate muri tutti i salmi fortissimi delle origini, e i fedeli potessero pronunciarli a turno nella loro
più forti, né una volta più ermeticamente chiusa, non collocate porte imbottite di fer- lingua naturale; se venissero lette, gridate, al popolo le parole di fuoco delle Epistole di

38 39
San Paolo, delle quali si può facilmente dire che siano indirizzate a tutti gli uomini di
ogni tempo; se ogni giorno si enunciasse ai fedeli il Vangelo nella divina semplicità dei
suoi passaggi; se il sacerdote offrisse l’incruento Sacrificio per i fedeli, di modo che loro
possano sentirne la forza; se si mostrassero loro il Pane e il Vino, tremanti dell’inesau-
ribile significato che li rendono Corpo e Sangue di Dio, e ognuno consumasse così il
sacrificio, e la Comunione fosse tale nel più autentico senso della parola... Ah! Sono
proprio sicuro che la gente non si distrarrebbe né assopirebbe; sono sicuro che quella
sarebbe per ognuno l’ora di più intensa attività spirituale del giorno o della settimana;
sono sicuro che «la gente che va a Messa» sarebbe in tutto assai differente da quella
di adesso; e sono anche sicuro che molti che non ci vanno «più», ci andrebbero «di
nuovo», e ci andrebbero sempre, e Cristo regnerebbe in ben altro modo tra gli uomini.
Adesso vi hanno bruciato la Chiesa: perdonateli, perché di loro si può autentica-
mente dire «che non sanno quello che fanno», e non sapendolo, non ne hanno affatto
tutta la colpa. Fate in modo che lo sappiano; i dottori della Chiesa dovranno spiegare
come, ma fate in modo che lo sappiano; e siccome ora loro, col ferro, il fuoco e l’em-
pietà, hanno violato il santo recinto, non tornate a chiuderlo, ma anzi fateli accorrere,
riempitelo di macerie, di sangue e di dolore. Non riedificate le rovine, non cancellate
il sangue, non cercate di lenire con balsami il dolore; perché non c’è miglior stimolo,
migliore incentivo, per attrarre gli infelici e coloro che soffrono... agli afflitti – se vole-
te chiamarli malvagi credo non siate nel giusto, ma questo è il doppio significato della
parola, che ha per radice il Dolore.1

1. Allusione intraducibile
all’etimologia della parola
“dolent”, che in catalano
significa “malvagio”,
“cattivo”, ma anche
“malato” (NdT).

40 41
La Settimana
1,2. Collegio Reale di San Anton

Tragica

Barcellona, 1909
Cartoline A.T.D.
(Angel Toldrà Viazo)

43
3,4. Chiesa di S. Antonio Abad 5,6. Convento de las Jeronimas

44 45
7. Convento di Loreto 9. Convento di Loreto, un dormitorio

4. Casa Asilo

46 47
10. Chiesa di Santa Madrona 11. Convento de los PP. de la Sagrada Familia in San Andrés

48 49
12. Convento Marista in San Andrés 13. Chiesa di San Andrés

50 51
14. Chiesa Parrocchiale di S. Juan Garcia 15. Convento dei Cappuccini, a Campo de Galvany

16. Collegio dei religiosi “Concezionisti”

52 53
17. Convento e Collegio di San Miguel 18. Convento di PP. Missionari di S. Vincente de Paul 19. Convento di MM. di S. Vincente de Paul 20. Casa n.113 e 115 in calle S. Ablo

54 55
21. Chiesa di Nostra Signora del Carmen (Jeronimas) 22. Chiesa de la Ayuda 23. Chiesa degli Agonizzanti

56 57
5,6. Convento de las Jeronimas 3,4. Chiesa di S. Antonio Abat

58 59
5,6. Convento de las Jeronimas 3,4. Chiesa di S. Antonio Abat

60 61
5,6. Convento de las Jeronimas 3,4. Chiesa di S. Antonio Abat

62 63
5,6. Convento de las Jeronimas 3,4. Chiesa di S. Antonio Abat

64 65
5,6. Convento de las Jeronimas 3,4. Chiesa di S. Antonio Abat

66 67
5,6. Convento de las Jeronimas 3,4. Chiesa di S. Antonio Abat

68 69
5,6. Convento de las Jeronimas 3,4. Chiesa di S. Antonio Abat

70 71
5,6. Convento de las Jeronimas 3,4. Chiesa di S. Antonio Abat

72 73
5,6. Convento de las Jeronimas 3,4. Chiesa di S. Antonio Abat

74 75
5,6. Convento de las Jeronimas 3,4. Chiesa di S. Antonio Abat

76 77
5,6. Convento de las Jeronimas 3,4. Chiesa di S. Antonio Abat

78 79
5,6. Convento de las Jeronimas 3,4. Chiesa di S. Antonio Abat

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5,6. Convento de las Jeronimas 3,4. Chiesa di S. Antonio Abat

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5,6. Convento de las Jeronimas 3,4. Chiesa di S. Antonio Abat

84 85
5,6. Convento de las Jeronimas 3,4. Chiesa di S. Antonio Abat

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5,6. Convento de las Jeronimas 3,4. Chiesa di S. Antonio Abat

88 89
5,6. Convento de las Jeronimas 3,4. Chiesa di S. Antonio Abat

90 91
5,6. Convento de las Jeronimas 3,4. Chiesa di S. Antonio Abat

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5,6. Convento de las Jeronimas 3,4. Chiesa di S. Antonio Abat

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5,6. Convento de las Jeronimas 3,4. Chiesa di S. Antonio Abat

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5,6. Convento de las Jeronimas 3,4. Chiesa di S. Antonio Abat

100 101
5,6. Convento de las Jeronimas 3,4. Chiesa di S. Antonio Abat

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5,6. Convento de las Jeronimas 3,4. Chiesa di S. Antonio Abat

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5,6. Convento de las Jeronimas 3,4. Chiesa di S. Antonio Abat

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5,6. Convento de las Jeronimas

108 109
Le testimonianze

110 111
112 113
114 115
Lotta al clero, Premessa
allo stato
e al capitale!

Il seguente testo non ha la pretesa di ricostruire in maniera


filologica la totalità degli eventi accaduti durante la Sema-
na Tragica, quanto piuttosto di fornire un contesto storico e
culturale all’interno del quale orientarsi per leggere al me-
glio le immagini e gli scritti presentati all’interno di questo
libro. Gli avvenimenti della Settimana Tragica sono stati
ampiamente descritti da numerosi autori, e non è nostro
obiettivo apportare scoperte storiografiche, anche a causa
della censura che, ampiamente presente a Barcellona du-
rante l’insurrezione, ci impedisce di avere molte informa-
zioni dirette riguardanti le giornate della rivolta. Nonostan-
te queste cospicue mancanze, ci è impossibile ignorare la
necessità di affrontare e cercare di comprendere le cause, i
fatti e le conseguenze di quel periodo storico.
Per chiarezza, Semana Tragica indica il periodo intercor-
so a partire dal 26 luglio 1909 sino ai primi giorni di agosto.
Potremmo identificare lunedì 2 agosto 1909 come termine
ultimo delle agitazioni poiché, a quella data, la situazione
era tornata alla normalità e gli operai ripresero a lavora-
re nelle fabbriche. Ma rimane difficile periodizzare e cir-
coscrivere un evento che ebbe origini e ripercussioni che
si protrassero nel tempo. Fu a seguito della chiamata alle
armi da parte del governo Antonio Maura, e della richiesta
ai militari riservisti d’intervenire a sedare dei rivoltosi nei
possedimenti spagnoli in Marocco, che scoppiarono tumul-
ti a Barcellona e in altre città catalane durante questa set-
timana.
Il testo è suddiviso in due capitoli: il primo rintraccia i
nuovi appetiti coloniali spagnoli in Marocco attraverso le
disfatte coloniali della fine del XIX secolo, evidenziando
la volontà di rivincita dell’esercito, l’appoggio del clero alla
guerra, i forti interessi economici delle famiglie abbienti le-
gati alle miniere del Rif e lo scoppio della Guerra de Melilla;
Matteo Binci
116 117
il secondo trascrive le giornate della rivolta a Barcellona,
il sabotaggio delle comunicazione, le enormi tensioni nella
politica interna, il forte sentimento anticlericale che sfociò
nell’incendio di chiese e istituti religiosi e il disastro del
1.
Colonialismo
Barranco del Lobo, oltre al fondamentale ruolo di anarchi-
ci, donne, bambini e operai nel sorreggere l’insurrezione.
Riteniamo importante rimarcare come l’intreccio delle
vicende avvenute tra il territorio marocchino e la capitale

spagnolo:
della Catalogna sottolinei l’indistricabile rapporto tra il co-
lonialismo spagnolo e gli eventi della Semana Tragica.

Necessità
e problemi
dell’invasione
in marocco
È necessario da subito fare una premessa: la Semana Tragica
fu un avvenimento storico che necessita di essere conside-
rato e indagato in relazione agli appetiti coloniali spagnoli
sulla regione settentrionale del Marocco.
L’influenza spagnola sul territorio risale alla Conferen-
za di Algeciras, nel 1906. A seguito di forti tensioni tra Ger-
mania e Francia, dovute alla visita del Kaiser Gugliemo II a
Tangeri in appoggio all’indipendenza marocchina, l’Entente
cordiale (intesa amichevole) del 1904 – che prevedeva la spar-
tizione di Egitto e Marocco rispettivamente a Gran Bretagna
e Francia – dovette essere rivisto, e l’influenza sul territorio
marocchino venne spartita tra Francia e Spagna.
Lo stato spagnolo vantava già un grande impero colo-
niale. Iniziato nel XV secolo (in particolare a partire dal
1492) vantava possedimenti nelle Indie, in Africa, nella pe-
nisola islamica e nei Caraibi, oltre a enormi territori nelle

118 119
Americhe. In questi termini, considerare il grandioso passa- stazioni patriottiche e portando conforto nei momenti di
to coloniale della Spagna può fornire indicazioni per com- partenza e di addio delle truppe. Insieme alla propaganda
prendere la volontà espansionistica in Africa settentrionale patriottica, la religione elogiava la madre spagnola, donna
all’inizio del XX secolo, soprattutto dopo il 1898, a seguito coraggiosa che non doveva piangere, bensì gioire del fatto
della perdita di Puerto Rico, delle Isole Filippine, delle Isole che i suoi figli morti si erano riavvicinati alla vera madre:
Marianne, delle Isole Caroline e di Cuba. la Spagna.
In merito alla questione cubana, la guerra ispano-ame-
ricana combattuta tra Spagna e Stati Uniti nel 1898 aiuta
a comprendere alcuni dei postulati ideologici che si sono
rivelati favorevoli alla colonizzazione spagnola in Marocco.
Il periodo a ridosso della guerra di Cuba segnò un ri-
baltamento rispetto all’appoggio condiviso di cui godeva l’e-
spansionismo. Bisogna considerare che fino a quel momen-
to quasi tutti i partiti politici, opposizione compresa, erano
esplicitamente favorevoli alla guerra coloniale. E a dar loro
manforte c’erano l’esercito, la chiesa, larga parte dei settori
culturali e intellettuali e quasi tutta la stampa.
L’atteggiamento favorevole nei confronti della guerra
mutò in seguito al prolungamento dei conflitti e delle con-
secutive disfatte spagnole in terra cubana, che provocarono
una graduale opposizione popolare (la più violenta sfocerà
nel 1909 a ridosso della Semana Tragica). È proprio durante
la guerra cubana che emerse il motto “o tutti o nessuno”, ri-
ferito alla possibilità di evadere il reclutamento nell’esercito
solo dietro il pagamento di un’ingente somma di denaro che
di fatto privilegiava i ricchi e condannava i poveri. Inoltre, il
mancato rientro dagli scontri di molti figli, morti sui campi,
accendeva rivolte guidate dalle madri dei soldati che non
accettavano più di dover ricoprire la figura cristiana della
madre sofferente. La guerra ispano-americana rappresen-
ta il punto di transizione tra la predominanza dell’ardore
patriottico nazionalista, in particolare quello “popolare”,
e l’opposizione aperta alle guerre coloniali di ampi settori
della popolazione.
In relazione a quanto affronteremo nel capitolo succes-
sivo è importante considerare il ruolo ideologico e materia-
le della Chiesa cattolica.
All’epoca, la Chiesa rappresentava l’apparato ideologi-
co e culturale di maggiore importanza e con la migliore
diffusione sul territorio spagnolo, vantando un’enorme
capacità di influenza sugli strati popolari. Il clero rivendi-
cava un ruolo centrale nella politica spagnola, ribadendo
la profonda identità tra spada e croce, tra gli interessi del-
lo Stato e i propri. Le guerre coloniali erano infatti pre-
sentate alla popolazione come guerre religiose e crociate
cristiane. La fede doveva civilizzare ed evangelizzare gli
ingrati, le orde selvagge, i nemici della cristianità, racco-
gliendo fondi, mobilitando soldati, organizzando manife-

120 121
È evidente che agli inizi del XX secolo la Spagna fu se- L’identità nazionale, uniculturale e monodimensionale, rin-
gnata dal disastro coloniale. La sconfitta del 1898 abbassò no- forza le sue definizioni di fronte a un’alterità subordinata e
tevolmente la fiducia dell’esercito spagnolo, aumentando in- caricaturizzata.
vece l’insofferenza delle classi povere verso il colonialismo e Va ricordato poi che la Spagna combatté due guerre
la borghesia industriale. A causa delle perdite di Cuba e delle di espansione coloniale in Africa già nella seconda metà
Filippine la situazione economica era in crescente deteriora- dell’Ottocento: la Guerra ispano-marocchina, conosciuta
mento. La scomparsa del principale mercato di esportazioni anche come Prima Guerra del Marocco (1859 - 1960) e ac-
e importazioni rappresentò una sfida difficile per le grandi colta con grande entusiasmo in patria, e la Guerra de Mar-
fortune che, specialmente a Barcellona, erano cresciute sotto gallo (1893 - 1894) che mantenne ancora un tono di fervore
l’ombra interessata di un sistema convenientemente prote- patriottico.
zionistico, basato sul monopolio tessile. La Spagna mancava Il Marocco, nello specifico il Rif, la regione montuosa a
di colonie, il che equivaleva a non avere mercati. Si accen- nord del paese, riappariva dunque all’inizio del XX secolo
tuava così anche il risentimento della borghesia catalana nei come una terra promessa e una possibile soluzione a diffe-
confronti dello Stato spagnolo. renti problemi. Dal 1904 il territorio berbero era una “zona
Un secondo fattore che aggravava la situazione economi- di influenza spagnola” piuttosto che un vero e proprio pro-
ca, con un’industrializzazione diseguale e senza pianificazio- tettorato. Il Sultano nominato dalla Spagna rappresentava
ni, era il ritorno in massa degli emigrati dalle colonie. Soldati, sia l’autorità civile che religiosa e di fatto governava attra-
religiosi e abitanti del Sud America giungevano a flotte nei verso il suo delegato e vicario: il Jalifa. Fu nel disconosci-
porti spagnoli e principalmente a Barcellona. Deboli, affa- mento di quest’autorità e dell’élite raccoltasi attorno, il Maj-
mati e malati, vittime di battaglie e malattie. In molti non zen, che le tribù locali rifiutarono di rispondere agli accordi
avevano un luogo dove stare e uno stipendio con il quale so- stipulati tra il governo centrale e le potenze europee, pro-
pravvivere, e le condizioni lavorative, in assenza di leggi che vocando l’intervento spagnolo. Bisogna chiarire infatti che
regolavano le relazioni di lavoro, erano misere sia nelle cam- a differenza della prima guerra in Marocco, la Spagna non
pagne che nel proletariato industriale cittadino. Una situa- stava intraprendendo una guerra contro lo Stato del Maroc-
zione di fronte alla quale il governo si trovò completamente co, ma contro queste tribù.
impreparato. Le vicende che precedono le tensioni marocchine in que-
All’inizio del XX secolo un fervente nazionalismo si ali- gli anni si tracciano attorno alla presenza di giacimenti mi-
mentava dunque della scontentezza dell’esercito nei confron- nerari nel sottosuolo della cabila (tribù) del territorio di Beni
ti del potere civile. Dopo la perdita di Cuba e delle Filippine, Bu Ifrur. Bou Hmara, pretendente al trono marocchino, di
i militari colpevolizzavano la politica e la crescente influenza fatto controllava la regione del Rif dal 1903 e rappresentava
delle idee del proletariato rivoluzionario e del separatismo. l’interlocutore primo per il governo spagnolo riguardo le ne-
In queste circostanze il Marocco rappresentava una sorta di goziazioni dell’attività mineraria.
riscatto rispetto alle perdite economiche e territoriali. Colmo Nel 1907 Hmara concedeva lo sfruttamento dei giaci-
di ufficiali sottopagati, l’esercito spagnolo era poco qualifica- menti alla Compañía del Norte Africano (capitale francese,
to ma desideroso di una rivincita. Molti di questi ufficiali era- ma nazionalità e interessi politici spagnoli) e alla Compañía
no nati militarmente a Cuba ed erano desiderosi di riscattarsi Española de Minas del Rif (proprietà del conte di Romanones e
dopo le ultime battaglie brevi e umilianti. del gruppo del Marchese de Comillas e suo nipote Güell). Si
Inoltre, il nazionalismo conservatore spagnolo rivendi- pensava che i giacimenti marocchini potessero far fronte alle
cava alcuni diritti ritenuti storici in Nord Africa, tra i qua- perdite economiche coloniali, e gli accordi stipulati prevede-
li l’unità naturale di Spagna e Marocco, la difesa dei presidi vano la costruzione di un treno per il trasporto dei minerali
dell’entroterra, il commercio con il Mediterraneo, la volontà tra i depositi e il porto di Melilla. Tuttavia, le concessioni non
di ostacolare gli interessi francesi nel nord del Marocco e an- venivano riconosciute dalle cabile che, nell’ottobre del 1908,
cora una volta, la necessità di evangelizzare e restituire al po- si rivoltarono contro Bou Hmara, cacciandolo il 4 dicembre
polo marocchino lo splendore di Al-Andalus, per compensare dello stesso anno.
il debito dei contributi musulmani in Spagna. Fu in questi In queste circostanze, il governo spagnolo di Antonio
anni che s’impose un’immagine dispregiativa del Marocco. Maura, messo sotto pressione dalle compagnie concessiona-
Si era compreso che la costruzione dell’Altro era qualcosa rie, decise in un primo momento di aspettare l’intervento del
di fondamentale per assicurare l’efficacia militare in guerra. sultano Mulay ʿAbd al-Ḥafīẓ che avrebbe dovuto riprende-

122 123
re possesso del territorio. Ma accettò ben presto l’aiuto delle Intanto, in Spagna, il governo Maura obbligò l’invio del-
truppe francesi stanziate in Algeria per riportare l’ordine. le Brigate miste di Catalogna, Madrid e Campo di Gibilterra.
Nonostante la Spagna mostrasse così la sua debolezza, Per la prima volta venne decretato l’obbligo immediato di
mettendo a rischio la sua area di influenza, si permetteva la imbarcarsi, il cosiddetto decreto di mobilitazione (10 luglio
continuazione dei lavori necessari al trasferimento delle ri- 1909), dopo il quale si susseguirono manifestazioni contro
sorse minerarie. l’entrata in guerra, supportate anche da una parte della
Tuttavia, in assenza dell’appoggio delle tribù del Rif stampa. Come già accennato per la guerra di Cuba, la com-
orientale, le incursioni e gli incidenti tra le due fazioni con- ponente cattolica accolse entusiasta la chiamata alle armi e
tinuavano a moltiplicarsi, fino al 9 luglio del 1909, quando le la mobilitazione delle truppe. La fobia verso il nemico isla-
continue tensioni sfociano nell’inizio della Guerra de Mellila mico e il sentimento di superiorità culturale descrivevano
(luglio - dicembre 1909). L’evento scatenante fu l’assalto a un un nemico barbaro e arretrato a causa della religione che
caposquadra e tredici lavoratori durante la costruzione del professava. La Chiesa contribuì molto a identificare il ne-
ponte su Sidi Musa, finita con quattro morti. In quel momen- mico islamico e rafforzare l’odio nei suoi confronti, non solo
to fu chiaro che l’esercito spagnolo non aveva il pieno con- ora in tempo di guerra, ma anche in tempi di pace. Nella
trollo del territorio. stampa cattolica le descrizioni di selvaggi si intervallavano
La Guerra di Melilla vedeva le truppe spagnole contrap- all’esaltazione delle gesta eroiche dei soldati spagnoli che
poste alle cabile del Rif. In un primo momento, nel mese di trucidavano nemici ingrati che tutto dovevano alla Spagna.
luglio, la necessità di rispondere repentinamente all’attacco Data la costosa tassa per l’esonero dalla guerra, la deci-
creò una controffensiva disordinata e inefficace a causa della sione interventista era fortemente impopolare tra i riservi-
scarsa preparazione dei soldati e dell’assoluto vantaggio dei sti di quota tra il 1903 e il 1907. Si poteva evitare di finire in
ribelli che si trovavano sulle alture, in una posizione privile- guerra solo se si pagava la somma di 1.500 pesetas, impor-
giata. Fu tra agosto e dicembre del 1909 che la situazione si to impossibile da coprire per la maggior parte dei cittadi-
stabilizzò, con l’esercitò organizzato in un fronte ampio oltre ni. Inoltre, i soldati chiamati non si interfacciavano con un
30 chilometri attorno al Gurugú e al territorio meno acciden- conflitto da diversi anni e in molti avevano costituito dei
tato a sud di esso. Furono schierate numerose truppe ben ad- nuclei familiari per i quali la scomparsa o il ferimento del
destrate, ma soprattutto avvantaggiate dalle trattative con le capo famiglia avrebbe significato la perdita della maggiore
cabile più disposte a consentire la presenza spagnola. fonte di sostentamento economico. A questo si deve aggiun-
gere la sensazione di ingiustizia e incomprensione dovuta
alla mancata mobilitazione di un contingente di 16.000 sol-
dati, istituito da Primo de Rivera proprio per far fronte alle
emergenze.
Nonostante la decisione del governo di distribuire una
pensione alle mogli orfane, i riservisti entrarono in uno
stato di agitazione. I primi incidenti iniziarono in diversi
luoghi: il 18 luglio nel porto di Barcellona e il 20 e 21 luglio
nella stazione di Madrid.
Nei giorni precedenti, gli imbarchi a Barcellona si erano
svolti senza problemi, ma all’arrivo del battaglione di Caza-
dores de Reus e della Brigada Mixta de Cataluña, cominciarono
a vedersi i primi segnali del malcontento. Diversi arruolati
gettarono a mare gli scapulari, le sigarette e le medaglie che
gli erano state donate dagli aristocratici in segno di buon
auspicio. Centinaia di donne, con i bambini tra le braccia,
iniziarono a gridare dal molo frasi contro la guerra e i bene-
stanti: “Che vadano i ricchi! Tutti o nessuno!”.
A Melilla, gli operai sopravvissuti della linea ferrovia del
Rif raccontarono dell’aggressione di Sidi Musa, e il tenente
colonnello spagnolo Baños partì con due compagnie del reg-

124 125
gimento Africa, alle quali si aggiunsero altre forze che, con-
giunte, ebbero la meglio sui ribelli in poche ore. Nonostante
la sconfitta, i Rifiani intensificarono le incursioni contro la
costruzione della tratta ferroviaria e delle postazioni di difesa
2.
Barcellona
spagnole. I binari costruiti, lunghi poco più di 7 km, correva-
no incastrati tra il mare e le alture del monte Gurugú, dando
un vantaggio strategico ai combattenti del Rif. In risposta gli
spagnoli iniziarono a bombardare alcuni villaggi lungo la co-

insorge:
sta e a distruggere cárabos, piccole imbarcazioni che veniva-
no utilizzate per il rifornimento di armi dal Rif occidentale.
Il primo vero combattimento avvenne il 18 luglio sul
Monte Si Ahmed el Hach, quando le cabile attaccarono le
posizioni spagnole più lontane di Melilla, quelle di Sidi

Le giornate
Amet e Sidi Ali. Altri combattimenti si susseguirono il ​​20
luglio e il 21 luglio. L’accentuarsi e l’ingrandirsi del conflitto
obbligò il governo a inviare nuove unità da Madrid e Bar-
cellona, che sbarcarono in Marocco tra il 15 e il 19 luglio. Le

della Semana
truppe di rinforzo furono tuttavia la causa di una delle pri-
me grandi perdite subite. Il 23 luglio quasi trecento spagnoli
furono uccisi o feriti. Il massacro fu causato dalla decisione
nefasta di una colonna dell’esercito, formata per la metà da

Tragica
truppe di spedizione catalane, di avviare un’offensiva sen-
za autorizzazione e adeguata preparazione. L’avanzamento
improvviso decretò l’arrivo di altre frange dell’esercito spa-
gnolo, tra le quali la Brigata Mista appena arrivata da Ma-
drid, che si trovarono al centro di uno scontro conclusosi
con 69 morti e 226 feriti.
Nel frattempo, il giorno precedente, il 22 luglio, i depu-
tati di Solidaritat Catalana chiesero di ridiscutere le modalità
di reclutamento delle truppe. All’arrivo delle notizie della
morte di alcuni soldati in Marocco, le proteste a Barcellona Le tensioni politiche interne, le problematiche causate dal-
si ravvivarono. Negli stessi giorni, Ángel Ossorio y Gallar- la guerra coloniale in Marocco e il forte risentimento popo-
do, governatore di Barcellona, cercò di proibire la riunione lare alimentato dallo sciopero generale, furono all’origine
di Solidaritat Obrera del 23 luglio che aveva intenzione di degli scontri esplosi durante la Semana Tragica.
proclamare uno sciopero generale. In queste ore venne a Il comitato di sciopero clandestino discusse riguardo le
delinearsi l’idea che lo sciopero era l’unico mezzo di riven- modalità e le possibilità di scioperare per un solo giorno o
dicazione per la popolazione e per il proletariato militante, più. Fu presa la decisione di dichiarare uno sciopero gene-
decisi a non accettare il dispotismo del governo e una guer- rale senza specificarne il carattere o la durata, richiedendo
ra voluta dalla borghesia. Venne dunque a costituirsi un co- la collaborazione di socialisti e repubblicani, con la convin-
mitato di sciopero clandestino, composto da Antoni Fabra zione che sarebbero mancati grandi scontri e rivoluzioni.
(socialista), Ribas José Rodríguez Romero (sindacalista) e All’alba del 26 luglio, a Barcellona, lo sciopero iniziò nel-
Miguel V. Moreno (anarchico), che proclamò uno sciopero le fabbriche delle periferie. Gli operai decisero di smettere
generale di 24 ore per il 26 luglio 1909 che, come vedremo, di lavorare quasi all’unanimità. Ben presto però la folla si
segnò l’inizio della Semana Tragica. nutrì anche degli entusiasti lavoratori del Partito Radica-
le, che avevano per molto tempo si erano occupati di pro-
paganda anticlericale, e si riversarono in centro città dove
presero di mira la linea del tram. I primi focolai di violenza
iniziarono a emergere nel distretto della classe operaia di

126 127
Poblenou, dove l’indignazione popolare si concentrò sui
vagoni stradali (appartenenti alla compagnia del Marche-
se di Foronda) e contro la scuola cristiana marista (che fu
bruciata).
Arrivarono gruppi di donne con fiocchi bianchi sul petto
e bandiere bianche battenti l’iscrizione in nero: “Abbasso la
guerra!”. Alle tre del pomeriggio, i tram smisero di circo-
lare. Si creò da subito un forte senso di responsabilità tra i
lavoratori che presero iniziative violente e impavide. Si capì
che i membri del comitato di sciopero non erano in grado di
controllare, anche solo simbolicamente, lo spazio pubblico.
Ne sfociò una violenza incontrollata, con molteplici scopi
politici, che rappresentò un’opportunità fertile per la classe
lavoratrice di affermare la propria identità e i propri ideali.
Il Capitano Generale di Catalogna, Luis de Santiago, se-
guendo le linee guida del Ministro degli Interni Juan de la
Cierva, proclamò lo “stato di guerra”, a cui si oppose il go-
vernatore civile, Ángel Ossorio y Gallardo, che si dimise dal
suo incarico (non arriverà un suo sostituto a Barcellona fino
al 6 agosto). Mentre il generale attendeva rinforzi da Va-
lencia e Saragoza, la situazione degenerava. Nel pomeriggio
vennero assaltate caserme, costruite più di 250 barricate,
date alle fiamme e distrutti i collegamenti di luce e gas oltre
a quelli di telefono, telegrafo e ferrovia. Era un’insurrezione
della quale nessuno voleva prendere il comando e alla quale
partecipavano anche donne e bambini.
Barcellona si ritrovava paralizzata mentre iniziò ad ar-
dere. Attorno alla mezzanotte il primo edificio religioso,
il Patronato Obrero de San José, a Poblenou, venne dato alle
fiamme.
L’insurrezione si propagava velocemente in altre città,
soprattutto nelle province di Girona e Barcellona. Inizia-
rono a crearsi juntas revolucionarias che proclamavano la
Repubblica, sabotando le linee telefoniche e i binari della
ferrovia, bruciando numerosi edifici religiosi e assaltando i
municipi. Si nota fin da subito che accanto agli elementi ti-
pici della protesta popolare quali barricate, incendi e distru-
zione di simboli, comparvero nuovi e importanti elementi
quali il sabotaggio e il crollo delle comunicazioni statali. Le
minacce di distruzione delle fabbriche e l’attacco alla pro-
prietà privata erano localizzate e ridotte. Furono invece
fatti saltare in aria i cosiddetti “nervi” del governo: treni,
ponti, cavi telegrafici e telefonici, centrali elettriche, servizi
di comunicazione postale e ferroviaria.

128 129
È necessario ora aprire una parentesi riguardante la Francesco Ferrer y Guardia comprese che solo lo sciopero
situazione politica della Spagna all’inizio del XX secolo. I generale avrebbe reso possibile la Rivoluzione, nel tenta-
primi anni del 1900 sono segnati da periodi di alternanza tivo libertario di smarcarsi dalle strategie del movimento
di potere tra i due partiti dinastici, quello conservatore e repubblicano.
quello liberale. Dopo la perdita dei rispettivi leader, Antonio I nuclei anarchici catalani erano gruppi di lavoratori dal
Cánovas del Castillo e Práxedes Mateo Sagasta, questi grup- numero limitato, almeno fino alla costruzione della Fede-
pi politici furono frammentati in diverse fazioni, provocan- razione Anarchica Iberica (FAI). Ne prendevano parte sog-
do alti livelli di instabilità governativa. Se dal 1902 al 1905 getti aventi affinità di prassi e sentimenti che si ispiravano
Antonio Maura riuscì a coagulare il partito conservatore, alle fonti libertarie di origine francese. Tra di loro Anselmo
il periodo seguente fu segnato da governi liberali instabi- Lorenzo, Tomás Herreros, José Negre, Ávila, Miranda, Tor-
li, almeno fino al 1907, anno in cui, in virtù dell’alternanza, res, Permanyer e altri.
Maura e i conservatori tornarono a formare il governo con C’era un profondo legame tra la componente anarchi-
una maggioranza prorompente che permise loro di attuare ca e quella lavoratrice poiché l’una era all’interno dell’altra.
una chiara volontà di riforma. Principalmente, c’era una notevole differenza tra i gruppi
Anche se considerato all’epoca uno dei più dinamici di Barcellona e quelli delle città, già un po’ industrializzate,
della Restaurazione, il partito Maura dovette affrontare del resto della Catalogna. Nel resto della Spagna la tradizio-
molteplici ostacoli sia all’interno del proprio partito, che ne anarchica era presente con differenze, tra città e regioni,
nell’opposizione e nell’opinione pubblica. Maura intendeva basate su diversi approcci riguardo i principi, le tattiche e gli
modernizzare e trasformare la politica spagnola attraverso scopi da perpetuare che venivano fatti circolare attraverso la
decreti che riguardavano tra gli altri le amministrazioni, la stampa clandestina e non. Si pensi a Tierra y Libertad o agli
legge elettorale, le assunzioni e la giurisdizione. Il governo, interventi di anarchici nel settimanale Solidaridad Obrera che
carico di autoritarismo, credeva fortemente in quella che costituì il primo giornale ufficiale dei lavoratori pubblicato
fu battezzata come una “rivoluzione dall’alto”. Accanto ai in Catalogna in rappresentanza di un’entità politica operaia.
due partiti dinastici si faceva strada il Partito Repubblicano
Radicale, guidato da Alejandro Lerroux, formatosi a seguito Nel Rif marocchino, in quella stessa notte (tra il 26 e il 27
di una scissione dal blocco più moderato dell’Unione Re- luglio) dell’inizio delle insurrezioni a Barcellona, i ribelli ri-
pubblicana fondata nel 1903. Infine, a minare l’ordine e le uscirono a distruggere circa 300m della linea ferroviaria in
riforme volute dai conservatori, operavano numerosi grup- costruzione. Da Melilla furono dunque inviati due convogli
pi anarchici. per la riparazione dei binari, scortati da due colonne dell’e-
Oltretutto nel 1907 fu fondata Solidaritat Catalana, una sercito: la prima sotto il comando del colonnello Fernández
coalizione di differenti partiti che era composta dai Cata- Cuesta, la seconda composta dalla prima Brigada Mixta di
lani della Liga Regionalista, con una connotazione borghese Madrid e rinforzata dalle compagnie da poco sbarcate sotto
e clericale, dal Partido Carlista, dai repubblicani nazionalisti il comando del generale Pintos. Quest’ultima, che marciava
del Centre Nacionalista Republicà, dai repubblicani federali su di un terreno accidentato e sfavorevole, decise di allon-
del Partido Republicano Federal e da una parte del Partido Ca- tanarsi e deviare verso destra per entrare nel Barranco del
tólico Nacional (i partiti dinastici e i repubblicani lerrouxisti Lobo. La decisione si rivelò deleteria e ci furono 752 solda-
furono esclusi). Questa rappresentava una particolarità po- ti colpiti, tra feriti e morti che si aggiunsero ai 300 del 23
litica nella Catalogna, che rivendicava un peso politico della luglio. Seppure gli scontri vedranno la costituzione di un
regione in virtù dell’importanza economica che rivestiva. protettorato spagnolo nel 1912, la carneficina passò alla sto-
La classe operaia aveva difficoltà a identificarsi nei di- ria come Desastre del Barranco del Lobo che prese il nome
scorsi borghesi e clericali della Liga Catalana e propendeva dall’altura, ai piedi del monte Gurugú, dalla quale i pacos,
per il discorso repubblicano radicale di Lerroux che, nono- cecchini dei Rifeños, colpivano i soldati spagnoli intrappo-
stante non fosse un partito catalano, ottenne grandi risul- lati nella gola.
tati a Barcellona. Il suo discorso anticlericale, antiborghese Oltre alla mossa nefasta, le motivazioni del disastro van-
e spagnolo faceva breccia nel movimento operaio catalano no rintracciate negli equipaggiamenti scadenti, nella man-
che dunque appoggiava o un partito repubblicano demago- canza di adeguata preparazione e volontà al combattimento
gico o una rappresentanza di origine anarchica con un forte e nelle condizioni sanitarie, psicologiche e fisiche dei solda-
impegno rivoluzionario. Fu all’interno di quest’ultima che ti che si ritrovarono, appena sbarcati dalla Spagna, a entrare

130 131
subito in combattimento, nonostante fossero stremati dai Per comprendere l’ampia ed eterogenea partecipazio-
viaggi. La sconfitta provocò un forte abbassamento degli ne della popolazione bisogna prendere in considerazione
umori di tutto l’esercito che dubitava ora delle reali possibi- le enormi ricchezze della Chiesa, contrapposte alla scarsa
lità di vittoria e di sopravvivenza. Era necessario un cambio attenzione verso le classi lavoratrici, oltre al fondamentale
di piani per preparare al meglio le truppe in un nuovo am- ruolo delle donne.
biente di guerra. Quasi il 90% della popolazione era analfabeta e l’educa-
Il giorno seguente (martedì 27 luglio), nella capitale del- zione era in mano alle congregazioni religiose che detene-
la Catalogna, decine di chiese presero fuoco. L’anticlericali- vano un enorme potere sia economico che politico, oltre
smo fu sicuramente un tratto costituivo di questa ondata di a rappresentare da sempre uno degli avamposti ideologici
violenze. Chiese e conventi, oltre a scuole religiose e cimi- del colonialismo spagnolo.
teri furono presi d’assalto, saccheggiati e profanati. Furono Inoltre, negli anni, si sviluppò una propaganda rivolu-
redatte delle vere e proprie liste di esecuzione con nomi zionaria anticlericale che vedeva nella Chiesa un’istituzio-
di enti e istituzioni religiose da bruciare. Nella sola Noche ne avida e piena di ricchezza sottratta alle classi lavoratrici.
Trágica, tra il martedì e il mercoledì, vennero dati alle fiam- La Chiesa cattolica spagnola fu uno dei pilastri della mo-
me più di trenta edifici religiosi e furono presi di mira al- narchia che cercava l’adesione esplicita del Vaticano. Stati
cuni religiosi, che seppur risparmiati in larga parte, furono come la Francia e il Portogallo espulsero migliaia di religio-
oggetto di disprezzo e insulti. Una vecchia suora fu costret- si a seguito della scissione tra Chiesa e Stato che vennero
ta a spogliarsi per dimostrare di non nascondere nulla sotto accolti in Spagna. Si pensi ad esempio alle conseguenze in
la veste, mentre furono profanate sepolture e utilizzati gli campo educativo della soppressione delle scuole religiose.
scheletri e le mummie per ballare in strada. Inoltre, la perdita delle colonie causò un moto di ritorno del
clero dalle colonie. La popolazione religiosa aumentò signi-
ficativamente e, nel 1904, in Spagna si contavano 50.000
ecclesiastici. Nel 1907, Barcellona aveva 348 conventi, più
del doppio di quelli esistenti a Madrid. La legislazione era
particolarmente favorevole nell›antica corona di Aragona e
la conformazione urbana favoriva la costruzione di nuovi
edifici. Il potere statale tentò di frenare il progredire delle
congregazioni, ma senza desiderio di separare la Chiesa
dallo Stato, semmai di rafforzare il potere del secondo e
controllare i privilegi del primo.
In questo periodo storico va anche considerata la scarsa
sensibilità sociale della Chiesa che attraverso il suo porta-
voce massimo, il Papa Leone XIII, era giunta a non ricono-
scere l’eguaglianza tra gli uomini. Il Papa affermava nell’en-
ciclica Rerum Novarum del 1891 che non si poteva fingere
l’uguaglianza tra uomini, come intesa nel socialismo, per-
ché era evidente che gli uomini non potevano essere uguali.
Infatti, la gerarchia ecclesiastica si schierò raramente dalla
parte dei lavoratori, assumendo invece un atteggiamento
caritatevole e falsamente paternalistico di distribuzione
dei servizi ai più svantaggiati. I circoli del lavoro, di stam-
po cattolico, venivano finanziati da ricchi uomini d’affari e
ciò non aiutava l’avvicinamento delle classi lavoratrici che
rimarcavano soprusi e classismo. In aggiunta, il repubblica-
nesimo, fortemente radicato nella classe operaia catalana,
si posizionò contro il clero, denunciando la sua grande ric-
chezza e criticando l’educazione delle classi più abbienti.
Il clero fu accusato di sviluppare industrie nei conventi,

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commercializzare prodotti a prezzi ridotti, entrare in diret- cadaveri di oltre 100 soldati spagnoli, non era nota la vera
ta concorrenza con gli industriali e, di conseguenza, con i portata delle vittime spagnole del disastro del 27 luglio.
lavoratori. La Chiesa fu, per questi motivi, sempre accusata Tuttavia, sebbene come stiamo osservando le insurre-
di essere a favore dei ricchi e dei potenti, non appoggiando zioni non furono dovute solamente alla disfatta marocchi-
mai i principali sindacati di protesta, ma solo quelli cattolici. na, è innegabile che, non tanto quest’ultima disfatta nello
specifico, ma più in generale le problematiche e gli insuc-
Le donne in un primo momento si riversarono nel por- cessi coloniali ricoprirono un ruolo fondamentale nello sca-
to, cercando di impedire la partenza dei soldati in Marocco. turire delle proteste.
Quelle di famiglia benestante, i cui mariti poterono paga- La parte liberale e repubblicana della stampa spagnola
re la tassa per evitare la partenza, portarono medaglie di si oppose alla censura dettata da Juan de la Cierva, che im-
consolazione, ma furono le mogli dei soldati mobilitati che pediva di fatto ai governi locali di inviare notizie telegrafi-
invasero il porto per impedire loro di andarsene. Va consi- che ai giornali. In molti consideravano il gesto un simbolo
derato che la maggior parte di loro lavorava insieme ai bam- dell’imposizione di una dittatura civile. L’obiettivo era di
bini nelle fabbriche dei quartieri operai, percependo però fare in modo che il popolo non venisse a conoscenza del-
un reddito minore rispetto a quello degli uomini e dovendo la disfatta marocchina per non aggravare ancora di più la
prostituirsi per sfamare le famiglie, soprattutto in mancan- sua opposizione. Gli unici autorizzati a pubblicare note ri-
za di una figura maschile, morta o lontana in guerra. L’an- guardanti la situazione erano gli uomini del gabinetto del
ticlericalismo femminile si sviluppò anche a causa dei mol- governatore. Al di fuori di Barcellona si sapeva ben poco
ti conventi che accoglievano donne per recuperarle dalla di quello che stava accadendo nella città. I telegrammi non
prostituzione o dalla malavita e che possedevano grandi venivano nemmeno letti e vagliati dalla censura, ma diret-
officine d’occupazione dove le ospitate producevano diver- tamente soppressi.
si generi e svolgevano servizi di cucito e pulizia. Si creava Gran parte della stampa nazionale, al di fuori della capi-
così una grande competizione che complicava la possibilità tale catalana, considerava legittimo l’utilizzo della censura
delle lavoratrici in fabbrica di migliorare la propria vita e di fronte alla grandezza delle sommosse, ma rivendicava
la propria paga. Tale situazione aiutò a provocare assalti ai comunque la libertà di pensiero e di stampa. Per compren-
conventi e scioperi. C’erano molte donne, prevalentemente dere questo apparente ossimoro bisogna capire lo spirito
lavoratrici, casalinghe e prostituite, al comando di picchet- patriottico della Spagna. I Catalani venivano visti come tra-
ti e barricate che furono identificate come Radical Damas ditori, folli che nessuna idea politica poteva giustificare: la
e Damas Rojas, poi arrestate e processate. La loro azione è Spagna chiedeva il ripristino dell’ordine pubblico perché la
stata una diretta conseguenza degli obblighi e delle respon- rivolta era vista come sediziosa e antipatriottica, e le aspira-
sabilità che stava assumendo la figura femminile all’interno zioni nazionaliste catalane furono spesso usate da una parte
dello spazio della comunità. della stampa contro il popolo catalano stesso.
Furono le notizie trafugate, il passaparola clandestino
Vi è ora un punto che merita di essere discusso ed è la insieme alla stampa di sinistra e a quella anarchica a fare
relazione che sarebbe intercorsa tra gli eventi del Barranco eco ai disordini, aiutate dalle scuole laiche, dai gruppi infor-
del Lobo e l’evoluzione della Semana Tragica. Molti storici so- mali e dai centri di alcune federazioni. I militanti distribui-
stengono che, a causa della censura del Ministro degli Inter- rono quantità enormi di materiale stampato, opuscoli, quo-
ni, Juan de la Cierva, e dell’ininterrotto lavoro di sotterfugio tidiani, romanzi, poesie e opere teatrali. Sono state anche
del governo volto a mitigare l’entità della sconfitta, la popo- queste notizie che aggiornavano sull’isolamento delle co-
lazione di Barcellona non conosceva realmente i misfatti del municazioni, sul sabotaggio delle ferrovie, sulla mancanza
Barranco del Lobo e anzi ne sarebbe venuta pienamente a del telegrafo a spingere i tumulti verso una vera e propria
conoscenza solo a posteriori. Gli storici di questa fazione sot- rivoluzione.
tolineano il fatto che la Semana Tragica sia iniziata alle luci L’insubordinazione si sparpagliava nel buio della notte
dell’alba del 26 luglio mentre la battaglia si consumò solo a priva di elettricità: venivano attaccati i municipi, gli edifici
tarda serata tra il 26 e il 27 luglio. Le notizie della morte dei pubblici, i tribunali con i loro registri patrimoniali e i libri
soldati furono sempre schermate e sovrapposte da notizie di di annotazioni, le carceri, i concistori e le stazioni di polizia
combattimenti eroici e vittoriosi. Fino al 29 settembre, quan- furono prese di mira dagli anarchici poiché conservavano
do fu riconquistato il Barranco del Lobo e furono scoperti i i fascicoli dei criminali, le schedature e le identificazioni.

134 135
Il 28 luglio Barcellona albeggiò con numerose colonne
di fumo provenienti dalle chiese bruciate. Fu un evento
sensazionale. Le persone salivano sui tetti per osservarlo,
si pensava e credeva di fare la storia attraverso il fuoco pu-
rificatore.
La violenza anticlericale non si placò e continuarono
gli scontri tra ribelli e forze dell’ordine. Vennero assaltate
le guardie delle casetas de consumos e attaccati i membri del
Somatén, anche se iniziarono ad arrivare numerosi rinforzi
per placare la rivolta. Continuarono le schermaglie più o
meno violente e la resistenza dei rivoluzionari reggeva an-
cora.
Tuttavia, nel resto della Spagna, la ribellione ebbe dif-
ficoltà ad espandersi, non avendo un grande seguito e fa-
cendo così trovare gli insorti isolati a Barcellona con circa
10.000 soldati che ormai il 29 di luglio si trovavano nella
zona attorno La Rambla e il porto. Le truppe inviate da Va-
lencia permisero una lenta, ma graduale ripresa della vita
quotidiana. Venivano riaperti i primi negozi di generi ali-
mentari che però scarseggiavano ancora di tutto, era im-
possibile avere la carne, si mangiava merluzzo in scatola e
legumi. Tra i reparti impiegati nel sedare la ribellione fu la
guarnigione barcellonese che si rifiutò di sparare a quelli
che considerava compagni e concittadini. Le truppe furono
Una cosa era ancora certa e lo sarebbe stata per altre inviate e impiegate per sedare una rivolta separatista, ma si
giornate: le centinaia di barricate costruite da donne e uo- resero ben presto conto che quella che avevano davanti era
mini. Le barricate furono, oltre che un elemento tattico, un una rivolta popolare e operaia. Nella caserma di Atarazanas
incredibile esempio di impegno, comunicazione e solida- e nelle carceri entrarono un numero considerevole di pri-
rietà comunitaria. Fu il tessuto sociale del vicinato a per- gionieri. Al di fuori della Catalogna, la protesta fu criticata
mettere di vendicare i corpi riversati e abbandonati in stra- ed etichettata come separatista e antipatriottica.
da degli amici morti. La rivoluzione di luglio fu una grande Nei giorni successivi, la città cominciò a riprendersi dagli
rivoluzione di quartiere, di persone che vivevano tra le stes- scontri, con le truppe che occupavano Poblenou, Drassanes,
se scale e che riuscirono a creare un rapporto reciproco di Clot e Sant Martí de Provençals. Arrivarono treni speciali
sostegno per combattere le avversità e le ingiustizie di tutti da Madrid, Valencia, Saragozza pieni di truppe e guardie
i giorni: l’autorità, gli enti di pubblica sicurezza e i padroni civili a dimostrare che fuori della Catalogna la rivolta non
che pretendevano obbedienza e silenzio. Il sangue ribolliva aveva avuto impatto. Le forze armate usarono l’artiglieria
nelle vene e si incendiava lo spirito di fronte alla vendetta per ripristinare la linea ferroviaria. Le strade iniziarono a
che si stava perpetuando nei confronti dello Stato e delle svuotarsi. Riaprirono i primi negozi e caffè. L’attività dei
autorità. tiratori nascosti iniziò a essere efficace, unita a quella dei
cannoni. Era evidente l’impossibilità di reggere l’urto del-
le truppe, ormai troppo numerose. Alcuni dei rivoluzionari
più noti iniziarono ad allontanarsi dalla città o a nasconder-
si. Il movimento aveva perso tutto il suo carattere di resi-
stenza. Gli ultimi bastioni furono i quartieri di San Andrés e
Horta, nei quali si continuò a sparare e dove avvennero gli
ultimi incendi e il saccheggio di conventi e scuole religiose.
Caddero rispettivamente il 30 e il 31 luglio. La tranquillità
andò accentuandosi durante il fine settima e la città si trovò

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satura di pattuglie di soldati, guardia civile e polizia, al fine di una sua amata, ma la risposta insospettì i due che lo por-
di non permettere la rinascita dei tumulti. tarono via, arrestandolo il 31 agosto 1909. Scoperta la vera
Lunedì 2 agosto, grazie all’impiego di quasi 20.000 uni- identità, l’allontanamento venne letto come un tentativo di
tà militari, venne riattivato il funzionamento delle linee del fuga da Barcellona, che dunque dimostrava la necessità di
tram, dei servizi pubblici e dell’illuminazione. Le truppe nascondersi. Fu giustiziato il 13 ottobre nel castello di Mon-
si accamparono in tutta la città, le barricate erano ancora tjuïc.
presenti, ma vuote, nessuno le animava e, alle 9 del mat-
tino, l’insurrezione fu ritenuta domata. La polizia segreta,
rimasta nascosta per giorni, iniziò la sua attività repressiva.
I lavoratori di Barcellona tornarono al lavoro, attratti dalla
promessa di ricevere lo stipendio come se nulla fosse acca-
duto, oltre a un anticipo della settimana. Il bilancio delle ri-
volte della città di Barcellona coinvolse un totale di 78 morti
(75 civili e 3 militari), mezzo migliaio di feriti e 112 edifici
bruciati, di cui 80 erano edifici religiosi, tra cui 33 scuole e
14 parrocchie.
La repressione, iniziata già il 31 luglio, fu cruenta e arbi-
traria. In molti, curiosi degli effetti della rivolta, visitarono
quel che rimaneva di chiese e conventi dati alle fiamme,
come nel caso del convento dei Beatas. Uomini, donne e
bambini che stavano ammirando le rovine furono vittime di
alcune vili e atroci scariche di mitragliatrice nonostante le
urla e l’innocenza.
Alcuni settori sociali presero di mira il pensiero e la
scuola laica in quanto ritenuti colpevoli dell’odio che si era
sprigionato contro la politica e la religione. In tutta la Ca-
talogna furono chiuse le scuole secolari, chiamate anche
“neutrali”, e varie entità ritenute di libero pensiero, oltre
ad alcuni sindacati. Furono arrestate diverse migliaia di
persone tra le quali 175 furono condannate all’esilio, 59 alla
detenzione perenne e 5 alla pena di morte. I cinque impu-
tati a morte furono giustiziati tutti nel castello di Montjuic
in giorni differenti: Josep Miquel Baró, membro del Centre
Nacionalista Republicà; il repubblicano lerrouxista Antonio
Malet i Pujol; Eugenio del Hoyo; Clemente García, la gio-
vane con disabilità mentale che aveva ballato con il corpo
di una suora per le strade di Barcellona; l’ex guardia civile
Eugenio del Hoyo e il pedagogo anarchico Francisco Ferrer
i Guardia.
Francisco Ferrer i Guardia in particolare fu accusato
di essere uno dei principali responsabili degli eventi della
Semana Tragica. Settimane dopo la fine dei combattimenti,
vedendo il clima continuo di repressione, si diresse verso la
cittadina di Montagt per raggiungere una sua proprietà più
appartata. Ebbe la sfortuna di imbattersi nel sindaco di Alel-
la in compagnia di un rappresentante delle forze dell’ordi-
ne. I due non riconobbero subito Ferrer che rispose loro di
essersi allontanato per trascorrere dei giorni in compagnia

138 139
Pedagogo libertario, Francisco Ferrer fondò a Barcellona
nel 1901 l’Escuela Moderna che in pochi anni arrivò ad avere
numerosi iscritti e succursali nel territorio. Incarcerato nel
1907 con l’accusa di complicità nell’attentato al re Alfonso
XIII, venne rilasciato poco dopo, ma la scuola da lui fondata,
incriminata di essere un avamposto di propaganda anarchi-
ca, fu costretta a chiudere.
Per Ferrer i Guardia il fine ultimo della civiltà doveva
essere la libertà dell’individuo e l’armonia della collettività,
per questo l’educazione doveva essere laica, razionale e non
coercitiva. Il fanciullo nasce libero, senza idee precostituite
e il migliore educatore è colui che riesce a rispettare la sua
volontà fisica, morale e intellettuale, anche andando contro
sé stesso. Fortemente anticlericale, rivendicava nessuna di-
stinzione di classe né sesso e per questo fu perseguitato dallo
Stato e dalla Chiesa che deteneva il monopolio educativo in
Spagna. Già dalla rivoluzione del 1868 gli strati più evoluti
della classe operaia avevano creato delle scuole laiche, ten-
tando così di dare un’istruzione diversa ai propri figli.
A seguito dell’esecuzione di Francisco Ferrer i Guardia,
scoppiarono diverse proteste sia in Europa che in America,
anche perché il suo coinvolgimento diretto durante la Sema-
na Tragica fu minimo. Dobbiamo pensare poi che i militan-
ti del Partito Radicale, seppur coinvolti, non furono vittime
della sanguinaria repressione. Al contrario, furono loro a te-
stimoniare per la condanna a morte dell’anarchico. L’impu-
nità dei radicali è stata attribuita alle presunte complicità di
Lerroux con alcuni leader dei due partiti di maggioranza. In
un momento in cui il nazionalismo catalano guadagnò forza,
molti finirono per vedere in Lerroux una sorta di agente del
governo di Madrid in Catalogna.

140 141
L’uccisione di Francisco Ferrer i Guardia colpì duramente
la figura del re, soprattutto a seguito delle numerose cam-
pagne a favore della sua libertà. In Francia la stampa seguì
con grande attenzione questo evento e descrisse per mesi la
Spagna come un paese barbaro in mano a una monarchia re-
trograda e a un’inquisizione religiosa. A Parigi, in Belgio e in
Gran Bretagna folle di persone presero parte alle frequenti
proteste. In Argentina vennero lanciate bombe contro il con-
solato spagnolo. I lavoratori del porto di Genova si rifiuta-
rono di scaricare le navi spagnole. Le cancellerie di tutti gli
stati del vecchio continente inviavano costantemente note al
governo spagnolo, scrivendo di sommosse o manifestazioni
incredibili a sostegno dell’anarchico. Per comprendere anco-
ra meglio la dimensione e la trasversalità che assunsero le
proteste internazionali va ricordato che la sera del 14 ottobre,
a Forlì, venne distrutta la colonna della Madonna del fuoco
che sorgeva nella piazza centrale della cittadina. Tra i capi
dell’incursione, l’allora socialista Benito Mussolini.
L’affare Ferrer i Guardia finì per costare a Maura le di-
missioni poiché, a seguito delle manifestazioni, Alfonso XIII
ritirò il suo sostegno al leader conservatore. Finì in questa
maniera il cosiddetto “governo lungo” (da gennaio 1907 a ot-
tobre 1909), chiamato così perché, seppur non giunto nem-
meno ai tre anni di età, la legislatura di Maura ebbe un’inso-
lita longevità per quel periodo di tumulti storici. In seguito,
fu organizzata una delle più grandi manifestazioni pubbliche
mai viste all’epoca. Plaza de Cataluña era incapace di contene-
re la folla che manifestava per l’amnistia dei prigionieri cat-
turati durante la repressione di agosto. Circa 20.000 perso-
ne riuscirono a ottenere nel novembre 1910 l’amnistia per le
condanne durante quegli eventi, anche se, come detto, alcuni
non giunsero vivi a quella data.

142 143
Conclusioni
È innegabile che la Semana Tragica sia stata un evento anti-
clericale. La Chiesa giocò un ruolo chiave nella politica na-
zionale del periodo e nella colonizzazione della coscienza
del popolo spagnolo, al fine di creare consenso riguardo le
invasioni coloniali. La costruzione dell’Altro e il suo declas-
samento contribuirono alla campagna civilizzatrice del cle-
ro che si riverserò contro il barbaro e inferiore popolo del
Marocco, ritenuto tuttavia degno a sufficienza da essere co-
lonizzato. La decisione interventista risultò fortemente im-
popolare soprattuto tra i riservisti che entrarono in stato di
agitazione, fomentando, insieme allo sciopero generale del
26 luglio 1909, l’inizio della Semana Tragica. Durante queste
giornate, dei nuovi attori politici entrarono in scena lungo
le strade: il popolo attivo, le classi lavoratrici, popolari e
professionali che paralizzarono la vita sociale, economica e
politica, stanchi delle diseguaglianze economiche e dei rap-
porti profittevoli tra classi abbienti, clero e Stato.

La ribellione non solo degenerò in un incendio diffuso


di simboli ecclesiastici, ma mostrò anche la scarsa autorità
statale. La volontà di delegittimazione trasversale del go-
verno è visibile nella vastità dell’impatto delle proteste e
nella distruzione sistematica del sistema di comunicazione
statale: rendere impossibile impartire ordini alle forze ar-
mate, disobbedire, aumentare l’impunità, generare il caos
per riappropiarsi della strada, spazio pubblico per eccel-
lenza. Mercanti, fabbricanti, proprietari e operai trovaro-
no i modi per dar voce alle ingiustizie che furono scagliate
contro lo Stato della Restaurazione e la monarchia che lo
sosteneva, portando alla fine alla caduta del governo Maura.
In questo senso possiamo attribuire un significato aper-
tamente politico a questi atti violenti, compiuti non da
masse depoliticizzate perché non avevano direttive o lea-
der, ma perché essi stessi erano mezzi di espressione di un
antagonismo propriamente politico: contro il clero, lo Stato
e il capitale.

149
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152 153
154 155
Libretti rossi Le pubblicazioni della Scuola Moderna portavano lontano
l’idea razionalista. Questi libri, scritti da uomini del rango
scientifico il più elevato, Oddone di Buen, il prof. Leura, erano

di libertà d’ uno stile semplice, facilmente comprensibili a tutti i lettori.


Fra i primi, che uscirono dalle stampe della Scuola, bisogna
citare, l’Evoluzione superorganica di Leura, i due volumi
di Storia Naturale di Oddone di Buen, i tre volumi di Storia
Universale della signora Jacqnillet” e il Riassunto della Storia
di Spagna di Estevanez.
Questi libri, che portavano una copertina rossa, si sparsero
tanto presto che bentosto divennero un oggetto di terrore
per la Chiesa.
Non ci poteva essere più gran pericolo per la dominazione
del clero in Ispagna. Imparare ai fanciulli i risultati della
scienza contemporanea, insegnar loro che il cristianesimo
non è l’opera di una rivelazione miracolosa, che ha avuto,
come tutte le altre religioni, delle origini torbidi, un’evoluzione
che l’ ha deformato, insegnar loro la storia, e sopratutto
quella dei paesi esteri, apprendere loro la storia degli altri
popoli, era strapparli alla servitudine intollerante del dogma
e dei preti, era fare dei, cervelli emancipati e preparare degli
uomini liberi.1

1. Un martire dei preti, Fran-


cisco Ferrer, la sua vita – la
sua opera. Pubblicato dal
comitato parigino per la
difesa delle vittime della
repressione spagnola. Tra-
duzione di Guido Ciarroc-
ca, epigrafe di Pietro Gori.
Casa editrice Nerbini, Fi-
renze 1909.

Questo brano tratto da uno dei mille volumi scritti a caldo


in difesa del martire Ferrer y Guardia, restituisce nel suo
italiano d’altri tempi, una atmosfera di indignazione e la-
scia comprendere come Stato e Chiesa fossero agli occhi del
popolo e degli intellettuali, due facce della stessa medaglia,
due soggetti o forse lo stesso nemico, cosa che da sola spiega
la furia iconoclasta della Semana Tragica Barcelonés. La rea-
zione popolare alla repressione dello sciopero anticolonia-

Nicoletta Braga le, il rifiuto di andare alle armi per difendere le prepotenze

156 157
dell’agonizzante impero spagnolo in terra d’Africa, portò al vivo, diffonderà i pensieri di Mao, seducendo la gioventù di
più catastrofico atto di violenza contro i simboli del potere mezzo mondo per un breve e intenso periodo.
clericale, le chiese, i collegi, i conventi i monasteri furono Ed è proprio dalla Svizzera cioè dal caveau della banca
attaccati, incendiati, saccheggiati, le tombe scoperchiate e dove era stato conservato per 23 anni a 80 anni dalla sua
profanate, le mummie esposte come in una danza macabra. conclusione, che esce il Libro rosso di Jung per estrema vo-
Ma il messaggio libertario della Scuola di Ferrer era un lontà di Shamdasani.
messaggio di amore, di emancipazione, e viene da pensare Sicuramente l’opera più segreta di Jung, libro per il qua-
quanto odio covava da generazioni di servi verso quel po- le il nostro autore impiegò oltre 16 anni, dal 1913 al 1930 a
tere immenso del clero. Un clero che non solo amministra- comporlo, tracciando il nucleo emozionale di tutto il suo
va le anime ma anche i corpi tenendo nell’oscurantismo e studio, la sua ricerca scientifica, senza tralasciare i bellis-
nell’ignoranza moltitudini. simi schemi, disegni, e appunti che si dipanano da esso e
Mi ha colpito il passaggio: “Questi libri, che portavano offrono mille suggestioni.
una copertina rossa, si sparsero tanto presto che bentosto Una ricerca antropologica, una stratificazione di un’a-
divennero un oggetto di terrore per la Chiesa”. Mi ha fatto nima, uno sguardo mitico e rivelatore, la potenza delle im-
riflettere su altre copertine e altri libri rossi, che nel corso magini guaritrici nell’atto del prendere forma, così come
del XX Secolo hanno proposto rivoluzioni, anticipato temi, evocatrici della storia degli uomini.
impiantato semi di libertà. Figure archetipiche, contenuti archetipici che dalla psi-
Già nel Secolo precedente aveva suscitato scalpore il Li- che si muovono e arrivano fino a fuori prendendo la forma
bro Rosso esoterico e magico di Eliphas Levi e Hortensius della scrittura, della pittura, della scultura, della poesia.
Flamel ma nel Novecento vi saranno oltre ai libri rossi della Il suo prezioso apporto sta proprio in questa articola-
Escuela Moderna, il Libro rosso di Carl Gustav Jung scritto zione a 360 gradi. Jung in vita non volle mai autorizzarne
tra il 1913 e il 1930, Il libretto Rosso di Mao del 1963 che la pubblicazione così anche dopo di lui gli eredi. Solo nel
sembra essere dopo la Bibbia il libro più venduto della sto- 2009 esce la prima edizione e viene esposto a New York.
ria, il libro rosso degli anarchici del 1970 a cura di Giuseppe
Vettori, infine Terza Via di Jospeh Beuys del 1978.
E questo essere per un libro, “oggetto di terrore per la
Chiesa”, questa copertina rossa, questo terrore davanti a Gli anni più importanti della mia vita furono quelli in
poche pagine, che promettono di scalzare il monopolio cle-
cui inseguivo le mie immagini interiori. A essi va fatto
ricale dall’educazione o dall’ammaestramento delle masse,
questo colore rosso che spesso ha simboleggiato la rivolu- risalire tutto il resto. Tutto cominciò allora, e poco hanno
zione, disegnano un percorso iconografico che simbolica- aggiunto i dettagli posteriori. La mia vita intera è consistita
mente si estende alle camicie rosse alle bandiere rosse, alla nell’elaborazione di quanto era scaturito dall’inconscio,
Comune parigina, alle camicie insanguinate di Merthyr Ty-
sommergendomi come una corrente enigmatica e
dfil nel Galles dove gli operai nel 1832 issarono camicie in-
sanguinate negli scontri contro la polizia privata al servizio minacciando di travolgermi. Una sola esistenza non sarebbe
dei padroni delle miniere. Questo rosso è il sangue versato bastata per dare forma a quella materia prima. Tutta la
ed è una promessa di emancipazione. Jung stesso apre la mia opera successiva non è stata altro che classificazione
strada, estende la psicoanalisi al di fuori del dogma freudia-
estrinseca, formulazione scientifica e integrazione nella vita.
no. Jung frequenterà il Monte Verità (o monte Monescia
nel Canton Ticino, una cooperativa vegetabiliana dove an- Ma l’inizio numinoso che conteneva ogni altra cosa si diede
darono a vivere gli utopisti di inizio ‘900 e dove confluirono allora.2
artisti, filosofi, etc) come anche Steiner, o Laban, ma sap-
piamo che il Ticino fu lungamente praticato da personalità
quali Bakunin, Elisée Reclus, Carlo Cafiero, Andrea Costa, 2. C. G. Jung, Il Libro Rosso.
Errico Malatesta, Pietro Gori, Luigi Fabbri, Eric Mühsam,
Raphael Friedeberg, Max Nettlau, Peter Kropotkin Otto
Gross Mary Wigman, Isadora Duncan, Paul Klee, Hugo Ball,
Hans Arp, Hans Richter. Così decenni dopo il rosso, il rosso

158 159
Duecentocinque pagine intense ci restituiscono la sua Eh sì, perché gli artisti riescono spesso a vedere oltre, a
vita così come tanti altri libri custodiscono il nucleo e il portare alla luce temi e forme dell’azione pregnanti. Certo
pensiero di uomini che hanno saputo costruire le basi del che Beuys forse aveva ancora uno sguardo positivo sul com-
nostro essere nel mondo. portamento dell’uomo. Egli credeva che prima o poi l’uomo
Da non dimenticare anche Goethe che nel suo libro Le si sarebbe reso conto dello scempio che stava attuando e
affinità elettive narra la pratica secondo la quale nella marina che in qualche modo vi avrebbe posto un rimedio. Se oggi
inglese tutto ciò che riguarda la sartoria della flotta reale è fosse tra noi vedrebbe la disfatta, e insieme alla disfatta la
intrecciato in modo che un filo rosso vi sia costantemente cecità di una politica volta solo all’approvvigionamento e
incluso, e che non sia possibile tirarlo fuori. Chiaramente sussistenza della politica stessa, dei propri interessi a disca-
tutto questo è volto a identificare che ogni pezzo ha una pito dei più deboli sempre più sfruttati.
appartenenza. Il suo linguaggio artistico è senza dubbio un atto di arte
Non si può non citare a questo punto anche l’opera di totale: egli ha saputo legare in modo eccelso l’arte alla vita,
Beuys Azione Terza Via: la riflessione di tematiche sociali con l’azione stessa . Nel
suo lavoro molto articolato che vede l’utilizzo di materiali
naturali, ci restituisce tutta la poesia di un antico connubio
tra l’uomo e la natura, le sue forme sono parte di un tut-
Azione Terza Via è il tentativo di affrontare la battaglia per to , sono il flusso naturale , sono una storia antropologica
un radicale mutamento sociale nell’Occidente e nell’Oriente, dell’uomo, ma sono anche i cavilli di un pensiero lucido, di
per la soluzione della crisi ecologica e per superare il ritardo un orchestrazione dei tanti elementi che risuonano della
potenzialità del suo linguaggio artistico rivoluzionario.
nello sviluppo del Terzo mondo, unendo le forze e i mezzi di Ma torniamo un attimo indietro per riprendere le parole
tutti coloro che hanno riconosciuto che i sistemi economici, dell’inizio del testo di Ferrer y Guardia e della sua Escuela
politici e ideologici esistenti hanno condotto l’umanità in un Moderna.
vicolo cieco che mette in pericolo la sua esistenza.3 Oltre al rinnovamento totale dell’educazione alla coe-
duazione delle classi sociali e dei sessi, Ferrer riteneva che
la scuola fosse un problema politico e che come tale dovesse
3. Joseph Beuys, Azione essere risolto. E il solo ideale politico da lui professato fu
Terza Via. quello anarchico.
Così si esprime:

Con queste parole molto significative e assolutamen-


te attuali Beuys nel suo “libretto rosso” stampato nel 1978
frutto della raccolta delle idee elaborate nella conferenza
permanente dei 100 giorni a Kassel per Documenta IV, af-
fronta temi attualissimi ancor più oggi, come per esempio Noi vogliamo uomini capaci di evolversi continuamente,
la crisi economica, la difesa della natura e delle risorse natu- capaci di distruggere, di rinnovare di continuo gli strumenti
rali alla base della sussistenza stessa della vita del pianeta, il e di rinnovare se stessi; uomini la cui forza consista
problema dell’acqua (affrontato successivamente anche da nell’indipendenza intellettuale, che non si sottomettano mai
Vandana Schiva nel suo libro le guerre dell’acqua), le migra-
zioni. Azione Terza Via è intesa come una vera e propria a nulla, sempre disposti ad accettare il meglio, felici per il
terza via alternativa al capitalismo e al comunismo, a tutti trionfo di idee nuove che aspirano a vivere molte vite in una
i sistemi, siano essi orientali che occidentali nella speranza sola.4
di un vero rinnovamento sociale che sarebbe corrisposto
anche nuove forme libertarie.
La cosa stupefacente è che a più di 40 anni di distanza 4. Francesco Ferrer, La
noi ci troviamo ancora a dirimere quella matassa che l’ar- Scuola Moderna,
tista tedesco con molta lungimiranza aveva profeticamente pag. 6.
preannunciato.

160 161
i governi si sono sforzati di conservare nelle proprie
mani la direzione dello sviluppo delle idee. Pure cercando
di conservare le credenze sulle quali era basata altre volte
E ancora: la disciplina sociale, hanno procurato lo stesso di dare alle
idee nate dagli studi scientifici un significato che non potesse
danneggiare le istituzioni esistenti. Ed è per questo che i
governi si sono impadroniti della scuola; mentre in altri tempi
I governi di tutti i tempi hanno cercato di tener sempre loro lasciavano ai preti la cura dell’educazione del popolo perché
le redini dell’educazione del popolo; poiché sanno meglio ciò conveniva, essendo l’insegnamento di quelli un puntello
di chiunque che la loro potenza è basata quasi totalmente della propria autorità, presero poi essi stessi da per tutto la
sulla scuola. Perciò se ne impossessano sempre più. È direzione dell’organizzazione scolastica.
passato il tempo nel quale i governi si op- ponevano alla Il pericolo per i governi consisteva nel risveglio
diffusione dell’istruzione e in cui cercava- no di limitare dell’intelligenza umana alla vita intensa, nel risveglio in fondo
l’educazione delle masse. Questa tattica era loro possibile delle coscienze della volontà di emanciparsi.
un tempo perché la vita economica delle nazioni permetteva [...] Sappiamo purtroppo che tutti coloro che si disputano
l’ignoranza popolare, questa ignoranza che rendeva così il potere non hanno altra cura che la difesa dei propri
facile il dominio dei popoli. Ma i tempi sono cambiati. I interessi, e non si preoccupano di vincere che per sè soli
progressi della scienza e le scoperte di ogni specie hanno e per la soddisfazione dei propri appetiti. Da lungo tempo
rivoluzionato le condizioni del lavoro e della produzione. noi abbiamo cessato di credere alla loro parola; qualche
Non è più possibile ora che il popolo resti ignorante; bisogna ingenuo s’illude ancora che vi sia in quelli, in ogni modo un
che esso sia istruito, perché la situazione economica di un po’ di sincerità, e crede che talvolta anche essi desiderino
paese si conservi e progredisca di fronte alla concorrenza il benessere dei loro simili, ma gli ingenui si fanno sempre
universale. Allora i governi hanno voluto l’istruzione, un più rari e il positivismo del secolo è troppo crudele perché
ordinamento sempre più completo della scuola, non si possa ancora ingannarsi sulle intenzioni di coloro che ci
perché sperassero dalla educazione il rinnovamento della governano.6
società, ma perché avevano bisogno d’individui, di operai,
e di strumenti da lavoro più perfezionati per far prosperare 6. Francesco Ferrer, La
le imprese industriali e i capitali impiegativi. E si son visti i Scuola Moderna,
governi più reazionari seguire questo movimento; essi hanno pag. 10.
ben compreso che l’antica tattica diveniva dannosa alla
vita economica delle nazioni e che bisognava bene adattare Parole profetiche quelle del pedagogista Ferrer y Guar-
l’educazione popolare alle nuove necessità…5 dia. Certo che gli costarono la vita quel 13 ottobre 1909,
fucilato nella fortezza barcellonese di Montjuich dopo
un sommario processo con l’accusa di essere l’ispiratore
5. Francesco Ferrer, La dell’insurrezione anticoloniale nota come Semana Tragi-
Scuola Moderna, pag. 7. ca. Il fondatore della scuola libertaria “Escuela Moderna di
Barcellona del 1901” che aveva come obiettivo un educa-
zione razionale e scientifica e che voleva sottrarsi alle in-
fluenze di Chiesa e Stato affinché i fanciulli avessero una
educazione di libera formazione e che riuscì a scampare
alla prima accusa nel 1906 di complicità nell’attentato al Re

162 163
Alfonso XIII da parte di Matteo Morral, non riuscì poi a
sfuggire alla morsa delle autorità a cui certo il suo pensiero
e i suoi insegnamenti davano così fastidio. Mi piace ricorda-
re che in Italia vi fu una scuola moderna a Clivio provincia
di Varese funzionante che rimase attiva fino all’avvento
del fascismo. Il libero pensatore Ferrer y Guardia che nel
1906 divenne anche coordinatore in Spagna delle scuole
laiche aveva negli anni investito tanto nel dare ai fanciulli
una educazione emancipata senza pregiudizi di razze, classi
sociali, religione, militarismo e che preparava a un pensiero
originale e libero, scosse molto i clericali che cercarono di
fare di tutto per accusare Ferrer calunniandolo. Questa fi-
gura così rivoluzionaria, che aveva fondato anche una casa
editrice non si scoraggiò mai neanche durante i 13 mesi di
prigionia.
Nella lettera inviata a Heaford dice:

Non mi lamento, poiché quanto più lungamente rimarrò in


prigione, tanto più fortemente si svilupperà il movimento in
favore della Scuola e preferisco così.

Oggi più che mai leggere gli scritti e le lettere di Ferrer


risuona così attuale. I libretti rossi colore che ancora iden-
tifica gli schieramenti politici sono la testimonianza della
volontà di un uomo e di una classe sociale rivoluzionaria di
soverchiare le leggi in favore della libertà e verità che più di
ogni altra cosa hanno valore nell’esistenza umana.

164 165
Appunti
sull’educazione e la
pedagogia Moderna
in campo artisticco Il pensiero libertario e pedagogico di Francisco Ferrer y
Guardia, che ha radici nell’Illuminismo e nell’Anarchismo,
sarebbe quanto mai attuale e applicabile al sistema scolasti-

e sull’infuenza di
co e lavorativo di oggi.
Considerando che i bambini nascono senza preconcet-
ti, in una società retta da un pensiero libero e condiviso
sarebbe auspicabile una pedagogia volta a formare indivi-

Ferrer i Guardia in
dui autonomi attraverso un’educazione razionale, scientifi-
ca, critica, non coercitiva e lontana da qualsiasi principio,
dall’autorità dello Stato dal dogmatismo clericale.

Italia
Le arti, le lingue, le capacità relazionali e quelle manuali
convergono nella formazione di persone con una coscienza
libera e pertanto adeguate a mettere in atto una rigenera-
zione sociale radicale, una trasformazione che può avveni-
re solo attraverso la solidarietà e la cooperazione, fonda-
menti dell’educazione libertaria.
Le prime righe del Programma di presentazione della
Escuela Moderna scritto da Ferrer nel 1901 affermavano che:

La missione della Escuela Moderna consiste nel far sì


che i bambini e le bambine che le sono affidati possano
diventare persone istruite, vere, giuste e libere da tutti i
pregiudizi. A tal fine, sostituirà lo studio dogmatico con
quello ragionato delle scienze naturali. Stimolerà, svilupperà
e indirizzerà le attitudini proprie di ogni alunno, affinché,
con la totalità del proprio valore individuale, non solo diventi
un membro utile alla società, ma, come conseguenza, elevi
proporzionalmente il valore della collettività.1

1. Ferrer, F., La Escuela Mo-


derna, Editorial Doble J,
Granada, 2010, (prima edi-
zione 1908). Traduzione a
cura di Elisa Franzoi.
Elisa Franzoi
166 167
Rivoluzione sociale ed educazione sono le due facce del- Questa rivista, edita dall’Asilo Laico - Scuola
la stessa medaglia: senza educare non si può produrre una Razionalista di Clivio (Como), ha inizio nel novembre
rivoluzione culturale. Nel pensiero di Ferrer la cultura unita 1910 e termina col numero 7 della terza serie, (novembre-
all’educazione è la vera arma per un cambiamento profondo dicembre 1922), dopo (presumibilmente) 44 numeri.
di mentalità, anche se con ogni probabilità chi imbracciò il
fucile per difendere la Spagna Repubblicana dalla barbarie Essa è espressione dell’unica esperienza di Scuola
franchista si era formato nei valori della Escuela Moderna Moderna realizzata in Italia sull’esempio di quelle
di Ferrer. Un cambiamento che passa attraverso la propria fondate da Francisco Ferrer in Spagna. Viene fondata
rivoluzione interiore prima di poter legittimamente influi- e sostenuta, al pari della Scuola, dai lavoratori della
re sulla società. Concetto che José Alvares Junco riassume
così: zona di Clivio che dalla primavera all’inizio dell’estate
prestano la loro opera come operai stagionali in Svizzera,
Germania e Francia. La Scuola nasce per volontà di
[…] e solo quando, grazie alla cultura, si sia creato un una parte dei lavoratori che aderiscono alla Società di
numero consistente di esseri “coscienti” dei propri diritti Mutuo Soccorso locale, che intendono creare per i propri
e personalmente liberi dal militarismo, dalla religione, dai figli, opponendosi alle tendenze più conservatrici, una
vizi e dall’ignoranza della società attuale, sarà positiva istituzione ispirata ai principi razionalisti ed anticlericali.
un’azione rivoluzionaria finalizzata ad abbattere le strutture All’interno della Società di Mutuo Soccorso si delinea
sociali e a sostituirle con altre in cui questi stessi individui, ben presto una contrapposizione sempre più accesa tra
precedentemente trasformati, possano iniziare la pratica i paladini di un’educazione laica e razionalista e i fautori
della libertà.2 di un’educazione religiosa. Così a partire dal 1907 e
fino all’inaugurazione dell’Asilo Razionalista, avvenuta
nel gennaio del 1909, attraverso una sottoscrizione si
2. Alvarez Junco, J., La ideo-
raccolgono i soldi per acquistare un terreno prima e per
logía política del anarqui- edificare la scuola poi.3
smo español, 1868-1910, ed.
Siglo XXI, Madrid, 1976.
Traduzione a cura di Elisa 3. Codello, F., La scuola mo-
Franzoi. derna di Clivio, Archivio
Le religioni e le chiese hanno sempre avuto il control- G. Pinelli, Bollettino 3,
lo sull’educazione e anche la Chiesa Cattolica Romana ha febbraio 1994, https://cen-
sempre visto nell’istruzione uno strumento formidabile di trostudilibertari.it/sites/
ammaestramento; fin dal Rinascimento e nei secoli a se- default/files/materiali/
bollettino_3.pdf
guire si sono costituite delle “pedagogie” vere e proprie in
seno alla Chiesa, penso ai salesiani, ai lasalliani, ai domeni-
cani, ai francescani, ma soprattutto ai gesuiti. Per fortuna
la modernità costruisce alcuni esempi di modalità laiche e
libertarie di educazione. Nel ‘900 intellettuali e pedagogi- Quindi la scuola di Clivio è concepita proprio come una risposta ad una
sti hanno sviluppato un pensiero sull’educazione basato su domanda di emancipazione, di autoformazione, di libertà. Le attività della
metodi scientifici: mi riferisco a Ferrer con la Escuela Mo- scuola di Clivio si accompagnano per dodici anni alla pubblicazione di un
derna ma anche ai metodi educativi di Piaget e di Steiner. bollettino omonimo, che salvo le interruzioni belliche arriverà agli inizi de-
Qualche merito va riconosciuto anche alla Montessori e a gli anni ’20 quando le squadracce fasciste porranno fine con la violenza a
Milani anche se non propriamente svincolati dal fascismo questa esperienza, infatti Codello ci ricorda che:
e dalla chiesa. In Italia, tra le principali eredità di Ferrer,
troviamo la scuola di Clivio e la sua rivista. A tal proposito
cito un importante articolo di Francesco Codello:

168 169
L’ultimo numero è datato novembre-dicembre 1922. La sonalità artistiche come Acconci e Pistoletto hanno speri-
Scuola di Clivio e la rivista rappresentano un’esperienza mentato pratiche partecipative.
unica in Italia e mentre la prima costituisce il concreto La vera estetica rivoluzionaria rimane quella di svilup-
pare un processo con gli strumenti delle arti proclamando
tentativo di realizzare subito un esempio di pratica il ruolo della cultura come aspetto vitale nella creazione di
educativa antiautoritaria e libertaria, la seconda esprime la una società libertaria. Ovunque nel mondo nascono ogni
chiara volontà di far uscire questa esperienza dai margini giorno biblioteche, scuole di diversi livelli di istruzione,
ristretti di una realtà locale promuovendola presso un piattaforme e blogs, rivendicazioni di democrazia diretta,
referendum, azioni di ecologia sociale, mutuo soccorso e di
pubblico più vasto. Al contempo si è voluto coniugare il rifiuto della gerarchia, dell’autorità e dell’esercito. Si tratta
momento operativo e pragmatico dell’educazione con uno di un’estetica che, con azioni dirette e autofinanziate all’in-
spazio di riflessione e di promozione di una nuova cultura terno di una politica di cittadinanza attiva, utilizza strumen-
popolare. I limiti riscontrabili in tutto ciò sono sicuramente ti idonei a sviluppare processi e reti relazionali di sostegno
reciproco per coloro che non hanno smesso di progettare
inferiori ai grandi meriti che iniziative come questa hanno una rivoluzione. In questo senso ritornano attuali l’insegna-
avuto nella storia dell’emancipazione umana.2 mento della Scuola Moderna e la pedagogia libertaria.

4. Ibidem.

L’eredità di Ferrer è gigantesca, anche in campo artistico.


Il Ferrer Centre di NYC ospitò la prima mostra di Man Ray;
il Situazionismo nacque da idee libertarie; Judith Malina e
Julinan Beck furono gli eredi vivi di quella tradizione per
non dimenticare i Provos olandesi e il post Situazionismo
in genere, le esperienze del Monte Verità una vera fucina di
ideali libertari, Hélio Oiticica in Brasile e artisti vari che in
Spagna fondarono le scuole libertarie sul modello di Ferrer.
Alcune pratiche artistiche come il living theatre, la musica
concreta, fluxus, la poesia sperimentale, l’arte povera, l’hap-
pening, l’arte concettuale hanno le loro radici ideologiche
nella proposta libertaria dell’anarchia.
Mentre da anni assistiamo al lento e irrevocabile pro-
cesso di distruzione, da parte del capitalismo, della civiltà
moderna, dell’Umanesimo, dell’Illuminismo e del Sociali-
smo, ci sono stati e ci sono artisti che propongono azioni
e riflessioni che rappresentano un’alternativa al pensiero
autoritario e si inseriscono nel contesto da un punto di vista
sociale, storico ed estetico. Sono piccole e grandi utopie che
s’infiltrano nelle fessure della società o che, viceversa, par-
tono da un sistema di scambio con i flussi sociali come per
esempio le opere di Beuys. Nello specifico della tradizione
italiana gli artisti che hanno scritto di didattica dell’arte
guidati da principi libertari, sono Gastone Novelli, Nicola
Carrino, Luciano Fabro, Bruno Munari solo per citare i più
rappresentativi, così come negli anni successivi altre per-

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Un cielo sorretto Colonne di fumo
da colonne di fumo
L’Archivio F.X. si propone di gettare le basi per, parafrasando Habermas,
urbanizzare la provincia del nichilismo. Da un lato, costituisce un archivio di immagini
dell’iconoclastia politica in Spagna. Dall’altro, seguendo questa luce, racconta
i progetti radicali dell’avanguardia moderna da Malevitch a Rothko, da Dada ai
situazionisti.

Nel momento in cui, come sta accadendo oggi, avviene una revisione dei luoghi
comuni della storia dell’arte del XX secolo, si sottolinea spesso il parallelismo tra
radicalizzazione politica e radicalizzazione estetica: una rivoluzione illuminata che
genera mostri. In questo senso, le critiche di Jean Clair o Eric Hobsbawm ma anche
di Hans Magnus Enszerberger o Christian Ferrer evidenziano una comunanza di
2001. Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing interessi tra i progetti politici radicali del fascismo, del comunismo, del capitalismo
elit, sed do eiusmod tempor incididunt ut labore et dolore e degli eccessi estetici delle avanguardie artistiche: acculturazione, alienazione,
magna aliqua. Ut enim ad minim veniam, quis nostrud disumanizzazione, disarticolazione, iperestesia dei sensi, eliminazione della figura
exercitation ullamco laboris nisi ut aliquip ex ea commodo umana, destituzione, amnesia, ecc. Si tratta, in breve, della descrizione di un
paesaggio: il nichilismo.
consequat. Duis aute irure dolor in reprehenderit in voluptate
velit esse cillum dolore eu fugiat nulla pariatur. Excepteur Affrontare questo paesaggio cercando di misurarne la topografia, la composizione
sint occaecat cupidatat non proident, sunt in culpa qui officia del suolo o l’elevazione delle sue rovine sarebbe, in un certo senso, la fine di questo
deserunt mollit anim id est laborum. progetto. Lo strumento utilizzato a tal fine è la costituzione di un archivio di oltre
mille immagini e testimonianze che l’iconoclastia politica anticlericale ha prodotto
in Spagna: statue senza testa, dipinti sfregiati, architetture perforate, spazi sacri
espropriati, riutilizzo di edifici religiosi, fusione di oggetti di culto per l’industria
civile, ecc. Un archivio il cui thesaurus è costituito da categorie della storia dell’arte:
Espressionismo, Astrazione, Ad Reinhardt, Rothko, Newman, Nero su grigio, Vir
Heroicus Sublimis, Pittura nera...

Seguendo gli studi di Manuel Delgado, e superandone l’aspetto irrazionale, si propone


qui una spiegazione di questi fenomeni come parte del processo di modernizzazione,
che li vede come macchine destinate a disattivare una volta per tutte il vecchio potere
del rituale sociale delle arti, riconosciuto sfidando l’efficacia simbolica delle immagini
della tradizione e che li pone al centro delle lotte per il controllo politico sullo spazio,
inserendo i fenomeni di cui stiamo parlando nello stesso sistema di rappresentazione
così violentemente aggredito.

Lo scopo di queste opere è quello di piegare un fenomeno su un altro, con l’intenzione


di illuminarli a vicenda. Non si tratta di leggere i processi radicali dell’avanguardia
come una sorta di iconoclastia o di trovare motivazioni estetiche al fenomeno
anticlericale, anche se è evidente che alcuni legami comuni contribuiscono a costruire
connessioni, la trama necessaria per l’efficacia critica e poetica dell’archivio.

Pedro G. Romero
172 173
Fumo
speciale. D’altra parte, nella Storia incompiuta del Quadrato Nero che Angel Gonzalez
iniziò a metà degli anni Ottanta, l’opera di Malevitch venne compresa come icona,
già convertita in effetto speciale dopo l’incendio di chiese e conventi. Ne Il Maestro
e Margherita, Bulgakov fa dire al diavolo: i quadri scuri che adornano questa stanza
sono pieni di figure e storie, sono neri per la fuliggine del fuoco da cui sono stati salvati,
sono neri perché tutti sono lì compressi, in uno spazio così piccolo. In qualche modo
gli estremi si toccano, ed è conveniente osservare con una lente di ingrandimento
questi punti di attrito. Se, come dice Juan Bonilla, il suprematismo russo e il realismo
Nel 1977, Georges Perec si chiedeva se le distruzioni e gli incendi di chiese e templi socialista si fondono nelle fiamme anarchiche, dovremmo vedere quali campane
compiute dagli anarchici spagnoli tra il 1900 e il 1939 non fosse l’opera d’arte più escono da questa fonderia. In una cultura dominata da un lato dall’idolatria popolare
importante del secolo. La domanda era certamente provocatoria, tanto che sembra degli spettacoli di massa, delle mostre universali, della televisione o da internet,
una copia di quella foto di “Benjamin Peret che insulta un sacerdote.” Tanto che e dall’altro dall’iconoclasma colto di connosieur, genius loci, concettualismo o
sembra un gioco di parole, un’eco della stessa affermazione, qualche anno fa, di cyberspazio, sarà necessario fermarsi a guardare cosa succede quando queste sfere
Benjamin Peret: “Non c’è opera d’arte più grande nel XX secolo della distruzione di parallele, apparentemente con gli stessi obiettivi, anche se a scale diverse, entrano in
santi e chiese in Spagna.” conflitto.
Giochi di parole e provocazioni, ma non privi d’interesse. In qualche modo hanno
messo il dito nella piaga rivoluzionaria che aveva sanguinato per tutto il XX secolo, tra Hölderlin e un canto contadino cubano cantano: dove cresce il pericolo, dove cresce
politica e arte. Robert Hughes, che all’epoca si trovava a Barcellona, scrivendo proprio il pericolo, dove cresce il pericolo, cresce anche la salvezza. Un viaggio attraverso
sugli eventi conosciuti con il nome di “Settimana Tragica”, rispose, senza disdegnare il il fertile territorio delle immagini fino al punto in cui finiscono per scomparire, che
carattere estetico della domanda: “In realtà, e per quanto riguarda la storia dell’arte, si è sicuramente anche il punto più alto del loro apparire. Ad Reinhardt, – quella
trattava solo di effetti speciali.” fenomenale coesistenza tra gli Abstract Painting. Black e i Cartoons to Arts negli
anni Cinquanta – in uno dei suoi complessi schemi di storia dell’arte, ha affermato
Non pretendo di rispondere alla domanda di Perec, ma quanto meno di riformularla. che l’immagine essenziale è quella che anche se sottoposta a una sistematica
Come ha magistralmente affermato David Freedberg, idolatria e iconoclastia sono distruzione conserva ancora qualche carattere che la identifica, così come il suo nero
due aspetti estremi dello stesso fenomeno, quello che investe la rappresentazione monocromatico con la pittura, così come il suo commento su una foto di un’icona
delle immagini con la certezza della realtà. Un fenomeno che si manifesta, sia a livello bruciata nella guerra civile spagnola, ha detto è il ritorno all’originale, alla Vergine nera
psicologico che sociologico, in una moltitudine di aspetti che vanno dalle simbologie – identificata, era la Vergine Sivigliana dell’Hiniesta dopo la sua bruciatura.
patriottiche al feticismo, dalle cere votive alle creme cosmetiche, dalle cure miracolose Nel regno assoluto dell’immagine, intesa come una struttura o un flusso che riassume
all’antropometria del design. Entrambi si basano su una radicale separazione tra le il concetto generale di cultura da Warburg e Gombrich a Benjamin o Debord,
immagini, che noi intendiamo come arte, e la realtà. Questa separazione, che ha le dovremmo soffermarci per un momento in questo complesso fenomeno nichilistico
sue origini nell’idealismo platonico, costituisce l’essenza della concezione occidentale che fu l’incendio di chiese e altri luoghi religiosi da parte di anarchici e lavoratori
dell’opera d’arte, sia come rappresentazione della natura che come verità superiore. socialisti spagnoli, nelle implicazioni storiche, antropologiche o artistiche, politiche,
Solo comprendendo questa separazione – e quelle che la seguono: religiose o patrimoniali.
tra artista e spettatore, tra arte e vita, tra terrore e retorica, ecc. – come
fondamento dell’arte occidentale fino a oggi, possiamo capire le note che seguono, Un articolo di giornale descrive Siviglia il 18 luglio 1936 in questo modo:
necessariamente storicistiche. Ed è in questo contesto che ha senso parlare di per tutta la notte la città fu illuminata dai falò delle otto chiese che bruciavano nel
questo gesto compulsivo di ardere le chiese e della fine delle arti. Possiamo però dare quartiere di Macarena, la Mosca sovietica di Siviglia. Il giorno non era ancora arrivato
essere certi che quando qualcuno guarda l’immagine del Grand Poder – un volto che perché il cielo era nero e pesante, e avrebbe potuto crollare da un momento all’altro
deve tanto all’abilità dell’intagliatore quanto al fumo di tre secoli di candele – guarda sopra di noi, se non fosse stato sostenuto dalle colonne di fumo sprigionate dai templi
un’opera d’arte e non al volto di Dio in terra? bruciati.

Per quelli di noi che assumono “la fine delle arti” come qualsiasi altro genere, come La cronaca ci offre un’immagine significativa per cercare di capire lo stato attuale delle
la “pittura storica” o “vanitas e nature morte”, gli incendi dei templi possono essere arti, un’immagine che possiamo leggere come se si trattasse di un emblema: i diversi
iscritti come una precisa modalità all’interno dello stesso genere, troppo efficace per incendi corrisponderebbero allora ai tentativi delle avanguardie di porre fine all’arte
alcuni, ma certamente efficace. Ricordo una conversazione pubblica con Abraham tradizionale e potremmo leggere qui le leggende del dadaismo, del futurismo o del
La Calle in cui abbiamo mantenuto il carattere assolutamente figurativo del Quadrato costruttivismo russo; il fumo di quei fuochi rappresenterebbe invece la maggior parte
Nero di Malevitch in relazione al suo evidente carattere iconico. La Calle affermava, dei movimenti artistici successivi al 1945, i movimenti nati da quei fuochi; il cielo nero
allo stesso modo di Hughes, che se non era un grado zero di rappresentazione e pesante descriverebbe poi la scena artistica attuale, sempre in procinto di crollarci
doveva essere una lettera, un segno espressivo o puramente decorativo, un effetto addosso.

174 175
Per quegli artisti che lavorano sulla scia di queste colonne di fumo il paradosso è ovvio. alle spalle della chiesa ma era nello stesso edificio, ed era ovviamente presente
Una delle caratteristiche peculiari del genere, l’incendio di chiese e conventi a cui mi della benzina, che contribuì a facilitare l’incendio. In uno di quei garage si trovava
riferisco, è quella di unire nello stesso gesto la morte dell’arte e la morte di Dio. da molto tempo la vettura di una nota ballerina madrilena di nome Chelito, famosa
per le oscenità del suo repertorio, che si esibiza in un frontone convertito in teatro e
Felipe Alaiz, pensatore anarchico e direttore in quegli anni del settimanale Solidaridad molto vicino alla chiesa. Si dice anche che il nostro parroco esercitava altre attività
Obrera a Siviglia, ha delineato l’evidente rapporto tra questi atti vandalici e la morte nel tempio, come un ufficio per la vendita del latte. Non è chiaro se fosse in relazione
di Dio – un dio che non è solo il supremo essere metafisico ma che simboleggia gli al culto dell’immagine della Vergine. Non so cos’altro. Ci sono stati poi, in quei giorni,
ordini stabiliti, cioè stato, capitale e chiesa. In quel misto di didattica e semplicità che piccoli disordini a Madrid, provocati dai giovani fascisti della Falange spagnola. Alcuni
caratterizza alcuni degli scritti dell’anarchismo, sottolineiamo questa osservazione di loro entrarono quel pomeriggio nella chiesa di San Luigi, quasi completamente
perspicace, non meno provocatoria: il Barocco è lo stile artistico che brucia meglio. Dal vuota, proprio in quel momento. A quanto pare, nessuno fu in grado di avvertire in
punto di vista stilistico, non perde nessuna delle sue caratteristiche. Se in Catalogna tempo per evitare il misfatto. E la chiesa bruciò in poche ore: le stesse impiegate
abbiamo osservato una concordanza tra la rovina stessa e il suo fiammeggiante dai piromani per accenderla. Due o tre cappelle furono bruciate quello stesso
passato gotico, nel barocco sivigliano sono le stesse braci che rispondono a uno pomeriggio a Madrid, nello stesso modo. Quali mani le ha illuminate? Politicamente
stile così magnifico. Se sotto il regno di Dio gli altari esultanti d’oro, lucidi e speculari, questa dimostrazione è stata scandalosa; di conseguenza, il ministro non ha potuto
attorcigliati in colonne salomoniche, travolgevano l’occhio con la loro complessità fare nient’altro che dimettersi. Le classi dell’ordine portavano le mani sulla testa
compositiva, ora, dopo la sua morte e scomparsa, il legno calcinato, la grafite vitrea, proclamando il loro terrore. Il popolo dell’ordine! Ma la questione rimaneva nell’aria,
l’ambra che fuoriesce, il mucchio di travi e infissi con le loro linee spezzate e i loro tra le ultime fiamme, tra gli sbuffi di fumo, dissolvendosi. La questione ha a malapena
angoli impossibili, ci restituiscono questo stile in tutto il suo splendore. mantenuto il suo ardore tra le braci. Chi ha bruciato le chiese in Spagna? Quale
mano le ha illuminate? Pochi giorni dopo ho trovato per strada un giovane sacerdote
José Bergamín, cattolico eterodosso, ci dà un resoconto parodistico di questi eventi. cattolico che stimo molto. Gli ho parlato di quelle cose: gli ho espresso i miei dubbi
L’umorismo che trasuda la sua narrazione, tanto apprezzato per questi drammi, non sulla sua origine torbida di quelle manovre provocatorie. Rispose con una profonda
nasconde poi una certa giustificazione cristiana. La sua lunga storia è la seguente: empatia verso la realtà spagnola: “Non preoccupatevi di scoprirlo: è lo stesso; per me,
“Conoscevo molto bene quella chiesa. La visitai frequentemente perché era uno dei la mano che ha dato fuoco alla chiesa di San Luigi è stata quella della provvidenza; è
luoghi più tipici e caratteristici di questo costume cattolico spagnolo, evidentemente stata la mano di Dio.”
anticristiano; a poco a poco, il culto di alcune immagini e la successiva degenerazione
estetica e popolare era arrivata in luoghi come Madrid, Toledo, Granada e Siviglia, L’ampio racconto di Bergamín si trova in un testo intitolato Por nada del mundo,
luoghi di tradizioni antiche abituate al cattolicesimo, spingendole verso una anarquismo y cristianismo, e continua invocando Heidegger e Nietzsche, identificando
deplorevole speculazione commerciale, superstiziosa e immorale, antiestetica, che il nulla o la negazione del nulla, il nulla del nulla, con un’immagine mistica di Dio. E
non risparmiò neppure quell’antichissimo sapore di reminiscenza pagana e il nobile vorrei soffermarmi un momento su questo punto, che trovo molto interessante.
aspetto delle tradizioni. Nella chiesa di San Luigi si venerava un’immagine, credo del In quasi tutte le rivoluzioni iconoclastiche che hanno avuto luogo nella cultura
XVII secolo, anticamente conosciuta come il Cristo della Fede. E dico nell’antichità occidentale, l’attacco selvaggio alle immagini e ai simboli non ha avuto altro scopo che
perché dopo pochi anni, venti o trenta, da quando la conosco, i suoi superstiziosi ripristinare un’idea veritiera e astratta di Dio, riaffermandone l’esistenza intangibile
adoratori l’hanno rinominata il Cristo del denaro. Perché? Perché? Perché pregare e la presenza come nulla, la sua assunzione per fede. Così accadde nelle guerre
rivolgendo una supplica al denaro, e dandogli, naturalmente, una modesta somma iconoclastiche di Bisanzio o nei fatti calvinisti del 1566, nei Paesi Bassi. È una costante
come pegno, a testimonianza di tale desiderio, assicurava secondo i suoi credenti del dibattito teologico cristiano ma a un livello meno violento. Anche la distruzione
(?) una quasi certa ricchezza. Contando su questo, alla porta di quella chiesa furono dei templi durante la Rivoluzione Francese instaurò una divinità nuova e astratta,
venduti i decimi della Lotteria Nazionale, che furono poi accuratamente attaccati dai la ragione, con le sue immagini di statue greche classiche, le stesse che in nome
loro acquirenti ai piedi di Cristo, perché cadessero. E questo rituale superstizioso della follia furono adorate dal nazismo e dal fascismo. Abbiamo quindi da un lato la
somigliava a quello delle donne dalla vita irata, le prossime colonizzatrici di quel restituzione di un’immagine falsa di Dio e dall’altro il ritorno al classicismo fascista. Ci
quartiere, future madri cristiane che si recavano in chiesa per pregare un’altra sarebbe anche una terza posizione di cui però abbiamo poche tracce, l’illuminazione
immagine simile, con un bellissimo titolo superstizioso: la Vergine del buon parto tedesca cercata da Lutero nel XVI secolo e i parigini del 1871, che si dedicarono a
e del buon latte, il potere di ottenere entrambe le cose per la prossima gravidanza. caricaturizzare e deridere con scherni e scherzi le immagini e i segni che stavano
Aggiungendo, naturalmente, anche un’altra richiesta: quella del denaro, con o senza distruggendo. È in in questo filone che s’inserirebbe il modello anarchico spagnolo,
biglietto della lotteria. A tutto questo, il parroco di questo tempio, o a cui questo un anticlericalismo che demolisce con limpide risate e con una gioia degna di essere
tempio corrispondeva, sembra non dichiarasse chiaramente le rendite di denaro del inserita da Bajtin tra i suoi modelli di cultura popolare. Un esempio: l’incendio della
famoso Cristo. chiesa parrocchiale di San Roque è stato accolto da una folla di applausi e animato da
E sembra anche che queste rendite non fossero tanto basse, e nonostante ciò, tale una musica di pasodobles interpretata dal trio Los Badías, su un tetto lì vicino.
parroco (nella cui casa apparvero in seguito numerosi gioielli di quella stessa chiesa)
aveva avviato dietro la chiesa una piccola impresa di affitto locali per garage; dico Concordiamo quindi sul fatto che è opportuno pensare che esistono diversi modi

176 177
per porre fine all’arte, e che ognuno di essi rappresenta a sua volta una specifica Il “Male d’archivio” di Jacques Derrida condensa una passione sfrenata per l’archivio,
definizione di ciò che riguarda l’arte. Saremo perciò anche d’accordo nel dire che una passione sfrenata per l’archeologia e la necessità di registrare tutto senza sosta
è scorretto pensare di mettere fine all’arte quando molte comunità, modi diversi e senza che nulla vada perduto – secondo quanto si dice nella recensione del libro
di vedere il mondo, si appropriano di queste pratiche, pratica come s’intende nella scritta da Derrida stesso –; ma il “Male d’archivio” appare anche come una spinta
cultura occidentale, in questo momento. La questione della fine dell’arte posta verso la rovina che minaccia la distruzione dell’archivio stesso dal suo interno, alla
dall’élite occidentale del Soho newyorkese non ha lo stesso valore di quella sollevata maniera della pulsione di morte psicoanalitica, la più distruttiva proprio perché la
dalla scuola di arti visive di Marrakech, dove a partire da pratiche islamiche non- più conservatrice; infine, il “Male d’archivio” mette in scena gli archivi del male, delle
figurative si stanno valorizzando ora modalità proprie di rappresentazione del mondo, catastrofi, delle guerre e delle violenze scatenate in questo ultimo secolo, da sempre
cosa che è essenzialmente necessaria di fronte alla colonizzazione visiva operata soggetto a un controverso revisionismo.
dalla televisione e delle nuove tecnologie. Evidentemente, l’arte messa nelle mani dei
critici e della filosofia è già finita. Come mi ha suggerito il pensatore italiano Giorgio Evidenziamo alcuni paragrafi dal libro di Derrida, preparati per essere allegati a questo
Agamben, in evidente contraddizione, finché i filosofi non saranno espulsi dall’arte progetto, tenendo conto dell’edizione di Filema Editore, Napoli, del 1996:
non sarete in grado di farla di nuovo. Da parte nostra, quella forma delle arti che ha
portato avanti il pensiero critico e la filosofia è senza dubbio tra le nostre favorite. Ed è – della necessità di diffondere l’archivio, della sua esteriorità, come risoluzione del
lo stesso favore che merita anche questo fenomeno spontaneo e popolare (il popolare conflitto con la sua conservazione, la sua interiorità, e della pulsione distruttiva che
in senso politico, che non è né necessariamente pop, tanto meno folcloristico) che è comporta: “Ma è necessario insistervi, questa potenza archiviolitica non lascia dietro
l’incendio dei templi da parte degli anarchici spagnoli all’inizio del XX secolo. di sé nulla che le sia proprio. Poiché la pulsione di morte è anche, secondo le parole più
incisive di Freud stesso, una pulsione di aggressione e distruzione (Destruktion), essa
Avevamo collegato il fenomeno della morte dell’arte con quello della morte di Dio, ma non spinge solo all’oblio, all’amnesia, all’annichilimento della memoria, come mnémè
se Dio invece non fosse morto? Bene, avremmo allora qui un esempio, una linea guida o anamnésis, impone anche la cancellazione radicale, in verità lo sradicamento di ciò
da seguire se fosse necessario, per porvi fine ancora una volta. che non si riduce mai alla mnémè o all’anamnésis, ovvero all’archivio, la consegna,
il dispositivo documentario o monumentale come hypomnèma, supplemento o
rappresentante mnemotecnico, ausiliare o promemoria. Infatti l’archivio, se questa
parola o questa figura si stabilizzano in una qualche significazione, non sarà mai

Anarchivio
né la memoria né l’anamnesi nella loro esperienza spontanea, vivente e interiore.
AL contrario: l’archivio ha luogo nel luogo di debolezza originaria e strutturale della
suddetta memoria” (pp. 21-22).

– della nuova configurazione tecnica dell’archivio come fantasmagoria, delle nuove


tecniche informatiche come immagine del ‘notes magico’ freudiano e la pulsione
d’archivio che attraversa queste tecniche: “Il modello di questo strano ‘notes magico’
incorpora anche ciò che sembrerà contraddire, sotto la forma di una pulsione di
Il fatto che i termini “archivio” e “anarchia” partecipino alla radice etimologica greca distruzione, la stessa pulsione di conservazione, che si potrebbe soprannominare
arkhé – che significa “principio” e quindi “archivio” con principio e “anarchia” senza anche pulsione d’archivio. È quello che poco fa chiamavamo, e tenuto conto di questa
principio – non cessa di essere una contraddizione. Quando si pensa di creare un contraddizione interna, mal d’archivio. Non ci sarebbe certo desiderio d’archivio senza
“Archivio dell’anarchismo”, si crea una poetica piuttosto che un’istituzione scientifica. la finitezza radicale, senza la possibilità di un oblio che non si limiti alla rimozione.
D’altra parte, l’anarchismo e la sua utopia, rientra nelle caratteristiche enunciate Soprattutto, ed ecco la cosa più grave, di qua o di là da questo semplice limite che si
da Perec: “Tutte le utopie sono deprimenti perché non lasciano spazio al caso, alla chiama finitudine o finitezza, non ci sarebbe mal d’archivio senza la minaccia di questa
differenza, al ‘diverso’. Tutto è messo in ordine e l’ordine regna. Dietro ogni utopia pulsione di morte, di aggressione e di distruzione. Ora questa minaccia è in-finita,
c’è sempre un grande disegno tassonomico: un luogo per tutto e tutto al suo posto”. comporta la logica della finitezza e i semplici limiti fattuali, l’estetica trascendentale, si
L’anarchismo, inteso come utopia dove il disordine possa avere luogo, è stato spesso potrebbe dire, le condizioni spazio-temporali della conservazione. Diciamo piuttosto
usato come principio di “tabula rasa” da strategie creazioniste. Curiosamente, gli che ne abusa. Un simile abuso apre la dimensione etico-politico del problema. Non c’è
argomenti che hanno più censurato il comportamento iconoclasta degli anarchici un mal d’archivio, un limite o una sofferenza della memoria tra altri: impegnando l’in-
nascono da critiche interne: già nel 1936, a Valencia, i manifesti firmati dal CNT-FAI finito, il mal d’archivio tocca il male radicale” (pp. 29-30).
esortavano la tutela del patrimonio materiale e artistico della Chiesa presentandolo
come qualcosa che potrebbe essere espropriato dal popolo. Ma questa esortazione fu – della violenza generata dall’autorità dell’archivio e della possibilità che questa
immediatamente qualificata come “borghese”, e in molti casi oggetti religiosi in archivi violenza si gli si rivolgerà contro, e finalmente: “Ci si domanderà sempre ciò che ha
e musei furono attaccati. potuto bruciare, in questo mal d’archivio. Ci si domanderà sempre, nel condividere
con compassione questo mal d’archivio, ciò che ha potuto bruciare delle sue passioni

178 179
Didascalia
segrete, della sua corrispondenza o della sua ‘vita’. Bruciare senza di lui, senza
resto e senza sapere. Senza risposta possibile, spettrale o no, di qua o di là da una
repressione, sull’altro bordo della rimozione, originaria o secondaria, senza un nome,
senza il minimo sintomo, e senza nemmeno della cenere”, (p. 121).

Perversamente, potremmo considerare questo scioglilingua derridiano come un


riferimento al suo progetto ermeneutico, al mal d’archivio come se fosse il suo stesso
male. La pulsione psicoanalitica delle pagine di Derrida richiama poi una delle tante
tesi rimescolate da Manuel Delgado nel suo saggio “Le parole di un altro uomo”, un Una prima parte del progetto è costituita dal salvataggio dei documenti negli archivi
interessante studio sull’anticlericalismo violento come forma manifesta di misoginia. e nelle biblioteche del materiale grafico, audiovisivo e scritto sul rogo dei templi.
Questa tesi è forse la più adatta a spiegare perché l’anarchismo anticlericale sia Con il precedente della mostra realizzata alla Biennale di Venezia del 1976 da Furio
più virulento in Spagna che nei territori affini di Italia e Francia. A tutta la simbologia Colombo, “Spagna 1936-1939. Fotografia e informazione di guerra”, intendiamo
esposta nel libro di Delgado, dobbiamo aggiungere quella del carattere femminile riscattare il materiale meno conosciuto negli archivi: Colección fotográfica A.T.V. di
della memoria, dell’archivio. Questa interpretazione trova il suo contrario e la sua Barcellona, Eli Lotar Archive presso il Museo Georges Pompidou di Parigi, Centro
conferma nella lettura che Caro Baroja fa degli Auto da fè dell’inquisizione: un attacco di Studi Sociologici di Amsterdam, Filmoteca Nacional de España, Fílmoteca de
alla memoria che trova espressione nei roghi delle streghe, di quelle donne che Barcelona, Biblioteca Nacional, Archivo de la Guerra Civil de Salamanca, Instituto
rappresentavano l’archivio vivente contro cui l’autorità intendeva imporsi. Nacional de Patrimonio, Filmoteca de Andalucía y Colecciones Gelán, Serrano y
Sánchez del Pando de la Hemeroteca Municipal de Sevilla. Per questo possiamo
D’altra parte, dobbiamo tenere presente che gli eventi anticlericali non rispondono contare sulla collaborazione dell’Associazione dei documentaristi andalusi e della
tanto al disordine metafisico propagato dagli anarchici, quanto all’avversione rispetto Biblioteca andalusa.
a un ordine ritualmente stabilito in tutti i culti del cattolicesimo spagnolo. Un insieme
di credenze veicolate dai pellegrinaggi, dalla Via Crucis e dalle processioni della A partire da circa 1000 immagini, vogliamo elaborare e presentare un archivio
Settimana Santa non poteva trovare altra risposta che nel loro doppio negativo. Come di riproduzioni datate e classificate in modi diversi. I contenuti e le immagini
è stato sufficientemente dimostrato, le storie popolari sulla profanazione dei templi dell’esibizione saranno datati seguendo una particolare classificazione riferita a
e sulla distruzione delle immagini sono costruite in totale simmetria rispetto alle elementi della storia dell’arte e della cultura, facendone una variazione iconografica
leggende sul ritrovamento di quelle stesse immagini e sulla fondazione dei templi. Il capace di tracciare una specifica storia del nichilismo, della tabula rasa, durante il
fenomeno anticlericale è poi uno dei tanti elementi ricorrenti nell’immaginario religioso XX secolo. Le immagini saranno poi esposte come archivio di categorie e definizioni
e rituale degli spagnoli. Così che il senso dell’ordine di ogni archivio raggiunge una che, similmente a descrittori o didascalie, ne amplieranno il significato, illuminando
piena giustificazione, come dimostra la rabbia anticlericale, solo dopo le profanazioni, altri eventi della cultura occidentale, come: Beuys, il suprematismo, Buñuel, il
dopo il catalogo delle immagini mutilate, dopo gli oggetti frantumati e l’esumazione dei minimalismo, Bergamín, ecc. La raccolta delle immagini dovrà anche tenere conto
corpi sacri, di suore e frati – in alcuni casi anche a pagamento –; perché la collezione, della loro classificazione scientifica. Saranno quindi raccolte anche le descrizioni
la sistemazione e la riesposizione ha come conseguenza solo la continuazione di degli eventi considerati, della loro comparsa nei diversi canali di riproduzione, della
questa rivoluzione semiotica avversa a ogni pensiero simbolico unitario. strumentalizzazione propagandistica, gli archivi di provenienza, ecc. A tal fine dovrà
essere realizzato un CD-ROM come forma di banca dati per la consultazione della
In questa tensione tra la spinta rivoluzionaria che si diceva estetica nel discorso mostra stessa, o un fascicolo in rete di consultazione permanente.
iniziale, e l’etica derivante dal principio conservatore dell’archivio, un principio
femminile se volete, in questa tensione, ripeto, vogliamo fondare questo progetto Queste categorie sono il “codice” dell’archivio, il suo “thesaurus”, e l’organizzazione
dell’Archivo F.X., che non dobbiamo dimenticare è destinato a scatenarsi attraverso dei suoi descrittori vuole essere una categoria universale. È vero che la logica
una mostra sui rapporti tra arte e nichilismo. scientifica è sostituita da un metodo di analogie quasi rouselliano, un metodo
che non cessa di avere validità per le scienze come dimostrato nel campo della
In “quel che resta di Auschwitz”, Giorgio Agamben riflette sulle possibilità dell’archivio sociologia e dell’antropologia, Michael Leiris e il suo “Africa Fantasma”. D’altra
e della testimonianza nell’attuale scenario biopolitico, trovando nella tradizione parte, l’analisi dei documenti iconografici trae beneficio da quello che è stato definito
ebraica una particolare definizione di ‘resto’ che esprime così: “il ‘resto’ di Auschwitz come il suo problema principale: la descrizione di un documento non segue mai un
– i testimoni – non sono né i morti né i sopravvissuti, né gli affondati né i salvati, ma ciò naturale “senso di lettura”. La gerarchia, l’ordine lineare, il carattere letterario, ecc.
che rimane tra loro”. I macchinari che l’Archivo F.X. tenta di mettere in moto, alla fine, sono sempre soggetti al giudizio dell’osservatore. Qui sarà fissata una valutazione
cercheranno di raccogliere qualcosa da quel ‘resto’. poetica ma con una sintassi rigida, così che il carattere propriamente aperto della
lettura poetica non dipenda completamente dalla versatilità sintattica propria del
giudizio. Ne consegue che l’Archivio F.X. avrà, per ironia della sorte, una validità
universale, una forma capace di fornire delle linee guida per l’analisi, descrittori e

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un thesaurus disposto ad organizzare altri archivi, come “devastazioni naturali”, Rovina: raccoglie la letteratura che prodotta sulla perdita patrimoniale. Rientra negli
“disastri di guerra”, ecc. elementi paradossali causati dalla perdita, nella ricchezza del vuoto lasciata da questi
La struttura dell’archivio propone linee guida di ricerca che si limitano all’indice eventi, i loro pro e i loro contro.
nominale. Contrariamente a quanto accade in un normale archivio, in cui
l’informazione d’importanza scientifica è offerta in libera disposizione, qui il canale Storia della fotografia: raccoglie dati storici del documento fotografico o
di accesso è chiuso in modo che il raggiungimento delle informazioni precise e cinematografico. Nome dell’autore, tecnica, posizione del documento, pubblicazioni in
dettagliate di un’immagine – tempo, spazio, nome, ecc. – è possibile solo attraverso cui è stato modificato, diversi usi dell’immagine, ecc.
un percorso capriccioso. E le vicissitudini di questo percorso sono quel “resto” che
l’archivio non può datare. Immagini: raccoglie testi critici provenienti da diversi campi del sapere e dalla
letteratura relativi all’interpretazione dell’immagine, situando la lettura al di là dei valori
Durante le mostre che anticiperanno l’edizione finale del libro o del cd o dell’edizione specifici dell’immagine, oltre i dati storici.
digitale – archivio dell’archivio –, le fonti informatiche saranno a disposizione
del pubblico, che potrà intervenire con suggerimenti, note e deviazioni che Macchine: raccoglie testi critici provenienti da diversi campi del sapere e della
sotto la premessa derridiana “archiviare è cancellare, consultare è distruggere”, letteratura relativi ai meccanismi che hanno prodotto l’evento o l’azione, situando la
modificheranno i normali canali dell’archivio. lettura al di là dell’azione concreta esposta nell’immagine, oltre i dati storici.

Il lavoro preliminare del progetto si basa su 1000 immagini digitalizzate, stampate e Fuga: permette di raccogliere le varie opinioni dello spettatore relative all’immagine,
incorniciate come una scrivania da cui è possibile accedere al contenuto del cd-rom all’evento o a qualunque altra cosa. Queste opinioni, datate e firmate, finiscono per
stesso, con attrezzature informatiche liberamente disponibili e possibilità di copiare essere incluse in una qualsiasi delle finestre sopraelencate, o ribadire l’edizione finale
qualsiasi informazione. L’idea è quella di realizzare un’edizione finale del cd-rom della finestra di Fuga. Cliccando su (inserire il simbolo per salvare la perdita) le vostre
con circa 1000 documenti e accompagnata da un’edizione grafica rappresentativa. informazioni vengono memorizzate in relazione all’immagine selezionata. Un altro
Altre presentazioni documentarie, come edizioni speciali, di documenti originali, punto di contatto è fxysudoble.org
conferenze, ecc., potranno ruotare attorno a questo nucleo, che dovrebbe contribuire
a mettere in evidenza l’ambito locale richiesto dalla mostra in quel momento. Infine, Borsa: permette di presentare quanta più letteratura o informazioni si ritiene
il posizionamento dell’archivio sulla rete accelererà tutti questi processi e faciliterà il opportuno cogliere nell’immagine, e che non sono presenti in nessuna delle altre
libero accesso e l’utilizzo dell’archivio. finestre.

L’Archivio F.X. mostra un thesaurus di concetti in cui ognuno di questi nomina L’idea: raccoglie alcune definizioni, proclami, filosofie, discorsi, massime, slogan,
un’immagine (vedi schermo del computer). Facendo clic (con il mouse) sul termine opuscoli, trattati, approssimazioni della storia delle idee che hanno reso possibili le
selezionato si lascia il posto a un’immagine. Questa immagine è un collegamento azioni iconoclastiche.
a un’azione. Spostandoci con il puntatore lungo i bordi dell’immagine stessa,
osserveremo come appaiono le diverse aree di studio o campi di informazione che Numero: presenta la firma che contraddistingue i documenti dell’archivio.
aiutano a comprendere l’immagine come campo d’azione. Intorno a questa cornice
troviamo, da sinistra a destra, i seguenti campi: (nota: per la spiegazione di queste categorie e la loro discussione è necessaria in sala
la proiezione pubblica delle immagini dell’archivio tramite un cannone luminoso o un
Test delle aure: raccoglie termini e concetti che aiutano a localizzare la scelta del nome proiettore di immagini digitali.)
del thesaurus. Collega il concetto marcato
all’immagine. Di particolare interesse per il progetto è la sua dimensione didattica. L’Archivo
F.X., per le sue dimensioni e l’aspirazione enciclopedica, ha bisogno di diffusione
Letture: raccoglie la letteratura varia intorno all’evento o all’azione rappresentata e collaborazione per completarsi. In questo senso, sono in preparazione una
dall’immagine. Stabilisce paralleli tra le narrazioni intorno all’evento e le narrazioni serie di laboratori che insieme formeranno un grande laboratorio d’arte sul tema
intorno al concetto segnato dal thesaurus. dell’iconoclastia in Spagna.

Spazio-tempo: aiuta a datare l’evento in modo cronologico e spaziale. Stabilisce I workshop avranno un’organizzazione radiofonica. Intendono estendersi su tutto
collegamenti con altri eventi che si verificano nello stesso spazio o nello stesso tempo. il territorio nazionale per coprire il maggior numero possibile di comunità. In una
prima fase sarà necessario per i partecipanti comprendere la meccanica e gli obiettivi
Tesoro: aiuta a valutare gli incidenti patrimoniali che l’evento ha causato, stabilendone dell’Archivo F.X.. La durata di questi corsi sarà di circa una settimana e l’idea è quella
le perdite e i guadagni. Memorizza anche dati artistici e mercantili. di creare un gruppo di lavoro che gli stessi metodi di ricerca e chiarimento propri
dell’Archivo F.X. nelle comunità di riferimento. Le collaborazioni potranno anche

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formarsi dall’inserimento di altre ricerche in corso sull’iconoclastia. Il contributo momento. Solo conoscendo la fine del protagonismo dell’uomo come principale
all’archivio è fondamentale. Tutti avranno a disposizione copie del software agente nel mondo, riconoscerà oggi i suoi numerosi compiti.
dell’archivio, del suo catalogo documentario, del thesaurus e del file necessario
per contribuire. Tutti i contributi potranno essere identificati a livello personale o di Ora pensiamo che questa macchina che funziona sotto l’epigrafe dell’Archivio F.X.
gruppo. Si potranno anche generare altre iniziative di lavoro, adattamenti locali del – un nome astratto, formale –, è una macchina autonoma, alla quale stiamo solo
progetto, deviazioni, microsistemi di lavoro, ecc. Come tale, lo stesso Archivio F.X. scrivendo un manuale di istruzioni. Che dove Vila-Matas scrive “parola” mettiamo
parteciperà ad altrettanti workshop, corsi e ricerche, fornendo sempre il bagaglio di “immagini”. Pensiamo, ahimè, che la nota dell’anonimo scrittore che ha trovato
lavoro di tutti i suoi macchinari. Canetti abbia una lontana parentela con i vari meccanismi che la macchina sta per
mettere in circolazione.
Tutti questi workshop saranno presentati in un laboratorio che si terrà nel 2002 a
Siviglia, sostenuto dall’Università Internazionale di Arte e Pensiero dell’Andalusia. Insomma, il lavoro dell’Archivo F.X. cerca di dispiegare una macchina di senso con cui
Nello stesso, i diversi gruppi di lavoro saranno invitati a mostrare i loro contributi rivedere il mondo attraverso i gesti estetici più radicali. L’archivio come opera d’arte,
all’Archivio F.X., le loro conclusioni generali e le varie opere da mostrare. In queste intesa come momento spazio-temporale in cui le persone depositano il loro sguardo,
conferenze saranno presenti gli insegnanti e gli specialisti che sono stati invitati a la loro comprensione, il loro intelletto, il loro amore, la loro conoscenza.
collaborare con l’Archivo F.X.: Manuel Delgado, José Luis Gutiérrez Molina, Juan José
Lahuerta, Estrella de Diego, Patricia Molins, Horacio Fernández, David Freedberg, L’opera d’arte come oggetto minimo di relazione di cui le persone hanno bisogno per
V.ictor I. Stoichita, Anna María Corderch, David González Romero, Amador Fernández capire il mondo.
Savater, José Luis Chacón, Carmen Ribés, Javier López Gijón, Isabel Escudero, Victor
Erice, Ivan de la Nuez, Christian Ferrer, Jesús Santos Zunzunzunegui, ecc. Come voleva Nietzche: “L’opera d’arte, dove appare senza artista, per esempio
come corpo, come macchina, come organismo. Ritirare l’artista fino al punto che lui,
l’artista, non è altro che un grande precursore. Il mondo come opera d’arte che genera
sé stessa”.

Macchina O come si dice nel soleá:


“Creí que querer bien
era cosita de juguete
y ahora veo que se pasan
las fatigas de la muerte.

Creí en el buen querer


Enrique Vila-Matas, anch’egli invitato al progetto, dice quanto segue: “Parlando di como cosa de juguete,
Canetti, ricordo un suo testo, ‘La missione dello scrittore’, in cui racconta di essere ahora veo al juguete
rimasto stupito nel leggere una nota lasciata da uno scrittore anonimo. La nota máquina de la muerte”.*
era datata 23 agosto 1939, cioè una settimana prima dello scoppio della Seconda
guerra mondiale, e il testo diceva: ‘Non c’è più niente da fare. Ma se fosse davvero
uno scrittore, dovrebbe essere in grado di prevenire la guerra’. Quale assurdità,
disse Canetti leggendolo. Quali pretese! Cosa avrebbe potuto impedire un singolo
individuo? E perché proprio uno scrittore? C’è forse una pretesa più lontana dalla
realtà? Canetti disse tutto questo a sé stesso, ma per giorni continuò a pensare *. Ho pensato che amare bene
fosse una piccola cosa giocosa
alla nota dell’anonimo scrittore. Fino a quando, improvvisamente, si rese conto e ora vedo superare
che l’autore di quella nota sciolta aveva una profonda consapevolezza delle sue le fatiche della morte.
parole. Canetti passò dall’indignazione all’ammirazione. Si rese conto che finché ci
Ho creduto nella buona volontà
saranno persone disposte ad assumersi la responsabilità delle parole e a sentirle come una cosa giocosa,
con la massima intensità nel riconoscimento di un fallimento catastrofico, avremo il e ora vedo giocare
diritto di conservare una parola – la parola scrittore – che ha da sempre designato gli la macchina della morte.
autori delle opere essenziali dell’umanità, quelle opere senza le quali non avremmo
coscienza di ciò che realmente costituisce quell’umanità”.
Solo chi riconosce la fine può riconoscere quali sono i fini che rimangono. Solo chi
conosce i vari propositi dell’arte riconoscerà i molti fini che essa occupa in questo

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Postfazione

Dopo la Cenere Perché questa è la legge dell’amore: soffrire per non


assopirsi, essere osteggiati per acquisire uno slancio
superiore; essere oppressi per poter esplodere.1

1. Joan Maragall

Grazie alla loro capacità di mettere in questione le relazioni


di potere esistenti, le grandi proteste popolari degli ultimi
anni sono diventate argomento molto dibattuto nella rifles-
sione teorica. In questo senso la Settimana Tragica di Barcel-
lona rappresenta un caso emblematico, un precedente im-
portante, sebbene troppo poco conosciuto fuori dai confini
iberici.
Il pregio di questo libro non è solo quello di colmare una
lacuna editoriale, ma anche e soprattutto quello di dimo-
strare la pluralità dei punti di vista attraverso cui può essere
analizzato un evento. S’intende qui per “evento” un avveni-
mento contingente e dirompente, uno squarcio nella realtà
che provoca un effetto che sembra eccedere le proprie cau-
se. E la Settimana Tragica può essere in effetti descritta come
il grado zero della speranza in un cambiamento pacifico, un
trauma che ha temporaneamente sospeso il normale ordine
simbolico dell’esistenza; qualcosa che non solo ha sconvolto
lo stato delle cose, ma anche il parametro per misurare i
fatti del cambiamento stesso. La Settimana Tragica è stata
un’insurrezione improvvisa e violenta, che avrebbe potuto
sfociare nell’impegno collettivo per un nuovo progetto uni-
versale di emancipazione, mettendo così in moto una rior-
ganizzazione profonda della società.
Il libro si sofferma giustamente sull’eccezionale serie
delle cartoline (raccolte da Escuela Moderna/Ateneo Liber-
tario) che all’epoca testimoniarono le devastazioni dovute
ai roghi appiccati dagli insorti agli edifici, in prevalenza
ecclesiastici, di Barcellona e sulla forza di quei documen-
ti fotografici. Un esempio eclatante di iconoclastia da cui

Paolo Martore è scaturita una moltitudine di immagini: l’implicazione re-

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ciproca di fascinazione e odio dell’immagine. La retorica
visuale ancora tardo-romantica di quelle cartoline rivela
che la distruzione dei vecchi monumenti non è stata una
vera negazione del passato. «Bombe e empietà, in particolare,
sono una cosa sola: uno sfogo distruttivo dell’incapacità di crea-
re», scrive infatti Maragall. L’esplosione di furore radicale
ha aperto spazi che, nella maggior parte dei casi, quando la
repressione ha preso il sopravvento, sono stati riconquistati
alla speculazione. Apparentemente, quindi, la storia della
Settimana Tragica è l’ennesima cronaca di un fallimento.
Eppure, il capitalismo prospera solo in condizioni di
stabilità sociale, in cui gli individui non solo accettano la
propria responsabilità per il loro destino, ma fanno anche
affidamento sulla sostanziale imparzialità del sistema, se-
condo un impianto ideologico che poggia su un solido ap-
parato educativo e culturale. Da qui la rabbia anticlericale
dei rivoltosi. La Settimana Tragica sopravvive alla sua stessa
sconfitta storica attraverso il richiamo al martirio – odioso
quanto ingiusto – di Ferrer y Guardia, che aveva compreso
gli aspetti perversi dell’istruzione scolastica e della cultura
istituzionale quali raffinati strumenti di dominio funzionali
allo sviluppo delle imprese industriali e del capitale.
Paradossalmente, la lezione della Escuela Moderna di
Ferrer suona ancora più interessante oggi, in un’epoca in
cui ogni lavoratore diventa “imprenditore di se stesso”, sol-
lecitato di continuo a investire sulla propria creatività al
fine di rendersi spontaneamente flessibile a ogni imposizio-
ne del mercato. Non c’è una inquietante affinità tra la tassa
oscena – poiché impossibile da pagare – che il popolo ca-
talano avrebbe dovuto versare per sottrarsi all’arruolamen-
to e la condizione d’indebitamento degli attuali lavoratori
precari dell’industria culturale? In entrambi i casi, il reale
scopo del debito non è forse la subordinazione volontaria a
un quadro di valori presentato come oggettivo, necessario
e immutabile?
Prima il fuoco e le fiamme, le barricate. Poi il fumo. Infi-
ne le ceneri. Oltre le devastazioni, la Settimana Tragica riaf-
ferma l’ideale della rivoluzione egualitaria.

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Ringraziamenti
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sfilavano avanti il cadavere insanguinato
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dolor in reprehenderit in voluptate velit esse cillum dolore Stringetevi l’un l’altro avanti questo martire
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in culpa qui officia deserunt mollit anim id est laborum. Quelli che Ferrer non potè redimere con la parola
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esse cillum dolore eu fugiat nulla pariatur. Excepteur sint
occaecat cupidatat non proident, sunt in culpa qui officia
deserunt mollit anim id est laborum. Epitaffio funebre di
Giovanni Pascoli

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Sommario
5 Chiese in Fiamme. Una settimana del 1909
di Laura Cazzaniga

8 Iconoclastia e proliferazione delle immagini.


Breve ragionamento sulle immagini a partire da
“Lo spirito del terrorismo” di Jean Baudrillard.
di Massimo Mazzone

20 Barcellona fiammeggiante
di Juan José Lahuerta

Joan Maragall i Gorina

31 Ah! Barcellona...

34 Elogio della parola

36 La chiesa bruciata

42 La Settimana Tragica.
Cartoline A.T.D.

110 Le testimonianze

116 Lotta al clero, allo stato e al capitale!


di Matteo Binci

156 Libretti rossi di libertà


di Nicoletta Braga

166 Appunti sull’educazione e la pedagogia Moderna


in campo artisticco e sull’infuenza di Ferrer i
Guardia in Italia
di Elisa Franzoi

172 Un cielo sorretto da colonne di fumo


di Pedro G. Romero

188 Postfazione
Dopo la Cenere
di Paolo Martore

190 Ringraziamenti