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Rapporto realizzato nell’ambito del progetto

Supporto metodologico alla gestione degli interventi previsti


nelle Linee guida per la ricerca e sperimentazione in agricoltura 2009 – 2011
(Convenzione Regione Puglia e INEA)

Il presente rapporto conclude la prima fase di rilevazione dei fabbisogni

I fabbisogni di innovazione dell’agricoltura pugliese


d’innovazione nel sistema agro-forestale e agroalimentare regionale affidata I fabbisogni di innovazione
dell’agricoltura pugliese
dalla Regione Puglia all’Istituto Nazionale di Economia Agraria nell’ambito delle

attività previste dalle Linee guida per la ricerca e sperimentazione in agricoltura Risultati e proposte
2009-2011.
dei Tavoli di approfondimento
tecnico-scientifico

Il testo si compone di quattro sezioni in cui sono illustrate in modo sistematico Linee Guida per la ricerca
e sperimentazione in agricoltura
le politiche regionali per l’innovazione e il sistema regionale della conoscenza 2009-2011

in agricoltura, i meccanismi e i processi di programmazione partecipata e le


REGIONE Sede
PUGLIA
forme di partecipazione degli stakeholder della conoscenza in agricoltura e, regionale
per la Puglia

ancora, i fabbisogni di innovazione emersi durante i lavori degli otto tavoli di

approfondimento tecnico-scientifico attivati dalla Regione Puglia.

Il lavoro propone, inoltre, un tentativo di analisi e di interpretazione dei risultati

raggiunti dai Tavoli attraverso la costruzione di strumenti statistico-matematici,

mutuati dalle metodologie di approccio partecipativo e dalle analisi del business

aziendale, in grado, da un lato, di agevolare la lettura degli stessi risultati e,

dall’altro, di contribuire ad indirizzare le scelte regionali in materia di ricerca in

agricoltura.

9 788881 452972
I fabbisogni di innovazione
dell’agricoltura pugliese
Risultati e proposte
dei Tavoli di approfondimento
tecnico-scientifico
Linee Guida
per la ricerca e sperimentazione in agricoltura
2009-2011
Rapporto realizzato nell’ambito del progetto “Supporto
metodologico alla gestione degli interventi previsti
nelle Linee guida per la ricerca e sperimentazione in
agricoltura 2009 – 2011” - Convenzione Regione Puglia
e INEA repertoriata in data 23.03.2010 al n. 11549 e
registrata presso l’Agenzia delle Entrate di Bari al n. 4945
del 16.04.2010.

Gruppo di lavoro:
INEA
dott. Massimiliano Schiralli (responsabile di progetto)
dott.ssa Giulia Diglio
dott.ssa Ines Di Paolo
dott. Pierpaolo Pallara
dott.ssa Graziella Valentino
dott.ssa Laura La Ficara
dott.ssa Tiziana Maraglino
dott. Gaetano Pellegrino
sig.ra Rossella Chiarella
sig.ra Daniela Napolitano

Regione Puglia
dott. Luigi Trotta
dott. Luigi Scamarcio

Il presente rapporto è stato redatto a cura di


Massimiliano Schiralli

La stesura delle singole parti è da attribuirsi a:

Premessa
dott. Gabriele Papa Pagliardini
(Direttore Area Politiche per lo Sviluppo Rurale
della Regione Puglia)

Capitolo 1
(1.1) Scamarcio L. e Trotta L.
(1.2) Maraglino T. e Schiralli M.

Capitolo 2
(2.1) Schiralli M.
(2.2) Maraglino T. e Schiralli M.
(2.3) Pellegrino G. e Schiralli M.

Capitolo 3
(3.1) Maraglino T. e Schiralli M.
(3.2.1, 3.2.2, 3.2.6, 3.2.8) Maraglino T.
(3.2.3) Pellegrino G.
(3.2.4, 3.2.5, 3.2.7) Schiralli M.

Capitolo 4
(4.1) Maraglino T. e Schiralli M.
(4.2) Maraglino T.
(4.3) Schiralli M.

Capitolo 5
Maraglino T., Pallara P., Schiralli M., Trotta L.

Si ringrazia la dott.ssa Anna Vagnozzi per la lettura


critica dei testi e per le osservazioni e i suggerimenti
offerti nel corso dell’attività di ricerca

Progetto grafico e impaginazione: Nino Perrone


Stampa: Grafica&Stampa - Altamura

© 2012 Regione Puglia/INEA - ISBN 9788881452972


Indice

pagine

5 Premessa

6 1. Le politiche e la strategia regionale per l’innovazione in agricoltura


6 1.1 Le Linee guida per la ricerca e sperimentazione in agricoltura
8 1.2 I processi partecipativi e la rilevazione dei fabbisogni di innovazione

12 2. Gli attori della conoscenza in agricoltura


12 2.1 Il Sistema regionale della conoscenza in agricoltura
13 2.2 L’analisi degli stakeholder
17 2.3 I gruppi di lavoro dei tavoli tematici regionali

23 3. I fabbisogni e l’offerta di ricerca in agricoltura


23 3.1 La metodologia di lavoro
26 3.2 I risultati dei tavoli
26 3.2.1 “Prodotti e tecniche delle coltivazioni arboree, delle filiere vitivinicola e
olivicolo-olearia”
32 3.2.2 “Prodotti e tecniche delle coltivazioni cerealicole, industriali, officinali,
foraggere e no-food e loro tecnologie, produzioni e valorizzazione tecnologica
nel settore orticolo, floricolo e del vivaismo ornamentale e delle colture
officinali”
40 3.2.3 “Zootecnia e trasformazioni dei prodotti della filiera. Benessere animale.
Allevamenti faunistici. Zoocolture, apicoltura”
46 3.2.4 “Selvicoltura, piante a rapido accrescimento, tartuficoltura, prodotti del
bosco e faunistico venatorio”
50 3.2.5 “Agricoltura e ambiente, agricoltura sostenibile e biologica, biodiversità
animale e vegetale”
61 3.2.6 “Multifunzionalità in agricoltura”
67 3.2.7 “Biotecnologie animali e vegetali”
73 3.2.8 “Strategie politiche economiche e sociali”

81 4. Gli orientamenti dei tavoli


81 4.1 La metodologia di lavoro
86 4.2 I temi e i livelli di interesse degli stakeholder
100 4.3 Il parere degli esperti

105 5. Risultati e prospettive

108 Bibliografia
Premessa

È con particolare piacere che presentiamo il risultato di un lavoro intenso, svolto fra
il 2010 e il 2011 in strettissima collaborazione con la sede regionale di INEA, frutto
degli sforzi e della convinta partecipazione di un gran numero di attori del sistema
regionale della conoscenza e dell’innovazione in agricoltura.
Le Linee Guida per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura 2009-2011, e la
loro naturale prosecuzione per il triennio successivo, hanno ormai impresso una
svolta irreversibile e strutturale nella gestione dei processi di costruzione dei
sistemi di intervento regionale a sostegno della ricerca agricola, secondo direttrici
definitivamente improntate ad un approccio partecipativo.
La massiccia adesione degli stakeholders (quasi 100 persone coinvolte in 8 tavoli
di approfondimento tecnico-scientifico condotti con il metodo del focus group,
come meglio illustrato nel testo) è motivo di conforto e conferma con chiarezza la
bontà della strada intrapresa. Il “taglio” solo apparentemente macrotematico, che
è stato fornito come traccia lungo il percorso degli 8 gruppi di lavoro, si è rivelato
al contrario il necessario propulsore per la produzione delle preziosissime idee e
indicazioni per l’azione attuativa del decisore pubblico regionale.
A conferma di quanto appena affermato, i risultati dei tavoli di approfondimento
presentati in questo testo hanno già costituito il punto di partenza per la definizione
dell’avviso pubblico per la presentazione di progetti di ricerca e sperimentazione
in agricoltura recentemente pubblicato nel B.U.R.P. del 2 maggio 2013, dando
immediata concretezza alle indicazioni emerse. Questo passaggio, inoltre,
costituisce un atto propedeutico alle scelte che si potranno fare all’interno della
nuova PAC in tema di innovazione in agricoltura e di trasferimento delle conoscenze.
In piena coerenza con l’incessante lavoro di dialogo e raccordo fra la dimensione
regionale e quella nazionale ed europea del sostegno all’innovazione e alla ricerca
agricola, i risultati dei tavoli di approfondimento tecnico-scientifico non devono
essere considerati un consuntivo. Al contrario, essi rappresentano un cantiere di
idee da immaginare perennemente attivo, un laboratorio (anche di governance
della materia) aperto e in costante divenire, per raccogliere le sfide del futuro, nella
prospettiva di nuovi scenari di innovazione in agricoltura e nell’agroalimentare,
coerenti con le strategie di Horizon 2020.

Dott. Gabriele Papa Pagliardini


Direttore Area Politiche per lo Sviluppo Rurale
Regione Puglia

5
1. Le politiche e la strategia regionale per l’innovazione in agricoltura

1.1 Le Linee guida per la ricerca e sperimentazione in agricoltura

La ricerca, lo sviluppo delle innovazioni e la diffusione delle conoscenze sul territorio


rappresentano alcune tra le più importanti variabili in grado di favorire lo sviluppo
sostenibile del sistema agroalimentare e, in particolare, esse possono incidere
positivamente sulla crescita economica, sulla competitività, sulla qualità della vita e
dell’ambiente.

Nel corso dell’ultimo decennio, pur non possedendo proprie strutture sperimentali,
la Regione Puglia ha promosso e finanziato numerosi progetti di ricerca nel settore
agricolo e agroalimentare, utilizzando diverse fonti finanziarie di provenienza
regionale, nazionale e comunitaria. In particolare, la spesa pubblica della Regione
nel settore della ricerca in agricoltura ha avuto nell’intervallo 1998-2007 livelli di
spesa che hanno oscillato tra 0,2 e 1,2 milioni di euro, raggiunti rispettivamente nel
1998 e nel 2006.

Le azioni della Regione a sostegno del settore sono state rafforzate con l’approvazione
delle Linee guida per la ricerca e sperimentazione in agricoltura 2009-11 (di seguito
Linee guida) e con la previsione di un impegno di spesa complessivo pari a quasi
8,8 milioni di euro. Le Linee guida individuano gli obiettivi per la promozione delle
attività di ricerca, sperimentazione e per il trasferimento delle innovazioni in campo
agricolo e forestale, gli indirizzi strategici, i temi e le tipologie di attività di ricerca
oggetto del sostegno, le modalità di finanziamento, i meccanismi di selezione e le
modalità di monitoraggio e di valutazione dei progetti di ricerca.

L’azione regionale si propone, tra l’altro, di fornire adeguate risposte alla domanda
di conoscenza e di innovazione espressa dalle aziende agricole e forestali pugliesi
e dal sistema agroalimentare, di avvicinare le attività di ricerca ai fabbisogni di
innovazione del territorio e di consolidare l’impegno regionale in termini di risorse,
favorendo nel contempo la crescita di un sistema di relazioni e lo sviluppo di sinergie
e professionalità tra gli attori che operano a vario titolo nel Sistema della conoscenza
in agricoltura, la condivisione delle conoscenze e l’integrazione tra produzione,
trasferimento e diffusione dei risultati delle ricerche.

Gli obiettivi specifici delle Linee guida sono individuabili nel miglioramento della
competitività e della sostenibilità dei processi produttivi, nella tutela, salvaguardia
e valorizzazione delle risorse naturali e del territorio, nel miglioramento delle qualità

6
delle produzioni e della sicurezza alimentare, nel supporto tecnico-scientifico alla
promozione e alla valorizzazione della qualità delle produzioni regionali e della
sicurezza alimentare, nel miglioramento della qualità della vita nelle aree rurali.
Le Linee guida, inoltre, individuano le tematiche all’interno delle quali saranno
sviluppate le proposte di ricerca oggetto del sostegno regionale. In particolare,
i temi individuati si riferiscono ad 8 settori d’intervento, riferiti alle principali
filiere o comparti produttivi regionali o ad alcune tematiche a carattere trasversale
(ambiente, multifunzionalità, ecc.).

I temi individuati sono:

1. prodotti e tecniche delle coltivazioni arboree, delle filiere vitivinicola e olivicolo-olearia;


2. prodotti e tecniche delle coltivazioni cerealicole, industriali, officinali, foraggere e no-food e
loro tecnologie. Produzioni e valorizzazione tecnologica nel settore orticolo, floricolo e del
vivaismo ornamentale e delle colture officinali;
3. zootecnia e trasformazioni dei prodotti della filiera. Benessere animale. Allevamenti
faunistici. Zoocolture, apicoltura;
4. selvicoltura, piante a rapido accrescimento, tartuficoltura, prodotti del bosco e faunistico
venatorio;
5. agricoltura e ambiente, agricoltura sostenibile e biologica, biodiversità animale e vegetale
(risparmio idrico, utilizzo delle acque, trattamenti fitosanitari, bioindicatori, inquinamento,
ecc.);
6. multifunzionalità in agricoltura;
7. biotecnologie animali e vegetali;
8. strategie politiche economiche e sociali.

All’interno delle Linee guida si prevedono, inoltre, specifiche forme di


partecipazione e di consultazione di tutti gli attori appartenenti al mondo della
ricerca e al mondo produttivo regionale e, in generale, di tutti i soggetti interessati
alla crescita e alla valorizzazione del settore agricolo e forestale. A questo proposito,
l’Assessorato regionale alle Risorse Agroalimentari ha individuato nei Tavoli
di approfondimento tecnico-scientifico lo strumento di lavoro più idoneo ad
identificare i bisogni dei comparti produttivi, dei consumatori e della collettività, in
termini di innovazioni e ricerche. Per ognuno dei temi previsti dalle Linee guida è
stato attivato un Tavolo specifico di approfondimento.

In particolare, il compito di ogni Tavolo è quello di individuare e di trasferire agli


operatori del Sistema della conoscenza il quadro degli interventi, espresso in termini
di innovazioni e linee di ricerca, in grado di aggredire i principali problemi socio-
economici ed ambientali che ostacolano lo sviluppo e l’incremento di competitività
dell’agricoltura regionale. La realizzazione di questa finalità è, naturalmente,
subordinata alla costruzione, da parte dei partecipanti, di un quadro condiviso dello
stato dell’agricoltura nella regione con riferimento ai comparti produttivi e alle

7 1. LE POLITICHE E LA STRATEGIA REGIONALE PER L’INNOVAZIONE IN AGRICOLTURA


tematiche individuati in ciascun Tavolo. 1

1.2 I processi partecipativi e la rilevazione dei fabbisogni di innovazione

Le attività di programmazione economica adottate a livello comunitario negli ultimi


decenni si ispirano sempre più ad una visione del governo del territorio incentrata su
una diffusa e consapevole partecipazione di una pluralità di soggetti, sulla presenza
di partenariati realmente rappresentativi delle esigenze e dei fabbisogni locali,
sull’adozione di attività di concertazione in grado di assicurare un’equa e sostenibile
ripartizione delle risorse disponibili e dei benefici prodotti e, ancora, sull’adozione di
meccanismi decisionali di tipo bottom up in grado di avvicinare il territorio alle scelte
di tipo politico.

L’adozione di processi di programmazione partecipata garantisce al territorio e ai


soggetti presenti al suo interno di ricoprire un ruolo attivo nell’individuazione
dei reali fabbisogni e nella definizione delle caratteristiche e dei contenuti degli
strumenti di intervento disponibili. Tali processi favoriscono il lavoro di un
complesso e variegato sistema di soggetti, istituzionali e privati, aventi
ruoli, sistemi relazionali, prospettive ed esigenze sì differenti ma accomunati,
probabilmente, dal desiderio di raggiungere obiettivi di sviluppo molto simili, se
non coincidenti.

L’approccio partecipativo prevede il coinvolgimento attivo dei beneficiari potenziali


nelle diverse fasi di una pianificazione, già a partire dalla sua ideazione. Se
inizialmente tale approccio è stato utilizzato quasi esclusivamente nel management
di gruppi di lavoro all’interno di organizzazioni private, oggi riveste un ruolo
importante nella definizione della programmazione pubblica in quanto, riconosciuto
come importante elemento di democrazia, si dimostra efficace nel migliorare la
qualità dei progetti di sviluppo locale.

Il coinvolgimento degli attori locali nella progettazione strategica è finalizzato a


suscitare una condivisione di informazioni, percezioni, esigenze e punti di vista e,
in generale, di elementi conoscitivi detenuti esclusivamente dai diversi gruppi di
attori operanti nell’ambito di un determinato sistema/territorio. Ciò è indispensabile
per creare un senso di appartenenza degli stessi attori rispetto alla progettualità in
cui vengono coinvolti, al fine di costruire un percorso di progettazione partecipativa
nel consenso e attraverso un “allineamento delle visioni” tra i soggetti coinvolti.
In quest’ottica, l’attuazione delle Linee guida ha rappresentato un’ottima occasione

1 I Tavoli hanno compiti consultivi e sono presieduti dal dirigente del Servizio Agricoltura, o da un suo delegato, con
qualifica dirigenziale. Ne fanno parte, oltre ai dirigenti del Servizio Agricoltura e dell’Ufficio Innovazione e Conoscenza
in Agricoltura, il responsabile della Posizione Organizzativa Ricerca e Sperimentazione Agricola e un funzionario
del Servizio Agricoltura con funzioni di segretario. Possono farne parte i rappresentanti delle Università pugliesi
e degli enti scientifici a livello regionale, nonché i rappresentanti delle Organizzazioni professionali agricole, degli
Ordini professionali, dei Consorzi di tutela e valorizzazione, delle Organizzazioni dei produttori e delle Associazioni
dei produttori e degli allevatori e, ancora, altri soggetti individuati dal Servizio Agricoltura sulla base delle specifiche
competenze.

8
per sperimentare sul campo un approccio partecipativo applicato alle attività di
programmazione della politiche in materia di ricerca e di innovazione in agricoltura.
Infatti, se da un lato le stesse individuano le finalità, il campo di azione e le modalità
attraverso le quali la Regione promuove le attività di ricerca in agricoltura, dall’altro
introducono importanti elementi di novità sotto il profilo dell’individuazione e
dell’analisi dei reali fabbisogni di innovazione manifestati dal territorio e, ancora,
in relazione al ruolo attribuito agli attori locali coinvolti nelle attività.
A questo proposito, l’Assessorato alle Risorse Agroalimentari della Regione Puglia ha
affidato nel 2010 all’Istituto Nazionale di Economia Agraria (INEA) la progettazione
e la gestione dei Tavoli di approfondimento tecnico scientifico previsti dalle Linee
guida.

L’attuazione del processo partecipativo ha reso indispensabile individuare, in


primo luogo, le metodologie più opportune in grado di garantire un’ampia e
qualificata partecipazione di tutti gli attori, un percorso di lavoro snello e di rapida
realizzazione, nonché la raccolta e l’elaborazione dei fabbisogni di innovazioni in
agricoltura.

Alla luce di quanto detto, il gruppo di ricerca dell’INEA ha inizialmente individuato


i soggetti che era necessario coinvolgere nel processo. A questo riguardo, come si
vedrà in seguito, occorre considerare che la rilevazione degli attori locali portatori
di interesse (stakeholder) non è un compito di facile attuazione e presuppone
l’adozione di precise metodologie d’indagine in grado, tra l’altro, di assicurare
completezza e democrazia all’intero processo partecipativo. In questa prima fase,
tra le metodologie esistenti è stata scelta la Stakeholder Analysis che, all’interno di un
processo decisionale, è finalizzata a identificare e studiare il gruppo o gli individui
che costituiscono il campo di forza che ruota attorno all’organizzazione che gestisce
e orienta il processo stesso, le modalità di influenza reciproca e il loro atteggiamento
nei confronti della stessa organizzazione e dei relativi target. 2

Nella successiva fase, tra le numerose tecniche esistenti nell’ambito della


progettazione con approcci partecipativi, il Metaplan 3 è stato ritenuto il metodo
più adeguato per soddisfare le esigenze di progettazione e di rilevazione delle
conoscenze e dei fabbisogni di innovazione nell’ambito del settore agricolo, forestale

2 L’attuazione da parte di una organizzazione di un qualsiasi processo decisionale partecipato può essere strutturata
in una sequenza di fasi ben definite: (a) percezione o raccolta dei fatti sulle opinioni disponibili e sulle relative
implicazioni a breve o lungo termine, (b) analisi di queste applicazioni con particolare attenzione alle parti
coinvolte e a obiettivi, scopi, valori, responsabilità del decisore, (c) sintesi delle informazioni strutturate in base alle
priorità definite dal decisore, (d) scelta tra le opzioni disponibili basata sulla sintesi, (e) azione o implementazione
dell’opzione scelta attraverso una serie di richieste specifiche a determinati individui o gruppi, allocazione delle
risorse, incentivi, controlli e feedback, (f) apprendimento dal risultato della decisione che sfocerà in un rinforzo o in
un cambiamento (per le decisioni future) delle modalità con cui le fasi precedenti sono state eseguite (Goodpaster,
1989). La Stakeholder Analysis è un segmento di questo processo decisionale e, più precisamente, rappresenta la fase
preparatoria o di apertura.

3 Il metodo Metaplan è una tecnica di facilitazione basata sulla visualizzazione che nasce e si diffonde in Germania
negli anni ’70 grazie al lavoro dei fratelli Wolfgang e Eberhard Schnelle.

9 1. LE POLITICHE E LA STRATEGIA REGIONALE PER L’INNOVAZIONE IN AGRICOLTURA


e agroalimentare. Si tratta di una tecnica basata sulla raccolta delle opinioni di un
gruppo di partecipanti, invitati a discutere su uno o più temi di comune interesse,
e sulla loro successiva organizzazione in blocchi logici in cui sono evidenziate le
problematiche rilevate e le possibili soluzioni per la formulazione di specifiche
azioni/attività.

Le attività di confronto tra gli stakeholder, previste dalla metodologia Metaplan,


sono realizzate attraverso la cosiddetta visualizzazione della discussione, ossia mediante
l’uso da parte di tutti gli attori coinvolti di specifici materiali di lavoro, costituiti,
ad esempio, da foglietti di carta colorata, adesivi, lavagne, pennarelli colorati, ecc.,
attraverso i quali tutte le sequenze dei lavori di gruppo possono essere correttamente
visualizzate.

In questo contesto si inseriscono uno o più moderatori che hanno il compito di


illustrare il programma di lavoro, di definirne gli obiettivi e di facilitare la gestione
dei processi di comunicazione tra gli stakeholder.

Figura 1 PA RT E CIP
Il processo partecipativo C CIO AT
P RO IV
O
e le metodologie d’indagine AP Analisi
degli stakeholder
Scelta dei soggetti da coinvolgere
g
stormin

Clu
stering

METAPLAN
ain
Br

FABBISOGNI

CLUSTER

Standardizzazione
Informazioni confrontabili

Costruzione della Matrice PF


Classificazione e interpretazione
dei risultati

Costruzione
della Matrice PFV
Parere degli esperti

AN I
A LI S AT
I D E L RIS U LT

10
Alla classica impostazione metodologica del Metaplan, che prevede come momento
finale la definizione di un piano d’azione attuativo delle idee emerse nel gruppo,
l’INEA ha preferito applicare un opportuno adattamento (cfr. cap. 3) in grado di
favorire la costruzione di un quadro condiviso dello stato della ricerca in ambito
agricolo, forestale e agroalimentare in Puglia e di fornire informazioni utili al
decisore pubblico per agevolarlo nelle scelte attuative in materia.

11 1. LE POLITICHE E LA STRATEGIA REGIONALE PER L’INNOVAZIONE IN AGRICOLTURA


2. Gli attori della conoscenza in agricoltura

2.1 Il Sistema regionale della conoscenza in agricoltura

Il Sistema regionale della conoscenza in agricoltura si caratterizza per la presenza


sul territorio di numerose istituzioni e soggetti, pubblici e privati, qualificati
e impegnati in attività di ricerca e di sviluppo tecnologico, di divulgazione, di
consulenza e di formazione nel comparto agricolo e, in generale, nel settore agro-
alimentare. Nel loro insieme, tuttavia, questi attori si presentano come un mosaico
di soggetti e di azioni scarsamente integrate a livello territoriale e, spesso, lontane
dal mondo produttivo (cfr. Regione Puglia - Programma di Sviluppo Rurale 2007-13).

Gli stakeholder del Sistema, ossia i portatori di interesse presenti sul territorio, sono
rappresentati dagli Enti locali territoriali, dalle Agenzie e dagli Enti funzionali
(ARTI, ARPA), dalle Università degli Studi e dagli Enti di ricerca, dalle Agenzie locali
di sviluppo (ad esempio i GAL), dalle Organizzazioni professionali agricole, dagli
Ordini e Associazioni professionali, dalle Organizzazioni sindacali, dai Consorzi
di tutela e di valorizzazione, dalle Organizzazioni dei produttori e degli allevatori,
dai Parchi tecnologici, dagli Enti di formazione professionale, dalle società di
consulenza e studi associati privati, dagli Enti di certificazione (ad esempio di
agricoltura biologica), dalle Associazioni ambientaliste e dei consumatori, da
gruppi e utenti non organizzati (in primis gli imprenditori agricoli e forestali)
e, in generale, da tutti quei soggetti che, sulla base di specifiche competenze e
professionalità, rivestono un ruolo attivo nell’ambito del Sistema della conoscenza in
agricoltura a livello regionale.

In particolare, recenti studi realizzati sul sistema della ricerca regionale,


individuano in Puglia 58 soggetti impegnati in attività di ricerca e di sviluppo
tecnologico su tematiche attinenti il settore agroalimentare (in prevalenza
rappresentati da dipartimenti delle Università e da Istituti del CNR).

Le tematiche su cui si sono incentrati negli ultimi anni i progetti di ricerca coprono
un ampio spettro che va da quelli più strettamente legati ai cicli produttivi aziendali
a materie trasversali, con una prevalenza di progetti incentrati su temi attinenti la
produzione agricola, la qualità e la trasformazione (ARTI, 2008). Gli enti di ricerca
pugliesi si caratterizzano per aver attivato nel tempo una fitta rete di collaborazioni
internazionali con prestigiose istituzioni localizzate in tutti i continenti e, in
particolare, nell’Unione Europea e negli Stati Uniti d’America.

12
Il trasferimento delle conoscenze in agricoltura è realizzato sia attraverso le attività
e i servizi erogati dai tecnici e dagli operatori privati mediante strutture preposte a
tale scopo, sia attraverso il variegato sistema dei Servizi di sviluppo agricolo presente
in regione. A questo proposito rivestono un ruolo strategico i Distretti produttivi
a elevato contenuto tecnologico individuati dalla Legge Regionale n. 23/2007
“Promozione e riconoscimento dei distretti produttivi”.

In questo contesto, le imprese agricole pugliesi si caratterizzano ancora per una


bassa capacità di esprimere domanda di ricerca e di innovazione, a causa soprattutto
della piccola dimensione media. A ciò si somma la difficoltà di far decollare una
strategia di governance del sistema dell’innovazione, in grado di identificare i settori
prioritari in cui concentrare gli investimenti in ricerca e sviluppo, con la finalità
della creazione di nuove e innovative imprese e dell’attrazione di imprese esterne nel
sistema produttivo regionale (cfr. Regione Puglia - Programma di Sviluppo Rurale
2007-13).

Infine, si rileva come non siano pienamente efficaci gli interventi finalizzati a
“mettere in rete” in modo organico l’articolato insieme di soggetti attivi nell’ambito
del Sistema della conoscenza in agricoltura, con l’obiettivo della realizzazione di
un efficiente sistema regionale di servizi, pubblico e privato, a carattere integrato e
funzionale alle esigenze e alle potenzialità del territorio.

2.2 L’analisi degli stakeholder 4

Il raggiungimento delle finalità dei tavoli di approfondimento tecnico-scientifico e


il rispetto dell’impianto strategico e della filosofia delle stesse Linee guida ha reso
indispensabile individuare quali attori, pubblici e privati, avessero a livello regionale
un ruolo attivo nella definizione, sperimentazione e successivo trasferimento in
azienda delle ricerche e delle innovazioni tecnologiche in campo agroalimentare.
Come già accennato, la metodologia adottata dall’INEA, al fine di individuare
e successivamente coinvolgere gli attori del Sistema della conoscenza in
agricoltura nelle attività previste dai Tavoli, è costituita dalla Stakeholder Analisys,
opportunamente adattata al particolare contesto socio-economico pugliese e agli otto
temi individuati dalle Linee guida.

4 Il termine “stakeholder” è stato introdotto nei primi anni ‘60 per evidenziare come nelle moderne imprese a capitale
diffuso, accanto a coloro che detenevano il capitale, esistevano anche altre parti che nel processo decisionale
avevano una “posta in gioco” (stake). Una prima definizione di stakeholder è stata formulata dal professore Edward
Freeman, nel suo libro “Strategic management. A stakeholder approach” (Pitman, 1984), laddove si sottolinea che “lo
stakeholder di una organizzazione è, per definizione, un gruppo o un individuo che può influire o essere influenzato
dal raggiungimento degli obiettivi dell’impresa”. Gli stakeholder sono coloro che hanno un interesse specifico nei
confronti di un’iniziativa economica anche se non dispongono necessariamente di un potere formale di decisione o di
un’esplicita competenza giuridica. La traduzione italiana più utilizzata del termine è quella di “portatori di interessi”
nei confronti di un’iniziativa economica, sia essa un’azienda o un progetto. Nel corso del tempo il termine è divenuto
un neologismo internazionale applicato non più solo in campo aziendale ma anche nell’amministrazione pubblica, la
cui missione non consiste nel realizzare profitti per gli azionisti, ma nel creare beni pubblici e servizi per la collettività.

13 2. Gli attori della conoscenza in agricoltura


Figura 2
Mappa delle categorie di stakeholder

Enti di ricerca
Enti locali (regionali e nazionali)
Agenzie ed Enti
territoriali Università,
funzionali
Province e Comuni istituti di ricerca
Agenzie di sviluppo
(Ass.ti Agricoltura), (afferenti MIUR,
agricolo regionale,
Comunità alla Regione,
APAT, ARPA, ARTI,
Montane, alla Provincia di Bari, ecc.),
Istituzioni pubbliche Acquedotto Pugliese,
Enti Parco enti pubblici afferenti al MIPAAF,
nazionali e regionali CCIAA, ecc.
e altre aree al Min. Attività Produttive
Ministero per le Politiche agricole
protette, ecc. e ad altri Ministeri, ecc.
e forestali, Altri Ministeri,
Assessorati all’Agricoltura
e Uffici SSA Regioni,
Altri Assessorati regionali Sistema scolastico
(Ambiente, Sanità, Formazione, ecc.) Istituti Agrari

Gruppi e utenti
non organizzati
Cittadini e consumatori,
imprenditori agricoli e forestali Altre Istituzioni
e tecnici non organizzati Corpo forestale dello Stato

Altro
Partiti politici, Ordini
associazioni e Associazioni
ambientaliste Professionali
e dei consumatori, Agronomi, periti agrari,
mass media, ecc. geologi, biologi, ecc.

SERVIZI
DI SVILUPPO
AGRICOLO
PUGLIESI

Enti certificazione
Agenzie locali
agricoltura biologica
di sviluppo
AIAB, ICEA, AMAB, ecc.
GAL, Patti territoriali,
ecc.

Società di consulenza, Organizzazioni


studi associati Professionali agricole
privati CIA, Coldiretti,
Confagricoltura,COPAGRI,
Associazioni allevatori, ecc.

Enti di formazione Organizzazioni


professionale sindacali
CGIL, CISL, UIL, ecc.

Parchi tecnologici, Associazioni riconosciute


società partecipate, e di categoria
enti di ricerca Consorzi Associazioni industriali,
Tecnopolis, Consorzi di Difesa organizzazioni Cooperative,
I.A.M. Bari, Produzioni Intensive, organizzazioni produttori agricoli, ecc.
IPRES, ecc. Consorzi di Bonifica,
Consorzi di tutela,
Consorzio bieticolo, ecc.

Pubblico
Privato

14
Figura 3
Elenco degli stakeholder
Mondo produttivo Enti di ricerca

• Federazione Regionale Coldiretti • Assessorato Assetto del Territorio – • Facoltà di Agraria - Università degli
Puglia Regione Puglia Studi di Bari

• Confederazione Italiana Agricoltori • Assessorato Ecologia – Regione • Facoltà di Agraria - Università degli
Puglia Puglia Studi di Foggia

• Federazione Regionale degli • Agenzia Regionale per la Tecnologie e • Facoltà di Medicina Veterinaria -
Agricoltori di Puglia l’Innovazione Università degli Studi di Bari

• Confederazione Produttori Agricoli • Federparchi • Politecnico di Bari - Facoltà di


Ingegneria di Bari
• Confcooperative • Autorità di Bacino regionale
• Dipartimento di Scienze e Tecnologie
• Lega Coop Puglia • Assocodipuglia Biologiche ed Ambientali - Università
degli Studi del Salento
• Associazione Regionale Allevatori - • Unione regionale Bonifiche
Puglia • Istituto di Scienze delle Produzioni
• Confindustria Alimentari - CNR
• Ordine reg. Dottori Agronomi e
Dottori Forestali • LIPU Sede Nazionale • Istituto per la Protezione delle Piante
(Sez. Bari) - CNR
• Ordine reg. dei Medici Veterinari • Italia Nostra
• Istituto di Virologia Vegetale - CNR
• Collegi provinciali agrotecnici e • Legambiente
agrotecnici laureati • Istituto di Genetica Vegetale (U. O.
• WWF Bari) – CNR
• Collegi provinciali periti agrari
• Istituto di Ricerca sulle Acque (Bari)
• Fed. Naz. Consorzi Volontari Tutela - CNR
delle Denom. di Origine Protetta degli 
Olii Extra Vergini di Oliva • Centro di Ricerca per la Cerealicoltura
(Foggia) - CRA
• Confederazione Nazionale dei
Consorzi Volontari per la Tutela delle • Unità di Ricerca per i Sistemi Colturali
Denominazioni dei Vini Italiani degli Ambienti Caldo - Aridi (Bari) -
CRA
• Cooperativa Allevatori Putignano
• Unità di Ricerca per l’Uva da Tavola
• UIAPOA e la Vitivinicoltura in Ambiente
Mediterraneo (Turi) - CRA
• UNAPROA
• Unità di Ricerca per l’Individuazione e
• UNACOA lo Studio di Colture ad Alto Reddito in
Ambiente Caldo-Arido - CRA
• Organizzazioni dei produttori (vari)
• Centro Provinciale Bonomo per la
• Distretto Agroalimentare Regionale Ricerca e la Sperimentazione in
(D.A.RE.) Agricoltura

• ASSOGAL • Centro di Ricerca e Sperimentazione


in Agricoltura “Basile Caramia”
• La nuova energia - Distretto
produttivo pugliese delle energie • Istituto Agronomico Mediterraneo
rinnovabili e efficienza energetica - Bari

• Società Ortoflorofrutticola Italiana – • Istituto Zooprofilattico Sperimentale


Sez. Orticoltura della Puglia e della Basilicata

• Fed. Italiana Agricoltura Biologica e • Istituto Nazionale di Economia


Biodinamica Agraria - Sede Puglia

• AIAB • ENEA - Centro ricerche di Brindisi

• PEFC ITALIA

• Assessorato Risorse Agroalimentari -


Regione Puglia

15 2. Gli attori della conoscenza in agricoltura


L’attività si è articolata in tre fasi:

• identificazione degli stakeholder, finalizzata a mettere a fuoco l’insieme degli attori


(effettivi o potenziali) che operano all’interno del Sistema della conoscenza in agricoltura.
Per raggiungere questo obiettivo si è proceduto alla realizzazione di una check-list di
carattere generale contenente tutte le figure, persone e enti che hanno attinenza con
la tematica in oggetto. Al termine di questa attività è stata prodotta una Stakeholder
Categorized Map, ossia un quadro dei soggetti/attori, raggruppati in categorie significative,
interessati a riflettere sugli otto temi contenuti nelle Linee guida;
• individuazione dei bisogni e degli interessi degli stakeholder e classificazione in
gruppi tematici. Gli stakeholder rappresentano una molteplicità complessa e variegata di
soggetti della comunità. Pertanto, è necessario svolgere indagini conoscitive sul territorio,
per conoscere i loro orientamenti di fondo e delinearne gli aspetti di interesse. A questo
proposito sono state raccolte informazioni utili a conoscere le caratteristiche, il ruolo e
l’ambito di intervento degli stessi all’interno della comunità. Successivamente, è stata
predisposta una Stakeholder Mapping che ha reso possibile la loro classificazione in otto
gruppi tematici;
• attivazione dei Tavoli di approfondimento tecnico scientifico. Dopo aver classificato e
segmentato gli stakeholder presenti sul territorio regionale, alla luce della loro numerosità,
è stato necessario selezionare i singoli partecipanti ai Tavoli, garantendo un’ampia,
democratica e qualificata adesione di tutti gli attori locali.

Nella fase di identificazione degli stakeholder è stata condotta una ricerca


preliminare di tipo bibliografico sugli studi in materia di teoria degli stakeholder e
di attivazione di processi partecipativi. Essa ha permesso di delineare la figura dello
stakeholder oggetto dell’indagine rappresentato dal “soggetto pubblico/istituzione e
dal portatore d’interessi privato/collettivo operante in Puglia in grado di realizzare
studi e ricerche in ambito agricolo, forestale e agroalimentare, di rappresentare
il fabbisogno - reale o potenziale - di innovazioni del mondo produttivo e, ancora,
di favorire o ostacolare la diffusione e la corretta applicazione in azienda delle
innovazioni tecnologiche”.

Definito l’oggetto d’indagine, il campo d’azione e l’ambito socio-economico di


riferimento, nel mese di aprile 2010 ha avuto inizio l’attività di brainstorming che ha
consentito l’individuazione di tutti gli attori che, a vario titolo, costituiscono il
Sistema della Conoscenza in agricoltura e che possono/devono essere coinvolti nel
processo partecipativo.

L’insieme dei soggetti operanti sul territorio regionale, esemplificato nella Stakeholder
Categorized Mapping è ripartito in tre macro-categorie:

• istituzioni pubbliche: enti locali territoriali, agenzie funzionali (consorzi, camere


di commercio, agenzie ambientali, università, enti di ricerca), aziende controllate e
partecipate;
• gruppi organizzati: gruppi di pressione (sindacati, associazioni di categoria, partiti e
movimenti politici, mass media), associazioni (culturali, ambientali, consumatori, ecc.);

16
• gruppi non organizzati: cittadini e collettività.
Nel complesso sono stati individuati 88 soggetti, rappresentativi delle Università
pugliesi e degli Enti di ricerca, delle Organizzazioni professionali agricole, degli
Ordini professionali, dei Consorzi di tutela e di valorizzazione, delle Organizzazioni
dei produttori e degli allevatori, delle Associazioni ambientaliste, degli Enti locali
territoriali, di Agenzie ed Enti funzionali e, in generale, di tutti quelle istituzioni
che, sulla base delle specifiche competenze istituzionali, rivestono un ruolo attivo
nell’ambito del Sistema della conoscenza in agricoltura a livello regionale.
Alla luce dei risultati di questa prima attività di classificazione, gli stakeholder
sono stati raggruppati nella Stakeholder Mapping in 8 gruppi tematici corrispondenti
ai Tavoli individuati dalle Linee Guida. Successivamente, a ciascuna categoria di
stakeholder è stato chiesto di individuare e comunicare all’Assessorato alle Risorse
Agroalimentari della Regione Puglia i loro rappresentanti per ciascuno tavolo, ossia
i soggetti in grado di apportare un contributo in termini di conoscenze e proposte
operative. Tale scelta metodologica è strettamente connessa con l’esigenza di
garantire un’equilibrata presenza di tutti gli attori del sistema, una distribuzione
appropriata di conoscenze e competenze tra i vari tavoli e l’attivazione di un processo
di lavoro il più possibile partecipato e democratico.

2.3 I gruppi di lavoro dei tavoli tematici regionali


Il numero complessivo dei componenti degli otto tavoli di approfondimento tecnico-
scientifico, alla luce delle adesioni espresse dai soggetti coinvolti dalla Regione
Puglia, è pari a 142 persone. In particolare, i soggetti rappresentativi del mondo
produttivo prevalgono lievemente (59%) rispetto agli esponenti espressione del
mondo della ricerca (41%).

In media ogni tavolo si compone di circa 18 persone, con livelli superiori alla media
registrati con riferimento al tavolo 5 “Agricoltura e ambiente” (32 componenti -
22,5%) e al tavolo 1 “Coltivazioni arboree, filiera vitivinicola e olivicola-olearia” (23
componenti - 16,2%).

I tavoli di approfondimento sono stati attivati durante il periodo novembre 2010 –


aprile 2011, così come esemplificato nella tabella successiva.

A conclusione dei lavori dei tavoli si è registrata una partecipazione pari in media
al 65% (93 partecipanti, circa 12 persone per tavolo). Tale risultato è da ritenersi
nel complesso positivo, anche in considerazione degli alti livelli di partecipazione
espressi dai ricercatori (83%) rispetto alla più contenuta adesione garantita dal mondo
produttivo (54%).

17 2. Gli attori della conoscenza in agricoltura


Tabella 1 – Calendario Tavoli di approfondimenti tecnico scientifico

N. Tavolo Date incontri

1 Prodotti e tecniche delle coltivazioni arboree, delle filiere 2 marzo 2011


vitivinicola e olivicolo-olearia

2 Prodotti e tecniche delle coltivazioni cerealicole, industriali, 8 ottobre 2010


officinali, foraggere e no-food e loro tecnologie. Produzioni
e valorizzazione tecnologica nel settore orticolo, floricolo e
del vivaismo ornamentale e delle colture officinali

3 Zootecnia e trasformazioni dei prodotti della filiera. Benes- 4 aprile 2011


sere animale. Allevamenti faunistici. Zoocolture, apicoltura

4 Selvicoltura, piante a rapido accrescimento, tartuficoltura, 20 aprile 2011


prodotti del bosco e faunistico venatorio

5 Agricoltura e ambiente, agricoltura sostenibile e biologica, 16-20 dicembre 2010


biodiversità animale e vegetale (risparmio idrico, utilizzo
delle acque, trattamenti fitosanitari, bioindicatori, inquina-
mento, ecc.)

6 Multifunzionalità in agricoltura 2 febbraio 2011

7 Biotecnologie animali e vegetali 19 gennaio 2011

8 Strategie politiche economiche e sociali 13 dicembre 2010

La partecipazione ai nove incontri di lavoro ha determinato una lieve variazione


nel “rapporto di forza” iniziale tra gli attori del Sistema della conoscenza in
agricoltura e, in particolare, ha garantito un equilibrio pressoché perfetto tra i
soggetti espressione del mondo della ricerca e gli stakeholder rappresentativi del
mondo produttivo (52% ricercatori contro 48% rappresentanti espressione del mondo
produttivo).

Solo in due tavoli la partecipazione degli attori non è stata equilibrata e, in


particolare, nel tavolo 7 “Biotecnologie animali e vegetali” il gruppo di lavoro era
composto in prevalenza da ricercatori (86%), mentre nel tavolo 4 “Selvicoltura” si è
assistito ad un prevalere degli attori espressione del mondo produttivo (75%).

In ogni caso, è opportuno sottolineare che tali “squilibri” sono una diretta
conseguenza del basso livello di adesione ai tavoli in oggetto, espresso dai rispettivi
mondi di appartenenza (pari al 33% sia per il mondo produttivo nel tavolo 7 sia per i
ricercatori nel tavolo 4).

18
Tabella 2 - Distribuzione dei tavoli e livello di partecipazione

Tavoli di approfondimento Componenti Partecipanti Partecipanti/Componenti


(numero) (numero) (%)

Totale
Ricerca
produttivo
Mondo

Totale

Ricerca
produttivo
Mondo

Totale

Ricerca

produttivo
Mondo
Tavolo 1 - Olivicoltura, viticoltura, 23 7 16 11 6 5 48% 86% 31%
arboree
Tavolo 2 - Cerealicoltura, 17 8 9 8 5 3 47% 63% 33%
orticoltura, vivaismo
Tavolo 3 - Zootecnia 13 6 7 12 6 6 92% 100% 86%
Tavolo 4 - Selvicoltura 9 3 6 8 2 6 89% 67% 100%
Tavolo 5 - Ambiente 32 13 19 23 12 11 72% 92% 58%
Tavolo 6 - Multifunzionalità 18 7 11 13 6 7 72% 86% 64%
Tavolo 7 - Biotecnologie animali e 12 8 4 7 6 1 58% 75% 25%
vegetali
Tavolo 8 - Strategie socio- 18 6 12 11 5 6 61% 83% 50%
economiche
TOTALE/MEDIA 142 58 84 93 48 45 65% 83% 54%

Come si evince dalle figure 6 e 7, il tavolo più partecipato è stato il n. 5 “Agricoltura


e ambiente” (25% dei partecipanti totali), seguito dal n. 6 “Multifunzionalità” (14%),
dal n. 3 “Zootecnia” (13%) e, a poca distanza, dagli altri. Il tavolo 7 “Biotecnologie
animali e vegetali” è quello che ha registrato i più bassi livelli di partecipazione
(solo 7 persone), soprattutto a causa del “basso interesse” manifestato dal mondo
produttivo. Inoltre, si rilevano i contenuti livelli di partecipazione registrati dal
tavolo n. 2 “Cerealicoltura, orticoltura, vivaismo” (9%) che, essendo stato il primo
ad essere attivato in ordine temporale, ha risentito di alcune difficoltà di natura
organizzativa (comunicazione non efficace dell’evento) e dell’assenza di un “effetto
traino” legato alla diffusione, da parte dei partecipanti stessi, di informazioni su
contenuti, risultati, livelli di interesse dei tavoli attivati, ecc.

Mentre la partecipazione del mondo della ricerca si è mantenuta a livelli elevati in
tutti i tavoli, ad eccezione del tavolo 4 “Foreste” (solo 2 ricercatori), si è constatata
una più contenuta partecipazione da parte del mondo produttivo nel tavolo 7
“Biotecnologie animali e vegetali” (solo 1 partecipante) e nel tavolo 2 “Cerealicoltura,
orticoltura, vivaismo” (3 partecipanti).

19 2. Gli attori della conoscenza in agricoltura


Figura
Figura44
Rapporti
Rapportididiforza
forzatra
tramondi
mondididiappartenenza:
appartenenza:
componenti
componentieepartecipanti
partecipantidei
deitavoli
tavoli

77
55 Tavolo
Tavolo11
Olivicoltura,
Olivicoltura,
viticoltura,
viticoltura, 6 6
arboree
arboree
66
1616 3 3 Tavolo
Tavolo 22
Tavolo 88 5
Tavolo Cerealicoltura,
5 Cerealicoltura, 88
6 6 Strategie
Strategie 99 orticoltura,
orticoltura,
socio-economiche
socio-economiche vivaismo
vivaismo 5 5

1212
MONDO
MONDO
PRODUTTIVO
PRODUTTIVORICERCA
RICERCA
componenti
componenti componenti
componenti

1 1
44
5858
Tavolo
Tavolo77 partecipanti
partecipanti 4545 partecipanti
partecipanti Tavolo 33
Tavolo 66
Biotecnologie
Biotecnologie Media
Media 66 66
77 Zootecnia
Zootecnia
animali
animali tavoli
tavoli 4848
eevegetali
vegetali 8484

66 88

22 33
77
Tavolo
Tavolo 66 66 Tavolo
Tavolo44
Multifunzionalità
Multifunzionalità Selvicoltura
Selvicoltura
11 11 7 7
66
66
1313
Tavolo
Tavolo55
11 11 Ambiente
Ambiente 1212
1919

20
Figura 5
Percentuale dei livelli
di partecipazione dei Tavoli

86
Tavolo 1
Olivicoltura,
viticoltura,
arboree 31

83 Tavolo 8 Tavolo 2
Strategie Cerealicoltura,
socio-economiche 48 orticoltura,
33
vivaismo

50
63
61 47
Totale
Ricerca 92 100
Mondo produttivo

83 86
Tavolo 7 25 Media Tavolo 3
75 Biotecnologie tavoli Zootecnia
animali
e vegetali
54
58 65

89
100
86
Tavolo 6 Tavolo 4
Multifunzionalità Selvicoltura
72 92
64 67

Tavolo 5
Ambiente
72

58

21 2. Gli attori della conoscenza in agricoltura


Figura 6
Distribuzione percentuale
dei partecipanti nei tavoli
Tavolo 1 Tavolo 2
Olivicoltura, viticoltura, arboree Cerealicoltura, orticoltura, vivaismo
12 12
Tavolo 8 Tavolo 3
Strategie socio-economiche Zootecnia
8 9

Tavolo 7 Tavolo 4
14 13
Biotecnologie animali e vegetali Selvicoltura

9
Tavolo 5
25 Ambiente

Tavolo 6
Multifunzionalità

Figura 7
Distribuzione percentuale dei partecipanti
per tavolo e per mondo di appartenenza
MONDO RICERCA
PRODUTTIVO
Tavolo 1 Tavolo 2
Olivicoltura, viticoltura, arboree Cerealicoltura, orticoltura, vivaismo
10 13
Tavolo 8 Tavolo 3
Strategie socio-economiche 13 11
Zootecnia
13 2 7 10

16
Tavolo 7 13 Tavolo 4
Biotecnologie animali e vegetali Selvicoltura
13 13

13
24 4
Tavolo 5
Ambiente
25
Tavolo 6
Multifunzionalità

22
3. I fabbisogni e l’offerta di ricerca in agricoltura

3.1 La metodologia di lavoro

Al fine di poter individuare e classificare i fabbisogni di ricerca del settore agricolo,


forestale e agroalimentare regionale e le criticità connesse è stata adottata una
metodologia di lavoro che ha previsto la realizzazione di Tavoli tecnico-scientifici
animati secondo un approccio di tipo partecipativo. L’applicazione di questo metodo
di coinvolgimento degli stakeholder ha prodotto numerosi vantaggi. In primis ha
facilitato la raccolta delle informazioni, senza per questo omettere nulla che fosse
ritenuto degno di nota per ciascun partecipante. In secondo luogo, è risultato essere
uno strumento flessibile e controllabile per la gestione dei gruppi poiché, anche in
presenza di un numero consistente di partecipanti, ha permesso di focalizzare e di
mappare tutti i concetti fondamentali emersi durante i lavori. Infine, ha attenuato il
rischio di generare nel gruppo figure leader in grado di monopolizzare la discussione
e influenzare gli altri componenti del gruppo (followers) a favore della propria visione,
producendo così una distorsione dei risultati prodotti.
In questo modo, invece, si può dire di aver ottenuto un buon risultato di gruppo, non
condizionato – o limitatamente condizionato - da singoli componenti e, soprattutto,
in grado di far emergere le conoscenze tecnico scientifiche, le percezioni personali
e le esigenze dei soggetti coinvolti. Ancora, le informazioni qualitative fornite
dagli stakeholder hanno permesso di sopperire alla carenza di dati rigorosamente
quantitativi e, attraverso la costruzione di un quadro condiviso della conoscenza, è
stato possibile formulare ipotesi e proposte costruttive.

L’attività di lavoro dei Tavoli è stata strutturata nei seguenti step:


1. rilevazione dei problemi/criticità e individuazione dei fabbisogni di innovazione, mediante
attivazione del brainstorming;
2. aggregazione dei concetti (clusterizzazione). Discussione attorno ai concetti rilevati e,
eventuale, individuazione e inclusione di elementi nuovi mediante approccio partecipativo.

La metodologia di rilevazione delle informazioni è stata la medesima per ciascuno


degli otto tavoli di approfondimento e ha previsto in linea di massima gli stessi
tempi di svolgimento. In particolare, gli stakeholder sono stati invitati a partecipare
a gruppi di discussione guidati da due moderatori, mediante metodologia Metaplan
(cfr. par. 1.2), della durata di circa tre ore ciascuno e finalizzati a condividere le
conoscenze, motivare i soggetti coinvolti e avviare con loro un percorso di lavoro sui
temi individuati dalle Linee guida.
I lavori sono stati strutturati in modo tale da determinare i principali problemi e

23 3. I fabbisogni e l’offerta di ricerca in agricoltura


criticità del sistema agricolo o dei singoli comparti produttivi oggetto dello specifico
Tavolo, al fine di definire i fabbisogni di ricerca e individuare gli studi scientifici
in grado di contrastare/attenuare i problemi espressi e garantire una maggiore
competitività al sistema agroalimentare.
Con la rilevazione mediante l’attivazione del brainstorming, gli stakeholder sono
stati chiamati a rispondere per iscritto, su post-it colorati, a due domande con
riferimento alla tematica/comparto produttivo oggetto di ciascun tavolo:

1. “quali sono le principali problematiche e criticità socio-economiche, ambientali, ecc. del


sistema agricolo, forestale e agroalimentare regionale verso le quali le innovazioni possono
svolgere un ruolo attivo in termini di raggiungimento di una maggiore competitività
economica e/o di una maggiore sostenibilità ambientale?”,

2. “quali sono i fabbisogni di innovazione (per i partecipanti del mondo produttivo) e quali
sono le ricerche e gli studi scientifici (per i partecipanti espressione del mondo della
ricerca) in grado di migliorare le perfomance socio-economiche e ambientali del sistema
e, in particolare, in grado di “aggredire” le problematiche e le criticità precedentemente
individuate dal gruppo stesso?”. 5

Al fine di rendere le risposte conformi e fedeli all’oggetto di indagine, gli


stakeholder hanno dovuto innanzitutto attivare uno screening mentale di tutti i
concetti attinenti le criticità e i fabbisogni di ricerca, per poi effettuare una scelta,
individuale e autonoma, dei tre concetti che hanno ritenuto prioritari in base alla
loro percezione della tematica in oggetto. In particolare, a tutti i partecipanti è
stato chiesto di indicare attraverso post-it, sulla base delle esperienze maturate e
delle conoscenze professionali, non più di tre problemi/criticità che impediscono al
sistema agroalimentare/comparto produttivo regionale di raggiungere una maggiore
competitività economica e sostenibilità ambientale e con riferimento ai quali la
ricerca può svolgere un ruolo positivo. Quindi, ai soli rappresentanti del mondo
produttivo, è stato chiesto di individuare (anche in questo caso al massimo tre post-
it) i fabbisogni di innovazioni ritenuti essenziali in grado di contribuire a risolvere i
problemi/criticità individuati precedentemente. Contestualmente, ai soli ricercatori
è stato chiesto di proporre non più tre studi scientifici/ricerche che possano avere
un impatto positivo sui problemi/criticità individuati. Ai partecipanti è stato posto
il vincolo di individuare fabbisogni e proposte di ricerche funzionali a supportare
un programma di azione regionale avente un arco temporale di riferimento di
breve – medio termine (3-5 anni) e, ancora, di avere ben in mente di trovarsi in una
situazione di scarsità di risorse finanziarie destinate alla ricerca. Tale vincolo si è
reso indispensabile per indirizzare i lavori dei tavoli verso fabbisogni di innovazione
soddisfabili attraverso il sostegno a ricerche di tipo applicato e attività sperimentali
nell’ambito delle stesse Linee guida.

Il brainstorming ha prodotto due risultati positivi per il prosieguo dei lavori dei

5 Per semplicità da qui in avanti si indicheranno rispettivamente con “problemi/criticità” le opinioni espresse in
relazione alla prima domanda e con “fabbisogni di ricerca” quelle relative alla seconda.

24
gruppi: ha ridotto notevolmente il numero di concetti su cui gli stakeholder hanno
dovuto focalizzare l’attenzione e, poiché ciascuno stakeholder ha espresso per
iscritto il proprio contributo, durante il dibattito che ne è seguito, si è assistito
ad una completa ed equa trattazione dei temi emersi, evitando il monopolio della
discussione e/o un appiattimento della stessa solo su alcune tematiche care a una
parte dei componenti del gruppo.

Figura 8 - Attività di rilevazione mediante brainstorming: i segmenti di analisi

La fase successiva al brainstorming è consistita nell’organizzazione dei post-it in


cluster, con riferimento ai tre segmenti di analisi proposti (problemi, fabbisogni,
ricerche), a cui è seguita un’articolata discussione dei gruppi di lavoro, tesa a
comprendere il significato e le implicazioni/effetti/impatti delle singole proposte, la
coerenza e il quadro d’insieme di ciascun segmento di analisi e, infine, le relazioni e
i collegamenti esistenti tra i tre segmenti (problemi vs fabbisogni vs ricerche).
In questa sessione di lavoro tutti i post-it sono stati posizionati su tre lavagne
distinte per essere visibili a tutti gli stakeholder e disposti in modo da formare
raggruppamenti omogenei (cluster) per affinità e conformità con una medesima
tematica di riferimento.

Durante la discussione, una volta raggiunto un sufficiente consenso dei partecipanti


sul significato di ciascun concetto espresso, è stato chiesto loro di integrare la mappa
mentale ottenuta, con nuovi concetti eventualmente emersi e collettivamente
riconosciuti come rilevanti. Il prodotto finale di ciascun Tavolo è costituito dalla
mappa clusterizzata dei concetti espressi, punto di partenza per la successiva analisi
quantitativa.
Qui di seguito si riportano i risultati complessivi dei singoli Tavoli, anche con il
rischio che taluni argomenti e conclusioni risultino ripetute. La motivazione di
questa scelta risiede nella volontà di non sottrarre al lettore nessun argomento di
trattazione e presentare i lavori del gruppo in maniera fedele.

25 3. I fabbisogni e l’offerta di ricerca in agricoltura


3.2 I risultati dei tavoli

3.2.1 “Prodotti e tecniche delle coltivazioni arboree, delle filiere vitivinicola e olivicolo-
olearia”
Il Tavolo “Prodotti e tecniche delle coltivazioni arboree, delle filiere vitivinicola e
olivicolo-olearia” ha avviato i suoi lavori nella giornata del 2 marzo 2011. I risultati
e le proposte emersi durante l’incontro sono schematizzabili in 5 cluster, a cui
corrispondono altrettanti temi di discussione prevalenti.

1 Ambiente
Una prima serie di criticità individuate dai partecipanti afferisce al tema della
gestione sostenibile delle produzioni e delle risorse naturali. In particolare, il gruppo
di lavoro concentra l’attenzione sui rischi di possibili impatti ambientali derivanti
dalla diffusione di forme di agricoltura di tipo intensivo, sull’utilizzo poco razionale
di alcune risorse naturali come l’acqua e sull’esigenza di salvaguardare l’enorme
patrimonio regionale in termini di biodiversità vegetale. Inoltre, si esprime una
forte esigenza di sensibilizzazione dei consumatori nell’acquisto di prodotti più
rispettosi dell’ambiente.
Tavolo 1

Problemi/criticità Fabbisogni Ricerche


Ambiente

■■ Esigenza di salvaguardia ■■ Studi finalizzati a ■■ Ricerche per la


della risorsa idrica ottimizzare gli utilizzi razionalizzazione degli
idrici interventi irrigui
■■ Criticità legate a forme
di agricoltura intensiva ■■ Studi in materia di
salvaguardia della
■■ Esigenza di salvaguardia
biodiversità
della biodiversità
(in arboricoltura) ■■ Ricerche sui consumi
dei prodotti ottenuti in
■■ Esigenza di maggiore
maniera eco-sostenibile
educazione dei
consumatori all’acquisto
di prodotti eco-sostenibili

A queste criticità, corrisponde un’esigenza, condivisa da tutto il gruppo di lavoro,


di realizzare studi scientifici finalizzati a garantire migliori livelli di sostenibilità
per l’agricoltura pugliese. Nello specifico, il gruppo di lavoro esprime un fabbisogno
di ricerca finalizzato a razionalizzare l’utilizzo a scopi irrigui della risorsa acqua.Il
mondo della ricerca affianca a questo fabbisogno la proposta di sostenere ricerche
in materia di valorizzazione della biodiversità vegetale regionale e, ancora, analisi
attinenti gli stili e i livelli di consumo dei prodotti agricoli ottenuti in modo
sostenibile.

2 Difesa/chimica
Il tavolo individua un elemento di criticità nella scarsa disponibilità, per gli
agricoltori, di mezzi di difesa da patogeni in grado di ridurre l’utilizzo di fitofarmaci.
Gli interventi fitosanitari possono generare un problema di sicurezza alimentare

26
legato alla possibilità che si rilevi una presenza di residui di principi attivi sia
nelle produzioni convenzionali sia in quelle biologiche (a cui si affianca il rischio di
dequalificare i comparti all’interno dei quali si rilevano prodotti con residui).

Tavolo 1

Problemi/criticità Fabbisogni Ricerche


Difesa/chimica

■■ Esigenza di ridurre ■■ Implementazione di ■■ Non sono associabili al


l’utilizzo di prodotti modelli previsionali per cluster specifiche ricerche
fitosanitari (esigenza la difesa delle piante
maggiore salubrità dalle malattie, della
prodotti agroalimentari) gestione dell’irrigazione
e della concimazione
■■ Fitopatologie
condizionanti la ■■ Miglioramento dei
produzione metodi di difesa
fitosanitaria e rispetto
■■ Adozione e recepimento
degli ecosistemi naturali
direttiva 128/2009 UE da
parte degli imprenditori
agricoli

Il mondo produttivo rileva l’esigenza di realizzare studi e ricerche finalizzati a


ridurre il numero di interventi fitosanitari, attraverso l’implementazione di modelli
previsionali per la difesa delle piante dalle malattie e la gestione dell’irrigazione
e della concimazione e, in generale, finalizzati a migliorare i metodi di difesa
fitosanitaria rispettosi dell’ambiente.
Il mondo della ricerca non propone studi scientifici direttamente riconducibili al
cluster.

3 Produzione/commercializzazione
Il cluster attorno al quale si concentra gran parte della discussione del gruppo di
lavoro è quello denominato “produzione e commercializzazione”. In particolare,
i partecipanti lamentano la diffusa incapacità o, quanto meno, la difficoltà degli
imprenditori agricoli nel realizzare alcuni interventi di miglioramento delle colture
e ciò a causa, in particolare, dell’assenza/carenza delle attività di trasferimento agli
agricoltori delle conoscenze in materia di innovazione varietali e di tecniche colturali
più idonee. Inoltre, il tavolo evidenzia la scarsa capacità di pianificazione delle
produzioni che genera, per taluni prodotti frutticoli, fenomeni di sovrapproduzione
in periodi brevi e, di conseguenza, una concentrazione dei calendari di
commercializzazione.
I fabbisogni di ricerca emersi durante il dibattito, apparentemente poco coerenti
con i problemi precedentemente indicati, hanno riguardato, in primo luogo, la
necessità di avviare studi per l’individuazione di modelli produttivi adeguati alle
caratteristiche delle aziende pugliesi nel settore olivicolo. A tal proposito, si è
fatto riferimento alla necessità di sviluppare una pluralità di sistemi produttivi
per l’olivicoltura pugliese che declinino per varietà le dimensioni delle strutture
produttive, le esigenze di meccanizzazione, gli obiettivi di commercializzazione e

27 3. I fabbisogni e l’offerta di ricerca in agricoltura


quanto permetta di orientare il produttore agricolo (dalla scelta della varietà alla raccolta).
In particolare, è emersa l’esigenza di uno studio sull’utilizzo delle varietà autoctone
negli impianti superintensivi. Sempre per quel che riguarda il comparto olivicolo, si
è sottolineata la necessità di indirizzare la ricerca verso studi sulla diversificazione
delle produzioni, identificando e formalizzando modelli produttivi orientati
alla produzione di olio d’oliva extravergine di qualità, ma anche modelli per la
produzione di olio da alberi secolari e di oli da destinare alla produzione di energia.
Inoltre, il tavolo ha rimarcato l’esigenza di condurre analisi e studi che valorizzino le
produzioni da un punto di vista commerciale.

Il mondo della ricerca ha confermato l’esigenza, già espressa dal mondo produttivo,
di approfondire gli studi sulla programmazione delle produzioni e sulla loro
valorizzazione. Inoltre, ha individuato due macro categorie di indirizzi di ricerca che
hanno determinato interessanti spunti di riflessione.

La prima si riferisce agli studi sulle innovazioni di prodotto, legata alla necessità
di sviluppare nuove varietà/cloni, comprese quelle con resistenze genetiche. Per
il settore vitivinicolo, in particolare, è stata evidenziata l’esigenza di effettuare
studi sulla valorizzazione dei vitigni autoctoni, valutando prioritariamente i
modelli di vinificazione specifici, individuando e caratterizzando le tipologie di
prodotti innovativi che si vogliono/possono ottenere e le uve che meglio si prestano
a sviluppare questi prodotti innovativi. A questo proposito, una innovazione
interessante proposta è quella della “spumantizzazione”. Le innovazioni di prodotto
per il potenziamento delle varietà locali devono investire anche il comparto olivicolo
e frutticolo. In particolare, per la cerasicoltura alcuni ricercatori propongono di
avviare studi sull’esempio spagnolo che ha sperimentato e commercializzato ciliegie
prive di peduncolo (sebbene questa specifica innovazione sia applicabile solo per
ciliegie appartenenti al germoplasma spagnolo, ovvero, alla varietà “Picota”, per le
quali la normativa europea ammette la commercializzazione senza peduncolo).

La seconda categoria di ricerche individuate afferisce alle innovazioni di processo. A


questo proposito, si richiama l’attenzione sugli studi sull’innovazione tecnologica
in enologia, proponendo di condurre ricerche sui processi di vinificazione
finalizzati ad esaltare il potenziale enologico delle cultivar. Inoltre, si propongono
ricerche su tecniche e modelli colturali innovativi (ad esempio nella cerasicoltura
e nella mandorlicoltura), sui portainnesto (in particolare nella coltivazione del
ciliegio), sulle forme di allevamento, sulle tecniche di forzatura e/o protezione e,
nello specifico, sulle tecniche per ampliare il calendario di commercializzazione
(semiforzature precoce e tardiva).

28
Tavolo 1

Problemi/criticità Fabbisogni Ricerche


Produzione/commercializzazione

■■ Difficoltà di apportare ■■ Individuazione di un ■■ Studi di mercato,


interventi specializzati modello produttivo programmazione
di miglioramento delle adatto alle aziende delle produzioni,
colture olivicole pugliesi valorizzazione dei
prodotti del territorio
■■ Non soddisfacente ■■ Studi in materia di
stato delle conoscenze diversificazione della ■■ Sviluppo di nuove
tecniche colturali da produzione non di varietà/cloni comprese
parte operatori qualità in olivicoltura (ad le varietà con
esempio olio lampante) resistenze genetiche
■■ Scarsa programmazione
(in frutticoltura-uva da
e pianificazione ■■ Analisi finalizzate
tavola)
produzioni a livello alla valorizzazione
nazionale e regionale dei prodotti ai fini ■■ Individuazione e
commerciali caratterizzazione delle
■■ Concentrazione
tipologie di prodotti
dei calendari di ■■ Studi finalizzati
innovativi
commercializzazione dei a migliorare la
prodotti frutticoli commercializzazione dei ■■ Individuazione di
prodotti all’estero materie prime (uve)
che meglio si prestino
ad elaborare prodotti
innovativi
■■ Sviluppo di prodotti tipici
provenienti da varietà
locali (in vitivinicoltura
–olivicoltura)
■■ Studi sui processi di
vinificazione che meglio
esaltino il potenziale
enologico delle cultivar
■■ Indagini su modelli
e tecniche colturali
innovativi (scelte
colturali e di
portainnesto, forme di
allevamento, tecniche di
forzatura e/o protezione)
■■ Innovazione delle
tecniche per ampliare
il calendario di
commercializzazione
(semiforzature precoce e
tardiva)

29 3. I fabbisogni e l’offerta di ricerca in agricoltura


4 Ambito gestionale
Un numero consistente di criticità, individuate dal gruppo di lavoro, sono strettamente
connesse con le caratteristiche strutturali e organizzative delle aziende agricole
pugliesi. Le questioni maggiormente dibattute riguardano problemi comuni ai
comparti oggetto del tavolo e legati alla frammentazione e all’individualismo delle
aziende agricole (secondo alcuni componenti del tavolo soprattutto delle cantine
vitivinicole), nonché alla senilizzazione degli imprenditori agricoli e alla scarsa
propensione all’innovazione. Inoltre, i partecipanti sottolineano lo scarso livello di
aggiornamento degli operatori agricoli, soprattutto con riferimento alle operazioni
colturali che economicamente incidono in maggior misura sui costi di produzione delle
arboree (come la potatura e la raccolta) e l’inadeguata organizzazione delle aziende
agricole, in termini di macchinari disponibili, rispetto al sesto d’impianto adottato.

Tavolo 1

Problemi/criticità Fabbisogni Ricerche


Ambito gestionale

■■ Senilizzazione addetti ■■ Studi su innovazioni di ■■ Sviluppo di tecniche


e frammentazione prodotto e di processo di gestione del suolo
aziende finalizzate a ridurre i (inerbimenti, ecc.) per il
costi di produzione contenimento dei costi
■■ Scarsa propensione
all’innovazione nel ■■ Ricerche su nuove
settore enologico tecniche colturali,
in materia di
■■ Individualismo delle
meccanizzazione
cantine vitivinicole
e tecniche di
■■ Scarsa meccanizzazione trasformazione
in frutticoltura finalizzate alla riduzione
dei costi di produzione
■■ Scarsa razionalizzazione
dei costi di produzione
compreso il riutilizzo dei
sottoprodotti
■■ Elevati costi produttivi
in olivicoltura (e bassi
ricavi)
■■ Esigenza di riduzione
costi di produzione
legati a trattamenti
antiparassitari,
irrigazione, forme di
allevamento (vigneto da
vino)

I partecipanti sottolineano la scarsa capacità degli imprenditori agricoli nel


valorizzare, sotto il profilo economico, alcuni sottoprodotti della lavorazione
e, ancora, l’esigenza di ottimizzare i costi di produzione legati ai trattamenti
antiparassitari, alle attività di irrigazione, alle forme di allevamento (vigneto da
vino), causa, tra l’altro, della scarsa competitività delle produzioni regionali.

30
I fabbisogni di ricerca espressi dal mondo produttivo sono piuttosto generici e
riguardano l’esigenza di disporre di innovazioni di prodotto e di individuare modelli
produttivi funzionali a ridurre i costi di produzione. Altrettanto generiche appaiono
le ricerche proposte che rimandano a studi indistinti sulle tecniche colturali,
sulle tecniche di trasformazione, di gestione del suolo e sulla meccanizzazione,
anche in questo caso funzionali alla riduzione dei costi di gestione aziendale e alla
realizzazione di un maggiore livello di sostenibilità ambientale delle produzioni.

5 Qualità/tracciabilità
Un tema intorno al quale è stata avviata una vivace discussione è quello della qualità
delle produzioni agroalimentari a cui sono associate criticità legate alla salubrità
degli alimenti (rischi di contaminazione delle colture per la “presenza nelle produzioni di
residui anticrittogamici e/o metalli”), all’esigenza di maggiore tracciabilità degli alimenti e
alla mancanza di una gestione efficace della qualità nelle produzioni.

Rispetto a quest’ultimo aspetto, in particolare, i partecipanti al tavolo manifestano


un particolare interesse, evidenziando, da un lato, un problema di mancanza di
omogeneità del livello qualitativo delle produzioni tipiche e, dall’altro, di controllo/
gestione della produzione non di qualità (in particolare nel comparto olivicolo).

Tavolo 1

Problemi/criticità Fabbisogni Ricerche


Qualità/tracciabilità

■■ Modesta gestione ■■ Disciplinari/indicazioni ■■ Definizione di standard


della produzione non sulla produzione di qualità del prodotto
di qualità (presente frutticola che investano
■■ Effetti della
in alcune aree della tutta la filiera (varietà
meccanizzazione sulla
regione) in olivicoltura per varietà a partire
qualità del prodotto
dalla raccolta)
■■ Scarsa valorizzazione
dei prodotti tipici e delle ■■ Studi in materia di
produzioni nei settori valorizzazione delle
frutticolo-vitivinicolo produzioni di qualità
■■ Variabilità del livello ■■ Studi sulle tecnologie di
qualitativo delle trasformazione
produzioni tipiche
■■ Presenza di residui
anticrittogamici e/o
metalli nelle produzioni
■■ Esigenza di maggiore
tracciabilità delle
produzioni

Queste criticità generano fabbisogni di ricerca legati all’esigenza di elaborare


disciplinari/indicazioni sulla produzione frutticola che investano tutta la filiera, di
indirizzare sempre più la ricerca verso studi sulle tecnologie di trasformazione che
migliorino il livello qualitativo delle produzioni e sui sistemi di valorizzazione delle

31 3. I fabbisogni e l’offerta di ricerca in agricoltura


produzioni di qualità.
Lo stesso orientamento è espresso anche dal mondo della ricerca che suggerisce la
necessità di approfondire gli studi sulla definizione degli standard di qualità e su,
non meglio definiti, effetti della meccanizzazione sulla qualità del prodotto.

3.2.2 “Prodotti e tecniche delle coltivazioni cerealicole, industriali, officinali, foraggere e


no-food e loro tecnologie, produzioni e valorizzazione tecnologica nel settore orticolo,
floricolo e del vivaismo ornamentale e delle colture officinali”
Il tavolo “Coltivazioni cerealicole, industriali, officinali foraggere e no food,
orticoltura, floricoltura e vivaismo ornamentale” ha avviato i suoi lavori l’8
novembre 2010. I risultati e le proposte emersi durante l’incontro sono schematizzati
per filiera produttiva di riferimento e organizzati sulla base di specifici cluster.

1 Filiera cerealicola
I partecipanti sono concordi nell’affermare che la ricerca in campo cerealicolo, in
particolare di frumento duro, dovrebbe interessarsi prevalentemente degli aspetti
produttivi e focalizzarsi sulle scelte varietali e sugli standard qualitativi.

Sino ad oggi la ricerca si è concentrata sul miglioramento tecnologico delle materie


prime, puntando su innovazioni varietali che garantissero alte rese sacrificando
la qualità. Il risultato è stato il prevalere di varietà, coltivate in Puglia, a basso
tenore proteico o, comunque, non adeguate agli standard qualitativi richiesti dalle
industrie di trasformazione. Le inadeguatezze qualitative nella produzione regionale
comportano la necessità di importare sementi “correttive del tenore proteico” da
altri paesi. Al fine di implementare gli indici qualitativi oggi utilizzati, nel tentativo
di ridurre la dipendenza dalle importazioni e valorizzare la produzione regionale, è
stata sottolineata l’importanza di attivare ricerche sull’arricchimento proteico, al
fine di stimolare la produzione di frumento duro orientato al soddisfacimento delle
richieste dei pastifici.

Inoltre, la ricerca dovrebbe puntare su innovazioni legate allo sviluppo delle


componenti nutraceutiche e salutistiche degli alimenti, anche in risposta alla
domanda crescente di alimenti funzionali in grado di soddisfare le particolari
esigenze di prevenzione da patologie e da intolleranze alimentari e, ancora, in
risposta alla crescente attenzione verso le proprietà antiossidanti degli alimenti.
Sebbene crescano le richieste di mercato in materia di alimenti funzionali, secondo
i partecipanti, gli studi su tali temi scarseggiano, anche a livello nazionale, mentre
sarebbe strategico puntare sia sull’innovazione di prodotto (nella fase di produzione)
– proponendo ad esempio studi sulla produzione di sostanze antiossidanti in piante
che crescono in ambienti stressati - sia sull’innovazione di processo (nella fase di
trasformazione) – focalizzando l’attenzione, ad esempio, su alcune tecniche di
trasformazione della granella che possono evidenziare determinate caratteristiche di
natura salutistica nel prodotto – che sostengano la componente di servizio di questi
alimenti.

32
Tavolo 2

Problemi/criticità Cluster Ricerche


Filiera cerealicola

■■ Frammentazione ■■ Limiti strutturali della ■■ Il tavolo non ha indicato


delle aziende agricole filiera ricerche
(soprattutto nella Puglia
meridionale)
■■ Scarsa integrazione
di filiera e carenze
strutturali (si fa poco
stoccaggio differenziato)

■■ Scelte varietali imposte ■■ Scelte varietali-aspetti ■■ Innovazioni di prodotto


dai pastifici (il che tecnologici qualitativi e di processo nell’ambito
comporta produzioni di poco condivisi degli alimenti funzionali
quantitativi maggiori a tra produzione e
■■ Innovazione varietale
discapito della qualità trasformazione
in relazione agli aspetti
- come ad esempio il
nutrizionali e salutistici
contenuto proteico)
■■ Ottimizzazione
■■ Insoddisfacenti standard
dell’agrotecnica per
qualitativi e necessità di
il miglioramento
implementare gli indici
della qualità globale
qualitativi attualmente
(tecnologica, salutistica,
utilizzati
nutrizionale)

2 Filiera orticola
La filiera orticola regionale manifesta sia problematiche che interessano
strettamente le fasi di produzione e trasformazione, sia criticità che incidono
trasversalmente sull’intera filiera. I temi principali su cui i componenti del tavolo
si sono soffermati sono legati prevalentemente alle difficoltà del comparto di
mettere in atto scelte di produzione coerenti con la domanda di mercato (o capaci di
intercettare una domanda latente/potenziale), all’esigenza di disporre di innovazioni
di prodotto e di processo e, infine, alla necessità di soddisfare la richiesta di prodotti
di qualità da parte dei consumatori.

La prima problematica interessa la realtà produttiva regionale e nasce dalla


constatazione che l’asimmetria informativa esistente tra gli operatori della
produzione e quelli della trasformazione e commercializzazione non consente
agli agricoltori di conoscerne appieno le esigenze e le opportunità espresse dal
mercato e, quindi, determina una sostanziale subordinazione dei primi rispetto
agli altri attori della filiera. L’effetto più evidente è che gli agricoltori non sempre
sono in grado di orientare le loro scelte di produzione verso varietà e cultivar
maggiormente rispondenti alle richieste del mercato. Sarebbe, invece, auspicabile
che si riflettesse sull’opportunità di ampliare la gamma produttiva orticola regionale
(diversificandola) e di indirizzare, quindi, la produzione verso nuove varietà che
hanno mercati di sbocco più vantaggiosi.

33 3. I fabbisogni e l’offerta di ricerca in agricoltura


Il tavolo suggerisce di promuovere ricerche che individuino nuovi prodotti orticoli
e specie spontanee d’interesse per il mercato da mettere a coltura (un esempio
riportato è quello della rucola).

Tavolo 2

Problemi/criticità Cluster Ricerche


Filiera orticola

■■ Asimmetria informativa ■■ Scelte di produzione ■■ Individuazione di nuovi


tra gli operatori non sempre orientate al prodotti orticoli e messa
mercato a coltura di specie
■■ Aziende agricole
spontanee d’interesse per
non adeguatamente
il mercato
indirizzate verso cultivar
rispondenti alle richieste
del mercato
■■ Ridotto servizio ■■ Esigenze di innovazione ■■ Studiare nuovi prodotti di
aggiunto agli ortaggi di prodotto/processo V gamma legati ai piatti
tipici regionali pronti
■■ Studi e ricerche, anche di
all’uso preservando i
tipo innovativo, troppo
sapori e le caratteristiche
spesso non coerenti con
della materia prima
le esigenze di mercato
■■ Ricerche per estendere
■■ Perdita della
le produzioni di IV e V
cultura alimentare;
gamma a un numero
allontanamento dalla
sempre maggiore di
dieta mediterranea
prodotti orticoli
■■ Innovazioni di prodotto:
nuovi prodotti (nuove
colture fino ad ora
trascurate), nuove
preparazioni (nuove
tecnologie per la
preparazione)
■■ Ricerche legate
all’arricchimento in
fitonutrienti e sostanze
nutraceutiche

34
Tavolo 2

Problemi/criticità Cluster Ricerche


Filiera orticola

■■ (Carenze di sistemi di) ■■ Qualità in termini di ■■ Nuovi sistemi di


misurazione della sicurezza alimentare e sanificazione del prodotto
qualità e verifica della salutistico/nutrizionale (alternativi al cloro e agli
sicurezza del prodotto altri sistemi esistenti)
■■ Poca conoscenza delle ■■ Ricerche che puntino
proprietà nutrizionali su analisi sensoriale ed
degli ortaggi organolettica
■■ Metodi diagnostici per
calcolare il contenuto di
nitrati ed altri parametri
rilevanti
■■ Ricerca per il risanamento
delle produzioni e
certificazione del
materiale di propagazione
(es. produzioni
carcioficole)

■■ Scarsa concentrazione ■■ Scarso coordinamento ■■ Il tavolo non ha indicato


della produzione e scarsa nella filiera ricerche
organizzazione dell’offerta
■■ Filiera con troppi attori
■■ Debolezza dei rapporti tra
produzione e GDO a causa
della frammentazione
■■ Scarso collegamento
tra le varie fasi della
filiera (soprattutto post-
raccolta)
■■ Scarsa conoscenza di ■■ Scarsa conoscenza/ ■■ Definizione di tecniche
mezzi e tecniche a basso diffusione di mezzi e mezzi a basso impatto
impatto ambientale tecnici a basso impatto per la gestione della
per gestione nutrizione ambientale fertilità, gestione
minerale, gestione risorsa risorsa idrica, difesa
idrica, difesa fitosanitaria, fitosanitaria, controllo
controllo infestanti infestanti

■■ Realtà produttive di piccole ■■ Gestione aziendale ■■ Il tavolo non ha indicato


dimensioni che hanno (sostenibilità costi elevati) ricerche
difficoltà nel sostenere i
costi di applicazione delle
innovazioni in azienda

■■ Mancanza di una rete che ■■ Mancanza di rete ■■ Il tavolo non ha indicato


permetta il trasferimento nel sistema della ricerche
tecnologico da ricerca a conoscenza
mondo produttivo

35 3. I fabbisogni e l’offerta di ricerca in agricoltura


In riferimento alla seconda questione è emersa l’importanza strategica di orientare
la produzione verso prodotti e processi innovativi e, quindi, la necessità di ampliare
la quantità di ortaggi-servizio in grado di soddisfare le richieste di cibi pronti e
alimenti veloci da preparare. Allo stesso tempo è emerso il bisogno di stimolare
la domanda di ortaggi soprattutto in quei consumatori, in prevalenza giovani,
che mostrano un allontanamento dalla cultura alimentare tipica della dieta
mediterranea.

Da queste riflessioni, emerge la necessità di incentivare ricerche finalizzate alla


produzione dei cosiddetti “prodotti-servizio” e gli studi sulle innovazioni di prodotto
di IV e V gamma da estendere ad un numero sempre maggiore di prodotti orticoli.
Anche alla luce delle buone performance rilevate per alcuni prodotti regionali di
difficile preparazione e entrati, di recente, nella IV gamma (ad es. la cima di rapa
o la cicoria di Catalogna o Puntarelle), si propone di puntare su innovazioni che
interessino anche altri ortaggi non veloci da cucinare (ad es. carciofo e finocchio).

Inoltre, si propone la sperimentazione di nuovi prodotti di V gamma che


ripropongano piatti tipici regionali nel rispetto delle caratteristiche organolettiche
e qualitative delle materie prime tradizionali. In riferimento alla produzione
di alimenti funzionali, il tavolo propone di intraprendere ricerche legate
all’arricchimento in fitonutrienti e sostanze nutraceutiche dei prodotti orticoli
(es. patata Selenella) che diano origine a ortaggi innovativi attenti all’aspetto
nutrizionale e salutistico (ad es. cima di rapa).

In relazione al terzo tema, si rileva l’esigenza di sviluppare sistemi di misurazione


della qualità e di verifica della sicurezza del prodotto, attualmente scarsi, e di
garantire una maggiore diffusione tra i consumatori delle conoscenze sulle proprietà
nutrizionali degli ortaggi.

Alla luce di queste problematiche si propone di concentrare la ricerca principalmente


sulla sperimentazione di nuovi sistemi per la sanificazione dei prodotti, come ad
esempio i sistemi alternativi al cloro e a tutte le molecole chimiche derivate da esso
(ad es. ozono). In particolare, nel post-raccolta emerge l’opportunità di sostituire la
chimica con sistemi fisici che hanno maggior rispetto dell’uomo e dell’ambiente.
Questo nell’ottica di potenziare la sicurezza alimentare e, allo stesso tempo,
garantire valore aggiunto alle produzioni. Il tema risulta di importanza notevole se
si considera che la salvaguardia della sanità degli alimenti è imposta dagli standard
qualitativi della GDO e investe tutte le fasi della filiera.
Inoltre, l’unicità delle caratteristiche organolettiche delle produzioni orticole
regionali e la sostanziale assenza di contaminazione degli alimenti di componenti
tossici sono punti di forza troppo spesso poco valorizzati. Ne consegue la proposta,
da un lato, di sperimentare un panel per definire le caratteristiche sensoriali dei
prodotti, dall’altro, di puntare su studi sull’analisi sensoriale ed organolettica e
metodi diagnostici rapidi per misurare il contenuto di nitrati negli alimenti. Infine,
è emersa la necessità di promuovere ricerche per il risanamento delle produzioni e
certificazione del materiale di propagazione.

36
In riferimento alla scarsa conoscenza/diffusione di mezzi tecnici a basso impatto
ambientale emerge la necessità di introdurre studi tesi a migliorare l’efficienza delle
risorse (es. fertilizzanti, acqua, fitofarmaci, ecc.): studi sulle tecniche conservative
dei suoli e sul miglioramento del contenuto della sostanza organica, studi sulle
tecniche agronomiche sostenibili di controllo degli infestanti (studi sull’utilizzo dei
bio erbicidi come sostituti dei classici fitofarmaci).

3 Filiera floricola
Con riferimento alle problematiche del comparto floricolo, emerge innanzi tutto
l’esigenza di sostituire la chimica tradizionale con la cosiddetta chimica “verde”
a minore impatto ambientale. Poiché si tratta di una questione comune ai tre
comparti analizzati, per scelta del tavolo le ricerche individuate con riferimento
a questo comparto sono inserite tra quelle a carattere trasversale (proposte nella
sezione successiva).

Tavolo 2

Problemi/criticità Cluster Ricerche


Filiera floricola

■■ Impatto della chimica ■■ Sostenibilità ambientale ■■ Si veda sezione “ricerche


tradizionale trasversali” ai comparti
orticolo-floricolo-
cerealicolo

■■ Scarsa competitività sui ■■ Mercato ■■ Ricerche finalizzate


prezzi allo studio di nuove
produzioni a elevato
valore aggiunto

■■ Eccessivi passaggi nella ■■ Limiti strutturali della ■■ Il tavolo non ha indicato


filiera filiera ricerche

Le altre problematiche emerse riguardano l’aspetto strutturale della filiera, che


soffre di un’eccessiva frammentazione, e la forte concorrenza di prezzo proveniente
dai mercati esteri. Con riferimento a questi aspetti non sono state individuate
ricerche specifiche, ma è stato suggerito il generico studio di nuove produzioni a
elevato valore aggiunto per contrastare la concorrenza dei mercati esteri.

4 Azioni trasversali
Le filiere cerealicola e ortofloricola sono accomunate da tre principali criticità.
La prima è connessa con l’esigenza di ridurre l’uso di componenti chimiche nel
processo produttivo per ragioni legate alla sostenibilità ambientale e alla sicurezza
alimentare.

37 3. I fabbisogni e l’offerta di ricerca in agricoltura


Tavolo 2

Problemi/criticità Cluster Ricerche


Azioni trasversali

■■ Minore utilizzo di ■■ Sostenibilità ambientale ■■ Studi su metodi fisici


molecole di sintesi o e sicurezza alimentare più sicuri per l’uomo e
chimiche l’ambiente alternativi a
chimica
■■ Sostituzione molecole
chimiche con sistemi ■■ Biopromotori,
fisici biostimolanti,
fitofarmaci naturali,
concimi organici,
pacciamatura organica/
biodegradabile
■■ Ricerche sul biologico
■■ Studi sulle allelopatie
■■ Ricerche finalizzate
a razionalizzare
l’uso dell’acqua
(acque salmastre per
irrigazione)

La ricerca deve, quindi, focalizzare l’attenzione sullo studio di metodi fisici più sicuri
per l’uomo e l’ambiente e su biopromotori, biostimolanti, fitofarmaci naturali,
concimi organici, pacciamatura organica/biodegradabile. Inoltre, si ritiene utile
proseguire i percorsi di studi in atto legati alle produzioni biologiche.

Altra criticità sollevata è stata quella legata alla gestione della risorsa idrica e alla
necessità di razionalizzare l’uso dell’acqua per l’irrigazione, approfondendo ad es.
gli studi sull’uso delle acque salmastre. Infine, anche se non collegato ad alcuna
problematica individuata, è emersa la necessità di sviluppare studi sulle allelopatie.

L’unica problematica individuata, comune ai comparti cerealicolo e orticolo, è


quella relativa all’assenza di marchi di qualità “e alla scarsa valorizzazione delle produzioni
sui mercati nazionali ed esteri” che, peraltro, non risulta collegata a specifiche ricerche
proposte.

Sono numerosi, invece, gli studi suggeriti che ricalcano quelli già ampiamente
affrontati nel comparto orticolo e che in un secondo momento, il tavolo ha deciso di
estendere anche al cerealicolo. Tale circostanza discende dalle metodologie di lavoro
adottate dal gruppo che ha considerato i comparti trasversali come classi residuali
in cui far convergere ricerche individuate nei singoli comparti, laddove se ne fosse
riscontrata l’opportunità. Si rilevano, comunque, due proposte di indagine ulteriori:
la prima attiene al recupero, conservazione e miglioramento quali-quantitativo delle
varietà locali–specie spontanee, la seconda alla salvaguardia del germoplasma per la
valorizzazione delle produzioni autoctone.

38
Tavolo 2

Problemi/criticità Cluster Ricerche


Azioni trasversali

■■ Esigenza di marchi di ■■ Marchi di qualità ■■ Valorizzazione


qualità per riconoscere produzioni locali e
valore aggiunto alle creazione di marchi
produzioni regionali
■■ Innovazione nell’ambito
delle caratteristiche
intrinseche dei prodotti
agricoli regionali
■■ Recupero,
conservazione,
miglioramento quali-
quantitativo delle
varietà locali – specie
spontanee
■■ Salvaguardia del
germoplasma per la
valorizzazione delle
produzioni autoctone
■■ Caratterizzazione
dei componenti
nutrizionali e qualitativi
per la valorizzazione
commerciale
■■ Metodi diagnostici per
la qualità (intesa in
termini salutistici ed
organolettici) e sicurezza
alimentare
■■ Certificazione
del materiale di
propagazione

Come si evince dallo schema successivo, problema comune al comparto floricolo


e orticolo è quello dell’efficienza produttiva delle colture protette. I costi di
riscaldamento delle serre sono una componente importante dei costi di gestione
aziendale, tanto da far emergere l’esigenze di studiare l’impiego di energie
alternative che possano ridurne l’incidenza. In riferimento a ciò, si propongono
ricerche riguardanti l’impiego dell’energia fotovoltaica per il riscaldamento delle
serre e la sperimentazione delle opportunità e modalità di produzione in serre di
questo tipo.

39 3. I fabbisogni e l’offerta di ricerca in agricoltura


Tavolo 2

Problemi/criticità Cluster Ricerche


Azioni trasversali

■■ Costi di riscaldamento ■■ Gestione aziendale ■■ Monitoraggio clima


per le colture protette serre
■■ Elevati costi di ■■ Serre adatte all’ambiente
produzione e volatilità mediterraneo
dei prezzi
■■ Sperimentazione
circa l’impiego di
energie alternative
per il riscaldamento
delle serre (serre
fotovoltaiche)

■■ Gestione rifiuti ■■ Sostenibilità ■■ Compostaggio (per gli


scarti verdi)
■■ Ciclo chiuso,
fitodepurazione (per i
reflui nutritivi), materiali
biodegradabili (per i
contenitori)

■■ Scarsa competitività sui ■■ Mercato ■■ Il tavolo non ha indicato


prezzi ricerche

Si è rilevata, inoltre, l’importanza di incoraggiare metodi di produzione sostenibili


e, nello specifico, studi sulla gestione dei rifiuti (eliminazione dei contenitori
alveolati di polistirolo) e sulla gestione degli scarti di lavorazione e dei sottoprodotti
della lavorazione degli ortaggi.

3.2.3 “Zootecnia e trasformazioni dei prodotti della filiera. Benessere animale. Allevamenti
faunistici. Zoocolture, apicoltura”
Il Tavolo “Zootecnia e trasformazioni dei prodotti della filiera. Benessere animale.
Allevamenti faunistici. Zoocolture, apicoltura” ha avviato i suoi lavori il 4 aprile 2011.
I risultati e le proposte del tavolo sono schematizzati in 5 cluster a cui corrispondono
altrettanti temi di discussione prevalenti.

1 Benessere animale
Tutti i partecipanti concordano che negli allevamenti zootecnici pugliesi, specie in
quelli ovi-caprini, si verificano spesso situazioni di scarsa igiene e scarso benessere
che impattano negativamente sullo stato di salute degli animali. Altre criticità
espresse dal tavolo attengono alla diffusione di malattie come la Diarrea Virale
Bovina (causa di numerosi aborti precoci) e, ancora, alla diffusione di casi di mastiti
subcliniche.
Rispetto a questi problemi, il mondo della ricerca esprime l’esigenza di realizzare
studi sui sistemi di allevamento più idonei al miglioramento delle condizioni di
benessere dell’animale. In particolare, si propone di approfondire gli studi sullo

40
stato di benessere degli animali in rapporto alle dimensioni dello spazio fisico entro
cui vengono allevati e, ancora, di potenziare le indagini isto-morfologiche effettuate
sugli organi animali che, spesso, fungono da bersaglio dell’inquinamento.

Tavolo 3

Problemi/criticità Fabbisogni Ricerche


Benessere animale

■■ Inadeguate condizioni di ■■ Il tavolo non ha espresso ■■ Monitoraggio e


benessere animale specifici fabbisogni miglioramento delle
condizioni di benessere
■■ Numerosi aborti
e stato di salute degli
precoci riconducibili alla
animali
diffusione del virus della
Diarrea Virale Bovina
■■ Numerosi casi di mastiti
subcliniche

2 Sistemi di allevamento e qualità delle produzioni


Una delle criticità del settore risiede nell’incapacità degli operatori di individuare
adeguate diete alimentari da somministrare agli animali. Negli allevamenti bovini,
le carenze produttive che si verificano nel periodo di interparto spesso sono confuse
con delle patologie ma, in realtà, sono attribuibili a deficienze nutrizionali. Queste
ultime determinano gravi carenze energetiche che influiscono notevolmente sulle
capacità fecondative dell’animale.

I partecipanti evidenziano l’eccessiva dipendenza dei nostri allevamenti da varietà


importate, come la soia e il mais, mentre sarebbe possibile incentivare l’utilizzo
di varietà autoctone (cereali e leguminose), con conseguenti vantaggi di natura
economica. In particolare, negli allevamenti più strutturati si potrebbero recuperare
varietà vegetali come ad esempio il favino, l’orzo, il triticale e il trifoglio rosso
(quest’ultimo attraverso un processo di essicazione più complesso ma con effetti, in
termini di apporto proteico, molto interessanti).

Un’altra problematica sollevata dal tavolo è strettamente collegata con l’esigenza


di approfondire gli studi in materia di miglioramento della qualità dei prodotti
zootecnici. A questo proposito, in Puglia sono presenti molte essenze che potrebbero
migliorare il contenuto di acidi grassi polinsaturi nella carne e nel latte e che
andrebbero studiate.
Infine, il tavolo ravvisa l’esistenza di un problema di carattere generale legato alla
conservazione del latte e alla stagionalità dei consumi dei prodotti lattiero-caseari.
In particolare, si evidenzia una criticità nel picco dei consumi che si verifica in
estate (soprattutto dei prodotti trasformati freschi come cacioricotta, mozzarelle,
burrate, ecc.) determinato dall’incremento delle presenze turistiche. Inoltre, si
consideri che il latte prodotto nel periodo primaverile presenta un contenuto di acidi
grassi notevolmente superiore rispetto a quello prodotto durante la restante parte
dell’anno, fenomeno strettamente connesso con le attività di pascolo.

41 3. I fabbisogni e l’offerta di ricerca in agricoltura


Tavolo 3

Problemi/criticità Fabbisogni Ricerche


Sistemi di allevamento e qualità delle produzioni

■■ Diete alimentari non ■■ Sperimentazione diete ■■ Studi


idonee all’alimentazione alimentari con fieni, sull’implementazione
bovina cereali e leguminose della qualità degli
pugliesi alimenti in funzione del
■■ Eccessiva dipendenza
benessere animale
da soia e mais di varietà ■■ Studi sulla surgelazione
estere (non aggressiva) del ■■ Valutazione di
latte e delle cagliate nuove molecole per
■■ Scarsa valorizzazione
il miglioramento
di cereali e leguminose
salutistico dei prodotti di
tipiche del territorio
origine animale ed effetti
■■ Esigenza di sulla salute umana e del
miglioramento della benessere animale
qualità, prodotti a fini
■■ Studi sull’utilizzo di
salutistici
sottoprodotti agricoli
■■ Esigenza di per il miglioramento e la
implementare sicurezza valorizzazione del latte e
e allungare vita delle della carne
produzioni agro-
■■ Approfondimenti
zootecniche
sull’utilizzo di
■■ Stagionalità dei trasformazioni
consumi e esigenza di alternative
conservazione di latte e per migliorare
derivati remunerazioni delle
produzioni
■■ Tecniche innovative
per l’implementazione
della sicurezza e della
vita commerciale delle
produzioni

A fronte delle criticità emerse durante il dibattito, il mondo produttivo esprime


l’esigenza di condurre studi e analisi sulle diete alimentari realizzate con
fieni, cereali e leguminose pugliesi. Tra le ricerche si segnalano gli studi sulla
implementazione della qualità degli alimenti in funzione del benessere animale
e gli studi sull’individuazione e sulla valutazione di molecole bio-funzionali per il
miglioramento salutistico dei prodotti di origine animale e con effetti positivi anche
sul benessere degli animali.

Inoltre, si rileva la necessità di sostenere le ricerche finalizzate al miglioramento


della qualità della carne e del latte attraverso l’introduzione nell’alimentazione
animale di essenze che siano naturalmente ricche di acidi grassi polinsaturi, come
l’alga marina, la camelina sativa, la portulaca oleracea, gli oli essenziali e gli
antiossidanti estratti dalle foglie di olivo.

Con riferimento alla criticità legata alla conservazione del latte e dei derivati,
i partecipanti propongono di approfondire gli studi sull’utilizzo di metodi di

42
trasformazione alternativi (surgelazione rapida) tesi a migliorare le remunerazioni delle
produzioni.

L’ultimo tema evidenziato riguarda la necessità di implementare la sicurezza e


l’allungamento della vita media delle produzioni agro-zootecniche. In tal senso, si
suggerisce di approfondire gli studi sull’irraggiamento degli alimenti. Tale tecnica,
utilizzata soprattutto nei paesi asiatici, oltre a ridurre la carica batterica degli
alimenti, ne migliora la shelf-life.

3 Valorizzazione e tracciabilità dei prodotti di origine animale


I partecipanti rilevano come una delle principali criticità del settore zootecnico sia
individuabile nella scarsa conoscenza delle realtà zootecniche marginali, fenomeno
connesso con la scarsa promozione dei prodotti autoctoni. Altro aspetto sollevato
dai partecipanti è quello legato alle importazioni delle carni. A questo proposito,
si evidenzia innanzi tutto che la bilancia commerciale del nostro paese in materia
di produzioni di animali da carne è negativa e, ancora, che la carne importata
proviene nella maggior parte dei casi da paesi dell’est Europa in cui la normativa
sull’allevamento degli animali non è restrittiva come quella italiana. Invero, se si
puntasse l’attenzione sul nostro territorio, sottolineano i partecipanti, si potrebbero
individuare esempi concreti di produzioni animali dalle ottime performance sia
sotto il profilo produttivo sia sotto quello qualitativo. A titolo di esempio si cita il caso
dell’allevamento del cavallo da carne (cavallo da Tiro Pesante Rapido) nella zona tra
Gioia del Colle e Putignano sulla Murgia barese che si affianca agli allevamenti di
bovini da latte.

Sempre sul tema, alcuni partecipanti rilevano come negli anni ‘80 si siano realizzati
incroci tra la Gentile di Puglia e le razze ovine da carne del nord dell’Italia. Questi
incroci hanno prodotto agnelli pesanti (da 100 giorni) che potevano competere
qualitativamente e quantitativamente con quelli francesi ma il mercato, purtroppo,
non li ha apprezzati. Il tavolo ritiene che le peculiarità di questi prodotti dovrebbero
essere opportunamente valorizzate e promosse, perché potrebbero conferire un
reddito aggiuntivo alle aziende zootecniche.

Altro argomento individuato dal tavolo è quello riguardante la tracciabilità delle


produzioni zootecniche. Lo sviluppo dei sistemi di tracciabilità rappresenta un valido
strumento per meglio esprimere le qualità intrinseche dei prodotti zootecnici.

43 3. I fabbisogni e l’offerta di ricerca in agricoltura


Tavolo 3

Problemi/criticità Fabbisogni Ricerche


Valorizzazione e tracciabilità dei prodotti di
origine animale

■■ Scarsa valorizzazione dei ■■ Il tavolo non ha espresso ■■ Georeferenziazione


prodotti locali di origine specifici fabbisogni e tracciabilità per
animale valorizzare produzioni
tipiche sicure e di qualità
■■ Scarsa
georeferenziazione ■■ Studi sulla
delle produzioni agro – rintracciabilità e sulla
zootecniche brevettabilità dei
prodotti zootecnici
■■ Mancata riconoscibilità
del prodotto
■■ Scarsa tracciabilità-
autenticità delle
produzioni agro-
zootecniche per
lotta alle frodi ed alle
contaminazioni

I ricercatori presenti propongono di realizzare studi riguardanti la georeferenziazione


e la tracciabilità delle produzioni tipiche e di qualità. La tracciabilità da sola non è,
comunque, sufficiente per valorizzare e difendere un prodotto in un mercato “dove
c’è molta contraffazione”. È necessario caratterizzare un prodotto, non solo dal punto
di vista dell’origine e delle metodologie adoperate per la sua produzione, ma anche
attraverso la definizione di parametri di qualità e di salubrità.

4 Biodiversità
Una delle tematiche più discusse e sulla quale il gruppo di lavoro ha trovato una
intesa ampia è quella legata all’esigenza di tutelare la biodiversità animale pugliese.
A questo proposito, si rileva come delle sette razze autoctone esistenti, due non siano
a rischio di estinzione (vacca podolica e capra garganica), mentre cinque siano a forte
rischio di estinzione (cavallo murgese, asino di Martina Franca, pecora Gentile di
Puglia, pecora Leccese e pecora Altamurana).

I partecipanti condividono, da un lato, l’indispensabilità di prevedere dei premi per


coloro che allevano in purezza queste razze, dall’altro, la necessità di attivare a livello
regionale valide iniziative di valorizzazione delle razze autoctone.
La risposta a questa esigenza di tutela, in termini di ricerca e innovazione, è
individuata nel sostegno delle ricerche in materia di gestione genetica della razza
ovina altamurana, degli studi sul DNA mitocondriale per l’individuazione delle
linee femminili e in materia di indicizzazione degli stalloni e delle fattrici del cavallo
murgese e, infine, di approfondimenti sul miglioramento dell’efficienza biologica
degli animali per ridurre l’impronta ecologica.

44
Tavolo 3

Problemi/criticità Fabbisogni Ricerche


Biodiversità

■■ Esigenza di salvaguardia ■■ Il tavolo non ha espresso ■■ Gestione genetica della


della biodiversità specifici fabbisogni razza ovina altamurana
animale autoctona
■■ Valorizzazione del cavallo
pugliese (rischi di
murgese: creazione
estinzione)
banca genoma, studio del
■■ Scarse conoscenze DNA mitocondriale per
scientifiche su linee di l’individuazione delle linee
sangue femminili nel femminili, creazione di un
cavallo murgese e sulla centro di addestramento,
selezione genomica indicizzazione degli stalloni
e delle fattrici
■■ Miglioramento
dell’efficienza biologica
degli animali per ridurre
l’impronta ecologica

5 Impiego dei sottoprodotti delle produzioni zootecniche


Altro tema emerso durante la discussione è quello dell’impiego dei sottoprodotti delle
produzioni zootecniche. In particolare, si è evidenziato il problema dell’elevato costo
di smaltimento della lana negli allevamenti degli ovini da latte. Altra criticità è quella
che si riferisce allo smaltimento del latte con residui. In particolare, i partecipanti
ritengono possibile impiegare in alternativa i prodotti lattiero-caseari in cui si sono
riscontrati dei residui di antibiotici, di aflatossine, di metalli pesanti, ecc.

Il fabbisogno di ricerca manifestato dal mondo produttivo si riferisce alla messa


a punto di progetti pilota per la valorizzazione dei sottoprodotti lattiero-caseari,
mentre il mondo della ricerca si concentra sugli studi economici sul comparto della
lana e in materia di utilizzo della lana delle razze da latte nel settore tessile. Infine,
si propone di avviare degli studi per la valorizzazione delle biomasse residuali, da
utilizzare sia come combustibile per la produzione di energia sia come alimento per
altre specie allevate (ad es. in acquacoltura).

Tavolo 3

Problemi/criticità Fabbisogni Ricerche


Impiego dei sottoprodotti delle
produzioni zootecniche

■■ Costi di smaltimento ■■ Progetti pilota per ■■ Analisi del comparto


lana negli allevamenti la valorizzazione dei lana e proposte
degli ovini da latte sottoprodotti lattiero- d’intervento
caseari
■■ Problema di ■■ Istituzione di un centro
smaltimento del di raccolta regionale,
latte con residui (es. studi per l’utilizzo tessile
aflatossine M1, metalli della lana delle razze
pesanti, radioattivi, da latte, promozione
antibiotici) artigianato laniero

45 3. I fabbisogni e l’offerta di ricerca in agricoltura


3.2.4 “Selvicoltura, piante a rapido accrescimento, tartuficoltura, prodotti del bosco e
faunistico venatorio”
Il Tavolo “Selvicoltura, piante a rapido accrescimento, tartuficoltura, prodotti del
bosco e faunistico venatorio” ha avviato i suoi lavori il 20 aprile 2011. I risultati e le
proposte del tavolo sono schematizzati in 6 cluster, a cui corrispondono altrettanti
temi di discussione prevalenti.

1 Ambiente
Il primo cluster individuato è collegato a tematiche di tipo ambientale. In
particolare, si pone l’accento sullo stato di degrado e di abbandono in cui versano
i suoli forestali in alcune aree del territorio (ad esempio in provincia di Taranto),
il fenomeno dell’erosione del suolo, il diffuso rischio di incendi boschivi e la
mancanza di piani di gestione forestale nelle aree protette. Inoltre, si rileva una
diffusa esigenza di rinaturalizzazione dei rimboschimenti e la necessità di interventi
a tutela della biodiversità forestale. A questo proposito, si osserva come i boschi
pugliesi, pur non incidendo in maniera significativa sulla superficie territoriale
regionale, costituiscano uno straordinario serbatoio di biodiversità, unico nel nostro
paese.

In risposta alle precedenti criticità, il gruppo di lavoro individua due fabbisogni


di ricerca. In particolare, propone di condurre ricerche sulle funzioni di tipo
“protettivo” svolte dai boschi e, ancora, sulle forme di gestione delle tipologie
boschive presenti nelle aree protette regionali. A questo proposito, i partecipanti
concordano sull’esigenza di attivare studi in materia di utilizzo delle specie esotiche
nei rimboschimenti delle aree protette. Il mondo della ricerca ritiene indispensabile
condurre, da un lato, studi sul ruolo dei boschi nelle aree sensibili all’erosione e alla
desertificazione e, dall’altro, realizzare uno studio sulle aree percorse da incendi
boschivi.

Tavolo 4

Problemi/criticità Fabbisogni Ricerche


Ambiente

■■ Degrado/abbandono ■■ Studi sui boschi con ■■ Studio sulle aree sensibili


aree boscate-macchia funzione protettiva all’erosione e alla
desertificazione
■■ Erosione del suolo, ■■ Analisi delle selvicolture
desertificazione delle aree protette ■■ Studio sulle aree
percorse da incendi
■■ Rischio incendi boschivi
boschivi
■■ Mancanza di piani di
gestione forestale nelle
aree protette
■■ Esigenza di
rinaturalizzazione dei
rimboschimenti
■■ Esigenza di tutela
biodiversità

46
2 Difesa/chimica
Il tavolo individua una criticità nell’aumento degli attacchi di fitopatie che si
verificano in concomitanza di particolari periodi siccitosi. A fronte di questa
problematica, solo dal mondo produttivo proviene una proposta di condurre studi in
materia di difesa fitosanitaria (quali tipologie di lotta e di prevenzione, definizione di una mappa
delle aree colpite da patogeni, ecc.).

Tavolo 4

Problemi/criticità Fabbisogni Ricerche


Difesa
chimica

■■ Aumento incidenza ■■ Studi in materia di difesa ■■ Non sono associabili al


fitopatie nei boschi fitosanitaria cluster specifiche ricerche

3 Produzione
Il tavolo concorda sullo scarso ruolo esercitato dai boschi pugliesi sotto il profilo
economico-produttivo, reso evidente dall’assenza di una vera e propria filiera
produttiva regionale. Inoltre, i partecipanti constatano l’esiguità delle ricerche su
temi come le specie autoctone a rapido accrescimento (assenza di tavole dendometriche per
ciascuna varietà), l’utilizzo dei sottoprodotti delle lavorazioni forestali a fini energetici,
i frutti minori spontanei, ecc. Indubbiamente il settore soffre dell’assenza di
politiche nazionali, oltre che regionali, idonee a valorizzare la funzione produttiva
del bosco.

A questo proposito, si rileva come l’Italia sia la seconda nazione importatrice


nel mondo per legna da ardere e, allo stesso tempo, sia la seconda esportatrice
di manufatti in legno. In questo contesto si lamenta la scarsità di informazioni
statistiche puntuali e aggiornate, come quelle relative alle quantità e alle tipologie
legnose prodotte in regione.

Su questo tema solo il mondo produttivo esprime precisi fabbisogni di ricerca,


mentre i ricercatori non individuano priorità, preferendo concentrare l’attenzione
su altri cluster/tematiche. In particolare, gli stakeholder esprimono la necessità
di condurre studi in materia di meccanizzazione, ricerche sulle colture a
rapido accrescimento, studi in materia di classificazione genetica, studi sulla
tartuficoltura e su alcuni prodotti di nicchia del bosco (ad esempio i funghi porcini
e l’agrifoglio), ricerche in materia di produzione e produttività dei boschi pugliesi
e sperimentazione di nuove specie in terreni agricoli. Infine, si propone di avviare
ricerche in aree saggio per la stima e la valorizzazione di alcuni sottoprodotti
forestali (ad esempio la “Manna del Gargano”).

47 3. I fabbisogni e l’offerta di ricerca in agricoltura


Tavolo 4

Problemi/criticità Fabbisogni Ricerche


Produzione

■■ Marginalità funzione di ■■ Studi sulla ■■ Non sono associabili al


produzione dei boschi meccanizzazione cluster specifiche ricerche
■■ Assenza filiera ■■ Ricerche sulle colture a
produttiva rapido accrescimento
(adatte al nostro
■■ Poche ricerche
territorio)
sperimentali (e dati)
sulle specie autoctone a ■■ Studi in materia
rapido accrescimento di classificazione
genetica (creazione
■■ Mancanza dati sulla
di nuovi vivai pubblici
quantità di biomassa
e potenziamento di
(sottoprodotti delle
quelli esistenti nei quali
lavorazioni forestali) per
effettuare ricerche)
produzione energetica
■■ Studi sulla tartuficoltura
■■ Carenti conoscenze sui
frutti minori naturali ■■ Ricerche in materia
di produzione e
produttività dei
boschi pugliesi e
sperimentazione nuove
specie in terreni agricoli
■■ Realizzazione aree
di saggio (anche
permanenti) per la
stima dei sottoprodotti
forestali

4 Gestione forestale
I partecipanti concordano sulla scarsità delle conoscenze a livello regionale su
consistenza, caratteristiche e stato di salute del patrimonio forestale. Inoltre, si
rilevano le carenze generalizzate nelle attività di manutenzione “minima” dei
boschi, le esigenze di gestire i cedui soggetti ad invecchiamento e, ancora, di
realizzare un adeguamento della metodologia operativa in materia di tagli boschivi,
sopperendo in tal modo agli elevati costi e all’assenza di conoscenze.

In termini di fabbisogni di ricerche, il mondo produttivo suggerisce la realizzazione


di indagini sul patrimonio boschivo regionale e di analisi sui modelli gestione
sostenibile dei boschi pugliesi.

I ricercatori individuano negli studi per la realizzazione della carta forestale


regionale e dell’inventario forestale regionale le priorità più importanti per il tavolo.
Solo attraverso tale attività si possono rendere disponibili numerose informazioni sul
patrimonio forestale pugliese (stato fitosanitario, biomasse per fini energetici, ruolo
multifunzionale del bosco, censimenti delle aree boschive percorse dagli incendi,
aree soggette ad erosione e desertificazione, ecc.), strategiche per poter avviare una

48
corretta pianificazione degli interventi forestali e individuare, con cognizione di
causa, ruoli e funzioni sostenibili per i boschi pugliesi. Altre due ricerche proposte
si riferiscono agli studi in materia di gestione sostenibile dei rimboschimenti e agli
studi per il riordino della vivaistica forestale.

Tavolo 4

Problemi/criticità Fabbisogni Ricerche


Gestione forestale

■■ Scarsa conoscenza ■■ Indagini sul patrimonio ■■ Studi per la


della consistenza del boschivo regionale realizzazione della carta
patrimonio forestale forestale regionale e
■■ Analisi sui modelli
regionale dell’inventario forestale
gestione sostenibile dei
regionale
■■ Corretta applicazione boschi pugliesi
Gestione Forestale ■■ Ricerche in materia di
Sostenibile gestione sostenibile dei
rimboschimenti
■■ Esigenza di operare
gestione cedui in ■■ Studio per il riordino
invecchiamento della vivaistica forestale
■■ Esigenza di
adeguamento della
metodologia operativa
(nei tagli boschivi): costi
elevati e mancanza di
conoscenze

5 Logistica forestale
Anche se i boschi pugliesi hanno un ruolo a livello economico-produttivo marginale,
ad alcuni partecipanti preme rilevare lo stato di criticità della logistica forestale e,
ancora, evidenziare gli elevati costi di trasporto. In riposta a tale criticità si esprime
un generico fabbisogno di ricerca sulle infrastrutture pubbliche esistenti.

Il mondo della ricerca propone di condurre studi sulla viabilità, finalizzata a migliorare
le condizioni di accesso dei mezzi meccanici nella foresta e, di conseguenza, a
generare benefici di tipo economico e ambientale (riduzione dei costi di gestione aziendale,
interventi tempestivi in caso di incendi boschivi, valorizzazione funzioni ricreative, ecc.).

Tavolo 4

Problemi/criticità Fabbisogni Ricerche


Logistica
forestale

■■ Elevati costi di trasporto ■■ Studi su infrastrutture/ ■■ Studi sulla viabilità


sistemi pubblici forestale

6 Scenari/strategie
Il tavolo lamenta una scarsa capacità degli attori pubblici e privati nel comprendere
il “ruolo” delle foreste nel sistema socio-economico regionale. I partecipanti
rilevano la scarsa conoscenza di alcune funzioni fondamentali esercitate dai boschi
sia in un’ottica di tutela ambientale (stoccaggio CO2, prevenzione dai dissesti

49 3. I fabbisogni e l’offerta di ricerca in agricoltura


idrogeologici, usi energetici, tutela del paesaggio, ecc.) sia in chiave economico-
produttiva. Indubbiamente, per attuare politiche adeguate nel settore, occorre
migliorare lo stato delle conoscenze e, in particolare, risulta importante disporre
dell’anagrafe degli interventi forestali e del loro stato di conservazione (briglie,
sistemazione idrauliche, ecc.). Inoltre, si esprimono le esigenze di ridefinire,
da un lato, le politiche di sostegno al settore forestale e, dall’altro, di rivedere
e semplificare i processi di acquisizione dei pareri e delle autorizzazioni per gli
interventi forestali.

A fronte di queste criticità, i partecipanti propongono di avviare studi di tipo


socio-economico sui benefici apportanti dai boschi, affiancati da attività di analisi e di
monitoraggio degli interventi realizzati con fondi pubblici e da ricerche sugli iter
autorizzativi degli interventi forestali.
L’unica ricerca proposta, con riferimento a questo cluster, attiene alla gestione della
multifunzionalità delle aree boscate.

Tavolo 4

Problemi/criticità Fabbisogni Ricerche


Scenari/strategie

■■ Esigenza di definire ■■ Analisi ■■ Gestione della


ruolo foreste nel sistema socioeconomiche: multifunzionalità delle
socioeconomico valutazione benefici del aree boscate
bosco
■■ Esigenza di ridefinire
politiche di aiuto al ■■ Monitoraggio impianti
settore forestale realizzati con fondi
pubblici (Reg. CEE
■■ Necessità di semplificare
2080/92, misura 4 PSR
iter autorizzativi
Puglia 2000-2006,
misura 1.7 az. 1 POR
Puglia 2000-2006)
■■ Ricerche sugli iter
autorizzativi

3.2.5 “Agricoltura e ambiente, agricoltura sostenibile e biologica, biodiversità animale e


vegetale”
Il tavolo “Agricoltura e ambiente, agricoltura sostenibile e biologica, biodiversità
animale e vegetale” ha avviato le sue attività attraverso l’organizzazione di due
gruppi di lavoro che si sono incontrati nelle giornate del 16 e del 20 dicembre 2010.

Qui di seguito si riporta una descrizione dei risultati e delle proposte del tavolo,
strutturata attraverso 11 cluster corrispondenti ad altrettanti temi di discussione.

1 Ambito produttivo/gestionale
Il primo cluster è quello associato al tema “ambito produttivo/gestionale”. A
questo proposito il tavolo individua una serie di problematiche che riguardano

50
l’aspetto produttivo dell’impresa agricola, correlate alle esigenze di innovazione/
diversificazione delle produzioni e dei processi produttivi e tese a rispondere sia
a specifiche richieste del mercato sia a questioni di carattere ambientale. Più
nel dettaglio, all’interno di questo cluster sono raccolti vari aspetti connessi con
il concetto di “qualità totale”, inteso come necessità di elaborare programmi di
miglioramento genetico funzionali all’introduzione di nuove varietà adattabili
all’ambiente, all’esigenza di tutelare la salubrità delle produzioni, di garantire la
tracciabilità dell’intero processo produttivo, di ottimizzare la conservazione e il
packaging dei prodotti agricoli, di potenziare le produzioni di IV gamma, di superare
gli ostacoli nella valorizzazione delle produzioni (in particolare dei prodotti tipici
caratterizzati da bassi volumi e prezzi di vendita poco remunerativi).
Con riferimento al management aziendale, le problematiche investono soprattutto i
consumi energetici e idrici, la bassa applicazione nel processo produttivo delle filiere
agroalimentari regionali di attestazioni che afferiscono al rispetto di disciplinari a
carattere ambientale, lo scarso utilizzo di tecnologie a basso impatto ambientale e
che puntino alla conservazione delle risorse naturali non rinnovabili.

I fabbisogni di ricerca più rilevanti, individuati dal mondo produttivo, investono


lo studio di processi e tecniche produttive eco-sostenibili e, allo stesso tempo, in
grado di contribuire ad assicurare competitività e studi sugli indicatori in grado
di misurare le performance ambientali delle imprese agricole e agroalimentari
regionali. Inoltre, il gruppo di lavoro è concorde nell’esprimere l’esigenza di
recuperare forme produttive di tipo tradizionale meno invasive come, ad esempio, il
pascolo brado e la coltivazione di varietà autoctone.

La ricerca, secondo quanto suggerito dai ricercatori presenti, deve essere orientata
verso la selezione dei genotipi più idonei alle condizioni agro-climatiche regionali
e lo studio dei kit diagnostici molecolari per la certificazione varietale. Inoltre, si
propone di incentrare l’attenzione sulla definizione di programmi di protezione/
produzione per specifici ambienti colturali e per colture minori e, in generale, su
studi finalizzati a definire le possibilità di impiego di tecniche innovative tese a
migliorare i processi produttivi e a ottimizzare le procedure agronomiche in termini
di riduzione di costi, impatti ambientali e di maggiore conservazione delle risorse
naturali.
In questo contesto si inseriscono le ricerche finalizzate al recupero di colture
e coltivazioni tradizionali (come ad esempio il melograno), al sostegno della
vocazionalità territoriale e dello sviluppo delle filiere integrate, allo studio delle
produzioni tipiche regionali.

I ricercatori sottolineano l’importanza scientifica del recupero del germoplasma


e degli studi sull’applicazione di famiglie policlonali per soddisfare le esigenze
di variabilità delle produzioni nel rispetto delle aspettative di produzione degli
agricoltori nonché della salvaguardia della biodiversità. Da ultimo, i partecipanti
propongono di prestare maggiore attenzione verso la ricerca di base in materia di
alimenti funzionali.

51 3. I fabbisogni e l’offerta di ricerca in agricoltura


Tavolo 5

Problemi/criticità Fabbisogni Ricerche


Ambito produttivo/gestionale

■■ Mancanza nuove varietà ■■ Studio di indicatori ■■ Selezione dei genotipi


adattabili all’ambiente necessari alla più idonei alle “nuove”
misurazione delle situazioni agro-climatiche
■■ Esigenza di tracciabilità
performance ambientali
dell’intero processo ■■ Recupero del germoplasma
delle aziende agricole e
produttivo dal campo al e studi sull’applicazione
agroalimentari
consumatore di famiglie policlonali per
■■ Definizione dei processi soddisfare le esigenze di
■■ Difficoltà nella
produttivi competitivi variabilità nel rispetto delle
valorizzazione di
in termini economici ed aspettative di produzione
prodotti tipici e di
ambientali degli agricoltori
qualità
■■ Recupero pascolo brado ■■ Kit diagnostici molecolari
■■ Conservazione e
per la certificazione
packaging di prodotti
varietale
agricoli
■■ Studi finalizzati alla
■■ Riduzione consumi
definizione delle possibilità
energetici e idrici,
di impiego di tecniche
maggiore efficienza nella
innovative per migliorare i
gestione del processo
processi produttivi
produttivo
■■ Studio finalizzato
■■ Problematiche
all’ottimizzazione delle
applicative nelle filiere
procedure agronomiche
agroalimentari regionali
consistente nell’allocare la
di aspetti ambientali (es.
dose ottimale rispondente
certificazioni ambientali,
alle seguenti domande:
Dichiarazioni Ambientali
dove? come? quando?
di Prodotto)
quanto? (riduzione
■■ Ridefinizione dei ruoli dei costi, riduzione
degli operatori del dell’impatto ambientale,
mercato e valorizzazione conservazione delle risorse
economica delle naturali)
produzioni
■■ Innovazione di prodotto
■■ Scarso confronto tra e di processo nelle
imprese commerciali e produzioni agricole non
aziende di produzione alimentari
■■ Vocazionalità territoriale e
sviluppo di filiere integrate
■■ Recupero di colture e
coltivazioni tradizionali e
compatibili con l’ambiente
e le dimensioni aziendali
■■ “Carta d‘identità” delle
produzioni tipiche pugliesi
■■ Ricerca di base: alimenti
funzionali (salutistici e
nutraceutici)

52
2 Clima
Il tema sempre più pressante dei cambiamenti climatici in atto a livello globale e le
ripercussioni in campo agricolo generano una domanda tra gli operatori di settore
di realizzare studi scientifici in grado di misurare le perfomance dell’agricoltura
regionale (e valutare la dimensione che assume il fattore cambiamento climatico).
A questo proposito, si rileva lo scarso utilizzo di strumenti tesi a quantificare gli
impatti sull’ambiente determinati dalle attività agricole (ad esempio la certificazione
in materia di emissioni di CO2). Inoltre, il tavolo ravvisa la scarsa comunicazione, da
parte dei produttori verso i consumatori, sugli impatti che il settore agroalimentare
genera sull’ambiente.

A fronte di questo problema il mondo della ricerca conferma l’indispensabilità


di sostenere studi finalizzati ad analizzare le interrelazioni tra agricoltura e
cambiamenti climatici e a ridurre gli impatti ambientali sull’agricoltura.

Tavolo 5

Problemi/criticità Fabbisogni Ricerche


Clima

■■ Cambiamenti climatici ■■ Misurazione ■■ Studi finalizzati alla


delle perfomance riduzione degli impatti
■■ Scarsa certificazione
dell’agricoltura alla climatici sull’agricoltura
della sostenibilità
luce dei cambiamenti
ambientale
climatici in atto
■■ Basso livello di
integrazione tra
consumatori e
produttori relativamente
all’impatto del settore
agro-alimentare sulle
emissioni di gas serra e
cambiamento climatico
■■ Scarsa disponibilità di
dati climatici (funzionali
alla definizione di
tecniche di difesa,
risparmio idrico, uso
mezzi tecnici da parte
degli operatori agricoli)

3 Risorsa idrica
Tra le principali criticità che investono il sistema agricolo regionale i partecipanti
individuano la scarsità della risorsa idrica e l’abbassamento della falda acquifera
(che determina un aumento della salinità). Il tavolo esprime l’esigenza che vi sia
una più efficiente formulazione dei fabbisogni idrici per l’agricoltura irrigua e che
vi sia una reale applicazione della normativa sulla gestione del sistema irriguo
regionale. Occorre, inoltre, ridefinire il ruolo di gestione e di indirizzo degli organi
di governo e, a latere, migliorare il sistema di monitoraggio della risorsa (funzionale
a ottimizzarne l’uso). In questo contesto, si inserisce la constatazione di una criticità

53 3. I fabbisogni e l’offerta di ricerca in agricoltura


legata ai possibili impatti ambientali che derivano da un utilizzo non corretto delle
acque reflue in agricoltura.

I fabbisogni di ricerca, espressi dal mondo produttivo, sono finalizzati alla tutela
quantitativa (sistemi di indicazione dei fabbisogni irrigui agli agricoltori “in tempo reale”) e
qualitativa (possibilità di utilizzo acque salmastre per prodotti tipici come, ad esempio, il Pomodoro
Regina) della risorsa acqua. Inoltre, si evidenzia la necessità di sostenere studi
finalizzati all’elaborazione di bioindicatori dell’impatto dei cambiamenti climatici
su acqua e suolo.

Tavolo 5

Problemi/criticità Fabbisogni Ricerche


Risorsa idrica

■■ Carenza di risorse idriche ■■ Utilizzo acque salmastre ■■ Analisi di scenario per


per prodotti tipici la gestione sostenibile
■■ Abbassamento della
della risorsa idrica
falda acquifera e ■■ Implementazione di
anche con riferimento
aumento della salinità sistemi di indicazione
all’utilizzo di risorse non
dei fabbisogni irrigui
■■ Scarsa tutela, convenzionali
agli agricoltori “in tempo
conservazione,
reale” ■■ Modelli di calcolo e
ottimizzazione delle
di dimensionamento
risorse idriche-suolo ■■ Studi finalizzati
degli impianti irrigui
all’ottenimento di
■■ Necessità di (corretta progettazione
bioindicatori climatici
ridefinire i fabbisogni degli impianti aziendali
sulle acque/suoli
idrici, efficienza in rapporto a quelli
e caratteristiche consentiti)
dell’agricoltura irrigua
■■ Monitoraggio per la
■■ Ridefinizione del ruolo caratterizzazione delle
di gestione e di indirizzo acque e dei suoli per fini
per gli organi di governo irrigui e di nutrizione
dell’asse agricolo delle piante per l’utilizzo
irriguo (consorzi di di modelli matematici
bonifica, associazioni di
categoria)
■■ Adeguato monitoraggio
dell’acqua
■■ Applicazione effettiva
della normativa sulla
gestione del sistema
irriguo regionale
■■ Acque reflue e
irrigazione

Coerentemente alle problematiche evidenziate e ai fabbisogni espressi, il mondo


della ricerca propone analisi di scenari per la gestione sostenibile della risorsa
idrica (anche con riferimento all’utilizzo di risorse non convenzionali), studi per la
progettazione di impianti di irrigazione più efficienti e sulla caratterizzazione delle
acque e dei suoli per fini irrigui.

54
4 Suolo e territorio
Le problematiche, strettamente connesse con la tematica suolo, riguardano
l’inquinamento dei terreni e la perdita di fertilità (si vedano, ad esempio, gli
effetti dello spietramento nell’Alta Murgia), l’abbandono di aree rurali, il cambio
di destinazione d’uso dei terreni e la scarsa attenzione alla manutenzione del
suolo. Inoltre, un elemento di criticità è individuato nella salinità dei suoli, le cui
cause sono da imputare, tra l’altro, al sovrasfruttamento della falda acquifera e a
inefficienze nel monitoraggio dei pozzi artesiani.

Gli operatori, espressione del mondo produttivo, manifestano la necessità di


definire le classi colturali adatte ai contesti territoriali in cui si introducono (suolo/
clima), mentre il mondo della ricerca suggerisce di avviare o proseguire studi che
analizzino lo stato di salute del suolo (nematofauna e batteri), ricerche su modelli
agro-sistemici a basso impatto ambientale, studi sulle tecniche di forestazione e
rinaturalizzazione e sulla bonifica dei terreni da metalli pesanti con piante no-food.

Tavolo 5

Problemi/criticità Fabbisogni Ricerche


Suolo e territorio

■■ Inquinamento dei suoli ■■ Definizione classi ■■ Studio di tecnologie


colturali adatte ai innovative per la
■■ Perdita della fertilità dei
contesti (suolo/clima) di valutazione dello stato di
suoli e messa a coltura
inserimento salute microbica dei suoli
■■ Non adeguata difesa e
■■ Studio di bio-indicatori
conservazione del suolo
dello stato di salute del
■■ Riduzione dagli suolo (nematofauna,
impatti ambientali/ batteri)
conservazione risorse
■■ Studio di modelli agro
naturali non rinnovabili
sistemici a basso
(acqua, suolo)
impatto ambientale
■■ Conflitto con
■■ Miglioramento
destinazione d’uso
conoscenze tecniche
non agricolo (edilizia,
di forestazione e
energia, turismo)
rinaturalizzazione
■■ Abbandono spazi rurali
■■ Bonifica terreni da
metalli pesanti con
piante no-food
■■ Monitoraggio del suolo
e sottosuolo ad alta
risoluzione spaziale (sub
metrica) con dispositivi
non invasivi
■■ Mappatura della
sostanza organica dei
suoli attraverso tecniche
di telerilevamento
iperspettrale

55 3. I fabbisogni e l’offerta di ricerca in agricoltura


Inoltre, si suggerisce di avviare progetti di monitoraggio del suolo e del sottosuolo
ad alta risoluzione spaziale (sub metrica) con dispositivi non invasivi e di avviare
ricerche che, attraverso la mappatura della sostanza organica dei suoli realizzata
attraverso tecniche di telerilevamento iperspettrale, permettano di ampliare le
conoscenze su specifiche esigenze locali (ad es. livello di salinità suoli).

5 Rifiuti/residui di lavorazione
Le problematiche/criticità connesse con il tema dei rifiuti e dei residui di lavorazione
agricola afferiscono essenzialmente alla gestione degli scarti di produzione, alla
scarsa valorizzazione di sottoprodotti specifici dell’agroindustria pugliese anche
per la produzione di energia e al limitato recupero delle biomasse agricole come
compost. Durante il dibattito si è sottolineato come la scarsa valorizzazione dei
sottoprodotti sia da mettere in relazione con l’assenza di infrastrutture dedicate alla
raccolta degli stessi.

Il mondo produttivo suggerisce di avviare studi di valutazione dell’efficacia di sistemi


gestionali a basso impatto ambientale (analisi dei costi-benefici relativa all’utilizzo
degli scarti, di acque reflue, di biomasse per produrre energia) e ricerche sulle
modalità di riutilizzo dei residui agricoli (alternativi alla bruciatura delle stoppie).

Tavolo 5

Problemi/criticità Fabbisogni Ricerche


Rifiuti/residui di lavorazione

■■ Scarsa conoscenza delle ■■ Valutazione dell’efficacia ■■ Studio sugli strumenti di


tecniche di gestione di un sistema gestionale pianificazione e gestione
delle produzioni e a basso impatto ambientale dei fanghi
riutilizzo degli scarti ambientale: analisi provenienti da impianti
vegetali ed animali dei costi-benefici per depurativi in agricoltura
l’utilizzo di scarti, di
■■ Mancanza di gestione ■■ Compost da scarti
acque reflue, biomasse
integrata delle agroindustria
per produrre energia
componenti organiche
■■ Impiego di sottoprodotti
(scarti vegetali, ■■ Riutilizzo residui agricoli
in agricoltura
compost, fanghi, ecc.)
■■ Alternative bruciatura
■■ Fluidi specifici per
■■ Scarsa valorizzazione di stoppie
l’estrazione del licopene
sottoprodotti specifici
dalle bucce dei pomodori
dell’agroindustria
pugliese (“da rifiuto a ■■ Utilizzo dei processi
risorsa”) a membrana per il
recupero di sostanze
■■ Scarso riutilizzo degli
nobili dagli scarti di
scarti di lavorazione
lavorazione (acque di
agricola per la
vegetazione, siero, ecc.)
produzione di energia
■■ Limitato recupero delle
biomasse agricole
per riutilizzarle come
compost

56
I ricercatori propongono di avviare studi scientifici sulla gestione ambientale dei
fanghi in agricoltura, sulla produzione di compost da scarti dell’agroindustria,
sull’impiego di sottoprodotti in agricoltura e sull’utilizzo di processi per il recupero
di sostanze nobili dagli scarti di lavorazione (acque di vegetazione, siero, estrazione
del licopene dalle bucce dei pomodori, ecc.), attraverso processi di filtrazione con
membrane organiche o ceramiche. Infine, dalla discussione emerge la proposta
di avviare ricerche finalizzate ad ottenere biocombustibili di seconda generazione
attraverso la degradazione della cellulosa in zuccheri.

6 Energia
I partecipanti rilevano un rischio di marginalizzazione e di abbandono dei terreni
agricoli riconvertiti per la produzione di energie rinnovabili, accompagnato da una
criticità che riguarda gli impatti che la produzione di energie alternative possono
generare sull’ambiente. A questo proposito, il mondo produttivo individua solo un
fabbisogno di ricerca incentrato sull’analisi dell’economicità degli impianti tesi a
produrre energia dalle biomasse.

Tavolo 5

Problemi/criticità Fabbisogni Ricerche


Energia

■■ Rischio di ■■ Studio su economicità ■■ Non sono state individuate


marginalizzazione ed impianti energia da ricerche direttamente
abbandono legati alla biomasse collegate al cluster
produzione di energie
rinnovabili
■■ Impatti delle energie
alternative

7 Biodiversità
Tra le problematiche individuate si rileva la scarsa conoscenza della biodiversità del
suolo e dei siti sensibili in Puglia. A questo riguardo occorre considerare che il suolo,
a causa della complessità della sua natura chimico-fisica, è uno degli habitat più
ricchi in termini di biodiversità come confermato dalla presenza dei nematodi che,
in quanto sensibili ai cambiamenti climatici, possono fungere da bio-indicatori.
Altre problematiche rilevate attengono all’erosione genetica di varietà tradizionali
e alla scarsa disponibilità di risorse genetiche vegetali compatibili con processi
produttivi a basso impatto ambientale.

I partecipanti, espressione del mondo produttivo, esprimono la necessità di


approfondire le tematiche attinenti la valutazione del potenziale della biodiversità
vegetale e/o animale sia dal punto di vista produttivo sia tecnologico. Le ricerche
proposte dai partecipanti e comuni ad altri cluster si propongono il recupero del
germoplasma e delle colture e coltivazioni tradizionali e, ancora, la valorizzazione
della biodiversità naturale nelle aziende biologiche.

57 3. I fabbisogni e l’offerta di ricerca in agricoltura


Tavolo 5

Problemi/criticità Fabbisogni Ricerche


Biodiversità

■■ Scarsa conoscenza della ■■ Studio di soluzioni ■■ Si vedano ricerche inserite


biodiversità del suolo e agronomiche eco- nei cluster “Ambito
dei siti sensibili in Puglia compatibili: valutazione produttivo/gestionale” e
del potenziale della “Biologico/integrato”)
■■ Erosione genetica delle
biodiversità vegetale e/o
varietà tradizionali
animale sia dal punto
■■ Disponibilità di risorse di vista produttivo che
genetiche vegetali tecnologico
compatibile con processi
produttivi a basso
impatto ambientale

8 Biologico/integrato
Le criticità rilevate, con riferimento a questo cluster, si riferiscono alle necessità
di adottare tecniche agronomiche adeguate in agricoltura biologica e di disporre
di nuove molecole a basso impatto ambientale per la gestione di programmi di
protezione integrata più rispettose dell’ambiente.
I fabbisogni di ricerca si incentrano nello studio della valorizzazione agronomica
della biodiversità naturale nelle aziende agricole biologiche, mentre il mondo della
ricerca suggerisce di approfondire gli studi sulle tecniche produttive utilizzate in
agricoltura biologica in diversi ambienti e su diverse colture. Inoltre, si propone di
sostenere gli studi scientifici riguardanti gli agenti di biocontrollo e l’utilizzazione di
mezzi fisici per il controllo di patogeni parassiti.

Tavolo 5

Problemi/criticità Fabbisogni Ricerche


Biologico/integrato

■■ Adozione di tecniche ■■ Studio per la ■■ Studi sulle tecniche da


agronomiche adeguate valorizzazione agricoltura biologica in
in agricoltura biologica agronomica della diversi ambienti (e sulle
(biodiversità naturale, biodiversità naturale colture)
compostaggio, nelle aziende biologiche
■■ Studi riguardanti
inerbimento)
agenti di biocontrollo
■■ Scarsa disponibilità di e utilizzazione di mezzi
nuove molecole a basso fisici per il controllo di
impatto ambientale per patogeni parassiti
la gestione di programmi
di protezione integrata

9 Difesa/chimica
Il tavolo rileva la necessità di modelli epidemiologici per finalizzare programmi di
protezione alternativi. Inoltre, si individua un elemento di criticità nella scarsa
disponibilità per gli agricoltori di mezzi di difesa da patogeni che siano rispettosi
dell’ambiente e, ancora, nell’uso massiccio di pesticidi e prodotti chimici in

58
agricoltura.
Gli operatori di settore individuano un fabbisogno di ricerca legato all’individuazione
di nuovi prodotti più rispettosi dell’ambiente.

La ricerca deve orientarsi verso lo studio di agenti di biocontrollo (batteri e funghi)


e sull’utilizzazione di mezzi fisici per il controllo di patogeni parassiti, sulla
valutazione di nuovi fertilizzanti e di prodotti di origine vegetale impiegati nella
protezione delle colture, sull’analisi della resistenza sistemica acquisita e naturale.
Inoltre, si rileva la necessità di effettuare studi sulle performance dei processi
produttivi a basso impatto per valutarne la sostenibilità economica da parte delle
aziende agricole.

Tavolo 5

Problemi/criticità Fabbisogni Ricerche


Difesa/chimica

■■ Scarsa disponibilità di ■■ Ricerche alternative ■■ Studio e valutazione


modelli epidemiologici prodotti chimica di prodotti di origine
(patogeni/parassiti) per (anticrittogamici, acque, vegetale nella protezione
finalizzare i programmi di utilizzazione residui) delle colture
protezione
■■ Individuazione nuovi ■■ Studio sulla resistenza
■■ Scarsa disponibilità prodotti “chimica verde” sistemica acquisita e
di mezzi di difesa da naturale
patogeni parassiti e
■■ Studio sull’impiego nuovi
rispettosi dell’ambiente
fertilizzanti
■■ Utilizzo massivo di
■■ Verifica della sostenibilità
pesticidi e prodotti chimici
economica dei processi
■■ Impatti degli agro farmaci produttivi a basso impatto

10 Scenari/strategie
Dalla discussione emerge lo scenario di un’agricoltura regionale che stenta a svolgere
un ruolo attivo in termini di salvaguardia del territorio, di tutela del paesaggio, di
conservazione delle colture tradizionali mediterranee non idrovore e, questo, in un
contesto in cui vi è una scarsa sensibilità per le tematiche agricole.

Durante il dibattito si evidenzia come i vincoli ambientali possano limitare le


attività agricole in alcuni contesti territoriali. Infine, un’altra criticità individuata,
anche se non condivisa da tutti, è quella legata al mancato sviluppo in regione
della cosiddetta agricoltura urbana, attività utile ai fini del recupero degli ambienti
degradati delle città.

Da queste problematiche emerge un fabbisogno diffuso di attivare studi finalizzati


alla valutazione della disponibilità da parte del consumatore a pagare il contenuto
ambientale dei beni agroalimentari prodotti con tecniche eco-compatibili e, ancora,
emerge l’esigenza di attivare ricerche di tipo socio-economico sui nuovi scenari e,
ancora, in materia di agricoltura multifunzionale.

59 3. I fabbisogni e l’offerta di ricerca in agricoltura


Tavolo 5

Problemi/criticità Fabbisogni Ricerche


Scenari/strategie

■■ Scomparsa colture ■■ Valutazione della ■■ Non sono state individuate


tradizionali mediterranee disponibilità a pagare da ricerche direttamente
non idrovore parte del consumatore collegate al cluster
per il contenuto
■■ Scomparsa funzione
ambientale di beni
dell’agricoltura
agroalimentari prodotti
tradizionale di regolatore
con tecniche eco-
dell’ecosistema
compatibili
■■ Vincoli ambientali che
■■ Indagini conoscitive
limitano l’agricoltura
circa il futuro
■■ Basso livello di orientamento politico
integrazione tra -economico (capire
consumatori e produttori se si va verso una
sostenibilità forte o
■■ Scarsa sensibilità su
debole)
tematiche agricole
■■ Multifunzionalità
■■ Esigenza di miglioramento
ambientale
paesaggio
■■ Definire un nuovo ruolo
nella gestione del territorio
■■ Strategie politiche
economiche e sociali:
agricoltura urbana e
agricoltura verticale

11 Trasferimento della conoscenza/reti di relazioni


L’ultimo cluster è quello relativo al tema della conoscenza in agricoltura e al sistema
di relazioni esistenti tra gli attori. Il tavolo individua una forte criticità del sistema
legata alla scarsa o insufficiente circolazione delle informazioni in materia agro-
ambientale, causata da un non efficiente sistema di relazioni tra gli operatori
e da carenze culturali degli agricoltori. A ciò si aggiungono le difficoltà legate
all’individuazione dei fabbisogni di innovazione, al trasferimento e alla corretta
applicazione delle conoscenze nelle piccole medie imprese agricole e, ancora, allo
scarso ricorso, da parte delle imprese agricole, al supporto di professionisti in grado
di promuovere l’introduzione e/o la corretta applicazione delle innovazioni in azienda.

I fabbisogni individuati dai partecipanti si identificano nell’esigenza di promuovere


un sistema di diffusione della conoscenza e un supporto scientifico e normativo che possa
accrescere negli operatori agricoli la consapevolezza dell’importanza delle tematiche
ambientali. Inoltre, emerge l’esigenza di migliorare le reti di relazioni tra i soggetti
che operano nel mondo della ricerca.
L’unico studio suggerito dal mondo della ricerca si orienta verso un tema piuttosto
ampio quale quello dell’analisi di sistemi di gestione integrata della conoscenza per la gestione
della complessità.

60
Tavolo 5

Problemi/criticità Fabbisogni Ricerche


Trasferimento della conoscenza/reti di relazioni

■■ Relazioni agricoltura/ ■■ Promuovere un sistema ■■ Studi sui sistemi di


industria, recepimento capillare di conoscenza gestione integrata
fabbisogni, carenze che possa aumentare della conoscenza
culturali la consapevolezza degli per la gestione della
agricoltori rispetto complessità
■■ Mancanza di contatti
all’importanza delle
con il modo della ricerca
tematiche ambientali
■■ Interfaccia mondo
■■ Trasferimento
agricolo e industriale
tecnologico e di
■■ Carenze culturali innovazione in
agricoltore agricoltura
■■ Trasferimento ■■ Creazione di reti tra i
conoscenze alle PMI soggetti che operano nel
agricole mondo della ricerca
■■ Scarso utilizzo da parte ■■ Supporto scientifico e
imprese agricole di normativo
tecnici in campo
■■ Pianificazione
territoriale e
recepimento dei
fabbisogni di
innovazione

3.2.6 “Multifunzionalità in agricoltura”


Il Tavolo “Multifunzionalità in agricoltura” ha avviato i suoi lavori il 2 febbraio 2011.
I risultati e le proposte del tavolo sono strutturati in 7 cluster, corrispondenti ad
altrettanti temi di discussione.

1 Funzione produttiva
Sebbene la produzione agricola sia la principale attività per l’impresa agricola in
termini di reddito, il gruppo di lavoro evidenzia un problema generale di bassa
redditività del settore agricolo che si snoda intorno a due importanti questioni
strettamente correlate:
• l’inadeguatezza delle forme di sostegno al reddito rispetto al ruolo multifunzionale
dell’agricoltura;
• il mancato riconoscimento economico del ruolo multifunzionale dell’agricoltura da parte
della collettività.

I partecipanti rilevano la scarsa diversificazione dell’offerta. In particolare, si


suggerisce di prestare maggiore attenzione nella diversificazione delle produzioni
di uva da tavola (trasformati, uve per l’industria dolciaria, uve passite) e di uva da vino.
Inoltre, è interessante sottolineare come alcuni sottoprodotti della coltivazione
dell’uva possano essere utilizzati per integrare il reddito dell’agricoltore (ad esempio
utilizzazione di foglie per l’alimentazione umana).

61 3. I fabbisogni e l’offerta di ricerca in agricoltura


Tavolo 6

Problemi/criticità Fabbisogni Ricerche


Funzione produttiva

■■ Marginalità economico- ■■ Ricerche sulle ■■ Individuazione di un


sociale dell’azienda opportunità che la modello di stima del
agricola multifunzionalità offre sostegno sulla base delle
in termini di reddito esternalità negative
■■ Sostegno al reddito:
(evitate) o positive
definizione del ruolo ■■ Studi sulle attività
(prodotte)
multifunzionale complementari a quelle
dell’azienda agricola agricole, sugli effetti sul ■■ Valutazione della
reddito e sull’attrattività consapevolezza del
■■ Scarsa diversificazione
del territorio consumatore sul
dell’offerta agricola per
ruolo delle aziende
soddisfare la domanda
agricole in materia di
delle imprese di
multifunzionalità
trasformazione

A fronte delle criticità emerse durante il dibattito, il gruppo di lavoro


evidenzia l’esigenza di attivare studi e analisi sulle prospettive reddituali della
multifunzionalità in agricoltura e, ancora, sull’individuazione e gestione
delle attività complementari al core business dell’impresa agricola, finalizzate ad
incrementarne il reddito e l’attrattività del territorio rurale pugliese.

Le ricerche proposte si riferiscono allo sviluppo di un modello matematico di


stima dell’entità del sostegno da destinare al produttore agricolo, sulla base
degli impatti ambientali evitati e delle esternalità positive prodotte attraverso
l’agricoltura multifunzionale. Inoltre, si suggerisce di avviare uno studio di mercato
sui comportamenti di acquisto dei consumatori, teso a valutare il loro grado di
consapevolezza circa il ruolo multifunzionale delle aziende agricole e a quantificare
l’apprezzamento dei consumatori.

2 Funzione ambientale/paesaggistica
L’agricoltura può assolvere un’importante funzione ambientale e paesaggistica,
rivestendo un ruolo fondamentale nel mantenimento degli equilibri ecologici
del territorio. Tale funzione richiama gli obiettivi della sostenibilità ambientale,
dell’equilibrio tra le esigenze della natura e quelle degli uomini, della
diversificazione dei sistemi di produzione, di utilizzo bilanciato delle nuove
tecnologie, di riduzione delle esternalità negative causate dalle produzioni intensive.
L’espletamento di questa funzione dell’agricoltura può contribuire a generare un
effetto traino per altre attività economiche, come ad esempio quella turistica nelle
aree rurali, oltre che garantire la preservazione di importanti risorse naturali e della
biodiversità animale e vegetale, il mantenimento di spazi aperti, la protezione delle
falde acquifere.

62
Tavolo 6

Problemi/criticità Fabbisogni Ricerche


Funzione ambientale/paesaggistica

■■ Mancato ■■ Ricerca in materia di ■■ Agro-energie: modelli


riconoscimento dei tutela del territorio e su scala aziendale
servizi ambientali offerti dell’ambiente come strumento
dall’attività agricola di diversificazione
■■ Individuazione di buone
produttiva e valutazione
■■ Scarsa integrazione prassi in materia di
dell’efficacia economica
della multifunzionalità prestazioni ambientali
e ambientale
“aziendale” e della dell’agricoltura,
multifunzionalità in in termini di ■■ Compensazioni
riferimento al paesaggio bilancio energetico, ambientali: ruolo della
cambiamenti climatici foresta e produzioni
■■ Assenza di valutazione
e relative modalità di energetiche
circa la sostenibilità
compensazione del
ambientale della ■■ Tecniche di gestione
reddito
produzione agricola agronomica a sostegno
nel senso più ampio delle funzioni ecologiche
del termine (incluse ed ambientali
silvicoltura e zootecnia)
■■ Criteri di gestione
■■ Aree sottoposte a agronomica in rapporto
vincoli (paesaggio, alle “aree agricole ad
inquinamento, parchi elevato valore naturale”
naturali): quali sistemi (HNVF)
colturali?
■■ Valutazione
■■ Scarse informazioni dell’efficienza
sull’adozione dei dell’uso dell’acqua e
certificati verdi dell’azoto alla luce dei
nell’azienda agricola cambiamenti climatici in
aree sottoposte a clima
semi-arido
■■ Monitoraggio degli
inquinanti derivanti
dalle pratiche agricole,
finalizzato alla
valutazione del ruolo
ambientale di una
azienda agricola
■■ Valutazione del ruolo
ambientale in termini di
carbon sink/source delle
aree marginali

Riguardo questo importante aspetto assunto dall’agricoltura, il gruppo di lavoro


evidenzia una serie di problematiche e criticità. In primo luogo si segnala il
mancato riconoscimento economico del servizio che l’agricoltura fornisce in materia
ambientale. D’altra parte, il tavolo indica ancora una persistente inadeguatezza
nell’integrazione tra attività produttiva e esigenze di tutela ambientale e
paesaggistica, soprattutto nelle aree sottoposte a vincolo, dove si lamenta la
mancanza di valutazioni circa la sostenibilità ambientale delle produzioni agricole e

63 3. I fabbisogni e l’offerta di ricerca in agricoltura


di modelli di stima dei sistemi colturali più adeguati da adottare. Infine, si riscontra
un problema di insufficiente valorizzazione delle agro-energie e di scarsa diffusione,
tra gli operatori agricoli, delle informazioni riguardo i certificati verdi delle aziende
agricole.

I fabbisogni espressi dal tavolo si riallacciano alla necessità di potenziare gli studi
scientifici connessi con il tema della tutela del territorio e dell’ambiente e, ancora,
tesi a individuare e analizzare buone prassi per l’agricoltura in materia di prestazioni
ambientali, in termini di bilancio energetico e cambiamenti climatici e a valutare
modalità di compensazione del reddito.

La ricerca propone di sostenere gli studi che riguardano il rapporto tra produzione
agricola ed energie. Nel dettaglio, si suggeriscono studi su modelli agro-energetici su
scala aziendale come strumento di diversificazione produttiva e studi che indaghino
l’opportunità, economica e ambientale, di adottare colture ad uso energetico per
diversificare gli ordinamenti colturali pugliesi, ma senza stravolgerli. Inoltre, si
propone di studiare il ruolo della foresta in chiave di produzione energetica.

Un’altra serie di ricerche focalizza l’attenzione sul rapporto tra produzione agricola
e salvaguardia del territorio. Una proposta in tal senso concerne la ricerca di
criteri di gestione agronomica in rapporto alle aree agricole ad elevato valore naturale (HNVF), con
riferimento alla quale si propongono studi che traccino un percorso di valorizzazione
delle produzioni agricole nelle aree protette. Altra ricerca proposta riguarda lo studio
delle tecniche di gestione agronomica a sostegno delle funzioni ecologiche e ambientali, attraverso
il quale possano essere analizzate le problematiche agronomiche - es. salinità dei
suoli, falda superficiale, acque irrigue di scarsa qualità, inquinamento da nitrati,
ecc. - a valenza territoriale e collettiva e, ancora, possano essere individuate le scelte
produttive più adeguate da proporre agli agricoltori.

Infine, si segnalano altri due indirizzi di ricerca orientati, il primo, alla valutazione
dell’efficienza nell’uso dell’acqua e dell’azoto, in relazione ai cambiamenti climatici
in aree sottoposte a clima semi-arido e, il secondo, alla valutazione del ruolo
ambientale della azienda agricola in termini di impatti degli inquinanti derivanti
dalle pratiche agricole e in termini di monitoraggio carbon sink/carbon source delle
aree marginali.

3 Scenari/sistema
Il tavolo ravvisa l’esistenza di un problema di carattere generale legato alla carente
valutazione del grado di multifunzionalità delle aziende agricole. Inoltre, i
partecipanti concordano nel constatare la penuria di analisi e informazioni sul grado
di diffusione del fenomeno “multifunzionalità agricola” sul territorio regionale e,
ancora, sull’impatto che la multifunzionalità ha sul reddito agricolo, sul territorio e
sull’ambiente.

64
Tavolo 6

Problemi/criticità Fabbisogni Ricerche


Scenari/sistema

■■ Carente valutazione ■■ Il tavolo non ha espresso ■■ Caratterizzazione


del grado di specifici fabbisogni e valutazione della
multifunzionalità delle multifunzionalità del
aziende agricole territorio agroforestale
■■ Caratterizzazione e
quantificazione delle
funzioni svolte dalle
aziende agricole
■■ Ruolo strategico
della pianificazione
territoriale e
consapevolezza del
ruolo delle imprese
nell’uso delle risorse

Le ricerche proposte dai partecipanti, affrontano l‘aspetto macroeconomico della


multifunzionalità e le sue ricadute sul territorio. In particolare, si suggeriscono
studi sulla caratterizzazione e valutazione della multifunzionalità del territorio agroforestale e
sulla caratterizzazione e quantificazione delle funzioni svolte dalle aziende agricole. Quest’ultimo
studio è utile per qualificare le funzioni produttive e paesaggistiche e verificarne la
coerenza/integrazione in relazione al contesto territoriale di riferimento. Infine,
si propone uno studio sul ruolo strategico della pianificazione territoriale e sulla consapevolezza
del ruolo delle imprese nell’uso delle risorse, finalizzato alla quantificazione dell’attività
multifunzionale dell’azienda agricola e alla misurazione del servizio ambientale,
ricreativo, turistico, educativo e/o terapeutico e alla valorizzazione dei “prodotti
multifunzionali” (ad es. olio d’oliva biologico prodotto in aree protette).

4 Funzione sociale
Riguardo la funzione sociale dell’agricoltura, i problemi segnalati dal gruppo di
lavoro riguardano la carenza normativa e la mancanza di informazione sullo stato
dell’arte delle masserie sociali, a cui si aggiunge la scarsa integrazione sociale
tra agricoltura e collettività. Si assiste ad una scarsa ottimizzazione delle attività
svolte dalle masserie sociali che soffrono di distorsioni nell’espletamento dei servizi
offerti. È carente, inoltre, il supporto in termini di personale tecnico (assistenti
sociali, medici, terapisti, ecc.) necessario per il corretto funzionamento delle
strutture sociali accoglienti. Infine, emerge il problema della sicurezza in azienda
in riferimento alle strutture/locali che vengono destinati all’esercizio delle attività a
carattere sociale.

A fronte di una crescente richiesta di funzioni sociali e nonostante venga


riconosciuta l’importanza di implementare sistemi che possano migliorare l’offerta
di servizi sociali nelle aziende agricole, nella formulazione dei fabbisogni e delle
proposte di ricerca il gruppo di lavoro non si esprime, considerando prioritarie
piuttosto azioni di carattere strutturale (soprattutto di natura normativa).

65 3. I fabbisogni e l’offerta di ricerca in agricoltura


Tavolo 6

Problemi/criticità Fabbisogni Ricerche


Funzione sociale

■■ Definizione rapporti fra ■■ Il tavolo non ha espresso ■■ Il tavolo non ha espresso


impresa agricola e servizi specifici fabbisogni specifiche ricerche
sociali
■■ Marginalità economico-
sociale dell’azienda
agricola
■■ Carenze informative
sullo stato dell’arte
dell’agricoltura sociale

5 Funzione didattica
Le problematiche connesse con questo aspetto afferiscono alla complessità
nell’impiego delle masserie didattiche quale opportunità per divulgare nelle scuole
le tradizioni tipiche delle aree rurali. Con riferimento a questo aspetto i componenti
del tavolo non esprimono né fabbisogni né proposte di ricerca, valutando invece
prioritari gli interventi sulla comunicazione, l’informazione e la divulgazione agli
operatori agricoli e alla collettività in tema di masserie didattiche.

Tavolo 6

Problemi/criticità Fabbisogni Ricerche


Funzione didattica

■■ Scarsa diffusione delle ■■ Il tavolo non ha espresso ■■ Il tavolo non ha espresso


masserie didattiche (quale specifici fabbisogni specifiche ricerche
opportunità per sviluppare
una conoscenza nelle
scuole delle tradizioni
tipiche delle aree rurali)

6 Funzione turistica
Secondo il gruppo di lavoro, la funzione turistica, che si esplica tipicamente con
l’attività agrituristica, soffre essenzialmente dell’applicazione distorta e della poca
chiarezza della normativa di riferimento esistente da cui discendono numerose
problematiche. Le questioni principali riguardano la definizione chiara, da un lato,
del ruolo dell’azienda agricola nell’esercizio dell’attività agrituristica (rapporto di
connessione tra attività agricola e attività agrituristica e ruolo della Regione nella sua definizione) e
dall’altro, del ruolo degli operatori del terziario (ristorazione) rispetto all’agriturismo
e delle conseguenti contrapposizioni di categoria.

Il connesso fabbisogno di ricerca, emerso durante il dibattito, è legato alla necessità


di conoscere meglio le dinamiche del settore e, in particolare, il rapporto tra
agriturismo e turismo-ristorazione del territorio, per trovare equilibrio tra gli
operatori economici di un territorio.

66
Tavolo 6

Problemi/criticità Fabbisogni Ricerche


Funzione turistica

■■ Adeguare la gestione di ■■ Conoscere meglio le ■■ Il tavolo non ha espresso


un’azienda agrituristica dinamiche del settore specifiche ricerche
alla richiesta del e, in particolare, il
mercato nel rispetto dei rapporto tra agriturismo
vincoli normativi e turismo-ristorazione
del territorio

7 Trasferimento della conoscenza/reti di relazioni


I partecipanti al tavolo hanno sottolineato nel corso dei lavori l’eccessiva
burocratizzazione e la scarsa sensibilizzazione della pubblica amministrazione in
attività tese a favorire lo sviluppo della multifunzionalità sul territorio. Il mondo
produttivo ha, in più occasioni, espresso l’esigenza di disporre di approfondimenti
e studi su alcuni aspetti legislativi e normativi connessi con l’applicazione della
multifunzionalità. Inoltre, il gruppo di lavoro solleva questioni e problematiche che
riguardano l’ambito della formazione e dell’informazione sul tema agricoltura e
multifunzionalità. In particolare si rileva la scarsa informazione e consapevolezza da
parte degli operatori agricoli sul ruolo della multifunzionalità in agricoltura e sulle
sue possibili applicazioni.

3.2.7 “Biotecnologie animali e vegetali”


Il Tavolo “Biotecnologie animali e vegetali” ha avviato i suoi lavori il 19 gennaio 2011.
I risultati e le proposte del tavolo sono schematizzati in 6 cluster, a cui corrispondono
altrettanti temi di discussione prevalenti.

1 Ambiente
I partecipanti concordano nell’individuare, tra le problematiche principali dei
settori agroalimentare e zootecnico, l’esistenza di impatti ambientali determinati
dai metodi di produzione esistenti. A tale problematica, sia il mondo produttivo
sia la ricerca associano l’esigenza di realizzare ricerche in grado di garantire una
maggiore sostenibilità ambientale. In particolare, i partecipanti evidenziano il
problema dell’elevata quantità di materiale di scarto non biodegradabile prodotto,
che determina conseguenze negative nella gestione dei rifiuti sotto il profilo sia
ambientale sia economico-aziendale. Rispetto a questo tema il gruppo di lavoro
esprime un fabbisogno di ricerca teso a soddisfare soprattutto l’esigenza di riduzione
dei costi per lo smaltimento dei rifiuti, realizzato attraverso l’utilizzo di molecole
biodegradabili in sostituzione dei materiali plastici.

Anche per il mondo della ricerca è fondamentale la realizzazione di studi scientifici


tesi a definire metodi innovativi per lo smaltimento dei rifiuti. Inoltre, priorità
sono individuate con riferimento alla realizzazione di studi sulle molecole per la
produzione di pesticidi biodegradabili e, ancora, finalizzati all’abbattimento del
potere inquinante dei reflui (es. sostanze fenoliche nei reflui oleari).

67 3. I fabbisogni e l’offerta di ricerca in agricoltura


Infine, si propongono ricerche finalizzate alla valorizzazione di varietà vegetali che
possono crescere in ambienti siccitosi e che richiedono ridotti input energetici e che
abbiano ricadute positive sotto il profilo ambientale e economico.

Tavolo 7

Problemi/criticità Fabbisogni Ricerche


Ambiente

■■ Produzioni ■■ Studi sullo smaltimento ■■ Ricerche nel campo


agroalimentari poco dei rifiuti connessi alle della sostenibilità
attente all’ambiente lavorazioni in campo ambientale: ad esempio
(problema di (analisi dei costi) la rivalutazione di
sostenibilità ambientale) varietà che necessitano
di ridotti input energetici
■■ Impatto delle produzioni
e metodi innovativi per
animali sull’ambiente
lo smaltimento dei rifiuti
■■ Elevate quantità di
materiale di scarto (non
biodegradabile)

2 Biodiversità
Il gruppo di lavoro esprime l’esigenza di valorizzare la biodiversità vegetale
secondo approcci di genomica funzionale. La risposta a questa problematica, in
termini di ricerca e innovazione, è individuabile nello sviluppo di una piattaforma
biotecnologica basata su tecniche di genotipizzazione e di genomica funzionale per
la valorizzazione e la tracciabilità del patrimonio vegetale autoctono. In particolare,
si propone di genotipizzare le produzioni vivaistiche e di conoscere le popolazioni
microbiche che albergano su di una particolare specie per utilizzarle come “traccianti”.

Tavolo 7

Problemi/criticità Fabbisogni Ricerche


Biodiversità

■■ Necessità di ■■ Il tavolo non ha espresso ■■ Sviluppo di una


valorizzazione specifici fabbisogni piattaforma
biodiversità vegetale biotecnologica
secondo approcci di basata su tecniche di
genomica funzionale genotipizzazione e di
genomica funzionale
per la valorizzazione
e tracciabilità del
patrimonio vegetale
autoctono

3 Protezione e sanità
Un tema centrale individuato è quello riguardante lo stato sanitario e l’impatto che
le malattie infettive degli animali hanno sulle produzioni zootecniche regionali.
Nello specifico, i problemi emersi riguardano la diffusione di batteri antibiotico-
resistenti nelle specie di animali allevate e la carenza di metodi diagnostici

68
innovativi per una rapida individuazione delle patologie animali. Gli studi suggeriti
in proposito devono riguardare sia lo sviluppo di sistemi innovativi - mediante il
ricorso a tecniche biomolecolari - per la ricerca di agenti zoonosici, sia la messa a
punto di test diagnostici biomolecolari per l’individuazione in azienda di patologie
infettive che incidono sulle produzioni zootecniche (diagnosi molecolari innovative,
rapide e affidabili, per specifiche malattie come ad esempio le mastiti). Inoltre, è
importante sviluppare vaccini per alcune malattie ovi-caprine, come l’agalassia
contagiosa, e per contrastare una nuova specie di pestivirus proveniente dal sud
America e che si propaga attraverso il siero fetale bovino. Inoltre, si suggerisce di
approfondire gli studi sulla diagnostica e il risanamento di malattie infettive (es.
diarrea virale bovina, leucosi bovina) che non sono oggetto di profilassi nazionale,
ma che lo diventeranno, o che necessitano di un’ottimizzazione della profilassi
(ad es. “per la brucellosi, il test sierologico ufficiale in uso non è adeguato”). Le
biotecnologie, a questo proposito, sono importanti per determinare metodologie
diagnostiche efficienti per l’individuazione delle malattie (es. test biomolecolari) e
per la messa a punto di presidi immunizzanti per il controllo di queste malattie (es.
vaccini ricombinanti).

Il tavolo suggerisce di avere maggiore considerazione riguardo alle problematiche


che si riferiscono alle produzioni di acquacoltura e maricoltura, con riferimento
alle quali si propongono studi sulle produzioni ittiche tesi alla messa a punto di
tecnologie innovative che ne garantiscano lo stato sanitario e che ne migliorino i
prodotti, prevenendo le malattie infettive cui sono esposte (es. nodavirus).

Con riferimento allo stato fitosanitario delle produzioni vegetali, il primo problema
riguarda il rispetto dei parametri minimi previsti dalla normativa vigente con
riferimento alla commercializzazione e all’impianto in campo del materiale di
propagazione.

Altra questione sollevata dai partecipanti riguarda la necessità di porre maggiore


attenzione sia nella gestione delle malattie, attraverso l’elaborazione di protocolli
di risanamento, sia attraverso l’implementazione di mezzi diagnostici rapidi,
affidabili, di facile applicazione e a basso costo. Nell’ambito delle produzioni
vegetali, infatti, è molto sentita la problematica relativa alla difesa e al trattamento
di sintomatologie aspecifiche che spesso sono curate utilizzando rimedi e prodotti
inadeguati.
Alla luce di queste problematiche si rileva la necessità di incentivare ricerche
finalizzate allo studio dell’interazione pianta-patogeno secondo aspetti di genomica
funzionale elaborando metodi screening da utilizzare in campo e, in particolare,
di tecnologie diagnostiche “multiplex” e aspecifiche per la produzione di materiale
vegetale di propagazione. I partecipanti propongono di approfondire gli studi per la
realizzazione di mezzi diagnostici e di messa a punto di protocolli applicativi.
Un ultimo aspetto evidenziato è quello legato all’importanza dello sviluppo di progetti
di selezione clonale, finalizzato al risanamento fitosanitario delle specie frutticole,
viticole e olivicole, attraverso nuove tecniche per la caratterizzazione genetica delle
produzioni e tecniche di sequenziamento massale per il rilevamento dei patogeni.

69 3. I fabbisogni e l’offerta di ricerca in agricoltura


Tavolo 7

Problemi/criticità Fabbisogni Ricerche


Protezione e sanità

Produzioni zootecniche

■■ Problema diffusione ■■ Messa a punto di ■■ Sviluppo di sistemi


di batteri antibiotico- processi tecnologici innovativi mediante
resistenti sicuri dal punto di vista ricorso a tecniche
igienico-sanitario biomolecolari per la ricerca
■■ Scarsi metodi
di agenti zoonosici (con
diagnostici per rapida
particolare riferimento alla
individuazione delle
farmaco resistenza)
patologie animali
■■ Sviluppo di test diagnostici
■■ Elevato impatto delle
biomolecolari per
malattie infettive degli
l’individuazione in campo
animali sulle produzioni
di patologie infettive che
zootecniche regionali
incidono sulle produzioni
e sulla sicurezza
zootecniche
alimentare
■■ Diagnosi della mastite
(ovini) attraverso
metodiche innovative
(rapide e affidabili)
■■ Messa a punto di
tecnologie innovative per
garantire lo stato igienico-
sanitario e migliorare
le produzioni degli
allevamenti ittici regionali

Produzioni vegetali

■■ Scarsa disponibilità di ■■ Messa a punto di ■■ Studi su interazione


fonti primarie con stato processi tecnologici pianta-patogeno secondo
sanitario conforme alla sicuri dal punto di vista aspetti di genomica
normativa vigente per le igienico-sanitario funzionale per migliorare
varietà locali gestione difesa delle
piante dalle malattie
■■ Scarsità studi sulle
interazioni pianta- ■■ Sviluppo di tecnologie
patogeno (per diagnostiche “multiplex”
miglioramento gestione e aspecifiche per la
fitosanitaria) produzione di materiale
vegetale
■■ Scarsità di mezzi
di diagnosi rapidi, ■■ Produzione di mezzi
affidabili, di facile diagnostici e messa
applicazione e di basso a punto di protocolli
costo applicativi
■■ Scarsità di messa a ■■ Progetti di selezione
punto di protocolli di clonale e sanitaria delle
risanamento specie frutticole, viticole e
olivicole

70
4 Valorizzazione delle produzioni
I partecipanti sono concordi nell’affermare che il corredo genetico delle produzioni
regionali è un elemento di differenziazione naturale del prodotto pugliese rispetto
a quello di altre aree di produzione e dovrebbe, pertanto, essere preservato e
maggiormente valorizzato. Le biotecnologie possono svolgere un ruolo strategico nel
miglioramento della competitività delle produzioni agroalimentari regionali e, in
particolare, dei prodotti dell’acquacoltura/maricoltura e delle produzioni vitivinicole
e ortofrutticole.
Il fabbisogno di ricerca manifestato è strettamente connesso con l’esigenza della
messa a punto di metodi analitici di facile e veloce applicazione che esaltino la
tipicità delle produzioni locali. Al fine di valorizzare queste ultime, si propone di
avviare studi e ricerche sulla messa a punto di metodologie di trasformazione dei
prodotti agricoli finalizzate alla creazione di nuovi prodotti.
I ricercatori presenti propongono di realizzare studi per la valorizzazione di specie
autoctone mediante la caratterizzazione genetico-molecolare e delle componenti
a valenza nutrizionale e salutistica. Inoltre, si propone di condurre ricerche sulla
caratterizzazione e lo sfruttamento della biodiversità microbica autoctona per la
valorizzazione di produzioni agroalimentari (alimenti probiotici, smoothies probiotici)
e/o per produzioni tipiche (con batteri lattici per la conservazione degli ortaggi).

Tavolo 7

Problemi/criticità Fabbisogni Ricerche


Valorizzazione delle produzioni

■■ Esigenza di ■■ Messa a punto di metodi ■■ Studi sulle produzioni


valorizzazione delle analitici di facile e tipiche locali e sulla loro
produzioni agricole veloce applicazione che valorizzazione
regionali mettano in risalto la
■■ Messa a punto di
tipicità delle produzioni
■■ Difficoltà nel metodologie per la
locali
collocamento dei produzione di nuovi
prodotti ortofrutticoli prodotti
sul mercato per elevata
■■ Ricerche per la
deperibilità
valorizzazione di specie
■■ Competitività autoctone mediante
delle produzioni caratterizzazione
di acquacoltura e genetico-molecolare
maricoltura rispetto ad e delle componenti a
altre regioni del bacino valenza nutrizionale e
del Mediterraneo salutistica
■■ Caratterizzazione
e sfruttamento
della biodiversità
microbica autoctona
per la valorizzazione
di produzioni
agroalimentari tipiche
(“vegetali”) o produzioni
innovative

71 3. I fabbisogni e l’offerta di ricerca in agricoltura


5 Tracciabilità
Altra tematica individuata dal tavolo è quella relativa alla tracciabilità delle
produzioni zootecniche, argomento strettamente connesso con la tutela del
consumatore e con l’esigenza di garantire l’identificazione del prodotto sui mercati.
Oggi in campo zootecnico sono disponibili mezzi di analisi genetica capaci di
individuare non solo la specie ma anche il singolo individuo. In Puglia, per quanto
riguarda la brucellosi, si è adottato il sistema di “genotipizzazione individuale” per
individuare esattamente l’animale che va al macello.

Tavolo 7

Problemi/criticità Fabbisogni Ricerche


Tracciabilità

■■ Scarsa genotipizzazione ■■ Messa a punto di ■■ Tracciabilità degli


individuale e di specie processi tecnologici alimenti carnei (e in
sicuri dal punto di vista generale zootecnici)
■■ Scarsa tracciabilità dei
igienico-sanitario mediante tecniche
prodotti carnei (bovini,
biomolecolari
ovini, caprini)

Infine, durante il dibattito è emersa l’importanza strategica di elaborare composti


biochimici, innocui per l’uomo, al cui interno sono presenti ceppi di batteri, con
sequenza genetica nota, che consentono la tracciabilità e l’identificazione univoca di
un determinato prodotto agroalimentare.

6 Performance produttive
Un altro aspetto emerso durante i lavori, con riferimento alle produzioni
zootecniche, è quello riguardante la performance produttiva, tema strettamente
connesso con l’esigenza di una maggiore attenzione all’alimentazione degli animali
e funzionale all’ottimizzazione delle produzioni e, ancora, all’ottenimento di effetti
positivi sulla salubrità degli animali e sulla sicurezza alimentare.

Tavolo 7

Problemi/criticità Fabbisogni Ricerche


Performance produttive

Produzioni zootecniche

■■ Esigenza di ■■ Non sono associabili ■■ Modulazione dieta


ottimizzazione delle specifici fabbisogni animali da reddito,
produzioni animali impiego di cellule vive e
vitali di probiotici
■■ Necessità di
miglioramenti della ■■ Modulazione della
materia prima microflora ruminale
attraverso la
■■ Esigenza di
modulazione della
miglioramento delle
dieta (formulazione
performance produttive
alimentare)
animali

72
L’offerta di ricerca individuata prevede studi riguardanti la modulazione della dieta
degli animali da reddito (mediante l’applicazione di biotecnologie in senso stretto) e
la modulazione della microflora ruminale, attività tese a produrre un miglioramento
a monte delle produzioni di carne e latte senza aggiunte esogene post-milking. Va
ampliata, quindi, l’attività di ricerca nel campo dell’applicazione biotecnologica
e dell’impiego di cellule vive e vitali (es. probiotici e batteri funzionali) nella dieta
degli animali, sperimentandone l’inserimento diretto nei mangimi per modulare
il prodotto finito. L’effetto dell’aggiunta di probiotici nell’alimentazione a base di
latte, infatti, come ad esempio già riscontrato negli agnelli da latte, favorisce la
crescita degli animali permettendo il raggiungimento di carichi elevati.

3.2.8 “Strategie politiche economiche e sociali”


Il tavolo “Strategie politiche, economiche e sociali” ha avviato i suoi lavori il 13
dicembre 2010. I risultati e le proposte del tavolo sono schematizzati in 7 cluster, a cui
corrispondono altrettanti temi di discussione prevalenti.

1 Produzione e mercato
La maggior parte delle criticità del settore agroalimentare regionale, individuate
dal gruppo di lavoro, sono strettamente connesse con le particolari caratteristiche
strutturali e organizzative delle aziende agricole. L’agricoltura pugliese annovera tra
i suoi punti di debolezza le ridotte dimensioni delle aziende (in termini economici
e di superficie) e la scarsa capacità nell’aggregare l’offerta produttiva a cui si
associa, evidentemente, una frammentazione della produzione. Il settore soffre di
problemi di natura logistica e risente dell’assenza di un’efficiente organizzazione
della produzione. Alcuni partecipanti si soffermano sull’incapacità degli operatori
economici di differenziare l’offerta produttiva e di superare forme di gestione del
territorio spesso incentrate sulle monoculture e che generano elevati costi sociali
e ambientali. Inoltre, una criticità è individuata nella difficoltà dell’agricoltura,
in genere, di avvicinarsi alle esigenze dei consumatori e delle imprese a valle delle
filiere. A margine della discussione, si rileva la scarsa valorizzazione di alcuni scarti
della lavorazione (si pensi all’impiego degli scarti del pomodoro nel campo della
cosmesi e dell’energia).

Sotto il profilo dei fabbisogni di ricerca, l’attenzione si sofferma sull’esigenza di


studiare modelli organizzativi efficienti finalizzati ad aggregare l’offerta produttiva,
anche in considerazione delle persistenti difficoltà delle piccole aziende agricole nel
soddisfare le esigenze del mercato.

Altro aspetto, strettamente collegato con il precedente, è quello legato alla


realizzazione di studi in materia di logistica. A questo proposito, i partecipanti
si soffermano sul concetto di “filiera virtuale”, nella quale la logistica è gestita
attraverso comunicazioni via web tra gli operatori della filiera e nella quale si realizza
un tipo di aggregazione immateriale tra imprese. Altri fabbisogni di ricerca, emersi
dalla discussione, si riferiscono agli studi sull’utilizzo degli scarti di lavorazione del
pomodoro.

73 3. I fabbisogni e l’offerta di ricerca in agricoltura


Anche per il mondo della ricerca è fondamentale concentrare l’attenzione sullo
studio delle possibilità di aggregazione dell’offerta e sulle possibilità di accesso ai
mercati di sbocco. Indubbiamente la cooperazione e l’associazionismo possono dare
delle risposte concrete a molte delle criticità dell’agricoltura regionale individuate.
A questo proposito emerge l’esigenza di approfondire lo studio delle forme di
cooperazione agroalimentari esistenti in regione e, contemporaneamente, di
analizzare e valutare le scelte di politica aziendale adottate per affrontare i problemi
della globalizzazione. Una delle finalità delle ricerche è individuabile, quindi, nella
definizione di modelli di cooperazione e associazionismo “vincenti”.

Tavolo 8

Problemi/criticità Fabbisogni Ricerche


Produzione e mercato

■■ Monocoltura ■■ Analisi delle possibilità di ■■ Analisi delle possibilità di


aggregazione dell’offerta aggregazione dell’offerta
■■ Sovrapproduzione
e di accesso ai mercati di
■■ Studi in materia di
■■ Ridotte dimensioni sbocco
logistica
aziendali
■■ Analisi delle dinamiche
■■ Studi sull’utilizzo degli
■■ Scarsa capacità di aziendali: aggregazione
scarti di lavorazione
aggregazione dell’offerta dell’offerta e utilizzo
del pomodoro,
comune o tramite
■■ Frammentazione miglioramento prodotto
contoterzismo dei mezzi
della produzione filiera pasta grano duro
di produzione
agroalimentare e scarso
potere contrattuale ■■ Studio dei consumatori
di prodotti
■■ Difficoltà logistiche
agroalimentari con
■■ Scarsa differenziazione riferimento alle
dell’offerta produttiva differenti modalità di
acquisto e contesti di
■■ Offerta non sempre
consumo
qualificata
■■ Studi di mercato e
■■ Bassa conoscenza
pianificazione delle
caratteristiche domanda
produzioni
agroalimentare e
limitata notorietà Puglia
a livello internazionale
■■ Ridotta politica di
orientamento al cliente
■■ Esigenza di
valorizzazione degli
scarti di produzione
(pomodoro)
■■ Eccessiva “località” dei
mercati di sbocco

Anche se dalla discussione del gruppo di lavoro emerge la consapevolezza sul ruolo di
“guida” esercitato dalle multinazionali e dalla GDO in materia di consumi alimentari, il mondo
della ricerca ravvisa l’importanza di condurre studi tesi a individuare modalità e

74
percorsi in grado di orientare i consumi verso le produzioni e, quindi, di spostare il
potere d’indirizzo nelle mani del settore primario. È indispensabile approfondire le analisi
sulla domanda, sempre in continua evoluzione, e sulle modalità di acquisto dei
consumatori per essere sempre in grado di organizzare l’offerta, adeguandola alle
esigenze del mercato e agli orientamenti dei consumatori. L’ultimo aspetto emerso
durante la discussione si riferisce alla necessità di attivare ricerche di mercato
funzionali alla pianificazione delle produzioni (e che contribuisco a generare
reddito per gli agricoltori). Infine, si rileva la necessità di considerare le peculiarità
territoriali nell’elaborazione della pianificazione produttiva.

2 Biologico/integrato
Un tema intorno al quale è stata avviata un’animata discussione è quello
dell’agricoltura biologica, settore cui sono associate criticità legate ai rischi di
contaminazione con le colture tradizionali, agli elevati costi del sistema di controllo
e, in generale, alla fragilità del mercato di sbocco. Inoltre, i partecipanti rilevano
il basso livello di consumo di prodotti provenienti da forme di agricoltura biologica
presso le scuole.
Dal tavolo emerge l’esigenza di approfondire gli studi sulle tecniche produttive
applicate in agricoltura biologica, finalizzate a produrre migliori performance in
termini di sequestro della CO2 dall’atmosfera rispetto a forme produttive di tipo
convenzionale. Il tema degli impatti generati dall’agricoltura sul global warming attira
l’attenzione del tavolo e determina l’individuazione di un fabbisogno di studi sulle
“politiche adottate in materia di riduzioni delle emissioni nell’atmosfera”.

Altri due temi di studio proposti sono quelli legati alla valutazione del bilancio
energetico in aziende agricole biologiche e in aziende di tipo convenzionale e,
ancora, all’analisi della normativa legislativa esistente, sempre nell’ottica di favorire
l’incremento del consumo di prodotti biologici.
Il gruppo di lavoro non propone specifiche ricerche o studi scientifici associabili a
questo tema.

Tavolo 8

Problemi/criticità Fabbisogni Ricerche


Biologico/integrato

■■ Mancanza di un sistema ■■ Attività di ■■ Non sono associabili al


di certificazione “bio” per rinaturalizzazione cluster specifiche ricerche
piccoli produttori e per le produttiva integrata
produzioni nei parchi
■■ Determinazione del
■■ Contaminazione tra bilancio energetico nelle
colture convenzionali e aziende biologiche e
biologiche convenzionali
■■ Basso consumo di ■■ Analisi su legislazione
prodotti biologici nelle e normativa (obiettivo
scuole ed enti pubblici aumentare il consumo
(allineandosi ai green biologico)
pubblic procurement)

75 3. I fabbisogni e l’offerta di ricerca in agricoltura


3 Filiere produttive
Altro tema emerso durante la discussione del tavolo è quello della valorizzazione
delle filiere produttive regionali. Il settore agricolo si caratterizza per il basso livello
di integrazione di filiera. A questo proposito, i partecipanti pongono l’accento
sulla scarsa consapevolezza degli operatori agricoli delle opportunità, non solo
economiche, derivanti dall’adozione di approcci di filiera. L’adesione a una dinamica
di filiera da parte degli operatori pugliesi è interpretata soprattutto come una
opportunità per beneficiare di finanziamenti pubblici, mentre si trascurano altri
elementi che invero potrebbero valorizzare i risultati produttivi e l’efficienza dei
rapporti interni alla stessa azienda.

I fabbisogni di ricerca, emersi a proposito delle problematiche legate alle filiere


produttive agroalimentari, afferiscono a due orientamenti di pensiero antitetici
che si propongono, da un lato, di contribuire a consolidare le stesse filiere, ponendo
l’accento sulla necessità di creare e formare figure professionali in grado di
“orientare” il produttore agricolo nelle scelte aziendali, dall’altro - evidentemente
con intenti provocatori – di abbandonare le forme organizzate di integrazione
tra soggetti (filiere e distretti), ritenute, da alcuni partecipanti, responsabili
dell’accentuazione della pratica della monocoltura e dell’uso intensivo del territorio. Alla luce di
questi orientamenti i partecipanti avviano una intensa discussione sull’esigenza di
diversificare le produzioni e di riconvertire i sistemi produttivi in un contesto in cui
le filiere e i distretti produttivi svolgono un ruolo di rappresentanza e di indirizzo sul
territorio.

Tavolo 8

Problemi/criticità Fabbisogni Ricerche


Filiere produttive

■■ Bassa integrazione di ■■ Studi sulle dinamiche di ■■ Studio


filiera filiera sull’organizzazione
e sulla competitività
■■ Scarsa conoscenza sulle ■■ Studi sull’integrazione
delle filiere agro-
produzioni agricole a orizzontale e sui sistemi
alimentari pugliesi nel
finalità energetica economici territoriali
contesto internazionale:
■■ Esigenze di ■■ Studi su nuove colture innovazioni
miglioramento nella da dedicare alla filiera organizzative
logistica e nei trasporti agro-energetica
(in particolare nella
filiera ortofrutticola)

Inoltre, si esprime l’esigenza di attivare analisi sui progetti integrati, finalizzati a


individuare i punti di legame tra i settori produttivi interessati. Ultimo fabbisogno
proposto è quello legato agli studi su nuove colture da dedicare alla filiera agro-
energetica, da realizzare attraverso una mappatura del territorio finalizzata a
individuare le zone più adatte per la crescita di colture da utilizzare a fini energetici.
Inoltre, si sottolinea l’importanza di studiare le possibilità di utilizzo a fini
energetici e per l’estrazione del licopene di alcuni scarti di lavorazione del pomodoro.
Come risposta alle criticità emerse, anche il mondo della ricerca propone di avviare

76
studi sull’organizzazione e sulla competitività delle filiere agro-alimentari pugliesi
nel contesto internazionale.

4 Competitività e responsabilità sociale


Altro tema emerso durante la discussione è quello del rapporto tra etica e
competitività. A questo proposito, emerge come, anche in un contesto sempre
più incentrato sulla competitività, sia indispensabile conciliare le dinamiche che
consentono a un’azienda di operare sul mercato con l’obiettivo “sociale” dell’equa
distribuzione del reddito tra i partecipanti di una determinata filiera (rapporto etica/
qualità).

Tavolo 8

Problemi/criticità Fabbisogni Ricerche


Competitività e
responsabilità sociale

■■ (Mancato compimento) ■■ Non sono individuabili ■■ Studi sulla responsabilità


di una distribuzione fabbisogni associabili al sociale in agricoltura e
equa del valore lungo cluster nell’agro-industria
tutta la filiera
■■ Etica/competitività

A questo proposito dal mondo della ricerca proviene la proposta di avviare studi in
materia di responsabilità sociale in agricoltura e nell’agro-industria.

5 Competitività e territorio
Un altro cluster si riferisce al rapporto tra competitività e territorio. In particolare,
i partecipanti evidenziano l’esistenza di una criticità nella gestione della
globalizzazione, laddove si cerchi di conciliare la valorizzazione delle peculiarità di
un territorio con la difesa delle aspettative di reddito degli agricoltori. In particolare,
si evidenzia l’esigenza di attivare una riflessione sugli approcci al “mercato globale”
e sulle correlative esigenze di valorizzazione di “cultura/tipicità” dell’offerta legata al
territorio, evitandone la massificazione.

Un altro argomento di discussione è quello della valorizzazione dell’agricoltura


sociale e delle fattorie sociali. Attualmente, secondo i partecipanti, il dibattito su
questo tema è sì intenso ma molto carente, soprattutto in materia di analisi dei
servizi erogabili e di reali fabbisogni dell’agricoltura. A riguardo, si ravvisa l’assenza
di analisi sociologiche di carattere motivazionale (in grado di spiegare il perché le persone
dovrebbero vivere e lavorare in campagna) e sugli output dell’agricoltura multifunzionale.

Sotto il profilo dei fabbisogni di ricerca, dal tavolo emerge la necessità di studiare
le dinamiche socio-economiche più adeguate per motivare il passaggio da una
agricoltura “indifferenziata” a un’agricoltura che produca beni rappresentativi del
territorio di riferimento. Infatti, si constata come si possano rappresentare due
modelli di competitività, a cui associare due distinte esigenze di ricerca: da una

77 3. I fabbisogni e l’offerta di ricerca in agricoltura


parte quello che spinge verso un prodotto indifferenziato con l’offerta di commodity e
che, oggi, accusa maggiormente gli effetti della globalizzazione, dall’altro quello che
punta alla differenziazione e alla “connessione con il territorio”. In questo quadro si
rileva un’esigenza di riconversione dell’orientamento strategico delle aziende verso
un modello produttivo più “aderente” alle caratteristiche del territorio pugliese.

Dal tavolo emerge l’esigenza di avviare uno studio sugli isotopi per definire le
caratteristiche dell’olio pugliese.
In risposta alle criticità individuate, il mondo della ricerca propone di avviare studi
sulle interrelazioni tra l’agricoltura e il territorio rurale e, ancora, approfondimenti
scientifici in materia di riconversione produttiva finalizzati ad individuare gli
scenari e le prospettive per l’agricoltura regionale (le agricolture possibili). Un’altra
ricerca proposta si incentra sullo studio delle esigenze di servizi delle popolazioni
rurali e sulle attese degli “urbani” rispetto all’agricoltura.

Tavolo 8

Problemi/criticità Fabbisogni Ricerche


Competitività e territorio

■■ Agricoltura vs rurale; ■■ Identificazione di ■■ Analisi delle


settore vs territorio; modelli per lo sviluppo interrelazioni tra settore
specializzazione vs rurale sostenibile agricolo e territorio
multidisciplinare rurale
■■ Ricerche su recupero
■■ Scarsa capacità di offrire della biodiversità e su ■■ Studi su potenziale
servizi e prodotti legati varietà antiche riconversione delle
al territorio imprese agricole
■■ Rendere riconoscibile il
■■ Globalizzazione con prodotto pugliese ■■ Ricerca sulle esigenze di
ridotto mantenimento servizi delle popolazioni
delle caratteristiche rurali e sulle attese
territoriali degli “urbani” rispetto
all’agricoltura
■■ Scarsità modelli
organizzativi ■■ Strategie di marketing
(alternativi) per per la creazione e
migliorare la distribuzione del
competitività valore nelle filiere dei
prodotti di qualità e a
connotazione territoriale
■■ Studi sulla
valorizzazione del
territorio, sull’identità
dei prodotti e risvolti
salutistici

Inoltre, si ritiene indispensabile avviare analisi sulle strategie di marketing


per la creazione e distribuzione del valore nelle filiere dei prodotti di qualità e a
connotazione territoriale. A questo riguardo, i partecipanti rilevano come il marchio
“Prodotti di Qualità di Puglia” possa essere uno degli strumenti con cui la Regione
può raggiungere queste finalità. Oggi il concetto di qualità è molto ampio e ingloba

78
la componente etica. Una delle richieste emerse dalla discussione è quella legata
all’individuazione di modelli alternativi a quelli di mercato. In questo contesto la
politica può svolgere un ruolo molto importante. Un ultimo aspetto su cui incentrare
le ricerche è quello della valorizzazione del territorio e degli studi sull’identità dei
prodotti.

6 Analisi di scenario/politiche pubbliche


Una delle criticità individuate dal tavolo è rappresentata dalla limitata conoscenza
della reale efficacia della spesa pubblica, alla quale il mondo produttivo affianca
una esigenza specifica di ricerca legata alla valutazione degli impatti derivanti
dall’applicazione del Programma di Sviluppo Rurale 2007-13 della Puglia. Dalla
discussione emerge come quest’ultimo aspetto sia legato all’esigenza di realizzare
ulteriori approfondimenti rispetto alle analisi e alle valutazioni previste e
regolamentate dallo stesso Programma.

Tavolo 8

Problemi/criticità Fabbisogni Ricerche


Analisi di scenario/
politiche pubbliche

■■ (Scarsa conoscenza) ■■ Valutare l’impatto del ■■ Studio degli impatti


efficacia della spesa PSR attraverso indicatori della PAC sulle imprese
pubblica specifici (economici, agricole e agro-
ambientali, giovani in alimentari pugliesi.
agricoltura) Prospettive PAC 2014-
2020

Il mondo della ricerca propone di studiare gli impatti della PAC sulle imprese agricole
e agro-alimentari pugliesi e, ancora, di analizzare le prospettive della stessa con
riferimento al prossimo periodo di programmazione.

7 Trasferimento della conoscenza/reti di relazioni


I partecipanti individuano una serie di criticità legate alla scarsa o frammentata
conoscenza degli imprenditori agricoli sulle esigenze tecnologiche aziendali, a
cui si associano ridotti livelli di formazione e scarsa propensione all’innovazione
degli stessi imprenditori. È molto sentita l’esigenza di raggiungere una maggiore
professionalità degli operatori. Inoltre, si rileva l’esistenza di un problema di accesso
all’innovazione da parte delle imprese agricole.
Il mondo produttivo non ha espresso specifici fabbisogni di ricerca ma ha solo
evidenziato un’esigenza di migliorare la diffusione delle innovazioni e dei risultati
delle ricerche agli imprenditori agricoli e ai tecnici di settore. Infine, è emersa
l’esigenza di creare sinergie tra gli esperti sanitari e i sociologi per creare e gestire la
“filiera agricola sociale”.

Infine, il mondo della ricerca propone di avviare studi di scouting della domanda
tecnologica delle imprese agroalimentari al fine di individuare le esigenze di
innovazione delle stesse. Inoltre, si propone di analizzare le potenzialità e il ruolo
degli intermediatori tecnologici nel processo di trasferimento della conoscenza.

79 3. I fabbisogni e l’offerta di ricerca in agricoltura


Tavolo 8

Problemi/criticità Fabbisogni Ricerche


Trasferimento della conoscenza/reti di relazioni

■■ Conoscenza ■■ Il tavolo non ha espresso ■■ Scouting della


frammentata e opacità specifici fabbisogni domanda tecnologica:
dei flussi informativi di ricerca ma ha solo opportunità di
evidenziato esigenze legate clustering delle esigenze
■■ Parzialità o assenza di
alla corretta diffusione
analisi sociologiche ■■ Analisi delle potenzialità
delle conoscenze, al
e del ruolo degli
■■ Latenza della domanda recupero dei saperi e
intermediatori
di innovazione, scarsa di figure professionali
tecnologici (ILO, TTO,
consapevolezza delle tradizionali, all’avvio di
ecc.) nel processo di
esigenze tecnologiche master universitari, alla
trasferimento della
creazione di sinergie tra gli
■■ Ridotta capacità di conoscenza
esperti sanitari e i sociologi
formazione di filiera
■■ Necessità di maggiore
professionalizzazione
degli operatori (in
particolare nel campo
dell’ingegneria
agroalimentare)
■■ Difficoltà di accesso
all’innovazione da parte
delle imprese

80
4. Gli orientamenti dei tavoli

4.1 La metodologia di lavoro


Una volta rilevate e codificate le informazioni riguardanti la percezione degli
stakeholder rispetto ai problemi/criticità e ai fabbisogni di ricerca sui temi affrontati
in ciascun tavolo di approfondimento, il gruppo di ricerca dell’INEA ha avviato
un’attività di analisi dei risultati ottenuti attraverso interventi di data cleaning e di
standardizzazione e analisi delle informazioni clusterizzate. Da questo momento
in poi l’analisi si sposta dal piano qualitativo a quello quantitativo. Se nella fase
precedente, infatti, si è posto l’accento sulla tipologia di criticità e di interventi
da affrontare, in questo contesto si è voluto invece valutare il peso di ciascuna
tematica affrontata nei Tavoli. Ciò al fine di individuare un legame tra l’intensità
di trattazione di un tema e l’importanza che il tema stesso ricopre nelle scelte degli
stakeholder.

Nel dettaglio, i risultati di ciascun tavolo sono stati sottoposti ad un’analisi


articolata in tre fasi: (I) un’indagine quantitativa sui cluster e una successiva
standardizzazione dei risultati; (II) l’interpretazione dei risultati ottenuti
mediante l’ausilio di una “nuova” matrice BCG (The Boston Consulting Group
matrix); (III) la sperimentazione di una tecnica di analisi e di valutazione dei
risultati e delle proposte emerse durante i tavoli di approfondimento. È utile
sottolineare come in tutti i tre momenti sono state attuate semplificazioni e
interpretazioni indispensabili al lavoro di sintesi condotto. I principali risultati
conseguiti sono costituiti dalla mappatura delle tematiche più discusse, dall’analisi
comportamentale dei singoli gruppi di lavoro e dall’adozione di un processo
decisionale in grado di mediare le istanze e le proposte degli stakeholder con i giudizi
degli esperti e le valutazioni dei decisori politici.

I. L’indagine quantitativa sui cluster ottenuti e la successiva standardizzazione dei


risultati ha avuto come finalità quella di elaborare i dati raccolti durante i gruppi
di lavoro partendo dall’analisi quantitativa delle risposte date dagli stakeholder
ai quesiti proposti. In particolare, è stata applicata una metodologia in grado
di individuare e spiegare gli orientamenti emersi durante ciascun tavolo, con
riferimento alle tematiche indicate e all’intensità con cui le stesse sono state
affrontate. Dopo aver reso confrontabili le informazioni ottenute, mediante la
loro standardizzazione, si è proceduto a fornire un’interpretazione d’insieme e a
tracciare il trend assunto dalle questioni dibattute, distinguendone i differenti gradi
di importanza strategica e di condivisione da parte degli stakeholder. I concetti
aggregati in cluster hanno costituito il panel di dati su cui si è basata l’analisi

81 4. Gli orientamenti dei tavoli


comportamentale di ciascuno degli otto gruppi di lavoro. I dati sono stati ripartiti in
due distribuzioni: la prima, denominata problemi/criticità, rappresenta il numero
di problematiche espresse in relazione a ciascun cluster individuato, la seconda,
denominata fabbisogni di ricerca, rappresenta la consistenza della domanda di
ricerca espressa in relazione ai medesimi cluster.

È evidente che da tavoli strutturalmente diversi, se non altro per denominazione,


tematiche affrontate e numero di stakeholder partecipanti, emergono cluster
eterogenei per qualificazione e numerosità di informazioni in essi contenute. Ciò
pone un limite di comparabilità sia tra cluster con la medesima denominazione ma
riferiti a tavoli differenti, sia tra cluster di tavoli diversi aventi la stessa numerosità.

Per queste ragioni, durante il processo di elaborazione dei dati, si è reso necessario
uniformare i risultati ottenuti facendo ricorso al metodo della standardizzazione
statistica delle variabili. Attraverso questa procedura statistica è possibile, infatti,
rendere confrontabili variabili identiche appartenenti a distribuzioni diverse. 6

La variabile standardizzata:

misura le deviazioni dalla media aritmetica e ha come unità di misura la deviazione


standard. Un dato così trasformato si chiama punto standard (o punto z).
In particolare:
è la distribuzione dei punti standard calcolata a partire da tutti i punti della
variabile ;
è il dato di cui si vuole calcolare il punto ;
è la media della distribuzione del carattere ;
è la deviazione standard della distribuzione del carattere .
In questa analisi sono stati standardizzati i dati di entrambe le distribuzioni
considerate. La variabile rappresenta tutti i concetti espressi dagli stakeholder
alternativamente per la distribuzione problemi/criticità e per la distribuzione
fabbisogni di ricerca. Per ciascun tavolo di approfondimento questi valori sono
stati normalizzati rispetto alla media e alla deviazione standard di ciascuna
distribuzione. In questo modo, per ogni tavolo di approfondimento ciascun valore
assunto dalla variabile (cluster originario) risulta standardizzato e assume i nuovi
valori (cluster standardizzato) che, pur conservando le proprie distanze relative da
ogni altro punto, diventano confrontabili con tutti gli calcolati per tutti i tavoli
costituiti.

6 La standardizzazione è una doppia normalizzazione: nella prima normalizzazione ogni dato è trasformato nel suo
scarto dalla media, nella seconda normalizzazione questo scarto viene trasformato dall’unità di misura o di conto di
quella variabile in unità del suo scarto-tipo. Ogni punto della vecchia distribuzione corrisponde ad uno della nuova e
conserva le sue distanze relative da ogni altro punto. Poiché i dati originali sono stati trasformati in scarti dalla media
e la somma algebrica degli scarti dalla media è per definizione 0, tutte le variabili standardizzate hanno media 0.
Inoltre, poiché ogni scarto dalla media viene poi diviso per lo scarto-tipo della variabile di partenza, lo scarto-tipo di
una qualunque variabile standardizzata è 1.

82
II. L’interpretazione dei risultati ottenuti mediante l’ausilio di una nuova matrice BCG
ha consentito l’analisi dei dati ottenuti con la standardizzazione. Tale indagine è
stata condotta mediante l’uso di uno strumento interpretativo mutuato dall’analisi
del business aziendale e adattato per l’occasione alle esigenze di questo lavoro. Si
tratta della matrice BCG 7 che è stata applicata ai cluster in relazione a due parametri:
• primo parametro: l’intensità dei problemi/criticità, che misura la consistenza numerica
delle problematiche espresse dagli stakeholder per ciascun cluster. I valori di tale parametro
vengono indicati sull’asse orizzontale della matrice;
• secondo parametro: l’intensità dei fabbisogni di ricerca, che misura la consistenza numerica
delle ricerche indicate. I valori di tale parametro vengono indicati sull’asse verticale della
matrice.
La matrice ottenuta rispetto ai due parametri individuati è stata ridenominata dal
gruppo di ricerca INEA Matrice Problemi Fabbisogni (MPF). Come per la matrice BCG
tipica, dalla combinazione di questi due parametri si individuano 4 categorie di
cluster: Star, Cash Cow, Question Mark e Dog.

Figura 9
La Matrice Problemi Fabbisogni (MPF)

L’area racchiude cluster Question Mark 2,0 Nell’area si concentrano cluster Star
identificati da bassa intensità di caratterizzati da alta intensità di
problemi/criticità e alta intensità di problemi/criticità e di fabbisogni di
1,5
fabbisogni di ricerca. Sono cluster ricerca. I cluster rappresentano temi
“rischiosi” (e non essenziali) dato decisamente prevalenti su cui
1,0
l’esiguo numero di problemi/criticità su focalizzare prioritariamente l’attenzione.
cui andranno ad impattare le ricerche.
0,5

problemi / criticità
-2,5 -2,0 -1,5 -1,0 -0,5 0 0,5 1,0 1,5 2,0 2,5

È l’area dei cluster Dog caratterizzati da -0,5


Nell’area sono presenti cluster Cash Cow
bassa intensità di problemi/criticità e da con alta intensità di problemi/criticità e
fabbisogni di ricerca

bassa intensità di fabbisogni di ricerca. In -1,0 bassa intensità di fabbisogni di ricerca.


essa sono presenti cluster poco rilevanti Possono ritenersi cluster importanti ma
che si può decidere di trascurare. -1,5 non prioritari.

-2,0

7 La matrice BCG venne ideata negli anni settanta come strumento di analisi del portafoglio business di un’impresa e
permette di classificare le aree strategiche di affari (ASA/SBU) o attività dell’impresa. Nel marketing, la matrice BCG è
utilizzata anche per la classificazione dei diversi prodotti o dei diversi segmenti in cui opera l’azienda. I parametri utilizzati
per la classificazione sono il tasso di crescita del mercato sull’asse verticale (è una misura di attrattività del mercato) e
la quota di mercato relativa sull’asse orizzontale (misura la forza dell’impresa in quel mercato). Dalla combinazione di
questi due parametri si possono individuare 4 categorie di prodotti (Question Mark, Star, Cash Cow, Dog).

83 4. Gli orientamenti dei tavoli


Le otto matrici MPF originate da questo processo hanno permesso di interpretare
i risultati dell’analisi afferenti a ciascun tavolo di approfondimento. Inoltre, la
matrice MPF generale, originata dall’unione delle singole matrici ottenute, ha
permesso di rappresentare il quadro analitico dell’insieme degli orientamenti
manifestati dagli stakeholder.

III. La sperimentazione di una tecnica di analisi e di valutazione dei risultati e delle


proposte emerse durante i tavoli di approfondimento si è proposta di verificare
come il giudizio di esperti, esterni al processo partecipato, potesse offrire al decisore
pubblico in tempi rapidi un contributo puntuale nell’individuazione di soluzioni/
proposte efficaci e produttive per il territorio regionale e ciò nel pieno rispetto degli
orientamenti emersi durante i tavoli. In particolare, si è deciso di non applicare al
caso concreto tecniche consolidate di indagine basate sul giudizio di esperti (Delphi,
Nominal Group Technique, ecc.), ma di sperimentare un nuovo approccio in grado
di valorizzare le conoscenze interne del gruppo di ricerca, pur condividendo con
le prime alcuni presupposti logici. La scelta degli esperti è ricaduta su soggetti,
appartenenti al gruppo di ricerca dell’INEA e della Regione Puglia, in possesso di
informazioni e conoscenze teoriche in materia di ricerca e di trasferimento delle
innovazioni in agricoltura e capaci di interpretare e contestualizzare le proposte
dei tavoli di approfondimento (criterio del possesso di expertise). In particolare,
agli esperti, dopo essere stati opportunamente motivati sull’importanza della
loro partecipazione (riconoscimento della loro expertise e dell’importanza del loro
contributo), sono stati sottoposti i risultati dei tavoli di approfondimento sotto
forma di rapporti analitici (si vedano le descrizioni dei tavoli contenuti all’interno
del capitolo 3). Gli esperti, singolarmente e attraverso l’ausilio di una scheda di
votazione, hanno espresso un giudizio (una valutazione di interesse) per ognuno dei
fabbisogni e delle ricerche emerse durante i tavoli di approfondimento. Il percorso
di lavoro proposto agli esperti non escludeva la possibilità che gli stessi potessero
confrontarsi con altri conoscitori delle materie per acquisire ulteriori informazioni utili al
processo valutativo (verifica della condivisione delle idee).

Nel dettaglio, l’obiettivo del lavoro di ciascun esperto è quello di individuare e,


conseguentemente segnalare, i “principali/più interessanti” temi di ricerca su cui
la Regione Puglia dovrebbe concentrare l’attenzione in un’ottica di azione di breve -
medio termine e ciò anche nella consapevolezza dell’esistenza di stringenti vincoli
di bilancio. Le regole del gioco (modalità di giudizio e criteri di valutazione) prevedono
che ciascun esperto possa assegnare, per ciascun fabbisogno/ricerca proposto nei
tavoli, un punteggio compreso tra 0 e 10 (ammessi solo valori interi), in maniera
tale che la somma dei punteggi dell’insieme dei fabbisogni/ricerche di ciascun
tavolo non superi in alcun modo il valore complessivo di 10. Il criterio di valutazione
è, evidentemente, strettamente connesso con il “peso” attribuito dall’esperto alla
singola proposta di fabbisogno/ricerca (voto da 0 a 10) in relazione all’insieme
delle proposte emerse nel tavolo di approfondimento tecnico-scientifico (massimo
10 punti). Il meccanismo di votazione è, inoltre, influenzato dalla possibilità che
l’esperto possa comparare anche proposte presenti in vari tavoli e, quindi, di fatto
modificare il “peso” relativo di ciascuna proposta. I risultati delle votazioni degli

84
esperti sono stati, quindi, elaborati e resi confrontabili tra di loro attraverso il ricorso
al metodo della standardizzazione statistica delle variabili (si veda il precedente
punto I). Al fine di segmentare i valori contenuti nella distribuzione finale, si è
proceduto alla suddivisione della stessa in quartili e all’individuazione di quattro
livelli di valutazione corrispondenti.

L’introduzione di una terza variabile all’interno della matrice MPF, rappresentata


dal parere degli esperti, ha permesso di caratterizzare ciascun evento (fabbisogno/
ricerca) in termini di intensità dei problemi/criticità, dei fabbisogni di ricerca e del
giudizio degli esperti, generando in tal modo una ulteriore matrice a tre variabili
denominata Matrice Problemi Fabbisogni Valutazione (MPFV).

La metodologia di valutazione descritta si inserisce all’interno di un processo


decisionale partecipato già avviato e si propone, da un lato, di fornire al decisore
pubblico informazioni utili a costruire una strategia di sostegno della ricerca
in agricoltura e, dall’altro, di proporre agli stessi stakeholder utili elementi
di discussione nelle attività di scelta tra proposte alternative, da realizzarsi in
momenti/fasi successive al processo sin qui descritto.

I risultati e le implicazioni che sono state desunte dall’applicazione delle metodologie


appena descritte sono rappresentati e illustrati nei paragrafi successivi.

85 4. Gli orientamenti dei tavoli


4.2 I temi e i livelli di interesse degli stakeholder

Tavolo 1 - Prodotti e tecniche delle coltivazioni arboree, delle filiere vitivinicola e


olivicolo-olearia - i cluster che descrivono i temi affrontati dagli stakeholder sono
cinque: qualità/tracciabilità, ambito produttivo gestionale, ambiente, difesa/chimica e produzione/
commercializzazione. Dal volume di interventi fatti dagli stakeholder durante la
discussione, nessuno dei cluster ha registrato un livello congiunto di alta intensità
di problemi e di fabbisogni di ricerca. Ne consegue che nessuno degli argomenti di
discussione può essere considerato Star, ossia decisamente prioritario (fig. 10). Data
l’assenza di Star su cui focalizzare l’attenzione, si passa a prendere in considerazione
i cluster di secondaria importanza appartenenti alle categorie Cash cow e Question
mark. Partendo dal cluster qualità/tracciabilità (al limite tra i quadranti Star e Cash
cow) si evidenzia, per un verso, la notevole attenzione degli stakeholder per le
criticità incluse in questo raggruppamento (salubrità degli alimenti e gestione della
tracciabilità delle produzioni regionali), per l’altro la riflessione più contenuta circa
le proposte di ricerca (elaborazione di disciplinari di produzione per le filiere, studi
sulle tecnologie di trasformazione e sui sistemi di valorizzazione delle produzioni di
qualità).

Figura 10 2,5

Tavolo 1
2,0
on /
zi ne
e
za io
iz z
al u

1,5
ci od
er Pr

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mark star
1,0
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-1,0
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fabbisogni di ricerca

g
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tiv

-1,5
s

ut
ife

od
D

pr

-2,0

-2,5

Il cluster produzione/commercializzazione (Question mark) evidenzia una situazione


opposta alla precedente: gli stakeholder hanno individuato e discusso relativamente
poco delle criticità connesse con la produzione agricola e la commercializzazione
dei prodotti delle coltivazioni arboree, vitivinicole e olivicole, ma hanno indicato

86
un numero considerevole di ricerche utili a questi comparti. Fermo restando la
necessità di indagare più a fondo le ragioni di questa discordanza (scarsa capacità di
focalizzare o di esprimere le problematiche? Scarsa consapevolezza delle criticità?),
è, comunque, utile sottolinearne l’importanza relativa che contraddistingue questo
cluster, attorno al quale si è concentrata gran parte della discussione del gruppo di
lavoro. La limitata capacità di pianificare in maniera efficiente la produzione e la
commercializzazione agricola è il punto cardine su cui, secondo il gruppo, deve agire
la ricerca in questo ambito, mediante studi sulle innovazioni di prodotto e modelli
produttivi adeguati alle caratteristiche delle aziende pugliesi e alle richieste del
mercato. Proseguendo nell’analisi, il cluster ambito produttivo/gestionale (Cash cow)
mostra un elevato numero di problematiche collegate a poche proposte di ricerca. Le
questioni maggiormente dibattute hanno riguardato i numerosi problemi strutturali
delle aziende agricole pugliesi (frammentazione, individualismo e inadeguata
organizzazione delle aziende agricole, insieme a senilizzazione degli imprenditori
agricoli, bassa propensione all’innovazione e alla valorizzare economica dei
sottoprodotti della lavorazione). Tuttavia, a fronte di criticità a così ampio spettro,
i fabbisogni di ricerca proposti dal gruppo sono stati piuttosto generici e riferiti
prevalentemente all’esigenza di ridurre i costi di produzione e avere una maggiore
sostenibilità ambientale, anche in questo caso, mediante innovazioni di prodotto
e di processo. Per completezza, l’analisi della MPF si conclude con i cluster ambiente
e difesa/chimica che rientrando nella categoria Dog risultano trascurabili rispetto
all’impostazione data a questa analisi.

Analizzando nel complesso il posizionamento dei cluster sulla MPF, questi seguono
un andamento piuttosto irregolare rispetto alle bisettrici dei quadranti (fatta
eccezione per il cluster ambiente). Ciò è indicativo del fatto che gli stakeholder
hanno discusso per ciascun cluster in modo poco bilanciato di problemi e di relativi
fabbisogni di ricerca. Si rivela inoltre una tendenziale dispersione degli stessi cluster
rispetto all’origine della matrice, presumibilmente in ragione della vastità dei temi
su cui gli stakeholder hanno dovuto esprimersi.

Tavolo 2 - Prodotti e tecniche delle coltivazioni cerealicole, industriali, officinali, foraggere


e no-food e loro tecnologie. Produzioni e valorizzazione tecnologica nel settore
orticolo, floricolo e del vivaismo ornamentale e delle colture officinali - presenta
sei cluster, la metà dei quali sono classificati come Star, uno come Cash cow e due
come Dog (fig. 11).8 Alla luce del posizionamento nella matrice, sono da ritenersi
prioritari i temi che afferiscono ai cluster qualità/tracciabilità, produzione agricola e
ambiente. Tra questi, il primo è quello che, in assoluto, si è caratterizzato per il
maggior numero di proposte di ricerca, mentre il secondo accoglie il maggior
numero di criticità e, infine, il terzo si caratterizza per un tendenziale equilibrio tra
problematiche e fabbisogni di ricerca espressi dal gruppo. Analizzando nel dettaglio
il cluster qualità/tracciabilità, gli stakeholder hanno proposto di concentrare la ricerca

8 L’analisi dei cluster riferita a questo tavolo di approfondimento ha richiesto una riclassificazione aggiuntiva rispetto
a quella realizzata per gli altri tavoli, dovuta alla differente impostazione data in fase di attuazione (cfr. par. 3.2.2).
Le ragioni di questa eccezione risiedono nella particolare vastità della tematica affrontata dal tavolo e nel carattere
“sperimentale” dello stesso (si è trattato del primo tavolo realizzato nel quale si è testata la metodologia di indagine).

87 4. Gli orientamenti dei tavoli


principalmente sulla sperimentazione di nuovi sistemi per la sanificazione dei
prodotti per un maggior rispetto dell’uomo e dell’ambiente. Per quel che concerne
il cluster produzione le ricerche suggerite hanno riguardato, invece, l’individuazione
di nuovi prodotti e la messa a coltura di specie spontanee d’interesse per il mercato,
innovazioni di prodotto e di processo nell’ambito degli alimenti funzionali e
l’innovazione varietale in relazione agli aspetti nutrizionali e salutistici. Con
riferimento al cluster ambiente gli stakeholder hanno focalizzato la loro attenzione
sui problemi legati alla scarsa conoscenza delle tecniche a basso impatto ambientale,
mentre le ricerche proposte hanno affrontato soprattutto il tema delle innovazioni in
materia di gestione della fertilità, della risorsa idrica e la difesa fitosanitaria.

Figura 11


2,5

ili
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Tavolo 2

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-2,0
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-2,5

Se si guarda alla distribuzione dei cluster nella matrice, quelli ambiente e filiere
produttive denotano un buon bilanciamento tra il numero di criticità e di fabbisogni
di ricerca. Questo dato evidenzia coerenza e, implicitamente, anche una buona
consapevolezza da parte degli stakeholder delle criticità e delle esigenze di ricerca
riguardanti la componente ambientale e della filiera produttiva dei comparti
cerealicolo, orticolo e florovivaistico. Ciò non è altrettanto vero per gli altri cluster,
per i quali invece la trattazione di criticità e fabbisogni risulta tendenzialmente poco
collegata per la mancanza di corrispondenza tra numerosità dei problemi esposti e di
ricerche proposte. Come per il tavolo 1, anche in questa circostanza si può ipotizzare
che la vastità dei temi su cui gli stakeholder sono stati chiamati ad intervenire è
stata causa di dispersione degli interventi, contribuendo alla difficile identificazione
delle priorità da parte dei partecipanti.

88
Tavolo 3 - Zootecnia e trasformazioni dei prodotti della filiera. Benessere animale.
Allevamenti faunistici. Zoocolture, apicoltura - i cluster individuati sono cinque,
di cui solo uno – sistemi di allevamento/qualità – è classificato come Star (fig. 12). Data
anche la posizione che occupa all’interno del quadrante, è indubbiamente questo
l’argomento su cui gli stakeholder hanno concentrato la gran parte della loro
attenzione e per il quale, inoltre, hanno espresso una chiara connessione tra
criticità e ricerche. Tra le principali problematiche legate ai sistemi di allevamento
e al tema della qualità delle produzioni zootecniche, primeggiano le poco adeguate
diete alimentari degli animali e il massiccio uso di mangimi di varietà importate
che frena l’impiego di varietà autoctone e che incidono negativamente sulla qualità
delle carni e dei prodotti lattiero-caseari. A fronte di queste criticità il gruppo ha
espresso l’esigenza di condurre studi sull’alimentazione animale che migliorino la
componente salutistica delle produzioni zootecniche regionali.

Figura 12 2,5

Tavolo 3
2,0

ità /
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fabbisogni di ricerca
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-2,0

-2,5

Altro aspetto evidenziato dagli stakeholder è il problema della gestione della


produzione lattiero-casearia rispetto alla stagionalità dei consumi e alla loro
conservazione, in riferimento al quale il gruppo ha proposto l’attivazione di ricerche
per prolungare la shelf-life delle produzioni agro-zootecniche e studi su metodi di
trasformazione innovativi per la conservazione di latte e derivati. La valorizzazione
e la tracciabilità delle produzioni, anche se racchiude in sé poche criticità e poche
ricerche, raccoglie proposte di ricerca che rafforzano ancor di più l’idea di sostenere
le performance e la qualità degli allevamenti attraverso lo sviluppo di sistemi di

89 4. Gli orientamenti dei tavoli


tracciabilità innovativi, la georeferenziazione delle produzioni tipiche e di qualità.
I restanti tre cluster includono argomenti tendenzialmente trascurabili su cui gli
stakeholder hanno manifestato un basso numero di indicazioni sia in termini di
criticità sia di fabbisogni di ricerca.

Nel giudizio globale sull’andamento del tavolo 3 è interessante evidenziare la


buona capacità del gruppo di lavoro di creare corrispondenza tra il numero di criticità
e i fabbisogni di ricerca riferiti al quadrante Star e Cash cow. Mentre il parziale
allineamento dei restanti cluster rispetto alle bisettrici dei quadranti indica una
scarsa corrispondenza tra problematiche e fabbisogni connessi e, quindi, la presenza
di argomenti rispetto ai quali gli stakeholder hanno discusso in modo non sempre
bilanciato.

Tavolo 4 - Selvicoltura, piante a rapido accrescimento, tartuficoltura, prodotti del bosco


e faunistico venatorio - gli stakeholder hanno indicato sei cluster, di cui la metà
sono di evidente interesse, poiché posizionati nel quadrante Star, mentre la restante
parte risulta composta da cluster di secondaria o scarsa rilevanza, in quanto ripartiti
tra area Dog e Question mark (fig. 13). I temi dell’ambito produttivo-gestionale e le
questioni di carattere ambientale connesse con il settore foreste sono stati quelli su
cui gli stakeholder hanno focalizzato maggiormente la loro attenzione, evidenziando
criticità e fabbisogni di ricerca ritenuti essenziali per migliorare le performance
di un comparto che vive un indiscusso stato di necessità. Per quel che concerne il
cluster produzione, il gruppo di lavoro concorda sulla scarsa valorizzazione del ruolo
produttivo dei boschi e la scarsità di informazioni statistiche sulle produzioni
legnose prodotte in regione. Su questi temi gli stakeholder esprimono precisi
fabbisogni di ricerca in materia di produzione (sperimentazioni colturali di specie
autoctone a rapido accrescimento, studi sulla tartuficoltura e sui prodotti di nicchia
del bosco) e di produttività dei boschi pugliesi (ricerche sulla meccanizzazione e
sull’uso dei sottoprodotti delle lavorazioni forestali a fini energetici).

Gli stakeholder pongono inoltre l’accento sullo stato di degrado e di abbandono in


cui versano i suoli forestali in alcune aree del territorio e la mancanza di piani di
gestione forestale nelle aree protette, aspetti che mettono a rischio la riserva di
biodiversità forestale dei boschi pugliesi. Sono principalmente queste, insieme
alla carenza nella manutenzione dei boschi, le principali criticità che il gruppo
individua negli altri due cluster Star (ambiente e gestione forestale). In risposta a
queste criticità gli studi scientifici dovrebbero puntare prioritariamente sull’analisi
della consistenza del patrimonio boschivo regionale (creazione della carta forestale
e dell’inventario forestale regionale). Osservando il quadrante Question mark, si
rileva come anche gli argomenti attinenti gli scenari e le strategie di riferimento
per la gestione delle foreste hanno evidenziato un livello di coinvolgimento nella
discussione degno di nota, sebbene non abbiano prodotto un numero rilevante di
temi di ricerca (per lo più orientati al supporto scientifico per la ridefinizione delle
politiche a sostegno del settore forestale e ad analisi di tipo socio-economico sulla
multifunzionalità e sui benefici delle aree boscate).

90
La matrice MPF nella sua globalità mostra da un lato una tendenziale dispersione di
tutti i cluster – fatta eccezione per strategie/scenari – rispetto all’origine della matrice
e dall’altro il loro tendenziale posizionamento lungo le bisettrici dei quadranti. Ciò
significa che per il tavolo 4 non c’è stato un tema prioritario su cui gli stakeholder
hanno focalizzato le loro riflessioni, ma che invece il gruppo ha affrontato per
ciascun cluster problematiche e fabbisogni di ricerca connessi in maniera coerente e
bilanciata (ad esclusione del cluster ambiente).

Figura 13 2,5

Tavolo 4
2,0

ne
io
uz
od
1,5

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Tavolo 5 - Agricoltura e ambiente, agricoltura sostenibile e biologica, biodiversità


animale e vegetale - presenta dieci argomenti di discussione, di cui solo tre si
posizionano nell’area Star della matrice poiché hanno registrato un’intensità di
trattazione elevata sia per problemi/criticità sia per fabbisogni di ricerca (fig. 14).
I cluster in oggetto riguardano sia l’ambito produttivo/gestionale sia tematiche più
specificatamente a carattere ambientale afferenti alla gestione della risorsa idrica, del
suolo e del territorio. In aggiunta, va anche annoverato il cluster rifiuti/residui di lavorazione
che, collocandosi tra le aree Star e Question mark della matrice, risulta anch’esso un
tema che ha generato interesse, sebbene in misura inferiore rispetto ai precedenti.
Analizzando nello specifico le tematiche dei cluster Star e partendo dal più discusso
tra questi, ossia quello denominato ambito produttivo/gestionale, si rileva come le
principali questioni individuate dagli stakeholder si riferiscono principalmente alla
qualità totale e alle numerose criticità ad essa connesse. Si va dalla bassa efficienza

91 4. Gli orientamenti dei tavoli


nella gestione del processo produttivo (necessario migliorare la tracciabilità, la
conservazione/packaging dei prodotti, ottimizzare i consumi energetici e idrici) alla
scarsa innovazione (esigenza di nuove varietà adattabili all’ambiente, di produzioni
di IV gamma, di tecnologie a basso impatto ambientale) per giungere alla scarsa
valorizzazione delle produzioni (scarso impiego di certificazioni ambientali e
riconoscimenti sulla salubrità delle produzioni). Ne consegue che i temi di ricerca
indicati dagli stakeholder riguardano soprattutto gli studi su innovazioni di prodotto
(approfondimenti sugli alimenti funzionali) e di processo (tecniche di produzione
innovative ecosostenibili), ma anche sulla salvaguardia della biodiversità, sul
recupero di colture tradizionali e sulle performance ambientali delle aziende agricole
regionali.

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Figura 14

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Tavolo 5

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Altro cluster verso cui il gruppo ha mostrato particolare attenzione riguarda la


tutela del territorio in termini di uso della risorsa idrica e del suolo, rispetto al quale
gli stakeholder hanno individuato soprattutto numerose criticità (prime fra tutte
l’abbassamento della falda acquifera, la perdita di fertilità dei terreni, la scarsa
manutenzione e l’inquinamento dei suoli) piuttosto che fabbisogni di ricerca.
Questi ultimi si riferiscono principalmente agli studi sulla tutela quantitativa e
qualitativa della risorsa acqua e al miglioramento dell’uso dei terreni. Se si prende
in considerazione il numero delle ricerche proposte, assume un ruolo di notevole
interesse anche il cluster gestione dei rifiuti/residui di lavorazione che, in ragione di un
numero di criticità esattamente pari al dato medio complessivo del tavolo, si trova al
confine tra i quadranti Star e Question mark. È utile sottolineare come rispetto a questo

92
argomento, gli stakeholder hanno dato importanza non solo a ricerche sui sistemi
gestionali degli scarti di produzione a basso impatto ambientale, ma anche alla
valorizzazione di sottoprodotti dell’agroindustria (per la produzione di energia e il
recupero delle biomasse agricole). Proseguendo nell’analisi, si rileva un unico cluster
(difesa/chimica) che ricade nel quadrante Question mark, anche se la particolare posizione
che occupa - basso scostamento negativo dei problemi e basso scostamento positivo
dei fabbisogni di ricerca rispetto ai rispettivi dati medi - lo rende un caso d’incoerenza
di scarsa rilevanza e può essere, pertanto, assimilato ad un cluster Dog, quindi
trascurabile, insieme agli altri cluster biologico/integrato, biodiversità, clima ed energia.

La valutazione complessiva sull’andamento dei lavori del tavolo rileva, per la quasi
totalità dei cluster, una buona corrispondenza tra numero di problematiche e
fabbisogni corrispondenti che si rileva soprattutto per i cluster più discussi (ambito
produttivo/gestionale, suolo e territorio). I numerosi argomenti di discussione hanno
generato una certa dispersione delle informazioni, fermo restando che per i temi
prioritari gli stakeholder hanno ben focalizzato le ricerche e le criticità su cui
intervenire.

Tavolo 6 - Multifunzionalità in agricoltura - presenta sei argomenti di discussione,


di cui solo due (funzione ambientale/paesaggistica e funzione produttiva) sono compresi
nel quadrante Star della matrice (fig. 15). Tra i temi individuati, gli stakeholder
hanno focalizzato maggiormente la loro attenzione sulla funzione ambientale
e paesaggistica dell’agricoltura multifunzionale. Meno marcata, in quanto si
discosta di poco dal dato medio, è invece l’importanza evidenziata per il tema che
attiene la funzione produttiva. In sintesi, le problematiche del cluster funzione
ambientale/paesaggistica hanno riguardato principalmente il mancato riconoscimento
economico del servizio che l’agricoltura fornisce in materia ambientale, la carenza
di valutazioni sulla sostenibilità ambientale delle produzioni agricole, nonché
l’insufficiente valorizzazione dell’impiego delle agro-energie tra gli operatori
agricoli. Le esigenze di ricerca espresse per far fronte a queste criticità si riferiscono
principalmente al potenziamento degli studi scientifici sulle buone prassi in
agricoltura nel rispetto della tutela del territorio, sulle tecniche di gestione
agronomica a sostegno delle funzioni ecologiche e ambientali e sulle opportunità
di compensazione del reddito offerte dalla multifunzionalità. Per quel che concerne
il cluster funzione produttiva il gruppo di lavoro ha evidenziato un problema di bassa
redditività del settore agricolo collegato all’inadeguatezza delle forme di sostegno al
reddito e al mancato riconoscimento socioeconomico da parte della collettività del
ruolo multifunzionale dell’agricoltura. A fronte di questa criticità, gli stakeholder
hanno espresso l’esigenza di attivare analisi sulle prospettive reddituali della
multifunzionalità in agricoltura e, ancora, sull’individuazione delle attività
complementari al core business dell’impresa agricola, finalizzate ad incrementarne
l’attrattività del territorio rurale pugliese. Un minor numero di interventi ha
interessato, invece, le altre funzioni tipiche della multifunzionalità agricola
(turistica, didattica e sociale).

93 4. Gli orientamenti dei tavoli


Figura 15 2,5

Tavolo 6
2,0

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Rispetto all’articolazione dei lavori del tavolo 6, il dato d’insieme mostra una
forte propensione ad associare la multifunzionalità in agricoltura alla funzione
di salvaguardia del territorio e del paesaggio, lasciando in secondo piano gli altri
aspetti della multifunzionalità. Ne consegue che anche il maggior numero di
proposte di ricerca sono associate a questi temi, piuttosto che alle funzioni didattica,
sociale, turistica che abbracciano temi riguardanti una più marcata diversificazione
produttiva.

Tavolo 7 - Biotecnologie animali e vegetali - sono stati individuati sei cluster dei quali
soltanto uno ricade nel quadrante Star, mentre i restanti cinque si posizionano
nelle aree di minor rilevanza della matrice (fig. 16). Il tema centrale per il tavolo
è quello della protezione e sanità degli alimenti lungo la filiera agroalimentare,
puntando l’attenzione soprattutto sullo stato sanitario e sull’impatto che le malattie
infettive degli animali hanno sulle produzioni zootecniche regionali. Con riferimento
alle produzioni vegetali, invece, il principale problema si riferisce al rispetto dei
parametri minimi previsti dWalla normativa vigente per la commercializzazione
e l’impianto in campo del materiale di propagazione. Altra importante questione
sollevata ha riguardato l’esigenza di una migliore gestione delle malattie, attraverso
l’elaborazione di protocolli di risanamento.

94
Figura 16 2,5

Tavolo 7
2,0


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-2,5

Alla luce di queste problematiche, le ricerche suggerite in campo zootecnico


hanno riguardato in primis lo sviluppo di sistemi innovativi per la ricerca di
agenti zoonosici, nonché la messa a punto di test diagnostici biomolecolari per
l’individuazione, direttamente in azienda, di patologie infettive che incidono sulle
produzioni zootecniche. Inoltre, gli stakeholder hanno sottolineato l’importanza di
approfondire gli studi sulla diagnostica e il risanamento di malattie infettive. Per
quel che concerne, invece, il campo delle produzioni vegetali la ricerca va orientata
verso studi per la realizzazione di mezzi diagnostici e la messa a punto di protocolli
applicativi per migliorare la difesa delle piante, nonché progetti di selezione clonale
finalizzati al risanamento delle specie frutticole, viticole e olivicole. Il gruppo di
lavoro ha anche riflettuto su argomenti strettamente connessi con la sicurezza
alimentare, come la valorizzazione che le produzioni agroalimentari di qualità, sane
e controllate, devono avere sui mercati. Questo cluster, classificato come Question
mark, comprende interessanti proposte di ricerca orientate all’applicazione di studi
per la valorizzazione di produzioni tipiche regionali mediante lo sfruttamento della
biodiversità microbica autoctona e l’applicazione delle biotecnologie per la creazione
di nuovi prodotti. Infine, i cluster tracciabilità, ambiente, biodiversità e performance
produttive, pur affrontando temi interessanti nella sfera della ricerca biotecnologica,
hanno contato pochi suggerimenti per la discussione sia in termini di criticità sia di
proposte di ricerca connesse e risultano posizionati nel quadrante Dog della matrice.

95 4. Gli orientamenti dei tavoli


Se si considera l’andamento globale dei lavori, gli stakeholder del tavolo 7 hanno
focalizzato l’attenzione sul solo tema Star su cui hanno, tra l’altro, mostrato anche
un’ottima capacità di creare corrispondenza tra il numero di criticità e i fabbisogni
di ricerca relativi. Un certo grado di coerenza è riscontrabile anche per i cluster
meno importanti tracciabilità e biodiversità, mentre quelli ambiente, performance produttive
e valorizzazioni delle produzioni presentano uno sbilanciamento tra numero di criticità e
fabbisogni di ricerca, riducendo di fatto la coerenza dell’articolazione del tavolo nel
suo complesso.

Tavolo 8 - Strategie politiche economiche e sociali - sono stati individuati sei temi di
discussione che, dalla ripartizione all’interno della matrice, risultano per la gran
parte Dog, mentre un unico cluster risulta Star e due si posizionano al limite con l’area
Question mark (fig. 17).

Figura 17 2,5

Tavolo 8
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-2,5

Sebbene nel complesso i temi su cui gli stakeholder hanno indirizzato i loro
interventi siano stati vicini a quelli che animano il dibattito nazionale ed europeo
in materia di politiche agricole, l’attenzione del gruppo si è focalizzata soprattutto
sulle strategie e sulle politiche che vanno ad impattare in maniera diretta sui
temi della produzione, mercato, territorio e competitività, mettendo meno in luce le
criticità e la domanda di ricerca riferite alla responsabilità sociale, alla produzione
biologica/integrata e, in generale, agli scenari di politica economica. Le maggior
parte delle criticità individuate sono strettamente connesse con le caratteristiche
strutturali e organizzative delle aziende agricole pugliesi. Le ridotte dimensioni,

96
la scarsa capacità di aggregazione dell’offerta produttiva, i problemi di gestione
logistica sono già di per sé problematiche da tenere sotto la lente d’ingrandimento
e che, in parte, alimentano anche altre criticità come la mancanza di una efficiente
organizzazione della produzione, la scarsa capacità di cogliere le opportunità di
mercato (intercettare i bisogni dei consumatori e degli altri operatori delle filiere
ma anche l’impiego potenziale di alcuni scarti della lavorazione) e il difficile
superamento di impostazioni produttive monocolturali che generano elevati costi
sociali e ambientali. Di conseguenza, sotto il profilo dei fabbisogni di ricerca,
l’attenzione si è soffermata principalmente proprio sull’esigenza di studiare modelli
organizzativi efficienti finalizzati ad aggregare l’offerta produttiva e a facilitare
l’accesso ai mercati di sbocco. Le proposte di ricerca sono indirizzate verso lo studio
di modelli di cooperazione e associazionismo e verso l’analisi di scelte di politica
aziendale. Inoltre, il gruppo ha sollevato le necessità di condurre studi scientifici tesi
a individuare modalità e percorsi in grado di orientare la preferenze dei consumatori
verso le produzioni. Dalla discussione emerge la domanda di ricerca nell’ambito
della commercializzazione e della valorizzazione produttiva, laddove si suggeriscono
studi sull’impiego dell’ITC nella gestione della logistica e per lo sfruttamento
economico degli scarti di lavorazione.

Anche nel tavolo 8 è possibile rilevare uno sbilanciato della trattazione a favore del
cluster Star verso cui gli stakeholder hanno mostrato, tuttavia, una scarsa coerenza
tra le criticità espresse e i fabbisogni di ricerca ad esse correlate. Una tendenziale
coerenza è riscontrabile, invece, per gli altri cluster individuati (fatta eccezione per
il cluster territorio e competitività per il quale gli stakeholder hanno indicato molte meno
criticità su cui andrebbero ad impattare i fabbisogni di ricerca connessi).

La standardizzazione dei risultati emersi dagli otto tavoli di discussione ha permesso


di effettuare un raffronto tra gli stessi nell’ambito di un’unica matrice MPF che ne
riassume l’andamento generale rispetto alla trattazione dei temi affrontati. I dati
di sintesi emersi parlano di 50 cluster rilevati complessivamente, concentrati per la
gran parte nel quadrante Dog (46%) e Star (30%), mentre i due quadranti intermedi
Cash cow e Question mark ne ricomprendono ciascuno una porzione minoritaria
(12%). Concentrando l’attenzione sul quadrante Star (fig. 18), risulta una scarsa
presenza di cluster posizionati lungo la bisettrice (tratto di perfetta coincidenza tra
numero di criticità e di ricerche espressi dagli stakeholder) a fronte di un numero
consistente di cluster posizionati al di sotto della stessa. Gli stakeholder, quindi,
sono stati molto più attenti ad individuare le criticità che caratterizzano i diversi
aspetti dell’agricoltura regionale piuttosto che a segnalare le ricerche funzionali
al miglioramento delle performance del sistema agricolo. Ad esclusione del tavolo
1 (Coltivazioni arboree, vitivinicolo, olivicolo), tutti i tavoli sono rappresentati da almeno
un cluster nel quadrante Star, sebbene il maggior numero abbia origine dal tavolo
2 (Coltivazioni cerealicole), dal tavolo 4 (Selvicoltura) e dal tavolo 5 (Agricoltura e ambiente). I
tavoli 3 (Zootecnia), 6 (Multifunzionalità), 7 (Biotecnologie) e 8 (Strategie politiche, economiche
e sociali) sono quelli che hanno ottenuto il più alto numero di interventi (post-it)
per i cluster dell’area Star. Si è detto che i temi meno trattati dagli stakeholder, che
ricadono nel quadrante Dog, sono i più numerosi. I tavoli che hanno il numero più

97 4. Gli orientamenti dei tavoli


consistente di cluster nell’area Dog sono il 5, 7 e l’8. Mentre il primo ha numerosi
cluster distribuiti in maniera piuttosto omogenea sulla matrice, gli altri due ne
hanno pochi e, di questi, la gran parte appartiene a questo quadrante. Interessante
è anche il numero di cluster dell’area Cash cow, che mettono in evidenza alcuni
temi che necessitano di un’attenzione particolare e di una spinta verso lo sviluppo
di proposte di ricerca. I temi in questione riguardano soprattutto gli argomenti
connessi con gli aspetti produttivi, la qualità, la tracciabilità e la valorizzazione
delle produzioni. Infine, poco rilevante è il numero di cluster ricadenti nel
quadrante Question mark per il quali si riscontra poca coerenza nella trattazione (molti
fabbisogni di ricerca ma poche criticità). In riferimento a questi, risulta interessante
sottolineare che si tratta prevalentemente di cluster che, pur ricadendo in questo
quadrante, convergono verso il centro della matrice, ossia verso il dato medio della
distribuzione. Ciò sta a significare che non si ravvisano forti incoerenze nella
discussione – fatta eccezione che per il cluster produzione/commercializzazione del
tavolo 1 che presenta uno forte sbilanciamento a favore dei fabbisogni di ricerca.

98
Figura 18 2,5

Andamento generale
dei tavoli di approfondimento 2,0 3
3 22

1
5 1
1,5

question
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dog
5
4
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2 -1,5 2

-2,0

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Tavolo 1 Tavolo 4 Tavolo 6


1 Ambiente 1 Ambiente 1 Funzione produttiva
2 Difesa/chimica 2 Difesa/chimica 2 Funzione ambientale/
paesaggistica
3 Produzione/commercializzazione 3 Produzione
3 Scenari/sistema
4 Ambito produttivo/gestionale 4 Gestione (foreste)
(costi) 4 Funzione sociale
5 Logistica
5 Qualità/tracciabilità 5 Funzione didattica
 Scenari/strategie
Tavolo 2  Funzione turistica
Tavolo 5
1 Qualità/tracciabilità Tavolo 7
1 Ambito produttivo/gestionale
2 Filiere produttive 1 Ambiente + Performance
2 Clima
produttive
3 Produzione
3 Risorsa idrica
2 Biodiversità
4 Sicurezza alimentare/qualità
4 Suolo e territorio
3 Protezione e sanità
5 Ambito produttivo/gestionale
5 Rifiuti/residui di lavorazione
4 Valorizzazione produzioni
 Ambiente
 Energia
5 Tracciabilità
Tavolo 3
 Biodiversità
Tavolo 8
1 Benessere animale
 Biologico/integrato
1 Produzione/mercato
2 Sistemi di allevamento/qualità
 Difesa/chimica
2 Biologico/integrato
3 Valorizzazione/tracciabilità
1 Scenari/strategie
3 Filiere produttive
4 Impiego sottoprodotti +
Biodiversità 4 Responsabilità sociale e
competitività
5 Territorio e competitività
 Scenari/politiche pubbliche

99 4. Gli orientamenti dei tavoli


4.3 Il parere degli esperti

L’attività svolta dal gruppo di esperti ha permesso di segmentare e di gerarchizzare


l’insieme dei risultati e delle proposte emerse in ciascun tavolo. In particolare, gli
esperti hanno realizzato una prima attività di selezione dei risultati conseguiti,
laddove hanno attribuito un punteggio a 50 indicazioni di fabbisogni di ricerca sugli
80 complessivamente emersi durante i lavori dei tavoli (62%) e a 78 proposte di temi di
ricerca sulle complessive 154 (51%).

Il processo di selezione delle proposte emerse dai tavoli di approfondimento è


continuato attraverso l’individuazione dei fabbisogni e delle ricerche ricadenti
all’interno del quadrante Star della Matrice Problemi Fabbisogni Valutazione (MPFV)
(che rappresenta i temi più interessanti per gli esperti rientranti, allo stesso tempo,
tra i cluster su cui si è concentrata maggiormente la discussione dei tavoli). A questo
proposito, dall’analisi dei risultati delle votazioni degli esperti è possibile individuare
12 fabbisogni di ricerca (15% del valore complessivo) e 20 proposte di ricerca (13%).

Se si concentra, infine, l’attenzione solo sui risultati rientranti nel 3° e 4° quartile


(quelli contenenti i temi più votati dagli esperti), si individuano solo 4 fabbisogni di
ricerca espressi dal mondo produttivo (5%) e 11 proposte di ricerca (7%).

All’interno di questi ultimi 2 quartili, se si considerano tutti e quattro i quadranti


della MPFV, gli esperti hanno individuato complessivamente 7 fabbisogni (9% -
appartenenti ai quadranti Star e Question mark) e 15 ricerche (10% - appartenenti ai
quadranti Star, Cash cow e Dog). Continuando nell’analisi dei risultati dei due quartili
afferenti al quadrante Star si osserva che in essi compare almeno un fabbisogno di
ricerca per cinque tavoli (non comparendo risultati riferiti ai tavoli 2, 6 e 7) e almeno
una ricerca per sette tavoli (il tavolo 1 compare con una ricerca rientrante nei quartili
in oggetto e che afferisce al quadrante Cash cow).

Entrando più nel merito delle tematiche selezionate dagli esperti, riferite
ancora al 3° e al 4° quartile, si osserva che le ricerche che hanno ottenuto i valori
(standardizzati) più elevati rientrano all’interno dei cluster “Sicurezza alimentare/
Qualità”, “Ambiente” e “Ambito produttivo/Gestionale” del tavolo Prodotti e tecniche
delle coltivazioni cerealicole, industriali, officinali, foraggere e no-food e loro tecnologie, produzioni
e valorizzazione tecnologica nel settore orticolo, floricolo e del vivaismo ornamentale e delle colture
officinali, “Sistemi di allevamento/qualità” e “Valorizzazione e tracciabilità dei
prodotti di origine animale” del tavolo Zootecnia e trasformazioni dei prodotti della filiera.
Benessere animale. Allevamenti faunistici. Zoocolture, apicoltura, “Gestione forestale” del
tavolo Selvicoltura, piante a rapido accrescimento, tartuficoltura, prodotti del bosco e faunistico
venatorio, “Ambito produttivo/gestionale”, “Suolo e territorio”, “Difesa/Chimica”
del tavolo Agricoltura e ambiente, agricoltura sostenibile e biologica, biodiversità animale e vegetale”,
“Funzione produttiva” del tavolo Multifunzionalità in agricoltura, “Valorizzazione
delle produzioni” e “Protezione e sanità delle produzioni zootecniche” del tavolo
Biotecnologie animali e vegetali, “Territorio e competitività” del tavolo Strategie politiche
economiche e sociali (figura 19).

100
2,5
Figura 19
2
Matrice Problemi Fabbisogni Valutazione 2
3
del mondo della ricerca 2,0
1 4
1
1,5

question
mark 1,0 1

2
star
4 5
1 4 2
0,5
2 4 1
problemi / criticità 3
3
-2,5 -2,0 -1,5 -1,0 -0,5 0 0,5 1,0 1,5 2,0 2,5

3 4 1

-0,5
5 3 2 1 2
3

dog
6
5 fabbisogni di ricerca
-1,0 cash cow
2
1 -1,5

-2,0

-2,5

valori delle votazioni Tavolo  Tavolo 


relative alle ricerche
 Ambito gestionale  Ambito produttivo/gestionale

0
2 Ambito gestionale 2 Suolo e territorio
1° quartile 0,625
3 Ambiente 3 Difesa/chimica
4 Ambiente 4 Rifiuti/residui di lavorazione
0,626 2° quartile 1,25 Tavolo  5 Suolo e territorio
 Sicurezza alimentare/qualità Tavolo 
2 Ambiente (azioni trasversali)  Funzione produttiva
1,26 3° quartile 1,875 3 Ambito produttivo/gestione 2 Funzione ambientale/
paesaggistica
4 Ambiente (azioni trasversali)
3 Scenari/sistema
Tavolo 
Tavolo 
1,876 4° quartile 2,5  Sistemi di allevamento/qualità
 Valorizzazione delle produzioni
2 Valorizzazione e tracciabilità dei
prodotti di origine animale 2 Protezione e sanità (produzioni
zootecniche)
I valori relativi alle votazioni sono stati 3 Valorizzazione e tracciabilità dei
prodotti di origine animale 3 Protezione e sanità (produzioni
standardizzati e resi confrontabili con
zootecniche)
quelli già espressi nelle distribuzioni dei 4 Sistemi di allevamento/qualità
4 Valorizzazione delle produzioni
problemi e dei fabbisogni della ricerca 5 Benessere animale
(MPF). La distribuzione così ottenuta è 5 Tracciabilità
Tavolo 
stata, quindi, ripartita in 4 quartili  Tracciabilità
 Gestione forestale
corrispondenti ad altrettanti livelli di Tavolo 
2 Gestione forestale
importanza. La MPFV rappresenta la  Territorio e competitività
sintesi delle tre distribuzioni ottenute e
2 Territorio e competitività
permette di visualizzare congiuntamente
i valori delle votazioni, dei problemi e dei
fabbisogni di ricerca.

101 4. Gli orientamenti dei tavoli


Se si passa ad analizzare i cluster di riferimento dei più votati fabbisogni di ricerca
(sempre riferiti al 3° e al 4° quartile), si osserva che gli esperti si sono concentrati
sui cluster “Ambito gestionale” del tavolo Prodotti e tecniche delle coltivazioni arboree,
delle filiere vitivinicola e olivicolo-olearia, “Impiego dei sotto-prodotti delle produzioni
zootecniche” del tavolo Zootecnia e trasformazioni dei prodotti della filiera. Benessere animale.
Allevamenti faunistici. Zoocolture, apicoltura, “Gestione forestale” del tavolo Selvicoltura,
piante a rapido accrescimento, tartuficoltura, prodotti del bosco e faunistico venatorio, “Suolo e
territorio” e “Risorsa idrica” del tavolo Agricoltura e ambiente, agricoltura sostenibile e
biologica, biodiversità animale e vegetale”, “Territorio e competitività” del tavolo Strategie
politiche economiche e sociali (figura 20).

I due fabbisogni di ricerca che hanno ottenuto il punteggio più elevato (4° quartile)
sono posizionati all’interno del quadrante Question mark. Solo una proposta espressa
dal mondo della ricerca rientra all’interno del quadrante Cash cow (la quinta), mentre
tutte le altre rientrano nel quadrante Star delle due matrici MPFV riferite ai risultati
conseguiti sia dal mondo produttivo sia dal mondo della ricerca.

Infine, se si considera l’insieme delle due MPFV votate dagli esperti e rientranti
nei quadranti Cash cow, Question mark e Dog della MPFV, si osserva come la gran parte
dei fabbisogni e delle ricerche assume valori prossimi alla media e, quindi, tali
cluster sembrano allontanarsi lievemente dalle caratteristiche proprie di quelle
appartenenti al quadrante Star.

Un’ulteriore classificazione dell’insieme degli eventi è stata ottenuta attraverso la


determinazione della media aritmetica dei valori standardizzati relativi a problemi/
criticità, fabbisogni/ricerche, votazioni degli esperti. I risultati ottenuti, cosi come si
evince dalla figura 21, si discostano in alcuni casi da quelli descritti in precedenza.
In particolare, i fabbisogni di ricerca con i valori più elevati sono quelli associati ai
cluster “Produzione/mercato” del tavolo Strategie politiche economiche e sociali
(1,47), “Sistemi di allevamento/qualità” del tavolo Zootecnia (1,35), “Protezione
e sanità” (produzioni zootecniche) del tavolo Biotecnologie animali e vegetali
(1,35), “Ambito gestionale” del tavolo Olivicoltura, viticoltura, arboree (1,23),
“Ambito produttivo/gestionale” del tavolo Multifunzionalità in agricoltura (1,18),
“Territorio e competitività” del tavolo Strategie politiche economiche e sociali
(1,17), “Produzione” del tavolo Selvicoltura (1,03), “Risorsa idrica” del tavolo
Agricoltura e ambiente” (1,02).

Le ricerche che hanno ottenuto i punteggi più alti sono associate ai cluster “Sistemi
di allevamento/qualità” del tavolo Zootecnia (1,81), “Protezione e sanità delle
produzioni zootecniche (1,79) e delle produzioni vegetali” (1,62) del tavolo
Biotecnologie animali e vegetali, “Funzione ambientale e paesaggistica” del tavolo
Multifunzionalità in agricoltura (1,51), “Ambito produttivo/gestionale” del tavolo
Agricoltura e ambiente (1,42), “Territorio e competitività” del tavolo Strategie
politiche economiche e sociali (1,26), “Gestione forestale” del tavolo Selvicoltura
(0,97).

102
2,5
Figura 20
Matrice Problemi Fabbisogni Valutazione
del mondo produttivo 2,0
3
2
1 3
3 1,5

question 3

mark 1,0
1
2
star 2

5
2
0,5 1

1/2
problemi / criticità 1

-2,5 -2,0 -1,5 -1,0 -0,5 0 0,5 1,0 1,5 2,0 2,5
1
4
3
2 -0,5
4 1

dog
2
-1,0 cash cow
fabbisogni di ricerca

-1,5

-2,0

-2,5

valori delle votazioni Tavolo 1 Tavolo 7


relative ai fabbisogni
1 Ambito gestionale 1 Valorizzazione delle produzioni
2 Difesa/chimica 2 Tracciabilità
0
1° quartile 0,625 3 Ambiente 3 Protezione e sanità (produzioni
zootecniche)
4 Qualità/tracciabilità
Tavolo 8
0,626 2° quartile 1,25 Tavolo 3
1 Territorio e competitività
1 Impiego dei sottoprodotti
delle produzioni zootecniche 2 Produzione/mercato
2 Sistemi di allevamento/qualità 3 Territorio e competitività
1,26 3° quartile 1,875
Tavolo 4
1 Gestione forestale
2 Gestione forestale
1,876 4° quartile 2,5
3 Produzione
Tavolo 5
1 Risorsa idrica
I valori relativi alle votazioni sono stati
standardizzati e resi confrontabili con 2 Suolo e territorio
quelli già espressi nelle distribuzioni dei 3 Ambito produttivo/gestionale
problemi e dei fabbisogni della ricerca 4 Clima
(MPF). La distribuzione così ottenuta è 5 Rifiuti/Residui di lavorazione
stata, quindi, ripartita in 4 quartili
Tavolo 6
corrispondenti ad altrettanti livelli di
1 Funzione produttiva
importanza. La MPFV rappresenta la
sintesi delle tre distribuzioni ottenute e 2 Funzione produttiva
permette di visualizzare congiuntamente
i valori delle votazioni, dei problemi e dei
fabbisogni di ricerca.

103 4. Gli orientamenti dei tavoli


Figura 21
Classificazione dei fabbisogni e delle ricerche Mondo della ricerca
per punteggio e per cluster di appartenenza

1,81 Sistemi di allevamento/qualità

Protezione e sanità
1,79
(produzioni zootecniche)
Mondo produttivo Protezione e sanità
1,62
(produzioni vegetali)

Produzione/mercato 1,47 1,51 Funzione ambientale/paesaggistica

Sistemi dai allevamento/qualità 1,35 1,42 Ambito produttivo/gestionale

Protezione e sanità
1,35 1,26 Territorio e competitività
(produzioni zootecniche)

Ambito gestionale 1,23 1,23 Sistemi di allevamento/qualità

Ambito produttivo/gestionale 1,18 0,97 Gestione forestale

Territorio e competitività 1,17 0,94 Funzione produttiva

Produzione 1,03 0,93 Territorio e competitività

Risorsa idrica 1,02 0,91 Ambito gestionale

Gestione forestale 0,98 0,84 Suolo e territorio

Gestione forestale 0,82 0,77 Valorizzazione delle produzioni

Suolo e territorio 0,77 0,75 Ambito gestionale

Funzione produttiva 0,61 0,74 Ambiente (azioni trasversali)

Funzione produttiva 0,61 Valorizzazione e tracciabilità


0,54
dei prodotti di origine animale

Territorio e competitività 0,56 0,50 Rifiuti/residui di lavorazione

Rifiuti/residui di lavorazione 0,32 0,47 Difesa/chimica

Impiego dei sottoprodotti


0,27 0,45 Ambiente (azioni trasversali)
delle produzioni zootecniche

Valorizzazione delle produzioni 0,22 0,44 Gestione forestale

Qualità/tracciabilità 0,08 0,39 Suolo e territorio

0,26 Sicurezza alimentare/qualità

0,25 Valorizzazione delle produzioni


Tavolo 1 Tavolo 5
Olivicoltura, viticoltura, arboree Ambiente Valorizzazione e tracciabilità
0,16
Tavolo 2 Tavolo 6 dei prodotti di origine animale
Ceralicoltura, orticoltura, vivaismo Multifunzionalità
0,14 Ambito produttivo/gestionale
Tavolo 3 Tavolo 7
Zootecnia Biotecnologie animali e vegetali
Tavolo 4 Tavolo 8 0,11 Ambiente
Selvicoltura Strategie socio-economiche

104
5. Risultati e prospettive

Nel corso dell’ultimo decennio la Regione Puglia ha sostenuto un numero


considerevole di iniziative di ricerca, sperimentazione e trasferimento delle
conoscenze in agricoltura. Lo ha fatto non solo attraverso il finanziamento di
progetti, ma anche cercando di valorizzare le risorse umane, promuovendo la
costruzione di una rete di collegamenti, anche informali, tra soggetti, informazioni
ed esperienze, facilitando lo scambio fra diverse istituzioni scientifiche e la Pubblica
Amministrazione e fra queste ed il sistema produttivo regionale nei suoi differenti
aspetti, con una particolare attenzione ai comparti chiave dell’economia agricola
pugliese.
Le Linee guida per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura, attualmente riferite
al periodo 2012-2014, hanno contribuito a meglio indirizzare i processi di governance
delle politiche regionali in materia di ricerca e di sperimentazione in agricoltura,
massimizzandone i risultati e gli impatti ed avviando un ambizioso lavoro di riordino
e connessione dei diversi elementi e risorse nel quadro di riferimento.
Infatti, a causa dell’assenza di una normativa dedicata, per le attività di ricerca
sono state spesso attivate le più disparate fonti finanziarie, collegate a strumenti di
programmazione economica di provenienza regionale, nazionale e comunitaria che,
nei fatti, hanno permesso di sostenere lo sviluppo tecnologico in alcuni comparti
produttivi e di promuovere la diffusione delle innovazioni e delle conoscenze
scientifiche su determinate tematiche strategiche.
Inoltre, l’attenzione rivolta al monitoraggio e alla valutazione dei risultati delle
ricerche conferma l’approccio orientato al governo dei processi di costruzione di
nuova conoscenza, sempre più ispirati al miglioramento costante dei risultati, al
sempre maggiore utilizzo dei deliverables, alla verifica stringente del rapporto costi-
benefici degli interventi.
Con le Linee guida si sono, tra l’altro, introdotti meccanismi e procedure di
lavoro snelle, efficienti, incentivanti e, soprattutto, flessibili, com’è dimostrato
dall’apprezzamento generale per le metodologie di lavoro multidisciplinari e
partecipative e, ancora, basate su approcci di tipo relazionale.
Gli interventi previsti nel campo dell’innovazione e nel trasferimento di questa
alle imprese, da mettere in campo nella prossima programmazione per lo sviluppo
rurale, dovranno essere fondati su un percorso di verifica di quanto già prodotto dalla
ricerca scientifica e, soprattutto, sulla precisa cognizione di quanto viene richiesto
in termini di nuova conoscenza dai sistemi agricoli e dalle filiere regionali. Il lavoro,
del tutto nuovo, descritto nei precedenti capitoli e avviato dalla Regione è stato
finalizzato all’analisi dei fabbisogni di innovazione, elemento indispensabile per
definire e aggiornare con continuità le aree di intervento su cui la ricerca può operare

105 5. risultati e prospettive


con successo, e ha permesso di sperimentare sul campo approcci di tipo partecipativo
applicati alle attività di programmazione in materia di ricerca e di innovazione in
agricoltura.
Stanti queste premesse, vi è oggi la consapevolezza di aver realizzato un processo
conoscitivo che ha coinvolto la totalità degli attori locali interessati, che
costituiscono gli stakeholder del sistema regionale della conoscenza in agricoltura.
In particolare, attraverso strumenti di partecipazione attiva, non solo corretti dal
punto di vista metodologico ma anche coinvolgenti, è stato costruito un quadro
condiviso delle esigenze di ricerca regionali in grado di orientare con maggiore
efficacia l’offerta di innovazione. Infatti, è stato possibile conoscere e condividere
le reali esigenze dell’agricoltura pugliese in termini di innovazioni di processo
e di prodotto, contestualizzandole rispetto alle particolari caratteristiche socio-
economiche e ambientali del territorio e rapportando l’insieme dei risultati
raggiunti alle criticità, capacità e potenzialità degli stakeholder coinvolti, siano essi
espressione del mondo della ricerca o del mondo produttivo.
Con gli otto Tavoli di approfondimento tecnico-scientifico sono state applicate
metodologie già sperimentate e collaudate a livello mondiale, quali la Stakeholder
Analysis, per individuare i soggetti da coinvolgere, e la tecnica Metaplan per realizzare
la progettazione partecipata, la quale ha consentito di elaborare gli scenari di base
per l’individuazione dei temi prioritari della ricerca in agricoltura. Attraverso
un’attenta analisi degli stakeholder è stato anche possibile definire un quadro
aggiornato dei soggetti del sistema della conoscenza in agricoltura presenti in
Puglia, di fatto attribuendo loro un importante ruolo in qualsivoglia processo
decisionale in materia di innovazione.
Il percorso qui descritto racconta di una numerosa e qualificata partecipazione
di ricercatori, operatori economici, consulenti e tecnici, imprenditori agricoli
(93 partecipanti in rappresentanza di 88 soggetti/istituzioni) e di come, pure in
un numero ristretto di incontri (9 giornate e 18 ore di gruppi di lavoro) e con una
spesa pubblica estremamente contenuta, siano stati prodotti risultati decisamente
interessanti, partendo, per ciascun ambito, dall’analisi delle criticità del comparto
produttivo o ambito di riferimento e ‘sbilanciandosi’ nell’individuare caratteristiche
e contenuti di una nuova conoscenza in grado di contribuire ad affrontare
correttamente i problemi che derivano da elementi di arretratezza tecnologica o
gestionale, o viceversa da approcci innovativi poco tarati alle esigenze delle imprese
agricole, o ancora da impatti indesiderati sull’ambiente e sulle risorse naturali.
I risultati e gli orientamenti emersi nei singoli Tavoli sono stati opportunamente
organizzati e sistematizzati in modo da permettere la conversione dei dati qualitativi
in quantitativi, al fine di misurare l’intensità con cui le tematiche sono state
affrontate e di permettere una loro lettura analitica, funzionale agli scopi sin qui
descritti.
Lo sforzo interpretativo è stato supportato dall’impiego di uno strumento di
analisi del business mutuato dall’economia aziendale (The Boston Consulting Group
matrix) che, adattato alle esigenze di questo lavoro, ha generato una nuova matrice
interpretativa, la MPF, la quale fissa il grado d’importanza e di rilevanza strategica
dei temi della ricerca emersi, in funzione della quantità di interventi degli
stakeholder.

106
In questa traslazione sono state trasferite le logiche dell’analisi di competitività in
ambito aziendale a quelle di opportunità di finanziamento della ricerca scientifica,
tenendo in considerazione l’orientamento degli stakeholder. Nella MPF ogni ricerca
o fabbisogno di ricerca occupa una posizione nei quadranti della matrice (Star, Cash
cow, Question mark e Dog). Un altro importante aspetto ha riguardato quanto accade ‘a
valle’ del processo di produzione della nuova conoscenza: un elemento problematico
di cui tener conto nella costruzione delle strategie future è costituito dalla carenza
o inefficacia nel trasferimento verso gli imprenditori agricoli dei risultati delle
ricerche, aspetto emerso frequentemente in questo lavoro, dove più che una esigenza
di ‘investimenti’ in attività di ricerca si è registrato un “enorme bisogno di trasferire
quanto già prodotto e sperimentato”. Tale esigenza è confermata, con riferimento
ad alcuni cluster, dal numero consistente di problemi/criticità individuati dagli
stakeholder rispetto ai relativamente pochi fabbisogni di ricerca. Tale circostanza
è resa ancor più evidente se si prendono in considerazione i cluster presenti nel
quadrante Cash cow della matrice MPF.
In conclusione, l’introduzione del nuovo strumento di analisi e di valutazione
dei fabbisogni di innovazione del territorio e degli operatori di settore (MPFV)
si è dimostrato ben rispondente alle aspettative e ha dimostrato una notevole
utilità nell’orientare le scelte del decisore pubblico e nell’accelerare i meccanismi
decisionali in materia di sostegno dell’attività di ricerca, rendendoli per di più
“partecipati”.
Il processo decisionale partecipativo attivato si inserisce perfettamente nel
sistema delle politiche e strategie nazionali e comunitarie che governa il sostegno
all’innovazione tecnologica in agricoltura, ed integra il complesso e frammentato
sistema di soggetti, istituzioni, relazioni e funzioni che generano conoscenza in
agricoltura e che promuovono la diffusione di soluzioni e processi innovativi. I
modelli sperimentati, le reti di relazioni avviate con e tra gli stakeholder, gli stessi
risultati conseguiti aprono prospettive di lavoro stimolanti e avvincenti, soprattutto
se inquadrate nell’ambito dei nuovi strumenti di promozione dell’innovazione
dell’Unione europea nell’ambito del nuovo scenario per il periodo 2014-2020
(European Innovation Partnership) e delle strategie indicate dal nuovo programma
quadro Horizon 2020.
Sulla base dell’esperienza maturata, da oggi la Regione Puglia è in grado di operare
con nuovi ed efficaci strumenti, affinché anche a livello regionale la disponibilità
di conoscenza e la sua accessibilità, oltre che la capacità di generare relazioni
ed interazioni stabili e proficue tra ricercatori, aziende, produttori, coltivatori,
consulenti e consumatori finali, sia considerata non solo un’opportunità di sviluppo
economico e di crescita, ma divenga una realtà sempre più diffusa e consolidata.

107
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109
Rapporto realizzato nell’ambito del progetto
Supporto metodologico alla gestione degli interventi previsti
nelle Linee guida per la ricerca e sperimentazione in agricoltura 2009 – 2011
(Convenzione Regione Puglia e INEA)

Il presente rapporto conclude la prima fase di rilevazione dei fabbisogni

I fabbisogni di innovazione dell’agricoltura pugliese


d’innovazione nel sistema agro-forestale e agroalimentare regionale affidata I fabbisogni di innovazione
dell’agricoltura pugliese
dalla Regione Puglia all’Istituto Nazionale di Economia Agraria nell’ambito delle

attività previste dalle Linee guida per la ricerca e sperimentazione in agricoltura Risultati e proposte
2009-2011.
dei Tavoli di approfondimento
tecnico-scientifico

Il testo si compone di quattro sezioni in cui sono illustrate in modo sistematico Linee Guida per la ricerca
e sperimentazione in agricoltura
le politiche regionali per l’innovazione e il sistema regionale della conoscenza 2009-2011

in agricoltura, i meccanismi e i processi di programmazione partecipata e le


REGIONE Sede
PUGLIA
forme di partecipazione degli stakeholder della conoscenza in agricoltura e, regionale
per la Puglia

ancora, i fabbisogni di innovazione emersi durante i lavori degli otto tavoli di

approfondimento tecnico-scientifico attivati dalla Regione Puglia.

Il lavoro propone, inoltre, un tentativo di analisi e di interpretazione dei risultati

raggiunti dai Tavoli attraverso la costruzione di strumenti statistico-matematici,

mutuati dalle metodologie di approccio partecipativo e dalle analisi del business

aziendale, in grado, da un lato, di agevolare la lettura degli stessi risultati e,

dall’altro, di contribuire ad indirizzare le scelte regionali in materia di ricerca in

agricoltura.

9 788881 452972